Costituzioni della Società di San Francesco di Sales Parte Seconda Inviati ai Giovani in Comunità al seguito di Cristo IV. Inviati ai Giovani. I destinatari della nostra missione “Vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore e si mise a insegnare loro molte cose”(Mc 6,34). 26 Il Signore ha indicato a Don Bosco i giovani, specialmente i più poveri, come primi e principali destinatari della sua missione. Chiamati alla medesima missione, ne avvertiamo l’estrema importanza: i giovani vivono un’età in cui fanno scelte di vita fondamentali che preparano l’avvenire della società e della Chiesa. Con Don Bosco riaffermiamo la preferenza per la “gioventù povera, abbandonata, pericolante” , che ha maggior bisogno di essere amata ed evangelizzata, e lavoriamo specialmente nei luoghi di più grave povertà. 27 I giovani degli ambienti popolari che si avviano al lavoro e i giovani lavoratori spesso incontrano difficoltà e sono facilmente esposti ad ingiustizie. Imitando la sollecitudine di Don Bosco, ci rivolgiamo ad essi per renderli idonei ad occupare con dignità il loro posto nella società e nella Chiesa e a prendere coscienza del loro ruolo in vista della trasformazione cristiana della vita sociale. 28 Rispondendo alle necessità del suo popolo, il Signore chiama continuamente e con varietà di doni a seguirlo per il servizio del Regno. Siamo convinti che tra i giovani molti sono ricchi di risorse spirituali e presentano germi di vocazione apostolica. Li aiutiamo a scoprire, ad accogliere e a maturare il dono della vocazione laicale, consacrata, sacerdotale, a beneficio di tutta la Chiesa e della Famiglia salesiana. Con pari diligenza curiamo le vocazioni adulte. 29 L’impegno prioritario per i giovani poveri si armonizza con l’azione pastorale verso i ceti popolari. Riconosciamo i valori evangelici di cui sono portatori e il bisogno che hanno di essere accompagnati nello sforzo di promozione umana e di crescita nella fede. Li sosteniamo quindi con tutti quei mezzi che la carità cristiana inspira” . Dedichiamo la nostra attenzione ai laici responsabili dell’evangelizzazione dell’ambiente e alla famiglia, nella quale le diverse generazioni si incontrano e costruiscono il futuro dell’uomo. 30 I popoli non ancora evangelizzati sono stati oggetto speciale della premura e dello slancio apostolico di Don Bosco. Essi continuano a sollecitare e a mantenere vivo il nostro zelo: ravvisiamo nel lavoro missionario un lineamento essenziale della nostra Congregazione. Con l’azione missionaria compiamo un’opera di paziente evangelizzazione e fondazione della Chiesa in un gruppo umano . Questa opera mobilita tutti gli impegni educativi e pastorali propri del nostro carisma. Sull’esempio del Figlio di Dio che si è fatto in tutto simile ai suoi fratelli, il missionario salesiano assume i valori di questi popoli e condivide le loro angosce e speranze . Il nostro servizio educativo pastorale. “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione e mi ha man dato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi e predicare un anno di grazia del Signore”(Lc 4,18-19). 31 La nostra missione partecipa a quella della Chiesa che realizza il disegno salvifico di Dio, l’avvento del suo Regno, portando agli uomini il messaggio del Vangelo intimamente unito allo sviluppo dell'ordine temporale . Educhiamo ed evangelizziamo secondo un progetto di promozione integrale dell'uomo, orientato a Cristo, uomo perfetto . Fedeli alle intenzioni del nostro Fondatore, miriamo a formare “onesti cittadini e buoni cristiani” . 32 Come educatori collaboriamo con i giovani per sviluppare le loro capacità e attitudini fino alla piena maturità. Nelle varie circostanze condividiamo con essi il pane, promuoviamo la loro competenza professionale e la formazione culturale. Sempre e in ogni caso li aiutiamo ad aprirsi alla verità e a costruirsi una libertà responsabile. Per questo ci impegniamo a suscitare in loro la convinzione e il gusto dei valori autentici che li orientano al dialogo e al servizio. 33 Don Bosco ha visto con chiarezza la sociale e portata sociale della sua opera. Lavoriamo in ambienti popolari e per i giovani poveri. Li educhiamo alle responsabilità morali, professionali e sociali, collaborando con loro, e contribuiamo alla promozione del gruppo e dell'ambiente. Partecipiamo in qualità di religiosi alla testimonianza e all'impegno della Chiesa per la giustizia e la pace. Rimanendo indipendenti da ogni ideologia e politica di partito, rifiutiamo tutto ciò che favorisce la miseria, l’ingiustizia e la violenza, e cooperiamo con quanti costruiscono una società più degna dell'uomo. La promozione, a cui ci dedichiamo in spirito evangelico, realizza l'amore liberatore di Cristo e costituisce un segno della presenza del Regno di Dio. 34 “Questa Società nel suo principio era un semplice catechismo” . Anche per noi l'evangelizzazione e la catechesi sono la dimensione fondamentale della nostra missione. Come Don Bosco, siamo chiamati tutti e in ogni occasione a essere educatori alla fede. La nostra scienza più eminente è quindi conoscere Gesù Cristo e la gioia più profonda è rivelare a tutti le insondabili ricchezze del suo mistero . Camminiamo con i giovani per condurli alla persona del Signore risorto affinché, scoprendo in Lui e nel suo Vangelo il senso supremo della propria esistenza, crescano come uomini nuovi. La Vergine Maria è una presenza materna in questo cammino. La facciamo conoscere e amare come Colei che ha creduto , aiuta e infonde speranza. 35 Avviamo i giovani a fare esperienza di vita ecclesiale con l'ingresso e la partecipazione a una comunità di fede. Per questo animiamo e promuoviamo gruppi e movimenti di formazione e di azione apostolica e sociale. In essi i giovani crescono nella consapevolezza delle proprie responsabilità e imparano a dare il loro apporto insostituibile alla trasformazione del mondo e alla vita della Chiesa, diventando essi stessi “i primi e immediati apostoli dei giovani” . 36 Iniziamo i giovani a partecipare in modo cosciente e attivo alla liturgia della Chiesa, culmine e fonte di tutta la vita cristiana . Insieme con essi celebriamo l'incontro Con Cristo nell'ascolto della Parola, nella preghiera e nei sacramenti. L’Eucaristia e la Riconciliazione, celebrate assiduamente, offrono risorse di eccezionale valore per l'educazione alla libertà cristiana alla conversione del cuore e allo spirito di condivisione e di servizio nella comunità ecclesiale. 37 Educhiamo i giovani a sviluppare la loro vocazione umana e battesimale con una vita quotidiana progressivamente ispirata e unificata dal Vangelo. Il clima di famiglia, di accoglienza e di fede, creato dalla testimonianza di una comunità che si dona con gioia, è l'ambiente più efficace per la scoperta e l'orientamento delle vocazioni. Quest'opera di collaborazione al disegno di Dio, coronamento di tutta la nostra azione educativa pastorale, è sostenuta dalla preghiera e dal contatto personale, soprattutto nella direzione spirituale. 38 Per compiere il nostro servizio educativo e pastorale, Don Bosco ci ha tramandato il Sistema Preventivo. “Questo sistema si appoggia tutto sopra la ragione, la religione e sopra l'amorevolezza” : fa appello non alle costrizioni, ma alle risorse dell'intelligenza, del cuore e del desiderio di Dio, che ogni uomo porta nel profondo di se stesso. Associa in un'unica esperienza di vita educatori e giovani in un clima di famiglia, di fiducia e di dialogo. Imitando la pazienza di Dio, incontriamo i giovani al punto in cui si trova la loro libertà. Li accompagniamo perché maturino solide convinzioni e siano progressivamente responsabili nel delicato processo di crescita della loro umanità nella fede. 39 La pratica del Sistema Preventivo esige da noi un atteggiamento di fondo: la simpatia e la volontà di contatto con i giovani. “Qui con voi mi trovo bene, è proprio la mia vita stare con voi” . Stiamo fraternamente in mezzo ai giovani con una presenza attiva e amichevole che favorisce ogni loro iniziativa per crescere nel bene e li incoraggia a liberarsi da ogni schiavitù, affinché il male non domini la loro fragilità. Questa presenza ci apre alla conoscenza vitale del mondo giovanile e alla solidarietà con tutti gli aspetti autentici del suo dinamismo. Criteri di azione salesiana “Pur essendo libero da tutti, mi son fatto servo di tutti per guadagnare il maggior numero... Mi son fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli; mi son fatto tutto a tutti, per sa/vare ad ogni costo qualcuno” (1 Cor 9,1922). 40 Don Bosco visse una tipica esperienza pastorale nel suo primo oratorio, che fu per i giovani casa che accoglie, parrocchia che evangelizza, scuola che avvia alla vita e cortile per incontrarsi da amici e vivere in allegria. Nel compiere oggi la nostra missione, l’esperienza di Valdocco rimane criterio permanente di discernimento e rinnovamento di ogni attività e opera. 41 La nostra azione apostolica si realizza con pluralità di forme, determinate in primo luogo dalle esigenze di coloro a cui ci dedichiamo. Attuiamo la carità salvifica di Cristo, organizzando attività e opere a scopo educativo pastorale, attenti ai bisogni dell'ambiente e della Chiesa. Sensibili ai segni dei tempi, con spirito di iniziativa e costante duttilità le verifichiamo e rinnoviamo e ne creiamo di nuove. L'educazione e l'evangelizzazione di molti giovani, soprattutto fra i più poveri, ci muovono a raggiungerli nel loro ambiente e a incontrarli nel loro stile di vita con adeguate forme di servizio. 42 Realizziamo la nostra missione principalmente attraverso attività e opere in cui ci è possibile promuovere l'educazione umana e cristiana dei giovani, come l'oratorio e il centro giovanile, la scuola e i centri professionali, i convitti e le case per giovani in difficoltà. Nelle parrocchie e residenze missionarie contribuiamo alla diffusione del Vangelo e alla promozione del popolo, collaborando alla pastorale della Chiesa particolare con le ricchezze di una vocazione specifica. Offriamo il nostro servizio pedagogico e catechistico in campo giovanile attraverso centri specializzati. Nelle case per esercizi spirituali curiamo la formazione cristiana di gruppi, specialmente giovanili. Ci dedichiamo inoltre ad ogni altra opera che abbia di mira la salvezza della gioventù. 43 Operiamo nel settore della comunicazione sociale. E' un campo di azione significativo che rientra tra le priorità apostoliche della missione salesiana. Il nostro Fondatore intuì il valore di questa scuola di massa, che crea cultura e diffonde modelli di vita, e s'impegnò in imprese apostoliche originali per difendere e sostenere la fede del popolo. Sul suo esempio valorizziamo come doni d Dio le grandi possibilità che la comunicazione sociale ci offre per l'educazione e l'evangelizzazione. I Corresponsabili della missione “Non c'è differenza tra chi pianta e chi irriga, ma ciascuno riceverà la sua mercede secondo il proprio lavoro. Siamo infatti collaboratori di Dio, e voi siete il campo di Dio, edificio di Dio”(1 Cor 3,B-9). 44 Il mandato apostolico, che la Chiesa ci affida, viene assunto e attuato in primo luogo dalle comunità ispettoriali e locali i cui membri hanno funzioni complementari con compiti tutti importanti. Essi ne prendono coscienza: la coesione e la corresponsabilità fraterna permettono di raggiungere gli obiettivi pastorali. L'ispettore e il direttore, come animatori del dialogo e della partecipazione, guidano il discernimento pastorale della comunità, affinché essa proceda unita e fedele nell'attuazione del progetto apostolico. 45 Ciascuno di noi è responsabile della missione comune e vi partecipa con la ricchezza dei suoi doni e delle caratteristiche laicale e sacerdotale dell'unica vocazione salesiana. Il salesiano coadiutore porta in tutti i campi educativi e pastorali il valore proprio della sua laicità, che lo rende in modo specifico testimone del Regno di Dio nel mondo, vicino ai giovani e alle realtà del lavoro. Il salesiano presbitero o diacono apporta al comune lavoro di promozione e di educazione alla fede la specificità del suo ministero, che lo rende segno di Cristo pastore, particolarmente con la predicazione del Vangelo e l'azione sacramentale. La presenza significativa e complementare di salesiani chierici e laici nella comunità costituisce un elemento essenziale della sua fisionomia e completezza apostolica. 46 Lo spirito di famiglia e il dinamismo caratteristico della nostra missione rendono particolarmente valido il contributo apostolico dei giovani salesiani. Essi sono più vicini alle nuove generazioni, capaci di animazione ed entusiasmo, disponibili per soluzioni nuove. La comunità, incoraggiando e orientando questa generosità, aiuta la loro maturazione religiosa apostolica. 47 Realizziamo nelle nostre opere la comunità educativa e pastorale. Essa coinvolge, in clima di famiglia, giovani e adulti, genitori ed educatori, fino a poter diventare un'esperienza di Chiesa, rivelatrice del disegno di Dio. In questa comunità i laici, associati al nostro lavoro, portano il contributo originale della loro esperienza e del loro modello di vita. Accogliamo e suscitiamo la loro collaborazione e offriamo la possibilità di conoscere e approfondire lo spirito salesiano e la pratica del Sistema Preventivo. Favoriamo la crescita spirituale di ognuno e proponiamo, a chi vi sia chiamato, di condividere più strettamente la nostra missione nella Famiglia salesiana. 48 La Chiesa particolare è il luogo in cui la comunità vive ed esprime il suo impegno apostolico. Ci inseriamo nella sua pastorale che ha nel vescovo il primo responsabile e nelle direttive delle conferenze episcopali un principio di azione a più largo raggio. Offriamo ad essa il contributo dell'opera e della pedagogia salesiana e ne riceviamo orientamenti e sostegno. Per un più organico collegamento condividiamo iniziative con i gruppi della Famiglia salesiana e con altri istituti religiosi. Siamo pronti a cooperare con gli organismi civili di educazione e di promozione sociale. V. In Comunità fraterne ed apostoliche “La carità non abbia finzioni:... amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda;... siate solidali coi fratelli nelle necessità, premurosi nell'ospitalità... Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri” (Rm 12, 9.10.13.16). 49 Vivere e lavorare insieme è per noi salesiani una esigenza fondamentale e una via sicura per realizzare la nostra vocazione. Per questo ci riuniamo in comunità , nelle quali ci amiamo fino a condividere tutto in spirito di famiglia e costruiamo la comunione delle persone. Nella comunità si riflette il mistero della Trinità; in essa troviamo una risposta alle aspi razioni profonde del cuore e diventiamo per i giovani segni di amore e di unità. 50 Dio ci chiama a vivere in comunità, affidandoci dei fratelli da amare. La carità fraterna, la missione apostolica e la pratica dei consigli evangelici sono i vincoli che plasmano la nostra unità e rinsaldano continuamente la nostra comunione. Formiamo cosi un cuor solo e un'anima sola per amare e servire Dio e per aiutarci gli uni gli altri. 51 San Paolo ci esorta: “Rivestitevi, come eletti di Dio, santi e amati, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza, sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente” . La comunità salesiana si caratterizza per lo spirito di famiglia che anima tutti i momenti della sua vita: il lavoro e la preghiera, le refezioni e i tempi di distensione, gli incontri e le riunioni. In clima di fraterna amicizia ci comunichiamo gioie e dolori e condividiamo corresponsabilmente esperienze e progetti apostolici. 52 La comunità accoglie il confratello con cuore aperto, lo accetta com'è e ne favorisce la maturazione. Gli offre la possibilità di esplicare le sue doti di natura e di grazia. Provvede a ciò che occorre e lo sostiene nei momenti di difficoltà, di dubbio, di fatica, di malattia. Don Bosco a chi gli chiedeva di rimanere con lui era solito dire: “Pane, lavoro e paradiso: ecco tre cose che ti posso offrire io in nome del Signore” . Il confratello s'impegna a costruire la comunità in cui vive e la ama, anche se imperfetta: sa di trovare in essa la presenza di Cristo. Accetta la correzione fraterna, combatte quanto scopre in sé di anticomunitario e partecipa generosamente alla vita e al lavoro comune. Ringrazia Dio di essere tra fratelli che lo incoraggiano e lo aiutano. 53 La comunità circonda di cure e di affetto i confratelli anziani e ammalati. Essi, prestando il servizio di cui sono capaci E accettando la propria condizione, sono fonte. di benedizione per la comunità, ne arricchiscono lo spirito di famiglia e rendono più profonda la sua unità. La loro vita assume un nuovo significato apostolico: offrendo con fede le limitazioni e le sofferenze per i fratelli e i giovani, si unisco no alla passione redentrice del Signore e continuano a partecipare alla missione salesiana. 54 La comunità sostiene con più intensa carità e preghiera il confratello gravemente infermo. Quando giunge l'ora di dare alla sua vita consacrata il compimento supremo, i fratelli lo aiutano a partecipare con pienezza alla Pasqua di Cristo. Per il salesiano la morte è illuminata dalla speranza di entrare nella gioia del suo Signore . E quando avviene che un salesiano muore lavorando per le anime, la Congregazione ha riportato un grande trionfo . Il ricordo dei confratelli defunti unisce nella “carità che non passa” coloro che sono ancora pellegrini con quelli che già riposano in Cristo. 55 Il direttore rappresenta Cristo che unisce i suoi nel servizio del Padre. E' al centro della comunità, fratello tra fratelli, che riconoscono la sua responsabilità e autorità. Suo primo compito è animare la comunità perché viva nella fedeltà alle Costituzioni e cresca nell'unità. Coordina gli sforzi di tutti tenendo conto dei diritti, doveri e capacità di ciascuno. Ha responsabilità diretta anche verso ogni confratello: lo aiuta a realizzare la sua personale vocazione e lo sostiene nel lavoro che gli è affidato. Estende la sua sollecitudine ai giovani e ai collaboratori, perché crescano nella corresponsabilità della missione comune. Nelle parole, nei contatti frequenti, nelle decisioni opportune è padre, maestro e guida spirituale. 56 I confratelli vivono con semplicità il dono di sé e il senso della condivisione nell'accoglienza degli altri e nell'ospitalità. Con le loro attenzioni e con la loro allegria sanno rendere tutti partecipi dello spirito di famiglia salesiano. Tuttavia, per favorire il rispetto vicendevole e le espressioni della comunione fraterna, la comunità riserva ai soli confratelli alcuni ambienti della casa religiosa. 57 La comunità salesiana opera in comunione con la Chiesa particolare. E' aperta ai valori del mondo e attenta al contesto culturale in cui svolge la sua azione apostolica. Solidale con il gruppo umano in mezzo a cui vive, coltiva buone relazioni con tutti. E’ così segno rivelatore di Cristo e della sua salvezza presente fra gli uomini e diviene fermento di nuove vocazioni, sul modello della prima comunità di Valdocco. 58 Le comunità locali sono parte viva della comunità ispettoriale. Essa le promuove nella comunione fraterna e le sostiene nella missione. Segue con amore i nuovi confratelli; è sollecita per la formazione di tutti, gode per la loro riuscita e per le loro liete ricorrenze, ne soffre la perdita, ne tiene vivo il ricordo. Attenta alle situazioni giovanili, coordina e | verifica il lavoro apostolico attraverso i suoi organismi, favorisce la collaborazione, anima Al seguito la pastorale vocazionale, provvede alla continuità delle opere e si apre a nuove attività. Coltiva la fraternità e la esprime in concreta solidarietà verso le altre ispettorie, la Congregazione e la Famiglia salesiana. 59 La professione religiosa incorpora il salesiano nella Società, facendolo partecipe della comunione di spirito, di testimonianza e di servizio che essa vive nella Chiesa universale. L'unione con il Rettor Maggiore e il suo Consiglio, la solidarietà nelle iniziative apostoliche, la comunicazione e informazione sul lavoro dei confratelli, incrementando la comunione approfondiscono il senso di appartenenza e aprono al servizio della comunità mondiale. Vl. Al seguito di Cristo Obbediente povero casto “Ho lasciato perdere tutte queste cose... al fine di guadagnare Cristo... perché anch'io sono stato conquistato da Gesù Cristo” (Fil 3, 8.12). 60 Con la professione religiosa intendiamo vivere la grazia battesimale con maggior pienezza e radicalità. Seguiamo Gesù Cristo il quale, “casto e povero, redense e santificò gli uomini con la sua obbedienza” e partecipiamo più strettamente al mistero della sua Pasqua, al suo annientamento e alla sua vita nello Spirito. Aderendo in modo totale a Dio, amato sopra ogni cosa, ci impegniamo in una forma di vita che si fonda interamente sui valori del Vangelo. 61 Don Bosco fa spesso notare quanto la pratica sincera dei voti rinsaldi i vincoli dell’amore fraterno e la coesione nell'azione apostolica. La professione dei consigli ci aiuta a vivere la comunione con i fratelli della comunità religiosa, come in una famiglia che gode della presenza del Signore . I consigli evangelici, favorendo la purificazione del cuore e la libertà spirituale , rendono sollecita e feconda la nostra carità pastorale: il salesiano obbediente, povero e casto è pronto ad amare e servire quelli a cui il Signore lo manda, soprattutto i giovani poveri. 62 La pratica dei consigli, vissuta nello spirito delle beatitudini, rende più convincente il nostro annuncio del Vangelo. In un mondo tentato dall'ateismo e dall'idolatria del piacere, del possesso e del potere, il nostro modo di vivere testimonia, specialmente ai giovani, che Dio esiste e il suo amore può colmare una vita; e che il bisogno di amare, la spinta a possedere e la libertà di decidere della propria esistenza acquistano il loro senso supremo in Cristo salvatore. Il nostro modo di vivere tiene conto anche dell'abito: quello che i chierici portano, conforme alle disposizioni delle Chiese particolari dei paesi in cui dimorano, e il vestire semplice che Don Bosco consigliava ai soci laici , vogliono essere un segno esterno di questa testimonianza e di questo servizio . 63 L'offerta della propria libertà nell'obbedienza, lo spirito di povertà evangelica e l'amore fatto dono nella castità fanno del salesiano un segno della forza della risurrezione. I consigli evangelici, configurando il suo cuore tutto per il Regno, lo aiutano a discernere e ad accogliere l'azione di Dio nella storia; e, nella semplicità e laboriosità della vita quotidiana, lo trasformano in un educatore che annuncia ai giovani “cieli nuovi e terra nuova”, stimolando in loro gli impegni e la gioia della speranza . La nostra obbedienza “Pur essendo figlio, imparò tuttavia l'obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono” (Eb 5,8-9). 64 Il nostro Salvatore ci assicurò di essere venuto sulla terra non per fare la propria volontà, ma la volontà del Padre suo che è nei cieli . Con la professione di obbedienza offriamo a Dio la nostra volontà e riviviamo nella Chiesa e nella Congregazione l'obbedienza di Cristo, compiendo la missione che ci è affidata. Docili allo Spirito e attenti ai segni che Egli ci dà attraverso gli eventi, prendiamo il Vangelo come regola suprema di vita, le Costituzioni come via sicura, i superiori e la comunità come quotidiani interpreti della volontà di Dio. 65 Nella tradizione salesiana obbedienza e autorità vengono esercitate in quello spirito di famiglia e di carità, che ispira le relazioni a stima e a fiducia reciproca. Il superiore orienta, guida e incoraggia, facendo un uso discreto della sua autorità. Tutti i confratelli collaborano con un'obbedienza schietta, pronta e fatta “con animo ilare e con umiltà” . Il servizio dell'autorità e la disponibilità nell'obbedienza sono principio di coesione e garanzia di continuità della Congregazione; per il salesiano sono via di santità, fonte 66 Nella comunità e in vista della missione, tutti obbediamo, pur con compiti diversi. Nell'ascolto della Parola di Dio e nella celebrazione dell'Eucaristia esprimiamo e rinnoviamo la nostra comune dedizione al divino volere. Nelle cose di rilievo cerchiamo insieme la volontà del Signore in fraterno e paziente dialogo e con vivo senso di corresponsabilità. Il superiore esercita la sua autorità ascoltando i confratelli, stimolando la partecipazione di tutti e promuovendo l'unione delle volontà nella fede e nella carità. Egli conclude il momento della ricerca comune prendendo le opportune decisioni, che normalmente emergeranno dalla convergenza delle vedute. Tutti quindi ci impegniamo nell'esecuzione collaborando sinceramente, anche quando i propri punti di vista non sono stati accolti. 67 Il salesiano è chiamato ad obbedire con spirito libero e responsabile, impegnando le sue “forze di intelligenza e di volontà, i doni di natura e di grazia” . Obbedisce con fede e riconosce nel superiore un aiuto e un segno che Dio gli offre per manifestare la sua volontà. Questa obbedienza “conduce alla maturità facendo crescere la libertà dei figli di Dio” . 68 Con il voto di obbedienza il salesiano si impegna ad obbedire ai legittimi superiori nelle cose riguardanti l'osservanza delle Costituzioni . Quando un precetto è dato espressamente in forza del voto di obbedienza, l’obbligo di obbedire è grave. Soltanto i superiori maggiori e i direttori possono dare tale precetto; ma lo facciano raramente, per iscritto o davanti a due testimoni, e solo quando lo richiede qualche grave ragione . 69 Ognuno mette capacità e doni al servizio della missione comune. Il superiore, aiutato dalla comunità, ha una speciale responsabilità nel discernere questi doni, nel favorirne lo sviluppo e il retto esercizio. Se le necessità concrete della carità e dell'apostolato esigono il sacrificio di desideri e progetti in sé legittimi, il confratello accetta con fede ciò che l'obbedienza gli chiede, pur potendo sempre ricorrere all'autorità superiore. Per assumere incarichi o uffici, oltre quelli che gli sono assegnati nella comunità, domanda l'autorizzazione al legittimo superiore . 70 Fedele alla raccomandazione di Don Bosco, ogni confratello s'incontra frequentemente con il proprio superiore in un colloquio fraterno. E' un momento privilegiato di dialogo per il bene proprio e per il buon andamento della comunità. In esso parla con confidenza della sua vita e attività e, se lo desidera, anche della sua situazione di coscienza. 71 “Invece di fare opere di penitenza, ci dice Don Bosco, fate quelle dell'obbedienza” . A volte l'obbedienza contrasta con la nostra inclinazione all'indipendenza e all'egoismo o può esigere difficili prove di amore. E' il momento di guardare a Cristo obbediente fino alla morte : “Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà” . Il mistero della sua morte e risurrezione c'insegna come sia fecondo per noi obbedire: il grano che muore nell'oscurità della terra porta molto frutto . La nostra povertà “Disse a lui Gesù: Se vuoi essere perfetto, va, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi” (Mt 19,21). 72 Conosciamo la generosità del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, egli si fece povero, affinché noi diventassimo ricchi per mezzo della sua povertà . Chiamati ad una vita intensamente evangelica, scegliamo di seguire “il Salvatore che nacque nella povertà, visse nella privazione di tutte le cose, e mori nudo in croce” . Come gli Apostoli all'invito del Signore, ci liberiamo dalla preoccupazione e dall'affanno dei beni terreni e, ponendo la nostra fiducia nella Provvidenza del Padre, ci doniamo al servizio del Vangelo. 73 Don Bosco visse la povertà come distacco del cuore e generoso servizio ai fratelli, con uno stile austero, industrioso e ricco di iniziative. Sul suo esempio anche noi viviamo nel distacco da ogni bene terreno e partecipiamo con intraprendenza alla missione della Chiesa, al suo sforzo per la giustizia e la pace, specialmente con l'educazione dei bisognosi. La testimonianza della nostra povertà, vissuta nella comunione dei beni, aiuta i giovani superare l'istinto del possesso egoistico e li apre al senso cristiano del condividere. 74 Con il voto di povertà ci impegniamo i non usare e a non disporre dei beni materiali senza il consenso del legittimo superiore. Ogni confratello conserva la proprietà de suo patrimonio e la capacità di acquistare altri beni; ma prima della sua professione dispone liberamente dell'uso e usufrutto d essi e cede ad altri la loro amministrazione. Prima della professione perpetua redige il suo testamento conforme alle leggi del codice civile. Dopo seria riflessione, per esprimere il suo totale abbandono alla divina Provvidenza, può anche rinunciare definitivamente ai beni di cui ha conservato la proprietà, a norma del diritto universale e proprio. 75 Ciascuno di noi è il primo responsabile della sua povertà, per cui quotidianamente vive il distacco promesso con un tenore di vita povera. Accetta di dipendere dal superiore e dalla comunità nell'uso dei beni temporali, ma sa che il permesso ricevuto non lo dispensa dall’essere povero in realtà e nello spirito . Vigila per non cedere poco a poco al desiderio del benessere e alle comodità, che sono una minaccia diretta alla fedeltà e alla generosità apostolica. E quando il suo stato di povertà gli è causa di qualche incomodo e sofferenza , si rallegra di poter partecipare alla beatitudine promessa dal Signore ai poveri in spirito . 76 Sull'esempio dei primi cristiani mettiamo in comune i beni materiali : i frutti del nostro lavoro, i doni che riceviamo e quanto percepiamo da pensioni, sussidi e assicurazioni. Offriamo anche i nostri talenti e le nostre energie ed esperienze. Nella comunità il bene di ciascuno diventa il bene di tutti. Condividiamo fraternamente ciò che abbiamo con le comunità dell'ispettoria e siamo solidali con le necessità dell'intera Congregazione, della Chiesa e del mondo. 77 Ogni comunità è attenta alle condizioni dell'ambiente in cui vive e testimonia la sua povertà con una vita semplice e frugale in abitazioni modeste. Sull’esempio e nello spirito del Fondatore, accettiamo il possesso dei mezzi richiesti dal nostro lavoro e li amministriamo in modo che a tutti sia evidente la loro finalità di servizio. La scelta delle attività e l’ubicazione delle opere rispondano alle necessità dei bisognosi; le strutture materiali si ispirino a criteri di semplicità e funzionalità. 78 Il lavoro assiduo e sacrificato è una caratteristica lasciataci da Don Bosco ed E' espressione concreta della nostra povertà. Nell'operosità di ogni giorno ci associamo a poveri che vivono della propria fatica e testimoniamo il valore umano e cristiano del lavoro . 79 Lo spirito di povertà ci porta ad essere solidali con i poveri e ad amarli in Cristo . Per questo ci sforziamo di essere vicini a loro, di sollevarne l'indigenza, facendo nostre le loro legittime aspirazioni ad una società più umana. Nel chiedere e accettare aiuti per il servizio dei bisognosi imitiamo Don Bosco nello zelo e nella gratitudine e ci manteniamo, come lui, evangelicamente liberi. “Ricordatevi bene, egli ci dice, che quello che abbiamo non è nostro, ma dei poveri; guai a noi se non ne faremo buon uso” . La nostra castità “Io sono persuaso che né morte né vita... né presente né avvenire... né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio in Gesù Cristo, nostro Signore” (Rm 8,38-39). 80 La castità consacrata per il Regno è un “dono prezioso della grazia divina dato dal Padre ad alcuni” . In risposta di fede, noi lo accogliamo con gratitudine e ci impegniamo con voto a vivere la continenza perfetta nel celibato . Seguiamo da vicino Gesù Cristo, scegliendo un modo intensamente evangelico di amare Dio e i fratelli senza divisione del cuore . Ci inseriamo così con una vocazione specifica nel mistero della Chiesa, totalmente unita a Cristo e, partecipando alla sua fecondità, ci doniamo alla nostra missione . 81 Don Bosco visse la castità come amore senza limiti a Dio e ai giovani. Volle che essa fosse un segno distintivo della Società salesiana. “Chi spende la vita a pro dei giovani abbandonati deve certamente fare tutti gli sforzi per arricchirsi di ogni virtù. Ma la virtù che si deve sommamente coltivare... è la virtù della castità” . La nostra tradizione ha sempre considerato la castità una virtù irradiante, portatrice di uno speciale messaggio per l'educazione della gioventù. Essa ci fa testimoni della predilezione di Cristo per i giovani, ci consente di amarli schiettamente in modo che “conoscano di essere amati” , e ci rende capaci di educarli all'amore e alla purezza. 82 Le esigenze educative e pastorali della nostra missione e il fatto che l'osservanza della perfetta continenza tocca inclinazioni tra le più profonde della natura umana richiedono dal salesiano equilibrio psicologico e maturità affettiva. Don Bosco avvertiva: Chi non ha fondata speranza di poter conservare, col divino aiuto, la virtù della castità nelle parole, nelle opere e nei pensieri, non professi in questa Società, perché sovente si troverebbe in pericolo . 83 La castità consacrata, “segno e stimolo della carità” , libera e potenzia la nostra capacità di farci tutto a tutti. Sviluppa in noi il senso cristiano dei rapporti personali, favorisce vere amicizie e contribuisce a fare della comunità una famiglia. A sua volta il clima fraterno della comunità ci aiuta a vivere nella gioia il celibato per il Regno e a superare, sostenuti dalla comprensione e dall'affetto, i momenti difficili. 84 La castità non è una conquista fatta una volta per sempre. Ha i suoi momenti di pace e i momenti di prova. E' un dono che, a causa dell'umana debolezza, esige un quotidiano impegno di fedeltà. Perciò il salesiano, fedele alle Costituzioni, vive nel lavoro e nella temperanza, pratica la mortificazione e la custodia dei sensi, fa uso discreto e prudente degli strumenti di comunicazione sociale e non trascura quei mezzi naturali che giovano alla salute fisica e mentale. Soprattutto implora l'aiuto di Dio e vive alla sua presenza; alimenta l'amore per Cristo alla mensa della Parola e dell'Eucaristia e lo purifica umilmente nel sacramento della Riconciliazione; si affida con semplicità a una guida spirituale. Ricorre con filiale fiducia a Maria Immacolata e Ausiliatrice, che lo aiuta ad amare come Don Bosco amava. VII. In dialogo con il Signore “La parola di Cristo dimori tra voi abbondantemente; ammaestratevi e ammonitevi con ogni sapienza, cantando a Dio di cuore e con gratitudine salmi, inni e cantici spiritual/ E tutto quello che fate in parole ed opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù” (Col 3,16-17). 85 La comunità esprime in forma visibile il mistero della Chiesa, che non nasce da volontà umana, ma è frutto della Pasqua del Signore. Allo stesso modo Dio raduna la nostra comunità e la tiene unita con il suo invito, la sua Parola, il suo amore. Quando prega, la comunità salesiana risponde a questo invito, ravviva la coscienza della sua intima e vitale relazione con Dio e della sua missione di salvezza, facendo propria l'invocazione di Don Bosco: “Da mihi animas, cetera tolle”. 86 Docile allo Spirito Santo, Don Bosco visse l'esperienza di una preghiera umile, fiduciosa e apostolica, che congiungeva spontaneamente l'orazione con la vita. Da lui impariamo a riconoscere l'azione della grazia nella vita dei giovani: preghiamo per loro affinché il disegno del Padre si compia in ciascuno di essi, e preghiamo con loro per testimoniare la nostra fede e condividere la stessa speranza di salvezza. La preghiera salesiana è gioiosa e creativa, semplice e profonda; si apre alla partecipazione comunitaria, è aderente alla vita e s prolunga in essa. 87 Il popolo di Dio viene adunato innanzitutto per mezzo della Parola del Dio vivente . La Parola ascoltata con fede è per noi fonte di vita spirituale, alimento per la preghiera, luce per conoscere la volontà di Dio negli avvenimenti e forza per vivere in fedeltà la nostra vocazione. Avendo quotidianamente in mano la Sacra Scrittura , come Maria accogliamo la Parola e la meditiamo nel nostro cuore per farla fruttificare e annunziarla con zelo. 88 L'ascolto della Parola trova il suo luogo privilegiato nella celebrazione dell'Eucaristia. Essa è l'atto centrale quotidiano di ogni comunità salesiana, vissuto come una festa in una liturgia viva. La comunità vi celebra il mistero pasquale e comunica al corpo di Cristo immolato, ricevendolo per costruirsi in Lui come comunione fraterna e rinnovare il suo impegno apostolico. La concelebrazione mette in evidenza le ricchezze di questo mistero: esprime la triplice I unità del sacrificio, del sacerdozio e della comunità, i cui membri sono tutti al servizio della stessa missione. La presenza dell'Eucaristia nelle nostre case è per noi, figli di Don Bosco, motivo di frequenti incontri con Cristo. Da Lui attingiamo dinamismo e costanza nella nostra azione per i giovani. 89 La Liturgia delle ore estende alle diverse ore del giorno la grazia del mistero eucaristico . La comunità, unita a Cristo e alla Chiesa, loda e supplica il Padre, nutre la sua unione con Lui e si mantiene attenta alla divina volontà. Rimanendo per i chierici gli obblighi assunti con la loro ordinazione , la comunità celebra le Lodi come preghiera del mattino e il Vespro come preghiera della sera con la dignità e il fervore che Don Bosco raccomandava. La domenica è il giorno della gioia pasquale. Vissuta nel lavoro apostolico, nella pietà e in allegria, rinvigorisce la fiducia e l'ottimismo del salesiano. Lungo l'anno liturgico, la commemorazione dei misteri del Signore fa della nostra vita un tempo di salvezza nella speranza . 90 La Parola di Dio ci chiama a una continua conversione. Consapevoli della nostra debolezza, rispondiamo con la vigilanza e il pentimento sincero, la correzione fraterna, il perdono reciproco e l'accettazione serena della croce di ogni giorno. Il sacramento della Riconciliazione porta a compimento l'impegno penitenziale di ciascuno e di tutta la comunità. Preparato dall'esame di coscienza quotidiana e ricevuto frequentemente, secondo le indicazioni della Chiesa, esso ci dona la gioia del perdono del Padre, ricostruisce la comunione fraterna e purifica le intenzioni apostoliche. 91 La nostra volontà di conversione si rinnova nel ritiro mensile e negli esercizi spirituali di ogni anno. Sono tempi di ripresa spirituale che Don Bosco considerava come la parte fondamentale e la sintesi di tutte le pratiche di pietà . Per la comunità e per ogni salesiano sono occasioni particolari di ascolto della Parola di Dio, di discernimento della sua volontà e di purificazione del cuore. Questi momenti di grazia ridonano al nostro spirito profonda unità nel Signore Gesù e tengono viva l'attesa del suo ritorno. 92 Maria, Madre di Dio, occupa un posto singolare nella storia della salvezza. Essa è modello di preghiera e di carità pastorale, maestra di sapienza e guida della nostra Famiglia. Contempliamo e imitiamo la sua fede, la sollecitudine per i bisognosi, la fedeltà nell'ora della croce e la gioia per le meraviglie operate dal Padre. Maria Immacolata e Ausiliatrice ci educa alla pienezza della donazione al Signore e ci infonde coraggio nel servizio dei fratelli. Nutriamo per Lei una devozione filiale e forte. Recitiamo quotidianamente il rosario e celebriamo le sue feste per stimolarci ad un'imitazione più convinta e personale. 93 Potremo formare comunità che pregano solo se diventiamo personalmente uomini di preghiera. Ciascuno di noi ha bisogno di esprimere nell'intimo il suo modo personale di essere figlio di Dio, manifestargli la sua gratitudine confidargli i desideri e le preoccupazioni apostoliche. Una forma indispensabile di preghiera è per noi l'orazione mentale. Essa rafforza la nostra intimità con Dio, salva dall'abitudine, conserva il cuore libero e alimenta la dedizione verso il prossimo. Per Don Bosco è garanzia di gioiosa perseveranza nella vocazione. 94 La fede nel Cristo risorto sostiene la nostra speranza e mantiene viva la comunione con i fratelli che riposano nella pace di Cristo. Essi hanno speso la vita nella Congregazione e non pochi hanno sofferto anche fino al martirio per amore del Signore. Uniti in uno scambio di beni spirituali offriamo con riconoscenza per loro i suffragi prescritti. Il loro ricordo è uno stimolo per continuare con fedeltà la nostra missione. 95 Immerso nel mondo e nelle preoccupazioni della vita pastorale, il salesiano impara a incontrare Dio attraverso quelli a cui è mandato. Scoprendo i frutti dello Spirito nella vita degli uomini, specialmente dei giovani, rende grazie in ogni cosa ; condividendo i loro problemi e sofferenze, invoca per essi la luce e la forza della Sua presenza. Attinge alla carità del Buon Pastore, di cui vuole essere il testimone, e partecipa alle ricchezze spirituali che la comunità gli offre. Il bisogno di Dio, avvertito nell’impegno apostolico, lo porta a celebrare la liturgia della vita, raggiungendo “quella operosità in stancabile, santificata dalla preghiera e dal l'unione con Dio, che dev'essere la caratteristica dei figli di san Giovanni Bosco” . cf. MB XIV, 662 C 1875, I,7 cf. GS 52 cf. AG 6 cf. AG 3,12,26 cf. EN 31 cf. GS 41 Piano di Regolamento per l’Oratorio, 1854 (MB II, 46) MB IX, 61 cf. Ef 3, 8-19 cf. Lc 1, 45 AA 12 cf. SC 10 MB XIII, 919 MB IV, 654 cf. IM 1 cf. CIC, can. 678, 1 cf. CIC, can. 608 cf. C 1875, II, 1 Col 3, 12-13 MB XVIII, 420 cf. Mt 25,21 MB XVII, 273 1 Cor 13,8 cf. CIC, can. 667,1 PC 1 cf. PC 15 cf. LG 46 cf. C 1875, XV, 1-3 cf. CIC, can. 669 cf. Ap 21,1 cf. Rm 12,12 cf. C 1875, III, 1 cf. PC 2 C 1875, III, 2 PC 14 PC 14 cf. CIC, can. 601 cf. CIC, can. 49 ss. cf. CIC, can. 671 MB XIII, 89 cf. Fil 2,8; cf. MB IV, 223 Mt 26,42 cf. Gv 12,24 cf. 2 Cor 8,9 C 1875 (Introduzione), p. XXIV cf. Mt 6,25 ss. cf. C 1875, IV, 7 cf. PC 13 cf. C 1875 (Introduzione) p. XXVI cf. Mt 5,3 cf. At 4,32 cf. ET 20 cf. PC 13 MB V, 682 LG 42 cf. CIC, can. 599 cf. LG 42 cf. ET 13-14; RD 11 cf. C 1875, V, 1 DB, Lettera da Roma, MB XVII, 110 cf. PC 12 cf. C 1875, V, 2 LG 42 cf. PO 4 cf. PC 6 cf. Lc 2, 19-51 cf. IGLH 10,12 cf. LG 3 cf. CIC, can. 1174,1 cf. SC 102 cf. C 1875 (Introduzione), p. XXXIV cf. Gal 5,22 cf. Ef 5,20 R 1924, art. 291 - - - - - - - - - - - -