PARTE TERZA «FORMATI PER LA MISSIONE DI EDUCATORI PASTORI» 1 Uno sguardo d'insieme. Le Costituzioni dedicano alla formazione l'intera terza parte, che s'intitola: «FORMATI PER LA MISSIONE DI EDUCATORI PASTORI». Essa è composta di due capitoli: l'VIII, con due sezioni, e il IX, con complessivi ventiquattro articoli. A complemento, nei Regolamenti generali, vi è pure una parte, la seconda, anch'essa composta di due capitoli, con complessivi venticinque articoli. Diamo un rapido sguardo ai singoli capitoli e sezioni della parte, per coglierne fin dall'inizio la struttura globale. 1.1 Il cap. VIII è dedicato a presentare gli «ASPETTI GENERALI DELLA NOSTRA FORMAZIONE» ed è suddiviso in due sezioni. a. La prima sezione (ari. 96-101) si riferisce alla FORMAZIONE SALESIANA nella sua totalità. Di essa si enuncia il principio teologale, il modello, il protagonista, il metodo. Il principio teologale è il Signore che chiama a vivere nella sua Chiesa il progetto di Don Bosco (art. 96). Il modello con cui ci si deve primariamente e originalmente identificare è Don Bosco fondatore, una guida sicura (ari. 97). Il protagonista, dopo il Signore, che chiama e conduce, è il salesiano. Egli, nella sua comunità, coltiva gli atteggiamenti e usa gli strumenti adatti per «fare esperienza dei valori della vocazione (art. 98), vivendo e lavorando per la missione comune (art. 99): è il metodo suggerito. In questa impresa la comunità i.spettoriaie ha ruoli e compiti propri (cf. Cost 58) anche perché la si sollecita a curare da vicino una formazione «inculturata» (art. 100-101). Questo insieme di aspetti generali è posto nel contesto di una citazione biblica che li introduce e li finalizza alla persona di Cristo: «Vi vendo secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di Lui che è il capo, Cristo» (Ef 4,15). b. Nella seconda sezione (art. 102-108) sono presentati gli ASPETTI GENERALI DELLA FORMAZIONE INIZIALE. Non si esclude quanto è stato detto nella prima sezione, anzi lo si suppone e lo si specifica accostandolo alle esigenze speciali di questo primo tempo di formazione. L'atteggiamento da coltivare è soprattutto quello dell'ascolto e della docilità: «Parla, o Signore, perché il tuo servo ti ascolta!» (1 Sam 3,9). Di fronte alla complessità degli obiettivi da raggiungere e da armo- nizzare nell'unità vitale della persona (art. 102), si avverte il bisogno di formatori «mediatori dell'azione del Signore» (art. 104; Reg 78) e di comunità formatrici «appositamente strutturate (art. 103; Reg 78. 80. 81). In simili ambienti, fatti di rapporti veri e autentici, prende forza formativa questo tempo di dialogo tra l'iniziativa di Dio che chiama e la libertà del salesiano che accoglie e risponde fedelmente (art. 105). 1.2 Nel cap. IX viene descritto IL PROCESSO FORMATIVO. È un vero cammino che conosce un inizio e una fine: «Colui che ha iniziato in voi quest'opera buona la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù» (Fil 1,6). Il cammino incomincia quando il confratello, percependo la vocazione, si impegna a verificarne in se stesso l'autenticità e a giudicare la propria idoneità (art. 109) e termina nell'ora in cui, con l'aiuto della grazia, egli dà alla propria vita consacrata il suo compimento supremo (cf. Cost 54). È un percorso che conosce periodi specifici diversi (preparazione immediata al noviziato, noviziato, periodo della professione temporanea) con obiettivi propri e passaggi da fase a fase attraverso le ammissioni che fanno il punto sui livelli di maturità richiesti e avvenuti. La professione perpetua non è posta al termine della propria formazione. È semmai il riconoscimento di una maturità spirituale e salesiana sufficiente ad «acquistare la capacità di imparare dalla vita» (art. 119), così da poter vivere ulteriormente con intenti formativi le situazioni più ordinarie e le più difficili. 2. Aspetti d'interesse. Questo veloce sguardo d'insieme ci invita a una sosta per meglio comprendere, interrogandoci su qualche aspetto che merita il nostro interesse: 2.1 Perché la «Formazione» nell'insieme organico delle Costituzioni è stata posta come PARTE TERZA? 2.2 Qual è il principio che organizza e ordina questa vasta materia? 2.3 Perché si è data grande enfasi alla formazione iniziale? 2.4 Quali sono le ragioni che fanno importante la formazione in Con gregazione? 2.1 Significato della Formazione come parte terza. La terza parte delle Costituzioni, dedicata alla formazione, segue le parti prima e seconda, che hanno presentato, nei suoi tratti essenziali, la fisionomia della Società di san Francesco di Sales e il progetto di vita che le è proprio, quasi «un testamento vivo di Don Bosco},' la sua autentica via evangelica oggi aggiornata e rinnovata; la quarta parte tratterà del servizio reso dall'autorità per la realizzazione di questo stesso progetto. Possiamo domandarci: Ha un significato questa precisa collocazione dell'insieme dei contenuti trattati? 0 si è obbedito alle istanze di un ordine semplicemente formale? La risposta si trova nel testo stesso delle Costituzioni. Formare è accompagnare la persona finché non raggiunga la pienezza del suo sviluppo e, nel medesimo tempo, è porla in rapporto attivo con la realtà che è chiamata a conoscere, a servire, a salvare: i giovani, specialmente i più poveri, e gli ambienti popolari. Questo ci dice appunto il titolo: «Formati per la missione di educatori pastori». Ma senza una proposta di vita che abbia valore, senza un'idea di significato intenso e sicuro non può mai accadere che uno si formi, che faccia un cammino di contatti, di scoperte, di conversione, di crescita. ' Cosi Proemio; ct. Cosrùuzioni 1984, Presentazione, p. 6 La Congregazione, dinanzi ai dubbi e ai problemi,2 nutre «la speranza di risolverli positivamente». Ma lega questa speranza e il suo ottimismo alla conoscenza e all'accoglienza di quel progetto di vita che essa custodisce per trasmettere e che Don Bosco per primo ha vissuto (è la PRIMA e la SECONDA PARTE); chiede che lo si renda reale nelle per sone e nelle comunità attraverso un cammino che chiama «processo formativo» (è la TERZA PARTE); e mette a sua disposizione il carisma dell'autorità che essa possiede ed esercita «a nome e ad imitazione di Cristo» (Cost 121). Si disciplina e si organizza soltanto ciò che si vive (è la QUARTA PARTE). Le Costituzioni condensano il significato di questa sequenza: pro- getto-formazione in due brevi espressioni dell'art. 96; Gesù «chiama anche noi a vivere nella Chiesa il progetto del nostro Fondatore come apostoli dei giovani. A questo appello rispondiamo con l'impegno di una adeguata e continua formazione». Anche Don Bosco visse e trasmise ai suoi l'esigenza di unire stima ed entusiasmo per un progetto di vita e per l'impegno formativo... Il can. Giacinto Ballesio ci dice del clima straordinario di contatti in cui veniva trasmesso il progetto che Don Bosco proponeva, della sua bellezza, del suo fascino; «Pensando come si mangiava e come ci si nutriva, adesso ci meravigliamo di aver potuto allora passarcela senza talvolta patirne e senza lamentarci. Ma eravamo felici, vivevamo di affetto! Si respirava in una regione di splendide idee, che ci riempiva di sé e non pensavamo ad altro».3 Ecco il progetto, la prima e seconda parte delle Costituzioni! Don Bosco risvegliava forti desideri, quasi un bisogno incontenibile. Ricordiamo gli effetti che ebbe in Domenico Savio la sua predica sulla santità «in una di quelle domeniche» in cui «erano cominciati nei tre Oratori festivi i catechismi quadragesimali». Ma Don Bosco accom- pagnava anche, partecipava attivamente alla costruzione motivando, convincendo, attendendo in ciascuno alla maturazione della sua libertà e autonomia: «Saliremo insieme il monte del Signore»,4 diceva. Ecco la formazione, la nostra terza parte! a Cf. CGS, 658 ' MB IV, 337 ' MB VII, 337. La frase di non Bosco riportata si trova nel contesto della narrazione del sogno, nel quale iI Santo vide Ia faticosa salita di un alto monte insieme con i suoi giovani collabora Leggendo la parte terza delle Costituzioni, scopriamo presto che il testo assume il concetto di Formazione permanente come uno dei criteri unificatori di tutto il processo formativo. La formazione permanente è «prima di tutto un atteggiamento personale» che diventa, per la forza e l'estensione che possiede, «principio organizzatore che ispira e orienta la formazione lungo tutto l'arco della vita».5 Nel CG22 si ebbe assai presto una felice convergenza su questo punto, fin dai suoi inizi, propiziato del resto dal CG21, dalla FSDB/1981 e da numerosi Capitoli ispettoriali.t La formazione permanente è dunque, anzitutto, un atteggiamento personale. È la disponibilità e l'impegno concreto «a realizzare il proprio essere come risposta storica, libera e responsabile»' all'appello di Dio. Il dialogo fra l'iniziativa di Dio e la libertà del salesiano avviene: - nel contesto di un'Alleanza. Il Signore chiama infatti a riprendere e riconfermare «il mistero dell'alleanza battesimale per una sua espressione più intima e piena» (Cost 23). È un'Alleanza che si per- cepisce e si sperimenta come principio divino che risiede nelle pro- fondità del cuore e dal di dentro muove, orienta, influenza tutta la vita." all'interno di un progetto che fu di Don Bosco e che, per una grazia analoga alla sua, è anche il nostro. Questo progetto è descritto dai grandi titoli delle Costituzioni: -- Inviati ai giovani -- in comunità fraterne e apostoliche - al seguito di Cristo obbediente, povero e casto - in dialogo con Lui. È un progetto tipico, un'esperienza di vocazione intesa come «sequela ton. Ih fronte aW venir meno di diversi compagni di viaggio Don Bosco riflette in questo modo: «Vedo quello che debbo fare... Io non posso fare conto se non di quelli che avrò formati io stesso... Perciò ritornerò alle falde del monte, radunerò molti fanciulli, mi farò amare da essi, lì addestrerò coraggiosamente a sostenere prove e sacrifizi..— mi obbediranno volentieri... saliremo insieme il monte del Signore. ' CG21, 308 * Cf. CG21, 308; FSDB/1981, 415; CG22 Schemi p recapito la ri 16S. 1187; Il, 387.388' CGS, 661 8 Cf. Ger 31, 31-34; Ez 36, 26-27 Christi», vissuta secondo lo spirito di Don Bosco, costantemente aperta alle giuste esigenze delle novità rilevabili nella vita della Chiesa, nella storia delle culture, specialmente in quella dei giovani e degli ambienti popolari. É questo progetto che, se si è fedeli, conduce all'«impegno di una adeguata e continua formazione», per tutta la vita e in ogni circo- stanza, poiché da esso dipendono «la qualità e fecondità della nostra vita religiosa apostolica» (Cost 118). Questo atteggiamento personale di formazione permanente è così interno alla vocazione e così compren- sivo de suoi valori e impegni per tutta la vita che, di per sé, sponta- neamente, si propone come principio che organizza tutto il processo formativo. È all'origine infatti dei vari criteri che orientano il processo formativo stesso e la sua complessità. Poiché è la persona a dover rispondere alla chiamata di Dio, la for- mazione dovrà essere personalizzata, dovrà cioè essere fatta sulla natura della persona, indovinare il giusto equilibrio tra la sua formazione e quella del gruppo, tra il tempo previsto per ogni fase e l'adattamento al ritmo di ciascuno. Poiché è la persona che dev'essere accompagnata e promossa nel cammino che essa fa con tutta se stessa, il processo dovrà essere: - unitario: dovranno cioè essere presenti in ogni fase, armonizzati in unità vitale, i diversi aspetti della formazione salesiana: maturità umana, approfondimento della vita religiosa, preparazione intellettuale e inserimento nel lavoro apostolico; - progressivo e graduale, poiché ogni fase deve continuare la precedente e preparare la seguente, pur accentuando quegli aspetti che sono specifici di ciascuna. Poiché, chiamata dal Signore che la ispira e conduce, è la persona ad essere protagonista di questo cammino, la centralità dell'esperienza personale diventa il criterio che muove tutto il processo e esige coeren- temente metodi, ambienti, condizioni e strumenti corrispondenti. Ecco, dunque, come l'atteggiamento personale di formazione permanente diventa principio organizzatore del processo con cui si attua. 3.3 La Formazione iniziaIe. Le Costituzioni impostano il discorso formativo sul principio della Formazione permanente. Ma poi, allo stesso tempo, danno un particolare rilievo allla Formazione iniziale. Già il CG21 orientava in questo senso: «Ci orientiamo principalmente alle fasi iniziali della formazione, perché ad esse fanno riferimento i problemi rilevati dai Capitoli ispettoriali e anche perché esse presentano caratteristiche formative peculiari e irripetibili».' Il CG22 ha codificato questo orientamento dedicando direttamente alla formazione iniziale 7 articoli su 13 nel cap. VIII, 8 su 11 nel cap. IX delle Costituzioni e 11 su 15 nel cap. IX dei Regolamenti generali. Le ragioni sembrano evidenti. La formazione iniziale è un pro- cesso da privilegiare, perché: - è alla radice del senso di appartenenza, assicura lo spirito e il sentire comune a partire dal quale tutto il resto in seguito verrà intrapreso, voluto e realizzato; è al servizio della missione, perché crea la capacità di un giudizio critico integrale, secondo criteri di scienza e di fede. Senza questa capacità si approderebbe alla ripetizione meccanica del passato o al- l'accoglienza acritica di pregiudizi, secondo le mode del momento; - è al servizio della persona in quanto costruisce le condizioni personali sufficienti a muoversi dentro il lavoro pastorale con efficacia sì da farne l'ambiente naturale e quotidiano della nostra Formazione che continua. 4.4. Importanza della Formazione. A conclusione di questa presentazione globale della terza parte, è opportuno riflettere un momento sul significato che la Formazione ha nella vita e nella missione salesiana. È un'affermazione del CGS: «È' fondamentale l'importanza della formazione. Da essa dipende in gran parte la realizzazione personale di ogni salesiano e l'unità di spirito di tutta la Congregazione».1D Dopo tre 9 CG21, 243 1e CGS 659 dici anni e dopo una verifica fatta sulla vita della Congregazione, ritorna con accenti ugualmente decisi e convinti nel discorso di chiusura del CG22: «Nei vasto trapasso culturale in cui ci sentiamo coinvolti, la formazione delle persone emerge come una delle più indispensabili priorità di futuro»." Essa infatti: - continua l'opera del Fondatore e la sua paternità; promuove la fedeltà all'unità del carisma e l'impegno per il suo svi- luppo; - pone in rapporto, nella comunità, i doni di natura e di grazia dei singoli con il carisma dell'Istituto in modo che entrambi crescano «nell'amore perfetto di Dio e degli uomini».'2 4.4.1 La formazione prolunga l'opera del Fondatore e la sua paternità. In Don Bosco si è fatto presente lo Spirito, è germinato il carisma e si è svelata la forma particolare di vita e di missione che la sua Società è stata chiamata a svolgere nella Chiesa. Leggendo la sua vita si rimane impressionati nel rilevare la coscienza che egli ebbe di essere stato scelto come strumento di Dio: «Il padrone delle mie opere è Iddio, Iddio è il sostenitore, e Don Bosco non è altro che lo strumento» ì3 ispirato, condotto per una via nuova e a lui ignota, la cui direzione si intravvedeva solo gradualmente. Consapevole della responsabilità affidatagli dal Signore e dalla SS. Vergine, ebbe a dire: «La Vergine Maria mi aveva indicato in visione il campo di azione nel quale io doveva lavorare. Possedeva il disegno di un piano, premeditato, completo... Dovetti andare in cerca, secondo quanto mi era stato indicato, di giovani compagni, che io stesso doveva scegliere, istruire e formare»." Don Bosco esprime con forza, a volte con trepidazione, la volontà di trasmettere l'esperienza e di curare lui stesso tale trasmissione: «Co- minciandosi ora a far direttori individui che stettero poco tempo al fianco di Don Bosco, c'è il pericolo di vedere scemate le relazioni così 'I CG22 13ocumen1ì, 87 12 Cosi 25; cf. PC, 1' MB IV, 251 14 MB 111, 247 cordiali» 15 e aumentata la fatica e le difficoltà per «ridurre i molti ad uno spirito e ad un'anima sola».16 Usa gli scritti, le conversazioni, orienta soprattutto alla Regola, luogo della trasmissione del carisma. «Vorrei accompagnarvi io stesso, ma quello che non posso fare io, lo faranno queste Costituzioni».11 Esse raccolgono, per quanto è possibile a parola umana, un'esperienza di Spirito che vuol promuovere un'altra esperienza, l'esperienza del Fondatore che entra in dialogo con i discepoli per provocare lo stesso anelito e la stessa modalità di sequela. In questo senso il Fondatore è padre: genera a una nuova dimensione di vita, comunica ciò che ha ricevuto, ma che pure ha fatto pro prio e trasmette come proprio. È dunque anche formatore e maestro di formazione in quanto comunica vitalmente, coinvolge secondo il piano di Dio, insegna, orienta e guida. Don Bosco capì due cose importanti: - che la formazione apostolica esige un alto grado di identificazione: o impegna tutte le attitudini e i doni di grazia del salesiano (cf. Cast 99. 102) e per tutta la vita (cf. Cost 98) o il salesiano non sarà mai apostolo dei giovani; - che questa progressiva identificazione non si raggiunge se non attraverso mediazioni e modelli che aiutano a passare dalla sensazione di gioia che si prova stando insieme ad essi, a quella di sfida nei confronti delle proprie capacità fino all'assimilazione personale dei valori che trasmettiamo (cf. Cast 104). Lo Spirito, che infonde in noi la sua grazia, simile a quella infusa nel Fondatore, agisce attraverso un'economia di mediazioni: la Sua, prima di tutto (cf. Cost 96) e quella della Famiglia religiosa che custodisce il carisma, lo mantiene vivo e operante, lo mostra con la propria esistenza e risponde alle sue esigenze. La Congregazione mette in opera tutti gli elementi formativi convenienti perché l'esperienza del Fondatore che vive in lei si faccia reale e personale in ciascuno dei suoi membri. Essa continua così la prima generazione spirituale. 5 MB XIII, 885 'E Ms IX, boa " Così Proemio; cf. D. RUA, LettL circolari, p. 498 4.4.2 Identità vocazionale, persona e formazione. L'identità vocazionale e la persona, e il futuro di entrambi, sono strettamente vincolati fra loro. Il progetto vocazionale, in quanto de-. v'essere compreso, assunto e tradotto nell'esistenza dalla persona, chiama in causa l'impegno e la responsabilità del salesiano, la sua li- bertà e creatività, la sua docilità soprattutto. Il progetto diventa un'esi- genza interrogante. La formazione è capace di rispondere a queste interrogazioni e di soddisfare queste esigenze. Essa accompagna il passaggio dal salesiano «pensato» e proposto come ideale (prima e seconda parte) al salesiano «ín formazione continua», in movimento verso il compimento di se stesso (terza parte). Sono indici di questo dinamismo i vocaboli stessi che nella terza parte esprimono la formazione e il suo ambiente: «dialogo» (Cost 105), «appello» e «risposta» (Cost 96), «processo» ed «esperienza» (Cost 98), «responsabilità», «crescita» (Cost 99), «cammino di crescenti responsa- bilità» (Cost 105). L'identità vocazionale, la sua unità e il suo sviluppo sono in parte originati, sempre accompagnati e rassicurati dalla formazione. Essa permette e stimola una «fedeltà capace di riportare nell'oggi della vita e della missione l'ardimento col quale (Don Bosco) si è lasciato conqui- stare dalle intenzioni originarie dello Spirito»,18 la sua stessa genuinità carismatica, vivace e ingegnosa, 19 " Cf. Religiosi e Promozione umana, CRIS, Roma 1980, n. 30 " Cf. MR, 23f; PC, 1-2; ET, 11 CAPITOLO VIII ASPETTI GENERALI DELLA NOSTRA FORMAZIONE La formazione è un impegno permanente, una costante collaborazione con lo Spirito Santo per configurarsi a Cristo, un cammino che si fa per rispondere all'invito di Dio. Il Cap. VIII presenta gli