PERIODICO MENSILE PER I COOPERATORI DELLE OPERE E MISSIONI DI S. GIO. BOSCO
Anno LX - N. 6 - GIUGNO 1936 - XIV
SOMMARIO: La Festa di S. Giovanni Bosco fissata per la Chiesa universale al 31 gennaio. - Proclamazione delle virtú eroiche della Ven. Maria Domenica Mazzarello. - Sotto la cupola dell'Ausiliatrice. - Dalle nostre Missioni: India (Assam), L'incendio della nostra Missione di Shillong - Uno sguardo alía Missione. - Lettera di Don Giulivo al giovani. - Grazie attribuite all'intercessione di Maria Ausiliatrice e di San Giovanni Bosco. - Necrologio.
URBIS ET ORBIS
Festum Sancti Joannis Bosco, Confessoris, ab universa Ecclesia, cum Officio et Missa propria, celebrandum decernitur.
DECRETUM
Universo christiano populo summae laetitiae fuit, quod sacro recurrente decimonono saeculo a salvifica redemptione, supremos caelitum honores Beato Joanni Bosco Summus Pontifex Pius Papa XI decreverit. Quo ex tempore non Salesiana Familia tantum sed et quam plurimae dioeceses Eum veluti iuventutis patrem peculiari honore prosecutae sunt. Succrescente vero in dies devotione, ut uberiores sanctitatis fructus in fidelium praesertim iuvenum animis efflorescerent, innumeri sacrorum Antistites Sumnium
Pontificem Pium Papam XI humillimis et instantibus precibus rogaverunt ut ad universam extenderetur Ecclesiam cultus tanti viri, de re catholica optime meriti. Sanctitas porro Sua, referente infrascripto Cardinale Sacrae Rituum Congregationis Praefecto, in audientia diei 25 martii 1936, vota tot S. R. E. Cardinaliuni, Archiepiscoporum et Episcoporum benigne excipiens, Festum Sancti Joannis Bosco, tamquam confessoris non pontificis, ab universa Ecclesia, sub ritu duplici minori, cum Officio et Missa, huic decreto adiectis, die 31 ianuarü celebrandum decrevit, translato ad diem 28 ianuarü Festo S. Petri Nolasci, confessoris. Contrariis non obstantibus quibuscumque.
Datum Romae, ex Secretaria S. Rituum Congregationis, die 25 martii 1936.
C. Card. LAURENTI, Praefectus. (L. + S.) A. CARINCI. Secretarius.
DECRETO
Fu somma gioia per tutto il popolo cristiano che il Sommo Pontefice Pio Papa XI abbia decretato i supremi onori dei santi al Beato Giovanni Bosco nell'anno XIX centenario di nostra santa redenzione. E subito non solo la Famiglia Salesiana, ma moltissime diocesi lo presero ad onorare in modo speciale come padre dei giovani. Ma crescendo di giorno in giorno la devozione, innumerevoli Vescovi, al fine di suscitare piú abbondanti frutti di santitá fra le anime dei fedeli specialmente dei giovani, rivolsero al Sommo Pontefice Pio Papa XI umilissime e caldissime preghiere perché venisse esteso alla Chiesa universale il culto di un uomo cosi grande, cotanto benemerito della causa cattolica. Onde Sua Santitá, udito il parere dell'infrascritto Cardinal Prefetto della Sacra Congregazione dei Riti, nell'udienza del 25 marzo 1936, accogliendo benevolmente i voti di tanti Cardinali, Arcivescovi e Vescovi di Santa Romana Chiesa, decretó che si celebri la Festa di San Giovanni Bosco, come confessore non pontefice nella Chiesa universale, con rito doppio minore, secondo l'Ufficio e la Messa aggiunti a questo decreto, il giorno 31 gennaio, trasferendo la Festa di S. Pietro Nolasco, confessore, al 28 gennaio. Nonostante qualunque cosa in contrario. Dato a Roma, dalla Segreteria della Sacra Congregazione dei Riti, il 25 marzo 1936.
Confondatrice dell'Istituto delle Filie di Maria Ausiliatrice.
Come abbiamo annunciato nell'ultimo numero del Bollettino, il 21 aprile u. s., alla presenza del Santo Padre si é tenuta nel Palazzo Apostolico Vaticano la Congregazione Generale della Sacra Congregazione dei Riti per discutere sull'eroicita delle virtú di Madre Mazzarello. La Congregazione ebbe esito felicissimo e la mattina del 3 maggio u. s., terza domenica dopo Pasqua, solennità della Invenzione della S. Croce, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano, la Santità di Nostro Signore Pio Papa XI ordinó la lettura del Decreto che proclama le virtú in grado eroico della Venerabile Serva di Dio Maria Domenica Mazzarello, Confondatrice dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.
Seguiamo la cronaca de L'Osservatore Romano:
A tale scopo, alle ore 11, il Santo Padre recavasí nella Sala suddetta, ove sedevasi in Trono. L'Augusto Pontefice era circondato dalla Sua Nobile Anticamera Ecclesiastica e Laica al completo, con a capo S. E. Rev.ma Monsignor Arborio Mella di Sant'Elia, Maestro di Camera, e S. E. Rev.ma Monsignor Migone, Elemosiniere Segreto; e i Camerieri Segreti Partecipanti Monsignori Venini e Toraldo.
La cerimonia si svolse sotto la direzione del Prefetto delle Cerimonie Pontificie Mons. Carlo Respighi e del Maestro delle Cerimonie Pontificie Mons. Giuseppe Ferretto.
Erano presenti nell'Aula le Loro Eminenze Reverendissime i Signori Cardinali: Camillo Laurenti, Prefetto delta Sacra Congregazione dei Riti, Alessandro Verde, Ponente delta Causa, Eugenio Pacelli, Protettore della Pia Societá Salesiana di S. Giovanni Bosco e dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice; gli Officiali delta Sacra Congregazione dei Riti: S. E. Reverendissima Mons. Alfonso Carinci, Segretario della Sacra Congregazione dei Riti con gli Ill.mi e Rev.mi Monsignori: Salvatore Natucci, Promotore Generale della Fede, Luigi Traglia, Assessore e Sotto-Promotore Generale della Fede.
Hanno assistito alla solenne cerimonia l'Ecc.ma Sorella di Sua Santità; S. E. il Conte Capello, Ministro del Nicaragua con la Contessa; S. E. la signora De Estrada, consorte dell'Ambasciatore di Argentina; il Comm. Cassinis, Consigliere dell'Ambasciata d'Italia; S. E. Monsignor Lorenzo Del Ponte, Vescovo di Acqui - con la rappresentanza della Diocesi: Monsignor Ponte, delta Sacra Congregazione Orientale, il can. Rapetti, parroco di Cassine e l'economo del Seminario Don Caruzzi - i Monsignori Borgia, Fontenelle, Eras; il Rev.mo Don Pietro Ricaldone, Rettore Maggiore dei Salesiani, il Procuratore Generale Don Tomasetti, Postulatore della Causa, Don Giraudi, Economo Generale, Don Candela, Consigliere Generale per le Scuole Professionali, Don Trione e Don Persiani, delta Procura Generale, il Vice postulatore Don Maccono ed altri superiora e direttori salesiani; S. E. la Contessa Macchi di Cellere, l'on. Cingolani, il comm. Gessi, Don Carmelo Blaj, il P. Miccinelli S. J., il P. Maja, Procuratore Generale degli Scolopi, il cav. Valoran¡, folte rappresentanze di cooperatori e cooperatrici, di ex-allievi ed ex-allieve.
Intervenute, inoltre, la Superiora Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice Madre Luisa Vaschetti, con il Consiglio Generalizio, la Vicaria Generale Madre Enrica Sorbone compagna della Ven. Mazzarello, la pronipote di San Giovanni Bosco Madre Eulalia Bosco, le Ispettrici d'Italia e le rappresentanze delle Case di Roma. Con esse erano la Superiora Generale delle Figlie del Sacro Cuore, la Superiora Generale delle Suore della Presentazione con la Segretaria Generale, la Superiora Generale delle Suore delta Sacra Famiglia e del Sacro Cuore, ed altre rappresentanze di Ordini e Congregazioni Religiose.
Appressatosi al Trono Pontificio S. E. Reverendissima Mons. Carinci, Segretario delta Sacra Congregazione dei Riti e ottenutone dal Santo Padre il consenso, faceva la lettura del Decreto di cui diamo la traduzione italiana.
DECRETO CIRCA LA CAUSA DI BEATIFICAZIONE E CANONIZZAZIONE DELLA VENERABILE
MARIA DOMENICA MAZZARELLO
CONFONDATRICE DELL'ISTITUTO DELLE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICE
SOPRA IL DUBBIO
Se consti dell'eroicità delle virtù teologali: Fede, Speranza e Carità, verso Dio e verso il prossimo, e insieme delle virtù Cardinali: Prudenza, Giustizia, Temperanza, Fortezza e delle altre loro annesse nel caso e all'effetto del quale si tratta?
Iddio, dopo che ebbe creato l'uomo, disse: Non è buona cosa che l'uomo sia solo: diamogli un aiuto simile a lui (Gen., II, 18).
Sulla prima metà del secolo scorso, Iddio suscitò un uomo veramente mirabile, Giovanni Bosco, il quale per portare un rimedio ai tanti e sì grandi mali che travagliavano il mondo fondò la pia Società di San Francesco di Sales, la quale oggi, lungamente diffusa per l'orbe intero, innumerevoli anime, specialmente di giovani, condusse a Cristo. Pio IX, di santa memoria, considerando i copiosi frutti raccolti dalla stessa Società nella educazione dei giovani, mosso come da divino impulso si diede ad incoraggiare lo stesso Santo perchè ponesse in atto il proposito, già concepito nell'animo, di fondare una analoga società per l'educazione delle fanciulle. Ed il misericordioso Iddio, invocato con ferventissime preghiere dal suo servo, dispose nel mirabile consiglio della sua Provvidenza che S. Giovanni Bosco trovasse un aiuto simile a sè e secondo il suo spirito in Maria Domenica Mazzarello, delle cui eroiche virtù si tratta nel presente decreto.
Maria Domenica Mazzarello, primogenita tra sette figli, nacque in Mornese, nella diocesi di Acqui, quasi all'ombra di una cappella dedicata alla Beata Vergine Ausiliatrice, il 9 Maggio 1837, da Giuseppe e da Maria Maddalena Calcagno, pii ed onesti contadini, e nello stesso giorno fu battezzata. E padre e madre si davano massima e veramente esemplare cura di educare santamente i figliuoli: cosicchè i primi germi delle virtù cristiane furono profondamente piantati in Maria Domenica fin dalla prima puerizia, germi che coll'aiuto e l'opera del piissimo Sacerdote Domenico Pestarino sempre più si svilupparono. Non appena ammessa a nutrirsi del cibo eucaristico e confermata colla Santa Cresima, fece mirabili progressi nell'esercizio delle virtù cristiane. Somma cura ella si dava di fare ogni cosa della vita ordinaria colla massima perfezione.
Amantissima della Santa Eucaristia, di primo mattino, non essendo d'inverno ancora giorno, nè freddo, nè neve la trattenevano dal portarsi ad ascoltare la S. Messa, ed accostarsi alla S. Comunione: e se alla sera non le era concesso di andare in Chiesa, dalla propria casa rivolta verso la Chiesa, trascorreva moltissimo tempo in preghiera.
Iscrittasi sui diciasette anni tra le Figlie di Maria Immacolata, intraprese generosamente una vita di maggior perfezione, preparandosi così a compiere i disegni di Dio.
Come già S. Giovanni Bosco, dapprima lavorò nel campo paterno, di poi si esercitò nei lavori di cucito, nelle quali occupazioni, colla mente elevata a Dio, ogni cosa sì pienamente ed unitamente compiva in sua gloria, che intendeva trasformare in atto d'amore verso Dio fino ogni singolo punto che tirasse coll'ago. Non è quindi a meravigliare se una volta in pubblico si sia. accusata come di peccato per avere trascorso un quarto d'ora della giornata senza pensare a Dio. Accesa di zelo per le anime, ardentemente faceva quanto era in suo potere per guadagnarle a Cristo.
Circa l'anno 1869 S. Giovanni Bosco diede un regolamento di vita a Maria Domenica che fin dal 1865 viveva insieme ad alcune sue compagne in una casa vicina alla Parrocchia.
Quando poi, in seguito al consiglio di molte buone persone e le loro insistenti raccomandazioni, cui presto si aggiunse l'autorevole consiglio di Pio IX, lo stesso santo ebbe stabilito di instituire anche una società per l'educazione delle giovani, consultati all'uopo D. Pestarino ed il Vescovo di Acqui, a, fondamento della nuova Società scelse il gruppo delle Figlie dell'Immacolata Concezione.
Per lo che il 5 agosto 1872 le Figlie di Maria Immacolata presero l'abito di questa nuova Società, e Maria Domenica emise i voti religiosi alla presenza del Vescovo e di S. Giovanni Bosco.
Al novello Istituto da S. Giovanni fu dato il nome di Figlie di Maria Ausiliatrice, ed il suo governo, prima con potestà vicaria, fu affidato a Maria: la quale, trascorsi due anni, con unanime votazione delle Suore e con il plauso dello stesso S. Giovanni, fu eletta Superiora Generale con piena autorità.
Nel quale officio si mostrò alle sue figlie perfettissimo esempio di ogni virtù. Sebbene fosse Superiora Generale, anche in caso d'infermità, non si permise mai d'esimersi dai doveri della Comunità; amantissima della più stretta povertà, poneva la sua gioia nell'usare vesti logore, abitare una cameretta spoglia di ogni cosa superflua, astenersi spesso da ogni companatico e perfino da quelle cose particolari che qualche volta comparissero alla mensa comune. Essendo umilissima e diffidando di sè si era fatta legge solenne di informarsi completamente allo spirito di S. Giovanni Bosco e di dipendere in tutto dai suoi cenni.
Dal canto suo S. Giovanni Bosco, ben valutando le sue virtù e le doti dell'animo suo, le assegnò un proprio delegato per l'assistenza specialmente spirituale e scrisse le regole, ma volle tuttavia ch'essa fosse libera nel governo dell'Istituto, ciò che fu ben saggia cosa, come gli eventi confermarono.
Maria infatti governò l'istituto con tanta prudenza, che questo, lei vivente, si sviluppò mirabilmente, e diede copiosissimi e lietissimi frutti: di recente poi approvato dalla Sede Apostolica conta già oltre seicento case sparse per tutto il mondo e nei luoghi di Missione tra gli Infedeli, e più migliaia di Suore che, animate dallo spirito dei due fondatori, illustrano la Chiesa di Dio colla loro attivissima Pietà.
Maria Domenica rifulse del candore di una vita innocentissima: accettò con animo tranquillo, sereno e giocondo gli eventi sì lieti che tristi, sì prosperi, che contrarii, come doni di Dio. Aveva religioso e vivissimo trasporto verso la divina Eucaristia, come se vedesse presente cogli occhi suoi Gesù. Amò la Beata Vergine con tenerissima devozione. Veramente anche essa avrebbe potuto dire coll'Apostolo Paolo: La nostra conversazione è nel cielo. A questa intima unione con Dio si deve se, quasi ignara di lettere, seppe sapientemente parlare e scrivere, Iddio la arricchì del dono della scrutazione dei cuori e di molti altri. Del resto uomini sommamente autorevoli ammirarono la sua santità.
Colpita in Nizza Monferrato da grave pleurite, confortata dai Sacramenti, raccomandando alle sue figlie la carità, l'umiltà e l'obbedienza, invocando i santi nomi di Gesù, Maria e Giuseppe, rese l'anima sua purissima a Dio il 14 maggio 1881 all'età di quarantaquattro anni. La sua preziosa morte fu seguita dalla fama di santità. Per lo che dal 1911 al 1917 furono istruiti nella Curia Vescovile di Acqui, coll'ordinaria potestà, i processi sulla stessa fama, sugli scritti, e sull'obbedienza ai decreti di Urbano VIII sul divieto di prestare culto ai Servi di Dio. Cui si aggiunsero due rogatorie delle diocesi di Buenos Aires e di S. Giuseppe di Costarica.
Osservato quanto è di diritto, la Sacra Congregazione dei Riti emise decreto favorevole sugli scritti il 15 luglio 1924. Il 27 maggio dell'anno successivo, sua Santità Pio Papa XI si degnò firmare di propria mano la Commissione dell'Introduzione della Causa. Il 23 giugno del 1926 la Sacra Congregazione, dei Riti riconobbe che le disposizioni di Urbano VIII, in quanto concerne il culto, erano state osservate. Istruito il processo apostolico nella Curia di Acqui, per il valore giuridico di questo e di quello informativo, emise decreto il 23 giugno.
Tutto ciò a norma giuridica compiuto, nello scorso anno ai 21 di febbraio si ebbe la Congregazione antipreparatoria sulle Virtù, alla presenza di Sua Em. il signor Cardinale Alessandro Verde, Relatore, ed al 19 di novembre si ebbe la Congregazione Preparatoria.
La Congregazione Generale alla presenza di sua Santità si tenne il 21 del testi decorso aprile. In essa lo stesso Cardinale Relatore propose alla discussione il dubbio: Se consti delle virtù teologali Fede, Speranza e Carità verso Dio e verso il prossimo, nonchè di quelle Cardinali: Prudenza, Giustizia, Temperanza, Fortezza e delle altre ad esse connesse esercitate in grado eroico nel caso ed all'effetto di cui si tratta. Le LL. EEm. Rev.me i Signori Cardinali, gli Ufficiali Prelati e i Padri Consultori diedero il loro voto. Il Santo Padre però, tramandò l'enunciazione del suo giudizio a questo giorno sacro all'Invenzione della S. Croce, acciocchè colle reiterate preghiere in cosa di tanto momento con maggior chiarezza fosse da Dio illuminato.
Per la qual cosa celebrato il santo Sacrificio e chiamati a sè le LL. EEm. Rev.me i Signori Cardinali Camillo Laurenti, Prefetto della Sacra Congregazione dei Riti ed Alessandro Verde, Relatore della Causa, nonchè il Rev.mo Padre Salvatore Natucci Promotore Generale della Fede e me infrascritto Segretario, asserì constare delle Virtù teologali: Fede, Speranza e Carità verso Dio e verso il prossimo nonchè di quelle Cardinali: Prudenza, Giustizia. Temperanza e Fortezza e delle altre ad esse annesse esercitate in grado eroico dalla Serva di Dio Maria Domenica Mazzarello nel caso ed all'effetto di cui si tratta. Ordinò poi che si promulgasse questo decreto e si inserisse negli atti della Sacra Congregazione dei Riti.
Dato in Roma il 3 maggio 1936.
+ CAMILLO Card. LAURENTI
Prefetto della Sacra Congregazione dei Riti.
ALFONSO CARINCI, Segretario.
Terminata la lettura e baciato dagli Officiali dei Riti il piede al Santo Padre, avvicinavasi al Trono il Rev.mo Don Pietro Ricaldone, Rettore Maggiore dei Salesiani - accompagnato dal Postulatore Rev.mo Don Francesco Tomasetti, dall'Avvocato Mons. Della Cioppa e dal Procuratore comm. Melandri - e dava lettura del seguente devotissimo indirizzo di gratitudine a Sua Santità, esprimente nella luce delle virtù della nuova Venerabile, la viva riconoscenza delle due grandi Famiglie Salesiane.
L'indirizzo del Rettor Maggiore. Beatissimo Padre,
È ben lieto il motivo che riconduce ai piedi della Santità Vostra i Figli e le Figlie di San Giovanni Bosco.
Allorchè venne proclamata l'eroicità delle virtù di Don Bosco, si disse da più parti e si scrisse, che Egli non solo aveva in modo eroico operata la propria santificazione, ma era stato anche un grande plasmatore di Santi. Quest'asserzione, fondata nella storia della sua vita, riceve oggi una seconda sovrana conferma. Infatti, dopo il giovane alunno Domenico Savio, ecco ora una figlia spirituale del Santo avviata, per volontà della Santità Vostra, alla più solenne delle glorificazioni.
Di umili origini, Maria Mazzarello sembrava destinata a vivere oscura e negletta entro la breve cerchia del remoto villaggio nativo; la Provvidenza invece dispose che la sua virtù non fosse lucerna sotto il moggio, ma sul candelabro a irradiare la sua luce nella Casa del Padre Celeste.
Gesù Sacramentato fin dai teneri anni le rapì il cuore; una purezza angelica fu, a guisa di calamita, che attrasse intorno a Lei alunne, giovani conterranee, bramose di imitarne gli esempi di vita cristiana; un assiduo lavoro santificato dall'unione con Dio riempiva le loro giornate. Così elevavano se stesse, edificando il loro prossimo e preparandosi inconsapevolmente ai disegni di Dio.
Il degno sacerdote che le dirigeva nello spirito, Don Domenico Pestarino, confidente di Don Bosco, richiamò l'attenzione del Santo sul minuscolo cenacolo di Mornese, pigliando da Lui norma sicura per ben formarne le anime fino al giorno in cui le rimise del tutto nelle sue mani. E S. Giovanni Bosco, che non aveva tardato a scorgere nella Mazzarello l'ideale di una vergine cristiana atta a governare una grande famiglia di anime consacrate a Dio, quale il suo zelo apostolico vagheggiava, la iniziò insensibilmente all'alta missione.
Nulla di più edificante del vedere come la Mazzarello, mercè la sua umile corrispondenza alla grazia divina, si facesse a poco a poco provvidenziale strumento a suscitare dal granello di senapa di Mornese l'albero rigoglioso che, a salvezza della gioventù femminile, stende, sotto gli occhi nostri, i suoi rami benefici ormai su tutta quanta la faccia della terra.
Ben conscia della sua originaria debolezza, la Mazzarello seppe far sua la forza dell'Uomo di Dio, nel quale ravvisava il suo Padre e Maestro e al quale si mantenne, fino all'ultimo, Figlia devota e docile discepola. « Ce le ha date Don Bosco, diceva alle sue religiose nel consegnare loro le Regole, e Don Bosco sa che cosa vuole da noi Maria Ausiliatrice ». Nel governo poi della Comunità si guardava bene dal mettere innanzi le sue personali vedute, sulle quali pure tanto lume si rifletteva dall'alto, ma era sua abitudine appoggiarsi all'autorità del Santo ripetendo a ogni occasione: e Don Bosco vuole così ; Don Bosco dice così».
Dio benedisse la sua umiltà, moltiplicando prodigiosamente le Figlie di Maria Ausiliatrice e le loro case, nelle quali si propagava lo spirito di Don Bosco ; spirito di pietà eucaristica, spirito di fragrante purezza, spirito di lavoro indefesso e santificato nell'ambiente di una serena allegria e di fiducioso ottimismo. Di tanta fecondità spirituale la Madre Maria Mazzarello vide i promettenti inizi, mentre le Figlie non hanno cessato mai di vedere i mirabili incrementi.
Perchè questo andamento di cose abbia a perpetuarsi nell'avvenire, molto attendono le Figlie di Maria Ausiliatrice in questo giorno di sovrumana letizia dalla benedizione che, a nome loro e di tutta la Famiglia Salesiana, Cooperatori, Cooperatrici, ex-allievi ed ex-allieve, io umilmente imploro dalla Santità Vostra.
Il Discorso del Santo Padre.
A tale indirizzo il Santo Padre rispose con una mirabile esaltazione della virtù fondamentale della santità della Venerabile: l'umiltà.
Ex hoc beatam me dicent omnes generationes ".
È per felice, e non per fortuito incontro - incominciava Sua Santità - che ci troviamo adunati proprio in questo giorno, e per il soggetto che la Ven. Serva di Dio Maria Domenica Mazzarello ci presenta. Stava bene infatti quella riunione in questi primi inizi del mese sacro a Maria, del mese di maggio; stava bene che in tale congiuntura ci si occupasse della Serva di Dio, che in nome di Lei ci si adunasse, di Lei che fu l'antica Figlia di Maria e che proprio agli inizi di un mese di maggio vide la luce della vita, e nella prima metà di un altro mese di maggio apri gli occhi alla luce eterna.
La Venerabile fu esemplare figlia di Maria: c'è già qualche cosa di grande in una vita che si svolge e si esplica sotto lo sguardo e la guida di tale Madre. Ma, oltre a ciò, ecco che al primo aspetto, e non soltanto al primo, questa Venerabile si presenta con tutti i caratteri - e non sono facilmente ritrovabili nella misura da Lei avuta - della più umile semplicità.
Una semplice, semplicissima figura; ma d'una semplicità propria dei corpi più semplici , come, ad esempio, è l'oro; semplice, ma ricca di tante specialissime prerogative, qualità e doti. Proprio così fu questa umile Serva di Dio. Il Decreto letto infatti e il bello, edificantissimo commento che il Padre Maggiore delle grandi Famiglie salesiane vi aveva aggiunto, già eloquentemente avevano detto i molti particolari di santità di questa figura della Venerabile Maria Mazzarello e della sua vita. Ma c'è una parola proprio nel Decreto che splendidamente accenna appunto al centro di questa santità ed invita alla considerazione più confacente al caso: è quando dice che il Signore ha benedetto in modo speciale la umiltà della Serva di Dio.
È veramente questa, l'umiltà, la nota caratteristica della vita della Venerabile. Una grande umiltà la sua: si direbbe proprio una piena coscienza, e il continuo pratico ricordo dell'umile sua origine, dell'umile sua condizione, dell'umile suo lavoro. Contadinella, piccola sarta di paese, di umile formazione ed educazione: educazione cristiana è vero, quindi oltremodo preziosa, ma alla quale era mancato, si può dire, tutto quello che comunemente si intende per educazione; anche la più modesta istruzione, sia pur nella più modesta misura. Restava quella semplicità che Iddio, l'unico preparatore di anime, aveva appunto predisposta in così eletta anima; e sembrava proprio al Santo Padre di entrare nei gusti di Dio e della stessa Venerabile seguendo e studiando il segreto della vita vissuta dalla Serva di Dio e della vita postuma che Ella viene esplicando in tanta sopravvivenza di persone e di opere.
La sua umiltà. Fu così grande, da invitare noi a domandarci che cosa vede Iddio benedetto in un'anima umile, veramente, profondamente umile, che, appunto per l'umiltà, tanto, si direbbe, Lo seduce, e gli fa fare fino alle più alte meraviglie in favore di quella stessa anima e altre meraviglie per mezzo di essa.
C'è da fare anzitutto una constatazione: questa piccola, semplice, povera contadinella, che aveva soltanto una formazione rudimentale, dimostra ben presto quel che si dice un talento, uno dei più grandi talenti: il talento del governo. Grandissima cosa questa: ed ella dimostra di possederla e la possiede a tal punto che un uomo come San Giovanni Bosco, il famoso don Bosco, così profondo conoscitore di uomini, e così intelligente ed esperto nel governo di uomini e di cose, scorge subito quel raro e prezioso talento, e se ne vale. Chissà allora quanti avranno detto: che cosa mai viene in mente a don Bosco? Ma pure la scelta non poteva essere migliore; e quella scelta fu il frutto della scoperta di quel talento; e la opportunità e l'efficacia di scelta venne dimostrata non solo dal fondarsi stabile, sicuro della nuova Famiglia di Maria Ausiliatrice, ma anche dal rapido, meraviglioso ingrandirsi e propagarsi del fiorente Istituto. Eccoci invero dinanzi al linguaggio più che eloquente dei numeri: nel 1881, il 14 maggio, la Serva di Dio era ancora in vita, ed ella aveva già veduto in pochissimi anni, l'opera sua dilatarsi, moltiplicarsi. All'ora che viviamo ben 734 sono le case, 66 le case di missione, 8352 le suore, le religiose, 1100 le novizie. È qui - commentava Sua Santità - la grande eloquenza, la grande poesia dei numeri: vera meraviglia, vera poesia che rende legittima la domanda: che cosa dunque vede Iddio in questa vera, profonda, totale umiltà da dimostrarsi così largo dei suoi doni più preziosi, giacchè qui si tratta di un così alto talento, di sì grande opera, di così diffusa moltiplicazione di anime ?
Quando si pensa infatti al valore dell'anima - il Signore ha dato la sua vita per me, esclama l'Apostolo - che cosa, dunque, nell'umiltà che l'adorna vede il Signore ? La domanda s'impone, specialmente quando si riflette per contrasto, a quello che nell'umiltà vede il mondo. Rare volte il mondo si dimostra così insipiente nella sua albagia e nella sua supposta sapienza. Per il mondo l'umiltà, la semplicità è povertà nel senso più miserabile e compassionevole della parola. Che cosa invece nell'umiltà vede Iddio? Egli stesso, il Signore, si è presa la cura di scioglierci questo problema che umanamente si presenta in modo scoraggiante. Ce lo ha detto in una delle più belle parole di San Paolo, allorché fa dire all'Apostolo e proprio all'indirizzo dei non umili, dei superbi, di coloro che credono di potersi vantare e gloriarsi di qualche cosa: qualità, gesta, opere, la parola così solenne, così ammonitrice: Quid habes quod non accepisti ? si autem accepisti, quid gloriaris quasi non acceperis? Ecco tutto il segreto dell'umiltà: per essa l'anima stima e vede reali splendori di verità, maestà di giustizia, dolcezza di riconoscenza: i rapporti cioè che devono intercedere tra l'anima e Dio. Per l'umiltà l'anima vede che cosa è Dio, nella verità; sa che cosa a Dio deve, nella giustizia; compie ciò che è obbligo verso Dio, nella riconoscenza. È qui la sostanza della umiltà: nella verità; per risalire all'origine prima; giacchè tutto viene da Dio: che cosa tu hai che non hai da Dio ricevuto?; nella giustizia: nell'attribuzione della gloria a Dio: non nobis, Domine sed nomini tuo da gloriam; nella riconoscenza intera, completa per i doni, per la liberalità divina, per la perfetta gratuità propria di Dio e nella Sua scelta e nella Sua larghezza.
Quello che Dio vede nell'umiltà, le vedute di Dio circa l'umiltà sono perfettamente all'opposto di quanto vede il mondo. Che cosa dunque vede Iddio? Vede nell'umiltà, nell'anima umile una luce, una forma, una delineazione dinanzi alla quale egli non può resistere, poichè Gli raffigura nella sua bellezza più sapiente e nelle linee più fondamentali e costruttive, la fisionomia del diletto suo Figlio unigenito. Ed è questo un pensiero espresso dallo stesso divino Maestro. È lui stesso che dice, a questo proposito: «Imparate da me». Che cosa imparare? «Imparate da me che sono mite ed umile di cuore». Veramente noi non riterremo mai abbastanza ciò che dicono queste poche parole: « Imparate da me che sono mite ed umile di cuore ». E il Maestro Divino, portatore di tutti i tesori di Sapienza, di Scienza, di Santità, che ci dice: «Imparate da me che sono mite ed umile di cuore », come se non avesse altro da insegnare a noi, a questi poveri uomini, a questa povera umanità che aveva perduto anche le tracce della verità, anche il filo per rintracciarla e che aveva tutto, tutto da imparare. Vien dal Signore detto ad essa, vien detto a tutti gli uomini: «Imparate da me che sono mite ed umile di cuore», come se non avessimo altro da imparare, come se, questo imparato, fosse da noi appreso tutto quello che ci abbisogna per la ricostruzione delle anime, per la ricostruzione morale del mondo.
Ecco delle lezioni - continuava l'Augusto Pontefice - che soltanto l'infinita sapienza di Dio poteva darci; ecco, attraverso infinite trasparenze, quello che Dio vede nella umiltà. E fin dove sia arrivata la simpatia divina del Cuore di Dio per l'umiltà, ce lo dice oggi, ce lo ricorda la Santa Chiesa. in questo giorno della Invenzione della Santa Croce, quando ci fa rimeditare quelle parole, grandi parole che richiamano potentemente le sommità delle vie percorse dal Divin Verbo Incarnato: Humiliavit semetipsum... usque ad mortem, mortem autem Crucis. Ecco fin dove è arrivato l'amore, la simpatia divina per l'umiltà: a una sommità di amore, a una sommità di umiliazione che conduce anche, però, a una sommità di esaltazione, di gloria, di ricompensa: « Propter quod Deus exaltavit Illum, et dedit llli Nomen, quod est super omne nomen, ut in Nomine Jesu omne genu flectatur: coelestium, terrestrium et infernorum... ». Il mondo non pensa, non è capace di pensare che tutta questa universale genuflessione, adorazione, esaltazione del Nome divino è il riconoscimento delle umiliazioni, della umiltà esercitata, fin dove poteva esserlo, dall'amore di Dio. Ecco qualche cosa di ben prezioso e di cui si può ringraziare la Ven. Mazzarello, per il ricordo che ce ne dà. Da Lei, infatti, ci viene questa indicazione, e l'intera sua vita ed opera sono appunto in questo ordine di idee, in questa divina didascalia, e divina scuola di umiltà.
Il Santo Padre non voleva aggiungere se non la Benedizione che quei diletti figli Gli avevano chiesta, e per tutti i loro confratelli, per tutte le famiglie di San Giovanni Bosco e della Ven. Mazzarello, la esemplare, antica Figlia di Maria. E di Maria altresì Ella ci ricorda e ci ripete la somma lezione di umiltà, giacché la Madre di Dio esclamava doversi la sua elezione e gloria alla umiltà: « Respexit humilitatem ancillae suae ». La Madre di Dio si chiama la serva, l'ancella di Dio; e quindi, « ex hoc beatam me dicent omnes generationes ». E bello considerare la Venerabile Maria Domenica Mazzarello in questa luce, nella luce stessa di Maria. Anche Ella può ripetere: il Signore ha guardato con infinita benignità la mia umiltà, la mia semplicità e per questo: « Beatam me dicent omnes generationes ». Ecco infatti tutte le genti del mondo già conoscono il nome suo, le case, le opere, le sue religiose; ecco che proprio in questo giorno che ci richiama e ci ricorda le grande umiliazioni della Croce, si mette in vista, con la proclamazione delle virtù eroiche, la possibilità che la Serva di Dio possa un giorno ripetere, e in modo più appropriato: « Beatam me dicent omnes generationes ».
Terminato il Suo dire il Santo Padre impartiva ai presenti la Benedizione Apostolica; quindi, dopo la presentazione, fatta dal Postulatore, di una copia del Decreto letto, ricevuto l'omaggio dei Cardinali e delle personalità presenti, lasciava la Sala.
L'indomani Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice colle rappresentanze dei Cooperatori ed Ex-allievi venivano ammessi in udienza privata e ricevevano ancora un'affettuosa benedizione del Vicario di Cristo.
Fra i misteri della Passione, il mese di aprile si è iniziato con un intenso fervore di preparazione alla santa Pasqua. Le funzioni liturgiche, in Basilica, furono celebrate dal Rettor Maggiore e dal Parroco. Artigiani e studenti si disposero alla comunione pasquale coi santi spirituali esercizi ; gli Oratoriani e le associazioni di Azione Cattolica con tridui assai frequentati; la parrocchia con corsi di sacre missioni. Suggestiva, come sempre, la funzione della lavanda dei piedi, compiuta dal Rettor Maggiore, la sera del giovedì santo. Rappresentavano gli Apostoli i giovani migliori scelti fra studenti, artigiani ed oratoriani. La Pasqua fu una gran gioia per tutti; ma specialmente per l'Oratorio festivo che, ricorrendo proprio quel giorno il 90° di Fondazione (12 aprile, Pasqua 1846), la volle consacrare alla benedizione ed inaugurazione dei nuovi locali.
Benedizione e inaugurazione dei nuovi locali del primo Oratorio Festivo.
Alle 7,30 il Rettor Maggiore celebrò la messa nella chiesa di S. Francesco di Sales, distribuendo la comunione agli effettivi delle associazioni giovanili di Azione Cattolica, delle varie sezioni organizzate ed agli Ex-allievi, cui rivolse affettuose parole di circostanza.
Dopo la messa del Rettor Maggiore, la chiesa si gremì di nuovo completamente della massa degli oratoriani: centinaia di frugoli distribuiti, secondo l'età, nelle diverse classi di catechismo.
All'uscita, colazione a tutti. Quindi preparazione alla cerimonia ufficiale. Alle 11, tutti gli Oratoriani si raccolsero al centro del vasto cortile presso l'atrio d'ingresso ove era stato predisposto il palco pei superiori, ed attorno alla schiera dei bimbi e dei giovani si strinsero gli Ex-allievi del Primo Oratorio, le rappresentanze di tutti gli Oratori salesiani cittadini, gli alunni artigiani e studenti della Casa-madre, Dame-patronesse e zelatrici, Cooperatori ed amici. La banda degli interni e la fanfara dell'Oratorio salutarono l'arrivo del sig. Don Ricaldone, accompagnato dai Superiori del Capitolo, dall'Ispettore e dal Direttore della Casa Madre. L'attendevano sul palco la madrina signora Matilde Robiolio-Bose ved. Rasetti, il comm. Mulassano, il Presidente della Gioventù Cattolica Diocesana prof. Brezzi, il Direttore D. Foti e varie altre personalità.
Il coro imponente dei giovani cantò l'inno della canonizzazione Campane suonate; quindi il Presidente del circolo dell'associazione oratoriana di Azione Cattolica, Angeleri, prese la parola per celebrare il fausto compimento della sistemazione definitiva del Primo Oratorio fondato da S. Giovanni Bosco. Con rapida sintesi percorse le tappe della sua vita gloriosa dalla presa di possesso della tettoia Pinardi (12 aprile 1846) all'anno corrente, rilevando la messe di bene, raccolta nel corso di 9o anni, e ringraziando il Rettor Maggior per la magnifica trasformazione edilizia che permetterà nuovi sviluppi dell'attività salesiana.
Il signor D. Ricaldone rispose rallegrandosi coi giovani dei nobili sentimenti e dell'amore che portano all'Oratorio e rivolgendo la loro gratitudine alla carità dei benefattori che diede al successore di Don Bosco i mezzi materiali per l'edificazione dei nuovi locali. Chiuse invocando le divine benedizioni su tutti i benefattori ed esortando i giovani alla frequenza dell'Oratorio ed alla corrispondenza generosa all'opera educativa ch'esso svolge secondo lo spirito di Don Bosco per formarli degnamente alla vita, ottimi cittadini e perfetti cristiani. Cessati gli applausi che coronarono l'allocuzione, il Rettor Maggiore indossò la cotta e la stola ed impartì secondo il rito la benedizione, percorrendo i singoli locali, appena la Madrina ebbe tagliato il simbolico nastro, e constatando con piacere l'efficienza delle varie sezioni: Antichi allievi, Circolo Auxilium (Seniores, Effettivi ed Aspiranti), Gruppo Charitas, Amici di Domenico Savio, Piccolo Clero, Compagnia di S. Giuseppe e Compagnia di S. Luigi, Fanfara «Don Bosco», nonchè le 16 classi di Catechismo. Con particolare riconoscenza benedisse l'opera delle Dame Patronesse e delle Zelatrici che soccorrono maternamente ai bisogni dell'Oratorio, ed infine si affacciò al balcone per chiudere la memoranda cerimonia con una grande benedizione generale. La cara giornata seguì il suo programma all'Oratorio colle funzioni vespertine e la rappresentazione della Passione del Signore.
In Basilica, afflusso straordinario ai santi Sacramenti e alle solenni funzioni celebrate dai Superiori del Capitolo e dal Direttore. Numerosi soldati in partenza quello stesso giorno per l'Africa fecero la loro Pasqua insieme ai nostri alunni che li accompagnavano con fervide preghiere.
Pellegrinaggi.
Colle belle giornate riprese sensibilmente anche l'afflusso dei pellegrini alla basilica di Maria Ausiliatrice ed all'altare di S. Giovanni Bosco. Segnaliamo il pellegrinaggio dei Compagnos de St François - un bel gruppo di intellettuali del mondo universitario - che sostarono all'Oratorio il giorno 6 di aprile, guidati dal P. Laurent e diretti ad Assisi per la settimana santa. Era con essi il celebre pittore moderno Maurice Denis.
Ma il più imponente fu senza dubbio quello della Bonne Presse, diretto a Roma per celebrare nella capitale del mondo cattolico il XXXVI Congresso de La Croix e della Bonne Presse e fare omaggio a L'Osservatore Romano nel suo LXXV di fondazione. Il pellegrinaggio era guidato dai Padri Assunzionisti e su 325 pellegrini contava ben 95 sacerdoti con a capo il Vicario Generale dell'Archidiocesi di Parigi.
In men di due ore, la mattina del 15 aprile, tutti i sacerdoti poterono celebrare la santa messa in basilica e nelle varie cappelle, mentre i pellegrini facevano con tutto agio le pratiche di pietà e visitavano la Casa-madre.
Il giorno 18 il registro segna un pellegrinaggio dalla Renania (Prussia): 50 pellegrini; il 19, una trentina di alunne delle Scuole Professionali Femminili di Lugano (Svizzera); il 20, il pellegrinaggio della Società Euganica di Elettricità di Padova; il 21, settantatrè giovani dell'Oratorio S. Luigi di Busto Arsizio; il 25, un gruppo di giovani di Azione Cattolica di Reggio Emilia; ecc. ecc.
Convegno Ex-Allievi,
Il 19, l'Oratorio rivide con piacere oltre duecento Ex-allievi accorsi pel convegno annuale. Lo presiedette il sig. Don Fascie il quale celebrò anche la messa della comunione generale. Cara sorpresa per tutti la nuova sede dell'Unione, inaugurata con fervide allocuzioni dell'Ispettore D. Fanara e del Presidente nazionale avv. comm. Felice Masera.
La festa di Don Bosco.
Il 23 aprile cominciò regolarmente il mese mariano dell'Ausiliatrice, che s'aperse col triduo e la festa di S. Giovanni Bosco. Alle tre funzioni tradizionali parlarono eloquentemente del nostro Santo il can. Arisio, il teol. Garavini e P. Finelli dei Redentoristi. Tenne i solenni pontificali S. E. l'Arcivescovo Salesiano Mons. Felice Guerra, ed il Rettor Maggiore celebrò la messa della comunione generale. La coincidenza del giorno festivo attrasse alla basilica una folla straordinaria anche da diversi paesi.
I lavori per l'ampliamento.
Verso la fine di marzo si sono iniziate le opere di consolidamento del Santuario la cui esecuzione venne affidata alla Ditta Ing. Rodio di Milano. Queste opere riguardano per ora in modo particolare i quatto piloni della cupola e le murature della crociera. Per mezzo di puntazze e con l'aiuto di iniettori idraulici speciali, vennero giornalmente praticate, tutto il mese di aprile, e si continua ancora, delle iniezioni di cemento liquido, al terreno e allo strato di fondazione, onde ottenere una maggiore base di appoggio e murature più solide e compatte. Il lavoro iniziato ai due piloni, dal lato del presbiterio, ha già comportato il consumo di 12oo quintali di cemento.
In elevazione, le murature perimetrali ed i pilastri di cemento armato, raggiunsero la quota di metri cinque dal piano terreno. Si delineano già i vani, la grande sagrestia, i depositi, la galleria. Il cantiere cominciò ad ospitare parte delle colonne in marmo arabescato, capitelli e trabeazioni in attesa del loro rialzo.
INDIA-ASSAM L'incendio della nostra Missione di Shillong.
Non siamo ancora riusciti ad avere una relazione dettagliata dell'immane sciagura che si è abbattuta sulla sede centrale delle nostre missioni in Assam; ma dalle affrettate corrispondenze dei confratelli e dai telegrammi del Vescovo e dell'Ispettore, abbiamo potuto raccogliere i dati essenziali, cui alleghiamo le raccapriccianti fotografie giunte in questi giorni (vedi pagg. 140-141).
Si ignorano a tutt'oggi le cause dei disastro. È escluso ogni corto circuito perchè, ad incendio già sviluppato, l'impianto elettrico funzionava regolarmente e tutte le valvole erano intatte, quando l'elettricista si precipitò in cabina per togliere il contatto centrale. Tutta la comunità, sacerdoti, coadiutori e chierici, novizi e studenti di filosofia e teologia, insieme coi fedeli stava raccolta in cattedrale pel canto dell'« Ufficio delle Tenebre », presieduto dal Vescovo S. E. Mons. Ferrando. Era la sera del Venerdì santo verso le ore 18,3o. L'incendio ebbe inizio in una stanza del noviziato adibita a deposito di bauli, e, favorito da un vento impetuoso divampò rapidamente per tutto l'edificio assalendo anche lo studentato. Superato velocemente lo spazio di una ventina di metri che lo separavano, si diresse verso la cattedrale, l'episcopio e la casa parrocchiale. Quando i Salesiani al termine dell'Ufficio uscivano dalla cattedrale, si trovarono di fronte alle prime vampate, ed ebbero appena il tempo a sgombrare e a far sgombrare la chiesa, che il fuoco già l'aveva attaccata con violenza inaudita. A nulla valsero gli eroici sforzi dei confratelli, a nulla il pronto intervento delle autorità con a capo lo stesso Governatore, dei soldati del Presidio, gli intrepidi Gurkha, della popolazione intera che passò tutta la notte sul luogo del disastro sforzandosi di aiutare a salvar qualcosa e soccorrendo i nostri giovani chierici. Il fuoco fu inesorabile. Alle quattro del Sabato santo, della cattedrale, dell'episcopio, della casa parrocchiale, del noviziato e dello studentato non restava più che un mucchio di rovine fumanti, di lastre di zinco in fusione.
Fu grazia di Dio che non si ebbero vittime umane. Il sacerdote accorso a ritirare il Santissimo non ebbe che leggere scottature. Don Gustas, salito sul tetto per tagliar la via alle fiamme e tentar di salvare il grandioso organo della cattedrale, cadde col tetto al suolo, senza riportarne conseguenze gravi. Tra i sacerdoti e chierici impegnatisi coi soldati a contendere arredi e mobilio alle fiamme, vari uscirono ustionati e leggermente feriti ; ma nulla di grave a nessuno. Si salvarono pochissimi arredi, parte dell'archivio e qualche altra cosa. I danni sono immensi. Oltre la distruzione dei locali, le perdite del mobilio e del corredo personale, più di cento confratelli si salvarono solo con quanto avevano indosso. La cattedrale, l'episcopio e la parrocchia, costrutte, come la maggior parte degli edifici in Assam, in legno, su basi di cemento, a cagione dei terremoti, con tetto di lamiera di zinco corrugato, erano costate tante spese ai Padri Salvatoriani che le edificarono ed a S. E. Mons. Mathias che provvide alle riparazioni ed ampliamento in questi ultimi anni, mentre costruiva dalle fondamenta gli ampi locali dello studentato e del noviziato, dotati dai cooperatori di tutto il necessario per l'insegnamento, compreso un modernissimo gabinetto e laboratorio di fisica, un prezioso gabinetto di chimica donato dal Governo Italiano, una copiosa biblioteca, strumenti musicali assai costosi, ecc. Nuovo era l'organo della chiesa del noviziato e nuovissimo quello elettrico della cattedrale stimato il migliore dell'India: tutto fu arso dal fuoco.
In tanta sciagura fu di grande conforto il pronto interessamento delle autorità del luogo, la carità dei fedeli e la commovente partecipazione degli stessi infedeli e dei protestanti che, accorsi al baglior delle fiamme anche da luoghi remoti, si prodigarono con mirabile slancio nei primi soccorsi. Il Governatore dell'Assam, sir Michael Keane, fu subito sul luogo del disastro e, mentre curava l'opera dei soldati e dei pompieri - disgraziatamente contrastata dalla scarsezza d'acqua e dall'irregolare funzionamento delle pompe - apriva la sua residenza ai salesiani e li provvedeva di coperte militari per la notte. Contemporaneamente la sua Signora accorreva all'Istituto delle Suore a salvar Suore e ragazze dal pericolo di una più vasta propagazione dell'incendio, che fortunatamente fu scongiurata. Mirabile la gara del popolo, del buon popolo, che senza distinzione di casta e di fede, prestava aiuto nello sgombero delle macerie, offriva cibo, vesti e perfin qualche moneta ai poveri confratelli, mentre le Suore del Loreto Convent si prendevano cura dei feriti. Superata l'India, la notizia raggiunse in un baleno le più lontane regioni suscitando un plebiscito di cordoglio. Il Santo Padre telegrafava immediatamente la sua benedizione e Propaganda Fide si preoccupava sollecitamente delle sorti della fiorentissima missione. L'Arcivescovo Mons. Perier pensava all'ospitalità dei novizi e degli studenti, e il Superiore dei Padri Gesuiti, P. Fallon, della Provincia Belga, metteva senz'altro a disposizione la loro casa di Kurseong. Lo stesso Arcivescovo lanciava quindi un caldo appello sul grande giornale cattolico di Calcutta Herald e si sottoscriveva per primo con 5oo rupie... La carità dei buoni si commosse prontamente e largamente. Ond'è che confidando in Dio e nell'aiuto dei cooperatori, mandati i chierici ed i novizi presso i Padri Gesuiti a Kurseong, S. E. Mons. Ferrando, coi pochi confratelli sacerdoti ospitati in città, ha ripreso la dura fatica della ricostruzione, preoccupato soprattutto delle anime cui tanta sventura ritarda i benefici della Redenzione.
Il nostro Rettor Maggiore, nel suo recente soggiorno a Roma si è recato personalmente a ringraziare il Rev.mo P. Preposito Generale della Compagnia di Gesù, P. Ledóchowski, ed ha fatto pure giungere la sua parola di gratitudine alle autorità ecclesiastiche e civili che hanno confortato i nostri Confratelli nella tragica situazione. Noi raccomandiamo nuovamente l'opera a tutti i Cooperatori, mentre, a ricordare il mirabile incremento della vasta missione, riportiamo l'ultima corrispondenza del Vescovo di Shillong sulla sua prima visita pastorale.
Amatissimo Padre,
Nei mesi di febbraio e marzo ho visitato alcuni distretti della Missione di Assam, che la bontà della Santa Sede ha affidato alle mie cure pastorali. Prima di incominciare la mia relazione, debbo esprimere la mia gratitudine e ammirazione per il primo Vescovo di Assam, Mons. Luigi Mathias, che è stato il vero Apostolo di Cristo in questa regione.
Ho viaggiato con i più svariati mezzi di comunicazione, non escluso l'elefante, attraverso l'immensa Diocesi. Ovunque ho potuto constatare l'abbondantissima messe spirituale e l'esiguo numero di operai evangelici. La Vallata del Bramaputra in Assam è larga più di 6oo chilometri ed è fiancheggiata sulla riva sinistra dalle colline Garo, Khasi Naga, ecc., mentre sulla destra si innalzano i primi contrafforti dell'Imalaya. Forse nessuna regione del mondo presenta tanta varietà di razze come l'Assam, ed essa si può ben definire il paradiso degli etnologi per lo studio di centinaia di tipi differenti che formano un mosaico interessantissimo di tribù aborigeni: dai terribili Nagas, antichi tagliatori di teste, agli intrepidi Daflas, dai miti Abor ai fieri Garo e simpatici Khasi. Ma per il Missionario l'Assam è un altro paradiso: queste popolazioni semplici e primitive presentano un terreno propizio per ricevere il seme evangelico. Non è esagerato il dire che, con maggior personale e più abbondanti mezzi, si avrebbero conversioni in massa, e i 6ooo Battesimi annuali si potrebbero facilmente raddoppiare.
E quale gioia provò il mio cuore nel sentir lodare e benedire il buon Dio in tante lingue! una vera Pentecoste! Il povero Vescovo dovrebbe essere un Cardinale Mezzofanti. Queste tribù, che per secoli e secoli furon lasciate a sè, ora si destano a una nuova vita; il Cristianesimo tende loro la mano, li solleva con l'istruzione, con provvidenze sociali e, soprattutto, con quella fede che tanto ci sublima. A Gahauti fui salutato dai rappresentanti di otto tribù differenti. Quivi abbiamo una scuola Professionale molto bene attrezzata. Il giorno di San Francesco di Sales benedissi i locali e le macchine di una nuova stamperia, indispensabile ormai per poter pubblicare giornaletti, libri e fogli di propaganda nelle varie lingue della pianura. A Cherrapoonjee, nelle Khasi Hills, vidi un altro spettacolo di fede e di entusiasmo. Questo centro ha un primato mondiale: è il « re della pioggia ». Ma altra acqua spirituale e di grazia ora feconda quella contrada profumata dagli aranceti. Quei bei canti, quell'entusiasmo e quelle feste, che rallegrarono il cuore di Lei, amato Padre, nella sua visita a Cherrapoonjee, si rinnovarono per il Vescovo. Le danze khasi, che rappresentano l'avvenimento nazionale più solenne e tradizionale, si svolsero nei loro smaglianti costumi, alla presenza di una folla enorme, che con gioia vede come il Cristianesimo non distrugge quello che trova di buono o di innocente, ma che tutto santifica e conduce a Cristo. Amministrammo 6o Battesimi ad adulti, e il Pontificale si dovette celebrare all'aperto per la grande folla di popolo accorsa da ogni paese vicino e lontano.
A TURA SULLE GARO HILLS. I Garo sono confinanti coi Khasi, ma dense foreste, impraticabili e popolate di belve, non permettono alcuna comunicazione. Da Shillong scendemmo al piano e, dopo aver percorso la vallata del Bramaputra per 18o chilometri, risalimmo le colline, per raggiungere Tura a 1000 metri sul livello del mare.
Tura è un grosso villaggio, che si dà qualche aria di città, perchè è sede del Distretto. I Garo, fino al secolo scorso, erano una razza di guerrieri predoni, che dalle loro colline discendevano al piano, portando il terrore e la morte coi saccheggi, cogli incendi e con le distruzioni «ab imo». Al ritorno festeggiavano la vittoria con feste, danze e orgie, esponendo, come trofei ambiti, le teste dei nemici uccisi. Robusti e tarchiati, con un largo turbante attorno alla testa, con un vestito ridotto ad una semplice pezzuola legata ai lombi, volto sereno: ecco il ritratto dei Garo.
La nostra Missione è agli inizi. I nostri due confratelli sacerdoti vivono in una casetta, che mal li ripara dal sole e dalle intemperie. Le buone maniere, l'affabilità hanno incominciato a conquistare i cuori, tanto che un Ufficiale governativo mi diceva: « Tutte le simpatie sono per voi. Fate presto; e i Garo tutti saranno cattolici». Il mio illustre predecessore Mons. Mathias per Tura aveva concepito l'erezione di un lebbrosario e aveva già comperato un terreno per l'impianto della Colonia dei lebbrosi. E infatti quanti infelici, colpiti da questo terribile morbo! Quando io mi trovai in mezzo a loro e vidi lo strazio indescrivibile che la orrenda malattia fa nelle loro carni, quando vidi questi corpi viventi con le stigmate della morte, alcuni dei quali, anzi, tendermi le mani con le dita già amputate... mi ricordai della scena evangelica, e mi parve di udire le parole: « Se tu vuoi puoi mondarci! ». E veramente ci dissero: « Quando verrete voi ? ». Amato Padre, io confido molto nella Divina Provvidenza che ci manderà i mezzi per continuare l'opera pietosa di Mons. Mathias.
TEZPUR. È una bella cittadina nel centro della vallata. La casa della Missione è situata su di una collina in riva al Bramaputra. Era l'antico Club dei Tea-Planters. A Tezpur vi fu la riunione distrettuale dei cristiani. Avvicinandoci a Tezpur col treno, incominciammo a vedere, in varie stazioni, gruppi di questi cristiani che salivano, carichi di commestibili e combustibili, per non essere troppo di peso al Missionario.
Furono tre giornate di fede e di pietà intensa: 4550 Comunioni, 150 Battesimi, 656 Cresime, 26 Matrimoni, arruolamento di centinaia di uomini e donne nella Lega Cattolica divisa per associazioni, e, infine, solenne Processione Eucaristica.
Se avesse visto, amato Padre, la scena dei Battesimi! Erano vecchi già dal pelo bianco; erano donne e mamme, stringentisi al seno i figli piccoli; erano giovani e fanciulli; e tutti gridavano la loro rinuncia a Satana e alle sue pompe; e tutti piegavano, con fede e amore, il capo, per ricevere l'acqua rigeneratrice. Le funzioni si protrassero per cinque ore; ma il relativo disagio fu largamente ricompensato dalle consolazioni spirituali.
DIBRUGARH. È un Distretto vastissimo con più di 20.000 cattolici, la maggior parte Oraon e Munda, che lavorano nei giardini di tè. L'Assam è la più grande regione produttrice di tè dell'Impero Britannico, e possiede più di 1000 giardini, modelli di organizzazione perfetta, in cui sono adibiti più di 500.000 lavoratori emigrati da altre province dell'India, specialmente dal Chota Nagpur, centro della fiorente Missione dei PP. Gesuiti.
Il nostro caro Don Piacecki, con i suoi due collaboratori, ci preparò feste solenni e manipoli ubertosi di bene, come a Tezpur. Questi tre missionari sono veramente i commessi viaggiatori del Re dei re, perchè debbono visitare almeno 200 Comunità.
A Dibrugarh all'Ospedale civile sono addette le Suore di Maria Bambina; le Figlie di Maria Ausiliatrice sono in quello di Gauhati. La loro opera di carità e il loro spirito di sacrificio hanno già fatto cadere tanti pregiudizi e guadagnato la stima di persone d'ogni tendenza, persino di quelle avverse a tutto ciò che viene dall'Occidente.
Le Suore di Maria Ausiliatrice apriranno pure una Casa a Tezpur il giorno 25 marzo. Sarà un centro d'irradiazione di bene a favore di tante ragazze d'ogni età e condizione.
Eccole, amato Padre, un'affrettata relazione. Altri Le scriveranno sulle feste di Shillong, che manderemo la prossima settimana. A me non rimane che presentarle, ancora una volta, tutta la Missione dell'Assam, perchè Ella la offra a Don Bosco Santo e a Maria Ausiliatrice.
Shillong, 18-3-1936. Suo dev.mo in C. J.
STEFANO FERRANDO, Vescovo.
Un émulo del ven. Domenico Savio: LEONE BURGER Carissimi, questa volta non più due parole di complimento e di esortazione, ma una lunga lettera che voi leggerete certo con interesse da capo a fondo. Devo presentarvi un emulo del ven. Domenico Savio, alunno dei nostri collegi di Germania, morto in concetto di santità a 18 anni, l'8 gennaio 193o. Ne ha scritto la vita il Direttore del nostro Istituto di Burghausen, Don Giovanni Lechermann, suscitando grande ammirazione in Germania ed all'estero. L'autorità ecclesiastica ha già approvato una preghiera per ottenerne da Dio la glorificazione e si ricevono già relazioni di grazie attribuite alla sua intercessione. Scorrendone la biografia par di leggere la prosa chiara e semplice di Don Bosco nella vita del ven. Domenico Savio, i tratti caratteristici della fisionomia morale del buon Leone trapassano in quelli dell'angelico alunno di Don Bosco, la casa salesiana di Burghausen si allarga nella vastità dell'Oratorio di Torino. Sono due anime sorelle, la cui affinità spirituale è dovuta in gran parte alla comune educazione salesiana. Come Savio, Leone ritrae in sè inconfondibili i caratteri di questa educazione attestandone ancora una volta il valore universale e soprannaturale.
Nacque in un ameno paesello della Svevia (Germania), Hergeusweiler, adagiato nel verde, con lo sfondo dei monti e, lontano, l'azzurro palpitar del lago di Costanza, il 23 settembre 1912. L'ambiente familiare in cui trascorse la sua infanzia e la sua fanciullezza spiega la sua solida educazione cristiana; egli però non ne accettò passivamente l'influsso, cristallizzandosi in una bontà tradizionale che ignora se stessa, incapace del male, ma vi cooperò conquistando ogni giorno una bontà migliore. Il padre, ed i due fratelli maggiori, ora salesiani, attestano che non ebbero mai a lamentarsi di lui: egli era obbediente, pronto, servizievole, preveniva i desideri dei genitori, amabile con tutti. Il fascino di questa sua bontà giovanile era tanto, che « noi dovevamo volergli bene «, confessano i fratelli, e i genitori vedevano stupiti i coetanei accorrere spontaneamente a lui. Segno che la sua bontà era di buona lega, allegra, amante dei giochi e degli onesti sollazzi, non musona ed isolante.
Non gli mancavano dei difetti: traspariva soprattutto una certa inclinazione all'ira; ma, fatto accorto, converse tutti i suoi sforzi contro di essa e riuscì ad acquistare un grande dominio di sè stesso. Da questa lotta coraggiosa e senza tregua, il suo carattere assunse poi un tono di riservatezza che maturò anzi tempo la sua formazione spirituale. Fin dalle classi elementari rivelò una intelligenza aperta, congiunta a grande diligenza e amore insolito allo studio, ed una pietà angelica gli brillava in volto assai prima della prima comunione. La chiesa gli era del resto familiare: vi andava ogni giorno coi fratelli per la santa Messa, che sovente serviva egli stesso. Nelle solennità poi era la sua gioia prestarsi ad adornare la casa di Dio.
Terminate le scuole elementari al paese, volle frequentare l'istituto tecnico nella vicina citta di Lindau, il che importava non poco sacrificio: doveva essere in piedi alle cinque e mezzo per prendere il treno, e fare così tutti i giorni la spola fra il paese e Lindau. I professori lo ebbero caro tanto per la sua intelligenza, quanto per la sua bontà: l'esito degli studi fu più che brillante. Però non era quella la sua strada: Dio che lo voleva più vicino a sè, aveva posto in lui il germe divino della vocazione salesiana. I suoi due fratelli maggiori frequentavano già l'aspirandato salesiano di Burghausen, ed egli prese ad interessarsi intensamente della loro vita, dei Salesiani, dell'istituto. Nel Natale del 1926 chiese ai genitori come regalo di poter seguire i fratelli stella vocazione. La risoluzione non fu improvvisa, e i genitori non se ne meravigliarono: tuttavia, per loro consiglio, fece prima una novena alla Madonna pregando istantemente giorno e notte. E la Madonna gli diede la conferma della sua vocazione.
Il 22 gennaio del 1927, quindicenne, faceva il suo ingresso nell'istituto salesiano di Burghausen, e vi si trovò bene fin da principio, sentendosi di poter svolgere a tutt'agio le sue magnifiche qualità morali, in armonia colle sue non comuni capacità intellettuali. Non gli mancarono difficoltà e prove. Il passaggio dall'istituto tecnico al ginnasio richiese da lui un affrettato studio del latino, resogli più gravoso dalle esigenze dell'insegnante. Ma egli, lungi dal lagnarsi e dall'avvilirsi, vi si impegnò con tutta l'anima, trionfando a poco a poco di ogni difficoltà.
E tosto si distinse per esattezza e puntualità all'orario della Casa, cattivandosi la stima di tutti per la sua gentilezza rispettosa e preveniente, per la sua perenne giocondità e pel suo grande spirito di pietà. La bontà, portata dalla famiglia, maturò rapidamente, nei tre anni che ebbe a passare a Burghausen, esprimendo chiaramente le caratteristiche della santità salesiana, della santità giovanile dei nostri tempi: santità eucaristica e mariana, conciliata armonicamente con le complessive esigenze della vita odierna. Nulla di esagerato nella sua pietà tutta interiore, che permeava ogni sua azione e diffondeva un incanto celeste attorno alla sua persona. Ogni giorno si accostava alla santa comunione, ma sempre con tanto fervore, che pareva rinnovasse sempre la prima comunione. Lungo la giornata faceva frequenti visite a Gesù in Sacramento, e invitava sempre con garbo e naturalezza qualche compagno. Quando una tremenda malattia lo inchiodò sul letto di morte, egli aveva un'unica amarezza, quella di non poter ricevere ogni giorno il suo Signore. In una lettera scriveva: « Brevi, troppo brevi sono i momenti in cui mi è dato di dire: Gesù ed io siamo una cosa sola. Davanti al tabernacolo siamo Gesù ed io. Nulla di più bello. ». Pietà eucaristica, la sua era anche una pietà mariana. S'ascrisse subito alla compagnia della Madonna e fu eletto presto presidente, entusiasmando ed accendendo tutti del suo purissimo amore alla Vergine, che egli chiamava « la mia cara mamma ». Fu uno dei fondatori della compagnia dell'« Immacolata », con lo scopo preciso di tendere alla perfezione servendosi dei due mezzi: esatto adempimento dei propri doveri ed illimitata fiducia nella Madonna. Alla Madonna si era consacrato colla consacrazione del beato Grignon de Montfort, compiendo tutti i propri doveri « per Maria, con Maria, in Maria ». Era un amore filiale, pieno di confidenza e di tenerezza, che formava nello stesso tempo il più alto alimento spirituale di tutte le sue virtù, specialmente di quella purezza, che circondava la sua persona di un alone di grazia e di candore.
Obbediente e cordialmente ossequente verso i superiori, era carissimo a tutti i compagni per la sua allegria e giovialità. Vivacissimo nel gioco, conservava però sempre anche nelle pazze corse, nelle chiassose partite, il dominio di sè e delle sue inclinazioni. Spesso nel fervore del gioco scompariva per brevi istanti e correva in chiesa. Nel gioco era di una abilità incontrastata: non era un tifoso, ma giocava volentieri al calcio, sapeva pattinare egregiamente, era imbattibile nella corsa e nel nuoto. Mai che lo si vedesse triste, solitario, accigliato: il suo sorriso fioriva sempre, sempre uguale per tutti, in tutte le piccole e grandi tristezze della sua vita. I compagni lo consideravano come il più fedele ed il più intimo amico, ed egli interessandosi di tutti, aveva speciali attenzioni per chi fosse triste od addolorato; prendeva sempre decisamente le parti dei deboli, non tollerava mancanze di riguardo o di carità verso gli altri. Il dolore lo trasfigurò e diede aspetti eroici alla sua giovinezza.
Il 15 luglio del 1929 partiva per le vacanze, stanco, ma sereno. A questa stanchezza che non scomparve, anzi si accentuò sempre più, si aggiunse una tosse insistente. Troppo tardi si conobbe la gravità del suo stato. Fu costretto a tenere il letto, e non potè più rialzarsi. Al più piccolo movimento, impeti di tosse gli squassavano il petto minacciando di soffocarlo. Egli sperava tuttavia nella guarigione. Scrivendo al direttore affermava che se la malattia lo costringeva a letto, egli accettava volentieri un tal sacrificio per il Signore: « Del resto - soggiungeva - è pur bello, è un vero balsamo per l'anima lungi dal mondo, poter parlare intimamente col Signore. Io ho ora naturalmente tempo per attendere alle mie devozioni verso la Madonna. Leggo spesso nel « Libro d'oro # del beato Grignon de Montfort, che mi appare ogni giorno più bello ed istruttivo; desidererei solo che questa divozione si diffondesse maggiormente nel mondo. Recito ogni giorno l'ufficio della Madonna. Una sola cosa deploro, di non poter andare in chiesa a ricevere il mio divin Salvatore ».
Le forze lo abbandonarono a poco a poco. Una gran sete lo tormentava, ma non gli era permesso di inghiottire più di qualche goccia d'acqua. Da ultimo non poteva più nè vedere, nè parlare, senza grande difficoltà. Eppure non ebbe mai una parola di lamento: « Dio fa tutto bene... Egli permette ch'io soffra, sia fatta la sua volontà ». La sua inalterabile serenità non lo abbandonò mai; il suo sorriso, se non aveva la pienezza di un tempo, aveva maggior luce interiore. Sereno in Dio come era vissuto, si addormentò nel Signore l'8 gennaio 1930.
Speriamo d'aver presto la versione italiana della sua biografia. Intanto, edificandovi dei cenni de' suoi esempi, pregate perchè si compia la volontà di Dio anche per la glorificazione del caro giovinetto, e non dimenticate
il vostro aff.mo DON GIULIVO
Un'altra gara aperta alla carità dei nostri Cooperatori ed alla pietà filiale dei divoti di Maria SS.ma Ausiliatrice.
SESSANTA LESENE DI MARMI PREZIOSI
La generosa corrispondenza dei nostri Cooperatori ci ha permesso di chiudere in due mesi la sottoscrizione per le colonne della galleria che, secondo il progetto di ampliamento del Santuario, si svolgerà intorno alle vaste cappelle in costruzione ai lati dell'altare di Maria Ausiliatrice. Abbiamo pubblicato l'elenco dei sottoscrittori nel Bollettino precedente, additandoli alla comune ammirazione, ma sentiamo il bisogno di rinnovare l'espressione della nostra più viva riconoscenza, mentre ci accingiamo ad assecondare il desiderio di altri Cooperatori, aprendo, come abbiamo già annunciato, una seconda sottoscrizione per le lesene che corrisponderanno alle colonne: sessanta lesene di preziosissimi marmi di cui offriamo un modello nella fotografia qui accanto. Come le colonne, anche le lesene saranno formate dai seguenti marmi: zoccolo di serpentino verde mare, base e capitello di zandobbio perla, fusto d'arabescato rosa, trabeazione di breccia orientale.
Offerta per ogni lesena: Lire seimila.
Su ogni lesena verrà scolpito a caratteri d'oro il nome degli oblatori.
Nonostante le difficoltà dei tempi, noi confidiamo in una nuova gara di affetto e di carità generosa che ci consenta di attuare così gradatamente il grandioso progetto in tutti i suoi dettagli per offrire alla Vergine Ausiliatrice un monumento degno della sua grandezza e della sua bontà, ed al suo apostolo S. Giovanni Bosco un altare corrispondentealla gratitudine di tanti cuori. Aprendo quindi la sottoscrizione, preghiamo il Signore colla invocazione dello stesso Santo: Dio benedica e ricompensi tutti i nostri benefattori (S. Gio. Bosco).
Raccomandiamo vivamente ai graziati, nei casi di guarigione, di specificare sempre bene la malattia e le circostanze più importanti, e di segnare chiaramente la propria firma. Non si pubblicano integralmente le relazioni di grazie anonime, o firmate colle semplici iniziali.
Il medico di casa. - Il dottor Ernesto Petrunti, medico ed insigne benefattore di questa Casa di
formazione, nell'agosto scorso, in seguito a forti strapazzi nell'assistere parte dei giovani affetti da grippe, cadde egli stesso gravemente ammalato †anto da suscitare la più viva inquietudine, anche per l'età avanzata di 78 anni compiuti. Ospitato in una clinica di Bahia Bianca e assistito da valenti medici, s'andò tuttavia aggravando di giorno in giorno. Il 3o agosto un telegramma ci annunziava che il caro ammalato era agli estremi e che, secondo i medici, non avrebbe passato la notte. Parve tanto sicuro e tanto prossimo il decesso che già si erano prese disposizioni pei funerali e si erano iniziate le pratiche pel trasporto della salma a Carpinone (Campobasso-Italia) patria del buon Dottore. Ma non la pensavano così la nostra buona mamma Maria Ausiliatrice e il nostro caro Padre Don Bosco: poichè mentre ogni umana speranza era svanita e l'arte medica non aveva più nulla a fare e l'ammalato, come si suol dire, aveva quasi tutti e due i piedi nella bara, intervennero con il loro patrocinio e strapparono al Signore la grazia che Salesiani, Chierici e Aspiranti da parecchi giorni imploravano con grande fervore.
La reazione si iniziò la stessa notte del 30; in pochi giorni fra la meraviglia di tutti il caro nostro dottore potè ritornare a Fortin Mercedes accolto a festa dall'intera comunità esultante.
È nel cuore di ognuno che, se non di un miracolo, si tratta certamente di una grazia straordinaria per cui rendiamo le più vive grazie alla nostra cara Ausiliatrice e a San Giovanni Bosco incitando gli afflitti a mettere tutta la loro fiducia nella loro potente intercessione.
Fortin Mercedes, ottobre 1935.
Sac. LUIGI M. GALLI
Rettore del Santuario di Maria Ausiliatrice.
Salvo proprio per miracolo. - Nel mese di settembre del 1933 percorrevo in bicicletta la strada Gardesana Campione-Salò, quando, colpito da improvviso malore, precipitai a terra e per miracolo ebbi salva la vita. Io l'attribuisco alla protezione di Maria Ausiliatrice e di Don Bosco Santo, che sempre invoco. Riconosciuto da alcuni passeggeri, fui raccolto e trasportato a casa più morto che vivo. Sottoposto ad energiche cure rinvenni, ma perdetti affatto l'uso della favella. Il dottore curante conosciuta la gravità del male consigliò il sollecito trasporto all'ospedale di Riva, ma il caso era disperato e non si avevano speranze di guarigione sia pure lontana. Coi miei cari e colle Figlie di Maria Ausiliatrice ricorsi allora fiduciosamente all'intercessione della Madonna e del suo fedel Servo San Giovanni Bosco, e dopo lunghi mesi di sofferenza, di trepidazioni e di speranze. potei ritornare in famiglia guarito completamente sebbene mutilato dell'arto destro per una cancrena sopraggiunta. Temevo di non poter più riprendere il lavoro e questo pensiero mi causava un'angoscia infinita, ma su di me vegliava la bontà dei potenti miei Intercessori e dopo due anni di preghiere e di suppliche fervorose ottenni finalmente quanto desideravo.
Con tutta la gioia di cui è capace il mio cuore ringrazio Maria Ausiliatrice e San Giovanni Bosco e inviando l'obolo della riconoscenza prometto di non dimenticare mai la grande grazia ricevuta.
Campione sul Garda, 6-4-1936.
ISNENGHI NINO.
Dopo lunga forzata disoccupazione. - Ero da tempo disoccupato e ormai disperavo di trovare lavoro. Mi raccomandai di cuore alla bontà materna di Maria Ausiliatrice e all'aiuto potente di San Giovanni Bosco. Feci novene su novene e promisi anche un'offerta per le Missioni salesiane qualora fossi stato esaudito. Ottenuta alfine la grazia sospiratissima ringrazio pubblicamente Maria SS. ed il grande Santo D. Bosco, ed adempio la promessa fatta.
Torino, 16-4-1936.
COSTAMAGNA FRANCESCO.
Guarita da artritide reumatica e pleurite. - Lo scorso autunno, mia figlia Gemma, di anni 16, fu colpita da artritide reumatica e da pleurite che misero in serio imbarazzo i medici curanti. Nel timore di perderla noi ricorremmo con gran fede all'aiuto divino interponendo l'intercessione di Maria Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco. Cominciammo a pregare ed a far pregare per l'ammalata, e, vista l'assoluta inefficacia delle cure mediche, le facemmo interrompere l'uso di tutte le medicine. La nostra fede fu presto premiata. Come altre volte già potemmo esperimentare, l'aiuto divino ci soccorse rapidamente colla perfetta guarigione. Riconoscentissima
Azeglio, 8-9-1935. SANTINA MARIA.
Guarisce da esaurimento nervoso. - Colpita da forte esaurimento nervoso che mi cagionò anche una preoccupante atonia alle corde vocali, mi affidai al Signore implorando l'intercessione di S. Giovanni Bosco, che aveva cominciato a venerare negli anni di collegio, ed ottenni presto completa guarigione.
Neive, 20-3-1936.
ROSINA TRAVERSA, Insegnante.
Salvo da difterite. - Il nostro unico bimbo Mario, di anni 6, cominciò ad accusare un forte mal di gola che progredì rapidamente fino a minacciare di soffocarlo. Due professori dichiararono che si trattava di angina, ma le cure prodigate non fecero che aggravare le condizioni del piccino, il quale pregava continuamente Gesù a non lasciarlo morire. Il male giunse al punto da far temere di perderlo, ed io allora applicai al bambino un'immagine di S. Giovanni Bosco con reliquia, raccomandandolo caldamente alla sua intercessione. Due ore dopo, venne un terzo dottore che constatò invece un'avanzata difterite. Gli fece subito un'iniezione antidifterica ed il bimbo fu salvo.
Torino, 24-3-1936.
NATTA GIORGIO e BENEDETTA.
Guariscono ambedue. - Nell'agosto scorso si ammalarono improvvisamente e contemporaneamente di polmonite con infezione intestinale mia sorella e mio nipote.
In otto giorni si aggravarono al punto da far disperare della loro salvezza, ond'io ricorsi all'aiuto divino, cominciando una novena a Maria Ausiliatrice ed a S. Giovanni Bosco perchè ci ottenessero la guarigione di ambedue. La grazia non si fece attendere. Ambedue guarirono perfettamente. Riconoscentissima raccomando alla Madonna ed a Don Bosco anche una persona cara combattente in A. O. perchè mi ritorni sana e salva.
Tonengo 28-3-1936. LODOVICA MONFRINO.
Salva il mio bambino. - Mio figlio di quindici mesi fu colpito dopo la metà di marzo da broncopolmonite capillare in forma così violenta che lo ridusse agli estremi.
Ad aggravare il suo stato, contribuì un improvviso collasso cardiaco che minacciò inesorabilmente di spegnerlo. Nel cuor della notte, cercammo desolati uno specialista, che diede ancora al piccino qualche ora di vita. In tanta angoscia, come ex-allievo salesiano, io invocai con grande fede D. Bosco, feci applicare sul petto dell'ammalato una reliquia del Santo e promisi di pubblicare la grazia e di fare un'offerta.
Da quel momento il cuore del malato riprese la sua resistenza ed in breve il piccolo fu dichiarato fuori pericolo. Ora è convalescente.
Riconoscentissimo, sciolgo il mio voto pubblicando la grazia e inviando l'offerta promessa.
Borgoricco-S. Eufemia - Padova 31-3-1935
IGINO BELLATO.
Tre grazie. - Nel giugno 1929 mi trovavo in fabbrica tutta intenta al mio lavoro, in mezzo a materie incandescenti, quando ad un tratto mi sentii invasa da una fiammata. In preda a vivissimo terrore mi misi a gridare: « Don Bosco ! Don Bosco ! » cercando di spegnere le fiamme che stavano lambendomi le carni. In brevi istanti divenni come una torcia vivente... ma invocando con maggiore fede l'aiuto potente del nostro caro Santo, riuscii proprio per miracolo ad estinguere le fiamme evitando gravi scottature alla mia persona e il pericolo che il fuoco si sviluppasse ulteriormente con gravi danni al materiale infiammabile accumulato in fabbrica e alle mie compagne di lavoro.
Nel gennaio del 1931 mi feci un profondo taglio alla mano con conseguente pericolo di cancrena, Ricorsi fiduciosa all'intercessione di S. Giovanni Bosco e in breve tempo mi trovai risanata.
Nell'aprile del 193o ero molto afflitta per la malattia mortale di una mia parente: si trattava di trasportarla da un ospedale dei dintorni nella città di Torino. Chiesi la grazia di non dover trasportare un cadavere e fui esaudita. L'ammalata sopportò il viaggio e spirò serenamente appena giunta in casa.
Torino, marzo 1936. PLOTIÉ GIOVANNA.
Una bella grazia! - Nel febbraio scorso faceva ritorno in famiglia un mio figliolo sorpreso improvvisamente da forte febbre e da acuto dolore al fianco sinistro. Il dottore, prontamente accorso, dichiarò trattarsi di bronco-polmonite. Un'amica di famiglia, cooperatrice salesiana, corse dai salesiani ed ottenne una reliquia di San Giovanni Bosco che applicai alla parte malata, invocando l'aiuto del Santo protettore della gioventù. I dolori cessarono all'istante e in breve il malato si trovò guarito.
Ma Don Bosco non cura solo i corpi, cura anche le anime aiutandole a riconciliarsi con Dio. Difatti mio figlio, che da parecchi anni non si era più accostato ai santi Sacramenti, sistemò le cose dell'anima sua e potè ricevere la Santa Eucarestia.
In ringraziamento invio una tenue offerta pel nuovo altare da erigersi in onore di Don Bosco Santo.
Mussolinia di Sardegna, 15-4-1936. MARTINASCO GRAZIETTA.
Guarisce da grave frattura. - Il giorno 27 dic. 1935 mio fratello stava lavorando nei cantieri navali della Giudecca a Venezia, presso una fresatrice, quando, circa le tre pom., misurando alla macchina un blocco di ghisa, accidentalmente s'impigliò con la manica sinistra della giacca tra i coltelli della fresa. Questa, con la sua grande forza motrice, trascinò braccio e corpo sotto di sè fino al collo. Trovandosi egli ormai perduto, si mise a gridare con quanto fiato aveva. Iddio, nella sua misericordia, volle che la sua voce fosse udita pur tra il rombo di tutte le macchine.
La macchina fu subito fermata e due operai levarono mio fratello che aveva il braccio sinistro penzoloni e tutto il collo sanguinante. Fu trasportato d'urgenza all'Ospedale Civile dove, dopo un'accurata visita, fu constatata la frattura dell'omero sinistro con piccole lesioni ai collo.
Dopo tre giorni e tre notti passati sotto dolorosissima attrazione che impediva qualsiasi movimento, trasportato in sala operatoria e fatta la radiografia, si vide il suo osso come segato in due, tanto era netta la frattura. Alla radiografia seguì l'ingessatura di tutto il braccio in posizione poco comoda e di metà del busto. In tale stato lo vidi anch'io e n'ebbi grandissima pena.
Quarantacinque giorni stette in tali condizioni fino a che, tolta la prima ingessatura e lasciatane una più piccola, fu tolta anche questa. Riottenuto con lunghi massaggi il movimento delle articolazioni, potè riprendere dopo tre mesi il lavoro e ora si può dire, grazie a Maria Ausiliatrice e a San Giovanni Bosco, perfettamente guarito.
Giorni fa egli si è recato colla sua piccola famiglia in chiesa a rendere pubbliche grazie ai Suoi celesti Intercessori e desidera ne venga pubblicata la grazia a sola maggior gloria di Dio per ringraziamento della guarigione ottenuta e, nello stesso tempo, come supplica per ottenere altre grazie soprattutto spirituali di cui ha bisogno la nostra famiglia.
Trento, 14-4-1936.
Ch. GIUSEPPE PADOAN, Salesiano.
Guarita dal tifo. - Nello scorso ultimo giugno fui colpita dalla grave epidemia tifica propagatasi in città, in forma ritenuta dai medici seriamente preoccupante. Io e mio marito invocammo Don Bosco e riponemmo in Lui la nostra fiducia per la guarigione completa. Il mio stato prese, quasi d'improvviso,- a migliorare, ed in capo a quaranta giorni di decorso clinico potei lasciare il letto constatando con emozione profonda che la tremenda malattia non mi aveva lasciato alcun postumo apprezzabile. Rinnovo pubbliche grazie per il favore che la bontà Divina per l'intercessione del suo servo fedele mi ha riservato e chiedo anche per mio marito sia inserta la mia umile testimonianza nel relativo Bollettino. Invio l'offerta promessa.
Roma 15-4-1936. MARIA LECIS.
Ringraziano ancora della loro intercessione Maria Ausiliatrice e San Giovanni Bosco
Begliatti Giuditta (Ceva) per una grazia segnalata.
Famiglia Cantamessa par tante grazie ricevute, implorando continua protezione.
Bosio Severino (Osasio di Pancalieri) per grazia ricevuta. Invia una cospicua offerta in suffragio dell'anima di Grella Giovanni fu Antonio e parenti.
N. N. per grazia ricevuta, in attesa di un'altra di cui ha tanto bisogno.
Rosa Patria Negro (Ponte di S. Pietro) per la vittoria ottenuta dal figlio Guido nel concorso all'Accademia Littoria dall'O.N.B., che gli ha assicurato un posto gratuito ed aperto l'avvenire.
Sac. F. H. C. (Roma) per la guarigione del fratello da un male al braccio ribelle alle cure mediche dopo quattro anni di sofferenze.
Una cooperatrice (Antibes) pel buon esito di una difficilissima operazione al fegato, che assicurò la guarigione completa.
E. I. (Torino) per grazia ricevuta.
Biscaldi Amalia (Mortara) per aver fatto trovar lavoro al figlio forzatamente disoccupato.
Famiglia Rota (Lu Monferrato) per la guarigione del babbo, già munito degli ultimi Sacramenti, proprio il giorno della Canonizzazione di Don Bosco e la consolazione di averlo tutt'ora vegeto e sano, senza alcuna traccia del male.
Giuseppina Vigol (Cornedo Vicentino), riconoscente per essere stata esaudita nell'avere una nipotina che cresce con tutte le doti intellettuali e fisiche richieste, invia l'offerta promessa, con la certezza che San Giovanni Bosco continuerà a proteggere la cara piccola e la sua famiglia unita nella riconoscenza anche per altri favori elargiti dal grande Santo.
Fontana Rosa (Mortara) per la protezione e assistenza paterna prestata al figlio che, quasi sempre disoccupato, trovò un buon impiego.
Moditz Nengebaner Lucia (Fiume d'Italia) per l'aiuto ottenuto in due penose circostanze della vita.
Una Cooperatrice Salesiana (Dueville di Vicenza) per l'ottenuta guarigione del marito dopo due anni di sofferenze. Riconoscente ha fatto imporre il nome di Giovanni ad un bimbo infedele.
N. N. (Cene di Bergamo) per l'ottenuto impiego.
D. P. Cooperatrice Salesiana (Altofonte) per l'ottenuta guarigione del padre che, colpito da grave infezione allo stomaco, guarì al contatto di una reliquia del nostro Santo.
Gandini Filippo e Maria coniugi (Alessandria) per l'ottenuta perfetta guarigione di un bambino colpito da bronco-polmonite.
Vincenti Gasparini Natalina (Comerio) per l'ottenuta guarigione della sorella Ernesta che, pure di età avanzata, subì felicemente un'urgente operazione chirurgica.
Boetto Rita (San Grato di Bagnolo Piemonte) per segnalatissime grazie ricevute da lei, dalla mamma e dalla sorella Domenica.
Cleme Mura (Montaggio) per la riacquistata salute e per altra sospiratissima grazia ricevuta.
Cristini Maria (Orzignano) per l'ottenuta guarigione da lunga e penosa malattia.
Oliva Giuseppina (Rochester S.U.A.) per due segnalatissime grazie ricevute.
Calissardi Lea (S. Protaso di Fiorenzuola d'Arda) perchè, colpita da grave malore migliorò per intercessione del nostro Santo.
N. N. (Lesa) per la gioia di un bimbo dopo 5 anni di matrimonio.
Chiarla Elvira (Torino) per il felice esito di una grave operazione chirurgica.
Linguanti De Cristiforo Franca (Scordia) per l'ottenuta guarigione del fratello, colpito da tifo.
Dal Molin Elisabetta (Parigi) per segnalatissime grazie ricevute.
Rizzo Rota (Orsara Bormida) per l'ottenuta guarigione da frattura di due costole in seguito a grave caduta.
Cortassa Lorenzo e Maria coniugi (San Bernardo di Carmagnola) per l'ottenuta guarigione del figlio Gabriele, colpito da otite con pericolo di mastoidite.
Perosino Maria (Tigliole d'Asti) per una importantissima grazia ricevuta.
Dalmazzo G. G. (Torre Mondovì) per una grande grazia ottenuta.
Saffirio Nina (Barolo) per l'ottenuta guarigione del fratello Guido che, colpito da grave esaurimento nervoso, guarì dopo 5 anni di sofferenze.
Frisiero Maria (Vaglio di Pettinengo) per l'ottenuta guarigione, senza operazione, di un foruncolo maligno.
Reale Germano Eleonora (Villa Maria di CórdovaArgentina) per l'ottenuta guarigione della figlia Elidia.
E. S. (Alessandria) per una segnalatissima grazia ricevuta.
A. F. (Vinchio) per varie grazie ed assistenza ricevuta.
BOEM Don GIOVANNI BATTISTA, Sac., da Goricizza Codroipo (Udine) † a Torino, Oratorio, il 13 maggio u. s. a 69 anni di età.
Aveva atteso regolarmente al suo ufficio, come segretario dell'Economo Generale, fino alla sera del giorno 12. Nella notte lo sorprese un po' di affanno, che sembrava tuttavia leggero; ma, appena calmato, il cuore improvvisamente mancò. Era un'anima forte, volitiva, intransigente nella fedeltà alla regola ed ai doveri d'ufficio fino al sacrificio. Ogni giorno all'alba era in piedi per la prima messa all'altare dell'Ausiliatrice, e non trovava riposo al suo lavoro che nelle pratiche di pietà. Lo raccomandiamo caldamente alle preghiere di tutti.
GHISLANDI Don PIETRO Sac., da Bergamo, † a Bahia (Brasile) il 5-3-1936 a 62 anni di età.
Dal seminario di Bergamo, seguì chierico la vocazione salesiana raggiungendo nel 19oo le nostre case del Brasile ove divenne presto abile direttore di vari Istituti e legò il suo nome alla fondazione e direzione del grandioso Collegio di Manaos.
Carattere affabile, dotato di sode virtù religiose, seppe cattivarsi dovunque l'affetto e la stima di tutti, prodigandosi nell'azione salesiana col vero spirito di D. Bosco.
MURAS Don ENRICO ANGELO Sac., da Buenos Aires (Argentina), † a Buenos Aires (Argentina) il 6-1-1936 a 53 anni di età.
CASTRO DON GIOVANNI Sac., da Montilla (Spagna), † a Calcutta (India) il 7-3-1936 a 33 anni di età.
BUSSI LUIGI, ch. da Vinchio (Asti), † a Piossasco il 13-4-1936 a 16 anni di età.
CALMO Don ANGELO Sac., da Gattico (Novara), † a Torino-Oratorio, il 28-4-1936 a 75 anni di età. Fu accolto fanciullo da Don Bosco Santo all'Oratorio, e quivi, nel cuor della notte, sentì la chiamata di Dio, ed ebbe appena tempo a ricevere gli ultimi sacramenti, che volava al cielo chiudendo così la sua vita di oltre 5o anni di sacerdozio allietati due anni or sono dalla Messa d'Oro. D'ingegno spiccato e di sode virtù religiose, aveva il cuore sempre aperto alla carità verso i poveri e i sofferenti, che erano i prediletti del suo ministero.
PIWKO TADDEO coad., da Lesna (Polonia), † a Genova-S. Pier d'Arena, l'8-4-1936 a 6o anni di età.
CAN. ANTONIO CASARICO, † a Como il 30 marzo 1936.
Improvvisa ed inattesa ci è giunta la notizia della morte del venerando Canonico che era un vero modello dei Direttori Diocesani dei nostri Cooperatori. Piissimo sacerdote, anima d'apostolo, cuore aperto ad ogni opera buona, zelava infatti l'azione salesiana con un amore straordinario, prodigandosi non solo per la loro organizzazione in Diocesi, ma per la valida cooperazione dei soci a tutte le iniziative di famiglia. Lo raccomandiamo pertanto di gran cuore ai suffragi di tutti i Cooperatori e confidiamo che Don Bosco Santo gli affretti dal Signore il premio di tanto zelo.
ANTONIO MARTINOLLI, † a Fiume il 15 marzo u. s. a 64 anni di età. I cantieri di Pola e di Fiume l'ebbero per 50 anni artefice coscienzioso e tecnico apprezzatissimo, tante opere pubbliche della città godettero della sua assistenza e del suo aiuto; ma l'opera prediletta del suo gran cuore fu l'Oratorio di Fiume cui dedicò non solo le più sollecite cure della sua perizia tecnica edilizia, ma la più valida e cordiale cooperazione materiale e morale, interessando industrie, negozi e privati a sostegno della provvida istituzione. La sua carità sgorgava da una fede ardente ed illuminata, da puro siprito evangelico, da un grande amore ai piccoli, ai poveri, agli operai. Salesiani ed alunni non lo dimenticheranno mai.
DON ERNESTO VERCESI, † a Milano il 9 aprile 1936 a 63 anni di età. Pioniere della stampa cattolica ha legato il suo nome al grande apostolato della buona stampa come giornalista, filosofo e storico. Acuto ingegno, fine spirito di osservazione, saldezza di principi e larghezza di vedute lo serbarono sempre all'avanguardia per l'orientamento dei buoni nelle vicissitudini politiche e sociali. Affezionato a Don Bosco ed all'opera salesiana mise più volte la sua penna a servigio delle nostre istituzioni, consacrando bellissime pagine all'esaltazione del nostro santo Fondatore.
LUIGI MALGARINI, † a S. Eufemia (Padova) il 12-3-1936 a 53 anni di età. Consacrò tutta la sua vita alla cristiana educazione dei cinque figli. Ammiratore dell'Opera Salesiana e zelante Cooperatore si stimò fortunato di offrire un figlio alla Società salesiana di S. Giovanni Bosco, che ritenne sempre come principale patrono della sua famiglia e che invocò con grande fiducia, specie negli ultimi istanti del suo sereno trapasso.
ADOLFO LANDUCCI, † a Roma il 20 febbraio 1936. Fervido cooperatore fino dal 1894, si ricordò anche in morte delle opere salesiane soccorrendo le nostre missioni.
D. ANGELO BINA, † a Bologna l'11-3-u. s. a 7o anni di età. Per oltre 2o anni parroco di Montasico, fu uno dei nostri più affezionati cooperatori e lasciò, morendo, anche i suoi beni all'Istituto Missioni Salesiane. Le grandi virtù praticate nel corso della sua vita feconda di bene gli avranno già procurato il premio eterno; noi lo raccomandiamo tuttavia caldamente ai suffragi di tutti.
TEOL. DON GIUSEPPE AMORE, Prevosto di Marmorito, † il 15-4-1936. Uomo tutto di Dio, sacerdote esemplare e zelantissimo parroco, rifulse per pietà e candore nell'esercizio del sacro ministero e nello sviluppo della vita interiore. Divotissimo di Don Bosco, si prodigò per tanti anni alla cura spirituale dei giovani dell'Istituto Paterno di Castelnuovo Don Bosco con paterno affetto e grande spirito di sacrifizio.
Altri Cooperatori defunti:
Accame Giuseppina ved. Rossi, Pietra Ligure (Savona) - Aghemo Anna ved. Giacchetti, Torino - Amore Don Giuseppe, Marmorito (Asti) - Assandro Tersilla, Torino - Avolio Colonn. De Martino Francesco, Napoli - Barale Bartolomeo, Piasco, (Cuneo) - Bertolotto Quintina, Mosso S. Maria (Vercelli) - Boano Maolo, Calliano (Asti) - Bordone Francesca, Cameri (Novara) - Borgarello Nicolao, Cambiano (Torino) - Bussolini Antonia, Casorate Sempione (Milano) - Cappellino Casaleggio Rosa, Montiglio (Asti) - Casalone Icaro, Refrancore (Asti) - Cassinoni Grassi Rosa, Milano - Cerra Teresa, Pavia - Clementoni Teresa Veronica, Rimini (Forlì) - Colombelli Pesenti Maria, Bergamo - De Giulio Can. Prof. Ettore, Borgo Lavezzaro (Novara) - Demartini Edvige, Torino - Foinera Marietta, Roccapietra (Vercelli) - Franciscono Angela, Alice Castello (Vercelli) - Franco Domenica, S. Bonifacio (Verona) -Gallo Angelina ved. Incatasciato, Mineo (Catania) - Gallo Teresa ved. Rovetta, Bubbio (Asti) - Gattuso Lo Pinto Giovanna Ciminna (Palermo) - Genovino Don Francesco, Forio (Napoli) - Ghiddi Angela, Monfestino (Modena) - Gianelli Teresa, Suna (Novara) - Grammatica Aqueri Don Mario, Caltagirone (Catania) - Guerra Carlo, Chiesa (Sondrio) - Guglielmino Antonio, Montalenghe (Aosta) - Livio Paolo, Como - Loni Foglio Enedina Biella (Vercelli) - Maritano Rosa, Giaveno (Torino) - Marra Marcellina, Chivasso (Torino) - Merlino Don Francesco, Granozzo (Novara) - Mignacco Padre Filippo S. J., S. Remo (Imperia) - Minozzi Camillo, Camucia (Arezzo) - Mirabella Margherita, Termini Imerese (Palermo) - Molina Don Giuseppe, Muradolo (Piacenza) - Moncalvo Giovanni, S. Raffaele Cimena (Torino) - Moreschi Lucia, Malonno (Brescia) - Moronelli Ing. Edoardo, Tivoli (Roma) - Musso Don Pietro, Pralormo (Torino) - Nicoletti Masiero Maria, S. Pietro Viminario (Padova) - Ognibene Maria di Marco, Palermo - Oioli Catterina, Aranco (Vercelli) - Olliveri Barucco Donata, Torino - Pianaro Corrado, Bassano del Grappa (Vicenza) - Pistoia Delfrate Luigia, Vigevano (Pavia) - Pizzoli Mario, Montorio Romano (Roma) - Portinari Graziosa, S. Michele Extra (Verona) - Quadri Argia ved. Chierici, S. Casciano Bagni (Siena) - Rabbi Carolina, Torino - Ramone Maria, Monte Grazie (Imperia) - Rissone Bernardo, S. Damiano d'Asti (Asti) - Roletti Luigi, Calliano (Asti) - Ronchi Anna, Bergamo - Saglia Colombini Vittoria, Fidenza (Parma) - Sala Maria, Terno D'Isola (Bergamo) - Sclerandi Giacomo, Torino - Seghezzi Angela, Premolo (Bergamo) - Vagni Ettore, Valfabbrica (Perugia) - Venturini Casati Angela, S. Pietro in Cariano (Verona) - Villardi Leopoldo, Roncò (Verona) - Zanimacchia Lucia, Martignana di Po (Cremona) - Zoffi Ascanelli Argia, Ravenna - Zuccali Mostacchi Caterina, S. Giovanni Bianco (Bergamo).