BOLLETTINO SALESIANO

PERIODICO MENSILE DEI COOPERATORI DI DON BOSCO

ANNO XL - N. 9   I SETTEMBRE 1916

SOMMARIO

Cooperazione Salesiana - Promoviamo tutti nuove vocazioni sacerdotali. - Una vocazione impedita: (da un'operetta del Ven. Don Bosco).

Gli Esploratori „Don Bosco" - dell'Argentina.

Lavoro, lavoro! -- L'Oratorio Salesiano di Savona. L'istituto „Don Bosco" per gli orfani di guerra.

Il nostro quesito: „Come si può avere personale idoneo cui affidare le opere giovanili?", - Risposte varie.

Uno sguardo alle nostre missioni della Cina (Lettera del Sac. Giovanni Pedrazzini).

Il Culto di Maria Ausiliatrice - Un nuovo tempio a Lima - Echi delle feste titolari - Grazie e graziati.

Pel tempio votivo in onore di Maria Ausiliatrice ai Becchi di Castelnuovo d'Asti.

Note e Corrispondenze: Il nuovo Vescovo di Nepi e Sutri - Chieri al Ven. Don Bosco - La beatificazione del Ven. Cottolengo - Il Card. Cagliero e i Processi Apostolici di Don Bosco e di Domenico Savio - Tra i figli del popolo - Notizie varie.

Necrologio e Cooperatori defunti.

REDAZIONE E AMMINISTRAZIONE - VIA COTTOLENGO 32 - ToRINo

COOPERAZIONE SALESIANA

Promoviamo tutti nuove vocazioni sacerdotali.

DARE alla Chiesa dei preti e dei buoni preti fu nobile impegno di Don Bosco in tutta la vita. Pieno di ammirazìone per San Vincenzo de' Paoli, del quale, come cercò d'imitare l'inesauribile carità, così illustrò affettuosamente lo spirito in una delle prime sue operette, il Venerabile nostro Padre e Maestro dovette a lungo medìtare sulle memorande parole di questo gran Santo : - Fratelli, pensiamo pure, finchè vogliamo : e non troveremo altra cosa più grande cui possiamo concorrere, conte a formare un buon prete!

Eroico fu il lavoro cui Don Bosco si sobbarcò per promuovere nuove vocazioni sacerdotali. Scrive il biografo Don Lemoyne

«Infelici erano le condizioni del Clero in Piemonte. Le diocesi erano state private dei Semìnari, o questi eran quasi deserti. Quando Michele Rua nel 1852 indossava la veste clericale, in Torino i chierici erano dicìasette; nel tempo del suo primo corso di filosofia due soli frequentavano con lui la scuola del Seminario e nel secondo anno ebbe un solo condiscepolo. Per colmo di mali varie delle più importanti diocesi rimasero prive del loro Pastore, e altri Vescovi non avevano i mezzi per provvedere gratuìtamente al mantenimento e all'istruzione di un certo numero di giovani.

» Don Bosco nella sua mirabile prudenza, aveva fin dal principio dei nuovi tempi previsto qual vuoto si sarebbe immancabilmente prodotto nel clero secolare, tanto più che la legge di soppressione dei conventi dava anche un colpo terribile ai sacerdoti religiosi. Rimediare alla penuria di vocazioni allora sembrava un'impresa umanamente impossibile. Ma egli sentiva avergli Dio affidata la missione di provvedere ai bisogni urgentissimi della sua Chiesa e non esitò. Diceva Giuseppe Buzzetti: - Difficilmente Don Bosco ritornava dalle sue escursioni apostoliche senza condurre con sè qualche orfanello, oppure qualche giovane di ottime speranze per la Chiesa. Quanti bravissimi giovani lo seguìrono all'Oratorio da Cardè, Vigone, Revello, Sanfront, Paesana, Bagnolo, Cavour, Fenestrelle e da cento altri paesi! Sua madre un giorno gli disse: - Ma se accetti sempre nuovi giovani, non ti avanzerai nulla per le tue necessità. - E Don Bosco tutto tranquìllo le rispondeva: - Mi rimarrà sempre un posto all'ospedale del Cottolengo. »

Non pago di queste escursioni, si raccomandava pure agli amici, perchè gli sapessero indicare fanciulli di buona condotta. Per lui ogni nuova vocazione era una festa.

Ricordiamoci - lasciò scritto - che noi regaliamo un gran tesoro alla Chiesa, quando noi procuriamo una buona vocazione. Che questa vocazione, o questo prete, vada in diocesi, o nelle missioni, o in una casa religiosa, non importa; è sempre un gran tesoro che si regala alla Chiesa di Gesù Cristo. Per mancanza di mezzi non si cessi mai di ricevere un giovane che dà buone speranze di vocazione. Spendete tutto quello che avete, e se fa mestieri andate anche a questuare, e se dopo ciò voi vi troverete nel bisogno, non affannatevi, che la SS.ma Vergine in qualche modo, anche prodigiosamente, verrà in vostro aiuto ».

Come la Santissima Vergine benedìsse questo suo eroico zelo, è già noto e non occorre dimostrarlo. Giova invece ricordare che egli si studiò di trasfondere un egual zelo in quante persone lo avvicinavano, e in mezzo a tutto il popolo cristiano. Solo per questo, nel 1876 egli fece ristampare e diffondere largamente quella stupenda operetta composta dal zelante Missionario di Rho, Don Liborio Rossi, dal titolo già per sè così suggestivo : Procuriamo alla Santa Chiesa dei preti e buoni preti : parole di un sacerdote al clero e al popolo cattolico. Per questo, a tacere di mille altre prove, fin dal 1866 (cinquant'anni or sono) egli stesso scriveva un breve racconto intitolato :

VALENTINO O LA VOCAZIONE IMPEDITA, che pubblicò nelle Letture Cattoliche nel mese di dicembre di quell'anno.

Questo caro libretto è una viva conferma dello zelo e delle sante sollecìtudini di Don Bosco per far germogliare e tutelare nuove vocazioni sacerdotali. È scritto con tanta chiarezza, che si fa leggere tutto d'un fiato, ma presentemente è esaurito; ed anche per questo, a norma ed ammaestramento delle buone mamme cristiane, cui in particolar modo volgemmo la parola nello scorso numero - a norma ed ammaestramento dei genitori e di quanti cercano in questi mesi un collegio, ove collocare pel prossimo anno scolastico qualche giovanetto - a norma in fine ed ammaestramento degli stessi giovani nostri alunni, ai quali ci piace far giungere nel mezzo delle vacanze un buon pensiero colle parole stesse di Don Bosco, noi spigoliamo dall'aurea operetta alcuni brevi passi tra i piú importanti, i piú istruttivi e i piú efficaci. Chi legge, ricordi che è Don Bosco che parla, il grande amico della gioventù, l'educatore saggio e prudente, il sacerdote santo che in tutta la vita ebbe un ideale solo: la gloria di Dio e le salvezza delle anime

UNA VOCAZIONE IMPEDITA.

Il racconto è storico.

Protagonista è l'unico figlio di due ricchi genitori, la madre «buona cristiana » e « tutt'intenta a dar una soda educazione al figlio »; il padre che « s'immaginava di poter ridurre il figlio ad essere virtuoso ed onesto cittadino senza farlo prima cristiano ».

EDUCAZIONE MATERNA.

La madre era il modello delle madri cristiàne. Opportuni ammonimenti e consigli e il suo perfetto buon esempio nell'adempimento dei doveri religiosi erano i mezzi educativi di cui ella si serviva costantemente.

«.... Per correggere e nobilitare gli ammaestramenti del marito, la virtuosa madre andava spesso ripetendo al suo Valentino: - Mio figlio, ricòrdati che Dio vede tutto. Egli benedice i giovanetti virtuosi nella vita presente e li premia nell'eternità; al contrario maledice gli empi, loro abbrevia la vita, e li punisce nell'altro mondo con un supplizio eterno.

» Ogni mattino lo prendeva per mano, lo conduceva in chiesa, gli dava l'acqua benedetta, gli additava il modo di far bene il segno della Croce; lo faceva mettere in ginocchioni accanto a lei: gli apriva il libro di devozione, e segnava le preghiere utili per accompagnare bene la santa messa. Nei giorni festivi poi l'aveva sempre seco alla Messa, al Catechismo, all'istruzione e alla benedizione.

» Quando occorreva dì condurlo a ricevere i Santi Sacramenti, lo preparava alcuni giorni prima, lo accompagnava fino al confessionale. Dopo la confessione lo assisteva a fare il ringrazìamento, aggiungendo quegli avvisi che una buona e affezionata madre sa trovare opportuni pei suoi figli

ULTIMI RICORDI.

»... Ma un disastro incolse Valentino nella perdita della madre, quando appunto cominciava ad averne maggiore bisogno.

» Toccava appena i dodici anni, allora che l'amata genitrice fu colpita da grave malattia che in pochi giorni la privò di vita. Ella ricevette con somma fretta gli ultimi conforti della religione; di poi chiamò Valentino al suo letto; e gli indirizzò queste ultime parole: - Caro Valentino, io ti debbo lasciare nell'età più pericolosa. Ricordati di fuggire l'ozio ed i cattivi compagni. Chiunque ti consigli cose contrarie al bene dell'anima, abbilo per nemico, e fuggilo come un serpente insidiatore. Io non ti sarò più madre in terra, spero di aiutarti dal cielo; per l'avvenire tua madre sarà la Madonna Santis sima, pregala spesso, essa non ti abbandonerà; Dio ti benedica... »

IN UN COLLEGIO LAICO.

Perduta la madre, Valentino trovò conforto solo nella religione, poichè il padre non poteva gran fatto occuparsi di lui:

« Affari di amministrazione, mercati, fiere, talvolta partite al caffè e all'osteria, non gli permettevano di occuparsi dell'educazione del figlio.

» Valentino aveva già compiuto il corso elementare e nel paese nativo non essendovi classi superiori, era mestieri mandarlo in un collegio per fargli proseguire gli studii.

» Fu scelto un luogo, molto rinomato, dove si diceva che la scienza, la civiltà, la moralità, facevano maravigliosi progressi. Le divise, i pennacchi, i cappelli bordati incantavano gli allievi ed i parenti dei medesimi.

» Valentino acconsentì alla proposta, e andò ad intraprendere un nuovo tenor di vita in collegio. Prima provò qualche difficoltà ad abituarsi

»... Pel passato le sue orecchie non avevano mai udito parole men dicevoli; ma coi novelli compagni si usava ogni libertà nel parlare, ogni frizzo immodesto era tollerato, anzi le cose erano a tal punto che libri e giornali osceni correvano liberamente dall'uno all'altro allievo.

Il povero giovane ne fu addolorato ed espose al padre la sua afflizione: ma questi

» - Se non puoi pregare, confessarti e andare ogni giorno alla messa, gli diceva, potrai poi ricompensare tutto in tempo delle vacanze. Ora procura di imitare i tuoi compagni più allegri, e fa' in modo di imitarli nella vita felice ».

SULLA VIA DEL MALE.

« Valentino aveva un carattere dolce ed un indole molto pieghevole, laonde alle parole del padre si calmò e senza badare a quello che sarebbe per avvenire di lui si pose a leggere libri e giornali d'ogni genere. Si associò indistintamente ad ogni sorta di compagni, prendendo parte ai loro discorsi qualche volta indifferenti, di rado buoni, spessissimo cattivi. Erano scorse poche settimane ed egli non solo non provava più ripugnanza per quel biasimevole tenor di vita, ma cercava con ansietà ogni mezzo di dissipazione. Non è il caso di notare che in quella vita disordinata non pensò più nè a confessarsi, nè a comunicarsi... »

IL PENSIERO DELLA MADRE.

«.... Per altro in quella vita dissipata non poteva mai cacciarsi di mente i ricordi della madre, e provava gravi rimorsi perchè non li metteva in pratica. Una sera, tra il rincrescimento del male che faceva e del bene che trascurava, ne rimase talmente commosso che diede in dirotto pianto. Ciò non ostante continuò nella vita disordinata. L'unica cosa che non ha mai dimenticato fu una preghiera per l'anima di sua madre, che recitava ogni sera prima di porsi a letto.

» Ma gli studi come andarono? Se non c'è moralità, gli studi vanno male. Di mano in mano che Valentino prendeva gusto alla vita spregiudicata, come avevagli detto il padre, provava ripugnanza allo studio; sicchè gli ultimi cinque mesi di quell'anno furono affatto perduti.... »

UNA BUONA RISOLUZIONE.

Venute le vacanze, pareva impossibile al padre di Valentino che nello spazio di dieci mesi il figlio, così religioso, ubbidiente ed affezionato, fosse cangiato a segno che gli rispondeva con baldanza, non voleva più sapere di religione ed era divenuto un ladro domestico

« Era già sul punto di prendere la disperata risoluzione di farlo chiudere in una casa di punizione, ma non volendo che il nome di carcere correzionale macchiasse l'onore della famiglia, si appigliò a più mite consiglio.

» - L'anno scorso, diceva tra sè, io ho voluto scegliere un collegio troppo alla moda, mi sono lasciato allucinare dalle apparenze che non infondono ne scienza, ne moralità. Voglio cercare altro collegio dove la religione sia in modo eccezionale insegnata, praticata e raccomandata. Bisogna pur troppo confessarlo, senza religione é impossiile educare la gioventù. »

E lo presentò al Direttore del nuovo Collegio, un buon sacerdote, fine conoscitore dei cuori, accorto, zelante. Il lettore non tarderà a ravvisare in questo direttore molta somiglianza con Don Bosco, il quale ha qui chiaramente abbozzato il suo sistema educativo.

«.... Il direttore fu non poco meravigliato alla prima comparsa di Valentino. Abiti nuovi e fatti con eleganza, un cappellotto alla calabrese, un cannino in mano, una catenella luccicante sul petto, una lisciata spartita dei cappelli azzimati, erano le cose che pronosticavano lo spirito di vanità che già regnava nel cuore del nostro Valentino. Il padre si accordò facilmente intorno alle condizioni dell'accettazione, di poi supponendo aver altro a fare, lasciò il figlio solo a discorrere col direttore.

» Alla vista d'un giovanotto così atteggiato, quel direttore non giudicò opportuno di parlargli di religione, ma discorse soltanto di passeggiate, di corse, di ginnastica, di scherma, di canto, di suono. Le quali cose facevano bollire il sangue nelle vene al vanerello allievo al solo udirne a parlare. Ritornato poi il padre, appena potè discorrere liberamente con Valentino:

» - Che te ne sembra, gli disse, ti piace questo luogo, che ne dici del direttore?

» - Il luogo mi piace assai, il direttore sembra tutto di mio genio, ma ha una cosa che mi è affatto ripugnante.

» - Che mai? dimmelo, sìamo ancora in tempo a provvedere diversamente.

» - Tutto in lui mi piace, ma egli è un prete, e questo me lo fa mirare con ribrezzo.

» - Non bisogna badare alle qualità di prete; piuttosto bada al merito ed alle virtù che lo adornano.

» - Ma venire con un prete vuol dire pregare, andarsi a confessare, andarsi a comunicare. Da alcune parole che egli mi disse, parmi che già conosca i fatti miei... basta... Ho promesso, manterrò la parola, il resto vedremo... »

IN COLLEGIO CRISTIANO.

« Pochi giorni dopo Valentino entrò nel nuovo Collegio. Il padre giudicò d'informare il nuovo Direttore di quanto era avvenuto del figlio, e come nutrisse tutt'ora una grande affezione verso la defunta genitrice. Separato dai compagni, distolto dalle cattive letture, la frequenza dei buoni condiscepoli, l'emulazione in classe, musica, declamazione, alcune rappresentazioni drammatiche in un teatrino, fecero presto dimenticar la vita dissipata che da circa un anno conduceva. Il ricordo poi della madre: Fuggi l'ozio ed i cattivi compagni, gli ritornava sovente alla memoria. Anzi con facilità ripigliò l'antica abitudine alle pratiche di pietà. La difficoltà era nel poterlo risolvere a fare la sua confessione. Aveva già passati due mesi in collegio. Si erano già fatte novene, celebrate solennità, in cui gli altri allievi procurarono tutti di accostarsi ai Santi Sacramenti: ma Valentino non si potè mai risolvere a confessarsi ».

L'ANNIVERSARIO DELLA MADRE.

« Una sera il direttore lo chiamò in camera e memore della grande impressione che faceva sopra il suo cuore la memoria di sua madre, prese a dirgli così:

» - Mio buon Valentino, sai di quale rimembranza ti è la giornata di domani?

» - Sì che lo so. Dimani è l'anniversario della morte di mia madre. O madre amatissima, potessi una sola volta vederti, od almeno una volta ancora udire la tua voce!

» - Faresti tu dimani una cosa che sia di gradimento a lei e di grande vantaggio a te stesso?

» - Oh se la farei! Costasse qualunque cosa!

» - Fa' dimani la tua santa Comunione in suffragio dell'anima di lei, e le recherai grande sollievo, qualora ella si trovasse ancora nelle dolorose fiamme del purgatorio.

» - Io la fo volentieri. Ma per fare la comunione bisogna che io mi confessi... Se per altro questo piace a mia madre lo farò, e, se lo giudica a proposito, io mi confesso subito, in questo momento, da lei.

» Il direttore, che altro non aspettava, lodò il divisamento, lasciò che si calmasse la commozione, di poi lo preparò, e con reciproca consolazione lo confessò. Ed il dì seguente Valentino si accostò alla santa Comunione facendo molte preghiere per l'anima della compianta genitrice.

» Da quel giorno la vita di lui fu di vera soddisfazione al suo direttore...»

LA VOCAZIONE.

L'indole generosa di Valentino non tardò, nel nuovo ambiente, a sentire gli impulsi della Grazia. Il ricordo del Passato, la tranquillità, la dolcezza, la felicità presente, lo spingevano a riflettere saggiamente sulla scelta dello stato.

« Aveva più volte dimandato al Direttore del Collegio, a qual cosa lo consigliava di appigliarsi compiuto che avesse il ginnasio.

» - Sta' buono, gli rispondeva, studia, prega, e a suo tempo Dio ti farà conoscere ciò che sarà meglio per te.

» - Quali sono i segni che manifestano essere o non essere un giovane chiamato allo stato ecclesiastico?

» - La probità dei costumi, la scienza, lo spirito ecclesiastico.

» - Come conoscere se vi sia la probità dei costumi?

» - La probità dei costumi si conosce specialmente dalla vittoria dei vizii contrarii al sesto comandamento, e di ciò bisogna rimettersi al parere del confessore.

» - Il confessore già mi disse che per questo canto posso andare avanti nello stato ecclesiastico con tutta tranquillità. Ma e per la scienza?

» - Per la scienza tu devi rimetterti al giudizio dei superiori che ti daranno gli opportuni esami.

» - Che cosa s'intende per ispirito ecclesiastico?

» - Per ispirito ecclesiastico s'intende la tendenza ed il piacere che si prova nel prendere parte a quelle funzioni di chiesa che sono compatibili coll'età e colle occupazioni...

» - Niente altro?

» - Vi è una parte dello spirito ecclesiastico che è d'ogni altra più importante. Essa consiste in una propensione a questo stato per cui uno è desideroso di abbracciarlo a preferenza di qualunque altro stato, anche più vantaggioso e più glorioso.

» - Tutte queste cose trovansi in me. Mia madre desiderava ardentemente che mi facessi prete, ed io era più ansioso di lei. Ne fui avverso per due anni, per quei due anni che voi sapete; ma al presente non mi sento a nessun'altra cosa inclinato. Incontrerò alcune difficoltà da mio padre che mi vorrebbe in una carriera civile, ma spero che Dio mi aiuterà a superare ogni ostacolo.

» Il direttore gli fece ancora osservare che il farsi prete voleva dire rinunziare ai piaceri terreni, rinunziare alle ricchezze, agli onori del mondo, non aver di mira cariche luminose, esser pronto a sostenere qualunque disprezzo da parte dei maligni, e disposto a tutto fare, a tutto soffrire per promuovere la gloria di Dio, guadagnargli anime e per prima salvare la propria.

» - Appunto queste osservazioni, ripigliò Valentino, mi spingono ad abbracciare lo stato ecclesiastico. Imperciocchè negli altri stati àvvi un mare di pericoli, che trovansi di gran lunga inferiori nello stato di cui parliamo... »

L'OPPOSIZIONE DEL PADRE.

« Al mese di maggio di quell'anno, Valentino scrisse al padre una lettera in cui gli manifestava la sua deliberazione e gliene chiedeva il consenso. Mio padre, diceva, ho attentamente esaminato la mia vocazione, ho dimandato consiglio ai miei superiori e specialmente al confessore; dopo cui ho deliberato di abbracciare lo Stato Ecclesiastico

L'affezionato genitore desiderava che si appigliasse a qualche carriera nel secolo e fosse per così dire il bastone della sua vecchiaia... » e gli rispose:

« Amato figlio. Dalla tua lettera conosco che tu intendi di abbracciare lo stato ecclesiastico. Questa deliberazione è immatura, la tua età ti rende incapace di conoscere quello che tu risolvi di fare. Tu devi dipendere da me, e non da altri. Io sono tuo padre, io solo posso e voglio renderti felice. Le sostanze in casa non ti mancheranno, una luminosa carriera ti si va preparando, un lieto avvenire ti attende. Ma non badare ad altri che a tuo padre...»

» Valentino insistè

» La vostra lettera conferma la grande affezione che avete sempre avuta per me. Voi, o padre, volete la mia felicità, e questa felicità io la vedo nello stato ecclesiastico. Nessun onore, niuna carriera, nè mai altra ricchezza potrà rendermi felice fuori dello stato ecclesiastico. Padre mio, il Dio del Cielo e della terra è mio e vostro padrone. Se egli mi volesse suo ministro vorreste opporvi. La dignità del sacerdote non è superiore a tutte le dignità della terra? Se ci assicurassimo la salvezza dell'anima, non avremmo guadagnato il più gran tesoro che l'uomo possa guadagnare sulla terra? Vi assicuro per altro che qualunque cosa io faccia non sarà giammai per abbandonarvi. Finchè vivrò, nulla risparmierò per confortare la vostra età, amarvi e rispettarvi e procurarvi una vita felice ».

UNA GUIDA FATALE.

Il padre gli intimò di recarsi a casa subito dopo gli esami: e, venuto il giorno, si affrettò di andarlo a prendere egli stesso, deciso di soffocare ad ogni costo la vocazione del figlio.

« La più triste sventura che possa cogliere un giovanetto è una mala guida; di essa purtroppo fu vittima anche il nostro Valentino. Mi trema la penna in mano mentre che scrivo, e non crederei a me stesso se la verità del racconto non escludesse ogni dubbio. Quell'infortunio possa almeno servire di ammonimento ad altri.

» Giunto Valentino alla casa paterna fu lasciato alcuni giorni in balia di sè stesso, senza che gli fosse fatta parola di vocazione. Intanto il padre accecato dal desiderio che il figlio dovesse sostenere il suo nome e lo stipite della famiglia, voleva a qualunque costo indurlo a cangiar progetto intorno alla vocazione, e per riuscire si apgliò al diabolico divisamento di affidarlo ad un uomo di guasti costumi, affinchè insegnasse la malizia al povero suo figlio...

» Infatti lo affidò ad un certo Mari, affinché lo conducesse in mezzo al mondo, glielo facesse conoscere, di poi deliberasse intorno alla sua vocazione.

» - Il mio Valentino vuol farsi prete, io non voglio... Voi già mi capite, prendetelo seco voi, fatelo viaggiare, vedere, godere quanto vi è nel mondo... »

Il perfido Mari compì appieno il tristissimo incarico : e il giovane, soffocando i primi rimorsi, non tardò a cambiar idea. Tornato a casa il padre gli dimandò

« - Non ti farai più prete?

» No certamente, farò qualunque altra cosa, ma non prete ».

E il padre.

« - Sia benedetto il cielo, io sono un padre fortunato. Dimani voglio invitare tutti i miei amici a festeggiare il tuo ritorno...

».... Valentino non parlò più di sacramenti, si diede alle cattive letture, ai giuochi, all'intemperanza, e ad altri vizi detestabili. Ma dove prendere il denaro per soddisfar tante passioni? »

L'infelice cominciò a rubare in casa e a contrarre debiti enormi. Il padre fu più volte a trovarlo, a rimproverarlo, a scongiurarlo:

» - Padre, rispondeva Valentino, le lezioni di Mari producono il loro effetto, mi è impossibile tornare indietro. So che sono per la strada della rovina, ma bisogna andare avanti.

» - Caro Valentino, disse il padre piangendo, dammi ascolto, vieni a casa, fa' quello che vuoi, purchè abbandoni la cattiva strada per cui ti sei messo. Questa tua vita ti conduce al diso nore, alla miseria, all'infamia, e conduce me anzi tempo alla tomba.

» Valentino lo guardò fisso, e come volesse dire esser quello per colpa sua soggìunse: - « Perchè mi avete impedita la vocazione?... »

TERRIBILI CONSEGUENZE.

E continuò a far peggio... E « giunse la notizia che Valentino si era associato ad alcuni malandrini i quali lo fecero prendere parte ad una delle più nefande azioni. Fu sorpreso sull'atto del delitto e coi perversi compagni tradotto in carcere. Il padre non potè sostener quel colpo fatale: la sua età, la sensibilità del suo cuore parvero trarlo fuori di senno. Cadde svenuto sulle braccia di alcuni amici, che erano accorsi a recargli conforto. Ritornato in sè, un momento: - Maledetto Mari, esclamò, me sventurato! figlio infelice! Io vado render conto a Dio... di una vocazione impedita. - Ciò detto cadde nuovamente in deliquio e, sorpreso da fremito violento, spirò.

» Morto il padre, i creditori di Valentino vollero essere tutti pagati, perciò si dovette vendere ai pubblici incanti parte delle sostanze paterne. L'altra parte venne devoluta al fisco, che per dar corso ai processi, pagare i mutui fatti, indennizzare alcuni cui Valentino aveva cagionato grave danno, mandò a fondo ogni sostanza. Di Valentino erasi soltanto saputo, come tradotto da uno ad un altro carcere, la sua causa era giudicata assai grave, la sua stessa vita in pericolo, di poi passarono più anni, senza che niuno avesse potuto aver sentore di lui. Finalmente per posta giunse al Direttore del collegio, dove egli aveva fatto il ginnasio, una lettera in cui dava ragguaglio della condanna a lui toccata.

« Sempre amato signor Direttore, - Chi vi scrive è un vostro antico ed una volta a voi caro allievo, che ora è un condannato ai lavori forzati. Inorridite, perdonatemi e leggete. Quando partii da voi per recarmi in vacanza col povero mio genitore aveste la bontà di darmi alcuni ricordi che avrebbero fatto la mia fortuna, se li avessi posti in pratica; ma stolto che fui, li ho trascurati con irreparabile mio danno. Mi diceste di scrivervi presto. Ma un poco per colpa, un poco per impotenza, nol feci mai...

» I rimorsi, l'orrore al male m'hanno sempre accompagnato, ma non potei mai risolvermi a ritornare indietro. L'ultimo delitto, inorridisco a dirlo, fu un assassinio!...

» O caro padre dell'anima mia, chi l'avrebbe mai immaginato, che un vostro allievo, il quale accolse con tanto piacere i vostri avvisi, e fu tante volte confortato dalle vostre carezze dovesse un giorno diventare, orrendo a dirsi! un galeotto?... »

E ripensa il povero giovane, nella dura vita che è costretto a vivere, alle agiatezze che godeva un giorno in famiglia, al disonore acquistato, alla morte immatura del padre... ripensa anche ad un altro padre, al padre dell'anima sua, che tante volte con una ardente parola all'orecchio l'aveva cosí felicemente infervorato per la via del bene.

».,.. In ogni malvagia azione non potei mai dimenticare quella parola che con tanta bontà mi avete più volte fatto risuonare all'orecchio: - Se perdi l'anima, tutto è perduto; se salvi l'anima, tutto è salvo in eterno... »

In fine pregava l'antico direttore.

».... Vogliate intanto raccomandare caldamente ai genitori di giovani studenti di aprire l'occhio se dove mettono i loro figli ad educare vi sia religione e moralità, nè mai si oppongano alla scelta della loro vocazione. Ma non cessate mai di raccomandare due cose speciali ai miei antichi compagni o ad altri giovanetti che si trovassero tuttora sotto la vostra paterna disciplina che: 1° Fuggano i cattivi compagni come nemici funesti che conducono anima e corpo alla rovina; 2° Nel decidere della loro vocazione ci pensino seriamente e dopo la preghiera si tengano ai consigli di una guida pia, dotta e prudente... »

CONCLUSIONE.

Il Venerabile chiude il racconto con la morte di Mari. Il lettore, giunto a questo punto, sente ribrezzo per la guida fatale che inoltrò per la via del vizio il povero Valentino. ma a Don Bosco, insieme con lo spavento della malvagità umana e delle sue tristi conseguenze, preme rilevare un'altra verità, e così narra la morte di Mari.

« Poche ore prima che mandasse l'ultimo respiro, apparve molto agitato: voleva parlare e non poteva, baciò il crocifisso, di poi portò gli occhi sopra gli astanti, e non potendo dir parole si mise a piangere. Gli astanti erano costernati perchè non potevano comprendere quello che volesse esprimere e pensarono di portargli una penna con un foglio di carta per provare se mai avesse potuto in qualche modo palesare i suoi pensieri.

» Mari ne mostrò piacere, prese la penna, e sorretto nella persona dai suoi amici, e appoggiando la mano sul braccio del prevosto, scrisse queste parole:

- Valentino, perdono dello scandalo dato, vivi da buon cristiano e sarai felice in punto di morte. Io muoio pentito; la divina misericordia sia per me e per te, ti attendo all'eternità...».

Cosí termina il racconto che ha fatto e farà meditare molti giovani e molti genitori. Torni il suo ricordo di salutare ammonimento anche a molti dei nostri lettori.

GLI ESPLORATORI „DON BOSCO" DELL'ARGENTINA

L'anno scorso in occasione delle feste centenarie di Maria Ausiliatrice e della nascita di Don Bosco il Presidente della Repubblica Argentina volle onorare d'una sua visita le Opere Salesiane di Almagro in Buenos Aires. In detta circostanza nel primario Oratorio festivo salesiano di quella città, mediante una cospicua offerta che il Presidente della Repubblica faceva ai Collegi Salesiani della Capitale Federale, venivano costituiti gli « Esploratori Don Bosco ».

Tali battaglioni di esploratori attualmente sono quindici, cinque in Buenos Aires, cinque in località vicine e gli altri in Rosario, Tucuman, Salta, Cordoba e Mendoza. Vennero espressamente denominati « Esploratori di Don Bosco » o « Esploratori Oratoriani », perché sono una fioritura degli Oratori festivi; e non si ammettono a far parte dei medesimi che gli alunni degli Oratori.

Il 9 luglio u. s. nel 1° centenario della Patria Indipendenza, gli « Esploratori Don Bosco » di Buenos Aires presero parte in numero di 1210 con altri 3000 ginnasti dei Collegi Salesiani della Capitale, con le rispettive bande musicali, fanfare, vessilli e bandiere, al solenne corteo recante l'omaggio nazionale avanti al palazzo del Governo ed al Parlamento.

E in una circolare d'occasione dell'ispettore rev.mo D. Giuseppe Vespignani, leggiamo il brano seguente: « Perché i nostri Cooperatori ed amici si dieno conto dell'ottimo risultato ottenutosi negli Oratori Salesiani di tutta la Repubblica, mediante gli «Esploratori di Don Bosco » basterà rilevare che con questo mezzo si raddoppiò l'intervento dei giovani all'istruzione catechistica e crebbe almeno di un centinaio in ciascun Oratorio festivo il numero di quelli che settimanalmente frequentano i Sacramenti. E ciò per la buona organizzazione, la soave disciplina e l'entusiasmo giovanile che regnano in ogni battaglione di esploratori...»

Il regolamento-programma di questa nuova fioritura degli Oratori festivi Salesiani racchiude quanto di piú sapiente e di piú pratico insegni la carità educativa di colui che fu il piú grande amico dei giovani, il Ven. D. Bosco. In copertina, attorno allo stemma della Repubblica, si leggono le seguenti parole: « Pietà - lavoro - modestia - studio - espansione e Patriottismo »

Affinché i direttori degli Oratori e quanti altri hanno a cuore l'istituzione di plotoni di Giovani Esploratori sappiano meglio mercé quali norme prosperino i nostri battaglioni di Esploratori nell'Argentina, riassumiamo in pochi articoli il programma-regolamento.

1) Gli Esploratori di Don Bosco devono appartenere tutti all'Oratorio festivo e spiccare per diligente frequenza e condotta morale religiosa.

2) Gli Esploratori avranno ogni domenica, dopo la S. Messa, gli esercizi fisici propri degli Esploratori. Ogni mese compiranno un'escursione a un luogo designato dai Superiori, vestendo la loro uniforme che fornirà l'Oratorio, in perfetto ordine, e sotto il comando dei loro capi e d'un assistente.

3) Per corrispondere al fine sociale-patriottico dell'istituzione, prenderanno parte, sotto l'immediata direzione di un Superiore Salesiano e al comando dei loro capi e istruttori, a tutte le solenni cerimonie, alle quali le Autorità Ecclesiastiche civili e militari li inviteranno. In queste feste o dimostrazioni faranno da guardia d'onore e compiranno quelle parti che verranno loro assegnate'

4) I Capi e gli Istruttori degli Esploratori saranno eletti dalla Direzione o Ispettorato dei Collegi Salesiani fra i membri attivi del locale Circolo « Ex-allievi di Don Bosco ».

5) Similmente la direzione e i Capi degli Esploratori sceglieranno, fra gli Ex-Allievi o i Cooperatori, gli oratori e i conferenzieri che dovranno svolgere agli Esploratori terni storici, nell'illustrare monumenti, commemorare feste patriottiche, od inaugurare trattenimenti musico-letterari, nei quali l'«Esploratore Oratoriano » insieme con l'ossequio della sua presenza, deve prestare il tributo della sua parola, con dialoghi, discorsetti, canti, ecc.

Questo tributo di gratitudine, sull'esempio e secondo gli insegnamenti di Don Bosco, dev'essere reso particolarmente ai benemeriti Cooperatori Salesiani e alle Autorità che onorano della loro presenza le feste oratoriane e favoriscono l'Oratorio colla beneficenza.

6) Nel libriccino del Catechismo e nel Giovane Provveduto, che è il manuale dell'Oratorio, gli Esploratori di Don Bosco troveranno quanto riguarda i loro doveri verso Dio e verso la Patria, cioè verso il prossimo. Perciò l'Esploratore Oratoriano deve colla parola, coll'esempio, colla pietà e col buon costume, manifestarsi dovunque un perfetto giovane cristiano.

7) Inoltre l'Esploratore Oratoriano, sia come alunno, sia come Ex-Alunno, deve conservarsi e manifestarsi sempre attaccato all'Opera di Don Bosco, sopratutto col prestare l'opera sua di catechista nell'Oratorio festivo.

Gli «Esploratori Don Bosco » hanno anch'essi la Legge o Codice d'onore, che in dieci articoli ricorda tutti i doveri del buon cristiano e del buon cittadino; ed ogni anno, alla rinnovazione dei vari Battaglioni, cioè alla proclamazione del Direttore, dei capi e singoli membri, i giovani Esploratori compiono solennemente il giuramento alla Bandiera e rinnovano la promessa dell'osservanza della Legge d'onore. Dieci di essi, ad alta voce, gridano alternatamente uno dei dieci articoli; e ad ogni articolo l'intero battaglione ripete ad alta voce: Prometto! In seguito ha luogo la sfilata di parata e il giuramento alla Bandiera.

Nelle Repubbliche Sud-Americane, ove da molti anni regolarmente fiorivano nei nostri Collegi ed Oratori i Battaglioni Scolastici o giovanili, la nuova istituzione dei Giovani Esploratori è ritenuta come piú appropriata, e se ne sperano frutti piú lusinghieri.

LAVORO! LAVORO!

L'Oratorio salesiano di Savona.

La domenica 13 agosto avemmo il piacere di accompagnare in una visita all'Oratorio e alle camerette di Don Bosco un egregio Cooperatore Savonese, molto affezionato all'Opera nostra.

- Sicché, gli dicevamo, l'Oratorio di Torino è un po' piú grande di quello di Savona?

- Resto meravigliato ogni volta che lo vedo e non è questa nè la prima volta, né la seconda volta! Quando bene ha saputo fare e suscitare un santo sacerdote

- E a Savona che fanno i Salesiani?

- Un gran bene...

- Poveretti, son pochi...

- Non so quanti siano. Tutti però siamo ammirati dell'opera loro.

- Davvero?!

- Davvero! Ascolti quello che fanno, quello almeno che è noto a me:

1) Hanno, come sa, l'Oratorio Festivo. Ebbene, tutte le feste sono da 250 a 300 i giovani che lo frequentano, e di questi un'ottantina si accosta ogni festa alla S. Comunione.

» Il 30 luglio u. s., che era il giorno stabilito dal S. Padre per la Comunione dei fanciulli nel 2° anniversario dello scoppio della Guerra Europea, il nostro Vescovo volle recarsi a celebrare nell'Oratorio Salesiano, persuaso che vi avrebbe trovato lo stuolo piú numeroso di fanciulli obbedienti alla voce del Sommo Pontefice. E fu cosí. Ogni volta che va all'Oratorio Salesiano Mons. Vescovo dice sempre: È qui dove provo le più care consolazioni!

2) Insieme coll'Oratorio i Salesiani a Savona hanno anche il dopo-scuola; sicchè, in ogni pomeriggio Lei vi trova sempre circa una cinquantina di ragazzi che vi si fermano dalle quindici alle diciannove. Alle sedici essi hanno una pagnottella provvista dal locale Comitato di assistenza civile, poi vanno in chiesa per una visita al SS. Sacramento, indi si raccolgono in un'ampia sala, dove, sorvegliati diligentemente, attendono ai loro doveri scolastici.

3) Quando questi giovanetti vanno a casa, allora comincia il Ritrovo quotidiano serale, e giungono i giovani piú grandicelli, impiegati, studenti ed operai, che si trattengono nell'Oratorio fino oltre le ore 22.

4) Nell'ultima settimana di luglio, i nostri Salesiani iniziarono anche il Ritrovo giornaliero per i figli dei richiamati, e sono piú di cento i giovanetti che presero ad accorrervi regolarmente. Appositamente per questi, casi hanno aperto cinque classi coll'aiuto dei giovani piú grandi dell'Oratorio e di alcuni ex-allievi, tra cui ho visto quattro chierici seminaristi. Quei cento ragazzetti si trattengono nell'Oratorio dalle 9 alle 18. A mezzodí hanno pane e una buona minestra e di nuovo pane a merenda. Ogni giovedí son condotti ad una bella passeggiata; e lo Stabilimento balneario di Miramare offre negli altri dì ad una delle cinque classi la comodità di fare un bagno; cosicché tutti, ogni settimana, fanno il loro bagno di mare gratuitamente.

» Nè basta. Questo è il lavoro dell'Oratorio. Ma nell'Oratorio, è omai da un anno e mezzo, si fa del gran bene ad altri giovanotti piú grandi, dico ai nostri soldati. Fin dai primi giorni della guerra, l'Oratorio Salesiano divenne una vera Casa del Soldato che è aperta regolarmente ogni dì dalle 16 alle 21. I giovani del Circolo cedettero all'uopo le loro sale, e ogni sera superano sempre il centinaio i soldati che si recano dai Salesiani. Là trovar gratuitamente, non solo penna e calamaio, ma buste e carta da lettere, cartoline, immagini e ricordi religiosi, libri di lettura, riviste e giornali. Vi hanno pure la comodità d'un'apposita cassetta postale, proprio lí all'Oratorio, cosicché la loro posta va direttamente alla stazione; come tutti parimenti dànno per recapito l'Oratorio, ove preferiscono ricevere la loro corrispondenza. Creda, è un'opera altamente benefica, perché se molti vi trovano comodità di scrivere, altri si si trattengono in onesti divertimenti, ad esempio alle bocce, e ogni tanto hanno tutti il loro cinematografo, né mancano d'un piccolo buffet, improvvisato, se vuole, ma molto economico, dove hanno un caffé od un buon bicchiere di acqua gazzosa per cinque centesimi! Non è quindi a meravigliarsi se anche la mattina delle domeniche alle 11,30 i soldati accorrano numerosissimi all'Oratorio alla cosidetta Messa del soldato, durante la quale ascoltano un po' di predicozzo e, accompagnati dall'armonio, eseguiscono essi stessi canti corali con splendido effetto. Nel tempo pasquale, com'era bello ogni festa il vederne un gran numero alla S. Comunione! Anche a Natale (quando si fece per loro un gran albero con 30o buone bottiglie e freschi panettoni) molti si accostarono ai SS. Sacramenti.

» Gli Oratoriani poi, specialmente, come dissi, i giovani del Circolo, sono entusiasti di poter giovare in qualche modo ai soldati. Nello scorso inverno la suola drammatica sostenne ogni domenica la fatica di tre recite una per i ragazzi, una per le benefattrici, una terza per i soldati

» Eccole quello che fanno i Salesiani a Savona.

- Bene, signore, ed Ella sa quanti sono i Salesiani a Savona?

Io conosco solo il Direttore, un altro sacerdote e un buon chierico... nessun altro

- E non ci sono altri Salesiani a Savona. Son tre soltanto: precisamente i due sacerdoti ed il chierico che Lei conosce!

- Possibile?!

- Proprio così! Le dirò che dà loro un aiuto prezioso un buon prete della città, il rev. D. Gio. Battista Ricci e che han pure un forte aiuto materiale e morale in vari egregi Cooperatori, specie nelle numerose e ferventi Cooperatrici Salesiane, che ogni primo mercoledì del mese, in occasione dell'Esercizio della Buona Morte, si radunano a conferenza per esser poste al corrente dei bisogni e del movimento dell'Oratorio : e naturalmente l'esortazione e la buona parola non cade mai infruttuosa in un terreno così ben preparato. Ma i Salesiani, come le ho detto, sono tre soltanto...

L'ISTITUTO „DON BOSCO" gli orfani di guerra.

Siamo certi di far cosa grata ai lettori, dando loro qualche notizia di questo istituto.

Gli orfani accettati nell'Istituto « Don Bosco a Monte Oliveto, presso Pinerolo, sono già una trentina e sarebbero cinquanta e sessanta se fossero già terminati gli indispensabili e costosi lavori di adattamento e di riparazione all'edifizio, incantevole per la sua posizione.

« Finora -ci scrive il Direttore -si beve acqua di cisterna: ma ciò che può bastare per 30 persone con benintesa economia non sarà certo più sufficiente quando il numero degli orfani sia raddoppiato ; per l'impianto dell'acqua potabile, dati i prezzi attuali della ghisa, ci occorrerebbe, giusta il calcolo del preventivo dell'ufficio tecnico del Municipio di Pinerolo, una forte somma. Speriamo che il buon Dio, accogliendo le preghiere dei nostri cari orfanelli, ispiri qualche Cooperatore o Cooperatrice a venirci in soccorso.

» Come tutti i nostri istituti incipienti - e non c'è da maravigliarsene - anche questo era in una grande povertà. Nei primi giorni si mangiava su due tavole dondolanti allegramente su cavalletti di legno; ci sedevamo dove e come si poteva; per attaccapanni usavamo... un mantile steso sul pavimento; e i forestieri erano accolti sotto un piccolo porticato o sotto la pergola del giardino. Ora s'è provvisto a tutto il necessario, grazie alle cure dei nostri Superiori. Anche altre anime buone ci mandarono un po' di mobilia, e tele ed abiti in buono stato: né mancarono alcune offerte in denaro: una dalla Scuola Elementare, A. Rosmini di Torino con nobili parole del prof. Mario Ferrero, direttore. '

» Dalla Sicilia ci venne questa letterina:

» Marsala, 13-8-16. - Eccole un piccolo obolo raccolto nell'Oratorio e fra gli amici per cotesti orfanelli. Spero non sarà l'ultimo. Ogni mese in occasione di accademiole spero di raccogliere almeno altrettanto per inviarlo a cotesto orfanotrofio, l'opera eminentemente nostra dopo l'oratorio. Con l'augurio d'infinito bene e copiose elemosine. Dev.mo Sac. Rosario Livatino.

» Alcune cose mancano ancora.

» Ci occorrerebbe, ad esempio, un qualche comodo mezzo di trasporto. Finora per le provviste a Pinerolo (distante 3 km.) ci serviamo di un umile carrettino a mano, tutto sconquassato. Quando il peso è soverchio e i due tiratori non possono da soli guadagnare il mezzo km. di salita al poggio, uno di loro viene a chiamare soccorso. Allora si mobilizza il nostro esercito lilipuziano; si attacca una lunga corda alle stanghe del carretto e i nostri ragazzi, facendo da cavallini non per gioco ma per davvero, rimorchiamo qualunque peso fra un chiasso e un'allegria che fa piacere a vederli.

» Del resto l'allegria non manca mai. Alternando le pratiche di pietà con la scuola, lo studio, il canto, i lavorucci manuali nell'orto, le giornate volano rapide e serene per tutti, e tutti confessano spontaneamente di trovar la vita più piacevole qui che a casa loro. Oh! la cara ingenuità, con cui scrivono ai parenti !...

« Cara mamma -diceva una lettera prima della censura grammaticale - qui si sta bene, si mangia bene, si gioca, si va a passeggio e si sta allegri. Dunque non pianger più come quando che io ero a casa, che tutte le sere a cena piangevi pensando al babbo morto in guerra. Quando che sarò grande, voglio farti star più bene che quando c'era papà.. Fatti coraggio. Io sto meglio che a casa. Ci hanno dato a tutti un bel letto di ferro verniciato, un catino, un pezzo di sapone, un tavolino da notte... Addio, sta' allegra. Ogni mattina nella messa e comunione io prego per te e per il babbo. I superiori sono buoni e mi vogliono bene. Addio, mille baci affettuosi dal tuo Pinot. ».

» Benché cosí vivaci e spensierati questi poveri orfani sentono vivamente la gratitudine e si affezionano a chi fa loro da padre da madre. Bisogna vederli come corrono incontro al Direttore quando rincasa dopo un giorno di assenza. Appena lo vedono spuntare da lontano, si slanciano giú per la discesa del poggio, ed egli, per farli tutti contenti deve dare ad ognuno qualche cosa da portare: la valigetta, un pacco, il pastrano, il breviario, un libro, il cappello

» Con quale entusiasmo han celebrato, pochi giorni fa, il suo onomastico, e che bella festicciola hanno saputo fare, benché con poveri e scarsi mezzi!

» Cosí pure, quando seppero da noi la morte gloriosa di un figlio dell'On. Facta, il quale colla sua signora tiene il primo posto fra i patroni dell'Istituto, scrissero un'affettuosa letterina al padre desolato, che si degnò rispondere di proprio pugno con queste nobili parole

« Pinerolo, 12-7-16. - Caro bambino, Le tue care e gentili parole che mi dirigi a nome dei tuoi compagni mi indicano la bontà del vostro cuore e il pesiero buono e delicato dei vostri superiori. Grazie! Il mio figlio Giovanni ha dato la sua giovane vita pel compimento di un alto dovere verso la Madre comune, la Patria. Voi, bambini, ricordatelo qualche volta e lasciate ad un padre desolato l'orgoglio di dire che il suo figliuolo potrà servire di esempio. Amate molto i vostri superiori che v'indirizzano nelle vie della virtù e del dovere, e credetemi sempre vostro aff.mo

FACTA ».

Fin qui la relazione che ci è pervenuta.

Noi intanto rivolgiamo ai lettori la preghiera di far conoscere con caritatevole sollecitudine alla direzione dell'Istituto D. Bosco per gli orfani di guerra a Monte Oliveto, Pinerolo, quei casi veramente pietosi di orfanelli abbandonati, che urge ricoverare.

Credano i nostri buoni Cooperatori, che questi poveri ragazzi, cui il nostro Rettor Maggiore Don Albera con cuore cristiano e patriottico ha destinato la più bella casa di cui poteva attualmente disporre, si cerca di trattarli il meglio che si può. Monte Oliveto è un paradiso terrestre, quando non è arso dalla siccità. Il giorno che i nostri confratelli potranno irrigare con abbondanza, faranno di quel poggio ridentissimo un modello di coltura intensiva. Ma i nostri Cooperatoli ci aiutino, se non altro con la preghiera, a risolvere presto quest'urgente problema dell'acqua. Ci soccorrano anche le buone Cooperatrici, inviando abiti e calzature. Gli orfanelli giocano molto e vanno spesso a diporto per le belle colline di Pinerolo, ma fanno un gran consumo di scarpe, calze e vestitini.

Le offerte e le domande di accettazione sieno dirette al Rev.mo Sig. D. Paolo Albera, Via Cottolengo 32, Torino, o al M. R. Sig. D. Lorenzo Nigra, direttore dell'Istituto Orfani di Guerra, Monte Oliveto - Pinerolo.

„Come si può avere personale idoneo cui affidare le opere giovanili?"

Insieme con una prima risposta del rev.mo Mons. Brugnoli, che propose il quesito, pubblichiamo in questo numero altre lettere di egregi cooperatori, veri amanti della gioventù, le quali, se tutte non dicono cose nuove, dànno però nuova luce alla discussione.

E in questo scambio d'idee a noi pare che si delineino nettamente due opinioni: l'una che va in cerca, con accurata diligenza, della migliore soluzione del quesito; l'altra che la guarda con un senso di preoccupazione. Alcuni temono non abbia la discussione forse a ritardare o paralizzare l'azione: altri sono intimamente convinti della necessità di un rimedio radicale.

Noi - inviando al prossimo numero le nostre conclusioni - sentiamo il dovere di rilevare, come anche in mezzo a siffatto delicato contrasto d'idee, ìn tutti giganteggia il desiderio di vedere seriamente impartita alla gioventù l'istruzione e l'educazione religiosa: e questo è un grande conforto.

Ecco varie risposte.

1) Il Sig. TOMMASO MARCHESELLI, dell'Unione Ex-Allievi Salesiani di Bologna, fa gran couto sulla cooperazione di laici di buona volontà.

Bisogna prima di tutto che coloro i quali si decidono ad educare i giovani, abbiano uno spirito di sacrificio non indifferente e non superficiale. Quelli che desiderano dedicarsi a tutto le opere giovanili, senza distinzione, fa d'uopo che abbiano una scuola pratica veramente matura. La sola cultura in questo caso non è sufficiente: occorre sapere trasportare... E come? Colla parola, che è la espressione dell'animo, che è la sorgente delle più ideali e più sincere manifestazioni del pensiero. Ma anche la parola bisogna che sia moderata; che abbia cioè il segreto di assecondare, di commuovere, di consigliare, di prevedere, di esaltare, di esprimere solo e sempre la verità. Ed è questa verità, che molte volte, perchè non espressa in quella forma voluta dall'ambiente che si frequenta, rende meno pronti all'opera i nostri giovani.

Si dice, da taluni, che i sacerdoti soltanto hanno il privilegio di sapere ottenere quello che ai non sacerdoti è, impossibile. Io reputo però che a certi buoni cattolici può tornare facile di raccogliere, educare i giovani, imprimendo in essi segni palesi di un'educazione veramente cristiana.

I buoni cattolici non mancano. I cattolici tutti d'un pezzo, esistono ancora. Reclutiamo questi. Si facciano conoscere ad essi le norme principali colle quali si vogliono educati i giovani d'oggi, e si lasci ad essi piena e completa la responsabilità. Si costituiscano dei comitati di controllo che, in ogni diocesi, potrebbero essere presieduti dai Rev.mi Vescovi ed Arcivescovi. Si irrobustiscano le basi delle nostre organizzazioni già esistenti, allargandone i programmi, accentrando il movimento delle diocesi a federazioni regionali. Tutto questo organismo deve, necessariamente, avere a dirigenti le migliori energie, quelle note e quelle non note, animate tutte dalla volontà di tradurre in pratica il grandioso programma di educazione dei giovani.

II) Il cooperatore VITTORIO PICA ALFIERI, di Aquila, illustra la necessità di un nuovo orientamento nella formazione dei catechisti.

Non essendo competente per rispondere completamente al quesito proposto da Mons. Brugnoli, ma avendo però fatto la medesima osservazione, per ciò che riguarda l'educazione diretta dei ragazzi e de' giovani, mi prendo la libertà di manifestare alcune mie osservazioni in proposito.

La società segue fatalmente le leggi dell'evoluzione e si trasforma. Le conquiste della scienza hanno modificata la vita; ma un vuoto sempre più profondo si fa nell'animo ungano. Due gruppi di fattori determinano il risultato finale della vita di ciascuno: le circostanze esteriori ed il complesso delle facoltà dell'animo ungano. Se il primo gruppo è in continuo aumento e, viceversa, l'animo non è ancora adatto a comprenderle e a viverle, ne consegne la necessità di educare le varie potenze dell'animo. Dunque dobbiamo cercare di ottenere l'equilibrio dei due gruppi se vogliamo che i beneficii della scienza siano utili piuttosto che dannosi; e questo si otterrà mediante una razionale e moderna educazione dei giovani. Contro i mali della civiltà, non vi è che la civiltà stessa. Il vecchio insegnamento mnemonico del catechismo basato sull'autorità dell'insegnante non è oggi sufficiente, perchè l'alunno non vive più in un'atmosfera religiosa, ma invece subito è costretto a muoversi in un ambiente perturbatore ed insidioso. Il giovane è lanciato attraverso la vita e non può contare più sulla famiglia e sul paese; quindi se egli non sente vibrare l'anima sua per tutto ciò che è religione, presto si trova spinto ad abbandonarla quasi ingombrante fardello.

Bisogna perciò che l'insegnamento religioso sia fatto in modo tale da divenire per l'alunno sangue del suo sangue, pensiero del suo pensiero.

In un tempo, lontanissimo, lo spirito assorbiva il corpo; in altra epoca il corpo assorbiva lo spirito; ora si va iniziando l'epoca in cui spirito e corpo si sviluppano a vicenda, sí da produrre un equilibrio completo nell'ente.

Perché la Fede sia veramente sentita e vissuta bisogna che l'anima del docente si avvicini all'anima del discente e gli trasfonda il suo ardente sentimento: e perché questo possa avvenire è necessario che si sappia vedere nuda l'anima del discepolo e nell'istesso tempo possederla e padroneggiarla.

Le istituzioni giovanili hanno bisogno di un personale che sappia svolgerne l'azione secondo il tempo e il fine per il quale furono istituite; cioè si richiedono speciali individui con speciali mansioni, ma, sopratutto, veri educatori cristiani.

L'educatore deve vivere in Cristo; deve avere le facoltà dello spirito interamente sviluppate. Egli deve distinguersi per un grande amore verso Dio e la gioventù che deve conoscere in tutto; deve avere una larga e profonda cultura ed una volontà forte ed energica sì da superare ogni difficoltà. Bisogna anche che si modelli ed adatti alla multiforme vita giovanile; in una parola deve possedere amore, conoscenza e volontà.

Le attuali scuole complementari e normali, l'attuale organamento pedagogico possono darci maestri provetti nella difficile arte dell'educare? No, certamente; perciò il futuro maestro non sarà idoneo. Egli, mercé il pseudo insegnamento scientifico laico che ha ricevuto, ha isterilite le fonti dell'amore. Egli ha perduto di vista gli ideali supremi e li ha sostituiti coi, quelli passionali, egoistici. La sua anima non è agitata più dal fuoco sacro della Fede, ma è oscurata dalla speciosa dottrina materialistica. I progressi pedagogici e psicologici sono considerati quali utopie per coloro che non sanno tradurre nella pratica quanto troppo teoricamente appresero. L'istruzione impartita unilateralmente non fa sentire intera la sua efficacia; essa riduce le facoltà del cervello ad un'applicazione meccanica, ragione per cui toglie tutto il bello alla vita. Ne deriva l'impotenza della volontà ad affermarsi. L' individuo languisce ed è incapace di correggersi e di correggere.

Dovremo dunque noi rimanere spettatori di simile preparazione, senza reagire?

È necessario quindi che delle opere cristiane sorgano perché possano preparare dei veri educatori, i quali sappiano esplicare un'azione preponderante in mezzo al tumulto della vita moderna. Questa nuova milizia cristiana dovrebbe essere costituita da volontari che dovrebbero riunirsi in seno alle maggiori istituzioni giovanili. Come nelle scuole industriali teoria e pratica contemporaneamente impartite rendono possibile all'apprendista di rifinire perfettamente la materia grezza, così i futuri maestri, nessi a contatto della gioventù, liberamente si formino il loro metodo d'educazione. Dico liberamente, perché l'arte dell'educare richiede un intuito speciale che non s'impara se non da se stessi, cercando di applicare ciò che la teoria insegna. Dopo aver acquistate le cognizioni teoriche necessarie, l'aspirante, pur sovvenuto di consigli da chi lo prepara, deve principalmente autoeducarsi e mettersi in grado di poter far da solo; se ne gioverà in tal modo anche la forza dellla volontà. Quando l'aspirante sarà giudicato idoneo, da un comitato speciale, allora solamente sarà inviato dove sarà necessaria l'opera sua; oppure, mediante esami, l'aspirante si fornirà del titolo giuridico d'insegnante, ed occuperà una scuola, dello Stato.

Ben sapendo che tante piccole forze possono contribuire e portare verso l'attuazione pratica ciò che si credeva forse utopia, ho esposto questa mia idea, nella speranza che altri la completi.

III) Il molto rev. D. ANTONIO DREssINo, Parroco a S. Pietro di Stra (Venezia); fa tre proposte: importantissima la prima.

Giacché la S. V. lo permette, ardisco interloquire, sommessamente, anch'io sul quesito di Mons. Brugnoli.

Persuaso 1) che quanti vogliono coltivare ex professo le opere giovanili debbono avere una vocazione speciale; 2) che gli stessi abbisognano di speciale istruzione ed educazione, proporrei:

1) Che si facessero preghiere generali perché il Signore mittat operarios in messem suam;

2) Che nei Seminari, i principali almeno, si tenessero da persona competente periodiche istruzioni ai chierici delle classi liceali per mostrare la necessità di questo apostolato fra i giovani;

3) Che si aprisse ad hoc qualche Seminario regionale sotto la direzione di un apostolo della gioventú

4) Che in esso venissero accolti, alle stesse condizioni di dozzina che nel Seminario diocesano, quelli fra i chierici delle diverse diocesi della regione nella quale fosse aperto il Seminario: i quali si sentissero chiamati a detto apostolato, ed aves sero compiuto il liceo.

5) Compiuta la loro carriera, i novelli apostoli tornerebbero alle rispettive diocesi, a disposizione del proprio Vescovo, il quale avrebbe personale veramente idoneo onde provvedere le opere giovanili, almeno dei centri grossi. Questi apostoli della gioventù non mancherebbero di influire efficacemente sull'animo di quei confratelli i quali, pur non avendo avuto la vocazione speciale, o il modo di coltivarla, devono, per dovere, occuparsi nel modo migliore della gioventù affidata alle loro cure...

IV) L'esimio sig. Cav. ARTURO POESIO, Segretario Capo al Ministero del Tesoro, sostiene calorosamente la necessità e la possibilità di fondare ovunque Oratori festivi.

Con tutta l'attenzione che meritava l'importanza dell'argomento ho seguito il corso della larga corrente di idee, di suggerimenti e di proposte, a cui ha dato origine il quesito inspirato dal ch.mo Mons. Brugnoli in quella sua lettera del 24 maggio p. p., che per i molti pregi non si potrebbe mai abbastanza ammirare, se non venisse anche, a mio parere, A offrire (non certamente per desiderio del ch.mo autore, ma per logica necessità di cose) una miniera di argomenti depressivi e dilatori, tanto più pericolosi quanto più autorevoli, a tutti coloro, i quali, di fronte al problema urgente, improrogabile, dell'assistenza dei fanciulli abbandonati, sono proclivi a prendere quella posizione che, con eufemismo diplomatico, si potrebbe definire « dello statu quo ».

Prima che da quanto è stato detto, intorno alla questione che ci occupa, Ella tragga, signor Direttore, le sue conclusioni, voglia consentirmi che esprima anch'io in proposito il mio pensiero modestamente, ma francamente, come si suole fra buoni amici, animati da un unico proposito di bene.

Premetto una osservazione, che precisa il mio punto di vista.

La materia del quesito di cui si tratta è intimamente, anzi inseparabilmente connessa, con rapporto di mezzo a fine, al problema precedentemente da Lei propostoci nel caro Bollettino, circa le opere piú opportune da promuoversi subito dai Cooperatori Salesiani in pro' degli oggi più che mai numerosi figli del popolo abbandonati e pericolanti. E pertanto le proposte escogitate, in relazione al quesito da Lei pure divulgato, debbono convergere allo scopo di facilitare la soluzione di tale problema. Se cosí non fosse il quesito perderebbe, a mio avviso, gran parte del suo interesse; cesserebbe di essere una questione viva e - come si dice - palpitante, per assumere il carattere di uno studio, importantissimo ed utilissimo quanto si vuole, ma d'interesse remoto e quindi si potrebbe benissimo rimandarne l'esame e la discussione ad un qualsiasi piú o meno futuro congresso, il quale avrebbe anche il vantaggio di rendere possibile la polemica viva ed esauriente.

Considerando dunque la questione dal mio punto di vista, ne deriva di conseguenza che alcune delle proposte svolte nelle lettere pubblicate nel nostro caro Bollettino, pur essendo eccellenti ed encomiabilissime, non possono ritenersi corrispondenti allo scopo, perché, supposto che i mezzi ed i sistemi suggeriti fossero attuati, il personale idoneo per le opere giovanili potrebbe essere pronto, quando i fanciulli, che oggi reclamano urgentemente la carità della nostra assistenza materiale e morale, avranno la barba lunga come il Mosè di Michelangelo e provvederanno alla loro assistenza gerontocomi istituiti dai futuri governi collettivisti, che essi avranno probabilmente creati coi loro voti.

Conviene dunque escogitare per la formazione del personale degli Oratorii festivi (e dico oratorii festivi, perché rimango fermo assolutamente nella convinzione che l'Oratorio è l'unica opera la quale risponde subito efficacemente ai bisogni del tempo e costituisce il germe ed il compendio di tutte le altre opere giovanili) conviene escogitare, dico, un metodo di immediata applicazione e di pronto effetto.

Ora di metodi che rispondano a tali condizioni noli ne esiste che uno solo, e cioè il metodo sperimentale-pratico, il metodo dell' « apprendisaggio e del tirocinio sul lavoro»; insomma quel metodo che tende a creare le attitudini per mezzo della esperienza acquistata nell'esercizio dell'attività, esplicata dapprima nelle attribuzioni piú facili e poi progressivamente nelle mansioni più importanti e delicate. La storia salesiana ci insegna che questo fu il sistema seguito dal nostro Ven. Padre D. Bosco. Egli stesso, con sacrifizio e con isforzo continuo, sviluppò le proprie attitudini secondo le esigenze delle circostanze e perfezionò la propria formazione fino alla santità, mercé l'adattamento alle necessità del momento; e quando da solo egli non poté piú attendere all'opera a cui si era accinto, non si è lasciato guidare da preconcetti pessimisti nella scelta dei suoi collaboratori, ma ha accettato di buon grado l'aiuto di ogni energia che gli si sia offerta con buona volontà, persuaso che questa buona volontà, applicata al lavoro assunto, non avrebbe mancato di dare per risultato una capacità sufficiente.

Il requisito fondamentale, veramente essenziale, che deve ricercarsi in colui il quale aspiri al lavoro direttivo o sussidiario negli Oratori festivi (è ovvio che si suppone sempre un aspirante che sia persona normale e generalmente di inedia condizione intellettuale, secondo il proprio ambiente locale) è il desiderio ed il proposito di adoperarsi con buona volontà, in favore della gioventù per spirito di fede e di carità cristiana. Se colui che si offre, o si dispone ad assumere un ufficio nell'Oratorio festivo, possiede tale requisito, mi sembra moralmente certo, che, istituita l'opera, sarà in lui costante lo sforzo di adattamento alle esigenze della istituzione, lo studio e l'impegno per acquistare e perfezionare le qualità e le cognizioni necessarie per adempiere con frutto le proprie attribuzioni.

Oh! è impossibile che uno spirito cosí lodevole, una buona volontà cosí meritoria, benedetti dal Signore, fecondati dalla sua grazia e dalla protezione speciale di Maria Ausiliatrice, incoraggiati e coltivati, nei laici, dal sacerdote direttore (che naturalmente è - giova ripeterlo - la pietra angolare indispensabile di un Oratorio), sviluppati dallo studio del « Manuale per gli oratori festivi », sussidiati dal consiglio dei direttori di altri oratori già funzionanti, è impossibile - ripeto - che questo spirito e questa buona volontà non fruttifichino, e non facciano acquistare ai volenterosi quel minimo di attitudine richiesto per assicurare la vita ed il buon andamento di un Oratorio! Tanto più poi che il lavoro in mezzo ai giovarmi (come l'esperienza insegna), se procura non pochi fastidi, è però anche fecondo di consolazioni ineffabili ed incatena, esalta i cuori, che si sentono cosí sempre piú spronati a perseverare.

L'acquisto di questa attitudine sarà naturalmente graduale, ma graduale sarà anche lo sviluppo dell'opera, la quale può essere iniziata nella forma piú semplice, proporzionandone il funzionamento e l'azione alle facoltà primordiali del personale che si ha immediatamente a disposizione.

Io non sono affatto persuaso che manchino -come si asserisce - le persone, le quali sappiano vivere in mezzo ai giovani per infondere in essi i principi della vita religiosa e morale. Quali sono stati gli esperimenti che giustificano un giudizio cosí grave e pessimista? Noi vediamo moltissime opere giovanili - e parecchie di esse, per loro natura, facili a complicazioni ed a deviazioni - come, grazie a Dio, non sono gli Oratori festivi, le quali prosperano e fanno del bene. Dunque è vero che le persone, le quali sappiano fare, vi sono, e non sono poi neanche molto rare. E chi sa se queste persone non siano anzi più numerose di quanto si creda! Ho motivo di ritenere che, specialmente fra i Cooperatori Salesiani e gli exallievi dei Salesiani, vi siano parecchie e parecchie persone, nutrite di soda pietà, le quali hanno una latente predisposizione ad espandere in una qualche forma di attività conformemente allo spirito di Don Bosco, la fiamma della loro intima carità, e che attendono forse soltanto un'opera verso cui possano orientarla.

E intanto l'opera non sorge, in attesa del personale idoneo che sappia, ecc., ecc. Se il Ven. nostro Padre D. Bosco, prima di iniziare il suo oratorio, avesse atteso anche lui il personale idoneo, che sapesse, ecc., ecc , a quest'ora l'opera sua dovrebbe ancora cominciare e non sarebbe sorta la innumerevole legione di Cooperatori e collaboratori, che si sono stretti intorno a Lui appunto quando hanno veduto a funzionare le sue istituzioni ed hanno partecipato alla vita delle istituzioni medesime.

È opportuno infatti mettere in rilievo, che il Ven. Don Bosco, dopo di aver avuto per aiutanti, temporaneamente e saltuariamente, alcuni pochi amici ed ammiratori della prima ora, ha poi trovati i suoi collaboratori piú validi, anche per il suo Oratorio festivo, nei giovani ascritti all'oratorio medesimo, ai quali Egli ha potuto affidare, con ottimi risultati, un gran numero di uffici delicati ed importanti, come ciascuno può constatare esaminando il regolamento per gli oratori da Lui dettato.

Ciò che è avvenuto ai tempi di Don Bosco, continua a verificarsi anche ora.

Gli Oratori festivi, appena avviati, germinano spontaneamente, dalle schiere stesse dei fanciulli clic li frequentano, uno o più giovanetti, i qui li diventano gli aiutanti piú fedeli dei Direttori, e compiono prodigi inattesi del piú fecondo apostolato.

Questo fatto è stato sempre ed è tuttora normale ed immancabile in tutti gli Oratori che ho conosciuti e che conosco; onde è per me certo, come un assioma, che l'apostolato giovanile è uno dei primi frutti degli Oratori.

Né potrebbe essere altrimenti, posto che l'Oratorio festivo è l'opera inspirata e sostenuta dalla Vergine Ausiliatrice per la salvezza della gioventù popolare. Io non comprendo come mai coloro che dichiarano di essere convinti di ciò e che pertanto ritengono gli Oratori come una istituzione manifestamente favorita dalla Provvidenza, dimostrino poi di avere nella Provvidenza una fiducia ridotta a metà. Perché, mentre confidano che il Signore largheggerà verso gli Oratori nella elargizione dei mezzi finanziari, dubitano invece che Egli possa lasciar difettare quell'altro mezzo, ben piú importante, che è il personale adatto all'opera?

Riassumendo, a me pare di potere con sicura e ferma persuasione, sostenere che il migliore, anzi l'unico metodo per avere subito il personale idoneo per le opere giovanili di cui urge la istituzione, è quello di formarlo colla pratica e coll'esperienza; e concludo cosí: « Si creino gli Oratori e gli Oratori creeranno essi stessi il personale idoneo ».

Né lui dissuade da questa conclusione il timore di essere annoverato tra le persone che vedono tutto facile. Non è preferibile una certa dose di ottimismo, inspiratore di generose audacie e di generosi propositi, piuttosto che una cappa di pessimismo freddo e deprimente?

Nonostante il mio ottimismo, che è fondato sulla fede che inspirano gli esempi della vita del nostro amatissimo Padre D. Bosco, sono però convinto che l'attuazione del metodo da une sostenuto incontrerà, le sue difficoltà ed i suoi inconvenienti. Ma so altresí che le difficoltà e gli inconvenienti non si presenteranno, oh! no, tutti in una sola volta, e che, affrontati uno per volta, si supereranno vittoriosamente.

D'altra parte, qual è quell'opera buona che non sia costata pene e sacrifici. Ricordando i guai e le difficoltà che hanno afflitta la vita del Ven. Don Bosco, c'è da rimanere spaventati. Eppure è certo che Egli li ha superati ed è altrettanto certo che quella sovrumana protezione, da cui egli è stato assistito, non ha perduto la sua forza.

Mi compiaccio del resto di constatare che la mia tesi è sostanzialmente confortata dalle considerazioni espresse e sostenute da altri Cooperatori molto piú autorevoli di me. Il programma tracciato dal sig. D. G. S. nella seconda parte della splendida lettera pubblicata nel nostro Bollettino del luglio u. s mi sembra, in ultima analisi, il quadro pratico dell'applicazione del metodo sperimentale; e l'ultimo periodo della veramente preziosa risposta data al quesito dallo zelantissimo Mons. D. Luigi Vigna contiene, in favore della mia tesi, per quel che può riguardare i sacerdoti, una constatazione ed una esortazione che vale molto piú di tutti i miei ragionamenti.

E depongo senz'altro la penna, attendendo, sig. Direttore, con curiosità e con desiderio le sue conclusioni riassuntive.

V) Il rev mo Mons. DOMENICO MURIANA, Curato di S. Teresa in Torino, fa appello allo zelo e all'interessamento dei Parroci

Il quesito di Mons. Brugnoli ha tanta importanza, quanta ne ha lo stesso insegnamento del Catechismo ; perché a che giova il Catechismo se non è ben fatto? Se si vuole una buona musica, è necessario un buon maestro di cappella che sappia leggere la musica, segnare il tempo, ed infondere lo spirito del concetto musicale.

L'arte di formare un buon catechista deve essere propria principalmente di ogni parroco che desideri avere i suoi fanciulli bene istruiti e coltivati nella pietà. A lui non occorre altro che ispirarsi al mirabile documento Acerbo nimis di S. S. Papa Pio X di venerata e santa memoria. Deve il parroco procurare che: 1° il suo catechista abbia zelo, secondo il proverbio: Date fuoco alla macchina, se volete che il treno cammini; 2° si prepari. Per un laico è necessaria una preparazione remota; e sarebbe conve niente che si munisse da una commissione ecclesiastica di un diploma per l'insegnamento religioso. La preparazione prossima poi è necessaria al catechista, tanto sacerdote quanto laico, in modo che sappia esso a memoria la lezione che ha dato ai fanciulli, sappia fare qualche commento alla lezione data, e narrare qualche esempio che ravvivi l'attenzione dei fanciulli e vi imprima la sostanza della lezione. 3° Tenga la disciplina. Disse bene il Credaro nel Parlamento Nazionale : Scuola senza disciplina è molino senz'acqua. Sarebbe cosa utilissima che il catechista avesse qualche norma di pedagogia e ne desse saggio all'esame per il diploma all'insegnamento religioso. Deve sovra tutto procurare il parroco che il catechista si trovi pel primo in classe, sia sempre calmo e fermo nella voce e nel contegno, tenga sempre l'occhio su tutti gli allievi, non li lasci gridar forte né per la preghiera, né per la recita della lezione, prevenga i disordini anziché reprimerli, non non batta e non accarezzi nessuno, consegni i discoli al direttore e non li scacci, non dia mai triviali nomi offensivi, dia grande importanza alla votazione che dovrà essere avvalorata da qualche proclamazione d'onore o da qualche premio; esiga rispetto alla chiesa, col contegno educato, specialmente nell'ingresso e nell'uscita.

Se il parroco non può avere sufficienti chierici o sacerdoti, scelga fra i migliori suoi parrocchiani quanti catechisti o catechiste gli occorrono, dia loro le norme opportune, vegli sulla loro osservanza, li convochi qualche volta facendo liberamente le osservazioni in generale se non osa farle in particolare, e con simili catechisti egli assicura alla parrocchia catechismi fatti con molto frutto e non minore consolazione.

Con queste norme le cinque sezioni della Scuola di Religione di Torino ebbero fin da principio splendido incremento e ora sono l'opera prediletta del Collegio dei Parroci. Se il parroco non si adopera a formare esso de' buoni catechisti, può mutare il maestro di cappella, ma la musica è sempre quella.

VI) Il rev.mo Mons. BRUGNOLI c'invia questa prima lettera:

Ella dunque, sig. Direttore, vuole anche la mia Parola sull'importante argomento, ed io comprendo benissimo la convenienza di non rifiutarmi di aderire al suo gentile desiderio. È certo per altro che quanto fu facile ottenere consensi ed incoraggiamenti gettando l'idea di massima, altrettanto sarà difficile cogliere nel segno discendendo alla pratica. Ad ogni modo dirò anch'io, senza pretesa di proporre idee nuove o perfette, quello che penso in proposito, all'unico scopo di tener viva una discussione, che in qualunque caso, qualche bene può farlo.

E comincio constatando che si è, a quanto sembra, d'accordo in due punti: 1) Che l'educazione cristiana della gioventú maschile per un complesso di cause si rende, anche nei paesi di campagna, ognor piú difficile, per cui si sente il bisogno di provvedervi con mezzi moderni ed efficaci; 2) che le opere giovanili (Ricreatori, Patronati, Oratori festivi, ecc.) in molti luoghi languiscono e in moltissimi non possono sorgere per mancanza di personale idoneo. In medicina conoscere il male è la prima cosa necessaria per poter suggerire il rimedio. Speriamo che ciò si verifichi anche per noi, e che, fatta, sia pure sommariamente, la diagnosi, possiamo più sicuramente scegliere la medicina.

E qui, a proposito. delle varie proposte pubblicate nel Bolleitino, mi permetterei fare tre osservazioni, d'indole preliminare, perché è meno opportuno procedere innanzi con volontà risoluta di trovare una soluzione, se non si è d'accordo, oltre che sopra i due punti suaccennati, in altre parti della questione.

Si dice adunque:

a) L'ottimo è nemico del bene... si faccia quello che si può, coi mezzi che si hanno. Ora ciò è di evidenza elementare. Anzi sono precisamente quelli che si industriano di fare, coi pochi mezzi disponibili, quanto possono, che si accorgono delle lacune, dei bisogni ed alzano la voce per domandare aiuto. Chi se ne sta colle mani incrociate, in attesa di tempi migliori, difficilmente li prepara questi tempi migliori. Dunque siamo perfettamente d'accordo: invocare dei provvedimenti atti a salvare la gioventú maschile, non può, non deve dispensarci dal fare intanto quello e tutto quello che si può fare. Ma contenti e rassegnati al poco, per carità non chiudiamo gli occhi al molto che si potrebbe, e, quindi, si dovrebbe fare.

b) Si formi nel Clero, fin dagli anni del Seminario, una speciale preparazione all'educazione della gioventú

Ottimo proposito, e non è a dubitare che ì Rev.mi Ordinari, di fronte ai nuovi bisogni del popolo cristiano e alle condizioni della società nella quale il Clero deve svolgere la propria azione, non mancheranno, guidati come sono dallo Spirito Santo, di attuare tutte quelle provvidenze, anche in ordine agli studi, che possano rendere i Ministri di Dio sempre meglio preparati alla loro santa e difficile missione di pastori di anime.

Ma è evidente che tale provvedimento non risolse la questione. Le opere giovanili richiedono un personale proprio, che non abbia altre occupazioni che ne lo possano di quando in quando distogliere, come necessariamente avviene del Clero in cura d'anime. Quindi, a mio avviso, come programma massimo, su questo punto, noi dobbiamo volere per le opere giovanili un personale proprio, stabile e idoneo.

c) Ci sono le Congregazioni religiose.

E chi non lo sa che le Congregazioni religiose (Salesiani, Giuseppini, Fratelli delle Scuole Cristiane, ecc.) rappresentano l'ideale? Ma chi non sa in pari tempo come non siano sufficienti? Finché, a salvare la gioventú, non vi era da preoccuparsi che nelle città, o in qualche grosso centro industriale, le Congregazioni religiose potevano bastare. Oggi non piú. Ed io stesso potrei accennare a parecchi casi, nei quali il pulsate et aperietur del Vangelo non si è verificato.

E allora? E allora... ecco la mia modesta parola. « Occorre un Istituto speciale, nazionale, che abbia l'unico scopo di preparare il personale per le opere giovanili ».

E come averlo questo Istituto? A me sembra che esso non potrebbe che essere un ramo di quel grande e provvidenziale albero che è l'Opera Salesiana. Non fu Don Bosco il padre della gioventú abbandonata? la sua vita, le sue opere non sono la prova più manifesta che a questo scopo la Provvidenza lo ha donato all'Italia e al mondo? E l'Opera Salesiana non compie già in questo campo un bene immenso? E aggiungo che sono stato lieto di leggere nell'ultimo Bollettino della iniziativa di Brescia, e che il suo naufragio non mi ha tolto il coraggio di fare la mia proposta, perché, se non erro, quel nobile tentativo, per chi guarda la cosa da lontano, è fallito sia perché ristretto a una sola diocesi, sia perché si trattava di creare ex novo un ente, cosa sempre difficilissima.

Invece qualora una simile iniziativa potesse spuntare da un albero ormai vigoroso e gigantesco, non si vede perché non dovrebbe riuscire.

Certo io avrei altre cose da dire, discendendo al dettaglio, ma le dirò in altra mia, se codesta Direzione me lo consentirà.

N. d. R. - Ben volentieri, e nel prossimo numero.

TESORO SPIRITUALE.

I Cooperatori Salesiani, i quali confessati e comunicali divotamente visiteranno qualche Chiesa o pubblica Cappella, o se viventi in comunità la propria Cappella privata, e univi pregheranno secondo l'intenzione del Sommo Pontefice, possono lucrare Indulgenza plenaria:

dal 10 settembre al 10 ottobre:

1) il 12 settembre, Nome di Maria;

2) il 15 settembre, i Dolori di Maria V.;

3) il 29 settembre, San Michele Arcangelo; 3) il 7 ottobre, SS. Rosario della B. Vergine.

Inoltre: ogni volta che essendo in grazia di Dio (senza bisogno di accostarsi ai SS. Sacramenti o di visita a qualche chiesa) reciteranno 5 Pater, Ave e Gloria. Patri per il benessere della cristianità e un altro Pater, Ave e Gloria Patri secondo l'intenzione del Sommo Pontefice, lucreranno tutte le indulgenze delle Stazioni di Roma, della Porziuncola, di Gerusalemme e di S. Giacomo di Compostella.

LETTERE DEI MISSIONARI

CINA

Uno sguardo alle nostre missioni. (Lettera del Sac. Giovanni Pedrazzini).

Macao, 10 maggio 1916.

REV.MO SIG. DON ALBERA,

Costrettovi dagli ultimi avvenimenti politici che hanno gettato nell'anarchia il nostro distretto, mi trovo nell'Orfanotrofio dì Macao ed approfitto di questo tempo di calma per darle un breve ragguaglio del nostro umile lavoro. Veramente la penna starebbe meglio in mano ad altri miei confratelli; ma questi lasciano ai giovani l'incarico di scrivere.

E col permesso del signor D. Olive, comincerò dalla missione di Seak-Kei. In questa nostra capitale dell'Heung-Shan si trova la cristianità piú fervorosa ch'io conosca. Quei cristiani non solo intervengono a tutte le pratiche obbligatorie, ma ne compiono anche molte altre, come la S. Comunione frequente, la Via Crucis al venerdí, le novene, i primi venerdí, ecc. Entrare in quella chiesetta tutta linda, e non sentirsi inebriare dal profumo di santità che in essa spira è impossibile. Per me che sempre giro per la missione in una vita tutta attiva, la cappella del Seak-Kei è una fresca oasi, ove il tempo corre veloce.

Seppi che festeggiarono Maria SS. Immacolata con grande solennità. Nulla mancò. Molti battesimi, frequenza di Sacramenti, grande concorso di catecumeni e pagani, poi fiori, bandiere ed agape fraterna. Il frutto piú prezioso fu il sorgere della nuova cristianità di San-Van, perché apppunto in detta solennità furono battezzati alcuni di quella regione. Grande è il numero dei catecumeni di quel paese, ove il movimento religioso è ben consolante. Però l'inimicus homo ha già sparso copiosa zizzania. La lotta arde ed a quella lotta si temprano gli spiriti dei nuovi cristiani e dei catecumeni. Il demonio mise in movimento tutto il congegno del suo esercito tenebroso. Si venne alle calunnie, si sparsero e s'affissero foglietti rigurgitanti di diaboliche menzogne, e non contenti di questo gli anziani del paese iniziarono una sistematica persecuzione che mira specialmente ai beni materiali dei catecumeni e dei cristiani. Questi anziani, approfittando del momentaneo disordine che regna nel distretto per la rivoluzione, mandarono ier l'altro un gruppo di donnacce che facendo barriera del loro corpo, impedissero al Missionario l'entrata in cappella provvisoria. Il Missionario tentò di persuadere quella gente a ritirarsi, ma n'ebbe riso e scherno, anzi si arrivò ad insozzare la casa della missione e la cappella. Visto impossibile indurre quelle donne a miglior partito, riparti per Seak-Kei, ove andò a trovare il capo dei rivoluzionari, già insediato nel distretto, e gli raccomandò l'affare. Il capo provvisorio del potere, un simpatico giovinotto, chiamato Lok, si prese a cuore la cosa e promise di dare una solenne lezione a quella gente. Cosí il diavolo, speriamo, ne uscirà colle corna rotte.

La missione di D. Canazei, sebbene la piú sterile e la piú difficile, tuttavia fiorisce un po' dappertutto. E ancora un abbozzo informe e rude, ma che sotto il pennello di buon artista, va acquistando adagio adagio piena e perfetta forma e figura. Festeggiò ultimamente l'inaugurazione della sua nuova cappella, stile cripta, a Sang-Hang, coll'intervento di S. E. Rev.ma Mons. Vescovo di Macao. Se non erro, 15 furono i battesimi e 1oo e piú le Comunioni dei cristiani intervenuti, e molti ricevettero anche il Sacro Crisma. La banda dell'Orfanotrofio che, tra parentesi, è ora nel suo apogeo per l'infaticabile lavoro del nostro confratello, Don Lucas, portò il colmo all'entusiasmo.

Ora che le ho detto della missione dei miei confratelli la prego, rev.mo sig. D. Albera, a seguirmi su, al nord, alla mia missione. È fuor di dubbio che è la piú vasta e popolosa. Tre sono le città principali: Siu-Lam, con 1oo mila abitanti; Tai-Vong-Po, coi suoi 70 mila e TamChau che ne conta circa 3o mila. Non calcolo i paesi piccoli che sono innumerevoli. In tutto il territorio, l'industria principale è quella della seta. Vi si coltiva il gelso, non ad alberi come da noi, ma ad arbusti, che ogni anno vengono tagliati alla radice e ricoperti di nuovi strati di fango. Crescono ad un metro e mezzo di altezza, e coprono tutti quei terreni d'un verde scuro. Per i successivi strati annuali, i terreni si alzano mentre ai fianchi si scavano delle profonde buche, che piene d'acqua servono all'allevamento del pesce.

Questa mia missione va pur avanti, grazie a Dio; e se ci sono continui battesimi, non è dovuto che alla migliore disposizione di questa gente ed allo zelo dei miei buoni catechisti. L'ultima festa fu l'inaugurazione della nuova chiesetta di Tam-Chau.

Tam-Chau,, nonostante la sua numerosa popolazione, conta solo un centinaio di catecumeni, dei quali una quarantina han già meritato di ricevere il carattere di cristiano. Circa sei mesi fa, vedendo che quella gente per sentir messa doveva esporsi alla pioggia ed al sole, causa l'insufficienza del locale, raccomandai che pregassero il buon Dio perché concedesse loro una cappella. E si vede che pregarono con fede, perché una buona signora di Macao, diede la somma richiesta per l'erezione della nuova cappella. Questa buona cooperatrice è la signora Adì da Silva, tanto umile quanto generosa. Ella, signor D. Albera, la raccomandi spesso a Maria Ausiliatrice, affinché si degni colmarla delle celesti sue benedizioni.

E la chiesetta, linda e graziosa, specchiantesi sull'orlo del gran fiume, sorse d'incanto sotto la direzione dell'infaticabile D. Olive, che mi sostituiva nel periodo in cui durò la febbre malarica che in quei luoghi mi aveva colto.

Solo mancava inaugurarla, e anch'io già guarito per l'intercessione del nostro piccolo patrono Domenico Savio, là volai tra i miei cristiani, col Vicario Generale della Diocesi, il rev.mo Mons. Nunes, nostro insigne benefattore. Don Olive ci attendeva dopo aver organizzata la festa. Da ogni parte dell'Hung-Shan e del SonTak (provincia a noi attigua) accorsero i cristiani, invitativi da quei di Tam-Chau.

Non mi trattengo a descrivere la festa ché andrei per le lunghe. Sappia solo, amato Padre, che dei numerosi catecumeni 12 furono scelti tra i piú fervorosi, per essere battezzati in quel gran giorno. La Comunione fu generale fra i molti accorsi, e circa 50 persone ricevevano il Sacro Crisma.

Non mancò l'apparato esterno. Per due giorni i mortaretti rintronarono l'aria, le bandiere poste a padiglione sventolarono, ombreggiando l'alta croce che dominava l'intero paese ed il fiume. Non mancò l'agape fraterna di più di 200 coperti, illuminata fantasticamente da grandi fiaccole. Fu una festa piena, che lasciò in tutto il paese profondi ricordi e fu germe di molti altri catecumeni, che già diedero il nome ed ora studiano il catechismo.

Ho paura di essere stato troppo arido e lascio per altra mia la consolante visita che feci a tutta la mia missione nell'occasione dell'anno cinese e le avventure della rivoluzione.

Col massimo rispetto, baciandole la mano mi creda

Suo aff.mo figlio in C. J. D. GIOVANNI PEDRaZZINI, Missionario Salesiano,.

Frutti dell' « Apostolato dell'innocenza » (1) Rev.mo Sig. Don Albera,

Anche quest'anno, animate dalla lettura del Bollettino Salesiano e dalle parole delle nostre amate Superiore, noi, educande dell'Istituto di N. S. delle Grazie di Nizza Monferrato siamo state le piccole missionarie che, senza recarci nelle lontane e barbare terre, abbiamo aiutato i propagatori della fede vera, offrendo a Dio preghiere e fiori di virtú, perché Egli rendesse loro meno aspra la lotta contro le numerose difficoltà, e maggiore fosse il numero delle anime convertite alla Fede. A Lei, Padre di eroici missionari, tornerà di conforto il sentire il numero delle opere di pietà, offerte specialmente il martedí di ogni settimana, secondo le numerose intenzioni dell'Apostolato dell'Innocenza, che per noi, oltre la propagazione diretta della fede, il morale sostenimento dei missionari, e l'incremento della religione nelle nazioni, furono anche l'esaltazione della Chiesa e del Papato, il risveglio di vocazioni religiose, la conservazione dell'innocenza nei fanciulli, la conversione dei peccatori ed infine la pace universale e la morale grandezza d'Italia.

Ecco perché ci compiacciamo di renderle noto il resoconto finale del nostro lavoro di Apostolato, dal 1° gennaio scorso al 15 giugno:

SS. Messe ascoltate 18.953 SS. Comunioni 21.277 Rosari recitati 19.866 Preghiere varie 243,884 Via Crucis 10.334 Fiori di virtú   36.962

E questo Apostolato dell'Innocenza non è solo qui tra noi il risveglio di sante vocazioni per le lontani missioni, né solo tra noi viene per mezzo dell'Apostolato dell'Innocenza alimentato lo zelo cristiano in quelle che, non chiamate missionarie tra i miseri selvaggi, possono adoperarsi in qualche altro modo pel morale sostenimento delle sante Missioni, ma anche altrove, ovunque giunge l'opera benefica dei Figli e delle Figlie di Don Bosco, ovunque è la devozione a Maria SS. Ausiliatrice.

E quindi, veneratissimo Padre, con la gioia in petto del bene compiuto, unita a quella d'aver procurato un santo conforto al suo cuore, che ci permettiamo di ripetere a Lei la promessa unanime fatta ai piedi di Gesú Sacramentato « Saremo sempre le Apostole dell'Innocenza! ».

Nizza Monferrato, 27 giugno 1916.

Le Educande dell'Istituto di N. S. delle Grazie.

(1) Ved. Bollettino di aprile 1915, pag. 112.

IL CULTO DI MARIA AUSILIATRICE

Un altro tempio in onore di Maria Ausiliatrice.

Il 24 maggio 19o6, dieci anni or sono, si pose la prima pietra di un tempio monumentale in onore di Maria Ausiliatrice nella capitale del Perú; ma gravi difficoltà sopraggiunte ne sospesero poco dopo i lavori. Questi si son ora ripresi alacremente, grazie allo zelo dei Cooperatori, colla benedizione di S. E. Rev.ma Mons. Arcivescovo e dell'Ecc.mo Mons. Angelo Giacinto Scapardini, Internunzio Apostolico; e si vogliono compiuti poi 1921, in cui ricorre il 1° Centenario dell'indipendenza nazionale.

Il disegno del nuovo splendido tempio è del nostro confratello, architetto prof. D. Ernesto Vespignani; che ha già legato il suo nome a vari altri templi della Repubblica Argentina.

Questo di Maria Ausiliatrice in Lima è di stile romanico-bizantino, a tre navi, con fronte monocuspidale, la cui torre si eleva a 56 metri di altezza. Copre un'area di 2000 metri quadrati, e misura 7o metri di lunghezza per 30 di larghezza. Ha tre porte d'accesso: la maggiore è protetta da un portico quadrilatero, sopra il quale si eleva la torre. Altre quattro piccole torri o pinnacoli suddividono il fronte e determinano i due corpi laterali inclinati a due acque in corrispondenza alle due navi minori, sugli assi delle quali s'aprono le rispettive porte. Quattordici cappelle semiottagone, simulate all'esterno dal muro perimetrale rettilineo con finestre binate offrono comodità per altari e confessionali. Nell'incrocio del transetto colla nave centrale si eleverà l'altare maggiore a guisa di tempietto dedicato alla Vergine Ausiliatrice, determinando un luogo assai atto agli alunni nelle due ali del transetto e nell'abside spaziosa.

Sorga presto il nuovo tempio di Lima, e con esso sorgano altri templi egualmente maestosi, ad onore della nostra tenera Madre, in tutte le nazioni della terra!

ECHI DELLE FESTE TITOLARI,

ALASSIO. - Giovedí, 1° giugno, un numeroso stuolo di Cooperatori e Cooperatrici Salesiane si raccolse nella cappella del Collegio Civico per ridirvi l'eloquente parola d'un ex-allievo del medesimo istituto, Mons. Eugenio Vallega. L'eminente oratore non poteva essere piú felice o piú efficace. Il possente patrocinio della Vergine a pro' di tutti i cristiani cominciato fin dai tempi apostolici, lo sviluppo dato dal Ven. Don Bosco al culto della Vergine Ausiliatrice in ogni parte della terra, la convenienza e la necessità di ottenere in questi trepidi giorni l'abbondanza degli aiuti celesti mediante il filiale ricorso a Maria, e tanti altri pratici e forti argomenti, ebbero sul labbro dell'eloquente Prelato l'esposizione piú chiara e convincente, raddoppiando nei buoni Cooperatori alassini il santo proposito di una tenera devozione a Maria Ausiliatrice.

Infatti il 24 di ogni mese, nella chiesa del Collegio, è sempre commemorazione solenne. E anche il giorno del ritiro mensile o dell'Esercizio della Buona Morte, e numerose sono ogni volta le sante Comunioni.

BOLOGNA. -I Cooperatori Salesiani di Bologna, mercé lo zelo di Mons. Pedrelli, direttore dioce sano, solennizzarono la festa di Maria Ausiliatrice nella cappella annessa alla chiesa dei SS. Vitale e Agricola, ove si raccolgono il 21 di ogni mese per l'esercizio della buona, molte. Per la circostanza, in seguito a felici accordi con il comm. Luigi Ferrerio, sono stati acquistati e ricollocati al loro posto tutti gli ornati che resero già tanto graziosa l'artistica cappella, allorche apparteneva al Collegi Ungarelli, quando aveva la sua sede nella storica proprietà della celebre contessa Cornelia Martinetti Rossi.

Il concorso fu grande. Si notavano le piú distinte famiglie. La messa fu accompagnata dal canto di mottetti e seguita da un fervorino e dalla benedizione eucaristica.

PERUGIA. - Togliamo dall'Umbria: - Il 24, anniversario della nostra guerra, è pure il giorno dedicato a Maria Ausiliatrice, la celeste patrona dei Salesiani di Don Bosco. Il Direttore dei Cooperatori, Mons. Mignini, celebrando quest'anno per la prima volta, nella chiesa della Misericordia gentilmente concessa, la cara festività, ha voluto che fosse tutto un rito propiziatorio per una gloriosa e sollecita vittoria delle nostre armi e per la salvezza dei cari combattenti.

Le gentili donne perugine hanno ben risposto all'appello, partecipando in numero straordinario alla Comunione Generale distribuita da Mons. Arcivescovo, con parole squisite di paterna tenerezza per i nostri soldati e di altissimo conforto per le madri, le spose, le sorelle che piangono.

Alla sera, prima della Benedizione, Mons. Mignini tenne un breve ed opportuno discorso dimostrando con dati di fatto come la meravigliosa opera sociale di D. Bosco e dei suoi figli sia stata e sia ancora un continuo prodigio che incoraggia i fedeli a tutto chiedere e tutto aspettare con viva fede dalla Vergine potentissima, che la Chiesa da secoli onora col titolo di « Auxilium Christianorum ».

GRAZIE E FAVORI (*)

La protezione di Maria Ausiliatrice.

Quanto sia potente la protezione di Maria SS. Ausiliatrice verso i suoi divoti ben lo esperimentarono le dieci Suore Figlie di Maria Ausiliatrice della casa di Scutari d'Albania, le quali, nell'imperversare dei tristi avvenimenti toccati a quella nazione, furono sempre risparmiate in ogni pericolo. Obbligate, causa la guerra, a rimpatriare, per una via provvidenziale potevano con qualche sicurezza intraprendere il loro lungo viaggio il 22 marzo. Trattenute per ben tre lunghi mesi in esilio, in terra straniera, furono ospitate presso ottime Religiose ammiratrici delle Opere del Ven. D. Bosco, ove trovarono quel conforto di cui abbisognavano; e mentre tutto faceva temere che il loro esilio dovesse durare fino a guerra finita, per una fortuita combinazione, cioè per il rimpatrio di molti internati diretti al Piemonte viaggianti su treno speciale per iniziativa dell'Opera Cattolica Internazionale della protezione della giovane, giunte al confine furono unite alla comitiva e con ottimo felicissimo viaggio misero il piede sul patrio suolo il 9 luglio u. s., accolte dalle Superiore e Consorelle con la piú viva commozione e fraterna cordialità.

L'esito del viaggio fu affidato alla protezione di Maria SS. Ausiliatrice, epperciò con animo filialmente grato le beneficate intendono sciogliere il loro voto ai piedi della potente loro Madre con una Messa di ringraziamento al suo altare e col rendere pubblica la grazia ricevuta.

Nizza Monferrato, 18 luglio 1916.

Le Figlie di Maria Ausiliatrice della Casa di Scutari.

Quaranti. -- Sul cominciare dell'anno passato una nostra suora veniva minata dal morbo terribile che conduce inesorabilmente il paziente alla tomba. Visitata da valenti dottori, tutti dichiararono essere il caso disperato. Tuttavia si mise in cura e lo stesso professore curante, visto che a nulla giovava l'opera del pleumotorace, mi chiamò perché andassi a ritirarla.

Fu un momento di angoscia e di trepidazione per parte di tutti. Non s'aspettava che la catastrofe. Ma una speranza estrema venne a confortarci, ispirandoci a ricorrere con maggior fiducia alla Vergine Ausiliatrice. Infatti, dopo due lunghi mesi di letto, la morente guarí e si recò al Santuario a ringraziare la sua celeste benefattrice.

Anche un'altra suora, colpita da acuta pleuropolmonite, fece ricorso alla Madonna di Don Bosco, e si vide tosto guarita.

Io stessa, affetta di grave infezione alla gamba destra, vedendo inutili le mie cure dell'arte, supplicai l'aiuto di Maria Ausiliatrice e tornai alla sanità primiera!

Sia sempre benedetta una tanta Benefattrice!

24 luglio 1916.

SUOR ERNESTA MILANI.

Ottennero pure grazie da Maria SS. Ausiliatrice e alcuni pieni di riconoscenza inviarono offerte per la celebrazione di S. Messe di ringraziamento, per l'erigendo Santuario dei Becchi, Per le Missioni Salesiane, o per altre Opere di Don Bosco, i seguenti

A) - A. A. di Brianzola, 2 - A. G. di Foglizzo, 7 - A. P. di Canicatti, 2 - Abadano Artemisie fu Clodoveo - Abastano Margherita in Leinotti, d - Abate Giovanna in Desecondi, 3 - Abatucci Santa di Giosuè, 5 - Abbene Carolina in Demaestri, 4 - Abelisio Innocenza in Gonella, 2 - Abreonte Chiara Ved. Nicolis - Abriante Romualdo fu Gioachino - Accatino Firmina in Per golese, 4 - Accomasso Filomena Ved. Coreglia, 5 - Accornero Genoveffa fu Sebastiano. - Accornero Placidia in Sensibile, 5 - Accossato Giacinto fu Romualdo - Acintaro Ettorina di Antonio, 2 - Acquistapace Antonio, :io - Actis Giorgetto Flaminia in Destefanis, 2 - Adamoli Francesco, io - Adamonte Teresa in Tucilide, 4 - Ademagno Teodolinda Ved. Serravalle - Adriana B., so - Agosteo Margherita, 2 - Ajmar Silvio di Giovanni, 2 -- Ajme Sartina - Aimone Andreina., 5 - Aimone Gesualdo fu Antonino - Airoldi Costantina Ved. Semplicetti, 6 - Albergotti Andina, io - Albertina Rosmunda di Alessandro - Albertotti Margherita in Defendenti, 2 -- Albesiano- Mansueta in Maresciallo, 2 - Aliprandi Carmelo fu Giacomo - Allovio Consolina - Amantea Maria, 5 - Amapane Emanuele fu Sebastiano, i - Ambrogio Serafina in Medicina - Ambrosio Teresa, 6 - Andreis Virginia, z - Andreolini Costanza, fu Pancrazio, 2 - Angonoa Giuseppe, 5 - Anselmet D. Vittorio, io - Antonietti Maddalena Ved. Deferrari -- Arduino Maria, i - Argenteri Ludovisa in Demarchi, 2 - Arrobio Vittoria Ved. Spada, 2 - Ascoli Carlotta, 2 - Asinelli Gerolama in Costanzi - Assandro Matilde in Lorenzetti - Assalito Gelsomina Ved. Desecondi, 2 - Asteggiano Clodomiro, 5 - Atanasio Raimondo fu Giuseppe - Atzeni Marianna, 4 -- Auchentaller Gustava in Giorgis - Audisio Virginio di Carlo - Avanzato Camilla, 5 --- Avanzato Giovanni, r2 - Avanzato Semiramide di Cipriano - Avanzato Teresa, 5 - Avataneo Antonietta fu Giacinto - Avigdor Sebastiano fu Gerolarno -- Avigo Luigi, 12 -- Avogadro Carolina Ved. Fantini - Avogadro Domenico, 5 - Avogaro Maria, io - Avondoglio Gdsomina fu Antonio - Aymasso Carmelo -Aymonino Michelina in Serra, 2 - Azario Gioberto di Lorenzo - Azzano Genoveffa in Pandoll fini - Azzeglio Nicolina in Veremondi --- Azzimonti Placida di Serafino.

B) - B. P. di Torino, 2 --- B. T. di Frabosa Sottana - Babando Melchiorre di Alfonso, z - Bacchialoni Anselmo fu Gustavo, 3 Bacchiocchi Eugenia in Avezzano, 2 - Bacchiorri Olimpia in Gaspardi, 5 - Bagaggia Ernesta in Sedeocle, 2 - Baiotto Teresa, io - Balbis Luigia, 2 - Baldassi Luigi -- Baldini Irene, 5 -- Balzarini Annunziata, 5 - Balzarotti Giovanni di Clemente - Baratta Maria, 2 - Baravalle Sebastiana in Corinto, 2 - Barbasio Terenzia in Cantagallo, 5 - Barbetta Pietro Giovanni, io - Bardelstein Eulalia in Artois, 5 -- Bardissone Angioletta di Raimondo - Barile Giuseppe, 5 - Barrazzatto Olga, i -- Barrera Claudina Ved. Semaforo, 2 - Bartolone Costanza Ved. Dimirra, 2 Bartolucci Vittoria fu. Alessandro, 2 -- Bassanesi Ortensia di Virgilio - Bassanino Ottavia Ved. Ermoli, 2 - Bassignana Ermelinda fu Antonio - Baucia Caterina in Spandenari, 2 - Baudissnone Ceciho fu Venanzio, 5 - Baudracco Stefano fu Vincenzo, 3 - Baudracco Marcantonio fu Cesare, 2 - Bavestrelli Lucrezia in Geronimi, 2 - Bayda Carolina in Arcore, 5 - Bazzicalupi Rosalia in Leonida, 3 Beccaria Domenica, 3 - Beccaria Giovanna fu Attilio, 2 - Becchio Maria, 2 - Bedarida Giuliana in Omodeo, 2 - Bedeschi Giulio fu Tommaso, 2 Begalino Alfonsina Ved. Sergis - Begoveva Adelaide Ved. Cantarella - Beiswanger Edmondo fu Carlo, 5 - Beleredi Teodcsia di Giacobbe, 2 - Belgioioso Matilde in Serpide, 5 -- Belgrano Teresa in Corda, 6 - Bellacomba Silvia in Dabbene - Bellaminuti Cli. Angelo, io - Bellardinelli Giuseppina in Rondinini, 3 - Belletti Alessandro, io -- Bellina Marianna in Cudicini, io - Bellingeri Adelina, 5 - Bellinzona Carlo, 5 - Belloni Isabella 5 - Belloni D. Paolo Angelo, 5 - Bellotti Giuseppe, z - Bellotti Martina, 2 - Belluzzo Caterina, 5 - Belmonte Serafino di Gustavo, 2 - Beltrametti Costanza fu Giovanni - Beltraini M., 4,65 - Benatti Rosina, i - Beretta Maria, io - Bernardi Ida, - Bernardi Ines, 5 - Bernardinelli Giselda, 7,50 - Bernero Adele, io Bernocchi Amalia, 5 - Berra Farmacista, io - Bertela Francesca, 7 - Bertola Maddalena, io Bertolone Margherita, 5,5o - Berton Ernesto, io - Bertora Adele, io - Bertora D. Giovanni, i - Bianchi Erminia, 5 - Bianchi Giuseppina in Albrigi, 5 - Bianchi Maria in Caverzi, 5 - Bianciardi Enzo fu Carlo, 2 -- Biancotti Emanuele, 2 - Biancu D. Giuseppe, 20 - Bilancione Ludovisa in Iris - Binaschi Pietro, 3 - Bini Olga, 2 - Binotti Clara, 4,90 - Birago Giulietta Ved. Marcone - Birocchetti Gaudenzia di Stefano - Birolo Giovanni, 4 - Bisio Teresa,, 300 - Bitetto Teresa, io - Blanchard Prudenziana in Aimone - Bianco Lucia in Amateis - Blandino Margherita fu Cristoforo - Blangetti Maddalena di Teodorico - Blangini Enrico fu Sebastiano - Blengetti Maddalena, 5 - Blumental Salvatore, 2 - Bo Matilde, 2 - Boalino Ezechiele di Ermanno, 2 - Boccacina Antonio fu Marcello - Boccardi Anna, 5 - Bedi Chiarina, 1,1o - Boglione Irene Ved. Bologna -- Boi Lussoria in Congiu; 3 - Boldini Giovannina, 5 - Bornbieri Albina, io - Bona Carolina, 2 -- Bonamico Eudosia Ved. Bonfanti, 3 - Bonarda Maddalena in Ferrando, 3,20 - Bordini Zaira, 5 --donino Teresa, 3 - Bon vicino Luigi, 4 - Bonzani Celestina, 5 - Boreani Rosa, 2 - Bosetti Giacomina a mezzo di Braga Maddalena, 20 -- Bosio Maria, 2 --- Bossetto Angela, io - Botti Maria, 2 - Botti Dott. Giuseppe - Bottini Pietro, 5 - Botto Quirino, 4,50 - Brandolero Luigia, 5 - Brau Virginia, 2 - Bresciani Giuseppe di Virginia, 2 - Bresciani Giuseppe di Vincenzo, 3 - Bressanone Costanzo fu Giuseppe, 2 - Brianzone Melania Ved. Destefanis - Bricarello Chiara di Stefano - Bricherasio Gaetano di Domenico, 3 - Brignardelli Nicoletta in Deriso, 5 - Brioschi Cecilia, 5 -- Brondoni Caterina, 5 - Brontolone Annetta fu Giuliano - Brunetta Domenico, 2 - - Brusaferro Elisabetta Ved. Giulianelli, 2 - Buccelletti Maria, 4 - Burgonzio Cleopatra in Degrandis, 5 - Buscaglia Carlo, 5 - Busello Bettini Carolina. 5 -- Busetti Maria, 3 - Butti Erminia, 12.

C) - C. C. M. di Peveragno - C. E. di Torino, 5 -- C. F. di Torino, io - C. G- di Novara, io - C. T. R. di Torino - Cabella Albertina in Oriobello, i - Cabiati Giacomo fu Elia -- Caboni Benedetta in Pavia, 3 - Caccavale Emma fu Gustavo, 2 - Cacciabue Teodoro fu Domenico - Caccialanza Enea di Gerardo, 2 - Cacciaruccelli Angela, io - Cacherano Antonietta Ved. Rufinatti, i - Cademuro Vincenzo fu Costanzo 3 - Caetani Alessandra fu Mario, 2 - Cagnetta Luigia in Furnelli, 2 - Cairola Pio Giuseppe di Carlo, 2 - Calabrò Catena, 1,50 - Calabrò Vincenzo, 1,5o - Calderina Margherita fu Sisto, 4 - Calesella Giuseppe, 25 - Cameirano Giuseppe, io - Campagnola Celestina, 5 - Camusso Orsola, 3 - Canegallo Nina, 3 - Canelini Giuseppe, 3 - Cantatore Teresa Ved. Gaudiò - Capello Anna, 5 - Capirono Gabriella per i suoi figli in guerra, 5 - Capitano Maria, 5 - Cappelli Clementina - Cappelli Domenico - Capra D. Alfonso, 5 - Caratti Giuseppina, 2 -- Carbone Antonietta, 2 - Cardano Teresina, 5 - Cardena Edvige, 2 -- Careggio Secondo, 5 --- Carlino D. Domenico, 5 - Carnelutti Isabella, 5 - Carneri Achille, 1o - Caronni Giacomo, 5 --Carrara Ermenegilda in Perini, io - Carusi D. Luigi, 5 - Casarotti Teresa, 6 - Casetta Giuseppe 2 -- Castagnedi Ernesta, 5 - Castelli D. Giuseppe, 20 - Castello Prof. Luigi, 15 --- Cauchini D. Marino, 7,50 - Caudana Agostino, 3 - Cavagna Maria, .4 - Cavallero Carolina - Ceccherini Eudosia in Temistocle, i --- Cecchetti Maurilia :'n Eula, 2 - Cecilian Giuseppina - Cecilian Teresa - Cegani Clotilde in Bresso, 2 - Celebrini Baldassarre fu Antonio, i - Celestino Angioletta di Carlo, i - Cellanza Marianna fu Goffredo, 2 - Cal ?erari D. Giuseppe, 5 --- Celorio Emilia,- 5 - Celotto Maria, 5 -- Ceppelini Celsomina in Mi randa - Ceronetti Maddalena Ved. Curlandi, 2 - Cervieri -Carmela in Sanfelice, 2 - Cerutti Eufrasia Ved. Pensabene, 2 - Ces Velli Giovanna in Puiatti, 5 -- Chabert Emilio fu Antonio -Chiabotto Alessandra in Secondini - Chiabrando Tarcisio di Innocenzo, 3 - Chiabrera Carolina, Ved. Cantalupi - Chiari Augusto, 5 -- Chiavenuto Orsola, 7 Chiesa G., 20 - Chiminotto Maria in Deangelis, 2 - Chionetti Maria fu Marco - Chiusapelle Maddalena in Menaggio - Ciaudano Margherita fu Giovanni - Cibrario Genoveffa in Emmanueli, 3 - Ciccarelli Lucia, 5 - Cichellero Eliseo di Edmon(1o, 3 - Cicclietti Antonietta in Marco - Cicognani Basilio di Angelo - Cimossa Paola, 2 5 --Cioni D. Carlo, 5 - China Antonio, 15 - Cisla En ichetta, 1o - Claretta Agostina in Primo - Clavesana Primina fu Gervasio Clemene Feliciano di Ambrogio - Clerico Margherita in Deantoni - Clozza Norberto fu Vittorio -- Coda Elisabetta, i - Codacci Erasmo di Clodoveo - Coe Sebastiana in Congiu, 2,50 - Coggiola Giovanna, in Damasceno - Colomba Teresa, io •- Colombano Stanislao fu Davide - Colombi Eliseo, io --- Colonibini Gregorio - Colonibino Quirino di Giosuè - Colombo Carolina, 2 - Colombo Clotilde di Vincenzo - Colombo Maria in Dedé, 5 - Colombo Maria, 7 - Colombo Siro, 2,50 - Colossi Maria, 5 - Comotto Maria in Pittaluga, 3 - Confortini D. Confortino, 5 - Corazzi Emilia, 5 - Coronai Esterina di Vittorio - Corpino Battista, 5 -- Corte Emma in Brumini, i - Costi Clelia, 5 - Crappone Vittore fu Antonio - Cravino Isidoro Sergente Maggiore, 30 - Cravosio Pancrazio -- Credazzi Giuseppe - Cremonesi Natalina in Denicolis - Crescentini Isidoro - Cretier Maria Teresa, 30 - Cristini Emilia, 5 - Crocchio Francesco, 1 o - Croce Tecla in Foeso, 5 - Crugnola Carolina, 5 - Cunico Maiolo - Cuppari Mariamna, 1 o - Curtino Ippoliro fu Lorenzo - Cuschera Feliciano di Protasio, 2.

D) - D'Ovidio Mansueto fu Atanasio, i - - Dadone Vittoriano, i - Daeniker Timoteo Celestino, 4 - Daeppen Paolina in Siker, 2 - Dafarra Benedetto - Dall'Angelo Vittorina, io - Dall'Anton Lucrezia -- Dall'Oglio Ambrogina in Costa, 5 - Dalla Longa Brigida, 5 -- Dameno Ermenegilda, 5 - Damevino Giuliana in Cardano, 6 - Dapozzo Rosa, io -- Darbesio Giuseppe fu Pasquale, 2 - Deangeli Anselmo di Benedetto, 2 - Debattista Francesca, 5o - Debenedetti Patrizia in Cristoforis, 2 - De Benedictis D. Otello, 5 --- De Cristoforis Agapito fu Cristoforo -- Dedominici Longino i - Dedonatis Re gina Ved. Solis, 2 - Defilippi Matilde in Re, 4 - Deiana Lucia, i - Della Terre Teresina in Vezzoli, 3.40 - Delmastro Mario e Pierina, 5 - Delogus Francesco, 5 -- Delpiano Clemente Maresciallo Maggiore, 3 - Demaria Ernesta in Calosso, 2 - Dematteis Lucia, 5 -- De Paoli Francesco, 5 - Destefani Lina, 5 - Devota di Maria Ausiliatrice dalla Zona di Guerra Di Giusto Monica in Desecondi, i - Direttrice dell'Ospedale di Cannobio a nome dei suoi infermi, 8 - Discalzo Pio fu Mansueto, 4 - Di Stefano Cleopatra, 14 -Di Vito Sigismondo Isidoro, 2 - Domenichini Eufrasia di Giacinto, 2 - Donzelli Speranza Ved. Varvello, 3 - Dragonetti Anastasia - Drappero Cleto fu Silvestro, i -- Dreischer Gaetano fu Anastasio Dronchat Vitale di Agrippino - Druetto Pietro fu Celestino, 4 - Dughera Filippo di Venanzio, 2 - Dugnani Giacomo fu Eidrada, i - Durando Antonio di Beniamino, i.

E) - E. A. Z. e Famiglia di Mombercelli -E. G. di Torino. - L . M. di Pavia, 50 -- E. I,. T. di Bompietro, io-Elena Anselmina in Monteverde 4 -- Elia Sotero di Alessio, 2 -- Ellena Anselmo fu Vittorio, 2 -- -- Emanuel Caio di Giovanni, 3 - Emporziano Amanzio, 2 -- Enrici Crescenzio, 2 - Enrietti Galdino fu Agostino, 4 - Enrione Aniceto, 5 -- Ermenen Filippina di Agesilao, 2 - Eusebione Anastasia, 2 - Eviglia Tiburzio.

F) - F. I. di Torino, 5 - Fabre Sofia in Richard, 5 - Fabbri Ermenegildo di Carlo, i - Fabro D. Luigi, Parroco, 5 - Facchinetti Zenone fu Magno - Faccio Maggiorino, i -- Facciotti Leone, i - Facenda Ezechiele Faggiani Dionigi di Sebastiano, i - Fagnoni Cristiano di Francesco, i - Falchero Epifanio - Falcione Guglielmo - Famiglia di S. Colombano al Lambro, 1o -Famiglia Benvenuti, 3 - Famiglia Castella, 5 - Famiglia Vanella Fanella Carolina, 3 - Ferando Vincenzo, 4 - Fatti D. Paolo, io - Federici Maria in Errici - Federico Francesco, 5 - Fenati Angiolina, 5 - Fenoglio Francesco fu Serafino, 5 - Feroglio Balbina Ved. Battistini, 3 - Ferrari Bettina, 1 o - Ferrari Teresa, 3 - Ferrarti Giuseppina, i -- Ferraris Teodora di Ferdinando, 5 - Ferrero Lucia, 2 - Ferretti Cristina, 5 - Flippi Gio vanni, 5 - Finocchiaro Anna in Geremia, 40 - Fiorano Felicita - Fioravanti Caterina - Fiore Petronilla in Dellavalle - Fioretta Enrico fu Paolo z - Fiori Giuseppina, 2 --- Fiore Giacomo, 5 - Fiorito Angelina in Abasini, io - Plecchia Ferdinando di Alessio, 5 - Flister Adelaide in Zulla -- Florio Eustacchio di Venanzio - Poighera Sisto di Carlo - Fontana Teodoro fu Francesco, 2 - Forcheris Giovanni -- Forestini Germano, 4 - Ferlanis Maria - Formica C., io - Formica M., io - Fornacca Giovanni - Fortina Donato, 5 - Forzani Giuseppe, 5 -- Fessati Filippo di Pietro, 3 - Fragetti Assunta - Franceschi Maria, i - Francis Domiziano, 2 - Francotto Maria Maddalena, 2 - Franzinetti Desiderio fu Pasquale, 4 - Franzoni Maria, 2 - Fratelli Ferro, 4 - Fresia Eusebio, 2 - Frigerio Deodato - Frola Celestina, 5 -- Fruttero Felice, 4 - Fulugonio Bernardino, 3 - Fulcheris Celestino - Fumagalli Pietro, 3 - - Furlanetto D. Francesco, Parroco - Furlani Pasquale, i - Fusero Venanzio.

G) - G. G. di Fobello Sesia - G. P. di Alba, io -- G. Z. di Nizza Monf., 30 - Gabanna Felicita Ved. Busticco, 3 - Gabbiano Policarpa in Gemini, 2 - Gabelli Emerenziana, i,25 - Gabrieli Giulio di Agostino - Gabriolo Maria fu Silvestro, 2 - - Gabutti Fortunata Ved. Moniotti, 2 -Gagliardi Angela, 5 - Gagliazzo Vittore fu Pietro, 2 - Gagnatelli Margherita Ved. Bregnetti - Gaidano Maddalena in Foscarini, 4 - Galantino Simeone fu Gaetano - Galeati Enrica, 5 - Galla Rosa, 5 -Gallaccio Giuliana in Berardelli, 4 - Galiardo Luigi, 2 - Galleani Donato, 2 - Gàllia Matilde, i o - Gallini Giuseppa, 5 -- Gallo Albina; 5 - Gallo Maria in Panara, io - Gallonide Giovita fu Salomone - Galmotto Mansueto fu Battista - Gamon di Teresa, 15 - Gandalino Lucietta, 5 - Gandini Coniugi, r5. -- Gandolfo D. Sebastiano, 5 - Garancini Angela, 30 - Garlanda Linda, 2 - Gatti Camilla, 5 - Giovinelli Adele, 5 - Gayinelli Enrichetta in Calcaterra, 18 - Gavinelli Ottavia, 3 - Gazzina Elide in Lazzari, io - Gedda Giovanni - Genrinatti Valentino, 2 - Genola Melezio dì Augusto, 4 - Gentilini Rosalindi, 20 -- Gentina Amedeo di Carlo - Gerbino Beatrice in Basso, 5 - Geymonat Scolastica di Pietro, 2 - Ghibaudo Apollonia Ved. Simone, 2 - Ghiggia Teresa in Ardissono, 3 - Ghigliani Agata in Verine, 5 - - Ghiglione Andrea, z - Ghione Teresa, 5 - Gliirardengo Giovanna in Serralunga, 2 - Gibel Luigi, 5 - Giachero Bartolomeo - Giachero Lina, 5 - Giacobino Biagio fu Michele, 4 - Giaconiello D. A., io - Gianelli Graziella, 5 - Gianotti Rosa, io - Giarola Angelo, 6 - Gimondi Daria, 2 - Giol Giovanna, 5 - Giordani Rosa in Laner, 58,80 - Giovanno Giuseppe, 5 - Giovenale Dorotea Ved. Girasoli, 5 - Giulianelli Romualdo fu Antonio - Giuliano Giacinto, ii - Giumaglino Faustino - Giusti Virgilio, 2 - Gladman Ignazio, 4 - Gonella Francesco, 5 - Graziato D. Giovanni, 5 - Gravagna Silvestro, i - Gravano Antonio, i - Grioni Maria, io --Guallino Carolina, 2 - Gualteroni Giuseppina Ved. Salvi, 25 - Guaschini Giuseppina Ved. Salvi, 25Guaschini Marianna, io --- Guazzotti Camilla, 5.

L) - L. D. di S. Bartolomeo di Cuneo, 20 - L. L. di Moncalvo - L. N. di Torino, 3 -- La, gozzi Biagio, 15 - Laiolo Enrichetta, 4 - La Marca Irene in Falci, 8 Lamperti - Devecchi 50 - Lana Fernanda, 2o - Lanci Concetta, 5 - Lanza D. Gaetano, io - Lardo Angela, 1,5 - Lazzari Maria, 5 - Locatelli Albina, 2 -- Leda Giuseppa in Canevaii, 5 - Lonardi Anna, 5 - Longato Angelo, 5 Lovisolo D. Angelo per il suo Oratorio Festivo, 20 - Lunedei Ernesta in Abbondanza, 20.

M) - M. A. di Belforte all'Isauro, 2 - M. B. di Palestro, 5 - M. G. B. di Bologna, 25 - M. G. G. di Castelnuovo d'Asti - M. G. G. di Avola, io - G.M. I. B. di Valtournanche, 8 - Macagno Giovanni, 4 - Macario Onorina in Saletta, 5 - Macchia Enrichetta Ved. Solis, 2 - Maciotti Felicita Ved. Sesamo, 4 - Madama Giovanni fu Costanzo, 2 -- Madonini Giuseppe, 2 - Maffezini Anna., .1 - Magnani Ida, 5 - Maiorana Giovanna, 2 - Maviani Angelo, 5 - Malandrino Augusto, i - Mania Nicolina, 2 - Maria Giovannina, 3,50 - Mangiola Marco, 21 - Mannai Peppina m Atzari, 3 - Mantegari Battistina, 5 -- Marchese Rosaria, 12,20 - Marchiando Maddalena, 5 - Marchisio Ermelinda in Scamozzi - Marcuzzi Antonio, profugo, 2 - Marello Emilia, io - Marguetta D. Giuseppe, 5 - Mari D. Luigi, 5 - Marini Assunta, io - Marino Maddalena; 5 - Marocco Dott. Paolo, io    Martinelli Maria, 5 -- Masio Geronima -- Masso Giovanni, 5,50 - Mauro Antonino, 20 - Mazzarello Giovanni, 2 - Mazzoleni Lucia, 5 - Mazzucchelli Cesira, i - Sieda Beatrice -Meli-Galvagno D. Giuseppe, 5 -Melaziis prof. Michele, 3.50 - Melzi Giovanna in Arcangeli, 2 - Menossi Nicolò Soldato, 3 - Mercandino Celestino, 2 - Mezzullo in D'Abbraccio, io - Miani Giuseppe, 5 - Migliore Bonaventura fu Agostino, 2 - Migliori Maria, io - Milano Maria, 3 - Mina Anna - Slinella Angiolina, 8 - Minotti Giuseppe fu Andrea, 2 - Moinas Antonietta - Molinari Attilio, 4 - Mombello Ved. Serafina, 2 - Monigliano Gesualdo fu Romolo, 2 - Montagna Caterina, 2 - Monti Laura, 2,50 - Monti Vittoria - Montiglio Maria, 5 - Morano Angela, 2,50 - Moretta Genoveffa in Strettura, ,io - lMoricca Dott. Giuseppe, 5 - Moretti Marietta, io - Morizzo Nicolao, 5 - Moroni Oreste, io -- Morra Caterina, 5 - Moschetta Antonio, 5 - Moscone Rosetta, 2 - Mottino Battistina, 5 - Mottiro Vincenza, 5 - Mottura Secondo fu Augusto, 4 - Muggio Elisabetta in Abrate -Mussi Filippina in Filippetti, so - Musso Angela, 5 - Musmeci Pietro, tenente dalla zona di guerra, io - Muzio Carolina in Ulla, 40

N) - N. N. di Almese, 2 -- N. N. di Bogliacco, io - N. N. di Bologna, i - N. B. N. di Dogliani - N. N. di Gattinara, 5 - N. N, di Novara, i - N. N di S. Vito di Fagagna - N. N di S. Lucia, 5 -- N. N. di Sliema (Malta), Cooperatrice Salesiana, a mezzo di Manara Blandina - N. N di Torino, i - N. Albina d Torino, 2 - N. N. id. (Valsalice) 5 --- N. N. di id., io - N. N. id. avente mola bisogno dell'aiuto divino, io - L. N. id., implorando grazie da Maria Ausiliatrice, 20 -- N. N di Vallemosso, 5 - N. N. di Vicenza - Nassani Carlo, 5 - Negri Rosa Ved. Birago, 3 - Nepote Elisabetta, 5 - Nicoletti Guido, 3 - Nicolis D., 3 - Nizia Teol. Vicario, 40 - Novarino Maddalena.

O) - Odisio Giuseppe, 15 - Olivero Anna - Onrarini Caterina, i - Organo Maria in Belloni, 5 - Orsatti Marietta, 5 - Ortis Marina in Salvo, 2 - Osella Anna - O. V. di Parigi.

P) - P. G. C. da Cavallermaggiore (Cuneo) offre lire mille, implorando da Maria. SS. Ausiliatrice il compimento di una sospiratissima grazi.i - P. F. F. A. di Torino, io - P. G. di Torino, 12,50 - P. S. di Torino, 2 - Paccagnella Alessandro fu Giovanni, 2 - Pacchiarini Gaspare di Bartolomeo, 3 - Pagnone Angela Ved. Mansueto - Pagotto Giulia, 2 - Paliavicini Cesarina in lloriondo, 4 - Pallavicino D. Emilio M., 5 -Palazzo P. in Gaya, 5 - Palmerio Clementina irr Bucceroni, 2 - Panera Carolina - Parietti FeliLina, 5 - Passoni D. Ludovico, io - Pasqualino Francesco, 5 - Pasquali Luigi, 50 - Paviato Egilda, io - Pedone Irene, 5 -- Pedrazzi Anna, i - Pellegrini Alma, 5 - Pensatene Francesca, i - Penzo Maria, io - Perazzoli Giuseppe, 2 -- Perazzelo Oresta, 5 - Percivalle Ettore, soldato, 5 - Pereno Serafina Ved. Giovina, 4 - l'eretti Vittoria, io - Peressutti Gio. Battista, io - Perolari Augusta in Lardelli, 5 - Perona Matilde, 3 -Peroni Orsola, 3 - Perosino Maria, 3 - Persone riconoscenti di Mondovì Piazza, 35 - Pertile Angelo, 5 - Pertusi Francesca, 2 - Peruzzini -Orsola, io - Petich Annina - Petrillo Salvatore, 5 - Piantanida Giovanni, 5 - Piazza Giovanni, i 5 - Pignet Giosuè, 5 - Piombo Ilariannina, 5 - Pietrowicz D. Valentino ex-allievo salesiano, 5 - Piovano Angelo fu Sebastiano, 2 - Pirolo Gio.anni, 4 - Pizzio Margherita in Demaestri, 4 - Poche tino Maria, 3 - Poggio Margherita., 3 -Polcaro Pietro, 3 - Poletti Maria in Puiani, 2,50 - Polizzi Maria, 5 - Pollano Cristina in Bonelli, 2 -Pompignoli e Famiglia, 5 -Porcu Liberato, 1,25 - Porta Laura n. Chiora, i,5o - Pozzo Francesco - Pregimone Giovanni, 1o - Provvidenza Natale, 5 - Puiatti Geremia, 5 - Puricelli Silvia, 5.

Q) - Quaglino Giuseppa.

R) - R. G. di Proserpio, Cooperatrice Salesiana, 5 - R. S. di Trino Vercellese 15 - Raballo Francesca, 5 -- Radaelli Ved. Rosa, 25 -- Raeli Maria in Linrongi, io - Rainiondi Severino, 2 - Ramasotto Giovanna in Andreoletti, 2 - Rapallino Cesarina in Devalle, 3 - Ravaglio Margherita Ved. Santo, 3 - Raveri Rosa, 5 - Razzoli Ved. Olimpia, io - Rebagliati Teresa, io - Ruagni Lucia, 5 - Recagni Luigi, 5 - Regazzon Pietro, 2 - Reineri Maria, 5 -- Renzi Rosa, 20 - Reta Francesca, 5 -- Ribota Giuseppina -Ricliard Caterina, 5 - Riglietti Anna, 2 --- Riggio Mariangela, 15 - Riva Leonilda, 5 - Rizza Maria, 5 - Rocchi Cesira, 20 - Rodinò Benedetto, 1 o - Roggeri Tersilla in Biancheri, 5 -- Romagnani Ildegarde in Govoni, i -Romagnino Leone, Caporale, dalla zona di guerra, 15 - Ronfano Pietro, 5 - Roncalli Giacinto, 2 - Rossi Maria ed Anialia, io - Rossini Giuseppina in Bucci, 20 --- Rubin Raffaela, 2 - Rubinetti Secondo fu Michele, 5 - Rughi Mauro, i -- Ruggeri Antonia, 3 - Buggeri Luigia, 3 - Ruggieri Marietta, 5 - Ruschena Vittoria, 5.

S) - S. L. N. di Modena, io - Sabadini Ambrogio, 3 - Sacchi Maria, i o - Sagù Venera in D'Antoni, 5 - Sain Celestina, 2 - Saleba P. G. Giuseppe, 11,95 -Salini Peppina, 6 -Salis Maria in Mannai, 3 - Salteri Achille, 25 - Sandrone Margherita - Sangiorgi Emilia in Ghetti, 20 - Savina Prospera in Leonardi, io - Sarteur Ilaria, 5 - Satta Filiberto, i - Savinelli Gisella, 5 - Scandola Pietro, i o - Scaraffia Luigi, 5 - Scarella D. Pietro, 20 - Scarlatta Giovannina, 2 - Scavarda Antonietta, 5 - Scotton Rosa, 6 - Segaloni Giuseppe, 5 - Semino Margherita, 2 - Sertorio Teresa, 50 - Siccardi Rosa, 5 -- Signora Mazzucchi in Allard, 5 - Signorina Gironimi - Signorina Rosignani - Signorina Zerboni - Silvagno Maria Ved. Cantù, io - Sironi Nice in Meda, 5 - Sometti Anna in Pennelli, io - Sonzogni Fedele, 12 - Sorelle N. N., 50 - Sorelle Rosa ed Erminia, 5 - Sorelle Veglia, i - Soso Gio. Battista, i o - Stefanoni Giovanni, 5 - Suddici Maria in Missio, 20 - Sulis Claudina, 5 - Suor Giuseppina Ceffa F. M. A. - Suor Maria Grazia Villani, 2 -- Suor Ottavia Maccone, 2,50 - Suppo Giovanna, 5.

T) - T. B. F. di Capriolo, io - T. S. di Valgioie, i i - T. T. di Asti, i o - T. T. M. di Torino, 5 - Taffone Paola, 3 - Taglietta Luigina, 3 - Tanzi Celeste, 5 -- Tasini Giovanni, 4 -Taracchino Vincenzo, 5 - Tartaglino Teresa, i - Testupa Giuseppe, 20 - Tinelli Silvio, 7 - Tortirolo Giovarmi, i - Torre Laura, 5 -- Tomè Maria, 6 - Tommaselli D. Edmondo, 12 - Tomassini Annetta in Genghini, io. - Tondello Domenico, 5 - Tonelli Antonio, 3 - Tonin Elisabetta - Toyon Fiorina, 5 - Tonti Luigi, 5 - Torta Gius., 5 -Tosi Maria in Mucci, 5 - Traverso Ortensia, 5 - Trinchero Caterina in Lipet, 5 - Trucco Marianna, 5 - Tuona Patrizio, 3 - Turazzini Teresa, 5 - Turri Bettino, io.

V) - Vaccaro Marianna, 2 - Vagnoli Rug