Costituzioni della Società di San Francesco di Sales Parte Terza Formati per la missione di educatori pastori VIII. Aspetti generali della nostra formazione La formazione salesiana “Vivendo secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di Lui, che è il capo, Cristo” (Ef 4,15). 96 Gesù chiamò personalmente i suoi Apostoli perché stessero con Lui e per mandarli a proclamare il Vangelo . Li preparò con amore paziente e diede loro lo Spirito Santo che li guidasse alla pienezza della verità . Egli chiama anche noi a vivere nella Chiesa il progetto del nostro Fondatore come apostoli dei giovani. A questo appello rispondiamo con l'impegno di una adeguata e continua formazione, per la quale il Signore dona ogni giorno la sua grazia. 97 i primi salesiani trovarono in Don Bosco la loro guida sicura. Inseriti nel vivo della sua comunità in azione, impararono a modellare la propria vita sulla sua. Anche noi troviamo in lui il nostro modello. La natura religiosa apostolica della vocazione salesiana determina l'orientamento specifico della nostra formazione, necessario alla vita e all'unità della Congregazione. 98 Illuminato dalla persona di Cristo e dal suo Vangelo, vissuto secondo lo spirito di Don Bosco, il salesiano si impegna in un processo formativo che dura tutta la vita e ne rispetta i ritmi di maturazione. Fa esperienza dei valori della vocazione salesiana nei diversi momenti della sua esistenza e accetta l'ascesi che tale cammino comporta. Con l'aiuto di Maria, madre e maestra, tende a diventare educatore pastore dei giovani nella forma laicale o sacerdotale che gli è propria. 99 Ogni salesiano assume la responsabilità della propria formazione. Docile allo Spirito Santo, sviluppa le sue attitudini e i doni della grazia in uno sforzo costante di conversione e di rinnovamento, vivendo e lavorando per la missione comune. Il naturale ambiente di crescita vocazionale è la comunità, dove il confratello s'inserisce con fiducia e collabora con responsabilità. La vita stessa della comunità, unita in Cristo f aperta alle esigenze dei tempi, è formatrice: essa per questo deve continuamente progredire e rinnovarsi. 100 Il carisma del Fondatore è principio di unità della Congregazione e, per la sua fecondità, è all'origine dei modi diversi di vivere l'unica vocazione salesiana. La formazione è dunque allo stesso tempo unitari nei contenuti essenziali e diversificata nelle espressioni concrete: accoglie e sviluppa tutto ciò che di vero, di nobile, di giusto le vane culture contengono. 101 La comunità ispettoriale accoglie e accompagna la vocazione di ogni confratello cura la preparazione dei formatori e le strutture di formazione, anima l'impegno formativo delle comunità locali. E' suo compito, tramite i diversi organi di animazione e governo, stabilire il modo di attuare la formazione secondo le esigenze de proprio contesto culturale, in conformità con le direttive della Chiesa e della Congregazione. Nell'esercizio di questa comune responsabilità ogni salesiano, con la preghiera e la testimonianza, contribuisce a sostenere e a rinnovare la vocazione dei suoi fratelli. La formazione iniziale “Parla, o Signore, perché il tuo servo ti ascolta” (1 Sam 3,9) 102 La formazione iniziale mira alla maturazione umana e alla preparazione intellettuale del giovane confratello insieme all'approfondimento della sua vita consacrata e al graduale inserimento nei lavoro educativo pastorale. Nell'esperienza formativa questi aspetti devono essere armonizzati in una unità vitale. 103 La formazione iniziale si realizza ordinariamente in comunità strutturate appositamente a tale scopo. Aperte come vuole lo stile educativo di Don Bosco, esse tengono conto delle aspirazioni dei giovani a una vita più personale e più fraterna. Il nostro spirito vi è vissuto in modo più intenso: tutti i membri formano insieme una famiglia, fondata sulla fede e l'entusiasmo per Cristo, unita nella mutua stima e nella convergenza degli sforzi. Formatori e confratelli in formazione, pur nella diversità dei ruoli, danno vita ad un clima di corresponsabilità e attuano con chiarezza le mete formative. 104 Nelle comunità formatrice i formatori hanno un compito specifico e necessario. Assicurano ai confratelli in formazione le condizioni per una valida esperienza e una seria riflessione dottrinale in un ambiente adatto. Coscienti di essere mediatori dell'azione del Signore, si sforzano di costituire insieme col direttore, guida della comunità e maestro di spirito, un gruppo convinto della comune responsabilità. Sono scelti per tale compito uomini di fede in grado di comunicare vitalmente l'ideale salesiano, capaci di dialogo e con sufficiente esperienza pastorale. 105 Per il salesiano la formazione iniziale, più che attesa, è già tempo di lavoro e di santità. E' un tempo di dialogo tra l'iniziativa di Dio che chiama e conduce e la libertà del salesiano che assume progressivamente gli impegni della propria formazione. In questo cammino di crescenti responsabilità egli è sostenuto dalla preghiera, dalla direzione spirituale, dalla riflessione, dallo studio e dai rapporti fraterni. 106 La formazione iniziale dei salesiani laici, dei futuri sacerdoti e dei diaconi permanenti ha ordinariamente un curricolo di livello paritario, con le stesse fasi e con obiettivi e contenuti simili. Le distinzioni sono determinate dalla vocazione specifica di ognuno, dalle doti e attitudini personali e dai compiti del nostro apostolato. 107 Ognuno, prima di essere definitivamente incorporato nella Società, percorre i seguenti periodi formativi: preparazione al noviziato, noviziato e periodo della professione temporanea. Essi sono necessari sia al candidato che alla comunità per discernere, in mutua collaborazione, la volontà di Dio e per corrispondervi. Il candidato conosce progressivamente la Società ed essa, a sua volta, può valutarne le attitudini alla vita salesiana. 108 L'ammissione al noviziato, alla professione temporanea o perpetua, ai ministeri e alle sacre ordinazioni, dopo che il candidato ha presentato liberamente la sua domanda, è fatta dall'ispettore con il consenso del suo Consiglio, avuto il parere del direttore della comunità con il suo Consiglio. I superiori fondano il loro giudizio su elementi positivi comprovanti l'idoneità del candidato, tenendo conto in primo luogo dei requisiti canonici . IX. Il processo formativo “Colui che ha iniziato in voi quest'opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù” (Fil 1,6). 109 A chi si orienta verso la vita salesiana vengono offerti l'ambiente e le condizioni adatte per conoscere la propria vocazione e maturare come uomo e come cristiano. Può così, con l'aiuto di una guida spirituale, scegliere in modo più consapevole e libero da pressioni esterne e interne. Immediatamente prima del noviziato è richiesta una speciale preparazione per approfondire l'opzione vocazionale e verificare l'idoneità necessaria ad iniziare il noviziato. Tale preparazione si compie attraverso un'esperienza di vita comunitaria e apostolica salesiana. 110 Nel noviziato il candidato ha la possibilità di iniziare l'esperienza religiosa salesiana. La comunità perciò dev'essere un esempio di vita fondata sulla fede e alimentata dalla preghiera, dove la semplicità evangelica, l’allegria, l’amicizia e il rispetto reciproco creano un clima di fiducia e di docilità. Con l'aiuto del maestro il novizio approfondisce le motivazioni della propria scelta, accerta l'idoneità alla vocazione salesiana e s~ orienta verso il completo dono di sé a Dio per il servizio dei giovani, secondo lo spirito di Don Bosco. 111 Il noviziato dura dodici mesi a norma del diritto . Comincia quando il candidato ammesso dall'ispettore, entra nella casa de noviziato canonicamente eretta e si pone sotto la guida del maestro. Un'assenza che superi i tre mesi continui discontinui lo rende invalido. L'assenza che' supera i quindici giorni dev'essere ricuperata 112 Il maestro dei novizi è la guida spirituale che coordina e anima tutta l'azione formativa del noviziato. Sia un uomo di esperienza spirituale e salesiana, prudente, aggiornato sulle realtà psicologiche e i problemi della condizione giovanile. Abbia un grande senso dei contatti umani e capacità di dialogo; con la sua bontà ispiri confidenza ai novizi. E' professo perpetuo e viene nominato dall'ispettore con il consenso del suo Consiglio e l'approvazione del Rettor Maggiore. Rimane in carica tre anni e può essere riconfermato. 113 La prima professione apre un periodo di vita consacrata durante il quale il confratello, sostenuto dalla comunità e da una guida spirituale, completa il processo di maturazione in vista della professione perpetua e sviluppa, come salesiano laico o aspirante al sacerdozio, i diversi aspetti della sua vocazione. La professione nel primo triennio sarà triennale o annuale, nel secondo triennio sarà ordinariamente triennale. 114 Alla prima professione segue una fase di maturazione religiosa che continua l'esperienza formativa del noviziato e prepara il tirocinio. L'approfondimento della vita di fede e dello spirito di Don Bosco e un'adeguata preparazione filosofica, pedagogica e catechistica in dialogo con la cultura orientano il giovane confratello a integrare progressivamente fede, cultura e vita. 115 Nel corso di tutta la formazione iniziale, insieme allo studio, si dà importanza alle attività pastorali della nostra missione. Una fase di confronto vitale e intenso con l'azione salesiana in un'esperienza educativa pastorale è il tirocinio. In questo tempo il giovane confratello si esercita nella pratica del Sistema Preventivo e in particolare nell'assistenza salesiana. Accompagnato dal direttore e dalla comunità, realizza la sintesi personale tra la sua attività e i valori della vocazione. 116 Dopo il tirocinio il salesiano completa la formazione iniziale. La formazione specifica del candidato al ministero presbiterale segue gli orientamenti e le norme stabilite dalla Chiesa e dalla Congregazione e mira a preparare il sacerdote pastore educatore nella prospettiva salesiana. La formazione specifica offre al salesiano coadiutore, con l'approfondimento del patrimonio spirituale della Congregazione, un'adeguata preparazione teologica nella linea della laicità consacrata e completa la sua formazione in vista del lavoro educativo apostolico. 117 Il socio fa la professione perpetua quando ha raggiunto la maturità spirituale salesiana richiesta dall'importanza di tale scelta. La celebrazione di questo atto è preceduta da un tempo conveniente di preparazione immediata e accompagnata dalla fraterna attenzione della comunità ispettoriale. La professione perpetua è fatta ordinariamente sei anni dopo la prima professione. Se tuttavia lo ritiene opportuno, l’ispettore può prolungare questo tempo, ma non oltre i nove anni. 118 In un contesto pluralista e di rapide trasformazioni, il carattere evolutivo della persona e la qualità e fecondità della nostra vita religiosa apostolica richiedono che, dopo le fasi iniziali, continuiamo la formazione. Cerchiamo di crescere nella maturità umana, di conformarci più profondamente a Cristo e di rinnovare la fedeltà a Don Bosco, per rispondere alle esigenze sempre nuove della condizione giovanile e popolare. Mediante iniziative personali e comunitarie coltiviamo la vita spirituale salesiana, l’aggiornamento teologico e pastorale, la competenza professionale e la creatività apostolica. 119 Vivendo in mezzo ai giovani e in costante rapporto con gli ambienti popolari, il salesiano si sforza di discernere negli eventi la voce dello Spirito, acquistando così la capacità d'imparare dalla vita. Attribuisce efficacia formativa alle sue attività ordinarie e usufruisce anche dei mezzi di formazione che gli vengono offerti. Durante il tempo della piena attività trova occasioni per rinnovare il senso religioso pastorale della propria vita e per abilitarsi a svolgere con maggior competenza il proprio lavoro. Egli si sente poi chiamato a vivere con impegno formativo qualunque situazione, considerandola un tempo favorevole per la crescita della sua vocazione. cf. Mc 3,14 cf. Gv 16,13 cf. Fil 4,8 cf. CIC, can. 642-645; 1019-1054 cf. CIC, can. 647,3; 648;649,1 - - - -