PERIODICO MENSILE PER I COOPERATORI DELLE OPERE E MISSIONI DI S. GIO. BOSCO
Anno LXI - N. 1 - GENNAIO 1937 - XV
SOMMARIO: Il IV Successore di S. Giovanni Bosco ai Cooperatori ed alle Cooperatrici Salesiane. -Sotto la cupola dell'Ausiliatrice. - In famiglia: Italia - Austria - Brasile - Polonia. - Dalle nostre Missioni: Assam (India) - Matto Grosso (Brasile). - Grazie attribuite all'intercessione di M. A. e di S. Gio. Bosco. - Lettera di Don Giulivo ai giovani. - Necrologio.
Benemeriti Cooperatori, Benemerite Cooperatrici,
Gesù benedetto, per intercessione di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco, vi conceda felicissimo il nuovo anno. Scendano su di voi, sulle vostre famiglie, sui vostri interessi, le più copiose benedizioni.
L'anno delle grandi prove.
L'anno testè decorso ben possiam dire sia stato, per la Famiglia Salesiana, l'anno delle grandi prove.
Quasi all'inizio di esso si aggravò minacciosamente la persecuzione che la Chiesa da anni soffre nel Messico, e poco dopo venivano incamerate da quel Governo le Case che, con sacrifizii inauditi di ogni giorno, anzi di ogni ora, si era riusciti a mantenere ancora aperte. Non è possibile descrivere lo strazio dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice nel lasciare quelle opere ch'erano loro costate tanti sudori e tante pene, e soprattutto nel separarsi da tanta gioventù, per la cui salvezza eransi generosamente e per sì lunghi anni immolati.
Quante giovani vite troveranno forse la morte dell'anima e del corpo nell'imperversare di una persecuzione che sistematicamente e con diabolica scaltrezza va privando il Messico dei ministri di Dio e della materna assistenza della Chiesa!
Negli stessi giorni ci giungevano i particolari dell'immane sciagura che aveva funestato la nostra fiorente missione di La Kafubu nel Congo Belga. Un tremendo ciclone di estrema violenza sollevava una gigantesca tromba d'acqua che, turbinando pazzamente con velocità fantastica, investiva, sfondava e devastava quelle nostre fiorenti opere riducendole ad un cumulo di macerie. Quattro giovanetti furono trovati morti e quindici spaventosamente feriti.
Eravamo ancora coll'angoscia nel cuore quando ci veniva comunicata telegraficamente la distruzione di una delle nostre più promettenti missioni: quella di Shillong nell'Assam. Un terribile incendio riduceva, in poche ore, a un mucchio di cenere la magnifica Cattedrale, l'episcopio, gli edifizi parrocchiali, e quelli del noviziato e degli studentati filosofico e teologico. Quei poveri figliuoli rimasero, non solo senza tetto, ma privi assolutamente di tutto all'infuori dei succinti abiti che riuscirono ad indossare.
Non sapremo mai ringraziare sufficientemente S. E. Mons. Perier, Arcivescovo di Calcutta, il P. Fillon, Superiore della Missione e i buoni P.P. Gesuiti' che colmarono di cure affettuose quei nostri poveri figliuoli, accogliendoli con squisite gentilezze nella loro Casa di Kurseong.
Mentre eravamo intenti ad organizzare soccorsi per quelle tanto provate Missioni si addensava sulla Chiesa ed anche sulla nostra Congregazione una delle più tremende persecuzioni che registri la storia.
Dalla voce stessa del Vicario di Gesù Cristo apprese commosso il mondo intiero quali orrori, quante sacrileghe devastazioni, stragi, profanazioni, quale scempio di quanto vi è di più umanamente umano e di più divinamente divino abbia compiuto il comunismo bolscevico nella Spagna.
La Famiglia Salesiana in questo cozzo di sfrenate violenze, non solo non fu risparmiata, ma, per l'indole stessa della sua missione, ebbe particolarmente a patire. Dei nostri 75 Istituti ben 41 furono o totalmente distrutti o gravemente devastati. Oltre quaranta confratelli furono barbaramente trucidati: non vennero risparmiate alla strage neppure le Suore. Oggi ancora più di quattrocento Salesiani e sessanta Suore di Maria Ausiliatrice o gemono nelle prigioni o vivono una vita raminga e desolata esposti ad essere riconosciuti e assassinati. Da lunghi mesi il cuore è straziato da questa tragica agonia senza neppure il conforto di aver notizie di tanti carissimi figliuoli e di poter accorrere in loro soccorso.
Nel comunicarvi questo incalzarsi di prove sempre più gravi io non intendo di amareggiare i vostri cuori, o benemeriti Cooperatori e benemerite Cooperatrici, ma di esortarvi a pregare per noi e più ancora a rispondere generosamente all'accorato appello del Papa, il quale esorta tutti ad adoprarsi per arginare in ogni modo la lava satanica del comunismo che minaccia di travolgere e incenerire quanto di più nobile e sacro vanti l'umanità, anzi, come dice il Sommo Pontefice, « le basi stesse di ogni ordine, di ogni civiltà e di ogni coltura ».
Soavi conforti.
Ma Iddio misericordioso, anche nelle ore più, tragiche, anzi proprio quando ci offre il calice delle amarezze, ce le suole raddolcire col balsamo delle benedizioni e del conforto che sgorga dal suo amabilissimo Cuore.
Infatti non ci vennero a mancare nel decorso del 1936 motivi di particolare letizia.
Il 31 gennaio, veniva solennemente inaugurata la monumentale statua di S. Giovanni Bosco nella Basilica di S. Pietro. Fu scritto giustamente che « quella nuova affermazione di fede e di fervida devozione aveva fatto rivivere la giornata indimenticabile della Pasqua del 1934», A S. E. Canonica che seppe fissare monumentalmente nel marmo per tramandarla ai secoli, in un gruppo mirabile, la grandezza spirituale del grande Apostolo della gioventù, giungano ancora una volta le nostre felicitazioni. All'Em.mo Card. Eugenio Pacelli, Segretario di Stato di S. S. e Protettore della Famiglia Salesiana, all'Em.mo Card. Carlo Salotti, agli Ecc.mi Prelati, ai Superiori degli. Ordini e delle Congregazioni Religiose, alle Autorità tutte e particolarmente a S. E. il Conte Cesare M. Devecchi di Val Cismon che volle decorare l'imponente cerimonia con una mirabile cornice di giovinezze che, in un fremito di travolgente entusiasmo, tributarono una novella glorificazione al Santo dei giovani, l'espressione cordiale della nostra profonda riconoscenza.
Nello stesso mese di gennaio il Signore ci procurava un altro motivo di gioia colla pubblicazione del decreto per l'introduzione della causa di Beatificazione e Canonizzazione del Servo di Dio D. Michele Rua, primo successore di Don Bosco Santo. Oggi poi sono lieto di comunicarvi, che l'Em.mo Card. Maurilio Fossati, Arcivescovo di Torino, ha costituito il Tribunale Ecclesiastico per iniziare il processo apostolico.
A questa gioia altra veniva ad aggiungerne il decreto del 25 marzo, con cui il Sommo Pontefice estendeva alla Chiesa Universale la festa in onore di S. Giovanni Bosco, fissandone la celebrazione al 31 gennaio.
Il 21 aprile poi nel Palazzo Apostolico Vaticano, alla presenza del Santo Padre, la Sacra Congregazione dei Riti tenne la Congregazione generale per discutere sull'eroicità delle virtù della prima Superiora delle Figlie di Maria Ausiliatrice, la Madre Maria Mazzarello. L'esito fu felicissimo e la mattina del 3 maggio si diede solennemente lettura del Decreto, seguita da una mirabile esaltazione della umiltà, virtù fondamentale della santità della Venerabile, fatta dal S. Padre.
Nello stesso mese di maggio si svolse un ciclo di festeggiamenti per la consacrazione del tempio di Maria SS. Ausiliatrice in Roma, iniziato per volontà e col munifico concorso del S. Padre Pio XI in occasione del suo Giubileo Sacerdotale, presso l'Istituto che porta l'augusto nome del «Papa di Don Bosco». La consacrazione, l'ottavario, la solennità e l'imponente processione del 24 maggio, tutto riuscì splendido e mirabilmente grandioso.
Motivo di gioia ineffabile per la Famiglia Salesiana fu pure il 31 maggio, faustissimo giorno nel quale il S. Padre iniziava felicemente l'ottantesimo anno della sua così preziosa e feconda esistenza. A Lui che tanto amore manifestò sempre-pel nostro Santo Fondatore e per la Famiglia Salesiana i nostri voti, le felicitazioni più fervide e soprattutto l'assicurazione dell'imperitura nostra riconoscenza manifestata con filiale adesione, coll'offerta totale del nostro lavoro informato alle sue direttive, e delle incessanti nostre preghiere.
Infine, e non ultimo motivo di conforto e di gioia, la pubblicazione del millesimo volume delle Letture Cattoliche tanto care al cuore di Don Bosco Santo, il quale mai non ristette dal lavorare per diffonderle a bene delle anime.
Ma ciò che, nelle ore della prova e nelle accresciute difficoltà dei tempi, ci fu argomento di particolare consolazione è, non solo l'aver potuto mantenere in fiore le Opere e Missioni esistenti, e sostenere tanti orfani e giovanetti bisognosi, e coltivare molte migliaia di aspiranti, novizii, studenti di filosofia e di teologia nelle numerose case di formazione disseminate in tutti i continenti: ma ancora l'essere riusciti a sviluppare non poche opere già esistenti e a crearne delle nuove. Di queste vi presento un sommario elenco a vostro conforto e stimolo.
NUOVE FONDAZIONI. Salesiani:
In ITALIA: a Varese abbiamo aperto un Pensionato; a S. Pietro (Cava dei Tirreni) una Parrocchia con Oratorio. festivo; a Venosa (Potenza) un Convitto con Ginnasio e Oratorio festivo; a Mussolinia una Parrocchia con Oratorio festivo; a Modica Alta un Aspirandato con Scuole ginnasiali, Oratorio , festivo e chiesa pubblica.
In CECOSLOVACCHIA: a Trnawa un Pensionato con Scuole medie, Aspirandato e Oratorio festivo.
In FRANCIA: a Grasse Scuole elementari e ginnasiali; a Ressins una Scuola agricola.
In INGHILTERRA: a Bekford un Noviziato; a Londra un Convitto operaio con Oratorio festivo.
In JUGOSLAVIA: a Spalato un Convitto con Oratorio festivo; a Lubiana-Selo un Convitto per orfani.
In POLONIA: a Lwow un Convitto con Oratorio festivo; a Suprasl un Ospizio per artigiani, con Scuole elementari ed un Santuario.
Nel BRASILE: a S. Paolo un Oratorio quotidiano con Scuole elementari e Chiesa pubblica.
Nel CHILE: a Talca un Oratorio festivo con scuole elementari.
Nella COLOMBIA: a Mosquera la nuova Casa di Noviziato.
Ad HAITI: a Port au Prince Scuole professionali con Oratorio festivo.
Nella PERSIA: a Teheran Chiesa parrocchiale ed opere annesse.
Figlie di Maria Ausiliatrice:
In ITALIA: hanno aperto le Case di Sormano (Como), Legnano (Milano), Perrero (Torino), Terdobbiate (Novara), Acri (Cosenza) con Scuole materne e di lavoro, Dopo-scuola, Oratorii estivi, Catechismi e opere parrocchiali; di Milano e Napoli con pensionati per signorine studenti e impiegate; di Reggio Emilia ove assunsero la direzione del Collegio-Convitto annesso all'Istituto magistrale; di Colleferro (Roma) con Convitto operaio; di Chieri con opere annesse allo studentato salesiano; di Alessandria nel rione ex-Pista con opere giovanili.
In FRANCIA: a Parigi hanno assunto la Direzione dell'Opera pro Bimbi paralitici.
Nel BELGIO: a Verviers hanno aperto una Pensione famiglia per impiegate e operaie e un Oratorio festivo.
In AUSTRIA: a Klagenfurt un Asilo infantile con scuola di lavoro e Oratorio festivo; a Wiktorsberg un Orfanotrofio con Colonia estiva e Oratorio festivo.
Nella JUGOSLAVIA: a Lubiana una Casa per l'infanzia con opere annesse all'Istituto Salesiano.
In POLONIA: a Komorniki un Asilo infantile con scuola di lavoro e di buona massaia ed opere parrocchiali.
Nell'ARGENTINA: a Moron un Convitto operaio; a Villa Regina (Patagonia) un Pensionato per operaie con Oratorio festivo.
Nel CILE: a Valdivia una Scuola con Oratorio festivo.
Nell'INDIA: a Tezpur (Assam) Scuole ed Oratorio.
Nel SIAM: a Bang Po Scuole ed Oratorio.
Nella CINA: a Shanghai l'Ospedale del Sacro Cuore di Maria.
Benediciamo adunque il Signore che, malgrado le enormi difficoltà dei tempi, ci ha concesso di aprire altre 42 oasi di pace e di lavoro fecondo a salvezza della gioventù. Ma al tempo stesso rivolgiamo le nostre grazie più sentite alle anime generose che resero possibile questa magnifica fioritura di opere. Molte di queste anime generose, come ad esempio le fondatrici della Casa di Venosa ed altre, vedrebbero con pena pubblicati i loro nomi; ma mi sia permesso manifestare pubblicamente la nostra riconoscenza a S. E. il Presidente della Repubblica di Haiti, che ha fondato a Port au Prince una scuola professionale, e all'Onor. Senatore Giovanni Agnelli che volle sorgesse a Torino, in memoria del compianto suo Figliuolo, l'Istituto Internazionale Edoardo Agnelli. Un ricordo particolarmente affettuoso e riconoscente vi prego di rivolgere con tutti i figli di Don Bosco alla memoria imperitura del compianto Comm. Pietro Bernardi, la cui carità farà sorgere ai Becchi, presso l'umile casetta ove ebbe i natali il nostro Santo Fondatore, un Istituto dal quale si eleverà perennemente la preghiera riconoscente di centinaia e centinaia di giovani, impetranti pace e felicità eterna al loro insigne benefattore.
E giunga pure la voce della riconoscenza ravvalorata dalle nostre preghiere a tutti i nostri Cooperatori e alle nostre Cooperatrici che, con crescente benevolenza e generosa carità resero possibile il mantenimento e lo sviluppo delle nostre Opere e Missioni.
L'altare di S. Giovanni Bosco e l'ampliamento del Santuario di Maria Ausiliatrice.
Ma, giunti a questo punto, parmi che voi, o benemeriti Cooperatori e benemerite Cooperatrici, mi chiediate quasi con sorpresa: come mai nulla ancora ci ha detto del nostro carissimo Santuario e dell'altare dell'amatissimo nostro Santo ?
Deliberatamente mi proposi di parlarvene al termine di questa lettera affinchè sia questo il ricordo che più fortemente rimanga scolpito ne' vostri cuori.
È con gioia inenarrabile che noi vediamo innalzarsi l'ingrandito Santuario. Ormai si slancia verso il cielo, bella e svelta, anche la seconda cupola. Ripensando a quanto io vi scriveva da queste stesse pagine, lo scorso anno, e fissando lo sguardo sulle magnifiche e colossali costruzioni, sorte quasi per incanto, la commozione m'innonda il cuore e la mia gratitudine per voi cresce a mille doppi.
Lo so, molto ancora resta a fare: chi dal tetto scende, dice il proverbio, altra metà spende. Ma lo slancio con cui furono accolti i nostri inviti mi fa sperare con ferma fiducia che, nel corso di quest'anno 1937, il Santuario e l'Altare giungeranno al punto da renderne possibile l'inaugurazione nella primavera del 1938.
In quell'anno ricorre il cinquantesimo del felice transito di S. Giovanni Bosco e gl'innumerevoli Figli e devoti suoi avranno la gioia di assistere alla nuova glorificazione del Padre nel giorno in cui sarà processionalmente e trionfalmente collocata l'Urna, che ne racchiuderà le sante spoglie, nel grandioso altare che sorgerà nell'ingrandito magnifico Santuario.
Fin d'ora v'invito alle feste solenni che si svolgeranno in quella ricorrenza.
Frattanto continuiamo alacremente l'opera nostra.
Il programma pel 1937.
Vorrei che il programma di lavoro pei Cooperatori, le Cooperatrici, gli Ex-allievi e le Ex-allieve, gli Allievi e le Allieve, i Salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice, nel nuovo anno 1937, fosse questo:
1° Vivere e diffondere la pietà eucaristica.
2° Moltiplicare le preghiere in favore della Spagna.
3° Preparare durante il 1937, colla preghiera, colla carità, colla propaganda, i trionfi di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco pel 1938.
Ognuno intensifichi la sua attività. Basterebbe che ogni Cooperatore facesse un nuovo Cooperatore e che gli antichi e i nuovi offrissero il piccolo sacrificio di una lira mensile e noi potremmo condurre a felice compimento i lavori del Santuario.
Se la bontà vostra ce lo permette, noi vi ricorderemo ogni mese, durante quest'anno, il piccolo sacrifizio della lira mensile.
Basterà privarsi di un dolce, di una bibita, di un sigaro o di alcune sigarette, di un gingillo, della compra di un oggetto non strettamente necessario, di una giterella in tranvia, di uno spettacolo cinematografico, di tante e tante altre piccolissime e facilissime cose. Proveremo in tal modo la gioia di aver contribuito a un'opera di bene, attireremo su di noi e sulle nostre famiglie copiose benedizioni, ci addestreremo a disciplinare e migliorare noi stessi, meriteremo infine per la nostra felicità eterna.
Coraggio, carissimi Cooperatori e zelantissime Cooperatrici: poichè vi amo nel Signore e desidero ardentemente il vostro bene cogli stessi sentimenti del nostro Don Bosco Santo, mi permetto di parlarvi colla stessa sua confidenza e santa libertà. Il nostro Padre era persuaso di ripagare in tal modo la carità de' suoi benefattori eccitandoli ad arricchire sempre di più la loro corona di meriti pel Cielo. Egli voleva che noi ci domandassimo sovente che cosa avremmo voluto aver fatto nell'ora della nostra morte. Come benediremo allora i sacrifizi compiuti perchè ci procureranno soavissimo conforto allietato da consolanti speranze!
Prima di por termine a questa lettera mi preme riassicurarvi che l'amor nostro riconoscente innalzerà ogni giorno suppliche e preghiere a Dio per voi, per tutti i vostri Cari vivi e defunti, per i vostri bisogni e interessi, per ogni vostra intenzione. I giorni tutti del nuovo anno siano per voi felici nella soddisfazione del dovere compiuto, nella fecondità delle opere buone, nell'apostolato del bene attuato in unione con Dio, coll'aiuto dell'Ausiliatrice e colla protezione del nostro S. Giovanni Bosco.
Vi benedice di cuore e vi augura felicità temporale ed eterna il vostro obblig.mo in C. J.
Sac. PIETRO RICALDONE Rettor Maggiore.
Il mese di novembre, iniziatosi fervorosamente colla solennità di Ognissanti e le devote funzioni di suffragio pei nostri cari defunti, sorriso da splendide giornate di sole che mitigavano i primi freddi, fu ancora allietato da numerose visite di pellegrini e dall'affluenza dei fedeli che, nel pomeriggio dei giorni festivi, s'indugiavano pei cortili ad ammirare i progressi dei lavori di ampliamento del Santuario. Il giorno 9, passarono all'Oratorio 52 sacerdoti francesi diretti a Roma pel Congresso Internazionale dell'Unione Missionaria del Clero, e sostarono a celebrare anche nel viaggio di ritorno, il giorno 14. Il giorno 11, partì il Delegato Apostolico delle Filippine S. E. Mons. Piani. Il giorno 14, una rapida visita di S. E. Mons. Fietta, Nunzio Apostolico in Argentina, accolto affettuosamente dal Rettor Maggiore e dai Superiori. Solenne la festa di Santa Cecilia, col contributo entusiasta dei musici e dei cantori ed un bel panegirico detto dal predicatore domenicale Don Spriano. Il 23, visita di S. E. Mons. Giuseppe Cogoni, vescovo di Nuoro, che celebrò all'altare del Santo.
I lavori di ampliamento.
Nel mese decorso abbiamo segnalato un ritmo accelerato nei lavori del nostro cantiere, specialmente in vista della cruda stagione. Difatti, la calotta semisferica esterna della cupola venne completamente ultimata. Con tal getto si può dire che tutte le ossature dell'ampliamento sono giunte a formazione. Lavoro difficile, delicato, pericoloso.
Ora l'attività edilizia è rivolta alla costituzione delle murature esterne, a riempimento dei vani lasciati tra i pilastri portanti e i tralicci. I lati perimetrali delle gallerie, del tamburo cilindrico della cupola, dei depositi, della sagrestia, sono quasi ultimati. Si procede contemporaneamente alle divisioni interne, per l'abitazione del personale addetto al Santuario, e alla costruzione delle volte a crociera. In arrivo, le zoccolature esterne in marmo Sarizzo, e le lastre di Travertino pel rivestimento delle murature.
Per la beatificazione del Servo di Dio Don Michele Rua.
Siamo lieti di annunciare ufficialmente che il 10 novembre u. sc. si è iniziato il Processo Apostolico sulle virtù in ispecie, ne pereant probationes, del Servo di Dio Don Michele Rua, 1° successore di S. Giovanni Bosco nel governo della Società Salesiana. La Causa è entrata così in una fase di alta importanza, che si chiuderà, speriamo, con la dichiarazione favorevole della Chiesa all'esaltazione di Don Rua agli onori degli altari.
Gli atti e le date più importanti di questa Causa, la cui buona riuscita è nelle speranze e nei voti specialmente di quanti conobbero il Servo di Dio, si possono riassumere in poche righe.
Dopo che il Cardinale Agostino Richelmy, di v. m., ebbe costituito il Tribunale Ecclesiastico per il Processo informativo dell'Ordinario, cominciò l'esame dei Testi, che si protrasse per un quinquiennio, dal 17 luglio 1922 al 31 agosto 1927, con 179 sedute. Nel 1931, su intimazione del compianto Cardinal Giuseppe Gamba, si raccolsero gli scritti del Servo di Dio, e nel 1933 ebbe luogo, sotto l'Eminentissimo Card. Maurilio Fossati, il Processo detto de non cultu.
Man mano che questi Atti furono ultimati, vennero trasmessi alla S. Congregazione dei Riti. Nello stesso tempo vennero presentate al Papa molte Lettere Postulatorie perchè si intraprendesse la discussione della Causa. Ne fecero domanda 9 Cardinali, 29 Arcivescovi, oltre 6o Vescovi, il Capitolo Metropolitano di Torino, molti altri Capitoli e Seminari, il Rev. Custode di Terra Santa, Generali di Ordini e Congregazioni Religiose ecc.
La Sacra Congregazione dei Riti, dopo maturo esame, il 15 gennaio 1936 ha dato voto affermativo per l'Introduzione della Causa, che, come si è detto, ora si sta svolgendo.
Tocca a noi affrettarne il felice esito con le nostre più fervide preghiere e col mettere a prova l'intercessione del Servo di Dio nelle varie necessità della vita, specialmente in quest'anno in cui ricorre il centenario della sua nascita (9 luglio 1837-1937).
Chi ricevesse grazie per intercessione del Serva di Dio è pregato d'inviarne sollecita e precisa relazione, firmata, al Rettor Maggiore.
ITALIA - La prima cappella votiva dedicata a Maria SS. Ausiliatrice nello Scirè.
Il 18 ottobre u. s. è stata inaugurata in Selaclacà una graziosa cappella votiva in memoria dei Caduti in combattimento o per malattia nello Scirè. Innalzata sul pianoro di Embà Mozonà, donde S. A. R. il Duca di Bergamo ha diretto la battaglia, domina la piana di Selaclacà e le alture che furono il teatro della lotta e videro l'eroismo dei fanti, delle camicie nere e degli artiglieri della Gran Sasso, della Gavinana e della 21 Aprile. Venne dedicata a Maria SS. Ausiliatrice e protegge cinque cimiteri. Sorse per iniziativa del Ten. Col. Attilio Riva del 1° Art. di Armata, comandante di quella zona militare, eseguita dagli artiglieri e genieri del suo raggruppamento su geniale progetto del Capitano Santilli ing. Amilcare.
I soldati vi hanno lavorato con fede ed entusiasmo ed ebbero la gioia di vedere in, breve tempo realizzato il loro ardente desiderio.
Il giorno dell'inaugurazione, alle ore 7, il Comandante, gli Ufficiali e Soldati si accostarono con devozione ai santi Sacramenti. Alle 9,30 poi tutte le forze del Presidio disponibili - circa 2000 uomini - erano schierate sul piazzale della chiesa per la cerimonia ufficiale cui assistettero le rappresentanze civili e militari della zona, una centuria di operai armati ed un plotone di Balilla indigeni.
Il Ten. Col. Riva, dopo aver passato in rivista le truppe, spiegò brevemente lo scopo della cappella ed il perchè della dedicazione a Maria SS. Ausiliatrice - la Madonna guerriera - tanto amata dal Santo salesiano Don Bosco - protettrice delle Missioni. Venne quindi celebrata la santa Messa.
All'Elevazione fu ordinato l'alza bandiera e si fece l'appello dei Caduti. Durante la funzione fu cantata l'Ave Maria dello Schubert e la «Vergine degli Angeli » del Verdi. Terminata la santa Messa, Padre Astengo, il beneamato Cappellano, ha parlato, con profondità di sentimenti e con fervore di devozione, della Madonna di Don Bosco. Il Santo Padre, informato in precedenza dell'inaugurazione, fece giungere a tempo un affettuoso telegramma colla sua benedizione:
Santo Padre oltremodo commosso cappella eretta costà in onore Maria Ausiliatrice da Ufficiali ed artiglieri benedice di cuore luogo loro costruzione implorando materna benedizione celeste.
- COLLESALVETTI. - La visita di S. E. Costanzo Ciano.
Il 9 novembre u. s. il nostro Istituto di Collesalvetti per Aspiranti salesiani ebbe l'alto onore di una rapida ma cordialissima visita di S. E. il Conte Costanzo Ciano, che da tanti anni segue l'opera nostra con particolare affetto, sempre largo di beneficenza.
S. E. era accompagnato dalla Contessa Carolina, sua gentile consorte, e da tutte le autorità. Accolto a festa dai superiori e dagli alunni, al canto dell'Inno a Roma, ricevette l'omaggio del Direttore D. Cattaneo che in un fervido discorso protestò la riconoscenza dell'Istituto al Conte e alla Contessa Ciano ed a tutta la nobile Famiglia, ricordando anche le squisite prove di benevolenza dell'illustre figlio S. E. il Conte Galeazzo, oggi Ministro degli Esteri, durante la sua missione diplomatica in Cina, verso i nostri Confratelli e giovani di Shanghai.
Visitò quindi le aule, fra scroscianti acclamazioni, e lasciò- l'Istituto soddisfattissimo dicendo al direttore: « I Salesiani sono una vera fortuna per l'umanità ».
FOGLIZZO. - Cinquantenario della fondazione della Casa.
La celebrazione del cinquantenario della fondazine della Casa aveva la sua ragione più che plausibile in due importantissimi motivi. Essa ha il vanto di essere stata fondata dallo stesso nostro Padre San Giovanni Bosco che vi peregrinò due volte - novembre 1886 e 1887 - in occasione della vestizione chiericale dei novizi di quegli anni. Le cronache ci danno episodi degni di memoria. Egli volle intitolata la casa al nome dell'arcangelo San Michele in omaggio a chi allora era suo Vicario e che poi doveva essere il suo primo successore, il Servo di Dio Don Michele Rua, al quale, nell'abbandonare il paesello, diceva, presagendo la sua prossima fine: « Un altro anno non verrò più io, ma verrai tu a compiere la funzione della vestizione chiericale ». Il viaggio di D. Bosco fu l'ultimo di quelli da lui compiuti fuori di Torino. In Foglizzo, che aveva accolto il nostro Fondatore con trasporto di gioia, la memoria, prima, e poi, il culto verso D. Bosco Santo ha sempre formato una spiccata caratteristica della buona popolazione. Tal culto ha trovata una radice nella importanza degli scopi assolti della Casa durante questo primo cinquantenio della sua esistenza. Dal 1886 al 19o4 fu casa di formazione per i nostri novizi, anzi, per molti anni, noviziato centrale della Società Salesiana; poi casa di formazione per i nostri studenti di teologia sino al 1923; poi nuovamente casa di noviziato ed in seguito casa di aspirandato per alunni missionari sino al 1930; dal 1930 a tutt'oggi, casa di formazione per i nostri studenti di filosofia. Casa veramente benedetta da Dio, santificata, sin dai suoi inizii, dalla presenza e dalle virtù del Servo di Dio Don Andrea Beltrami che vi fu novizio ed insegnante e che ha segnato le orme sulle quali cento altri si sono formati per percorrere con grande frutto delle anime le vie della santità, del sacrifizio e dell'apostolato. Molti nostri missionari - tra i quali l'eroico Monsignor Versiglia - molti nostri Superiori, non pochi confratelli ascesi ai gradi più alti della gerarchia ecclesiastica, compirono in questa casa la loro educazione religiosa e scientifica; addestrandosi al campo dell'apostolato nel quale si acquistarono e si acquistano tanti meriti verso la Congregazione e verso la Chiesa. La celebrazione del cinquantennio doveva commemorare queste pure e sante glorie della Casa che, benedetta dal Fondatore, ebbe sempre le cure più sollecite e più paterne dei suoi successori sino all'attuale nostro Superiore cui spetta il merito di avere, con importanti rinnovamenti edilizi, preparata quasi una nuova sede, comodissima, per l'importante e fiorente Studentato filosofico. E la celebrazione, preparata con fervore e slancio degna della grande circostanza, è riuscita di piena soddisfazione a quanti ebbero la fortuna di prendervi parte. Celebrò la messa di comunità il Rev.mo signor Ispettore Don Zolin Giovanni, legato alla casa da un lungo apostolato in mezzo ai novizi affidati alle sue cure ; la messa solenne fu cantata dal Rev. Dott. D. Eusebio Vismara che, tra i Salesiani, vanta il periodo di anni più lungo di permanenza nella casa. Verso mezzogiorno giunse, accolto dall'entusiasmo dei nostri studenti filosofi, il Rettor Maggiore sig. Don Ricaldone, che presiedette all'agape fraterna, allietata dalla presenza delle autorità locali, di numerosi e venerandi ex-direttori della casa, e di parecchi antichi alunni dell'anno di fondazione e quindi compagni del servo di Dio Don Andrea Beltrami. I brindisi diedero occasione propizia alla lettura di molte ed attese partecipazioni, alla rievocazione dei ricordi più belli di un glorioso passato del quale la parola calda, paterna del Rettor Maggiore diede una sintesi meravigliosa indicando nella sopravivenza e continuità nello spirito di Don Bosco e di Don Beltrami la caratteristica più bella della casa di Foglizzo. Il trattenimento accademico ebbe in Don Vismara l'oratore appropriato per rifare nelle linee generali la vita del cinquantennio di quella casa che, non a torto, fu definita, per molto tempo, e il secondo centro della Congregazione Salesiana ». Magistralmente preparati, i componimenti letti dai nostri chierici indicarono in D. Andrea Beltrami (il 1° ed il più santo dei novizi di Foglizzo) il modello della vita salesiana. Chiuse paternamente l'ispettore Don Zolin incitando tutti a seguire le orme di quelli che, per la loro virtù, per lo spirito di sacrifizio, per lo zelo apostolico, avevano reso santamente gloriosa la vita salesiana della casa. Una parola di plauso al concorso validissimo por tato alla riuscita della festa dalla nota valentia del nostro maestro D. Giovanni Pagella che celebrava in quel giorno il suo cinquantennio di vita religiosa.
Il nostro augurio non può essere che uno solo: possano le nuove generazioni dei figli di D. Bosco continuare le sante opere e le sante glorie dei figli delle prime generazioni.
AUSTRIA. - VIENNA. - S. E. il Ministro degli Esteri alla Minoritenkirke.
Straordinaria solennità assunse, l'11 novembre u. s. I° dell'Impero, l'annuale funzione che la Colonia italiana celebra nella Minoritenkirche in occasione del genetliaco di S. M. il Re Imperatore, per l'intervento di S. E. il Conte Galeazzo Ciano, Ministro degli Esteri, ospite in quei giorni del Governo austriaco per lo sviluppo dei cordiali rapporti che legano omai saldamente le due grandi Nazioni.
Il Ministro degli Esteri e la contessa Edda CianoMussolini erano accompagnati dal Ministro d'Italia a Vienna, senatore Salata, dai Ministri Buti-Vitetti e Grazzi, dal conte Cittadini e da tutti gli altri funzionari che formavano il seguito del rappresentante del Duce. Il Cancelliere Federale, dottor Schuschnigg intervenne col vice Cancelliere Huelgerth, comandante della Milizia, e coi Segretari di Stato Schmidt e Zehner. Presenti inoltre molti altri funzionari della Cancelleria Federale, il presidente di polizia Skubl, il Ministro degli Esteri ungherese De Kanya, il Ministro di Ungheria a Vienna, De Rudnay, il capo del protocollo, il direttore degli affari politici al Ministero degli Esteri ungherese, tutti i funzionari della Legazione italiana a Vienna, l'addetto militare colonnello Mondini, il Console generale comm. Rochira, il Segretario del Fascio comm. Morreale.
Celebrò la Messa il nostro Don Segnafiori, che da tredici anni ha la cura spirituale degli Italiani nella bellissima chiesa. Dopo la Messa letta, esposto il SS. Sacramento, intonò il Te Deum, ed impartì la benedizione eucaristica.
La chiesa era affollatissima: la Colonia italiana, malgrado la giornata feriale, era quasi al completo cogli inviati speciali dei giornali italiani e ungheresi. Davanti al tempio prestava servizio d'onore una compagnia del Battaglione della Guardia con musica e bandiera. L'esercito austriaco era rappresentato da una Delegazione guidata dal comandante della piazza di Vienna, Haselmayr.
Nobile manifestazione d'amor patrio, la devota funzione fu anche un'eloquente dimostrazione della corrispondenza religiosa degli Italiani allo zelo dell'infaticabile figlio di Don Bosco. I tremila Italiani residenti a Vienna frequentano infatti la chiesa con esemplare assiduità; ogni giorno vi sono numerose Comunioni ed a Pasqua è una vera consolazione, sia pel concorso agli esercizi spirituali preparatori alla soddisfazione del precetto, sia per il fervore delle Comunioni pasquali. Favorita cordialmente dalle autorità della Colonia, fiorisce accanto alla chiesa l'Associazione giovanile di Azione Cattolica « S. Giovanni Bosco » con magnifici locali di cultura e di ricreazione, biblioteca, biliardo, ecc. Frequentatissime le lezioni settimanali di religione pei soci, le funzioni domenicali, mattino e pomeriggio, per tutti, e la scuola regolare di religione pei figli degli Italiani. La chiesa, artistica e bene officiata, è veramente amata dai nostri connazionali e dall'aristocrazia internazionale. Nell'aprile u. s. vi si celebrò anche il matrimonio del Principe di ParmaBorbone, alla presenza di Alfonso XIII.
La cura degli emigrati di qualunque paese era una delle più care preoccupazioni del cuore di Don Bosco, e fa piacere il vedere come le provvide raccomandazioni del Santo fatte ai Salesiani trovino tanta affettuosa corrispondenza in chi vivendo all'estero ha tanto bisogno della cura spirituale di sacerdoti zelanti.
BRASILE. - SAN PAOLO. - Giubileo d'Oro dell'Istituto Salesiano (1886-1936).
Dal 15 al 18 agosto u. s. il nostro Istituto « Sacro Cuore » di San Paolo del Brasile ha celebrato con solennissime feste il suo 5o° di fondazione. Le hanno presiedute il Prefetto generale della Società Salesiana sig. Don Berruti, ed il Direttore Spirituale generale, sig. Don Tirone, rappresentando ufficialmente il Rettor Maggiore. E furono decorate dalla presenza: dell'Ecc.mo Nunzio Apostolico Mons. Aloisi Masella; dell'Ecc.mo Vescovo Ausiliare di S. Paolo Mons. Giuseppe de Afonseca; degli Ecc.mi Arcivescovi e Vescovi salesiani: Mons. D'Aquino, di Cujabà, Mons. Elvezio Gomes de Oliverira, di Marianna, Mons. Emanuele Gomes de Oliveira, di Goyaz, Mons. Mourão, di Cafelandra, Mons. Priante, di Corumbà; degli Ecc.mi Vescovi di Ribeirão Preto, di Botucatù, di Sorocaba, di Campinas e Cajazeira; di due membri della Commissione fondatrice superstiti: Dom Alberto Gonçalves e Conte Dr. Giuseppe Vincenzo de Azevedo ; del Segretario del Ministero dell'Agricoltura, rappresentante il Governo dello Stato; del Comandante delle forze militari Gen. Almerio di Moura ; del Comm. Giuseppe Castruccio, Console Generale d'Italia; dell'Abate di San Benedetto e di altre illustri personalità. Intervennero i tre Ispettori Salesiani e tutti i Direttori delle Case del Brasile. Le feste s'iniziarono colla benedizione della nuova cappella interna per gli alunni dell'Istituto dedicata a S. Giovanni Bosco. Compì la funzione l'Arcivescovo Salesiano di Marianna, Mons. Elvezio Gomez de Oliveira, ex-alunno dell'Istituto stesso, circondato dagli altri Arcivescovi e Vescovi salesiani, dai Vescovi di Ribeirão Preto e Sorocaba. Al Vangelo, salì il pergamo S. E. Mons. Priante, salesiano, e tenne un forbito discorso di circostanza. La statua del Santo, portata processionalmente dagli alunni, prese il suo posto sull'altar maggiore. Nella stessa mattinata del 15 agosto, il sig. D. Berruti celebrò una devota funzione nel gran tempio del Sacro Cuore; e, a sera, il sig. D. Tirone fece l'accettazione delle nuove Figlie di Maria.
Il 16 agosto il tempio si gremì di una folla innumerevole pel solennissimo pontificale del Nunzio Apostolico S. E. Mons. Masella. Vi assistettero gli Ecc.mi Arcivescovi e Vescovi sunnominati. Al termine del pontificale il Nunzio impartì la benedizione apostolica a nome del Santo Padre. Vescovi, autorità e personalità convennero quindi nell'Istituto per la colazione, durante la quale parlarono il sig. Don Berruti, Mons. Elvezio Gomes de Oliveira, ed il Nunzio Apostolico, il quale diede lettura del telegramma inviato dal Card. Pacelli a nome del Santo Padre con una specialissima benedizione. A notte, gli alunni offersero un riuscitissimo trattenimento drammatico nel salone teatro.
INAUGURAZIONE DEL NUOVO ISTITUTO SALESIANO NEL BORGO MOÓCA. - Il numero più importante del programma fu assegnato al 17 agosto: la benedizione e l'inaugurazione di un nuovo Istituto Salesiano, dedicato a S. Francesco di Assisi, nel borgo operaio della Moóca. Fondazione provvidenziale con scuole diurne e serali gratuite per l'educazione dei figli del popolo e degli operai. La parte inaugurata consta di una bella chiesa dedicata a S. Giovanni Bosco, delle aule scolastiche e di alcuni locali con ampio cortile per l'Oratorio festivo. Sarà il monumento ufficiale di gratitudine al Signore per 5o anni di tante benedizioni. Compì la funzione l'Ecc.mo Arcivescovo Diocesano Mons. Duarte Leopoldo e Silva, assistito da tutti gli altri Arcivescovi e Vescovi, superiori, autorità e personalità già menzionate. 12oo alunni dell'Istituto di San Paolo fecero gli onori di casa nella loro brillante divisa, con banda e canti. Tenne il discorso inaugurale l'Ecc.mo Dottor Carlo Morais Andrade, della Camera Federale. L'opera ebbe origine dalla munificenza d'una pia signora, preoccupata della buona educazione della classe operaia. All'ingresso dell'edificio fu murata una lapide con questa iscrizione: Questa casa destinata ai figli degli operai - classe prediletta di Don Bosco - fu costruita dalla munificenza dell'ottima signora Francesca Silveira do Val. I Salesiani la eressero in memoria dell'anima sua generosa, come omaggio a Don Bosco Santo nell'anno della sua Canonizzazione, 1934.
CHIUSA. - Il 18 agosto, le feste si chiusero con la Messa in suffragio dei salesiani, ex-allievi e cooperatori defunti, celebrata dall'Ecc.mo Vescovo Ausiliare di S. Paolo nella chiesa del Sacro Cuore, e con un trattenimento di gran gala offerto alle autorità e cooperatori nel teatro dall'Istituto.
Discorso smagliante di S. E. Mons. d'Aquino Correa, Arcivescovo di Cujabà.
L'ADESIONE DEL PARLAMENTO. - Nella seduta ordinaria del 17 agosto, sotto la presidenza del Sig. Laerte de Assunção, l'Assemblea Legislativa si è associata ufficialmente alle feste cinquantenarie votando all'unanimità un plauso solenne ai Figli di Don Bosco.
L'on. Pinto Autunes, dopo aver rilevato la fortuna del Brasile che vive come « in istato di grazia » in questi anni tormentosi in cui gran parte del mondo vive in « istato di espiazione «, ha esaltato il contributo recato dall'Opera salesiana alla « formazione cattolica dell'anima del Brasile » soprattutto per mezzo degli Oratori festivi e delle Missioni.
L'oratorio festivo - ha detto - è un'opera destinata a raccogliere i giovanetti nei giorni di festa, per l'apprendimento del Catechismo fra lo svago di onesti trastulli. Poveri e ricchi, in cristiana armonia, mentre trovano il sollievo di ottimi divertimenti proporzionati alla loro età e condizione, formano l'abito alla pratica delle virtù che il mondo e il tempo non potran mai distruggere. Questo che un maestro di fama mondiale ha definito « una geniale sintesi pedagogica e il suo Santo ideatore, dalla prima esperienza, amava chiamare « Società dell'allegria », io la chiamerei la « scuola elementare della democrazia,,.
Le Missioni poi sono il lavoro straordinario dei Figli di Don Bosco per educare il selvaggio alla vita sociale. C'è bisogno di descrivere questo lavoro? Basta a valutarlo il nome dei luoghi del loro sacrificio: è Porto Velho, è Registro di Araguaya, è su, nel settentrione del Brasile, colle sue rive pestifere, il Rio Negro. E qui, m'inchino riverente alla memoria dell'evangelizzatore degli Indi Chavantes, Don Sacilotti, in nome della regione in cui egli nacque, dove io soglio raccogliere, portato dall'aura che increspa il placido Paraiba, il profumo di santità della sua vita, al riflesso della sua immagine di martire cristiano.
L'oratore chiuse il suo dire con un inno di ammirazione e di devozione all'Ecc.mo Arcivescovo di Cuyabà, Mons. De Aquino Correa, scienziato, letterato, apostolo e patriota, lustro della Repubblica e maestro insigne nel campo della educazione, che ogni anno alla premiazione finale suole rivolgere la sua smagliante parola ai neo baccellieri.
Applausi vivissimi coronarono l'allocuzione dell'on. Autunes, sgorgata in un evviva appassionato « ai Salesiani ed alla santa Madre, la Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana».
Si levò quindi l'on. Medeiros, rappresentante il Partito Repubblicano, il quale si associò pubblicamente a nome di tutti i suoi colleghi alla proposta del voto di plauso, dicendo:
Vediamo nell'opera realizzata dalla Pia Società Salesiana nel Brasile, un'opera di rara bellezza morale. Dicono i critici che ogni opera d'arte ha due caratteristiche: la varietà congiunta all'unita. Attraverso le imprese dei Salesiani nel Brasile, dai vari aspetti sotto cui quest'opera si presenta nei suoi istituti di educazione secondaria e superiore, negli istituti di beneficenza, negli ospizi per gli invalidi e i sofferenti, nelle missioni, nelle scuole agricole e nei ginnasi-licei, nelle scuole professionali, ove si impartisce l'insegnamento alla gioventù povera, alla classe operaia: noi troviamo la varietà caratteristica delle opere d'arte. Ma sotto tutte queste forme, ecco un'unita meravigliosa. Poichè ciò che distingue l'opera salesiana è specialmente lo spirito di abnegazione, la pazienza veramente evangelica, il desiderio, il proposito di riparare le ingiustizie sociali e, soprattutto, un grande amore del prossimo. L'importanza di questa caratteristica è ancor maggiore quando si tratta di educatori. Se nel maestro non si vede l'amore riesce impossibile ogni opera di educazione. Ora è proprio questo gran tesoro che l'educatore salesiano possiede in abbondanza, riproducendo l'immagine del Divino Modello: salesianus alter Christus. Il Salesiano si distingue infatti per l'amore che porta all'educando: egli è un maestro che dà tutto all'educando, attendendo la sua ricompensa unicamente da Dio. Vediamo perciò tutti con gioia la commemorazione cinquantenaria di questa casa di educazione modello che porta il nome di Istituto del Sacro Cuore di Gesù. Essa sorgeva nel 1886 come Scuola professionale salesiana con 25 alunni. Oggi ne conta 2400.
Il magnifico progresso s'impone da sè; ma occorre ricordare che i Salesiani, con questo istituto fondato nel 1886, precorsero la grande opera dell'insegnamento professionale del nostro Stato, pionieri assoluti nella istruzione ed educazione della gioventù operaia.
A questo punto la signora Rodrigues domandò la parola per rilevare che: Don Bosco, come educatore, è la figura più eminente di questi ultimi tempi.
L'on. Medeiros accolse il rilievo e lo sviluppò concludendo che Don Bosco va annoverato fra « i realizzatori di quella Scuola Nuova che ha assunto precisamente l'amore come principio informatore della pedagogia scolastica. Cessati gli applausi che hanno coronato le parole del rappresentante del Partito Repubblicano Paolista, si levò a parlare l'on. Fairbanks, a nome del Partito Integralista, dichiarando la perfetta armonia di consenso del suo gruppo anche per altri motivi:
È con grande piacere - egli disse - che vediamo in S. Paolo, all'ombra del grande albero cinquantenario, l'Ecc.mo Nunzio Apostolico e i Rev.mi Don Pietro Berruti e Don Pietro Tirone, rispettivamente Prefetto e Catechista generale della Pia Società Salesiana, venuti appositamente da Torino per gustare i frutti dell'attività salesiana in Brasile nel mezzo secolo trascorso.
E non è solamente sotto il punto di vista dell'insegnamento morale cristiano che noi possiamo mirare l'opera di D. Bosco. Bensì anche, anzi soprattutto, pel metodo con cui la gioventù vien preparata al lavoro... Poiché l'opera caratteristica di Don Bosco non si limita ad illuminare l'intelligenza, ma anche ad educare ed istruire convenientemente quanti sudano e s'affaticano nelle officine perchè nobilitino le loro mani incallite dal lavoro. E qui è la differenza tra quelli che seminano secondo lo spirito luminoso della carità, che è l'amore, e quelli che seminano nelle insidie delle tenebre del laicismo. Donde il gran compito della scuola professionale che deve accompagnare pari passo lo sviluppo dell'intelligenza umana. Assolutamente non v'è, ed è inconcepibile nell'opera nostra, separazione fra l'intellettuale e l'operaio. Ambedue devono armonizzare, compiendo ognuno la propria parte, perchè si raggiunga l'armonia dello Stato che è il supremo regolatore delle loro attività. Lo Stato a sua volta dev'essere sottomesso alla sovranità divina ed ai suoi insegnamenti, essendo questa la sovranità di tutte le sovranità. L'opera di Don Bosco è anche sotto questo aspetto opera meravigliosa: i 25 discepoli, che 50 anni or sono crescevano attorno alla piccola cappella, sono oggi 2400 soltanto in San Paolo, senza contare l'estensione e la moltiplicazione nelle altre località dello Stato, Nictheroy, Rio, e nelle altre provincie Brasiliane. Per tutte queste ragioni, signor Presidente, non mi resta che chiedere a Dio, nostro Signore, che l'esempio che ci viene dalla Chiesa fruttifichi in mezzo a noi, non solo nell'anima della gioventù che cresce alla pratica delle virtù cristiane, ma in tutte le altre attività ufficiali del Brasile.
Applausi cordialissimi salutarono l'adesione dell'Azione Integralista Brasiliana, e con voto unanime fu approvato il plauso ufficiale della Camera alla Società Salesiana e l'omaggio di congratulazione e di augurio ai Superiori dell'Istituto, agli Arcivescovi e Vescovi Salesiani. Il documento fu registrato negli Atti e la copia trasmessa al Direttore.
POLONIA. - SOKOLOV PODLASKI. -Una nuova chiesa dedicata a San Giovanni Bosco.
Nello scorso autunno, il decano del clero diocesano can. Joszt ha benedetto solennemente la nuova chiesa dedicata a S. Giovanni Bosco eretta dai nostri confratelli col valido concorso dei Cooperatori accanto al fiorente Istituto Salesiano. L'ispirazione risale all'Em.mo Cardinale Francesco Marmaggi, il quale, quand'era Nunzio Apostolico in Polonia, partecipando ai festeggiamenti in onore del nuovo santo, organizzati nella ridente cittadina, potè ammirare il culto della popolazione per S. Giovanni Bosco, e lanciò l'idea della costruzione di una chiesa a Lui dedicata.
La cerimonia si è svolta con una gran festa e vi ha concorso tutta la popolazione, felice di poter onorare con tutta divozione il Santo prediletto.
ASSAM (India).
Amatissimo Padre,
Ho il piacere di inviarle la relazione del lavoro missionario compiuto nella Diocesi di Shillong durante l'anno 1935-36.
Il giorno 14 marzo, il secondo Vescovo di Shillong prendeva possesso della Diocesi benedicendo le artistiche stazioni della Via Crucis erette attorno al «Calvario » nel piazzale sottostante alla Cattedrale, a perenne ricordo del XIX Centenario della Redenzione. In quel giorno egli offriva la Diocesi ai piedi di Gesù Redentore Crocifisso per la salvezza degli uomini. Un mese più tardi, nel Venerdì Santo, con Gesù sulla Croce pronunciava la parola dell'olocausto supremo: Consummatum est! Lei già conosce i particolari di quel tragico Venerdì Santo. Noi adoriamo i disegni imperscrutabili di Dio e rinnoviamo l'atto di illimitata confidenza nella Bontà Divina che ordina e dispone gli eventi a nostro bene. Peraltro le ferite prodotte dal disastro sono troppo sanguinanti e profonde per rimarginarsi presto. I chierici sono ancora privi di un tetto proprio e lungi dal nido; ancora le rovine del Salesian College straziano il cuore di chi si aggira tra quei mucchi di pietre, avanzo di ciò che era il vanto della Missione Cattolica. L'incendio ha, per così dire, gettato i suoi sinistri bagliori sull'attività missionaria rallentando o paralizzando il progresso di molte opere. Tuttavia il numero dei Battesimi amministrati durante quest'anno raggiunge la bella cifra di 7.259: cifra mai raggiunta negli anni antecedenti. Una buona metà furono amministrati ad adulti. Considerando che nell'anno 1922, quando i Salesiani presero l'incarico di questa cara Missione, i cattolici non superavano i 5.000, e che ora invece sono la bellezza di 50.405, come non ringraziare e benedire il buon Dio per sì copiosa mèsse di bene ? Inoltre contiamo già 4.754 catecumeni, che fanno prevedere un altro bel manipolo di Battesimi per l'anno in corso.
La Diocesi è divisa in nove Distretti Missionari, di cui quattro nella Vallata del Bramaputra e cinque sulle colline.
Il Bramaputra è la grande arteria fluviale e si può anche dire di comunicazione dell'Assam; e le quattro Stazioni Missionarie di Barpeta, Gauhati, Tezpur e Dibrugar sono appunto situate sulle sponde di questo maestoso fiume, uno dei più grandi del mondo, che attraversa l'Assam circondato dal corteggio poderoso dei suoi tributari, di cui trentaquattro gli vengono dall'Imalaya e ventiquattro dalle colline del Sud. Questa terra di fiumi, con a sfondo le nevi eterne dell'Imalaya, è il teatro principale degli apostoli di Cristo in Assam.
DISTRETTO DI BARPETA. - Presenta grandi difficoltà per la scarsezza delle comunicazioni. Poche sono le strade degne veramente di tal nome e quasi tutte impraticabili durante la stagione delle pioggie, il che vuol dire per circa sei mesi. Spesso fiumi e torrenti precludono la via ed è impossibile guadarli anche sui traballanti carri tirati da buffali. Talora il Missionario deve perdere giornate intiere, perchè bloccato dai fiumi gonfi e minacciosi, o percorrere più lunghe distanze con acqua e fango anche fino alle ginocchia. Se i 3.500 cattolici che conta il Distretto non fossero così dispersi per la vasta pianura, ma fossero raccolti in grossi villaggi, si potrebbero meglio accudire. Altra difficoltà poi è quella delle lingue. Se l'Assam è un vero paradiso per l'etnologo, non lo è certo per il Missionario che trova in questa varietà un grave ostacolo ad un maggior bene.
Il nostro zelante Don Marengo ha incominciato a spargere il buon seme tra due nuove tribù: quella dei Santali e quella dei Boros. Questi ultimi, su cui sono fondate le più belle speranze, sono in genere una razza molto semplice, quasi bambina. Sentono molto la religione e sono molto attaccati al Padre di cui hanno anche un alto concetto e per il quale nutrono un affetto sincero e premuroso. Sono però assai poveri e ciò è dovuto specialmente ad una certa indolenza loro comune, ed alla mancanza di ogni senso di previdenza.
Il sistema salesiano, basato sull'allegria e sull'entusiasmo, trova un terreno quanto mai propizio. Ma come passano a noi, così facilmente se ne vanno alla stessa maniera se non vengono continuamente assistiti e curati. Vorrei lanciare un grido, e farlo sentire specialmente a tutti quelli che amano le Missioni: « Aiutateci a mantenere catechisti e molti catechisti, che sono la lungamano e il portavoce del Missioniario ». Dateci molti catechisti e avremo molte più migliaia di conversioni ogni anno. E dire che il loro mantenimento si aggira appena sulle 6o lire mensili! Che può un Missionario senza catechisti in un Distretto immerso per sei mesi nell'acqua? Anche la Residenza provvisoria, composta di tre decenti capanne, fu spazzata via dal ciclone che si scatenò sulla regione pochi mesi fa. Tutto quindi qui è incipiente. Fra le tribù primitive, come quelle già accennate, ove si troverebbe un ottimo terreno all'apostolato, regna una miseria estrema.
Quest'anno stamperemo i primi tre libri di preghiere, canti e catechismo in Boro e confidiamo anche che la Provvidenza ci aiuterà a costruire una residenza per i missionari addetti al Distretto. Bisogna affrettarsi prima che i Boros vengano a contatto colla civiltà malsana o con altre unità più forti che minacciano di assorbirli. Oggi è il tempo di guadagnarli a Cristo, domani sarebbe troppo tardi.
DISTRETTO DI GAUHATI. - La città di Gauhati, roccaforte dell'Induismo e refrattaria alla parola evangelica, va aumentando le sue simpatie verso la nostra opera missionaria. L'orfanotrofio maschile potrà presto raccogliere 200 ragazzi interni quando finalmente il nuovo edificio, che da anni attendeva il compimento, sarà ultimato. La Scuola Industriale segna un costante progresso coll'apertura del nuovo reparto della stamperia. Le Suore in Gauhati hanno già due Case: l'orfanotrofio per le ragazze e la cura dell'ospedale governativo locale. In quello, oltre che raccogliere povere orfanelle e insegnar loro la buona educazione cristiana ed un mestiere, hanno aperto con molto successo un giardino d'infanzia e scuole per ragazze di indù di alta casta: insegnano musica, disegno ed altro ancora. Nell'ospedale poi sono gli angeli consolatori di tanti ammalati, e con la carità e dolcezza di Gesù Cristo, guadagnano simpatie per la religione che sa ispirare tanto sacrificio di eroismo. Hanno inoltre un fiorente oratorio femminile, frequentato da un centinaio di ragazze. Sono tutti semi che si gettano: la grazia di Dio e il tempo li renderanno fecondi. L'opera di queste buone Suore prende tale sviluppo che la loro Casa è divenuta piccola e insufficiente ai bisogni.
DISTRETTO DI TEZPUR. - Le Suore di Maria Ausiliatrice hanno aperto una Casa con dispensario, catecumenato e missione ad paganos. Si spera molto da quest'opera a favore dell'elemento femminile che, a motivo delle particolari condizioni della donna in questa regione, ha molto bisogno di istruzione. Le Suore hanno già iniziato le loro visite nei villaggi con risultati confortanti. La Missione di Tezpur è un'oasi cristiana ove i Missionari vengono coadiuvati non solo dai catechisti, ma anche dai membri dell'Azione Cattolica, in cui si contano ormai più di mille soci. Lo scorso febbraio si tenne il Congresso Eucaristico che segnò il principio ufficiale di questa associazione e che portò una nuova vita a tutto il Distretto.
Le conversioni quest'anno si contano più numerose tra i lavoratori delle piantagioni di thè (Munda, Oraon, Kharia). Si tentò anche l'evangelizzazione fra la tribù dei Mikir e si continuò il lavoro tra i Cachari e i Santali. Questi ultimi corrisposero benino e si spera di aver presto altre conversioni. Per l'istruzione religiosa e mantener saldi nella fede tanti popoli, ognuno coi propri usi e colla propria lingua, occorrono molti catechisti, specializzati per ogni tribù. Si spera di effettuare presto il progetto di una scuola solo per loro.
Tra le opere assistenziali si è poi iniziata una banca di mutuo soccorso, una banca del riso, l'assistenza legale nelle questioni giudiziarie e un dispensario.
DISTRETTO DI DIBRUGAR. - La superficie di questo Distretto è di circa 42.000 kmq. con una popolazione di 2.5oo.ooo abitanti. La regione si estende sino ai confini della Cina, e i tratti delle varie frontiere sono abitati da fiere e selvagge popolazioni. La stazione di Dibrugar, dopo fortunose vicende, fu riaperta nel 1931, e quella data segna il fiorire di una nuova primavera. I cattolici da 3.500 sono saliti a 18.600. L'aumento è dovuto in parte alla immigrazione nei giardini del thè di cattolici dal vicino Chota Nagpur, ma specialmente dallo zelo instancabile dei Missionari coadiuvati dai membri dell'Azione Cattolica. È consolante vedere come la parola del Santo Padre sull'Azione Cattolica sia stata intesa e messa in pratica da questa povera gente sperduta in un angolo così remoto del mondo. Sono i membri dell'Azione Cattolica che hanno la santa ambizione di sacrificarsi per il bene delle anime e per conservare la vita cristiana nei villaggi e nelle piantagioni ove il missionario può recarsi appena due o tre volte all'anno. Nel grande ospedale civile governativo di Dibrugar lavorano le ottime Suore di Maria Bambina, e fanno un'opera veramente preziosa che attira le simpatie del popolo e il riconoscimento ufficiale del Governo.
Gli altri cinque Distretti Missionari son tutti in collina.
DISTRETTO DI SHILLONG. - Shillong, sede vescovile, essendo una stazione climatica tra le più belle dell'India, è un posto ideale per le Scuole. Ivi appunto la Missione cattolica primeggia per un complesso imponente di Istituzioni Educative. Quest'anno gli Irish Christian Brothers hanno aperto una Scuola Normale Superiore, l'unica in Assam, che formerà i futuri insegnanti delle Scuole
Superiori della Provincia. La Scuola Collegiata di Sant'Antonio, diretta dai Salesiani e da due anni affiliata all'Università di Calcutta, ha riportato pieno successo con cento su cento agli ultimi esami universitari. È nostro desiderio che diventi appunto un focolare di formazione e di istruzione per i nostri migliori cattolici di tutta la Missione e Diocesi. Con dolore però ci sentiamo dire che il Governo, dati gli aggravi che già deve subire, non ci può aiutare, e così tutte le spese per il mantenimento e i nuovi progetti di allargamento vengono a pesare sul bilancio finanziario della Missione già tanto povera.
Shillong, il cuore della Diocesi, è ora vestito a gramaglie: senza Cattedrale, senza Seminario e senza Vescovado che era anche Casa di riposo per i Missionari esauriti dalle loro fatiche. E come far risorgere tutte queste opere ? Sono problemi così formidabili, da rimanere schiacciati sotto il loro enorme peso, se non fossimo sorretti dalla fiducia in Maria Ausiliatrice. Il pensiero più preoccupante però è per la Casa di Formazione e il Seminario pel Clero indigeno, da cui dipende tutto l'avvenire della Missione.
DISTRETTO DI CHERRAPOONJEE. - Si sta terminando una bella casa in cemento armato, ove le Suore di Notre Dame des Missions andranno a stabilirsi per aprirvi una scuola, un dispensario e per le visite ad paganos. Speriamo di benedirla nel mese di dicembre. Le associazioni cattoliche sono fiorenti e vi hanno promosso gare di catechismo e di canto sacro. Durante l'anno si son potute costruire quattro belle Cappelle in cemento armato. Per queste si deve dir grazie ai buoni benefattori che si son sacrificati per dare a Dio una degna dimora e ai cristiani un luogo di preghiera. Il Distretto conta 3.000 cristiani.
DISTRETTO DI JOWAI. - È sotto la protezione di Santa Teresina che dal suo bel Santuario, tutto in cemento armato, benedice le colline Khasi-Shynteng. Quest'anno è appunto morto il fondatore di quella bella Missione: D. Farina. Mandato colà dieci anni or sono, dovette soffrir molto per la lotta accanita che gli mossero tutte le sètte le quali, sempre in lotta tra loro, si riunirono per combattere il cattolico. All'annunzio della sua morte però, questi suoi avversari di ieri furono i primi a rendere omaggio con belle parole a questo vero apostolo di Gesù Cristo, che ha dato la vita per i suoi fratelli. Particolare commovente: il primo fiore di Jowai, un distinto giovane protestante, da lui battezzato, si sentì nascere la vocazione sacerdotale dopo aver letto la vita di Santa Teresina; e questo giovane sarà appunto ordinato prete, primo tra i Khasi, l'anno venturo.
DISTRETTO DI RALIANG. - È il luogo più aspro della Missione: un faro di luce nella foresta. Oltre che a fiorenti Scuole elementari superiori (le meglio curate della zona), ad un importante Dispensario, a Orfanotrofi per giovani e per bambine, all'opera della S. Infanzia e ad Asili e ricoveri per vecchi, ha il suo campo più fertile nella promettente Scuola agricola. Ivi trenta giovanetti imparano a coltivare razionalmente il terreno e ad amare la madre terra che ripaga generosamente il sudore versato sui suoi solchi. La Colonia agricola si presenta bene, ma i risultati ottenuti non corrispondono ancora all'aspettazione. Ci vorranno anni ed altri sacrifici per metterla in efficienza e farla diventare opera di riabilitazione e di civiltà. Futuri catechisti reclutati fra i giovani stessi della Colonia e con gli insegnamenti di quella fede che ci sublima, diffonderanno anche la nuova tecnica agraria che rinnoverà la terra.
DISTRETTO DI TURA. - I Garo abitano sullo sperone più occidentale delle colline che serrano a sud la valle del Bramaputra, e sono separati dai- Khasi da foreste vergini e impenetrabili. Sono animisti per religione. Riguardo all'evangelizzazione, la Missione si può dividere in tre zone: la zona nord, vicino al fiume ove il cristianesimo è maggiormente penetrato; la zona dell'interno che è intatta, e la zona sud che confina col Bengala ed è guasta pel suo contatto coi mussulmani. I cattolici sono appena 1.300 per ora, ma il loro stato morale e religioso è buono. Essi però hanno bisogno di molta assistenza e aiuto, perchè i protestanti cercano di dar delle noie con ogni sorta di vessazioni, che in alcuni luoghi assumono il carattere di vere persecuzioni. I protestanti sono i Battisti Americani (Free Will Baptists) e sono settari, calunniatori, intolleranti. Contano già 15.500 adepti, ma vi è stasi nel movimento. La grande maggioranza è cristiana solo di nome perchè i loro missionari non si occupano della loro istruzione religiosa: ognuno è lasciato a se con conseguenze disastrose. Il movimento Battista è stato un movimento di denazionalizzazione, di propaganda astemica; incidentalmente è stato anche cristiano. Fra essi vi sono molti agnostici. Non si sa come chiamare altrimenti la grande massa di coloro che furono Battisti e o si staccarono o furono scomunicati. Pagani non lo sono più e cristiani nemmeno. Questa è una grande piaga di cui il protestantesimo è direttamente responsabile. Molti non credono più in nulla.
Del resto, per essere Battista pare non sia neppur necessario credere in qualche cosa; l'essenziale, è di essere astemi. I pagani sono circa 200.000 e dànno molte belle speranze, ma la loro conversione richiede catechisti e scuole. È questa una condizione sine qua non, data la loro immensa ignoranza e il fatto che sono totalmente sprofondati nell'abbrutimento del paganesimo. La Missione Cattolica incontra molte simpatie, e un lavoro ben organizzato potrà rendere buone conversioni. I bisogni più urgenti sono un Internato per i ragazzi e l'opera delle Suore. L'unico luogo ove le ragazze possono ricevere una certa educazione, è la Scuola della Missione Battista, e ciò impedisce che molti giovani e giovanette si avvicinino a noi. Una Scuola diretta dalle nostre Suore sarebbe un gran successo, oltre che ad essere una vera benedizione e un gran mezzo di conversione. Due anni or sono il mio predecessore, Mons. Mathias, fortemente impressionato dal numero stragrande di lebbrosi specialmente nelle zone dei Garo Hills, caldeggiò la realizzazione di un grandioso lebbrosario, che potesse accogliere tutti i colpiti da tanto flagello. Quel voto ardente è anche il mio. Il personale è già trovato; mancano solo i mezzi ma la Provvidenza ce li manderà.
PROGETTI. - I progetti pel nuovo anno? Ricostruire quanto fu distrutto dal fuoco è un'impellente necessità, ma sentiamo pure la grande responsabilità che ci incombe di non lasciar arrestare i lavori negli altri Centri.
Ci abbandoniamo alla Divina Provvidenza, ma nello stesso tempo non scemiamo il nostro ardore e il nostro lavoro pel Regno di Cristo.
Shillong (India-Assam), 24 ottobre 1936.
+ STEFANO FERRANDO
Vescovo di Shillong.
Visita al Lebbrosario "Asilo Colonia Aymorés " di Baurú.
Amatissimo Padre,
Col confratello Don Currò che la Provvidenza ha destinato alla delicatissima missione, fui a visitare per la prima volta il Lebbrosario della Colonia Aymorés. Ci volle accompagnare l'amico Carlo Cariani e ci fece da guida lo stesso Dott. Eneas de Carvalho, l'infaticabile creatore e .direttore della Colonia: La percorremmo in tutti i suoi più minuti recessi e gliela descrivo perché anche lei ed i nostri buoni Cooperatori conoscano il campo di lavoro dell'eroico confratello. -
È una cittadina di sole 70o anime, col suo Prefetto, il Consiglio Municipale, i Giudici, i Gendarmi: tutti attaccati dal male. Posta in una posizione incantevole, mi apparve un'oasi di pace e di serenità. Che magnifici padiglioni! Quanta luminosità in quegli ampi refettori e dormitori! Le famiglie alloggiano in « chalets » particolari, arredati di tutto punto: sono delle vere villette. Udimmo a un tratto le note festanti di una marcia briosa: era il «Jazz-band » della Colonia, che faceva prove. Passammo di là: 14 strumenti, perfettamente intonati. Poco lungi c'è il teatro costruito all'aperto, che funziona regolarmente: direttore di scena, artisti e musici, tutti lebbrosi; persino gli autori dei drammi e delle commedie che rappresentano. Il Dottore Eneas mi diceva la grande importanza che si da allo sport ginnastico, elemento di indiscutibile valore in quel luogo, perchè abbinato al regime di cura secondo gli ultimi trovati della scienza, contro la lebbra.
C'è anche un campo di foot-bal per i giovani, e un altro di cestobal per le ragazze. Funziona una scuola elementare per i bambini, e un primo nucleo di scuole professionali per artigiani.
Ora che la Provvidenza ha mandato colà il nostro caro Don Currò, uno dei più anziani e valorosi missionari del Matto Grosso, l'amministrazione si è impegnata di costruire subito anche la chiesa. La visita durò un paio di ore, che volarono. Mi accommiatai dal Dottor Eneas de Carvalho, dopo avergli detto tutta la mia ammirazione per il vero apostolato di scienza e di fede che esercita là dentro; e coll'amico Cariani presi la via del ritorno.
Mi sembrava un sogno. Pensando a quello che era fino a poco tempo fa il lebbroso, reietto dalla società, perseguitato, cercato a morte. Ora invece, grazie alle provvidenze governative i lebbrosi non sono più i nomadi esecrati, dal corpo in isfacelo e l'anima senza Dio...
Perchè la lebbra, più che deformare il corpo, è l'anima che mutila; ed è perciò l'anima che prima bisogna curare.
La scienza ha saputo costruire Ospedali e Sanatori con una tecnica perfetta, allietati di verde dentro e fuori, luminosi e allegri.
Don Currò completerà l'opera col sacro ministero, con quella bontà e quel distacco dalle cose terrene, quella rassegnazione ed umiltà, che si acquistano solo attraverso la Religione di Cristo! Preghi per lui, amatissimo Padre, per tutta la missione e per chi si professa suo aff.mo in G. C.
Sac. ERNESTO CARLETTI
Ispettore delle Miss. Salesiane del Matto Grosso e Goyaz.
Coi Bororo in piena foresta. Amatissimo sig. D. Ricaldone,
Di ritorno da una escursione missionaria, mi affretto a darle qualche notizia, sicuro di fare cosa gradita al suo cuore di padre.
Quest'anno, coll'approvazione dell'Ispettore, accompagnai assieme al coadiutore Secondo Busso, i nostri Bororo nelle loro annuali gite di pesca e di caccia. Così potei rinnovare l'esperimento della « catechesi volante», in modo impensato e sorprendente, perchè, avendo scelto come luogo di... villeggiatura le foreste degli affluenti del Rio Vermelho, riuscii a visitare i civilizzati della zona, mentre alcuni Bororo, inviati ai loro compagni del « Giaruddori », servirono di richiamo a quei che avevo visitato due anni or sono. Nello stesso tempo non rimasero privi di assistenza i nostri, che in questo annuale ritorno alla foresta, benchè di breve durata, corrono gravi pericoli.
Il Signore ci aiutò sensibilmente. Tutto andò bene; anzi un bel gruppo di Indi, invitati dai loro fratelli, vennero ad unirsi a noi, ed ora sono qui a Sangradouro. Parte sono vecchie conoscenze, altri sono nuovi; tutti ci sono affidati da nostro Signore per far loro un po' di bene.
Un mese circa di vita in piena foresta passò veloce per i nostri, ma non per noi.. Eravamo accampati sulle sponde del fiume « Paraiso »; ma se il nome è bello, altrettanto è brutta la realtà: un vero... purgatorio specialmente per l'enorme quantità di insetti alati e non alati che succhiano sangue a gran forza lasciando in paga un noiosissimo prurito.
Non mancarono neppure le bestie feroci: una notte tre « oncas » (specie di tigre) ci fecero un concerto indiavolato coi loro urli rabbiosi e cupi. Il dì seguente, i Bororo corsero alla caccia delle feroci bestiacce, ma inutilmente. Furono però più felici in caccia di altro genere. Certe sere portavan mucchi di selvaggina di ottima qualità. Allora, che festa! Quanto lavoro attorno a grandi pentoloni per cuocere le carni; e quanto affaccendarsi per preparare i più appetitosi e svariati... manicaretti!.. Una bella palma della foresta forniva la verdura più ricercata; un'altra il vino bianco. Al missionario offrivano generosamente selvaggina e frutta della foresta. I pasti erano conditi dal miglior appetito. La più brutta sorpresa fu quella di un grosso serpente: un « Sucurì » (Anaconda) che assalì una donna andata al torrente per prendere acqua. La poveretta diede un forte grido e fuggì, invocando aiuto. Corsero gli uomini e si posero ad inseguire il rettile, che si era internato nell'intricata boscaglia. Un Bororo lo raggiunse, l'afferrò per la coda tenendolo fermo, mentre gli altri con grandi coltellacci, presero ad incidergli fortemente il corpo. Era lungo più di cinque metri, e, sventrato, si trovò che da poco aveva ingoiato un porco selvatico.
Il ritorno fu un po' più faticoso, ma tutto andò bene.
Così, amato Padre avemmo anche noi un poco di... villeggiatura sui generis, con qualche frutto spirituale.
Ci benedica e ci raccomandi tutti all'Ausiliatrice ed a D. Bosco Santo. Dev.mo in C. J.
Sangradouro, 12 Settembre 1936.
Don CESARE ALBISETTI.
attribuite all'intercessione di MARIA SANTISSIMA AUSILIATRICE e di San Giovanni Bosco.
Due grazie. - Benchè sprovvisto d'indirizzo preciso, mi pregio inviare questa mia attestazione di devozione a S. G. Bosco, unita al mio obolo per grazia ricevuta: la guarigione del mio caro babbo da una malattia dichiarata inguaribile dai professori dell'Ospedale Civile di Parma, data anche la sua età di 82 anni.
Intrapresi la novena al Santo unito al Cappellano Militare del Campo proprio nei giorni che il mio babbo era ormai finito. Partii in colonna per Neghelli, e per due notti consecutive, mi parve di vedere il Santo, che mi disse queste precise parole:
« Abbi fede nel Signore e nella sua potenza divina, ed il tuo babbo sarà salvo ». Mi diede un soffio sul viso, e mi svegliai piangendo per la commozione e la gioia di essere stato ascoltato nelle mie umili preghiere.
Anch'io fui operato nell'Ospedale di Mogadiscio e sono guarito felicemente in pochi giorni da una malattia che mi tormentava da mesi.
Desidero ardentemente che queste mie attestazioni siano rese pubbliche; affinchè se ancora vi potessero essere degli increduli, possano redimersi e salvarsi. Con profonda e sincera devozione.
Mogadiscio, 19-IX-1936-XIV.
ASNELLI ALBERTO.
Guarigione prodigiosa. - Mio papà, nell'agosto 1935 era stato colpito da erisipela che gli lasciò la gamba sinistra tutta piagata. Il medico curante dichiarò il male inguaribile.
Lontana dalla mia famiglia, soffrivo e pregavo con essa, invitando tutti a ricorrere al nostro caro San Giovanni Bosco. La nostra fiducia ci ottenne la desiderata guarigione, dopo parecchie novene e l'applicazione della reliquia al malato.
Riconoscenti e commossi, ringraziamo il caro Santo, e lo preghiamo a volerci continuare la sua valida protezione.
Bruxelles, agosto 1935.
Suor A. VITALINI, F. M. A.
Evita una dolorosa operazione. - Per due volte la nostra mamma si sottopose, in famiglia, a due semplici atti operatori dai quali si sperava il suo completo benessere. Ma qual non fu la nostra pena nel constatare che il male peggiorava invece rapidamente, sì da costringerci a portare la paziente in una clinica per una terza difficilissima operazione. Si temeva di un cancro, e tutti i familiari incoraggiavano la mamma a lasciarsi operare. Io sola la distoglievo, e con la buona famiglia Orsi incominciai una novena a D. Bosco, ponendo la reliquia del Santo a contatto dell'ammalata.
Fra la meraviglia dei professori l'inferma incominciò presto a migliorare finchè il male disparve completamente.
Dal mese di maggio sta benissimo, si nutre e lavora instancabilmente per la famiglia, che onora D. Bosco come suo protettore.
Riconoscente rendo pubblica la grazia e invio una tenue offerta.
Castellazzo Bormida (Alessandria), 24-IX-1936.
ZUCCA GIUSEPPINA.
D. Bosco salva il mio bambino. - Mio figlio Gino, di quattro anni, il 18 maggio u. sc. fu colpito da broncopolmonite capillare, in forma così violenta che ben presto lo ridusse agli estremi. Fu tanto il catarro ammassatosi nei suoi piccoli bronchi, che lo si dovette condurre all'ospedale di Padova dove senz'altro fu decretata l'estrazione, mediante l'asportazione di due costole. In questo disperato frangente mi rivolsi con viva fiducia al grande Santo dei piccoli, scongiurandolo ad intervenire, e promettendo la pubblicazione della grazia, con una offerta.
Quale infatti non fu la mia gioia quando, il mattino seguente, i medici stupiti constatarono lo scioglimento totale e spontaneo del catarro. L'operazione fu scongiurata e il piccolo si andò rapidamente rimettendo fino alla completa guarigione.
Colla più viva riconoscenza adempio la mia promessa. In fede
S. Eufemia di Borgoricco (Padova), 1-X-1936.
VECCHIATO GIUSEPPE.
Due grazie. - L'anno scorso un mio figliuoletto si ammalò di paratifo con febbre altissima, delirio e pericolo di vita. Il Santo da me invocato ai piedi del SS. Sacramento, mi ottenne la grazia della guarigione.
In questi giorni ho ottenuto un'altra grazia: fui infatti liberato da un'operazione chirurgica quasi certa.
Da circa sei anni soffrivo fisicamente e moralmente. Un calcolo renale di terzo grado, giudicato difficile ad eliminarsi è venuto fuori improvvisamente e senza dolore, proprio senza dolore come io nella mia costante preghiera chiedevo a Don Bosco con somma fiducia e puerilità.
Sono sempre stato molto devoto di questo Santo e confesso che tutte le grazie che ho chiesto, per quanto apparentemente impossibili, mi sono state concesse.
Sempre più mi convinco che Don Bosco non abbandona i suoi figli nel dolore.
Con profonda gratitudine.
Pietraperzia (Enna), 18-x-1936-XIV.
GIUSEPPE GIGANTE, insegnante.
Una bella grazia. - Da vario tempo un erpete mi tormentava le mani e non mi permetteva di continuare a dare lezioni di piano.
Uno specialista mi ordinò delle applicazioni di raggi X che in poco tempo mi avrebbero guarita. Incominciai subito la cura, ma, dopo la sesta seduta, pian piano, le mani incominciarono a bruciarmi terribilmente prendendo un colore violaceo cupo. Ricorsi allora a S. G. Bosco e andai dal professore che mi aveva applicato i raggi. Questi, spiacentissimo e pensieroso, mi ordinò dei calmanti che non giovarono a nulla. Le mie mani bruciavano come carboni accesi: giorno e notte, non avevo un momento di sollievo. Iniziai una novena a San Giovanni Bosco e tornai dal professore. Il suo aspetto pensieroso, il suo fare impacciato mi fecero dubitare di qualche cosa di grave. Ricorsi allora ad uno specialista. Appena mi vide si mise le mani nei capelli e capì che c'era stata della esagerazione nelle sedute o qualche alterazione nell'apparecchio. Certo era un caso di radiodermite, disperato ! Già si formavano delle ulceri e correvo pericolo di perdere le mani. Mi applicò un impiastro, come ultimo rimedio! Se non mi avesse giovato, non avrebbe più saputo cosa farmi. Io intanto invocavo D. Bosco con tutta la mia fede. La mattina del 31 agosto, ultimo giorno della novena, il medico mi sfasciò, mi tolse quell'impiastro causandomi acutissimo dolore; ma ecco il grande conforto: le mani erano salve! Non so descrivere la mia gioia e quella del dottore, il quale però mi disse che sarebbero occorsi tre o quattro mesi per una guarigione completa. Grazie a Dio sono invece già perfettamente guarita. Riconoscentissima
Mantova, 29-IX-1936.
AUGUSTA VENTURINI.
Grazie, Don Bosco! - Entrato in convalescenza dopo una grave malattia che mi aveva immobilizzato per circa quattro mesi, col cuore pieno di fede, ringrazio San Giovanni Bosco, per la sua valida intercessione che mi ottenne la salvezza e la guarigione.
Adempio pure alla promessa fatta inviando un'offerta per l'ampliamento della Basilica di Maria Ausiliatrice, nella fiducia che San Giovanni Bosco continui la sua protezione su tutta la mia famiglia.
S. Germano Chisone (Pinerolo), 28-IX-1936.
PAOLO GALETTO.
La febbre scompare. - Il nostro piccolo Pierpaolo fu sorpreso da una improvvisa e forte febbre ribelle alle cure di valenti professori, i quali peraltro non riuscivano a trovarne la causa. Protraendosi oltre dieci giorni, ci rivolgemmo al Signore interponendo l'intercessione di D. Bosco che facevamo invocare, nei momenti di calma, anche dal bambino. Con nostra immensa gioia e con stupore dei medici curanti, la febbre cessò favorendo la guarigione in brevissimo tempo. Con riconoscenza.
Piacenza, 10-X-1936.
Coniugi SVERZELLATI.
Un tragico incidente. - Il 10 giugno 1936 viaggiavo con altri quattro Salesiani, quando all'improvviso la macchina si trovò dinanzi una svolta ad angolo retto proprio in un tratto in cui la strada era fiancheggiata da ampi fossati profondi quasi due metri. Non riuscì a superare la curva: in un secondo l'automobile divorò la larghezza della strada, raggiunse il ciglio e, sempre avanzando, slittò nel fossato, fece un giro completo su se stessa, poi un altro quarto di giro e si fermò sul fianco.
Intuito il pericolo, invocai subito Maria Ausiliatrice e continuai ad invocarla nei pochi secondi che durò l'incidente. « Più di uno avrebbe dovuto perdere la vita », così asserirono i testimoni, e così presentimmo noi tutti nell'agonia di quel terribile frangente. Invece ne uscimmo tutti salvi, sebbene non del tutto incolumi: uno dei confratelli riportò una ferita dalla quale guarì in otto giorni, ed io un penoso traumatismo muscolare che mi obbligò al letto per un mese e per un altro non mi lasciò camminare che stentatamente coll'aiuto del bastone: prova evidente della gravità del pericolo corso.
Ora, guarito del tutto, rendo pubblica la gran a ricevuta protestando la mia filiale gratitudine alla Vergine Ausiliatrice, e la prego ad aiutarmi a consacrare tutta la vita che mi volle prolungare nel diffondere la sua devozione.
Torino, 15-XI-1936.
D. P. BERRUTI, Salesiano.
Mi guarisce il babbo. - Il 1 aprile 1936 mio padre venne ricoverato d'urgenza all'ospedale Mauriziano di Torino, dove gli fu riscontrata una grave forma di peritonite acuta, diffusa a tutto l'ambito intestinale.
Operato al più presto possibile, benchè l'atto chirurgico avesse avuto esito positivo, tuttavia non dava alcuna speranza di salvezza. Lo dichiarò il medesimo Prof. Bertoni curante, appena terminata l'operazione, con queste parole: «Solo la Madonna può salvare un individuo ridotto in questo stato ». La frase dell'illustre chirurgo, anzichè abbattermi, ravvivò ancor più in me la fede nell'aiuto divino. « Ebbene - dissi - la Madonna e Don Bosco gli otterranno la guarigione i.
Al caro infermo fu subito applicata una reliquia ex ossibus del Santo e i 200 Aspiranti Missionari dell'Istituto « Conti Rebaudengo » cominciarono ferventi preghiere a Maria Ausiliatrice per ottenere la sua intercessione presso l'onnipotenza di Dio.
Lo stato sempre gravissimo ed in qualche istante veramente disperato del mio povero papà, si mutò decisamente al 25° giorno. Con meraviglia di tutti, dopo quasi un mese venne dichiarato fuori pericolo. Il miglioramento non fece che progredire. Ora mio padre gode perfetta salute e può già lavorare quasi come prima.
Sia ringraziata pubblicamente la Vergine SS. e S. Giovanni Bosco della valida intercessione.
Torino, 18-XI-1936.
Ch. ROMOLO ARTUSIO, Salesiano.
Guarita da ostinata infezione. - Corsini Giuseppina in Giordano d'anni 30, nei primi giorni di aprile del 1936 fu colpita da una terribile infezione ad un piede che in pochi giorni si propagò a tutto il corpo. Si ricorse subito all'opera di un valente medico, si fece consulto con altri dottori ; ma l'infezione era renitente a qualunque cura e la giovane e robusta inferma in pochi giorni fu ridotta in fin di vita. Visto che l'aiuto della scienza non era sufficiente a superare il male, si ricorse con maggior insistenza a Maria Ausiliatrice ed il parroco con voto speciale affidò la sofferente alla protezione di S. G. Bosco. Cominciò subito il miglioramento, e, dopo circa due mesi di convalescenza, la Corsini Giuseppina era completamente ristabilita.
Feisoglio, 28-x-1936.
Sac. Musso TEOBALDO, arciprete.
LA SCUOLA "GIOVANNI CAGLIERO" IN ROMA
Il 28 ottobre u. sc., XV dell'E. F., Roma ha inaugurato solennemente una nuova scuola elementare nel quartiere Tuscolano, capace di 2000 alunni distribuiti in 55 aule. Per disposizione dell'allora Ministro della Educazione Nazionale S. E. il Conte Cesare M. De Vecchi di Val Cismon venne intitolata al nome dell'Eminentissimo Card. Cagliero, a corona del Giubileo di Diamante delle Missioni salesiane.
La benedisse S. E. Mons. Guerra, arcivescovo salesiano, alla presenza delle Autorità scolastiche e degli alunni, cui venne distribuito un grazioso ricordo con fotografia e cenni biografici del grande Missionario.
Una grazia prodigiosa. - Lo scorso febbraio, mio figlio Albino nella gagliardia dei suoi 26 anni, fu colpito improvvisamente da calcolo renale per cui dovette di urgenza assoggettarsi ad una operazione chirurgica. Questa gli causò una pleurite emorragica con conseguente intossicamento intestinale che lo condusse in fin di vita.
La malattia si prolungò sempre gravissima tanto che i medici dichiararono il caso disperato. Confortato il paziente cogli ultimi sacramenti, mia moglie ed io, pur disponendoci a fare la santa volontà di Dio, ci gettammo ai piedi di Maria Ausiliatrice e seguiti anche da persone amiche, pregammo fervorosamente la Madonna e S. Giovanni Bosco, nonchè il Servo di Dio Don Michele Rua, ad intercedere presso il Signore per strappare la grazia della guarigione.
La grazia venne. Il malato si riebbe e guarì perfettamente con grande meraviglia di tutti specialmente dei medici curanti. Sono passati omai parecchi mesi e si mantiene in piena salute.
Con immensa gratitudine rendo pubblica la grazia e rimetto una doverosa offerta.
Torino, 15-XI-1936.
MARIO ODDONE.
Guarito da polmonite. - Ero a letto colpito da forte raffreddore e temperatura elevata, quando improvvisa e violenta la polmonite sorprese, nel cuor della notte, il mio caro papà. Febbricitante lo assistetti fino agli ultimi istanti di sua vita. Ma lo strapazzo subito favorì anche in me un forte attacco di polmonite che mi ridusse agli estremi. Unito ai miei cari feci allora fiducioso ricorso all'Ausiliatrice dei cristiani e a Don Bosco Santo e fummo prontamente esauditi: si notò subito un consolante miglioramento che continuò rapidamente ridonandomi la primiera salute.
Riconoscente invio una tenue offerta e invoco continua assistenza.
Cavallerleone, ottobre 1936.
PoRCHIETTI MICHELE fu BENEDETTO.
Per l'intercessione del Servo di Dio Don Michele Rua.
Da due anni avevo la figlia ammalata, e per quanto avessi pregato con vivo fervore Don Bosco, non accennava lontanamente a migliorare. Un giorno, più in apprensione del solito, mi recai nella chiesa salesiana di Biella e dopo aver adorato il Santissimo, come Don Bosco insegnava, mi portai all'altare del Santo a perorare colle preghiere la grazia della guarigione della figlia.
Nell'aprire il libro di preghiere mi cadde sott'occhio l'effigie del Servo di Dio Don Michele Rua e un'idea mi passò per la mente. Alzo gli occhi verso il Santo e dico: - San Giovanni Bosco, forse volete lasciare al vostro grande e santo figliuolo la gloria di appagare il mio, desiderio e guarirmi la povera ammalata ? - Pregai ancora e ritornai a casa.
Era intanto arrivato il Bollettino Salesiano e, scòrsolo, vi trovai in prima pagina un articolo su Don Rua con esortazione di voler notificare le grazie ricevute per intercessione di lui. Non ci volle di più perchè mi decidessi di metterlo alla prova; e cominciai quel giorno stesso una novena al Servo di Dio. Nel corso della novena la figlia cominciò a migliorare e prosegui fino ad essere in breve normalmente ristabilita ».
Rendo grazie vivissime per avermi così prontamente consolata.
Biella, 25-VIII-0936.
CRIDA ZOE in COCHIS.
Ringraziano ancora della loro interces - sione Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco:
Conti Giuseppina ved. Colombano (Torino) per la miracolosa guarigione della figlia colpita da grave malattia e sottoposta a due operazioni.
La famiglia Rossetti (Cingoli) per la guarigione della mamma e del fratello.
Tiraboschi Camillo (Cicola) per aver potuto trasportare a casa la moglie che si trovava in alta montagna gravemente inferma.
Fiaschetti Augusto (Castelplano) per la cessazione di atroci dolori di sciatica.
La famiglia Fels e Francesco Saverio Fels, salesiano, (Roma) pel felicissimo successo del figlio maggiore negli esami d'ammissione al Politecnico di Parigi.
Nevasto Innocentina (San Pietro Mussolino) per la liberazione da noiosa indisposizione.
Suor Luigina P. (Fossano) per la preservazione dei vigneti dei suoi cari dalla grandine che ogni anno li devastava.
Lusso Alfonso e Rita (Genova-Pegli) per i lumi forniti a due bravi dottori che valsero ad evitare un'operazione chirurgica non necessaria.
Cotti Elena (Artogne) perchè colpita da atrocissimi dolori al ventre ottenne un rapido miglioramento che spera sarà seguito da guarigione completa.
De Marchi Federica (Torino) per l'ottenuta improvvisa guarigione da una dolorosissima flebite.
La vedova Golzio per aver ricuperata la salute, dopo tante atroci sofferenze.
Biano Giuseppina perchè la sorella potè evitare una pericolosa operazione chirurgica e per un'altra segnalatissima grazia.
Giani Rossi Elisa per varie grazie ricevute, implorandone altre.
Ferrero Tommasina (Portocomaro) per grazia ricevuta.
Grosso Maria pel felicissimo esito di affari di commercio.
Ghelli Pier Paolo (Milano) per una segnalatissima grazia ricevuta.
Falcheri Anna (Villanova S. Grato) per la grazia della guarigione.
Spalla Maria (Borgo S. Martino) per la guarigione del bambino.
Wefscheider Paola (Viareggio) per due grazie ottenute per intercessione di Don Bosco Santo.
Maria C. (Vicenza) per l'ottenuto impiego dopo mesi di disoccupazione.
T. G. ex-allieva (Bagnolo P.) per segnalatissimi favori.
Carboni Giuseppe perchè da molto tempo disoccupato, potè trovare impiego.
Fancello Vettor Pia (San Giovanni di Casarsa) pel felice esito degli esami di abilitazione magistrale subiti dal figlio.
Ravina Giuseppina (Alessandria) pel buon esito di una delicata operazione alla gola.
Botto Maria (Alessandria) per un segnalatissimo favore.
Una famiglia (Adrano) per una grazia speciale.
Boetto Rita (S. Grato di Bagnolo P.) per segnalatissime e molteplici grazie ricevute invocando continua protezione su di sè e sulla sua famiglia.
La "Strenna" di Don Bosco.
Carissimi, ho una grande commissione da farvi: Don Bosco, per mezzo del suo IV Successore, il signor Don Ricaldone, m'incarica di darvi la strenna pel 1937. Voi sapete già di che si tratta. Il Santo, la vigilia di ogni Capodanno, soleva raccogliere tutti i suoi giovani dell'Oratorio prima del riposo e dar loro come strenna un saggio consiglio da seguire in tutto il corso dell'anno. Consiglio che tutti i direttori dei diversi istituti ed oratori ripetevano contemporaneamente ai loro alunni nelle altre case. Cosi fecero, finché vissero, anche il Servo di Dio Don Michele Rua, Don Albera, Don Rinaldi.
Il signor Don Ricaldone per l'anno 1937 a tutti i Salesiani, Allievi, Ex-allievi e Cooperatori, a tutte le Figlie di Maria Ausiliatrice, Allieve, Ex-allieve e Cooperatrici dà questa bellissima strenna:
Coltiviamo la pietà eucaristica secondo gli insegnamenti e la pratica di Don Bosco Santo.
Che ne dite? Proprio quella che ci vuole per farvi trascorrere un anno felice. Un giorno il venerabile professor Contardo Ferrini teneva conversazione con altri professori d'Università che, forse un po' stanchi, lamentavano, per diverse cause, tante giornate nere. Egli li lasciò sfogare, poi con tutto candore disse: « Per me l'unica giornata nera è quella in cui non posso fare la santa Comunione ». Ebbene, il Successore di Don Bosco vuol procurarvi la gioia e la letizia di Contardo Ferrini. Coltivate la pietà eucaristica, fate sovente e bene la santa Comunione, se potete anche tutti i giorni, e voi vivrete giulivi più del vostro aff.mo
DON GIULIVO.
Salesiani defunti:
ZANOLOTTI DOMENICO, coad. da Alburzano (Pavia), † a Torino (San Giovanni) il 21-X-1936 a 85 anni di età. Visse dieci anni accanto a Don Bosco infervorandosi nell'ammirazione e venerazione del Santo che gli resero sempre cara la vita salesiana anche nei più umili uffici, mentre prestava affettuosamente la sua bella voce di basso al decoro delle sacre funzioni.
DE FELICI GEREMIA, coad. da Montebuono (Rieti), † a Bari il 23-X-1936 a 73 anni di età. Accolto anch'egli personalmente dal Santo Fondatore nella Società Salesiana visse edificando col fervore della sua pietà e il suo spirito di sacrifizio.
ORTEGA D. DAVIDE, sac. da Escalona (Spagna), † a Buenos Aires (Argentina) il 15-VIII-1936 a 49 anni di età. Fu un apostolo degli Oratori festivi quali li desiderava Don Bosco.
DELLA BEFFA D. AMBROGIO, sac. da Bubbiano (Milano), † a Gualdo Tadino (Perugia) il 15-X-1936 a 71 anno di età. Guadagnato dal Santo Fondatore negli ultimi anni di sua vita, ed informato a vero spirito salesiano rese preziosi servigi alla Congregazione nel campo della amministrazione e poi nella direzione della Scuola Agricola di Corigliano d'Otranto.
MIGLIO GIUSEPPE, coad. da Bellinzago (Novara, † a Cuenca (Equatore) il 21-IX-1936 a 23 anni di età.
Cooperatori defunti:
S. E. Rev.ma Mons. COSTANZO CASTRALE.
Vescovo titolare di Gaza, Canonico Prevosto del Capitolo Metropolitano, Rettore Onorario del Seminario Arcivescovile di Torino † a Torino il 26-XI-1936 a 86 anni di età. Vicario di Favria Canavese, fu chiamato a Torino nel 1905 dal compianto Card. Richelmy che lo volle Vicario generale dell'Archidiocesi e successore di Mons. Bertagna sulla Cattedra del Beato Cafasso al Convitto ecclesiastico, quindi Rettore del Seminario.
La soda cultura, l'umiltà profonda, la pietà sentita e lo zelo per la formazione del giovane clero distinsero e fecondarono mirabilmente, il suo complesso e delicato ministero cattivandogli la stima e l'affetto di tutti. Cooperatore dalla sua giovinezza, divotissimo di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco, accorreva sempre che lo invitavamo a celebrare e pontificare nella nostra Basilica e si prestava con paterna- sollecitudine e sovente anche con sacrificio per le frequenti sacre ordinazioni dei nostri chierici. Lo scorso mese di maggio, quantunque aggravato dagli anni, si era fatto accompagnare alla basilica per soddisfare la sua pietà mariana. Noi confidiamo ch'egli sia subito volato al Cielo a cogliere la corona di tante opere buone, tuttavia lo raccomandiamo caldamente ai suffragi di tutti i nostri Cooperatori.
BOGGERO CARLO † a Carpeneto d'Acqui il 31 dicembre 1935 a 87 anni di età.
Exallievo di Don Bosco dal 1863 al 1865, crebbe alla scuola del Santo ottimo educatore, consacrandosi per oltre 4o anni all'insegnamento, lieto di offrire una figliola all'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.
Don AMBROGIO BERNINI † il 20 settembre u. sc.
Allievo di Don Bosco che gli impose l'abito talare, fu per 42 anni parroco di Robecco Pavese, ispirando al Santo il suo zelo apostolico per la cura delle anime.
MARIA GUALDONI Ved. RIVOLTA † a Cuggiono il 2o-X-u. sc. ad 84 anni, dopo una vita semplice e buona tutta spesa nell'esercizio delle più belle virtù cristiane e nelle cure più amorose per la educazione religiosa e morale della numerosa prole, lieta d'aver dato al Signore e a Don Bosco due figli, l'uno sacerdote missionario nell'America del Sud, l'altro direttore del nostro Istituto di Milano.
PASQUALE BUSSOLETTI † in età d'anni 74. Padre del direttore del nostro Istituto di Ravenna, visse una vita di semplicità e di lavoro, coadiuvando la sua pia consorte nell'educazione dei figli, esempio di elette virtù morali e religiose, e di grande amore alle opere di D. Bosco.
PADRE LUIGI GRIFONI † a Borgo alla Collina (Arezzo). Predicatore eloquente bandì la parola di Dio dai principali pulpiti d'Italia. Anima di apostolo ebbe palpiti di carità per ogni sventura e in modo particolare per l'età più abbandonata. Grande ammiratore di Don Bosco ne zelò le opere ovunque.
Altri Cooperatori defunti:
Adda Elisa, Altavilla (Vicenza) - Alessandri Giuseppa, Barbarano (Viterbo). - Aletto Pier Mario, Torino - Allegretti Annunziata, Brindisi - Bacigalupo Giuseppina, Torriglia (Genova) - Basso Domenica, Torino - Belcari Elisa, Bagni di Casciana (Pisa) - Bernardi Romano, Paderno del Grappa (Treviso) - Bertone Eugenia, Mollare (Savona) - Calcagno Giuseppe, Alassio (Savona) - Calciati Giovanni, Casalino (Novara) - Calzolari Luigia,Calestano (Parma) - Cambiaso Teresa in Casano, GenovaSampierdarena - Cappelli Teresa Vallauri, Fossano (Cuneo) - Chiusano Giovanni, Torino - Coltura Ercole e Maria, Bagnatica (Bergamo) - Corsi Beccaria M.sa Irene, Torino - Cristaudo Juan, Santa Fè (Argentina) - De Carli Ermelinda, Castelvisconti (Cremona) - Di Primio Giustino, Chieti - Franco Filippo, Carmagnola (Torino) - Ghibaudo Alessandro e Teresa, Costigliole di Saluzzo (Cuneo) - Giacon Girolamo, Este (Padova) - Gilardoni Tersa, Bellagio (Como) - Graglia Adelaide, Castelnuovo D. Bosco (Asti) - Lazzara Giovanni, Vicari (Palermo) - Locatelli Lazzaro, Moggio (Como) - Macca Caterina Guastalla (Reggio Emilia) - Martignoni Martina, Vira Gambarogno (Svizzera) - Martinelli Bortolo, Rovereto (Trento) - Mezzena Prof. Emilio, Rovereto (Trento) - Nicolai Pietro, Selvena (Grosseto) - Nunzi D. Attilio, Le Valli (Firenze) - Ottella Maria, Occhieppo Inferiore (Vercelli) - Paglia Pietro, Brescia - Pisanu Margherita, Quartucciu (Cagliari) - Piva Agostino fu Antonio, Molina di Riva (Trento) - Poggi Vincenzo, Sannazzaro dei Burgondi (Pavia) - Polimeni Matteo, Contesse (Messina), - Prada Ambrogio, Barlassina (Milano) - Rodighero Giuseppe, Vallonara (Vicenza) - Ruffini Giovanni, Irma (Brescia) - Sandrini Caterina, Edolo (Brescia) - Soprani Silvio, Fabbrico (Reggio Emilia) - Spartà Michele, S. Domenica Vittoria (Messina) - Turriccia Teresa, Mathi (Torino) - Vaudano Giovanni Celestino, Trivero (Vercelli) - Zaffani Giuseppina, Gazzaniga (Bergamo) - Zanardi Maria, Alessandria - Zilibotti Carlo, Magreta (Modena).