PERIODICO MENSILE PER I COOPERATORI DELLE OPERE E MISSIONI DI S. GIO. BOSCO
Anno LX - N. 3 - MARZO 1936 - XIV
SOMMARIO: L'estensione della festa di Don Bosco alla Chiesa Universale e l'introduzione della Causa di Beatificazione e Canonizzazione del suo primo successore il Servo di Dio Don Michele Rua. - L'inaugurazione della statua di S. Giovanni Bosco nella Basilica di S. Pietro. - Sotto la cupola dell'Ausiliatrice. - Dalle nostre Case: Trento, Mussolinia di Sardegna. Torino. - Dalle nostre Missioni: Giappone, Alto Paraguai, India. - Grazie di Maria Ausiliatrice e di San Giovanni Bosco. - Lettera di Don Giulivo ai giovani. - " Da mihi animas". - Necrologio.
Grandi consolazioni ci ha recato lo scorso mese di gennaio. Mentre nella Basilica di S. Pietro lentamente si innalzava la statua del nostro Santo Fondatore, la Sacra Congregazione dei Riti, nella seduta ordinaria del giorno 14, discuteva la Positio per l'estensione dell'Ufficio e della Messa di S. Giovanni Bosco alla Chiesa Universale ed, avuto il giudizio favorevole degli Em.mi Cardinali e Rev.mi Ufficiali della stessa Sacra Congregazione, il Santo Padre Pio XI definitivamente l'approvava.
È già in corso di pubblicazione il relativo decreto che fissa il giorno ed il grado liturgico della festa. Ringraziamo il Signore. La gloria di Don Bosco ha la sua corona.
Introduzione della Causa di Don Rua. - Nella stessa Congregazione Ordinaria del 14 gennaio u. s. gli Em.mi Cardinali e i Rev.mi Ufficiali della Sacra Congregazione dei Riti hanno dato il voto per la introduzione della Causa di Beatificazione e Canonizzazione del Servo di Dio Don Michele Rua, primo successore di S. Giovanni Bosco e Rettor Maggiore della Società Salesiana. Il Santo Padre l'ha ratificato colla firma del decreto di cui daremo testo e traduzione nel prossimo Bollettino.
Così, colla piena glorificazione del Padre nella Chiesa Universale, si inizia la glorificazione del Figlio prediletto col Processo Apostolico che l'accompagnerà sulle orme di Don Bosco, speriamo presto, all'onor degli altari. Preghiamo ed esultiamo.
Intanto chi ottenesse qualche grazia per intercessione del Servo di Dio è vivamente pregato di stenderne accurata relazione e di trasmetterla al Rettor Maggiore con tutti i documenti che giudicasse del caso.
Grandioso spettacolo.
Semplice nella forma rituale, la cerimonia della inaugurazione della statua del nostro Santo Fondatore nella Basilica Vaticana, il 31 gennaio u. s., XLVIII anniversario della sua morte; assurse a solennità eccezionale pel concorso straordinario di autorità e personalità cospicue e per la folla di giovani, di allievi e di exallievi, cooperatori e cooperatrici che, coi Salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice, gremivano la navata centrale e s'assiepavano dai bracci della crociera presso l'altare papale in «una nuova affermazione di fede e di fervida devozione che - come scrisse L'Osservatore Romano - «ha fatto rivivere la giornata indimenticabile della Pasqua del 1934».
La Basilica offriva l'aspetto delle grandi funzioni.
Con uno di quei gesti così cari che gli ispira l'amore a Don Bosco, accresceva splendore la presenza dell'Em.mo Card. Salotti, che tanti titoli legano alla nostra gratitudine. A Sua Eminenza facevano corona le LL. EE. Rev.me il Nunzio Apostolico d'Italia Mons. Borgoncini Duca, l'Ordinario Castrense Mons. Bartolomasi, coi Vicari Mons. Rusticoni e Mons. Rubino, Mons. Lisson, Mons. Emanuel, Mons. De Sanctis, Mons. Migliorelli e Mons. Perlo; gli Ecc.mi Parenti di Sua Santità, S. E. il Governatore dello Stato della Città del Vaticano, marchese Serafini, ed una cospicua Rappresentanza dell'Ecc.mo Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede. Coll'Ecc.mo Ambasciatore d'Italia Conte Pignatti Morano di Custoza, abbiamo notato le LL. EE. gli Ambasciatori del Perù, di Argentina e Signora de Estrada, del Brasile e Signora Guimaraes, del Belgio e Baronessa de Borchgrave; i Ministri del Nicaragua e Contessa Capello, della Repubblica di San Marino, di Ungheria, del Venezuela; gli Incaricati d'Affari di Lituania e di Inghilterra; i Consiglieri d'Italia e di Germania; i Segretari di Spagna e Nigaragua; i Consiglieri Ecclesiastici del Belgio e di Ungheria.
Il Rev.mo Capitolo Vaticano era rappresentato dai Canonici Monsignori: Campa, Anichini, Descuffi, De Angelis e Rossi. Moltissimi i Prelati, tra cui i Monsignori: Biasotti, Respighi, Principe Giorgio di Baviera, Misuraca, Nasalli Rocca di Corneliano, Pucci, Rossignani, Della Cioppa, Ferraro.
Tutti gli Ordini e Congregazioni Religiose avevano inviato folte rappresentanze. Ricordiamo il P. Gillet, Maestro Generale dei Domenicani, il P. Vigilio da Valstagna. Ministro Generale dei Cappucini, il P. Baldini, Priore Generale dei Servi di Maria, il P. Tesio, Procuratore Generale della Compagnia di Gesù anche per il Rev.mo Padre Generale, il Procuratore Generale dei Barnabiti, il P. Maroto, Superiore Generale dei Claretiani, i PP. Rinaldi e Rosa S. J. della Civiltà Cattolica; e moltissimi altri.
S. E. l'on. Federzoni, presidente del Senato aveva inviato un nobilissimo telegramma di adesione. Intervenne invece personalmente il Provveditore delle Scuole del Governatorato di Roma, Gr. Uff. Nazareno Padellaro.
Torino era degnamente rappresentata dal Preside della Provincia comm. avv. Orazio Quaglia e dal Segretario generale avv. Solmi.
Del laicato abbiamo notato i comm. Beccari, Croci, Manzia, Giove, Cingolani, Parisi, Melandri, Gessi, Pasotti, Durantini, Seraiter, Locatelli, Salviucci, Giulio Castelli, Bartoloni, Sebastiani, Storchi, Ferrari...
Complimentatissimo lo scultore; S. E. Pietro Canonica, Accademico d'Italia.
Rappresentava il nostro Rettor Maggiore il Procuratore Generale Don Tomasetti. Col sig. Dori Candela, Direttore Generale delle Scuole Professionali ed Agricole Salesiane, erano tutti gli Ispettori d'Italia, D. Cinato, Ispettore di Madras e Don Alcantara, Ispettore in Ispagna, numerosi Direttori, Superiori ed alunni di tutti gli Istituti Salesiani di Roma e dintorni, rappresentanze di altri Collegi.
Le Figlie di Maria Ausiliatrice erano rappresentate dalla Rev.ma Madre Enrichetta Sorbone, Vicaria Generale dell'Istituto, che rappresentava pure la Superiora Generale; dalla Rev.ma Madre Eulalia Bosco, Consigliera dei Capitolo Generalizio, pronipote del Santo; dalle Revv.de Ispettrici di Roma, di Livorno e di Alessandria. Presenti poi le Direttrici ed una rappresentanza di Insegnanti delle 7 Scuole Magistrali (già Metodo) appartenenti all'A.E.I., inviate ufficialmente, con delicato pensiero, dal loro Direttore Generale Fratello Alessandro delle Scuole Cristiane; Direttrici, Suore ed alunne interne ed esterne delle Scuole, Oratori, Educandati, Orfanotrofi, Laboratori, ecc. delle 10 Case di Roma. Numerosissimi i Coopera tori con a Capo il Presidente Generale della Pia Unione il Conte Sen. Eugenio Rebaudengo. E non meno numerosi gli Ex-allievi e le Exallieve: i primi stretti attorno al Presidente Nazionale avv. comm. Felice Masera ed ai Presidenti Regionali; le altre colla Presidente sig. Anna Maria Villanova Allattere.
Pittoresco lo spettacolo dei diecimila tra Balilla Escursionisti e Moschettieri, Giovani e Piccole Italiane, ed Avanguardisti, con sessanta Ufficiali e dieci Cappellani, che, agitando labari e fiamme, inquadrati con disciplina perfetta, rappresentavano le migliaia di alunni delle Scuole primarie dell'Urbe, tutti in festa per geniale disposizione del Ministro dell'Educazione Nazionale S. E. il Conte Cesare Maria De Vecchi di Val Cismon, ad onore di Don Bosco Santo. E, coll'imponente rappresentanza delle Scuole dell'Urbe, anche l'eletta rappresentanza delle Scuole Pontificie.
Un colpo d'occhio meraviglioso! Un fremito di giovinezza travolgente alla nuova glorificazione del Santo dei giovani! Nelle navate laterali, la folla anonima dei fedeli, dei pellegrini, dei devoti del Santo.
La cerimonia.
Alle 11,30 precise fece il suo ingresso l'Em.mo Sig. Card. Eugenio Pacelli, Arciprete della Basilica, Segretario di Stato dì Sua Santità e Protettore della Società Salesiana. L'Em.mo era accompagnato da S. E. Mons. Pelizzo, Economo della Basilica Vaticana, dalla sua Nobile Corte e dal Cerimoniere della Basilica Monsignor Kroft.
Assisosi l'Em.mo Principe a fianco del Card. Salotti, le Scholae Cantorum riunite dei quattro Istituti salesiani di Roma, S. Cuore, Pio XI, Mandrione, S. Callisto, 18o esecutori, diretti dal M° Don Raffaele Antolisei, eseguirono dapprima l'Inno in onore del Sommo Pontefice dello stesso Maestro, poi le "Adclamationes" a Pio XI a sei voci. del M° Ghedini.
Terminato il canto ed avuto l'assenso dell'Em.mo Cardinale Arciprete, a un cenno del cerimoniere, i Sampietrini tolsero il velario che ricopriva il monumento, e Don Bosco apparve maestoso nel gruppo statuario, salutato dalle acclamazioni di oltre ventimila peisone che si godevano la magnifica visione coll'animo commosso dalla geniale concezione e dalla possente espressione dell'arte di Canonica.
L'indirizzo del Procuratore Gen.
L'ardente manifestazione durò parecchi minuti. Fattosi quindi silenzio, il Procuratore Generale Don Tomasetti, a nome del Rettore Maggiore Don Ricaldone e di tutta la Famiglia Salesiana, lesse il seguente indirizzo di devoto omaggio:
Eminenza Reverendissima - Di tre cose si sentono lieti oggi i Salesiani nel momento in cui San Giovanni Bosco prende posto fra i grandi Fondatori religiosi, eternati nel marmo, che vengono di tempo in tempo a crescere splendore al massimo Tempio della Cristianità.
Godono essi che sia toccato all'Eminenza Vostra l'ufficio di inaugurare con la benedizione del Cielo il Monumento del loro Padre, perchè venerano nella persona di Vostra Eminenza il Cardinale Protettore della loro Congregazione.
È poi argomento di gioia ineffabile che la benignità del Santo Padre siasi degnata di assegnare a Don Bosco un luogo tanto cospicuo nella Basilica. L'occhio dello spettatore è portato alla nicchia che lo offre al suo sguardo, salendo per due successive visioni: appiè del pilastro la maestà del Principe degli Apostoli, e nel centro la radiosa figura dell'Angelico Pio IX: San Pietro, del quale D. Bosco con ardore di fede e candore edificante di stile narrò la vita al popolo, e Pio IX che amò paternamente il Santo e ne fu filialmente riamato.
Un terzo motivo di allegrezza si aggiunge ai due precedenti, ed è che lo Scultore con il magistero insuperabile della sua arte abbia fissato l'immagine di Don Bosco nell'atteggiamento che meglio si confaceva alla natura del suo apostolato. Ecco che egli, stringendo a sè con affetto la gioventù dei paesi civili e delle terre di missione e accennando all'altare della Confessione, la sospinge in quella direzione e par che dica: « Figliuoli, là è la salvezza, perchè là è Pietro, e ubi Petrus ibi Ecclesìa ». In tempi ostili al Papato, egli serbò fede al Vicario di Gesù Cristo, nel quale additava il maestro, la guida, il benefattore dell'umanità.
Dinanzi allo spettacolo, di cui siamo testimoni, io non posso non fare ancora un rilievo. Don Bosco in tutta la sua vita ebbe un gran sogno: per il bene delle anime e per la grandezza della sua patria egli vagheggiò sempre fra il Regno d'Italia e la Santa Sede Apostolica il felice connubio, in virtù del quale ora, per volontà di chi regge le sorti della Nazione, S. E. il Ministro dell'Educazione Nazionale dispose che la gioventù studiosa di Roma, rappresentante tutta la gioventù italiana ed estera, convenisse qui per rendere omaggio al Santo Educatore.
Grazie siano rese vivissime a Sua Eminenza il Card. Salotti e agli Eccellentissimi Rappresentanti di tutte le Nazioni presso la Santa Sede, per aver voluto colla loro presenza rendere più solenne questa Cerimonia, quasi ad attestare l'universalità della missione di Don Bosco nel mondo.
Un ringraziamento speciale vada pure alle Congregazioni Religiose che, in fraterna solidarietà, hanno partecipato alla festa dell'umile Congregazione Salesiana.
Consacri ora la benedizione di Vostra Eminenza tutti questi motivi di letizia, impetrando dal Cielo che il ricordo di sì fausto avvenimento viva perenne nella memoria dei presenti e sia tramandato salutarmente alle future generazioni ».
L'indirizzo del Procuratore fu salutato da un nuovo scroscio di applausi che diceva l'unanime consenso di tutti i presenti.
Quindi S. Eminenza indossò la stola e benedisse la statua secondo il rito.
Le Scholae Cantorum coronarono la cerimonia col Venite Filii a tre voci del nostro Don Antolisei, l'Oremus pro Pontefice del nostro Don Pagella e l'Inno corale a S. Giovanni Bosco pure di Don Antolisei. Ma l'inno più bello era nel cuore di quelle migliaia di giovani che si rubavano il sorriso del Santo, auspicio di benedizione pel fulgido avvenire.
Conferenza di D. Fasulo.
A sera, per iniziativa del Circolo San Pietro, il nostro Don Fasulo tenne una splendida conferenza commemorativa, illustrando con numerose proiezioni la vita e le opere di Don Bosco alla presenza di S. E. Mons. Bartolomasi, S. E. Mons. Migliorelli, S. E. Canonica, il Provveditore agli studi, gr. uff. Padellaro, comm. Caffari, prof. Giacobbe, la Presidenza del Circolo al completo ed elettissimo pubblico.
L'udienza pontificia.
L'indomani il Procuratore Generale venne ammesso in udienza privata dal Santo Padre per umigliarGli l'omaggio della gratitudine e della devozione di tutta la Famiglia Salesiana. Fu infatti il gran cuore del «Papa di Don Bosco » a riserbare al nostro Santo un posto così distinto nella Basilica Vaticana. E Sua Santità fu lieto di udire la grandiosa riuscita della cerimonia, il concorso di tante personalità e soprattutto di tanti giovani ed il magnifico gesto del Ministro De Vecchi. Terminata l'udienza privata, il Vicario di Cristo si degnava di passare nella sala del Tronetto ove era il sig. D. Candela cogli Ispettori e Direttori, le Madri del Consiglio Generalizio e tre Ispettrici, S. E. Canonica, il Conte Sen. Eugenio Rebaudengo coll'avv. comm. Felice Masera e i Presidenti Regionali della Unione Ex-allievi: Perlo avv. Giovanni, pel Piemonte, Legnani gr. uff. Egidio, Ramelli comm. Mario e nob. Geronazzo gr. cr. Mario per la Lombardia, Fazio prof. Attilio per la Liguria, Corradi cav. Silvino per Verona, Meli cav. uff. prof. Carmelo per la Toscana, Laureati Eugenio per Trieste, De Lauso avv. Umberto per Brescia, Peroni rag. Giovanni per Intra, Andreis avv. Dino per Cuneo, Mancini avv. Fernando per Perugia.
Dopo il bacio della mano, S. S. a tutti paternamente impartiva la benedizione Apostolica e prima di lasciare la sala rispondeva agli evviva con gesto affettuoso.
Il gruppo statuario.
Ora Don Bosco è là, nella nicchia d'onore, 33° tra i Santi Fondatori e Fondatrici di Ordini o Congregazioni Religiose, eternati nel marmo, a documentare l'inesauribile meravigliosa fecondità della Chiesa di Cristo, della «Madre dei Santi».
Il gruppo statuario del peso di 22 tonnellate, tutto in marmo Vittoria delle cave di Massa, della ditta Giorgini, occupa in pieno la nicchia alta m. 6,8o, lasciando sul capo del Santo il giusto margine.
La statua di D. Bosco misura da sola m. 4,80 di altezza e, sul piedestallo di m. 1,07, largo m. 2,40, domina con gesto fascinante indicando, come abbiamo detto, l'altare papale, ed avvolgendo in un'ampia carezza paterna le figure del ven. Domenico Savio e Zefirino Namuncurà, rappresentanti la gioventù dei nostri paesi e delle terre di missione.
La splendida concezione e l'ammirabile espressione suscita il plauso universale del popolo ed i più alti apprezzamenti dell'arte.
« Don Bosco è somigliantissimo - ha scritto Giuseppe De Mori ne l'Avvenire d'Italia --. Già il volto del Santo è così personalmente plastico che si presta bene sia alla scultura che alla pittura. Esso tuttavia è mobilissimo a seconda degli atteggiamenti e delle età. Se vi fosse bisogno di una prova basterebbe scorrere le nuovissime pagine di iconografia di Don Bosco che i Salesiani hanno licenziato proprio in questi giorni in una lussuosa pubblicazione (1). Canonica ne ha colto una sintesi fedele che ne esprime con la fisionomia anche il carattere. Ed è riuscito a perfezione. Sentite la gente esclamare: Proprio lui! Come lo si vede in tutte le fotografie! Viceversa è tutt'altro che una fotografia; da essa ha tolto la fedeltà storica dei lineamenti e del carattere per fissarne nei secoli monumentalmente la grandezza spirituale, che gli meritò d'assurgere all'apoteosi di San Pietro in Vaticano proprio in quella che ben può dirsi la nicchia d'onore fra le tante riservate ai Santi Fondatori di Ordini religiosi ».
Trasparente « il carattere meditativo del Santo, la sua forza intellettuale, la sua antiveggenza di santo e d'apostolo. Ciò che sposato al sorriso paterno della sua forte bocca integra bene il suo carattere esuberante di carità e di amore ».
« Anche il gesto è parlante, spontaneo e nel contempo raccolto e austero. Con la mano sinistra tiene sotto la sua protezione due giovanetti che sono la personificazione storica e spirituale della sua missione. Più alto Domenico Savio, l'allievo prediletto, colui che presto lo seguirà nell'onore degli altari. Più piccolo il giovane patàgone Zeffirino Namuncurà, figlio del Gran Cacico, convertito con la sua tribù dal Cardinale Cagliero, che fu come adottato da Don Bosco e dai Salesiani per significare che il suo apostolato della gioventù non conosce limiti di continenti e pregiudizi di razze. Le anime non hanno colore e il sangue redento da Cristo con il suo Sangue è uno solo in tutti i secoli e in tutto il mondo. Colla destra S. Giovanni Bosco addita il Sepolcro venerato del Principe degli Apostoli e i due giovanetti pare pendano dal suo labbro per ascoltare perpetuata nel marmo quella professione di fedeltà al Pontificato Romano ch'è stata la divisa inviolata di Don Bosco. Magnifico atteggiamento, quindi logica composizione che, mentre risponde alla fedeltà storica, non isola la statua di Don Bosco nella sua nicchia, come un puro elemento decorativo, ma ne fa un elemento organico del tempio, legandolo al venerato santuario della cripta vaticana.
« L'insieme, poi, del gruppo statuario è condotto a linee essenziali con armonico equilibrio, direi quasi con musicale elevazione segnata come in un trigramma dal graduale elevarsi delle figure dell'Indio, di Savio e del Santo, fusi insieme nella squadrata monumentalità del Protagonista... ».
« ... Realtà e idealità s'integrano: soddisfano alla nostra esigenza umana di quasi contemporanei e ci aprono del Santo quasi una visione celeste. Ed è certo nell'ordine provvidenziale vedere la statua di Don Bosco alzarsi sopra quella di San Pietro, che fu il sublime ideale della sua romanità. Vederla stagliarsi sopra il medaglione musivo di Pio IX che fu il Papa della sua vita e del suo ideale. Vederla alzarsi sotto gli occhi di Pio XI che elevò la santità di Don Bosco ai supremi onori, dopo esserne stato il testimone negli albori della sua vita sacerdotale che doveva condurlo ai fastigi del Pontificato Romano ».
(Avv. d'Italia, 9-1-1936).
(1) V. Sac. Dott. FEDELE GIRAUDI, L'Oratorio di D. Bosco, S. E. I., L. 50.
Il mese di gennaio, iniziato tra un fervor di auguri e di preghiere presso l'altare di Maria Ausiliatrice, ai piedi di Gesù Sacramentato solennemente esposto all'adorazione, è trascorso in un crescendo di entusiasmo segnato, oltrechè dalle feste liturgiche, dalle varie fasi del trasporto e dell'innalzamento della statua di Don Bosco nella Basilica Vaticana in Roma.
Il giorno 3, abbiamo avuto la visita dell'Arcivescovo Siro di Bagdad S. E. Mons. Atanasio Behnan Kalian; ed il giorno 4, quella di due membri del Consiglio Generalizio dei Fratelli delle Scuole Cristiane, Fr. Atanasio e Fr. Dionigi, accompagnati da Fr. Leone, direttore dell'Istituto S. Giuseppe, e da Fr. Costanzo. Dal 12 al 19 gennaio la Parrocchia celebrò la settimana antiblasfema con speciali funzioni nella chiesa succursale. La sera dell'Epifania, gli alunni interni inaugurarono il ciclo delle rappresentazioni teatrali, alla presenza di S. E. Mons. Guerra, di vari Superiori e di numeroso pubblico accorso ad applaudire i giovani attori.
Il giorno 12, sostò all'Oratorio il rev.mo Abate di Clervaux, Dom Odone Alardo, coll'Economo Dom R. Rolle, diretti a Roma per l'elezione del nuovo Abate del celebre Monastero di S. Gerolamo che continua i lavori della Commissione Biblica per la diffusione e la interpretazione della Sacra Scrittura.
La mattinata del giorno 14, esposto il Santissimo Sacramento, si passò in turni di adorazione e di preghiera per ottenere le benedizioni di Dio sulla Congregazione Ordinaria dei Sacri Riti che doveva trattare dell'Introduzione della Causa di Beatificazione e Canonizzazione del Servo di Dio Don Michele Rua. Gran gioia in tutta la Casa appena si ebbe notizia del buon esito dell'adunanza che apre così la via al Processo Apostolico.
Il 23 gennaio convennero all'Oratorio le Dame-Patronesse del Comitato Centrale per l'annuale adunanza d'inizio d'anno, presieduta dal Rettor Maggiore.
La segretaria signorina Contessa Maria Teresa Camerana fece la relazione sull'attività del Comitato nel secondo semestre dell'anno decorso ed indicò i progetti per l'anno corrente proposti dall'infaticabile Presidente effettiva la signora Marchesa Carmen Compans di Brichanteau. Alla relazione della Segretaria seguì la conferenza missionaria tenuta dal nostro Don Mazzetti delle missioni dell'Assam; quindi il sig. Don Ricaldone chiuse l'adunanza rinnovando i suoi ringraziamenti alle zelanti DamePatronesse e confortandole di care notizie di famiglia riguardanti lo sviluppo dell'Opera Salesiana, l'estensione del culto di S. Giovanni Bosco e l'entusiasmo mondiale per l'inaugurazione della statua del Santo nella basilica di San Pietro.
La festa di San Francesco di Sales assurse anche quest'anno alla massima solennità. Predicarono il triduo il M. Rev. Sig. Can. Dott. Cesario Borla e il salesiano Don Pellegrini. Tenne pontificale S. E. Rev.ma Monsignor Giuseppe Perrachon delle Missioni della Consolata. La conferenza ufficiale ai Cooperatori nella chiesa di S. Giovanni Evangelista fu tenuta il 2 febbraio dal Direttore della Casa « Lemoyne », D. Lorenzo Nigra. Contemporaneamente parlarono ai Cooperatori anche D. Mellica e D. Uguccioni nella basilica di Maria Ausiliatrice, Don Segala all'Istituto Rebaudengo, Don Bosio a Valsalice e alla Crocetta, Don Spriano al Martinetto e Don Biglino a Monterosa.
All'Oratorio San Paolo tenne una smagliante conferenza nel salone-teatro il comm. avv. Orazio Quaglia, Preside della Provincia di Torino.
Visite quotidiane di pellegrini e devoti al Santuario ed alle Camerette di Don Bosco; ma nessun pellegrinaggio in comitiva.
Grazie al tempo discreto, i lavori di ampliamento proseguirono alacremente tutto il mese, portando a livello del cortile gran parte delle fondamenta.
TRENTO. - Benedizione ed inaugurazione della nuova chiesa di Maria SS. Ausiliatrice.
Ciò che fu per lunghi anni un desiderio ardente della famiglia Salesiana di Trento e di tutti i Cooperatori Salesiani della Venezia Tridentina, possiamo dire che sia divenuto oggi, nelle linee fondamentali, una consolante realtà. Il nuovo tempio sorge annesso al nostro Aspirandato Salesiano delle Venezie sul suolo acquistato, con un visibile intervento della divina Provvidenza, sin dagli inizi dell'Opera Salesiana in Trento, dal compianto primo Direttore Don Furno, ed è frutto della carità dei Cooperatori e divoti di Maria Ausiliatrice nel Trentino, e dello zelo dei direttori D. Ghibaudo e D. Rigoni.
Costruito, su disegno degli ingegneri Guido Unterichter e Renzo Masè, dall'impresa cittadina Luciano Fozzer, fu solennemente inaugurato per la Festa dell'Immacolata, che si fece coincidere con la commemorazione centenaria della vestizione chiericale di D. Bosco.
Un triduo predicato dall'infaticabile Don Silvio Segatini, Direttore diocesano dei Cooperatori Salesiani, preparò gli alunni dell'Istituto e una folla di devoti di Maria Ausiliatrice ed ammiratori dell'Opera Salesiana alla triplice solennità.
La mattina del 7 dicembre, vigilia dell'Immacolata, ultimati tutti i lavori, l'Ispettore Don Besnate compì il rito della Benedizione, e celebrò il primo Sacrificio Eucaristico. Alla sera, mentre giungevano dalla nostra Casa di Este i Novizi designati a ricevere la veste sacra (otto fra i venti inviati al Noviziato dall'Istituto di Trento), la nuova chiesa si gremiva nuovamente di fedeli per la chiusa del Triduo.
La suggestiva cerimonia della vestizione, come abbiamo detto nel Bollettino precedente fu compiuta da S. A. il venerato Principe Arcivescovo Mons. Endrici il quale commemorò con affettuosa eloquenza la data centenaria e si felicitò per l'erezione del nuovo tempio ch'egli salutava come il Santuario Trentino dell'Ausiliatrice. S. A. assistette ancora alla Messa solenne, poi partì benedicendo paternamente all'incremento dell'opera salesiana.
Nel pomeriggio continuò larghissimo nella nuova chiesa il concorso dei cittadini d'ogni età e classe sociale. Una folla imponente partecipò alla funzionr di ringraziamento, apertasi con l'atto di Consacrazione a Maria Ausiliatrice e il canto del Te Deum e chiusa con la Benedizione Eucaristica. Coronò la giornata un riuscitissimo trattenimento musico-letterario, tenutosi nell'ex-cappella dell'Istituto rapidamente trasformata. Proluse con nobili parole Don Ghibaudo e chiuse l'Ispettore ringraziando, anche a nom,, dell'Arcivescovo, impedito d'intervenire, tutti coloro che avevano cooperato all'erezione del nuovo tempio.
Ricordando quindi che la consolante realizzazione ottenuta non segna una conclusione definitiva, ma soltanto una tappa, sia pure considerevole, nell'opera iniziata, chiedeva a tutti i Benefattori la carità della loro preghiera pel consolidamento e lo sviluppo dell'impresa incominciata.
MUSSOLINIA DI SARDEGNA. - Inizio dell'Opera salesiana.
Chiamati espressamente da S. E. il Capo del Governo, i primi Salesiani hanno raggiunto, domenica 19 gennaio u. s., la città di Mussolinia di Sardegna che anche col nome protesta la riconoscenza del popolo al Duce cui deve il prestigio della nuova vita. Accolti a festa dai buoni parrocchiani con a capo il Podestà dott. Agnetti e le autorità cittadine, essi vennero introdotti alla residenza parrocchiale dallo stesso Presidente delle Bonifiche Sarde, Ing. Piero Casini, oltremodo lieto di veder affidata la cura spirituale ai figli di S. Giov. Bosco in quella zona che il suo genio ed il suo cuore hanno saputo rendere così salubre e ferace. Col ministero parrocchiale i nostri confratelli, D. Ripoli e D. Luigi Valle, hanno iniziato subito l'apostolato giovanile, colla messa domenicale dei fanciulli, favorita cordialmente dalle ottime
Insegnanti delle Scuole cittadine, e coll'Oratorio. La popolazione composta di Sardi, Veneti e Romagnoli, conta 3500 abitanti cui bisogna aggiungere altri 3000 operai fluttuanti addetti alle bonifiche. Il Comune ha un'estensione di 11.000 ettari e dista una ottantina di chilometri da Cagliari sulla costa occidentale della Sardegna, poco lungi dal Golfo di Oristano. Devoti telegrammi dell'Ing. Casini e dei Salesiani al Santo Padre, a S. E. De Vecchi ed al signor Don Ricaldone hanno espresso l'entusiasmo della popolazione per l'inizio della vita spirituale nella terra bonificata, e la benedizione del Vicario di Cristo rispose ai voti comuni, auspicio delle grazie celesti.
TORINO. - Don Bosco all'Accademia delle Scienze.
La pubblicazione del terzo volume dette o Opere e scritti editi e inediti di San Giovanni Bosco », contenente il suo capolavoro, La Storia d'Italia, corredata dal poderoso studio introduttivo e dalle note del nostro Don Caviglia, ha portato Don Bosco all'Accademia delle Scienze di Torino.
L'ultima tornata della Classe di Scienze Morali e Storiche del gennaio u. s. fu infatti consacrata ad un'interessante relazione, tenuta colla nota competenza dal Consocio Prof. Francesco Cognasso della R. Università, il quale dimostrò la grande importanza della Storia d'Italia, scritta dal Santo nel 1855, nel periodo, cioè, più critico del Risorgimento italiano, col preciso intendimento di far conoscere ai giovani la grandezza reale della Patria che serbava la sua vita millenaria nonostante le più terribili crisi politiche e morali.
Evitando polemiche e discussioni, mentre si combatteva per l'unità d'Italia, egli ai giovani dell'Oratorio e poi a quelli di tutti i suoi collegi e di tante altre scuote diede così il busto senso di quella grandezza di diritto che il Risorgimento avrebbe reso realtà di fatto.
La Classe di Scienze Morali e Storiche accolse con unanime apprezzamento le conclusioni del relatore, ammirando l'insospettata vastità della cultura storica del Santo, la notevole tendenza alla ricerca scientifica e la superiorità del sentimento d'amor di patria che gli accreditano titoli indiscussi di benemerenza nel campo della formazione dell'Italia moderna
Grandi esercitazioni... Amatissimo e M. R. Sig. D. Ricaldone,
Non pensi, leggendo il titolo, che alle pacifiche conquiste evangeliche in cui si vanno esercitando í suoi figli. Il bravo Don Escursell, entrando a Mikawajima (Tokyo) in sostituzione dell'indimenticato Don Piacenza, seguendo le sue orme, si è slanciato al lavoro. La carità dei buoni aiuta i suoi poveri con vendite di beneficenza, con bazar; un palcoscenico dà modo di attrarre ancor più allegramente la gioventù; ed egli va stringendo la rete di efficaci cooperatori. All'entrata della Missione si erge snella e alta l'asta da cui nelle grandi feste garrisce la grande bandiera nazionale, simbolo di pace e d'amore. Fu una magnifica riuscita festa giovanile, cui diedero lustro autorità civili e religiose. Il lavoro non manca certo nella popolosa zona (45o.ooo abitanti) affidata ai figli di Don Bosco, cui presto si uniranno le ottime Figlie di Maria Ausiliatrice, che nei pressi della parrocchia hanno già acquistato un bel pezzo di terreno, ove la gioventù femminile potrà esser raccolta ed accudita secondo le direttive di Don Bosco.
Quanti altri progetti, si stanno elaborando per dilatare il nome di Gesù fra questi buoni e cari Giapponesi! Il Signore e la carità dei buoni ci aiutino ad effettuarli.
Passa l'Imperatore...
In questo mese la tranquillità della nostra Prefettura Apostolica fu scossa fino all'entusiasmo da avvenimenti di prim'ordine, attesi con lunga preparazione e con ardente desiderio di tutti: le grandi manovre annuali e la visita di S. M. l'Imperatore. È la prima volta, dopo secoli, che Miyazaki aveva questo onore, e può quindi capire o immaginare... L'anno precedente la data passò in intensa preparazione. Ampliamento di strade, riattamenti di ogni genere, rassodamento e rifacimenti di ponti, impianti elettrici, rifornimenti di ogni genere, sorvegliati con cura minuziosa da incaricati speciali... Il tema delle adunanze, i discorsi ordinari, gli annunzi sui giornali, che, anche con pubblicazioni speciali, tengono desta l'attenzione: tutto diretto al grande avvenimento.
È difficile circoscrivere in brevi parole l'impressione che si prova quando si partecipa ad una manifestazione, unica nel genere, come è questa. Bisogna mettersi nello stato d'animo e dal punto di vista giapponese. Per le vie colpisce la sobria ed elegante decorazione coi colori nazionali bianco e rosso - coloro che assistono al passaggio stanno uniti in gruppi ben ordinati nei posti assegnati, ché secondo lo spirito giapponese ha assai più valore la manifestazione di omaggio della collettività che della persona singola - e davanti a questi, come gaio festone di innocenza e semplicità avvincente, gli allievi delle scuole - le famiglie fanno l'atto di omaggio sulla soglia di casa - chi per qualsiasi motivo non può riunirsi ad un gruppo, sta sulla porta di casa, del negozio, dell'ufficio - e al passaggio, si può esser certi, tutto il popolo è là, tutto il cuore del popolo, che colle autorità risponde all'unisono al cuore della Nazione - ed è là proveniente dai lontani e remoti villaggi di pianura e di monte - ed è là pulitissimo nei suoi abiti migliori, paziente nella lunga attesa, finchè avvicinandosi il momento solenne, si raccoglie in un silenzio assoluto, maestoso, immenso... È vero nel senso letterale della parola « non si sente una mosca volare ». È questo che impressiona, che avvince, che ci fa domandare: « ma dove siamo ora ? ». Tanto più che non si tratta di silenzio passivo, ma attivissimo di mente e di cuore. « Passa il nostro Sovrano »: ed in questo pensiero, ed in questo affetto sentitissimo il raccoglimento profondo, l'inchino devoto, all'avvicinarsi dell'auto imperiale, preceduto, circondato e seguito dalle nobili scorte di principi e dignitari; poi uno sguardo pieno di riverenza al passaggio del corteo, e quella intima effusione di sentimenti che solo un silenzio assoluto può dar modo di gustare.
Il Sovrano è passato. La folla riprende ordinatamente il suo tono di vita e la calma subentra come al solito. Due manifestazioni un po' più clamorose sono il corteo delle bandiere, che segue il passaggio del corteo imperiale, e a sera inoltrata quello dei palloncini, festa più che altro scolastica. Per le vie prestabilite, cantando l'inno d'occasione, sfilano gli studenti e quanti desiderano partecipare all'omaggio, e si recano davanti alla residenza imperiale o dei principi, concludendo con un potente triplice « evviva » (banzai!) la gioconda manifestazione, che riesce sempre imponente e per il numero (a Miyakonojo erano 10.ooo ì partecipanti) per la fantasticheria dei colori, e più per lo spirito animatore.
Anche la Missione partecipò in massa e con tutte le sue opere alle grandi feste; anzi fu fatta segno di tali attenzioni, che ci riempirono della più pura gioia e ci allargarono il cuore alle più belle speranze. Ebbe il suo posto, come gruppo, in splendide posizioni - il nostro Don Cavoli, come Direttore dell'Ospizio, fu tra gli invitati speciali al pranzo d'onore, dato alle notabilità da S. M. - il nostro Don Carò, come Direttore del Seminario, presenziò al ricevimento speciale dato ai capi istituto -- i nostri seminaristi giapponesi e i nostri chierici salesiani fatti segno a dimostrazioni speciali di riguardo...
Un Messo Imperiale al nostro Ospizio.
Ma quello che mise il colmo alla gioia fu che l'Ospizio della Missione ebbe la visita del rappresentante stesso dell'Imperatore, nella persona di un Gran Ciambellano di Corte, onore che è fra i più elevati che si possano ambire e sperare dalle opere di beneficenza. La visita che si protrasse per oltre mezz'ora fu accompagnata coi segni della più viva soddisfazione e con parole di elogio incondizionato.
Durante il suo soggiorno S. M. presenziò all'inaugurazione di varie opere educative (scuole, istituti scientifici), e per mezzo di speciali rappresentanti visitò varie opere di beneficenza. Come è costume in tali circostanze, scelse come residenza una scuola, la scuola normale di Miyazaki e la scuola media maschile di Miyakonojo.
Anche questo è esempio chiaro dell'importanza somma che S. M. annette al grande problema dell'educazione del popolo. Furono pure fatti segno di sovrana compiacenza i vecchi della regione al disopra degli ottant'anni, che ricevettero un donativo speciale, e gli allievi delle scuole elementari che per la circostanza presentarono a S. M. i saggi scolastici di scrittura, composizione e disegno.
Ora tutto è rientrato nel ritmo ordinario di vita e di lavoro. In conclusione, bilancio consuntivo buono. Il Signore si serve di tutto per la Sua gloria e per venire in aiuto ai suoi poveri Missionari. Avvicinamenti colle autorità, relazioni preziose strette con ragguardevoli persone, nuove conoscenze. Tante persone, o a voce o per mezzo del giornale, che dava i minimi resoconti degli avvenimenti, vennero a conoscenza della Missione e delle sue opere, vari graduati militari ebbero alloggio nei locali della Missione o presso famiglie cristiane!... Davvero diligentibus Deum omnia cooperantur in bonum. Ci benedica, amatissimo signor Don Ricaldone, e ci aiuti colle sue preghiere e con quelle di tanti amici, affinché tutto riesca a gloria di Dio ed a vantaggio delle anime.
Miyazakì, 3o novembre 1935.
Tutto suo aff.mo
Mons. VINCENZO CIMATTI Prefetto Apostolico di Miyazakì.
Puerto Napegue.
Dopo otto anni di lavoro aspro e tenace, vediamo ora sbocciare i primi fiori di vita cristiana e sorgere le prime speranze per il futuro. Tutti gli inizi, generalmente, sono duri; per noi il primo ostacolo fu la naturale diffidenza di questi indi. Anche la carità poteva aprirsi a stento la via, giacchè le stesse medicine offerte agli infermi destavano in quei poveretti il sospetto di temibili veleni. Quelle di noi che ogni giorno si recavano nei « toldos » per insegnare i primi rudimenti del catechismo erano allora guardate con ostilità, quando non venivano del tutto respinte e minacciate, più col gesto che con la voce. Solo l'esempio costante di sacrificio, di pazienza, di inalterabile soavità potè, a poco a poco, guadagnarne il cuore. Si direbbe incredibile l'intuito d'osservazione di questi poveri indi, chiusi ad ogni sentimento di vita civile: eppure hanno saputo studiare così bene e suore da ricordare, anche dopo molto tempo, fatti ed episodi di cui furono testimoni. Ed anche oggi, pur facendo esercitare qualche volta la pazienza fino all'estremo limite, sanno apprezzare la virtù della suora, e ne parlano tra loro con soddisfazione; mentre una parola un po' brusca detta ad un'alunna della scuola, un fare alquanto stanco e annoiato di fronte alle loro inesauribili richieste, basterebbe per allontanarli, senza la possibilità di poter più far loro alcun bene.
Non conoscono però ancora molto la gratitudine, quindi invece del «grazie» dicono sempre: «ed ora, che mi son lasciato fare questo o quello, che cosa mi dài ? ».
La Missione è frequentata volentieri, oltre che dalle fanciulle, anche dalle mamme, le quali, con le prime norme della vita civile e cristiana, apprendono a filare e tessere la lana e a cucire gli indumenti della famiglia. Ogni domenica e festa di precetto, poi, queste buone donne vengono puntualmente alla S. Messa e si accostano, con fede e devozione, ai santi sacramenti.
Le consolazioni migliori, per le missionarie, sono sempre tra i piccoli, dove l'opera di formazione cristiana, se è spesso ostacolata dai parenti, trova tuttavia un terreno vergine, che talora dà fiori singolari di pietà e di grazia. Una giovanetta india, morta angelicamente pochi mesi fa, percorreva ogni giorno un lungo tratto di strada per assistere alla S. Messa e ricevere la santa Comunione, attraversando la foresta, sola, nelle prime ore dell'alba.
Ciò che dice la fertilità del campo, e dà sicura promessa per l'avvenire della Missione!
Una Figlia di Maria Ausiliatrice.
COOPERATORI E COOPERATRICI
Avete letto nel Bollettino di Gennaio la gara bandita dal Successore di Don Bosco per la sottoscrizione delle 48 colonne che sorgeranno intorno all'altare di Maria Ausiliatrice nell'ampliamento del Santuario?
Nel numero del prossimo maggio pubblicheremo il primo elenco dei generosi sottoscrittori ai quali lasciamo due anni di tempo (1936-37) per versare l'offerta di lire ottomila per ogni colonna. Le quattro colonne grandi, di lire quindicimila ciascuna, sono già state sottoscritte. Se i mezzi ve lo consentono, affrettatevi a procurarvi l'onore e il merito dell'offerta di una colonna che perpetuerà il vostro nome presso gli altari dell'Ausiliatrice e di Don Bosco e procurerà a voi e alle vostre famiglie le benedizioni del Cielo.
Gli "intoccabili ". - Che cosa avverrà?
Amatissimo Padre,
Shimulia è uno degli innumerevoli villaggi del Delta Gangetico del distretto di Gessore. Quivi la nostra opera si svolge fra i Muchi, povera gente della Depressed Class, quelli che gli uomini di casta chiamano «Intoccabili ».
Per secoli gli Intoccabili sono rimasti una schiatta di servi condannati a una degradazione senza esempio nella storia. Il loro contatto rende un Hindu impuro. Non possono entrare in nessun tempio, perchè nessun bramino può avvicinarsi ad essi: sono come il rifiuto della società, e ogni Hindu ortodosso si fa un dovere di disprezzarli. Vivono in un'abbiezione morale e materiale degradante. Io non potrò mai dimenticare la vista della miseria che offrono i loro villaggi, dove la sporcizia, le malattie e la fame regnano sovrane. Prima del Cristianesimo nessuno pensava a sollevarli, perchè la casta è una cosa divina, secondo loro, e un cane nero non può diventare bianco. Le Missioni cristiane con l'esempio e con l'insegnamento prepararono la via all'abolizione di questa obbrobriosa servitù. Ragioni politiche nel risveglio dell'India verso la libertà hanno accelerato l'avvento di ciò che pareva incredibile. Gandhi, il patriota indiano, si è fatto l'apostolo della redenzione dei Paria. L'Induismo finalmente si accorgeva dell'esistenza e dell'importanza politica di questi 65 milioni di Intoccabili. Ma sorsero profonde divergenze: « Dobbiamo migliorare gli Intoccabili lasciandoli però ancora nel loro grado sociale, oppure essi non saranno più Paria, ma godranno uguali diritti ? ».
Gandhi attraversò l'India, digiunò, predicò afflnchè gli Hindu ortodossi cedessero e aprissero le porte dei templi agli Intoccabili. Ma le porte rimasero sbarrate, finchè venne l'ultima mossa. Il dottor Ambedkar, appartenente agli Intoccabili, con lo studio e la perseveranza seppe acquistarsi una posizione decorosa nella vita e si fece difensore dei diritti dei Paria. In quest'anno, nel congresso generale dei Paria in Bombay, parlò a lungo sugli sforzi fatti per ottenere invano i più semplici diritti umani. Si scagliò contro la durezza di cuore degli Hindu, disse che la loro ostinatezza l'aveva spinto al passo estremo. Gli Intoccabili lasceranno l'Hinduismo e abbracceranno un'altra fede che assicuri loro libertà, fraternità, uguaglianza. « Noi - concluse - ripareremo i nostri sbagli. Ho avuto la disgrazia di nascere col marchio di «intoccabile ». Ciò non è colpa mia; ma io non morrò Hindu: questo dipende da me ». Diecimila Intoccabili applaudirono freneticamente e l'ordine del giorno di completa separazione dall'Hinduismo fu approvato.
Un brivido di sorpresa e di eccitazione passò per tutta l'India. Quale religione? Maomettana, Buddista o... Cristianesimo ? È prematuro fare previsioni su quello che capiterà. Io sono stato fra i Muchi. Ho parlato della Religione di Cristo. Ho contemplato poi l'immenso piano gangetico e ho visto che la madre terra, tecnicamente lavorata, può fornire le risorse per la sollevazione di questo popolo. Ho quindi pensato di aprire una scuola agricola, affinchè un buon numero di Intoccabili possa imparare a sfruttare la terra e assicurarsi un pane onorato. È qualche cosa. Il resto appena si potrà.
+ STEFANO FERRANDO, Vescovo.
Scampato dai ladri. - Mio zio Sebastiano Ferraro fu Luigi, nato in Ausonia (Frosinone) ringrazia con tenue offerta, destinata alle Missioni Salesiane, Maria SS. Ausiliatrice per un segnalato favore.
Il giorno 19 dicembre, alle ore 5,30, egli veniva sorpreso da un'aggressione. Cinque o sei ladri, armati di ronche e rivoltella, avevano disegnato di ucciderlo per far bottino nei locali del suo ufficio di esattore. In questo frangente egli ebbe un solo pensiero: quello di invocare Maria Ausiliatrice, a lui tanto cara fin da quando trascorse alcuni anni giovanetto presso gli Istituti Salesiani di La Spezia e di Roma « S. Cuore ».
La potenza di Maria Ausiliatrice si fece subito manifesta: i ladri, dopo essersi feriti reciprocamente, come disorientati,. si diedero a precipitosa fuga. lasciando l'aggredito soltanto cori ferite leggiere.
Mio zio sente anche di dover esser molto grato a Maria SS. Ausiliatrice per la continua assistenza che gli prodiga da tempo.
In fede: Roma, 5 gennaio 1936.
Sac. N. FERRARO.
La Vergine Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco mi hanno ottenuta la grazia. - Ho dovuto allontanarmi dalla famiglia per esigenze di lavoro, mentre la mia presenza in casa, per diversi motivi, si rendeva necessaria.
All'Ausiliatrice ed a S. Giovanni Bosco devo protezione sui miei cari e su di me durante il prolungato soggiorno fuori famiglia.
Ma infine, con intervento sensibile e quasi prodigioso, ottenni il desiderato trasferimento e quindi il ritorno: iniziai fervidamente la novena all'Ausiliatrice ed a S. Giovanni Bosco, il 25-8-35 ; due giorni dopo ricevetti la notizia attesa, ed il giorno 2-9-35, in cui terminava la novena, la grazia fu completa. Ho promesso di darne relazione, a gloria di Dio, ad esaltazione della SS. Vergine e di S. G. Bosco, ed al fine di ispirare a quanti leggeranno queste righe, ed in special modo alle anime giovanili, ed a quanti si occupano della gioventù, una tenera e filiale devozione all'Ausiliatrice ed a S. G. Bosco, e fiducia grande nella loro intercessione.
LUCIA MARCHESA.
Due grazie. - Il mio piccolo Franco di appena venti mesi ammalò di gastro enterite con febbre infettiva. Fu gravissimo per parecchie settimane e dai dottori che lo curavano dichiarato in pericolo di vita. Straziata dal dolore, mi rivolsi con fiducia a S. Giovanni Bosco implorando che mi ottenesse l'aiuto della Vergine SS. Ausiliatrice nell'implorare da Dio la sospirata guarigione. Fui tosto esaudita. Il mio Franco incominciò a migliorare e guarì perfettamente. Dopo parecchi mesi fu di nuovo colpito da un'adenoidite con febbre « Feifez » altissima, che l'impegnò due settimane in un'aspra lotta contro il male. Mi rivolsi di nuovo al mio Santo protettore, ed il piccolo è ora in piena convalescenza. Riconoscentissima feci subito celebrare una S. Messa all'altare di S. Giovanni Bosco ed ora manderò un'offerta per le S. Missioni.
Montale Celli, 28-12-35. LUIGINA BovERI.
Una bella grazia! - Sono riconoscentissima a S. Giovanni Bosco che volle, proprio il 26 aprile u. s., concedermi una grazia straordinaria.
Nel mese di giugno, u. s. fui colpita da un improvviso malore ad una gamba e anche il fare pochi passi in casa mi era causa di gravi sofferenze. Il male aumentò in modo impressionante e la gamba gonfiò assai. Richiesto il parere di un bravo dottore, questi dichiarò che si trattava di un male ai reni e constatò che anche l'altra gamba era già ammalata. Con viva fede interposi l'intercessione della potente Madonna Ausiliatrice e del suo fedel servo Don Bosco Santo per ottenere da Dio la guarigione. Feci parecchie novene applicando spesso la reliquia di D. Bosco sulla parte malata. Il male diminuì a poco a poco fino a scomparire del tutto. Ho tardato alcuni mesi a rendere pubblica la grazia, ma il malanno non è più ricomparso. Ora attendo dai miei intercessori la guarigione da un penoso mal di stomaco che mi è causa di gravi sofferenze.
S. Grato di Bagnolo Piemonte, 29-XI-1935.
BOETTO RITA.
Guarita da meningite cerebro-spinale T. B. C. - Il 31 luglio u. s. mia figlia Maria, di 8 anni, fu colpita da forte febbre e dolori al capo e alle gambe. Il medico condotto, dopo serio esame, dichiarò che si trattava di meningite cerebro-spinale T. B. C. e il primario dell'ospedale di Motta di Livenza confermò la diagnosi e dichiarò il caso disperato.
In quei momenti terribili ed angosciosi mi rivolsi con tutta fiducia all'intercessione di Maria Ausiliatrice e di San Giovanni Bosco. Colla mia famiglia iniziai una fervorosa novena di preghiere per ottenere da Dio la guarigione della piccola inferma che teneva sotto il suo capezzale l'imagine di Maria Aus. e la reliquia del nostro caro Santo. Oh prodigio! La cara inferma, dopo che ebbe ricevuti i SS. Sacramenti, subito cominciò a migliorare lentamente e costantemente finchè il dottore curante potè constatare la miracolosa guarigione. Sono omai trascorsi 5 mesi e la bambina non accennò più a disturbi di sorta e frequenta regolarmente la scuola. In unione alla graziata ed alla nonna invio l'obolo della riconoscenza. In fede
Basalghelle, 1-1-1936. BIASI SANTUZ VIRGINIA.
Don Bosco stronca il male. - Colpita da forti dolori lombari, soffersi per due lunghi anni spasimi atroci. La veemenza del male era tale che non mi lasciava riposare nè giorno nè notte. Negli ultimi sei mesi poi non potevo neppur più reggermi in piedi e fui costretta a tenere costantemente il letto. Tentai tutte le cure, provai tutti i rimedi senza ottenere alcun miglioramento.
Ma Don Bosco vegliava paternamente su di me. Ebbi dall'Italia una reliquia del nostro Santo e allora, unitamente alla famiglia, ci rivolgemmo con viva fede a Maria Aus. perchè, per intercessione del suo fede) Servo, mi ottenesse da Dio o la guarigione o la rassegnazione per sopportare un male tanto atroce. Non tardai ad essere esaudita, e pienamente, perchè i dolori scomparvero affatto ed ora mi trovo veramente bene. Riconoscente mando una modesta offerta per l'ampliamento del Santuario di Valdocco.
Buenos Aires, 1935. Pozzi RINA
Un bimbo salvo da certa morte. Il mio Salvatore, di 8 anni, l'11 maggio u. s. recatosi presso il parapetto di un ponte per rintracciare un giocattolo perduto, s'appoggiò ad un paletto di riparo che, essendo di legno fradicio, si spezzò. Privo d'ogni appoggio, il bimbo precipitò nel canale ove l'acqua è profonda 2 metri e 50 centimetri riportando solo una leggera ferita al capo. Trasportato dalla corrente per un centinaio di metri fu tratto in salvo con una rete da pescatore da due operai accorsi alle grida di soccorso di una donna avvisata del fatto.
È da notare che il piccolo naufrago, sin dalla nascita, era stato posto dalla mamma sotto la speciale protezione di Maria Aus. e di San Giovanni Bosco e che fu un miracolo che uno degli operai accorsi al salvataggio abbia potuto sentire, alla distanza di circa 200 metri, le grida di soccorso, data la circostanza che era nella cabina di scarico dell'acqua e il rumore prodotto dalla caduta della medesima non permetteva certo di udire a tale distanza la voce umana. Riconoscente per sì segnalato favore mando una modesta offerta per le Opere Salesiane,
Col di Pastrengo, 29-12-1935.
CASTAGNA ANTONIO.
Guarita senza operazione. - Il 1° aprile del 1930 in seguito a forti emorragie, mi sottoposi ad una visita dal nostro dottore, il quale mi dichiarò affetta da un tumore. Occorreva un'operazione, ma l'eccessiva debolezza impediva pel momento l'intervento chirurgico. In tanta agoscia, ricorsi colla più grande fiducia all'intercessione di S. Giovanni Bosco, supplicandolo ad ottenermi dal Sacro Cuore di Gesù per intercessione anche di Maria SS. Ausiliatrice la guarigione senza operazione.
Promisi un'offerta per le Missioni Salesiane, e la pubblicazione della grazia tanto sospirata. Alle mie preghiere si unirono tutti i familiari e persone amiche. Due mesi dopo venni a Torino e, visitata da tre bravi dottori, ebbi la conferma della diagnosi del dottor Cassardo medico curante.
Il 1° luglio dello stesso anno entrai quindi all'ospedale Cottolengo per subire l'operazione; ma dopo 18 giorni di degenza, un caso imprevisto mi fece rimandare a casa per un po' di tempo. Ora posso affermare che tale contrattempo segnava l'inizio della grazia. Giunta a casa, il dottore curante mi visitò e constatò un sensibile miglioramento di salute, con diminuzione del tumore.
Allietata da dolce speranza inviai subito l'offerta promessa. Il miglioramento continuò. Sono omai passati 5 anni, e, come attesta il dottore, il tumore è quasi del tutto scomparso: io sto bene, e colla più viva riconoscenza adempio la promessa di rendere pubblica la grazia ottenuta, mentre innalzo l'inno della riconoscenza al S. Cuore di Gesù, a Maria SS. Ausiliatrice ed a San Giovanni Bosco.
Buttigliera d'Asti, 20-1-1936.
MARIA ANGRISANI.
In un momento terribile. - In fede cristiana e come pubblico atto di riconoscenza credo opportuno e doveroso segnalare un tratto ben tangibile della misericordia divina e dell'intercessione di Don Bosco.
Invocato in un momento di tremendo pericolo di vita, il Santo non solo ha fatto scongiurare ogni male, ma ha fatto ancora evitare ogni dannosa conseguenza alla mia mente ed al mio corpo.
Sassari, 10-1-1936.
Dott. DELIO LUMBAU.
Direttore Istituto Batteriologico Provinciale.
Sorpreso da emorragia cerebrale. - La sera del 3 gennaio 1933 mio marito Lodola Carlo fu sorpreso fulmineamente da emorragia cerebrale e, colle forze generali, perdette completamente anche la vista. Dopo le prime cure d'urgenza venne inviato all'ospedale di Pavia donde, riuscendo inutili le cure prodigategli in 26 giorni di degenza, fu rimandato a casa senza speranza di guarigione. In tanta angoscia ci rivolgemmo con fede al Signore interponendo l'intercessione di S. Giovanni Bosco e promettemmo la pubblicazione della grazia ed un'offerta per le sue opere, se fossimo stati esauditi. La nostra fede fu messa alla prova più di un anno. Finalmente la prima domenica di settembre dei 1934 mio marito si sentì completamente guarito e tanto in forze da riprendere senz'altro i lavori campestri. Riconoscenti compiamo le nostre promesse.
Scaldasole (Pavia) 7-1-1936.
Coniugi CATERINA e CARLO LODOLA.
Colpita da poliomielite. - Nell'estate scorsa una delle mie bambine, Maria Clara di anni 11, fu colpita da poliomielite a. a. che in breve la paralizzò completamente.
Chiamati a consulto dei bravi dottori, furono tutti concordi nel giudicare il caso gravissimo e, disperando subito della guarigione, dissero che forse avrebbe potuto migliorare con anni e anni di cure continue.
Allora ravvivammo tutta la nostra fede e insieme alla paziente invocammo l'aiuto Divino per mezzo del grande Santo dei fanciulli, S. G. Bosco.
La nostra fede ebbe presto il suo premio: in breve la nostra cara era completamente guarita.
Non solo cammina come prima, ma ha potuto riprendere e continuare regolarmente la sua scuola.
Infinitamente riconoscente mantengo la promessa facendo pubblicare la guarigione ottenuta ed inviando un'offerta per le Opere Salesiane.
Torino, gennaio 1936. FRANCESCA FoRTIS.
Le emottisi cessano. - Ho voluto che una bambina guarita per l'intercessione di S. Giovanni Bosco avesse a scrivere quasi tutto di suo pugno il decorso della sua malattia e la grazia ricevuta. Io sottoscritto, chiamato al letto dell'ammalata posso assicurare di averla trovata con un fil di vita, per i frequenti ed abbondanti sbocchi di sangue. Non potei nemmeno confessarla. Le diedi l'assoluzione sub conditione, e già mi appressavo ad amministrarle la Estrema Unzione, quando mi ricordai di avere con me delle immagini con la reliquia di S. Giov. Bosco e ne posi una sotto il guanciale della ammalata. Il giorno seguente la bambina potè leggere la novena di D. Bosco e continuò in questa pratica. Il prof. Cecchini, medico curante, non fu più chiamato e s'era persuaso che la bambina fosse venuta a mancare. Ma quando, pochi giorni dopo, la vide migliorata e fuor di pericolo, stupito, dichiarò apertamente ai famigliari che si doveva attribuire ad una grazia del Cielo. Ora la bambina sta benissimo e non presenta pericoli di malattie polmonari. Mando perciò lo scritto della bambina per renderlo di pubblica conoscenza a mezzo del Bollettino Salesiano. Con ossequio.
Dev.mo Sac. FELICE PONTIGGIA. Coadiutore ex-allievo Salesiano.
NB. - La bimba Rosa Maria Favi non fa che descrivere per dettaglio il processo della malattia e della guarigione che corrisponde perfettamente alla deposizione del Coadiutore. Rinunziamo pertanto a riprodurre lo scritto.
San Giovanni Bosco mi ha esaudita. - La sera del 23 dicembre u. s. venivo telefonicamente avvertita, che il mio nipotino di 11 mesi, che era un vero fiore per salute, versava in condizioni gravissime, per improvvisa intossicazione del sangue, con conseguente pericolo di meningite. Accorsi, e quando lo vidi, mi sentii una stretta tale al cuore che credetti di morire.
Mi riebbi però subito, e alzando gli occhi al Cielo implorai l'intervento del Santo D. Bosco, del quale sono tanto devota, promettendo una singolare offerta. La generosità del Santo si manifestò subito, e con sorpresa dei medici curanti il malatino cominciò a migliorare, e in breve fu fuori pericolo.
Con animo riconoscentissimo assolvo il mio voto, mentre attendo altre grazie, che imploro con viva fiducia.
Paderno d'Adda, 1 gennaio 1936-XIV.
Insegnante MARIA PAPINI.
La salvezza della mia bimba. - La mia Eliana sin dal suo primo anno di vita era tormentata da una insistente cistite che l'obbligava spesse volte al letto con forti febbri. A nulla valsero le dolorose iniezioni. Io, angosciata per tanto tormento, mi rivolsi con grande fiducia al nostro caro Santo che benigno le ottenne dal Signore la guarigione. È passato più di un anno e mezzo ed il male non si è più ripetuto. Piena di gioia e di riconoscenza lo prego a continuarci la sua assistenza.
Ho già inviato da tempo l'offerta promessa e continuerò ad aiutare le Opere di S. Giovanni Bosco quanto mi sarà possibile.
Trieste, 20-11-1935. NAVALESI AMALIA.
Don Bosco ci ha salvato il figlio. - Il giorno 16 aprile 1935 il nostro figlio Saverio di anni 11 fu travolto da un'automobile e ridotto in fin di vita per commozione cerebrale, emorragia interna, rotture multiple nelle gambe e nelle braccia e rottura dell'osso frontale. Il primario dell'ospedale di Este, cui fu portato subito ,dallo stesso autista investitore involontario, non diede alcuna speranza di poterlo salvare.
Angosciati ci rivolgemmo a Don Bosco e mettemmo sotto il guanciale del malato l'immagine del Santo. Da quel momento il malato stesso cominciò a pregare con noi ed a rispondere al santo Rosario. Poi gradatamente si manifestarono motivi di speranza in un leggero miglioramento del polso, che da due giorni era impercettibile.
Dopo due mesi di degenza all'ospedale, non ostante una pleurite che si aggiunse ad aggravare i timori di perderlo, il nostro Saverio uscì perfettamente guarito.
In segno di gratitudine mandiamo la nostra piccola offerta.
Este, 24 dic. 1935. Coniugi MARCHETTI.
Due grazie. - Un inno di ringraziamento e di lode al nostro Santo D. Bosco!
Il 14 settembre decorso fui preso da febbre a 39; influenza. Nella notte dal 16 al 17 insonnia e crescente dolore alla gola; verso l'una il respiro mi diviene difficile. Balzo sul letto e dò l'allarme ; accorrono familiari, persone amiche. Mi confesso. Sopraggiungono i medici ;.puntellato sulle braccia nel mezzo del letto mi affatico a raccogliere ansante quanta piú aria posso, ma sento in gola un crescente ostacolo; i medici preparano i rimedi. In un supremo momento penso all'immaginetta di D. Bosco Santo con la reliquia ex indumentis, ch'è sul comodino, la chiedo a mia moglie, che con pensiero eguale l'ha già presa e me l'applica sulla gola a destra a sinistra. Sull'istante un poderoso colpo di tosse inatteso e poi un altro e poi un altro ancora scuotono la mia gola: cominciai a liberarmi e fu la mia salvezza; gli apprestamenti medici fecero il resto e la malattia tra pericoli si chiuse con la perfetta guarigione.
E ancora: durante la mia malattia era gravemente infermo il figlio di persona conoscente; mattina e sera febbre da 38 a 39. Una sera, prima di addormentarmi, aggiungo una preghiera a D. Bosco Santo per l'infermo ; la mattina appresso la febbre era scomparsa del tutto e la guarigione sopraggiunse completa.
Rimetto a parte la mia offerta di ringraziamento per l'Altare a D. Bosco Santo.
Nola, 28-XI-1935. GAETANO FANTETTI.
Salvo da meningite. - Il mio Carlo di 9 anni, il 22 agosto u. s., fu colto da un principio di meningite che in due ore gli fece perdere totalmente la vista. I medici dichiararono che la scienza non aveva nulla da fare.
Angosciata per tanta sventura, ricorsi con tutta la mia famiglia e con grande fiducia all'intercessione di San Giovanni Bosco e, fra la meraviglia di tutti coloro che conoscevano il caso, il mio piccolo ricuperò la vista e la salute.
Riconoscente adempio alla promessa fatta.
Clusone, gennaio 1936. TRUSSARDI AMELIA.
Ringraziano ancora della loro intercessione Maria Ausiliatrice e San Giovanni Bosco:
Piazza Rosa (Bistagno) per l'ottenuto riconoscimento della sua innocenza.
Una cooperatrice (Frassinello Olivola) per aver potuto allontanare una causa di discordie in famiglia. Riconoscente, invia una modesta offerta.
Roticci Ancilla e fam. (Dos Palos-California) per l'ottenuta guarigione della figlia da grave esaurimento nervoso.
Botto (Gerus) per la ricuperata salute del suo Giovanni(.
A. B. ex-allieva F. di M. A. (Torino) per il felice esito di una causa giudiziaria.
Paltro Giovanni (Agliano d'Asti) per la guarigione di una paralisi infantile.
Ameno Eugenia (Torino) per grazia ricevuta. Invia un'offerta per l'altare del Santo.
N. N. di Colmurano (Macerata), la quale invia un'offerta per grazia ricevuta da S. Gio. Bosco in momenti difficili e dolorosi.
Baldassari Sara (S. Potito di Lugo) per la visibile protezione accordata al figlio Giuseppe.
Una povera mamma per l'assistenza ottenuta in penose circostanze di famiglia; attende il completamento di una grazia urgente.
Guidicini Elvira (Corticella di Bologna) per la ricuperata salute del piccolo Paolo.
Lusso coniugi per una singolarissima grazia ricevuta.
Una devota di S. Giovanni Bosco (Torino) per l'impiego ottenuto ad un nipote da tre anni disoccupato.
Gallo Catena fu Giuseppe (Delia) per varie grazie singolari.
Flores Angelina (Delia) perchè più volte Maria Aus. e San Giovanni Bosco accolsero le sue suppliche.
N. N. (S. Stefano di Cadore) per la guarigione del marito da frattura del cranio, emorragia cerebrale e paralisi alla lingua.
Bianco Vincenzo e Rosina coniugi (Torino) per la grazia di due gemelli, dopo 10 anni di matrimonio.
R. F. (Narni) pel felicissimo esito d'una grave operazione alla gola.
B. R. (Torino) per una segnalatissima grazia ricevuta.
Colombo Maria (Cortenova Valsassina) per la ricuperata salute della piccola Giovanna colpita da doppia polmonite.
Viviani Giuseppe (Carini) per grazia ricevuta.
Vivaldi Giuseppina e famiglia (Voghera) per aver potuto rintracciare dopo 3 giorni di affannose ricerche il papà, di 89 anni, che imprudentemente s'era allontanato da casa.
C. V. (Roma) per ottenuto sollievo da grave insonnia.
Bisogni Irma (Farfanaro di Cereseto) per la guarigione da nefrite-uremica complicata con gravi convulsioni.
Manzoni Prof. Giuseppe (Bologna) pel miglioramento sensibile delle condizioni di salute della consorte.
Eterno famiglia (Milano) per grazia ricevuta.
N. N. per l'esito favorevole in un difficile concorso. Invia un'offerta per le Opere Salesiane.
Dújany Vittorio e famiglia (Aosta) per aver ottenuta la sistemazione, tanto desiderata, dei proprii interessi.
G. L. e E. G. (Magenta) per aver ottenuta speciale protezione, promettendo eterna riconoscenza.
Forzani Carolina Maria, insegnante in Rorai Piccolo (Udine) perchè, ridotta in fin di vita da nefrite acuta, otteneva immediato miglioramento al contatto della reliquia di S. Giovanni Bosco e s'avviava a completa guarigione.
D'Agostino Anna (Salerno) per aver ottenuto una grazia segnalatissima quando già disperava di riceverla.
Martinelli Giulia (Varese) per grazia ricevuta.
Dalmasso avv. Stefano (Cuneo) per grazia ricevuta.
Pedrini Maria (Chironico-Svizzera) per l'ottenuta guarigione da gravissima bronco-polmonite.
V. B. cooperatrice per segnalatissime grazie ricevute.
Colli Maria, Ottobiano (Pavia) per notevole miglioramento da nevrastenia acuta.
Quassolo Maria Ester (Torino) per evitata operazione, invocando completo ristabilimento in salute.
Una Cooperatrice Salesiana pel felice esito di esami di persona cara.
Milano Pistone Anna Maria perchè operata in età avanzata, in condizioni gravissime, Don Bosco, proprio nel giorno della sua festa, ascoltava le sue preghiere e quelle dei suoi cari e le otteneva dal Signore la completa guarigione.
Sulle orme del Venerabile Domenico Savio.
Carissimi,
Il 9 di questo mese ricorre il 79° anniversario della morte del venerabile Domenico Savio e voi avrete già pensato: «Don Giulivo ci parlerà di lui! ». Avete proprio indovinato. Osservate il grazioso disegno che ho fatto riprodurre: il pio giovinetto è a colloquio colla sua mamma. Si tratta di un colloquio storico che avete certamente letto nella sua biografia scritta dal nostro Santo Don Bosco. Ma ricordate che cosa le dice? Ecco:
« Mamma - le dice - domani va a fare la mia comunione; perdonatemi tutti i dispiaceri che vi diedi pel passato; per l'avvenire vi prometto di essere molto più buono; sarò attento alla scuola, ubbidiente, docile, rispettoso a quanto sarete per comandarmi ».
Era la vigilia della sua prima comunione. E Don Bosco narra che, appena dette queste parole, la commozione lo vinse e si mise a piangere. La mamma se lo strinse al cuore... Caro figliuolo! era sempre stato la sua consolazione; non aveva proprio nulla da perdonare... Mamma avventurata, con quel tesoro di figlio!..
Anche voi forse alla vigilia della vostra prima comunione avete imitato il gesto di Domenico Savio; forse ve l'ha suggerito il Parroco o la Maestra: ed han fatto bene. Domenico Savio invece lo fece spontaneamente. Comunque sia, io vorrei che i nobili sentimenti da lui espressi in quella circostanza animassero il vostro cuore tutte le volte che fate la santa comunione. Imitate anche in questo il venerabile Domenico Savio e siate felici. Allegramente
Vostro aff.mo Don GIULIVO.
Nel plastico gruppo statuario innalzato nella basilica vaticana, proprio sopra la statua enea di S. Pietro, Don Bosco ha un'espressione meravigliosa: mentre indica ai giovinetti la Tomba del Principe degli Apostoli quasi a rinsaldare la loro fede nel Vicario di Cristo, par che prenda tuttora le mosse pel suo apostolato ripetendo il gran grido di guerra « Da mihi animas, cetera tolte ». È vero che la sua bocca è chiusa, ma lo dice eloquentemente il gesto conquistatore. Ebbene, se voi scendete nelle Grotte Vaticane troverete questo motto che fu il programma del nostro Santo, inciso a caratteri di bronzo su un ricco sarcofago presso la tomba di Pio X. Il prezioso sarcofago in onice di Majorca custodisce la salma del grande Segretario di Stato dell'immortale Pontefice, l'Em.mo Card. Raffaele Merry Del Val. Ve lo volle inciso egli stesso lasciando nel suo testamento queste nobili parole: « Accetto amorosamente la morte quando e come vorrà il Signore in espiazione dei miei peccati ed adorando i suoi decreti. Desidero di essere seppellito colla massima semplicità; sulla mia tomba sia scritto soltanto il mio nome con queste parole: Da mihi animas, cetera tolle, aspirazione di tutta la mia vita ». Lo stesso motto, nella stessa basilica, ad indicare l'apostolato dell'umile prete e l'attività diplomatica del Cardinale. Scultoria affermazione dell'unica fiamma che ispira ogni attività nella Chiesa di Cristo. A qualsiasi grado infatti della Gerarchia, tanto nel ministero pastorale, come nelle missioni diplomatiche, il fine della Chiesa è sempre lo stesso: la salvezza delle anime. Questo riflesso suggerito da una visita a San Pietro, è ampiamente confermato dalla vita del piissimo Card. Merrv Del Val che ha scritto Mons. Pio Cenci, ed è pubblicata dalla L. I. C. E. di Roberto Berruti in Torino. Lo trasmettiamo pertanto ai nostri Cooperatori non solo perchè ci pare che Don Bosco non sia stato del tutto estraneo alla formazione spirituale di Sua Eminenza, che crebbe in una famiglia di affezionati cooperatori divotissimi del nostro Santo e serbò fino alla morte tanto cuore per l'Opera salesiana; ma perchè intendiamo spigolare alcuni suoi pensieri a vantaggio delle anime. Il finissimo diplomatico fu infatti un direttore di spirito di raro valore e di tatto squisito. E nella biografia citata son raccolte copiose sue massime che possono giovare efficacemente nell'Azione Cattolica. Eccone qualcuna:
Non preoccupiamoci mai di piacere al mondo: abbiamo il coraggio di sopportare le critiche e la disapprovazione. Nessun rispetto umano. Che Dio sia contento di noi. Che importa il resto ?
Proprio quando non c'è più entusiasmo nè gusto, allora si lavora puramente per Iddio ed incomincia il merito.
Date ogni giorno nel vostro cuore il primo posto al Signore, perchè è l'unico che gli conviene.
Non dimenticate che se voi non vi crocifiggerete, crocifiggerete Gesù. Domandate la grazia della santa allegrezza. La tristezza viene dal guardar troppo la terra e le sue preoccupazioni. Dilatate il vostro cuore nel pensiero delle pene eterne e nell'accettazione lieta delle sofferenze che passano e durano sì poco.
Evitate i discorsi di religione e di cose sante con le persone, che non sono in buone disposizioni.
Bisogna accettare con prontezza e intera sottomissione le disposizioni della Provvidenza, vedendo in tutto la volontà di Dio. Egli sa meglio di noi ciò che è a nostro vantaggio e cambierà in una grazia ancor maggiore quella di cui sembra privarci.
Abbiate molta divozione alla Vergine; più ne avrete e più vi accosterete a Nostro Signore. Non si può avere devozione alla Vergine senza amare di più Nostro Signore.
Al momento della morte ciò che è necessario è la tranquillità. Pensate di passare da questa vita all'altra, come per una porta che s'apre per andare a Dio.
Ricordatevi che Gesù è il sacerdote per eccellenza: egli può permettere che non abbiamo alla morte i soccorsi della religione, ma egli è vicino a noi e soprattutto a quelli che gli sono stati uniti in vita. Non bisogna mai temere che Iddio ci abbandoni nella morte.
Dio è molto buono con coloro che veramente vanno in cerca di Lui.
RAFFAELE Card. MERRY DEL VAL.
(V. Mons. Pio CENCI: Il Card. Raffaele Merry Del Val. Prefazione di S. Em. il Card. Eugenio Pacelli. L. I. C. E. di Roberto Berruti - Torino - L. 35).
TRINCHIERI D. ORESTE, sac. da. Barge (Cuneo), † a San Francisco di California (Stati Uniti) il 16-I-1936, a 51 anni di età.
Svolse la maggior parte del suo apostolato negli Stati Uniti. Direttore e Ispettore organizzò le opere salesiane con ottimi criteri e particolare riguardo ai nostri emigrati della California. Il rapido incremento delle varie istituzioni gli attirò la stima delle autorità locali e del nostro Governo che lo nominava cavaliere; il popolo lo circondò di affettuosa venerazione.
GHIGLIONE D. CARLO, sac. da Roascio (Cuneo), † a Polonghera (Cuneo) il 27-XII-1935 a 68 anni di età.
Venne alla Società Salesiana dal Seminario di Mondovì con la vocazione missionaria e partì ancor chierico per le Missioni dell'Equatore. Sorpreso dalla rivoluzione che disperse i figli di Don Bosco nelle selve, scampò alla morte proprio per miracolo e tornò al campo del suo lavoro appena fu possibile. Venne in Italia per la Beatificazione e quivi rimase fino alla morte che lo colse all'altare mentre celebrava la Santa Messa nella parrocchia di Polonghera.
BISIO D. GIROLAMO, sac. da Isola del Cantone (Genova), † a Torino (Istituto Rebaudengo) il 6-I-1936 a 56 anni di età.
La soda virtù e l'ammirabile spirito di sacrificio del caro Don Bisio furono una benedizione per la terra natìa del nostro Santo Fondatore ove egli esercitò per tanti anni il sacro ministero nella cura delle anime della cappellania di Morialdo e dei Becchi.
DOSWALD D. ZAVERIO, sac. da Zug (Svizzera), † a Lugano (Svizzera), il 6-I-1936 a 52 anni di età. Passò la sua vita nell'insegnamento cattivandosi la stima dei giovani per la cura che vi prodigava con spirito di apostolato.
MONTAGNINI D. DOMENICO, sac. da Trino Vercellese (Vercelli), † a Grand-Bigard (Belgio) il 19 agosto 1935 a 66 anni di età. Cresciuto alla scuola di Don Bosco che gli impose l'abito sacro nel 1887, fu un ottimo maestro di vita spirituale salesiana che curò per quasi quarant'anni le nostre vocazioni in Francia e nel Belgio formandole gelosamente allo spirito genuino del Santo Fondatore. La sua fedeltà alle tradizioni salesiane e l'esercizio di virtù eminenti, gli cattivarono l'affetto e la venerazione di tutti.
S. E. Rev.ma Mons. ROMOLO GENUARDI, Vescovo titolare di Farsalo- ed Ausiliare dell'Em.mo Card. Arcivescovo di Palermo, † a Palermo il 16-I-1936 a 53 anni di età e 5 di Episcopato.
Direttore diocesano dei. Cooperatori, S. E. era cresciuto fin da giovinetto nell'affettuosa venerazione di Don Bosco che lo zio, primo Vescovo di Acireale, circondava di tanta stima da chiedergli la prima fondazione salesiana in Sicilia. Laureato a Roma in Filosofia, Teologia e Diritto Canonico e tornato Sacerdote alla sua Palermo, all'apostolato dell'insegnamento nel Seminario Arcivescovile ed a quello dell'Azione Cattolica congiunse sempre la più fervida cooperazione salesiana, che non dimenticò neppure negli anni di attività diplomatica come Uditore di Nunziatura a Bruxelles. Una breve malattia ha stroncato violentemente la sua esistenza tanto cara a tutti e tanto preziosa all'Em.mo Arcivescovo che l'aveva da cinque anni valido Ausiliare nelle cure del pastorale ministero. La sua memoria vive in benedizione. Siamogli larghi dei nostri suffragi.
Nobildonna EMILIA FORNARIS n. REBAUDENGO, † a Torino il 7 gennaio 1936 a 83 anni di età. Sorella del Presidente Internazionale della Pia Unione dei Cooperatori, conte sen. Eugenio, andò sposa del cav. Vincenzo Fornaris il 9 gennaio del 1873. Vedova dopo appena undici anni di matrimonio, visse tutta nel raccoglimento e nell'esercizio delle virtù domestiche prodigandosi per la famiglia e nelle opere di carità con fede profonda ed affetto materno. Al fratello conte sen. Eugenio, al figlio grand'uff. avv. Guido ed ai congiunti rinnoviamo le più vive condoglianze e l'assicurazione dei cristiani suffragi di tutti i nostri Cooperatori.
EDOARDO GIRAUDI, munito dei conforti religiosi, assistito da tutti i suoi cari e ripetutamente visitato e confortato dai due fratelli sacerdoti salesiani, dopo breve malattia santamente spirava il mattino del 4 febbraio nel paese natio di Casalrosso Vercellese. Col lavoro intelligente ed indefesso, coll'attaccamento ai fratelli e ai numerosi nipoti seppe conservare alla famiglia quel carattere di cristiana e patriarcale concordia che aveva ricevuto come eredità sacra dal padre.
Alla famiglia Giraudi e in particolare ai fratelli salesiani Sac. Fedele, Economo Generale, e Sac. Abbondio le nostre più vive condoglianze e l'assicurazione dei nostri copiosi suffragi.
SPITALE GIUSEPPE, † a Gangi (Palermo) il 21-XI-1935 a 7o anni di età. Fervente cooperatore da oltre 35 anni, fu un apostolo delle vocazioni salesiane. Offerse alla Società Salesiana uno dei suoi figli e profuse la sua carità a beneficio del nostro Orfanotrofio di Palermo.
CARMELO PUGLISI. Nacque a S. Gregorio di Catania il 26 gennaio 1854 e vi morì l'11 ottobre 1935. Le ultime parole che pronunziò prima di morire furono queste: « Siate tutti buoni: uniformatevi alla volontà di Dio ». Parole che non hanno solo il valore di un prezioso ricordo e di un documento di edificazione: ma che contengono anche il programma e il significato della sua vita, fatta tutta di bontà cristiana retta e attiva e di uniformità alla volontà di Dio nella pratica dei suoi doveri, nella educazione della famiglia, nel maneggio degli affari e nel prestarsi sempre con pronta e saggia carità a quanti ricorressero a lui per consiglio e aiuto specialmente nei momenti della prova e del dolore.
Anche i Salesiani, e non una volta sola, ebbero a giovarsi della sua illuminata e valida cooperazione, e gliene attestano la loro gratitudine pregando pace all'anima sua e presentando alla famiglia le più vive condoglianze.
LANFRANCHI ALBERTO, † a Seattle il 18-I1936 a due mesi dalla morte della figlia Lidia. Ticinese, ex-allievo del Collegio di Lanzo, avvicinò più volte Don Bosco e ne fu zelante Cooperatore. Nel 1931 fondò la Borsa Missionaria Don Agostino Anzini suo primo Maestro-Parroco e cognato indimenticabile.
VIGEVANO ANGELA ved. ALESINA, † a Vanzaghello (Milano), il 21-1-1936. Anima profondamente cristiana ha offerto al Signore due figli sacerdoti: uno per la Società Salesiana, l'altro per la Diocesi, coronando la vita laboriosa con una piissima morte.
PANCONI ALFREDO, † a Savona il 9-XII-1935Presidente benemerito ed indefesso dell'Unione Exallievi, era l'anima dell'azione salesiana) modello a tutti nella pratica delle virtú cristiane e nell'apostolato.
ANCONA FRANCESCA da Trapani. Zelantissima cooperatrice prodigava tutte le sue cure nel Comitato Missionario con cuore di mamma.
Altri Cooperatori defunti:
Accornero Ernestina, Torino - Aschieri D. Valente, Bra - Astegiano Michele, Pollenzo - Azzolini Giuseppina, Lavis - Barsotti Italina, Coreglia Antelminelli - Barzi Corinna, Lucca - Bellotti Giovanni, Pedrengo Berardi Giovanni, Cuneo - Beretta Giovanni, Molina di Ledro - Berger Don Anselmo, Aosta - Blencio Giovannina, Castelletto Molina - Bogino Angela, Lanzo Torinese - Boglione Martina, Bra - Bottai Giovanni, Monticello Am. - Brevi Livia, Lovere - Briani Teresa, Forlimpopoli - Brida Petrino Clara, Torino - Cabrino Giuseppe, Motta de' Conti - Callieri Teresa, Bagnolo Piemonte - Canessa Don Angelo, Staglieno - Capellini Giuseppe, Rovegno - Capocasa Piergalli in Bianca, Ripatransone - Cassenti Rosa fu Giov., Littoria Nissena - Castellari Adina March. Spinola, Genova - Cialabrini Antonio, Osimo - Comolli Rosa, Varese - Contarini Michela Antonellini, Bagnacavallo - Coppedé Maria, Terrinca - Cordero Geom. Antonio, Lanzo Torinese - Cortesi Giovanni, Torre Dei Roveri - Costantino Ottavia, Bra - D'Adda Fermo, Stezzano - Da Rin Don Vincenzo, Lozzo Cadore - Dell'Olio Ing. Pietro, Roma - Dettonas Maria, Pozza - Fadelli Eugenio, Tiezzo - Fiducia Giuseppe, Catania - Francia Teresa degli Innocenti, Bagnone - Franco Teresa, Pollenzo - Garbolo Maria, Miazzina - Gennarelli Luigi, Lodi - Gibellini Otello, Modena - Ibatici Luigi, Carpineti - Latarga Alfredo, Gazzaniga - Leonardi Maria Giovanni, S. Agata Feltria - Maggiorotti Suor Amalia Asti - Magoni Giulio, Trobaso - Manozzi Ernesta, Roma - Massini Nicolai M. Margherita, Perugia - Mateaggi Francesco, Serravalle di Carda - Mazzoni D. Andrea, Pietranera - Meneghini Maria, Pieve di Soligo - Moretti Giuseppina, Ripa Teatina - Necco Dalmazzo, Frassinello Olivola - Negro Giuseppe, Pessinetto - Neratini Eugenio, Badi - Paiotti Augusto, Terrinca - Pallua Dott. Silvio, Fiume - Pierdominici Don Vincenzo, Osimo - Pintor Gaetana ved. Pani, Cagliari - Plana Vincenza Garaccioni, Torino - Priuli Zaira Ninfa ved. Franchini, Foglizzo - Recchia Emilia, Negrar - Riba Teresa, Dronero - Ricchiardi Marcella ved. Imberti, Châtillon - Rivotto Antonio, Traves - Rizzi Serafina, Cloz - Rotoloni Emilia, Vercelli - Sala Adele, Merate - Salvaggio Catena, Pietraperzia - Scotti Caterina, Villareggia - Sensiani Luigi, Riva di Solto - Sini Gina, Villanova del Re - Solari Gino, Livorno - Sottano Onorina, Cisano sul Neva - Tacci Ing. Nicola, Mogliano - Tamagno Adele ved. Baj, Valle Lomellina - Tartaglione Mons. Donato, Marcianise - Trione Giuseppe, Castelrosso - Tognoli Angela, Brescia - Tomatis Giuseppe, Bra - Tommasini Luigia, Montagnaga - Tonacci Rosa, Terrinca - Turba Luigia, Lesa - Valsecchi Celesta, Longone al Segrino - Varino Alfredo, Bra - Viganò Margherita, Monza - Visocchi Elisabetta, Atina - Vitale Don Leopoldo, Teano - Volpi Carmela, Milano - Bergoglio Pietro, Torino - Lanfranchi Lidia, Seattle.