2. CRITERI DI DISCERNIMENTO 2.1 DEFINIZIONE E TIPI DI CRITERI 38. Discernere significa cogliere nella realtà di una persona i segni che permettono di conoscere la sua vocazione: l’orientamento verso di essa, l’idoneità per viverla, la volontà di viverla. Quali aspetti della realtà personale sono significativi dal punto di vista vocazionale? Quali sono i segni indicativi di una determinata vocazione? I criteri di discernimento sono punti di riferimento per individuare gli aspetti che permettono di cogliere la presenza o l'assenza della chiamata divina e della idoneità per rispondervi. Si può parlare di criteri positivi o requisiti, criteri negativi o controindicazioni. 39. I criteri positivi o requisiti permettono di identificare le doti (condizioni, disposizioni, attitudini…) necessarie a stabilire l’idoneità vocazionale proporzionata all’età e all’impegno che si assume. Sono “doti fisiche, intellettuali e morali, sia di natura che di grazia per mezzo delle quali il giovane risulti idoneo e sia ben disposto a sostenere e adempiere degnamente i doveri religiosi e sacerdotali” . Si può anche parlare più in dettaglio di: – Criteri positivi non specifici: si riferiscono a quegli elementi fondamentali per la vocazione che indicano un'idoneità di base, ma la cui presenza non ha, per sé sola, un significato univoco come segno della chiamata di Dio; essi denotano che la personalità e il carattere del candidato possono supportare la vocazione salesiana, non però necessariamente che essa esista; – Criteri positivi specifici: si riferiscono al segno più caratteristico e indispensabile, cioè alla retta intenzione; manifestano l’interesse e l’inclinazione autentici per la missione salesiana, una vera motivazione spirituale, e soprattutto la capacità concreta di fare una scelta personale per Cristo nella Congregazione. 40. I criteri negativi o controindicazioni aiutano a identificare quelle situazioni e quegli atteggiamenti che sollevano interrogativi o dubbi riguardo all’idoneità vocazionale o escludono la possibilità della vita consacrata salesiana. – Le controindicazioni assolute sono legate a situazioni che escludono radicalmente l’idoneità vocazionale: tali sono, ad esempio, gli stati di salute psichica alterata considerati cronici e irreversibili, come gli stati chiaramente psicotici. - Le controindicazioni relative sono quelle che presentano una certa possibilità di variazione e di ripresa, per esempio, gli stati di immaturità affettiva che lasciano una più o meno fondata speranza di superamento che, a sua volta, dovrà essere provato. 41. Nell’ambito delle controindicazioni vi è tutta una gamma di situazioni di fronte alle quali si resta sovente perplessi. È necessario quindi verificare attentamente il grado di compatibilità delle controindicazioni con una vita salesiana sufficientemente serena. In alcuni casi ci si trova di fronte a situazioni che devono essere analizzate e comprese facendo ricorso anche al contributo di esperti e specialisti. I criteri segnalati dalla Chiesa e dalla Congregazione sono frutto della riflessione sul significato di determinati elementi, sono ricavati da principi dottrinali, dalle conclusioni delle scienze umane, provengono dall’esperienza secolare della Chiesa stessa e dalla genuina tradizione salesiana. Alcuni requisiti e controindicazioni sono stabiliti nel Codice di diritto canonico, nelle Costituzioni o nei Regolamenti generali e, come tali, vanno assunti e applicati: sono norme di tipo giuridico. Altri non sono direttamente codificati, ma rispondono a criteri di esperienza, scienza e prudenza, sia da parte dell’autorità competente (comunicati in documenti ecclesiastici vari o negli Atti del Consiglio Generale...), sia da parte di chi è chiamato a prendere decisioni: sono indicazioni di tipo prudenziale. 2.2 L’APPLICAZIONE DEI CRITERI 42. L’applicazione dei criteri di discernimento, che ora si descrivono, deve tener presenti l’impostazione e le condizioni messe in rilievo nel primo capitolo: – valutando i diversi elementi nell’insieme della persona, e non come una somma di condizioni separate; – sapendo distinguere secondo la gradualità del processo formativo tra criteri di base, criteri di crescita e di maturità; – considerando l’esigenza di qualità vocazionale, senza disgiungerla dalla comprensione pedagogica; – assicurando responsabilmente le condizioni per un’esperienza vocazionale autentica e positiva, senza illudersi e senza illudere, e non dimenticando che sono molteplici le forme di realizzazione dell’unica vocazione salesiana secondo le persone che sono chiamate ad essa e i doni da esse ricevuti. In questa prospettiva si comprenderà l’intenzione della presentazione degli aspetti positivi o requisiti, che può sembrare eccessiva o idealizzata. Di fatto essa include, oltre agli aspetti costitutivi dell’idoneità, che si potrebbero chiamare fondanti e caratterizzanti e senza i quali non si può parlare di idoneità o di attitudine alla vita salesiana, anche altri elementi la cui presenza non è necessaria e non costituisce di per sé un requisito, ma può influire positivamente sullo sviluppo della persona, favorire la formazione, arricchire l’espressione della vocazione. 43. Le Costituzioni affermano che “per l’ammissione al noviziato, alla professione temporanea o perpetua, ai ministeri e alle sacre ordinazioni... i superiori fondano il loro giudizio su elementi positivi comprovanti l’idoneità del candidato” . L’assenza di controindicazioni non è criterio sufficiente di ammissione. È necessario verificare nel candidato la presenza delle doti richieste e in questo accertamento si deve raggiungere la certezza morale . Il processo formativo tende principalmente allo sviluppo dell’idoneità necessaria per rendere reale la vocazione. Le ammissioni, viste in una prospettiva formativa e pedagogica, servono a verificare e a favorire la maturazione dell’idoneità. La scoperta di controindicazioni assolute costituisce un primo passo nel discernimento vocazionale in quanto dispensa da un’ulteriore verifica dei segni positivi. 44. I requisiti e le controindicazioni vanno considerati in rapporto alla fase formativa in cui il candidato si trova, all’età e al grado di maturazione del soggetto. È importante innanzitutto conoscere e valutare la situazione del candidato, oggi ordinariamente più adulto, al momento di inizio del processo formativo, e le circostanze dell’ingresso. Particolare attenzione va prestata alla situazione dei candidati che portano con sé un’esperienza più lunga di vita e spesso anche di lavoro, di impegno e di ricerca vocazionale. Lo studio della personalità dovrà essere accurato, evitando di lasciarsi portare dalla fretta o di giungere all’ammissione senza una adeguata valutazione. Occorre domandarsi perché il candidato non ha fatto prima una scelta stabile di vita. La riposta può aiutare a comprendere la dinamica che sottostà ad una decisione “vocazionale”. Durante il tempo della formazione iniziale, mentre all’inizio di una fase è sufficiente accertare le concrete possibilità di sviluppo vocazionale della persona, alla fine di quella determinata fase o in occasione dei passaggi vocazionali (professioni, ministeri, ordinazioni), si dovrà verificare la presenza delle attitudini sviluppate fino a raggiungere il grado di maturità richiesto. Per i candidati con buone prospettive globali, ma con difficoltà ancora non risolte o in periodi transitori di disturbo, si dovrà valutare prudentemente la possibilità di tramandare l’ammissione, in attesa di una probabile maturazione. 45. Nel discernimento si tenga presente il rapporto che si può stabilire tra l’emergere o lo scomparire di certe problematiche e le condizioni ambientali. Talune controindicazioni possono scomparire temporaneamente in presenza di condizioni atipiche o in certa maniera artificiali o di intensa stimolazione positiva. Problemi apparentemente superati tendono a riemergere quando le persone sono sottomesse alla tensione o alla solitudine. Il noviziato, ad esempio, può introdurre in un clima di forte tensione spirituale ed ascetica, senza suscitare la personale e cosciente collaborazione da parte del candidato. Esperienze analoghe, anche se per motivi diversi, si possono dare nel periodo del tirocinio, momento di intenso coinvolgimento nell’azione salesiana, o nella fase della formazione presbiterale, per il passaggio ad un diverso ritmo di vita e di attività, o in altri momenti formativi. È molto probabile che gli aspetti problematici riemergano in seguito, di fronte a condizioni di vita differenti . Riguardo al rapporto tra esperienza personale e condizioni ambientali, è bene ricordare che la vita comunitaria non può essere vista in funzione terapeutica, quasi fosse l’ambiente ottimale per guarire da certi disturbi o per superare situazioni di immaturità, se nel candidato non vi è una reale idoneità e un impegno deciso. In alcuni casi la maturazione deve avvenire ed essere provata in altri contesti di vita. 46. È da valutare con prudenza l’incidenza delle controindicazioni relative. La constatazione di una sola controindicazione relativa non può essere di per sé motivo sufficiente per esprimere un giudizio negativo sulla vocazione. Invece, se tale controindicazione non viene integrata adeguatamente nella personalità, oppure se si dà la convergenza di diverse controindicazioni o di alcune particolarmente importanti, si può pensare ad una mancanza di maturità che rende l’interessato non adatto alla vocazione salesiana. 47. Nella pratica non sempre è possibile stabilire in forma precisa gli aspetti personali da discernere in ogni passo vocazionale e in ogni fase formativa; è però importante accertare nell’insieme l’effettiva crescita del candidato nelle diverse aree di discernimento. In ogni caso, di fronte ad una sistematica mancanza di crescita in qualche aspetto significativo, i formatori dovranno valutare l’effettiva possibilità di riuscita vocazionale. Il discernimento deve portare alla positiva verifica delle qualità del candidato. In caso di dubbio i superiori, che devono fondare il loro giudizio su elementi positivi comprovanti l’idoneità del candidato e non solo sulla fiducia nell’idoneità futura, non devono procedere all’ammissione. È loro prima responsabilità servire il carisma, assicurando le condizioni di una autentica esperienza vocazionale salesiana. 2.3 AREE Dl DISCERNIMENTO 48. Tenendo presenti le quattro dimensioni della formazione proposte dalla Ratio, si indicano gli elementi che configurano l’idoneità del candidato in rapporto alla vocazione salesiana, segnalando gli aspetti positivi e i requisiti da considerare, le difficoltà e le controindicazioni da valutare; essi costituiscono il parametro del discernimento. Anche se per motivi pratici le aree del discernimento si presentano in modo distinto e successivo, il discernimento avviene nella misura in cui chi lo esegue è capace di cogliere il collegamento e il reciproco influsso tra i diversi segni e l’intimo rapporto tra le diverse aree. Le aree infatti sono interdipendenti, non costituiscono ambiti staccati uno dall’altro. È necessaria quindi una percezione coerente che consideri i diversi aspetti in modo integrale e non in forma isolata. D’altra parte bisogna valutare caso per caso. Infatti, le attitudini vocazionali si manifestano nella persona concreta e quindi hanno valore solo se inquadrate nella sua totalità psichica e personale. 2.3.1 Dimensione umana 2.3.1.1 SALUTE FISICA 49. Lo stile salesiano di vita e di azione richiede buona salute e resistenza fisica . Il salesiano deve essere pronto al sacrificio e alla vita dura. D’altra parte, la buona salute favorisce l’armonia fra le dimensioni della persona. 50. Controindicazioni assolute di ordine medico fisiologico sono legate a sindromi gravi che possono pregiudicare la vita comunitaria e l’impegno nella missione come, ad esempio, l’epilessia, le malattie croniche come il diabete, ecc., considerate tuttora come tare ereditarie gravi: – Malattie croniche gravi, anche se curate, possono aver lasciato effetti debilitanti secondari notevoli. Riguardo all’epilessia, oggi le posizioni medico-psichiatriche sono abbastanza cambiate rispetto al passato: non la si considera più irreversibile, perché quasi sempre si riesce a tenerla sotto controllo mediante farmaci e si sa che non è trasmissibile… Risulta difficile però prevederne il decorso e un superamento permanente. In pratica, date le esigenze del nostro stile di vita e di lavoro, è da considerare un impedimento vocazionale. – Grandi o totali menomazioni fisiche (cecità, sordità, mutismo…) sono controindicazioni, in quanto impediscono un normale sviluppo dell’azione educativo- pastorale salesiana. – A ragione della specifica missione salesiana è una controindicazione assoluta l’essere portatore del virus HIV o essere malato di AIDS . Quindi, a seconda delle leggi locali, occorre chiedere il test sull’HIV prima dell’ammissione al prenoviziato. Lo si faccia con la dovuta prudenza e la preparazione necessaria del candidato. In alcuni casi, per proteggere giuridicamente la Congregazione, è prudente ripetere lo stesso test prima dell’eventuale dimissione del candidato o confratello. 51. Controindicazioni relative sono le menomazioni fisiche parziali (poliomielite lieve, perdita di un occhio, ecc.), che devono essere considerate nel contesto della personalità del candidato, con la previsione delle possibili ripercussioni che possono sollevare nel soggetto e nell’ambiente in cui egli vive (complesso di inferiorità, paura del giudizio dei ragazzi, oppure accettazione, spontaneità, serenità...). Di solito, quando ci sono altre doti possedute in maniera sufficiente e facilmente riconosciute anche dai giovani, queste compensano e aiutano a superare il rischio di un certo complesso di inferiorità. 52. Sono inoltre da tenere presenti i disturbi apparentemente leggeri, ribelli però alle cure mediche: dolori di testa persistenti, insonnia, esaurimenti abituali sproporzionati alle ordinarie condizioni di vita, e tutte le manifestazioni ipocondriache diagnosticate come tali. Essi rappresentano spesso somatizzazioni di situazioni difficili e di conflitti che non sempre hanno soluzione entro gli schemi della vita consacrata, ma esigerebbero cambiamenti radicali. In tali casi, bisogna andare alla radice e non fermarsi all’apparenza esterna. Si deve osservare la portata, il significato e il superamento di tali situazioni prima dell’ammissione definitiva. Si richieda il parere di un medico che conosce concretamente la nostra vita. 53. L’abuso consuetudinario di sostanze che alterano la psiche (droghe, alcool) nella vita passata di un candidato può costituire una controindicazione, in quanto le dinamiche che hanno portato a queste esperienze sono generalmente collegate a gravi problematiche di personalità, che dovrebbero essere “curate” o almeno pedagogicamente impostate. Gli effetti dell’abuso possono anche non avere inciso o rimanere nascosti per lungo tempo, ma le dinamiche che li hanno generati devono essere vinte. Il ricorso saltuario a dette sostanze deve essere valutato nell’insieme della personalità del candidato. 54. Prima o durante il prenoviziato vi sia un controllo medico e un esame psicologico che certifichi l’esistenza di un buon livello generale di salute e l’assenza dei problemi fisici enumerati nelle controindicazioni. 2.3.1.2 CONTESTO FAMILIARE 55. Nel discernimento va considerato attentamente il contesto familiare del candidato. L’influsso della famiglia è grande e può essere determinante. È quindi di vitale importanza conoscere l’incidenza dell’esperienza familiare sullo sviluppo umano del candidato, accertare che abbia offerto i fondamentali modelli parentali che favoriscono la crescita dell’Io e una giusta identificazione sessuale, e che non abbia deformato aspetti importanti della personalità. Su questi elementi può poggiare la successiva formazione. È necessario anche considerare l’impatto della situazione attuale della famiglia, tenendo presente la visione della famiglia nel contesto culturale . A. Aspetti positivi e requisiti da considerare 56. Tenendo presenti le condizioni concrete delle famiglie si possono sottolineare alcuni indicatori di situazioni familiari che aiutano a crescere nei valori umani e cristiani: a) una buona comunicazione all’interno della famiglia, il rapporto affettuoso e il dialogo che aiuta a riflettere sul senso della vita e a interiorizzare i valori; b) uno stile di relazioni che favorisce nei figli la serenità, l’autonomia di pensiero e il giusto uso della libertà, l’equilibrata gestione dei conflitti; c) un ambiente che educa alla responsabilità, alla coerenza, al valore delle cose, alla disciplina e al lavoro; d) l’apertura agli altri, il senso di solidarietà, la partecipazione attiva nel territorio e nell’ambito sociale; e) l’attenzione alla dimensione e alla pratica religiosa, la testimonianza cristiana, l’esempio di fedeltà nella vita matrimoniale, la partecipazione nella comunità ecclesiale. B. Difficoltà e controindicazioni da valutare 57. La difficoltà o la controindicazione non è costituita dal fatto che il candidato provenga da una certa famiglia, ma dalla incidenza che la situazione familiare ha avuto e può ancora avere sulla sua personalità. In questa prospettiva sono da valutare con attenzione alcune situazioni e si deve usare cautela nell’ammettere quando il candidato: a) è vissuto in un clima familiare che ha inciso in modo irrimediabilmente negativo durante i primi anni, e può ancora avere incidenza negativa sulla sua personalità. In alcuni casi gravi si può accedere all’ammissione solo dopo un accurato esame che escluda l’eventualità di squilibri. La gravità di questa controindicazione la si deve valutare in modo accurato; b) appartiene a una famiglia in cui esistono tare ereditarie gravi, fisiche o psichiche, come l’alcoolismo, le epilessie evidenti e manifeste, le anormalità mentali, o casi gravi di episodi psicotici conclamati da diagnosi specialistica; c) è figlio illegittimo (nato fuori del matrimonio): pur tenendo presente che dal Codice il fatto non è considerato irregolarità , la situazione deve essere valutata in rapporto con le qualità e l’equilibrio del candidato e considerando in quale misura essa può costituire un ostacolo al normale sviluppo della vita religiosa e/o all’esercizio del ministero sacerdotale; d) ha i genitori divorziati o separati, specialmente se tale fatto è accaduto in tenera età; e) appartiene ad una famiglia di coniugi bigami o poligami. Ciò può costituire una premessa negativa di rilevante incidenza sulla struttura della persona. Nei contesti dove le famiglie poligamiche formano parte della cultura tradizionale, nel caso di un candidato figlio di una famiglia non cristiana, si dovrà considerare soprattutto la stabilità della stessa famiglia e il tipo di rapporti tra i suoi membri, conforme a modelli ammessi dalla sana cultura locale; f) appartiene ad una famiglia di cattiva fama nel proprio ambiente e ciò ha inciso negativamente sullo sviluppo psicologico e morale del candidato; g) appartiene ad una famiglia non cattolica, che non solo non condivide la sua scelta vocazionale ma che dimostra una radicale e attiva opposizione ad essa; h) appartiene ad una famiglia che si trova in una situazione socioeconomica e culturale talmente “povera” da poter viziare la scelta vocazionale con motivazioni profonde, che sono sempre inconsce, di semplice promozione umana e sociale. È questa una situazione da valutare per i singoli casi. 58. Si ponga attenzione per l’ammissione anche nei casi o situazioni seguenti, pur oggettivamente meno gravi dei precedenti, ma che possono pure aver lasciato conseguenze negative nella struttura personale: a) l’ambiente familiare fortemente disunito, teso o con poco affetto, dove l’aggressività espressa tra i genitori ha influito negativamente sul figlio, rendendolo una persona insicura, disorganizzata, instabile affettivamente e nelle relazioni interpersonali; b) l’immaturità affettiva dei genitori, visibile, per esempio, nelle reazioni di ansia, di disperazione o di esaltazione esagerate, o in atteggiamenti iperprotettivi o strumentalizzanti, che può aver procurato disturbi rilevanti di carattere e può condizionare la libertà e la responsabilità creando forti dipendenze; c) l’eventuale provenienza da ambienti sociali con diffusa militanza in gruppi in tensione con la Chiesa; o da rioni particolarmente corrotti, qualora non consti con certezza morale che non se ne siano riportati danni notevoli; d) genitori cattolici non praticanti o praticanti, decisamente opposti alla vocazione del figlio, tenendo conto dell’età e della maturità del candidato. 2.3.1.3 EQUILIBRIO PSICHICO E CAPACITÀ RELAZIONALE A. Aspetti positivi e requisiti da considerare 59. L’equilibrio psichico e la capacità relazionale sono condizioni necessarie alla vocazione salesiana e si possono considerare presenti quando la persona dà prova di: equilibrio emozionale, capacità di scelte libere, apertura agli altri, capacità di vero amore personale. – Equilibrio emozionale: ne fanno parte diverse manifestazioni, tra cui una crescente lucidità sulla propria esperienza interna ed esterna senza distorsioni o negazioni, il sereno controllo del proprio mondo emotivo di fronte a successi o fallimenti, un vissuto quotidiano libero da irrigidimenti o inadeguati estremismi, la stabilità d’animo. Chi ha acquisito questo equilibrio si rivela sempre più flessibile, creativo e ottimista, e conserva un fondamentale dominio di sé. 60. – Capacità di scelte libere alla luce di motivi veri e autentici. Essa suppone: a) una sufficiente autonomia psicologica interna ed esterna, che rende la persona indipendente da pressioni ambientali e libera interiormente, fino a poter mettere le proprie risorse al servizio del progetto di vita; b) l’attitudine a prendere iniziative ponderate e coerenti, facendo un retto uso della libertà e assumendo le conseguenti responsabilità. Essa suppone un atteggiamento attivo, creativo e costante, che non si blocca di fronte alle difficoltà; c) una giusta percezione del proprio valore reale, dei propri limiti, delle proprie emozioni, impulsi e tendenze, e parallelamente una sana fiducia in se stesso; d) la capacità di rinunce, anche importanti, quando sono in gioco le proprie responsabilità, i bisogni altrui o il servizio educativo-pastorale, senza sperimentare per questo frustrazioni negative; e) la libertà interiore di fronte alla propria famiglia, per non limitare il respiro universale della vocazione salesiana. 61. – Apertura agli altri: questo requisito sintetizza un insieme di atteggiamenti che hanno come denominatore comune la capacità di porsi in rapporto con gli altri su un piano adulto, libero da dipendenze e ribellioni di tipo infantile. Esso comporta: a) la comunicazione: l’arte del dialogo; l’apertura alla realtà dell’altro; la capacità di simpatia, di rapporto e di incontro; il giudizio ponderato delle opinioni altrui, capace di superare pregiudizi e spinte emotive; b) la capacità di aprirsi: sapersi esprimere e manifestare, superando eccessive riservatezze; saper accettare l’accompagnamento formativo; c) il senso di appartenenza: per cui la persona identifica se stessa come membro attivo di una comunità e si fa carico della sua realtà e della sua missione; d) la collaborazione: che implica il saper operare con le persone vicine e lontane per intima convinzione e dovere di coscienza, in spirito di reciprocità con accettazione dell’autorità; e) il lavoro in équipe: l’abilità di saper lavorare “con” e “per” gli altri, dentro un progetto comune. Chi cresce in questa dimensione accetta il confronto, rispetta l’opinione altrui, dimostra lealtà nell’esecuzione delle decisioni comuni anche quando sono contrarie alle proprie visuali. 62. – Capacità di un vero amore personale, che si esprime attraverso: a) la conoscenza, il rispetto, l’attenzione, l’affabilità con le persone con cui si vive; b) l’accettazione e la stima senza condizioni di ogni persona, il superamento di irrigidimenti e atteggiamenti di difesa, il donarsi autenticamente, la predilezione per il più bisognoso; c) un’affettività matura, che unifica e indirizza le forze vitali della persona verso gesti concreti e significativi: il servizio disinteressato e creativo nella comunità e nella missione educativo-pastorale, la disponibilità verso gli altri in ogni circostanza; d) la capacità di creare e coltivare l’amicizia; e) il saper fare il primo passo verso l’altro, la capacità di perdono; f) il saper accogliere le giuste manifestazioni di affetto, la capacità di “farsi amare” nello stile del Sistema Preventivo di Don Bosco; il saper manifestare gratuitamente l’affetto nell’ambito comunitario ed educativo. B. Difficoltà e controindicazioni da valutare 63. Le controindicazioni di ordine psichico e relazionale devono essere osservate e seguite con particolare attenzione. Si considerano portatori di controindicazioni assolute coloro che, secondo l’osservazione attenta di formatori preparati, fatta nella vita quotidiana e in base ad una diagnosi psicologica strutturale appropriata, manifestano disturbi di personalità che raggiungono il livello di psicopatologie gravi. È indispensabile una valutazione attenta e competente per determinare se alcuni tratti di personalità presenti in forme accentuate costituiscono disturbi di personalità, modelli costanti di esperienza interiore e di comportamento, che rendono non adatti per la vita salesiana. 64. Nel settore relazionale ci sono alcuni segni di immaturità, che fanno ritenere assai dubbio che il candidato abbia le doti umane necessarie per essere salesiano. Possono considerarsi controindicazioni assolute o relative, a seconda del modo in cui sono inserite nell’insieme della personalità e della loro intensità , i seguenti atteggiamenti o comportamenti: a) una concezione idealizzata di sé e la mancanza di autocritica; l’eccessiva cura di se stesso e del proprio aspetto fisico; oppure, un’esagerata sfiducia in se stesso; l’eccessivo bisogno di attenzione, oppure, al contrario, la paura di attirare l’attenzione su di sé per un’abitudine di evasione di fronte a situazioni di cambiamento; b) un’abituale chiusura agli altri, mancanza di dialogo e di comprensione degli altri; l’insensibilità al proprio ambiente, alla società e alla Chiesa; c) la mancanza di sincerità e di trasparenza, di fedeltà alle promesse, l’incoerenza tra il dire e il fare; d) la mancanza di docilità, un’abituale non conformità, con un atteggiamento oppositivo costante, “spirito di contraddizione”, eccessiva tendenza all’indipendenza; oppure, un’eccessiva dipendenza dall’ambiente, dalla famiglia, da gruppi o da altre persone; e) una notevole difficoltà di rapporti con il gruppo o con un ambiente giovanile ampio, l’ incapacità di costruire un rapporto educativo ; f) l’incapacità a lavorare in équipe e collaborare lealmente in obiettivi comuni; l’incapacità di assumere una responsabilità e di condurre a termine progetti; l’individualismo nella riflessione e nell’azione; la mancanza di senso dell’amicizia; g) persistenti anomalie, mancanza di autocontrollo; mancanza di equilibrio ed estremismi, caratteristici di individui esageratamente mortificati, con una virtù puramente esteriore che non deriva dall’amore al bene e fa sospettare una costrizione interiore derivante da paura, ansia, inferiorità, bisogno di dimostrare qualcosa a se stessi o agli altri; h) il rapporto possessivo verso persone e cose; l’invidia, la gelosia; un rapporto anormale con i beni materiali, l’eccessivo bisogno e la non comprensione della loro funzione strumentale. 2.3.1.4 MATURITÀ AFFETTIVO-SESSUALE A. Indicazioni generali per il discernimento 65. L’ambito della maturità affettivo-sessuale influisce profondamente sullo sviluppo della vita religiosa in genere e sulla pratica del celibato in particolare. Determinare la maturità affettivo-sessuale di una persona e la conseguente idoneità per la vita religiosa salesiana e la pratica del celibato comporta un discernimento complesso che considera fondamentalmente tre aspetti: la struttura della personalità e l’intera esperienza di vita, il confronto degli aspetti personali con il carisma della Congregazione, il contesto in cui si compie la missione giovanile salesiana. 66. Innanzitutto, il discernimento della maturità affettivo-sessuale considera la struttura globale della personalità e l’intera esperienza di vita. Vanno tenuti in conto il temperamento, il clima affettivo familiare, la storia della infanzia, la capacità volitiva, le motivazioni, il controllo del senso di colpa, la pietà sincera, i risultati ottenuti. La serenità e l’equilibrio del candidato facilitano un giudizio positivo. Invece, disturbi psichici, fragilità morali trascinate da tempo, l’attuale leggerezza con altre persone (uomini, donne o giovani), l’eventuale ansia o scrupolo pongono interrogativi seri sulle possibilità concrete di un esito positivo. Spesso in soggetti con deficienze in materia di castità non esiste un “problema sessuale”, ma un problema più ampio di personalità. Infatti, i disturbi affettivo-sessuali possono essere la punta dell’iceberg di disorganizzazioni più profonde della persona. Invece, molti disordini personali, quali certi desideri di possesso, certa durezza dei giudizi o radicalizzazioni, e anche certe anomale forme di spiritualità, di frequente non sono che la manifestazione esterna di repressioni o tare affettivo-sessuali. Quindi, in questo campo occorre identificare le motivazioni dell’agire della persona, ad esempio, l’egocentrismo, il ripiegamento su di sé, l’abitudine di abbandonarsi a fantasie, la fuga dall’impegno quotidiano o la ricerca di soddisfazione immediata, l’isolamento al posto del contatto, la paura che impedisce la realizzazione del progetto. Il lavoro formativo presterà attenzione alle motivazioni di fondo delle manifestazioni immature per poter orientare positivamente e con efficacia la persona. 67. In secondo luogo, il discernimento mette la struttura personale e l’esperienza di vita dell’interessato a confronto con il progetto di vita dei Salesiani di Don Bosco. Per chi vuol entrare in Congregazione, l’identità salesiana è il criterio formativo fondamentale. È necessario constatare una adeguata identificazione sessuale dei candidati e l’esistenza dell’idoneità affettivo-sessuale richiesta per assumere con serenità e coerenza la vocazione salesiana. Si tratta di una condizione basilare per chi è chiamato a vivere la castità nella missione educativa e ad esprimerla con lo stile del Sistema Preventivo fatto di amorevolezza e di trasparenza. Le fragilità della vita passata possono impedire di fatto l’assunzione personale dei valori vocazionali salesiani; perciò devono essere oggetto di speciale attenzione. Difficilmente gli stessi individui, al momento della richiesta di ingresso, sono consapevoli della reale portata delle loro esperienze precedenti in rapporto alla riuscita vocazionale. D’altra parte, come affermano le Costituzioni, “le esigenze educative e pastorali della nostra missione e il fatto che l’osservanza della perfetta continenza tocca inclinazioni tra le più profonde della natura umana richiedono dal salesiano equilibrio psicologico e maturità affettiva. Don Bosco avvertiva: Chi non ha fondata speranza di poter conservare, col divino aiuto, la virtù della castità nelle parole, nelle opere e nei pensieri, non professi in questa Società, perché sovente si troverebbe in pericolo” . 68. In terzo luogo, il discernimento è attento al contesto in cui il salesiano deve svolgere la sua missione. Infatti, le condizioni dell’educazione della gioventù e il rapporto pastorale presentano particolari esigenze nel campo della maturità affettivo-sessuale. È importante accertare la capacità di vivere in contesti sociali “aperti” al femminile e alla “coeducazione”, ormai estesa nell’azione pastorale salesiana. Bisogna tener presente allo stesso tempo che l’esperienza del salesiano si compie in comunità maschili e che i ragazzi e i giovani maschi sono i primi destinatari della Congregazione. B. Difficoltà e controindicazioni da valutare 69 In ambito affettivo-sessuale, il discernimento deve accertare nella struttura personale e nell’esperienza precedente del soggetto l’esistenza o meno di situazioni o fatti che possono essere problematici dal punto di vista formativo o devono considerarsi controindicazioni dal punto di vista vocazionale. Alcune situazioni, pur non costituendo a giudizio della Chiesa una controindicazione assoluta, devono essere valutate in se stesse e anche in rapporto agli impegni futuri, perché possono rivelare un’incapacità di vivere pienamente la vita salesiana. Sarà il discernimento, appoggiato quando necessario da consulenze specialistiche, a chiarire se tali situazioni o condizioni possono venire modificate dall’esperienza formativa o da interventi psicoterapeutici, così da rendere possibile la risposta alle esigenze della vocazione salesiana e l’integrazione della sessualità nella linea della castità. In ogni caso, i responsabili del discernimento attribuiranno la dovuta importanza a questi aspetti, si daranno il tempo e cercheranno i mezzi adeguati per comprenderli e valutarli. a. Controindicazioni relative o assolute in base al discernimento Diverse situazioni e atteggiamenti personali 70. Nell’ambito della maturità affettivo-sessuale, si dovranno ritenere controindicazioni relative o assolute, a seconda delle possibilità di superamento, le situazioni seguenti: a) certi temperamenti chiusi e apparentemente insensibili, molto controllati ed estremamente duri nei giudizi sugli altri, che in realtà sono fondamentalmente repressi; b) l’ipersensibilità abituale e il bisogno di dare o ricevere continue manifestazioni di affetto, come pure gli attaccamenti affettivi eccessivi; c) l’accentuata sensualità, sotto qualsiasi forma si manifesti, anche sotto quella della poltroneria, della golosità; un’eccessiva sensibilità sessuale, anche se non vi sono mancanze formali; l’introversione morbosa ; d) nel settore specifico della sessualità: il disprezzo di ciò che le è connesso, la paura del mondo femminile o atteggiamenti misogini, oppure, più frequentemente, l’idealizzazione del matrimonio e l’eccessiva attrazione eterosessuale; e) la tendenza eterosessuale non gestita e incline ad accettare o peggio a creare imprudenti situazioni di rischio in rapporto con donne o ragazze, e conseguentemente di scandalo. Esperienze prima dell’inizio dell’itinerario formativo 71. L’esperienza sessuale completa verificatasi prima dell’inizio dell’itinerario formativo salesiano richiede un attento discernimento. L’accompagnamento formativo dovrà fare luce sull’impatto che tale esperienza ha avuto sul candidato e valutare la sua capacità di integrarla con sincerità e responsabilità nella prospettiva della castità consacrata. Ciò suppone: 1) un’analisi del contesto globale della persona, delle risorse che essa possiede e dell’influsso di tali fatti nella sua esperienza attuale; 2) la constatazione della apertura e condivisione mostrate con il proprio direttore spirituale e con i responsabili del discernimento vocazionale, dello spirito di fede manifestato nella preghiera personale e comunitaria, della capacità di sacrificio personale e di rinuncia, della consistenza delle motivazioni. Se queste condizioni non esistono sembra non avere senso il far proseguire al candidato il cammino di discernimento; 3) particolare attenzione merita la condizione “tempo”: il periodo della vita in cui si sono verificati i rapporti (infanzia - in quanto vittima di violenza -, adolescenza o età adulta); la durata del periodo in cui sono avvenuti e la frequenza; il tempo trascorso da quando sono finiti; 4) per avere speranza di integrazione si deve accertare per un lungo periodo pienezza d’impegno e fermezza di risoluzioni. Segni evidenti di auto-indulgenza non sono mai positivi: in persone con questo retroterra possono diventare serie controindicazioni e non è conveniente prolungare il discernimento; 5) nel caso dei convertiti è importante accertare se le relazioni sessuali sono avvenute prima o dopo il battesimo. Un problema particolare: la masturbazione 72. In ambito affettivo-sessuale un problema particolare da trattare secondo criteri seri e con metodi aggiornati è quello della masturbazione. Di fronte al fenomeno, gli ultimi documenti ecclesiali insistono sulla necessità di considerarlo non come un fatto a sé stante, ma piuttosto come un fenomeno sintomatico da valutare nell’insieme della personalità, della sua storia e del momento evolutivo in cui ognuno si trova; considerando le condizioni del soggetto nel loro insieme e non solo i criteri di tempo e di oggettività, e puntando sulle cause che lo provocano e sulle circostanze in cui è praticato. Quindi, nonostante la gravità oggettiva della masturbazione, si richiede grande cautela per stabilire la responsabilità soggettiva della persona . Di qui la necessità di una valutazione attenta e seria e allo stesso tempo la difficoltà ad indicare norme oggettive e di valenza universale. 73. In concreto il problema va giudicato in base ai seguenti elementi di valutazione: 1) la qualità umana e le risorse della persona, la maturità affettivo-sessuale in altre espressioni, l’equilibrio personale o la propensione al senso di frustrazione in genere; 2) la qualità della vita spirituale, l’apertura all’accompagnamento formativo, la responsabilità nel praticare i metodi tradizionali di crescita spirituale (la direzione spirituale, la preghiera e i sacramenti, l’ascesi, la decisione nell’evitare le “occasioni prossime”); 3) le cause che provocano il fenomeno, che possono essere in rapporto con l’aggressività, l’immagine di sé o la dipendenza altrui, o con la qualità delle relazioni nella comunità ; 4) le condizioni che accompagnano l’atto, che assegnano alla masturbazione diversi significati nella dinamica personale, come: il sollievo dall’ansia e dalla tensione, la fuga dalla propria solitudine o sofferenza, la compensazione delle frustrazioni, un riempimento di momenti di vuoto esistenziale, o semplicemente un sollievo, spesso non voluto direttamente, di tensioni fisiologiche non provocate; 5) l’intensità o la frequenza del fenomeno, la consistenza dell’impegno per superarlo e il tempo di reale superamento. 74. Una visione integrale consentirà una valutazione oggettiva del significato pronostico che possono avere determinati fatti di ordine sessuale, sia a livello di atto che a livello di spinta istintiva e di immaginazione ossessiva. A questo proposito, è necessario tener presente, per un giudizio prudenziale, alcuni fattori che contribuiscono a inquadrare nella dinamica della persona il significato dell’atto masturbatorio: il suo apparire molto precoce nella vita del giovane, il suo perdurare e persistere oltre l’adolescenza, la recidività, la comparsa tardiva, il carattere dell’ossessività, le fantasie che lo accompagnano, ecc., ma anche la totale mancanza di tali manifestazioni. Un totale silenzio della tendenza durante l’adolescenza e successivamente non può essere ritenuto per sé solo indizio sicuro di normalità. Sono tutte circostanze che invitano alla prudenza coloro che devono dare un consiglio, valutare se il candidato fornisce una solida speranza di superamento entro un tempo prudenziale, esprimere un giudizio o fare una prognosi per una vita di celibato consacrato, vissuta con fedeltà, libertà e serenità. In questo campo non è solo questione di chiedersi se colui che si forma manifesta buona volontà. Occorre ricercare i segni della volontà di Dio nella natura, nella struttura psichica della persona e nella esperienza della sua storia in vista degli impegni e della forma di vita futura. b. Controindicazioni assolute 75. Alcune situazioni, fatti o abitudini che per la loro natura costituiscono una controindicazione grave e assoluta e un impedimento per la vocazione salesiana devono essere rilevati sin dal primo momento del discernimento, specialmente quando si tratta di candidati adulti: a) Il fatto di essere stato partner attivo in situazione di pederastia o pedofilia, oppure aver favorito in qualsiasi modo lo sfruttamento sessuale di bambini, adolescenti o giovani di qualsiasi sesso. Anche indipendentemente dalla condotta attuale, tali fatti pregressi (che in molti paesi sono sempre perseguibili penalmente, su accusa, senza prescrizione) costituiscono un grave rischio per il bene della gioventù, per la pratica del nostro stile di castità consacrata e per la fama della Congregazione. A seconda della legislazione delle nazioni, quando lo si ritenga necessario, si preveda la richiesta della “dichiarazione d’innocenza” del candidato riguardo a questo genere di fatti. Non rientra in questi casi l’eventuale atto isolato eseguito durante l’adolescenza con altri soggetti minori. b) Azioni di perversione sessuale: rapporti incestuosi; l’esercizio di violenza o abuso sessuale verso altre persone; il lavoro o l’implicazione nel campo della pornografia o lo spettacolo immorale; l’esercizio o lo sfruttamento della prostituzione … c) La convivenza più o meno duratura implicante attività sessuale; la separazione o il divorzio (anche solo sul piano civile). 76. d) È controindicazione assoluta il “peccato grave cum alio/a” dopo l’ammissione all’itinerario formativo salesiano. Rientrano in questa categoria gli atti gravi cercati e voluti con malizia, ancor più se sono stati deliberatamente ripetuti. Tali fatti creano una divisione morale interna espressa nella coesistenza di comportamenti paralleli contrastanti (la “doppia vita”), e quindi occorre agire assolutamente secondo la norma. Se si tratta di un prenovizio, novizio o professo temporaneo, deve essere allontanato o dimesso; se diacono, dovrà considerare seriamente di presentare domanda di dispensa. Diversa considerazione richiedono i casi di atti isolati, oggettivamente gravi, che non hanno provocato uno scandalo e che, essendo isolati e soprattutto quando siano frutto d’ingenuità, inesperienza o macchinazione subita, vanno accompagnati dal riconoscimento e dalla volontà di cambiamento dell’interessato. Una valutazione seria e accurata può portare a riconoscere la possibilità di un reale ricupero. c. Discernimento vocazionale e omosessualità 77. Enunciamo, a continuazione, i criteri che orientano il discernimento vocazionale salesiano riguardo all’omosessualità, sia la tendenza o la condizione, sia gli atti omosessuali. Queste situazioni non si considerano qui dal punto di vista morale o educativo-pastorale, ma specificamente dalla prospettiva del discernimento dell’idoneità per la vocazione salesiana, tenendo presenti la dignità intrinseca di ogni persona e le peculiari esigenze del progetto di vita consacrata e della missione salesiana. Il complesso fenomeno dell’omosessualità include le persone “che provano un’attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso” . La Chiesa distingue fra la tendenza o condizione omosessuale e la sua attuazione ; difende le persone omosessuali, “chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita”, da “ogni marchio di ingiusta discriminazione” , pur condannando gli atti di omosessualità . Ciononostante, sostiene che “vi sono ambiti nei quali non è ingiusta discriminazione tener conto della tendenza sessuale” e invita gli Istituti religiosi a fare proprie e ad esporre “le ragioni che giustificano il fatto di scartare dalla vita religiosa quelle e quelli che non giungeranno a padroneggiare le tendenze omosessuali” . Per noi la valutazione va riferita specificamente alla vocazione consacrata salesiana, la quale richiede una particolare capacità di maturità, di equilibrio e di ascesi nell’ambito affettivo-sessuale anche a coloro che hanno tendenze eterosessuali normali. Ma per le sue peculiari caratteristiche essa comporta specifiche esigenze in riferimento alla omosessualità. Si tratta infatti di una vocazione-missione che si vive in comunità maschili, che porta ad agire in costante contatto con la gioventù povera, di preferenza maschile, bisognosa di attenzione e di affetto, con uno stile di famiglia e un metodo educativo che si esprimono attraverso l’amorevolezza, la capacità di farsi amare e di dimostrare amore. L’esperienza salesiana, nel suo aspetto comunitario e nella sua espressione educativa e pastorale, insegna quanto sia difficile che una persona di tendenza o condizione omosessuale possa rispondere con equilibrio, serenità e coerenza alle esigenze del progetto di vita della Congregazione Salesiana. Per cui è indispensabile nel discernimento in materia di omosessualità una valutazione seria ed esigente, in attenzione alla Congregazione, che deve assicurare la sua autentica testimonianza, e in attenzione al candidato, a cui si rende un giusto servizio evitandogli di assumere un genere di vita che gli richiederebbe uno sforzo straordinario di controllo e di equilibrio. 78. In particolare, in materia di omosessualità costituiscono una controindicazione assoluta per la vita salesiana: a) L’abitudine omosessuale e gli atti di omosessualità verificatisi dopo l’inizio dell’itinerario formativo salesiano. Per il secondo caso valgono i criteri espressi sopra . Non rientrano in questi casi le manifestazioni omosessuali occasionali, attaccamenti, temporanee manifestazioni di immaturità, ecc., che si considerano superabili con il normale processo formativo. Per le ammissioni si devono valutare attentamente il tempo trascorso, l’avvenuta integrazione dei fatti, la raggiunta capacità di equilibrio e di controllo ( comprensione e criterio, motivazione religiosa, maturità nelle relazioni, ecc.). 79. b) La tendenza o condizione omosessuale che si rileva, con aiuto professionale, come inserita nella struttura della personalità. Si tratta della sola tendenza, senza atti o abitudini omosessuali. Di per sé, essa può essere controllata con l’educazione , e non necessariamente si traduce in attività omosessuale o in atteggiamenti che mettono a rischio l’identità sessuale. Tale tendenza però di frequente rende molto difficile all’individuo di stabilire e mantenere un atteggiamento educativo-pastorale “salesiano” di fronte alla gioventù maschile. Sovente la condizione omosessuale conduce alla perdita dell’equilibrio nell’interazione pedagogica e può portare ad un logoramento psicologico della persona. Nel contesto educativo-pastorale salesiano lo stile di vita omosessuale trova occasioni di iperstimolazione e situazioni che possono condurre a vincoli intensi e immaturi, con il rischio di una certa morbosità nel rapporto con la gente giovane. Sono fatti che facilmente diventano pubblici e, quindi, minacciano l’immagine della Congregazione e l’efficacia della sua testimonianza. Non rientra in questi casi il timore dell’omosessualità, che in un ambiente caratterizzato dall’assenza di ragazze può affliggere i giovani in situazioni di particolare insicurezza: tale timore può manifestare piuttosto una fragilità generale o una identità debole, o denotare momenti di definizione o di passaggio. Il lavoro formativo in questi casi si concentrerà sulle reali motivazioni del fenomeno. 2.3.2 Dimensione spirituale 2.3.2.1 ASPETTI DA CONSIDERARE 80. Accenniamo ad alcune disposizioni, atteggiamenti, condizioni, che permettono di valutare l’idoneità spirituale dei candidati alla vita religiosa salesiana. Il loro sviluppo dipende dall’azione dello Spirito e da un costante impegno formativo. Li raggruppiamo attorno ai seguenti nuclei: vita cristiana e caratterizzazione salesiana, vita comunitaria, consigli evangelici, segni di vocazione specifica. A. Vita cristiana e caratterizzazione salesiana 81. Per quanto riguarda la relazione con Cristo, l’opzione per Lui e la sua sequela per la costruzione del Regno, secondo il carisma di Don Bosco, sono da valutare e da coltivare i seguenti aspetti: a) un atteggiamento di fede, caratterizzato dall’accoglienza della Parola assunta come criterio di vita; b) un rapporto di amicizia e d’intimità col Signore, manifestato nella centralità dell’esperienza eucaristica, nella celebrazione del sacramento della Riconciliazione, nell’assidua partecipazione alla preghiera comunitaria, nella fedeltà ai momenti di preghiera personale e alle pratiche di devozione proprie della vocazione salesiana; c) l’identificazione con il “da mihi animas cetera tolle”, attuata nello zelo apostolico verso i giovani, nella disponibilità per affrontare le esigenze pastorali, nella capacità di sacrificio; d) la disponibilità all’accompagnamento formativo, la costanza nella pratica della direzione spirituale e la collaborazione nel discernimento; e) l’opzione cosciente e la decisione di strutturare la propria vita attorno ai valori della consacrazione salesiana, testimoniate con la coerenza delle opere; f) la crescita nelle virtù umane e cristiane, e negli atteggiamenti pedagogici e pastorali propri del Sistema Preventivo; g) una sufficiente conoscenza di Don Bosco e una esperienza positiva di vita salesiana; h) il senso di Chiesa, che si esprime nella comunione pastorale, nell’adesione al magistero, nell’inserimento nella Chiesa locale, secondo le possibilità personali e il carisma della Congregazione. B. Vita comunitaria 82. Per quanto riguarda la “vita comunitaria salesiana”, oltre agli elementi indicati nell’ambito della capacità relazionale, devono essere verificati i seguenti indicatori: a) un chiaro riferimento allo stile di fraternità voluto da Don Bosco nel concreto della vita e dell’azione quotidiana; il riferimento alla propria comunità e all’Ispettoria nelle decisioni e iniziative; il senso di appartenenza alla Congregazione e alla Famiglia Salesiana; b) l’atteggiamento di accoglienza e la cordialità dei rapporti, secondo lo spirito di famiglia; la capacità di condividere l’esperienza vocazionale e di prestare attenzione ai processi e alle dinamiche che vive la comunità; c) la capacità di vivere e lavorare insieme ai confratelli e di assumere con lealtà e generosità un progetto comunitario; d) la responsabilità personale nell’esecuzione dei compiti affidati, senza bisogno di una costante spinta esterna, impiegando i propri doni e accettando i propri limiti; e) la corresponsabilità nella comunità educativo-pastorale, la valorizzazione del contributo degli altri, nel rispetto dei loro ruoli. C. I consigli evangelici 83. Per quanto riguarda i “consigli evangelici”, si possono considerare i seguenti indicatori di idoneità per la vita salesiana: a) la disposizione positiva nei confronti delle varie mediazioni umane; l’assunzione di un progetto comunitario e l’operare con visione e mentalità d’insieme; b) la libera e serena accettazione dell’autorità, in una positiva disponibilità all’obbedienza, scevra sia dalla dipendenza passiva che dall’opposizione sistematica; c) l’intraprendenza e la capacità di lavoro; la cura dei beni della comunità e dell’opera; la capacità di condivisione delle proprie qualità e competenze, dei beni e degli strumenti; il senso sociale dei beni e dei servizi; d) la giusta comprensione del rapporto salesiano tra austerità di vita personale e comunitaria e qualità degli strumenti per un efficace servizio; e) l’effettiva dipendenza dalla comunità e dal superiore, la capacità di condivisione dei doni ricevuti, la sobrietà nello stile di vita e nell’uso degli strumenti personali; la responsabilità e la cura dell’aspetto economico; f) la capacità di amare autenticamente le persone con le quali si vive, di prediligere i giovani destinatari della missione, di vivere l’amicizia in forma serena, matura e coerente con la vocazione; g) l’atteggiamento di stima, rispettoso e prudente, per la donna, con una normale capacità di autocontrollo e di equilibrio emozionale; la spontaneità naturale nelle manifestazioni affettive, in sintonia con la propria scelta di vita consacrata. D. Segni di vocazione specifica 84. I criteri di discernimento finora enunciati sono validi per tutti i Salesiani. Siccome però la vocazione specifica investe tutta la vita del confratello, la dimensione laicale o clericale della sua esistenza costituisce una prospettiva permanente del discernimento vocazionale. È quindi opportuno evidenziarne alcuni segni, nella consapevolezza che si tratta di segni specifici, ma non esclusivi. 85. Segni che portano a discernere la vocazione di salesiano coadiutore, Il salesiano coadiutore, per la sua laicità consacrata, è allo stesso tempo un segno della dimensione secolare della Chiesa e dei valori della consacrazione; ed è per la comunità salesiana, la Comunità Educativa Pastorale e la Chiesa un appello vivente ai valori della dimensione secolare del mondo e della storia, La laicità non va intesa come qualcosa di negativo – il non volere o non potere diventare salesiano presbitero o diacono – né si riduce a un servizio o a una semplice funzione . Non si riferisce in primo luogo a ciò che il coadiutore voglia o possa fare, ma a come egli debba essere nel fare. Il suo modo di vivere la vocazione salesiana, di porsi di fronte alla missione, il suo ruolo nella comunità salesiana e nella comunità educativa, richiedono alcuni atteggiamenti e alcune condizioni specifiche: 86. a) Sentirsi chiamato a vivere l’insieme dei valori salesiani come consacrato laico, che comporta di: – rispondere alla volontà di Dio, porsi al suo servizio e realizzare la propria santificazione da religioso laico: una risposta espressa nella testimonianza del “buon cristiano”, vissuta nella vita consacrata; – accettare questa specifica vocazione come “originale” dimensione personale con le sue ricchezze e la diversità delle sue funzioni, che riempie e non limita le proprie aspirazioni, e comprendere ciò che questo significa a livello spirituale, comunitario e pastorale; – essere consapevole e assumere l’impegno di vivere nella Congregazione “la medesima vocazione in fraterna complementarità” con il salesiano presbitero ed essere disponibile alla collaborazione creativa nella missione . b) Rendersi idoneo a compiere la missione di educatore-pastore dei giovani nella forma laicale, coltivando le capacità e acquistando le competenze necessarie per prestare servizi e impegnarsi in ambienti professionali, sociali, culturali più congeniali con l’identità del salesiano coadiutore; c) Educarsi ad uno stile di intraprendenza e concretezza, curando: – la vicinanza al mondo e l’attenzione ai problemi umani, l’interesse per le realtà del lavoro e la sensibilità per il territorio, la disponibilità a intervenire; – il senso della professionalità, la coscienza che ogni mestiere è importante, la serietà nella programmazione, la capacità di collaborare; – la stima e la propensione al lavoro manuale e tecnico, ma anche l’apprezzamento per il lavoro intellettuale e la disposizione a trarne profitto; – la condivisione dello spirito e della missione con i membri della Comunità Educativo-Pastorale e della Famiglia Salesiana, secondo la propria identità di salesiano coadiutore. 87. Segni che portano a discernere la vocazione di salesiano presbitero . Si evidenziano in particolare i seguenti aspetti che devono caratterizzare il salesiano che si orienta al presbiterato e intraprende il cammino di configurazione a Cristo Sacerdote, al seguito e sull’esempio di Don Bosco: a) sentirsi chiamato ad un’esperienza spirituale di unione con Cristo, caratterizzata dalla identificazione personale con il ministero e l’opera di Don Bosco sacerdote, padre e maestro della gioventù; b) fare propria l’espressione salesiana del ministero presbiterale nella missione giovanile; un ministero vissuto nella prospettiva educativa, secondo un progetto comunitario, realizzato in opere diverse e compiuto nell’interazione di ruoli complementari; c) vivere e coltivare le espressioni del ministero presbiterale in coerenza con i destinatari, con i criteri, il metodo e lo spirito salesiano, con la radicalità del “da mihi animas” e lo stile del Sistema Preventivo. d) vivere la vita e la missione in comunione e collaborazione con i confratelli coadiutori, ed esprimere il servizio ministeriale nell’ambito della CEP e della Famiglia Salesiana, con capacità di animazione; e) testimoniare secondo il carisma salesiano l’amore per la Chiesa nella comunione pastorale, nella docilità al Papa e ai pastori, nella partecipazione alla vita diocesana, nella disponibilità alla missione universale. 2.3.2.2 MOTIVAZIONI E RETTA INTENZIONE 88. Chi si sente chiamato alla vocazione salesiana e chiede di essere ammesso intende optare per uno stile di vita, per un insieme di valori che percepisce in accordo con la sua realtà e le sue aspirazioni. Il primo passo nel discernimento vocazionale consiste nel verificare la presenza dei requisiti di idoneità e l’assenza di controindicazioni. Tuttavia, anche se questi sono segni importanti e necessari per scoprire una autentica chiamata di Dio, non sono sufficienti. 89. È necessario andare oltre, cioè identificare e valutare l’origine di questa inclinazione, di questo orientamento. Occorre comprendere quali bisogni, desideri o interessi, quali dinamiche positive e negative, interne od esterne, costituiscono il fondamento e danno consistenza a questa scelta. In una parola, è necessario individuare le motivazioni profonde della scelta vocazionale. L’intervento formativo contribuirà a renderle adeguate, vere e autentiche fino a giungere al segno positivo fondamentale, la retta intenzione. 90. La retta intenzione è la volontà chiara e decisa di offrirsi interamente al Signore, di appartenere a Lui e di servirlo nel prossimo secondo la vocazione salesiana. È una volontà sincera, ben motivata, dichiarata e dimostrata attraverso una condotta coerente e la piena disponibilità formativa. La retta intenzione è ben diversa dalla semplice attrazione sensibile o da un generoso desiderio di servizio o da altri aspetti, pur importanti, della vocazione salesiana, come ad esempio il piacere di stare con i giovani, il lavoro educativo, un ruolo sociale. L’intenzione soprannaturale è un impegno di tutta la persona illuminata dalla fede. È l’offerta di sé a una missione percepita e accettata dalla mano di Dio per mezzo della Chiesa. L'interesse e l’inclinazione autentici e orientati verso la missione salesiana e una vera motivazione soprannaturale sono le componenti essenziali della retta intenzione. È il più caratteristico e indispensabile segno vocazionale, che conferisce solido fondamento agli altri elementi di idoneità. 91. Il discernimento delle motivazioni è un aspetto determinante del processo formativo. Le motivazioni sono complesse e in buona parte inconsce, come complessa è la persona nella quale il fisiologico, lo psicologico (conscio e inconscio), lo spirituale e la grazia costituiscono un’unità. Per il discernimento e la valutazione delle motivazioni è bene distinguere i diversi tipi e i diversi livelli. Si può parlare di motivazioni: – consce e inconsce: quelle che il soggetto manifesta a parole e che crede di possedere, e quelle per cui egli agisce e vive, pur non essendone consapevole; – dominanti o semplicemente presenti: quelle che di fatto muovono la persona verso determinate scelte, e quelle che accompagnano le scelte senza essere decisive; – convergenti o divergenti: quelle che sono coerenti con l’orientamento vocazionale, come per esempio l’aspirazione personale a lavorare per i giovani e la volontà di darsi totalmente a Dio nella costruzione del Regno; oppure, quelle divergenti, che producono una incoerenza interna, come il voler divenire religioso e proporsi di salire di rango nella scala sociale; – autentiche o apparenti, adeguate o inadeguate, valide o invalide: quelle interiorizzate, o assunte solo apparentemente dal soggetto; quelle che muovono verso gli altri e il loro bene e orientano tutta la persona verso Dio, il suo Regno, il suo progetto, oppure quelle centrate sul soggetto, sulla soddisfazione dei suoi bisogni, dei suoi desideri. 92. Il discernimento deve poter identificare la qualità delle motivazioni: a) La motivazione autentica, adeguata e valida è fondata su valori essenzialmente religiosi, sull’amore di Dio e del prossimo, e riesce a indirizzare verso queste mete le energie del soggetto. La si riconosce dalla coerenza tra i valori proclamati e la vita vissuta, dalla serenità e dalla gioia con cui il candidato vive il quotidiano. È la motivazione specifica che coincide con la “retta intenzione”: è una motivazione fondamentale che tocca l’essenza della vocazione. Una tale motivazione è capace di purificare, unificare e consolidare altre motivazioni consce o inconsce. Ai fini della riuscita vocazionale il discernimento e l’intervento formativo devono accertare che la motivazione autentica sia presente nel candidato, o che egli la possa raggiungere con un normale processo formativo. b) La motivazione inadeguata si basa su valori sani e appartenenti alla vocazione, ma non fondanti e, in certo senso, marginali o periferici, come sono la gratificazione per il successo nell’educazione, la gioia nel lavoro giovanile, la soddisfazione di esprimere in modo significativo le proprie risorse, la promozione dei poveri, il gusto per il servizio sociale, la passione per lo studio, il piacere di una vita di amicizia. Quando si presentano come dominanti, prive di correttivi e di integrazioni soprannaturali, anche se valide in se stesse, queste motivazioni non sono sufficienti a dare ragione della vita consacrata e a sostenere la fedeltà in essa. Esse si esauriscono se non hanno radici solide e definitive nel sentirsi chiamati a testimoniare il primato di Dio e nell’accogliere la centralità di Cristo nell’impostazione della propria esistenza. Mediante l’aiuto formativo possono essere purificate ed integrate entro motivazioni religiose autentiche. c) La motivazione invalida, anche se appare esteriormente religiosa, effettivamente è basata su bisogni e interessi soggettivi molteplici, come il bisogno di sicurezza, l’affermazione di sé, la ricerca di affetto, e non consente di reggere la scelta vocazionale, il cammino formativo e la perseveranza. 93. L’accertamento di una motivazione autentica è sempre un’impresa delicata. Le motivazioni non sono mai allo stato puro. Verificata la sincerità del candidato, che esclude ogni falsità cosciente, non si deve presumere l’esistenza della rettitudine di intenzione. Si può ritrovare frammista a un insieme di motivazioni egocentriche, che appartengono alla sfera chiaramente inconscia. Attraverso il discernimento, quindi, si devono scoprire le motivazioni consce e, nel possibile, anche quelle inconsce, avvalendosi anche dell’aiuto delle scienze umane, soprattutto quando la persona non raggiunge un buon livello di integrazione. Si tratta di comprendere l’atteggiamento di fondo della persona, i valori, le necessità, le carenze e gli aspetti che, positivi in sé, possono però nascondere atteggiamenti difensivi. Ugualmente è necessario valutare quali siano le motivazioni dominanti e quali semplicemente presenti, fino a che punto sono convergenti e soprattutto se sono autentiche o meno. Si richiede perciò l’impegno del candidato e il contatto profondo di direzione e di orientamento spirituale con chi ha sensibilità e capacità di discernimento. La comprensione e la valutazione delle motivazioni spettano in modo particolare al direttore spirituale e al confratello stesso, anche se i membri del Consiglio non possono perdere di vista questo elemento di capitale importanza. 94. Per quanto riguarda l’intervento formativo bisogna essere consapevoli che le motivazioni sono suscettibili di maturazione e di purificazione graduale e continua. Spesso il candidato si presenta manifestando come dominante una motivazione inadeguata, che l’intervento formativo aiuta a trasformare, orientandola verso una linea più autentica. Per questo serve un processo che privilegi l’impegno del soggetto nella risposta e nella crescita vocazionale. I formatori a questo livello possono influire, più che con l’intervento diretto, con la creazione di un clima che favorisce la conoscenza di sé e la valorizzazione delle motivazioni personali, e spinge verso l’autenticità vocazionale. Così, la formazione porta progressivamente il candidato a comprendere con maggior profondità e chiarezza che è il Signore che “chiama” e “motiva la scelta” del servizio ai giovani nella Congregazione. 2.3.3 Dimensione intellettuale 2.3.3.1 ASPETTI POSITIVI E REQUISITI DA CONSIDERARE A. Intelligenza, capacità di riflessione e di giudizio 95. La capacità intellettuale non è un elemento isolato della personalità. È inserita in un contesto (temperamento, orientamento mentale, fattori ambientali) e in tale contesto deve essere valutata. Da una parte, si deve verificare se l’intelligenza del candidato è sufficiente ed è integrata con il resto della sua personalità, se conduce a riconoscere i propri limiti, a rimediare alle proprie lacune attraverso l’informazione e la qualificazione. Si deve constatare se l’interessato sa ragionare per confrontarsi ed accogliere aspetti nuovi e riesce a decidere coerentemente. Bisogna accertare se si tratta di un’intelligenza abile nell’elaborazione del pensiero e in grado di stabilire relazioni. D’altra parte, occorre che l’intelligenza sia proporzionata e relativa al tipo di impegno che si vive in una Congregazione chiamata ad una missione educativa e pastorale, che si esprime in una diversità di forme e si realizza in collaborazione attraverso ruoli e funzioni differenti. Non si tratta quindi della capacità di accumulare conoscenze ma piuttosto di un sano criterio per pensare e discernere e della competenza per attuare la missione. 96. Occorre tener presente che l’incapacità di apprendere dalla vita, come pure la chiusura mentale e la mancanza di onestà di fronte alla verità, sono segni che possono esprimere problematiche psicologiche: paure, angosce, e svariati altri atteggiamenti di difesa, che impediscono l’apertura agli altri e, quindi, possono rendere la persona incapace di vivere la vocazione salesiana. Perciò nel discernimento non basterà riferirsi unicamente ai risultati scolastici o accademici. Bisogna riscontrare anche abilità intellettuali pratiche per comprendere e affrontare i problemi di ogni giorno e quel senso della realtà che porta ad evitare ingenue idealizzazioni. Chi non riesce tanto bene negli studi può risolvere in modo soddisfacente problemi pratici e di relazione con le persone, di valutazione prudenziale delle situazioni, dimostrando una buona intelligenza pratica. Chi riesce molto bene negli studi può essere invece un individuo portatore di disagio, che trova difficoltà ad accettare un progetto comunitario, ad essere docile alle richieste più semplici ma urgenti, e può diventare un oppositore sistematico. 97. Si tratta di un’attitudine, il cui sviluppo va continuamente curato. Richiede una volontà costante e la capacità di concentrazione, la presenza di autentici interessi culturali, l’impegno a mantenere l’intenzionalità vocazionale salesiana come criterio di orientamento e di caratterizzazione delle scelte e degli sforzi per aggiornarsi e maturare intellettualmente, l’attenzione ai livelli di vita emergenti nelle culture giovanili. 98. La capacità intellettuale del salesiano, in sintesi, deve essere sufficiente per compiere gli studi, che corrispondono agli impegni futuri (tanto dei salesiani coadiutori come di quelli chiamati al ministero presbiterale) e per avere una giusta conoscenza della natura della vocazione e delle sue esigenze . Deve includere la capacità riflessiva e di giudizio, propria di chi è educatore e pastore, necessaria per coltivare una sensibilità culturale, formativa e pastorale, che permetta di vivere attenti ai segni dei tempi, di discernere la voce dello Spirito e acquistare la capacita di imparare dalla vita. B. Qualificazione necessaria 99. Tutti devono raggiungere un livello di studi che li collochi all’altezza di svolgere un ruolo utile nella comunità e nella realizzazione della missione educativo-pastorale salesiana. Per chi inizia, si deve accertare almeno l’attitudine ad acquistare una qualifica professionale. Lungo l’itinerario formativo il salesiano deve ottenere i titoli di studio stabiliti nel progetto ispettoriale di formazione. A seconda dei contesti nei quali avviene la chiamata e la prima formazione, i titoli che attestano la qualificazione del candidato possono essere diversi. Per essere in grado di vivere e condividere i valori salesiani oggi e di attualizzare il Sistema Preventivo occorre una sufficiente conoscenza di Don Bosco e della sua storia, dell’esperienza, della riflessione e degli orientamenti della Congregazione, dei diversi gruppi della Famiglia Salesiana. In ogni caso è indispensabile valorizzare il cammino quotidiano di qualificazione attraverso una forma di confronto comunitario e di realizzazione programmata della missione, accompagnata e sostenuta dalla riflessione personale e condivisa e dall’atteggiamento di discernimento. 2.3.3.2 DIFFICOLTÀ E CONTROINDICAZIONI DA VALUTARE 100. Alcuni segni che possono manifestare una mancanza di idoneità per la vita salesiana sono: a) la non riuscita negli studi necessari alla nostra missione, come sono previsti dalle norme della Chiesa e dagli indirizzi salesiani; b) il mancato impegno nella qualificazione personale, necessaria per il ruolo di animazione e di responsabilità che si deve svolgere; c) un debole interesse per il proprio rinnovamento culturale e professionale, e la scarsa dedizione allo studio, atteggiamenti che possono indurre un senso di emarginazione e di inferiorità e condurre alla superficialità nell’operare; d) uno stile di vita attivista e superficiale, che non si preoccupa di curare la qualità dell’esperienza e del lavoro, non sa darsi tempo per la riflessione, non valorizza le opportunità di condivisione e di lettura della realtà. 2.3.4 Dimensione educativo-pastorale 2.3.4.1 ASPETTI POSITIVI E REQUISITI DA CONSIDERARE 101. Sono segni di idoneità, da verificare e da far maturare durante la formazione, le qualità proprie dell’educatore pastore salesiano. In particolare, si rilevano le seguenti: a) la predilezione per i giovani poveri e abbandonati e per gli ambienti popolari; la solidarietà, la capacità di mantenere il contatto con i contesti giovanili e di incarnarsi in contesti diversi dal proprio; b) l’attitudine a recepire e stimare i valori del proprio tempo; la capacità di comprensione critica dei linguaggi della comunicazione sociale, di confronto con le situazioni culturali, di apertura all’informazione; c) la capacità di svolgere la missione salesiana per profonde ragioni di fede, come vera esperienza spirituale, integrando spiritualità e azione pastorale, educazione ed evangelizzazione, traducendo lo zelo pastorale nell’iniziativa, nella generosità e nel sacrificio; d) il possesso di un adeguato senso pastorale e l’assunzione del Sistema Preventivo come metodo e spiritualità; la capacità di testimoniare un quadro di valori in sintonia con la proposta educativo-pastorale salesiana; e) la competenza educativo-pastorale, che comporta un insieme di conoscenze specifiche, in particolare della pastorale giovanile salesiana, l’assunzione di abilità operative e la ricerca di qualificazione. Espressione privilegiata di questa ricerca è la costante attenzione ai problemi educativi, alle diverse forme di comunicazione e ai nuovi messaggi, per l’annuncio della Parola ai giovani; f) la capacità di animare e di accompagnare persone e gruppi, promovendo un cammino di qualità umana e cristiana; g) il senso comunitario della missione ispettoriale e locale, manifestato nella partecipazione alla progettazione (PEPS), nel rispetto per la programmazione comune e nel riferimento ai responsabili, nella collaborazione per l’esecuzione, in un positivo rapporto con i laici e con i membri della Famiglia Salesiana; h) l’abito della riflessione sulla prassi, in base agli stimoli e agli indirizzi della Chiesa, ai criteri della scienza pastorale e alle direttive della Pastorale Giovanile Salesiana; i) il vivere la missione come cammino di formazione. 2.3.4.2 DIFFICOLTÀ E CONTROINDICAZIONI DA VALUTARE 102. Le controindicazioni si rilevano nella mancanza o nel disarmonico sviluppo degli elementi sopraindicati: a) poca sensibilità e interesse per i destinatari specifici della nostra missione e debole attenzione per la cultura locale e il proprio territorio; b) superficialità nell’esperienza educativo-apostolica; esecuzione materiale delle attività educativo-pastorali, senza una costante riflessione e confronto; scarsa attenzione agli orientamenti pastorali della Chiesa e della Congregazione; c) difficoltà ad incarnare il Sistema Preventivo come criterio permanente di vita e di azione; una visione secolarizzata dell’attività educativo-pastorale, fondata sulle tecniche operative senza la forza del “da mihi animas”; o una visione che non integra la prospettiva educativa; d) l’individualismo apostolico, l’assenza di comunicazione con gli altri operatori e responsabili della missione comune, un debole inserimento nella comunità educativo- pastorale; f) mancanza di impegno nel qualificarsi per la missione. RI 15; cfr can. 642 C 108. Cfr can. 1029; RI 15; Sac. Coel. 63 Cfr RI 16; RFIS 39. 41 Cfr Form. Cel. 38 Cfr FSDB 59-60 HIV = Human Immunodeficiency Virus, AIDS = Acquired Immune Deficiency Syndrome (Sindrome da immunodeficienza acquisita o Virus dell’AIDS) Cfr FSDB 352 Ad esempio, vi sono culture nelle quali il primogenito ha responsabilità assoluta per i fratelli e le sorelle; perciò una volta deceduti i genitori, egli deve assumere questo compito difficilmente compatibile con gli impegni della vita religiosa Can. 1040-1042.1139-1140 Da un manuale classico prendiamo una lista di disturbi della personalità e una loro breve descrizione a scopo informativo e di riferimento: “Il disturbo paranoide di personalità è un quadro caratterizzato da sfiducia e sospettosità, per cui le motivazioni degli altri vengono interpretate come malevole. Il disturbo schizoide di personalità è un quadro caratterizzato da distacco dalle relazioni sociali e da una gamma ristretta di espressività emotiva. Il disturbo schizotipico di personalità è un quadro caratterizzato da disagio acuto nelle relazioni strette, distorsioni cognitive o percettive, ed eccentricità nel comportamento. Il disturbo antisociale di personalità è un quadro caratterizzato da inosservanza e violazione dei diritti degli altri. Il disturbo borderline di personalità è un quadro caratterizzato da instabilità delle relazioni interpersonali, dell’immagine di sé e degli affetti, e da marcata impulsività. Il disturbo istrionico di personalità è un quadro caratterizzato da emotività eccessiva e da ricerca di attenzione. Il disturbo narcisistico di personalità è un quadro caratterizzato da grandiosità, necessità di ammirazione, e mancanza di empatia. Il disturbo evitante di personalità è un quadro caratterizzato da comportamento sottomesso e adesivo legato ad un eccessivo bisogno di essere accuditi. Il disturbo ossessivo-compulsivo di personalità è un quadro caratterizzato da preoccupazione per l’ordine, perfezionismo ed esigenze di controllo.” (DSM-IV Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, American Psychiatric Association, Milano – Parigi – Barcelona, 1996, 687). Questi disturbi della personalità possono presentarsi da soli o uniti a qualche altro e spesso coinvolgono alterazioni fisiologiche (disturbi psicosomatici). Cfr RFIS 39 C 82 Cfr RI 30 § 5 Cfr CDF, Persona humana, Dichiarazione su alcune questioni di etica sessuale, 1975, n. 9; CEC, Orientamenti educativi sull’amore umano. Lineamenti di educazione sessuale, 1983 Form. Cel. 5. 36. 63 CDF, Lettera Homosexualitatis problema,1 ottobre 1986, 6 Catechismo della Chiesa Cattolica, 2357 Cfr CDF, Persona humana, Dichiarazione su alcune questioni di etica sessuale, 1975 Catechismo della Chiesa Cattolica, 2358; cfr 2359 Catechismo della Chiesa Cattolica, 2396 CDF, Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non-discriminazione delle persone omosessuali, in: L’Osservatore Romano, 24 luglio 1992, 11 PI 39 Cfr numero 76, seconda parte Catechismo della Chiesa Cattolica, 2359 Cfr CG21 178 Cfr ACS 298 (1980), pag. 16-17 C 4 Cfr ACS 298 (1980), pag. 20.23 Cfr Parte terza, 127-143; PI 108-109 Cfr VECCHI J., Discorso del Rettor Maggiore a conclusione del CG24, in CG24 240; ACG 365 (ottobre- dicembre 1998) 79, pag. 10 Cfr VC 98; PDV 51 Cfr C 19. 119 13