Anno XXVI   Novembre 1902.   N. 11

BOLLETTINO SALESIANO

SOMMARIO - Le reclute pel Sacerdozio .   pag. 321 2 novembre 1902 . 323 Pagina intima Dopo cinquant'anni - Nuovo favore - Per l'obolo di S. Pietro   324 Un giudizio non sospetto . . 327 Missioni - Terra del Fuoco - Patagonia Colombia - Africa - Giamaica    308 Per gli emigrati italiani . . . 337 Necrologia - Mons. Mantegazza - D. Albertario - P. Ciravegna - Don Gallina prevosto di Cassolnovo - Prof. Balduzzi - D. Guidazio    338

Grazie di Maria Ausiliatrice   . 344

Notizie compendiate (Biella - Giaveno - Faenza - Las Piedras - Lima - S. Gregorio di Catania-Quito   347

Spigolature agrario: Il sistema Solari nel vigneto . ,   349

Cooperatori defunti   . 214

Illustrazioni : Alunni del Collegio di Santa Rosa a Nichteroy in marcia pel passeggio, pag. 329 - Nichteroy. Collegio Santa Rosa - La Scuola di musica istrumentale, 330-Nuovo Orfanotrofio di S. Gioachino. Recife-Pernambuco (Brasile), 331 - Mons. Angelo M. Mantegazza, 339 - Don Davide Albertario, 340.

LE RECLUTE PEL SACERDOZIO

Avanti per la patria e per la civiltà!

RISUONA incessante il martello della persecuzione, soffia impetuoso il vento nella tempesta, dove trionfa e sogghigna beffarda sull'oppresso l'empietà; negli animi, un gìorno sì ardenti d'un ardor sublime, si sono isteriliti i più santi affetti; il cuore, cancellati i tre più nobili ideali che sempre per l'avanti sfolgorarono dinanzi alla progressiva azione umana, i tre ideali della civiltà affermantesi , Dio, Patria, Umanità, si è chiuso in sè stesso, per unicamente e tristamente infiammarsi alla luce sinistra dell'egoismo, all'ardor ontoso della passione, al fuoco maligno e vorace delle ire e degli odi. Desolante passa l'ora del periglio! Deh quanta pietà!

Il fiore della fede un giorno sì smagliante e ora a mala pena cresciuto da pochi cuori generosi nel giardino delle private virtù, chinasi sul suo stelo e intristisce. Chi un giorno pregò per la redenzione e la grandezza della patria, e tuttora fedele alle speranze dell'avvenire, alle disente ressate promesse dell'animo prega e opera ansioso in un voto di fronte allo splendore abbagliante d'una meta da raggiungere nel desiderio delle genti; chi nel secreto dello spirito, umile e modesto, fra le fila dell'umanità combattente ognor s'infiamma alla più grande missione civile e umanitaria, spiegando le sue forze nell'azione generosa dell'aiuto fraterno e pur vorrebbe che su l'opera sua sublime le tenebre dell'oscurità scendessero, perchè il beneficio apportato s'effettuasse ignoto e il freddo sprezzo dell'empio irridente non avesse a spegnere la fiamma ritempratrice del suo cuore, è ributtato, vilipeso, infamato. Gli ideali sacrosanti della civiltà progrediente gli fioriscono in cuore, ma a lui non sono riconosciuti; avanti, o fratelli, egli grida per mezzo dell'abnegazione e coll'esempio, avanti, o fratelli, alla verità e al bene colla fede e colla virtù. Ma la sua voce si confonde affievolita e belle spesso assordata nel turbinio tumultuoso delle passioni trionfanti e sono pochi i petti che fanno eco generosa alla sua parola. Son diradate le fila de' suoi fratelli, cooperanti in tanta opera: e nel sentito bisogno di un avvenire più sereno, di un più duraturo e non vano benessere, sentesi sempre più la necessità d'un maggior numero di quelle robuste energie di sacerdoti saldi in un santo amore alla gran missione umana e rimeritati e consolati dell'incuria crudele, della guerra spietata degli uomini dalla loro stessa generosa virtù, di mezzo alle ambasce d'un'esistenza che nel sublime sacrifizio non ha l'eguale, di mezzo alle tristezze imprescindibili e ai dolori ineffabili della vita umana. Ah sì, triste è la vita umana, ma è santa del pari come tutte le tristi cose. Chi ha in petto un cuore che batte, un cuore che fra fumane angosce senta i nobili inconcussi ardori. delle anime elette, credenti all'amore, alla virtù, alla giustizia, fidenti negli alti destini del genere umano, non può non vedere che in questa languente, spossata umanità, la quale fra i traviamenti fatali e le fallaci illusioni pur ambendo e ostentando sì larga copia di spiriti benefici, chiede invano ognora accorata alle generazioni nuove un compito sublime, una meta nel cui conseguimento afforzarsi e rilevarsi a più serene altezze, vi hanno dolori non comuni da temprare, lagrime ardenti da tergere, angoscie inenarrabili da lenire. E pur non mancano in queste generazioni novelle ancor vergini di forze, le anime generose accese d'un'ambizione magnanima, le anime che hanno palpiti impetuosi e un ardore secreto che potrebbe essere una speranza e un voto. Forse nella generazione or vivente, che è l'imminente primavera d'Italia, son già gli nomini di domani d'una tempra più valida, coloro che saprebbero additarci il faro della luce fra le vaste tenebre degli umani errori.

Forse in questa milizia di combattenti, tra le fresche forze del vigore giovanile, or lanciantesi nel mondo e preparato ad operare, v'è già chi per il benessere cittadino e umanitario potrebbe farsi del dovere una gioia tenendo la sua fronte sempre rivolta agli ideali ora misconosciuti e l'anima eretta prodemente contro l'imperversare dei mali. Se le ambizioni di questa età, il più delle volte sterili e si ignobili, si mutassero in più esimii pensieri, in più virili propositi, in più vive e fruttuose aspirazioni a un compito rigeneratore! Deh se un alito solo dell'incomparabile e ineluttabile spirito di magnanimità che un giorno arse coloro che or costituiscono le più pure e fulgide glorie d'Italia, un alito solo animasse le illanguidite e stanche anime moderne ! Le giovani anime ardenti che in petto sentono palpitare un cuore generoso non getterebbero certo la loro fatica al vento: gl' ideali dell' umanità affranta tornerebbero a risplendere sulle loro fronti serene, e più non si sdegnerebbe certo il ritornare a ritemprarsi alla fiamma perennemente radiosa della carità cristiana, allo spirito perennemente giovine e fecondo dell'ideale del sacerdozio!

Avanti, avanti per la patria e per la civiltà, voi, o giovani, che nel cuore sentite la vocazione a combattere per la, salute delle genti, avanti colla solidarietà del pensiero e del lavoro! Predestinati sacerdoti, se un giorno l'Italia, la più gloriosamente dotata delle nazioni latine, la culla della pietà umana, della fede, che un tempo consegnò magnanimamente la lampada della civiltà alle nazioni sorelle, le quali poi dovevano sacrificarla sull'altare della cupidigia, se un giorno giungerà a infrangere quei lacci di languore e d'ignavia in cui un egoismo sfrenato e un odio brutale or l'ha gettata togliendola alle speranze dell'avvenire, certo avverrà che la patria vi benedica, la civiltà v'incoroni; i vostri padri, i quali v'indissero di tramandar le virtù avite ai tardi nepoti, i vostri morti, i quali vi guardano gemendo là dal loro sepolcro, certo avverrà che vi sorridano col sorriso della compiacenza, perchè indarno non avranno sperato. Predestinati sacerdoti, che ancor educate le generose aspirazioni e le trepide speranze del vostro nobile animo, che ancor non avete provato il soffio ammorbante della moderna ingordigia e dell'irruente ignobilità, voi in cui si raccoglie in gran parte della più nobile eredità della vita umana, su al bene e alla virtù , al sacrifizio dell'apostolato di Cristo con sorridente pertinacia e tenacità inconcussa, con ferma fiducia!

L'umanità, pur di mezzo alle guerre mosse all'eroe di Cristo dall'ateismo, ha sempre bisogno della vostra opera : siate generosi come il vostro ideale: perdono e disinteressato beneficio nello stesso tempo a chi vi persegue, a chi vi vorrebbe oppressi. Così avverrà che sulle vostre famiglie ricadano i mietuti allori; così avverrà che sui vostri vecchi padri, sulle vostre cadenti madri, che v'hanno cullati nel fior degli anni sulle ginocchia forse colla mente e colla fede rivolta a una blanda speranza, alla dolce speranza appunto di vedervi un giorno unti sacerdoti, sui vostri congiunti ricada il merito del vostro sacrifizio, della vostr'opera d'abnegazione.

Così avverrà che il secolo, il quale, aprendosi col tristo bagliore in fronte della miscredenza, non ha su voi basato le sue speranze, un giorno torni a rivolgere il suo cuore a voi che sulla fatale miseria umana non piangerete solamente, ma pur v'adopererete a lenirla.

L'ora dell'azione è giunta. Una vita di sacrifizio vi si para dinanzi: ma è sempre grande il sacrifizio e sacrosanto. È l'opera d'istituzione divina, l'opera degli Apostoli stessi di Cristo che in voi perpetuate! È l'istituzione stessa, che la Chiesa ha sempre benedetto nei secoli colle parole le più sublimi, che voi eternate nel mondo infido. La vostra azione è tanto più urgente oggigiorno in quanto che più ricca è la messe matura, più stringente il bisogno. Ah ! sia minore il numero dei germi divini che, deposti da Dio nei singoli cuori perchè la fede li illumini della sua luce e li fecondi del suo calore, muoiono miseramente oggigiorno! Queste povere parole sono in ispecial modo dirette a quei cuori ardenti di giovani, a quelle tempre giovanili non ancora indebolite che un giorno sentirono la voce del Signore, ma che tristi, commiserevoli vicende disviarono dal cammino per cui Iddio voleva scorgerli alla meta del sacrifizio, distolsero dall'azione con cui volevano anelare all'alto segno. Ascoltino essi l'eco di questa voce divina che ancor si ripete nel loro cuore. L'Istituzione di D. Bosco, del padre di tutti i miseri e di tutti i desolati, dell'anima che forse più sentì e amò nel secolo testè tramontato , apre loro fiduciosamente le braccia per educarli, istruirli e consacrarli sacerdoti. Si gettino essi in queste braccia e la trasfigurante visione della loro adolescenza, l'ideale della loro amareggiata giovinezza s'adempierà nel nome di Maria. Vengano, al loro nome uniranno il nome della vittoria: essi si diranno i figli di Maria.

Chieri, 18 ottobre 1902.

2 novembre 1902

Sulle creste dei monti si è posata la neve, e dagli alberi cadono le ultime foglie. Pei campi brulli e silenziosi...

- Oooooh! - Che c'è ?

- Anche nel Bollettino questi articoli, pieni di poesia ?

- Di poesia?!

- Dirò meglio; di goffaggini. - Grazie del complimento.

- Ma diamine, chi non sa di essere in Novembre? chi non sente un po' di fresco indosso?... - ... e non ha du' occhi per vedere che i villeggianti son tornati di campagna, che gli uccelli han pigliato il volo per lidi lontani... e sino i contadini, finito di seminare, si son chiusi nei loro abituri, lavorando e novellando, o canticchiando soavissimamente?

- Oh ! insomma!

- Smetto subito.... Aggiungo solo - E dalli!

- Che se vi ho disgustato , lettori miei , non l'ho fatto apposta. Vedete, avrei voluto entrar subito in argomento... ma non sapeva come introdurmi

- Là, finiamola. Che c'è di nuovo? - Ascoltate!

La prima domenica di questo mese, me ne tornava lentamente dal Camposanto, mesto e pensieroso. Non poteva togliermi dagli occhi quella folla immensa, quasi chiassosa, che aveva veduto poeo prima accalcarsi ai cancelli di quel sacro recinto, seminato di lumi, di croci e di fiori... Quanti, pensava, quanti di quella moltitudine si rammenteranno di suffragare davvero le anime dei poveri morti? ...

Quand'ecco... pallido, cogli abiti sdrusciti e le lacrime, agli occhi mi si accosta un fanciulletto a chiedermi l'elemosina. Mi fissava con un'ansia febbrile, che avrebbe commosso un macigno.

- Oh! il poverino, subito fec'io... Perchè tu piangi così?

- Son solo, signore, e non ho un tozzo di pane.

In quell'istante si accostarono due altri bimbi, più piccoli di lui. Egli subito me li mostrò, e: - Li vede? aggiunse, sono i miei fratelli Hanno più fame di me

- Ma ditemi, dissi allora commosso, siete proprio soli?...

- Abbiamo la nonna: ma è vecchia, povera e non può pensare a noi

- O poveretti!

Mi trassi di tasca alcuni soldi e ponendoli in mano al più grandicello:

Tò, gli dissi, portali alla nonna, e siate buoni. Il buon Dio penserà anche a voi, piccini...

Mi diedero tutti e tre un'occhiata di riconoscenza; si scostarono di alcuni passi timidamente e poi si misero in corsa. Mi voltai, li stava ancor fissando, benchè fossero già molto lontani, quando mi accorsi che un ottimo nostro Benefattore veniva verso la città. Lo salutai con un piccolo inchino, l'aspettai , ed egli stringendomi la mano con dolce sorriso:

- Che c'è di nuovo , mi disse. Ha dato sulla voce a quei monelli?... Risposi

- Ho dato un po' di limosina: creda, sono tre poveri fanciulli...

Eh! mio signore, più andiamo innanzi e più cresce la miseria. Anch'io son fatto come lei. Quando vedo un povero, sento compassione. E non so, come se la caveranno tanti ricchi, innanzi al divin tribunale, se stà scritto: « Chi avrà dei beni di questo mondo, e vedrà il suo fratello in necessità e chiuderà le sue viscere, cioè il suo cuore, alla compassione di lui , come è in costui la carità di Dio? »... Basta, accetti questa piccola offerta e mi raccomandi alle preghiere dei loro fanciulli: ella non sa, qual conto io faccia delle loro innocenti preghiere.

-- Il cielo la rimuneri della sua carità, signore, ed ella si assicuri, che pregheremo per lei e pei suoi poveri morti

Sì, specialmente in questo mese, i nostri buoni orfanelli si ricorderanno davvero di voi, o diletti Cooperatori, e dei vostri cari defunti

PAGINA INTIMA

Dopo cinquant'anni.

QuEST'ANNO è ritornato lassù ai Becchi di Castelnuovo, nella dolce solennità del SS. Rosario, l'amato nostro Rettor Maggiore, il venerando successore di Don Bosco , nel lieto ricordo di cinquant'anni addìetro quando, nella stessa festa, giovanetto ancora e pieno di santi entusiasmi, iniziava con la vestizione dell'abito chiericale alla presenza di D. Bosco e per le mani del Teol. Bertagna, ora Monsignore e Arcivescovo di Claudiopoli, quella carriera nella quale avrebbe occupato un posto assai distinto sia per la santità della vita come per la prodigiosa sua attività nelle opere di carità a favore .della gioventù povera ed abbandonata. Meravigliosa provvidenza di Dio ! Lassù, dove D. Bosco trasse i suoi umili natali, il Successore di lui, dovea trarre eziandio il principio vitale della sua carriera d'apostolo, e dopo cinquant' anni egli vi si reca di bel nuovo con le palme onuste di meriti ad intuonare il cantico del ringraziamento per gl'innumeri favori che da quel primo principio germogliarono   

È ritornato... e le colline che prime videro il fanciulletto Bosco, e le aure che ancor risuonano dell'argentino canto della voce di lui inneggiante alla divina Pastora, che visibilmente veniva a tenergli compagnia preconizzandolo apostolo della gioventù derelitta, si giocondarono di insolita letizia, mentre le buone popolazioni di quella plaga dell'Astigiano accorsero festose a tributare gli omaggi di loro venerazione al Successore dell' immortale loro compatriota.... È ritornato... e Castelnuovo fra le unanimi acclamazioni di tutto il popolo raccolto a geniale trattenimento, proclamava D. Rua suo concittadino, ben degno di tenere il posto di Colui al quale la patria pochi anni or sono avea decretato marmoreo monumento... È ritornato lassù nei giorni 4, 5, 6 e, 7 del passato ottobre e la memoria del suo passaggio farà epoca negli annali della nostra Pia Società. I ricevimenti, le feste religiose e di famiglia, i trattenimenti musico-letterari e le visite ai paesi di Mondonio, Buttigliera, Riva e Chieri furono un inno continuo di amore verso l'amato nostro Superiore, il quale nella sua umiltà tutto riferiva a Dio, all'Ausiliatrice ed a D. Bosco. Furono quattro giorni pieni di gioia, nè meglio avrebbesi potuto commemorare il cinquantenario della vestizione chiericale di D. Rua.

E noi a compimento di questo fausto famigliare avvenimento inseriamo nelle nostre colonne la splendida canzone del carissimo Prof. D. G. B. Francesia su quest'argomento e da lui letta, fra un subbisso d'applausi, nell'accademia tenutasi in Valdocco il 23 giugno u. s. nell'occasione dell'onomastico di Don Bosco e D. Rua. Al fecondo e sempre felice cantore delle glorie salesiane, noi umiliamo vivissimi ringraziamenti, pregandogli dal cielo la prodigiosa longevità di Leone XIII, unita alla sua perenne freschezza di mente.

Come un'aurora sorridente appare sempre fra noi questo felice giorno e tu vedi d'intorno al caro padre numerosi figli, che tolti dai perigli, qui vivono giocondi la lor vita. Come il tralcio sull'olmo si marita, e stende su correndo le sue foglie, Palme più belle e care, quale più soffre nel deserto calle sua caritade accoglie in questa di pietà dolce convalle.

Io vengo ambasciator, nè porto pena, di quanti vivon qui sotto la legge di Don Bosco amorosa, e che tua mano onesta ora corregge come celeste cosa! quale gioconda scena! per te, figlio fedele, che unisci a Don Giovanni anche Michele. In questo giorno sì sereno e bello, tra cantici, tra suoni, t'offrono umili doni i confratelli di cotesto ostello.

Uniti in un pensiero, i sacerdoti coadiutori e cherci s'affrettano a venire e a te devoti offrire loro braccia e coro e voce! su lor rivolge il mondo gli occhi lerci fa posar sovra lor dura la croce, li appella anche dementi ma lavorando pei minor fratelli al bene altrui sudando, s'aspettano quaggiù giorni più belli, e caccieranno la mestizia in bando.

Ei guidano solleciti al lavoro i sudati artigiani, tra lo stridor delle fucine ardenti pace cercando ed oro. E come il ferro rude si piega al martellar sopra l'incude, vedrai lo spirto loro allo studio piegar della virtude, e docili le menti per guadagnarsi un onorato pane; lavorar e sudar da sera a mano: e dalla mane a sera alternar il lavor con la preghiera.

E i giovanotti? Ascolta come furor prudenti questa volta! ricordano che omai son cinquant'anni, dacchè vestivi l'onorata insegna di ministro del cielo

Che alla pietade, al zelo,

sotto la scorta del primier Giovanni, battevi ardito della mente i vanni a quella vita sì modesta e degna ! sovra pagina d'oro

un ricordo lasciar par che convegna a nostro studio, ammirazion, decoro.

Ricordi ancor quel giorno? Io lo ricordo come fosse adesso ! Eri di luce celestial adorno,

e giovinetto, giovinetto all'ara

de Becchi genuflesso,

la nera veste che sarà sì chiara, indossavi nel giorno del Rosario ! tacea meravigliata la campagna, al santo rito e vario, del novel sacerdote

di biondo pelo ancor sparse le gote era, il ricordi ? Monsignor Bertagna.

Così talor dell'alpi dalla vetta rapido il corso affretta

doppia sorgente per diverse partii questa, sussidio all'arti, quella ristoro delle pingui valli ! chi la veste ti diede l'infula porta... immacolata fede scienza, pietade onora!

e tu presso la Dora

d'America venir i figli vedi, d'Europa, d'Asia, per diversi calli,

e proni starti e riverenti ai piedi.

Vi devo dir che in quei tempi lontani, quando eravamo noi

della speranza i confidenti eroi, raccolti a parlamento come sogliono far i capitani,

Il grano sceverando dalla spelta, sceglievam Lui a successor fra cento: il voler nostro anche D. Bosco fece che prese in terra Lui a far sua vece. Se la nostra scelta

abbondanti ha portato i frutti suoi,

o giovanetti, me lo dite voi!

Di quel giorno a memoria

di poema inerte volo e di storia, pensare gli artigiani e gli studenti il panno preparar pei primi sei

che presto prenderan la sacra vesta, in quella terra rara già preparata a fulgidi trofei se non falliscon i presagi miei. Piccola fiamma grand'incendio desta! onde allegrarti dei,

che il bello esempio altri cortesi mova di borsa più potenti! Or, giovanetti, la novella prova di vostra carità, dell'arte vostra giunga del cielo alla dorata chiostra,

e vi faccia venir forte desio

di tutti consacrar la vita a Dio.

Come soffio d'aprile

tra questa folla, o mia canzon gentile, vola, tripudia, canta ! odi la gioia santa

di giovani studenti ed artigiani? attendi timidetta che s'acqueti il fragor delle voci e delle mani,

e un nome caro a tutti lor ripeti; poi di dolcezza adorna , rapida a me ritorna, ritorna a me sul core,

che vo gridando : fede, speme, amore.

II.

Nuovo favore per i Cooperatori Salesiani.

SIAMO lieti di poter annunziare ai nostri benemeriti Cooperatori che S. S. Leone XIII con Rescritto della Sacra Congregazione delle Indulgenze, in data 16 pp. agosto, concedeva benignamente ai medesimi l'indulto di poter lucrare d'ora in poi tutte quelle indulgenze, per le quali è prescritta la visita di qualche Chiesa od Oratorio Salesiano, anche nei luoghi dove manca tale Chiesa od Oratorio, col visitare la rispettiva Chiesa parrocchiale, o la propria Cappella privata, se dimorano in comunità.

Identico favore venne pur concesso in data 29 luglio 1902 agli ascritti alla Pia Associazione dei divoti di Maria Ausiliatrice, dimoranti in comunità, o nei luoghi dove non trovasi. alcuna Chiesa, in cui siavi canonicamente eretta tale Associazione ed aggregata alla primaria di Torino. Non spendiamo parole per rilevare il valore grandissimo e affatto speciale di questi favori; solo preghiamo i nostri zelanti Direttori, Decurioni, Zelatori e Zelatrici a volerli far conoscere ai Cooperatori e alle Cooperatrici da loro dipendenti , affinchè tutti possano con più facilità attingere al ricco tesoro delle sante indulgenze accordate ai membri della nostra Pia Unione.

In questo mese di novembre tutti i Cooperatori Salesiani possono lucrare l'Indulgenza Plenaria nel giorno d'Ognissanti, nella Commemorazione di tutti i fedeli defunti e nella festa della Presentazione di Maria SS., purchè confessati e comunicati visitino qualche Chiesa od Oratorio ed ivi preghino poi Sommo Pontefice.

Quelli che hanno la pia pratica di recitare divotamente 6 Pater, Ave e Gloria, di cui 5 per i bisogni di S. Chiesa e l'ultimo pel Sommo Pontefice, essendo in grazia di Dio, possono acquistare ogni volta tutte le Indulgenze Plenarie e Parziali di tutte le Basiliche, Chiese e Luoghi Santi di Roma, Gerusalemme, Porziuncola e di S. Giacomo di Compostella.

Queste Indulgenze , secondo il Padre Natale da Spirito Santo, sono per lo meno 38 plenarie in ciascun giorno, ed oltre a queste ordinarie e quotidiane ve ne occorrono nei singoli mesi dell'anno moltissime altre straordinarie. In novembre p. es. sono 59 plenarie. Le parziali poi sono innumerabili, e tutte si possono applicare ai fedeli defunti.

III.

Per l'Obolo di S. Pietro.

L'OMAGGIO al Papa della gioventù affidata alle nostre cure prende sempre maggior sviluppo. Omai quasi tutti gli Ospizi; Oratori, Collegi, Convitti ed Educatori della nostra Pia Società hanno risposto all'appello e la gioventù, animata, dai propri istitutori, umilia al Vicario di Cristo l'obolo della sua figliale tenerezza , nel tempo stesso che più viva si rende nella mente di ciascun allievo la grandezza venti volte secolare del Papato. Il Papa non è di ieri : egli ha una storia luminosa e longeva che vide cadere tante dinastie, rovesciati tanti regni, spezzati tanti scettri e le generazioni di venti secoli inchinarsi ai suoi piedi, ed egli - il Papa - stette e starà fino alla consumazione dei tempi. Quei Pontefici che si chiamarono Innocenzo, Leone , Gregorio, Pio, Clemente, passarono: ma il Papa resta. Di essi si scrisse e si scriverà la biografia personale, ma del Papa si scrive la storia. Quella storia conta omai venti secoli: la prima pagina fu scritta a Gerusalemme, e alla distanza di quasi duemila anni oggi se ne scrive un'altra, fra tante, a Roma col Giubileo Pontificale di un Papa; ma non l'ultima che sarà scritta nel gran transito dell' universo dal tempo all' eternità. Gerusalemme e Roma, centri luminosissimi nella storia dell'umanità, e con assai maggior ragione nella storia del Papato , che colla storia dell'umanità ha relazioni così intime ! A Gerusalemme la storia del Papa segna i suoi primordi, a Roma il suo fecondo svolgimento, e, in venti secoli di vita, la sua grandiosa epopea. Questo è il significato intimo del nostro omaggio al Papa gloriosamente e miracolosamente regnante : far risplendere nella mente della gioventù raccolta ed educata sotto lo stendardo di D. Bosco, in tutta la sua vera grandezza la storia del papato, affezionando i giovani cuori a sempre più amare questa divina istituzione.

3° elenco

Istituto St. José: Carmen de Patagones (28) - Viedma: Collegio S. Francesco di Sales (83) - Id.: Collegio di M.a Ausiliatrice (163) - Montevideo: Talleres de D. Bosco (195) Id.: Collegio Jackson (55) - Balia Bianca: Collegio N. S. de la Piedad (33) - Santiago : Collegio N. S. del Carmen (161) - Cristo: Asilo Infantile (34) - Caserta: Oratorio Festivo (315) - Id.: Collegio S. Cuore di Maria (81) - Trino Vercellese: Istituto S. Famiglia (317) - Santiago: Collegio San Michele (98) - Id.: Oratorio Festivo (258) - Lenta: Oratorio Infantile Torelli (234) - Zurigo: Missione Cattolica Italiana (211) - Comacchio: Oratorio S. Giacomo Maggiore (180) - Cannara: Istituto Salesiano (200) - Fezzano: Asilo Infantile S. Giuseppe (83) - Campione: Istituto femminile (76) - Lugo: Istituto femminile S. Gaetano (259) Alvito : Collegio S. Nicola (30) - Milano: Istituto S. Ambrogio (342) - Id.: Oratorio Festivo (137) - Id.: Oratorio S. Gioachino 421) - Mirabello Monferrato : Oratorio D. Rua (150) - Vignale Monferrato : Oratorio Festivo (112) - Bordighera: Istituto M.a Ausiliatrice (42) - Macerata: Istituto Salesiano S. Giuseppe (192) - Piano Isola d'Asti: Figlie di M.a Ausiliatrice (427) - Gualdo Tadino : Istituto S. Roberto (26) - Canelli: Colonia Agricola (34) - Giamaica: Colonia Agricola (12) - Diano d'Alba : Oratorio M.a Ausiliatrice (175) - Liegi : Figlie di Maria Ausiliatrice - Chieri: Oratorio S. Luigi Gonzaga (315) - Id.: Istituto S. Teresa (464) - Trecastagni: Collegio dell'Immacolata (72) - Novara: Istituto dell'Immacolata (318) - Cavaglio d'Agogna: Oratorio M.a Ausiliatrice (252) - Schio: Istituto S. Luigi (318) - Sampierdarena: Oratorio S. Gaetano (317) - Buenos Aires : Collegio D. Bosco (200) - Id.: Collegio S. Giovanni Evangelista (318) - Id.: Collegio M.a Ausiliatrice (433) - Id.: Collegio Santa Catalina (320) - Almagro : Collegio Pio IX (380) - Id.: Collegio M.a Ausiliatrice (318) - Varazze : Oratorio Santa Caterina (350) - Victorica: Parrocchia M.a Ausiliatrice i10) - Mejico: Collegio Salesiano (183) Id.: Collegio M.' Ausiliatrice (162) - Paysandù Collegio D. Bosco (71) - Generai Acha: Collegio Salesiano (69) - Id.: Collegio M.a Ausiliatrice (34) - Mendoza: Collegio D. Bosco (118) - Id.: Collegio M.a Ausiliatrice (38) - Curacao. Asilo S. Giuseppe (29) - Chioggia: Oratorio Salesiano (318) - Castelnuovo d'Asti: Istituto Paterno D. Bosco (34) - S. Gregorio di Catania Oratorio del S. Cuore (150) - La Paz : Collegio D. Bosco (120) - Loreto : Collegio della Madonna (298) - Randazzo: Collegio S. Basilio (118) - Id.: Oratorio S. Domenico (230) - S. Salvador Collegio S. Tecla (105) - Carmen de Patagones Collegio M.' Ausiliatrice (118) - Las Piedras: Collegio S. Isidoro (180) - Modena : Istituto San Giuseppe (111) - S. Paulo : Lycen do S. Coracao (724) - Guaratinguetà,: Collegio N. S. del Carmen (207) - Id.: Collegio S. Giuseppe (196) - Cachoeira do Campo : Scuole D. Bosco (172) - Ouro Preto : Casa della Misericordia (143) - Nictheroy : Collegio S. Rosa (359) - Cuyabà Collegio S. Contalo (590) - Id.: Case San Luigi Gonzaga (174)- Id.: Asilo de S. Rita (209) - Corumbà : Collegio S. Teresa (78) - Id.: Oratorio festivo de S. Yoào (61) - Coxipò da Ponte: Oratorio S. Antonio (64) -- Firenze : Oratorio Salesiano (240) - Cavaglià : Scuole Decaroli (153) -Bettona : Ricovero e Orfanotrofio (50) - Osswiecim : Collegio D. Bosco (131) - Lombriasco: Casa S. Gioachino (71) - Bronte : Collegio Capizzi (104) - Pisa: Oratorio Salesiano (347) - Id.: Oratorio Festivo S. Giuseppe (278) - Figline: Oratorio San Francesco di Sales (221) - Mornese: Istituto M.a Ausiliatrice (170) - Buttigliera d'Asti: Oratorio San Giuseppe (155) - Genzano : Istituto S. Giovanni (41) - Id. : Oratorio Festivo (37) - Tunisi: Orfanotrofio Cattolico (43) - Giaveno: Istituto Femminile (118)Mari: Istituto D. Bosco (96) - Alessandria: Collegio S. Giuseppe (200) - Nizza Monferrato Oratorio Festivo S. Cuore (446) - Jaboatào: Colonia S. Sebastiano (44) - Pernambuco : Collegio S. Cuore (178) - Barracas Collegio Maria Ausiliatrice (90) - Moron: Collegio M.a Ausiliatrice (A) - Uribelarrea : Collegio San Michele (18) - Id.: Collegio M.' Ausiliatrice (84) - Rosario S. Fè : Collegio M.a Ausiliatrice (292) - S. Nicolas : Collegio M.a Ausiliatrice (264) - La Plata: Collegio del S. Cuore (318) - Id.: Collegio M.a Ausiliatrice (123) - Siviglia: Collegio M.a Ausiliatrice (197) - Mercedes : Collegio San .Michele (163) - Bernal: Collegio della S. Famiglia (91) - Id.: Collegio N. S. della Guardia (48) - San Francisco : Casa Corpus Christi (176) - Londra: Casa del S. Cuore (181) - Id.: Casa esterna del S. Cuore (46) - Parma : Oratorio Maschile S. Benedetto (332) - Id.: Scuola Vescovile di Religione (220) - Id.: Collegio Conv. S. Benedetto (200) - Id.: Oratorio femminile San Benedetto (330) - Ladario : Oratorio Festivo San Michele (42) - Lorena : Collegio S. Gioachino (177) - Id.: Oratorio Maria Ausiliatrice (158) - Iquique : Collegio D. Bosco (112) - Id.: Collegio M.a Ausiliatrice (255) - Lima: Collegio Santa Rosa (65) - Id.: Scuola Salesiana (148) - Id.: Scuola M.a Ausiliatrice (202) - Arequipa: Collegio Salesiano (250) - Santander: Oratorio D. Bosco (270) - Serena: Collegio Leone XIII (24) - Villavalverde: Istituto S. Stanislao (29).

(Coatinua)

UN GIUDIZIO NON SOSPETTO

UNA delle questioni più agitate e che più s'impongono ai nostri dì si è quella di escogitare i mezzi opportuni e capaci a prevenire la criminalità dei minorenni. É spaventoso lo sviluppo che prende il delitto in mezzo ai fanciulli, e non passa giorno che non si senta o non si legga su poi giornali qualche fatto raccapricciante, i cui attori sono in ancor tenera età - dai 12 ai 16 anni - ma già forniti di una raffinata premeditazione con tutta la crudele compiacenza del delitto. Poveri infelici !

L'origine loro (il più delle volte discendenti da genitori bollati col marchio dei disonore) ed il pessimo esempio unitamente alla mancanza assoluta di ogni qualsiasi educazione, li ha lanciati sulla via del delitto, e la moderna civiltà con inaudita ironia li classifica fra i delinquenti nati!

Ora per impedire lo sviluppo della criminalità nei minorenni si ha da far ricorso all'educazione impartita, non col sistema repressivo delle carceri e dei riformatori governativi, ma col sistema preventivo introdotto da D. Bosco nei suoi Ospizi ed Istituti. È il dottor Lombroso - quindi il suo giudizio non può esser sospetto di favoritismo - che dichiara l'efficacia del nostro sistema per prevenire il delitto dei fanciulli. Egli nella sua opera intitolata : Profilassi e terapia del delitto, passa in rassegna i vari mezzi adoperati dalle varie nazioni per prevenire la criminalità dei minorenni. Dice che le carceri non giovano; che danno un risultato insufficiente anche i riformatori, quantunque la Francia ne conti 7685, l'Italia 3770 , il Belgio 1473 , l'Olanda 161 e l'America 2400, essendo l'utilità di questi riformatori solo apparente ; che eziandio i riformatori esterni per l'infanzia, le riforme americane (come collocamento in campagna e formazione di villaggi per fanciulli) le società di patronato e di emigrazione ecc. non raggiungono l'intento. Accenna che in Inghilterra v'è una potentissima società la quale indaga, sorveglia, minaccia e perfino fa processare i genitori che abbandonano, o maltrattano o non curano abbastanza i figliuoli : naturalmente, mentre i genitori sono in carcere, la società s'incarica del mantenimento e della educazione dei figli; e poi conchiude con queste parole : « Qualche cosa di simile, benchè in proporzioni più modeste fu fatto in Italia, a Torino da D. Bosco, nei cui stabilimenti vengono ricoverati i giovinetti di ogni classe, compresi gli abbandonati, non i viziosi ed i condannati : gli Istituti Salesiani rappresentano veramente uno sforzo colossale e genialmente organizzato per prevenire il delitto, l'unico anzi che si sia fatto in Italia. »

MISSIONI

TERRA DEL FUOCO In mezzo ai Fueghini della Candelara.

(Lettera di Mons. Giuseppe Fagnano)

M. REV. E CARIssmIo D. RUA,

Puntarenas, 22 aprile 1902.

SONO di ritorno dalla Missione della Candelara, ove sono restato venticinque giorni assistendo e dettando esercizii spirituali ai confratelli ed alle suore separatamente, ed ho visitato i nostri indii parlando loro in particolare.

Le scuole vanno discretamente bene, quantunque non si veda tanto progresso ; ma bisogna contentarsi del poco, se vogliamo conservar in salute questi poveri indii, perchè la vita sedentaria e chiusa fa loro molto male. Perciò li occupiamo piuttosto nei lavori materiali all'aria aperta, affinchè crescano più robusti.

Non voglio dire con questo, che nulla imparino, no, anzi sanno rispondere sul Catechismo, sulla Storia Sacra, sulla geografia del loro paese, sull'aritmetica, senza contare la lingua spagnuola che per loro riesce nuova. Questa lingua la comprendono tutti, uomini, donne, ragazzi e ragazze ed i piccoli la parlano sì da farsi intendere discretamente: alcuni sanno servire la santa Messa, tutti in Chiesa pregano in ispagnuolo, cantano lodi sacre ed in questo modo scolpiscono nella loro mente concetti e parole in questo linguaggio.

Visitando il laboratorio delle donne e la scuola delle ragazze ho trovato più progresso nella fabbricazione delle calze, mutande, camiciette e coperte di lana pel loro uso comune, maggior pulitezza nella lavanderia, nella scuola, nei cortili e tutte animate a portarsi bene.

Negli uomini e nei ragazzi più sveltezza nei lavori del loro stato, aggiogare i buoi, condurre i carri, far recinti con pali e fili di ferro , aver cura delle pecore , radunarlo, tosarle, aver cura delle vacche, mungerle, addestrare i buoi al giogo ed i cavalli al cavalcare, lavorare nell'orto, fare il pane, macellare ecc., di. modo che alcuni potrebbero già servire nei grandi stabilimenti pastorizii, se quelli che dirigono tali lavori usassero qualche riguardo alle loro condizioni fisiche, perchè sono deboli, quantunque siano di grande corporatura.

Ho notato progresso nella loro istruzione religiosa facendo domande collettive e individuali, ma non siamo ancora giunti al grado da levare certe superstizioni. Essi credono che i loro medici possono inoculare loro delle malattie, con segni, con grida, col semplice tatto, e noi troviamo negli ammalati molta resistenza a ricevere l'Estrema Unzione, si intende nei vecchi, perchè nei giovani, educati già da noi, non solo non trovìamo resistenza, anzi desiderio di ricevere tutti i conforti di nostra Santa Religione.

Or fa un mese morì una donna sui trentacinque anni, munita dei SS. Sacramenti; fu da tutti accompagnata alla Chiesa per la Messa e poscia al cimitero processionalmente; funzione che fece bella impressione su tutti gli animi e provò l'affetto dei confratelli per gli indii. Il marito resta tranquillo nella Missione con un figlio di sei anni circa, molto vivace ed intelligente, ma per disgrazia sordo e muto. Però non fanno tutti così, perchè molti al vedersi morire figli e parenti si allontanano per qualche mese dalla Missione ed alcuni ritornano alla vita randagia di prima.

Con piacere noto che le nostre Missioni servono di rifugio non solo agli indii, ma anche ai poveri immigranti, che alcune volte per mancanza di lavoro, o per naufragio o per malattia compaiono nelle nostre Case, ove si soccorrono in quello che possiamo e si salvano dalla morte. Da tre mesi trovasi giacente in letto nella nostra infermeria della Candelara certo Carlo Peruzzi, cercatore di oro, d'anni 48 da Maggianico (Prov. di Milano), affetto da reumatismo acuto alla spina dorsale. Infelice! Attaccato da questi dolori, dalla parte Sud della Terra del Fuoco si mise in viaggio diretto al Nord con due compagni, uno dei quali si perdette nel guadare il fiume Grande e gli altri due poterono arrivare alla nostra Missione implorando la carità. Si soccorse il sano che era austriaco e continuò il suo viaggio in cerca di lavoro, ma l'ammalato non poteva più andare avanti, onde si accolse nell'infermeria, gli si amministrarono rimedii, si usarono tutte le cure ed ora comincia ad alzarsi, ma ne avrà ancora per due o tre mesi almeno, tanto più in questa stagione cruda.

Come vede, caro D. Rua, le nostre Missioni compiono una grande opera di civilizzazione e sono un bene non solo per la predicazione del Vangelo, ma anche per l'opera umanitaria che prestano, corrispondendo così al fine che si propongono i nostri cooperatori colle loro preghiere e coi loro aiuti. I confratelli stanno tutti bene e mi incaricano di salutarla, ringraziando degli aiuti sia del personale, sia della vistosa somma che ebbe la bontà di farmi imprestare per sollevare questa Missione dall' incubo dei grandi interessi che dobbiamo pagare per i debiti contratti. - Riceva i miei saluti ed abbia la bontà di presentarli al Capitolo e a tutti i nostri benefattori.

Suo aff .mo in G. e M. Mons. FAGNANO GIUSEPPE.

PATAGONIA (Rio Negro) Visita Pastorale di S. E. Mons. Giovanni Cagliero.

REv.m° SIGNOR D. RUA,

Roca (Rio Negro), 2 dicembre 1901.

LE scrivo con la maggior soddisfazione dell'anima, e le notizie che mi compiacio comunicarle saranno di grande consolazione a Lei, nostro amatissimo Superiore, ai nostri confratelli e giovanetti, ed anche ai nostri buoni Cooperatori e Cooperatrici Salesiani.

Mi riferisco alla Missione e Visita Pastorale che il nostro venerato Mons. Cagliero finisce adesso di fare alle piccole popolazioni del Colorado e alle altre sulle sponde del Rio Negro.

Bournichón- Buena Parada- Libera scelta.

Io che da alcuni anni ho la fortuna di accompagnarlo nei suoi viaggi apostolici posso affermare, senza timore, che non vi sono pericoli nè difficoltà valevoli ad arrestarlo dalle sue imprese evangeliche, ed abbattere quello spirito di carità di cui avvampa il suo cuore.

In questa visita pastorale raccolse le primizie del suo zelo nelle due fiorenti popolazioni di Bournichón e di Buena Parada sul Rio Colorado. Non istò a descriverle, amato Padre, la solenne accoglienza che le Autorità ed il popolo fecero al buon Prelato, perchè la mia penna non è capace di tanto. Solo le dico che fu un vero trionfo e che il nostro Monsignore in mezzo agli applausi generali venne accompagnato fino alla modesta abitazione che quei buoni cristiani nel miglior modo possibile avevano preparato ed adornato a questo fine.

La Missione durò otto giorni, giorni felici e colmi delle più elette benedizioni. Si battezzarono centinaia di bambini ed un buon numero di giovanetti dai 12 ai 14 anni. Inoltre si istruirono nelle verità della fede gli abitanti dei due vicini paesi, e grandi e piccoli ricevettero il Sacramento dello Spirito Santo. Monsignore ebbe la consolazione di dare la 1a Comunione a tanti cari angioletti, che con edificante pietà si alimentarono del Pane di Vita Eterna. Gli adulti poi ebbero la comodità di udire tutti i giorni la S. Messa, ascoltare la parola di Dio, ricevere i SS. Sacramenti e così lucrare di nuovo l'indulgenza del Giubileo. Si benedissero vari matrimoni fra le principali famiglie, santificando la loro unione coniugale con la grazia del Sacramento.

Si organizzò pure un comitato di signori per la erezione di una Chiesa con annessa Casa salesiana. A tal uopo offersero a Monsignore uno dei terreni più fertili e preziosi, e si riunì parte del materiale con una discreta somma di denaro. Lo stesso fecero i buoni abitanti di Bournichón, e con un atto di generosità che li onora grandemente, proposero a S. E. Rev.ma la elezione del terreno migliore del paese per erigervi la Cappella e la Casa di Missione, incaricandosi essi stessi della esecuzione della fabbrica.

Intanto giunse il giorno della separazione, e le Autorità con la popolazione non sapendo che fare di più per dimostrarci amore e gratitudine, ci accompagnarono fino alla stazione, e quivi raccomandarono all'Amministrazione delle ferrovie che trattassero Monsignore con la più alta considerazione ed il più grande rispetto : il che fu eseguito puntualmente e con piacere.

Choele-Choel. - Missione. - I prigionieri.

In sei ore di viaggio rapido per lunghe ed immense pianure giungemmo alla stazione di Choele-Choel, dove ci aspettava il nostro caro missionario D. Anselmo Domenico, il quale da alcuni anni a questa parte coltiva l'abbondante messe di quel campo evangelico. La stazione dista dal paese quasi quindici chilometri, che percorrommo in vettura postale.

Erano le tre del mattino... e viaggiavamo soavemente lungo la vallata del Rio Negro, mentre la luna con la sua pallida luce rischiarava il tortuoso cammino e ci faceva godere sulle sponde del fiume incantevoli panorami. Ricca di folte siepi patagoniche di piquillines, chañares, algarrobillos, jarillas, ecc., avevamo a sinistra la collina soprastante al Rio Negro, a destra le acque maestose che costeggiano la grande e romantica isola, che porta il nome di Choele-Choel, e che, distribuita in lotti agli emigranti, si cambierà ben presto in un emporio agricolo del commercio argentino. La rugiada e la brezza mattutina, il grato profumo delle piante, lo spuntar dell'aurora ed il delicato gorgheggiar degli uccelletti riempivano il nostro animo di un dolce contento, e c'invitavano a celebrare le glorie di Dio Creatore. Come per incanto giungemmo a ChoeleChoel quando il sole era già alto sull' orizzonte.

Trovammo la Casa della Missione in buonissime condizioni e con tanto ordine e pulitezza che era un vero piacere. La modesta Cappelletta custodita con diligenza, l'altare adorno di fiori e di luci, e gli ornamenti sacri erano il riflesso dello spirito di pietà che regnava in quel piccolo santuario, dedicato al Sacro Cuore di Gesù. Non appena la campana annunziò l'arrivo di Monsignore ed il principio delle funzioni religiose, la Cappella rigurgitò di fedeli, e specialmente di giovanetti e pie giovanette, desiderosi di vedere l'amato Pastore e ricevere la sua benedizione.

Choele-Choel è una delle popolazioni più buone del Rio Negro, epperciò non devono recare maraviglia gli abbondanti frutti che, con l'aiuto di Dio, si raccolsero nei pochi giorni della visita pastorale dell'amato Vescovo della Patagonia. Il concorso alle sacre funzioni non poteva essere maggiore, nè maggiore poteva desiderarsi la frequenza ai SS. Sacramenti. Bello e commovente si fu l'atto della 1a Comunione dei giovani del paese, come grande e consolante il numero dei cresimandi. Lo zelo di Monsignore si estese anche ai poveri prigionieri delle vicine carceri. Fu personalmente a visitarli, e consolandoli li animò a compiere i loro doveri cristiani. Dispose che uno dei Missionari si occupasse di essi e per tre giorni li istruisse nelle verità della fede, a fine di prepararli bene a ricevere i SS. Sacramenti.

Corrisposero con entusiasmo a sì segnalato benefizio, e mutuamente si animavano ad arricchirsi dei tesori più belli : la grazia di Dio e la pace dell'anima. Bisognava vedere con che piacere adornarono essi stessi e la stanza e l'altarino, dove Monsignore doveva celebrare la S. Messa !... Ma più bella fu la scena quando circondarono il buon Prelato per confessarsi. Li accolse qual Pastore amante delle sue pecorelle, quantunque traviate, ma pentite! Oh! come restarono contenti e desiderosi di menar una vita più cristiana!

Si battezzarono alcuni indii, che erano ancora pagani, ed ebbero essi la fortuna di ricevere anche gli altri Sacramenti. Più di 40 furono i prigionieri cresimati.

Il discorso che Monsignore pronunziò in questa occasione (presenti i direttori, zelatori e le altre autorità delle carceri), riempì gli animi di dolci consolazioni, accendendo nel cuore la fiamma della carità, per renderli fermi fino alla morte nei propositi fatti di una vita più virtuosa e morale.

Prima di partire fece loro distribuire libricini, rosarii ed immagini, che ricevettero come preziosi ricordi.

Piccola Missione in Roca. - Temporali. - Partenza per il Neuquen.

Lo stesso giorno (27 novembre) Monsignore, accompagnato dai suoi Missionarii, si congedò dalle autorità e dai buoni abitanti di Choele-Choel e partì alla volta di Roca, dove lo aspettavano per la visita pastorale.

Quivi disgraziatamente forti venti e temporali spaventosi impedirono il buon esito dei nostri lavori : ciò nondimeno abbiamo potuto preparare i ragazzi e le ragazze alla 1a Comunione. Vi furono anche molti cresimandi.

Nello stesso tempo si dettarono i santi spirituali esercizi nel nostro Collegio San Michele e nell'istituto delle Suore di Maria Ausiliatrice, con grande vantaggio spirituale di tanti poveri orfani ed orfanelle. Monsignore, licenziandosi tosto dai suoi amati figli di Roca, intraprese (2 dicembre) il lungo e penoso viaggio verso Chos-Malal, primo punto di missione nel territorio del Neuquen.

Di lì pensa giungere di missione in missione fino a Junin ed a San Martín de los Andes, e visitare tutti gli altri punti più popolati; la qual cosa richiederà un viaggio di oltre 400 leghe, che sì faranno parte in breack, parte a piedi e parte a cavallo, per motivo del terreno montagnoso e delle strade cattive.

Finisco, amato Padre, questa relazione, perchè la fretta del viaggio mi vieta di continuare.

Raccomandandomi alle sue orazioni, mi dichiaro con la maggior venerazione

Aff m° figlio in G. C.

D. GIOVANNI BERALDI.

COLOMBIA

Necessità, scopo e fondazione del Banco dei lebbrosi.

(Lettera di D. Evasio Rabagliati.)

VEN.mo E CARISSIMO PADRE,

Bogotà, 25 marzo 1902.

So che la S. V. desidera ricevere notizie frequenti dei poveri lebbrosi della Colombia, ma, causa la guerra, i Salesiani e le suore di Maria Ausiliatrice che si trovano chiusi in quei siti di miserie e di dolore, non poterono certamente scriverle, come avrebbero desiderato, e se qualche volta l'hanno fatto, forse le loro lettere saranno cadute in mano di guerriglie o state intercettate.

Noi stessi della Capitale, passiamo alle volte mesi e mesi senza poter comunicare con quei confratelli, e bisogna studiarne sempre qualcheduna nuova, per far arrivare fino a loro le limosine raccolte qui per quei lebbrosi e così non lasciarli morir di fame. Fino ad oggi, che io mi sappia, nessuna somma, delle molte e grosse spedite in questi due anni e mezzo, andò smarrita; tutto il denaro arrivò felicemente al suo destino.

La novità grossa adesso è il Banco dei lebbrosi, che si fondò in Bogotà nel mese di dicembre del 1901, primo del nuovo secolo. Fu una bella invenzione, frutto certamente di una inspirazione divina. In quei primi giorni di dicembre andava escogitando nuovi mezzi per raccogliere in belle maniere limosine per i nostri cari lebbrosi, quando d'improvviso ebbi una idea che mi parve stranissima al principio; fondare un Banco dei lebbrosi. Tentai cacciarla una e più volte come cosa importuna ed inopportuna; ma a nulla valse; anzi il pensiero della mente poco alla volta si cambiò in desiderio del cuore. Allora mi misi all'opera; preparai tutto il materiale necessario; anzitutto feci stampare circa due mila azioni in forma di artistico diploma portanti le une il ritratto del nostro D. Michele Unia, di venerata memoria, e le altre del Sacerdote Don Leopoldo Medina, che fu veramente l'iniziatore dell'opera salesiana dei lazzaretti dei lebbrosi in Colombia e morto giovanissimo qui in Bogotà, lo scorso settembre, martire della carità, perchè incolse il terribile male nell'assistere durante molti mesi i soldati colpiti dal tifo in un ospedale fondato dallo stesso sacerdote. Poi feci preparare grossi cartelloni da affiggersi agli angoli delle strade, come qui si usa fare in casi consimili. Disposto così il materiale, in un dato giorno, negli ultimi di dicembre, per mezzo dei giornali, dei cartelloni, si diede al pubblico la notizia della fondazione del Banco. Contemporaneamente io mandava , ratione amicitiae, alcune centinaia delle azioni di questo strano Banco, al Clero, agli amici dei Salesiani, e alle persone ricche che io conosceva caritatevoli. L'opportunità era eccellente, e le strenne cominciarono a venire abbondantemente. Credo che, fatte pochissime eccezioni, tutti risposero all'appello in favore dei disgraziati lebbrosi; e chi mandò cento scudi, chi duecento, chi cinquecento, altri fino mille, come quota della loro azione bancaria. La cosa, resasi pubblica, chi non ebbe il diploma, se lo venne a cercare, e le domande crebbero tanto che si dovettero creare due succursali nel centro della città, per facilitare le operazioni bancarie. Siamo già alla fine di marzo, e l'entusiasmo non è peranco cessato. Non passa giorno senza che io non abbia richieste di nuove azioni.

Ma e l'organizzazione di questo Banco qual è ? Un Banco deve avere grossi capitali, pagare interessi, prefiggersi uno scopo... Le dirò, l'organizzazione di questo Banco è veramente semplice. Nel diploma-azione, a un lato è il ritratto di D. Unia e di D. Medina; nel centro, in grossi caratteri: - Banco dei lebbrosi; a sinistra: - Capitale: i milioni della Divina Provvidenza; a destra: - Interesse: il cento per uno. Più sotto:- il Banco è posto sotto la tutela della Divina Provvidenza; fu fondato l'anno primo del secolo ventesimo. Scopo: - dar casa, vestito, alimento a tutti i lebbrosi della Colombia. Ha succursali in tutte le principali città della Repubblica. Più sotto ancora vi è la formola sacramentale, dirò così, di tutti i Banchi del mondo; dice così : - Il Signor...... ha depositato in questo Banco dei Lebbrosi la somma di...... in ossequio ai poveri lebbrosi nel giorno...... anno...... invocando sopra di lui, le più elette benedizioni del Cielo. - Il Tesoriere della Provvidenza: Padre Evasio Rabagliati, Salesiano. - Più in basso ancora, sotto i ritratti, vi sono alcuni testi della Sacra Scrittura, relativi al precetto divino della limosina.

La novità piacque, come già dissi, e gli azionisti a tutt'oggi sono già più centinaia, con un capitale raccolto che arriva già ai cento cinquanta mila pesos; circa settecento cinquanta mila lire (di carta straccia ben inteso). Tutto questo si potè fare qui in Bogotà, nel breve giro di tre mesi, con sorpresa mia e di molti altri. Che sarà quando questo Banco possa rendersi veramente nazionale, ed avere azionisti in tutte le città della repubblica ?

Ma da cosa nasce cosa, dice un nostro proverbio; e l'invenzione ne produsse subito un'altra. Qui è costume, come in tante altre parti di Europa e di America, in certi giorni dell'anno, fare regali ai parenti, agli amici, etc. Le azioni del Banco dei lebbrosi si prestano magnificamente bene per ossequiare chicchessia. Arriva il compleanno del padre o della madre; viene un giovanetto od una giovanetta, e mi dice : mi dia un'azione del Banco dei lebbrosi per tanto a favore di mia madre o di mio padre; ed il regalo è bello e pronto, ed è certamente il migliore per un un padre cattolico, per una madre cristiana. Lo stesso fanno già molti per gli amici, per le amiche, per i benefattori e le benefattrici. I morti non dovevano essere dimenticati in un'opera sì bella; e già mi ebbi delle belle sorprese. Oggi è l'anniversario della morte della mia figlia, mi dice una madre: invece di spendere in un grosso funerale, nel quale forse entrerebbe un po' la vanità, credo meglio prendere un'azione del Banco in nome della defunta, per il riposo dell'anima sua. E di queste sorprese ne ebbi già molte, e ne avrò ancora delle altre certamente, perche se l'invenzione non soddisfa la vanità, soddisfa il cuore ; e qui le persone di buon cuore sono molte. Di qui si spiega come in sì poco tempo si sia potuto raggranellare la somma sopradetta; la quale, per noi, qui, nelle attuali circostanze, dopo 31 mesi di rivoluzione, è qualche cosa di veramente fenomenale; tanto più che il raggio di azione, adesso si si riduce unicamente a questa città di Bogotà, che allo stesso tempo deve sostenere cento altre opere di beneficenza, per non lasciar morire di fame le migliaia di poveri che pullulano per ogni parte. La fondazione di questo Banco ha poi uno scopo specialissimo ; la creazione di lazzaretti departamentali in tutta questa Repubblica. Presentemente tre sono i lazzaretti in Colombia; quello di Agua de Dios in Cundinamarca, con mille e cento ammalati; quello di Contratacion con ottocento circa; quello di Caño del Loro, in una isoletta del Mar Caribe con sessanta. Sono quindi appena due mila i lebbrosi raccolti nei lazzaretti; ma il numero di questi poveri disgraziati è di trenta mila secondo le cifre più o meno uffiziali e quindi autentiche. Anche un Congresso medico raccolto l'anno scorso nella Capitale del Chilì, dava questa cifra. Dove vivono gli altri 28 mila? Disseminati nelle città, nei paesi, nelle campagne, mescolati coi sani, gli uni, i ricchi, vivendo colle loro rendite, i poveri, chiedendo l'elemosina per le vie, nei mercati, alle porte delle chiese etc. etc. Generalmente per leggi locali, non è loro permesso entrare nelle chiese, ed uscire in pubblico di giorno; quindi i più vivono nelle campagne, lungi dai centri, senza istruzione alcuna, senza Messa, senza sacramenti, senza sacerdoti che li confortino. Per la maggior parte di loro, arriva l'ultima ora, più o meno abbandonati da tutti, perche l'ultimo periodo della malattia è veramente straziante, e non tutti gli stomachi resistono a quella vista; e così se ne vanno all'eternità senza i conforti tanto necessari della religione.

Di qui l'idea di creare lazzaretti in ogni dìpartimento, proporzionati al numero degli ammalati, e così raccoglierli tutti, istruirli, consolarli, non lasciar mancar loro nulla del necessario, e prepararli al gran passo dell'eternità. Ecco lo scopo precipuo del Banco dei lebbrosi; preparare i fondi per la erezione di dieci o dodici lazzaretti quanti sieno necessari per salvare prima gli ammalati dall'inferno, e poi i sani dal contagio della lebbra. Difficile e lunga è l'impresa e richiede fondi enormi, nè mi credo io l'uomo capace di condurre a termine negozio così arduo e monumentale; ma i figli di D. Bosco, sì, lo faranno col tempo e colla pazienza. Io mi limito a gettare le basi, e quando farà d'uopo, il Signore manderà l'uomo per compiere l'opera.

Le limosine raccolte fino ad oggi, compresi gli introiti del Banco, arrivano alla bella somma di 390 mila pesos, circa due milioni di franchi (in carta ben inteso). Di tutta questa somma, più della metà fu già convertita mese per mese in vettovaglia per alimentare i lebbrosi dei lazzaretti; il resto ha lo stesso scopo, e quello che avanza, con quello che verrà certamente, servirà per fare o per incominciare il primo lazzaretto dipartimentale in Santander centro principale della lebbra in Colombia. I piani sono già fatti, approvati dal Governo, e dalla Giunta Centrale d'igiene, secondo il modello di quelli che ho visto in Norvegia nella mia visita del 1898. Gli ingegneri sono pronti; i terreni non mancano; non si aspetta che si dichiari terminata la guerra e ristabilito l'ordine pubblico, per dar principio all'opera, fidente nella protezione divina anzitutto, nella benedizione di Don Bosco, così amante dei poveri sofferenti, e poi nell'aiuto dei buoni, che tante prove mi diedero già della loro generosità, per iniziare un'opera così necessaria per la salvezza di questa Repubblica che ha più lebbrosi essa sola di tutte le repubbliche del Sud e del Nord America prese insieme.

In sul finire, mi sia lecito una domanda: non si potrebbe fondare qualche succursale di questo Banco dei lebbrosi colombiani anche in Europa? P. e. in Torino, Milano, Parigi, Londra, Barcellona, etc. etc.? lo credo che non mancherebbero le anime buone e generose che in vista di quell'interesse così elevato e così certo del cento per uno e di una Banca che non fallisce mai, e di un'opera così squisitamente bella e benefica come si è soccorrere questi esseri i più disgraziati della terra, come sono certamente i lebbrosi, io credo, ripeto, che non mancherebbero gli azionisti del nostro Banco. In questo caso, supplico i Superiori tutti delle Case salesiane di Europa, dell'America, dell'Africa e dell'Asia, a rappresentarmi, ricevendo le limosine e mandandomele a Bogotà, coi nomi, cognomi, paese dei nuovi benefattori, perchè possano figurare nell'album degli amici dei lebbrosi colombiani, e possa io mandare loro il diploma-azione. Che se qualcuno volesse mandare direttamente la sua quota, la spedisca al sottoscritto, Bogotà (Colombia) nella sua qualità di tesoriere del Banco dei lebbrosi, ed io posso a tutti assicurare che sarà questo il capitale meglio impiegato, allo stesso tempo il più produttivo, perchè si tratta di un interesse reale ed effettivo come sono reali ed effettive tutte le promesse scritte nel Vangelo.

Per questa volta, non le parlo della rivoluzione, per non dilungarmi di troppo ; ed anche per non distrarre l'attenzione dei lettori dall'argomento principale di questo scritto: il Banco dei lebbrosi in Colombia, sua necessità, suo scopo principale, la convenienza di farsi azionista, etc.

Carissimo Padre, dia una delle sue benedizioni a questo nuovo progetto salesiano, e ci aiuti colle sue preghiere a condurlo felicemente al suo termine.

In particolare benedica me, che sono e sarò sempre tutto suo in Corde Jesu

Dev m° ed obb.m° figlio Sac. EVAsIo RABAGLIATI.

AFRICA

In mezzo agli italiani di Tunisi. (Lettera di Don Ghione Anacleto.)

REVm° ED AMA.m° PADRE,

Tunisi, 30 giugno 1902.

È ormai tempo che rompa il mio lungo silenzio col darle qualche succinta notizia della mia missione in Tunisi. Chi arriva per la prima volta in questa grande e rinomata città, terra Cartaginese, che nei secoli passati fu il teatro di numerosi e sanguinolenti drammi, sbarcando al porto, vi entra per le vie marittime. Oltrepassati i numerosi e grandiosi magazzini s'innoltra in una prima piccola città di nuovo genere, perchè intieramente composta di povere case ad un solo piano, abitate da poveri siciliani, per cui quel grande quartiere recentissimo prese il nome di Piccola Sicilia.

Questi numerosi e mal adatti tuguri, vanno a confinare con una seconda grande e moderna città Europea, la quale è di continuo frequentata da cittadini di ogni razza, colore e nazione, vestiti molto diversamente, ed alcuni con abiti i più ricchi, altri con specie di cenci i più poveri, tanto che, se un matterello italiano uscisse di casa e si portasse nelle principali vie europee con la sola camicia o con giubba, panciotto e camicia ed anche coi soli pantaloni con sopra la camicia, non desterebbe per nulla l'ammirazione dei passanti, perchè verrebbe semplicemente confuso coi molti giovani arabi così e peggio, vestiti, che girano per le vie, per le piazze a vendere giornali.

Si è in questi luoghi prima deserti che l'Apostolo della carità, S. Vincenzo de' Paoli, venne esposto nella piazza della marina, allora pubblico mercato, ove i negozianti lo visitarono come si visita un cavallo, un bue prima di comprarlo. Gli facevano aprire la bocca per osservare i suoi denti; gli palpavano le costole, gli esaminavano le ferite aperte dai barbari padroni, lo facevano camminare al passo, al trotto, al galoppo, lo obbligavano a sollevare gravi pesi, lottare con altri schiavi onde misurargli la forza, e mille altre sorta di brutalità.

Camminando per la via della marina, oltrepassata la grandiosa nuova Cattedrale, il bellissimo palazzo del Ministro Francese, dopo pochi passi si trova il grande arco della porta di Francia, al di là della quale incomincia la terza ed estesissima vecchia città co' suoi singolari e numerosi quartieri Italiani, Maltesi, Israeliti ed Arabi. L'aspetto delle vie tutte strette e tortuose, è strano ed insieme pittoresco; le case tutte bianche, ben illuminate ed arieggiate , perchè hanno un solo piano terreno alto da 4 a 5 metri, munite da un cortile. Non vi si trova una sola piazza, non un giardino pubblico, non una via arteriosa: la circolazione delle vetture riesce impossibile. Le molte camere sono più basse della strada; non hanno finestre, non camini, e la medesima stanza, anche per moltissimi Italiani, serve di negozio, per mangiare, per lavorare e per alloggiare la famiglia e gli animali.

Continuando a salire si percorrono le vie del mercato (Souk) alcune delle quali, intieramente coperte, non hanno un cantuccio che non sia interessante e che non offra al visitatore una cosa curiosa e bella a vedersi.

Si vedono banchi ripieni di varie mercanzie, molte a noi sconosciute; lavoranti di tutti i mestieri che eseguiscono lavori diversi dai nostri. Si ammirano vestiti abilmente ricamati in oro ed in argento, che attirano la meraviglia del visitatore Europeo; tessuti, tappeti diversi e di vari colori accumulati ed aggiustati in gran numero in un magazzeno, appena grande quanto un armadio. S'incontrano ricchi bazar, più curiosi dei musei, che contengono stoffe e tappeti provenienti da Costantinopoli, dalla Siria, dalla Persia, armi ed altre molte rarità, portate da diverse tribù e da cento carovane. La città araba coi suoi Souk, non si può descrivere ; solo l'occhio, le attente e ripetute passeggiate che si devono fare, possono darci un'idea dello spettacolo che cangia tutti i giorni e tutte le ore.

Si è per questi mercati che nel solo anno 1650, ben 6000 schiavi cristiani con una corda o catena al collo si facevano girare e rigirare per far vedere ai negozianti di carne umana chi meglio camminava, meglio mangiava, chi aveva più o meno ferite, più o meno gravi o mortali, quivi insomma che quei confessori di G. C. soffersero gravissimi tormenti fisici e morali. È presso la nostra parrocchia del S. Rosarìo che il Beato Antonio Neyrot, domenicano Piemontese, il 10 aprile del 1460 fu lapidato e messo sul rogo ; parte delle sue reliquie furono trasportate in Rivoli presso Torino.

Grazie a Dio però, le crudeltà che si usavano in Tunisi nei tempi passati verso i cristiani ora non hanno più luogo; si deplora tuttavia ancora oggidì di tanto in tanto la scomparsa di alcuni ragazzi che vengono dagli Arabi derubati, soffocati con cotone e chiusi in un sacco. A molti altri pericoli fisici e morali vanno incontro i numerosissimi giovanetti in Tunisi e per allontanarli in parte occorre fondare Oratori non solo festivi, ma quotidiani. Non mi dilungo su questo argomento, perchè assai prima che io conoscessi Tunisi, la S. V. R.ma, già appieno era informata delle tristi condizioni in cui si trova questa doppiamente povera gioventù, e non dimenticherò mai le calde raccomandazioni. da lei fattemi prima della mia partenza, pel miglioramento della loro condizione. Non ostante le molteplici mie occupazioni, tuttavia appena presa conoscenza e possesso dei miei impieghi, subito mi occupai per aprire un Oratorio maschile, e dopo sette mesi di preghiere e di sacrifizi mi fu dato di trovare il locale, adattarlo, ed in meno di due mesi fu pronto e subito occupato da 300 e più giovanetti. Essi, conosciutone lo scopo , ne divennero i padroncini, tantochè alcuni nei giorni feriali non essendo ancora l'ora d'ingresso o perchè troppo piccoli non si lasciano entrare, penetrano a giuocare allegramente coi compagni per la bassa finestra della sacrestia della parrocchia attigua.

L'Oratorio essendo aperto non solo ai numerosi italiani , ma ai giovanetti di tutte le nazioni, lo chiamiamo Internazionale di San Francesco di Sales. Anche i giovanetti Arabi ed Ebrei insistono per entrarvi; gli Arabi. sono assolutamente esclusi, e agli Israeliti per le troppe insistenze fatte per ora abbiam creduto bene fare qualche eccezione. I giovani sono quasi tutti italiani e parlano la maggior parte anche il francese e l' arabo. Passeggiando pel cortile si sente, secondo i gruppi di giovani, a parlare in siciliano, in italiano, in maltese, in francese ed in arabo: però non ho mai sentito fra loro il più piccolo diverbio.

Mentre scrivo, presso la porteria, vedo entrare una povera donna con un bambino in braccio, tutta spaventata, cogli occhi spalancati inoltrarsi frettolosa nel cortile, guardar attentamente or di quà or di là, poi tutta giuliva avvicinarsi a due giovani fratelli, accarezzarli, e dando un lungo respiro, esclamare: « Signore, vi ringrazio! li ho entrambi ritrovati sani e salvi !! » poi dice loro: « non movetevi di qua; ve lo ripeto, non movetevi di qua, per carità! » All'insolita mimica di quella donna io mi le avvicinai, ed ella appena s'accorse della mia presenza mi disse : « Ah, padre, qui vicino, momenti sono, alcuni arabi hanno rubato tre ragazzi, e messi in un sacco; e mentre si davano alla fuga furono sorpresi, si dette l'allarme; i ladri furono arrestati ed ora vanno in questura coi gendarmi e coi ragazzi liberati. » Giorni sono, mentre i nostri giovanetti si trovavano tutti allegri nel teatrino, ove imparavano lodi sacre e canti profani, che poi cantano molto forte per le vie di Tunisi, specialmente verso sera, altre madri di ragazzi fecero pressochè la medesima mimica della precedente, perchè, minuti prima, un ragazzo di 8 anni, che non frequentava l'Oratorio, a pochi passi da noi rimase schiacciato dal tram elettrico, e dopo brevissimi ma acutissimi dolori spirò. Tutte le madri che non avevano i proprii figliuoli sotto gli occhi, temevano fosse il loro.

Mi trovo alla fine della 4a pagina e m'accorgo che non ho ancora detto neppur una parola sulla missione per la quale fui mandato a Tunisi, cioè dell'Ospedale Coloniale Italiano, e delle Regie Scuole Italiane. Pazienza; le scriverò un'altra voltra. Per ora le dico solo che nel vasto e benissimo situato Ospedale si fa un gran bene fisico-morale, e religioso ai nostri numerosi connazionali. Le scuole italiane sono tutte Governative, ed avvi il Regio Liceo Ginnasiale, il Tecnico Commerciale, le tre scuole primarie maschili, due primarie femminili, ed una normale femminile. Gli allievi e le allieve, che frequentano dette scuole sono circa 4000. In quest'anno scolastico ho insegnato la religione in diverse scuole a 180 allievi delle Regie scuole maschili, e a 200 circa allieve delle Regie scuole femminili. Fra gli allievi e le allieve ne ho promosso 110 alla prima Comunione. Una buona parte degli allievi prendono parte al l'Oratorio, e molte allieve hanno assistito nelle domeniche alla Messa degli Italiani nella Cattedrale, durante la quale faceva recitare le preghiere e cantare lodi come si suol fare negli Oratori femminili.

Chiudo la presente pregandola a voler raccomandare alle preghiere degli indimenticabili artigiani dell'Oratorio, i miei numerosi ammalati, gli allievi e le allieve, i giovani dell'Oratorio Internazionale, ed i cento e più mila Italiani della Tunisia, una parte dei quali dopo che lasciarono la loro patria dimenticarono i Comandamenti di Dio e della Chiesa, onde perseverino nella santa nostra religione e col loro buon esempio richiamino i numerosissimi Musulmani alla religione dei loro padri. Mi benedica e preghi qualche volta pel povero

Af.mo ed Obbl.mo figlio in G. C.

Sac. GHIONE ANACLETO.

GIAMAICA (Grandi Antille)

Notizie su questa nuova Missione Salesiana. (Continua la corrispondenza di Eugenio Tedeschi.*) Alla volta di Darnitow.

Il panorama era incantevole; si costeggiava il mare; la brezza era fine, leggiera, deliziosamente fresca: sotto la gloria fulgida del sole, come sentii poetare dall'avvocato Bianchetti, lustro del foro torinese, la natura tropicale splendeva in uno dei suoi poetici mattini. Le baie, i piccoli golfi, le insenature, lo specchio cangiante dell'acque, il rumore di fiumi d'acque, precipiti di cascata in cascata, di grossi canali, di ruscelli, e l'ondeggiare superbo dei cocchi dall'immenso pennacchio, alcuni vapori di costa che filavano lunghesso l'isola, i cannotti, le barche dei mori che vogavano a ritmo cadenzato all'aria di una monotona canzone o di gridi indecifrabili, tutto questo era un compendio di poesia che mi incantava e mi trascinava di meraviglia in meraviglia. Dopo un'erta discesa arriviamo al White River (fiume bianco). È un bel fiume, le sue acque appaiono bianchiccie, si precipita dall'altipiano, spuma e ribolle ad ogni tratto, con orrendo fracasso. Io lo costeggio su per la collina gran tratto finchè non volta a sinistra.

Di quel giorno stesso arrivai a Darnitow verso le 15, accolto gentilmente da quell'intendente del Vescovo. Dopo due ore di riposo mi volle condurre in giro a vedere la proprietà: alla porta stavano già sellati due robusti muli ; io ne inforcai uno di bellezza incantevole, e via sulle colline. In mezzo ad una piccola piantagione di canne da zucchero stava una capanna di negri: l'intendente mi fa notare la grossezza di quelle canne e mi dice che sono di una squisitezza unica. Mi domanda se voglio gustarne il mosto; io rispondo yes thank you (sì, vi ringrazio). Egli volta la mula, dice quattro parole ad una donna rintanata nella sua capanna e poi s'avvicina alla macchina strettoio sita a pochi passi. Vi giungemmo appena che due moretti balzano come foletti dalle canne: uno armato di un tremendo coltellaccio recide due canne, le spoglia; l'altro salta allo strettoio e gira attorno mentre il primo a tutta forza cacciava tra mezzo ai cilindri le canne : un po' di scricchiolio ed un ruscelletto di sugo correva nel sottoposto vaso. In tutta questa operazione io era rimasto come intontito : quei due ragazzetti vestivano su per giù alla moda africana, una miserabile camicia che loro scendeva ai ginocchi formava tutto il loro vestito. Dopo tanta dominazione spagnuola ed inglese i poveri negri di alcune località interne sono press' a poco all'alfabeto della decenza e della moralità !

Uragano terribile.

Il giorno dopo cambiato un mulo volli partire verso le 15 per arrivare a Reading la domenica a notte. C'era qualche nuvolaccio per aria ma non dava segno di pioggia e partii in nomine Domini, prendendo altra via che correva su Bronstow e su Montego Bay. Non fossi partito ! Dopo sei miglia circa cominciò un uragano così terribile che in mia vita non ho mai visto il simile. Il vento e la pioggia turbinavano in modo infernale: in poco d'ora niente più ci riparava, l'acqua ci innondava come in un bagno; Baret alle mie esclamazioni, rispondeva: Bad, dag (cattivo, cattivo tempo!). A Darnitow avevamo preso con noi anche due cani; le povere bestie non ne potevano più ed una tornò indietro dalla distanza di 40 miglia. Baret, quando si accorse della mancanza del cane, volle scendere a rintracciarlo, ma inutilmente; ed allora si intestò che voleva fermarsi fino al mattino sotto quella razza di pioggia. Io non feci altro che montare e prendere le redini ; capì che era meglio venire con me ed anche egli montò ripetendo: bad dag, bad dag. L'acqua seguitò a cadere fino alle 7 del mattino; immagini lo stato nostro. Io non so cosa sembrassi, ma il mio compagno, il famoso Baret, era un negro pipistrello, orribile, miserando. Che fare? Gli comperai la sua medicina: una bottiglia di rhum, e via, sempre avanti mangiando un po' di pane senz'altro. Si giunse a sera ed avevamo ancora 30 miglia da percorrere. Stanchi morti discendevamo una collina: ad un punto il pendio si fece più erto, il mulo portante, sentendosi caricare così improvvisamente il peso, si impaurì, cominciò a sprangar calci nel traversino dandosi nel medesimo tempo a corsa sfrenata. Baret in un batter d'occhio mi passa le redini e spicca un salto portentoso dal carrozzino e corre, corre portato dall'impeto agitando le braccia in modo stranissimo, vociando che sembrava un matto. Cosa gridasse alle bestie

lo non lo so. La gente spaventata si traeva da banda correndo rampiconi sui fianchi erti della strada. Fu un momento che ebbi paura di fracassarmi il collo; il mulo non sentiva più il morso, era inferocito ; tentai l'ultima prova, radunai tutte le mie forze e con uno strappo tremendo tentai di frenare la inferocita bestia, ma in quello mi sfuggì ogni speranza, poiche le redini mi si spezzarono come fossero di carta pesta : la strada a pochi metri svoltava ad angolo quasi retto, era inevitabile la catastrofe. Non pensavo più a Baret che correva sempre, quando lo vedo voltare, farsi incontro ai muli e con un tremendo grido gettarsi alla loro testa. L'effetto fu immediato, si fermarono di botto ed io naturalmente balzai sul davanti come una palla elastica. Riparati alla meglio i fornimenti rotti, si proseguì senza altri incidenti fino a Reading dove arrivammo alle due dopo mezzanotte.

Così finì il mio viaggio. Prima dell'ultimo incidente attraversai la così detta Parrocchia di Faris (se ben ricordo il nome): in mia vita non vidi mai più stupenda vallata. È tutta abitata da negri puro sangue, terra fertilissima con bellissimi tipi di negri. Hanno le case tutte lungo la strada e dinotano una ricchezza ed una proprietà non comune fra i negri. In tutta la gran valle c'è una sola chiesa protestante, segno che appartengono tutti ad una sola setta. Il mio cuore sanguinava e si comprende il perchè.

Ho visitato altre località della nostra missione e sono cose da Patagonia. Oh ! se qui ci fossero zelanti missionari! Sa che cosa è il cattolico in Giamaica? È un essere che differisce dal protestante solo perchè va in una chiesa differente. Non vita, non zelo, non frequenza ai sacramenti, nulla di nulla. Pazienza ! Oh! se i Salesiani vincono la battaglia, le missioni d'America saranno oscurate. Qui il protestantesimo ha invaso tutto e tutti ed è così vigliacco che non sa rendersi ragione nè della sua fede nè dei suoi costumi. Il negro è un mancipio dell'inglese che dopo averlo sfruttato lo abbandona lasciandogli solo una fede che non lo migliora affatto anzi lo rende sempre più abbietto ed immorale. In altra mia forse le dirò altro di più incredibile.

Non so se in Europa nulla sanno del fatto meraviglioso avvenuto nella Martinica. Nella spaventosa eruzione del vulcano che abbrucciò e sommerse sotto lava e pietre ardenti Saint-Pierre furono ancora rinvenute due pissidi: una conteneva ostie consacrate e l'altra ostie da consacrare. Ebbene queste ultime incenerirono , e quelli consacrate no. In Giamaica si dice che quella eruzione fu un vero castigo di Dio, come sopra Sodoma e Gomorra. Qui non sentimmo niente; solo si vide una orrenda nera evaporazione a sud-est, che durò parecchi giorni ed i Monti Azzurri si copersero di cenere portata da 250 miglia di distanza.

Finisco questa mia, raccomandandomi caldamente alle sue orazioni ed a quelle dei cari confratelli e mi dico nel Signore

Sempre suo aff.mo confratello

EUGENlo TEDESCHI.

Per gli emigrati italiani

I.

Le Missioni salesiane a Zurigo - Beneficii religiosi, morali e sociali-Istruzione religiosa sali°emigrato - La pace nelle famiglie - Ufficii di corrispondenza e di collocamento - Distribuzione di viveri - Scuole gratuite.

LEVIAMO dall'ottimo giornale L'Osservatore Cattolico di Milano del 19 agosto queste interessanti notizie sulle nostre missioni di Zurigo

« Le missioni dei Salesiani vanno, dopo quattro anni di assiduo lavoro, raccogliendo ora frutti copiosi del loro zelo. Nei primi due anni la loro attività si esplicò dapprima nelle due parrocchie cattoliche dei Santi Pietro e Paolo e di Nostra Signora. Poi, urgendo i bisogni degli emigrati italiani, i quali risentivano troppo la mancanza di locali in cui adunarsi a scopo di istruzione, di lecito divertimento e di edificazione spirituale, i nostri Salesiani al principio dell'anno scorso presero in affitto, per la bella somma di quattro mila lire annue, ampii e spaziosi locali.

» Grandi spese pure s'incontrarono per lacostruzione di un comodo e bel oratorio, annesso a quei locali. Così il luogo di riunione, il centro della vita morale degli operai italiani a Zurigo era costituito : i loro desiderii e i loro bisogni soddisfatti. Si stette un po' trepidanti ad attendere l'esito, e questo fu veramente confortante e superiore ad ogni aspettativa. Di settimana in settimana il numero degli emigrati che frequentavano il nostro ritrovo e assistevano alle funzioni religiose venne crescendo con aumento rapido e costante. I benefizi che con queste loro missioni i bravi Salesiani hanno apportato ai nostri poveri operai sono di duplice ordine : benefizi religiosi e morali, e benefizi sociali. Permettetemi di farvene breve parola.

» Si sono tenute, e si tengono, ai buoni emigrati predicazioni speciali, anche in giorno feriale, ad ora fissa e avendo sempre confortante concorso. Nei giorni festivi abbiamo la celebrazione di tre Messe, la spiegazione del Vangelo due volte, la dottrina pei fanciulli e per gli adulti, e tutte insomma quelle pratiche di culto che i nostri potrebbero avere nella chiesa parrocchiale del loro paese. Nell'occasione delle feste pasquali si vide ad evidenza i buoni risultati di questa propaganda religiosa nella frequenza ai santi Sacramenti e in una vera e propria conversione di numerosissimi cattolici italiani, che un po' per indolenza, un po' per le difficoltà avevano ormai tralasciato di frequentare la chiesa e di compiere i loro doveri religiosi. Dovete aggiungere a questi buoni risultati spirituali quelli che logicamente ne conseguono nell'ordine morale delle famiglie : quante posizioni scabrose furono regolarizzate, quante questioni appianato, quanti scandali rimossi, quanta moralità ristabilita e rimessa in onore! Fino nelle prigioni, dove il Salesiano penetra parecchie volte all'anno a portare la parola di Dio ed amministrare i santi Sacramenti, si osserva un miglioramento nella condotta ed un aumento nelle liberazioni condizionate che ne conseguono. Non è poi da passare sotto silenzio l'opera degli ascritti alla Lega Cattolica, i quali furono e sono efficacissimi cooperatori e collaboratori dei Salesiani in quest'opera di risurrezione spirituale e morale. Spesso succede che i missionari vengano chiamati da questi bravi soci della Lega ad assistere ammalati, a battezzare fanciulli, a catechizzare adulti in famiglie di loro conoscenza e disgraziatamente colpite dalla piaga dell'indifferenza o della incredulità.

» E passiamo ai benefizi d'altro ordine, che le Missioni hanno recato e recano agli emigrati ; fu istituito un segretariato ed ufficio di corrispondenza che si pone a disposizione degli emigrati per far venire dalla patria tutte quelle carte e quei documenti pel disbrigo delle loro faccende e, in modo speciale, nell'occasione ch'essi contraggano nozze, o per porre in regola nozze già irregolarmente contratte innanzi al solo ufficiale dello stato civile. È stato pure istituito un ufficio di comunicazione che ha per iscopo di interessarsi dei lavori che si intraprendono per procurare lavoro agli operai disoccupati o, al caso, migliorarne la posizione economica. È anche questa un'opera che richiede molta abnegazione e molti sacrifizi. Nè basta: la Missione sa trovare private offerte di generosi per soccorrere le miserie più bisognose di sollievo; l'Istituto dei Salesiani è aperto in ogni ora del giorno, e i poveri e gli affamati sono sempre sicuri di trovarvi pane, minestra, caffè e latte ; nello scorso inverno la quantità di pane distribuito a Italiani poveri è incredibile. E l'ammirevole è che tutto vien dato senza domandare ai richiedenti s'essi siano cattolici o socialisti, credenti o no. Ex operibus cognoscetis eos : e questo spirito di carità illuminato ha fecondate e rischiarate molte anime fredde. Altro merito è quello di avere, con gravi spese, aperte e mantenute scuole pei fanciulli d'ambo i sessi, assumendo il completo carico dei libri, quaderni, riscaldamenti, illuminazione, ecc. Sono queste scuole le quali - oltre fornire l'insegnamento religioso - fanno sì che i fanciulli degli Italiani, tralasciando di frequentare le scuole tedesche, non dimentichino ed apprendano la lingua patria.

» È necessario ch'io vi dica che l'esercizio di tante buone opere merita e si è acquistata la benevolenza di tutti i buoni? Vi dirò piuttosto che tutto ciò è il frutto di private oblazioni, che le spese sono moltissime, e che capitali e rendite fisse mancano completamente. Tutto ciò è molto più eloquente ed è molto più utile ch'io vi dica, se vi interessate, come è giusto e doveroso, della sorte e del benessere dei vostri connazionali qui emigrati. »

NECROLOGIA

Mons. Angelo M. Mantegazza Vescovo tit. di Famagosta, Ausiliare del Cardinale Arciv. di Milano e Vic. Gen. della Diocesi.

QUESTO dotto, pio e mite Vescovo, zelante nostro Cooperatore, non è più. Ne venne annunziata, con generale dolorosa sorpresa, la sua morte il 26 settembre scorso. Contava 65 anni di età, ed è scomparso dopo breve malattia sopportata colla più cristiana rassegnazione, lasciando nella città e diocesi e in quanti lo conoscevano un profondissimo dolore non confortato che dalla speranza che già goda il premio delle suo esimie virtù e di tante opere buone. Nulla diciamo della sua scienza, della sua pietà, del suo zelo veramente apostolico, della sua prontezza di eloquio, del suo dolce, mite e forte carattere; solo ci limitiamo a ricordare, in questo rapido cenno, il suo affetto per le opere di D. Bosco, la sua predilezione per i fanciulli e gli aiuti morali e materiali da lui prestati al nostro Istituto di Milano, che egli amava e dove si recava volontieri ogni qual volta lo si richiedeva della sua parola illuminatrice e confortante. - Sulla sua tomba bagnata dalle lagrime della gratitudine e della riverenza di tanti amici ed ammiratori suoi, deponiamo anche noi l'omaggio mestissimo del figliale affetto.

Don Davìde Albertario

IL giornalismo cattolico italiano perdè lo scorso settembre uno dei suoi più fieri atleti e la nostra Pìa Unione uno dei più fervidi suoi Cooperatori, D. Davide Albertario, direttore dell'Osservatore Cattolico di Milano. Di ingegno eletto e soda coltura scientifica, aveva abbracciato il giornalismo con ardore giovanile, considerandolo una nobile missione e non una professione, un lucro. Sulla sua bandiera aveva scritto : per la Chiesa e per il Papa per essa combattè e sofferse non poco da nemici che non ricusarono d'adoperare contro di lui le armi le più vili, come quando nel 1882 fu ferito nella sua qualità di sacerdote e minorato nella sua qualità di cittadino (1):

per essa non indietreggiò innanzi alle difficoltà inevitabili ad un giornalista cattolico, come non si piegò a chi con l'oro e gli onori tentò corromperne la penna. Don Davide aveva messo la sua penna, carica di lampi, al servizio della Chiesa e del Papa: della prima difese il patrimonio dogmatico, teologico e filosofico, la missione salutare nell'individuo, nella famiglia, nella società : del secondo propagò gli insegnamenti, gli ordini, i desideri. Tale la sua bandiera, da cui mai egli distolse lo sguardo per ingrossare di tempesta. Per essa tutto patì : il cuore sanguinò per i colpi ricevuti e per quelli che nell'osservanza della consegna impostasi, egli menò febbrilmente senza badare a nemici ed amici : il suo spirito fu straziato nella battaglia quotidiana, ma le lagrime non hanno piegato il suo carattere : egli ha sempre proceduto intrepido sventolando e facendo amare la sua bandiera, attorno alla quale raccolse le intelligenze più elette ed i cuori più generosi dell'Italia nostra. Per essersi mantenuto fedele alla propria bandiera quella fibra robusta si spezzò innanzi tempo. D. Davide cadde martire della causa cattolica, o meglio, per far nostro il bel pensiero di Gustavo Chiesi, martire dell'amore suo svisceratissimo all'abito talare... Il sacerdote cattolico ama, più che il soldato, la sua sacra divisa ed ogni sfregio fatto ad essa è per liti ferita mortale. Che sarà poi quando dalla forza brutale venga costretto a spogliarsene come accadde al povero D. Davide? Il. Chiesi quindi, non cattolico ma socialista; intuì il vero quando scrisse: « il colpo primo che ha insidiato, alle origini profonde, la vita dell'atleta della stampa cattolica, fu il giorno in cui venne obbligato a svestire da sacerdote per indossare la casacca del galeotto. Da quel giorno D. Davide ebbe uno spasimo continuo nell'anima. Più d'una volta l'ho sorpreso a piangere; e mi diceva sovente che pur di rivestire il suo abìto avrebbe dati dieci anni di vita, avrebbe volentieri espiata tutta la condanna che l'aveva colpito: ma vestito da prete! E quando venuto il giorno della liberazione potè riavere il suo abito di sacerdote ebbe impeti di pianto ed insieme scoppi di gioia infantile. Le persecuzioni, le violenze, le privazioni fisiche non avevano quasi toccato l'uomo. L'offesa toccata alla sua dignità di sacerdote l'aveva atterrato. Questa la verità. »

E questa pure è la risposta più bella che si possa dare a coloro che calunniarono e calunniano la memoria di D. Albertario nella sua più nobile prerogativa, cioè di sacerdote. Egli preferiva la ritorte piuttosto che deporre l'abito talare, e, costrettovi dalla forza, ne piangeva tanto amaramente da risentirne perfin gli effetti nella sua ferrea costituzione fisica.

Ed ora una parola dì D. Albertario come Cooperatore Salesiano. Egli ha meriti assai grandi a riguardo di tutte le opere salesiane e specialmente dell'Istituto S. Ambrogio di Milano. Come si sarebbe riusciti a creare e tener desto il movimento salesiano in Milano senza l'opera della stampa e particolarmente senza l'aiuto dell'Osservatore Cattolico, giornale salito a tanto credito e che vanta una clientela così cospicua di sacerdoti, stati sempre i più potenti sostenitori delle opere di beneficenza, e di famiglie profondamente cattoliche, per le quali era decalogo quanto D. Davide raccomandasse) E l'Albertario aveva messo a disposizione dei nostri confratelli di Milano le colonne del suo giornale, perchè vi pubblicassero quanto occorreva. Più volte la sua penna vergò articoli pieni di affetto per Don Bosco e la sua eloquenza applicò a conferenze salesiane piene di entusiasmo ed efficacia. La famiglia salesiana avrà per Lui imperitura riconoscenza ed affetto. Alle molte preghiere che s'innalzano a Dio per il principe dei giornalisti cattolici italiani, s'uniscono ancora le nostre umili; ai parenti ed alla famiglia giornalistica dell'Osservatore Cattolico, giungano le nostre condoglianze.

(1) In quell'occasione il nostro Bollettino scrisse un articolo dal titolo l'Innocenza vendicata e che riferiamo integralmente perchè ci pare possa servire a sfatare certe maligne insinuazioni che alcuni male intenzionati osarono lanciare sulla tomba di questo grande apostolo della penna.

L'innocenza vendicata.

Le persone dabbene provano sempre una indicibile consolazione, allorquando vedono resa giustizia all'innocente calunniato ed oppresso dalla malignità e dal livore. Da consimile gioia venne compreso l'animo di tutti i buoni nel mese passato, quando si seppe che il Sac. D. Davide Albertario , direttore intrepido del giornale l'Osservatore Cattolico di Milano , stato per qualche tempo sotto il peso di una gravissima accusa, venne con apposita sentenza ripristinato nella pienezza del suo immacolato onore. A gioia siffatta partecipammo noi pure, e siccome nel Milanese contiamo molti Cooperatori e Cooperatrici, così intendiamo di renderla ancor ad essi comune con questa breve relazione.

I giornali della setta, nella scorsa primavera, gridarono a squarciagola e con tale accanimento contro il prelodato Sacerdote e cattolico scrittore, da tradire una profonda rabbia ed un odio tanto feroce, quanto insensato. Una macchina infernale erasi montata contro il pubblicista da Leone XIII proclamato : Valente campione della stampa cattolica.

Per la sua condotta quel bravo Sacerdote non diè mai occasione ad appunti di sorta ; ma si voleva, e ad ogni costo, demolire la persona del Direttore, perchè cadesse nello scredito il giornale da lui coraggiosamente diretto, e compromettere così, in qualche modo, tutta la stampa cattolica.

Il Sac. Albertario energicamente protestò di sua innocenza, citando al Tribunale uno degli accusatori, il quale credè sottrarsi alla legge col darsi volontariamente la morte.

Codesto fatto , che a tutti compariva prova lampante a pro dell'accusato, non fu da questo creduto sufficiente. Egli perciò insistette presso all'autorità ecclesiastica di Pavia, sua diocesi, acciò inquisisse, chiamasse a disamina i fatti, cercasse la verità, la promulgasse, facesse luce, e infine rendesse giustizia alla insidiata innocenza. E l'autorità ecclesiastica di Pavia instituiva regolare processo canonico; ed esaminata ogni cosa con diligenza, dopo, otto mesi di discussione, superate le difficoltà opposte dagli avversarii, il 12 dicembre ha sentenziato, dichiarando totalmente insussistenti le accuse fatte a carico dell'egregio Sacerdote Albertario, ed evidente la innocenza di lui.

Nessuno di coloro, che conoscono il Direttore dell'Osservatore Cattolico , ha avuto dubbio dell'onestà sua; la detta sentenza però deve racconsolare i buoni. Il prode giornalista continua nell'opera sua santissima, e noi ringraziamo Dio che la giustizia sia fatta anche in pubblico, e che una volta di più il lavoro dei tristi sia stato scoverto e reso vano.

Pertanto stringiamo la mano al nostro confratello milanese, che, dopo la persecuzione, diventa più caro ai cattolici. S. Atanasio, il nostro San Francesco di Sales, il B. Pietro Canisio ed altri mille (tra' quali ultimamente un Cottolengo di Torino, Cardinali, e lo stesso Pio IX, di santa memoria), furono presi di mira dalla calunnia; ed ogni dì si rinnovano ancora gl'indegni tentativi. Ma non temiamo; poichè oltre al trovarci in sì bella compagnia, possiamo in pari tempo godere fin di quaggiù della beatitudine promessa da Gesù Cristo, quando disse : « Beati siete quando certi uomini diranno di voi FALSAMENTE ogni male per causa mia: GAuDETE allora ET EXULTATE. »

Il P. Matteo Ciravegna d. C. d. G.

IL 7 dello scorso mese nella Casa dell'Ordine in Chieri passava a miglior vita, pieno di giorni e di meriti, il P. Matteo Ciravegna d. C. d. G. nella già inoltrata età di 78 anni. Nato a Narzole nel 1825, entrò giovanissimo, bramoso di vita più perfetta, nella Compagnia di Gesù, e di essa provò le dolorose vicende, le persecuzioni del 1848 e gli immeritati esigli. Recatosi alcun tempo in Francia, ritornò sacerdote in Italia, e diresse alcuni collegi, quali il Seminario di Cuneo ed il Collegio di Monaco, con ammirabile sapienza e dottrina. Fu pure Provinciale, Maestro dei novizi e Assistente dei Generale della Compagnia, e tutto si adoprò per vederla ovunque rifiorire per quanto la tristizia dei tempi lo consentiva. Con la dolcezza del suo spirito, che ritraeva assai di quello del Salesio, in tutte queste varie ed importanti mansioni, promosse mai sempre l'esatta osservanza delle regole del suo Istituto, il quale avrà ognora in benedizione la sua memoria e glì esempi suoi salutari.

Conosciuto D. Bosco e l'Opera di lui, ne divenne tosto amicissimo ed ammiratore entusiasta, cooperando col consiglio e coll'opera allo stabilìmento della incipiente Pia Società Salesiana, i cui membri egli soleva chiamare i Boschini.

Ritiratosi in questi ultimi anni a Chieri, fu sicura guida ai giovani che soavemente istradava nelle vie del bene e nello spirito di loro vocazione. Pieno dei meriti acquistatisi durante tutto il lungo corso del suo sacro ministero a pro delle anime, ricevette finalmente il premio di quella pace che era il suo sospiro ardente, lasciando di sè specchiati esempi di virtù sacerdotali e religiose tra quelle mura dove un giorno visse il P. Pellico e tanti egregi che illustrarono. la sacra milizia dei benemeriti figli di S. Ignazio di Lojola.

Noi che abbiamo avuto la fortuna grande di poterlo avvicinare e far tesoro per vari anni, dei suoi saggi consigli, deponiamo ora sulla sua lagrimata tomba il mesto fiore della profonda nostra gratitudine e suffragandone l'anima eletta, umiliamo all'inclita Compagnia, di cui il P. Ciravegna fu lustro e decoro, le nostre più sentite condoglianze, fàcendo voti che essa possa contare sempre fra i suoi membri numerosi imitatori delle virtù e dello spirito del compianto e venerato estinto.

D. Carlo Antonìo Gallina Prevosto di Cassolnovo

QUESTo santo sacerdote, operaio infaticabile della vigna del Signore e nostro benamato zelante Cooperatore terminava, fra il compianto universale, il suo terrestre pellegrinaggio il 23 dello scorso luglio. Dire delle sue virtù e delle sue opere apostoliche come si conviene esorbita dal nostro proposito, tanto più che nutriamo fiducia di vedere in un tempo non lontano raccolti e divulgati per la stampa i particolari di questa vita di sacerdote e parroco modello.

Noi ci limitiamo a dire con l'Araldo Lomellino, che i suoi funerali furono il trionfo e l'apoteosi dell'uomo di Dio. Egli era nel cuore di tutti i Cassòlnovesi come tutti egli aveva nel suo bel cuore largo, generoso e la fibbra d'ogni cuore suo parrocchiano battè dolore e lutto grande assai all'inaspettata, immatura sua morte. Sgorgava il pianto da ogni occhio, s'allungavano supplici le mani alla sua salma, alla sua bara per chiedergli ancora una volta la benedizione. Tutti sono venuti i suoi figli a vedere l'esanime suo corpo, a baciarlo un'ultima volta, a pregare suffragio all'anima sua bella. Nè altrimenti doveva essere perchè lo zelo di quell'ànima generosa si aveva vincolato tutti i cuori e le sue munificenze perpetueranno la sua memoria.

Ma in un'opera sopratutto egli vivrà eternamente benedetto, e per essa il suo zelo amoroso e disinteressato non ebbe limiti. Vedeva il buon prevosto i pericoli in cui trovavansi le fanciulle di Cassolnovo specialmente nei giorni festivi ed egli provvide all'uopo chiamando le Figlie di Maria Ausiliatrice per l'impianto d'un' Oratorio. Egli conosceva già l'opera di D. Bosco e sperava che le figlie di un tanto padre si sarebbero adoperate pel bene della gioventù femminile cassolnovese. Ed ecco che il giorno 12 dicembre 1898 giungevano a Cassolnovo quattro Suore di D. Bosco per dar principio a detta istituzione.

Ma come già ogni opera buona deve avere la disapprovazione dei cattivi, così anche in questa nobile impresa il Prevosto D. Carlo Gallina incontrò degli ostacoli non lievi, ma tutto superò colla forza della sua fede, coll'energia d'un uomo che opera per Dio. E vinse, poiche l'Oratorio di Cassolnovo ora esiste ed è fiorente e dà buoni frutti. Le fanciulle ivi accorrono in gran numero ogni domenica: si istruiscono nei loro doveri religiosi con lezioni pratiche di catechismo, e si trattengono con divertimenti svariati, giuochi, passeggiate e facili ed adatte rappresentazioni teatrali. Nè solo l'Oratorio dà i suoi frutti, ma anche il laboratorio frequentato da buon numero di giovanette è opera quant'altra mai benefica. Ivi si addestrano le fanciulle ai lavori di cucito, così da renderle capaci a provvedere un giorno ai bisogni della famiglia. Anche l'Asilo Infantile, diretto dalle stesse Suore, prospera bene a soddisfazione delle autorità e dei parenti ed a vantaggio grandissimo dell'infanzia stessa. Questa è l'istituzione che fu più cara al cuore del Prevosto Gallina e che ne perpetuerà la sua memoria. Dal cielo ove ora gode il premio dei suoi meriti, continui egli a proteggere quest'opera e desti nel cuore dei generosi che ne ammirano lo zelo e ne encomiamo le virtù, un vivo ed efficace desiderio di seguire l'esempio di lui, a vantaggio della gioventù, cooperando, com'egli ha fatto durante tutta la sua vita, allo sviluppo delle Opere di Don Bosco.

Prof. Gregorio Balduzzì di Bagnacavallo

QUESTO nostro carissimo cooperatore, moriva improvvisamente a Bagnacavallo nelle prime ore del giorno 6 settembre nell'età di 79 anni. Egli merita un cenno speciale in queste nostre pagine perchè alla scienza ed all'ottimo cuore univa un amore grande verso D. Bosco e le sue opere. Tutti gli anni poi per la festa di S. Giovanni Battista godeva accompagnare i voti dei cooperatori nostri all'amatissimo Padre Don Rua con qualche bellissima poesia che sì facile sgorgava dalla sua vena sempre giovane ed improntata a sentimenti di tenera pietà. Le nostre preghiere gli affrettino, se ancora non l'avesse conseguito, il possesso di quel premia che il Signore serba a' suoi eletti.

In memoria dì D. PIETRO GUIDAZIO Direttore del Collegio S. Basilio di Randazzo ìn Sicilia.

Di questo campione caduto come un forte sul campo di battaglia si scrisse già un tenue ricordo funebre, e speriamo che alcuno di coloro che gli furono lungo tempo compagni e penetrarono i moti di quell'anima santamente ardita, perpetui con sincerità d'affetto virtù ed esempi efficacissimi per quanti dovranno percorrere la via che D. Guidazio percorse. In attesa, diamo un cenno sugli ultimi mesi del caro defunto e sui grandiosi funerali che lo accompagnarono all'eterno riposo e testimoniarono solennemente quanto egli fosse persona benefica e pia, come pia e cortese è la terra ov'egli fu sepolto.

Per 19 anni il caro D. Guidazio diresse il Collegio S. Basilio computando anche gli ultimi mesi, durante i quali, nonostante la grave malattia gli impedisse qualsiasi fatica materiale, egli governava e disponeva ogni cosa dalla propria cameretta colla mente sempre in vigore ed ordinata. Ma una tale condizione di salute gli pesava assai: egli che del lavoro s'era fatto una passione indomabile, vedevasi costretto all'inerzia, sfinito nel fisico mentre la fantasia vagava dietro immagini non sempre ilari al suo cuore giovane a 61 come a 20 anni, e temprato, ma non reso insensibile sotto i colpi fieri e ripetuti della sventura e delle contrarietà.

Nelle ultime settimane della sua vita quasi ogni sera in sul tramonto sedeva al balcone, solo, colla corona in mano recitando il santo Rosario. Dirimpetto e vicino gli si offriva allo sguardo il cimitero immerso nell' ombra; lontano lontano sorrideva la cima dell'Etna rivestita quasi di un'aureola dal sole, i cui ultimi raggi dai riflessi rosei ed aranciati armonizzavano e facevano insieme contrasto al candore della neve, lassù non ancora del tutto scomparsa. E lo sguardo vagava dall'ombra alla luce, dal silenzio del cimitero al tripudio di vita che pareva svolgersi sulla vetta del vulcano. Quello spettacolo gli ricordava l'antico vigore ormai perduto per sempre e in contrapposto la fiacchezza presente e reale... Oh Egli aveva vissuto! aveva lavorato! - Che giornate piene quando l'alba lo coglieva sul lavoro nel quale passava dodici, quattordici ore in moto continuo col corpo e coll'intelletto, lasciando solo a tarda sera uno scarso riposo alle membra affralite, e a sè il conforto d'aver lavorato per Dio, per Lui solo! Oh la felicità di quei giorni ! Ed erano scomparsi per sempre!... Bisognava dunque rassegnarsi, bisognava ormai raccogliersi nel pensiero della tomba, e aspirare a un riposo che non avrebbe mai avuto fine. Il mondo cominciava a sparire per lui, e pareva che dal cimitero lo chiamasse una voce amica e misteriosa a un tempo e ch'Egli rispondesse nel silenzio dell'anima e néll'immensità della natura , mentre l'occhio malinconico continuava a guardare nella direzione dei cipressi, nereggianti all'entrata del campo Santo. Era dunque là il suo posto?... Ma in quest'idea non sapeva ancora assopirsi e le sue facoltà intellettuali lottavano contro di essa - come la fibbra fisica contro gli assalti del male. Era come una vecchia nave, forte, ben costrutta che sbattuta in alto oceano perde gli alberi, perde le vele, è coperta di spuma, ma resiste, resiste sempre alla furia dei venti, all'imperversar dell'onde, all'urto degli scogli. Ma avrebbe resistito ancora a lungo?... E chi entrava improvvisamente nella sua stanza lo sorprendeva cogli occhi pensierosi , cui non riusciva di alluminare tosto del suo sorriso pieno di carità, come in altre circostanze: Ed egli stesso se n'accorgeva, e certo che gli si avesse letto in fronte i pensieri intimi che lo agitavano, esclamava quasi a confessione e sintesi di quanto gli attraversava la mente: "Si ; non passeranno due mesi e sarò sepolto là all'ombra di un cipresso".

E fu profeta. Il 9 luglio un colpo apopletico fulminante, quasi sdegnato dalla lunga resistenza, gli tolse l'uso dei sensi e cominciò un'agonia angosciosa che non ci regge il cuore di descrivere; e il giorno 13 lo accompagnammo al cimitero. Sopra un biglietto lasciò scritti alcuni dati della sua vita e le seguenti parole : « desidero esser sepellito come un povero senza banda e senza discorsi, e sulla mia tomba s'innalzi una semplice croce di rovere.»

Uomo incomparabile ! il tuo riposo non fu turbato da lodi convenzionali e fredde, ma chi poteva frenare l'onda di popolo che volle accompagnare la tua salma e che proclamava così altamente le tue virtù? - Come dalle lagrime e dai sospiri degli sventurati usciva grande la figura di D. Guidazio, che per ogni sventura aveva avuto commiserazione e soccorsi senza che mai la sinistra sapesse ciò che operava la destra! "Mi è morto il padre!" esclamava più d'uno colle lagrime agli occhi, e nell'eccesso della riconoscenza svelava i soccorsi tante volte nascostamente implorati e ottenuti. "L'abbiamo praticato tanto tempo" dicevano altri " e non ne ebbimo mai un rimprovero, non ci si mostrò mai con aspetto meno amico e benevolo" - "Fu" soggiungeva una persona congiunta "esempio costante di virtù, di bontà, di disinteresse ! Buono coi buoni , buono coi cattivi ! Caro nell'aspetto , nella parola, in ogni suo atto!" - E le mamme ricordavano il fare bonario di quest'uomo, intorno a cui volontieri si affollavano i fanciulli che da lui tornavan con carezze e regali, mentre i principali del paese, avversari fra di loro, encomiavano la carità evangelica di Lui , elle aveva saputo avvincere a sè tutte le famiglie d'un amore sincero e d'un ossequio assoluto. E in testimonianza d'affetto (ultimo e doloroso attestato!) in poco tempo per opera loro sorse uno splendido catafalco in chiesa, s'organizzò un imponente corteo, e il Municipio stesso mandò la banda e venne in corpo all'onoranze funebri. In questa circostanza nel paese intero furono sospesi i lavori, perchè l'uomo che lasciava la terra aveva nel paese intero suscitato santo entusiasmo. E passò benedetto da quelli che s'affollavano alle finestre ed ai balconi, benedetto dal popolo che faceva ala intorno alla sua bara, benedetto dai numerosissimi che ne accompagnarono la salma all'estrema dimora: benedetto da tutti perche a tutti aveva benedetto durante la sua vita.

Tentare di riprodurre nello scritto l'impressione di quel giorno sarebbe sciuparla. Durante i funerali la chiesa era affollatissima. In mezzo a quattro piramidi disposte a quadrato s'innalzava il feretro in una ricca cassa coperta di velluto, e sormontata dalla stola e da altre insegue sacerdotali. I cantori visibilmente commossi imploravano misericordia nel kyrie e ricordavano nelle note del Dies irae la tremenda giustizia divina; i giovani convittori, le rappresentanze e il popolo pregavano assorti in un raccoglimento solenne.

Dopo la Messa cominciò a sfilare il corteo. Precedevano i giovani del Collegio, mesti in viso, col lutto al braccio e la corona in mano: pregavano a cori alternati collo schianto nel cuore ed a singhiozzi. Come le preghiere da quell' anime purificate la mattina stessa dai Sacramenti saranno state gradito a Dio e ne avranno fatto piovere misericordie sopra il suo servo ! Alcuni di essi portavano corone mortuarie e la bandiera del Collegio, abbrunata. Venivano dopo gli alunni esterni delle scuole, anch'essi atteggiati a serietà e con varie corone da deporre sulla nuova tomba che si apriva. Più indietro sfilavano le fanciulle delle scuole elementari, i PP. Francescani ed altre Corporazioni, e finalmente i preti che salmodiavano dinanzi alla bara, dietro la quale si movevano ordinate le numerose rappresentanze con bandiere e corone.

L'onore di portare la cassa mortuaria l'avevano ottenuto gli operai che servono il Collegio, ed era giusto che lo portassero quasi in trionfo per le vie principali del paese, donde vivo lo aveva quasi sempre allontanato la sua modestia schiva financo di ossequi e saluti, quegli operai per i quali Egli, in gioventù operaio, nutriva affetto di padre e che avrebbe voluti nobilitati nell'anima e nel corpo, come li nobilitava difatti colla carità che non esclude la giustizia e che è qualche cosa di più nobile e caro della filantropia, la quale alla fine si riduce a degnazione di chi siede in alto e gode, e umiliazione di chi giace in basso fremendo.

Il corteo procedeva lento e a varie fermate : da tutte le case, da tutte le famiglie usciva quasi un'onda di riconoscenza verso quest' uomo che aveva saputo colla sentita cordialità del tratto, coll'abnegazione e il sacrificio costante di tutto sè stesso accaparrarsi la stima e la fiducia illimitata dei giovani e dei parenti.

Per i giovani e per i parenti aveva egli vissuto e lavorato, ed a ragione nelle numerose lettere e telegrammi di condoglianza giunti quel giorno stesso, i genitori degli allievi lamentavano la perdita di questo educatore atleta, che aveva del padre l'energia e della madre l'affetto, e sapeva sostituire l'uno e l'altra così bene, da rubare loro parte dell'affetto figliale che li faceva orgogliosi ; di Lui ch'era conforto, aiuto e consiglio alle famiglie. E non fuor di luogo rammentò taluno l'addio ai parenti e alla patria per venir a sepellire il suo ingegno e la sua vita in questo paese che per Lui era quasi terra d'esilio, e anelare solo coi sospiri alle sue alpi, alla sua Torino, di cui sentiva la forza affascinatrice, che si svelava pur anco nei motti dialettali che gli fiori vano spesso sulle labbra anche dinanzi a persone che non potevano intenderlo.

E la musica gemeva e le campane suonavano ancora a lunghi rintocchi, quasi la voce concorde e addolorata di tutti, che chiedeva a Dio misericordia per colui che di tutti aveva avuto misericordia, amore e pace perchi tutti aveva amato e a tutti, potendo, aveva procurato la pace.

E si arrivò al cimitero e lo deponemmo nella tomba, povero D. Guidazio! all'ombra dei primo cipresso a destra, dove andremo ad attingere forza e rassegnazione quando la vita ci pesi o la sventura ci insegua. Egli è là nel campo comune, all'aperto, nell'immenso tempio della natura, intercessore per noi presso l'Eterno, e farà discendere dalle regioni che la sua grand'anima ora abita, benedizione e pace su questo paese che gli fu sì caro. Flagellata dalla pioggia, ricoperta di verde e rare volte baciata dai raggi del sole, quella tomba sarà immagine fedele della vita di D. Guidazio, e noi sentiremo più volentieri la parola di lui sacerdote dotto e santo , nobile e fiero soldato della civiltà, a cui debbono memoria riconoscente quanti anelano con efficacia al progresso scientifico, morale e religioso del proprio paese. La sua tomba non è bella, ma il contrasto parlerà più efficace a chi conobbe le virtù e i meriti dell'uomo che sotto apparenze così modeste giace sepolto.

Libri ed opuscoli pervenuti in dono alla nostra direzione:

A. Brunacci - Nuova Enciclopedia - Tip. Salesiana, 1902, Torino.

G. Spillmann - La vittima d'un segreto - Libreria S. Giov. Evang., Torino.

L. S. Arrigoni - Un viaggio in America- Libreria 8. Giov. Evang., Torino.

U. Mioni - Alla conquista del polo - Libreria S. Giov. Evang., Torino - Questi tre volumi costituiscono i numeri 37, 3S, 39 delle Letture Amene ed educative.

M. Accii Plauti - Aulularia con introduzione e note di F. Ravello - Tip. Salesiana, Torino.

Lisia - Le orazioni contro Eratosteno e Agorato con introduzione e note di E. Ceria - Tip. Salesiana, Torino.

T. Accii Plauti - Captivi con note di P. Giardelli - Tip. Salesiana, Torino.

Sac. G. Campi - Manuale di Sacrestia ad uso dei laici e delle case religiose - Tip. Salesiana, Torino   L. 1. (E).

Sac. Carlo Baratta - Elementi di Sociologia Cristiana -Tip. Fiaccadori, 1902 Parma - L. 2,50.

Di questo lavoro nuovissimo e destinato all'immortalità per la sua vitale importanza, parleremo in un prossimo numero.

D. F. Maccono - Un aiuto all'Educatore, 21 Ed. - Scuola Tip. Salesiana, Milano - L. 0,80.

La prima edizione fu tosto esaurita. Ora la seconda è migliorata ed accresciuta - La Civiltà Cattolica ne dà questo succoso giudizio: «sono brevi queste considerazioni, ma giuste, sugose, pratiche e mostrano l'uomo esperto nella grand'arte dell'educazione, l'uomo che coepit facere et dotare ». All'esimio Redattore del periodico Don Bosco, al carissimo autore di questo più caro libretto, le nostre congratulazioni: ai lettori la promessa di più ampia recensione.

D. R. G. - L'Educazione migliore - Scuola Tipog. Salesiana, 1902, Jesi - L. 0,25.

Caro questo libriccino le cui 64 pagine sono tutto oro purissimo e d'una semplicità ammirabile. Lo raccomandiamo vivamente ai genitori e maestri.

GRAZIE di Maria Ausiliatrice

Una grazia non chiesta.

Da 10 anni circa, io andava affetto da complicazione ad una gamba, di vena varicosa, piaga tonica, o, come usano i medici di chiamarla, carne macerata.

Ad ogni periodo di 8 mesi, o di un anno al massimo, andavasi aprendo nella medesima, al di sopra della clavicola del piede una cicatrice marciosa, per cui veniva obbligato a tenere il letto per 15, ed anche 20 giorni, a fin di poterla rimarginare; e nonostante l'aiuto della calza elastica, io mi rimaneva tuttavia impedito di compiere i miei doveri ; ed era, per giunta, costretto a fare vita quasi totalmente sedentaria: perchè oltre al disturbo grave cagionatomi dal male, la gamba era a rischio di peggioramento.

Avendo io una volta interrogato e richiesto il parere del medico, cioè, se circa la mia gamba, fossevi in progresso di tempo speranza, non di una guarigione radicale, il che, umanamente parlando, era presunzione sperare, soltanto di un qualche miglioramento, rispose che, il male, non che non migliorare avanzando negli anni, degenererebbe in cronico.

Ora però, avendo io consacrato alla Madonna di Don Bosco tutto il maggio dello scorso anno, a dispetto e del medico e della malattia giudicata insanabile, senza previa formale domanda, contro ogni umana speranza, e lontano dalla mia aspettazione, ho incominciato a provare tale un benessere nella gamba, che sente veramente del soprannaturale. Porto tuttora visibili i segni, come nel passato, e della malattia e della cicatrice, ma con mia indicibile consolazione e gaudio, da allora in poi, non ho tralasciato di compiere i miei doveri. Ed ora permettetemi, o Vergine Santa, che ad esternarvi la mia riconoscenza e gratitudine di così inaspettato benefizio, col cuore pieno di entusiasmo, io prorompa forte in esclamazioni di giubilo, e col divino poeta vi dica

La tua benignità non pur soccorre A chi dimanda; ma molte fiate Liberamente al dimandar precorre.

Torino, 24 giugno 1902.

COSTANTINO GIOVANNI. Felice esito di pericolosa operazione chirurgica.

Salpengite settica addominale, fiera e ribelle ad ogni umano rimedio, mi minacciava inesorabilmente la vita. Accurate visite di abilissimi medici, sollecite premure della famiglia, nulla valevano. Portata (non senza grave pericolo di vita) dopo due mesi circa d'indicibili sofferenze, all'Ospedale del mio paese, per esservi operata, i Professori disperavano di salvarmi sia con o senza l'operazione. Si tentenna.... si aspetta.... si esperimentano gli ultimi rimedi... e finalmente si risolve. Sempre con penosa e gravissima incertezza, dal valente prof. Vincini di Rimini, assistito dal dott. Berti e colleghi di qui, alle 16 del giorno 24 giugno, festa di S. Giovanni Battista, mi fu fatta l'operazione. Da parenti, amici, ed altre persone si attende con ansia il risultato; meglio si prevede la catastrofe... già corre la voce : è morta !...

Oggi sono festevolmente ricondotta a casa mia, in seno alla famiglia. Dinanzi allo spettro della morte, all'avanzantesi ombra terribile del sepolcro, ricorsi e feci voto alla Madonna di Don Bosco, e la Madonna di D. Bosco mi mantenne in vita. Cogli occhi bagnati di lagrime, col cuore esultante di gioia inesprimibile m'inginocchio in ispirito davanti alla Madonna del Santuario di Valdocco, e sciolgo la mia promessa deponendo ai suoi piedi la tenue offerta promessa in attestato e pegno della più viva e sincera riconoscenza.

Faetano (Rep. S. Marino), 14 settembre 1902.

GIULIA FABBRI MULARONI.

Schio (VICENZA). - Certa Luigia Bozzo d Arsiero, che a 83 anni di età ebbe a fratturare una gamba, piena di fede nell'aiuto di Maria Ausiliatrice, fece celebrare costì una novena, ed ora si sente in bisogno e in dovere di rendere pubblica la grazia ricevuta di una veramente perfetta guarigione, pregando a volerla inserire nel Bollettino.

D. OTTAVIO RONCONI,

Rettore in S. Antonio Ab.

Villula di Corniglio (PARMA). - Povere figliuole! erano meste, piangevano! La loro madre, in parte operata, più non sarebbe uscita dall'ospedale di Parma e la triste notizia della morte, da un momento, all'altro, si temeva giungesse a ricolmare lo strazio della desolata famiglia. Il caso era troppo disperato anche dai medici stessi. Ma, viva Maria! anime tenere e pie si son rivolte a Lei, che è l'Aiuto dei Cristiani; la grazia è ottenuta e Cioli Margherita contro alla nostra aspettazione, è giunta a casa, sopportando un viaggio di 35 chilometri di vettura assieme agli altri viaggiatori. Io stesso ne rimasi più che impressionato e dopo a tre mesi essendo venuto a conoscenza essere ciò frutto di preghiere di annue buone, a maggior gloria di Dio e della Vergine, ne desidero la pubblicazione.

15 agosto 1902,

Sac. VENTURINI FERDINANDO, Rettore.

Ottennero pure grazie da Maria SS. Ausiliatrice, e pieni di riconoscenza inviarono offerte al Santuario di. Torino, o per la celebrazione di S. Messe di ringraziamento, o per le Missioni Salesiane, o per le altre Opere di D. Bosco, i seguenti

A*) - Alba (Cuneo) : Cerrato Sacco Francesca da molto tempo gravemente inferma, perfettamente guarita da Maria. - Amborzasco (Genova) : Focacci Luigi riconoscente a Maria per la guarigione di suo figlio Virgilio da gravissima polmonite infettiva ed epidemica. - Amsterdam : P. M. L. 50, per grazia importantissima. - Ancona: Maria Novelli 5, per riconoscenza. - Enrica Ricci con altre persone 50, per la guarigione di sua sorella Bice da malattia che doveva condurla inevitabilmente alla tomba. - Arona (Novara): E. G. P. 3, per Messa, scrivendoci: « Alla Madonna di D. Bosco serberò perenne riconoscenza per la sua visibile protezione in affari difficili, quando ogni aiuto terreno sembrava venir pieno ed una grave sciagura stava per piombare nel dolore e nell'afflizione un mio caro parente. » - Asti : Monticone Francesca, graziata da Maria. - Atocha (America) : D. F. Spinelli per la guarigione di una giovinetta divenuta pazza.

B) - Bellinzago (Novara) : Brusati Luigia per la guarigione del suo bambino. - Benevagenna: C. G. 2, per Messa di grazie. - Bologna: D. C. Viglietti 5, per grazia specialissima. - Borgomanero (Novara) Poletti Travaini Maria riconoscente per la salute ottenuta in modo affatto miracoloso. - Busto Garolfo: Guzzi Giovanni 5, per grazia.

C) Cachoeira de Itapemerim (Brasile): Semprini Raimondo ci scrive: « Dopo tre anni di peripezie e di angustie, essendo ricorso con fiducia a Maria Aus., ottenni che fosse riconosciuta la mia innocenza in tribunale, mentre pareva perduta ogni speranza di vittoria. » - Cagliari : Lenza Filomena per la miraracolosaa guarigione della sua bambina di appena nove mesi di vita.- Caltagirone: Arcidiacono Salvatore Bartolucci 2. per Messa di grazie. - Caluso Gnavi Gozzano Romualda e Marietta, graziate ambedue nella guarigione di dolorose malattie. - Campell (California): N. N. 14,50, per la guarigione da malore riportato in una grave caduta. -- Cannero (Lago Maggiore) Felicita Bussi, riconoscente per la salute ottenuta. - Cappellazzo : Borghesio Giovenale 5, per aver ottenuto un buon raccolto di bozzoli. - Caresana Superiore (Alessandria): Maestra Nani Catterina 7,50, per grazia ottenuta. - Cavepale (Pistoia) Sac. Angelo Nesti 5, a nome di Elvira Pratesi riconoscente per la guarigione di suo nipote Adolfo. - Cansone-Tenengo Canavese : Monti Mario riconoscente per avergli Maria salvato il figlio da sicura cecità. -. Cavallermaggiore : Cravero Sebastiano 6, come promessa fatta per il buon raccolto dei bozzoli. - Chatillon (Torino): J. J. per Messa di grazie. - Conversano (Bari) Coletta Angelo 1, per la guarigione di sito fratello Antonio. - Cornia (Genova) : Maria Castagnaro 5, per Messa di grazia straordinaria ottenuta. - Cortina d'Ampezzo (Tirolo) : Franceschi 10, per il felice esito d'esame difficilissimo.

D) - Da Moggio (Como) : -Invernizzi Zefirino a nome di Polvara Elisabetta guarita da bronchite dietro offerta a Maria. - Darfo (Brescia): Maria Bontempi 10, pel buon esito degli esami di suo figlio e per altre grazie. - Diano d'Alba (Cuneo): Stresia Matilde 3, per grazia. G. M. Z. 2, per grazia. - Dogliani (Cuneo): Gandolfo Carolina 2, per grazia.

E) - Este : Alessandro Carminati 8, per la buona riuscita in esami difficili.

F) - Faenza: Un devoto di M. A. 50, per aver avuto il frumento libero dalla grandine. - Una pia ignora, amantissima dei figli di Don Bosco, 5, in rendimento di grazia segnalata. - Un parroco della diocesi faentina per la buona sistemazione d'un affare pressante. - Filottrano (Ancona): Ricci Rosa 5, per grazia. - Forotondo : Sac. Carlo Guggione 2, per grazia ricevuta. - Fossano : Teresa Anselmi 2, in rendimento di grazie. --Frascati: Elena Grandjacquet per l'ottenuta guarigione dei suoi piccoli gemelli e della sua figliuoletta Teresa.

G) Genova : Campanella Teresa 2, per messa di grazie. - Massola Marco e Adele 10, per grazia ed invocando la protezione di Maria sulla loro bambina. - Govone (Cuneo) : Giovannina Sacco Giovanetti 5, per grazia. - Grezzana (Verona) : Coati D. Giuseppe 8, per grazia. - Grinzano (Cuneo) : Giaccone Giovanni per lo scampato pericolo di affogare nel prendere un bagno. - Guasila (Cagliari): Giuseppe Diana Atzori 15, per grazia.

I) - Incisa Belbo, (Alessandria) : T. M. 5, per grazia segnalatissima ed implorandone altro ancora.

L) - Lasignoca (America del Sud) : Vaira Catterina per guarigione da bronchite e febbre tifoidea. - Legnago: L. M. per Messa di grazia tanto sospirata. - Lertisana: Anna Asquira Marossi 10, per grazia ottenuta. - Legnigno di Casina : Casolari Gaspare che ci scrive : « Per un caso fortuito, che mi cagionò nn grande spavento, fui colto da insulti epilettici che ani tormentarono per più anni. Esauriti tutti i mezzi degli abilissimi medici curanti, ricorsi con una novena a M. A., promettendo un'offerta secondo la mia possibilità e di render di pubblica ragione la grazia. D'allora in poi, come per miracolo, gli attacchi non si ripeterono più. Grazie, o Maria, grazie!... »

M) Mantova: C. G. salvato miracolosamente dalle acque in cui stava per affogare. - Marassi (Genova) Suor Candida Marini 5, per Messa di gr