LA PEDAGOGIA MARIANA
La pedagogia Mariana di Don BoscoLa profonda convinzione personale, della presenza di Maria nella sua vocazione e nella sua missione, accompagna Don Bosco. La sua devozione mariana la fa diventare intervento educativo, insegnamento e motivazione verso i giovani. Don Bosco è convinto che la devozione alla Madonna è il sostegno non solo di ogni cristiano, ma specialmente della gioventù. Maria è segno di stabilità, di impegno, di sicurezza. Maria e salvezza, per Don Bosco, sono sinonimi. Se sarete suoi devoti, assicura ai suoi giovani, oltre a colmarvi di benedizioni in questo mondo, avrete il Paradiso nell'altra vita (GP,1847 p 51). La catechesi e l'insegnamento Mariano di Don Bosco porta ai suoi giovani ad una esperienza di devozione soda, pratica, concreta. Vera devozione, chiama Don Bosco a quella che scaturisce da un desiderio efficace di vita virtuosa, che si manifesta in esercizi concreti di virtù, e di atti di culto. Tutte le pratiche mariane che si facevano qui, a Valdocco: i tridui, le novene, le feste, i fioretti, le visite, gli ossequi sono per Don Bosco stimolo e occasione per vivere i propri doveri con impegno più concreto. Gesù e Maria. due poli di attrazione del intervento educativo di Don Bosco. Vera amicizia con il Signore, vita di Grazia, riconciliazione, misericordia, perdono. Ma siccome tutti i beni del Signore ci vengono per mezzo di Maria, ne consegue che per Don Bosco è quasi impossibile andare a Gesù se non ci si va per mezzo di Maria (DB Buona notte 15,VI,1864). E cosi Maria diventa guida, maestra, madre di tutti i suoi giovani. Don Bosco aveva una convinzione profonda: la ricerca continua della salvezza eterna dei giovani. E questa salvezza esige un impegno costante di vita e di coerenza cristiana. Non c'è dubbio che le istanze pedagogiche di Don Bosco verso i giovani, che a migliaia sono passati in questo Oratorio di San Francesco di Sales, hanno avuto fiori e frutti tangibili di santità. In questa pedagogia mariana di Don Bosco si percepisce la sincera, filiale, illimitata fiducia in Maria, la tenerezza singolare verso di Lei, la costanza, perseveranza e il sostegno della debolezza e fragilità propria di quella età adolescenziale.
La santità giovanile fiorisce in Valdocco
Don Bosco propone modelli concreti ai suoi giovani, e li prende dalla sua propria esperienza. Le biografie giovanili di Luigi Comollo, suo compagno di Seminario e di Scuola a Chieri, e quelle dei suoi allievi: Domenico Savio, Michele Magone e Francesco Besucco costituiscono dei veri paradigmi della sua pedagogia mariana. Maria diventa non solo punto di riferimento pedagogico quando Don Bosco stimola i giovani ad esaminare la propria vita confrontandola con quella di Maria, vista come Immacolata ed invocata come Ausiliatrice. La devozione mariana vissuta sotto l'influsso del movimento mariologico attorno alla proclamazione del dogma dell'Immacolata nel 1854 fa sì che qui, a Valdocco, Don Bosco fece vivere una irresistibile attrattiva per la virtù della purezza nella esperienza quotidiana delle loro lotte, del impegno di vita di grazia e anche nella esperienza delle sconfitte e la riconciliazione. Don Bosco riusciva a portare ai giovani ad un impegno forte di spiritualità giovanile. Questo ce lo dice il regolamento della Compagnia dell'Immacolata in cui accanto ad una delicata e forte devozione mariana, si nota un coraggioso programma di vita cristiana senza mezze misure: I giovani s'impegnavano in "Una sincera, filiale, illimitata fiducia in Maria, una tenerezza singolare verso di lei, una devozione costante, ci renderanno superiori ad ogni ostacolo, tenaci nelle risoluzioni, rigidi verso di noi, amorevoli col nostro prossimo, ed esatti in tutto". (Bosco G. Vita del giovanetto Savio Domenico p.75).
Padre Thelian. A. Corona Cortes (Messico), Novena di Maria Ausiliatrice, mercoledì 22 maggio 2002