PERIODICO MENSILE DEI COOPERATORI DI DON BOSCO
ANNO XLI - N. 1 1 GENNAIO 1917
SOMMARIO
Il Sac. Paolo Albera ai Cooperatori e alle Cooperatrici Salesiane.
L'istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice nell'anno 1916.
Cooperazione Salesiana - Conferenze per la Festa di S. Francesco di Sales.
L'elogio di un Apostolo e di un Apostolato. Come attirare i fanciulli agli Oratori. Il cuore del Papa!
Un'ardita esplorazione di 450 chilometri lungo il Rio das Mortes (Matto Grosso, Brasile).
Il Culto di Maria Ausiliatrice - La nostra speranza! - Nel Santuario di Valdocco - Grazie e favori.
Pel tempio votivo in onore di Maria Ausiliatrice a Castelnuovo d'Asti.
Riconoscenza al Ven. Don Bosco.
Note e corrispondenze: Ai lettori - I due grandi bassorilievi laterali del Monumento a Don Bosco - Negli
Istituti delle Figlie di Maria Ausiliatrice - Notizie varie. Necrologio e Cooperatori defunti.
REDAZIONE E AMMINISTRAZIONE - VIA COTTOLENGO, 32 - TORINO ..
Torino, 1 gennaio 1917.
Benemeriti Cooperatori, Benemerite Cooperatrici,
Voi potete facilmente comprendere quali pensieri mi si affollino alla mente in questo giorno. Ecco che un altr'anno - il secondo per l'Italia, il terzo per altre nazioni è interamente trascorso nelle sollecitudini e nelle vicende della guerra. Quand'essa avvampò, niuno poteva immaginarsi che avrebbe avuto una durata così lunga, e, neppur oggi, sappiamo quando sarà per finire.
In queste particolari condizioni tutti hanno particolari doveri. Noi pure, o benemeriti Cooperatori e Cooperatrici, dobbiamo animarci in primo luogo a sopportare con fortezza e con cristiano coraggio i nuovi e piú gravi disagi, cui inevitabilmente andiamo incontro. In secondo luogo dobbiamo far di tutto perché niuna delle opere fondate dal Ven. Don Bosco e dal suo 1° Successore, l'indimenticabile Don Rua, abbia in questo tempo a venir meno e a languire. Urge in modo speciale che ci dedichiamo con raddoppiata abnegazione alle opere rivolte a vantaggio della gioventú.
Per grazia di Dio, nonostante il gran numero di Salesiani richiamati sotto le armi in tutte le nazioni belligeranti, le nostre istituzioni continuarono dappertutto la loro pacifica missione fino a questo giorno. Anche in Palestina, benché non possano piú ricevere da molti loro benefattori i consueti sussidi, tuttavia quei nostri confratelli proseguono l'opera loro. Hanno dovuto assottigliare il numero dei ricoverati, unicamente per mancanza del necessario, ma sono sempre in bel numero gli orfani cui i Salesiani provvedono di tutto ed educano civilmente e cristianamente nel paese di Gesú.
Un gran conforto.
E per me è un gran conforto il veder come l'Opera Salesiana continui ad essere apprezzata e benedetta in tutte quante le Nazioni. Or di questo sia lode a Don Bosco. Aveva ben ragione quel buon Padre allorchè protestava « È mio fermo sistema tenermi estraneo ad ogni cosa che si riferisca alla politica! Invitatemi a qualunque cosa dove il prete eserciti la carità, voi mi vedrete pronto a sacrificar le sostanze e la vita!» E poichè egli stesso aveva esperimentato in tempi burrascosi, come con questo sistema si possa compiere un gran bene non solo con l'approva zione dell'Autorità Ecclesiastica, ma con l'appoggio di ogni Autorità Governativa, non cessò mai di raccomandare egual sistema ai suoi figli.
« Voi vedete, ci ammoniva famigliarmente Don Bosco, come la nostra Pia Società ha già fatto delle grandi cose: ebbene, io vi assicuro che coll'aiuto di Dio e colla protezione di Maria Ausiliatrice ne compirà altre più grandi ancora. Ma, oltre l'aiuto del Cielo, quello che ci facilitò e ci faciliterà a fare del bene è la stessa natura dell'Opera nostra. Lo scopo al quale noi miriamo torna beneviso a tutti gli uomini, non esclusi quei medesimi che in fatto di religione non la sentono con noi. Se vi ha qualcuno che ci osteggia, bisogna dire: o che non ci conosce, oppure non sa quello che si faccia. La civile istruzione, la morale educazione della gioventú, o abbandonata o pericolante, per sottrarla all'ozio, al mal fare, al disonore, e fors'anco, alla prigione, ecco a che mira l'Opera nostra. Or qual uomo assennato, quale autorità civile potrebbe impedircela?... Noi non facciamo della politica; noi rispettiamo le autorità costituite, osserviamo le leggi da osservarsi, paghiamo le imposte e tiriamo avanti, domandando solo che ci lascino fare del bene alla povera gioventú e salvare delle anime ».
Ed oh! quanta cara gioventú verrà ancora a picchiare alle nostre Case dopo la guerra ! Buoni Cooperatori, se vogliano efficacemente cooperare al benessere della civile società, tanto in questa diletta Italia, quanto in tutte le altre Nazioni, dobbiamo prepararci a sviluppare dappertutto, a pace conchiusa, quel piú ampio programma di redenzione e preservazione giovanile, che ci sia possibile. Se è vero che quale oggi è la gioventú, tale sarà domani la società, dobbiamo procurare di educare alla Religione ed alla Patria il maggior numero di giovani, moltiplicando gli Istituti educativi, particolarmente gli Oratori festivi, provvisti di quei Circoli ed Associazioni giovanili reclamati, soprattutto nei grandi centri, dai tempi che cambiano e che cambieranno ancor più in avvenire. Se riusciremo a raccogliere sotto la bandiera di Don Bosco buona parte della gioventú, quanto bene avremo procurato alla civile società! Le folte schiere educate nei nostri Istituti ed. Oratori saranno altrettante vene copiose di buon sangue cristiano avvivate nel corpo della società, e v'inoculeranno, a base di forti e pratici convincimenti religiosi, quel duplice amore al lavoro e alla temperanza cristiana, che Don Bosco fece risplendere in se stesso in tutta la vita e che non solo raccomandò agli eredi del suo apostolato, ma volle che fosse anche la duplice virtú caratteristica dei nostri alunni.
Questi santi propositi io aveva la fortuna di manifestare in una memoranda udienza, avuta il 5 novembre u. s., alla presenza del S. Padre Benedetto XV, e vidi tosto illuminarsi di soavi speranze il volto augusto del Vicario di Gesti Cristo. « Continuate, mi disse il Santo Padre, continuate nel programma che vi ha tracciato Don Bosco! Il Papa è contento di voi e del lavoro della Pia Società Salesiana ! » Grazie, Padre Santo! le vostre parole sono la miglior ricompensa alle nostre fatiche.
Voi pure, o benemeriti Cooperatori, sorreggeteci ognora nella via intrapresa, e i Salesiani, dal primo all'ultimo, si faranno un vanto, a prezzo di qualunque sacrifizio, di percorrerla fino alla morte.
Opere compiute nei 1916.
Fedeli al programma di Don Bosco, noi continuammo, come di sopra ho accennato, tutte le opere già fondate, sia per l'educazione della gioventú, sia per l'assistenza degli emigrati e per la cristiana civilizzazione di varie tribù selvagge.
Commossi allo stato miserando in cui si trovano molti orfani di guerra, abbiamo aperte ad essi le porte dei nostri Ospizi; e, per provvedere piú largamente e direttamente ai loro bisogni, abbiam anche iniziato la fondazione di opere apposite.
E cosí, già da otto mesi, che venne aperto a Pinerolo in Piemonte l'Istituto « Don Bosco » per orfani di guerra, inaugurato solennemente nello scorso ottobre. Il plauso con cui tutte le Autorità accolsero questa fondazione, le benedizioni delle povere famiglie dei ricoverati, e soprattutto la felice riuscita di questi, m'animarono ad allargare il benefizio, e volli che si fondasse una seconda casa per questi infelici ma carissimi giovanetti, la quale, come avete appreso dal Bollettino, è una Scuola pratica di agricoltura alle porte di Roma, dove saranno accolti di preferenza gli orfani di guerra dei contadini.
Vi è già noto come i figli di Don Bosco e le Suore di Maria Ausiliatrice si siano adoperati e si adoperino tuttodì per l'assistenza ai figli dei richiamati. Ora ciò avvenne non solo in Italia, ma in tutte le altre nazioni, non escluse quelle che prosperano nella pace.
Per continuare a tener aperti molti nostri istituti dovemmo anche, nel l'anno testé decorso, sobbarcarci ad altre sollecitudini. Requisite alcune nostre case dalle autorità civili o militari, ci vedemmo costretti a trasportare altrove le nostre tende. Cosí accadde ad Alessandria e a Fossano in Piemonte, a Mogliano Veneto, ecc.. Similmente l'Orfanotrofio, o Patronato, di Castello di Venezia venne trasferito a Trevignano; l'Istituto Salesiano di Macerata fu trasportato a Genzano di Roma; e l'Istituto San Francesco di Sales di Catania nel vicino paese di S. Gregorio.
Per meglio attendere ai bisogni degli emigrati e dei loro figli, s'è dato e si continua a dare maggior sviluppo all'Istituto per i Polacchi in Ramsey negli Stati Uniti, e un nuovo se n'è aperto a Tucumàn nell'Argentina, del quale si gioveranno specialmente i figli degli Italiani. Questa ultima fondazione, compiutasi a ricordo del io Centenario dell'indipendenza nazionale di quella fiorente repubblica, ha ivi incontrato - com'ogni altra opera salesiana - le concordi simpatie di tutte le piú spiccate personalità, a cominciare dal Presidente della Repubblica.
Nè mancarono altre nuove fondazioni nel nuovo Continente. A Camaguey, nell'isola di Cuba, nelle Antille, cedendo alle preghiere d'una pia e generosa Cooperatrice, abbiam pure iniziato un istituto.
Anche le Missioni, che stavano tanto a cuore a Don Bosco e a Don Rua, ebbero consolante incremento.
Il zelantissimo Vicario Apostolico di Méndez e Gualaquiza, Mons. Giacomo Costamagna, a prezzo di gravi sacrifizi è riuscito ad aprire una stabile residenza di Missionari a Santiago di Méndez, cioè all'estremo lembo del suo Vicariato.
Anche l'instancabile Mons. Malan, Vescovo tit. di Amiso e Prelato dell'Araguaya nel Brasile (ossia delle nostre Missioni tra i Bororos) ha stabilito una nuova residenza nel capoluogo della sua Prelatura, a Registro do Araguaya nel Matto Grosso.
Dalle relazioni dei nostri Missionari della Patagonia vi è ben noto lo sviluppo consolante delle Case Salesiane stabilite in quelle terre. Quell'immensa regione, che da Papa Leone XIII era stata divisa in un Vicariato e in una Prefettura Apostolica, ha subìto alcune importanti variazioni nelle sue circoscrizioni ecclesiastiche, pur restando tutta intera a carico dei Salesiani,
La parte argentina fu divisa in vari vicariati foranei sotto la giurisdizione dell'Arcivescovo di Buenos Aires, piú quello di Patagones dipendente dal Vescovo della Plata, e quello del Neuquén dipendente dal Vescovo del Cuyo. La parte chilena invece, che comprendeva gran tratto dell'antica Prefettura Apostolica affidata al compianto Mons. Fagnano, venne eretta in Vicariato Apostolico, il cui titolare sarà un Salesiano, che avrà dignità vescovile e risiederà a Puntarenas. Queste nuove divisioni ecclesiastiche furono fatte per agevolar lo sviluppo dell'assistenza religiosa in quelle regioni, che si son già popolate e si popoleranno ancor piú d'emigrati d'ogni nazione, quando sia tornata la pace. n perciò facile il comprendere come sia necessario il pensare per tempo a provvederle di nuovi Missionari.
Un nuovo campo immenso, superiore in superficie di piú volte all'Italia, cioè la Prefettura Apostolica del Rio Negro nel Brasile, ebbe nell'anno decorso la sua prima fondazione salesiana. Il rev.mo Prefetto Apostolico, il nostro Don Lorenzo Giordano, insieme col caro D. Balzola ed altri figli di Don Bosco, fin dal 15 agosto 1916 si stabiliva nel comune di San Gabriel, capoluogo dell'Alto Rio Negro; e di là m'ha già scritto piú volte sollecitando soccorsi pecuniari e di personale, che io spero di poter soddisfare almeno in parte, o benemeriti Cooperatori e Cooperatrici, mediante la vostra generosa carità.
Anche le nostre Missioni della Cina hanno avuto un progresso notevole. Il distretto dell'Heung-Shan, quando venne affidato ai nostri Missionari, non aveva che 3 cristianità e 3 cappelle. Ora le cristianità son 15 e le cappelle sono pur 15, e i battesimi amministrati dai nostri Missionari hanno sorpassato il numero di seicento.
Abbiam dunque motivo di rendere, anche per questo, le piú vive grazie al buon Dio e alla nostra cara Madre, Maria SS. Ausiliatrice.
Proposte pel 1917.
Un altro conforto soavissimo che provai nel 1916 fu la grande fiducia mostrata da molti Cooperatori nella bontà e nella protezione della nostra celeste Patrona e Ausiliatrice. Le quotidiane domande di preghiere innanzi al suo altare e le lettere di ringraziamento per favori ottenuti furono, in verità, tanto dall'Italia quanto dalEstero, superiori a quelle di tutti gli anni decorsi. Ad assecondare questo slancio di fede ed a corrispondere in modo conveniente a tali domande, non ho mancato un sol giorno, o benemeriti Cooperatori e Cooperatrici, di pregare e far pregare i nostri alunni dell'Oratorio secondo le vostre intenzioni.
Anche per tutti i vostri defunti abbiam fatto particolari suffragi. Il penultimo giorno del mese dei morti, coll'intervento dei suddetti alunni che si accostarono alla S. Comunione insieme con gran numero d'altri fedeli, si cantò messa funebre e si fecero solenni esequie per tutti i morti della guerra, particolarmente per gli appartenenti alle vostre famiglie. Penso, o benemeriti Cooperatori e Cooperatrici, di farvi cosa gradita col comunicarvi queste notizie. Ma perché le comuni suppliche per i gravi nostri bisogni e pel ristabilimento della pace sieno piú care al Signore, vogliate voi pure
1) Unire le vostre alle nostre preghiere in questo modo
a) Il 1° venerdí, o la prima domenica, o il giorno 24 di ogni mese sia giorno consacrato al ritiro mensile da tutti i nostri Cooperatori, e la Santa Comunione che farete tutti in detta circostanza sia offerta al Signore in suffragio dei morti della guerra e per affrettare il giorno della pace.
b) Tutti quanti poi, Salesiani ed allievi e Cooperatori, proponiamoci di recitar ogni giorno, finché non spunti il giorno della pace, le preghiere che consigliava il nostro Venerabile Fondatore a quanti desideravano di ottenere qualche grazia da Maria Ausiliatrice, cioè: «Tre Pater, Ave e Gloria a Gesú Sacramentato, colla giaculatoria : Sia lodato e ringraziato ogni momento il santissimo e divinassimo Sacramento, ovvero: Cor Jesu Sacratissimum, miserere no bis; tre Salve Regina a Maria SS. Ausiliatrice, colla giaculatoria: Maria, Auxilium Christianorum, ora pro nobis ».
Se tutti quanti saremo fedeli nel compiere queste preghiere, potremo esser sicuri che la benedizioni celesti cadranno copiose su ciascuno di noi e delle nostre famiglie, e affretteremo davvero l'aurora del giorno desiderato. Il Ven. Don Bosco ci insegnò a ricorrere in ogni caso difficile, anche umanamente disperato, a Gesú in Sacramento ed a Maria SS., nostro Aiuto; e voi ben sapete gli effetti meravigliosi che egli ottenne con questi fiduciosi ricorsi. Ora, se in questo momento vi è una cosa che paia impossibile ottenere tra breve, è proprio la pace delle Nazioni!... Noi ascoltiamo Don Bosco e non tarderemo, io credo, a sciogliere l'inno del ringraziamento.
2) I lavori del tempio votivo da dedicarsi a Maria Ausiliatrice presso la casetta natale del Ven. Don Bosco, a Castelnuovo d'Asti, procedettero sin qui senza interruzione. Se m'assisterà il vostro zelo nel promuovere offerte tra le famiglie cristiane per quest'impresa, allo scopo a voi noto di consacrare alla Beata Vergine particolarmente i bambini, perché Ella doni loro una benedizione che li accompagni sino alla morte, ho piena fiducia che potremo inaugurare il nuovo tempio nel prossimo agosto.
3) Ma per meglio meritarci la sorte di vedere esauditi i nostri voti, io vi prego pure, o benemeriti Cooperatori e buone Cooperatrici, a zelare efficacemente la difesa dei diritti di Dio, pel trionfo della Chiesa e pel vero bene della Patria. Ognuno, secondo la sua condizione e le sue forze, lavori a combattere il vizio e l'errore, e a promuovere la virtù e la conoscenza della religione.
a) Vogliate, all'uopo, schierarvi coraggiosi nel nuovo anno fra quei cattolici zelanti, che in questi ultimi tempi si son fatti promotori d'un'attiva propaganda contro la bestemmia e il turpiloquio. Che niuno di voi rimanga indifferente e inoperoso di fronte a siffatti vizi, che disonorano e chi li commette e tutta la famiglia cui appartiene. Vegliate perché non deturpino mai non solo le vostre labbra, ma neppur quelle dei vostri amici, dei vostri parenti, e soprattutto dei vostri figliuoli. Quando udite taluno a bestemmiare, dite sempre a fior di labbro, ed anche a chiara voce se vi pare utile e prudente, una giaculatoria di riparazione; e, se potete farlo, non mancate mai di ammonire, con prudenza e con carità, chi bestemmia o parla in modo sconveniente. Io vorrei consolarmi nel pensiero che i Cooperatori Salesiani, che Don Bosco voleva attivi tanto nel fare quanto nel promuovere il bene, si facessero un vanto di combattere la bestemmia e il turpiloquio.
b) Diffondete la buona stampa. Non comperate, né mai date accesso entro le vostre case al giornale, al periodico, al libro cattivo. In pari tempo adoperatevi perché altri seguano il vostro proposito risolutamente, senza rispetto umano e senza colpevoli transazioni od arrendevolezze; e, con tutti i mezze di cui potete disporre, sostenete la buona stampa. Non potendo fare di più, date a leggere il periodico o il giornale cattolico, se vi siete abbonati, o le Letture Cattoliche e il Bollettino Salesiano.
c) Professate voi e, col vostro esempio, inculcate anche agli altri ossequio e devozione filiale al Papa.
« Verrà un tempo, diceva Don Bosco, in cui il nome di Cooperatore vorrà dire cristiano! I Cooperatori saranno quelli che aiuteranno a promuovere lo spirito cattolico... Piú la S. Sede sarà bersagliata, piú dai Cooperatori sarà esaltata; piú la miscredenza in ogni lato va crescendo, piú i Cooperatori alzeranno luminosa la fiaccola della loro fede operativa ». Dopo la guerra, io spero che sorgerà anche il giorno in cui queste parole cominceranno ad avverarsi. A voi però è noto come vadano le cose oggidí Ben vedete come da una parte si cerchi d'insinuare ogni sorta di calunnie contro il Papa, e come dall'altra si diffonda il silenzio intorno ai miracoli di carità che Egli compie in tutto il inondo, specie nei paesi belligeranti, per lenir tanti dolori e asciugar tante lagrime. Cooperatori, attenti all'insidia; voi venerate il Papa e diffondete largamente, attorno a voi, eguale amore pel Vicario di Gesù Cristo.
d) Ancora un invito importantissimo. Prestatevi, o cari Cooperatori, con buon volere e con puntualità, ad aiutare i Direttori degli Oratorii festivi e i revv. Parroci, e gli stessi Comitati di assistenza civile o religiosa, sia per l'insegnamento del Catechismo, sia per tutte quelle altre mansioni che facilmente potrete disimpegnare negli Oratori, o in seno alle altre opere. Purtroppo oggi sono immensamente diradatele file dei sacerdoti e dei sostenitori di tante buone iniziative, che erano sorte a vantaggio delle popolazioni. Prendete voi il loro posto, e i frutti e le consolazioni, che raccoglierete dal vostro lavoro, vi animeranno a perseverarvi anche di poi.
Altro non oso chiedere quest'anno al vostro zelo e alla vostra generosità. I nostri bisogni vi son noti ; vi son note le nostre strettezze finanziarie, che divengono sempre piú gravi. Il vostro buon cuore e la Divina Provvidenza, ne ho ferma convinzione, non ci abbandoneranno. Ne sieno quindi grazie al Signore, e grazie anche a voi, in nome di tutti quelli che godono della vostra carità.
Per la Causa di Don Bosco.
Chiudo questa lettera col raccomandarvi la Causa di Don Bosco.
Come sapete, il Sommo Pontefice Benedetto XV, nell'ultimo Concistoro pubblico tenutosi il 7 dello scorso mese, ha benignamente accolto la terza perorazione di rito per la Beatificazione del nostro carissimo Padre, il Ven. Giovanni Bosco. Il Processo Apostolico sull'eroismo delle sue virtù e sui miracoli operati dal Signore a sua intercessione, compiutosi con alacre impegno dalla Curia Arcivescovile di Torino, volge omai al termine, e fondatamente si spera che, fatta la trascrizione degli Atti, questi possano essere inviati a Roma nel corso di quest'anno per esser presi in esame dalla S. Congregazione dei Riti. In tutte le Case Salesiane, dal 189o, cioè da quando s'iniziò il Processo Ordinario, mattino e sera si fanno particolari preghiere per ottenere la divina assistenza e i lumi dello Spirito Santo su cosí importante lavoro. Vogliate voi pure, o cari Cooperatori, che nutrite tanto affetto per Don Bosco ed avete tanta stima della sua santità, unirvi ai suoi figli, perché presto possiamo vedere decretati al comun Padre e Maestro gli onori degli altari. Però non illudiamoci: ci vogliono ancora più anni di studio e di esame. Continuiamo quindi ogni giorno a pregare e saremo piú presto esauditi.
Col rammentare, a vostro giusto e desiderato conforto, che in tutte le nostre Case si prega quotidianamente secondo tutte le vostre intenzioni, io vi ringrazio, o buoni Cooperatori e pie e zelanti Cooperatrici, di tutta la vostra carità, e vi prego dalla bontà dell'Ausiliatrice dei Cristiani tale abbondanza di celesti benedizioni che vi accompagni fino al termine della vita e vi metta al possesso del premio che vi sta preparato in paradiso.
Pregate voi pure per me che mi protesto e. sarò sempre,
Di Voi, Benemeriti Cooperatori, e Benemerite Cooperatrici,
Dev.mo Servitore
La guerra, questo flagello del Signore, che in mezzo a tante rovine e a tanto sangue fa dovunque sbocciare più copiosi e fragranti i fiori della carità, nel 1916 infiammava più degli anni precedenti anche lo zelo delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Il loro Istituto, che si gloria - al pari del nostro - di essere stato fondato dal Ven. Don Bosco, è visibilmente protetto dalla nano del Signore. Una prova irrefragabile, che annualmente additiamo ai lettori, è il suo continuo e, diciam anche, prodigioso incremento.
Nuove case aperte nel 1916.
Tredìci furono le nuove fondazioni dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice nel 1916.
A Occimiano, comune della provincia di Alessandria presso Casale Monferrato, chiamate dallo zelante prevosto Can. D. Evasio Colli, le zelanti religiose apersero un Giardino d'Infanzia con annesso Oratorio Festivo e Scuola di lavoro.
A Roppolo Castello (Novara), mercè l'appoggio del rev.mo sig. Arciprete D. Agostino Poma, nel palazzo dei Conti Alessandro e Gabriella De Rege di Donato, assunsero la direzione dell'Oratorio Festivo, con scuole di taglio e cucito, di religione e di canto, fiorenti fin dagli inizii.
A Trivero Biellese, per opera del Comm. A. Cerino Zegna, che superando non lievi ostacoli condusse a termine uno splendido edificio per un Giardino d'Infanzia, hanno accolto varie centinaia di bimbi con plauso di tutte le famiglie.
Eguali fondazioni compirono a Campiglia (Pisa) ed a Scropfiano (Siena), ove apersero anche un Oratorio e una scuola di lavoro.
A Gubbio, e precisamente a Monte Ingino, accettarono l'assistenza di una colonia di operaie anconitane, mercè le provvide benemerenze del Patronato di Ancona.
A Brancaleone (Calabria), all'invito di S. E. Mons. Paolo Albèra, Vescovo di Bova, già protettore delle loro opere di Messina, presero la direzione dell'Asilo, di un annesso laboratorio e di un Oratorio Festivo.
In Alessandria d'Egitto fondarono una Scuola privata elementare e secondaria, con laboratorio e scuole di musica e di pittura, intitolata a Maria Ausiliatrice.
Nel Nord America, in un sobborgo di Paterson, sostenute dal rev.mo parroco Sac. Carlo Cianci, assunsero la direzione delle Scuole Parrocchiali e dell'Oratorio.
Opere identiche poterono iniziare nella parrocchia di S. Lazzaro in Santiago e a Curies nel Chili, mediante la generosità dei rispettivi parroci e di altre benemerite persone.
A Meli, nell'Uruguay, fondarono un asilo e una scuola privata, nonché un Oratorio Festivo.
Nell'Andalusia, dove già da quattro anni presso Yerez de la Frontera dirigono due colonie marittime, su proposta del Regio Delegato, assunsero la direzione della Colonia Scolastica Sivigliana Principe delle Asturie, composta di 15o bimbe e di altrettanti bimbi.
Ampliamenti.
Contemporaneamente condussero a termine altre opere presso fondazioni anteriori. Merita un cenno specialissimo lo sviluppo che ebbero le loro case di Roma. Quivi, nell'Istituto Maria Ausiliatrice, in via Marghera, fondarono un Ufficio di collocamento per giovanette. Al Testaccio trasferirono le loro opere, già molto fio renti, in un nuovo fabbricato, le cui stanze del primo piano, adattate per la munificenza del Santo Padre in spaziose aule scolastiche, accolgono 350 fanciulle del Dopo Scuola, e, con entrata propria e distinta, 200 bambini, tutti della prima e seconda elementare, cui vennero a mancare i maestri Salesiani, richiamati sotto le armi. Al Testaccio apersero pure una scuola professionale, che è una vera provvidenza per quel quartiere ed è già molto fiorente. Nell'Istituto S. Famiglia, dove per il piano regolatore fu demolito gran parte dell'antico edifizio, costrussero un vasto porticato, che nelle ore di ricreazione ripara dal sole o dalle intemperie le 400 fanciulle della Scuola D. Bosco, ivi stabilita, ed apersero una scuola di dattilografia, per sottrarre ai pericoli di altre scuole molte giovanette, che si preparano al conseguimento del diploma in tale scrittura. Finalmente nell'Istituto Gesù Nazzareno iniziarono un laboratorio di cucito e di maglieria per fanciulle povere, le quali, retribuite quotidianamente, confezionano indumenti militari.
Similmente a Nunziata, in Sicilia, in apposito locale del collegio fiorente da molti anni, apersero un Giardino d'Infanzia, cui diedero il nome del Ven. Don Bosco.
Pegno visibile della protezione celeste sulle opere delle suore di D. Bosco fu l'ottenuto pareggio della loro Scuola Normale e Complementare femminile di Ali Marina (Messina), che l'Associazione Nazionale per soccorrere i Missionari cattolici Italiani ha avocato a sè. La Scuola, che ha già dati esami di licenza con effetti legali nello scorso ottobre, s'intitola a «Maria Ausiliatrice ».
Altre opere.
Anche le Figlie di Maria Ausiliatrice continuarono nell'anno decorso a prestarsi con carità a pro' dei bisognosi e dei sofferenti a causa della guerra. Durante le vacanze autunnali tennero aperte, in più luoghi, scuole ed asili, con doppia refezione per i figli dei richiamati.
In Alessandria, sotto gli auspici della rev.ma Madre Generale Suor Caterina Daghero, apersero un Istituto per i bimbi orfani dei soldati caduti in guerra, in una splendida casa colonica, messa a loro disposizione dalla munifica generosità dell'illustre donna Rosa Borsalino.
A Milano, provvedendo ad un bisogno vivamente sentito, accettarono nella casa di via Bonvesin una trentina di bambine, figlie di richiamati, orfane di madre o aventi la madre all'ospedale, provvedendo con materna carità ai loro bisogni.
In Torino, insieme con due schiere di giovani operaie di Bertulla e Monte Rosa, offersero gratuitamente ogni sera un'ora di lavoro per i nostri soldati. Inoltre, rispondendo generosamente ad un invito del Comitato Torinese dell'Unione Donne Cattoliche (che nella sua alacre carità ha deciso di provvedere al ricovero e all'educazione di povere bambine o bambini dai 3 ai 7 anni, rimasti orfani di guerra), hanno aderito di accogliere quei bambini che saranno loro affidati nell'Istituto di Via Maria Ausiliatrice 1, in Torino, e le bambine nell'Educatorio di S. Teresa in Chieri.
Anche negli ospedali, loro affidati fin dall'anno 1915, continuarono l'opera caritatevole; anzi furono costrette in più luoghi ad aumentare di assai il personale. Così avvenne a Torino, nell'Ospedale di riserva « Regina Margherita », ove presentemente in numero di 45 attendono all'assistenza di 2300 infermi o feriti; e così a Tortona, a Catania, ad Acqui, a Lugo in Romagna e nell'Ospedale Umberto in Roma.
A Catania le Figlie di Maria Ausiliatrice hanno l'assistenza quotidiana di dieci « nidi di bambine », figlie di richiamati, cui prodigano ogni cura materna.
Queste, in rapido accenno, le opere compiute dalle Figlie di Maria Ausiliatrice nell'anno passato.
Che la Vergine Benedetta le conservi sempre nello spirito del Ven. Fondatore, le sorregga e benedica ogni dì in tutte le loro imprese, in patria e all'estero, tra i popoli civili e tra le tribù selvagge... e le allieti così di nuove vocazioni, che possano compiere dappertutto un bene sempre maggiore!
I Cooperatori Salesiani, i quali confessati e comunicati divotamente visiteranno qualche Chiesa o pubblica Cappella, o se viventi in comunità la propria Cappella privata, e quivi pregheranno secondo l'intenzione del Sommo Pontefice, possono lucrare Indulgenza plenaria
ogni mese:
1) in un giorno scelto ad arbitrio di ciascuno; 2) nel giorno dell'esercizio della Buona Morte; 3) nel giorno in cui si radunino in conferenza;
dal 10 gennaio al 10 febbraio:
1) il 19 gennaio, festa della S. Famiglia;
2) il 23 gennaio, Sposalizio di Maria Vergine; 3) il 25 gennaio, Conversione di S. Paolo apost.; 4) il 29 gennaio, Festa di S. Francesco di Sales
(visitando una chiesa salesiana, ove esiste); 5) il 2 febbraio, Purificazione di Maria SS.
Inoltre: ogni volta che essendo in grazia di Dio (senza bisogno di accostarsi ai SS. Sacramenti o di visita a qualche chiesa) reciteranno 5 Pater, Ave e Gloria Patri per il benessere della cristianità e un altro Pater , Ave e Gloria Patri secondo l'intenzione del Sommo Pontefice, lucreranno tutte le indulgenze delle Stazioni di Roma, della Porziuncola, di Gerusalemme e di S. Giacomo di Compostella.
Conferenze per la festa del nostro Patrono.
„Nel giorno di S. Francesco di Sales e nella festa di Maria Ausiliatrice, ogni Direttore, ogni Decurione radunerà i suoi Cooperatori per animarsi reciprocamente alla divozione di questi celesti patroni, invocando il loro patrocinio a fine di perseverare nelle opere incominciate secondo lo scopo dell'Unione". (Art. 8, § VI del Regolamento della Pia Unione dei Cooperatori Salesiani).
La Conferenza che si tiene nella festa di San Francesco di Sales è la più opportuna per ridestare lo zelo dei Cooperatori e delle Cooperatrici Salesiane ed iniziare nuove opere secondo lo spirito della Pia Unione. L'anno scorso noi abbiamo largamente trattato - pressochè ogni mese - di ciò che debbono e possono fare i Cooperatori Salesiani. In questa circostanza non sarà quindi fuor di luogo il suggerire alcune coserelle pratiche, quasi piccole scintille che, assecondate, potrebbero sviluppare un gran fuoco di carità.
Cose che si potrebbero trattare nella Conferenza prescritta per la festa del nostro Patrono.
1) Ogni anno muoiono molti Cooperatori e, tra essi, non pochi zelantissimi, che erano di forte sostegno alle opere salesiane. Non si potrebbero sostituire, col far conoscere le opere del Ven. Don Bosco e la Pia Unione dei Cooperatori ad altri caritatevoli ed esemplari cristiani, che ancora non le conoscono? Non si potrebbe stabilire, a fianco di ogni Direttore diocesano, un piccolo Comitato appositamente per questo lavoro ?
2) Nonostante le strettezze sempre crescenti, gli ospizi salesiani continuano ad accogliere poveri giovanetti. Nelle città e nei paesi, ove si trova un nucleo di volonterosi Cooperatori e Cooperatrici e si tiene la conferenza, non vi sarà qualche ragazzo abbandonato che aspetta la mano benefica che gli apra le porte di un istituto, ove possa ricevere un'educazione cristiana, ad es., di un istituto salesiano? Noi crediamo di sí!... In questo caso, non si potrebbe formare - fra i Cooperatori - un altro Comitato, che - a base di sottoscrizioni mensili - procuri di raggranellare la somma necessaria pel ricovero di uno o due o più ragazzetti, a seconda del possibile?
3) Ci sono degli orfani di guerra, ancora in tenera età e talmente abbandonati, che è uno strazio il vederli oggi ed è uno spavento il pensare a quello che potranno essere domani, se cresceranno senza un'educazione cristiana... Perchè non s'iniziano trattative per il loro ricovero, se sono dall'età di 7 a 12 anni, col nostro Rettor Maggiore D. Paolo Albera - Via Cottolengo, 32 - Torino, il quale, a seconda dei casi, può destinarli, all'Istituto D. Bosco per gli Orfani di Guerra aperto a Monte Oliveto, Pinerolo, ovvero alla Scuola Pratica di Agricoltura Presso l'Ospizio del S. Cuore di Gesù in Roma? - e se sono orfanelli dai 3 ai 7 anni perchè non si rivolgono alla Superiora Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice, Suor Caterina Daghero, Collegio N. S. delle Grazie, Nizza Monferrato...?
4) Non sarebbe un'opera di carità anche lo studiare il modo di raccogliere oggetti di biancheria e di vestiario per tutti gli orfani suddetti e per molti altri, non meno bisognosi di tutto, che abbiamo in gran numero nelle nostre Case?
5) Come dimenticare in questi tempi i bisogni delle nostre Missioni?!... La crisi generale, prodotta dalla guerra, si fa sentire fortemente anche nei paesi lontani. Chi penserà a provvedere i Missionari dei consueti indispensabili sussidi Dovranno dire a quei nuovi cristiani che i popoli bianchi, abbandonate le opere di carità che furono il loro vanto principale per tanti secoli, vanno inconsciamente spogliandosi di quel vero sentire cristiano che addita in ogni opera di carità verso il prossimo - massime quando è diretta al suo bene spirituale - il mezzo pii sicuro per ottenere dal Signore misericordia?...
Queste ed altrettali domande potrebbero proporre i Conferenzieri e gli stessi direttori e decurioni a tutti i nostri Cooperatori, invitandoli a sceglierne una - come loro particolare programma, da tradursi in pratica, subito e con gran diligenza.
Per far questo con la certezza di ottima riuscita converrebbe che i benemeriti sigg. Direttori Diocesani e Decurioni, qualche giorno prima della conferenza generale, raccogliessero in privata conferenza alcuni Cooperatori e Cooperatrici dei Più volonterosi e zelanti per trattare in autecedenza questo argomento. Se non bastasse un semplice scambio d'idee, questo Piccolo « Comitato di preparazione » non mancherà di radunarsi anche più volte, ma - così - sarà assicurato il buon esito dell'iniziativa che si vuol Prendere.
A tutti il buon Dio doni ampia ricompensa!
Erat lucerna ardens el lucens. Jo. v. 35
... Narra Don Bosco come fanciullo, gli parve « nel sonno... d'essere in un cortile dove stava raccolta una moltitudine di fanciulli. Alcuni ridevano, altri giocavano, non pochi bestemmiavano. In quel momento apparve un uomo venerando...; mi chiamò per nome e mi ordinò di pormi alla testa di quei fanciulli, aggiungendo queste parole: Non con le percosse ma con la mansuetudine e con la carità dovrai guadagnare questi tuoi amici... Quasi senza sapere che mi dicessi gli chiesi chi fosse, e ne ebbi in risposta: Io sono il Figlio di Colei che tua madre ti ammaestrò a salutare tre volte al giorno... In quel momento vidi accanto a lei una Donna di maestoso aspetto, vestita di un manto che risplendeva da tutte le parti. Scorgendomi mi accennò d'avvicinarmi a Lei, che, presomi con bontà per mano: Guarda! mi disse. Guardando mi accorsi che quei fanciulli erano tutti fuggiti, ed in loro vece vidi una moltitudine di capretti, di cani, di gatti, di orsi e di parecchi altri animali. Ecco il tuo campo, ecco dove devi lavorare. Renditi umile, forte, robusto; e ciò che in questo momento vedi succedere di questi animali, tu dovrai farlo pe' figli miei. Volsi allora lo sguardo ed ecco, invece di animali feroci, apparvero tanti agnelli... »
Il sogno fu allora interpretato in famiglia, dove l'adolescente l'aveva con fanciullesca semplicità esposto. E il fratellastro Antonio disse: Forse diverrai un capo di banditi; e il fratello Giuseppe: Diventerai un guardiano di pecore; e la cara buona piiissima mamma Margherita con trepidante voce soave: Chi sa che noli abbia a diventar prete!
Nessuno di essi poteva intravedere il futuro, ma nessuno di essi avrebbe saputo darsi torto della risposta allora pronunziata quando fosse stato chiamato a dar spiegazione del sogno molti anni dopo. Il piccolo contadino dei Becchi diveniva capo dei poveri reietti figliuoli del popolo, veri banditi dalla famiglia e dalla società; diveniva capo dei miseri traviati dalla ignoranza, che rimanevano come banditi dal bene; diveniva capo di coloro che il vizio deprime e la colpa atterra, banditi dalla salutare luce di vita e di grazia; e si faceva « guardiano di pecore », raccogliendo i primi e disciplinandoli nell'amore e nella virtú; accostandosi ai secondi e facendo loro brillare nel pensiero e nel cuore la luce divina della verità; ricercando gli altri come pecore lungi erranti dal dolce tepore dell'ovile di pace e di bene, per ricondurveli amoroso e premuroso; diventava « prete » riassumendo nell'altezza del titolo onorifico e della dignità sacrosanta che lo rivestiva, la somma delle virtù personali e pastorali di che un sacerdote santo va sempre fornito...
Si elevava cosí nella luce, per diffondere luce, chiamato ad evangelizzare gli ignoranti, a confortare i dubbiosi, a sollevare i caduti, a consolare gli afflitti, a risanare gli infermi, a disseminare la virtú, a erigersi esempio fra le moltitudini, a mettersi, giusta la missione del divino Maestro, alla ricerca dei peccatori. Ed ecco il contadinello dei Becchi disciplinare i fanciulli ribelli, mutare le piccole belve in mansuete pecorelle, radunare i poveri, i reietti, i peccatori, gl'ignoranti e farsi loro capo, maestro e pastore. E l'antico sogno riviveva così e ripalpitava nella realtà vera di ogni giorno e di ogni ora del suo apostolato; e la lampana ardente e lucente dalla campagna di Castelnuovo, dalla romorosa Chieri, dalla cerchia raccolta del seminario, tolta come « di sotto il moggio » e collocata « sul candelabro » (Matt., V, 15) riluceva a tutti e per tutti in lume di verità e di benedizione.
E quello che piú commove e piú conforta e piú solleva è il vedere accanto a lui, guida della sua mente e consolazione del suo gran cuore, la Donna che nel sogno gli era apparsa in « maestoso aspetto, vestita di un manto che risplendeva da tutte le parti ». E la vera « Domina », che pare voglia ad una ad una verificare per lui le circostanze del sogno. E come per meglio dominare e reggere, prende possesso del suo e del cuore de' suoi figliuoli; e si fa invocare e venerare sotto il titolo di « Ausiliatrice », quasi per dar significazione che ogni aiuto Ella intercede e ottiene; e vuole grandeggiare nella sua taumaturga imagine sul pinnacolo maggiore di quel magnifico tempio che fu ed è come il cuore di tutte le istituzioni salesiane, quasi per custodirvi la virtú, per alimentarvi lo studio, per mantenervi la pace, per accrescerne il fervore apostolico...
Non si può leggere senza commoversi e senza ammirare il racconto del colloquio di Don Bosco con Bartolomeo Garelli.
Il suo cuore vi si rivela, il suo zelo apostolico trabocca. E la luce, è l'ardore della lampada dell'anima sua, che irraggiano in benedizione. Egli che in su l'altare di Dio il primo giorno che vi era asceso aveva domandato « l'efficacia della parola per poter far del bene alle anime », e che congiungendo il suo cuore al Cuore benedetto di Gesú nella santissima Comunione aveva senza dubbio supplicato con lacrime di desiderio quell'ardore di che sentiva di abbisognare per rendere proficuo di virtú il suo apostolato sacerdotale, incominciava in quell'ora memoranda là nella sagrestia di San Francesco d'Assisi in Torino ad espandersi in benedizione. E Bartolomeo Garelli fu il primo e il richiamo della serie innumerata ed innumerabile di giovinetti, che si strinsero intorno a lui. E non le difficoltà e non le contraddizioni lo intimidirono o lo distolsero. La sua via era tracciata e Dio lo guidava. Ogni ingombro non era che un nuovo argomento per proseguire il cammino; ogni opposizione non valeva che a confermarlo nel suo proposito; ogni inconveniente non giungeva ad altro che ad affrancarlo nella sua tenacia. Andava innanzi, pieno del suo bello e buon sogno di redenzione; e ne traspariva la viva luce dagli occhi e ne irrompeva l'acceso entusiasmo dal cuore.
Grande e bella figura di apostolo! Pareva che la sua robusta fibra fisica nudrita di aure campestri e di sole significasse la sua inflessibile fibra morale, pasciuta di carità e di fede. Anche quando i suoi confratelli insorsero dubitosi contro di lui, egli non volle scomporsi. Considerò quelle suspicioni come nubi leggiere che si affacciassero in su l'orizzonte, ma non temette mai, nemmeno per un istante, ch'esse potessero raggrupparsi e scoppiare in tempesta. Era troppo sicuro nella sua fede in Dio e troppo avvalorato dalla carità, per credere che valessero poche ombre a ricacciare la luce, che si sprigionava possente e generosa.
E operò con incessante ardore; e si circondò di mansuetudine per rendere dolcezza ad ogni opposizione; e si armò di longanime pazienza per superare ogni difficoltà; e si profuse in preghiera per ottenere sempre maggiore forza e maggior costanza; e si rimise completamente alla Provvidenza divina, perché da essa sola sapeva di dover essere condotto; e per la via aspra e intersecata di triboli camminò come per un sentiero di rose, sofferendo sí, e qualche volta anche lacrimando, ma sempre col piú sereno lume negli occhi e con la piú sentita tenerezza nel cuore, levato all'alto con tutti i suoi pensieri e con tutti i suoi affetti, perché lavorava egli per Dio e ben sapeva che Dio era con lui.
E il catechista dei Becchi e di Moncucco fu il maestro, prima di pochi, poi di un esercito di giovinetti; e l'equilibrista delle spaziose piazze rurali fu. l'inventore delle piú curiose attrattive di giochi per avvincere l'animo degli adolescenti; e l'operaio di Castelnuovo fu l'ideatore di quelle officine d'arti e mestieri che plasmano il carattere della gioventù e affidano ad essa con gli stromenti del lavoro la sicurezza del pane quotidiano e la rigorosa onestà di vita; e il cantore corale della Parrocchia di Castelnuovo, e il suonatore di violino e di cembalo diveniva l'organizzatore di quelle scuole musicali, che sono tanta forza nell'educazione della mente e del cuore, il piccolo custode di mucche assurgeva all'altezza di tutore di collegi e di istituti; e lo scolaro che a Chieri rivedeva i compiti dei condiscepoli, si tramutava in scrittore forbito e popolare, per usare della stampa come d'una sicura arma di bene.
Tutto questo è semplicemente meraviglioso. Il piccolo che ai Becchi sognava, a Torino, in Italia, in Europa, nelle Americhe operava; e il suo sogno degli anni primi diveniva nella realtà della vita la missione portentosa di uno dei piú degni benefattori dell'umanità.
Ed ecco le Opere Salesiane. Le caratterizza un purissimo ideale di bene; le conduce una fede alta e tenace; le accompagna una dolcezza ed una soavità del tutto degne del Santo, alla cui particolare protezione sono commesse e dalla cui provvida tutela si sentono rette; le segue un disinteresse singolare, temprato alla scuola della santa povertà di Cristo; le sostiene una carità senza pari; le accende un ardore che non ha riscontri se non in quello zelo che ha animato gli apostoli; le penetra una purezza angelica, che è come l'aroma che le profuma; le rinvigorisce e le mantiene una salda inflessibile energia, che niuno mai potrà scuotere, perché fondata sulla incrollabile rocca della potenza stessa di Dio.
E sono collegi, ricreatori, scuole, officine di arti e mestieri, librerie, associazioni, famiglie di laici, seminari di sacerdoti, congregazioni di missionari, monasteri di suore, disseminati per l'Italia, propagati per l'Europa, diffusi nelle Americhe con migliaia e migliaia di giovinetti, con centurie di operai, con stuoli di associati, con schiere di sacerdoti, con innumerevoli suore; e tutti incita lo stesso zelo, e tutti guida il medesimo ideale, e tutti regge uguale regola, e tutti domina il benedetto spirito del Fondatore, riassunto nel cercare solo la gloria dì Dio e il bene delle anime, come in un magnifico programma di lavoro e di sacrificio: « Da mihi animas; caetera tolle ».
Ora se io affermo che Don Bosco fu « lampada ardente e lucente » non faccio che segnare qui, in breve, l'azione sua altamente apostolica e civilizzatrice, che prosegue ininterrotta nel tempo e che nell'efficace prosecuzione della Famiglia da lui creata con umile amore e con indefesso zelo si va ogni giorno compiendo. La luce di lui irraggia dall'alto sopra di essa e il suo calore l'accende. Scopriamoci il capo, ed inchiniamoci davanti a questi eroi, che stretti ìn ardimentosa falange, passano aprendosi un solco veramente grande nella società degli uomini, gittando al pari del buon Seminatore della parabola evangelica il seme prezioso di opere sante! Essi vedono crescere intorno a sé una mésse copiosa di bene, perché « benefaciendo et sanando » (Act. Ap., X, 38) sono nel volgere di ciascun giorno in campo, a « dissodar la terra da le spine » e a farvi germogliare e prosperare il buon grano. Salutiamoli con reverenza profonda. Don Bosco vive in essi e continua per essi il suo apostolato fecondo di civiltà cristiana.
* *
Allora che dopo il malore che lo incolse in sugli inizi della sua operosità apostolica Don Bosco ebbe a far ritorno tra i suoi diletti fanciulli all'oratorio, trovò, narrano i suoi biografi, » « che i suoi poveri alunni s'erano procurati quanti piú fiori avevano potuto per spargerne la via ch'egli doveva percorrere ». Omaggio di gentile riconoscenza buona, che doveva tanto piú tornare gradita in quanto irrompeva dal cuore ingenuo ed amoroso d'un stuolo di fanciulli, che vedevano cadere le trepidanze per la salute del diletto padre e potevano giocondarsi di riaverlo ancora con sé; ma omaggio di altissima significazione, come quello che mentre attestava la gioia e la tenerezza di quei piccoli, dimostrava ancora quanti fiori spirituali crescevano sui suoi passi, frondeggiando in grazia ed odorando d'innocenza.
E fiori s'aprivano intorno a lui nella figura di quell'adolescenza casta, di quella giovinezza morigerata, di quella schiera di laici e di sacerdoti e di suore che lo circondavano aspirandone la fragranza e suggendone la linfa vitale; fiori che il sempre crescente numero de' suoi Istituti accoglievano pari a tepide serre raccolte per conservarne la bellezza virtuosa e il profumo gentile; fiori di santità, che rallegravano con lo splendore delle loro corolle e letificavano la vita coi loro profumi; fiori, che dall'ardenza del suo zelo e dal fulgore della sua virtú si vivificavano e trionfavano. E però di omaggio di fiori egli era degno; e però il tributo di quei fanciulli in quel lontano giorno di gioia era ben ispirato; e però fiori e fiori per l'una e l'altra di queste ragioni furono offerti a lui dai contemporanei e dai posteri, dagli ammiratori e dai beneficati, dagli umili e dai grandi: fiori d'amore, fiori di virtú, fiori di riconoscenza, fiori di plauso a questo benedetto figlio dei campi che dai campi aveva tratto seco le semplici fragranze di tutta la svariatissima flora della natura; a questo benedetto figlio della Chiesa, che aveva presso l'altare sorbito l'aroma di Dio e che l'aroma di Dio andava dovunque e sempre spargendo.
E gli gitta fiori la Fede, glorificandolo in una luminosa aureola, che non morrà; e gli porta fiori la Patria, esaltandolo come uno degli uomini d'eccezione, che da sé solo ha saputo dare impulso per mille all'ascendere delle classi piú misere verso il grande ideale di civiltà; e fiori gli offre il popolo nella riconoscenza sentita che il beneficio da lui elargito e per lui continuato nella sua istituzione gli ha fatto e gli fa tuttavia erompere dal cuore; e fiori gli dona il poeta, che si esalta nella contemplazione della sua grandezza come di un'ideale creatura fatta di splendore e di bontà; e fiori gl'intesse in ghirlande la storia, che segna il suo nome tra le pagine piú belle e piú alte della umanità; e fiori gli reca lo statista, che ammira il suo eroismo e il suo apostolato tanto efficace; e fiori gli porgono le madri, che si consolano nel pensiero della sua tutela sempre soave e sempre proficua in pro dei loro figliuoli; e fiori gli dànno gli studiosi, che da lui hanno vista segnata la via che mette alla verità; e fiori gli umiliano gli operai, che da lui hanno appreso la vera operosità che santifica il lavoro ed eleva l'anima a Dio, e fiori, tanti fiori, spargono intorno a lui i fortunati suoi seguaci, che riandando pel suo cammino si rinvigoriscono di carità e si illustrano dei piú fulgenti lumi di santità. Ed egli fra tanti fiori, fra tanti omaggi, fra tanto plauso, fra tanti inni, s'eleva nella luminosa sua aureola di « Venerabile » e si esalta nella sua glorificazione, che è l'apoteosi della sua santità nella quale quel Dio che lo ha suscitato e lo ha guidato lo vuole magnificare come esempio e come gloria, perché i mortali in lui si affisino, da lui imparino, seguendo lui si nobilitino, attingendo ardore di bene dall'anima sua vera « lampana ardente » e irradiandosi di luce di verità dal fulgore suo di vera « lampana lucente ».
* *
Ma non i nostri sono giorni di luce. ì salito il nembo dal fondo delle piú rimote valli e un vento di tempesta ha fatto impeto, l'ha cacciato innanzi, l'ha diffuso per tutto l'orizzonte...
Occorre tregua a tanta desolazione, luce in tanta tenebra, salute in tanto flagello...
E Don Bosco che fra tanto cumulo di male tanto ha diffuso di bene ci sia auspicio, ci sia aiuto... L'esempio suo, fatto di ardore e di luce, ci rinfocoli l'anima, ci illumini la mente...
Come attirare i giovani all' Oratorio ?
I.
Carità e buone maniere.
Il Ven. Don Bosco pose l'Opera degli Oratori sotto la protezione di S. Francesco di Sales « perchè coloro che intendono dedicarsi a questo genere di occupazione - sono sue parole - devono proporsi questo santo per modello nella carità, nelle buone maniere, che sono la fonte da cui derivano i frutti che si sperano dall'Opera degli Oratorii ».
Nel 1858 Don Bosco si recò per la prima volta a Roma, e un giorno - scrisse il compianto Don Lemoyne - fu invitato a passeggio dall'E.mo Card. Tosti, che l'aveva incaricato d'indirizzare alcune parole ai giovani dell'Ospizio di S. Michele, e si venne a parlare del sistema più adatto all'educazione dei giovani. Don Bosco era persuaso che gli alunni di quell'Ospizio non avevano famigliarità coi superiori, anzi li temevano, perciò diceva: -- Veda, Eminentissimo, è impossibile poter bene educare i giovani, se questi non hanno confidenza nei superiori.
- Ma come, replicava il Cardinale, si può guadagnare questa confidenza?
- Col cercare che essi si avvicinino a noi, togliendo ogni causa che da noi li allontani.
- E come si può ottenere di avvicinarli a noi?
- Avvicinandoci noi ad essi, cercando di adattarci ai loro gusti, facendoci simili a loro. Vuole che facciamo una prova? Mi dica: In qual punto di Roma si può trovare un bel numero di ragazzi?
- In piazza Termini... in piazza del Popolo...
- Ebbene: andiamo in piazza del Popolo.
Vi andarono. Don Bosco scese di carrozza e il Cardinale vi rimase osservando. V'era difatti un crocchio di giovani, che Don Bosco cercò di avvicinare, ma i birichini fuggirono. Allora li chiamò con buone maniere e quelli, dopo qualche esitanza, tornarono. Don Bosco li regalò di qualche cosuccia, domandò notizie delle loro famiglie, chiese a qual giuoco si divertissero, li invitò a ripigliarlo, si fermò a presiedere al loro trastullo, e vi prese parte egli stesso. Altri giovani che lo stavano guardando in lontananza, corsero numerosi dai quattro angoli della piazza intorno al prete, che li accoglieva amorevolmente ed aveva per tutti una buona parola e un regaluccio, e chiedeva loro se fossero buoni, se dicessero le orazioni, se andassero a confessarsi. Quando volle allontanarsi, lo seguirono per un buon tratto, e lo lasciarono solo allorchè risalì in carrozza.
*
- Come faremo, signor Don Bosco, ad avere delle ragazze per iniziare il nostro Oratorio? - gli chiesero altra volta le Figlie di Maria Ausiliatrice inviate da Mornese a Torino nel 1876.
E il Venerabile sorridendo:
- La Madonna ve le manderà: uscite, andate sotto i viali, incontrerete certo delle bambine, fermatele, chiedete il loro nome, date loro una medaglia di Maria Ausiliatrice, ed invitatele a venirvi a trovare con altre loro compagne. Vedrete, vedrete!
« Il fatto - scrive Suor Elisa Roncallo - confermò la sua parola; una passeggiata sul viale Regina Margherita ci procurò l'incontro di tre o quattro poverissime fanciulle, offrimmo loro una medaglietta, due caramelle ed un arancio che ci avevano regalato. La prima domenica., cosa insperata!... vennero in numero di dieci; la domenica seguente erano trenta, continuarono a crescere di numero e diedero poi con la loro corrispondenza frutti abbondanti di bene ».
(Continua).
(1) Dalla Commemorazione tenuta in Genova nell'insigne Basilica di S. Siro il giorno 3 febbraio 1916 nell'annuale convegno dei Cooperatori Salesiani, dal Sac. Prof. Clemente Barbieri. - Milano, Tip. S. Lega Eucaristica. 1916.
Leggete e dite se non è buono il Papa, se non ha proprio un cuore di padre!
In occasione delle Feste passate, Sua Santità Papa Benedetto XV provvide a proprie spese che ai prigionieri italiani residenti a Mauthausen giungesse un bel pacco contenente commestibili. Alla composizione di questi pacchi natalizi prestarono la propria opera volenterosa moltissime famiglie cristiane e alcune famiglie religiose di Milano. Ogni pacco conteneva un chilo di pane, una scatola di carne, una scatola di sardine, un blocco di cioccolato, ed una discreta quantità di frutta; il tutto avvolto in un piccolo tovagliolo con la scritta
« Il Santo Padre, offrendo, benedice ».
Prima che cominciasse la novena del S. Natale vennero spediti circa 2o mila di questi pacchi, collocati tutti su 14 vagoni svizzeri, che, accompagnati da Mons. Cavezzali, si diressero a Mauthausen. Per il loro trasporto, tanto dal Governo, quanto dalle autorità militari e comunali, furono concesse grandi facilitazioni. Tutti compresero che un'idea così gentile, un pensiero cosí delicato e paterno, doveva essere assecondato con ogni sollecitudine.
Lo stesso dono, nei giorni seguenti, venne rimesso a tutti gli altri italiani prigionieri di guerra in Austria.
Chi sa come avranno benedetto al cuore del Papa - che alle volte anche in Italia è inconsciamente bistrattato - quei nostri cari connazionali !
MATTO GROSSO (Brasile)
Un'ardita esplorazione di 450 chilometri lungo il Rio das (Mortes. (Relazione del Sac. Antonio Colbacchini).
Colonia Sacro Cuore (Matto Grosso), 15 agosto 1916. AMAT.MO PADRE,
Anche quest'anno riuscí cara e devota, la festa del Sacratissimo Cuore di Gesú. Non avemmo la grandiosa solennità esteriore dello scorso anno. Gesù Sacramentato, da S. Ecc. Mons. Malan, assistito dall'Ecc.mo Mons. d'Aquino, non fu portato in trionfo fra le vie della nostra aldeia, mentre facevan corona a Chi si posa tra i gigli il candore e la semplicità dei nostri bambini... Niente di tutto questo, che oramai non è che un ricordo soave, soavissimo, ma che ancor riempie di gioia l'animo del Missionario.
Tuttavia la festa del Divin Cuore venne a noi con eguale dolcezza; venne con la pace che si vedeva scolpita in fronte a tutti, derivante, senza dubbio, dall'unione intima fatta con Gesú nella Comunione Generale del mattino. I nostri bimbi non accompagnarono Gesù in trionfo, ma li vedemmo inginocchiati con le manine giunte e gli occhi fissi in lui, che in una festa di fiori, dall'alto dell'altare, volgeva loro benigno lo sguardo. I nostri cantori eseguirono la messa De Angelis, mentre al Sanctus, come pure alla fine della cerimonia, sulla piazzetta davanti alla chiesa, risuonavano festose le note della nostra banda. Vari giuochi a premio allierarono, dopo i vespri e la solenne benedizione, i cari nostri Bororos. Ah! Gesù regni sempre fra noi, sempre ci tenga a Lui uniti, e ci aiuti ad aumentare la schiera di questi suoi novelli devoti, conducendo alla luce del suo Divin Cuore altri poveretti che ancora giaciono nelle tenebre. Rinnovai la consacrazione della cara Colonia all'amabilissimo Cuore, anzi glie l'affidai in modo speciale dovendomi per vari giorni assentare per un viaggio di esplorazione, del quale spero le sia grata una breve relazione.
I due scopi del viaggio.
La Prelatura di S. E. Mons. Malan è attraversata nella sua parte settentrionale dall'imponente Rio das Mortes, il cui corso non è ancora ben conosciuto, specialmente qui sull'altipiano. Tale corso d'acqua ha, per l'avvenire della Prelatura, una somma importanza essendo una gran via di comunicazione, che faciliterà la civilizzazione delle tribù selvagge che popolano le sue rive. Ma per questo è necessario conoscere bene il fiume, stabilire fin dove ne è possibile la navigazione; sapere quanto è lungo il tratto interrotto dalle cascate, e di quale difficoltà queste potranno essere per la navigazione. Era questo uno degli scopi del viaggio.
Altro scopo, non meno importante, era visitare l'antica dimora dei nostri Bororos, situata sulla destra del fiume, e vedere se quei luoghi o le loro vicinanze erano stati occupati da altre tribù, come c'era molto a temere, avendo noi quasi ogni anno qualche visita di indi sconosciuti, provenienti dal Nord. Queste visite non ci furono punto gradite, perchè ci danneggiarono varie volte i raccolti ed assalirono a tradimento qualche nostro indio e purtroppo fecero qualche vittima, gettando il panico e la desolazione tra questi cari Bororos. Di questi misteriosi visitatori nulla sappiamo, poiché dal Missionario non si poterono ancor vedere.
Affine di bene accertare questa cosa, eravamo anche disposti ad attraversare il fiume e spingere un po', anche sulla sponda sinistra, le nostre ricerche.
Si parte.
La comitiva che intraprese questo viaggio non era numerosa: era formata dal sottoscritto, da D. Cesare Albisetti, e da cinque indii che dovevano farci di guide e aver cura di due animali trasportanti un po' di vettovagliamento, l'altare portatile e varie altre cosette.
Fra i reiterati auguri dei nostri cari confratelli si parti e in breve la Colonia disparve dal nostro sguardo. Entrati nel continuo succedersi di ondulazioni del grande altipiano, venne spontaneo il dire: - Chi l'avrebbe detto, quindici anni fa, che due Missionari si sarebbero affidati alla mercé di cinque Bororos così terribili, che era temerità passare per questi luoghi, anche accompagnati e meglio armati? e sono quegli indii stessi che avevano fatto tante vittime, che avevano fatto spargere tante lagrime, che avevano anche tramato la vita al Missionario, essendo stati sul punto di scoccare le frecce contro di lui...
Era la prima volta che si faceva un tal esperimento, nel vero senso della parola, lasciando essi, oserei dire, padroni di noi, delle cose nostre, poiché alcuni erano armati, non solo di frecce ed arco, ma di buona carabina a palla che sanno maneggiare a meraviglia.
Risalendo la valle di un affluente.
Si arrivò all'indomani al fiume S. Marco, la cui foce scopersi ed esplorai nel primo viaggio al Rio das Mortes. Si temeva che la traversata ci desse qualche difficoltà, ma fu solo un timore, chè si poté guadarlo a cavallo, seguendone poi il corso fino alla sorgente.
La bella valle ci fece l'impressione di quelle delle nostre prealpi. Le acque, dal bel color azzurro, ora corrono incassate tra due ciclopiche pareti, ora rabbiose tra grossi macigni, ora piane e tranquille scorrono fra le rigogliose vegetazioni delle sponde, rispecchiando le cime delle due catene di monti, alle volte distanti poche decine di metri dalle rive.
Per circa due giorni si rimontò tutta la valle arrivando alle sorgenti del fiume. Udendo la parola « sorgente », ordinariamente si presenta dinanzi al pensiero un chiaro zampillo d'acqua limpida e fresca... Qui la cosa è un po' differente. I grandi fiumi che discendono da quest'altipiano tributando le loro acque, dopo il percorso di migliaia di chilometri, all'Amazzoni al nord e al Paraguay a sud, hanno un'origine ben singolare. Alla vegetazione arborea, meschina e rachitica, propria dell'altipiano, che ad un tratto s'arresta, succede una folta vegetazione erbacea, piú o meno estesa, entro la quale, nella parte piú bassa, si incunea una lunga striscia di vegetazione densa, lussureggiante, dai grandi alberi elevanti al cielo le loro superbe cupole. Mai non manca in questi posti la palma Burity, che è una varietà di Mauritia vinifera, raggiungente l'altezza fin di 30 metri, con un gran ciuffo di foglie a ventaglio, lunghe da 4 a 6 m. È detta vinifera perché, incidendone il tronco, ne esce un liquido che ha qualche somiglianza col nostro vino rosso.
Alle volte la vegetazione di tali sorgenti è esclusivamente formata di dette palme ed è magnifico veder quei tronchi, quali agili colonne lanciare nell'azzurro del cielo la superba corona di foglie, dalla quale si vede pendere il lungo grappolo di noci. Una vista tanto bella ricopre un terreno dapprima umido; ma l'umidità va sempre aumentando fino a formare un pantano pel raccogliersi delle acque, che a poco a poco formano un minuscolo rigagnolo limaccioso, che alle volte in poche centinaia di metri è già un bel ruscello, che ingrossato da altre simili sorgenti diventa poi torrente e fiume.
Curiosi fenomeni di erosioni.
Risalita tutta la valle che corre da nord-est a sud-ovest, si discese in un'altra vallata, ben singolare. Tutto intorno incontrammo delle rocce che ci destarono le piú fantastiche idee. Era invero una serie di castelli dalle belle maura e torri e merli, fra i quali pareva di veder financo delle persone ! Possibile?! L'illusione è perfetta. Il fenomeno dell'erosione, visto a rovescio, ossia dal basso in alto, dava origine a piramidi tronche capovolte, bene spesso sormontate da grossi ciottoli arrotondati, ritraenti l'immagine di persone viste a distanza. E difatti il mio compagno mi indicò ... tre fratelli sotto un ombrello!... Eran tre rocce, una di fianco all'altra, coronate dai rami di un albero; un'illusione perfetta! Poco distante, un altro pezzo di roccia su d'un'alta colonna ci parve una gigantesca zuppiera coi rispettivi manici! Potemmo ammirare pure arditi giuochi di equilibrio, mentre ci veniva spontaneo il chiederci: « Saremo sicuri a passare qui sotto?! » Da quel labirinto solo gli indii ci potevano tirar fuori. Ci fecero arrampicare coi nostri animali su per la scarpata di uno dei piú bei castelli, dalle cui torri diroccate potemmo ancor meglio osservare... quel soggiorno di fate.
Una caccia felice.
Le nostre guide poco s'interessavano di ciò che noi ammiravamo e fu breve anche per noi il godimento di quella zona. Scesi nella valle sottostante, i nostri si dissero stanchi e ci esortarono a fermarci presso un ruscello per ivi passare la notte. Si accettò la proposta, tanto piú che era già tardi ed anche noi stanchi abbisognavamo di riposo. Si stava levando le selle ed i carichi degli animali, quando si udí il fischio d'uno dei Bororos rimasto alquanto indietro. Udir quel fischio, e abbandonar ogni cosa e andarsene di carriera, chi con arco e frecce, chi con il fucile fra le mani fu un attimo. Rimasti là, soli, ci guardammo un istante come per dire: Ed ora? Si terminò di scaricare gli animali, e si lasciarono in libertà.
Mentre Don Albisetti andava a procurare un po' di legna secca pel fuoco notturno, io cercai il luogo ed il modo di poter innalzare la nostra tenda, ma fu vana ogni ricerca. Tutto era roccia, ricoperta d'un sottilissimo strato di terriccio, e per quella notte si dovette fare senza tenda. Il male era piccolo, perchè ognuno prese un dei cuoi che servivano a coprire il carico e, stendendone metà per terra, rivoltò su se stesso l'altra, affine di ripararsi dall'abbondante rugiada.
Preparata questa tenda di nuovo genere, udimmo le grida dei nostri, ed erano grida di allegria per selvaggina presa. Arrivarono difatti con tre bei porci selvatici, che subito si misero a squartare presso il gran fuoco che fantasticamente illuminava la valle. Il porco selvatico è di poco inferiore al porco domestico, ma non ha lardo o ben poco. Vive in grandi branchi, cui gli indii dànno una caccia spietata, essendo la sua carne un ottimo boccone.
Alla Cascata Pio X.
Si era al quarto giorno del nostro viaggio e verso mezzodí s'incominciò ad udire il rumore della grande Cascata Pio X da me già descritta. Di mano in mano che ci approssimavamo, il rumore diveniva piú distinto, finché udimmo marcato il tonfo delle acque. Cercai subito con lo sguardo la Croce, piantatavi 4 anni or sono, e la vidi ancor là sul ciglio del gran salto: una bella parassita l'aveva ornata del suo bel verde e dei suoi bei fiori. Ai piedi di quel simbolo di N. S. Religione, sul cader del sole, recitammo il S. Rosario, provando le piú dolci emozioni, come se avessimo pregato sotto le vòlte del tempio piú sontuoso.
All'ultimo bagliore d'un mesto crepuscolo e tra quello scrosciare di acque il nostro pensiero si trasportò sui campi cruenti dell'immane guerra che si combatte in Europa... e spontanea ci fluì sul labbro la preghiera ed il voto che tutto ritorni in pace, come tranquille ridivengono quelle acque dopo l'iroso spumeggiare della grande cascata.
Le nostre meditazioni furono interrotte da un fischio degli indii, annunciante che la cena stava pronta. Si andò a servirci di quello che la cucina del matto ci offriva; poi si ritornò sulle rocce del gran salto, e là, recitate le orazioni della sera, ci ritirammo nella nostra tenda.
Un altipiano interessante.
All'indomani, rimessici per tempo in viaggio, piegammo un po' verso l'interno, montando la serra affin di evitare un gran gomito del fiume, da me già esplorato. Anche il piú esperto geografo non so quanto si troverebbe imbrogliato se volesse fare il rilievo di quella zona! È un disordinato succedersi di alture e di valli! Quand'uno si aspetta di trovarsi in una valle maggiore, eccolo in un punto da cui non vede uscita di sorta! Ora si crede di essere giunti a un piano, ed invece eccoci davanti ad una forte depressione che ci fa retrocedere. In tanto disordine anche le nostre guide smarrirono il cammino e tutto il giorno non si fece altro che salire e discendere fra le rocce, trascinandoci dietro i poveri animali, punto avvezzi all'alpinismo! Però avemmo il piacere, quasi a compenso dell'improba giornata, di fare una scoperta che avrebbe ben allietato qualunque studioso di geologia. Osservammo, sulla cima di quelle alture, che fra i bianchi ciottoli di quarzo, altri rossi dell'arenaria ed altri ancora piú o meno oscuri, leggeri, somiglianti a lava, ve n'erano vari lucidi d'un nero carbone. Ne prendemmo uno, ed osservatolo, vi trovammo chiare impronte di fossile. Fermatici ne prendemmo altri, e anche in essi scorgemmo tracce di fossile più spiccate ancora. « Guarda un po', dissi a D. Albisetti, dicevano che qui sull'altipiano non vi erano fossili, ma invece... » e intanto si cercava. Le ricerche non poterono durare molto perché le nostre guide, preoccupate d'uscire da quel labirinto, erano già discese nella valle sottostante che doveva portarci sul retto cammino. Per quanto osservassi di poi, non ci fu piú possibile trovar altre di simili pietre, nere e lucide, pesanti come ferro, aventi impronte di conchigliette.
Il buon cuore degli indii.
Raggiunte le guide, ci affrettammo per guadagnare un po' di tempo, ed eccoci davanti ad un corso di acqua non molto profondo, ma col letto pieno di larghe fosse e perciò pericoloso a passarsi. Discesi da cavallo, due indii fecero passare adagio adagio gli animali tenendoli per la cavezza, mentre noi ci disponevamo ad entrare in acqua. Ma i nostri uomini non vollero e si offersero spontaneamente a trasportarci sulle spalle all'altra sponda. Insistettero tanto che io cedei; invece D. Albisetti, temendo un bagno involontario, preferì passare per quella volta a piedi, ma poi, in altre simili circostanze, vedendo che la cosa andava tanto bene ed era spiccia, approfittò egli pure delle spalle dei nostri cari Bororos, che tanto volentieri si offrivano a tale servizio. Se per noi la cosa andò bene, non fu cosí degli animali da carico; due di essi caddero nell'acqua. Si venne subito alla verifica dei danni e questi risultarono più gravi di quanto ci aspettavamo. L'altare portatile e i sacri indumenti si eran tutti inzuppati, le ostie divenute inservibili, e quindi non ci fu piú possibile celebrare. Ed anche le poche provvigioni che avevamo, si dovettero consumare in quel punto.
Una delle guide, vedendoci un po' pensierosi, ci disse schiettamente:
- Non abbiate paura, non abbiate paura; non mancherà nulla per star bene, non vi lascieremo patir la fame. Ora ci avviciniamo alla nostra antica dimora e vedrete quanto pesce, quante cose!
- Sì, non abbiate paura, dissero tutti; andiamo avanti.
Nelle mani di Dio e dei nostri selvaggi si continuò il viaggio, e potemmo ammirare la loro buona volontà, e, direi, l'abnegazione con cui ci aiutarono. Giungendo ai punti di riposo, essi facevano in modo che nulla avessimo a fare, pensavano essi per gli animali, innalzavano essi la tenda, facevano essi cucina. Quando erano pronti i manicaretti che preparavano fra loro, ci avvisavano, e mai che uno di essi si servisse prima di noi, né prima che avessimo detto a loro di servirsi. Al mattino, per tempo, andavano in cerca degli animali, e dopo una parca refezione la comitiva era in marcia. Non avremmo immaginato che fossero cosí delicati, e ne restammo stupiti e contenti.
Una notte, accampati sulla riva del Rio das Mortes, stavamo già dormendo, quando ci svegliano invitandoci a veder il frutto della loro pesca. Ci levammo dalla nostra fossetta scavata nella sabbia affin di meglio ripararci dal freddo ed andammo presso il fuoco, ove trovammo dei pesci davvero stupendi. Uno specialmente attirava gli sguardi di tutti, perché era un gigante della sua specie, e un altro per la lunghezza di due denti della mascella inferiore.
Fatti i nostri rallegramenti ritornammo alla tenda, mentre essi ebbero da lavorare per quasi tutta la notte. Alla mattina, piú allegri del solito, ci invitano alla mensa, cioè alla graticola su cui fumano i pesci, fritti e lessi, e;
- Vedi, Padre, mi dicevano, vedi che non manca nulla?! Oggi non vi è solo palmito cotto nell'acqua; sèrviti, vedi che abbondanza
Che avessero da mangiare a volontà fu una fortuna: la giornata si presentava ben faticosa dovendo aprire il cammino per varie foreste vergini, che superbamente adornano le sponde del fiume, da loro prima abitate. E difatti si misero ben alacremente all'opera, lavorando non solo di coltello, ma anche di scure. Uscendo dalla foresta in un campo aperto, osservammo come da pochi giorni v'era stato il fuoco e già tornava la tenera erbetta. Chi aveva posto fuoco là? Civilizzati? Di certo no: dovevano essere indii, di cui i nostri subito riconobbero le tracce. Ma che indii? Forse quelli stessi che ogni tanto si azzardano a fare scorrerie fino alla Colonia? I nostri uomini presero ad avanzare piú uniti, esclamando
- Vengano pure, è da tempo che desideriamo conoscere chi siano.
Cattivi compagni di viaggio.
Si lasciò il campo aperto, si rientrò nella foresta, seguendo il corso del fiume che ogni tanto faceva udire il brontolio delle acque, segnale che eravamo ancora nella zona delle cascate. Alle volte, quando il fragore delle acque ci poteva far sospettare qualche gran salto, si andava ad osservarlo, verificandone la difficoltà per la navigazione. Alla sera sostammo ancora sulle sabbie del fiume. A notte i nostri uomini furono a pescare, ma con poca fortuna, sicché al mattino ci dovemmo accontentare del solo caffè amaro, ché lo zucchero s'era squagliato nell'incidente accennato, e d'un po' di carne di tartaruga bollita con un pezzo di palmito. E con sí meschina refezione anche quel giorno, come sempre, si tirò avanti fino al riposo della sera, rosicchiando ogni tanto un po' dello stesso palmito crudo o qualche frutto della selva. Il peggio era che la notte s'era passata poco bene, perché attraversando la foresta ci s'erano appiccicati vari insetti, fra cui la cosidetta pulex penetrans, cioè una pulce molto somigliante alla comune, ma con questa particolarità che la femmina. penetra sotto la pelle, specialmente dei piedi,, producendo un prurito prima lieve, poi insopportabile e doloroso, tanto da impedire il sonno e obbligare il povero paziente ad armarsi di spillo per estrarla. Se non viene estratta subito, essa si mostra sotto la pelle come un piccolo tumore bianco, prodotto dal suo corpo ingrossato come un pisello, intorno al quale formasi un'infiammazione che in sei od otto giorni marcisce. Ulcerandosi la pelle, allora il parassita esce con le sue uova mature, oppure le lascia deposte nella piaga che, come tutte le altre, se non è curata, può aver serie conseguenze.
Con tali e tanti amici è facile immaginare come si poteva dormire!
L'ultima cascata.
Tuttavia si riprese il cammino fra densa foresta, a poca distanza dal fiume sempre esaminandone il corso. Le acque ora parevano piú calme, e correvano in un ampio letto su cui stendevano i loro rami le piante secolari della riva. Però lontano si udiva ancora uno scrosciar di acque. Era una piccola cascata; minuscola in proporzione alle già passate. Pareva oramai che le acque, stanche, amassero la tranquillità. Difatti gli indii ci dissero subito:
- Questa è l'ultima cascata; piú in basso non ne conosciamo piú, il fiume corre sempre quieto e tranquillo.
- Egregiamente, risposi; ma lo conoscete bene il fiume, anche là lontano?
- Sí; non tanto noi, ma i nostri padri e i padri dei nostri padri, lo scesero ben lontano e ci dissero che di qui in giú l'acqua è sempre calma.
Il secondo scopo del viaggio.
Ci restava di raggiungere il secondo scopo del viaggio. Degli indii, di cui avevano trovato traccia, piú nulla assolutamente. Però, oltre il fiume si osservava elevarsi, al di là di una piccola catena d'alture, leggere nuvolette di fumo, mentre un vero incendio divorava il matto piú verso nord-ovest. Che sia là l'accampamento di qualche tribú? Dovremo davvero arrischiarci a passare il fiume? Al momento non pensammo a dar risposta alle nostre domande; la notte sarebbe stata apportatrice di buoni consigli. Scesi invece un po' piú in basso dell'ultima cascata, si pensò a piantar la tenda sotto gli alberi della riva.
Appena sceso da cavallo, sento D. Albisetti dare in grandi e prolungate esclamazioni, mentre si osservava gli abiti, che erano tutt'un brulichio di un altro parassita, vero tormento dei viaggiatori. Sperando distruggerli tutti d'un colpo, si buttò dentro l'acqua, in quel luogo poco profonda, non pensando che solo il fuoco con denso fumo avrebbe potuto annientare quei minuscoli animaletti, come difatti si fece con i suoi e miei vestiti, dopo d'esserci cambiati. Tali insetti sono della famiglia degli ascari, e di varia grandezza e colore. La specie piú tormentosa è di piccolissime dimensioni, che capita addosso all'incauto viaggiatore cadendo dagli alberi o cespugli, scossi nel passare, dove hanno il nido e in tale quantità da cagionare irritazione e prurito insopportabile. Si attaccano fortemente alla pelle ed ivi, se non ne vengono staccati, resterebbero finché pieni di sangue, spontaneamente, si lasciano cadere. Per levarli, specie quei piú grossi, occorre usare una certa qual prudenza, affinché non resti nella pelle il loro apparecchio fissatore, che potrebbe recare non poca noia.
Conviene tragittare il gran fiume?
Con questi novelli amici, che aggiunti a quei di ieri formano la plú noiosa classe d'insetti, la notte passò come Dio volle, e davvero s'ebbe tempo di pensare all'opportunità di attraversare o no il Rio das Mortes. I nostri uomini invece, contenti di trovarsi nel loro paradiso terrestre, tutta la notte non fecero che romper le dure noci di palme senza la minima preoccupazione, senza nemmeno pensare a pescar qualche cosa per l'indomani. V'era tanta abbondanza di palmito e noci, perché scomporsi?! Al mattino si fece consiglio con loro circa la convenienza di attraversare il fiume, e, manco a dirlo, tutti furono subito di parere affermativo. Ma noi, senza barca, senza nulla, come avremmo fatto, poco o nulla esperti del nuoto? Passare sulle loro spalle era stavolta impossibile! Il fiume largo, profondo, dava un certo qual timore sol a guardarlo... Eppure ti dobbiamo passare ! Per loro non vi era difficoltà alcuna e si offersero tranquillamente di farci passare quantunque senza imbarcazioni di sorta, insistendo che ci affidassimo a loro senza timore. La difficoltà piú seria era distrutta, e si stabili di attraversare il fiume all'indomani, occupando quella giornata, noi in meglio esplorare il fiume e la zona circostante, essi in cerca di noci. Verso il cader del sole eravamo tutti di ritorno all'accampamento, noi stanchi morti, essi freschi ed allegri con i loro sacchi pieni di noci, disposti a passar di nuovo la notte rompendo i durissimi gusci. La cena fu di stretto magro: palmito e noci.
Una zattera improvvisata.
Il giorno dopo i nostri uomini radunarono per tempo presso la riva vari fasci di un certo legno secco, di una leggerezza straordinaria, per la costruzione d'una zattera, assumendone la direzione il piú anziano di loro. Questi gettò tre di quei fasci nell'acqua, sopra di essi ne pose due traversalmente alle testate e poi altri due longitudinalmente, cui legò due forti canne di bambú che dovevano servirci da sedile, fermando il tutto con cortecce d'albero. Durante l'operazione noi osservavamo le acque del fiume, in quel luogo largo non meno di 20o m., quasi interrogandole se, su quella debole zattera, dovessimo proprio affidarci ad esse.
Quando il nostro mastro ci disse che era tutto all'ordine, portando con noi solo i fucili, entrammo in quell'improvvisata imbarcazione, non senza far prima un segno di Croce, subito imitati dai nostri Bororos. Al nostro peso la zattera affondò fino al... secondo piano, sicché quasi fino al ginocchio eravamo dentro l'acqua! I selvaggi, allegri, ridevano, osservando il nostro timore, e:
- Ta paguddo kaba, ta kiarigoddo kaba, boeerdua bokuareughe karegure ceghi; ta mearutorudda, la morora butugogudda! - Non abbiano paura, stiano allegri, noi sappiam bene quel che facciamo; abbiano fede, si tranquillizzino.
Il dubbio era grave: era proprio ìl caso di abbandonarci intieramente a loro, o di rinunziare?...
Fummo spinti avanti nell'acqua ed i nostri uomini, mettendosi ai lati, nuotando, ci spingevano avanti e, tracciando una larga diagonale, felicemente attraversammo il fiume.
Nessuna traccia di dimore di indii.
Con gran pena si continuò per un tratto di foresta raggiungendo una piccola altura coperta da misera vegetazione. Di là spingemmo lo sguardo verso i fuochi visti il giorno innanzi, i quali continuavano ancora l'opera loro distruggitrice, ma vidi che erano ancor ben lontani, interponendosi un buon tratto di terreno montagnoso, non conosciuto dalle nostre guide. Ci fermammo alquanto a riposarci presso un torrente, riprendendo poi l'esplorazione della zona, ove ritrovammo solo qualche piccola traccia di indii ma molto antica, forse di anni addietro, certo d'indii provenienti da regioni piú interne, probabilmente in cerca di pesca.
Un curioso incidente.
Rimanere e spingere piú lontano le nostre ricerche era cosa inutile per noi, avendo già accertato che non v'era una vera dimora di indii. D'altra parte essendo noi del tutto privi di mezzi, parve miglior consiglio tornare alla nostra zattera. Si montò; e gli indii chi tirando con una corda, chi spingendo, tentavano di farci risalire un po' il fiume per non essere trasportati dalla corrente troppo all'ingiù, lontani dal nostro accampamento. La cosa andava discretamente bene, quando i nostri cani, che stavano ancora sulla sponda, col loro continuo abbaiare e correre, annunziano la presenza di selvaggina. La tentazione per gli indii è forte! Guardano, gridano... e non possono piú resistere. Tre abbandonano subito la zattera, e... via! Gli altri due, che stavano colla corda in mano, restano un poco indecisi, si guardano, pare si domandino reciprocamente quello che debbano fare, e in fine, vedendo a fior d'acqua un ramo d'una grossa ed antica pianta mezzo sepolta nella sabbia del fiume, hanno la splendida idea di legar la zattera al ramo, per correre in aiuto dei compagni. E noi restammo in mezzo al Rio das Mortes, impossibilitati a raggiungere la riva per la profondità delle acque, fermi su quella fragile zattera, legata ad un palo!
Anche questa è una delle tante poesie della vita missionaria!... Nei nostri s'era, per cosí dire, ridestata la natura selvaggia che in fatto di caccia e pesca ha quasi quasi dell'eroico. Noi, civilizzati, diciamo che uno è nel suo ufficio quando è nell'adempimento del suo dovere; ed essi dicono ciò quando stanno cacciando o pescando. Rincorrono la preda fino a cadere sfiniti, senza badare a pericoli o difficoltà; qui alla Colonia abbiam un indio privo d'un occhio, perché glielo bucò la punta di una canna di bambù, mentre rincorreva la preda. Crede Lei che si sia fermato per questo? Continuò imperterrito la corsa, fin quando non la raggiunse! Era perciò piú che naturalissimo ai nostri farci stare un'ora in gondola, fermi sul fiume, per... adempiere il loro ufficio.
E noi ce ne stemmo là, aspettando e ridendo di noi e di loro, punto dubitando della loro fedeltà, della quale ci avevano dato le piú belle prove. Non eravamo però del tutto tranquilli, perchè la zattera andava a poco a poco affondandosi, inzuppandosi i legni sempre piú, sicchè, omai, eravamo si può dire, seduti nell'acqua!... Almeno avessero preso quel benedetto animale
in fretta! Ma no! ché loro sfuggi e si lanciò in acqua. Nuotando come un disperato, un di loro si pose a inseguire la preda e gli altri quattro vennero tranquillamente da noi, ci slegarono dal palo e si riprese la traversata. Ma i poveri nuotatori erano stanchi, non ne potevano piú. La corrente ci trasportava, e la zattera, fattasi piú pesante, continuava nel suo lento affondarsi tra le sponde non troppo vicine e le acque nere per la profondità!
- Forza, coraggio, gridavano; avanti, c'è piú poco, presto siamo a riva.
Come Dio volle s'arrivò a toccar terra, dando, si può immaginare, un gran respiro ! Prima di inoltrarci nella foresta per raggiungere l'accampamento, guardammo ancora quelle acque, quel palo... e volevamo vedere ancor una volta l'imbarcazione, ma questa era sparita del tutto sotto le acque. Potevamo ringraziare di cuore Maria SS. Ausiliatrice, che ci scampò da grave pericolo.
La foresta era fitta, densa, e ci volle il suo tempo per attraversarla; ma tutto ci pareva poco, anche i... carrapatos, dico gli insetti già descritti.
Poco dopo noi, arrivò all'accampamento il nostro Nembrotto, glorioso e trionfante, caricando sulle spalle una bella selvaggina. Certamente l'operato suo, considerato lí al sicuro, sotto la tenda, era umanitario perché procurava vitto a tutti quanti; ma poco prima non la pensavamo così.
Sulla via del ritorno.
All'indomani mattina si riprese la via del ritorno, che fu piú accelerato dell'andata, avendo già il cammino aperto e correggendone gli errori. Si ripassò a goder lo spettacolo della cascata di un affluente del Rio das Mortes. E un corso d'acqua rispettabile che, quasi in unico salto, precipita ìn una stretta gola dall'altezza d'una quarantina di metri. Anche nel ritorno c'imbattemmo in un branco di porci selvatici ed i nostri ne ammazzarono vari, ma questa volta furono previdenti. Ne mangiarono il puro necessario, arrostendo il resto per conservarlo. Di passaggio, salutammo la grande Cascata Pio X e, seguendo l'antico cammino, costeggiante il Rio, si proseguì il viaggio.
In queste escursioni il nemico che io temo molto è... il freddo. Parrà un assurdo, ma è cosí, e lo esperimentammo nell'ultima notte del nostro viaggio, accampati ancora sulle sponde del Rio das Mortes. Non si poté quasi dormire pel freddo; eppure eravamo riparati con due buone coperte di lana e un gran fuoco ardeva vicino alla tenda. Al mattino osservammo che il nostro termometro marcava 8° sopra zero!
In Italia non sarebbe molto, no; ma per noi, avvezzi a bazzicar sempre sopra il 30° all'ombra durante il giorno, tale dislivello repentino è già molto sensibile.
Mezzo intirizziti si riprese per tempo il cammino, volendo percorrere in quel giorno i sessanta chilometri che ci separavamo dalla Colonia. Altissime erbe, che ricoprivano e cavallo e cavaliere, con l'abbondante rugiada ci aumentava ancor piú il freddo, specie alle gambe. In tali circostanze si aveva ben poca voglia di prendere un bagno, ma bisognò far di necessità virtú nell'attraversare il fiume S. Marco, quello stesso di cui avevamo, nell'andata, seguito la valle fino alla sorgente. Eravamo presso la foce, ed era abbastanza larga, quantunque poco profonda, arrivandoci le sue acque fino alle spalle. Stavolta passare sulle spalle dei nostri indìi, era cosa impossibile, sicché fu proprio necessario prendere un buon bagno. Le acque, quasi immobili, avevan depositato nel fondo una fanghiglia molto pericolosa non solo per l'affondarsi, ma anche perché d'ordinario alberga un pesce molto nocivo, chiamato araia, il cui pungiglione produce enfiagioni, forti dolori, e febbre, obbligando quasi immediatamente all'inazione.
Ma tutto andò bene e ne uscimmo ben riscaldati e fu tale riscaldamento che, poco dopo, il sole aumentò fino a rendercelo insopportabile.
L'arrivo alla Colonia.
Attraversato da tutta la comitiva il fiume, lasciammo addietro gli indii con gli animali da carico e, viaggiando di continuo tutto il giorno, a notte eravamo sulla collina che sorge di fronte alla Colonia. Di là pensammo a dar l'avviso del nostro arrivo con un colpo di fucile. Difatti all'entrata delle abitazioni trovammo in attesa i confratelli e tutti i Bororos dell'aldea spontaneamente accorsivi. Ad uno ad uno vollero passare a complimentarci, a dirci che tanto desideravano il nostro ritorno, a chiederci notizie del viaggio.
- A domani, a domani, dissi, vi dirò tutto; ora è tardi, andate a riposo.
Ed augurando a tutti la buona notte, entrammo in casa. Se il buon esito dell'esplorazione ci rendeva contenti, il cordiale ricevimento pose il colmo alla nostra gioia. La sincera, spontanea e figliale accoglienza dei cari Bororos quasi mi commosse; non me l'aspettavo proprio e non la sospettavano neppure i confratelli. Il colpo di fucile fu una scintilla, una scossa che mosse tutti al grido:
- Il Padre è di ritorno, è lui, è lui certamente! Andiamo ad incontrarlo
Poveretti!... Forse già tutti riposavano, ma pure, mossi da un unico sentimento, s'avviarono al nostro incontro. Fu una splendida rosa fra le spine!
Cosí passa la vita del Missionario. Tra spine, acute e pungenti, pur sempre sbocciano, per grazia di Dio, rose belle e delicate, che addolciscono le amarezze e cicatrizzano molte ferite.
I frutti del viaggio.
Cosí, col favor di Dio, ebbe fine il nostro viaggio. Abbiamo esplorata una zona a nordest della Colonia Sacro Cuore, finora inesplorata, percorrendo 450 km. Partendo dalla cascata Pio X, la maggiore del Rio das Mortes, che non è superabile dalla navigazione, nemmeno nelle maggiori piene, scendendo sempre, il fiume è continuamente interrotto da cascate, piú o meno alte, alcune difficili a superarsi, altre forse non tanto, e questo per un tratto di di 6o km. dopo i quali la navigazione sembra perfettamente libera.
Come ho detto, abbiamo anche constatato che l'antica dimora dei nostri selvaggi non venne occupata da altre tribú, sebbene come appare da vestigia incontrate, forse qualche volta altri indi vadano a farvi visita per la caccia, o piú probabilmente per la pesca .
Ma la scoperta migliore del nostro viaggio fu l'ottimo e insperato comportamento de' nostri selvaggi. Certo non poté né può esservi altra cosa piú cara pel missionario, dopo tanti anni di sacrifici e fatiche come il vedere il frutto de' suoi sudori, non solo nel recinto della Colonia o Missione, ove tutto concorre e porta quasi l'indio al bene; ma fuori, lontan lontano nella foresta, ove essi erano cinque, e noi due soltanto. Certo non ci aspettavamo tanto rispetto, ubbidienza, venerazione e vera abnegazione per aiutarci...
E la prova piú bella che l'opera nostra è benedetta da Dio, che la semente, gettata con tanti sudori, germoglia, cresce e fruttifica. Scrivo questo colla maggior compiacenza, o rev.mo Padre, perché so che gioirà Lei pure della gioia dei suoi figli e ne ringrazierà con essi il Signore.
Colla preghiera di voler compatire questa mia povera relazione, voglia anche accettare i rispettosi ed affettuosi sentimenti di questi suoi figli, cosí lontani, e benedirci tutti di cuore, mentre, baciandole riverentemente la mano, a nome di tutti mi professo
Suo aff.mo in G. C. Sac. ANTONIO COLBACCHINI Missionario Salesiano.
Studiamo a fondo, vediamo con quale affettuosa devozione Dio vuole che onoriamo Maria. Egli ha posto in Lei la pienezza del bene, affinche sappiamo che se vi è in noi qualche speranza, qualche grazia, qualche segno di salvezza, tutto ci viene da Lei. Ella è un giardino di delizie, non soltanto carezzato ma impregnato del soffio divino, affinche i suoi profumi, voglio dire le dolcezze delle sue grazie, scorrano e straripino ovunque. Togliete quest'astro che illumina il mondo, e il giorno se ne va. Togliete Maria, questa stella che brilla sull'immensità del mare, ed eccoci immersi nella notte, l'ombra della morte e fitte tenebre ci avvolgono. Dunque, nel più intimo dei nostri cuori, con tutto l'ardore dei nostri affetti e dei nostri cuori, veneriamo Maria, poichè tale è la volontà di Colui che ha voluto che tutto ci sia dato da Lei: quia sic est voluntas eius qui totum nos habere voluit per Mariam! Tale è, dico, la sua volontà, tutta a nostro vantaggio; poichè, in tutto e per tutto, sollecita per gl'infelici, Essa calma i nostri timori, eccita la nostra fede, fortifica la nostra speranza. Voi temevate di avvicinarvi al Padre; al solo suono della sua voce, tremavate, fuggivate sotto il fogliame: egli vi ha dato Gesù per mediatore. Che cosa non otterrà un tal Figlio presso un simile Padre? Sí, sarà esaudito. Dio avrà riguardo alla sua preghiera, poichè il Padre ama il suo Figlio. Temereste ancora di rivolgervi a Lui? Egli è vostro fratello, è vostra carne, è passato per tutte le prove, tranne il peccato, per diventare misericordioso. Maria ve l'ha dato per fratello. Ma forse temete in Lui la sua Divina Maestà, attesochè, per essersi fatto uomo, non ha per questo cessato di esser Dio? Vorreste un avvocato presso di Lui? Rivolgetevi a Maria. In Maria non vi è che la pura umanità, non soltanto pura di ogni macchia, ma nel senso ch'Ella non ha che la nostra natura umana. E non esito punto a dire che anch'Ella sarà esaudita. Si, il Figlio esaudirà sua Madre, e il Padre esaudirà suo Figlio. Miei carissimi figliuoli, ecco la scala dei peccatori, ecco la mia suprema fiducia, ecco tutta la ragione della mia speranza!... (S. BERNARDO.)
NEL SANTUARIO Il 24 di ogni mese, si ripetono, mattino e sera, devote funzioni in onore di Maria Ausiliatrice. Al mattino, ha luogo la messa della Comunione Generale, seguita dalla Benedizione col SS. Satramento: alla sera si compie in forma solenne l'adorazione pubblica innanzi al SS. Sacramento.
Il 24 u. s., vigilia del S. Natale, cantò messa giubilare il rev.mo prof. D. Francesco Cerruti (1) e tutte le preghiere e le sante Comunioni furono rivolte al Signore per la pace ! Alla sera predicò con chiara e convinta eloquenza l'oratore della Novena, il venerando Can. D. Giovanni Grossi, lasciando nell'uditorio la piú cara impressione.
Vogliano i benemeriti Cooperatori e le pie Cooperatrici unirsi sempre in ispirito a queste sacre funzioni mensili, le quali hanno due fini principali: pregare secondo le intenzioni del Santo Padre e affrettare il ristabilimento della pace fra le nazioni.
Ogni sera alla benedizione col SS. Sacramento si continua sempre a far pubbliche preghiere per la pace. Il Signore nella sua infinita clemenza, per intercessione di Maria SS. Ausiliatrice, le esaudisca a sollievo di tutti i popoli della terra.
GRAZIE E FAVORI (*)
Una duplice grazia.
Nell'ansia del cuore fraterno avevo affidato alla grande Ausiliatrice dei Cristiani una felice soluzione dello stato penosamente complesso di un mio dilettissimo fratello, sicura della materna protezione. Nello scorso marzo, le condi zioni fisiche e spirituali del fratello essendosi fatte più che mai tristi e pericolose, mi sentii inspirata di fare una decisiva pressione sul cuore della Vergine SS. per ottenere la grazia sospirata. Posi tutta la mia fede nel suo aiuto, chiesi il soccorso efficace della preghiera da quante anime buone mi fu possibile, e feci con loro la novena consigliata dal Ven. D. Bosco proponendo di pubblicare la grazia ottenuta.
Ebbene, nel corso stesso della novena, la dolce Ausiliatrice, con un portento insperato, decideva la soluzione della penosissima, estremamente complessa crisi, e me ne faceva avere la consolante notizìa, precisamente il giorno. pel quale si era piamente combinato di chiudere la straordinaria novena.
Ora, dopo nove mesi che hanno confermato la grazia di salute e di pace concessa all'amatissimo fratello, mentre egli ripete la sua promessa di dedicare al servizio della gran Madre Ausiliatrice tutte le ricuperate energie, io adempio con viva riconoscenza il mio obbligo di pubblicare la grazia, col desiderio che torni a infinita gloria sua, e a conforto di quanti hanno riposto in Lei la loro confidenza!
.... 24 dicembre 1916.
Una Figlia di Maria Ausiliatrice.
Lu Monferrato. - Nella lunga ed angosciosa attesa di notizie del mio caro fratello combattente, e nel dubbio terribile ch'egli fosse perito nel combattimento annunziato allora, mamma ed io tacitamente ci rivolgemmo con fiducia nuova a Maria Ausiliatrice e promettemmo un'offerta pel suo Santuario, se ci confortava con qualche notizia. E la notizia venne telegraficamente : « Sono prigioniero, sanissimo! » La Madonna lo protegga anche nella prigionia, e lo riconduca presto buono e sano come un dí, fra le nostre braccia!
Novembre 1916.
MARIA COLLI di FRANCESCO.
Cerqueto (Perugia). - Trovandomi in grandi angoscio per la mancanza di notizie di un mio figlio aviatore, esposto ogni dì a grave pericolo, dopo lunghe, incessanti preghiere, in un momento di piú grande sconforto mi rivolsi a Maria SS. Ausiliatrice, perché, per intercessione del Venerabile Don Bosco, Ella m'impetrasse da Dio la grazia di essere tolta da tanta angustia, facendomi avere le sospirate notizie. Fui prontamente esaudita. Grata alla Vergine Santa, rendo nota a tutti la grazia e adempio alla mia promessa inviando L. 100.
Novembre 1916.
AGATINA OTTAVIANI.
Costa Serina. - Una persona, per mezzo mio, fa pubblica la seguente grazia ottenuta da Maria SS. Ausiliatrice e spedisce L. 10 di offerta:
Madre da due mesi di un caro angioletto, caddi malata. I rimedi del medico nulla lui giovavano.
Ricorsi a Maria Ausiliatrice. Cominciai a migliorare, ed ora sono perfettamente guarita. Mentre ringrazio di cuore la Vergine, adempio al voto fatto di pubblicare la grazia e di mandare un'offerta.
Dicembre 1916.
GIOVANNA DOLCI.
ELISA GAVA PALATINI
Cooperatrice Salesiana.
Negrar. - La mia consorte, pochi giorni dopo aver dato alla luce un caro angioletto, venne presa da forte emorragia con continua febbre altissima fino a 40°, sicche in pochi giorni fu ridotta quasi agli estremi. Esperite invano tutte le cure da egregi sanitari, fu chiamato un consulto, che dichiarò il caso disperato. Nel doloroso frangente, con fiducia grande mi rivolsi alla cara Madonna di Don Bosco, promettendole, se la mia consorte avesse ricuperato la primiera salute, che le avrei fatto dono dei suoi gioielli: e perché la mia preghiera fosse più efficace feci celebrare una messa. Le speranze non furono deluse. Quasi subito l'inferma incominciò a migliorare, ed ora che scrivo, è completamente risanata, grazie alla potente intercessione dell'aiuto dei Cristiani. Appena mi sarà possibile mi recherò io stesso al suo Santuario in Valdocco a sciogliere l'inno di ringraziamento e compiere la promessa.
In fede
16 novembre 1916.
LUIGI SPERI.
Castelnuovo (Forlí). - Traviato ma non perverso, un povero giovane ventiduenne era tratto al sepolcro da tisi, e, lusinga ordinaria in tali infermi che il fine non sia cosí vicino, lasciava a temere che non gli si potessero amministrare i Sacramenti. Donato di una medaglia benedetta dell'Ausiliatrice e raccomandato alla sua materna protezione, 24 ore prima di morire si riconciliò con Dio, e munito di tutti gli aiuti spirituali passò di vita serenamente. Siano grazie alla potente Vergine. Si raccomanda quell'anima alle preghiere di tutti i divoti.
16 novembre 1916.
RUFFILLI D. ANTONIO.
Codega S. Urbano. - Rendo grazie a Maria Ausiliatrice per aver portato un vero sollievo alla salute di una mia cara nipotina di 15 mesi, sofferente tanto e fastidiosa. Invitata dalle Suore del nostro Asilo a fare una novena a Lei con promessa di pubblicare la grazia, mi accinsi a ciò con tutta la famiglia, ed oh! potenza di Maria! Dopo qualche giorno la cara piccina cominciò a migliorare ed io, grata, invio la tenue offerta di L. 5, mentre raccomando pure a M. Ausiliatrice i due cari figli che ho al fronte.
Dicembre 1916.
Moneglia. - Avevo mia moglie gravemente ammalata di bronco-polmonite. Il medico non sapeva come fare e noi si era disperati, quando io mi rivolsi fiducioso a Maria Ausiliatrice e, presa la sua cara immagine, la baciai e la feci baciare dalla povera malata deponendola sul suo cuore. Ed ecco, quasi subito, che uria moglie migliorò. Ora è guarita e di tutto cuore ne ringraziamo la Vergine Benedetta. Invio anche la piccola offerta di L. 10 e prego sia fatto un triduo di ringraziamento e sia pubblicata la grazia sul Bollettino.
3 novembre 1916.
GEROLAMO DELBuoNo Cooperatore.
Romana. - La mia povera mamma, assalita da forte ronzio alle orecchie che le cagionava la sordità quasi assoluta, viveva in uno stato fisico e morale molto impressionante.
Mi rivolsi con fede a Maria Ausiliatrice promettendo di pubblicare la grazia che mi avrebbe concessa. La Madonna esaudì le mie tenui preci ed io, pieno l'animo di gratitudine, adempio la promessa. In ringraziamento invio per il Santuario una misera offerta.
16 novembre 1916.
Una giovane Cooperatrice.
Fobello. - La mia famiglia si trovava coinvolta in un affare molto pericoloso; mi rivolsi a Maria Ausiliatrice, promettendole tenue offerta e la pubblicazione della grazia. Ella ascoltò tosto le mie povere preghiere; la mia famiglia usci libera dalla grave tribolazione, e perciò adempio di cuore la promessa, pregando Maria SS. a sempre assistere me e tutti i miei cari.
Gennaio 1916.
G. A.
Castelnuovo d'Asti. - Ho riposta in Te ogni loia fiducia, o Maria, e fui esaudita! Grazie Ti rendo con la riconoscenza piú viva, invocando ancora la Tua celeste protezione su di me e su di quante persone care mi appartengono.
5 settembre 1916.
CAROLINA TURCO.
Nardò (Lecce). - Anch'io sento imperioso il dovere di rendere grazie alla santa Vergine Ausiliatrice di Don Bosco! Glielo promisi, ma ho lasciato, per tante diverse circostanze, scorrere alquanto tempo; pazienza, son sicuro che Ella, tanto buona, mi perdonerà.
Compiti dunque gli studi elementari, sentii nascere in me la vocazione allo stato ecclesiastico. A si nobile sentimento, mille ostacoli, scatenatisi furiosamente, eran li li per impedire i miei primi passi nel Santuario. Resa vana ogni speranza negli uomini, colla fiducia d'un figlio alla Madre uni rivolsi a Maria promettendole che se per sua intercessione m'accogliesse il Seminario, ne avrei pubblicato il favore sul Bollettino. Promisi e, come per incanto, s'eclissarono tutti gl'impedimenti ed ora son già da tempo, per l'intercessione di Maria, nelle sacre mura del Seminario.
Riconoscente pertanto ne rendo alla Vergine Santa pubbliche grazie, pregandola che mi coltinui la santa vocazione onde divenga un giorno se, a Lei piace, degno ministro del suo Gesù.
24 maggio 1916.
Un cooperatore.
Ottennero pure grazie da Maria SS. Ausiliatrice e alcuni pieni di riconoscenza inviarono offerte per la celebrazione di S. Messe di ringraziamento, per l'erigendo Santuario dei Becchi, per le Missioni Salesiane, o per altre Opere di Don Bosco, i seguenti:
A) - A. E. di Rivarolo Ligure, 5 - A. F. T. di Bardonecchia, 2 - A. G. di Fobello Sesia, 12 - A. L. di Introd - A. N. di Bardolino, 6 - Abbondanza Avv. Carlo, 5 - Abondioli Cesarina, 2 - Accomasso Michelangelo soldato, 2,50 - Acquistapane P., io - Afrodisio Giuseppe, 2 - Aicardi Angiolina, 5 - Alberigi Domenico, 10,30 - Aliberti ved. Teresa, io - Allora Francesca, 5 - Alotti Letizia - Altezzino Benedetto, 2 - Amadori Adele, 5 - Ampellio Margherita in Giuffrida, 3 - Amprimo Angiolina, 5 - Androino Maria, 2 - Anelli D. Giuseppe, 5,90 - Ansovino Matilde in Bergatto, 2 - Arpiani Clelia, 15 - Artona Diana in Borello, 2 - Aschieri Candida, 5 Austa Giovanna, io - Avanzato Teresa, 5 - Azzi Barbara, i5o - B. C. T. di Beaulard, 4 - B. E. Champ de Praz, 7 - Baccarini Pietro, 1o - Baccigalupi Amalia-Bacigalupo Giuseppina, 5-Baduini D. Giovanni, 5 - Bagnati Serafina, 6 - Balestrassi i D. Antonio, 20 - Balzani Ida, io - Bambina Clodomira, 2 - Baratti Enrica, 5 - Barberis Caterina, io - Barbero Angela, 8 - Barbiellini Laura, 5 - Barella Erminia, 4 - Barlassina Ernestina, 2 - Baro Maria, 3 - Barsanofrio Domitilla ved. Demetrii, 2 - Basoli Francesca, i -Bassi Teresa, 5 - Bastianelli Alfonso, 2 - Battaglia Caterina, 2 - Battaglino Francesca, 5 -Batti Mondello Francesco, io - Bazzano Giuseppe, 5 - Bellica Giovanni, 2 - Bentivoglio Cav. Temistocle, 5 - Beorchio Maria in Nigris, io -Bergamini Teresa, 2 - Berta Maddalena ved. Stellino, 2 - Bertassio Erminia, io -- Bertola Francesca, 2 - Bertoldi Antonio, 2 - Bertolucci Graziano, 2 - Bertotto Giuseppa, 5 - Berutti Teresa, 5 - Betta Antonio, 2,50 - Bianchi Agostino, 2 - Bianchi Beatrice, 5 - Bianchi Giuseppina, i - Bianchi Innocenzo, 2 - Bidoli Dott. Giov. Lorenzo, io - Blangetti Ludovica, 5 - Bo Cesarina, 3 - Bobbera Angelina, 1o - Bonardello Eleuterio, 2 - Bonelli Alberta, 4 - Bongera Caterina, 2 - Borgaro Caterina in Vata, 5 - Borgatello Maria, 5 - Borghini Anna, 5 -- Bortolani Orazio, 5 - Bortolasi Luigi, 22 - Bortoni Angelo, 2 - Borzano D. Domenico, io - Bosisio Maria, 5 - Bottinelli Cristina ved. Rosso - Bottini Pacifico, io - Botto Maddalena, 1,50 - Branca Giuseppina in Chiodo, 2 - Bravo Agatina in Semino, 3 - Bresciani Maddalena, 2 - Briccolo Macedonio, 2 - Bruno D. Nicola Maria, 2 -Bruno Ignazio, io - Bruyère Giovanni, 20 - Bugada Angelina, 1000.
C) - C. P. G. da Cavallermaggiore (Cuneo) 100 - C. E. di Chapelle de S. Rémy (Francia), Zoo - Calandra Anna, 7 - Caligaris Elisabetta, 5 - Callegari Emilia in De Pieri, 5 - Calvo Rosa, 5 - Campodonico Emilià, 5 - Campolani Battista, 5 - Campanini Anselma, 5 - Camurano Tersilla, 2 - Candelori Marina, 5 - Caneparo Teresa, 20 - Cannorero Luigi, 5 - Canta Luigia, 5 - Cantagallo Irma, 4 --- Capitanio Annetta, 2 - Caprioglio Giulia, i - Carboneris Domenica - Cardinale Emilia ved. Arrotino, 4 - Carneri Achille, io - Caron Pietro Antonio, io - Carrè Camilla - Carsi Filomena in Speri - Casalis Bernarda, 30 - Cassanelli Maria, 3 - Cassina Chiarina, 5 - Cassuletti Paolo, 2 - Castagneri Lucia di Efisio, 2 - Castarigia Delfina, io - Castellano Giovannina, 4 - Castro Federico, 4 - Cattaneo Maria, io - Cataldi Romolina in Servico, 2 - Catenaccio Basilissa ved. Goffredo, 4 - Celina Giulietta, 3 - Cerutti Maddalena - Cerutti Teresa - Cervellino Eufrasia in Alerino, 4 - Checchia M. Giuseppa, 2 - Chiaffarelli Ernesta ved. Ottero, 2 - Chironi Adolfo, 2 - Ciban Bice, 2 - Ciotti Maria in Strizzolo, 2 - Claina Luigia in Fabiani, io - Cocito Irminia, 2 - Cocco Paolo, 5 - Cola Rosina, 2 - Colli Maria di Francesco, io - Colo Giovanni Costante, 3 - Colombani Rosina, i - Comi Giovanni, Teresina e Annina, 12 - Comitini Vincenzina, io - Commodo Serafina ved. Romolo, 2 - Coniglio Mariannina in Terrana, 2 - Coniugi G. C. e M. C. V. di Torino, 20 - Cooperatore Salesiano di Tricerro - Cooperatrice Salesiana della Leventina (Svizzera), ioo - Corchia D. Giuseppe, io - Cortis Arturo, 5 - Costantino Giuseppe, 20 - Cravino Giacomo e Vincenzo, 2o - Cretier Delfina ed Anna, 6,25 -Crippi Alfonso, 5 - Cristiani Rosmunda, 2 - Crosetto Giuseppe, 5.
D) - D. F. A. di Barberino da Mugello, 2 - D. M. T. di Bagolino, 2 - D. P. A. C. della Zona di guerra, 5 - Damiani Ing. Filippo, 5 - Dalle Pezze Angelo Fratin, 12 - Davide Lucia, z - De Bourbon Conte, 1oo - De Camillis Ilarione, 2 - Decoroso Clementina ved. Sergis, 2 - Dedominici Domiziano, 2 - De Festini Lucia, 15 - Degiuliani Evarista, 4 - De Giusti Sante, 1 - Delbuono Gerolamo, Cooperatore Salesiano, io - Della Corte Pasquale, 5 - Delù D. Tommaso, Cappellano Militare, a Maria SS. Ausiliatrice che sempre lo ricolmò di tanti favori, scioglie il suo tributo di affetto e di riconoscenza - Demagistris Giuseppe, 6 - De Martino Alessandro, 4 - Deodoro Adelaide ved. Flirp - Desiderio Genoveffa in Desecondis, i - De Ville Clary, 2 - Di Leonardo Livio, 5 - Donneo Antonietta ved. Genta, 2 - Dorigo Regina, 5.
E) - E. R. di Torino, zoo - Eberardo Michelangelo, 3 - Efebio Ludovica, 2 - Elconide Giuseppantonio, i - Elpicio Alfonsina ved. Demaestri, 2 - Elseban Emerenziana in Degiulis, 4 - Equizio Anacleto, 2 - Ermogene Esuperanzio, 5.
F) - F. M. di Chieri - Fabianoli Ferdinanda, 2 - Fabris Maria in Frigo, 5 - Facelli Luigia in Piano, 5 - Falchetti Augusto, 2 - Falchi Nicolò, io - Famiglia Dumontel - Famiglia Nicolet, 1,50 - Famiglia Rainelli, io - Famiglia Rismini, io - Famiglia Salvi, io - Fantonelli Celeste, 3 - Fasolo D. Luigi, 5 - Fatti D. Paolo, 2 - Fele Francesco Raimondo, 5 - Fellini Dott. Fellini, 5 - Ferrario Teresa, 5 - Ferraris Giacomina, 5 - Festucci Ermelinda - Filippini Letizia, 5 - Fiore Virginia, 5 - Firmigliano Antonietta, 2 - Flacco Ermenegilda ved. Sinistrero, 2 - Floreani Basilio, 30 - Florio Anastasio - Folchi Severina, 2 - Follarini Giuseppe - Fontanella Emma - Forni Ida, 5 - Foschini Antonio, z - Framei Maria, 5 - Franceschinelli Lucia, 5 - Francesconi Vittoria, 5 - Franco Antonio - Franco Fugenia, 2_5 - Frascotti Cristina, 6 - Frati Arzegna, 2 - Frea Pietro, io - Fumagalli Cherubina, 2.
G) - G. A. di Chieri, L. 5 - G. H. D. di Ballabio Superiore, 5 - G. Lucia di Alessandria, io - G. M. di Casa Bianca, 20 - G. M. di Torino, io - G. V. di Barcellona Pozzo di Gotto, 2 - Galati Olga in Saviore, 3 - Galeati Angiolina, 2 - Gamero Margherita, 15 - Gandino D. Giovanni, io - Gariglio Matilde, i - Garone Angela, 2 -- Gastaldi Adelina, i o - Gatti Felice, 3 - Gedda D. Martino, io - Genghini Veronica in Ortolani, 7 - Gerbino D. Giuseppe, 5 - Geremia Davide, 5 - Geronazzo D. Giovanni, io - Giudice Maria e Giuseppina, 7 - Ghiotto Rosa, 5 - Ghislieri Adelaide, 9 - Giacchino Rosa, 5 - Giamini Silvestro, 2 - Giordanetti Giordano - Giordanetti Emanuele, 2 - Giordano Luigia, 5 - Giorgetti Carlotta, 3 - Giorgetti Teresa, 5 - Giovanetti Elena in Boccardelli, 3 - Giovanetti Settimio, 5 Giuliano Maria in Allo, 2 - Giumara Michelangelo, 2 - Giustiniani Giulia in Recanati, io - Giuventino Romualdo, 2 - Godofredo Romano, 2 - Gollino Maria, 35 - Gontier Cesarino, 2,30 - Grassi Giuseppe, - 2 Guerino Eldrado, 2 - Guialevi Antonietta, 2 - Guffi Margherita, 5 - Gusmani Giuditta, 5.
I) - I. F. di Balestrate, 2 - I. S. G. di Torino, 5 - Illuminato Alessandra ved. Desecondis, 3 - Imperial Amedeo Soldato, 5 - Invernizzi Francesca,. 5 - Invernizzi Santina, 3 - Isaia Assunta e Bartolomeo, 2 - Isola Isolina in Vernetti, 2.
J) - J. L. F., 5 - Jaccheo Giacinta ved. Deogratias, 2 - Jaceod Giustina, 5 - Joly Caterina, 5 - Jules P. Cappuccino, 2.
L) - Landalino Graziano, 2 - Lanfranchi Maddalena, 6 - Lanza Prof. Nicolò, 7 - Lanzano D. Pasquale, 5 - Lanzavecchia D. Giuseppe, 5 - Lazzarini Prima, 5 - Lenzini Guido, 5 - Leonardi Domenico, io - Loddo Giuseppina, 5 - - Lonardi Anna, io - Longhitano Pasquale, io - Longo Angelo, 2 - Lucibello Bartolomeo - Luparia Giustina, 22 - Luparini Antonio, 2 - Luraschi D. Benvenuto, 5 - Luxorio Benedetta ved. Ivaldi.
M) - M. F. J. di Falze di Campagna, 5 - M. R. di Balsorano - Maccario Antonio, 2,50 - Maccario Marietta, 5 - Madama di S.t Leger, 5 - Madre della Provincia di Vicenza - Magistrelle Angiolina, 2 - Maglorio Antonino, 2 - Magoriano Sigismondo, 2 - Malaspina Alice, 5 - Maltese Giuseppina, 2 - Malatesta Giorgio, z - Mannarino Giacinta ved. Sclerandi, 2 - Mannu Giuliano, 3 - Mansi Luigi M., 5 - Marca Caterina ved. Medana, 5 - Marchisio Angela, io - Marconcin Maria ved. Dallapaola, 5 - Mariani Angela, 5 - Marini Lina, 2 - Marongin Feliciana, 2 - Marson Giulia, r5 -Martinolli Gregoria in Santu 2 - Martinet Emerenziana, 25 - Martini Gesualda ved. Antonioli, 2 - Martinolli Alfonsina, io - Masso Clementina, 5 - Massucci Maddalena - Mastropietro Lucrezia ved. Benevelli - Materasso Cunegonda in Letis, 2 - Mattey Carlo e Maria, 5 - Melillo Giovanni, 2 - Meloni Maria Luigia in Atzeni, io - Melloni Maria in Ricci, 5 - Mereghetti Giuseppina, 5 - Meriggi Camilla, 5 - Merlini Alessandro - Meschinello Ferdinando, 2 - Messina Gaetano, 5 - Minosso Caterina, 2 - Minucci Concetta, 2,90 - Mofretto Andrea, 2 - Molinari Battista, 5 -Moliner Orsola, 5 -Molteni Teresa, i - Mommo Erminia, i o - Mondelli E., i o - Monti Rosa in Cavigioli, 5 - Montù Giuseppa, 2 - Moretto D. Antonio, io - Morosini Carolina in Grandis, 4 - Moscatelli Pier Antonio, 50 - Moschetta Antonio, 5 - Mosconi Giulia, 5 - Mozandi D. Luigi, 5 - Mulas Luisa in Lai, 6.
N) - N. N. di Albaredo d'Adige, 2 - N. N. di Alberobello, 4 - N. N. di Alessandria, 5 - N. G. di Baldichieri, 2 - N. N. di Barisciano, 4 - N. N. di Barlassina, 3 - N. N. di Barrafranca, 4 - N. N. di Bartesate, 2 - N. N. di Bologna, 2 - N. N. di Bosa, i - N. N. di Casalino Novarese, io N. N. di Castellaneta, 5-N. N. di Costa Serima, io - N. N. di La Salle, 5 - N. N. di Modica, 3 - N. N. di Mombello Torinese, 3,50 - N. N. di Pavia, 5 - N. N. Cooperatore Salesiano di Ramacca, 5 - N. N. di Saint Vincent, 5 - N. N. di Sestri Levante, 2 - N. N. di Soveria Mannelli, io - N. N. di Todero - N. N. di di Mombaruzzo, 2 - N. N. di Torino, 3 - N. N. id., 5 - N. N. id., 6 - N. N. id., io - N. N. id., 50 - N. N. di Valgatara, 20 - N. N. di Verolengo, i - N. N. di Vignolo, io - N. N. di Vinovo, io - Nana Teresa, 5 - Novelli Marietta, 5 - Nuvolone Antonietta, maestra, 5.
O) - O. S. T. di Bardino Vecchio, 2 - Oglietti Teresa - Olivieri Amalia, 12 - Ottaviani Agatina, ioo.
P) - P. A. di Baricella, 2 - P. Erminia di Santulussurgiu, 3 - Pagano Boemondo, 2 - Pani Giovanni Michele, 5 -- Paparo Bice in Francica, 15 - Paruzzi Angela, 5 - Pasin D. Ferdinando, io - Pasinato Elisa, 5 - Pasqualetto D. Giovanni Battista, 12 - Pavan Maria in Vaccari, 7 - Pegorari Adelaide ved. Negrini, io - Pellicioli Giacomo, 2 - Pelosi Caterina ved. Carcano, 2 - Pepe Agesilao, 4 - Peracchio Luigia, 3 - Perlo Eleonora, 5 - Peroni Orsola, 3 - Perotti Maria, 5 - -Perrone Serafina in Lupis, 4 - Perucchini Barbara, 3 - Perussi C., 2,50 - Pessione Teresa, i - Petorru Marianna, 3 - Pezzana Francesca, 2 - Piccinali Virginia, 4 - Pignatari Gustavo, 2 - Pinfildi Gerolamo, 2 - Pinna Elena, io - Piretto Maria in Licornin, 2, 25 - Pirovano Adele, 2 - Pisotti Cristina Virginia, 5 - Pistaniiglio Giuseppe, 15 - Pittias Elisa, 5 - Pizzigatti Maria, 9 - Podio Margherita, 6 - Pollastrelli Giacomina, io - Poletti Rosa, 5 - Ponzone Albina, 20 - Porello Carolina - Prato Felicita, 5 - Prato Gaetanina, 6 - Preti Gino, io - Primo Teresa, i - Prizzotto Giovanni, io - Puccini Luigia in Piovesi - Puglisi Maggiorino, 2.
Q) - O. F. di Torino - Quartino Teresa in Fazio, 25.
R) - R. M. di Barbarano, 2 - Ramella, Carmela in Garello, 5 - Raye Claudino, 50 - Rebuffo A, 2 - Recchia Clementina, 2 - Riccardi Clotilde, 5 Righini Andrea, io - Ritter Bice, 5o - Robotti Libera, io - Roccia Margherita - Rocco Alessandro, 2 - Roggiery Avv. Giuseppe - Rolando, Emilio ed Anna Maria, 5 - Romoli Elisabetta, 3. Ronzoni D. Pasquale, io - Rossi Assunta, 3 - Rudge Aurelio, 2 - Ruffilli D. Antonio, io - Ruffino Ignazina, io - Russo Caterina, 15.
S) - S. A. di Sabbioneta, io - S. B. O. di Balangero, 2 - S. L. di Roma, 5 - Salvetti Antonio, 5 - Sambo Giuseppe, 5 - Sangiorgi Vincenzina, 2 - Sangiorgi Dott. Vincenzo, io - Sanlorenzo Costanza, io - Santià Giuseppe, 5 - Santuz Maria, 6 - Sartoris Giovanni, 5 - Sarubbi Guglielmo, 2 - Sassi Gentile, i - Savino Luigina, io - Savio Marianna, 1 - Scagliotti Teresa, 5 -Scatena Carolina in Reverdino, 3 - Secci Delfina - Seno Maria, 5 - Serano Vittorio, 2 - Sercelli Onorina in Rocchetti - Serra Giacinto - Signorina Trichet, i 50 - Silua Caterna in Craviotto, io - Silvagno Maria, in Cantù, 5 - Simoncello Luigia, io - Simoni Don Paolo, Parroco, io - Soardi Margherita maestra, 5 - Sodini Ferdinando, 2 - Soldato di Sanità della zona di guerra, 15 - Soldano Agatina, i Soldano Maria, 5 - Solieri Clementina, 5 - Solinas Giuseppa, 2 - Somaschini Carlotta, 2 - Somi Zanlungo Margherita, 5 - Sorelle De Marchi, 50 - Sorelle Rollone, 5 - Sorelle Zito, i o - Spairani Primina, 5 -Speri Luigi - Stefanoni Giovanni, io Sterli Rosina di Battista, 20 - Sticca Michelina, 6 - Sirmi Emilia in Bianchetti, i,5o - Suor Maria Leonilda Giovenali, i - Suor Maria Macchiadello, 5 - Suor Pierina Scatto, 2,20 - Suor Rosina Crotti, i - Superiora del Buon Pastore in Milano, 5.
T) - T. C. di Barbaresco, 2 - Tagliabue Ida, 5. - Te Maria in De Maria, 5 - Terzi Assunta, 5 - Tesimio Alfredo, 2 - Tognarelli Lucia, 13 - Tognolini Carolina - Torna Teresa in Sposio, 2 - Torri Filomena, 5 -Tosco Tommaso, 5 - Traverso Carlotta, 5 - Treves Battista, 5 - Trirelli Anna in Ranuzzi, 5 - Turinetto Candida, io.
U) - U. D. di Bannari d'Usellus, 2 - Urru Materno, 5 - Usai Antonia, 5 - Usellini Carolina, 15.
V) - V. G. di Busseto, io - V. G. di Torino, ioo -V. P. di Banchette, 2 - Vacchiani Pietro di G. B., 5 -Vacquin Carolina, 5-Vallet Giuseppina, 2 - Valsania Marcellina, 5 - Vandoni Carolina in Bovio, 4 - Vanoli Margherita, 15 - Vassoney Silvia in Baudin, 5 - Vecchi Augusta, 5 - Vecchia Adamo - Vecchia Angelo, 5 - Vecchia Caterina in Bertazzoni, 5 - Ventimiglia Secondina, 2 - Venturi I. V. F., 15 - Vergnano Marcellina ved. Sensi, 2 - Vernone Giuseppina ved. Matteis, 2 - Veronesi Luigi, 5 - Vesco Prof. D. Giuseppe, 20 - Vescovo Arcangela ved. Senofonte, 2 - Vespa Maddalena, 5 - Vezzoli Antonietta, 5 - Viale Degna, 5 - Viglianco Lorenzo, i - Vigna Maria, 5 - Vigna Regina, io - Villa Teresa, 25 - Villani Caterina, 2 - Viora Maria, 2 -Visini Pietro, io - Vistarini Eugenia - Vivaldi Maria e Antonietta - Volta Marietta, 5.
Z) - Z. E. di Bordighera Torrione, io - Z. O. di Barano d'Ischia, 2 - Zaccarini Lucia in Verardi,, 2,50 -Zambrini Giulia, 5 -Zanchi Ancilla, io - Zanchi Costante - Zappalà Agatina, io - Zuccala Teresina in Orlando, 2 - Zurru Giuseppa. Luigia, 5.
A CASTELNUOVO D'ASTI
I lavori del Tempio votivo sono sospesi, perchè la stagione non permette di continuarli... ma il tetto, come si sperava, venne coperto nel mese scorso, sebbene la parte muraria non sia ancor finita, come son da finire il campanile, il coro e la sacrestia. Contuttociò pel 15 agosto del nuovo anno, se piacerà al Signore, il nuovo tempio verrà solennemente inaugurato: e, da quel giorno, dinnanzi a quel nuovo trono di grazie saranno quotidianamente innalzate alla Vergine Benedetta speciali preghiere per tutti quelli che cooperarono alla costruzione del sacro edifizio e - se non ci avrà ancora il Signore esauditi - si pregherà anche fervidamente per la pace delle Nazioni.
NB. - Poichè ci sta molto a cuore che non sorga alcun impedimento all'annunciata inaugurazione, ci permettiamo di far noto che una pia persona, ove ottenga dalla Beata Vergine Ausiliatrice una grazia che le sta molto a cuore, è disposta a facilitarci in tutti i modi la fine della costruzione del nuovo Santuario. Vogliano quindi ,quei buoni Cooperatori, che bramano darci valido aiuto in questa impresa, pregare con noi la Madonna Santissima, perchè ascolti i voti di questa pia persona.
Rose e Gigli.
Il mio piccino Antonino Urai dell'Asilo di San Raimondo in Sanluri era gravemente ammalato. Mi rivolsi con fiducia alla Vergine Ausiliatrice affinchè donasse la salute al caro angioletto, e ottenni la grazia. Riconoscente invio la tenue offerta di L. 3 per l'erigendo Santuario.
Le bimbe Antonietta e Rina Cattaneo da Samarate, offrono L. 3 per il Santuario di Maria Ausiliatrice ai Becchi, pregando la Vergine Benedetta a ridonar loro, sano e salvo, l'amato babbo che trovasi al fronte.
Dellosta Angelina e Gina di Ozzano Monferrato offrono L. 5 pel Santuario dei Becchi.
La bambina Rosa Panini di Montecchia Crosara, mentre fa celebrare una S. Messa all'altare di Maria Ausiliatrice per il ritorno del caro babbo dalla guerra, offre L. i pel nuovo Santuario dei Becchi.
Le bambine Maria e Laura Vergano di Alfiano Natta inviano L. 3 alla Vergine Ausiliatrice, affinchè esaudisca il loro voto ardentissimo col far tornare presto il babbo, sano e salvo, in seno alla famiglia.
Noi Secondino e Pietro Gonella di Cagliano Monferrato offriamo L. 2 pel tuo Santuario dei Becchi, o cara Ausiliatrice, perchè ridoni la primiera salute al nostro babbo.
Mariuccia Inzaghi di Intra invia la sua offerta di L. 5 per il tempio votivo a Maria Ausiliatrice, per ottenere la sua protezione celeste sul fratello che trovasi al fronte e per altra grazia speciale.
Le sorelle Maria, Elsa e Angiolina Pagliarini di Este offrono L. 1,5o pel Santuario votivo, implorando d