PERIODICO MENSILE PER I COOPERATORI DELLE OPERE E MISSIONI DI S. GIO. BOSCO
Anno LX - N. 8 - AGOSTO 1936 - XIV
SOMMARIO: Don Bosco fra gli Insegnanti. - Sotto la cupola dell'Ausiliatrice. - Solenni "Te Deum" pel trionfo d'Italia in A. O. - La Consacrazione del Tempio di Maria Ausiliatrice in Roma. - Dalle nostre Missioni: Equatore; Giappone. - Grazie. - In memoria e benedizione: Comm. P. Bernardi. - Necrologio. - Lettera di D. Giulivo.
Dal 26 aprile al 3 maggio si sono svolte le prove scritte dei concorsi magistrali ai quali han preso parte circa 30.000 maestre.
Il primo tema per il concorso generale, assegnato dal Ministro dell'Educazione Nazionale, era così concepito: « È impossibile educare l'infanzia senza possederne la confidenza e l'amore» (D. Bosco).
Noi sentiamo prima di tutto il dovere di attestare a S. E. il Ministro De Vecchi il nostro grato compiacimento per la scelta del tema, il quale non è solo un buon tema per una prova di esame; ma oltre e fuori della prova di esame potrà rimanere sempre come mònito e direttiva nello svolgimento della missione educatrice, perchè esprime uno dei principi più efficaci del metodo educativo di D. Bosco.
Infatti in quel primo sogno che Egli vide quando contava appena dai nove ai dieci anni di età, si legge subito al principio la seguente sentenza che può considerarsi come l'articolo base del suo metodo: Non colle percosse, ma colla mansuetudine e colla carità dovrai guadagnarti questi tuoi amici.
Questa sentenza dice dunque che il primo lavoro da compiersi nell'opera della educazione è quella di arrivare al possesso della confidenza e dell'amore degli alunni, che è quanto dire guadagnarseli e farseli amici.
Nè si accontenta di additare il programma: ma insegna anche il modo come svolgerlo e la via da tenere per raggiungere lo scopo, quando dice: non colle percosse, ma colla mansuetudine e colla carità. E sono così due i còmpiti necessari all'attuazione del programma: uno negativo - non colle percosse, e l'altro positivo - ma colla mansuetudine e colla carità.
Il primo còmpito impone che ci sforziamo a spogliar l'animo di qualunque forma di violenza, materiale, morale, spirituale, intellettuale, e questo non già per una passiva rassegnazione o per un supino adattamento; ma per una intima e profonda convinzione della nostra mente che ci renda sinceramente persuasi che la violenza non può mai essere mezzo o strumento atto a produrre risultati veri e degni della missione educativa, e a farci capire che se anche con atti violenti si può riuscire a fermare un disordine e a reprimere una insubordinazione, non si arriva però con questo a correggere e a migliorare, cioè a educare. E si deve riflettere che l'immobilità e l'ordine non sono la stessa cosa, perchè l'ordine è manifestazione di vita e di libertà, mentre l'immobilità, per sè sola, è mortificazione dell'una e dell'altra. Non si deve quindi credere che per ottener l'ordine basti tener per forza ciascuno al suo posto, perchè a questo modo si verrebbe a dire che il modello dell'ordine ben inteso esiste solo nelle carceri, dove nessuno si muove dal suo posto appunto perchè sono carcerati, ossia privi di libertà e tenuti colla violenza.
Questa necessità di spogliarsi di ogni forma di violenza deve però essere intesa con discrezione in modo da non giungere alla conseguenza estrema che basti poter notare un atto di violenza per sentenziare che chi lo commette è incapace e indegno della missione educativa. Purtroppo nonostante tutto il buon volere, o per acerbità di temperamento, o per inesperienza, o per mancato governo di sè,. o per altra manchevolezza nostra, che son tante, avverrà che si manchi. D. Bosco stesso, nel sogno, si sente inculcare questa massima proprio nel momento in cui si era lasciato andare ad atti violenti: tanto che parrebbe il caso di ripetere qui le parole del Vangelo: chi è senza peccato scagli la prima pietra.
È dunque precisamente perchè si sa quanto sia facile lasciarsi trascorrere ad atti violenti, e quanto sia difficile liberarsi da questa morbosa tendenza, che viene una intimazione così recisa - non colle percosse - intimazione che è insieme una disapprovazione, un divieto e una condanna, e tanto più significativa se si riflette che D. Bosco se la sentì intimare per essere ricorso ad atti violenti solo per far cessare la bestemmia e l'offesa di Dio.
Si vede quindi quanto sia necessaria questa operazione continua e perseverante di spogliamento di ogni forma di violenza, perchè l'animo sia atto e disposto a effettuare la seconda parte del programma - ma colla mansuetudine e colla carità - la quale è la parte positiva e fattiva che richiede un atteggiamento abituale e continuativo, e non può essere attuata a sbalzi contradditori tra la violenza e la carità che dovrebbe intervenire per rattoppare gli strappi fatti dalla violenza e si rinnoverebbe quel che dice il Vangelo, che volendo cucire un pezzo nuovo su un tessuto che ragna non si fa altro che allargare lo strappo.
È detto: colla mansuetudine e colla carità dovrai guadagnare questi tuoi amici; donde si vede che tutta l'opera educativa deve essere basata sulla carità, diretta dalla carità e nutrita di carità. E quando si dice carità non si parla di carità in genere, ma di quella forma specifica di carità fatta per educare, cioè della carità mansueta - colla mansuetudine e colla carità. Beati mites quoniam ipsi possidebunt terram, è detto nel Vangelo, e anche qui si dice che colla mansuetudine si deve guadagnar l'animo degli alunni e farseli amici, ossia possederli come cosa nostra.
È l'abito di questa carità fatta di mansuetudine che si nutriste di pazienza, e da questa virtù ricava la forza di tollerare senza arrendersi, di resistere senza sconcertarsi e senza colpevoli debolezze, di perserverare nell'attesa come fa l'agricoltore nel coltivare la terra e attenderne i frutti; è l'abito di questa carità mansueta che forma l'educatore secondo lo spirito di D. Bosco e produce, a suo tempo, risultati certi e duraturi nel campo dell'educazione. Dicevano già anche i Romani che a ottenere grandi risultati era necessario et magna facere et magna pati: grande attività e grande pazienza.
Potrà forse parere che con questo si venga a eliminare dal programma educativo il castigo al quale si attribuisce un'efficacia educativa che qui verrebbe a mancare, e occorre in proposito una parola di schiarimento.
Si tenga presente che nel Metodo educativo di Don Bosco, l'alunno è mantenuto in un ambiente dove tutto è regolato secondo le norme del vivere cristiano e quindi sa di essere sempre alla presenza di Dio e sente salutare timore dei castighi temporali ed eterni che attendono coloro che trasgrediscono la sua santa legge, nelle istruzioni religiose, e tutte le sere in quel sermoncino che si chiama la buona notte, sente nella parola viva del Superiore il richiamo a quelle verità e alla sua responsabilità verso di esse, ha il sacramento della confessione che lo guarisce e lo rinfranca, ha la pratica della Comunione frequente che lo nutrisce e lo rinforza a correre la via della virtù, ha tutti gli altri aiuti che vengono dagli atti di pietà inerenti alla vita cristiana; e chi pensa e vive cristianamente sa quanto tutti questi mezzi siano efficaci a formare una coscienza delicata e responsabile e quindi a tener lontane quelle vere colpe che veramente meritano castigo.
Ma quando tutto questo non bastasse, e nascessero dolorosamente casi pei quali il castigo sia ragionevolmente richiesto, allora D. Bosco voleva che esso non fosse applicato come pena e punizione, ma apprestato come medicina e rimedio. Perchè non voleva che nel colpevole si vedesse un delinquente, ma un debole e un infermo. E come per guarire gli ammalati non si usano le bastonate ma le medicine, e queste stesse amministrate in dose prudentemente misurata e per di più con tutte le buone maniere per vincere la ripugnanza dei pazienti; così voleva che si facesse pel castigo. Il quale spogliandosi del suo carattere di repressione violenta si presenta invece come medicina e ricostituente e in tal senso può anche essere accolto dal colpevole. In tal modo il castigo non è eliminato, ma diversamente atteggiato, e in questo suo atteggiamento non disdice, ma si concorda assai bene efficacemente al metodo educativo che ha per base programmatica: la carità mansueta e la pazienza fattiva.
Ecco perchè si diceva in principio che il tema proposto non era semplicemente un lavoro di esame da esaurirsi nelle ore ad esso assegnate; ma che doveva rimanere come prezioso ricordo da tener presente nelle esperienze della missione educativa, per poter svolgere in essa tutte le buone attività e iniziative personali, per sentire tutta la responsabilità e il rispetto alla persona dell'alunno, perchè si possa avviarlo a diventare un buon cristiano e un vero galantuomo.
Il mese di giugno, infervorato specialmente dalle grandi solennità della SS. Trinità, del Corpus Domini, di San Luigi, del Sacro Cuore e di San Pietro, grande affluenza di pellegrini. Il registro ne ha segnati: da Monte Carasso (Bellinzona); da Lodi; da Cremona; dal Belgio, presidenti e presidentesse della I. O. C. col fondatore e cappellano generale can. Cardijn; dal Borgo S. Paolo di Torino, Oratorio femminile delle Figlie di Maria Ausiliatrice; da Brugherio (Milano); da Druent; da Mendrisio; da Desio, 50o Dopolavoristi; da Cairate; da Strambino; da Perosa Argentina; da S. Maurizio Canavese, Novizi dei Fratelli Maristi; dall'Argentina; da Brescia; da Locarno; da Lugano; da Chiavari; da Firenze; 12o Dopolavoriste della Ditta Levi; ecc.
La festa di S. Luigi fu decorata dalla presenza di due Ecc.mi Vescovi: S. E. Mons. Le Gouaze, arcivescovo di Haiti, che celebrò la messa per la sezione Artigiani, e S. E. Mons. Coppo, salesiano, che celebrò per l'Oratorio festivo. Per gli studenti, che solennizzavano il loro Patrono, celebrò il Rettor Maggiore. I soci della Compagnia S. Luigi disposero una pittoresca illuminazione nell'ampio cortile «Domenico Savio» e, la sera della vigilia, tutto l'Oratorio vi si raccolse a cantar inni al Santo, alternati dal concerto della banda musicale e chiusi da un discorsino di S. E. Mons. Coppo. Devotissime le due processioni dell'Oratorio festivo e della Casa-madre, che, seguendo la tradizione, si emularono nel far trionfo al Santo. La festa fu coronata a notte nel cortile dell'Oratorio festivo con spettacolo pirotecnico, cinematografico, e concerto. La vigilia della festa del Sacro Cuore, S. E. Mons. Perrachon delle Missioni della Consolata, per delegazione arcivescovile, amministrò in Basilica la santa Cresima ai nostri alunni ed ai parrocchiani. Concorso imponente di tutto l'Oratorio alle processioni cittadine del Corpus Domini e della Consolata, e riuscitissima la processione eucaristica parrocchiale.
Omaggio delle Dame Patronesse.
Le Dame Patronesse del Comitato Centrale colla Presidente Effettiva Marchesa Carmen Compans di Brichanteau Challant Marsaglia, convennero ben due volte all'Oratorio nel mese di giugno: il giorno 2 pel loro pellegrinaggio annuale di divozione alla Vergine SS. Ausiliatrice; il giorno 27 per presentar gli auguri di tutte le Dame Patronesse delle Opere e Missioni Salesiane al Rettor Maggiore in occasione del suo prossimo onomastico ed offrirgli l'esposizione di arredi e paramenti sacri per le nostre Missioni che ogni anno allestiscono ormai da tre lustri con tanto amore e tanta generosità. Ascoltata la Messa nella cappella « Pinardi », passarono nel salone della esposizione ove erano stati disposti precedentemente con mano delicata 8o pianete, 2 paramentali completi, 3 pluviali, 15 cassette-altari portatili, 2 armadi farmaceutici, 4 cassette di pronto soccorso, tovaglie da altare, camici e cotte, purificatoi, corporali, palle, manutergi ecc., frutto della carità del Comitato Centrale e del Laboratorio permanente della sig.na Ferroglio, dei Comitati di Catania, La Spezia, Pordenone e Marsala.
L'inaugurazione fu presieduta dal Rettor Maggiore e si svolse secondo il programma.
La solerte Segretaria signorina Contessa Maria Teresa Camerana fece prima la relazione annuale dell'attività del Comitato, rilevando le iniziative patriottiche di propiziazione e di ringraziamento per la vittoriosa impresa coloniale in Africa Orientale, e commemorando le Patronesse defunte.
Quindi prese la parola il nostro Don Righetto, reduce dalla missione del Krishnagar, per interpretare i sensi di gratitudine di tutti i missionari beneficati dal Comitato e per illustrare le nobili fatiche dell'apostolato missionario. Infine si alzò il signor Don Ricaldone, il quale, ammirato e commosso della generosità raggiunta anche quest'anno, ringraziò dall'intimo del cuore le nobili Dame assicurando le preghiere dei Salesiani e dei giovani. Con confidenza paterna fece quindi il bilancio delle gioie e delle pene di tutta la Famiglia Salesiana nei giorni trascorsi, invitandole a pregare pel ritorno della pace religiosa nei paesi perseguitati e pel trionfo dell'Opera di Don Bosco nelle terre di missione.
La festa del Rettor Maggiore.
L'omaggio del Comitato Centrale delle Dame Patronesse fu degno preludio alla festa onomastica del IV successore di S. Giovanni Bosco che assunse anche quest'anno la massima solennità. La vigilia di San Pietro, l'ampio salone-teatro dell'Oratorio, artisticamente addobbato, si gremì letteralmente di Cooperatori, Exallievi, Dame Patronesse, Cooperatrici ed Exallieve che gareggiarono colle falangi dei nostri giovani, coi Salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice nelle testimonianze di affetto e di venerazione al Rettor Maggiore. Col Capitolo Superiore e diversi Ispettori Salesiani, facevano corona al signor Don Ricaldone il Grand'Uff. Avv. Orazio Quaglia, Preside della provincia di Torino, il Gen. Conte Prat, i Dottori Bottini, Cavalli, Peynetti e Vidili, il Prof. Comm. Piero Gribaudi, l'Avv. Fino, il Comm. Alpino, i Canonici Mons. De Secondi, Milano, e Caudera ed altre personalità del clero e del laicato.
Le Figlie di Maria Ausiliatrice erano rappresentate dal Consiglio Generalizio, dalle Ispettrici viciniori e da numerose Suore.
Fra i doni figuravano alcuni saggi degli arredi e paramenti sacri provvisti dal Comitato Centrale Dame Patronesse, un pianoforte costruito dagli Orfani del nostro Istituto di Shanghai in Cina ed una scrivania in legno cinese e scultura cinese, doni degli alunni delle Scuole Professionali di Macao.
In vista erano collocati il XVII volume delle Memorie Biografiche di Don Bosco, compilato da D. Ceria; il poderoso volume della Storia d'Italia di Don Bosco nello studio critico del nostro Don Caviglia ed il Millesimo fascicolo delle Letture Cattoliche. La presentazione del XVII volume delle Memorie Biografiche fu accompagnata dal giudizio di un valoroso scrittore italiano, compendiato nel seguente periodo:
« Il Don Bosco che esce dalle nuove pagine è sempre più multanime e prodigioso. In un povero prete tanta forza, e così illimitata e sempre vivacissima, fa paura. Si capisce la subitanea e amplissima fioritura salesiana con quell'uomo al cuore della Congregazione.
Sebben qui non si perda un aneddoto, e si proceda alla maniera di cronista e, insieme, di documentatore, e tutto si raccolga intorno, su, e di Don Bosco, pur tuttavia queste novecento pagine non sono aneddoto nè cronaca nè documentazione: sono storia. E, come la vera storia, quando è vera storia, ispirano una fierezza, una consolazione forte, una pace, come ad avvicinarsi a Dio ».
Dopo la marcia d'introduzione, la banda e la schola cantorum dell'Oratorio dirette dal M° Scarzanella eseguirono l'inno d'occasione, su musica del compianto M° Dogliani; quindi fatta la lettura delle adesioni e la presentazione dei doni, sfilarono sul palco applauditissimi i rappresentanti dei giovani dell'Oratorio, degli studenti di Teologia e degli aspiranti missionari dell'Istituto Rebaudengo e della Scuola Agricola di Cumiana, alternandosi con l'esecuzione di vari cori del M° Pagella, che sedeva al piano. Pei Cooperatori ed Exallievi prese la parola lo stesso Preside della Provincia il quale con alata improvvisazione disse al Rettor Maggiore la devozione e l'ammirazione di questa duplice falange che fiancheggia e sostiene l'Opera salesiana fascinando pubblico e giovani colla sua calda, vibrante eloquenza.
Chiuse la cara adunanza il signor Don Ricaldone ringraziando tutti del contributo recato alla festa; raccogliendo poi con particolare trasporto le ripetute evocazioni di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco, animò tutti all'apostolato più fervido per la diffusione delle due grandi divozioni che gli stanno tanto a cuore.
Nel quadro taumaturgico che veneriamo nel santuario - egli disse - Don Bosco ha fatto dipingere la Vergine Ausiliatrice fra gli Apostoli, quasi per dirci che ognuno di noi dev'essere nel mondo un apostolo fedele e generoso della divozione a Colei cui tutto dobbiamo per ineffabile provvidenza di Dio.
Vivissime acclamazioni risposero alle paterne esortazioni del signor Don Ricaldone e lo accompagnarono fino all'uscita, mentre la banda suonava la marcia finale.
L'indomani il Rettor Maggiore celebrò la Messa della Comunione generale nella Basilica di Maria Ausiliatrice alle due sezioni riunite, artigiani e studenti, e chiuse le funzioni liturgiche del giorno impartendo, la sera, la benedizione eucaristica. Presiedette quindi il saggio ginnastico annuale nell'ampio cortile D. Bosco in cui artigiani e studenti si produssero egregiamente in esercizi collettivi a corpo libero con accompagnamento di banda, progressioni alle bandierine, figurazioni e volteggi al cavallo, esercizi obbligatori per l'Anno XIV, evoluzioni e marcie artificiose, e progressioni alle parallele che riscossero gli applausi del pubblico.
A notte, gli studenti gli improvvisarono una bella luminaria nello stesso cortile e lo acclamarono ancora una volta, insieme agli artigiani, al discorsino tradizionale della « Buona notte », in cui il sig. Don Ricaldone rivolse tutti i loro cuori al Papa, invitandoli, colle parole di Don Bosco, ad essere sempre degni figli e docili discepoli del Vicario di Cristo.
I lavori di ampliamento.
Le opere di consolidamento del Santuario, sono compiute per i muri perimentrali e dei due piloni retrostanti alla cupola maggiore, adiacenti alla nuova costruzione d'ampliamento. Ciò permette la ripresa delle fondazioni della cupola minore, sospese per evitare alla vecchia costruzione cause di perturbamento ai piloni fascio del presbiterio.
Già 18 colonne complete di marmo sono allineate sul lato destro e sinistro dell'Altare di Maria Ausiliatrice.
È terminato il getto della pensilina esterna, che sostituisce il porticato del demolito portico, e ci darà, senza ingombro di pilastri, passaggi coperti dalle intemperie alle molteplici porte d'entrata e uscita del Santuario.
ATTENTI !
Cooperatori, ricevete regolarmente il Bollettino ?
Badate bene che noi non sospendiamo mai la spedizione del Bollettino ai Cooperatori se non in caso di morte. Se quindi qualche volta non lo ricevete, vuol dire che è avvenuto qualche disguido postale o qualche svista all'ufficio spedizione.
Avvertitene pertanto subito la Direzione Generale Opere D. Bosco, Via Cottolengo 32, Torino, 109.
PLEBISCITO DI ENTUSIASMO
Solenni "Te Deum" pel trionfo d'Italia in Africa Orientale.
Giornali locali e relazioni dei nostri Confratelli ci hanno recato le prime notizie dell'entusiasmo suscitato nelle Repubbliche dell'America Latina per le nostre vittorie nell'Africa Orientale. Le Colonie Italiane si sono raccolte nei nostri varii Istituti per ringraziare il Signore con solenni funzioni e suffragare le anime dei gloriosi caduti. Un cenno di cronaca di quelle delle capitali:
A Buenos Aires (Argentina) la nostra chiesa monumentale di San Carlo fu insufficiente a contenere la folla degli Italiani. Celebrò il parroco D. Farinatti, e l'Ispettore Don Reyneri, con una nobilissima allocuzione, trasmessa all'esterno dagli altoparlanti, esaltò nella grande vittoria il trionfo della fede e della civiltà secolare del nostro popolo cristiano. Facevano corona alle LL. EE. l'Ambasciatore e l'Ambasciatrice, tutto il Corpo Diplomatico e Consolare. Nel clero spiccava il venerando Don Orione. La banda del Collegio Pio IX, e la fanfara del battaglione «Esploratori Don Bosco», all'ingresso ed all'uscita delle autorità, suonarono la Marcia Reale e Giovinezza.
S. E. Arlotta ne diede subito relazione al Capo del Governo e ringraziò con una cordialissima lettera l'Ispettore salesiano.
A Lima (Perù) intervenne lo stesso Nunzio Apostolico S. E. Mons. Cicognani il quale celebrò la messa di suffragio pei caduti, e, dopo il canto del Te Deum per la vittoria, impartì la benedizione. Fece il discorso il salesiano Don Luigi Fassio ex-Ufficiale del nostro esercito. Il tempio di Maria Ausiliatrice era stipatissimo. Col Ministro d'Italia S. E. Vittorio Bianchi erano tutte le autorità della Colonia e l'Ispettore salesiano D. Manachino.
A Quito (Equatore) la Colonia Italiana presieduta da S. E. il Conte Gaetani d'Aragona, Incaricato della Legazione Italiana, convenne al nostro Tempio dedicato a Cristo Re. Celebrò la messa il direttore dell'Oratorio D. Izurieta; quindi, esposto il SS. Sacramento, il sig. Don Giorgio Serié, Consigliere Generale del Capitolo Superiore, in visita di quei giorni alle nostre Case dell'Equatore, intonò il Te Deum ed impartì la benedizione eucaristica, commovendo autorità e popolo con un magnifico discorso.
Mirabili sempre le vie di Dio! Iniziato per volontà del Papa e coll'ingente concorso della munificenza Pontificia nel 1929, in occasione del Giubileo Sacerdotale del Santo Padre Pio XI, della Conciliazione dell'Italia colla Santa Sede e della Beatificazione del nostro santo Fondatore, il magnifico Tempio monumentale dedicato alla Vergine Ausiliatrice presso l'Istituto che porta l'augusto nome del «Papa di Don Bosco», venne aperto al culto colla consacrazione di Sua Eminenza il Cardinal Vicario Francesco Marchetti Selvaggiani, nello scorso mese di maggio, tra il giorno onomastico ed il genetliaco del Vicario di Cristo, proprio all'alba del Suo ottantesimo anno, in un'ora in cui il popolo cristiano, minacciato dal comunismo e dal neopaganesimo, ha più che mai bisogno dell'aiuto di Colei che è, per mandato divino, il gran presidio della santa Chiesa magnum et praeclarum in Ecclesia praesidium, singulare Auxilium Christianorum (San G. Bosco).
Felice auspicio di giorni migliori per la pace di Cristo nel regno di Cristo che è il sospiro incessante del cuore del Papa nel vasto programma del Suo glorioso pontificato.
L'omaggio al Papa.
Le feste, svoltesi con tutta la pompa della liturgia, furono precedute da una solenne cerimonia di omaggio al Santo Padre Pio XI.
Omaggio non solo dell'Istituto che porta il Suo nome e dei parrocchiani dell'Ausiliatrice, ma di tutta la Famiglia Salesiana, lieta di potere offrire al Vicario di Cristo, all'inizio del Suo ottantesimo anno, finito, arredato, consacrato quel Tempio che canterà pei secoli in modo particolare la gratitudine del Papa alla Vergine Ausiliatrice per la soluzione del dissidio tra l'Italia e la Santa Sede attraverso a quella Conciliazione che concesse al cuore del Padre comune la gioia paterna di « ridar Dio all'Italia e l'Italia a Dio».
Nel pomerigio del giorno 14, l'ampia navata che attendeva la consacrazione, echeggiò dei canti di devozione e di amor filiale dei nostri chierici e dei nostri giovani, fedeli interpreti dei sentimenti dei Salesiani, delle Figlie di Maria Ausiliatrice, Cooperatori ed Ex-allievi verso il « Papa di Don Bosco ». Alla presenza di una folla immensa, tra l'Ave Maria di D. Antolisei e le Acclamationes del Ghidini, un alunno porse anzitutto il saluto reverente agli Eminentissimi Signori Cardinali Laurenti, Lauri e Salotti ed all'eletta corona di autorità e personalità del clero e del laicato, vescovi, diplomatici e prelati, tra cui spiccavano S. E. il marchese Serafini, Governatore dello Stato della Città del Vaticano. S. E. il conte Pignatti Morano di Custoza, Ambasciatore d'Italia presso la Santa Sede, accompagnato dal segretario comm. Cassinis; S. E. il conte Capello, Ministro di Nicaragua presso la Santa Sede e Contessa; S. E. la signora De Estrada, Ambasciatrice di Argentina presso la Santa Sede; il dott. Ponti, segretario dell'Ambasciata argentina presso la Real Corte, in rappresentanza dell'Ambasciatore S. E. J. M. Cantilo, ed il signor Foppe, addetto all'Ufficio Stampa dell'Ambasciata stessa; le Loro Eccellenze Mons. Migone, Arcivescovo titolare di Nicomedia, Elemosiniere Segreto di Sua Santità e Mons. Migliorelli, Vescovo titolare di Samo; i Monsignori Rossi, Cercone, Vagni; il gr. uff. Beccari, il gen. Turano e signora, l'avv. comm. Gessi, il prof. Benassi, il commendator Di Rienzo, il prof. Barberis, il commendator Angella, il comm. Arcioni, il Padre Drago dei Figli dell'Immacolata ed altri moltissimi rappresentanti di Ordini e Congregazioni religiose maschili e femminili, con Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice dell'Ispettoria Romana e d'altre parti del mondo.
Prese poi la parola il Nostro Rettor Maggiore, che, come successore di S. Giov. Bosco, sciolse l'inno della gratitudine di tutta la Famiglia Salesiana al Santo Padre, con protesta di devozione illimitata e di filiale affetto, e presentò l'Oratore gr. uff. avv. Orazio Quaglia. Coll'eloquenza che lo distingue, l'illustre Preside della Provincia di Torino, svolse il tema « Don Bosco e il Papa » strappando frequenti calorosi applausi all'eletto uditorio col fascino irresistibile dell'amore di Don Bosco al Papa.
La consacrazione e l'ottavario.
La consacrazione era fissata al 17 maggio. Il S. Padre, - bontà ineffabile! - si degnò di disporre colle proprie mani le sacre Reliquie che Sua Eminenza Reverendissima il Cardinal Vicario Francesco Marchetti Selvaggiani espose quindi nella cappella provvisoria dell'Istituto Pio XI, la sera della vigilia.
Alle 22 s'iniziò la veglia col canto del mattutino e delle laudi, ed alle 6 del mattino incominciò il rito suggestivo della consacrazione che si protrasse fino a tarda ora. Mentre il Cardinal Vicario consacrava l'altar maggiore, gli Eccellentissimi Arcivescovi e Vescovi Monsignori Guerra, Spolverini, Lisson e Migliorelli consacrarono rispettivamente gli altari di S. Giovanni Bosco, S. Giuseppe, SS.mo Crocifisso e SS.mo Sacramento.
Al termine della consacrazione, all'ingresso del tempio, il Cardinale consegnò al nostro
Rettor Maggiore le chiavi della nuova chiesa, indi celebrò all'altar maggiore la prima Santa Messa.
Dopo il Card. Vicario celebrò il sig. Don Ricaldone, e, verso mezzogiorno, il parroco Don Rotolo.
Il concorso della folla, già notevole in mattinata, si accentuò durante il pomeriggio.
Il nuovo tempio divenne mèta di un ininterrotto pellegrinaggio di fedeli che ammiravano l'imponente edificio sacro, sostandovi in devota preghiera.
La sera del giorno della Consacrazione, verso le ore 18, una pittoresca processione mosse dalla Cappella provvisoria verso il tempio colla statua di Maria SS.ma Ausiliatrice e l'insigne reliquia della quinta vertebra di S. Giovanni Bosco, già offerta dalla Società Salesiana al santo Padre in occasione della Canonizzazione ed ora dallo stesso Pontefice donata alla nuova chiesa, per esser posta in venerazione nell'apposita edicola sull'altare sinistro della crociera, dedicato al Santo Fondatore e dominato dal quadro di Don Bosco, regalato anch'esso dall'Augusto Pontefice.
Benché strettamente parrocchiale, la processione riuscì molto imponente.
Oltre ai duecentocinquanta giovani dell'Istituto Professionale Pio XI, vi parteciparono larghe rappresentanze degli istituti ed oratori femminili diretti dalle Figlie di Maria Ausiliatrice in Roma e le associazioni parrocchiali. Molta folla seguiva e faceva ala al passaggio del sacro corteo nel « cortile Don Bosco» dell'Istituto, nella via omonima e nel breve tratto di via Tuscolana sino all'ingresso della Chiesa. Portava la reliquia S. E. Monsignor Vincenzo Migliorelli, Vescovo tit. di Samo, assistito dal clero salesiano. La statua, che posava sopra un piedestallo ricoperto di fiori, era sorretta dai giovani e dagli uomini delle Associazioni Cattoliche.
Giunta nel tempio, la statua venne collocata sulla mensola eretta nel centro dell'abside sopra l'altare maggiore; indi Sua Eccellenza Mons. Giordani, Vescovo titolare di Mindo, pronunciò un eloquente discorso intrecciando le glorie di Maria Ausiliatrice a quelle del Pontificato e parlando della Dedicazione del Tempio. La memorabile giornata venne coronata dalla Benedizione Eucaristica impartita da Sua Eminenza Rev.ma il Sig. Card. Eugenio Pacelli Segretario di Stato di Sua Santità e Protettore della Società Salesiana.
Seguì quindi il solenne ottavario con speciali intenzioni ogni giorno secondo il programma fissato.
Il lunedì fu la « Giornata del Papa »: funzioni, preghiere e comunioni tutte per Sua Santità.
La prima Messa fu celebrata dal Reverendissimo Don Francesco Tomasetti, nostro Procuratore Generale. Quindi, la funzione delle Rogazioni. - Pellegrinaggio della Parrocchia del Sacro Cuore di via Marsala, con Santa Messa celebrata dal Parroco Don Brossa. - Alle 10, Messa solenne pontificata da Sua Eccellenza Rev.ma Mons. Luigi Olivares Salesiano, Vescovo di Nepi e Sutri. - Alle 17, erezione solenne della Via Crucis, con fervorini, fatta dal Rev.mo Padre Leone da Caluso, Camerlengo del Ven. Collegio dei Parroci di Roma. - Pellegrinaggio della Parrocchia di S. Maria del Buon Consiglio. - Alle 19, Rosario. Discorso di Sua Ecc. Rev.ma Mons. Olivares sul tema: S. Pio V, Pio VII, San Giovanni Bosco, Pio XI e Maria SS.ma Ausiliatrice - Inno: Coelestis Urbs Jerusalem - Benedizione impartita dall'Em.mo Card. Lorenzo Lauri, Penitenziere Maggiore.
Il martedì « Giornata dei Benefattori » con Messa celebrata dal Sig. Don Giraudi, Economo Generale, e Rogazioni. - Quindi, pellegrinaggio della Parrocchia di Santa Maria Liberatrice, con santa Messa celebrata dal Parroco Don Colombo, e pellegrinaggio dell'Istituto Salesiano di Genzano. - Alle 10, Messa solenne pontificata da Sua Eccellenza Rev.ma Mons. Federico Emanuel, Salesiano, Vescovo Tit. di Filomelio, Ausiliare dell'Eminentissimo Card. Sbarretti. - Alle 17, pellegrinaggio della Parrocchia di S. Barnaba e dei Ss. Marcellino e Pietro a Tor Pignattara. - Alle 19, Rosario - Discorso di Sua Eccellenza Rev.ma Mons. Emanuel sul tema: Riconoscenza di Don Bosco Santo verso i Benefattori - Inno: Coelestis Urbs Jerusalem - Benedizione impartita dall'Em.mo Card. Enrico Gasparri, Vescovo di Velletri, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura.
Mercoledì « Giornata per le Missioni »: Messa celebrata dal Rev.mo P. M° Raffaele M. Baldini, Priore Generale dei Servi di Maria - Rogazioni. - Pellegrinaggio della Parrocchia di Ognissanti, con santa Messa celebrata dal Parroco Don Roberto Risi. - Messa solenne pontificata da Sua Ecc. Rev.ma Mons. Emilio Lisson, Arcivescovo titolare di Metimna. - Alle 17, pellegrinaggio della Parrocchia dei Ss. Fabiano e Venanzio. - Alle 19, Rosario - Discorso di Sua Eccellenza Rev.ma Pietro Pisani Arc. Tit. di Costanza di Sciza sul tema: Maria SS.ma Ausiliatrice e le Missioni - Inno: Coelestis Urbs Jerusalem - Benedizione Eucaristica impartita dall'Em.mo Cardinale Pietro Fumasoni Biondi, Prefetto di Propaganda Fide.
Giovedì «Giornata per le Vocazioni Ecclesiastiche »: Messa celebrata dal Rev.mo Padre Martino Gillet, Superiore Generale dei Domenicani. - Pellegrinaggio della Gioventù Femminile di A. C., con santa Messa celebrata da Sua Em. Rev.ma il Sig. Card Pietro Boetto. - Alle 10, Messa solenne pontificata da Sua Eccellenza Rev.ma Mons. Felice Ambrogio Guerra, Salesiano, Arcivescovo Tit. di Verissa. - Alle 16, Benedizione dei Bambini e offerta dei fiori alla Madonna. - Alle 19, Rosario - Discorso di Sua Eccellenza Rev.ma Mons. Felice Guerra sul tema: Maria SS.ma Ausiliatrice e le Vocazioni - Inno: Coelestis Urbs Jerusalem - Benedizione Eucaristica impartita dall'Em.mo Card. Luigi Capotosti, Datario di Sua Santità Pio XI.
Venerdì «Giornata per la Patria». L'alba del nuovo Impero impresse a questa giornata un entusiasmo ed un fervore straordinario, dominato da palpiti di profonda gratitudine a Dio per la benedizione concessa ai nostri soldati civilizzatori.
Messa celebrata da Sua Eccellenza Rev.ma Mons. Francesco Borgoncini Duca, Arc. Titolare di Eraclea, Nunzio Apostolico. - Pellegrinaggio della Parrocchia dell'Immacolata, con santa Messa celebrata dal Rev.mo Padre Luigi Casaril, Superiore Generale dei Giuseppini. - Messa solenne pontificata da Sua Eccellenza Rev.ma Mons. Angelo Bartolomasi, Arcivescovo titolare di Petra, Ordinario Militare per l'Italia. - Alle 17, pellegrinaggio della Parrocchia di S. Croce in Gerusalemme - Alle 19, Rosario - Discorso di Sua Eccellenza Rev.ma Mons. Bartolomasi sul tema: Maria Santissima Ausiliatrice e l'Italia - Inno: Coelestis Urbs Jerusalem - Benedizione Eucaristica impartita dall'Em.mo Card. Vincenzo La Puma, Prefetto della Congregazione dei Religiosi.
Sabato « Giornata per l'Azione Cattolica » Messa celebrata dal Rev.mo Padre Wladimiro Ledocowski, Preposito Generale della Compagnia di Gesù. - Pellegrinaggio della Parrocchia di Santa Maria degli Angeli, con santa Messa celebrata dal Parroco Mons. Giuseppe Giovanelli. - Pellegrinaggio dello Studentato Filosofico Salesiano di Lanuvio. - Messa solenne pontificata da Sua Ecc. Rev.ma Monsignor Giuseppe Cognata, Salesiano, Vescovo di Bova. - Alle 17, Pellegrinaggio della Parrocchia di S. Elena; quindi primi Vespri solenni pontificati da Sua Ecc. Rev.ma Mons. Vincenzo Migliorelli - Discorso di Sua Ecc. Rev.ma Monsignor Giuseppe Pizzardo, Arcivescovo tito lare di Nicea, Segretario della S. C. per gli Affari Ecclesiastici Straordinari, sul tema: Maria SS.ma Ausiliatrice e l'Azione Cattolica - Litanie Lauretane - Benedizione Eucaristica impartita da Sua Em. Rev.m i il Sig. Card. Camillo Laurenti, Prefetto della S. Congregazione dei Riti. - Alle 22, « Corte di Maria » - Esposizione del SS.mo con fervorini tenuti dai Rev.mo Don Pirro Scavizzi. - Santa Messa di mezzanotte.
Chiusura trionfale.
Il ciclo delle feste si chiuse il 24 colla festa di Maria SS.ma Ausiliatrice. E fu una giornata proprio trionfale.
Le cerimonie s'iniziarono alle 7 con la Messa celebrata dal signor Don Ricaldone, seguita dalla Messa di Sua Eminenza Rev.ma il Signor Cardinal Domenico Iorio, Prefetto della Sacra Congregazione dei Sacramenti.
Alle 10 tenne solenne pontificale l'Eminentissimo Card. Salotti, il quale pronunciò una splendida omelia salutando la Vergine Ausiliatrice protettrice del Pontificato, dell'Italia e della Famiglia Salesiana.
L'affluenza della folla, notevolissima fin dal primo mattino, offriva nel pomeriggio uno spettacolo meraviglioso.
Verso le 17, prima cioè che avessero inizio le funzioni pomeridiane culminanti con la grandiosa processione, la nuova chiesa, i cortili dell'Istituto Pio XI e le adiacenze erano gremiti di fedeli provenienti non solo dal popoloso quartiere Appio, ma da ogni parte di Roma e dalle cittadine dei Castelli.
Dopo la recita del Rosario ed il canto dell'inno Saepe dum Christi incominciò a snodarsi l'imponente processione che scortò la bella statua della Madonna attraverso le principali vie della parrocchia.
Il sacro corteo era aperto da squadre dì «Balilla » precedute da trombettieri e tamburini. Seguiva la banda della Scuola Agricola San Tarcisio, l'Oratorio festivo Pio XI, i giovanetti dell'Istituto D. Bosco e della Scuola Agricola S. Tarcisio, la sezione maschile dell'Asilo Savoia diretto dalle Figlie di Maria Ausiliatrice. Venivano poi gli alunni dell'Istituto Pio XI seguiti dai giovani d'A. C. della parrocchia e di quelle limitrofe, dal folto gruppo degli Ex-allievi e dalle rappresentanze degli uomini di A. C.
Dopo questa prima parte dello sfilamento nel quale predominava l'elemento giovanile ricco di belle promesse, venivano le confraternite delle parrocchie di Ognissanti e del Quadraro, indi il piccolo clero, i chierici salesiani dello studentato teologico, i chierici di S. Callisto e quelli del Collegio internazionale salesiano di Roma.
Procedeva poi il clero parato, tra cui notavasi il signor Don Ricaldone in pluviale e, dietro, le LL. EE. Rev.me gli Arcivescovi e Vescovi Monsignori Costantini, Bartolomasi, Pisani, Lisson, Cognata, Migliorelli, Gabriele Perlo, in pluviale e mitra bianca.
Seguiva la schola cantorum, che durante il percorso ha intonato devoti inni e mottetti, indi venivano i paggetti e gli araldi di Maria Santissima Ausiliatrice che precedevano la statua, poggiante sopra un piedistallo artisticamente coperto di fiori.
Dietro alla statua era l'Em.mo Card. Vicario in porpora circondato dalla sua nobile corte e da molte personalità ecclesiastiche e laiche, fra cui notammo il presidente della Giunta diocesana di Roma, avv. gr. uff. Vignoli, con l'assistente ecclesiastico Mons. Rovella.
Venivano poi le rappresentanze delle Figlie di Maria Ausiliatrice, e la banda Pio X, indi il consiglio diocesano delle Donne e della Gioventù Femminile di A. C., le associazioni femminili della parrocchia e di quelle limitrofe e quindi una vera marea di folla che allungava la sfilata a perdita d'occhio.
La processione, partita dalla chiesa alle ore 18, vi è rientrata verso le 19,30 percorrendo le vie Tuscolana, Camilla, Appia e Clelia.
All'ingresso del nuovo tempio la Vergine Ausiliatrice fu salutata dagli squilli delle trombe lanciati dall'alto della cupola. Un particolare interessante: fra le trombe che venivano suonate vi era quella d'argento donata dal Santo Padre Pio XI al « suo » istituto.
La bella manifestazione si chiuse con il canto del Te Deum e la benedizione impartita dall'Em.mo Card. Vicario
L'udienza pontificia all'Istituto Pio XI.
Sei giorni dopo, l'Istituto Pio XI, che aveva offerto a Roma la gioia di tante feste sostenendone le non lievi fatiche, ebbe il premio più ambito con una affettuosissima udienza pontificia. Era la vigilia del fausto giorno genetliaco del Santo Padre. E Sua Santità ricevette superiori ed alunni colle associazioni interne di Azione Cattolica nella Sala del Concistoro.
Al suo ingresso nell'aula il Santo Padre fu salutato da vivi applausi, e dal canto dell'Acclamationes a sei voci dispari del Ghidini, e dall'Ave Maria, a quattro voci dispari dell'Antolisei.
Sua Santità, accompagnato dal Direttore Don Simonetti e dal Parroco Don Rotolo, passò tutti in rassegna, dando a baciare la destra, quindi, prima di salire in trono, si soffermò ad ammirare i doni offertigli, tutti usciti dalle varie scuole d'arte dell'Istituto: due candelieri in bronzo sbalzato, copia nel terzo grado dei candelieri che adornano l'altare maggiore della nuova chiesa di Santa Maria Ausiliatrice al quartiere tuscolano, un artistico albo con le fotografie della cronistoria della costruzione e consacrazione della Chiesa progettata dagli architetti Valotti e Mosso; la Messa Auxilium Christianorum del prof. Carnevali, composta in occasione della consacrazione del nuovo tempio a Maria Ausiliatrice, con parti variabili composte dal salesiano maestro Don Antolisei; le ultime pubblicazioni edite dalla scuola tipografica con superbe rilegature in pelle bianca e ornamenti e taglio oro; una cinquantina di copie di un grazioso libretto con la Enciclica del Santo Padre Pio XI sul Sacerdozio Cattolico; un artistico tavolo intarsiato in argento con lo stemma del Papa; un elegante vasetto portafiori, della scuola meccanica; un'artistica incisione del prof. Arcioni, raffigurante Maria Ausiliatrice, con le date che ricordano la protezione dell'Auxilium Christianorum a San Pio V, a Pio VII e a Pio XI che volle la chiesa a Lei dedicata. L'incisione reca la seguente dedica: « A Sua Santità Pio XI che volle in Roma il tempio di Maria SS. Ausiliatrice, in segno di perenne riconoscenza per i Patti del Laterano, i Salesiani di S. Giovanni Bosco ».
Il Santo Padre, ammirati gli oggetti presentatiGli dalle diverse scuole espresse il Suo vivo, grato compiacimento.
Prima dell'udienza Gli era stato umiliato un devotissimo indirizzo di omaggio che diceva così:
Beatissimo Padre,
Oh, quanta immensa gioia, quanta intima, ineffabile emozione nei nostri cuori. Noi, umili alunni dell'Istituto che s'intitola all'augusto Vostro Nome, abbiamo l'ambitissima sorte, con a capo il nostro Direttore, ed insieme con i nostri Superiori e Maestri d'arte, di essere ammessi all'augusta Vostra presenza.
Noi, quasi figli prediletti, siamo chiamati a far corona a Voi, o Padre e Pastore di tutti i fedeli, a voi, o dolce Cristo in terra, a Voi, o Padre Santo, proprio in un giorno intimamente caro al Vostro cuore, nel giorno che segna l'inizio dell'ottantesimo anno della Vostra vita.
Ed in quest'ora di immensa esultanza per noi, ci sentiamo santamente orgogliosi di farVi corona, o Beatissimo Padre, proprio mentre risuona ancora vibrante in tutta l'Urbe l'eco trionfale di quelle feste che hanno apportato consolazione e conforto a Vostra Santità, le feste celebranti la consacrazione del nostro Tempio a Maria SS.ma Ausiliatrice.
Sì, Padre Santo, queste feste sono riuscite veramente solennissime perchè indette come in Vostro omaggio, e nel Vostro augusto Nome, perchè celebrate sotto i Vostri augusti auspici.
Si consacrava il Tempio che la Santità Vostra ha voluto eretto in Roma ad onore dell'Ausiliatrice fin dall'anno del Suo Giubileo sacerdotale 1929, l'anno della Beatificazione di Don Bosco, l'anno della Conciliazione.
Si consacrava dunque, o Padre Santo, il Tempio dei Vostri gloriosi ricordi. Ed ecco perchè la Santità Vostra si compiaceva di preparare con le auguste Sue mani, nel giorno stesso del Suo Onomastico, le Reliquie del consacrando Altare Maggiore. Ed ecco perchè a queste feste si ebbe il concorso di dodici Eminentissimi Porporati e di quattordici tra Arcivescovi e Vescovi.
Ed ecco perchè quella consacrazione è apparsa a tutti come un grande trionfo di innumerevoli anime ed innumerevoli cuori attratti alla Vergine Ausiliatrice. Ed in questo momento così solenne anche di tutto questo tanto magnifico esito di feste umilmente e devotamente Vi ringraziamo, o Beatissimo Padre, con tutta l'effusione dei nostri cuori, a nome dello stesso Rettor Maggiore dei Salesiani, D. Pietro Ricaldone, che ha voluto vivere con noi quei giorni di ineffabile gioia.
Ed ora, Padre Santo, nella faustissima circostanza di questo Vostro settantanovesimo compleanno, davvero venerando e davvero memorando, permettete che i Vostri dilettissimi figli formulino per Voi i più ardenti voti di prosperità ed incolumità perfetta e di molti anni ancora di vita in pieno vigore di spirito e di forze. E questi voti che Vi facciamo col cuore stesso del nostro incomparabile Padre e Maestro D. Bosco, salgano sulle ali delle nostre preghiere più ardenti, fino al trono della Regina del popolo cristiano, affinchè Lei, la celeste ispiratrice e confortatrice Vostra, li mandi ad effetto in tutta la loro pienezza per il bene di tutta la cristianità per il trionfo della vera pace di Cristo nel Regno di Cristo.
E dopo i voti nostri, gradite, o Santità i nostri canti, gradite i nostri doni, gradite tutta l'esultanza dei nostri cuori. Degnatevi infine, o Padre Santo, di coronare la manifestazione giovanile del nostro perenne, totale ed incondizionato attaccamento alla Sede di Pietro, con la Vostra più ampia e paternamente generosa Benedizione Apostolica sopra il Rettor Maggiore e su tutta la Congregazione Salesiana, sopra di noi, i nostri cari, e particolarmente sopra i benefattori del Vostro Istituto e del Vostro Tempio.
Beatissimo Padre, nel momento solenne della Vostra Benedizione, noi vorremmo che tutto il mondo da Voi paternamente e sapientemente governato, fosse prostrato con noi ai Vostri piedi. Noi vorremmo che tutto il mondo cattolico fosse animato dalla stessa nostra divozione al Papa e dal nostro stesso amore alla Vergine e venisse ad avere nella Vostra Apostolica Benedizione una caparra sicura di quelle innumerevoli grazie spirituali e temporali che la Vergine Ausiliatrice vuol diffondere a piene mani sull'Urbe, sulla cara Patria nostra l'Italia, e su tutto il mondo dal nuovo fulgidissimo trono che la Santità Vostra ha voluto innalzato in Roma a Suo maggior onore e trionfo.
IL PADRE AI FIGLI
Rispondendo ai sentimenti espressi nel devoto indirizzo, Sua Santità disse:
« Anzitutto un bravo di cuore a tutti quanti congratulandoCi in particolar modo col maestro del coro per la sua abilità e pazienza: due fattori necessari per ottenere una concertazione così perfetta: belli i canti, bella la musica, garantita dal nome dell'autore ben noto. Belli ancora i doni usciti dalla vostra abilità e da un sentimento filiale che li rende tanto più belli e preziosi al cuore paterno. Bello pure il ricordo che Ci avete portato con la eloquente incisione; ma bella e soprattutto magnifica la vostra presenza, ancora viva e palpitante delle feste in onore di Maria Ausiliatrice del vostro e del nostro Istituto, che si è voluto intitolare al nome nostro, a Pio XI, ciò che è stato accordato non senza nostra difficoltà.
Ma Ci era venuto alla mente a questo proposito quanto Sant'Ambrogio scriveva alla sua sorella Santa Marcellina, mentre il santo Vescovo si accingeva alla costruzione della Chiesa di Sant'Ambrogio in Milano, quella chiesa veneranda che, dopo essere passata nei secoli, fatta, rifatta e restaurata, pur resta nel piano primitivo e conserva alcune parti originali. Il Santo scriveva alla sorella che la Chiesa andava avanti ed il popolo cominciava già a chiamarla Ambrosiana, di Ambrogio; e aggiungeva che veramente si poteva scegliere meglio il nome, ma che non vedeva alcun male nel fatto che i buoni figliuoli volessero chiamare la Chiesa con il nome del padre. E questo stesso vogliamo ripetere Noi ricordando in particolare modo i rapporti personali avuti con S. Giovanni Bosco, con Don Bosco, come tutto il mondo chiama anche oggi il Santo. E vogliamo anche ricordare il nome Santissimo e potente di Maria Ausiliatrice, di cui tutti hanno bisogno, specialmente il Papa.
Tutto un insieme, dunque, di belle e sante cose ì figli dilettissimi Ci portano e Ci richiamano con la loro presenza. E nulla più bello è al Nostro cuore che la visita di tanti buoni figlioli e il loro indirizzo così devoto, elevato e filiale dove Ci si dice tutto quello che essi fanno in buono ed ottimo spirito, in solerte lavoro, nell'adempimento dei doveri della vita. Lo spirito che anima così feconda operosità risponde al nostro essere vero ed alla nostra destinazione eterna. L'attività materiale si ferma al confine dell'esistenza terrena; ma l'anima non è chiusa da questi limiti, non si esaurisce nella vita mortale che è un semplice episodio; essa tende al fine ultimo, a Dio nell'eternità della visione beatifica.
Ci compiacciamo davvero di voi perchè sappiamo qual è la vita domestica nella famiglia di Don Bosco, Ci congratuliamo con voi e con i vostri Superiori, che, in tanti modi, provvedono oltrechè alla vostra formazione spirituale, al vostro allenamento professionale con tanti frutti e così consolanti risultati, e tutti vi benediciamo e di gran cuore. Ed intendiamo di benedire altresì tutte le anime che hanno di voi così bene meritato, le vostre famiglie e specialmente tutte le care persone verso le quali avete relazioni di riconoscenza ».
Ricevuta devotamente la Benedizione Apostolica, la schola cantorum eseguì l'inno Fiori e canti a quattro voci dispari del maestro Antolisei, composto per la circostanza, terminato il quale i giovani nuovamente acclamarono al Sommo Pontefice con fervida dimostrazione. Sua Santità allora volle pronunciare alcune brevi parole di compiacimento e di riconoscenza che i giovani portarono nel cuore come il dono più bello.
CASSETTA CAPPELLA
Alla quale si apporrà in una targa il nome della persona offerente.
Cassetta in legno con tabernacolo . L. 350 Piviale e velo omerale 8o
4 pianete di colori liturgici » 250
Camice, cingolo, rocchetto a 55 Tovaglie lino e piccola biancheria per la
Santa Messa
Pietra Sacra 15
Calice coppa d'argento 75
Teca per il SS. Sacramento e pisside . . « 20
Raggio per la Benedizione » 75 Turibolo e navicella
Vasetto per l'Olio Santo » 25 Crocifisso, candeliere, ampolline, piattino,
patena
Asperge, carte gloria, scatola ostie . . . » 20
Messalino, porta Messale, Rituale . . » 8o
Campanello, lampadina, pisside . . . » 45
Totale L. 1200
Macas esultante riceve il Vicario Apostolico.
Veneratissimo signor D. Ricaldone,
Ancora sotto l'emozione profonda per la venuta del nostro Vicario Apostolico Mons. Domenico Comin in Macas, sento il bisogno di partecipare anche a Lei tutta la nostra gioia.
Per le piogge torrenziali, per le difficoltà delle strade pantanose, da oltre un anno nella nostra Missione non avevamo più visto il veneratissimo nostro Pastore. Quando si seppe della sua imminente venuta, fu quindi un fremito di gioia nel cuore di tutti. Tutta Macas si animò. I preparativi furono subito intensi e fatti con la partecipazione di tutto il popolo. Sorsero, come per incanto, nelle lunghe e spaziose vie della « perla dell'Oriente amazonico », archi trionfali di palme e fronde, recise dalle vicine foreste; e trofei di rose e d'altri fiori e scritti diversi ad abbellire i punti principali, nei quali il visitatore, tanto desiderato e atteso, doveva passare. Anzi, per evitargli le difficoltà delle ultime due ore di cammino a cavallo, nell'ultimo tratto del percorso Sucua-Macas, ove le paludi abbondano e nelle quali la cavalcatura sprofonda ad ogni passo, i Macabei, di comune accordo e sotto la intelligente direzione di Don Vigna, superiore della Missione, arditamente ricostruirono un antico passaggio che costeggiava le sponde dell'impetuoso fiume Upano.
INGRESSO TRIONFALE. - Il 3 marzo, Sua Eccellenza giunse, accompagnato da Don Giovanni Ghinassi e dalla Superiora delle Figlie di Maria Ausiliatrice, Madre Maria Valle, tra l'echeggiare giocondo delle campane e le note marziali della Banda del Circolo Cattolico. Sorridente e benedicente, s'avviò alla piazza che si distende davanti alla chiesa, dove si compiacque di assistere benevolmente alla modesta accademia che i soci del Circolo San Giovanni Bosco e i bambini delle scuole, gli offrirono.
Era uno spettacolo commovente il vedere circa un migliaio di persone che s'accalcavano attorno a Sua Eccellenza, per baciargli reverentemente l'anello. Ed egli per tutti aveva un sorriso, una parola buona, una carezza.
Seguito quindi dal Direttore della casa e dagli altri Confratelli, Monsignore passò a visitare la chiesa, dove ammirò la grandiosità architettonica dei nuovi altari laterali, e particolarmente dell'altar maggiore, in puro stile gotico.
SUPPLICA ACCORATA. - Non mancarono i figli della foresta, i poveri Kivari, che lo supplicarono di far loro una visita, all'altra sponda del fiume Upano, dove, da cinque anni, fiorisce la Missione « Sevilla Don Bosco », nei pressi di quella che fu l'antica città spagnuola di Logrono. Commosso, il venerato Pastore promise di andare quanto prima.
Al tramonto la gente sfollava per ritornare in famiglia, mentre si ripercotevano, per la foresta millenaria, gli ultimi echi della banda e delle campane.
Il mattino seguente e finchè il nostro Vicario Apostolico rimase tra noi, aumentò sensibilmente il numero delle persone che si accostarono ai Santi Sacramenti, e vi fu un gran risveglio di fede. Il primo venerdì del mese poi, la Comunione fu veramente generale; e tutti, proprio tutti, preparati dalla Veglia Eucaristica della sera precedente, ricevettero dalle mani del « Padre» Grande l'Ostia di pace e d'amore.
La domenica, 8 marzo, dopo la solennissima benedizione, tutto il popolo, preceduto dal Parroco, dal Clero e da Mons. Vescovo si riversò negli ampli recinti del nuovo Cimitero, che Sua Eccellenza doveva consacrare. Fra il silenzio riverente di tutti, fu accompagnata nel nuovo sepolcreto la salma di Don Prieto, riesumata dall'antico Camposanto. Al centro della tomba, sopra i suoi resti mortali, campeggia la Croce, che ricorderà ai posteri il generoso apostolato di questo ardente Missionario.
ALLA RESIDENZA DI SEVILLA DON BOSCO. - Il 10 marzo, Mons. Comin, sfidando il tempo incerto e la pioggia imminente, si recò, secondo la promessa fatta, alla riva dell'Upano. I numerosi Kivari erano ansiosi di rivedere il loro amato Padre. Rumoreggiavano cupamente le onde del fiume, soggetto a piene rapidissime. La canoa, unico mezzo di transito per questi fiumi, aspettava, sferzata dalle onde, alla riva di uno dei bracci laterali. Il primo braccio, con remate vigorose, si potè passare quasi senza emozione; e così, dopo un lungo tragitto a piedi, si arrivò al secondo, che si doveva invece traghettare a dorso d'uomo. Per chi non conosce i fiumi d'Oriente, è difficile farsi un'idea di quanto siano pericolosi questi tragitti. Si balza sul dorso del caricatore che, armato d'un lungo bastone, affronta la corrente entrando con risolutezza in acqua, dove, a volte, affonda fino alla sommità del petto. E veramente invidiabile è la gioviale serenità con cui Monsignore affronta questo e altri ostacoli di viaggi tanto pericolosi.
Quando finalmente tutti, un dopo l'altro, fummo giunti con gran pena all'altra sponda ci affidammo alla nota valentia dei giovani Kivari per sorpassare il rimanente braccio del fiume, dove le onde impetuose pareva dovessero travolgerci ad ogni istante.
Già venivano incontro i primi Kivari cristiani, festeggiando l'arrivo del loro « Padre Grande », com'essi chiamano il Vescovo, con grida di gioia, e con spari di mortaretti. Fino alla residenza della Missione, era una massa imponente di Kivari (oltre 15o) che s'accalcavano intorno al Vicario Apostolico. Ed ecco, d'un tratto, si vedono due Kivaretti aprirsi un varco tra la folla e, giunti davanti al Padre, con le mani tremanti per l'emozione, offrirgli fiori e frutta della foresta.
Si radunarono quindi tutti nella grande chiesa provvisoria e, dopo un'allocuzione loro rivolta in kivaro da Don Ghinassi, Sua Eccellenza passò a premiare con aghi, spilli di sicurezza e specchi, i più assidui alla Missione. Mentre i selvaggi accoglievano i doni con grida di gioia, uno dei Kivari cristiani, inginocchiato vicino all'altare, proruppe in questa supplica: «Pastore buono, dacci un Padre stabile, che rimanga qui tra noi! Concedici il Padre Angelo Rouby, che da tanti anni ci catechizza e possiede oramai così bene il nostro difficile idioma! ».
All'accorata, insistente richiesta, ripetuta in coro da tutti i presenti, Monsignore non potè dir di no, e promise che li avrebbe accontentati al più presto. Venne quindi fatto un po' di Catechismo collettivo e, prima che i Kivari se ne tornassero alle loro lontane capanne, si posò per un bel gruppo fotografico. Quindi Sua Eccellenza visitava, una ad una, tutte le case dei primi Kivari cristiani, già uniti dal vincolo santo del Matrimonio. Sono i primi frutti di tanti anni di lavoro, e riempie l'anima di consolazione dolcissima il vedere la corrispondenza dei giovani e delle ragazze all'intenso lavoro di preparazione catechistica della Missione Salesiana e delle Figlie di Maria Ausiliatrice.
Peccato che una giornata così bella dovesse terminare con un furioso acquazzone, che ci raggiunse appena intrapresa la via del ritorno. L'acqua gelida ci inzuppò fino alle ossa. Lungo il difficilissimo percorso, constatammo una volta di più la potenza dell'aiuto di Maria Ausiliatrice, specialmente quando attraversammo, per la seconda volta, l'Upano, fattosi sempre più turgido e terribile: ogni ondata faceva scuotere violentemente la debole imbarcazione e pareva volerla inghiottire. Dovemmo passare ad uno ad uno, data la enorme piena del fiume, sulla canoa, per non accrescerne il peso.
Era sera quando giungemmo, stanchissimi e bagnati fradici, alla Missione di Macas. Recitammo l'Angelus col cuore colmo di gratitudine verso Dio, che ci aveva concessa una giornata così piena di emozioni apostoliche.
Sua Eccellenza si fermò ancora due giorni nella sua diletta Macas; poi dovette, per lo stesso cammino, a cavallo, ritornare a Mendez.
Eccole, amato signor Rettor Maggiore, la relazione dei bei giorni testé trascorsi.
Imploro umilmente una sua paterna benedizione per me e per tutti i Confratelli di questa casa, mentre mi professo.
Suo dev.mo figlio in G. C.
Sac. SIMONETTI CARLO
Missionario Salesiano.
Macas, 15 marzo 1936.
Rev.mo ed amatissimo signor D. Ricaldone,
Da qualche tempo, col rafforzarsi in tutte le forme dei culti più o meno ufficiali, si assiste ad una fioritura di altre manifestazioni di colorito più o meno religioso, che si espandono non tanto nel popolino, quanto nelle classi intellettuali, nelle classi dirigenti e tra il ceto medio in genere. I dati ufficiali contano a oltre 400 le diverse manifestazioni a tinta religiosa, sorte, come sétte eretiche, in seno ai culti più in voga. Sarebbe interessante studiare le tendenze, origini, credenze, mezzi di propaganda di ognuna di queste manifestazioni. Pel Missionario è una necessità, perché dimostrano, non foss'altro, le tendenze psicologiche di questo popolo, le quali possano essere le molle di scatto della sua anima verso i problemi dello spirito. Bisogna confessare che tali problemi, e in modo speciale il problema religioso nei suoi rapporti con l'educazione, vanno in Giappone assumendo importanza somma, richiamano l'attenzione anche delle Autorità, ed è noto anche all'Estero il Decreto del novembre dell'anno scorso del Ministero dell'Educazione con cui, pur non revocando le disposizioni emanate nel 1929 (proibizione, cioè, nella scuola, dell'insegnamento religioso e di ogni genere di feste religiose confessionali), si segna tuttavia un decisivo cambiamento nell'atteggiamento del Ministero dell'Educazione di fronte alla Religione e alle manifestazioni di fede religiosa.
Secondo il Decreto, l'educazione nelle Scuole deve prendere questa posizione: « Si faccia attenzione di non recar pregiudizio al sentimento religioso, cresciuto nella famiglia e nella comunità, e si abbia riguardo ai bisogni religiosi del cuore degli scolari, in modo che non si manifesti alcun disprezzo o minor considerazione per i medesimi. Si deve cercare di valorizzare le buone religioni (le fedi veramente oneste), e di sradicare invece le superstizioni, dannose per l'ordine pubblico e per il buon costume. Se pure non è permesso di dare nelle Scuole una educazione confessionale, è però molto necessario di curare, per mezzo della educazione scolastica, il sentimento religioso, allo scopo della formazione del carattere. Tuttavia, l'educazione scolastica deve prendere, come punto di partenza, l'Editto imperiale sull'educazione e non permettere che venga impartita una educazione che se ne allontani per il contenuto e per il metodo».
E di tali bisogni naturali dell'animo fa fede anche la fioritura di queste manifestazioni religiose, pullulanti, come dissi, al momento attuale in Giappone. Disorientamenti, certo, deviazioni dal punto fondamentale religioso: - per molti, mezzo di guadagno o d'altro, per altri, espressioni di vago sentimento - ma tutto ciò dimostra la potenzialità spirituale di queste popolazioni.
Sono alle volte uomini illetterati, che si mettono alla testa di questo movimento e attirano le folle. Nel 1930, un mercante di carbone lancia al pubblico un appello misterioso di fede; in due anni ascendono a 6ooo gli addetti, ed ora si contano a migliaia al nord del Giappone, specie tra fanciulli e fanciulle delle classi elementari e Scuole femminili medie. Preghiere, canti e libri e una pubblicazione mensile « La fiamma eterna », tengono vivo il fuoco. La tenue quota di 20 yen mensili (di cui 15 per le pubblicazioni e 5 per il fondo di mantenimento) - amuleti scaccianti ogni malattia e sedicenti immunizzanti da ogni male, fatti meravigliosi, che si attribuiscono al fondatore a sostegno delle nuove idee, come la semplice applicazione della mano direttamente sulle parti doloranti del corpo, o vicino alle medesime, mormorando speciali formule deprecative, senza bisogno di una fede speciale, per guarire, ecc. - popolarizzano sempre più la nuova religione.
Altro corpo religioso, attualmente assai diffuso, è il Gruppo Hito no michi (via dell'uomo). È certo uno spettacolo interessante il riunirsi di buon mattino (alle cinque) di questi fedeli, in gran parte mercanti ed operai ; e nelle grandi città vi è perfino speciale servizio di tram e auto per loro. Al fondo della sala vi è una specie di santuario; e, al di sopra, incorniciato, il rescritto imperiale del 189o sull'educazione. Al segnale si apre l'adunanza col battito delle mani, l'una contro l'altra, a riprese, segnale della preghiera - recita della preghiera mattutina, che si conclude col canto dell'inno, a voce di popolo, accompagnato dal piano - si chiude il velario - un microfono è collocato nel centro e, davanti a quello, i fedeli, alla presenza di tutti, espongono le loro necessità. Il rito è compiuto, e così ogni mattino. La colazione, che è servita in seguito, è buon richiamo ed armonizzazione d'idee e di cuori. La principale dottrina di questa sétta è detta ofurikae o, più originariamente, onorikae: perchè il fondatore assicura la guarigione dei mali col trasferimento delle malattie degli ascritti nel suo proprio corpo. I fondi-culto sono raccolti in maniera pure caratteristica: contributi liberi o secondo le categorie. Tre categorie di fedeli (devoti, quasi fedeli, fedeli) formano il corpo religioso; il passaggio graduale da una categoria all'altra è segnato da somme corrispettive, proporzionate in valore a criteri diversissimi, che fanno ascendere assai i contributi... Chi non abbocca all'idea di benessere del proprio corpo, della guarigione di malattie, ottenuta non già con la cura medica, con medicine spiacenti, con tagli dolorosi... ma col misterioso e suggestivo trasferirsi del male in un altro, che si sacrifica per lui ? col complesso di pratiche, che assicurano l'immunità da ogni male, da ogni pericolo?... E sono milioni e milioni di yen profusi per... fare star bene la pellaccia e... le tasche...
In una forma ancor più moderna, più gustosa al palato della speculazione monetaria, tanto dei singoli che di società commerciali, si è iniziata un'altra manifestazione a colorito religioso (Seicho no ye - Casa della vita), che in sostanza, prendendo elementi fondamentali, atti al suo scopo, da tutte le religioni precedenti, costruisce il suo fondo coi contributi dei fedeli, cui distribuisce i dividendi, che pare ascenderanno, pel corrente anno, al 40%. Chi non resterà attirato a dare il nome ad una religione, che sa curare così bene gli affari dei suoi devoti?
Una delle mire poi di queste manifestazioni religiose è di attrarre nella loro orbita, per quanto è possibile, la classe intellettuale. Il grande mezzo, la Stampa, e, quel che è più forte, la Stampa organizzata. Ed ecco entrare in scena nomi noti e cari al popolo giapponese: col romanzo, con la novella, con la rivista, col giornale, con fogli volanti, ecc., adattati ad ogni classe di persone, l'idea centrale religiosa è inculcata goccia a goccia, e il fondo-culto assicurato.
È difficile seguire la ridda cinematografica di queste manifestazioni semi-religiose.
Tutte queste religioni, basate su principi materialistici, d'interesse corrente e riguardanti non il mondo futuro e quanto in esso ci attende, ma quanto interessa lo sfruttamento piacevole del mondo presente, sono capite facilmente e facilmente abbracciate in pieno.
Eccole, amato Padre, una pallida idea dello sbizzarrirsi della povera testa umana, quando non ci vede chiaro nei problemi dello spirito, o quando, nelle sue considerazioni, si ferma solo al di qua. Ed ecco un nuovo campo di azione del Missionario.
Sale più intensa e più capita e, speriamo, più efficace la preghiera quotidiana del Sacerdote missionario al Benedictus...: Illuminare his qui in tenebris...
Mons. VINCENZO CIMATTI
Prefetto Apostolico di Miyazaki
Miyazaki, 1 marzo 1936.
PER LE MISSIONI SALESIANE
CASSETTA ALTARE PORTATILE
Alla quale si apporrà in una targa il nome della persona offerente.
Cassetta in legno con mensa . . . . L. 100 Pianeta a doppio indritto » 65
Camice, cingolo » 45 Tovaglie e biancheria piccola per la Santa
Messa
Pietra Sacra » 15
Calice coppa d'argento » 75
Teca per il SS. Sacramento . . . . » 20 Vasetto per Olio Santo
Crocefisso, candeliere, ampolline, patena . » 25
Asperge, scatola ostie, carte gloria . . n 20 Rituale
Messalino e porta Messale . . . . 50
Totale L. 490
CASSETTINA PER I SS. SACRAMENTI L. 125 AMBULATORIO MISSIONARIO
ARREDAMENTO AMBULATORIO. Letto, armadio, lavabo, irrigatore, tavolo, sedia, sgabello, secchio, sterilizzatrice, ferri chirurgici, materiale per medicazione L. 1300. - Armadietto farmaceutico, L. 250 - Cassettina portatile di pronto soccorso L. 100.
Per le offerte e per schiarimenti rivolgersi alla Presidente: M.sa Carmen Compans di Brichanteau, Via Magenta, 29 - Torino).
Raccomandiamo vivamente ai graziati, nei casi di guarigione, di specificare sempre bene la malattia e le circostanze più importanti, e di segnare chiaramente la propria firma. Non si pubblicano integralmente le relazioni di grazie anonime, o firmate colle semplici iniziali.
Un debito di gratitudine. - Sciogliamo un gran debito di riconoscenza verso Maria Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco.
Il nostro angioletto, Dinuccio, nel gennaio u. s. fu assalito da un improvviso e violento attacco di dolori all'addome, con vomito.
II medico, chiamato d'urgenza, ordinò che fosse trasportato all'ospedale dove gli specialisti riscontrarono un caso grave di appendicite acuta e di peritonite, e procedettero all'operazione con prognosi riservata.
Ma, anche dopo l'operazione, rimanendo gravi le condizioni del bimbo, i dottori non ci davano speranza di poterlo salvare.
Affranti dal dolore, spedimmo un cablogramma a Valdocco chiedendo preghiere e promettendo l'offerta di mille lire per l'ampliamento del Santuario.
Il bimbo, con sorpresa dei medici, superò la crisi, entrò rapidamente in convalescenza ed ora gode perfetta salute.
Mantenendo la nostra promessa, innalziamo, dal profondo del cuore, lodi alla Vergine Ausiliatrice e al suo Apostolo e invochiamo la loro assistenza sul nostro figliuolo e sulla nostra famiglia.
New York, 24 febbraio 1936.
Coniugi ANTONIO e GISA VACCARO.
Da circa sei metri d'altezza. - Il 31 maggio u. s., mentre si preparava la processione di Maria Ausiliatrice, il nostro alunno di I ginnasiale Foà Fabrizio, sportosi inconsideratamente dal cortile al vano che illumina l'andito sottostante, vi precipitò a capofitto sbattendo sul pavimento dall'altezza di circa 6 metri e rimanendovi immoto. Appena lo vidi tra le braccia degli accorsi, grondante sangue dalla nuca, ebbi il timore d'una sciagura irreparabile. Sopravvenuta una commozione cerebrale il fanciullo non dava segno di vita. Anche quando dopo molti sforzi rinvenne, parlava da smemorato lasciando nei presenti l'impressione, che anche guarendo sarebbe rimasto deficiente. Il dottore, chiamato d'urgenza, era impensierito. L'affidai all'Ausiliatrice. Mi pareva impossibile che si dovesse proprio suggellare il suo mese con una disgrazia sì grave. Impegnai gregoriani, alunni e confratelli tutti in una gara di preghiere alla Vergine. Fummo più d'una settimana in trepida attesa. Ma ecco finalmente la parola rassicurante del dottore: « Direttore, le cose vanno benino ». Difatti le pulsazioni, prima diminuite assai, presero ad aumentare; gli fu permesso un vitto più sostanzioso e più tardi anche d'alzarsi. Ora completamente ristabilito ha potuto sostenere regolarmente gli esami.
Mentre esprimo pubblicamente la mia riconoscenza all'Ausiliatrice, compio il voto mandando una offerta per l'ampliamento del suo Santuario.
Roma, Ospizio S. Cuore. 22 giugno 1936.
Don ANNIBALE BORTOLUZZI, direttore.
Interessi sistemati. - Mi sono rivolto a Maria SS. Ausiliatrice per ottenere il suo valido patrocinio pel buon andamento di vari miei affari. A tal uopo feci la novena in preparazione alla sua festa, ed in quel giorno mi giungeva la notizia che i miei desideri erano esauditi. Con profonda riconoscenza
Bassanello (Viterbo), 17-6-36.
GIUSTO MARIANI.
Favorisce una vocazione. - La mattina del 24 maggio scorso si presentava in portieria del Convitto S. Luigi una signora che pregava il sottoscritto di far pubblicare sul Bollettino Salesiano la seguente grazia.
«Ho un figlio che studia con l'intenzione di farsi sacerdote, ma mi mancavano i mezzi per poterlo mantenere in Seminario ; ho confidato le mie ansie a Maria Ausiliatrice e Le ho chiesto aiuto per intercessione di D. Bosco. In questi giorni, che precedevano la sua festa, ho fatto una novena; e la Madonna di D. Bosco mi ha esaudita in modo insperato. Infatti un lascito di una pia-persona mi tranquillizza per sempre l'avvenire. Sieno rese grazie a Maria Ausiliatrice e a D. Bosco a cui affido pure la vocazione del mio figliuolo. Presento pure una tenue offerta per le Opere salesiane ».
Gorizia, Convitto Sales., 28-V-1936-XIV.
Sac. Giov. FABRIS, Salesiano.
Don Bosco Santo riconduce un'anima a Dio. - Da poco meno di 4o anni un mio amico, di oltre 6o anni, aveva abbandonata ogni pratica religiosa e di conseguenza non aveva più soddisfatto al precetto Pasquale. Di carattere ottimo, sempre uguale a se stesso, non una parola men che corretta usciva dal suo labbro. Anche nelle dolorose fasi di una lunga, crudele, terribile malattia, che lo aveva colpito senza speranza alcuna di guarigione, sempre paziente e rassegnato: « dovrà andare così », diceva lui sempre però con la speranza di giorni migliori, ignaro della gravità ed incurabilità del male. Rispetto umano, affari, e altre cause lo avevano allontanato dal retto sentiero nel quale era stato incamminato da fanciullo.
Era mia preoccupazione, nelle mie frequentissime visite, come amico e più come Sacerdote, prendere tutte le occasioni per dire una buona parola. Egli accettava, ma taceva. Era giudizio dei medici che avesse solo poche settimane di vita.
Siamo in prossimità della S. Pasqua come potrò vincere quest'anima ?
Un'idea: gli parlo di D. Bosco ch'egli imparò a conoscere attraverso il Bollettino Salesiano che io mensilmente gli davo a leggere. Ignaro, come si è detto, della gravità del suo stato, sperava la guarigione. « E se mi facesse guarire? », mi dice l'infermo, acceso da un vivo raggio di speranza. « Se è volontà di Dio lo potrà certamente », rispondo io. E, con una speranza ancor più viva di una guarigione ancor più bella, mi reco presso il Rev.mo Direttore del locale Istituto Salesiano al quale racconto tutto e dal quale ritiro una immagine con reliquia del Santo, che mi affretto di portare all'infermo.
Ancora un raggio di speranza accende i suoi stanchi occhi, la bacia, e ne legge ad alta voce la preghiera. Si fissa sulla nota che dice che Don Bosco raccomandava, a meglio ottenere le grazie, di accostarsi ai SS. Sacramenti.
Richiesto del significato, gliene do spiegazione. Dopo pochi giorni mi chiama e mi dice con commozione: « Indovini chi ho visto ? Ero qui sdraiato sulla poltrona: lì, di fronte a me: D. Bosco mi guardava sorridente ». « Ebbene, rispondo io, sa cosa vuole da lei ? Che si avvicini al Signore e che speri in Lui ». « Ebbene sì, mi replica, voglio che lei stesso mi confessi e mi porti il Signore ». S. Giovanni Bosco aveva vinto un'anima. Era il 14 aprile. Un mese dopo passava a miglior vita.
Faenza, 1936. Sac. ALDO VERNOCCHI.
Guarito da morbillo e bronco-polmonite. - Con eterna riconoscenza depongo la mia offerta al Santuario di Maria SS. Ausiliatrice per la completa guarigione del mio piccolo Andrea, avvenuta, ritengo, prodigiosamente. Affetto da morbillo con grave complicazione di bronco-polmonite diffusa, il bimbo fu ridotto agli estremi. Lo stesso medico curante giudicò il caso ormai disperato. Mi rivolsi con fiducia all'intercessione della Madonna del Santo Don Bosco, ed a quella del Ven. Domenico Savio, e la guarigione venne contro ogni previsione.
Pavone Canavese, maggio 1936.
PETITTI FRANCESCO di ANDREA.
Tutti consolati. - L'anno scorso, di questi giorni, il nostro babbo era gravemente ammalato di bronchite trascurata. La notte di Sant'Antonio, pareva morisse: ma fu una crisi favorevole. Però la convalescenza, lenta e incerta, mise in pensiero i medici. Allora noi, sei figliuoli, con la mamma e la nonna, per consiglio di un buon sacerdote che ha conosciuto D. Bosco, incominciammo una novena a questo santo, pregandolo che ci ottenesse da Gesù la salute del babbo. Ogni giorno che passava il miglioramento non fece che accentuarsi fino a che tutti i timori scomparvero. Ora, dopo un anno, continuiamo a ringraziare San Giovanni Bosco di averci ridonato la gioia. Abbiamo già mandato un'offerta, e ci ricorderemo ancora di aiutare le opere di Don Bosco, perchè egli ci aiuti ad essere buoni.
Viareggio, 13 giugno 1936. GIGI BoNVINI.
Guarito da un flemone. - Nel mese di aprile u. s. mi si presentò un flemone al dito medio della mano destra. Sapendo come tali forme di infezione sono di solito molto dolorose, lunghe a guarire, e talvolta anche pericolose, mi rivolsi con fiducia a S. Giovanni Bosco perchè mi liberasse da possibili complicazioni e mi intercedesse una sollecita guarigione. Fui operato due volte nello spazio di pochi giorni, e l'infezione fu sollecitamente circoscritta e quindi domata, tanto che in tre settimane, dall'inizio della malattia, la ferita era già chiusa e la cicatrizzazione completa. Il chirurgo mi ha più volte ripetuto che in un primo tempo l'infezione gli era apparsa assai grave, tanto da dover nutrire qualche dubbio sulla possibilità di salvare il dito stesso.
Mi piace di ascrivere questo felice risultato alla chiesta intercessione del Santo e di Maria Ausiliatrice, alla quale pure rivolsi spesso il mio pensiero e le mie preghiere durante la malattia.
Unisco alla presente una modesta offerta promessa per i lavori di ampliamento del Santuario di M. Ausiliatrice.
Firenze, 31 maggio 1936.
LUIGI GALARDI, Farmacista.
Cade dal secondo piano e resta illeso. - Il giorno 11 corrente il mio Gabriele di tre anni per un incidente cadde dalla finestra del secondo piano sul cortile. Terrorizzata per l'angoscia, io, nell'accorrere presso il caduto, invocai Don Bosco Santo e Maria Ausiliatrice. La grazia fu concessa, poichè invece di trovare un cadaverino informe, come credevo, trovai il piccino tramortito, ma senza alcuna lesione, tanto che il giorno dopo si potè alzare e raccontare ridendo la sua straordinaria caduta.
Con vera riconoscenza devotissima
Spiazzo Rendena, 14-5-1936.
AUDILIA COLLINI.
Una grazia segnalata. - Una buona signora ha fatto pervenire a questa Curia l'offerta di L. ... da trasmettere a codesto Istituto per una grazia ricevuta da S. Giovanni Bosco, con preghiera di pubblicare la grazia sul Bollettino dell'Istituto.
Detta signora riferisce quanto segue:
L'unico figlio, giovinetto di quindici anni, accusò dapprima un forte male all'orecchio; ma il medico non seppe precisare la natura del male, poichè sopravvenne subito una complicazione di meningite in una forma gravissima e pericolosissima.
Nei momenti di dolore più atroce tutti i familiari raccomandarono il giovanetto a S. Giovanni Bosco, mettendolo sotto la sua protezione. Le preghiere rivolte con una grande fede al Santo ottennero la grazia. Quando i professori avevano dato all'infermo ancora pochi giorni di vita ordinandogli delle iniezioni di morfina per calmare le atroci sofferenze, esso cominciò improvvisamente a migliorare e, in pochi giorni, si spera abbia a riacquistare la guarigione completa. Al giovinetto non è rimasta nessuna imperfezione e non si riesce a spiegare il fatto se non ricorrendo ad un intervento soprannaturale. La madre adempie con questa offerta il voto fatto al Santo e innalza a Lui ancora la sua preghiera perchè, dopo avergli salvato il figliuolo, glielo voglia sempre proteggere.
Gradirei un cenno di ricevuta.
Coi dovuti ossequi. Il Cancelliere Vescovile
Sac. Dott. ALBERTO GALBIATI,
N. B. La famiglia desidererebbe avere un numero del Bollettino. L'indirizzo: Sig. Fulvio Poli. - Cremona.
Guarisce da pleuro-polmonite influenzale. - Il 3 marzo u. s. mio marito si ammalò di gravissima pleuro-polmonite influenzale e in pochi giorni fu ridotto in fin di vita. Quando le risorse della scienza medica parevano ormai esaurite, rivolsi un'ardente preghiera al nostro gran Santo, supplicandolo, quand'anche io ne fossi indegna, di ottenerci la grazia della guarigione almeno per le mie bimbe innocenti.
Feci celebrare una Messa all'altare di D. Bosco, misi una reliquia del Santo sotto il guanciale dell'ammalato e promisi che avrei pubblicata la grazia, che ci saremmo recati tutti a Maria Ausiliatrice per accostarci ai SS. Sacramenti e avremmo fatta un'offerta, secondo le nostre forze, per le Missioni Salesiane.
Dopo lunga convalescenza, è ormai guarito e con sincera fede, con ferma convinzione e riconoscenza profonda, sciolgo la prima parte del voto in attesa di compierlo interamente, appena possibile.
Segnalo contemporaneamente un'altra grazia, ottenuta in questi giorni, col rinvenimento di una carta importante, che temevo smarrita, e invoco la protezione di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco su tutta la mia famiglia.
Chivasso. In fede.
MARIA VITTONE in BERSANO.
Guarito da calcoli al fegato. - II nostro confratello Barbero Paolo, fu tormentato per tre mesi da calcoli al fegato, ribelli ad ogni cura, finchè le frequenti crisi non l'ebbero ridotto agli estremi. Allora i dottori dissero che essendo la sua sorte ornai decisa, conveniva tentare, ultima debole speranza, l'operazione. Il paziente, avvisato del pericolo imminente, preferì affidarsi alla volontà del Signore, attendendo dall'intercessione della Vergine e dal nostro Santo Padre D. Bosco la salvezza. La sua fiducia non fu delusa. Mentre confratelli e giovani pregavano per la sua salute, egli pregò Don Bosco che ci lasciasse fare in pace la festa della Immacolata, e nel momento più acuto della crisi trangugiò, come medicina, una reliquia ex indumentis di S. Giovanni Bosco. Si passò in pena e in ansie tutta la festa; ma da quel giorno si iniziò un miglioramento che lentamente lo portò alla completa guarigione. Ora il nostro caro confratello, con meraviglia dei dottori e gioia nostra, terminata la convalescenza è tornato alle sue occupazioni con lo stesso zelo e attività di prima. Siano rese infinite grazie a D. Bosco e a Maria SS. Ausiliatrice.
Torino, Istituto Card. Richelmy 10 giugno 1936.
Sac. GIOVANNI Succo. Direttore,
Ringraziano ancora della loro intercessione Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco:
Bianconi Bice (Sannazzaro de' Burgondi) per l'ottenuta guarigione della nipote.
Bombardieri Antonio (Camini di Reggio Calabria) per il ristabilimento in salute di un bimbo già spedito dai medici.
Sorelle Penna (Alassio) per una segnalatissima grazia ricevuta.
Comaschi Giulia (Genova-Rivarolo) per l'ottenuta guarigione da artrite urica.
Peliserpi coniugi per la guarigione della figlia.
Dell'Andrino Carola (Chiesa di Sondrio) per una segnalatissima grazia ricevuta.
Sturzo Caterina per molteplici e segnalati favori ottenuti.
S. G. (Desio) per la guarigione di un bimbo colpito da bronchite capillare soffocante e per quella della moglie colpita da influenza seguita da polmonite.
N. N. R. (Mondovì) per l'ottenuto miglioramento in salute.
G. S. per grazia ricevuta, implorando guarigione perfetta.
M. T. pei molti favori ricevuti e particolarmente per la recente segnalatissima grazia ottenuta per la bontà paterna di Don Bosco Santo.
D. Maria (Racconigi) per lo scampo da un duplice fatale pericolo quando stava per essere mamma.
Caldo Ada (Napoli) per evitata operazione chirurgica.
Burgarella Italia (Palermo) per l'ottenuta guarigione da un male insidioso.
B. Z. (Torino) pel felice esito di una grave vertenza giudiziaria.
Suor T. O (Ziano di Fiemme) per essere stata preservata due volte da grave malattia.
A. G. B. (Romagnano Sesia) perchè non ostante la sua malferma salute, e contro le stesse previsioni dei medici, potè esser mamma per la seconda volta.
O. C. B. (Montechiaro d'Asti) per grazie ricevute, invocando protezione.
A. E. per la guarigione da un male di petto.
G. C. (Jerago) per la riconosciuta piena irresponsabilità in un grave incidente automobilistico.
M. G. (Bra) pel felicissimo esito di esami.
Suor M. M. F. di M. A. per aver potuto ritornare fra le sue consorelle e riprendere le sue ordinarie occupazioni.
M. B. per aver potuto preservare da un'inondazione la propria cantina.
Aliberti Domenica pel felice esito di operazione chirurgica implorando continua assistenza.
Guasco Angelo (Vignale Monferrato) per l'assistenza ottenuta in una difficile operazione.
Coniugi Saglio Giuseppe e Olga per la guarigione del loro bimbo.
Gorlani Adelaide (Brescia) per la guarigione della sorella da polmonite bilaterale a 75 anni.
Rigardetto Livio (Torino) per l'ottenuta guarigione da polmonite doppia.
Coniugi Gays Giuseppe e Caterina per grazia straordinaria ricevuta. Inviano una cospicua offerta a favore dei giovani dell'Oratorio.
Buano Michele (Rocchetta Pontestura) per la guarigione del figlio da pleurite.
Ricciralli Giacomina (Calcinato Bresciano) per la guarigione della bambina.
Messina Calendoli Maria Teresa (Palazzolo Acreide) per l'ottenuta guarigione di persona cara colpita da grave infezione e per essere stata essa stessa liberata da fortissimo dolore nevralgico.
Fra le anime generose che, per amore di Cristo, si prodigarono con cristiana carità a beneficio delle opere pie, ricordiamo con sensi di particolare gratitudine e di commossa ammirazione il
Comm. PIETRO BERNARDI
Consigliere Kediviale del Governo Egiziano Consigliere alla Corte d'Appello in Egitto.
Piemontese di nascita, dalla forte terra natale trasse la tempra adamantina d'un carattere integerrimo che lo designò e lo serbò sempre caro ed apprezzato nelle alte cariche ricoperte.
Frequentò i corsi di Legge all'Università di Torino, negli anni 1868-1872, come allievo del Collegio Carlo Alberto delle Antiche Province, istituito per fornire ai giovani di scarsa fortuna i mezzi onde compiere gli studi in seguito a concorso per esami, riportando il primato di classifica, ed i pieni voti assoluti in tutti gli esami dei quattro anni di studi universitari. La sua dissertazione di laurea fu dichiarata meritevole di stampa e stampata a spese del Ministero. Giovanissimo ancora, per la sua dottrina e per l'integrità del suo carattere, fu scelto dal Governo Italiano a rappresentare l'Italia presso i tribunali misti che furono istituiti nel 1875 nell'Egitto, dove passò gran parte della sua esistenza.
Quando, alla fine del 1922, il Bernardi si avviava al termine del suo glorioso cinquantennio egiziano, dietro invito dell'illustre e venerato suo nipote, il compianto Padre Semeria, fondatore dell'Opera Nazionale pro Orfani di Guerra dell'Italia meridionale, si ritirò nella solitudine e nella pace d'una piccola villa a Monterosso al Mare presso La Spezia, in vicinanza dell'Orfanotrofio iniziatosi in quello stesso anno e che porta il suo nome.
Quivi serenamente si spense il 13 agosto del 1935 in età di 84 anni, lasciando il suo patrimonio, frutto dei suoi risparmi, all'Ente Morale denominato Istituto Salesiano per le Missioni, coll'obbligo - è detto nel testamento - di fondare un Istituto che educhi i giovani al culto del dovere religioso e civile.
L'opera, degna del suo nome e della sua generosa carità, sorgerà nel suo forte Piemonte, ch'egli tanto amava, e dirà pei secoli la munificenza sua, elevando ininterrotto al cielo l'inno della gratitudine della gioventù avventurata cui aprirà la via della vita coll'educazione cristiana.
Ricorrendo in questo mese il primo anniversario del suo transito, noi lo raccomandiamo intanto caldamente ai suffragi di tutti i Cooperatori.
BARALE D. TOMMASO, sac. da Roccaforte (Cuneo), † a Lima (Perù) il 15-3-1936 a 8o anni di età.
A 22 anni domandò a Don Bosco d'essere accolto tra i Salesiani e partì ancor chierico per la Patagonia con una delle prime spedizioni missionarie. Dalla Patagonia passò nel Brasile e nell'Uruguay, ovunque amato e venerato per l'amabilità del suo carattere, la prudenza della sua direzione, e la generosità del suo spirito tutto salesiano. Chiuse i suoi giorni come un patriarca nel Perù circondato dall'affetto e dalla gratitudine di innumeri ex-allievi, allievi, e confratelli
BELLONI D. GIOVANNI, sac. da Borgo d'Oneglia (Imperia), † a Gerusalemme (Palestina) il 5-5-1936 a 77 anni di età. Col cugino can. Belloni passò alla Società Salesiana mentre dirigeva l'Orfanotrofio di Gerusalemme e spese tutte le sue energie nelle nostre Case di Palestina con ammirabile spirito di pietà e di sacrifizio.
BOCCA GIOVANNI coad., da Mondovì (Cuneo), † a Lima (Perù) il 28-1-1936 a 78 anni di età.
CORDOVA D. MICHELE, sac. da Frias (Perù), † a Barrama (Perù) il 24-2-1936 a 3o anni di età.
MILHARCIC. LADISLAO ch., da Cruscévie (Trieste), † a Barranca (Perù) il 24-2-1936 a 27 anni di età.
MONS. DOTT. GAETANO MASI, † a Belluno il 1-6 u. s. a 66 anni di età. Direttore dei Cooperatori, era in Diocesi veneratissimo come direttore spirituale, educatore e pubblicista. Laureato in filosofia, teologia e diritto canonico, profuse la sua erudizione nei seminari diocesani, nelle pubbliche scuole e nella redazione dei settimanali cattolici, consacrando opere di gran pregio alla soluzione di importanti problemi pedagogici e morali contemporanei. Piissimo ed attivissimo, spese tutta la sua vita nella preghiera e nel lavoro, maestro e modello al clero per esimie virtù sacerdotali e pastorali, reggendo anche la diocesi come Vicario Capitolare e coprendo ultimamente la carica di Decano nel Capitolo della Cattedrale. Devotissimo di S. Giovanni Bosco ispirò ai suoi esempi soprattutto il suo zelo per l'educazione della gioventù, e la cura dei sofferenti nell'ospedale e nelle carceri.
DON GIOVANNI DE JENNIS, † a Villamagna nell'aprile u. s. Pio e zelante sacerdote, resse dapprima la parrocchia di Rocca Caramanico, poi, minato dal male, si raccolse tutto nella preghiera, lasciando preziosi esempi di rare virtù sacerdotali.
GIOVANNA NEPOMUCENA DOLIACH, † a Gorizia il 3-5- u. s. ad 88 anni di età. Dal padre, già podestà di Gorizia, cooperatore salesiano iscritto ancora dal Santo Fondatore, apprese l'amore a Don Bosco ed alle Opere salesiane. Educata al più puro senso della vita cristiana, spese la sua lunga e preziosa giornata nel sostegno delle opere pie, della buona stampa e di ogni buona iniziativa, chiara per virtù soda e pietà profonda, ammirabile per lo zelo nel campo dell'apostolato.
Nob. Cav. Uff. Avv. ANGELO DOM. BIANCHI, † a Varese il 21 giugno u. s. a 56 anni di età.
Affezionatissimo ex-allievo, fervente cooperatore, fu insigne benefattore delle Opere salesiane centrali e locali. Devotissimo di Don Bosco, come tutta la famiglia, seppe ispirare agli insegnamenti del Santo la sua vita preziosa, serbando intatta la sua fede anche nella grande prova della lunga malattia che lo trasse alla tomba. S. Giovanni Bosco cui aveva tributato tanta festa in occasione della beatificazione e canonizzazione, gli avrà già affrettata la gloria del Cielo. Noi tuttavia lo raccomandiamo caldamente ai comuni suffragi.
DON SALVATORE LA CORTE, Vicario foraneo, Decurione dei Cooperatori † a Cammarata il 9-5-1936. Invocando Maria Ausiliatrice di cui aveva propagato fervidamente il culto nella popolazione del suo Vicariato, chiuse la sua lunga vita, ricca di pietà e di zelo sacerdotale.
Nominato Decurione dallo stesso Don Bosco, di cui conservava un prezioso autografo, impegnò tutta l'anima sua nella cura della Pia Unione, fondò una borsa missionaria salesiana e si prodigò sempre generosamente per le opere nostre. A lui si deve l'offerta della direzione del locale Orfanotrofio Longo alle Figlie di Maria Ausiliatrice, che ne conserveranno la memoria con particolare venerazione.
MONS. COSTANTINO DE SIMONE † il 30 maggio u. s. Canonico della Cattedrale di Agrigento, professore al Seminario, anima ardente di apostolo, consacrò preziose energie al movimento cattolico e all'azione dei Cooperatori salesiani di cui fu benemerito Direttore Diocesano.
GHIONE GASPARE, † alla Motta di Carmagnola il 16 giugno u. s. a 88 anni di età. Ottimo nostro Cooperatore, padre esemplare, seppe educare cristianamente la sua famiglia, lieto di vedere il figlio Don Guglielmo nella Società Salesiana.
Avv. ADOLFO BONA, † a Torino l'8-8-1935 a 65 anni di età. Cav. di Gr. Croce della Corona d'Italia - Grande Ufficiale dei Ss. Maurizio e Lazzaro - Medaglia d'oro dei Benemeriti dell'Istruzione e Previdenza Sociale, portò nelle alte cariche amministrative e nell'esercizio della professione la rettitudine esemplare del suo spirito profondamente cattolico. Cordiale Cooperatore, beneficò largamente le opere e missioni salesiane in vita e in morte.
MARIA CALMI, nata PRIMAVESI, † a Ligornetto (Canton Ticino) il 7 maggio u. s., con tutti i conforti religiosi ed edificante pietà. Benedetta personalmente da S. E. Mons. Vescovo di Lugano, chiuse a 42 anni appena la sua vita preziosa lasciando al marito, ai sei figlioli, parenti e conoscenti gli esempi luminosi delle più belle virtù domestiche, civili e religiose fondate su una pietà profonda e coronate dalla carità generosa che prodigava a tutte le opere buone.
Pei primi Salesiani, all'Oratorio di Lugano soprattutto, fu una vera mamma. Sacra eredità di famiglia, nutriva una tenerissima divozione a Maria Ausiliatrice ed a Don Bosco e fu felice il giorno che potè condurre alla nostra Basilica tutta la maestranza della fabbrica del suo Consorte, due anni or sono. Gli Istituti Salesiani del Canton Ticino ne serberanno la memoria con particolare gratitudine; noi la raccomandiamo caldamente ai suffragi di tutti i Cooperatori, mentre rinnoviamo al marito, sindaco di Ligornetto, ed a tutti i parenti le nostre più vive condoglianze.
Altri Cooperatori defunti:
Actis Caporale Stefano, Rodallo (Aosta) - Barbisotti Don Emilio, Acquanegra Cremonese (Cremona) - Beneduci Angelo, Orzinuozi (Brescia) - Berutto Lorenzo, Borgosesia (Vercelli) - Berlenchi Nina, Gazzaniga (Bergamo) - Boccardo Can. Luigi, Torino - Ceri Don Raffaello, Tuto (Firenze) - Ceschia Caterina, Nimis (Udine) - Colosio Filippo, Tavernola (Bergamo) - De Lis-Gigli Rocchetti Emilia, Chieti - Del Mastro Caterina, Tigliole d'Asti (Asti) - De Stefani Luigi, Cortemilia (Cuneo) - Falciola Lamberti Albertina, Como - Fedrigotti Selmino, Tiarno di Sotto (Trento) - Ferrara Giuseppe, Tornato (Novara) - Ferrettino Antonio, Mornese. (Alessandria) - Fontanella Don Pietro, S. Gregorio da Sassola (Roma) - Fornaroli Giovannina Romentino (Novara) - Franceschini Giovanni, Trento - Franco Carlo, Torino - Garbero Domenico, Torino - Goglio Gemoli, Piazza Brembana (Bergamo) - Guidetti Giuseppe, Reggio Emilia -
Imetti Luigia, Occimiano (Alessandria) - Maggi Assunta, Sevigliani (Lucca) - Magno Valsecchi Maria, Alzano Lombardo (Bergamo) - Marchesini Luigi, Morengo (Bergamo) - Marchini Carlo, Firenze - Marino Vittoria ved. Spinosa, Fossano (Cuneo) - Marrone Dott. Luigi, Tornimparte (Aquila) - Mazzarello Stefano, Mornese (Alessandria) - Mazzini Carlo, Vigevano (Pavia) - Matachini Caterina ved. Zennoni, Mezzomerico (Novara) - Messa Annetta, Lesmo (Milano) - Minoli Maria, Valgreghentino (Como) - Monetti Vittorio, Fiesso d'Artico (Venezia) - Monge Agnese, Fossano (Cuneo ) - Pasquali Lino, Pontremoli (Massa) - Poli Laura Michelini, Imola (Bologna) - Portigliatti Ganas Costanza, Maddalena di Giaveno (Torino) - Portigliatti Ganas Filomena, Maddalena di Giaveno (Torino) - Prima Giovannina, Caravaggio (Bergamo) - Rabellino Giacinta, Cortemilia (Cuneo) - Raffaghello Serafina, Mornese (Alessandria) - Rena Antonia, Crotte (Aosta) - Tomasini Domenica, Zurigo (Svizzera) - Venturi Giuseppe, Lodetto di Rovato (Brescia) - Zenoniani Angelina, Nanno (Trento).
La cura del sole...
Carissimi, da qualche anno ha preso un incremento straordinario la cura del sole. Lungo le spiagge del mare, fra le pinete dei monti, perfino sul corso dei più modesti fiumi, ecco sorgere migliaia di colonie elioterapiche, che tendono soprattutto a procurare alle giovani generazioni il beneficio dei raggi solari più efficaci a purificare e rinfrancar l'organismo. La provvida iniziativa mi richiama un episodio letto l'anno scorso in un periodico religioso. Nella chiesa parrocchiale di un villaggio marino, il parroco osservava da parecchio tempo un vecchio pescatore che trascorreva delle ore in chiesa ogni pomeriggio, seduto in uno dei banchi più prossimi alla balaustra, gli occhi fissi al tabernacolo, le labbra mute. Meravigliato di quella pietà singolare, un bel giorno gli mosse la domanda: < Ma che fate qui tanto tempo senza dir parola ? ».
Faccio la cura del sole... » gli rispose il vecchio sorridendo. E poiché il parroco indugiava a capire: " Veda - soggiunse - tanta gente spende un monte di soldi per codesta cura. Vengon da chissà dove al nostro mare; e sole, e sole, che diventare mori. Io la feci gratis per un quarant'anni, e, non le dico, mi son fatto un toro. Ma un dì, sudando dalla testa ai piedi, ebbi vergogna d'esser solo bestia... e mi decisi a completar la cura. M'ero scordato l'anima, signor curato... Per l'anima ci vol quest'altro Sole... (e indicava commosso il tabernacolo). Preghiere ne so poche, cosa vuole: metto l'anima al Sole, e fo' la cura... »
Non aggiungo commenti, o cari amici. Voi siete intelligenti: tirate la morale per conto vostro, e... completate anche voi la cura.
Qualche minuto avanti al tabernacolo, in silenzio, esposti ai raggi dell'Eucarestia... Fate che giungano fino alla coscienza; poi vedrete gli effetti della cura. L'Eucaristia, ecco il vero Sole!
vostro aff.mo
DON GIULIVO.
Che cosa avete fatto per l'ampliamento del Santuario di Maria Ausiliatrice ?
Se potete mollo, date molto, se potete poco, date poco, ma non lasciate di portare il vostro contributo.