PERIODICO MENSILE PER I COOPERATORI DELLE OPERE E MISSIONI DI S. GIO. BOSCO

BOLLETTINO SALESIANO

Anno LX - N. 12 - DICEMBRE 1936 - XV

SOMMARIO: L'eloquenza d'una statistica. - Sotto la cupola dell'Ausiliatrice. - Il Giubileo di diamante dell'Opera salesiana in Argentina. - In famiglia: Italia - Perù. - Dalle nostre Missioni: Matto Grosso (Brasile) - Sangradouro (Matto Grosso). - Grazie attribuite all'intercessione di M. A. e di S. Gio. Bosco. - Lettera di Don Giulivo ai giovani. - Necrologio. - Indice generale dell'annata 1936.

Il Sac. PIETRO RICALDONE

IV SUCCESSORE DI S. GIOVANNI BOSCO

i Salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice colla gioventù alle loro cure affidata presentano ai benemeriti Cooperatori e alle benemerite Cooperatrici i più fervidi auguri di Buon Natale e Capodanno invocando su lutti le più elette benedizioni.

L'eloquenza d'una statistica.

Abbiamo sott'occhio la statistica degli alunni dei nostri otto Istituti missionari - Bagnolo, Castelnuovo D. Bosco, Cumiana, Gaeta, Ivrea, Morialdo-Becchi, Penango, Torino « Conti Rebaudengo » - distinti per provincia e diocesi; ed amiamo chiudere l'anno col segnalare ai nostri Cooperatori il largo contributo apportato dall'Azione Cattolica. Nell'anno scolastico decorso, 1935-36, l'Azione Cattolica ci ha regalato ben 355 dei suoi giovani migliori, provenienti rispettivamente dalle seguenti diocesi: Milano 42, Torino 41, Ivrea 39, Vicenza 36, Padova 29, Asti 27, Casale 27, Alba 19, Concordia 19, Brescia 15, Saluzzo 14, Treviso 14, Vercelli 13, Como 12, Udine 11, Gaeta 10, Mondovì 9, Bergamo 8...

È cosa assai consolante! E, nello stesso tempo, una prova molto eloquente della sodezza ed efficacia della formazione cristiana che si dà nelle file dell'Azione Cattolica, secondo le direttive del Santo Padre. I parroci, gli assistenti ecclesiastici, i dirigenti, che lavorano con purezza d'intenzione e con tanto spirito di sacrificio per la cura di quella che il Papa considera come la pupilla degli occhi suoi, si possono rallegrare: frutti così preziosi pagano abbondantemente le fatiche dell'apostolato.

I genitori poi devono sentirsi incoraggiati ad iscrivere per tempo i propri figli alle associazioni di Azione Cattolica che dànno tanto affidamento. Tutti infine, specialmente i nostri Cooperatori, hanno a trarre nuovo conforto per collaborare generosamente colla Gerarchia nell'Azione Cattolica: più direttamente e praticamente, con spirito salesiano, al ministero pastorale dei propri Parroci, soprattutto in quest'anno in cui la Chiesa raccomanda con particolare insistenza la vita parrocchiale.

La nostra statistica rientra in quella constatazione generale del cammino fatto dall'Azione Cattolica in questi tre ultimi lustri, cui il Santo Padre accennava parlando agli Assistenti Ecclesiastici il 24 luglio u. sc.:

«Cammino magnifico da togliere ogni possibilità di degnamente ringraziare la divina bontà e tale da dover dire che ogni previsione umana, fatta con gli elementi che sono a nostra disposizione, è stata superata dal progresso fatto dall'Azione Cattolica, dal suo sviluppo, anzitutto nella santificazione delle singole anime dei suoi iscritti e poi nell'immenso frutto di apostolato, di parola parlata, scritta, stampata, con una vera ricchezza di produzione e una varietà che costituiscono un dono preziosissimo di azione e di vita».

Coll'inizio del nuovo anno orientiamo dunque sempre meglio anche noi la vita all'Azione Cattolica secondo le direttive del Papa, il quale osservava nella stessa occasione che:

«È proprio nella sostanza vera dell'azione la vita, la vita soprannaturale, vissuta da ciascun apostolo prima, e poi trapiantata negli altri, primo prodotto e vera espressione dell'azione che si identifica colla carità.

E che cosa sarebbe la vita senza l'azione e l'azione senza la vita? L'azione infatti e la vita spirituale vanno di pari passo, riuscendo tanto più efficaci e preziose in quell'opera di carità che guadagna i cuori e che trova le vie del cuore all'intelligenza ».

SOTTO LA CUPOLA DELL'AUSILIATRICE

Ai primi dì ottobre anche gli studenti tornarono dalle vacanze e, coi nuovi, affollarono la loro sezione allietando l'Oratorio con ottime disposizioni.

Il giorno 2 giunse da Lione il compianto Cardinale Arcivescovo Luigi Maurin, che celebrò, l'indomani, all'altare del Santo, e visitò i lavori di ampliamento del Santuario, accompagnato dal signor Don Ricaldone e dai Superiori. Il giorno 4, convennero all'Oratorio i Poligrafici della città di Torino per iniziare la loro festa sociale, ascoltando la santa Messa celebrata dal sig. Don Fascie nella cappella delle Reliquie. Dopo Messa visitarono la nostra tipografia e quella della S.E.I. Il giorno 8, una breve visita di S. E. Mons. Ferdinando Taddei, vescovo di Sacareginho nel Brasile. Il giorno 12, al mattino, convegno dei chierichetti dell'Archidiocesi partecipanti alla gara annuale di cerimonie che si svolse nella cappella di San Francesco, dopo la Messa ascoltata nel Santuario; nel pomeriggio, convegno degli Aspiranti di Azione Cattolica per un trattenimento missionario. Attivissima la « Giornata missionaria » preparata nel teatro dell'Oratorio Festivo per le Associazioni diocesane da una bella conferenza di P. Enrico Gallo. Il 23, visita di S. E. Mons. Costantini, vescovo di La Spezia, che celebrò all'altare dell'Ausiliatrice.

Numerosi pellegrini alla spicciolata, quasi tutti i giorni del mese, specialmente nei giorni più belli. L' Istituto missionario «Conti Rebaudengo » e l'Istituto « Savio Domenico » per orfani, di Sassi, diedero al loro pellegrinaggio carattere di propiziazione per l'inizio del nuovo anno scolastico con devote funzioni. Particolare solennità alle feste del S. Rosario, della Maternità di Maria e di Cristo Re. Solennissime le SS. Quarantore predicate efficacemente da Don Luzi. Col triduo tradizionale studenti ed artigiani hanno ripreso tutto il fervore del nuovo anno scolastico-professionale.

Arrivi e partenze.

Il 24 settembre fece ritorno a Torino il sig. D. Tirone, Direttore Spirituale Generale della Società Salesiana, il 4 novembre, il sig. Don Serié, Consigliere Generale, ed il 5 il sig. Don Berruti, Prefetto Generale, che hanno compiuto la visita delle Case e Missioni di America. II 28 ottobre, partì invece il sig. Don Candela, Direttore Generale delle Scuole Professionali ed Agricole, per la visita delle Case d'Oriente. Nello stesso mese salparono 77 Salesiani diretti al Portogallo, alla Palestina, all'Egitto, alle Repubbliche di Haiti e di Cuba, alle missioni del Matto Grosso, dell'Equatore, del Cile, della Colombia, del Perù, dell'India, della Cina, del Siam e del Giappone.

Contemporaneamente partirono anche una settantina di Figlie di Maria Ausiliatrice, che completarono la spedizione missionaria di settembre raggiungendo il centinaio.

II 31 ottobre giunse, graditissimo, il Delegato Apostolico delle Isole Filippine, S. E. Mons. Guglielmo Piani, salesiano, che celebrò, il giorno dei Santi, all'altare di Maria Ausiliatrice e si trattenne con noi alcuni giorni.

S. E., prima Ispettore delle nostre Case del Messico, parlò ai giovani nel grande salone-teatro delle condizioni religiose di quella Repubblica e del fervore spirituale delle isole Filippine che si preparano al prossimo Congresso Eucaristico Internazionale.

Lo stesso giorno dei Santi, gli ex-allievi commemorarono i gloriosi compagni caduti nella grande guerra e nell'A. O. I. con una devota funzione di suffragio in Basilica ed una solenne cerimonia patriottica nel salone-teatro.

P. Robotti, dei Predicatori, rievocò la nobile eroica figura di Padre Reginaldo Giuliani, medaglia d'oro.

S. E. MONS. EMANUEL Vescovo di Castellammare di Stabia.

Gratissima è giunta alla Casa-madre la notizia del trasferimento di S. E. Mons. Federico Emanuel alla chiesa Cattedrale di Castellamare di Stabia ove abbiamo un fiorentissimo collegio. Consacrato nell'anno della Beatificazione di Don Bosco e deputato Ausiliare dell'Em.mo Card. Sbarretti nelle Diocesi di Sabina e Poggio flirtato, Mons. Emanuel crebbe giovinetto all'Oratorio di Torino godendo le predilezioni del Santo fondatore e, fatto salesiano e sacerdote, resse importanti Istituti con finissimo tatto. Ora egli porta alla nuova Diocesi tutto il fervore della sua anima salesiana, e la Diocesi, apprezzando il dono del Santo Padre, si prepara ad accoglierlo con grandi feste.

Noi l'accompagniamo affettuosamente colle nostre preghiere e coi migliori auguri.

Ad multos annos!

I lavori di ampliamento: la cupola del presbiterio.

Ritmo accelerato, tutto il mese di ottobre, in vista specialmente della cruda stagione. Ultimate le superfici inclinate del tetto, si videro balzare in pochi giorni i solidi pilastri che reggeranno la cupola del presbiterio di cui anticipiamo una rapida descrizione.

Costituita internamente in cemento armato, la cupola propriamente detta consisterà in una calotta semisferica esterna, che si appoggerà ad un traliccio semisferico interno, concentrico ad essa. Entrambe queste strutture insisteranno inoltre su un comune anello d'imposta.

La calotta esterna sarà costituita da una soletta dello spessore di 8 cm. armata secondo i paralleli e i meridiani. Essa presenterà una zona intermedia, con aperture in vetro cemento, in corrispondenza di vetrate istoriate che verranno collocate nella cupola interna. Questa verrà costituita da un traliccio semisferico, formato da 16 nervature meridiane e due nervature parallele, oltre l'anello d'imposta e quello di chiave. Le aree a forma di quadrilateri sferici, tra esse racchiuse, verranno in parte riempite per essere utilizzate a motivi decorativi, parte rimarranno vuote per accogliere le vetrate istoriate.

Per provvedere alla manutenzione di queste preziose vetrate, è già stata praticata, tra le due calotte, un'intercapedine. La calotta esterna s'appoggerà quindi a quella interna non secondo linee estese, ma soltanto per punti: per questo si sono creati dei pilastrini radiali di sezione 30 X 30 cm. nei punti d'incontro tra le nervature della cupola interna. La cupola esterna si appoggerà agevolmente su di essi.

L'anello d'imposta delle due cupole è sostenuto da 16 pilastri già visibili i quali costituiscono nel loro insieme il tamburo cilindrico. Essi poggiano su una trave a pianta circolare che è inserita in una grande trave a pianta quadrata, a sua volta sostenuta nei vertici da quattro piloni della sezione di 1,25 X 1,25 m. La struttura resistente, dalle fondazioni alle due cupole, ha comportato l'impiego di 500 mc. di conglomerato e 480 quintali di ferro.

IL GIUBILEO DI DIAMANTE DELL'OPERA SALESIANA IN ARGENTINA

Con feste indimenticabili ed indescrivibile entusiasmo l'Opera Salesiana in Argentina ha celebrato il suo Giubileo di diamante richiamando autorità e popolo al lontano novembre 1875, quando S. Giovanni Bosco inviava da Torino i suoi primi figli sotto la guida del futuro Cardinal Cagliero, e prospettando attraverso ad eloquenti commemorazioni, presiedute dallo stesso Presidente della Repubblica Gen. Justo, la rapida affermazione e l'ammirabile incremento, fino all'odierno sviluppo: quattro Ispettorie Salesiane con 77 Case, e la Missione della Pampa con 11 Residenze; due Ispettorie delle Figlie di Maria Ausiliatrice con 34 Istituti.

La commemorazione ufficiale al Teatro Colón alla presenza del Presidente della Repubblica.

Il programma delle celebrazioni, ritardate al luglio u. s. per l'attesa presenza del Prefetto Generale della Società Salesiana, rappresentante il Rettor Maggiore, e di altri due Superiori del Capitolo, si iniziò colla commemorazione ufficiale nel Teatro Colón la sera del giorno 7. All'ora stabilita, il primo Teatro della Capitale era letteralmente gremito di autorità e personalità, cooperatori, ex-allievi ed amici dell'Opera Salesiana. L'Inno Nazionale salutò l'ingresso del Presidente della Repubblica, General Agostino P. Justo e della gentile sua Signora, scortati dal 1° battaglione degli Esploratori «Don Bosco » del nostro Collegio ed Oratorio S. Francesco di Sales di Buenos Aires. Facevano corona al Capo dello Stato le LL. EE. Rev.me il Nunzio Apostolico Mons. Filippo Cortesi, l'Arcivescovo di Salta, Mons. Roberto J. Tavella, salesiano, il Vescovo ausiliare dell'archidiocesi di Buenos Aires, Mons. Fortunato J. Devoto, il Vescovo di Santiago dell'Estero, Mons. Audino Rodriguez y Olmos, il Vescovo di Viedma, Mons. Nicola Esandi, salesiano, Mons. Michele de Andrea, Vescovo titolare di Temno e, tra le personalità civili, il Rettore della Università di Buenos Aires, dottor Vincenzo C. Gallo.

L'Ispettore Don Reyneri accompagnava il rev.mo signor Don Pietro Berruti, Prefetto Generale della Società Salesiana, rappresentante il Rettor Maggiore, ed i due Capitolari, il signor Don Tirone, Direttore Spirituale Generale, ed il signor Don Serié, Consigliere Generale.

Offerto dai nostri Esploratori un superbo mazzo di orchidee all'Ecc.ma Signora del Presidente, S. E. Mons. Audino Rodriguez y Olmos, vescovo di Santiago e il Rettore Magnifico dell'Università, dott. Vincenzo Gallo, si succedettero a cantare le glorie dell'Opera di Don Bosco in Argentina, esaltando le Missioni della Patagonia ed il sistema educativo del Santo. I nostri alunni e le alunne delle Figlie di Maria Ausiliatrice allietarono quindi l'eletto uditorio con canti, declamazioni e quadri allegorici di magnifico effetto. Diamo la traduzione del discorso di S. E. Mons. Audino che è la sintesi più completa dell'attività salesiana nei 6o anni trascorsi.

Il discorso di Mons. Audino.

L'Opera sviluppata dai figli di Don Bosco nella Repubblica Argentina - egli disse - durante i 6o anni trascorsi dall'arrivo dei primi Salesiani, se la volessimo abbracciare in tutta la sua magnifica ampiezza, in tutta la sua meravigliosa grandiosità, non si potrebbe contenere nei limiti di questo mio discorso, come non si protrebbe adeguatamente dimostrare dalle manifestazioni, pur tanto splendide e straordinarie, indette in questi giorni. È un'epopea: ci vorrebbe un poeta per cantarla; e un giorno, questo poeta, certamente, si rivelerà!

Quest'epopea racchiude la gloria delle più inclite gesta ; perchè, per la sua realizzazione, ci volle la virile possanza delle più ardue imprese, congiunta a un sublime ideale di redenzione preso nel più profondo dei cuori, alimentato e infiammato da un amore così forte, che non vi fu violenza di tempeste capace di sradicarlo. Anzi, le radici s'affondarono sempre più nel cuore di questi eroi da leggenda.

IL CAMPO DI AZIONE

Il loro principale campo di lavoro fu il Sud Argentino, ed è necessario anzitutto conoscere lo scenario su cui l'azione si svolse.

Rifacciamoci a sessant'anni addietro. È Bahia Blanca l'ultimo baluardo della civiltà, che la preveggenza di Juan Manuel de Rosas fondò per contrapporre alla barbarie indomita. La sua popolazione conta poco più di mille abitanti. Oltre Bahia, si protende il deserto fosco e misterioso: immense estensioni di sabbie mobili, che il pampero solleva in vortici turbinosi. Più oltre, una selva impenetrabile di lussureggiante vegetazione, irta di spine, acute e laceranti come artigli. Deserto uniforme e monotono, nella cui immensità il piede umano s'affatica e si perde e il cuore resta oppresso dalla sconfinata solitudine. A distanze enormi, ecco apparire stagni di acqua sporca e pozzanghere, ecco fiumi che, straripando, vengono assorbiti dall'arsura della sabbia, resa calcinosa dai raggi infocati del sole. E così per un'estensione di più di quattrocento leghe.

Verso la cordigliera il paesaggio cambia repentinamente d'aspetto, trasformandosi in un meraviglioso incantevole quadro. Laghi divini, in cui sembrano compendiarsi tutte le bellezze, si susseguono, gli uni agli altri, con doviziosa profusione, per leghe e leghe, fra giaggioli e araucarie, in mezzo a boschi stupendi, circondati da strettissimi passaggi e gole, da vulcani che illuminano come torcie gigantesche l'oscurità delle loro notti, e da montagne con le cime ricoperte di neve, dalle falde meravigliosamente variopinte dalla policromia di tutti i fiori.

Questo il quadro. La solitudine sconfinata del deserto e il silenzio secolare dei suoi laghi misteriosi son turbati, così, soltanto dallo stridulo acuto grido del selvaggio, che ha piantato il suo miserabile baraccamento lontano dal consorzio civile. Non conosce altra legge che la guerra e la rapina. Molte volte ha invaso i villaggi dei cristiani seminando lo spavento, la desolazione, la morte. Molte sono le tribù, e vivono perennemente in lotta le une contro le altre. In una cosa sola vanno d'accordo: nell'odio alla civiltà e, soprattutto, nell'odio al cristiano.

I banditori del Vangelo molte volte han cercato di ammansire la loro ferocia, ma tutti gli sforzi riuscirono inutili. Ancor non è spento il ricordo orribile delle barbare crudeltà di cui furori vittime i missionari Gesuiti, che dal Cile eran giunti fino a Nahuel-Huapi. I selvaggi, penetrando fulmineamente nella Cappella provvisoria, decapitarono spietatamente sacerdoti e fedeli, donne e bambini, e arrossarono del sangue delle loro vittime tutto il pavimento e persino l'altare ove si stava celebrando l'incruento Sacrificio.

IL SOGNO DI DON BOSCO

Ecco il territorio scelto da Don Bosco.

In un sogno misterioso egli aveva contemplato, in tutti i suoi dettagli, quella immensa distesa di terra così bisognosa della luce del Vangelo. Aveva notato le ricchezze del suo sottosuolo: il petrolio, la cui esistenza venne accertata poi cinquant'anni dopo, e i ricchi minerali contenuti nelle viscere delle sue montagne: scoperta - questa - che la Provvidenza riserba alle generazioni future. Vide stendersi le linee ferroviarie fino allo Stretto di Magellano e, lungh'esse, opulente città, piene di vita intensa, con la Croce redentrice eretta sempre sulle torri dei loro templi e sugl'innumeri Collegi, fondati dallo zelo dei suoi figli, e brulicanti di gioventù irrequieta.

LE PRIME FONDAZIONI

Inviò quindi colà i suoi figli, i suoi figli migliori, i prediletti del suo cuore. Nell'anno 1879 i Salesiani fondavano il loro primo Collegio in Carmen de Patagones, essendo a capo della Missione quell'illustre personaggio che divenne poi Cardinale, don Giovanni Cagliero, senza nessuna preoccupazione della scarsezza dei mezzi, senz'alcun timore dell'indio crudele e sanguinario, senza spaventarsi della immensa distanza che li separava dai centri civilizzati nè della mancanza di comunicazioni e di strade, avendo dinanzi a sè il deserto cupo e inospitale, insensibili al pericolo degli avversi elementi della natura e all'affanno dell'incerto domani.

La prima fondazione si consolidò molto bene in pochi mesi, e l'anno successivo si staccava in Viedma un altro gruppo di eroici Missionari, costituendo questa Residenza nel centro delle Missioni patagoniche. Cominciarono quindi a espandersi per tutte le direzioni « e con passo sicuro giunsero, a poco a poco, sino alle falde delle Ande in Chos Malal e Junin; sino all'estremo sud del continente in Chubut, Santa Cruz e Puerto Gallegos ; sino al Capo Peñas della Tierra del Fuego ; costeggiarono il Rio Colorado e il Rio Negro con le loro Missioni in Fortin Mercedes, Coronel Pringles, Conesa e Choele Choel e penetrarono nelle immense pianure della Pampa da Bahia Bianca, fondando le loro Missioni in General Acha, Santa Rosa de Toay e Victorica ».

L'OPERA DEI COLLEGI

Collegi e Missioni. Gli Ateniesi ritenevano che le loro istituzioni dovessero esser governate da persone anziane, perchè la piena virilità porta con sè maggior ponderatezza e prudenza. Gli Spartani, invece, eran convinti che la patria dovesse attender la sua salvezza dalla gioventù, la quale è sinonimo di entusiasmo, calore e forza, ed è appunto la forza che brandisce le armi e soggioga i popoli. Gesù fondò decisamente il suo regno sopra i fanciulli. Infatti egli ammonisce: « Se non vi farete piccoli come fanciulli, non entrerete nel mio regno ». Fra Gesù e i fanciulli non esiste separazione nè distanza. Essi comprendono e accettano la sua Dottrina, pura e sublime, senza difficoltà, senza sforzo. Le tempeste della vita ancòra non han corrugata la loro tersa fronte, nè il fuoco delle passioni brutali ha ancòra offuscato il loro candore. «Ti ringrazio, o Signore, di aver occultato queste cose agli uomini sapienti e prudenti, e di averle invece rivelate ai fanciulli ». Per questo appunto il Collegio è l'opera più importante di redenzione.

Ma i Collegi salesiani significano, oltre a questo, riabilitazione del lavoro, significano coltura artistica, significano patriottismo.

a) Riabilitazione del lavoro. Infatti, disseminando per il vasto territorio della Patagonia i loro Collegi di Arti e Mestieri, i Salesiani han dato modo all'indio

di conoscere le proprie attitudini e di provvedere onoratamente al proprio avvenire. Essi portarono all'indio le prime tipografie e gli insegnarono, insieme col mestiere, anche il modo di comunicare agli altri i propri pensieri. Piantarono le prime Colonie agricole, fondando stabilimenti agrari e organizzando allevamenti di bestiame, che diedero uno straordinario impulso al progresso della regione.

b) Significano coltura artistica. Lo attestano le loro produzioni drammatiche, i loro cori, le loro bande. I ragazzi indigeni, che si credettero un tempo incapaci di elevarsi fino alla bellezza ideale, son riusciti a conseguire e ad assimilare a perfezione tutto quanto c'è di delicato e di complesso nell'arte. Questa stessa città di Buenos Aires ebbe occasione di applaudire e di ammirare le manifestazioni artistiche date dagli abbronzati figli del deserto.

c) E significano patriottismo. Insegnarono all'indio ad amare la Patria comune, ad osservare le meravigliose sue istituzioni e a celebrare le sue glorie. E sopra le antenne dei loro Collegi sventolò per la prima volta l'amata Bandiera, che accolse tra le sue pieghe l'indio diseredato con struggimento di giubilo e con amore di madre. E le loro bande lanciarono al cielo, a salutare il sole, la musica vibrante dell'inno della Patria, che ruppe il silenzio millenario dell'immenso deserto e che le stesse Ande, da lontano, ascoltarono commosse. Tutta la gente indigena avrebbe cessato di essere feroce e omicida, se l'opera dei Salesiani non fosse stata intralciata dalle ingiustizie e dalle crudeltà di altri, che vennero in abito di persone civilizzate ad ingannarla.

L'OPERA DELLE MISSIONI.

Collegi e Missioni. Le Missioni sono la realizzazione del precetto del Divino Maestro: «Andate e ammaestrate tutte le genti... fino agli ultimi confini della terra ». E, letteralmente fino agli ultimi confini della terra, si spinsero i Missionari salesiani. Ma, chi conosce tutto questo vasto territorio ? - avran potuto pensare i primi Missionari. - Vi son forse dei sentieri praticabili ? Non è, inoltre, da tutti risaputo che chi si avventura nelle immense solitudini del deserto sterminato, muore di fame e di sete? E i fiumi opulenti, e le gole impraticabili, e gli elementi della natura spaventosamente avversi ? E poi, anche volendo fare astrazione da tutto questo, è mai possibile affrontare il furore dell'indio e l'odio che questi nutre contro il cristiano, per attendere pazientemente il momento propizio e indurlo a deporre i suoi istinti sanguinari ?

Gli Apostoli di Dio non seguirono mai i consigli dell'umana prudenza. A cavallo, esplorando a poco a poco la regione, patendo la fame e la sete, solcando fiumi e scalando montagne, affrontando le più dure privazioni, essi portarono la luce del Vangelo in tutta la Patagonia. Parecchie volte Mons. Cagliero percorse tutta la Patagonia fino a Magallanes. Il Padre Milanesio, sempre a cavallo, attraversò ventisette volte le pericolose vette andine e, in diciotto anni di apostolato, percorse 65.270 chilometri. Il Padre Pedemonte fa testimonianza, nella sua relazione all'Arcivescovado di Buenos Aires, che in un solo anno furono percorse 4000 leghe. E così in seguito. Non c'è ostacolo, in tutto l'orbe terracqueo, capace di arrestare lo zelo degli Apostoli del Signore. E l'indio ? Egli comprese assai bene, vinta la selvaggia diffidenza del suo istinto primitivo, lo spirito di sacrificio dei suoi civilizzatori, e amò sinceramente il Missionario. « Padre degli indi » essi stessi chiamarono con effusione e tenerezza, il Padre Milanesio. E ancor oggi, nelle veglie familiari, i nonni cadenti, con voce tremula, raccontano ai loro nipoti, colmi di riconoscenza, con quanto amore quell'uomo bianco aiutò i figli del deserto nelle loro necessità e li soccorse nelle loro miserie, con quanto disinteresse ne asciugò le lagrime e li difese contro la tirannia dello sfruttatore o del capotribù ingiusto...

Le Missioni salesiane furono e sono redenzione spirituale. Fecero, degli indi, uomini morigerati e onorati. In mezzo a quella razza, che Darwin giudicò la più abbietta del mondo, sorsero anime incantevoli, spiriti sublimi, gigli fragranti di verginità, nei cui petti divampò la fiamma del perfetto amore. Come quella Maria Luisa Ona, che volle recarsi fino a Torino per ringraziare, a viva voce, Don Bosco di aver dato alla sua tribù i più bei doni del Cielo per mezzo dei suoi figli. E il santo Fondatore si intenerì fino al pianto. Come quella Maria Pacifica, che a sette anni implorava piangendo di essere ammessa alla Prima Comunione, e quando le annunciarono che avrebbe ricevuto il suo Dio, il suo giubilo fu così grande che, nel bacio divino della sua Prima Comunione, consegnò l'angelica sua anima all'amato Bene, come la fiammella di un cero che, levandosi in alto verso il cielo, lascia nell'ombra il cero stesso da cui ha vita. Come quel Raimondo Diaz, che fu singolarmente amato dalla sua tribù per l'ottimo carattere e per lo spiccatissimo ingegno, e al quale la stessa Madre di Dio apparve per dirgli che voleva celebrare in sua compagnia nel Cielo la Festa della Immacolata Concezione. E come il medesimo Namuncurà, Signore della Pampa, che dal suo esilio della Cordigliera, all'età di 86 anni, mandò in cerca di Mons. Cagliero, e attorniato dalla sua famiglia e da tutta la sua tribù, come Clodoveo, re dei Franchi, chiese per tutti la grazia del Battesimo, perchè voleva morire contento. Oh, come dev'essere stato gradito a Dio questo episodio, se inculcò nel cuore di uno dei figli del famoso cacico la vocazione sacerdotale!

Le Missioni salesiane furono redenzione, ma furono anche beneficenza, progresso e scienza.

Che furon beneficenza, son lì a dimostrarlo gli Ospedali di Viedma, Rawson e Bariloche, il primo dei quali ebbe a Direttore il Padre Evasio Garrone, medico eccezionale, cuor d'oro e mente elevata.

Furono progresso. Il telegrafo pose in comunicazione col resto del Paese le remote regioni patagoniche; la luce elettrica illuminò i suoi nascenti villaggi, e le filande provvidero di vestiti i figli del deserto. Si aprirono strade in tutte le direzioni, e le navi solcarono quei fiumi che l'indimenticabile Mons. Fagnano aveva esplorato.

La bassa valle del Rio Negro è un giardino in fiore. Ma colà, commisti al limo della terra feconda, vi son pur cosparsi a profusione i sudori e le lagrime del Padre Stefenelli. Da esperto naturalista, egli riconobbe subito le risorse di quella terra; ma era necessario irrigarla convenientemente. Lavorando insieme con i suoi ricoverati, tracciò un piccolo canale, che risultò insufficiente, cagionando la perdita dei raccolti con il conseguente avvilimento dei coloni. Acquistò allora, con grandi economie e sacrifici, un motore per far azionare una pompa a forza centrifuga, capace di produrre la elevazione di 300.000 litri d'acqua all'ora. Ma siccome non aveva mezzi per trasportare il macchinario da Patagones fino alla Colonia General Roca, si mise personalmente a dirigere il trasporto; ed ecco l'insigne naturalista adattare la sua macchina, aggiogare tre paia di buoi e viaggiare, così, lungo il deserto per più di un mese, seduto al timone del carro, fino a coprire le 120 leghe che separavano le due località. E fu in questo modo che la Colonia ebbe acqua in abbondanza e venne trasformata in un vero giardino.

Le Missioni salesiane diedero grande incremento anche alla scienza, e in sommo grado. La terra sconosciuta potè venir apprezzata in tutti i suoi aspetti solo per il lavoro e l'intraprendenza degli insigni pionieri che realizzarono cotanta impresa. Fu resa nota la sua geografia dai confini fino allora non ancor definiti. Venne così conosciuta la sua geologia e la sua paleontologia. Venne profondamente studiata la sua meteorologia. Destò grande ammirazione la sua fauna e la sua flora. Le tribù col loro linguaggio e le loro caratteristiche locali vennero sapientemente illustrate in libri interessantissimi.

Il mondo conobbe la Patagonia dopo la pubblicazione dell'opera del Padre Carbajal, intitolata appunto La Patagonia e compendiata in quattro splendidi volumi. Nel libro Por el Alto Neuquén dello stesso autore, il lettore assiste sbigottito all'odissea di quest'uomo di ferro che percorse tutta la regione, superando altitudini di 2.ooo metri, fino a raggiungere il culmine del Picco Domuyo a 4.299 metri sul livello del mare.

Senza sentieri, senza rifugi, senz'aiuto d'altri uomini, in mezzo al terrificante silenzio degli abissi, esplorò il Padre De Agostini la Tierra del Fuego, superando spaventosi precipizi e scalando impressionanti pareti di granito, aiutato solo dalla sua straordinaria abilità e sangue freddo. Egli scoperse due profondi crepacci per dove, spaccate le rupi nel corso dei secoli, ora il mare si addentra nel continente. E sopra il Picco più alto dell'inaccessibile Monte Olivia, ebbe il vanto di potere inalberare la bandiera azzurra e bianca. Il suo magnifico libro I miei viaggi della Terra del Fuoco, in cui fotografie nitidissime pongono in luce le grandiose orride bellezze di quella regione, è stato tradotto in tedesco, in inglese, in magiaro e in italiano.

La lingua, i costumi e le tradizioni degli indi Shelknam son trattati assai bene nell'apprezzatissimo libro del Padre Beauvoir Gli Shelknam. E la etnografia e il folklore dei Fueghini, sono stati sapientemente esposti nell'opera del Padre Cojazzi Gli Indi dell'Arcipelago Fueghino.

Rari, eccezionali, esotici, unici al mondo, sono i Musei di Punta Arenas e di Fortin Mercedes, che contengono la Mineralogia, la Fauna e la Flora della Patagonia.

Ma l'attività scientifica salesiana di maggior rilievo è forse la rete di Osservatorii meteorologici, sparsi in tutta la Patagonia. Il Comitato Internazionale di Meteorologia Polare aveva riconosciuto l'importanza di collocare Stazioni meteorologiche nella regione più australe del globo, come consigliava il suo illustre Presidente Padre Denza nel Congresso Meteorologico di Venezia del 1881. Attenendosi quindi a queste direttive, i Salesiani impiantarono i loro Osservatorii meteorologici in questa regione, quando tal genere di opere era appena conosciuto, e riuscirono - come affermava lo stesso Padre Denza - a far annoverare uno di questi, quello di Punta Arenas, tra i più importanti del globo.

LE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICE

Tutto questo è indubbiamente prodigioso. La storia di ciascuna missione, di ciascun collegio, di ciascuno di questi eroici operai evangelici, è veramente straordinaria. Ma, quando si scriverà il poema di questa epica conquista, il canto più delicato e più soave, sarà quello che celebrerà le gesta delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Esse seguirono le orme insanguinate del Missionario; penetrarono, come lui, nel cuore del deserto e fondarono i loro Collegi, sostenendoli in mezzo a privazioni, a miserie e a inauditi sacrifici con la costanza e l'amabilità del loro cuore squisito. E alle fanciulle indigene fu dato di godere le dolcezze della loro materna bontà, di imparare a levàr verso il cielo gli occhi supplichevoli e di dedicare tutta la loro attività al lavoro che nobilita. Sorsero così anime belle e incantevoli, come le Agnesi e le Cecilie delle Catacombe, come gli angeli della Giudea che il Maestro accarezzò con le sue mani divine.

L'APOSTOLATO NELLE ALTRE PARTI DEL PAESE

L'apostolato salesiano non si è limitato, come ben sapete, alla sola Patagonia. Abbraccia tutto il Paese. Ma quest'apostolato è sufficientemente da voi conosciuto. Occorre tuttavia ricordarlo, almeno in una rassegna sintetica.

Dopo sessant'anni, la Repubblica Argentina annovera, nel proprio territorio, 111 Collegi salesiani, di cui 77 per giovani, diretti da Sacerdoti, e 34 per fanciulle, diretti dalle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Il numero degli allievi nel corrente anno è salito a 24.855 giovani, e a 16.059 fanciulle. Pensate quale ricchezza di bene e di virtù apporteranno tutti questi giovani e tutte queste ragazze nella società argentina, in tutti i ceti sociali, nella famiglia, nella classe operaia, nelle classi dirigenti, nelle scuole, nell'esercito, nelle istituzioni cattoliche. È il lievito del Vangelo che trasforma tutta la massa.

E perchè il bene della scienza e quello della fede non soffrano scambievole danno, la Società Salesiana ha incorporato nell'Insegnamento governativo dieci dei suoi Collegi, con valenti Professori diplomati, scelti tra distinti Sacerdoti salesiani, che hanno approfondito lo studio delle scienze umane e delle scienze divine dell'umiltà e della modestia, e hanno conseguito onorificenze e lauree segnalandosi splendidamente nelle giostre universitarie.

Questo sistema di penetrazione della verità e del bene, venne esercitato, inoltre, dai libri e dalle riviste nei Circoli e nelle Associazioni di vario genere, dove non può giungere l'influsso della scuola. Tutte le sue Tipografie, da sessant'anni a questa parte, senza fermarsi un sul giorno, e sotto l'attenzione vigile dei suoi instancabili operai, van disseminando la verità in libri innumerevoli, in molteplici riviste, e in una nube, o meglio in una pioggia benefica di opuscoli e foglietti volanti.

Infine, dove non arriva nè scuola nè stampa, arrivano gli Oratorii festivi. « Assediate le città con Oratorii festivi », aveva consigliato Don Bosco. E cinte così le città come da un nastro candido, venne di molto rialzato il livello morale di parecchi rioni periferici cittadini ; e quelle mani, che prima brandivano armi omicide in disprezzo ad ogni autorità e disciplina, furono indotte a impugnare il ramoscello d'olivo, simbolo della pace, e la torcia incandescente, simbolo del progresso.

CONCLUSIONE

Signori! Il problema di questi giorni, grigi e maligni, che pur siamo costretti a vivere, non è più che uno solo: far sì che ritorni Cristo al cuore infermo dell'umanità che si contorce in uno spasimo di agonia, perchè sente la mancanza della vita divina, per la quale fu creata, la vita divina che è Cristo. « Tutti hanno bisogno di tè - scrisse Papini - anche quelli che non lo sanno; anzi quelli che non lo sanno, molto più di quelli che lo sanno. L'affamato crede di cercare il pane, e ha fame di te; l'assetato crede di anelare l'acqua, e ha sete di te. L'ammalato si lusinga con l'ansia della salute, e il suo male non è altro che la mancanza di te. Colui che cerca la bellezza nel mondo, cerca, senz'accorgersene, te, che sei la bellezza intera e perfetta; colui, che nei suoi pensieri persegue la verità, desidera, senza volerlo, te, che sei l'unica verità degna d'esser conosciuta; e colui che s'affanna in cerca della pace, non cerca che te, la sola pace in cui possono riparare i cuori più irrequieti. Essi ti chiamano senza saperlo, e il loro grido è indicibilmente più dolorante del nostro ».

Ebbene, Cristo ritornerà, perchè Egli solo sa quanto grande è la nostra desolazione e la nostra miseria; perché è impossibile che si risolva in nulla tutta questa spasmodica nostra ansietà; e perchè il nostro grido e le nostre lagrime non è possibile che s'infrangano per sempre nel cielo come contro una muraglia di piombo.

E ritornerà quando la santa carità di Don Bosco invaderà, come irrompente cascata, i cuori di tutti gl'insegnanti, di tutti i maestri, di tutti gli educatori; quando tutti i fanciulli saran trasformati dallo sguardo luminoso di Don Bosco. Ritornerà quando tutti gli operai col braccio, con la mente e col cuore forgeranno da se stessi, lavorando, l'ideale che additò loro Don Bosco ; quando tutti gli uomini vivranno la vita di bontà, di giustizia e di fratellanza che Don Bosco amò.

Afrettiamo intanto, col nostro sforzo, col nostro proposito e con la nostra instancabile sollecitudine, l'alba di questo giorno, del giorno che attendiamo, del giorno di Cristo, del giorno della giustizia e dell'amore.

Il Magnifico Rettore dell'Università, col fascino irresistibile della più nobile eloquenza ha esaltato il sistema educativo del Santo Fondatore. Avremo forse occasione di darne presto i tratti più salienti. Gli applausi scrosciavano quasi ad ogni periodo, elevandosi al colmo dell'entusiasmo quand'egli proclamò solennemente che, negli anni del suo Rettorato, le lauree più belle furono riportate dai figli di Don Bosco.

Un corteo di 15.000 giovani.

L'indomani tutta la Capitale fu commossa da uno spettacolo meraviglioso. Quindicimila tra giovani e giovinette dei nostri Istituti e di quelli delle Figlie di Maria Ausiliatrice sfilarono in superbo corteo, nel pomeriggio, per le vie principali di Buenos Aires, al Palazzo del Governo ed al Palazzo Arcivescovile, con musiche e vessilli in un tripudio di giovinezza, fra le entusiastiche acclamazioni della folla, che riandava col pensiero al modesto per quanto cordiale ingresso dei primi dieci Salesiani nel novembre del 1875. Al balcone del Palazzo del Governo era il Presidente della Repubblica, Gen. Justo colla sua signora Anna Bernal; i Ministri della Giustizia e della Pubblica Istruzione e dell'Interno, il Segretario della Presidenza, il Decano navale, ed altri alti funzionari dello Stato; gli Ecc.mi Mons. Esandi, vescovo di Viedma col Vicario Generale Mons. Borgatti, e Mons. Serafini, ausiliare dell'Arcivescovo della Plata; il Governatore del Chubut; il Rettore dell'Università di Buenos Aires; il Senatore Santa Marina colla Signora ed il fior fiore della Dame dell'aristocrazia. Al nostro Prefetto Generale Don Berruti facevan corona il Direttore Spirituale Don Tirone, il Consigliere Generale D. Serié, gli Ispettori D. Reyneri, D. Manachino, D. Aliberti, D. Puertas, D. Picabea, D. Vaula, D. Cabrini. Al Palazzo Arcivescovile assisteva Sua Eminenza Reverendissima il signor Cardinale Luigi Copello, Arcivescovo di Buenos Aires, con canonici, prelati ed ufficiali della Curia.

Ci limitiamo ad indicare i gruppi che sfilarono nel corteo:

Collegio Pio IX di Arti e Mestieri; Esploratori di Don Bosco Battaglione 1° e Collegio San Francesco di Sales; Battaglione 3° e Collegio D. Bosco; Battaglione 4° e Collegio Santa Caterina; Battaglione 5° e Collegio San Giovanni Evangelista; Battaglione 2° e Collegio Leone XIII di Arti e Mestieri; Battaglione 6° e Collégio di Bernal; Battaglione 10° e Collegio de La Plata; Battaglione 13° e Collegio San Isidoro; Battaglione 7° e Collegio di Rosario; Battaglione 19° e Collegio San Nicola; Battaglione 14° e Collegio di la Ensenada; Battaglione 15° e Collegio Sant'Antonio; Battaglione 21° di Mar del Plata; Battaglione 24° di Lanús; Battaglione 27° di Bahía Bianca; Battaglione 33° di Paranà (Entre Ríos); Ramos Mejía; Salta; Córdoba; Tucumàn; Viedma e Patagonia. Scuole Agricole Del Valle e La Trinidad. Collegi di Maria Ausiliatrice: di Almagro, Barracas, Boca, Garay 556, Soler 5942, Avellaneda, Bernal, Ensenada, La Plata, Morón e San Isidoro.

Chiudeva la colonna lo squadrone della polizia a cavallo.

Un banchetto di 6oo Ex-allievi.

A sera, nell'ampio « Salone bianco » del Club Italiano, gli ex-allievi vollero offrire un banchetto al rappresentante del Rettor Maggiore ed ai Superiori, per aver agio di dire tutto il loro affetto e la loro riconoscenza pei Salesiani che curarono, nel nome e collo spirito di San Giovanni Bosco, la loro giovinezza. Organizzato con quell'abilità che è propria della sezione argentina, gli ex-allievi convennero dai vari Centri della Repubblica in numero di oltre seicento, intonando subito l'ambiente ad una cordialità squisitamente salesiana. L'Inno Nazionale e l'Inno di Don Bosco apersero e chiusero l'agape fraterna. Il Presidente del Segretariato Regionale, Giuseppe Fereccio, e numerosi rappresentanti dei vari « Centri ex-allievi » elevarono quindi nobili discorsi di omaggio, rievocando care figure di antichi superiori ed esaltando soprattutto il mirabile apostolato del Card. Cagliero, di Mons. Fagnano, di Mons. Costamagna e di D. Vespignani. Risposero applauditissimi D. Serié, e D. Berruti.

Triduo solenne ed incoronazione della statua di Maria Ausiliatrice.

Ma le celebrazioni civili non furono che una preparazione alle grandi feste religiose culminate colla solenne incoronazione della statua di Maria SS. Ausiliatrice nel nostro Tempio monumentale di San Carlo.

Dal 23 al 25 luglio predicò il triduo il rev.mo Mons. Giuseppe Borgatti, vicario generale della Diocesi di Viedma, attirando ai santi Sacramenti folle straordinarie di allievi, ex-allievi e cooperatori. Quindi, il giorno 26, il sig. Don Berruti celebrò la Messa della Comunione generale per gli alunni del Collegio Pio IX ed il Nunzio Apostolico S. E. Mons. Cortesi, per i Cooperatori, ex-allievi, e Associazioni parrocchiali. Alle 10,30, salì poi l'altare il sig. Don Tirone, per la Messa di ringraziamento; e, dopo una fervida allocuzione del sig. Don Serié, Sua Eminenza Reverendissima il Cardinale Arcivescovo e Primate Luigi M. Copello iniziò il sacro rito della solenne incoronazione della statua della Madonna Ausiliatrice, che si svolse magnifico fra uno splendore di luci e profumi di fiori, al palpito ardente della fede e della pietà filiale di migliaia e migliaia di anime. Facevano corona-all'Eminentissimo Cardinale gli Ecc.mi Vescovi Mons. Devoto, Mons. Esandi, Mons. Tibiletti e Monsignor Serafini, coi Superiori suddetti, prelati, dignità e personalità del clero e del laicato.

La scuola salesiana di Bernal eseguì magistralmente il seguente programma musicale: Bossi, gran coro, per organo; LAMBRUSCHINI, Tu es sacerdos, a solo per tenore; PAGELLA, Virgo Potens, antifona a 4 voci miste; BACH, preludio per organo; PAGELLA, Magnificat, a 4 voci miste; Te Deum, more sixtino, di autore anonimo; DUBOIS, toccata per organo.

L'imponente cerimonia chiuse il ciclo dei festeggiamenti lasciando nel cuore di tutti le più care impressioni ed animando Salesiani, Figlie di Maria Ausiliatrice; Cooperatori ed Exallievi a nuovo slancio di apostolato per la cristiana educazione della gioventù, speranza della Chiesa e della Patria, per le fortune del domani.

IN FAMIGLIA

ITALIA - LUZZOGNO. - Il primo pontificale di S. E. Mons. De Giuli ad onore di San Giovanni Bosco.

S. E. Mons. Raffaele De Giuli, vescovo di Capaccio Vallo, appena consacrato nella sua bella prepositurale di Domodossola, fu invitato al paese natio di Luzzogno pel suo primo pontificale. E fu ad onore di S. Giovanni Bosco. La popolazione venne preparata da un triduo predicato da Don Nigra, ed offerse all'illustre suo concittadino, ex-allievo salesiano, la grande gioia di una festa tutta improntata allo spirito di Don Bosco, dalla comunione generale fino alle cordiali manifestazioni di giubilo e di venerazione per l'alta dignità cui venne elevato dalla fiducia del Santo Padre. Don Bosco accompagni ed assista l'ottimo Pastore nella sua diocesi e benedica largamente le sue fatiche episcopali.

MONSAMPIETRO MORICO. - Il Podestà cav. uff. avv. Francesco Amici ha proclamato S. Giovanni Bosco concittadino e patrono del Comune, provvedendo una bella statua del Santo ed una artistica cappellina che perpetuino il- fervore suscitato durante le feste da lui promosse e preparate quest'anno dal triduo predicato da D. Marinangeli.

NOVI LIGURE. - Dal giorno della beatificazione è tutto un fervore di devozione a San Giovanni Bosco. Le feste annuali curate affettuosamente dal Prevosto di S. Pietro Don Traverso, hanno favorito l'entusiasmo degli ex-allievi e della popolazione che sta costruendo una bella chiesa ad onore del Santo, mentre si sistema la via a lui dedicata. Quest'anno decorò le funzioni S. E. Mons. Capettini.

PONTICELLI. - Il 25 ottobre u. sc. il Parroco ha benedetto l'Oratorio dedicato a S. Giovanni Bosco, chiudendo nel modo più proficuo le feste del Santo decorate dalla presenza dell'Ispettore Salesiano di Napoli e chiuse da un'ottima conferenza dell'avv. professor Di Stefano sull'opera degli Oratori.

SAN BENEDETTO PO. - Anche a San Benedetto Po una pia persona ha regalato alla parrocchia una bella statua di Don Bosco ed il popolo ha tributato al Santo grandiosi festeggiamenti resi più solenni dalla presenza di S. Ecc. Mons. Bertazzoni, Vescovo di Potenza e Marsico Nuovo, già parroco della città. Durante la Messa solenne, S. E., che ebbe la fortuna di conoscere il Santo negli ultimi anni della sua vita e fu alunno dell'oratorio di Valdocco, tenne per circa un'ora avvinta l'attenzione del pubblico che gremiva l'immensa basilica, rilevando le singolari virtù dell'uomo di Dio e tratteggiando con tocchi rapidi e magistrali le vaste opere di Don Bosco. Nel pomeriggio, coll'intervento di tutte le Associazioni cattoliche e di gran pubblico di fedeli, la statua del Santo percorse in processione le vie della cittadina resa ancor più graziosa dalla festa di drappi e di fiori che offrivano finestre e poggiuoli.

PERU' - LIMA. - Ad onore del Nunzio Apostolico.

Prima che S. E. Mons. Gaetano Cicognani lasciasse la Nunziatura di Lima per quella di Vienna, Salesiani ed alunni gli vollero tributare un affettuoso omaggio di venerazione e di gratitudine pei benefizi ricevuti nel corso della sua missione diplomatica nella Repubblica Peruana.

Accolto all'ingresso dell'Istituto dalla banda e dai Giovani Esploratori, S. E. venne accompagnato dal Direttore nel salone-teatro, ove i mille alunni gli offersero un riuscitissimo trattenimento musico-letterario. L'Ispettore Don Manachino ringraziò il Nunzio Apostolico della paterna benevolenza prodigata ai figli di Don Bosco, ed all'omaggio dei Salesiani di Lima si associarono le rappresentanze del Collegio di Callao e della Casa di formazione di Magdalena del Mar. S. E. rispose con commosse parole di addio e di benedizione, assicurando anche oltremare il suo paterno ricordo.

DALLE NOSTRE MISSIONI

MATTO GROSSO (Brasile).

Sulle tracce delle nostre vittime...

(Continuazione: vedi numero precedente).

La comitiva si componeva, oltre ai tre Salesiani, di altre tre persone per tutto il fabbisogno e di un indio Carajàs, antica conoscenza di D. Colbacchini, che si offerse ad accompagnare i missionari. Compagnia preziosissima questa dell'indio per la sagacia e sensibilità straordinaria dei figli della selva, in quello che è, si può dire, il loro regno.

Celebrata la santa Messa, fatto uno spuntino e ripreso il viaggio, la navigazione scorse tranquilla, allo spettacolo incantevole della vergine natura tropicale. Verso mezzogiorno sostarono in un tratto ombreggiato dalla foresta riposando e sonnecchiando in attesa della meridiana refezione.

FUOCO NELLA SELVA.

Quand'ecco l'indio Carajàs scatta in piedi, fiuta l'aria, guarda in giro, scruta l'orizzonte e lo fissa immobile; quindi dà una voce, ed indicando colla mano un punto all'orizzonte, con parola quasi monosillabica: «Là... - dice - fuoco... selvaggi... Chavantes... fumo... si, fuoco... i Chavantes sono là... ci hanno visto». Tutti spingono lo sguardo verso il punto indicato, e notano infatti distintamente una leggera nube che, a guisa di colonna si alzava al cielo... Era realmente fumo. « È il segnale, è il segnale! - ripeteva a scatti l'indio Carajas - Essi ci hanno visto ed avvisano i loro compagni che vi è pericolo »... D. Colbacchini ricordò allora ciò che i vecchi Bororos gli avevano più volte raccontato. Gli pareva di sentire anche la cupa voce del suo amico indimenticabile il cacico Michele Ukewagúu: « Quando nel nostro territorio, uno di noi scorge qualche cosa di anormale ne dà subito avviso ai compagni ignari e sparsi, facendo alzare al cielo una colonna di fumo, nell'ora in cui il sole si trova proprio in mezzo. È segnale di un pericolo, è l'ordine di riunirsi tosto, la chiamata a raccolta... per comunicarsi gli eventi e decidere sul da farsi». Usavano veramente così: visto un pericolo, un selvaggio si arrampicava fino alla sommità di uno dei più alti Burity, una palma che si slancia al cielo per oltre 20 metri, portando ritta in alto la sua venusta chioma (mauritia vinifera). Là sulla cima, ammucchiava un gran fascio di foglie secche della stessa palma, di erbe, di rami e d'altro combustibile e vi appiccava il fuoco. Subito si alzava al cielo la bianca leggera colonna di fumo che diceva a tutti il pericolo e invitava tutti all'adunata.

I nostri si guardarono in faccia senza dir parola. Ma l'indio insisteva: « Ci hanno visti, non c'è dubbio! Vedremo che cosa pensano. Se oggi o domani vedremo un altro segno di fuoco, bisognerà stare in guardia: è segno di guerra, cattivo segno ». Era la realtà. Non potevano più illudersi: erano veramente entrati nel territorio dei terribili Chavantes. Questi si erano accorti della loro presenza ed, avvisandosi vicendevolmente, davano ai nostri il segnale di sfida. Là dunque, a destra, a poca distanza, era il nemico ch'essi cercavano tanto ansiosamente di farsi amico...

Fecero la frugale refezione, e poi ripresero il viaggio. Ma il pensiero e l'occhio era sempre là dove avevano visto innalzarsi al cielo la bianca colonna di fumo.

IL REGNO DEI CHAVANTES.

La tribù dei Chavantes domina nella più assoluta indipendenza una superficie di oltre 100.000 chilometri quadrati: la grande mesopotamia, compresa tra l'Araguaia a levante e lo Xingù a ponente, attraversata nel mezzo dal Rio das Mortes. Essi vivono nell'immensa zona del tutto inesplorata, senza che alcuno finora abbia mai potuto sapere chi essi siano realmente e che cosa facciano. Ogni tentativo di contatto fu inesorabilmente frustrato. Dei pochi che li poterono avvicinare, non tornò indietro nessuno: tutti lasciarono la vita sotto le terribili clave dei barbari. È la tragedia che mescolò di lagrime e tinse di sangue il fiume di dolore e di morte che porta il nome malaugurato. Le più ardite congetture farebbero derivare i Chavantes dalla tribù dei Cerentes, che abitava il basso Rio Tocantins ed affluenti. 8o o 100 anni fa all'incirca la grande tribù madre si sarebbe divisa in due parti. I più non volendo o non potendo sottostare alle vessazioni dei civilizzati, refrattari a qualunque innovazione di vita e di costumi, cercarono rifugio in altri lidi coll'emigrazione e andarono vagando fino a che giunsero alle rive dell'Araguaia. Ma non sentendosi ancora ben sicuri, lo attraversarono e si internarono nella vasta regione tra l'Araguaia e lo Xingù, stabilendo la loro sede nell'immensa zona. Il mistero che li avvolge e che si estende a tutta la regione, la fama d'una ferocia sanguinaria formò anche tra i Bororos ed i Carajàs come già tra i civilizzati un largo tessuto di fantastiche immaginazioni e stravaganti supposizioni. La loro tattica è l'imboscata: attaccano a tradimento, piombano sulle povere vittime, con formidabili colpi di clava, ne fracassano il cranio, ne denudano i corpi, lasciano per lo più, sui cadaveri i randelli usati e fuggono come fantasmi scomparendo per l'oscuro dedalo della foresta. Non si sa altro dei Chavantes che erano così vicini ai nostri in quel momento. La navigazione procedette senz'altre sorprese fino a sera. A sera s'accamparono per prudenza sulla riva destra del fiume. I selvaggi avean dato l'allarme alla sinistra; non era prudente scendere sulla stessa sponda. I Chavantes per fortuna non hanno canoe; il nuoto, oltre ad esser faticoso, di notte specialmente è assai pericoloso: l'acqua del fiume offriva quindi un elemento di sicurezza e di tranquillità.

DI NUOVO FUOCO: SEGNO DI OSTILITÀ.

Intorno, nulla di anormale. Il fumo era scomparso, l'orizzonte era ben chiaro. Le loro intenzioni si sarebbero capite all'indomani. La notte infatti passò senza incidenti straordinari. Non mancò la noia delle zanzare e il turno di veglia forzata pei temibili ed implacabili coccodrilli.; ma le ore di riposo in complesso trascorsero abbastanza tranquille. Ripresa la navigazione all'alba, fino alle dieci nessuna sorpresa. Alle dieci un nuovo allarme. L'indio Carajàs, che stava al timone, indicava alla sua destra un altro fuoco. Nel terso azzurro del cielo, si delineava una nera colonna di fumo, che si alzava lenta e, spinta dal vento, dilatavasi, piegando verso ponente. Poco a poco, il fuoco invase l'arida steppa e prese proporzioni fantastiche, con nubi giganti, gettando fosche ombre sul fiume e sulla foresta. All'ora della refezione meridiana, il fuoco era a breve distanza dai nostri; verso sera, sull'imbrunire e per tutta la notte le fiamme continuarono a sprigioniarsi crepitando in segno di aperta minaccia. I Chavantes non solo non temevano più d'indicare la loro presenza; ma sembravano disposti a qualcosa di grave. Indubbiamente seguivano le mosse dei nostri accompagnandoli nascosti tra il fitto fogliame del bosco. Con quali intenzioni? Sferrare addirittura un attacco o, piuttosto, sorprenderli in un'imboscata? Tutto era possibile. Ma come indovinare? Non c'era che accrescere la vigilanza e la prudenza. I nostri si accamparono pertanto in un'isola del fiume. Dalle tenebre oscure si distaccava nell'orizzonte il rosso cupo del fuoco che ardeva nella foresta e nella steppa. La notte tuttavia trascorse senza alcun incidente. L'abbondante rugiada chiuse la via al fuoco e lo soffocò. Al mattino il cielo era sereno e limpido che incantava. Coll'ansia di giungere al luogo in cui vennero barbaramente trucidati D. Fuchs e D. Sacilotti, i nostri ripresero decisamente il viaggio.

È tradizione che, circa cent'anni or sono, il Cappuccino Padre Sigismondo di Taggia sia stato il primo a tentare di evangelizzare le tribù dei Chavantes, ma senza alcun successo. Nell'ultimo tentativo spintosi dall'Araguaya fino al Rio das Mortes, sfuggì al massacro per un puro caso ; ma parecchi dei suoi compagni rimasero vittime della ferocia degli indigeni.

Dopo di lui, nessuno aveva mai più tentato d'avvicinare i selvaggi, finchè non si decisero D. Fuchs e D. Sacillotti, che finirono come noi sappiamo. « Come mai l'antico e più che secolare contatto dei selvaggi coi civilizzati cristiani, può aver gettato sì profonde radici di odio contro la nostra santa religione ed il suo augusto Segno, da sentirlo ancor oggi ? L'odio verso il civilizzato è realmente nel sangue del selvaggio, passa e si perpetua di generazione in generazione; ma contro la nostra Religione non si saprebbe spiegare senza ricorrere a qualche diabolica suggestione ». Così pensavano i nostri mentre proseguivano il viaggio accostandosi sempre più alla zona sospirata.

Navigarono quasi otto giorni sul Rio das Mortes, e verso il tramonto del 9 agosto giunsero al luogo sospirato bagnato dal sangue dei confratelli. A destra del fiume si alzava ritta e nuda un'alta sponda; a sinistra invece si stendeva una bianca spiaggia di finissima sabbia. Davanti al loro sguardo si apriva il luogo ove i nostri Missionari il 1° novembre 1934, scorti due selvaggi sulla riva, erano approdati. Si vedeva l'erta sponda per la quale erano saliti, e donde non erano più ritornati! Prepararono l'accampamento nella vasta spiaggia che si spingeva libera quasi ad angolo acuto nella curva del fiume, per essere più sicuri da qualsiasi sorpresa. Ma i loro occhi, e più il loro cuore erano al di là del fiume, al luogo ove i cari Confratelli avevano generosamente offerto a Dio il sacrificio della loro vita.

LA « BARREIRA DO MARTYRIO ».

Il sole gettava alle loro spalle quasi orizzontalmente sulla riva opposta i suoi raggi vermigli, destando un quadro di sangue impressionante. Sembrava che l'alta riva rigida e nuda, sorgesse dalle acque come da un bagno di sangue. Il fiume, la terra, le sabbie, il verde stesso del bosco, tutto sembrava tinto di rosso ; tutto ricordava che di sangue si tinsero, un giorno non lontano, quelle vergini zolle, e pareva di udire una voce che ripetesse: « Questo è il luogo del Martirio ». L'impressione fu tanta che spontaneamente suggerì il pensiero di battezzare e tramandare alla storia quel luogo col nome di «Martirio ». Lo chiamarono adunque « Barreira do Martyrio », giacchè in quel punto le rive del fiume si ergono oltre il punto massimo delle maggiori piene, come in tutte le « barreiras ». Sebbene prossimo il tramonto, i nostri vollero salire subito a baciare quella terra consacrata dal sangue degli eroici confratelli, ed attraversarono il fiume in una piccola canoa.

Metter piede sopra quella riva, toccare quella terra fu un sol brivido di commozione. Pareva di vederli i due cari confratelli arrampicarsi per la ripida ascesa coll'ansia nel cuore di raggiungere e di abbracciare il fiero figlio della foresta e dargli nel nome santo di Cristo il bacio di pace... La triste scena si ricomponeva spontaneamente davanti allo sguardo in tutti i suoi particolari. Raggiunta l'altura sull'orlo che cade quasi a picco sulle acque del fiume, trovarono una piccola e rozza croce: segnava il luogo ove morirono ed ebbero la prima sepoltura i due Missionari. Si inginocchiarono su quella terra che aveva ricevute le stanche e martoriate membra dei due apostoli e si raccolsero in preghiera. Nonostante la corrosione delle acque, che aveva fatto precipitare molta terra nel fiume, si vedevano ancora ben chiare e distinte le due superficiali escavazioni che raccolsero in un primo tempo i corpi delle due vittime. Di fronte a loro si ergeva la piccola e rozza croce, più sotto il fiume maestoso, e, all'estremo orizzonte, il sole coi suoi ultimi raggi.

(Continua)

SANGRADOURO (Matto Grosso)

Venticinquesimo della Missione delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Venticinque anni! Presto detto; ma, quale cumulo di sacrifizi, specialmente agli inizi di una Missione! Sacrifizi nascosti nell'alta solitudine delle foreste del Matto Grosso; sacrifizi umili noti solo al Signore. È bene tuttavia, almeno ogni tanto, gettare su di essi qualche sprazzo di luce, affinché gli uomini ne diano lode a Dio.

Il giorno dell'Assunta di venticinque anni or sono si iniziava questa Missione delle Figlie di Maria Ausiliatrice di San Giovanni Bosco. Di quel primo gruppo ricordiamo la Direttrice, Suor Rosa Kiste, accompagnata dall'Ispettrice, Suor Teresa Giussani, già chiamata al premio celeste. Donna di raro talento seppe impostare l'opera così bene, che si sviluppò rapidamente a prò dei Bororo e dei civilizzati. La Residenza delle Suore prese ad ampliarsi ed a migliorare fino a divenire una vera oasi di carità cristiana nel gran deserto. Il piccolo Bororo vi trovò tante buone mamme; l'adulto la buona parola per lo spirito ed il pronto rimedio per il corpo ammalato. Poi le Suore presero a passare di casa in casa Bororo, con la cassettina dei medicinali, curando a domicilio corpi ed anime. La casa benedetta risuona dei trilli delle piccole Bororo, che ora fraternizzano con le piccole alunne civilizzate; nella scuola le bimbette sono istruite e imparano gli uffici della vita pratica.

I Bororo apprezzan l'opera delle «buone Suore», che fin dai primi tempi circondarono di un'aureola di affettuosa venerazione. Scende la sera e dalla Casa delle Suore si elevano le voci argentine a salutare il giorno che muore e a diffondere soave allegria nei cuori.

Il Sangradouro saluta il venticinquesimo che se ne va, e augura ancora molti anni di frutti copiosi e santi alle buone Suore Figlie di Maria Ausiliatrice.

Sangradouro, Festa dell'Assunta 1936.

Sac. CESARE ALBISETTI. Miss. Salesiano.

GRAZIE attribuite all'intercessione di MARIA SANTISSIMA AUSILIATRICE e di San Giovanni Bosco.

Raccomandiamo vivamente ai graziati, nei casi di guarigione, di specificare sempre bene la malattia e le circostanze più importanti, e di segnare chiaramente la propria firma. Non si pubblicano integralmente le relazioni di grazie anonime, o firmate colle semplici iniziali.

Salvato da certa morte! - Ero in bicicletta e avevo appena iniziata la discesa di una strada ripida selciata a ciottoli quando i freni improvvisamente cessarono di funzionare ed io feci una volata di 150 metri prima di poter sterzare verso una casa. Mi fermai, trattenuto da una mano misteriosa, senza aver riportato la minima ferita e senza aver procurato danno alcuno ai viandanti che in quell'ora facevano la mia stessa strada. Tutti quelli che assistettero al mio volo dissero che solo un miracolo m'aveva potuto salvare illeso!

Avevo con me un'immagine del S. Cuore di Gesù che mi ottenne, per intercessione di Maria Aus. e di S. Gio. Bosco, la salvezza.

Castellarano, 10-IX-1936.

BERTOLANI ALFONSO.

Guarisce da un tumore cerebrale. - Da un anno soffrivo di emicrania acuta. Sottoposta a consulto si trovò la causa del male in un tumore cerebrale già avanzato che mi procurava ripetute e dolorosissime crisi durante le quali rimanevo per più ore in stato comatoso e allarmante. Il prof. Balado di Buenos Aires ebbe a dichiarare che sarei morta qualora non fossi riuscita a superare un intervento chirurgico.

Prima di affidare la mia vita ai dottori volli, unitamente ai miei cari, invocare l'aiuto della potente Ausiliatrice dei Cristiani e del suo fedel servo Don Bosco Santo promettendo la pubblicazione della grazia se l'operazione fosse riuscita bene.

Per ben quattro ore rimasi sul tavolo operatorio e sempre sveglia perchè le mie speciali condizioni non permettevano la narcosi. Mi vennero amministrati i Santi Sacramenti e... dopo due soli giorni il professore potè dichiararmi fuori pericolo, assicurando che ero scampata alla morte proprio per miracolo. Ora sono guarita e godo perfetta salute. Ricorderò sempre la bontà dei miei Intercessori.

Bella Vista (R. Argentina), 7-V-1936.

TABBIA ANGELA.

Guarita da tumore maligno. - Il 23 settembre 1935, assai sofferente, fui ricoverata d'urgenza all'ospedale di Brescia ove mi fu riscontrato un tumore maligno, e il mio stato generale tolse ai medici ogni speranza di salvarmi. Che fare? Mi affidai alla bontà materna di Maria Ausiliatrice e alla potente intercessione di Don Bosco Santo e fidando nella loro assistenza, il 30 settembre, mi misi nelle mani dei chirurghi che tentarono l'operazione. Grazie a Dio, ebbe un esito felicissimo. Il dottore Gaetano Dossena mi disse che potevo portare un bel quadretto ai miei intercessori perchè era proprio un miracolo ch'io fossi scampata alla morte.

Montirone, 3-X-1936.   In fede

SCALMATI CATERINA.

Mi salvano il bambino da certa morte. - Il nostro Stefanino di anni 7 fu colpito il 16 agosto u. s. da un impressionante mal di capo con crisi di vomito da impedirgli qualunque nutrizione. Persistendo il male, con continuo deperimento del bimbo, fummo costretti a chiamare il medico, il quale sospettando la gravità non volle pronunziarsi e chiamò un consulto. L'esame del liquido encefalo rachidiano diede appunto la temuta constatazione; il caro nostro Stefanino nel giudizio dei due dottori, era ormai spedito: il morbo inesorabile, la meningite, avrebbe reciso quella tenera pianta, gioia della nostra vita. L'estrema debolezza del bimbo e la veemenza del male avrebbero spento quanto prima quel primo fiore del nostro giardino. Ma se sulla terra era pronunziata la sentenza di morte, questa non era ancora pronunziata in cielo. E se Iddio, che è tanto buono, ha fatta felice una madre col darle una bella creatura, non è già per gettarla nella tristezza riprendendogliela. Con quanta fiducia quindi io e mio marito abbiamo incominciato subito una novena a Maria Ausiliatrice e a Don Bosco, il grande protettore della giovinezza! Potevano essi rimanere indifferenti non tanto alle preghiere, quanto alle veementi lacrime di un papà e di una mamma? E bisogna dire, che queste furono ben eloquenti, perchè il caro angioletto entrò subito in un sensibile miglioramento, tanto che il medico per il primo ne fu grandemente stupito, e non potendo umanamente spiegare il fatto, dovette ammettere un intervento celeste. Ora il nostro caro Stefanino è in piena convalescenza e presto sarà il vispo bambino di prima. È dunque con particolare riconoscenza che inviamo la piccola offerta per l'erigendo santuario di Maria Ausiliatrice.

Breolungi (Mondovì) 8-IX-36.

Coniugi BARTOLOMEO e MARIA GRISERI.

Sollecito intervento. - Il 15 settembre 1936 alle 2 di notte mi sorprese una violenta emorragia che mi ridusse in fin di vita. L'intervento medico ritenne il caso disperato e quasi inevitabile un'operazione.

Mi rivolsi allora a San Giovanni Bosco perchè intercedesse con Maria Ausiliatrice presso il Signore onde evitare l'operazione. Fui esaudito subito. II miglioramento continuò, e, dopo soli 20 giorni, potei recarmi in persona al santuario di Maria Ausiliatrice a ringraziare e porgere l'offerta promessa.

Torino, 5-X-1936.

PIOLA GIUSEPPE.

Guarito da ascesso renale. - Un'infezione prodotta da calcolosi vescicale mi aveva causato un ascesso renale, la cui gravità si era talmente accentuata, da far giudicare dagli stessi medici imminente la setticemia.

Dopo l'intervento chirurgico per l'estrazione del pus pareva inevitabile una seconda operazione per l'asportazione del rene che era stato leso.

In mezzo alle sofferenze mi rivolsi fiducioso a Maria SS. Ausiliatrice e a S. Giovanni Bosco, implorando la loro protezione per la guarigione. L'invocazione mia e quella dei buoni che si interessavano del mio caso fu esaudita: la lesione del rene scomparve con sorpresa degli stessi medici, ed io, dopo breve convalescenza, godo buona salute e non avverto più neppure i disturbi vescicali, che prima mi affliggevano.

Coll'animo pieno di riconoscenza verso la nostra Madre Celeste e S. Giovanni Bosco per la grazia concessami, invio l'offerta promessa per l'ampliamento del Santuario di Maria Ausiliatrice.

Milano, 24-X-1936-XIV.

GAETANO SERMATTEI.

Maria Ausiliatrice protegge i suoi devoti. - Tante volte abbiamo esperimentato i benefici effetti della materna protezione di Maria SS. Ausiliatrice; ma specialmente pochi giorni or sono, quando scampò dalla morte una nostra oratoriana, un angioletto della pia Unione delle Figlie di Maria.

Domenica 4 ottobre, solennità del S. Rosario, le sue compagne di Congregazione, indossata la divisa, s'avviavano alla chiesa per partecipare alla processione in onore della Madonna; invece Fernanda, una piccola sui 10 anni, con un pretesto qualunque, riuscì a scappare in piazza.

Mentre attraversava la strada provinciale e cercava un nascondiglio per non essere vista dalla direttrice e dalle compagne, venne investita da un'automobile che la lanciò a circa 2 metri di altezza.

Poteva essere sfracellata ! Invece non riportò che piccole fratture e leggere contusioni. Io attribuisco la grazia all'intercessione della Madonna che invocai con gran fede mentr'ero spettatrice del fatto.

Riconoscente, con la piccola e la famiglia, ringrazio di cuore la nostra Mamma celeste, supplicandola di continuarci la sua potente protezione.

Vigonovo, 15-X-36.

Suor GIUDITTA SPOTTI.

Felice ritorno. - Nel gennaio del 1935 mio nipote Luigi, tenente pilota aviatore, ex-allievo del Collegio Manfredini di Este, fu mandato in A. O. per preparare e partecipare alle azioni belliche. Faceva parte della « Disperata », con quale pericolo è facile immaginare. In tanta trepidazione, mi rivolsi a Maria SS. ed a Don Bosco, mettendo il nostro caro sotto la loro valida protezione, e promettendo tutta la mia riconoscenza ed un'offerta, se mi avessero ottenuto la grazia di restituircelo sano e salvo.

Fummo esauditi ! Compiuto tutto il suo dovere, egli è tornato dopo due anni senza aver sofferto nulla.

Alla Vergine Santa e a Don Bosco, validi protettori, la riconoscenza mia e di tutta la mia famiglia.

Bagnoli di Sopra (Padova).

ELISA CAPUZZO.

Salva il nostro bambino. - Il nostro unico bimbo Mulassano Lino di anni cinque, nel mese di giugno 1935 si ammalò gravemente di polmonite con setticemia. Costernati, passammo 5 giorni e 5 notti nella più angosciosa trepidazione, quand'ecco per colmo di sventura, manifestarsi anche un'apostema. Lo si dovette portare d'urgenza all'ospedale ove venne operato. Grazie a Dio sopportò con forza straordinaria la grave operazione e le dolorose medicazioni, facendo stupire anche il professore curante.

In quei dolorosi giorni, mente i medici disperavano persin di salvarlo, una Cooperatrice salesiana ci portò una reliquia di S. Giovanni Bosco esortandoci a raccomandare il nostro caro bambino all'intercessione del Santo. Così facemmo e, dopo aver pregato tanto, potemmo constatare un leggero miglioramento che preluse alla completa guarigione.

Riconoscenti, adempiamo il voto fatto, inviando la nostra offerta per il nuovo altare di S. Giovanni Bosco che preghiamo a voler sempre proteggere il nostro caro bambino.

Savigliano, giugno 1935.

Coniugi MULASSANO.

Ringraziano ancora della loro intercessione Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco:

Ghiretti Frida (Cortina d'Ampezzo) per una inaspettata guarigione.

Cooperatrice salesiana (Torino) per l'ottenuto impiego del figlio, avvenuto il 31 gennaio, anniversario della morte di San Giovanni Bosco.

Cavalli Giuseppe (Desenzano) per la guarigione da grave infezione.

Trussardi Giovanni (Bergamo) per una segnalatissima grazia ricevuta.

Bersezio Caterina ved. (Peveragno) per l'assistenza e il conforto avuto in una penosissima circostanza.

S. C. (Roma) pel felice esito di esami.

Fea Maria per la gioia di poter ancora insegnare alle sue scolare.

lacono Giuseppina F. M. A. (Catania) pel ristabilimento in salute del fratello e per evitata operazione chirurgica.

Sandro e Lucio (Firenze) per l'ottenuta guarigione del nonno e pel felice esito dei loro studi.

Rossetti Ortensio (Pontasserchio) per un grande favore ricevuto.

Michilli Sac. Carlo (Chieti) per l'ottenuta guarigione della mamma che scansò una polmonite.

N. N. pel ritorno della pace in una famiglia desolata.

Basso Cesare (Torino) per essere stato preservato da un attacco di peritonite.

Fiora Eugenio e Benilde (Castell'Alfero) per la guarigione della figlia Elide.

Priori Liberina (S. Giovanni in Marignano) pel felice esito degli esami finali dell'Istituto Magistrale Superiore.

Cotti Elena (Artogne) per essere stata preservata da una grave operazione.

G. V. (Torino) per la guarigione del figlio.

Valente Benvenuto (Bessica di Loria) per l'ottenuta completa guarigione da ernia dopo la terza operazione.

G. Curtino, per una grazia ricevuta, in attesa di un'altra.

T. G. (Castellazzo Bormida) per la guarigione di una figliuoletta colpita da uno sfogo incurabile.

A. B. (Frassinetto Po) perla protezione del figlio soldato, evitandogli pure un'operazione per ciste.

Giromini Giovanni e Camilla coniugi (Vergano di Borgomanero) per aver potuto salvare in tempo il piccolo Marino caduto in una cisterna piena d'acqua.

Famiglia Triulzi (Torino) pel felice esito di un concorso, attendendo la grazia completa.

Verdiglione Giuseppe e fam. (Serra San Bruno) per la guarigione dei genero Giofrè Francesco colpito da pleurite doppia.

Margherita Ritano per un grande conforto avuto in famiglia.

Beltramo Apollonia (Bosconero) per aver potuto riacquistare la primiera salute

Divizia Amelia (Alassio) per l'ottenuto miglioramento in salute.

Lettera di Don Giulivo ai giovani.

Carissimi,

poche parole, questo mese, ma sul tema più caro: l'abbonamento alle Letture Cattoliche. Già sapete che nel mese di aprile u. s. hanno segnato una pietra miliare sul glorioso cammino cui furono avviate da Don Bosco Santo nel 1853. Col nuovo anno, grazie al concorso di valenti collaboratori, con una specialissima _benedizione del Rettor Maggiore, IV Successore di Don Bosco, il signor Don Ricaldone, svolgeranno un programma ancor più interessante, della massima attualità.

Devono quindi entrare in tutte le vostre famiglie. All'opera: fate propaganda anche tra i vostri amici e conoscenti per la più ampia diffusione.

Inviate il prezzo di abbonamento: L. 12,50 all'Amministrazione LETTURE CATTOLICHE S. E. I., Corso Regina Margherita, 176 TORINO 109.

E state allegri. Buon Natale e buon Anno dal vostro aff.mo

DON GIULIVO.

NECROLOGIO

S. Em. Rev.ma il sig. Card. LUIGI MAURIN

Arcivescovo di Lione e Primate di Francia.

È morto improvvisamente la notte del 15-11 u. sc. dopo una giornata di intensa attività pastorale. Aveva 77 anni di età. Consacrato nel 1911 vescovo di Grenoble, fu promosso a Lione nel 1916. Era il tipo del "buon pastore!". Zelantissimo del bene delle anime, aveva cuore per tutti ed era amato da tutti. Pei Salesiani dell'Archidiocesi era un vero padre. Venne appositamente a Torino per le feste della canonizzazione di Don Bosco ed ancora ultimamente sostò all'Oratorio per celebrare all'altare del Santo il 3 ottobre u. s. Don Bosco gli affretti la gloria del Cielo.

Salesiani defunti:

SANNA Don EFISIO, sac. da Cagliari, † a Saharanpur (India) il 1-VII-1936 a 46 anni di età.

Missionario nell'Assam, fu direttore della casa di Gauhati e poi a Calcutta, finendo i suoi giorni nella missione di Krishnagar ove iniziò con amore e successo, fra innumerevoli sacrifizi, l'orfanotrofio di Saharanpur, benedetto da tutti.

BOWLER RAIMONDO, ch. da San Francisco (California), † a Holy Cross (New Mexico), il 2-VII-1936 a 26 anni di età.

Cooperatori defunti:

S.E. Rev.ma Mons. GIOVANNI GARIGLIANO, Vescovo di Biella † il 10 ottobre u. s. a 64 anni di età.

Vescovo a 39 anni, resse prima l'archidiocesi di Aquila come Amministratore Apostolico, quindi la diocesi di Biella, profondendo, nei cinque lustri di fecondo episcopato, tesori di saggezza e dì prudenza, dominati da una bontà paterna e da austera semplicità di vita. Sollecito della formazione spirituale del clero, dell'apostolato missionario e dell'organizzazione dell'azione cattolica ebbe cure speciali per la classe operaia. Cooperatore salesiano nutriva per Don Bosco una fervida divozione e per le opere nostre costante, cordiale benevolenza.

Gr. Uff. AUGUSTO CIRIACI, Presidente Generale dell'Azione Cattolica Italiana † a Roma il 3 settembre u. s. a 48 anni di età.

Exallievo e primo Presidente dell'Unione del Testaccio, crebbe nello spirito di Don Bosco a quella fedeltà ed attaccamento alla Sede Apostolica che fecero di lui il Presidente ideale dell'Azione Cattolica: il Servo buono e fedele della Chiesa e della Patria, nell'armonia degli affetti più puri e d'uno zelo generoso, prudente ed illuminato. Figlio del popolo, amò la sua classe colla vera carità di Cristo prodigandosi pei birichini di Don Bosco nel fiorente Oratorio del popoloso quartiere di Roma, collaboratore sollecito dei salesiani.

Il Circolo di Santa Maria Liberatrice fu il suo primo campo di apostolato, ove si distinse presto per quella larghezza di, vedute, quella fermezza di volontà realizzatrice, quel sano equilibrio interiore che son sempre state le sue doti dominanti e che, illuminate da una fede viva e da una devozione continua, lo resero giovanissimo uno dei più apprezzati dirigenti. Percorse quindi gradino per gradino tutta la via gerarchica dell'Azione Cattolica fino alla Presidenza Generale.

S. E. l'On. Gr. Uff. Dott. ATTILIO Nob. FONTANA † a Roma il 14 giugno u. s. a 6o anni di età. Letterato, politico, pubblicista, è tra le più fulgide e care figure dei nostri exallievi. Deputato e Sottosegretario di Stato servì la Patria e la Chiesa con ammirabile fedeltà e dedizione, cattivandosi la stima e la simpatia universale per le singolari virtù dell'animo, temprato alla scuola di Don Bosco, nel collegio di Lanzo, dall'indimenticabile ed a hai carissimo professore Don Puppo. Due righe delle ultime pagine del suo diario dicono l'altezza raggiunta nella sua spirituale elevazione che curò con amore in tutti i giorni della sua vita, coordinandovi sapientemente attività e studi, preghiera ed apostolato: a Siate sempre benedetto, oh Signore, per ciò che mi avete fatto soffrire e per ciò che mi fate gioire. E fate ch'io sia o meglio diventi tutto vostro ».

La Società Salesiana era per lui una seconda famiglia.

Conte prof. cav. LUIGI TARABINI CASTELLANI † a Modena il 4 ottobre u. s. a 61 anno di età.

In Duomo, mentre pregava, fu sorpreso improvvisamente da un malore che lo trasse alla tomba mentre veniva trasportato alla sua abitazione. Nobilissima figura di cattolico, laureato in medicina all'Università di Padova, svolse dapprima una mirabile attività professionale nella stessa Padova, a Fonzaso, a Verona e a Recoaro. Chiamato a Modena per coprire il posto di assistente di Clinica Medica Generale della Regia Università, nel 1913 fu medico primario dell'Ospedale Congregazionale e durante la guerra disimpegnò alla direzione dell'Ospedale di isolamento apprezzata e coraggiosa opera, che gli valse la medaglia d'oro al merito.

La Famiglia salesiana l'ebbe affezionatissimo cooperatore e l'Istituto locale, più che medico, padre.

ALESSIO PRETTO † a Santa Croce di Bassano il 31 agosto u. s. a 64 anni di età.

Uomo di antica fede,. di nobili sentimenti, di vita intemerata, dal tratto gentile e dignitoso, dalla serenità virtuosa, fu, con Don Rinaldi di s. m., fondatore del Circolo D. Bosco, di cui tenne fa presidenza per parecchi anni, assiduo sempre nel portare il sussidio del suo intervento, del suo consiglio, della sua parola in ogni manifestazione di azione cattolica, specie salesiana.

Poco prima della sua morte, quasi la prevedesse, lasciava questo scritto: a Signor mio Gesù Cristo, io depongo nel vostro Cuore Sacratissimo tutte le mie miserie ed i miei bisogni spirituali. Mi abbandono completamente alla Vostra Santa Volontà credendo all'Amore, sperando nella Misericordia e confidando nella Provvidenza del vostro Sacratissimo Cuore ».

GIO. BATTISTA CAPELLINO † in Genova-Quinto il 9 settembre u. s.

Tutta la sua vita non fece che beneficare generosamente e silenziosamente le Opere Salesiane. Basti dire che fondò ben otto Borse Missionarie coi suoi risparmi. Legato così all'imperitura gratitudine dei futuri apostoli che sorgeranno dalla sua carità, noi lo raccomandiamo particolarmente ai suffragi dei nostri Cooperatori cui lo additiamo come nobilissimo esempio.

Marchesa IRENE CORSI BECCARLO INCISA di SANTO STEFANO † il 27 settembre u. s.

Patronessa del Comitato Centrale, crebbe alle nobili tradizioni di famiglia nell'apostolato della carità generosa, coltivando una tenera devozione a Don Bosco Santo ed un grande affetto alle Opere salesiane.

ROSA PAPALE DISTEFANO † a Catania il 15 agosto u. S.

Fervida cooperatrice salesiana e grande ammiratrice di Don Bosco e delle sue opere, le beneficò sempre con cuore di madre ed ebbe tenerezze materne per tutte le sventure e per tutte le miserie.

Giovanissima ancora, tra le sollecitudini della casa e della numerosa famiglia, seppe consacrare larga parte della sua attività e del suo apostolato ai poverelli che alla luce della fede riguardò ed amò sempre come la sua seconda famiglia.

Altri Cooperatori defunti:

Alloatti Sorelle, Chieri (Torino) - Alvisini Emidio, Spedino (Rieti) - Arturo Pietro, Carmagnola (Torino) - Assalto Teresa Ved. Maffei, S. Maurizio Canavese (Torino) - Bacci Olga, Montecastello (Pisa) - Baragno Maddalena, Ranzi Pietra (Savona) - Bensi Tommaso, Quargnento (Alessandria) - Billa Giuseppina, S. Vincent (Aosta) - Bosco Lucia, Torino - Brunetti Angela, Cuneo - Celli Francesco, S. Agata Feltria (Pesaro) - Celoria Carlo, Omegna (Novara) - Cerchio Tancredi, Torino - Covatta D. Carlo, Limosano (Campobasso) - Dabbene Giovanna, S. Vittoria D'Alba (Cuneo) - Daghino Margherita, Torino - Dal Santo Angela, Caltrano (Vicenza) - Decio Augusto Colonn., Saluzzo (Cuneo) - Falciola Maria Busto Arsizio (Varese) - Fattore Giacomo, Tezze Valsugana (Trento) - Frate Antonio, S- Andrea Givo (Sondrio) - Giannantonio Antonietta, Limosana (Campobasso) - Gorelli Olimpia, Portomaggiore (Ferrara) - Graziani Carolina, Cotignola (Ravenna) - Grosso Teresa, Mantalenghe (Aosta) - Issoglio Maddalena, Cumiana (Torino) - Marotto Caterina, Vercelli - Pacchiani Bernardo, Besrito (Bergamo) - Palazzolo Dott. Secondo, Torino - Pennati D. Francesco, Albano S. Alessandra (Bergamo) - Pizzotti Giuditta, Bindo (Como) - Quaglia Antonio, Torino - Rovere Regina, Pescincanna (Udine) - Storion Giovanni, Conegliano (Treviso) - Zappa Teresa, Maggianico (Como).

Indice generale dell'annata 1936

NOTIFICAZIONI E DOCUMENTI.

Don Bosco, una grazia di Maria Ausiliatrice e le offerte dei Cooperatori

L'estensione della festa di Don Bosco alla Chiesa Universale e l'introduzione della Causa di Beatificazione e

Canonizzazione del suo primo successore il Servo di Dio Don Michele Rua . . . . 57 La « Storia d'Italia, capolavoro di Don Bosco 91 La festa di San Giovanni Bosco fissata al 31 gennaio 129 L'ottantesimo compleanno di S. S. Pana Pio XI . 153 Don Bosco fra gli insegnanti . . . . 177 L'Encilica del Papa sul Cinematrografo . . . 206 L'eloquenza d'una statistica    273

PER L'AMPLIAMENTO DEL SANTUARIO DI MARIA SS. AUSILIATRICE E PER L'ALTARE

A S. G. BOSCO. Dalla lettera del Rev.mo Sig. Don Pietro Ricaldone ai

Cooperatori Salesiani . . . 3 Plebiscito di amore alla Vergine Ausiliatrice . . 105 Un'altra gara aperta alla carità dei nostri Cooperatori e alla pietà filiale dei divoti di Maria Santissima Ausiliatrice

NOTIZIE RIGUARDANTI LO SVILUPPO DEI

LAVORI DI AMPLIAMENTO. Vedi pagine: 3, 50, 73, 87, 105, 106, 139. 147. 159, 161,

179, 181, 202, 212, 230, 236, 249, 256, 26o, 261 e 276

IN FAMIGLIA Il Rev.mo Sig. Don Pietro Ricaldone ai Cooperatori di San Giovanni Bosco   .   i Nuovi Cardinali di Santa Romana Chiesa eletti da Pio XI nel Concistoro del 16-XII-1935 . . . . 8 Mons. Stefano Ferrando, Vescovo di Shillong . 18 Mons. Vincenzo Scuderi, amministratore Apostolico di Krishnagar 18 Sulle orme del Padre. Il Servo di Dio Don Rua 81 II successo di una iniziativa . . . . 34 Mons. Enrico Mourao traslato alla Chiesa cattedrale di Cafelandia . . 44 La festa del Rev.mo Sig. Don Pietro Ricaldone . . 18o Sotto la Cupola dell'Ausiliatrice vedi pagine: 7, 40,63, 86, 107, 136, 157, 179, 202, 230, 255 e 274.

La Consacrazione del Tempio di M. SS. Ausiliatrice in Roma . . 183 L'Udienza Pontificia all'Istituto Pio XI di Roma . 187 Comunicazioni del Rev.mo Sig. Rettor Maggiore circa la situazione dell'Opera Salesiana in Spagna . . 201 La visita del Card. Boetto a Torino-Valdocco 251. 255 Il Giubileo di diamante dell'Opera salesiana in Argentina . 277 Commemorazione del Prof. D. Ubaldi a Catania . 90 Premio della R. Accademia d'Italia alla spedizione scientifica di Don Deagostini .

L'Esposizione mondiale della Stampa Cattolica . 11o Le a Letture Cattoliche » . . 111 Confisca di tutte le Case salesiane del Messico . 166 Il discorso del Papa ai profughi Spagnuoli . . 226 Un'anticaglia che sostiene una istituzione mondiale 242 Suffraghiamo i nostri morti .

OMAGGI A DON BOSCO SANTO. Nuova chiesa ad onore di San Giovanni Bosco a Manaos (Brasile)    27 Don Bosco è asceso . . 33, 68, 69 Nuovo altare dedicato al nostro Santo in Cuba (Avana) 44 L'inaugurazione della statua di San Giovanni Bosco nella Basilica di S. Pietro . 58 Don Bosco all'Accademia delle Scienze di Torino 66 Scuola intitolata a San Giovanni Bosco a Venezia . 109 Una statua di S. Gio. Bosco a Toronto (Canadà) 109 Una via intitolata a San Giovanni Bosco ad Ivrea . 204 Luzzogno - Monsampietro Morico - Novi Ligure 285 S. Benedetto Po    286

COOPERAZIONE SALESIANA. Per la Conferenza salesiana .   . .   16 Associazione dei divoti di Maria Ausiliatrice . .   16

Come cooperare .   50

Azione Salesiana    108, 204

CROCIATA MISSIONARIA. Borse Missionarie vedi pagina 2a della copertina di tutti i mesi.

MISSIONI.

Per le Missioni Salesiane   . .   1901 195

Missioni e Missionari    225

Partenze di Missionari    256 Argentina: Rawson, 44.

Assam: Fra le tribù del Mongoldai, 211 - Cherrapunjee,

143 - Dibrugarh, 144 - Gauhati, 143 - Shillong, 141142 - Tezpur, 144 - Tura, 144. Brasile: Matto Grosso - Sulle traccie delle nostre vittime..., 259,287 - Jauareté, 113 - Porto Velho e Rio Negro -

Dopo vent'anni di lavoro sulle sponde dell'Amazzoni, 231 - Taracuà, 114 - Sangradouro, 291.

Cina: Hong-Kong, 119 - Lin Chow, 167 e 21o - Macau, 116 - Namkim, 28 - Shanghai, 95 - Tsak Tsi T'am, 118. Equatore: Indanza, 20 - Limon, 235 - Macas, 95 e 191. Giappone: La statistica può dirci qualche cosa..., 240 -

Relazione di Mons. Cimatti, z66 - Miyazaki, ti, 67 e 193 - Tokio, 15, 168, 216.

India: Gli «intoccabili» - Che cosa avverrà? 73. Paraguay: Puerto Napegue, 72.

Siam: Bang nok-khuek, iq - Bari Pong, 97 e 169. Venezuela: Alto Orinoco, 115.

PER INTERCESSIONE DI MARIA SS. AUSILIATRICE E DI SAN GIOVANNI BOSCO. Vedi pagine: 24, 31, 52, 74, 100, 123. 148, 173, 196, 221, 245, 27o e 292.

PER INTERCESSIONE DEL VEN. DOM. SAVIO. Vedi pagine: 246 e 271.

FIGURE DEGNE DI MEMORIA. Don Calogero Gusmano

Comm. Pietro Bernardi

DALLE NOSTRE CASE.

Aquila, 256 - Alicante, 45 - Barcellona (Spagna), 205 - Bari, 109 - Borgo S. Lorenzo, 42 - Buenos Aires (S. Carlo), 181 - Buenos Aires (S. Caterina), 43 - Castelnuovo D. Bosco, zo2 - Cuenca, 23 - Foglizzo, 16o - Haiti, 163 - La Paz, 88 - Lauradorp-Waubach, 90 - Lima, 46 e 181 - Madrid, 39 - Milano, 16o - Mussolinia di Sardegna, 65 - Olimpo, 90 - Quito (D. Bosco), 181 - S. José del Valle, 45 - Sant'Agata di Militello, 42 - Siviglia, 45 - Sondrio, 257 - Torino (S. Paolo), 87 e 203 - Trento, 64 - Valparaiso, 89 - Vieux Héverlé, 88 - Lima, z86.

NEGLI ISTITUTI DELLE FIGLIE DI M. AUSIL. La Causa di Beatificazione di Maria Mazzarello . 9 Posa della prima pietra dell'Istituto delle F. di M. A. a Manaos 44 La Congregazione Generale per l'eroicità delle virtù di Madre Mazzarello    107 Suor Rosalia Pestarino . 127 Proclamazione delle virtù eroiche della Venerabile Maria Domenica Mazzarello    130

LETTERE DI DON GIULIVO AI GIOVANI. Vedi pagine: 23, 49, 78, 94. 121, 145, 176, 200, 224, 247, 258 e 294.

IN FIDUCIOSA ATTESA DI GRAZIE. Vedi 3a pagina della copertina di tutti i numeri.

SALESIANI DEFUNTI.

Vedi pagine: 32, 55, 79, 103, 127, 151, 176, 199, 247, 272 e 294.

COOPERATORI DEFUNTI.

Vedi pagine: 32, 55, 79, 104, 127, 151, 176, 199, 248, 272 e 294 e seg.

TESORO SPIRITUALE.

Indulgenza del Lavoro santificato: vedi pagina 1a della copertina del numero di gennaio. In seguito vedi copertine.

BIBLIOGRAFIA.

Da mihi animas... Il Cardinale Raffaele Merry del Val (Mons. Pio Cenci)    78