PERIODICO MENSILE PER I COOPERATORI DELLE OPERE E MISSIONI DI S. GIO. BOSCO
Anno LX - N. 4 - APRILE 1936 - XIV
SOMMARIO: Sulle orme del Padre... - Sotto la cupola dell'Ausiliatrice. - Dalle nostre Case. Torino (Borgo San Paolo), Bolivia (La Paz), Belgio (Vieux Héverlé), Cile (Valparaiso), Olanda (Lauradorp), Paraguay (Olimpo) - Notizie varie: Italia (Catania). - La " Storia d'Italia " capolavoro di Don Bosco. - Lettera di Don Giulivo ai giovani. - Dalle nostre Missioni: Equatore (Macas), Cina, Siam. - Grazie di Maria Ausiliatrice e di San Giovanni Bosco - Necrologio
6 aprile 1910! Ventisei anni sono omai passati dacchè l'anima eletta del primo Successore di S. Giovanni Bosco lasciava questa terra per volare al Cielo. Ed il commosso senso di venerazione che aleggiava attorno alla sua salma si è diffuso con impeto incontenibile da quanti lo conobbero personalmente a quanti n'appresero a voce o dagli scritti la fama di virtù e di santità. Fama che, lungi dal scemare, gli anni non fecero che accrescere colla progressiva esaltazione del santo Fondatore di cui Don Rua fu copia fedele. L'Archidiocesi Torinese prese ad occuparsene il 2 maggio 1922 quando l'Em.mo Card. Richelmy costituì il tribunale ecclesiastico per il processo dell'Ordinario sulla fama di santità, vita, virtù e miracoli del Servo di Dio Don Michele Rua, sacerdote e Rettor Maggiore della Pia Società di San Francesco di Sales. Le autorevoli deposizioni dei testi impegnarono i giudici in 179 sedute fino al 31 agosto 1927. Nel 1931 l'Em.mo Card. Gamba intimò la raccolta degli scritti e nel 1933 l'Em.mo Card. Fossati ordinò il processino de non cultu. Inviati gli atti a Roma, la S. Congregazione dei Riti, nella congregazione ordinaria del 14 gennaio u. s., diede voto favorevole per l'introduzione della Causa di beatificazione e canonizzazione, ed il Santo Padre ne firmò la Commissione pubblicando il decreto che qui riportiamo. S'inizia così il Processo Apostolico che riprenderà in esame la fama di santità, vita, virtù e miracoli del Servo di Dio. E noi lo seguiamo colle nostre preghiere, attendendo docili il giudizio della Chiesa; mentre di giorno in giorno la sua figura ingigantisce al -nostro sguardo attraverso le notizie biografiche e i documenti del processo. Il giorno stesso della morte, facendone la commemorazione al Consiglio Municipale di Torino, l'illustre ex-allievo prof. Costanzo Rinaudo l'esaltava come il santo ideale che l'umanità nella sua vita travagliata ricerca e sospira. D'una fede religiosa limpida come il cristallo, resistente come il diamante... figura di asceta operativo, che pareva camminasse rischiarato e mosso da una lampada interiore, accesa dalla fede e dall'energia della volontà.
Lo storico non s'ingannava. Oggi a distanza di 26 anni, dopo la lettura della voluminosa biografia pubblicata da D. Amadei (1), D. Angelo Portaluppi pubblica una rapida analisi della santità del primo successore di D. Bosco che concorda a pieno:
«La santità della sua vita, che la Santa Chiesa sta esaminando, rampolla dal cuore di un santo autentico, di quelli ai quali il riconoscimento fu sì pronto e universale, che a pochi avvenne tanto. È dunque di buona sorgente la esemplarità del successore di don Bosco e alla scuola di Dio fece progressi sicuri.
» La sua caratteristica ci appare, oggi più che mai, l'adesione al suo maestro.
» Una distinzione evidente, un'austerità spontanea, una cura assoluta di non discostarsi dal Santo, che egli aveva incontrato all'alba e che aveva irraggiato su tutta la sua lunga esistenza una calma luce, un calore tranquillo e costante, dentro l'atmosfera della più arroventata operosità...
» Tempra di lavoratore indefesso, portò l'opera del maestro tant'oltre, da stupire ognuno che osservi la lenta fatica di molte iniziative di questa indole; eppure egli non fu un abborracciatore di intraprese. Riflessivo e prudente, dall'apparenza persino timida, esitante, peritosa davanti a chicchessia, pareva uno spirito mistico ed esclusivamente dedito alla contemplazione delle cose divine, teso verso il gusto della inebriante conversazione con Dio, ansioso di separarsi dal mondo col quale la sua natura e la stessa figura fisica sembravano nulla avere di comune; eppure v'era, sotto la apparente cenere, una brace di continuo bruciante e attizzante fiamme di attività stupenda. Il maestro impareggiabile lo aveva ammaliato e gli aveva comunicato il suo medesimo spirito, come ad Eliseo Elia, il trasvolante sul carro di vampa.
» La santità è un lavoro di conformazione al modello Cristo Signore. San Paolo dichiarò che la sua insaziabile ansia stava tutta in questo. Sicut et ego Christi ripeteva ogni volta, che la foga del dire gli imponeva di proporsi come esempio ai fratelli. Orbene don Rua ebbe la buona sorte di incontrare, fin da principio, un modello singolare di Cristo e di Paolo e lo amò subito con una dilezione incantevole, lo studiò con una assiduità alimentata da una fede colma di prove quotidiane, lo imitò in uno spirito di naturalezza, in cui non sapresti scoprire il minimo senso di disagio. E grande era la differenza della sua indole da quella di lui.
» Non rappresenta anche questo un trionfo della Grazia ? La uniformità nella varietà è tanto più commendevole nella vita spirituale, in quanto suppone un più accentuato sforzo e una rinuncia più generosa alle tendenze personali. Ma come il biografo nota le somiglianze persino nell'atteggiamento della preghiera fra i due grandi adoratori e glorificatori di Dio, così è ben giusto sottolineare i segni non soppressi della indole propria del discepolo. Il suo fervore era più sensibile e l'intima fiamma si rivelava con impeti chiari e constatabili, come se un'ondata di sentimento cercasse sbocco e spazio, come se un'emozione segreta urgesse contro l'ostacolo della materia e tentasse di travolgerla..
I santi hanno una importanza di grandissimo peso anche dal lato pedagogico. Essi chiariscono e illustrano l'esempio sommo di Cristo, sotto i più diversi aspetti e lo collegano alla vita umana. Non dice la Liturgia di ciascuno di essi: Et non est inventus similis illi ? L'omaggio alla singolarità della imitazione del divino Maestro è motivo dell'interessamento dei fedeli intorno ai santi. I quali per tal modo presentano la varietà delle condizioni in cui viene a volta a volta a trovarsi l'uomo, desideroso di tenersi dinanzi un modello, che serva di stimolo incoraggiante e confortatore.
«Penso che, come in D. Bosco l'incanto viene esercitato dallo spirito di letizia, da cui i giovani, che egli forma gli sono avvinti per sempre, e viene così fissato il temperamento della pedagogia singolare della Pia Società; così in don Rua il fascino è costantemente esercitato dallo spirito di preghiera. In questo mi pare di scorgere il lato personale e insopprimibile del santo organizzatore dell'opera del maestro. Il mistico l'uno dell'unione con Dio, della conversazione con il mondo superiore e il mistico l'altro della santa letizia, del sorriso incantevole e convertitore. San Francesco di Sales era bene il suo modello: «lo non voglio una divozione... melanconica, importuna, velata di mestizia, ma una pietà dolce, soave, graziosa, piacevole; in una parola, una pietà tutta franca e che si faccia amare anzitutto da Dio e poi dagli uomini ». Non vi pare il programma minuto del fondatore delle due famiglie dei Salesiani? Ma don Rua, nella armonia del medesimo spirito, ebbe la sua piega spiccata verso il gusto interiore della pietà, don Bosco anche la grazia della sua espressione esterna, che lo rese particolarmente incantevole e avvincente. -» A vero dire i santi son tutti ricchi di incanto.
L'Italia, 26-2-1936.
(1) D. A. AMADEI, Il Servo di Dio Michele Rua. Vol. 3, S. E. I. - L. 6o.
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DECRETUM TAURINEN. BEATIFICATIONIS ET CANONIZATIONIS SERVI DEI MICHAËLIS RUA SACERDOTIS E PIA SOCIETATE S. FRANCISCI SALESII Super dubio An signanda sit Commissio Introductionis Causae in casu et ad effectum de quo agitur. In Regum libro legimus, Eliseum, antequam Elias per turbinem ascenderet in caelum, duplicem spiritum eius in se fieri ab eo petiisse: Obsecro, inquit, ut fiat in me duplex spiritus tuus. Cui Elias respondit: Si videris me, quando tollar a te, erit tibi quod petisti, additque sacer scriptor: Requievit spiritus Eliae super Eiiseum (IV, 2, 9-I0, I5). Servi Dei Michaëlis Rua vitam perpendentibus manifeste apparet super eum S. Ioannis Bosco spiritum, sicut quondam Eliae super Eiiseum, requievisse, ut mox est videre. Ioannem Baptistam et Mariani Ferrero Michaël parentes habuit, operarios morum honestate et pietate praeclaros. Die nona lumi mensis a. D. 1837 Augustae Taurinorum natus, die eiusdem mensis undecima in parochiali ecclesia Ss. Simonis et Iudae, modo S. Ioachim, sacris est ablutus aquis. Piorum genitorum cura, religionis et pietatis prima germina, eius animo insita, magis magisque, aetate succrescente, adeo fioruerunt, ut adolescens in exemplum inter aequales haberetur. Anno 1845 sacro fuit linitus, sequentique ad sacram synaxim admissus. Patre interim orbatus, quum, Deo sic disponente, in S. Ioannem Bosco fortuito incidisset, eius Oratorium, cuius imita vix erant inchoata, aliquoties celebrare coepit; postquam autem per biennium apud Christianarum Scholarum Fratres litterarum rudimentis fuisset institutus, Salesiano Oratorio ninnino adhaesit, cuius fulgidissimum sidus extiturus erat. Sub S. Ioannis sapienti magisterio tam miras seu in studiis seu in virtutibus progressiones fecit, ut iam tunc idem Sanctus de eo magna sit divinatus, eumnque sui operis consummatorem praevideret. Litterariis, philosophicis, theologicisque studiis summa cum diligentia laudeque perfectis, sacris initiatus, a. 1859 die 17 Decembris Subdiaconatu est auctus. Sequenti die Piae Salesianae Societatis prima iacta sunt fundamenta, atque per secreta sodalium suffragia Michaél spiritualìs director electus unanimiter fuit, sancto Ioanne ex corde electionem approbante. Anno 186o mense Martio ad Diaconatum, Iulio autem ad Presbyteratum ineffabili sui animi gaudio fuit promotus, cuncta Salesiana familia cum S. Ioanne Bosco laetitia gestiente. Omnibus Piae Societatis muneribus perfectissime est functus, ita ut idem Sanctus, Leoni XIII obsequens, qui ei consiliabatur ut suum vicarium generalem in Societate regenda constitueret, ad hoc perarduum munus Dei Servum a. 1884 elegerit. Quam sapiens et prudens fuerit haec electio, manifeste constat ex mirabili tum materiali, cura spirituali Societatis incremento habito sub Servi Dei regimine, qui nihil antiquius habuit, quam ut illibatum omnino sancti Fundatoris spiritum servaret, cuius, communi sensu, perfecta imago habebatur. Die 31 Ianuarii mensis a. 1888 Sanctus Salesianae Societatis Fundator ad caelestia promerita praemia capessenda a Dea fuit vocatus. Michaël Rua quando Pater et Magister e terra sublatus est, veluti alter Eliseus edstitit, et in eo quoque completus est spiritus eius (Eccli., 48, 13). Supremo totius Societatis regimine assumpto, vigilantissinme cavit non solum ne minimum quid immutaretus quod a sancto Ioanne fuisset constitutum, quin imo totus fuit ut ad mentem eiusdem Sancti Fundatoris, eius opus perficeretur. Quod, Deo et Beata Virgine auxiliantibus, mirifice est assequutus. Ipse porro animi demissione, alloquii suavitate, sollicita erga omnes caritate, vigili prudentia, ardentissimo zelo in exemplum refulsit: orationi vel in ipsis externis curis maxime se dedit: erga sacrosanctam Eucharistiam flagrantissima religione ferebatur, in lacrimas, dump sacrum peragebat, effusus, longasque coram Christo in sacramento moras protrahebat. Beatissimam Virginem singulari prosequebatur amare, eiusque laudes celebrare numquam destitit. Romani Pontificis iura a suis quoque defendi, eiusque non rnonitis tantum sed et nutibus obsequi mandabat. Missiones ad infideles summa cura promovit. Piae Societatis regulas ad unguem servavit, nullam cibi, licet infirmo, relaxationem indulgens. Paenitentiae studio aspere suum corpusculum tractabat, fere nullam ci requiem concedens, dia noctuque labori insistens. Paupertatis studiosissimus eam sibi, ut S. Bonaventurae verbis dicatur, desponsasse visus est. Detritis vestibus semper est usus, sed mundis: si quae novae offerrentur eas constanter repudiabat. Has ceterasque virtutes Deus magnifice rependit. Pia enim Societas sub eius regimine plurimum amplificata, solidata et ad perfectionem adducta fuit: ipsum autem intima cum Deo unione ditatum fuisse communis est eorum, qui cum eo consuetudinem habuerunt, existimatio, atque hoc idem nonnulla, ut ferunt, prodigio, sive ante sive post eius obitum a Deo patrata, innuunt. Hos tantos labores, has tantas virtutes pretiosa iustorum morte, quam die 6 Aprilis a. 1910 Michaël oppetiit, Deus coronavit. Iusta funebria sollemni triumpho iure merito aequiparata sunt; universa enim Taurinensis civitas ad illius cadaver invisendun, accurrit, euinque sanctum conclamabat. Haec sanctitatis fama magis magisque per orbem increvit. Quare duodecimo vix labente post eius obitum anno in archiepiscopali Taurinensi Curia, ordinaria auctoritate ab anno 1922 ad a. 1928 super sanctitatis fama constructus fuit processus: constructi quoque alii duo fuerunt seu diligentiarum, quem vocant, seu super cultu numquam praestito. Die 22 Maii mensis a. 1935, Sacra Rituum Congregatio, scriptis perpensis, nihil ohstare decrevit quominus ad ulteriora procedi quiret. Interim plurìmae postulatoriae litterae Summo Pontifici fuerunt oblatae ut Causa huius Servi Dei a Sacra Rituum Congregatione pertractaretur. Novero enim Cardinales, vigintinovem Archiepiscopi, ultra sexaginta Episcopi, metropolitanum Taurinense Capitulum, pluraque alia Canonicorum Capitula, nonnulla clericorum Seminario, Rev.mus Terrae Sanctae Custos, pluresque Generales Ordinum seu Congregationum Praeporiti, aliique non pauci enixe hoc efflagitarunt. Quum itaque omnia ad normam iuris essent parata, Rev.mo D. Francisco Tomasetti Piae Societatis S. Francisci Salesii Generali Postulatore instante, in Ordinario coetu die 14 Ianuarii habito, Em.mus ac Rev.mus D. Cardinalis Alexander Verde, Causae huius Ponens seu Relator, dubium proposuit discutiendure: An signanda sit Commissio Introductionis Causae in caso et ad effectum, de quo agitur, et super hoc de more retulit. Em.mi ac Rev.mi PP., hac audita relatione, nec non auditis Officialium Praelatorum suffragiis scripto datis, auditoque voce quoque R. P. D. Salvatore Natucci, Fidei Promotore Generali, omnibus mature perpensis, rescribere consuerunt: Affirmative, seu Signandam esse Commissionem Introductionis Causae, si Sanctissimo placuerit. Facta autem sequenti subsignata die SS.mo D. N. Pio Papae XI ab infrascripto Cardinali relatione, Sanctitas Sua Sacrae Congregationis rescriptum ratum habens, propria manu Commissionem Introductionis Causae Servi Dei Michaëlis Rua, signare dignata est. Datura Romae, die 15 Ianuarii a. D. 1936. C. Card. LAURENTI, S. R. C. Praefectus. L. + S. A. CARINCI, Secretarius. |
DECRETO PER L'INTRODUZIONE DELLA CAUSA DI BEATIFICAZIONE E CANONIZZAZIONE DEL SERVO DI DIO D. MICHELE RUA SACERDOTE DELLA PIA SOCIETÀ DI S. FRANCESCO DI SALES Si legge nel libro dei Re che Eliseo, prima che Elia fosse rapito in cielo su d'un carro di fuoco, gli dimandasse per sè il doppio del suo spirito. Ti prego, disse, che in me si raddoppii il tuo spirito. Ed Elia gli rispose: Se rei vedrai quando io sarò tolto da te, ti sarà concesso quello che hai dimandato; ed aggiunge il sacro scrittore: lo spirito di Elia si posò sopra di Eliseo (IV, 2, 9-10, 15). Or a quanti si mettono a ponderare la vita del Servo di Dio Michele Rua chiaramente appare che lo spirito di S. Giovanni Bosco si posò sopra di lui, come quello di Elia sopra di Eliseo, come vedremo. Michele Rua ebbe per genitori Giovanni Battista e Maria Ferrero, di condizione operai, ammirevoli per bontà di costumi e religiosa pietà. Nato il 9 luglio del 1837 in Torino, due giorni dopo fu battezzato nella parrocchia, detta allora dei Santi Simone e Giuda, ed ora di San Gioachino. I primi germi di religiosa pietà, impressigli nell'animo per cura dei pii genitori, col crescer dell'età fiorirono in modo che, fin dall'adolescenza era citato ad esempio tra i coetanei. Nel 1845 ricevette la Cresima e l'anno dopo fu ammesso alla santa Comunione. Frattanto, rimasto orfano di padre, essendosi, per disposizione di Dio, fortunatamente incontrato con S. Giovanni Bosco, incominciò a frequentare di tanto in tanto l'Oratorio, che era allora proprio agli inizii; e, dopo aver per due anni atteso agli studi presso i Fratelli delle Scuole Cristiane, entrò definitivamente nell'Oratorio, di cui sarebbe stato l'astro più fulgente Sotto la sapiente guida di S. Giovanni Bosco fece tali progressi, così negli studi come nella virtù, che fin d'allora lo stesso santo fece su di lui grandi disegni, e presagì ch'egli avrebbe portato l'opera sua a compimento. Compiuti con somma diligenza e lode gli studi di lettere, filosofia e teologia ed iniziato agli ordini sacri, il 17 dicembre del 1859 ricevette il Suddiaconato. Nel giorno seguente si posero le prime fondamenta della Pia Società Salesiana, ed, a votazione segreta dei soci, Michele Rua fu eletto all'unanimità Direttore spirituale, colla più cordiale approvazione del Santo Fondatore. Nel marzo del 186o fu promosso al Diaconato e nel luglio al Presbiterato con ineffabile gaudio dell'animo suo e con grande letizia di tutta la famiglia Salesiana con a capo S. Giovanni Bosco. Esercitò in seguito così perfettamente tutte le cariche della Pia Società, che lo stesso Santo, annuendo al desiderio di Leone XIII, che lo consigliava a nominare un suo vicario generale per il governo della Società, nel 1884 elesse a tale difficilissimo incarico il nostro Servo di Dio. Quanto sapiente e prudente sia stata questa scelta è chiaramente provato dallo sviluppo mirabile, sia materiale che spirituale, raggiunto dalla Società sotto il governo del Servo di Dio, che nulla ebbe più caro che conservare del tutto integro lo spirito del Santo Fondatore di cui, a voce di tutti, era una immagine perfetta. Il 31 Gennaio 1888, il Santo Fondatore della Società Salesiana fu chiamato da Dio a ricevere il premio celeste ben meritato. D. Michele Rua, quando il Padre e Maestro fu tolto a questa terra, come un secondo Eliseo, era presente, e in lui pure si riversò completo il suo spirito (Eccli., 48, 13). Assunto il supremo governo della Società, non solo curò con ogni vigilanza che nulla, neppure la più piccola cosa, si osasse cangiare di quanto era stato stabilito da S. Giovanni Bosco, chè anzi si adoperò in tutti i modi perchè ogni cosa fosse, secondo il suo spirito, condotta a perfezione. Il quale intento, coll'aiuto di Dio e della Beata Vergine, conseguì mirabilmente. Egli stesso poi rifulse in esempio per grande umiltà d'animo, soavità di parola, sollecita carità verso tutti, vigile prudenza, ed ardentissimo zelo: all'orazione si dedicò con ogni diligenza anche in mezzo alle sollecitudini esteriori: verso la Santissima Eucaristia sentiva un amore ed un trasporto ardentissimo, effondendosi in lacrime durante la celebrazione della S. Messa, e protraendo a lungo le sue- visite a Gesù Sacramentato. Amava anche con trasporto particolare la Beatissima Vergine, nè mai cessò di celebrarne le lodi. Raccomandava ai suoi di difendere i diritti del Romano Pontefice e di essere ossequenti non soltanto ai suoi precetti, ma ben anche ai suoi desiderii. Promosse con somma cura le Missioni presso gli infedeli. Osservò scrupolosamente le Regole della Pia Società, non permettendosi, anche se infermo, la minima eccezione. Per amore di penitenza trattava aspramente il suo debole corpo, non concedendogli quasi alcun riposo, insistendo giorno e notte nel suo lavoro regolare. Amantissimo della Povertà, parve, per usare la frase di S. Bonaventura, che egli l'avesse sposata. Usò sempre vesti logore, ma pulite; non accettò mai quelle nuove che gli venivano offerte. Queste e le altre sue virtù Iddio rimunerò con magnificenza. Poichè la Pia Società sotto il suo governo si estese moltissimo, si consolidò e raggiunse il suo completo sviluppo. Che egli poi godesse di una intima unione con Dio è giudizio comune di tutti coloro che quotidianamente trattavano con lui, ed è confermato, come dicono, da non pochi prodigi operati da Dio prima e dopo la sua morte. Coteste sue grandi fatiche, coteste sue grandi virtù, furono coronate da Dio colla preziosa morte dei giusti cui D. Michele Rua andò incontro il 6 aprile 1910. I suoi funerali furono meritamente paragonati ad un solenne trionfo: l'intera città di Torino accorse a vederne la salma, proclamandolo santo. Questa fama di santità sempre più crebbe nel mondo. Per cui, dopo dodici anni appena, fu istruito nella Curia Torinese colla sua ordinaria autorità il processo sulla fama di Santità che durò dal 1922 al 1928: e furono anche istruiti gli altri due processi l'uno così detto Diligentiarum e l'altro De non cultu. Il 22 Maggio 1935 la Sacra Congregazione dei Riti, esaminati gli scritti del Servo di Dio, dichiarò non esservi nulla in contrario a procedere innanzi. Frattanto furono presentate al Sommo Pontefice molte lettere postulatorie perchè la S. Congregazione dei Riti intraprendesse la discussione della Causa di questo Servo di Dio. Istantemente ne fecero domanda nove Cardinali, ventinove Arcivescovi, oltre sessanta Vescovi, il Capitolo Metropolitano Torinese, molti altri Capitoli, parecchi Seminarii, il Rev.mo Custode di Terrasanta, molti Generali di Ordini e Congregazioni e non pochi altri. Pertanto, essendo tutto preparato e disposto secondo il diritto, ad istanza del Reverendissimo Don Francesco Tomasetti, Postulatore Generale della Pia Società di S. Francesco di Sales, nella Congregazione Ordinaria del 14 Gennaio scorso l'Eminentissimo e Rev.mo Signor Cardinale Alessandro Verde, Ponente, ossia Relatore di questa Causa, propose alla discussione il dubbio: Se si dovesse firmare la Commissione dell'Introduzione della detta Causa, e su di esso fece la sua relazione. Gli Em.mi e Rev.mi Padri, dopo la Relazione ed i Voti dati per iscritto dai Prelati Officiali, e sentito a voce il parere del Rev.mo Mons. Salvatore Natucci, Promotore Generale della Fede, dopo maturo esame di ogni cosa, emisero parere favorevole, ossia che si dovesse firmare la Commissione dell'Introduzione della Causa, se così fosse piaciuto al Santo Padre. Nel giorno seguente, sotto datato, avendo il Cardinale sottoscritto fatta la relazione a Sua Santità Pio XI, il Santo Padre, approvando il Rescritto della Sacra Congregazione, si degnò di firmare di propria mano la Commissione dell'Introduzione della causa del Servo di Dio Michele Rua. Dato in Roma il 15 Gennaio 1936. CAMILLO Card. LAURENTI Prefetto della S. C. dei R. ALFONSO CARINCI, Segretario. |
Il ritmo ordinario della vita della CasaMadre, all'ombra del santuario di Maria Ausiliatrice, s'è fatto più intenso la domenica 9 e la domenica 16 febbraio. La domenica 9, per la commemorazione di P. Giuliani; la domenica 16, per la visita pastorale dell'Em.mo Cardinale Arcivescovo.
La commemorazione di P. Giuliani.
P. Reginaldo Giuliani O. P. crebbe all'Oratorio, studente di ginnasio dal 1901 al 1904, e all'Oratorio maturò la sua vocazione all'Ordine Domenicano, serbando sempre per Don Bosco la più fervida divozione e per la famiglia salesiana un affetto filiale. L'eroica fine che ha coronato il suo apostolato di cappellano militare, così ardente e generoso fin dalla grande guerra, ebbe quindi un'eco profonda nella Casa che lo vide fanciullo e sentì i palpiti del suo cuore esuberante di pietà e di zelo fin dagli albori della giovinezza. E gli ex-allievi interni, santamente fieri di tanta gloria, si affrettarono ad aggiungere ai fraterni suffragi una degna celebrazione del ministro di Dio. Di buon mattino convennero numerosi ad ascoltare la santa Messa nella storica cappella Pinardi offrendo preghiere e comunioni in suffragio dell'anima eletta. Quindi sfilarono, colle loro bandiere e i gagliardetti del Fante e dei Decorati al valore civile, al teatro nuovo dell'Oratorio festivo rigurgitante di folla e,di rappresentanze di associazioni cattoliche e patriottiche, per la commemorazione ufficiale. L'Ass. Eccl. D. Pavese diede lettura di due nobili indirizzi dell'Em.mo Card. Arcivescovo di Torino e dell'Arcivescovo Castrense, Mons. Bartolomasi, e di altre calorose adesioni. Prese poi la parola il successore designato dell'eroico cappellano, il teol. comm. De Amicis impegnandosi a portare personalmente l'omaggio dei compagni alla tomba dell'intrepido Domenicano appena raggiunto il suolo africano. Il discorso ufficiale fu tenuto dal comm. Alpino, il quale rievocò gli anni trascorsi da P. Giuliani fanciullo all'Oratorio e chiuse la sintesi della sua vita gloriosa ricordando due gesti indimenticabili dell'affezionato ex-allievo: la provvista di pane ai giovani dell'Oratorio salesiano di Fiume nei giorni della conquista, e la costruzione della chiesa di Adi Cajeh ch'egli dedicò alla Vergine, a S. Domenico ed a S. Giovanni Bosco. Dopo la lettura di affettuosi versi del nostro D. Secondo Rastello, chiuse la cerimonia P. Filippo Robotti O. P. esaltando l'armonia dello spirito domenicano e salesiano dell'eroico Estinto. Dominava il palco l'effigie di P. Giuliani, dipinta dal grande mutilato cav. Natoli,
La visita pastorale dell'Em.mo Cardinale Arcivescovo.
Attesa con ansia e preparata da apposito triduo predicato dal teol. prof. Perino-Bert, la visita pastorale riuscì non solo una imponente manifestazione di spirito cristiano ma anche una calorosa dimostrazione di filiale divozione dei parrocchiani dell'Ausiliatrice all'angelo della Diocesi, l'Em.mo Cardinale Arcivescovo Maurilio Fossati. Sua Eminenza celebrò la messa della comunione generale, visitò tutte le opere ed associazioni parrocchiali, i due fiorenti Oratori, maschile e femminile. colle varie branche dell'Azione Cattolica e chiuse la visita nella basilica di Maria Ausiliatrice colle preci di rito, una paterna allocuzione e la Benedizione eucaristica. L'indomani compiva il ministero pastorale visitando gli Istituti residenti in Parrocchia, indugiandosi affabilmente nella Casa Parrocchiale, nella Casa Generalizia delle Figlie di Maria Ausiliatrice e nella S. E. I.
I lavori per l'ampliamento.
Nonostante l'inclemenza della stagione i nostri bravi muratori hanno proseguito alacremente i lavori in tutte le ore possibili, conducendo le massicce fondamenta, quasi per tutta l'area, a livello del cortile. Visitatori e pellegrini, stupiti della mole dei lavori, affrettavano coi voti il compimento della grande impresa. Cari Cooperatori, non la dimenticate. Sosteneteci, aiutateci, trovateci nuovi benefattori.
ITALIA. Torino, Borgo S. Paolo. - Il primo decennio della Chiesa di Gesù Adolescente.
Il 31 ottobre u. s. s'è chiuso il primo decennio di vita della chiesa di Gesù Adolescente, sorta in un triennio accanto al fiorente Oratorio di Borgo San Paolo e consacrata dall'allora Ecc.mo Arcivescovo di Torino Mons. Giuseppe Gamba, poi Cardinale di Santa Chiesa. La data gloriosa è passata in silenzio, non perchè non meritasse una celebrazione, ma perchè i buoni Sampaolini preferirono attendere il collaudo dell'attività spirituale del sacro tempio dal Pastore dell'Archidiocesi, l'Em.mo Card. Maurilio Fossati, che fece la sua prima visita pastorale il 9 febbraio u. s. Collaudo trionfante! Sua Eminenza potè constatare personalmente l'efficienza di un'opera provvidenziale che trae particolare impulso dalla divozione alla Sacra Famiglia ed a Gesù Adolescente. Zeppa la chiesa a tutte le funzioni: associazioni parrocchiali ed oratoriane perfettamente organizzate e numerosissime: spirito di pietà, di fede, di apostolato veramente ammirabile. Il buon Pastore fu largo di plauso e di incoraggiamenti. Ma il massimo conforto l'ebbe indubbiamente nella cordialità della vita religiosa che fiorisce così rigogliosamente nel popoloso rione. La popolazione, giovani ed adulti, fa infatti un cuor solo coi Salesiani aderendo generosamente a tutte le iniziative. Per non dir dell'Oratorio, basterebbe seguire le tappe principali della vita del Santuario, eretto a parrocchia il 1° marzo 1934. Fu un sensibile incremento in tutte le sezioni oratoriane già costituite, per la maggior comodità delle sacre funzioni e delle pratiche di pietà.
Il 13 maggio 1926 in seno all'Unione Padri Famiglia, si fondava la Lega della Sacra Famiglia che raccoglieva subito qualche centinaio di uomini a maggior slancio di vita cristiana. L'anno seguente, ecco l'Unione del Sacro Cuore e l'Apostolato della preghiera per la sezione femminile. Bellissime iniziative nel Circolo e nella Sezione Aspiranti. Ogni primo venerdì del mese ecco un bel numero di giovani precedere di buon'ora le mamme alla Comunione riparatrice. Ogni terzo giovedì del mese eccoli numerosissimi all'ora di adorazione.
Coll'edificio spirituale, procedettero contemporaneamente i lavori di completamento della costruzione materiale. Il 29 gennaio 1928, S. Ecc. Monsignor Coppo benedisse l'orologio della torre campanaria, dono del cav. Vincenzo Lancia, e si inaugurarono le balaustre marmoree dell'alzar maggiore. Il 9 febbraio 1430, il compianto Rettor Maggiore D. Rinaldi benedisse l'altare e la pala di Maria Ausiliatrice. II 26 aprile 1931 consacrazione dell'altare di Don Bosco, dono della famiglia Pleuna. ll 29 maggio 1932, compiuto il basamento in marmo del presbiterio, inaugurazione della grandiosa decorazione dell'abside, dovuta alla munificenza dei coniugi Ferreri. Il 1933 segnava altri notevoli progressi: pavimento di marmo in presbitero, offerto dal sig. Candela Girolamo, decorazione della cappella dell'Ausiliatrice, benedizione dell'altare del Sacro Cuore costrutto colle offerte spicciole della popolazione e delle associazioni oratociane, benedizione dell'altare di S. Giuseppe, dono della famiglia Masoero. Nel 1934, decorazione della cappella del Sacro Cuore, basamento in marmo a tutte le colonne della chiesa. 1° marzo, erezione della parrocchia ; primo parroco Teol. Don Camillo Brizio, chiamato al Cielo dopo appena un anno di ministero parrocchiale il 26 aprile 1935. Al successore Don Francesco Vitale lasciava la parrocchia organizzata ed in piena efficienza. Le sue ultime ore furono consacrate alle sacre missioni per l'acquisto del Giubileo che vide i 17ooo parrocchiani sfilare devotamente in diversi turni alle chiese fissate per l'eccezionale indulgenza. Provvisto fin dall'inizio il battistero, la chiesa s'arricchì anche dell'organo nel dicembre dello scorso anno, colmando il giusto desiderio dell'ottima schola cantorum. Di fronte allo spettacolo di tanto fervore di vita cristiana, dell'imponente organizzazione delle varie branche dell'Azione Cattolica, delle 24 classi di catechismo, delle associazioni ausiliari religiose e ricreative, al fremito di un'onda di giovinezza incontenibile, fra l'entusiasmo della buona popolazione, l'Em.mo Cardinale Arcivescovo chiuse la visita pastorale compiacendosi vivamente col direttore Don Castellotti e affermando che riteneva come l'opera più cara del suo pastoral ministero l'erezione di una parrocchia così fiorente.
BOLIVIA. La Paz. - L'omaggio del collegio "Don Bosco" agli ex-allievi caduti nella guerra del Chaco.
Una commoventissima cerimonia ha raccolto le massime autorità della Repubblica nel collegio « Don Bosco » per l'inaugurazione di un ricordo marmoreo ai nostri ex-allievi caduti nella guerra del Chaco. L'inno nazionale salutò l'ingresso del Presidente della Repubblica che, ossequiato dai superiori e dalle personalità intervenute, passò subito nel salone ov'erano murate due grandi lapidi coi nomi dei caduti. Dopo l'omaggio del Direttore, S. E., circondato dal Nunzio Apostolico, dal Ministro della Guerra, dall'Incaricato d'Affari d'Italia, dal Ministro di Francia, dal Capo di Stato Maggiore, dal Vicario Generale della Diocesi e da numerosi ex-allievi e rappresentanze, tolse il veto che copriva le due lapidi ed il Nunzio Apostolico le benedisse aggiungendo preci di suffragio pei valorosi caduti. La banda del Collegio commentò la cerimonia con una delicata marcia funebre; quindi prese la parola l'Incaricato d'Affari d'Italia, dottor Piero Toni, il quale esaltò in un vibrante discorso l'eroismo dell'esercito boliviano e l'opera di educazione del collegio «Don Bosco » che ha dato tanto tributo di sangue pel passato e che proprio di quei giorni offriva uno degli otto volontari per l'Africa Orientale, presente cogli altri sette alla cerimonia, con una grande corona di fiori, omaggio dei soldati italiani al valore dei soldati boliviani. Al dottor Toni, seguì un alunno del Collegio che espresse l'entusiasta ammirazione dei compagni per gli ex-allievi caduti promettendo di imitarne il valore. Chiuse la cerimonia lo stesso Presidente felicitandosi coi superiori e cogli alunni per l'ottima educazione salesiana ed animandoli a crescere sempre negli stessi nobili sentimenti alla scuola tanto apprezzata di S. Giovarci Bosco
BELGIO. Vieux Héverlé. - Benedizione della prima pietra della Chiesa dell'Istituto Teologico Salesiano.
L'ultimo giorno dello scorso anno il Rettor Magnifico dell'Università di Lovanio S. E. Mons. Ladeuze ha benedetto solennemente, alla presenza dell'Ispettore salesiano, del Decano di Héverlé, di numerosi Parroci, vari Superiori di Ordini religiosi, e di tutti i Direttori dell'Opera salesiana in Belgio, la prima pietra della erigenda chiesa del nostro fiorente Studentato teologico che raccoglie 49 studenti di teologia e 7 di filosofia, 4 dei quali frequentano la vicina Università di Lovanio. Dopo la cerimonia religiosa gli alunni offersero al Rettor Magnifico ed agli invitati un'accademia di omaggio, che Mons. Ladeuze chiuse con nobili parole e con questa paterna esortazione: La classe dirigente non è più soltanto quella che finora si riteneva come tale. Ai giorni nostri bisogna dire che vi sono parecchie classi dirigenti, o, se preferite, che vi sono dirigenti in tutte le classi. Fatevi dunque coscienza, o cari Salesiani, della vostra missione, . che è quella di formare i quadri della classe operaia. Ed in vista di questo lavoro di domani, attrezzatevi oggi a quella solida formazione teologica che si fonda da un lato su S. Tommaso e dall'altro su S. Giovanni Bosco il quale seppe così mirabilmente adattare gli insegnamenti dell'Angelo delle Scuole alle necessità moderne.
CILE. Valparaiso. - Benedizione di un tempio dedicato a S. Giovanni Bosco.
Il giorno d'Ognissanti u. s. S. E. Mons. Del Canto, vescovo di San Felipe, assistito dai Salesiani, Passionisti e Mercedari, alla presenza di una folla di divoti, ha benedetto solennemente la nuova chiesa dedicata a San Gio. Bosco nella città di Valparaiso. Ha commentato il sacro rito con un elevato discorso il Domenicano P. Huerta. Fungevano da padrini la nobile famiglia Brown e distinte personalità della colonia italiana e cilena.
OLANDA. Lauradorp. - Sviluppo e incremento dell'Opera Salesiana.
Lauradorp è una cittadina della regione più meridionale dell'Olanda che va acquistando importanza di giorno in giorno per lo sfrutta-o mento di ricche miniere di carbone in cui sono finora occupati 2800 operai, di cui 2500 cattolici. La Compagnia mineraria, preoccupata anche della assistenza religiosa di tante anime, ha terminato la costruzione di un'ampia chiesa parrocchiale, annettendovi i locali necessari per lo sviluppo dell'Azione Cattolica. L'ha benedetta solennemente, in una festa indimenticabile, l'Abate della Trappa di Fegelen, e i nostri confratelli chiamati fin dal 1928 a reggere la parrocchia si sono trasferiti nei nuovi locali, intensificando l'attività pastorale che negli anni decorsi dava regolarmente una media di 65.ooo comunioni all'anno. Fiorentissime omai tutte le associazioni di Azione Cattolica, l'Oratorio e le opere giovanili proprie dell'attività salesiana; sentitissima la divozione a Maria Ausiliatrice ed a S. Giovanni Bosco. Numerose e promettenti vocazioni allietano già le nostre Case di formazione.
PARAGUAY. Olimpo. - Il generalissimo Estigarribia fa omaggio a Maria Ausiliatrice nel suo santuario.
Accolto con fervido entusiasmo e cogli onori dovuti, il Generalissimo delle forze armate della Repubblica, l'eroe della campagna del Chaco, Gen. Estigarribia, nell'ultima visita che fece allo storico Forte dei Borboni, si degnava di raggiungere, col suo Stato Maggiore, autorità civili, politiche ed ecclesiastiche, il nostro Oratorio di Olimpo per rendere omaggio a Maria Ausiliatrice «Patrona del Chaco ». Superiori ed alunni, con elette rappresentanze della popolazione, gli improvvisarono una calorosa dimostrazione, coronata da un affettuoso discorso del nostro missionario D. Livio Farina. Il Generale gradì un'artistica medaglia di Maria Ausiliatrice e, dopo aver pregato nel sacro tempio, rivolse la sua parola al pubblico elogiando soprattutto le madri Paraguayane largamente rappresentate e promettendo di ritornare con maggior suo agio a venerare la celeste Patrona nel suo bel tempio.
1000 è il numero del fascicolo delle Letture Cattoliche di aprile. Bella pietra miliare sulla via dell'apostolato di Don Bosco per la buona stampa. Acquistatelo tutti. - S. E. I - L. 1,50.
ITALIA. Catania. - Commemorazione del nostro compianto Prof. Don Ubaldi alla R. Università.
Il 20 febbraio u. sc. nell'aula di Lettere della Regia Università di Catania il Comitato per le onoranze in memoria del prof. Don Paolo Ubaldi, spentosi quasi improvvisamente nel luglio del 1934 a Milano, dove teneva la cattedra di letteratura cristiana antica della Università Cattolica, ha promosso una commovente cerimonia commemorativa di cui diamo la cronaca seguendo il Popolo d'Italia del 21 febbraio.
Gli ex-alunni hanno offerto alla R. Università un ritratto ad olio del venerato Maestro, che vi insegnò letteratura greca dal 1919 al 1924, ammiratissimo per il suo alto valore di filologo e profondamente amato per la nobiltà del suo animo.
Alla cerimonia, di carattere intimo, hanno partecipato moltissimi ex-alunni ed ammiratori del Maestro, che hanno ascoltato con commozione il ch.mo prof. Francesco Guglielmino, il quale, prendendo in consegna il ritratto a nome della Facoltà di Lettere, ha con animo profondamente commosso rievocato con molta efficacia la figura dell'uomo, del filologo e del maestro, mettendo in particolare rilievo il largo contributo che egli portò nell'interpretazione di Eschilo, che, si può dire, per opera sua è stato rivelato nel suo potente spirito di poeta.
A nome degli ex-alunni ha quindi parlato il prof. Domenico Magrì che ha rievocato con incisiva parola la comunione di spiriti che il prof. Ubaldi sapeva creare nella sua scuola in cui portava non solo la fulgida luce dell'intelletto ma anche la generosità del cuore e l'ardore di carità di discepolo di Dori Bosco.
Agli intervenuti è stato distribuito un opuscolo, in cui il prof. Emanuele Rapisarda, uno dei più devoti discepoli, ha tracciato un bel profilo del Maestro ed ha messo fra l'altro in rilievo la particolare gratitudine che la filologia italiana deve all'Ubaldi, per essere stata liberata dal vassallaggio, straniero nel campo degli studi di letteratura cristiana antica, coltivata soltanto da filologi protestanti prima che l'Ubaldi ne suscitasse in Italia l'amore e il più largo interesse. Si deve proprio a tale attività se nelle scuole medie è stato introdotto lo studio degli scrittori latini cristiani.
La "STORIA D'ITALIA" capolavoro di Don Bosco.
Che quest'opera sia il capolavoro del Santo scrittore, e un capolavoro in sè, l'hanno riconosciuto le recensioni d'insigni scrittori, primo fra tutti il Tommaseo, e la stampa contemporanea alle varie edizioni, fino al venerando prof. Costanzo Rinaudo, in un lungo accuratissimo articolo pubblicato in Rivista di Torino, gennaio 1934-XIII: più ancora, e con propria serietà scientifica, la R. Accademia delle Scienze di Torino, che il 28 gennaio. u. s. dedicò una seduta della sua Sezione di Scienze Storiche, Flosofiche e Morali alla disamina delle opere storiche di Don Bosco, affidandone la Relazione al prof. Francesco Cognasso della R. Univ. di Torino.
Vi ha dato occasione la pubblicazione del III volume delle Opere e scritti editi e inediti di Don Bosco (Torino, S. E. I.), contenente la Storia d'Italia, edita con criterii scientifici per opera del salesiano Dottor D. Alberto Caviglia, curatore della detta Collezione.
È il più minuto ed esteso lavoro che si sia prodotto intorno ad una delle opere del Santo, appunto perchè il buon discepolo, studiandolo al lume della critica applicata amorevolmente nel suo più nobile significato, vi ha veduto gli elementi del capolavoro.
La pubblicazione si propone anzitutto di dare il testo genuino, restituito alla lezione delle edizioni personalmente curate e rivedute dall'Autore: compito utilissimo per sè, ma di non agevole adempimento, quando si pensi che l'edizione stereotipa, corrente dal 1873 in poi, era stata ritoccata, anzi rivestita di ricercatezze e preziosità d'elocuzione, e insomma d'uno stile del tutto alieno dalle abitudini e dalle intenzioni dell'Autore stesso.
Insieme con questa cura, cui fu atteso con scrupolosa diligenza, il bravo e studioso editore vide la necessità di dare la storia dell'opera nelle idee, nella derivazione delle fonti, nella vita del libro attraverso le varie edizioni: col risultato di mostrare in Don Bosco l'incredibile e insospettata fatica del lavoratore, e nel libro un capolavoro della letteratura giovanile e un documento dello spirito d'un Santo cittadino.
Un forte Discorso introduttivo, dove l'acume dell'indagine si accompagna ad una esauriente compiutezza d'informazione, prende appunto ad illustrare: I tempi e le idee; La materia e la forma; La storia del libro. - Il Santo autore vi è collocato nella cornice storica delle idee e correnti politiche e culturali del tempo suo, nell'ora incerta e difficile (la 1a Edizione è del 1855-56, e la 2a è del 1859): nel moto pedagogico e trattatistico; nella storiografia della metà dell'Ottocento: tra gl'indirizzi religiosi e politici di quell'età: - Anche scrivendo un libro di compilazione per la gioventù, con scopo educativo ben diverso dall'indirizzo ghibellino dei nuovi tempi, l'Autore non poteva, come uomo di carattere, non imprimervi le sue idee, e, senza far politica, la sua visione della Storia italiana doveva mostrarsi cristiana e cattolica, aderendo, fin dove possibile alla corrente dei Neoguelfi. E le idee e i principii rivelano in lui, attraverso la semplicità del suo dettato, l'uomo di pensiero. - Egli vede e fa sentire l'unità millenaria della gente italiana, dalle prime origini all'ora dei nuovi tempi: idea (allora non comune) che si congiunge ad un nobile profondo affetto alla Patria sua, la Grande Patria e la piccola del suo Piemonte, coi suoi Principi Sabaudi. - Vede il Papato in Italia nel suo carattere superpolitico e sacro di Capo della Chiesa, in diritto dell'intangibilità morale e della libertà politica, e la sua idea si avvera e trionfa nella Conciliazione. - Nelle vicende della Storia e in presenza delle azioni umane, rivendica il principio della giustizia e della religione, e insieme ne trae, senza forzare la storia, la morale pratica adattata alla vita quotidiana dei suoi giovani lettori, come appunto gliene faceva merito il Tommaseo.
Una vera rivelazione ci dà lo studio della derivazione della materia. Da un libro che non cita quasi mai le sue fonti, lo studioso editore, con una pazientissima ricerca, ha potuto ricostruire interamente la bibliografia di quasi 8o opere, di cui l'Autore si è indubbiamente servito per la sua compilazione. - Sono quasi tutti, più che fonti storiche, modelli, sui quali è ricalcata, parte per parte, l'esposizione: e si va dall'umile Giannetto al grande Muratori. S'immagini quanta fatica gli sia occorsa!
Ognuno dei 156 capitoli, brevi e finiti come tanti quadri, e pure legati dalla continuità storica, è corredato, fuori testo, d'una Nota che dichiara quali siano le provenienze della materia quasi d'ogni capoverso, e, quando occorre, dà pure un'idea delle relazioni che il contenuto può avere con le circostanze e le correnti del tempo, e con i principii dell'Autore. Vi sono indicazioni veramente preziose e inaspettate. Certe postille poi sono vere illustrazioni documentarie del pensiero di Don Bosco, spiegandone l'origine, le ragioni, gli scopi: come avviene pei capitoli sul Dominio temporale dei Papi, su Dante, su Galileo, Rosmini, Manzoni.
Questa maniera di comporre il libro, unica forse nel suo genere, ed unica certamente nell'intera opera letteraria di Don Bosco, fu suggerita all'Autore unicamente dalla sollecitudine della forma. Voleva che in ogni momento il racconto fosse di agevole comprensione e dilettevole pei suoi lettori; e andò ricercando, passo per passo, dove fosse meglio detto, secondo codesto intento, per modellarvi sopra la sua esposizione facile, semplice, chiara.
Ma di tutta questa fatica, che le Note rivelano, nessuno s'era mai accorto e non poteva dubitarne, perch'Egli ha fatto non un intarsio, ma una traduzione e fusione del tutto nel suo stile proprio, così familiare, così umile e piano, volgare non mai, come fu quello della sua conversazione: quello stile di Don Bosco che, come fu detto dal Caviglia stesso, non si tocca e non si imita.
Riferiamo qui testualmente le autorevoli parole del Rinaudo: « Dopo il lavoro che vi si fece attorno, il libro di Don Bosco appare veramente qual è, d'una tale importanza che la storia della letteratura e della pedagogia e la storiografia non possono trascurarlo. Rispetto a Don Bosco esso è il frutto d'un lavoro insospettato, d'una fatica che si stenta a collocare fra tutto il resto della sua prodigiosa attività, d'un amore alla gioventù e alla sua Patria, quale soltanto si può conoscere collocandolo, come si fece, nella luce de' suoi tempi, e leggendo le sue proprie parole. Giustamente il Caviglia intitola il suo studio (ch'è dedicato al suo Maestro, S. E. il Ministro Fedele): La Storia d'Italia, capolavoro di Don Bosco.
» Possiamo dire che anche l'opera dello studioso Salesiano corrisponde al merito del soggetto: questo può essere notato da chiunque prenda in mano il volume, e veda la diligenza e la compiutezza di quanto vi è stato disposto: la Bibliografia, la Tabella comparativa delle edizioni, le Postille speciali, le Note preliminari ai due Inediti, la cura della restituzione del testo, le Note ai capitoli, perfino la scelta dei facsimili originali. L'amoroso figlio spirituale di Don Bosco ha trattato l'opera del Padre con lo stesso metodo e con la stessa cura con cui avrebbe trattato un'opera preziosa di biblioteca o di letteratura d'altri tempi: è la critica applicata nel suo più simpatico atteggiamento e col migliore dei risultati ».
Ed è una nuova rivelazione gloriosa di Don Bosco (1).
(1) DON Bosco, Opere e scritti editi e inediti pubblicati e riveduti secondo le edizioni originali e manoscritti superstiti - Volume terzo - LA STORIA D'ITALIA. Società Editrice Internazionale, Torino, 1935 in-8, di pag. CXI-6oo. L. 40.
La parola a un giovinetto. Carissimi, avrete certamente saputo che la Direzione de Lo Scolaro (il bellissimo Corriere settimanale dei Piccoli Studenti che si stampa in Genova, Vico S. Matteo 12, e costa appena L. 12,30 all'anno solare e L. 10,30 all'anno scolastico) aveva bandito per l'aprile dell'anno scorso un concorso fra gli alunni delle scuole elementari e medie inferiori del Regno su Don Bosco. Il successo fu pieno: migliaia di alunni corrisposero con componimenti riboccanti di affetto e di divozione. Se ne potrebbe fare un volume. Ma io mi accontento di rubarne uno che mi pare utilissimo ad elevare il vostro cuore a Dio perchè fa una riflessione giustissima sulla pietà del Santo. Sentite:
«Se Giovanni Bosco fosse cresciuto in una grande città, forse non avrebbe posseduta quella grande semplicità e quello schietto sorriso, che tanto lo resero desiderato e socievole.
» Invece, inginocchiandosi sulla zolla smossa, e togliendosi il cappello al suono dell'Angelus, Giovanni poteva ammirare le bellezze del creato, vedere i campi arati, le viti rigogliose ed il cielo, l'immenso cielo, popolato dalla moltitudine infinita delle stelle lucenti, ed allora, fra i gorgheggi degli uccelli e lo stormire degli alberi, egli s'inginocchiava, giungeva le mani, ed alzato il volto, pregava... pregava fervorosamente, con tutto il suo piccolo cuore, con tutto il trasporto della sua età giovanile.
Quali ineffabili conversazioni, quali promesse, quali propositi di bene e di opere buone!
Non si può intendere cosa sentisse il piccolo contadinello, inginocchiato sopra quelle zolle, che quel giorno aveva bagnate col sudore della sua fronte.
Una gioia grandissima certamente, una consolazione senza pari ».
FILIPPO CARRETTO
III Ginn. - R. Ginn. Gioberti - Torino.
Procuratevi anche voi sovente questa gioia, carissimi amici, approfittando di tutto per innalzare il vostro cuore a Dio. Ricordate i versi del poeta:
Ovunque il guardo io giro immenso Dio ti vedo, nell'opre tue ti ammiro, ti riconosco in me...
Così crescerete buoni, pii, diligenti e laboriosi e sarete davvero la gloria della Patria e della Chiesa, la consolazione dei vostri cari e del vostro
aff.mo Don GIULIVO.
Offerta dei Kivaretti per l'ampliamento della chiesa di Maria Ausiliatrice in Torino.
I piccoli Kivari raccolti ed educati nella nostra missione di Macas hanno messo insieme 33 sucres (circa 50 lire) ed hanno inviato la loro offerta al Sig. D. Ricaldone con una lettera affettuosa di cui diamo il testo e la traduzione:
Amatissimo Padre,
I nostri missionari ci dicono che molto lontano di qui c'è un prete grande come Don Bosco, e questo prete sei tu. Noi quindi ti amiamo molto affettuosamente, e ti ringraziamo di gran cuore perchè mandi fra noi i tuoi missionari, e ti promettiamo di pregar sempre per te. E siccome sappiamo che tu stai edificando una chiesa più grande a Maria Ausiliatrice, vogliamo aiutarti un poco tinche noi. E vero che siamo poveri e non possediamo molto, ma tu gradirai anche i pochi soldi con cui intendiamo manifestarti il nostro amore. Maria Ausiliatrice che vede i nostri cuori, accolga la nostra piccola offerta e ci aiuti sempre dal cielo. E tu, gran Padre, che sei tanto buono, prega Maria Ausiliatrice per noi e dille che ci guidi per la via del Cielo.
Noi di qui pregheremo perchè tu abbia sempre a godere buona salute. Tutti i tuoi figli di questa Missione ti salutano per mezzo nostro.
Macas, Natale 1935.
Firmati: Pedro Yambizaz - Carlos Chuindia - Santiago Churay - Julio Sandu - Luis Iimbicti - Antonio Papue - Juan Puycipat - Uashicta Angel - Rafael Mashumar - Domingo Pidru - José Mama Antoni - Isidro Mashieta - Domingo Peasha - Peasha Domingo Ayné - Silvio Peuguera - Humberto Juanga - Caecta - Zanchima Fernando.
Don GIOVANNI M. VIGNA.
Missionario salesiano.
La prima festa di San Giovanni Bosco a Shanghai.
Nel secondo annuale della Canonizzazione di Don Bosco, diamo relazione delle grandi feste celebrate a Shanghai dal 24 maggio al 2 giugno 1935, dolenti che quei bravi confratelli, assorbiti dal lavoro ce l'abbiano inviata con tanto ritardo.
Amatissimo Padre,
La frase non è nostra, era una frase dei giorni delle feste: «trionfo».
La figura di Don Bosco è così viva di attualità da attirare a sè tutti i cuori e da infondere i più accesi entusiasmi; nondimeno ciò che noi vedemmo in quei giorni riuscì a strapparci grida di ammirazione e di stupore. Non si sarebbe mai pensato che il nome, la figura, la vita di Don Bosco fosse già così conosciuta in tutti gli ambienti della città cosmopolita.
Le celebrazioni religiose e civili, malgrado il cattivo tempo, che specialmente il 2 giugno venne a guastare i preparativi, furono un reale successo. Il 24 maggio u. s. nella Chiesa del Sacro Cuore, officiata dai Revv. Padri Gesuiti della Provincia Americana, incominciò la novena solenne con un discorso del Superiore delle Missioni di S. Colombano, Rev. P. W. McGoldrick sullo «Spirito di Don Bosco ». Alla benedizione officiò il Rev.mo Superiore dei PP. Gesuiti di Zikawei. Il 25 vi fu un discorso su « Don Bosco Educatore», tenuto dal
Rev.mo P. L. F. McGreal, Superiore dei Gesuiti Americani e Rettore del Gonzaga College, tenuto dai medesimi. Seguì la Benedizione Eucaristica impartita dal Rev.mo P. J. Verdier, Procuratore dei PP. Gesuiti e Superiore della Chiesa di S. Giuseppe. Il 26 maggio fu dedicato specialmente alla Comunità internazionale e fu radiosissimo per partecipazione di popolo, che già nei giorni precedenti aveva gremito la non piccola chiesa, e per magnificenza di riti. Alle Messe della Comunione generale per la Comunità straniera e cinese, con sermoncini sul nuovo Santo in questa lignua, seguì un solenne Pontificale tenuto da S. E. Rev.ma Mons. A. Haouisée, Vicario Apostolico di Shanghai, e Amministratore Apostolico di Nanckino. La internazionalità del Clero officiante (vi erano infatti italiani, francesi, tedeschi, spagnuoli, cinesi) e del popolo assistente, popolo veramente di tutte le nazioni che sono sotto il Cielo (Atti Ap.) come si può solo riscontrare qui in Shanghai, dava una graziosa impressione dell'universalità della missione di Don Bosco.
La sera un magnifico discorso sulla « Carità di Don Bosco » tenuto dal Superiore della Chiesa del Sacro Cuore, Rev.mo P. J. A. Lennon, e la trina Benedizione Eucaristica impartita dall'Ecc.mo Vicario Apostolico, chiusero le feste religiose per i cattolici speakingenglish, cioè non cinesi, lasciando in tutti grandissime impressioni e accendendo in tutti i cuori un maggior sentimento di amore e di venerazione per Don Bosco, che si manifestava anche nel desiderio vivissimo di avere i cenni della sua vita, stampati nell'Istituto Don Bosco di Shanghai e distribuiti a piene mani.
Non sarebbe completa la descrizione di queste feste se non si facesse speciale menzione della parte musicale sostenuta per intero e con assuluto disinteresse dalla meravigliosa Schola Cantorum dei FF. Maristi del Collegio San Francesco Zaverio. Eseguirono uno sceltissimo programma che culminò nella Missa Pontificalis del M.o Perosi, così bene interpretata da suscitare in tutti la più viva ammirazione.
Un grazie vivissimo anche da queste colonne a tutti; in primo luogo ai PP. Gesuiti che si prestarono in ogni cosa con molta carità ed impegno per la riuscita delle feste; ai componenti di tutti gli Ordini residenti o rappresentati in Shanghai, ai FF. Maristi e loro allievi.
La settimana seguente fu dedicata ai cattolici di lingua cinese, e le funzioni della novena ebbero luogo nella Cappella dell'Ospizio di San Giuseppe, diretto dal noto filantropo cinese Comm. J. Lopahong. La Cappella presentemente è officiata dai Salesiani. Si iniziò il triduo prossimo alla festa di chiusura, il 31 maggio, con lo stesso programma della Chiesa del Sacro Cuore. Beninteso gli oratori furono Padri cinesi, tra cui il Direttore degli studi del Collegio S. Ignazio dei PP. Gesuiti.
La domenica 2 giugno vi fu solenne Pontificale dell'Ecc.mo Mons. S. Tsu, Vicario Apostolico di Haimen, che tenne pure il discorso finale. Malgrado il maltempo, la cappella era gremitissima. Nel pomeriggio Sua Eccellenza chiuse le feste religiose con la Benedizione del SS.mo Sacramento. Tutti i giorni, la Schola Cantorum della Scuola Chengsiu, annessa all'Ospizio S. Giuseppe, accrebbe solennità alle funzioni. Alle 16 in punto, nel salone delle feste dell'Ospizio S. Giuseppe vi fu la solenne commemorazione civile. Sul palco delle Autorità presero posto S. E. l'Ambasciatore d'Italia, Gr. Uff. Lojacono e Signora; il Rappresentante del Governatore della Grande Shanghai; S. E. Mons. Haouisée, Vicario Apostolico di Shanghai; S. E. Mons. Calza, Vicario Apostolico di Chengchow; il Comm. Lopahong; il Console Generale di Svizzera e di Austria; il Console Generale d'Italia e Funzionari del Consolato e della R. Ambasciata d'Italia; il Comandante della R. N. Quarto; l'Ispettore Salesiano Don Carlo Braga e i Dirigenti delle principali istituzioni educative della città.
Aderirono alla Commemorazione, benché impossibilitati a parteciparvi personalmente, i Consoli Generali di Francia, di Polonia, di Portogallo, di Germania, di Olanda e degli Stati Uniti d'America.
Il Rettore dell'Università Aurora, P. G. Germain della Compagnia di Gesù, tracciò un magnifico profilo della vita e attività di Don Bosco nel campo sociale; il Rappresentante del Governatore espresse l'augurio che uomini come Don Bosco sorgano pure per la salvezza della gioventù cinese; il Comm. Lopahong e Mons. Vicario Apostolico indirizzarono altre infuocate parole di omaggio al Santo e di incitamento ai presenti a confidare sempre nel suo patrocinio. La banda della R. N. Quarto, per gentile concessione del suo Comandante, diede uno splendido concerto, confermando la fama acquistatasi in Shanghai per le sue esecuzioni.
La squadra ginnastica dell'Orfanotrofio Salesiano di Macao, giunta qualche giorno prima insieme coll'Ispettore, incantò Autorità e popolo presente con le sue meravigliose evoluzioni ed esercizi individuali e collettivi. Fu tanta la soddisfazione prodotta che prima di riprendere il viaggio di tre giorni, dovettero prodursi in diverse Scuole, dinanzi a migliaia di giovani, che nella loro vita non avevano mai visto alcunchè di simile.
Così anche Shanghai, tra le ultime in ordine di tempo, ma non nell'entusiasmo e nel successo, onorò in modo affatto insperato, il grande Fondatore della Società Salesiana e il Titolare dell'Istituto, che in questa immensa metropoli orientale i Salesiani hanno iniziato e conducono tra difficoltà non indifferenti, appoggiati unicamente sulla carità dei buoni.
Ci benedica, amato Padre, e mi creda per tutti aff.mo in G. C.
Sac. ERNESTO FONTANA,
Missionario Salesiano.
Amatissimo Padre,
Quando le giungerà questo mio scritto, due avvenimenti di non piccola importanza avranno allietato la nostra Missione: l'ordinazione sacerdotale dei nostri Diaconi, e il II° Congresso Giovanile della Prefettura Apostolica.
Da qualche mese è tutto un fervore di preparativi e di lavoro. Si ha l'impressione di una piccola serena mobilitazione di forze e di cuori. E se ne pregusta già la gioia; si prega incessantemente affinché quelle date, siano strada per arrivare alle anime. Le solennità si svolgeranno a Ban Pong. Qui la regale bontà del Signore, l'aiuto di generosi benefattori vicini e lontani, una tenacia di lavoro che non conosce la resa, hanno creato, pure in mezzo, ai contrasti, un insieme di opere provvidenziali. Gliene parlerò un po' in questa mia, amato Padre, e lo farò tanto più volentieri, perché esse appartengono a quel mondo missionario delle retrovie che ci benefica e che ci ama, e che vive nel nostro affetto, nella nostra quotidiana preghiera, nei sacrifici del nostro apostolato.
LA CASETTA DEL MISSIONARIO.
La trovammo nel 1927 quando ponemmo per la prima volta piede nella terra del nostro apostolato: La ricevemmo in eredità nella successione agli zelanti Padri delle Missioni Estere di Parigi il 12 gennaio 1929. E la amammo perché povera, perché umile, perché ricca di sacrifici, perchè piccola stazione del Signore. Poi l'abitammo e per parecchi anni fu l'unica nostra villeggiatura di vacanza, quando il termometro segnava la temperatura della febbre. Divenne lieta e chiassosa più tardi. Buttate giù le tramezze delle tre stanzette, una sola rimase l'abitazione del Missionario; il resto ai giovinetti che cominciavano ad essere attratti dal sorriso di Don Bosco e divenivano padroni del campo. Un passo era già fatto dal giorno in cui incontratici la prima volta con loro, scapparono via come fossimo degli esseri strani. Ora vive nel ricordo. Al suo posto la novella chiesa; mentre la messe spunta dalle zolle bagnate di sudore.
LA NUOVA SCUOLA E L'INTERNATO..
Abbiamo messo mano alla costruzione della prima imponendoci duri sacrifici, in un ambiente che ci conosceva ancora assai poco e non credeva alla riuscita mentre ci si sussurrava all'orecchio: « e dove li troverete i giovani da istruire? ». Ma a noi non pareva vero che volendo andare al cuore dei nostri cari piccoli Siamesi, essi non venissero a noi. L'internato è opera di pochi mesi fa. È successo a noi come a Don Bosco. Un ragazzo, un altro, un orfanello, un secondo, un terzo; come dir di no? Ed in principio tutto era buono. Ci si restringeva, si faceva mettere una manata di riso di più nella pentola, una stuoia di più sulle assi (comodissimo letto), finchè ci accorgemmo che era successo a noi, come in un alveare.
Si cominciò allora a pensare ad un altro nido, iniziando senza soldi, e bussando lassù, presso il Signore. Egli mostrò di gradire l'opera nostra che non era altro che un immenso desiderio di bene, ed ispirò un generoso benefattore, il quale ci anticipò tutto il materiale, concedendoci di pagare, poco a poco, quello che gli dovevamo, e che gli dobbiamo ancora. Ora è al completo; vorremmo allungar pareti e moltiplicare ambienti per accogliere centinaia di giovani. Ma dobbiamo invece segnare il passo in attesa dell'ora della Provvidenza.
Lei sa, amato Padre, le nostre dure strettezze.
L'ORATORIO.
Intanto nei cortili è tutto un vociare chiassoso e lieto. L'Oratorio si va affermando.
L'Oratorio di Don Bosco fatto pei giovani e che va ai giovani, che si semina di giochi e di attrattive per arrivare alle loro anime, strappandoli alla strada, e farli buoni. Quando il venerato compianto Don Rinaldi regalò (30 luglio, 1931) la prima giostra (ora vorremmo dire al suo degno Successore che ce ne mandasse un'altra per un altro fiorente Oratorio) noi vedemmo in quell'atto di bontà paterna come una benedizione. Sono questi cari giovani della scuola e dell'Oratorio che nelle solenni feste per la Costituzione hanno riportato la coppa dell'Autorità ed i migliori premi nelle gare sportive, facendo toccar con mano come la sana educazione data sulle basi della pedagogia cristiana sia mirabile suscitatrice di amor patrio in tutte le terre.
AZIONE CATTOLICA.
Siamo agli inizi, ma sono contento di presentarle questa primizia, il Circolo d'Azione Cattolica della casa di Ban Pong, intitolato a San Giovanni Bosco, attorno al Papa. Mi pare così bello, così pieno di significato!
Raccogliamo il frutto di quelle Compagnie religiose che, nella mente del Padre, creavano e creano, ancor oggi, gli apostoli. Ho avuto occasione di parlare a loro. Le assicuro che ne fui edificato. Si vedeva che vivevano le idee che si andavano esponendo. Proposi loro l'apostolato della buona stampa. Può immaginarsi quale consolazione provai quando due settimane dopo me li vidi attorno pieni di gioia con una cinquantina di lire.
- Dove le avete prese? - domandai.
- Oh, bella! Abbiamo messo fuori un proclama.
- Ma per chi?
- Per quelli che volevano aiutarci. - E poi ?
- E poi siamo andati a bussare. Ora a lei ordinare 50 foglietti mensili da distribuire.
E con quanto zelo e interesse fanno l'opera buona!
So di più, che, dopo il mio lungo viaggio nel Sud del Siam, si sono impegnati a che, ogni giorno, qualcuno faccia la Santa Comunione per quegli alti fini di bene che il loro ed il nostro cuore desidera.
ALCUNE CIFRE.
Tolgo da due rendiconti ciò che riguarda
Ban Pong.
30 giugno 1928-29 30 giugno 1934-35
Cristiani 279 370 Battesimi di adulti - 15 Comunioni pasquali 72 190 Comunioni di divozione 534 6052 Scuole elementari i 2 Scuole superiori - 2 Scolari 49 377 Oratorio - 1 Oratoriani - 300
Mi raccontava il Direttore della casa, il nostro Don Terpin, che questi buoni birichini ci hanno condotto, nella notte di Natale, più di mille persone. Furono presenti tutti alla lotteria per i loro ragazzi (e con che gioia), alla conferenza con proiezioni luminose, all'inaugurazione del Presepio a mezzanotte. Avvicinamento dunque di mille anime, rottura di un ghiaccio che chi è lontano non può nemmeno immaginare di che durezza sia. E soggiungeva che un ex-allievo, ancor buddista, essendo stato assunto come maestro elementare in una scuola del governo, gli aveva chiesto per lettera, come gran favore, una medaglietta di Don Bosco.
Faccio punto, amato Padre, ma voglio pregarla prima a dire al nostro Santo Patriarca che si degni di essere il Protettore ed il Padre di tutta la giovinezza della nostra cara Missione; ai nostri Benefattori che ricordino questo Siam benedetto nelle preghiere e nella carità.
1 gennaio 1936.
Suo aff.mo in C. J.
Mons. PASOTTI GAETANO.
Prefetto Apostolico.
Guarita da appendicite. - La mia Lina, di 12 anni, nel dicembre 1934 cominciò ad accusare gravi dolori all'addome. Consultato un bravo dottore, questi riscontrò l'appendicite e la necessità di una sollecita operazione.
Ma io dissi alla malatina che prima di tentare una operazione era meglio ricorrere con fiducia all'intercessione di San Giovanni Bosco promettendo un obolo e la pubblicazione della grazia sul Bollettino.
Invocato il caro Santo, i dolori diminuirono e poi scomparvero del tutto senza ricorrere alla deprecata operazione.
Riconoscente adempio fedelmente la mia promessa.
Mirivinni, 9-XI-1935. SPESSA ANGELINA.,
Benedice una difficile operazione. - Nel mese di dicembre dello scorso anno, mio marito doveva subire un'operazione chirurgica per l'asportazione di un tumore, che dalla carotide e dalla faringe si prolungava e si sviluppava sul palato.
Il professore affermava che l'operazione difficilissima e complicatissima era urgente.
Con l'angoscia nel cuore, ma fiduciosi nella paterna intercessione di S. G. Bosco, incominciammo là novena al gran Santo, con promessa di inviare, a guarigione avvenuta, un'offerta per le Opere Salesiane. L'esito dell'operazione, lunga e dolorosa, fu veramente buono, e un mese dopo mio marito potè riprendere le sue occupazioni.
Con profonda gratitudine
Torino, 24-I-1936.
Coniugi ROMILDA e PIERINO BOANO.
Una caduta che poteva essere fatale. -- Ringrazio di gran cuore Maria SS. Ausiliatrice per tante grazie ottenutemi in passato e specialmente per quella più segnalata della sera del 7 novembre 1935. Mentre scendevo una lunga scalinata in via Cernaia 14, non vidi il primo gradino superiore e precipitai fino al fondo, battendo il petto sul margine dell'ultimo gradino, senza farmi alcun male malgrado i miei 75 anni. Dubitando tuttavia di qualche lesione interna, ricorsi alla visita della dottoressa Ida Caciagli, che con stupore constatò l'assoluta incolumità attribuendola ad un vero prodigio. Son passati tre mesi e posso assicurare che non ho mai sentito il minimo male. Per la verità aggiungo che nel punto preciso in cui battei sul gradino, tenevo il libriccino di Maria Ausiliatrice.
Torino, 14-II-1936.
FEDERICA DE MARCHI.
Guarita da peritonite. - Mia sorella Giuditta nello scorso dicembre era ridotta ormai agli estremi da una acuta peritonite ed altre complicazioni assai gravi. I medici dell'ospedale di Oderzo pur prodigandole molte cure non davano quasi più speranza di salvarla.
Non potendo io in alcun modo giovare alla cara malata, perchè lontana, appena seppi il caso disperato mi rivolsi con fede a Maria Ausiliatrice di cui sono divora e incominciai un triduo. Non ricevendo notizie incominciai quindi la Novena a S. Giovanni Bosco, e l'avevo appena finita quando mi giunse la notizia che mia sorella era ormai in via di guarigione!
La settimana scorsa, mia sorella mi scrisse assicurandomi che era guarita proprio per miracolo e che il miglioramento improvviso era incominciato il giorno 20, terzo giorno del triduo! Ella si unisce a me per ringraziare Maria SS. Ausiliatrice e San Giovanni Bosco che invocava con fede negli spasimi del male.
San Fior di sotto, 11-II-1936.
ALMA COAN FRESCHI.
Attacchi violenti di angina pectoris. -- Nello scorso agosto mia mamma si ammalava quasi improvvisamente di angina pectoris. La crisi fu lentissima, ma finalmente passò. Noi omai si respirava, quando, nel mese di gennaio ecco la malattia riprendere aspramente il suo corso con crisi violentissime che la portarono sull'orlo della tomba. Papà e i parenti mi chiamarono subito a casa ed io consigliai la mamma a fare un triduo di preghiere a Maria Ausiliatrice ed a S. Giovanni Bosco. Ma, la notte tra il 12 e 13, fu presa da una crisi fortissima ed il sacerdote le diede gli ultimi conforti religiosi. Noi intensificammo tuttavia le nostre preghiere e dopo una nuova crisi assai violenta potemmo constatare un lieve miglioramento che si andò sempre più accentuando. Speriamo ora nella grazia completa e intanto pubblichiamo quanto il Signore ci ha già concesso.
Ivrea, 29-1-1936.
LUCIANO CARPONI, Asp. Missionario.
Guarito da tubercolosi polmonare. - Nel 1933, al Noviziato Salesiano di Lanuvio (Roma), fui provato da estenuante malattia che mi costrinse a lasciare il Noviziato. Un'accurata visita -medica precisò l'affezione di tubercolosi polmonare. Promisi allora che, se la Madonna Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco mi avessero impetrato dal Signore la guarigione, avrei fatto pubblicare la grazia sul Bollettino Salesiano. Iniziai subito una cura molto efficace che continuai per due anni e mezzo, fino al giugno u. sc. e potei constatare la continua assistenza della Madonna e di Don Bosco, che fu oltremodo sensibile nel giugno scorso, quando, ormai quasi guarito, venni sorpreso da una improvvisa emottisi violentissima. Il dottore pensava già al rinnovarsi della malattia; ma con grande meraviglia, potè invece constatare che non era avvenuto nulla di nuovo nel mio stato polmonare. Da allora stetti sempre bene, ed ora mi posso dire guarito completamente.
Ringrazio quindi di tutto cuore Maria Ausiliatrice e Don Bosco di questa straordinaria protezione.
Mogliano Marche, 14 gennaio 1936. MATRICARDI MARIO.
Quattro grazie. - Nel mese di giugno 1935, mia moglie fu sorpresa dal tifo, così pernicioso in quel tempo in Roma. La febbre salì presto a 4o e più gradi. Le preoccupazioni del medico consigliarono un consulto che confermò la gravezza del male e il pericolo della vita. Incominciai allora coi familiari una novena a S. Giovanni Bosco ed invitai anche le Figlie di Maria Aus. a pregare per l'inferma che peggiorava tuttavia spaventosamente.
Un giorno, prima di continuar la novena, volle un'immagine colla reliquia del Santo, ne tolse quest'ultima e piena di fede l'ingoiò. Parve più tranquilla, diminuirono i deliri, migliorò celermente e in breve fu dichiarata fuori di pericolo. Contemporaneamente mi si era ammalata anche la mia bambina poco più che settenne e, curata presso la nonna, guariva colla mamma. Si era ormai tranquilli quando, durante la campagna del settembre u. sc. s'ammalava gravemente l'ultima sorella di mia moglie con febbre altissima. Dopo una settimana di trepidazione si ricorse al consulto. Venne un professore dell'Ospedale di Ronciglione e la disse affetta di difterite trascurata e infettiva con complicazioni. Difatti sopravvennero frequenti e gravi collassi e temendosi la catastrofe chiamammo di notte il sac. Elia Riva che le amministrò i Sacramenti. Nell'attesa del parroco per l'Estrema Unzione, incominciammo quindi una novena a D. Bosco e D. Rua, del quale ultimo teneva vicino la vita scritta dall'Amadei e ne aveva spesso baciata l'effigie, quando l'inferma, di scatto, tenta sollevar la testa e chiede: « che domanda? ». « Che ti facciano guarire, e dichiarar fuori pericolo entro 4 o 5 giorni ». Giunse frattanto il Parroco e giudicò urgente amministrarle il sacramento dei moribondi. Le diede anche la benedizione papale in extremis e l'assistette fin verso il mattino. Il pericolo durò tutto il giorno appresso, ma verso sera cominciò a dar qualche speranza e, per dir breve, il quinto giorno della novena era veramente fuori di pericolo. Appena guarita questa, s'ammalava della medesima difterite anche un'altra sorella; ma la benedizione di Maria Aus. impartitale dal Vescovo Mons. Olivares e le preghiere a Don Bosco Santo le ottennero di vincere più presto il male e di superarlo in poco tempo con grande sollievo di tutta la famiglia.
Col cuore pieno di riconoscenza promettiamo perpetua devozione al Santo e appena sarà possibile invieremo il nostro obolo.
Sutri, 3-II-1936.
GIOVANNI EusEPI, marito della prima graziata. LUIGI CAVALIERI, padre delle tre figlie.
A conferma di quanto sopra
Sac. ELIA RIVA.
Don Bosco Santo protegge i fanciulli. - Il mio Giuliano, di 6 anni, nel settembre u. s. s'arrampicava sulla cancellata che chiude il cortile dell'Oratorio parrocchiale di San Giuseppe e, mentre discendeva a terra, il labbro superiore s'impigliò in una punta esterna della cancellata stessa. All'acuto, improvviso dolore, allargava le mani e precipitava al suolo col labbro orrendamente lacerato! Portato all'ospedale, i dottori giudicarono la ferita assai grave affermando che il povero bimbo sarebbe rimasto non solo sfregiato, ma anche difettoso nella favella. Io allora, consigliata da pie persone invocai Don Bosco Santo con una fervorosa novena e, al termine di essa, il mio piccolo era tanto migliorato da poter prendere regolarmente i suoi pasti. Ora è guarito dei tutto e può parlare tranquillamente bene. Che Don Bosco lo protegga sempre!
Bassano del Grappa, 31-XII-1935.
N. LEVISETTO.
Grazia prodigiosa! - Serberò perenne gratitudine a S. Giovanni Bosco che mi ha ottenuta la salvezza evitando anche l'intervento chirurgico che pareva inevitabile per salvare me e la mia creaturina. Per trentasei ore limasi in balia della morte, ma grazie alla bontà divina ed all'intercessione del Santo, per la sesta volta son mamma felice!
Riconoscentissima invio una modesta offerta pel suo altare,
SQUILLACE LUCIA.
Guarito da esaurimento nervoso. - Per guarire da un folte esaurimento nervoso i medici curanti mi avevano proibito di attendere al lavoro, mettendomi nell'impossibilità di provvedere al sostentamento della mia famiglia.
Mi rivolsi fiducioso alla intercessione della Madonna di Don Bosco Santo; feci un'offerta per le Opere Salesiane ed ora mi trovo completamente guarito.
Villanova d'Asti, gennaio 1936.
Bosio TEODORO.
Una serie di grazie. - Mia moglie era da tempo infermiccia: la raccomandai con fede all'intercessione di San Giovanni Bosco e presto si rimise ottimamente in salute. Lo stesso Santo scongiurò ogni complicazione in momenti di grande trepidazione e benedisse le sue gioie materne. Io poi gli chiesi una grazia specialissima e, contro ogni mio merito, fui prontamente esaudito. Riconoscente invio un'umile offerta in onore del caro Santo.
Itapuca (Brasile), 1935. CUMERLATO CARLO.
Guarita da polmonite doppia. - Una mia nipote era stata fieramente colpita da doppia polmonite. Si ricorse a tutta la efficacia dell'arte medica per scongiurare il gravissimo pericolo in cui si trovava, ma le tenui speranze andarono sempre più diminuendo, anche in seguito al responso del dottor Primario dell'Ospedale della Maternità che ci gettò nella massima costernazione. Allora ci rivolgemmo fidenti a Don Bosco Santo con una Novena, durante la quale la malata era intimamente persuasa di vedere quasi costantemente Don Bosco ai piedi del suo letto di degenza. A novena compiuta, constatammo con gioia generale una doppia grazia: la guarigione della nipote dalla polmonite e la sua felice maternità.
Tutti porgiamo a Don Bosco Santo vivissime grazie. E, mentre invio una piccola offerta, prego pubblicare la doppia grazia ricevuta.
Torino, 17-2-1936. FRANCESCA SCATOLINI.
Guarito da tifo. - L'estate scorso il nostro Mario si ammalò gravemente di tifo e fu in pericolo di vita. Lo raccomandammo vivamente a San Gio. Bosco, sicuri che ci avrebbe esauditi, promettendo di fare un'offerta per le Missioni.
Il nostro caro Santo ci ha ottenuto la grazia, e noi riconoscenti adempiamo di cuore la promessa.
Castell'Alfero d'Asti, 18-2-I936.
Fam. MARTINETTO.
Illeso. - Di ritorno dall'ufficio presi una rivoltella d'allarme ed essendo. questa internamente arrugginita incominciai a forzare più volte il dente di scatto, per vedere se mi riusciva di rimetterla in efficienza.
Improvvisamente una forte detonazione echeggiava ed una violenta fiammata con minutissimi frammenti di carta bruciata mi colpiva sulla fronte, nelle palpebre e tutto attorno agli occhi, lasciandomi questi completamente illesi, ad eccezione di una forte infiammazione che poco per volta si dileguò. Altri lo può dire un caso ; io, che mi glorio di essere un ex-allievo salesiano, rendo pubbliche grazie al Santo Giovanni Bosco, di cui invoco sempre la continua assistenza.
Nebbiuno, 29 gennaio 1936.
GUERRERA PASQUALE, Segretario Comunale.
Intervento efficace. - Lo scorso settembre, mio nipotino Mario, di tre anni, si ammalò seriamente. Il dottore accorso constatò la gravità del male, ma non potè dare alcun rimedio efficace.
Allora mi rivolsi fiduciosa a San Giovanni Bosco al quale avevo già ricorso, non invano, diverse volte. Ed ecco subito nel caro bambino un notevole miglioramento e, in pochi giorni, con soddisfazione di tutti, la guarigione completa.
Colla più viva riconoscenza
Chianoc, 11-1I-1936.
dev.ma DAVI ERNESTINA DI GIACINTO.
Guarisce la mia bambina. - La mia bimba di 21 mesi fu in questi giorni minacciata di bronco-polmonite, ed essendo già gracile, in 3 giorni di febbre pareva consumare a vista d'occhio. Invocai angosciata l'intercessione di S. Giov. Bosco e nella sera stessa ecco cessare la febbre ed iniziarsi un sicuro miglioramento fino a completa guarigione.
Riconoscentissima
Sarzana, 20 gennaio 1936.
RINA BACCHIONE.
Liberata da gravi dolori di stomaco. - Verso la fine di settembre u. sc. ero tormentata da dolori allo stomaco, i quali, col passar dei giorni, anzichè scemare, aumentavano al punto da lasciarmi difficilmente digerire senza gravi sofferenze. Con tutta confidenza mi rivolsi subito a Don Bosco Santo, pregandolo ad aver pietà dei miei tre figli che richiedevano le mie cure, e ad ottenermi la guarigione. Un giorno che stavo per decidermi a chiamare il medico, ecco il caro Santo venirmi in aiuto colla scomparsa completa del male.
Riconoscentissima
Cagliari. 12-2-1936 MARIA MEDDA.
La piaga scompare. - Il mio bambino di 14 mesi, si era ferito al palato, e la piccola piaga non riusciva a guarire nonostante le cure. Il giorno che ricevetti il Bollettino Salesiano, feci promessa a S. Giovanni Bosco di fare un'offerta per le sue opere e pubblicare la grazia, se il mio bambino fosse subito guarito.
La sera, posi il quadro del Santo vicino al capo ed iniziai una novena di preghiere.
La mattina del secondo giorno guardai il bimbo in bocca: la piaga era completamente scomparsa.
Con gioia adempio il voto e ringrazio il caro Santo.
Cesena, 25-1-1936.
BIANCHINI BROCCOLI ANNA.
Doloroso frangente. - Eravamo afflitti da un dolore indescrivibile per un affare di famiglia che stava per prendere una cattiva piega. Si trascorrevano giorni tristissimi presentendo il danno che stavamo per subire. In tanto frangente, vedendo oramai vani tutti gli altri mezzi, ricorremmo fiduciosi all'intercessione di S. Giovanni Bosco. Iniziammo tosto una fervorosa novena promettendo anche una offerta secondo le nostre forze e fin dal primo giorno della novena il pericolo era superato, la grazia ottenuta. La nostra riconoscenza sarà eterna.
S. Luigi, 26-1-1936
MARIETTA BosTICCO.
Guarito da broncopolmonite. - Verso la metà del mese di marzo 1935 il nostro piccolo Ettore veniva gravemente colpito da bronco polmonite acuta e da forte tosse asinina. La violenza del male prostrò tanto il bambino da mettere in seria preoccupazione il medico curante e farci presagire una catastrofe. In tanta angoscia, ci rivolgemmo con speciale fiducia all'intercessione di S. Giovanni Bosco e collocammo la sua reliquia sotto il guanciale del piccolo infermo promettendo di pubblicare la grazia se ce l'avesse ottenuta. Non tardammo ad essere esauditi. Il bimbo gode ora perfetta salute. Con profonda riconoscenza
Cerreto d'Asti, 15 gennaio 1936,
PASQUALE e MARIA SERAFINO.
Salve da certa morte! - Rincasavo con una mia sorella in automobile, quando improvvisamente ci scontrammo con un'altra macchina. In preda allo spavento invocammo la Madonna di Don Bosco e ne uscimmo miracolosamente illese.
Meaurjac, 2-II-1936.
PERLO MADDALENA e sorella, ex-allieve.
Ringraziano ancora della loro intercessione Maria Ausiliatrice e San Giovanni Bosco:
Tagliabue Giuseppe per la protezione ottenuta in un infortunio che poteva essere fatale.
Licitri Calogera per cessate violente emottisi.
Antonelli Francesca (Roma) per una grazia segnalatissima.
Una cooperatrice salesiana per l'ottenuta guarigione da malattia di fegato.
Largo Anna per protezione e assistenza ottenuta durante una grave malattia.
Loreo Antonia (Asigliano) per tre grazie ricevute.
Conti Pasquale (Cortazzone) per l'ottenuta guarigione da sciatica.
Gandolfo Giovanni (Sanremo) per aver trovato lavoro dopo sette anni di forzata disoccupazione.
Vitali Maria (Duomo di Rovato) per la guarigione della nipotina Rosa affetta da tifo intestinale.
Daglio Ersilia per essere stata liberata dal pericolo di soffocazione.
M. D. D. (Torino) per ottenuta liberazione da gravi disturbi di origine nervosa.
C. P. N. (Nyon) per la lieta nascita di una bimba.
V. B. per segnalatissima grazia ricevuta.
C. S. (Locarno) per varie grazie ricevute, invocando continua protezione.
Firpo Cortano Maria (Genova) per il felice esito di grave vertenza d'indole finanziaria.
Un chierico salesiano per segnalatissime grazie ricevute.
N. N. (Genova) per l'assistenza di S. Giovanni Bosco in una dolorosa vertenza.
C. R. (Casale) per la gioia provata dopo gravi sofferenze.
G. B. pel felicissimo esito di esami.
Maria M. (Torino) per l'ottenuta guarigione di una sinovite reumatica.
L. B. pel ritorno in famiglia del padre che, dopo 4 anni di cura in sanatorio, riacquistò la salute.
Famiglia S. (Savona) per varie grazie ricevute. Invia l'offerta promessa.
Una cooperatrice salesiana (Iragna) per la protezione e assistenza paterna prestata al figlio Peppino che, ridotto in fin di vita in seguito a grave caduta, riacquistò completa salute.
Coniugi Bernardi (Torino) per grazia concessa a persona amica.
Brena Giuseppe (Torino) per la guarigione del bimbo da una infezione all'occhio sinistro.
COLUCCIA D. GIUSEPPE sac. da Martano (Lecce), † a Bari il 28-1-1936, a 57 anni di età.
GARIBALDI GIACOMO, coad. da S. Pietro di Zelli (Genova), † a Ramos Mejia (Argentina) il 20-XI-1935 a 75 anni di età.
VIDÁL RAIMONDO, coad. da Escòs (Spagna), † a Sarrià (Spagna) il 14-1-1936 a 69 anni di età.
MARINO D. VITTORIO, sac. da Corrales (Colombia), † a Medellin (Colombia) il 27-XI-1935 a 51 anni di età.
CARRASCOSA D. GIUSEPPE, sac. da Alitante (Spagna), † a Valenza (Spagna) il 28-XI-1935 a 36 anni di età.
LORRA BRUNONE, ch. da Allenstein (Prussia), † a Treviri il 16-12-1935 a 26 anni di età
CARRUBBA Sac. Dott. Cav. GERLANDO, † il 22-1-1936 a Sutera il 22-1 u. s. Decurione dei Cooperatori, spese †utta la sua vita nella direzione delle anime e nell'esercizio della carità, dedicando alle Opere salesiane le più sollecite cure.
CASOLARI Sac. ANNIBALE, † a Baggiovara il 13-XII-1935. Pastore buono e zelante, resse per 4o anni la parrocchia di Baggiovara (Modena) prodigandosi per il bene delle anime, con vero spirito di Cooperatore salesiano.
ORTELLI Mons. LUIGI, † a Como il 22-XII1935. Assistente della Giunta Diocesana, fu suo campo prediletto l'Azione Cattolica ch'egli curò con amore, secondo lo spirito di S. Gio. Bosco, di cui era divotissimo.
ASTENGO NICOLETTA ved. RICCI, † a Savona il 28-XII-1935. Col figlio sacerdote zelò la cooperazione salesiana con affetto materno finchè visse.
CROCE ALESSI n. PIACENTE, † a Caltanissetta il 28-I u. s. Donna profondamente cristiana, madre e sposa affettuosa, seppe educare cristianamente i suoi dieci figlioli, di cui quattro ne offerse alla Società Salesiana. Buona con tutti, era il conforto dei poveri e dei sofferenti e un vero angelo pel fratello salesiano.
GIUSEPPINA GIACONE GRIVA, † a Giaveno il 2-IX-1935. Fondatrice e benefattrice dell'Oratorio delle Figlie di Maria Ausiliatrice, e presidente della locale Unione ex-allieve, curò con affetto speciale le vocazioni religiose fra le giovinette oratoriane, ed ebbe il conforto di arricchire l'Istituto delle Figlie di Maria Aus. di ben 40 Suore. La sua memoria vive in benedizione.
TERESITA LEROY R., † a Cartagena (Colombia) il 22-IV-1935. Anima tutta di Dio, zelò la divozione a Maria Ausiliatrice con affetto filiale promovendone per più di quarant'anni la festa nella sua parrocchia ed adoperandosi in tutti i modi per la fondazione dell'Istituto delle Figlie di Maria Aus. che si potè concretare nel 1929. Fu quindi la mamma dell'Opera salesiana e la sua memoria vivrà perenne nella gratitudine delle Figlie di Maria Aus., nell'alone delle più elette virtù cristiane.
ANTONIETTA RUSSO, † a Smirne il 27-V1935. Era chiamata la «madre dei poveri». Alla carità inesauribile univa il tesoro d'una pietà profonda e delle più elette virtù cristiane, prodigandosi per le Opere salesiane con particolare affetto.
FELICITA GULLINO, † a Saluzzo il 28 gennaio all'età di anni 55.
Sorella del nostro Don Pietro, apprese in famiglia la divozione a Don Bosco e la stima delle Opere salesiane alle quali prodigò le sue cure come pia e zelante cooperatrice, in vita, disponendo anche in morte dei suoi beni a favore delle nostre missioni.
Cav. GIUSEPPE GASTALDO, † a Torino il 25-II-1936 a 61 anno di età.
La sua vita laboriosa ispirò sempre alla fede cattolica che professava con pietà sincera, educando agli stessi principii la sua famiglia. Zelante cooperatore, fu tra i fondatori dell'Unione Padri di Famiglia dell'Oratorio San Paolo che lo ebbe Presidente per parecchi anni. Le sue benemerenze furono apprezzate anche dalla Santa Sede che lo decorò della « Croce pro Ecclesia et Pontifice ».
Altri Cooperatori defunti:
Actis Caporale Battista, Rodallo - Actis Caporale Domenica, Rodallo - Angeli Giuseppe, Cloz - Avanzi Maria fu Enrico, Canda - Battaglia Caterina, Rutialiano - Bergonzini Agnese, Modena - Busetti Rosa, Brescia - Calvi Cav. Piero, Casale Monferrato - Campana Santina, Ghisalba - Campo Suor Scolastica. Erice - Cappai Francesco, Sindia - Cappella Biagia, Carmagnola - Carrara Battista fu Angelo, Cornale - Cavallaro Bruno, Genova-Borzoli - Chiappa Don Lazzaro, Caorso - Cicheri Maria ved. Frits, Badia Calavena - Cima Caterina, Torino - Corioni Giovanni, Erbusco - Costantino Anna ved. Demichelis, Pianezza - De Giampietro Benvenuta, Cavalese - De Laurenti Giuseppe, Agliè - De Muri Edvige, Chiuppano - Di Lupo Aregentina, Vada - Foraboschi Pietro, Forni Avoltri - Gay Maddalena, Cuneo - Galimberti Cherubino, Desio - Gatti Luigia, Breno - Gelpi Don Augusto, Pellio Superiore - Giacone Giuseppina, Giaveno - Girodo Angela, Villardora - Guarini Vincenzo, Corigliano d'Otranto - Guaschino avv. Guido, Ivrea - Guidi Andrea, Rep. S. Marino - Interlandi Mons. Dott. Filippo, Caltagirone - La Duca Vincenzo fu Rosolino, Valledolmo - Licata Fortunato, Castronuovo di Sicilia - Lucioni Ruggero, Castiglione Olona - Maccagno Maria Teresa, Biella - Maini Ester, Piacenza - Malisa Giovanni, Malonno - Mantello Marianna, Diano d'Alba - Marini Maria ved. Marega, Gorizia - Mariti Zaira, Lucca - Medici Don Paolo, Morengo - Merassi Gaetana ved. Gina, Gergei - Micagni Leandro, Castelvetro di Mod. - Minero Olimpia, Mezzana Mortieliengo - Misdariis Giovanni, Ovaro - Murgia Luigi, Samatzai - Nebbia Angelo Torino - Olivero Marcella, Diano d'Alba - Pantani Rosa ved. Magistri, Gallicano di Lazio - Perego Don Giuseppe, S. Antonio d'Adda - Perozzo Lorenzo, Felizzano - Peruzio Silvestro, Tronzano - Ponzi Carlotta ved. Leonardi, Bagnacavallo - Raballo Felicita, Diano d'Alba - Ramella Giovanna, Imperia - Raspino-Vedova, Aosta - Rastelli Michele, Frescarolo - Ribaldone Maria, Cuccaro - Saliva Giuseppina, Romagnano Sesia - Salvi Elisabetta, Cornale - Santelli Don Carlo, Bormio - Santini Camillo, Belmonte in Sabina - Savini C.ssa Filomena, Fermo - Scorza Francesco, Voltaggio - Solenni Marianna, Laterina - Spinola March. Adina ved. Castellari, Genova - Succio Margherita ved. Giovo, Agliano d'Asti - Tarabbo Cav. Giuseppe, Biella - Tonni Egidio, Preseglie - Tornotti Maria, Torino - Valla Giorgio, Scalenghe - Vodano Carolina, Palestro - Voghera Luigi, Diano d'Alba - Voghera Luigia, Diano d'Alba - Zorzi Luigia, Cavalese - Zucco Agostino, Frassine - Zuffi Margherita ved. Sala, Ottone.