BOLLETTINO SALESIANO

PERIODICO MENSILE DEI COOPERATORI DI DON BOSCO

ANNO XLVI - N. 7   LUGLIO 1922

SOMMARIO

La sovrana bontà del Santo Padre verso i figli di Don Bosco.

Le nostre giornate Missionarie. - Dono e Autografo Pontificio al Card. Cagliero. - Memoranda Udienza Pontificia.

Esercizi spirituali a Valsalice e a Nizza Monferrato.

Nel Cinquantenario dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice. - Solennità commemorativa a Torino.

Una memoranda cerimonia alla Scuola pratica d'Agricoltura in Roma.

Il nuovo orfanotrofio di Schiu-Chow (Relazione del Missionario Don C. Maria Braga). - III. La costruzione.

Episodi Missionari: - Un angelo di più in paradiso! Propaganda Missionaria.

Culto di Maria Ausiliatrice. - Nel Santuario. - Echi delle feste titolari. - Grazie e graziati.

Note e corrispondenze: - La posa della prima pietra del nuovo Tempio di Gesù Adolescente e della Sacra Famiglia in Torino. - Date giubilari. - Gli Ex-Allievi. - Notizie varie: - In Italia: Sampierdarena, Napoli, Montechiarugolo - All'Estero: Buenos Aires.

Necrologio: - Figlie di Maria Ausiliatrice e Cooperatori defunti.

REDAZIONE E AMMINISTRAZIONE - VIA COTTOLENGO, 32 - TORINO (9)

La sovrana bontà del S. Padre verso i figli di Don Bosco

Non abbiamo parole per esprimere l'ineffabile commozione che hanno destato nell'animo nostro le ripetute prove di sovrana bontà, che il Santo Padre diede in questi giorni all'Opera di D. Bosco, ricevendo in cordialissima udienza il nostro Rettor Maggiore - prendendo vivissima parte alle feste giubilari per il 60° anno di sacerdozio dell'E.mo Card. Cagliero e del venerando Don Francesia - e schiudendo i tesori delle Indulgenze a tutta la Famiglia Salesiana.

Ben vorremmo comunicare ai cari lettori tutta la nostra gioia colla semplice narrazione dello svolgimento delle feste, delle nostre care

GIORNATE MISSIONARIE, della cordiale partecipazione dei nostri amici e dell'affettuoso consenso della stampa; ma non ci è possibile, e però ci limitiamo a porre in rilievo una cosa sola, una persona sola: la bontà e la persona del Papa.

L'udienza al nostro Rettor Maggiore.

Il 6 giugno - 81° anniversario della prima Messa del Ven. Don Bosco - il nostro Superiore Generale venne ricevuto in udienza dal Santo Padre. Non poteva avere un'accoglienza più affabile e paterna, o riboccante di maggior bontà. Il colloquio, intimo e cordiale, durò un'ora.

Il S. Padre trattò il nostro venerato Superiore come un'antica e cara conoscenza. Gli parlò di Don Bosco, della visita fatta all'Oratorio, e dell'impressione indimenticabile che aveva riportato nell'ammirare la calma del Venerabile e la sua unione con Dio. Volle essere minutamente informato delle cose nostre; e in seguito disse amabilmente che intendeva affidare ai Salesiani nuove opere.

Il sig. Don Rinaldi non potè nascondere la sua confusione nel riconoscere quanto inferiori siano i Salesiani alle speranze e alla fiducia che il Vicario di Gesù Cristo ripone in essi; e ringraziò e assicurò S. S., che i Figli di D. Bosco, seguendo gli insegnamenti e gli esempi paterni, saranno ossequenti ed ubbidienti al Papa fino alla morte.

E pieno il cuore di confidenza umilìò al SantoPadre un'istanza, particolarmente rivolta a facilitare all'intera Famiglia Salesiana l'attuazione del programma del Ven. Don Bosco e l'imitazione fedele del suo spirito, che fu spirito d'intima unione con Dio pur in mezzo al continuo lavoro.

Il S. Padre ascoltò con grande interesse la domanda e il commento che osò fargliene Don Rinaldi, e - come diremo altra volta - benignamente e sovranamente l'esaudì, lietissimo che i Salesiani e tutti gli alunni, ammiratori e benefattori di Don Bosco, possano trarne perpetuamente il più forte stimolo a intensificare e santificare il lavoro e renderlo più fruttuoso mercè le benedizioni celesti.

In fine il S. Padre accordava una specialissima Benedizione Apostolica ai Salesiani, alle Figlie di Maria Ausiliatrice, ai loro allievi ed ex-allievi, alle loro allieve ed ex-allieve, a tutti i nostri Benefattori e Cooperatori e alle, loro famiglie, ricordando con piacere com'Egli pure, da molto tempo, avesse dato il nome alla Pia Unione dei Cooperatori Salesiani.

Il nostro Superiore uscì dalla presenza del S. Padre, profondamente commosso, col proposito d'inculcare a tutti i suoi figliuoli - sull'esempio del Ven. Don Bosco, di Don Rua e di Don Albera - la più tenera divozione al Papa.

Viva il Papa!

Le nostre Giornate Missionarie

Dono e Autografo Pontificio al Card. Cagliero.

Le feste giubilari per l'anno 60° dell'Ordinazione Sacerdotale dell'E.mo Cardinal Cagliero si celebrarono con tre Giornate Missionarie, che si svolsero dal 23 al 25 giugno sotto gli auspici del S. Cuore di Gesù, di cui il 23 la Chiesa celebrava la festa - nella Basilica di Maria Ausiliatrice, dove ogni mese si festeggia il 24 ad onore di questa nostra tenerissima Madre - culminando il 25 con la Messa di diamante del I° Missionario Salesiano e di Don Francesia. Tre giornate devote, solenni, eternamente memorande.

L'E.mo Card. Cagliero giunse da Roma la mattina del 22, felice, come sempre, di rivedere l'Oratorio, che per Sua Eminenza omai è il pensiero nostalgico da cinquant'anni, dall'11 novembre 1875, quando, ricevuta la benedizione di Don Bosco, partìva per l'America.

Attorno all'Eminentissimo si strinsero con devoto affetto i nostri vescovi presenti in Italia: l'Arcivescovo Mons. Piani, Delegato Apostolico alle Filippine, Mons. Aguilera, Vicario Apostolico di Magellano, Mons. Comin, Vicario Apostolico nell'Equatore, Mons. Versiglia, Vicario Apostolico in Cina, a rappresentare tutti i Missionari Salesiani, - e con loro S. E. Mons. Olivares, Vescovo di Nepi e Sutri: - e si succedettero nel celebrare la Messa della Comunione Generale, o a pontificare alla Messa solenne, ai vespri e alla benedizione, e a rivolgere ai fedeli tenere e vibranti allocuzioni.

Durante il triduo i nostri giovinetti e i devoti offersero tutte le loro preghiere e sante Comunioni per le Missioni Cattoliche, in special modo per le Missioni Salesiane: ed ogni sera, anche il nostro carissimo confratello prof. Don Albino Carmagnola parlò sempre dei Missionari, illustrando l'opera provvidenziale delle Missioni Cattoliche e i vasti campi e gli urgenti bisogni delle Missioni Salesiane; le glorie e le fatiche dell'apostolato; i soccorsi celesti e i doveri di tutti i cristiani verso i continuatori della divina missione degli Apostoli.

Il ricordo delle memorande giornate non potrà non maturare frutti preziosi e consolanti.

La sera del 22 s'inaugurò l'annua Esposizione di arredi e paramenti sacri, promossa dal Comitato Centrale Dame Patronesse Opere Ven. Don Bosco, la quale, sebbene impari ai bisogni dei Missionari, tuttavia fu una prova commovente dell'industriosa carità delle anime pie, particolarmente amanti del Culto divino e bramose dell'estensione del Regno di Dio sulla terra.

La sera del 23, nel teatro dell'Oratorio si svolse un'altra festa, particolarmente cara alla Famiglia Salesiana, nella quale si associarono ai Confratelli ed agli alunni dei nostri Istituti ed Oratori di Torino vari illustri Cooperatori ed ex-Allievi per esprimere nel dì stesso sacro alla memoria di Don Bosco, e con pari devoto affetto, i più lieti e santi auguri al suo III° Successore.

La mattina del 24 un fremito di gioia scosse gli animi di quanti erano presenti nella Casa Centrale dell'Opera Salesiana. Giungeva da Roma, inviato dal S. Padre, l'ill.mo e rev.mo Monsignor GIUSEPPE PIzzARDO, Sostituto della Segreteria di Stato di S. S., latore di uno splendido dono all'E.mo Card. Cagliero, e di un prezioso Autografa Pontificio, nel quale, come ebbe a dire commosso il nostro Cardinale, S. S. Papa Pio XI « ha versato il cuore ».

Accolto al suono dell'Inno Pontificio, l'Inviato del S. Padre sedette benevolmente e ascoltò quest'indirizzo, lettogli da un allievo.

Eccellenza,

Onorati di porgere all'Eccellenza Vostra il primo saluto, ripensiamo alla dolce letizia che pregustammo alla metà di gennaio u. s., quando ci fu annunziato che l'E.mo Sig. Card. ACHILLE RATTI, Arcivescovo di Milano, sarebbe venuto a rendere più solenne il primo periodo dei nostri festeggiamenti centenari ad onore di S. Francesco di Sales. Ma non pensammo allora, che l'Eminentissimo, trattenuto dal venire in mezzo a noi dalla morte di Papa Benedetto XV, di venerata memoria, e divenuto Egli stesso Papa, si sarebbe degnato d'inviare oggi un Suo rappresentante al secondo periodo di festeggiamenti, cui si volle impresso un carattere spiccatamente missionario e che culmina con la gioconda celebrazione dell'anno sessantesimo di sacerdozio di due figli di D. Bosco, riuniti dopo tante vicende nella casa del Padre, che settantun anno fa qui li accoglieva nel suo zelo e nel gran cuore per avviarli al sacerdozio.

Eccellenza, siate il benvenuto e insieme benedetto! Voi venite in nome del Papa; e in questa Casa, aperta dalla carità di Nostro Signore Gesù Cristo Per i figli del popolo dei tempi nuovi sulle zolle bagnate dal sangue dei Santi Martiri torinesi, santificata dai sudori e dalle virtù del Ven. Fondatore, dei suoi grandi Successori e di una folta schiera di santi giovinetti, cui precede Domenico Savio, vivo, intenso e profondo, anche in noi fanciulli è l'amore al Papa. Dall'obolo che i più antichi dei nostri compagni inviarono a Pio IX esule a Gaeta, a quello che altri sotto il venerando D. Rua recarono di persona a Leone XIII, dalla tenera divozione per il Vicario di Gesù Cristo che il Ven. D. Bosco inculcò ai suoi figliuoli, alle solennissime « Feste del Papa » che il compianto D. Albera volle promosse in ogni parte dove il Signore ha diffuso la Opera Salesiana, è un'alta e viva fiamma d'amore e di fede che riscalda, illumina e accende gli animi della gioventù educata alla scuola di Don Bosco.

Eccellenza, Don Bosco fu un santo: l'Oratorio, la Pia Società, le Missioni, tutte le sue opere, ce lo disse tante volte l'E.mo Card. Cagliero, non ebbero e non hanno altro scopo, che la gloria di Dio e la salvezza delle anime. Oh! quando tornerete a Roma, degnatevi, Eccellenza, di ripetere al Papa, al Santo Padre Pio XI che noi tanto amiamo, che qui si prega ogni giorno per Lui, e che le umili e fervide preci, come ci ha insegnato Don Bosco, salgono non solo a quella Benedetta che fu in ogni tempo l'Aiuto dei Cristiani, ma anche, e con tanto affetto, a nostro Signor Gesù Cristo nel momento in cui ogni mattina si degna discendere, sotto i veli Eucaristici, nel nostro cuore.

E grazie a Voi pure, Eccellenza! grazie della squisita bontà che vi ha condotto in mezzo a noi. Questo giorno non cadrà più dalla nostra memoria, e come è il più bello di quanti abbiamo avuto ed avremo la fortuna di vivere in questa Casa benedetta, sarà anche il più caro della nostra vita.

Mons. Pizzardo rispose con belle e gentili parole e consegnava al Card. Cagliero un'artistica grande miniatura, rappresentante l'Ecce Homo, insieme con questo splendido Autografo Pontificio, che nessuno dei lettori potrà leggere, al par di noi, senza ammirare la somma bontà del S. Padre.

AL VENERABILE FRATELLO CARD. GIOVANNI CAGLIERO VESCOVO DI FRASCATI

PIUS PP. XI

Venerabile Fratello, salute e Apostolica Benedizione.

Se da tutti è salutata come una particolare grazia celeste quella di poter gustare, dopo dieci lustri, la ineffabile gioia delle primizie sacerdotali, quanto maggiormente devono festeggiarsi coloro, ben pochi in vero, ai quali la misericordia divina concede di celebrare dopo dodici lustri, le mistiche nozze coll'Agnello Immacolato ! Nessuna meraviglia pertanto Ci desta il vedere che da ogni parte ti giungono, Venerabile Fratello, le più calde congratulazioni nell'auspicatissimo giorno in cui, per la terza volta novello Levita, rinnovi sull'ara santa il Sacrificio della Nuova Legge. Esultano teco, e ben a ragione, i numerosi figli della Pia Società Salesiana del Ven. Giovanni Bosco, della quale tu sei la gloria più bella non solo per lo splendore della Sacra Porpora ma anche e sopratutto per due caratteristiche che in te particolarmente rifulgono: la costanza, con cui, in ogni tempo luogo o vicissitudine, ti sei mantenuto fedele allo spirito ed alle direttive del grande Fondatore ; l'instancabile attività di missionario che dalla Patagonia, primo campo del tuo zelo apostolico, si estese alle altre vaste regioni dell'America Meridionale e Centrale, suscitando con il plauso e con l'ammirazione generale, nobilissimi entusiasmi di santa emulazione tra i tuoi stessi Confratelli.

Per questa tua infaticabile e, per divina grazia, fruttuosissima operosità missionaria e civilizzatrice del nuovo mondo, Noi riteniamo di non andar lungi dal vero giudicando fin d'ora che sull'orizzonte cristiano dell'età nostra l'opera tua brillerà di viva luce, accanto a quella di un altro non meno illustre missionario, apostolo delle lande africane, la cui umiltà francescana fu pur essa meritamente esaltata ai supremi fastigi della dignità cardinalizia. Più che legittimo e naturale è lo spirituale conforto che ti deriva dall'odierno fausto avvenimento; giacchè dando uno sguardo al lungo percorso cammino, lo vedi rigoglioso di frutti di bene religioso e morale e tutto seminato di tesori di vita eterna. E poichè le gioie dei figli, non meno che i loro dolori, sono comuni al Padre, Noi ben volentieri dividiamo teco la presente mistica letizia, e Ci congratuliamo che la tua floridezza di salute dia adito alla più lusinghiera speranza che per molti anni ancora avremo la consolazione di vedere messe a profitto della Chiesa le tue energie tuttora vigorose ed il tuo inesauribile zelo. È questo il voto che facciamo di tutto cuore, mentre in unione a tutti i tuoi confratelli sparsi in ogni plaga del mondo teco Ci associamo a sciogliere a Dio l'inno del più fervido ringraziamento.

Intanto Ci è caro invocare su di te l'abbondanza dei celesti carismi, ed eguale preghiera facciamo ben di cuore a Dio per il tuo amato Confratello e nostro diletto Figlio Don Giovanni Battista Francesia, di cui pure si onora fin dagli inizi la grande famiglia salesiana, e al quale è stata riservata la bella sorte di dividere teco la letizia e gli ineffabili gaudi di un eguale giubileo. In auspicio poi degli stessi divini carismi ed in contrassegno del Nostro particolare affetto impartiamo con tutta l'effu sione dell'animo a te, diletto Figlio Nostro, al al tuo benemerito Confratello Don Francesia, ai singoli figli e figlie della Pia Società Salesiana e, primo fra tutti, al novello Rettor Maggiore, l'Apostolica Benedizione.

Dato in Roma, presso San Pietro, a dì 14 Giugno 1922.

PIUS PP. XI

La sera del 24, alla presenza delle LL. AA. RR. il Duca e la Duchessa di Genova, accompagnati dai loro augusti figliuoli, S. A. R. il Duca di Ancona e S. A. R. la Princ. M. Adelaide, ad iniziativa del nobile Comitato Dame Patronesse, S. E. R. Mons. Luigi Versiglia, Vescovo tit. di Caristo, teneva ad onore di Don Bosco e del Card. Cagliero un'interessantissima conferenza sulle Missioni Salesiane della Cina.

Il 25 fu il giorno tra tutti solenne. Alle 7.30 l'E.mo Card. Cagliero saliva all'altare per celebrare in Maria Ausiliatrice la Messa di diamante; e alle 10, preceduto dai nostri vescovi in abiti pontificali, rientrava processionalmente nella Basilica, per assistere alla Messa di diamante, cantata dal venerando Don Francesia. Al Vangelo salì in pulpito l'E.mo Card. Richelmy, che disse il discorso, ispirato dall'affetto più tenero per l'Opera Salesiana. La solennità memoranda ebbe degna corona nel pomeriggio colla Trina Benedizione Eucaristica impartita dal Cardìnal Cagliero, e, a sera, con un'imponente dimostrazione all'Eminentissimo nel teatro dell'Oratorio.

Memoranda Udienza Pontificia.

Siamo ammiratori entusiasti dell'opera di D. Bosco, e felici di averlo conosciuto.

Per unirsi in altro modo ai solenni festeggiamenti che si svolgevano in Torino per l'anno 600 di Sacerdozio dell'Em.mo Card. Cagliero, il Santo Padre nel pomeriggio della domenica 25 giugno riceveva in solenne udienza nel cortile di S. Damaso i Superiori e gli Alunni dell'Istituto del Sacro Cuore al Castro Pretorio e della Scuola Agricola per gli Orfani di guerra, l'Oratorio festivo e il reparto Esploratori, nonche le rappresentanze dell' Unione Ex-allievi, del Circolo S. Cuore, e dei Cooperatori; più di mille persone.

Alle 18, il Santo Padre, accompagnato da Monsignor Caccia Dominioni, Maestro di Camera, e dai Camerieri Segreti partecipanti, Mons. Migone e Venini, scortato dalle Guardie Nobili, discendeva in cortile e saliva in trono.

La Schola Cantorum intonò un'Acclamazione al Papa, composta dal maestro Antolisei.

Quindi un alunno, avanzatosi ai piedi del trono, lesse un devoto indirizzo, nel quale dopo aver rievocato la presenza dell'E.mo Card. Ratti nell'Ospizio del Sacro Cuore nel luglio passato, quando presiedette l'accademia per la commemorazione dantesca e la distribuzione dei premi, invocò la benedizione apostolica.

Presentato al Santo Padre uno splendido album contenente le fotografie dell'accademia, ed eseguito un bellissimo Oremus pro Pontifice del M.° Antolisei, il Santo Padre pronunciava con cordialità paterna il seguente discorso:

« Noi siamo, o cari, tra i più cari figli in Gesù Cristo, cari a Noi particolarmente come erano cari a Lui, Nostro divino modello, cari come germi del futuro e speranze dell'avvenire; - Noi siamo tra i più antichi - dico antico per Me, e non per voi che di antichità non siete ancora consapevoli - Noi siamo con profonda compiacenza tra i più antichi amici personali del Venerabile Don Bosco. Lo abbiamo visto, questo vostro glorioso Padre e Benefattore, lo abbiamo visto con gli occhi nostri. Siamo stati cuore a cuore vicino a lui. È stato tra noi non breve e non volgare scambio di idee, di pensieri, di considerazioni. Lo abbiamo visto questo grande propugnatore dell'educazione cristiana, lo abbiamo osservato in quel modesto posto che egli si dava tra i suoi, e che era pure un così eminente posto di comando, vasto come il mondo, e quanto vasto altrettanto benefico. Siamo perciò ammiratori entusiasti dell'opera di Don Bosco, e siamo felici di averlo conosciuto e di aver potuto aiutare per divina grazia col modestissimo nostro concorso l'opera sua. Quest'opera abbiamo vista ancora in Italia, in Galizia, in Polonia, dai Carpazi al Baltico, ed abbiamo veduto i figli di quel Grande tutti consacrati all'opera di Lui così santa, così grande, così benefica.

» È perciò con particolare consolazione che ci ritroviamo in mezzo a voi oggi, un'altra volta dopo quella che il vostro piccolo interprete così felicemente rievocava, nella quale avemmo la consolazione di constatare i vostri profitti scolastici e di porgere di nostra mano ai più' degni la più ambita ricompensa.

» L'animo nostro si apre a voi e vi saluta, e vi felicita e si felicita di rivedervi e vi avvolge di una grande benedizione che per mezzo del vostro interprete voi avete domandata. E una benedizione che avvolge voi tutti qui presenti e tutti quelli che voi volete rappresentare e vogliono essere da voi rappresentati: tutti voi del Circolo che rappresentate il frutto completamente maturo, il fiore pienamente sbocciato dell'opera di Don Bosco: tutti voi interni ed esterni alunni del Collegio del Sacro Cuore, e specialmente voi, orfani da guerra, che per la vostra sventura siete i prediletti del Cuore di Gesù e che perciò siete anche più cari e più prediletti al Nostro cuore che con tale benedizione vorrebbe compensarvi della vostra sventura: tutti voi che con i concerti vocali e istrumentali avete voluto ornare questa adunanza. Voi tutti avvolga la benedizione nostra: ma sopra di voi e prima di voi essa va a coloro che della vostra educazione si occupano con particolare affetto: a coloro che nel nome di Gesù e del suo servo Venerabile don Giovanni Bosco vengono educando la vostra giovane vita ai principii della cristiana educazione e così vi porgono un dono e un tesoro per il quale non vi basterà la vita ad apprezzare la preziosità e del quale ogni giorno, ogni ora, vi farà più solidamente sentire l'immenso e inestimabile valore.

» Ci è impossibile vedere voi senza guardare al grande spettacolo che sorge e si spiega dietro di voi, di migliaia, di centinaia di migliaia, di milioni oramai di giovani, di uomini fatti, in tutte le posizioni sociali, in tutte le più svariate condizioni della vita, che alle sorgenti del Venerabile Don Bosco hanno attinto i tesori della cristiana educazione. Tale spettacolo magnifico è il monumento più grande e più glorioso che si possa mai elevare al vostro Padre e di fronte al quale ogni altro monumento materiale è piccola e povera cosa.

» In questa ampiezza di vedute è bello sentirei all'unisono con un'altra solenne festa che oggi stesso si celebra a Torino in onore di quell'onore della famiglia salesiana che è il Cardinale Cagliero. Ringraziamo Iddio di averci concesso di Portare il contributo della Nostra compiacenza Particolare e del Nostro Paterno affetto verso un così generoso campione dell'Opera Salesiana che - Per quello che egli fece e per la generosità che spiegò - fece veramente opera di missionario e di rigenerazione cristiana e civile di tutta una vasta plaga del mondo.

» E siamo lieti da lunge di vedergli sedere accanto la figura benemerita del Sacerdote Don Francesia, così velata di modestia e pure così schietta e solida gloria della famiglia di Don Bosco.

» Ci è pertanto particolarmente gradito di effondere le benedizioni Nostre nella bellezza di quest'ora su di voi tutti, salesiani ed alunni, vicini e lontani. Che lo spirito di Dio scenda sopra di voi e stabilisca in voi la sua dimora e vi dia tutte le grazie e tutti i favori suoi. Esso suggelli in voi alunni quell'inestimabile benefizio della cristiana educazione che venite ricevendo od avete ricevuto sotto la guida dei figli di Don Bosco. Che questo tesoro rimanga in voi, e maturi e porti sempre più abbondanti frutti dei quali è inesauribile sorgente. E questa divina benedizione vi accompagni in tutti i passi della vostra vita, di questa vita che a voi tutti, piccoli o grandi, si apre ancora quasi inesplorata, e consacri ogni vostro degno sentimento e specialmente l'impegno e il proposito di conservare in voi inviolati i beni della cristiana educazione e di propagarne il benefizio coll'esempio della fedeltà generosa ed animosa a Gesù Cristo, alla Sua Santa Fede, alla Santa Chiesa, alla Santa Sede. Questo f u infatti il privilegio del quale il Venerabile Don Bosco vi ha lasciato lo splendido e eloquentissimo esempio, che Noi stessi abbiamo potuto leggere e sentire nel suo cuore, quando potevamo constatare come, al di sopra di ogni gloria egli poneva quella di essere il fedele servitore di Gesù Cristo, della sua Chiesa, del suo Vicario ».

Impartita l'Apostolica Benedizione, gli alunni, con l'accompagnamento della banda, cantarono ancora un inno.

Quindi il Santo Padre ammise al bacio della mano i Superiori e si avviò per risalire nei suoi appartamenti, salutato da uno scroscio di applausi.

Alla seconda loggia, Sua Santità si affacciava per benedire nuovamente gli alunni che seguitavano ad acclamare, mentre la banda ripeteva l'Inno Pontificio.

Nel Prossimo numero diremo diffusamente di un insigne favore concesso dal S. Padre all'Opera Salesiana, di un nuovo Istituto Missionario da intitolarsi al Card. Cagliero, delle solennissime feste giubilari del 25 giugno, delle conferenze di Mons. Versiglia, e della cara dimostrazione di affetto al nostro venerato Superiore.

Esercizi spirituali.

Nel p. v. agosto - dal 9 al 13 - in TORINO, nel Seminario delle Missioni Estere in Valsalice, presso la tomba venerata del Ven. Don Bosco e quelle dei suoi Successori, si terrà un breve corso di Esercizi Spirituali per i Sigg. Cooperatori, gli Ex-Allievi e i giovinotti dei nostri Circoli.

Quanti vogliono intervenirvi abbiano la bontà di farne domanda all'Ufficio Centrale del Bollettino Salesiano, prima del 31 luglio.

Contemporaneamente, dal 9 al 13 agosto, a NIZZA MONFERRATO, nella Casa Centrale dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, si detterà - da sacerdoti salesiani - un Corso di Esercizi Spirituali per le Ex-Allieve e per le pie Signore, Maestre e Signorine.

Chi vuole parteciparvi, rivolga domanda scritta alla Rev. Direttrice dell'Istituto N. S. delle Grazie. Nizza Monferrato (Alessandria), non più tardi del 20 luglio p. v. Chi desiderasse fermarsi per i festeggiamenti giubilari che avranno luogo il 13, 14 e 15 agosto, è pregato di notificarlo.

NEL CINQUANTENARIO dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice

MORNESE, umile paesello del Monferrato, perduto fra i colli, circoscritto a se stesso per mancanza di mezzi di comunicazione coi centri vicini, fu la terra benedetta dove la Provvidenza si compiacque di nascondere il seme prodigiosamente fecondo del nuovo Istituto. Poche figliuole, ignare di ogni umana dottrina, venute su dai campi - veri fiori di campo, - furono gli strumenti che Dio mise nelle mani di Don Bosco.

Varie furono le visite del Venerabile al piccolo paese e tutte segnarono una pagina d'oro nella vita dell'Istituto. Nel 1864 vide e benedisse per la prima volta le Figlie dell'Immacolata, ben lontane allora dall'immaginare i loro futuri destini! Nel 1872 vi si recò per la vestizione religiosa delle sue prime suore, a cui dava il nome di Figlie di Maria Ausiliatrice. Tre anni più tardi, nell'agosto 1875, vi ritornava un'ultima volta, per ricevere i voti perpetui della stessa Suor Maria Mazzarello, già eletta Superiora del nuovo Istituto. Così quell'oscura collina del Monferrato vide fin d'allora il suo nome scritto nella storia, gloriosamente congiunto col nome al grande Apostolo della Gioventù.

La Casa Centrale.

Mornese però, se era stata la culla della seconda Istituzione del Ven. Don Bosco, non poteva tuttavia, per la posizione topografica, continuare ad esserne il centro. E la Provvidenza aveva preparato al Venerabile il locale che avrebbe egregiamente servito allo scopo.

L'antico Convento di Nizza, tanto caro ai Nicesi, già per lungo tempo dimora dei PP. Cappuccini, e, prima ancora, dei MM. Osservanti, (il Convento datava dal 1400), in seguito . alla legge della soppressione degli Ordini Religiosi, nel 1855, era diventato proprietà del Governo, dal quale il Municipio della città lo aveva rilevato, cedendolo poi, a sua volta, ad una Società Enologica di Savigliano. Nizza rimpiangeva la chiusura del suo bel convento, con l'antica Chiesa, già tanto venerata, e più ancora ne rimpiangeva la nuova destinazione, quando dopo cinque anni, nel 1876, la Società fu costretta a rimetterlo in vendita.

Il Ven. Don Bosco si recò a visitarlo e, commosso dalla profanazione in cui vide e convento e chiesa, promise ai buoni Nicesi che avrebbe fatto di tutto per restituir loro quei cari monumenti della pietà dei loro avi. Difatti, compiute le opportune pratiche presso la S. Sede, comperò il Convento, lo riattò, gli ridiede il perduto decoro, e nell'ottobre del 1878 chiamò ad abitarlo le sue Figlie di Mornese, le Figlie di Maria Ausiliatrice, e volle che conservasse l'antico titolo di N. S: delle Grazie, e fosse da allora la Casa Madre della sua seconda Famiglia.

E la nuova Casa Madre fu tenero oggetto delle cure e dei pensieri di Don Bosco, che la onorò di quando in quando delle sue desideratissime visite. Singolarmente memorabile l'ultima: cioè quella del 1885. Era di agosto. Il Ven. Padre, già sfinito, più che dall'età, dalle fatiche dell'apostolato, non avrebbe più dovuto affaticarsi; ma le Suore desideravano tanto di vederlo; ed egli vi andò, ricevette la professione di alcune, e diede a tutte i ricordi:

« Fate del bene... Fate delle opere buone... faticate, lavorate molto pel Signore... e con buona volontà... Oh, non perdete tempo... fate del bene... fatene tanto... non sarete mai pentite d'averlo fatto! ».

Un altro prezioso ricordo il nostro Ven. Padre legava alla Casa Madre nell'ultima visita.

Adunate le Superiore del Consiglio Generalizio che desideravano una sua parola, il Venerabile disse: « Dunque, voi volete ch'io vi dica qualche cosa... Se potessi parlare, quante cose vi direi quante!... Ma come vedete, sono vecchio cadente, e quasi non posso più parlare. Però, voglio dirvi, sì, che la Madonna vi vuole molto, molto bene!... e si trova qui in mezzo a voi! » Il buon Padre s'inteneriva, e Don Bonetti, presente, presa la parola come per aiutarlo a parlare, disse: « Don Bosco vuol dire che la Madonna è vostra Madre e vi protegge ». - « No, no! - ripigliava Don Bosco - voglio dire che la Madonna e proprio qui... in questa Casa... ed è contenta di voi... e se continuerete nello spirito che regna attualmente nell'Istituto, è proprio quello ch'Ella da voi desidera!.. » E, inteneritosi un'altra volta, aggiunse con profonda commozione, quasi rettificando di proposito il pensiero di Don Bonetti: « Voglio proprio dire che la Madonna è qui... qui, in mezzo a voi!... e passeggia in questa casa,... e ricopre tutta la Casa del suo manto!... » E il gesto delle braccia disteso, e l'occhio pieno di lagrime e volto in alto, parevano ripetere ch'egli vedeva realmente la Madonna in quella casa coree in casa sua, e vedeva tutta la casa coperta del manto della Madonna!

E la Madonna diede, in verità, segni non dubbi della sua protezione e dei suo intervento nello sviluppo di un'opera che poteva dirsi, come ogni altra opera di Don Bosco, interamente sua.

La Scuola Normale di Nizza Monferrato.

Il Collegio di Nizza, già allora fiorente di 90 giovinette interne, oltre che di un bel numero di esterne e di parecchie centinaia di Oratoriane, giunse, in breve, a contar prima cento, poi centocinquanta, poi duecento convittrici e più ancora, cioè quante il Collegio ne poteva contenere, pur non riuscendo a soddisfare tutte le richieste.

Al Corso Elementare e Complementare venne annesso un Corso Normale privato, che nel 1896 ottenne l'autorizzazione di essere sede di esami per le proprie alunne, e nel giugno del 19oo fu pareggiato alle regie scuole. Da quella data ad oggi, sono 1o95 le giovanette che ivi conseguirono il Diploma di abilitazione all'insegnamento: 1095 maestre, che, sparse per l'Italia, portano nella loro scuola il nome di Don Bosco, informando il proprio metodo educativo alla sua mirabile pedagogia.

Il « Collegio N. S. delle Grazie » ha un bell'Osservatorio Metereologico in comunicazione con gli Osservatori di Torino e di Roma, inaugurato e lodato dal celebre P. Denza, e sussidiato dal Ministero di A. I. e C., che è un prezioso ornamento per l'annessa Scuola Normale pareggiata.

Ma ciò che costituisce il tesoro più caro dell'istituto è la tomba della Ia Superiora Generale Suor Maria Mazzarello, la pietra angolare dell'Opera, la Madre indimenticata e cara, che dopo averla governata per nove anni con virile saggezza e con affettuosità materna, morì, giovane ancora, in concetto di santità a Nizza stessa, e della quale è in corso il Processo per la Causa di Beatificazione. Sepolta dapprima nel camposanto comune, ora è tornata a riposare tra le sue Figlie, che aveva tanto amate col suo largo cuore di madre, nella chiesa stessa dell'Istituto: e la sua tomba è mèta di devoti pellegrinaggi, al pari della sua cameretta, sempre aperta a pii visitatori. Le stesse educande vanno a lei con tenera confidenza per chiederle grazie e farla depositaria dei loro piccoli segreti; le sue Figlie poi guardano a quell'urna, come a un dolce pegno di grazia, mentre di là il suo spirito vigila ancora, e si diffonde e ripete a tutte i forti richiami materni: « Lavorate finchè siete in tempo!... Coraggio!... Dopo il combattimento, il Paradiso!... ».

L'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, fondato dal Ven. Don Bosco cinquant'anni fa con 15 umili figlie del popolo, oggi conta cinquemila suore, con 45o Case, disseminate in tutto il mondo e raggruppate in 24 ispettorie.

Centro dell'Istituto, come abbiamo detto, è Nizza. Il Collegio N. S. delle Grazie di Nizza Monferrato è la sede della Superiora Generale e del Consiglio Generalizio.

Delle 24 Ispettorie - 7 sono in Italia, 4 in Europa, 1 in Oriente e 12 nelle Americhe - la prima e, sotto molti aspetti, anche la più importante, è l'Ispettoria Monferrino-Ligure, che ha il centro, cioè la sede dell'ispettrice, ad Acqui.

I.

Ispettoria Monferrino - Ligure.

L'Ispettoria Monferrino-Ligure, che abbraccia il Monferrato e la Liguria (precisamente l'intera provincia di Alessandria, una parte delle provincie di Cuneo e di Pavia, e tutta la riviera ligure da Ventimiglia a Spezia) conta 630 suore e 62 Case sparse in 12 diocesi, 14 delle quali furono aperte ancora ai tempi del Ven. Don Bosco, per suo diretto impulso ed iniziativa, le altre sotto il governo del venerando Don Rua che ebbe, fino alla morte, per la seconda Famiglia di Don Bosco il più tenero, attivo, e vigilante affetto di padre.

Le molteplici opere dell'Ispettoria MonferrinoLigure si possono raggruppare così:

1 Casa Centrale delle Missioni Estere;

2 Scuole Normali Pareggiate;

46 Oratori festivi - l'Opera prediletta del Venerabile Don Bosco, alla quale si cerca di dare il massimo incremento su le traccie e secondo lo spirito dell'indimenticabile Fondatore;

39 Asili d'Infanzia, 21 dei quali privati, e 18 comunali o eretti in enti morali;

38 Scuole di lavoro diurne e popolari, e 3 serali; 12 Collegi e Pensionati per giovinette studenti; 2 Convitti per giovinette operaie;

3 Orfanotrofi permanenti e 3 sorti con la guerra e dopo la guerra;

27 Scuole Comunali;

4 Cucine e guardarobe presso Istituti Salesiani; 1 Albergo di fanciulli;

Infine varie Colonie alpine e marine nella stagione estiva.

La Casa Centrale delle Missioni Estere.

È noto come le Figlie di Maria Ausiliatrice prestino valido aiuto ai Salesiani nelle Missioni. La prima spedizione di Missionarie avvenne ancora da Mornese. Il 14 novembre 1877, Madre Mazzarello le accompagnò a Sampierdarena, e di là al porto di Genova, dove si trovava ad aspettarle Don Bosco co' suoi figli in partenza. Salite a bordo della nave, la Madre disse al Venerabile che le benedicesse, e il Venerabile Don Bosco, che le aveva già inviate a Roma a ricevere la benedizione di Pio IX, col cuore commosso, aperte le braccia davanti all'ampio mare, disse: « Sì, sì, vi benedico! » e invocò su loro tutte le benedizioni del Cielo... Poi teneramente aggiunse: « Andate... andate... Il mare è sconfinato, ma l'amor di Dio è più sconfinato ancora... Di là da questo mare, dove voi andrete, vi sono tante anime che non lo conoscono ancora! Oh! portate ad esse la conoscenza di Dio!... ».

Altra spedizione, cui è legato eguale ricordo, è quella del 20 gennaio 1881, composta di dieci missionarie. Anche allora Don Bosco, dal porto di Genova, dava ad esse la sua benedizione.

Moltiplicandosi, con la grazia di Dio, le aspiranti all'apostolato e più non bastando la Casa Madre di N. S. delle Grazie all'espansione dello stesso educandato giovanile, fin dal 1895 si pensò ad erigere, a poca distanza da essa, sulla collina detta « la Bruna », un altro edificio, dove si trasportò la casa di formazione di tutte le aspiranti, e che, in seguito, divenne la Casa Centrale per le

Missioni Estere.

Quì, le nuove reclute, mentre attendono ad una seria formazione religiosa sotto lo sguardo delle Superiore Maggiori, si occupano pure nell'esercizio delle loro migliori attitudini, preparandosi così a portare, all'Estero, non solo l'ornamento della virtù, ma anche il fascino di una soda coltura: virtù e coltura, che, imponendosi a tutti, riescono ad attirare molte anime a Dio.

Dalla Casa Centrale per le Missioni Estere, ch'è ad un tempo il noviziato dell'Ispettoria, sono uscite fino ad oggi 1794 Suore, comprese le Missionarie, partite per i vari paesi dell'Oriente, dell'Africa e delle Americhe.

Questa Casa è insieme il centro della vita dell'Opera Missionaria, che da qualche anno fiorisce con un consolante progresso nelle Case dell'Istituto, accanto ad ogni altra Opera giovanile, e che, più precisamente, si concreta con l'Apostolato dell'Innocenza, cioè con l'Associazione che lega in un generoso proposito le anime delle educande e delle oratoriane e ne fa altrettante collaboratrici missionarie in patria, coi mezzi che sono alla loro portata, umili, ma davanti a Dio prodigiosamente fecondi: la preghiera, la virtù, e il compimento del dovere (1).

La Scuola Normale di Bordighera,

Altra Casa fra le più importanti dell'Ispettoria Monferrino-Ligure è quella di Bordighera (Piani Vallecrosia), aperta fin dai tempi del Ven. Don Bosco (1876), perchè col mezzo delle scuole elementari gratuite e coll'Oratorio festivo facesse argine ad un'attiva e pericolosa propaganda che i Valdesi facevano in quei dintorni. Sorsero infatti due opere: quella dei Salesiani per la gioventù maschile, e quella delle Figlie di Maria Ausiliatrice per le ragazze, e nel mezzo - in un punto per noi assai caro - un Santuario dedicato all'Ausiliatrice.

Nel 1814, l'11 febbraio, il Santo Padre Pio VII. di passaggio per la Liguria, si fermava innanzi alla casa Lavagnino, ove la popolazione di Vallecrosia si recò a riceverlo. Avendo domandato Sua Santità in che paese fosse e ove questo si trovasse, gli si rispose che il paese trovavasi internato nella valle, e Pio VII, rivolto ad esso, lo benedisse. Tra i presenti a quella benedizione, vi fu un certo Aprosio Giovanni Battista, il quale, vedendo erigersi la nuova Chiesa e i nuovi Istituti sotto il. titolo di Maria Ausiliatrice, assicurava esser quello il luogo preciso dove si era fermato il S. Padre Pio VII. Un ricordo umile, ma per noi molto caro, trattandosi del Pontefice che istituì la festa di Maria Ausiliatrice.

Alle Scuole Elementari Femminili, in breve, si aggiunse un educatorio, il quale, sotto gli auspici di Maria Ausiliatrice cui fu intitolato, crebbe sino a veder nel proprio seno un Corso Complementare e poi anche un Corso Normale, che in seguito, mercè le più lusinghiere relazioni delle Autorità competenti, e l'alto appoggio di Paolo Boselli, ebbe l'onore del legale pareggiamento alle scuole dello Stato. Lo stesso Ministro della Pubblica Istruzione, in data 18 ottobre u. s., su relazione dell'Ispettorato regionale di Torino, disponeva a favore della Scuola Normale « Don Bosco » di Bordighera un sussidio di 25.000 lire, e assicurava che « essendo doveroso da parte sua agevolarne e favorirne il compito, egli, tenute presenti le condizioni del bilancio, procurerà di contribuire con l'aiuto finanziario, anche negli esercizi futuri ».

Altri Istituti educativi.

Come si è già detto, l'Ispettoria ha 46 Oratori festivi, molti dei quali veramente fiorenti. Oltre quello di Nizza, che tiene il primato, hanno particolare importanza quello di Acqui, a cui si appoggia il Circolo « Auxilium » della G. F. C. I. della città; e quelli di Casalmonferrato, annesso all'Istituto S. Cuore, di Diano e Lu Monferrato, fecondi di buone vocazioni; di Borgo S. Martino con una fiorentissima Scuola di Religione; di Mirabello, Occimiano, S. Salvatore Monferrato, popolarissimi e feraci anch'essi di buone vocazioni; e quelli di Bosio di Parodi Ligure, Varazze, Alessandria, Arquata Scrivia, Asti, Sampierdarena, frequentati anche da signorine ed ex-allieve che si fanno un onore di prestare l'opera loro nell'assistenza e nei catechismi, e nell'organizzare feste e divertimenti a pró delle oratoriane.

Accanto agli Oratori fioriscono in molte case dell'Ispettoria Asili e Laboratori: e se la guerra ha portato un decrescendo nella frequenza dei bimbi degli Asili, ha aumentato la frequenza delle alunne alle scuole di lavoro.

L'Opera degli Asili è, più che altro. opera di preservazione per l'innocenza: l'opera invece dei Laboratori è opera di preservazione insieme e di formazione, i cui frutti maturano sovente sotto gli sguardi delle Suore. Ogni laboratorio è scuola quotidiana, o quasi, di catechismo; il cucito e il ricamo sono dei mezzi per attirare le giovinette nell'età dei maggiori pericoli, per sostenerle nella fede e farne delle buone cristiane, penetrando poi, per mezzo di esse, anche nelle loro famiglie, a portarvi un nuovo soffio di pietà e di religione.

Importanti, fra tutti, sono i Laboratori di Alba, Arquata, Asti, Casale, Mongardino, Quargnento, Rosignano, Sampierdarena, S. Salvatore, e Viarigi.

Degno di particolar menzione il laboratorio serale di Acqui, che da tre anni accoglie ogni sera, dalle 18 alle 20, circa un centinaio di giovinette adulte, in massima parte operaie, bisognose di forte e sana educazione, che dànno grandi consolazioni alle educatrici.

A vantaggio della gioventù femminile l'Ispettoria conta anche due Convitti per giovani operaie, a Rossiglione e Vignole-Borbera con 500 o 6oo convittrici, che, mentre guadagnano il pane della vita, vengono pure acquistando, con l'istruzione necessaria, una buona educazione morale e civile.

E, insieme, conta vari collegi per studenti (a Nizza, Bordighera, Mornese e Varazze). Sarebbero di più, se alcuni non si fossero dovuti ridurre a Pensionati; fu un adattamento penoso, ma necessario, se si volle aver modo di poter almeno assistere la gioventù studiosa tanto insidiata, e porgerle un antidoto contro il veleno che facilmente beve in mille occasioni.

I pensionati invece sono 8: due in Alessandria, e gli altri ad Acqui, Asti, Casale, Genova, Tortona e Spezia. Il più numeroso è quello di Casale, che ogni anno accoglie più di 100 convittrici.

Orfanotrofi.

Fra le Opere che meglio corrispondono allo scopo e allo spirito dell'Istituto, indubbiamente sono gli Orfanotrofi: e l'Ispettoria Ligure-Monferrina ne ha sei, compresi quelli sorti con la guerra.

Il più antico, il R.° Orfanotrofio di Asti, affidato alle Figlie di Maria Ausiliatrice nel 19o2, accoglie le orfanelle specialmente della città e le trattiene sino a 21 anno, provvedendo anche al loro collocamento. Le Suore le istruiscono e le addestrano in quei lavori coi quali potranno, a suo tempo, guadagnarsi la vita; ma sopratutto le formano alla pietà e alla virtù, che nella vita saranno il loro più caro conforto.

Simile, nello scopo e nell'indirizzo, è l'Orfanotrofio di Tortona, unito ad un pensionato per studenti.

Diverso invece è il carattere dell'Orfanotrofio di Voltri, che porta il titolo di « Asilo per Orfanelli di Bordo ». Ideato e stabilito dall'Amministrazione della Transatlantica di Genova, di cui è presidente il Comm. Carrara, accoglie orfanelli e orfanelle, figli di marinai, dall'età di 3 o quattro anni ai 12, cui provvede, di tutto punto, alloggio, vitto e vestito, medicine, libri per la scuola e trastulli per la ricreazione. È un Asilo che risponde a tutte le moderne esigenze; e mentre l'Amministrazione vi profonde, coi capitali, tesori di gentilezza e di affezione, le Suore aggiungono la cura principale: quella dell'educazione cristiana secondo lo spirito di Don Bosco,.

Un'altra Opera, sorta a Genova per iniziativa di un nobile Comitato nel 19o6, e affidata, alle Figlie di Maria Ausiliatrice dal compianto Comm. Acquarone, è l'Albergo Fanciulli Umberto I°.

Unico nel suo genere e quanto mai provvidenziale in una città di mare, quest'asilo ricovera i bimbi e le bimbe dai 5 ai 12 anni, eventualmente smarriti e, più spesso, abbandonati. Quei piccoli derelitti dallo sguardo spaurito e pieno di dolore, dalle personcine patite recanti le tracce di una precoce sventura, in pochi giorni si trasformano, così che, chi si reca a visitare l'istituto, stenta a riconoscere in quella schiera di bimbi vivaci, affettuosi e garbati, i poveri figli della strada, ieri soltanto strappati all'abbiezione e alla miseria.

L'Albergo li ospita fino a che dura la necessità, o sino a che non si sia trovato come convenientemente collocarli; e intanto, in quella pura e calda atmosfera educatrice, essi imparano i principii dell'onestà e della religione, imprimendo nelle loro anime, aperte ancora a tutte le impressioni, quelle prime pieghe che non scompariranno mai più. Da principio l'Amministrazione credette necessario di assumere - pur sotto l'unica direzione delle Suore - un personale laico per l'assistenza della sezione maschile, pensando che non si potesse fare a meno di un polso d'uomo e di una voce grossa per mantener l'ordine e la disciplina in quella massa di figliuoli spesso indisciplinati, ma toccò con mano che bastava a tenerli in ordine anche un'umile suora, seguace del metodo di Don Bosco.

E son già più di tremila i bimbi, che all'Albergo hanno ricevuto ospitalità ed educazione.

Colonie alpine e marine.

Fra le altre opere di educazione religiosa-morale e di assistenza della povera gioventù, alle quali l'Ispettoria dà il suo concorso, caratteristiche e geniali sono le Colonie Alpine, sorte per iniziativa della stessa Amministrazione dell'Albergo Fanciulli, fin dal 19o6.

Il numero delle Colonie varia ogni anno, secondo i mezzi di cui l'Amministrazione annualmente dispone, e varia anche di luogo, non avendo sinora altri stabili proprii, tranne quello dei Giovi di Busalla. Così si ebbero le Colonie di Rigoroso, di Gavi, di Casella Prete, di S. Olcese, di Cambiaso, di Masone, ecc.

Le Colonie stanno aperte circa due mesi, durante le vacanze estive: ma per le Figlie di Maria bastano a far opera di vera rigenerazione. Difatti, nei due mesi, trovano tempo a catechizzare quei, bambini e quelle bambine, e lo fanno all'aperta campagna, dov'è così facile innalzare il pensiero al Creatore; nelle soste di una passeggiata, sedendosi in un prato, in mezzo ai piccoli che si affollano subito intorno, avidi di sentir cose mai udite! E pensano anche a prepararne molti alla 1a Comunione, in un giorno di festa, che è il più bel giorno della Colonia.

Parallele ed affini alle Colonie Alpine, sono le Colonie Marine. La prima, che si aperse, fu nell'estate del 1876, a Sestri Levante. Altre Colonie si hanno a Varazze, a Bordighera, a Ventimiglia, e nel 1921 anche a Monterosso (Spezia). La scorsa estate la colonia di Ventimiglia fu visitata da S. M. La Regina Madre, che, viste le Figlie di Maria Ausiliatrice (ne aveva anche già visitato il Collegio e la Scuola Normale Pareggiata), le elogiò con la sua gentile bontà regale, dicendo: « Le Figlie di Maria Ausiliatrice fanno bene, sempre e dappertutto! »

(Continua).

(1) Abbiamo più volte accennato a quest'opera altamente educativa, e torneremo a parlarne di proposito, nel desiderio di cooperare al suo incremento ed alla sua più ampia diffusione.

Solennità commemorativa a Torino.

Ci è caro constatare che la data cinquantenaria della fondazione dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice dà luogo, in ogni parte, a imponenti dimostrazioni.

A Torino, la domenica 18 giugno richiamò nella bella Casa, che sorse all'ombra del Santuario di Maria Ausiliatrice, una moltitudine di figlie del popolo e di ex-allieve, con elette rappresentanze delle Autorità cittadine.

Al mattino il nostro Rettor Maggiore Don Rinaldi celebrò la S. Messa e dopo un toccante fervorino, coadiuvato da altri sacerdoti ebbe la consolazione di distribuire più di mille sante comunioni. E le buone suore, a funzione finita, grazie alla generosità di alcune anime pie, poterono offrire una colazione gratuita a tutta quella falange giovanile.

Subito dopo il sig. Don Rinaldi procedeva alla benedizione di un nuovo corpo di fabbrica, eretto per le Scuole Professionali delle Orfane di guerra, e inauguratosi con un'interessante esposizione dei lavori eseguiti nell'anno dalle cinquecento e più giovinette della Scuola Serale, divisi, per ordine, in reparti di tecnologia, taglio, cucito, ricamo, sartoria e maglieria.

Seguì, in mattinata, un imponente Convegno delle Sezioni Piemontesi delle Figlie di Maria ed Ex-Allieve, onorato anch'esso dalla presenza di chi ne fu il saggio e geniale ideatore; e che riuscì una pratica intesa di più fecondo e concorde lavoro.

Nel pomeriggio la funzione religiosa venne compiuta dallo stesso Eminentissimo Cardinale Arcivescovo, che rivolse alle schiere affollanti la chiesa e le gallerie adiacenti una tenerissima allocuzione, la quale mirabilmente dispose gli animi all'inno del ringraziamento e alla Benedizione Eucaristica.

Alle 17, non appena il cielo, che per tutto il giorno era stato piovoso, si rasserena, il cortile si affolla di popolo e d'invitati. Sul palco i cinquecento posti riservati si riempiono in breve, per far corona al rev. Don Rinaldi, al conte prof. Luigi Staffetti R. Provveditore agli Studi, al conte Gloria rappresentante il Prefetto S. E. Taddei, al generale Rostagno, al colonnello Petruccelli pel Comando del Corpo d'Armata, agli Assessori cav. Gribaudi, cav. Zanzi, prof. Bettazzi, rappresentanti il Sindaco, all'On. Fino, al grand'uff. avv. Calcagno della Prefettura, alla contessa Belli di Carpenea e signorina, al conte di Collegno, al comm. Ballerini e molti altri distinti personaggi, fra cui varii Ispettori Salesiani d'Italia e dell'Estero.

Un'orfanina di guerra dà il benvenuto alle Autorità e ai benefattori. Quindi un graziosissimo saggio ginnastico. Poi l'avv. Felice Masera sale alla tribuna, legge un nobilissimo telegramma di S. E. l'On. Paolo Boselli, e inneggia, frequentemente interrotto da scroscianti ovazioni, alle finalità e alle conquiste della seconda famiglia spirituale di Don Bosco. Le squadre ginnastiche e le Orfane di guerra, che attirano gli sguardi di tutti nella loro bruna divisa, accompagnate dalla banda musicale dell'Oratorio. compiono ancora un correttissimo saggio ginnastico, e ringraziano i presenti. In fine un'allieva delle scuole serali invita alla visita della Mostra professionale le Autorità, le quali passano alle sale dell'esposizione, compiacendosene vivamente.

La giornata servì, in modo mirabile, a guadagnare nuove simpatie all'Opera delle Figlie di Maria Ausiliatrice, nè poteva avere, sotto ogni aspetto, esito più consolante.

Nella casa centrale di Nizza Monferrato la data giubilare verrà solennemente festeggiata alla metà di agosto: ne daremo il programma nel prossimo numero.

UNA MEMORANDA CERIMONIA alla Scuola pratica d'Agricoltura in Roma

L'inaugurazione delle nuove opere di irrigazione, costruite per la completa utilizzazione della feracità del terreno, richiamava giovedì 18 maggio alla Scuola Pratica di Agricoltura per gli Orfani di guerra, al Mandrione in Roma, tutti gli intimi che conoscono ed ammirano quell'opera. L'edificio della scuola era pochi anni fa circondato da una vera steppa, priva di acqua e di vegetazione; oggi la vasta estensione di terreno, che i ruderi dell'antico acquedotto dividono in due parti, è coltivata ad orto, a prato, a grano ed a frutteto; le piccole mani, che con il loro ben diretto lavoro hanno operato questo miracolo, hanno costruito anche il ricovero per gli animali e provvedono al loro allevamento in modo ammirabile. La siccità, poi, che sembrava dover ostacolare tutti gli sforzi tenaci dei dirigenti della colonia, è completamente scomparsa; la vegetazione che è già florida, sarà presto floridissima, perche il nuovo pozzo genialmente ideato dal direttore della Scuola stessa Don Stefanelli, e solennemente inaugurato quel giorno, permetterà di irrigare il terreno secondo i più razionali criteri tecnici.

Accogliendo un gentile invito, anche Sua Maestà la Regina Margherita di Savoia consentiva a presenziare la riunione campestre così originale, intima e bella, appunto perchè riserbata non alla pompa compassata e alla folla ingombrante, ma a pochi eletti, in un'atmosfera di buona semplicità e di cordialità la più aperta e fraterna.

Sul piazzale, di fronte all'edificio modernissimo che accoglie un centinaio di orfani di contadini morti in guerra, erano schierati gli alunni della Scuola, inquadrati dai giovanetti dell'Ospizio del Sacro Cuore di Via Marsala: cinquecento, con la banda e la bandiera, rigidi e corretti come vecchi soldati in giorno di parata. V'era anche una rappresentanza dei giovani esploratori cattolici con i gagliardetti, al comando di Don Brunelli.

Mentre si attende l'Augusta Visitatrice giungono il prefetto di Roma grand'uff. Zoccoletti, l'avv. comm. P. Catelli, presidente delle Proprietà Fondiarie, il sen. Marchiafava, il prof. Tentori presidente del « Tasso «, il prof. Vaccari, la principessa Ruspoli, la contessa di Brazzà, il Duca di Morignano, il colonnello Turano, il Barone Tuccari, l'ing. Lenti autore del progetto della Casa degli Orfani, il dottor Quirico, il colonnello Bogliolo, il consigliere di Stato Mansueto Pometta, direttore del dipartimento agricoltura e forestale del Consiglio Cantonale, il prof. De Angelis D'Ossat dell'Istituto Superiore Agrario di Perugia, il prof. Marinucci direttore della Regia Scuola Pratica di Agricoltura di Roma, il senatore Cassis vicepresidente del Consiglio di Amministrazione dell'Opera Carnegie, la signora Martire, il colonnello Gavotti, il prof. Ubaldo Rossi, la principessa Odescalchi, la signora Zoccoletti, l'avv. Girelli del Patronato Orfani di guerra, la signora Turilli, la signorina Jacchia.

Il Sindaco, trattenuto in Campidoglio per la riunione della Giunta, fece pervenire per lettera il suo rammarico di non poter intervenire; così pure il Generale di Corpo d'armata Ravazza e il Generale Tozzi, impediti per ragioni di servizio. Il Generale Pugliese, comandante la Divisione, mandò un'entusiastica adesione.

Quasi contemporaneamente al Cardinal Cagliero, sopraggiungono il sottosegretario ai Lavori Pubblici on. Cingolani, con il capo di gabinetto cav. uff. Poesio, e il ministro dell'Agricoltura on. Bertini, con il capo di gabinetto comm. Cortis.

Alle diciassette precise la banda intuona la Marcia Reale, salutando l'arrivo della Regina Madre, accompagnata dalla dama di compagnia contessa Pes e dal gentiluomo di Corte principe di Campogioioso. Si muovono ad incontrarla l'ispettore prof. D. Tomasetti, il direttore D. Rotolo.

Sotto il porticato, ove è stato disposto un piccolo trono, l'Augusta Signora è ossequiata dal Cardinale e dalle Autorità. Quindi, sorridente, avendo alla destra l'E.mo Card. Cagliero e alla sinistra Don Tomasetti, siede di fronte allo spettacolo magnifico della campagna e della fuga degli acquedotti.

Dopo una breve cantata, eseguita con grazia dalla Schola Cantorum dell'Ospizio, tre fanciulli porgono alla Regina il reverente saluto.

« Non è la prima volta - dice un orfano di guerra - che la bontà tutta materna del cuore di Vostra Maestà concede a noi, orfani di guerra, raccolti qui all'ombra della paterna assistenza dei figli del Venerabile Don Bosco, l'ambìto onore di una visita.

» Alcuni di noi, i primi che ebbero la fortuna d'essere qui radunati mentre ancora turbinava il flagello della guerra che ci rendeva orfani, ricordano ancora, come in dolce sogno, quella giornata davvero memorabile, piena di ansia, di desiderio, di attesa febbrile... e l'arrivo e l'apparizione della' soave figura di Vostra Maestà, e il sorriso tutto materno e la bontà dimostrata nel passare tra di noi, dolcemente serena ed affabile »

« L'ambitissimo onore della graziosa visita di Vostra Maestà - esclama un alunno dell'Ospizio del S. Cuore - non tocca oggi, è vero, all'Ospizio del S. Cuore di Gesù che già altre volte vide brillare sotto i suoi portici, nelle sue sale e nell'attigua Basilica, il materno sorriso di Margherita di Savoia... Ma pensando che l'onore fatto alla Scuola di Agricoltura torna in gran parte ad onore dell'Ospizio del S. Cuore al quale è annessa, sentiamo anche noi tutti il dovere di ringraziare Vostra Maestà, che, sempre buona, sempre dolce, sempre maternamente affettuosa, dimenticando la Regale Maestà della Corte, trova la sua gioia nel discendere ad allietare colla sua presenza soave questo grande stuolo di piccoli, di deboli, di giovani ».

Terzo si avanza un giovane esploratore del Reparto Sacro Cuore. A nome di tutti i compagni di Roma e d'Italia, dopo aver espressi a Sua Maestà i sentimenti di devozione che li legano alla Sua Augusta Persona, riafferma il proposito già fatto davanti all'altare, di voler compiere sempre il proprio dovere verso Dio e verso la patria, e di aiutare il prossimo in ogni circostanza; e, in fine, offre alla Regina un gran mazzo di fiori.

Subito dopo, preannunciata da pochi accordi della banda, prorompe da un coro di seicento voci la canzone del Piave. Il Cardinal Cagliero ne segue il ritmo cadenzato accennando il tempo con la destra: Sua Maestà e le Autorità e tutti i personaggi che le fanno corona sembrano estatici nel ricordo grandioso che suscita il canto. Alla fine dal labbro e dal cuore di tutti i giovani sgorga spontaneo il grido: - Evviva la Regina!

E all'eco di questo grido comincia la visita alla Scuola, a traverso le varie culture, per i viali fiancheggiati di piante novelle cariche di fiori, e si giunge al nuovo pozzo, che si volle intitolato a S. Isidoro, il Santo contadino di cui quest'anno si celebra il III° Centenario dalla Canonizzazione. Il Card. Cagliero indossa la stola e compie la benedizione rituale; quindi sale sul palco accanto alla Regina e parla:

- Fanciulli ed orfanelli miei, non dimenticatevi mai di questo giorno solenne, se pur vide compirsi cose semplici e modeste. Maestà, lasciate che io mi unisca, per ringraziarvi della Augusta presenza Vostra, a questi bambini, perchè io mi sento loro padre. Io fui tra i primi dodici che, orfano e solo, venni raccolto da Don Bosco: eravamo d'infima condizione e andando a lui gli chiedemmo che ci facesse studiare. Il Venerabile aveva allora una trentina d'anni: « Ah! volete studiare? » ci rispose: « Benissimo: è quello che cerco: di artigiani ne ho a sufficienza: ma quelli che mi mancano sono dei buoni studenti, i quali mi aiutino con efficacia ». Così son divenuto salesiano, insieme con Don Rua, che doveva essere di Don Bosco il primo successore. Dei dodici di allora tutti sono scomparsi: solo io rimango, il più vecchio, che si sente anche... il più giovane.! In questi settant'anni di vita salesiana i ricordi nostri si riallacciano anche alla Casa Savoia...

E qui Sua Eminenza ricorda, con alta gratitudine, l'augusta protezione accordata da Carlo Alberto e da tutta la Real Casa di Savoia alla nascente istituzione salesiana: poi accenna al suo sviluppo in ogni parte, fino alla lontana Patagonia, dove egli visse gli anni migliori del suo fecondo apostolato: e termina ringraziando Sua Maestà, a nome di tutti i presenti, umili ed illustri, dicendo che la preghiera dei piccoli orfani, che han visto il sorriso di bontà della Regina ed han sentito la carezza della sua carità materna, salirà al Signore per l'intera Casa Savoia, per il suo Capo, e particolarmente per la Augusta Donna che ha voluto vivere un'ora in mezzo ai piccoli contadini della Scuola Pratica di Agricoltura.

Terminato il breve discorso, Don Stefanelli mette in moto il motore, e una colonna d'acqua, di 20 litri al secondo, ascende rapida per il capace condotto, suscitando generali ammirazioni.

Quindi il corteo lentamente torna alla sede della Scuola, dove S. M. assiste, con tutti gli intervenuti e con gli allievi salesiani, alla Benedizione Eucaristica, impartita a compimento della semplice, ma solennissima festa.

Sua Maestà, insieme con le Autorità presenti, si compiacque, in ultimo, di gustare alcuni squisiti prodotti della Scuola; e abbandonava il Mandrione fra gli hurrà dei giovani schierati sul piazzale.

Anch'essi, dopo aver fraternizzato con un'appetitosa merenda, si divisero: gli orfanelli si fermarono nella Colonia a salutare entusiasticamente ancor di lontano i fratelli del S. Cuore; e questi, attraversata la tenuta e riordinatisi in squadre, con a capo la banda, sfilando per via Appia, Piazza S. Giovanni, Via Merulana, Via Cavour, Piazza della Stazione e Via Marsala, attirando l'ammirazione di tutti i passanti, rientravano verso le 21 nell'Ospizio.

Benedica il Signore ai nostri volonterosi propositi di lavorare indefessamente a pro' della gioventù bisognosa ed abbandonata, e li allieti di frutti consolanti: benedica ai nostri alunni e imprima indelebilmente nel loro cuore gli insegnamenti che ricevono, perchè siano loro indefettibile fonte di virtù e di opere buone per tutta la vita: benedica specialmente a quanti, grandi ed umili, ci assistono colla loro carità mettendoci in grado di fare del bene.

Il nuovo Orfanotrofio di Shiu=Chow

(Relazione del Missionario D. Carlo Maria Braga)

III

La costruzione (Ved. Boll. di giugno u. s. ).

Se è cosa lenta il fabbricare case, collegi, in paesi civili, ove si trovano in abbondanza architetti, ingegneri, impresari avveduti e conscienziosi, operai abili e specializzati in ogni ramo dell'arte edilizia, nell'interno della Cina è impresa tale e presenta tali difficoltà, da spezzare le energie più fresche e rovinare i nervi più saldi.

Non è che all'operaio cinese manchi l'abilità e l'avvedutezza e la pratica della propria arte, ma è così fiacco di volontà, così timoroso della fatica, così avaro delle proprie energie fisiche ed intellettuali, che opera macchinalmente senza darsi ragione di nulla, senza curare la solidità del lavoro, preoccupato solamente ed unicamente dell'apparenza esteriore, di ciò che luccica al di fuori, di ciò che essi, comunemente, chiamano « min » (faccia). Purche il lavoro figuri bene, appaghi l'occhio, purchè le crepe, le magagne interne non trapelino all'esterno, tutto va bene, tutto è buono, e degno di mercede. Questa loro costante preoccupazione, questa loro verace mania dell'apparire, del far bella figura « ut videantur ab hominibus » è il codice fondamentale della loro vita fisica, intellettuale, morale: tutto è lecito, purche si faccia pulitamente, senza perdere e far perdere la faccia.

Púrtroppo siamo ancora all'epoca del fariseismo. Se il popolo cinese avesse il coraggio di guardarsi bene dentro, di conoscersi a fondo, di constatare la propria povertà morale, troverebbe la verità, che è libertà, che è salvezza, ed aprirebbe larghe le braccia a Gesù che da secoli sta attendendone l'amplesso. Ma, accecato com'è da quella parvenza di civiltà e di benessere che è stazionaria da secoli, non può figgere gli occhi nel radiante sole di giustizia Christus, Deus noster... che vuol dissipare quelle tenebre, quella fuliggine di morte, per portarvi la vita della grazia, tutta la vita...

Cominciando i lavori. - Quanta pazienza e quanta ignoranza

L'impresario, che si assunse la costruzione del nostro Orfanotrofio, è un giovinotto intelligente e probo, e, per aver lavorato nella ferrovia CantonShiu-Chow, abbastanza pratico di costruzioni europee.

Gli operai sono tutti cinesi, ma di diversi paesi: parlano diversi e svariati dialetti, e sono di troppa differente capacità.

Si ottenne, senza far questioni, che all'inizio dei lavori non facessero il sacrifizio agli idoli per propiziarsi il vento e la pioggia, il tempo e la fortuna, che non accendessero le candelette agli spiriti al sorgere e al tramontare del sole.

Non si ebbe la festa della posa della prima pietra... perchè le fondamenta, almeno dei muri maestri c'eran di già, e... poi mancava il comitato per pagare le spese.

Tuttavia per animare gli operai si fece un po' di allegria.

I lavori, all'inizio, procedettero speditamente e senza intoppi; il tempo, grazie a Dio, si mantenne quasi sempre sereno, gli operai di buon umore e volonterosi. Perche le cose procedessero con ordine ed armonia e stabilità era necessaria una vigilanza e un'oculatezza martoriante. Ai consigli, alle praticissime norme che Mons. Versiglia quotidianamente impartiva, gli operai, sulle prime, prestarono orecchio indifferente, per non dire diffidente, in seguito, poco alla volta, venendosi man mano convincendo che anche dall'Occidente può venire qualche uomo saggio e prudente, presero vivo interesse alle raccomandazioni del pazientissimo Vescovo. Ogni giorno era necessario ripetere le stesse norme, gli stessi avvisi, le medesime osservazioni, e, sempre, con bel garbo e con tutta pacatezza.

Quando commettevano qualche sproposito madornale non bisognava inquietarsi, non gridare, non ridere: guai!... Si mettevano in sciopero, non alla moda degli occidentali, ma sospendevano il lavoro per fumare la pipa sino ad aver esaurita la provvista del tabacco, e reclamavano forte dall'impresario un aumento di pietanza, od una tazza di vino in più. Per rimetterli in careggiata e di buon umore era necessario fare un ragionamento press'a poco come il seguente: « Voi, cinesi siete degli abilissimi operai, il fior fiore dell'intelligenza e della capacità; noi, poveri uomini dell'occidente, non sappiamo lavorare, nè insegnare ». A queste parole si alzava un coro di proteste, di atti di profonda umiltà, un chiedere scusa, un dirsi ignoranti e buoni a nulla.

Il ragionamento sopradetto bisognava condirlo ed ammanirlo in tutte le salse ed in tutti i toni e ripeterlo pressoche tutti i giorni, che l'operaio cinese, come in generale le persone di scarsa coltura e di poca elevatezza morale, sono permalosissimi, timorosi all'eccesso di perdere la stima altrui, paurosi al sommo che altri posi l'occhio nella loro povertà di mente e di cuore.

Il peggio si fu quando s intestarono di cambiare il disegno, perchè essi, che non avevano mai costruite case a due piani, non riuscivano a capacitarsi di alcune misure e di essenziali esigenze statiche, tanto più che in generale il cinese, quando fa una casa, non presenta nè disegno, nè progetto, si intende appena coll'impresario per il numero dei vani e delle stanze: tutto il resto è eguale per tutta la casa e per tutte le costruzioni.

Occorse tutta la calma e la soavità di Monsignore per indurli ad eseguire il disegno nella sua integrità, accettando solo la modificazione di un particolare di nessuna importanza per dare una piccola soddisfazione al loro amor proprio.

Un giorno mi trovavo, per caso, presente al loro pranzo e un giovinotto, tutto occhi e bocca, mi dice a bruciapelo:

- Senti, Padre, perche ti interessi tanto dei lavori? In fin dei conti non sei tu che metti fuori i soldi e... lascia un po' correre... Tanto più, vedi, che con tutto l'impegno che ci metti, non ti ha ancora comperata la moglie... Ti paga bene il Vescovo? Ti dà molto da mangiare? Ti tratta bene?

Gli altri aggiunsero domande curiosissime, che mi fecero scoppiare in una sonora risata. Cercai . di dare ad ognuna una particolare risposta e dissi a modo di conclusione:

- Noi, sacerdoti, coi fedeli, col Vescovo e col Papa facciamo una grande società e lavoriamo tutti differentemente, ma allo stesso scopo: praticare e predicare la vera religione per avere un pezzo di Paradiso.

Stavolta la risata la fecero loro e ben fragorosa, ridendo di cuore per le mie deboli pretese. Io rimasi maluccio, non per la risata, ma nel constatare, ancora per l'ennesima volta, che: « Animalis homo non percipit ea, quae sunt Spiritus Dei »; e salendo sul ponte più alto della fabbrica mormorai con più fede e con più ardore la preghiera che quei giorni la Chiesa poneva sulle nostre labbra: « Leva oculos tuos: ecce, Salvator venit solvere te a vinculo, o misera Cina! »

Per redimere due poveri ragazzetti -- Vane sollecitudini!

Mentre la costruzione dell'Orfanotrofio progrediva, era tempo di pensare agli allievi. La sera del 22 ottobre I9I9 giunsi per la prima volta a ShiuChow, coll'animo ancor ripieno di nostalgìa per la patria lontana, colla fantasia popolata di volti di fanciulli, di oratoriani, di collegiali, di giovani esploratori; osservava con insistenza i ragazzi cinesi numerosi e gai, come per dar loro il nostro saluto, quasi perche sentissero subito ch'eran giunti gli amici dei fanciulli. Don Frigo, che mi accompagnava e mi illustrava con parola fluente, spigliata e scultoria, le tante cose che abbisognavano di spiegazione, giunto nei pressi della porta orientale della città, a breve distanza dalla nostra residenza, mi ferma e mi fa osservare lo scheletro d'una capanna, di cui era rimasto solo il fogliame del tetto e m'addita un mucchio di stracci semoventisi: una qualche cosa di ributtante, di stomachevole, di lurido, da muovere un novellino come me, ad accelerare il passo. Infatti fui sulle mosse di andarmene, ma don Frigo mi trattenne e mi disse: « Osserva bene gli stracci! » Fissai lo sguardo e vidi spuntare fra i cenci il viso di due fanciulli,, così sporchi, così deformati dalla fame e dalla vita grama, che credetti di trovarmi di fronte a due mostri di natura. Cercai il loro occhio per potervi leggere qualcosa, ma ne rimasi assai male: non c'era nel loro sguardo nulla di quella luce che rivela intelligenza e vita... Mi sentii stringere il cuore, preso da compassione, da pietà; li avrei abbracciati; e, non ostante la ripugnanza che ispiravano, li avrei presi con noi, come un dono di Dio.

Feci alcuni passi per avvicinarmi a loro, ma essi sgusciarono, spaventati dai loro cenci e mi lasciarono tutto confuso. Al sopraggiungere degli altri confratelli, proseguii il cammino, ma non li dimenticai più; accarezzai sempre la segreta speranza di poterli, in un giorno non lontano, far nostri.

Li rivedevo frequentemente, li trovavo, quasi ogni sera, che cercavano un riparo per la notte e sceglievano di preferenza un grande cassone, che di giorno serviva per tavolo da lavoro ad un macellaio e la sera essi tramutavano in letto, riparandosi dal freddo, stringendosi uno accanto all'altro, e chiudendosi sul capo il pesante coperchio. Durante la giornata vagabondavano per le vie, cercando di cogliere qualche venditore distratto per alleggerirlo della merce, di attorniare gli spacciatori di carne, minestra, brodo, zuppa, vere cucine economiche ambulanti, per chiedere un poco di ristoro a saziare gli stimoli della fame, sempre in attività di servizio.

Quando li incontravo faccia a faccia, non sapendo parlare, mi accontentavo di sorridere, di manifestare, in qualche modo, il mio affetto per loro. Cercai di far loro qualche regalo, ma la prima volta che offersi loro un paio di sapeche le rifiutarono sdegnosamente, forse perchè feci la mia offerta sulla pubblica via, alla presenza di molti curiosi, non pensando che anche la fame e la miseria hanno le loro delicatezze ed i loro nobili sdegni.

Quando cominciai a balbettare il cinese, incontrandoli, li salutava festosamente, ed essi, birichini, si prendevan gioco di me, ripetendo a gran voce il mio saluto con le stonature tutte mie che ne alteravano profondamente il significato. Il più sovente però mi urlavano, nascondendosi dietro le porte delle botteghe: Fan-Kuai! (diavolo di straniero!). Non ostante la loro grossolanità, anzi appunto in vista della loro profonda miseria morale, intellettuale, e fisica, non mi perdetti di coraggio, nè si raffreddò il mio interessamento per loro. Confidavo, col tempo e colla pazienza, di vincere la loro selvatica natura e renderli figli di Dio.

Una mattina li trovai appena uscito di casa, ma, preoccupato da non so quale affare, non mi avvidi di loro e non li salutai. I due ragazzi, che attendevano il solito saluto, non avendolo io fatto, rimasero tanto male, che, mossi alcuni passi, mi sentii chiamare e salutare. Voltatomi, li trovai sorridenti e festosi. Afferrai l'occasione propizia e li invitai ad accompagnarmi sino ad Ho-Si. Accettarono la proposta, e, così laceri e sporchi com'erano, mi seguirono per buon tratto di strada, discorrendo allegramente. Trovato un venditore di arachidi, ne acquistai pochi soldi per i due amici, i quali, ad un tratto, scapparono come invasi da spavento.

Poco tempo dopo li rividi e riuscii a condurli in casa. Si fermarono però nell'atrio e, ricevuto e mangiato un po' di verdura e di riso, se la diedero a gambe.

Una rigida serata d'inverno, tornando da Ho-Si, trovo i miei poveri ragazzi addossati l'uno all'altro, tremanti dal freddo, accovacciati sul portone di una bottega.

Il cassone che aveva loro fatto per molto tempo un così prezioso servizio, non c'era più. Mi avvicino, li saluto, e li invito a seguirmi sino alla residenza dove avrebbero trovato alloggio e ristoro. Con gioia insolita accolgono la mia profferta, mi seguono, entrano in casa, passano l'atrio, le camere d'ingresso, e giungono sino in cucina. Li faccio riscaldare alla fiamma che guizzava nel caminetto, dico al servo di preparare la cena per i due ragazzi e, data un'occhiata ai brandelli che rivestivano, poco modestamente, i due abbandonati, trovai maniera di fornirli di calzoni e di giubbetto. I poverini accettarono ogni cosa con allegrezza, si vestirono a modo, ed io ero commosso di trovarmeli finalmente amici ed affezionati, di poter incominciare la mia opera di bene a loro vantaggio, rivestendo le loro miserie fisiche per giungere più facilmente a rivestirli di Cristo.

Divorarono la cena in pochi minuti, trangugiando avidamente il riso e il companatico, e sembravano assai lieti e tranquilli, tanto che pensai subito a preparare il letto loro. Ma era appena salito al piano superiore per prender le coperte che li sento urlare come dannati e li vedo scappare verso la porta d'uscita, che apersero ed infilarono di gran carriera. Non nascondo che, quella sera, soffersi molto, non per la poca roba che i due avevano involata, ma per non aver trovata ancora la via al loro cuore, per aver lasciate a Satana due anime, ch'erano già nella casa del Signore.

Episodio missionario

Un angelo di più in paradiso!

Il buon Dio, però, come a compensarmi dell'amara delusione patita, fin dall'indomani mi donava un'insperata letizia.

Il giorno seguente trovandomi ad Ho-Si a sorvegliare la costruzione dell'Orfanotrofio, verso le dieci mi venne, d'improvviso, un'ispirazione di ritornare in città. Ero in ansia per il tardato arrivo di Mons. Versiglia, annunciato per la sera innanzi. Il viaggio, che Monsignore aveva intrapreso, era pieno di pericoli e di sorprese, i fiumi infestati da pirati e percorsi dalla soldataglia, le vie non sicure: un complesso di circostanze, insomma che non mi lasciavano tranquillo. Contrastai per qualche minuto al vivo desiderio di tornare in città colla necessità di tener d'occhio i lavori nei momenti di più necessaria ed oculata vigilanza. Finalmente decisi di varcare il fiume ed affrettai il passo per rifarmi del tempo perduto nel decidermi. Non tragettai il fiume nella solita barca della « Ta-Tai », non ostante i suoi replicati inviti e le sue insistenze, e seguii il sentiero che costeggia il fiume per accorciare la via.

Giunto nei pressi di un grand'albero che si specchia nell'acque cristalline vidi e osservai sul greto del fiume una donna coi capelli disciolti al vento, chinata verso terra, come chiamasse qualcuno. Osservai più attentamente, e potei scorgere che sotto la stuoia su cui era accoccolata c'era qualche cosa e pensai che la donna piangesse sul cadavere di un suo caro. Per meglio accertarmene discesi la ripa e mi avvicinai. Appena la dolente si avvide della mia presenza, invece di spaventarsi e di scap pare, alza un lembo della stuoia e mi dice tra i singhiozzi:

- Oh bravo straniero, salva mio figlio: vedi, muore!...

Sotto la luridissima stuoia, e proprio posato sulla fredda sabbia, scorsi un bimbo di quattro anni, tutto una piaga sola: gli occhi, le orecchie, le labbra piene di sangue aggrumato, il corpicino tutto una convulsione. Lo levo delicatamente da terra, lo pongo sulla stuoia, gli tocco il polso velocissimo ed a scatti, e comprendo che non gli rimane che poche ore di vita. La madre, vedendo che non ho paura d'imbrattarmi le mani, che non mi muove a schifo tanta deformità, che chiamo il suo piccino proprio come lo chiamava lei, che il poverino, al sentire una voce insolita, apre gli occhi e chiede da bere, lo prende in braccio e me lo offre: «Prendilo, portalo a casa tua, nel tuo collegio. Starà bene con te ».

Le risposi ringraziandola del dono e le dissi che pazientasse sino a sera per il trasporto del piccino.

La donna si consolò grandemente e trovando in lei buone disposizioni d'animo, le parlai del Signore e del premio che Dio serba ai buoni ed ai piccini rigenerati dal battesimo, e senz'altro le chiesi s'era contenta che le battezzassi il figlio, alla condizione che me lo donasse per il Collegio. La buona donna mi dice un « sì » così cordiale e spontaneo che mi allarga il cuore. Essa stessa corre alla barca, mi porta una scodella per l'acqua che attingo al fiume delle Perle e lì, sulla sabbia, sotto il gran tempio del cielo tersissimo, battezzo il piccino, imponendogli il nome di Luigi...

Lo prendo fra le braccia e lo offro, angioletto, al Signore, perchè lo accolga in Paradiso e lo faccia custode dell'Orfanotrofio, e lo invii a vegliare e a difendere quanti giovinetti verranno ivi raccolti ed educati.

Confortata la madre, e donatole un poco di denaro, perchè comperasse le medicine necessarie al piccolo Luigino, e rinnovandole la promessa di accoglierlo ed educarlo, mi affretto verso la residenza e, proprio sull'uscio, incontro Monsignore che giungeva dal suo lungo e faticoso viaggio e mi rallegro con lui nel Signore per il dono che il buon Dio ci aveva fatto.

Verso sera ritornai ad Ho-Si, per avere notizie del neo-battezzato, e, vista la madre del piccino, le chiesi nuove dell'angioletto. Ella, con gesto stanco, gli occhi gonfi di pianto, accennò una zolla di terra smossa di fresco ai piedi dell'albero, e disse:

- È là!... È morto al cader del sole!

Io non guardai alla tomba recente, ma cercai più in su delle stelle, che incominciavano a scintillare, il caro Luigino, pensando che un fiore di più s'era trapiantato nel giardino celeste; e che se i bimbi della nostra missione non sono festanti attorno al bronzeo monumento del Padre, saranno eternamente con lui osannanti nei cieli...

Due giorni dopo, il fiume crebbe in piena e, coll'erba e le piante divelte, travolse nell'onde turbinanti e giallastre la piccola bara, portando verso il vasto mare il mio piccolo tesoro.

(Continua).

Don CARLO MARIA BRAGA

Missionario Salesiano.

PROPAGANDA MISSIONARIA.

Il «Circolo Don Bosco», di Ravenna, nell'inviare filiali felicitazioni al sig. Don Rinaldi per la sua elezione a Rettor Maggiore, univa « la somma di L. 200, parte dell'incasso fatto in una rappresentazione drammatica a totale benefizio delle Missioni ». E mentre proponeva «di fare ben di più quanto prima », prometteva « di rinnovare ogni anno la giornata di preghiere e di offerte per le Missioni, celebratasi per la prima volta il giorno 17 aprile u. s. », e insieme « di aggiungere alle sue preghiere in comune, ogni sera, la recita di una Salve Regina al medesimo nobile scopo ».

A Genova, nelle Sale del « Coraggio Cattolico », a cura dell'Associazione Ex-Allievi dei Fratelli delle Scuole Cristiane, il nostro D. Luigi Pedemonte, Ispettore delle Missioni Salesiane della Patagonia, tenne una conferenza sull'opera svolta dai Salesiani e dalle Figlie di Maria Ausiliatrice nei Territori del Sud in Argentina. Il pubblico, eletto e numeroso, s'interessò vivamente alla semplice e varia esposizione, resa più attraente da scelte proiezioni.

***

Per la propaganda dell'Opera di Don Bosco in genere e per quella delle Missioni in particolare, il nostro carissimo confratello Dott. D. Antonio Fasulo ha pubblicato una serie di conferenze con proiezioni, che vivamente raccomandiamo a quanti vogliono farsi propagandisti zelanti delle Opere Salesiane. I 16 fascicoli e i relativi diapositivi, diligentemente ordinati da Don Fasulo, mentre assicurano dovunque, offrendo le vedute e il testo illustrativo, il buon esito di ciascuna delle conferenze, possono anche fornire un eccellente e vario materiale per molte altre conferenze sulle Opere nostre, spigolando, da qualsiasi fascicolo, notizie e quadri, secondo il tema che si vuol illustrare. Si procuri, in questo caso, di compilare un elenco ben accurato dei diapositi prescelti, citando il fascicolo e il numero, con cui ciascuno è elencato.

Ogni richiesta, tanto delle 16 conferenze e relativi diapositivi, come di qualsiasi scelta di questi, va rivolta alla Società Editrice Internazionale, Corso Regina Margherita, 176 Torino.

Tutti dobbiamo essere persuasi della necessità ed importanza dei. circoli giovanili. A una certa età i nostri giovani, non vedendo più adatto per loro l'ambiente dell'Oratorio, non trovando in esso gli aiuti, il sostegno del nuovo periodo della loro vita, ci lasciano, e impreparati ai nuovi bisogni e ai nuovi doveri, disertano il nostro campo per passare al campo avversario. Non vale, o vale ben poco, il dire che il giovane conserva affetto ai suoi antichi educatori; è già qualche cosa, può essere un richiamo più tardi, ma intanto li abbiamo perduti e forse li avremo anche pubblici avversari del nostro patrimonio religioso e sociale.

IL CULTO DI MARIA AUSILIATRICE

NEL SANTUARIO

La domenica 28 maggio ebbe luogo la chiusura delle solennissime feste titolari. Le sacre funzioni, anche quel giorno, furono celebrate dai nostri Vescovi Missionari. S. E. Rev.ma Mons. Piani, Delegato Apostolico delle Filippine, assistè pontificalmente alla messa solenne; e, la sera, tenne la conferenza salesiana, nella quale, con parola chiara e convincente, illustrò le glorie di Maria Ausiliatrice nel vecchio e nel nuovo mondo, infervorandoci a raddoppiare la divozione alla tenera Madre. Lo stesso Prelato, dopo il canto del Te Deum, impartiva alla moltitudine che stipava la Basilica, la trina benedizione col SS. Sacramento.

Il 24 di ogni mese

si compiono, mattina e sera, devote funzioni in onore di Maria Ausiliatrice. Al mattino ha luogo la messa della Comunione generale, seguìta dalla Benedizione Eucaristica - alla sera, alle 20, un'ora di adorazione predicata: e sono particolarmente i divoti di Valdocco, con le associazioni della Parrocchia, che con vivissima fede accorrono alla devota funzione.

Vogliano i buoni Cooperatori e le pie Cooperatrici unirsi, ad essi, in ispirito.

Echi della Festa Titolare.

Dappertutto la solennità della celeste Patrona si è svolta nel fervore più vivo di migliaia e migliaia di divoti.

Degna di specialissimo ricordo la festa celebratasi al Santuario dei « Becchi », a Castelnuovo d'Asti, presso la casetta ove nacque il Ven. Don Bosco. Solenni le sacre funzioni, celebrate da parecchi nostri Missionari, con a capo S. E. Mons. Piani. Le Sante Comunioni numerosissime. Come doveva godere il Ven. Don Bosco dal paradiso! Dopo la messa solenne il Santuario si affollò di giovani per consacrarsi a Maria Ausiliatrice. Il Tempio dei Becchi vede spesso codesti spettacoli. Il pensiero che sorge sulle stesse zolle, dove il Ven. Don Bosco trascorse la prima giovinezza in una vita umile e laboriosa e insieme feconda di un attivo apostolato, e il ricordo che fu eretto specialmente con offerte di bimbi durante la guerra, vi richiamano durante la bella stagione, anche più volte la settimana, folte schiere di scolaretti e scolarette, guidati dai parroci e dai maestri o dalle maestre in pio pellegrinaggio, per implorare su ciascuna di quelle tenere anime le benedizioni della « Madonna di Don Bosco ». L'11 giugno il Santuario, per tutto il giorno, risuonò di preghiere, di cantici, e di parola di Dio, predicata, tratto tratto, alle schiere sitibonde dal rev. P. Reginaldo Giuliani, dal Missionario D. Coppo e da altri nostri confratelli. La splendida festa, piena di fervore e di santo entusiamo, fu coronata dalla benedizione eucaristica, impartita da Mons. Piani e da un caro trattenimento musico-letterario, dato dai bravi alunni dell'Istituto Paterno di Castelnuovo d'Asti, la cui Schola cantorum eseguì scelta musica sacra alla messa e ai vespri.

A Roma, nella chiesa del Sacro Cuore al Castro Pretorio, pontificò i primi vespri Mons. Bevilacqua Arcivescovo tit. di Scitopoli, ed impartì la benedizione l'E.mo Card. Sbarretti. La basilica era stipata. Al mattino seguente celebrò la messa della comunione generale l'E.mo Card. G. Cagliero e numerosissimi fedeli si accostarono alla Mensa Eucaristica. Alle 10.30 ebbe luogo la messa solenne, pontificata da Mons. Bevilacqua, e nel pomeriggio i secondi vespri, pontificati da Mons. Leite de Vasconcellos, Arcivescovo tit. di Damiata. Disse il panegirico il prof. D. Rosario Mammani, oratore del mese, il quale tenne pure la conferenza ai Cooperatori, illustrando, in rapida sintesi, lo sviluppo e i frutti dell'opera di Don Bosco.

A Genova alla festa, celebratasi nella chiesa della Maddalena, accorsero numerosi Cooperatori ed amici delle opere salesiane. La cerimonia, officiata da Mons. Peagno, si svolse con solennità e raccoglimento. Al Vangelo l'ispettore salesiano D. Salaberry tessè le lodi di Maria Ausiliatrice, celebrandone le glorie quale aiuto dei cristiani e protettrice delle opere di Don Bosco, delle quali accennò al rapido sviluppo per il bene della gioventù nei due mondi. Seguì la benedizione solenne con canto di sacri mottetti, eseguiti dalla nostra scuola di Sampierdarena.

A Pisa, la festa coronò degnamente il successo della novena preparatoria, predicata con gran frutto nella chiesa di S. Eufrasia da Mons. Dario Azzi di Massa. Imponente il numero di coloro che si accostarono alla mensa eucaristica, fra cui molti e molti giovani, partecipanti al Congresso diocesano della gioventù cattolica. Commossa la parola di Mons. Azzi, che spronò tutti alla devozione a Maria Ausiliatrice.

Solennissima la festa celebratasi nell'Istituto Salesiano di Modena. S. E. Mons. Arcivescovo disse la messa della comunione generale, pronunciando un fervorino traboccante d'amore per la Vergine SS.ma. Nel pomeriggio Sua Ecc.za volle che si facesse la processione, e la statua di Maria Ausiliatrice passò per il cortile dell'istituto fra un nembo di fiori, in mezzo ai lieti canti degli alunni.

A Novara celebrò al mattino Mons. Vicario Generale, e cantò la messa solenne il can. Barazzoni. Nel pomeriggio un'imponente processione, cui presero parte molte associazioni delle varie parrocchie, snodò per le vie e sostò sui baluardi della città, dirimpetto alla chiesa di Maria Ausiliatrice, dove il parroco D. Cassani sciolse un inno entusiastico a Maria.

A S. Bonifacio di Verona la chiesa parrocchiale parve angusta per accogliere l'enorme massa di popolo e dei baldi giovani, che vi accorsero con la schola cantorum dell'istituto nostro di Verona. L'arciprete Don Bertini e Mons. Grancelli seppero toccare i più delicati sentimenti dei cuori e fonderli in un sol palpito d'amore verso la Madonna. Dopo la messa solenne, tutto il popolo si riversò nell'ampio cortile dell'Oratorio, per la benedizione di una nuova statua di Maria Ausiliatrice.

A Torbe di Prun la benedizione di un'elegantissima edicola votiva con la statua di Maria Ausiliatrice, eretta dalla munifica pietà della cooperatrice sig.a Rosa Quintarelli, dalla valle e dai colli circostanti richiamò al pittoresco paesello tanti devoti, che non solo la cerimonia inaugurale dell'edicola, ma tutte le sacre funzioni svoltesi nella chiesa parrocchiale, con intervento della Schola cantorum e vari nostri confratelli dell'Istituto Don Bosco di Verona, furono affollatissime. Fu un continuo trionfo della celeste Protettrice.

Anche a Terranegra di Legnago la festa di Maria Ausiliatrice coronò la celebrazione del mese mariano in Contrada Malon. Il piccolo tabernacolo, bene infiorato e addobbato, vide una moltitudine di devoti accorsi per la recita del S. Rosario. Dopo il canto delle Litanie disse brevi parole il rev. curato Don Cecco. Fino a tarda ora la contrada risuonò di cantici a Maria.

A Schio un'immensa folla di popolo accorse ai piedi della « Madonna di Don Bosco », accostandosi alla S. Comunione. Mons. Ronconi celebrò per le Dame Patronesse, spronandole a crescente abnegazione per la causa più santa ed urgente, quale è quella dell'educazione cristiana della gioventù. La scuola di canto rese solenni le sacre funzioni, dopo le quali s'inaugurò una pesca di beneficenza pro Oratorio. Nel pomeriggio tenne la conferenza salesiana Mons. Giovanni Perin, Arciprete della Cattedrale di Vicenza.

A Pinerolo i bravi Orfani di guerra festeggiarono la celeste Patrona il 25 maggio, con larga e divota partecipazione della cittadinanza, e discorso del missionario D. Carlo Peretto.

Pietà, slancio e fervore contraddistinsero la celebrazione della festa di Maria Ausiliatrice ad Ivrea nella nostra casa per la formazione di nuovo personale. V'intervenne il rev.mo D. Giulio Barberis, Direttore Spirituale della Pia Società con numerosa schiera di Cooperatori e Cooperatrici; ed anche i giovani dell'Oratorio festivo parteciparono, con la banda, alla solenne processione, che si svolse nelle adiacenze dell'istituto.

A Nizza Monferrato, la festa, associata al pensiero dell'imminente celebrazione del 50° di fondazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice, addusse in continuo pellegrinaggio ai piedi della Madonna, insieme con devoti accorsi anche dai paesi vicini, tutto il clero della città, le autorità, i sodalizi e il popolo, senza distinsione di partito. Fu uno spettacolo di pietà e di fede veramente imponente.

Ad Ancona il mese di Maria Ausiliatrice va prendendo un consolante sviluppo nel popolare rione in cui sorge la chiesa della Sacra Famiglia Fruttuosissima la predicazione del P. Ugo Pandolfi dei Minori. Degna preparazione alla festa fu la benedizione del vessillo dell'Unione Domenico Savio. Il giorno 24 una settantina di bambini e bambine si accostarono per la prima volta alla S. Comunione, distribuita da Mons. Ragnini. Solennissima la processione con intervento delle Associazioni cattoliche coi loro vessilli.

A Napoli le funzioni religiose, precedute da un triduo frequentatissimo e celebrate da S. E. Mons. Giuseppe Petrone, Vescovo di Pozzuoli, attirarono varie migliaia di giovani e uomini delle locali associazioni cattoliche che vollero aver l'onore di accompagnare processionalmente la statua dell'Ausiliatrice posata su di un magnifico trono sfolgorante di drappi e di fiori, cui facevano corona numerose rappresentanze degli Ordini religiosi. Per la circostanza venne inaugurato un bellissimo quadro di Maria Ausiliatrice, vera opera d'arte del Prof. Fulberto Pesci, dell'Accademia di Belle Arti di Perugia.

A Caserta la solennità non poteva riuscire più imponente, nè per celebrazione di sacri riti, nè per la partecipazione di divoti accorsi anche dai paesi limitrofi. Si volle degnamente ringraziare la celeste Patrona delle benedizioni concesse a quella casa salesiana in 28 anni di vita. Sua Ecc. l'Arcivescovo Mons. Gennaro Cosenza, che ne aveva benedetta la h pietra, prese parte all'accademia commemorativa, alla processione imponentissima, e a tutte le sacre funzioni celebratesi per il compiersi della data giubilare.

A Zurigo la solennità fu resa più bella dal sorriso immacolato di un fitto stuolo di bambini e bambine, che per la prima volta si accostarono alla Santa Comunione. Anche gli altri giovani che frequentano la missione presero parte alla festa con molto entusiasmo, comunicandosi in gran numero. Le funzioni liturgiche, svoltesi con musica sacra, ebbero un commovente epilogo alla sera, colla rinnovazione dei voti battesimali e con la consacrazione a Maria Ausiliatrice dei fanciulli della prima Comunione.

A Smirne gran festa nella Cattedrale, come chiusura del mese mariano, con processione in onore di Maria Ausiliatrice, che ha in quella chiesa un altare per lo zelo del rev. parroco Can. Pietro Longinotti. L'immagine della nostra Madre Celeste, portata da giovinette e circondata da bambine biancovestite, era preceduta dal nuovo Arcivescovo Mons. G. F. Vallega, circondato da molti sacerdoti secolari e regolari e da folto stuolo di divoti.

GRAZIE E FAVORI (*)

Una grazia segnalata.

Mando, con umile ma viva riconoscenza, un'offerta in ringraziamento per un favore prodigioso, ottenuto da Maria SS. Ausiliatrice.

Ero ammalata di risipola alla testa con meningite e completo avvelenamento del sangue. La febbre era salita in modo spaventevole. Per parecchio si mantenne a 41 grado e 8 linee: e quando si abbassava, non scendeva sotto i 40. In una tregua del conseguente delirio, in un felice momento di lucidità, ebbi un'ispirazione divina, e con fede mi rivolsi a Maria SS. Ausiliatrice, promettendo un'offerta per il suo culto e per le Opere Salesiane. La potente e piissima Madre ebbe pietà anche di me, e sopratutto di mio marito e dei miei bimbi. La notte della solennità del S. Rosario, quand'essi credevano imminente la catastrofe, la febbre scemò d'incanto; entrai, in breve, in convalescenza, e fui salva!

Nell'adempiere con vivissima gioia la fatta promessa, prego la Vergine Benedetta a continuare a me e ai miei il suo santo aiuto.

Crema, 19-1-1922.

QUIRINA DOLDI.

DARBO (Brescia). - Gratissimo a Dio per grazia ricevuta ad intercessione di Maria SS. Ausiliatrice, auspice il Ven. Don Bosco, desidero che ne sia fatto cenno nel Bollettino Salesiano, anche ad eccitamento di fede e di speranza in altri; e intanto invio l'offerta promessa per le Opere Salesiane.

Avv. GIUSEPPE BONTEMPI.

xxx - 6 - V - 1922. - Dopo fervorose preghiere senza risultato, fui consigliata a rivolgermi con una novena a Maria SS. Ausiliatrice, interponendo l'intercessione del Ven. Don Bosco, per ottenere una grazia che tanto mi stava a cuore, per la pace della mia anima e sopratutto per la tranquillità e serenità di mente che mi occorre nel quotidiano lavoro, di cui vivo e faccio vivere i miei cari. L'intrapresi con fervore sì, ma confesso con poca fiducia, trattandosi di un beneficio morale.

Giunto all'ultimo giorno della novena, verso sera, in modo inatteso e con quanto stupore e gioia e riconoscenza, vidi adempirsi in modo miracoloso quello che da tanto tempo attendevo, pregando e piangendo. Non potendo da solo dimostrare a Maria SS. Ausiliatrice la mia devota riconoscenza, prego quanti leggeranno queste mie parole e quanti hanno in Lei fiducia, di aiutarmi a ringraziarla in modo degno.

Profondamente convinto che Maria SS. Ausiliatrice vorrà continuarmi la sua materna assistenza, unisco una povera offerta sperando, in tempi migliori, di poter fare un po' di più per il suo culto e le sue opere.

M. V.

TORINO. - 24 - V - 1922. Un'emorragia, ribelle ad ogni cura, minacciava di finire i miei giorni. Non potendo proferir parola, per iscritto domandai aiuto di preghiere alla mia sorella, Figlia di Maria Ausiliatrice: e feci promessa di pubblicare la grazia che imploravo. Mi misi al collo una medaglia benedetta: ricevetti da un venerando Sacerdote Salesiano la Benedizione di Maria Ausiliatrice, e pregai. Subito l'emorragia diminuì, e, in breve, cessò, ed io non solo mi trovai fuori di pericolo, ma riacquistai ottima salute. Sia ringraziata da tutti la bontà della Madonna.

GIACOMO GUGLIELMINOTTi.

Foglizzo CAN. - 20 - IV - 1922. - Nel febbraio

u. s. la mia cara Mariuccia, di otto anni, colpita da bronchite, era in fin di vita. Vedendo inutile ogni cura, mi rivolsi con fiducia alla Vergine Ausiliatrice promettendo di pubblicare la grazia sul Bollettino e di fare una modesta offerta al suo Santuario e la grazia mi fu concessa. L'ammalata superò la crisi, ed ora è già guarita, ed ha ripreso a frequentare la scuola con mio grande conforto.

Commossa, ringrazio di cuore la Vergine Ausiliatrice ed il Ven. Don Bosco, ed invio l'offerta promessa.

MARGHERITA GALLENCA, ved. BONGIOVANNI.

ROMA. - Il 27 dicembre 1921 il nostro piccolo Mauro, di mesi 21, fu colpito da un violentissimo attacco di influenza, che improvvisamente lo ridusse in fin di vita. Con fede ed insistenza invocammo l'aiuto della Vergine SS. Ausiliatrice e l'intercessione del Ven. Don Bosco, e fummo esauditi. Il piccino riuscì a superare la terribile crisi e in breve guarì completamente.

Tale guarigione, ritenuta dai medici stessi quasi impossibile, noi attribuiamo ad una grazia speciale di Maria SS., a cui rendiamo fervidi ringraziamenti, pregandola di vegliare sempre sul nostro piccolo Mauro, affinchè non si renda mai indegno di tanta Madre.

BENEDETTO ed ELISA FERRI.

TORINO. - Una nostra figliuola soffriva, da lunghi anni, dolori di appendicite, che parevano inguaribili. Felicemente operata, fu colta da forti crisi nervose con minaccia di meningite. Ricorremmo a Maria SS. Ausiliatrice e al Ven. Don Bosco, e, mercè l'opportuno benchè difficilissimo intervento della scienza, ottimamente riuscito, fu scongiurato ogni pericolo. Riconoscenti, inviamo un'offerta per le Opere Salesiane.

La famiglia della graziata.

PINEROLO. - 10 - V - 1922. - Coll'anima piena di fiducia raccomandammo alla Vergine Ausiliatrice l'esito di una operazione delicatissima, da cui dipendeva la preziosa vista d'un nostro caro zio, che è per noi un secondo padre.

Mentre il nostro cuore innalzava già l'inno del ringraziamento e ci disponevamo a pellegrinare al Santuario di Valdocco, Dio ci volle sottoporre ad una novella prova. La nostra mamma veniva colpita da fiera polmonite che si ripetè per tre volte con complicazione. Tre medici curanti la davano spedita; nessuna speranza ci restava.

Coll'animo angosciato ma sempre fidente, mettemmo la salute della cara inferma nelle mani di Maria Ausiliatrice. Ed Ella ebbe pietà delle nostre lagrime. Dopo 5 giorni di agonia, si notò un leggiero miglioramento, foriero della guarigione. La nostra mamma è guarita, e la dobbiamo a Voi, o Madre Celeste. Continuate la vostra materna protezione su noi, che sciogliamo oggi la promessa e inviamo umile offerta.

NILLA e MARIA Sorelle RICOLFI. MONTAFIA D'AsTi. - 20 - V - 1922. - Bo Catterina Corradino, colpita da paralisi alle gambe, giaceva immobile in letto da due anni, senza speranza di guarigione, quando da fiera polmonite fu ridotta agli estremi. Amministratile i SS. Sacramenti, quando più nulla si poteva sperare dalla scienza umana, ci rivolgemmo alla Vergine Ausiliatrice, e questa tenera Madre compì il miracolo! L'inferma guarì con grande meraviglia dei medici stessi, divenne anche madre di una graziosa bambina, e riconoscente prega la Vergine a continuare la sua protezione, in ogni necessità spirituale e temporale, a tutta la sua famiglia.

Rossi MARIA Maestra.

S. GREGoRio (Catania). - 13 - V - 1922. - Grazie, o Maria! In Te ho sempre riposto la mia fiducia e alai la tua protezione mi è venuta meno. Grazie! Ero alunno nel collegio Salesiano di Catania, quando, lo scorso agosto, mi giunse da casa la dolorosa notizia che un mio fratellino, di otto anni, era stato colpito simultaneamente da polmonite e tifo, e che questi mali lo avevano ridotto in tale misero stato che i medici dichiaravano essere inutile ogni cura e rimedio. Nell'ansia del cuore fraterno corsi ai tuoi piedi, o Ausiliatrice, Ti supplicai, promisi una tenue offerta e di pubblicare la grazia e incominciai una novena. Ancor non l'avevo finita, che il mio fratellino fu libero dal delirio e poco dopo completamente guarito. Pubblicamente perciò Ti rendo grazie con la riconoscenza più viva, o potente Ausiliatrice, e invoco la tua celeste protezione su di me e su tutte le persone a me care.

LUIGI SANTONOCITO.

VILLANOVA (Piacenza). - 14 - IV - 1922. -

Tre anni fa, mia figlia, fino allora robustissima, venne in breve tempo ridotta in condizione deplorevole per peritonite acuta. Passò sei mesi all'ospedale, alla fine dei quali fu inviata a casa nella speranza che almeno l'aria natia potesse sollevarla un poco. Seguì un anno di dolorose sofferenze. Nuovamente la si mandò all'ospedale, ove, dopo qualche tempo, venne dichiarata incurabile. La poverina ritornò allora in famiglia. Ci raccomandammo alla Madonna di Don Bosco, quale nostra ultima speranza, e le nostre preghiere furono esaudite. Mia figlia incominciò presto a rimettersi e, da un anno in qua, gode perfetta salute. Invio tenue offerta qual segno della nostra gratitudine.

M. B. ved. S.

TORINO. - 18 - v - 1922. - Ridotte agli estremi per gravissima malattia, mi rivolsi a Te, o Vergine Ausiliatrice, e fui esaudita.

Ora, qui nel tuo Santuario, ai piedi della tua immagine miracolosa, sciolgo la mia promessa, facendo celebrare una S. Messa e unendo pure la mia tenue offerta. Grazie, o Ausiliatrice. Continua a proteggere me e la mia famiglia.

PELISSERO TERESA CUCCO di Arignano.

GISOLA (Torino). - 8 - x - 1922, - Oh! quanto è grande la potenza di Maria SS. Ausiliatrice! Il giorno del S. Natale dell'anno scorso, mio marito cadde gravemente ammalato, colpito da forte polmonite, che in pochi dì lo condusse agli estremi. Niente valevano le cure del medico, per me era svanita ogni speranza. Dopo aver ricevuto il S. Viatico e l'Estrema Unzione, era entrato in. agonia, sicchè circondato dalla famiglia numerosa e dagli amici, che tutti piangevano quella perdita immatura, si stava raccomandandogli l'anima. Era immobile e si credeva che da un momento all'altro emettesse l'ultimo respiro. In quel doloroso momento una mia cugina mi suggerì di rivolgermi a Maria SS. Aiuto dei Cristiani. Piena di fiducia, promisi, se avessi ottenuto la guarigione di mio marito, avrei pubblicata la grazia sul Bollettino Salesiano e fatta un'offerta pel suo Santuario di Torino. Oh! meraviglia! Passati alcuni istanti, riacquistò la parola, cominciò a migliorare, e in pochi giorni entrò in convalescenza, donde uscì perfettamente guarito, e, dopo quell'epoca godette sempre ottima salute, tanto che potè lavorare come prima. Tutti si unirono a me, nel dire che è proprio un miracolo. Grazie, o Vergine Ausiliatrice, non cesserò mai di ringraziarti, Tu continua a proteggerci; conservaci in salute e in grazia di Dio; e fa' che, tutti, in ogni dolorosa circostanza della vita, facciano ricorso a Te, Aiuto dei Cristiani.

F. T.

CANELLI. - 23 - v - 1922. - Grazie, o Vergine Ausiliatrice. Una mia figliuola si ammalò di pleurite. In breve la malattia prese tali proporzioni, che il medico si vide costretto a sottoporre l'ammalata ad un'operazione. In quei giorni di angosciosa trepidazione ricorremmo alla Madonna di Don Bosco, perchè la guarisse senza l'operazione. Oh potenza della Vergine! Il sesto giorno della novena il medico dichiarò l'ammalata fuori d'ogni pericolo, ed essa potè riprendere le sue occupazioni, senza sentire più alcun disturbo.

BISTAGNIMO MARGHERITA.

Ottennero pure grazie da Maria SS. Ausiliatrice e alcuni, pieni di riconoscenza, inviarono offerte per la celebrazione di Sante Messe di ringraziamento, per il Tempio erigendo alla Sacra Famiglia, per le Missioni Salesiane, o per altre opere di Don Bosco, i seguenti:

A) - A. S. di Alice Castello, A. S. di Torino, Agnello Giovannina, Airò Maria in Farulla, Airoldi Giacomina, Alberzoni Giovanna, Alessio Teresa Allais Giacomo, Armani Alice, Aschieri Leopolda, Asinari Emanuela, Asperti Giuseppina, Aymonod Geremia, Azzorri Giuseppina.

8) - B. Maria di Susa, Bala Margherita, Balocco Angela, Baraldi Teresa, Barbero Maria, Battaglia Catterina, Baudin Caterina in Clarey, Beffa Maria in Rolando, Belisonzi Ch. Girolamo, Belletti Alberto, Bellotti Lucia in Condoni, Beltramo Antonio, Beltramo Donitilla, Berra Anna, Bersano Maria, Bessolo Caterina, Bessone Maria, Bianchi Rosa, Bianco Caterina, Bianco Leone, Bianco Maria, Bistagnino Margherita, Boggio Efisio, Boldino Maria, Bollano Teresa, Borla Narcisa, Bosio Lucia in Giovanelli, Bossi Anna, Bostoni eh. Cesare, Bovo Giovanni, Bracco Maddalena, Braida Marianna in Bruno, Braudino Margherita, Brioschi Irene in Margara, Brugnoli Maria in Timozzi, Branelli Elena, Bruni Antonietta, Bucchetti Bice, Buffatti Maria in Cecchini, Buiatti Enrico, Burzio Teresa, Busca Maria.

C) - C. G. di Rivarolo Ligure, C. M. di Torino, Cacciato P. Luigi Agostiniano, Callisano Virginia, Calosso Annetta, Campo Paola in Ancello, Cantatore Teresa, Cantoia Francesco, Capra Matilde, Carbonato Rosa, Carbonelli Ida, Cardilli Suor Michela, Carena Giacinta, Carli Rosa in Ricci, Carraro Emilia, Cartelli Pietro, Carullo Carolina, Carletti Elbana, Carraro Evellina, Casadei Augusta v. Paduan, Castoldi Maria, Cattaneo Catterina in Loda, Cattaneo Avv. Angelo, Cavalli Laura, Cavattoni Cristina, Centurelli Elena, Cerrato prof. Luigi, Chermi Giuseppina, Chiabai Maria, Chianale Luigia, Chiecchio Clara, Chiesi Fernice, Chiocchetti Francesco, Claro Bonifacio, Comitini Suor Teresa, Conti Aldo, Colle Teresa, Configliacco Pietro, Coniugi Perron, Conti Marietta, Corazza Caterina, Cortarella Caterina, Corti Rina, Costanzo Marta, Cricca Settima, Cristiani Virginia, Cuffolo Giovanni, Cutaia Croce.

D) - Dalla Fina Pietro, Dalla Villa Domenica, De Benedetti Benedetta, De Cao Giovanni, Dedoni Marianna, Defilippi Giuseppa, Degiuli Dott. Giovanni, Deliò Giuseppe, De Martin Marianna, Demattei Angela, De Meio Maria in Barnabò, Denicolò Maria, De Sanctis Benedetto, Destefani Elisa, D'Angelo Maria, D'Inverno Orsola, Desotgiu C., Di Buono Antonina in Facoponelli, Donati Clara, Dovara Isabella.

E) - E. B. di Abbiategrasso, Erba Maria, Evangelisti Iole.

F) - F. T. di Gisola, Falcione Amalia, Famiglia N. N. di Castelnuovo d'Asti; Famiglia Barcellini, Boccaccino, Desotgiu, Grosso; Fantin Antonio, Fava Ida, Favre Battista, Fenati Angelo, Fenini Ettore, Fenocchio Maria, Feroci Lucia, Ferrari Franchina, Ferri Assunta, Ferrio Emilia, Ferro Luigina, Filippi Rosa, Frinzi Teresa, Floreani Angelina, Forni Alma, Fontana Maria, Formento Francesco, Fondon Palmira in Rosset, Fossa Angela, Fracchia Clelia, Francese Antonietta, Franco Maria, Franzoni Caterina, Frascarolo Santina, Fraschini Luigina, Fratelli Bonetti, Fresco eh. Cosimo.

G) - G. B. di Torino, G. G. di Torino, Gagliano Vincenzo, Gallo Secondina. Gallo Mariannica, Galvanoni Ginevra, Gamara Maria Maddalena ved. Rollino, Gamba Ignazio, Garbagna Adelina, Garbarino Angela, Gardin Antonio, Garetti Teodolinda, Gattoni Aurelia, Gavazza Lina, Gazza Oriele, Cenesio Amalia in Barberis, Genta Liduina, Gentile Amalia, Ghiardi Teresa m. Chinetti, Gilli Bartolomeo, Giordanino Maria, Giordano Luigia, Giovani del Circolo D. Bosco di Ravenna, Goglio Maria, Gurgo Cristina.

H) - Hérin Pietro.

J) - Jacono Cristina, Jans Giovanni Battista.

I) - I. C. di Grava, Icardi Maria, Imbrini Teresa, Indovina Rosa, Ingegnoli Maria.

L) - Lago Maria, Lanzarotta Luigi, Lasagna Antonietta, Lavatelli Luigia, Lazarotto Vincenza, Lemmennier Beatrice, Leone Rosa, Lissoni Adela, Locatelli Pasquale, Lo Curzio Giuseppina, Loda Marietta in Alghisi, Lei Angela in Atzeni, Longhin Lucia in Alpago, Luparia Ermelinda, Lupi d. Antonio, Luzi Teresa.

M) - M. G. di Torino, M. V. di ***, M. V. di Cremona, Magnanini d. Giovanni Battista, Maina Catterina, Maioglio Maria ved. Accornero, Malfatto Margherita, Mambretti Angela, Manera Maria in Riva, Manissero fratelli, Mannone Vittoria, Mantelli d. Pietro Paolo, Manti Teresa, Manzon Amalia, Manzon Angelo, Marchesi Battistina, Marchisio Girolamo, Marongiu Virginia, Marsero Marianna, Martinotti Felicita n. Castellina, Marzarisi Anna, Marzin Maria m. Zamparo, Masaglia Tommasina, Massa Benedetto, Mauri Battista, Mazzini D. Ilarione, Meda Carolina, Mereu Maria, Merlino Emma, Micono Catterina, Micono Marianna, Milanaccio Giacomina, Miraglia Domenica, Mocchi Carolina, Modica Marianna, Modica Rosa in Lirosi, Molteni Angelo, Molinatti Ariedina, Montabone Anna, Mosconi Giuseppina, Mosconi d. Paride, Motta Catterina, Motta Cristina, Mozzanica Luigi, Mularoni Marietta, Mularoni Vincenzo, Mussa Giacinta, M. B. ved. S.

N) - N. N. di Abbiategrasso, Avigliana, Buttigliera Alta, Camerana, Cesana Torinese, Cherasco, Chivasso, Cambiano, Castelnuovo Calcea, Catanzaro,, Cavour, Diano S.. Pietro, Empoli, Filnamarina, Pastrengo, Roma, Rivarolo, e Vignole Borbera; Nava Albina, Negro Albertina ved. Stratta, Negro Cecilia, Nizza Cav. Salvatore, Novarino Luigi.

O)- Odella Ernesto, Opezzo Maddalena, Orlandi Maria.

P) - P. G. C. di ***, P, F. F. A. di Ferrara, Pagnoni Giuseppe, Pagotto Antonio, Pairotto Felicita in Lorenzone, Palazzi Maria in Montecchi, Panero Giacomina, Paranello Rosa, Pasquini Vittoria, Passini Evarista, Pattarino Maria, Pelissero Teresa in Cucco, Pellini Euclide, Pelloso Maria, Peppino Biagio, Perla Maria, Perosa Marianna, Perra Enrichetta, Perron coniugi, Persegoni Clotilde, Pession Can. Pietro, Petyx Teresa, Piana Maria, Piano Maria ved. Piazza Eugenia, Picchio Maria, Piantoni Pietro, Pifferi Domenica, Pignatta S., Piombo Margherita, Pisano Angelina, Pizzi Edvige, Polimeno Beatrice in Jannaccaro, Polesel Sigifrido, Possa Teresa, Prosperi Maddalena in Sini, Prospero Teresa.

0) -- Quadrio Domenico, Quaranta Catterina, Quarello Felicita.

R) - R. A. di Borgomasino, R. A. di S. Damiano d'Asti, R. E. di Montaldo, Raggio Stefania, Rampini Dorina, Rastari Agata, Reforgiato Domenico, Revigliono Maria, Ribaudo Giovanna, Rigotti Giannaria, Rinaldi Cesira in Greco, Rissolo Giuseppina, Riva Antonio, Roberto Antonietta, Rocca Catterina ved. Grattino, Rogora Giuseppina, Rolfo Giovanni, Roma Carmela, Romano Sebastiano, Roncati Giuseppina, Rondini Can. Stefano, Rosa Luigia, Rossi Elisa, Rossi Maddalena, Rossi Prassede, Rovati Savina in Mauri.

S) - Sacco Antonio, Salussolia Cristina, Samorini Maria in Pizzigato, Sandalo Elvira, Sargenti-Dematteis, Satta Francesco, Savino Carlo e Catterina, Savio Giovanni Battista, Sborlati Maria in Talice, Scaccheri Adele, Scapinelli contessa Ines in Bertolotto, Scapula Teresa, Scarafiotti Alberto, Scarrone Giovannina, Scavino Teresa, Schinetti Rosa, Sella avv. Giacomo, Sinatra Carmelina in Camella, Siracusa Catterina in Lauricello, Solaro Giovanni, Solimani Carmen, Sorasio Michele, Sorelle Acastello, Bagatta, Colombi, Polletti, Robaldo, Spina Luigia n. Capra, Sterpi Rosa, Stonato Giovanni, Surto Angiolino.

T) - T. C. V. di Novi Ligure, Tacchini Bartolomeo, Tambolleo Edvige, Tamburino Giuseppe, Tartara Cirillo, Therisod Maria, Tidone Ludovica, Titli Maria, Tognazzi Maria, Tela Anna Maria, Tonetti Martino, Toni Anita, Toscani Rosa, Traversa Barberina, Trespioli Angiolina in Peroni, Trinch Virginia, Trovetto Marianna, Truffo Silvia, Turletti Marta.

U) - Urrai Adelina.

V) - Valino Marianna, Vassoney Rosa, Vaudagna Giulia, Veglio Teresa, Venturi Luisa, Vercellana Rosa in Rocco, Vercellone Giuseppe, Vesco Orsola, Visentin Emma, Vittorie Margherita, Volta Luigia.

Z) - Zacco Giuseppina, Zani Carolina, Zapelloni Giuseppe.

NOTE E CORRISPONDENZE

Il Tempio di Gesù Adolescente.

Torino avrà presto un'altra opera d'arte: il nuovo Tempio intitolato a Gesù Adolescente e alla Sacra Famiglia, in costruzione a Borgo San Paolo, all'angolo di via Verzuolo con via Luserna.

I lavori di costruzione son bene avviati. I muri tutt'in giro, si levano già a tre, a quattro e cinque metri, fuorche nel destro lato del presbitero, dove sarà posta la pietra angolare.

La solenne cerimonia ha luogo la prima domenica di questo mese alle ore 18. Compirà il sacro rito S. E. il Card. Richelmy, al quale la buona popolazione che frequenta la chiesetta dell'Oratorio Salesiano di Borgo S. Paolo tributerà, insieme con i propri figliuoli, solenne omaggio di filiale partecipazione alle faustissime sue ricorrenze giubilari.

Date giubilari,

VARAZZE. - GIORNATA INDIMENTICABILE il 14 maggio u. s. Si celebrò il Cinquantenario del Collegio Civico, presenti il venerando Don Francesca I° direttore, e l'umile don Paseri, maestro per oltre 4o anni in quelle scuole.

Fin dalle prime ore del mattino il collegio si affollò di ex-allievi d'ogni età e condizione, accorsi da ogni parte. Don Paseri celebra per loro il Santo Sacrifizio e Don Francesia dice un discorso commovente. Terminata la Messa, tutti si radunano nell'atrio per lo scoprimento della lapide agli ex-allievi caduti in guerra. Quando cade il velario, parla l'ex-allievo mutilato e decorato di guerra, tenente Ghigliotti, e strappa le lagrime a parecchi. L'avv. Cereseto, Presidente dell'Unione Ex-allievi, consegna la lapide al Direttore, che pronuncia egli pure acconce parole. Al banchetto sociale parlano il Sindaco, il salesiano Don Oddone, che dà lettura di preziosi autografi augurali del Santo Padre e del nostro Rettor Maggiore, e si susseguono altri oratori recanti adesioni e rievocanti dolci ricordi. Per ultimo s'alza Don Francesia, che tesse in versi la storia del collegio: e infine annuncia che S. M. il Re ha nominato Don Paseri Cavaliere della Corona d'Italia, e gliene fregia il petto delle insegne. La sorpresa è generale: tutti s'alzano e prorompono in lunghi applausi. Ed un'altra 'manifestazione popolare di affetto e gratitudine è riservata al venerando maestro: la consegna della medaglia d'oro per i 40 anni d'insegnamento. Nel cortile è convenuta una folla imponente che si pigia e si agita. Quando appare Don Paseri, è un fragore di evviva. L'assessore comunale Pupo porge gli l'omaggio della città, e gli consegna la medaglia. Il Sindaco l'appunta al petto del vecchio sacerdote tremante. Tutti applaudono calorosamente.

Commosso il venerando maestro ringrazia, Don Francesia aggiunge brevi parole, invitando tutti alla funzione religiosa di chiusura, che riuscì solennissima.

ALASSIO. -ANCHE AD ALASSIO si festeggiò solennemente la prima ricorrenza cinquantenaria dalla fondazione di quel Collegio Municipale, con grande concorso di ex-allievi. V'intervennero anche S. E. Mons. Cambiaso, Vescovo di Albenga, l'on. Paolo Cappa, e il prof. Piero Gribaudi, Presidente della Federazione Internazionale. La festa venne bellamente intrecciata con un convegno dei giovani cattolici diocesani, che recarono negli ambienti del collegio un'onda di vivacità e di entusiasmo. L'ora più solenne della giornata fu lo scoprimento della lapide in memoria degli ex-allievi caduti in guerra.

GLI EX=ALLIEVI

A Bologna, il 21 maggio, convegno annuale con schietta cordialità, e grande entusiasmo. Dopo la relazione del segretario sul lavoro compiuto nell'anno decorso, si costituì un comitato per organizzare opportuni festeggianienti l'anno venturo, in occasione del 25° di fondazione dell'Istituto.

A Gualdo Tadino, nell'Istituto S. Roberto, ad iniziativa dell'Unione ex-allievi, venne eretta una lapide-ricordo ai compagni caduti in guerra. La cerimonia richiamò al collegio numerosi amici e scelte rappresentanze, nonchè le autorità cittadine e i parenti dei caduti. I discorsi inneggiarono all'eroismo delle vittime e al valore del sistema educativo di Don Bosco.

Il 21 maggio a Legnano si celebrò il giubileo dell'istituto S. Davide e fu una vera festa di cuori e di ricordi. Numerosi gli ex-allievi, che recarono una nota particolare di gaiezza. Festeggiatissimi gli antichi superiori presenti, e cristianamente ricordati i direttori e gli ex-allievi defunti, alla cui memoria vennero elevati commossi saluti e preghiere. Delle feste che si svolsero con una cordialità commovente, parlarono con vero entusiasmo il periodico locale l'Amico del popolo, il Corriere del Mattino di Verova, e l'Avvenire d'Italia. Applauditissima l'adesione del nostro Rettor Maggiore: « Il Sac. Filippo Rinaldi mente et corde interviene alla festa degli Ex-Allievi e del 25° di fondazione dell'istituto S. Davide, pregando Maria A itsiliatrice perchè benedica codesti figliuoli, li prosperi nei loro affari, li consoli nelle loro famiglie, li mantenga fedeli al programma di Don Bosco e li riunisca tutti un giorno in Paradiso. Da Firenze, il 14 maggio 1922 ».

A Ferrara, nel Collegio S. Carlo, il 21 maggio ebbe luogo una solenne commemorazione degli ex-allievi caduti in guerra. Alle 9 si celebrò nella cappella una messa di suffragio, ed alle 10.30, in ampia sala, venne inaugurata una lapide commerativa, alla presenza delle Autorità, del Vice-Prefetto, del Vicario Generale dell'Archidiocesi, del Presidente del Tribunale, del Rettore dell'Università, del Provveditore agli studi, dei Presidi e Direttori delle Scuole Medie, del Comandante del Presidio, del rappresentante delle Associazioni Magistrali, e delle Associazioni Mutilati, Combattenti, Reduci, Madri e Vedove di guerra, e di altre corporazioni nazionali e patriottiche. L'oratore ufficiale cav. Arrigo Pozzi, reso un omaggio generale alla memoria dei caduti, con commossa parola rievocò le figure dei singoli ex-allievi, che sacrificarono sull'altare della patria la giovane vita. Gli rispose con brio ed entusiasmo un allievo del collegio, e ultimo parlò il direttore Prof. Don Dall'Osso, che, prendendo in consegna la lapide, nobilmente riaffermò al sistema di Don Bosco la paternità spirituale degli allievi caduti. Nello stesso giorno, vivo ed unanime si espresse il voto che venga riaperto in Ferrara l'Oratorio festivo, impegnandosi gli ex-allievi ad agire attivamente presso le autorità, gli enti pubblici e le beneficenza privata per averne i mezzi. La simpatica festa si chiuse, come era incominciata, nella cappella del collegio, con la benedizione e il canto dell'inno:

« Noi vogliam Dio ».

Il 7 maggio la Scuola d'Agricoltura di Lombríasco riuniva per la prima volta gli ex-allievi, celebrando il I° decennio. a Lombriasco. La festa si svolse in modo intimo e famigliare, e rivestì una speciale attrattiva per la presenza del fondatore della scuola il venerando D. Eugenio Maria Bianchi, attuale Direttore della Scuola e Colonia Agricola di Beitgemal in Palestina.

La giornata trascorse in una gioia intensa e serena. Tutti gli intervenuti rivissero l'antica vita e si strinsero in associazione. A presidente fu eletto il sig. Giovanni Golfione di Carignano e si deliberò l'iscrizione di tutti gli ex-allievi all'Unione dei Cooperatori Salesiani, l'invio ai singoli soci degli indirizzi dei compagni, l'impegno reciproco di adoprarsi pel collocamento dei disoccupati e di radunarsi in convegno generale ogni quinquennio.

NOTIZIE VARIE

In Italia.

SAMPIERDARENA. - L'Ospizio SAN VINCENZO DE' PAoLI di Sampierdarena la domenica 21 maggio vide adunarsi tra le sue mura numerose schiere di giovani e di operai delle rispettive federazioni diocesane per la festa sociale. Fu una superba affermazione di fervore cristiano. Al mattino nell'ampio teatro, affollato di rappresentanze e di bandiere, l'avv. Sciaccaluga, il Comm. Pericoli, l'avv. Corsanego, e gli on. Banderali, Paolo Cappa, Pellizzari, Boggiano Pico ed altri, incitarono i presenti all'azione, esaltando il programma religiososociale. Dopo il banchetto fraterno, servito dagli alunni dell'Ospizio, i convenuti si recarono alla chiesa di N. S. delle Grazie, dove l'Arcivescovo Monsig. Giosuè Signori benedice le bandiere di varii Circoli e, prima tra tutte, quella della Federazione giovanile. Quindi si forma un imponente corteo che torna indisturbato all'istitu