III LA STRUTTURA DEL TESTO Dopo aver percorso le principali tappe della storia delle nostre Co- stituzioni, per coglierne tutta la ricchezza spirituale e salesiana, è utile fermare l'attenzione su una visione complessiva della «struttura» del testo, cioè sul piano generale che ha guidato l'organizzazione e la distri- buzione dei contenuti come pure il modo di presentarli, per farne un'autentica Regola salesiana. Si può osservare, anzitutto, che il discorso sulla struttura è stato oggetto di approfondita e interessante riflessione sia nel CGS sia nel CG22, che ha compiuto il lavoro dell'ultima revisione. Il CGS, come già si è visto nei cenni storici, accogliendo le istanze del Vaticano II, fece la scelta di un testo profondamente «rinnovato», radicato sulle intuizioni ispirate di Don Bosco, come le aveva espresse nelle Costituzioni da lui scritte, ma ricostruito sull'impianto teologico ed ecclesiologico del Concilio. Al termine del suo lavoro, lo stesso CGS poteva dichiarare: «L'ampiezza dei lavoro compiuto ha reso necessaria una nuova distribuzione della materia, in modo che ora si possa parlare di un nuovo testo costituzionale, anche se per la massima parte ha ripreso, in forma aggiornata, la sostanza delle Costituzioni finora vigenti»-' Al CGS spettò anche la scelta del linguaggio e dello stile letterario ritenuto più idoneo per una vera e stimolante Regola di vita. Anche il CG22 dedicò vari dibattiti capitolari all'esame della struttura generale del testo e, se da una parte confermò le linee del CGS per quanto riguardava l'impostazione dottrinale e carismatica, dall'altra studiò più a fondo la distribuzione della materia in vista di una sistema- zione più organica e unitaria. «Dichiarazione del Capitolo generate speciale XX», in Costituzioni e Regolamenti della Soe1eià di S. Francesco di Sales 1972, p. 11.12 Da questa premessa - ancora di indole storica - si può comprendere qualcosa del significato che ha la struttura del testo. Infatti il modo di organizzare e presentare i contenuti dà al progetto apostolico salesiano, tracciato nelle Costituzioni, quella fisionomia tipica e fortemente unitaria, che è propria della nostra Società. Vogliamo brevemente soffermarci sui criteri che hanno guidato l'elaborazione del testo e su alcuni elementi riguardanti l'organizza- zione della materia. 1. 1 criteri per l'elaborazione del testo delle Costituzioni. Per comprendere più adeguatamente il piano generale della nostra Regola, quale è emersa dalla revisione capitolare, è importante avere presenti i CRITERI che hanno guidato l'analisi dei contenuti e l'intero lavoro di revisione. Tali criteri vennero dedotti, sostanzialmente, dagli orientamenti del Vaticano II, ma anche da richieste espresse dai confratelli e quindi dall'esperienza stessa della Congregazione. Per ciò che riguarda le fonti del Magistero, è noto che il Concilio, e successivamente 1'«Ecclesiae Sanctae», avevano dato indicazioni auto- revoli per la revisione dei testi delle Costituzioni.' In particolare il decreto «Perfectae caritatis», mentre chiedeva agli Istituti religiosi di rivedere le loro Costituzioni in base ai documenti conciliari, indicava, tra i principi di rinnovamento della vita religiosa da tenere presenti: il «ritorno alle fonti di ogni vita cristiana», quindi «il seguire Cristo come viene insegnato nel Vangelo»; il ritorno alla «ispirazione primigenia dell'Istituto» e quindi la fedeltà «allo spirito e alle finalità proprie dei Fondatori, come pure alle sane tradizioni»; infine, «l'adattamento alle mutate condizioni dei tempi».3 Questi criteri, dettati dal Magistero della Chiesa, corrispondevano anche alle richieste che, in vista appunto del lavoro di revisione, venivano avanzate dai confratelli da diverse parti della Congregazione. 2 Cf. PC, 2-3; ES, II, 12-14 3 Cf. PC, 2-3 Si chiedeva, sostanzialmente, che nel testo delle Costituzioni fosse più esplicito il fondamento biblico, teologico, ecclesiale e che, nel medesimo tempo, risultasse con chiarezza l'ispirazione salesiana, in fedeltà allo spirito e alle finalità del nostro Fondatore e alle tradizioni della nostra Società. Si domandava altresì che le Costituzioni contenessero solo le norme giuridiche essenziali, di valore universale, per conservare l'unità della Congregazione, accogliendo quindi i principi della flessibilità e del decentramento, come espressione di adattamento ai tempi e ai luoghi 4 Partendo dalle indicazioni conciliari e dalle istanze dei confratelli, alla luce anche del Codice di diritto canonico, il CG22 mise a punto i criteri fondamentali che hanno guidato la revisione definitiva ed hanno orientato l'impostazione globale del testo. È utile richiamarli rapidamente: - Criterio evangelico-ecclesiale: esso giudica se il testo rispetta i principi evangelici e teologici circa la vita religiosa, la sua natura carismatica di «sequela Christi» e la sua partecipazione al mistero e alla missione della Chiesa.' - Criterio storico-salesiano: stabilisce se nel testo sono presenti, al di là di tutte le mutevoli rea- lizzazioni storiche, quei valori che costituiscono il «patrimonio» spirituale della nostra Società.» - Criterio giuridico-normativo: garantisce nel testo costituzionale la presenza, l'essenzialità e la chiarezza delle norme giuridiche atte a definire il carattere, il fine e i mezzi dell'Istituto.' ° Cf, .Radiografìa delle relazioni dei Capidoli ispettoriali speciali., Roma 1969, specialmente p. 162-169 s Cf. ES, 11, 12; CG21, 371 6 Cf. FS, lI, 12; CG21, 371 ' Cf. ES, li. 12; CG21, 371 Oltre a questi, riguardanti propriamente il contenuto, altri criteri si riferiscono allo stile letterario, in ordine al quale si vuole: un linguaggio semplice, consono al nostro tempo, e una preoccupazione di essenzialità e organicità nell'organizzazione della materia. Un criterio, inoltre, di carattere generale («criterio diversificativo dei testi normativi«) giudica quando una determinata materia sia propria del codice fondamentale (= Costituzioni) o quando appartenga ad altri testi del «diritto proprio» (= Regolamenti generali o Direttori). Va ricordato, infine, il rilievo dato al cosidetto criterio «esperienziale», che si è avvalso delle ricchissime esperienze raccolte in dodici anni di sperimentazione, ed espresse sia dai Capitoli ispettoriali che dai confratelli." 2. L'ordinamento dei contenuti del testo. Non ci fermiamo qui in dettaglio ad esaminare come il testo costi- tuzionale abbia assunto gli orientamenti dettati dai «criteri»: il commento alle varie parti e ai diversi capitoli lo dimostrerà in modo esauriente. É utile però segnalare come proprio i suddetti criteri hanno orientato l'impostazione della struttura nella sua globalità. Anzitutto si può facilmente costatare, come già è stato accennato nel breve excursus storico, che il quadro teologico generale del nuovo testo costituzionale riflette pienamente la teologia e l'ecclesiologia del Vaticano 11.9 Ciò si ricava non solo dall'ampio e costante riferimento al magistero conciliare e pontificio (con l'assunzione del vocabolario teo- logico del Concilio), ma soprattutto dal fatto che l'intero progetto apo- stolico salesiano è presentato nel quadro dell'ecclesiologia conciliare: nella Chiesa, «popolo adunato nell'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo», che è «sacramento universale di salvezza», l'umile Società salesiana «nata non da solo progetto umano ma per iniziativa di Dio» (Cost l) è chiamata ad essere sacramento di salvezza per la gio Cf. Cf. ACS n. 305 (1982), p. 41 e Cf. cap. II di questo commento «Un cenno afia storia dei testo'., p. 50-52 ventù (segni e portatori dell'amore di Dio ai giovani, specialmente ai più poveri»: Cost 2). La fedeltà alle origini, cioè al patrimonio evangelico del Fondatore, è pure evidente lungo tutto il testo delle Costituzioni. Non soltanto è frequente e ricco il riferimento diretto o indiretto", - alla parola di Don Bosco, ma soprattutto emerge con chiarezza che il testo è la descrizione dell'esperienza spirituale ed apostolica del Fondatore, continuata dai suoi figli. La vita salesiana oggi è costantemente presentata e giudicata avendo davanti Don Bosco, il suo carisma di Fondatore e la sua santità: le Costituzioni rappresentano così la continuità vitale dello spirito e della prassi di Don Bosco nell'azione dei suoi discepoli oggi. Vale la pena anche di ricordare lo sforzo fatto, lungo il lavoro di re- visione, per rispettare quell'opportuno «dosaggio» tra elementi di indole spirituale e norme giuridiche, voluto dal Vaticano Tl: e dallo stesso Codice di diritto canonico." Una delle linee perseguite attentamente dai Capitoli generali è stata quella di fare delle Costituzioni un vero libro di vita spirituale: un libro che muova interiormente alla sequela di Gesù, nello stile di Don Bosco, un libro da meditare e da pregare (Cf. Cost 196). Perciò si sono limitate le norme giuridiche presenti nel testo, lasciando solo quelle necessarie per definire con chiarezza le finalità dell'istituto, i vincoli che legano ciascuno alla Società, le strutture comunitarie necessarie alla vita e all'azione della stessa Società. Si sono invece trasferite ai Regolamenti le norme, pure di valore universale, che risultano applicative dei principi generali esposti nelle Costituzioni. Queste considerazioni aiutano a comprendere meglio il piano generale della distribuzione e dell'ordinamento dei contenuti nel testo rinnovato. Pur rilevando - come si è detto - la sostanziale continuità dei grandi temi che definiscono il progetto salesiano nelle varie edizioni della Regola (temi che possono raggrupparsi attorno alle parole-chiave: mis sione, comunità, consigli evangelici, formazione, servizio di autorità), ° Nel testo delle Costituzioni si contano 31 citazioni esplicite (spesso letterali) delle parole di Don Bosco (cf. Così Proemio. 1. 4. 8. 13. 14. 15. 17. 18. 19. 26. 29. 34. 38. 39. 50. 52. 64. 65. 71. 72. 79. 81. 83. 85. 91). Oltre a queste citazioni vi sono 45 altri riferimenti a Don Bosco e al suo pensiero in altrettanti articoli. " Cf. CIC, can. 587 § 3 non si può non osservare il cambiamento strutturale intervenuto con il CGS e poi con il CG22. Mentre infatti le Costituzioni scritte dal Fondatore (e in seguito le successive redazioni fino al 1966) sviluppavano i temi di vita religiosa salesiana in successivi capitoli, senza fare ulteriori divisioni, le Costituzioni approvate nel 1984 contengono 14 capitoli distribuiti in quattro parti, come risulta chiaramente dall'Indice generale: 11 PROEMIO Parte prima I SALESIANI DI DON BOSCO NELLA CHIESA Cap I - III : art. 1-25 (articoli 25) Parte seconda INVIATI AI GIOVANI - IN COMUNITÀ - AL SEGUITO DI CRISTO Cap IV - VII : art. 26-95 (articoli 70) Parte terza FORMATI PER LA MISSIONE DI EDUCATORI PASTORI Cap VIII - IX : art. 96-119 (articoli 24) Parte quarta IL SERVIZIO DELL'AUTORITÀ NELLA NOSTRA SOCIETÀ Cap X - XIV : art. 120-190 (articoli 71) CONCLUSIONE Art. 191-196 (articoli 6) Come si nota, alle quattro parti è stato premesso un Proemio e fa seguito una Conclusione. '2 Cf, Costituzioni 1984, p. 317-318 Osservando questo «Indice generale» della materia, viene spontaneo porsi la domanda: qual è t'IDEA Dr FONDO che ha guidato il CG22 nel raggruppare e ordinare in tal modo i contenuti della Regola di vita? qual è, cioè, la motivazione profonda che spiega la struttura del testo? Tale motivazione, come si ricava dai dibattiti capitolari e dalla stessa analisi del testo, è quella dell'unità della nostra vita di consa- crati apostoli. quell'unità della vocazione salesiana, della quale il CGS parla come di «grazia» di cui ci fa dono lo Spirito.` Questo motivo di «unità» della vocazione salesiana era certamente presente nel testo primitivo scritto dal nostro Fondatore: lo si può co- gliere fin dal primo articolo che presenta lo «scopo» della Società sale- siana nei suoi elementi essenziali. La preoccupazione per l'unità del progetto salesiano fu costante- mente presente nel CGS, che già pensò ad una distribuzione dei contenuti della Regola, da cui risultasse che «con un'unica chiamata Cristo ci invita a seguirlo nella sua opera salvifica e nel genere di vita verginale e povera che scelse per sé».'¢ Nel CG22, e quindi nel testo ultimamente approvato dalla Sede Apostolica, l'unità della nostra vita è maggiormente evidenziata dall'ap profondimento della nostra CONSACRAZIONE APOSTOLICA. La consacrazione religiosa, che ha le sue profonde radici nella con- sacrazione battesimale e ne è un'espressione più piena," è presentata nel suo significato originale di iniziativa dell'amore di Dio, che investe tutta la nostra vita: Dio ci chiama, «ci consacra col dono del suo Spirito e ci invia ad essere apostoli dei giovani» (Cost 3). Nella consacrazione si manifesta la potente azione della grazia che ci aiuta a vivere la vocazione come dono di Dio per la Chiesa e per il mondo, dono che - per noi - passa attraverso Don Bosco e il suo spirito. Da parte nostra, la vita «consacrata», con gli impegni che assumiamo davanti a Dio e davanti alla Chiesa, diventa un'unica offerta, libera e totale, a Dio in Cristo e per Cristo per lavorare con Lui alla costruzione del Regno. " Cf. CGS, 127: » o Spirito Santo chiama il salesiano ad una opzione di esistenza cristiana che è simultaneamente apostolica e religiosa. Gli dona perciò la grazia di uniltì per vivere il dinamismo dell'azione apostolica e la pienezza della vita religiosa in un unico movimento di carità verso Dio e verso il prossimo». " Cf. Cosriruzloni 1972, art. 68 is Cf. PC, 5 Vedremo più dettagliatamente, commentando l'ars. 3, come è de- scritta l'unità profonda dei diversi elementi che costituiscono la risposta della nostra vita consacrata: missione apostolica, comunità fraterna e pratica dei consigli evangelici: essi sono «vissuti in un unico movimento di carità». Possiamo dire che il piano generale delle Costituzioni è ispirato da questo fondamentale articolo terzo: la struttura globale e l'articolazione delle parti e dei capitoli è stata impostata in modo da offrire una trattazione organica che evidenzi immediatamente l'unità della nostra vocazione. Si vedrà in seguito lo sviluppo delle singole parti; ma si può fin d'ora coglierne sinteticamente il significato fondamentale. Dopo un breve PROEMIO, di indole storica, che presenta fin dall'inizio l'importanza della Regola per noi nel pensiero stesso di Don Bosco, la PRIMA PARTE - che può dirsi «introdulliva e fondante» - traccia le linee fondamentali della vocazione salesiana con le note che la distinguono, e ne descrive la collocazione nella Famiglia salesiana, nella Chiesa e nel mondo. È proprio di questa parte mettere in evidenza alcuni tratti essenziali che entrano e connotano anche le altre parti del testo: in particolare lo «spirito salesiano» (cap. II) e la professione del salesiano (cap. III). Segue poi una grande parte (la PARTE SECONDA) che rappresenta come il «corpo centrale» del progetto religioso salesiano: essa descrive dettagliatamente i vari elementi «inseparabili» della vocazione salesiana: la missione apostolica, la comunità fraterna e la vita evangelica secondo i consigli, il dialogo con il Signore. È soprattutto questa seconda parte che evidenzia quell'unità della vita consacrata apostolica, di cui si parlava precedentemente: i diversi aspetti della nostra vocazione, infatti, si integrano e si illuminano a vicenda, contribuendo insieme a dare la fisionomia del vero salesiano. Le due parti che seguono possono, a prima vista, dare l'impressione di un legame non così forte con l'identità vocazionale descritta nelle parti prima e seconda; ma non è così: anche se i temi trattati sono di carattere più pratico (e quindi necessariamente con maggiori elementi giuridici), essi si integrano pienamente nel progetto apostolico tracciato nell'insieme delle Costituzioni. La TERZA PARTE tratta della incorporazione alla Società e della formazione, iniziale e permanente, dei soci. La Congregazione vive nei suoi membri e ha il dovere di offrire ad essi i mezzi per sviluppare il carisma salesiano e per far acquisire ogni giorno le capacità necessarie per la vita e per la missione: questo è il compito della «for- mazione», La QUARTA PARTE è dedicata a presentare il servizio dell'autorità con le strutture necessarie per l'organizzazione della Società. La nostra Congregazione, anche se di origine carismatica, è formata da persone riunite in comunità concrete e dedicate a compiti educativi e pastorali precisi: come la Chiesa, spirituale e giuridica insieme, essa ha bisogno di strutture per costituirsi, governarsi, condurre efficacemente la propria azione, mantenere la propria vitalità: questo è un compito particolare di coloro che sono chiamati ad esercitare il servizio dell'autorità. Il testo si chiude con alcuni articoli posti come CONCLUSIONE: se da una parte essi precisano alcune norme giuridiche per l'interpretazione del testo, d'altra parte essi rappresentano uno stimolo a percorrere con fedeltà la via dell'Amore, nella generosa risposta al Signore che ci ha amati per primo. 3. Alcune caratteristiche redazionali. Prima di concludere questa riflessione sulla struttura generale delle Costituzioni, può essere utile fare un cenno ad alcune caratteristiche redazionali che contribuiscono a dare al testo un volto proprio e originale. Ci riferiremo, in particolare, ai «titoli» delle parti, dei capitoli e dei singoli articoli, al linguaggio e allo stile, alle ispirazioni bibliche poste all'inizio dei singoli capitoli e delle sezioni. 3.1 I «titoli» usati nel lesto. Sia il CGS che il CG22 hanno avuto cura di scegliere accuratamente i titoli delle singole parti e dei diversi capitoli, perché corrispondessero fedelmente alla materia trattata: un segno di tale cura si rileva dal fatto che, pur non essendo i titoli oggetto di votazione, furono sempre esaminati e discussi nelle Commissioni di studio come nell'Assemblea capitolare. È utile far rilevare il tono personale dato ai titoli delle parti (spe cialmente delle prime tre) nel testo definitivamente approvato: leggendo successivamente i titoli, si percorre in sintesi tutto il cammino che i Salesiani (i singoli e la comunità) sono chiamati a compiere per rispondere fedelmente alla vocazione: «I Salesiani di Don Bosco... inviati ai giovani, in comunità, a1 seguilo di Cristo... formati alla missione di educatori pastori». Per quanto riguarda i titoletti dei singoli articoli, si osserva che sono una novità introdotta dal CGS: essi rappresentano delle brevi indicazioni, poste a margine di ogni articolo, che ne evidenziano con immediatezza il contenuto essenziale e l'idea di fondo, permettendo di avere una visione sintetica della successione della materia nei capitoli. I titoli sia delle parti che dei capitoli, come pure dei singoli articoli, assumono così una funzione di guida nella comprensione del testo e nella memorizzazione dei contenuti. 3.2 Stile e linguaggio. Come già si è accennato, tra le richieste dei confratelli in vista della revisione delle Costituzioni affiorava quella di un linguaggio semplice, di facile comprensione, ma nello stesso tempo appropriato ad un testo legislativo e adeguato alle esigenze nuove. Tra i criteri, stabiliti sia dal CGS che dal CG22, c'era la preoccupazione per la semplicità dello stile, unita tuttavia all'esigenza che il linguaggio fosse in sintonia con la dottrina conciliare e avesse il tono spirituale proprio di una Regola di vita. Potremo facilmente osservare, studiando il testo, lo sforzo che è stato fatto e l'evidente cambio di stile che è stato apportato rispetto alle redazioni del passato. Ciò si coglie fin dal Proemio, che inizia in questo modo: «Il libro della Regola è per noi Salesiani il testamento vivo di Don Bosco». Già dalle prime parole emerge una novità. Le precedenti redazioni delle Costituzioni si esprimevano in terza persona: «La Società... i soci... il socio», e formulavano le norme sotto la forma imperativa o esortativa, espressa con il futuro o il congiuntivo: «I soci attenderanno a perfezio nare se stessi... Si mantenga l'unione fraterna... L'orario sia distribuito... ». Il testo nuovo ha un altro tono, più stimolante: si è scelto delibera- tamente di utilizzare spesso il «noi» e si è preferita la forma dichiarativa dell'indicativo presente. In luogo di dire: «Si farà... si faccia... si deve fare così», si dice generalmente: «Noi facciamo così... Il salesiano fa così...», nel senso di: «Noi abbiamo deciso di fare così... Noi accettiamo... Noi ci sforziamo lealmente di fare così». Questa formulazione non significa affatto che sia diminuita la forza normativa delle Costituzioni. Essa indica piuttosto l'intervento attivo della coscienza in rapporto alla legge; significa che la Regola è accolta liberamente da persone che hanno detto si a un progetto di vita e si sono riunite insieme per realizzarlo; ed esprime il fatto che i Salesiani sono concordi sulla loro identità e che, attraverso la loro fedeltà, si sentono in permanenza corresponsabili della riuscita personale e comunitaria della missione che Dio ha loro affidata. 4. Bibbia e Costituzioni. Un discorso particolare e più completo meritano le citazioni bibliche che sono abbondantemente presenti nel testo costituzionale e che, in certo modo, rappresentano una «ispirazione biblica» per leggere e meditare con frutto la nostra Regola di vita. È questa un'altra novità del testo rinnovato secondo l'insegnamento conciliare: la grande ricchezza di «Parola di Dio» presente in esso ci mette a contatto con un testo totalmente fondato sul Vangelo. Vedremo chiaramente questa verità nel commento alle singole parti; ora qui esponiamo alcune riflessioni di carattere generale che ci aiutano a comprenderne meglio il valore. 4.1 Atto di fedeltà a Dio, alla Chiesa e al Concilio. «Nei libri sacri il Padre che è nei cieli viene con molta amorevolezza incontro ai suoi figli e parla con essi».'6 È questa in sintesi la ra 16 DY, 21 gione decisiva per cui il Concilio Vaticano II invita «con ardore e insi- stenza» ad un «contatto continuo con le Scritture», per apprendere at- traverso di esse «la sublime scienza di Gesù Cristo» (Fil 3,8)." In fedele rispondenza alla Chiesa e al Concilio, ed attingendo anzi esplicitamente dai suoi testi, le Costituzioni rinnovato ricordano il pri- mato della Parola del Dio vivente nel convocare il popolo di Dio' Il - che per noi concretamente è la comunità salesiana - in quanto tale Parola è insieme «fonte di vita spirituale, alimento per la preghiera, luce per conoscere la volontà di Dio negli avvenimenti e forza per vivere in fedeltà la propria vocazione» (Cost 87). Di qui la conseguenza legittima e normativa di una piena e fruttuosa ispirazione biblica della Regola di vita salesiana: «Avendo quotidianamente in mano la Sacra Scrittura (PC, 6), come Maria accogliamo la Parola e la meditiamo nel nostro cuore per farla fruttificare e annunziarla con zelo» (Cost 87). 4.2 Un sostanzioso filo biblico. Pertanto un reale, anche se esteriormente sobrio, filo biblico, pro- grammaticamente elaborato, percorre come spina dorsale le Costituzioni dei Salesiani, in ciò fedeli non solo all'imperativo conciliare, ma anche a un'eredità di famiglia, come già si può vedere negli «Scritti di Don Bosco» posti in appendice alle stesse Costituzioni. In queste si trovano tre tipi di referenze bibliche: le grandi citazioni che aprono in forma ben rimarcata i diversi capitoli e sezioni (sono 22); altre citazioni nel corpo degli articoli in maniera più o meno esplicita (sono 23); e, ancora più numerosi, i testi costituzionali che richiamano passi biblici, pur senza citazioni esplicite. In ogni caso, per intenzione espressa del CG22, un posto interpretativo peculiare spetta alle citazioni collocate con ogni evidenza all'inizio di ogni capitolo o sezione. Esse sono per eccellenza le «ispirazioni bibliche». Ad esse daremo particolare attenzione. '' Cf. DV, 23 '" Cf. PO, 4 4.3 Nell'unità della storia della salvezza e dell'azione del medesimo Spirito. Più che la felice costatazione di un'accurata presenza biblica, merita cogliere quale corrispondenza si ponga tra citazione biblica e articoli costituzionali. Tale corrispondenza non è soltanto estrinseca, nominale, né di tipo decorativo e devozionale, e nemmeno di tipo tecnico, come se nel senso letterale biblico si possa scorgere direttamente il senso salesiano. Il rapporto è più complesso, ma solo così teologicamente corretto e spiritualmente fruttuoso. La fede ci rivela come unico sia il piano storico della salvezza: ha le sue radici anzitutto nel popolo di Dia della Bibbia, con al centro Gesù di Nazareth, morto e risorto, Parola di Dio definitiva; si manifesta sa- cramentalmente nella Chiesa e, per essa, si estende al mondo fino al compimento della Parusia del Signore. In tale economia è all'opera l'unico Spirito di Dio o Spirito Santo che ispira e assiste l'opera di Dio, sigillando con il carisma di una specifica ispirazione gli avvenimenti di fondazione della salvezza codificati nei Libri Sacri. Ma la sua ispirazione e assistenza continuano oggi riproponendo- la santa «memoria» di Gesù Cristo (e dei suoi discepoli) (Gv 14,26) e garantendone l'attualizzazione nella vita della Chiesa. In questa maniera quanto vi è di buono e di santo nella comunità ecclesiale dopo la Pasqua è sviluppo vero e vitale della Parola di Dio degli inizi; è in certo modo il discorso biblico che continua sotto altri co- dici. Tale è il caso delle Costituzioni approvate ufficialmente dalla Chiesa, nel solco - è doveroso dirlo - del riconoscimento del Fondatore, il cui carisma è sempre percezione dello Spirito Santo, prolungamento e applicazione dell'ispirazione divina in una determinata epoca storica (Cf. Cost 1). Ne consegue, pertanto, che mettere a contatto la parola biblica con quella costituzionale non significa evidentemente rendere inutile o subalterna la Parola di Dio della Bibbia, bensì, sottraendola da un angusto ruolo di ricetta, assicurarle il compito di `profezia', di orizzonte spirituale profondo entro cui comprendere le formulazioni della Regola. Concretamente significa riconoscere che le Costituzioni possiedono una sicura garanzia di autenticità e portano un mistero di grazia (è lo stesso Spirito del Libro sacro che propone il senso vivo delle Costi tuzioni); significa ulteriormente accettare le parole della Regola con l'atteggiamento dovuto alla Parola più grande, ricca e radicale, espressa nella Scrittura: un atteggiamento di ascolto sincero e fedele (cf. ad es. Dt 4-6; Mt 7,24-26), con la gioia che viene dall'osservanza della Parola di Dio (Rm 15,4); significa attingere dall'ispirazione biblica quella chiamata in giudizio, quel confronto della nostra condotta concreta con il disegno che Dio ha su di noi, quella messa in crisi che sempre la Parola vivente di Dio (cf. Eb 4,12-13) opera, quando penetra in noi. Senso spirituale profondo, appello alla conversione e insieme conforto della speranza: ecco alcune risonanze interiori offerte al salesiano quando legge le Costituzioni nel contesto più grande della memoria biblica. In questo vitale processo di interazione fra parola biblica e parola costituzionale il salesiano attua il doppio momento che unicamente ga- rantisce un'accoglienza genuina e vivificante della Parola di Dio: impara a leggere le Costituzioni con la Bibbia, ed insieme apprende a leggere la Bibbia con le Costituzioni, con lo spirito di Don Bosco e della tradizione salesiana. Per cui, mentre alla Scrittura riconosciamo con la Chiesa il momento sorgivo o di partenza della Parola di Dio, vediamo nelle Costituzioni come un punto di arrivo, un appuntamento attuale della Parola con noi, l'incontro con il «Padre che è nei cieli e viene con molta amorevolezza incontro ai suoi figli e parla con essi». Non identità dunque, né separazione, ma continuità sostanziale, anche nella motivata diversità delle parole, nell'unico Mistero che salva. 4.4 Come in uno specchio. Chiaramente il genere letterario quanto mai sintetico delle Costitu- zioni, pur collocandosi in un clima interamente animato dall'ispirazione biblica, non consente di fare riferimento esplicito alla Scrittura se non per «frammenti» emblematici, come specchio di un quadro più grande. Come è facile appurare, il dato biblico non viene strumentalizzato, ma chiaramente rimane il compito di collocare ogni citazione nel contesto omogeneo più ampio da cui è presa. Non basterebbe però un approfondimento puramente esegetico, che vada dalla Bibbia alle Costituzioni. In forza dell'unità dell'azione divina, per cui, come dice Gesù, albero e frutti si riconoscono vitalmente (Mt 7,16-19), diventa necessario ricordare almeno certi riscontri che sembrano stimolare alcuni peculiari accenti di una lettura nostra della Scrittura (come viene esemplificato in Cost 11). In questo modo più chiaramente appariranno quelle ricchezze della Parola di verità, che Dio intende manifestarci attraverso l'esperienza evangelica della nostra Famiglia spirituale. Il libro della Regola è per noi Salesiani il testamento vivo di Don Bosco. Egli ci dice: «Se mi avete amato in passato, continuate ad amarmi in avvenire con l'esatta osservanza delle nostre Costituzioni».' Don Michele Rua, primo successore di Don Bosco, ci ripete: - Quando il nostro Padre inviò i suoi primi figli in America, volle che la fotografia lo rappresentasse in mezzo a loro nell'atto di consegnare a don Giovanni Cagliero, capo della spedizione, il libro delle Costituzioni, come dicesse: «Vorrei accompagnarvi io stesso, ma quello che non posso fare io, lo faranno queste Costituzioni. Custoditele come preziosissimo tesoro».1 Ma XVII, 258 a el DON RUA, L. 1.12.1909 Le grandi «Regole» degli antichi Ordini religiosi sono spesso precedute da un Prologo o Proemio di natura dottrinale e spirituale, che ha lo scopo di creare un clima intensamente evangelico per introdurre il lettore a meditare e praticare con frutto il libro di vita che gli viene proposto. Anche le Congregazioni religiose nate più recentemente - in particolare alcune sorte nell'800 fecero talvolta precedere al testo delle loro Costituzioni una Introduzione o Proemio, di indole generalmente storica, al fine di presentare la Congregazione nella sua origine e di conservare meglio la memoria del Fondatore o le circostanze della fondazione. Anche Don Bosco voleva premettere al testo delle Costituzioni da lui scritte una Introduzione, che troviamo in tutte le redazioni dal primo abbozzo del 1858 fino a quella del 1873 (secondo testo a stampa, in lingua latina, dopo la ripresentazione delle «animadversiones» romane). Tale Introduzione consisteva in un Proemio sull'importanza dell'educazione della gioventù e in un capitolo intitolato «Origine di questa Società» in cui il Fondatore tendeva a sottolineare la continuità fra ciò che era sorto in Torino fin dal 1841 e la Società salesiana, delle cui Costituzioni chiedeva alla Santa Sede l'approvazione.' ' Cf. G. BOSCO, Costituzioni della Società di San Francesco dì Sales, 1858.1875, a cura di F. MOTTO, p. 58-71 Ma la prassi canonica del tempo era mutata ed era divenuta con- traria a queste forme di «Proemio», che precedevano la vera e propria normativa, per cui era frequente l'osservazione ai nuovi testi: «Prologi expungantur» («Si eliminino i Prologi»). Infatti tra le «animadversiones» rivolte alle Costituzioni della Società salesiana, proposte da Don Bosco, leggiamo la seguente: «Non essendo solito che la Santa Sede approvi nelle Costituzioni il proemio e l'elogio storico dell'Istituto, dovrebbero entrambi togliersi». Don Bosco, accogliendo la decisione della Congregazione romana, tolse sia il Proemio che il capitolo introduttivo di carattere storico, così che il testo approvato nel 1874 inizia immediatamente con il primo capitolo: «Societatis salesianae finis» («Scopo della Società di S. France sco di Sales»). Si può osservare che la prassi delle Congregazioni romane divenne in seguito ancor più esigente, fino a proibire che nelle Costituzioni degli Istituti religiosi comparisse persino il nome del Fondatore («Nelle Costi- tuzioni generalmente non si fa menzione del Fondatore né si possono approvare citazioni delle sue parole»).2 Nelle «Normae secundum quas» del 1901 veniva codificata tale norma: «Nelle Costituzioni non si inseriscano prefazioni, introduzioni, proemi, notizie storiche, lettere di esortazione o di elogio».3 Il Concilio Vaticano II, ridonando alle Costituzioni degli Istituti religiosi - come abbiamo visto - il loro significato più autentico di vera Regola di vita evangelica, e sottolineando fortemente che all'origine di esse vi è l'esperienza spirituale del Fondatore, riapriva la strada a dei testi che mettessero meglio in risalto l'ispirazione primigenia del carisma proprio. t in questa luce che il Capitolo Generale Speciale, avendo presente le prime stesure delle Costituzioni del nostro Fondatore, volle premettere al testo un «Proemio» come introduzione. Tale Proemio aveva un tono squisitamente spirituale: era una breve ma efficace spiegazione del senso della Regola e un invito a seguirla con amore. ' «In Constititionibus generatim non fit mentio de Fundatore nec probari possunt verba+. È una delle ~animadvcrsiones~ fatte alle Costituzioni delle .Soeurs de Si. Joseph', Annecy. 12 maggio 1897, ad. 1. «Non adinittantur in Constitutionibus praefationrs, mtroductiones, proemia, notitiac historicae, littcrae hortatoriac vei laudatonac», Normae secundum qual, n. 24. Ma già nel CG21 e successivamente durante la preparazione del CG22 furono avanzate delle proposte per dare al Prologo un carattere maggiormente storico, richiamando fin dall'inizio la presenza viva di Don Bosco attraverso il libro della Regola: il progetto religioso si manifesta, infatti, nella viva adesione allo spirito del Fondatore Il CG22, facendo proprie alcune proposte pervenute dai C.I., decise di trasferire i contenuti del Proemio delle Costituzioni del '72 nella con- clusione del nuovo testo e di comporre un Prologo nuovo di sapore storico- spirituale. Dal punto di vista strutturale l'attuale Prologo è assai semplice: esso si compone di due brevi citazioni, una dello stesso Don Bosco e una del suo primo successore, il beato don Michele Rua. Unico è il pensiero e lineare la considerazione proposta: la fedeltà a Don Bosco Fondatore dopo la sua morte o là dove egli non può essere personalmente presente, si realizza e si rivela nell'osservanza delle Costituzioni. L'attenzione al Fondatore, richiesta dal Vaticano Il per i testi delle Costituzioni rinnovate, viene così resa esplicita fin dalle prime parole del testo, parole che sono immediatamente visualizzate dalla fotografia di Don Bosco che consegna il libro della Regola a don Giovanni Cagliero, capo della prima spedizione missionaria: questa foto storica è parte integrante dello stesso Proemio. Vogliamo fermarci brevemente sui due capoversi del testo. La citazione che apre le Costituzioni è tratta dalla commovente «lettera di congedo» di Don Bosco ai suoi «cari ed amati figlioli in Gesù Cristo». L'intera lettera poi è inserita in quel fondamentale documento di spiritualità, di pedagogia e prassi salesiana, che nella tradizione ha assunto il nome di «testamento spirituale» di Don Bosco, e che nelle sue formule incisive, scultoree, cariche di significato, ancora una volta è stato pubblicato in Appendice al testo delle Costituzioni.4 Come introduzione dell'intera Regola è posta così la parola viva di Don Bosco: «Se mi avete amato in passato, continuate ad amarmi in " Cf. Costituzioni 1984, Appendice, p. 255-258. La «lettera di congedo dai tempi di Don Rua in poi fu sempre inserita nel volume "Pratiche di pietà in uso nelle Case salesiane; daI CGS è stata posta in Appedice al testo delle Costituzioni insieme con altri passi del «testamento spirituale» (cf. RSS anno IV 1985 x.t, p. 82). avvenire colla esatta osservanza delle nostre Costituzioni».S Per il suo contenuto e per la posizione che occupa, questa parola dei Padre di- venta, oltre che un faro, alla cui luce occorrerà sempre riferirsi per evitare di cadere in fraintendimenti, anche un'adeguata chiave di discernimento per capire il senso e il valore delle Costituzioni. La realtà della Congregazione salesiana rimmarrebbe infatti vaga, indecifrabile, qualora la grande ricchezza dottrinale delle Costituzioni rinnovate non venisse letta sapientemente come l'espressione della vo- lontà di Don Bosco e del carisma che lo Spirito ha suscitato per mezzo di lui. Senza un rapporto con Don Bosco, efficace tanto nella sua realtà giuridico-istituzionale (=osservanza delle Costituzioni) quanto in quella affettivo-spirituale («Se mi avete amato in passato... continuate ad amarmi...»), i Salesiani non avrebbero diritto di cittadinanza nel- l'ambito della vita religiosa, privi come sarebbero delle loro originali radici. Il testo esprime tutto questo anche con la significativa afferma- zione: «Il libro della Regola è per noi Salesiani il testamento vivo di Don Bosco». Quante volte Don Bosco ha presentato la Regola come il ricordo più vivo che avrebbe accompagnato i suoi Figli: «Figlioli miei, osservate le nostre sante Regole. Ecco il più grande e caro ricordo che questo vostro povero e vecchio padre vi può lasciare»; c «Fate che ogni punto della santa Regola sia un mio ricordo», ripeteva anche alle Figlie di Maria Ausiliatrice.' È questo il convincimento costante della tradizione salesiana, che nelle Costituzioni ha sempre visto presente Don Bosco, il suo spirito, la sua santità. Basti, al riguardo, la parola di don Filippo Rinaldi, che scrive: «Le Costituzioni, miei cari, sono l'anima della nostra Società e questa fu l'anima di tutta la vita di Don Bosco; perciò la storia di esse è tutta nella vita di lui. Anzi possiamo dire che nelle Costituzioni abbiamo tutto Don Bosco; in esse il suo unico ideale della salvezza delle anime; in esse la sua perfezione con i santi voti; in esse il suo spirito di soavità, di amabilità, di tolleranza, di pietà, di carità e di sacrifizio...».a 5 MB XVII, 258 MB XVII. 2% MB X, 647 e Cf. ACS n. 23, 24 gennaio 1924, p. 177 Nel secondo capoverso si trova la conferma di questa convinzione profonda attraverso la testimonianza del primo successore di Don Bosco. Don Rua ricorda il toccante episodio della partenza dei primi missionari e il significativo gesto del Padre che consegna il libro della Regola al capo spedizione, don Giovanni Cagliero. È dello stesso don Rua la spiegazione: «Quante cose diceva Don Bosco con quell'atteggiamento! Era come se dicesse: Voi traverserete i mari, vi recherete in paesi ignoti, avrete da trattare con gente di lingue e costumi diversi, sarete forse esposti a gravi cimenti. Vorrei accompagnarvi io stesso, confortarvi, consolarvi, proteggervi. Ma quello che non posso fare io stesso, lo farà questo libretto. Custoditelo come preziosissimo tesoro».9 Non c'è parola più chiara per dire che Don Bosco è davvero presente nella Regola ed è al fianco di colui che vuole intraprendere l'avventura salesiana per guidarlo, incoraggiarlo, sostenerlo. Notiamo come don Rua proponga l'osservanza delle Costituzioni non solo come espressione di attaccamento a Don Bosco, ma anche come testimonianza di obbedienza alla sua parola: «Custoditele come preziosissimo tesoro». Don Bosco stesso ci invita a conservare quel tesoro spirituale, che il Signore ha voluto dare alla Congregazione salesiana: tesoro perché Dio stesso, insieme alla sua Santissima Madre, le ha ispirate; tesoro perché sono una via evangelica di carità; tesoro perché per mezzo di esse numerosi confratelli hanno camminato nella santità. Don Rua, nella stessa circolare che riferisce il suddetto episodio, aggiunge: «Esse sono il libro della vita, la speranza della salute, il midollo del Vangelo, la via della perfezione, la chiave del Paradiso, il patto della nostra alleanza con Dio». Si può concludere dicendo che questo breve Proemio ci fa intuire immediatamente che cosa ha sempre significato lo «stare con Don Bo- sco», ricevendo in eredità il suo testamento spirituale. Il commento di don Rua parla di intensa comunione di affetto, in una cordialità di fa- miglia, con un Padre sempre presente tra noi, che guida, stimola, illu- mina e intercede affinché non cessiamo mai, dovunque e in ogni attività, di essere gli instancabili e fedeli «missionari dei giovani».t0 ° D. RUA, Lettera del 1.12.1909 in Lett. circolari, p. 498 1e Cf. E.VIGANÒ, 1! testo rinnovato della nostra Regola dì vita, ACG n. 312 (1985), p. 13 PARTE PRIMA I SALESIANI DI DON BOSCO NELLA CHIESA La prima parte delle Costituzioni deve essere vista come «introduttiva» e «fondante» dell'intera Regola di vita: prima che vengano esposti dettagliatamente i grandi principi e le norme che regolano la missione, la vita comunitaria, la pratica evangelica, la formazione ecc., questa parte iniziale si propone di «definire» la Società e di «situarla» globalmente all'interno della Famiglia salesiana, nella Chiesa e nel mondo. Essa rappresenta un «fondamento», perché pone le basi di tutta la costruzione salesiana e delinea i tratti maggiori della nostra identità nella Chiesa. Si deve osservare che la parte è stata interamente ripensata nei due Capitoli XX e XXII. Il CGS aveva progettato un primo capitolo introduttivo, contenente gli elementi essenziali per descrivere il volto della Congregazione salesiana nella Chiesa e di fronte al mondo. Il titolo stesso dato a quel capitolo, «I Salesiani di Don Bosco nella Chiesa» (ora proprio dell'intera prima parte), coincidente con il titolo del primo documento del CGS, segnalava il proposito di delineare in forma globale, anche se germinale, l'identità della Congregazione: ciò corrisponde alla sostanza di quanto le precedenti Costituzioni presentavano sotto il titolo «Lo scopo della Società salesiana». Il CG22, facendo proprio il piano complessivo del testo costituzionale elaborato dal CGS, ha collocato nella prima parte altri due capitoli che presentano degli aspetti della vocazione salesiana che devono pure considerarsi «fondanti» per l'intero progetto apostolico della Società: i tratti tipici dello spirito salesiano (cap. Il) e l'impegno vitale della professione (cap. III). In tal modo la prima parte dà il genuino tono salesiano a tutto il testo. Presenta una visione unificata del nostro stile di santificazione e di apostolato, dirigendoci subito al Fondatore come modello, per scoprire nel carisma ricevuto da Dio e nel suo cuore ricco di carità pastorale ciò che costituisce l'essenza e l'unità della vocazione salesiana.' Dal punto di vista strutturale la parte si articola in tre capitoli, nei quali vengono successivamente definiti: • cap. I: la natura, le finalità, la missione della Società di San Francesco di Sales, dono dello Spirito Santo alla Chiesa e al mondo; * cap. II: lo «spirito» tipico che la anima e di cui è portatrice, - • cap. III: la «professione» religiosa che sigilla l'incontro tra l'amore di Dio che chiama e la risposta personale di ogni confratello, che entra nella Società e si incammina in una via di santità. Considerata nel suo insieme, questa prima parte è come la risposta a una serie di interrogativi posti alla riflessione del lettore: Chi sono i Salesiani? Qual è la loro origine? Qual è il loro scopo e il loro posto nella Chiesa? Che cosa significa la specificazione «di Don Bosco»? Qual è l'impegno che, liberamente e pubblicamente, ogni salesiano assume entrando nella Società? Ben a ragione la risposta che emerge e che rappresenta il contenuto di questa parte si può chiamare la «carta d'identità» della nostra Società.2 Queste indicazioni ci guidano alla lettura delle pagine che seguono. Ogni volta che nel testo incontreremo l'espressione «noi Salesiani di Don Bosco» penseremo all'insieme di note distintive e all'impegno personale e pubblico che i primi tre capitoli mettono in luce nella loro unità. Le parti successive riprenderanno e svilupperanno in forma completa gli aspetti concreti della vita e della missione del salesiano, ma sempre alla luce di quello spirito che fin dall'inizio è delineato con chiarezza. E. VIGANO, Il testo rinnovato della nostra Regola di vita, ACS n. 312 (1985), p. 13 x ivi CAPITOLO I LA SOCIETÀ DI SAN FRANCESCO DI SALES «!o stesso cercheró le mie pecore e ne avrà cura... lo susciterò per loro un pastore unico... Egli le condurrà a1 pascolo, sarà il loro pastore» (Ez 34, 11.23). La citazione di Ezechiele è quanto mai significativa all'inizio del primo capitolo delle Costituzioni per affermare l'amore di Dio che si manifesta in Gesù buon Pastore e in Don Bosco, che di Gesù Pastore ha voluto essere un'immagine viva. Quella del pastore come immagine della `guida' e del 'capo' è di an- tichissima tradizione in tutto il medio-oriente antico. In Israele viene applicata a Dio (per es. Sa] 23,80) e al re, quale segno di Dio, specificamente a Davide (Sai 78). Ezechiele nel cap. 34 ne traccia un quadro ampio e vigoroso secondo uno sviluppo storico-salvifico che comprende tre aspetti; - denuncia dei pastori cattivi del popolo di Dio, in quanto maltrattano le pecore malate e aumentano lo sbandamento nel gregge (vv. 1-6); - decisione di Dio di prendersene cura egli stesso, con amore preveniente e delicato, ma anche forte e protettivo di fronte ai malvagi (vv. 7-22); - scelta di un pastore ideale, visibile, instauratore di una nuova alleanza fra Dio e il popolo, mediante il quale Dio sì prenderà cura specifica e personale del suo gregge (vv. 23-31). Avvicinato ad altri testi (quali 2 Sam 75-7; Is 9,1-6; Ger 23, 1-6), si fa chiaro il carattere messianico del nostra testo. Gesù, proclamandosi so- lennemente «buon pastore» (Gv 10), si pone come compimento éscatologico dell'oracolo divino. E in questo ruolo apparirà nella citazione di Mc 6,34 nel cap. IV delle Costituzioni a proposito dei destinatari della nostra missione. Al suo seguito, fedeli a Lui come modello esclusivo, si muoveranno «i pastori» nella comunità (cf. 1 Pt 5, 2-3, che fa da citazione ispirativa nel cap. XI). Si noti la grande novità che il compimento escatologico in Cristo porta al ruolo del Pastore nella Nuova Alleanza. Egli è il vero e unico mo dello della «pastorale» nella Chiesa, con caratteristiche di estrema originalità, che richiedono coraggio e inventiva nella attuazione.' Ricordando la figura di Don Bosco, al quale fin dal sogno dei nove anni il Signore rivelò la vocazione di pastore e che fu pastore per l'arco di tutta la sua vita (Cast 10), si è inteso con Ez 34 porre in testa alle Costituzioni la profezia che costituisce in certo modo l'identità profonda della «Società sì San Francesco di Sales». Tutti gli articoli che seguono, così solcati dal termine «pastorale», andranno intesi come concreto, fedele adempimento di questa profezia. a All'interno della prima parte questo capitolo ha lo scopo di presentare, come in sintesi, il progetto apostolico della Società di San Francesco di Sales, facendone vedere l'origine carismatica e l'idendità profonda e descrivendone la missione specifica nella Chiesa, per la salvezza della gioventù. L'«architettura» del capitolo, voluta già dal CGS, è assai lineare e si organizza attorno a due serie di articoli: gli articoli 1-4, che mirano a definire con precisione l'identità della nostra Società in se stessa (la sua origine, la sua natura e missione, la sua forma ecclesiale); e gli articoli 5-9, che vogliono definirla in relazione con realtà sempre più ampie: con la Famiglia salesiana, con la Chiesa pellegrinante, con il mondo contemporaneo, con la Gerusalemme celeste e, in particolare, con Colei che dal Signore è stata data come Madre e Ausiliatrice. Se da una parte l'intero capitolo vuol essere uno sviluppo del primo articolo delle Costituzioni scritte dal nostro Fondatore sullo «scopo della Società», dall'altra si vede l'influsso del Vaticano II nell'organizzazione della materia. Secondo la dottrina de] Concilio la Chiesa: - è prima di tutto il frutto di una libera elezione, vocazione, santificazione divina, da ricondurre alla presenza in essa dello Spirito del Cristo risorto; ' CF. ACG n. 316 (1986), p. 14-17 6 - è costituzionalmente un mistero di comunione, di unione degli uo- mini con Dio e fra loro, in forza della Parola e dei Sacramenti, della fede e della carità; - è essenzialmente missionaria, partecipe della missione di Cristo e del suo Spirito, e quindi inviata al mondo; attua la sua missione nel servizio o diaconia all'uomo, in quanto è «sacramento universale di salvezza»; in essa tutti i membri sono chiamati ad un'unica santità, che consiste nella perfezione della carità, da attuare nei vari ministeri e carismi e nelle diverse forme di vita; è il Popolo di Dio, pellegrinante nella storia, chiamato al rinnovamento perenne e sorretto dalla speranza nel cammino verso il suo compimento escatologico: in questo cammino è accompagnato da Maria, Vergine e Madre, e dai Santi. II primo capitolo delle Costituzioni definisce la Società salesiana proprio facendo riferimento ai lineamenti essenziali del mistero della Chiesa: - parla della origine e vocazione divina della Congregazione: «crediamo che la Società di San Francesco di Sales è nata non da solo progetto umano, ma per iniziativa di Dio» (Cost I); -- richiama il mistero di comunione che unisce i membri fra loro e con la Chiesa: «Noi, Salesiani di Don Bosco, formiamo una comunità di battezzati» (Cost 2); «la vocazione salesiana ci situa nel cuore della Chiesa» (Cost 6); - evidenzia la natura missionaria della Società salesiana: gli art. 2 e 3 parlano del «progetto apostolico del Fondatore» e della «missione» (partecipazione di quella della Chiesa) affidata ai Salesiani, sottoli- neandone la natura «sacramentale»: «essere nella Chiesa segni e portatori dell'amore di Dio ai giovani, specialmente ai più poveri» (Cost 2); - ricorda che nella Società tutti i membri sono chiamati alla santità in una specifica forma di vita consacrata (Cost 2-3); afferma che la vocazione salesiana, chiamandoci ad essere «evange- lizzatori dei giovani», ci inserisce nel grande «sacramento di sal- vezza» per il mondo (Cost 6-7), in unione con gli altri gruppi della Famiglia salesiana (Cost 5); 81 - ricorda, di conseguenza, che la Società salesiana, parte viva della Chiesa, è, in essa e con essa, pellegrina nel tempo e cammina verso la speranza: in questo cammino ha al suo fianco Maria, Madre e Ausiliatrice, e i Santi che le sono dati come Patroni e Protettori (Cost 8-9). Secondo questo schema possiamo meglio comprendere il piano dei contenuti del capitolo: ? L'origine carismatica della nostra Società - l'azione di Dio nella vita e nell'azione della Società: art. 1 * L'identità della nostra Società - sul piano dell'essere e dell'agire: art. 2 - sul piano ecclesiale: art. 3 - sul piano giuridico-istituzionale: art. 4 * La posizione e il ruolo della nostra Società - nel servizio alla Famiglia salesiana: art. 5 - nel servizio alla Chiesa: art. 6 - nel servizio al mondo contemporaneo: art. 7 * La nostra Società in comunione con la Gerusalemme celeste - la presenza singolare di Maria: art. 8 - l'intercessione dei Patroni e dei Protettori: art. 9 Vogliamo ancora osservare come questo capitolo concentri la sua attenzione specificamente sulla Società di San Francesco di Sales, sul suo progetto comunitario ed ecclesiale; lo fa tuttavia sempre con una prospettiva personale, nel senso che le persone, impegnandosi nella professione, si sentono direttamente coinvolte: «noi Salesiani di Don Bosco formiamo..— offriamo... siamo... abbiamo cura... annunciamo... contribuiamo... accogliamo... ci affidiamo... veneriamo». Non potremo capire pienamente molte affermazioni del testo se non le guarderemo con il cuore di Don Bosco, con l'amore che egli por- tava alla Società, che sapeva voluta da Dio. La Congregazione - egli di- ceva - «non diede passo senza che qualche fatto soprannaturale non lo consigliasse; non mutamento o perfezionamento o ingrandimento che non sia stato preceduto da un ordine del Signore».2 Scrive lo storico: Ai Salesiani, con termini che non usa con altri, Don Bosco parla da profeta e vaticinatore. Ciò facendo egli tiene ad annodare strettamente il problema singolo e quello collettivo. Il trovarsi con Don Bosco rientra in un piano divino .3 Quando, nel 1869, la Pia Società fu definitivamente approvata Don Bosco ebbe a dire: «La nostra Congregazione è approvata: siamo vincolati gli uni gli altri... Dio ha accettato i nostri servigi. Non siamo più persone private, ma formiamo una Società, un corpo visibile:... tutto il mondo ci osserva e la Chiesa ha diritto all'opera nostra a MB XII, 69 a P. STELLA, Dori Basco nella storia della religiosità cattolica voi. II, PAS-Verlag 1969, cf, p. 379-382 4 MB IX, 572 ART. 1 L'AZIONE DI DIO NELLA FONDAZIONE E NELLA VITA DELLA NOSTRA SOCIETA. Con senso di umile gratitudine crediamo che la Società di San Francesco di Sales è nata non da solo progetto umano, ma per iniziativa di Dio.' Per contri- buire alla salvezza della gioventù, «questa porzione la più delicata e la più pre- ziosa dell'umana società»,1 lo Spirito Santo, suscitò, con ('intervento materno di Maria, san Giovanni Bosco. Formò in lui un cuore di padre e di maestro, capace di una dedizione totale: «Ho promesso a Dio che fin l'ultimo mio respiro sarebbe stato per i miei poveri giovani».' Per prolungare nel tempo la sua missione lo guidò nel dar vita a varie forze apostoliche, prima fra tutte la nostra Società. La Chiesa ha riconosciuto in questo l'azione di Dio, approvando le Costituzioni e proclamando santo il Fondatore. Da questa presenza attiva dello Spirito attingiamo l'energia per la nostra fedeltà e il sostegno della nostra speranza. Cf- MO, 16 ' MB Il, 45 MO XVIII, ?5A Il primo articolo della Regola salesiana incomincia con un atto di fede e di gratitudine a Dio: esso riconosce ufficialmente che la Congre- gazione è un dono dello Spirito per «contribuire alla salvezza della gioventù. Nei cinque capoversi sono descritti gli aspetti di questa realtà cari- smatica, ma il rilievo principale è dato proprio al riconoscimento della «presenza attiva della Spirito» sia nelle origini della Congregazione che nella sua vita presente. L'iniziativa di Dio nella fondazione della nostra Società. Il salesiano, che legge le Costituzioni con fede e con «umile gratitudine», crede che la Società salesiana non può essere spiegata semplicemente come frutto di genialità umana o di generosità naturale. Lo Spirito del Signore è intervenuto per farla nascere e per inserirla nel movimento della Storia della salvezza. Questa convinzione di fede è quella stessa che ebbe Don Bosco. «La persuasione di essere sotto una pressione singolarissima del divino, domina la vita di Don Bosco... La fede di essere strumento del Signore per una missione singolarissima fu in lui profonda e salda... Ciò fondava in lui l'atteggiamento religioso caratteristico del 'Servo biblico', del 'profeta' che non può sottrarsi ai voleri divini».' Tipica è la riflessione di don Cafasso: «Per me Don Bosco è un mistero. Sono certo però che Dio solo lo guida»? Lo stesso Don Bosco ebbe a dire in una conferenza ai direttori il 2 febbraio 1876: «...diciamolo qui tra noi, le altre Congregazioni e Ordini religiosi ebbero nei loro inizi qualche ispirazione, qualche visione, qualche fatto soprannaturale, che diede la spinta alla fondazione e ne assicurò lo stabilimento; ma per lo più la cosa si fermò a uno o a pochi di questi fatti. Invece qui tra noi la cosa procede ben diversamente. Si può dire che non vi sia cosa che non sia stata conosciuta prima».3 Per esprimere la natura carismatica della Società il testo usa l'e- spressione: «per iniziativa di Dio». Essa contiene un riferimento all'a- zione della Trinità: va letta, infatti, come progetto del Padre per salvare la gioventù; come azione del Figlio che a Giovanni, dopo averlo chiamato per nome, ordina di porsi alla testa dei fanciulli del sogno;' come intervento dello Spirito Santo che forma in lui il «padre e maestro dei giovani». Vogliamo notare l'espressione «per contribuire alla salvezza della gioventù»: il verbo «contribuire dice, con realismo e umiltà, come il lavoro di Don Bosco e dei Salesiani debba essere visto nella prospettiva di Dio, «senza del quale non possiamo far nulla», e alla luce della nostra collaborazione con la Chiesa, la cui azione pastorale collega numerose altre forze: noi diamo il nostro contributo. Si osservi ancora che la «salvezza» di cui qui si parla --- come più ampiamente le Costituzioni spiegheranno in seguito -- non è soltanto la salvezza dell'anima, ma la salvezza del giovane nella sua totalità e inte- rezza, alla quale è unito il miglioramento della stessa società. P. STELLA, Dove Bosco nella storia della religìos là cattolica, gol. II, PAS-Verlag 1969, p. 32 2 MB IV, 588 3 MB XII, 69 4CL.MS I,124 Tutto questo può essere ben riassunto con le parole che Pio IX ri- volse a Don Bosco nell'udienza del 21 gennaio 1877: «lo credo di svelarvi un mistero - diceva il Papa; io sono certo che questa Congregazione sia stata suscitata in questo tempo dalla Divina Provvidenza per mostrare la potenza di Dio: sono certo che Dio ha voluto tenere nascosto fino al presente un importante segreto, sconosciuto a tanti secoli e a tante altre Congregazioni passate. La vostra Congregazione è la prima nella Chiesa di genere nuovo, fatta sorgere in questi tempi in maniera che possa essere Ordine religioso e secolare; che abbia voto di povertà e insieme possedere; che partecipi del mondo e del chiostro, i cui membri siano religiosi e secolari, claustrali e liberi cittadini. Il Signore ciò manifestò ai giorni nostri e questo io voglio svelarvi. La Congregazione fu istituita affinché nel mondo... si desse gloria a Dio. Fu istituita perché si vegga e vi sia il modo di dare a Dio quello che è di Dio e a Cesare quello che è di Cesare.' Don Bosco Fondatore suscitato e Formato dallo Spirito. L'azione dello Spirito si manifesta anzitutto in Don Bosco. L'articolo mette in risalto tre aspetti di questo intervento dello Spirito alle origini della Congregazione. «Suscita» un uomo che si dedichi totalmente al bene della gioventù, «questa porzione la più delicata e la più preziosa dell'umana società». L'azione è dello Spirito del Signore, ma fin dall'inizio le Costituzioni sottolineano la presenza materna di Maria: «Io ti darò la Maestra sotto la cui disciplina puoi diventare sapiente».6 «Forma» in lui le qualità necessarie per la missione che è chiamato a compiere: «Dio gli donò un cuore grande come le sabbie del mare»,' un cuore di «padre e maestra»,5 «capace di una dedizione totale». In questo processo di formazione è evidente il senso dinamico del lasciarsi plasmare. s MB XIII, 82 n MB 1, 124 Canto d'ingresso dell'antica liturgia in onore di san Giovanni Bosco e Dalla colletta della Messa di san Giovanni Bosco «Lo guida a dar vita...», cioè lo guida ad essere «Fondatore» di varie forze apostoliche. La forza dello Spirito rivela uno dei modi con cui storicamente si esprime la sua inesauribile creatività di «anima della Chiesa». Don Bosco Fondatore, docile allo Spirito, assume una missione, che svolgerà con fedeltà: il carisma personale si trasforma in un carisma al servizio della Chiesa. Questo fa sì che egli diventi un uomo della Chiesa, tale da non essere più proprietà soltanto nostra, ma «pa- trimonio ecclesiale». La risposta di Don Bosco a questa voce dello Spirito è ben sintetizzata nelle parole del Santo, che esprimono il suo sì incondizionato: «Ho promesso a Dio che fin l'ultimo mio respiro sarebbe stato per i miei poveri giovani».9 Traspare l'amore profondo e paterno di Don Bosco e la sua totale dedizione. Le varie forze apostoliche a cui Don Bosco dà inizio. Suscitando Don Bosco, lo Spirito Santo è all'origine di un insieme di forze apostoliche, prima fra tutte la Società salesiana, che operano per la salvezza della gioventù. È questo un primo accenno al «movimento» e alla «Famiglia» salesiana (cf. Cast 5), la cui finalità è «prolungare nel tempo» ciò che Don Bosco ha iniziato nella sua vita. Il Fondatore è portatore di un progetto di vita, realizzato non solo per il suo tempo, ma per il futuro. l° Egli si apre su vasti orizzonti, è persuaso che i piani di Dio, che ha intravisto, sono sicuri: «11 Signore aspetta da voi cose grandi: io le vedo chiaramente e distinte, in ogni parte, e potrei già esporvele una per una».11 Il «campo è aperto»,12 l'orizzonte si allarga sul tempo, «non solo in questo secolo, ma anche nell'altro e nei futuri secoli». 13 ° MB XVILI, 258 70 Cf. MR 11: Al carisma dei Fondatori (ET, 11) si rivela come un'esperienza dello Spirito, trasmessa ai propri discepoli per essere da questi vissuta, custodita, approfondita e costantemente sviluppata in sintonia con il Corpo di Cristo in perenne crescita». " MB XII, 83 x MB IX 714 " MB XII, 466 Nella Chiesa e per la Chiesa. Con un duplice atto la Chiesa riconosce questa presenza del divino sia in Don Bosco che nella sua opera: con 1' approvazione delle Costituzioni e mediante la canonizzazione del Fondatore. - L'approvazione della Regola da parte dell'autorità ecclesiatica non fu - per il Fondatore - né rapida né facile. «Le difficoltà durarono ben 16 anni e senza una speciale assistenza del cielo egli non le avrebbe mai superate» .14 Ma quando giunse l'approvazione Don Bosco potè dire: «Questo fatto deve essere da noi salutato come uno dei più gloriosi della nostra Società, come quello che ci assicura che nell'osservanza delle nostre Regole noi ci appoggiamo a basi stabili, sicure e, possiamo dire, anche infallibili».1 - Il riconoscimento della santità del Fondatore da parte della Chiesa venne presto: il popolo di Dio lo stimava santo e il Papa Pio XI lo canonizzò solennemente il giorno di Pasqua del 1934. Il mondo cattolico esultò per questa proclamazione ed aprì ovunque le porte alla Congregazione. 1 Fondatore è la Regola incarnata e la Regola descrive il nostro patto di alleanza con Dio: Don Bosco Santo diventa il modello della nostra santità, la sua Regola traccia per noi il cammino della san- tificazione. L'uno è l'altra sono tesori da offrire alle Chiese particolari. Questa presenza dello Spirito Santo non è soltanto alle origini, ma è sempre attuale. I Salesiani, che lo Spirito ha voluto chiamare a lavorare con Don Bosco, ricevono continuamente dallo stesso Spirito l'energia per conti- nuare con fedeltà la sua opera e la sua santità. La Congregazione è una realtà carismatica: essa, che ha nello Spirito il Responsabile primo della sua origine, continua ad avere in Lui il Responsabile e il Protagonista della missione a cui si dedica nella storia: lo è, evidentemente, nella mi " n. RI N ALDI, ACS n. 23, 24 gennaio 1924, p. 180 ' D. BOSCO, Introduzione alle Costituzioni, 15 agosto 1875; cf. Appendice alle Costituzioni 1984, p. 217 sura in cui si conserva attenta e docile ai suoi impulsi. In questa prospettiva va sottolineato l'atteggiamento spirituale di fondo per una Società che riconosce lo Spirito Santo attivamente pre- sente in essa: la docilità alla voce dello Spirito. L'azione di Dio, eviden- temente, non autorizza nessuna forma di passività; accresce anzi la nostra responsabilità, e la nostra collaborazione con Lui diventa una necessità quotidiana. La Regola ci ricorda che la fede nella «presenza attiva» dello Spirito suscita due atteggiamenti estremamente positivi: la speranza e la fedeltà: - La Società salesiana non vuole appoggiarsi anzitutto su se stessa, sulle sue risorse, sui suoi successi, ma su Dio che la sostiene; per questo le è consentito di nutrire ogni speranza: è la speranza che alimenta l'impegno apostolico e che il salesiano è chiamato ad irradiare sui giovani (cf. Cost 17 e 62). - La Società salesiana sa di poter essere fedele a Don Bosco nella misura in cui sarà fedele allo Spirito che suscitò Don Bosco; per questo alimenta costantemente la sua fedeltà alle sorgenti dell'Amore. Padre infinitamente buono, in ogni tempo Tu hai chiamato gli uomini a collaborare all'opera della Tua salvezza. Ti diciamo il nostro grazie, perché hai suscitato Don Bosco, gli hai dato un cuore di padre e di apostolo, e lo hai guidato, con la materna assistenza di Maria, nel fondare la nostra Società. Concedi anche a noi, chiamati a continuare la stessa missione, la forza e la gioia dello Spirito Santo, perché come Don Bosco sappiamo donarci interamente ai giovani ed a Te. Per Cristo nostro Signore. ART. 2 NATURA E MISSIONE DELLA NOSTRA SOCIETÀ Noi, salesiani di Don Bosco (SDB), formiamo una comunità di battezzati che, docili alla voce dello Spirito, intendono realizzare in una specifica forma di vita religiosa il progetto apostolico del Fondatore: essere nella Chiesa segni e portatori dell'amore di Dio ai giovani, specialmente ai più poveri. Nel compiere questa missione, troviamo la via della nostra santificazione. A chi domanda: «Chi sono i Salesiani?», le Costituzioni danno questa risposta: - siamo una comunità di battezzati, docili alla voce dello Spirito, - viviamo una forma specifica di vita religiosa, - intendiamo realizzare il progetto di Don Bosco: essere nella Chiesa segni e portatori dell'amore di Dio ai giovani, specialmente ai più poveri; - troviamo la via della nostra santificazione nel compiere questa missione. In un linguaggio più attuale c'è qui tutta la sostanza dell'antico primo articolo, che parlava del «fine della Società» (o «scopo della So- cietà», secondo la dizione di Don Bosco). La Società viene definita nella sua natura di comunità che accoglie la voce dello Spirito e con riferi- mento alle finalità che vuole perseguire. È infatti impossibile dire cos'è la Società senza precisare per che cosa e a chi viene mandata. Ciò è espresso con il termine «missione», che incontriamo per la seconda volta nel testo costituzionale, e che è una delle parole chiavi del vocabolario del CGS;' essa implica diversi elementi: Qualcuno che invia; qualcuno che è inviato; coloro ai quali è inviato il missionario; il servizio che è mandato a realizzare; sotto quale forma e con quali mezzi. Tutto questo è espresso e condensato nell'art. 2 e verrà ampiamente illustrato nel cap. IV. ' Cf. CGS, 23-30 Noi Salesiani di Don Bosco (SDB): chi siamo. - Siamo una Comunità di battezzati, docili alla voce dello Spirito. La nostra Società si definisce come «comunità»: comunità è la Congregazione, comunità è Vlspettoria (o la Visitatoria), comunità è il nucleo locale (o «casa») che opera in un determinato territorio. La comunità riunisce ai vari livelli persone vive, sulla base della vita umana, del Battesimo, della professione salesiana. Don Bosco esprimeva già questa realtà in un bel testo, su un foglietto in aggiunta a una lettera mandata il 12 febbraio 1864 a Pio IX, in vista dell'approvazione delle Costituzioni, intitolato: «cose da notarsi intorno alle Costituzioni della Società di San Francesco di Sales»: «Lo scopo di questa Società, se si considera ne' suoi membri, non è altro che un invito a volersi unire in ispirito tra loro per lavorare a maggior gloria di Dio e per la salute delle anime, a ciò spinti dal detto di sant'Agostino: `La più divina delle cose divine è di lavorare per guadagnare anime'».' Ad operare tale unione è lo Spirito Santo (cf. Cost 1): Lui ha provocato il nostro incontro con una vocazione o chiamata; Lui sostiene la nostra comunione con la sua «ispirazione». Perciò noi vogliamo essere docili alla sua voce. - Intendiamo realizzare nella Chiesa il progetto di Don Bosco. Il progetto apostolico è il contenuto della chiamata che abbiamo ri- cevuta e che ci ha riuniti insieme. Viene qui riespresso con altro linguaggio ciò che Don Bosco scriveva: «ogni opera di carità spirituale e corporale verso dei giovani, specialmente poveri».3 Il nuovo testo delle Costituzioni definisce il progetto della Congre- gazione vista come parte della «Chiesa-Sacramento». Infatti, quando il Concilio, nella Costituzione «Lumen Gentium», ha voluto definire «la natura e la missione universale» della Chiesa, ha fatto ricorso alla nozione ampia di «sacramento», che include la duplice realtà di segno lu MB MB VII, 622 ' Costituzioni 1875, 1,1 (cf, F. MOTTO, p. 73) minoso e di mezzo efficace. La Chiesa si è definita come segno visibile che testimonia Cristo vivente in mezzo al mondo e strumento nelle sue mani che realizza il disegno di salvezza: la comunione di tutti gli uomini con il Padre e tra di loro.' In tal senso la nostra Società, in quanto parte viva della Chiesa, si definisce partecipe della sacramentalità della Chiesa per i giovani, spe- cialmente i più poveri: i Salesiani sono chiamati ad essere segni e testimoni di Cristo risorto (il testo dice «di Dio», ma Dio si rivela nel suo Figlio Gesù Cristo), e portatori attivi del suo amore che intensamente realizza la salvezza oggi. «Essere segni e portatori dell'amore di Dio ai giovani»: è una definizione meravigliosa (che le Costituzioni più volte richiameranno); s ma è anche un impegno terribilmente esigente, perché prende tutta la per- sona, tutta la vita, tutta l'azione dei Salesiani, distaccandoli da loro stessi per incentrarli, nello stesso tempo, sui due poli del Cristo vivo e della gioventù, e sull'incontro dell'uno e dell'altro nell'amore. Impegna i Salesiani ad essere doppiamente servitori di Cristo che li manda e dei giovani a cui sono mandati, a rivelare l'amore-chiamata di Cristo e a suscitare l'amore-risposta dei giovani. Questo è il significato ultimo di tutte le loro «opere di carità spirituale e corporale»! - In una forma specifica di vita religiosa. Il progetto apostolico salesiano, quello stesso di Don Bosco, è vis- suto con la totalità e radicalità propria della consacrazione religiosa. Le Costituzioni mettono in evidenza, fin dall'inizio, che la coesione della comunità salesiana a tutti i livelli dipende da questo triplice impegno: essere d'accordo sul progetto apostolico salesiano, volerlo realizzare «insieme», aderirvi pienamente con la disponibilità creata in noi dall'obbedienza, povertà e castità evangeliche. Non si può eludere nessuno di questi tre aspetti: l'art. 3 che segue, e tutta la parte seconda, spiegheranno abbondantemente questo principio. Ci sono altri gruppi «salesiani», tra le «numerose forze apostoli- che» di cui parlava t'ari. 1, che sono chiamati a realizzare il progetto di ° C£. LG, 1. 9. 48 Cf. Cose 8. 14. 20. 49. 61. 81. 195 Don Bosco senza la consacrazione religiosa, per esempio i Cooperatori Salesiani: noi ci distinguiamo per il modo e il grado di impegno, anche se ci ritroviamo solidali nello scopo da raggiungere e nello spirito da testimoniare. La via della nostra santificazione nel compimento della missione. «Nel compiere questa missione troviamo la via della nostra santi- ficazione». «Santificazione» (meglio che «santità») indica un cammino progressivo di crescita, che comporta tentativi e sforzo. Tale cammino di santificazione o di crescita nella carità era così enunciato nel primo articolo delle antiche Costituzioni: «mentre i Soci si sforzano di acquistare la perfezione cristiana, esercitino ogni opera... verso i gio- vani...» P Il salesiano si trova sempre di fronte a questi due impegni: il servizio ai giovani e la santificazione personale. I due traguardi non sono certamente separabili. La letteratura teologica e spirituale prima del Concilio si compiaceva di analizzare, non senza sottigliezze, la diversità dei fini (primario e secondario), con il rischio di opporli tra loro e di introdurre uno stiracchiamento in direzioni diverse nell'anima del religioso. La dottrina del Concilio, superando tali distinzioni, si presenta in modo più semplice e armonico: i due fini - - quello della «santità personale» e quello dell'impegno «missionario» - sono entrambi importanti e sono inseparabili: nessuno dei due è semplicemente «mezzo» per l'altro. Concretamente ogni apostolo opera la propria santificazione personale compiendo la sua missione; ognuno vive l'amore di Dio e degli altri sotto la forma dell'esercizio del suo dovere quotidiano. La teologia della vita religiosa oggi insiste molto su questa tipica spiritualità degli Istituti di vita attiva, che chiama spiritualità apostolica, radicata nella «grazia di unità»,' da essa sorretta e nutrita. Il salesiano, dunque, progredisce nella santità-carità nella misura in cui compie autentiche opere di carità (occorre evidentemente sottolineare che devono essere «autentiche»). La formula delle Costituzioni Costituzioni 1966, art, 1 Cf. CGS, 127; PC, 8; PQ, 13-14; cf. Mt 25; 1 Gv 3,16-17 entra precisamente in questa prospettiva: il salesiano raggiunge il suo fine personale realizzando il suo fine apostolico: trova la propria santità nel compiere la sua missione nella Chiesa. Don Bosco esprimeva così il suo pensiero nel primo progetto delle Costituzioni del 1858: «Lo scopo di questa Società si è di riunire in- sieme i suoi membri... a fine di perfezionare se medesimi imitando le virtù del nostro Divin Salvatore, specialmente nella carità verso i giovani poveri»." È ciò che il Santo aveva consigliato anche a Domenico Savio: «La prima cosa che gli venne consigliata per farsi santo fu di adoprarsi per guadagnare anime a Dio».9 O Padre, docili alla voce del Tuo Spirito, vogliamo, come il nostro Fondatore, essere, nella Chiesa, segni e portatori del tuo amore ai giovani, specialmente ai più poveri. Donaci di trovare, nel compimento di questa missione, la via sicura della nostra santità, a gloria del Tuo Nome. Per Cristo nostro Signore. 9 Costituzioni 1858, 1,1 (cî. F. MOTTO, p. 72) G. BOSCO, Vita del giovanetto Savio Domenico, Torino 1858, p. 53 (OE XI, 203) ART. 3 LA NOSTRA CONSACRAZIONE APOSTOLICA La nostra vita di discepoli del Signore è una grazia del Padre che ci consacra' col dono del suo Spirito e ci invia ad essere apostoli dei giovani. Con la professione religiosa offriamo a Dio noi stessi per camminare al seguito di Cristo e lavorare con Lui alla costruzione del Regno. La missione apostolica, la comunità fraterna e la pratica dei consigli evangelici sono gli elementi inseparabili della nostra consacrazione, vissuti in un unico movimento di carità verso Dio e verso i fratelli. La missione dà a tutta la nostra esistenza il suo tono concreto, specifica il compito che abbiamo nella Chiesa e determina il posto che occupiamo tra le famiglie religiose. ' Cf. LG, 44 Nel secondo articolo è stata presentata la natura e la missione della Società Salesiana nell'ampia visione della Chiesa «sacramento di saivezza»; questo terzo articolo approfondisce maggiormente la vocazione salesiana, sia personale che comunitaria, considerandola nella luce della «consacrazione religiosa». La realtà della consacrazione religiosa, essenziale per la nostra identità di religiosi apostoli, viene qui introdotta dalla Regola con un si- gnificato preciso e globale. Sappiamo, infatti, che dal Concilio ad oggi si è fatto sempre più chiaro il concetto di consacrazione, inteso prima- riamente come iniziativa-atto consacrante di Dio, attraverso la media- zione della Chiesa: ad essa corrisponde l'impegno libero del religioso, che offre tutta la sua persona e la sua vita a Dio e al suo Regno. La celebrazione della professione comporta inseparabilmente questi due aspetti, che esprimono il patto d'alleanza tra il Signore e il discepolo. Intesa in questo senso, la consacrazione mette in evidenza l'unità della nostra esistenza, tutta avvolta dal dono di Dio: essa qualifica ogni aspetto ed ogni momento della nostra vita. Ha quindi un significato to- talizzante, come quello della consacrazione battesimale, di cui è radicale espressione e pienezza. Vediamo in dettaglio i vari elementi che la Regola ci propone. «Consacrazione», dono del Signore. Nelle Costituzioni scritte da Don Bosco la parola «consacrazione» non era presente, anche se ne contenevano tutta la realtà; gli orienta- menti del Vaticano Il e il seguente sviluppo della teologia della vita reli- giosa, valorizzando pienamente il concetto di consacrazione, hanno consentito che esso entrasse a far parte del testo delle Costituzioni. L'art. 3, infatti, presentando la nostra vita come «una grazia del Padre che ci consacra col dono del suo Spirito», fa esplicito riferimento al testo della Costituzione «Lumen Gentium», che parla del religioso che «è consacrato da Dia più intimamente al suo servizio».' La scelta fatta dal CG22 risulta chiara: facendo propria la dottrina conciliare sulla consacrazione religiosa, il Capitolo vuole evidenziare primariamente l'iniziativa di Dio, che è all'origine della nostra vocazione salesiana e ci sorregge continuamente con la grazia del suo Spirito. Strettamente parlando, infatti, «consacrare» è un atto per natura sua riservato a Dio: Egli sceglie, chiama, «mette a parte» una persona o un gruppo per costituirlo in una relazione stabile con Sé, in vista dei suoi disegni. Egli ---- dice il Rettor Maggiore - «ci benedice e ci prende totalmente per Sé impegnandosi a proteggerci, a guidarci e ad aiutarci quotidianamente a progredire nella via evangelica professata. L'oggetto su cui ricadono i benefici di questa azione divina sono le nostre persone di professi: come risposta alla chiamata del Signore, noi ci offriamo to- talmente a Lui, così che tutta la nostra esistenza diviene una 'vita con- sacrata'».2 Così intesa, la consacrazione esprime adeguatamente la dimensione teologale della nostra vita, la quale è posta tutta sotto l'azione di Dio, che ci ha chiamati e riservati per una particolare partecipazione alla missione della Chiesa. All'iniziativa di Dio, che chiama e consacra, il salesiano risponde, attraverso la professione, offrendo tutta la sua persona e la sua vita a Dio e al suo Regno: messo in uno stato di «consacrato», egli si dedica (si vota) interamente al servizio di Colui che lo ha scelto. ' Cf. LG, 44, A proposito della dottrina della Costituzione Lumen Ge niiunt» sulla consacrazione si teda il riferimento fatto dal Rettor Maggiore D. Egidio Viganò nel discorso conclusivo &I CG22 (Documenti CG22,n. 63) ' E. VIGANO, Il testo rinnovato della nostra Regola di vita, ACG n- 312 (1985), p. 14 Non sarà mai sottolineato abbastanza il carattere di globalità e di totalità, che è proprio della consacrazione religiosa: essa investe tutta la vita. I testi conciliari, quando parlano dei «consacrati», dicono che la loro donazione viene fatta attraverso la professione dei consigli evangelici: è questo il denominatore comune di tutti i tipi di vita consacrata. Ma, parlando degli Istituti «dediti alle opere di apostolato» il Concilio afferma che la stessa azione apostolica e le opere di carità, compiute come missione sacra ricevuta da Dio, «fanno parte della natura stessa» della vita religiosa? In questo modo la «consacrazione religiosa salesiana», compresa nella sua accezione propria e globale, evidenzia l'unità di tutta la nostra esistenza. Con la professione dei consigli evangelici il salesiano offre tutta la vita, progettata secondo il disegno apostolico descritto nella Regola. Così ogni elemento e ogni aspetto della vita viene posto sotto l'azione di Dio. Ciò è assai importante per la nostra prassi concreta. )~ opportuno fare ancora due rilievi. --- Anzitutto occorre ricordare che la consacrazione religiosa, nel suo significato profondo, richiama fortemente il fondamento dell'op- zione fondamentale di fede del Battesimo. Secondo i testi del Concilio, infatti, la consacrazione religiosa opera un radicamento interiore più profondo («intimius consecratur», «intimius radicatur») e una espres- sione esteriore più ricca («plenius exprimit») della consacrazione batte- simale.4 Riprenderemo questi concetti parlando della vita secondo i consigli (cf. Cost 60). --- In secondo luogo si deve rilevare il carattere peculiare della consacrazione come l'incontro di due amori, di due libertà che si fon- dono: il «Padre che ci consacra» e noi che «ci offriamo totalmente a Lui». In questa mutua fusione di amicizia l'iniziativa dell'alleanza proviene da Dio, ma è confermata dalla nostra libera risposta: è Lui che ci ha chiamato e ci ha aiutato a rispondere, ma siamo noi che ci doniamo. È Lui che ci consacra, ci avvolge col suo Spirito, ci prende per Sé, ci fa divenire totalmente suoi, ci inonda di grazia per convogliare tutte le nostre risorse al gran disegno di salvezza del mondo; ma siamo noi che ci concentriamo in Lui, Lo ascoltiamo e Lo testimoniamo. Da ciò deriva Cf. Pc, 8 " Cf. LG, 44, PC, 5; ET, 7; RD, 7 in noi un rapporto assai stretto e caratteristico con Lui, che riempie la nostra psicologia o interiorità di «consacrati», che diviene l'oggetto della nostra contemplazione, l'orientamento dei nostri affetti e la molla che fa scattare la nostra operosità.' I tre elementi costitutivi dell'unità della professione. Chiamati da Dio, noi rispondiamo offrendo noi stessi e tutta la nostra vita. Facendo professione di vivere secondo i «consigli evangelici», ci impegniamo nella «missione apostolica» e nella «vita comune», Il secondo capoverso si sofferma a spiegare meglio l'unità della nostra vita sotto il segno della consacrazione religiosa. La Società salesiana esiste in forza dell'incontro di questi tre «elementi inseparabili»: è una «comunità» -- «di consacrati» - «mandali in missione». Essa non può perdere nessuno di questi tre caratteri senza perdere insieme la sua fisionomia. Noi viviamo queste tre realtà nell'unità concreta della nostra vita dedicata ai giovani. Esse sono correlative e si arricchiscono reciproca- mente. Le nostre comunità trovano la forza di coesione nella comune consacrazione e nello zelo apostolico; la sequela di Cristo casto, povero e obbediente si realizza concretamente nella carità verso Dio e verso i fratelli e i giovani; la nostra missione ecclesiale, infine, viene potenziata dalla solidarietà comunitaria e dalla disponibilità di una vita radicalmente evangelica.,' L'analisi separa le cose. Ma la vita le unifica: è bene affermare questa unità ed averne coscienza! Con un'unica chiamata Cristo ci invita a seguirlo nella sua opera salvifica e nel genere di vita verginale e povera che scelse per Sé;` e noi, con un'unica risposta di amore, con la grazia dello Spirito e sull'esempio degli Apostoli, accettiamo di lasciare ogni cosa (cf. Le 5,11; Mt 19,27) e ci riuniamo in comunità per meglio lavo ' Cf- .ACG n. 312 (1985), p. 23 ' L'unità profonda degli clementi fondamentali della nostra vita e ben espressa nella formula della professione (cf. Cosr 24): si vedano anche, in particolare, gli art- 44, 50 e 61 che mettono chiaramente in evidenza la correlazione fra missione, comunità e pratica dei consigli evangelici. Cf. LG, 46 rare con Lui per il Regno. Unica quindi è la nostra consacrazione di Sa- lesiani: inseparabilmente apostolica e religiosa. Il testo della Regola esprime tutto questo dicendo che i tre elementi sopra accennati sono «vissuti in un unico movimento di carità». Spiega bene don Albera: Don Bosco voleva nei suoi un tale ardore di carità, da unire insieme la vita attiva e quella contemplativa, la vita degli Apostoli e quella degli Angeli (cf. Cost FMA), la perfezione religiosa e l'apostolato.$ Modello perfetto di questa unità di vita è il Cristo, al cui «seguito» noi ci mettiamo. Egli è stato «consacrato e mandato» dallo Spirito del Padre per annunciare il Vangelo (Cf. Le 4,18) e compiere la sua opera salvifica. Ma in pari tempo, per essere totalmente disponibile a questo servizio del Padre, Egli «ha scelto un genere di vita verginale e povera» e una comunità di apostoli. Lo splendore della vocazione salesiana viene propriamente dalla sua ampiezza radicalmente «evangelica», «apostolica» e «comunitaria». L'elemento che specifica la vita salesiana: la missione. La missione esige da noi un senso profondo di Dio e del suo Regno: tutto viene da Lui che ci manda e che ci anima, e tutto va verso di Lui che vuole «ricapitolare tutte le cose in Cristo» (Ef 1,10). La nostra vita religiosa, impegnandoci ad aderire in forma radicale «a Dio sommamente amato»,4 purifica e feconda il nostro servizio apostolico. Animata da spirito religioso, la nostra vita attiva riceve uno slancio filiale e sacerdotale: diventa liturgia alla sola gloria del Padre?' Stabilita l'unità fondamentale della nostra vita consacrata, le Costi- tuzioni mettono in evidenza il ruolo speciale che ha la missione nella nostra vita di religiosi apostoli: la missione «specifica il compito che abbiamo nella Chiesa e determina il posto che occupiamo tra le famiglie religiose». a Cf. D ALBERA, Lettera 18 ottobre 1920, in Lei!. circolari, p. 365-366 ° Cf. LG, 44 ° Le espressioni qui riportate erano contenute nell'art. 70 delle Costituzioni del 1972. La nostra originalità e la nostra ragion d'essere viene dalla missione che Dio ci ha affidato: andare ai giovani, specialmente ai poveri, con spirito salesiano. Una simile originalità non ha soltanto l'effetto di identificarci agli occhi degli altri: essa investe «tutta la nostra vita», nei suoi aspetti co- munitari e religiosi, per darle profonda unità e «il suo tono concreto». Da noi l'obbedienza, la castità, la povertà, l'ascesi, la preghiera... non sono vissute in modo astratto né in modo separato; esse vengono immediatamente e sempre «colorate» dalla nostra missione presso i giovani poveri e abbandonati, sono apostoliche e sono salesiane. In questo senso si parla giustamente di «consacrazione apostolica salesiana». «La missione appare come il punto focale di tutta la nostra vocazione. Da essa parte l'iniziativa e la creatività per una vera crescita nella fedeltà alla nostra vocazione... Qui troviamo il parametro sicuro e definitivo della nostra identità»-" A conclusione, ci piace ascoltare le parole del nostro Padre Don Bosco, il quale ricorda il senso profondo della nostra consacrazione, sottolineando la centralità dell'amore di Dio, motivo essenziale che ispira tutta la nostra esistenza: «I membri (della Società) devono rivolgersi al loro Capo, al loro vero padrone, al remuneratore, a Dio, e per amore di lui ognuno deve farsi iscrivere nella Società; per amore di lui lavorare, ubbidire, abbandonare quanto si possedeva nel mondo per poter dire alla fine della vita al Salvatore che abbiamo scelto come modello: `Ecco noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito...' (Mt 19,27)».12 Ti rendiamo grazie, o Padre, per averci chiamati e consacrati con il dona del Tuo Spirito, inviandoci a portare ai giovani il Vangelo di Gesù. Noi oggi rinnoviamo, nel ricordo della nostra professione, " CF. CGS, pp. XV-XVI `Z D. BOSCO, Lettera circolare 4.6.1867, Fpistotario I, p. 473-475 l'offerta totale di noi stessi a Te, per camminare a1 seguito di Cristo e lavorare con Lui all'avvento del Tuo Regno. Fa che la nostra vita di ogni giorno sia un unico movimento di amore nella ricerca della Tua gloria e della salvezza dei nostri fratelli. Per Cristo nostro Signore. ART. 4 LA FORMA DELLA NOSTRA SOCIETÀ La nostra Società è composta di chierici e di laici che vivono la medesima vocazione in fraterna complementarità. Siamo riconosciuti nella Chiesa come istituto religioso clericale, di diritto pontificio, dedito alle opere di apostolato.' Don Bosco, ispirandosi alla bontà e allo zelo di san Francesco di Sales, ci ha dato il nome di Salesiani a e ci ha indicato un programma di vita nella massima «Da mihi animas, cetera tolle..3 I . cf. PC 8; CIC, can. 675,1 2. c€. MB V, 9 3. cf. MB XVII, 365, 366, 280 Questo articolo completa i due precedenti. Continua a «definire» la Società, ma lo fa da un punto di vista più istituzionale: quello della sua «forma» pubblica nella Chiesa. Esso risponde ancora alle domande: come e da chi è «formata» la nostra Società? su quali principi e tradi- zioni si fonda? «Forma» è l'insieme di quegli elementi visibili e concreti che carat- terizzano la nostra Congregazione, la configurano come tale Società, indicano le modalità di vita e di azione e le strutture che essa ha nella Chiesa. Si tratta di elementi concreti e di aspetti societari che hanno anche un risvolto giuridico, destinati soprattutto a manifestare e difendere l'originalità carismatica, cioè il tipo di Congregazione voluta dal Fondatore. È opportuno precisare questi tratti di identità che la «formano», i quali non sono elementi arbitrari e mutevoli; essi rappresentano l'e- spressione istituzionale di un'esperienza originale nella Chiesa e assicurano il legame tra i valori carismatici e i corrispondenti elementi costitutivi del «diritto proprio». Fra «carisma» e «istituzione», tra vita consacrata e stato canonico, tra realtà vissuta e realtà codificata non c'è distanza o separazione, ma un'unione vitale con interscambio di valori; il carisma si manifesta nella struttura giuridica, e la struttura è .garanzia di permanenza del ca- risma e, insieme, segno visibile di una originalità spirituale. L'unione dei due elementi, spirituale e giuridico, (come già vedemmo) è necessa ria per dare ai testi fondamentali dell'Istituto una base stabile.' Parlare di questi elementi è appunto parlare della «forma». Forma salesiana della Società. L'articolo inizia con l'affermazione basilare: «La nostra Società è composta di chierici e di laici». Essa ha un volto originale nella Chiesa, un volto «religioso e secolare», come ha detto Pio IX;1 ha una sua propria modalità di vita e di azione, una sua «forma» adatta alla novità dei tempi e al tipo di missione da svolgere. La «forma» della Società troverà nel capoverso successivo una classificazione giuridica; in questo capoverso si afferma un dato preciso e fondamentale della sua indole, così come è stata vissuta e trasmessa in Congregazione, un dato di fatto del nostro carisma comunitario: essa consta di chierici e di laici, «i quali - scriveva Don Bosco - formando un cuor solo e un'anima sola, conducono vita comune... ».3 Il nuovo testo della Regola dice: «vivono la medesima vocazione in fraterna complementarità». Non si tratta di una complementarità qualsiasi, ma di un «tipo di complementarità organica»; '1 essa esige un dosaggio di fusione tra la componente sacerdotale e quella laicale, non statica, ma aperta ad un'azione continua di riequilibrio, revisione, conversione, adattamento. È il modo concreto con cui nel primitivo Oratorio chierici (sacerdoti e aspiranti al sacerdozio) e laici vivevano la medesima vocazione, uniti attorno a Don Bosco, in una stretta collaborazione per la salvezza della gioventù: questa «esperienza di Spirito Santo» del Fondatore, ri- conosciuta e accolta dalla Chiesa come dono del Signore (_ «cari- sma») 5 è elemento basilare della «forma» della Congregazione. La frase dell'articolo costituzionale è densa di significato e verrà ulteriormente ripresa e precisata nelle parti successive (cf. Cost 44-45); ma occorre dire fin d'ora che «medesima vocazione» e «fraterna com- plementarità» esigono la piena uguaglianza di tutti i soci nella profes CE FS. 11, 13 2 Cf. MB XIII, 82-83; ci'. ACS n. 300 (1981), p. 15-16 ' Costituzioni 1875, 11,1 (cf. F. MOTTO, p. 83) " CG21, 196 ' Cf. MR, 11 sione religiosa, la costitutiva reciprocità fra chierici e laici, l'adeguata formazione per questa mutua correlazione di vita tra i soci preti, diaconi e coadiutori. Tali esigenze appaiono chiare nell'insieme del testo costituzionale. Si vuole, tuttavia, qui precisare meglio due aspetti e conseguenze di questo discorso sulla «forma» della Società. - Anzitutto occorre capire a fondo che cosa comporti una reale e sentita «complementarità», È un tratto originale della vocazione salesiana, derivante dalla stessa missione della Società, che Don Bosco ha voluto insieme 'religiosa e secolare', portatrice del «messaggio del Vangelo, intimamente unito allo sviluppo dell'ordine temporale» (Cost 31), Come diceva il Rettor Maggiore alla conclusione del CG22, l'originalità della vocazione salesiana non comporta un'addizione estrinseca di due dimensioni (clericale e laicale) affidata ognuna a confratelli in sé differenti, ma esige una strutturazione intima della personalità di ogni socio, per cui il cuore del salesiano-chierico si sente intrinsecamente legato alla tipica dimensione laicale della Congregazione, e il cuore del salesiano-laico si sente, a sua volta, intrinsecamente legato a quella sacerdotale. È tutta la comunità salesiana, in ognuno dei suoi soci, che coltiva con armonia delle sensibilità che sono simultaneamente «sacerdotali» e «laicali». Nelle comunità bisogna saper far maturare questa coscienza tipica salesiana: essa emargina in Congregazione ogni tipo di mentalità «clericale» o «laicista», fonte di amarezze, di discrimazioni e di snaturamento della specifica nostra comunione apostolica.,, Per questo la comunità assume un ruolo di primaria importanza, come condizione indispensabile perché le due dimensioni (laicale e sa- cerdotale) possano interagire adeguatamente. Nasce un impegno per tutti i confratelli di essere sensibili al valore della complementarità. - Un valore correlativo, che va considerato in questo discorso sulla «forma», è il «servizio dell'autorità» proprio della nostra Società. La complementarità fra chierici e laici è certamente cementata e avvalorata dal sei-vizio dell'autorità, in sintonia diretta col tipo specifico di missione che ci è affidata. Si tratta di un servizio che - come preciserà l'art. 121 - nella co n E. VIGANO, CG22 Focumenrr, p. 42-43 munità salesiana è affidato a un confratello sacerdote. Ciò dovrebbe as- sicurare l'ottica pastorale nelle nostre attività e nelle nostre opere. Ogni comunità, infatti, è chiamata ad essere una specie di «stazione missio- naria» per la gioventù. Colui che guida la comunità deve possedere i criteri del «pastore», che danno alla missione comune una particolare connotazione ecclesiale. Ma è compito di colui che guida e anima la comunità ottenere pra- ticamente il giusto dosaggio tra le due componenti comunitarie («sacer- dotale e «laicale»), considerando le istanze delle svariate situazioni nelle quali si trovano a operare le nostre comunità ispettoriali e locali. È un dosaggio soggetto a duttilità, in vista non solo delle differenze di situazioni socioculturali, ma anche delle diversità operative che emergono, per esempio, tra una comunità responsabile di una parrocchia e un'altra responsabile di una scuola professionale. La comunità salesiana, dunque, assume vitalmente, in un'originale e ricca coesione, i due tipi fondamentali di esistenza ecclesiale: il laicato e il ministero gerarchico. Non sarebbe la Società fondata da Don Bosco, se venisse a mancare una di queste due modalità complementari. Forma istituzionale e giuridica della Congregazione nella Chiesa. Il secondo capoverso aggiunge specifiche precisazioni giuridiche sulla figura pubblica della Società nella Chiesa. -- Siamo un Istituto religioso». Tra le forme di vita consacrata gli «Istituti religiosi» si caratterizzano per la professione sotto forma di voti pubblici ricevuti dalla Chiesa e per uno stato di vita stabile vissuto «insieme», in comunità, e secondo una Regola approvata. Gli Istituti religiosi si distinguono dagli Istituti secolari (in cui la professione dei consigli è vissuta non in forma comunitaria e rimanendo nel secolo) e dalle Società di vita apostolica (nelle quali i soci vivono in comunità, ma senza il vincolo stabile dei voti pubblici). - Siamo un Istituto «clericale». Il termine è tratto direttamente dal Codice di diritto canonico e sta a indicare che il servizio di governo delle comunità, per la stabile tradi zione dell'Istituto, è affidato, a tutti i livelli, a un confratello sacerdote.' Concretamente ci sono nella Chiesa diversi tipi di Istituti «clericali»; il nostro Fondatore ha dato alla sua Congregazione una connotazione di forte comunione, in «spirito di famiglia». La tradizione specifica della nostra Società sarà più ampiamente descritta nell'art. 121, come già si accennava. Qui si fa presente che tale carattere della Società non è in contrasto con una specifica valorizzazione della componente laicale, che è impegnata in modo caratteristico nella missione, in sintonia con la complementarità sopra affermata. -- Siamo un Istituto «di diritto pontificio». Un Istituto di diritto pontificio, e non semplicemente diocesano: il riconoscimento ufficiale da parte della Sede Apostolica attesta il valore universale del carisma salesiano. Nei termini previsti dal diritto canonico la nostra Società, in quanto tale, non dipende da un Vescovo o da una Conferenza episcopale, ma dalla Sede Apostolica. In questa prospettiva acquista significato la nostra «esenzione» (anche se il testo non parla espressamente di essa). Più che essere considerata un {privilegio» nella Chiesa, essa va apprezzata come disponibilità di «servizio» per la Chiesa. Da un punto di vista teologico, rilevato dal Vaticano ILI l'esenzione dalla giurisdizione del Vescovo locale risponde alle due funzioni ecclesiali che sono espresse dal nostro articolo: favorisce, per l'utilità della Chiesa universale e delle Chiese particolari, l'unità del carisma e dello spirito dell'Istituto, affidandone la re- sponsabilità ai Superiori sotto l'autorità del Successore di Pietro. Questo fa sì che le comunità locali o i singoli religiosi possano inse- rirsi nella pastorale della Chiesa particolare con una presenza diffe- renziata; * sottolinea una particolare disponibilità dell'Istituto per il servizio alla Chiesa universale, a determinate Conferenze episcopali e alle necessità delle Chiese particolari. crc, can. 589 §2 e Cf. LO, 45: Gli istituti (sano) eretti per l'edificazione del Corpo di Cristo, perché abbiano a crescere e fiorire secondo lo spirito dei fondatori. Perché poi sia provveduto il meglio possibile alle necessità dell'intero gregge del Signore, ogni Istituto di perfezione e i singoli membri possono dal Romano Pontefice, in vista della comune utilità, essere esentati dalla giurisdizione dell'Ordinario del Luogo...'i. Si può osservare che il Codice di diritto canonico non usa più il termine ~esenzionem, ma in forma equivalente afferma il concetto (cf. can. 586 e 591). Parlando di Istituto «di diritto pontificio, occorre anche ricordare il fatto, che ne consegue, che la Società in quanto tale è di «rito latino» (è infatti vincolata al diritto universale latino); ma questo non impedisce che possano esser incorporati nella Società singoli soci, o anche comunità e Ispettorie, di riti diversi: questi continueranno ad esercitare il proprio rito, per l'utilità dei fedeli e della stessa Congregazione. - Siamo un Istituto «dedito alle opere di apostolato». Il ministero ci viene affidato dalla Chiesa. La Società si trova, nella Chiesa, tra gli «Istituti di vita attiva», o, come dice il Vaticano Il e lo stesso Codice di diritto canonico, tra gli «Istituti votati all'apostolato, dediti alle varie opere di apostolato», nei quali - come già si accennava - «l'azione apostolica e caritativa rientra nella natura stessa della vita religiosa».' Il nome e il motto. li nome di «Salesiani» è stato voluto da Don Bosco, perché inten deva che i suoi figli si ispirassero «alla carità e allo zelo di San Fran cesco di Sales». Raccontano le Memorie Biografiche: «La sera del 26 gennaio 1854 ci radunammo nella stanza di Don Bosco: esso Don Bosco, Rocchetti, Artiglia, Cagliero e Rua; e ci venne proposto di fare, coll'aiuto del Si- gnore e di San Francesco di Sales, una prova di esercizio pratico della carità verso il prossimo, per venire poi ad una promessa; e quindi, se sarà possibile e conveniente, di farne un voto al Signore. Da tale sera fu posto il nome di Salesiani a coloro che si proposero e si proporranno tale esercizio».'» É da considerare il valore non solo storico, ma anche dottrinale di questo significativo brano: esprime in radice una specie di «quarto voto», che don Rinaldi chiamava «la bontà», che è un distintivo del nostro stile di santificazione. Il Fondatore, ispirandosi all'attraente carità di san Francesco di Sales, dottore dell'amore di Dio, ha voluto che prendessimo il nome 9 Cf. PC, $; CIC, can 675 1e MB V, 9 di «Salesiani» per rivestire di bontà tutto il nostro modo di essere e di fare. Sull'esempio e assecondando l'invito di Don Bosco, noi esprimiamo il vigore unificante del nostro amore a Dio e al prossimo con il «motto» da lui scelto per la nostra Società: «DA MIHI ANIMAS, CETERA TOLLE». Queste parole, nell'intenzione del Fondatore, rappresentano un «programma di vita» ed esprimono la «grazia di unità» dello spirito salesiano. O Signore, che a noi tutti, chierici e laici, chiedi di esprimere, con forme diverse e complementari, le ricchezze dell'unica vocazione salesiana, vivendo uniti fra noi come Tua famiglia; concedi che nella fraternità sappiamo far fruttificare il nostro carisma a servizio della Santa Chiesa. Aiutaci a dare a Te piena testimonianza con la bontà e lo zelo di San Francesco di Sales, nostro Patrono, per diffondere efficacemente nel mondo il programma datoci dal nostro Fondatore: «da mihi animas, cetera tolle». ART. 5 LA NOSTRA SOCIETA NELLA FAMIGLIA SALESIANA Da Don Bosco trae origine un vasto movimento di persone che, in vari modi, operano per la salvezza della gioventù. Egli stesso, oltre la Società di san Francesco di Sales, fondò l'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice e l'Associazione dei Cooperatori salesiani che, vivendo nel medesimo spirito e in comunione fra loro, continuano la missione da lui iniziata, con vocazioni specifiche diverse. Insieme a questi gruppi e ad altri nati in seguito formiamo la Famiglia salesiana.' In essa, per volontà del Fondatore, abbiamo particolari responsabilità: mantenere l'unità dello spirito, stimolare il dialogo e la collaborazione fraterna per un reciproco arricchimento e una maggiore fecondità apostolica. Gli Exallievi ne fanno parte per l'educazione ricevuta. La loro appartenenza diviene più stretta quando si impegnano a partecipare alla missione salesiana nel mondo. ' cf. ASC, Progetto CG]. ms DB; MB XVII, 25 Dopo aver descritto, nelle linee essenziali, la natura e la missione della Società di san Francesco di Sales, le Costituzioni invitano a con- siderare la Società collegata con quelle «varie forze apostoliche», che fin dal primo articolo sono presentate come eredi del carisma di Don Bosco. L'articolo inizia parlando di «un vasto movimento di persone», im- pegnate nella missione giovanile, che trae origine da Don Bosco. P - all'interno di questo movimento che il Fondatore dà vita alla Società di san Francesco di Sales, all'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice e all'Associazione dei Cooperatori salesiani, cioè ai primi gruppi fondamentali della Famiglia salesiana, a cui se ne aggiungeranno in seguito altri. I Salesiani sono invitati a ripensare la volontà di Don Bosco circa l'unità, il dialogo, la collaborazione di tutta la Famiglia salesiana per la missione comune. Il «movimento» salesiano. Storicamente attorno a Don Bosco e alle sue case si sono raccolte persone o gruppi che hanno avuto con lui e con la sua opera un tipo di rapporto assai diversificato: benefattori, collaboratori, sacerdoti e laici, allievi, exallievi, amici, genitori, frequentatori degli oratori, delle par- rocchie, dei campeggi... Si tratta di una realtà che va da coloro che assumono il progetto apostolico di Don Bosco, facendone il proprio progetto di vita, fino a coloro che sentono soltanto una certa simpatia e prestano qualche collaborazione all'opera salesiana. . una realtà che non è facile classifi- care senza livellare o confondere i diversi rapporti. Il CG22 con il ter- mine «movimento» ha ammesso vari tipi di appartenenza a questa realtà salesiana. In verità, vi sono alcuni che riconoscono di avere una chiamata di- vina a collaborare, in gruppo, alla medesima missione di Don Bosco, da realizzare secondo il suo spirito attraverso una varietà di forme e azioni apostoliche. E vi sono altri che, pur sentendosi in qualche modo uniti a Don Bosco e da lui attratti, non si sentono di partecipare in maniera as- sociata e in unità di azione con i Gruppi sopra accennati. L'attenzione e la passione per i giovani, per gli ideali educativi, per il metodo usato, può esprimersi in «vocazioni specifiche diverse». L'indicazione più esplicita del primo capoverso, con l'accenno alla forza sociale che si esprime nel movimento, riguarda l'azione pastorale: guardando a Don Bosco molte persone si fanno promotrici di attività per la salvezza della gioventù: il Santo dei giovani le ispira ad imitarlo «in vari modi», In tal senso Egli è diventato patrimonio non solo dei Salesiani, ma della Chiesa intera. In effetti il «movimento», pur essendo in se stesso un dinamismo ecclesiale, può convogliare realtà diverse, anche poco omogenee, con differenti modalità organizzative, con diversi interessi di promozione umana, di attenzione sociale, accettando la collaborazione anche con i non cristiani e talvolta con i non credenti. Può polarizzare, insomma, attorno a Don Bosco e al suo ideale «uomini di buona volontà», anche se essi non sempre conoscono fino in fondo i cardini dell'educazione salesiana, che sono la ragione, l'amorevolezza e la religione. La «Famiglia salesiana». All'interno di questo «movimento» Don Bosco ha dato vita a «forze» che, partendo da una coscienza vocazionale, si sono specifica mente impegnate nella sua missione per la salvezza della gioventù. Egli stesso - ci ricorda il testo della Regola - ha fondato i primi gruppi della Famiglia salesiana: la nostra Società di san Francesco di Sales, l'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice e l'Associazione dei Cooperatori Salesiani. Questi tre gruppi non devono essere concepiti come realtà parallele, ma come cerchi concentrici di una stessa realtà: nessuno di essi è mai esistito separato dagli altri. Attorno a Don Bosco e ai suoi Successori la Famiglia è cresciuta, anche con nuovi Gruppi, ed ha continuato a vivere unita, anche se ha attraversato momenti di difficoltà con il rischio di attenuare la propria unità carismatica. Rilanciata con un progetto nuovo durante il CGS,1 la Famiglia salesiana ha impresso una nuova spinta all'azione pastorale, ha suscitato iniziative, ha mobilitato forze, ha riscoperto tutta la ricchezza della propria identità spirituale.' Il Rettor Maggiore e il suo Consiglio hanno indicato alcuni criteri di appartenenza: la vocazione specifica, la partecipazione alla missione giovanile e popolare, la condivisione dello spirito e del progetto educativo pastorale salesiano, il riferimento al Sistema preventivo, l'attiva fraternità di Famiglia.; La realtà carismatica della Famiglia salesiana resta evidenziata da elementi diversificatori e da elementi comuni ai vari Gruppi: ma la varietà stessa delle situazioni ecclesiali dei partecipanti, chiamati dallo Spirito (religiosi, consacrati secolari, sacerdoti, laici) obbliga a riflettere sulla corresponsabilità di tanti nel vivere genuinamente il carisma salesiano: con essi infatti «formiamo la Famiglia salesiana». A noi, in particolare, il CGS ricorda: «I Salesiani non possono ripensare integralmente la loro vocazione nella Chiesa, senza riferirsi a quelli che con loro sono i portatori della volontà del Fondatore» .4 • L'elemento diversificatore è la modalità specifica con cui ogni Gruppo fa proprio il carisma di Don Bosco. lr importante conoscere bene i diversi Gruppi e il loro specifico ' Cf. CGS, doc. I, cap.VI nn. 151-177 s ll rilancio della Famiglia salesiana ha visto anche vari gruppi del «movimento» salesiano appropriarsi del titolo di appartenenza alla stessa Famiglia, sicché talvolta il termine "Famiglia salesiana» ha indicato, al di là dei Gruppi impegnati per vocazione, certi aspetti del «movimento salesiano». ' Cf. ACS n. 304 (1982), p. 57-58 CGS, 151 modo di vivere la missione salesiana. Qui si possono solo ricordare, almeno in parte, alcuni dei Gruppi che formano la Famiglia salesiana: i Salesiani (SDB) e le Figlie di Maria Ausiliatrice (FMA), che sono Istituti religiosi, e i Cooperatori salesiani, Associazione che comprende soprattutto laici, sono i Gruppi fondati da Don Bosco; ad essi si sono aggiunte le Volontarie di Don Bosco (VDB), consacrate appartenenti a un Istituto secolare, e vari Gruppi di Religiose; s inoltre potranno ancora sorgere, se così il Signore vorrà, altri gruppi differenziati. Gli elementi comuni a tutti i Gruppi' sono i seguenti: ---- la chiamata a compartecipare al 'carisma' dato a Don Bosco e alla sua Famiglia, in qualche aspetto rilevante dell'esperienza umana e soprannaturale del Santo; - la missione apostolica giovanile e popolare; lo stile di vita e di azione (spirito salesiano); - il riferimento al Fondatore della Famiglia e ai suoi Successori, come centro di unità. Così scrive il CGS: «Nella mente e nel cuore di Don Bosco, la Famiglia salesiana è una. L'unità originale di questa Famiglia ha la sua radice ultima nella comunanza dello spirito e della missione a servizio della gioventù e del popolo. Realizza così, a livello superiore, una vera comunità nella quale tutti i membri sono integrati secondo i propri doni, le loro specifiche funzioni e le diverse forme di vita possibili nella Chiesa.' Un'approfondita riflessione sulla realtà della Famiglia salesiana, sulla sua missione e sulla sua energia unificatrice, è stata offerta dal Rettor Maggiore D. Egidio Viganò in una circolare, di utile meditazione.' Non dimentichiamo, infine, che un «vincolo di unità» per i vari Gruppi della Famiglia salesiana» è rappresentato dal Bollettino salesiano (cf. Reg 41). s I Gruppi della Famiglia salesiana, che fino ad oggi sono stati ufficialmente riconosciuti dal Rettor Maggiore col suo Consiglio, sono i seguepti Istituto «Figlie dei Sacri Cuori, di Bogotà (lettera RM 11.01.1982) Istituto «Salesiane oblate Sacro Cuore (lettera RM 24.12.1983) Istituto ApostoIc della Sacra Famiglia (lettera RM Natale 1984) Istituto Suore della Carità di Myiazaki (lettera RM 31.01.1986) Istituto «Suore missionarie dì Maria Ausiliatrice, (Shillong) (lettera RM 8.07.86) Cf. ACS n. 304 (1982), l.c. CGS, 739 e E. VIGANO, La Famiglia salesiana, ACS n. 304 (1982), p. 3-45; si veda anche Costruire insieme la Famiglia salesiana, a cura di M. MIDALI, LAS Rama 1983 e La Società di san Francesco di Sales nella Famiglia salesiana. Il terzo capoverso precisa il ruolo dei Salesiani (SDB) nella Famiglia, indicando le «particolari responsabilità» che essi hanno. Già nel primo «Regolamento dei Cooperatori» del 1876 si affermava: «Questa Congregazione, essendo definitivamente approvata dalla Chiesa (1874), può servire di vincolo sicuro e stabile per i Cooperatori salesiani».9 La Famiglia salesiana non è nata nella Chiesa quasi ad insaputa del Fondatore, ma per espresso desiderio di lui. Basta ricordare come i Sa- lesiani (SDB) e i Cooperatori siano intimamente legati nei primi manoscritti delle Costituzioni della Società; basta pensare allo stretto legame con le Figlie di Maria Ausiliatrice. Quella dell'unità era un'idea fissa nella mente di Don Bosco («l'unione dei buoni», diceva).10 Mantenere l'unità è per la Società salesiana un impegno costitutivo, dal quale è assente ogni ombra di `pretese': si tratta di un serviziodovere voluto da Don Bosco." Ma va notato che la nostra responsabilità di animazione più che giuridica, è specificamente carismatica-spirituale-pastorale. Si tratta, secondo le Costituzioni, di: - «mantenere l'unità dello spirito»: non si dice che i Salesiani saranno sempre quelli che praticheranno meglio lo spirito del Fondatore (ciò è auspicabile!), ma coloro che, specialmente per la presenza paterna e le direttive del Rettor Maggiore, Successore di Don Bosco, saranno garanti della fedeltà comune al medesimo spirito; - «stimolare il dialogo e la collaborazione fraterna»: una unità viva non può esistere senza lo scambio vicendevole. Sono segnalati qui due benefici che provengono da tale scambio: uno per i gruppi stessi: l'arricchimento reciproco della loro salesianità; l'altro per i destinatari della loro missione: una maggiore fecondità apostolica.' 2 I nostri Regolamenti generali precisano ulteriormente come la co D. D. BOSCO, Regolamento dei Cooperatori salesiani 1876, cap. Il Cf. Bollettino Salesiana ottobre 1877 " Cf. CGS, 173. 189; CG21, 75. 79. 588 a Gli Atti del CGS sviluppano queste prospettive: cf. CGS, 174-177 113 munità salesiana è «nucleo animatore» della Famiglia: «in spirito di servizio e rispettando l'autonomia (dei Gruppi), essa offre loro l'assistenza spirituale, promuove incontri, favorisce la collaborazione educativa e pastorale e coltiva il comune impegno per le vocazioni» (Reg 36). Alle Figlie di Maria Ausiliatrice, inoltre, e agli altri Istituti «prestiamo, in risposta alle loro richieste e secondo le possibilità, il nostro aiuto fraterno e il servizio del ministero sacerdotale. Collaboriamo con esse per approfondire la spiritualità e la pedagogia di Don Bosco e per tenere viva in particolare la dimensione mariana del carisma salesiano» (Reg 37). Promuoviamo anche la vocazione del Cooperatore salesiano e col- laboriamo alla sua formazione (cf. Reg 38), ricordando le parole di Don Bosco: «Ai Cooperatori salesiani si propone la stessa messe della Con- gregazione di san Francesco di Sales, cui intendono associarsi»." Gli Exallievi. L'Asociazione degli Exallievi (e delle Exaltieve) è un altro Gruppo che appartiene alla Famiglia salesiana per una sua ragione specifica. Anzitutto ci domandiamo: chi costituisce il Gruppo degli Exallievi? Tutti coloro che, avendo frequentato per un tempo conveniente un'opera salesiana (comunità, scuola, pensionato, oratorio, centro giovanile...), hanno assimilato una educazione-formazione secondo i principi di Don Bosco e aderiscono alla corrispondente Associazione o si sentono rappresentati da essa. É importante questo riferimento all'Associazione, poiché, secondo un'indicazione data dal Rettor Maggiore durante il CG21, «si appartiene alla Famiglia salesiana non individualmente, ma attraverso `gruppi': la Famiglia salesiana è costituita da gruppi, e non da gruppi qualunque, ma da gruppi `istituiti', per i quali cioè c'è stato un riconoscimento ufficiale».14 L'articolo afferma che la ragione dell'appartenenza degli Exallicvi " D BOSCO, Regolamento dei Cooperatori salesiani, cap. [V 14 CG27, 516 (e delle Exailieve) alla Famiglia salesiana è «l'educazione ricevuta», e aggiunge che tale appartenenza diviene più stretta «quando si impegnano a partecipare alla missione salesiana». Le due espressioni vanno brevemente commentate. - «L'educazione ricevuta» comporta un insieme di valori umani e cristiani che incidono sulla personalità dell'Exal levo e che entrano (anche solo sotto l'aspetto umano, in particolari situazioni religiose) negli obiettivi dell'azione educativa salesiana. «L'educazione ricevuta», può proiettarsi in vari impegni della vasta missione di Don Bosco: sia in impegni educativi nei multiformi campi della cultura, sia in impegni legati specificamente (anche se con differenti livelli di assimilazione) ai valori del Sistema preventivo. È importante far notare che entrambi (impegni educativi e assimilazione dei valori pedagogici del Sistema preventivo) fanno parte integrante del carisma di Don Bosco. - L'ulteriore espressione: «quando si impegnano a partecipare alla missione salesiana nel mondo», viene ad indicare che, di per sé, gli Exallievi sono particolarmente preparati, appunto per l'educazione ricevuta, ad assumere una responsabilità di collaborazione per le finalità proprie del progetto salesiano. Nel CG21 si è parlato di «Exallievi che hanno fatto la scelta evan- gelizzatrice».1 È bene sottolineare che questa scelta non è alternativa al titolo della «educazione ricevuta», ma è una sua espressione privilegiata: non costituisce, quindi, un titolo differente da applicare a una specie di nuovo gruppo. A ragione il Rettor Maggiore fece osservare che tali Exallievi non costituiscono un gruppo a sé stante. Se essi intendono venir considerati parte viva dell'Associazione degli Exallievi, la ragione della loro appartenenza non sarà formalmente la 'scelta evangelizzatrice', ma rimarrà quella della 'educazione ricevuta'; la quale però non esclude l'apostolato (anzi lo esige in forza appunto dell'educazione ricevuta, quando questa è stata profondamente cristiana ed ecclesiale)».16 In tal modo l'articolo costituzionale sottolinea che l'educazione ri- cevuta dovrebbe sfociare in una scelta cosciente di collaborazione alla " CG21, 69 16 Cf. CG21, 517 comune missione giovanile. Tale impegno potrà verificarsi a vari livelli e con differenti gradi di intensità. Comprendiamo l'invito rivolto dal CGS (fatto proprio dall'art. 39 dei Regolamenti generali): «É auspicabile che all'interno del movimento Exallievi... quelli che ne abbiano il dono e la volontà si impegnino o come Cooperatori o in gruppi apostolici per una più intima partecipazione allo spirito e all'azione della Famiglia salesiana." Viene qui spontanea una riflessione, carica di futuro, circa la natura e il ruolo della «Associazione dei Cooperatori» nella Famiglia salesiana. Osserva infatti il Rettor Maggiore: «Quella dei Cooperatori è un'Associazione privilegiata dal punto di vista della vocazione cristiana del laico nella nostra Famiglia; essa è come un centro di riferimento, perché non è alternativa alle altre Associazioni, bensì è stata pensata per esserne animatrice, infatti non è (quella dei Cooperatori) un'Associazione che organizzi, in quanto tale, opere o impegni determinati; essa si sente corresponsabile con i Salesiani nel curare, in tutti i suoi membri e nella Famiglia, la vitalità del progetto di Don Bosco. Nel fare questo, rimane aperta alla possibilità di offrire animatori per l'identità di ogni Gruppo o Associazione, di cui si interessa di conoscere l'indole propria e di rispettarne l'autonomia>.1S Si capisce perché i nostri Exallievi cattolici, quasi naturalmente preparati ad assumere meglio di altri impegni apostolici, sono invitati a inserirsi tra i Cooperatori; 19 e, d'altra parte, si comprende quale prezioso contributo alla stessa Associazione possono dare questi Exallievi Cooperatori. In ogni caso, è un dovere specifico dei Salesiani quello di accompagnare e animare gli Exallievi: i Regolamenti generali invitano i confratelli e le comunità a impegnarsi in questo campo (cf. Reg 39). D Padre, che hai voluto affidare la missione salesiana a gruppi diversi di un'unica grande Famiglia, effondi su di noi il tuo Spirito, " CGS, 157 & Cf. E. VIGANO, La promozione del laico nella Famiglia salesiana, ACG n. 317 (19M), p. 18 ° Questo era il pensiero di Don Bosco, che tuttavia ha sempre distinto chiaramente Cooperatori da ExaWesi. Cf. MB XIII, 758 perché nella fraterna unione e nella condivisione sincera dei beni di natura e di grazia, tutti possiamo collaborare con vera efficacia all'evangelizzazione dei giovani e dei poveri. Per Cristo nostro Signore. ART. 6 LA NOSTRA SOCIETÀ NELLA CHIESA La vocazione salesiana ci situa nel cuore della Chiesa e ci pone interamente al servizio della sua missione. Fedeli agli impegni che Don Bosco ci ha trasmesso, siamo evangelizzatori dei giovani, specialmente dei più poveri; abbiamo una cura particolare per le vocazioni apostoliche; siamo educatori della fede negli ambienti popolari, in particolare con la comunicazione sociale; annunciamo il Vangelo ai popoli che non lo conoscono. Contribuiamo in tal modo a edificare la Chiesa come Corpo di Cristo affinché, anche per mezzo nostro, si manifesti al mondo come «sacramento universale di salvezza». ' LC, 48; GS, 45 É da rilevare l'insistenza con cui le Costituzioni parlano della Chiesa. La prima parte si intitola «I Salesiani di Don Bosco nella Chiesa»; «siamo riconosciuti dalla Chiesa», dice l'art. 4; «la nostra Società nella Chiesa» è il titolo di questo art. 6 che afferma: «la vocazione salesiana ci situa nel cuore della Chiesa e ci pone interamente al servizio della sua missione»; e continua: «..,contribuiamo ad edificare la Chiesa». Più avanti le Costituzioni parleranno della nostra «volontà di agire con la Chiesa e in suo nome» (Cast 7); diranno del nostro «senso di Chiesa» (Cost 13) e della partecipazione «alla vita e alla missione della Chiesa» (Cost 24), della nostra comunità che «esprime in forma visibile il mistero della Chiesa» (Cost 85) e diventa per giovani e adulti «un'esperienza di Chiesa» (Cost 47). Tutto ciò vuoi dire che vivere da Salesiani è un modo di «essere Chiesa». Il nostro Fondatore e la nostra Società sono doni dello Spirito fatti a tutto il Popolo di Dio per arricchire la sua santità e conferirle efficacia apostolica.' La nostra vocazione, quindi, mentre ci pone interamente a servizio della missione della Chiesa, ci chiede di vigilare perché la tipica «esperienza dello Spirito» del nostro carisma venga fedelmente custodita e «costantemente sviluppata in sintonia con il Corpo di Cristo in perenne crescita».z Cf. PC, 1; MR, 10 2MR, 11 Le affermazioni contenute in questo articolo hanno un valore germinale di grande portata, perché sintetizzano - in riferimento alla mis- sione ecclesiale - quelli che Don Bosco chiamava i «fini» della Congre- gazione. Nel cuore e a servizio della Chiesa. «La vocazione salesiana ci situa nel cuore della Chiesa». Non si tratta della Chiesa vista soltanto come società che emana leggi, ma della Chiesa «mistero», Popolo di Dio, Corpo di Cristo, Sacramento di salvezza. I Capitoli generali (sia il CGS che il CG22) hanno voluto presentare la Società salesiana nella Chiesa, con la Chiesa, per la Chiesa. Nella sua semplicità l'immagine usata («nel cuore») si rifà a due af- fermazioni conciliari. - Anzitutto si richiama a un testo della «Lumen Gentium», dove si dice che lo stato costituito dalla professione dei consigli evangelici appartiene fermamente alla vita e alla santità della Chiesa.3 La vita religiosa è un segno peculiare dell'amore che la Chiesa porta al suo Signore; perciò il religioso vive per la Chiesa, come ancora si esprime il Concilio: «Con i vincoli (della consacrazione) è rappresentato Cristo indissolubilmente unito alla Chiesa sua Sposa. Ma poiché i consigli evangelici... uniscono in modo speciale i suoi seguaci alla Chiesa e al suo mistero, la loro vita spirituale deve pure essere dedicata al bene di tutta la Chiesa» .4 In secondo luogo si allude a un passo del decreto «Perfectae ca- ritatis», in cui si afferma che i religiosi di vita attiva ricevono la loro missione apostolica dalla Chiesa e l'esercitano in suo nome: «L'azione apostolica e caritativa rientra nella natura stessa della vita religiosa in quanto costituisce un ministero sacro e un'opera particolare di carità che sono stati loro affidati dalla Chiesa e devono essere esercitati in suo nome».5 3 Cf. LG, 44 4 LG, 44; cf. RD, 14 5 PC, 8 La nostra collocazione «nel cuore della Chiesa» impedisce, eviden- temente, ogni immagine di trionfalismo e ogni forma di parallelismo. Essere Salesiani è il nostro modo di essere intensamente Chiesa. Non è pensabile alcun dualismo tra la vita salesiana e la vita della Chiesa uni- versale o particolare. L il medesimo Spirito che anima e unifica la Chiesa e che ha ispirato la nostra vocazione salesiana. Ecco perché la Regola aggiunge: «La vocazione salesiana ci pone interamente al servizio della missione della Chiesa» Abbiamo coscienza che la missione salesiana è una partecipazione alla missione della Chiesa stessa e ci deve riuscire impossibile pensare a realizzare la nostra azione in un circolo chiuso, senza rapporto con tutti gli altri membri del corpo ecclesiale. Si noti l'avverbio «interamente» che qualifica il nostro comportamento di figli di Don Bosco! Le quattro finalità prioritarie della missione salesiana. Don Bosco ha indicato con chiarezza le aree prioritarie e specifiche nelle quali la Congregazione svolge il suo servizio apostolico nella missione ecclesiale. Tali aree non sono un fatto occasionale dovuto a situazioni contingenti di emergenza, proprie di un dato momento storico, ma si spiegano anzitutto con la forza dello Spirito, da cui il Fondatore è stato mosso dal di dentro a fare certe scelte destinate a durare. Esse, perciò, sono di evidente attualità e di costante interesse per la Chiesa e per la società. La sensibilità, la flessibilità, la creatività -- come ci diranno le Co- stituzioni - debbono certamente caratterizzare il nostro spirito nell'alveo larghissimo di una missione che è tipica di una Chiesa in cammino. Cambiano le situazioni e quindi i modi e gli strumenti di attuazione della nostra azione. Ma la missione nella sua sostanza rimane valida e qualificante. La Congregazione non fermerà l'attenzione solo sulle «urgenze» che sorgono, sul «pronto intervento» per rimediare a nuove situazioni, con il rischio di un genericismo che svuota e deforma l'identità. Essa terrà ben fisso lo sguardo sulle aree prioritarie del suo servizio apostolico, assegnatele da Don Bosco e approvate dalla Chiesa. Questo articolo delle Costituzioni enumera tali aree prioritarie in maniera essenziale: esse sono per noi di enorme interesse, di vasto oriz- zonte, di perenne attualità. Il testo si ispira direttamente al primo capi- tolo delle Costituzioni scritte dal Fondatore, dove egli parla esplicitamente degli scopi della Congregazione-' - «Siamo evangelizzatori dei giovani, specialmente dei più poveri» È l'area sempre attuale in una Chiesa che genera e forma i figli di Dio, che oggi sentiamo quanto mai urgente: «Missionari dei giovani» ci ha chiamati Giovanni Paolo II.' La dimensione evangelizzatrice, ci diranno le Costituzioni sviluppando il tema della missione, è criterio fondamentale per il nostro lavoro educativo pastorale. - «Abbiamo una cura speciale per le vocazioni apostoliche». Quello delle vocazioni è un problema di fondamentale importanza nella Chiesa di ogni tempo e in quella del nostro tempo: s Don Bosco ha voluto che i Salesiani fossero, in ogni situazione, guide, educatori, ac- compagnatori, animatori di vocazioni apostoliche (consacrate, religiose, sacerdotali, laicali). - «Siamo educatori della fede negli ambienti popolari, in particolare con la comunicazione sociale». Essere «educatori» di fede e di cultura cristiana, con linguaggio adeguato, tra i giovani e i ceti popolari, indifesi contro l'ateismo e l'ir- religiosità; essere «comunicatori della Parola» in modo facil