Anno LII. FEBBRAIO 1928 Numero 2.
PERIODICO MENSILE PER I COOPERATORI DELLE OPERE E MISSIONI DI DON BOSCO
SOMMARIO: Del Metodo educativo di Don Bosco. - Il Museo Missionario Etnologico. - Tesoro Spirituale. - Il Card. Augusto Hlond, Primate di Polonia. - Il Rappresentante del Sig. D. Rinaldi nell'Estremo Oriente. - All'Accademia Letteraria Brasiliana. - Sviluppi dell'Opera Salesiana: La nuova Missione Salesiana nel Siam. - II Delegato Apostolico degli Stati Uniti benedice una chiesa salesiana. - Anime riconoscenti al Ven. Don Bosco. - Dalle nostre Missioni: Il Sig. Don Ricaldone visita la Missione Salesiana di Shiu-Chow. - Per la chiesa di S. Giuseppe a Laitkor (Assam). - Cento giorni di escursioni nella valle dell'Upano. - Culto e Grazie di Maria Ausiliatrice. - Dalle nostre case : Per le vittime del "Mafalda „ - Corigliano (Otranto) - Frascati - Novara - Fossano - Brescia - Bova Marina - Bologna - Terni - S. Tecla (S. Salvador) - Macao (Cina) - Alessandria d'Egitto - Mendoza (Argentina) - Viedma (Patagonia) - Talca (Chile). - Necrologio - Salesiani defunti nel 1927.
La Società Editrice Internazionale ha pubblicato in principio del 1927 un volume del Sac. Dott. Bartolomeo Fascie, Direttore Generale delle Scuole Salesiane, intitolato: DEL METODO EDUCATIVO DI DON Bosco, nel quale l'autore con fine discernimento raccoglie dagli scritti del Ven. Don Bosco quelle pagine che meglio rispecchiano « i principi direttivi e le applicazioni pratiche » del Sistema scelto dal grande educatore per la vitalità dell'opera sua.
Il libro si raccomanda da sè per l'argomento che tratta e risponde al vivissimo desiderio che da tanti amici ed ammiratori si ha di approfondire la conoscenza del Sistema di Don Bosco.
L'autore vi ha premesso una sobria, lucida introduzione che è al tempo stesso un commento indirizzato a mettere in vista quella che è la sostanza del metodo stesso.
Ne riferiamo qualche pagina, certi di far cosa utile a quanti hanno interesse per questo argomento.
Male intenderebbe il sistema educativo di Don Bosco chi pensasse limitarlo ad un problema didattico da risolversi tutto sui banchi della scuola, quasi egli concepisse la scuola come opera di pura istruzione, come azione esclusivamente e prevalentemente intellettuale, o anche come istituzione che abbia termine in se stessa o sia fine a se stessa. Nel sistema educativo di Don Bosco, la scuola è per la vita non solo, come comunemente s'intende, nel senso che essa deve avviare e formare l'alunno per la vita, ma in un senso tutto suo, ed è che la scuola deve estendere la sua azione a tutta la vita attuale dell'alunno; non quindi alle sole ore d'insegnamento passate nelle aule scolastiche, ma, per quanto é possibile, a tutte le ore della giornata, con speciale riguardo a quelle di ricreazione e a tutta la molteplice attività della vita dell'alunno. E il sistema stesso non deve essere considerato e studiato come cosa in sè finita e per sè stante, ma deve essere inquadrato nel programma intiero della missione di Don Bosco, del quale fa parte e nel quale si integra ed acquista tutto il suo rilievo ed i lineamenti proprii della sua fisonomia.
Consideriamo dunque l'opera di Don Bosco in tutto il suo insieme, perchè ci appaia bene che posto vi occupa e in che consiste il suo sistema educativo.
L'opera e la missione di Don Bosco si contiene e si riassume tutta intiera nel motto scritturale che egli fece suo: Da mihi animas, caetera tolle; consacrò cioè tutta quanta la sua vita a conquistare anime ed il campo della sua conquista fu la gioventù. « Io sono stato mandato pei giovani », egli diceva. Conquistare anime non poteva per lui significare altro che farle cristiane; ed ecco come la scuola, che è strumento di istruzione e di educazione, si presentò a lui come uno dei mezzi più atti ed efficaci al raggiungimento del suo scopo. E quindi naturale che, insieme alle altre opere di apostolato cristiano per la gioventù, volesse ed istituisse anche le scuole per lo stesso fine: e si capisce perchè prendessero poi un posto così rilevante ed una fisonomia così caratteristica nell'opera sua.
E quando si dice scuole, questo vocabolo deve essere usato non nel significato più stretto nel quale comunemente si intende, ma in quello più ampio per il quale il vocabolo si riferisce ad ogni istituzione che partecipa all'opera dell'istruzione e dell'educazione; e quindi oltre alle scuole propriamente dette anche agli oratorii festivi (che dell'opera salesiana sono sempre il cuore), scuole agricole, professionali, serali (e queste ultime furono da lui prima che da altri attuate in Italia), ed altre opere similari.
Le scuole salesiane furono aperte non in Italia solo, ma in gran parte di Europa e poi in America ed ora in tutte le parti del mondo; e non per una o poche categorie di persone, ma per tutte, di qualunque clima, di' qualunque razza, civili o no, di qualunque condizione, da qualunque forma di regime politico o religioso governate, con l'unica preferenza per la gioventù povera ed abbandona†a perchè più bisognosa. E tutte queste scuole formate, plasmate, forgiate, come ora si direbbe, su un identico stampo, ispirate allo stesso principio, rifatte sull'unico modello che è sempre il, primitivo Oratorio Salesiano di Torino, dànno tutte e dappertutto frutti consolanti.
I frutti sono da sè una prova di fatto del valore del sistema, della sua rispondenza alle varie esigenze della natura umana nella sua espressione più vasta, della sua salda consistenza per cui con tanta semplicità di mezzi si ottengono dovunque risultati sos†anziali e duraturi, riportandoci al modo con cui opera la natura che con minimo mezzo ottiene il massimo effetto.
Ma dove sta adunque il segreto dell'efficacia del sistema ? Se non siamo di fronte ad una nuova teoria pedagogica, se il sistema non è nuovo, che cosa ha trovato Don Bosco di nuovo e di suo per ottenere effetti così notevoli e generali, per imporsi all'attenzione degli uomini di studio e di azione, tanto da figurare come una personalità spiccata anche nel campo strettamente pedagogico ?
Il primo merito sta nell'aver richiamato in vita e in azione il metodo preventivo che per lungo silenzio parea fioco.
Quando infatti Don Bosco iniziò l'opera sua di educatore applicando il metodo preventivo, era diventato così generale e quasi esclusiva l'applicazione dell'altro sistema (per un complesso di ragioni che non è il caso ora di esporre) che, praticamente almeno, del metodo preventivo s'era quasi perduta la traccia, non si aveva più fiducia nella sua efficacia e quasi nemmeno nella possibilità della sua applicazione.
Ma l'opera sua non si esaurisce in questa iniziativa per quanto degna di encomio e ricca di merito. Chè egli non si contentò solamente di rimettere in vigore nella vita educativa il metodo preventivo; ma traendo profitto dalle sue doti di natura e di grazia, dalla sua esperienza e ispirandosi alle norme del buon senso riuscì a dare al metodo una forma propria, un'impronta personale tali da dare ad esso una espressione chiara e compita e da farne un modello al quale potessero facilmente informarsi i suoi seguaci e nella parte direttiva e nella parte pratica senza sacrificare o irrigidire nessuna delle loro buone attitudini naturali.
E per ciò che riguarda i principii direttivi ecco come si esprime chiaro e aperto: « Il sistema - egli dice - si regge tutto su due elementi essenziali: Ragione e Religione, che sono i due strumenti di cui deve costantemente far uso l'educatore. La pratica del sistema è tutta appoggiata sulla carità, detta da S. Paolo, benigna, paziente, che soffre tutto, ma tutto spera, e sostiene qualunque disturbo. Pertanto soltanto il cristiano può con successo applicare il sistema preventivo».
* *
Come poi si passi dalla teoria del sistema all'attuazione di esso, quali siano le leggi secondo le quali vive e funziona, quali le regole per applicarle ai singoli casi, con quali norme si svolga e si misuri, Don Bosco non ce l'ha esposto con un trattato ad hoc. Anzi abbiamo veduto che a chi gliene domandava con insistenza, rispondeva: « Ma se nemmeno io lo so! Sono sempre andato avanti come il Signore mi ispirava e le circostanze esigevano », e che ai suoi ripeteva: « Farai come vedi che fa Don Bosco». Parole molto significative nella loro modestia! Ci dicono insomma che, invece di insistere per aver regole e leggi, dovremmo cercare piuttosto di avere davanti a noi l'esempio vivo e parlante sul quale formarci per poter poi col nostro esempio formare gli altri.
Ed è qui che dobbiamo raccogliere la nostra attenzione se vogliamo ben conoscere il segreto di Don Bosco, per poterne profittare. Egli, scegliendo e dando la preferenza al sistema preventivo, non si accontentò di esserne semplicemente un seguace e di curarne l'applicazione; ma lo prese come cosa sua, vi impresse lo stampo della sua spiccata impronta personale, lo personificò in sè, ne fece la sua vita vissuta, e ci diede così un esempio di educatore sostanziato di buon senso e di carità, nel quale il sistema, non solo è contenuto tutto in forma organica ed ordinato, ma vive e parla in lui in forma chiara ed attraente in modo che non solo si comprende e si ammira, ma si impara, si gusta e si è attratti ad imitarlo.
Questo è veramente il fatto nuovo ed il contributo personale che Don Bosco ha portato all'arte dell'educazione: la creazione cioè di questo nuovo esempio educativo che egli magnificamente espresse in se stesso ricavandolo dalle fonti del buon senso e della carità evangelica; rimettendo così in atto ed in vita l'alto valore e l'efficacia educativa dell'esempio: verità solennemente riconosciuta e professata dagli antichi, come dicono le due note massime: verba movent, exempla trahunt e l'altra: longum iter per praecepta, breve et efficax per exempla; ma più tardi troppo dimenticata e quasi messa da parte.
E dal suo esempio informando poi l'animo dei suoi, diede loro in quest'atto stesso la norma, il metodo, il sistema secondo cui dovevano formar se stessi, per diventare a loro volta esempio sul quale si formassero gli altri e l'istituzione acquistasse così la perennità della vita. Il Divin Maestro l'aveva già detto: « Exemplum dedi vobis, ut quemadmodum ego feci, ita et vos faciatis ». È un rilievo che è già stato magistralmente esposto dal Prof. Habrich di Colonia, uno dei pedagogisti più autorevoli; e le sue parole, oltre al valore che hanno in sè ed a quello che lor viene dall'autorità della persona che le ha pronunziate, sono poi condite di tal sapore di edificazione, che si rileggono sempre con edificazione e conforto.
« Noi uomini della scuola », egli dice, « ci rallegriamo che oltre a tante altre attrattive dell'arte e della scienza, ora anche l'opera dell'istruzione e della formazione della gioventù abbia in Italia, a Torino, un centro così ammirabile ed attraente. Non posso dire qui tutto ciò che noi apprezziamo nella persona e nell'opera di Don Bosco. Solo un pensiero vorrei far risaltare. Non sono le teorie pedagogiche che al mondo, alla gioventù povera ed abbandonata portano la salvezza. Non voglio con ciò disprezzare la pedagogia teorica, a cui io stesso ho dedicata la mia vita. Noi pedagogisti dobbiamo alle false teorie contrapporre teorie giuste...; ma la pedagogia teorica purtroppo ha perduto di vista una cosa: la potenza stragrande del buon esempio. Non colla sua dottrina soltanto, ma col suo esempio Gesù Cristo ha rigenerato il mondo. Lo stesso è a dire di tutti i grandi fondatori di istituti religiosi: più importante delle loro dottrine e regole è l'esempio che hanno lasciato alla loro figliuolanza spirituale. Così ha fatto Don Bosco. Il mondo gli deve riconoscenza per le parole auree che egli ha scritto sul sistema preventivo, ma ancor più per l'esempio mirabile che ha lasciato dell'amor educativo. Non vi è cosa che così profondamente, così immediatamente agisca sull'animo, come la vista immediata del bene nell'esempio vivente... Per l'esempio educativo del bene che Don Bosco ha lasciato ai suoi Salesiani ed allievi, egli ha la riconoscenza, non di questi soltanto, ma di tutto il mondo ».
A Roma, nel Palazzo Apostolico Lateranense, il 21 dicembre è stato inaugurato il nuovo Museo Missionario Etnologico. L'avvenimento, pel valore che ha in sè e per l'influenza benefica che eserciterà nell'avvenire, merita di essere segnalato ai nostri benemeriti Cooperatori.
Un museo, che raccoglie i documenti delle conquiste missionarie e della Propagazione del Regno di Cristo, è naturalmente caro al cuore di ogni buon cristiano che desidera la conversione dei pagani e coopera nel modo migliore a raggiungerla.
Il Museo perciò, come già la Mostra Missionaria del 1925, gode indubitatamente le simpatie del mondo cristiano che sa trovare in esso qualche cosa di affascinante che lo sprona all'apostolato del bene. E come un libro aperto nel quale possiam leggere pagine commoventi della generosa impresa a cui uomini animati da vocazione divina hanno messo mano e svolgono con intrepida fede in tutte le parti del mondo, a prezzo di sanguinose lotte e di inenarrabili fatiche pel trionfo della verità.
Se il Museo Missionario, cominciato ora, non ci presenta tutto il travaglioso passato, ci narra almeno con evidenza le mete delle missioni contemporanee e ci dirà meglio nel futuro le conquiste che la Chiesa riporterà sulla barbarie dei popoli pagani: ma per quel tanto che oggi contiene e per il molto che avrà in seguito è destinato a documentare in modo meraviglioso la perenne vitalità e gli splendidi trionfi della Chiesa di Cristo. Così il Laterano che fu la culla della primiera grandezza della Chiesa, da cui per un millennio diffuse la sua fede rinnovatrice del mondo, ha ora il vanto di accogliere accanto al Museo di Archeologia Cristiana, che rivela l'orma gloriosa delle prime missioni della Chiesa, il nuovo Museo Missionario Etnologico, che rivela il lavoro presente e quello che in avvenire compirà la Chiesa per dilatare il regno di Cristo.
A parte le risorse munifiche di cui Roma dispone per un'opera di tanta imponenza, il S. Padre Pio XI ha voluto per una ragione morale evidentissima che il Museo Missionario avesse la sua sede in Roma. Ogni missionario che salpa per lontane terre, per recare a popoli nuovi il dono della fede, da qualunque punto muova alla conquista delle anime egli avanza nel nome e per mandato della Chiesa di Roma: e rigenerando le anime, dona loro la figliuolanza spirituale e l'intima unione col Vicario di Gesù Cristo. Era dunque ben naturale e logico che i cimelii preziosi di queste sudate conquiste, che son costate e costeranno ancora tanti martiri, venissero raccolti là donde traggono l'inizio gli alti motivi dell'opera Missionaria, o come si esprimeva lo stesso Pontefice, « dov'è il centro vero di propulsione e di diffusione di tutte le Missioni».
* *
L'inaugurazione è stata solenne. Numerosi Cardinali, Membri del Corpo Diplomatico, Vescovi e Prelati, Superiori e Procuratori di Ordini Religiosi furono presenti alla bella cerimonia.
Mons. Marchetti Selvaggiani, Segretario della Congregazione di Propaganda Fide e Presidente della Commissione Direttiva del Museo, pronunciò il discorso ufficiale: esordì dicendo che alle domande rivolte al S. Padre perchè la Mostra del 1925 venisse conservata e trasformata in Museo permanente, il S. Padre si degnò di accondiscendere e destinare a ciò il Palazzo Apostolico Lateranense; ed Egli stesso, il 10 gennaio 1926, in occasione della cerimonia di chiusura dell'Esposizione Missionaria annunciava il suo proposito di fondare il Museo, dicendo:
« Sarà chiusa la Esposizione Missionaria, ma la preziosa suppellettile che la generosità e l'abnegazione di tante anime ha accumulata, e l'intelligenza di tanti cooperatori ha così disposta, non si disperderà, ma rimarrà come Museo Missionario, come scuola, come libro sempre aperto qui dove è il centro vero di propulsione e di diffusione di tutte le Missioni, qui dove tutti potranno sempre leggerlo, quelli almeno che nelle Missioni dovranno essere guide e maestri e così prendere, ancor prima di andarvi, contatto con i paesi, con le genti che saranno chiamati ad evangelizzare, e così prendere le necessarie misure per eliminare od almeno diminuire, prevedendo e provvedendo, le difficoltà e i pericoli e sopratutto quelle tristissime condizioni di clima e di tutta la vita che mietono troppo spesso il meglio delle forze missionarie nel primo fiorire,, talora ancor prima degli inizi dell'opera.
« E sarà bella e magnifica composizione di cose, sarà un'altra di quelle preparazioni e disposizioni alle quali ci ha avvezzi la mano di questa graziosissima provvidenza divina che ci regge e ci scorge, se ad un museo profano e ad un museo cristiano si aggiungerà un museo missionario; se nella stessa Casa Pontificia, accanto alla Chiesa Madre di tutte le Chiese, gli albori della fede tra gli infedeli odierni faranno riscontro agli albori che già illuminarono Roma pagana.
« Noi siamo altrettanto lieti e grati di potere annunciare queste cose. E la nostra gratitudine si esprime e si effonde dal profondo del nostro cuore verso tutte quelle generose volontà che Ci rendono possibile ciò che sarà tanto utile per il bene delle anime, per la gloria di Dio, per la dilatazione del Regno di Gesù Cristo».
Descritte le fasi dei lavori, Mons. Marchetti ringraziò a nome del Papa gli Istituti Missionari che avevano contribuito e rilevò la magnificenza della nuova Opera, affidata alle cure di uno speciale Consiglio, destinata a divenire un grande Museo.
Quindi il Cardinal Decano Vincenzo Vannutelli, delegato da S. S. ad inaugurare il Museo, disse con accento commosso l'elogio del Papa autore dell'opera e, rilevando le meraviglie dell'impresa pontificia, invitò tutti ad unirsi nel godimento e nell'ammirazione.
«Godimento e ammirazione, esclama il vegliardo, non saranno sterili di frutti, ma insieme alla edificazione dello spirito ed alla generosità dei cuori - sentimenti questi che nasceranno in ognuno dalla semplice contemplazione di questo grandioso spettacolo missionario - daranno origine a quella provvidenziale scintilla per tutto il popolo cristiano e singolarmente fra le molteplici già tanto benemerite, istituzioni missionarie della Chiesa.
«Apprendendo così, dalla eloquente lezione dei fatti e dalla esperienza personale, i prodigi dei propagatori del Vangelo e della cristiana civiltà, nonchè le conseguenti esigenze di cooperazione ai medesimi; vivida si risveglierà in tutti la brama di sussidiarli, con la preghiera, con le parole, con l'azione, e, quel che sarà ancor meglio, con la persona, o altra partecipazione diretta onde si accenda sempre più intenso e più universale, come è nei voti del Pontefice felicemente regnante, lo spirito missionario nella Chiesa di G. C., e sempre più consolanti se ne scorgano i salutari effetti».
Il Card. Decano, in nome di Sua Santità, ordinava poi che fosse scoperta la lapide preparata a ricordo del fausto avvenimento e dichiarava aperto il Museo.
Il 22 dicembre Sua Santità ammetteva alla sua presenza i Cardinali, i Superiori e Procuratori degli Istituti Missionari e ringraziandoli paternamente della cooperazione data per il Museo Missionario donava loro una splendida medaglia ricordo.
I Cooperatori Salesiani, i quali confessati e comunicati divotamente visiteranno qualche chiesa o pubblica cappella, o se viventi in comunità la propria cappella privata, e quivi pregheranno secondo l'intenzione del Sommo Pontefice, possono lucrare l'Indulgenza plenaria (come dal Decreto della Sacra Congregazione delle Indulgenze 2 Ottobre 1904):
L'indulgenza plenaria:
Ogni mese.
1) in un giorno scelto ad arbitrio di ciascuno; 2) nel giorno in cui faranno l'esercizio della Buona Morte;
3) nel giorno in cui si radunino in conferenza.
Dal 1° Marzo al 3o Aprile nei seguenti giorni:
19 marzo San Giuseppe.
25 marzo Annunziata. 30 marzo Addolorata.
1 aprile Domenica delle Palme.
5 aprile Giovedì Santo.
8 aprile Pasqua.
Ricordare anche
che ogni giorno, con la sola condizione d'essere in grazia di Dio, i Cooperatori Salesiani, che durante il loro lavoro o in mezzo alle loro occupazioni uniranno il loro cuore a Dio per mezzo d'una breve e pia invocazione, possono acquistare:
1. Per una invocazione qualunque a loro scelta, un'indulgenza plenaria.
2. Per tutte le altre, 400 giorni d'indulgenza, ogni volta.
NB. - I Cooperatori, impediti per malattia di portarsi alla chiesa, possono acquistare le indulgenze sopra dette, recitando in casa cinque Pater, Ave e Gloria.
Ai nostri ottimi Cooperatori e alle zelanti Cooperatrici raccomandiamo la diffusione di GIOVENTÙ MISSIONARIA mensile illustrato di 20 pagine. Per l'abbonamento (annuo L. 6,20) rivolgersi alla Direzione - Via Cottolengo, 32 - Torino (109) ; delle LETTURE CATTOLICHE, volumetti mensili. Rivolgersi per l'abbonamento (annuo L. 12,50) alla Soc. Editrice Internaz. - Corso Regina Margherita, 174 - Torino (109).
Il Bollettino del luglio u. s. ha già parlato del Card. Augusto Hlond, Primate di Polonia, in occasione della sua elevazione alla S. Porpora; ne riparla ora con la più viva soddisfazione, lieto di salutare questa prima visita che Egli fa alla nostra Italia nella sua nuova dignità di Principe della Chiesa.
E noto ai nostri benemeriti Cooperatori che S. Em. il Card. Hlond, creato e pubblicato nel Concistoro segreto del 20 giugno u. s. ricevette, pochi giorni dopo (8 luglio), a Varsavia la berretta cardinalizia dalle mani del Presidente della Repubblica Polacca: ora Egli è venuto a Roma per ricevere dal S. Padre il cappello cardinalizio nel Concistoro del 22 dicembre. Il complesso cerimoniale in uso per questa funzione, piena di maestà, fu ampiamente riferito dai giornali di quei giorni: noi quindi ci limiteremo ad una rapida cronaca, più che altro per tramandare le date di questo fausto avvenimento che tanta gioia ha apportato alla Famiglia Salesiana.
A Roma S. Em. il Card. Hlond prese alloggio all'Ospizio del S. Cuore di Gesù al Castro Pretorio, nel locale che già era servito di abitazione al compianto Card. Cagliero. Crediamo di non errare nel dire che cotesta dimora, scelta a preferenza di altre, è pel cuore del nostro Cardinale un nido di ricordi soavi, fin da quando, studente all'Università Gregoriana, Egli vi compì le prime prove da buon figlio di Don Bosco nell'apostolato dell'educazione della gioventù. Ma gli è anche cara per un'altra ragione, perchè Gli rammenta il Card. Cagliero che lo precedette nella dignità cardinalizia, e che, legato a lui da vincoli di intimo affetto, Egli aveva ricevuto nel settembre 1924 ospite nella sua Polonia.
Il 19 dicembre, nel pomeriggio, S. Em. ricevette la visita e le felicitazioni degli Eminentissimi Cardinali Merry Del Val, Lega, Cerretti, Pompili, Granito di Belmonte, Bourne, Bisleti, Van Rossum, Laurenti, Sincero ed Ehrle; e nella mattinata del 2o ricevette le « visite di calore » assistito dal cerimoniere speciale pontificio Mons. Capotosti. Primo ad essere introdotto fu l'Ambasciatore Polacco presso la S. Sede, poi i Superiori e Procuratori degli Ordini Religiosi, quindi gli altri membri del Corpo Diplomatico.
Il 21 dicembre il Decano dei Cursori Pontifici col tradizionale « spino » si recava dal Card. Hlond per intimargli con la consueta formola il Concistoro Pubblico, al quale l'Eminentissimo prese parte nella mattinata del 22. Fu quella la cerimonia più significativa. Alle ore 10, nella gran sala soprastante al portico della Basilica Vaticana, S. S. Pio XI assisosi sul trono, dopo aver ricevuto l'ubbidienza dei Cardinali, permetteva agli Eminentissimi, destinati a introdurre in Concistoro i nuovi Cardinali con i rispettivi cerimonieri, di uscire per compiere il loro onorifico mandato. Ritornavano poco dopo accompagnando gli Em. Cardinali Hlond, Lépicier, Rouleau, Binet e Serédi, i quali, fatte le tre profonde riverenze presso il trono, si avanzarono a baciare la mano e il piede al Sommo Pontefice, ricevendone l'amplesso; poscia ricevettero l'amplesso di tutti i Cardinali e, appressatisi di nuovo al Papa, questi impose loro il « cappello ».
Il S. Padre, benedetti gli astanti, si ritirava nei suoi appartamenti, mentre i Cardinali si recavano processionalmente alla Cappella Paolina pel canto del Te Deum durante il quale i nuovi Cardinali rimasero prostrati avanti all'altare col capo coperto dalla cappa; e finito il canto, il Cardinal Decano recitò l'orazione Super creatos Cardinales. Nell'uscire dalla cappella i novelli Porporati ricevettero dai Colleghi un secondo amplesso e quindi si recarono all'Aula Concistoriale pel Concistoro Segreto. In esso il Papa chiuse, secondo il costume, la bocca ai nuovi Cardinali e, dopo aver annunziato la provvista di Pastori a varie Chiese, la riaprì e pose in dito a ciascuno l'anello Cardinalizio e per ultimo assegnò loro il Titolo relativo. Al Card. Hlond, fu assegnato il Titolo di S. Maria della Pace.
La bella funzione ebbe una simpatica chiusa con la consegna del galerum rubrum (cappello rosso) fatta da Mons. Callori nell'appartamento del Card. Hlond. Tessendo l'elogio del Cardinale, Primate, Mons. Callori ricordò un episodio di vita missionaria del novello Porporato, fin qui sconosciuto.
« Nel 1919, viaggiando in ferrovia verso Vienna, D. Hlond e un suo compagno avevano occupato un compartimento di un treno affollato di comunisti. Ad un tratto il treno si fermò. Grida disperate echeggiarono. D. Hlond scese e trovò presso il binario un uomo disteso in una pozza di sangue con una gamba tagliata dalle ruote. Col personale organizzò il trasporto nel bagagliaio, dove l'assistette amorosamente per tutto il viaggio, preparandolo a una morte cristiana. Il poveretto era un fervente comunista e per manifestare la sua gra†itudine al sacerdote che l'aveva assistito, gli regalò un mazzolino di garofani rossi che portava all'occhiello. Quei garofani D. Hlond li depose ai piedi di Maria Ausiliatrice, in segno di riconoscenza per averlo aiutato a salvare un'anima. « La Vergine - ha detto Monsignor Callori - ha voluto benignamante retribuire D. Hlond: nella porpora Ella gli ha restituito i garofani rossi (1) ».
Il Card. Hlond ringraziò cordialmente Mons. Callori e, ricordò a sua volta le benemerenze della famiglia Callori verso D. Bosco e la sua Opera.
(1) Vedi Giornale d'Italia del 24 dicembre.
*
Noi avremo prossimamente S. Em. a Torino e ci varremo della bella occasione per tributargli l'omaggio della nostra esultanza. Egli ne è ben degno per l'onore che la sua eccelsa dignità irradia ora sulla Pia Società Salesiana, e pel caro ricordo di operosità che ci ha lasciato coll'estendere l'Opera di Don Bosco nell'Europa Centrale, dove oggi è fiorente per numero di case e per disciplina religiosa.
Il Card. Hlond (che conta appena 46 anni) nella piena vigoria del suo zelo, dopo l'elevazione alla sacra Porpora, si è acquistato non piccole benemerenze coll'organizzare il riuscitissimo Congresso Missionario Internazionalee tenutosi a Posen dal 28 settembre al 2 ottobre, e il Congresso di Metodologia Pastorale al quale presero parte oltre 30o sacerdoti di tut†e le Diocesi di Polonia dal 14 al 19 novembre, per studiare di comune accordo i migliori metodi di apostolato richiesti dalle speciali condizioni in cui si trova oggidì la Chiesa in Polonia.
Nell'elevazione di questo suo figlio a Primate di Polonia e a Cardinale di Santa Chiesa, la Pia Società Salesiana ha veduto una prova della benevolenza del S. Padre verso l'Opera di Don Bosco e ne ha tratto impulso per lavorare con rinnovato zelo a bene della Chiesa e delle anime; e mentre umilia al Sommo Pontefice il suo più vivo ringraziamento, eleva pure a Dio la fervida preghiera perchè colle sue grazie divine assista sempre l'Em.mo Porporato e ne fecondi le opere.
La « VITA DI D. Bosco » del sac. Dott. G. B. Calvi (S. E. I. - Torino, L. 12,6o), così elegante e avvincente nella nuova edizione, ha meritato all'Autore questa lettera dell'Em. Card. Maffi, che è da sè la più bella raccomandazione.
ARCIVESCOVADO DI PISA
M. R. e carissimo Sig. Professore,
Una delle vite che deve essere scritta da molti, è proprio quella di D. Bosco. È un poliedro così faccettato, che di proiezioni ne esigerà sempre ben molte per farsi conoscere e misurare. E benedetta adunque Lei, che ha scelto di fare il lavoro per la gioventù, perchè il maggior apostolato del Venerabile potesse efficacemente continuare. Continuerà, e quante le anime che dalle sue pagine, così candide e così vive, si sentiranno riportate a secondare i richiami del cielo!
Le mie congratulazioni, ottimo e carissimo Sig. Professore, per le benedizioni che ha preparato così larghe alla cara gioventù, tanto insidiata e da Lei così bene invitata ancora alla bontà, e lasci che di questa carità vera e salutare La ringrazi anche
26-X-27.
l'Aff.mo Suo
P. CARD. MAFFI.
I nostri ottimi Cooperatori sono stati informati dal Bollettino del viaggio intrapreso del R.mo sig. D. Ricaldone, Prefetto Generale della Pia Società Salesiana, nell'Estremo Oriente per visitare di incarico del sig. D. Rinaldi nostro Rettor Maggiore, le missioni dell'India, dell'Assam, della Cina e del Giappone.
D. Ricaldone partì da Torino il 26 dicembre 1926 e, dopo un anno di assenza, è ritornato il 10 dicembre u. s., senza avere avuto nel lungo viaggio nessun incidente spiacevole. Dobbiamo a Dio un ringraziamento cordiale per averlo assistito e protetto contro pericoli che pure erano sul suo percorso, e di averlo conservato in ottima salute nonostante i disagi a cui dovette sottostare. La sua visita a quelle nostre lontane missioni riuscì di immenso conforto per tutti e apportò un vigoroso impulso alle opere tanto fruttuose di quei nostri Confratelli.
Il 10 gennaio 1927 D. Ricaldone approdava a Bombay e il 13 era a Calcutta, dove i Salesiani si sono assunto l'incarico della Cattedrale e della Parrocchia adiacente, dirigono una grande tipografia e hanno in progetto un grandioso collegio con Scuole professionali. Da Calcutta D. Ricaldone passò a Madras per visitare nel sobborgo di Mylapor l'orfanotrofio diretto dai Salesiani e quindi prosegui al sud per Tanjore dove l'opera dei nostri Confratelli si svolge con assai frutto nella missione affidataci di circa 70 villaggi attorno alla città, e nelle fiorenti scuole professionali. Anche le Figlie di Maria Ausiliatrice hanno colà istituzioni molto apprezzate. Ritornato a Calcutta, D. Ricaldone visitò minutamente le varie residenze dell'Assam recando ai missionari e alle buone Figlie di Maria Ausiliatrice il conforto della sua parola e del suo consiglio.
Dall'Assam passò poi al Siam per visitare il nuovo campo di missione testè affidato alla nostra Pia Società: quindi per Saigon raggiunse Macao. Di là, dopo alcuni giorni di riposo tra i nostri dello Orfanotrofio dell'immacolata, riparti per Shanghai: da Shanghai passò a Tokio nel Giappone e poi nel Kiushiù per visitarvi quella nostra promettente missione - visita già riferita mesi fa dal Bollettino. Dal Giappone ritornò a Macao, dove si trattenne alcun tempo visitando Hong Kong, l'Heungshan e il Vicariato di Shiu Chow. Da Macao passò a Manila (Filippine) e di là nuovamente al Siam, a Calcutta e a Bombay, donde il vapore lo portò direttamente in Italia.
Il percorso totale del viaggio di D. Ricaldone si può calcolare a 6o.ooo km. Tenendo conto del tempo impiegato e delle tappe effettuate, si può dire che non fu certo un viaggio di piacere: ma egli ha viaggiato per dovere, e ciò che l'incalzava ad affrettarsi era il gran desiderio di essere a contatto con tutti i Missionari e colle loro opere, per incoraggiare, per consigliare con quella esuberanza di confidenza e paterna carità che gli imponeva la dignità di rappresentante del Padre presso i figli lontani.
L'Accademia Letteraria Brasiliana - una delle Istituzioni migliori e più onorifiche del Brasile - ha aperto i suoi battenti per accogliere nel suo seno un Salesiano. L'accoglienza è stata improntata a così viva cordialità e circondata di tanto fasto, da riuscire una splendida glorificazione da non potersi desiderare migliore.
I giornali di Rio de Janeiro del 1° dicembre u. s. facendo la cronaca dell'avvenimento, hanno messo in rilievo che «poche volte l'Accademia Letteraria ha tenuto sedute così solenni, con intervento di tante personalità del mondo intellettuale e politico, come quella notturna del 3o novembre per l'ingresso del nuovo socio, MONS. D'AQuiNo CORREA, Arcivescovo di Cuyabà.
Quando alle 21 in punto cominciò la seduta, erano presenti nel salone il Presidente della Repubblica coi Ministri degli Esteri, della Giustizia, delle Comunicazioni, della Pubblica Istruzione, della Marina e della Guerra; il Nunzio Pontificio; il Vicepresidente del Senato, il Presidente della Camera dei Deputati, i Diplomatici delle varie Nazioni, l'Arcivescovo e vari Vescovi, Generali, Deputati, ecc. L'aula aveva un aspetto imponente e gaio che dava a tutti la sensazione d'una magnifica festa.
Alle 21, una Commissione di accademici uscì dall'aula per andare incontro al Presidente dell'Accademia, Dr. Rodrigo Octavio, il quale, fatto il suo solenne ingresso tra calorosi applausi e assunta la Presidenza dell'Alto Consesso, affidò a tre « immortali » l'onorifico incarico di introdurre il nuovo eletto. Quella sera fu introdotta un'eccezione e fu di accompagnare senz'altro il novello socio alla tribuna per il suo discorso.
Mons. D'Aquino, - noto al popolo brasiliano non solo per aver tenuto alcuni anni fa la carica di Presidente dello Stato di Matto Grosso, ma anche per la sua perfetta arte oratoria calda e sincera, per la sua squisita elevatezza poetica, per la sua vasta cultura letteraria e per la finezza della sua critica, che gli valsero il seggio fra gli « immortali » della sua Patria - salì alla tribuna accompagnato da un caloroso, unanime applauso. La sua ascetica figura, spirante serenità e grazia, acuì l'avida attesa dell'uditorio che l'ascoltò attentamente.
Per un'ora e mezzo Mons. D'Aquino discorse della vita e dell'opere di Lauro Muller, suo predecessore all'Accademia e celebre ministro degli Esteri di un decennio fa, che la morte rapì il 30 luglio 1926. Fu un'ora e mezzo di godimento intellettuale per l'uditorio sceltissimo il sentirsi rievocare le epoche più salienti della vita del grande, da tutti ricordato e apprezzato, che dalle più umili condizioni con la forza del suo ingegno, della sua onestà e della prodigiosa attività era giunto alle più alte cariche, lasciando nella politica e nelle lettere una luminosa orma, indistruttibile. Il giudizio che l'oratore diede dell'uomo e della opera sua multiforme con convincente ed elevata parola, strappò all'Assemblea ripetuti applausi, che si ravvivarono più entusiastici al termine del magnifico discorso.
Quindi prese la parola l'accademico sig. Ataulpho Paiva per dare il benvenuto al nuovo socio in nome dell'Accademia. Egli esordì coll'esaltare la terra che diede i natali a Mons. D'Aquino e s'introdusse abilmente a tessere l'elogio del nuovo eletto mettendo in luce le belle doti d'ingegno e di cuore di cui è adorno, e facendo un'acuta analisi delle sue svariate opere letterarie che, prima ancora del giudizio dell'Accademia, già avevano consacrata la fama di letterato e di artista all'Arcivescovo di Cuyabà.
Il nuovo socio fu poi oggetto delle più squisite cortesie da parte dei Colleghi e delle personalità convenute, che, congratulandosi con lui, non mancarono di auspicargli più fulgide glorie, feconde per la Patria di novelli splendori.
A Mons. D'Aquino il Bollettino Salesiano porge le congratulazioni più vive, anche a nome degli ottimi Cooperatori Salesiani.
Il Siam è uno dei più ricchi paesi dell'estremo Oriente: però le sue ricchezze sono tutte in natura nei preziosi minerali di oro, stagno, piombo, rame, ecc. o nei preziosi vegetali delle sue foreste, che debbono tuttora essere sfruttate.
Due grandi catene di monti formano le sue frontiere geografiche; una scende all'est, l'altra all'ovest e si prolunga per tutta la Penisola di Malacca. Questa configurazione fa sì che il Siam consti di due regioni distinte; una « continentale » che abbraccia la fer†ile vallata del Menam e l'altipiano di Laos, l'altra «peninsulare» formata dalla Penisola di Malacca (cosidetta dal paese di Malacca, al sud).
Su questo territorio che si estende per 15 gradi di latitudine (dal 6° al 21°), con una superficie di circa 625 mila kmq., vivono quasi io milioni di abitanti in cifra tonda, appartenenti a razze diverse: Siamesi, Cinesi (che sono 1/3 della popolazione e ogni settimana ne giungono sempre oltre un migliaio di nuovi), Laosiani, Annamiti, Birmani, Malesi, ecc. Vi sono pure 20 mila Europei, fra i quali una cinquan†ina di Italiani.
Il Siam è una monarchia assoluta. La dinastia regnante - fondata dal generalissimo Chao Phya Chakkri nel 1782 - dal 4 novembre 1916 ha mutato il suo nome di Chakkri in quello di Ramàdhipat, e il re defunto il 26 novembre 1925 ha preso per il primo il nome di Rama (VI).
Il Re è assistito da ministri.
L'organizzazione politico -amministrativa parte dall'umile villaggio (bam), un conglomerato di 10-2o famiglie; ciascuna di queste elegge il suo anziano e tutti gli anziani procedono a eleggere a loro volta il capo del villaggio. Più villaggi formano il distretto e più distretti la provincia (muang), a capo della quale vi è un governatore responsabile all'Alto Commissario del Dipartimento, dipendente dal Governo centrale.
La capitale è Bangkok sul fiume Menam, a 28 km. dal mare. È la città più popolosa e il più importante nodo ferroviario da cui partono varie linee, quella di Xieng Mai (75o km. a nord), quella di Korat (264 km. a est), quella di Petriou (63 km. all'est) e quella per Prai e Singapore all'estremo sud.
Gli abitanti.
Gli Siamesi somigliano ai Mongoli e ai Cinesi: di statura media, ma forti; dalla faccia larga con occhi piccoli e obliqui, e con labbra sviluppate. Hanno colore olivastro quasi rossastro. Molti si anneriscono i denti per civetteria. Nel complesso hanno un aspetto simpatico e il tratto cortese. Sono moderati nel cibo ma fumano continuamente.
Professano la religione Buddistica e perciò ad ogni passo s'incontrano pagode e bonzi. Sono attaccatissimi ai precetti buddistici che proibiscono di ber vino dopo il mezzogiorno e, in certi giorni, di frequentare giuochi, far uso di profumi, adornarsi di fiori, ecc.
Il cattolicismo nel Siam.
In tutto il Siam non vi è che il solo Vicariato Apostolico di Bangkok, affidato ai PP. delle Missioni Estere di Parigi, che con zelo indefesso hanno compiuto e compiono un meraviglioso apostolato sotto la sapiente guida di S. E. Mons. Perros. Altri Istituti lavorano pure al Siam, e sono: i Fratelli di S. Gabriele, le Suore di S. Paolo di Chartres, le Orsoline, le Carmelitane ed altre.
I cristiani sono circa 3o mila e concentrati nelle province più vicine alla capitale.
La Missione Salesiana.
Alla Congregazione Salesiana è stata affidata la parte dell'Ovest e Sud.
Essa comprende la provincia di Ratburi, all'ovest di Bangkok, e le altre (al sud nella penisola) di Surat, Nakhonsithamarat, Puket e Patani. In totale cinque provincie con una superficie complessiva di 118 mila kmq. e quasi a milioni di abitanti.
Le cristianità che passano alla cura dei figli di Don Bosco sono tutte nella provincia di Ratburi e vicinissime le une alle altre: e sono: Ratburi, Valphleng, Meklong, Mottanoi, Banxang, Donkrabuang, Banpong, Thamuang e altre con un totale di 5928 cristiani.
Alcuni nostri missionari già hanno preso possesso di Banxang, altri partiti recentemente da Torino vi sono giunti alla metà di dicembre; ed ora tutti si adoperano con zelo al bene di quelle cristiani†à e alla fondazione di altre.
I nostri ottimi Cooperatori li accompagnino con fervide preghiere perchè il loro ministero per la salute di tante povere anime riesca fruttuoso.
* *
Il Delegato Apostolico degli Stati Uniti benedice una chiesa salesiana.
Il 6 novembre scorso, in Elizabeth, fiorente cittadina dei dintorni di New-York, il Delegato Apostolico, Mons. FumasoniBiondi, benedisse la nuova splendida chiesa parrocchiale di S. Antonio, dove i figli di Don Bosco si dedicano da quattro anni con crescente successo al bene della numerosa colonia italiana.
Se si pensa che in cosi breve periodo di tempo il nostro Don Leonardo Ruvolo, animato dello spirito di Don Bosco, potè scuotere dal letargo in cui giaceva la vita parrocchiale, provocando nel volgere di un solo anno la costruzione di quel magnifico tempio con una spesa superiore a quattro milioni di lire, bisogna confessare che lo spirito di Don Bosco è davvero miracolosamente fecondo.
Tanto più che, oltre alla spesa della chiesa, si investirono grosse somme nell'acquisto dei prossimi terreni, destinati ad una fioritura di opere parrocchiali, tra cui prima, una grande scuola per i figli dei nostri emigranti.
Il nuovo tempio è situato sopra un angolo prospiciente le vie principali della nostra colonia e costruito a forma di croce latina, con tre navate, con 14 colonne, tutto in quello stile romanesco di cui si hanno esempi numerosi nella Lombardia e nel Veronese.
La chiesa contiene due ampi balconi, l'uno per la cantoria, l'altro per l'organo e dietro il presbiterio, una cappella per i servizi religiosi durante la settimana e specialmente nel periodo invernale.
L'austerità della fabbrica è ingentilita dal motivo delle « bifore », delle cornici e del rosone sul vestibolo centrale. Il tutto costruito ed eseguito in terracotta in perfetto accordo con lo stile.
Un'idea originale e pratica è la riproduzione della Passione di Gesù nelle 14 grandi vetrate che girano intorno alla chiesa. I vetri istoriati, sono protetti da altri vetri esterni e nel vano di ciascuna finestra trentacinque lampadine elettriche illuminano durante il servizio religioso i dolorosi episodi del Calvario.
Tutta la chiesa viene illuminata da 15 lampadari, costruiti in armonia collo stile, con purezza ed eleganza di linee; ed è riscaldata d'inverno col più moderno sistema della fornace ad olio.
La chiesa è poi corredata da 5 magnifici altari, eseguiti dalla Ditta Sandrini e Dinelli di Pietrasanta, in puro marmo di Carrara. L'altare maggiore largo 18 piedi, alto 20 è ricco di lucidi in giallo di Siena e rosso di Levanto, con un bel tabernacolo sormontato da mosaico in oro.
L'agile torre sale all'altezza di 42 metri.
E tutta questa armonia di linee e di colori, ha piena corrispondenza nell'armonia della grande campana che dalla torre ricorda al popolo italiano le tradizioni della Fede che lo fecero grande.
Riportiamo da « LA SS. PIETÀ DI CANNoBio » N. 12 (Dicembre 1926):
Domandate e riceverete.
Intitoliamo con queste parole la breve relazione che stiamo per fare, perchè vorremmo dire la parola «miracolo» che ci venne naturale sul labbro quando vedevamo d'un tratto guarita l'inferma sofferente che noi eravamo stati invitati a preparare alla morte, ma non pretendiamo affatto di precorrere il giudizio della Chiesa sempre lenta e sapientissima nel pronunciarsi in simili casi.
Certo il sentimento che più spontaneo sorge nell'animo dinanzi a questi fatti è la fiducia nella onnipotente bontà di Dio, Padre nostro, che a l'umile preghiera nostra sempre risponde, ma talora rivela in modo manifesto e mirabile questa paterna divina bontà sua per noi.
Ecco il fatto.
Una Suora, Amalia Strainini, delle Figlie di Maria Ausiliatrice, fondate dal Ven. Don Giovanni Bosco, già anziana, da tempo si sentiva stanca, indisposta, sofferente. Fu visitata dal medico il quale dichiarò essere urgente l'intervento del chirurgo per una operazione radicale di carcinoma al seno destro. Il giorno 7 giugno 1927 la Suora entrava a questo scopo nell'Ospedale di S. Giuliano in Novara.
Fu fatta l'operazione, e parve che avesse avuto il migliore effetto. Ma rimarginatasi appena la ferita ecco manifestarsi un notevole gonfiore intorno al luogo dell'operazione e nel braccio destro, e i dolori, che non erano cessati mai, diventavano più acuti.
Il medico giudicò molto grave la cosa e nella relazione che diede dell'ammalata alla Rev. Ispettrice fece intendere che ormai non c'era speranza di guarigione.
Per questo il 24 Agosto fu inviata e ricevuta nell'Ospedale Opera Pia Uccelli di Cannobio nel quale prestano la loro opera di assistenza le stesse Suore Figlie di Maria Ausiliatrice.
All'ammalata nulla giovarono le solleci†e cure e il cambiamento d'aria e d'ambiente: i suoi dolori erano vivi ed incessanti: il braccio destro e la mano non erano più capaci di alcun movimento, tanto che la dovevano vestire e svestire le sue consorelle, e dovevano pure tagliarle le vivande in minuti bocconi perchè potesse portarle con la sinistra alla bocca. Anche pel segno della Santa Croce usava la mano sinistra.
La Suora inferma, seguendo anche il consiglio delle sue Superiore, continuava a pregare invocando la intercessione del Venerabile Don Bosco, e quando, giunta tra noi, ebbe conoscenza del grande miracolo della SS. Pietà, volgeva anche alla SS. Pietà la supplice preghiera perchè volesse glorificare Don Bosco concedendo a lei la guarigione invocata.
Il giorno 10 settembre, sabato, verso le ore dieci del mattino trovavasi innanzi al SS. Sacramento nella piccola Cappella dell'Ospedale per la solita novena che faceva al Ven. Don Bosco. D'un tratto, improvvisamente, sente come un fremito e un forte prurito in tutta la parte malata. Si guarda la mano che portava col braccio al collo, e non vede più gonfiezza, si palpa il braccio e non trova più gonfiore nè sente più alcun dolore, e quasi senza avvedersi solleva agilmente il braccio e muove la mano e le dita senza pena alcuna. Volge un rapido pensiero di ringraziamento a Dio, e non sa trattenersi; esce di Cappella, va dalle Consorelle che attendevano ai loro uffici e alzando e agitando con gioia le braccia e le mani grida: Sono guarita! Don Bosco mi ha guarita!
Da quel momento non ebbe più bisogno dell'aiuto altrui, e riprendeva le forze e l'abitudine alla vita regolare.
Il medico curante richiesto, rilasciava questa dichiarazione:
Il sottoscritto Medico Chirurgo certifica di aver visitato la Rev. Suora Amalia Strainini, accolta nell'Ospedale di Cannobio il giorno 24 Agosto 1927 per postumi di operazione radicale subita presso l'Ospedale S. Giuliano di Novara per carcinoma del seno destro.
All'atto dell'ammissione, la Suora presentava notevole deperimento organico, aspetto molto sofferente e astenia generale, per cui a stento le riusciva di reggersi in piedi. L'arto superiore destro appariva tumido per forte edema, che si estendeva dalla regione pettorale alle dita.
I movimenti sia attivi che passivi dell'articolazione della spalla, del gomito e della mano erano resi impossibili non solo dall'edema, ma anche dai vivi dolori che l'ammalata risentiva ai minimi toccamenti.
I dolori erano continui e si irradiavano al collo e alla regione scapolare, subendo violente esacerbazioni ascessuali per le più piccole cause, tanto che la Suora era costretta a passare il più del suo tempo a letto. Tali sofferenze perdurarono, fino al giorno io, Settembre in cui tutto ad un tratto cessarono in un colla scomparsa improvvisa dell'edema e col ripristino completo della funzionalità, dell'arto.
Cannobio, 15 Settembre 1927. firmato nell'originale
Dott. GIUSEPPE VIETTI.
Ora la Suora ha lasciato Cannobio ed ha ripreso, il suo posto di lavoro.
Prev. PIETRO BARAZZONI.
Venutami, giorni sono, arrancare d'improvviso quasi interamente la vista dell'occhio destro, ricorsi a uno specialista per sentire di che si trattasse. Questi, dopo accurata visita, sentenziò che vi era un rilevante distacco della retina causato da un tumore: per non arrischiare di perdere la vita per eventuali attacchi al cervello occorreva procedere subito all'estrazione dell'occhio. Prima di pronunciare una parola definitiva desiderava però visitarmi ancora di lì a due giorni, e sentire il parere di altro specialista. In preda a un indicibile angoscia non vidi altra àncora di salvezza che nell'aiuto del Cielo: con tutto il mio cuore e colla massima fede mi raccomandai al Ven. Don Bosco e alla cara Ausiliatrice e non facevo che ripetere: Se non provvedete Voi, io sono bell'e spacciato! Fate che la retina staccata torni al suo posto e che se un tumore esiste nel mio occhio abbia a svanire come neve al sole! Deh! che la nuova visita abbia a sortire esito favorevole e che possa ritornare in seno alla mia famiglia senza bisogno di ulteriori consulti!
Così fu. Dopo lunga e minuziosa visita il medico dichiarò che escludeva l'esistenza di un tumore.
Per me fu come risuscitare da morte a vita e il mio cuore sciolse l'inno di ringraziamento. Senza nulla fare di quanto suggerì il medico, sento che il mio occhio va acquistando la facoltà visiva di prima e che mi trovo bene come non mai.
Che la Madonna e il Ven. don Bosco mi benedicano sempre con l'intera mia famiglia!
G. ScuRi.
Amatissimo Padre,
Penso che Ella e gli ottimi nostri Cooperatori ignorano le condizioni in cui si trova la.... ferrovia che da Canton giunge sino a Shiu Chow, capitale del nostro Vicariato. Per le continue guerre e per le prodezze dei pirati è oggi in uno stato deplorevolissimo. Carrozzoni tutti sconquassati e senza distinzione di classe, dalle finestre senza vetri, dai sedili rotti, dai tetti aperti che lasciano scorrere dentro la pioggia costringendo i viaggiatori ad aprire gli ombrelli; che traballano in modo fantastico nella corsa sulle rotaie poggianti su traversine infracidite: ecco in poche parole le delizie di questa ferrovia cinese. Gli orari poi delle corse sono un altro problema pieno di incognite e di sorprese. Si figuri che, dopo aver atteso inutilmente il Sig. D. Ricaldone per due giorni, al terzo egli ci giungeva in casa all'improvviso il 9 agosto per un anticipo capriccioso di varie ore che il treno aveva fatto: sicchè ce lo vedemmo davanti quando da noi non si pensava ancora di muoversi per andargli incontro. Anche Mons. Versiglia in quell'ora era fuori di casa e ritornò mentre eravamo in faccende per festeggiare l'inviato del Successore di D. Bosco.
Per l'assenza dei giovani, che erano in quei giorni in vacanza, i nostri collegi erano deserti, e il sig. D. Ricaldone volle mettere a profitto il suo tempo visitando i vari distretti. Dopo aver passato un giorno in lieta compagnia con Monsignore partì a cavallo l'11 agosto per Nam Yung con l'Ispettore D. Canazei, D. Dalmasso e il ch. Terpin.
Partirono accompagnati dai nostri migliori auguri: ma appena fuori della porta, il cavallo di D. Canazei comincia a fare il matto e getta sul selciato il cavaliere, che rimonta con maggior decisione e, afferrate nervosamente le redini, con qualche frustata lo costringe a prender la corsa. La bestia però ritorna poco dopo al giuoco ed d povero Ispettore al terzo capitombolo rimanda il cavallo a Shiu Chow e si adatta a continuare a piedi, tenendo dietro ai portatori.
A mezzogiorno, breve sosta in un mercato.
Si cercano le provvigioni, che dovevano essere nei cesti, ma non si trovano, e si deve ricorrere a qualche venditore ambulante e accontentarsi di certi ributtanti pasticcetti di farina di riso che vengono offerti in scodellette che ispirano orrore. Non essendovi altro, i nostri si adattano a ingoiarne alcuni per ingannare lo stomaco.
Alle 21 e mezzo giungono a Kong How al lume delle torcie a vento, stanchi, assetati e affamati. Il vecchio custode - che non pensava mai più dovessero arrivare a quell'ora - li accolse con un « Tien Tchu Pao You » ma non potè offrir loro nulla, perchè i soldati che vi avevano pernottato la notte precedente avevano dato fondo a tutto e le botteghe erano già chiuse. Sorseggiata una tazza di the allungato, cercarono ristoro nel sonno, ma per la stanchezza e il caldo non poterono quasi chiudere occhio. Alle tre di mattino proseguirono per Chi Hing, a due ore di distanza, dove celebrarono la Messa mentre D. Munda preparava loro una buona colazione: poi si gettarono sui duri letti per rifarsi un tantino.
Il cagnolino di casa intanto ronza intorno ai cesti, raspa, annusa e pare cerchi qualcosa di prelibato. Dapprima nessuno ci bada; ma continuando la manovra, alcuno s'insospettisce ed apre il cesto... Un profumo, tutt'altro che gradevole, esala fuori allora; si fruga e nella cassetta della macchina fotografica si trova, ormai putrefatto, il pollo che avrebbe dovuto ristorare i viaggiatori il giorno precedente. Uno dei servi l'aveva messo al posto della macchina fotografica e poi se n'era dimenticato.
Bisogna essere a Nam Young per l'Assunta e si riprende il viaggio su una via piana ma sferzata dal sollione. A mezzogiorno si arriva a Nam Young.
Alcuni amici si trovavano in attesa alle porte della città e guidano gli ospiti al Yong Leu (la residenza) dove sono salutati dallo scoppio di fragorosi petardi e ristorati da una buona refezione. Quindi ripartono per Li Heu Ciau, centro della cristianità. Tutti i cristiani li accolgono con trasporto di gioia e vengono a far la genuflessione di rito al nuovo missionario che li incanta col suo sorriso e colla sua statura impressionante. Il sig. D. Ricaldone ha la fortuna di ammettere col battesimo solenne sette nuovi figli nel grembo della Chiesa, e i cristiani si sentono così più forti, più compatti: lo dimostrano nello slancio speciale con cui recitano le preghiere e si accostano alla S. Comunione. Anche il buon Padre è commosso, e il suo occhio vivo, il suo aspetto raggiante dice assai più di quanto potrebbe esprimere col cinese che non sa.
Ma il tempo stringe e il sig. D. Ricaldone visita nella stessa giornata le cristianità vicine, trovandosi qua per la benedizione, là per le preghiere della sera; e tutti hanno l'occasione di vederlo ed esternargli la riconoscenza per tanta visita.
Nella settimana si passa per Fong Toung, ChiHing, Yan Fa, Lok Chong, e dovunque i cristiani, tralasciando il loro pressante lavoro del secondo trapianto del riso, accorrono a salutare il Rappresentante del Successore di D. Bosco, e a ricevere la benedizione di Maria Ausiliatrice.
I pochi cavalli sono ormai inservibili e D. Ricaldone prosegue intrepido a piedi per 50 km. al giorno vincendo la resistenza dei vecchi missionari. Il Signore lo accompagna, lo benedice; neppure un piccolo incidente interrompe il suo viaggio. Strade deserte, salite faticose, acquazzoni fenomenali, sudate prostranti, tutto è dimenticato dal Superiore quando a sera può abbracciare un altro confratello e rivedere altri figli.
Presso Chi-Hing, una famiglia cristiana accoglie i nostri per alcuni momenti di sosta e di ristoro. Tutti vanno a gara nel festeggiare il « gran nonno dalla barba bianca », e un fanciulletto lo contempla estatico, gli rivolge mille interrogazioni; ma non ricevendo risposta, si volge al babbo e meravigliato esclama: - Così vecchio e colla barba bianca non sa ancora parlarePoverino! non sapeva che il cinese non s'impara in pochi mesi.
A Lok Chong si potè finalmente trovare una barca per discendere a Shiu Chow e risalire l'altro fiume a Lin Chow. Il barcaiuolo si mostrava molto indisposto a mettersi in viaggio, però si decise specialmente perchè si trattava di missionari.
Nei pressi di Kui Teu, nella svolta del fiume, un ordine imperioso dalla riva intima di arrestarsi e accostare. Una quindicina di pirati armati di moschetto stanno schierati sulla sponda. Il barcaiuolo dirige trepidante verso di essi la sua barca, pregando i missionari di mostrarsi. I pirati intanto discutono sul da farsi; arrestare e derubare un europeo può dar luogo a complicazioni gravi... La bianca barba di D. Ricaldone forse ebbe anche una non lieve importanza nella decisione... Uno scambio di sorrisi fu il segno della liberazione e della partenza.
Da Shiu Chow si potrebbe andare a Lin Chow in quattro giorni a cavallo, ma cavalli non ce ne sono più e bisogna adattarsi alla barca che impiegherà più tempo. Se ne affitta una con l'intesa che sarebbe partita a mezzogiorno; ma non si mette in moto che alle cinque verso il tramonto. A bordo sono saliti vari conoscenti del barcaiuolo, limitandoci ancor più il breve spazio disponibile: e finalmente si parte.
È una noia terribile risalire il fiume su una barca.
Dalla riva due robusti uomini tirano la barca con lunghe corde, mentre quelli di bordo lavorano puntando i remi sul fondo del fiume e canterellando le loro sonnifere nenie. A bordo degli stretti scafi si sta appena rannicchiati o distesi su due assi, molestati dal caldo e dal fumo della cucinetta sempre in attività. I cinesi dormicchiano di giorno, e di notte, quando voi pensate di chiuder occhio, essi cominciano la chiassosa conversazione che si protrae fino al mattino, o vi appestano con le loro fumatine di oppio.
D. Ricaldone resistette per 5 giorni a quella noiosa vita di barca cinese ma al sesto saltò sulla riva e proseguì a piedi per Yong Shan, giungendovi che le porte erario già chiuse. Era in compagnia di D. Boccassino, e, dopo aver bussato a parecchie porte, dovette fare quasi tutto il giro delle mura della città. A un certo punto scorsero un lumicino tra la boscaglia. Una scena raccapricciante ebbero sott'occhio in quella oscurità: un cadavere giaceva sulla strada in un lago di sangue sgorgante da molte ferite. Il disgraziato era stato ucciso poco prima da quattro briganti e non se ne potè sapere il motivo.
Riusciti a trovare l'unica porta della città aperta a quell'ora avanzata, domandarono dove fosse la casa missionaria, ma nessuno seppe dare indicazioni: finalmente una vecchierella, salutandoli con rispetto, disse loro che la residenza da poco aperta era fuori delle mura, e si offerse di accompagnarli. Alle grida di D. Boccassino risponde e accorre il buon D. Parisi che accoglie il desideratissimo superiore con gioia. Purtroppo non potè offrire agli ospiti che acqua calda addolcita da zucchero rosso: ma essi, più che di cibo, avevano bisogno di riposo. L'indomani, preparati due cavallini, D. Ricaldone e D. Boccassino proseguirono per Lai Feu, Ki Tam, arrivando assai prima della barca: e i cristiani li accolsero con dimostrazioni di gioia.
A Lin Chow, D. Ronchi preparò accoglienze più solenni al nostro Visitatore. La sua regione non ha avuto ancora contatti coi bolscevismo e nutre un profondo rispetto pel missionario. I cristiani accorsero da Tehu Kong, da Wu Kong Teu, paesetti lontani dal centro, dove vivono una vita laboriosa, tranquilla, morigerata, formando una sola famiglia col missionario, fieri della religione abbracciata. In quei paesi non vi è la piaga dei soldati, nè dei pirati, nè dei fumatori d'oppio.
La visita del sig. D. Ricaldone ai distretti si chiudeva dopo un mese coi suo ritorno a Shiu Chow. Qui i collegi si erano nel frattempo ripopolati di alunni e si erano raccolti i Confratelli per gli Esercizi Spirituali. E mentre il sig. D. Ricaldone predicava gli Esercizi, i piccolini di Hoshi prima, e poscia le alunne del Collegio Maria Ausiliatrice vollero testimoniargli la loro gratitudine con cordiali accademie e doni.
Gli alunni del Tecnico e i normalisti della Scuola D. Bosco fecero le cose in modo, più solenne. Pavesata tutta la casa con bandiere e festoni vollero anzitutto offrire al buon Padre una Comunione Generale, poi all'agape fraterna, insieme coi maestri e professori esterni e una rappresentanza di cristiani, esternarono i loro sentimenti con brindisi e discorsi. Uno dei professori (Prof. Tang) paragonò il sig. D. Ricaldone al P. Ricci, del quale -disse -ha lo stesso nome Li, i talenti e l'animo apostolico.
Il rullo concitato del tamburo invita il festeggiato e gli altri nel cortile per un nuovo numero del programma. Una compagnia di acrobati fa sfilare pomposamente il dragone, l'idolo dei Cinesi, il divertimento preferito e insuperabile. Una grande maschera a testa di dragone, portata da un ginnasta, con una lunga coda di seta, sorretta da altri acrobati, curvi e agitantisi sotto il velo in modo da nascondere la loro persona e simulare il movimento del rettile pauroso. Il dragone che pare voglia divorare tutti, si arresta presso il sig. D. Ricaldone per fargli i tre rituali inchini. Intanto dal secondo piano viene sporta un'asta con un involto contenente ogni ben di Dio: è una specie di esca pel dragone il quale studia subito il modo di arrivare fin lassù. I portatori della coda si dispongono a piramide e il dragone sale fino a ingoiare l'esca, mentre fragorosi petardi rendono omaggio all'abilità degli acrobati.
Segue l'accademia. Il suddiacono Thong, a nome dei cinesi, scioglie un sentito ringraziamento al Rettor Maggiore per aver loro inviato un rappresentante che ha saputo guadagnarsi la stima e la fiducia dei cinesi.
Il sig. D. Ricaldone ringrazia commosso per la dimostrazione che gli è stata tributata. Si era pensato a un gruppo fotografico, ma la fitta pioggia lo impedì: tuttavia l'immagine del buon Padre resterà sempre impressa nell'animo dei figli della Cina lontana.
Amatissimo Padre,
Il sig. D. Ricaldone le porterà il palpito dei nostri cuori riconoscenti. Abbiamo atteso per molti anni la visita di un superiore; oggi abbiamo speranza che più spesso Ella verrà a trovarci per mezzo di un suo rappresentante per comunicarci un soffio rinnovatore che ristori le nostre energie, sciupate dallo sfibrante lavoro nel campo lontano.
Aff.mo in C. I.
D. GIOVANNI GUARONA.
Amatissimo Padre,
Le parlo con la sicura confidenza di un figlio che conosce il suo buon cuore e che domanda con la tranquilla sicurezza di ottenere.
Ho bisogno d'urgenza di grosse offerte e ne aspetto una non inferiore almeno alle 5000 lire, per far fronte ad un impegno.
Da circa un mese sono stati iniziati i lavori di una nuova chiesa in onore di S. Giuseppe, ed io ho firmato il contratto per un corrispondente di L. italiane 50.000 senza altra ricchezza che la confidenza in Dio.
Veda, amatissimo sig. D. Rinaldi, in quali condizioni mi trovo. Ho un ampio distretto da curare con varie comunità sparse, parecchie delle quali nuove, che domandano scuole, chiese e maestri. Due nuove scuole ed una chiesa da poche settimane sono state inaugurate, ma non ancora completamente pagate; altre scuole in costruzione ed altri impegni gravi, mentre le mie entrate non sono che le libere offerte dei fedeli e le elemosine della messa - null'altro.
Ed allora, perchè incominciare una nuova chiesa? Perchè lo credetti necessario ed urgente, come è necessario ed urgente che ne sorgano altre, molte anzi, una in ogni paese per procedere in tal modo alla vera e reale conquista al Cattolicismo di questi paesi in gran parte completamente pagani, o protestanti. E fuori dubbio che una chiesa in un paese significa la conquista del paese stesso alla nostra Religione dal momento che tutta la regione Khassi guarda con manifesta simpatia a noi, orientandosi sempre più decisamente verso il Cattolicismo. Ne è indice l'aumento della conversioni che va sempre moltiplicandosi con un crescendo possiam dire quotidiano.
Ed ecco donde venne l'idea della nuova chiesa che si sta costruendo nel villaggio di Laitkor, che ha oltre mille abitanti e fino ad un anno fa non contava che 8 cattolici. La grazia ha operato qui delle vere meraviglie: un gruppo di oltre cinquanta si convertiva in massa e poco dopo ricevevano tutti insieme il battesimo: oggi sono già un centinaio i battezzati. Non ebbero e fino ad ora non hanno nè scuole nè maestri ed eran tutti analfabeti eccetto uno che da solo si era ingegnato ad imparare a leggere qualche cosa. Eppure si sono conservati di ottimo spirito e danno esempi di fede meravigliosa.
Non era mia intenzione di dar loro con tanta urgenza scuola, chiesa e maestro. Una domenica sera giunsi in paese all'improvviso e trovai raccolta tutta la cristianità in una famiglia di catecumeni. La loro riunione religiosa consiste in canti, preghiere ed istruzioni, e quei pagani analfabeti di ieri ora fatti cristiani, cantavano le loro canzoni col libro alla mano, e pregavano che era una edificazione. Un uomo si alzò e fece il suo discorso; seguì un ragazzo di 12 anni e, senza posa oratoria, indirizzò anche lui un discorso alla comunità esortandola al fervore e alla costanza nella fede. Da soli impararono à leggere, a cantare e a predicare la parola di Dio.
Quando si avvidero di me e dovetti parlare, dissi semplicemente: - Vedo che qui è necessaria una chiesa e sorgerà presto! Pregate...
Uscendo commosso dal villaggio mi accorsi che in un'altra capanna si cantava e si teneva un'altra adunanza religiosa. Erano i protestanti. Da circa 15 anni essi hanno colà scuola e maestro, eppure fino ad ora non hanno fatto una conversione. Or vedendo il progresso del cattolicismo, allarmati, vi hanno mandato in questi giorni uno dei migliori; e si è messo all'opera con ardore.
Ebbi una stretta al cuore e ripetei: - Qui è necessaria una chiesa e una scuola, e subito!
Così si diede principio alla costruzione con grande entusiasmo: i cattolici diedero il terreno nel centro del paese con un ampio piazzale, e il capo del villaggio, che poche settimane fa, da pagano com'è, insultava i nostri cattolici, dichiarava: - Va bene che i cattolici costruiscano la chiesa e la scuola; faremo a meno della protestante.
Ora si impone il problema finanziario. La Provvidenza mi ha già inviato larghe offerte; però avendo ieri mandato per un prestito di 2ooo lire, Monsignore mi preveniva che date le sue strettezze non doveva illudermi e sperare sul suo concorso. E allora, a chi ricorrere se non al Padre comune? Vorrei che la chiesa fosse ultimata per la festa di S. Giuseppe: perciò le sarei grato se mi inviasse con sollecitudine l'aiuto invocato.
Voglia, amato Padre, benedirmi in modo particolare e mi creda
Obbl.mo figlio
D. COSTANTINO VENDRAME.
Il sig. D. Rinaldi ha letto attentamente l'appello dello zelante missionario e riconosce la convenienza di favorire le opere a cui ha messo mano. Ma.... povero com'è e carico d'impegni, non può rispondere come vorrebbe, alla domanda di D. Vendrame. Ha fiducia però che, trattandosi di una chiesa dedicata a S. Giuseppe, questo santo muoverà qualche anima buona a venirgli in aiuto in tempo utile, per la conquista definitiva e stabile di quei cari Khassi che rivelano tante ottime disposizioni.
Rev.mo Sig. D. Rinaldi,
Malgrado la tormentosa vita di movimento che mi impedisce il più delle volte di raccogliere le più fugaci impressioni di propaganda benefica, eccomi a continuare la narrazione di alcuni episodi più salienti dei miei viaggi missionari nella folta foresta amazzonica.
Queste pagine riassumono una delle più proficue e più pericolose escursioni fatte nel paese dei Kivari.
1. Tra le dune del Chimborazo.
Il viaggio lo iniziai il marzo scorso dalla capitale della repubblica, Quito, ove con diversi colloqui col Presidente della Repubblica e coi suoi ministri, era riuscito a far conoscere l'importanza della nostra azione missionaria ed a far accettare e sostenere un forte programma ali civilizzazione.
Il primo giorno in treno fino a Riobamba fu uno dei più deliziosi. In un bel cielo primaverile, un solé equatoriale illuminava lo splendido altipiano andino circondato nelle alte cime dai vulcani « Cotopasci, Cungurahua, Altar, Chimborazo » e nelle insenature delle valli da fertilissimi ripiani a prato, granoturco, erba medica ed alberi fruttiferi; Mackacki, Latacunga, Ambato passarono innanzi ai miei occhi più festevoli, più ricchi, più belli che mai nello splendore delle loro fertili pianure e nei pittoreschi costumi dei loro abitanti. Arrivati a Riobamba la notizia di una catastrofe: una colossale inondazione del fiume Ckanckar ha interrotta completamente la linea ferroviaria: centinaia di metri di rotaie asportati completamente, solidi ponti caduti, frane pericolosissime ovunque minacciavano la vita; alcuni milioni di danno, sei mesi di riparazione.
Consultai subito la carta geografica, alcune guide pratiche, la resistenza dei miei muscoli motori ed il giorno seguente con una fedele guida armato di un bastone ero sulla via di Palmira: 70 kilometri a piedi in un giorno era l'itinerario prescritto: la prima tappa a S. Luigi, la seconda a Guamote, la terza a Palmira. In tre ore vincemmo l'alta cordigliera, ci portammo quasi ai quattro mila metri, e ci gettammo a marcia forzata nella direzione di Guamote. Era la santa settimana di Passione. Forti masse di indii attraversavano la nostra via e si gettavano ai miei piedi domandando la santa benedizione, e sopratutto insistendo li preparassi alla Pasqua. Loro dissi che mi accompagnassero alla chiesa e difatti contenti e trionfanti mi guidarono alla chiesetta ove potei incontrare un venerando sacerdote parroco tutto intento nel sacro Ministero.
La mia presenza non era urgente: rivolsi alcune parole cristiane, spiegai la necessità che avevo di raggiungere il campo di apostolato affidatomi dal Signore e con un forte strappo al cuore benedicendoli li lasciai. Molti piangevano: molti mi pigliavano per le mani baciandole tenerissimamente, volevano a tutti i costi impedirmi il passo : promisi che un'altra volta sarei andato a visitarli. Il sole di mezzogiorno ci raggiunse in Guamote dopo 6 ore di marcia forzata. Preso un boccone ci gettammo per la via di Palmira nel deserto paramo.
La stanchezza ormai si era impossessata delle nostre gambe e ci aspettavano ancora ore tristi e di gran dolore.
Il Chimborazo avvolto in un manto grigio e misterioso minacciosamente ci flagellava coi suoi venti innalzando nugoli di polvere, provocando nel triste deserto molini pericolosi di sabbia mobile: a un'ora da Guamote la terribile regione delle dune nell'ora, la più tragica, del tramonto.
Non sto a descriverle l'orribile passione: le gambe sprofondavano fino al ginocchio nella sabbia, un vento freddo, contrario ci lanciava nella bocca, nel naso, negli occhi una terribile polvere acceccatrice: più mi sforzavo di tenere il sentiero della ferrovia e più il vento mi spostava ove la sabbia era più alta, più profonda.
L'indio che mi accompagnava, col fardello dei viveri malgrado non fosse la prima volta che fosse sorpreso dalla tormenta di sabbia, si dimostrava vinto, accasciato. addoloratissimo dei miei dolori. Finalmente dopo tre ore di orribile deserto sabbioso senza incontrare anima viva, si proiettò nel lontano orizzonte una macchia di Eucaliptus ed un piccolo campanile della chiesa. La mèta sembrava vicina: un'altra ora di lotte inenarrabili e ci trovammo a bussare alla porta del parroco il quale ci accolse con una paternità veramente francescana offrendoci subito quanto di meglio aveva.
2. Nell'oscurità della notte.
Passammo quindi alla chiesa freddissima: durante il S. Rosario ebbi un principio di svenimento per l'orribile stanchezza: potei uscire sul sagrario e caddi a terra non visto da nessuno e sdraiato, quasi fuori dei sensi rimasi per circa mezz'ora. Quando rinvenni già suonava la campana della S. Benedizione: provai ad alzarmi per ricevere i carismi di Gesù Eucaristico. Il malore mi era passato: ero sano, sveglio, fresco, disposto a continuare la marcia.
La notte la passai insonne agitatissimo per lo sforzo fatto nel superare la regione delle dune.
al mattino alle cinque ero in chiesa per celebrare la S. Messa ed attendere a decine di fedeli desiderosi di compiere il precetto pasquale. Alle 9 già ero sulla via di Achupalla attraverso l'altissima cordigliera che si appoggia al nodo del Azuay. Non una casa, non un albero: tutta una regione altissima deserta, percorsa da acque freschissime e da centinaia di armenti di pecore bianchissime i cui guardiani durante la notte si riparano in grotte e caverne.
Verso sera dopo aver passato dei torrenti pericolosi e dopo essere stato flagellato dalle acque di un furioso temporale toccava Achupalla, un ridente paesello a circa 3000 metri sul livello del mare sull'antica via degli Incas.
Il parroco mi si mostrò di una gentilezza senza paragone; voleva a tutti i costi che mi fermassi alcun tempo per dettare gli esercizi al suo popolo: il giorno seguente volevo continuare il viaggio, ma un †empo orribile con neve ci sconsigliò assolutamente di avventurarci all'ascesa del Azuay. Riposai tutta la giornata attendendo fino alla tarda notte al ministero della confessione.
3) Tra i turbini del Azuay.
Al mattino seguente dopo una numerosa comunione, già mi trovavo sulla via del Tambo. Appena usciti da Achupalla un paesaggio fantastico: una via incassata tra due rupi altissime e colossali gran fortezza naturale ove diverse volte ai tempi preistorici americani le uniche armi del comba†timento furono macigni rovesciati sul nemico che tentava forzare il passo. Verso le dieci mi sentiva mancare il respiro e l'ascesa a piedi farsi difficilissima: la mia guida si era fermata indietro: senza accorgermi ero arrivato sull'altissima cima del Azuay che raggiunge quasi i cinque mila metri. Soffocato quasi dalla mancanza di respirazione mi sedetti aspettando il cavallo, ed a cavallo mi avventurai alla terribile traversata che ha costato già tante vittime. Era già passato il mezzogiorno l'ora propizia per un facile passo: una tormenta spaventosa con nevischio, tuoni, lampi, e raffiche di vento ci avvolse completamente. Il sentiero sull'orlo di una voragine spaventosa era scomparso. Ogni passo della mula mi sembrava che fosse un passo verso l'abisso, ogni lampo un fulmine che mi incenerisse: la situazione era tragica e compassionevole. Nel mio cuore offriva la vita al Signore, in olocausto, per la conversione dei Kivari: o Signore diceva, se devo proprio morire qui su questa terribile altura lontano dalla patria, dei miei superiori, dai miei parenti, dai miei carissimi Kivari, ed essere pasto del condor vorace, sia fatta la tua volontà. Dopo un'ora circa di traversata orribile, sulla cresta del paramo, grazie alla protezione del cielo ed all'abilità della mula paziente abbandonammo la pericolosa cima ed incominciammo la discesa in una stretta mulattiera a precipizio, sassosa, però riparata dai venti, ogni tanto mi voltava indietro ad osservare la cima della morte, e nel mio cuore rinnovavo il santo proposito di non avventurarmi giammai a simili passi se non in epoca meno pericolosa.
Verso le †re eravamo al lago di Culebrilla che raccoglie la acque delle alte cime. Dopo Culebrilla il cammino era scomparso, una fitta nebbia ci avvolse, colle povere bestie andavamo a casaccio nella direzione Sud: per buona fortuna la deviazione non fu pericolosa e quando verso le cinque gli ultimi bagliori del sole illuminavano l'arida zona del paramo, ci si proiettò in lontananza la bella conca del Tambo.
Alle 8 mettevamo già piede nella chiesetta a ringraziare il Signore dello scampato pericolo, ed al giorno seguente già era a Cuenca nella casa centrale delle missioni ad organizzare il viaggio per le foreste amazzoniche.
I preparativi durarono quasi una settimana dovendo la progettata escursione durare più di tre mesi, e verso i primi di aprile salutato il pittoresco paesello del Pan ove i Salesiani tengono una fiorente parrocchia, passata l'alta cordigliera mi inoltravo nelle foreste amazzoniche per la strada comoda, facile aperta dal Rev. Padre Albino Del Curto, Salesiano.
4) La mulattiera ideata da un Salesiano.
Già in altre corrispondenze potei annunciare le grandi difficoltà che presenta l'apertura di strade di comunicazione tra la zona civilizzata ed il paese dei Jibaros. Sono circa 100 km. di burroni, precipizi, foreste impenetrabili attraverso le quali con indicibili sofferenze ci si deve aprire un sentiero, come se lo apre l'orso ed il giaguaro. Arrampicandosi con corde, abbassandosi con rampicanti, incidendo nella durissima roccia un piccolissimo vano onde poggiare il piede sul profondissimo abisso, passare settimane intere sotto piogge torrenziali senza avere una casetta per dormire, e molte volte cibo con che sfamarsi, ecco la storia dura della mulattiera Pan-Mendez, dovuta all'iniziativa del Padre Albino del Curto e sempre sorretta dal venerando Vicario Monsignor Costamagna e dall'attuale Monsignor Comin.
Il primo pericolosissimo sentiero che alcuni anni or sono si percorreva in quasi 8 giorni, ora si è già in parte convertito in solida mulattiera ed in comodo cammino a piedi che si può percorrere in due giorni, e molte decine di famiglie, mercè l'apertura della strada già hanno trovato nella vergine foresta fertili terre onde costituire la loro dimora e cooperare coi missionari salesiani alla grandiosa opera di redenzione e civilizzazione dei Kivari.
5) Nel regno delle scimmie.
Il viaggio a Mendez sempre bello, sempre vago nella magnificenza del paesaggio, nella infinita varietà della flora e della fauna, nell'orrida imponenza dei torrenti impetuosi e delle capricciose cascate, durò tre giorni. Al secondo giorno già ci era venuto incontro lo zelante missionario Don Corbellini con alcuni dei più fedeli selvaggi. Veri re della foresta i Kivari hanno un fiuto curiosissimo per la caccia, e risalgono l'intricatissima cordigliera delle Ande per precipizi o burroni impossibili, sopratutto per la caccia alle scimmie. Uno dei selvaggetti venendo all'incontro prima ancora di salutarmi e di dirmi i convenevoli tutto felice e fuori di sè dalla gioia arrampicandosi sulle braccia per toccarmi la barba, mi diceva: oggi sì che mangeremo bene: maschio e femmina, grandi, grossi e due piccolini vivi: la pelle sarà per te, ma me la devi pagare bene. Vieni, corri a vederla, è di un bel color nero.
E durante il percorso del cammino felice andava ripetendo le gloriose e fortunate gesta della caccia. Dopo pochi minuti arrivai alla capanna e vidi il papà che stava abbrustolendo un grosso scimmiotto di un metro di altezza già spelato, ed in un canto una scena importantissima: una grossa scimmia femmina uccisa, con un piccolo scimmiotto vispo, direi quasi intelligente, che gemente si gettava sul corpo di lei, pigliandole le braccia, le mani, accarezzandola o baciandola nella bocca come se volesse ridarle la vita, procurando di sollevarle la testa, come per dirle: fuggiamo, fuggiamo da questi cattivi. Veramente la scena pietosa era una documen†azione del vivissimo istinto amoroso che Dio ha posto anche negli animali. Dopo una mezz'ora di inutili ten†ativi e richiami alla vita della madre, il scimmiotto si accoccolò sul suo seno, si chiuse in un profondo dolore e si lasciò morire. Il selvaggio, al quale mi ero rivolto con parole severe perchè non era stato capace di conservare la vita del grazioso animaletto, mi rispose che sempre così succede, è ben difficile che un piccolo possa vivere senza la compagnia della madre. E, senza tanti complimenti, incominciò a squartare i due morti per far abbrustolire le carni e preparare uno squisito boccone pel pranzo.
Io pure mangiai della carne del scimmiotto e la trovai eccellente e sana, malgrado fosse semplicemente abbrustolita e con un poco di sale.
D. CARLO CRESPI.
(Continua).
Per onorare Maria SS. Ausiliatrice in quest'anno Venticinquesimo della sua Incoronazione, ricordiamo ai nostri benemeriti Cooperatori e zelanti Cooperatrici la viva esortazione fatta dal sig. D. Rinaldi nella sua Lettera annuale pubblicata nel numero scorso:
« Fate che la sua Immagine abbia un posto d'onore nella vostra casa. Fate che sul vostro labbro risuoni ogni giorno, e più volte al giorno, la sua giaculatoria, arricchita di sante indulgenze « Maria Auxilium Christianorum, ora pro nobis! ». Ai Cooperatori sacerdoti raccomando di promuovere dappertutto la pia pratica del 24 del mese, e invito tutti i Cooperatori a compiere in quel giorno, anche privatamente, qualche omaggio ad onore della nostra benigna Protettrice.
« Portate sempre con voi, e diffondete tra i vostri conoscenti, la Medaglia di Maria Ausiliatrice e in tutte le vostre necessità ricorrete a Lei con la Novena raccomandata da Don Bosco.
« Domandate anche, in speciali circostanze, la Benedizione di Maria Ausiliatrice. Sono cinquant'anni che Papa Leone XIII, ad istanza del Ven. Don Bosco, ne approvava la formola, che presentemente è inserita nel Rituale Romano. Ed anche questa data cinquantenaria, che ci addita un cumulo di insigni favori celesti, deve animarci a praticare e a diffondere la più tenera divozione alla celeste Patrona dell'Opera Salesiana.
L'immagine di Maria.
Una mia cugina, ammalatasi gravemente di tifo, era giunta a tale stato che tutti omai disperavano della sua guarigione. Ricorsi allora con una Novena a Maria Ausiliatrice, promettendo l'invio di un'offerta per le Missioni Salesiane. L'ammalata andò peggiorando sempre più; cadeva spesso in deliquio, non parlava, non udiva, e teneva talmente serrati i denti che era difficile somministrarle alcuna cosa. Ricominciai una seconda novena. Mi venne il pensiero di mandare un'immagine di M. Ausiliatrice all'ammalata e le fu collocata sotto il guanciale. Quasi istantaneamente l'ammalata cominciò a parlare, a udire e a mostrarsi meno agitata. Da quel momen†o il miglioramento proseguì e in poco tempo essa ritornò in salute.
Tigliole d'Asti.
M. C.
Guarisce per la terza volta la mamma.
Ringrazio commossa la Vergine Ausiliatrice e il Ven. D. Bosco per aver risanata per la terza volta la mamma, gravemente colpita da peritonite, nel gennaio 191o, nel dicembre 1915 e nel dicembre 1926. La terza ricaduta fu gravissima e accompagnata da catarro intestinale, da bronco polmonite, da nevralgie, ecc. Il medico dichiarò la sua impotenza, dicendoci: - Non posso far miracoli: rivolgetevi alla Madonna. - E ci rivolgemmo all'Ausiliatrice con una novena, incominciata lo stesso giorno che l'inferma ricevette il S. Viatico; poi ne continuammo un'altra con la promessa di un'offerta. Dopo lunghe alternative di miglioramenti e di ricadute, l'ammalata cominciò ad alzarsi il 24 maggio e da allora andò sempre migliorando. Non si è mai sentita tanto bene come al presente.
Grazie, grazie, o Maria Ausiliatrice.
Forni Avoltri, 3 luglio.
ROMANIN MARIA JACOMON.
Guarito quasi istantaneamente.
Colpito da grave malattia che mi tenne in letto per †anto tempo e non vedendo risolversi il mio stato ricorsi con fiducia a Maria Ausiliatrice. Dopo averla pregata con la fede più viva mi addormentai e svegliandomi alcune ore più tardi, mi trovai libero dal mio malanno e potei riprendere in pochi giorni le mie occupazioni. Ringrazio con tutta l'effusione del cuore la Madonna, risoluto di esserle sempre devoto e di propagare negli altri la divozione verso di Lei.
Malta, Collegio S. Alfonso.
Ch. FENECH CARMELO, Salesiano.
Invocata con fede.
La sera del 3 novembre fui colpito dai sintomi di una colite acuta che si dimostrò subito refrattaria ad ogni cura. Dopo cinque giorni dacchè il male non mi dava più tregua e si ostinava a perdurare stazionario, mentre ormai mi mancava ogni forza e si andava illanguidendo sempre più il mio organismo per le frequentissime perdite di sangue, mi rivolsi a Maria Ausiliatrice. Incominciai una novena con fede viva e pregai un sacerdote a volermi recare quotidianamente la
Comunione. Vi fu ancora una recrudescenza dei miei dolori e un generale peggioramento, ma poi venne la grazia. Si iniziò subito un sensibile miglioramento che andò progredendo fino a guarigione completa.
Ora sciolgo inni di ringraziamento a quella Vergine che invocata con fede non lascia mai inesaudite le suppliche, pregandola a salvarmi l'anima come ora mi salvò dalla morte.
Catania.
GIUSEPPE SCIUTO.
Maria esaudisce la mia preghiera.
Il 20 marzo u. s. il mio fidanzato, per grave incidente motociclistico fu trasportato moribondo all'ospedale di Carignano, dove ebbe subito l'Estrema Unzione.
Corsi al suo capezzale. Il caso era disperato: una frattura alla base cranica cori conseguente commozione cerebrale faceva prevedere anche ai dottori prossima la catastrofe. In uno stato d'animo da non si dire corsi all'altare di Maria Ausiliatrice: a Lei con tutta fiducia mi rivalsi incominciando una novella e promettendo un'offerta alle Opere Salesiane, se mi avesse res†ituito il mio fidanzato ormai perduto.
Nei primi giorni della novena l'ammalato diede qualche segno di vita, riconobbe la mamma e tutti i suoi cari, ma continuava nel pericolo. Raddoppiai le preghiere e la fiducia nella nostra Madre Celeste e proprio l'ultimo giorno della novena i medici dichiararono l'ammala†o fuori pericolo.
Torino. MARTINENGO ANGIOLINA.
Maria consola una madre.
Il 19 maggio 1926 mio marito, che si trovava per lavoro a Villar Perosa, fu colpito da grave paralisi e trasportato d'urgenza all'ospedale di Pinerolo, vi rimase, sempre allo stato grave, per ben sei mesi. Al principio del settimo con meraviglia di tutti cominciò a migliorare e a lasciare il letto: finalmente in dicembre potè ritornare in paese.
Appena consapevole della grave sciagura, desolata, feci insieme ai miei parenti una novena a Maria Ausiliatrice, seguita da altre, chiedendo con insistenza e con fede alla buona Madre Celeste di aver pietà della mia povera famiglia che si sarebbe trovata in terribili strettezze senza il sostegno del marito. Come avrei potuto provvedere da sola agli otto figli ancora tutti in tenera età, non avendo il maggiore che 13 anni appena? La Madonna non fu insensibile alla mia preghiera. Il marito non è ancora del tutto risanato, ma va continuamente migliorando; ha lasciato già le stampelle di cui si serviva per camminare e gli basta ora una canna.
Perchè si degni Maria Ausiliatrice, in cui è riposta tutta la mia speranza, completare la grazia desiderata dell'intera guarigione, e continuare la sua protezione sulla mia famiglia, invio per le missioni una collana che a stento ho potuto salvare durante l'invasione degli eserciti nemici.
Sernaglia della Battaglia, 5 agosto 1927.
MARSURA GIACOMETTI GIUSTINA.
Maria mi ha risanato il marito.
Nel marzo 1926 mio marito cadde ammalato di pleurite; dapprima la malattia non pareva così grave ma poi andò aggravandosi con complicazioni cardiache tanto da ridurlo in pochi mesi in condizioni pietose di esaurimento. Fu costretto a lasciare l'ufficio e tutte le sue occupazioni e visitato da parecchi medici, tutti nutrivano ben poche speranze di salvarlo. lo comprendevo la nostra tristissima situazione e nel dolore più angoscioso mi rivolsi a Maria Ausiliatrice: pregai, feci pregare parenti, amici e tante pie persone, perchè mi venisse concessa la grazia, ma il malato non tendeva a migliorare. Applicai allora sul suo petto l'Immagine di Maria e una Reliquia di D. Bosco e continuai a pregare sicura che Maria avrebbe esaudito i miei sospiri.
Oh, la potenza di Maria! Dopo un anno di trepidazione, di ansie e di preghiere nei primi giorni di febbraio 1927 mio marito, che era ormai scoraggiato, ebbe un lieve ma sensibile miglioramento e da quell'epoca il male andò risolvendosi lentamente. Il miglioramento fu constatato dai medici stessi e nell'aprile mio marito poté riprendere il suo ufficio e continuare il suo lavoro senza risentire alcun disturbo. Ora è completamente ristabilito.
Con animo profondamente commosso unitamente a mio marito che fu allievo salesiano, sciolgo il mio voto di riconoscenza e rendo pubblica la preziosa grazia. In ringraziamento e per impetrare benedizioni celesti e la sanità sulla nostra famiglia prometto di inviare ogni anno un'offerta per le Missioni.
Rossana (Saluzzo).
TERESA ANGELA MARIA.
L'efficacia della novena.
Era affetto da meningite e da polmonite un mio alunno. Appena ebbi la triste notizia - otto giorni dopo - andai a visitarlo e lo trovai in uno stato miserando: il dottore aveva detto che sarebbe morto assai presto. Ebbi compassione della famiglia già tante volte provata e animai la sconsolata madre a confidare nella miracolosa Madonna di D. Bosco. Ritornato al Collegio incominciai colla scolaresca una novena a Maria Ausiliatrice promettendo la pub blicazione della grazia e l'invio di una piccola offerta di cinque pesos.
Al secondo giorno della novena seppi che l'ammalato godeva un poco di tranquillità e corsi a confessarlo e in seguito lo preparai anche alla sua prima comunione. Con meraviglia di tutti, e in modo speciale del dottore, il fanciullo cominciò a migliorare e prima che la novena finisse era perfettamente fuori pericolo. Sciolgo dunque la promessa anche a nome della mamma, tanto riconoscente alla Madonna per la grazia ricevuta.
Puntarenas (Chilì). Il maestro.
M. D. - Esprime la sua riconoscenza a Maria per la protezione avuta nel superare felicemente una grave operazione di un †umore interno.
Brosco Teresa (Chieri). - Offre in dono a Maria la sua corona di sposa per averle risanato nel corso di una novena il piccolo Dario, colpito da grave polmonite.
Don Luigi Tempo (Cividale). - Ringrazia Maria Ausiliatrice per avergli ridato sanità e forza per disimpegnare il ministero sacerdotale.
Zanera Cornaglia Carolina (Trino). - Protesta a Maria la sua gratitudine per averle dato forza per sopportare una dolorosa operazione, riuscita felicemente.
Annetta Peri Impalli (Buffalo). - Con una novena a Maria A. vide improvvisamente scomparso il tumore al braccio destro il mattino in cui doveva essere operata. Completamente guarita benedice ora la bontà dell'Ausiliatrice.
Concetta Mezzullo D'Abbraccio (Piedimonte d'Alife). - Ringrazia Maria per il sollievo avuto invocandola, in un attacco cardiaco che l'aveva ridotta agli estremi.
Virginia Gerli (Milano). Con la Novena a Maria Ausiliatrice ottenne di veder cessati i dolori che da due anni le affliggevano una gamba e in certi giorni la tenevano inchiodata a letto.
Ottennero pure grazie da Maria SS. Ausiliatrice e alcani, pieni di riconoscenza, inviarono offerte per la celebrazione di Sante Messe di ringraziamento, per le Missioni Salesiane, o per altre opere di Don Bosco, i seguenti:
A) -- Achino M., Agustoni M., Aimi M., A. L., Alberti M., Alberti O., Allemand O., Ambrosini L., Arneri M., Audifredi S.
B) - Balbi C., Ballerini Z., Balocco R., Barbero M., Barbuscia S., Basilone Don G., Battioi=Coniugi, Bella Fiore R., Belloli A., Benzo E., Bergonzoli R., Bianchessi T., Bianchi C., Bianco Borasi S., Bianco=Famiglia, Bilchini M., B. M., Boccalatte A., Boiola=Sorelle., Bonanomi C., Bonetti O., Bongino D., Bongioanni Roatta F., Bordieri P., Bosco G., Bovio G., Branciforti V., Bray B., Bruna B.. Bruno D., Ballor Gius. e Adelina.
C) -- Calligaro M., Campana A., Canepari G., Cantoni B., Cappellini Turrini A., Caputo Nicolosi G., Carnevali P., Carozzo Cl., Carrera L., Caruana G., Castellana R., Cattaneo L., Gazzaniga A., Cena L., Cenzatti Bolzon T., Cerrato A., Chessa G, Chiapella R., Chiesa G., Cionini E., Civalleri=Coniugi, Colò G., Colombani M., Colombo M., Concini A., Contarini T., Continella S., Coradello A., Corino Forneris R., Costa A., Crimi Costanzo L., Crosa C., Cucci M.
D) - Dall'acqua I., Dama G., Davite S., De Benedetto F., Delù Gius.na Ved. Beretta, Demichelis I., De Ponti C., Desarobis L. Di Carlo L., Dondegnaz R., Donzelli A., Dotta M., Dettori C., D. P.
E)- E. A. di Valmosso, Elagri E,, Emiliani P., Endrizzi A., Enrione P.
F) - Fabbri N., Fabris, Fadda T., Falchetti L., Falcone A., Faraci Ch. G., Farruggia E., Faversani M., Fontana V., Fonte Basso A., Fedrigo L. e G., Ferla G., Ferri Cavallero C., Ferri Vercesi I., Festini M., Fides di Vignale Monf., Fino G. e L., Fleres C., Forzani G., F. R., Fraccalvieri P., Franceschini.
G) - Gaisis R., Gabbiati R., Galimberti C., Galliziol E., Gallo M., Gannone G. Garattini B., Garbi Don L., Gaudio Giudici E., Gentini G., Gerbaudo A., Getta M., Gianola T., Gili C., Girometta L., Gonella., Gottardi=Sorelle, Grappiolo F., Gualandris V., Guatelli F.. Guerci L.
I) - Isacchi M., Isola G.
L) - Lana M., Lancia P., Landrini F., Laurentig M., Lazzè P., Lecca F., Leccisi, Licei P., Leone F., Litta M. Modignani Cicogna, Longo G., Lo-Porto Capra A., Lo Presti C., Lazza V., Lunati T.
M) - Malugani R., Manfredotti=Famiglia, Maugeri G., Maraventano C., Marchesini N., Marchini=sorelle, Mariscotti E., Marongiu E., Martani M., Masia Carrara M., Massari T., Mattei R., Mazzei L., Meaglia=Doglio, Meotti=Famiglia, Mezzanotte M., Minoli M., Miste Marchetti A., Modenesi R., Monti M., Monticone A., Moresco=sorelle, Moretti C., Mortellaro P., Mozzanica Don C., M. R., Mutti C., Mussini B.
N) - N. N., N. N. di Caselle Terinese, Castelnuovo Sotto, Firenze, Nardi G., Nebrilla T., Negri A., Noacco D., Nizzola Giov. e Maria.
O)- Ottella=Famiglia, Oddone P., Onnis Ravot G.
P) - Pagano M., Pagliarini T., Pambianchi A., Papa Manerba M., Papa M., Paruzzi G., Passera L., Pastorelli T., Patanè G., Pedotti C., Pegorari A., Pellegrini E., Penzo C., Perego G., Perotti C., Perron C., Petrangeli Z., Pezzati E., Pezzetti A., Piacentino, Provera A., Piantoni E.; Piasco C., Piazzalunga Maestri M., Pietrogrande M., Pintor R., Pirotti, Poli A., Pozzi M., Prelicini E.
R) - Rabaioli M., Racemo L., Randazzo M., Reale Germano E., Riccardi=Sorelle, Rimoldi A., Rizzoni I., Rolfo A., Romersa V., Rossi T., Rota E.
S) - Sahagliauscas, Salaroglio R., Salvagni G., Santià T., Sartori M., Savln A., Scala E., Scapin A., Segnafiori L., Semino F., Serata C. e G., Sidoti Capuana M., Spagnuolo Mancini N., Spina M. Spinoglio C., Spreafico P., Stagi P., Stefanazzi E., Stoppino C., Suardi Plebani L.
T) - Tamagnini A., Tardelli P., Tartara E., Tedoldi M., Thiébat G., Tiraboschi S., Todde A.. Tomasi M., Tonello C., Torboli L., Torre L., Toscani F., Turco L.
U)-- Urietti A.
V) - Valletti=Famiglia, Venturi Prof. A., Vercellio A., Vergari G., Viale L., Vian A., Vincenzi R., Vinci M., Viola C., Viotti G. B., Vogliano T.
Z)- Zambelli D., Zamboni M., Zanelli Avv. V., Zanini A., Zanzottera L., Zazzi E., Zerbino P., Zini M.
Per le Vittime del "Mafalda".- Il sinistro toccato alla nostra bella nave che costò la vita a oltre 300 persone, commosse profondamente i nostri emigrati nelle varie Repubbliche Sud Americane. I nostri confratelli interpretando il sentimento di pietà delle varie Colonie Italiane organizzarono solenni uffizi funebri a suffragio delle povere vittime. Solennissimo e commovente riuscì quello celebrato in Lima (Perù), dove l'Arcivescovo Mons. Lisson officiò alla presenza del Ministro d'Italia Gr. Uff. Beverini e del Segretario della Nunziatura Apostolica.
Nè mancarono altri slanci di fraterna solidarietà in tanta sventura, e ci piace segnalare la generosa offerta che il Direttore del Collegio Salesiano di Rosario ha fatto al R. Console Conte Gloria mettendo a disposizione dell'autorità la sua casa per quegli orfani che, scampati alla catastrofe, non avessero mezzi per provvedere al loro avvenire.
I nostri missionari parteciparono pure a un'altra commovente cerimonia a bordo del Pincio durante il viaggio che questa nave effettuò nel Novembre u. s. In prossimità del luogo del naufragio del Mafalda, il buon capitano del Pincio, Francesco Aste, dispose che la mattina del 13 il nostro missionario D. Ortoleva Sebastiano celebrasse in suffragio dei naufraghi la S. Messa sul castello di prora presso il bel catafalco eretto dall'equipaggio. L'accompagnarono col canto liturgico altri nostri 18 missionari salesiani che viaggiavano sul piroscafo. Dopo la Messa il sacerdote diede la benedizione alle vittime scese nei gorghi. E mentre la campana di bordo suonava a lenti rintocchi, un marinaio, staccata la croce dal catafalco, l'unì con una fune a una corona di bronzo (fusa a bordo da abili artigiani) e consegnò i due simboli - della pietà e dell'eroismo - al Comandante. Il quale li lasciò cadere in mare, mentre un fischio prolungato della sirena dava un ultimo saluto alle povere vittime,, e i passeggeri tutti davano il loro tributo di preghiere e di lacrime.
CORIGLIANO (Otranto). - Visita illustre. - Il 5 dicembre gli orfani di guerra della nostra Colonia Agricola di Corigliano, recatisi a Lecce per la Mostra dell'Irrigazione, facevano visita al Prefetto della Provincia, Comm. Selvi. E questi per dimostrare il gradimento del gentile pensiero promise di visitare i bravi orfanelli a Corigliano. Il 26 dicembre mantenne la sua promessa ed i giovinetti furono felici di accoglierlo con onore e con espansività. L'illustre Capo della
Provincia visitò la colonia e rispose alle parole di saluto e di devozione dette da un orfanello, col tributare sentita lode per l'opera che svolgono a Corigliano i figli di D. Bosco e si augurò di poter loro affidare un'altra Colonia che vorrebbe sorgesse nella Provincia a tutto vantaggio dell'agricoltura regionale e della classe dei contadini.
La Colonia è lieta della simpatia della maggiore autorità della provincia e prosegue arditamente la sua strada, che è tutta a vantaggio della gioventù povera ed abbandonata.
FRASCATI. - Premiazione scolastica. - Solenne per intervento di distinte personalità riuscì la cerimonia della premiazione dei migliori allievi e della commemorazione dei caduti per la Patria, svoltasi il 16 novembre u. s. nel Convitto Villa Sora di Frascati. Presiedevano l'Em.mo Card. Lega e l'Ill.mo Provveditore agli studi Conte Francesco Salimei. Oratore ufficiale fu il Comm. Poesio di Roma. Chiuse la cerimonia S. E. il Card. Lega con paterna parola, dicendosi veramente fortunato e lieto di avere nella sua Diocesi questo fiorente Istituto, vera gloria di Frascati, ove il fiore della gioventù vive e cresce in un bellissimo giardino. Elogiando t'opera dei Salesiani nel vasto campo di lavoro, loro affidato dalla Chiesa e dalla Patria, si congratulò con essi e coi giovani. Esortò gli alunni a far tesoro degli insegnamenti dei loro educatori e dei sacrifizi dei parenti. La premiazione è un monito a tutti, è un simbolo del premio che tutti ogni giorno, per ogni nostra azione dobbiamo ricercare nell'approvazione della coscienza, è un anticipo di quello duraturo, infinito, che ci concederà Iddio nella Patria Celeste.
NOVARA. - Istituto Salesiano. - Una grave sciagura si abbatteva sul nostro Istituto di Novara la notte dal 3 al 4 dicembre. Per cause imprecisate la nuova ala di fabbricato in costruzione rovinò in pochi minuti completamente, verso la mezzanotte. Nella dolorosa sventura non si ebbero a rimpiangere nè morti, nè feriti. E fu certo una grazia segnalata di Maria SS. invocata con tanto fervore di pietà nella sua novena. L'unico muro rimasto in piedi, è stato quello aderente al vecchio fabbricato: se fosse caduto, avrebbe schiacciato con la sua mole il tetto di una camera ove dormivano una decina di persone: e solo pochi mattoni con un mucchio di calcinacci andarono a rovesciarsi sull'unico letto rimasto libero, perchè la persona che vi doveva riposare, si era at†ardata nel disbrigo delle sue incombenze.
I nostri ottimi Cooperatori e Cooperatrici, sempre sensibili allo disgrazie nostre, troveranno in questa che ci ha colpito uno stimolo a ravvivare il loro merito davanti a Dio colla loro carità.
D. Bosco non mancherà di ispirarli anche in questa dolorosa evenienza.
FOSSANO.- Convitto Civico.- Il giorno dell'Immacolata nel Convitto Civico di Fossano, affidato ai Salesiani, presenti le Autorità politiche e scolastiche, si svolse la cerimonia della distribuzione dei premi ai Convittori. L'Avv. Comm. L. Dompè - Commissario Prefettizio che si degnò presiedere la fes†a, rivolse ai giovani un elevato discorso esortandoli ad imparare dalla Vergine la purezza della vita per essere sani e robusti, ad amare lo studio per essere un giorno cittadini colti, e a trarre profitto dall'educazione dei loro superiori.
BRESCIA. - All'Oratorio Salesiano, - Sull'area, acquistata dal Comitato pro Templi Votivi e donata ai Salesiani, sono stati edificati in due anni l'Oratorio e l'annessa chiesa a una navata. Le due costruzioni, su disegni dell' Ing. Cav. Valotti, Salesiano, si presentano in una armonia meravigliosa di linee, con svelte e graziose facciate e con una sapiente disposizione di locali, che danno un senso di gioia a chi li visita.
Il 21 novembre fu benedetta la chiesa, elevata in 18 mesi grazie ai generosi aiuti dei benefattori bresciani. Per l'occasione intervenne il Rettor Maggiore dei Salesiani, D. Filippo Rinaldi, che giunse a tarda ora della vigilia, accolto festevolmente dai numerosi giovani dell'Oratorio e dai Cooperatori e dalle Cooperatrici della città, nonostante il cattivo tempo.
S. E. Mons. Giacinto Gaggia, giunto la mattina del 21 e ricevuto alla porta maggiore della chiesa dal Sig. D. Rinaldi e da vari direttori salesiani, procedette alla benedizione presente una folla numerosa di benefattori, di Cooperatori, di giovani e della Sezione Rionale Fascista. Il Sig. D. Rinaldi celebrò in seguito la prima messa nella nuova chiesa, distribuendo buon numero di Comunioni.
AI pranzo nel Salone Folonari il Rettor Maggiore, rispondendo ai vari brindisi, rilevò con ammirazione la fede che anima i cittadini di Brescia e ringraziò i benefattori della carità squisita con cui aiutano le Opere Salesiane.
A sera vi fu accademia in onore del Sig. D. Rinaldi, alla quale presero parte anche le bambine dell'Oratorio Femminile delle Figlie di Maria Ausiliatrice. A nome del Comitato pro Templi Votivi parlò il P. Giuliani presentando un ricco ostensorio, destinato all'erigendo Tempio di S. Paolo, dono dell'esimia signora Paola Durini e della nipote Lina Verdina. Recarono pure il saluto degli ex-allievi il Sig. Giovanni Vezzoli studente dell'Università del S. Cuore di Milano e l'Avv. Angelo Bernamonti.
Il Sig. D. Rinaldi dicendosi lieto di vedersi attorniato da Cooperatori e Cooperatrici, da ex-allievi e da giovinetti, esortò i genitori a inviare i loro figliuoli in quella casa dove, con lo svago onesto, avranno aiuti per crescere buoni cristiani e onorati cittadini.
BOVA MARINA. - Al seminario Vescovile. - La festa dell'Immacolata celebrata dai giovani del Seminario riuscì oltremodo solenne, per l'intervento di Mons. A. Taccone e per la entusiastica partecipazione del popolo bovese alle funzioni che ebbero luogo nella chiesa parrocchiale e nel Seminario. Nel pomeriggio si compì pure la premiazione degli alunni del Seminario Collegio, dopo la quale Monsignore chiuse con paterne parole, esprimendo la sua viva simpatia per l'Opera Salesiana e augurando un crescente successo alle scuole dirette dai Figli di D. Bosco.
BOLOGNA. - La Contessa Anna Germini Zavagli.- Nel secondo anniversario della morte di questa nobile benefattrice, le Patronesse dell'Opera di D. Bosco in Bologna, hanno voluto rievocarne il dolce ricordo. E la parola elevata della contessa Egloge Cappello Passarelli, vibrante di affetto per l'amica scomparsa, ravvivò al pensiero di tutte la vita benefica di colei che fu alle ottime Patronesse splendido esempio di operosa carità e di amore per gli orfani dell'Istituto Salesiano. Quindi nella cappella dell'Istituto si celebrò una messa in suffragio della compianta benefattrice.
TERNI. - Al Convitto Umberto I. - Il 4 dicembre segnò nella cronaca della casa la prima festa celebratasi per la prima Comunione di dieci convittori. Per l'occasione si degnò intervenire S. E. Mons. Cesare Broccoleri, Vescovo di Terni e Narni, che al vangelo parlò, com'egli sa parlare, toccando il cuore di tutti e strappando a molti le lagrime. Vi intervennero pure il Podestà On. Passavanti, l'Ispettore Salesiano Dott. D. Giovanni Simonetti, e D. A. Tornquist, munifico benefattore della cappella del Convitto. Al pranzo l'Ispettore dei Salesiani rivolse parole di gratitudine a Monsignore e all'On. Passavanti, ringraziandoli di quanto avevano fatto per la venuta dei Salesiani a Terni. Rispose l'on. Passavanti, rievocando, con efficacissimi tratti la sua fanciullezza, priva dei materni sorrisi, poi gli anni non mai dimenticati passati nella casa salesiana di Roma, poi ancora la giovinezza del travaglioso periodo della guerra. E aggiunse che, all'udire le parole dell'ispettore D. Simonetti, aveva inteso nuovamente risuonare al suo orecchio e ripercuotersi nel cuore una voce, che era stata la sua luce e la sua guida, la voce della mamma, la voce di D. Bosco e della sua Madonna. E questa voce, che era stata anche la sua salvezza in ore tremende, parlava anche all'orecchio e al cuore di ogni giovinetto educato nei collegi salesiani, parlava anche agli alunni del Convitto salesiano di Terni ed egli invitava tutti ad ascoltarla e a seguirla docilmente. Questa voce aveva a lui indicato il dovere da compiere, quel dovere che egli aveva modestamente compiuto, o almeno si era sforzato di compiere, e questa medesima voce avrebbe ad essi segnata la via da seguire, via che li destinava forse a grandi destini e a fare molto bene a sè, all'Opera salesiana e alla Patria.
Nel pomeriggio ebbe luogo un trattenimento, onorato dalla presenza degli illustri ospiti e del Comm. Stravino in rappresentanza del Prefetto di Terni, e rallegrato da un'orchestra di dis†inti professori della città che eseguì svariati pezzi di scelta musica con finezza e gusto squisito.
S. TECLA (S. Salvador). - Feste civili e religiose.- Nei giorni 14-18 settembre i Collegi di S. Tecla, di S. Anna e di Ayagualo si unirono in S. Tecla per celebrare solennemente la Festa della Patria. Invocate le benedizioni di Dio sulla Patria amata, i giovani l'esaltarono con una brillante accademia musico-letteraria e con gare sportive, assai ammirate. Poi, col concorso devoto della gioventù e della popolazione, celebrarono la festa di S. Luigi nella chiesa del Carmine, chiudendo con una imponente processione a cui prese parte l'Amministratore Apostolico. Quindi ebbe luogo una gara catechistica fra i vari collegi. In ultimo, con intervento del Sig. Presidente della Repubblica, dei membri del suo Gabinetto, e del R. Console d'Italia Signor Bartolo Daglio, si ebbe la premiazione dei vincitori delle gare sportive e catechistiche. I bellissimi premi furono gentilmente offerti dall'Ill.mo R. Console d'Italia e dal Comitato esecutivo.
MACAO (Cina). - Preziosa visita.- Il 29 settembre il Comm. Colon. Carlo Bergera, Addetto militare di S. M. il Re d'Italia in Russia visitava i nostri Confratelli dell'Orfanotrofio di Macao, ricevuto coi dovuti onori dai Superiori e dai giovinetti cinesi. Visitò i laboratori, s'informò del metodo d'insegnamento professionale, e si compiacque nell'udire i giovani decantare sui nove toni alcune lezioni. L'illustre Colonnello, che ebbe la fortuna di conoscere personalmente D. Bosco pel quale conservò sempre ammirazione, espresse la sua convinzione che il sistema educativo di D. Bosco conquisterà l'anima della gioventù cinese. Si degnò gradire l'invito a pranzo, durante il quale fu salutato con brindisi e canti. Ripartì commosso portando seco gradito ricordo delle accoglienze avute e lasciando all'orfanotrofio ottime rimembranze della sua squisita gentilezza.
ALESSANDRIA D'EGITTO. - La festa del Re d'Italia è stata solennizzata il 27 nov. con la consueta pompa al nostro Istituto D. Bosco, con intervento del Console Generale Conte Della Croce e di un'eletta schiera di autorità e di connazionali. Autorità e pubblico ne furono assai soddisfatti.
MENDOZA (Argentina). - In onore di un missionario. - Il 20 novembre nel Collegio Salesiano di Mendoza fu inaugurata una targa in onore del Sacerdote Luigi Botta, fondatore di quel collegio. Il compianto D. Botta, morto nell'anno testè decorso, fu uno dei primi che accompagnò nel 1879 Mons. Costamagna nella Patagonia, mentre era semplice chierico. Fu poscia Direttore di varie case, e ovunque lavorò sempre con zelo salesiano a bene dei giovani.
VIEDMA (Patagonia). - Il Cacico Manuel Cotaro.- L'amabile vecchietto, pieno di energia, fu ospite al Collegio S. Francesco di Sales per vari giorni, proveniente dalla sua residenza dell'Arroyo Bianco e diretto a Buenos Ayres per reclamare presso il Governo che venga posto fine alle violenze che i civili commettono in danno dei suoi indi, invadendo le terre ad essi concesse. Ritornato dalla Capitale Federale si trattenne ancora ospite dei Salesiani ai quali professa la stima più affettuosa.
TALCA (Chile). - Benedizione di campane. - Il 6 novembre furono benedette da Mons. Carlo Labbè, Vescovo di Bida e Vicario Apostolico di Tarapaca, 1o belle campane destinate alla chiesa di S. Giovanni di Dio. Monsignore le benedisse nel cortile del Collegio salesiano, dopo aver tenuto ai fedeli un opportuno discorso. La prima e più bella delle campane ha il nome di Maria Ausiliatrice, la seconda di S. Giovanni, la terza quello di D. Bosco e le altre nomi di santi e sante.
Cav. Uff. Avv. Filippo Crosa, notaio.
Si spense serenamente in Fossano il 24 novembre.
Ammiratore delle opere di D. Bosco, cooperò con pratiche laboriose perchè fosse affidato ai Salesiani il Convitto Civico di Fossano. Alla Consorte, zelatrice attivissima salesiana, al figlio Avv. Giuseppe e ai parenti condoglianze vivissime e l'assicurazione di fervide preghiere.
Cesare Treggia.
Moriva in Bologna il 6 dicembre a 82 anni.
Onesto, laborioso, schiettamente cristiano, lasciò di sè il più vivo ricordo per la rettitudine della sua vita, ricca di tante opere buone. Al figlio Don Alfredo, direttore del Convitto D. Bosco di Varazze, le nostre condoglianze più vive.
Geremia Vosti.
Vittima di una violenta nefrite, moriva santamente in Locarno nel dicembre scorso, in pochi giorni. Padre affettuoso consacrò al bene della famiglia la sua operosità, edificando con esempi di cristiane virtù che gli attirarono la stima e l'ammirazione dei suoi concittadini. Ai figli, provati in pochi mesi dalla perdita di entrambi i genitori, al fratello Don Samuele, Salesiano, le più cordiali condoglianze unitamente alle più fervide preghiere.
Orazio Gasparri.
Fratello all'Em.mo Card. Pietro Gasparri, Segretario di Stato di S. S. Orazio Gasparri dopo pochi giorni di malat†ia spirava il 26 dicembre alla clinica dei Fa†ebenefratelli.
Piissimo, padre di famiglia esemplare, alimentava nella nativa semplicità dell'animo schiette virtù cristiane. Preghiamo S. Em. il Card. P. Gasparri, protettore della nostra Pia Società e il nipote Card. Enrico di accogliere le nostre più sentite condoglianze, mentre raccomandiamo l'Anima eletta del loro Caro ai caritatevoli suffragi di tutti i nostri Cooperatori.
Costantino Frate.
Si spense in Civo il 18 dicembre a 76 anni.
Ammiratore dell'Opera Salesiana la sostenne sempre con le quotidiane preghiere e con la propaganda attivissima. Al figlio D. Edoardo, Salesiano, siano di conforto le preghiere nostre e dei nostri Coooperatori nel dolore che l'ha colpito.
Cav. Prof. Roberto Chierici decorato della medaglia d'oro ai benemeriti della pubblica istruzione.
Morì a 83 anni, dopo una vita laboriosa, retta e cristianamente edificante. Il bene fatto a tante anime nella sua lunga carriera, gli avrà già meritato dal buon Dio la ricompensa eterna.
Condoglianze vivissime alla famiglia desolata.
Il Card. Giovanni Bonzano spirava santamente in Roma il 26 novembre.
Nato a Castelletto Scarzoso, iniziò i suoi studi nel Seminario di Vigevano per continuarli poi in Roma nel Collegio Missionario Ss. Pietro e Paolo, frequentando le scuole di Propaganda.
Poco dopo l'ordinazione sacerdotale partì per la Cina dove per 10 anni fu zelante missionario; ma dovette rimpatriare per la sua debole salute. Fu Vicario Generale della Diocesi di Vigevano, poi Rettore del Collegio di Propaganda a Roma, quindi Delegato Apostolico a Washington. Nel Concistoro dell' 11 dicembre 1922 fu creato cardinale e nel 1926 ritornò agli Stati Uniti come Legato Pontificio al Congresso Eucaristico di Chicago.
La sua vita, intreccio mirabile di sublimi virtù e di opere buone, ha lasciato il più caro ricordo in quelli che conobbero il buon Cardinale, che furono dalla sua inesauribile carità beneficati, o confortati dai suoi saggi consigli.
La nostra Pia Società ricorda nelle sue preghiere l'Eminentissimo, che ebbe tanta benevola ammirazione per l'Opera di D. Bosco e porge alla famiglia le più sentite condoglianze.
Conte Teofilo Rossi di Montelera
Senatore del Regno - Ministro di Stato.
Noto in Italia e all'Estero per la sua molteplice attività, per le sue belle doti d'intelligenza e di animo, ebbe per l'Opera di D. Bosco simpatia e ammirazione, e in momenti speciali non mancò di darle il suo cordiale appoggio col prestigio della sua autorevole influenza. Come vide avvicinarsi la morte, con animo sereno si preparò al gran passo con spirito cristiano, ricevendo più volte i SS. Sacramenti durante la sua penosa malattia. Spirò il 29 dicembre in Torino.
Elevando con riconoscenza la nostra preghiera in suffragio dell'estinto, porgiamo alla famiglia vivissime condoglianze.
ARDUINO BOLLITO Orsola, † S. Stefano Roero. ARGENTERI D. Felice, Bassignana (Alessandria). ARMANDO D. Alfonso, † Entraque (Cuneo). BALBO Giovanna, † Casale di Scodosia (Padova). BERNOCCO G. B., † Nichelino (Torino). BESSONE BARACCO Maria, † Torino. BLASio D. Giacomo Arcip., † Matino (Lecce). BOCCAGNI Giuseppe, † Legos (Trento). BONVECCHIo Domenico, † Matelica (Macerata). BRACCO D. Vincenzo, Prevosto, † Perlo (Cuneo). BRizio Teresa, † Fossano (Cuneo). BuFFA Giovanni Ved., † Cavour (Torino). CALLEGARO Apollonia, † Nova Padova (Brasile). CAPPONI Santino, † Borgomanero (Novara). CAPRA Maria Teresa, † Torino. CARCANO Eleonora, Ved. GALLUCCIO, † Galatina. CAVALLERO Francesco, † Torino.
CHIAFFREDO Teol. Alberto, t Torre S. Giorgio. COMINI Annunziata, † Bellano (Como). DE MACCHI Benvenuto, Castino d'Alba (Cuneo), DEMO Giacomo, t Vinovo (Torino). DEMOLINARI Prof. Sofia, † Montanaro (Torino). Ducco OCCHIETTI Antonietta, † Torino. FALETTI Giovanni, † Soglio (Alessandria). FENOGLIO Comm. Augusto, † Torino. FERRERO Costanzo, † Fossano (Cuneo). FERRERO BASANO Cristina, † S. Vittoria (Cuneo). FORNI Antonio, † Gallarate (Milano). FRANCO Antonio, † Bovino (Foggia). FRATE Costantino, † Civo (Sondrio). GABBA Teresa Ved. CASTELLAZZI, † Lungavilla. GAGNONE Felice, t Fontanetto Po (Vercelli).
GALETTA Domenico, † Ceglie Messapico. GIORDANO Giovannina, † Fossano (Cuneo). GIOVANNINI FRANCHI Matilde, † Bologna. GIVASIO Vittoria Ved. DE GRANDI, † Valenza. GRELLA Teresa Ved. Bosio, † Villanova d'Asti. GROSSO Vittoria, † Mosso S. Maria (Novara). GUASCO Di Bisio Spinola Marchesa Mina, † Torino.
IDONE Luchino, † Port Chester (Stati Uniti). ISOLA Giovanni, † Rovegno (Pavia).
LA TORRE Carmela, † Port Chester (Stati Uniti). LEONE Cav. Carlo, † Saluggia (Novara). LoSA Maria, † Torino.
MALAGUTI D. Battista, Arcip., † Dosso (Ferrara). MANASSERO BAROLI Felicita, † Fossano (Cuneo). MARTINELLI Cav. Pio, † Roma. NEGRI Lydia, † Torino.
NOBILE Rosa, † Torino.
Nucci Carmela, † Civitella dei Conti (Perugia). ORLANDO Mariannina, † Mistretta (Messina). PAGANI D. Giuseppe, † Cereseto (Alessandria). PITTARI Vincenzo, † Mistretta (Messina). POLITANO Teresa Ved. LuCCHINO, † Peveragno. REGAIOLI Virginia, † Bolognano (Trento). RETTI .Cav. Clodoveo, † Todi (Perugia). ROBOTTI Teresa Ved. BoNVIciNO, + Moncalvo. SAVOIA D. Vincenzo, † Torino. SCIARRA Dott. Nicola, † Acquaviva Picena. SICCARDI Teresa, † Racconigi (Cuneo).
VACCARO Caterina, † Port Chester (Stati Uniti). VALSANIA CROSA Filippo, † Fossano (Cuneo). VALSECCHI Elvira, † Monza (Milano). VERONESE Augusto, † Chioggia (Venezia). VELLUTI-ZATI dei Duchi di S. Clemente, Mons. Donato, † Firenze.
VIALARDI DI SANDIGLIANO, Conte Tommaso, † Torino.
SALESIANI DEFUNTI NEL 1927.
ACERBI Sac. GIUSEPPE, nato a Milano, † a Belluno il 3-VIII-1927, a 51 anni di età.
BALZOLA Sac. GIOVANNI, nato a Villamiroglio (Casale Monferrato), † a Barcellos (Amazzoni) il 21-VIII-27, a 66 anni di età.
BOBBIEWICZ ch. CASIMIRO, nato nel 1904 a Rogalin (Polonia), † a Granada (Nicaragua).
ADAMSKI GIOVANNI, nato a Pabieno (Polonia), † a Daszawa l'8 settembre 1926 a 23 anni di età.
ALBERA Sac. GIULIO, nato a Torino, † a Chieri il 14 novembre 1926, a 5o anni di età.
AMOSSi Sac. AUGUSTO, nato a Torino, † a Torino (Oratorio) il 2 dicembre 1926, a 75 anni di età.
BOTTA Sac. LUIGI, nato a Maccio (Como), † a Buenos Aires il 18 aprile 1927, a 72 anni di età.
BOTTIGNOLI Sac. GIUSTO, nato a Pianzano (Treviso), † a Ipacarai (Paraguay) il 2o maggio 1927, a 53 anni di età.
BOLOGNA LUIGI, coadiutore, nato a Garessio (Cuneo), † a Sampierdarena il 21 marzo 1927 a 76 anni di età.
BONA CARLO, nato a Castiglione Tinella (Cuneo), † a Ivrea il 12 marzo 1927 a 72 anni di età.
BoscIA ch. TEODORO, nato a Celle S. Vito (Foggia), † a Genzano di Roma il 1o febbraio 1927 a 2o anni di età.
BURLANDO ANGELO, nato a Santa Fè (Argentina), † a Torino (Oratorio) il 1o luglio 1927, a 37 anni di età.
BUSSOLINO FRANCESCO, nato a S. Damiano d'Asti, † a Rosario (Argentina) il 24 settembre 1926, a 59 anni di età.
CESARI Sac. MICHELE, nato a Vigo di Tassa (Trentino), † a Cordova (Spagna) il 24 gennaio