INDICE Ai Direttori delle Case Salesiane . . . pag. 3 Lettere circolari di D. Bosco ed altri suoi scritti ai Salesiani » 7 Mezzi per coltivare le vocazioni e conservare lo spirito di pietà tra i Salesiani ed i giovani. - Bisogno di operai Evangelici. - Mezzi per coltivare le vocazioni, e mantenere lo spirito di pietà. - Promuovere associazioni. - Fuga delle amicizie particolari del secolo. - Prontezza nel coricarsi e nel levarsi » 9 Otto avvisi per il buon andamento della Congregazione. - Lettura delle deliberazioni. - Esercizio della buona morte. - Non andare ai bagni. - Ubbidienza ai Superiori. - Non si tenga danaro. - Non passare le vacanze presso i parenti o amici. - Carità in opere e parole. - Scrivere al Rettor Maggiore due volte all'anno » 13 Letture - Danno delle cattive letture. - Domandare la lista dei libri ai giovani in principio dell'anno. - Vigilanza continua. - Norme per le letture individuali e per quelle fatte in refettorio ed in camerata. - Stima per le pubblicazioni dei nostri Confratelli » 15 Osservanza delle Regole - Ringraziamento degli auguri. - Mezzo per salvare l'anima. - Risposta ad alcune difficoltà . » 20 Disposizioni per il colera. - Durante il colera si dia la benedi zione col SS. Sacramento. - Riguardi e carità da usare. - Ricoverare gli orfani » 23 Diffusione dei buoni libri. - La diffusione dei buoni libri mezzo Divino per la salute delle anime. - Vantaggi di un libro buono. - Ragioni che spingono a tale diffusione. - Le nostre edizioni. - Norme pei giovani e per gli abbonamenti da suggerire pay. 24 Elezione del Vicario Generale e di altri superiori. - Elezione di Don Rua a Vicario Generale, e ragioni di tale scelta. - Nuovo Prefetto. - Nuovo Consigliere Scolastico. - Monsignor Cagliero nominato Pro-vicario delle missioni dell'America del Sud. - Nota sui titoli negli indirizzi » 30 Convocazione del quarto Capitolo Generale - Convocazione del Capitolo Generale. - Elezione dei membri del Capitolo Superiore. - Norme tratte dalle Regole. - Invito a pregare per l'assistenza dello Spirito Santo » 33 Disposizioni pel Capitolo Generale. 11 prossimo Capitolo Generale. - Tempo per mandare le proposte. - Preghiere da farsi » 34 Missioni d'America e nuova partenza. - Necessità di allargare le missioni nella Patagonia e nel Brasile. - Bisogno di aiuti materiali. - Appello alla carità dei Cooperatori e delle Cooperatrici. - Partenza dei missionari e conferenza. - Gratitudine e preghiere per gli oblatori » 35 Relazione del quarto Capitolo Generale ed esortazioni varie. - Relazione del Capitolo Generale. - I membri eletti del Capitolo-Superiore. - Esortazioni alla pratica dell'ubbidienza. - Fuga delle mormorazioni. - Lo spirito di povertà . . . » 40 Terremoto avvenuto nella Riviera Ligure di Ponente. - Protezione divina e ringraziamenti. - Rovina della Casa di Bordighera. Venire in soccorso. - Riflessi ai giovani. - Domanda di preghiere » 44 Ultimo addio e ricordi ai Cooperatori - Ringraziamento per gli aiuti prestati. - Esortazione a seguitare. - Ricompense del Signore. - Arrivederci in cielo » 46 Testamento di Don Bosco ai Salesiani. - Ultimo addio. - Ricordi Spirituali. - Obbedienza al Successore » 50 ULTIMO ADDIO E RICORDI. Miei buoni Benefattori, e mie buone Benefattrici, Sento che si avvicina la fine di mia vita, ed è prossimo il giorno, in cui dovrò pagare il comune tributo alla morte e discendere nella tomba. Prima di lasciarvi per sempre in questa terra, io debbo sciogliere un debito verso di voi e così soddisfare ad un grande bisogno del mio cuore. Il debito che io debbo sciogliere è quello della gratitudine per tutto ciò, che voi avete fatto coll'aiutarmi nell'educare cristianamente e mettere sulla via della virtù e del lavoro tanti poveri giovanetti, affinché riuscissero la consolazione della famiglia, utili a se stessi ed alla società, e soprattutto affinché salvassero la loro anima e in tal modo si rendessero eternamente felici. Senza la vostra carità io avrei potuto fare poco o nulla, colla vostra carità abbiamo invece cooperato colla grazia di Dio ad asciugare molte lagrime e a salvare molte anime. Colla vostra carità abbiamo fondato numerosi Collegi ed Ospizi, dove furono e sono mantenuti migliaia di orfanelli tolti dall'abbandono, strappati dal pericolo della irreligione e della immoralità, e mediante una buona educazione, collo studio e coll'apprendimento di un'arte, fatti buoni cristiani e savii cittadini. Colla vostra carità abbiamo stabilito le Missioni sino agli ultimi confini della terra, nella Patagonia e nella Terra del Fuoco, e inviato centinaia di operai evangelici ad estendere e coltivare la vigna del Signore. Colla vostra carità abbiamo impiantato tipografie in varie città e paesi, pubblicato tra il popolo, a più milioni di copie, libri e fogli in difesa della verità, a fomento della pietà e a sostegno del buon costume. Colla vostra carità ancora abbiamo innalzato molte cappelle e chiese, nelle quali per secoli e secoli sino alla fine del mondo, si canteranno ogni giorno le lodi di Dio e della Beata Vergine, e si salveranno moltissime anime. Convinto che, dopo Dio, tutto questo ed altro moltissimo bene fu fatto mediante l'aiuto efficace della vostra carità, io sento il bisogno di esternarvene, e perciò, prima di chiudere gli ultimi miei giorni, ve ne esterno la più profonda gratitudine, e ve ne ringrazio dal più intimo del cuore. Ma se avete aiutato me con tanta bontà e perseveranza, ora vi prego che continuiate ad aiutare il mio Successore dopo la mia morte. Le opere che col vostro appoggio io ho cominciate non hanno più bisogno di me, ma continuano ad avere bisogno di voi e di tutti quelli che, come voi, amano di promuovere il bene su questa terra. A tutti pertanto io le affido e le raccomando. A vostro incoraggiamento e conforto lascio al mio Successore che nelle private e comuni preghiere, che si fanno e si faranno nelle Case Salesiane, siano sempre compresi i . nostri Benefattori e le nostre Benefattrici, e che metta ognora l'intenzione che Dio conceda il centuplo della loro carità anche nella vita presente colla sanità e concordia nella famiglia, colla prosperità nelle campagne e negli affari, e colla liberazione ed allontanamento da ogni disgrazia. A vostro incoraggiamento e conforto noto ancora che l'opera più efficace ad ottenerci il perdono dei peccati ed assicurarci la vita eterna, è la carità fatta ai piccoli fanciulli: Uni ex minimis, ad un piccolino abbandonato, come ne assicura il Divin Maestro Gesù. Vi fo eziandio notare come in questi tempi, facendosi molto sentire la mancanza dei mezzi materiali per educare e fare educare nella fede nel buon costume i giovanetti più poveri ed abbandonati, la santa Vergine si costituì essa medesima loro protettrice, perciò ottiene ai loro Benefattori e alle loro Benefattrici molte grazie e spirituali ed anche temporali straordinarie. Io stesso, e con me tutti i Salesiani, siamo testimonii che molti nostri Benefattori, i quali prima erano di scarsa fortuna, divennero. assai benestanti dopo che cominciarono a largheggiare in carità verso i nostri orfanelli. In vista di ciò e ammaestrati dalla esperienza parecchi di loro, chi in un modo e chi in un altro, mi dissero più volte queste ed altre consimili parole : Non voglio che lei mi ringrazi quando fo la carità a' suoi poverelli; ma debbo io ringraziare lei, che me ne fa domanda. Dacchè ho cominciato a sovvenire i suoi orfanelli, le mie sostanze hanno triplicato. Un altro signore, il Comm. Antonio Cotta, veniva sovente egli stesso a portare limosine, dicendo: Più le porto danaro per le sue opere, e più i miei affari vanno bene. Io provo col fatto che il Signore mi dà anche nella vita presente il centuplo di quanto io dono per amor suo. Egli fu nostro insigne benefattore fino alla età di 86 anni, quando Iddio lo chiamò alla vita eterna, per godere colà il frutto della sua beneficenza. Sebbene stanco e sfinito di forze, io non lascierei più di parlarvi e raccomandarvi i miei fanciulli, che sto per abbandonare; ma pur debbo far punto e deporre la penna. Addio, miei cari Benefattori, Cooperatori Salesiani e Cooperatrici, addio. Molti di voi io non ho potuto conoscere di persona in questa vita, ma non importa: nell'altro mondo ci conosceremo tutti, e in eterno ci rallegreremo insieme del bene, che colla grazia di Dio abbiamo fatto in questa terra, specialmente a vantaggio della povera gioventù. Se dopo la mia morte, la Divina Misericordia, pei meriti di Gesù Cristo, e per la protezione di Maria Ausiliatrice, mi troverà degno di essere ricevuto in Paradiso, io pregherò sempre per voi, pregherò per le vostre famiglie, pregherò pei vostri cari, affinché un giorno vengano tutti a lodare in eterno la Maestà del Creatore, ad inebriarsi delle sue divine delizie, a cantare le sue infinite misericordie. Amen. Sempre Vostro obb.mo Servitore TERREMOTO AVVENUTO SULLA RIVIERA LIGURE DI PONENTE. Carissimi Fíglíuolí in G. C., Il terribile flagello del terremoto che il giorno 23 dell'ora scorso febbraio cagionò sulla Riviera Ligure di Ponente la spaventosa catastrofe, di cui sarete già informati, mi obbliga a scrivervi questa lettera, per raccomandarvi alcune cose, che giudico di molta importanza. Anzitutto v'invito a ringraziare Iddio e la SS.ma Vergine Ausiliatrice, che ci risparmiarono il dolore di avere delle vittime tra i nostri, non ostante che varie nostre Case esistano appunto nel luogo, dove fu maggiore il disastro. A questo fine ciascun Direttore stabilisca un giorno, che gli sembri più acconcio, esorti i Confratelli e i giovani a fare una buona Confessione e Comunione, e si reciti la terza parte del Rosario in suffragio delle anime di coloro, che restarono morti sotto le rovine delle case. Nella sera poi si canti il Te Deum, e s'imparta la benedizione col SS. Sacramento. Intanto siccome ancor noi abbiamo sofferti non pochi danni materiali, anzi abbiamo avuto per tal modo rovinata la Casa di Bordighera da doverla rifabbricare, così convien che tutti ci mettiamo d'accordo per diminuire le spese in ciascuna Casa, a fine di sopperire all'inaspettato bisogno. Per altra parte tanti e sì gravi sono i disastri, ai quali deve provvedere la carità pubblica, per le case da ricostruire, poi poveri da ricoverare, per gli orfani da mantenere, che i nostri benefattori non si troveranno più in . grado di portare a noi quel maggior soccorso, di cui avremmo mestieri. Per la qual cosa vi raccomando che per quest' anno non si metta mano nè a fabbriche, né a riparazioni, né a lavori od acquisti, che non siano richiesti dalla necessità. Tutti poi e singoli i Confratelli sappiano dal canto loro fare quei sacrifizi e quelle privazioni, che sono del caso, e' vedano di evitare spese nei viaggi, nei libri, negli, abiti ed in ogni cosa- possibile, tanto in casa quanto fuori di casa. Con questa industria noi potremo riparare almeno, in parte i danni sofferti, ristorare la Casa abbattuta, e riprendere le opere di religione e di carità, che sono altamente reclamate dalla maggior gloria di Dio e dal bene delle anime. Sappiate poi anche giovarvi di questa trista circostanza per esporre ai benefattori, con cui avrete a trattare, la strettezza in cui ci troviamo, e in tal modo animarli alla carità. Il semplice racconto del fatto può inspirare ottimi pensieri. Né mancate di raccomandare ai giovani allievi che siano buoni, divoti della Madonna, e vivano in grazia di Dio, per meritarsi la loro protezione in ogni tempo e in ogni luogo, specialmente in mezzo ai pericoli repentini ed inaspettati, come fu quello dell'accennato terremoto, che in un istante fece più migliaia di vittime. Ma mentre per una parte farete capire che simili flagelli provengono dallo sdegno di Dio, e cessano per sua misericordia, come si esprime la Chiesa: Ut mortalium corda cognoscant et, te indignante, talia flagella prodire, et, te miserante, cessare, non tralasciate per altra parte di eccitare tutti ad una grande confidenza in Dio, il quale porta la terra nelle sue mani onnipotenti, ed ha assicurato che non cadrà un capello dal nostro capo senza la sua permissione: et capillus de capite vestro non peribit. Colgo pure questa propizia occasione per ringraziarvi delle preghiere che fate per me, e vi domando in grazia che le vogliate continuare, aggiungendovi un grande impegno di salvare l'anima. vostra, regolandovi. da buoni religiosi; perché il sapere che i miei cari figliuoli vivono santamente, che salvano delle anime, che onorano la Chiesa, mi consola più d'ogni altra cosa, mi fa dimenticare i miei malori e come risorgere a novella vita. Infine imploro sopra di voi tutti e sopra i giovanetti di cotesta Casa, la benedizione di Dio e la protezione di Maria Ausiliatrice, mentre godo di potermi dire Torino, 1 Marzo 1887. Vostro aff.mo in G. C. RELAZIONE DEL QUARTO CAPITOLO GENERALE ESORTAZIONI VARIE. Dilettissimi figli in G. C., Colla grazia del signore abbiamo compiuto il IV Capitolo Generale, prescritto dalle nostre Costituzioni. Come sapete, uno dei principali oggetti, di tale radunanza in quest'anno era l'elezione del Capitolo Superiore. Sebbene possiate già essere privatamente informati dell'esito di que4a elezione, spetta tuttavia a me, come Rettor Maggiore, comunicarvene la notizia ufficiale secondo il prescritto delle Deliberazioni (Dist. I. e. II. art. 23), affinché ciascuno dei Confratelli della nostra Pia Società sappia a chi rivolgersi, nelle varie circostanze che possono occorrere e negli affari che avesse a trattare. Ecco pertanto l'ordine che si tenne : Il 31 Agosto, vigilia del Capitolo Gen., si distribuì la nota di tutti i Confratelli che avevano i requisiti per essere eletti, ad eccezione però del Rettor Maggiore e del Vicario, come pure di Mons. Giovanni Cagliero, Vescovo di Magida e Vicario Apostolico della Patagonia e del Rev.m° D. Giuseppe Fagnano, Prefetto Apostolico della Patagonia Meridionale e della Terra del Fuoco. Fattesi poi il 1 ° Settembre le preghiere stabilite, per implorare i lumi dello Spirito Santo e la protezione della SS. Vergine e di S. Francesco di Sales, si procedette il giorno seguente all'elezione suddetta per votazione segreta, presenti tutti i Direttori coi Confratelli socii, che poterono trovarvisi. Ne uscirono eletti, come Prefetto, il M. Rev. Sac. Domenico Belmonte, che era Direttore della Casa di S. Pier d'Arena; Catechista, ossia Direttore Spirituale, il M. Rev. Sac. Giovanni Bonetti, già Cons. del Capitolo; Economo il M. Rev.° Sac. Antonio Sala, che già teneva tale carica, e come Consiglieri, i M. M. R. R. Sac. Francesco Cerruti, Celestino Durando e Giuseppe Lazzero, dei quali i due ultimi già erano stati eletti membri del Capitolo Superiore nelle precedenti elezioni, mentre il primo era stato da me chiamato a farne parte fin dallo scorso anno, come venne notificato colla mia lettera dell' 8 Dicembre 1885. Venuti all'elezione del Maestro dei Novizi, ne uscì rieletto il M. Rev. Sac. Giulio Barberis, che già occupava tale uffizio. Per unanime acclamazione poi venne nominato Catechista Onorario Mons. Giov. Cagliero, che aveva finora tenuto la carica di Catechista effettivo. Valendomi ora dell'autorità, che mi viene conferita dalle nostre Sante Costituzioni, riguardo alla distribuzione degli Uffizi dei membri del Capitolo Superiore (Capo IX, Art. 6), incarico il Consigliere D. Celestino Durando di assistere e coadiuvare il Prefetto Sig. D. Domenico Belmonte nella sua nuova carica, confermo nell'uffizio di Consigliere Scolastico il Sig. Don Cerruti ed in quello di Consigliere Professionale e Corrispondente per le Missioni il Sig. Don Lazzero. Oggi solennità della Presentazione di Maria SS. al Tempio, trovandosi già il personale al proprio posto, sono lieto di avervi potuto dare l'annunzio dell'esito delle elezioni, e in pari tempo v'invito a renderne grazie a Dio, alla Vergine Ausiliatrice e a S. Francesco di Sales colla recita di 3 Pater, Ave e Gloria coll'Oremus del glorioso nostro Patrono. Ora non rimane che a prestar dal canto vostro piena obbedienza al nuovo Capitolo, secondochè venne dal Signore per mezzo vostro ordinato. Questa obbedienza sia pronta, umile ed ilare, quale ce la prescrivono le Regole. Riguardiamo i nostri Superiori come fratelli, anzi come padri amorosi, che nulla altro desiderano che la gloria di Dio, la salvezza delle anime, il nostro bene ed il buon andamento della nostra Società. Ravvisiamo in essi i rappresentanti di Dio stesso, abituandoci a considerare le loro disposizioni, come manifestazioni della divina volontà. E se qualche volta avverrà che diano ordini non conformi ai nostri desiderii, non rifiutiamoci perciò dall'ubbidienza. Pensiamo che anche a loro torna penoso il comandar cose gravi e spiacevoli, e ciò fanno, solo perché riconoscono tali ordini come richiesti dal buon andamento delle cose, dalla gloria di Dio e dal bene del prossimo. Si faccia pertanto volentieri sacrifizio dei proprii gusti e delle proprie comodità per 'sì nobile fine, e si pensi che tanto più sarà meritoria presso Dio la nostra ubbidienza, quanto più grande è il sacrificio che facciamo nell'eseguirla. Guardiamoci poi, o miei cari figliuoli, dal cadere nel grave difetto della mormorazione che tanto è contraria alla carità, odiosa a Dio e dannosa alle Comunità. Fuggiamo la mormorazione riguardo a qualsiasi persona, fuggiamola specialmente riguardo ai nostri Confratelli, sopratutto se Superiori. Il mormoratore, come dice la Sacra Scrittura, semina la discordia, porta il malumore e la tristezza là dove regnerebbe la pace, l'allegria insieme colla carità. Procuriamo perciò coll'ubbidienza, rispetto ed affezione di portarci in modo che, come dice S. Paolo, i Superiori cum qaudio hoc faciant et non gementes (1), con gaudio abbiano essi a compiere l'ufficio loro e non sospirando. (1) Hebr. XVII, 17. Ma l'ubbidienza e la carità non sono le sole cose che desidero raccomandarvi in questa circostanza; una terza cosa mi preme anche assai, ed è l'osservanza perseverante del voto di povertà. Ricordiamoci, o miei cari figliuoli, che da questa osservanza dipende in massima parte il benessere della nostra Pia Società e il vantaggio dell' anima nostra. La Divina Provvidenza, è vero, ci ha finora aiutato, e diciamolo pure, in modo straordinario in tutti i nostri bisogni. Questo aiuto, siamo certi, vorrà continuarcelo anche in avvenire, per l’intercessione di Maria SS. Ausiliatrice, che ci ha sempre fatto da Madre. Ma questo non toglie che noi dobbiamo usare dal canto nostro tutta quanta la diligenza, sì nel diminuire le spese, ovunque si possa, come nel far risparmio nelle provviste, ne viaggi, nelle costruzioni ed in generale in tutto quello che non è necessario. Credo anzi che per questo noi ne abbiamo un dovere particolare e innanzi *alla Divina Provvidenza e innanzi ai nostri stessi benefattori. Perciò, o miei cari figliuoli, vi raccomando caldamente la pratica di quanto è stabilito nelle nostre Deliberazioni (Distinz. V) riguardo all'economia, sopratutto nei lavori e nelle costruzioni, nelle provviste e ne' viaggi. Il Signore, siatene persuasi, non mancherà di benedire largamente la nostra fedeltà ed esattezza nell'osservanza di questi tre punti di tanta importanza, quali sono l'ubbidienza, la carità e la povertà. La grazia e la carità di N. S. G. C. regni sempre ne' nostri cuori, ispiri le nostre parole ed informi le nostre opere finché possiamo arrivare a possederlo nella patria beata del Paradiso. Mi raccomando intanto alle preghiere vostre e dei nostri giovani, mentre dal canto mio vi benedico con tutto l'affetto del mio cuore e vi assicuro che sono e sarò sempre, finché Dio mi darà vita, Torino, 21 Novembre, 1886. Vostro affamo in G. C. Sac. Gio. Bosco. P. S. I Direttori leggeranno questa circolare nella prima radunanza de confratelli, ma procureranno de punti in essa indicati relativi all'ubbidienza, carità e povertà, di fare nel corso dell' anno tema particolare almeno di tre conferenze. Intanto poi che si prepara la stampa delle Deliberazioni adottate nel III e IV Capitolo Generale, raccomando che si rileggano interamente quelle anteriori del Il Capitolo Generale. MISSIONI D'AMERICA E NUOVA PARTENZA. Benemeriti Cooperatori e Cooperatrici, Mi gode l'animo di poter far giungere fino a voi, o cari Cooperatori e Cooperatrici, le interessanti notizie che mi giungono dalla Patagonia e dalle altre numerose Missioni; già aperte nell'America del Sud, ed esporvi in pari tempo i disegni di nuove imprese, cui, per urgenti bisogni di quelle lontane popolazioni, converrà metter mano quanto prima. Dopo di aver corsa e ricorsa la Patagonia, dall'Oceano Atlantico alle Cordigliere delle Ande, e valicate per ben due volte quelle celebri montagne per giungere fino al Chilì, .dopo di aver catechizzate e battezzate varie tribù di selvaggi, a prezzo di stenti e pericoli incredibili da parte dei nostri Missionari, è giunto il momento di dover pensare seriamente a consolidare e perpetuare il bene fatto fino ad ora. Poiché quelle tribù pacificate e convertite alla fede, avendo cominciato a gustare le prime dolcezze della vita Cristiana e civile, non possono rassegnarsi a veder solamente di tanto in tanto il Missionario, che li chiamò alla vita sociale ed alla luce del Vangelo. Con giusta ragione essi lo vorrebbero sempre in mezzo a loro, per essere da lui diretti, istruiti e consolati; e più specialmente per essere da lui assistiti ne' casi di malattia ed in pericolo di morte. Non è quindi a stupire se a Mons. Cagliero, Vicario Apostolico della Patagonia, non regga l'animo di rifiutare ai poveri selvaggi, che pure sono suoi carissimi figli in Gesù Cristo, questi religiosi e giustissimi conforti. Ma egli non ha né personale, né mezzi sufficienti per appagare i loro ardenti desideri. Dovendo stabilire residenze fisse pei Missionari nel deserto Patagonico, a misura che i selvaggi si riuniscono in colonie o villaggi, egli abbisogna, come ben potete comprendere, di un maggior numero di sacerdoti, di catechisti e di suore, e di molti mezzi materiali, che sono indispensabili alla vita sociale ed al culto divino. Quei poveri neofiti, malgrado il loro buon volere, non possono offrire ai nostri Missionari altro che lo spettacolo, della lor miseria lagrimevole. Essi stessi abbisognano di tutto, fin d'essere vestiti e mantenuti, massime in sul principiò di lor conversione. Quindi è che le sorti di quelle Missioni dipendono affatto dalla Pia Società Salesiana e dalla. Carità de nostri Cooperatori e Cooperatrici. E noi dovremo, disanimarci? Oh no l Anzi raddoppieremo gli sforzi, per non lasciar venir meno quelle opere, che già ci costarono tanti sudori e tanti sacrifizi. Oltre a ciò è bene che sappiate che, per assicurare l'esito della totale conversione della Patagonia, abbiamo già stabilito di aprire una via dalla parte occidentale del. Chili, e già un drappello di Salesiani si recano colà per fondare una Casa al di là delle Cordigliere, nella Città di Concepcion, appartenente alla repubblica Chilena. É di là che dovranno partire colonie di Missionari per evangelizzare l'Araucania e la Patagonia Occidentale, spargendosi poscia a poco a poco nell'Arcipelago di Chiloe e di Magellano, nelle così dette Terre del Fuoco, popolate tutte di innumerabili tribù indigene e affatto prive di ogni idea di religione e di civiltà. Don Fagnano in questo momento deve essere già disceso nelle Isole Malvine, e di là correrà ad esplorare tutte quelle isole fino al Capo Horn, e vi studierà i punti più strategici e meglio adatti per piantar colà le tende dei nuovi soldati della Croce, che andranno presto a raggiungerlo. Non potrete mai immaginarvi, o cari Cooperatori e Cooperatrici, quante vive istanze e quante suppliche mi giungano di laggiù, da parte dei nostri infaticabili Missionari e delle popolazioni stesse, affinché mandiamo colà nuovi e ragguardevoli rinforzi di uomini e di danaro. Ed appunto per far conoscere meglio i bisogni e la condizione, grazie a Dio, soddisfacente delle nostre Missioni di America è venuto espressamente da quei lontani paesi il nostro Missionario D. Luigi Lasagna, il quale non lasciò intentata nessuna via per indurmi a preparare, anche questa volta, una numerosa spedizione di Missionari Salesiani e di Suore di Maria Ausiliatrice. Ne abbisogna anch'egli di un buon numero per le Missioni, che gli affidai nel vastissimo Impero del Brasile, più esteso di per sé solo che tutta quanta l'Europa, e dove vi sono regioni sconfinate, popolate unicamente di selvaggi, che scorrazzano per immense foreste, sospirando da secoli una mano amica, che loro vada a sottrarli alla vergognosa barbarie, in cui giacciono sepolti, e vi giaceranno ancora chi sa per quante generazioni, se lo zelo di Missionari, sostenuti dalla carità dei fedeli, non apporta loro presto un qualche aiuto. . Indotti da questi potenti motivi, abbiamo deciso di preparare per il prossimo novembre la spedizione di un nuovo drappello di Missionari, che raggiungeranno almeno il numero di trenta, e che potranno anche essere di più, se i soccorsi dei Benefattori ci giungeranno a tempo e copiosi. Ciò posto, non vi sarà difficile capire, o cari Cooperatori e Cooperatrici, che per allestire la novella schiera di conquistatori di anime e di propagatori del regno di Dio in sulla terra, occorrono gravissime spese di sacri arredi, spese di vestiario e biancheria, spese di suppellettili per la Chiesa, scuola ed abitazione e spese urgentissime per i viaggi di mare e di terra. Epperciò non mi resta altro che riporre ogni mia speranza in Dio e nella generosità vostra, o carissimi Cooperatori e Cooperatrici, affinché , come già mi siete venuti in aiuto nelle spedizioni antecedenti, così non indugiate a soccorrermi nella spedizione che attualmente divisiamo, malgrado la grande strettezza di mezzi materiali che ci affligge. Faccio quindi un nuovo appello alla vostra carità ; ascoltate anche voi, al pari di me, la voce dei cari Missionari ed il grido che ci mandano tanti poveri derelitti da quelle lontanissime contrade. Pertanto supplico i Cooperatori e le Cooperatrici a renderci possibile la nuova spedizione, soccorrendoci colle ferventi preghiere e colle offerte che potranno fare in tele od oggetti di biancheria, in panni od abiti, in arredi di chiesa od in vasi sacri, e più ancora in danaro, con cui far fronte . alle spese di viaggi e trasporti per terra e per mare, in fine con qualsiasi limosina che la pietà loro suggerisca e le loro forze permettano. All'Oratorio di Torino, donde prenderanno le mosse i nuovi Missionari, si riceverà con gratitudine sia a mano, o per ferrovia, o per posta, quanto la vostra industriosa carità sarà per inviare al nobile intento. Nel giorno poi, che sarà scelto per la partenza dei Missionari, prima della funzione di congedo, si terrà apposita conferenza ai Cooperatori e Cooperatrici nel Santuario di Maria Ausiliatrice, e questo vi sarà per tempo notificato, affinché coloro che lo desiderano possano intervenirvi, e mentre fin d'ora v'invito, non voglio lasciar di pregarvi ad aver la bontà di cercare pure, tra i vostri conoscenti ed amici, chi volesse eziandio concorrere col suo obolo a questa opera di umanità e di fede. Noi segneremo il vostro ed il loro nome nei registri del nostro pio Istituto, per ricordarli ogni giorno nelle nostre preghiere, per implorare dal Cielo copiose benedizioni sopra di voi e sopra tutti quelli che ci beneficheranno, sopra. le loro famiglie e le opere loro, sicuri che Iddio li segnerà nel libro della vita, nel libro dei predestinati, poiché è sentenza del grande Sant'Agostino, che chi procura efficacemente la salute delle anime, mette al sicuro l'anima propria: Animam salvasti, animam tuam praedestinasti. Maria SS. Ausiliatrice che si è costituita protettrice e madre dei nostri Missionari e di quei poveri selvaggi, vi ottenga da Dio ogni più eletta benedizione spirituale e temporale. Torino, li 15 Ottobre 1886. Vostro aff.mo in G. C. Sac. Giovanni Bosco N, B. I caritatevoli Benefattori delle nostre Missioni sono pregati di mandare le offerte direttamente a D. Bosco in Torino, Via Cottolengo N. 32. CONVOCAZIONE DEL QUARTO CAPITOLO GENERALE. Carissimi figli in G. C., Quest'anno, secondo le nostre sante costituzioni, (Capo VI, art. 3.) si dovrà radunare il Capitolo Generale compiendosi in Settembre prossimo un triennio da quello che si tenne nel 1883. Nel prossimo autunno si compirà pure un sessennio dall'ultima elezione del Capitolo Superiore avvenuta nel 1880, e però occorre nella medesima circostanza, secondo il Capo IX art. 3, rinnovare tale elezione. Annunzio pertanto che il Capitolo Generale suddetto si terrà nel nostro Collegio di Valsalice presso Torino ed avrà principio al 1 ° del mese di Settembre prossimo. A norma della nota dell'art. 3 del Capo VI delle suddette nostre Costituzioni dovranno prender parte a questa radunanza, oltre ai membri del Capitolo Superiore, agli Ispettori, e Procuratore Generale, .anche i Direttori delle diverse Case della nostra Società. Ogni Direttore disponga le cose in modo da trovarsi libero per tale circostanza, anzi dovendosi fare l'elezione del Capitolo Superiore, a norma dell'art. 4 del Capo IX delle Costituzioni stesse, dovrà condurre seco un socio professo perpetuo, eletto all'uopo dai Confratelli della propria Casa. Fin d'ora qui unito si spedisce ai singoli Direttori lo schema degli argomenti a trattarsi nel Capitolo Generale, affinché così portandola a cognizione dei propri dipendenti, in iscritto da tutti i Confratelli ci si faccia serio studio. Ponendo poi ciascuno per iscritto le proposte ed i riflessi che si giudicheranno alla maggior gloria di Dio ed a vantaggio della nostra Pia Società si rinvieranno a tempo opportuno al Sig. D. Francesco Cerruti, Consigliere Scolastico della nostra Società, che avrà l'uffizio di Regolatore nel Capitolo Generale. L'elezione del Capitolo Superiore avrà luogo il 2° giorno delle radunanze, cioè il 2 Settembre. Sarà molto conveniente che i Direttori, coi Confratelli che dovranno prendere parte all' elezione, vengano a fare il corso di esercizi, che precederà il Capitolo, e che avrà principio il 25 Agosto in San Benigno Canavese. Non mi fermo a fare speciali raccomandazioni a fine di persuadervi sull'importanza del Capitolo Generale e della elezione a farsi, che tutti già ne sarete compresi; piuttosto raccomando caldamente a tutti i Confratelli Salesiani, come pure ai nostri ascritti, di fare ogni giorno qualche particolare preghiera allo Spirito Santo, alla Vergine Ausiliatrice ed a S. Francesco di Sales, per ottenere i lumi e la protezione necessaria per la loro buona riuscita. Nella fiducia della divina assistenza, prego il Signore a spargere sopra di voi e sui vostri allievi e dipendenti le sue celesti benedizioni e con piacere mi professo Torino, 31 Maggio 1886. Vostro aff mo amico in G. C. Sac. Gio. Bosco. DISPOSIZIONI DEL CAPITOLO GENERALE. Carissimi Figli in G C., Si avvicina l'epoca fissata per la convocazione del Capitolo Generale e per l'elezione dei membri del Capitolo Superiore, di cui vi ho scritto nella mia lettera del 31 Maggio p. p. Sono persuaso che saranno stati ricevuti a suo tempo e distribuiti da studiarsi gli schemi delle materie, che verranno trattate nel Capitolo. Facendo ora seguito a detta lettera, mi raccomando che quelli, i quali non avessero ancora inviato le loro proposte, procurino di farle pervenire al Sig. D. Cerruti Francesco non più tardi del 15 Agosto p. v., perché si abbia il tempo necessario di esaminarle e prenderne nota, a comodità delle singole commissioni, che saranno incaricate di riferire. A fine poi di ottenere dallo Spirito Santo quei lumi, di cui abbiamo bisogno in un affare di tanta importanza per la nostra Pia Società, credo conveniente stabilire che, col cominciar di Agosto p. v. in ciascuna Casa si reciti ogni giorno in comune, dopo la meditazione o in quell'altro tempo, che ai singoli Direttori paresse più adatto, il Veni Creator Spiritus coi Versetti Emitte etc. e l'Oremus: Deus qui corda fldelium. Maria Ausiliatrice ci continui la sua materna assistenza e S. Francesco di Sales ci ottenga la grazia di essere suoi veri seguaci. Il Signore vi benedica tutti, e voi pregatelo anche per me che sono di vero cuore Torino, 24 Luglio 1886. Vostro aff mo amico in G. C. Sac. Gio. Bosco. ELEZIONE DEL VICARIO GENERALE E DI. ALTRI SUPERIORI. FigliuoIl in G. Cristo carissimi, Travagliato da varii incomodi , sentendo ogni . giorno diminuirmi. le forze, già da qualche tempo provava il bisogno di aver un sollievo ed un sostegno nell'adempimento di quella missione, che la Divina Provvidenza mi ha affidato. Io vedeva la necessità di uno che mi aiutasse efficacemente nel compiere le varie mie occupazioni, e fosse eziandio incaricato di tutto ciò che è indispensabile al buon andamento della Pia Società di S. Francesco di Sales. A questo fine pertanto pensai di eleggermi un Vicario, che mi rappresenti, e sia come un altro me stesso, un Vicario che abbia questo per uffizio speciale, che le tradizioni finora osservate, si mantengano intatte e tali siano conservate dopo di me da quelli che ci seguiranno. Parlo di quelle tradizioni che sono le norme pratiche per intendere, spiegare e praticare fedelmente le Regole, quali furono definitivamente approvate da S. Chiesa e che formano lo spirito e la vita della nostra Pia Società. Poiché è mio desiderio vivissimo che, venuta l'ora del mio passaggio alla vita eterna, per nulla vengano a turbarsi o a mutarsi le cose nostre. Qualche tempo fa, mentre andava meditando questo disegno, il Sommo Pontefice, di suo moto proprio, mi scriveva per mezzo di S. E. Monsignor Iacobini Domenico, Arcivescovo, chiedendomi chi sembravami tra i nostri Confratelli, atto a far le mie veci nella direzione suprema della Pia Società Salesiana. Io ringraziando il Santo Padre della sua benevolenza, risposi proponendo a mio Vicario D. Michele Rua, perché anche in ordine di tempo è uno dei primi della Società, perché da molti anni esercita in gran parte questo uffizio, e perché in fine questa nomina avrebbe incontrato il pieno gradimento di tutti i Confratelli. E il S. Padre, or sono poche settimane, per mezzo dell'amatissimo nostro Arcivescovo, si degnava significarmi che questa proposta era di tutto suo gradimento. Perciò, o carissimi Figliuoli, dopo aver pregato per molto tempo il Dator d'ogni bene, dopo aver invocato i lumi dello Spirito Santo e la speciale protezione di Maria Vergine Ausiliatrice e , del Nostro Patrono S. Francesco di Sales, valendomi della facoltà concessa dal Supremo Pastore- della Chiesa, nomino mio Vicario Generale D. Michele: Rua, attualmente Prefetto della nostra.Pia Società. Da qui innanzi pertanto egli farà le mie veci nel pieno ed, intero governo della nostra Pia Società, e tutto ciò, che posso far io, potrà farlo anch'egli con pieni poteri in tutti gli affari pubblici e privati, che ad essa Società si riferiscono e su tutto il personale, di cui la medesima si compone. Il novello Vicario, ne son certo, nel trattar affari di rilievo, accetterà sempre con gratitudine que' benevoli avvisi e consigli che gli fossero largiti. A voi pois miei carissimi Figliuoli, raccomando che gli prestiate quell'intiera obbedienza, che avete sempre professata a Colui che chiamate Padre e vi ama di amore paterno, quell'obbedienza che ha formato finora e formerà sempre, lo spero, la mia consolazione. In conseguenza poi di questa elezione, vi rendo noto eziandio che, valendomi della facoltà che mi attribuiscono le nostre Regole, nomino a Prefetto della Pia Società Salesiana D. Celestino Durando, esonerandolo dall'ufficio di Consigliere scolastico, che occupava finora, mentre in suo luogo e nell'ufficio di Consigliere scolastico della nostra Pia Società, eleggo e nomino D. Francesco Cerruti, attualmente Ispettore dell'Ispettoria Ligure e Direttore del Collegio d'Alassio. Esso per altro riterrà ancora l'uffizio d'Ispettore, sino a nuove nostre disposizioni. Riguardo alle nostre Missioni dell' America del Sud, stabilisco Mons. Giovanni Cagliero, mio Provicario, con piena autorità su tutto il personale e su tutte le Case ed Ispettorie di quelle contrade. . In questa medesima occasione credo farvi cosa gradita col parteciparvi che la mia sanità, è alquanto migliorata, e ciò attribuisco alle caritatevoli preghiere che so aver voi innalzato a Dio per me. Ve ne ringrazio di vero cuore, e vi assicuro che quel poco di forze e di giorni, che Dio pietoso si degnerà ancora concedermi, intendo che sia totalmente a vantaggio dell'umile nostra Congregazione e a profitto delle anime nostre. Il Signore benedica il novello Vicario, gli altri Superiori e tutti i nostri Confratelli, e faccia sì che tutti siamo sempre un cuor solo e un'anima sola, nel promuovere la gloria del nostro celeste Padre e la santificazione delle anime nostre. Festa dell'Immacolata Concezione di Maria SS. 8 Dicembre 1885. Af :mo in Gesù Cristo Sac. Gio.. Bosco. Nota 1. I : Direttori delle singole Case leggeranno questa lettera nella prima Conferenza che terranno ai nostri amati Confratelli. Nota 2. Ricordo ciò che in altre occasioni ho già raccomandato, che cioè nell'indirizzo delle, lettere e di tutti, gli altri scritti pubblici o privati, che non trattano di relazioni coll'Autorità Ecclesiastica, non si usino mai titoli di Congregazione, ma solamente i titoli Civili, come Direttore, Dottore, Professore, Maestro, Prefetto, edc. Così i Missionari,, scrivendo dall'America in Europa a qualche Confratello, non adoperino il titolo di Padre, ma quello di Sacerdote ovvero di Signore. DIFFUSIONE DEI BUONI LIBRI. Carissimi figliuoli in G. Cristo, Il Signore sa quanto vivo sia il mio desiderio di vedervi, di trovarmi in mezzo a voi, di * parlarvi delle cose nostre, di consolarmi colla reciproca confidenza. dei nostri cuori. Ma pur troppo, o carissimi figliuoli, la debolezza delle mie forze, i residui delle antiche malattie, gli urgenti affari che mi chiamano in Francia, mi impediscono, almeno per ora, di secondare gli impulsi del mio affetto per voi. Non potendo adunque visitarvi tutti in persona, vengo per lettera, e son certo che gradirete il ricordo continuo che serbo di voi, di voi che, come siete la mia speranza, siete pure la mia gloria ed il mio sostegno. Perciò, desideroso di vedervi ogni giorno più crescere in zelo ed in meriti al cospetto di Dio, non lascerò di suggerirvi di quando in quando i varii mezzi che io credo migliori, perché possa riuscire" sempre più fruttuoso il vostro ministero. Fra questi quello che io intendo caldamente raccomandarvi, per la gloria di Dio e la salute delle anime, si è la diffusione dei buoni libri. Io non esito a chiamare Divino questo mezzo, poiché Dio stesso se ne giovò a rigenerazione dell'uomo. Furono i libri da esso ispirati che portarono in tutto il mondo la retta dottrina. Esso volle che in tutte le città e in tutti i villaggi della Palestina ve ne fossero copie, e che ogni sabbato se ne facesse lettura nelle religiose assemblee. Sul principio questi libri furono patrimonio solamente del popolo Ebreo, ma, trasportate le tribù . in cattività nell'Assiria e nella Caldea, ecco la Santa Scrittura venir tradotta in siro-caldaico e tutta l'Asia centrale possederla nel proprio linguaggio. Prevalendo la potenza Greca, gli Ebrei portarono le loro colonie, in ogni angolo della terra, e con esse si moltiplicarono all'infinito i Libri Santi; e i Settanta, colla loro versione, .arricchirono con questi eziandio. le biblioteche dei popoli pagani ; sicchè gli oratori, i poeti, i filosofi di que' tempi attinsero dalla Bibbia non poche verità.. Iddio, principalmente co'sizoi scritti ispirati, preparava il mondo alla venuta del Salvatore. Tocca.adunque a noi imitare l'opera del Celeste Padre. I libri buoni, diffusi nel popolo, sono uno dei mezzi atti a mantenere il regno del Salvatore in tante anime. I pensieri, i principii, la morale di un libro cattolico sono . sostanza tratta dai libri divini e dalla tradizione Apostolica. Sono essi tanto più necessari in quanto che l'empietà e la immoralità oggigiorno si attiene a quest'arma, .per fare strage nell'ovile di Gesù Cristo , per condurre e per trascinare in perdizione gli incauti e i disobbedienti. Quindi è necessario opporre arma ad arma. Aggiungete che il libro, se da un lato non ha quella forza intrinseca della quale è fornita la parola viva, da un altro lato presenta vantaggi in certe circostanze anche maggiori. Il buon libro entra persino nelle case ove non può entrare il sacerdote, è tollerato eziandio dai cattivi come memoria o come regalo. Presentandosi non arrossisce, trascurato non s'inquieta, letto insegna verità con calma, disprezzato non si lagna e lascia il rimorso che talora accende il desiderio di conoscere la verità; mentre esso è.sempre pronto ad insegnarla. Talora rimane polveroso sovra un tavolino o in una biblioteca. Nessuno pensa a lui. Ma vien l'ora della solitudine, o della mestizia, o del dolore, o della noia, o della necessità di svago, o dell'ansia dell'avvenire, e questo amico fedele depone la sua polvere, apre i suoi fogli, e si rinnovano le mirabili conversioni di S. Agostino, del Beato Colombino e di S. Ignazio. Cortese coi paurosi per rispetto umano, si intrattiene con essi senza dare sospetto a veruno famigliare coi buoni è sempre pronto a tener ragionamento; va con essi in ogni istante, in ogni luogo. Quante anime furono salvate dai libri buoni, quante preservate dall'orrore, quante incoraggiate nel benel Chi dona un libro buono, non avesse altro merito che destare un pensiero di Dio, ha già acquistato un merito incomparabile presso Dio. Eppure quanto di meglio si ottiene! Un libro in una famiglia, se non è letto da' colui a cui è destinato o donato, è letto dal figlio o dalla figlia, dall'amico o dal vicino. Un libro in un paese talora passa nelle mani di cento persone. Iddio solo conosce il bene che produce un libro in una città, in una biblioteca circolante, in una società d'operai, in un ospedale, donato come pegno di amicizia. Nè bisogna temere che un libro possa essere da certuni rifiutato perchè buono. Al contrario. Un nostro Confratello, tutte le volte che a Marsiglia andava sui moli di quel porto, recava sue provviste di libri buoni da regalare ai facchini, agli artigiani, ai marinai. Or bene, questi libri furono sempre accolti con gioia e riconoscenza, e talora erano letti subito con viva curiosità. Premesse queste osservazioni e ommessene molte altre che voi stessi già conoscete, vi pongo sott' occhio le ragioni per cui dovete essere animati a procurare con tutte le forze e con tutti i mezzi la diffusione dei buoni libri, non solo come Cattolici, ma specialmente come Salesiani 1. Fu questa una fra le precipue imprese che mi affidò la Divina Provvidenza;, e voi sapete come io dovetti occuparmene con istancabile lena, non ostante le mille altre mie occupazioni. L'odio rabbioso dei nemici del bene, le persecuzioni contro la mia persona dimostrarono, come l'errore vedesse in questi libri un formidabile avversario e per ragione contraria un'impresa benedetta da Dio. 2. Infatti la mirabile diffusione di questi libri è un argomento per provare l'assistenza speciale di Dio. In meno di trent'anni sommano circa a venti milioni i fascicoli o volumi da noi sparsi tra il popolo. Se qualche libro sarà rimasto trascurato, altri avranno avuto ciascuno un centinaio di lettori, e quindi il numero di coloro, ai quali i nostri libri fecero del bene, si può credere con certezza di, gran lunga maggiore del numero dei volumi. pubblicati. 3. Questa diffusione dei buoni libri è uno dei fini principali della nostra Congregazione. L'articolo 7 del paragrafo primo delle nostre Regole dice dei Salesiani: «Si adopereranno a DIFFONDERE BUONI LIBRI nel popolo, usando» tutti quei mezzi che la carità cristiana inspira. Colle parole e COGLI SCRITTI cercheranno di porre un argine all'empietà ed all'eresia, che in tante guise tenta insinuarsi fra i rozzi e gli ignoranti. A questo scopo devono indirizzarsi le prediche le quali di tratto in tratto si tengono al popolo, i tridui, le novene e LA DIFFUSIONE DEI BUONI LIBRI. » 4. Perciò fra questi libri che si devono diffondere, io propongo di tenerci a quelli, che hanno fama di essere buoni, morali e religiosi, e debbonsi preferire le opere. uscite dalle nostre tipografie, sia perché il vantaggio materiale che ne ' proverrà si muta in carità, col mantenimento di tanti nostri poveri giovanetti, sia perché le nostre pubblicazioni tendono a formare un sistema ordinato, che abbraccia su vasta scala tutte le classi che formano l'umana società. Non mi fermo su questo punto; piuttosto con vera compiacenza vi accenno una classe sola, quella dei giovanetti alla quale sempre ho cercato di far del bene, non solo colla parola viva, ma colle stampe. Colle LETTURE CATTOLICHE, mentre desiderava istruire tutto il popolo, avea di mira di entrar nelle case, far conoscere lo spirito dominante nei nostri Collegi e trarre alla virtù i giovanetti, specialmente colle biografie di Savio, di Besucco e: simili. Col GIOVANE PROVVEDUTO ebbi in mira di condurli in chiesa, loro istillare lo spirito di pietà e innamorarli della frequenza dei Sacramenti. Colla collezione dei classici italiani e latini emendati e colla STORIA D'ITALIA e con altri libri storici o letterarii, volli assidermi al loro fianco nella scuola e preservarli da tanti errori e da tante passioni, che loro riuscirebbero fatali pel tempo e per l'eternità. Bramava, come una volta essere loro compagno nelle ore della ricreazione, e ho meditato di ordinare una serie di libri ameni che spero non tarderà a venire alla luce. Finalmente col BOLLETTINO SALESIANO, fra i molti miei fini, ebbi anche questo di tener vivo nei giovanetti ritornati nelle loro famiglie l'amore allo spirito di S. Francesco di Sales e alle sue massimo, e di loro stessi fare i salvatori di altri giovanetti. Non vi dico che io abbia raggiunto il mio ideale di perfezione : vi dirò bensì che a voi tocca coordinarlo in modo, che sia completo in tutte le sue parti. Vi prego e vi scongiuro adunque. di non trascurare questa parte importantissima della nostra missione. Incominciatela non solo fra gli stessi giovanetti che la Provvidenza vi ha affidati, ma colle vostre parole e col vostro esempio fate di questi altrettanti apostoli della diffusione dei buoni libri. Al principio dell'anno gli alunni, specialmente i nuovi, si accendono di entusiasmo alla proposta di queste nostre associazioni, tanto più vedendo che si tratta di corrispondere con una esigua somma. Procurate però che siano spontanee e non in qualsivoglia modo imposte le loro adesioni, e con ragionate esortazioni inducete i giovani ad associarsi, non solo in vista del bene che questi libri faranno ad essi,. ma eziandio riguardo al bene che con questi possono fare agli altri, mandandoli a casa di mano in mano che son pubblicati, al padre, alla madre, ai fratelli, ai benefattori. Eziandio i parenti poco praticanti la religione restano commossi a questo ricordo di un figlio, di un fratello lontano, e facilmente si inducono a leggere il libro, se non altro, per curiosità. Procurino però che queste spedizioni non prendano mai l'aspetto di predica o di lezione ai parenti, ma sempre e solo di caro dono é di affettuosa memoria. Ritornati poi a casa, col regalarli agli amici, coll'imprestarli ai parenti, col darli per compenso. di qualche servigio, col cederli al parroco, pregando che li distribuisca, col procurare:e nuovi associati, si sforzino di accrescere i meriti delle loro opere buone. Persuadetevi, o cari miei figliuoli, che simili industrie attireranno su di voi e sui nostri fanciulli le benedizioni più elette del Signore. Finisco : la conclusione di questa lettera deducetela voi, col procurare che i nostri giovani attingano i morali e cristiani principii, specialmente dalle nostre produzioni, evitando il disprezzare i libri degli altri. Debbo però dirvi che provai grave pena al cuore, quando seppi che in alcune nostre Case le opere da noi stampate, appositamente per la gioventù, fossero talvolta sconosciute o tenute in nessun conta Non amate e non fate amare dagli altri quella scienza, che al dire dell'Apostolo in fiat, e rammentatevi che S. Agostino, divenuto Vescovo, benché esimio maestro di belle lettere ed oratore eloquente, preferiva le improprietà di lingua e la niuna eleganza di stile, al rischio di non essere inteso dal popolo. La grazia del Nostro Signore Gesù Cristo sia sempre con voi. Pregate per me. Torino, 19 Marzo, festa di S. Giuseppe, 1885. A f mo in G. C. Sac. GIOVANNI Bosco. LETTURE. Miei dilettissimi figliuoli in O. C., Una gravissima cagione mi determina a scrivervi questa lettera sul principiare dell'anno scolastico. Voi sapete quanta affezione io nutra per quelle anime che Gesù benedetto Signor nostro, nella sua infinita bontà, volle affidarmi, e d'altra parte non dovete misconoscere quale responsabilità pesi sugli educatori della gioventù, e quale strettissimo conto costoro dovranno rendere della loro missione alla Divina Giustizia. Ma questa responsabilità io debbo sostenerla con voi indivisa, o miei Carissimi figliuoli, e bramo che sia per voi e per me origine, fonte, causa di gloria e di. vita eterna. Perciò ho pensato di richiamare la vostra attenzione sopra un punto importantissimo, dal quale può dipendere la salute dei nostri allievi. Parlo dei libri che si debbono togliere dalle mani dei nostri giovanetti, e di quelli che si debbono usare per le letture individuali, o per quelle fatte in comune. Le prime impressioni, che ricevono le menti vergini e i teneri cuori dei giovanetti, durano tutto il tempo della loro vita; e i libri oggigiorno sono una delle cause principali di queste. La lettura ha per essi una vivissima attrattiva solleticando la loro smaniosa curiosità, e da questa dipende moltissime volte la scelta definitiva che fanno del bene o del male. I nemici delle anime conoscono la potenza di quest'arma e la esperienza vi insegna quanto sappiano scelleratamente adoperarla a danno dell'innocenza. Stranezza di titoli, bellezza di carta, nitidezza di caratteri, finezza di, incisioni, modicità di prezzi, popolarità di stile, varietà d'intrecci, fuoco di descrizioni, tutto è adoperato con arte e prudenza diabolica. Quindi tocca a noi opporre armi . ad armi; strappare dalle mani dei nostri giovani il veleno, che l'empietà e 1' immoralità loro presenta: ai libri cattivi opporre libri buoni. Guai a noi se .dormissimo mentre l'uomo nemico veglia continuamente per seminare la zizzania! Perciò fin dal principio dell'anno scolastico si metta in pratica ciò che le Regole prescrivono, si osservi cioè attentamente quali libri rechino con sè i giovani nell'entrare in Collegio, destinando, se fa d'uopo, una persona ad ispezionare bauli ed involti. Oltre a ciò il Direttore di ogni Casa imponga ai giovani di fare l'elenco coscienzioso di ogni loro libro e di presentarlo al Superiore stesso. Questa misura non sarà superflua, sia perchè si potrà esaminare meglio se qualche libro rimane inosservato, sia perchè, conservandosi questi elenchi, potranno in data circostanza servire per regola di azione, contro chi maliziosamente avesse celato qualche libro cattivo. Simile vigilanza continui tutto l'anno, sia comandando agli allievi di consegnare ogni libro nuovo, che acquistassero lungo il corso scolastico, o che fosse introdotto dai parenti, amici e condiscepoli esterni ; sia osservando che, per ignoranza o per malizia, non siano fatti avere ai giovani pacchi involti in giornali pessimi ; sia col fare prudenti perquisizioni in istudio, in camerata, in iscuola. Le diligenze usate a questo fine non sono mai troppe. Il Professore, il Capo Studio, l'Assistente osservino eziandio che cosa si legga in Chiesa o in ricreazione, in iscuola, nello studio. I vocabolarii non purgati sono pure da eliminarsi. Per tanti giovani sono il principio della malizia, delle insidie dei compagni 'cattivi. Un libro cattivo è una peste che ammorba molti giovani. Il Direttore stimi di aver ottenuta una buona ventura, quando riesce a togliere di mano a ' qualche allievo uno di questi libri. Purtroppo che i giovani possessori di questi si prestano ben difficilmente all'obbedienza, e ricorrono ad ogni astuzia per nasconderli. Il Direttore deve lottare contro l'avarizia, la curiosità, la paura del castigo, il rispetto umano, le passioni sbrigliate. Per ciò io credo necessario conquistare il cuore dei giovani, persuadendoli colla dolcezza. Più volte all'anno dal pulpito, alla sera, nelle scuole trattar l'argomento dei libri cattivi, far vedere i danni che da questi derivano; persuadere i giovani che non si vuole altro, fuorchè la `salute delle anime loro,: che noi dopo Dio amiamo sovra ogni altra cosa. Non si usi rigore, se non nel caso che un giovane fosse di rovina agli altri. Se uno consegnasse un libro cattivo ad anno avanzato, si dissimuli anche la passata, disobbedienza e si accetti quel libro come un carissimo regalo. Tanto più che talora può essere il Confessore che gli. ha prescritta simile consegna,. e sarebbe imprudenza cercare più 'in là. La conosciuta benignità dei Superiori indurrebbe anche i compagni alla , denunzia di chi nascondesse simili libri. Scoperto però un libro proibito dalla Chiesa o immorale, si consegni subito alle fiamme. Si sono visti libri tolti ai giovani e conservati riuscir di rovina a Preti ed a Chierici. Così operando io spero che i libri cattivi non entreranno nei nostri collegi, ovvero entrati saranno presto distrutti. Ma, oltre i libri cattivi, è necessario tener d'occhio certi altri libri, i quali, benchè buoni o indifferenti in sè, pure possono riuscir di pericolo, perchè non convenienti all'età, al luogo, agli studi, alle inclinazioni, alle passioni nascenti, alla vocazione. Questi pure si debbono eliminare. In quanto ai libri onesti ed ameni, se si potessero escludere, ne verrebbe un gran vantaggio per il profitto nello studio; i Professori, regolando i cómpiti scolastici, potranno misurare agli allievi il tempo. Essendo però oggigiorno quasi irrefrenabile la smania di leggere; e anche molti libri buoni scaldando troppo le passioni o le immaginazioni, ho pensato, se il Signore mi dà vita, di ordinare è stampare una collana di libri ameni per la gioventù. Ciò dico riguardo ai libri che si leggono in privato. Per ciò che spetta alle letture fatte in comune nei refettorii, nelle camerate e nella sala di studio, dirò in primo luogo che. non si leggano mai libri, se prima non sono approvati dal Direttore e siano esclusi i 'romanzi di qualunque genere essi siano, non usciti dalla nostra Tipografia. In refettorio ,si legga il Bollettino,Ie Letture Cattoliche, di mano in mano che escono, e negli intervalli i libri storici stampati nell'Oratorio, la Storia d'Italia, la Storia Ecclesiastica e dei Papi, 1 racconti sull'America e su altri soggetti; ma pubblicati nella collezione delle Letture Cattoliche, e i libri storici od i racconti della Biblioteca della gioventù. Questi ultimi si potrebbero leggere nello studio, ove vi fosse ancora l'usanza di una lettura nell'ultimo. quarto d'ora, prima della scuola di canto. Riguardo poi alla lettura nelle camerate, intendo di bandire assolutamente ogni lettura divagante o amena, ma desidero siano adottati libri, che colleloro impressioni sull'animo del giovanetto che sta per addormentarsi, siano atti a renderlo più buono. Quindi sarà cosa utilissima che si usino in questa circostanza libri allettevoli, ma d'argomento piuttosto sacro od ascetico. Incomincierei dalle biografie dei nostri giovanetti Comollo, Savio, Besucco ecc., continuerei con quei libretti delle Letture Cattoliche che trattano di religione; finirei colle vite di Santi, ma scegliendo le più attraenti ed opportune. Queste seguono il brevissimo discorso della sera, partito da un cuore che desidera la salute delle anime, sono certo che talora faranno più bene di quello possa farlo un corso di es r izi s irituah. Per ottenere pienamente questi desiderati effetti e fare che i nostri libri servano di antidoto contro i libri cattivi, vi prego e vi scongiuro di amare voi stessi le pubblicazioni dei nostri Confratelli, tenendovi liberi da ogni sentimento d'invidia o disistima. Dove trovaste qualche deficienza, col consiglio ed anche coll'opera, se avete tempo, prestatevi, perchè si possano fare le correzioni necessarie, col notificare le vostre osservazioni all'autore stesso od a quelli fra' Superiori, cui spetta la revisione delle nostre pubblicazioni. Ma giammai una censura esca dal vostro labbro. L'onore di uno è l'onore di tutti. Se i giovanetti udirono il maestro o l'assistente lodare un libro, essi pure lo stimeranno, loderanno, leggeranno. Ricordatevi una gran parola che il Santo Padre Pio IX indirizzava un giorno ai Salesiani: « Imitate l'esempio dei Padri della Compagnia di Gesù. Perchè i loro scrittori sono così stimati. Perchè .i confratelli si adoperano a rivedere e correggere, come se fossero proprie, le opere di un confratello; quindi in pubblico, con tutti i giornali dei quali ponno disporre, celebrandone i meriti, gli procurano una fama esimia, e nel privato delle conversazioni sul loro labbro non risuonano che parole di lode. Non udrete mai uno di quei Padri, che pure si contano a migliaia, uscire in una critica che diminuisca la fama di un confratello. » Così fate voi in mezzo ai nostri cari giovanetti, e state certi che i nostri libri produrranno un bene immenso-. Miei cari figliuoli. Ascoltate, ritenete, praticate questi miei avvisi. Sento che gli anni miei volgono al loro tramonto. Anche i vostri anni vanno velocemente passando. Lavoriamo adunque con zelo, perchè abbondante riesca la .messe di anime salvate, da poter presentare al buon Padre di famiglia, che è Dio. Il Signore vi benedica, e con voi benedica i nostri giovani allievi, che saluterete da parte mia, raccomandando alle loro preghiere questo povero vecchio che li ama tanto in Gesù Cristo. Nel giorno della festa di tutti i Santi, 1884. Affezionatissimo in Gesù Cristo Sac. Gio. Bosco DISPOSIZIONI PER IL CHOLERA. Carissimo Direttore, Già in varie città e paesi non solo della Francia ma anche d'Italia, si verificano casi di cholera,- come viene a tutti annunziato per mezzo dei giornali. In tale pericolo giudico opportuno mandare alcuni avvisi a tutte le nostre Case, raccomandando ai saggi Direttori che lî facciano conoscere ai loro dipendenti. Primieramente raccomando che; fino a tanto che dura il cholera, si dia in ogni nostra chiesa quotidianamente la benedizione col SS. Sacramento, dando anche comodità agli esterni di prendervi parte, dove la chiesa è aperta al pubblico,. In secondo luogo raccomando che, tanto pei Salesiani quanto per gli altri del nostro personale, si usino i riguardi consigliati dalla cristiana prudenza, onde evitare il morbo fatale. Desidero per altro in terzo luogo che occorrendo il bisogno , . ci prestiamo a servizio del nostro prossimo, per quanto la nostra condizione lo permette, sia nell'assistere gli infermi, sia nel soccorrere spiritualmente, ed anche accogliere nei nostri Ospizi quei giovanetti poveri, che rimanessero orfani ed abbandonati per causa della malattia dominante. In questo caso però converrà anzitutto attendere il giudizio della Commissione sanitaria locale, che non vi sia pericolo di comunicare agli altri ricoverati l'epidemia Mentre ti do comunicazione di quanto sopra, imploro sopra di te e della tua Casa ogni celeste benedizione, e t'invio i più cordiali saluti per te e per tutti cotesti miei cari figli. Torino, addì 26 Agosto 1884. Tuo Aff.mo Amico SaC. GIOVANNI Bosco. P. S L'esibizione di accogliere nei nostri Ospizi i giovanetti poveri, che rimanessero orfani per causa del cholera, si potrà fare alle Autorità. locali come al Sindaco ed al Prefetto o Sotto-Prefetto OSSERVANZA DELLE REGOLE. Miei. cari ed amati Figliuoli, Grande consolazione io provo, ogni volta che mi, è dato di ascoltare parole di ossequio e di affezione da voi, o miei cari figliuoli. Ma le affettuose espressioni, che con lettere o personalmente mi avete manifestate nell'augurio di buone feste e di buon capo d'anno, richiedono ragionevolmente da me uno speciale ringraziamento, che sia-risposta ai figliali affetti che mi avete esternati. Vi dico adunque che io sono assai contento di voi, della sollecitudine con cui affrontate qualsiasi genere di lavoro, assumendovi anche gravi fatiche, a fine di promuovere la maggior gloria di Dio nelle nostre Case e tra quei giovanetti che la Divina Provvidenza ci va ogni giorno affidando, perché noi li conduciamo pel cammino della virtù, dell'onore, per la via del Cielo. Ma in tanti modi e con varie espressioni mi avete ringraziato di quanto ho fatto per voi ; vi siete offerti di lavorar meco coraggiosamente e meco dividere le fatiche, l'onore e la gloria in terra, per -conseguire il gran premio che Dio a tutti noi tiene preparato in Cielo ; mi avete detto eziandio che non altro desiderato, fuorché conoscere ciò che io giudico bene per voi, e che voi l'avreste inalterabilmente ascoltato e praticato. Io gradisco adunque queste preziose parole, cui come padre rispondo semplicemente che vi ringrazio con tutto il cuore,e che voi mi farete la cosa più cara del mondo, se mi aiuterete a salvare l'anima vostra. Voi ben sapete, amati figliuoli, che vi ho accettati nella Congregazione, ed ho costantemente usate tutte le possibili sollecitudini a vostro bene per assicurarvi l'eterna salvezza; perciò, se voi mi aiutate in questa grande impresa, voi fate quanto il mio paterno cuore possa attendere da voi. Le cose poi che voi dovete praticare, a fine di riuscire in questo grande progetto, voi potete di leggieri indovinarle. Osservare le nostre Regole, quelle Regole che Santa Madre Chiesa si degnò approvare per nostra guida e per il bene dell'anima nostra e per vantaggio, spirituale e temporale dei nostri amati allievi. Queste Regole noi le abbiamo lette, studiate, ed ora formano l'oggetto delle nostre promesse, e dei voti con cui ci, siamo consacrati al Signore. Pertanto io vi raccomando con tutto l'animo mio, che niuno lasci sfuggire parole di rincrescimento, peggio ancora, di pentimento di essersi in simile guisa consacrato al Signore. Sarebbe questo un atto di nera ingratitudine. Tutto quello che abbiamo, o nell'ordine spirituale o nell'ordine temporale, appartiene a Dio; perciò quando nella professione religiosa noi ci consacriamo a Lui, non facciamo altro che offerire a Dio quello che Egli stesso ci ha, per così, dire, imprestato, ma 'che è di sua assoluta proprietà. Noi pertanto, recedendo dall'osservanza dei nostri voti, facciamo un furto al Signore, mentre davanti agli occhi suoi riprendiamo, calpestiamo, profaniamo quello che gli abbiamo offerto, e' che abbiamo riposto nelle suo sante mani. Qualcuno di voi potrebbe dire: l'osservanza delle Regole costa fatica in chi le osserva mal volentieri, in chi ne è trascurato. Ma nei diligenti, in chi ama il bene dell'anima, questa osservanza diviene, come dice il Divin Salvatore, un giogo soave, un peso leggiero : Jugum meum suave est, et onus meum leve. É poi, miei cari, vogliamo forse andare in Paradiso in carrozza? Noi appunto ci siam fatti religiosi, non per godere, ma per patire e procurarci meriti per l'altra vita; ci siamo consecrati a Dio non per comandare, ma per obbedire; non per attaccarci alle creature, ma per praticare la carità verso il prossimo, mossi dal solo amor di Dio; non per far una vita agiata, ma per essere poveri con Gesù Cristo, patire con Gesù Cristo sovra la terra, per farci degni della sua gloria in Cielo. Animo adunque, o cari ed amati figli; abbiamo posto la mano all'aratro, stiamo fermi; niuno di noi si volti indietro a mirare il mondo fallace e traditore. Andiamo avanti. Ci costerà fatica, ci costerà stenti, fame, sete e forse anche la morte; noi risponderemo sempre : se diletta la grandezza dei premi, non ci devono per niente sgomentare le fatiche che dobbiamo sostenere per meritarceli: Si delectat magnitudo praemiorum, non deterreat certamen laborum. Una cosa credo ancora bene di manifestare. Da ogni parte i nostri confratelli mi scrivono, ed io sarei ben lieto di dare a ciascuno la relativa risposta. Ma ciò non essendomi possibile, io procurerò di inviare delle lettere con maggior frequenza; lettere che mentre mi danno agio di aprirvi il mio cuore, potranno eziandio servire di risposta, anzi di guida a coloro che per santi motivi vivono in paesi lontani, e perciò non possono di presenza ascoltare la voce di quel padre che tanto li ama in Gesù Cristo. La grazia del Signore e la protezione della Santa Vergine Maria siano sempre con noi, e ci aiutino a perseverare nel divino servizio fino agli ultimi momenti della vita. Così sia. Torino, 6 Gennaio 1884. Aff.mo in G. C. Sac..GIovANNI Bosco MEZZI PER COLTIVARE LE VOCAZIONI E CONSERVARE LO SPIRITO DI PIETÀ TRA I SALESIANI ED I GIOVANI. Figliuoli miei in G. C. Carissimi, Compiuta la visita delle nostre Case, sento in me il bisogno di- trattenermi alquanto con voi, Figliuoli Carissimi, intorno alle cose che. possono tornare alla maggior gloria di Dio ed a vantaggio della nostra Congregazione. Prima d'ogni altra cosa sono lieto di potervi assicurare, che sono stato assai soddisfatto del procedimento materiale e morale, sia in ciò che si riferisce all'amministrazione interna, sia nelle relazioni sociali esterne. Si lavora, si osservano. le costituzioni della Società, si mantiene la disciplina, si frequentano i santi Sacramenti, si promuove lo spirito di pietà, e si coltivano le vocazioni in coloro, che per buona ventura dessero segni di essere chiamati allo Stato Ecclesiastico. Di tutto siano rese grazie al Signore, alla cui bontà e misericordia è dovuto quel poco di bene che si va facendo tra noi. . Ho pure la consolazione di parteciparvi come la nostra Società prenda ogni giorno maggior incremento. L'anno teste spirato si aprirono parecchie nuove Case ; altre saranno- aperte in quest'anno 1876. Il personale cresce in numero ed attitudine, ma appena taluno è fatto idoneo a coprire qualche uffizio, la Divina Provvidenza presenta subito l'opportunità di porsi all'opera. Ma che diremo delle dimande che si fanno di aprire Case in tante parti? In molte città d'Italia, di Francia., d'Inghilterra; nell'America del Nord, del Centro, del Sud e segnatamente nell'impero del Brasile e nella Repubblica Argentina; in Algeria, nella Nigrizia, in Egitto, in Palestina, nelle Indie, nel Giappone, nella China, nell'Australia vi sono milioni e milioni di creature ragionevoli, che, tuttora sepolte nelle tenebre dell'errore, dall'orlo della perdizione levano loro voci dicendo : Signore, mandateci operai Evangelici, che ci vengano a portare il lume della verità, e ci additino quella strada, che sola può condurre a salvamento. Parecchi nostri Confratelli, come ben sapete, diedero già ascolto a queste commoventi voci, e partirono per la Repubblica Argentina, d'onde recarsi tra le tribù selvagge della Patagonia; ma in tutte le lettere scritte nel loro viaggio, e dai luoghi di loro missione fanno continuo risuonare la stessa voce: Mandate, mandate operai. Fra le altre cose notano come l'Archidiocesi del Brasile, Rio-Janeiro, ha due milioni di abitanti con pochissimi Sacerdoti e con appena cinque chierici in Seminario. 0 miei cari, io mi sento profondamente addolorato al riflettere alla copiosissima messe che ad ogni momento e da tutte parti si presenta, e che si è costretti di lasciare incolta per difetto di Operai. Noi però non perdiamoci di animo, e per ora ci applicheremo seriamente col lavoro, colla preghiera e colla virtù a preparare novella milizia a G. C., e ciò studieremo di conseguire, specialmente colla coltura delle vocazioni religiose; e se farà d' uopo a suo tempo offriremo anche noi stessi a quei sacrifizi che Dio si degnasse di chiedere per nostra ed altrui salvezza. Intanto nel desiderio di venire a cose, valevoli a coltivare le vocazioni religiose ed efficaci per conservare lo spirito di pietà tra i Salesiani e tra i giovanetti a noi affidati, io mi fo a raccomandarvi alcune cose che l'esperienza mi ha fatto ravvisare sommamente necessarie: 1.° In ogni Casa e specialmente nell'Oratorio di S. Francesco di Sales, ciascuno diasi la massima sollecitudine di promuovere le piccole Associazioni, coma sarebbe il Piccolo Clero, la Compagnia del SS. Sacramento, di S. Luigi, di Maria Ausiliatrice e dell'Immacolata Concezione. Niuno abbia timore di parlarne, raccomandarle, favorirle, e di esporne lo scopo, l'origine, le indulgenze ed altri vantaggi che da queste si possono conseguire. Io- credo che tali Associazioni si possano chiamare Chiave della pietà, Conservatorio della morale, Sostegno delle vocazioni ecclesiastiche e religiose. 2.° Guardarvi bene dalle relazioni, amicizie o.conversazioni geniali o particolari sia per iscritto, sia per colloquio, sia per mezzo di libri o di regali di qualunque genere. Quindi le strette di mano, le carezze sulla faccia, i baci, il camminare a braccetto o passeggiare collo braccia l'un in collo dell'altro sono cose rigorosamente proibite, non dico solo tra di voi, e tra di voi e gli allievi, ma eziandio tra gli allievi stessi. Teniamo altamente fisse in mente nostra le parole di S. Girolamo che dice: Affezione per nessuno o affezione egualmente per tutti. 3.° Fuga del secolo e delle sue massime. Radici di dispiaceri e di disordine sono le relazioni con quel mondo che noi abbiamo abbandonato, e che vorrebbe di nuovo trarci a lui. Molti finchè vissero in Casa Religiosa apparivano modelli di virtù, recatisi altrove, presso i parenti o presso gli amici perdettero in breve tempo il buon volere, e ritornati in religione non poterono più riaversi, e taluni giunsero a perdere allatto la medesima vocazione. Pertanto non recatevi mai in famiglia se non per gravi motivi; e per questi gravi motivi non ci andate mai senza il dovuto. permesso, e per quanto è possibile, accompagnati da qualche Confratello scelto dal Signore. L'assumervi commissioni, raccomandazioni, trattare affari, comperare o vendere per altrui sono cose da fuggirsi costantemente, perchè trovate rovinose per le vocazioni e per la moralità. 4.° La sera dópo le orazioni ciascuno vada subito a riposo. Il fermarsi a passeggiare, chiacchierare, o ultimare qualche lavoro, sono cose dannose alla sanità spirituale ed anche corporale., So che in certi siti, grazie a Dio non nelle nostre Case, si dovettero deplorare dolorosi disordini., e cercatane l'origine, si trovò nelle conversazioni iniziate e continuate nelle ore, cui noi accenniamo. . La puntualità nel recarsi a riposo è collegata colla esattezza nella levata del mattino, che con pari insistenza intendo di inculcare. Credetelo, miei cari, l'esperienza ha fatto fatalmente "conoscere, che, il protrarre l'ora del riposo al mattino senza necessità, fu sempre trovata cosa assai pericolosa. Al contrario l'esattezza nella levata, oltre di essere il principio di una buona giornata, si può eziandio chiamare un buon esempio permanente per tutti. A questo proposito non posso omettere una calda raccomandazione.. ai Superiori di fame in modo che tutti, nominatamente Coadiutori e le persone di servizio, abbiano tempo di as sistere ogni mattina alla S. Messa, comodità di ricevere con frequenza la Santa Comunione e accostarsi regolar mente al Sacramento della Penitenza, secondo le nostre Costituzioni. Questa lettera che io indirizzo a tutti in generale, vorrei che fosse considerata conce scritta ad _ognuno in particolare, che ogni parola di essa venisse detta, ripetuta lé mille volte all'orecchio di ciascuno, af inchè non fosse mai dimenticati. Ma io spero che per I' affezione che mi portate, per l'impegno che ognora mostrate nei vostri doveri, sopratutto nel mettere in pratica i consigli del vostro Padre ed Amico Spirituale, mi darete la grande consolazione di essere non solamente fedeli a queste raccomandazioni, ma di più le interpreterete nel senso che vie meglio potranno contribuire alla maggior gloria di Dio e della nostra Congregazione. Con questa persuasione prego Dio che tutti vi benedica e vi conceda sanità stabile e il prezioso dono della perseveranza nel bene. Pregate.in fine anche per me che vi sarò sempre in G. C. S. N. Torino, 12-Gennaio 1876. Af .m° Amico SaC. GIOVANNI Bosco.