BOLLETTINO SALESIANO

ANNO XXVII - N. 8.   Esce una volta al mese.   AGOSTO 1903.

SOMMARIO - Papa Leone XIII    pag. 221

La malattia       227

Gli ultimi versi di Leone XIII    231

Pagina intima   231

Missioni - Matto Grosso (Brasile). Lettera di Don Giovanni Balzola) - Patagonia (Territorio del Neuquen) Visita di Mons. Cagliero    235

Necrologia : Giuseppe Rota di Lu Monferrato    240

Il culto di Maria Ausiliatrice    241 Grazie di Maria Ausiliatrice . . . . 243 Notizie compendiate: Torino-Valdocco - Treviglio - Bagnacavallo (Ravenna) - Kroiseneck-Lubiana (Austria) - Comacchio - Ancona - Oulx (Susa) - Bologna - Este (Padova) - Schio - Ferrara - Trento - Gorizia Alba - Verona - Milano - Chieri - Chioggia - Firenze - Legnago 245

Il nuovo Papa.   . 251

Illustrazioni : Sua Santità Leone XIII, pag. 225 - Un cacico della tribù dei Coroados (Matto Grosso - Brasile), 236 Indio della tribù dei Coroados (Matto Grosso - Brasile), 237 - Rio Alluminé - Passo di S. Ignazio, 238 - Ranchos (abitazione) del Cacico Namuncurà, 239 - Convittori, liceisti e figli di Maria dell'Oratorio di Chieri, 250.

Papa Leone XIII

Roma, 20 - VII - ore 18.

S. S. Leone XIII, il primo Cooperatore Salesiano, il pio Pontefice dell'incoronazione di Maria Ausiliatrice, è spirato alle ore 16.10.

ORATE PRO EO ! - Papa Leone XIII non è più ! La dolorosa notizia si diffuse in ogni angolo della terra, gettando nella costernazione e nel pianto il cuore dei Cattolici, e suscitando in ogni persona un affettuoso e sentito cordoglio.

Sparve quell'astro luminosissimo dalla faccia della terra e si elevò sublime a risplendere eternamente in paradiso.

È vero che l'improvvisa notizia degli estremi Sacramenti amministratigli ci aveva tolto ogni speranza, ma quando, riavutici dallo sgomento, ci prostrammo con viva fede a supplicare Gesù pel suo Vicario, ci lasciammo noi pure illudere nella certezza di una gioia vicina. Raddoppiavaci in cuore le speranze lo spettacolo del mondo intero. Piazza S. Pietro non aveva mai veduta tanta folla, là di giorno e di notte in attesa di ulteriori notizie, ansiosa, trepidante, con gli occhi fissi alle finestre del Papa. I giornali, aggiornando la politica e trascurando ogni altro avvenimento, consacravano e pagine e colonne alle fasi della grave malattia, con impegno ed interesse edificante. Con rapidità vertiginosa correvano sui fili del telefono le più minute notizie, ed il telegrafo con attività febbrile portava giornalmente in Vaticano le ansietà, gli auguri ed i voti non solo di semplici fedeli e Vescovi e comunità religiose, ma di intere città e Municipi, di Principi, Re ed Imperatori. Il vedere tante fronti incoronate volgersi con affettuosissima gara da ogni punto del mondo al Vaticano, riaffermò nei popoli il prestigio che circonda di sua natura il Vicario di G. C., e manifestò più chiaramente di qual tenerezza e di quale amore figliale fosso circondataa la grande e veneranda persona di Leone XIII.

Quando, sotto la mannaia del carnefice o sbranati dalle fiere del circo spegnevans i primi Papi, gli occhi di tutti i cristiani volgevansi unanimi alla salma del martire. Era pur solenne l'omaggio che rendevano al campione caduto : ma intorno continuava a ruggire la bufera e durava a risuonare minaccioso il grido di morte ai cristiani.

Ieri, invece, attorno a lui morente, tacquero iu un sublime incanto gli odii inverecondi, si assopirono le lotte di partito, e la terra per alcuni giorni apparve un solo ovile trepidante sulle sorti dell'unico e vero Pastore   Così Leone XIII, dopo cinque lustri di Pontificato glorioso per alti ed immortali trionfi, ricinse di nuovi splendori il soglio di Pietro e la suprema dignità della Chiesa. Il Moribondo lo seppe e n'ebbe singolar conforto. Felix infirmitas!... Ma passaron presto quei giorni, sebbene vissuti in un'angosciosa alternativa di timori e di speranze... e già tornavamo noi pure a vagheggiare la bianca figura di Leone XIII varcar non solo l'8 dicembre 1904, ma giungere felicemente al vertice de' suoi cent'anni, quando i devoti e pietosi presentimenti furono bruscamente dispersi dal nuovo aggravarsi della lunga malattia e finalmente dall'annunzio fatale.

Mentre i sacri bronzi annunziavano dolorosamente in tutto il mondo la immensa sciagura, milioni e milioni di cristiani, rividero in quell'istante la bianca visione di lui. Il timbro della sua voce ed il gesto della sua mano benedicente, tornarono nitidi un istante nell'udito e negli occhi di quei fortunati che l'Anno Santo o nelle splendide feste dei suoi memorandi giubilei avevano potuto udirne la parola nelle sale del Vaticano, contemplarlo nell'immensa basilica di S. Pietro, e riceverne l'apostolica benedizione. Noi pur Lo vedemmo e non Lo dimenticheremo giammai. La sua figura ed i suoi amorosi ricordi rimarranno eternamente scolpiti nel cuore dei figli di D. Bosco.

Ed ora, poichè parlando di Lui, ci sentiamo scendere all'anima un qualche conforto noi vorremmo ricordare ad uno ad uno gli atti più importanti del suo pontificato rilevare i sublimi insegnamenti delle sue meravigliose encicliche e raccogliere almeno un serto di tante sue elette virtù: ma la mano ci trema, la mente è confusa e il cuore piange; ma piange ricordando le regali finezze da lui profuse alla Pia Società Salesiana.

Era l'anno 1878, pochi giorni dopo la sua elezione e D. Bosco trovavasi ai suoi piedi per un'ora intera: il nuovo Pontefice volle informarsi delle cose nostre; quando, essendone venuto il destro, D. Bosco lo pregò che volesse stabilirgli un Cardinal Protettore, come lo avevano le altre Congregazioni: « Come avete fatto fin'ora? » richiese il Papa. « Il Santo Padre Pio IX, rispose D. Bosco, volle essere egli stesso il nostro Protettore. » « Ebbene, ripigliò il Vicario di G. C., altrettanto farà il suo Successore. Tuttavia secondo la vostra domanda, mentre io sarò il Protettore di fatto, vi stabilirò eziandio un Cardinale, il quale tratti le cose vostre in Roma, e a tempo opportuno me le riferisca. » E difatti, l'anno seguente, davaci in Protettore lo stesso suo Segretario di Stato, l'Emin. Cardinal Lorenzo Nina; poi il compianto Cardinal Parocchi , scelto da poco tempo a suo Vicario, e finalmente nel marzo ultimo scorso ponevaci sotto l'ambita protezione dell' Emin. Card. Rampolla suo Segretario di Stato.

Nella stessa ricordata udienza, venendogli D. Bosco a parlare dei Cooperatori, il Papa ne volle conoscere il programma e lo scopo, e pieno di grande ammirazione si degnò permettere che il suo nome augusto ne venisse inserito nell'elenco, e dichiarò solennemente : « essendo inscritto come Cooperatore salesiano, io voglio essere il primo operatore. » E davvero, Papa Leone XIII fu il munifico Protettore di Don Bosco e di tutte le opere salesiane.

Quanta venerazione egli ebbe pel nostro amatissimo Padre ! Ci si affacciano alla mente, mille e mille ricordi, che nella loro immacolata dolcezza ci cavano dagli occhi copiosissime lacrime. Bisognava vedere le attenzioni paterne con cui lo accoglieva, ornai illanguidito e cadente ! Bisognava sentìre con quanta premura ne chiedesse notizie ogni volta che alcuno di noi ebbe la fortuna di essere ammesso alla sua presenza !

« E ditemi un poco come sta D. Bosco? Come la sua vista?... bisogna raccomandargli che abbia cura della sua sanità; essa è troppo preziosa. Raccomandategli adunque che si usi dei riguardi... »

E intanto lo consigliava e lo obbligava dolcemente a scegliersi un vicario con diritto di successione; alle umili domande di D. Bosco, comunicava alla Pia Società Salesiana quegli ampli privilegi che la misero a pari degli ordini più antichi e venerandi; e per dare una soave consolazione al suo cuore, elevava alla dignità episcopale uno dei suoi antichi fanciulli.

L'ultima volta che vide il nostro buon Padre fu nel maggio 1887. Il Papa lo aiutò amorevolmente a sedere alla sua presenza, e di sua mano gli collocò delicatamente sulle irrigidite ginocchia una pelliccia di bianco ermellino. Quanta degnazione e che amore veramente singolare!

Quando D. Bosco morì, ci inviò subito le sue affettuose condoglianze con nobilissima lettera del Card. Rampolla; e di lì a pochi giorni, ricevendo in udienza il suo Successore rievocò la sua dolce memoria, e non esitò di ripetere per tre volte era un santo !

*

Amando tanto D. Bosco, non fa meraviglia che prediligesse i suoi figliuoli; e vero cooperatore, anzi primo operatore salesiano, non cessasse un istante dal promuovere lo sviluppo delle opere loro.

La Chiesa del Sacro Cuore di Gesù in Roma, le Scuole di S. Paolo alla Spezia, il Collegio Leonino di Orvieto, il Vicariato apostolico e la Prefettura della Patagonia, il Vicariato Apostolico di Mendez e Gualaquiza e l'episcopale consacrazione di Mons. Lasagna, sono altrettanti pegni eloquenti della particolare benevolenza del compianto Pontefice.

Un giorno D. Bosco andò da lui e gli disse che il tempio del S. Cuore sorgeva sì, ma con incredibili sacrifizi. Un momento prima una persona aveva offerto al Santo Padre la somma di L. 5.000 per l'obolo di S. Pietro. « Ecco, disse il Papa, questo denaro è venuto a tempo; l'ho ricevuto colla destra e ve lo do con la sinistra. Prendetelo e serva pei lavori intrapresi all'Esquilino. » Per le Missioni salesiane ebbe sempre una deferenza vivissima. Vescovi e Repubbliche ricorsero fiduciosamente a lui, perche si interponesse per sollecitare qualche nuova fondazione e nol fecero invano. Con quanta gioia benedisse i selvaggi del Matto Grosso che D. Balzola condusse ai suoi piedi... e quali splendidi ricevimenti ebbero quei cari Fueghini e Patagoni che, nel 1892 diedero tanta vita alla Esposizione delle Missioni cattoliche in Genova ! Accompagnati da Mons. Cagliero salirono meravigliati le scale del Vaticano , lessero con voce velata dalla commozione i loro ingenui complimenti e il Papa ebbe per tutti una carezza ed una dolce parola. Avuto a sè il piccolo Marcos, di 5 anni, il quale contrariamente alla sua naturale irrequietezza in tutto quel tempo era stato tranquillo, se lo strinse teneramente al cuore e postogli la sacra destra sul capo « Oh! questo ! disse amorevolmente, questo sarà poi il più grande cattolico dei Fueghini! ! » Quando le condizioni finanziarie permetteranno in quelle Missioni di erigere un degno monumento al grande Pontefice che le approvò e le sorresse, basterà scolpire sul marmo la scena descritta.

E per i giovanetti delle case quanto affetto e quanta degnazione ! I lettori ricorderanno l'affabilità con cui ricevette gli alunni di vari collegi e le affettuose espressioni che Egli ebbe sempre a loro riguardo. Quando in omaggio del suo giubileo sacerdotale, gli fu presentato il magnifico volume di alcune sue encicliche, stampato dagli artigianelli dell'Oratorio di Valdocco , egli ammirandone gli splendidi ornati e sentendo che vi era il lavoro paziente di alcuni mesi, si volse a Monsignor Cagliero, e: « Dite, esclamò, dite ai buoni giovanetti dell'Oratorio che io li abbraccio tutti con affetto, ma dite, continuò commosso, che queste sono proprio le parole del Papa : che li abbraccio tutti con paterno affetto. » Giunse il Giubileo episcopale e gli stessi tipografi, ricordando quanto fosse stato gradito il loro antecedente omaggio diedero alla luce in elegante edizione un nuovo Messale romano. Il nostro Procuratore lo presentò a nome del sig. D. Rua al Papa, e questi facendone scorrere i fogli con infinita compiacenza, mostrò di gradire il delicato omaggio. « Santo Padre, disse allora D. Cagliero, il sig. D. Rua desidererebbe un'altra grazia. » « E quale? » « Che la Santità vostra si degni di usare questo messale nel giorno 18 febbraio, in cui V. S. celebrerà la Messa in S. Pietro per la chiusura dell'anno giubilare. » Il Santo Padre , rivolgendosi ai Prelati e Signori presenti : « Ma S. Pietro non si offenderà? Ad ogni modo , aggiunse con grande bontà, domanderemo i debiti permessi. » Ed il nuovo messale fu adoperato dal Papa in quel gran giorno. Venne ultimamente il Giubileo Papale e per il fausto avvenimento tra i giovanetti degli Ospizi ed Istituti di D. Bosco fu una gara per sovvenire anch'essi alla augusta povertà del Papa.

Oh! con quanta predilezione il S. Padre trattò quei fortunati prescelti per recarsi a Roma a deporre nelle mani del Vicario di G. C. l'offerta raccolta. Lo sguardo del Pontefice era continuamente su di essi, quasi per imprimersi bene in mente la loro immagine e le venerate sue mani si stesero affabilmente su quei giovanetti prodighe di infinite carezze...

E quante volte non dimostrò a voi pure tutto il suo affetto paterno, o Benemeriti Cooperatori. « Mando la Santa Benedizione a tutti i Cooperatori e a tutte le Cooperatrici della Pia Società di S. Francesco di Sales » cosi egli nel 21 dicembre 1880, « affinchè facciano molto bene, ma lo facciano presto, perchè il bisogno è grande. »

Egli è morto, ma dobbiamo portar scolpiti in cuore i suoi insegnamenti. D'altra parte l'alta sua approvazione e le lodi amplissime tributate ai vostri grandiosi Congressi, il prezioso autografo col quale arricchì il vostro Diploma, ma sopratutto i favori spirituali, solamente l'anno scorso moltiplicati con rara munificenza a vostro beneficio renderanno certamente caro ed eterno tra voi il suo nome venerato.

Vorremmo ricordare ancora, e, se ci fosse possibile, raccogliere qui per esteso gli autorevoli e consolantissimi Brevi da lui diretti al Superiore dei Salesiani o ai Missionarii e i molti e preziosi privilegi concessi al Santuario ed all'Arciconfraternita dei divoti di Maria Ausiliatrice, e tante altre prove di affettuosissimo interesse, pressochè infinite

Quando tre mesi or sono contemplavamo estatici i sublimi trionfi dell'Ausiliatrice, non sognavamo davvero che quell'atto così imponente avesse da essere tra gli estremi del grande ed immortale Pontefice! Cinque lustri egli stette sul trono di S. Pietro e certo dei più gloriosi che vanti la storia; ma essi furono inaugurati, dirò così, e suggellati col culto dell'Ausiliatrice. Infatti nei primi mesi del suo Pontificato, dopo di avere udito da D, Bosco le strepitose meraviglie della pietosa Regina, volse lo sguardo a Valdocco ed approvò la Benedizione propria di M. A., ed ora nell'abbandonare la terra volle che il suo tramonto fosse allietato da nuovi e stupendi splendori provenienti dal tempio dell'Ausiliatrice. Là, presso lui, raccolsero il volo i bianchi alati viaggiatori, nunzi del grandioso avvenimento, ed una dolce immagine sorrise allora allo stanco Vegliardo e... gli aperse le porte del cielo

Pieni di dolore e di gratitudine, prostriamoci riverenti accanto alla sua salma compianta, e stampando un'affettuosissimo bacio su quelle gelide mani che si levarono tante volte a benedirci , promettiamo tutti di vivere sempre uniti a Casto e al suo Vicario.

ORATE PRO EO!

LA MALATTIA

LA dolorosa notizia della malattia si diffuse rapidaménte la prima domenica di luglio : ma la salute del S. Padre cominciò a destare qualche inquietudine fin dal 3 marzo u. s. quand'Egli, malgrado le preoccupazioni del prof. Lapponi e dei famigliari, volle scendere in S. Pietro per la Cappella Papale, nella solennità del suo Pontificale Giubileo. Dopo d'allora, un continuo benché leggero raffreddore lo disturbò alquanto ; onde si fu costretti , alcune volte , a sospendere le udienze per dar agio al S Padre di prendere riposo dalle fatiche, che, stante la tarda età, tali udienze venivangli procurando.

Ma sul finire di giugno, sembrava essersi rianimata l'indomabile vitalità del venerando Vegliardo, tanto che Egli stesso domandò al Prof. Lapponi, di recarsi a diporto, in carrozza, nei giardini vaticani.

Invero, martedì 30 giugno, Sua Santità, circa le 8 del mattino, dai suoi appartamenti, in portantina, recavasi fino all'ingresso dei giardini vaticani; e quivi salito in carrozza, faceva una passeggiata che si protrasse oltre le dieci. Al ritorno, poiche da un pezzo non recavasi in giardino, se ne mostrò coi famigliari oltremodo soddisfatto , dicendo di aver risentito giovamento dalla passeggiata mattutina e di volerla rinnovare.

Quindi , entrato nelle stanze private , concedeva udienza a varie persone , fin oltre il tocco. Nè ristette, il mercoledì ed il giovedì seguente, dall'accordare udienze come di consueto, e, nel venerdì, di tornare per una nuova passeggiata in giardino. Salito in carrozza , vi rimase sin presso le undici. Di ritorno, cominciò ad accusare un malessere generale, unito ad una più accentuata prostrazione di forze.

Il prof. Lapponi, che per rendersi conto della insonnia che da alcune notti molestava il Santo Padre, aveva già stabilito di passare la notte del venerdì al sabato presso di Lui, recatosi la mattina stessa del venerdì a visitarlo, rilevò che nella parte posteriore del torace destro esisteva una piccola area di ottusità , senza altri segni, nè locali , nè generali. Messo in sospetto dell'esordire di una polmonite adinamica , quale suole verificarsi nelle persone inoltrate in età, desiderò di rivedere più tardi l'Augusto Informo e intanto diè partecipazione della cosa a chi di dovere, consigliando in pari tempo la quiete e il riposo. Ma il Papa che aveva già concesso l'onore di un'udienza ai pellegrini ungheresi, volle riceverli nella sala Clementina, senza dare alcun segno dell'indisposizione che lo aveva colpito.

Alla sera , coloro che lo avvicinarono , notarono un aggravarsi improvviso della sua stanchezza ; e senza por tempo in mezzo, ne diedero avviso al prof. Lapponi, che poco dopo giunse in carrozza al Vaticano, quantunque lo stato del S. Padre, lì per lì, non presentasse nulla di veramente grave. Tuttavia il prof. Lapponi stimò prudente di rimanere presso il Papa, che fu vegliato anche dai suoi più intimi famigliari.

Sabato 4 luglio.

Durante la notte lo stato del Sommo Pontefice andò man mano, ma pur leggermente, aggravandosi, tanto che nella giornata di sabato cominciò a destare qualche inquietudine, ed il prof. Lapponi, a fine di prevenire l'opinione pubblica da possibili esagerazioni , cominciò ad invìare all'Osservatore Romano la nota seguente : « Ad evitare le possibili interpretazioni intorno alla salute del Santo Padre, cui potrebbe dar luogo la sospensione delle udienze giornaliere, e ad impedire l'allarme che potrebbe produrre il diffondersi di voci inquietanti per la città, abbiamo creduto di procurarci notizie sicure in proposito dallo stesso Archiatra Pontìficio prof. Lapponi. Questi ci fa sapere, che il Santo Padre essendosi trovato alquanto stanco dalle fatiche dei passati giorni, ha aderito al suo consiglio di prendere qualche giorno di assoluto riposo, astenendosi da qualunque ricevimento. »

Contemporaneamente si giudicò opportuno di venire ad un consulto, per determinare con precisione la diagnosi e la gravità che potesse eventualmente presentarsi.

Domenica 5 luglio.

E difatti nella mattina , dopo che il prof. Lapponi ebbe visitato il S. Pontefice, che in tutta la notte non aveva potuto prendere che un brevissimo riposo, decise di procedere al detto consulto, insieme al prof. Mazzoni, il quale , come è noto, aveva in questi ultimi anni curato altra volta il S. Padre. Il prof. Mazzoni confermò la diagnosi già fatta dal collega, di epatizzazione polmonare senile, approvando l'indirizzo curativo già istituito in conseguenza. E nel primo bollettino affisso a mezzogiorno presso l'ufficio del Maestro di casa dei sacri Palazzi Apostolici si leggeva : « Le condizioni generali dell'Augusto Infermo , attesa l'età , sono gravi, pur non essendo per il momento allarmanti. »

Fu deciso pertanto che all'indomani gli si sarebbe recato il S. Viatico in forma solenne; e l'Em.mo Card. Vicario, per mezzo di un avviso sacro, notificando la cosa ai Romani, ordinava per la circostanza speciali preghiere. Quel mattino, Monsig. Marzolini aveva celebrato la S. Messa nella cappella attigua alle stanze pontificie e amministrata a Sua Santità la S. Comunione. Senonchè, divenute nel pomeriggio più gravi le condizioni dell'Augusto Infermo, anche per aderire al desiderio da Lui manifestato, fu deciso di anticipare l'atto solenne.

Quindi, verso il tramonto , convenivano nel Palazzo Apostolico gli Em.mi e Rev.mi Signori Cardinali, residenti in Roma , i quali , dopo il secondo consulto, recaronsi nella Cappella Paolina, già affollata di Prelati, di alti funzionarii della Corte pontificia e degli addetti ai Palazzi pontificii colle rispettive famiglie. Tutti erano compresi della solennità del momento ; la commozione più viva ed intensa era sul volto di tutti. La vasta Cappella era illuminata dalle numerose torcie sorrette dai presenti, che si disponevano a far devoto corteggio all'augustissimo Sacramento.

Monsignor Pifferi, Sagrista di Sua Santità, salito all'altare , prese le Sacre Specie , e si mosse dalla Cappella, preceduto e seguito da imponente e numeroso corteo, il quale , scortato dagli Svizzeri, recitando dei salmi , per le Sale Regia e Ducale, e le Loggie, salì per la Scala Nobile alla Sala Clementina, donde entrò nell'appartamento pontificio schierandosi e genuflettendo lungo le ultime sale del medesimo, in quelle cioè degli Arazzi , del Trono e nell'Anticamera Segreta. In questa soffermaronsi gli Ufficiali superiori dei varii Corpi armati, mentre nelle stanze private di Sua Santità entrarono insieme a Monsig. Sagrista , gli Em.mi e Rev.mi Signori Cardinali, i Monsignori Maggiordomo , Maestro di Camera , ed Elemosiniere Segreto , i Camerieri Segreti Partecipanti ed i Monsignori Angeli e Marzolini genuflettendo tutti nel gabinetto di Sua Santità e nella sua stanza da letto. Sua Santità, che durante il giorno era rimasta spesso seduta nella poltrona, poco prima che le venisse portato il SS. Viatico, si era posta in letto.

Entrato Mons. Sagrista, in mezzo al religioso silenzio degli astanti, che frenavano a stento la commozione, da Mons. Maggiordomo fu data lettura della professione di fede, che Sua Santità seguì attentamente dando a vedere tutta la portentosa lucidità di mente, che anche nel grave suo stato, formò l'ammirazione di quanti l'avvicinarono. Finita la lettura della formola e recitato il Confiteor da Mons. Marzolini, anche nelle stanze attigue fu udita la voce dell'augusto Infermo che pronunziò tre volte il Domine non sum dignus, dopo di che ricevette la Santa Particola, fra l'edificazione di tutti gli astanti. Gli Eminentissimi Porporati non poterono resistere al desiderio di porgere un nuovo attestato della loro venerazione e del loro affetto all'amato Pontefice , ed entrati nella sua stanza si appressarono silenziosi e commossi a baciargli la sacra destra. Il Santo Padre nella pienezza della sua lucida mente , si volse con paterno affetto chiamandoli a nome, e rivolgendo qualche parola a ciascuno di loro, che uscirono dalle sue stanze recando visibilmente scolpita nel volto la profonda commozione dell'animo. Poco dopo nelle sale dell'appartamento Pontificio tornò a regnare il silenzio, e nelle diverse anticamere non restarono che le solite guardie, mentre il Santo Padre era in devoto raccoglimento, assistito e vegliato dagli intimi, addetti alla sua persona. Durante la notte fu più tranquillo e prese qualche ristoro ; sicchè al mattino apparve sollevato e più in forze.

Lunedì 6 luglio.

Infatti, verso l'alba si notò nel S. Padre un sensibile alleviarsi del male ; tantochè fattosi giorno chiaro , Egli volle levarsi di letto , adagiarsi su di una poltrona presso la sua scrivania , e quasi non preoccupandosi del suo stato di salute, cominciò a conversare con quelli che gli erano attorno, sulle notizie che giungevano intorno all'impressione prodotta della sua infermità. Poi, al suo fedele ed infaticabile segretario particolare Mons. Angeli, dettava quei distici meravigliosi, che noi riferiamo in altra parte del periodico, e parlava di quelli composti alcuni giorni prima, ed ancora non dati alle stampe. I presenti restavano attoniti dallo stupore, davanti all'augusto ed invitto Vegliardo, domatore degli anni e dei malanni.

Alle nove, quasi in tutte le chiese di Roma si espose il Santissimo Sacramento e si recitarono le preci designate dal Card. Vicario. Era uno spettacolo solenne ! Le chiese rigurgitavano di fedeli. Molti piangevano...

Durante il giorno, le condizioni del Venerando Pontefice rimasero sollevate ; ma la sera volsero a peggio ; quindi alla 22,30, da Mons. Pifferi gli venne amministrata l'Estrema Unzione. Il S. Padre, che conservava sempre una mente lucidissima ed una forza d'animo sovrumana rispose alle preci liturgiche, fra la immensa commozione degli astanti. Anzi alla unzione delle mani mentre si volevano ungere le palme, voltò la mano indicando che l'unzione doveva farsi sul dorso, essendo le palme già doppiamente sacre per l'unzione sacerdotale ed episcopale. Compiuta la cerimonia, cadeva in uno stato di prostrazione, sempre più evidente, che allarmò i presenti. In Vaticano intanto arrivavano continuamente infiniti telegrammi. Il mondo intero segue con vivo interesse la malattia del Papa. I sovrani esteri tutti telegrafarono chiedendo notizie e facendo voti : il Consiglio Comunale di Roma deliberò ad unanimità di inviare auguri di guarigione pel Papa. Quest'atto nobilissimo , imitato nei giorni seguenti dalle altre principali città d'Italia, tornò di grande conforto all'ammalato Pontefice.

Martedì 7 luglio.

I medici oltre all'epatizzazione del polmone riscontrano segni non dubbi di pleurite ed annunziano che procederanno ad una puntura di saggio, e quindi all'operazione per l'estrazione del liquido. Circa le due pomeridiane ha luogo infatti la prima toracentesi, e vengono estratti 800 grammi di liquido. Dopo l'atto operatorio il morale dell'Augusto Infermo è sollevato e le condizioni generali appaiono rinfrancate. Il miglioramento dura stazionario fino al pomeriggio del 9.

8-9 luglio.

Tuttavia, in Piazza di S. Pietro, attorno al Vaticano, c'è sempre una folla di gente di ogni condizione, che attende, interroga, palpita e prega.

Nelle vie è un continuo discorrere della malattia del Papa. I giornali pubblicano edizioni sopra edizioni, e tutti vanno a ruba. Nelle redazioni , negli uffici della Prefettura, e della Questura, in tutte le sezioni di pubblica sicurezza è un via vai ininterrotto, è una sola domanda: Come sta il Papa? Roma - in tutti gli ordini di cittadini - dimostra chiaramente un'immensa venerazione per l'Augusto Vegliardo. Nelle chiese le preghiere continuano ferventi; e a tutte le Messe numerose sono le Comunioni per implorare la guarigione del Papa. Continuano pure a giungere in Vaticano, da ogni parte e da ogni ceto di persone, numerosi telegrammì, chiedenti notizie e auguranti una pronta e completa guarigione. Così nell'ora dell'angoscia, come in quella della letizia, Leone XIII appare, qual è realmente, il centro e l'oggetto dell'ammirazione e della venerazione universale   

Il giorno 9, avendo il Santo Padre saputo che l'Em.mo Card. Rampolla , Suo Segretario di Stato, aveva mostrato vivo desiderio di vederlo, lo invitò a recarsi presso di Lui.

L'Em.mo Segretario di Stato entrò alle 10 da Sua Santità, e vi si trattenne a lungo.

Il Santo Padre compiacevasi di ascoltare le relazioni che l'Eminentissimo man mano gli dava, mostrandosi vivamente grato alle grandi dimostrazioni di affetto di tutto il mondo, e ringraziando tutti delle preghiere per la sua conservazione. Aveva speciali parole di benevolenza e di ringraziamento pel Sacro Collegio e poi suoi figli di Roma. Parlando poi della sua malattia ne enumerava le fasi ed esprimeva la speranza di poter vincere la persistente debolezza. Infine all'Em.mo Segretario di Stato chiedeva se avesse a parlargli di affari, ed a quelli che l'Eminenza Sua Gli sottoponeva , dava con grande chiarezza le relativo risposte, esternando la Sua sovrana volontà, e disponendo in proposito. Prima di congedare Sua Eminenza, il Santo Padre degnavasi dichiarare che in giornata avrebbe volentieri ricevuto qualche altro Cardinale. E difatti tutti gli Eminentissimi Cardinali presenti in Curia ebbero, nei giorni seguenti, la consolazione di passar per turno ad ossequiare il meraviglioso Pontefice.

Quel giorno però, verso il pomeriggio, le cose cambiarono. Si chiamò a consulta anche il prof. Rossoni, e lo stato di Sua Santità fu dichiarato grave.

10-12 luglio.

La mattina del 10 ebbe luogo la seconda toracentesi, per cui si estrassero mille grammi di liquido sanguinolento, ed il S. Padre apparve nuovamente sollevato. E sentendosi meglio davvero, passò alcun tempo adagiato sulla poltrona, leggendo, per un po' di sollievo, alcune odi di Orazio, che fu sempre uno dei suoi autori preferiti.

L'indomani, nel pomeriggio, continuando a ricevere gli Eminentissimi Cardinali, rivolse loro amorevoli parole; ed avendogli l'Em.mo Ferrata fatto notare come la sua malattia compisse fra i popoli l'effetto di una vera Missione Spirituale, per il risveglio religioso da essa prodotto e per le incessanti preghiere che si innalzavano a Dio, il Santo Padre rispondeva : Felix infirmitas ! Sua Santità accennava pure alle Sacre Congregazioni, che avrebbero dovuto tenersi alla Sua presenza, e che naturalmente furono rimandate, e dopo aver accennato ad altri argomenti, dava a baciare la mano agli Eminentissimi, congedandoli amorevolmente.

A sera, a Roma, ebbe termine un triduo di speciali preghiere, indetto dalla Corte Pontificia e celebrato nella cappella segreta del Papa. Alle litanie, recitate dopo il Rosario, Mons. Marzolini ripetè per tre volte l'invocazione Salus Infirmoruin e Monsignor Bisleti impartì la benedizione. Vedevansi confusi colle guardie nobili e con i prelati e i famigliari del Papa, alcuni Cardinali e pochi estranei. La funzione, di carattere strettamente intimo, riuscì quanto si può dire commovente...

Ma in tutto il mondo si continua a pregare fervorosamente per la conservazione del Papa. In questi giorni compivasi a Torino la riuscitissima e imponente visita a quindici chiese, recitando in ognuna di esse una decina del S. Rosario e visitando nelle prime quattordici una stazione della Via Crucis. La pia funzione, cominciata alle ore 15, non terminò che alle 20, con patetica allocuzione dell'Eminentissimo Card. Richelmy nel Santuario della Consolata. Anche in tutte le nostre case si fecero, nell' intero corso della malattia , ferventi e continue preghiere. In molti dei collegi di D. Bosco si promossero comunioni generali per la salute del Papa, e in altri si compirono altre opere buone.

13-16 luglio.

I timori si fanno più seri ed incalzanti. Da un momento all'altro si teme di ricevere la fatale notizia. Il giorno 13, ricevendo altri Eminentissimi Cardinali , Sua Santità disse di sentirsi prostrato. Tnttavia con mente lucidissima e voce abbastanza robusta rivolse parole benevoli a ciascuno. Mentre i Cardinali si congedavano, S. Santità richiamò l'Eminentissimo Satolli per intrattenerlo su qualche cosa riguardante la Commissione degli studi biblici.

La depressione delle forze persiste : la frequenza della respirazione è in lieve aumento : le condizioni dell'Augusto Infermo sempre gravi; ma il pericolo non pare imminente. Tuttavia il mondo è in un'ansietà suprema. Quest'ansiosa alternativa di timori e di speranze lascia un'impressione sensibilissima in ogni cuore ben fatto.

L'indomani, festa di S. Bonaventura, continuano le gravi condizioni. Sua Santità riceve l'assoluzione dei Terziari di S. Francesco dall'Em.mo Card. Vives. Nulla di nuovo accade nei due giorni seguenti: però la sera del 16 luglio lo stato di Sua Santità diventa assai pericoloso. Pare necessaria una terza toracentesi e si teme che l'Augusto Infermo non sia più in grado di sopportarla. Si continua a pregare in tutto il mondo. A Venezia si veglia una notte intera, appiè degli altari, da tutto un popolo ; e da ogni parte della terra arrivano similmente incessanti notizie di raddoppiate preghiere pel Papa. Il momento è davvero solenne.

17-18 luglio.

Sia benedetto il Signore! Il pericolo che sembrava imminente, anche questa volta è scongiurato. Nel cuore di tutti rientra , con particolar conforto , un raggio di speranza. Oltre i telegrammi richiedenti notizie, cominciano ad arrivare in Vaticano quelli di affettuose e sentite congratulazioni. In realtà le condizioni dell'Augusto Infermo appaiono sollevate. Il livello del liquido si è leggermente abbassato e, pel momento, non sembra necessaria una terza operazione. Ma pur troppo si accentua in Lui una grande debolezza senile, aggravata dalla malattia di questi giorni, che se non è un pericolo imminente , pure costituisce una continua minaccia alla vita preziosissima di Leone XIII.

19 luglio.

Pur troppo le ultime notizie tranquillanti sono scomparse. Durante la notte lo stato di Sua Santità andò aggravandosi e al mattino divenne ancor peggiore tanto che si credette opportuno di chiamare subito al Vaticano il Cardinale Serafino Vannutelli, Penitenziere maggiore, cui spetta l'ufficio di rimanere presso il letto dell'Infermo negli ultimi istanti e di confortarlo cogli ultimi carismi della Chiesa.

E così, più gravi son divenute ad un tratto, fra ieri sera e stamane, le generali preoccupazioni, tali da far temere imminente quella catastrofe che tanti voti e tante ardenti supplicazioni avevano tentato finora di scongiurare. La ferrea tempra dell'Augusto Vegliardo, dopo aver lottato quindici giorni contro la violenza del morbo, accenna ora a piegare sotto il peso degli anni , dinanzi alle leggi inesorabili della natura. In quest'ora suprema di indescrivibile ambascia, scrive l'Osservatore Romano , in cui il mondo cattolico sente incombere la tante volte paventata sciagura , non rimane che raccogliersi nel silenzio e nella preghiera.

Stamane Monsig. Marzolini ha celebrato la santa Messa nella camera del Papa , amministrandogli la S. Comunione. E questa sera, dopo la visita medica, l'Em.mo Card. Vives, anche per desiderio degli Eminentissimi Colleghi, è entrato nella stanza del Papa, ed appressatosi al letto, vi si trattenne assai rivolgendo affettuose espressioni di conforto spirituale al Pontefice. Sua Santità, malgrado lo stato di assopimento, conserva pienamente la conoscenza; portatasi la mano all'orecchio per meglio udire le parole del Cardinal Vives, ripetè il Confiteor, percuotendosi il petto. Ma purtroppo, omai, non possiamo più illuderci. La catastrofe, questa volta , è proprio imminente.

20 luglio.

ERAVi ed allarmanti trascorsero le ore della notte.

Verso giorno l'Augusto Vegliardo ebbe un istante di risveglio ; disse ai medici che questa volta non avrebbe più vinto la morte, e ricadde nell'assopimento, che andò man mano accentuandosi.

Compiuta la visita medica , furono ammessi dal Morente l'Em.mo Card. Rampolla, poi il Card. Vives, quindi il Card. Pierotti, domenicano, che ricordò a Sua Santità , in dolce conforto , quanto aveva fatto per propagare la divozione del S. Rosario.

Alle 11,15, avvenne un gravissimo peggioramento. Subito il Maestro di Camera fece chiamare d'urgenza l'Em.mo Card. Serafino Vannutelli, Penitenziere Maggiore, che immediatamente corse nella stanze del Santo Padre. Infatti sua Santità, per un improvviso affollamento di umori al petto era sul punto di mancare, tantochè il Card. Penitenziere incominciò le preci della raccomandazione dell'anima ed impartì al morente la benedizione in articulo mortis.

Ma ancora una volta gli animi dei presenti dovevano lottare fra il dubbio e la speranza. Proprio allora il S. Padre aperse gli occhi, mostrò di riconoscere i molti cardinali accorsi al suo letto, e volse al Decano del S. Collegio brevi parole per raccomandargli la Chiesa. Mons. Bisleti, approfittandosi di quella brevissima tregua, domandò affettuosamente l'Apostolica Benedizione per tutti i componenti la nobile Anticamera Pontificia, che si trovavano raccolti nella medesima stanza , e l'amato Pontefice, movendo la destra, fece atto di benedire, esclamando con voce perfettamente intelligibile : Sia questo l'ultimo vale! Indi ad alcuno degli intimi, che ebbe la ventura di appressarsi al suo letto strinse fortemente la mano... e ricadde nello stato di assopimento.

Temendosi giustamente che da un momento all'altro avesse a ripetersi la crisi con esito fatale, si spedirono i corrieri a tutti i Cardinali per avvertirneli.

E in vero, dopo mezzodì, l'Augusto Vegliardo cominciò a perdere ad intervalli la conoscenza: il respiro gli si fece affannoso e l'affollamento del catarro gli occupò il petto. Entrarono allora a baciargli devotamente la mano i singoli della famiglia segreta, poi quelli della famiglia nobile e i nipoti Lodovico, Riccardo e Camillo, i quali, nel compiere l'atto pietoso, furono dal Pontefice conosciuti e benedetti.

Alla porta della camera fu posta la fazione della guardia nobile, e nell'interno rimasero per gli estremi servizi i famigliari. Per le sale del Vaticano non si udivano che singhiozzi e preghiere : il pallore dei volti dimostrava l'affanno immenso dei cuori. In San Pietro, per ordine dell'Em.mo Card. Rampolla, tornavisi ad esporre il SS. Sacramento.

Ma è giunto l'istante fatale.

Alle 15,50 Papa Leone XIII fu preso da un nuovo insulto di catarro. Entrarono allora tutti i Cardinali che si trovavano in anticamera, i dignitari di Corte, i famigliari, circa una sessantina di persone e tutti si inginocchiarono, mentre il Penitenziere Maggiore, il sig. Cardinale Vannutelli Serafino , continuava a recitare le preghiere dei moribondi. Il Papa aveva gli occhi socchiusi e il respiro lentissimo. I nipoti, gli baciavano singhiozzando la mano. Tutti gli astanti piangevano... L'agonia fu brevissima. Alle 16, reclinando leggermente il capo, fra l'immensa commozione dei presenti , il meraviglioso Pontefice, che per ben cinque lustri aveva colla santità e colla dottrina richiamato lo sguardo e l'ammirazione del mondo alla Cattedra Papale, cessava serenamente di vivere.

L'Em.mo Card. Vannutelli, inginocchiatosi presso il capezzale della salma , intuonò le preghiere dei defunti, cui tutti i presenti risposero singhiozzando.

Gli ultimi versi di Leone XIII

(Dettati la mattina del 6 luglio).

Notturna ingemiscentis animae meditatio.

Fatalis ruit hora, LEO; iam tempus abire est,

Pro meritisque viam capere perpetuam.

Quae te sors maneat? caolum sperare iubebant,

Largus contulerat quae tibi dona Deus ; At summas claves, immenso pendere manus

Tot tibi gestum annos, haec meditare gemens Qui namque in populis excelso praestat honore,

Hei misero, poenas acrius inde luet. Haec inter trepido dulcis succurrit imago,

Dulcior atque animo vox sonat alloquii Quid te tanta premit formido? aevique peracti

Quid seriem repetens, tristia corde foves? Christus adest miserans : humili veniamque roganti

Erratum, ah fidas ! eluet omne tibi.

LEO XIII.

L'ANIMA CHE GEME (Meditazione notturna).

L'ora fatal s'appressa; ecco è già ora, Leon, che lasci la terrena stanza, Lieto movendo all'eternal dimora.

Ma qual sorte t'aspetta ? Ahi! di speranza Gli occhi lucenti al cielo un giorno alzavi, Per tanti doni ond'avea 'l cor fidanza. Al grave peso delle somme chiavi, Da molt'anni sofferto, or pensa e gemi, Chè l'alto ufficio l'alma tua non gravi.

Chi più s'onora, più convien che tremi, Misero, allor che il giudice severo Gli sta dinanzi ne' momenti estremi. Ma lo smarrito cor, dolce un pensiero A consolar mi viene ; odo un accento Così gentil, ch'io prendo lena e spero.

« Perche, dice, perchè tanto spavento Col membrar dei passati anni t'accora, Perchè l'animo tuo vive in tormento?

« Gesù pietoso a chi perdono implora, Benignamente a te volge la faccia ; D'ogni colpa ti monda; ecco è già ora

« Dell'amplesso di Dìo : schiudi le braccia ! »

PAGINA INTIMA

La voce del cuore nella morte del Papa.

Leone XIII ci fu Benefattore e Padre. Or tocca a noi più che ad ogni altro, il dare alla sua felice Memoria un attestato non dubbio di sincera gratitudine e di figliale amore. Noi vi esortiamo ad unirvi per intrecciare una corona di preghiere e deporla sulla sua tomba. Quantunque speriamo anzi nutriamo la più viva fiducia che quell'anima grande, di tanti meriti ripiena, sia già entrata nei tabernacoli eterni, tuttavia noi vi invitiamo a voler prendere vivissima parte ai solenni suffragi che secondo disposizione dell'autorità ecclesiastica, dappertutto si fanno per il Papa.

Il nostro superiore poi prega vivamente i Cooperatori, dove sono in numero sufficiente, a far celebrare una messa cantata, o almeno letta da vivo o da morto, come meglio vi aggrada , e durante la medesima partecipare alla mensa degli Angeli. Raccomandiamo questa cosa allo zelo e prudenza dei nostri Direttori e Decurioni.

Eminentissimi Cardinali che aderirono al Congresso.

NEL resoconto pubblicato lo scorso giugno del III Congresso e feste di Maria Ausiliatrice non ci fu possibile inserire unitamente all'elenco dei Cardinali e Vescovi presenti anche quello degli Eminentissimi che si fecero rappresentare o mandarono la loro adesione. Però li accenniamo ora sia per umiliare a questi Eminentissimi Principi di Santa Chiesa l'omaggio di nostra imperitura riconoscenza, come per dare ai nostri benevoli amici lontani un'idea dell'importanza massima che ebbe questo Congresso. Aderirono, mandando lettere e telegrammi commoventi gli Em.mi Sigg. Cardinali : Mariano Rampolla del Tindaro Segretario di SS. e Protettore della nostra Società ; Achille Manara , vescovo d'Ancona ; Salvatore Casañas y Pagès, Vescovo di Barcellona ; Vittorio Luciano Lécot, Vescovo di Bordeaux ; Alfonso Capecelatro, Vescovo di Capua ; Giuseppe Francica Nava di Bontifè, Arcivescovo di Catania, che si fece eziandio rappresentare ; Uberto Antonio Fischer, Arcivescovo di Colonia ; Giovanni Kniaz de Kozielko Puzyna, Vescovo di Cracovia, Giulio Boschi, Arciv. di Ferrara ; Francesco M. Richard, Arcivescovo di Parigi ; Leone di Skrbenski, Arciv. di Praga ; Giuseppe Guglielmo Labourè, Arciv. di Rennes ; Giovanni Katschthaler, Arciv. di Salisburgo ; Bartolomeo Bacilieri, Vescovo di Verona, che mandò pure un suo rappresentante ; Antonio Gius. Gruscha, Arciv. di Vienna; Casimiro Gennari Arciv. di Lepanto. Aderirono pure gli Em.mi Cardinali Patriarchi : Giuseppe Sebastiano Netto di Lisbona ; Giuseppe Sarto di Venezia, che mandò il suo rappresentante, ed i Nunzi Apostolici ; S. E. il Cardinale Andrea Aiuti a Lisbona; Mons. Giuseppe Macchi del Brasile ; Mons. Augusto Bonetti, delegato a Costantinopoli e Mons. Alessandro Bavona Delegato Apostolico ed Inviato Straordinario dell'Equatore, Perù e Bolivia.

Vescovi rappresentati al Congresso.

NuMEROSissiMi furono i Vescovi che non potendo intervenire personalmente si fecero rappresentare. questi notiamo gli Ecc.mi Arcivescovi di Aquila, Cagliari, Genova, .Lucca, Taranto ed i Vescovi di Acireale, Amelia, Ascoli Piceno, Caltagirone, Cassano al Ionio , Comacchio , Faenza , Ferentino , Guastalla, Lesi, Lima, Mantova, Montepulciano, Padova, Pavia , Piacenza , Policastro del Golfo , Sant'Angelo dei Lombardi, Trieste, Trivento, ecc.

Notiamo qui che le lettere commendatizie dei singoli rappresentanti costituiscono un vero e solenne plebiscito a favore dell'Opera di Don Bosco. Ne citiamo qualcuna a conforto ed a comune edificazione.

Il Vescovo di Ferentino scrive : « Seguo con vivissimo interesse lo svolgimento del Congresso , cni con tutto l'ardore dell'anima aderisco, facendo voti che l'Opera Salesiana così feconda di Santissimi frutti in gran parte del mondo si diffonda sempre più sì che io ne risenta più da vicino e ne sperimenti anche in questa mia amata diocesi i vantaggi. »

Mons. Giulio, Vescovo di S. Angelo dei Lombardi scrivendo al Vescovo di Potenza, perche si degnasse rappresentarlo, dice: « Aderisco alle sapienti conclusioni del Congresso, fo ardenti voti al Signore che dell'influsso salutare di una tanta istituzione, ne risenta anche la nostra regione con la venuta dei Salesiani nella illustre diocesi da Lei con ammirabile zelo o pari energia governata. »

L'Arcivescovo di Taranto, scusandosi di non poter venire ; « Vengo però , scrive , collo spirito il più ardente e colle preghiere le più calde, affinchè il lavoro sempre crescente dei Cooperatori Salesiani trovi sviluppo maggiore e larga corrispondenza. La corona che si metterà sul capo di Maria SS. Ausiliatrice è un pegno sicuro della buona riuscita del Congresso. »

L'Arcivescovo di Brindisi: « Di gran cuore mi unisco agli Eminentissimi Sigg. Cardinali miei padroni, ai venerandi miei Confratelli nell'Episcopato, a tutti i personaggi che interverranno al prossimo Congresso e fin d'ora accetto tutte le salutari deliberazioni che vi verranno prese. Prego la bella Vergine benedetta di volgere un sorriso di amore , un soave sguardo di tenerezza materna sii tutti i Congressisti e di far discendere dal suo trono di gloria su tutti un diluvio di grazie e di celesti benedizioni. »

Se volessimo moltiplicare le citazioni non la si finirebbe più. Le semplici adesioni poi sono numerosissime e tutte entusiastiche.

Omaggi e voti.

IL compianto Pontefice Leone XIII , nell'ultimo suo Concistoro segreto del 22 giugno creava e pubblicava Cardinale di Santa Romana Chiesa, Monsignor Carlo Nocella , Patriarca di Costantinopoli Mons. Cavicchioni, Patriarca di Nazianzo, Monsignor Aiuti , Arcivescovo di Damiata, Nunzio in Portogallo ; Mons. Taliani, Arcivescovo di Sebaste, Nunzio in Austria Ungheria ; Mon. Herrero y Espinosa de los Monteros, Arcivescovo de Valenza ; Mons. Giovanni Katschthaler, Arcivescovo di Salisburgo e Monsignor Uberto Fischer , Arcivescovo di Colonia. A tutti questi nuovi Principi della Chiesa inviamo i nostri umili omaggi e voti rinnovando ai due Emi= nentissimi Nunzi Apostolici i Sigg. Card. Aiuti e Taliani e agli Em.mi Arcivescovi di Valenza, Salisburgo e Colonia i nostri vivissimi ringraziamenti per l'appoggio che prestano all'Opera di D. Bosco nelle rispettive loro Nunziature ed Arcivescovadi e per l'adesione nobilissima data all'ultimo Congresso Salesiano.

Pervengano eziandio i nostri auguri e voti al nuovo Vescovo di Casale Mons. Lodovico Gavotti, già nostro esimio Cooperatore a Genova e al nuovo Vescovo di Susa, Mons. Carlo Marozio , già Canonico della Cattedrale di Vercelli e sempre benevolo alle opere di D. Bosco. Le varie Case salesiane fondate in queste due diocesi acquistano un valido protettore nel rispettivo Pastore e noi, auspicando dal cielo ai neo-eletti Vescovi un lungo e ricco apostolato , ci uniamo alla gioia di quei nostri confratelli e diciamo: ad multos annos!

25 anni di Episcopato in Chioggia.

Li ha compiuti lo scorso giugno Mons. Lodovico Marangoni esimio benefattore della Casa salesiana di Chioggia. Tutta la cittadinanza festeggiò solennemente il lieto avvenimento con funzioni religiose, doni, concerti, illuminazione, fiaccolata e fuochi d'artifizio, le quali ed i quali furono però disturbati dal vento o dalla pioggia. Fin d'allora noi ci siamo uniti in ispirito ai detti festeggiamenti ed ora consacriamo questo brevi linee per manifestare a quel zelantissimo Vescovo tutta la nostra gratitudine e ripetergli quanto gli abbiamo implorato dalla nostra potente Ausiliatrice, che cioè gli ottenga dal Suo divin Figlio di poter pieno di meriti celebrare le nozze d'oro del suo episcopato. Ad multos annos! Ad multos annos!

Il culto di Maria Ausiliatrice.

Dopo la solenne incoronazione della nostra Madonna, il culto dell'Ausiliatrice prese uno sviluppo straordinario. Ne fa fede la rubrica che precede le grazie e noi, mentre ringraziamo quanti si degnarono inviarci notizie e relazioni in proposito, facciamo caldo appello a tutti i Direttori delle nostre Case e Missioni, ai Direttori Diocesani, ai Decurioni, Zelatori e Zelatrici dei nostri Cooperatori a volerci far tenere d'ora in avanti relazione delle feste ad onore dell'Ausiliatrice, anche delle passate, specie se celebrate in occasione dell'incoronazione. Li preghiamo inoltre a volerci favorire brevi notizie degli altari, delle Cappelle e delle Chiese erette ad onore della Madonna di D. Bosco, unendovi , se è possibile, la relativa fotografia , e qualunque altra cosa, che abbia relazione con questo dolcissimo argomento. La diffusione della divozione all'Ausiliatrice fa parte dell'azione salesiana, anzi è distintivo primario d'ogni buon Cooperatore. Coraggio adunque, tutti all'opera e presto.

Ai genitori.

ORA i vostri figliuoli e figliuole sono presso di voi, nell'intimità della vita di famiglia, per godersi un po' di vacanza; ma queste passano pur troppo presto e bisogna che pensiate al nuovo anno scolastico. Riserbandoci a pubblicare nel prossimo fascicolo l'elenco degli Istituti salesiani per l'educazione della gioventù d'ambo i sessi, ci pare conveniente porvi sott'occhio una considerazione pratica sulla scelta che dovrete fare.

Bisogna che vi fissiate ben bene in mente esser vostro sacro dovere di scegliere per i vostri figliuoli solo ed unicamente quei collegi ed educatorii nei quali s'imparta una sana educazione cristiana - che non consiste solo nel Cappellano il quale dica la Messa e faccia poi l'istruzione religiosa - e ciò si può avere in molti istituti, ma esigere che tutto l'ambiente, dove i vostri tesori debbono passare la più parte dell'anno, sia veramente religioso in ogni sua parte. Non lasciatevi dunque ingannare da certi programmi nei quali figura il prete e l'istruzione religiosa, ma informatevi bene dello spirito che regna nell'istituto, se vi è disciplina con istitutori seri, se si pratica realmente la religione , se non vi siano pericoli di troppa libertà che diviene facilmente sinonimo di licenza ecc. Noi conosciamo molti genitori che colle lagrime agli occhi ci dicevano : - Avevamo un figlio molto buono e pio: per fargli continuare gli studi ci siamo decisi - facendo non piccoli sacrifizi - a metterlo in un collegio. Dopo pochi mesi ci venne a casa tutto cambiato : pretendente, vizioso e... bestemmiatore ! Eppure in quel collegio v'era il prete ed obbligatoria l'istruzione religiosa settimanale !

- Questo non basta, ci vuole nel collegio la pratica della religione la quale si esplica colla pietà soda e costante. Un'altra volta aprite meglio gli occhi.

Quello che dicevamo a quei genitori infelici, ripetiamo ora a tutti : - Aprite gli occhi e non fidatevi di ciò che si fa dire ai programmi. Andate a veder le cose coi vostri occhi. Attenti alla scelta se non volete piangere più tardi.

Il Papa e la Madonna del Buon Consiglio.

Ai tanti titoli coi quali la Chiesa saluta l'Augusta Madre di Dio uno se n'è aggiunto ultimamente ed è quello di Madre del Buon Consiglio ; Mater boni consilii. Questa nuova lode a Maria si deve all'indimenticabile piissimo Leone XIII. Egli che in Maria aveva riposto , dopo Dio , ogni sua speranza per il trionfo della Chiesa, che a Lei attribuiva la sua longevità e le consolazioni che provava in mezzo alle gravi sollecitudini del Sommo Pontificato, non lasciava passar occasione per ossequiarla, per accrescerne il culto nella Chiesa ; anche perchò i fedeli conoscendo il tenero cuor di Maria , la invochino con fiducia.

Da secoli Maria è venerata nella Chiesa sotto il titolo di Madonna del Buon Consiglio e Leone XIII volle che nelle litanie lauretane fosse salutata anche sotto il titolo del Buon Consiglio : Mater Beni Consilii « mosso in modo speciale a questo dal pensiero e dalla ferma speranza che, in mezzo a tante sciagure e tenebre, la pia Madre, la quale dai santi vien chiamata tesoriera delle grazie celesti e consigliera universale, per tutto il mondo pregata sotto quel titolo dimostri a tutti di essere veramente la Madre del Buon Consiglio, ed impetri a tutti quella grazia dello Spirito Santo, che illumini i sensi ed i cuori, ossia il santo dono del consiglio» (decr. Urbis et Orbis, del 22 aprile 1903).

E noi non possiamo che pregare il Signore affinchè si compiano i voti di Colui che fu suo Vicario in terra e lo facciamo con le parole stesse di Leone XIII

Fac, quaeso, ne incassum Vota tua recidant Leonis.

I frutti del Congresso.

SENZA dimenticare i punti principali dell'azione assegnata ai Cooperatori dal nostro Superiore nella sua lettera annuale, cioè le vocazioni religiose, gli Oratori festivi e la buona stampa - d'ora innanzi devesi pure mirare alle deliberazioni prese nell'ultimo Congresso e cercare, dove è possibile, di attuarle, se vogliamo che il Congresso produca i suoi frutti.

Stavolta sottoponiamo all' attenzione di tutti le deliberazioni prese per le scuole ed istituti professionali. Il Congresso considerando che il più grande problema , la cui soluzione tiene , ai nostri giorni, in una viva apprensione quanti hanno a cuore gli interessi della religione, dell'umanità e della patria, è il problema sociale e, più particolarmente, la questione operaia; - che Chiesa, governi, società e scienziati fanno convergere ogni loro potere, influenza e studio ad evitare il formidabile pericolo di una soluzione violenta della grande questione ; - che, per generale consenso, ritiensi ornai nulla poter meglio giovare a scongiurare un tale pericolo quanto un sollecito e ragionevole miglioramento delle attuali condizioni religiose, civili, professionali, economiche ed igieniche dell'operaio ; - che, tuttavia, ogni cura più sollecita deve indirizzarsi ad un rimedio più radicale qual è la formazione di una nuova generazione operaia, educata a cristiana fortezza e carità , a civile onestà ed a tecnica abilità. Il Congresso:

1°) Plaude al genio divinatore di D. Bosco che conoscitore profondo dei nuovi tempi non solo li previde e ne studiò i bisogni, le tendenze e i pericoli, ma, con cuore di Apostolo, pose mano a quei rimedi, i cui splendidi risultati sociali gli fruttarono l'ammirazione del mondo e l'affetto entusiastico di turbe di operai che da circa 50 anni vanno spargendo ovunque l'idea cristiana della vera elevazione dell'operaio nella santificazione del lavoro ;

2°) Ricorda ai Cooperatori Salesiani il sorprendente sviluppo preso in ogni parte del inondo, e massime nei più importanti centri industriali e manifat turieri, dall'apostolato dei figli di D. Bosco a vantaggio dell'operaio coi loro Istituti e le loro Scuole professionali d'arti e mestieri, dove il piccolo operaio - per lo più orfano ed abbandonato - nella dignità di convittore , inizia la sua elevazione sociale ; nell'istruzione professionale e letteraria voluta dal tempo e dal progresso delle arti e nella civile e religiosa educazione, si forma cittadino onorato, o cristiano convinto e praticante ;

3°) Ricorda pure con simpatia il mirabile progresso professionale, scolastico ed artistico da tali Istituti raggiunto in pochi anni, e solennemente affermato nelle più celebri e recenti Esposizioni nazionali, internazionali e mondiali, dalle quali i metodi tecnici ed i lavori dell'operaio salesiano uscirono fregiati sempre di onorificenze e talora delle massime, come a Londra, Roma, Bruxelles, Barcellona, Colonia, Edimburgo, Parigi, Chicago, Torino, ecc., ecc.

4°) Segnala alla pubblica ammirazione il Programme des cours pei giovani artigiani dell'Istituto Salesiano di Liegi : programma di coltura generale letteraria e sociale veramente pratico e sanamente moderno ed in perfetta armonia colle aspirazioni delle Encicliche Papali sulla questione operaia.

E fa voti

1°) Che i Cooperatori Salesiani di tutto il mondo imitino, ciascheduno nella propria sfera di azione, questo zelo intraprendente ed operoso, secondo lo spirito di D. Bosco, a vantaggio della gioventù operaia ;

2°) Che col consiglio e col favore, ma sopratutto con larghi, generosi e frequenti sussidii vengano in aiuto ai Salesiani in una impresa, la quale per essere mantenuta all'altezza che essa merita e che i tempi esigono, abbisogna non solo del contributo personale d'ingegno , di fatica e di sacrifizio dei Salesiani, ma pure, ed in grandissima parte, dell'obolo dei Cooperatori e delle Cooperatrici ;

3°) Che a quest'opera di restaurazione sociale del giovane operaio facciano seguire quella pure importantissima dell'operaio adulto, adoperandosi - secondo le proprie forze - a rimuovere le cause che nelle condizioni odierne rendono moralmente e fisicamente perniciosa e difficile la vita nei centri industriali, ed economicamente abbietto il modo di vivere nelle campagne, adoperando inoltre sapienti cure a collocare gli operai delle officine e i lavoratori della terra presso padroni rispettosi della Religione e della morale.

Un dolce conforto.

ALLA vigilia del III° Congresso pervenne al Rev.mo D. Rua una lettera, che tornò a lui d'immenso conforto. Il vedere dodici leviti, che , implorando l'aiuto di Maria Ausiliatrice , disponevansi a ricevere l'ordinazione sacerdotale con la promessa di essere veri Sacerdoti Cooperatori, ci commosse profondamente. Infatti , se il nostro regolamento prescrive di promuovere novene, tridui, esercizi spirituali e catechismi, di coltivare le vocazioni allo stato ecclesiastico, di opporre la buona stampa alla irreligiosa e di circondare delle cure più amorevoli i fanciulli pericolanti per istruirli nella fede, avviarli alle sacre funzioni e farli buoni cristiani, chi non vede il gran bene che faranno questi nuovi Sacerdoti? E noi augurando loro le materne finezze di Maria Ausiliatrice e le più dolci consolazioni nell'intrapresa carriera, siamo lieti di segnalare a tutti i lettori questo nobile esempio.

REVERENDISSIMO PADRE,

Fin qui Cooperatori salesiani più coll'affetto che coll'opera, sospiravamo il giorno in cui lo saremmo divenuti anche coll'azione; e quel dì avventurato è imminente. Il giorno 6 del prossimo giugno , Gesù Cristo, mediante la consacrazione del Vescovo , ci incorporerà , a così dire , al suo eterno Sacerdozio, e ripieni di Spirito Santo, incominceremo allora a sacrificarci per la salute delle anime. Ma la nostra vita sacerdotale, o Rev.mo Padre, vogliamo che abbia l'impronta della vera Cooperazione Salesiana. Il che, o Rev.mo Padre, noi non sappiamo inaugurare sotto più fausti auspici che implorando la Vostra paterna benedizione e l'aiuto di Maria SS. Ausiliatrice.

Benedite adunque, o Rev.mo Padre, questo drappello di Diaconi inginocchiato in ispirito ai vostri piedi; accompagnateci Voi davanti agli Altari di Maria Ausiliatrice e copriteci del suo manto; poi Voi stesso in persona, o mediante altro Sacerdote, offrite per noi alla Gran Vergine l'incruento sacrificio della S. Messa nel giorno stesso della nostra Ordinazione sacerdotale , affinchè noi tutti, fino all'ultimo respiro, possiamo essere degni figli della Madonna di D. Bosco e veri Sacerdoti Cooperatori Salesiani.

Umiliando ai Vostri piedi la tenue offerta di L. 60, Vi preghiamo ad averla quale elemosina per la S. Messa, che verrà celebrata in onore dell'Ausiliatrice il giorno della nostra. Ordinazione.

Nell'uscire dal Seminario sarà nostro studio di lasciar dei compagni che ci abbiano a seguire nella Cooperazione Salesiana, affinchè ogni anno la Chiesa bresciana possa essere allietata da buon numero di Sacerdoti veri Cooperatori di D. Bosco.

In attesa di un Vostro preziosissimo scritto, che ci comunichi la vostra benedizione e ci assicuri la grazia implorata, Vi baciamo con affetto la sacra destra.

Brescia, Seminario S. Angelo, 12 maggio 1903. Rev.mi aff.mi figli in Cristo

Don Giuseppe Trotti decurione - D. Giuseppe Albertini - Don G. Batta Bonomini - Don Angelo Brunelli - Don Pietro Cerutti - Don Giuseppe Donati fu Giacomo - Don Omobono Favallini - D. Francesco Gallizioli - Don Giuseppe Giacomini - Don Andrea Gregorini - Don Giovanni Pedretti - Don Ardiccio Zabbeni.

MISSIONI

MATTO GROSSO (Brasile) (Lettera di D. Giovanni Balzola) I. Dopo un anno di fatiche.

Barreiro (Cuyabà) Colonia del S. Cuore di Gesù, 18 gennaio 1903.

REv.m° ED AMAT.m° D. RuA,

Si compie, oggi, un anno dal nostro arrivo a queste foreste, popolate di animali feroci e pericolosi e percorse da fieri selvaggi. Immagini, se non abbiamo ringraziato il Signore della visibile assistenza che ci ha accordata fin qui, mossi non solo dalla riconoscenza, ma anche dal bisogno di nuovi e continui favori. Che faremmo noi, abbandonati a noi stessi ed allo nostre forze, in queste regioni selvagge? Confidiamo, che il S. Cuor di Gesù ci continuerà la sua protezione e che Maria Ausiliatrice sarà sempre la nostra tenera Madre. Ma lei pare, amatissimo Sig. D. Rua, ci aiuti con le sue preghiere e ci raccomandi a quelle dei benemeriti nostri Cooperatori. Eccole intanto un po' di rendiconto, di quello che abbiamo potuto fare in quest'anno, colla grazia di Dio.

Attorno ai due capannoni di metri 15 per 6 ciascuno, di cui le parlai altra volta, abbiamo già fabbricate cinque capanne per gli indii che non tarderanno a venire stabilmente con noi. Ricorderà, che il primo loro incontro avvenne l' 8 agosto u. s. con reciproca consolazione. Uno di essi era cacico, Ci promisero che sarebbero tornati dopo due lune, e e furono proprio di parola. Dopo un mese e mezzo appena, il 24 settembre, ecco di nuovo quel cacico con quattro suoi compagni. Mi parve che fosser venuti per tastar terreno. Procurai di usar con loro ogni riguardo, ed essi ci aiutarono per due giorni nei nostri lavori; e partirono poi contentissimi per alcuni oggetti ricevuti in regalo. Li pregai a tornare dopo due lune, sperando che il carissimo signor Ispettore, nel frattempo, non mancasse dì giungere finalmente con qualche soccorso. Questi indii, così mi han detto essi stessi, venivano dalle sponde del fiume Roncador e dal Rio dos Mortes. Intanto passarono i due mesi; e in novembre, esatto come un orologio, ecco il medesimo cacico con sedici uomini della sua tribù, carichi di archi e frecce, per cambiarli con vesti, coltelli e piccoli oggetti di cui sono avidissimi. Come fare? Don Malan non era ancor giunto e noi non avevamo quasi più nulla. Dissi loro che non poteva accontentarli com'era mio vivo desiderio, perche non era ancor venuto nessuno da Cuyabà, e vidi che quei poverini rimasero mortificati, e mi fecero proprio compassione; sicchè, non volendo perdere quel po' di ascendente che mi sembrava di aver acquistato su loro, diedi loro alcuni coltelli che aveva ancora, ed ami, fazzoletti ed altri ammenicoli, a noi pur necessari. Furono arcicontenti. Si fermarono essi pure due giorni, prestandoci preziosi servigi. Infatti, non avendo qui alcun carro, a noi torna assai gravoso, e quasi impossibile, il trasportare grossi pezzi d'albero per fabbricare nuove capanne. Ebbene, se Ella, amatissimo Padre, avesse veduto, che fatiche hanno fatto per questo quei poveri figli della foresta, sarebbe rimasto non solo commosso, ma anche meravigliato. Sono di una forza erculea; e guai a noi se il diavolo riuscisse a voltarceli contro! In quattro e quattr'otto saremmo tutti perduti. È per questo, che abbiamo bisogno di grandi e continue preghiere. Ma le preghiere non bastano. Ci sono pure indispensabili gli attrezzi necessari a dissodare e coltivar la terra, a fabbricare capanne un po' più solide, e insieme mille e mille cosuccie opportune e care a questi infelici, e vesti per ricoprirli. Per ora non ho potuto far altro che grandi promesse. Videro tuttavia con piacere le capanne per loro preparate; anzi essi stessi vi dormirono, inaugurando così, da parte loro, la nuova Colonia del S. Cuore.

Il giorno dopo il loro arrivo, volli che assistessero alla S. Messa. Vi stettero infatti, meravigliati ed attoniti dal principio alla fine. Quando diedi la santa benedizione, vedendoli così raccolti, mi sentii il cuore commosso e mi brillò alla mente il consolante spettacolo che, mercè la protezione del Sacro Cuore, presto potrà offrire al mondo, agli angeli ed agli uomini, questa nuova Missione. Ma, ripeto, ci vogliono aiuti: se questi ci venissero a mancare, in un momento potremmo perdere il frutto di tante fatiche.

Che pena intanto il non aver nemmeno una camicia per ricoprire questi poveri figli. Mentre stettero con noi, li abbiamo aggiustati alla meglio, e pensando di farle cosa gradita, a mezzo del sig. geometra Bodestein, di cui le dirò in appresso, feci prendere di alcuni di loro varie istantanee che le accludo. Forse, per presentarle ai lettori del Bollettino, bisognerà che l'incisore le ritocchi un poco; perchè a dir la verità, sono ancora un po' troppo al naturale. Partirono promettendoci di tornare dopo tre lune. Guai a noi se torneranno prima che da Cuyabà ci sian giunti soccorsi. Speriamo e preghiamo.

Le ho nominato il sig. Bodestein. Deve sapere, amatissimo Padre, che per assicurare il frutto dei nostri sudori, il sìg. D. Malan domandò al Governo 4000 ettari di terreno, che abiamo scelto e misurato e determinato in tre luoghi distinti, che rimarrà proprietà pro tempore della missione e poi naturalmente dei futuri civilizzati. Si è voluto assicurare alla colonia ogni salvaguardia di legge, nella speranza che il Signore nella sua bontà farà il restante. E senta che ci è capitato mentre si stava misurando il terreno.

Eravamo accampati sotto la volta azzurra del cielo, ìn riva al fiume Garza, quando, una notte, il povero geometra manda un grido disperato. Mi sveglio all' istante e lo vedo in piedi, impaurito e smanioso. Che era successo? Una specie di biscia velenosissima gli era passata sul petto, producendogli in un baleno un vivo bruciore, che andò man mano crescendo e, nei giorni seguenti, finì col produrgli un'orribile enfiagione. Il poverino soffriva assai: i dolori vivissimi li sentiva dalla parte del fegato, e temevasi che fra poco avesse a risentirsene anche il cuore, poiche questo era già in sussulto così violento, che vedevansi a più metri di distanza i palpiti angosciosi dell'infelice. Temendo una catastrofe, mi rivolsi con fiducia al Cuor di Gesù e pregai quel buon amico a fare altrettanto. Il poverino accolse assai volentieri il mio consiglio; e in poco tempo, con mia e sua meraviglia, cessò ogni pericolo e il male scomparve. Il sig. Bodestein è di religione protestante, ma ci ama assai ed è nostro buon amico. Voglia il Signore ricompensare la sua carità, col chiamarlo alla verità ed all'unità della fede.

Il buon geometra fotografò me pure mentre celebrava all'aperto, e precisamente nell'atto che alzava l'Ostia Santissima; se sarà riuscito, non mancherò d'inviarle questo ricordo.

A giorni adunque torneranno i poveri selvaggi : le tre lune sono omai passate, Mi consolo un po' nel contemplare un bel campo di meliga, omai matura, e s'intende, piantata da noi, per uso e consumo nostro e dei futuri neofiti. Quante volte noi abbian dovuto fin qui scorrere le foreste, in cerca di cibo selvaggio, come fanno gli indii! Che fare? non avevamo più nulla : e ci siamo aggiustati. Come cresce la confidenza nella bontà e provvidenza di Dio in tali circostanze! E il Sacro Cuore di Gesù non ci ha mai abbandonati...

Per noi adunque e per i nostri carissimi ospiti abbiam dissodato molto terreno e fatte diverse seminagioni. Oltre la meliga, abbiam piantato riso, fagiuoli, patate, zucche, meloni, cetriuoli, mandioca, canna da zucchero ecc. ecc. in modo d'aver quind' innanzi sempre qualcosa da raccogliere; ma è pure il caso di ripetere: quid hae sunt inter tantos? Verranno gli indii e si fermeranno stabilmente con noi; alle prime carovane se ne aggiungeranno altre; e noi dovremo fabbricar nuove capanne ed accoglier tutti nel nome di Dio, che ci dimostra assai visibilmente di aver decretato la loro conversione. Ci aiuti la sua santa grazia a corrispondere sempre alla nostra vocazione, a sua maggior gloria ed a salute dei prossimi.

A nome di tutti le bacio la mano, o amatissimo Signor D. Rua, e faccio nuovo appello alla carità delle sue preghiere e di generoso aiuto ai nostri materiali bisogni. Prostrati quindi in ispirito ai suoi piedi, le chieggio per me una speciale benedizione.

Mi creda sempre

Suo aff.m° Figlio in Corde Jesu

Sac. GIOVANNI BALZOLA Missionario Salesiano.

II.

Una commovente preghiera.

Barreiro (Cuyabà) Colonia del S. Cuore di Gesù, 30 gennaio 1903. AMAT.m° SIG. D. RUA,

S. Francesco di Sales, nostro patrono, ci ha pagato la festa. L'altro ieri, di buon mattino, giunsero tra noi quattordici indii ed un' india condotti dallo stesso cacico. Questi rimase un po' disgustato, quando seppe che non avevo ancor ricevuto gli oggetti che da tanto tempo stiamo aspettando. Lo consolai, dicendo il perche del ritardo, ed assicurandolo che per lui aveva tuttavia un buon coltello, un paio di calzoni ed una coperta, e che per gli altri avrei pur trovato qualche coserella.

Ieri assistettero tutti alla S. Messa, ed io li raccomandai con fervore a S. Francesco. Mi han detto, che sarebbero venuti qualche giorno prima, se non fossero stati in lotta coi Cajapos, altra tribù che abita presso le rive del Rio dos Mortes, verso il Tocantin.

Infatti mi diedero tre frecce, un pesantissimo palo ed altri oggetti lasciati dai Cajapos, messi in fuga. Volevano che io andassi con loro per esterminarli. Anche questa volta ci prestarono molti servigi; ed il cacico volle sapere ove gli avrei preparata la capanna, e mi ha assicurato che in aprile insieme con altri due capi sarebbe venuto ad abitare con noi. Quanti saranno? Mi ha fatto comprendere che saranno molti, assai più di quelli che possiamo ricevere convenientemente. Ma siccome ogni cacico non lascia davvero gli uomini della sua tribù, ma li vuole tutti con sè, io non ho fatto difficolta alcuna. Vedremo che cosa disporrà la Provvidenza...

Intanto, amatissimo Padre, giudichi come possiamo trovarci. Speriamo che da Cuyabà, per allora saran giunti i soccorsi : ma basteranno? Ci aiuti lei pure, amatissimo Signor D. Rua: vede, non domandiamo nulla per noi, ma per questi infelici selvaggi. Essi vengono e noi li riceviamo; ma se vogliamo riuscire a convertirli abbian bisogno di pronto ed assoluto soccorso. Padre amatissimo, è per questo che ho preso in mano la penna dopo sì breve intervallo... Mi rimetto alla generosità del suo cuore paterno.

Ci benedica tutti, come a nome di tutti io le bacio la mano, e mi dico

Suo Dev.mo figlio in G. e M.

Sac. GIOVANNI BALZOLA Missionario Salesiano.

PATAGONIA (Territ. del Neuquen).

Visita Pastorale e missione di S. E. R.ma Monsignor Giovanni Cagliero. (1)

Passo Sant'Ignazio, 16 marzo 1902.

Presso la tribù di Namuncurà - Storia e potenza di questo cacico - Sua prima Comunione a 80 anni - Suoi santi propositi.

Sulle pittoresche e verdi spiagge del fiume Aluminé, Mons. Cagliero predica e converte i numerosi indi della tribù di Namuncurà. Egli per ottenere più copiosi frutti aveva mandato innanzi i sacerdoti Domenico Milanesio e Zaccaria Genghini per radunare gli indii ed avvisarli del suo prossimo arrivo.

Noi lasciammo Junin de los Andes il 22 c. m. con direzione al passo di Sant'Ignazio , percorso di 35 chilometri. Non molto lungi dal paese guadiamo in canoa il fiume Chimehuin, che bagna la ridente vallata di Junin. Alcuni soldati del 3° reggimento di cavalleria, di guardia del fortino, sono i nostri buoni marinai e, mercè la loro agilità nel maneggiare i remi, guadagniamo felicemente la sponda opposta. Le nostre cavalcature sono passate a nuoto ed arrivano poco dopo grondanti acqua fino dalle narici. Quivi intraprendiamo lentamente la salita del colle Huechahue, fiancheggiando amene vallicelle, campagne e praterie tutte verdi e rigogliose di pascoli, e contemplando dall'alto, l'incantevole vallata e l'incipiente paesello di Junin; la piccola chiesa, i due collegi della nostra missione, l'osservatorio meteorologico, e le altre case coi loro adiacenti orticelli. A tergo la Cordigliera delle Ande si eleva imponente e maestosa; e fra balzi e scogli spicca il gigante Lanin (vulcano spento di 3.700 metri di altezza) la cui vetta coperta di eterne nevi si confonde col bianco azzurro delle nubi. Dopo tre lunghe ore di viaggio, attraverso gole, ruscelli e pantani, scorgiamo la casa di un buon chileno, dove, come a noi fu detto, ci attendeva un'abbondante refezione. Quattro grossi cani, abbaiando rabbiosamente tentano impedirci di giungere colà; tuttavia vi riusciamo; però invece della sperata refezione dobbiamo accontentarci d'un semplice bicchiere d'acqua, perchè il padrone della casa era partito alcuni giorni prima pel Chilì, e la sua moglie si trovava ammalata.

L'inaspettato arrivo del nostro missionario D. Zaccaria Genghini, che veniva ad incontrarci, è veramente provvidenziale. Egli ci serve di guida nella scabrosa e difficile discesa dell'altipiano, che incassa il fiume Aluminé, le cui sorgenti emanano dal lago dello stesso nome, e che si trova a 1.130 metri sul livello del mare con una superficie di 56 chilometri quadrati. Il cammino , che al principio pareva comodo, si fa ognor più difficile ed impraticabile, tanto da constringerci a scendere dalle nostre cavalcature e seguire a piedi. Andiamo per sentieri intralciati e boscosi, che ad ogni piè sospinto presentano nuove difficoltà e mettono in serio pericolo i bipedi ed i quadrupedi.

Prima di arrivare al Passo di Sant'Ignazio, scorgiamo da lungi la capanna del nostro amico Ambrogio Poggi. È questi un buon genovese, vecchio, bianco per antico pelo che , qual nuovo Caronte, nel suo lieve legno, mena all'altra riva i viaggiatori, che debbono attraversare la confluenza del Catandil ed Aluminé, le cui impetuose acque corrono verso il Collóncurà.

Per evitare un maggiore e più tristo disinganno, Monsignor mandò, come staffetta, un soldato per avvisare il buon uomo del nostro arrivo e del nostro più che ordinario appetito.

Un ufficiale con alcuni soldati che vi stanno di guardia e di stazione militare , si trovavano in compagnia del caro e tanto affabile vecchietto.

Avuto contezza della nostra prossima venuta, si misero all'opera, ed in men che nol si dice, prepararono una modesta refezione. Poscia saliamo la canoa, che deve trasportarci all'altra riva, ove ci attende il Cacico Namuncurà colla sua numerosa tribù. Un gruppo di indi accompagnati dal nostro Missionario D. Domenico Milanesio , vengono a ricevere e a dare il ben venuto a Monsignore a nome del Cacico e di tutta la sua gente. Compiute le dovute cerimonie Monsignore viene condotto a los ranchos (alle capanne) Quivi stava aspettando il vecchio Namuncurà circondato dalla sua famiglia e dai principali Capitanejos (capi) della tribù.

Era la prima volta che il Vescovo visitava quelle solitudini e si trovava in mezzo a quei poveri figli del deserto; quindi sul volto di ciascuno è dipinto il contento, la maraviglia unita a non so quale riverenza e santa commozione. Il buon Cacico non sa come meglio esprimere il giubilo del suo cuore, che col celebrare un solenne parlamento indio; e per mezzo di un interprete ringrazia Monsignore della visita fatta a lui, alla sua famiglia, ed alla sua gente. Alzatosi quindi fra un religioso silenzio dice : - Señor Obispo : Yo muy contento : yo vivir cristiano ; mi familia tambien : yo buen argentino, y mi gente queriendo ser cristianos todos. -

Non potendo la povera capanna destinata a cappella contenere tutta la gente, Monsignore lì stesso nello spianato della valle, colla solita bontà, diresse agli astanti brevi parole di ringraziamento, disse loro il motivo della sua venuta; parlò della missione cui dava principio pel bene delle loro famiglie, e raccomandò a tutti l'assistenza alla predicazione ed alle sacre funzioni. Si estese poi a dimostrare la preziosità dell'anima e l'obbligo che ciascuno ha di salvarla; finì impartendo alla moltitudine la sua pastorale benedizione.

In quei preziosi momenti D. Milanesio che parla speditamente l'araucano (che è l'idioma proprio della tribù) s'accinse subito ad istruirli nelle verità della cattolica fede. - Sull'annottare tutti si ritirarono nei loro rispettivi toldos.

A Monsignore avevano riservato la capanna, ove si era celebrato il parlamento indio, la quale di mattino serviva di cappella , al mezzo giorno di refettorio, ed alla notte di dormitorio. Ed ora diremo alcune cose dei tre cacichi che nei deserti della Patagonia si resero famosi per le loro belliche gesta.

Il cacico Namúncurcà è figlio del defunto Calfúcurà, generale in capo di tutte le tribù della Pampa. Il suo trono si alzava fra i carrubi della Salina Grande, che poco dista da Coruhé. Questo temuto cacico firmava trattati coi Presidenti della Repubblica ; ed il Governo pagavagli forti contribuzioni, affinchè rispettasse le frontiere -e non invadesse le provincie limitrofe. Sostenne molte e sanguinose guerre contro gli indomiti araucani. Unì le sue forze alle Federali per combattere e sbaragliare il tiranno Rosas e fu appunto in questa circostanza che nella città di Paranà, attuale capitale della provincia omònima, fece battezzare il figliuol suo Namúncurà tenendolo al Sacro Fonte il generale Urquiza. Reggeva le sorti del Governo il generale Bartolomeo Mitre, quando Calfúcurà , già nonagenario ritiratosi nelle vicinanze di una piccola borgata, chiamata Generale Acha (Pampa Centrale) finiva i suoi giorni. Gli successe nel governo della tribù il figlio Namúncurà, il quale dispiegò subito non comune maestria, attività e valore per sostenere i diritti e privilegi della sua gente. Nella guerra conosciuta col nome di Conquista del deserto , Namúncurà fuggì con 400 lancie e rifugiossi nella Regione Manzanera, dove aveva le sue tende lo zio Reuquécurà.

Amante della libertà e della indipendenza della sua tribù, lasciò alla difesa di queste il cacito Anegur coi capi Marillàn, Pichún, Turi, Huichanúr, Querenal ed altri molti, i quali parte caddero sul campo di battaglia, ed altri sconfitti e dichiarati prigioni , furono rinchiusi nell'isola di Martin Garcia. Dietro consiglio del vecchio zio, Namúncurà si rese alle armi argentine e si ritirò colla sua famiglia e tribù nella valle del Rio Negro. Ivi mori Reuquécurà.

Al nipote fu troppo sensibile questa perdita e poco tempo dopo trasportava le sue tende a Chimpay, menando una vita pacifica e tranquilla. Ultimamente il Governo gli fece cessione di otto leghe di terreno nella vallata del fiume Aluminé, (terreno che già divisero e coltivano con buon risultato).

Per la generosità e bontà del suo cuore non solo è stimato dai suoi indii, ma è amato altresì da tutti quelli che lo avvicinano. L'aspetto di questo Cacico Salinero, malgrado gli 80 anni dell'età sua è severo ed imponente: dal suo abbronzato volto traspare il valore dell' indomito guerriero. Non è selvaggio, e nutre nobili sentimenti d'amore e gratitudine per chiunque cerchi il bene della sua tribù; egli si compiace di avere per amici i principali personaggi della Repubblica.

In questi giorni , come nelle grandi solennità, indossa la divisa militare, che il Governo gli regalò col grado di Colonnello. Conobbe Monsignor Cagliero a Buenos Aires, a Bahia Bianca, ed a Viedma, (1) ed ora non può capire in sè pel piacere di ospitarlo nella sua estancia dell'Aluminé.

L'arrivo di Monsignore fu causa di pubblica e comune allegria pei poveri indii dell'Aluminé, che volenterosi accorsero alla voce del buon Pastore. Era bello il vedere come desideravano istruirsi nelle verità della nostra santa fede, ricevere il battesimo, e compiere quanto impongono la legge ecclesiastica e la civile riguardo alla loro unione coniugale.

I nostri Missionarii D. Milanesio e D. Genghini, parlando la lingua araucana, li istruirono per tre giorni nella Dottrina Cristiana, insegnando loro il segno della S. Croce, il Pater Noster, l'Ave Maria, e il Credo. Monsignore occupossi direttamente dell'istruzione di Namúncurà : e siccome facevagli osservare che la Religione Cattolica, come pure la legge civile, non permettono che una sola moglie, e così era duopo lasciare la poligamia, ne ebbe dal Cacico la seguente risposta

- Yo, señor, casado bien en Roca ante Iglesia y oficial civil. Yo tener tres mujeres: una muerta; otra vieja muy buena la pobre, muy buena, y enferma. Yo ahora vivir solo con mi Ignazia. Yo conocer ley cristiana, yo saber ley argentina; yo dejar costumbre paisana. Mi hijo (figlio) una sola mujer (moglie) mis hermanos una sola mujer, y casarse (maritarsi) bien ahora presente señor Obispo.

Vedendo sì belle disposizioni e tanta buona volontà, Monsignore introdusse questo vecchio re della Pampa in un'umile capanna, confessandolo o preparandolo a ricevere la santa Cresima.

Non poche famiglie cristiane, che abitano lungo le sponde dell'Aluminé accorsero anch'esse alla Missione, e col loro devoto contegno accrebbero il lustro delle sacre funzioni, dando al tempo stesso un bell'esempio di fede ai rozzi, ma buoni indii di questa tribù. La divina Provvidenza benediceva i nostri lavori e la messe era sì copiosa che sovente avevamo sulle labbra la sentenza evangelica : Messis quidem multa, operarii autem pauci.

Tutti i giorni celebravansi quattro messe; ed era uno spettacolo sorprendente vedere con che raccoglimento e divozione questi poveri indigeni assistevano al santo sacrificio. Or recitavano le orazioni, or il santo rosario, ed or cantavano (ma sempre stonati) qualche lode che D. Milanesio aveva loro insegnato.

Il giorno 24 marzo si impiegò quasi tutto nell'amministrazione solenne del santo Battesimo non solo agli infanti ed ai ragazzi, ma anche agli uomini ed ai vecchi di 70 e più anni. Così che la vigilia dell'Assunzione di Maria SS. fu per gli indigeni dell'Aluminé come il sabbato santo dei primi secoli della Chiesa. Inoltre si legittimarono e benedissero tutti i matrimonii mediante il vincolo del Sacramento. Un'altra grazia volle il Signore concedere a questa povera gente e fu quella di ricevere anche la Santa Cresima e così diventare perfetti cristiani.

Ma un giorno assai più bello ci attendeva in cui il Signore benigno voleva premiare le nostre fatiche, giorno che doveva lasciare nei nostri cuori ricordo imperituro. Era il 25 marzo, quando la Chiesa invita a cantare le lodi di Colei, che potè dire di sè : E beata mi diranno tutte le generazioni.

Splendido è il mattino. Il vecchio Cacico accompagnato dalla sua famiglia, dagli indii e da molti cristiani s'avvia processionalmente alla capanna, convertita allora in Cattedrale, dove Monsignore rivestito dei sacri, ma poveri paramenti, ed assistito da due sacerdoti, celebra il santo sacrificio.

Per la strettezza del locale gli indii devono adattarsi alla meglio, e chi inginocchioni e chi in piedi, ripetono col Missionario i misteri della fede, e l'orazione preparatoria all'atto più sublime della vita, come è quello della Prima Comunione.

Namuncurà il fiero e temuto Cacico lo si vede attento e devoto assistere alla santa Messa. Fanciulli e fanciulle, padri e madri, giovani e vecchi gli fanno corona e come lui ricevono per la prima volta e dalle mani di S. E. il Pane di vita eterna.

Dopo la funzione Monsignore rivolse agli astanti sentite parole di affetto esortandoli a perseverare nella vita cristiana, a praticare le virtù ed abbandonare i selvaggi e pagani costumi; a non mai tralasciare le orazioni del mattino e della sera; a tener sempre presente che Iddio dovunque ci vede; a fuggire il peccato, unico male che tanto avvilisce l'anima nostra ; ad avere in orrore la poligamia ed il Camaruco (ballo degli indii seguito da ubbriachezze e bacanali) e le altre superstizioni, perché solo Iddio si deve amare ed adorare come Creatore e Reggitore del Cielo e della Terra. Chiuse il suo dire impartendo di cuore la pastorale benedizione a questo nuovo popolo cristiano.

Finita la predica, Namúncurà accompagna Monsignore appresso il fuoco della cucina comune per la refezione mattutina, la quale consiste nell'indispensabile mate ed una tazzetta di thé con alcuni biscotti inzucherati e fritti con grasso di vacca, che bellamente aveva preparati il giorno prima la figlia maggiore del Cacico. Il piccolo re della Pampa circondato dai suoi capitanejos e seduto sopra un vecchio cassone, stringe colla mano sinistra la zucchetta del mate e tenendo la destra fra le mani di Monsignore, non sa come esprimere la gioia, che tutto l'invade, e baciando e ribaciando l'anello episcopale va ripetendo : Yo, señor, viejo g morir; morir mi gente también. Yo no tener campo santo. Pido (domando) favor ben dición cementerio; yo no quiere mi sepultar cementerio. Pido favor, señor Obispo, pido favor.

Com'era possibile resistere a sì giusta domanda ? Monsignore accondiscese volentieri ed incaricò D. Milanesio ed un figlio del Cacico, affinche facessero presto innalzare una gran croce ai piedi della collina, qual prezioso ricordo della missione e come luogo sacro per il cimitero.

Avendo Namuncurà stabilito di trasportare le sue tende dalle rive dell'Aluminé ad altro paraggio meno esposto all'infuriar dei venti e più sicuro dai continui straripamenti del fiume promise che avrebbe pure edificato una cappella ed una scuola per l'istruzione e cristiana educazione della sua famiglia, e di tutta la sua tribù.

Essendo Monsignore atteso a Junín per la missione e per le funzioni della Settimana Santa, si riprende la via del fiume, accompagnato dagli indii, i quali prostrati sulla riva aspettano che Monsignore li benedica un'ultima volta dalla canoa. Il buon Vescovo li accontenta mentre quattro indii dando mano ai remi mettono in movimento il legno e ci trasportano alla sponda opposta. Quivi già ci attende un soldato colle cavalcature.

Dopo breve tragitto arriviamo alla capanna del nostro barcajuolo Ambrogio, che ci usa tutti i riguardi e ci ristora di gran cuore. Poscia vuol egli stesso accompagnarci, e fra balze e dirupi ci indica i passi sconosciuti, andando pei quali accorciamo il cammino, ed in breve ci troviamo in mezzo ai nostri confratelli e ragazzi di Junín de los Andes.

Sparsasi la notizia dell'arrivo del Vescovo, la popolazione al suono delle campane accorre in folla alla chiesa parrochiale, dove Monsignore, dà principio alla missione.

(Continua).

(1) Zeffirino, figlio minore del Cacico, si trova attualmente nel nostro Noviziato di Patagones. È un giovanetto di molta virtù, e non comune intelligenza. Speriamo sarà più tardi il sacerdote e re di tutta la sua tribù.

NECROLOGIA

GIUSEPPE ROTA dì Lu Monferrato.

RACCOMANDIAMO alle preghiere dei buoni Cooperatori l'anima del defunto Giuseppe Rota, che fu uno dei più antichi e zelanti Cooperatori salesiani. Non contento di aiutare con frequenti offerte le opere di Don Bosco, fece per esse generoso sacrifizio di quanto aveva di più caro su questa terra, il suo unico figlio Pietro che è lo zelante Direttore dell'Istituto Salesiano di Villa Colon (Montevideo).

A questa aggiunse un'altra non meno grave privazione, mettendo a disposizione delle Figlie di M. Ausiliatrice la sua stessa casa a Lu, fino a che - dopo molti anni - le buone Suore, sempre aiutate dallo stesso signor Rota, poterono edificarsi una casa propria.

Il Signore accolga fra gli eterni tabernacoli l'anima sua benedetta e consoli la vedova consorte e il nostro caro confratello !

IL CULTO di Maria Ausiliatrice

CARE e consolanti notizie ci giungono da ogni parte. Gli squilli armoniosi, che nell'istante dell'Incoronazione di Lei partirono dalla cupola del suo Santuario, si udirono in ogni angolo della terra. Noi sentiamo ancor nell'anima il fremere immenso di quell'arcano tripudio che sorse da un mare di popolo; ma chi avrebbe mai creduto che quegli squilli gloriosi avrebbero trovato un'eco così commovente nel cuore di tanti?

In ogni lido si cantano le tue lodi, o Madre ! in ogni lido s'implora da tutti il tuo santo aiuto... E perchè, a stimolo de' tuoi divoti, non dovremo raccogliere le più care notizie di questo culto dolcissimo? Da tanti anni, i popoli odono con gioia il racconto dei tuoi materni favori e perchè non udranno con uguale affetto la storia dei tuoi trionfi?

Qui dunque, o Madre, prima di esporre le testimonianze delle anime da Te beneficate, noi raccoglieremo quind'innanzi le note più belle dell'armonioso cantico che s'eleva innanzi ai tuoi miti altari, o incoronata Regina   Del i! gradisci l'affettuoso tributo, e moltiplica sui figli tuoi le tue regali beneficenze.

LE note più belle dell'inno meraviglioso, che dopo il 17 maggio risuona più intenso in tutto il mondo, uscirono dal cuore magnanimo dell'immortale Leone XIII. Questo gran Pontefice, nove giorni dopo l'incoronazione di Maria Ausiliatrice, vagheggia nuovi trionfi per la Madonna, nell'imminente Cinquantenario della sua Immacolata Concezione. A tal fine, elegge una commissione di quattro Cardinali e scrive : In tutti i secoli e in tutte le lotte e persecuzioni la Chiesa ebbe ricorso a Maria, e ne ottenne sempre conforto e difesa. E poichè i tempi che corrono sono così procellosi e pieni di minacce per la Chiesa stessa, Ci gode l'animo e si apre a speranza nel vedere i fedeli, che, colta la propizia occasione del menzionato cinquantenario, vogliono con unanime slancio di fiducia e di amore rivolgersi a Colei che è invocata Aiuto dei Cristiani. Non è questa una nota sublime? -Ancora. L'Arcivescovo di Cambrai annunziò al Papa le feste compiutesi a Dunkerque per l'incoronazione di un'Immagine della Madonna (Notre Dame des Dunes): e il Santo Padre, quasi senza frapporre indugio, così gli rispose, in data 10 giugno u. s.; In vero, per sanare le piaghe sociali non avvi più efficace rimedio dell'invocazione di Colei, che, dopo avere, per mezzo del suo Divin Figlio, procurato la salute dell'uman genere, ha meritato dì essere chiamata potentissimo Auxilium Christianorum... Qual inno più bello si poteva sciogliere alla nostra Regina? Ed ecco altre note grandiose.

A Buenos-Ayres, i figli di D. Bosco si preparavano a festeggiare con tutta la solennità possibile il venticinquesimo anniversario del primo altare eretto a Maria Ausiliatrice nella Repubblica Argentina, quando giunse colà la notizia della vicina incoronazione dell'Immagine venerata nel Santuario di Torino. L'entusiasmo crebbe a dismisura. Accorsero, per le feste solenni larghe rappresentanze da molti collegi di quella Repubblica: e la processione del 24 maggio fu un trionfo. Cinque bande musicali accompagnarono devotamente il maestoso e commovente corteo. Duemila ragazzi, più di duemila giovinette biancovestite, numerose associazioni e molto clero precedevano la statua di Maria Ausiliatrice, collocata sotto un tempietto sfavillante di luci e seguito da una folla di popolo. Fu proprio un trionfo.

- Nello stesso giorno solennissime funzioni sisvolgevano nella Cattedrale di Arequipa nel Perù, per impulso di quell'eccellentissimo Vescovo Mons. Manuel Segundo Ballon. Questo pio prelato, appena ebbe l'annunzio dell'imminente incoronazione, scrisse pei fedeli della sua diocesi una commoventissima let tera pastorale, in cui non sappiamo se ammirar maggiormente il suo zelo, o l'amore alla Madre di Dio. Sublime è l'apostrofo, con cui invoca il sospirato istante della consacrazione del monumentale Santuario, che in omaggio a Gesù Redentore verrà dedicato a Maria Ausiliatrice in quella città... Cantò le glorie della Madonna il P. Prospero Malzieu, Superiore dei PP. Gesuiti , e la Schola Cantorum eseguì sceltissima musica, a grande orchestra.

- A Novara riuscì pure solenne la festa di Maria Ausiliatrice. Le funzioni furono rese più splendide dai pontificali di S. E. Rev.ma Mons. Giov. Cagliero, e dall'intervento di tutti i Parroci della città e sobborghi. Si cantò la messa Benedicamus Domino del M° D. Lorenzo Perosi e la sera ebbe luogo, per la prima volta, la processione solenne. Precedevano le Oratoriane e le educande dell'Istituto dell'Immacolata coi loro bianchi stendardi, venivano in appresso le associazioni delle Madri Cristiane e del Terz' Ordine di S. Francesco, poi i bimbi degli asili infantili che spargevano fiori sul passaggio, poi le confraternite coi loro gonfaloni, poi il clero e finalmente Mons. Cagliero in abiti pontificali e gli alunni interni ed esterni dell' Istituto Salesiano. Risuonavano per l'aria i canti religiosi e le armonie dei musicali strumenti, e si udivano accenti di letizia e di devozione al passaggio di quella veneratissima Statua di Maria Ausiliatrice, che nell'ottobre 1898 era stata con autorità ordinaria, cioè episcopale, fregiata di ricche corone. Ma d'un tratto si oscura il cielo e si scarica un forte temporale. La processione entra allora nella parrocchiale di S. Eufemia, dove Monsignore tiene un'infervorata allocuzione sui trionfi di Maria Ausiliatrice; ed impartita la trina Benedizione, si chiuse temporaneamente la cara solennità, che fu ripresa la sera seguente, in cui, con accresciuto entusiasmo, il venerato Simulacro fu riportato processionalmente alla sua chiesa titolare.

- Il 24 maggio fu pure celebratissimo ad Ortona a Mare, mercè lo zelo del Tool. Prof. De Virgiliis. Annessa all'Istituto delle Figlie di S. Tommaso, fu inaugurata solennemente una nuova e graziosa cappella, dedicata a Maria Ausiliatrice. Sull'altare, vagamente ornato, attirava lo sguardo di tutti il facsimile del prodigioso dipinto di Valdocco, mentre il sullodato Teologo con tenera ed infuocata allocuzione, raccomandando all'aiuto di Maria Ausiliatrice Ortona tutta, auguravisi di veder i figli di D. Bosco, ov' era già venuta la loro tenerissima Madre.

- Anche a Mantova nella Chiesa Parrocchiale di S. Barnaba Apostolo, si festeggiò devotamente il giorno di Maria Ausiliatrice. Quel nostro Direttore Diocesano Arc. Amos Marchesi, tenne la prescritta conferenza, comunicando ai buoni Cooperatori di Mantova, e ad altri numerosi divoti, le soavi impressioni da lui provate a Torino pel Congresso e pel Trionfo dell'Ausiliatrice.

- Similmente, a Falicetto, ove le Figlie di Maria Ausiliatrice hanno la direzione dell'Asilo infantile ed un Oratorio festivo, la domenica 24 maggio apportò a tutti un'immensa letizia. Per la circostanza, col beneplacito di Mons. Vescovo di Saluzzo, si convertì in cappella l'ampio salone dell'istituto, ove si celebrò la S. Messa e si cantò l'inno del ringraziamento. Alla sera il paese intero, si raccolse attorno la soave immagine di M. Ausiliatrice, ed assistè, con vera soddisfazione , ad un compitissimo e geniale trattenimento musico-letterario.

- Nello stesso giorno, in Givoletto, si celebrò la solennissima festa titolare della Cappella ivi costrutta in onore di Maria Ausiliatrice nel 1895. Oltre i fuochi artificiali e il tradizionale falò alla vigilia, oltre le numerose comunioni nella mattina della festa e pia tardi la messa solenne , cui intervennero numerosissimi forestieri calcolati ad un migliaio, vi fu ancora una prima straordinaria processione, svoltasi dalla parrocchiale alla cappella. Vi presero parte non solo il popolo e tutte le associazioni religiose della parrocchia, ma anche il Consiglio Comunale, con a capo il Sindaco. Crebbe pure l' imponenza del sacro corteo un numeroso pellegrinaggio, accorso insieme con la confraternita, da una parrocchia vicina.

Anche a Moncrivello (scrive il Vessillo di S. Eusebio di Vercelli) il 24 maggio si sono gustate parte di quelle gioie spirituali che molti provarono in Torino, nelle feste per l'incoronazione di Maria Ausiliatrice. Le figlie appunto di Maria Ausiliatrice, oltre divote funzioni nella loro Cappella, la sera, improvvisasono in mezzo all'ampio cortile un altare, ove collocarono un'elegante statua della loro celeste Regina fra ceri, fiori, iscrizioni, monogrammi e palloncini che era una meraviglia ; e là, sotto il cielo sereno, una folla di ragazze e signore e signori rimase stipata lungamente, ascoltando letture, poesie, dialoghetti ed armoniosi canti, con molto incremento della divozione a Maria Ausiliatrice.

Cara riuscì pure la festa annuale di Maria Ausiliatrice nella sua cappella campestre in contrada Firrio, sui colli di Caltanisetta. Quest'anno si celebrò il 7 giugno. Archi di trionfi, sparo di mortaretti e fuochi artificiali furono le note gaie della dolcissima festa, dovuta all'impegno ardente del Prof. Michele Cucugliata, nostro Cooperatore. Nelle ore pomeridiane, il venerato Simulacro della Madonna fu recato in divota processione sino al monumento del Redentore, che dall'alto del S. Giuliano benedice a tutti i buoni Nisseni. Era un incanto...

- Imponente fu la festa celebratasi nello stesso dì a Cuorgnè, nella chiesa del Collegio. Pontificò a tutte le funzioni Mons. Ermanno Montagnini, Conte di Mirabello e Protonotario Apostolico. Scelta la musica e ben eseguita; devota e simpatica la processione ; imponente spettacolo la benedizione. La chiesa stipata risuonava delle note dolcissime del Tantum Ergo e fuori una gran folla ne cantava un altro divotamente. Si dovette recare il SS. Sacramento alla porta, e là ripetere la benedizione.

- A Malta, similmente, devotissima fu la funzione celebratasi nella Chiesa del Pilar. Mons. Farrugia tenne il discorso e le Suore Francescane, colle loro alunne, eseguirono una musica tenera e soave.

- Nello stesso -giorno, a Cavaglià, solenni funzioni nella parrocchiale. Infra missam il Teol. Don Giulio Barberis vi teneva una conferenza ; e gli alunni dell' Istituto per gli Ungheresi, annesso alle Scuole De-Caroli, eseguirono scelta musica. Si chiuse la festa con un' accademia musico-letteraria, in posito locale dell'Istituto.

- Anche Diano d'Alba, nella stessa domenica, rese un solenne omaggio alla Regina di Valdocco. Le funzioni furono celebrate da Mons. Vicario Generale della Diocesi e il panegirico fu detto dal Salesiano D. Pentore. Qni pure non mancò una brillante accademia riuscitissima.

- A Comacchio, Chioggia, Pedara e cento altre città e paesi si celebrarono pure feste solenni. A Comacchio la festa fu onorata dalla presenza di S. E. R.ma Mons. Alfonso Archi, Vescovo Diocesano e del Rev.mo signor Don Michele Rua. A Pedara ebbe luogo una brillantissima accademia.

Lo spazio ci vieta di aggiungere per ora altre notizie. Lo faremo nei numeri seguenti. Così anche quei nostri Direttori, Zelatori e Decurioni che non ci avessero ancora comunicato un appunto sui loro festeggiamenti, avranno tempo ad inviarcelo e ci faranno cosa gradita. Qui dunque, quind'innanzi ed in qualunque mese dell'anno, riporteremo la cronaca commovente di tutto ciò che riguarda il culto della Madonna di D. Bosco.

GRAZIE DI MARIA AUSILIATRICE

Promettendo di pubblicare la grazia.

Da circa un anno, un forte e continuo mal l'orecchi, mi faceva provare dolori veramente spasmodici. Tutto il mio fisico ne risentiva, ed io passavo delle ore in un'angoscia quasi mortale. Distinte celebrità mediche mi visitarono e definirono la mia malattia: otite maschia. Il caso era grave assai, ed io piena di vita e di gioventù, non potevo rassegnarmi al pensiero di continuare in così crudele sofferenza. Si tentò ogni mezzo per guarirmi; e il male pareva incurabile. Colle più ardenti suppliche mi rivolsi allora a Maria Ausiliatrice, perchè m'ottenesse la grazia; e per me pregavano anche le giovinette affidate alle cure di una mia sorella, Figlia di Maria Ausiliatrice. Si stabilì una gara di fede e di pietà eppure la Madonna pareva sorda a tante suppliche! Allora mi venne la felice ispirazione di promettere la pubblicazione della grazia, ed oh! bontà di Maria... la mia promessa Le piacque, e d'allora cominciai a sentirmi meglio. Ora sono perfettamente guarita. Sia benedetta la taumaturga Madonna di D. Bosco.

Milano, 21 maggio, 1903.

ROSINA BOFFA.

Un'innondazione scongiurata.

Lungo le sponde della Dora Riparia, e precisamente in quel di Oulx, teniamo una magnifica pineta, che per essere troppo presso alle acque, più volte corse il grave pericolo di essere sommersa non solo, ma in buona parte di venire travolta nelle onde furiose del rovinoso torrente. Quest'anno le pioggia cadute in maggior copia avevano ingrossato il fiume a misura che, cambiato il suo corso, stava per invadere inevitabilmente il nostro podere. In simil pericolo, fiduciosi ci rivolgemmo a Colei, che giustamente si chiama l'Aiuto dei Cristiani; promettemmo un' offerta per il suo Santuario in Torino, e il pubblicare per intiero la grazia sul Bollettino Salesiano, se ci avesse risparmiato un tanto danno. Affiggemmo pertanto la sua Immagine a varie piante, già in parte immerse nelle acque e fervorosamente pregammo. Ed oh ! potenza di Maria! Erano passate appena poche ore dall'affissione delle benedette Immagini, che le acque, come guidate dalle mani di Maria, mutarono tosto il loro corso, lasciando libera la nostra bell'isola. Grazie, o Maria Ausiliatrice ! Un altro favore, di ordine ben superiore, è da quattro anni che domandiamo incessantemente a questa Taumaturga Regina. L'ottenemmo in parte e gliene rendiamo vive grazie, promettendo ampia relazione a grazia compiuta.

Oulx, 1 Giugno 1903.

Notaio CESARE MOLINA e famiglia.

Livergnano (BOLOGNA). - Avevo da molti anni un'artrite nella gamba sinistra, che pareva incurabile. Per colmo di sventura un giorno scivolai sul piancito della casa, storcendomi la stessa gamba nella tibia presso la giuntura del ginocchio; talchè vi si produsse una sinovite che mi fe' provare spasimi atroci. Subii l'operazione chirurgica, ma si temeva che l'osso fosse cariato. Mi raccomandai alla intercessione di vari Santi, ed anche alle anime del Purgatorio, e migliorai un poco; quando, conosciuta la bontà di Maria Ausiliatrice, dopo averla pregata e fatta supelicare con fede, riuscii finalmente a camminare senza più bisogno di appoggiarmi. Ed ora sono completamente guarita.

EMMA BARAVELLI.

Ottennero pure grazie da Maria SS. Ausiliatrice, e pieni di riconoscenza inviarono offerte al Santuario di Torino, o per la celebrazione di S. Messe di ringraziamento, o per le Missioni Salesiane, o per le altre Opere di D. Bosco, i seguenti

A*) - Acqui: Giacchero Maria 5, per Messa di grazie. - Agliano d'Asti: Costino Clara. - Allena (Caltanisetta): Profeta Catterina 5, per guarigione del marito. Alassio: Can. Giuseppe Miglietti. - Albenga: Livia Gherardi in Lanusol 60 e un orologio d'oro, per insigne grazia ricevuta. - Albissola Superiore (Genova): Sebastiano Saettone 5, per 2 Messe di grazie. - Alì (Messina): Suor Filomena Mazzarino, per guarigione. - Ancona: Amelia Santini 10, per la guarigione dello sposo. - Andria (Bari): D. Matera Can. Riccardo 10, per Messa di grazie - Arenzano (Genova): Calcagno Agostino anello d'oro, per guarigione d'un suo bambino dato spedito dal medico. - Argentea Canavese (Torino): D. Guglielminetti Antonio 8, per guarigione della madre. - Arsiero (Vicenza): Angelica Vecelli 25, per grazia speciale. - Asti: Una pia Signora offre un anello d'oro con prezioso brillante. - Avigliana: N. N. 5, per la guarigione dei suoi due bambini ridotti agli estremi di vita.

B) - Balderia (Verona): .Jochesato Isacco 5. - Bagnatica (Bergamo): Sala Maria 4, per grazia. - Barletta (Bari): Vannella Michelina 3, per Messa di grazie. - Bergamo : Coniugi Buscazio, per guarigione del loro bambino colpito da difterite. - Biella: N. N. 5. - Bleggio Superiore (Tirolo): N. N. 5. - Bologna: Ada Valcasali 10, per Messa di grazie. - G. Bonetti. per grazia- Borgomanero (Novara) : N. N. 5. - Bosco Marengo (Alessandria): B. G. 5, per grazia ricevuta. - Breno (Torino): Alberzoni Giovannina 5, per guarigione di una cara parente.

C) - Calliano (Alessandria): M. F. 5 per felice esito di operazione chirurgica. - Campertegno (Novara): Delzanno 51. 10. - Delzanno Susanna 10, per guarigione. - Carmagnola (Torino): Crutinio Paola 100, per grazia. - Margherita D. 2, per Messa di grazie. - M. O. 5, per grazia. - Canalis Agnese 1, per grazie. - N. N., per grazia ricevuta. - Carrù (Cuneo): Baila Giovannina 5. - Casaletto Ceredano (Cremona): Ger soni Teresa 5, per grazie. - Caserta : Marzano Clemente 5, per Messa di grazie. -Castelrosso: Giovando Giuseppe 5, per grazia. - Barbera Angela, per grazia. - Castiglione Gaxfagnana (Massa): Padrini Raffaele 2, per essere stato miracolosamente salvato in una caduta. - Castione (Sondrio): Callina Marietta 2, per grazia. - Castion Cosentino : Barbuscio Vincenzo 5, per Messa di grazie. - Cereseto : Degioanni Giuseppina. - Ceresole Reale : Colombo Giuseppe 25, per grazia. - Chiavazza (Novara): Datto Giuseppina 2, per grazia. - Cicogna-Cossogno (Novara): Ramoni Maria 5, per grazia. - Cistdrna (Udine): Facini Catterina 7, per Messa di grazie. - Conciso (Siracusa): Gioncani Grazia 3, per guarigione miracolosamente ottenuta, essendo in fin di vita. -Como: Luisa Scaloni Orsenigo 10, per grazia. - Conzano (Alessandria): Martinotti Natalina 2, per Messa di grazie. - Cremona: N. N. 5, per guarigione istantanea. - Dina Maffi 2, per grazia. - Pag. Cesare Pagliari, 10, per Messa di grazie. - Creta Castel S. Giovanni (Piacenza): N, N. 3, per Messa di grazie. - Cuneo: G. R. per grazia. - Maddalena M. i gioielli di sposa, per la guarigione del marito.

D) - Dogliani (Cuneo): Gabetti Maria 6, per grazia. - Dorga r (Sassari): Graziani Marietta, per assoluzione d'un ímputato innocente ed altre grazie.

T) - Elice (Teramo): De Sanctis Maria, per grazia. - Envie (Cuneo): Sorelle Gloria 5, per grazia.

F) - Faenza: Chesi Virgilio 5, per grazia. - Rrunelli Anna 1, per grazia. - Filomena Scavelovi 0,50, per grazia. - Dari Orsola 3, per Messa di grazie. Faida (Ticino): Don Barudi Pio 12,75, per grazia. - Fasano (Bari): Can. Cofano Abole 2, per grazia. - Fenile (Pinerolo): Avaro Maria Lasagno, - Fisto (Trentino): Chesi Luigi 5, per Messa di grazie. - Forlì: Forlani Guglielmo 10, per grazia.

G) - Genova: Martini Rosa 2, per grazia ricevuta. - Garbiglietti ved. Fanny 5. - Blandino Maddalena 2, per Messa di grazie. - Giuseppe Garibaldi 5, per guarigione da seria malattia nervosa. - Germagnano (Torino): C. T. 2, per grazia ricevuta. - A. C. 5, per Messa di grazie. - Gerra Gambarogno (Canton Ticino): Sartorio Maria per ottenuta conversione di cara persona viene a soddisfare il suo voto a' piè dell'altare di Maria Ausiliatrice ed offre L. 25. - Gorrino (Cuneo): Famiglia Rabino 3, per Messa di grazie. - Giardinetto Troja (Foggia): Suor Ippolita Visetti, per guariione da grave malattia. - Giarola: Deragli Adelaide N, per Messa di grazie. Gioia de' Marsi (Aquila): Graziarci Lucia 3, per Messa di grazie. - Grancona (Vicenza): Binetti Carolina Negri 10, per grazia ricevuta. - Grondone (Piacenza): Casella Risolina, per grazia. - Groppo: Emauuelli Achille 20, per aver ottenuta la guarigione di una san bambina.

I) - Iglesias (Cagliari): Pecorini Maria 2, per Messa di grazie. - Intra (Novara): N. N. 10, per grazia. -

L) - La Ciotat (Francia): B. E. 5, per grazia. - Laigneglia (Genova): Luigi Ghiglione 3, per aver ottenuta la guarigione dopo 3 anni di penosissima malattia. - La Loggia (Torino): Spiuello Domenica 1, per grazia. - Griffa Maria, per grazia. - Lamorra Borsa Maria Teresa 5, Messa di grazie. - E. avv. P. 50, per grazia ricevuta. - Lanusei: Demurru Ibba Monserata 5, per grazia ricevuta. - Lequio Tanaro (Cuneo): Bozzone Maria 6, per ricuperata salute. - Lodi: Lanzoni Giuseppina, per guarigione di tre cari parenti. - Lupia di Sandrigo (Vicenza): Faresin Adelaide 1, per guarigione della nipotina.

M) - Maniago (Udine): Siega Costante 5, per grazia. - Murano:. D. Aldrighetti Giuseppe, per guarigione da lunga infermità. - Mazzarino (Caltanisetta): Ridolfo Giuseppe 2, per la riconosciuta innocenza d'un suo fratello accusato di diffamazione. - Messina: Suor Maria di S. Pietro 15, per grazia. - Milano: Cattaneo Giuseppina 9.90, per grazia. - Ch. Figini Carlo 5, per grazia. - Modica (Sicilia): Scala Luigi 5, per grazie. - Mombello Torinese : C. C. per essere stato dichiarato innocente in critiche circostanze. - Momberulli (Alessandria): Ferrero Filippo, 5 per grazia. - Monchiero (Cuneo): Contorno Maria Luigia, per guarigione della bambina colpita da grave bronchite, - Mondaccie (Ticino): Balemi Maria 25, per Messa di grazie. - Mondovì: Politana Catterina 5, per grazia. - Montaldo Bormida (Alessandria): Ferraro Carlo 2, per grazia. - Montanaro Canavese (Torino) : Bretto Carola 6, per Messe di grazie. - Montemagno (Alessandria): C. S. 61, per Messa di grazia - Morzano (Orvieto): Crociani D. Luigi 15, per grazie. - Marta (Genova): Curletto Giuseppina 2, per Messa di grazie.

N) - Niscemi (Caltanisetta): Le Moli Teresina 5, per Messa di grazie. - Noceo (Lago Maggiore): Don Delfrate Luigi 3, per grazia. - Novara: Do Ambrosis Anna Maria 5, per grazia.

O) - Omegna (Novara): Fam. C. 25, per grazia. - Orero (Genova): Serra Riccò, per grazia. - Ozegna Canavese (Torino): Famiglia Serra, per guarigione del figlio Pietro colpito da fiera polmonite acuta.

P) - Suzzi Palma 10, per razia. - Pajna di Giusano (Milano): Mauri Agnese 2, per grazia. - Pianaccio : Coniugi Biagi 2, p, >r grazia - Pietraperzia (Caltanisetta): Attanasio Vincenza 6, per grazia. - Piossasco (Torino): Borgiattino Carolina, per prodigiosa guarigione della figlia colpita da difterite. - Pordenone (Udine): Simoni Eugenia 5, per grazia. - Porto Valtravaglia (Como): Germano Martignoni 5, per grazia.

Q) - Quargnento (Alessandria): Pittolo Antonia 5, per ottenuta guarigione. - Quinto al mare (Genova): Ruschena Vittorio 2, per grazia.

R) Rancio Valenvia: N. N. 5. per grazia. - Reggio Emilia: Cont. Marianna Scapinelli 2, per Messa di grazie. - Rettergole (Vicenza): Casarotto Teresina 5, per grazia. - Riace (Calabria): Alvaro Giulia 20, per grazia. - Riva S. Vitale (Ticino): Assunta Lusaghi e L. P. Vassalli 5, per grazia. - Riva di Trento: Dal Ri Teodolinda 2, per grazia. - Robbio Lomellina (Pavia): Saliva Clementina 2, per Messa di grazie, - Roccapiemonte (Nocera): Tortora Luigi 5, per grazia. - Rodello d'Alba (Cuneo): D Drosio Lorenzo 100, per grazie ottenute. - - Roma: Germani Pietro 5, per grazia. - Busiri Franceschi Giovanuina 16,50, per grazia.

S) - Saluggia (Novara): Grua Antonia 2, per grazia. - Sampegre (Cuneo): Rostagno Battista, per grazia. - S. Ambrogio (Torino) : Berto Maria, per grazia. - S. Giorgio in Bosco (Padova): Cerinato Luigi 5, per grazia. - S. Maria di Aglie (Torino): Tappero Maria 2, per grazia. - S. Vittorio d'Alba (Cuneo): C. D. 5, per grazia. - A. C, 1,20, per Messa di grazie. - San Lusurgiu (Cagliari): P. L. 3, per Messa di grazie. - Seopello Sesia (Novara): Famiglia Delganno 2, per grazia. - Selargius (Cagliari) : Farne Antioco 5, per grazia. - Spezia: Faradelli Linda 20, per grazia. - Spotorno (Genova): Coniugi Odora 25, per ottenuta guarigione del loro bimbo colpito da meningite. - Strambino (Torino): Occleppo Antonio 2, per ricuperata salute. - Strevi (Alessandria) : Bottero Cristina 5, per Messa di grazie; 25, per grazia ricevuta.

T) - Tirano (Sondrio): N. N. 5, per guarigione.Tonengo Canavese (Torino): Facciano Lorenzina 2, per grazia. - Torino: Contessa Balbo 10, per la pronta guarigione del marito e per una grazia speciale ad uno (lei suoi figli. - Angela Boccalatte, per ottenuta guarigione della figlia. - Front 10, per grazia. - P. Curino, per grazia segnalatissima. - A. A., pel felice esito degli esami. - Suor Regina De Pollo, per grazia. - Rastello Margherita 2, per guarigione del marito felicemente operato. - Ferrero Antonio 50, per grazia segnalatissima. - Giulia A., per grazia. - Teresa Pelissero Ved. Nasi, per grazia. - Avv. Celidonio Airaldi, damigiana d'olio. -Tortona: Maria Ciantii Silvagno 5, per grazia. - Trani (Bari): Don Nicola Baracchia 5, per grazia. - Trento: N. N. 2, per Messa di grazie. - Treviolo (Bergamo): Zonca Maria 10, per grazia. - Tricerro (Novara): Cavallone Clotilde, per due segnalatissime grazie.

V) - Valle Giolitti: Gennaro Onorina, per grazia. - Venezia: Bertozzi Vittoria 2. per Messa di grazie. - Verona Trevisani Stella e G Batt. 10, per diverse grazie. - Vicenza: Zanella Maddalena 10, per grazia segnalati ssima. - Vico forte (Cuneo): Ramondetti Margherita 20, per messa di grazie. - Vill'Albese (Coro): Giobbia Giuseppina 5, per grazia. - Villanova d'Asti: Cambino Vittorio, per guarigione. -Vizzini (Catania): Failla Cosentino Teresa 10, per grazia. - Volvera (Torino): Martinengo Clotilde, per grazia.

Z) - Zimella (Verona): Bazzoni Itala Bertolago 10, per grazia.

X) - C. G. 5, per Messa di grazie. - Fam. Grosso 25, per grazia speciale. - Maria L. M. 2, per essere stata libera dal subire dolorosa operazione chirurgica. - Rossi Catterina 2,50, per Messa di grazie. - Cermelli M. L. 5, per grazia. - Chiapusso Zenaide 5, per grazie. - Quarello Domenico, per insperata guarigione. - Pierina Gaya 5, per ricuperata salute. - - Peradotto Francesco e Costanza 6, per Messa di grazie. - Giuseppina Enrico, per esser stata liberata da penosa indisposizione. - B. R. S. D. per esser stata liberata da penosissima malattia. - Mattea Michele 5, per grazia. - Griglio Amalia 6, per Messe di grazie. - E. A. 10, per grazia ottenuta.

Notizie compendiate

TORINO-VALDOCCO. - Onoranze al Rev. Rettor Maggiore dei Salesiani. - La splendida aula del terzo Congresso Salesiano si riapriva la sera del 23 giugno u. s. per accogliervi un' eletta schiera di Cooperatori e di Cooperatrici, la grande famiglia salesiana dell'Oratorio di Valdocco e. le numerose rappresentanze delle case vicine, festeggianti, secondo il consueto degli altri anni - sempre in tal giorno - l'onomastico dell'amatissimo Superiore. A lui facevan corona S. E. Rma Mons. Giovanni Cagliero, il Conte Olivieri di Vernier, il Cav. Balbo, l'avv. Cantù, il Prof. Bettazzi, il Cav. Ribaldone, tutti i membri del Capitolo Superiore della Pia Società Salesiana e varii Ispettori d'Italia e d'America. Inutile il dire, che i soavi ricordi delle recenti feste del Congresso e dell'Incoronazione di Maria Ausiliatrice furono la nota dominante in tanta e così simpatica varietà di sentimenti, espressi dall'Inno del Sac. Gio. Battista Lemoyne, musicato egregiamente dal Cav. M° Dogliani, e dai singoli componimenti in prosa ed in poesia; fra i quali, riscosse calorosi applausi un breve, ma sentito indirizzo del sac. prof. Domenico Novasio. In quella sera, venne offerta al Successore di D. Bosco una ricca pergamena, nella quale leggevasi, artisticamente trascritto, il verbale della seduta del Consiglio comunale di Castelnuovo d'Asti, in cui il Rev.mo D. Michele Rua veniva eletto, ad unanimità di voti e per acclamazione, cittadino onorario della patria di D. Bosco. Una parte del simpatico trattenimento fu dedicata a Mons. Cagliero, di cui ricorreva nel giorno seguente l'onomastico. Al Successsore di D. Bosco vennero pure presentati, con belle ed acconcie parole, numerosi e ricchi doni da parte dei giovanetti dell'Oratorio, delle Suore di Maria Ausiliatrice, di S. Pietro, del S. Cuore in Valsalice e loro antiche allieve, e di vani cooperatori e cooperatrici. Dopo una breve e felice improvvisazione di Mons. Cagliero, il venerato Superiore ringraziò paternamente quanti presero parte al riuscitissimo trattenimento, che lasciò in tutti le più soavi impressioni.

La festa di San Giovanni Battista. - Solenni per splendore di cerimonie e grandiosità di esecuzioni musicali riuscirono lo funzioni nel Santuario di Maria Ausiliatrice. Celebrò la prima Messa della Comunione generale S. E. Rev.ma Mons. Giovanni Cagliero e la seconda il Rev.m° D. Rua. Cantò la Messa solenne il ch.mo prof. D. Giovanni Francesia.

Come negli anni passati, la serie dei festeggiamenti fuori del Santuario si aperse col ricevimento in corpo degli antichi allievi di D. Bosco. Ricevuti al portone dell'Oratorio dalla banda musicale, fra due ali di giovani plaudenti, si recarono nel teatrino, dove ebbero festosa accoglienza dal Rev m° D. Rua e da Mons. Cagliero. Il Rev. Don Sala, del Seminario di Casale, lesse a nome di tutti un breve discorso, in cui con chiara argomentazione dimostrò che Don Bosco, nato dal popolo, fu nel suo spirito e nel suo apostolato il vero democratico secondo il grande concetto di Leone XIII. Quindi il sig. Sandrone, presentò al signor D. Rua il dono degli antichi allievi, consistente in un ricchissimo piviale di broccato d'oro a grandi fiorami in seta, ed annunziò, fra grandi applausi, la fusione degli antichi allievi dell'Oratorio festivo San Francesco di Sales coll'Unione primaria. Col saluto ed i ringraziamenti del nostro venerato Superiore ebbe termine questo lieto convegno, che è sempre una delle note più geniali della festa di San Giovanni a Valdocco.

Alla sera, dopo i Vespri solenni, disse il panegirico di S. Giovanni il sac. dott. Tommaso Pentore; e quindi da Mons. Cagliero s'impartì la trina Benedizione.

Alle ore 20, si radunavano nuovamente nel teatrino dell'Oratorio quanti la sera precedente eranvi convenuti e vani altri distinti personaggi. Parlò splendidamente di D. Bosco l'avv. Bianchetti, frammezzando il suo dire con nuovi e lepidi episodii: una duplice salve di applausi coronò l'elegante discorso del chiaro avvocato. Le declamazioni ed esecuzioni musicali furono un inno continuo alla memoria del Padre.

Il Sac. Prof. Francesco Cerruti rivolse un un breve saluto a D. Bosco, parlando di lui con quella profonda conoscenza ch'ebbe del suo cuore, e che lo rende uno dei più fedeli interpreti del pensiero del grande educatore. Fra grandi applausi conchiuse inneggiando al vero Napoleone, conquistatore del cuore dei giovani, per indurli colla forza dell'esempio e della soavità paterna, a voler vivere solo per servire a Dio, amando e beneficando il prossimo.

Poscia D. Trione s'avanzò per comunicare all'assemblea, con un fascio di lettere e telegrammi, le participazioni dei lontani, e dopo di lui il Successore di D. Bosco, riducendo ad un solo i vari pensieri, svolti nell'adunanza, esortò i presenti a far proprio il pensiero e l'aspirazione unica di tutta la vita di quel buon Padre: Da mini animas, caetera tolle.

Destarono grande entusiasmo e sincera ammirazione cinque quadri allegorici, rappresentati dai giovanetti dell'Oratorio, illustranti una poesia del Prof. Don Giovanni Francesia. L'adunanza si sciolse al grido di Viva D. Bosco.

TREVIGLIO. - Il Rev.mo D. Rua giungeva fra quei nostri confratelli il 27 maggio accompagnato dall'ispettore delle Case Salesiane della Palestina, D. Nai. Lo attendevano alla stazione una rappresentanza del clero trevigliese e dei consiglieri cattolici, i superiori del Collegio Salesiano coi loro alunni e molti degli ammiratori e cooperatori delle opere di Don Bosco. All'apparire di Don Rua, scrive il corrispondente dell'Eco di Bergamo, gli sguardi di tutti si fissarono meravigliati su la sua diafana, scarna e veneranda figura di asceta, e tosto all'ammirazione successero fragorosi gli applausi, misti alle allegre note di una marcia brillante eseguita dalla banda del Collegio. Don Rua intanto salì in vettura e sfilarono tosto in bell'ordine innanzi a tutti la banda del Collegio, poi i 200 e più alunni guidati dai loro maestri ed assistenti; quindi la banda cattolica di San Carlo, con la brillante sua uniforme; il popolo si accalcava numeroso intorno alla vettura dove trovavasi D. Rua, ed i segni di ammirazione e di devozione si ripeterono lungo tutto il percorso dalla stazione al collegio. La mattina del giorno appresso D. Rua, gentilmente invitato dal R