BOLLETTINO SALESIANO

Anno LXI -N. 6 GIUGNO 1937 - XV

SOMMARIO: Il Centenario della nascita dei Servo di Dio Don Michele Rua. - Sotto la cupola dell'Ausiliatrice. - In famiglia. - Lettera di Don Giulivo ai giovani. - Dalle nostre Missioni: India, Giappone. - Grazie attribuite all'intercessione di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco. - Necrologio.

Il Centenario della nascita del Servo di Dio Don Michele Rua

1837 - 9 giugno - 1937.

Ad un mese preciso dal centenario della nascita della ven. Madre Maria Mazzarello, prima Superiora Generale dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, ecco il centenario della nascita del Servo di Dio Don Michele Rua, primo successore di San Giovanni Bosco nel governo della Società Salesiana. Chiamato alla vita il 9 giugno 1837, incontrò la prima :volta il Santo nel settembre del 1845 e cominciò a frequentare regolarmente l'Oratorio di Valdocco nella primavera del 1847, mentre continuava le scuole elementari presso i Fratelli delle Scuole Cristiane. L'anima pura, l'ingegno eletto, l'indole docile, la volontà forte e generosa l'indicarono tosto all'Apostolo dei giovani come il predestinato alla sublime missione di dividere con lui le cure e le fatiche, la responsabilità, più tardi, del provvido apostolato. Sicchè quando nel 185o il piccolo Michele terminò le scuole elementari, il Santo stesso l'avviò al ginnasio. E quando gli impose la veste chiericale nella cappellina del Rosario ai Becchi di Castelnuovo, il 3 ottobre del 1853 cominciò a fare a metà con lui, come gli aveva predetto in un memorando giorno. Sacerdote nel 186o, Don Rua fu il primo direttore del Piccolo Seminario di Mirabello; ma nel 1865 tornava all'Oratorio per non più muoversi dal fianco di Don Bosco che a lui affidava successivamente l'amministrazione, la disciplina e la direzione della Casa-madre, finchè nel 1884 lo eleggeva suo vicario con diritto di successione e gli lasciava realmente, morendo, il governo di tutta la Società Salesiana. Ventidue anni di Rettorato, nella scrupolosa fedeltà allo spirito del Fondatore, furono per Don Rua la palestra dei suoi eccezionali talenti di governo e delle virtù eroiche che levarono la fama della sua santità.

E la fama s'impose così rapidamente, che, il 2 maggio 1922, l'Arcivescovo di Torino, Em.mo Card. Richelmy, costituiva il tribunale ecclesiastico per il Processo canonico dell'Ordinario, di cui si chiudevano gli atti il 31 agosto 1927. Nel 1931 l'Em.mo Card. Gamba ordinava la raccolta degli scritti, e, due anni dopo, l'Em.mo Card. Fossati completava il lavoro col processicolo de non cultu. Il 14 gennaio dello scorso anno, come abbiamo annunziato, la Sacra Congregazione dei Riti, esaminata ogni cosa, passò infine alla firma del Santo Padre l'introduzione del Processo Apostolico.

Sicchè la data centenaria cade in pieno corso del processo apostolico, che speriamo abbia presto a concludersi coll'esaltazione delle virtù preclare del Servo di Dio.

Nella luce di tanta speranza, il Rettor Maggiore, sig. Don Ricaldone, ha indetto una solenne commemorazione pel prossimo giorno 9, nella Casa-madre di Valdocco, e Sua Eminenza Reverendissima il Sig. Cardinale Carlo Salotti ha accolto l'invito di tenere il discorso ufficiale. L'eloquenza dell'Eminentissimo Porporato avvalorata dalla nota competenza personale nelle cause dei Santi, ci farà passare un'ora di paradiso sotto il fascino incantevole delle virtù di Colui che pei salesiani è la regola personificata, pel mondo cattolico, sotto diversi aspetti e soprattutto per laa fedeltà spirituale al Fondatore, un altro Don Bosco.

SOTTO LA CUPOLA DELL'AUSILIATRICE

I lavori di ampliamento.

Le piogge di aprile non hanno impedito la prosecuzione dei lavori di ampliamento del santuario, che, specialmente nell'interno, fecero notevoli progressi.

Chiuse omai con intelaiature di vetrocemento i finestroni della cupola esterna sopra il presbiterio, si gettarono le arcate della cupola interna, mentre nelle cappelle e nelle gallerie continuava la collocazione delle ultime lesene sottoscritte, e il rivestimento in marmo dei grandi pilastri centrali e delle pareti. Cominciò pure la costruzione di uno dei sei nuovi altari dietro l'altar maggiore, mentre, nella cripta, coi marmi dell'antico altare di Maria Ausiliatrice, si completa la decorazione della cappella di San Pietro. Sono già arrivate quattro grandi colonne di marmo per l'altare del Santo con i gruppi dei piedestalli e dei gradini. All'esterno, il rivestimento in travertino ha raggiunto l'altezza di m. 7.

Funzioni e pellegrinaggi.

L'affluenza dei fedeli e dei pellegrini andò crescendo col scemar del freddo, e, nel periodo pasquale, ci ha consolato con una devota frequenza dei santi Sacramenti. Parecchie scolaresche cittadine scelsero il santuario per soddisfare al precetto pasquale, guidate dagli insegnanti di religione e favorite cordialmente dai presidi e dai direttori. La più numerosa fu la funzione per gli alunni dell'Istituto Tecnico Sommeiller, guidati, come gli anni scorsi, dal prof. can. Arisio: circa ottocento.

Il pellegrinaggio più imponente nella prima metà del mese fu quello di Strasburgo che anche quest'anno condusse trecentoottanta pellegrini, come prima tappa, nel viaggio a Lourdes. Celebrò per essi il Vicario generale Mons. Hretz, il quale rivolse pure una fervida allocuzione. Soddisfatta la pietà nel santuario, passarono ai refettori per la colazione, quindi alla visita delle camerette del Santo, della cappella Pinardi e di quella di San Francesco.

Un altro pellegrinaggio francese di 136 signorine dell'Azione Cattolica ascoltò la Santa Messa nel Santuario il 29 aprile; e nello stesso giorno fecero una breve visita all'Oratorio una trentina di Terziari Domenicani di Parigi.

Assai numerosi i gruppi di pellegrini dell'alta Italia; ricordiamo in particolare una cinquantina di chierici del Seminario di Genova col loro Rettore e diversi superiori ; cinquanta pellegrini di None; cinquanta alunne del ginnasio di Busto Arsizio; due gruppi di Mango, un gruppo di Canale, un altro di Mondovì, ecc.

Il 27 onorò l'Oratorio di una sua visita S. E. Monsignor Raul Harscouet, vescovo di Chartres, e il 29 venne a celebrare all'altare di Maria Ausiliatrice S. E. Mons. Francesco Franco, vescovo di Crema.

Nel corso del mese convennero all'Oratorio gli Ispettori salesiani delle case d'Italia e d'Europa per l'annuale conferenza col Capitolo Superiore. Il giorno 16 partì il Prefetto generale per la visita delle case dell'Estremo Oriente.

Il mese di Maria Ausiliatrice.

Il 23, cominciò con fervore il mese di Maria Ausiliatrice colla triplice predicazione giornaliera. Oratori: al mattino, il salesiano Don Serafino Faletti; alle 17, il Teol. D. Giuseppe Angrisani, curato della Crocetta; alle 20,30, P. Fedele Maria, O. M. Gran concorso fin dal primo giorno, pietà edificante e pratica divozione.

NOVENA

consigliata da S. Giovanni Bosco per ottenere grazie e favori da Maria SS. Ausiliatrice

1° Recitare per nove giorni: Tre Pater, Ave, Gloria al SS-. Sacramento con la giaculatoria: Sia lodato e ringraziato ogni momento il Santissimo e Divinissimo Sacramento; tre Salve Regina a Maria SS. Ausiliatrice con la giaculatoria: Maria Auxilium Christianorum, ora pro nobis.

2°. Accostarsi ai SS. Sacramenti.

3°. Fare un'offerta secondo le proprie forze per le Opere Salesiane.

4°. Aver molta fede in Gesù Sacramentato e in Maria SS. Ausiliatrice.

PREGHIERA DI S. BERNARDO

Ricordatevi, o Piissima Vergine Maria, non essersi mai udito che sia stato abbandonato chi ha ricorso a Voi, implorato il vostro aiuto, chiesto il vostro soccorso. Io animato da tale confidenza, o Madre Vergine delle Vergini, a Voi ricorro, a Voi vengo, innanzi a Voi, peccatore contrito, mi giostro; non vogliate, o Madre del Verbo, sdegnare le mie preghiere, ma ascoltatemi propizia ed esauditemi. Così sia.

Maria Auxilium Christianorum, ora pro nobis.

IN FAMIGLIA

Convegni di Decurioni salesiani nell'Ispettoria del Mezzogiorno.

La ripresa dei convegni nell'Ispettoria Napoletana ha dato la constatazione consolante dell'incremento del culto, dello spirito, dell'opera di S. Giovanni Bosco nell'Italia Meridionale.

Se ne sono tenuti sei, colla partecipazione di numeroso Clero, presenti o aderenti Ecc.mi Vescovi, e notevoli rappresentanze di Cooperatori e di Cooperatrici.

In tutti, espresse sensi di compiacenza e di riconoscenza salesiana l'Ispettore don Ruben Uguccioni. Don Fasulo, fissati gli scopi e il carattere delle riunioni, avviò e guidò la discussione sui tre punti messi all'ordine del giorno: 1) organizzazione; 2) culto di S. Giovanni Bosco; 3) cinquantenario della morte del Santo.

II primo convegno, onorato dall'intervento dell'Em.mo Cardinale Arcivescovo Alessio Ascalesi, si tenne a Napoli, nell'Istituto S. Cuore del Vomero, il 23 febbraio.

Il salone teatro Don Bosco fu affollato di personalità ecclesiastiche e laiche di Napoli e di molte diocesi della Campania. Facevano corona all'Em.mo Cardinale gli Ecc.mi Vescovi di Ischia e di Castellammare di Stabia, Mons. De Laurentis e Mons. Emanuel.

Aderirono, con telegrammi e paterni messaggi di compiacimento e di pastorale benedizione, gli Ecc.mi Vescovi: Mons. Teutonico di Aversa, Mons. Capizzi di Campagna, Mons. De Giuli di Capaccio Vallo, Mons. Dell'Isola di Cava, Mons. Mores di Nusco, Mons. Bertazzoni di Potenza, Mons. Caldarola di Teggiano.

Altri Ecc.mi Vescovi erano rappresentati dai rispettivi direttori diocesani dei Cooperatori salesiani.

Partecipò alla riunione il Rev.mo don Giorgio Seriè del Capitolo Superiore, il quale portò ai convenuti il saluto del Rettor Maggiore e parlò, più volte, ascoltatissimo e applaudito.

Furono brillanti, efficaci relatori: Mons. Marseglia, decurione di Afragola; Mons. Vitale, direttore diocesano di Aversa e S. E. Mons. Emanuel il quale, con parola commossa e commovente, ricordò gli ultimi giorni e gli ultimi istanti di S. Giovanni Bosco scolpiti nella sua memoria e nel suo cuore.

Alle relazioni seguirono animate discussioni cui parteciparono molti dei presenti e che portarono a pratiche deliberazioni.

Coll'approvazione unanime e l'entusiasmo dei convenuti fu stabilito di promuovere un grande pellegrinaggio regionale a Torino, nel 1938, per le celebrazioni cinquantenarie della morte di don Bosco e una sottoscrizione fra i Cooperatori per contribuire alle spese dell'ampliamento della basilica di Maria Ausiliatrice.

L'Em.no Cardinale Arcivescovo espresse il suo compiacimento per la riuscita del convegno, per il bene che l'Opera salesiana compie, e ringraziando sentitamente, come Primate del Mezzogiorno, impartì con effusione la pastorale benedizione.

In una simile atmosfera di fervore salesiano, di simpatica fraternità e di praticità, seguirono gli altri convegni.

Il secondo si tenne, il 25 febbraio, nell'Istituto Salesiano di Caserta, presente il Vescovo, S. E. Mons. Moriondo, coll'intervento e l'adesione di decurioni ed Ecc.mi Vescovi di altre diocesi della Campania e del Molise.

Diede il benvenuto ai graditi ospiti il direttore dell'Istituto, don Giuseppe Festini.

Dopo un'ampia, relazione dei convegni precedenti fatta da don Tommaso Chiappello, seguì lo svolgimento dell'o. d. g. in cui furono relatori Mons. Vitale di Aversa e S. E. Mons. Emanuel.

Il terzo convegno ebbe luogo, il 2 marzo, nell'Istituto B. V. del Soccorso a S. Severo, per le diocesi della Capitanata.

Relatori furono don Antonio Codipietro, arciprete di Torremaggiore; il prof. don Giosafat Panunto, preside del Ginnasio-Liceo di S. Severo; e il direttore diocesano dei cooperatori Mons. Felice Canelli.

Il quarto si svolse, il 4 marzo, nel nuovo Istituto S. Giovanni Bosco di Taranto.

Vi parteciparono l'Arcivescovo di Taranto, S. E. Mons. Bernardi, e il Vescovo di Castellaneta, S. E. Mons. Potenza. Inviarono adesioni e rappresentanze i Vescovi di Oria, di Potenza e Marsico Nuovo, di Anglona e Tursi. Vi era anche un'eletta rappresentanza di benemerite patronesse dell'Opera salesiana in Taranto.

L'ordine del giorno fu illustrato da Mons. Fedele Casoli di Martinafranca, dal Can. Francesco Chirico, direttore diocesano di Oria, e dal novello direttore diocesano di Taranto, Mons. prof. Vito Maraglino.

Chiusero il riuscito convegno le LL. EE. Mons. Bernardi e Mons. Potenza con parole di calda simpatia e di augurio per lo sviluppo dell'opera di don Bosco nella terra di Taranto, e colla pastorale benedizione.

Un quinto convegno si tenne, per le diocesi del Salento, il 9 marzo, anniversario della morte dei ven. Domenico Savio, nella Scuola Agraria Salesiana « N. Comi » di Corigliano d'Otranto. Vi intervenne l'Arcivescovo di Otranto, S. E. Mons. Carmelo Cuccarollo. Inviarono fervide adesioni l'Ecc.mo Vescovo di Lecce, rappresentato dal direttore diocesano Mons. Oronzo Bello, e gli Ecc.mi Vescovi di Nardò e di Gallipoli.

Lesse la relazione del convegno precedente il Can. Antonio Giannuzzi, direttore diocesano dell'Archidiocesi di Otranto.

L'ordine del giorno fu illustrato dal Can. Giuseppe Ruberti di Copertino, dall'arciprete di Maglie, don Francesco Saverio Portaluri, e dall'arciprete di Parabita, don Gaetano Fagiani.

L'assemblea - rilevatane dal decurione, prof. don Oronzo Madaro le particolari benemerenze - tributò un plauso al centro di azione salesiana di Novoli e prese impegno di completare, come omaggio a S. Giovanni Bosco nel cinquantenario della morte, la borsa missionaria del Salento, deliberata nel convegno precedente.

La discussione fu chiusa da S. E. l'Arcivescovo di Otranto che traendo lo spunto dal motto Da mihi animas..., esortò sacerdoti e cooperatori a fare sempre più e sempre meglio per la salvezza delle anime e per la gloria di S. Giovanni Bosco nel Salento.

La serie dei convegni nel Mezzogiorno di Italia, ebbe la più degna corona nel convegno, tenuto l'11 marzo, nell'Istituto Redentore di Bari.

L'onorarono del loro intervento l'Arcivescovo di Bari, S. E. Mons. Marcello Mimmi, e altri quattro Ecc.mi Vescovi: Mons. Melomo di Monopoli, Mons. Salvuzzi di Molfetta, Mons. Tacconi di Ruvo e Bitonto, e Mons. Petroni di Venosa.

Inviò rappresentante il Vescovo di Acerenza e Matera; inviarono calorose adesioni l'Arcivescovo di Trani e Barletta, e i Vescovi di Andria, di Altamura e Acquaviva delle Fonti, di Conversano, di Gravina e Irsina.

L'adunanza riuscì anche più imponente pel numeroso intervento di Cooperatori e Cooperatrici della città.

Riferirono su l'ordine del giorno Mons. Nicola Fortunato, parroco di Capurso ; il Parroco di Monopoli, don Pasquale Abruzzese, e il prof. don Pietro Manni di Bari.

II direttore dell'Istituto, don Tommaso Stile, ringraziando i convenuti, rilevò il contributo dato dal Clero delle Puglie allo sviluppo dell'opera salesiana di Bari, particolarmente all'erezione del tempio del Redentore già consacrato e divenuto centro di rigoglioso movimento religioso.

Fra le altre deliberazioni prese dai decurioni per ricordare il cinquantenario della morte di S. Giovanni Bosco, degna di nota, su proposta del prof. Manni, quella di raccogliere i fondi per la pavimentazione in marmo del tempio del Redentore.

L'Arcivescovo, chiudendo la riuscitissima riunione, ebbe parole di compiacenza, di gratitudine, d'incoraggiamento, e volle che colla sua, scendesse sui presenti, sui propositi fatti ad incremento dell'opera e dello spirito di S. Giovanni Bosco nella terra di Bari, nelle Puglie e in tutto il Mezzogiorno d'Italia, la benedizione anche degli altri Ecc.mi Vescovi.

Il decennio dell'Opera salesiana in Cecoslovacchia.

L'Opera salesiana in Cecoslovacchia ha celebrato quest'anno il decennio di fondazione con un'ammirabile fioritura di istituzioni. E il quotidiano cattolico mondiale L'Osservatore Romano le ha dedicato un articolo ben documentato che ci piace riprodurre integralmente:

Uno dei più giovani ma anche dei più promettenti rami della grande Famiglia Salesiana è l'opera nella giovane Repubblica Cecoslovacca.

L'interesse per l'idea dell'educazione Salesiana non è nuovo in questo paese, ma risale ancora al tempo di Don Bosco stesso. La prima sua biografia nella lingua ceca è uscita già nel 1882, sei anni prima della morte del Santo. Della sua morte scrissero tutte le principali riviste ed ancora molto tempo dopo pubblicavano brevi vite del grande Educatore.

Già nei primi anni dopo la morte di Don Bosco alcuni giovani pieni di entusiasmo venivano in Italia per entrare nelle falangi salesiane ed aspettavano pazientemente il ritorno nella patria.

L'idea d'introdurre i Salesiani nelle terre cecoslovacche ha potuto realizzarsi appena l'anno 1923 quando i figli di Don Bosco presero possesso dell'Amministrazione del santuario nazionale di Sastín. Accanto a questo Santuario Mariano sorse il primo vivaio delle vocazioni salesiane. Quattro anni dopo, nel 1927, fu aperta l'altra Casa per le vocazioni a Frystàk. Da queste due Case, di circa cento giovani ciascuna, escono ogni anno complessivamente da 30 a 50 vocazioni, dando così un potente contributo a tutta l'opera. L'anno 1929 presso il vecchio e famoso santuario di Svàty Benedik fu aperto per queste vocazioni il noviziato e lo studentato filosofico. In seguito si passò a un lavoro di maggior espansione. Di anno in anno si apriva un nuove centro di apostolato. L'anno 1934 si aprì un grande istituto a Bratislava, nel 1935 a Moravska Ostrava, nel 1936 a Trnava, nel 1937 a Praga. Oggi l'Opera salesiana nella Cecoslovacchia conta 221 membri, di cui 40 sacerdoti, 27 teologi, 98 chierici, 26 coadiutori e 30 novizi.

II 24 settembre 1935 la Cecoslovacchia formò un'Ispettoria a parte che prese come Patrono San Giovanni Bosco. A primo Ispettore fu eletto Don Ignazio Stuchly, uomo pieno dello spirito del santo Fondatore.

Il 24 gennaio 1936 il Governo della Repubblica riconobbe la Congregazione Salesiana come ente giuridico. Il ministro della pubblica istruzione ne diede l'annuncio nel suo primo discorso alla radio.

Il campo speciale dell'attività a cui si dedicano i Salesiani sono gli oratorii, secondo l'esempio di Don Bosco. Fino all'ingresso dei figli di Don Bosco una simile istituzione nella Repubblica non era conosciuta e per questo l'iniziativa dei Salesiani venne accolta con vivo entusiasmo anche nelle classi altolocate ed aiutata tanto dalle autorità civili, quanto, e specialmente, da tutto l'episcopato cecoslovacco. Questo, nel suo messaggio di Natale, richiamando l'attenzione sul pericolo del comunismo, raccomandò l'Opera Salesiana. Nelle varie diocesi, specie in quelle di Olomouc e Brno, nell'occasione della prima festa liturgica di S. Giovanni Bosco per ordine degli Ecc.mi Vescovi si tennero delle conferenze sul Santo e si raccolsero offerte a pro della sua Opera. In modo speciale si è reso benemerito dell'Opera Salesiana Sua Eminenza il Card. Carlo Kaspar, Primate ed Arcivescovo di Praga, sotto il cui sguardo amorevole si apre il nuovo oratorio nel sobborgo di Praga, chiamato Kobylysy.

E sebbene presso ogni istituto vi sia l'oratorio, tuttavia meritano speciale menzione quelli situati nei grandi centri industriali della Repubblica, a Bratislava, Moravska Ostrava e Praga. Negli oratorii si organizza l'Azione cattolica, che non tralascia nessun mezzo per far ritornare le anime a Dio e diminuire i dolori provenienti dalle disuguaglianze sociali.

Così l'oratorio di Bratislava, in occasione delle feste natalizie, distribuì ai poveri bambini delle periferie più di mille capi di vestiario per il valore di 20.000 corone. L'oratorio ha più di 1.300 giovani organizzati. Non manca neppure il Circolo per i militari, che conta più di 200 soci e che nelle sue file si onora di accogliere anche alti dignitari dell'esercito.

L'oratorio di Mor. Ostrava, città delle grandi acciaierie e miniere carbonifere, giornalmente nel suo vasto cortile e nelle sue ampie sale ospita centinaia e centinaia di giovani operai che vi trovano sollievo e rifugio sicuro contro i pericoli dell'anima. Per l'anima della gioventù si lotta con tutti i mezzi, non escluso neppure il diporto. L'oratorio salesiano è riuscito ad ottenere la concessione per la fondazione di una sottosezione nazionale a Don Bosco » dell'associazione cecoslovacca di table-tennis, esclusivamente per la gioventù maschile. Attualmente comprende 30 squadre. Alle voci scettiche che pronosticavano l'insuccesso delle squadre esclusivamente maschili, l'associazione « Don Bosco » rispose con la conquista del campionato regionale della Moravia-Slesia, e coll'entrar nel concorso per il campionato nazionale. Del benefico influsso morale di questi due oratorii dànno testimonianza le numerose conversioni di individui e di intere famiglie.

L'oratorio di Praga, capitale della Repubblica, entra nel primo anno di vita colle migliori speranze per l'avvenire. Praga rispetta ed onora Don Bosco. La sua prima festa liturgica si preparò con un solenne triduo, predicato ,dal giovane ed entusiasta salesiano dott. Stefano Trochta. Alla festa prese parte parte Sua Eminenza il Cardinale Kaspar, S. E. Mons. Ritter, Nunzio Apostolico, S. E. Eltschner, Vescovo ausiliare di Praga, l'abate Zavoral e molte altre personalità ecclesiastiche e laiche.

I Salesiani della Cecoslovacchia imitano Don Bosco anche nell'erezione di chiese. Così in quest'anno sarà consacrato il secondo tempio dedicato a Don Bosco Santo. A Praga nel sobborgo di Kobylysy sarà benedetto il santuario dedicato a S. Teresa del Bambino Gesù, che s'innalza accanto al grandioso edificio dell'oratorio. A Bratislava si fanno i preparativi per la fabbricazione di una chiesa nella periferia che ne era affatto sprovvista.

Speciale attenzione poi attira la costruzione della chiesa di San Giuseppe nella città di Mor. Ostrava. Data la poca stabilità del terreno a causa delle grandi miniere che si estendono sotto l'intera città, tutta l'armatura dovette farsi in acciaio. È questo il primo lavoro del genere nell'Europa centrale. Fu eseguito dalla Ditta delle Acciaierie di Vitkovice. Il corso dei lavori venne girato in pellicola dalla Società Foxes.

Anche in altri campi i Salesiani si dedicano alla predicazione e al ministero delle confessioni. Quasi in tutti i luoghi dove si stabilirono fu loro affidato l'insegnamento della religione nelle scuole dello Stato. Nella sola Bratislava sono loro affidate più di 16o ore settimanali di catechismo.

Oltre a questo si fecero zelanti propagatori della devozione alla Madonna ed al Sacro Cuore. I due santuari di Sastín e di Svàty Benedik, consacrati l'uno alla Madonna Addolorata e l'altro al Sangue Divino, divennero grandi centri dei pellegrinaggi dei quali qualcuno raggiunse la cifra di 15.000 pellegrini.

È veramente meraviglioso il modo con cui si sviluppò e si diffuse in così breve tempo l'Opera Salesiana. Digitus Dei est hic. La Madonna accanto a Don Bosco, come in tutto il mondo, così anche nella Cecoslovacchia guidano l'Opera Salesiana di vittoria in vittoria. Imploriamo copiose benedizioni sopra tutta l'opera che i Salesiani svolgono a pro delle anime in tutto il mondo ed in modo particolare nella nazione cecoslovacca.

(L'Oss. Rom., marzo 1937).

CINA - Shanghai. - Visite illustri.

Il 19 dicembre u. s. l'Opera salesiana di Shanghai fu onorata dalla visita del R. Ambasciatore d'Italia.

S. E. V. Lojacono, accompagnato dalla Signora, dal Console Generale Comm. Luigi Neyrone, dall'Addetto aeronautico e Signora fu accolto dapprima nel grandioso Istituto Don Bosco al suono degli inni nazionali, fra l'entusiasmo dei 35o giovani e la cordialità salesiana dei nostri confratelli. Dopo l'omaggio del Direttore D. Fontana, S. E. col seguito passò nelle scuole e nei laboratori, ammirando l'attrezzatura delle scuole elementari e la promettente organizzazione delle scuole professionali, sostando con particolare interesse nel laboratorio elettromeccanico, ove faceva bella mostra, tra l'altro, una nuova intagliatrice elettrica eseguita all'Istituto stesso.

Compiuta la visita all'Istituto Don Bosco, S. E. venne accompagnato all'Ospedale e Cuore Immacolato di Maria o nel distretto di Chapei, devastato dall'ultima guerra cino-giapponese del 1932. L'ospedale fu fondato dal comm. Lo Pa Hong, ed è diretto dalle Figlie di Maria Ausiliatrice che, oltre la cura dei malati, hanno pure un fiorente Oratorio festivo ed un'incipiente Orfanotrofio. Particolarmente commosso dalle materne tenerezze delle Suore che si prodigano con tanta abnegazione, S. E. passò alla visita dell'Ospizio S. Giuseppe di Nantao, ove il comm. Lo Pa Hong, insignito recentemente anche della Commenda della Corona d'Italia, raccoglie, educa e cura un tremila persone tra giovinetti, infermi, invalidi e derelitti. S. E. l'Ambasciatore espresse a più riprese la sua ammirazione e compiacenza per l'opera dei nostri Confratelli e delle Figlie di Maria Ausiliatrice, che, superando innumerevoli difficoltà, si va affermando di giorno in giorno con un meraviglioso sviluppo, grazie alla carità dei buoni.

Un'altra visita, rapida ma graditissima, fu quella di S. E. Mons. Rosa, arcivescovo di Perugia, che, accompagnato da S. E. Mons. Ubaldi e da altri Congressisti, sostò all'Istituto Don Bosco nel ritorno dal Congresso Eucaristico di Manila. Accoglienze entusiaste e ammirazione cordiale.

PORTOGALLO - Lisbona. - Plausi e conforto all'Opera Salesiana.

L'Opera Salesiana in Portogallo ha raggiunto un periodo di benedizione e di progresso che, favorito dalla simpatia del popolo e dal valido appoggio delle autorità ecclesiastiche e civili, apre il cuore alle migliori speranze. Il Governo ha riconosciuto recentemente la Società Salesiana come congregazione missionaria e sussidia le due case di formazione di Pojares da Regua e di Estoril dove si coltivano un centinaio di vocazioni missionarie. Le scuole professionali di Lisbona e di Oporto, le scuole esterne e gli oratori festivi di Evora ed Estoril godono la massima considerazione pel contributo che recano all'educazione dei figli del popolo. L'attuale Ministro dell'Educazione Nazionale, nella recente riforma dei programmi delle scuole liceali, pose come oggetto di studio speciale, tra le figure del secolo XIX, quella di Don Bosco, apostolo dell'educazione. L'Istituto di Lisbona fu onorato negli scorsi mesi da due visite illustri particolarmente gradite. II 7 dicembre u. s. il Ministro d'Italia Gr. Uff. Francesco Giorgi Mameli, col Segretario della Legazione Cav. De Paoli, col Console generale Conte Carlo Nigra e col Segretario del Fascio Conte Carrobbio, accolto a festa dall'Ispettore D. Carrà dai Superiori e dai giovani, visitò le scuole ed i laboratori ammirando l'organizzazione e plaudendo calorosamente all'Opera salesiana.

Il 19 marzo, festa titolare dell'Istituto, il Nunzio Apostolico S. E. Mons. Pietro Ciriaci, presiedette la funzione propiziatoria per la salute del Papa, e dopo aver impartito la benedizione eucaristica, passò nel teatro a presiedere anche la serata di omaggio al Papa ed al suo degno Rappresentante. Auguriamo di cuore altre fulgide affermazioni del sistema educativo di S. Giov. Bosco.

Lettera di Don Giulivo ai giovani.

Carissimi,

vi penso tutti intenti a prepararvi agli esami, nel desiderio di poter trascorrere poi lietamente le vostre vacanze, e vi auguro di gran cuore i voti migliori in tutte le materie. Ma, vi ricordo che l'aiuto più valido l'avrete sempre dal Cuore dolcissimo di Gesù al quale la Chiesa dirige in questo mese i più ardenti palpiti di divozione. A lui affidate le vostre preoccupazioni e le vostre aspirazioni, procurando di meritarvi la sua predilezione con un maggior fervore in tutta la vostra condotta e con qualche pratica di pietà speciale. Non so se abbiate già tutti compiuto la pia pratica dei nove venerdì del mese cui il Sacro Cuore, nelle memorande rivelazioni a Santa Margherita Maria, ha promesso la grazia della perseveranza finale, con queste precise parole: Accorderò a tutti quelli che si comunicano nel primo venerdì di ogni mese, per nove mesi consecutivi, la grazia della perseveranza finale, onde essi non morranno nella mia disgrazia, nè senza ricevere i Sacramenti ; ed il mio cuore in quell'ora sarà il loro asilo sicuro.

Se non l'avete ancora iniziata, iniziatela subito e continuatela con vero spirito di divozione. Sarete così sicuri della promozione a quell'ultimo esame della vita che non ha altra sessione per riparare.

vostro aff.mo Don GIULIVO.

DALLE NOSTRE MISSIONI

INDIA Un'escursione verso il Bhutan. Amatissimo Padre,

Sono di ritorno da un'escursione verso i confini dello Stato indipendente del Bhutan, in un giardino di tè, ove lavorano più di 6oo cattolici.

L'Assam è uno dei paesi più produttivi di tè, e in esso si contano mille aziende o giardini che dànno lavoro a circa un milione di persone tra uomini e donne.

L'organizzazione di un giardino di tè è meravigliosa. La vasta distesa verde delle pianticelle bene allineate in simmetrici filari, ove si aggirano uomini e donne che ne raccolgono le tenere foglie e i freschi germogli, presenta sempre un aspetto piacevole e interessante. Le foglioline vengono poi essiccate e lasciate fermentare e trattate con procedimenti speciali affinchè acquistino l'aromatica fragranza. A procedimento compiuto, tutto il tè viene spedito a Londra, che ne ha il mercato esclusivo, donde verrà poi distribuito a tutto il mondo.

Il giardino che visitai è distante dal Bhutan appena dieci chilometri.

Il ricevimento dei cristiani al loro Vescovo fu solenne ed entusiastico, rallegrato da indiavolato suono di tamburi, canti, spari di mortaretti e sventolìo di bandierine. Le donne poi, com'è d'uso, vennero a porgermi l'acqua per la lavanda delle mani e, dopo di ciò, mi fecero porre al collo grosse collane di fiori intrecciati. La loro semplicità e i segni spontanei del loro affetto mi commossero profondamente ; e, sebbene stanco per la lunga strada percorsa per giungere fino a loro, lasciai che manifestassero in pieno tutta la gioia del loro cuore con le caratteristiche danze accompagnate dal suono ritmico del tamburo, da canti e battiti di mano.

La domenica venne solennizzata con 400 comunioni, 2o battesimi, 150 cresime, 5 matrimoni e con una bella processione eucaristica nel pomeriggio. Il tutto poi si chiuse con una serata di teatro divertentissima. E ciò tenne in moto il povero missionario dalle prime ore del mattino fino a tarda notte: lavoro ordinario nelle sue escursioni apostoliche... Per il dì seguente fui invitato da un ufficiale forestale a fare una gita in groppa ad un elefante oltre i confini del Bhutan. Un'escursione a cavallo di... elefante, e verso quella misteriosa regione ancora chiusa all'europeo, esercitava un fascino irresistibile sulla mia fantasia; non potei quindi fare a meno di accettare, anche per il fatto che avrei potuto così mettere piede su quel terreno che, ecclesiasticamente, appartiene alla Diocesi.

Così, il mattino dopo ci alzammo per tempo e ben presto ci trovammo pronti per la partenza. In giardino tre grossi elefanti - il più colossale dei quali ci assicurarono essere il secondo in tutta l'Assam per mole e altezza - già ci attendevano. Alti e solenni come monumenti, non si scomposero al nostro avvicinarsi. Ma il Mahamut (guidatore), che si trovava appollaiato a gambe incrociate sul collo di uno di loro, sapendo della mia dignità di Vescovo, gridò ai pachidermi: Salam do! (Fate il saluto!), accompagnando la frase con un colpo di ferro uncinato contro la loro testa. Ubbidirono: alzando simultaneamente le tre proboscidi, emisero un lungo barrito.

Compiuto così il saluto di prammatica, il custode li fece inginocchiare sulle quattro gambe: io e un missionario che mi aveva accompagnato preferimmo salire insieme sul più grosso, mentre il missionario del Distretto salì sopra un altro. Ma, benché inginocchiati, la salita non fu facile; non essendovi scale da usare, dovemmo fare di necessità virtù, e salire per la coda aiutandoci con corde. Per mancanza di pratica, il compito ci riuscì anche più arduo, ma finalmente, col fiato un po' grosso per la fatica, ci trovammo seduti sul bel tavolato che ci prestava la schiena del pachiderma. Un po' di ginnastica, ogni tanto, non può far male! A un altro colpo di piccozza e relativo comando di alzarsi, gli animali, col caratteristico movimento di beccheggio, si alzarono e allora ci rendemmo conto della montagna su cui ci trovavamo.

Il lento andare dei pachidermi ci permetteva di controllare la regione che attraversavamo.

Arrivammo alle capanne dell'ufficiale sul limitare della foresta del Bhutan.

L'ufficiale ci attendeva e, per facilitare la discesa dalla groppa del mastodontico elefante, ordinò al servo di portare una sedia. Nel frattempo il pachiderma, ubbidiente al guidatore, si era inginocchiato, e Don Tonello, senz'attendere la sedia, si lasciò scivolare per la coda e in un baleno fu a terra. Io volevo imitarne l'esempio, ma quel birbante di elefante si rizzò subito. Il guidatore gridava: Baitho! baitho! (Siediti! siediti!); ma la bestia sembrava diventata sorda benché sventolasse le sue enormi orecchie. Provò anche a pungolarla con quel tale uncino di ferro, a pungolarla a sangue; inutilmente. Don Tonello si era ritirato a rispettosa distanza e rideva; ma io pensavo a quel tal discorso del guidatore sulla pazzìa annuale dell'elefante... e avevo tutt'altra voglia che di ridere...

Finalmente l'ufficiale ebbe una luminosa idea, di far portar via la sedia. Mirabile a dirsi! L'enorme pachiderma, con un formidabile barrito, s'inginocchiò; allora io, in tutta fretta, afferrando corda e coda, sgusciai a terra.

Non potei far a meno di riflettere: « Un bestione così colossale ha paura di una sedia... Per certi giovani, il rispetto umano è come una sedia ».

L'ospitalità dell'ufficiale fu cordiale, vorrei dire affettuosa. Sono così rare le visite in quei paraggi, ove sta in agguato la tigre e si aggira l'orso nero! Parlammo di molte cose. Era un protestante Khasi di Shillong, bene educato, che aveva fatto già i suoi studi in Inghilterra e in Germania. «Io » - disse - « sono stato educato in una famiglia protestante, ma ammiro il lavoro caritatevole dei missionari cattolici, e molte volte l'ho fatto rilevare ai nostri ministri: « Guardate come i missionari cattolici vanno al popolo, si curano degli orfani, costruiscono belle scuole industriali... Essi sì che amano veramente i Khasi! ». Volle poi condurci, sempre in groppa all'elefante, nella foresta che divide il Bhutan dall'Assam, foresta vergine con passaggi aperti dalla mole dell'elefante, che schiaccia alberelli e quanto incontra sul suo cammino. Una foresta meravigliosa, sotto un cielo tersissimo, fra il gorgheggio fantastico di uccelli esotici e sconosciuti, lontana dal consorzio degli uomini... L'anima nostra si trovò sola con la natura e, in quella pace sovrana e selvaggia, una forza irresistibile la sospinse a meditare e a pregare... Vedemmo strane razze di pavoni selvatici, cervi stupendi, buche caratteristiche scavate dall'orso, impronte dubbie di molti animali, sulla sabbia, in vicinanza di un rivolo; e, fra queste, quelle ben note e temute della tigre. Ci consolammo ricordando che le bestie temibili, di giorno non escono dai loro nascondigli.

Eravamo allora sul limitare del Bhutan, terra chiusa all'operaio evangelico. Davanti a noi incominciava la barriera dei contrafforti dell'Himalaya, che s'innalzava gradatamente per altri picchi e catene, su, su, fino alle nevi eterne. Rivolta una fervida preghiera al Creatore, tornammo indietro.

Un venti chilometri dal nostro cammino, ci fu detto che vi era una grande fiera annuale, alla quale i Bhutanesi accorrono, discendendo dalle loro montagne, per cambiare i loro prodotti con quelli della pianura. Ricordo che il mio predecessore Mons. Mathias vi andò una volta, fra la meraviglia di quei Bhutanesi. Anzi uno di loro gli fece gran festa e gli disse: « Io sono un lama (prete), ma tu sei un grande lama ». Si vestì degli abiti religiosi, pregò, danzò davanti a lui e, alla fine, chiese la... mancia! E il grande lama, sorridendo, diede la mancia al piccolo lama...

La ristrettezza del tempo ci impedì di andare a quella fiera. Abbandonammo il Bhutan con le sue fresche valli e con le sue foreste, e ritornammo al piano, ove tanta gente buona ci attendeva... L'oasi della scuola del giardino del tè, ove 40 innocenti creature accolsero il Vescovo con grande giubilo, fece dimenticare anche l'elefante. I cristiani ci offrirono i loro risparmi per la ricostruzione della cattedrale, distrutta dall'incendio.

Possa la loro carità trovare imitatori fra quelli più benestanti dell'Italia bella!

Shillong (Assam-India), 27 gennaio 1937.

+ STEFANO FERRANDO, S. S.

Vescovo di Shillong.

GIAPPONE

Da Natale a Pasqua. Amatissimo Padre,

FESTE NATALIZIE.- La simpatica festa del S. Natale, ormai nota e celebrata anche in tutto il Giappone, ebbe l'anno scorso un ritmo ascensionale per il numero degli intervenuti alle nostre adunanze, e religiose e di beneficenza. Il Signore ci consolò con una quarantina di battesimi, amministrati nelle varie residenze, con l'affluenza dei cristiani che si radunano per l'occasione anche da lontani luoghi di ordinaria abitazione, e con una vera invasione di ragazzi, che accorrono a ricevere il dono di Gesù. Centinaia nelle residenze ordinarie, raggiunsero il migliaio a Miyazaki, a Miyakonojo, e 2700 a Tokio (Mikawajima). È Gesù che si circonda dei suoi piccoli amici, beneficati da tante anime buone d'Oriente e d'Occidente.

Andrei per le lunghe se volessi raccontare le geniali iniziative a cui confratelli, allievi delle varie istituzioni e amici hanno dato fondo per render gradita la festa e circondarla di quelle attrattive, che valgono ad avvincere quanti possono essere a tiro. La musica, il teatro, le danze, le proiezioni fisse e cinematografiche, la preparazione di lotterie con premi a sorpresa, la vendita a prezzo insignificante di oggetti utili, la confezione dei pacchi, e, per trascorrere le ore in attesa della funzione, un complesso attraentissimo di giuochi di famiglia in cui i giapponesi sono abilissimi... tutto, tutto fu messo in opera; e gli sforzi degli organizzatori furono coronati dal più lusinghiero successo. Il buon Pastore vedeva le pecorelle de longe venientes... anche quelle da tempo sbandate... e il cuore tremebondo di commozione, ringraziava Gesù... Vedeva le famiglie pagane estasiarsi meravigliate, senza nulla comprendere, di fronte a quanto si faceva per onorare Gesù, che sorrideva anche a loro, e forse più a loro... Vedeva le miriadi di innocenti fanciulli, che facevano i loro commenti davanti ai presepi (a Nakatsu i nostri allievi fecero persino un concorso); e... non fo per dire, ma ve n'erano dei belli e caratteristici: a Miyazaki, Missione e Seminario; a Nakatsu, a Beppu, a Tokio. Ah, la forza attrattiva di Gesù!... E il buon Pastore non poteva far a meno di dire: « E fino a quando, o Signore?!... ». Si consolava alquanto pensando: « Ma là, a Betlemme, anche con la musica e lo splendore di angeli, non eran tanti quelli che ti hanno circondato, o Gesù! ». Oh, il mistero della grazia! Seminiamo, seminiamo... Presto o tardi frutterà... Dopo tutto, quanto si fa per Lui, non va perduto.

LE PRIME PROFESSIONI. - I nostri primi novizi, europei e indigeni, fanno la loro prima professione. Per la storia della nostra cara Società in Giappone, è certo una data indimenticabile e di alto significato. Misuri lei, amato Padre, la nostra gioia: noi pensiamo a quella che proverà lei e gli altri Superiori, e quanti, fra i nostri confratelli allievi e bene fattori, hanno cooperato a preparare questa gioia, o meglio, a preparare questa realtà concreta di valore incalcolabile per l'avvenire della nostra Società in Giappone. Tra i professi, tre primi giapponesi salesiani (due chierici e un coadiutore), dopo 10 anni completi di lavoro e proprio nello stesso giorno della prima partenza dei Salesiani per il Giappone, iniziano la serie, vogliamo augurarci numerosa e della tempra di San Francesco Saverio. Nello stesso giorno tre altri indossavano l'abito sacro per iniziare il loro noviziato. Accolga, amato Padre, e consegni a Maria Ausiliatrice e a Don Bosco questi nuovi suoi figli, benedica questi e quelli in formazione, affinchè diventino davvero sicut novellae olivarum in circuitu mensae Domini.

CAPODANNO. LA GIORNATA DEL VECCHIO. - L'anno si apre a Miyazaki con una gentile e benefica iniziativa, ideata dal nostro don Cavoli.

Rispettare e venerare i vecchi, come formatori della presente grandezza e prosperità del Giappone, è un pensiero che entra facilmente nella mente e nel cuore di questo gran popolo. Pensiero altamente educativo, da secoli già innestato fortemente nella coscienza giapponese e ritratto al vivo da varie loro leggende e da episodi storici. Si desiderava avesse la sua pratica applicazione anche fra noi con la istituzione della giornata del vecchio. Quarantun vecchietti, tutti al disopra dei settanta - batteva il record una buona mamma di 97 anni con sua figlia di 75 - in bell'ordine, allineati sul palco d'onore, ascoltarono discorsi, si deliziarono fra i canti, i suoni e le caratteristiche danze giapponesi, e ricevettero i doni, dovuti alla generosità dei cristiani e dei benefattori; mentre la festa insegnava, in forma pratica, agli adulti, e più ai giovani e ai fanciulli, il doveroso rispetto, la riconoscenza, l'aiuto che si deve a quanti, dopo le tante peripezie della vita, hanno raggiunto questa mèta, lavorando per il bene comune familiare e sociale.

EX-ALLIEVI ORATORIANI. - A Miyakonojo, il tentativo saggiato l'anno scorso per l'inizio di una modesta associazione di ex-allievi oratoriani, anche quest'anno ha avuto la sua manifestazione; e un discreto numero di allievi - o di persona o per lettera - si sono riuniti intorno al nostro coadiutore Macario per una giornata di festa familiare, richiamante le prime adunate, le prime conoscenze di Oratorio, i primi Superiori, fra cui - ricordatissimo - don Tanguy.

Una caratteristica dei nostri Oratori, che andiamo sempre più assodando, quanto più ci mettiamo in relazione con l'elemento giovanile giapponese, è che, a seconda dei paesi, degli ambienti, delle condizioni di lavoro degli abitanti, troviamo tipi diversissimi, che si affiatano subito o dopo lungo tempo, più o meno col personale e col locale dell'Oratorio, e che determinano subito il tipo dell'Oratorio stesso.

Le riunioni di Miyakonojo sono quelle improntate a un maggior attaccamento personale e locale, che davvero consola e facilita il lavoro.

« PRO INFANTIA » E AMMALATI. - A Beppu, le Figlie di Maria Ausiliatrice hanno dato mano alla costruzione di un padiglione per i bambini della santa Infanzia, che darà modo di moltiplicare la salvezza di tanti innocenti. Sempre a Beppu, viene pure sorgendo, per l'impulso di un gruppo di signorine cattoliche, un magnifico ospedale-tubercolosario.

Oh, il Signore benedica anche queste opere, che sono destinate a un bene immenso per la salvezza delle anime!

Beppu è nota, nel mondo dell'Estremo Oriente, come città di salute, e a migliaia, a migliaia, annualmente vi accorrono i visitatori per trovarvi la salute del corpo. Consolidi il Signore gli sforzi delle Figlie di Maria Ausiliatrice così zelanti e di questa nuova associazione, e faccia fruttificare, fra queste anime, l'abbondante semente che vi si sparge! Le due istituzioni, benedette, all'inizio dei lavori, dal nostro don Cecchetti, saranno prossimamente inaugurate e messe in piena efficienza.

FUOCO! FUOCO! - E ora, un salto fino a Tokio.

Uno dei grandi nemici del Giappone - il fuoco - è venuto a battere alle porte del Noviziato a Tokio, per fortuna senza gravi danni o inconvenienti... Si pensò subito a un altro Shillong, ma il Signore ci volle preservati. Il bravo don Tanguy, verso mezzanotte, accortosi dell'incendio che già si sviluppava nel deposito biancheria, per non allarmare troppo, diede il segnale regolare della levata ai novizi, e incominciò con i primi volonterosi l'opera di estinzione. Accorsero pure i teologi e i filosofi... e, in breve, ogni pericolo scomparve.

Ci scampi il Signore dagli altri nemici: il terremoto, che da un po' di tempo le frequenti scosse ci ricordano; i tifoni e le inondazioni... Ma più ci scampi dal vero, unico male: « il peccato! »...

IL PATRONO E IL FONDATORE. - Ovunque le feste del nostro santo Patrono San Francesco di Sales e di San Giovanni Bosco furono celebrate con solennità e devozione.

A Oita la ormai tradizionale adunata dei giornalisti e degli amici della Missione, in occasione della festa di San Francesco, richiamò intorno a don Marega il fiore degli insegnanti e dei giornalisti della città. Lo stesso avvenne a Miyakonojo, festa patronale della Casa.

La festa di Don Bosco poi ebbe ovunque la caratteristica di festa Eucaristica e di festa della gioventù, la quale accorre attratta dalla forza effusiva dell'amore del nostro santo Fondatore. Per l'occasione, le Associazioni cattoliche di Miyazaki, il Seminario, le Figlie di Maria Ausiliatrice riunite, festeggiarono in modo speciale Don Bosco con una tornata accademica alla salesiana, e con una rappresentazione scenica, « San Cristoforo», del nostro don Tassinari, molto ben riuscita.

Si apre il nuovo mese con le imponenti manifestazioni per il Congresso Eucaristico di Manila, e vi partecipa anche la rappresentanza giapponese.

Amato Padre, i suoi figli in Giappone prendono anche questa bella circostanza per eseguire con fedeltà la strenna di quest'anno: « Pietà eucaristica ». E i nostri cari cristiani e allievi si uniscono più intimamente, vicini al Cuore di Gesù, con ferventi e numerose visite, pubbliche adorazioni e Ss. Comunioni, non potendo, per la nostra e loro povertà, accorrere a Manila e proclamare pubblicamente la loro fede eucaristica.

Preghi per noi, affinchè Gesù conceda a tutti noi di essere altrettanti Don Bosco nel propagare la pietà eucaristica fra le anime a noi affidate.

COMMEMORAZIONE DEL GIUBILEO D'ORO DELLE LETTURE DRAMMATICHE SALESIANE. - Intanto, ricordando la data cinquantenaria della fondazione delle Letture Drammatiche salesiane, così ben commemorata dal Bollettino Salesiano, permetta che mi intrattenga un poco su questo argomento di notevole importanza anche dal punto di vista dell'apostolato missionario, e le esponga quanto anche in questo campo dello spirito salesiano abbiano già operato i suoi figliuoli in Giappone.

Immaginare un'opera di educazione salesiana sfornita di un teatrino o di qualche cosa che lo richiami è immaginazione errata o almeno imperfetta. Può dunque pensare se fin dagli inizi del loro lavoro in Giappone i suoi figliuoli non hanno fabbricato palchi scenici... Lei, buon Padre, non dovrebbe dimenticare il primo da noi costrutto a Miyazaki... proprio in occasione della sua venuta... e su cui lei salì a leggere fra l'attenzione del pubblico il suo primo ed unico discorso in Giapponese. Ricordo che noi lo seguivamo con trepidazione non tanto per il timore della riuscita, quanto dell'instabilità del palchetto di quattro metri quadrati, che, dondolando, minacciava ruina alle sue mosse oratorie... Da allora, che progressi!... Ogni residenza ha il suo teatrino, più o meno grande, più o meno comodo, ma su cui anche in Giappone trionfa, e come!, lo spirito di Don Bosco anche in questa forma educativa. Il più tipico è il teatrino di Beppu... un corridoio lungo, stretto... lo chiamano « il corridoio dei passi perduti ». Ma presto con l'aiuto di anime buone il nostro Don Cecchetti avrà il suo bel salone-teatro anche lui.

IL TEATRO IN GIAPPONE, - I nostri cari Giapponesi amano alla follia il teatro, e grandi e piccoli lo frequentano. Gli spettacoli religiosi sotto forma di danze e giuochi nelle feste shintoistiche e buddistiche, tenuti ai lati o nei pressi dei templi, sono parti integranti la festa e sono frequentatissimi. Le rappresentazioni artistiche storiche del teatro giapponese propriamente parlando si possono distinguere in aristocratiche e popolari. Le prime, le più antiche, possono dirsi drammi lirici di carattere religioso: sostanzialmente in origine sono pantomime danzate e accompagnate da pochi strumenti (flauto e varie specie di tamburi) che ritmano la danza o, diremo modernamente, che segnano il tempo. Più tardi vi si aggiunge il dialogo (espresso in forma di recitativo più o meno melismatico). Il tema a fondo storico o leggendario, o costituito di frammenti poetici, tratta di delitti per distruzione di persone o animali, della caducità delle cose umane, del dovere dell'ospitalità, dell'amore della natura, di entusiasmi patriottici e simili. Gli attori sono pochi - da due a sei - preferibilmente tre, rafforzati alle volte dal coro, che sta in scena cogli attori e suonatori e che descrive la situazione, il paesaggio o deduce la morale.

La forma, popolare non meno gradita e frequentata è a cori e musica (che sta in recinto a parte a fianco del palco) ed a sfondo storico e basata sulle situazioni della vita domestica e quotidiana. Viene rapidamente modernizzandosi sotto l'influsso specialmente del cinematografo e delle altre forme straniere di rappresentazioni coreografiche che, purtroppo!, ogni giorno più innondano il Giappone. Ho detto « purtroppo! », perchè le conseguenze che in tutto il mondo sono prodotte da queste aberrazioni e convulsioni artistiche sono risentite, e come!, fra queste popolazioni in tutti i sensi e non facilitano certo la propaganda religioso-missionaria.

Le nostre riunioni domenicali sono al completo, e potremmo scrivere quasi sempre, all'entrata, la dolce parola così desiderata dagli impresari teatrali: « esaurito ». Ringraziamo di cuore il Signore che mette a nostra disposizione anche questo mezzo di propaganda.

Dal punto di vista dell'azione missionaria non è certo senza valore il teatro, specialmente poi se unito al canto, alla declamazione, alle rappresentazioni luminose e cinematografiche. Basta pensare che quanto con questi mezzi si viene insegnando, impressiona non solo le orecchie, ma penetra per gli occhi alla mente e al cuore: fa bene non solo agli spettatori, ma anche agli attori, e serve di ottima propaganda, potendosi fare le stesse rappresentazioni in molti luoghi. Lanciate programmi per conferenze di propaganda cattolica. Talvolta siete fortunati, ed il pubblico è discreto, specie se attirato dalla valentìa dell'oratore o dalla novità del soggetto, ma difficilmente la massa si muove. Non è dopo tutto un male, perchè i pochi volonterosi e curiosi, se si radunano, è segno che s'interessano della cosa, ed il frutto non è disprezzabile. Il giapponese è avido di questi bei discorsi - ha anche una natural tendenza al bel parlare - e ci tiene. e a udirne e a farne. Ma se volete assicurare il successo della vostra seduta, fate teatro, cinema, musica...; il mondo grande e piccino corre; sta alla vostra oculatezza scegliere il programma di sana propaganda. Alla domenica dunque il nostro giovane mondo è là, e canta, e spalanca gli occhi e le orecchie, e ride di cuore (oh felice la gioventù che ride per il bene), e si commuove... e con loro i fratelli maggiori, i babbi e le mamme.

Leggo nella storia delle scuole dei Gesuiti in Giappone che i primi Missionari facevano rappresentare dai fanciulli, in occasione delle grandi feste religiose cattoliche, i fatti evangelici relativi. Qualche tentativo fatto anche fra noi ha dato ottimi risultati, come lo ha dato presso altri Missionari. Le produzioni drammatiche cattoliche, stampate o su riviste o in libretti separati, (non esiste ancora una vera collana di rappresentazioni drammatiche), non sono certo ancor molto numerose. Ne esistono molte manoscritte presso i singoli utenti di questo mezzo, specie presso gli Istituti religiosi. È abbondantissima la produzione drammatica-coreografica-musicale scolastica in uso nei saggi o nelle feste scolastiche, e sceneggianti in generale i racconti dei libri di lettura scolastica o le canzoni popolari. La mentalità giapponese non ha bisogno di esser colpita dalla messa in scena, nè dai grandi e sontuosi vestiti. Pochi segni esterni chiariscono la situazione e la parte dell'attore - il coro spiega - i gesti o la danza specificano - la musica eccita - la fantasia e l'immaginazione perfezionano - l'ambientamento è perfetto. E non c'è neppur da faticare a scrivere parti e a far molteplici prove: date il canovaccio e lasciateli fare. Hanno ingegnosità di sviluppo mirabili e, specialmente nelle parti comiche, hanno risorse e rivelano attitudini non comuni nella drammatica.

D'estate s'improvvisano pure teatri all'aperto, ed allora al pubblico degli habitués si aggiungono i « curiosi »... e così la propaganda cresce.

Concludendo, anche in questo campo, in cui Don Bosco ci è stato maestro, tentiamo di addestrarci e di addestrare, e di attenerci alle sagge sue norme. Il lavoro ci è facilitato, come ho detto, dalle mirabili attitudini naturali e di studio che i nostri cari amici hanno anche in questo ramo. Veniamo formando o su argomenti locali (morali, storici o comici) o su traduzioni, scenette, commediole, pantomine e danze, che, unite a quanto già esiste di lavori fatti da abili Missionari, potranno formare l'attesa e desiderata Collana di Letture Drammatiche. Mi pare che, specialmente per i nostri cari ragazzi pagani, queste nostre modeste, istruttive, piacevoli, brevi e morali produzioni drammatiche « valgano quanto e forse (lo si può togliere senza timori!) più di una predica », come dice il nostro Don Bosco.

Amatissimo signor Don Ricaldone, venga di nuovo in Giappone, e non tema di salire il nuovo palcoscenico di Miyazaki... È ben sicuro! fondato! È messo, come quelli di tutte le residenze missionarie e delle Opere salesiane in Giappone, sulle direttive di rallegrare, istruire ed educare, dateci da Don Bosco.

Ci benedica tutti.

Suo aff.mo

Mons. VINCENZO CIMATTI

Prefetto Apostolico di Miyazaki.

GRAZIE

attribuite all'intercessione di MARIA SANTISSIMA AUSILIATRICE e di San Giovanni Bosco.

Raccomandiamo vivamente ai graziati, nei casi di guarigione, di specificare sempre bene la malattia e le circostanze più importanti, e di segnare chiaramente la propria firma. Non si pubblicano integralmente le relazioni di grazie anonime, o firmate colle semplici iniziali.

Guarito dal beri-beri. - Nell'Agosto del 1935, fui colto da un male tropicale comunemente chiamato beri-beri. Mi si manifestò, causandomi una forte dilatazione di cuore ed una palpitazione superiore ai 14o battiti al minuto. Con tutte le cure del medico e dei Superiori, fui costretto a tenere il letto per ben 6 mesi senza provare che un lieve miglioramento. Fui quindi ricoverato per più di un mese nell'ospedale governativo di Calcutta, e dagli esperimenti medici, risultò che un orecchietta del cuore non funzionava bene lasciando sempre a temere di qualche attacco cardiaco. Lasciando l'ospedale, i dottori mi fecero capire che non vi era più speranza di pronta guarigione e che bisognava lasciare la Missione e ritornare in patria. Fui così costretto ad abbandonare i miei studi e gran parte della vita di comunità.

L'immane incendio che nel Venerdì Santo, 10 Aprile 1936, ci distrusse in Shillong la casa, la Cattedrale, l'Episcopio e tutto quanto avevamo, mi costrinse a seguire la comunità ed a recarmi presso Darjeeling dove la carità dei Rev. Padri Gesuiti mise a nostra disposizione la loro casa di riposo. Ma neppure questo cambiamento di clima valse a ridarmi la salute. Allora io mi rivolsi fiducioso a Maria Ausiliatrice promettendo che, se entro la fine dell'anno mi avesse concesso la guarigione, avrei fatto pubblicare la grazia sul Bollettino Salesiano.

Fui presto esaudito. Alla vigilia dello scorso Natale, il dottore non sapeva darsi ragione della repentina guarigione. Ben lo comprese quando seppe del mio ricorso a Maria Ausiliatrice. « La sua guarigione - mi disse - la deve attribuire alla Madonna ed a nessun altro ». Ripresi tutti i miei studi e la vita di comunità ed a 3 mesi di distanza posso assicurare che non ebbi a sperimentare il minimo disturbo nemmeno quando ebbi a soffrire qualche strapazzo.

Ringraziando Maria Ausiliatrice, prometto di propagare la sua divozione in questa terra infedele.

Bandel-India, 15 marzo 1937.

Chierico MARIO BIANCHI, (Salesiano).

Altra segnalatissima grazia. - Ai primi dello scorso febbraio la mia cara mamma, ottantacinquenne, venne sorpresa da un virulento attacco d'influenza con forte esplosione di catarro bronchiale e polmonare. Non ostante le premurose cure del sanitario locale dott. Luigi Colli Vasone, le condizioni della povera inferma andarono sempre più agravandosi, fino a trovarsi il mattino del 22 febbraio, in istato disperato. Il medico, verso sera dopo una visita accurata, tentennò il capo, e, rivolgendosi accorato ai familiari, disse esplicitamente che non vi era più nulla da fare: l'inferma era ormai entrata in agonia e, salvo un miracolo, non avrebbe passata la notte. Quando vidi che ogni intervento umano era ormai diventato impotente di fronte al male, mi rivolsi fiducioso a Maria Ausiliatrice ed al taumaturgo S. Giovanni Bosco, dal quale ottenni già altri segnalati favori promettendo di inviare un'offerta ogni fine mese per tutta la vita della cara mamma qualora le avessero ottenuto dal buon Dio la guarigione. Il miracolo venne tosto e prodigiosamente. Scoccava la mezzanotte del giorno 22 febbraio: un'ora dopo l'inferma si scosse come presa da una forza arcana volle discendere dal letto, si sedette sopra una poltrona e cominciò a respirare più liberamente. Presa quindi da un quieto sopore si addormentò e al mattino si svegliò di buon umore chiedendo senz'altro di mangiare con appetito. Venne il medico e fu tanto sorpreso dal cambiamento, che uscì a dire: ma questa donna ha fatto un miracolo ! Si era un vero miracolo ; ma ottenuto da Maria Ausiliatrice e da S. Giovanni Bosco, il protettore della mia casa. In pochi giorni la mamma riprese le forze perdute ed ora sta benissimo e attende alle faccende di casa meglio di prima. Da parte mia sono ben felice di compiere la mia promessa - e vorrei, con l'aiuto di S. Giovanni Bosco - continuare in questo caro obbligo almeno per venti anni ancora.

Tromello (Pavia), 23 marzo 1937.

CARDANA EDOARDO.

Guarita da bronco-polmonite capillare. - Adempiamo alla promessa fatta nello scorso mese di febbraio durante la malattia della nostra nipotina Giovanna di 9 anni. Verso la metà del mese suddetto, in seguito a forte raffreddore, essa fu presa da febbri altissime e i medici chiamati dichiararono trattarsi di bronco-polmonite capillare. La malattia si manifestò subito molto grave. La febbre sempre altissima faceva temere che la piccola non l'avrebbe potuta superare. Nel dolore grandissimo ci rivolgemmo con viva fede a Don Bosco Santo e alla Madonna iniziando la novena, facendo offerte, preghiere speciali, applicazione di sante messe ecc. Al quarto giorno della novena, la febbre cominciò a diminuire e, superata la crisi più acuta, la malattia entrò nel suo corso normale senza più dare apprensioni. Venti giorni dopo la cara Giovanna lasciava il letto in via di completa guarigione ed ora gode perfetta salute.

Caluso, 27 gennaio 1938-XV.

R. e C. PONZETTI.

Guarito da ascesso maligno. - Mio figlio era stato attaccato da una specie di ascesso maligno progressivo al ginocchio destro. Vedendo che il male si faceva sempre più doloroso ed esteso, abbiamo fatto ricorso a un valente medico, il quale peraltro non solo non riuscì a guarirlo, ma, dopo averlo operato per ben sei volte, ridusse il malato in condizioni peggiori di prima. Allora abbiamo fatto ricorso alla intercessione della Madonna Ausiliatrice e di San Giovanni Bosco. Il malato subito cominciò a migliorare; tre delle sei ferite, si sono già cicatrizzate ed il miglioramento progredisce a vista d'occhio, senza altre cure dei dottori.

Piena di riconoscenza invio offerta.

Itapuca (Encantado) Rio Grande do Sul (Brasil), 22-VII-1936.

ANNA GALATTO.

Grazie Don Bosco! - La capsula di un dente, cedendo a poco a poco, aveva tagliata la gengiva, provocando lo stato suppurativo della mascella ad un mio nipotino di 11 anni.

Fu necessaria un'incisione; questa provocò una terribile emofilia ribelle ad una infinità di iniezioni gelatinose e coagulanti, ribelle perfino al tamponamento.

Per far cessare lo stato suppurativo fu necessario l'estrazione del dente, estrazione pericolosissima in quanto che i medici temevano che si aprisse un altro sbocco all'emofilia, che oramai aveva ridotto il bambino agli estremi. Pregai con fervore D. Bosco Santo, applicando sulla parte malata una reliquia e, con grandissima nostra gioia, e con stupore dei medici, non una goccia di sangue venne fuori, nè della vecchia, nè della nuova ferita. La galvano caustica già pronta non fu necessaria.

Col cuore pieno di fede e riconoscente, invio una tenue offerta.

Trapani, 14-2-1937. PACENTINO CATERINA.

Guarita da bronco-polmonite. - Negli ultimi giorni di marzo dello scorso anno fui assalita da un forte dolore al fianco destro e da temperatura elevata. Il dottore, subito accorso, dichiarò trattarsi di febbre reumatica; ma dopo due giorni comparve la broncopolmonite. C'era ben poca speranza di superare la crisi.

Unitamente alla mia famiglia, posi ogni fiducia nella potente intercessione di Maria Aus. e di Don Bosco Santo. Mio marito mi fece dare una benedizione colla reliquia del Santo e nello stesso tempo le suore dell'Asilo condussero in chiesa tutti i bambini. Gesù Sacramentato si compiacque dell'innocenza di quei piccoli angioletti e volle premiare la fiducia, posta da me e dai miei familiari nella potente intercessione della sua celeste Madre e di San Gio. Bosco. Cominciò subito un leggero miglioramento coronato presto da completa guarigione. Maria Aus. e il nostro Santo mi concedano ancora la grazia di fare crescere buoni e santi i miei bambini.

Caslino d'Erba, 5-11-1937.

MASSARI GIOVANNA.

Sventura scongiurata. - Nel novembre del 1936, a mia nipote Maria, in seguito ad una caduta, si manifestò una febbre gagliarda. Il dottore dubitò trattarsi di lesione interna e in seguito, vedendo inutili le cure ordinate, consigliò il trasporto dell'inferma all'Ospedale di Thiene per sottoporla ai raggi. Risultò leso il rene destro. Dubitando di doverla poi operare, le ordinò una cura e riposo assoluto. Dopo sole quattro ore la Maria era già di ritorno in famiglia; ma durante la sua permanenza all'ospedale io l'avevo posta sotto la potente intercessione di Don Bosco Santo che in modo inaspettato mi esaudì e consolò.

Mia nipote non ebbe più bisogno di nessuna cura, febbre e dolori scomparvero rapidamente. Tenne il letto alcuni giorni più per precauzione che per bisogno e poi si alzò completamente guarita.

Zanè, 11-II-1937.   COSTA TERESA.

Guarigione prodigiosa. - Mio figlio Teresio di anni 2o, il 26 novembre 1936 veniva colpito da appendicite acuta. Dopo una settimana di cura, il medico curante consigliava di trasportare l'ammalato nella casa di cura di Alba, per essere sottoposto ad una urgente e difficile operazione.

Io e la mia famiglia ci rivolgemmo, allora con tutto il fervore dell'animo a Maria Ausiliatrice e al caro Santo D. Bosco impetrando il buon esito dell'operazione.

L'ottimo prof. Offreduzzi d'urgenza si prestò all'atto operatorio, disperando tuttavia della riuscita quando vide l'appendicite perforata e flemmonosa. Molto pus usci dalla ferita operatoria per 15 giorni. Ma proprio quando stavamo per perdere ogni speranza di miglioramento, la Direttrice della Clinica poneva fra le mani del povero infermo, che ad alta voce implorava aiuto da Don Bosco, una reliquia del Santo ex-indumentis. Da quell'istante, s'iniziò un leggero miglioramento che si accentuò fino alla guarigione.

Con profonda gratitudine.

Cessale, 25-I-1937. CIRIO ENRICO e fam.a.

Tre prove dell'intercessione di S. Gio. Bosco. - Un'improvvisa disgrazia aveva ridotto in fin di vita una persona a me cara. Iniziata una novena al caro Don Bosco, si ottenne un notevole miglioramento seguito da perfetta guarigione.

Il mio Ninuccio di 6 anni s'ammalò improvvisamente: la temperatura sali a 40° e, dopo due mesi di febbre melitense, ribelle ad ogni cura, cominciò a migliorare solo per intercessione di Don Bosco Santo. Il piccolo aveva appena riacquistata la primiera salute, quando un giorno, giocando con altri ragazzi, fu colpito al ginocchio destro da una sassata. Pareva cosa da nulla, e invece, dopo due giorni, si sviluppò una sinovite. Da persona amica ebbi una reliquia di San Gio. Bosco che applicai alla parte malata. Iniziai una fervorosa novena e fui ancora esaudita colla completa guarigione del figlio.

Riconoscente accludo piccolo obolo ed attendo dalla bontà del Santo altre grazie.

Barcellona Pozzo di Gotto, 18-I-1937. SINDONI ANNA in CAMPO.

Guarito da otite. - Da parecchie settimane avevo il mio piccolo bimbo Lino malato di otite. Il medico curante fece tutto ciò che seppe attorno all'orecchio, e quando non seppe più che farci, ci disse di portare il bimbo da uno specialista. Io ero addoloratissima, pel timore di un'operazione, quando fui consigliata di chiedere la guarigione del bimbo, mediante l'intercessione di San Giovanni Bosco. Con viva fede, io chiesi la guarigione, senza operazione, promisi un'offerta per le Opere di Don Bosco, e la mia iscrizione fra le Cooperatrici salesiane.

Subito, dallo stesso giorno, si notò nel bimbo un sensibile miglioramento, che progredì sino a guarigione completa. Non ci fu più bisogno di portarlo dallo specialista. S. Giovanni Bosco fece tutto bene, giacchè, oltre alla guarigione dell'orecchio, riacquistò le forze e l'appetito che più non aveva, ed incominciò anche a camminare da sè speditamente, cosa che prima non faceva ancora.

Riconoscentissima a S. Giovanni Bosco, per questa bella grazia che mi ha ottenuta dal buon Dio, invio l'offerta promessa e desidero essere inscritta fra le Cooperatrici salesiane.

Frazione Cappella del Bosco - Cavour (Torino).

MARGHERITA DEPETRIS.

Tre grazie. - Nel febbraio del 1936 un mio nipote d'anni 36 con un suo compagno di 31 anni d'età, si misero in viaggio, sopra un camioncino per i loro affari. Ma ad uno svolto il piccolo camion venne investito da un autocarro che lo rovesciò e trascinò per parecchi metri, sconquassandolo tutto ma lasciando incolumi i due uomini. A quanti videro parve un vero miracolo.

Pochi mesi or sono, il mio nipotino Bossi Vittorio di quattro anni stava giocando sul marciapiede della casa; ad un tratto, forse per prendere un giocattolo sfuggitogli di mano, corse all'impensata in mezzo allo stradale e si trovò tra un'auto e una motocicletta, in grave pericolo di un investimento. Grazie a Dio, la ruota della motocicletta, rasentandogli il piede, gli produsse soltanto una leggera ferita, che in pochi giorni si rimarginò.

Lo stesso bambino, pochi giorni dopo, fece una grave caduta: ferendosi l'occhio destro, si temeva che lo dovesse perdere. Invece, guarita la ferita, l'occhio comparve al tutto normale.

Una nera calunnia venne a turbare la pace nelle due famiglie dei miei nipoti. Le raccomandai subito a Maria SS. Ausiliatrice e a S. Giovanni Bosco, colla novena, e, dopo un mese circa di inquietudini, tutto si accomodò.

Questa e le altre grazie surriferite io le attribuisco all'intercessione di Maria Aus. e di S. Giovanni Bosco che continuamente invoco per me e pei miei cari.

Marzano, 18-2-1937.   CAROLINA MORONI.

Guarito da linfoadenite. - Con molto ritardo vengo per sciogliere una promessa fatta mesi addietro a S. Giovanni Bosco, per una grazia ricevuta.

Il 1° settembre 1936 fui ricoverato all'ospedale militare di Jecamerè (Eritrea) per una linfoadenite accentuata, causata da piodermite agli arti inferiori. La linfoadenite mi dava dolori atroci - per quanto saltuari - e, non vedendo la possibilità di una benigna risoluzione, il medico curante decise di praticare una incisione che, se pur semplice, non si prospettava certamente priva di dolore.

Allora mi rivolsi con viva fiducia a S. Giovanni Bosco promettendogli una modesta offerta e la pubblicazione della grazia, se mi avesse fatto guarire senza l'intervento operatorio.

Ai primi del mese successivo il turgore prodotto dalla linfoadenite era in notevolissima diminuzione. Anzi, una puntura esplorativa confermò al medico curante la completa assenza di infezione nella regione inguinale sinistra che era interessata dal male.

Invio, a mezzo vaglia, una prima somma, con la promessa di altra offerta per una grazia che attendo fiduciosamente.

Altamura (Bari), li 21-2-37-XV.

GIUSEPPE CALDERAZZO.

Ottiene impiego. - Con viva fede e colla certezza di essere esaudita mi affidai a S. Giovanni Bosco per riavere un impiego a Napoli, ed ho ottenuto più di quanto aspiravo.

Con cuore riconoscente invio la mia modesta offerta per le Opere Salesiane.

Napoli, 24-2-37-XV.   OLGA GAY.

Evita l'operazione. - Affetto da calcolosi renale, nel dicembre 1936 mi trovavo in condizioni tali da dover subire un atto operatorio poco facile. Mi rivolsi con grande fede all'intercessione di S. G. Bosco e del suo successore Don Rua, e non soltanto ottenni la grazia di evitare l'operazione, ma anche la guarigione in brevissimo tempo.

Torino, 21-2-37-XV.   BERRUTI PIERO.

Guarito da grave emoglobinuria. - Verso la fine di gennaio u. s. fui chiamata telegraficamente a Roma da un mio figlio di anni 28, preso già da influenza e poi, da tre giorni, colpito da grave emoglobinuria, causata dalla somministrazione di un medicinale.

Il caso, a giudizio dei medici, che pur facevano tutti gli sforzi per salvarlo, era disperato.

Io mi trovavo oltremodo costernata, anche per la lontananza dalla famiglia. Mi rivolsi allora a S. Giov. Bosco, di cui io e i miei figli (ex-allievi) siamo stati sempre devoti, e gli chiesi con viva fede la grazia della guarigione, promettendo anche una offerta e la pubblicazione della grazia.

Pregavo con viva fede e facevo pregare anche altri a tale scopo. E D. Bosco mi esaudì. Dopo tre giorni di ansie continue, proprio il 31 gennaio, festa di D. Bosco, mio figlio si trovava fuori pericolo; tanto ch'io potei recarmi alla Basilica del S. Cuore, in via Marsala, a ringraziare il Santo e ad invocare su di me e della mia famiglia la sua protezione.

Mio figlio ora è ritornato sano, come prima. Ed io, pieno l'animo di riconoscenza, sciolgo la mia promessa mandando un'offerta, cui seguiranno altre dei miei figli, tutti grati a D. Bosco che veglia su di noi.

Borrello di Belpasso (Catania) 26 febbraio 1937.

GRAZIA MARTINENZ-ROMEO.

Guarita da polmonite. - II 6 gennaio u. s. mi ammalai di un'influenza che, sulle prime, sembrò leggera, ma in seguito prese a preoccuparci per serie complicazioni polmonari. Sgomenta al pensiero dei miei quattro bambini, e temendo le conseguenze di una lunga malattia, mi rivolsi fiduciosamente a S. Giovanni Bosco affinchè mi ottenesse con Maria SS.ma Ausiliatrice dal Signore una rapida guarigione. Iniziai, a tal fine, la novena da Lui consigliata. Trascorsero giorni di angosciose alternative ; ma alla fine della novena, giorno di sabato, a gloria della Madonna, la febbre cessò ed io mi avviai alla guarigione.

Piena di gratitudine verso la Madonna SS.ma e S. Giovanni Bosco - dal quale imploro la costante protezione per me e per tutti i miei cari - invio l'obolo promesso e la relazione della grazia.

Mistretta, 1-III-1937.

MARIA ANNA COCILOVO PAGLIARO.

Felice ritorno. - San Giovanni Bosco mi ha fatto la grazia tanto ardentemente sospirata e per la quale ho invocato con tanta fede il suo aiuto.

Mio figlio capitano è ritornato definitivamente dall'Africa Orientale e, nonostante i tanti pericolosi combattimenti a cui ha preso parte e gli strapazzi subiti è in ottime condizioni di salute.

Adempio subito la promessa fatta a gloria di San Giovanni Bosco e per animare altri devoti a confidare nel suo valido patrocinio.

Acqui, 26 gennaio 1937.   CARLA BRUNI.

NECROLOGIO

Salesiani defunti:

BIANCO D. ERMENEGILDO, sac. da Costigliole d'Asti (Alessandria), † a Casale Monferrato (Alessandria) il 30-III-1937 a 68 anni di età.

Fu accolto all'Oratorio ancora da Don Bosco e godette, fanciullo, le predilezioni del Santo. Sacerdote pio e zelante, fu direttore dell'Opera Salesiana a Trino Vercellese ed a Casale Monferrato, caro a tutti per la sua bontà patriarcale e molto ricercato pel sacro ministero.

JADOUL D. PRUDENTE, sac. da S. Georges-lezHuy (Belgio), † a Grand-Halleux (Belgio) il 16-1-1937 a 68 anni di età.

PLÀ D. TOMMASO, sac. da Valenza (Spagna), † a Indanza (Equatore) il 12-XII-1936 a 61 anni di età.

ARNOLDI SIMONE, coad. da Revò (Trento), † a Torino (Ist. Card. Richelmy) il 3-II-1937 a 68 anni di età.

SARKIS D. PIETRO, sac. da Akura (Libano), † a Betlemme (Palestina) il 20-II-1937 a 67 anni di età.

COZZO GIOVANNI, ch. da Dogliani (Cuneo), † a Piossasco (Torino) il 25-1-1937 a 22 anni di età.

BASSANI CESARE, ch. da Lurago d'Erba (Como), † a Novara il 25-II-1937 a 4o anni di età.

CORTASSA EUGENIO, ch. da Carmagnola (Torino), † a S. Gabriele (Brasile) il 17-XI-1936 a 27 anni di età.

MASSARI ETTORE, coad. da Bagnacavallo (Ravenna), † a Roma (S. C.) il 19-II-1937 a 55 anni di età.

URBANOWICZ ADALBERTO, coad. da Horberni (Polonia), † a Recife, Pernambuco (Brasile) il 4-1-1937 a 67 anni di età.

CROSIO D. GIO. BATTISTA, sac. da Trino (Vervelli), † a Pisa il 3-XII-1936 a 58 anni di età.

ROTA ANGELO, coad. da Mirabello Monf. (Alessandria), † a Torino (Astanteria Martini) il 28-111-1937 a 42 anni di età.

Cooperatori defunti:

Nobile MARIA DEI CONTI DELLA CHIESA DI CERVIGNASCO deceduta a Saluzzo nei primi di aprile u. s. era nata in quella città nel 1865. Nobile di sangue quanto umile nel suo benevolo e schietto tratto esteriore, era più nobile ancora per saldezza di fede cristiana, per virtù e semplicità di vita, pel suo apostolato di bene. Cooperatrice salesiana ammirava e aiutava le opere di S. Giovanni Bosco. Era convinta e fervida animatrice del gruppo di coloro che preparavano l'andata dei salesiani anche a Saluzzo. Aveva mostrato in diversi modi il proposito di provvedere all'erigenda costruzione dell'oratorio salesiano nella sua città, quando improvvisa ed inaspettata morte la tolse dopo solo due giorni di gravissima fulminante malattia. Iddio ricompensi la sua generosa intenzione.

Mons. ALFREDO MIGNINI † a Perugia il 25-III-u. s. a 72 anni di età. Direttore diocesano dei Cooperatori, volle l'Opera salesiana in Perugia nel popoloso quartiere di Borgo Sant'Angelo e l'assistette affettuosamente nel progressivo sviluppo, fiero sempre di aver aperto la strada e d'aver accolto personalmente i primi figli di Don Bosco. La pietà profonda e la bontà del cuore profuse nel sacro ministero per quasi cinquant'anni specialmente nell'Ospizio delle Piccole Suore dei Poveri e nelle Carceri, nella predilezione degli umili e dei fanciulli che gli correvano incontro per le strade con tutta confidenza. Si spense alla vigilia della sua Messa d'Oro, per fare il giubileo sacerdotale in Paradiso. Lo raccomandiamo caldamente ai comuni suffragi.

Sac. Prof. EDOARDO BOTTIGLIERO † a Portici (Napoli) il 16-III-u s. a 73 anni di età. Valentissimo cultore di musica sacra, autore di numerose e lodate composizioni, dedicò la sua vita alla diffusione della musica sacra nell'Italia Meridionale. Fu ammiratore e benefattore dell'Opera Salesiana.

Comm. Avv. LUIGI SALVI † a Bergamo il 28-III-u. s. a 92 anni di età, tutti spesi, col vigore di una vita senza macchia, nell'esercizio della carità secondo il massimo precetto del Vangelo, con spirito cristiano, nel silenzio.

Prof. CASTELLI ROMUALDO † a Fabriano (Ancona) il 31-I-u. s. a 6o anni di età. Divotissimo di Don Bosco, promosse il culto del Santo con ammirabile ferfore, specialmente nella parrocchia di S. Agostino, sobbarcandosi anche a spese e sacrifici non lievi per accrescervi splendore e divozione. Modello di cattolico e d'insegnante rifulse per pietà e per bontà di cuore.

Don ANTONIO MARELLI † a Sacconago di Busto Arsizio il 13-III-u. s. a 76 anni di età.

Allievo dell'Oratorio di Valdocco, godette per quattro anni le cure e la paternità del santo Fondatore che non dimenticò mai più nei 34 anni di ministero pastorale. Apostolo delle vocazioni sacerdotali e religiose, gioiva immensamente quando poteva avviare qualcuno alla Società Salesiana.

Altri Cooperatori defunti:

Albertino Caron Antonietta - Arezzo March. Orazio, Palermo - Asinardi Clementina Ved. Costa, Torino - Astorri Giannini Tecla, Roma - Baralis Ernesta, Alessandria - Barcelloni Nina, Belluno - Barni Emilia, S. Lorenzo (Alessandria) - Beone Caterina, Saluzzo (Cuneo) - Bernardi M., Follina (Treviso) - Bernucci Guglielmina Ved. Saitto, La Spezia - Bianchetta Caterina, Salassa (Aosta) - Bidoli Cristoforo, Tramonti di Sotto (Udine) - Blotto Teresa, Biella (Vercelli) - Bonato Domenico, Malo (Vicenza) - Bonin Giacomo - Bosetti Marietta Berla, Mirabello (Alessandria) - Brugnoli Antonio, Borgo Val di Taro (Parma) - Cappella Angelo, Castelnuovo Don Bosco (Asti) - Capra Giovanni, Spinetta (Aessandria) - Casara Giuseppina, Malo (Vicenza) - Caser Gilda, Caoria (Trento) - Castelli Prof. Romualdo, Fabriano (Ancona) - Castello Fortunato, La Spezia - Cenni Battista, Brignano Gera d'Adda (Bergamo) - Corrado Luca, Tramonti di Sotto (Udine) - Daddi Mons. Giacomo, Palermo - Dago Ermelinda, Rimella (Vercelli) - Dal Pozzolo D. Luciano, Malo (Vicenza) - Dapelo Salvatore, Genova-San Pier d'Arena - Da Vià Cristina, Vallesella (Belluno) - Del Giudice Anna, Montecelio (Roma) - De Medici Martino, Briga (Cuneo) - De Paciani Pietro, Cividale del Friuli (Udine) - De Stefani Maddalena, Verona - Diverio De Antonis Giovannina - Faga Caterina Ved. Pasqua, Vische (Aosta) - Felicetti D. Lorenzo, Predazzo (Trento) - Flavia Fedo Vedova Chiappa, Torino - Fontana Giovannina Ved. Decca, Verolanuova (Brescia) - Fraipont Crepas Gineora, Spinetta Marengo (Alessandria) - Gabutti Matilde Ved. Tezzolo, Castelletto Molina (Asti) - Galletta Raimondo, Foglizzo (Torino) - Ghisio D. Francesco, Casalgiate (Novara) - Guadin Luigia, Soave (Verona) - Isepponi Giacomo fu Paolo, Annunciata (Svizzera) - Karusio Nov. Avv. Ambrogio, Putignano (Bari) - Lanzone Giovanni, Montecelio d'Alba (Cuneo) - Lombardi Antonio, Inzino (Brescia) - Lombardo Suor Letizia, Palermo - Mandruzzato Maria, Cagnola di Cartura (Padova) - Marchi Amedeo, Padova - Marchisio Michele, Boves (Cuneo) - Marengo Lorenzo, Chiavari (Genova) - Mariano Giacomo, Villanova d'Asti (Asti) - Marini Amalia, Crispiero (Macerata) - Mattioli Teresa, Crevalcare (Bologna) - Mazzoni Domenico, Brescia - Mezzetta Davide, Parma - Muratore Ottavia in Blencio, Castelletto Molina (Asti) - Obert Maria Treves, Mongiove (Aosta) - Oddo Luigi fu G. Battista, Tovo S. Giacomo (Savona) - Omodei Luigi, S. Damiano d'Asti (Asti) - Pagani Angela, Mortara (Pavia) - Panella Angela, Valrovina (Vicenza) - Panella Caterina di Angelo, Valrovina (Vicenza) - Pasino D. Secondo, Castellazzo (Alessandria) - Pedrocchi Teodolinda, Clusone (Bergamo) - Pellegrini Enrichetta Ved. Baghino, Genova - Piavani Rachele, Romano Lombardo (Bergamo) - Pistoia Alberto, Lecce - Priori Elvira, Cremona - Rapetti Carissima, Scaletta Uzzone (Cuneo) - Rondini D. Francesco - Rpta D. Anselmo, Bedulita (Bergamo) - Sappa Maddalena n. Nibbiolo, Murisengo (Alessandria) - Sartori Teresa, Malo (Vicenza) - Scolaro Vincenza - Scordino Giuseppina, Caltagirone (Catania) - Spadone Albina, Vignole Borbera (Alessandria) - Speranzini Anita, Mantova - Spugnini Can. Ermanno, Urbino (Pesaro) - Tarenghi Rosa, Monza (Milano) - Totaro Giovanni, Manfredonia (Foggia) - Tunzi Santino, Lodano (Svizzera) - Valenti Maria di Gius., Campobello di Mazara (Trapani) - Valentini Caterina, Pesaro - Vanoli Giovanni, Cardano al Campo (Milano) - Visentini Evangelina, Mantova - Visonà Giovanni, Maglio di Sopra (Vicenza) - Volta Giovanni, Borgomanero (Novara) - Zannone Giuseppina, Ruta (Genova) - Zeni Teresa - Zin Ortensia Ved. Biasia Frighetto, Vicenza - Zorzi Rosina, Ziano (Trento) - Barbieri L. ved. Greggio, Navi Ligure (Aless.) - Bertina Giovanni, Malesco (Novara) - Bianco Luigi, Buronzo (Vercelli) - Bocca Giuseppe, Vigevano - (Pavia) - Bosci Sceresini Caterina, Montagna (Sondrio) - Cammarata Suor Flavia, Geraci Siculo (Palermo) - Castelletti Luigi, Caprino (Verona) - Catania Giuseppe, Troina (Enna) - Cecchelli Costanza, Gavignano (Rieti) - Correnti Annina, Capaccio (Salerno) - Cretaz Barbara, Perloz (Aosta) - De-Bastiani Fortunato, Cesio Maggiore (Belluno) - De Filippi Enrico, Rivoli (Torino) - DeLillo Prof.ssa Severina, Bari - Delsasso Stefano, Gavignano (Rieti) - Dossi Manilia, Terno d'Isola (Bergamo) - Garbagni Luigi, Segrate (Milano) - Gasparoni Luigia ved. Tomasi, Torrebelvicino (Vicenza) - Girino Domenico, Frassineto Po (Alessandria) - Gualfredo Giuseppe fu Pietro, Lu Monf. (Alessandria) - Labò Gigina in Valle, S. Maria (Pavia) - Landi Severina, Roma - Licini Amalia, Orsago (Treviso) - Locatelli Emilia di Enrico, Terno d'Isola (Bergamo) - Manna Rosina, Aversa (Napoli) - Maya Lualdi Lucia ved. Polledri, Torino - Mela G. B., Conio (Imperia) - Merli Gaetano, Argenta (Ferrara) - Mombelli Carmelina, Varese - Moretti Giuseppe, Codogni (Treviso) - Murari Cav. Guglielmo, Bari - Pasculli Comm. Avy. Raffaele, Bari - Patrito Giuseppina Magriani, Biella (Vercelli) - Patrucco Regina, Torino - Perifano Salvatore, Napoli - Pisano Pietro, Mandas (Cagliari) - Rapalino Teresa, Diano d'Alba (Cuneo) Roasio Giuseppina, Castiglione Torin. (Torino) - Rosa Paola, Torino - Ruffinatti Adele, Orbassano (Torino) - Sabatelli Dott. Giuseppe, Bari - Sala Villa Rosa, Palazzolo sull'Oglio (Brescia) - Sesca Francesco, Murazzano (Cuneo) - Tabusso Angela, Cavignano (Torino) - Tacagni Alessandrina, S. Paolo (Bergamo) - Taci Ida ved. Rossi, Salassa (Aosta) - Tiberti Antonio, Pigna (Imperia) - Toschi Mirina, Modena - Valentini Bontempelli Cristina, Modena - Vercelli D. Carlo, Bessolo (Aosta) - Vincenzetti Maddalena, Londra (Inghilterra) - Zaccaria Barberis Rosa, Torino.