MARIA MADRE
Sono lieto di rivolgere un saluto ai lettori della Rivista Maria Ausiliatrice del Santuario di Torino, costruito da Don Bosco come un monumento di riconoscenza a Colei che gli era stata data come Madre e Maestra sin dal sogno dei nove anni. In effetti, da quel momento Maria divenne per Giovanni Bosco una vera madre.
Non è indifferente che la Chiesa ci inviti ad iniziare l’Anno Nuovo appunto con la celebrazione della maternità divina di Maria, che, mentre riafferma l’identità più profonda di Gesù, sottolinea la prerogativa più grande di sua madre, e al tempo stesso ci fa vedere come Ella potrebbe diventare anche madre nostra.
Il titolo più importante che possiamo attribuire a Maria è quello che la Chiesa, sin dai primi secoli, Le ha assegnato: Maria, madre di Dio, poiché – come dice l’Apostolo – «Dio, quando giunse il tempo stabilito, mandò suo Figlio. Egli nacque da una donna e fu sottoposto alla legge per liberare quelli che erano sotto la legge e farci diventare figli di Dio» (Gal 4,4,-5).
Ma che cosa significa questa maternità di Maria?
Incarnazione del Figlio di Dio e Maternità di Maria
Per capire adeguatamente il ruolo materno di Maria in tutta la sua ricchezza e profondità, occorre partire dal Mistero centrale della nostra fede, quello che abbiamo celebrato nel Natale: l’Incarnazione. «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo unico Figlio» (Gv 3,16), il quale «rinunziò a tutto, diventò come un servo, fu uomo tra gli uomini e visse conosciuto come uno di loro» (Fil 2,7), «messo alla prova in tutto, come noi, escluso il peccato» (Eb 4,15).
La tradizione della Chiesa, prendendo spunto dalla lettera ai Filippesi, chiama kenosi (che è una parola greca che significa svuotamento, annientamento) questo Mistero dell’Amore di Dio, per il quale il Padre Celeste manda suo Figlio a condividere in tutto la nostra esistenza umana, tranne il peccato: spogliandosi di tutte le prerogative divine che gli impedivano d’essere davvero “uno di noi, uno con noi, uno come noi”.
Questa radicale umanità di Gesù Cristo, l’Emmanuele (Dio-con-noi), comporta un aspetto caratteristico dell’uomo: la storicità, il fatto che l’essere umano si va realizzando lungo tutta la sua vita, e che mai è un essere pienamente terminato. Ebbene, questa caratteristica si trova anche in Gesù, del quale il Vangelo dice che «cresceva, progrediva in sapienza e godeva il favore di Dio e degli uomini» (Lc 2,52).
Questa prospettiva proietta una luce meravigliosa su Maria, che ebbe la missione di “educare” Gesù, di aiutarlo a sviluppare tutte le sue potenzialità, in modo simile a quello che fanno tutte le mamme con i loro figli. Certo, una madre non “crea” le capacità del figlio, ma le sveglia a poco a poco, perché ogni essere umano, come un seme porta con sé la capacità di trasformarsi in un albero frondoso e fecondo, ha una “personalità” propria.
Coscienza filiale di Gesù
Il caso di Gesù, tuttavia, è unico, giacché il suo nucleo più profondo, quello che costituisce il suo essere eterno, è l’essere il Figlio del Padre Celeste. La percezione di questa filiazione divina si andò sviluppando umanamente in lui, grazie all’azione di Maria e, senza dubbio, anche di San Giuseppe, che svolse il ruolo paterno all’interno della Sacra Famiglia di Nazareth: un ruolo indispensabile, insieme con l’azione della madre, per la maturazione completa di un uomo.
La coscienza di Gesù d’essere il Figlio di Dio è presentata chiaramente dai Vangeli. A dodici anni, in occasione della perdita e del ritrovamento nel Tempio, Gesù dice a Maria e Giuseppe: «Perché cercarmi tanto? Non sapevate che io devo essere nella casa del Padre mio?» (Lc 2,49). La risposta di Gesù non è spregiativa nei loro confronti, anzi, evidenzia piuttosto l’educazione che da essi stessi ha ricevuta. Non c’è dubbio che Maria e Giuseppe hanno collocato sempre alla base della loro vita la ricerca e l’adempimento della volontà di Dio e così hanno educato Gesù (cf Mt 1,20-24; Lc 1,38).
Atteggiamenti della maternità educativa di Maria
Dunque, invocare Maria come “Madre di Dio” non è solo un titolo che esalta la sua grandezza, ma è pure un invito, soprattutto alle mamme cristiane, ad imitarla, insieme ai loro mariti, nei grandi atteggiamenti che Ella seppe infondere nel suo figlio Gesù.
Il primo è l’accettazione incondizionata della Volontà di Dio, che la porta ad esclamare: «Eccomi, sono la serva del Signore. Dio faccia con me secondo il suo disegno» (Lc 1,38). Questo atteggiamento, rispecchiato nella scena di Gesù adolescente sopra accennata, risalta chiaramente nella sua vita adulta: suo cibo è «fare la volontà di Dio» che lo ha mandato, e compiere la sua opera fino in fondo» (cf Gv 4,34). Al Monte degli Ulivi, durante la terribile agonia che precede la sua Passione, grida: «Abbà, Padre mio, tu puoi tutto. Allontana da me questo calice di dolore! Però, non fare quel che voglio io, ma quel che vuoi tu» (Mc 14,36). L’espressione umana del suo essere Figlio di Dio è appunto la sua radicale ubbidienza al Padre, e questo lo visse già nel focolare di Nazareth.
Un secondo atteggiamento, intimamente unito al precedente, è la ricerca della Volontà divina, vivendo in profondità gli avvenimenti e superando la superficialità con cui a volte noi portiamo avanti la nostra vita: questo ci rende incapaci di scoprire quello che Dio ci va comunicando attraverso “i segni dei tempi”. Di Maria si dice parecchie volte che, dinanzi agli eventi di cui non capiva il significato, «custodiva gelosamente dentro di sé il ricordo di tutti questi fatti» (Lc 2,51).
Senza questo atteggiamento è impossibile il primo: coloro che vivono superficialmente, potrebbero essere disposti a fare quello che Dio vuole da loro, ma non sapranno mai di essere nel solco della Volontà divina, se non l’hanno ricercata con amore. Gesù adulto, in particolare quando doveva fare delle scelte, si ritirava a pregare con il Padre, nella solitudine. Da questo discernimento della Volontà del Padre, e dalla sua accettazione illimitata, scaturiva il suo atteggiamento di libertà davanti agli altri, che tanto impressionava i contemporanei e scandalizzava i suoi nemici. Anche qui troviamo, senza dubbio, la presenza educativa di Maria.
Infine, i Vangeli ci mostrano un tratto distintivo e centrale nella Madre di Gesù: il suo profondo amore verso gli altri, manifestato nella sua capacità di servizio, umile e concreto: si reca premurosa ad aiutare Elisabetta sua parente, ed è piena di sollecitudine alle Nozze di Cana (Gv 2,1-11). Questa fu la scuola di Gesù, il quale divenuto adulto, dirà ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’Uomo è venuto non per farsi servire, ma per servire e per dare la propria vita come riscatto per la liberazione degli uomini» (Mc 10,45). In un momento assai importante e significativo come quello dell’Ultima Cena, San Giovanni presenta, come gesto che anticipa e simbolizza la consegna totale del Signore nella prossima morte in croce, la lavanda dei piedi ai discepoli: amore più radicale non si può immaginare.
Educare alla santità
Maria è Madre di Dio e madre di tutti gli uomini: per questo, Ella vuole educare tutti noi agli stessi atteggiamenti che seppe sviluppare in Gesù. Più in particolare, le mamme cristiane, che sono le prime educatrici della fede dei loro figli, hanno in Maria un modello meraviglioso di formazione umana e cristiana.
Quel frutto eccelso del sistema preventivo di Don Bosco che è San Domenico Savio ci fa vedere, infatti, fino a quale punto l’educazione abbia un ruolo decisivo per la maturazione piena dei ragazzi, fino a portarli alla santità.
Con questo auspicio di un generoso cammino nella santità, per tutti, vi auguro un Anno Nuovo 2004 sotto la protezione di Maria, Madre di Dio e madre nostra.
Don Pascual Chávez Villanueva
Rettor Maggiore
Da: “RIVISTA MARIA AUSILIATRICE”, 2004-1