PERIODICO MENSILE DEI COOPERATORI DI DON BOSCO ANNO XLII - N. 8 AGOSTO 1918
SOMMARIO
L'inaugurazione del Tempio votivo ai "Becchi di Castelnuovo d'Asti": - Triduo di preghiere propiziatorie per i bisogni della Chiesa e della Patria.
Una circolare del Comitato "Dame Patronesse Opere Ven. D Bosco,, Torino.
Echi delle solennità giubilari in onore di Maria Ausiliatrice.
Al Rev. Clero e per le adunanze mensili: - Combattiamo la bestemmia e il turpiloquio. Per le Scuole di Religione.
Ai nostri Sacerdoti militari.
Fatti e detti di D. Bosco: - IX) Dopo la consacrazione dal Santuario di Maria Ausiliatrice.
Un Sinodo diocesano e l'Opera degli Oratori festivi. I Missionari partiti per la Cina.
Il Culto di Maria Ausiliatrice: Pel 24 corrente -- Grazie e graziati.
Pel tempio votivo in onore di Maria Ausiliatrice a Castelnuovo d'Asti.
Riconoscenza al Ven. D. Bosco.
Pubblicazioni di omaggio e di circostanza.
Nota e Corrispondenze: - Una cara udienza pontificia
- Esercizi spirituali per i Cooperatori Salesiani -
Notizie varie.
Necrologio e Cooperatori defunti.
REDAZIONE E AMMINISTRAZIONE - VIA COTTOLENGO, 32 - TORINO
Triduo di preghiere propiziatorie per i bisogni della Chiesa e della Patria.
Quando questo numero giungerà ai Cooperatori, l'inaugurazione del Tempio votivo, eretto di fronte alla casetta ove nacque Don Bosco, avrà compiuto un desiderio, anzi una promessa di Lui che, pieno di bontà con tutti, più volte aveva manifestato il pensiero d'erigere una chiesetta a comodità de' suoi conterrazzani.
La prima pietra del sacro edificio fu posta il 16 agosto 1915, cioè il giorno stesso del Centenario della nascita del Pastorello dei « Becchi » ; e compì la cerimonia il nostro Superiore Don Albera, cui era anche riserbato il conforto d'aspergere dell'acqua benedetta il nuovo edifizio, aprirlo al divin culto e celebrarvi la prima messa.
Non a caso s'è scelto per l'inaugurazione del nuovo tempio questo principio d'agosto. Agosto è il mese della nascita di Don Bosco; e parve conveviente che non solo per il dì anniversario di essa, ma più ancora per la novena e festa solenne che lo precedono in onor della Madonna. alla quale il nuovo Santuario è dedicato, fosse questo già benedetto. Di più il 1° agosto è il dì anniversario dell'ordinazione sacerdotale di Don Albera, e il 2 quello della sua prima messa ; e parve pur conveniente che siccome si anticipò al 9 giugno u. s. la commemorazione della sua
« Messa d'oro » per celebrarla insieme col Giubileo del Santuario di Maria Ausiliatrice, così anche l'inaugurazione del nuovo tempio all'Ausiliatrice si anticipasse di qualche giorno per farla coincidere colla data della « Messa d'oro » di Don Albera, il quale benedirà perciò il nuovo Tempio la sera del 10 agosto, e la mattina del 2 solennemente vi celebrerà la prima messa.
Ma non si dimentichi la special caratteristica, con la quale vien aperto al divin culto il nuovo Santuario. Quando se ne benedisse la prima pietra, l'Italia s'era già impegnata nella guerra; e da, oltre un anno questa infuriava in Europa. «Il nuovo Santuario - si disse allora - sia anche un voto per la Pace!» E fu durante tre anni di guerra che venne condotto a compimento. Vi cooperarono, in prima linea, folte schiere di bimbi e bimbe d'Italia e dell'estero, ma specialmente d'Italia con animo di accaparrarsi una sguardo propizio del grande Apostolo della gioventù, che trascorse i primi anni là ove si volle eretto il Tempio votivo, e d'impetrare insieme le benedizioni materne di Maria Ausiliatrice sopra di sè e sulle proprie famiglie, specie sui babbi combattenti. Alle schiere dei bimbi s'aggiunse, con fede altissima, un ampio stuolo di spose e mamme cristiane, imploranti gli stessi conforti dall'Ausiliatrice, sui mariti e i figli soldati. Contemporaneamente negli Istituti Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice s'accese la stessa gara di pia adesione, e sempre per sollecitare, dalla Vergine potente quell'aiuto celeste di cui oggi la Patria e la Chiesa abbisognano.
Non è quindi senza care speranze che viene inaugurato il Tempio votivo dei «Becchi » ; ce ne affidano lo scopo per cui si volle, il modo con cui sorse, il luogo prescelto, e la bontà della Vergine cui viene dedicato.
L'inaugurazione di questo Tempio votivo - mentre registrerà un altro scambio d'affettuosi sensi tra il Capo venerato e tutti i membri della Famiglia di Don Bosco, nei quali rinnoverà il proposito di calcar fedelmente le orme del Fondatore - stringerà sempre più i vincoli di devotissimo culto che legano la Triplice Famiglia Salesiana a Maria Ausiliatrice; - moverà questa dolcissima Madre a largheggiar di celesti favori con quanti concorsero ad innalzarle il nuovo seggio di gloria e con tutti quelli che, dopo Dio, sono il sostegno quotidiano delle Opere Salesiane - ma sopratutto impegnerà la stessa pietosa e potente Regina ad accogliere le suppliche insistenti che a a Lei s'innalzano per la salvezza e prosperità della patria e perchè la Divina Provvidenza, affrettando il trionfo della Chiesa Cattolica fra tutte le genti, confermi solennemente all'Italia quel glorioso mandato di maestra di Fede e di Civiltà che essa ebbe in passato.
L'ora, o cari Cooperatori, è in vero solenne: preghiamo !... e la Vergine Ausiliatrice avvalori le nostre preghiere con la sua intercessione e le presenti al trono di Dio. Noi avremo bene meritato della Chiesa e della Patria; e la Madre di Dio non tarderà a manifestarsi ancora una volta la dolce Patrona d'Italia e l'Ausiliatrice gloriosa del Popolo Cristiano.
Il nuovo Tempio.
Ed ora una parola sullo stilo architettonico del nuovo Tempio. Per verità , chi conosce un pochino l'arte sacra in Piemonte, non tarda a ravvisar una somiglianza tra gli elementi che lo compongono, e quelli di alcune Chiese sorte nel secolo XIII e XIV, quali Santa Maria della Scala in Moncalieri, S. Antonio di Ranverso, il Duomo di Saluzzo e Pinerolo, ecc. E appunto l'arte sacra di quel tempo, suggestiva e sincera, perchè ispirata a un profondo sentimento religioso, con gli archi e i pinnacoli slanciati verso il cielo quasi a portare lassù il nostro pensiero, meritamente si volle preferire al gelido neoclassicismo e al mondano barocco. Si volle che lo spirito di fede rivivesse come allora nella materia, di modo che ogni pietra, ogni mattone, sentisse della fede stessa con cui son lavorati. Così sulla facciata, di struttura semplice, nel portale d'ingresso con il finimento a forma di ghimberga, sorreggente la statua dell'Ausiliatrice, si rievocherà in buon mosaico, quando i mezzi lo permettano, la cara visione che ebbe in sogno Don Bosco fanciullo intorno alla missione che la Vergine Santissima gli affidava per la salute del gregge di Gesù Cristo. Fu in questo luogo che Maria volle fin d'allora visibilmente far conoscere al suo Servo che l'Opera Salesiana sarebbe stata sua, e che Ella l'avrebbe sempre protetta. La bella pietra di Viggiù, fornita dai F.lli Catella di Torino, dal portale riccamente scolpito raggiunge uno splendido effetto decorativo nel basamento alto m. 2,50; nelle pentafore lungo i lati del Tempio, ideante per dare ai fedeli mezzo di assistere alle sacre funzioni, quando la capacità interna non potrà ricevere tutti i devoti; nell'immancabile rosone centrale; nell'elegante cornicione ad archetti, disposato a pitture eseguite a buon fresco dalla Ditta Barberis e Pedoia di Torino. Le vaste superficie lisce sono dominate dal nudo mattone, che, con il tono caldo, dà nno un effetto vario e pittoresco, da ritenere che i mezzi semplici nella costruzione sono il segreto fondamentale perchè un'opera sia veramente d'arte. La sopraddetta Ditta Catella ha allestito anche l'artistico altare in marmo di Carrara, e la Ditta Luisoni i bei stucchi dei capitelli e della nicchia. La decorazione piena verrà eseguita più tardi, secondo i modelli che in monumenti e opere maggiori vanta il Piemonte.
Intanto va tributata una lode particolare al sig. Francesco Rofinello di Castelnuovo d'Asti, impresario, il quale, vincendo e superando sacrifizi e ostacoli non pochi per la deficienza dei materiali, seppe condurre a termine l'opera affidatagli, e al modesto prof. Giulio Valotti, salesiano, cui si devono i disegni del Tempio.
Il programma dell'inaugurazione.
GIovEDI I° AGosTo 1918. - ORE 20 - BENEDIZIONE DELLE CAMPANE E DEL NUOVO SANTUARIO.
VENERDI 2 AGOSTO - I° GIORNO DEL TRIDUO. Consacrazione del doppio altar maggiore, compiuta da S. E. Rev.ma Mons. Pasquale Morganti, Arcivescovo di Ravenna e Vescovo di Cervia. - Prima Messa cantata nel Tempio votivo dal rev.mo D. Paolo Albera, Successore del Ven. Don Bosco. - Indi altre Messe.
Ore 10 - Trasporto solenne del SS. Sacramento dalla vecchia cappella al nuovo Tempio - Messa ultima.
Ora 20,30 - Esposizione del SS. Sacramento, Ora di Adorazione solenne e Benedizione Eucaristica.
N.B. - Tutte le S. Messe e le preghiere di questo giorno saranno offerte al Signore particolarmente per i bambini e le bambine che concorsero colle loro oblazioni all'erezione del Santuario, e secondo l'intenzione del S. Padre.
SABATO 3 AGOSTO - II° GIORNO DEI. TRIDUO. - Ore 5-6-7-8 Messe lette.
Ore 12 - Comincia l'Indulgenza, della Porziuncola o del Perdono d'Assisi.
Ore 20,30 - Rosario, Predica, e Benedizione Eucaristica.
N. B. Tutte le S. Messe e le preghiere di questo giorno saranno offerte al Signore per tutti i morti in guerra, perticolarmente per i defunti appartenenti alle famiglie dei Benefattori del nuovo tempio.
DOMENICA 4 AGOSTO - III° GIORNO DEL TRIDUO. -- Continua per tutto il giorno l'Indulgenza della Porziuncola o del Perdono d'Assisi.
Ore 5-6-7 Messe lette.
Ore 8 - Messa della Comunione generale celebrata da Sua Eminenza Rev.ma il sig. Cardinale Giovanni Cagliero.
Ore 9,30 Messa solenne, cantata dal Rev.mo D. Paolo Albera, Successore del Ven. D. Bosco.
Ore 16,30 - Vespri solenni - Discorso - Te Deum - Trina Benedizione Eucaristica impartita dall'Em.mo Card. Cagliero.
N.B. - Tutte le S. Messe e le preghiere di questo giorno saranno particolarmente offerte al Signore per i bisogni della Chiesa e della Patria nell'ora presente.
Il Comitato "Patronesse Opere Ven. D. Bosco„ di Torino ha diramato questa importante circolare a tuffi i Comitati femminili d'azione salesiana:
Coll'animo esultante della più viva gioia, vi notifichiamo anche noi il trionfale esito dei recenti festeggiamenti giubilari salesiani in Torino.
Per quanto riguarda l'Esposizione di arredi e paramenti sacri e l'Obolo per là «Messa d'oro » del Veneratissimo Sig. Don Albera a pro' dei giovanetti orfani e profughi di guerra da lui ricoverati si ottennero risultati superiori alla nostra aspettazione. Gli appelli in proposito a voi diretti l'ottobre e il novembre dello scorso anno 1917 non caddero invano, e noi vi ringraziamo altamente per la pronta corrispondenza e cooperazione.
Dall'Estero non ci potè giungere gran cosa in fatto di arredi e paramenti sacri, ma sappiamo che ìn quasi tutte le Ispettorie Salesiane, anche nelle più lontane, si fecero Esposizioni locali ben riuscite. E noi ci auguriamo, che sia prossimo il giorno in cui possano giungere a Torino anche da tali Esposizioni almeno quei particolari cospicui doni che fossero stati preparati per la Basilica di Maria Ausiliatrice. Allora vedremo questo perinsigne primario tempio della Madonna di Don Bosco ricevere, nel suo Giubileo d'Oro, il tributo universale d'omaggio dalle più svariate e lontane terre. Ciò invochiamo e speriamo da detti paesi.,
Ed ora saranno finite le nostre relazioni con voi? Avendo noi constatato quanto giovi all'azione comune dei nostri Comitati il tenersi in vicendevoli rapporti, osammo umiliare al veneratissimo Superiore Generale sig. Don Albera, il progetto di una generale organizzazione o federazione dei Comitati stessi, sotto la diretta di lui dipendenza.
Egli che già da tempo vagheggiava tale disegno lo accolse con plauso, lo approvò pienamente, e nella sua grande bontà volle che il nostro Comitato promotore, come più vicino a lui e al centro primario delle Opere Salesiane, assumesse in così vasta organizzazione l'incarico di Comitato Centrale, a cui farà capo la nuova Federazione.
Nel farvi tale comunicazione non vi nascondiamo di sentire tutta la nostra insufficienza per così alto ufficio, ma ci affidano, e c'incoraggiano assai, insieme con l'autorevole appoggio del veneratissimo sig. Don Albera, la benevolenza e la cooperazione vostra.
Dalla nostra Federazione, pur rimanendo del tutto intatta l'autonomia di ciascun Comitato locale, proverrà nuovo impulso e maggiore uniformità di direttive all'azione nostra comune, la quale tornerà più efficace a seconda dei bisogni sì locali che generali delle Opere Salesiane, e più conforme alle direttive del veneratissimo Successore del Ven. Don Bosco.
Oltre ai Comitati permanenti che già da tempo esistevano, ne sorsero ora parecchi per la ricorrenza dei recenti festeggiamenti. Che sarà di questi? Noi facciamo caldi voti perchè noti abbiano a sciogliersi, ma anch'essi abbiano a federarsi con noi come Comitati permanenti.
Ove poi presso le Case Salesiane, o in centri notevoli della Pia Unione dei Cooperatori Salesiani, non esistesse ancora il Comitato delle Patronesse o delle Zelatrici nostre, è da far voti, che questo sorga quanto prima per iniziativa almeno di alcune pie Cooperatrici Salesiane coll'autorizzazione del Superiore Salesiano più vicino, dandone comunicazione al rev.mo sig. Don Albera.
Tali Comitati potranno anch'essi prestare notevoli aiuti alla preparazione e al buon esito delle conferenze e feste annuali di San Francesco di Sales e di Maria Ausiliatrice, alle adunanze mensili e allo svolgimento di tutto il programma dei Comitati salesiani, sì ben espresso nel Manuale Direttivo della nostra Pia Unione.
Molte relazioni ci giungono da ogni parte intorno le feste celebratesi quest'anno con maggior splendore in onor della nostra Madre e Regina, Maria Ausiliatrice. Noi ringraziamo cordialmente i benevoli che si prendono cura d'inviarcele e, mentre ne cominciamo l'attesa pubblicazione, facciamo voti che abbiano a suscitare in altri luoghi quello stesso fervore di cristiana pietà , di cui sono splendido indice a gloria di tante città e paesi d'Italia e dell'Estero.
Maria Ausiliatrice raccoglie il primo omaggio della vecchia e della nuova Aosta.
Ad Aosta la duplice data giubilare fu celebrata con santo entusiasmo. L'antica città , situata fra le superbe montagne ricche di minerali e di acque attirò l'attenzione della potente Ditta Ansaido, che pensò d'utilizzarne gli immensi tesori coll'iniziarvi ampie officine, atte a convertire il ferro delle grandi miniere di Cogne ad usi industriali, e le acque della Dora in carbone bianco, e così emancipare l'Italia dal tributo di altre nazioni a vantaggio delle industrie italiane. I grandiosi lavori portarono ad Aosta gran numero di operai che impegnarono la Ditta a fabbricare molte case, che presto formeranno una nuova città industriale col suo tempio, asili, scuole, e quanto occorre ad una moderna città .
L'impresa colossale attirò l'attenzione del Veneratissimo Vescovo di Aosta, Mons. Tasso, il quale, intuendo i bisogni spirituali, morali e materiali di tanti operai, d'accordo colla Ditta rappresentata e diretta in Aosta dall'ing. Leopardi e coll'Associazione Nazionale « Italica Gens », di cui è anima il Commendator Schiapparelli, ottenne dal nostro Superiore Generale, nell'ottobre del 1917, insieme con un primo gruppo di Figlie di Maria Ausiliatrice, un Sacerdote Salesiano con la promessa di altri, non appena l'opera di assistenza potrà svilupparsi e intensificarsi. Intanto s'iniziarono magazzini con annessa cucina economica per gli operai e un Oratorio festivo per le fanciulle dei medesimi: e fu mercè questo primo centro d'azione salesiana che si potè festeggiare la duplice data cinquantenaria, il 16 giugno.
Al mattino Mons. Tasso, recatosi a celebrare la S. Messa nella Cappella delle Figlie di Maria Ausiliatrice, distribuì la S. Comunione alle numerose alunne dell'Oratorio Festivo, lasciando in tutte una dolce impressione dell'intima festa.
Alla sera, terminate le solermi funzioni nella Cattedrale, si svolse nel salone dell'Episcopio un edificante trattenimento onorato dalla presenza di S. E. Mons. Vescovo e di altri membri del Clero, del Sotto Prefetto e dei Procuratore del Re colle rispettive famiglie, e dal fiore della cittadinanza Aostana, dalle rappresentanze dei Collegi femminili, e sopratutto da benemeriti Cooperatori e Cooperatrici Salesiane.
Una bella statua di Maria Ausiliatrice, dono del Commendator Schiapparelli, troneggiava nell'ampia sala come sovrana della festa, circondata da uno stuolo di alunne dell'Oratorio festivo, le quali diedero un ben riuscito saggio catechistico, alternato con dialoghi, inneggianti a Maria Ausiliatrice e a Don Bosco.
Quindi prese la parola il dottor D. Arturo Conelli, Direttore delle Scuole Salesiane e rappresentante del sig. Don Albera che espresse ammirazione per il brillantissimo esito della simpatica festa, lumeggiò la duplice ricorrenza coll'additare la molteplice attività svolta in 5o anni dai Salesiani in tante parti del mondo nel nome di Don Bosco e con la protezione di Maria Ausiliatrice; e promise di farsi fedele interprete dei presenti presso il sig. D. Albera, col pregarlo di recarsi al più presto ad Aosta per constatare e benedire le Opere Salesiane così felicemente iniziate.
Infine sorse a parlare Mons. Vescovo, il quale, coll'abituale dolcezza e con paterna effusione di cuore, manifesta la sua alta soddisfazione pel primo mirabile saggio di cristiana attività spiegata dalle Figlie di Maria Ausiliatrice. Si augura di veder presto in Aosta, non solo lo svolgersi dell'Oratorio femminile, ma eziandio il fiorire dell'Oratorio maschile. Ricorda le 500 giovanette presentate dalle figlie di Maria Ausiliatrice al S. Padre, che esplicarono una meravigliosa gara catechistica alla sua augusta presenza e fa voti che ad Aosta anche i giovani abbiano ad arruolarsi numerosi sotto la bandiera di Don Bosco. Con efficaci parole commemora il grande Apostolo della gioventù, avendo avuto la fortuna non solo di conoscerlo, ma d'averlo a maestro e confessore. Ricorda i suoi santi consigli, sopratutto quello di essere divoto della Madonna, invita tutti i presenti previa la benedizione della statua, a consacrarsi a Maria Ausiliatrice; e con ispirata parole conchiude: « Figlio di Don Bosco, da molto tempo desideravo i Salesiani nella mia diocesi. La Madonna ha esaudito il mio desiderio! Faccio voti che questa statua di Maria Ausiliatrice, a cui ora faremo la nostra consacrazione, sia venerata in un grandioso tempio costruito nella nuova città d'Aosta, e che in quel Tempio, come nel Santuario di Torino, Maria Ausiliatrice stabilisca una sorgente perenne di benedizioni e di grazie per i nuovi e antichi abitanti d'Aosta e di tutta la valle.
Compiuta la ritirale benedizione della statua, tutti i presenti, prostrati ai piedi del simulacro . della SS. Vergine, accompagnarono l'atto di consacrazione a Maria Ausiliatrice, letto ad alta voce da Mons. Vescovo; e si dipartirono dalla com movente riunione, bene auspicando che presto abbiano a realizzarsi i voti del zelante Pastore della Diocesi Valdostana.
Un monumento a Maria Ausiliatrice nel Collegio Don Bosco di Verona.
Fu benedetto dall'Em.mo Mons. Vescovo Castrense, che aveva tenuto una conferenza ai cappellani militari nella chiesa dell'Istituto Don Bosco, il 23 maggio u. s.
Il monumento a Maria Ausiliatrice sorge nel giardino del collegio. E una svelta colonna di marino sopra una base quadrata; sulla colonna una bella statua che ritrae la immagine classica dell'Ausiliatrice di Don Bosco; lavoro, nel quale lo scultore Cabianca pose la bravura del suo scalpello e la bontà del cuor suo.
Eseguito dai convittori un breve mottetto, il direttore prof. D. Giraudi, spiega il perche di quel monumento, dovuto alla bontà de' suoi alunni e dei Cooperatori. Esso ricorderà i Giubilei della consacrazione della Basilica torinese e della Messa d'oro di Don Albera.
Appena finito il discorso, cade il velo che avvolge la statua, e un fragoroso applauso saluta Maria Ausiliatrice.
L'Ecc.mo Mons. Bortolomasi, indossati rocchetto e stola, compie la cerimonia della benedizione.
Seguono alcune declamazioni e brevi discorsi, intercalati da scelti pezzi di musica.
Ultimo parla Sua Ecc. Mons. Bartolomasi, sin da bambino, com'ei dice, ammiratore di Don Bosco e divoto di Maria Ausiliatrice; i suoi lo conducevano fanciullo nella Chiesa dell'Ausiliatrice, ove tra la magnificenza delle solennità apprese ad amar di più la Madonna.
Dopo cena gli alunni si raccolsero novamente dinanzi alla statua di Maria Ausiliatrice per le orazioni della sera; e Sua Ecc. diede loro il tradizionale augurio della buona sera, e così la cara festa ebbe termine.
A Livorno S. E. Rev.ma Mons. Sabatino Giani, prendendo occasione dal duplice nostro Giubileo per raccomandare l'Opera Salesiana fiorente in quella città , la sera stessa del 9 giugno tenne nella chiesa di S. Benedetto una splendida conferenza sui tema « La basilica di Maria Ausiliatrice in Torino ed il Tempio del Sacro Cuore in Livorno: Gloriosi ricordi e liete speranze dei figli del Venerabile Don Bosco ».
A proposito del nuovo tempio che sorgerà quanto prima in Livorno, il Fides che si occupa così largamente e con tanta benevolenza dell'Opera Salesiana, pubblica queste notizie, assunte presso l'egregio prof. arch. Torello Macchia, autore di tutti i disegni degli edifici sorgenti per l'opera salesiana in quella città .
« Il nuovo Tempio misura una lunghezza di metri 5o ed una larghezza nelle navata di metri 19, quindi è capace di contenere circa 2ooo persone.
» Lo stile prescelto è quello dell'Architettura dei secolo XIII, ispirata ai più begli esempi dei nostri grandi artisti. È a tre navate terminate da absidi poligonali, con pilastri a fascio di colonne sui quali poggiano le arcate a sesto acuto e le vòlte a crociera con nervature diagonali. Avrà nel suo interno nove altari di marmo, compreso quello maggiore, sul quale sovrasta la statua del Sacro Cuore. La facciata del Tempio veramente grandiosa sarà eseguita (se le offerte dei buoni lo permetteranno) in pietra a due colori e decorata di sculture in marmo e pitture a buon fresco. Completerà il fabbricato della Chiesa la torre delle campane, che si eleva isolata su base quadrata per un'altezza di metri 36.
» La Chiesa non è il tutto che i buoni figli del Ven. D. Bosco intendono costruire nei quartieri popolari. Alla medesima faranno corona due fabbricati, pure in istile del secolo XIII; destinati, uno già costruito, per i vari bisogni della parrocchia; l'altro da costruirsi, per il ricreatorio dei fanciulli. Un fabbricato di 92 metri, a tre piani, in parte già costruito, sarà destinato a scuole primarie, medie, professionali, interne ed esterne e dopo scuola, un ospizio per gli orfani di guerra.
» Altri fabbricati ancora... - a questo punto l'architetto comprese di avere detto troppo e troncò la conversazione dicendoci: Il molto già fatto garantire il di più che ancora si deve fare, ma tutti hanno il dovere di portare il loro contributo
N. B. - Non mancheremo di parlar di proposito di quest'opera ai nostri Cooperatori.
"Vergine del Rosario" e "Ausiliatrice".
Un manifesto, pubblicato a cura del Rettore della Chiesetta della B. Vergine del S. Rosario dei Siri Maroniti in Livorno (Toscana), diceva:
«Mentre i benemeriti figli di Don Bosco fanno appello al mondo cattolico perchè si unisca a loro a festeggiare il Cinquantesimo della dedicazione dell'insigne Santuario di Maria Ausiliatrice in Torino, noi non possiamo restare sordi a questo invito. I due titoli gloriosi del Rosario ed Ausiliatrice che la Chiesa diede alla Gran Madre di Dio hanno una storica e dolce comunanza dalla vittoria di Lepanto; e perciò la nostra Chiesa, che alla Vergine del Rosario si intitola, non può lasciar passare inosservato un avvenimento così solenne, essendo questo una nuova gemma che s'incastona nella corona dei prodigi e dei trionfi di « Colei che è onnipotente per grazia ».
» Per questa occasione un'artistica Immagine di Maria Ausiliatrice, fac-simile del grande quadro che si venera in Torino, verrà inaugurata e incoronata, e quindi posta su di uno speciale trono.
» In tal guisa la Vergine Benedetta, venerata nella nostra Chiesa sotto i due gloriosi titoli del Rosario e Aiuto dei Cristiani, ricorderà i prodigi dei Rosario cantati al Santo Pontefice Pio V».
Quale l'esito di quest'invito?
« Il nome di Maria - ci scrivono - è una dolce eco nel cuore dei Livornesi, e da questa eco in tutto il giorno i fedeli furono guidati alla nostra Chiesetta dinanzi al trono speciale ove regnava, quale sovrana Regina incoronata, la Vergine SS. Ausiliatrice.
» Quando, qual voto per grazie ricevute, desiderammo che insieme al titolo del Rosario, la Vergine Benedetta, nella nostra Chiesa, fosse venerata anche «Aiuto de' Cristiani », non pensavamo mai che il popolo Livornese avrebbe accolto il nostro povero invito come un grido di fede. Ma non fu il nostro invito; fu la voce di Maria che, ripeto, in tutto il giorno fece accorrere centinaia di persone a pregare e ad ammirare la Vergine Ausiliatrice che, nella sua effige identica a quella di Torino, poneva stanza nella nostra Chiesetta.
» Momento solenne quello della Comunione generale, alla quale il P. Abate Anaissi rivolse parole calde di fede verso Gesù e la Vergine SS. Momento ultra solenne quello della Messa cantata alla quale il celebrante sac. Mario Cappi rivolse per due volte, al popolo che gremiva ogni angolo, perfino del coretto e della sacrestia, la sua parola vibrante di fede. E al momento solenne della incoronazione ogni ciglio era bagnato di lagrime; la commozione invase tutti, sacerdoti e laici, vecchi e giovani.
»Alla sera il panegirico detto dal Sac. Cappi fu inno alato alla « Mamma Bella »; e col canto del Te Teum, e con la Trina Benedizione impartita pontificalmente da. Mons. Abate Gabi-Anaizzi le feste si chiusero lasciando nel cuore lieto ricordo».
Un cortile trasformato in Chiesa.
Anche dai Salesiani e dai Cooperatori di Collesalvetti si volle festeggiare degnamente il duplice Giubileo della consacrazione del Tempio di Maria SS. Ausiliatrice in Torino e della Messa d'oro del secondo successore di Don Bosco, il venerando Don Albera.
Per coincidenza tutta speciale vi si associò il 25° anniversario della fondazione di quell'Istituto; così il tripudio fu completo. Collegio e popolo celebrò in date e con solennità distinte la festa di Maria SS. Ausiliatrice, il 24 maggio e il 2 giugno. E la domenica 9 giugno collegio e popolo si riunì nuovamente in una sintesi di affetti per cantare le glorie di Maria e del suo fedel servo Don Bosco.
Non bastando la cappella del collegio ad accogliere l'onda del popolo, fu trasformato in grandioso tempio il cortile estivo, ed ivi al rezzo delle piante e sotto un limpidissimo cielo si svolsero le funzioni: Messa della Comunione generale; Messa solenne in musica; alla sera Benedizione col Santissimo, e poi Accademia musico-letteraria.
Portò lustro alla festa il rev.mo Mons. Attuoni, Vicario Generale della Diocesi, che parlò alla Messa cantata e chiuse l'accademia con un magnifico discorso, che fu un inno di ammirazione alla bella, immortal, benefica Fede, ai trionfi avvezza; alle sue manifestazioni adatte a tutti i tempi, a tutti i luoghi, a tutte le persone; alle sue istituzioni di carità , ai suoi santi; ed esaltò la figura di D. Bosco, dei suoi successori, della molteplice sua opera, ed ebbe parole di dolce conforto per i giovani collegiali che con amore corrispondono alle solerti cure dei loro educatori.
Dire in particolare del programma svoltosi sarebbe cosa lunga; ce lo scrivono in poche parole:
Concorso di popolo, brio di giovinezza, gioia pura e spontanea, profumo di fiori e di virtù, canti, suoni; declamazioni, discorsi commemorativi, tutti diretti ad esaltare l'uomo dei tempi, Don Bosco, il suo Successore, e la sua Madonna, che da un trono di gloria, fra serici derappi, luci di doppieri e piante e fiori, fu la sovrana dei cuori, la ispiratrice di nuove energie, termine fisso su cui si posarono tutto il giorno amorosi sguardi, caldi affetti, tenere esortazioni, fervide preghiere e generosi propositi.
A sera tarda, quando l'improvvisato tempio fu sgombro, prima di andare a riposo, ancor una volta i collegiali vollero sfogare la piena dei loro affetti a sì tenera Madre recitando, prostrati a terra, le preghiere della sera.
La festa di Maria Ausiliatrice In un Ospedale Militare di riserva.
A Lugo, nell'Ospedale Militare di riserva, assistito dalle Figlie di Maria Ausiliatrice, la divozione alla Madonna di Don Bosco va ogni dì crescendo. La cappella dell Ospedale è appunto dedicata a Maria Ausiliatrice.
Era da tempo che si desiderava una statua più grande, più proporzionata all'altare... Che bella occasione poterla inaugurare pel 24 maggio, ma dove prenderla? Ci pensò la pietà e l'industria della Direttrice del locale Istituto S. Gaetano, diretto pure dalle Figlie di Maria Ausiliatrice: scambiare l'attuale piccola statua dell'Ospedale con quella imponente e superba del loro cortile: benchè alquanto avariata dalle intemperie e dal tempo. Ci pensò a stuccarla e decorarla a nuovo un soldatino decoratore dell'Ospedale, e la mattina del 24 la nuova Ausiliatrice figurava bella e maestosa nella cappella parata a festa fra un scintillare abbagliante di candelieri mettallici, avuti a prestito, e una profusione doviziosa di fiori d'ogni colore.
Il sergente, che funge anche da Cappellano, aveva ottenuto dal sig. Colonnello di poter aprire in quel giorno la chiesa al pubblico. E il pubblico accorse numeroso.
Si celebrò messa in terzo, cantata dalle alunne dell'Istituto S. Gaetano, che in corpo vollero intervenirvi.
I soldati confessarono di non aver mai assistito a funzione così bella. Seguirono le cerimonie raccolti, attoniti, commossi. Sopratutto il canto fu quello che li rapì, abituati a sentire in quel pio luogo il canto maschio e rude delle loro voci.
A mezzogiorno, con a capo il loro sergente, i buoni soldati continuarono la festa partecipando in comune a un modesto pranzo, preparato dalla Provvidenza e dalle buone Figlie di Maria Ausiliatrice. Che improvvisata fu anche questa! Una magnifica tavola, lunga lunga, tutta infiorata e imbandierata, coperta di candide tovaglie, stoviglie e bicchieri. Altro che le vecchie gavette !
Si assisero religiosamente i poveretti come fossero ancora in chiesa, e attesero che il prodigio s'iniziasse.
E fu un vero prodigio della Provvidenza! Ta gliatelli asciutti fatti di farina e uova autentiche, coniglio arrosto con carciofi, insalata e uova sode, ciliegie, pane bianco e vino generoso. Che cosa si poteva desiderare di più? Ma quello che fu più gustato... fu quell'intimità , il trovarsi così uniti come in famiglia. Che loquacità , che effusione d'animo, che espansione ! Donde il segreto ? Se lo domandavano e lo chiedevano al sergente; e il sergente, benedicendo in cuor suo a Don Bosco e al suo sistema educativo, spiegò che quello era frutto della coscienza tranquilla. E aggiunse « Volete provar sempre questa gioia, questa pace del cuore? Santificate sempre, come oggi, il giorno festivo, non bestemmiate, non andate all'osteria». Con slancio lo promisero tutti.
Nel pomeriggio vespri solenni, predica e benedizione col Santissimo, impartita dal Direttore dell'Istituto Salesiano. I soldati ascoltavano attenti la parola del buon sacerdote che tanta popolarità gode in mezzo a loro; e il loro proposito di rispettare, onorare, amar sempre la celeste Madre non fu certo inferiore per spontaneità ed efficacia a quello fatto durante il banchetto.
A sera, dopo il silenzio, tutto era finito: le luci spente, il cortile deserto. I soldati dormivano. Un solo vegliava ancora : il sergente d'ispezione.
Pensava alle feste svoltesi in quel giorno a Torino e alle altre feste di Maria Ausiliatrice celebrate negli anni addietro nel « suo collegio » e confrontava... Che solennità in chiesa, che intimità a pranzo tra superiori e allievi ! Poi i vespri, la predica, la processione, l'illuminazione e tutto un popolo, che si riversava in cappella, in cortile, per pregare, ammirare, partecipare. Proprio come quel giorno! Che c'era dunque da rimpiagere o da invidiare?
Maria Ausiliatrice suscita un nuovo risveglio cristiano.
A Bettona la divozione a Maria SS. sotto il titolo « Auxilium Christianorum », promossa dalle donne del paese fin dal principio della guerra, ha avuto in tre anni uno sviluppo insperato e prova evidente ne è stata la festa celebrata domenica a6 maggio. In ogni parrocchiano si è accesa una viva gara di fede: un vero entusiasmo religioso ed una reviviscenza d'opere cristiane è stato il frutto consolante di questa cara devozione.
La prima lode va tributata alle figlie di Maria Ausiliatrice che da anni esercitano in questo paese la loro missione in mezzo alla gioventù femminile, ed hanno saputo instillare nel cuore di tante giovanette un amore così ardente verso la cara nostra Madre Celeste.
La festa fu preceduta da un triduo predicato dal Rev.mo Arciprete Parroco D. Luigi Racani e lo stesso Mons. Vescovo Diocesano volle renderla più solenne col suo intervento ed amministrò il Sacramento della Cresima a 30o bambini e il Pane degli Angeli a 120 giovanetti e a centinaia di fedeli.
Le ragazze stesse, che può dirsi abbiano costituito una schola cantorum per rendere più decorosa le funzioni parrocchiali, delle quali sorse veramente il decoro, eseguirono la Missa Te
Deum del Perosi. Tutti ammirarono la sontuosità con cui le pie giovanette, sotto la guida delle Figlie di Maria Ausiliatrice, avevano preparato il bell'altare della Vergine, ricco dei loro doni, in specie di un conopeo artisticamente da loro lavorato, e di ori e di lumi.
Per quattro sere si rappresentò con immenso concorso di popolo, che trasse anche dai paesi vicini, l'artistica e religiosa iconografia del « Christus » intramezzata da canti commoventi ed appropriati, eseguiti dalle stesse giovanette.
L'entusiasmo, che fu condiviso da ogni ceto di persone della vasta parrocchia, non verrà certo mai meno, anzi sotto l'influsso benefico della Vergine Ausiliatrice è a sperare che s'accresca e dia ubertosi frutti per il progresso religioso e morale della grande parrocchia.
Solennissime funzioni a Roma. - L'Em.mo Card. Decano del S. Collegio intona il "Te Deum".
il Già 24 maggio il tempio del S. Cuore di Gesù in Roma, dove il primo altare della crociera è dedicato a Maria Ausiliatrice, fu mèta di un pellegrinaggio ininterrotto per tutta la giornata di fedeli stipati in ogni angolo mentre le confessioni e le comunioni si protrassero numerosissime dalle primissime ore fino a mezzogiorno. Pontificò ai primi vespri Mons. Giuseppe Ridolfi, Arcivescovo di Irenopoli; impartì la Benedizione Eucaristica l'Em.mo Card. Ranuzzi de' Bianchi. Nel giorno della solennità disse la Messa della Comunione l'Em.mo Card. Lega; pontificò alla Messa solenne ed ai Vespri Mons. Ridolfi, e impartì la Benedizione Sua Em.za Rev.ma il sig. Card. Giorgi.
Il 9 giugno poi memori dello stretto vincolo che il Santuario del S. Cuore di Gesù ha colla vita del nostro Venerabile Fondatore - si ripeterono in esso solenni funzioni. Quivi infatti Don Bosco, ornai sulle soglie dell'eternità , contemplò il coronamento di quel programma che l'Ausiliatrice gli aveva tracciato. Qui la visione da lui avuta all'età di 9 ai 10 anni gli si riaffacciò allo spirito quando celebrò all'altare di Maria Ausiliatrice il 16 maggio dell'87, e gli fece versare copiose lagrime di tenerezza. Signore —avrà detto in quell'istante a Gesù - Vergine cara - avrà ripetuto alla sua Ausiliatrice - ora tutto è compiuto! Ora mandate i vostri angeli a pigliare il vostro Servo ! - Le sacre funzioni rivestivano adunque una solennità di letizia e di commozione per tanti soavi ricordi..
Tutte le associazioni parrocchiali radunate ai piedi dell'altare insieme con la grande famiglia del S. Cuore, si alternarono a gara nell'inno di grazie. Alla Comunione generale celebrò P. Stradelli S. I., predicatore del mese del S. Cuore, che non potè ristare dal volgere parole infocate, le quali trovarono eco profonda in tutti, e furono efficace preparazione delle anime al mistico amplesso con Gesù.
Alla messa cantata vi fu pubblica consacrazione solenne a Maria SS. Ausiliatrice.
Alla sera il ch.mo P. Stradelli trattò della storica ricorrenza; disse che i trionfi dell'Opera Salesiana sono i trionfi della Chiesa, perchè l'opera di
Don Bosco è opera di Dio, protetta da Maria Ausiliatrice, fortificata dalla Comunione frequente, onde attinge quella bontà e dolcezza che il Ven. D. Bosco volle fosse la virtù della Pia Società , cui volle dato a modello e protettore S. Francesco di Sales. Terminò con una rapida rassegna dei trionfi di questi 5o anni, compendiati nel Giubileo Sacerdotale di Don Paolo Albera, che ne fu testimone oculare, provando la verità di quelle profetiche parole viste in sogno dal Venerabile Fondatore intorno al futuro tempio di Maria Ausiliatrice: Hic domus mea, inde gloria mea.
La solenne commemorazione si chiuse colla Benedizione Eucaristica per le mani dell'E.mo Cardinale Vincenzo Vannutelli, Decano del Sacro Collegio e Datario di S. R. C., il quale intonava il Te Denaro del ringraziamento e della esultanza.
A Palermo. - Un discorso dell'Em.mo Card. Lualdi.
Il cinquantenario della consacrazione del Tempio di Maria SS. Ausiliatrice in Torino e le Nozze d'oro sacerdotali di Don Paolo Albera vennero solennemente ricordati anche a Palermo.
Dopo un triduo di preghiere tenuto dal 6 all'8 giugno, la domenica 9 ebbe luogo la conclusione delle feste con speciali funzioni sacre, svoltesi nelle ore antimeridiane e nel pomeriggio con un trattenimento musico-letterario.
Dopo una prima messa, celebrata nelle prime ore del giorno, alle ore 7 ebbe luogo la Messa della Comunione generale per gli alunni interni dell'Istituto, celebrata dall'Em.mo Card. Arcivescovo.
Seguì altra messa e alle ore 10 il direttore Don Salvatore Camuto celebrò per i giovanetti esterni, molti dei quali fecero la loro prima Comunione.
Alle 11,30 il R.mo Can. A. Virzì, direttore diocesano dei Cooperatori Salesiani, cantò la Messa solenne che venne seguita dalla Benedizione Eucaristica. Disse il Panegirico il M. R. P. Bernardino da Bronte.
Seguì nel pomeriggio il trattenimento musicoletterario, al quale intervenne il Card. Arcivescovo, accompagnato dai Segretari Mons. Anichini e Sac. D.r E. Baranzini. Una folla di gente gremisce l'ampio salone delle feste, nel quale di fronte al trono dell'Eminentissimo spicca, sotto il busto di Don Bosco, l'Immagine di Maria Ausiliatrice, contornata da una selva di fiori. Il trattenimento s'inizia con un bellissimo inno corale A te, Regina delle vittorie molto applaudito; e prosegue in un bellissimo intreccio di discorsi, canti, suoni e declamazioni.
Ultimo sorge a parlare l'Em.mo Card. Lualdi. Egli fa sue le parole del programma, ove si dice che le feste indette hanno lo scopo di ringraziare Maria Ausiliatrice per i tutti favori concessi nello. spazio di cinquant'anni al Ven. Don Bosco e ai suoi Sucessori, alle Opere Salesiane e ai loro benefattori, e in questo ringraziamento ravvisa l'espressione dell'anima collettiva della Pia Unione dei Cooperatori Salesiani, che vede nell'Opera di Don Bosco e dei suoi figli, anche in Palermo, tanta promettente e vigorosa fioritura di sante energie.
L'Eminentissimo dice inoltre che « bisogna implorare da Maria Ausiliatrice le sue Celesti Benedizioni sulla Chiesa e sul Papa, di cui Ella è la Stella confidente; sulla Patria di cui è la dolce Guardiana, Vergine Italica, che là sul Grappa guarda i soldati che al monte si aggrappano; sulle famiglie, e particolarmente sulla famiglia Salesiana così meravigliosamente feconda in fervide opere di bene, anche nella nostra Palermo.
Su tutto e su tutti l'Em.mo invoca le benedizioni del Cielo, e chiude la giornata giubilare formulando l'augurio che l'Opera dei Figli di Don Bosco possa sempre fiorire per il bene della Chiesa e della Patria.
Maria Ausiliatrice torna a benedire trionfalmente le vie di Londra.
Anche quest'anno, e proprio nel giorno che a Torino si celebrarono le Nozze d'oro del Santuario di Maria Ausiliatrice e della Messa del Sig. D. Albera si tenne a Londra una processione in onore di Maria SS., che riuscì oltremodo imponente. Grande fu il concorso; anche molti della parrocchie vicine presero parte a questo attestato di devozione alla nostra grande Protettrice, Maria SS. Ausiliatrice. L'ordine fu perfetto, anche da parte de' molti protestanti, che stavano ammirando lo svolgersi del religioso corteo, che sfilò indisturbato. Si cantarono inni, si recitarono preghiere, e non si sentì una parola di contrasto o di offesa.
Quattro signori, un d'essi l'ex sindaco di Battersea sig. Brogen, portavano la statua della Madonna. Nel lungo tragitto s'incontrarono molti altarini nelle finestre, segno che in quelle case dimoravano dei cattolici.
Al ritorno nella magnifica nostra Chiesa del Sacro Cuore, ove si celebrava la festa patronale, vi fu breve discorso del celebre Padre Filmen, ch'esortò il numerosissimo uditorio alla divozione di Maria Ausiliatrice, anche per ottenere la fine della guerra.
I Salesiani di Londra non potevano scegliere giorno migliore di quello per onorare la comune Protettrice e Ispiratrice e far eco alle solennità di Valdocco. La cerimonia riuscì solennissima, malgrado che il tempo minacciasse la pioggia. Difatti piovette un poco prima e dopo la processione, ma durante questa il tempo non poteva esser più bello: un vero sfolgorio di sole. A lungo rimarrà impressa nel cuore di tutti così bella manifestazione di pietà .
La festa finì colla benedizione del SS. Sacramento; la Chiesa era gremita anche nelle navate laterali. Feste simili portano sempre buoni frutti non solo fra i cattolici, ma anche fra i protestanti, e vanno ripetute con tutto quello splendore, che è proprio del culto cattolico.
L'inno « God bless Our Pope » Iddio benedica il nostro Papa, fu cantato da più ili mille voci, che ascesero al Cielo ad invocare sul S. Padre le benedizioni di Dio.
Combattiamo la bestemmia e il turpiloquio.
Se vogliamo che Dio ci benedica, rendiamoci degni delle sue benedizioni. Due piaghe purulenti dilaniano la società : la bestemmia e il turpiloquio. Insorgiamo tutti, e stretti in una santa crociata adoperiamoci per purificare la società da tali lordure.
Quando si parla del gran male che sono e che fanno la bestemmia e il turpiloquio si è d'accordo - ben inteso tra galantuomini - nel riconoscere queste grandi verità :
1) Che la bestemmia è il più grande dei peccati, perchè - insegna S. Tommaso -- assale direttamente Dio in sè e ne' suoi santi;
2) che il turpiloquio è uno dei mali più contaggiosi e deleteri, perchè -- dice lo Spirito Santo i cattivi discorsi corrompono i buoni costumi e le passioni sono facilmente infiammamabili;
3) che la bestemmia e il turpiloquio sono perciò causa e sintomo di degradazione civile, oltrecchè morale e religiosa;
4) che queste due piaghe cancrenose sono diffuse anche nella nostra cara Patria al punto che all'Estero - è umiliante e doloroso costatarlo - talvolta alcuni sono conosciuti per italiani, perchè bestemmiatori.
Se si è d'accordo su questi quattro punti, s'è presto d'accordo:
1) Anche nel riconoscere che il combattere la bestemmia e il turpiloquio è un'opera eminentemente religiosa, morale, civile e patriottica, ìn quanto che mira a distruggere questo doppio vizio che insulta la Religione, guasta la morale, corrompe la civiltà e degrada la Patria:
2) nell'ammettere il dovere che stringe tutti i galantuomini di combattere i due vizi esecrandi.
TRE OBIEZIONI CHE NON HANNO FONDAMENTO.
Quando si deplorano i mali della bestemmia e dei turpiloquio per muovere gli onesti e i ben pensanti a combatterli, s'odono accampare frequentemente tre obiezioni:
a) V'è chi dice: - E un male troppo diffuso ed è inutile combatterlo; tanto non ci si riesce.
b) Altri sentenziano: - Ci vuole il Codice: multe, multe e multe.
e) Altri osservano: -- Non tocca a noi, ma tocca ai preti, specialmente ai Parroci.
Una parola a tutti.
I) Ai primi: Voi dite: Il male è troppo diffuso è inutile combatterlo. Ma ragionate così quando si parla del colera, della difterite o del vaiuolo? Appunto perchè il male è diffuso, va combattuto con più energia. E chi vi ha detto che non si riuscirà a nulla, proprio a nulla? Se con la vostra azione voi impediste anche solo una bestemmia, o un solo discorso immondo, non avreste fatto già un gran bene?... E poi chi vi ha detto che colui che ha resistito fin oggi alle vostre esortazioni, resisterà anche domani, doman l'altro, e non sia mai per arrendersi? E il caso di ricordare che il grano va seminato anche dal vecchio che teme di non vederlo fiorire e di non poterlo raccogliere. Mieteranno altri ciò che voi non riuscirete a raccocogliere e fidenti semineranno anch'essi ciò che solo altri raccoglieranno. Ricordate che il Signore è fedele e grande anche nel retribuire. Egli non dà la mercede proporzionata al raccolto come fanno gli uomini, ma sempre proporzionata alla buona volontà e alla fatica incontrata. Dunque lavoriamo, con buona lena e con fiducia.
II) Ai secondi. Qualche cosa c'è già nel codice penale e nel regolamento militare; e siamo tutti persuasi che se certe sanzioni fossero sempre applicate, produrrebbero buoni effetti. Ma non pretendiamo tutto dal Codice; facciamo piuttosto che il popolo, almeno la maggior parte, la pensi come noi; abbia, come noi, orrore al parlare immondo e blasfemo; e allora la cosa verrà da sè, e vedrete che si decreteranno anche certi articoli invocati, e, quel che è più, saranno applicati; e, quel che più monta ancora, verrà forse anche il tempo in cui non ce ne sarà più bisogno. Ma finchè lasciamo che attorno a noi si parli scioccamente e anche satanicamente, l'invocare il Codice è, perdonate la frase, un parlare al vento, una misera e vuota ostentazione di zelo, un fare dell'accademia.
III) Ai terzi. Nessuno può negare che i preti e specialmente i Parroci, non facciano il loro dovere, perchè sono zelantissimi. Ma tocca solo ai preti, ai Parroci, difendere la religione, la morale, la civiltà , la patria? Oh! no! Don Bosco non l'intendeva così. Infatti nello stendere il Regolamento dell'Associazione dei Divoti di Maria Ausiliatrice, volle che tutti gli ascritti si dèssero « MASSIMA CURA, per sè e presso le per sane da loro dipendenti d'impedire la bestemmia e qualunque discorso contrario alla religione », e al Regolamento della Pia Unione dei Cooperatori Salesiani diede, nè più nè meno, questo titolo espressivo : Modo pratico PER GIOVARE AL BUON COSTUME e alla Civile società .
Era nella pratica dello zelo di Don Bosco il raccomandare a tutti, in tutte le circostanze, di far tutto il bene possibile. Anche nel Regolamento per le Case Salesiane, prima d'enumerare le attribuzioni proprie di ciascuno dei Superiori, dava questa nonna generale: « Quelli che trovansi in qualche ufficio o prestano assistenza ai giovani che la Divina Provvidenza ci affida, HANNO TUTTI L'INCARICO DI DARE AVVISI E CONSIGLI a qualunque giovane della casa, ogni qual volta vi è ragione di farlo, specialmente quando si tratta d'impedire l'offesa a Dio ». E spiegava: « Cercate di aiutar tutti per quanto potete, colle parole e colle opere, e specialmente colle orazioni. Quando ci si presenta l'occasione di fare del bene, non dite mai: Questo non è ufficio mio, non me ne voglio immischiare; perchè questa è la risposta di Caino che ebbe la sfrontatezza di rispondere al Signore: Son io forse il guardiano di mio fratello? Ciascuno è obbligato, potendo, a salvar il prossimo dalla rovina ».
Quindi, o cari Cooperatori, chiunque di voi ha cuore e possibilità si faccia avanti e lavori! Si faccia promotore di educazione civile e religiosa fra il popolo, e non solo fra il popolo minuto, ma anche negli alti ordini sociali, perchè è dall'alto che la bestemmia e l'immoralità sono passate al popolo. Ah! i funesti effetti dei tristi esempi!
COME SI PUÃ’ E SI DEVE LAVORARE PER COMBATTERE IL TURPILOQUIO?
Prima raccomandazione: Non ispaventiamoci se il lavoro è grande. Non si esige che ognuno di noi faccia tutto, nè che riesca subito.
Seconda raccomandazione. Ognuno però faccia la parte sua. Quindi:
1) Non permettete, cioè impedite, che i vostri figli, e servi e scolari e operai e quanti sono da voi comunque dipendenti, bestemmino. Ditelo loro chiaramente che non lo permettete; correggeteli, istruiteli all'uopo... Adempiamo tutti questo dovere?
2) Reagite apertamente là dove si parla male e si bestemmia:
a) Reagite con la parola, se la prudenza lo permette, correggendo e riprendendo:
b) ove non è conveniente la parola, reagite con un contegno di aperta condanna, ed anche allontanandovi, se occorre.
3) Raccomandate ai figliuoli, alle spose, alle sorelle che non provochino i genitori, i mariti, e i fratelli maggiori, alla bestemmia, col disubbidire, ecc.; ma insistete più di tutto che si facciano apostoli per la dignità del linguaggio nella famiglia. Quante volte una sposa, una fanciulla, un bimbo, sono riusciti ad ottenere, - ciò che al sacerdote stesso non era stato possibile.
4) Educhiamo le nuova generazioni a questo apostolato. Pertanto nelle conversazioni famigliari, durante il catechismo e durante la scuola, diciamo sovente una breve parola, per inspirare orrore alla bestemmia e insegnare il mondo di opporsi al linguaggio blasfemo. La stessa cosa si faccia ,negli Oratorii festivi, nei dopo scuola, nei circoli, ecc. ecc. Questa propaganda produrrà infallententente un doppio frutto: -Paralizzerà e distruggerà il male dove esso fa strage;- preserverà immuni dal duplice vizio tante labbra innocenti.
5) Sono state istituite delle leghe contro la bestemmia e il turpiloquio. Noi stessi abbiamo più volte ricordato la Lega Nazionale contro la bestemmia e il turpiloquio, sorta per iniziativa di un gruppo di Cooperatori Salesiani a Torino e ne abbiamo riportato non solo il Regolamento, ma anche eminenti adesioni ad essa pervenute. Ebbene, procuriamo che molti vi s'inscrivano, specialmente gli uomini. Se tutti non saranno soci attivi, tutti almeno si sentiranno maggiormente obbligati a non profanare il Santo Nome di Dio.
6) In fine una raccomandazione: la più importante. Gesù, quando c'insegnò a pregare, dopo d'averci richiamato al cielo, donde siamo venuti e dove dobbiamo tornare: Pater noster, qui es in coelis; ci ha subito posto nel cuore e sul labbro -prima d'ogni altra - questa preghiera:
Sanctificetur Nomen tuum: SIA SANTIFICATO IL TUO NOME!... Il Pater è di un'efficacia particolarissima sempre, quand'è detto con fede. Ebbene, cari Cooperatori, ogni giorno, la prima volta che ripetiamo il Pater, fermiamoci su queste parole: Sia santificato il tuo Nome! e con tutta l'anima preghiamo il Signore ad estirpare dalla faccia dalla terra, e specialmente dalla Patria nostra - che Egli volle maestra di fede e di civiltà a tutte le genti - il vizio esecrando della bestemmia e quello non meno schifoso del turpiloquio.
Indulgenza plenaria dal 15 agosto al 15 settembre:
1) il 15 agosto, Assunzione di M. V.
2) il 16 agosto, S. Rocco.
3) l'8 settembre, Natività di M. V.
4) il 12 settembre, S. Nome di Maria.
5) il 15 settembre, Sette Dolori di M. V.
Riceviamo da Parma:
Il 25 giugno si compiva nel salone maggiore dell'Episcopio una funzione che attira sempre una gran folla di spettatori e di interessati, la premiazione annuale alla Scuola Vescovile di Religione. Quest'anno il concorso era anche maggiore, circa duecento giovani dalle pubbliche scuole, dai rappresentanti degli scarsi universitari che non son ancora sotto le armi a quelli delle prime ginnasiali e tecniche, tutti i corsi di tutte le scuole erano rappresentati. Presiedeva i'Ecellentissimo Arcivescovo-Vescovo, circondato dal Vicario generale della diocesi, dal Capitolo della Cattedrale, dai parroci e da parecchi membri delle varie famiglie religiose; il resto del pubblico era costituito da una folla di signore, signorine, che con un qualche babbo rappresentavano le famiglie dei giovani ascritti alla scuola. Non descriverò la funzione ma invece, prendendo occasione dal fatto che questa Scuola Vescovile compie di questi giorni l'anno trentesimo della sua feconda esistenza non mi par inutile render pubblicamente relazione della stia organizzazione e del suo metodo di funzionamento, nella fiducia che ciò possa valere per norma o per lo meno di qualche aiuto per le altre scuole analoghe già fondate o da fondare.
Credo superfluo dimostrare l'importanza, e anzi la vera necessità , di questo genere di scuole. Basta dare un'occhiata alla statistica della popolazione scolastica secondaria - poichè qui si tratta solo di studenti delle scuole medie e superiori - e un'altra ai catechismi parrocchiali, come e da chi sono frequentati, per formarsi la convinzione indiscussa che una scuola di religione rappresenta la tavola di salvezza per tanta parte della nostra gioventù e particolarmente di quella che è destinata a diventare la classe colta della nostra società .
E noto che il catechismo, osteggiato nelle scuole elementari, è olimpicamente proscritto nelle classi medie e superiori. Pare che certa gente - la gente che conta - dica: « Tolleriamo che si possa discutere ancora di catechismo da ammettere o tollerare nelle scuole elementari, ma per tutte le altre ci mancherebbe altro; è una cosa pacifica, ammessa da tutti, dagli stessi preti che non ne hanno mai parlato, che di catechismo o religione non se ne deve affatto far questione. ».
E allora? Allora i casi sono due. Nell'ipotesi benigna che il dopo guerra ci porti un mitigamento dello spirito d'oggi, - e sarebbe ora, - bisognerà seriamente pensare all'organizzazione decorosa dell'insegnamento religioso in tutte le scuole secondarie del Regno e al ripristino della Facoltà Teologica nelle Università , e di questo si potrà , dato il caso, parlare; oppure noi assisteremo alla continuazione cronica di questo stato malaugurato di cose e fors'anche a un aggravamento di ostilità verso quanto sa di religioso, nelle pubbliche scuole. La conseguenza legittima è che bisogna ricorrere all'insegnamento libero della religione chissà ancora per quanto tempo: ciò avrà anche valore di esperienza e di allenamento per quel tempo, che deve pur deve venire se la fede e la logica contano ancora qualche cosa nel mondo, che un professore sacerdote debitamente laureato dallo Stato e dalla Chiesa entrerà settimanalmente in tutte le scuole pubbliche dalla prima Ginnasio alla terza Liceo, dalla prima Tecnica alla quarta Istituto, dalla prima Complementare all'ultima Normale, in tutte le sezioni, si capisce, a fare la sua ora di scienza della , religione. Ma quando?!
Intanto queste parecchie diecine di migliaia di allievi non si possono lasciar passare per tutto il curriculum studiorum senza aver sentito l'influsso del Cristianesimo, senza aver preso cognizione in forma adeguata alla loro crescente cultura delle verità fondamentali della Fede e delle risposte che si devono opporre alle obiezioni più correnti. Ma di questo, a dir la verità , avevamo stabilito che non si doveva neppure parlare.
Una Scuola di Religione si deve fare, deve sorgere in ogni città , sede un poco numerosa di studenti secondarii.
- In che modo? - Qui interviene a rispondere la venerata memoria del marchese Colombi che ci dice la sempre vera sentenza: le cose si fanno o non si fanno. Proprio così. Alcune persone non chiuse alla voce dei tanti doveri che oggi si fanno sentire, ma neppure disposte a misurarne la intera portata, si contentano di una via di mezzo, istituendo, per restare nel nostro argomento, una scuola purchessia, in un locale purchessia. La scuola c'è, la coscienza è tranquilla; ma è frequentata, è conosciuta, è tale da allettare? Mah!... Questa è un'altra questione e qui entra in campo la tristezza dei tempi. La quale certamente esiste e come! ma non bisogna nemmeno coi birbanti aggravare la mano e non dare a Don Rodrigo colpa dei pericoli che Renzo ha corso di venir impiccato.
Bisogna che la scuola di religione sia fatta bene. Deve avere un fondo, se il sacerdote che è in grado di farla, può farla gratuitamente, di parecchie centinaia di lire per spese di tessera, di manutenzione di locali, di premiazioni, di adunate varie. È elementare che ci vuole una tessera coi relativi bolli di frequenza tenuti regolarmente, ed è anche chiaro che queste tessere, trattandosi di giovanotti, debbon essere un poco eleganti e civettuole. È chiaro che il locale dev'essere centrale e decoroso. Qui a Parma le lezioni si tengono nel Palazzo Vescovile, e questo è già un coefficiente d'intervento dei giovani. È chiaro che i giovani han bisogno di essere allettati a frequentare le scuole libere dopo tante ore di scuola obbligatoria.
Da questa verità palmare derivano due conseguenze, del pari logiche e ineluttabili.
La prima che il professore di Religione, come è' norma pedagogica di ogni insegnamento, deve rendere attraente la sua materia. Non basta che una data scienza sia vera, sia importante; c'entra sempre un po' la questione degli orli del vaso di tassiana memoria. Chi scrive, questo anno ha intrecciato la trattazione della divinità di Gesù Cristo colla confutazione garbata - per quanto gli è stato in grado - degli errori religiosi contenuti nell'opera poetica di Giosuè Carducci, e ha avuto l'avvertenza di mettere questa seconda parte per prima in ordine di tempo. Così ha avuto la soddisfazione di sapere dai giovani studenti un po' già elevati che essendosi iscritti così pro forma e pro forma essendo intervenuti alle prime lezioni, ci avevano preso gusto per via di Carducci e c'erano continuati a venire conducendovi anche amici, quando Carducci aveva ceduto il posto a Nostro Signore. E ciò senza ombra di ipocrisia, con tanto di programma stampato e distribuito agli allievi.
La seconda conseguenza non è meno naturale. I giovani sono quello che sono e non quello che siamo disposti a pensare o immaginare noi. Quindi se anche un teatrino a noi netta brividi col pensiero delle beghe concomitanti di prove, di istruzioni, di contrasti, ecc. una scuola di religione deve avere il suo teatrino e caldeggiato, favorito, lealmente, non per finta. Qui a Parma essendo la scuola affidata ai Salesiani, serviva il teatrino del loro Istituto, in cui si alternavano - ora c'è la guerra - recite di collegiali e recite molto più ambite, di allievi della Scuola Superiore. Siccome se si vuol far del bene non bisogna badare alle spese, così la scuola di Religione concorse alle Gare filodrammatiche di Como e di Roma - riportandone premi d'oro - e si fece essa stessa iniziatrice di un concorso nazionale riuscito assai bene. E questo, sia detto ad onor del vero, senza mai tralasciare, per le recite, una sola lezione.
Così pure noi a Parma siamo soliti a far una bicchierata quando gli iscritti toccano il numero di cento. Sua Eccellenza apre i battenti del suo palazzo e fornsice quella diecina e più bottiglie del suo vino migliore; altri amici, tra cui l'on. Micheli, antico allievo, coll'on. Longinotti e tanti bravi professionisti attuali, della Scuola, concorrono in ragione dei bicchieri; qualche ragazzo dice un brindisi a S. E. che ne prende occasione, finita la bicchierata, sempre allegra, di dire una buona parola. Si tengono pure, a quando a quando, conferenze dei giovani stessi scelti tra i più attivi. Insomma si cerca di formare intorno alla scuola, colla necessaria rèclame, un ambiente di simpatia e di gaiezza. In realtà alle scuole dì Religione bisogna applicare, colle opportune variazioni, quelle attrattive che si richiedono in altro campo per far fiorire gli Oratori festivi.
Naturalmente le scuole vanno divise per sezioni, e le singole sezioni non passino la cinquantina d'iscritti. Noi avevamo sezioni duplicate, e anche triplicate, pel tecnico che è il più numeroso. L'orario non va fatto, secondo il comodo dell'insegnante, ma avuto riguardo alla comodità e alla possibilità per allievi di pubbliche scuole
Poi vengono i premi. Nonostante le autorevoli osservazioni in contrario, qui da 3o anni si è sempre mantenuto il principio di dar il premio in denaro. Per il corso superiore - liceo, istituto tecnico, università - il primo premio è di 1oo lire; gli altri in proporzione. La somma complessiva della nostra premiazione è dalle 35o alle 400 lire; negli anni migliori per concorso si dovettero passare le lire 500. Detta somma si è sempre messa insieme senza difficoltà facendo appello a Istituti bancari cattolici, all'Eccellentissimo Vescovo, che alla Scuola di Religione non dice mai di no - quest'anno egli ha predicato il triduo di preparazione alla Comunione pasquale, che si fa in forma collettiva, - e a qualche altra degna e danarosa persona. I libri e le medaglie servon di premi secondari e inferiori.
Ancora una parola sul concorso. Circa due mesi prima della fine dell'anno scolastico si assegna un tema da svolgere conforme all'argomento svolto nell'annata e si dà un largo tempo allo svolgimento, I concorrenti presentano il tema in busta chiusa .von motto, ecc. come si fa in tutti i concorsi. S. E. nomina una terna di teologi esaminatori che convengono insieme per l'audizione dei lavori. Sul loro giudizio di relazione si basa l'assegnazione dei premi.
I corsi vanno da novembre a maggio, con una quarantina o una cinquantina di lezioni bisettimanali.
Inconvenienti ce ne sono? Certo; quanti si è soliti a trovarne nelle opere umane; ma bisogna farsi coraggio, tendere al meglio e contentarsi di risultati così così, dicendo sempre che le cose vanno nel modo migliore per tener alto il morale. Ma del bene se ne fa e positivo; non bisogna perciò lasciarci sgomentare o peggio stancare dalle difficoltà o dalla eventuale poca corrispondenza. Bisogna perseverare. Solo a questa condizione si fa del vero bene.
Altre cose si potrebbero ancor dire, ma l'articolo è sufficientemente lungo. L' opera è santa, l'opera è necessaria. Dio la vuole e la benedice; bisogna elle dov'è, si allarghi e si rinsaldi; dove non è, sorga e si sviluppi, non guardando alle difficoltà , ma ai benefizi che se ne possono e se ne devono aspettare.
Ai nostri Sacerdoti Militari.
Ci è stata gentilmente rimessa la Circolare N. 3.
« L'Archidiocesi Torinese ai suoi Sacerdoti Militari
(giugno 1918) ». Insieme con le lettere dell'Em.mo Card. Arcivescovo e del Vescovo Castrense, una relazione della Commissione diocesana di Assistenza ai Sacerdoti Militari, il foglio ha due brevi ma preziosi articoli sul Ven. Giuseppe Cafasso e sul Ven. Giovanni Bosco. Grati a chi ebbe il deferente pensiero, poiche tutto ciò che. illustra autorevolmente Don Bosco è nel programma del Bollettino Salesiano, non possiamo trattenerci dal riportare l'affettuoso profilo del nostro Fondatore.
Il Ven. Giovanni Bosco.
Quando, il 9 giugno 1868, alla solenne consacrazione del grandioso tempio eretto in Valdocco, il Ven. D. Bosco vedeva coronati i suoi voti e scioglieva l'inno dei ringraziamento, già da 27 anni e 4 giorni Egli era sacerdote, essendo stato ordinato il 5 giugno 1841. Fu quella una delle tappe più consolanti e gloriose della sua vita apostolica, che quindi proseguì per circa -altri vent'anni e si chiuse colla morte dei Santi il 31 gennaio 1888.
Alla distanza di 30 anni da quella morte, di 50 da quella consacrazione (commemorata pochi giorni or sono con solennità commovente e grandiosa), uno sguardo all'uomo ed all'opera sua ci riempe di ammirazione venerabonda e ci obbliga ad esclamare: « Digitus Dei est hic! ».
Se a noi è affatto impossibile dire in breve di quell'esistenza così operosa e di quell'azione così vasta e multiforme, non è però difficile riconoscervi, fra gli altri, alcuni tratti caratteristici, che sono fecondi dei più attuali e pratici insegnamenti. Una attività senza pari ed un'indomita fortezza, messe a servizio di un comune e supremo ideale, la salvezza delle anime: ecco - se ci è lecito riassumere - Don Bosco e l'Opera Salesiana.
Di quell'attività non si può dare che un rapido cerino, e ci restringiamo anzi ad un solo aspetto della medesima: il suo adattarsi cioè ai bisogni dei tempi e ad ogni circostanza particolare in cui ebbe ad incontrarsi. Lavorare per Iddio, per la Chiesa, per la società , per la gioventù, per le anime, subito, sempre, instancabilmente, dovunque si può, come si può, coi mezzi che si' hanno a disposizione, in attesa di altri migliori. Questo il programma che - prima di lasciarlo in eredità ai suoi - il Venerabile Don Bosco mise in pratica nei 47 anni del suo sacerdozio.
E tutto questo in mezzo a difficoltà d'ogni maniera, in mezzo a disdette e disinganni che non gli mancarono mai. No, egli non riuscì se non a prezzo di una continua abnegazione, di sacrifizi talvolta eroici nell'intensità , sempre tali per la costanza ininterrotta nel sopportarli, e che rivelano un fortezza sovrumana. Quest'uomo mite, gioviale, pieno di amabilità con tutti, fu un forte nel vero senso della parola.
Forte contro le tentazioni dello spirito e della carne, contro la superbia, la vanità , l'interesse: forte contro ogni forma di scoraggiamento; forte sempre, sopratutto quando si trattava della fedeltà sua e dei suoi figliuoli alla causa di Dio e della Chiesa.
Ebbe doti naturali non comuni, sì; ma ebbe sopratutto un cuore infiammato di zelo apostolico. Fu uomo, naturalmente parlando, superiore, sì: ma fu sopratutto ed essenzialmente sacerdote.
Perciò quanto feconda l'opera sua! Quanto bene fatto da lui, e continuato, e dilatato dalla sua Istituzione! Quanti giovani strappati al male ed educati cristianamente! Quanta luce di vera civiltà latina e cristiana conservata fra noi e portata nelle regioni più lontane! Quante benedizioni, per Lui, all'Italia nostra, dagli emigrati assistiti all'Estero, dai poveri selvaggi beneficati e protetti.
Le applicazioni pratiche? Cari Sacerdoti-militari, guardate in Voi stessi, guardatevi attorno, e fatele Voi.
Circostanze sfavorevoli? Non lo sono mai del tutto pel povero Sacerdote di Gesù Cristo. Le vostre poi sono tanto propizie che - non dimenticatelo, per amor del cielo - vi sono anime che soltanto adesso avvicinano il Sacerdote, e chissà se lo avvicineranno ancora! E questo Sacerdote, siete voi! Pensate quanto belle o quanto male può derivare alle anime dalla condotta anche d'un solo!
Difficoltà ? Senza dubbio. Perciò siate forti.
E per esserlo? Pregate. « Estote fortes in Fide ».
Sì è forse abbreviato il braccio del Signore ? Maria ha forse cessato di essere la Madre, l'aiuto dei cristiani, e specialmente dei Sacerdoti? No. Ispiratevi adunque in questo periodo di prova agli esempi del Ven. D. Bosco, gloria del Clero Torinese e vero modello di vita sacerdotale, rivolgetevi anche voi con fiducia a Maria Ausiliatrice ed a Lei innalzerete un giorno quel cantico di ringraziamento e di lode che sgorgava dal cuore del Venerabile nel giugno 1868, e che in questi giorni passati si ripercoteva entusiastico sotto le volte del Santuario di Valdocco.
Memorie inedite.
IX. - Dopo la Consacrazione del Santuario di Maria Ausiliatrice (1).
Ho conosciuto Don Bosco, un fac-simile del Teologo Cottolengo e dell'Abate Saccarelli. Di lui si vanno raccontando fatti meravigliosi e inesplicabili senza intervento sovrumano; muti che parlano, storpi che si rizzano, ciechi che vedono e infermi che d'un tratto risanano, appena da Lui raccomandatì a Maria Ausiliatrice e benedetti nel di Lei Santo Nome.
Miracolo incontrastabile e permanente è quello ch'Ei fa di dar ricovero e nutrimento a un migliaio di poveri orfani, tolti dalla strada, educandoli e addestrandoli in vari mestieri. Egli non ha il menomo reddito, non possiede, non può far conto su altro che non siano le eventualità e i soccorsi della carità , e i poveri si sfamano, sono decentemente vestiti e vengono provvisti di tutto quanto abbisogni alle arti loro.
Il quartiere in cui abita il buon prete, mancava d'un Tempio, ed eccolo, lui senza mezzi, accingersi ad alzarne uno decorosissimo intitolato a Maria Ausiliatrice; eccolo mettere gli operai agli scavi con soli otto soldi nella borsa e la promessa d'una signora, gravemente inferma da tempo, di destinare mille franchi, perché si pagasse la prima settimana dei muratori, s'ella potesse scendere dal letto per poco nel volgere di quei sette giorni. E, all'ultimo, non solo ottenne la dimanda, ma si recò in persona a porgere al sant'uomo la propria offerta.
Ora la chi sa è sorta in due anni. Si spesero 400 mila frac echi, venuti per tre quarti da mano incognite e lasciate alla porta di lui, senz'altri schiarimenti che la scritta: «Per grazia ricevuta ».
Lo trovai in una povera stanzetta, nuda di tutto: un piccolo letto, un grande scrittoio affollato d: carte, con sopravi un grande Crocifisso d'avorio che vi campeggia e lo domina (2).
Don Bosco è di mezza età , mero, gentile di modi, semplice di abito, di contegno e di parole; narra modestamente, e come persona che vi sia affatto estranea, le grandi cose, mercè cui si compieva l'erezione del Santuario, porgendo grazie di tutto al solo intervento divino.
Uomo di penitenza e di austere privazioni, non ha altra tavola (quando non digiuna) che quella dei suoi orfani, che è quanto dire il pasto del più povero.
Il Conte X... che lo amava molto e che vorrebbe vederlo un po' più sostenuto, onde la di lui salute non ne decada, sapendolo in urgenza d'una somma per soddisfare gli operai del tempio, gli disse, che se volesse pranzare in famiglia da lui, ogni volta che ci andasse avrebbe trovato un biglietto da cento (1oo) sotto il tovagliolo, e tanti fino al valore di lire 12oo, se promettesse aderire per dodici volte all'invito. Don Bosco se ne dolse, esitò, volle modificare le condizioni, respingere il modo dell'offerta; ma gli operai aspettavano e gli fu forza di cedere, dicendo però che simili condizioni, salvo necessità estrema, non le avrebbe accettate più. Andò, ma ne uscì quasi digiuno.
Don Bosco fu a Roma, e anche colà non poteva mostrarsi senza avere un codazzo di miseri che ne implorassero la mediazione. Il Papa lo vide spesso, e con deferenza somma. E così il Card. Antonelli, allora infermo di certo vizio organico gravissimo, per cui gli si raccomandava offerendosi a concorrere per 3000 franchi all'erezione della detta Chiesa, se col tempo arrivasse a guarirne. In meno di una settimana il Card. Antonelli fu risanato, cosicché l'uomo di Stato volle aggiungere altra offerta a quella già fatta.
Pregai Don Bosco di venire un giorno tutto intiero da noi, un giorno all'aperto, alla vista del cielo, al calore del sole, alle fragranze dei fiori. Promise di venire fra la Trinità ed il Corpus Domini: (indicazione di tempi da pari suo)...
Don Bosco fu con noi dalle 4 alle nove. Per la prima volta in quest'anno ei sentiva la gioia di essere all'aperto, in piena campagna, onde la prima sensazione ch'egli ebbe, sceso di carrozza ai piedi del viale, fu quella di guardar con amore ai grandi alberi che lo fiancheggiano: Che belle piante! quanto verde! Oh la buon'aria.
A tavola fu gaio, semplice, e ci lasciò fare fino a ripetere certa panna montata con intorno una pasta di Marrons glacés dicendo sorridente:
- Se mi pigliano per la gola, sono capace di tutto.
Il Benedicite, detto da lui con voce lenta, in attitudine fervorosa, trasformò una prosaica necessità del corpo in una poetica elevazione dell'anima.
L'Abate Michel, altro invitato, bel parlatore e che ha viaggiato e osservato molto, tenne vivo il discorso. Don Bosco vi si compiacque, vi prese parte e si mostrò colto più assai che la sua modesta semplicità non premettesse. Conosce varie lingue, tra cui l'inglese e la greca. Sa di musica, di disegno, ed è sottile scrutatore del cuore umano.
L'Abate Michel accoppia idee larghe alla fede più viva, osservatore sottile delle cose dell'anima sa dimostrarle, colorirle con un carattere di attraenza tutta sua: possiede in grado superlativo il talento d'imitazione, così da non mostrar più la sua individualità , ma quella dell'essere che rappresenta. Missionario, egli ha visto e viaggiato molto. Prete, anzi frate, ha molto sofferto. La sua anima di artista e di poeta vagheggiò giovinetto, i rapimenti del Beato Angelico pensando i chiostri baluardi alle passioni ; sacri atenei dove l'arte, gli studii e la Fede si abbracciassero in santissimo amplesso. Presi i voti là dove la maggior povertà , prometteva più ampia abnegazione del corpo e più alto sviluppo dell'animo; e ravvolta nel saio la machia e svelta persona, entrò novizio nei cappuccini. Ma quantunque il suo spirito, il suo sapere gli facessero largo, ponendolo tosto tra i superiori, pure non potè reggere a lungo... Uscì di là per entrare nelle Missioni.
Dopo pranzo, seduti all'aperto, Don Bosco ci narrò alcuni fatti miracolosi e recenti. Vedendolo cosi ad animo aperto, osai dire come egli dovesse avere rivelazioni speciali e sovrannaturali rapporti con Dio. Egli eluse l'inchiesta, dicendo però:
- Sbaglierebbe di molto chi volesse attribuire all'uomo ciò che è di Dio; e se qualcuno si volgesse a Don Bosco per la menoma delle grazie, sarebbe cosa vana, tanto come la chiedesse ad una di queste piante. Loro al pari di me, creature inette, implorano dall'alto le rugiade; perchè noi siamo atomi mossi da Lui e nel suo ambiente, come il pesce è nel mare.
(1) Dalle Memorie della Baronessa Olimpia Savio di Berustiel Rossi, nata a Torino nel 1815, morta a Torino nel 1889. Donna religiosa, colta, ospitale, aveva una villa di sua proprietà a Millerose, Sassi Torinese.
(2) Il Crocifisso era un caro ricordo del Ven. D. Cafasso ; e fu regalato da Don Bosco ad un sacerdote che glie ne fece domanda.
Nei giorni 14, 15 e 16 aprile u. s. si tenne a Catania il Sinodo diocesano dopo 250 anni. L'Em.mo Card. Francica Nava, zelantissimo arcivescovo dell'Archidiocesi, nell'indirizzare al Clero le più vive raccomandazioni a lavorare attorno la gioventù negli Oratori, ebbe la bontà di accennare anche al Ven. Don Bosco e all'Opera Salesiana. Uno dei sacerdoti presenti raccolse fedelmente le sue parole, e noi siamo lieti di pubblicarle.
L'Eminentissimo, dopo aver citato il preclarissimo esempio di S. Filippo Neri, continuava:
... Ed anche ai nostri giorni noi abbiamo avuto un esempio ammirevole nel Venerabile Don Bosco. Osservate quale meraviglioso sviluppo ha preso l'Opera sua benefica, benchè di fondazione recente! Se voi mi domandate come mai egli potè compiere opere così belle e grandiose a vantaggio della Chiesa e della Società , io non farò che ricordare le belle parole che egli stesso ripeteva frequentemente ai suoi figliuoli: Se ho potuto fare qualche cosa, tutto si deve all'opera degli Oratori festivi. Da questi cominciò l'opera nostra; son essi che preparano alla Società buoni cristiani, ferventi cattolici, ai Seminari e alla Chiesa buoni Seminaristi ed ottimi Sacerdoti.
È tempo che anche noi, o Fratelli dilettissimi, ci persuadiamo che senza la cura dei giovani del popolo, noi non otterremo mai dall'opera nostra frutti reali e duraturi. Alle nostre Chiese, per grazia di Dio, accorrono ancora molti giovanetti, ma sono per lo più soltanto quelli di buona condizione, quelli che i parenti accompagnano; e la grande massa dei giovanetti ci sfugge e si perde travolta dalle correnti del male che dilaga.
Quando m'avviene di passare per certe strade e sento ferirmi l'orecchio da discorsi osceni e da bestemmie orribili, pronunziate da giovanetti in ancor tenera età , l'animo mio più che da sdegno resta preso da un sentimento di pena infinita e da una tenera compassione, al pensiero che non sono essi i colpevoli. A loro è mancata la cura dei genitori, l'assistenza di anime pietose, di maestri zelanti che li istruissero nella pietà e nel santo timor di Dio.
Ebbene, ciò che i genitori non sanno o non vogliono fare, ciò che non si fa più nelle scuole pubbliche, debbono fare i Sacerdoti e specialmente i curatori di anime, ai quali in modo particolare Iddio ne affidò la cura.
Oh! se avessimo lo zelo di Don Bosco, e se fossimo persuasi dell'importanza degli Oratorii festivi, noi faremmo scomparire o almeno sapremmo superare tutti gli ostacoli e le difficoltà che la nostra debolezza ci fa credere insormontabili.
- Per attirare giovanetti all'Oratorio, si dice, ci vogliono tante cose, e specialmente i mezzi pecunarii. - É vero, ma non bisogna esagerare e credere che ci vogliano grandi somme. Dico invece che se sapessimo ridurre certe spese inutili, ed impiegare allo scopo dello pur anche una sola parte minima di ciò che si profonde per altre opere più appariscenti ed assai meno utili, l'Opera degli Oratori festivi sarebbe un fatto compiuto.
All'opera dunque, o fratelli carissimi, e ognuno da questo solenne convegno porti seco il proposito sincero e fermo d'intensificare la propria opera a vantaggio della gioventù abbandonai e specialmente di promuovere e sostenere l'opera degli degli Oratori festivi in tutti i modi.
I Missionari partiti per la Cina.
Il caro drappello, partito in giugno per la Cina, è tuttora in viaggio, e non giungerà a destinazione prima del termine di questo mese, salvo eventuali ritardi. Desideriamo che i buoni Cooperatori e le pie Cooperatrici continuino a ricordare quei nostri confratelli nelle quotidiane preghiere.
Qui intanto pubblichiamo il sunto di una bella conferenza che il loro capo, prof. D. Sante Garelli, teneva a Torino nella Chiesa di S. Giovanni Evangelista a favore della nuova Missione.
Nel solenne Giubileo del tempio di Maria Ausiliatrice la Società Salesiana poneva un prezioso scettro nelle mani dell'Augusta Regina. Il compimento del suo abbigliamento regale era il simbolo del compimento del suo regno, che acquistava al culto di Maria Ausiliatrice l'ultima provincia, la Cina, con la nuova Missione.
Fu il dono di anime dei Salesiani a Maria nel suo giubileo; ma fu pure il dono di Maria alla Società Salesiana nelle Nozze d'oro Sacerdotali del suo Superiore e Padre, D. Albera. Già Don Bosco, che aveva assunto il motto « Da mihi animas coetera tolle », aveva spinto lo sguardo profetico in quella vasta regione Cinese, e aveva ardentemente sospirato e con gioia previsto la redenzione dei 400.000.000 di Cinesi, ed il riscatto dalla loro schiavitù dell'idolatria, poichè la loro civiltà non li distoglie dall'inginocchiarsi innanzi ad idoli ributtanti ed umilianti; schiavitù dell'errore, di cui un piccolo indice sono i banchetti offerti alle anime dei parenti defunti, affinche si sazino anche dopo la morte; schiavitù del demonio, che le tiene a sè legati con molteplici superstizioni, fino al punto di credere e di compiere malefici per opera di spiriti maligni, schiavitù del peccato, di cui può essere un segno l'esposizione dei bimbi, rinnegati fin da coloro del cui amore son frutto.
Era ben giusto il sospiro di Don Bosco, come sacerdote, poichè il suo grido « Da mihi animas coetera tolle » è null'altro che la traduzione del «Sitio » di Cristo morente per le anime: e come italiano, poichè se v'ha nazione cui debba stare a cuore la civiltà cristiana è appunto l'Italia. Per questo essa è maestra delle genti in modo che nessuno mai le potrà strappare tanto onore: perchè non c'è Civiltà Cristiana senza Cristianesimo, non v'è vero Cristianesimo senza Vicario di Cristo, non Papa senza Roma, e non v'è Roma senza l'Italia.
Il Missionario o è italiano, o dall'Italia, da Roma, dal Papa deve ricevere il mandato o la conferma della sua - missione. Chiunque voglia innalzare anche su questo titolo di gloria dell'Italia il suo primato, deve contrapporre alla Civiltà Cristiana una civiltà non cristiana. Ecco perchè diciamo: nessuno può esser buon italiano se non è Cristiano. Che cosa sia una civiltà non cristiana lo si vede anche oggi in alcune tristi vicende della guerra, mentre che cosa sia la Civiltà Cristiana lo si vede nel cuore del primo cristiano, il Papa, anelante ad una giustizia in cui i diritti di tutti i popoli siano rispettati, ad una pace in cui i fratelli si stringano nuovamente quelle destre, che il Creatore ha dato non per rovinare ed uccidere ma per cooperare nell'amore al compimento della creazione del Padre. Così il Cristianesimo è germe imperituro di risurrezione da tutte le rovine dei popoli; e portare questo germe di risurrezione perenne a tutti gli uomini è opera di altissimo senso di umà nità ; quale alberga nel cuore dei Santi. E Don Bosco lo sentì potente, e lo trasmise ai suoi successori, Don Rua, D. Albera. Ma solo quest'ultimo doveva attuarlo, perchè il compimento di quel nobilissimo desiderio era ben degno di costituire un dono di nozze nel Cinquantenario di Messa del secondo successore di D. Bosco.
E la Missione si potè ottenere, e potè giustamente meritare gli auspici del Governo Italiano. È vasta quanto il Belgio, con 3.000.000 di anime, di cui solo 2.400 cristiane. Vasto campo di lavoro, che si compirà in parte col sistema ;proprio dei figli di Don Bosco, e in parte col sistema comune a tutte le Missioni: Residenze, Cappelle, Stazioni, Scuole , Catecumenati, Orfanotrofi , Ospedali, Ricoveri, Collegi, Seminari, Oratori. Un immenso cumulo di opere, per le quali si richiedono spese ingenti. Ma nè le spese, nè i pericoli dei ladroni, che non son pochi, nè i pericoli della vita trattengono il Missionario, che sa non esservi cosa che maggiormente attiri le compiacenze di Dio quanto il bene compiuto. E la Cina si presenta quale ottimo terreno per compiere il bene nel nome di Cristo. Sono solo passati venti anni dalla terribile rivoluzione dei Boxer. Allora teneri fanciulli, spose felici, vecchi cadenti, uomini e donne di ogni età e condizione mostrarono quanto valga nel bene quella tenacità che li aveva resi dapprima restii alla Conversione: e fra tormenti di ogni sorta consacrarono col sangue la loro fede e la loro terra. Un suolo bagnato dal sangue di martiri è un suolo che Cristo fa suo.
Sicura è dunque di avere un interesse celeste ogni somma offerta per la Missione di Cina.
Diceva una buona donna nel consegnare al Missionario tutto il frutto del suo risparmio:
- Lei dovrà forse dare la vita: è giusto che io dia almeno il superfluo.
Conceda Iddio al Missionario la forza di dare, se occorre, la vita; e ad ogni anima buona la generosità di dare in preghiera, in oggetti, in danaro, quanto le sopravvanza.
NEL SANTUARIO Il 24 di ogni mese, si ripetono mattino e sera, devote funzioni in onore di Maria Ausiliatrice. Al mattino, ha luogo la messa della Comunione generale, seguita dalla Benedizione col SS. Sacramento. Alla sera poi, memori del grande insegnamento di Don Bosco, di unire sempre nelle nostre preghiere l'invocazione a Gesù Sacramentato e alla Beata Vergine, ha luogo in forma solenne, all'altare stesso di Maria Ausiliatrice, l'adorazione pubblica al SS. Sacramento.
h il buon popolo di Valdocco, con tutte le associazioni della Parrocchia, che con fede vivissima accorre alla devota funzione, che in questo mese si compie alle ore 19,45; come alle alle 16,15 sono i Cooperatori e le Cooperatrici Torinesi che s'adunano a ,conferenza ai piedi di Maria Ausiliatrice per l'Esercizio della buona Morte.
Vogliano tutti i nostri Cooperatori e tutte le pie Cooperatrici unirsi in ispirito a queste sacre funzioni mensili, le quali hanno due fini principali : pregare secondo le intenzioni del Santo Padre e affrettare il ristabilimento della pace fra le nazioni.
Ogni sera alla benedizione col SS. Sacramento si continua sempre a far pubbliche preghiere per la pace. Il Signore, nella sua infinita clemenza e per intercessione di Maria Ausiliatrice, le esaudisca a sollievo di tutti i popoli della terra.
GRAZIE E FAVORI (*)
Quanto è buona Maria Ausiliatrice!
Trovandomi nel colmo della disperazione e del dolore per uno spasmodico male di occhi, e di più avendo veduto una mia amica, per lo stesso malore perdere la vista, sempre più agitata non sapeva a chi rivolgermi per avere speranza e conforto. In tale costernazione, non so come, mi venne fra le mani il Bollettino Salesiano, ma mi era impossibile poter leggere solo una linea, chè l'occhio non potevo aprirlo. Tuttavia mi sforzai a leggere... e capitai a leggere nella pagine dei favori e grazie che la Maria Ausiliatrice per mezzo del Ven. Don Bosco concede a chi l'invoca. Con slancio di fede, buttandomi ginocchioni domandai a cosi eccelsa Regina la mia istantanea guarigione; sì istantanea, poichè necessitava, trovandomi in casa, sola, collo sposo che da più tre anni è colpito di apoplessia cerebrale ed io, nell'obbligo di accudire alle faccende domestiche e sbrigare tutti gli affari... Ed oh! prodigio!... Tutto a un tratto l'occhio mi sento refrigerato, sparito il gonfiore, e con mia meraviglia la sera stessa posso guardare senza difficoltà il chiarore del lume, che da parecchio tempo stentava fissare; la notte contro il solito dormii placidamente, e al mattino mi trovai perfettamente guarita, recandomi a Messa con istupore di quanti erano stati consapevoli de' miei affanni per tal disgrazia. Dopo aver mantenuta la promessa coll'offrire un tende dono a Maria Ausiliatrice, che si venera in una chiesa vicino a casa mia, ed accostandomi ai SS. Sacramenti innanzi all'imagine di sì prodigiosa Benefattrice che tanto mi ha beneficato, prego voler compiere la mia promessa col pubblicare la grazia nel Bollettino e in pari tempo predicare a tutti, quanto sia valevole tal protezione altresì in Zona di Guerra, avendo le tante e tante volte veduto i miei due figli difesi da ogni pericolo d'anima e di corpo.
Rimini, 24 aprile 1918.
MARIA GRAZIELLI.
Una grazia segnalata.
Coll'animo profondamente commosso e riconoscente, pubblico la portentosa grazia ottenuta addì 24 maggio u. s. ad intercessione della nostra cara Madre e del padre nostro amatissimo Ven. Don Giovanni Bosco.
Il signor Francesco De Vivo, di Bari, trovandosi al servizio del Coniando Militare a Bassano, mentre scriveva fu colpito da una pietra sollevata per lo scoppio di una mina, proprio alla cassa del cervello, in modo da renderlo impotente nell'udito e nella parola. Fu portato in quest'ospedale di tappa « San Benedetto », il 28 aprile, in condizione compassionevoli. Esaminato colla macchina radiografica, si constatò che una scheggia dell'osso, premeva sul suo cervello e quindi, se l'operazione era urgente, altrettanto era difficile ed incerta.
Pochi giorni dopo arrivò la famiglia, la quale, straziata dal dolore, tentò ogni mezzo per farlo trasportare a Bari prima che venisse operato; ma le diverse domande non vennero esaudite perchè l'ammalato versava in condizioni gravissime e i tre bravi chirurghi che l'esaminarono, si opposero. Il buon Francesco soffriva immensamente, anche perche, consapevole dello stato infelice in cui si trovava, capiva di dover rimaner infelice per tutta la vita; e servendosi dello scritto manifestava le sue pene, i suoi timori, ma più spesso si struggeva in lagrime.
Per mezzo dello scritto, noi lo si invitava a pregare con fede la Vergine Ausiliatrice. Poi gli si mise al collo la medaglia benedetta che baciava frequentemente; ed egli sovente manifestava alla Mamma e alle sorelle il desiderio che pregassero per lui, ponendo loro in mano i libri di pietà e la corona.
Il 22 maggio, giorno destinato per l'operazione, mentre i Medici disponevano ogni cosa, il Sig. Maggiore, riflettendo alla gravità del caso, volle che i parenti firmassero la dichiarazione di volerla e di sottoporsi ad ogni conseguenza. Il fratello si rifiuta, e l'operazione viene sospesa; sebbene si vada ripetendo che il ritardo potrebbe riuscire fatale al povero Francesco. La costernazione della famiglia è al colmo, tanto che l'ammalato stesso ne è scosso ed è preso da un momento di disperazione. Il giorno 23, scrivendo, prega d'essere portato in cappella, per implorare dalla Vergine Ausiliatrice la grazia della guarigione o della morte. Si sta perplessi nel concederglielo nel timore che gli succeda qualche disgrazia; ma egli si agita in modo che bisogna accontentarlo. Condotto davanti alla Madonna, vorrebbe buttarsi a terra, e con le braccia stese piange e prega in uno stato che tutti, e specialmente noi suore, ne rimaniamo costernati, e si sente il bisogno di pregare per ottenergli la grazia sospirata. Dopo più di mezz'ora quasi forzatamente lo si riporta sul letto, e la direttrice gli pone sulla ferita, sotto la fasciatura, una medaglia benedetta di Maria Ausiliatrice che aveva toccata la salma del Ven. Don Bosco l'anno scorso 1917; dona all'ammalato la fotografia del Ven. con la scritta « Don Bosco, dal Paradiso pregate Maria Ausiliatrice, perchè ci ottenga la grazia che tanto desideriamo », e lo esorta caldamente ad accrescere la sua fede nella potenza di Maria e del Venerabile.
Il giorno 24, portata nella sala la statua della Madonna e l'altare, si celebra la S. Messa, e il buon Francesco, che non aveva dormito in tutta la notte, è fuori di sè, non cessa un istante dal fissare gli occhi sulla Madonna, tanto che non s'avvede d'avere il fratello vicino al letto. Finita la S. Messa, si porta via la Statua, passando davanti a Francesco, il quale, tendendo le mani, piange ed implora fervidamente, quand'ecco si rivolge al fratello e gli domanda con chiara voce:
- Quando sei venuto?
Oh! prodigio! si grida al miracolo! Più di duecento ammalati ne sono testimoni e rimangono sbalorditi di sì strepitosa guarigione. Francesco, felicissimo, non solo parla a tutti, ma di più sente benissimo, nonostante che i medici avessero dichiarato che, se anche l'operazione fosse riuscita bene, difficilmente avrebbe acquistato l'udito.
Questo fatto, prodigioso si sparse in un attimo per tutta la città , e tutti rimasero lieti del miracolo operato dalla Madonna, ma più di tutti il buon Francesco, che era stato allievo dell'Oratorio dei Salesiani di Bari.
Francesco De Vivo partì dall'Ospedale « San Benedetto» il giorno 30 maggio, in compagnia di altri cento suoi compagni, in buona salute, camminando benissimo e con la ferita cicatrizzata, non sentendo più nessun dolore.
Giunto a Caserta, scrisse una cartolina assicurandoci del continuo miglioramento, contento di partire per Bari, nella speranza d'unirsi presto alla diletta famiglia, e riconoscente alla Madonna per tante grazie ricevute. Ieri l'altro ci giunse un'altra sua lettera da Bari, nella quale dice così:
« Facendo seguito al mio scritto da Caserta, La informo che il giorno 7 giugno giunsi a Bari ed attualmente trovomi ricoverato nell'Ospedale Principale. Fra giorni però sarò dimesso e mi recherò in licenza di convalescenza... Ho già scritto a Torino per ascrivermi all'Associazione colà costituita e ciò per mantenermi sempre riconoscente alla cara Maria Ausiliatrice... - Francesco De Vivo, Via De Fiosa, 113. »
In fede, a gloria di Maria Ausiliatrice e del Ven. Don Bosco.
Farina, Ospedale di tappa « S. Benedetto 16 giugno 1918.
Suor RACHELE CATTANEO Direttrice delle Figlie di Maria Ausiliatrice.
TORINO. -- 24-v-1978. - Siano rese grazie alla cara Vergine SS. Ausiliatrice! Da oltre due anni mi trovavo affetta da grave nevrastenia nell'impossibilità di attendere alle cure della mia giovane famiglia. Feci inutilmente tutte le cure, suggerite dall'arte medica e mi adattai pure ad allontanartisi da casa dietro consiglio del medico per poter attendere in una clinica alle cure del caso. Dopo quindici giorni invece di migliorare peggiorai; quindi stanca e demoralizzata mi trovavo in un angoscia inesprimibile. Così mi trovò una mia cognata che venne a vedermi e mi suggerì di fare la così detta novena di D. Bosco; subito l'incominciai e mi sentii leggermente migliorata. La suddetta mia cognata m'incoraggiò a ripetere la novena, così feci a più riprese, ed ora mi sento perfettamente guarita con stupore dello stesso medico che mi aveva sentenziata inguaribile. Devo ancora schiettamente confessare che mentre facevo le novene ho lasciato qualsiasi altra cura; quindi non ho che da ringraziare la cara Madonna di Don Bosco, Maria Vergine SS. Ausiliatrice, alla quale mai si ricorre invano. Con viva gioia mi recai a ringraziarla ed a presentarle la mia tenue offerta nel suo Tempio a Torino. N. N.
NIZZA MONFERRATO. - 31-V-1918. - Il 1 novembre p. p. mentre guidava verso casa un carro carico di legna, improvvisamente caddi a terra. I buoi che trascinavano il carro si fermarono all'istante; ma io non mi poteva muovere, perchè da una parte la ruota teneva fisso al suolo le vestimenta, dall'altra il più lieve movimento avrebbe potuto aizzare i buoi, ed io ero nel pericolo di venire tagliato a mezzo dalla ruota stessa. Invano chiamavo aiuto!... Mi sentiva gelare il sangue nelle vene, quando un pensiero mi balenò alla mente: Maria Ausiliatrice, salvatemi! La invocai con fede, ed oh prodigio! la ruota si mosse lievemente lasciando libere le vestimenti, cosicchè potei scivolare in avanti ed essere salvo. Riconoscente, ringrazio Maria Ausiliatrice, inviando al suo Santuario l'offerta promessa di L. 20.
FRANCESCO QUAGLIA.
MILANO. - 24 - III - 1918. - Nella nuova vita di profuga, vedo, o Maria, la Tua continua assistenza amorosa.
Tu hai protetto e proteggi i miei vecchi genitori che in mezzo alle privazioni attuali sono rassegnati e stanno bene di salute.
Tu hai concesso al fratello di rimanere presso loro a conforto, proprio quando stava per esserne separato!
Deh! Madre amorosa, continua a proteggere, a benedire la mia famiglia, mentre io prometto di volerti sempre servire.
Una profuga di Conegliano Veneto.
TROFARELLO. - 7-VII-1819. Grazie, Maria Ausiliatrice, che esaudisti benigna la mia preghiera facendo risaltare la tua potenza e bontà in favore di persona a me cara, quando tutto pareva concorrere a deludere ogni speranza.
Al mio fratello maggiore spettava per diritto l'esonero permanente dal servizio militare, ma noti riusciva mai ad ottenerlo. Sorgevano sempre nuovi ostacoli e difficoltà da ogni parte.
Quando pareva perduta ogni speranza, affidai la pratica a Maria SS. Ausiliatrice promettendo di far celebrare una messa a suo onore e pubblicare la grazia, se fosse venuta in aiuto della mia cara famiglia che versava in urgenti bisogni per l'assenza del fratello. La Vergine Santa esaudì l'umile preghiera della sua figlia e, proprio il 24 maggio u. s., giorno sacro all'Ausiliatrice, mio fratello maggiore otteneva finalmente ciò che gli spettava.
Suor C. M., F. di M. A.
FORNO. - 12-III-1918. - Mi trovavo agitata a motivo di un interesse che a me pareva prendesse una piega non retta; mi raccomandai tanto alla Vergine Ausiliatrice e al Ven. D. Bosco per avere la tranquillità , e tosto la cosa si sistemò conforme ai miei desiderii.
LUISA GALANTI.
NIZZA MONFERRATO. - 22-111-1918. - I gravi bisogni che l'ora presente ha reso più acuti anche nella mia famiglia mi hanno fatto invocare la protezione particolare di Maria SS. Ausiliatrice, con la novena solitamente raccomandata dal Ven. Don Bosco. Per la intercessione di lui ottenni una serie commoventissima di grazie, la cui continuazione spero e, incessantemente invoco. Riconoscente offro L. 10.
A. T.
Ottennero pure grazie da Maria SS. Ausiliatrice e alcuni pieni di riconoscenza inviarono offerte per la celebrazione di S. Messe di ringraziamento, per il nuovo Santuario dei Becchi, per le Missioni Salesiane o per altre opere di D. Bosco, i seguenti.
A) A. C. di Cuneo; A. C. di Favria Canavese; A. F. di *...; Aquarone A.; Actis Grosso C.; Actis Oreglia E.; Agnanno F., Agosti R.; Aicardi C.; Albarello L.; Albé C.; Albuttone A.; Aldini L. in Nicoli; Alessandri M. in Bellotti; Allara sr. C.; Alessiato T.; Almerici; Amadei A.; Ambrogetti G.; Amitrano d'A.; Andreetta A.; Anedda F.; Anselmi R. in Cappelletti; Arduini A ; Arena E.; Argentieri G.; Arsego A.; Arsini A. in Marini; Artana L.; Audisio T. in Oggero; Avviena cola P.
B) B. C. dell'America del Nord; 13. C. di Bessolo; B. E. di Gaibiate; 13. G. di Cartel Guelfo; B I. di Mezzenile; B. M. di Bessolo; Bacciarini R ; Baffo M ; Bagnato P.; Ballo A.; Bainotti G.; Balla M. B.; Baratti L.; Barbarossa M.; Barberis geom. P.; Barbero A.; Bardi G.; Baronio A.; Baronio d. G.; Basurto F.; Battilana L.; Begradi R.; Bellario S.; Bollasi G.; Bellegrandi D. e A ; Bellonio A.; Bellotti G.; Bellotti L.; Bellotti G.; Beltramiuo D.; Benedetti M. in Sanciti; Benni d. V.; Beretta M. di Trisobbio; Beretta M. di Triuggio; Beretti M. in Pandini; Borino D ; Berlo L.; Bernacchi E. in Wagner; Beruuzzi G.; Bertini C. in Arezzo; Bertola F. di Agugliano; Bertola F. di Montebello Vicentino; Bertoliuo A.; Bertoletti A.; Bertoletti C.; Bertoni 'l.; Besenti B.; Besenval C.; Bevilacqua G. in Lazise; Bianchetti E.; Bianchi C.; Bianchi G.; Bianchi e.s P.; Brava E.; Bigi G.; Biggi A.; Bignami I.; Bina A. in Bettellini; Bini M.; Biroldi L; Blanda M, in De Nicola; Blaudini R. in Corti: Bo M. v. Giacotti; Boario R.; Bocca C. in Curco; Bocchia d. G.; Boerto A.: Boggio E.; Boggio P.; Bolla E.; Bollano D.; Bolzan P.; Borsetti I.. di Morignone; Bon etti L. di Torri del Benaco; Bonometti M.; Bonomi E.; Bonzanini A.; Bordone G.; Burghetti E.; Borra V.; Borri F.; Bortolani A.; Borlolo A.; Bortolo D ; Bortolassi C.; Bosca T. in Borsello; Borio L.; Botta 11 ; Botta d. R.; Bottero P. di Michele; Bottero P. di Giuseppe; Bovio C.; Bovio M.; Bressa M.; Brezzo S.; Briggi L.; Briguglio C.; Brunengo L.; Brusuengo L.; Brultomessi A.; Bulini G.; Bugnola G.; Biula ch. M.; Buriani A.; Buriani G.; Busetti G.; Busetti C.; Butti E.
C) C. L. di *...; C. L di Torre Annunziata; C. R. di Penango Monf.; Cabiddu B. e P.; Cabiddu E in Dore; Cadoni M. in Conto; Cagnotti C.; Calami C.; Callegera G.; Camerani A. in Lami ; Campione .E.; Canceli E.; Candusso I.; Canegallo N., Canegallo P.; Canelìa D. in Monagatta; Canonica cav. E.; Cao O. in Saba; Capello L.; Capra M.; Capra P.; Caputo A. in Bruno; Carnaghi M.; Carnelutti T.; Carones A.; Carta A. in Tamburino; Carta G.; Cartasso G., Casaro M.; Casetta G.; Cassinelli M. in Corradi; Castellani G.; Castelli A.; Castino N.; Castracane A. M.; Castruccio E. in Prato; Cattaneo M. in Bosisio; Cavalieri P.; Cavanna E.: Cavarero A., Cavazutti A.; Cavigioli R.; Cazzaniga v. Volta; Ceccon R.; Celle I. in Ricchetti; Cerrato C.: Cerutti C. in Pavese; Cerotti F.; Cerotti G.; Cerutti P.; Cerutti S. Cevasco C. in Iluzio: Caugner A.; Chiara I..: Circolo C.; Civolo O.; Clara d. A.; Claris d. C.; Coco M.; Cocco M.; Coe S.; Cogno ML; Colombo R.: Colossi G.; Commod R.; Coniugi Boccadoro; Una Cooperatrice Salesiana di Monchiaro; Due Cooperatrici Salesiane di Torino; Corallini G.; Cornaglia A.; Corradi L.; Corsici A.: Cossa R.; Cosso M. in Cambiano; Costa E.; Costa M., Costa sr. L.; Cravino C.; Crespini M.; Crétier S.; Cuneo M.
D) D. B. di Jolo di Prato in Toscana; D. G. di Torino; D. N. di D. S, B. di D'Ancicco G.: D'Ardio B. e G ; Daghero A ; Dallesa F.; Danese I., Darò G.; Deambrosi G.: De Angelis d. S.; De Cesari F. De Cicco d. P.; De Cicco M.; Degli Esposti C. in Pinto; Delfini A.; Dell'Anna A ; Della Rovere dr. L.; Del Piazzo E.; Delù M. in Antino; Demarchi T.; Demaria C.; De Martini A.; De Martini G.; Denaro A.; De Paola R, in Farina; Deregibus G.; De Stefeni F.; De Stefanis F.; Dezutti G. G.; Di Cola A.; Di Maria D.; Di Seri d. C.; Di Stefano C.; Domaè G.; Dovigo R.; Dro A.; Drocco A. e M.
E) E B di Legnago; E. M. di Campobasso; E. G. M. di Asti; E. T. P. di Torino; Enrico A.; Equini M. R.; Erbetta G.
F) Falchi N,; Falconieri N.; Una familia di Trisobbio; Famiglie Bartolotti, Botteri-Prevido, Capello, Dorò, Gai, Polarolo, Redona, Speri; Faravelli C. in Cattaneo; Farina A. in Napolitano; Farinelli C.; Farinelli P.; Farinetti P.; Fasoli C.; Favaro M.; Favini M.; Festa NL; Fenini P.; Fera C. in Ilyraci; Ferrari A.; Ferrari M.; Ferreri A.; Ferrario A.; Feriero A.; Ferrero A. in Donadi; Ferrero A. fu D.; Ferretti C. di Carezzano; Ferretti C. di Acitrezza; Fioccone B.; Follis V.;,Forlani E.; Formica C.; Fornaroli L.; Forzani G.; Fossati G.; Fosson L. fu M.; Fracchia C-; Fracchia AL; F,ancescati V..; Frauceschini L.; Fratelli Moutaldo ed F.; Fratelli Viass,nie; Frigo M,; Friolotto M-; Frola A.; Frumento I.; Fugazzi G.; Fumagalli A. di Alhiate; Fumagalli A. di Oriano; Fumagalli I. in Belloni; Fumagalli L.; Fumagalli D.
G) G, A. C. d'Ivrea; G. B. di Torino; G. R. C. di Nervi; G. S. di Conzano Monferrato; G. 'P. di Monabaruzzo; G. Z. di Linone Piemonte; Gabetti Al.; Gairone N. in Busatto; Galantina R.; Galli P.; Gallo E.; Gallo G.; Galvagni P.; Garbarino ch. A.; Gardetti T.; Garelli C.; Garlatti M.; Gastaldi A.; Gastaldi G.; Gasparolo C.; Gatti M.; Gattoni C.; Gavinelli A.; Gazza 0.; Gemma M,; Gentile G.; Gentili G.; Gentilini; Germi C. in Alippi; Gherardi G. in Catelani; Ghione G.; Giacone-Griva: Giani E. in Rossi; Giarigia L.; Giacila I .; Giazzi M.-; Gieri D.; Gilardi F.; Guardi G.; Gilardi M.; Gioberti A.; Giorcelli D.; Giraudo E.; Girini G.; Gironi P.; Giudice B.; Giudice C.; Giudice T.; Goisis G. in Ratti; Golgi A.; Gonino M.; Gori c.° U.; Gramaglia G.; Graniero E. in Seueca; Grassi D.; Grassi E.; Grassi L; Grassi M.; Grasso L.; Gravier E.: Graziani d. C.; Graziato d. G.; Greppi A.; Grilli M.; Grosso G.; Grozza V.; Grumi E.; Guarienti L. in de' Bersi; Guenzani G.; Guerrero A.; Guglieri B.; Gugliucci T.; Guidicini A. in Bendini; Gull no M. in Parussa,
I) Ibba B.; Interoni F.; Indica-Conti V.; Invernizzi G.; Invernizzi M.; Invernizzi S.; Ivaldi E. J) Jans L. e G.; Jans G.
L) L. B. di Giaveno; Laboranti M.; Lagasi I. in Silva; Lagorio A. E.; La Licata Ai.; Lambrizio N.; La Rosa F. ed M.; Lavagno C.; Lazzaretti M.; Lazzati G., Legè M.; Leidi C. e C.; Lemasson L.; Leopoldo d. A.; Lepri N.; Lerda V.; Limongi D ; Lindiri rag. R.: Livatino F.; Lodcìo M.; Loggeri O.; Lolli M. in Prati; Lombardi M.; Lomeo G.; Lossoni R.; Lovazzano E.; Luccheri R.; Luc. chesi R.; Lucchini C.; Luis A.; Lunello A.; Lusso M,
M) M. A. di ... ; AI. B. di Borgo d'Ale; M. C. di Beilusco; M, AI. di Bologna; Al. M. di Pralormo; M, AL di Torino; M. P. di Cassine; M. R. di Frugarolo; M. R. Cooperatrice Salesiana di Casalborgone; M. T. di Casale Monferrato; Maestroni D.; Maffei B.; Magnaghi A.; Magrini C,; Mainas A.; Malugani C.; Mangano M.; Mangialucco P.; Manvino E. in Giambanco ; Mantero A.; Manzetti cav. V.; Manzini F.; Marangoni A.; Marchesini L.; Marchisio C.; Marconi T.; Margarita G.; Mar vedi cav. L.; Martinetti E.; Martinetti M.; Martinetto L.; Martinetto P ; Martini; Martinini A.; Mascherpa L.; Masera E.; Massa FL; Masini F.; Masolni cav. G.; Maspero G-; Massara C.; Massidda N.; Masserano C.; Masso G.; Massucco A.; Mastalli M.; Mastelloni di Salza avv. N.; Batta C. in Bertorello; Matta N. in Landis; Mattia A. in Gervasi; Mazzoni G.; Mazzucco G.; Meardi C. ed A.; Modana C.; Medea R.; Melis Al. in Lenzu; Mellana d. F.; Meneo F.; Messina G.; Messina R. v. Isaja; Mezzano D.; Miletto M.; Millieres A.; Minoletto A.; Missio M.; Moggio Lo Presti e.a F.; Montani M.; Montante M.; Montemartini NI.; Monti A.; Morandini E.; Moretti G.; Morivi E.; Morlini M-; Moscardini R.; Mozzanica E.; Mularoni A.; Mularoni V.; Murari C.; Muratore E.; Murcarà C.; Murgia M.; Musso G. in Brignone.
N) N. N. dal Fronte.; N. S. di Casale Monferr.; Nardone G.; Negro G.; Negro sr. D.; Neri M. coadiutore salesiano; Nicoletti N.; Nicolis D.; Nigra M. in Passini; Nizza F. G.; Nobili C.
0) Occhetti d. V.; Occhionegro V.; Olivieri L.; Orbelli P.; Orecchia G.; Orru M. in Petzanti; Osella V.
P) P. F. di Locava; P. G. di Ferrara; P, F. F. A, di Ferrara; P. L. di Livenza ; P. R. L. di Torino; Pagani C. in Fomiozzi ; Pagani C. in Risicati; Paganotto G. B.; Pagliarino L. in Rizzo; Palma M.; Panebianco d. M-; Passa C. e B.; Panzeri G.; Paris F.; Pascucci C.; Pasino C.; Passuello A.; Pastori A.; Pastori G.; Pastori NL; Pastori R.; Patui L. v.a Bosco; Pecetto G.; Pedrotti A.; Penoncelli A.; Pepe prof. S ; Peradotto N.; Peradotto FI,; Peralto R.; Perasso E. in Carraro; Perazzini A.; in Righetti; Pericoli G.; Pericoli AI.; Perotti L.; Terrone M.; Perruchon G.; Perruchon M.; Perucca C.; Perusi F ; Pespani C.; Pessione G.; Petrini D.; Petrini I,; l'hilips G.; Piacente d. G. salesiano; Piacentini A.; Piasco C.; Piazzi d. G.; Piccione V.; Piccoli C.; Piccoli Serena; Piantanida G.; Piantanida S.; Pie persone di *...; Pie persone di Abbiategrasso, Asti, Bologna, Borgomanero, Borgomasino, Brescia, Brisighella, Cannara, Capelli, Camandona, Canicatti, Casabianca, Casinalbo, Casola, Castelcerino, Casteilanza, Civitavecchia, Coassolo Torinese, Corbetta, Ierago, Ivrea, Macerata, Milano, Modena, Mombasilio, FIontanaro, Novara, Olate Castello, Rivoli, Robecco Pavese, Rubi ano, Saluzzo, S. Antonio di Al agli ano Alpi, Torre Pellice, Verrès; Piffari P.; Pinalli A. in-Beccherie; l'iras V.; Pirovauo A,; Pirovano G.; Pisano A.; I'isotti C ; Pitocco A.; Piunia E ; Pogliani d. P.; Polesel S.; Poletti G.; Poletti P.; Poletti T.; Pulutti ch. L.; Pomi C.; Pondrelli coniugi; Pontano C.; Ponteprino G,; Ponzano P.; Pozzi B.; Presazzi A.; Promis A.; Pronzato M.
Q) Quaglia P.; Quartana F.
R) R. O. di Bellano; R. B. di Trino Vercellese; R. R. di Pinerolo; R. S. di Rabotti A.; Rantezzana C.; Rangoni R.; Ravino G.; Raviola A ; Re A., P., ed A.; Re D.; Reforgiato C. C.; Regozzi G.; Rembado A.; Renzi R.; Renzi T.; Renzi V.; Revel A.; Ricca C.; Ricaldoue V.: Riccardi C.; Ricossa T.; Righetti G.; Righini A.; Rigotti G ; Rino E.; Rio R.; Ripamonti R.; Ripamonti U.; Riva L.; Rizzi R.; Rizzo F. in Massa; Rizzo FI.; Rizzo S.; Rizzolo D. G.; Rosa G.; Rosi A.; Roselli E. in Del Turco; Rossi C.; Rossi I. in Morel; Rossi U.; Rovagnan E. in Cavallarin ; Rovero F.; Rovera L-; Rozzi P.; Robbiani C.; Robbiano A.; Rocca d. E.; Roda A,; Rolandi A ; Romelli G.; Rondano M,; Rubini R.; Ruga D.; Ruga M.; Ruggeri G. in Candessio; Ruschena A. in Bouome; Ruspa G.; Russo R.
S) S. A, di Campobasso; S. F. di Bagnacavallo; S. L. di Pisa; S. O. di Romagnano Sesia; S. T. di Bricherasio; Sale-Demoz d. G.; Salvetti A.; Salvetti G.; Saudii M.; Sant'Ambrogio P.; Santi L.; Santi S ; Santini G. in Resati; Santorelli c.' Dott. A.; Sarchi F.; Sarteur M,; Sartoriegi C.; Sassella M. in Ronconi ; Sasso S ; Saurgnani T.; Savino C.; Savio 1.; Savoie B. in Bois; Savoini C.; Savoini M.; Savoini S„ Scaglione D.; Scalzotto V ; Scarpari A.; Schiaguo A.; Schierano R.; Scocco C.; Segala T.; Segale M. in Osata; Seghezzi C.; Scluari C.; Sciupi(> G. in Mantegazza; Serena E.; Serra G.; Sforzini L. in Pierotti; Sibilla A.; Siccarchi S ; Simili d. M. Simondi eh. G.; Sola M.; Solavagione 13.; Sorelle Ferracolo, Franco, Giletta, Penna, Rosi, Scardini ; Sosso E.; Spinelli G.; Spinoglio G ; Splendori M.; Stancheris M.; Suor A. D. di Perugia; Suor Vivcenzina.
T) T. I. di Susa; T. L. di Stio; S. S. di Champorcher; Tabacchini P.; Tambini V.; Tamburino G.; Temporell; C,; Temporelli L.; Tencari A.; Teucari T. in Maroccoi -feritori A.; Tessari O ; Tessari P. Testanera D.; Théodule` D,; Tiebat P.; Tognarelli E.; Togni T ; Tognini E.; Tomasone G.; Torchio N,; Tornaviti M.; Toschi avv. O.; Travostino T.; Trevisan E.; Tronche E.; Troya V.; Tuninetti T.; Turco L.
U) Ughetti G.; Ugolini L.; Urbani F.
V) V- P. di Alvito; Vagina M.; Valente c.° d. B.; Valenti M ; Valgonio A.; Valle C.; Vallona T.; Valsecchi C., Valsesia R.; Vannini T.; Vasario A.; Vassalin- A.; Vella D.; Vendeìntnia F., Venturozio D ; Verttta G ; Vezzulli N.; Vicario F.; Vicario S.; Viganotti V.; Villa C.; Villa G.; Villate A.; Vincenti A.; Viola E. in Aiazzoli; Visconte B.; Vistarini L.; Vitali M ; Vola R.; Volta vedova A.
Z) Zadra E.; Zambonin E. in Sandri; Zanetti F.; Zanon E.; Zanoni P.; Zaretti A. in Giuggioli; Zenon M.; Zerbino M. in Campo; Zignone C.; Zingaro G.; Zirotti L.; Zoppetti M.; Zoppis L. v. Del Bosco; Zumino A.
Rose e gigli.
Albertina Bellotti porge il suo granellino di sabbia al nuovo Tempio di M. Ausiliatrice ai Becchi, implorando la salvezza del babbo e degli zii combattenti al fronte.
I bimbi Trisoglio di Lu Monferrato offrono L. 5 al Santuario di Maria Ausiliatrice ai Becchi, invocando materna protezione sul babbo soldato.
Boschetto Guardalben Pulcheria di Vigo di Legnano offre L. 1o pel nuovo tempio di Maria Ausiliatrice ai Becchi per grazie ricevute e invocandone altre.
Guardalben Domenico Pietro di Vigo di Legnano, offre L. 15 pel nuovo Santuario di Maria Ausiliatrice dei Becchi, per grazia ricevuta.
Luigino e Marianna Corino di Alba offrono L. 2 perchè. Maria Ausiliatrice e Don Bosco proteggano il caro babbo e conservino loro buoni e sani.
Luigia Ferri, nel giorno della sua Prima Comunione, manda L 1 alla cara Ausiliatrice per ottenere, protezione sulla sua famiglia.
Battista Cassa di Buttigliera d'Asti offre L. 2 per la Chiesa dei Becchi, affinche Maria Ausiliatrice protegga il babbo e lo faccia ritornare sano e salvo dalla Zona di guerra.
Quagliotto Alice di Pontestura invia L. 0,50 perchè Maria Ausiliatrice la faccia crescere buona.
Anna, Maria e Filippo Tosi di Formigine (Modena) mandano L. 7 alla nuova Chiesa dei Becchi, perchè Maria Ausiliatrice protegga il loro babbo soldato, consoli la loro mamma e li faccia crescere virtuosi.
Gino e Ludovico Milanò di Cartosio (Alessandria) inviano L. 5 per l'erigendo santuario dei Becchi, affinchè la Vergine Ausiliatrice li benedica, li protegga e li assista in tutta la vita.
Alberghi TonÃno e Maria di Faenza offrono L. 5 pel Santuario dei Becchi, in ringraziamento alla Vergine Ausiliatrice per l'ottenuta guarigione della marasma.
Lina ed Ida De-Paoli di Cervesina (Voghera) offrono L. 3 per la Chiesa dei Becchi ed invocano da. Maria Ausiliatrice protezione per il papà soldato.
Lucia e Giovannino Mazzurri offrono L. 5 grati, a Maria Ausiliatrice per la guarigione della loro sorellina Maria, e invocano benedizioni alla mammina e protezione al caro babbo, soldato in Francia.
Piccoli amici di Don Bosco e di Maria Ausiliatrice.
Giudice Antonietta di Molino del Conte (Pavia) offre L. 5 per grazia ricevuta dalla Vergine Ausiliatrice e perchè non venga meno la sua celeste protezione sulla mamma.
Nello e Ivo Tolu offrono a Maria Ausiliatrice L. 1,5o per la Chiesa dei Becchi, riconoscenti alla Vergine che ha loro restituito il babbo adorato.
Carlotta Memunza, grata a Maria Ausiliatrice offre L. 5 per la Chiesa votiva dei Becchi con la speranza che la dolcissima Madre vorrà continuarle la celeste assistenza.
Cadeddu Serra Luigina ringrazia la Vergine SS. Auusiliatrice per una grazia ottenuta molto desiderata e la prega di benedire ancora la sua cara famiglia, specialmente la mamma da lungo tempo inferma.
Gaino Maria e il fratellino Giovanni -offrono all'Ausiliatrice dei Becchi L. 2, chiedendole di crescere molto buoni, per consolare il babbo quando tornerà dalla guerra.
Mamme e Insegnanti devote.
Carmela De Benedetti M. Achino offre L. 5 a Maria Ausiliatrice per la buona riuscita dei suoi figli.
Una pia persona di Intra, grata a Maria Ausiliatrice, offre pel nuovo tempio votivo dei Becchi L. 5 allo scopo di ottener altre grazie.
Turin Maria di Moncrivello offre L. 2 per la Chiesa dei Becchi, affidando a Maria Ausiliatrice tutti i suoi cari figli e il marito lontano.
Imerio Caterina di Pontestura, manda L. 1 per la Chiesa dei Becchi, perchè Maria Ausilatrice le salvi il figlio in Zona di guerra.
Rovatti Elvira di Mongiardino Ligure, invia L. 5 per il Santuario dei Becchi in memoria del caro figlio Pietro, caduto sul campo della gloria.
Ciacci Elisa in Mugari offre L. 10 al Santuario dei Becchi, raccomandando a Maria SS. Ausiliatrice i suoi figliiuoli Mimmo e Cesarino, perchè crescano buoni e sani.
Benedetta Besta Radicali di Primeglio, o a Maria SS. Ausiliatrice L. 10 per la Chiesa votiva dei Becchi in ringraziamento dell'ottenuta guarigione da grave malattia per intecessione del Ven. Don Bosco.
Caterina Prandi di Alba offre L. 3 per il tempio votivo dei Becchi affine di ottenete protezione sui cinque figli militari e il buon esito negli studi alla figlia.
F. E. di Arignano manda L. 10 al Santuario dei Becchi, perché Maria SS. Ausiliatrice le ottenga una grazia tanto desiderata.
Stura Onorina, maestra di Buttigliera d'Asti, offre L. 10 per la Chiesa votiva dei Becchi per grazia ricevuta e perchè la Vergine santa Le continui la sua protezione.
I coniugi Manello offrono L. 1 alla Chiesa dei Becchi per ottenere de Maria SS. Ausiliatrice le sue benedizioni sulla famiglia; specialmente sul figlio Enrico soldate.
Demichelis Maddalena di Trofarello offre L. 3 al nuovo Tempio di Maria Ausiliatrice ai Becchi per l'ottenuta grazia, supplicando la celeste Regina a continuare la sua materna protezione su tutti i suoi figli.
Preci e Ringraziamenti.
Un sergente all'Ospedale di riserva in Acqui, ammiratore delle Opere di Don Bosco, offre per il Tabernacolo dei Becchi L. 5, chiedendo l'ampia protezione del Venerabile nella sua vita di armi.
Masera Teresa in Ramello di Trofarello fa l'offerta di L. 5 al nuovo tempio dei Becchi per ricuperata salute ad intercessione della Vergine Ausiliatrice.
Aimino Maria in Bellardi di Borgomasino offre a Maria Ausiliatrice L. 5 pel nuovo tempio dei Becchi in riconoscenza di protezione accordata al suo figlio Battista, prigioniero in Austria.
Colomba Provera in Rota di Mirabello offre alla cara Madonna dei Becchi L. 5o, perchè le contini la sua materna protezione.
Maddalena Baldi, ex allieva di Mirabello Monferrato, manda L. 2 al nuovo Santuario dei Becchi Per grazia ricevuta da Maria SS. Ausiliatrice.
Un'ex allieva dell'Oratorio D. Rua di Mirabello Monferrato offre L. 4 al tempio votivo dei Becchi pecchi la Vergine Ausiliatrice le conceda una grazia cotanto desiderata.
Una pia signora di Parma per ottenere dalla Vergine Ausiliatrice rassegnazione e conforto manda. L. 25 pel Santuario votivo dei Becchi.
Giulia N., maestra a Perosa Canavese, offre L. 5 con devoto affetto.
Un'insegnante di Perosa Canavese L. 1 per sè e i suoi cari.
Cavazzutti Leonillo di Casinalbo (Modena) , offre L. 5 per la Chiesa dei Becchi e ringrazia Maria SS. Ausiliatrice per avere ricevuto una grazia speciale pel suo caro babbo.
Bevilacqua Carlotta V. Chierici offre L. 5 in ringraziamento di grazia ottenuta dalla Vergine Ausiliatrice.
Due pie persone, di Bessolo L. 11 con viva fiducia d'essere benedette da Maria Ausiliatrice.
Carolina Bessolo di Bessolo L. 6, pregando- e sperando.
M. V. di Torino L. 1 devotamente.
Una pia persona di Acqui invocando una grazia L. 2 e ferventi preghiere.
Maria Fissore da Trino per grazia otteniate offre L. 5 cosa vive grazie.
Strenda Natalina di S. Ambrogio di Susa per grazia ricevuta manda. L. 10 al Santuario votivo dei Becchi.
Mariannina Tosi di Formigine (Modena) offre L. 10 per l'erigendo Santuario dei Becchi in onore di Maria SS. Ausiliatrice, implorando da questa buona Madre una grazia speciale.
Vittorina Chapellu di Veraye (Aosta) L. 5 Santuario di Maria Ausiliatrice ai Becchi per grazia ottenuta.
Due persone di Villardora L 7 con pari fiducia.
Baruffaldl Alessandro di Buttigliera d'Asti offre L. 5 alla chiesa votiva dei Becchi per grazia ricevuta e per ottenere dalla Vergine Ausiliatrice protezione sulla sua famiglia,
Elvira Morselli di Formigine (Modena) offre L. 10 per grazia ricevuta.
Bai Lucrezia di Riva di Chieri, riconoscente alla Vergine Ausiliatrice, L. 2.
Una famiglia di Perosa Argentina per grazia ricevuta da Maria Ausiliatrice L. 5.
Marini Giuseppina di Formigine (Modena), devota a Maria Ausiliatrice, riconoscentissima offre L. 1o pel Santuario dei Becchi.
Maria Salmoria in Roncallio, desiderando una grazia particolare da Maria SS. Ausiliatrice per mezzo del Ven. Don Bosco, invia L. 5 pel Santuario dei Becchi.
Angera Rosalia di Borgomasino invia L. 5 per l'erigenda Chiesa dei Becchi in ringraziamento di una desideratissima grazia ottenuta dalla Vergine SS. Ausiliatrice.
Due pie persone offrono L. 5 in ringraziamento di favori ottenuti dalla Vergine Ausiliatrice.
Collegi, Convitti, Oratori festivi.
Un'ex allieva del Collegio Convitto di Nizza Monferrato invia L. 10 pel tempio votivo di Maria Ausiliatrice ai Becchi per grazia ottenuta ad intercessione dei Ven. Don Bosco.
Le Alunne Esterne dell'Istituto dello Spirito Santo di Acireale (Catania) offrono L. 6 pel Santuario dei Becchi, affinché Maria Ausiliatrice stenda su loro il pietoso manto di Madre.
Le Oratoriane di S. Colombano al Lambro inviano una seconda offerta L. 17 a Maria Ausiliatrice perchè la Celeste Regina voglia benedire loro, le proprie famiglie e i loro soldati.
L'Oratoriana Segalini Maria, riconoscentissima alla Vergine Ausiliatrice per tanti segnalati favori, invia l'umile offerta di L. 8 nella lieta riccorrenza dei festeggiamenti di M. A., supplicando la Celeste Madre a continuare la valida protezione a lei e ai suoi parenti soldati.
Riconoscente di un favore ottenuto da Maria SS. Ausiliatrice, la signora P. L., Oratoriana d' Arignano offre L. 5 pel Santuario dei Becchi fiduciosa che la Vergine Santa Ausiliatrice continuerÃ