Anno LXI - N. 5 MAGGIO 1937 - - XV
SOMMARIO: Una divozione di attualità. - Sotto la cupola dell'Ausiliatrice. - Il Centenario della nascita della Ven. Madre Maria Mazzarello. In famiglia. - Lettera di Don Giulivo ai giovani. - Dalle nostre Missioni: Assam, Equatore. Siam, Giappone. - Grazie attribuite all'intercessione di Maria Ausiliatrice e di S. Gio. Bosco. - Necrologio.
È la divozione alla Vergine SS. sotto il titolo di Ausiliatrice del popolo cristiano AUXILIUM CHRISTIANORUM. Questo è infatti il titolo che riflette la funzione, potremmo dire, sociale della Vergine Santa nella Chiesa Cattolica e la sua missione particolare di tutela e difesa del «Mistico Corpo di Cristo» in quanto società vera, organica e divinamente perfetta di tutti i fedeli sotto la guida invisibile del divino Capo e Fondatore Gesù Cristo, rappresentato visibilmente dal Papa. E la sua ragione, come l'origine della divozione, fondata rigorosamente sul dogma della Divina Maternità, è appunto nella storia, solennemente documentata, del pubblico intervento del patrocinio di Maria nelle ore più minacciose della vita della Cristianità. Lepanto e Vienna segnano le vittorie più strepitose della Vergine « forte come un esercito schierato a battaglia» (Cant., VI, 3) contro i formidabili assalti sferrati dalla barbarie alla civiltà del popolo cristiano; mentre Napoleone, «segno d'immensa invidia e di pietà profonda - d'inestinguibil odio e d'indomato amor » incarna tutti i persecutori che nel corso dei secoli hanno tentato di dissolvere, di schiantare o di asservire la Chiesa di Cristo all'orgoglio sfrenato del potere.
Le tappe gloriose.
Epperò, il 1571, il 1683, il 1814 non segnano che le tappe più salienti della marcia trionfale di Maria Ausiliatrice, cui corrispondono gli atti ufficiali di omaggio dei Sommi Pontefici. Dopo la vittoria di Lepanto, S. Pio V universalizza colla sua autorità l'invocazione di Maria Auxilium Christianorum; dopo quella di Vienna, Innocenzo XI approva l'erezione in Monaco di Baviera di un'Arciconfraternita sotto il titolo di Maria Ausiliatrice. Tornato a Roma, dopo la prigionia, Pio VII istituisce la festa della Vergine Ausiliatrice da celebrarsi ogni anno in Roma il 24 maggio, data della firma dell'abdicazione di Napoleone (24 maggio 1814).
L'anno seguente 1815, nasceva ai Becchi di Castelnuovo colui che avrebbe dovuto essere l'apostolo provvidenziale della divozione all'Ausiliatrice in tempi non meno procellosi per la vita sociale della Chiesa di Cristo. Contro le insidie degli empi, smaniosi di fare i funerali alla «Madre dei santi», Don Bosco sorse a ravvivare la fede nella divina missione della Vergine Madre di Dio; e, mentre salvava l'Italia dal pervertimento settario del Risorgimento, disponendo gli animi dei veri patrioti a quella Conciliazione che avrebbe ridato alla Patria la secolare grandezza, indicava al popolo cristiano il valido presidio dell'assistenza materna di Maria, destinata da Dio alla difesa della compagine cattolica del mistico Corpo di Cristo. Fu una grazia di Maria Ausiliatrice, e Pio IX la riconobbe solennemente, anche se non ebbe la consolazione di vederla tutta compita, approvando ed erigendo canonicamente in Arciconfraternita nel nostro santuario di Torino l'Associazione dei Divoti di Maria Ausiliatrice, con suo breve in data 16 marzo 1870, ed altri successivi.
Leone XIII, il Papa della Rerum novarum, coi brevi del 18 gennaio 1894 e del 25 febbraio 1896, concesse al Rettor Maggiore la facoltà di erigere in tutte le chiese ed oratorii salesiani la pia associazione e di aggregare anche quelle che si erigessero in qualunque altra chiesa del mondo cattolico all'Arciconfraternita eretta nel santuario di Torino.
Quindi, commosso dai frutti portentosi della provvida divozione e più che mai preoccupato dagli errori sociali che germogliavano il sovversivismo, col breve del 13 febbraio 1903, decretò l'incoronazione dell'Immagine taumaturga, delegando a suo nome ed autorità l'Em.mo Card. Arcivescovo di Torino Agostino Richelmy.
Ugual fiducia ripose nella Vergine Ausiliatrice l'Angelico Pio X, il quale nelle ore più trepide del suo pontificato scriveva: Noi siamo persuasi che, nelle vicende dolorose dei tempi che corrono, non ci restano altri conforti che quelli del Cielo, e tra questi l'intercessione potente di quella benedetta che fu in ogni tempo l'Aiuto dei Cristiani.
E con breve del 13 luglio 1911 elevava il santuario della Madonna di Don Bosco alla dignità di basilica minore.
Che dire poi di Benedetto XV, sorpreso da quell'immane conflagrazione che fu la guerra europea, all'inizio del suo Pontificato ? Egli largí preziosi indulti liturgici alla basilica di Maria Ausiliatrice ed offerse pel cinquantenario del sacro Tempio la preziosa pianeta che oggi riveste la salma gloriosa del santo Don Bosco ed un'artistica pisside, dichiarando nell'autografo del 12 maggio 1918 che intendeva raccomandarsi in modo speciale, insieme con, tutta la Chiesa all'aiuto potentissimo della Madre di Dio. L'apposizione dell'aureo scettro, fatta dall'Em.mo Card. Cagliero, il 9 giugno dello stesso anno 1918, fu protesta solenne di gratitudine mondiale per la materna intercessione dell'Ausiliatrice nelle procelle dei tempi passati.
L'ora delle tenebre.
Ma, che cos'erano quei tempi, rispetto ai nostri ? Che cos'erano le schermaglie dell'anticlericalismo d'allora, rispetto alla guerra colossale organizzata oggi dai « senza Dio» e condotta su un fronte vasto quanto il mondo, con tattica diabolica, che va dalla propaganda antireligiosa - a base. di calunnie e di caricature, colla stampa, nella scuola, col cinematografo, colla radio - fino alle leggi di proscrizione, fino alla vera persecuzione, alla caccia al clero ed ai fedeli, alla tortura di anime innocenti, al massacro di intere popolazioni abbandonate dalle stesse autorità politiche alla crudeltà spietata di pubblici criminali insatanassiti ? Milioni di vittime in Russia in vent'anni di carneficina, migliaia in Messico, centinaia di migliaia nella Spagna, mutilate, martoriate, abbrutiate, sepolte vive dopo lo strazio di sevizie inaudite che assommano, quando non superano, le brutalità degli antichi imperatori di Roma pagana, l'efferata barbarie degli infedeli, le stesse atrocità della mezzaluna. Si tratta di una lotta titanica, studiata e preparata con odio e scaltrezza satanica, con programma totalitario ed obiettivi mondiali, su un piano sistematico di sovvertimento internazionale, che tende a sopprimere tutti gli onesti, tutti i credenti, a distruggere la fede e la coscienza religiosa per instaurare, sulle agognate rovine della Chiesa, la tirannide d'una nuova barbarie senza nome. Tutte le risorse degli empi sono omai asservite a questa lotta immane che minaccia di assumere proporzioni ancor più gigantesche complicata com'è da losche passioni, da intrighi politici, da abbominevoli speculazioni, mentre potenze capaci di frenare l'irruenza di tanta barbarie, traviate da un nuovo spirito pagano, angustiano la Chiesa d'altra parte, con una persecuzione merlo barbara nelle forme, ma anche più sistematica e deleteria nel processo, sterilizzando la vita della Chiesa e pervertendo l'educazione cristiana della gioventù.
Le due colonne in mezzo al mare.
Noi sappiamo, e l'ha ricordato tante volte il Papa, a comune conforto nelle ore angosciose di tante persecuzioni, che la Chiesa ha con sè le divine promesse: Portae inferi non praevalebunt: le porte dell'inferno non prevarranno (MATT., XVI. 18). Venti secoli di esperienza - secoli di altre persecuzioni che, lungi dal distruggere la Chiesa, l'hanno purificata, fortificata e santificata - accreditano tutta la nostra fiducia. Ma sappiamo pure che, come nella vita di Cristo ci fu l'ora degli empi e della potestà delle tenebre - Haec est hora vestra et potestas tenebrarum (Luc., XXII, 53) - così anche nella storia della Chiesa si alternano i giorni di passione con quelli di risurrezione. E sappiamo, di più, che Colui che disse: Ecco ch'io sono con voi fino alla fine dei secoli (MATT., XXVIII, 20), ha istituito la SS. Eucaristia per protestarci sensibilmente la fedeltà alla sua promessa, ed ha destinato la sua stessa Madre Maria Santissima a tutela della sua Chiesa, costituendola ausiliatrice del popolo cristiano.
Il sogno di Don Bosco nel maggio 1862, quando vide la nave di Pietro assalita da mille altre navi, ci ammonisce che il trionfo della Chiesa è legato alla due colonne della divozione a Gesù Sacramentato ed a Maria Ausiliatrice. Ma forse è questo il tempo di realizzare in pieno la profezia fatta dal Santo ne «La nuvoletta del Carmelo » (Letture Cattoliche 1877) quando nella prefazione scrisse: Tempo verrà che ogni buon cristiano insieme con la divozione al SS. Sacramento ed al Sacratissimo Cuore di Gesù, si farà un vanto di professare una tenerissima divozione a Maria Ausiliatrice.
Il Santo Padre Pio XI, nell'Enciclica Divini Redemptoris del 19 marzo u. sc. - la prima della mirabile trilogia papale che ha richiamato il mondo sull'orlo del baratro spaventoso aperto dal comunismo ateo e dal razzismo neopagano - ha invitato formalmente tutti quanti i fedeli a queste divozioni. Dopo aver accennato ad altri rimedi, egli infatti aggiunse:
Ma « se il Signore non sarà il custode della città, indarno veglia colui che la custodisce » (Salmo CXXVI, 1). Perciò, come ultimo e potentissimo rimedio, vi raccomandiamo, Venerabili Fratelli, di promuovere e intensificare nel modo più efficace nelle vostre diocesi lo spirito di preghiera congiunta con la cristiana penitenza. Quando gli Apostoli chiesero al Salvatore perchè non avessero essi potuto liberare dallo spirito maligno un demoniaco, il Signore rispose: «Demoni siffatti non si scacciano, che con la preghiera e col digiuno » (S. MATTEO, XVII, 20). Anche il male che oggi tormenta l'umanità non potrà esser vinto se non da una universale santa crociata di preghiera e di penitenza; e raccomandiamo singolarmente agli Ordini contemplativi, maschili e femminili di raddoppiare le loro suppliche e i loro sacrifici per impetrare dal Cielo alla Chiesa un valido soccorso nelle lotte presenti, con la possente intercessione della Vergine Immacolata, la quale, come un giorno schiacciò il capo all'antico serpente, così è sempre il sicuro presidio e l'invincibile «Aiuto dei Cristiani ».
Ricorriamo adunque alla Vergine Ausiliatrice in questi giorni di prova e soprattutto in questo mese di maggio, ed invochiamola sotto il titolo di Ausiliatrice, non tanto pei nostri particolari interessi spirituali e materiali, quanto per ottenere il suo valido patrocinio sulla Chiesa Cattolica e sul suo augusto Capo, il Romano Pontefice, pel trionfo della pace di Cristo nel regno di Cristo che è il programma specifico del pontificato di Pio XI. Programma quanto mai urgente, in questi anni di tragiche esperienze in cui tutti i nemici di Dio e della Chiesa pretendono di dar la pace al mondo con altri mezzi e non fanno che terrorizzarlo con cataclismi fatali. Solo la pace di Cristo nel regno di Cristo può salvare il mondo, perchè non c'è salvezza all'infuori di Cristo: non est in alio aliquo salus; nec enim aliud nomen est sub coelo datum hominibus, in quo oporteat nos salvos fieri: non c'è salvezza in nessun altro, perchè non c'è sotto il cielo alcun altro nome dato agli uomini, dal quale possiamo aspettarci d'essere salvati (Atti degli Ap. IV, 12).
L'attuale Pontefice ha fatto di tutto per svolgere quest'unico programma di salvezza. L'insegnamento, la preghiera, la sofferenza, tutto fu da lui impiegato per l'instaurazione della pace di Cristo nel regno di Cristo. L'insegnamento: forse nessun Pontefice si è prodigato tanto in. questa parte del sacro ministero. Pio XI s'è innalzato un monumento coi suoi discorsi diretti volta per volta ad illuminare il mondo colla luce della verità in tutte le questioni della vita religiosa, sociale, internazionale, dando, coll'insegnamento, l'esempio della sana politica del Pater noster. La preghiera: quanto ha pregato e quanto ha fatto pregare il Papa per la pace del mondo, pel trionfo della giustizia, dell'onestà, della carità!... La sofferenza: per vari mesi, all'apostolato dell'insegnamento e della preghiera, egli ha aggiunto generosamente quello della sofferenza: spasimi atroci offerti al Signore per la pace di tutto il mondo e segnatamente per le nazioni desolate dalla guerra religiosa: Russia, Messico, Spagna, Germania.
Ma occorre vincere ostacoli colossali opposti dall'iniquità degli uomini «senza Dio» e « neopagani » per riuscire alla pacificazione e prosperità universale. Ebbene, noi preghiamo Maria Ausiliatrice perchè soccorra il Romano Pontefice e tutta la Chiesa in questa divina missione di pace; preghiamola non solo a difendere l'una e l'altro, ma ad ottenere la libertà necessaria alla religione per compiere l'alta funzione di educazione e di redenzione, di salvezza e santificazione del genere umano. Non è solo questione infatti di difendere persone e cose sacre: si tratta di salvare la verità dall'errore, la pace dalla guerra, la civiltà dalla barbarie. Preghiamola colla preghiera composta da S. Giovanni Bosco nel 1884: « O Maria, virgo potens, tu magnum et praeclarum in Ecclesia praesidium: tu singulare Auxilium Christianorum: tu terribilis ut castrorum acies ordinata: tu cunctas haereses sola interemisti in universo mundo: tu in angustiis, tu in bello, tu in necessitatibus nos ab hoste protege, atque in aeterna gaudia in mortis hora suscipe: O Maria, vergine potente, tu nostro grande e glorioso presidio nella Chiesa: tu straordinario aiuto dei Cristiani: tu terribile come esercito schierato in campo: tu hai annientato da sola tutte le eresie in ogni parte del mondo: tu nelle angustie, tu nelle lotte, tu nelle strettezze, difendici dal nemico, e nell'ora della morte accoglici negli eterni gaudi ».
Il mese di marzo, nonostante i capricci del tempo, ha segnato un crescendo nell'affluenza dei pellegrinaggi al santuario di Maria Ausiliatrice.
Il giorno 4, vi convennero numerosi Cooperatori, Ex-allievi e rappresentanze degli Istituti salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice, dell'Unione Insegnanti « Don Bosco » e del Comitato Dame-Patronesse pel funerale di trigesima del compianto signor Don Fascie. Col Rettor Maggiore erano S. E. Mons. Coppo, i Superiori del Capitolo, il Consiglio Generalizio delle Figlie di Maria Ausiliatrice e molte Suore, il conte sen. Eugenio Rebaudengo, la marchesa Carmen Compans di Brichanteau, l'avv. comm. Masera ed altre personalità. Cantò la messa di requiem il sig. don Serié ed il dott. don Alberto Caviglia, legato per cinquant'anni da cordiale consuetudine coll'Estinto, disse l'elogio funebre rievocandone la figura nei tratti caratteristici con commosse elevazioni.
La pietà dei giovani e dei parrocchiani assurse al massimo fervore per la festa di San Giuseppe, alle funzioni della Settimana Santa, celebrate dal Rettor Maggiore, e specialmente il giorno di Pasqua. Il popolo venne preparato dalla predicazione quaresimale, i giovani dai corsi tradizionali di esercizi spirituali.
Il giorno 30 sostò all'Oratorio S. E. Mons. Audollent, vescovo di Blois col Rettore del Gran Seminario. Lo stesso giorno giunse da Roma, ove aveva assistito alle feste pasquali, un imponente pellegrinaggio Cecoslovacco, composto di professori e studenti d'Università e Scuole superiori. Ascoltarono devotamente la Messa celebrata in Basilica dal prof. don Limpouch e fecero la Santa Comunione infervorati da una vibrata allocuzione dello stesso celebrante. Visitarono quindi l'Oratorio, la S. E. I. e l'Istituto Rebaudengo, ripartendo entusiasti colla promessa di organizzare altri pellegrinaggi. Il secondo è già fissato per l'estate con mèta a Parigi, Lourdes e Maria Ausiliatrice.
L'ultimo giorno di marzo, trecento pellegrini francesi, provenienti da Lisieux, Parigi e dintorni, diretti a Roma, per commemorare la visita fatta da S. Teresa del Bambino Gesù, 5o anni or sono, al Papa, per ottenere la dispensa ad entrare nel Carmelo, fecero tappa all'Oratorio per le pratiche di pietà e la visita della Casa-madre.
Il nuovo Direttore Generale degli studi ed il nuovo Segretario Generale.
Per Pasqua il Rettor Maggiore colmò anche l'ultimo vuoto lasciato nel Capitolo Superiore dal compianto sig. Don Fascie nominando il rev.mo dott. don Renato Ziggiotti, Ispettore in Sicilia, a Direttore Generale degli Studi; mentre il rev.mo sig. don Salvatore Puddu, Direttore della Casa di Istambul, era già stato eletto alla fine di febbraio a Segretario Generale.. Al loro arrivo all'Oratorio i nuovi Superiori ebbero le cordiali accoglienze della Casa-madre e celebrarono le prime messe all'altare dell'Ausiliatrice e di San Giovanni Bosco.
1837 - 9 maggio - 1937
Non avendo spazio per segnalare tutte le commemorazioni che si faranno del Centenario della nascita della Venerabile Confondatrice delle Figlie di Maria Ausiliatrice, riportiamo la caratteristica rievocazione fatta dal nostro Don Caviglia.
Il mondo salesiano celebra, in quest'anno 1937, il Centenario di due nascite provvidenzialmente coeve: quella del Servo di Dio Don Michele Rua, e quella della Ven. Madre Maria Mazzarello: le due anime suscitate da Dio per «fare a metà con Don Bosco » nella sua mirabile impresa. E se per il primo Successore e continuatore del Santo l'attenzione è più facilmente attratta dalla connessione che la vita e l'opera di lui ha con quella del Fondatore, sì che la sua storia in gran parte rimane come inscindibilmente legata e perfino assorbita in quella del Santo, - per la buona Suora, intorno alla quale Don Bosco raccolse le prime Figlie di Maria Ausiliatrice, ponendola come pietra fondamentale della sua seconda istituzione, per essa, diciamo, viene ora destandosi il richiamo, specialmente dacchè, nel proclamare eroiche le virtù di lei, il Santo Padre Pio XI ha colla sua altissima parola dimostrato quale e quanto ne fosse il valore intrinseco, che poi si riflette ed effonde « nella vita postuma e nella sopravvivenza di persone e di opere ». E già il Sommo Pontefice, nel memorando discorso del 3 maggio 1936, vedeva avverato per lei il Beatam me dicent omnes generationes, giacchè, per la prodigiosa espansione dell'Opera, tutte le genti ormai conoscono il suo nome e ne venerano ed esaltano la memoria.
Sicchè la ricorrenza centenaria della sua nascita si riveste d'una luce finora inopinata, che il mondo non saprebbe vedere, avvezzo, com'è, a sciupar le parole della gloria attorno a nomi esumati a cui nessuno più penserà.
Ma qui sono valori che rimangono incancellati, e che anzi col tempo divengono sempre maggiori e più fecondi: tanto per l'edificazione della santità, quanto per l'efficienza storica dell'opera sua personale e postuma.
Pensando col Vicario di Cristo, è questa la grandezza, la sublimazione dell'umiltà: la Mazzarello ha il merito di ridonarci, colla sua intera vita, il ricordo della divina didascalia, della divina scuola di umiltà lasciataci dal Figlio di Dio e dalla Madre Sua. Essa fu in ogni tempo del viver suo una personificazione dell'umiltà; e questa fu la caratteristica della sua vita: la piena coscienza e il pratico ricordo di tutto ciò che di più umile era in lei e intorno a lei. Iddio, «unico preparatore di anime» l'aveva appunto segnata per trarne la grande impresa che poggia sul suo nome e sulla concezione santa di Don Bosco.
Col Santo essa ebbe comune l'umiltà e la somiglianza delle origini, e in lei, ancor fanciulla, si rivelarono i medesimi trasporti d'intraprendenza amorosa per l'apostolato educativo della gioventù povera. Quando, prima del 1864, non conosceva ancor Don Bosco, essa era già salesiana per istinto, e il grande Fondatore, nell'assumere lei e la piccola opera sua di Mornese, per estendere al mondo femminile l'opera e lo spirito ch'egli da trent'anni esercitava per i giovinetti, e formarne, nel 1872, l'istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, non ebbe che ad innestare sul rigoglioso e vitale ceppo salesiano quel virgulto sano e vivace che, affine nella natura, sarebbe rimasto solitario ed incolto. E da quel tempo, anzi dal '65, la Mazzarello non ebbe più che una parola, non volle più altro che impersonare il carissimo suo paradosso: «Viviamo alla presenza di Dio e di Don Bosco». E per lei esistette ed ebbe vita il mirabile secondo ramo del grand'albero di Don Bosco. È un merito storico, al quale non deve mancare la gloria della celebrazione.
Ed un altro merito, ed è anzi il valore più forte della sua figura storica, sta nell'avere in se stessa e nell'Opera sua, - cresciutale tra le mani, tra quelle umili mani di umile contadinella, che non lasciarono mai la calza, e poche volte, e a stento, usarono la penna, - inserito e reso vivente e pratico per la donna l'indirizzo religioso e spirituale, quale Don Bosco ha apportato nella vita cristiana moderna: nell'avere, perciò, inserito anche nell'educazione femminile il verbo educativo del Santo Pedagogo.
Gli è che la Divina Sapienza, nel preordinare quell'anima, componendola di squisita umiltà, le diede un talento inestimabile e raro: quel «talento del governo» che il PP. Pio XI ha segnato in lei, e che Don Bosco scoprì dal primo istante, e di quella scoperta è frutto la scelta ch'egli ne fece per la sua Opera: sicchè in lei si rese vero il detto di Gregorio Magno: in humilitate vera nascitur auctoritas. Non fu industria umana, ma saggezza poggiante su cose non terrene, quella per la quale l'umilissima opera di Mornese si era dilatata, nel 1881, alla morte dell'umile gran Donna, in ventotto Case e tre spedizioni missionarie, ed è ora fiorente (son cifre ricordate dal Papa) di 734 Case, con 66 Case di Missione, e tra otto e novemila Suore, con 12oo novizie. « Grande eloquenza e poesia dei numeri, diceva il Santo Padre; vera meraviglia, vera poesia»: che dice appunto la grandezza dell'umiltà agli occhi e nelle mani di Dio.
Il Papa Pio XI, e per lui la Chiesa, si esalta in codeste umiltà trionfanti, che sono la prova più luminosa delle lezioni del Vangelo, e la più eloquente sanzione dell'antimondo. Sono, in ogni senso, grandi figure storiche, e solenne è la rievocazione centenaria del loro apparire nel mondo: perchè intorno a loro si adunano i grandi fatti della vita della Chiesa.
Il nome della Ven. Mazzarello sta accanto a quello di S. Giovanni Bosco nella storia delle gesta salesiane; storia e gesta di carità e di conquista d'anime, e di rinnovamento cristiano: documento non perituro della vita storica e della perenne, indefettibile fecondità spirituale della Chiesa di Cristo.
Convegno di Decurioni Salesiani in Liguria e Toscana.
L'appello rivolto dal nostro venerato. Rettor Maggiore alle famiglie salesiane di disporsi a celebrare, nel prossimo anno, il 1° Cinquantenario della morte di S. Giovanni Bosco, è stato accolto con entusiasmo dai nostri Cooperatori. Ne abbiamo una consolante prova nei convegni dei Decurioni salesiani che si sono già svolti e continueranno a svolgersi in tutte le regioni d'Italia.
La ripresa di questo movimento, del quale abbiamo rilevato più volte il carattere e i frutti, si è iniziata nell'Ispettoria ligure-toscana con quattro riuscitissimi convegni.
Il primo si tenne nell'Istituto Don Bosco di Genova-Sampierdarena, il 1° febbraio, per l'archidiocesi di Genova, e le diocesi di Bobbio, Chiavari e Savona ; il secondo si tenne nel Collegio Municipale di Alassio, l'11 febbraio, per le diocesi di Albenga e di Ventimiglia; il terzo nell'Istituto S. Paolo di La Spezia, il 16 febbraio, per la Lunigiana; il quarto, il 19 febbraio, nell'Istituto Immacolata di Firenze, per le diocesi della Toscana orientale.
A tutti i convegni furono presenti' l'Ispettore Don Giov. B. Antoniol e il nostro Don Fasulo, che ne fu il regolatore. Nei convegni di Genova-Sampierdarena e di Alassio il Rettor Maggiore fu rappresentato dal Sig. Don Giorgio Seriè del Capitolo Superiore.
L'Ordine del giorno, rispondente agli scopi per cui i convegni erano stati indetti, recava tre punti: 1° Organizzazione e azione; 2° Culto di San Giov. Bosco; 3° Cinquantenario della morte di S. G. Bosco.
Al convegno di Genova-Sampierdarena portò il lustro della porpora e la sua forte parola l'Em.mo Cardinale Arcivescovo Dalmazio Minoretti. « Ormai, disse tra l'altro l'Eminentissimo, non ci possono più essere compromessi: o con Cristo o contro Cristo: ecco i due partiti, si permetta la parola, che si contendono la vittoria nel mondo. Di chi sarà la vittoria ? Bello e consolante vedere un'organizzazione come quella di Don Bosco, che abbraccia tutto il mondo. La vittoria è certo del partito di Cristo. Ma nessuno di noi deve rimanere semplice aspettatore. Occorre cooperare per la causa del bene, se vogliamo essere partecipi della gloria e del trionfo di Cristo. Raccogliere i giovani, istruirli, educarli, secondo l'esempio e lo spirito di S. Giov. Bosco, è il mezzo migliore per salvare la società dalla rovina ».
Dopo la relazione del convegno precedente, fatta dal Direttore dell'Istituto, Sac. Don Angelo Garbarino, riferirono sui tre punti dell'o. d. g. il parroco di S. Gaetano in Sampierdarena, Don Virgilio Raschio, il Rev.mo Mons. David Sanguinetti, Arcidiacono della Metropolitana, Direttore diocesano dei Cooperatori, e il Rev. Don Mario Garbarino, parroco di Recco.
Ad Alassio intervenne S. E. Rev.ma Mons. Cambialo, Vescovo di Albenga. S. E. Mons. Rousset,
Vescovo di Ventimiglia, si fece rappresentare dal Prevosto della cattedrale, Rev.mo Mons. Antonio Borea, nuovo Direttore Diocesano. Furono relatori il Direttore del Collegio Municipale, Don Luigi Besnate, e Mons. Brunello, Vice Assistente Generale degli Uomini di A. C.
A La Spezia intervenne S. E. Rev.ma Mons. Costantini. Si rese interprete della riconoscenza salesiana verso i convenuti il Direttore dell'Istituto Sac. Don Giovanni Cazzola. Furono relatori Don Fasulo e il Direttore Diocesano di La Spezia, Mons. Felice Chiàppari. Il sig. Chiappone portò il saluto e l'adesione degli ex-allievi.
Il convegno di Firenze fu onorato dall'intervento e incoraggiato dalla parola dell'Em.mo Cardinal Arcivescovo Elia Della Costa e del Vescovo di Montepulciano, Mons. Emilio Giorgi. L'Eminentissimo Arcivescovo raccomandò ai presenti di non fermarsi ad ammirare in S. G. Bosco e nella sua opera ciò che è esteriore ed appariscente, ma di penetrarne e studiarne lo spirito interiore. Dopo avere accennato alla minaccia che incombe da parte di potenze avverse sul cristianesimo e sulla civiltà, si domandò:
Che cosa farebbe Don Bosco se vivesse in questi tempi ? » E rispose: a S. G. Bosco certamente al bolscevismo, che è sistema di odio, opporrebbe lo spirito di Gesù Cristo, che è carità». E continuò esortando tutti a lavorare nei campi dell'apostolato sull'esempio di S. G. Bosco, con lo spirito di carità richiesto più che mai dalla crisi che il mondo attraversa.
Diede il saluto agli ospiti il Direttore del Collegio, Don Giuseppe Bertoncello. Fatta la lettura del verbale del convegno precedente dal priore Don Torquato Tassi, s'iniziò lo svolgimento, in forma viva e spigliata, dell'O. d. g. Ne furono relatori il parroco di Ricorbolo dott. Don Angelo Di Giorgi, il can. Diego Sarti, Direttore Diocesano di Prato e il prof. Don Domenico Novasio. Parlò a nome degli ex-allievi il Presidente regionale prof. cav. uff. Carmelo Meli.
Alle relazioni brillanti ed applaudite seguirono in tutti i convegni 'delle animate discussioni di carattere pratico cui parteciparono molti dei presenti e che portarono alla più fervida rispondenza agli appelli del Rettor Maggiore.
A Sampierdarena e a Firenze fu stabilito di indire due grandi pellegrinaggi regionali: uno ligure ed uno toscano al Santuario ampliato di Valdocco, nel 1938.
Ad Alassio e a La Spezia fu stabilito di aderire ai pellegrinaggi regionali e di promuovere inoltre dei pellegrinaggi di plaga.
Il Direttore Diocesano di La Spezia Mons. Chiàppari, propose di promuovere una sottoscrizione fra i Cooperatori per contribuire ai lavori di ampliamento della Basilica di Maria Ausiliatrice. La proposta è stata approvata, non solo in quello di La Spezia, ma in tutti gli altri convegni. Sono state costituite delle commissioni per l'attuazione delle due deliberazioni.
Altri riuscitissimi convegni si sono svolti nella Campania e nelle Puglie; altri se ne svolgeranno man mano nelle varie regioni d'Italia. Li seguiremo con la più viva simpatia e ne daremo relazione.
Ai benemeriti Direttori Diocesani e Decurioni e a quanti vi hanno partecipato, agli Eminentissimi Porporati, agli Ecc.mi Vescovi che li hanno onorati e incoraggiati della loro presenza e della loro parola, esprimiamo i sensi della più sentita riconoscenza a nome del Rettor Maggiore.
Conferenze salesiane.
In occasione dei convegni dei Decurioni in Liguria e Toscana, Don Fasulo ha tenuto delle conferenze su S. G. Bosco e le sue Opere: a Busalla, nell'Oratorio di S. Bernardo, per iniziativa del decurione Arc. Don Giuseppe Baghino ; ad Albenga, nel teatro dell'Istituto Sacro Cuore, ad iniziativa del Direttore Diocesano Mons. Isola ; ad Arma di Taggia, nel salone parrocchiale, ad iniziativa del Decurione Arc. Gauni; ad Alassio, nel teatro del Collegio Municipale; a Ventimiglia nella chiesa di S. Francesco, presente il Vescovo S. E. Mons. Rousset, ad iniziativa del Direttore Diocesano can. Borea e del parroco di S. Francesco; a Bordighera nell'Istituto Magistrale Maria Ausiliatrice ; a Sampierdarena nell'Istituto S. Giovanni Bosco, per il Seminario Metropolitano.
Altre conferenze del nostro propagandista furono promosse dai Comitati di Azione Salesiana: a La Spezia nell'Istituto Maria Ausiliatrice, a Carrara nel Politeama Verdi e ad Arezzo, nella Sala S. Ignazio. Ivi presentò l'oratore il R. Provveditore agli studi cav. prof. Roberto Palmeracchi. Intervennero il Vescovo, S. E. Mons. Mignone, S. E. il Pefetto dott. Agostino Podestà, il Conte Guido Ghezzi Preside della Provincia e con altre autorità un numeroso e scelto pubblico.
BAGNOLO PIEMONTE. - Scuole dedicate a S. Giovanni Bosco.
Con gentile pensiero il Podestà Cesare Calova ha dedicato il nuovo edificio delle Scuole Elementari del Comune a S. Giovanni Bosco, motivando il gesto coll'esempio di altre città d'Italia, e col senso di santo orgoglio e di profonda simpatia che lega il Comune di Bagnolo all'Opera Salesiana, rappresentava dal locale Istituto Missionario « Mons. Versiglia e Don Caravario ».
Carissimi,
tra i sermoncini tenuti da Don Bosco ai giovani, la sera, dopo le orazioni, pel saluto paterno della buona notte, tradizionale nelle case salesiane, ce n'è uno in cui il Santo esorta gli alunni dell'Oratorio a far bene la novena di Maria Ausiliatrice ed a chiedere una grazia speciale che mi pare, in questi tempi, di eccezionale attualità. « Io desidero - egli disse - che tutti in questo mese ed in questa novena di Maria Ausiliatrice domandiate a questa buona Madre la grazia di essere liberati da tutti i pericoli del secolo ». Forse voi non ne capite ancora tutta l'importanza, perchè, vivendo tranquilli e sereni nelle vostre famiglie o in istituti di educazione, non sospettate neppure tutto il male che c'è nel mondo. Ma è proprio la grazia più grande che il Signore vi possa fare. « Tutto il mondo - scrive l'apostolo S. Giovanni - sta sotto al maligno: mundus totus in maligno positus est» (I Giov., V, 19). Ed oggi non c'è proprio bisogno di lenti per vedere come il demonio imperversi in questo povero mondo: è una tormenta infernale che minaccia ogni cosa ed ogni persona sacra, ogni ordine ed ogni bene sociale. S'è dovuto coniare fino un verbo nuovo per definire l'orrenda situazione internazionale e si dice molto bene che il mondo è insatanassito. Il comunismo da una parte, il neopaganesimo dall'altra congiurano insieme alla rovina delle anime. E fa proprio pena, dopo tante e tanto orrende stragi, sentire ancora della gente che s'illude di trovare nel sovversivismo mondiale della religione il benessere sociale. Ma fra tante voci ingannatrici, s'è levata la voce del Papa a smascherare la perfidia dell'uno e la malizia dell'altro; e chi si vuole veramente salvare, e salvare con sè la società e le nazioni, sa come orientarsi. Ha poi sempre efficacia per tutti la preghiera di nostro Signore Gesù Cristo nell'ultima cena, quando, dopo avere ammonito gli Apostoli della malizia del mondo, si rivolse al Padre e disse: « Padre, io non ti prego che tu li tolga dal mondo, ma che li scampi dal male: non rogo ut tollas eos de mundo, sed ut serves eos a malo » (Giov. XVII, 15). Ebbene, confidando nella preghiera del Signore, voi chiedete in nome suo e coll'intercessione di Maria SS. questa stessa grazia; conservatevi fedeli alle direttive del Santo Padre; non lasciatevi ingannare da chi osasse parlarvi diversamente; e vi salverete dallo spirito del mondo maligno, raggiungendo sicuramente un giorno il porto della felicità.
Vostro aff.mo Don Giulivo.
La lira mensile.
Avete risparmiato la lira mensile pei lavori del Santuario?
Le grandi colonne.
Chi può sottoscrivere qualcuna delle grandi colonne e lesene da L. 12.000?
Uniamo il modulo del nostro conto corrente perché sia più agevole inviare le offerte al Rettor Maggiore.
ASSAM (India).
La visita del Console Generale d'Italia alla Missione.
Amatissimo Padre,
Una cara sorpresa!
Il R. Console Generale d'Italia in Calcutta, comm. Camillo Giuriati, venne a visitare la Missione salesiana dell'Assam. A tutte le stazioni, anche le più remote e difficili, ove era un italiano, volle portare personalmente il saluto della nuova Italia. I nostri missionari, dai posti più avanzati delle Garo Hills, sperduti nella giungla, a quelli di Dibrughar, verso i confini della Cina, apprezzarono il gesto simpatico e gentile del rappresentante d'Italia, fatto unico finora nella storia delle Missioni dell'India.
Il Console trovò poi largamente ricompensate le sue fatiche, per i viaggi lunghi e penosi, dall'accoglienza festosa dei missionari, degli orfanelli, dei cristiani. Ovunque constatò i benefici dell'Opera salesiana, specialmente a favore della gioventù, che lo salutò con i canti della Patria e col sorriso e l'entusiasmo dei suoi figli.
Egli espresse a tutti la sua ammirazione per lo spirito di sacrificio e di abnegazione dei missionari e delle suore, il suo compiacimento di cattolico e di italiano per l'opera di redenzione e di civiltà che i missionari compiono nel nome di Gesù Cristo.
Una lunga escursione.
Una lunga escursione apostolica ai piedi delle colline Dafflas, che segnano il confine tra l'Assam e il Tibet, mi ha fatto assistere ancora una volta alle meraviglie della Grazia.
È una fioritura meravigliosa di conversioni, che in mezzo alle strettezze e privazioni tanto ci consola ed incoraggia. L'anno testè trascorso segnò un bel passo innanzi nella nostra giovane Missione di Tezpur. Furono amministrati 2300 battesimi, di cui 145o di adulti. Si aprì una trentina di nuove e fiorenti cristianità raggiungendo così la consolante cifra di 12.835 cattolici sparsi in 135 fra villaggi e piantagioni di tè su ambedue le sponde del Bramaputra.
Il nuovo anno si schiude tra le più rosee speranze ed è con un senso di intima gioia e di viva soddisfazione che noi miriamo la ricca messe che biondeggia nei campi. Sono intere tribù pagane che si orientano verso il cristianesimo e che ci domandano con insistenza d'inviar loro maestri e catechisti indigeni. È questo il nostro maggior problema. Abbiamo già un centinaio -di zelanti catechisti, ma sono ancor troppo pochi per curare le cristianità già formate e specialmente per dedicarsi all'apostolato fra i pagani.
NUOVI VILLAGGI CRISTIANI. - Siamo nella bella stagione: la vera primavera dell'India. Il periodo dei calori opprimenti e delle piogge torrenziali è passato. Ora il cielo è sempre sereno e il missionario ne approfitta per le sue escursioni apostoliche che si protraggono per lunghe settimane. I mesi di novembre e di dicembre ci trovarono quasi sempre in giro, negli angoli più lontani della nostra Missione. Don Sànchez si portava fra le piantagioni di tè e i villaggi ai piedi del Bhutan mentre don Devalle, dopo una visita assai fruttuosa nel Mongoldai, risaliva il Bramaputra e si spingeva nel Boroi orientale.
Due Figlie di Maria Ausiliatrice precedevano il missionario nei villaggi, fermandosi qualche giorno ad istruire i catecumeni e a prepararli al santo battesimo. È meravigliosa l'opera che esse, con zelo e sacrificio senza pari, compiono specialmente in mezzo alle donne e fanciulle che il missionario difficilmente potrebbe avvicinare. Recentemente, in seguito alla visita delle Suore che distribuirono medicinali e curarono parecchi ammalati, un intero villaggio pagano si è fatto cristiano.
In compagnia di due zelanti catechisti, partivo, ai primi di novembre, per perlustrare la zona settentrionale del Darrang. Qui avevo la gioia di poter avvicinare parecchi villaggi pagani e di incominciare l'opera di evangelizzazione che a suo tempo non mancherà di rendere copiosi frutti. Poi, piegando ad occidente, mi portai in mezzo ai catecumeni di vari paesi da me visitati in aprile, e che sapevo esser già
pronti a ricevere il battesimo. Non dimenticherò mai i due giorni passati a Bergaon, un simpatico villaggio all'ombra di grossi banani presso il fiume Pachnoi! Quei ferventi catecumeni avevano essi stessi innalzato un capannone, sul quale avevano inalberato una croce, e l'avevano adibito a cappella. Qui si radunavano ogni sera dopo il lavoro faticoso nella vicina piantagione e vi passavano lunghe ore per apprendere dal catechista i rudimenti della Dottrina cristiana e per elevare canti e preghiere. Quando seppero del mio arrivo, mi vennero incontro con cembali e tamburi e mi condussero festanti nella loro chiesetta, che avevano cercato di abbellire con fiori e palme. Come descrivere l'intimità e la gioia di quella serata, trascorsa in mezzo a loro sino ad ora inoltrata, perchè troppe cose avevamo da raccontarci dopo una sì lunga assenza?
La mattina dopo, il catechista mi presentava 45 catecumeni ch'egli aveva preparato al santo battesimo; 45 fiori profumati, ch'io ponevo sul povero altare a far corona all'Agnello che toglie i peccati del mondo... Terminata la santa Messa, uno dei neofiti mi si avvicinò e: «Padre» mi disse, «ora che hai scacciato il demonio dai nostri cuori, vieni a scacciarlo anche dalle nostre case! ». E così, in processione, si fece il giro di tutto il villaggio recitando il Rosario e sostando dinanzi ad ogni capanna, che veniva aspersa con acqua lustrale.
Da Bergaon mi portai a Rikamari per una riunione dei catechisti e dei membri di Azione Cattolica di questa zona lontana. Sono queste riunioni mensili sottodistrettuali che tengono viva e cementano l'unione fra i vari villaggi cristiani. Un buon miglio fuori dell'abitato, mi vidi venire incontro un gruppo compatto di uomini e donne appartenenti all'Azione Cattolica. Al mio apparire, tutti s'inginocchiano per ricevere la benedizione, e poi due fanciulle si avanzano per lavarmi le mani e gettarmi al collo una collana di fiori, secondo il simpatico costume indiano; quindi si procede, fra canti e suoni, verso il villaggio, che occhieggia di fra i folti bambù. Tre anni fa avevo percorso questa stessa via: la ricordo bene. Allora ero solo con Zaccharias, il giovane catechista. Faceva tanto caldo e non trovavo un sorso d'acqua, perchè qui non c'era neppure un cristiano e i pagani mi chiudevano la porta in faccia. Ecco, qui ci doveva essere un tempietto al dio Ganesh... Guardo attorno, e la commozione mi sale dal cuore... Sento Johan che intona il Christus vincit.
Benedetta l'Azione Cattolica! Quanto bene essa opera nella nostra Missione dell'Assam! Con che slancio e ardore questi baldi giovani coadiuvano il missionario nel propagare il Vangelo ! Sono essi che ci preparano la via e che continuano il nostro lavoro. Ne ebbi una magnifica prova a Rowta, una piantagione di tè sulle sponde del Dhansiri. Qui si erano trasferiti tre giovanotti appartenenti all'Azione Cattolica di un altro villaggio. A Rowta non trovarono un cristiano, e allora si misero all'opera per preparare il terreno. Poi chiamarono il missionaro che, vista la loro buona volontà, battezzò tutti i bambini: una quarantina. Ora parecchi adulti erano pronti e insistevano per essere battezzati anch'essi. Quella mattina, la Chiesa contò 56 figli di più.
FEDE DI NEOFITI. - Fu durante questa escursione che provai un'altra grande consolazione, quella cioè di constatare quanto sia profonda e radicata la fede dei nostri neofiti e catecumeni. Mi ero inoltrato nella jungla per seguire una scorciatoia e arrivare a Orang prima del tramonto. Quale non fu la mia meraviglia quando, dopo un buon tratto di cammino giunti in un villaggio che credevamo pagano, ci vedemmo venire incontro alcuni uomini che ci salutarono col saluto cristiano: Yesu ki barai! (Sia gloria a Gesù!). Da essi apprendemmo che in quel villaggio vi erano cinque famiglie cristiane, e ci pregarono di fermarci a passar la notte. Rimasi ben volentieri. Presto fummo circondati da tutti i cristiani e da un buon numero di pagani. Venni a sapere che qualche anno prima si erano stabiliti in questo lontano e sperduto villaggio e che da allora non avevano più visto il missionario. Si affrettarono ad assicurarmi che erano rimasti fedeli alle pratiche religiose e che una volta alla settimana si radunavano nella cappella per cantare e pregare. Mi condussero infatti in una capanna appartata dalle altre ove, su un piccolo altare di bambù, scorsi un'immagine quasi irriconoscibile del Sacro Cuore di Nostro Signore. Ci inginocchiammo tutti; io ero profondamente commosso e spontanea mi salì dal cuore alle labbra la preghiera di ringraziamento.
Più tardi tirai fuori il piccolo cinematografo, che è ormai il mio fedele compagno di apostolato, e passammo una bella serata. I cristiani erano fuori di sè per la gioia, mentre i pagani rimanevano conquisi.
Dopo qualche giorno giungemmo a Kankata, il villaggio Maria Ausiliatrice. Fu qui infatti che la carità e lo zelo delle Suore seppero guadagnare alla fede quei pagani sino ad allora refrattari al Vangelo. Ora, eccoli tutti attorno ad insistere per ricevere l'Acqua che purifica l'anima. Scelgo quelli che mi sembrano meglio preparati e istruiti. Alcuni, per timore di essere omessi, si mettono a recitar forte le preghiere e si fanno ripetutamente il segno di croce. Non so se sorridere o piangere di gioia apostolica! E la funzione, sempre così suggestiva e solenne, del battesimo ha principio là sulla radura del villaggio ove, sino a pochi mesi prima, si facevano i sacrifici pagani. Sono sessantadue voci che rispondono alle domande del missionario. « Sì: rinunciamo al demonio; sì: crediamo; sì: vogliamo il battesimo! ». Sono sessantadue teste che ora si curvano sotto l'acqua purificatrice. Sono sessantadue anime rigenerate a nuova vita.
Finita la cerimonia, il catechista passa con un paio di grosse forbici e recide loro il codino che è associato a superstizioni e riti pagani. Poi ne fa un bel mazzo, che vien bruciato fra grida di gioia e colpi di tamburo.
NATALE IN MISSIONE. - Il Natale mi trovò a Bara Dikrai, un grosso villaggio cristiano a pochi passi dalla frontiera del Nord. Fu un Natale veramente missionario. Tutti i 40o neofiti vollero assistere alla Messa di mezzanotte e accostarsi ai santi Sacramenti. All'Offertorio tutti passarono dinanzi al presepio, deponendo ai piedi del Bambino una focaccia che poi gli altri... bambini fecero scomparire! Dopo la Messa, il presepio fu trasportato sul piazzale di fronte alla capanna-cappella; e, in onore del Divino Infante si organizzarono canti e danze al suono dei cembali e allo sparo dei mortaretti. Belle e innocenti, queste danze nazionali! Mentre gli uomini girano nel centro battendo grossi tamburi, le donne in vari gruppi di otto o dieci, con le braccia allacciate l'una con l'altra, formano dei semicerchi e, con una mossa ritmica dei piedi, si spostano ora avanti ora indietro, alternando, con i giovani del centro, canti di carattere prevalentemente religioso, desunti dalla storia sacra. È un vero dialogo in musica, che dà vita e movimento alla danza e che serve così bene a insegnare e ricordare fatti biblici. È indescrivibile l'effetto di questo spettacolo nel silenzio della notte, mentre l'argentea luce lunare avvolge ogni cosa e infonde nell'animo tanta pace e tranquillità...
VERSO NUOVE MÈTE. - Amato Padre, i suoi figli dell'Assam vogliono esser fedeli alla sua parola d'ordine: « Sempre più e sempre meglio! ». Ma siamo appena al principio: i pagani sono ancora tanto numerosi! Al di là del Bramaputra ci sono le inospiti colline dei Mikir, e noi volgiamo ad esse il nostro sguardo e i nostri desideri. È una tribù forte di 140.000 anime, che ancor non udì la lieta novella. Dica ai nostri benemeriti cooperatori di organizzare una crociata di preghiere e di aiuti, perchè presto la Croce di Cristo venga inalberata sulla cima più alta delle Mikir Hills.
Tezpur, 1 gennaio 1937.
Aff.mo in don Bosco
Don LUIGI RAVALICO, Miss. sales.
EQUATORE
" Sinite parvulos venire ad me ". Amatissimo Padre,
Mentre le scrivo, la piccola campana della Missione diffonde i suoi squilli festosi ad annunziare anche ai figli della foresta la nascita del Redentore.
Molti accorsero da ogni parte fin dalle prime ore del mattino. Un bel gruppo di kivaretti della Missione ha ricevuto il Divino Infante nel cuore accostandosi devotamente alla Sacra Mensa. Il Sangue dell'Agnello Immacolato non cadrà invano a irrorare questi teneri fiori della selva mentre appena sbocciano alla vita. Dietro i figli aspettiamo i padri: presto o tardi, non importa: ma verranno. È il metodo di don Bosco e non può mancare di portare ai più brillanti risultati, come in tutti gli altri campi missionari salesiani.
Ci siamo messi oramai più decisamente su questo cammino, grazie ai nuovi contributi di forze che lei, amato Padre, ogni anno ci invia dall'Italia. In ogni Casa-Missione, un piccolo drappello viene cristianamente educandosi all'ombra della Croce.
UNA GRAVE DIFFICOLTÀ. - Ma mentre da una parte il cuore del missionario si apre alle migliori speranze, dall'altra si trova dinanzi a una penosa difficoltà che viene a colpire proprio sul vivo il nostro sistema di evangelizzazione. È una difficoltà di ordine etico, tutta propria della nostra Missione: voglio dire la psicologia del kivaretto.
I fanciulli kivari, nelle loro capanne, godono della libertà più assoluta, senza distinzione di età. Qualsiasi capriccio diventa un sacrosanto diritto che nessuno, neppure il babbo, potrà menomamente intaccare. Se uno non vuole qualche cosa, nessuno mai gliela impone. Nessuna ombra di sanzione da parte dei genitori, pone dei limiti alla sua libertà. Fa sempre ciò che vuole. Si alza al mattino quando vuole e passa la giornata giocando in casa coi fratellini o scorrazzando per il bosco a caccia d'uccelli che, cotti sulla brage, divorerà poi avidamente; oppure andrà al fiume a pescare. Quando sente gli stimoli della fame, corre dalla mamma e ottiene, senza tante insistenze, una buona tazza della famosa ciccia e, se non basta una, ne avrà due, tre, ecc., finchè, ben soddisfatto lo stomaco, si butterà per terra e farà una solenne dormita. Poi, di nuovo a correre e a saltare...
Arduo problema quello di attrarlo e trattenerlo nella Missione ! Se la casa del missionario non gli presenta maggiori attrattive di quelle che ha nella foresta, oltre la libertà, non viene; e, naturalmente, nessuno l'obbliga a venire. Tuttavia un'apparenza di disciplina ci vuol pure; ma dev'essere una disciplina tale che non pesi nè su di lui nè sui suoi compagni. Basta che vedano fare un po' di pressione ad uno, perchè gli altri, nel timore che tocchi un giorno la stessa sorte anche ad essi, subito pensino di ritornare a godersi la libertà incondizionata della selva. E in tal caso i parenti non han nulla a ridire.
Il figlio perde il bel vestitino che gli si dà alla Missione? Non importa; se gli piace di più stare in casa col suo rudimentale abito selvaggio, noi dobbiamo rispettare la sua preferenza. Non vuoi più imparare a leggere e a scrivere? Neppur questo deve importare.
- Tu sai - dicevo un giorno a un padre di famiglia - tu sai com'è bello poter vedere su di un pezzo di carta il pensiero di uno che è lontano; oppure saper mandare il tuo pensiero lontano lontano, senza bisogno di recarti tu stesso fin là.
- Sì, sì, capisco! - rispondeva. - È una cosa molto bella. Vorrei avere imparato anch'io; vorrei che i miei figlioli imparassero pure... Ma, se essi non vogliono, che ci vuoi fare?
TRE PICCOLI DISERTORI. - Pochi giorni or sono don Ghinassi, visitando la Missione di Chinimbi, vi trovò tre frugoli che si decisero a seguirlo fino a Mendez col proposito di rimanere col missionario. Prima però i parenti tempestarono di domande il Missionario per assicurarsi che i loro figli nella Casa-Missione avrebbero trovato un trattamento come in casa loro.
- Vorranno tutti bene ai nostri figlioli? Non saranno trattati duramente? Piuttosto che essere trattati duramente, restino con noi! - E conclusero ammonendo: - È necessario che in casa tua trovino l'affetto che noi sentiamo per loro, e anche di più, perchè tu hai più mezzi per tenerli contenti...
Pienamente rassicurati, li lasciarono partire.
Giunti alla Missione, nell'indossare il vestitino bello e nuovo, godettero un mondo. Ma la gioia non durò a lungo. Gli interni, che da mesi abbiamo in casa, hanno già un po' di docilità agli ordini disciplinari. I tre, invece, sentirono quel giogo intollerabile e tornarono alla loro capanna. E si noti: solo perchè udirono l'assistente dare un ordine un po' imperioso. Quel tono li spaventò: non l'avevano mai udito in casa loro. Quella pressione alla loro incondizionata libertà fu, anche per i parenti, motivo più che sufficiente e giusto perchè i bambini abbandonassero la Missione.
CONSOLANTI RISULTATI. - Conquistarli con le buone, adescarli con regalucci, surrogare la mamma, indovinare i loro gusti, contentarli se non sono cattivi e, se cattivi, correggerli con modi benevoli, senza che s'accorgano che debbono far così, non perchè così si vuole, ma perchè è cosa più ragionevole, perchè la vuole Iddio. Se sul giogo pesa un po' l'uomo, non l'accettano. È quello che facciamo, procurando di imitare, nel più alto grado possibile, lo spirito di soave bontà e di dolcezza di don Bosco.
Nonostante tutte queste difficoltà, un bel passo verso l'ideale s'è già fatto. Abbiamo nei vari centri 15o tra kivaretti e kivarette, rispettivamente educati dai Salesiani e dalle Figlie di Maria Ausiliatrice. E tutti bene incamminati.
Centocinquanta! Quando li conto, mi riempio di giubilo e dico al Signore che aiuti me e i miei carissimi missionari affinchè neppur uno vada perduto. Che commozione la mia, quando al mattino mi vedo questi piccoli, or non è molto ancora barbari, accostarsi a Gesù Eucaristico e riceverlo nei loro cuori! Li sento, durante la Messa, recitare devotamente le loro orazioni, il santo Rosario, cantare le lodi della Madonna, in quella loro stessa lingua finora asservita al demonio. Li udii anche, per la prima volta, cantare la Messa degli Angeli con grande edificazione dei coloni cristiani che vi assistevano. Imparano con relativa facilità a servire la santa Messa; e a Macas, tra i kivaretti, vi è anche il Piccolo Clero, assai numeroso. Mi assistettero - i miei chierichetti - con un contegno impeccabile, al solenne pontificale che potei celebrare colà.
Ho sotto gli occhi un bel pacco di letterine, scrittemi da loro, per augurarmi buon Natale. Dopo gli auguri, esprimono candidamente i loro desideri, ora curiosi, ora assai significativi. Eccone qualche saggio. Uno mi scrive che ha grande bisogno di una « camicia nuova »; un altro vorrebbe « giocattoli » per sè e per i compagni; i più grandi « vestiti belli »; altri il « pallone » per il gioco del calcio. Un kivaretto da Gualaquiza mi comunica la sua nomina a sagrestano e, dopo gli auguri, si affretta a dirmi che la cappella è molto povera, che gli mandi qualche cosa « per farla più bella, e così Gesù vi si trovi meglio». Parecchi mi ringraziano, e benedicono il Signore di averli fatti entrare nella Missione, e promettono di non abbandonarla mai più. Uno mi chiede «orazioni perchè il Signore lo faccia diventare più buono ». È il seme, fecondato dal sudore di tanti missionari, che fruttifica.
L'8 dicembre di quest'anno ebbi la consolazione di dare la Prima Comunione a un gruppo di otto tra kivaretti e kivarette di Mendez. Le mando la fotografia dei cinque kivaretti. Voglia Gesù che i loro cuori conservino sempre la bellezza e la fragranza dei fiori di cui oggi sono adorni.
I MEZZI. - Come si fa a mantenere nelle Missioni tutti questi frugoli? Il primo aiuto è l'obolo della santa Infanzia di Parigi, che però è ben lungi dall'essere sufficiente. Mi son rivolto ai nostri collegi dell'Equatore, nei quali si son formati dei gruppi di Amici della Missione. Questi piccoli missionari s'impongono dei sacrifici e raccolgono una pensione mensile per tenere nella Missione un selvaggetto. Il mio plauso e il mio «grazie!», specialmente ai due collegi di Guayaquil, « J. D. Santistevan » e « Cristobal Colón », all'Istituto di « Beneficenza di signore» della stessa città, al « Gruppo missionario » dei giovani del nostro collegio di Quito.
Che ricchezza di meriti avranno questi cari piccoli missionari, che sanno già sacrificarsi per contribuire a conquistare anime a Gesù Cristo! Dio susciti molti che li imitino in un'opera così santa! Oggi, per mantenere un kivaretto, basterebbero 500 lire annuali. Con questa modica somma è un'anima che sarà istruita ed educata nella nostra santa religione e salvata per sempre!
Benedica, amato Padre, i nostri sforzi e i sacrifici di tutti coloro che ci vengono in aiuto.
Mendez, Natale 1936.
Suo devotissimo
+ DOMENICO COMIN, Vicario apostolico di Mendez e Gualaquiza.
SIAM
Esposizione agricola a Bang Nok Khuek.
Amatissimo Padre,
Il 17 gennaio 1937, il Gruppo Giovani di Azione Cattolica di Bang Nok Khuek organizzò una esposizione agricola. Era un tentativo in un campo ancora inesplorato nella regione, ma riuscì una manifestazione che fece parlare i giornali della capitale e destò larghi consensi e simpatie tra la popolazione dei dintorni e anche nelle sfere ufficiali.
I numerosissimi agricoltori cristiani e pagani se ne interessarono, soprattutto, perchè, non solo erano esposti i migliori prodotti, ma perchè, da una serie di esperienze pratiche, diagrammi, statistiche, potevano facilmente imparare il modo di ottenere il maggior rendimento. Opportuni cartelloni e disegni richiamavano inoltre la necessità del risparmio, l'amore alla terra, la nobiltà del lavoro, specialmente se santificato dal pensiero soprannaturale.
Prezioso contributo portarono - e fu una rivelazione ammirata, specialmente per i pagani - le due sezioni organizzate, una a cura dell'incipiente colonia agricola salesiana di Thavà, e la seconda dagli alunni dello Studentato salesiano di Bang Nok Khuek. Fu unanime il consenso di lode a queste due sezioni, non solo per i prodotti esposti, ma anche, e soprattutto, per l'alto significato di esempio di amore al lavoro, di avvicinamento alla classe lavoratrice, al paese, di religiosi che dedicano le ore di libertà in esperienze .agricole.
Sua Eccellenza il Governatore di Samut Songkhram, Phra Bamrung Burirat, volle intervenire, prima a inaugurare la nuova macchina tipografica della stamperia Udomphan, poi a distribuire i premi agli espositori.
Egli, fra l'altro, disse: Mi avevano invitato a vedere una Mostra preparata da ragazzi. Ma io vi confesso che, se avessi saputo di trovare qui ciò che ora ho visto, avrei portato con me tutti i maestri e i capi-villaggio di tutta la provincia. E, seduta stante, volle l'assicurazione che si sarebbe organizzata una nuova esposizione nei nostri locali e sotto la nostra direzione, estendendo la partecipazione a tutta la provincia.
Fedeli servitori di questo Paese che amiamo con tutte le nostre forze, abbiamo accettato, pur non nascondendoci quanto possa costare.
Mi sono affrettato, amatissimo Padre, a renderla partecipe della nostra gioia nel vedere questa affermazione di giovinezza, perchè so che le nostre piccole consolazioni sono pure consolazioni del suo cuore paterno.
Sono i primi passi dei nostri organizzati, che hanno concepito e attuato questa esposizione con un senso di apostolato; per dare al lavoro il senso di nobiltà, in cui lo pone la concezione cristiana della vita, e anche - contribuendo, secondo le piccole loro forze, agli sforzi, degni di ogni lode, che compie il Governo siamese in favore della classe agricola - per testimoniare il proprio sincero amore alla Patria, e per far conoscere che, tra i vantaggi del cristianesimo, vi è anche l'amore al lavoro e la prosperità del lavoratore.
Col pensiero a queste schiere di giovani cristiani e buddisti, di cui sentiamo di possedere un po' il cuore, noi ci apprestiamo a celebrare il Santo, che la Chiesa invoca ufficialmente, in tutte le parti del mondo, «Padre e Maestro dei giovani».
E lei, amato Padre, che di don Bosco continua tra noi la parola e l'esempio, benedica tutti i suoi figlioli del Siam, affinchè, tra i giovani, sempre giovani anche noi di cuore e di attività, possiamo fare del bene a tutti.
Dalla Prefettura Apostolica di Rajaburi, 20 gennaio 1937.
Dev.mo in C. J.
Mons. GAETANO PASOTTI
Prefetto Apostolico.
Le Figlie di M. A. in Giappone.
Reverendissimo signor don Ricaldone,
Sapendo con quale paterno interesse ella segua gli umili sforzi con cui, in questa lontana Missione giapponese, le Figlie di Maria Ausiliatrice cercano di coadiuvare la prodigiosa attività dei Salesiani, ci è caro, metterla a parte di una grande gioia che ha rallegrato questa Casa « Madre Mazzarello » di Beppu, ove da sei anni si lavora alla formazione del personale indigeno.
Il giorno 8 dicembre, nella luce di candore della Immacolata Concezione, vi fu la seconda vestizione religiosa di cinque giovani giapponesi. Si sarebbe voluto poter rifare nuova la nostra chiesetta, ma ci dovemmo accontentare di farla allargare quel poco che fu possibile, perché- almeno tutto il personale di casa potesse trovarvi posto. Quel giorno essa comparve bella di gigli e di luci.
Intervennero i parenti delle vestiende e gli invitati, fra cui qualche personalità pagana. Tutti furori presi dalla solennità di quella funzione che, già sempre commovente in sè, ha in Casa di Missione e particolarmente in Giappone, un più profondo significato. In cappella si sarebbe udito il volo di una mosca. La parola chiara e incisiva di Mons. Cimatti, che interrogava quelle giovani biancovestite chiedendo che cosa volessero e se sapessero ciò che importa di sacrificio quel loro desiderio, risuonava grave nel silenzio e le risposte scendevano nei cuori portando sprazzi di luce nuova: infatti, qualche pagano, tutto preso dalla loro profonda bellezza, chiese poi in imprestito lo stesso formulario per poterle considerare e meditare. E quando quelle cinque giovinezze rientrarono tutte chiuse nei grandi veli neri, la commozione avvolse tutti. Un solenne Te Deum, seguito dalla benedizione di Gesù Sacramentato, chiuse tutto in un'onda di Paradiso.
All'uscita, un doppio servizio giapponese ed europeo radunò sacerdoti, parenti e invitati nei due parlatori, seguìto poi da un gruppo fotografico, a suggello e ricordo della bella giornata.
Quale rugiada è scesa oggi nei cuori? Non tutto ci è dato conoscere, ma la madre di una novizia, ancora pagana, decise di farsi cristiana; un alto impiegato del Municipio, commosso, non faceva che ripetere: « Che bella funzione! che bella funzione! ». E un assessore comunale, incaricato di fare nelle scuole un ciclo di conferenze sulle opere sociali, volle fare argomento di una di esse l'Opera dei Saiurì di Beppu, perchè disse: « Ho scoperto il segreto della loro opera, la sorgente a cui attingono il loro spirito di sacrificio».
Un'altra bella giornata, che ha segnato un gran passo in avanti per la nostra piccola Santa Infanzia, fu quella del 13 dicembre, giornata del bazar. Il bazar in Giappone è il gran mezzo per battere cassa e fare propaganda. Non v'è scuola che non lo prepari annualmente; ogni Opera fa il suo piccolo assegnamento sui bazar: chiamar gente, ricavare qualche cosa dalla vendita delle proprie confezioni, farsi conoscere... è lo scopo. « Fate un bazar! » ci insinuavano alcuni dei più caldi ammiratori della nostra Opera. «Aprite un giorno le porte a tutti! tanti desiderano venire e non osano... ». Poichè, se è vero che da qualche tempo attorno all'umile Opera nostra si venivano suscitando onde di entusiasmo e da varie città del Kiushu e della Grande Isola, e perfino dalla capitale, venivano sovente visitatori anche a gruppi, è anche vero che dei Beppesi ben pochi fino allora si erano spinti fin quassù ad assicurarsi de visu di quel che si faceva e si diceva. « Aprite dunque le porte a tutti! » insistevano. « Fate un bazar! ». Eh sì! poterlo fare! ma siamo assorbite dal lavoro intorno ai nostri quaranta piccini... e poi, lontane, sulla montagna: verranno ? Avevamo inoltre poca pratica nell'organizzarlo in stile giapponese... Tutto ci poneva nell'imbarazzo e ci teneva esitanti nel timore di un insuccesso. E nondimeno il consiglio fu accolto.
Si vide allora un membro dei Consiglieri della città darsi attorno per fare in nostro favore una settimana. di propaganda anche con conferenze nelle scuole. Un funzionario del Municipio si assunse il lavoro della composizione e pittura di un centinaio di affissi, nonchè della distribuzione dei manifestini e della propaganda anche a mezzo dei giornali. Un altro si incaricò della vendita anticipata dei biglietti mettendo in moto tutta la sua famiglia e sollevando mezza città con la sua influenza, così che a noi non restò se non la cura della confezione, esposizione e vendita degli oggetti. A tutto il resto, compreso il bar (senza di cui un bazar in Giappone perderebbe i tre quarti della sua attrattiva), pensarono e provvidero i nostri buoni amici, che il mattino della festa, alle 8, puntuali come impiegati, se ne stavano già al loro posto di guardia con sul petto il nostro distintivo, a guidare i visitatori, a ricevere gli invitati, a sorvegliare su ogni cosa, a fare, in perfetta etichetta giapponese, come noi non avremmo saputo, nè potuto, gli onori di casa.
Furono più di un migliaio i visitatori che in quel giorno, dalle 8 del mattino alle 5 di sera percorsero in lungo e in largo la Casa, tutta addobbata a festa, sostando con visibile commozione dinanzi alle culle dei neonati, nei dormitori dai lettini bene allineati, nella camera ove i bimbi giocavano lieti.
Due giorni dopo fummo confortate perfino dal prezioso riconoscimento di S. E. il Prefetto di Oita il quale, accompagnato dalla sua gentile consorte e da autorità provinciali e locali, si degnò di visitare ufficialmente la nostra casa. Profondamente ammirato dell'opera, espresse in termini lusinghieri la sua ambita approvazione e oltre a una generosa offerta, volle, con delicatissimo pensiero verso i poveri orfanelli, offrir loro in regalo tutti i giocattoli e tutti gli indumenti di un suo angioletto, morto alcun tempo prima, pensando che avrebbero servito ottimamente ad allietare e sollevare questi bambini privi del conforto dei loro genitori.
Ella, veneratissimo Padre, che ha visto di presenza le difficoltà del lavoro missionario in Giappone, è in grado di giudicare quale importanza possano assumere per noi questi primi progressi e quali speranze di bene da compiere ci schiudano in cuore. Voglia farci la carità di una preghiera ai piedi della Celeste Ausiliatrice e crederci, quali ci professiamo di essere, devotissime Figlie di Maria Ausiliatrice
Beppu, 8 gennaio 1937.
Suor LETIZIA BEGLIATTI, direttr.
Il 1° aprile scorso, terzo anniversario della Canonizzazione di Don Bosco, furono iniziati i lavori di fondazione per l'erezione dell'altare monumentale al nostro caro Santo. Contemporaneamente sono stati ultimati gli studi per la preparazione del grande modello per il nuovo altar maggiore del Santuario di cui diamo, qui a fianco, una riproduzione perchè i devoti dell'Ausiliatrice, ammirando il progetto dell'omaggio che desideriamo rendere alla Madonna di Don Bosco, si sentano anche animati a diffonderne sempre più il culto e a raccogliere offerte per questo santo scopo.
Il disegno è opera dell'architetto salesiano G. Valotti, progettista dell'ampliamento del Santuario. L'ubicazione dell'altare fu determinata dal desiderio che la grande maggioranza dei fedeli che si troveranno nelle nuove Cappelle laterali possano vedere il sacerdote celebrante durante le funzioni religiose. È stato quindi collocato all'estremità della parete di testa, con proporzioni alquanto maggiori di quello rimosso per dar luogo ai lavori che sono in corso.
L'altare, ispirato alla forma del Rinascimento ed elevato con cinque gradini di marmo verde issorie dal pavimento del presbiterio, avrà serene e liete note di colore con il diaspro di Garessio, il verde antico e l'alabastro orientale: nella decorazione dei riquadri e nella corona di testine d'angeli figurerà il marmo roseo di Candoglia. Fisso sopra il ciborio e ben visibile ai fedeli si mostra il Crocifisso che sarà di bronzo dorato con ricche decorazioni simboliche: più in alto e alquanto arretrati dalla linea frontale del ciborio, due angeli in marmo bianco sostengono una corona regale e formeranno trono al Santissimo esposto all'adorazione dei fedeli. Il paliotto sarà decorato da un'artistica riproduzione in bronzo della Cena del Leonardo.
Nettamente separata dall'altare così da permettere al sacerdote il passaggio per l'esposizione del Santissimo nelle feste solenni, sorgerà la costruzione marmorea che forma la grandiosa incorniciatura del quadro del Lorenzoni dedicato a Maria Ausiliatrice. Una teoria di angeli portanti lampade e armonicamente disposti nel fronte e nei fianchi in nicchia a curva ribassata fanno corona alla Vergine e costituiranno elemento di fusione-tra i marmi colorati che sono intorno a loro e le balaustrate dorate delle vaste tribune laterali. In alto, nel timpano, decorato con fregi e grande raggera di bronzo dorato, verrà ricollocato l'antico ed artistico mosaico eseguito su disegno del pittore Reffo e raffigurante l'Eterno Padre. Il disegno che pubblichiamo illustra sufficientemente quanto abbiamo sopra esposto ed accenna anche all'agile cupola che sorgerà sopra il nuovo presbiterio e dalla quale attraverso a dodici vetrate a colori, come da una corona di dodici, stelle, scenderà la luce che darà vita e colore all'altare che accoglierà il Santissimo e alla grande cornice marmorea dove sarà collocato il quadro, tanto caro a Don Bosco e dal quale continuerà a sorridere e a benedire la dolce e materna immagine dell'Ausiliatrice.
Attendiamo da tutti i benemeriti Cooperatori e le benemerite Cooperatrici le offerte per realizzare questo filiale omaggio alla Vergine Ausiliatrice.
attribuite all'intercessione di MARIA SANTISSIMA AUSILIATRICE e di San Giovanni Bosco.
Raccomandiamo vivamente ai graziati, nei casi di guarigione, di specificare sempre bene la malattia e le circostanze più importanti, e di segnare chiaramente la propria firma. Non si pubblicano integralmente le relazioni di grazie anonime, o firmate colle semplici iniziali.
Due volte invocato, due volte mi aiuta. - Due-anni fa fui colpita da una grave malattia. Le sofferenze non mi davano tregua nè giorno nè notte. Fatta fiduciosa ricorsi a Don Bosco Santo e fui consolata con un sensibile miglioramento. Ma, per gravi dispiaceri, ricaddi poi più gravemente nel mio male trascinandomi per parecchi mesi in tristi condizioni. Finalmente ricorsi di nuovo con fede al mio Intercessore e egli mi insegnò a liberarmi dall'incubo che mi opprimeva. Ne seguì una calma e consolazione che non avevo mai provata ; il male fisico cessò come per incanto ed ora, molto migliorata, attendo la completa guarigione.
Moncucco Torinese, 24-XII-1936. VERCELLINO ANNETTA ved. LAGNA.
Guarita da broncopolmonite. - Con l'animo ripieno della più sentita gratitudine, sciolgo l'anno del ringraziamento a S. Giovanni Bosco per aver esaudite le mie preghiere.
Colpita da bronco polmonite, la scorsa estate, appena qualche mese dopo il mio matrimonio, soffrivo per me e più ancora per l'ottimo mio marito che, addolorato pel male che minacciava la mia ancora giovane esistenza, non aveva risparmiato nulla, ricorrendo, anche, all'intervento dei dottori primari della città. Nonostante le più intelligenti cure dei medici e di quelle affettuosissime di mio marito, il male proseguiva tenacemente e paurosamente.
Fu allora che con tutta la fiducia, mi rivolsi a Don Bosco santo ed egli, benigno, venne in mio aiuto riottenendomi la primiera salute. Riconoscente, prego sia pubblicata la segnalatissima grazia, fiduciosa che il caro Santo vorrà continuare su me e sul mio diletto marito, la sua efficace protezione e mantenermi in salute in un clima sì diverso da quello della mia Italia lontana.
Calcutta (India) Tezpur, 3 gennaio 1937.
ADELE BARISONE.
Due grazie. - La nostra piccola Anna, di due anni e mezzo, nel settembre 1936, mentre stava giocando, aveva messo in bocca una bacchetta di legno appuntita. Saltellando, inciampò e cadde, conficcandosi il legno nella gola, con conseguente fiotto dì sangue.
Consultato il medico, dopo circa tre ore dall'accaduto, data la lontananza, ci dichiarava apertamente trattarsi di un vero miracolo che la piccina fosse salva, perchè la ferita prodotta nella gola aveva rasentato la carotide e la morte sarebbe stata inevitabile. Questo miracolo l'abbiamo attribuito all'intercessione di S. Giovanni Bosco di cui la bambina tiene devotamente al collo una medaglietta contenente una reliquia del Santo.
Nel mese di gennaio abbiamo ottenuto un'altra grazia: guarigione da risipola ad una gamba della stessa piccola che soffriva atrocemente, e l'abbiamo ottenuta pure per intercessione di S. Giovanni Bosco e di Maria SS. Ausiliatrice.
Con profonda riconoscenza.
Varallo Sesia, 29-1-1937.
MARGHERITA e INES BERTONCINI.
Guarito da gastro-enterite. - Il nostro Gian Domenico affetto da gastro-enterite con febbri altissime si trovò in condizioni disperate. Fidenti in Don Bosco nostro protettore ci rivolgemmo a lui per ottenere dal Signore la guarigione del caro piccolo. Con gran stupore del professore curante, il terzo giorno accennò un lieve miglioramento ed in breve fu dichiarato fuori pericolo. Ora è pienamente ristabilito ; e noi riconoscentissimi inviamo un'offerta per le Opere salesiane.
DOMITILLA e DARIO CAPELLO.
Anche i dottori disperavano di salvarlo. - Nello scorso agosto ero in grande angoscia per la grave malattia di mio figlio, padre di cinque tenere creature. Anche i dottori disperavano di salvarlo. Con grande fede e devozione mi sono rivolta a Maria Ausiliatrice ed a Don Bosco, e, dopo quaranta giorni di ospedale, ebbi la consolante notizia che mio figlio era completamente guarito, con grande sorpresa dei dottori. Grata e riconoscente, soddisfo la promessa fatta, inviando una modesta offerta.
Trento, 30 gennaio 1937-XV.
ROSA Ved. BARATIERI.
Pienamente esaudito. - L'anno 1936, alli 21 ottobre, la Direttrice dell'Istituto femminile Maria Ausiliatrice ai Piani di Vallecrosia (Bordighera) mi avvisava che una mia nipote Pizzio Battistina era ammalata di appendicite. Il caso si presentava grave. Il professore Moro nella sua clinica l'operava d'urgenza e trovava l'appendice già perforata in due parti. L'operazione riuscì ottimamente.
Ma io avevo raccomandato la mia parente all'intercessione del Santo D. Bosco, promettendo che se mi avesse ottenuta la guarigione della nipote avrei pubblicato sul Bollettino Salesiano a gloria di Dio e ad onore di lui, la grazia ricevuta.
La grazia fu completa. Mia nipote guarì perfettamente ed io adempio al mio voto con questo scritto lodando Iddio e magnificando la bontà del glorioso Santo Don Giovanni Bosco.
Poggio Sanremo, 4 febbraio 1937.
D. Giov. BATT. Pizzio, Arciprete.
Salva in una pericolosa caduta. - Sento il bisogno di attestare la più viva riconoscenza alla Vergine Ausiliatrice e al Santo Don Bosco per una grande grazia.
Il 14 febbraio u. sc., la mia Giuseppina cadde malamente dall'altezza di 5 metri. La caduta avrebbe dovuto esserle fatale. Ma, nel tremendo spavento io invocai Maria Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco, e la mia Giuseppina non si fece nulla. Cercheremo di essere sempre più devoti della Madonna e del caro Santo, ed intanto inviamo una modesta offerta secondo le nostre povere forze.
Torino, 20-11-1937. SALICE INES.
Senza operazione. - A 14 anni subii un'operazione d'appendicite, e quando credevo d'essere completamente guarita fui sorpresa da un altro male.
Causate dall'appendicite mi si erano formate nell'intestino delle aderenze, che mi portavano molto dolore tanto da dover ricorrere qualche volta ad iniezioni di morfina. Essendo vano ogni rimedio, i medici furono d'accordo nell'affermare che solo un altro intervento chirurgico avrebbe potuto liberarmi da tanto male che ormai durava da quattro anni.
Mi rivolsi allora a San Giovanni Bosco e lo pregai con fede, incominciando la novena. Dal 26 aprile 1936 non soffro più.
Biancavilla, 30-1-1937.
CONCETTINA SANGIORGIO CATALIOTTI.
Guarisce un nostro compagno. - Novizi Salesiani di Sicilia, siamo lieti di attestare la nostra riconoscenza alla potente Ausiliatrice dei cristiani per una grazia segnalata, ottenuta mediante la sua valida intercessione.
Si tratta della guarigione di un nostro compagno, colpito da grave malattia, che nessuno dei rimedi suggeriti dall'arte medica riusciva a vincere.
Mentre si era in ansia per gli effetti dolorosi che si temevano dal prolungarsi della malattia, noi, animati da un sentimento di viva fiducia nella potenza di Maria, ci rivolgemmo a lei, chiedendo alla sua intercessione quello che dagli umani rimedi pareva non potersi omai più sperare. E la SS. Vergine si compiacque di ascoltare le nostre preghiere ottenendo benignamente dal Signore quello che con filiale fiducia avevamo domandato.
Ora attendiamo ancora dalla celeste Madre la grazia ben più importante: di essere fedeli fino alla morte alla nostra vocazione, sulle orme di Don Bosco Santo.
S. Gregorio di Catania, 11 febbraio 1937.
I novizi Salesiani.
Salva. - Il giorno 11 del mese scorso, mia sorella Letizia venne colpita da forte broncopolmonite influenzale che in pochi giorni la ridusse in fin di vita.
Il medico curante non ci nascose subito la gravità del male, data anche la sua età di 69 anni. Due medici chiamati in seguito a consulto giudicarono il caso disperato: non c'era più nulla da fare.
Nella nostra angoscia ricorremmo allora con grande fiducia a S. Giovanni Bosco, di cui proprio quel giorno cominciava la novena, facendo pregare tante persone pie e specialmente i nostri nipoti salesiani e promettendo un'offerta per le sue Opere.
L'ammalata, già rassegnata a morire, aveva ricevuto con grande divozione il Santo Viatico e l'Estrema Unzione.
Nella notte dal 22 al 23 gennaio presentava tutti i sintomi di una prossima fine, e noi trepidanti attorniavamo il suo letto, recitando le preghiere degli agonizzanti in attesa del suo ultimo trapasso. Ma a mezzanotte essa si svegliò di soprassalto chiedendo con insistenza di mangiare la reliquia di S. Giovanni Bosco. L'accontentammo. Ed ecco che appena inghiottita, con meraviglia nostra, la malata si acquietò e riposò sin quasi al mattino. Lungo la settimana ebbe ancora alternative e crisi di bene e di male, ma noi sempre fidenti che Don Bosco ci avrebbe ottenuta la grazia, attendevamo il giorno della sua festa. La nostra speranza non fu vana. Proprio il 31 gennaio, l'ammalata cominciò a migliorare ; gli affanni e le crisi di soffocamento diminuirono, ed in pochi giorni il medico meravigliato la potè dichiarare fuori pericolo. Ora è in via di guarigione.
Riconoscenti per la grazia ricevuta inviamo l'offerta promessa.
12-11-1937. ELIDE BELLOTTI.
Guarita da peritonite acutissima. - La mia bambina Annamaria di anni sette fu improvvisamente colpita da dolori addominali nel pomeriggio del 28 ottobre u. s. Pensai ad un colpo di freddo e non mi allarmai, perchè non c'era febbre. La notte passò tranquilla. Al mattino però la temperatura era salita a 38.4 e ben presto a 38.9. Chiamai il medico. I dolori non fecero che aumentare, accompagnati da vomito. Il medico capì subito che il caso era disperato e giudicò opportuno l'intervento chirurgico. Si trattava di peritonite acutissima. Nell'angoscia del timore di perderla, invocai ripetutamente S. Giovanni Bosco e lo supplicai di pregar Gesù a non prendermi la mia bambina. Mentre la piccola subiva l'operazione, iniziai la novena in suo onore, promisi un'offerta e la pubblicazione della grazia.
L'appendice aveva un'ulcera con una zona perforata e cancrenata. Il pericolo non era scomparso. Si temeva l'intossicazione del sangue. Ma ormai mi sentivo tranquilla. Don Bosco vegliava sulla mia Annamaria.
I primi giorni passarono tra ansie e timori, ma senza sintomi di peggioramento. All'ottava mattina gli sforzi della forte tosse che aveva colpito la mia bambina, fecero riaprire la ferita e provocarono l'uscita di una parte di omento. Urgeva un nuovo intervento chirurgico. Tornai a supplicare e ad invocare disperatamente ancora S. Giovanni Bosco. Anche la seconda operazione riuscì bene. Dopo un mese di degenza all'ospedale, mia figlia ritornò guarita in seno alla propria famiglia. I medici, con me, attribuiscono la guarigione ad intervento divino.
Non mi resta che a ringraziare pubblicamente S. G. Bosco e a pregarlo a proteggere sempre la mia bambina e la mia famiglia tanto bisognosa della benedizione del Cielo.
Bassano del Grappa, 27-1-37.
MARIA BONAMIGO FORNASIERI.
Operazione scongiurata. - Mio marito Vinci Salvatore fu Salvatore da molto tempo soffriva atrocemente ed era tormentato da acuti dolori che derivavano da un cancretto che aveva proprio sotto l'orecchio destro. I medici dichiararono necessaria l'operazione, perchè il male di giorno in giorno si andava diramando sempre più ; ma mio marito non voleva assolutamente saperne. Io allora mi armai di fede e di coraggio, lasciai la scienza umana e mi rivolsi alla scienza divina. Mi misi sotto la protezione di S. Giovanni Bosco e con vera fede incominciai la novena. Ebbene, dal momento in cui cominciai a pregare, mio marito cominciò a migliorare; i dolori scemarono di giorno in giorno ed i medici con grande meraviglia constatarono che non c'era più bisogno di operazione. Ora mio marito non soffre più nessun male; è perfettamente guarito e lavora invocando sempre la Madonna Ausiliatrice e San Giovanni Bosco.
Canicatti, 28-1-1937.
Di ROSA CARMELA Di STEFANO.
Guarito da bronco-polmonite capillare. - Ci sentiamo veramente riconoscenti al Santo Don Bosco per la grazia ottenuta al nostro bambino affetto da grave bronco-polmonite capillare.
Le cure dei medici specialisti non valevano a nulla ; il bimbo era da tutti spacciato... Senonchè una pia signora ci portò una reliquia di S. Gio. Bosco e ci pregò di metterla addosso al paziente.
Subito il bimbo cominciò a migliorare, ed in breve fu dichiarato, con sorpresa di tutti, fuori pericolo.
Basalghelle di Mansuè (Treviso), 10-11-1937.
BARBAROTTO MAURO e MILIETTA.
Sensibile intervento. - Nell'ottobre passato mio marito, per un incidente accadutogli mentre guidava in una discesa un carrozzino, rimase schiacciato tra una pianta e il carro stesso.
Trasportato al Mauriziano di Torino, fu operato d'urgenza all'intestino che minacciava di andare in cancrena. Ma vi era anche un rene in cattive condizioni: non funzionava e metteva sangue. L'illustre Prof. Massa vedeva la necessità di asportarlo, ma attendeva sempre, anche perchè era sopraggiunta la pleurite.
Fiduciosa in San Giovanni Bosco e nel Ven. Domenico Savio incominciai subito una novena e posi la reliquia sull'infermo. Nella notte la febbre da 40 gradi scese subito a 38, mio marito disse di sentirsi guarito e difatti al mattino il professore constatò che non c'era più bisogno di operazione, ammettendo un intervento superiore.
È facile immaginare la mia gioia dopo tanti giorni di angustia.
Ora che mio marito è completamente guarito faccio pubblicare, come avevo promesso, la grazia, accompagnandola da un'offerta.
Torino, 28 febbraio 1937.
LUIGINA MASSAIA.
Una bella grazia. - Il 6 novembre 1936 una grande gioia allietava la mia casa col mio secondogenito.
Ma una subitanea prova doveva turbare la nostra letizia.
A quattro giorni dalla nascita del bimbo, un improvviso e acuto attacco di appendicite colpiva mia moglie. L'immediato intervento chirurgico, che in tali casi si rende necessario, era estremamente rischioso. Lo si doveva perciò scartare. D'altra parte si andava incontro a probabilissime complicazioni non meno pericolose. Medici e specialisti erano perplessi, il caso era grave e poteva provocare funeste conseguenze.
Nella terribile angoscia ci affidammo interamente al Sacro Cuore di Gesù al quale la nostra famiglia, sin dal suo sorgere, si era consacrata. Iniziammo subito una novena a Maria SS.ma Ausiliatrice e a S. Giovanni Bosco, e deposi sotto il guanciale della carissima inferma una reliquia del Santo.
Durante il compiersi della novena fa fase pericolosa venne superata e il male si risolse nel modo più favorevole.
Ora mia moglie è ristabilita e nella nostra rinnovata letizia esprimiamo a Maria SS.ma Ausiliatrice e a S. Giovanni Bosco la nostra immensa gratitudine, mentre inviamo l'offerta promessa per le Opere Salesiane, invocando ancora e sempre su di noi la potente intercessione di Maria SS.ma Auxilium Christianorum.
Ovada, 26 febbraio 1937.
ANGELO REPETTO.
Per intercessione di Don Rua.
La signora Gianotti Magherita, di Carmagnola di anni 65, il 18 agosto scorso mentre stava camminando scivolava malamente, e riportava la frattura della gamba in prossimità della caviglia. Trasportata in casa, fu obbligata a tenere il letto per oltre due mesi, e, caso strano, in tutto questo periodo di tempo non sofferse male nè ebbe febbre ed ora trovasi pressochè guarita. Essa, che conobbe personalmente Don Rua, e da lungo tempo è solita raccomandarsi a Lui in ogni circostanza, attribuisce tale grazia alla valida protezione del Servo di Dio.
Attribuisce pure all'intercessione del medesimo un altro fatto prodigioso occorso quasi nel medesimo tempo a suo figlio Giuseppe. Questi assieme ad alcuni compagni di lavoro stava un mattino dello scorso settembre percorrendo in bicicletta la via per recarsi a Torino quand'ecco veniva violentemente urtato da un'automobile che percorreva la medesima via, e sbattuto sulla superficie asfaltata della strada assieme ad altri cinque compagni che lo seguivano. Mentre la bicicletta per la violenza del colpo era ridotta in stato inservibile, il Giuseppe non ebbe a lamentare fratture di sorta, ma solo alcuni dolori alle spalle che guarirono in pochi giorni.
Carmagnola, 3 febbraio 1937.
Sac. D. PIETRO CORTASSA
Parroco dei Ss. Michele e Grato. Per intercessione di Domenico Savio.
Mi trovavo in grande necessità di pagare gli operai che lavoravano per la costruzione della nuova Cappella dell'Istituto. Mi rivolsi con una novena fiduciosa al venerabile Domenico Savio e fui prontamente esaudita: al terzo giorno della novena, una persona mi regalò una bella somma, al quarto trovai chi mi fece un prestito e così potei soddisfare all'urgente dovere. Grazie al caro Domenico.
Chiari, 10-1-1937.
Una Canossiana.
Cooperatori defunti:
Don UMBERTO CITTADONI, † a Montefalco il 19-II-u. sc. a 59 anni di età.
Era parroco di Morcicchia di Giano. Sacerdote secondo il cuore di Dio, si prodigava con zelo ammirabile nella cura delle anime, sostenendo il suo apostolato col fervore di una pietà ardente e generosa.
Missionario di spirito, lasciò tutte le sue sostanze all'Istituto Missioni Salesiane. Siamogli larghi dei nostri suffragi.
BOSIO GIACOMO CRISTOFORO, † a San Cristoforo (Alessandria) il 12-II-u. sc. a 78 anni di età. Iscritto tra i Cooperatori da Don Bosco stesso, fu ammiratore entusiasta dell'Opera Salesiana. Anima semplice, schiettamente cristiana, alla fede ispirò tutta la sua vita. « Servo buono e fedele del Signore, mirò con serenità il tramonto della sua luminosa giornata, e si spense consolato dal pensiero di lasciare due figli sacerdoti salesiani.
SEGA GIUSEPPE, † ad Adria (Rovigo) il 16-II-u. sc. Tutta la vita esemplarmente cristiana spese nell'esercizio della carità, edificando familiari e conoscenti colle virtù singolari della sua bell'anima. Chiamato da Dio all'eterno premio, lasciò tutte le sue sostanze all'Istituto Missioni Salesiane. Lo raccomandiamo caldamente ai comuni suffragi.
TAMAGNINI ADALGISA Ved. PISANI, † a Casinalbo (Modena) il 16-XI-1936 a 55 anni di età.
Cooperatrice salesiana, nutriva una tenerissima devozione a Maria SS. e a Don Bosco Santo, che fervidamente propagava, e ne sosteneva le Opere locali con affettuosa, costante sollecitudine, secondo le sue forze, sempre col desiderio di poter fare di più. Madre esemplare, trasfuse la profonda sua fede cristiana nell'educazione delle. tre figlie e dei nipoti, lieta di dare la sua prima figliola alle Figlie di Maria Ausiliatrice.
Sac. VINCENZO BRIGNOLE, † a Rapallo il 2 aprile 1936 a 6o anni di età. Sacerdote pio e zelante era fervido nostro Cooperatore da molti anni ed aveva una grande divozione a S. Gio. Bosco.
Mons. Can. Teol. PIETRO BERTINI, † ad Ivrea il 24-II-u. s. ad 82 anni di età. Condiscepolo del Santo Padre Pio XI al Collegio Lombardo in Roma, spese tutta la sua vita pel bene della diocesi d'Ivrea, come professore in Seminario, scrittore e predicatore apprezzatissimo. Era arcidiacono della Cattedrale e godeva la stima di tutti per la sua cultura e per la sua grande bontà di cuore. Cooperatore affezionatissimo, amò e sostenne le Opere salesiane, zelando la divozione a Maria Ausiliatrice ed a S. Giovanni Bosco.
GIOVINE MICHELE, † a Nizza Monferrato il 20II-u. S. a 92 anni di età. Padre esemplare, cristiano dell'antico stampo, pieno di fede, di carità e di zelo, visse di preghiera, di sacrifizi e di lavoro. Cogli esempi di una vita integerrima seppe crescere cristianamente nove figliuoli, stimandosi fortunato di offrirne due alla Chiesa, di cui uno alla Società Salesiana. Divotissimo di S. Gio. Bosco ne sosteneva le opere con annue offerte e fervide preghiere.
Contessa. MARIA ARBORIO MELLA CUSANI DI SAGLIANA, † a Vercelli il 15-I-u. sc. a 81 anno di età.
Le grandi virtù tradizionali della sua antica, illustre e religiosa famiglia rifulsero nel suo cuore colla carità di Cristo. Ammiratrice fervida e devota del nostro Santo Fondatore e Padre Don Bosco, ogni anno, nella sua larga beneficenza, da buona Cooperatrice e benefattrice, soccorreva generosamente le Opere Salesiane. Don Bosco le affretti l'eterna ricompensa.
Can. Don ANTONIO SPADA, † a Clusone il 27-Iu. sc. a 71 anno di età.
Cinquant'anni di attività sacerdotale svolta con instancabile zelo e tatto finissimo gli guadagnarono la venerazione di tutti, e la gratitudine particolare dei poveri che erano i suoi prediletti. Fu un apostolo delle vocazioni secondo lo spirito di S. Giovanni Bosco.
Sac. cav. PAOLO CANTISANI, † a Lagonegro l'11-III-u. sc. Zelantissimo sacerdote, si spese tutto pel bene delle anime e ricordò anche in morte le Opere di S. Giovanni Bosco.
Altri Cooperatori defunti:
Agostini Teresa Ved. Falla, Vercelli - Aloisio Maria Ved. Savona, Trapani - Arnholt Vittoria Bar.ssa Bentivoglio, Modena - Avalle Clara n. Becchio, Casalgrasso (Cuneo) - Beretta Lorenzo, Torino - Bettinelli D. Francesco, Seregno (Milano) - Bisio Nicola, Tassarolo (.Alessandria) - Bonaldo D. Giuseppe, Venezia - Bonifacino Remigio, Giusvalla (Savona) - Bosco C.ssa Clementina, Torino - Bosco Luigia, Torino - Botti Adalgisa, Zavatarello (Pavia) - Brianese Maria, Soave (Verona) - Brianza Vicarda Francesca, Cisliano (Milano) - Brignole D. Vincenzo, Borgonovo (Genova) - Calvi Giuditta Ved. Marzarotto, Carré (Vicenza) - Canziani Massimina Ved. Besca, Oleggio (Novara) - Caporale Domenico, Rodallo (Aosta) - Cappa Battista fu Battista, Costanzana (Vercelli) - Caranzano Giorgio, Castelnuovo D. Bosco (Asti) - Carisio Elisabetta, Ponderano (Vercelli) - Casonato Alfredo, Camisano (Vicenza) - Cattaneo Rosina, Ciserano (Bergamo) - Cenni Battista, Baciano (Bergamo) - Chiari Francesco, Borsigliano (Lucca) - Chiecchio Caterina, Bossolasco (Cuneo) - Coccanari Clelia, Perugia - Cogno Antonio, Boccon di Vo (Padova) - Cravesano Margherita, Chiusa Pesio (Cuneo) - Cumino Antonio, Tetti Rivoli (Torino) - Cuttica Clotilde, Acqui (Alessandria) - Dallemulle Teresa, Castel Tesino (Trento) - De Francesco Maria n. Grasso, Catania - De Medici Martino, Briga Marittima (Cuneo) - Eco Angelo, Torre Annunziata (Napoli) - Faldella Felicita Ved. Frano, Varano Borghi (Varese) - Familune Maria Vittoria, Macerata - Ferrogallini Maria, Torino - Gabotto Margherita fu Gius., Locarno (Vercelli) - Gallo Giacomo, Borgo D'Ale (Vercelli) - Gamba Giovanni, Seriate (Bergamo) - Garis Angela, Vinovo (Torino) - Ghizzardi Elisa, Irma (Brescia) - Giario Rosalia, Benevagienna (Cuneo) - Gino Marinuccia, Nizza Monf. (Asti) - Gilone Giuseppe, Vigliano Biell. (Vercelli) - Giraudo Bartolomeo, S. Bernardo (Cuneo) - Goglino Teodolinda, Bosco Marengo (Alessandria) - Grillone Avv. Cav. Eugenio, Canale (Cuneo) - Gussoni Ida, S. Lazzaro Alberoni (Piacenza) - Invernizzi Rag. Giuseppe, Nicorvo (Pavia) - Ivaldo Giuseppina Ved. Giacone, Finale Marina (Savona) - La Barbera Francesco, Palermo - Landini Suor Paolina, Cremona - Lanza Petronilla, Torino - Leonori Luigi, Roma - Manno Micheh, Quarto S. Elena (Cagliari) - Marchello Giacomo; Torino - Masotti Corinna, Trento - Massio Carola, Ciserano (Bergamo) - Medaglia Emanuele, Lodi (Milano) - Melis Vincenza n. Loddu, Genoni (Nuoro) - Mordiglia Maria, Vignale Monf. (Alessandria) - Mussini Adelaide, Calvenzano (Bergamo) - Olivazzo Angela Ved. Lorisio, Colcavagno (Alessandria) - Opezzo Giacomo, Costanzana (Vercelli) - Orsenigo Flora, Como - Parolo Giuseppe, Legnano (Milano) - Pedemonte Eboli Luigia, Alassio (Savona) - Peraro Pietro, Grezzana (Verona) - Perdoncin Bortolo fu Luigi, Schiavon (Vicenza) - Pinnaro Giuseppina, Camini (Reggio Cal.) - Pollani Bonelli Cristina, Roma - Poloni Angelo, Rovetta (Bergamo) - Porro Lena, Vignale Monf. (Alessandria) - Revial Redegonda, Perosa Argentina (Torino) - Ruffino Giovanni, Giaveno (Torino) - Ronchail Argentina, Chdtillon (Aosta) - Romano Prof. Benedetto, Susa (Torino) - Roggero Francesco, La Morra (Cuneo), Ricolfi Elisabetta, Torino - Ricci Marianna, S. Leone (Forlì) - Spadacino Lucia, Cardito (Napoli) - Socci Flora Castelfidardo (Ancona) - Simonotti Carlo, Maggiate Sup. (Novara) - Santoro Pietro fu Vito S. Michele Salentino (Brindisi) - Sargenti Luigi, Magadino (Svizzera-Ticino) - Tavoini Giancarlo, Legnano (Milano) - Surdi Giuseppe, Salemi (Trapani) - Taroni D. Luigi, Faenza (Ravenna) - Torricini Marianna, Firenze - Toso Lucia, Costigliole d'Asti (Alessandria) - Vallero Suor Antonietta, Torino - Vanoli Marina, Valsecca (Bergamo)'- Venni Prof. Avv. Antonio, Siena - Verra Donato, Demonte (Cuneo) - Vierin Luigi Isidoro, Aosta - Vietti Angela, Dogliani (Cuneo) - Villata Margherita, Fiorano Can. (Aosta) - Zambelli Paolina, Vicenza - Zavattaro Teo). Tomaso, Valmacca (Alessandria) - Zennato Dott. Giovanni, Montegalda (Vicenza).