PERIODICO MENSILE PER I COOPERATORI DELLE OPERE E MISSIONI DI S. GIO. BOSCO
Anno LX - N. 1 - GENNAIO 1936 - XIV
SOMMARIO: Il IV Successore di S. Giovanni Bosco ai Cooperatori ed alle Cooperatrici Salesiane. - Sotto la cupola dell'Ausiliatrice. - In famiglia. - La morte del Segretario dei Capitolo Superiore della Società Salesiana Don Calogero Gusmano. - Dalle nostre Missioni: Giappone, Il trionfo della carità - Assam, S. E. Mons. Ferrando vescovo di Shillong e Mons. Scuderi Amministratore Apostolico di Krishnagar. - Siam, Tutti promossi. - Equatore, Visita pastorale nell'Oriente Equatoriano. - Lettera di D. Giulivo ai giovani. - Per intercessione di Maria SS. Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco. - Don Bosco, una grazia di Maria Ausiliatrice e le offerte dei Cooperatori. - Necrologio.
Benemeriti Cooperatori, Benemerite Cooperatrici,
Desidero anzitutto rinnovare a ciascuno di Voi in particolare l'espressione dei miei auguri e della mia riconoscenza. A vostro conforto vi dirò che da tutte le Case e Missioni dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice s'innalzano ogni giorno ferventi preghiere a Dio, per impetrare a Voi e alle vostre famiglie grazie e benedizioni copiose nell'anno 1936. Vogliamo che agl'individui e alle Nazioni sorrida soave il sole della pace sempre più intensamente vissuta nell'ambiente della carità, fonte inesausta di felicità temporale ed eterna.
Vi giunga pure il ringraziamento dei nostri cari orfanelli, di tante anime sottratte agli errori del paganesimo, di tanti selvaggi sollevati dalle loro miserie morali e materiali, di migliaia e migliaia di cuori beneficati dalla vostra carità.
Quante volte mi sono domandato in certe ore difficili, rese ancor più penose dalle vicende che attraversiamo: « Come faremo a sostenere tante Opere e Missioni sparse in tutto il mondo ? ». E la risposta consolante e pratica ce la diede sempre Iddio per mezzo vostro, o carissimi Cooperatori e benemerite Cooperatrici.
Attraverso la vostra carità siamo riusciti, non solo a mantenere, ma a moltiplicare il numero dei nostri orfanelli, che ogni giorno si nutrono col pane della vostra generosità, mentre si formano ai più puri ideali della vita cristiana e civile.
Così pure ci fu possibile accrescere le schiere dei giovani che, sentendosi chiamati all'Apostolato salesiano e missionario, affluiscono in consolantissime falangi ai nostri Istituti di Formazione, per prepararsi con slancio alla divina missione della salvezza delle anime,
Da queste Case di Formazione, ove son raccolte migliaia e migliaia di balde giovinezze anelanti agli eroismi dell'apostolato, partirono anche quest'anno numerosi Missionari. Ad essi altri se ne aggiunsero, provenienti da pressochè tutte le Nazioni: e così, malgrado le crescenti difficoltà di ogni genere, il Signore ci concesse di poter allestire, in questi ultimi mesi, una spedizione di ben 249 partenti, dei quali 179 Salesiani e 7o Figlie di Maria Ausiliatrice, destinati alle nostre diverse Missioni sparse in tutto il mondo,
E fu ancora l'inesauribile carità vostra che, mentre concorse al sostentamento e allo sviluppo delle Opere esistenti, permise di crearne delle nuove.
Sarà certamente di grande conforto e di efficace stimolo ai vostri cuori conoscere l'elenco delle fondazioni compiute nel 1935 dai Salesiani e dalle Figlie di Maria Ausiliatrice.
In ITALIA: ad Aquila si aperse un secondo Istituto; a Borgo San Lorenzo (Firenze) un Istituto-Orfanotrofio con Chiesa pubblica; a Cuneo si fondò un Oratorio Festivo; a Catania si è iniziato un Istituto per Liceisti; a Sant'Agata di Militello (Sicilia) un Oratorio Festivo; a Taranto un nuovo Istituto con Oratorio Festivo; a Torino la Casa Don Giovanni Battista Lemoyne presso l'Oratorio.
In CECOSLOVACCHIA: a Praga si sta iniziando una Casa con Parrocchia.
In FRANCIA: a Coat en Doch (Bretagna) una Casa di Aspiranti Missionari; a Millau un Collegio; a Rennes un Oratorio Festivo.
In GERMANIA: a Kassel una Parrocchia.
In INGHILTERRA: a Blaisdon una Scuola Agricola e Professionale.
In POLONIA: a Reginow una Scuola Agricola.
In ISPAGNA: a Triana (Siviglia) Scuole Esterne con Oratorio Festivo; a Antequera (Malaga) una Scuola Agricola e Classi Elementari Esterne.
In UNGHERIA: a Mezönyaráv una Scuola Agricola.
Nella CINA: a Yünnanfù Scuole Primarie, Secondarie e Professionali; a Nankino una Scuola Professionale.
Nel GIAPPONE: a Tokyo una Casa di Noviziato e uno Studentato Filosofico e Teologico.
Nell'ARGENTINA: a Curuzú-Cuatiú un Collegio; a Parank un Collegio.
Nel BRASILE: a S. Paolo-Monte Carmelo un Noviziato.
Nella COLOMBIA: a Calí Scuole Professionali; a Facatativà una Scuola Agricola con Orfanotrofio.
Nel VENEZUELA: a Cumaná un Collegio; a Los Teques un Ginnasio-Liceo, ed ancora a Los Teques una seconda Casa per Noviziato e Studentato Filosofico e Teologico.
Nella REPUBBLICA DOMINICANA: a Santo Domingo una Scuola Professionale per munifica iniziativa dello stesso Presidente della Repubblica, S. E. Trujillo Molina.
FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICE:
Anche le Figlie di Maria Ausiliatrice, nel corso dell'anno 1935, aggiunsero una nuova fioritura di Opere a quelle già esistenti.
In ITALIA: aprirono nuove Case a Grinzane (Cuneo), Pomaro (Alessandria), Palestro (Pavia), Leonforte (Enna), Mercogliano (Avellino), Vittorio Veneto di Serravalle (Treviso), Valdagno (Vicenza), Collegno (Torino), Monte Zatta presso Passo del Bocco (Genova), assumendo la direzione di Scuole Materne e di Lavoro, Oratorii Festivi, Catechismi Parrocchiali, Scuole di Economia Domestica, Igiene e Lavoro, Opere Assistenziali a favore degli operai, Poliambulanze, Ricoveri, Convitti per operaie, Scuole Elementari e Professionali. In parecchie altre Case aggiunsero nuove Opere a quelle già in corso.
In FRANCIA: la Casa di Bordeaux-Talence con Scuole Elementari e Pensionato.
Nella SPAGNA:
a) In Sevilla: hanno accettato una Scuola Diurna Parrocchiale con più di 100 alunne e relativa Colonia Estiva.
b) a Santa Maria del Vallés, a pochi chilometri da Barcellona, hanno iniziato una Colonia Agricola e una Scuola di Economia Domestica per le giovani della classe agricola Operaia e Professionale di tutta la Catalogna.
Nel CONGO BELGA: a Saint AmandMusoshi, una Casa di Missione con Aspirandato per la formazione di suore indigene, Scuola Materna e Scuola di Lavoro per cristiane e catecumene, Opera di protezione dei bimbi indigeni, e Dispensario.
Negli STATI UNITI: a S. Antonio (Texas) stabilirono Scuole, Laboratorio e Oratorio.
Nella REPUBBLICA DI HAITI: a Portau-Prince le Figlie di Maria Ausiliatrice, chiamate dallo stesso Presidente della Repubblica, S. E. Stenio Vincent, assunsero la direzione dell'Internato e Patronato a beneficio dell'Infanzia abbandonata e della gioventù più povera della città.
Nel VENEZUELA: due nuove fondazioni a S. Felipe e a S. Fernando, veri centri di Missione.
Nel PERÙ: una nuova Casa, con fioritura di opere a favore della gioventù più povera, a Mollendo.
Altri avvenimenti, pure assai consolanti, devono ancora stimolarci ad innalzare a Dio, con crescente slancio di riconoscenza, l'inno del ringraziamento.
Tralascio di parlarvi di parecchie nuove Chiese aperte al culto e dello sviluppo di nuove importanti opere in molte Case: non posso però non ricordarvi la Chiesa di Bari e specialmente il Tempio del S. Cuore di Bologna. Quest'artistico monumento, ridotto nel 1929 a un cumulo di rovine, risorgeva, grazie alla carità vostra e all'instancabile attività del nostro carissimo Don Gavinelli, più bello e maestoso in soli tre anni, e il 17 dello scorso maggio veniva riconsacrato con un succedersi di solennità e di grandiosi festeggiamenti, che lasciarono in tutti i più soavi ricordi. Molto ancora rimane da fare, ma il passato è sicura garanzia di un radioso avvenire.
L'ampliamento della Basilica di Maria Ausiliatrice.
L'avvenimento però che ci tocca più da vicino ed è seguito con crescente affettuoso interessamento dalla Famiglia Salesiana, dai Cooperatori e dalle Cooperatrici, è l'erezione dell'Altare di San Giovanni Bosco e l'ampliamento del Santuario-Basilica di Maria Ausiliatrice.
Da tutte parti ci giungono insistenti e pressanti lettere di innumeri devoti, che chiedono notizie e ci stimolano a proseguire con rinnovata alacrità. È vero, i tempi sono difficili: ma l'incoraggiamento di tante anime generose ci fa sperare che la nostra fiducia sarà coronata dal più lieto successo.
Il Bollettino vi informa man mano dello svolgersi dei lavori. Compiuta la parziale demolizione, si è proceduto ai grandi scavi: e già affiorano in parte le nuove robuste fondamenta. Frattanto si lavora febbrilmente nella preparazione dell'artistico Altare al nostro Santo. Ebbi la gioia di vederne una parte ultimata e non posso trattenermi dal farvi partecipi del giubilo che provai nell'ammirare l'insieme maestoso delle linee architettoniche e lo splendore dei marini preziosi.
A questo punto Voi mi domanderete: « Quali opere ci propone da compiere nel nuovo anno ? ».
La risposta, o benemeriti Cooperatori e benemerite Cooperatrici, l'avrete già intuita.
Abbiamo bisogno anzitutto che continuiate ad aiutarci efficacemente per sostenere le opere e le Missioni già avviate; che non ci lasciate mancare il pane e i mezzi per mantenere ed educare i nostri cari orfanelli, e che prestiate valido aiuto al sostentamento delle Vocazioni salesiane e missionarie, per assicurare l'avvenire di tante iniziative di bene.
Coloro che Iddio ha favorito di beni di fortuna, e soprattutto chi non avesse eredi, si ricordino che fondando e dotando qualche Istituto Missionario o costituendo almeno qualche Borsa Missionaria, avranno fatto una delle opere più gradite a Dio, più caritatevoli ed umanitarie pel bene di tanti nostri fratelli avvolti ancora nelle tenebre dell'errore, più atte a procurare il crescente sviluppo della Chiesa e il benessere della Società.
Tutti poi, nella misura delle loro forze, coll'elemosina e colla preghiera, continuino ad attirare sul proprio capo le benedizioni di Dio, cooperando alle Sue Opere.
Ma una supplica speciale, una raccomandazione che spero sia accolta benevolmente da tutti i cuori, io voglio farvi: anzi, vorrei che la consideraste come fattavi dalla stessa nostra Madre Maria Ausiliatrice e dal nostro Don Bosco Santo, in quest'anno 1936. Ed è questa:
CONTRIBUITE TUTTI ALL'AMPLIAMENTO DELLA BASILICA DI MARIA AUSILIATRICE E ALLA EREZIONE DELL'ALTARE DI S. GIOVANNI BOSCO.
Mentre vi ringrazio di quanto avete già fatto, vi invito a continuare.
Vorrei che tutti vi persuadeste delle alte finalità, che ci proponiamo coi lavori iniziati. Il numero dei devoti di Maria Ausiliatrice e di San Giovanni Bosco deve moltiplicarsi in guisa tale, che, se fosse possibile, nessuno sia escluso, perchè su tutti, su tutte le Famiglie e su tutte le Nazioni vorrei scendessero sempre più abbondanti le benedizioni della nostra Mamma Celeste e del nostro Santo Fondatore.
Rinnovo pertanto a tutti l'invito di continuare ad aiutarci. Santificate coll'elemosina le vicende liete o dolorose della vita: un Battesimo, un matrimonio, un onomastico, una laurea, un affare ben riuscito o che si desidera condurre a lieto successo; come pure una pena, una malattia, la perdita di una persona cara, il desiderio di suffragare i nostri Morti, un anniversario, la supplica di una grazia: ecco altrettante occasioni per cercare conforto e aiuto nel cuore materno di Maria Ausiliatrice e nell'efficace patrocinio del nostro San Giovanni Bosco. Una elemosina, sia pur modesta, mandata nelle suindicate circostanze, attirerà su di voi e sulle vostre Famiglie particolari benedizioni.
Ma mentre rivolgo a tutti quest'appello, vorrei promuovere una santa gara tra i più generosi dei nostri Cooperatori e delle nostre Cooperatrici.
Intorno alle due vaste Cappelle create accanto al nuovo Altare di Maria Ausiliatrice si svolgerà, su tre lati, una galleria di cui faranno parte 44 colonne di marmo prezioso: sul fronte delle Cappelle, e a sostegno delle tribune superiori, altre quattro colonne, più grandiose e più vicine all'Altar Maggiore, concorreranno a rendere più bello il nuovo presbiterio.
Sono adunque quarantotto colonne, che attendono il nome di altrettanti devoti o delle Famiglie, che vorranno farne filiale omaggio all'Ausiliatrice e a Don Bosco Santo. Il nome dei Benefattori sarà impresso a caratteri d'oro sulla base della colonna donata, a perpetuo ricordo della loro pietà generosa: sarà pure un invito ai fedeli, che negli anni e nei secoli visiteranno il Santuario, a pregare per quelli che contribuirono così efficacemente a renderlo sempre più degno della Celeste Ausiliatrice.
In altra pagina del Bollettino viene pubblicata la pianta dell'ampliamento del Santuario, ove sono segnate e numerate le quarantotto colonne col relativo prezzo.
Sono convinto che, come ai tempi di San Giovanni Bosco e del suo Primo Successore il Servo di Dio Don Rua, il Santuario di Maria Ausiliatrice sarà decorato e arricchito dei nomi di molti cuori generosi.
Non dimentichiamo che il nostro Santo Fondatore, innalzando la Basilica di Maria Ausiliatrice, si proponeva soprattutto di estendere la devozione verso la nostra Celeste Madre: e noi sappiamo che, durante gli anni della costruzione del Santuario, le benedizioni della Madonna si moltiplicarono in modo prodigioso sul capo dei Suoi Devoti.
Mentre noi ci proponiamo gli stessi scopi, vogliamo diffondere pure la divozione a San Giovanni Bosco: e siamo certi che il Figlio prediletto di Maria Ausiliatrice spargerà anch'Egli, a piene mani, grazie e benedizioni su quanti ricorreranno al Suo patrocinio.
Coraggio adunque, o benemeriti Cooperatori e generose Cooperatrici. Fate un'attiva propaganda tra i vostri amici e conoscenti, e siate orgogliosi di aver contribuito a moltiplicare il numero dei devoti di Maria Ausiliatrice e di San Giovanni Bosco, di aver accresciuto il numero dei Cooperatori e delle Cooperatrici, di aver acceso in molti cuori la fiamma della carità. Su di Voi e sui nuovi devoti e Cooperatori scenderanno copiose le benedizioni celesti.
Non dimentichiamo che, soprattutto nelle ore difficili e quando più premono i bisogni, è maggiormente necessario lo sforzo della nostra carità, che, essendo più gradita a Dio, è caparra e fonte di favòri più abbondanti.
Io ve li auguro e prego da Dio copiosissimi, mentre, con rinnovati sensi di profonda riconoscenza, mi professo vostro
Torino, 24 dicembre 1934
obbl.mo in C. J.
Sac. PIETRO RICALDONE, Rettor Maggiore.
Dopo la festa solenne d'Ognissanti, il mese dei Morti ha ispirato i più affettuosi suffragi nella basilica di Maria Ausiliatrice per i nostri cari Cooperatori defunti. La sera del 1° novembre tutto l'Oratorio, artigiani e studenti, insieme ai Salesiani, si raccolse, secondo la tradizione fatta da Don Bosco stesso, a recitare l'intero Rosario, e l'indomani, dopo le Messe di requiem, superiori ed alunni si recarono a squadre al Cimitero a pregare sulla tomba della famiglia salesiana. La domenica 10, numerosi ex allievi risposero all'invito della Federazione ed accorsero alla basilica per assistere alla Messa di suffragio pei compagni caduti nella grande guerra, ispirandosi, in una commossa rievocazione, a nobili sensi di fede e di pietà cristiana.
Attesa con particolare divozione dai musici e dai cantori, la domenica 24, si celebrò la festa esterna di Santa Cecilia con nuove esecuzioni di musica sacra e, a sera, con un trattenimento drammatico in cui si produssero abilmente i nostri alunni artigiani. Giovedì, 28 novembre, la basilica, parata a lutto, si affollò di Cooperatori, rappresentanze dei nostri Istituti ed Oratori cittadini e di quelli delle Figlie di Maria Ausiliatrice, per l'anniversario anticipato della morte del compianto Rettor Maggiore Don Filippo Rinaldi. Cantò la Messa funebre il sig. Don Fascie, e vi assistette S. E. Mons. Coppo, l'attuale Rettor Maggiore sig. Don Ricaldone, coi Superiori e parenti dell'Estinto, il Consiglio Generalizio delle Figlie di Maria Ausiliatrice, autorità e personalità del clero e del laicato.
I giovani di A. C. del Circolo "Auxilium" dell'Oratorio Festivo hanno promosso dal 24 novembre all'8 dicembre una serie di giornate di studio e di manifestazioni parrocchiali per le santificazione della festa cui corrisposero in massa tutte le Associazioni di A. C. della parrocchia di Maria Ausiliatrice, preparandosi fervorosamente alla festa dell'Immacolata.
Nel pomeriggio del giorno 30, solenne premiazione delle alunne delle Figlie di Maria Ausiliatrice, presso la Casa Generalizia, con intervento di cospicue autorità e personalità.
Le piogge non permisero grandi pellegrinaggi nel mese di novembre; ma l'afflusso dei pellegrini alla spicciolata ha animato quasi ogni giorno il Santuario di intenso fervore.
I muratori hanno lavorato quanto han potuto, utilizzando tutte le ore serene. Sicchè lo sterro si è omai ultimato, e le fondamenta offrono già per due lati la base imponente delle pareti perimetrali dell'ampliamento, utilizzando il materiale delle demolizioni. Coll'aiuto di Dio e col concorso della carità dei buoni i lavori proseguiranno alacremente anche durante l'inverno affrettando la realizzazione del grandioso disegno.
Rimandiamo al prossimo numero la cronaca del mese di dicembre, e chiudiamo questi appunti rilevando il magnifico successo di una cara iniziativa del Comitato Centrale delle Dame patronesse, la:
Giornata eucaristica propiziatoria per la Patria nostra.
La indisse il Rettor Maggiore D. Pietro Ricaldone pel 5 dicembre, convocando alla basilica di Maria Ausiliatrice tutti gli Istituti e Oratori cittadini diretti dai Salesiani e dalle Figlie di Maria Ausiliatrice a turni di adorazione dal mattino alla sera. Fu uno spettacolo commovente: Le Dame Patronesse, coll'illustre Presidente Marchesa Carmen Compans di Brichanteau, giunsero puntuali al Santuario per la Messa e l'esposizione del Santissimo Sacramento, celebrata dal Parroco, ed offersero al Signore le prime preghiere propiziatorie. Quindi entrarono gli alunni artigiani e studenti della Casa-Madre, alternandosi in fervida adorazione cogli alunni del nostro Istituto Card. Richelmy, con quelli del Ginnasio Pareggiato salesiano « San Giovanni Evangelista», coi nostri duecento Liceisti di Valsalice, coi nostri Aspiranti missionari dell'Istituto « Conti Rebaudengo », e coi nostri Studenti di Teologia dell'Istituto Teologico Internazionale Don Bosco, rappresentanti ben settanta Nazioni. Agli alunni interni si associarono numerosi drappelli di giovani dei nostri Oratori di Valdocco, San Luigi, S. Agostino, Valsalice, Crocetta, Monterosa, San Paolo, e le alunne dei dieci Istituti ed Oratori femminili delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Ai giovani facevano ininterrotta corona stuoli di Cooperatori e di Cooperatrici, ex allievi ed ex allieve, Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice, Associazioni e Comunità religiose della città. Sicchè il sacro Tempio risuonò tutto il giorno di preci e di canti, di affettuose invocazioni all'Altissimo per la benedizione della Patria, l'assistenza e la protezione dei soldati combattenti, ed il sollecito conforto della pace. Alle diciassette la folla aveva stipato fin l'ultimo angolo della Chiesa e si assiepava all'esterno nella grande piazza mentre il Rettor Maggiore e le Autorità col Capitolo Superiore raggiungevano la basilica per la solenne funzione di chiusura, officiata dall'Em.mo Card. Arcivescovo Maurilio Fossati. Con S. E. il Prefetto di Torino, Giovara, abbiamo notato S. E. il Gen. Grossi, comandante il Corpo d'Armata, anche in rappresentanza di S. E. il Gen. Tua, comandante designato d'Armata, il Vice Podestà conte Gloria, il marchese Thaon di Revel, Vice Segretario Federale rappresentante il Segretario Federale, S. E. il Gen. Pacini, comandante la Divisione, il generale dei carabinieri Cantù, il colonnello comandante la Legione dei carabinieri Paglieri, il comm. Taglietti, in rappresentanza del Procuratore generale, il comm. Burzio in rappresentanza del Primo Presidente della Corte d'Appello, il prof. Remondino, Provveditore agli studi; il generale Revel per il gen. Vandelli, comandante il primo Gruppo Legioni, il commissario dott. Gullino, in rappresentanza del Questore, ecc.
Poiché le « scholae cantorum » dell'Oratorio e dell'Istituto Teologico Internazionale ebbero eseguito un mottetto eucaristico, salì il pulpito Don Favini, il quale, rievocando il cristiano sentimento patriottico di S. Giovanni Bosco e dei suoi Successori, raccolse le comuni preghiere in un appassionato appello alla bontà divina per intercessione della Vergine Ausiliatrice e del nostro Santo ed invocò la benedizione di Dio sulla Patria diletta e sul mondo intero. Quindi, al canto di « O Maria, virgo Potens » del Pagella, S. Eminenza raggiunse l'altare per impartire la benedizione eucaristica che chiuse la memoranda giornata confortando la fede di dolci speranze. Terminata l'adorazione, una rappresentanza di giovani coi Direttori di tutti gli Istituti ed Oratori si presentarono ai singoli Gruppi Rionali ad offrire le medaglie, le coppe, gli oggetti di valore delle varie Associazioni con ammirabile slancio di amor di Patria.
Nel Concistoro Segreto del 16 dicembre u. sc. la Santità di Nostro Signore Pio Papa XI, ha pubblicato Cardinali di Santa Romana Chiesa le loro Eminenze Reverendissime i signori Cardinali:
Federico Tedeschini, Arcivescovo titolare di Lepanto, già Nunzio Apostolico in Spagna, e Carlo Salotti, Arcivescovo titolare di Filippopoli di Tracia, già Segretario della Sacra Congregazione de Propaganda Fide, ambedue creati e riservati in petto nel Concistoro Segreto del 13 marzo 1933.
Contemporaneamente l'Augusto Pontefice ha elevato alla Sacra Porpora le loro Eminenze Reverendissime i signori Cardinali:
Ignazio Gabriele Tappouni, Patriarca di Antiochia dei Siri:
Enrico Sibilia, Arcivescovo titolare di Side, già Nunzio Apostolico in Austria;
Francesco Marmaggi, Arcivescovo titolare di Adrianopoli di Emimonto, già Nunzio Apostolico in Polonia;
Luigi Maglione, Arcivescovo titolare di Cesarea di Palestina, già Nunzio Apostolico in Francia;
Carlo Cremonesi, Arcivescovo titolare di Nicomedia, già Elemosiniere Segreto di Sua Santità;
Enrico Maria Alfredo Baudrillart, Arcivescovo titolare di Melitene, già Rettore dell'Istituto Cattolico di Parigi;
Emanuele Celestino Suhard, Arcivescovo di Reims;
Carlo Kaspar, Arcivescovo di Praga;
Giacomo Luigi Copello, Arcivescovo di Buenos Aires;
Isidoro Gomà y Tomas, Arcivescovo di Toledo;
Camillo Caccia Dominioni, già Maestro di Camera di Sua Santità;
Nicola Canali, già Assessore della Suprema Sacra Congregazione del S. Offizio;
Domenico Jorio, già Segretario della Sacra Congregazione della Disciplina dei Sacramenti;
Vincenzo La Puma, già Segretario della Sacra Congregazione dei Religiosi;
Federico Cattani Amadori, già Uditore di Sua Santità, e Segretario del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica;
Massimo Massimi, già Decano del Tribunale della Sacra Romana Rota; Domenico Mariani, già Segretario dell'Amministrazione dei Beni della Santa Sede;
Pietro Boetto, della Compagnia di Gesù.
Agli Em.mi Principi di Santa Chiesa, nostri augusti benefattori e cooperatori, la Famiglia Salesiana di San Giovanni Bosco, esultando per la loro elevazione alla sacra Porpora, umilia i più fervidi auguri ed il più devoto ossequio.
Prima Superiora Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice.
Ha fatto un passo molto importante. La mattina del 19 novembre 1935, si è tenuta infatti nel Palazzo Apostolico Vaticano, con l'intervento degli Em.mi e Rev.mi Signori Cardinali e col voto dei R.mi Prelati Officiali e dei Consultori Teologi, componenti la Sacra Congregazione dei Riti, la Congregazione Preparatoria per discutere il dubbio sopra l'eroismo delle sue virtù.
Siamo quindi prossimi alla Congregazione generale che, se sarà favorevole, consentirà al Santo Padre di decorare la Serva di Dio del titolo di venerabile.
Aumentiamo le nostre preghiere perchè il Signore ne affretti l'attesa glorificazione.
È mancato improvvisamente, il 30 novembre u. s., in una clinica di Nizza Marittima, ov'erasi recato il giorno innanzi per ritentare una cura che l'anno scorso gli aveva molto giovato. Da cinque anni un male insidioso, ribelle agli sforzi di illustri sanitari, che si prodigarono proprio con intelletto d'amore, straziava periodicamente il suo corpo con dolori spasmodici che non gli davano tregua nè giorno nè notte. Dio solo sa quanto egli abbia sofferto ! Noi sappiam solo come ha sofferto: con un coraggio ed una forza d'animo che sorprendeva medici e chirurghi, con uno spirito di fede e di sacrificio che aveva dell'eroico ! Lo spasimo atroce squassava tutto il suo corpo, nelle ore più crude, spremendogli le lagrime dagli occhi, ed egli si comprimeva le labbra fino a sanguinare per smorzare i gemiti strazianti che si risolvevano nell'angosciosa invocazione del nome di Gesù. Epperò, appena scemava l'acutezza del dolore, correva al lavoro come se nulla fosse. Temprato alla scuola di Don Bosco e dotato d'una tenacia di volontà eccezionale, non valsero i consigli dei medici e le premure dei superiori a persuaderlo al riposo, che avrebbe forse favorito i processi terapeutici: volle morir sulla breccia, restando al suo posto fino all'ultima ora, e consacrare al bene delle anime e della Società Salesiana fin l'ultimo palpito del suo cuore, l'ultima risorsa del suo corpo stremato. E la Società Salesiana ne sente la perdita profondamente.
Figlio di Don Bosco, trascorse quasi tutta la sua vita all'Oratorio, accanto ai Superiori Maggiori.
Era nato a Cesarò (Messina) il 24 agosto 1872 da Michele e da Grazia Zingale. Accolto nell'Oratorio l'anno 1885 dal santo Fondatore Don Bosco, vi compì brillantemente gli studi ginnasiali, poi passò a Foglizzo Canavese per l'anno di noviziato 1890-91. Il venerato Servo di Dio Don Rua, che gli impose l'abito chiericale, lo richiamò subito dopo la professione alla Casa-madre destinandolo alla segreteria del Capitolo Superiore. Ordinato sacerdote nel 1895, fu segretario particolare di Don Albera, allora Direttore spirituale della Società e lo accompagnò anche nella visita delle Case e Missioni salesiane di America dal 1900 al 1903. Nel 1912, successe al compianto Don Lemoyne come Segretario del Capitolo Superiore e mantenne quest'ufficio fino alla morte. Spiccatissimo d'ingegno, di abilità non comune e di gran tatto, colle virtù religiose che ornavano la sua bell'anima, rese incalcolabili servigi alla Società Salesiana in generale ed ai Successori. di Don Bosco in particolare, cattivandosi la loro fiducia e portando nel delicato ministero il contributo di un'attività instancabile. La quale non si esauriva nell'ingente lavoro di ufficio, ma si esplicava altresì nel campo dell'apostolato e soprattutto nella cura spirituale delle Figlie di Maria Ausiliatrice e delle loro opere giovanili, cui prodigava l'esuberanza del fervore della sua pietà e del suo zelo con ammirabile alacrità. Quante anime piangono ora la sua dipartita nel commosso ricordo della sua saggia direzione e delle esimie virtù della sua vita sacerdotale! Aveva un'efficacia particolare nel propagare la divozione al Sacro Cuore di Gesù e della Vergine Ausiliatrice. Noi ne serbiamo la memoria in benedizione, ed adorando gli imperscrutabili disegni di Dio, invochiamo copiosi suffragi da tutti i nostri cari Cooperatori e dalle nostre buone Cooperatrici. Don Bosco Santo, che lo chiamò alla vita salesiana pel delicato ufficio, gli affretti la gloria del Cielo colla sua intercessione.
Rev.mo signor Don Ricaldone,
In Giappone il mese di agosto è il mese del riposo scolastico, è il mese delle ferie degli impiegati, ed in generale da noi è consacrato al riposo spirituale cogli esercizi annuali. In Missione furono fatti nella tranquillità del nostro Seminario con grandi vantaggi sotto tutti i rispetti. Ma è il primo anno che si tenne pure una muta di esercizi a Tokyo, ed è stata circondata da tali caratteristiche, che mi sembra interessante accennargliele anche a sua consolazione. Fu la casa di Noviziato la dolce oasi che offerse tutta la pace ed il fervore necessario al nostro ritempramento spirituale.
Grazie ai nostri benefattori (primi fra i quali i miei indimenticabili allievi normalisti e liceisti di Valsalice e San Giovanni, e gli Oratoriani dei medesimi Istituti) che ci hanno permesso di allestire un ambiente così propizio alla cura delle anime! Semplice nelle linee, solidissimo, comodo, fornito degl'indispensabili locali per noviziato, capace di un 25 allievi, era, tempo fa, parte di un edificio della. Croce Rossa Giapponese. Disfatto, trasportato, rifatto e rimesso a nuovo (cosa relativamente semplice e lesta in Giappone), come un tempo servì ad opere di carità materiale, ora servirà a forgiare lo spirito salesiano in quanti, udendo la voce del Signore, desidereranno lavorare con Don Bosco per l'espansione della Croce di Gesù in questa grande Nazione. Qui fu tenuto il nostro ritiro, e volemmo che subito il Sacro Cuore di Gesù prendesse solenne possesso di questa Casa a Lui dedicata colla Sua intronizzazione. Approfittando della presenza a Tokyo dell'ardente Apostolo del Sacro Cuore P. Matheo, lo invitammo a compiere la commovente funzione, ed il buon Padre, che ama ardentissimamente Don Bosco, mentre ci raccomandava fiducia illimitata nel Cuore dolcissimo di Gesù, ci fece pregare anche per Lei nominatamente, per i Salesiani e Allievi nostri e per i nostri cari Cooperatori e Cooperatrici. Ora Gesù attende nella devota Cappella i buoni Novizi per avvincerli al Suo Cuore e farli partecipi del Suo Regno d'amore.
Onorarono pure la nostra muta di esercizi con due splendide conferenze, S. E. Rev.ma Mons. Marella, Delegato Apostolico, ed il nostro Padre e Benefattore Mons. Chambon Arcivescovo, che si degnò di presiedere la chiusura del nostro ritiro. Le parole di incitamento, di conforto e di incoraggiamento degli esimi Presuli lasciarono in tutti orma profonda, che produrrà certo abbondantissimi frutti di bene. La Messa da Requiem per i confratelli fu ascoltata nella Cappella del Cimitero cristiano, e le Esequie, sulla tomba del nostro compianto Don Piacenza, oasi anche questa di forte meditazione per il Missionario salesiano in Giappone.
L'OSPIZIO DI MIYAZAKI. - Una bella notizia, la quale, come ha inondato della più pura gioia tutta la nostra povera e umile Prefettura Apostolica, così son certo farà piacere a Lei, ai Superiori e a quanti (come ricordarli tutti in questo momento ?) cooperarono in tante forme alla lavorazione di un'altra fulgida gemma, che viene ad ornare la nostra Missione. L'Ospizio di Miyazaki per i poveri vecchi ed orfanelli è un fatto compiuto al com pleto. Il 29 settembre, sacro a San Michele Arcangelo, Patrono speciale del Giappone, fu solennemente benedetto e inaugurato coi riti religiosi e civili, alla presenza delle Autorità della provincia e della città, di numeroso popolo e di tutta la cristianità, mentre dal cuore di tutti colla gioia più viva si elevava pure l'inno della riconoscenza al Signore, che ci ha permesso di condurre a termine quest'opera.
Alcuni anni fa, vedendo gli umili inizi dell'opera e prevedendo le difficoltà ed incertezze del momento, sembrava un sogno la realizzazione. Ma mi risuonavano al cuore le forti parole di Ozanam: «Dobbiamo fare ciò che è più gradito a Dio, cioè quello che faceva Nostro Signor Gesù Cristo, quando predicava il Vangelo: Andiamo ai poveri ». Furono sempre nostra guida i ricordi del nostro Don Bosco ai Missionari: «Prendete cura speciale degli ammalati, dei fanciulli, dei vecchi e dei poveri, e guadagnerete la benedizione di Dio e la benevolenza degli uomini». Le parole ammonitrici del Padre le vediamo oggi pienamente attuate anche in questa realtà consolante.
D'altra parte, ogni opera di beneficenza per essere davvero utile ai poveri, dovendo anche essere di moralizzazione e di cristianizzazione, è da considerarsi proprio come opera di vero apostolato missionario.
Non potevo stare dunque in dubbio e diedi il via. Anime sante giapponesi compresero e coadiuvarono; anime di zelanti Missionari si votarono all'opera; benefattori di ogni calibro corrisposero. Fortunatamente lo spirito giapponese entra perfettamente nell'ordine delle idee organizzatrici di opere assistenziali; leggi speciali le favoriscono ed il Giappone presenta istituzioni perfette in questo genere. La volontà di Dio e questo favorevole stato di condizioni condussero alla realtà.
Un'area di 6000 mq. in amenissima posizione, nota col nome popolare di montagna primaverile, fra campi verdeggianti e boschi di pini, a pochi minuti dalla stazione centrale e dalla città.
Gli edifici pieni di luce e aria, bellamente incastonati fra giardinetti e cespugli, coprono un'area di 15oo mq. Sono divisi in padiglioni diversi: reparto vecchi (uomini e donne); reparto orfanotrofio; reparto sala custodia e asilo (per interni ed esterni); più, tutti i locali riservati al personale e quelli necessari allo svolgersi della vita materiale e di lavoro. Non manca la sala di riunione per manifestazioni religiosocivili e per i divertimenti. Nel centro delle costruzioni domina la Chiesa, dall'alto della quale la statua del S. Cuore, di fattura giapponese, benedice il suo Istituto, ed una sonora campana, mentre lancia nei dintorni i segnali della nostra religione, mentre giocondamente con l'Angelus saluta la Vergine Santa, grida ammonitrice: « Qui si lavora a santificare con la considerazione di Gesù Cristo, sofferente nella persona dei più piccoli suoi fratelli».
E tale spirito informatore fu ben compreso, voluto e realizzato dall'anima di tutto questo santo movimento, il nostro Don Cavoli, e dal suo più fedele interprete Don Liviabella. I soci delle Conferenze di San Vincenzo, che furono i dissodatori di questo terreno fecondo di carità, si ispirano a queste direttive. Le Figlie della Carità, giovani giapponesi, che hanno consacrato generosamente la loro vita per questa opera di bene, vengono formate a questa massima. I buoni vecchietti e gli orfanelli colla preghiera quotidiana risentono gli effetti di questa effusione di carità cristiana. Le Autorità ed il buon popolo pagano, che ora constatano la realtà dello sforzo compiuto, ammirano, ed entrano essi pure nella sfera di tale azione caritatevole. Ed infatti, come Le annunziai, l'opera ha l'approvazione legale dello Stato, base essenziale per poter lavorare in grande in questo Paese; ha il consenso e l'appoggio delle Autorità locali, base essa pure importante per il futuro dell'opera; ha l'appoggio della Direzione Generale delle Conferenze di San Vincenzo e di una pleiade di anime caritatevoli, e, colla base indispensabile dell'aiuto di Dio, che come non mancò mai finora non mancherà neppure in seguito, si può esser tranquilli anche per l'avvenire.
COME SI SVOLGE LA GIORNATA NELL'OSPIZIO. - L'Ospizio è basato nel suo organamento sullo spirito informatore delle opere di Don Bosco: pietà, moralità, lavoro, spirito di famiglia, giocondità.
La campana dà il segnale della levata. Si sentono voci argentine di fanciulli che dànno dalle camerate il primo saluto a Gesù; vagiti di bimbi; qua e là per i corridoi profili di vecchi che si avviano alla Chiesa; nella cucina le incaricate hanno già acceso il fuoco; e per tutto l'edificio, le Figlie della Carità si prodigano a che quanti possono siano presenti alla prima adunata generale, che avviene in Chiesa, davanti al Padrone di casa. L'Ospizio è veramente la Casa della preghiera.
Nella Cappella si radunano varie volte al giorno i vecchi, i bambini, le giovani della Conferenza di San Vincenzo per assistere alla Santa Messa, per le preghiere del mattino e della sera, per la recita del santo Rosario, o per la meditazione, per la lettura spirituale, per conferenze ascetiche. Si può anzi dire che la chiesuola non è mai deserta, perchè fra giorno si succedono con gara spontanea fanciulli, vecchi e giovani a pregare.
Il momento più commovente è senza dubbio e senza confronti quello della Comunione che ogni giorno si può dire generale. I bimbi si accostano all'altare a mani giunte e gli occhi bassi da sembrare tanti angioletti; i vecchi colla corona appesa al collo si trascinano lenti sotto il peso degli anni; le giovani alla loro volta, col libro delle preghiere in mano e, spesso, con un pupo in braccio che biascica un biscotto. Agli infermi Gesù viene portato nelle loro stanzette. Fede, semplicità, carezze di angioli, intorno a Gesù, che ognuno loda come sa e può.
Ogni mese si fanno speciali funzioni: il 10 venerdì del mese in onore del S. Cuore di Gesù; il 24 in onore di Maria Ausiliatrice; la pia pratica dell'Esercizio di Buona Morte; la Santa Messa per tutti i Benefattori dell'Ospizio ogni prima domenica del mese.
Tutto ciò è tanto più meraviglioso e consolante allorchè si pensi che buona parte di questi vecchi fino a poco tempo fa erano pagani, e tutti i fanciulli ricevettero il Battesimo in grazia di quest'opera di carità, e pregano riconoscenti pei loro benefattori.
Ai ricoverati pagani si lascia piena libertà; ma è consolante vedere il loro progressivo avvicinamento al Signore: finora tutti furono conquistati dalla grazia.
All'uscita di chiesa, tutti i ragazzetti in bella schiera e con grazioso inchino, dànno il « buon giorno» al Sacerdote e a quelle che essi chiamano (poveri figliuoli!) col dolce nome di mamma e di sorelle, mentre i buoni vecchi si scambiano con profondi inchini le salutazioni mattutine di uso.
Ed eccoli poco dopo nei refettori pel loro pasto in comune. Le solerti Figliuole della Carità ai più piccini preparano la buona pappa di riso e latte... ai più deboli anche l'uovo... E mangiano tutti... e come!... Lo dice chiaro il conto mensile. Cibo alla giapponese: riso, verdura, pesce; e, ai pasti principali e a merenda, anche altro. I vecchietti e le vecchiette intrecciano, tra una boccata e l'altra, tra un sorso e l'altro del caldo the, briosi discorsetti motti arguti, che finiscono in risatine sonore.
Intanto i più grandicelli hanno preparato la cartella scolastica; le assistenti hanno verificato che tutto sia in ordine; le cuoche hanno preparato per tutti il bentò (scatoletta contenente il pranzo) e dopo aver udito brevi consigli esortativi dalla mamma, si avviano ordinati e assistiti alla vicina scuola comunale.
Nella sala custodia-asilo si radunano contemporaneamente gli altri piccoletti ed altri del vicinato, e si inizia anche per loro l'orario scolastico.
Poi le incaricate si prodigano per la pulizia della casa, per la cura degli ammalati, per il bucato, ecc., mentre i vecchi abili al lavoro si spargono qua e là, chi a spaccar legna, chi a coltivare ortaggi e fiori, chi a intessere corda; altri nelle camerette leggono o vicino al piccolo focolare giapponese, fra gioconde conversazioni alternate da golate di fumo della minuscola pipa giapponese, parlano delle notizie del giorno o ricordano antiche gesta...
Così si alternano la preghiera, il lavoro, i pasti, le ricreazioni in questa Casa della Carità. Verso le 4 pomeridiane, al ritorno dalla scuola, gli studenti sono assistiti ed aiutati nell'adempimento dei loro lavori e nello studio della religione. Si fanno pure conferenze settimanali per l'istruzione religiosa dei vecchi, delle Figlie della Carità, e al sabato tutta la famiglia si raduna nella sala dei divertimenti per trattenimenti familiari di vario genere. Verso le 9 di sera, dopo il saluto a Gesù colla Buona notte tutto e tutti rientrano nella calma del riposo notturno.
Nelle linee generali così viene snodandosi la vita del nostro Ospizio.
È bello pensare oggi al piccolo gruppo di Consorelle della Conferenza Femminile di San Vincenzo de' Paoli, che iniziò la visita ai poveri della città cinque anni fa. Ed ogni settimana portò con l'obolo della carità anche una buona parola di conforto, un raggio di speranza cristiana. A poco a poco cominciarono a fiorire le prime conversioni e furono amministrati i primi Battesimi. La carità cristiana aveva trionfato. Gli amici d'Italia ci fornirono i primi mezzi necessari, che ci misero nella felice condizione d'iniziare i lavori. Il 18 dic. 1932 fu inaugurata la prima parte dell'Ospizio con gran giubilo di tutti. Il 10-1-1933 entrarono i primi vecchietti fra i quali due... sposini di 81 anni suonati. Quanti sono ora i ricoverati? Un centinaio. È fra tutte una ben consolante realtà! L'inno di grazie dunque a Dio, l'inno della riconoscenza ai Benefattori. Ed ora al lavoro per l'inizio delle opere naturalmente concatenate don questa, perchè presto i piccini diventeranno grandi e non potranno sempre rimanere all'Ospizio.
Intanto un po' di bene si fa anche in altro modo. Col bravo Don Margiaria abbiamo tenuto una serie di concerti musicali nella zona Kyoto, Osaka, Kobe. Un ottimo Missionario,
P. Relave, delle Missioni Estere di Parigi, a festeggiare il suo 50° di Messa e 50° di apostolato in Giappone volle invitare anche i Figli di Don Bosco, ed eccoci al lavoro. Si trattava della glorificazione del Sacerdozio, dell'Apostolato missionario - si trattava di far conoscere il Prete, il Missionario, il Cattolicismo, Don Bosco - si potevano stringere preziose relazioni - la musica piace a tutti e spalanca porte impensate - non abbiamo voluto indietreggiare. Per me poi, quando posso trovarmi in queste assemblee di vecchi missionari, che hanno al loro attivo i minimi di 25-30-40-45 anni e più di Missione, senza ritorni in patria, ci godo un mondo. Anime sante, consumate di esperienza, che parlano delle loro difficoltà (proprio quelle che proviamo anche noi), delle loro opere, delle loro speranze, della loro tenace resistenza nell'apostolato... Si parte da queste oasi fraterne più rinfrancati nel lavoro, più esperimentati, più buoni in tutti i sensi. A Osaka, a Kobe, i Figli -di Don Bosco sono da tempo attesi e in qual mirabile campo di attività, fra la gioventù povera e abbandonata! Nella Scuola Elementare (1400 allievi) situata nel quartiere più povero di Kobe e dove abbiamo dato tre concerti, abbiamo veduto meraviglie di carità e di educazione. Là ci attendono tanti piccoli amici brulicanti per le vie - si è già perfino costituito un piccolo reparto di Esploratori - e il Direttore di quella Scuola, qual padre amantissimo, rinunziando a posti onorifici, vuol stare fra i piccoli poveri suoi figliuoli; per i più poveri ha stabilito la refezione scolastica, un piccolo laboratorio di falegnameria ed altre benefiche istituzioni, per sollevarli al possibile dalle loro necessità... ed anch'egli, benchè non ancora chiamato alla Fede, avvinto dalle dolci catene della carità, attende per unirsi al nostro lavoro. A quando, amatissimo Padre, l'inizio di questa necessaria oasi di bene? Appena la carità dei buoni ce lo consentirà. Ne sia pegno la sua benedizione che le chiediamo di gran cuore.
25-X-1935. Suo aff.mo in G. C.
Mons. VINCENZO CIMATTI, Pref. Ap.
Ricordiamo ai benemeriti Direttori Diocesani e Decurioni la prossima data della festa di S. Francesco di Sales, e li preghiamo caldamente a provvedere in tempo per la conferenza prescritta dal regolamento della Pia Unione. Ora che Don Bosco è Santo, noi abbiamo una fonte ufficiale di santità ed un modello di perfezione di grande attualità da proporre ai nostri cari Cooperatori per favorire l'opera della grazia che Dio svolge nelle anime loro. La vita del nostro Santo, riflette così bene le virtù caratteristiche di S. Francesco di Sales, ed è così ricca di esempi edificanti, adatti ai tempi in cui noi viviamo, che dà materia abbondante per la cristiana formazione di ogni ceto di persone. A costo di qualche sacrificio, non rinunzino quindi a convocare i Cooperatori e le Cooperatrici, anche nei centri più piccoli, per quest'opera di apostolato.
La fotografia che illustra questa pagina centrale offre un vero panorama del cantiere di Valdocco ove si lavora per l'ampliamento del Santuario di Maria Ausiliatrice che attende il concorso di tutti. Mentre pertanto conforteranno i Cooperatori colla rassegna
delle nuove fondazioni enumerate dal Rettor Maggiore nella sua circolare, spendano qualche fervida esortazione a favore della santa impresa. Il Signore non lascerà senza premio anche questa attività del loro sacro ministero, la quale poi converge, con tutte le altre, alla gloria di Dio ed al bene delle anime. Noi li ringraziamo fin d'ora e promettiamo speciali preghiere secondo la loro intenzione.
Al termine della conferenza, raccogliendo le offerte da mandare al Rettor Maggiore, promovano pure l'iscrizione di nuovi Cooperatori e ne trasmettano gli indirizzi precisi alla Direzione generale che si affretterà ad inviare il Bollettino ed anche il Diploma a coloro che verranno raccomandati. Pure alla Direzione Generale possono trasmettere le domande di iscrizione alla
eretta in Arciconfraternita nel Santuario-Basilica di Torino di cui diamo il Regolamento:
1. I divoti di Maria Ausiliatrice si propongono di promuovere le glorie della divina Madre del Salvatore, per meritarsi la protezione di Lei in vita e particolarmente in punto di morte.
2. Due mezzi speciali si propongono: dilatare la divozione alla Beata Vergine e la venerazione a Gesù Sacramentato.
3. A tal uopo si adopreranno con le parole, col consiglio, con le opere e con l'autorità a promuovere il decoro e la divozione nelle Novene, Feste e Solennità che, nel corso dell'anno, si compiono ad onore della B. Vergine Maria e del SS. Sacramento.
4. La diffusione di buoni libri, immagini, medaglie, pagelle; intervenire e raccomandare l'intervento alle Processioni in onore di Maria SS. e del SS. Sacramento; la frequente Comunione, l'assistenza alla Santa Messa, l'accompagnamento del SS. Viatico agli infermi., sono le cose che gli Aggregati si pro pongono di promuovere con tutti i mezzi compatibili col loro stato.
5. Gli Associati si daranno massima cura, per sè e presso le persone da loro dipendenti, d'impedire la bestemmia e qualunque discorso contrario alla religione o ai buoni costumi, e di togliere, per quanto sta in loro, qualunque ostacolo che possa impedire la santificazione dei giorni festivi.
6. Ogni Associato, secondo il consiglio del Catechismo e dei Maestri di spirito, è caldamente esortato ad accostarsi alla Santa Confessione e Comunione ogni quindici giorni od una volta al mese, e di ascoltare ogni giorno la Santa Messa, purchè le obbligazioni del proprio stato glielo permettano.
7. In onore di Gesù Sacramentato gli Associati ogni giorno, dopo le ordinarie preghiere del mattino e della sera, reciteranno la giaculatoria: Sia lodato e ringraziato ogni momento il Santissimo e Divinissimo Sacramento, ed in onore della B. V.: Maria, Auxilium Christianorum, ora pro nobis. Pei sacerdoti basta che nella Santa Messa mettano l'intenzione di pregare per tutti gli Aggregati a questa pia Associazione. Queste preghiere serviranno come di vincolo a unire tutti gli Associati in un cuor solo ed in un'anima sola, per rendere il dovuto onore a Gesù nascosto nella Santa Eucaristia e all'augusta sua Genitrice, e a partecipare di tutte le opere di pietà che si compiono da ogni Associato.
VANTAGGI SPIRITUALI PER GLI ASSOCIATI
1. Tutti gli Associati intendono di fare comunione di tutte le opere buone che fanno in privato e in publico.
2. Partecipano delle pratiche di pietà che si compiono all'Altar Maggiore della Basilica di Maria Ausiliatrice (Messe, Comunioni, Benedizioni, Rosari, preghiere particolari, ecc.). Detto Altare è anche privilegiato in perpetuo ad instar di quello di San Gregorio al Monte Celio in Roma.
3. Ogni anno, dopo la festa di Maria Ausiliatrice,
si canta una Messa da Requiem con altri particolari suffragi per le anime dei Soci defunti.
4. I Soci ammalati o chiamati da Dio a miglior vita sono raccomandati tutti i giorni nelle preghiere che si compiono nel Santuario.
S. Tutte le Messe, che si celebrano pei Soci defunti, in qualunque Chiesa o pubblico Oratorio, valgono come se fossero celebrate ad un altare privilegiato.
INDULGENZE PLENARIE
I. Nel giorno dell'Ascrizione.
2. Nelle solennità di Natale, Circoncisione, Epifania e Ascensione di N. S. G. C., nella domenica di Pentecoste e nel giorno del Corpus Domini.
3. Nelle feste dell'Immacolata Concezione, Natività, Presentazione al Tempio, Annunciazione, Visitazione, Purificazione, Assunzione della B. V. e nella Solennità di Maria Ausiliatrice (24 maggio).
4. In punto di morte, se confessati e comunicati, ovvero se, non potendo questo, invocheranno il SS. Nome di Gesù, almeno col cuore se non possono con la bocca.
5. Il 24 di ogni mese, prendendo parte al pio esercizio che si compie in onore di Maria Ausiliatrice nella Chiesa od Oratorio pubblico dove è istituita l'Associazione.
INDULGENZE PARZIALI
1. Di 7 anni e di altrettante quarantene in ciascun giorno che gli Associati intervengano alle pratiche di pietà che si compiono nel Santuario in occasione di Tridui o Novene in onore di Maria.
2. Di 300 giorni ogni volta che gli Associati reciteranno con cuor divoto e contrito la giaculatoria: Maria, Auxilium Christianorum, ora pro nobis.
3. Di 100 giorni una volta al giorno dicendo la sola invocazione: Auxilium Christianorum, ora pro nobis.
4. Di 100 giorni ogni volta a tutti coloro che interverranno alle pratiche di pietà che si compiono quotidianamente nel Santuario di Maria Ausiliatrice.
S. E. Mons. Ferrando Vescovo di Shillong e Mons. Scuderi Amministratore Apostolico di Krishnagar.
La Santa Sede, con decreto dello scorso novembre, ha trasferito S. E. Mons. Stefano Ferrando, attualmente vescovo di Krishnagar, alla diocesi di Shillong, richiamandolo alla sede del suo antico apostolato, come successore di S. E. Mons. Mathias. A reggere la diocesi di Krishnagar ha destinato l'attuale Ispettore Salesiano Don Vincenzo Scuderi come Amministratore Apostolico. Ai Pastori delle due Diocesi affidate alla Società Salesiana l'augurio fervido di un lungo e santo apostolato.
Amatissimo Padre,
Una notizia telegrafica che le farà piacere. Dal comunicato ufficiale del Ministero della Pubblica Istruzione abbiamo appreso il risultato che di 1841 candidati, presentatisi in tutto il Regno per la patente magistrale furono promossi 927.
La percentuale dà maggior valore al successo della nostra Scuola Magistrale Darunnanukro in Bang nok khuek, che presentò all'esame suddetto tutti i suoi allievi: 7 seminaristi italiani, 8 seminaristi siamesi, 7 allievi esterni.
Gli esami si svolsero nei locali del Governatorato della Provincia davanti ad una Commissione nominata dal Ministero senza la partecipazione degli insegnanti della scuola della Missione. I lavori scritti furono tutti corretti al Ministero.
Tutti i nostri 22 candidati furono promossi.
Il trionfo ha destato in tutto il Siam una corrente di grande simpatia verso le scuole della Missione.
Preghi, amato Padre, perché anche questo sia un mezzo di penetrazione fre le anime che dobbiamo salvare.
Bang nok khuek, 24-X-1935
Suo aff mo in G. C. Mons. GAETANO PASOTTI, Prefetto Ap.
Visita pastorale nell'Oriente Equatoriano.
Amatissimo Padre,
Uno dei maggiori ostacoli che si frappongono all'evangelizzazione dei Kivari è senza dubbio l'enorme difficoltà delle vie di comunicazione. Non è un'iperbole il dire che ogni viaggio dei nostri Missionari per le sconfinate foreste è una serie di eroismi da una parte e di tangibili benedizioni celesti dall'altra.
È di pochi mesi fa la caduta quasi mortale del Confratello coadiutore Manuel Torres con grave frattura cranica, più recente quella di D. Tomàs Plà con una complicata frattura all'avambraccio sinistro. Questi sono due casi degli ultimi mesi e di maggior rilievo, ma una sequela di peripezie, che rimarranno sempre sconosciute, procura ai Missionari sofferenze e privazioni d'ogni genere. Per giungere alle residenze di Missione non vi sono strade o almeno fiumi navigabili, come in tante altre Missioni; bisogna contentarsi di mulattiere inqualificabili. Le piogge durano circa dieci mesi all'anno producendo continue pozzanghere e pericolosissime frane. Spesso, mentre uno meno se l'aspetta, la cavalcatura rovescia bruscamente a terra il cavaliere, sotterrandolo, quanto meno, nel fango d'un pantano. In alcune località dove la mulattiera rasenta abissi spaventosi si passa ad occhi chiusi, raccomandandosi l'anima. Basterebbe che il mulo scartasse di qualche centimetro per precipitare nel baratro. Non meno pericolosi i ponti costruiti dalla buona volontà dei missionari con lo scarso materiale che a forza di stenti son riusciti a trasportare fin là. Il più delle volte sono ponticelli angusti, sospesi decine di metri su fiumi selvaggi, paurosamente scroscianti. Altro che il ponte dei sospiri ! Anche il clima è un ostacolo. Bisogna avere sempre doppio equipaggio. In certi punti la mulattiera raggiunge ed oltrepassa i quattro mila metri con venti freddi e maligni che alle volte fulminano uomini e bestie. Lungo il sentiero che attraversa il dorso della Cordigliera rozze croci disseminate qua e colà ricordano queste vittime delle tormente andine. Poi si discende fino al soffocante calore dei tropici. La notte si passa sempre sul nudo suolo, nei tambos, rustici capannoni che non sempre riparano dall'acqua e dal freddo.
Ma tutto ciò è un nulla a confronto dei viaggi di escursione a traverso le Kivarie dove non vi sono sentieri e i pericoli son senza numero.
A questa vita devono assoggettarsi missionari giovani e vecchi, non escluso l'Ecc.mo Vicario Apostolico, Mons. Domenico Comin, che in questo è veramente ammirabile. Si può dire ch'egli non fa altro che viaggiare da una Missione all'altra, senza posa, per confortare e incoraggiare i suoi Missionari. Quante volte lo si vede giungere a Cuenca, sfigurato e stanco, senza più nessuna apparenza di Vescovo, e raccontare col suo salesiano sorriso sulle labbra le più arrischiate avventure di viaggio, come se fossero bazzecole!
Alcuni giorni fa, non senza un po' d'indiscreta insistenza filiale, riuscii a carpire a Monsignore tre o quattro fogli che avrebbe voluto cestinare. Erano brevissimi appunti su una visita compiuta al principio di quest'anno alle Missioni di Indanza e Limón, appena tornato dall'Italia, dopo le feste della Canonizzazione di Don Bosco Santo. Lo accompagnavano i valenti coadiutori Ernesto Montuati e Fabiano Bonato. Vi trovai cose del più vivo interesse e degne d'essere conosciute. Trascrivo letteralmente.
Da Cuenca a Indanza.
« Venerdì mattina, 11 gennaio, partenza in auto da Cuenca, e arrivo a Gualaceo, cittadina situata a piè della Gran Cordigliera, in una valle di clima mitissimo, dove abbondano frutta tropicali di tutte le qualità. Alle 7,30, partenza da Gualaceo coi muli. All'inizio della salita di Culebrilla (così detta dal sentiero serpeggiante), a tre mila metri, refezione. Comincia la pioggia che ci accompagna fino al tambo di Sapote. Cappella poverissima a Sapote. Cena spartana con un po' di locro (brodetto di patate e verdura). Dopo cena il Rosario. Augurando la buona notte, invito tutti ad ascoltare la Messa il dì seguente.
12 gennaio. Partenza verso Indanza. La strada è orribile. C'era da aspettarsi di peggio, ma me la cavai con tre cadute. La prima: il mulo sprofondò con le zampe in un pantano, diede un forte scossone per uscirne e lanciò anche me nel fango. Mi rimisi in sella e mi rialzai col mulo. La seconda: la bestia sdrucciolò in una gran fenditura del terreno. Caddi in avanti passando sulla testa dell'animale, ma mi rimase un piede impigliato nelle corregge della bardatura. Per buona fortuna il mulo si fermò; se si fosse spaventato, chissà cosa sarebbe successo. Ringraziai di cuore la Madonna per il pericolo scampato. Caddi ancora una terza volta un po' meno tragicamente: si spezzò il sottocoda, e sella e cavaliere scivolarono sulla testa dell'animale. Accorse Montuati e potei riprendere il cammino senza danno.
Verso sera si giunse a Indanza. Lieti di rivedere il Vescovo dopo parecchi mesi d'assenza, quei bravi coloni e Kivari prepararono un'accoglienza molto festosa.
13 gennaio. Cominciano a venire i Kivari. Tra questi il Ramòn, figlio di Santiago Wisuma, assassinato tempo fa. Ramòn a sua volta assassinò l'uccisore di suo padre, Huajare, e ne mena vanto. Fanno giustizia da sè. D'altronde non v'è chi la faccia loro. Non v'è fra essi un'autorità che s'imponga e sanzioni i delitti. Mentre Ramòn mi diceva che aveva ucciso Huajare, pareva pretendere che gli dicessi: «bravo, hai fatto bene! ». Un gruppo di fringuelli kivaretti mi sta sempre attorno e mi fan capire che attendono qualche cosa. Distribuisco loro alcuni regali e sono felici.
Intanto Bonato va a fare un po' di bucato. Non v'è chi lo possa fare in luogo di lui. Nelle altre Missioni le brave Figlie di Maria Ausiliatrice liberano il Missionario da questa necessità. Dio faccia che anche qua possano presto dedicare la loro attività richiesta da cristiani e Kivaros e che completa a meraviglia l'opera del Missionario.
Montuati è chiamato doctorcito, il dottorino. Fece buona pratica d'infermiere. A lui si rivolgono per curar le loro piaghe e liberarsi dai loro malanni. Cavò qualche dente e siccome riuscì bene, aumentano i clienti e... bisogna provvederlo dei ferri necessari. Va facendo il suo ambulatorio e lo provvede di tutto quello che può convenire. Anche i Kivaros hanno fede nell'abilità medica di Montuati. Fa anche qualche operazione di piccola chirurgia. A un Kivaro che non poteva togliersi l'enfiagione d'una gamba, fece un taglio, lo disinfettò e in poco tempo lo guarì. Il Kivaro crede che Montuati sia un grande stregone. Gli stregoni presso i Kivari sono medici. Che medici! Montuati ha inoltre cura del bestiame, dei campi, degli orti e della cucina. La Missione ha latte, uova, yuca, banane, per il sostentamento materiale dei missionari.
Don Tomàs Plà, Superiore della Missione, ha ancora il braccio sinistro che non funziona bene. Viaggiando a cavallo cadde in un burrone e n'ebbe una dolorosa frattura. Speriamo che presto Dio gli ridoni il braccio del tutto sano.
La Missione d'Indanza è il rifugio di tanti mineros, cercatori d'oro nei fiumi. Tutti i fiumi qui sono auriferi. I mineros vagliano la sabbia e dopo un lavoro lungo e paziente vedono brillare il prezioso metallo. Ma che vita conducono i poverini! Sempre nell'acqua tutto il giorno, n'escono la sera pallidi come cenci e spesso con la febbre addosso. S'ammalano con frequenza. Alcuni, mi si dice, perirono travolti dalle acque del fiume improvvisamente ingrossato. Altri scavando il materiale aurifero fecero cadere un masso che li schiacciò. Ma queste disgrazie non contribuiscono a diminuire il numero dei mineros; anzi sono in un crescendo continuo, data la crisi di lavoro e di soldi che si patisce sull'altipiano.
La sera riempirono la cappella. Predicai varie volte. Ascoltano con piacere. Mi piacque vederli là tutti in cappella a recitare il santo Rosario e le orazioni, e diedi loro la buona notte.
14 gennaio. Continuano a venire i Kivaros, avendo saputo dell'arrivo del Vescovo. I piccoli regalucci che faccio loro continuamente li riempiono di gioia e li dispongono ad accettare l'invito ad una lezione di catechismo.
Ci disponiamo a lasciare Indanza e partire verso Limón, colonia importante, formata da un'ottantina di famiglie cristiane che hanno oggi di che vivere coltivando il suolo ferace. Nelle vicinanze vi sono numerosi Kivari. La zona di Limón è detta Yunganza dal fiume omonimo che raccoglie le acque della cordigliera e le porta al Santiago, uno dei maggiori affluenti del Rio delle Amazzoni.
Prima di partire diamo un'occhiata ai nostri indumenti. La biancheria lavata da Bonato ha bisogno d'essere rattoppata qua e là. Il caro coadiutore s'accinge all'opra e ci riesce a meraviglia. Anche le scarpe mostrano le ferite causate dal lungo uso, per sentieri fangosi, seminati di pietre taglienti... Bonato non si spaventa. I nostri buoni confratelli coadiutori sanno fare di tutto. Anche le scarpe sono pronte e... decidiamo la partenza. Dopo sei ore di sentiero (e qual sentiero!) dicono che si può arrivare a Limón, dove Don Plà si trova fin da ieri per disporre uomini e cose a ricevere il Vescovo.
Da Indanza a Limón per Peña Bianca (7 ore di cammino a piedi sotto un incessante rovescio di pioggia).
La pioggia dirotta ci lascia completamente inzuppati. Ma; avanti, sempre avanti. Il sentiero viscido e fangoso; ogni tanto pozze d'acqua dove ci s'immerge sino alle ginocchia. Una guazza di fango dal di sotto e una pioggia continua dal di sopra. Data l'impossibilità di evitare il fango e l'acqua, si cammina alla cieca come se il sentiero fosse completamente asciutto. Che figuri nel giungere a Peña Bianca! Quivi non ci si aspettava; credevano impossibile ch'io fossi partito, dato il brutto tempo. « Quando si dà la parola bisogna mantenerla» osservai. «Sta bene la lezione», risposero. I bimbi e le bimbe mi vennero incontro. Canti ed evviva continuarono fino alla Missione. Frammischiati coi coloni i Kivaros.
Il dì seguente, 19 gennaio, messa alle 7. Poi visite di Kivaros, visite lunghe, interminabili... « Sono venuto, mi dice Jimbitik, per conversare con te ». E bisognò lasciarlo parlare e parlare... di cose che non avevano nè capo nè coda. Gongolò di gioia quando seppe che la residenza missionaria, dopo alcuni mesi sarebbe stata fissa. Sapendo che v'era anche l'autorità civile andai a far visita.
Il 20 gennaio, celebrai due messe, la prima alle sette e la seconda alle 9,3o. Durante la prima Messa, Comunione generale delle bambine della scuola femminile che sostiene la Missione; nella seconda, Comunione dei bambini della scuola maschile che sostiene il Governo. Predicai in ambedue le Messe. Promisi di stabilire missionari e missionarie se la Provvidenza e i coloni ci aiuteranno colla loro buona volontà.
Aspettavo che venisse il vecchio Kivaro Ciarupi, conosciuto da me circa 18 anni fa, quando per recarmi a Mendez, mi ospitò in casa sua. Non comparve. Non s'arrischiava per timore d'essere giustamente rimproverato dal Vescovo perchè difatti non si diportava bene. Ma questa era una ragione di più per avvicinarlo e richiamarlo sul buon sentiero, e mi rincrebbe di non averlo potuto fare.
Tornò Jimbitik con due fringuelli che si presentano sempre nudi. Ho dovuto cercare due stracci per coprirli.
Venne anche Ciriapa, che si presenta vestito alla civile e con lui un Miguel Ignacio, altro Kivaro figlio del Ciarupi. Tutti e due come Jimbitik mi domandano subito: « Quanto costa uno schioppo in Cuenca ? ». Ho dovuto accontentarli e dissi quanto più o meno può valere l'arma. Ogni Kivaro vuol avere lo schioppo per la caccia e per difendersi e anche, purtroppo, per offendere.
Da Limón a Cuenca.
21 gennaio. Alle 7 si parte da Limón. L'autorità civile e parecchi dei principali coloni vogliono accompagnare il Vescovo. Non è piccolo sacrificio. Si tratta di far tre ore di mulattiera. Un colono m'offrì una cavalcatura assai buona. Dopo mezz'ora di strada giungemmo dove un buon colono, saputo del nostro passaggio aveva preparato pei viaggiatori abbondante latte. Tutti ne presero una tazza e... avanti. Anche questo buon colono s'unì alla comitiva. La mulattiera è impossibile a descriversi. Tranne pochi tratti dove si viaggia tranquilli perchè il suole è visibile e ben solido, il sentiero è tutto un pantano nel cui fondo s'intrecciano continuamente delle radici che non si vedono e nelle quali l'animale inciampa sovente e mette il cavaliere in serio pericolo.
Verso le 5 p. m. siamo al Sapote. Nulla di nuovo fuorchè la presenza di numerosi mineros che, ingrossati i fiumi e quindi invase dall'acqua le sponde aurifere, uscirono dalla foresta per tornare alla Cordigliera dove hanno le loro famiglie. Tutti accettarono di recitare con me, come d'altronde fanno sempre, il santo Rosario e le orazioni della sera e... poi dormire. Non hanno bisogno di letto. S'avvolgono nella loro coperta e si sdraiano sul nudo suolo. I Missionari in viaggio non fanno altrimenti. Anche essi hanno la loro coperta ed il suolo è il loro letto. La stanchezza del viaggio diurno fa sì che si dorme saporitamente. Anch'io, data la buona notte, scelsi il mio angolo per dormire, nel sottotetto della capanna. Mi vi recai per una scala sui generis: una trave appoggiata alla parete con dei tagli distanti l'un dall'altro una trentina di centimetri, che permettevano d'appoggiare un piede mentre l'altro s'avanzava verso l'alto.
II 22 di buon mattino tutti ci alziamo per la santa Messa. Nel discendere dal mio bugigattolo misi il piede sull'estremo d'un asse che credevo avesse appoggio e caddi. Me la cavai, grazie a Dio, con poco danno. Ciò che più mi fece soffrire, non immediatamente dopo la caduta, ma.durante il viaggio, fu una storta al piede destro, che mi rese il viaggiare a cavallo sommamente doloroso. Deo adiuvante, il viaggio terminò alle quattro p. m. e tenendo il piede in riposo sull'auto che si prese a Gualaceo e ci ricondusse a Cuenca, con un poco di cura medica, il male mi lasciò ».
Fin qui S. E. Mons. Comin, facendo la relazione d'un stilo viaggio apostolico. Se si mettessero insieme i viaggi di alcuni missionari, specialmente dei veterani, come per esempio quelli di Don Albino Del Curto, ci sarebbe addirittura da riempire volumi interessantissimi, dove c'entrerebbero tutti i pericoli e le avventure enumerate da S. Paolo nella Seconda Lettera ai Corinti ed altri ancora. In quarant'anni dacchè si lavora in queste foreste, però nessun missionario perì tragicamente, e questo lo si deve ad una specialissima protezione della Regina delle Missioni e madre tenerissima dei Missionari, Maria Ausiliatrice.
Benedica, amatissimo Padre, questi suoi figli, affinchè dopo tanti diuturni sacrifici vedano finalmente sorgere l'aurora di quel giorno in cui i poveri Kivaros entrino tutti nell'Ovile di Gesù per dissetarsi alla fonte di quell'acqua viva che Egli promise a coloro che crederanno in Lui:
Cuenca, ottobre 1935.
Suo aff.mo figlio in C. J. Ch. LUIGI BOGLIOLO Missionario Salesiano.
Auguri, auguri, auguri... Carissimi,
Questa volta mi accontento di farvi gli auguri, perchè c'è poco spazio. Epperò, se me la sbrigo con poche parole, non crediate che scemi d'un palpito l'affetto che vi porto. Vi auguro e vi prego dal Signore tutto quello che voi desiderate: siete contenti ? Ma nello stesso tempo vi ricordo che, colla grazia di Dio, faber suae unusquisque fortunati: ciascuno è artefice della propria felicità. Quindi non aspettate che la fortuna vi rovesci sulla testa il corno d'ogni bene, perchè io quel corno non gliel'ho mai visto, e poi dicono che sia cieca e forse anche un po' matta. Quante volte favorisce qui su questa terra quelli che meno se lo meritano! Pensate a farvi la vostra felicità da voi, colla buona condotta, coll'esatto adempimento dei vostri doveri e colla grazia del Signore che potete chiedergli quando volete. Imitate il vostro divino modello, Gesù Adolescente, il quale, come scrive S. Luca, cresceva e s'irrobustiva, pieno di sapienza e la grazia di Dio era sopra di
Lui. (Luc., II, 40).
State allegri e pregate anche un poco pel vostro aff.mo
Don GiuLivo.
Mi salva il fratello. - Mio fratello, che da qualche anno lavorava in un'officina meccanica, verso la fine del marzo u. s. veniva colpito da una scheggia ad un occhio. Sottoposto alle cure dell'ordinario di un ospedale di Milano, soffriva continuamente senza ricevere nessun sollievo, anzi, con minaccia di perdere la vista.
Quando mi venne comunicata la triste notizia, lo raccomandai alle preghiere dei miei allievi e scrissi allo stesso tempo ai genitori che si recassero nel nostro collegio di S. Agostino in Milano e quivi facessero dare la benedizione di Maria Ausiliatrice a mio fratello, aggiungendovi una novena. E qual non fu la mia gioia, quando nella seguente lettera mi scrivevano: « Tuo fratello dopo la benedizione e la novena sta meglio ; i dolori sono quasi spariti e comincia a vederci ».
Crebbe quando in una terza lettera aggiunsero: « I medici che finora non davano speranza di salvargli l'occhio constatano che si trova fuori pericolo. Anzi la stessa cicatrice sta scomparendo e ci vede ». Difatti la lettera dei genitori era accompagnata da un'altra, scritta di suo pugno, in cui mi ringraziava delle preghiere che gli giovarono non solo materialmente ma anche spiritualmente. Ora è completamente guarito, ed ha ripreso il lavoro. Infinite grazie a questa nostra Buona Mamma celeste.
Recife (Pernambuco), 7 ottobre 1935.
EMILIO SERAFIN, salesiano.
Guarisce da meningite tubercolare. - Adempio la promessa fatta di pubblicare una grazia segnalatissima ottenuta per la mediazione di Maria SS. Ausiliatrice e per l'intercessione del caro Santo G. Bosco.
In aprile mio fratello Davide, alunno del Seminario Serafico dei PP. Cappuccini di Trento, s'ammalava di meningite. Ben tre medici constatarono unanimi la presenza del terribile morbo. Fu portato all'ospedale, gli si praticò una iniezione lombare: il caso, gravissimo, fu ritenuto disperato, trattandosi anche di una forma tubercolare. Venne trasportato in tutta fretta a casa nostra il giorno di Pasqua fra la desolazione di tutti. In quei momenti terribili e angosciosi mi rivolsi con tutta fiducia a Maria Ausiliatrice e a S. G. Bosco e feci una novena con promessa di pubblicare la grazia e di dare un'offerta alle Opere salesiane se mi avessero ottenuta la guarigione del mio povero fratello. Fui proprio esaudita! Mio fratello venne ben presto a star meglio e in breve si rimise in ottima salute. Da due mesi è rientrato in Seminario e potè riprendere i suoi studi con gran meraviglia di tutti.
Con animo riconoscente assolvo il mio voto e depongo l'offerta a pro delle Opere salesiane. Revò (Trento), 29 ottobre 1935. MARIA FERRARI.
Una bella grazia. - Rendo le più vive grazie alla Vergine SS. Ausiliatrice ed a S. Giovanni Bosco che mi ottennero la guarigione di mio figlio Franco, il quale, ammalatosi di tifo, andava sempre peggiorando ad onta di tutti i soccorsi della scienza, fino a far temere una catastrofe da un momento all'altro. Essendo assiduo all'Oratorio D. Bosco in Via Nuova del Campo, un giorno, ebbe la visita di un salesiano che gli portò la reliquia di D. Bosco.
Si tentò di fargliela baciare e, mentre fino allora non aveva dato segno di conoscenza, insensibile a tutto, con mia grande meraviglia e gioia immensa baciò la Reliquia e balbettò confusamente il nome di chi gliela porgeva.
Fu l'inizio di un progressivo miglioramento che lo trasse di pericolo. Ora è completamente guarito.
Napoli, 4-XI-35. XIV. ROSINA LoMBAROLI.
Una grazia... dopo l'altra! - Soffrendo da mesi senza saperne la cagione, dovetti consultare un dottore; ma prima mi rivolsi fiduciosa a Maria SS. Aus. e a S. Giovanni Bosco perchè lo illuminassero, e fui pienamente esaudita: mi venne indicata la cura di cui abbisognavo ed ora sono guarita.
Anche una mia sorella e due miei nipotini abbisognavano d'una grazia grande e l'ottennero colla intercessione di Maria Aus. e di S. Gio. Bosco. Io poi altra volta domandai la guarigione, da nefrite, d'una povera donna già confortata dagli ultimi Sacramenti e l'ottenni.
La cooperatrice Ribba Francesca era tormentata da un terribile mal di denti: provò tutti i rimedi possibili e immaginabili... nessun sollievo. Applicata sulla guancia una reliquia di S. Giovanni Bosco, sull'istante fu liberata dal suo male. La stessa cooperatrice avendo smarrito un caro oggetto lo ritrovò per intercessione del nostro Santo.
Con infinita riconoscenza.
Cavour, 2ó-VIII-1935. BUFFA CATERINA.
Don Bosco S. mi ha salvato la mamma! - Nell'ottobre scorso la mia cara mamma per un intossicamento diabetico fu ridotta in fin di vita. Data la grave età di 70 anni ogni speranza era perduta nonostante le intelligenti cure di un valente sanitario. Solo un miracolo la poteva salvare!
Aveva ormai ricevuto i conforti di nostra santa Religione, quando, nel momento della maggior angoscia, arrivò mia sorella suora di Maria Ausiliatrice. Ravvivata la nostra fede, ci rivolgemmo al caro Padre S. Giovanni Bosco con una fervorosa novena, supplicandolo a strapparci dal Signore la salvezza della mamma e facemmo inghiottire alla cara inferma piccolissimi ritagli di una reliquia e ex indumentis ».
Subito si manifestò un sensibile miglioramento, che continuò con nostro grande conforto, fino alla completa guarigione. Il buon Padre ci aveva esaudite!
Con l'animo ripieno della più viva riconoscenza compio la promessa fatta di ringraziare pubblicamente il caro Santo, mentre lo prego a conservarci la sua paterna assistenza, e a ottenerci altre grazie che attendo con viva fiducia.
Torino, 4.novembre 1935.
GIUSEPPINA BARBERIS.
Mi aiuta a farmi una posizione. - La mia famiglia, composta di cinque persone, fra cui due vecchi cadenti, era ridotta alla più angosciosa miseria. L'unico sostegno ero io che, costretto ad interrompere gli studi per mancanza di mezzi e per incapacità, mi davo ora ad un genere di lavoro ora ad un altro, senza mai riuscire a risolvere l'assillante problema del pane quotidiano.
Vedevo davanti a me come meta sicura solo il conseguimento di un titolo di studio, ma sia perchè impreparato, sia per eccessivo timore, non osavo tentare gli esami.
Pregai la Madonna Ausiliatrice, di tutto cuore, che mi ottenesse dal Signore mezzi e forza necessari e, confidando nella sua intercessione, ho affrontato e superato felicemente la prova, riuscendo ad ottenere il diploma di maestro elementare, che oggi mi consente una occupazione degna e una vita cristianamente modesta e tranquilla.
Di ciò rendo pubbliche grazie alla Madonna Ausiliatrice che con tanta misericordiosa bontà mi ottenne dal suo Divin Figlio tanto benefizio.
S. Florio del Ionio, 7 ottobre 1935.
Ins. ANTONIO MARITA.
Una serie di grazie. - Avevo appena otto anni quando cominciai a provare le pene e i dolori della vita. Colpita da paralisi alla schiena dovetti indossare un busto speciale per 4 anni senza ottenere nessun giovamento. Consultato un altro dottore, mi fece indossare un busto di gesso per 28 mesi, e per sei mesi un busto di ferro. Quante sofferenze ! Ma avevo riposta ogni mia speranza nell'intercessione di Maria Ausiliatrice ed Essa mi consolò ottenendomi la guarigione e procurandomi lavoro conveniente per guadagnarmi la vita.
Alcuni anni dopo mio papà venne colpito da encefalite e fu ancora Maria SS.ma ad ottenergli la salute.
Passata a nozze avevo bisogno del permesso per poter aprire una botteguccia e, raccomandatami a San Giovanni Bosco, con una novena, ottenni quanto desideravo; ma, avendo il marito disoccupato, ho dovuto sacrificarmi in tutti i modi per tirare innanzi. Passarono così 5 anni senza ch'egli potesse trovare un'occupazione, quando, avvicinandosi il giorno della Canonizzazione di Don Bosco ravvivai la mia fede e lo raccomandai caldamente alla sua intercessione. Una novena dopo l'altra, continuammo a pregare per un anno intero e finalmente la grazia venne mio marito trovò il sospiratissimo impiego.
L'ultima grazia che desidero segnalare è di ordine spirituale. Un mio cugino, figlio unico, s'era gravemente ammalato ed aveva posta ogni speranza nella intercessione del Santo. Ma Don Bosco invece di ottenergli la guarigione del corpo gli ottenne quella dell'anima facendogli fare una santa morte, confortato dai SS. Sacramenti, a soli 23 anni.
Con profonda gratitudine
Trofarello, 1935.
ZACCHÉ ANGELA n. MARNETTO.
Guarito da più malori. - II mio caro nipotino Stefanino di cinque mesi, il 17 febbraio u. s. fu colpito da polmonite, pleurite ed enterite. Il caso era assai grave. Il piccino deperiva ogni giorno, e il dottore stava per perdere ogni speranza.
In tale frangente, ricorsi con tutta la famiglia, col cuore angosciato, all'intercessione della nostra mamma celeste Maria Aus. e di S. Giovanni Bosco.
Le nostre preghiere furono esaudite. Stefanino cominciò a migliorare, ed ora si trova completamente guarito senza alcuna traccia dei mali sofferti.
Tutta la famiglia riconoscente, implora continua protezione, e manda un'offerta per l'ampliamento della Basilica.
Valgrana, 15 settembre 1935.
BENEDETTO GIOVANNI, Decurione.
Mi guarisce il marito. - Immensa è la mia gratitudine alla cara Madonna Aus. ed a Don Bosco Santo per la riconquistata salute di mio marito dopo grave e lunga malattia.
Mornico al Serio, 3-VIII-1935.
PELLICCIOLI INES.
Il mio dottore prega e Don Bosco interviene. - La sera del 30 agosto 1931 rincasando trovai la mamma, lasciata poche ora prima in perfetta salute, stesa a terra in uno stato cadaverico. Lo spavento e la convinzione che mamma fosse morta (non avevo osservato che ancora un tenue filo la teneva in vita) sconvolsero talmente le mie facoltà mentali ed organiche che per dodici ore rimasi fuor dei sensi e per due mesi non poteva deglutir nulla. Per colmo di sventura quando il medico mi tolse dal letto, con straziante sorpresa di tutti, ecco uno squilibrio completo nella deambulazione: facevo tre o quattro passi, poi cadevo a terra; non riuscivo assolutamente a reggermi senza appoggio sicuro. Dietro consiglio del medico condotto dott. Lorenzo Porta, vennero consultati parecchi specialisti, che pronosticarono tuttavia la guarigione. Ma tutte le cure, lunghe, dolorose, costosissime che mi ordinarono non diedero alcun frutto. Il 7 gennaio 1935 mi misi a letto con febbre, tosse, raffreddore, una vera influenza. Gli altri sintomi scomparvero in 10 giorni, ma la febbre, dopo aver raggiunto altissimi gradi sempre intermittente, d'un tratto si arrestò su una massima di 37.8. Non riuscendo il medico a spiegare gli scherzi della temperatura, decise di mandarmi all'Ospedale. Quivi dopo lunghi e ripetuti consulti, dopo parecchie radiografie, ed attente osservazioni, si concluse che la capricciosa febbricciattola era affatto misteriosa. Rimasi circa quaranta giorni nella casa del dolore e gli ultimi dieci li passai senza poter ritenere alcuna sostanza alimentare. I genitori vista la situazione dolorosa decisero di ricondurmi a casa. Ma proprio il giorno del mio ritorno in famiglia, il dottor Porta prostrato innanzi al Corpo di S. Giovanni Bosco nella magnifica Basilica di Torino, si ricordò delle mie pietose condizioni e chiese al Santo protezione, lume, ed aiuto. Due giorni dopo era al mio capezzale e, porgendomi un'immaginetta mi disse « Faccia questa novena: è la sola medicina che le posso consigliare». Compresi: per guarire era necessaria una grazia. La domandai a Gesù con tutto il mio cuore, e con S. Giovanni Bosco per intercessore sentivo la certezza che l'avrei ottenuta. Il 19 maggio, ultimo giorno della novena, fatta con somma fiducia anche dai familiari e dalle Sezioni maggiori e minori della G. F. di A. C., fui presa improvvisamente da fortissimi dolori intestinali, scariche diarroiche spaventose, vomiti violenti, temperatura a 40. Mi sentivo morire! Il medico accorso d'urgenza, riscontrò un forte attacco di colite che scoprì la causa della misteriosa febbricciattola. Ai dolori colici che durarono 48 ore seguirono quattro giorni di continue notevolissime emorragie intestinali: la vita era appesa a un'esilissimo filo. Ma il Signore guidò il mio bravo Dottore ad apprestarmi un'efficace cura di iniezioni endovenose che mi salvarono. Difatti la febbre in poco tempo scomparve, la deambulazione riprese a poco a poco l'equilibrio e il 19 luglio ero perfettamente guarita.
Serberò eterna riconoscenza al mio valido Intercessore.
Prevalle (Brescia), 26-X-35. GIULIA BIONI.
La dichiara medica. - Confermo che pregando davanti all'urna di S. Giovanni Bosco a Torino e chiedendo a Lui, fra l'altro, la grazia di poter essere sempre d'aiuto spirituale e. corporale a quelli che ricorrevano alle mie cure mi sono ricordato in modo particolare della povera Bioni; confermo che quanto è sopra esposto dalla paziente corrisponde a verità.
Dott. LORENZO PORTA.
Benedice una difficile operazione. - Riconoscente al Santo Don Giovanni Bosco son lieta di poter attestare che mio figlio Eugenio di anni 15 venne fin dal mese di giugno sottoposto ad operazione difficilissima. Preoccupata dell'esito della medesima l'affidai alla potente intercessione del Santo e, contro ogni umana previsione, l'operazione ebbe esito felice sicchè mio figlio è completamente guarito ed io compio la mia promessa.
Vercelli, 27-X-35. GABBA MARIA.
Un bimbo salvo da certa morte. - Un mio bambino fu colpito da bronco-polmonite seguita da setticemia generale. Con persone amiche mi rivolsi all'intercessione di Don Bosco Santo, mentre il male faceva rapidi progressi. Si tentarono tutte le cure per salvarlo; si ricorse anche alla trasfusione del sangue. Ma tutto invano ! Una notte il malatino fu sorpreso dal rantolo ed ogni mia speranza stava per svanire, quando spontaneamente si riebbe scoppiando in una crisi di pianto. Era la salvezza! La febbre scomparve ed il bimbo iniziava la convalescenza.
Commossa ringrazio il nostro Santo e prometto eterna riconoscenza.
Napoli, 13-VIII-1935. FAIELLA ALMERINDA.
Miracolosamente risanata! - Colpita da malattia polmonare fui curata per molti mesi col pneumatorace e, pur peggiorando, non perdei la fiducia nella intercessione della Vergine Ausiliatrice che invocavo fervorosamente.
Divenuta mamma d'un caro angioletto, mi rassegnai a ridonarlo al Cielo. Intanto il Bollettino Salesiano mi fece conoscere le grazie straordinarie ottenute da S. Gio. Bosco ai suoi divoti e affidai la mia guarigione anche alla sua intercessione. Applicai la sua reliquia sul polmone malato e dopo tre fervorose novene sentii come una potente scossa per tutta la persona: mi svegliai e mi trovai guarita! All'esame radiografico risultò la mia perfetta salute come se mai avessi sofferto del terribile male!
Riconoscente e commossa ringrazio Maria Aus. e Don Bosco Santo.
Padernello, I-IX-1935. TROMBETTA OTTAVIA.
Mi guarisce il bambino. - Il mio Gilberto fu colpito da febbri reumatiche complicate con miocardite e palmiocardite che tolsero ogni speranza ai medici curanti. Allora, in uno slancio di fede, affidai la guarigione del figlio all'intercessione di San Gio. Bosco. Passarono pochi giorni ed egli cominciò a migliorare ristabilendosi rapidamente in perfetta salute.
Montepulciano, 1935. MORGANTI NELLA.
Salva mio marito da certa morte. - Il 3 giugno u. s. mio marito attendeva a sistemare il fieno nel fienile quando scivolò e cadde battendo il volto sulla ringhiera sottostante e riportando la frattura della mascella destra. Dalla ringhiera venne sbalzato nel porticato vicino e di là raccolto come morto. In tanta disgrazia ricorsi subito con fede all'intercessione di Maria Aus. e di San Giovanni Bosco esclamando: « Salvatemelo Voi! ». Accorsero un sacerdote e un dottore che riscontrò in mio marito fratture complicate e, dopo le cure del caso, dichiarò che ne avrebbe avuto per tanto tempo. Ma in famiglia iniziammo una fervida novena di preghiere invocando l'intercessione del nostro Santo, e al terzo giorno già l'infermo poteva lasciare il letto, guarendo in breve completamente.
Chiampo, 10-IX-1935.
DANI PAOLINA, Cooperatrice Salesiana.
Una grazia straordinaria. - Il 23 agosto u. s. improvvisamente mi s'incendiò un fornello ad alcool e riportai ustioni di primo, secondo e terzo grado a tutto il viso, alle mani, parte del capo e al braccio sinistro.
In quel terribile frangente, temendo soprattutto per la vista, invocai la Vergine Aus. e San Gio. Bosco ed Essi mi ottennero dal Signore un pronto intervento che in venti giorni mi guarì completamente. Riconoscente, invio una tenue offerta.
Torino, 15-X-5935. STRADELLA TERESINA.
Mi guarisce il padre. - Mio papà nell'agosto del 1934 era stato colpito da forte infiammazione alla guancia destra. Operato in settembre, si sperava in una pronta guarigione; ma il male si ostinava. Una sera dell'aprile scorso applicammo alla parte ammalata una immagine di Don Bosco Santo con reliquia « ex capsa » ed ecco premiata la nostra fiducia nell'intercessione del novello Santo: all'indomani la ferita prese a rimarginare e, il 20 agosto 1935, il dottore curante constatò la guarigione completa
Unitamente alla mia famiglia invio un'offerta per l'altare da erigersi in suo onore.
Buonalbergo, 21-IX-1935.
TANCREDI ANTONIO, Ch.co Salesiano.
Guarita all'istante. - Nel settembre 1934, Carcione Angiolina di Vincenzo e di Fontana Teresina, di anni io, doveva essere sottoposta ai ferri chirurgici per pleurite purolenta. Col cuore stretto dal dolore, i genitori già accompagnavano al Sanatorio la loro unica figliuola terrorizzata, quando questa, come per ispirazione, si rivolse ad una parente pregandola di recarsi al nostro Istituto per una reliquia di S. Giovanni Bosco, essendo essa una nostra oratoriana. Gliela demmo subito e i genitori pieni di fede nell'intercessione del Santo, gliela posarono tosto sulla parte ammalata.
All'istante stesso; la ragazza sentì alleviarsi come d'un peso e il medico sottoponendola ad un'ultima visita prima di operarla, trovò, contrariamente a quanto aveva constatato la sera innanzi e nelle ripetute visite, che il suo intervento non era affatto necessario perchè il male era completamente scomparso.
La ragazza gode tutt'ora perfetta salute e riconoscente al Santo della gioventù, rende pubblica la grazia.
S. Agata, Settembre 1935.
Suor MARCHESE ADELE, F. M. A.
Direttrice dell'Istituto Zito.
Evidente intervento. - Il 22 giugno u. S. ebbi un fortissimo attacco di appendicite cui sopraggiunse la peritonite che aggravò tanto il mio stato da farmi consigliare l'Estrema Unzione. Mi venne amministrata tre giorni dopo.
Il 26 giugno straziata dall'eccesso del dolore, mi rivolsi con molta confidenza all'intercessione di
S. Giovanni Bosco, e applicai sulla parte ammalata una piccola reliquia del Santo.
Con somma meraviglia degli astanti cominciò subito un notevole miglioramento, tanto che un valente professore chiamato per tentare un atto chirurgico dichiarò che la malattia non solo aveva superata la fase più acuta, ma era tanto scemata da non esserci più alcun bisogno di operazione.
Così dopo brevissimo tempo lasciai il letto e in breve mi sono rimessa quasi completamente.
Ringrazio D. Bosco d'avermi ottenuta la guarigione, adempiendo la promessa fatta.
S. Pellegrino, 13-IX-1935.
CESIRA LUNARDI.
Grazia segnalata. - Col cuore pieno di riconoscenza adempio la promessa fatta al nostro caro San Giovanni Bosco col rendere nota la grazia ottenuta per sua intercessione.
Il Rettore del Reale Collegio Capizzi, sac. prof. Vincenzo Portaro, nostro benefattore, ebbe a soffrire di epistassi trovandosi ripetute volte in condizioni gravissime.
In mezzo alla più viva trepidazione insieme alle Suore, ragazze e bambini dell'asilo, mi rivolsi con fervide e fiduciose preghiere al nostro caro Santo Don Bosco, perchè ci ottenesse dal Signore la guarigione del nostro Benefattore, con promessa di una modesta offerta per le Opere Salesiane. Il Santo ascoltò la nostra preghiera facendo cessare totalmente il gravissimo disturbo.
Riconoscente prego si pubblichi la grazia nel Bollettino Salesiano. affinchè questa mia relazione valga a rendere maggiormente noto San Giovanni Bosco e ad accrescere in Lui la devozione.
Bronte, 26 aprile 1935.
Sr. FORTUNATA PIRRI.
Direttrice della Scuola materna « Sara Rubino ».
Salva da meningite. - Ancora una volta per intercessione di Don Bosco ho ricevuto una grande grazia
L'ultima delle mie figliuole fu presa improvvisamente da febbri terribili, e visitata da cinque dottori, tutti constatarono che trattavasi di meningite. Il caso era disperato! Ci rivolgemmo con grande fede a S. G. Bosco e ne fummo esauditi. Dopo quindici giorni, la nostra ammalata potè alzarsi da letto per la prima volta, e camminare liberamente senza provare nessuna conseguenza, come pur troppo si verifica nella terribile malattia.
Mondovì, 26 aprile 1935.
MARIA CHIAVARINO.
Grazia prodigiosa. - La mia bimba Rita, di undici mesi, fu colpita da bronchite capillare. La malattia, manifestatasi grave fin dall'inizio, non faceva sperare in una guarigione tanto che il medico curante e precisamente il Prof. Di Capua, specialista di bambini, mi dichiarò, il nono giorno, che solo un miracolo avrebbe potuto salvare la piccina e che pertanto si facessero i preparativi per la imminente catastrofe.
Ero ormai disperata, quando mio marito e mio fratello tornando a casa mi consegnarono un'immagine di S. Giovanni Bosco, trovata per combinazione nella strada e mi pregarono di metterla sotto il guanciale della bambina. Da quel momento subentrò in me una gran fiducia e con devozione cominciai, con la mia famiglia, una novena al Santo.
Ma la bimba si aggravò nella notte e in una delle terribili crisi stava proprio per lasciarci. Eran gli ultimi sforzi del male. Poi subito si riebbe in modo del tutto miracoloso e cominciò a star bene.
Con l'animo riboccante di gratitudine rendo grazie al gran Santo.
Foggia. Dott. TERESA RUSSO PICCOLI.
Miglioramento promettente. - Colpita improvvisamente dal male che non perdona, quasi alla vigilia delle nozze, fui ricoverata in un sanatorio dove mi si prodigarono tutte le cure possibili, ma senza speranza di guarigione. Mi votai allora a S. G. Bosco che stava per salire sugli altari, e nel caro Santo ebbi sempre fiducia nonostante una pleurite che per dieci mesi m'afflisse ritardandomi le cure del caso. Ora sto bene e a detta dei medici curanti potrò presto tornarmene in famiglia. Riconoscentissima al grande Taumaturgo invio un'offerta pel suo altare riservandomi di completarla a grazia finita.
Brescia, 24 marzo 1935.
ALESSANDRA BARONCHELLI dell'Oratorio di S. Agata.
Duplichiamo i Cooperatori di Don Bosco Santo !
Ogni Cooperatore ce ne procuri almeno uno nuovo e ce ne mandi l'indirizzo preciso.
Il XVI volume delle « Memorie Biografiche » apparso nel mese di agosto ci dà notizia di un viaggio a Pistoia compiuto dal Santo nell'agosto 1883 con Don Costamagna per benedire un malato, e narra un grazioso episodio che mentre farà ridere i nostri Cooperatori, confermerà ancora una volta la storica guarigione del Conte di Chambord, operata da Don Bosco colla benedizione di Maria Ausiliatrice un mese prima. (V. vol. cit. capo XI).- I giornali anticlericali ne avevano dato una curiosa versione che D. Bosco apprese in questo viaggio.
Trascriviamo il racconto come si trova da pag. 302 a pag. 307.
Il Santo, arrivato a Pistoia e benedetto l'infermo, non istette là più del necessario, ma si affrettò al ritorno.
Alla stazione di Piacenza salirono tre individui: un chierico che, salutati i due preti, si sedette in un angolo del vagone; un notaio, che si mise dalla parte dov'era Don Bosco, volgendo cioè la faccia alla macchina ; un commesso viaggiatore. Don Costamagna era di fronte a Don Bosco, sicchè le loro ginocchia si toccavano. Il commesso entrò colla sua borsa a tracolla, con la grossa valigia di cuoio in mano, le saccocce piene di carte e giornali e con un largo cappellaccio in testa, sotto il quale splendevano due occhi che gli davano un aspetto strano. Salutò coloro che stavano già dentro, depose il suo bagaglio e quindi con maniera disinvolta estrasse un giornale e cominciò a parlare un linguaggio barbaro, mezzo italiano, frammischiato ancora di vocaboli appartenenti ad altre lingue
- Signori, hanno udito la sorprendente notizia ? Il Conte di Chambord è guarito. Qui il giornale racconta il fatto. Un giorno una ragazza si presentò al Conte e gli offerse un fiore. Da quell'istante il Conte fu risanato. È una cosa meravigliosa, veramente meravigliosa.
- Ma scusi, signore - gli rispose il notaio - la cosa non è andata così.
- Ma come? La notizia è data per certa dai giornali. Chi l'ha guarito dunque?
- Don Bosco di Torino con la sua Madonna.
Don Bosco urtò allora con le sue le ginocchia di Don Costamagna, facendogli un sorriso. Don Costamagna fece contemporaneamente la stessa mossa, come per dire che aspettava qualche bella scena. In quel momento il treno si rimise in moto. Si accese tosto una disputa fra il notaio e il commesso che era un belga. Il fragore del carrozzone copriva in gran parte le loro voci ; ma Don Costamagna stava con gli orecchi tesi per seguire come poteva il loro ragionamento. Dalle parole del notaio si rendeva manifesto che era persona cattolica e che aveva grande stima di Don Bosco; il belga invece appariva un incredulo. Infatti non solo negava che Don Bosco avesse potuto guarire il Conte, chiamandolo un impostore, un ciurmatore, ma diceva essere una superstizione credere a quei miracoli, a quelle guarigioni, di cui sovente si parlava. Fandonie, nient'altro che fandonie essere le cose che si narravano di Don Bosco. - Ma che cosa è poi la benedizione di un prete? Che cosa è un prete? Un uomo come un altro !
Il notaio, che lo ribatteva con ragioni precise, qui ebbe buon giuoco. - Lei si contraddice, signore. Protesta di non credere alla Madonna e poi crede ad un mazzolino di fiori ; non ha fede in Don Bosco, e poi il potere che nega a Don Bosco, lo accorda ad una ragazzina. Fra credere e credere, trovo più ragionevole la mia credenza che la sua.
Intanto il treno, rallentata la corsa, si avvicinava a una stazione. La disputa era cessata. Tutti tacevano Don Costamagna domandò a Don Bosco il permesso di entrare nella questione. - Fa pure! - gli rispose.
Allora Don Costamagna, rivolto al notaio: - A quel che pare, disse, lei ama molto Don Bosco.
- Oh sì! Lo amo e lo stimo grandemente. È un uomo che ha fatto tanto bene alla povera gioventù.
- Lo conosce?
- Personalmente no. Ma lo conosco per quello che la fama predica di lui. Ho letto i suoi libri ed ho visto le sue case di Francia e specialmente quella di Nizza Marittima.
- Sono ben contento che ella apprezzi tanto Don Bosco, eppure le dico che non sa ancora tutto quello che Don Bosco si merita. Veda, io ho fatto tremila leghe di viaggio, vengo dall'America, e solamente per vedere Don Bosco.
- Dall'America?
- Certo; io sono uno de' suoi figli; entrai ne' suoi istituti fin da piccolino. Avevo perduto mio padre. Egli mi ha fatto da padre con tutte le cure possibili sia per il. mantenimento che per l'istruzione e l'educazione.
- È stata una grande fortuna per lei
E questa fortuna fu divisa con me da moltissimi altri. In ogni città d'Italia si può dire che c'è qualche beneficato da lui quand'era fanciullo, ed egli continua sempre a fare del bene alla gioventù.
- Don Bosco è davvero un grande e santo uomo.
- Lei dunque non l'ha mai visto?
- Mai.
- Desidererebbe vederlo?
- Ma sì, certamente e con tutto piacere.
- Lei dunque dice di volere un gran bene a Don Bosco?
- Chi non vorrebbe bene a quell'uomo? Le assicuro che ebbi sempre per lui la massima venerazione.
- Ebbene, io sono quasi tentato di farglielo vedere Don Bosco.
- Potrà farmi vedere il suo ritratto.
- Oh non il suo ritratto, ma lui in persona.
-- Allora bisognerebbe che mi conducesse a Torino; ma in questi momenti i miei affari me lo impedirebbero. Eppure ci andrei tanto volentieri !
- Non voglio condurla a Torino per vedere Don Bosco.
- E come dunque?
Don Bosco tranquillo con un sorriso appena percettibile seguiva il dialogo. Il chierico e il faccendiere belga non perdevano sillaba. Don Costamagna a questo punto disse al notaio: - Ecco qui Don Bosco.
A queste parole i tre viaggiatori, come spinti da una molla, balzarono contemporaneamente in piedi e caddero in ginocchio. Il Belga colle mani giunte diceva: - Pardon! Oh buon Dio! Quale sorpresa! Mi perdoni le mie incaute parole! - Era una scena commovente! Don Bosco diceva: - È nulla, nulla, non sono offeso; si alzino. - Dette quindi alcune parole di complimento, volendo lasciar loro un sua memoria, cavò fuori alcune medaglie di Maria Ausiliatrice e ne diede una a ciascuno.
- Grazie, grazie ! esclamava il Belga. Oh io voglio bene, sa, alla Madonna. Veda. - E trasse di sotto al vestito una medaglia che portava appesa al collo. - Me l'ha regalata mia madre quand'ero fanciullo. Sempre l'ho portata in dosso. Essa m'ha liberato da tanti pericoli e specialmente in una tempesta orribile durante un viaggio nelle Indie. Si fece naufragio, fummo gettati sulle coste indiane, io rimasi a lungo fuori dei sensi, ma potei essere condotto in salvo. Là, senza soccorsi rimanemmo tre giorni in paesi infestati dalle tigri, dalle quali ci difendevamo la notte accendendo grandi fuochi. Finalmente una nave c'imbarcò e ci portò alla nostra destinazione. Ma lei, Don Bosco, è vero che ha tanti collegi e tanti giovani da mantenere ?
Don Bosco gli dipinse con poche parole le grandezza della sua opera.
- Ma lei dunque dev'essere ben ricco, deve possedere milioni !
- Io non posseggo nulla.
- Ma com'è possibile senza aver nulla mantenere tanti ospizi ?
- La Madonna è che li mantiene.
- Mi perdoni, ma io non capisco. Non è possibile, sono pietose fantasie... Oggi, far supporre aiuti celesti... sono passati quei tempi, in cui... Ma basta: anch'io voglio concorrere per quel che posso ad aiutarla nelle sue opere. Prenda una piccola offerta. - Era una moneta d'oro da 20 franchi.
Don Bosco lo ringraziò e soggiunse sorridente: - Osservi bene; lei stesso dà la risposta alle obbiezioni fatte pocanzi. Come la Madonna ha mosso il suo cuore ad aiutarmi, così ne muove migliaia d'altri a venire in aiuto dei nostri giovanetti.
Quando si separarono, il Belga volle scambiare con Don Bosco il biglietto di visita promettendogli che passando per Torino, sarebbe venuto a trovarlo.
Più piccante episodio accadde nell'ultima parte del viaggio. Ad Alessandria salirono nuovi viaggiatori in quello scompartimento. Uno di essi cominciò a parlar male di Don Bosco dipingendolo a neri colori e dicendo che era un avaro e che ammucchiava danari con l'ingannare i gonzi.
- Scusi, fece Don Bosco, lei conosce Don Bosco?
- S'immagini, se lo conosco ! Sono torinese e l'ho visto spesse volte.
- Eppure io non credo che Don Bosco abbia tutti quei danari che lei dice.
- Ma lo vuol dire a me? Don Bosco è furbo, vuol arricchire la famiglia e ha già comprato molte possessioni.
- Io non so che a Castelnuovo egli abbia possedimenti.
- Sì, sì, i suoi fratelli sono diventati ricchi.
- Perdoni, ma Don Bosco aveva un fratello solo.
- O più o meno, il fatto sta, che il fratello di Don Bosco, mentre prima era povero contadino, ora ha carrozza e cavalli.
- Ed io le dico che il fratello di Don Bosco è morto da più di vent'anni.
- Sia come si vuole, ma non potrà negare quello che io conosco benissimo.
- Ebbene, se vuole cavarsi la curiosità. vada a Castelnuovo e vedrà che Don Bosco ha due soli nipoti, i quali coltivano un poderetto e nulla più.
- Ma dunque lei mi vuol dare del mentitore ?
- Io non le dò del mentitore; dico solamente che quanto lei afferma, non è secondo verità.
Così si questionò per un pezzo. I viaggiatori si mostravano propensi a credere vero quello che il prete diceva. Quand'ecco a Felizzano affacciarsi allo scompartimento il barone Cova, che, visto Don Bosco: « Oh, Don Bosco » - esclamò salutandolo e facendo per intrattenersi familiarmente con lui. I viaggiatori diedero in una risata e quel tale tutto confuso balbettava parole di scusa.
Don Bosco sorridendo gli rispose:
- Desidererei darle un consiglio; e sarebbe di non parlare mai male di nessuno o almeno guardare prima bene chi le sta vicino. Potrebbe darsi che quello stesso con cui parliamo, sia proprio colui del quale laceriamo la fama. II meglio però si è parlar sempre bene di tutti e, non potendo parlar bene, tacere.
Scifano Calogero (Algeri) per aver salvato da mutilazione un suo amico.
Pacileo C. (Napoli) per l'ottenuta guarigione della consorte.
Capizzi Scarciotta Rosina (San Cataldo) pel pronto ristabilimento in salute del figlio colpito da pleurite.
Bravo Sr. Adelina F. M. A. (Santa Cruz - Argentina) per guarigione da reumatismo acuto, dopo tre anni di sofferenze.
Vezzoli Marco (Zandobbio) per la guarigione della moglie al termine d'una fervorosa novena.
Baldovin Maria (Milano) per guarigione d'una lesione nervosa.
Vella Giovanna (Malta) per l'ottenuta guarigione di una sorella tormentata da febbre elevata.
Monaci Maria (Branzi) per la salvezza del bimbo Osvaldo da certa morte.
Bojta G. E. pel felice superamento di gravi crisi, dopo 3 novene a Don Bosco santo.
Carbone Giuseppina (Ravagnese) per l'ottenuta guarigione della mamma e pel felice esito di una sessione di esami.
Testa Teresa in Magri (Torre dei Roveri) perchè colpita, 3 anni di seguito e sempre nella stessa epoca, da polmonite potè sempre superare la crisi.
Giorgi Carmen (Modena) per la guarigione da una fiera bronco-polmonite.
Fornaroli ch. Mario (Piacenza) per guarigione da una grave affezione polmonare.
Grossi Bernardo fu Davide (S. Bartolomeo del Cervo) per l'ottenuta liberazione da luogo penoso.
Campagnolo Attilio (Altivole) perchè più volte Maria Aus. e S. Gio. Bosco gli ridonarono la salute.
Puttini Luisella (Verona) per la guarigione del figlio da dolorosissima nevralgia che lo straziò per 2 anni.
Lagazzi Mora Bice (Parma) per ricuperata salute dopo vari mesi di sofferenze causate da colicestite.
Cimadom Alice (Aldeno) per la guarigione del bimbo Cornelio, di 15 mesi, ridotto in fin di vita da fiera broncopolmonite.
Macagno Domenico (Cavagnolo) per singolarissime grazie ottenute per intercessione di San Giovanni Bosco, e di Maria Aus.
Rolfo Angiolina (Feisoglio) perchè colpita da improvviso e grave malore, causato da forte indigestione, scampò da morte solo per l'interessamento paterno del nostro Santo.
Cercato Silvia (Como) per protezione e assistenza ottenuta in una penosa circostanza della vita.
Leonardi Clemente e fam.a (Ronco-Bedretto) per l'ottenuta guarigione di un figlio e del capo di casa, colpiti da gravi malori.
Minatelli Maria (Auronzo-Villa Grande) per la riconquistata salute della sua bambina.
Turrini Cav. Giuseppe (Castelbuono) per la ricuperata salute della figliuola Rosetta, colpita da angina e influenza.
Russo Giuseppe (Delia) per la guarigione di una figliola dopo 15 anni di malattia mentale.
Nenna Mario (S. Giorgio a Cremano) pel buon esito degli esami di maturità.
N. B. (Torino) per la guarigione di una figliuola. E. Dell'Ag. (Sondrio) per grazia ricevuta.
Bice Besta Piotti (Sondrio) per la guarigione del bambino da fiera polmonite.
Maisetti Giacomina (Angolo) per la guarigione della figlia da artrite, e ridotta in fin di vita.
N. N. (Napoli) per aver potuto regalare a Don Bosco Santo due vocazioni.
N. N. (Zurigo) per la segnalatissima grazia ricevuta.
G. M. N. e fam.a (S. Giorgio Lomellina) per le molteplici grazie ricevute.
N. N. (Città di Castello) per l'ottenuta guarigione di emorragia intestinale.
C. S. (Lungavilla) per l'ottenuta guarigione di persona cara.
N. N. (Nizza Monferrato) per la guarigione di un giovane colpito da tisi.
L. B. M. (Genova) per la guarigione da gravi dolori di stomaco.
Ex allieva delle Figlie di M. A. (Monesiglio) pel felice esito di esame al Concorso Magistrale.
Un novello sacerdote novarese per la segnalatissima grazia spirituale ricevuta.
A. G. (Rubiana) per la riconquistata salute dopo 9 anni di sofferenze.
L. B. (Milano) ringrazia Don Bosco Santo che paternamente l'assistette durante l'esame di magistero di violino.
N. N. (Moncalieri) pel felicissimo esito di una vertenza giudiziaria.
San Martino Abate-Gaga Gemina per l'assistenza ricevuta durante un'operazione chirurgica.
Zanon Iolanda (Pollone) lieta di essere finalmente mamma di una bambina.
Gallardo Consolina (Verrua Savoia) per la guarigione da grave malattia.
F. Pio dei Padri Bianchi (Maison Carrée - Algeria) per aver potuto evitare l'amputazione di una gamba.
Vindrola Luigia (Maddalene di Vico Canavese) per l'ottenuta guarigione da un penoso mal di gola.
Faes Giuseppina (Santa Margherita Ligure) per aver preservato il marito da gravi conseguenze durante una caduta su di una invetriata.
Dalpiaz Laura (Mezzolombardo) per l'ottenuta guarigione del braccio sinistro.
L. T. (Cuneo) per aver ottenuto un conveniente impiego grazie all'intercessione di S. Gio. Bosco.
Merati Felicita (Muggiò) invia una cospicua offerta per le Opere Salesiane per grazie segnalatissime ricevute per intercessione di Maria SS. Ausiliatrice e di S. Gio. Bosco.
Dematteis Carlo ringrazia Maria SS. Ausiliatrice e San Gio. Bosco per il felice esito dei suoi difficili esami, e invocando ulteriore protezione offre l'obolo della riconoscenza.
Tita Valori (Pedaso) invia una piccola somma per l'altare di S. Gio. Bosco, avendo per sua intercessione ottenuta una grande grazia, proprio quando ogni speranza era svanita.
Inoltre:
Gandione Anna, G. C., Gonfiantini M. Rosa, Graffigna Lucotti Giovanna, L.V., Maccaferri Maria, Maffei Federico, Marchese De Capizzi, Mauri Maria, Mi_ chelis Linda, M. M. di Torino, Mione Renato, Molinaris, Morero Ida, Moro Carlo, Motto Margherita, P. famiglia, Pacileo C. (Napoli), Passaggio fam., Petrogalli Rag. Arturo, Picchio Clara, Piozzo caporal Benvenuto, Poggi Eugenia, Rey, Scavino Scilla, Setti Mario, Poli Maria Angela, L. Tesio (Carmagnola), Un gruppo di richiamati per le esigenze dell'Africa O., Viano Giacinta, Vigliani Margherita
PASQUALE D. FRANCESCO, sac. da Castelletto Merli (Alessandria), † a Viedma (R. Argentina) il 17-IV-1935 a 8o anni di età. Accolto diciottenne da S. Gio. Bosco nel collegio di Mirabello, raggiunse il sacerdozio nel 1884 e prestò il suo ministero per 21 anno nelle case salesiane di Francia, passando poi a Tunisi e quindi in Patagonia ove svolse un prezioso apostolato che ne serba la memoria in benedizione.
ZANCHETTA D. MARCO, sac. da Pove (Vicenza), † a Viedma (R. Argentina) il 18-VI-1935 a 74 anni di età.
Anche questo è un veterano che, accolto da Don Bosco all'Oratorio nel 1883, partì ancor chierico per la Patagonia e svolse nell'Argentina e nel Cile un lungo e fecondo apostolato santificato infine da un decennio di sofferenze che circoscrissero la sua attività missionaria all'orazione ed alla direzione spirituale nella Casa di Viedma.
PEREZ ARTEMIO, ch. da Mongui (Colombia), † a Mosquera (Colombia) il 19-VIII-1935 a 26 anni di età.
RAFFAELLI ALFONSO, ch. da Volano (Trento), † a Volano il 17-X-1935 a 24 anni di età.
MANNU SAVERIO, coad. da Bitti (Nuoro), † a Piossasco (Torino) il 23-X-1935 a 22 anni di età.
Mons. GIOVANNI COMIZZOLI, Prevosto di S. Lorenzo in Lodi † il 14-X-1935. Decurione dei nostri Cooperatori, ricopiò nella vita e nel ministero sacerdotale le virtù caratteristiche di S. Francesco di Sales, prodigando nella cura delle anime gli incomparabili tesori d'una profonda pietà e d'uno zelo illuminato. Aveva per Don Bosco una grande venerazione.
Can. dott. D. CARLO BALSARI † il 31-X-1935. Vicario Foraneo, Pievano di Gattico (Novara) e Decurione dei Cooperatori, consacrò tutta la sua vita al bene delle anime con speciale predilezione pei poveri e pei sofferenti. Affezionatissimo a Don Bosco ed all'Opera salesiana zelò la divozione alla Vergine Aus. ed al nostro Santo, prodigandosi generosamente per l'organizzazione dei Cooperatori.
Don ALBERTO SALSI, Parroco di S. Zenone in Reggio Emilia † il 16-X-1935. Zelantissimo Decurione dei Cooperatori, crebbe fin da fanciullo nella divozione a Maria Aus. e nell'affettuosa venerazione di Don Bosco, cui dedicò un bellissimo altare nella chiesa parrocchiale, in occasione della canonizzazione.
Cav. ANDREA BINELLI da Vercelli, † il 6-XI1935 a 74 anni di età. Fratello di due venerati figli di Don Bosco, i compianti D. Francesco e D. Giuseppe, attinse in famiglia un profondo spirito cristiano che rese preziosa la sua vita fra le pareti domestiche e nelle pubbliche cariche, ove curò il bene comune con ammirabile disinteresse. Diede alla Patria tre figli caduti nella grande guerra, ed ebbe per le Opere salesiane la più affettuosa cooperazione.
IVALDO GIUSEPPINA ved. Giaccone † a Calizzano PII-X-1935 a 8o anni di età. Dopo sette anni di penosa malattia, sopportata con cristiana ammirabile rassegnazione, chiuse la sua preziosa esistenza prodigando nella carità i suoi beni, con particolare riguardo alle Opere di Don Bosco.
Maestra MARIA QUARANTA † a Torino il 26-VIII-1935. Consacrò tutta la sua vita alla educazione della gioventù, che seppe informare a vero spirito cristiano seguendo il sistema di Don Bosco cui nutriva profonda divozione.
Prof. ARISTIDE LILLO da Napoli. Cooperatore da moltissimi anni, aveva una tenera divozione a Don Bosco Santo e prodigava alle Opere salesiane il conforto continuo del suo affetto e della sua carità.
Cav. ARISTIDE GAMBONI da Napoli. Conobbe personalmente Don Bosco e promosse con tutto il suo zelo l'azione salesiana.
Altri Cooperatori defunti:
Actis Grosso Olimpia, Rodallo - Albinio Antonia Serravalle Scrivia - Angiò Can. D. Giuseppe, Tropea - Avataneo Don Bartolomeo, Poirino - Bagnati Can. Cesare, Cannobio - Bergamasco Maddalena, Magliano d'Alba - Bienati Adele, Sacconago - Bondanello Filippa, Traghetto - Bonino Maria, Caselette - Boschi Marietta, Stazzona - Calamoneri Maria, Caltanissetta - Cavagna Mineni Angela, Tavernole - Chiesa Angela, Maestra, Novara - Conio Viale Bianca, S. Remo - Corazzini Maria, Ludiano (Svizzera) - Cortese Francesca, Caltrano - Cuminatto Giacomo, Carignano - Damonte Domenico, Varazze - De Maria Carolina, Molare (Svizzera) - Depaoli Augusto, Chivasso - Dezzutti Felice, Bosconero - Di Rocco Francesco, S. Vincenzo - Ferrario Teresa, Caslino d'Erba - Ferrero Federico, Cisterna - Franchini Cap. Vittorio, Civitavecchia - Franco Carlo, S. Damiano d'Asti - Gioda Giacomo, Mondovì - Giotto Giacomo, Vinovo - Grondana Margherita, Torino - Lucchetti Giuseppe, Bologna - Massenzi Lorenzo, Serravalle - Merlo Domenico, Terranova Monf. - Milesi Ferretti Antonio, Ancona - Minerva Maddalena, Surbo - Monti Isabella, Modena - Mori Palmiro, Castelnuovo Don Bosco - Occhiena Pozzo Rosa, Buttigliera d'Asti - Papparena Gaetano, Napoli - Pezzoli Zambaiti Chiara, Leffe - Piacentini Carlo, Novara - Pollastro Matteo, Torino - Pontiggia Giuditta, Longone al Segrino - Pozza Loredana, Vicenza - Quaranta Tomaso, Carmagnola - Roncacci Francesco, Morlupo - Seminara Luigi, Agira - Silotto Maddalena, Cuorgnè - Soldati D. Paolo, Balerna (Svizzera) - Sonzogni Catterina, Bergamo - Stefanoni Giovanni, Inveruno - Tartaglia Luigi, Torino - Vergano Carolina, Vercelli - Zeni Don Mansueto, Castione Veronese - Zonzogni Caterina, Bergamo.