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Ampliamenti del 1935 storia

GLI AMPLIAMENTI DEL 1935

Eletto Rettor Maggiore il 24 aprile del 1922, Don Rinaldi affidò all'arch. prof. Mario Ceradini, Presidente dell'Accademia di Belle Arti in Torino, l'incarico di un primo studio di progetto d'ampliamento della Basilica. Il Ceradini col suo progetto intendeva trasformare l'attuale croce latina della chiesa in croce greca. Tale ingrandimento rappresenta il massimo che si potesse ottenere, sia in relazione alla forma e alle proporzioni architettoniche della chiesa esistente, sia rispetto agli edifici che la circondano e che, da una parte almeno, avrebbero dovuto subire qualche demolizione. Il progetto, dopo molte e laboriose discussioni, fu approvato, quando improvvisamente la morte di Don Rinaldi, il 5 dicembre 1931, lo interruppe. altro
Il suo successore Don Pietro Rìcaldone, tenendo conto delle gravi difficoltà che il disegno Ceradini avrebbe incontrato per la sua attuazione, e delle demolizioni di alcuni edifici adiacenti alla chiesa, promosse lo studio di un nuovo progetto, limitandolo alle possibilità che lo spazio ancora libero permette nella parte absidale del santuario. Questo secondo progetto, studiato dall'architetto salesiano Giulio Vallotti, presentato nel 1934 all'Economo Generale don Fedele Giraudi al Rettor Maggiore e al suo Capitolo, fu approvato all'unanimità e fu deliberata l'immediata esecuzione. Il progetto prevedeva che la chiesa di Don Bosco avesse a subire la minima mutilazione possibile: la demolizione dell'abside. Al prof. Ceradini, che aveva affrontato le prime e spiegabili diffidenze e opposizioni di quanti avrebbero voluto che la chiesa rimanesse così com'era, restò l'incarico di ideare l'altare di Don Bosco. I lavori iniziarono il 29 Aprile 1935. L'inaugurazione dell'ampliamento, dell'altare monumentale a San Giovanni Bosco e di parte del rivestimento marmoreo del santuario, avvenne il 9 giugno del 1938, ricorrendo in quell'anno il cinquantesimo anniversario della morte di Don Bosco. Dopo le feste, furono subito ripresi i lavori per la decorazione del santuario e per completarne il rivestimento marmoreo. Nel frattempo, iniziò anche lo studio per la sistemazione della facciata, senza escludere la possibilità d'un suo totale rifacimento con materiale nobile. Il programma prevedeva la realizzazione di tutti questi lavori in tre anni, per poterli inaugurare l'otto dicembre 1941, primo centenario dell'inizio dell'Opera salesiana. Con l'inizio della Seconda Guerra Mondiale i lavori rallentarono, creando difficoltà di ogni genere, specialmente economiche, fino ad impedirne l'esecuzione. Il 19 dicembre 1942 il decoratore comm. Carlo Cussetti scoprì l'ultima volta della galleria che gira intorno all'altare maggiore, decretando la conclusione dei lavori. Gli interventi, con l'ampliamento, i rivestimento marmoreo, le decorazioni pittoriche e i nuovi altari (specialmente quello dedicato a don Bosco) crearono un ambiente prezioso e dai risultati si ha quasi l'impressione che l'economo generale don Fedele Giraudi (il propugnatore dei lavori), abbia voluto accostare al santuario mariano, un segno della grandezza della congregazione salesiana. chiudi
Il nuovo impianto della Basilica
Da un'analisi della pianta del santuario (illustrazione), ci si può formare un'idea più precisa dei lavori d'ingrandimento compiuti nel 1935, tenendo presente che la parte aggiunta è segnata con i numeri dall'uno agli undici corrispondenti al presbiterio con l'altare maggiore, alle due grandi cappelle laterali con la galleria e i sei altari, alla sagrestia. Fanno anche parte dell'ingrandimento i due ambulacri che fiancheggiano la parte antica della chiesa, aprendo in facciata due nuovi ingressi e una comoda e diretta comunicazione con le parti nuove.

La cupola maggiore
La sua struttura è a doppia calotta: quella interna è mista (cordolo in cemento armato e tamponamento in laterizio), quella esterna è in calcestruzzo armato con spicchi in vetrocemento. Il rivestimento è in rame. Sulla parte interna, la cupola è quasi totalmente decorata da stucchi, che ospitano al loro interno 16 occhi a vetrate colorate con figure d'angeli, in corrispondenza del tamburo sono presenti dei motivi decorativi e dorature (Cussetti 1937/1942). La base del tamburo è cinta da una balaustrata marmorea bianca di protezione.
L'altare maggiore
L'altare maggiore si compone di molti marmi dal verde vivo d'Issorie nei gradini dell'altare, al rosso scuro del diaspro di Garessio che, dal dossale a due gradini sopra la mensa, sale per le lesene fiancheggianti l'icona, per dominare, in alto, nel robusto timpano, decorato superiormente con fregi di marmo rosa del Garda e portante, al centro, una grande raggiera di bronzo dorato col monogramma mariano. Nel triangolo del timpano è stato ricollocato il mosaico del Reffo, che era nell'antico altare maggiore, raffigurante l'eterno Padre; così nei triangoli dell'arco iconico figurano due puttini, a mosaico, dello stesso autore.altro
Nel fregio della, trabeazione due cartelle, in bronzo dorato, recano il saluto dell'Ave Maria. All'interno delle lesene, che formano i due pilastri e racchiudono il quadro, si trovano tre nicchie di verde damascato e conchiglia terminale in giallo di Siena. Una fascia di riquadri con quattordici tondi di teste d'angeli, in marmo di Carrara corre sul primo gradino del dossale dell'altare e scende ai lati accanto a due colonnette di alabastro, finemente scolpite a intagli, che fanno da sostegno al gradino superiore. Ai lati, e separate dall'altare, sorgono due colonne di marmo rosso scuro di Levano portanti una lampada in bronzo dorato, ideata su un ramo d'olivo che ramificando forma un intreccio a coppa, che contiene l'olio e la fiamma che arde accanto al SS. Sacramento. Il tabernacolo è inquadrato da piccole lesene con pietre dure e steli bianchi su lapislazzuli; nel timpano la figura di Gesù che porge il pane. Nella sopraelevazione, su uno sfondo d'onice ambrata, è collocato il Crocifisso, in bronzo dorato, con due cervi simbolici: uno guarda il Cristo, l'altro si disseta al sangue che scorre ai piedi della Croce. Fanno da sfondo e cornice i simboli del pane e del vino una fitta siepe formata dagli steli spigati del grano, e i tralci, con grappoli, della vite che si alzano verso i bracci della Croce. L'altare è staccato dalla parete di fondo, ma solo per il poco spazio necessario allo sviluppo d'una ricca scala marmorea che sale sin presso il tronetto del Santissimo. Nello sfondo, da uno zoccolo di marmo bruno di S. Benedetto salgono due pilastri di circa dieci metri di altezza a sostegno d'una ricca trabeazione con timpano. I pilastri mostrano solo due lati, quasi lesene, in cui sono aperte le nicchie. Sopra le porte laterali del presbiterio, eleganti pannelli incorniciati di bronzo con fondo di onice, racchiudono un ricco monogramma mariano ornato di corona regale. All'altezza delle grandi tribune due arcatelle con lunette scolpite in altorilievo, recano gli stemmi della Società Salesiana e delle suore Figlie di Maria Ausiliatrice. Nella parte superiore della grande arcata di fondo, è stata creata una zona di riposo, rivestita di botticino, con grande fascia a marmi colorati, per mettere in maggior rilievo la trabeazione e il timpano che si leva solenne, raggiungendo l'altezza della volta. Entro questo grandioso apparato decorativo è collocato il quadro. chiudi
Transetto di destra e altare di San Giovanni Bosco
L'altare è separato dalla parete di fondo del transetto a formare un'unica massa monumentale. Il basamento è costituito da una zoccolatura di marmo verde d'Issorie con specchi di rosso di Numidia ed onice antica, listati di nero e incorniciati di bronzo. Sopra la zoccolatura nei piedistalli ritorna il giallo di Siena; onici bianche sono inquadrate da cornici rientranti. Su questi piedistalli sorgono quattro grandi colonne corinzie in Diaspro Rosso di Garessio con le rispettive lesene, con i capitelli fasciati di bronzo. In alto la grande trabeazione in Giallo di Siena ha il timpano interrotto dallo stemma salesiano. Due grandi statue dello scultore Nori di Verona, sono collocate ai lati dell'altare e reggono una il calice con l'ostia, l'altra un cuore fiammante. Sulla mensa dell'altare si alza un solo gradino, che si compone di piccole lesene con riquadri d'onici e malachite legati in bronzo, alternati con piccole nicchie di pietre orientali. Nel mezzo spicca il tabernacolo ricco di pietre dure. Il cupolino, sormontato dalla croce, è costituito da un solo blocco d'onice antica, con alcuni ornati di bronzo. Dietro l'altare è stata ricavata un'edicola per avvicinare i devoti al santo. Vi si accede attraverso due porte marmoree, con ricchi cancelli di bronzo, sormontate dai medaglioni dei papi Pio IX e Pio XI. Al suo interno si scorge una cupola a specchi di onice con festoni in bronzo, sormontata a sua volta da una cupoletta a mosaico, con stelle raggianti su sfondo azzurro. Lo zoccolo di marmi pregiati presente su tutta la navata si prolunga anche lungo il transetto, al suo interno sono collocate le statue di San Giovanni Battista de La Salle e San Filippo Neri.
Transetto di sinistra e altare di San Giuseppe
Collocato nel transetto di sinistra, di fronte all'altare di Don Bosco, quello di S. Giuseppe è l'unico altare del santuario che nei lavori di ampliamento del 1935 non è stato modificato. Ambedue l'altare ed il transetto sono ricoperti da pregevoli marmi policromi, gli stessi utilizzati nella fascia che ricopre tutto l'interno della Basilica. I capitelli delle colonne sono, come in tutta la Navata, decorati con dorature. Nelle nicchie del transetto furono collocate due grandi statue che hanno una relazione tutta speciale con le figure del quadro: Isaia e Davide.
La Cupola Maggiore
La cupola fu innalzata e coronata dalla grande statua di Maria, solennemente benedetta il 21 novembre 1867 dall'Arcivescovo di Torino monsignore Riccardi di Netro. I lavori di decorazione furono iniziati l'anno dopo e inaugurati l'otto dicembre 1891, nella ricorrenza del primo cinquantenario dell'Opera salesiana. Il grandioso affresco della cupola è opera del pittore Giuseppe Rollini. L'affresco rappresenta: nei due terzi superiori della volta, il trionfo e la gloria dell'Ausiliatrice in Cielo, e nel terzo inferiore l'apostolato della Chiesa, Madre dei Santi. Questo vasto tema il pittore lo svolge e lo precisa nello spazio disponibile, mostrandoci l'opera degli Ordini religiosi; poi il concorso dei principi cristiani che contribuirono, coi loro eserciti, a ottenere le memorande vittorie di Lepanto e di Vienna; in terzo luogo l'assistenza data dalla Vergine, alla Chiesa e ai Romani Pontefici nella lotta contro i loro persecutori. Infine la missione della Congregazione Salesiana di Don Bosco. Questa missione, che in ordine di, tempo è la più recente fra quelle ricordate, è rappresentata esattamente nel centro, sotto il trono della Madonna.
Peducci della Cupola
Nei peducci della cupola, il Rollini dipinse quattro Dottori della Chiesa: S. Ambrogio e S. Agostino appartengono alla. Chiesa latina, S. Atanasio e S. Giovanni Crisostomo a quella orientale. Nella parte che sta sopra il pulpito è rappresentato S. Agostino, il più grande Dottore della Chiesa latina. A sinistra, sopra la nicchia che custodisce la statua della Madonna, è raffigurato Sant'Atanasio, col braccio teso e la croce in mano. Nel peduccio che è a destra dell'altare di Don Bosco, è ritratto S. Giovanni Crisostomo patriarca di Costantinopoli e Dottore della Chiesa orientale. Il quarto Dottore è S. Ambrogio arcivescovo di Milano.
La cupola minore
Sull'ampio presbiterio si innalza una seconda cupola, traforata da sedici occhi, a vetrate colorate con figure d'angeli dipinte dal prof. Mario Barberis di Roma, e recinta alla base da un’elegante balaustrata marmorea. Gli angeli portano i simboli relativi ai titoli coi quali è salutata Maria. Più in alto, intorno ad una simbolica colomba con raggiera, sono scritte, a grandi caratteri, le parole: Hic domus mea, inde gloria mea.
Tutta la decorazione di questa nuova cupola è opera del professor Carlo Cussetti di Torino. Egli divise la volta in sedici scompartimenti, decorandoli, sopra uno sfondo d'oro punteggiato, con un ricamo di finissimi stucchi e graziosi putti inginocchiati e abbinati alle basi. Il tamburo della cupola ospita l’affresco del Cussetti. I peducci della cupola contengono quattro angeli, opera dello scultore Vignali. Nel centro delle pareti dei grandi archi delle due tribune sono collocati due medaglioni, mentre alla base degli stessi archi in un semicerchio sono in altorilievo quattro figure simboliche.
L'orchestra e la tribuna
La tribuna a sinistra dell'altar maggiore è riservata all'orchestra capace di accogliere oltre trecento cantori. La tribuna dell'orchestra è dirimpetto con l'ampio fronte ondulato delle canne dell'organo. I robusti architravi di ciascuna tribuna, portate da due colonne di verde d'Issorie, sono rivestite di marmo rosa del Garda, e ornate da medaglioni di bronzo con le figure dei principali fondatori di Ordini religiosi. Un’arcata sostenuta da pilastri rivestiti in marmo di Carrara separa l’altare maggiore dalle due tribune laterali. Ogni pilastro scolpito sul lato frontale in altorilievo, con atteggiamenti di cantanti e musicanti. Anche la balaustrata dorata posta sopra un forte aggetto del piano della tribuna sottolinea questa divisione.
Cappella e altare di San Francesco di Sales
Di fronte all’altare della Beata Mazzarello si trova quello di San Francesco di Sales. Nel 1891 ricorrendo il cinquantenario dell’Opera salesiana, il santuario viene restaurato e decorato, e il successore di Don Bosco dedica questa cappella a San Francesco di Sales con un nuovo altare.
La volta ospita un affresco dipinto dal Rollini nel 1874 ( appartiene quindi alla decorazione fatta per il primo altare). Nel 1894 lo stesso pittore affresca le pareti laterali dedicandole entrambe al santo. La cappella di San Francesco di Sales ospita il sepolcro di San Domenico Savio, sotto un piccolo monumento sepolcrale.
Cappella del Sacro Cuore
Il quadro e le decorazioni sono del pittore torinese Carlo Morgari, la tecnica di esecuzione delle pitture murarie è ad encausto.
La parte ampliata del Santuario
Il grande presbiterio dell'altare maggiore è aperto da tre lati che guardano rispettivamente la navata principale e le due cappelle laterali. La visibilità dell'altare è completa. Sopra due gradini di marmo rosso screziato d'Italia, riposa la balaustrata; col giallo broccatello di Siena nel basamento, nei pilastrini e nelle tavole della mensa, essa inquadra le colonnette di paonazzetto d'Apuania, riccamente lavorate con intagli di foglie. Alle estremità sono collocati due tavoli di marmo per i servizi dell'altare. Tre cancelli di bronzo rendono facili al numeroso clero, i passaggi al grande presbiterio, che un artistico mosaico copre come un grande morbido tappeto, disegnato con elementi decorativi di ornati a foglie con lo stemma della Società Salesiana nel centro.altro
A poca distanza dal cancello principale una piccola croce di metallo, fermata sul pavimento, indica lo spazio dove sorgeva l'antico altare maggiore, rimosso durante i lavori d'ampliamento, e più precisamente il punto dov'era, in corrispondenza, la pietra sacra della mensa dell'altare. Dalla balaustrata dell'altare maggiore, volgendo a destra, si entra nella parte ampliata del santuario che comprende il presbiterio, le due grandi cappelle con le tribune superiori, la lunga galleria che gira tutt'intorno, la sagrestia e la sottostante cappella di S. Pietro. Questa prima cappella è chiamata del SS. Crocifisso perché a lui è dedicato l'altare che è al centro. Aperta verso l'altare maggiore su cui si affaccia da una delle grandi balaustrate del presbiterio, la cappella si presenta in tutta la sua ricchezza architettonica con molte colonne. La preziosità dei marmi, lo splendore e la finezza delle decorazioni, gli altari minori collocati lungo la galleria, formano di questa nuova parte della chiesa un ambiente ricercatissimo, Le pareti sono tutte coperte di marmi sceltissimi. Le colonne binate di marmo verde d'Issorie, hanno una macchia pastosa e regolarmente distribuita. I capitelli, riccamente ornati, e le basi delle colonne sono di botticino; lo zoccolo di nero del Belgio, le trabeazioni di marmo rosa del Garda. Più numerose sono le colonne di marmo rabescato orobico. Di rabescato sono pure tutte le lesene che nella galleria fanno riscontro alle colonne. Il soffitto, a grandi cassettoni, è diviso in tanti scompartimenti simmetrici, determinati da robuste travi di cemento armato, che formano il palco della tribuna superiore. Ogni scompartimento è a sua volta arricchito di stucchi ornamentali a forma di croce, con rosoni, decorazioni e fregi dorati. Nelle volte della galleria, tracciate due larghe fasce diagonali in ogni scompartimento tra arco e arco, e facendo centro nel loro punto d'incontro, disegnò altrettanti circoli raggianti. Lo sfondo delle volte ha una calda e riposante tinta di giallo paglierino, che mette in maggior rilievo le decorazioni. Finissime quelle degli archi con rosoni, fregi e testine d'angeli. Il Cussetti seppe armonizzare lo splendore del marmo con là temperata ricchezza della decorazione, cosi da non lasciar quasi avvertire il passaggio, per il giusto tono dei colori in rapporto all'intensità luminosa dei marmi. Uno dei migliori effetti ottenuti coll'ingrandimento è precisamente questo: che la parte nuova abbia un'ampia visione sull'antica, così da mantenere un contatto più immediato.chiudi