LETTURA DEL QUADRO
La fama di Tommaso Andrea Lorenzone (1824-1902) è legata soprattutto al quadro dell'Ausiliatrice, dominato dalla figura della Madonna che tiene in braccio il bambino. Maria è mostrata in piedi e non seduta, come sovente la si vede rappresentata nei quadri quale Madre-Regina che porge il Bambino all'adorazione. Il Lorenzone, infatti, fa un'altra scelta: Maria è in piedi, in posizione verticale. Questa «dominante della verticalità», secondo il De Fiores, è un simbolo mariano relativo agli elementi messianici e celesti, riferibili all'Immacolata e alla Madre di Dio: luna, stella, aurora, trono, luogo alto e santo, torre di Davide. La verticalità esprime così l'ascensione verso la sfera divina, in cui la creatura è consacrata a Dio. Non per nulla, il capo di Maria viene esaltato con la corona. Solo che nel nostro quadro abbiamo una doppia incoronazione: la corona di stelle e il diadema regale. Le stelle indicano la vicinanza alla divinità, ed erano già usate nelle civiltà antiche, in Egitto e in Mesopotamia, proprio per il fascino misterioso che scaturisce da esse e per la grandiosa testimonianza che danno al loro Creatore, per la bellezza e per l'insondabile armonia dell'universo, inoltre, stanno anche ad indicare la saggezza e la perfezione (Dn 12,3). Ma il riferimento più celebre alle stelle poste sopra il capo di una donna, lo troviamo nel libro dell'Apocalisse. «Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul capo una corona di dodici stelle» (Ap 12,1). Queste dodici stelle hanno alcune possibili interpretazioni. Possono indicare le dodici tribù d'Israele o anche i dodici Apostoli, col significato della totalità dei redenti che fanno corona alla donna; oppure i dodici segni dello zodiaco, simbolo della perfezione del cosmo che ruota attorno alla donna. Nel nostro quadro le stelle hanno sei punte. Questo è un attributo mariano, tratto dai sarcofagi dei primi secoli cristiani. La stella a sei punte, già simbolo della casa di Davide da cui discende il Messia, ci riporta al mistero dell'Incarnazione anche perché costruita con due triangoli intersecati l'uno nell'altro: nell'antichità fu attribuita come simbolo a Maria, luogo d'incontro tra il Cielo e la Terra. Anche se poco visibili, nell'immagine voluta da Don Bosco, le dodici stelle sono un particolare da non dimenticare, perché è quanto vi rimane dell'iconografia dell'Immacolata; in questo simbolo, il santo volle raccogliere probabilmente la spiritualità legata al dogma appena emanato che, oltre ad essere tipica del tempo, gli apparteneva profondamente. Egli propose sempre sia la spiritualità dell'Ausiliatrice che quella dell'Immacolata, anche sovrapponendole. La corona e lo scettro Altri segni presenti nel quadro sono la corona d'oro e lo scettro che indicano la sovranità. Questi due simboli avevano una pregnanza molto forte in un sistema sociale monarchico, ed erano di immediata comprensione. La corona ha acquisito nei secoli un potenziale simbolico intenso, diventando, come attributo del sovrano, immagine del popolo intero e quindi tesoro per eccellenza. C'erano diversi tipi di corone, tutte segno di dignità e prestigio. La corona d'oro ornata di preziosi è propria della divinità, porta in sé il significato del sole e della pienezza del potere. Nella Bibbia equivale alla dignità del re e alla prosperità della Nazione, infatti, la caduta della corona dal capo del sovrano assume il significato di rovina o maledizione per tutto il regno (Sal 21,4; Ger 13,18). La corona, quindi, è segno di reciproca appartenenza, l'oggetto che suggella il patto tra il popolo e il re. In questo senso è di grande suggestione anche il diadema posto sulla fronte del primo sacerdote, Aronne: una lamina d'oro puro con inciso il motto «sacro al Signore» con cui egli assumeva il suo ruolo presso il popolo (Es 28,36). Per quanto riguarda il gesto di incoronare Maria, pur trovando un suo archetipo biblico nell'incoronazione della regina Ester (Est 2,16-18), è soprattutto una tradizione cristiana dei primi secoli, legata al dogma di Maria Madre di Dio, dichiarato dal Concilio di Efeso del 431. Nell'iconografia cristiana, dietro l'influenza dei segni pagani, corona e ghirlanda di foglie si sovrappongono e si possono trovare entrambe, anche se il senso più propriamente regale resta legato alla corona d'oro, mentre la corona di foglie è usata nella celebrazione della gloria di eroi o martiri, secondo l'uso romano. Corona e scettro appartenevano al tipo mariano della «Basilissa», l'imperatrice d'Oriente, che fu rappresentata, però, dagli occidentali. Maria è indicata come una regina adorna dei simboli del potere: è vestita sontuosamente, incoronata, scettrata, del tutto simile nell'abbigliamento e nei gioielli ad una sovrana del mondo. A Roma, in Santa Maria Antiqua, nel 550, troviamo già un affresco dove gli arcangeli Michele e Gabriele porgono scettro e corona alla Madonna. Non fu quindi nuova l'idea espressa dalle statue dei pinnacoli della Basilica di Valdocco, dove Gabriele, dalla guglia destra, porge alla Madonna della cupola una corona di alloro, mentre Michele, a sinistra, innalza verso di lei l'asta di cui sventola la bandiera della vittoria. Sia la corona di Maria che quella del Bambino sono sormontate al centro da una stella. Maria è la Stella Maris, la stella del mare che orienta i naviganti, in tal senso Maria è colei che guida al porto sicuro. Riferita a Cristo, la stella significa divinità e compimento della salvezza perché Gesù è la «stella del mattino», l'astro che sorge da oriente portando la speranza di un giorno nuovo (Ap 22,16; 2 Pt 1,19). Anche il bastone prezioso, lo scettro, è insegna regale di potere e di governo. La simbologia del bastone legata al giudizio e all'investitura dei sovrani è vastissima e trasversale a diverse epoche e culture, ma si riferisce sempre ad un agire effettivo. È lo strumento attraverso il quale ciò che viene deciso diventa operativo (Es 4,17-20). Questo senso attivo del segno, simbolo di chi compie un'opera, ha particolare significato nell'iconografia dell'Ausiliatrice, la quale si manifesta regina che opera concretamente per il suo popolo. Nel quadro, dunque, non compare una Madonna estatica e fissa, ma piena di potenza, come Colei che sta per agire, e questo rientra perfettamente nella spiritualità di Don Bosco e nella sua percezione della Vergine come di madre che guida, protegge, addirittura combatte per i figli, accanto ai quali è presente in modo costante. Paola Farioli, dalla rivista "Maria Ausiliatrice", maggio 2003.