VITA DEL GIOVANETTO SAVIO DOMENICO ALLIEVO DELL'ORATORIO D1 SAN FRANCESCO DI SALES per cura dei Sacerdote BOSCO GIOVANNI TORINO TIP. G. B. PARAVIA E COMP I859 ESTRATTO DI LETTERA PASTORALE DI MONS. GIOANNI ANTONIO GIANOTTI ARCIVESCOVO E VESCOVO DI SALUZZO AI VENERANDI PAROCI DELLA SUA DIOCESI in favore delle LETTURE CATTOLICHE. Prima di chiudere questa nostra Lettera, non possiamo a meno di eccitare il vostro zelo per la propagazione di un libretto periodico, la cui lettura, attese le circostanze dei tempi, crediamo sommamente utile alle famiglie cristiane. Voi lo sapete, Ven. Fr., che alcuni anni sono, con apposita Lettera pastorale , diretta ai fedeli di Nostra Diocesi, abbiamo loro dimostrato i 4 gravissimi danni che cagionano alla fede ed al buon costume tanti libri e fogli empi e licenziosi, di cui sono inondate le nostre contrade. Ora vedendo che questi danni si hanno pur troppo tuttavia a deplorare, vi suggeriamo a voler unire la vostra alla nostra sollecitudine, e vegliare non solo per impedire che il nemico delle anime semini di nascosto la zizzania nel campo evangelico, ma adoperarvi colla più industriosa carità per ispargere dovunque la buona semenza della parola di Dio e delle cattoliche dottrine. La qual cosa si potrà da voi eseguire non solo colle apposite istruzioni che farete in Chiesa, ma ancora col disseminare nelle famiglie l'accennato libretto intitolato Letture Cattoliche, che già altra volta vi abbiamo raccomandato. Sia per la scelta degli 5 argomenti, sia per la chiarezza dell'esposizione e dello stile, sia finalmente per la modicità della spesa (*), ci parve il più adattato all'intelligenza, come ai bisogni del popolo. E tanto più caldamente potrete raccomandarne la lettura, in quanto che il medesimo supremo Gerarca della Chiesa Pio IX degnavasi d'incoraggiare i collaboratori della pia impresa a continuarvi, e di più, per mezzo di Circolare di S. Em. il Cardinale Vicario, eccitava tutti gli Arcivescovi e Vescovi dello Stato Pontificio a diffondere il più che fosse possibile queste Letture Cattoliche per tutte le città e castelli soggetti alla spirituale loro giurisdizione. (*) Esce ogni mese un fascicolo dí pag. 108 circa. Il prezzo d'associazione è di Cent. 15 ciascun mese, che formano L. 4, 80 all'anno. Il Can. Arciprete della Nostra Cattedrale s'incarica dell'associazione e della -distribuzione mensile dei fassiculi. 6 Preghiamo, Ven. Fr., il Dio delle misericordie, affinchè riguardi con occhio pietoso le afflizioni della sua Chiesa, e faccia risplendere sopra la nostra cara patria giorni più sereni e tranquilli per la santa nostra cattolica Religione, e che intanto ci accordi la pazienza , il coraggio e lo zelo di cui, come suoi fedeli Ministri, abbisogniamo per combattere le sue guerre. trionfare de'suoi nemici, e condurre le anime affidate alla nostra cura spirituale al sospirato porto della beata eternità. Saluzzo il 9 ottobre 1858. + GIOANNI Arciv. Vescovo. G. Garneri Segretario. GIOVANI CARISSlM1: Voi mi avete più volte dimandato, Giovani carissimi, di scrivervi qualche cosa intorno al vostro compagno Savio Domenico: cd io ho finto quello che ho potuto per appagare questo vostro pio desiderio. Eccovi la vita di lui descritta con quella brevità e semplicità che so tornare a voi di gradimento. Due difficoltà si opponevano alla pubblicazione di questo lavoro; la prima é la critica cui per lo più va soggetto chi scrive cose delle quali avvi moltitudine di testimonii viventi. Questa difficoltà credo di aver superato col farmi uno studio di narrare unicamente le cose che da voi o da me 8 furono- vedute, e che quasi tutte conservo scritte e segnate di vostra mano medesima. Altro ostacolo era il dover più volle parlare di me, perciocchè essendo questo giovane vissuto circa tre anni in questa casa mi tocca sovente riferire cose, di cui ho avuto parte. Questo ostacolo credo pur di aver superato tenendomi al dovere dello storico, che è di scrivere la verità dei fatti, senza badare alle persone. Tuttavia se troverete qualche /atto, ove io parli di me con qualche compiacenza, attribuitela al grande a flétto che io portava all'amico defunto e che porto a tutti voi ; il quale affetto mi fa aprire a voi l'intimo dei mio cuore, come farebbe un padre che parla a'suoi amati figliuoli. Taluno di voi dimanderà, perchè io abbia scritto la vita di Savio Domenico e non quella di altri giovani che vissero tra di noi con fama di specchiate virtù. E vero, miei cari, la 9 Divina Provvidenza si degnò di mandarci parecchi modelli di virtù; tali furono Fascio Gabriele, Rua Luigi, Gavio Camillo, Massa glia Giovanni ed altri; ma le. azioni di costoro non sono state egualmente note e speciose come quelle del Savio, il cui tenor di vita fu notoriamente maraviglioso. Però, se Dio mi darà sanità e grazia, ho in animo di raccogliere le azioni di questi vostri virtuosi compagni, per essere in grado di appagar i vostri e i miei desiderii col darvele a leggere e ad imitare in quello che è compatibile col vostro stato. Intanto cominciate a trar profitto di quanto qui vi verrò descrivendo; e dite `in cuor vostro quanto diceva S. Agostino: Si ille, cur non ego? Se un mio compagno, della stessa mia età, nel medesimo luogo, esposto ai medesimi e forse maggiori pericoli, tuttavia trovò tempo e modo di mantenersi fedele seguace di Gesù Cristo, perchè non posso fare anche io lo 10 stesso ? Ricordatevi però bene che la religione vera non consiste in sole parole; bisogna venir alle opere; quindi, trovando qualche cosa degna di ammirazione, non contentatevi di dire questo è bello, questo mi piace: dite piuttosto : voglio adoperarmi per fare quelle cose che, lette di altri, mi eccitano alla maraviglia. Dio doni a voi e a tutti i lettori di questo libretto sanità e grazia per trar profitto di quanto ivi andranno leggendo, e la Vergine Santissima, di cui il giovane Savio era fèrvoroso divoto, ci ottenga di poter fare un cuor solo ed un'anima sola per amare il nostro Creatore, che è il solo degno di essere amato sopra ogni cosa, e fedelmente servilo in tutti i giorni di nostro, vita. ********** CAPO PRIMO. Patria-indole di questo giovane suoi primi alti di virtù. 1 genitori del giovane, di cui intraprendiamo a scrivere la vita, furono Savio Carlo e Brigida di lui consorte, poveri, ma onesti contadini di Castelnuovo d'Asti, paese distante dieci miglia da Torino. L' anno 1844 il Carlo Savio, trovandosi in gravi strettezze e privo di lavoro, andò con sua moglie a dimorare in Riva, paese distante due miglia da Chieri, e si diede a faro il fabbro-ferraio, mestiere in cui erasi nella sua giovinezza esercitato. Mentre dimoravano in. questo paese Dio benedisse il loro matrimonio concedendo un figliuolo che doveva essere la loro consolazione. La nascita di lui avvenne il 2 di aprile 1842. Quando lo portarono ad essere rigenerato nelle acque battesimali, gl'imposero il nome 12 di Domenico, la qual cosa, sebben per sé sia indifferente, tuttavia fu soggetto di alta considerazione pel nostro fanciulli, siccome vedremo. Compieva Domenico il secondo anno di sua età, quando, per alcune convenienze di famiglia, i suoi genitori deliberarono di ritornare in patria, e andarono a fissare la loro dimora in Murialdo, borgata di Castelnuovo d'Asti. Le sollecitudini de’ buoni genitori erano tutte rivolte a dare una cristiana educazione al loro fanciullo , che fin d' allora formava l'oggetto delle loro compiacenze. Egli aveva sortito dalla natura un'indole buona, un cuore propriamente nato per la pietà. Apprese con maravigliosa facilità le preghiere del mattino e della sera ed all'età di soli quattro anni già recitavale da sè. Anche in quell'età di naturale divagazione egli dipendeva in tutto e per tutto dalla sua genitrice: e se qualche volta da lei si allontanava era solamente per mettersi in qualche cantuccio della casa e fare con maggior libertà preghiere lungo il giorno. 13 «Fin dalla più tenera età, affermano i suoi genitori, nella quale per mancanza di riflessione i ragazzi sono un disturbo ed un cruccio continuo per le madri; età in cui tutto vogliono vedere, toccare e per lo più guastare, il nostro Domenico non ci diede mai il minimo dispiacere. Non solo era ubbidiente, pronto a qualsiasi nostro comando, ma studiava di prevenire le cose, che- egli scorgeva tornar a noi di gradimento. » Erano poi curiose e nel tempo stesso piacevoli le accoglienze che faceva al padre quando il vedeva giungere a casa, dopo i suoi ordinari lavori. Correva ad incontrarlo e presolo per mano e talor saltandogli al collo, caro papà, gli diceva, quanto siete stanco! non è vero? voi lavorate tanto per me ed io non sono buono ad altro che a darvi fastidio; io pregherò il buon Dio che doni a voi la sanità, e che mi faccia buono. Così dicendo lo accompagnava in casa, gli presentava la sedia o lo scanno perchè vi si sedesse; gli teneva compagnia e gli faceva mille carezze. Questo , dice il padre, era per me un dolce conforto nelle mie fatiche, ed io era come impaziente di giungere a casa per imprimere un tenero bacio al mio Domenico, che possedeva tutti gli affetti del mio cuore. La sua divozione cresceva più dell'età, 14 ed a'soli quattro anni non occorreva più di avvisarlo di recitare le preghiere del mattino e della sera, prima e dopo il cibo, dell'angelus ; chè anzi era egl che invitava gli altri di casa a recitarle qualora se ne fossero dimenticati. CAPO II. Morale condotta tenuta in Murialdo -- Bei tratti di virtù - Frequenza della scuola di quella borgata. Qui ci sono cose che appena si crederebbero se chi le asserisce non escludesse i nostri dubbi. Io mi tengo alla relazione che il Cappellano di quella Borgata (1) ebbe la cortesia di farmi intorno a quel suo caro alunno. • Nei primi giorni, egli dice, che io sono venuto a questa borgata di Murialdo, vedeva spesse volto un ragazzino di forse cinque anni venire alla chiesa in compagnia di sua madre. La serenità del suo ---- (1) Cappellano di questa Borgata era allora il sac. Zucca Giovanni di Moriondo ora dimorante a Buttigliera d'Asti. ----- 15 embiante , la compostezza della persona, atteggiamento divoro trassero sopra di qui gli sguardi miei e gli sguardi degli altri. Chè se giunto alla chiesa l’avesse trovata chiusa, allor succedeva un ameno spettacolo. Ben lungi dallo scorrazzare o schiamazzare da sè o con, altri, come sogliono fare i ragazzi di tale età, egli recavasi sul limitare della porta, si metteva in ginocchio e col capolino chinato e colle innocenti manine giunte dinanzi al petto fervorosamente pregava finché venisse aperta la chiesa. Si noti che talvolta il terreno era coperto di tango , oppure cadeva neve o pioggia , ma egli a nulla badava e mettevasi colà per pregare. Maravigliato e mosso da pia curiosità ho voluto sapere chi fosse quel fanciullo, che era divenuto l'oggetto della mia ammirazione, e seppi essere il figliuolo del ferraio Carlo Savio. ? Quando poi m' incontrava per la strada cominciava di lontano a dar segni di compiacenza, e con un'aria veramente angelica preveniva rispettosamente il mio saluto. Cominciò egli pure a venire alla scuola , e poiché era fornito d' ingegno ed era assai diligente nell'adempimento de’ suoi doveri fece in breve tempo notevole progresso nello studio. Egli era costretto a conversare con giovani discoli e divagati, ma non mi è mai accaduto di vederlo in contesa. Ché se fosse avvenuto qualche alterco, egli, sopportando con pazienza gl’insulti dei compagni, tosto da loro si allontanava. Nè mi ricordo di averlo veduto a prendere parte a divertimenti pericolosi, a dare il minimo disturbo nella scuola. Anzi molti compagni lo invitavano ad andare seco loro a far delle burle a persone di età avanzata, a scagliar sassi, a rubar frutta altrui o a cagionar guasti nelle campagne; ma egli destramente sapeva disapprovare la loro condotta e rifiutavasi dal prendervi parte. La pietà già dimostrata pregando sul limitare della Chiesa non venne meno col crescere degli anni. Di cinque anni egli aveva già imparato a servire la santa Messa e la serviva divotissimamente. Ogni giorno vi andava, e se astri. voleva servirla, egli la sentiva, altrimenti vi si prestava con un contegno il più edificante. Siccome era giovane di età e piccolo di statura, non poteva trasportare il messale; ed era cosa curiosa il vederlo avvicinarsi ansioso all'altare, levarsi sulla punta dei piedi. tendere quanto poteva le piccole braccia, fare ogni sforzo per toccare il leggio. Se il sacerdote od altri avesse voluto fargli la cosa più cara del inondo, doveva, non già trasportare il messale, ma solo avvicinargli ii leggio tanto che lo potesse raggiungere, ed allora egli con gioia lo portava all'altro lato dell'altare. Si confessava con frequenza e come fu capace di distinguere il pane celeste dal pane terreno venne ammesso alla santa Comunione, che egli riceveva con una divozione veramente ammirabile. Alla vista di qué b+1li lavori, che la grazia Divina compieva in quell' anima innocente ho più volte detto tra me: ecco un giovanetto di ottime speranze. Dio voglia che gli si apra una strada per condurre a maturità fruiti così prez;osi.. Fin qui il Cappellano di Murialdo. (2 L. C.-An. VI, F. XI.) CAPO III. É ammesso alla prima comunione - Apparecchio- Raecoglimenlo e ricordi di quel giorno. Nulla mancava a Domenico per essere ammesso alla prima comunione. Sapeva a memoria tutto il piccolo catechismo; aveva chiara cognizione di questo augusto sacramento, e ardeva del desiderio di accostarvisi; soltanto l'età so gli opponeva, percioc- chè ne' villaggi ordinariamente non si ammettono fanciulli a fare la prima comunione se non agli undici o dodici anni compiuti. Il Savio correva solo il settimo anno di, sua età. Oltre la fanciullesca età aveva un corpicciuolo che lo faceva parere ancor più giovane; sicchè il Cappellano esitava a promuoverlo. Ne dimandòanche consiglio ad altri sacerdoti, e ponderata bene la cognizione precoce, l'istruzione ed i vivi desideriì di Domenico, si lasciarono da parte tutte le difficoltà e fu ammesso a partecipare per la prima volta del cibo degli Angeli. F: assai difficile esprimere gli affetti di santa gioia, dì cui gli riempì il cuore un tale annunzio. Corse a casa, lo disse con trasporto alla madre; ora pregava, ora leggeva, passava molto tempo in chiesa prima e dopo la messa, e pareva che l'anima sua abitasse già cogli angeli del Cielo. La vigilia del giorno fissato per la comunione chiamò la sua genitrice: mamma , le disse, domani vo a fare la mia comunione; perdonatemi tutti i dispiaceri che vi diedi pel passato: per l'avvenire vi prometto di essere molto più buono; sarò attento alla scuola, ubbidiente, docile rispettoso a quanto sarete per comandarmi. Ciò detto fu commosso e si m?se a piangere. La madre che non aveva ricevuto da lui altro che consolazioni ne fu ella pure commossa e rattenendo a stento le lagrime lo consolò dicendogli: va pure tranquillo, caro Domenico, tutto è perdonato: prega Iddio che ti conservi sempre buono, pregalo anche per me e per tuo padre. - Al mattino di quel memorando giorno si levò per tempo e, vestitosi de 'suoi abiti più belli, andò alla chiesa, che trovò ancor chiusa. S'inginocchiò, come già aveva fatto altre volte, sul limitare di quella e pregò finchè giungendo altri fanciulli ne fa aperta la porta. Tra le confessioni, preparazione e ringraziamento della comunione la funzione durò cinque ore. Domenico entrò il primo in chiesa e ne usci l'ultimo. In tutto quel tempo egli non sapeva più so fosse in cielo o in terra. Quel giorno fu per lui sempre memorabile e si può chiamare vero principio o piuttosto continuazione di una vita, che può servire di modello a qualsiasi fedel cristiano. Parecchi anni dopo facendolo ,parlare della sua prima comunione gli si vedeva ancora trasparire la più viva gioia sul volto: oh! quello, soleva dire, fu per me un bel giorno ed un gran giorno. Si scrisse alcuni ricordi che conservava gelosamente in un libro di divoaione e che spesso leggeva. Io ho potuto averli tra le mani e li inserisco qui nella sua originale semplicità. Erano di questo tenore: « Ricordi fatti da me Savio Domenico l'anno 1849 quando ho fatta la prima comunione essendo di 7 anni.-- 1° Mi confesserò molto sovente e farò la comunione tutte le volte elle il confessore mi dà licenza. 20 Voglio santificare i giorni festivi. 3° I miei amici saranno Gesù e Maria. 4° La morte ma non peccati. » - Questi ricordi, che spesso andava ripetendo, furono come la guida delle sue azioni sino alla fine della vita. Se tra quelli che leggeranno questo libretto vi fosse mai chi avesse ancora da fare la prima comunione, io vorrei caldamente raccomandargli di farsi modello il giovane Savio. Ma raccomando poi quanto so- e posso ai padri, alle madri di (luniglia e a tutti quelli che esercitano qualche autorità sulla gioventù, di dare h, più grande importanza a questo atto religioso. Siate persuasi, che la prima comunione è l'ele. mento di tutta la vita; e sarà cosa strana che si trovi alcuno che abbia compiuto bene quel solenne dovere, e non ne sia succeduta una vita buona e virtuosa. Al contrario si accennano a migliaia i giovani discoli, che sono la deselaz:one dei genitori e di chi si occupa di loro; ma se si va alla radice del male si conosce, che la loro condotta cominciò ad apparire tale nella poca o nessuna preparazione aula prima comunione. È meglio differirla, anzi è meglio non farla che farla male. CAPO IV. Scuola di Castelnuovo d'Asti. -- Episodio edificante. - Savia risposta ad un cattivo consiglio. Compiute le prime scuole, Domenico avrebbe già dovuto molto prima essere inviato altrove per proseguire i suoi studi, il elio non potea fare in una cappellania di campagna. Ciò desiderava D rnenico, ciò pure stava molto a cuore a'genitori di lui. Ma come effettuarlo mancando 'affatto i mezzi pecuniari? Iddio, padrone supremo di tate le cose, provvederà i -nf zzi necessari afunchè questo fanciullo possa camminare per quella carriera a cui lo chiama. Se io fossi un uccello, diceva talvolta Domenico, vorrei volare mattina e sera a Casteltsuovo e così continuare le mie scuole. Il suo vivo desiderio di studiare gli fece superare ogni difficoltà e si risolse di recarsi alla scu'ila municipale del paese, sebbene vi fosso la distanza di quasi due miglia. Ed ecco un fanciullo appena di dieci anni intraprendere un cammino di sei miglia al dì tra andata e ritorno dalla scuola. Talvolta vi è un vento molesto, un sole che cuoce, un fango, una pioggia che opprimono; non importa, si tollerano tutti i disagi e si superano tutte le difficoltà; egli vi trevà l'ubbidienza a'snoi genitori, un mezzo per imparare la scienza della salute, e questo basta per fargli tollerare con piacere ogni incomodo. Una persona alquanto attempata vedendo un giorno Domenico solo andare a scuo!a alle due pomeridiane, mentre sferzava un cocente sole, quasi per sollevarlo gli si avvicinò e gli tenne questo discorso: - Caro mio, non temi di camminar tutto solo per queste strade? - lo non sono colo , ho l'angelo custode che mi accompagra in tutti i passi. -Almeno ti sarà penosa la strada per questo caldo dovendola fare quattro volte al giorno! - Niente è penoso, niente è fatica quando si lavora per un padrone che paga molto bene. - Chi è questo padrone? -È Dio creatore, che paga un bicchier d'acqua dato per amor suo. Quella medesima persona raccontò tale episodio ad alcuni suoi amici, e finiva sempre il suo discorso dicendo: un giovinetto di così tenera età che già nutriste tali pensieri farà certamente parlare molto di sè in quella. carri°ra che sarà per intraprendere. Nell'andare e venire da scuola egli corse un grave pericolo per l'anima a motivo ili alcuni compagni. Sogliono molti giovanetti nei, caldi estivi andarsi a bagnare ora rei fossi, ora nei ruscelli, ora negli stagni e simili. 11 trovarsi più fanciulli insieme, svestiti e talvolta in luoghi pubblici a bagnarsi, riesce cosa pericolosa pel corpo, e noi pur troppo in tale stagione dobbiamo tristarnent.e spesse volte lamentare annegamenti di ragazzi e d: altre persone che terminano la loro vita affogati nell'acqua; ma il pericolo è assai maggiore. per 1' anima. Quanti giovanetti deplorano la perdita della loro innocenza ripetendone la cagione dall'essere andati a' Lagni con que' compagni in que' luoghi malaugurati ! Parecchi condiscepoli del Savio avevano l'abitudine di andarvi ; e non paghi di andarvi eglino stessi volevano condurre secoloro anch'esso. Due dei più disinvolti e ciarlieri un giorno gli dissero - Domenico, vuoi venire con noi a fare una partita? -Che partita? - Una partita a nuotare. -Oli no ! io non ci vado, non sono pratico, temo di morire nell' acqua. - Vieni, fa molto piacere. Quelli che vanno a nuotare non sentono più il caldo, hanno molto buon appetito, ed acquistano molta sanità. - - Ma io terno di morire nell'acqua. - - Oibò, non temere: noi ti insegneremo quanto è necessario ; comincierai a vedere, come facciamo noi e poi farai tu altrettanto. Tu ci vedrai a cani:nínare nell'acqua come pesci , e faremo salti da gigante. - Ma non è peccato I' andare in quei luoghi? - Niente affatto; anzi ci vanno tutti.- -L'andarvi tutti non dimostra che non sia peccato. - Se non vuoi tuffarti nell' acqua , comincerai a vedere gli altri. - Se è male andare, credo che sia anche male il vedere gli altri. - Basta ; io sono imbrogliato, e :non so che dire. - Vieni, vieni: sta sulla nostra parola non c' è male e noi ti libereremo da ogni pericolo. - Prima di- fare quanto mi dite, voglio dimandar licenza a mia madre: se ella mi dice di sì, ci andrò; altrimenti non ci vado. -Sta zitto, minchione, per carità non dirlo a tua madre ; essa non ti lascierà certamente venire, anzi !o dirà ai nostri genitori e saremo tutti castigati. - Oh! se mia madre non mi lascia andare, è segno, clic è cosa malfatta perciò non ci vado, nè statemi più a parlare di nuoto, poichè se tal cosa dispìace ai vostri genitori, voi non dovreste più farla; perchè il Signore castiga quei figliuoli che fanno cose contrarie ai voleri del padre e della madre. - Così il nostro Domenico dando una savia risposta a quei cattivi consiglieri evitava pure un gran perite), in cui, se si fosse precipitato, avrebbe forse perduto l'inestimabile tesoro dell’innocenza a cui tengono dietro mille trine conseguenze. CAPO V. Sua condotta nella scuola di Castelnuovo d'Asti. - Parole del suo maestro. Nel frequentare questa scuola egli cominciò ad imparare il modo di regolarsi co' suoi compagni. Se egli vedeva un compagno attento nella scuola, docile, rispettoso, elio sapesse bene le lezioni, che facesse i suoi lavori, e che fosse lodato dal maestro, questi diveniva tosto l'amico di Domenico. Eravi un discolo, un insolente, che trascurasse i suoi doveri , e parlasse reale o bestemmiasse? Domenico lo fuggiva come la pesto. Quelli poi che erano un po' indolenti ci li salutava, loro rendeva qualche servizio, qualora ne fosse il caso, ma non contraeva seco loro alcuna famigliarità. La condotta tenuta nella scuola di Castelnuovo d'Asti può servire di modello a qualsiasi giovano studente, che desideri progredire nella scienza e nella pietà. Su tal proposito io trascrivo la giudiciosa relazione scritta dal proprio maestro, d’allora sac. Alessandro, tuttora maestro comunale di questo capo luogo di mandamento. - Eccone il tenore : - Molto mi compiaccio di esporre il mio giudicio interno al giovinetto Savio Dornenico, che in breve tempo seppe acquietarsi tutta la mia benevolenza, sicché io l'ho amato colla tenerezza di padre. Aderisco di buon grado a questo invito perché conservo ancora viva, distinta e piena memoria del suo studio, della sua condotta e delle sue virtù. Non passo dire molte cose della sua condotta religiosa , perché dimorando as. sai dhstante dal paese era dispensato dalla congregazione, a cui se fosse intervenuto avrebbe certamente fatto risplendere la sua pietà e divoziono. Compiuti gli studi di la elementare in Murialdo questo buon fanciullo chiese ed ottenne distintamente :'ammissione alla mia scuola di 2a elementare, propriamente il 21 di giugno 1852; giorno dagli scolari dedicato a S. Luigi protettore della gioventù. Egli era di una complessione alquanto debole e gracile, di aspetto grave misto al dolce con un non so che di grande e piacevole. Era d'indole mitissima e dolcissima, dì un uniore sempre uguale. Aveva costantemente tale contegno nella scuola e fuori, in chiesa ed ovunque, che quando l'occhio, il pensiero od il parlare del maestro valgevasi a lui, vi lasciava la più bella e gioconda impressione. La qual cosa per un maestro si può chiamare uno de' cari compensi delle dure fatiche, che spesso gli tocca di sostenere indarno nella coltura di aridi e mal disposti animi di certi allevi. Laonde posso (lire che egli fu Savio di nome e tale pur sempre si mostrò col fatto, vale a (lire nello studio, nella pietà, nel conversare co' suoi compagni ed in ogni sua azione. Dal primo giorno che entrò nella mia scuola sino al fido di quell' anno scolastico e ne' quattro misi dell'anno successivo ei progredì nello studio in modo straordinario. Egli si meritò costantemente il primo posto di suo periodo e le altre onorificenze della scuola e quasi sempre tutti i voti in ciascuna materia, che di mano in mano si andava insegnando. Tal felice risultato del suo avanzamento nella scienza non è solo da attribuirsi all'ingegno non comune, di cui egli era fornito; ma eziandio al grandissimo suo amore allo studio ed alla -sua virtù. È poi degna di speciale ammirazione la diligenza con cui procurava di adempiere i più minuti doveri di scolaro-cristiano e segnatamente l'assiduità e la costanza mirabile nella frequenza della scuola. Di modo che, debole quale egli fu sempre (li salute, percorreva ogni giorno oltre 4 chilometri di strada il che ripeteva pur quattro fiate tra l'andata ed il ritorno. E ciò faceva con maravigliosa tran- quillità d'animo e serenità di aspetto anche sotto l' intemperie della stagione invernale, per crudd freddo, per pioggia o neve; il che non poteva a meno di essere riconosciuto dal proprio maestro per prova ed esempio di raro merito. Ammalando frattanto sì degno alunno nel corso dello stesso anno 1852-53 ed i parenti di lui mutando successivamente domicilio fu cagione che con mio vero rincrescimento non ho più potuto continuare l'insegnamento ad un sì caro allievo, le cui grandi e bellissime speranze andavano scemando col crescer do 'timori, ch'io aveva che non potesse più proseguire gli studii per mancanza di salute o di mezzi di fortuna. . Mi riuscì poi di grande consolazione quando seppi che egli era stato accolto fra i giovani dell'Oratorio di S. Francesco di Sales; essendogli così aperta la via alla coltura del raro suo ingegno e della sua luminosa pietà. n Fin qui il mentovato suo maestro, il quale continua esprimendo il dolore grande da. lui provato quando ricevette la notizia dal'immatura sua morte. CAPO VI. Scuola di Mondonio Sopporta una grave calunnia. Pare che la divina Provvidenza abbia voluto far vedere a questo giovanetto che questo mordo è un vero esilio ove andiamo di luogo in luogo pellegrinando; o meglio abbia voluto che questo meraviglioso giovinetto andasse a farsi conoscere in diversi paesi e così mostrarsi in più luoghi esimio specchio di virtù. Sul finir dell'anno 1852 i genitori di Domenico da Murialdo andarono a fissar la loro dimora" in Mondonio che è un piccolo paese confinante con Castelnuovo. Egli continuò colà nel tenor di vita tenuta in Murialdo ed a Castelnuovo, perciò dovrei ripetere le cose che 'di lui scrissero gli antecedenti suoi maestri; giacche il signor D. Cugliero, (1) che l'ebbe a scolaro, fa una relazione quasi simile. Io trascelgo da essa solamente al- cuni fatti speciali ommettendo lil rimanente per non fare ripetizioni. Io posso dire, egli scrive, che in venti anni da che attendo ad istruire ragazzi non ne ebbi mai alcuno che abbià pareggiato il Savio nella pietà. Egli era giovane di età, ma assennato al pari di un uomo perfetto. La sua diligenza, assiduità allo studio, e l'affabilità si cattivavano l'affetto del maestro e lo rendevano la delizia dei (1) li Sac. Cugliero Giuseppe presentemente è Cappellano beneficiato a l3arbasio, borgata di Moncucco. compagni. Quando lo rimirava in chiesa, io era compreso da alta maraviglia al vedere tanto raccoglimento in un giovanetto di cosi tenera età. Più volte ho detto tra me stesso: ecco un'anima innocente cui si aprono le delizie del paradiso , e che có si:oi affetti va ad abitare cogli angeli del cielo. Tra i fatti speciali il suo maestro annovera il seguente: « Un giorno fu fatta una mancanza tra i miei allievi e la cosa era tale che il Col., pevole meritava l'espulsione dalla scuola: I delinquenti prevengono il colpo e portandosi dal maestro si accordano di gettare tutta la colpa sopra il buon Domenico. Io non poteva risolvermi a crederlo capace di tale mancanza; ma gli accusatori seppero dare tale colore di verità alla calunnia , che vi dovetti credere. Entro adunque nella scuola giustamente sdegnato poi disordine avvenuto; parlo del colpe- vole in genere; poi mi volgo al Savio, e tal fallo, gli dico, bisognava che fosse commesso da te? non meriteresti di essere sull'istante cacciato dalla scuola? Buon per te che è la prima che mi fai di que. sto gemme, aitrirnenti fa che sia pur l'ultima. » Domenico avrebbe potuto dire una sola parola in discolpa, e la sua innocenza sarebbe stata conosciuta. Ma egli si tacque: chinò il capo, e a guisa di chi è con ragione rimproverato, più non alzò gli occhi. .Ma Dio protegge gli innocenti; e il dì seguente furono scoperti i• veri colpevoli e così palesata l'innocenza di Pou,enico. Pieno di rincrescimento _ pei rimproveri fatti al supposto colpevole il presi da parte, e, Domenico, gli dissi, perchè non mi hai su- bito detto che tu eri innocente? Dornmnico rispose: perchè quel tale .scendo già colpevole di altri falli sarebbe forse stato cac. ciato di scuola, dal canto mio sperava di essere perdonato essendo la prima man- canza di cui era accusato nella scuola; d'altronde pensava anche al nostro Divin Salvatore, il quale fu ingiustamente calunniato. .Tacqui allora, ma tutti ammirarono la pazienza del Savio, che aveva saputo render bene per male, disposto a tollerare anche un grave castigo a favore del medesimo calunniatore. 3 L. C. - In. VI, F. XI. CAPO VII. Prime conoscenza falla di lui Curiosi episodi in questa congiuntura. Le cose, che sono per raccontare, posso esporle con maggior corredo di circostanze, perchè sono quasi tutte avvenute sotto gli occhi rìiei e pee lo più alla presenza di una moltitudine di giovani che tutti vanne d'accordo nell' asserirle. Era l'anno 1854 quando il nominato ll. Cugliero venne a par- laraii di un sito allievo per ingegno e per pietà degno di particolare riguardo. Qui in sua casa, e,-1i diceva, può aver giovani uguali, ma difiicilmenle avrà chi lo superi in talento e virtù. N-~ faccia la prova e troverà uni S. Luigi. Fummo intesi che me lo avrebbe mandato a Murialdo all'occasione che sono solito di trovarmi colà coi giovani di questa casa a fine di fir loro godere un pó di campagna e nei tempo stesso fare la novena e celebrare la solennità del Rosario di Maria Sartissima. ll primo lunedi d'ottobre di buon mattino vedo un fanciullo accompagnato da suo padre che si avvicina per parlarmi. – il volto suo ilare, l'aria ridente, ma rispettosa, trassero verso di lui i miei sguardi. Chi sei, gli dissi, onde vieni? Io sono, rispose, Savio Domenico, di cui le ha parlato D. Cugliero mio maestro, e veniamo da Mondonio. Allora lo chiamai da parte, e messici a ragionare dello studio fatto, del tenor di vita fino allora praticato, siamo tosto entrati in piena co'ifidenza egli con me, io con lui. Conobbi in lui un animo tutto secordo lo spirito del Signore, e rimasi non poco stupito considerando i lavori che la Grazia divina aveva già operato in quel tenero cuore. Dopo un ragionamento alquanto prolungato, prima che io chiamassi il padre, mi disse queste precise parole: ebbene clic glie ne pare? mi condurrà e Torino per istudiare ? -EhI mi pare che ci sia buona stoffa. -A che può servite questa stoffa? - A fare un bell'abito da regalare al Signore. - Dunque io sono la stoffa : ella ne sia il sarto; dunque :ni prenda con lei e farà un bell'abito pel Signore. - Io temo che la tua gracilità non regga per lo studio. --Non tema questo; quel Signore che mi ha dato finora sanità e grazia . mi aiuterà anche per l'avvenire. - Ma quando tu abbia terminato lo studio del latino, che cosa vorrai fare? -- Se il Signore mi concederà tanta grazia, desidero ardentemente di abbracciare lo stato ecclesiastico. Bene: ora voglio provare sa hai bastante capacità per lo studio: prendi questo libretto (era un fascicolo delle letture cattoliche), di quest'oggi studia questa pagina, domani ritornerai per recitarmela. Ciò detto lo lasciai in libertà perchè andasse a trastullarsi con altri giovani, indi mi posi a parlare col padre. Passarono non più di otto minuti quando ridendo si avanza Domenico e mi dice: se vuole, recito adesso la mia pagina. Presi il libro e con mia sorpresa conobbi che non solo aveva let- teralmente studiato la pagina assegnata, ma che comprendeva benissimo il senso delle cose in essa contenu!e. Bravo, gli dissi, tu hai anticipato lo studio della tua lezione ed io anticipo la risposta. Sì; ti condurrò a Torino e fin d'ora sei annoverato tra i miei cari figliuoli; comincia anche tu fin d'ora a pregare Iddio affnchè aiuti me e te a fare la sua santa volontà. Non sapendo egli come esprimere meglio la sua contentezza e la sua gratitu. dine mi prese la mano, la strinse, la baciò più- volte e infine disse: l'assicuro clie non avrà a lagnarsi della mia condotta. CAPO VIII. Viene all'Oratorio di S. Francesco di Sales. Suo primo tenore di vita ivi cominciato. Egli è proprio dell'età volubile della -io - ventù di cangiar sovente proposito intorno a ciò che si vuole; perciò non di rado avviene che oggi si delibera una cosa, dimani un' altra; oggì una virtù praticata in grado eminente, domani l'opposto, e qui se non avvi chi attento vigili, spesso va a terminare con mal esito un'educazione che forse poteva riuscire delle più fortunate. Del nostro Domenico non fu così. Tutto quelle virtù, che noi abbiamo veduto nascere e crescere ne vari stadi di sua età, crebbero ognora maravigliosamente e rrebbero insieme senza che una fosse di no- cumento all'altra. Venuto nella casa dell' oratorio si recò in mia camera, per darsi, come egli diceva, intieramente nelle mani de'suoi superiori. Il suo sguardo si portò subito su di ua cartello sopra cui a grossi caratteri sono scrittele seguenti parole che soleva ripetere S. Francesco di Sales: da mihi animas, caetera bolle. Fecesi a leggerle attentamente; ed io desiderava che ne capisse il significato; perciò l'invitai, anzi l'aiutai a tradurle e cavar questo senso: 0 Signore, datemi anime e prendetevi tutte le altre cose. Egli pensò un momento • e poi soggiunse: ho capito : qui non avvi negozio di danaro, ma negozio di anime: ho capito: spero che l'anima mia farà anche parte di questo commercio. Il suo tenor di vita per qualche tempo fu tutto ordinario. Nè altro in esso ammiravasi, che un' esatta osservanza delle regole della casa. Si applicò con impegno allo studio. Attendeva con ardore a tutti i suoi doveri. Ascoltava con delizia le prediche. Aveva radicato nel cuore che la parola di Dio è la guida dell'uomo per la strada del cielo; perciò ogni massima udita in' una predica era per lui un ricordo invariabile cui più non dimenticava. Ogni discorso morale, ogni catechismo, ogni predica, quantunque prolungata , era sempre per lui una delizia. Udendo qualche cosa che non avesse ben intesa tosto facevasi a dimandarne la spiegazione. Di qui ebbe cominciamento quell' esemplare tenore di vita, quel continuo progredire di virtù in virtù, quell'esattezza nell'adempimento de 'suoi doveri, oltre cui non si può andare. Avvicinandosi la festa dell'Immacolata Concezione di Maria il direttore diceva tutte le sere qualche parola d' incoraggiamento ai giovani della casa, affnchè ciascuno si desse sollecitudine a celebrarla in modo degno della gran madre di Dio, ma insi- stette specialmente a voler chiedere a questa celeste protettrice quelle grazie di cni ciascuno avesse conosciuto maggior bisogno. Era l'anno 1854 in cui i cristiani di tutto il mondo erano in una specie di spirituale agitazione perchè trattavasi a Roma della definizione dogmatica dell'Immacolato concepimento di Maria. Anche tra di noi si faceva quanto la nostra condizione comportava per celebrare quella solennità con decoro e con frutto spirituale de' nostri giovani. Il Savio era uno di quelli che sentivansi ardere dal desiderio di celebrarla santamente. Scrisse egli nove fioretti ovvero nove atti di virtù da praticarsi estraendone a sorte uno p2r giorno. Si preparò e fece con gran piacere dell'animo suo la confessione generale, e si accostò ai santi sacramenti coi massimo raccoglimento. La sera di quel giorno, 8 dicembre, compiute le sacre funzioni di chiesa, col consiglio del confessore, Domenico andò avanti l'altare di Maria, rinnovò ',e promesse fatte nella prima comunione, di foi disse più e più volte queste precise parole : Maria, vi dono il mio cuore; fate che sia sempre vostro. Gesù e Maria. siate voi sempre gli amici miei; ma per pietà fatemi morir piuttosto che mi accada la disgrazia di commettere un solo peccato. Presa così Maria per sostegno della sua divozione, la morale di lui condotta apparve cosìì edificante e congiunta a tali atti di virtù, che ho cominciato fin d'allora a notarli per non dimenticarmene. Giunto a questo punto a descrivere le azioni del giovine Savio, io mi veggo davanti un complesso di fatti e di virtù che meritano speciale, attenzione e in chi scrive ed in chi legge. Onde per maggior chiarezza giudico bene di esporre le cose non secondo l'ordine dei tempi , ma secondo l'analogia dei fatti che hanno tra di loro special relazione od hanno rapporto colla medesima materia. Dividerò pertanto le cose in altrettanti capitoli cominciando dallo studio del latino, che fu motivo principale per cui venne e fu accolto in questa casa. CAPO IR. Studio di lalintità. - Curiosi incidenti. - Contegno nella scuola. - bnpedisce una rissa. Egli aveva studiato i principii di latinità a Mondonio; e perciò colla sua grande assiduità nello studio e colla non ordinaria sua capacità ottenne in breve di essere classificato nella quarta o come dicono oggidì nella seconda gramatica latina. Fece egli questo corso presso il professore Bonzanino Giuseppe. Io dovrei anche qui esprimere il suo contegno, e profitto e la sua esemplarità colle stesse parole degli antecedenti suoi maestri. Laonde noterò solamente alcune cose che in quest'anno dì latinità e ne'due susseguenti trassero l'ammirazione di coloro che lo conobbero. li professore Bonzanino ebbe più volte a dire che non ricordavasi di aver avuto alunno più attento, più docile, più rispettoso, quale era il giovane Savio. Egli compariva modello in tutte le cose. Nel vestito e nella capi. gliatura non era punto ricercato ; ma in quella modestia di abiti e nella umile sua condizione egli appariva pulito, ben edu- cato, cortese. in guisa che i suoi compagni di civile ed anche nobile condizione , i quali in buon numero intervenivano alla detta scuola , godevano assai di potersi trattener con Domenico non solo per la sua scienza e pietà, ma anche per le sue civili e piacevoli maniere ji trattare. Se poi fosse avvenuto al Professore di ravvisare qualche scolaro un pó ciarliero, mettbvagli Domenico a'fianchi, ed egli con destrezza studiavasi di indurlo al silenzio allo studio, alt' adempimento de 'suoi doveri. Egli è nel decorso di quest'anno, che la vita di Domenico ci somministra un fatto che ha dell'eroismo, e che è appena credibile in quella giovanile sua età. Esso riguarda a due suoi compagni di scuola che vennero tra di loro ad una rissa pericolosa. Il litigio cominciò da alcune parole dettesi scambievolmente in dispregio della loro famiglia. Dopo alcuni insulti si dissero villanie e si sfidarono a far valere le loro ragioni a colpi di pietra. Domenico giunse a scoprire tale discordia: ma come impedirla essendo i due rivali maggiori di forze e di età? Si provò di persuaderli a desistere da quel progetto facendo ad ambidue osservare che la vendetta è contraria alla ragione ed alla santa legge di Dio; scrisse lettere all'uno e all'altro; li minacciò di riferire la cosa al Professore, ed anche ai loro parenti; ma tutto invano, i loro animi erano così inaspriti, che tornava inutile ogni parola. Oltre il pericolo di farsi grave male nella persona commette• vasi grande offesa contro Dio. Domenico era oltremodo cruciato; desiderava di op- porsi, e non sapeva come. Dio lo inspirò di lare così. Li attese dopo la scuola e come potè parlare ad ambidue da parte. disse: poiché voi persistete nel bestiale vostro divisamento, vi prego almeno di voler accettare una condizione. L' accettiamo, risposero , purchè non impedisca la nostra sfida. Egli è un birbante, replicò tosto un di loro; ed io non sarò in pace con lei, soggiungeva l'altro, finchè egli od io non abbiamo rotta ln testa. Savio tremava a quel brutale diverbio, tuttavia nel desiderio d'impedire maggior male si frenò e disse: la condizione che sono per mettervi non im- pedisce la sfida. Conip. Qual è questa condizione? Sav. Vorrei soltanto dirvela al luogo dove volete misurarvi a sassate. Comp. Tu ci minchioni o studierai di metterci qualche incaglio. Sav. Sarò con voi, e non vi minchionerò: state tranquilli. Comp. Forse tu vorrai andare a chiamare qualcheduno. Sar. Dcvrei farlo, ma nol farò: andiamo io sarò con voi. Mantenetemi soltanto la parola. Glielo promisero. Andarono nei così detti prati della Cittadella fuori di Porta Susa. Tanto era l'odio dei due contendenti che a stento il Savio potè impedire che non venissero alle mani nel breve tratto di strada che era a farsi. Giunti al luogo stabilito, il Savio fece una cosa che certamente niuno sarebbesi immaginato. Laeciò che si ponessero in una tale distanza; già avevano le pietre in mano, cinque caduno, quando Domenico parlò così: prima di effettuare la vostra sfida voglio che adempiate la condizione accettata. Ciò dicendo trasse fuori il piccolo Crocifisso, che aveva al collo, e tenendolo alto in una mano, voglio, disse, elio ciascheduno fissi lo sguardo in questo Crocifisso, di poi gettando una pietra contro di me, pronunzi a chiara voce questa parole: Gesù Cristo innocente morì perdo- nando i suoi crocifssori, io peccatore voglio offenderlo e fare solenne vendetta. Ciò detto andò ad inginocchiarsi davanti a colui che mostravasi più infuriato dicendo: fa il primo colpo sopra di me; tira una forte sassata sul mio capo. Costui , che non si aspettava simile proposta, comincio a tremare. No, disse, e mai no. Io non ho alcuna cosa contro di te e vorrei difenderti se qualcheduno ti volesse oltraggiare. Domenico, ciò udito, corse dall'altro dicendo le stesse parole. Egli pure ne fu scoi1certato e tremando diceva, che essendo egli suo amico, non gli avrebbe mai fatto alcun male. Allora Domenico sì rizzò in piedi, e prendando un. aspetto severo e commosso come, loro disse, voi siete ambidue disposti ad affrontare anche un grave pericolo per difendere me, che sono una miserabile creatura, e non siete capaci di perdonarvi un insulto ed una derisione fattavi nella scuola per salvare l'anima vostra, che ccetà il sangue dei Salvatore, e cúe voi andate a perdere con questo peccato? Ciò detto si tacque tenendo sempre il Crocifiaso alto colla mano. A tale spettacolo di carità e di coraggio i compagni furono vinti. = In quel momento, asserisce una di loro, io fui intenerito. un freddo mi corse per le membra, e mi sentii pieno di vergogna per aver costretto un amico sì buono, come era Savio, ad usare misure estreme per impedire l'empio nostro divisamento. Volendogli almeno dare un segno dì compiacenza perdonai di cuore chi mi aveva offeso, e pregai Domenico di suggerirmi qualche paziente e caritatevole Sacerdote per andarmi a confessare. Egli mi appagò ed alcuni giorni d'fo andai col mio rivale a fare la confessione. In questa guisa dopo di essermi novellamente fatto suo amico fui riconciliato col Signore che colf' odio e col desiderio di vendetta aveva di certo gravemente offeso. Esempio è questo ben degno di essere imitato da ogni giovane cristiano qualora gli avvenga di vedere il suo simile in atto di far vendetta od essere da altri in qualche maniera offeso od ingiuriato. Quello poi che in questo fatto onora sin- golarmente la condotta e la carità del Savio si è il silenzio in cui seppe tenere quanto era accaduto. DI ogni cosa sarebbe stata totalmente ignorata se coloro stessi, che vi ebbero parte, non l'avessero ripetutamente raccontata. L'andata poi ed il ritorno da scuola, che è tanto perìcoloso pei giovanetti che dà villaggi vengono nelle grandi città, pel nostro Domenico fu un vero eseruizi' di virtù. Costante nell'eseguire gli ordini de suoi superiori, andava a scuola, ritornava a casa, senza neppure dare un' occhiata o porre ascolto a cosa che ad un giovane cristiano non conveaisse. Se avesse. veduto alcuno a fermarsi, correre, saltellare, tirar pietre, o andar a passare in luoghi non permessi; egli tosto da costui si alloiotanava. Che anzi un giorno fu invitato ad andare a far una pass g ia(a senza permesso; un'altra volta venne consigliato ad ommettere la scuola per andarsi a divertire, ina egli seppe sempre rispondere con un rifiuto. II mio divertimento più bello, loro ri- spondeva, è l'adempimento (le' miei doveri: e se voi siete veri amici, dovete consigliarmi ad adempirli con es2tteaza e non mai a Trasgredirli. Nulladimeno ebbe la sventura di aver alcuni compagni che lo molestarono a segno, che il Savio si trovò sul punto di cadere nei loro lacci. E già risolvevasi di andare con loro e così per quel giorno lasciare la scuola. Ma fatto breve tratto di cammino si accorse che seguiva un cattivo consiglio, ne provò gran rimorso, chiamò i tristi consiglieri, e loro disse: miei cari, il dovere mi comanda di andare a scuola ed io vi voglio andare: noi facc;amo cosa che dispiace a Dio ed ai nostri superiori. Sono pentito di quello che ho fatto; se mi darete altra volta simiglianti consigli, voi cesserete di essere miei amici. Quei giovani accolsero T'avviso del loro vero amico: andarono seco lui a scuola, e per l'avvenire non cercarono più distoglierlo da' suoi doveri. Nel fine dell'anno, mediante la sua buona condotta, e la sua costante sollecitudine allo studio, meritò di essere promosso fra gli ottimi alla classe superiore. -Ma sul principio del terzo anno di gramatica la sanità di Domenico apparendo alquanto deteriorata si- giudicò bene di lasciargli fare il corso privato qui nella casa dell'oratorio a fine di potergli usare i dovuti riguardi nel riposo, nello studio e nella ricreazione. L'anno di umanità o di le Retorica sembrando meglio in salute fu mandato dal signor Professore D. Picco Matteo. Esso aveva già più volte udito a parlare delle belle doti che adornavano il Savio, s&cchè di buon grado l'accolse gratuitamente nella sua scuola che passa fra le migliori approvate in questa nostra capitale. Molte sono le cose edificanti o dette o fatte dal Savio nell'anno di terza grammatica e di prima Retorica ; ma noi le andremo esponendo di mano in mano che racconteremo i tàtti che con quelle sono collegati. 4 L. C. - An. Vi, F. XI. CAPO X. Sua deliberazione di farsi santo. Dato così un cenni sullo studio fatto nelle classi di latinità, parleremo ora della grande sua deliberazione di farsi santo. Erano sei mesi che il Savio dimorava al- l'Oratorio quando fu ivi fatta una predica sul modo facile di farsi santo. Il predicatore si fermò specialmente a sviluppare tre pensieri che fecero profonda impressione sull'animo di Domenico, vale a dire: è volontà di Dio che ci facciamo tutti santi; è assai facile di riuscirvi ; è un gran premio preparato in cieló a chi si fa santo. Quella predica per Domenico fu come una scintilla che gl' infiammò tutto il cuore d'amor di Dio._ Per qualche giorno disse nulla, ma era meno allegro dei solito, sicchè se ne accorsero i compagni e me ne accorsi anch'io. Giudicando che tal cosa provenisse da novello incomodo di sanità gli chiesi se pativa qualche male. Anzi, mi rispose, patisco qualche bene. -- Che vorresti dire? Voglio dire che mi sento un desiderio ed un bisogno di farmi santo; io non pensava di potermi far santo con tanta facilità; ma ora che ho capito potersi ciò effettuare anche stando allegro, io voglio assolutamente, ed ho assolutamente bisogno di farmi santo. Mi dica adunque come debbo regolarmi per incominciare tale impresa. lo lodai il proposito, ma lo esortai a non inquietarsi, perchè nelle commozioni dell'animo non si conosce la voce del Signore ; ché anzi io voleva per prima cosa una costante e moderata allegria, e consigliandolo ad essere perseverante nell' adeinpimento de 'suoi doveri di pietà e di stu- dio, gli raccomandai che non mancasse di prendere sempre parte alla ricreazione coi suoi compagni. Un giorno gli dissi di volergli fare un regalo di suo gusto; ma esser mio volere che la scelta fosse fatta da lui. Il regalo che dimando, prontamente egli soggiunse, è che mi faccia santo. Io mi sento un bisogno di farmi santo, e se non mi fo santo io fo niente. Iddio mi vuole santo ed io, debbo farmi tale. In una congiuntura il direttore voleva dare un segno di speciale affetto ai giovani della casa e fece loro facoltà di chie. dere con un biglietto qualunque cosa fosse a lui possibile, promettendo che l'avrebbe concessa. Quivi può ognuno facilmente immaginarsi lo ridicole e le stravaganti dimande fatte dagli uni e dagli altri. Il Savio , preso un pezzetto di carta, scrisse qut,st.e sole parole: Dimando che mi faccia santo. Un giorno si andavano spiegando alcune parole secondo la etimologia. E Domenico, egli disse, che cosa vuol dire? Fu risposto: Domenico vuol dire del Signore. Veda, tosto soggiunse, se non ho ragione di chiedergli che mi faccia santo: fino il nome dice che io sono del Signore. Dunque io debbo e voglio essere tutto (lei Si '-Poreì voglio fauni santo e sarò infelice finché non sarò santo. La smania che egli dimostrava di volersi far santo non derivava dal non tenere una vita veramente da santo, ma ciò diceva, perchè egli• voleva far rigide-peuit.enze, passar lunghe.. ore nella preghiorà, le quali cose crangli - dal direttore prot- bite, perchè non compatibili colla sua età e sanità e colle sue occupazioni. CAPO XI. Suo zelo per la salute celle anime. La prima cosa che gli venne consigliata per farsi santo fu di adoprarsi per guadagnar anime a Dio; perciocchè non avvi cosa più santa al mondo, che cooperare, al bene delle anime, per la cui salvezza Gesù Cristo sparse fin l'ultima goccia del prezioso suo sangue. Egli conobbe tosto i' importanza di tale pratica, e fu più volte sentito a dire: Se io potessi guadagnare a Dio tutti i miei compagni, quanto sarei felice! Intanto non lasciava sfuggire alcuna occasione per dare buoni consigli, avvisar chi avesse detto o fatto cosa-contraria alla santa legge di Dio. Un giorno avvenne che un fanciullo di forse nove anni si pose ad alterec,ro con un compagno in vicinanza della porta della casa, e nella rissa proferì l'adorabile nome di Gesù Cristo. Domenico a tal parola, sebbene sentisse un giusto sdegno in cLor suo, tuttavia con animo pacato si intromise tra i due contendenti e li acquetò; poi disse a chi aveva nominato il nome di Dio invano: vieni meco e sarai contento. I suoi bei modi indussero il fanciullo ad accondiscendere. Lo prese per mano, lo condusse in chiesa avanti all'altare, di poi lo fece inginocchiare vicino a lui dicendo. gli: dimanda al Signore perdono dell'of- fesa che gli hai fatta col nominarlo invano. E poiché il ragazzo non sapeva l'atto di contrizione, lo recitò egli seco lui. Dopo soggiunse: Dì' con me queste parole per riparare l'ingiuria fatta a Gesù Cristo: sia lodato Gesù Cristo, e il suo santo e adorabile nome sia sempre lodato. Leggeva di preferenza la vita di quei santi che avevano lavorato in modo speciale per la salute delle anime. Parlava volentieri dei missionari che faticano tanto in lontani paesi pel bene delle anime e non potendo mandar loro soccorsi mate- riali offrivo ogni giorno al Signore qualche preghiera, e almeno una volta alla settimana faceva per loro la santa comunione. Più volte l'ho udito esclamare: quante anime aspettano il nostro aiuto nell' Inghilterra; oh se avessi forza e virtù vorrei andarvi sul momento, e colle prediche e col buon esempio vorrei guadagnarle tutte al Signore. Si lagnava spesso con se medesimo, e spesao ne parlava ai compagni del poco zelo che molti hanno per istruire i fanciulli nelle verità della fede. Appena sarò chierico, diceva, voglio andare a Mendonio, e voglio radunare tutti i ragazzi sotto di una tettoia e voglio far loro il catechismo, raccontare tanti esempi e farti tutti santi. Quanti poveri fanciulli forse andranno alla perdizione per mancanza di chi li istruisca nella fede I Ciò che diceva con parole lo confermava coi fatti, poichè per quanto comportava la sua età ed istruzione faceva con piacere il catechismo nella chiesa dell'Oratorio , e se qualcheduno avesse avuto bisogno gli faceva scuola e lo ammaestrava nel catechismo a qualunque ora del giorno ed in qualunque giorno della settimana, ad unico scopo di poter parlare di cose spirituali e far loro conoscere l'importanza di salvar l'anima. Un giorno un compagno indiscreto voleva interromperlo mentre raccontava un esempio in tempo di ricreazione; che te ne fa di queste cosa? gli disse. Che me ne fa? rispose; me ne fa perchè l'anima de 'miei compagni è redenta col sangue di Gesù Cristo; me ne fa perchè siamo tutti fratelli, e come tali dobbiamo amare vicendevolmente l'anima nostra ; me re fa perché Iddio raccomanda di aiutarci 1' un I' altro a salvarci ; me ne fa perchè se riesco a salvare un'anima metterò anche in sicuro la salvezza della mia. Nè questa sollecitudine pel bene delle anime in Domenico si rallentava nel breve tempo di vacanza che passava nella casa paterna. Oltre i' esattezza nell'adempimento di ogni più minuto suo dovere egli prendevasi cura di dite fratellini, cui insegnava a leggere, scrivere, recitare il catechismo e li assisteva nella preghiera del mattino e della sera. Li conduceva in chiesa, porgeva loro l'acqua benedetta, mostrava loro il vero modo dì far il segno della santa croce. 11 medesimo tempi che altri avrebbe pas- sato qua e là trastullandosi egli passava raccontando esempi ai parenti , o ad altri compagni che l' avessero voluto ascoltare. Anche in patria era solito a fare ogni giorno una visita al Sint.ìssìrno Sacramento, od era per liti un vero guadano quando poteva indurre qualche compagno ad andargli a tenere compagnia. Onde si può dire che non presentavasi a lui occassìone di far opera buona, di dare un buon consiglio, che tendesse al bene dell'anima, elio egli la lasciasse sfuggire. CAPO XII. Episodii e belle maniere di conversare coi compagni. Il pensiero di guadagnar anime a Dio lo accompagnava ovunque. In tempo libero era l'anima della ricreazione; ma quanto diceva o faceva tendeva sempre al bene morale o di sè o d'altri. Aveva ognor presenti que' bei principii di educazione di non interrompere gli altri quando parlano: se però i compagni facevano silenzio egli tosto metteva fuori questioni di scuola , di storia , di aritmetica, ed aveva sempre alla mano mille storielle, che rendevano ama- bile la sua compagnia. Se mai taluno avesse rivolto il discorso intorno a cose che fossero mormorazioni o simili, egli lo interrompeva e metteva fuori qualche facezia od anche una favola o altra cosa per far ridere, e intanto distoglieva il discorso dalla mormorazione ed impediva l'offesa di Dio tra' suoi compagni. La sua aria allegra, 1' indole vivace lo rendevano caro anche ai compagni meno amanti della pietà, per modo che ognuno godeva di potersi trattenere con lui, e prendevano in buona parte quegli avvisi che di quando in quando suggeriva. Un suo compagno desiderava andarsi a mascherare ed egli non voleva. Saresti contento, gli diceva, di venir realmente quale vuoi vestirti, con due corna sulla fronte, col) un naso lungo un palmo, con un abito da ciarlatano? Mai no, rispose l'altro. Dunque, soggiunse Domenico, se non desideri avere questo sembiante, perché vuoi comparir tale e deturpare le belle fattezze che Dio ti ha donato ? Un'altra volta alcuni volevano andarsi a bagnare, la qual cosa, se è altrove pericolosa, lo è assai più nel circond,^.rio di Torino, ove, senza parlare dei pericoli d'immoralità, trovansi spesso de' giovani che restano vittima infelice del nuoto. Se ne accorse Domenico e cercava di trattenersi con loro raccontando or questa or quell'altra favoletta. Ma quando li vide decisi di volersene assolutamente andare, allora si pose a parlare risoluto: no, disse, io non voglio che andiate. - Noi non facciamo alcun male. --Voi disubbidito, voi vi esponete al pericolo di dare o ricevere scandalo e di rimaner morti nell'acqua, e questo non è male? - Ma noi abbiamo un caldo che non ne possiamo più. - Se non potete più tollerare il caldo di questo mondo, potrete poi tollerare il caldo terribile dell'inferno che voi vi andata a meritare? Mossi da tali parole cangiarono divisamento e si posero secolui a fare ricreazione, e all'ora dovuta andarono in chiesa ad assistere alle sacre funzioni. Alcuni altri giovani dell'Oratorio amanti del bene de' loro compagni si unirono in una specie di società per darsi alla coltura de'più discoli. Savio vi apparteneva ed era de' più zelanti: se avesse avuto un confetto, un frutto, una croce, una medaglia, un immagine o simili , le riserbava per questo scopo. Chi lo vuole. chi lo vuole, andava dicendo. Io, io, andavasi da tutti gridando e correndo verso di lui. Adagio, egli diceva, voglio darlo a chi meglio mi risponderà ad una dimanda di catechismo. Intanto egli interrogava solo i più discoli ed appena essi davano risposta alquanto soddisfacente faceva loro quel piccolo regalo. Altri poi erano guadagnati in altre ma. niere: li prendeva, li invitava a passeggiargli insieme, li faceva discorrere, e se occorreva giocava con loro. Fu talvolta veduto con un grosso bastone sulle spalle, che sembrava Ercole colla clava, giuocare alla rana, volgarmente cirimella , e mostrarsi perditamente affezionato a quel giuoco. Ma ad un tratto sospendeva la partita e diceva al compagno: vuoi che sabato ci andiamo a confessare? L'altro e per la distanza dei tempo e per ripigliare presto la partita e anche per compiacerlo rispondeva di sì. Domenico ne aveva abbastanza e continuava il giuoco. Ma noi perdeva più di viàta: ogni giorno o per un motivo o per l'altro gli richiamava sempre quel si alla memoria, e gli andava insinuando ii modo di confessarsi bene. Venuto il sabato, qual cacciatore che ha colto buona preda, l'accompagnava in chiesa , lo precedeva nel confessarsi, per .lo più preveniva il confessore, si tratteneva seco dopo a fare il rin- graziamento. Questi fatti, che pur erano frequenti, erano per lui della più grande consolazione, e di grande vantaggio ai compagni, perciocchè spesso avveniva che taluno non riportasse alcun frutto da una predica udita in chiesa, e che poi arrer.- devasi alle pie insinuazioni di Domenico. Avveniva qualche volta che alcuno il lusingava tutta la settimana e poi al sabato non lacciavasi più vedere per l'ora di confessarsi. Come poi lo vedeva di nuovo quasi scherzandogli dicea; eh! biricchino! me l'hai fatta. Ma vedi, diceva l'altro, non era disposto, non mi sentiva... Poverino, soggiungeva Domenico, hai crduto al demonio che era assai ben disposto a riceverti; ma ora ancor più sei indisposto, anzi ti vedo tutto di mal umore. Orsù fa la prova di andarti a confessare, fa uno sforzo e procura di corifessarti bene e vedrai di quarta gioia sarà ripieno il tuo cuore. Per lo più dopo che quel tale erasi confessato andava poi da Domenico col cuore pieno di contentezza: è vero, diceva, sono veramente contento; per l'avvenire voglio andarmi a confessare più sovente. Nelle ccmunità di giovani sogliono esservene alcuni che o per essere alquanto rozzi, ignoranti, meno educati, o cruciali da qualche dispiacere, sono per lo più lasciati da parte dai loro compagni. Costoro soffrono il peso dell'abbandono quando avrebbero maggior bisogno del contorto di un amico. Questi tali erano gli amici di Domenico. Loro si avvicinava, li ricreava con qualche buon discorso, loro dava buoni consigli, e spesso è avvenuto che giovani decisi di darsi in preda al disordine, animati dalle caritatevoli parole del Savio, ritornarono a buoni sentimenti. Questo era il motivo che tutti quelli che avevano qualche incomodo di salute dimandavano Domenico per infermiere, e quelli che avevano delle pene provavano conforto esponendole a lui. In questa guisa egli aveva la strada aperta ad esercitare continuamente la carità verso il prossimo e accrescersi il merito. davanti a Dio. CAPO Xlia. Suo spirito di preghiera. Divozioue verso la Madre di Dio. -- Il mese di Maria. Fra, i doni , di cui Dio lo arricchì., era eminente quello del fervore nella preghiera. li suo spirito era così abituato a conversare con Dio che in qualsiasi luogo. anche in mezzo ai più clamorosi trambusti, raccoglieva i suoi pensieri e con pii affetti sollevava il cuore a Dio. Quando poi si metteva a pregare in comune pareva veramente un angioletto: immobile e composto a divozione in tutta la persona, senza appoggiarsi altrove, fuorché sopra le ginocchia, colla faccia ridente, col capo alquanto chino, cogli occhi bassi; l'avresti detto un altro S. Luigi. Bastava vederlo per esserne edificati. L'anno 1854 fu eletto il signor Conte Cays priore della compagnia di S. Luigi eretta in quest'Oratorio. La primi volta che prese parte alle nostre funzioni vide egli un giovanetto che pregava con tale atteggiamento, che ne fu pieno di stupore. Terminate le sacre funzioni volle infornarsi e sapere chi fosse quel fanciullo che era stato il soggetto della sua ammirazione: quel fanciullo era Domenico Savio. La stessa stia ricreazione era quasi sempre dimezzata; una parte per lo più era passata in pia lettura o in qualche preghiera che egli andava a fare in chiesa con alcuni compagni in suffragio delle anime del purgatorio o in onore di' Maria San- tissima. La divozione terso la Madre di Dio in Domenico era grande assai. In onore di lei faceva ogni giorno qualche- mortificazione. Non rimirava mai in faccia persone di sesso diverso: andando a scuola non alzava mai gli occhi. Talvolta passava vicano a pubblici spettacoli, che dai compagni rimíravansi con tale ansietà da non saper più dove passassero. Interrogato il Savio se tali spettacoli gli fossero piaciuti , rispondeva, che nulla aveva veduto. Di che quasi indispettito un compagno lo riu:proverò dicendo: che vuoi dunque fare degli occhi se non te ne servi a rimirare tali cose? Io voglio servirmene, rispondeva, per rimirare la faccia della nostra celeste Madre Maria, quando, se coll'aiuto di Dio ne sarò degno, andrò a trovarla in paradiso. Aveva una special divozione ali' immacolato cuore di Maria. Tutte le volte che portavasi in chiesa andava avanti all'altare di lei per pregarla ad ottenergli la grazia di conservare il suo cuore sempre lontano da ogni affetto impuro. Maria, diceva, io voglio essere sempre vostro figliuolo: ottenetemi di morire prima che io commetta un peccato contrario alla virtù della modestia. Ogni venerdì poi sceglieva un tempo di ricreazione, si portava in chiesa con altri compagni •e con essi recitava la corona de'sette dclori di Maria o almeno le litanie di Maria addolorata. Non solo era egli divoto di Maria SS., ma godeva assai, quando poteva condurre un compagno a prestarle pratiche di pietà. Un giorno di sabato aveva invitato un compagno a recarsi con lui in chiesa per re= citare il vespro della B. Vergine. Questi si arrendeva di piala voglia, adducendo aver freddo alle mani. Domenico si levò i guanti dalle mani, e; glieli diede e così andarono ambìdue in chiesa. Altra volta si tolse il mantelletto dalle ..proprie spalla per imprestarlo ad un altro aff nche an. dasse volentieri con lui in chiesa a pregare. Chi non sentesi compreso d'ammirazione a tali atti di generosa, pietà? In nessun tempo Domenico appariva maggiormente infervorato verso la celeste nostra protettrice Maria quanto nel mese di Maggio. Si accordava con altri per fare ogni giorno di tal mese qualche pratica particolare oltre a quanto facevasi in pub. blico nella chiesa. Preparavasi una serie d'esempi edificanti, che egli andava con gran piacere raccontando per animare altri ad essere divoti di Maria. Ne parlava spesso in ricreazione; animava tutti a con 8 L. C. - An. V I, F. XI. fessarsi e frequentare !a santa comunione specialmente in tal alesi'. Egli ne dava l'esempio accostandosi ogni giorno alla mensa eucaristica con tale raccoglimento che maggiore non si può desiderare. Un curioso episodio fa vedere la tenerezza del suo cuore per 13 divozicne di Maria. Gli alunni della camera, ove egli dormiva, debberaruno di fare a spese proprie un elegante altarino, che servisse a solennizzare la chiusa del mese di Maria. Domenico era tutto in faccende per questo affare ; ma venendosi alla quota che ciascuno avrebbe dovuto sborsare: ohimè! esclamò, sì che stiamo bene; per questi affari ci vogliono danari, ed io non ho un quattrino in tasca. Pure voglio fare qualche cosa a qualunque costo. Andò, prece un libro, che giragli stato donato in premio, e chiestone il permesso dal superiore ritornò pien di gioia dicendo : compagni, eccomi in grado di concorrere anch'io per onorar Maria: prendete questo libro, cavatene quell'utilità che potete; questa è là mia oblazione. Alla vista di tale atto spontaneo e così generoso s'intenerirono i compagni, e vollero essi pure vfferir libri ed altri oggetti: con essi fu fatta una piccola lotteria, il cui prodotto fu abbondante per sopperire alle spese che occorrevano. T'rminato 1' altare i giovani desideravano di celebrara la loro festa colla massima sontuosità. Ognuno se ne dava grande sollecitudine, ma non essendosi potuto totalmente terminare l'apparato era mestieri lavorare la-notte precedente alla festa. Io, disse il Savio, io passerò volentieri la notte lavorando. Ma i suoi compagni, perché aveva poco prima fatto una malattia, l'obbligarono di andarsi a coricare. Non voleva arrendersi, e solo andò a letto per ubbidienza. Almeno, disse ad uno dé compagni, appena sia tutto terminato vienmi tosto a risvegliare, affinché io possa es- sere de 'primi a rimirare l'altare addobbato in onore della cara nostra madre. CAPO XIV. Sua frequenza ai santi sacramenti della confessione e comunione. Egli è comprovato dall'esperienza che i più validi sostegni della gioventù sono il sacramento della confessione e della coinunione. Datemi un giovanetto, che frequenti questi sacramenti, voi lo vedrete crescere nella giovanile, giungere alla virile età e arrivare, se così piace a Dio, fino alla più tarda vecchiaia con una condotta, che 6 l'esempio di tutti quelli che lo conoscono. Questa mass;ma la comprendano i giovanetti per praticarla; la comprendano tutti quelli che si occupano dell'educazione dei medesimi per insinuarla. Prima che il Savio venisse a dimorare all'Oratorio frequentava questi due sacramenti una volta al mese secondo 1' uso delle scuole. Di poi li frequentò con assai maggior assiduità. Un giorno udìì dal pulpito questa massima: giovani, se volete perseverare nella via del cielo, vi si racco- mandano tre cose: accostatevi spesso al sacramento della confessione, frequentato la santa comunione, sceglietevi un confessore cui osiate aprire il vostro cuore, ma non cangiatelo senza necessità. `:Comprese Domenico l'importa nza di questi consigli. Cominciò egli a scegliersi un confessore elio tenne regolarmente tutto il tempo che dimorò tra noi. Affinché questi potesse poi formarsi un giusto giudicio di sua coscienza volle, come si disse , fare la confessione generale. Cominciò a confessarsi ogni quindici giorni, poi ogni otto giorni, comunicandosi colla medesima frequenza. Il con- fessore osservando il grande profitto, che faceva nelle cose di spirito, lo consigliò a comunicarsi tre volte per settimana, e nel termine di un anno gli permise la comunione quotidiana. Il Savio godeva di sè medesimo. Se ho qualche pena in cuore, egli diceva , vo dal confessore, che mi consiglia secondo la volontà di Dio; giacché Gesù Cristo ha detto che la voce del confessore per noi è come la voce di Dio. Se poi voglio qualche cosa di grande, vo a ricevere l'Ostia santa in cui trovasi corpus quod pro nobis traditum est, cioè quello stesso corpo, sangue anima e divinità, che Gesù Cristo offerse a Dio per noi sopra la croce. Che cosa mi manca per essere felice? nulla in questo mondo : mi manca solo il poter godere svelato in cielo colui che ora con occhio di fede miro e adoro sull'altare. Con questi pensieri Domenico traeva i suoi giorni veramente felici. Di qui nasceva quella ilarità, quella gioia celeste che traspariva in tutte le sue azioni. Nè pensiamoci che egli non comprendesse l'importanza di quanto faceva e non avesse un tenor di vita cristiana. quale si conviene a chi desidera dì far la comunione quotidiana. Perciocchè la sua condotta era per ogni lato irreprensibile. Io ho invitato i suoi compagni a dirmi se né tre anni, che dimorò fra noi, avevano notato nel Savio qualche difetto da correggere o qualche virtù da suggerire; ma tutti Itirono d'accordo che in lui non trovarono mai cosa che meritasse correzione; nè avrebbero saputo quale virtù aggiungere in lui. II suo apparecchio alla comunione era il più edificante. La sera che precedeva la comunione prima di coricarsi egli faceva una preghiera a questo scopo, e conchiudeva sempre così: Sia lodato e ringraziato ogni momento il santissimo e. divinissimo Sacramento. Al mattino poi faceva una sufficiente preparazione; ma il ringraziamento era senza limite. Per lo pìù, se non era chiamato, dimenticava la colezione, la ricreazione, e talvolta fino la scuola, standosi ìn orazione, o meglio in contemplazione della divina bontà ché in modo ineffabile . comunica agli uomini i tesori della sua infinita misericordia. Era per lui una vera delizia il poter passare qualche ora dinanzi a Gesù sacramentato. Almeno una volta al giorno andava invariabilmente a fargli visita, invitando altri a fargli compagnia. La sua preghiera prediletta era uva coroncina al sacro cuore di Gesù per compensare le ingiurie che riceve dagli eretici , dagli infedeli e dai cattivi cristiani. Affnchè le sue comunioni fossero più fruttuose e nel tempo stesso avessero ogni giorno novello eccitamento a farle con °ervore egli si era prefisso ogni giorno uno scopo speciale. Ecco come distribuiva le comunioni in ciascun giorno della settimana. Domenica. In onore della Santissima Trinità. Lunedì. Pe' miei benefattori spirituali e temporali. Martedì. In onore di S. Domenico e del mio Angelo custode. Mercoledì. Per la conversione dei peccatori. Giovedì. In suffragio delle anime del purgatorio. Venerdì. In onore della passione di Gesù Cristo. Sabato. Ad onore di Maria SS. per ot. tenere la sua protezione in vita ed in morte. Prendeva parte con trasporto di gioia a tutte le pratiche, le quali riguardassero al santissimo Sacramento. Se gli fosse capitato d'incontrare il Viatico portato a.qualche infermo, egli s'inginocchiava tosto ovunque fosse ; e se il tempo glielo permetteva, l'accompagnava finché fosse terminata la funzione. Ella festa del Corpus Domini fu vestito da cherico, e mandato alla processione della parrochia. Egli vi andò con sommo piacere, ed ebbe tal cosa come prezioso regalo, che maggiore niuno gli avrebbe potuto fare. CAPO XV. Sue penitenze. La sua età, la sanità cagionevole, l'innocenza di sua vita l'avrebbero certamente dispensato da ogni sorta di penitenza; ma egli sapeva che difficilmente un giovane può conservare l'innocenza senza la penitenza, e questo pensiero faceva -sì che la via dei patimenti per lui sembrava coperta di rose. Per penitenza non parlo del sopportare pazientemente le ingiurie e i dispiaceri, non parlo della continua morti- ficazione e compostezza di tutti i suoi sensi nel pregare, nella scuola, nello studio, nella ricreazione. Queste penitenze in lui erano continue. Io parlo solamente delle penitenze afflittivo del corpo. Nel suo fervore aveva stabilito di digiunare ogni sabato a pane ed acqua in onore della Beata Vergine. ma il confessore glielo proibì; voleva digiunare la quaresima, ma dopo una settimana venne fate cosa a notizia del Di- rettore della casa, e tosto 'gli fu vietata. Voleva almeno lasciar la colezione, ed anche tal cosa gli venne proibita. La ragione per cui non gli si permettevano tali penitenze era per impedire che la sua cagionevole sanità non venisse rovinata intieramente. Che fare adunque? Proibito di fare astinenza nel cibo, prese ad affliggere il corpo in altro maniere. Cominciò a mettersi scheggie di legno e pezzi dì mattone in letto per rendersi molesto il medesimo riposo; voleva portare una specie di cilicio; le quali cose gli vennero tutte proibíte. Egli si appigliò ad un novello mezzo. In tempo di autunno e d'inverno lasciò, inoltrare la stagione senza accrescere coperte al letto, sicchè eravamo a gennaio, ed egli era tuttora coperto da estate. Un mattino rimasto a letto per qualche incomodo, il Direttore I' andò a visitare. Al vederlo tutto aggomitolato 'gli si avvicinò, e si accorse che non aveva altro addosso che una sottile copertura. Perchè hai fatto questo, gli disse? Vuoi morire di freddo? No, rispose , non morrò di freddo. Gesù nella capanna di Betlemme e quando era in croce, era meno coperto di me. Allora gli fu assolutamente proibito d'in- traprendere penitenze di qualsiasi genere, senza prima dirnandarne espressa licenza; al quale comando, sebbene con pena , si sottomise. Una volta lo incontrai tutto afflitto, che andava esclamando: povero me, io sono veramente imbrogliato. Il Salvatore dice, che se non fo penitenza, non andrò in paradiso ed a me è proibito di farne : quale adunque sera il mio paradiso ? La penitenza , che il Signore vuole da te, gli dissi, è l'ubbidienza. Ubbidisci, e a te basta. - Non potrebbe permettermi qualche altra penitenza? -- Sì: ti si permettono le penitenze di sopportare pazientemente le ingiurie qualora te ne venissero fatte ; tollerare con rassegnazione il caldo, il freddo, il vento, la. pioggia, la stanchezza, e tutti gli incomodi di salute che a Dio piacerà di mandarti. - Ma questo si soffre per necessità? - Ciò che dovresti soffrire per necessità offrilo a Dio, e diventa virtù e merito per l'anima tua. Contento e rassegnato a questi consigli se ne andò tranquillo. CAPO XVI. La Compagnia del'Immacolata Concezione. Tutta la vita di Domenica si può dire essere un esercizio di divozione verso Maria Santissima. Né lasciava sfuggire occasione alcuna affine di tributarli qualche omaggio: L'anno 1954 il supremo Gerarca della Chiesa definiva dogma di fede l'immacolato concepimento di Maria. Il Savio. desideravo ardentemente di rendere tra di noi vivo durevole il pensiero di questo. angusto.titolo dalla Chiesa dato alla regina del cielo. Io desidererei, 'soleva dire, di fare qualche cosa in onore di Maria, ma di farlo presto. perchè temo che mi manchi il tempo. Guidato egli adunque dalla solita industriosa sua carità scelse alcuni de'suoi fidi compagni, e li invitò ad unirsi insieme con lui per formare una compagnia detta dell'Immacolata Concezione. Lo scopo era di assicurarsi la protezione della gran Madre di Dio in vita e specialmente in punto di morte. Due mezzi proponeva il Savio a tal fine: esercitare e promuovere pratiche di pietà in onore di. Maria Immacolata, e la frequente Comunione. D'accordo co'suoi più fidi amici compilò un regolamento, e dopo molte sollecitudini nel giorno 8 di giugno 1856, nove mesi prima di sua morte. leggevalo con loro dinanzi all'altare di Maria SS. Io lo trascrivo di buon grado nel pensiero che possa servire ad altri di norma a fare altrettanto. Eccone adunque il tenore: Noi Savio Domenico, ecc., (seguè il nome di altri compagni) per assicurarci in vita ed in morte il patrocinio della Ileatissima Vergine Immacolata, e per dedicarci intioramente al suo santo servizio, nel giorno 8 del mese di giugno, muniti tutti dei Ss. Sacramenti della confessione e comunione, e risoluti di professar verso la Madre nostra una filiale e costante di. vozione , protestiamo davanti all' altare di Lei e col consenso del nostra Spiritual Direttore, di voler imitare per quanto lo per. netteranno le nostre forze Luigi Comollo (1). Onde ci obblighiamo 1° i osservare rigorosamente le regole della casa: 2° Di edificare i compagni ammonendoli caritatevolmente, ed eccitandoli al bene colle parole, ma molto più col buon esempio; 3° Di occupare esattamente il tempo. A fine poi di assicurarci della perseveranza nel tenor di vita cui intendiamo di obbligarci , sottomettiamo il seguente regolamento al nostro Direttore. (42 Lursr COMOLLO nacque iu Cimano l' anno 848 e moriva l'anno 4839 in concetto di singolar virtù nel Seminario di Chieri in età d'anni 22. La vita di questo modello della gio ventù, fu la seconda volta stampato nell'anno IV delle Letture Cattoliche. N. 4. A regola primaria adotteremo una rigorosa obbedienza ai nostri superiori cui ci sottomettiamo con una illimitata confidenza. N. 2. L'adempimento dei proprii doveri sia la nostra prima e speciale occupazione. N. 3. Carità reciproca unirà i nostri animi. ci farà amare indistintamente i nostri fratelli, i quali con dolcezza ammoniremo, quando apparisse utile una correzione. N. 4. Si sceglierà una mezz' ora nella settimana per convocarci, e dopo l'invocazione deh S. Spirito, fatta breve spiritual lettura, si tratteranno i progressi della Compagnia nella divozione e nelle . virtù. N. 5. Separatamente però ci ammoniremo di quei difetti di cui dobbiamo emendarci. N. 6. Procureremo di evitare fra noi qualunque minimo dispiacere, sopportando con pazienza i compagni, e le altre persone moleste. N. 7. Non è fissata alcuna preghiera, giacchè il tempo, che rimare dopo compiuto il dover nostro , sarà consacrato a quello scopo che parrà più utile all'anima nostra. N. 8. Ammettiamo però queste poche pratiche: § 1° La frequenza ai Ss.rni Sacramenti, quanto più sovente ci verrà permesso. § 2° Ci accosteremo alla mensa Eucaristica tutte le domeniche , le feste di precetto, tutte le novene e solennità di Maria SS. e dei Ss. Protettori dell'Oratorio. § 30 Nella settimana procureremo di accostarvici al giovedi, eccetto che ne siamo distolti da qualche grave occupazione. N. 9. Ogni giorno, specialmente. nella recita del Rosario, raacomandererno a Maria la nostra società, pregandola di ottenerci la grazia della perseveranza. N.10. PNcurererno di consacrare ogni sabato in onor di Maria qualche pratica speciale od atto di cristiana pietà in onor dell'Immacolato suo concepimento. N. 11. Useremo quindi un contegno vie maggiormente edificante nella preghiera, nelle divote letture, durante i divini uff i. nello studio e nella scuola. N. 12. Custodiremo colla massima gelo. sia la santa parola di Dio, e ne rianderemo le verità ascoltate. N. 13. Eviteremo qualunque perdita di tempo per assicurar l'animo nostro dalle tentazioni che sogliono furteinente assalirci nell'ozio; epperciò N. 14. Dopo aver soddisfatto agli obblighi che incombono a ciascuno di noi, consacreremo le ore rimaste libere in utili occupazioni come in divote cd istruttive letture o nella preghiera. N. 15. La ricreazione è -voluta o almeno permessa dopo il cibo, dopo la scuola e dopo lo studio. N. 16. Procureremo di manifestare ai no. stri superiori qualunque cosa possa riguardare la nostra morale condotta. N. 17. Procureremo eziandio di fare gran risparmio di quei permessi che ci vengono largiti dalla bontà dei nostri superiori, imperciocchè una delle nostre mire speciali è certamente un'esatta osservanza delle regole della casa, troppo spesso offesa dal- l'abuso di tali permessi. N. 18. Accetteremo dai nostri superiori quello che verrà destinato a nostro alimento senza mai movere lagnanza intorno agli apprestamenti di tavola , e distoglieremo anche gli altri dal farlo. N. 19. Chi bramerà far parte di questa società , dovrà anzi tutto purgarsi la coscipnza cot Sacramento della Confessione, e cibarsi alla mensa Eucaristica, dar quindi saggio di sua condotta con una settimana di prova, leggere attentamente queste regole e prometterne esatta osservanza a Dio ed a Maria SS. Immacolata. N. 20. Nel giorno di sua ammessiona i fratelli si accosteranno alla santa comunione, pregando Sua Divina Maestà di accordare al compagno le virtù della perseveranza, dell'ubbidienza, il vero amore di Dio. N.21. La società è posta sotto gli auspizii dell'Immacolata Concezione , di cui avremo il titolo, e porteremo una divota medaglia. Una sincera, filiale, illimitata fiducia in Maria, una tenerezza singolare verso di lei; una devozione costante ci renderanno superiori ad ogni ostacolo, tenaci nelle risoluzioni , rigidi verso di noi, amorevoli col nostro prossimo, ed esatti in tutto. Consigliamo inoltre i fratelli a scrivere i SS. norri di Geaù e di Maria prima nel cuore e nella mente, poi sui libri e sopra gli oggetti che ci possono cadere sott'occhio. Il nostro Direttore è pregato di esaminare queste regole , e di manifestarci intorno ad esse il suo giudizio assicurandolo che noi tutti intieramente dipendiamo dalla sua volontà. Egli potrà far subire a questo regolamento quelle modificazioni, che gli parranno convenienti. 6 L. C. -- An. VI, F. XI. E Maria 1 Benedica essa i nostri sforzi, giacché l'inspirazione di dar vita a questa pia società fu tutta sua. Ella arrida alle nostre speranze, esaudisca i nostri voti, e noi coperti dal suo manto, forti del suo patrocinio, sfideremo le procelle di questo - mare infido, supereremo gli assalti del nemico infernale. In simil guisa da lei confortati speriamo d'essere l'edificazione dei compagni, la consolazione dei superiori, diletti figliuoli di Lei. E se Dio ci concederà grazia e vita per servirlo nel sacerdotal Ministero , noi ci adopreremo con tutte le nostre forze per farlo col massimo zelo, e diffidando di nostre forze, illimitatamente fidando nel divino soccorso, potremo sperare che dopo questa valle di pianto consolati dalla presenza di Maria, raggiungeremo sicuri in quell'ultima ora quel guìderdone eterno , che Iddio tien serbato a chi lo serve in ispirito e verità. Il Direttore dell' Oratorio lesse d- fatto il sopra esposto regolamento di vita e dopo di averlo attentamente esaminato, lo approvò colle seguenti condizioni: 1. Le mentovate promesse non hanno forza di voto. 2. Nemmeno obbligano Botto pena di colpa alcuna. 3. Nelle conferenze ei stabilisca qualche opera •di carità esterna, come la nettezza della Chiesa, l'assistenza od il catechismo di qualche fanciullo più ignorante. 4. Si dividano i giornì.della settimana in modo che il ciascun giorno vi siano alcune comunioni. 5. Non si aggiunga alcuna pratica religiosa senza speciale permesso dei superiori. 6. Si proponga per iscopo fondamen tale di promuovere la divozìdne verso Maria SS. Immacolata, e verso il SS. Sacramento. 7. Prima di accettare qualcheduno, gli si faccia leggere la vita di Luigi Comollo. CAPO XVII. Sue amicizie particolari - Sue relazioni col giovane Gavio Camillo. Ognuno era amico con Domenico; chi non lo amava lo rispettava per le sue virtù. Egli sapeva poi passarsela bene con tutti. Era così rassodato nella virtù che fu consigliato di trattenersi anche con alcuni giovani alquanto discoli per far prova di guadagnarli al Signore. Ed egli approffittava della ricreazione, dei trastulli, dei discorsi anche indifferenti per trarne vantaggio spirituale. Tuttavia aveva i suoi amici particolari, coi quali, come si- è detto, si radunava ora in conferenze spirituali, ora per compiere esercizi di cristiana pietà. Queste conferenze tenevansi con licenza dei superiori; ma erano assistite e regolate dagli stessi giovani. In esse trattavano del modo di celebrare le novene delle maggiori solennità , si ripartivano le comunioni che ciascuno avrebbe avuto cura di fare in giorni determinati della settimana, si as- segnavano a vicenda quei giovani che avevano maggior bisogno di assistenza morale e ciascuno lo faceva suo cliente , ovvero protetto, ed adoperavano tutti i mezzi che suggerisce la carità cristiana per avviarlo alla virtù. Il Savio era dei più animati, e si può dire che in queste conferenze la faceva da dottore. Si potrebbe parlano,,di parecchi compagni del Savio che prendevano parte a queste conferenze, e che trattarono molti con lui, ma essendo essi ancor tra' vivi, pare prudenza non parlarne. Ne accennerò solamente due, che sono già stati da Dio chiamati alla patria celeste. Questi sono Gavio Camillo di Tortona, e Massaglia Giovanni di Marmorito. Il Gavio dimorò solamente due mesi tra noi, e questo tempo bastò per lasciare santa rimembranza di sé presso i suoi compagni, La sua luminosa pietà e il suo gran genio per la pittura e scultura , avevano risolto il municipio di quella città ad aiutarlo affinché potesse venire a Torino a proseguire gli studií per l'arte sua. Egli aveva fatto una grave malattia in patria; e come venne all'Oratorio sia per essere convalescente, sia per trovarsi lontano dalla patria e dai parenti , sia anche per la compagnia di giovanetti tutti sconosciuti, se ne stava osservando gli altri a trastullarsi, ma assorto in gravi pensieri. Lo vide il Savio, e tosto si avvicinò per confortarlo , e tenne secolui questo preciso discorso; I1 Savio cominciò : ebbene, mio caro, non conosci ancora alcuno, non è vero? Gavio: è vero, ma mi ricreo rimirando gli altri a trastullarsi. - Come ti chiami? - Gavio Camillo di Tortona. -- Quanti anni hai? -- Ne ho quindici compiuti. -- Da che deriva quella malinconia che ti traspira in volto, sei forse stato ammalato ? - Sì, sono veramente stato amm.-Iato: ho fatto una malattia di palpitazione, che mi portò sull'orlo della tomba, ed ora non ne sono ancora ben guarito. --Desideri di guarire, non è vero? - Non tanto: desidero di fare la volontà di Dio. Queste ultime parole fecero conoscere il Gavio per un giovane di noti ordinaria pietà, e cagionarono nel cuore del Savio una vera consolazione; sicché con tutta confidenza continuò così: chi desidera di fare la volontà di Dio, desidera di santificare se stesso; hai dunque volontà di farti santo? - Questa volontà in me è grande. - Bene: accresceremo il numero dei nostri amici , e tu sarai uno di quelli che prenderai parte a quanto facciamo noi per farci santi. Ma sappi che noi qui facciamo consistere la santità nello star molto ailegri. Noi procureremo soltanto di evitare il peccato , come un gran nemico che ci ruba la grazia di Dio e la pace del cuore, di adempiere esattamente i nastri doveri, e frequentare le cose di pietà. Comincia fin d'oggi a scriverti per ricordo: servite Domino in lactitia , serviamo il Signore in santa allegria. Questo discorso fu come un balsamo alle afflizioni del Gavio, che ne provò un vero conforto. Che anzi da quel giorno in poi egli divenne fido amico del Savio, e costante seguace de;le sue virtù. Ma la malattia che lo aveva portato sull'orlo della tomba, e che non era stata sradicata , in capo m due mesi ricomparve , e malgrado le sollecitudini dei medici e degli amici, non le si potò più trovare rimedio. Dopo alcuni giorni di peggioramento, dopo di aver con grande edificazione ricevuti gli ultimi sacramenti mandava l'anima al Creatore il 30 dicembre 1856. Domenico andò più volte a visitarlo nel corso della malattia e si offeriva di passare le notti vegliando presso di lui, sebbene non siagli stato permesso. Quando seppe, che era spirato, volle andarlo a vedere per l'ultima volta, e mirandolo estinto, commosso gli diceva: addio, o Gavio, tu sai volato al cìelo; prepara anche un posto per me. Io ti sarò sempre amico, e finchè il Signore mi lascerà in vita , pregherò pel riposo dell'anima tua. Dopo andò con altri compagni a recitare I' uffizio dei morti nella camera del defunto, si fecero altre preghiere lungo il giorno; quindi invitò alcuni dei più buoni compagni a fare la santa comunione, ed egli stesso la fece più volte in suffragio dell'anima dell'amico defunto. Fra le altre cose egli disse a'suoi amici: miei cari, non dimentichiamo l'anima del nostro amico, tutto quello che ora facciamo. per lui, Dio disporrà che altri lo faccia un giorno per noi. CAPO XVIII. Sue relazioni col giovane Massaglia Giovanni. Più lunghe e più intime furono le relazioni del Savio con Massaglia di Marmorito, paese poco distante da Mondonio. Vennero ambidue contemporaneamente nella casa dell'Oratorio, erano confinanti di patria; avevano ambidue la stessa volontà di abbracciare lo stato ecclesiastico, con vero desiderio di farsi santi. - Non basta, un giorno Domenico diceva al suo amico, non basta il dire che vogliamo farci ecclesiastici, ma bisogna che ci adoperiamo per acquistare le virtù che a tale stato sono necessarie. -- É vero, rispondeva 1' amico, ma, se facciamo quello che possiamo dal canto nostro, Dio non marcherà di darci grazia e forza per meritarci un favore così grande quale si è diventar ministri di Gesù Cristo. Venuto il tempo pasquale fecera cogli altri giovani gli spirituali esercizi con molta esemplarità. Terminati gli esercizi, Domenico disse al compagno : voglio che noi siamo veri amici; veri amici perle cose dell'anima, perciò vorrei che d'ora in avanti fossimo l'uno monitore dell'altro in tutto ciò che può contribuire al bene spirituale. Quindi se tu scorgerai in me qualche difetto, dimmelo tosto, affinchè me ne possa emendare, oppure se vedrai qualche cosa di bene che io possa fare, non mancare di suggerirmelo. - Lo farò volentieri per te, sebbene non ne abbisogni; ma tu lo devi fare assai più verso di me, che, come ben sai, per la mia età mi trovo esposto a maggiori pericoli. - Lasciamo i complimenti da parte ed aiutiamoci vicendevolmente a farci del bene per l'anima. Da quel tempo il Savio ed il Massaglia divennero veri amici, e la loro amicizia fu durevole, perché fondata sulla virtù; giacché andavano a gara coll'esempio e coi consigli per aiutarsi a- fuggire il male , e praticare il bene. Alla fina dell'anno sco!astico subiti gli esami fu a ciascun giovane della casa data licenza di andar a passare le vacanze o coi genitori o con qualche altro parente. Alcuni preferirono rimanere all'oratorio, e tra questi furono Savio e Massaglia. Sapendo io quanto fossero ansiosamente aspettati dai parenti, e quanto essi medesimi avessero bisogno di ristorare la loro stanchezza, dissi ad ambidue: perché non andate a passar qualche giorno in vacanza? Essi invece di rispondere si misero a ridere. - Che cosa volete dirmi con questo ridere ? Domenico rispose: noi sappiamo che i nostri parenti ci attendono con piacere; noi pure li amiamo e ci andremmo volentieri; ma sappiamo che l'uccello finché trovasi in gabbia non gode libertà, è vero, però è sicurò dal falcone. Al contrario- se è fuori di gabbia, vola dove vuole, ma da un momento all'altro può cadere negli artigli di quell'uccello di rapina. La nostra gabbia è l'Oratorio; qui stiamo sicuri; se usciamo di qui temiamo di cadere negli artigli del falcone infernale. Io però ho giudicato bene di mandarli qualche tempo a casa pel bene della loro sanità, e si arresero alla mia volontà soltanto per ubbidienza, restandovi quei soli giorni che erano stati strettamente loro comandati. Se volessi scrivere i bei tratti di virtù del giovane Massaglia, davrei ripetere in gran parte le cose dette del Savio, di cui fu fedele seguace finchè visse. Egli godeva buona salute, e dava ottima speranza di sè nella carriera degli studii. Compiuto il corso di Retorica subì con esito felice l'esame per la vestizione chericale. Ma questo abito da lui tanto amato e tanto rispettato. potè soltanto portarlo alcuni mesi. Colpito da una costipazione, che aveva aspetto di semplice raffreddore, non voleva nemmeno interrompere i suoi studii. Pel ùesiderio di fargli lare una cura radicale, e per toglierlo dall'occasione di studiare i genitori lo condussero a casa. La malattia sembrava leggiera; più volte parve perfettamente vinta, più volte ricadde, finc+hè quasi inaspettatamente venne all'estremo della vita. « Egli ebbe tempo, scrive il suo paroco, di ricevere colla massima esemplarità tutti i conforti di nostra santa religione; moriva della morte del giusto che lascia il mondo per volare al cielo. » Alla perdita di tale amico il Savio fu profondamente addolorato, e sebbene rassegnato ai divini voleri lo pianse per più giorni, e questa è la prima volta che vidi quel volto angelico a rattristarsi e piangere di dolore. L'unico conforto fu di pregare e far pregare per l'amico defunto. Fu udito talvolta ad esclamare: caro Massaglia, tu sei morto, e spero che sarai già in comepannia di Gavio in paradiso, ed io quando andrò a raggiungervi nell'immensa felicità del cielo? Per tutto :1 tempo che Domenico sopravvisse al suo amico l'ebbe ognor presente nelle pratiche di pietà, e soleva dire, che non poteva andar ad ascoltar la santa messa, od assistere a qualche esercizio divoto senza raccomandare a Dio l'anima di colui che in vita erasi cotanto adoperato pel suo bene.. Questa perdita fu assai dolorosa al tenero cuore di Domenico , e la medesima sanità di lui fu notevolmente alterata. CAPO XIX. Grazie speciali e fatti particolari. Finora ho raccontato cose che presentano nulla di straordinario , se non vogliamo chiamare straordinaria una condotta costantemente buona, che si andò sempre perfezionando coll'innocenza della vita, con le opere di penitenza e coll'esercizio della pietà. Potrebbesi pur chiamare cosa stra- ordinaria la vivezza di sua fede, la ferma sua speran .a e l'infiammata sua carità e la perseveranza nel bene fino ali' ultimo respiro. Qui però io voglio esporre grazie speciali ed alcuni fatti non comuni , che forse andranno soggetti a qualche critica. Per la qual cosa io stimo bene di avv;sarna il lettore, che quanto ivi riferisco, ha piena somiglianza con fatti registrati nella Bibbia e nella vita dei santi; riferisco cose che ho veduto cogli occhi miei, assicuro che scrivo scrupolosamente la verità , rimettendomi però interamentè ai riflessi del discreto lettore: eccone il racconto. Avvenne più volte, che andando in chiesa, specialmente nel giorno che Domenico faceva 1n santa comunione , oppure vi era esposto il santissimo Sacramento egli restava come rapito dai sensi, sicchè lasciava passare tempo anche troppo lungo, se non era chiamato per compiere i suoi ordinarii doveri. Accadde un giorno che mancò dalla colezione , dalla scuola , e dal medesimo pranzo, e niuno sapeva dove fosse; nello studio non c'era, a letto nemmeno. Riferita al Direttore tal cosa, gli nacque sospetto di quello che era realmente , che fosse in chiesa, siccome già altre volte era accaduto. Entra in chiesa, va in coro e lo vede lA fermo come un sasso. Egli teneva un piede sull'altro, una mano appoggiata sul leggìo dell'antifonario, l'altra sul petto colla faccia fissa e rivolta verso il tabernacolo. Non moveva palpebra. Lo chiama, nulla risponde. Lo scuote, e allora gli volge lo sguardo, e dice: oh è già finita la messa? Vedi, soggiunse il Direttore mostrandogli l'orologio, sono le due. Egli dimandò umile perdono della trasgressione delle re- gole di casa, ed il direttore lo mandò a pranzo, dicendogli: se taluno ti dirà: onde vieni? Risponderai che vieni dall'eseguire un mio comando. Fu detto questo per evitare le dirnande inopportune, che forse i compagni gli avrebbero fatte. Un altro giorno terminato 1' ordinario ringraziamento della messa io era per uscire dalla sacrestia, quando sento in coro una voce come di una persona che disputava. Vado a vedere e trovo il Savio che parlava e poi si arrestava , come chi dà campo alla risposta. Fra le altre cose intesi chiaramente queste parole: Sì, mio Dio, ve l'ho già detto e ve lo dico di nuovo, io vi amo e vi voglio amare fino alla morte. Se voi vedete che io sia per offendervi, mandatemi la morte: sì, prima la morte. ma non peccare. Gli ho talvolta dimandato che cosa facesse in quei suoi ritardi, ed egli con tutta semplicità rispondeva: povero me, mi salta una distrazione, e in quel momento perdo il filo delle mie preghiere, e parmi di vedere cose tanto belle, che le ore fuggono come un momento. Un giorno entrò nella mia camera dicendo: presto, venga con me, c'è una beli' spera da fare. Dove vuoi condurmi ? gli chiesi. Faccia presto, soggiunse, faccia presto. lo esitava tuttora , ma instando egli, ed avendo già provato altre volte l'importanza di tali inviti, accondiscesi. Lo seguo. Esce di casa, passa una contrada poi un'altra, ed un'altra ancora, ma non si arresta nè fa parola ; prende infine un' altra contrada , io lo accompagno di porta in porta, finchè si ferma , sale una scala , monta al terzo piano e suona una forte scampanellata. E qua, che deve entrare, egli dice, e tosto se ne parte. Mi -si apre ; eh presto , mi vien detto, presto, altrimenti non è più a tempo. Mio marito ebbe la disgrazia di farsi protestante; adesso è in punto di morte e dimanda per pietà di poter morire da buon cattolico. Io mi recai tosto al letto di quell'infermo, che mostrava viva ansietà di dar sesto alle cose della sua coscienza. Aggiustate colla massima prestezza le cose di quell'anima, giunge il Curato, che già prima si era fatte chiamare. Esso potè appena amministrargli il sacramento dell'Olio Santo con una sola unzione, che l'ammalato era già cadavere. Un g'Iorno ho voluto chiedere al Savio come egli avesse' potuto sapere che coi eravi un ammalato, ed egli mi guardò con aria di dolore, di poi si mise a piangere. Io non gli ho più fatto ulteriore dimanda. L'innocenza deUa vita, l'amor verso Dio, il desiderio delle cose celesti avevano portato la mente di Domenico a tale stato che si poteva dire abitualmente assorto in Dio. Talvolta sospendeva la ricreazione, voltava altrove lo _sguardo e si metteva a passesgiare da solo. Interrogato perchè lasciasse così i compagni, rispondeva: mi assalgono le solite distrazioni, e mi pare che il paradiso mi si apra sopra del capo, ed io debbo allontanarmi dai compagni per non dir loro cose che forse essi metterebbero in ridicolo. Tal cosa gli succedeva nello studio, nell'andata e ritorno da scuola, e nella scuola medesima. Parlava assai volentieri del Romano Pontefice, ed esprimeva il suo vivo desiderio di poterlo vedere prima di morire, asserendo ripetutamente che aveva cosa di grande importanza da dirgli. Ripetendo spesso le medesime cose, volli chiedergli qual fosse quella gran cosa che avrebbe voluto dire al Papa. 7 L. C. - 4n. VI, F. XI. -Se potessi parlare al Papa, vorrei dirgli che si occupi assai dell'lnghilterra ; Dio prepara un gran trionfo al cattolicismo in quel Regno. - Sopra quali cose appoggi tu queste tue parole? -Lo dico, ma non vorrei che ne facesse parola con altri, per non espormi forse allo burle. Se però andrà a Roma, lo dica a Pio IX. Ecco adusnque. Un mattino mentre faceva il ringraziamento della comunione fui sorpreso da una l'orto distrazione, e mi parve di vedere una vastissima pianura piena di gente avvolta in densa nebbia. Camminavano, ma come nomini, che smarrita la via non vedono più ove mettano il piede. Questo paese , mi disse uno olio mi era vicino , è l'Inghilterra. Mentre voleva dimandare altre cose vedo il sommo Pontefice Pio IX, tale quale aveva veduto dipinto in alcuni quadri. Egli maestosamente vestito, portando una lu- minosissima fiaccola tra le mani, si avanzava verso quella immensa turba di gente. Di mano in mano che si avvicinava, al chiarore di questa fiaccola, scompariva la nebbia, e gli uomini restavano nella luce come di mezzogiorno. Quella fiaccola , mi disse l'amico, è la religione cattolica chE, deve illuminare gl'Inglesi. L'anno scorso (1858) essendo andato a Roma , ho voluto raccontare tale cosa al Sommo Pontefice, che la senti con bontà e con piacere. Questo, disse il Papa, mi conferma nel mio proposito di lavorare energicamente a favore dell' Inghilterra, a cui ho già rivolto le mie più grandi sollecitudini. Tal racconto, se non altro, mi• è come un consiglio di un'anima buona. Ommetto molti altri fatti simiglianti, contento di scriverli, lasciando che altri li pub. blìchi , quando si giudicherà che possano tornare a maggior gloria di Dio. CAPO XX. Suoi pensieri sopra la morte, e sua preparazione a morir santamente. Chi ha letto quanto abbiamo fin' ora scritto intorno al giovane Savio Domenico, conoscerà di leggieri che la vita di lui fu una continua preparazione alla morte. Ma egli reputava la compagnia dell'Immacolata Concezione come un mezzo efficace per assicurarsi la protezione di Maria in punto di morte, che ognuno presagiva non es• sergli lontana. Malgrado tutti i riguardi che gli si usa. vano per moderarlo nelle cose di studio e di pietà; tuttavia e per h naturale sua gracilità, e per alcuni incomodi personali ed anche per la continua tensione di spi. rito, gli si andavano ogni giorno diminuendo le forze. Egli stesso se ne accorgeva, e talvolta andava dicendo: bisogna che io corra, altrimenti la notte mi sorprende per is- trada. Volendo dire che gli restava poco tempo di vita, e che doveva essere sollecito in fare opere buone prima che giungesse la morte. Avvi l'uso in questa casa che i nostri giovani facciano l'esercizio della buona morte una volta al mese. Consiste questo esercizio nel prepararci a fare una confessione e comunione come se fosse l'ultima della vita. Ii regnànte Pio IX nella sua grande bontà arricchì questo esercizio di pietà di varie indulgenze. Domenico lo faceva con un raccoglimento che non si può dire maggiore. In fine della sacra funzione si suole recitare un Pater ed Ave per colui che tra gli astanti sarà il primo a morire. Un giorno scherzando egli disse: in luogo di dire per colui che sarà il primo a tinorire dica così: un Pater ed Ave per Savio Domenico che di noi sarà il primo a morire. Questo disse più volte. Sul finire di aprile dei 1856 , egli si presentò al Direttore e gli dimandò come avrebbe dovuto fare per celebrare santamente il mese di Maria. - Lo celebrerai, rispose, coll'esatto a- dempimento do' tuoi doveri , raccontando ogni dì un esempio in onore di Maria, e procurando di regolarti in modo da poter fare in ciascun giorno la santa comunione. - Ciò procurerò di fare puntualmente; ma qual grazia dovrò dimandare ? -- Dimanderai alla santa Vergine che ti ottenga da Dio sanità e grazia, per farti santo. - Che mi aiuti a farmi santo, che mi aiuti a fare una santa morte, e che negli ultimi momenti di mia vita mi assista e mi conduca al cielo. Per psare tutti i mezzi atti a fargli riacquistare la sanità, ho fatto fare un consulto di medici. Tutti ammirarono la giovialità, la prontezza di spirito, e l'assennatezza delle risposte di Domenico. II dottor Vallauri, di felice memoria, che era uno dei benemeriti consulenti, pieno di ammirazione: che perla preziosi, disse , è mai questo giovinetto! - Qual è l'origine del malore che gli fa diminuire la sanità ogni giorno più, gli dimandai? - La sua gracile complessione,, la cognizione precoce, la continua tensione di spirito, sono come lime elle gli rodono insensibilmente le forze vitali. - Qual rimedio potrebbe tornargli maggiormente utile? - II rimedio più utile sarebbe lasciarlo andare al paradiso, per cui mi pare assai preparato. L'unica cosa che potrebbe protrargli la vita, si è l'allontanarlo intieramente qualche tempo dallo studio e trattenerlo in occupazioni materiali adattate alle sue forze. CAPO XXI. Sua sollecitudine per gli ammalati Lascia l'Oratorio-Sue paro! in tale occasione. Lo sfinimento di forze in cui si trovava non era tale da tenerlo a letto continuamente; perciò talvolta andava a scuola, allo studio; oppure si occupava in cose di casa. Fra le ccse in_ cui si occupava con gran piacere era il servire i compagni infermi qualora ve ne fossero stati nella casa. lo non ho alcun merito avanti a Dio, diceva, nell'assistere 6 visitare gli infermi perchè lo fo con troppo gusto; anzi mi è un caro divertimento. Mentre poi loro faceva de'servizi tempo. rali, era accortissimo nel suggerire sempre qualche cosa di spirituale. Questa carcassa, diceva ad un compagno incomodato,-non vuol durare in eterno, non è vero? Bisogna lasciare che si logori poco per volta, finché vada alla tomba ; ma allora, caro mio, l'anima nostra sciolta dagli impacci del corpo volerà gloriosa al cielo e godrà una sanità ed una felicità interminabile. Avvenne che un compagno rifiutavasi di bere una medicina perchè amara. Caro mio , dicevagli Domenico , noi dobbiamo prendere qualsiasi rimedio, perché così facendo obbediamo a Dio, che ha stabilito medici e medicine, perché sono necessarii a riacquistare la perduta sanità: ché se proviamo qualche ripugnanza pel gusto, sarà un mezzo per guadagnare maggior me rito per l'anima. Del resto credi che questa tua bevanda sia tanto amara ed aspra quanto ora amaro il fiele misto con aceto di cui fu abbeverato l'innocentissimo Gesù sopra la croce? Queste. parole dette colla maravigliosa sua schiettezza facevano sì che niuno osava più opporre difficoltà. Sebbene la sanità del Savio fosse divenuta assai cagionevole, tuttavia l'andare a casa era cosa per lui la più disgustosa, perciocchè gli rincresceva interrompere gli studii e le solite sue pratiche di pietà. Alcuni mesi prima io ve l'aveva già mandato, ed egli vi dimorò solo pochi giorni e tosto mel vidi ricomparire all'Oratorio. Io debbo dirlo; il rincrescimento era reciproco: io l'avrei tenuto in questa casa a qualunque costo, il mio affetto per lui era quello di un padre verso di un figlidolo il più degno di sua affezione. Pure il consiglio de'medici era tale ed io voleva eseguirlo; tanto più che da alcuni giorni crasi in lui manifestata una ostinata tosse. Si previene adunque-il padre, e si stabilisce la partenza pel primo di marzo 1857. Si arrese Domenico a tale deliberazione, ma solo per farne un sacrifizio a Dio. Percbè, gli si domandò, 'dai a casa così di mal animo; mentre dovresti andarvi con gioia per godervi la compagnia de 'tuoi amati gel, itori9 Perchè, rispose, desidero di terminare i miei giorni all'Oratorio. -Andrai a casa, e, dopo che ti sarai alquanto ristabilito in salute, ritornerai. - Oh 1 questo poi - no, no, io ci vo e non ritornerò più. La sera precedente alla partenza non poteva levarmelo d'attorno, sempre aveva cose da dirnandare. Fra le altre diceva Qual è la cosa migliore che possa fare un ammalato per acquistar merito davanti a Dio ? -- 0fferire spesso e Dio quanto soffre. - Quale altra cosa potrebbe ancor fare ? - Offrire la sua vita al Signore. - Posso essere certo che i miei peccati mi siano stati perdonati t - Ti assicuro a nome di Dio che i tuoi peccati ti sono stati tutti perdonati. -- Posso essere certo di essere salvo? - S!, mediante la divina misericordia, la quale non ti manca, tu sei certo di salvarti. -Se il demonio venisse a tentarmi , che cosa gli dovrei rispondere ? -- Gli risponderai che hai venduta l'a nima a Gesù Cristo, e che egli l'ha com= parata col prezzo del suo sangue; se il demonio ti facesse ancora altra difficoltà gli chiederai qual cosa abbia egli fatto per l'anima tua. Al contrario Gesù Cristo ha sparso tutto il suo sangue per liberarla dall'inferno e condurla seco lui al paradiso. - Dal paradiso potrò vedere i miei compagni dell'Oratorio, ed i miei genitori? - Sì dal paradiso vedrai tutte lu vicende dell'Oratorio, vedrai i tuoi genitori, le cose che li riguardano, ed altre cose mille volte più belle. Potrò venire a far loro qualche visita? - Potrai venire purchè tal cosa torni a maggior gloria di Dio. Queste e moltissime dimande andava facendo,e sembrava una persona che.avesse già un piede sulle porte del paradiso, e ché prima di entrarvi volesse bene informarsi delle cose che entro vi erano. CAPO XXII. Dà l'addio a' suoi compagni. II mattino di sua partenza fece co'suoi compagni l'esercizio della buona morte con tale trasporto di divozione nel confessarsi e nel comunicarsi, che io, che ne fui testimonio, non so come esprimerlo. Bisogna, egli diceva, che faccia bene questo esercizio perchè spero che sarà per me veramente quello della mia buona morte. Chè se mi accadesse di morire per la strada sono già comunicato. Il rimanente della mattinata lo impiegò tutto per mettere in sesto le cose sue. Aggiustò il baule mettendo ogni oggetto come se non dovesse toccarlo mai più. Dopo andava visitando un per uno i suoi co. pagni , a chi dava un consiglio, avvisava questo ad emendarsi di un difetto, incoraggiva quell' altro a perseverare nel bene. Ad uno cui doveva rimettere due soldi, il chiamò e gli disse: Vien qua, aggiustiamo i nostri conti, altrimenti tal cosa mi cagionerà imbrogli nell' aggiustamento de'conti col Signore. Parlò ai confratelli della società dell'Immacolata Concezione e colle più animate espressioni li incoraggiva add essere costanti nell'osservanza delle promesse fatte a Maria SS., ed a riporre in lei la più viva confidenza. Al momento di partire mi chiamò e dissemi queste precise'parole: Ella adunque non vuole questa mia carcassa (carcame_ ovvero scheletro) ed io sono costretto a portarlo a Mondonio. Il disturbo sarebbe di pochi giorni.... poi sarebbe tutto finito, tuttavia sia fatta la volontà di Dio. Se va a Roma, si ricordi della commissione dell'Inghilterra presso il Papa, preghi affinché io possa fare una buona morte e a rivederci in paradiso. Addio, amati compagni, loro disse, addio tutti: pregate per me e a rivederci colà dove saremo sempre col Signore. Era già sulla porta del cortile quando lo vedo tornare indietro .per dirmi: -- Mi faccia un regalo da conservare per sua memoria. - Dimmi che regalo ti aggrada e te lo farò sull'istante. Vuoi un libro? - No: qualche cosa di meglio. -- Vuoi danaro pel viaggio? -- Sì appunto: danaro pel viaggio dell'eternità; ella ha detto che ha ottenuto dal Papa alcune indulgenze plenarie in articolo di morte, metta anche me nel numero di quelli che ne possono partecipare. -- Sì, mio figlio, tu puoi accora essere compreso in quel numero e vo subito a scrivere il tuo nome in quella carta. Dopo di che egli lasciava l'Oratorio dove era stato circa tre anni con tanto piacere per sé, con tanta edificazione de' suoi conipagni e do' medesimi suoi superiori e lo lasciava per non ritornarvi mai più. Noi eravamo tutti maravigliati di quei suoi insoliti saluti. Sapevamo che egli pativa molti incomodi di salute, ma poichò si teneva quasi sempre fuori di letto non facevamo gran caso della sua malattia. Di più avendo un'aria costantemente allegra, niuno dal volto poteva scorgere, che egli patisse malori di corpo o di spirito. Onde sebbene quegli insoliti saluti ci avessero posti in afflizione, avevamo però speranza di vederlo presto a ritornare fra noi. Ma non era così, egli era maturo poi cielo-; nel breve corso di vita erasi già guadagnata la mercede dei giusti, come se fosse vissuto a molto avanzata età, ed il Signora lo voleva sul fiore degli anni chiamare a sè per liberarlo da' pericoli in cui spesso fanno naufragio anche le anime più buone. CAPO XXIII. Andamento di sua malattia. - Ultima confessione, riceve il Viatico. - Fatti edificanti. Partiva il nostro Domenico da Torino il primo di marzo alle due pomeridiane in compagnia di suo padre, e il suo 'iaggio fu buono, anzi pareva che la vettura , la varietà de' paesi, la compagnia de' parenti gli avessero fatto del bene. Onde giunto a casa per quattro giorni non si pose a letto. Ma veduto che gli si diminuivano le forze e l'appetito, e che la tosse si mostrava ognor più forte fu giudicato bene di mandarlo a farsi visitare dal medico. Que. sti trovò il male assai più grave che non appariva. Comandò che andasse a casa e si mettesse tosto a letto e giudicando che fosse malattia d'infiammazione fece uso dei salassi. É proprio dell' età giovanile il provar grande apprensione pei salassi. Perciò il chirurgo nell'atto di cominciare I' operazione esortava Domenico alla pazienza ed al coraggio. Egli si pose a ridere e disse: che è mai una piccola puntura in confronto dei chiodi piantati nelle mani e nei piedi dell'innocentissimo nostro Salvatore? Quindi con tutta pacatezza d'animo faceziando e senza dar segno del minimo turbainento mirava il sangue ad uscire dalle vene in lutti il tempo dell'operazione. Fatti alcuni salassi, la malattia sembrava volgere in m.-glia, così assicurava il medico, così credevano i parenti: ma Domenico giudicava altrimenti. Guidate dal pensiero che è meglio prevenire i sacramenti, che perdere i sacramenti, chiamò suo padre: papà! gli disse, è bene elio facciamo un consulto col Medico Celeste. lo desidero di confessarmi e di ricevere la santa comunione. I genitori che•eziandio giudicavano la malattia in istato di miglioramento sentirono con pena tale proposta, e solo per compiacerlo fu mandato a chiamare il Prevosto, che lo venisse a confessare. Venne questi prontamente per la confessione, po- scia, sempre per compiacerlo. gli portò il Santo Viatico. Ognuno può immaginarsi con quale divozione e raccoglimento siasi comunicato. Tutte le volte che nel corso della vita si accostava ai santi sacramenti 18 sembrava sempre un S. Luigi. Ora che egli giudicava essere realmente quella l'ultima comunione della sua vita, chi potrebbe esprimere il fervore, gli slanci di teneri affetti che da quell'innocente cuore uscirono verso l'amato suo Gesù 1 Richiamò allora alla memoria le promesse fatte nella prima comunione. Disse più volte: si, sì, o Gasù, o Maria, voi sarete ora e sempre gli amici dell'anima mia. Ripeto e lo dico mille volte : morire , ma non peccati. Terminato il ringraziamento, tutto tranquillo disse : Ora sono contento, è vero che debbo fare il lungo viaggio dell'eternità, ma con Gesù in mia compagnia ho nulla a temere. Oh! dite pur sempre, ditelo a tutti: chi ha Gesù por suo amico e compagno non teme più alcun male, nemmeno la morte. La sua pazienza fu esemplare in tutti gl'incomodi sofferti nel corso della vita; ma in questa ultima malattia egli apparve un vero modello di santità. Non voleva che alcuno lo aiutasse negli ordinarii bisogni. Finchè potrò. diceva, voglio diminuire il disturbo a'miei cari geni. tori; essi hanno già tollerati tanti incomodi e tante fatiche per me, potersi almeno in qualche modo ricompensarli 1 Prendeva con indifferenza i rimedi anche i più disgustosi; si sottomise a dieci salassi senza dimostrare il minimo risentimento. Dopa•quattro giorni di malattia il medico si rallegrò coll'infermo, e disse ai parenti: ringraziamo la divina Provvidenza, siamo a buon punto, il male è vinto, abbiamo soltanto bisogna di fare una giudiziosa convalescenza. Godevano di tali parole, i buoni genitori. Domenico però si pose a ridere e soggiunse: il mondo è vinto, ho soltanto bisogno di fare una giudiziosa comparsa davanti a Dic. Partito il medico, senza Icsingarsì di quanto aragli stato detto, chiese che gli fosse amministrato il sacra- mento dell'Olio Santo. Anche quivi i parenti accondiscesero per compiacerlo, perciocchè nè essi nè il prevosto scorgevano in lui alcun pericolo prossimo di morto, anzi la serenità del sembiante e la giovialità delle parole il facevano realmente giudicare in istato di miglioramento. Ma egli o fosse mosso da sentimenti di devo. zione, oppure fosse così inspirato da voce divina che gli parlasse al cuore, fatto sta che contava i giorni e le ore di vita come si calcolano colle operazioni dell' aritme S L. C, - An. VI, P. XI. tica, ed ogni momento era da lui lmpitgato a prepararsi a comparire dinanzi a Dio. Prima di ricevere l'Olio Santo fece questa preghiera : Oh Signore, perdonate i miei peccati, io vi amo, vi voglio amare in eterno. Questo sacramento , che nella vostra infinita misericordia permettete che io riceva, scancelli dall'anima mia tutti i peccati commessi coll'udito, colla vista, colla bocca, colle mani o co' piedi , sia il mio corpo e l'anima mia santificata dai meriti della vostra passione: così sia. Egli rispondeva a ciascuna occorrenza, ma con tale chiarezza di voce o giustezza di concetti, che noi 1' avreinrpo detto in perfetto stato di salute. Eravamo al 9 di marzo, quarto di sua malattia, ultimo di sua vita. Gli erano già stati praticati dieci salassi con altri rimedii e le sue forze erano intieramer.te prostrate, perciò gli fu data la benedizione papale. Disse egli stesso il confiteor, rispondeva a quanto diceva il sacerdote. Quando sentì a dirsi che con quell'atto religioso il Papa gli compartiva la benedizione apostolica coll'indulgenza plenaria, provò la più grande consolazione. Leo gratias_ andava dicendo, et semper Deo gratias. Quindi si volse al crocifisso e recitò questi versi che gli erano molto famigliari nel corso della vita. Signor, la libertà tutta vi dono, . Ecco le mie potenze, il corpo mio, Tutto vi do, che tutto è vostro, o Dio; E nel vostro voler io m' abbandono. CAPO XXIV. Suoi ultimi momenti e sua preziosa morte. É verità di fede che l'uomo raccoglie in punto di morte il frutto delle opere sue. Quae seminaverit homo, haec et mete!. Se in vita eua ha seminato opere buone, egli raccoglierà in quegli ultimi momenti frutti di consolazione; se ha seminato opere cattive, allora raccoglierà desolazione sopra desolazione. Avviene però talvolta che anime buone dopo una santa vita provino terrore e spavento all'avvicinarsi l'ora della morte. Questo accade secondo gii adorabili decreti di Dio, che vuole purgare quelle anime dalle piccole macchie che forse hanno contratto in vita e così assicurare e rendere loro più bella la corona di gloria in cielo. Del nostro Savio non fu così. Io credo elio Iddio abbia. voluto dargli tutto quel centuplo che alle anime dei giusti egli fa precedere alla gloria del paradiso. Difatto l'innocenza conservata fino all' ultimo momento di vita, la sua viva fede, le continue preghiere, le lunghe sue penitenze e la vita tutta seminata di tribolazioni gli meritarono certamente tal conforto in punto di morte. Egli adunque vedeva appressarsi la morte colla tranquillità dell'anima innocente, anzi sembrava che nemmeno il suo corpo provasse gli affanni e le oppressioni che sono inseparabili dagli sforzi che naturalmente 1' anima deve fare nel rompere i legami del corpo. Insomma la morte del Savio si può chiamare piuttosto riposo, che morte. Era la sera del nove marzo, egli aveva già ricevuto tutti i conforti di nostra santa cattolica religione. Chi l'udiva soltanto a parlare e mirava la serenità del volto avrebbe in lui ravvisato chi giace a letto per riposo. L'aria allegra, gli sguardi tuttora vivaci, piena cognizione di se stesso, erano cose che facevano tutti maravigliare e niuno fuori di lui poteva persuadersi che egli si trovasse in punto di morte: Un'ora e mezzo prima che tramandasse l'ultimo respiro il prevosto l'andò a visitare, e al vederne la tranquillità lo stava con istupore ascoltando a raccomandarsi l'anima. Egli faceva frequenti e prolungate giaculatorie, che tendevano tutte a manifestare il vivo di lui desiderio di andare presto al cielo. Quale cosa suggerire per raccomandar l'anima ad agonizzanti di questa fatta? Dopo aver recitato con lui alcune preghiere il parroco era per uscire, quando Savio lo chiamò dicendo: Signor prevosto, prima di partire mi lasci qualche ricordo.- Par me, rispose, non saprei più che ricordo lasciarti.-Qualche ricordo, che mi conforti. -Non saprei dirti altro se non che ti ricordi della passione del Signore. Deogratias, rispose, la passione di nostro Signor Gesù Cristo sia sempre nella mia mente, nella mia bocca, nel mio cuore. Gesù, Giuseppe e Maria assistetemi in questa ultima agonia; Gesù Giuseppe e Maria spiri in pace con voi l'anima mia. Dopo tali parole si addormentò e prese mezi ora di riposo. Indi svegliatosi volse uno sguardo a' suoi parenti: papà, disse, ci siamo. - Eccomi, figliuol mio, che ti abbisogna ? - Mio caro papà, è tempo; prendete il mio Giovine provveduto (1) e leggetemi le preghiere della buona morte. A queste parole la madre ruppe in pianto e si allontanò dalla camera dell' infermo. Al padre pure scoppiava il cuore di dolore, e le lagrime gli soffocavano le parole; tuttavia si fece coraggio e si. mise a leggerà quella preghiera. Egli ripeteva attentamente e distintamente ogni parola, ma in fine di ciascuna parte voleva dire da solo : Misericordioso Gesù, abbiate pietà di me. Giunto alle parole: Quando finalmente l'anima mia comparirà davanti a voi , e vedrà per la prima volta lo splendore immortale della vostra maestà; non la rigettate dal vostro cospetto; ma degnatevi di ricevermi nel seno amoroso della vostra misericordia, affinché io canti eternamente le vostre, lodi. Ebbene, soggiunse, questo è appunto quello che io desidero. Oh caro papà, cantare eternamente le lodi del Signore! Poscia parve prendere di nuovo (1) Con questo nome indicava un libro totalmente diretto alla gicventù che ha per titolo: Il Giovine Provveduto per la pratica de' suoi doveri, degli esercizi di cristiana pietà, per la recita dell'u[fizio della B. Vergine e de' vespri di tutto l'anno, ecc. un po' di sonno a guisa di chi riflette profondamente a cosa di grande importanza. Di li a poco si risvegliò e con voce chiara e ridente: addio, caro papà, addio: il prevosto voleva ancora dirmi altro, ed io non posso più ricordarmi.... Oh! che bella cosa io vedo maiCosì dicendo e ridendo con aria di paradiso spirò colle mani giunte innanzi al petto in forma di croce senza fare il minimo movimento. Va pure, anima fedele al tuo Creatore. Il cielo ti è aperto, gli angioli ed i santi ti hanno preparata una gran festa; quel Gesù olle tanto amasti t' invita e ti chiama dicendo: Vieni, servo buono e fedele, vieni, tu hai combattuto, hai riportato vittoria, ora vieni al possesso di un gaudio che non ti mancherà mai più: intra in gaudium Domini fui. CAPO XXV. Annunzio di sua morte. Parole del prof. D. Picco a' suoi allievi. Quando il padre di Domenico il vide proferir parole nel modo che abbiamo riferito, e poi piegare il capo come per riposare, pensavasi realmente che avesse di nuovo preso sonno. Lo lasciò alcuni istanti in; ,,quella posizione, ma testo volle chiamarlo, e si acccrso ch'egli era già fatto ca. davere. Lascio ad ognuno immaginare la desolazione de 'genitori per la perdita di un figliuolo sì caro , di un figliuolo che alla innocenza, alla pietà univa i modi più graziosi e più atti a farsi amare! Noi pure quivi nella casa dell'Oratorio eravamo ansiosi di avere notizie di questo venerato amico e compagno. quando-ricevo dal padre di lui una lettera che incominciava così: Colle lacrime agli occhi le annunzio la più trista novella : il mio caro figliuolo Domenico, di lei discepolo, qual candido giglio, qual Luigi Gonzags, rese l'anima al Signore ieri sera 9 del corrente mese ili marzo dopo di úver nel modo più consolante ricevuto i santi sacramenti e la benedizione papale. Tal notizia pose in costernazione i suoi compagni. Chi piangeva in lui la perdita di un amico, di un consigliere fedele; chi sospirava d' aver perduto un modello di vera pietà. Alcuni si radunarono a pregare pel riposo dell'anima di lui. Ma il maggior numero andavano dicendo: egli era santo, ora è già in parddiao. Altri cominciarono a raccomandarsi a lui come ad un protettore presso Dio. Tutti poi andarono a gara per avere qualche oggetto che avesse appartenuto a lui. Recata tale notizia al prof. D. Picco, ne fu profondamente addolorato. Come furono radunati i sue,i alunni tutto corumosso partecipava loro tale tristo annunzio con queste parole « Non è molto tempo, o giovani carissimi, che parlandovi a caso della caducità della vita umana, vi faceva osservare comè la morte non risparmia talvolta anche la vostra florida età, e per esempio vi adduceva, come or sono due anni, in questi medesimi giorni frequentava questa medesima scuola, sedeva qui presente ad ascol- tarmi un giovane pieno di vita e di vigore, il quale dopo I' assenza di pochi giorni passava da questa vita dai perenti e dagli amici compianto (1). Quando tal deplorabile caso io vi rammentava era ben lungi dal pensare che il presente anno 5(4) Leone Cocchis studente di 2' Retorica, giovanetto di belle speranze morto il 25 marzo 855 in età di 45 anni. avesse ad essere funestato da un somigliante duolo, e che tale esempio si avesse a rinnovare sì presto in uno di quelli stessi che . mi ascoltavano. Sì, miei cari, io debbo amareggiarvi con una dolorosa nuova. La falce della morte mieteva ieri 1' altro la vita di uno tra i più virtuosi vostri compagni, del buon giovinetto Domenico Savio. Voi forse vi ricorderete, come negli ultimi giorni, in cui frequentò la scuola, si mostrasse tormentato da una tosse maligna, che già mi faceva presagire una seria malattia, onde nessuno di noi si stupì quando udimmo, che era stato da quella obbligato ad assentarsi dalla scuola. Per meglio curare il suo morbo, e già prevedendo, come re