PERIODICO MENSILE DEI COOPERATORI DI DON BOSCO
ANNO XLI - N. 5 1 MAGGIO 1917
SOMMARIO
Il Beato Giuseppe Cottolengo e il Ven. Don Bosco: I) Un primo sguardo - II) Particolare interessante.
Scuole popolari di igiene ed economia domestica. - In memoria del compianto Don. Cerruti Una santa crociata pei moribondi. Come trattare i giovani all'Oratorio?
Squisita benevolenza dell'Em.mo nostro Card. Protettore. Lavoro, Lavoro! -- Chi vuole, può...
Un Santuario in onore di Maria Ausiliatrice edificato sulle rovine di uno storico tempio in Sardegna.
Commemorando Domenico Savio.
Il viaggio dei primi Missionari Salesiani: --- Lettere inedite del Teol. Giovanni Cagliero.
Il Culto di Maria Ausiliatrice -- II 24 maggio si avvicina - Grazie e graziati - Orario delle Feste Titolari nel Santuario di Torino-Valdocco.
Pel tempio votivo in onore di Maria Ausiliatrice a Castelnuovo d'Asti.
Riconoscenza al Ven. Don Bosco.
Note e Corrispondenze: Per la festa di Maria Ausiliatrice - Ai benefattori -- Opere nuove -- Tra i figli del popolo -- Notizie varie.
Necrologio e Cooperatori defunti.
REDAZIONE E AMMINISTRAZIONE - VIA COTTOLENGO. 32 - TORINO
È ancor viva la gioia purissima che provammo l'ultima domenica di aprile nel veder elevato all'onore degli altari il BEATO GIUSEPPE BENEDETTO CoTTOLENGO!
« Gli uomini Santi italiani dell'ultimo secolo hanno alla loro testa un mirabile triumvirato, che si chiama: - Benedetto Giuseppe Cottolengo, Giovanni Bosco e Ludovico da Casoria. - Tre grandi cuori e tre anime sublimi ; santi per la virtù interna, titani per l'esterna operosità; fondatori non tanto di società e di ordini di religione, quanto d'imprese meravigliose d'ogni carità, varie secondo la varia indole di ciascuno, ma une nella sostanza per l'unìtà dello spirìto che li animava, spirito d'amore che perennemente vivifica la Chiesa di Dio... ».
Queste parole, con le quali si introduce l'autore della Vita del nuovo Beato - la splendida Vita pubblicata di questi giorni (1) - ci hanno fatto meditare lungamente, e l'atletica figura del meraviglioso eroe della carità, messa a confronto con quella del nostro Padre e Maestro, ci ha confortati, ci ha fatto del bene, ci ha confermati nella fiducia che la Chiesa - in un giorno non lontano - ascriverà alla stessa schiera anche Don Bosco.
Se, quando morì Don Bosco, il CoTTOLENGO fosse già stato innalzato all'onore degli altari, il Cardinal Alimonda non avrebbe dubitato di paragonarlo anche al Beato, come lo paragonò a San Vincenzo de' Paoli e a San Francesco di Sales. « Quel gran giornale di Londra, che è il Times, - esclamava l'eloquente Porporato - nel riferire la morte di Giovanni Bosco, scrisse che egli era tenuto come il Vincenzo de' Paoli dei nostri tempi. Perchè non chiamarlo l'immagine di Francesco di Sales, il quale si aveva preso a studio d'imitazione, e ne denominava il suo Sodalizio? Ma forse così l'un santo come l'altro sta bene di vedere in Giovanni Bosco : chè tutti e due si riflettono in esso per la carità. Onde abbiamo tre eroi somiglianti nella spiritual palestra del divino amore, il De' Paoli, il Sales e Don Bosco (1) ».
Noi, leggendola vita del nuovo Beato, non potemmo, com'abbiam detto, non ricordare quella di Don Bosco, chè nei due grandi eroi ci colpì, insieme con vari punti di evidente riscontro, lo stesso ardore per la gloria di Dio e pel bene dell'umanità, e ravvisammo, più che sorelle, le più spiccate caratteristiche del loro zelo e del loro spirito sacerdotale.
I. Un primo sguardo.
Il Beato COTTOLENGO e Don Bosco furono ambedue prevenuti dalla grazia col presentimento della vocazione, cui il Signore li aveva destinati; la intuirono infatti in ancor tenera età. GIUSEPPE COTTOLENGO contava solo 5 anni, quando, tornato a casa da una visita fatta colla mamma all'ospedale, « prende un bastoncello, lo taglia secondo una certa misura e, cominciando dalla sua stanza, si mette a fare il giro della casa misurando con quello le pareti intorno intorno. Quel lavoro sveglia la curiosità della madre, che però non riesce a comprenderlo e domanda finalmente che cosa significhi. Allora il piccolo GIUSEPPE con ingenuità sublime, enuncia a un tratto il programma della sua vita - Vedi, mamma, vorrei sapere quanti lettì si potrebbero allogare in questa casa, perchè, quando io sarò grande, voglio riempirla tutta di ammalati (1) ».
Anche Giovanni Bosco contava appena 5 anni, quando presentì la missione che doveva compiere coi giovanetti. « Radunarli per far loro del Catechismo - egli stesso lasciò scritto - mi era brillato nella mente, fin da quando avevo solo cinque anni; ciò formava il mio più vivo desiderio; ciò sembravami l'unica cosa che dovessi far sulla terra ! »
E come ebbero per tempo il primo intuito della futura missione, ambedue proseguirono con eguale continuità a caldeggiare il vagheggiato ideale e a prepararvisi con tutto lo slancio dell'anima ardentissima negli anni della giovinezza.
« Giuseppe - scrive l'Antonelli - continuò a crescere in età, in sapienza e in grazia, e questo suo progresso si svelava sempre più all'esterno per la risultante energia di una sempre più eletta carità. E lo spirito che in essa lo animava appariva sempre più perfetto nelle parole sue ripetute ad ogni occasione di esercitarla: I poveri sono le pupille di Gesù Cristo » .
Giovanni Bosco - nota il biografo Don Lemoyne - « con l'annunzio della mìssione, alla quale era chiamato, aveva avuto anche il comando di consacrarvisi all'istante » ; e, ubbidiente, fin dalla età di dieci anni egli cominciò a dedicarvisi di proposito col raccogliere attorno a se i coetanei per allontanarli dal viale e avviarli alla virtù, e ciò continuò a fare, con zelo ognor più ammirabile, da studente e da chierico, tanto in Chieri che a Castelnuovo.
Giunti entrambi al sacerdozio, mercè l' unione eucaristica, divenuta stabilmente quotidiana e più intima, resero più intensa la loro preparazione alla missione stabilita, in attesa che scoccasse l'ora dì cominciarla. Questa, per il Beato Cottolengo, suonò 17 anni dopo l'ordinazione sacerdotale ; per D. Bosco l'anno stesso che ricevette il sacerdozio. La ragione di tal differenza va forse ricercata anche nella natura dell'opera, che ciascuno doveva fondare. L'Opera del Cottolengo, che sotto le ali della Divina Provvidenza doveva abbracciar subito infermi, suore ed orfanelle, e ricevere - in meno di 15 anni - il suo sviluppo, richiedeva anche in lui una preparazione più lunga nell'ordine stesso naturale. L'Opera di Don Bosco, destinata sul princìpio unicamente ai giovanetti, tra cui la Divina Provvidenza voleva che il Venerabile formasse i continuatori del molteplice suo futuro apostolato, esigeva, anche naturalmente, tutta l'esuberanza apostolica di un giovane sacerdote ed un tempo notevolmente maggiore, e il Signore diè a Don Bosco 47 anni.
Ma alle due Opere provvidenziali, com'era riserbata la stessa preparazione, era pur riserbata la stessa umiltà di origine, lo stesso suggello divino, la stessa sede, la stessa prodigìosa espansione basata sulla stessa fede incrollabile nella Provvidenza Divina.
Anzitutto pel Cottolengo e per Don Bosco eguale fu anche la preparazione prossima,: lo studio della vita del più grande eroe della carità, di San Vincenzo de' Paoli.
La morte di una povera madre malata, respinta da ogni ospedale, fu pel Cottolengo la causa occasionale a dar principìo all'opera voluta dalla Divina Provvidenza : il maltrattamento di un garzone muratore mosse Don Bosco a. iniziar l'opera degli Oratori.
Il primo prese la sua decisione innanzi ad un'immagìne della Vergine ; il secondo nella festa dell'Immacolata e dopo la recita di un'Ave Maria.
Il Can. Cottolengo, dopo aver visto già fiorire in men di quattro anni, assistito dalle buone Vincenzine, prima il Deposito e poi l' Ospedaletto della Volla Rossa, fu costretto per qualche tempo a desistere dall'impresa. Anche Don Bosco, nel quart' anno dell'Oratorio fu obbligato a vagare da un luogo all'altro e si vide negato perfino un palmo di prato. Ambedue ebbero il suggello delle opere divine: la contraddizione degli uomini, che osò trascendere, tanto contro il Venerabile come contro il Beato, a percosse e a ripetuti attentati di assassinio.
Superate le dure prove, le due Opere trovano stabile sede nella stessa regione, nei prati di Valdocco, bagnati dai sangue dei Santi Martiri Solutore, Avventore ed Ottavio, Protettori della città di Torino. Il Cottolengo scendeva in questa regione il 27 aprile del 1832, conducendovi , su di un carrettino, un povero giovane che aveva una schifosa cancrena in una gamba, preziosissima pietra fondamentale dell'opera che qui iniziava stabilmente. E poco lungi dalla Piccola Casa della Divina Provvidenza, il Venerabile Don Bosco trovava stabile dimora per l' Oratorio di S. Francesco di Sales il 12 aprile 1846, lieto giorno di Pasqua.
Ma non finirono così presto, nè per l'uno nè per l'altro, le contraddizioni: nuove orme splendenti doveva ancora imprimere sulle due Opere il divino suggello, mentre Dio, colla chiara visione del futuro, confermava i due eroi nella missione intrapresa. Il Cottolengo infatti, non curandosi punto delle dicerie, diceva a tutti con gioia : « Oh questi sono solo i principii! perchè la Piccola Casa è destinata ad allargare i suoi fabbricati, a mezzanotte fino alla Dora, a levante fino al Borgo del Pallone, e a ponente fino a S. Pietro in Vincoli ». Don Bosco, quando sul nuovo campo di lavoro si vide nuovamente solo e abbandonato da tutti, esclamava: «Tutti mi abbandonano, ma ho Dio con me, e di che debbo temere ? L'opera è sua e non mia, ed Egli penserà a condurla innanzi ».
I fatti diedero ragione ad ambedue. L'Opera del Cottolengo non solo ha raggiunto i confini predetti dal Beato, ma li ha di gran lunga sorpassati, trapiantandosi, quasi a natural compimento, in altri luoghi e abbracciando, oltre vani ospedali, più di 50o asili d'infanzia e laboratori e scuole, diretti dalle sue Vincenzine. L'Opera di Don Bosco ha raggiunto anch'essa quel prodigioso sviluppo, che è noto ai nostri lettori.
La radice di questa espansione va cercata nella stessa fede incrollabile che il Cottolengo e Don Bosco ebbero nella Provvidenza Divina.
Una povera popolana, di nome Caterina, vissuta ai tempi del Beato e sua coadiutrice, contemplò in una « visione » l'altezza spirituale di Lui, in figura altrettanto sublime quanto eccelso era il concetto che v'era simboleggiato. « Una matrona bellissima - dice l'Antonelli - teneva sulle ginocchia un fanciullo addormentato, e quel fanciullo aveva per l'appunto i lineamenti stessi del Padre Cottolengo. Caterina intese allora che quella matrona era la Divina Provvidenza, e che l'altezza mirabile della virtù del Padre consisteva tutta in quell'abbandono filiale in Dio, e il successo dell'Opera di Lui maturava arcanamente come nel quieto sonno di un'anima che, fra tempeste e lotte, tranquilla e serena e senza turbamento posava in grembo , alla Divina Bontà, come il fanciullo in braccio alla madre sua (1)».
Eguale abbandono in Dio aveva Don Bosco. « Ho stupito anch' io spesse volte - notò il Card. Alimonda - nel considerare il moral carattere di Don Bosco, sempre tranquillo, sempre eguale a sè, vuoi nelle gioie, vuoì nelle pene, sempre imperturbabile. Ma io stupii rilevando il grado di perfezione a cui era giunto, cosa malagevole i non istupiì perchè ìgnorassi il principio donde la perfezione l'aveva attinta. Era imperturbabile in mezzo al mondo, perchè si era gettato in braccio a Dio (2) ».
Ouest' intima unione con Dio, comune a tutte le anime sante, ebbe naturalmente anche nel Beato Cottolengo e nel Ven. Don Bosco, al pari d'ognì virtù teologica e morale, caratteristiche impronte. Però essi ebbero comune non solo il movente di ogni pensiero anche più intimo, e di ogni parola, e di ogni azione ordinaria e straordinaria della loro vita, cioè la gloria e la salvezza delle anime, ma anche - e colle più care manifestazioni - ciò che è la quint'essenza della vita intima e dello zelo del Sacerdote secondo il Cuore di Gesù Cristo.
Come il Beato Cottolengo, anche Don Bosco combattè continua guerra al peccato, amò di amore fervidissimo Gesù in Sacramento, zelò indefessamente la frequenza alla Santa Comunione, nutrì per la Vergine Benedetta il culto pìù tenero e filiale, esercitò la virtù della carità nel modo più sublime. Come il Ven. Don Bosco, anche il Beato Cottolengo ebbe una sete ardente, continua, inestinguibile della salvezza delle anime, e insieme nutrì una predilezione paterna per i semplici e i fanciulli.
II. Particolare interessante.
Noi ci riserbiamo d'illustrare brevemente, coll'irresistibile eloquenza dei fatti, tali sprazzi di luce comune, ma qui vogliam soggiungere un particolare significante, cui non potemmo accennare, allorchè si disse delle relazioni passate tra Don Bosco e il Canonico Cottolengo. Conoscevamo bene la fama che ci diceva come Don Bosco avesse direttamente influito presso il Canonico Cottolengo per la fondazione della famiglia dei Tommasini, la penultima da lui fondata nella Piccola Casa; ma ci mancavano delle prove. Ora invece le abbiamo. Don Bosco, ancor diacono, determinava il Beato Cottolengo alla accennata fondazione.
Nei suoi ultimi anni il nostro buon Padre passava, un giorno, lungo l'antica piazza d'armi di Torino, allorchè fu riconosciuto da una schiera di giovanetti, che gli si appressarono festosi e con riverenza gli vollero baciare la mano.
- Chi siete voi? li interrogò Don Bosco; a qual istituto appartenete?
- Siamo i Tommasìni del Cottolengo!
- I Tommasini del Ven. Cottolengo ! - ripetè Don Bosco con espressione d' intima gioia, sollevando gli occhi al cielo. E fattosi come pensoso, continuò: - Sappiate, o miei cari, che il primo Tommasino al Venerabile Cottolengo glie l'ha condotto Don Bosco...
Il Beato Cottolengo era di una rapidità prodigiosa nell'organizzare le sue fondazioni. Un giorno gli si presenta P. Ghilardi, domenicano, che fu poi Vescovo di Mondovì, e lo prega a provvedere a dodici pubbliche peccatrici che si erano convertite durante una missione predicata da lui a Saluzzo. Il Beato gli dice di tornar fra due giorni, e il terzo giorno la famiglia delle Taidine era già fondata con casa distinta e con regola propria.
Il diacono Giovanni Bosco si portava a Torino il 26 maggio 1841 per attendere agli esercizi spirituali nella Casa della Missione in preparazione alla sua ordinazione sacerdotale; e quel giorno, egli, il povero figlio dei campi, che aveva stentato tanto per giungere alla mèta ornai vicina, dovette presentare al Cottolengo il suo raccomandato, desideroso d' incamminarsi alla carriera ecclesiastica, ma sprovvisto di mezzi per studiare. Il piccol numero dei sacerdoti che avevan dato il nome alla Congregazione dei Preti della SS. Trinità fondata dal Cottolengo nel 1840 (e che sulla fine del 1841 dovevan tutti perire di tifo, ad eccezione dell'Anglesio che doveva succedergli) e le ardenti parole di raccomandazione che dovette dirgli il zelantissimo diacono nel presentargli il giovanetto, mossero senz'indugio il Padre della Piccola Casa alla nuova fondazione. Il fatto sta che quattro giorni dopo, il mattino del 3o maggio 1841, solennità di Pentecoste, il Beato Giuseppe Cottolengo sceglieva dodici giovani dalla famiglia dei Fratini (dove doveva essere stato momentaneamente collocato anche il raccomandato da Giovanni Bosco) e fondava con essi la nuova famiglia che mise sotto la protezione di San Tommaso d'Aquino, e fu detta percìò Ilei Tommasini. Ba questa, col volger degli anni, uscirono moltì zelanti sacerdoti, parroci e canonici, e vescovi operosissimi.
Non è bello, non è interessante, questo punto di contatto del Ven. Don Bosco col nuovo Beato?
Il diac. Giovanni Bosco sentiva già ardente nell'anima il desìderio di moltiplicare le vocazioni sacerdotali, e ancor non potendo spiegar egli stesso quello zelo che poi dimostrò, dovette benedire il Signore, quando, durante il suo ritiro, seppe che l'inesauribile carità del Cottolengo aveva provveduto anche ai bisogni dei più poveri tra gli aspiranti al sacerdozio
O Beato Giuseppe Benedetto Cottolengo, piegatevi oggi benigno alle preghiere dei seguaci di quel diacono fervente, divenuto egli pure Padre di di numerosa famiglia! La vostra benedizione, nei bisogni ognor più gravi dell'ora che volge, scenda sulle nostre Case e vi susciti, per bontà di Gesù, Sacerdote eterno, una lieta fioritura di nuove vocazioni per la nostra Pia Società e per le singole diocesi.
(1) Avv. GIOacHINo ANTONELLI-COSTAGGINI, Vita del Beato Giuseppe
Benedetto Cottolengo, Fondatore della Piccola Casa della Divina Provvidenza,
desunta dai Processi Ordinario ed Apostolico e da altri documenti. - Un volume
in-8, di oltre 65o pagine, con ritratto del Beato e altre illustrazioni. - Lire
6.
Breve vita (la stessa in compendio) del Beato Giuseppe Benedetto Cottolengo
ecc.. - Lire 1.
Presso le Librerie della S. A. I. D. « Buona Stampa », Torino, Parma, Catania.
(1) Giovanni Bosco e il suo secolo. - Discorso.
(1) G. ANTONELLI-COSTAGGINI, breve Vita dei Beato, ecc. pag. 18.
(1) Breve vita del Beato Giuseppe Benedetto Cottolengo, pag. 158.
(2) Discorso Cit.
I Cooperatori Salesiani, i quali confessati e comunicati divotamente visiteranno qualche Chiesa o pubblica Cappella, o se viventi in comunità la propria Cappella privata, e quivi pregheranno secondo l'intenzione del Sommo Pontefice, possono lucrare Indulgenza plenaria
ogni mese:
1) in un giorno scelto ad arbitrio di ciascuno ; 2) nel giorno dell'esercizio della Buona Morte; 3) nel giorno in cui si radunino in conferenza;
(Continua).
dal 10 maggio al 10 giugno:
1) il 17 maggio, Ascensione;
2) il 24 maggio, Solennità di Maria Ausiliatrice
(visitando, ove esiste, una chiesa salesiana; 3) il 27 maggio, Pentecoste; 4) il 3 giugno, SS.ma Trinità; 5) il 7 giugno, Corpus Domini.
Inoltre: ogni volta che essendo in grazia di Dio (senza bisogno di accostarsi ai SS. Sacramenti o di visita a qualche chiesa) reciteranno 5 Pater, Ave e Gloria Patri per il benessere della cristianità e un altro Pater, Ave e Gloria Patri secondo l'intenzione del Sommo Pontefice, lucreranno tutte le indulgenze delle Stazioni di Roma, della Porziuncola, di Gerusalemme e di S. Giacomo di Compostella.
Una delle più importanti e pratiche iniziative moderne a favore del ceto femminile - specie delle figlie del popolo - è quella di aprir loro apposite scuole per educarle all'igiene e all'economia domestica. Oggi perchè si parla tanto del dovere della limitazione dei consumi, della utilizzazione degli avanzi, della soppressione dei dolciumi e altre ghiottornie ? Una delle ragioni, e delle ragioni più forti, è questa
- Perchè l'economia domestica, fin qui, fu dappertutto troppo trascurata.
È dunque un'opera importantissima istruire, in base alle più semplici constatazioni scientifiche, le future mamme del popolo nelle pratiche nozioni che faranno di esse delle buone massaie, e perciò delle spose e delle mamme doppiamente preziose.
L'Emigrato Italiano in America, periodico trimestrale edito a cura dell'Istituto di S. Carlo Borromeo per l'assistenza degli Italiani emigrati in America (cioè dei Missionari di Mons. Scalabrini), nell'ultimo numero pubblicato testè, richiamando l'attenzione su questo problema femminile dell' « insegnamento domestico », enuenumera varie iniziative prendendo le mosse, a stimolo dei cattolici, da ciò che fanno i protestanti.
E bene che anche i nostri lettori, specie le zelanti Cooperatrici, sieno al corrente di questo movimento.
Ecco le varie iniziative:
a) L'Associazione fondata di recente a Montreal (Canadà, intitolata Protestant Directorate of Female Immigration (cioè Comitato direttivo protestante per l'immigrazione femminile), la quale si occupa dell'immigrazione e del collocamento delle donne di servizio, e si differenzia dalle solite agenzie in quanto è gratuita la sua prestazione d'assistenza. L'Associazione provvede anche a mantenere una scuola, dove le donne imparano a compiere meglio le loro funzioni ed inoltre ha un Ricreatorio che le accoglie e le assiste moralmente ed intellettualmente. Questa nuova Associazione è sussidiata dal Governo e dalle diverse Chiese Evangeliche del Canadà e si occuperà in particolar modo delle vedove dei soldati morti in guerra.
b) Il Circolo femminile esistente a Londra, l'Arachne, che ha per iscopo il riabilitare le occupazioni domestiche e casalinghe, mettendole a livello di quelle che l'evoluzione moderna da mezzo secolo va suscitando per la donna. Parecchie signore si occupano della direzione dell'insegnamento della cucina e le studentesse di questa università di House Keepers (guardiane della casa) aspirano ad ottenere un diploma di Ladies Servants (persone di servizio). Il programma dell'Istituto « Arachne » esplicitamente dichiara che esso si propone di assicurare un mezzo di sussistenza a tutte quelle che non possono diventare nè professoresse, nè dottoresse, nè artiste, nè scrittrici, e a far cessare il disprezzo incomprensibile verso le faccende domestiche: al movimento sempre più accelerato che trascina la donna alle professioni o carriere maschili, strappandola all'antica e vera sua missione, bisogna dare un efficace contrappeso.
e) Le Scuole di economia domestica che, prima della guerra, fiorivano in Inghilterra, nel Belgio e nella. Svizzera, dove avevano acquistato molto credito le cosidette Ecoles volantes (scuole a vapore), i cui corsi non durano che venti lezioni e il numero delle allieve per ogni corso non supera la cifra di 20, divise in due gruppi, onde la scuola riesca più proficua.
d) Le Scuole di economia domestica sorte e sviluppate in Francia, mercè l'attività mirabile di Madame Diesbach, la quale aveva si grande fiducia nell'influenza che avrebbero potuto esercitare tali scuole, da esprimersi in un suo scritto in questi termini: « Abbiamo la pretesa e la sicurezza che sia possibile risolvere il problema sociale solo per mezzo della donna diventata la vera madre di famiglia, economa, ordinata, premurosa dei propri doveri ».
e) L'iniziativa di Madre Maria Ernestina SaintLaurent, direttrice di un Orfanotrofio, la quale, forte propugnatrice delle Scuole ménagères (o di buona massaia), volle che alle sue ricoverate fosse data una completa educazione casalinga. Ma prima ancora che le orfane uscissero dall'ospizio per dedicarsi ad un lavoro qualsiasi, l'una dopo l'altra venivano chieste come spose dai contadini di quelle parti, perchè si presupponeva la buona riuscita che ciascuna avrebbe fatta come sposa fedele e pia, e come donna amante delle virtù casalinghe, che sono il perno della prosperità familiare.
f) Finalmente i vari tentativi di scuole dello stesso genere compiutisi in Italia, e cioè : la scuola femminile di Niguarda sorta a Milano nel 1902; - l'Istituto femminile agricolo di Firenze fondato nel 19o8, che mira all'istruzione agraria e all'educazione domestica delle giovani appartenenti alle classi agiate ; - la Sezione agraria annessa alla R. Scuola Normale femminile di Udine, fondata fin dal 188o, e accanto alla quale per lo zelo di un ottimo sacerdote, Don Blanchini, si costituì la scuola professionale per le figlie del popolo, dove s'impartiscono lezioni d'igiene, di economia domestica, di orticultura, di disegno, di bucato, di stiratura, di cucito e di ricamo; - la Scuola-di Bergamo istituita nel 19o8 che prima formò apposite maestre e poi diede inizio a corsi d'insegnamento teorico-pratico della durata di quaranta giorni consecutivi.
Altre scuole (scrive il citato periodico) furono fondate a Milano, Parma, Brescia, Città di Castello; e molto successo ebbero corsi festivi e serali a Torino e particolarmente la Scuola serale per le future mamme del popolo diretta dalle Suore di Don Bosco ».
Questa Scuola, di cui abbiamo fatto cenno più volte nel nostro periodico, sorse anch'essa nel 19o8. Comincia ordinariamente in ottobre e si chiude alla fine di aprile. Abbraccia tre corsi: uno di coltura, con lezioni di francese, disegno, calligrafia, canto, ecc., e con apposite sezioni che preparano le alunne agli esami di maturità e licenza elementare ; un secondo corso di cucito, con distinte sezioni di taglio, di ricamo e di rammendo; e un terzo con lezioni teoricopratiche di cucina e tenuta della casa. In alcuni anni le frequentanti furono circa 370: quest'anno, nonostante i particolari impedimenti causati. dalla guerra, raggiunsero la cifra di 275.
Altre Scuole, sul modello di quelle di Torino, furono aperte altrove dalle Figlie di Maria Ausiliatrice. A Roma ad es., ne fioriscono alcune da vari anni.
Che la provvida iniziativa sia presa in considerazione e sostenuta e largamente popolarizzata dalle nostre Cooperatrici !
In morte di non Cerruti.
Il lutto per la morte del Direttore Generale delle Scuole Salesiane fu pari alla perdita irreparabile. Questa, a giudizio del sig. D. Albera, fu la più grave - per la nostra Pia Società - dopo quella di Don Bosco e di Don Rua. Non appena se ne divulgò la notizia giunsero le più vive condoglianze. Prime, fra tutte, quelle di S. E. Paolo Boselli, il quale le inviava a Torino e ad Alassio. A Torino telegrafava a Don Albera: Conobbi per molti anni l'animo e l'opera di Don Cerruti: partecipo oggi vivamente al lutto per la sua morte.
Concordi nella stessa vivezza di rimpianto furono insigni personaggi del Clero e del Laicato. Ricordiamo gli Eminentissimi Richelmy, Ferrari, Boschi, Maffi, Gusmini, Mistrangelo e Cagliero; gli Arcivescovi Gavotti, Gamberoni, Morganti, Ridolfi, Sabatucci ; il Vescovo di Campo Mons. Bartolomasi, e i Vescovi di Asti, Aosta, Biella, Casalmonferrato, Ivrea, Sutri e Nepi, Vigevano, Treviso, e di Eudossiade; i Senatori Manno, Marchiafava, Villari ; i Ministri Orlando e Meda; gli Onorevoli Celesia, Facta, Giordano, Longinotti e Micheli ; il Gr. Uff. Dott. Cancellieri, Capo di Gabinetto della Presidenza del Consiglio dei Ministri ; il Comm. Fiorini, Direttore Generale dell'Istruzione Media; il Comm. Galata, Direttore Generale del Catasto e dei Servizi Tecnici alle Finanze; il Comm. Monti, Direttore Generale del Fondo per il Culto; il Comm. Bassi e il Comm. Schiapparelli, a nome dell'Associazione Nazionale; il Conte Grosoli: il Comm. Prof. Battistini, ecc., ecc.
Vari Comuni, che più godettero direttamente dell'attività dell'Estinto, si associarono ufficialmente al rimpianto. Così fece il Comune di Alassio, che non solo prese parte in forma ufficiale ai funerali, ma anche espose la bandiera a mezz'asta al palazzo municipale e chiuse in segno di lutto le scuole elementari ; il Comune di Saluggia che tenne un'affettuosa commemorazione; e quelli di Trevi, Alvito e Nizza Monferrato.
Anche i Sindaci di Torino e di Rapallo inviarono cordialissime lettere.
Ma perchè meglio si comprenda in quale stima fosse tenuta l'opera educativo-didattica del compianto D. Cerruti, ricorderemo le vive condoglianze del R. Provveditore agli Studi per la Provincia di Torino - dei Professori Bartoli, De Sanctis, Kiesow, Stampini, Taccone, Vidari e Voglino della R. Università di Torino; del Prof. Cerrato della R. Università di Genova ; del Prof. Ambrosini della R. Università di Pavia; del Prof. Fraccaroli dell'Istituto Superiore di Milano; dei Prof. Giuseppe Fornari di Roma - ai quali nomi illustri potremmo aggiungerne molti altri.
Pieno di affettuosa riconoscenza fu il coro dei numerosi allievi, concordi nel ripetere ciò che scrisse il Sotto Prefetto di Chiavari : « ...Uomo illustre di dottrina e di fede, la sua memoria (di D. Cerruti) resterà sempre in me, dolce come il ricordo dei miei santi genitori ».
Anche i condiscepoli, come il Comm. Costanzo Rinaudo, Mons. Ballesio, Mons. Piano, esaltarono l'ingegno, l'attività e la costante bontà dell'estinto.
Ma chi meglio di tutti - perchè di tutti, salesiani e ammiratori, interprete felicissimo - delineò la nobile figura del compianto D. Cerruti, fu il sac. prof. D. Alessandro Lucchelli, nel discorso letto ai funerali di trigesima celebratisi il 26 aprile u. s. nel Santuario di Maria Ausiliatriee in Torino. Il sacro rito, compiuto dal rev.mo D. Albera, riuscì imponente. Facciamo voti che lo splendido elogio venga presto pubblicato.
Altri funerali solenni si celebrarono a Roma nella chiesa del S. Cuore presente l'Em.mo Card. Cagliero ; a Saluggia per iniziativa del rev.mo Prevosto ; a Nizza Monferrato e a S. Pier d'Arena con elogio detto dal rev.mo D. Bartolomeo Fasce; e in molti altri Istituti Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice.
A tutti - e prima al S. Padre che più volte durante l'ultima malattia inviò al compianto Don Cerruti l'Apostolica benedizione - i nostri umili ringraziamenti.
Una santa crociata pei moribondi.
Quell'anima santa che fu don Luigi Guanella, Fondatore degli Istituti dei Servi della Carità e delle Figlie di S. Maria della Provvidenza, mercè i quali riuscì a lenire tanti dolori ed a asciugare tante lagrime, ebbe anche il pio e generoso proposito di bandire una grande crociata spirituale a favore dei moribondi. Diceva quel Servo di Dio:
« Mentre sorgono ogni giorno società di mutuo soccorso, unioni cooperative, istituzioni di predenza per vecchiaia, infortuni, incendii, ecc., cose utili certamente pei bisogni di questa vita; ho pensato al momento più importante di essa, quando cioè cessano tutti gli aiuti e vantaggi della terra. La morte è la porta per cui si entra nella vera vita dell'uomo, che è l'eterna. In quei momento lo spirito oppresso dall'agonia è meno atto ad aiutarsi da sè, e gli assalti del demonio per rapire l'anima, che forse fu già sua schiava e che ora gli sfugge per sempre, divengono formidabili. Perciò è estremo allora il bisogno di aver protezione dal Cielo e l'aiuto di molte persone che preghino sulla terra, offrendo conforti, indulgenze e meriti pei desolato morente. Ora le statistiche ci assicurano che ogni giorno circa centomila viventi sono chiamati al grande rendiconto; e parecchie migliaia di essi muoiono improvvisamente, altri poco ben preparati, tutti invocanti soccorso, anche se vissuti santi. Se è pertanto nella Cristianità una pratica universale il suffragare i defunti già sicuri del Cielo, quanto più necessita un'altra pure universale per coloro che versano in pericolo prossimo di perderlo per sempre! E fu per questo fine primario che fu eretto in Roma un Tempio monumentale dedicato espressamente al Transito di S. Giuseppe, Patrono dei moribondi, protettore della Chiesa e delle famiglie; ed in esso fu istituita una Pia Unione universale di fedeli preganti il grande Patriarca pei fratelli agonizzanti d'ogni giorno... »
Gli ascritti alla Pia Unione fanno l'offerta di dieci centesimi una volta sola, e ricevono la pagella d'iscrizione e si obbligano a recitare mattino e sera questa giaculatoria: -- O San Giuseppe, vero Sposo di Maria Vergine e vero Padre Putativo di Gesù, pregate per noi e per gli agonizzanti di questo giorno (ovvero di questa notte). - A questa giaculatoria sono annessi 300 giorni d'indulgenza.
Si raccomanda vivamente agli Ascritti Sacerdoti di abituarsi a un Memento quotidiano pei moribondi della giornata: alle Suore e anime pie una preghiera per essi in, ogni S. Comunione: a tutti i fedeli la recita delle 7 Allegrezze e Dolori di S. Giuseppe ogni mercoledì, la novena o triduo per le sue feste (19 marzo e III Domenica dopo Pasqua); e di visitare, potendolo, gli infermi in pericolo, e di pregare e far pregare per loro, avvisando in caso, per posta o telegrafo, il Direttore generale della Pia Unione perchè si faccia una speciale funzione prescritta dal regolamento.
Le indulgenze e i favori spirituali di cui godono gli ascritti sono assai rilevanti. Ad es., essi possono lucrare indulgenza plenaria ogni volta che celebrano la S. Messa, o l'ascoltano e sì accostano alla S. Comunione, facendo preghiere o un memento per i moribondi.
In soli tre anni si arruolarono alla S. Crociata, oltre i Sommi Pontefici Pio X di s. m. e il regnante Benedetto XV, 30 Cardinali, 100 Vescovi, 20 mila sacerdoti, 30 mila suore e circa un milione di fedeli,
Si è istituita la S. Messa perenne con migliaia di Sacerdoti che applicano per turno il Divino Sacrificio pei morenti della giornata. Si è fondato il Periodico « La Santa Crociata, per ora trimestrale (abb. L. 0,75), anche in lingua francese, e si hanno stampe e pagelle in tutte le lingue.
Il Direttore della Primaria dichiara zelatori tutti i Sacerdoti Salesiani e i loro Cooperatori, i quali potranno chiedere pagelle ed elenchi per ascrivere; e fa voti che, come aumentano ogni giorno i morenti per la guerra, così si raddoppi il numero dei zelatori della S. Crociata, e le si dia la massima e sollecita pubblicità.
Per iscrizioni, istruzioni, richieste di preghiere per agonizzanti, ecc., ecc., rivolgersi al Direttore della Pia Unione, Chiesa S. Giuseppe, Porta Trionfale, Via B. Telesio, Roma.
Nel penultimo suo viaggio a Roma, il nostro Superiore D. Albera, rilascio, alla Direzione generale della Pia Unione la seguente dichiarazione:
Roma, 29 novembre 1916. - il sottoscritto, Superior generale della Congregazione Salesiana, ad imitazione di altre Congregazioni ed Ordini Religiosi, plaudendo alla S. Crociata in prò dei moribondi, ben volentieri mette a comune vantaggio spirituale degli ascritti a detta Pia Unione Primaria di Roma e Filiali delle varie Nazioni della Cristianità, tutti i beni spirituali di Sante Messe, orazioni, digiuni, predicazioni, opere di zelo fatte dai Salesiani Sacerdoti, Laici, Missionari della Congregazione in presente e in futuro, nel Nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo. Così sia. - In fede, ecc. - Il Rettor Maggiore Sac. PAOLO ALBERA.
E l'Em.mo Card. Gio. Cagliero fa voti che quest'opera si diffonda largamente in Europa e in America.
Il Cardinale Cagliero ringrazia il Rev.do D. Pedrini direttore della Primaria per averlo ascritto a sì bell'opera, sulla quale invoca le Benedizioni del Signore anche pel fondatore, compagno ed amico carissimo, D. Guanella, il quale, alla scuola del Ven. D. Bosco, si formò alla pratica delle virtù più eccelse. Fa voti perché quest'opera di tenerissima carità si diffonda non solo in Europa, ma eziandio nelle giovani nazioni d'America sempre pronte alle nobili iniziative, soprattutto quando si tratti, come nella Santa Crociata, della elevazione morale delle anime alla pratica di uni tra le più soavi manifestazioni della cristiana carità.
Come trattare i giovani all' Oratorio?
I.
Come son trattati in famiglia.
Carità e belle maniere devon essere le caratteristiche di chi vuole affezionare i giovani all'Oratorio. Anche in questo giova seguire l'esempio e il consiglio di Don Bosco. La carità e le buone maniere, egli diceva, « sono la fonte da cui derivano i frutti che si sperano dall'opera degli Oratorii ».
In un Oratorio Salesiano, oggi fiorente, e ricco, fin dai principii, non di mezzi e di comodità, ma di una somma cordialità familiare, si è risolta spontaneamente da sè la questione del personale necessario per i catechismi domenicali e per le altre opere giovanili, iniziate man mano a seconda del bisogno e della possibilità. Lo spirito di famiglia che presiedette e accompagnò quella fondazione, affezionò fortemente al direttore lui nucleo di giovani grandicelli che, mercè l'assiduo intervento, quasi senza saperlo vennero a formare un circolo, che poi ebbe il nome di Unione Don Bosco e il suo bravo regolamento, al duplice scopo di educare cristianamente l'anima dei soci e di formarne dei buoni Cooperatori in aiuto gli addetti all'Oratorio.
A questa cara e spontanea fioritura giovanile contribuì validamente un semplice corso di conversazioni o conferenze familiari di cultura, tenute con quella familiarità che giova tanto allo stabilimento di ogni opera buona. E interessante conoscere come ebbe principio detto corso, e cediamo la penna ad uno dei soci.
- Queste serate, nate nel carissimo Oratorio fin dal principio della diletta nostra Unione, cominciarono molto umilmente. Da prima il nostro caro Direttore cominciò a raccoglierci nelle serate invernali e proprio nel canto del fuoco. Il povero Direttore, allora del tutto solo, trasportava la cena dopo le 8 di sera per attenderci, perchè, diceva, non poteva rassegnarsi a cenare senza un po' di rumore attorno.
E là nella prima cucinetta, attorno a lui, per godere tutti del medesimo lume (allora non avevamo ancora la luce elettrica e ci contentavamo di un lume a petrolio), mentre lui poverissimamente cenava, noi discorrevamo di mille e svariatissime cose non mai dimenticando le nostre prodezze giovanili.
Egli ci sentiva tutti, ma ogni momento doveva dire ora all'uno ora all'altro: - Il tuo ragionamento non va. Bisogna che tu legga il tal libro, oppure che tu venga da me qualche momento perchè ti possa spiegare bene quel punto di dottrina cattolica che tu ignori affatto.
Ordinariamente non lasciava mai di domandarci quale giornale avessimo avuto tra mano durante il giorno. E noi colla massima schiettezza tutto dicevamo!...
Erano serate di conversazione la più familiare che, senza ce ne accorgessimo, ci andava preparando pian piano alle serate di coltura che il Direttore andava maturando già nell'animo suo. Venne la Quaresima, tempo veramente propizio per incamminarci ai bene. Da pochi giorni avevamo fondato l'Unione Don Bosco. Vi era quindi in noi tutti il fervore di neofiti. Ciascuno di noi ardeva dal desiderio di rendersi atto a far del bene ai proprii compagni. Il Direttore, che col suo sguardo penetrante ci leggeva fino in fondo dell'anima, ben seppe cogliere il destro.
Una domenica terminate le funzioni religiose del pomeriggio, dopo aver avviato i piccoli alle loro case, egli si avvicinò a noi più grandicelli, e: - La Quaresima, ci disse, è vicina. Bisogna che in questo sacro tempo ciascuno di voi pensi a nutrire l'intelletto ed il cuore. Perciò, oltre all'istruzione catechistica che già avete ogni domenica, mentre i piccoli hanno il Catechismo, è necessario che ci raccogliamo anche alla sera dei giorni feriali per istruirci tutti assieme. Finora, nelle passate sere, ci siamo accontentati di conversare in cucina durante la mia lauta cena. D'ora innanzi, dopo la cena, passeremo nel piccolo nostro salone e cominceremo a leggere qualche buon libro assieme. Siete contenti?
- Contentissimi, rispondemmo tutti, e quando cominceremo?
- Mercoledì prossimo.
Per cura della signora Ferraris ci era stato regalato il primo tavolo un po' lungo. Lo portammo nel « gran salone » di allora, e attorno ad esso cominciammo le nostre Serate di coltura. Dalla cucinetta si era passati in quello che era allora per noi il « gran salone », ma nulla si era perduto dell'uso di famiglia.
Dopo la recita dell'Actiones, dell'Ave Maria e della giaculatoria Maria Auxilium Christianorum, l'avvocato Cremasco - allora studente di Liceo - leggeva un tratto del Nuovo Testamento nella Storia Sacra di Don Bosco; e dopo si leggevano i Dialoghi sui Fondamenti della Religione, tolti dal Cattolico nel secolo di Don Bosco. Uno di noi interrogava, e gli altri dovevano essere tutti pronti a leggere nel proprio libretto la risposta. Nei punti più difficili ci fermavamo alquanto e il Direttore colla massima semplicità cercava di dilucidare i punti meno chiari e ordinariamente soggiungeva: «Chi avesse bisogno di qualche schiarimento particolare, venga pure da me in qualunque ora della settimana». Queste letture, mentre completavano in parte l'istruzione domenicale, suscitavano in noi un vivissimo desiderio di approfondire sempre più i nostri studi religiosi. Chiudevamo la serata colle preghiere della sera dopo le quali il Direttore ci dava la buona notte.
Erano serate familiarissime e quasi sempre del tutto in forma dialogica, ma non mai polemica, perchè la bellezza della religione è tale, che basta serenamente studiarla per innamorarsene, ci diceva
il Direttore. E per questo voleva che gli stessi appunti apologetici fossero sempre in forma espositiva e non mai in forma di polemica. Mai più allora ci saremmo immaginati che, senza quasi avvedercene, le nostre serate, pur restando sempre familiarissime, avessero in seguito da prendere forma scientifica... ed essere onorate da illustri e dottissimi conferenzieri... - Fin qui il relatore.
E ora, ecco la raccomandazione.
Vogliamo davvero invogliar i giovani a frequentare l'Oratorio e rendere efficace l'opera nostra tra loro? Vogliamo ottenere che ascoltino volentieri la nostra parola, che diano importanza ai nostri consigli, che ci aprano candidamente il cuore per esser guidati, illuminati, e sorretti ? Vogliamo essere, quasi senza che essi se ne avvedano, per poter compiere un po' di bene a tutti, i loro veri educatori ? Trattiamoli familiarmente, come un buon papà e una buona mamma trattano i loro figliuoli.
(Continua).
DON SIMPLICIO.
L'Eminentissimo signor Card. Pietro Gasparri, Segretario di Stato di Sua Santità e venerato Protettore dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice, s'è degnato inviare al nostro Rettor Maggiore Don Paolo Albera una sua grande fotografia con questa dedica autografa:
Ai Figli e alle Figlie di Don Bosco, così benemeriti della Chiesa e della Società Civile, il Card. Protettore impartisce di cuore la sua Benedizione, raccomandandosi alle loro preghiere.
PIETRO CARD. GASPARRI.
All'Em.mo Principe umiliamo dall'intimo dell'anima i più vivi ringraziamenti; e tutti, Salesiani, Figlie di Maria Ausiliatrice, alunni e Cooperatori, rinnoviamo concordi la promessa di ricordarlo affettuosamente ogni giorno nelle nostre preghiere
Chi vuole, può...
Chi vuol fare del bene alla gioventù, può farlo dappertutto. Molti, pensando ai chierici e ai sacerdoti che necessità di guerra ha allontanato dai Seminari e dalle parrocchie, vanno ripetendo desolatamente: « Povere vocazioni rovinate ! » Certo, per molti, la prova presente è la prova del fuoco ; ma non bisogna, neppure in questo esagerare. Quella Divina Provvidenza che sempre dal male sa cavare il bene, insegna anche a noi ad approfittarci di tutte le occasioni. per esercitare la nostra missione.
Stralciamo alcuni periodi da una lettera d'un chierico salesiano, che aveva appena appena finito gli studi liceali presso la tomba di Don Bosco, quando fu chiamato sotto le armi.
« Dopo aver compito il mio studentato a Torino, son venuto qui... per fare il mio tirocinio. Sì, il mio tirocinio! poichè avendo tutte le domeniche libere ho messo su un Oratorio festivo che conta, assidui, una sessantina di ragazzi mattino e sera, il che è una cifra grande, a detta di tutti, per questa città. E ho già stabilito la scuola, di canto, una bibliotechina « Savio Domenico » che ha 1oo volumi ; e la Compagnia di Savio Domenico, la quale spero darà buoni frutti. Il 1o aprile abbiam fatto una bella commemorazione di questo angelico giovane. Al mattino, durante la S. Messa ebbi la consolazione di vedere più di venti Comunioni ed assistervi più di 9o ragazzi. Alla sera questi giunsero ad una cifra mai avuta per l'avanti, cioè a più di 130.
» In quel giorno distribuii più di 10o piccole vite ed immagini di Domenico Savio. Domenica scorsa detti a ciascun ragazzo della Compagnia il distintivo di Savio Domenico. Bisognava osservarli come erano fieri! Ho fatto venire da Torino anche una statuetta del caro giovane, (povera e piccola cosa in gesso) che tra il costo, l'imballaggio e le spese di posta, mi ha fatto sborsare L. 6 e più, un po' cara a parer mio, ma, quasi in compenso, un'anima buona mi ha regalato due oleografie di Domenico Savio. Una la tenni per l'Oratorio e l'ho fatta inquadrare in ricca cornice; l'altra l'ho regalata a Sua Eccellenza Mons. Vescovo.
» Questi mi vuol molto bene e m'aiuta ed incoraggia in tutti i modi. Per mezzo suo ho ottenuto una chiesetta per l'Oratorio, un camerone pel catechismo, e una stanza per la direzione. Egli mi dice sempre che, terminata la guerra, suo primo pensiero sarà di offrire il locale grandissimo del Seminario ai Salesiani perchè v'inpiantino un istituto, un oratorio, quel che vogliono, purchè vengano a prendersi cura della gioventù della sua diocesi.
» Tutti i preti di qui stimano grandissimamente la nostra Pia Società, e lodano benevolmente quel poco che faccio.
» Bontà di Domenico Savio ! La sua figura e la bella immagine di Maria SS. Ausiliatrice son già note e si sono rese attraenti a tutti i giovani! Ho già distribuito una ventina di copie della vita di Savio scritta dal Ven. Don Bosco, ed ho ordinato or ora un migliaio d'immagini di Don Bosco, di Savio, e di Maria Ausiliatrice alla Libreria della S. A. I. D. « Buona Stampa ».
Un Santuario di Maria Ausiliatrice edificato sulle rovine di una storica chiesa in Sardegna.
Dove le campagne di Ghilarza, nel centro della Sardegna, si avvicinano all'antico Foro Traiano, vari luoghi ritengono nomi di tempii o monumenti pagani. Il più notevole di essi fu Templum, in pronuncia paesana Trempu.
I cristiani vollero purificare quel luogo profanato dagli idoli dedicandolo al culto cristiano in onore della SS. Vergine delle Grazie, e innalzarono altre chiese a S. Michele Arcangelo, all'Arcangelo S. Raffaele, a S. Giovanni Battista, a San Luca.
La chiesa di S. Luca venne col tempo in rovina, non restandone che un cumulo di pietre e il nome alla regione. Nelle altre il popolo continuò a celebrare annualmente le feste titolari, precedute dalle novene, passando molti la notte in poveri casolari, altri pellegrinandovi dal paese ogni mattina per un'ora di cammino. Durante le novene e le feste il popolo usò offrire in moneta e in pecude il deposito necessario pel mantenimento. Eppure, per ignote cause, anche la storica chiesa delle Grazie in Trempu fu per due secoli distinta da una successione di rovine. Il suo libro di amministrazione si apre nel 1611: poi fu distrutta e rifabbricata a nuovo nel 1741, nel 1828, ed ultimamente con più ampiezza, solidità ed eleganza, nel 1916. Le ripetute ricostruzioni mostrano ad evidenza che il popolo non seppe mai dimenticare la SS. Vergine di Trempu.
Prima che avvenisse l'ultima ricostruzione se ne parlava con frequenza, si formavano ardenti propositi, si appendevano tra i ruderi immaginette della SS. Vergine per eccitamento e per divota soddisfazione dei passanti; ma il santo desiderio tardava a realizzarsi, finchè una devota persona concepì il disegno di risuscitare la chiesa di Trempu, a patto che venisse decorata del titolo, che ella tanto ama, di Maria Ausiliatrice. Ne fece la proposta, offrendo gratuitamente tutta la sua attività per l'esecuzione, e fu una scintilla che destò l'incendio di fervore che ci voleva.
E la Vergine Ausiliatrice, nelle cui mani fu collocata l'impresa, visibilmente benedisse la devozione comune.
La chiesa sorse per incanto e, come fu terminata, tardava a tutti che fosse benedetta. Quindi fu subito provveduto con libere offerte al fornimento dell'altare, alla biancheria, ai candelieri, alla pila per l'acqua benedetta, alla campana e a quanto occorreva per le sacre funzioni: e venne il primo giorno della comune letizia, il 4 giugno 1916, in cui si compì la benedizione della chiesa.
Già alcuni mesi avanti era stato festeggiato in parrocchia l'arrivo della magnifica statua dell'Ausiliatrice, che si voleva portare alla sua chiesa con trionfale processione, se le circostanze presenti non l'avessero sconsigliato. Tuttavia essa fu salutata al suo arrivo da un'onda di popolo. La chiesa fu benedetta e il santo simulacro fu intronizzato. Seguì la prima messa con buon numero di sante comunioni ; quindi un'altra solenne con acconcio panegirico detto dal P. Guardiano dei Cappuccini di Oristano, il cui zelo si fece ammirare nel continuo trattenimento del popolo in divoti esercizi, poichè il comune entusiasmo non ebbe interruzione. Dalla mattina alla sera continua fu la recita del santo Rosario, alternato col canto di pie canzonette italiane e sarde, come di pie lodi risuonarono tutto il giorno le vie tra il paese e la chiesa.
Non potè guidarci a Trempu S. E. Rev.ma Mons. D. Ernesto Piovella, nostro venerato Arcivescovo, che il 17 settembre, quando venne ad istituire in Ghilarza la Congregazione dei Luigini. Sua Eccellenza dopo avere nella messa entusiasmato il popolo colle lodi di S. Luigi, alla sera volle fare fin a Trempu una lieta cavalcata, accompagnato dal Can. Zietta, dal Teol. Libacsu, dal Clero locale e da numerosissimo popolo.
Alla vista del maestoso tempio, Monsignore mescolò i segni della sua compiacenza alla divota allegrezza della moltitudine. Quindi benedisse la nuova campana, rivolgendo infiammate parole al popolo affollato, che beveva lo spirito di fede operosa che egli sa spargere nei suoi diocesani.
I più assidui a ricorrere alla Vergine di Trempu sono i militari richiamati alle armi. Ascoltar la. messa nella sua chiesa, accostarsi alla S. Comunione ed attestare a Maria Ausiliatrice la loro devozione prima della partenza, è loro particolare impegno. Anche il popolo non cessa di fornire la nuova chiesa e le sue adiacenze di quanto serve a renderle più attraenti ai visitatori.
Quindi è che noi speriamo che la chiesa di Trempu, rinata col titolo così distinto ai nostri tempi di Auxilium Christianorum, dopo avere visto nei secoli passati tanti avvenimenti così contrari alla sua. esistenza, perpetuerà in mezzo a noi la protezione e il sorriso benedetto della Santa Madre di Dio.
Ghilarza (Cagliari), 14 marzo 1917:
SaC. MICHELE LICHESI, Parr.
COMMEMORANDO DOMENICO SAVIO.
in occasione del 60° anniversario della morte di Domenico Savio si tennero in vari istituti affettuose commemorazioni.
Il Direttore del Seminario delle Missioni Estere ili S. GREGORIO DI CATANIA, dando relazione di ciò che si fece dai suoi alunni, ci scrive:
« Ella non potrebbe immaginar nulla di più affettuoso e spontaneo. Alla Commemorazione propriamente detta, fatta con magnifico discorso del nostro carissimo D. Ercolini, si pensò di far seguire una regolare accademia, che riuscì ad un tempo intima e solenne.
Tutti i nostri alunni, dopo aver letto e meditato (nei giorni precedenti l'anniversario) la vita del Savio, prepararono dei graziosi componimenti in prosa ed in verso. Naturalmente non tutti poterono essere letti, perchè assai numerosi; ma l'omaggio riuscì imponente e sincero, perchè senza artifizi e pretese letterarie.
» Abbiamo pure ottenuto ciò che si desiderava, la presenza di un Eccellentissimo Vescovo. Sicuro! Monsignor Emilio Ferrais, Ausiliare dell'Em.mo Cardinale di Catania, accompagnato dal nostro signor Ispettore, onorò la nostra accademia e tenne il discorso di chiusura. Intervennero pure il Collegio di Pedara e parecchie persone del paese.
» Unisco le belle parole pronunziate da Monsignor Vescovo. Le garantisco che sono fedelissime, quasi testuali, avendole io scritte mentre egli parlava. Questo nostro grande ammiratore si mostrò entusiasta del nostro santino, e ne parlò anche dopo le orazioni della sera. Colla sua parola piena di unzione ed ispirata ad un grande affetto per la gioventù, riuscì ad eccitare in tutti un vivo desidero d'imitare il piissimo allievo di Don Bosco ».
Noi, con buona venia del caro Direttore, sostituiremo il suo manoscritto con un autografo di Mons. Emilio Ferrais, inviato da Sua Ecc. all'Amico della Gioventù di Catania (Ved. n. del 15 marzo u. s.), e intitolato « Santità allegra ».
Da CASTELNUOVO D'ASTI, il paese più vicino a Mondonio dove il pio allievo di Don Bosco spirò santamente, riceviamo un'altra relazione
« Giovedì scorso, 22 marzo, ebbe luogo, nell'intimità dell'Istituto Paterno, l'annuale commemorazione del nostro S. Luigi.
» Artistiche diapositive, riflettenti i fatti principali della vita dell'angelico Savio, passarono davanti agii occhi avidi di questi cento giovani, bellamente lumeggiate da uno dei superiori dell'Istituto.
» La serie dei quadri, divisa in 5 parti, fu alternata da cinque bellissimi componimenti fatti e letti dai giovani stessi, i quali seppero ricavare dalla vita del Savio sì pratiche riflessioni che ben si leggeva sul volto di tutti un intimo convincimento, unito al desiderio ardente d'imitare questo santo giovane.
» La piccola banda Cardinal Cagliero, colle sue note festose, sembrava volesse crescere la santa allegrezza di cui eran pieni i cuori di tutti, all'udire le mirabili gesta del Servo di Dio».
"Santità allegra ".
Ecco due termini, che sembrerebbero cozzare tra loro ed escludersi a vicenda: santità... allegra! Eppure li ho visti avvicinati con tale accordo, fusi in un solo palpito di simpatia, d'amore e di reciproco aiuto, da disgradarne tutte le alleanze e le intese di questo mondo.
Avete letto, cari giovani, la biografia di Savio Domenico? Forse sì. Anch'io l'ho letta, proprio in questi giorni, ne' quali si commemorava il 6o° anniversario della sua angelica morte. E sapete che cosa mi ha colpito in modo più toccante? Appunto la sua santità allegra, ed ho pensato subito: Ecco che presto avremo ad onorare un Santo, fatto proprio per i giovani del nostro tempo!
Ogni tempo, lo sapete anche voi, che avete già studiato un po' di storia, ha la sua caratteristica, sia nel bene, sia nel male, perchè, quantunque il vizio e la virtù abbiano in sè un carattere inalterabile, essendo il rapporto dell'anima al sommo ed immutabile bene, che è Dio, pure, nelle loro estrinsecazioni, dipendono da determinate condizioni di educazione, di temperamento, di ambiente, di bisogni, che variano col variare dei tempi.
Ora, ad una gioventù spensierata - non vi offendete, cari giovani - che studia poco, che si diverte assai, che fa della vita un passatempo, anzichè una lotta ed un dovere, si vada a parlare di un altro genere di vita, fatto di lunghe veglie, di aspre e cruente penitenze, di mistiche contemplazioni, di claustrale ritiro ! Ne avrebbe spavento, orrore, disprezzo, e finirebbe col persuadersi molto comodamente che la santità è una merce troppo costosa, è una vetta inarrivabile, e non è il caso di muovere un passo solo per avvicinarla, nonchè raggiungerla. Si potrà deplorare questa cattiva disposizione, ma intanto è così.
Ma Savio Domenico dice ai giovani spensierati e gaudenti quello che disse al suo caro amico Gavio Camillo, quando lo incontrò per la prima volta all'Oratorio di Torino: « Sappi che noi qui facciamo consistere la santità nello stare molto allegri. Noi procureremo soltanto d'evitare il peccato, come un gran nemico che ci ruba la grazia di Dio e la pace del cuore, procureremo di adempiere esattamente i nostri doveri e frequentare le cose di pietà. Comincia fin d'oggi a scriverti per ricordo: «Servite Domino in laetitia », serviamo il Signore in santa allegria.
Mi pare che una forma di santità più facile e più attraente di questa non si possa neppure immaginare: essere fedeli ai propri doveri - cosa che del resto è già per tutti un dovere -- e stare allegri nel Signore; che volete di più bello?
Sì, vi è qualche cosa di più bello, ed è che il dovere si compia non come un peso che grava la coscienza, non come un'occupazione che reca fastidio e di cui si desidera la fine prima ancora di porvi mano; ma come un bisogno, un sollievo, una ricreazione dell'anima, la quale ne resta soddisfatta, nobilitata, arricchita di tesori e di meriti.
E Savio Domenico concepì in tal guisa la legge del dovere, e soleva esclamare: « Il mio divertimento più bello è l'adempimento de' miei doveri».
Perciò, cari giovani, allegria sempre, sempre cuor contento e beato, e nello studio, e nel lavoro, e nella preghiera, e nel giuoco, ed anche nel sonno, perchè alle giornate ripiene di opere virtuose succedono le notti serene coi sogni degli Angeli. Ecco il tenore di vita del nostro santo giovanetto! Ed egli tenne fede a questo tenore di vita fino alla morte. Il suo biografo così termina la narrazione degli ultimi istanti di Savio: - Domenico alle ore 10 pom. di quel giorno era spirato ridendo.
Ben venga adunque, e presto, il giorno in cui il solenne giudizio della Chiesa ci permetterà di venerare sugli altari la simpatica figura del degno figlio del Ven. D. Bosco e dire a tutti i giovani che ci stanno attorno: Vedete, siate buoni, molto buoni, fuggite il peccato, praticate con impegno la pietà, compite fedelmente tutti i vostri doveri, e poi ridete, godete, siate allegri nel Signore, e senz'altro sarete santi, vivrete contenti, morrete ridendo, andrete a godere per sempre in cielo il sorriso di Dio, principio e fonte inesausta di santa gioia e di letizia eterna.
Catania, marzo 1917.
EMILIO FERRAIS Vescovo Ausiliare.
Echi della Stampa.
Sabinus (cioè il Marchese Filippo Crispolti), nel primo articolo del Pro Familia del 10 marzo u. s., ricordava il sessantennio di un santo giovinetto.
«Anche nei giorni di guerra - egli nota - in cui le morti commemorate ci richiamano all'eroismo e al sacrifizio cruenti, è bello che in molti luoghi d'Italia e di fuori si commemori il duodecimo lustro del transito d'un'anima giovanetta, che ebbe, in grado meraviglioso, le virtù di pace. Il fondamento d'ogni virtù cristiana, si eserciti essa in giorni comuni o in giorni di sangue, è uno solo; come uno solo il premio serbato alle diverse schiere di prodi. E da ciò che, anche prima degli onor degli altari, si chiama comunemente «santità e, tutti hanno da imparare »
Dopo aver delineata a grandi tratti la vita del piissimo giovanetto, il Marchese Crispolti osserva genialmente:
« Sembrava provvidenziale che negli anni in cui Don Bosco compiva nei regolamenti e nelle istituzioni il suo programma di educazione della gioventù, gli fosse vissuto accanto quel giovane, che poteva rappresentare il tipo perfetto dei giovani da lui vagheggiati come frutto delle sue opere. Poichè in questo modo egli poteva additare a sè e agli altri il saggio palpabile di quel che potessero le norme educative suggeritegli da Dio; un saggio d'altra parte di facile imitazione, poiché tutte le virtù del Savio si erano esercitate nella vita comune di studente, senza circostanze straordinarie e senz'altra sua singolarità che la sovrabbondanza, nel compiere doveri usuali ».
Sulla tomba.
A Torino il 6o° anniversario di Domenico Savio fu commemorato, come già dicemmo (1), nell'Oratorio Salesiano. Ciò che è pur notevole si è che di quei giorni la sua tomba nel Santuario di Maria Ausiliatrice divenne mèta di pii pellegrinaggi, non solo dei giovinetti degli Istituti che intervennero alla Commemorazione, ma di altri ancora che frequentano le pubbliche scuole, e di buone mamme e d'intere famiglie.
Una grazia.
Il giovane Ruspa Carlo, d'anni 12, alunno di questo nostro Collegio, cadde ammalato durante gli esami di giugno 1916. Il male fece sì rapidi progressi da lasciare dubitare seriamente della guarigione. Il dottore curante, già edotto da altri ammalati del genere, non dava nulla a sperare, anzi preparava gli animi a subire la catastrofe non lontana. I genitori, venuti ad assistere il loro amato figliuolo, addoloratissimi per la gravità della malattia e per le parole poco rassicuranti del medico, si rivolgevano a me colle lagrime agli occhi per sentire una parola di conforto, dicendomi: E proprio finita pel nostro Carletto?! Non sapevo che rispondere.
In quel momento di grande angoscia, alzai gli occhi al cielo per implorare dal Signore i lumi necessarii, affin trovare un po' di balsamo per quei buoni genitori. Qual mossa provvidenziale! I miei occhi s'incontrarono con la soave figura del Servo di Dio Savio Domenico. Il sorriso angelico del santo giovinetto pareva mi dicesse: - Perchè non m'interessi della guarigione di codesto bravo figliuolo ?... Sono disposto di far qui a. Borgomanero, ciò che già feci a Castelnuovo (2). Incoraggiato da tale ispirazione, dissi senz'altro agli afflitti genitori: -Confidate: Savio Domenico ci otterrà la grazia.
Ciò detto, presi una reliquia del Servo di Dio, la posi sotto il guanciale, e poi c'inginocchiammo a pregare. Pregavamo ancora, quando l'ammalato, che da tre giorni stava supino nel suo letto, si volta sui fianco destro senza alcuna fatica. Ecco il segno, ripresi io, Savio Domenico ci ha già esauditi. Difatti, da quel momento, la febbre diminuì; i malanni, che prima tanto impressionavano, scomparvero sensibilmente; e Carletto entrò in convalescenza. Ora è qui che frequenta regolarmente il terzo corso tecnico, sano ed allegro, riconoscente al Servo di Dio per sì bella grazia.
Borgomanero, 9 marzo 1917, 60° anniversario della morte del Servo di Dio Domenico Savio.
SaC. GIUSEPPE M. TACCA, Direttore.
(1) Ved. n. di aprile u. s.
(2) A Castelnuovo un giovanetto di 7 anni guariva istantaneamente ad intercessione di Savio nel mese di gennaio 1916. - (Ved. Boll. di aprile 1916, pag, 125).
E viaggio dei primi Missionari Salesiani (Lettere del Teol. Giov. Cagliero).
Nota della Red. - L'accoglienza fatta alle lettere pubblicate nello scorso numero ci consiglia a farle seguire da queste altre, pur riferentisi ai nostri primi Missionari. È la prima volta che si pubblicano nella loro veste originale, che rispecchia al vivo l'intimità familiare dell'Oratorio.
I. Da Genova a Marsiglia.
(A DON RUA) (1)
Benedizione di Don Bosco - Partenza - Canto di lodi sacre - Il dottore - Mare agitato - Marsiglia - Messa in cappella a bordo - Ogni ben di Dio! - Per un po' di catechismo ai ragazzi e alle ragazze - Alla volta di Barcellona.
Marsiglia, 16 novembre 1875.
CARISSIMO DON RUA,
Ricevuta la benedizione, domenica, 14, dal nostro Padre a bordo, e proprio nella nostra sala d'alloggio, partimmo.
Il tempo ci fu favorevole fino alla sera. Essendo tutti sul ponte a godere il zeffiro marino e la luce di una bellissima luna, ci ponemmo a cantare laudi alla Stella, del mare.
In un momento fummo attorniati dall'ufficialità di bordo e dai signori di prima e di seconda classe, ansiosi di udirci a cantare, mentre una turba numerosissima di terza classe si affollava alla linea di proibizione, cioè alla metà del ponte. Piacquero in modo speciale la laude: Vivo amante di quella Signora sull'aria del Nabucco ed il Marinaio. Il dottore di bordo conosceva già Don Cagliero per altre opere musicali; persona compitissima che si trattiene con noi fino alle dieci, sul ponte.
Come vedi, a quest'ora nessuno soffrì il mare; un poco di agitazione e malessere l'abbiamo provato, meno D. Fagnano che sta intrepido. Lunedì mattino si celebrò la S. Messa da D. Fagnano e D: Tomatis.
Arrivando a Marsiglia abbiamo il mare molto agitato a causa del vento furioso, che mandava il golfo di Lione. Visitammo Marsiglia, che è veramente una bella città. Los niños, vedendoci col cappello ed abito nostro, dicevano: Voilà des prétres espagnols! (1).
Alla sera di questo giorno Don Fagnano corse ad incontrare Allavena e Gioia alla stazione (2). Ma essi, non trovandolo, presero un legno e tosto arrivarono a bordo del Savoje dove li attendeva io (3); e detto al comandante che erano della nostra cricca, li condussi a mangiare e quindi a dormire, dopo di avere però fatto un poco di baldoria musicale nella nostra sala; mentre le suore di Savona godevano della nostra allegria e sentivansi partecipi del nostro buon tempo.
Questa mattina, martedì, essendo il vapore ancorato, celebrammo tutti la S. Messa nella bella cappelletta, dove tutte le Suore fecero la S. Comunione, mentre molte altre famiglie francesi assistevano con religioso contegno alla messa ed alle nostre preghiere. Quasi non ci sembra di essere fuori dell'Oratorio.
Quindi, allungate le cortine che coprono il nostro altarino, la nostra chiesa convertissi in sala; dove i camerieri gentili ci preparano il thé alle otto, il déjûner alle nove e mezzo con quattro piatti di cucina, antipasto e dessert; alle cinque ci preparano il pranzo con 6 piatti ed una turba di giargiatole (4) al principio e sul fine. Pazienza! questo viaggio sarà senza spirito di mortificazione, almeno per la gola. Alle nove pomeridiane una campana chiama i lords, che siamo noi, a tomar el thè (a prendere il thè). Pazienza! anche questo - ad onor di S. Ernesto!
Abbiamo già fatto conoscenza, a bordo, con molti ragazzi e ragazze; e combinerò col comandante di poter fare nella settimana, un giorno si e l'altro no, il catechismo, noi per i ragazzi e le suore per le ragazze. Saranno una cinquantina in tutti. Cogli adulti, quasi tutti Napoletani e Bergamaschì, combinerò qualche istruzione.
Tutto l'equipaggio si trova contento di noi, massime perchè finalmente, dicono alcuni di loro, dopo anni ed anni possono sentire almeno la S. Messa.
Oggi, 16, alle 10 antimeridiane, partiremo per Barcellona, di dove ti scriverò.
Intanto pregate che tutto vada bene e non abbiamo a patire il mare nei giorni venturi.
Tutti mi incaricano di salutare i fratelli, e da parte di Don Fagnano dico che possiede un solo fastidio, quello di non potersi togliere l'appetito!
Un caro saluto da nostra parte agli studenti ed agli artigiani.
Tuo aff.mo confratello
Don CAGLIERO.
(1) Le prime lettere vennero indirizzate a Don Rua, perché Don Bosco, dopo la partenza dei missionari, si era fermato in Liguria, poi aveva proseguito il suo viaggio sino in Francia per l'apertura del Patronage St Pierre a Nizza Marittima.
(1) I nostri Missionari vestivano come i preti dell'America latina, cioè alla spagnuola.
(2) Allavena e Gioia, anch'essi dei primi Missionari, si recarono a Marsiglia per terra.
(3) La Compagnia dei trasporti marittimi di Marsiglia, cui apparteneva il Savoie, usò ai nostri Missionari tutti i riguardi e le agevolezze immaginabili, compreso un posto riservato in 1a classe con divisione di sala da tutti gli altri passeggeri.
(4) Voce dialettale, che equivale a giammengole, bagatelle.
II.
Da Gibilterra a S. Vincenzo.
(A DON RUA).
Il porto di Gibilterra - Presso il Vescovo - Lo stretto - Entrata nel grande Oceano - Malessere generale - Nell'Atlantico - Preparativi per una gran festa - La cappella e l'altare - La messa solenne - Catechismo ai ragazzi e alle ragazze - Le Canarie - Una festa di famiglia - Un brindisi di Don Cagliero alla vera libertà « che ci libera dal peccato, dal demonio e dall'errore» - Arrivo a S. Vincenzo -- Date ragazzi calabresi - Don Fagnano - I mori di S. Vincenzo.
Addì 22, 25 e 26 novembre. CARIssimo DON RUA,
Ti scrivo in vista delle Isole Canarie. Avrai ricevuta una mia con la fecha de Gibraltar (1). Ai 19, venerdì, abbiamo fatto sosta a Gibilterra, porto degli Inglesi, magnifico, che sembra un lago vastissimo, e lo sarebbe, se non fosse mare.
Discesero a terra Don Bagnano ed il console Gazzolo, per fare provvista di cera ed ostie. Trovarono il Vescovo di questa città contentissimo e pieno d'interessamento per la nostra missione; e disse che avrebbe desiderato conoscere D. Bosco per avere de' suoi figli in Gibilterra; e loro avrebbe dato 2o scudi al mese, perchè insegnassero l'inglese nella sua diocesi, o meglio, nella sua città. Qui vi sono pochi protestanti e questi pochi frequentano tutti le scuole cattoliche. Al ritorno, potendo, discenderò a trattare qualche cosa.
Alle 7 di sera entrammo nello stretto.
Alle io stavo sul ponte e salutavo l'ultimo faro di Europa. Vòltomi all'oriente, mi si parò innanzi un altro faro, ma era della costa africana. Perdei di vista anche questo, e m'accorsi che eravamo entrati nel grande oceano; e me ne andai a riposo. Alla mattina del sabato, 20, mi accorsi che questo gran signore voleva che gli pagassi il tributo come al Mediterraneo; non ne avevo voglia perchè stavo troppo bene; ed a forza di lottare vinsi io, però con un malessere di due giorni che non si può spiegare. Così degli altri passeggeri; nessuno però mancò mai al déjúner nè al pranzo.
L'Atlantico ha un moto ondulatorio da occidente ad oriente, che cagiona un'altalena, non da prora a poppa, ma da un fianco all'altro del vapore, cosa che non avevamo nel Mediterraneo, e quindi una nuova manovra per noi.
Alle 10 di questo giorno ero sul ponte del capitano che contemplavo le coste dell'Africa, o meglio, dei Marocco; e vidi ad occhio nudo la bella città del Mazagan con le ruine di altra città più sotto; e questo a cagione del bel tempo che abbiamo. Un viaggiatore mi disse che, in sette viaggi fatti, era la prima volta che vedeva le coste del Marocco. Il capitano mi faceva da Cicerone, ed imprestavami i canocchiali del suo studio. Verso sera perdemmo di vista la terra.
Alla domenica, 21, per tempo era sul ponte un affaccendarsi dell'equipaggio, o personale di servizio, per preparare la cappella sul ponte stesso, acciò tutti, l'equipaggio ed i passeggeri, potessero ascoltare la S. Messa.
Così avevamo combinato col Comandante, persona gentilissima e buon cristiano. E sì ti dico che fu improvvisato un bell'altare ed una vastissima cappella di 2o metri per lunghezza su io di larghezza, verso la poppa, dove stanno solo quei di prima e seconda classe. Ed era tutta tappezzata di bandiere di Francia, Spagna, Italia, Brasile, Inghilterra e quelle della Repubblica Argentina. Sopra dell'altare stava un bel padiglione con una bandiera che teneva una larga stella, e ci ricordava la Stella del mare, Maria!
Era così bene adorna che ci sembrava di essere in chiesa. Di fianco stava l'armonium con la musica disposta... quando nacque una questione di nazionalità Dietro all'altare stava spiegata la bandiera del Brasile; ed il signor Varela, deputato, col quale già ti dissi siamo in tutta relazione, desiderò si ponesse la bandiera argentina. Il Commissario, visti cambiati gli ordini del Comandante, corse da noi e chiese se era stato di nostro ordine; ed io, visto che la cosa era sul serio, risposi di sì, e tutto finì. Però col Comandante, dopo mezzodì, abbiamo concertato che nella ventura domenica per prima bandiera e dietro l'altare si metterà quella del vapore Savoie, così cesseranno tutte le questioni.
Alle 8,15 era disposto tutto per la messa; da un lato tutte le donne e dall'altro i sedili per le suore, i posti riservati pel Comandante (Capitano) e per l'ufficialità di bordo; dopo i viaggiatori di prima e seconda classe; dietro, i passeggeri, gli uomini e la ciurma dell'equipaggio.
Alle 8 1/2 in sala già avevano celebrato le messe. Trovandoci, Don Ghivarello attento! (1), al grado 13,23 di longitudine ovest ed al 31,10 di latitudine nord, entrò nella nuova cappella il Comandante col dottor medico di bordo in tenuta solenne e dietro di lui tutta l'ufficialità; e presero posto con religioso contegno. D. Baccino andava all'altare, mentre noi intonavamo il Sit nomen Domini benedictum. Dopo cantammo il quartetto del Cor admirabile, il Laudamus della Messa di Maria Ausiliatrice ed il Qui tollis, con stupore di me stesso e con gli elogi dei passeggeri.
Terminata la messa, sentita con avidità dalle dame e con silenzio e gravità da tutti gli altri, ognuno si ritirò soddisfatto, mentre in un batter d'occhio i marinai sparecchiarono la cappella, e diventò di bel nuovo il ponte di un bastimento, avendo percorso circa sette miglia mentre si celebrò questa messa.
Al dopo pranzo, verso le due, io e la Superiora delle monache giravamo per tutto il ponte a raccogliere i ragazzi e ragazze pel catechismo. Don Fagnano e Don Baccino ne avevano 25 caduno; le monache una quarantina. E, fatta un'ora e mezzo di dottrina cristiana, si andò da tutti a pranzo. Era una vera consolazione pei padri e madri di famiglia il vederci tanto interessati pel bene dei loro figliuoli.
Gli adulti avrebbero desiderato anche essi un catechismo, ma non ho potuto trovare un posto, a meno di mettermi sul ponte del capitano, ed allora il mio stomaco l'avrei lasciato in mezzo al mare. Don Fagnano fece il suo catechismo in tre lingue, italiano, spagnuolo e francese; così pure le monache.
Oggi, lunedì 22 novembre, stiamo passando per le Isole Canarie. Madera passò senza poterla vedere: e così solo ieri, domenica, passò tra cielo e acqua!
Martedì e mercoledì, 23 e 24, ci trovammo tra cielo ed acqua, senza altro incontrare che una barca a vela, che per giubilo si mise a suonar a festa le sue campanelle, e tutti ci mettemmo, da una parte e dall'altra, a salutarci cordialmente.
Abbiamo pure di quando in quando graziose visite dei delfini che vedendoci di lontano ci corrono dietro; altri corrono avanti, facendo salti mortali fuori dell'acqua i più piccoli, e gli altri (taluni grossi come un bue) contentandosi di mostrarci il muso e la colossale schiena.
La sera del mercoledì, 24, abbiamo invitato a pranzo con noi il Comandante, il medico di bordo, il secondo Comandante e il Deputato Varela, e loro abbiamo dato a gustare i vini del Piemonte che trovarono eccellenti. Fu una vera festa di famiglia. Dopo abbiamo invitati tutti quei di prima classe nella nostra sala a bere il Caluso, che gustarono molto (1). Gli Spagnuoli dicevano: Este es bueno, y me gusta mucho; es verdadero vino! (1). Avremmo voluto invitar tutti, ma più di trenta coperti non potevano stare in nostra sala! Non mancarono i brindisi, nei quali si toccò che la religione può stare con la onesta allegria, ecc., ecc. Allora il deputato Varela, ancor giovane e di spiriti ardenti, sorse a benedire alla educazione che avremmo dato a los niños della Republica Argentina, dandoci per principio: Dios y libertad! E sorsi io ad accettare i suoi augurii, con tal que sea aquella libertad, que nos libra del pecado, del diablo y del error (2); e piacque a tutti la mia distinzione, anche ai proponente.
Oggi, giovedì 25, arriveremo a S. Vincenzo, isola del Capo Verde, con un tempo il più bello, e con la fronte che comincerà a grondar sudore. Voi altri soffiate sulle dita a poco a poco, e noi soffiamo in aria! E la ragione è qui, che ieri alle 8 pom. entrammo nel Tropico del Cancro, e quindi nella zona torrida. Ora (9 pomeridiane) mentre il vapore manovra per entrare nel porto S. Vincenzo, termino di scriverti, dopo aver ripreso una buona dose di aria di terra con tutti i compagni di ventura. Oh conte il cuore si allarga, quando, entrati nell'immenso Oceano, si incontra terra, dopo essere stati per giorni e giorni tra cielo ed acqua!
Eravamo in vista dell'isola di San Vincenzo, ed io contemplava quell'alta isola, quando mi vedo innanzi due ragazzi calabresi, di 9 anni l'uno e dieci l'altro; i quali, malgrado il divieto di venire sul ponte di prima classe, (atteso un forte reuma alla spalla sinistra ed il caldo, non ero andato a fare il mio giro solito) vennero a chiedermi la benedizione, perchè dalla loro parte si bestemmiava tanto tanto! Che bell'aria ingenua avevano! Li ho tenuti li con noi per molto tempo, e li ho invitati di nuovo al catechismo per domenica. Se avessimo già un ospizio in Buenos Aires, sarebbe il caso di farne un blocco, e toglierli dall'aria di bordo in terza classe!
I due ragazzi, spagnuoli già s'intende (1), sono sempre con noi e godono servirci, quando possono, la santa messa. Ma questi essendo di prima e seconda classe e coi loro genitori, sono fuori dalla ciurma.
Sono tosto le 10 e D. Fagnano mi fa cercare pel Rosario ed orazioni. Mi vennero a dire che si trova sul ponte del Comandante a dirigere l'entrata in porto. Più andiamo avanti e più gli cresce l'appetito! È un colosso di robustezza!
Sono le 8 del mattino, venerdì 26. Celebrate le messe ci disponiamo a scendere a terra per visitare le bellezze orride di S. Vincenzo. Le barche sono piene di marinai mori, i quali, al vederci, subito gridarono: - Padre, una medaglia! - E li abbiamo tutti contentati.
Fino a Rio Janeiro non ti potrò più scrivere; e ricevendo questa mia noi saremo certo alla capitale del Brasile.
Se Don Bosco è già arrivato, digli tante cose per parte nostra, che stiamo tutti bene, e siamo tutti allegri.
Nuestros recuerdos a todos nuestros amigos nostri saluti a tutti i nostri amici).
Muchas cosas a los niños (tante cose ai ragazzi).
Aff.mo D. CAGLIERO.
(1) Con la data da Gibilterra. Di questa, e di altra precedente da Barcellona, non troviamo alcuna copia. Don Rua, a quanto sembra, le mandò a Don Bosco in Liguria, Don Bosco le dovette passare ai confratelli, e così andarono smarrite. Abbiamo infatti una lettera di Don Bosco, scritta a Don Cagliero da Alassio in data 4 dicembre 1898, ove si legge: « Don Cagliero mio carissimo, scrivo a te, e tu darai notizie agli altri nostri Salesiani. Abbiamo avuto vostre notizie fino a Gibilterra, e benediciamo Dio che il vostro viaggio sia stato buono. In tutte le nostre case si prega affinché sia pur buona la continuazione dì esso fino al campo di battaglia... »
(1) Don Ghivarello, consigliere del Capitolo Superiore, si occupava con trasporto, ed era assai valente, nello studio delle scienze fisiche e naturali.
(1) I primi missionari salesiani, grazie alle paterne sollecitudini di Don Bosco, partirono provvisti di tutto, come figli prediletti di una grande famiglia. « Tutti i laboratori di S. Francesco di Sales - scrive D. Chiala rei suo libretto da Torino alla Repubblica Argentina, pag. 25 - erano occupati nella preparazione, qual de le scarpe, qual delle vesti pei missionari e di abiti secolari per i coadiutori, qual di casse e bauli, qual di ferramenta per assicurarne la spedizione. Fu insomma un po' di tempo che l'Oratorio e tutto il mondo benefattore dell'Oratorio era in moto per gli apparecchi della spedizione».
(2) Questo è buono e noi piace assai; é vero vino!
(3) A patto che sia la libertà che ci libera da! peccato, dal diavolo e dall'errore.
(1) Si allude a notizie contenute nelle lettere smarrite.
III.
Da S. Vincenzo a Rio de Janeiro. (A DON Bosco).
Il Porto di Rio de Janeiro Partenza da S. Vincenzo - Nella zona torrida - La Prima e la seconda domenica d'Avvento: messa solenne sul ponte - Tragica fine - Il Passaggio della linea equatoriale - Gentilezze del Comandante - L'arrivo a Rio - Una visita alla basilica imperiale e al Vescovo diocesano - Il bisogno di buoni reti - Per l'Immacolata.
Rio de Janeiro, Vigilia dell'Immacolata, 1875. REV.MO PADRE,
Questa l'indirizzo a lei, sapendola di certo in Torino. Siamo arrivati in questo porto della Capitale del Brasile questa mattina, alle 9 antimeridiane, e bisogna confessare che è uno dei porti più belli del mondo. Così dicono i viaggiatori, e così vidi io relativamente ai porti di Europa. Però l'uomo ha fatto poco, il bello lo ha fatto tutto Iddio. Un pittore italiano, che stava al mio fianco, mirava estatico le bellezze delle colline verdeggianti che lo circondavano, ed usciva in queste espressioni:
- In Italia non vidi bellezza simile!
Ora le darò, carissimo Padre, un cenno del nostro viaggio da S. Vincenzo, isola del Capo Verde, fino a Rio Janeiro. Esso fu di 11 giorni, senza più veder ombra di terra. Partimmo la sera del 26 novembre, dopo avere visitato quell'isola, abitata più dai mori che dai Portoghesi. Una turba di ragazzi e ragazze arrestò il nostro passaggio per avere, chi una medaglia, chi un crocifisso, e chi un'immagine.
Vedemmo la chiesuola povera, ed un bel palazzo municipale, un centinaio di case, e tutto fini lì. Il Cura (parroco), moretto anche egli, ci accompagnò, parlando egli in francese e rispondendo noi in spagnuolo, che intendeva ma non sapeva parlare, perchè portoghese. E dopo un acquazzone terribile, cosa frequente in queste regioni tropicali, sopraggiunto in mezzo ad un bellissimo sole e senza segnali di sorta, ringraziammo la cortese morettina che ci aprì in sua casa una sosta, e tornammo a bordo.
Da Genova a S. Vincenzo recitammo i misteri gaudiosi, da S. Vincenzo a Rio Janeiro i misteri dolorosi giunti a Buenos Aires, saprò dirle se abbiamo avuto i gloriosi, come speriamo.
Meno D. Fagnano, D. Tomatis, Gioia e Scavini, gli altri furono battuti chi più chi meno; perchè in questo tragitto di undici giorni, durante i quali traversammo tutta la zona torrida, abbiamo avuto non già il caldo, ma il vento, che ora. da prora, ora da poppa, ora dai fianchi, ci fece dondolare un poco!
Che più? Il giorno di ieri, 6 dicembre, siamo passati proprio sotto il sole, che avevamo al zenit, trovandoci ancor in questo tropico del Cancro, e abbiamo avuto freddo! a causa di un vento e del mare agitato, che flagellava il nostro vapore, intrepido sì, ma che però a me non permise di prendere in tutto il giorno altro che una tazza di brodo, tenuta con tutti gli sforzi, e stando coricato tutta la santa giornata. I compagni più intrepidi sopra accennati hanno giostrato non poco per salvarsi dal mal di mare, che avevaci sorpresi tutti quanti.
La prima e seconda domenica d'Avvento abbiamo con solennità celebrato sopra il ponte la messa, con l'intervento di tutta l'ufficialità di bordo, sentita con religioso contegno da tutti i passeggeri. E la cappella improvvisata dai marinai andava giuliva, vestita da tutti i segnali di bordo, per non dare più motivi di gara con le bandiere nazionali!
Il giorno prima di passare la linea equatoriale, che fu il giorno di mercoledì io dicembre, avemmo una disgrazia non potuta riparare.
Un povero uomo di Scalenghe, sui trent'anni, preso da idee maniache, o si gettò, o cadde in mare!
Fu un grido solo! Il Comandante ordinò si fermasse la macchina, fu gettato il salvagente, e quattro marinai calarono tosto una barchetta e corsero indietro; ma era già divorato dai pesci.
La sera precedente era venuto in mia stanzetta e si era confessato. Io animai a farsi coraggio, e, trovatolo debole di cervello, lo consegnammo al dottore di bordo, che lo raccomandò all'infermiere. Ma al mattino seguente deluse la diligenza di questo, e divenne sua tomba il grande Oceano! Fu un giorno di universale costernazione.
Al domani, 1° dicembre, avendo passato la linea la notte antecedente, la scena cambiò e fu giorno di festa, in cui si diè il battesimo a tutti quelli che la prima volta entrano nel nuovo mondo.
Prima che io salissi sul ponte, di buon mattino, il Dottor Varela (Deputato) e Don Fagnano si erano già amichevolmente versata addosso una secchia di acqua di mare, mentre altri passeggeri si battezzavano a secchie, correndosi l'un dietro all'altro. E vi furono molti che dovettero cambiarsi fino a cinque volte!
Siccome io stavo poco bene quel giorno, quantunque avessero i passeggeri di prima classe concertato di battezzare solennemente il Superiore dei missionari, mi rispettarono; però venne il Comandante con un botticcino e, versatomene in una manica, mi diede la fede di battesimo scritta da lui stesso, e così fui liberato da ogni molestia delle secchie. Così pure liberò la Superiora e le Suore della Misericordia. Dopo, in tutto il giorno, festa solenne con pranzo magnifico, e la sera con fuochi di bengala veniva illuminato tutto il vapore che correva velocemente tra le onde, forse un 200 miglia ogni giorno.
Fu un vero spettacolo quella sera, nella quale concorse alla bella luminaria la luna colla sua tenera luce!
Questi furono i due giorni rimarchevoli.
Oggi, 7 dicembre, siamo calati a terra a Rio de Janeiro, e visitammo questa città, abitata da negri e bianchi.
Fummo nella basilica imperiale, e, come era parata per il battesimo di un principe imperiale neonato, abbiamo veduto bellezze europee, tra le quali questa, rara, di un tappeto solo che cominciava dalla soglia della lunga lunga basilica e terminava dietro al coro, entrando in tutte le cappelle laterali. Don Cibrario lo avrebbe invidiato (1) !
Di poi andammo sopra una bella collinetta, a visitare nel suo palazzo vescovile Monsignor Don Pedro Lacerda, Vescovo di Rio Janeiro. E una cara e simpatica persona sui 46 anni, che ci colmò di gentilezze, e ci trattenne con lui la bagattella di 3 ore, facendoci servire tutti, religiosi e religiose, di dolci e birra. Ci condusse nel suo giardino egli stesso, ci menò a visitare l'Episcopio, modesto però in tutto il suo insieme. Ci regalò libri, medaglie, fotografie e reliquie, per attestarci la sua riconoscenza per la nostra visita... Ha 20o parrocchie con 2 milioni di abitanti nella sua diocesi, e cinque chierici in Seminario. Era una desolazione in sentirlo a raccontare! Non ha vocazioni nei Brasiliani, e deve provvedere la Diocesi con preti stranieri... Ha 40 parrocchie abbandonate, non solo senza parroco, ma anche senza sacerdote che possa, anche di lontano, portare a loro soccorso. Abbiamo già, senza essere arrivati al nostro posto, avuto un argomento della grande necessità di Missionari nell'America del Sud. Ci regalò parecchi suoi ritratti, e noi, in contraccambio, gli abbiamo presentato una fotografia dei primi Missionari Salesiani con il loro Superiore Generale, che gradì con tutta effusione d'animo.
Oh se potessimo avere un centinaio di Salesiani da mettere in sue mani, come ci benedirebbe
Da oggi in otto saremo a Buenos Aires. Vostra Signoria riceverà dopo un mese un'altra nostra lettera; per ora la salutiamo tutti allegri, quali suoi carissimi figliuoli. Saluti caramente da parte nostra i confratelli tutti, e li ringrazii delle loro preghiere, che ci hanno dato fino ad ora un felice viaggio. Domani, festa di Maria SS. Immacolata, celebreremo la Santa Messa per tutti quelli che hanno pregato per noi; e la celebreremo fermi in porto, con tutta la solennità possibile. Iddio e la sua SS. Madre Immacolata ci benedicano e ci scampino da tutti i pericoli e del mare fisico e del mare morale del mondo.
Amen.
Aff.mo figlio in G. C. Don CAGLIERO.
(Continua).
(1) Don Cibrario era prefetto di sacrestia nel Santuario di Maria Ausiliatrice.... A dir il vero (tocchiamo volontieri questo tasto essendo nel mese di maggio!) il Santuario di Maria Ausiliatrice non ha neppure adesso un bel tappeto per il presbiterio. Il migliore è sempre quello che regalarono a Don Bosco le dame fiorentine nel 1875, ma è piccolo, e di più logoro in molte parti... Qualche anima generosa non vorrebbe chiedere le dimensioni del presbiterio al Rettore del Santuario ?!
Il 24 maggio si avvicina!... Exultemus! La mano della potente Ausiliatrice non si è abbreviata verso di noi: innumerevoli sono le grazie concesse dalla nostra cara Madonna, quotidianamente lo attestano le relazioni che giungono da ogni parte.
Se eccezionali e gravi sono le condizioni della Patria, se della protezione di Maria sentiamo il bisogno urgente per la Società agitata e sconvolta, per le famiglie smembrate, per ciascuno di noi, ricorriamo all'Augusta Regina del Cielo, invochiamola sotto il titolo di Ausiliatrice, onoriamola con una vita interamente cristiana, monda dal peccato, santifichiamo il mese a lei dedicato con la frequenza ai Santi Sacramenti, coll'assiduità alle prediche e alle funzioni in suo onore ; noi potremo tenerci sicuri delle sue grazie e de' suoi favori.
GRAZIE E FAVORI *) Una guarigione seguita dal S. Battesimo.
Maria SS. quanto sei buona e quanto grande è la tua potenza e la tua misericordia! Da parecchi mesi non vedevo più la mia mamma Borghi Giacomina, di anni 68, residente a Calci di Pisa; quando mi giunse notizia che essa era gravemente inferma. Avrei voluto correre subito al capezzale di lei, ma circostanze gravissime mi trattenevano lontano lontano, qui a Palermo. Intanto giungevano notizie sempre più gravi e allarmanti ; una polmonite doppia l'aveva ridotta agli estremi.
Non c'era pìù alcuna speranza: la povera mamma mia era spacciata dai medici. Immaginate il mio dolore, la mia agitazione, aumentata dal pensiero che non avrei più veduto le care e soavi sembianze della mia diletta mamma e non poter assisterla negli ultimi istanti della vita. In tali tormenti una persona cara mi disse :
- Ebbene, ricorri a Maria, aiuto e conforto dei cristiani!
Con tutto lo slancio e l'affetto di un cuore che ama, pregai, scongiurai, riposi tutta la mia fiducia in Maria Ausiliatrice! Oh prodigio infinito! Oh bontà di Maria! Non era terminata la novena, che mia madre non solo riacquistò le forze, ma ancora, essa che era di religione ebrea, volle essere battezzata e accolta nella Chiesa di Gesù Cristo.
Mi mancano le parole per esprimere la gioia che m'innonda il cuore, o Maria SS. Ausiliatrice ! Gradisci la povera offerta di lire io, come tenue
contributo alla magnificenza del tuo tempio. Palermo, io febbraio 1917.
ADELAIDE BORGHI ALLEGRINI.
MoNTACCHIA Di GROSSARA. - 10-XI-1916.-Sian rese grazie a Maria Ausiliatrice! Mia sorella passava momenti terribili, senza trovare un momento di pace e di tranquillità.
Il mio cuore era stretto come in una morsa dal dolore, al vederla così agitata. Mi rivolsi a Te, o Maria, che mi hai più volte consolato; perchè me l'avessi da pacificare. Ora che mi hai esaudita, adempio la promessa di pubblicare la grazia, sperando che mi aiuterai sempre.
Una divota di Maria Ausiliatrice.
RoMA. - XII-1916.- Sia il fatto a conoscenza di tutti ed a maggior gloria di Dio! Non cesseremo mai di pregare e ringraziare la B. V. Maria per la grazia ottenuta, mercè la sua santa intercessione, della guarigione della nostra diletta figliuola cinquenne Maria, la quale, tre anni fa, fu gravemente ammalata di bronco-polmonite sudativa. Durante quella malattia, avendole noi una sera messo al collo una medaglietta di Maria Ausiliatrice, la trovammo al mattino seguente priva di febbre e con nuova vita. In seguito guarì completamente. Alla celeste Ausiliatrice eterna riconoscenza!
Coniugi CREMONESE G. G.
ORBASSANO. - 21-II-1917. - Invio una piccola offerta di L. 5, perchè i cari orfanelli ringrazino per me la Vergine SS. Ausiliatrice per tanti favori da Lei ricevuti lungo l'anno; primo fra tutti la guarigione di mio marito, che doveva essere operato ad una mano. Mi raccomandai a Maria Ausiliatrice e subito fui esaudita, cessò il male e non fu più necessaria l'operazione. Ora invoco la sua materna protezione su tutta la famiglia tanto nelle cose spirituali come nelle temporali.
N. MASSA.
GIRGENTI. - 19-III-1917. - Era nel mese di febbraio dello scorso anno, e un mio nipote d'anni 12 fu colpito da una febbre forte e continua. I medici la caratterizzarono per infettiva, e per la sua lunga durata il ragazzo s'indebolì talmente e vi si complicò un catarro bronchiale, che i medici incominciarono a temere e la famiglia fu costernatissima. Il ragazzo, che era stato educato nel collegio dei Salesiani in Palermo ed aveva udito raccontare i prodigi e i miracoli elargiti dalla SS. Vergine Ausiliatrice a chi con fiducia a Lei ricorre, invogliò la famiglia ad incominciare la novena alla Madonna Ausiliatrice, consigliata dal Venerabile Don Bosco.
Animata da viva fede, tutta la famiglia incominciò detta novena. O prodigiosa Madre! la novena non era terminata, che incominciò la guarigione a rapidissimi passi, il catarro e la febbre disparvero intieramente, e il ragazzo incominciò a rimettersi in forze, ed ora è intieramente guarito. La zia, riconoscente per tutta la sua vita per la grazia ricevuta, adempie la promessa fatta di pubblicare la grazia, mandando la sua offerta a Maria SS. Ausiliatrice che non potrà mai ringraziare come il suo cuore desidera.
GIOVANNI CONTINO.
MESSINA. - 5-II-1917. - Ero disperata per la salute di mio figlio e con tutta l'anima implorai la Madre Celeste, con fede infinita recitai la novena, ed ottenni miracolosamente la grazia. Invio il mio obolo di lire cinque, promesso alla Madre Celeste, alla dolcissima Maria Ausiliatrice.
Nella mia angoscia implorai anche Don Bosco e Savio Domenico...
Una divota.
ACIREALE. - 21-II-1917. - La sottoscritta fu affetta per molto tempo da reumatismo nevrastenico. Cercò in mille modi di potere ottenere la guarigione, ma le fu impossibile, quantunque consultasse i migliori medici e specialisti illustri, e si sottoponesse a tutte le cure che mente umana, la più istruita ed intelligente, potè suggerirle. Ma in simil trambusto di cose e quasi dopo aver perduta completamente la speranza di ristabilirsi, le venne in mente di ricorrere a Maria Ausiliatrice; e riponendo in Essa piena e completa fiducia, mercè fervida e devota preghiera riuscì ad essere completamente guarita, e tornò in vita più sana e florida di prima. Riconoscente, rimette l'offerta che aveva promesso per la ottenuta guarigione.
MARIA VITALI.
SAMPIERDARENA. - 27-II-1917. - Colpito da una grave malattia, il mio povero nonno versava in serio pericolo. Fiducioso in Maria Ausiliatrice promisi di pubblicare la grazia e inviare il mio obolo in ringraziamento; e il caro vecchio ben presto migliorò e riacquistò in breve tempo la sua ferrea salute. Oggi ancora, nella bella età di 81 anno, adempie puntualmente al suo ufficio. Maria SS. favorì anche me, che uscii vincitore in una sezione di esami per me scabrosissimi. Prima di partire a soldato adempio il mio voto, e Maria mi protegga, come sempre, in quest'ora di prova. Invio la tenue offerta di L. 10 in ringraziamento di tanti favori.
DOMINGO CARLO ADAMOLI.
ABBIATEGRASSO. - 8-IV-1917. - Mio figlio Giorgio De-Giorgi, appartenendo al Corpo Giovani Esploratori di Milano, raccolse con entusiasmo l'invito di andare a prestar servizio di guerra alle retrovie dell'Alta Italia: ma fu mandato a Grottaglie; e di là in distaccamento a Oria (Lecce) donde, a causa di strapazzi per lui troppo gravi, dopo un mese di servizio, ritornò a casa avvilito e rovinato in salute, e si pose a letto con un tifo della peggiore specie.
La morte pareva inevitabile. Le ansie del bravo medico che lo curava con affetto paterno e quelle dei familiari si acuivano sempre più. Fu in uno dì quei gravi momenti, in cui sembrava che la morte dovesse avere il sopravvento, che disperata lui rivolsi a Maria Ausiliatrice, alla quale feci una promessa, che sciolsi prima della guarigione come atto di fiducia verso Maria; e fortunatamente, dopo vari periodi gravi a brevi intervalli e cinque mesi di ansie mortali, il mio Giorgio riebbe la salute.
Come atto di ringraziamento, pubblico la grazia ottenuta.
ISABELLA AGNESINI Ved. DE-GIORGI.
POIRINO. - 15-III-1917. - Ricorsi a Maria Ausiliatrice per la guarigione degli occhi di una raia nipote, promettendo di pubblicare la grazia sul Bollettino Salesiano e di far un'offerta di L. 5 per le opere del Venerabile Don Bosco.
Essendo stata esaudita, rendo le più sentite azioni di grazie alla Vergine Ausiliatrice.
SANDRI MARGHERITA.
MASCALI (Catania . - 20-III-1917). - Nella prima quindicina di agosto una madre di famiglia, a nome Nunzia Morabito, fu colpita da un micidiale morbo che la ridusse in fin di vita. Le risorse dell'arte medica si mostrarono vane. Allora le fu consigliato di ricorrere all'aiuto efficace della Madonna del Venerabile D. Bosco. Da alcune antiche di lei fu iniziata la novena. Nella notte seguente si vide il prodigio, fu scongiurato il pericolo. Come segno di perenne riconoscenza offre L. 1o.
MusMEci Don Giov.
GOZZANO. - 14-II-1917. - Era preoccupata per alcune prove. Maria Ausiliatrice, insistentemente invocata, non mi negò il suo potente aiuto e le prove furono da me felicemente superate.
Rendo vive grazie alla Vergine, mentre adempio la promessa di pubblicare il segnalato favore.
BICE FERRARIS.
GENOVA. - 1o-III-1917. - Avendo bisogno di una grazia speciale, ricorsi con fiducia a Maria SS. Ausiliatrice, promettendole un'offerta e la pubblicazione della grazia sul Bollettino. Compio ora il mio dovere, grata per la sospirata grazia ottenuta. O Vergine Ausiliatrice, a Te la mia riconoscenza, e da Te celeste protezione su me e la persona a me tanto cara.
EMILIA MARTELLI.
S. GIORGIO SCARAMPI. - 17-III-1917. - Invio L. 5 affinchè siano rese infinite grazie alla Vergine SS. Ausiliatrice, colla celebrazione di una Messa al suo altare, per aver ridonato la pristina salute alla mia cara mamma, la quale da quattro mesi circa era inchiodata a letto, colpita da una ribelle pleurite con versamento al lato destro.
Sac. G. BATT. CAZZOLA, Prevosto.
ZELATA. - 14-II-1917. - Una donna, del mio
paese, Giuseppa Sacchi, trovavasi oppressa da grave e pericolosa malattia. Consigliai i parenti a raccomandarla con una novena a Maria SS. Ausiliatrice, e diedi a lei una medaglietta. Dopo pochi giorni l'ammalata cominciò a migliorare, ed ora è in buona salute. Piena di riconoscenza offre L. 10 per le Opere Salesiane.
DOVERI PAOLO.
FLORESTA. - 17-III-1917. -- Desolata più che mai per l'incertezza sulla sorte di mio figlio, dichiarato disperso dopo l'aspro combattimento del 17 giugno 1915 in Libia, mi rivolsi con fiducia a Maria SS. Ausiliatrice, promettendole un'offerta pel suo Santuario e di pubblicare la grazia nel Bollettino, se mi confortava con qualche notizia. Non passò molto che fui esaudita. Grata alla Vergine Santa, sciolgo la mia promessa inviando la relazione e l'offerta di L. 30.
ScALIsi BASILIA.
PERRERO. - 16-II-1917. - Sia lode alla potente Ausiliatrice! Mio fratellino, minata la vita da una polmo-meningite, spedito dai dottori, ricevuti gli estremi conforti di nostra Santa Religione, era agli estremi ed io lo vedevo morire lontano dai genitori, che vivono per lui, lasciando me nell'ambascia e quasi responsabile... Non mi potevo rassegnare a tanta perdita. Mi rivolsi con più fede all'Ausiliatrice, promettendole un'offerta e di propagare la sua devozione anche in questo paese: Ebbene! Quando proprio i conforti umani erano giudicati inutili, il caro malatino incominciò a migliorare ed ora, con stupore di tutti, è completamente fuori di pericolo. Grazie! O Vergine Ausiliatrice, anche per la famiglia tutta. Grazie!
Un'ex-allieva del Collegio N. S. delle Grazie di Nizza Monferrato.
Ottennero pure grazie da Maria SS. Ausiliatrice e alcuni pieni di riconoscenza inviarono offerte Per la celebrazione di S. Messe di ringraziamento, per l'erigendo Santuario dei Becchi, Per le Missioni Salesiane, o per altre Opere di Don Bosco, i seguenti:
A) - A. C. di *.... - A. L. di Semnago, 3 - A, M. di Firenze, 1oo - A. N. di Brusasco, 5 - A S. G. di Bologna, 5 - Abela Annetta, 2,50 - Actis Luigi, zoo -Adamoli Carlo Domingo, ex allievo Salesiano, io - Agneli Felicita, 5 - Agonas Marco, 5 - Agosti Ottavia ved. Fattorelli, 5 - Albani Ernesta ved. Navoni, 3 - Albarello Lucia, 1,50 - Alberione Margherita in Musso, 2 - Alciati Massimo, 9 - Allamano Costanza, 5 Almici Antonietta in Valdini, 4 - Al.quei Maria, 2 - Altea Severina, io - Ansaldo Nicola, - Antonioli Alfonsa, 2 - Arbinolo Vittorina, 50 - Arcesito Marianna, 5 -- Arguani D, Domenico, 5 - Arleo Maria Luisa, Badessa O. S. B., 2,50 -- Ar - manni Caterina, io - Ar anni Zaira, 4 - Armas Eugenio, i,5o - Armonini Giustina, 3 - Assalini Imelde ved. Gavagnin cooperatrice Salesiana - Atzeri Giuditta, 2 - Atzeri Giuseppina, i.
B) - B. B. B. di * per ringraziamento di una grazia ricevuta dal Ven.. Don Bosco - Baccarini Rosina, 21 - Bacigalupo Giuseppina, 5 - Bacilieri Elisa, 5 - Bajardi Giuseppina, 15 - Baldizzone Angela, io - Baldizzone Suor Angela, 5 - Balemi Regina, 6 -Balestra Maria in Dagna, 5 - Balocco Maddalena, 5 -Bandiera Giulio, 35 - Barale Giacomo, 35 - Baratta Maria in Mannucci, 3,50 - Barbessi Maria, 5 - Bardina Suor Luigia, 15 - Barili Carolina, 30 - Barone Angelina, io - Bassino Elidia, io - Bastianon Nini, 5 - Beccherle Elena, 35 - Belfanti Attilio, 5 - Bellingeri Emma, 5 -- Bellotti Marianna in Trabucchi, io - Belorti Angela, io - Belvederesi Maria, io - Bersassi Erminia, 22 - Benazzo Antonietta ved. Bruzzone, - Benni Maria, 2 - Bennini Giovanni, 5 - Benvenuto Luigia ved. Bordino, io - Benzoni Margherita, 5 -- Bernamonti Elvira, 2 - Bernardelli Giovanni, 2 - Bernocchi Amalia, io - Berrittella Savina ved. Lanza, io - Bertasi D. Giovanni Parroco, 5 - Bertassio Antonio, 25 - Bertoletti dott. Renzo, 5 - Bertolotti Cav. Adriano - Bertone Edoardo, 5 - Besso Alessandra in Arione - Biroli Luigia, io - Bianchetti Pietro, 6 Bocchi Maddalena, 5 - Bodratti Maria, 3 - Bodrito Angela, 5 - Boggio Isabella - Boi Rosa in Manca, 2 - Boidi Teresio, Giovanni e Clotilde, 15 - Bolla Marianna, 20 - Bollara Giuseppina ved. Barioglio, 3 - Bonavia Carmelina ved. Garino, 3 - Bonetti Marietta ved. Galli, 15 - Bonfè Emilio, io - Bollo Suor Maria, 2 - Bonora Teresa cooperatrice salesiana, 5 -- Bonzi Maria, 3 - Borghi Adelaide in Allegrini, io - Borla Narcisa, 5 - Borno Ernesto, 5 -Boro Giuseppe, 5 - Bortolotti Giuseppina, i - Bose Veronica, 5 - Boscaglia Massimilla, io - Bottazzi Maria, 5 - Boy Antonio, io - Bracco Margherita in Vecchia, 5 - Branda Evasio, 2 - Branda Caterina in Mauroni, io - Brandazza Antonia, 2 - Bravi Giuseppa, 2 - Bresciani Maddalena, 2 Bressi Rosa, 5 - Briata Paola, 6o -Brizzolara Emma, 2 - Brovia Beatrice, io - Brunetti Domenica, 4 - Brunetti Maria in Baldini, 5 - Brasati Giuseppe, io - Brusati Luigia, 5 - Bruzzone Marianna - Burini Margherita, 5 - Busato soldato G. B., io - Busello Carolina, io.
C) - C. R. di Torino, io - Cabiddu Giuseppe Luigi, io - Calasso Assuntina - Calcagno Benedetta, 5 - Campione Maria Grazia, i - Camussi Emma, 25 - Camusso Orsola, 4 - Candini Anna, 1oo - Candusso Isolina, 5 - Cannizzaro Angela in Sciascia, 7 - Cantamessa Angelina, 3 - Cantoni Eufemia in Pisoni, 5 - Carrara Mad dalena, 2 - Carassa Prassede, 1o - Carletta Teresa, 5 - Carletti Genoveffa in Desecondi, 2 - Carosio Emilia in De Lorenzi, 3 - Carpaca Maria, - Carpaneto Emilia, 5 - Carpani Erminia ved. Magistretti, 5 - Caruselli Maria, z - Casaleggio Rosa, z - Casetta Giuseppe, 5 - Casnati Anna ved. Guggeri, io - Castagna Luigia, 5 - Castelletta Carlo soldato, 5 - Castello Maria in Lesna, 3 - Cattoni Genoveffa, 5 - Cavallero Maria di Gagliano Siculo, io - Cavallero Maria di Milano cooperatrice salesiana, z - Caviglia Lucia ved. Scorza, 3 - Cazzola D. G. B. Prevosto, 5 - Celaschi Dorina, 5 - Cencio Biagio, 15 - Centino Francesca, 30 - Cepile Teresa, 2 - Cereseto avv. Tommaso, 5 Cerfogli Luigi, 4 - Cermelli Manin in Bodratti, 6 - Cerona Clelia, 3 - Cerrato Annetta, 5 - Chelo Antonangela in Ebras, 2 - Chiesa Giannina, io - Chiola Michelina, io - Cigala Lorenzo, 15 - Cinzano Cristoforo - Cipolla avv. Nicolò - Cirio Anastasia in Pirlo, 3 - Civalleri Caterina, 5 - Civallero Mattia, io - Cocito Teresa, 2,50 - Coggiola Ernesta ved. Canegallo-- Cogolata Antonietta, 5 - Combi Giovannina, 1o - Comitini Suor Teresa, figlia di Maria Ausiliatrice, a nome del giovanetto Girolamo Magli e di altra pia persona di Martina Franca, 15 - Comuzzi D. Quinto ed N. N. di Lorenzago, 30 -Coniugi Barbieri, 1o -Coniugi Gribaudo, ioConte Italia, 3 - Contini Pierina, 2 - Contina G. -. Copreni Virginia, 15 - Corbetta Antonia, 4 - Cornalino Antonio - Corradi Maddalena, 5,20 - Corvo Maria, 8 - Costa Benedetta, 2 - Costa Maria, 3 - Costa avv. Pietro, io - Costadone Giovanni, io - Costantino avv. Pietro, 5o - Cova Luigi, z - Cravero Margherita, 5 - Cremona Edoardo, 5 - Crico Beppina, 6 - Crinò Lorenzo, 5 - Crotti Suor Rosina, 4 - Cuccia Annina, 2.
D) - D. B. di Rivalta, 2 - D. G. di Torino, per la guarigione della moglie, 5oo - D'Alessandro Rosina in Montana, 2s - D'Amico Vincenzo, 5 - D'Anna Angelina in Siracusa - Da Dalto Fausta, io - Dal Forno Teresa, 5 - Dalla Vecchia Maria, io - Dall'Ongaro Enrica, 5 - Dalmasso Giacinta di Garzegna, 2 - Dal Ri Teodolinda in Sforza, 2 - Damusso cav. Ettore, 5 - De Ambrosis Costanza, 20 - Deambrosis Teresa, 2 - De Barbieri Agostino, io - De Bernardi Domenica, 3 - De Bettin Enzo, i - De Candido Luigia, 3 - De Casto Giuditta in Nellucci, 2 - De Cicco D. Pellio, 11 - Dà Giorgi ved. Isabella in Agnesini - Delpiazzo Emma, 5 - Delponte Adalgisa in Garrone, 4 - Delprato Faustina ved. Lusso, 3 - Del Pup Maria, 17 - De Maria D. Pietro, io - De Magistris Agnese in Ballero, per guarigione miracolosa ottenuta al marito gravemente ammalato, 6 - De Maria Caterina, 2 - Demaria Luigi, 2 - De Pari Tecla in Bellavita, 2 - De Pascalis Giuseppina, 1,50 - De Szeth Maria in Giovio, 2 - Devoto Luisa, cooperatrice salesiana, 5o - De Zuliani in Callegari, 30 - Dezutti Giuseppe e Giovanna, 7 - Di Donato Maria, 5 -Diego Can. Giulio, 3 - Dioli Consolata, 5 - Dioli Pasquale, 1o - Diotallevi Giulia, 5 - Direttrice Figlie di Maria Ausiliatrice in Civitavecchia, 5o - Direttrice dell'Asilo di Lugagnano Val d'Arda, io - Dogliotti Arcangela - Dorigo Maria, 3 - Dorlíni Elisabetta, 4 - Dovigo Regina, 1o - Doveri Paolo per Sacchi Giuseppa, io - Duretto Teresa, 5.
E) - E. M. C. Z. di Breonio, 5 - E. J. G. di Roma - Eccli Anna ved. Manni, 2 -E nrico Antonia, io - Equinossi Virginia in Sangalli, 5.
F) - F. T. di Frazzanò, 7 - Fagiuoli Carolina in Ducati, 20 - Famiglia di Bronte, molte volte graziata, 1,90 - Famiglia Angiolini di Novara, 3 - Famiglia Capponetto di Torino - Famiglia Cattaneo di Torino, 3 - Famiglia Crocchiolo di Carini, io - Famiglia Féyles del Pilonetto (Torino), io - Famiglia Massa di Orbassano, 5 - Famiglia Piovano di Valsavuglio, 5 - Famiglia Tognoni di Chiavenna, 25 - Famiglia Zaberta di Ferrera d'Asti - Famiglia Zapata di *.... 10 - Fasali Rosa, 2 - Favre Maria, 5 Fedrigo Teresa, 2 - Felicetti Lidia, 5 - Ferrari Carolina, 3 -Ferrari Maria, 5 - Ferrari Stefano, 3 - Ferraci Stefano, 5,50 - Ferraris Bice - Ferraris Gioachino, z Ferrero Giuseppe, 5 - Ferrero Teresa. 5.40 - Ferretti G., 2 - Ferrua F., 6 - Fiandaco Carmela, 2 - Figlie di. Maria Ausiliatrice di Borghetto Borbera, 2 - Figlie di Maria Ausiliatrice e Oratoriane dell'Asilo di S. Giuseppe in Villacidro - Figus Giuseppina in Coni, 5 - Filioli Maria in Clementi, 5 - Filippetti Amalia in Dall'Olio, 2 - Floriani Giulia, 4 - Foglino Lorenzina, 2 - Fontana Francesca, 2 - Fornara Margherita, 6 -Fortunato Pietro, soldato al fronte, 20 - Fosson Delfina, 5 - Fradella Giuseppe, io - Francesconi Vittoria maestra - Franchini Caterina, 2 - Francia Tarcisio, io - Franzini Giuseppina, 5 - Frascara Angelina, 3 - Frascotti Cristina, io -Fucili D. Silvestro - Fumagalli Ambrosina, 25.
G) - G. F. di Schio, 25 - G. Suor F., figlia di Maria Ausiliatrice in Casale Monferrato - G. ved. S. di Lugano (C. T.) io -Gagliardone Teresa, 5 --Gaglielfo-Vausto Luigi, io - Gaglione Maddalena ved. Lanza -- Gallazzi Amalia in Chierichetti, 5 - Galli Carolina in Della Mano, 1o - Gallini Giuseppina, 5 - Gallione Assuntina - Gallo Carolina, 2 - Gallo Pasqualina - Gandini Clarice, 3 -- Garbarino Cav. Anastasio - Garello Caterina in Fogliacco, 5 - Garello Maddalena, 5 - Garesio Anna, ioo - Gastaldi Adelina, 6 - Gattamorta Zaira in Biondi, 6 -- Gedeoni Cleopatra, 3 - Gendre Giovanni fu Ippolito, 16 - Geuna Michele, 5 - Gherzi Teresa, 7 - Giacomini D. Gaetano, io - Giangardi Occhipinti Biagio, 10 - Giani Elisa in Rossi, i - Gianotti Antonia, 6 - Giovannelli Maria, 2 - Giovannin Maria, 15 - Giudice Catina, io - Giudice Giuseppina, 3 - Giuliano Severina, 3 - Giustella Ch., i - Giusti Maria, io - Givanni Filomena, 6 - Gorret Giovanni, 5 - Gouthier Caterina, io - Graci Arcangelo, 5 - Grappioli Maddalena, 2 - Grassi D. Giovanni, io - Gravier Emilia, 5 - D. Graziati, 50 - Graziato D, Gio. Batt.. 4 - Grosso Federico, Zoo - Guaddarone Lorenzo, 5 - Guardalberi Domenico, 2 - Guaroni Cesarina, 2 - Guaschino Virginia, 2 - Guastavigna Paolina in Cova-Guastavino Girolama di Rosiano, invia dall'Argentina L. 147 in ringraziamento a Maria SS. Ausiliatrice e al Ven. Don Bosco, per avere ottenuto la salute desiderata - Guazzelli Mary, io - Guerini Enrico, 5.
H) - Hensch Capitano Dino, io. K) - Krúger Franca, 4.75.
I) - I. D. di Mango, 2 - Iacono Can. D. Giovanni, io, - Imarisio Luigi, 2 - Imbrici Teresa, 5.
L) - Lacchia Caterina, 3 - Lafranchi Gilda, 20 - Laioli Giovanni, io - Laiolo Sinforosa in Dedominicis - Lana Federico, i - Lando D. Filippo, 5 - Lanza Caterina, 2 - Lanzetti D. Girolamo, Arciprete, a nome del defunto Donina D. Gio. Maria, Parroco di Losine, 1oo - Lavezzani Carlo, 20 - Lecchi D. Carlo, soldato, 5 - Leidi Giovanni, 5 - Leoncini Diomede, 4 - Lomagno Giuseppe, 7 - Lombardi Teresa, 5 - Longo Gaetano, io - Lovisolo D. Angelo, 15 - Lovisolo Margherita ved. Calandra, 3 - Lucchini Angela, 2 - Luppo Annita - Lussana Giuseppina, i.
M) - M. A. di Vicenza, 5 - M. G. Cooperatrice Salesiana di Torino - M. Louis d'Aoste, 2 - M. Margherita di Torino, 5 - M. L. di * offre L. 5 per le Missioni, grata a Don Bosco per la sua continua protezione e celesti favori ; invocando altre grazie - M. M. di Cividale, 5 - M. M. di Vinadio, 3 - M. P. B. di Ivrea, 5 - Macagno Antonio, 5o - Macdonald Elena, 5 - Maconi Celestino, 8,50 - Maconi Lina, 5 - Maddonini Giuseppe, 2 - Maestroni Battista, 2 - Maggiori Giuseppina, io - Magistris Angela, 5 Magni Ida, 15 - Maito Annetta, 5 - Malaspina Luisa, 20 -- Manacorda Carmela, 5 - Manaresi Angelo, 15 - Mangini. Maria, 5 - Manni Maria, i - Maquignaz Lidia, io - Maquignaz Teresa, 2 - Marcellini Gaetano - Marengo Antonia in Alessio - Marengo Emilia, 5 - Marescotti Feliciano - Margiotta Cesidia, 5 - Marino Giovanna, 2 - Marinucci Delia in Canevari, io - Maritano Rosetta, 15 - Marocco Lucia, i - Maroni Carlo, io - Marsoni Antonio, 5 - Marsura Amalia, 6 - Martelli Emilia, 5 - Martin Luigi, 2 - Martino D. Secondo, 5 - Massano Giovanni, 5o - Mazza Maria, 3 - Mazzarello Annetta ved Beoni - Mazzoleni Maria, 30 - Meda Giuseppe - Meda Maria, 15 - Meini Serafina, 5 - Menini Luisa ved. Terribili - Merlo Pietro, io - Micelli Cristina, 5 - Mignatta Paolo, io - Millauro Caterina, 5 - Minetto Giorgio - Mirini Ida in Monti, i - Miroglio Silvia, 2 - Molinari Angela, io - Molino Giovanni, 2 - Molon Emilia, 2 - Monasterolo Teresa, 2 - Montagna Antonia, io - Monticoni Antonietta, 5 - Moreci Urbano, io - Moscatelli Antonietta, io - Motta Caterina, 5 - Mozzanica Elisa, 5 - Mura Doloretta, io - Musmeci D. Giovanni per Nunzio Morabito, io - Musso Nicolina in Rembado, 4 - Muzio Umbellina, io.
N) - N. N. Cooperatrice Salesiana di *... 5 - N. N. Figlia di Maria Ausiliatrice di *... 5 - N. N. di *... 5 pei figli dei richiamati - N. N. di *... 2o per le Missioni Salesiane - N. N. di *..., 5 - N. N. soldato in zona di guerra, io - N. N. di Acqacanina, 2 - N. N. di Acquacarica del Capo, 4 - N. N. di Acquanegra sul Chiese, 3 - N. N. di Agliano d'Asti, i - N. N. di Asti, io - N. N. di Badalucco, 2 - N. N. di Ballabio Inferiore, i - N. N. di Barbianello, 4 - N. N. di Bardonecchia, 3 - N. N. di Borgomanero, 6 - N. N. di Bussoleno, 5 - N. N. di Campoligure, so N. N. di Cà Ottoni, 1oo - N. N. di Casalciprano, i - N. N. di Casalvolone, divota di Malia SS. Ausiliatrice, 5 - N. N. di Casanova Lerrone, 4 - N. N. di Cassolnuovo, 5 - N. N. di Castellino Tanaro, 5 - N. N. di Castelnuovo Bariano, 3 - N. N. di Castelnuovo Calcea, 1,5o - N. N. di Cavour, 2 - N. N. di Cornelia Antelminelli, 23 - N. N. di Fiano Romano, 4 - N. N. di Fonzaso, 5 - N. N. di Gorla Minore, 2 - N. N. di Lanusei, 5 - N. N. di Leffe, 1,50 - N. N. di Mazzarino, Cooperatrice Salesiana - N. N. di Negrar, 2,90 - N. N. di Oropa, 15 - N. N. studente di Parma - N. N. di Portobuffolè, 2,50 - N. N. di. S. Damiano d'Asti - N. N. di Sant Vincent, 2 - N. N. di Torino, 2 - N. N. di Vignale Monferrato, io - N. N. di Zaniga, 5 - Nani Vincenzo, 2 - Negroni Carmelina in Folco, 2 - Nicolini L., 5 - Nolino Carlo, io - Noli Datarino Matteo soldato, 5 - Norenzo Giovanni - Novella Ottavia, io - Novelli Marietta, 5.
O) - Obert Giovanni Pietro, 5 - Oglieto Domenico, 2 - Ojoli D. Angelo, io - Olivieri Agnese in Leoncini - Olivieri Massimo - Omodeo Vincenzo, io - Oprandi Luigia, 2 - Ottaviani Agatina, 20 - Ottonello Maddalena, 3.
P) - P. A. M., di Cuneo, 2,50 - P. C. di Melazzo - P. F. F. A. di Ferrara, io - P. F. di Torino, 2 - Padre Maler, 39,60 - Pagani Michele, 5 - Paganini D. Rinaldo, 25 - Paneglietti D. Luigi, io - Papesso Ida - Parochi Salvatore, 2 - Parodi Dionigia, 2 - Parodi Luigia, 3 - Parzani Dina, 5 - Passino Michelangelo, 2 - Pedretti Dionigi, 5 - Pedretti Giuseppe, 5 - Pegorari Costantino, i - Pegorari Elisabetta in Nicoli, 3 - Pellini Euclide, 5 - Peloso Bartolomeo, i - Peloso D. Silvio, 5 - Penasa Maria in Guadagnini, 5 - Pennino Augusto - Pepe Prof. Salvatore, 5 - Peretti Callo fu Antonio, 5 - Perosa Marianna in Della Giusta, 5 - Perruchon Filomena, 5 - Persi Consolata in Pani, 2,50 - Pesce Mansueta Ved. Galantini, 3 - Pezzotta Giuseppina, i - Piatti Giuseppina, 20 - Piccinali Virginia, 5 - Piccione Eugenia - Piccione Ottaviano, 2 - Puiatti Orsolina in Beccherle, 5 - Pinna Elena in Cossu, 5 - Piola Avv. Evaristo, 5 - Piretta Margherita, 1,25 - Pirlo Emanuele, 4 - Pìrovano Adele, 5 - Pistarino Gioconda, i - Pizzocorno Maddalena ved. Benvenuti - Pizzorni Augusto - Plando Aurelia, 5 - Plasi Virginia, 2 - Podda Daniela in Tasti, io - Poggio D. Giuseppe, 5 - Poletti Domenica, 3 - Porretti Maria, i - Pozzi Giuseppe, io - Pozzoli Luigi, 2 - Preti Anna, 5 - Previtali Luigia, i - Puddu Bellanno, i - Putti Suor Maria Brigida, da Mistretta, i.
Q) - Quartieri Vasco, 2 - Quinson Alessandro, 5.
R) - R. C. di Borgomanero, 5 - R. R. di San Daniele del Friuli, 5 - Raimondi Angelo, 20 - Rapetti Nicodemo, i - Rastello Margherita, 5 - Ravetta Lina in Annaratone, io - Rebessi Don Giuseppe, io - Recchia Elisa, 15 - Reforgiato Cristina, 5 - Regalli Gina e Cristina, 15 - Reggio Maurizio, z -- Rembaldo Bernardo, 5 - Renzi Bina, 5 - Renzi Carlo, i - Restani Gio. Batt., soldato in Zona di Guerra, 5 - Ricagno Giulia ved. Semeria, 2 - Riccardi Clotilde, 5 - Ricci Firma, 5 - Riccardi Luigi, io - Rimoldi Giannina, 2000 - Riva G., 6 - Riva Maria, i,6o - Rizzo Bartolo, 2 - Rizzo Maddalena, 2 - Rizzo Rosa, 5 - Rizzotto Melania, io - Rolio Natalina, io - Rollandin Maria Giuseppe, io - Romeno Can. Giulio, io - Rossi Caterina, 20 - Rossi Domenica in Candolini, io - Rossi Gilda, 5 - Rossi D. Luigi, 5 - Rossi Tommaso, ioo - Rossini Giovanni, 5 - Rossit Gio. Battista, 2 - Rosso Irene in Morel, 5 - Rubino Amalia, 5 - Ruffier Sofia, 2 -Rufino Enrichetta, io - Ruggeri Barbara, i - Ruggeri Luigia, 4.
S). - S. M. di Torino - Sala Virginia ved. Dell'Acqua, 5 - Sale Caterina, 5 - Saluzzo Francesco, 5 - Salvetti Paola, 5 - Salvi Maria, i -Salvioni Emilia in Colombo, 20 - Salzotti Clementina, 5 - Sandri Margherita, 5 - Sangiorgi Michele, io - Santachiara Cesira, io - Santini Amelia, 2 - Santopadre Emilia insegnante, 2 - Santuz Antonio, Emilio e Maria, 18,50 - Sapino Lodovica, io - Sardi Nicoletta ved. Serlupi, 2 - Satta Bianca, 3 - Savinelli Gisella, 5 Sbarbori Angelica, 2 -- Scaglia Maggiorino --- Scalissi Basilea, 30 - Scanno Agostina, 3 - Scaraffia Litigi, 5 - Scarsi Maddalena in Ferraro, 2 - Schiapparelli Maria, 7 - Schieroni Luigia in Lino, 5 - Scianda Isola, 5 - Sciarini Caterina, 28 - Scimecca Giuseppina, 3 - Scoffone Albina, 5 - Scoppa Elisa in Natale, 7 - Scravaglieri Annita in Aliquò, io - Scudellari Giuseppe, 5 - Secondino Claudio, 5 - Segafredo Marianna, 5 - Senis Francesco, 2 - Serano Vittorio, 2 - Sereno Camillo, 3 - Serci Daniele e Maria, 3 - Sereni D. Luigi, io - Serena D. Domenico, 25 - Sgriccia Desiderio, 2 - Sibilla Antonietta, 5 - Siffredi Angiolina in Spinelli, 5 - Silvagna Maria in Cantù, 5 - Sola Annetta, 15 - Sola Giuseppina, 2 - Sola Irene in Garelli, g - Somaglia Margherita in Renzulli - Sorelle Bergomi, 5 - Sorelle Bigoni, io -Sorelle Carlini, 3 - Sorelle Gatti, 5 - Sosio D. Giuseppe, io - Speciale Francesca in Ragusa, 2 - Spera Rosalia ved. Andreatta, 5 - Spinelli Giuseppina, 5 - Staglianò D. Vincenzo, 100 - Stanclieris Maria, 5 - Stella chierico Giuseppe, 5 - Steffanelli Maria, 2 - Stoppino Costantina ved. Scazzola, io - Stresia Matilde, 3 - Sturzo Caterina, 5 - Sulis Francesca, io.
T) - Taliercio Melchisedecco, 5 - Tallillo A., 4 - Tamburini Marco, 5 - Tamburino Giuseppe, 100 - Tanghetti Teresa, io - Tasca Emilia ved. Demetriis - Tasini Giovanni, soldato in Zona di Guerra, 5 - Tavallini Matilde, 5 - Tecchio Maria, 5 - Teobaldi Gerolamo, 3 -Terzi Marchesina, 3 - Testa Maddalena, 4 - Tilaro Giuseppa, 2,50 - Tognan Renata, io - Tognarelli Enrico, 6 - Toller Zoe e Maria, io - Tomasi Maria, io - Toneguzzi Dosolina, 3 - Toneguzzo Antonia, 8 - Torello Tommaso, 5 - Toselli D. Giuseppe, 25 - Toselli Suor Michelina, 5 - Trevisan Francesco, 3 - Traverso Filomena, 5 - Tre famiglie Cooperatrici Salesiane della Leventina (Svizzera), 50 - Trevisan Crescenzia, io - Trinchero Bartolomeo, 2 - Trincucci Adele, io - Tubini Maria Teresa, 5 - Tuccinudi Teresina, 5.
U) - Ulla Fiorina in Sereno, 5.
V) - V. T. di Torino, 25 Vagina Marianna, 5 - Valla D. Gio. Batt., io - Vallaro Maria in Balocco, io - Vallero Maria, io - Valsecchi Lucia, 2 - Valverti Teresa, 2 - Vannini Giuseppe, 5 - Vannini Maria, 2 -- Vanoli Adele, 5 - Vanoli Maria; 2 - Vascellari Ida - Velati Maria Luisa, 5 - Vendenunia Francesca, i - Ventura Desiderio, 30 - Vercelino Margherita, 5 - Vergani Antonietta, 5 - Vergnano Vittorio - Verini Emma, 5 - Vezzole Bianca in Mazotti, 5 - Viassone Rosa, 2 -- Viccueri Carolina, io - Vielmi Caterina, 5 - Vigasio Suor Maria, io - Vigo Fortunata, 5 - Visco Elisa, io - Visentini Barbara, io - Vitali Maria, 5 - Viviani Teresa, 5 - Vottero-Felicina, 5 - Vogliano Teresa ved. Riconda, 5 - Vuillermet A., 5 - Vuillermin Anselmo, 5.
Z) - Zabarelli Giacinta, 3 - Zacchi Amalia, 5 - Zaccone Vincenzina in Rizzo, 2 - ZambelloAllovisaro Bellina, 3 - Zambrini Giulia, 5 - Zamberlini Antonio, 4 - Zanardelli Tommaso, 3 - Zandigiacomi Angelina, i i - Zanetti Emilia in Tuena, 6,75 - Zenini Torquato, 3 - Zerega Rosa, 5 - Zingaro Lucia ved. Ighina - Zoppetti Marianna, 2 - Zuncada Bartolomeo - Zumaglino Giuseppe, 2.
ORARIO DELLE FESTE TITOLARI nel Santuario di Torino-Valdocco.
Durante il mese: giorni feriali: messe dalle 5,30 alle 10 - 6,30 messa, predica del Sac. L. Brezza, benedizione - 20,30 Rosario, predica del rev.mo Mons. Faustino Lotteri, benedizione: - giorni festivi: messe dalle 5 alle 11,30 - 10,30 messa solenne - 15,30 Rosario, discorso di D. L. Brezza, benedizione solenne - 17,30 vespri, discorso di Mons. F. Lotteri, benedizione solenne.
15 maggio: comincia la Novena solenne.
22 maggio: