1. FORMAZIONE SALESIANA E DISCERNIMENTO VOCAZIONALE 1. Oggetto di questo sussidio, che è un supplemento alla Ratio (FSDB) , è il discernimento vocazionale durante la formazione iniziale e più specificamente il discernimento in vista delle ammissioni: un discernimento visto come servizio ad ogni candidato e all’autenticità del carisma. È utile, quasi a modo di introduzione, presentarne le principali componenti. 1.1 VOCAZIONE SALESIANA E DISCERNIMENTO 2. Le Costituzioni e la Ratio sono due punti di riferimento fondamentali, anche se di valore diverso, per la formazione. Esse presentano la vita salesiana in una prospettiva dialogale di chiamata e risposta. La vocazione salesiana “è una grazia del Padre” “che ci ha amati per primo”, ma è allo stesso tempo “opzione” e “scelta”. Vocazione e opzione devono essere verificate, motivate e maturate. Nel dialogo vocazionale, che costituisce il cuore dell’esperienza formativa, si incontrano da una parte Dio che chiama (come vuole, quando vuole, chi vuole) e dall’altra un uomo concreto (nato in una cultura, cresciuto in una famiglia, che ha sviluppato una determinata visione della vita), che risponde alla chiamata interiore in modo “esistenziale” con tutto se stesso. I modi in cui una vocazione viene sentita, indirizzata e sviluppata, possono essere diversi. 3. Come può una persona, e con lei i corresponsabili della sua decisione vocazionale, capire se è chiamata “a far parte della Società salesiana”, a vivere nella Chiesa il progetto di Don Bosco al servizio dei giovani, a viverlo “in una specifica forma di vita religiosa”? Come discernere la volontà di Dio, “approfondire l'opzione vocazionale” e le “motivazioni della propria scelta”? Il processo formativo tende a favorire la risposta a queste domande fondamentali attraverso il discernimento, che è condizione indispensabile, atteggiamento permanente e compito specifico della formazione. 4. Le Costituzioni non presentano in forma sistematica e completa i criteri di discernimento, ma sono il punto di riferimento fondamentale per chi si confronta con la vocazione salesiana. Nella Regola si trovano indicate disposizioni, attitudini, motivazioni, condizioni, elementi di idoneità, competenze e responsabilità, che formano parte ed intervengono nel discernimento. La Ratio esplicita gli aspetti fondamentali che configurano il discernimento salesiano. Nel capitolo 2° mette in luce l’identità salesiana, punto determinante del discernimento, e i suoi aspetti integranti. Nel capitolo 3° descrive, secondo le quattro dimensioni della formazione – umana, spirituale, intellettuale, educativo-pastorale – gli elementi essenziali (valori e atteggiamenti) da considerare e da coltivare in forma permanente per poter vivere con gioia e maturità il progetto salesiano. 1.2 NATURA E CARATTERISTICHE DEL DISCERNIMENTO VOCAZIONALE 1.2.1 Natura del discernimento vocazionale 5. Per discernimento vocazionale salesiano intendiamo il processo di conoscenza (analisi e comprensione) e di valutazione di quegli aspetti, segni e fatti della realtà personale, attraverso i quali lo Spirito Santo indica che un determinato candidato è chiamato alla vita salesiana. Questo discernimento permette di capire se egli possiede le attitudini e le virtù richieste, in modo particolare le motivazioni e la retta intenzione, che è il segno più caratteristico della vocazione. Lo scopo è di verificare la possibilità della scelta di una vocazione specifica. Non si tratta di formulare un giudizio morale sulla persona o di condurre una diagnosi psicologica, né di limitarsi a considerare la presenza o l’assenza di controindicazioni. Si tratta di scoprire nel contesto globale della persona e della sua vita i segni della volontà di Dio, mediante una prudente e illuminata interpretazione degli elementi della situazione concreta. 1.2.2 Discernimento vocazionale “salesiano” 1.2.2.1 DISCERNIMENTO “SALESIANO” 6. Non ci si riferisce qui ad un discernimento vocazionale “generico”, ma al discernimento vocazionale salesiano. Si tratta di discernimento della vocazione salesiana e in vista di essa. Riguarda chi “si orienta verso la vita salesiana” e si sente chiamato a vivere la “specifica forma di vita religiosa” incarnata nel progetto salesiano di vita consacrata. Ha come criterio fondamentale l’identità salesiana, i suoi elementi costitutivi, i requisiti e le condizioni per viverla. Ha come punto di riferimento normativo gli orientamenti della Congregazione, responsabile della vocazione salesiana nella Chiesa. Il discernimento vocazionale “salesiano”, compiuto nel contesto formativo, comporta il confronto fra la vocazione personale e il carisma della Congregazione. Il candidato deve giungere alla convinzione motivata di poter vivere in modo sostanzialmente coerente e con gioia lo spirito e la missione della Congregazione, e la Congregazione deve avere la certezza morale, fondata su ragioni positive, che egli possiede le qualità necessarie per percorrere la via intrapresa. Questa certezza morale, oltreché sulla grazia di Dio, si fonda sulle risorse della persona, sul cammino da essa percorso e sulla sua capacità di assumere con responsabilità e fiducia un progetto di vita. Si tratta di identificare gli elementi di idoneità secondo un criterio che privilegia la qualità dell’esperienza salesiana. Prima responsabilità della Congregazione sono infatti la fedeltà al carisma e l’autenticità vocazionale. 1.2.2.2 DISCERNIMENTO ATTENTO ALLE DIVERSE FORME DELL’UNICA VOCAZIONE 7. All’interno dell’unica vocazione salesiana il discernimento vocazionale tiene presente la distinzione determinata dalla forma laicale o presbiterale di viverla. La vocazione salesiana non è una vocazione astratta e generica, ma concreta e specifica. Dio non chiama ad essere genericamente salesiano, ma fa comprendere, a volte gradualmente, che la chiamata è specificamente orientata a realizzare il progetto di Don Bosco come religioso laico o come religioso presbitero . Per quanto si riferisce al discernimento vocazionale ciò significa che : – i criteri di discernimento sono fondamentalmente validi per tutti i candidati; – la prospettiva della “forma specifica” e, quindi, le sottolineature caratteristiche che da essa derivano, devono essere presenti lungo tutto il processo di discernimento e non solo nel suo inizio o nel periodo della formazione specifica; – è bene che la scelta vocazionale sia chiara già con la prima professione e, in ogni caso, prima dell’inizio della formazione specifica e della professione perpetua . 1.2.3 Discernimento durante la formazione iniziale 1.2.3.1 IL DISCERNIMENTO: ATTEGGIAMENTO COSTANTE DELL’ITINERARIO FORMATIVO 8. Tutto il processo formativo è un cammino di discernimento e deve essere vissuto in atteggiamento permanente di discernimento. “A chi si orienta verso la vita salesiana vengono offerti l'ambiente e le condizioni adatte per conoscere la propria vocazione e maturare come uomo e come cristiano. Può così, con l'aiuto di una guida spirituale, scegliere in modo più consapevole e libero da pressioni esterne e interne” . Facendo “esperienza dei valori della vocazione salesiana” , il candidato giunge a una più profonda conoscenza di se stesso e si rende capace di dare una risposta personale matura. L’intera formazione iniziale è pedagogicamente impostata a questo fine. Per questo, prima di essere incorporato definitivamente nella Società, il candidato percorre diversi periodi formativi. “Essi – dicono le Costituzioni – sono necessari sia al candidato che alla comunità per discernere, in mutua collaborazione, la volontà di Dio e per corrispondervi. Il candidato conosce progressivamente la Società ed essa, a sua volta, può valutarne le attitudini alla vita salesiana” , in particolare le motivazioni e la retta intenzione. 9. Il discernimento si compie in ogni fase; accompagna il cammino di crescita e verifica il raggiungimento degli obiettivi specifici; si manifesta in una successione pedagogica e graduale di valutazioni e di impegni (domanda, giudizio di idoneità, ammissione). Chi discerne deve essere attento all’unità e alla personalizzazione del processo formativo e deve assumerne le caratteristiche. A. Discernimento graduale e progressivo 10. Durante il percorso formativo vi sono, in certo senso, criteri per una valutazione di base e criteri per valutare il progresso e la crescita. Accertata l’idoneità di base e l’assenza di controindicazioni assolute, è da constatare tra il primo inizio e la professione perpetua l’accresciuta conoscenza, la maturazione dell’idoneità, l’approfondimento delle motivazioni. Partendo dall’esistenza di disposizioni fondamentali, che non sono ancora attitudini sviluppate, si tratta di verificare - nelle varie ammissioni ed in altri momenti di discernimento - se la crescita ha raggiunto la maturità necessaria ad assumere gli impegni corrispondenti. B. Discernimento attento alla specificità delle fasi e dei momenti 11. Ogni fase formativa ha degli obiettivi propri, tende cioè a sottolineare aspetti diversi e offre possibilità particolari di conoscenza della persona, di contatto con l’esperienza salesiana e di visione della Congregazione. Non sono gli stessi, ad esempio, gli indicatori da considerare durante il noviziato e quelli che caratterizzano il tirocinio. Si tratta di valutare il tipo di crescita che ogni fase vuol favorire e le sfide che si devono affrontare, ponendo “particolare attenzione ai momenti di passaggio da una fase all’altra” e assicurandosi, alla fine di ogni fase formativa, che siano stati raggiunti gli obiettivi richiesti per la fase seguente. Quindi, pur tenendo presente che i valori vocazionali si assumono gradualmente, il discernimento aiuterà a non “protrarre situazioni problematiche o di indecisione che non offrono prospettive serie di miglioramento” . C. Discernimento visto nell’unità e nella continuità della formazione 12. Il discernimento deve essere compiuto nella prospettiva dell’unità della persona e della sua esperienza e della continuità dell’itinerario formativo. Pur compiendosi in fasi diverse e in differenti comunità, con diversi gruppi di formatori e attraverso momenti successivi di verifica e di ammissione, non può limitarsi ad un’unica dimensione della formazione o solo al momento presente. Il discernimento comporta una visione unitaria della formazione, continuità della metodologia formativa e della conoscenza della persona, un considerazione personalizzata ed in contesto. Questa prospettiva è indispensabile per la giusta valutazione di manifestazioni e fatti. 1.2.3.2 DISCERNIMENTO: MOMENTI PARTICOLARI E AMMISSIONI 13. L’accompagnamento e il discernimento sono una costante di tutta la formazione iniziale con accentuazioni specifiche nelle diverse fasi che preparano alla piena incorporazione nella Congregazione: nella verifica dell’idoneità di base, nel momento della prima risposta vocazionale, nelle ammissioni che costituiscono punti di sintesi . I periodi che precedono la prima professione, cioè la preparazione al noviziato e il noviziato, hanno un rilievo particolare. “Immediatamente prima del noviziato – affermano le Costituzioni – è richiesta una speciale preparazione per approfondire l'opzione vocazionale e verificare l'idoneità necessaria ad iniziare il noviziato” . Durante il noviziato “con l'aiuto del maestro il novizio approfondisce le motivazioni della propria scelta, accerta l'idoneità alla vocazione salesiana e si orienta verso il completo dono di sé a Dio per il servizio dei giovani, secondo lo spirito di Don Bosco” . Singolare attenzione è attribuita anche al discernimento della maturità spirituale richiesta per la professione perpetua, data l’importanza di tale scelta . Anche dopo la formazione iniziale si possono vivere circostanze che richiedono un discernimento più profondo e una valutazione più ponderata: di fronte a nuove situazioni e a nuove sfide, in momenti di dubbio, di demotivazione o di riaffermazione vocazionale, in tempi di difficoltà e anche in situazioni gravemente compromesse . 14. Vi è una stretta relazione tra discernimento e ammissioni. Le ammissioni ai diversi impegni del cammino vocazionale costituiscono momenti particolarmente importanti di discernimento; in esse si sintetizza e si esprime la lettura e la valutazione dei segni che motivano sia la domanda del candidato sia il giudizio dei responsabili sull’idoneità corrispondente all’impegno che viene assunto . La domanda presentata liberamente dal candidato si fonda sul discernimento da lui realizzato, con la collaborazione di coloro che lo accompagnano e della comunità, e rimane aperta ad un segno decisivo della volontà di Dio, espresso nel giudizio di coloro che sono i “mediatori dell’azione del Signore” . D’altra parte, questo giudizio dei superiori è frutto dello sforzo di comprensione, illuminato dai criteri della Chiesa e della Congregazione, che percorre tutta l’esperienza formativa e intende servire la vocazione personale e l’identità salesiana. Quanto si dice del discernimento in vista delle ammissioni deve essere tenuto presente nei casi di riammissione di chi fosse uscito legittimamente dalla Congregazione al termine del noviziato o dopo la professione . 1.3 I RESPONSABILI DEL DISCERNIMENTO VOCAZIONALE 15. Nel discernimento in vista di decisioni finali, di scelte significative e delle ammissioni, si esprimono tutti coloro che, con ruoli e responsabilità diverse, sono coinvolti nel processo formativo. Il discernimento si realizza in intima collaborazione tra il candidato e la comunità, attraverso un dialogo di reciproca fiducia per comprendere la volontà di Dio e riconoscere i suoi segni . L’aspetto personale e l’aspetto comunitario del discernimento sono in gioco quando, negli anni della formazione iniziale, si cerca di determinare l’idoneità di base di fronte al progetto vocazionale salesiano oppure i requisiti d’idoneità richiesti per fare un passo ulteriore nel cammino verso gli impegni definitivi. 16. L’esperienza formativa parte da un presupposto fondamentale: la volontà di compiere insieme un processo di discernimento, di opzione e di fedeltà vocazionale con un atteggiamento di comunicazione aperta e di sincera corresponsabilità, attenti alla voce dello Spirito e alle mediazioni concrete . Al candidato spetta in prima persona comprendere l’intenzione di Dio sulla sua vita e perciò, anche in questo caso, egli “assume la responsabilità della propria formazione” . D’altra parte tutta la comunità si sente coinvolta ed è invitata a dare il proprio contributo. L’Ispettore e il Direttore, con i rispettivi Consigli, hanno una specifica responsabilità giuridica nelle ammissioni e nel discernimento che le precede. Ad essi è affidato il compito di valutare e di emettere un giudizio, in forma personale e collegiale, in un determinato momento del processo formativo. È, in certa misura, l’aspetto ufficiale del discernimento. Con ciò non si vuol mettere in secondo piano il ruolo determinante di altri responsabili, come il direttore spirituale e il confessore. Tutti i confratelli, in particolare quelli che costituiscono la comunità formatrice, hanno una responsabilità morale. Certo questa grava anzitutto su coloro che hanno la responsabilità giuridica; essi devono assicurare le condizioni per operare secondo i criteri indicati dalla Chiesa e dalla Congregazione, sulla base di una informazione adeguata e nella prospettiva di un processo di discernimento che richiede gradualità e continuità. 1.3.1 Responsabilità del candidato 17. Il compito del discernimento vocazionale, come si è detto, spetta in primo luogo al candidato alla vita salesiana o al confratello in formazione. Egli è il primo interessato a comprendere la volontà di Dio nei suoi riguardi ed è responsabile di dare una risposta autentica; perciò assume un atteggiamento permanente di discernimento, coltiva un’apertura costante alla voce di Dio e all’azione dei formatori, orienta la sua vita secondo una prospettiva di fede, si confronta con i criteri vocazionali salesiani. Cerca di conoscersi in verità, di farsi conoscere e di accettarsi; si avvale di tutte le mediazioni e dei mezzi che l’esperienza formativa gli offre, in particolare dell’accompagnamento formativo, del colloquio con il Direttore, della direzione spirituale, del sacramento della Penitenza, del confronto e del discernimento comunitario . Mantiene un rapporto di apertura e di fiducia con il Direttore della comunità, cui è affidato il compito dell’accompagnamento formativo, in modo da assicuragli la conoscenza necessaria per orientare, discernere e decidere . L’accompagnamento formativo e la direzione spirituale sono mezzi privilegiati per un cammino di profonda conoscenza di sé e per orientare la propria esistenza con un criterio spirituale, specialmente quando si affrontano scelte delicate e difficili . Anche dopo la formazione iniziale il salesiano si mantiene in atteggiamento di discernimento, assumendo le mutevoli circostanze della vita come una sfida e uno stimolo nel cammino vocazionale e come invito ad un rinnovato impegno nella propria formazione. 1.3.2 Responsabilità comunitaria: le sue diverse espressioni 18. La comunità salesiana, in primo luogo la comunità ispettoriale, è responsabile del discernimento vocazionale e, attraverso di esso, presta un servizio alla persona e al carisma. – Servizio alla persona, aiutando il candidato a comprendere la sua vocazione, le spinte che lo muovono e i segni dello Spirito in relazione alla scelta vocazionale. – Servizio al carisma salesiano, attraverso l’impegno assunto a nome della Congregazione e della Chiesa di valutare e determinare, in base ai criteri da esse stabiliti, se una persona è veramente idonea e chiamata a vivere il progetto di vita consacrata salesiana. A livello mondiale, spetta al Rettor Maggiore con il suo Consiglio stabilire i criteri di discernimento vocazionale e curare che siano conosciuti, assunti e applicati nelle Ispettorie soprattutto nei momenti di ammissione. 1.3.2.1 A LIVELLO ISPETTORIALE 19. La comunità ispettoriale espleta il suo compito nelle ammissioni attraverso i diversi responsabili. Il compito di ammettere i candidati – sia al noviziato che alla professione e alle ordinazioni – spetta all’Ispettore, a norma del diritto. Al momento delle ammissioni tocca sempre a lui pronunciarsi in modo definitivo; si tratta di una responsabilità alla quale non può abdicare, rimettendosi al parere di altri. Assistito dal suo Consiglio, egli è il garante del discernimento vocazionale; la sua responsabilità non si limita alla decisione finale. Egli “cura che siano offerti a chi si orienta verso la vita salesiana l’ambiente e le condizioni adatte per il primo discernimento vocazionale, lo accompagna nei delicati periodi della formazione iniziale, e assume la propria responsabilità nel discernimento e nelle ammissioni” . Personalmente o attraverso la Commissione ispettoriale per la formazione, l’Ispettore cura l’unità dei criteri di discernimento e di ammissione. Promuove un’adeguata conoscenza dei candidati, sia da parte dei membri del Consiglio ispettoriale che da parte dei responsabili delle diverse fasi, favorendo lungo il processo formativo l’atteggiamento di discernimento e la comunicazione di adeguate informazioni con le modalità più opportune. 20. I membri del Consiglio ispettoriale e, in analoga misura, quelli del Consiglio locale sono chiamati a formulare un parere o ad esprimere un consenso. Hanno quindi il dovere di farsi un giudizio quanto più possibile personale e completo del candidato. Consapevoli della continuità del discernimento, i Consiglieri ispettoriali confrontano le valutazioni precedenti con quella che emerge al momento di una nuova ammissione. Approfondita la conoscenza dei soggetti, il Consiglio assolve il suo compito tempestivamente, senza rimandare le opportune decisioni. 1.3.2.2 A LIVELLO LOCALE 21. Al livello locale, il ruolo del Direttore è determinante. Egli accompagna i confratelli in formazione iniziale, anima e coordina il lavoro del Consiglio della comunità, si mantiene in dialogo con l’Ispettore e il suo Consiglio. Di fronte all’Ispettoria è il responsabile del processo formativo personale, il che suppone da parte sua attenzione al cammino formativo di ciascuno, capacità di rendersi prossimo, di accogliere e di orientare. Lo fa in modo particolare mediante il colloquio. Per quanto si riferisce al “segreto professionale” , va ricordato che il Direttore non può servirsi nemmeno nelle votazioni segrete del Consiglio della casa di ciò che viene a conoscere solo attraverso il “colloquio” . Può servirsene se il confratello dà il suo consenso liberamente ed esplicitamente. 22. I membri del Consiglio della comunità compiono un discernimento periodico mediante le verifiche trimestrali, fatte secondo le modalità determinate a livello ispettoriale; valutano il progresso vocazionale del candidato e gli offrono adeguati suggerimenti e indicazioni. In occasione delle ammissioni formulano il parere da inviare all’Ispettore, fondandosi su di una conoscenza personale adeguata. È importante assicurare la convergenza di criteri di valutazione tra il Consiglio locale e il Consiglio ispettoriale. 23. Tutta la comunità collabora nel discernimento vocazionale, assicurando un ambiente formativo e mediante i diversi ruoli e servizi. L’ambiente comunitario stimola la crescita spirituale e il confronto di ognuno con i criteri di identità salesiana attraverso la testimonianza reciproca, la pratica della correzione fraterna, le verifiche e l’espressione di un parere nel momento dell’ammissione alla professione, ai ministeri e agli ordini sacri. 24. Ad alcuni membri della comunità sono affidate specifiche responsabilità di discernimento, che li impegnano nel quotidiano o attraverso interventi specifici. I formatori, in particolare, “seguono il cammino di ciascuno, valutano a nome della Chiesa e della Congregazione l’idoneità vocazionale e offrono elementi d’informazione e di discernimento anche in vista delle diverse ammissioni” . Essi guidano i confratelli “nelle vie del Signore sia con le parole che con la testimonianza coerente della loro vita consacrata” . 25. Il direttore spirituale personale offre un aiuto a chi è alla ricerca della pienezza della sua vocazione cristiana e religiosa. Presta un servizio “di illuminazione, di sostegno e di guida nel discernere la volontà di Dio per raggiungere la santità; motiva e suscita l’impegno della persona, la stimola a serie opzioni in sintonia con il Vangelo e la confronta con il progetto vocazionale salesiano” . 26. Grande incidenza può avere sul discernimento vocazionale, sull’orientamento e sull’intera esperienza formativa il ruolo del confessore. Proprio per questo la Ratio consiglia che durante la formazione iniziale si abbia un confessore stabile e che “ordinariamente sia salesiano” . Al confessore e a chi compie il servizio della direzione spirituale senza essere Direttore della comunità è attribuita una responsabilità morale di rilievo riguardo al discernimento vocazionale. Anche se non sono chiamati a formulare un giudizio sull’idoneità vocazionale e non intervengono nelle ammissioni, essi hanno una funzione sovente decisiva per il chiarimento delle motivazioni e l’acquisizione dei valori morali. Per questo il soggetto deve consultarli e tener conto del loro parere, che in alcuni casi può diventare vincolante in foro interno. I confessori restano sempre legati dal segreto del sacramento e i direttori spirituali in senso stretto sono tenuti anch'essi al segreto in forza del loro ufficio. Devono agire solo in foro interno per orientare e per convincere eventualmente i non idonei a recedere dal cammino che hanno intrapreso. È loro dovere conoscere e assumere come punto di riferimento obbligante nel loro servizio i criteri di discernimento indicati dalla Chiesa e dalla Congregazione. 27. Un contributo specifico possono essere chiamate a dare persone che hanno una particolare competenza in alcuni ambiti particolari (esperti). “Quando questi esperti non sono salesiani, è importante fare in modo che il loro servizio presti attenzione alle caratteristiche proprie della vocazione e sia visto nella prospettiva globale della formazione salesiana” . 28. Anche alcuni membri non salesiani della Comunità Educativo-Pastorale, che sono in rapporto significativo con i candidati o con i confratelli in formazione iniziale, possono essere chiamati a condividere la responsabilità del discernimento vocazionale, attraverso prudenti e opportuni contributi sollecitati dal Direttore della comunità. 1.4 CONDIZIONI INDISPENSABILI 29. Per impostare adeguatamente il discernimento e per situarsi convenientemente di fronte a questo compito importante e delicato sono indispensabili alcune convinzioni, atteggiamenti e condizioni. Sono da coltivare una prospettiva vocazionale, un atteggiamento di fede, una sensibilità pedagogica formativa, alcune competenze specifiche. 1.4.1 Una prospettiva vocazionale 30. La vita di ogni persona è vocazione e come tale deve essere compresa, accolta e realizzata. Ad ognuno è dato un insieme di attitudini e di qualità da far fruttificare, un progetto da realizzare. I segni vocazionali si riscontrano nella persona: per comprendere la chiamata, l’intenzione di Dio, il progetto al quale Egli invita, bisogna quindi conoscere in profondità la persona, la sua realtà umana, la sua storia e l’attuale sua struttura, per cogliere in essa i segni della “vocazione divina”. La vocazione va riconosciuta attraverso i segni quotidiani. Lo Spirito non segue di solito modalità straordinarie ma parla attraverso gli atteggiamenti e le aspirazioni, le intenzioni e le motivazioni che si percepiscono nel quotidiano, nell’interazione con le persone, nel confronto con la realtà e nel corso degli eventi. La vocazione salesiana, come specifica forma di vita religiosa, si riconosce attraverso quei segni caratteristici che manifestano la convergenza esistente tra la vocazione personale e il progetto di vita dei Salesiani di don Bosco. 1.4.2 Un atteggiamento di fede 31. Il discernimento vocazionale è discernimento spirituale. Perciò: a) Va intensamente coltivata una prospettiva di fede, nella convinzione che è Dio che chiama e che la vocazione è una grazia del Padre, che “ama la Congregazione, la vuole viva per il bene della sua Chiesa e non cessa di arricchirla di nuove energie apostoliche” . b) Ci si muove su un piano dove “Dio solo è il padrone (del cuore) e noi non potremo riuscire a cosa alcuna, se Dio non ce ne insegna l'arte e non ce ne dà in mano la chiave” . I responsabili del discernimento sono mediatori attenti e rispettosi dell’azione divina, collaboratori e non padroni del progetto del Signore, garanti delle condizioni di qualità della vocazione affinché sia vissuta in fedeltà allo Spirito. c) Per capire le intenzioni di Dio, per scoprire e interpretare il suo linguaggio, occorre vivere in sintonia con Lui e essere docili allo Spirito. 1.4.3 Una sensibilità pedagogica 32. La sensibilità pedagogica: a) Richiede e favorisce un clima di libertà, esente da imposizioni e pressioni di qualsiasi genere; un clima di famiglia, di reciproca accettazione e di accoglienza, che è lo stile di rapporti del Sistema Preventivo; implica pure il sostegno comunitario nei momenti più delicati. b) Stimola una conoscenza concreta e profonda della persona ed esige l’impegno per giungervi attraverso il contatto personale, l’accompagnamento formativo, la direzione spirituale e le altre chiavi di lettura dell’esperienza, quali: la conoscenza del contesto culturale e giovanile e della condizione familiare, l’apporto delle scienze umane. c) Rende attenti al senso del processo formativo, che porta a tener conto dei ritmi di maturazione della persona, oggi più lunghi e complessi, e della difficoltà a pronunciarsi per decisioni definitive. Ciò richiede: – la capacità di impostare le fasi formative con una pedagogia graduale che conduca a impegni progressivi, accettando i momenti di arresto e stimolando la ripresa; – l’impegno per assicurare il raggiungimento di certi obiettivi formativi senza protrarre situazioni che non offrono le condizioni richieste; – l’abilità di unire nel discernimento la fiducia educativa e la prudenza che non alimenta illusioni e costruisce su elementi positivi verificati. – la convinzione che la vocazione si sviluppa durante tutto il corso dell’esistenza e richiede un ambiente educativo e lo sforzo personale di crescita spirituale. 1.4.4 Alcune competenze specifiche 33. Individuare l’eventuale presenza o assenza dei segni della chiamata di Dio è un’impresa delicata; richiede chiara consapevolezza del compito e alcune competenze specifiche. Il discernimento vocazionale è una grazia che ordinariamente si attualizza con la mediazione di facoltà umane di giudizio, che agiscono in sinergia con la grazia. L’interpretazione dei fatti vocazionali non si compie in modo univoco; è strettamente legata all’esperienza e alla formazione delle persone che in essa intervengono. Per il discernimento salesiano è necessaria la conoscenza degli orientamenti della Chiesa e della Congregazione (vedi capitolo secondo), dei principi della teologia della vocazione, del contributo che possono dare le scienze psicologiche e formative. È indispensabile una illuminata prudenza, che rende capaci di riscontrare i segni della vocazione nel fluire concreto della vicenda di ogni persona. Le facoltà umane di giudizio si acquisiscono con l’esperienza; ma non si può prescindere da una preparazione specifica che abiliti a comprendere i processi psichici, consci e inconsci, normali e patologici, relativi alla vita intellettiva, affettiva, personale e interpersonale. È da notare che nel processo di discernimento si suppongono due disposizioni: che il formatore sia in grado di capire e aiutare il candidato nelle dimensioni psichiche e spirituali e che l’ambiente, caratterizzato dallo stile del Sistema preventivo, favorisca la fiducia reciproca, in tal modo che il candidato possa conoscersi e aprirsi e renda possibile ai formatori di capirlo e di aiutarlo. Nel discernimento interviene il giudizio dato da persone che hanno una determinata mentalità. I modelli mentali condizionano spesso l’interpretazione dei fatti. Il discernimento dei formatori, dunque, deve poggiare non solo sulla capacità di rielaborare “conoscenze” e “dati”, ma anche su una mentalità aperta, abituata a cogliere la connessione tra elementi di diversa natura. Perciò per assicurare un adeguato discernimento si deve coltivare, in coloro che intervengono in esso, una mentalità che possieda una visione d’insieme della vita salesiana e la capacità d’interpretare i “segni” vocazionali in modo armonico e interagente, sia in relazione alla crescita umana individuale sia in rapporto allo stile di vita proprio della consacrazione salesiana. 1.5 MEZZI E PROCEDIMENTI 34. Assicurate le condizioni indicate e assunti i criteri stabiliti, è indispensabile raccogliere tutti quegli elementi di conoscenza che si giudicano utili per formulare un giudizio personale e oggettivo, qual è quello richiesto ai responsabili del discernimento e delle ammissioni. Servono a questo scopo diversi mezzi e procedimenti. 1.5.1 La conoscenza nel quotidiano 35. La convivenza salesiana attenta e cordiale permette ordinariamente a formatori preparati di rilevare in modo attendibile la salute fisica, le attitudini di intelletto, volontà e affettività del candidato. Contribuiscono a raggiungere questa conoscenza: a) l’attenzione formativa costante alla persona del candidato, che si attua nella condivisione delle diverse espressioni della vita quotidiana, vissuta secondo lo stile di rapporti proprio del Sistema Preventivo; b) la raccolta sistematica e la valutazione delle informazioni sulle condizioni esterne e passate, rilevanti e indicative; c) la guida del candidato all’auto-osservazione, alla conoscenza di sé, alla verifica dei suoi atteggiamenti e del suo cammino, alla comunicazione; d) le diverse forme di rapporto personale conoscitivo e formativo. 1.5.2 Altre forme di approccio 36. A complemento della conoscenza così acquisita o per superare incertezze di valutazione di fronte alle quali possono trovarsi anche formatori preparati, si raccomandano altre forme di approccio, se fosse necessario anche di carattere specialistico. Certo le tecniche medico-psicologiche non possono offrire un risultato sicuro e garantito, tuttavia il loro uso e il loro contributo, sommati all’osservazione da parte dei formatori, in alcuni casi appaiono opportuni o necessari. Conviene quindi tenerne conto nella decisione finale, dando loro il giusto peso. Tra le forme di approccio sono da considerare: a) la verifica della salute fisica, fatta con apposita visita da parte di un medico esperto e fidato, che conosca le esigenze della vita salesiana; una verifica opportunamente certificata; b) la verifica delle attitudini psichiche, fatta da persone competenti, come parte del processo di discernimento vocazionale. Vi possono essere forme diverse e diversi ambiti e livelli di profondità nell’approccio psicologico; in ogni caso esso deve svolgersi nel rispetto della libertà e della dignità della persona e mantenendo il segreto professionale e la necessaria privacy. Questa verifica non è rivolta tanto a finalità di ricerca o esplorazione, ma deve servire positivamente ai fini della formazione. Si colloca in questa prospettiva l’esplorazione psicologica fatta prima dell’ingresso al noviziato, quando la personalità del candidato si va profilando e indirizzando verso la chiamata. c) la valutazione dello specialista di fronte a interrogativi o a deficienze, che appaiono all’inizio del processo formativo o sorgono durante il suo svolgimento e richiedono una analisi più accurata. L’esperto aiuterà a valutare correttamente se tali difficoltà sono superabili e in quale misura lo sono, o se manifestano una forma ormai consolidata e già strutturata come tratto non modificabile di personalità. “Gli errori di discernimento delle vocazioni non sono rari e troppe inettitudini psichiche, più o meno patologiche, si rendono manifeste e vengono percepite soltanto dopo l'ordinazione sacerdotale” . Allo specialista è chiesto di esprimere un parere di competenza sull’idoneità o non idoneità del candidato ad un certo tipo di vita, valutandolo secondo gli standard della salute fisica e mentale, avvalendosi della propria professionalità. Lo specialista oltrepasserebbe l’ambito della sua competenza se prendesse posizione sulla “vocazione” che il candidato manifesta; il suo intervento rimane nell’ambito di una consulenza. Il superiore presenterà con tatto la necessità e lo scopo di tale intervento, affinché sia accettato e assunto dal candidato nella prospettiva del discernimento e nello spirito di necessaria collaborazione con i responsabili del processo formativo. A questo scopo è importante l’effettiva disponibilità del candidato a dare il suo consenso affinché lo specialista comunichi al superiore, nelle forme più opportune, con prudenza e lealtà, le conclusioni a cui giunge. In ogni caso l’accettazione dell’interessato è indispensabile. Lo specialista è vincolato al segreto professionale, per cui egli non può, se non col consenso espresso e libero di chi lo consulta, comunicare ad altri ciò che viene a sapere direttamente o indirettamente durante la visita specialistica. 37. Quando la verifica delle attitudini psichiche, il lavoro formativo successivo o le visite specialistiche di cui sopra suggeriscano l’opportunità o la necessità dell’intervento terapeutico professionale, tendente a migliorare le condizioni d’idoneità del candidato, il superiore, d’accordo con l’interessato, precisi con lo specialista l’ambito del servizio e la finalità per cui si esegue. Si ricorra a psicoterapeuti noti per il loro rispetto dei valori umani e religiosi. Le Costituzioni e la Ratio offrono abbondanti elementi per il discernimento. La Ratio demanda a questo fascicolo l’esplicitazione di alcuni aspetti concreti. C 3 C 195 C 109 Cfr C 23. 110. 117 Cfr C 105 C 22 Cfr C 96 C 2 Cfr C 107 C 109 C 110 C 109 C 2 Cfr CG21 173 Cfr FSDB 310. 323 C 109 C 98 C 107 FSDB 321 Ibid. Cfr FSDB 268-276 C 109 C 110 Cfr C 117 Cfr FSDB 276; ISM 390-395 Cfr C 108 C 104 Cfr C 108 Cfr FSDB 394 Cfr FSDB 269 Ibid. C 99 Cfr FSDB 270 Cfr FSDB 292 Cfr FSDB 276 Cfr can. 641 FSDB 246 Cfr FSDB 247.281 Cfr FSDB 298 In termini giuridici è chiamato talvolta “segreto commesso” o di coscienza, in quanto viene consegnato (“commesso”) alla coscienza della persona per l’ufficio che essa esercita. Cfr DSM 264 Cfr FSDB 296 Cfr R 81 FSDB 237 FSDB 236 FSDB 262 FSDB 117 FSDB 243 C 22 Epistolario di San Giovanni Bosco, a cura di D. EUGENIO CERIA, SEI Torino, vol. IV pag. 209 Cfr can. 642 Form. Cel. 38 1