BOLLETTINO SALESIANO

Anno LXI - N. 7 LUGLIO 1937 - XV

SOMMARIO: Il Centenario della nascita di Don Rua. - Sotto la cupola dell'Ausiliatrice. - In famiglia: Italia, Egitto. - Dalle nostre Missioni: India. - Grazie attribuite all'intercessione di Maria SS. Ausiliatrice e di San Giovanni Bosco. - Lettera di Don Giulivo ai giovani. - Necrologio

Il Centenario della nascita di Don Rua.

La commemorazione dell'Em.mo Card. Salotti.

Ardentemente attesa ed accuratamente preparata, la commemorazione del centenario della nascita del primo successore di San Giovanni Bosco, il Servo di Dio Don Michele Rua, assurse, il 9 giugno u. s., ad una grandiosa manifestazione di ammirazione e di venerazione per colui che avendo fatto, tutta la vita, a metà col Santo fondatore, è omai dalla Chiesa ufficialmente avviato a dividerne le fasi della glorificazione coll'introduzione del processo apostolico per la beatificazione e canonizzazione. Lo splendore della sacra porpora di due Eminentissimi Principi di santa Chiesa, la presenza di Ecc.mi Vescovi, di autorità e personalità del clero e del laicato e di una folla di Cooperatori diede alla cerimonia il fasto delle grandi celebrazioni. L'oratore, Sua Eminenza Rev.ma il signor Cardinale Carlo Salotti, giunse fra noi la vigilia, accolto alla stazione di Porta Nuova dall'Em.mo Cardinale Arcivescovo di Torino, dal Rettor Maggiore col Capitolo Superiore, Ispettori, Direttori e rappresentanze di tutte le Case salesiane della città, e da distinti benefattori, che, in un magnifico corteo di macchine, lo accompagnarono all'Oratorio, ove la folla dei giovani dei nostri istituti tributò a Sua Eminenza il più fervido omaggio, scandito dalle note briose della banda musicale e vibrante nell'indirizzo di un giovane alunno. L'Eminentissimo Principe rispose con commosse parole di devozione a Don Bosco e di affettuosa simpatia per l'Opera salesiana, impartendo a tutti con effusione la sua benedizione.

Il convegno dei Decurioni dei Cooperatori.

La giornata commemorativa si aperse col convegno dei Direttori diocesani e Decurioni dell'Archidiocesi di Torino e delle Diocesi di Pinerolo, Saluzzo e Susa.

Lo presiedette l'Em.mo Cardinal Arcivescovo Maurilio Fossati circondato dal nostro Rettor Maggiore, da S. E. Mons. Ugliengo, vescovo di Susa, da S. E. Mons. Coppo, vescovo salesiano, dai Direttori diocesani, dai Superiori del Capitolo con alcuni Ispet†ori e Direttori salesiani.

Il regolatore Don Fasulo porse a tutti il benvenuto, elevando il primo pensiero alla cara figura di Don Rua che, nell'attività multiforme, ebbe il genio della organizzazione dei Cooperatori secondo il pensiero e lo spirito del santo Fondatore. Fatta quindi una rapida relazione dei convegni già tenuti nelle altre parti d'Italia nei mesi trascorsi e proposti i temi assegnati, pregò il Rettor Maggiore ad aprire ufficialmente il convegno colla sua autorevole parola. Il sig. Don Ricaldone, salutato dai cordiali applausi dei duecento sacerdoti, rese omaggio a Sua Eminenza ed all'Episcopato, ringraziando tutti i presenti della loro preziosa collaborazione all'attività salesiana. Poi, accennando al programma delle feste per l'inaugurazione dell'ampliamento della basilica di Maria Ausiliatrice, prospettò il vasto programma di apostolato cui mira la Società salesiana con questi nuovi incrementi di pietà e di zelo esortando i Decurioni a continuare verso i figli di Don Bosco quella cordialità di assistenza che è il segreto della fecondità delle opere e dell'azione salesiana.

Le relazioni vennero seguite col massimo interesse. Il primo tema Organizzazione ed azione fu illustrato con vera maestria, praticità pastorale e calore apostolico dal Teol. Angrisani, parroco di N. S. delle Grazie in Torino, il quale insistette sulla organizzazione dei Decurioni da cui dipende la vitalità e l'azione dei singoli gruppi di Cooperatori: organizzazione che dev'essere adeguata ai bisogni dei tempi e sostenuta da profondo spirito di sacrificio e di apostolato. Il relatore propose: l'aumento dei Decurioni; un convegno nazionale pel prossimo anno, ed il reclutamento di nuovi Cooperatori, curando la diffusione del Bollettino salesiano. La relazione, brevemente interrotta dall'ingresso di Sua Eminenza il Cardinal Salotti cui l'assemblea tributò una calorosa dimostrazione di devoto ossequio, condusse a pratiche conclusioni. L'assemblea votò per acclamazione la proposta del can. Milano di invitare tutti i Parroci ad assumere l'ufficio di Decurioni salesiani, e quella di un Congresso nazionale di Cooperatori pel prossimo anno.

Il secondo tema fu trattato da Mons. Marino, Direttore diocesano di Saluzzo che, partendo dalla propria esperienza, illustrò le possibilità di sviluppo del culto a S. Giovanni Bosco. Confortò la relazione di Mons. Marino, Mons. Baronetto, Direttore diocesano di Pinerolo, che espose il successo del culto di Don Bosco nella sua diocesi, ornai diffuso in quasi tutte le parrocchie. A favorire lo zelo dei parroci, il sig. Don Ricaldone offerse a quanti desiderino la reliquia ed il quadro del Santo. Il terzo tema, affidato a S. E. Mons. Ugliengo, trovò nel venerando Vescovo di Susa tutta l'anima salesiana del suo predecessore Monsignor Oddone che benedisse la prima pietra 'del santuario di Maria Ausiliatrice. S. E. raccomandò soprattutto l'intonazione dello zelo pastorale allo spirito di Don Bosco, diretto specialmente alle masse ed alla società operaia, la più bisognosa di aiuto ai nostri tempi. Propose: l'adesione ai pellegrinaggi indetti pel prossimo anno alla basilica di Maria Ausiliatrice ed una celebrazione generale di S. Giovanni Bosco in tutte le parrocchie. Acclamate le conclusioni, prese la parola l'Em.mo Cardinal Fossati per ringraziare ed incoraggiare i Decurioni esortandoli ad imitare i salesiani anche nello spirito liturgico nella cura del decoro delle chiese e delle sacre funzioni. Pregò quindi S. Eminenza il Card. Salotti a benedire l'assemblea. S. Eminenza salutò con affetto il clero piemontese, formato alla scuola di San Giuseppe Benedetto Cottolengo, di S. Giovanni Bosco e del Beato Cafasso e, congratulandosi pel suo spirito sacerdotale tanto apprezzato anche lontano, impartì di cuore la benedizione.

All'agape fraterna parlarono il Teol. Frasca, di Lanzo ed il Preside della Provincia di Torino Gr. Uff. avv. Orazio Quaglia che, con una meravigliosa improvvisazione, suscitò un'onda di ammirazione ed un subisso di applausi. Il Rettor Maggiore rinnovò il suo ringraziamento e quello di tutta la famiglia salesiana e Sua Eminenza il Cardinal Salotti chiuse con una alata esaltazione dello spirito salesiano.

La cerimonia ufficiale.

Stava per essere compromessa dal tempo, che s'imbronciò all'improvviso e cominciò a piovere. Ma, quando a malincuore la folla degli invitati tentava invano di stiparsi in teatro, si ridusse a miglior consiglio e ci regalò proprio un sereno di cielo. In un attimo le duemila sedie disposte nel cortile centrale furono occupate, ed alle 17,45, Sua Eminenza il Cardinal Arcivescovo Maurilio Fossati prendeva posto sul palco d'onore, dominato da un fotomontaggio che riproduceva l'immagine di Don Rua al naturale. Con S. Em. erano gli Ecc.mi Vescovi Mons. Ugliengo e Mons. Coppo; l'Avv. Grand'Uff. Beretta, che rappresentava il Prefetto; il Conte Gloria pel Podestà; il Col. Russi pel Federale; il Gen. Bastano per S. E. il Gen. Grossi; S. E. Ricci, Primo Presidente di Corte d'Appello; il Preside della Provincia Gr. Uff. Avv. Quaglia; S. E. Ferri; il R. Provveditore agli Studi, S. E. Casoli; il Sen. Anselmi; Mons. Barlassina, Superiore delle Missioni della Consolata; Mons. Coccolo, Vicario Generale; Fr. Leone delle Scuole Cristiane; il Tribunale Ecclesiastico incaricato del processo apostolico del Servo di Dio; rappresentanti di altri Ordini e Congregazioni religiose ed alcuni parenti di Don Rua. Ai primi posti il Consiglio Generalizio delle Figlie di Maria Ausiliatrice. La banda aperse il programma con una marcia d'introduzione e coll'inno a Don Rua. Al termine dell'inno, apparve l'oratore ufficiale, S. Eminenza il Cardinal Carlo Salotti che, salutato da uno scroscio di applausi, prese posto accanto all'Arcivescovo di Torino ed al Rettor Maggiore ed, ascoltato l'indirizzo di un giovane dell'Oratorio e l'esecuzione di un madrigale di grande effetto, passò alla tribuna per l'orazione commemorativa.

« Il 9 giugno - cominciò Sua Eminenza il Cardinale - è un giorno memorando per la Società salesiana, perchè legato alla storia e alla gloria di tre grandi nomi. Il 9 giugno 1929 Don Bosco, dopo l'apoteosi di Roma, lasciava la tomba di Valsalice, dove per 4o anni era rimasto in attesa del giudizio della Chiesa, e, accompagnato da un popolo acclamante e commosso, attraversava le vie della città come un trionfatore, per ricevere gli onori del culto nel tempio di M. Ausiliatrice. Il 9 giugno 1837 Michele Rua nasceva in un angolo oscuro di questa città, sulla quale avrebbe riversato i tesori della sua bontà e attività apostolica, e nella quale oggi dopo un secolo i suoi concittadini, memori e grati, si radunano per sentirne celebrare le-gesta magnifiche. Il 9 giugno dell'anno 1868 veniva consacrato dall'Arciv. Mons. Riccardi il tempio di Maria Ausiliatrice, il quale, se fu testimone delle ardite intraprese di S. Giovanni Bosco, rimane altresì documento perenne dell'attività di Don Rua, che attorno alle mura della venerata Basilica lasciò tracce profonde di un apostolato salutare e benefico.

» La storia dell'uno s'intreccia con quella dell'altro. È un intreccio mirabile di luci che si riflettono a vicenda, e, congiunte nel vincolo di una luce eterna, rompono le tenebre di questa misera terra che illuminano di sorrisi e di gioie non caduche. Una delle glorie più belle del Fondatore è quella di aver formato Don Rua, di averne plasmato l'anima e di averla guidata verso quelle alte vette, ove avrebbe raggiunto la perfezione evangelica. E un'altra gloria di Don Bosco è stata quella di averlo scelto a suo collaboratore, affidandogli un patrimonio di opere e di istituzioni magnifiche, facendolo erede del suo pensiero, del suo programma e del suo ideale. Gloria di Don Rua è quella di essersi messo intieramente nelle mani del grande suo Padre, di essersi lasciato docilmente plasmare, e di avere accettato di esserne durante 35 anni il luogotenente e collaboratore fedele, per divenire poi per 22 anni il condottiero valoroso della milizia salesiana ».

L'oratore passa ad illustrare con episodi palpitanti d'interesse, la formazione di Don Rua, dal giorno in cui s'incontrò con Don Bosco fino al 28 luglio 186o, quando ascese al sacerdozio. La mano del maestro lo guida nelle grandi prove, lo addestra nella coltura, nell'esercizio della bontà e nelle battaglie dell'apostolato, tanto che Rua diviene il capo ardimentoso di quel piccolo stato maggiore, che nella primavera eroica della Società Salesiana si affermò coraggiosamente, affrontando durante il colera del 1854 i fischi, gli urli e i ciottoli della canaglia inumana che preferiva la morte dei miseri alle cure fraterne della carità cristiana.

« Mentre altri fondatori di Ordini religiosi - osserva l'Em.mo - si scelsero, quali cooperatori, uomini provetti di età, di scienza e di esperienza, Don Bosco invece con uno dei suoi lampi di genio, formò da se stesso i suoi collaboratori, scegliendoli proprio tra quei ragazzi che aveva raccolto nel suo primo oratorio. Don Rua fu il primo e più efficace collaboratore, che per sette lustri lo assistette, ed aiutò in tutti i campi e in ogni genere di missioni. Collaborazione meravigliosa e feconda, perchè Don Bosco aveva fatto di Don Rua un altro se stesso Tutto ebbero in comune: gioie e dolori: lavoro e responsabilità. Due uomini, due personalità distinte che, pur avendo un temperamento diverso, armonizzarono pienamente nell'identità di vedute e nell'unità e passione di un immenso amore per la gioventù. Due intelligenze superiori. Nell'uno spicca la originalità e la genialità. L'altro non si allontana dalle vie comuni ; ma l'intuito fine di cui era fornito, la comprensione rapida e singolare delle cose e il criterio straordinario che manifestava in ogni congiuntura, lo rivelarono fin dalla giovinezza maestro insigne e condottiero insuperabile.

» Tale fu veramente Don Rua, quando, alla morte del suo veneratissimo Padre, assunse le redini del potere. Vi furono allora spiriti gretti, i quali andavano vociferando che la grande opera del Fondatore avrebbe subìto un formidabile crollo. Taluno pensò perfino che per salvare la giovane Società Salesiana convenisse innestarla al tronco di qualche vecchia congregazione. Don Bosco era stato un uomo tanto straordinario da far pensare che fosse ben difficile trovare un successore che lo eguagliasse. La personalità di Don Rua non era ancora del tutto nota alla pubblica opinione. Egli era vissuto nell'ombra, anche quando operava. Era il discepolo che aveva obbedito agli ordini del Maestro, seguendone fedelmente le direttive. Tutto il lavoro di Don Rua, per quanto immane e incredibile, si riteneva come una emanazione del Fondatore. Era questi che giganteggiava e dominava le coscienze del tempo. Don Rua era considerato come un satellite aggirantesi attorno all'astro maggiore, come uno strumento nelle mani di un artefice incomparabile, come un semplice collaboratore, la cui massima gloria era quella di aver lavorato a fianco di un gigante ».

Sua Emin. il Card. Salotti mette quindi in rilievo l'abilità somma del nuovo condottiero, il quale era nato per il comando. « Camminando sulle orme di Don Bosco, non ebbe che una preoccupazione: non discostarsi mai dal Maestro, non alterarne lo spirito, mantenerne intatto il programma. Alle prime prove si vide che in Don Rua la saggezza e la prudenza di chi assumeva la responsabilità di un ònere ingente era congiunta con la risolutezza e l'energia del condottiero che voleva guidare le sue legioni alle conquiste e alle vittorie.

» Scorso appena un breve periodo di sosta, durante il quale dovette frenare l'esuberanza e l'entusiasmo dei giovani pronti a tutti gli ardimenti e a tutte le battaglie, si accinse a quella vasta opera di espansione che ha consacrato il suo nome all'immortalità ». L'eminente oratore raccoglie in una lucida sintesi tutto il lavoro compiuto da Don Rua nei 22 anni di governo; rievoca l'attività instancabile di quest'uomo che con la parola, cogli scritti e coll'esempio fu un potente animatore e suscitatore di energie. « Volontà ferrea, mente equilibrata, spirito ordinato e metodico, aveva una visione esatta di tutti i problemi e affrontava con serenità e con la certezza della vittoria ogni ostacolo. Ebbe anch'egli il suo Calvario, ma lo salì eroicamente, senza smarrirsi, confortando i figli col suo spirito di fede e colla cristiana fortezza del suo gran cuore. Fu un pilota intrepido che, legato al timone, diresse abilmente la nave. Anche se gli occhi versavano lacrime, la mano rimase salda e l'anima impavida ».

Il Cardinale, dopo avere espresso il suo pensiero intorno alla santità di Don Rua, già preannunziata da Papa Sarto, così chiudeva la sua orazione:

« Non è solo Torino che va superba di quest'uomo cui dette i natali, ma ne va altiera l'Italia che, vedendo disseminate nelle sue terre le Opere salesiane, rivolge istintivamente gli occhi al primo successore di Don Bosco, che lavorò infaticabilmente per dare alla madre patria cittadini integerrimi e lavoratori cristiani. Ne va altiera la Chiesa di Cristo che scorge in Don Rua una di quelle figure luminose, che con la virtù alimentatrice del bene e col fervore dell'attività apostolica, dimostra la perenne giovinezza del Cattolicismo, che fra gli odi e le persecuzioni si afferma sempre più bella e vigorosa. Ne va altiera anche la civiltà, che nelle due personalità di Don Bosco e di Don Rua, saluta i gloriosi pionieri che nel nome del Vangelo hanno fatto sentire, anche al di là degli oceani, quel palpito di fede e di restaurazione cristiana, che solo può ridonare alle genti affaticate, ed oppresse dal più ignobile egoismo, la pace e la giustizia sociale».

La benedizione della corona della seconda cupola.

Una calorosa ovazione ringraziò l'Eminentissimo dell'alta entusiasta commemorazione e lo seguì per le scalette mentre saliva sulla nuova cupola del presbiterio della basilica, intensificandosi al suo apparire sul vertice per la benedizione della corona dorata. Un religioso silenzio raccolse quindi gli animi al breve rito conchiuso da Sua Eminenza con queste parole: Da questa altezza la Vergine Maria Ausiliatrice ripete la sua benedizione sopra gli Istituti salesiani, su tutta la città di Torino e su tutta la gioventù qui raccolta; che è la speranza dell'avvenire della Chiesa e della Patria.

Fu la corona della grande giornata, chiusa in un tripudio di cuori affascinati dalla grandezza delle virtù di Don Rua e dal sorriso della Vergine Ausiliatrice.

S. Em. il Cardinal Salotti rimase ancora con noi l'indomani per visitare le nostre case di formazione più vicine; ed il giorno 11, celebrata la messa della comunità all'altare dell'Ausiliatrice, reso un devoto omaggio al nostro Santo Fondatore ed al Ven. Domenico Savio, ripartì per Roma, seguito dall'affettuosa gratitudine di tutta la famiglia salesiana.

SOTTO LA CUPOLA DELL'AUSILIATRICE

Il mese di Maria Ausiliatrice, iniziato, secondo la tradizione, col sermoncino del Rettor Maggiore a tutti gli alunni interni della Casa-madre, ed infervorato dai predicatori, ha visto accorrere alla basilica per le varie funzioni una folla di fedeli e di pellegrini anche superiore a quella degli altri anni. Oltre alla consueta preparazione, una cerimonia eccezionale aveva attratto il 18 aprile alla basilica migliaia di giovani settimanaliste per la funzione di chiusura della « Settimana della Giovane » indetta dall'Azione Cattolica diocesana. Chiesa, piazza, adiacenze erano letteralmente gremite quando l'Em.mo Cardinale Arcivescovo salì il pulpito per i ricordi e lesse la formola di consacrazione a Maria Ausiliatrice. La benedizione eucaristica, impartita dall'altare e sulla piazza, congedò tante buone figliole che alle loro case portarono oltre i propositi sviluppati ai corsi della settimana, l'entusiasmo della divozione alla Vergine Ausiliatrice.

Il 2 maggio fu dedicato alla festa esterna di San Giovanni Bosco con solenni pontificali di S. E. Mons. Coppo e la messa della comunione generale celebrata dal Rettor Maggiore. Il giorno 6, cominciarono i pellegrinaggi degli Oratori salesiani cittadini: convennero in basilica gli Oratori di San Luigi, Valsalice e Crocetta. Lo stesso giorno l'Unione Insegnanti « Don Bosco», dopo aver ascoltato la santa messa celebrata nella cameretta di Don Bosco dal sig. Don Ziggiotti, tenne la sua adunanza annuale.

Alle 9 giunsero 350 pellegrini da Concorezzo (Milano). Celebrò all'altar maggiore il loro parroco in rito ambrosiano. La messa solenne dell'Ascensione fu cantata dagli alunni dell'Istituto missionario « Conti Rebaudengo ». Il giorno 8, pellegrinarono a Maria Ausiliatrice un bel gruppo di studenti genovesi col prof. D. Andrianopoli e 5o alunne delle Suore Canossiane di Monza. La domenica 9, pellegrinaggio degli Oratori «Michele Rua » e « Rebaudengo ». Alla messa solenne la schola cantorum della Casa-madre eseguì la Messa a tre voci composta dal M.o D. Pagella come omaggio al ven. Domenico Savio. Impossibile seguire tutti i pellegrinaggi che affluirono in seguito. Ricordiamo quelli da Inzago e da Incirano (Milano), dalla Madonna della fontana (Chieri), da Bariano (Bergamo), dall'Austria, dall'Università Cattolica di Milano, da San Damiano d'Asti, da Chivasso, da Lugano (Svizzera), da Castagnole Piemonte, da Caresana, da Murate, da Lodivecchio, ecc...

Il giorno 13, convegno annuale dei fanciulli di Azione Cattolica, onorato dalla presenza dell'Em.mo Card. Arcivescovo Maurilio Fossati. Il giorno 15 cominciò la novena della Madonna. Pellegrinaggio delle Patronesse degli Oratori di S. Luigi, Monterosa, Crocetta e Rebaudengo. Visita di S. E. Mons. Peruzzo, vescovo di Agrigento. Il giorno di Pentecoste, pellegrinaggio dell'Oratorio di Borgo San Paolo: 700 giovani e 6oo padri di famiglia. La corale dell'Oratorio di Monterosa cantò la «Messa giubilare» del Vittadini. Nel pomeriggio, omaggio dei parrocchiani di Maria Ausiliatrice alla Madonna. Folle di pellegrini da vari paesi del Piemonte, Lombardia e Liguria. Il 17, anniversario della incoronazione di Maria Ausiliatrice, cantarono la messa i Novizi dell'Ispettoria centrale del Sacro Cuore. Il 18, a sera, ricevimento solenne del Rettor Maggiore, reduce da Roma, ove aveva partecipato- col sig. D. Giraudi e il sig. D. Tirone alle feste giubilari della Basilica del Sacro Cuore. Rinnovando il gesto di Don Bosco, il sig. D. Ricaldone impartì ai giovani, in cortile, la benedizione di Maria Ausiliatrice.

Il 19, un pellegrinaggio francese: 6oo Lorenesi. Ascoltarono la messa e ripartirono per Lourdes. Il 20, pellegrinaggio delle Patronesse dell'Oratorio San Paolo e dell'Oratorio di Valsalice. Il 21, pellegrinaggio del Comitato Centrale delle Dame-Patronesse dell'Opera Salesiana. Celebrò in basilica il sig. Don Ricaldone che rivolse un affettuoso discorso impartendo a tutte la benedizione della Madonna. Il 22, pellegrinaggio dei Novizi dell'Ispettoria subalpina.

La festa di Maria Ausiliatrice.

La vigilia dell'Ausiliatrice, festa della SS.ma Trinità, concorso strabocchevole di pellegrini che, fatte le devozioni in basilica, passavano ad ammirare i lavori di ampliamento, meravigliati di vederli così progrediti ed ammirati della bellezza dei marmi che facevano pompa in una delle cappelle. e parte della galleria messa provvisoriamente a disposizione del pubblico. Celebrò la messa della comunione generale S. E. Mons. Coppo, che pontificò poi anche ai primi ed ai secondi vespri. La messa solenne fu cantata dal nostro Istituto Teologico internazionale e celebrata dall'Ispettore D. Zolin. A sera, illuminazione e concerto della banda dell'Oratorio: tempio, cappelle, cortili e piazza gremiti fino a tarda notte. Alle 22 cominciò la veglia santa ed alle 0,30 le sante messe: comunione generale, tutta la notte.

Il giorno della festa, il Rettor Maggiore celebrò per la comunità degli alunni artigiani e S. E. Mons. Coppo per quella degli studenti. Cantò messa pontificale S. Em. il Cardinale Arcivescovo Maurilio Fossati con tutto lo sfarzo della sacra liturgia e fece un magnifico panegirico il teol. Angrisani, ex-allievo, parroco della chiesa di N. S. delle Grazie. Il programma musicale, colla messa del Mercanti, fu egregiamente svolto dalla Schola Cantorum dell'Oratorio coadiuvata da quella del nostro Istituto Teologico Internazionale. Nel pomeriggio, due solenni funzioni prima della processione, per comodità dei pellegrini, con predica del salesiano D. Serafino Faletti e di P. Fedele O. F. M., e benedizione eucaristica. All'inizio dei secondi vespri, pontificati da S. E. Mons. Coppo, cominciò pure a sfilare l'imponente processione cui parteciparono tutti gli istituti ed oratori salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice della città, l'Azione Cattolica maschile e femminile con vessilli e stendardi, cinque bande musicali ed una folla di fedeli. Presiedette la processione l'Em.mo Cardinale Arcivescovo in cappa magna, assistito dai canonici Bues, Passera e Borla e preceduto dalle LL. EE. Rev.me Mons. Gionali, Mons. Pinardi e Mons. Coppo, da distinti parroci della città e da numeroso clero. La statua della Madonna, su un pittoresco carro trionfale passò tra le acclamazioni di una doppia folla di cittadini e di pellegrini che faceva siepe per le vie e specialmente lungo il corso Regina Margherita. Quando alle 20,40 riapparve in piazza fu salutata da un'ovazione interminabile e dall'illuminazione della basilica e di tutte le adiacenze.

S. Eminenza impartì la benedizione col Santissimo dall'altare e sulla soglia del tempio: la piazza era una testa sola. Chiuse la giornata la banda dell'Oratorio di Borgo S. Paolo con un ottimo concerto, e fin quasi a mezzanotte la chiesa fu gremita di fedeli che passavano a fare omaggio alla Vergine Ausiliatrice ed a riceverne la benedizione. Il perfetto servizio degli altoparlanti permise l'assistenza a tutte le sacre funzioni, l'audizione delle prediche, della musica e dei canti.

La predicazione al popolo continuò fino alla fine del mese e fu chiusa dalla conferenza salesiana.

Tra i pellegrinaggi degli ultimi giorni ricordiamo quello dell'Oratorio del Martinetto; quello dei giovani di A. C. del nostro Liceo di Valsalice che poterono assistere alla messa del Rettor Maggiore nella Cameretta di Don Bosco; quello di 20o alunni delle Scuole Parini e dell'Oratorio femminile della Casa Madre Mazzarello.

Il 31, giunse l'Arcivescovo di Evora (Portogallo) S. E. Mons. Em. Mendez che si trattenne due giorni con noi.

Preghiere e comunioni pel Santo Padre nella ricorrenza del suo 81 genetliaco.

I lavori progrediscono e... le spese aumentano! I generosi sottoscrittori di colonne e di lesene sono quindi pregati di venirci in aiuto.

IN FAMIGLIA

ITALIA - Roma. - Il giubileo d'oro della Basilica del Sacro Cuore.

Giornate di intenso fervore ha vissuto la nostra Basilica del Sacro Cuore dal 13 al 16 maggio u. sc. durante lo svolgimento del programma dei festeggiamenti commemorativi del giubileo d'oro della sua consacrazione avvenuta il 14 maggio 1887. Preparato dalla predicazione del mese mariano, tenuta dal salesiano Dott. Don Castano, il triduo fu preceduto da una conferenza sulle Opere Salesiane tenuta dal nostro Don Fasulo nell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice in Via Dalmazia, alla presenza di un elettissimo pubblico presieduto da S. E. il Gr. Ammiraglio Paolo Thaon di Revel, Duca del mare e dalle LL. EE. l'Arcivescovo Mons. Felice Guerra e Mons. Angelo Ficarra, Vescovo di Patti.

Il convegno dei Decurioni Salesiani del Lazio.

Seguì il convegno dei Decurioni Salesiani del Lazio, presieduto dall'Em.mo card. Augusto Hlond Primate di Polonia, ed onorato dalla presenza degli Ecc.mi Arcivescovi e Vescovi Monsignori: Bartolomasi, Ordinario Castrense; Pascucci, Segretario del Vicariato, Direttore Diocesano dei Cooperatori Salesiani di Roma; Adinolfi, Vescovo di Anagni; Della Vedova, Vescovo di Tivoli; Emanuel, Vescovo di Castellammare di Stabia- Migliorelli, Vescovo tit. di Samo: Budelacci, Ausiliare di Frascati; Grassi, Vescovo tit. di Damiata aderenti gli altri Ecc.mi Vescovi del Lazio.

L'ADESIONE DEL CARDINALE PROTETTORE. - Non ostante l'inclemenza del tempo, il concorso fu una nuova eloquente affermazione dell'affetto che lega i Cooperatori alla Società Salesiana. Tra il clero notammo Mons. Borgia della Segreteria di Stato, il Vicario Generale di Velletri Mons. Onnelli, il Camerlengo dei Parroci di Roma Padre Leone da Caluso e numerosi altri parroci. Tra i laici, l'on. Cingolani, i commendatori Croci, D'Alessandro, Di Rienzo, Longo, Santovetti, il conte Salvatucci, il gen. Corelli ecc. Dopo la preghiera di rito, il regolatore Don Fasulo rivolse il saluto ai convenuti, rendendo particolare omaggio all'Em.mo cardinale Hlond e agli Ecc.mi Vescovi. Diede quindi lettura di una affettuosa lettera dell'Eminentissimo signor Cardinale Eugenio Pacelli, Segretario di Stato, Protettore della Società Salesiana, impedito all'ultimo momento di intervenire al convegno. Sua Eminenza, esprimendo il suo rammarico, assicurava la spirituale unione coi convenuti, implorando le divine benedizioni per la fecondità dei propositi che avrebbero formulato:

Dal Vaticano, 12 maggio 1937.

SEGRETERIA DI STATO DI SUA SANTITÀ

N. 161868.

Rev.mo Signore,

Nessuna occasione poteva essermi tanto gradita per trovarmi in mezzo ai cari Salesiani e alla loro terza famiglia - quella dei Decurioni e Cooperatori - quanto il convegno di domani, che aprirà le feste cinquantenarie della Basilica del S. Cuore. Persone e luoghi, attori e testimoni di tanta e tanto benefica attività, m'invitano con uguale attrattiva, e al cuore del Cardinale Protettore offrono motivi di ben calde e opportune parole E con tutto questo, eccomi impedito - rigorosamente impedito - di annuire a un desiderio non so se più loro che mio. Dobbiamo dunque, l'una e l'altra parte, inchinarci ad una imprescindibile necessità; e mentre sacrificheremo volentieri questa occasione alla volontà di Dio, ne aspetteremo in pace una non meno favorevole per realizzare con maggior comodo il comune proposito.

Domani intanto sarà con loro tutti il mio spirito e il mio cuore. E non le dico se farò voti al Signore perchè l'Opera di S. Giovanni Bosco trovi nella fausta data di questo solenne Cinquantenario un suo nuovo punto di partenza per i felici incrementi che egli stesso - l'Apostolo della gioventù mai sazio di bene - auspica presso Dio di veder realizzati sulla terra nell'interesse delle anime e del suo diletto Paese.

Con questi voti mi abbiano domani presente a fianco dell'eminentissimo e a me carissimo Cardinale Hlond, che vorrà certo essere ottimo interprete del mio pensiero e del mio affetto. Con lui benedico di cuore i singoli intervenuti. E mentre auguro alle feste cinquantenarie il pieno successo spirituale che è nelle intenzioni dei promotori e al Convegno dei Decurioni è Cooperatori tutti i lumi e le grazie del cielo, sono particolarmente lieto dell'incontro per professarmi della S. V. Rev.ma

dev.mo nel Signore E. Card. PACELLI.

L'OMAGGIO AL SANTO PADRE. - L'assemblea salutò calorosamente l'adesione dell'illustre Principe della Chiesa, quindi approvò con vivo entusiasmo i seguenti telegrammi di omaggio al Santo Padre e al Cardinale Protettore.

« Sua Santità Pio XI - Castelgandolfo. - Decurioni Salesiani raccolti Convegno Regionale Istituto Sacro Cuore intervento Cardinale Hlond, presenti aderenti Vescovi Lazio, rappresentanza Cooperatori Ex-allievi, aprendo celebrazioni giubileo d'oro basilica, solenne monumento ricordo attaccamento Don Bosco Sede Apostolica protestano ubbidienza piena devozione filiale Pontefice glorificatore Santo provvidenziale. - Mons. PASCUCCI, Direttore Diocesano ».

«Em.mo Cardinale Pacelli - Città Vaticano. - Decurioni Salesiani raccolti Convegno Regionale Istituto Sacro Cuore intervento Cardinale Hlond presenti aderenti Vescovi Lazio rappresentanza Cooperatori Ex-allievi grati commossi affettuosa adesione Vostra Eminenza rivolgono devoto pensiero Cardinale Protettore, - MARCOALDI, Ispettore Salesiano - FASULO, Incaricato Cooperatori ».

LE RELAZIONI. - Don Fasulo propose poi il duplice scopo dell'adunanza: la corrispondenza all'appello del Rettor Maggiore per le solenni celebrazioni del 1938, cinquantenario della morte di San Giovanni Bosco e inaugurazione dell'ampliamento della basilica di Maria Ausiliatrice; giubileo d'oro della basilica del Sacro Cuore. Fatta una rapida rassegna dei Convegni tenuti nelle altre parti d'Italia pregò il rappresentante del Rettor Maggiore rev.mo Don Pietro Tirone, Direttore Spirituale della Società Salesiana, reduce dalla visita alle case di Egitto, Palestina, Turchia e Persia, ad interpretare i sentimenti del sig. Don Ricaldone.

II sig. Don Tirone, ricordando come, dopo la grazia di Dio, i Cooperatori siano lo strumento più efficace della Provvidenza divina per l'attività salesiana, sintetizzò i sentimenti del Rettore Maggiore nell'espressione della riconoscenza di tutti i Salesiani per lo spirito di solidarietà dei Cooperatori che permette ai figli di Don Bosco di continuare le opere del Padre non solo presso la basilica del Sacro Cuore, ma in tutte le parti del mondo.

Data quindi lettura della relazione del Convegno precedente, il regolatore invitò l'Em.mo Cardinale Hlond a intonare una preghiera di suffragio pel compianto Em.mo Cardinale Pietro Gasparri e pei Direttori e Decurioni defunti. Dopo quest'omaggio di pietà cristiana, Sua Ecc. Mons. Grassi tenne la relazione sul primo tema: Organizzazione ed azione salesiana, additando soprattutto ai parroci il prezioso elemento di collaborazione all'attività pastorale offerto loro da Don Bosco nella Pia Unione dei Cooperatori Salesiani. Insistette per la formazione di veri Cooperatori salesiani, secondo lo spirito di Don Bosco, facendo voti che, coll'aiuto di questi preziosi elementi, le apostoliche fatiche del clero incontrino il più ampio successo soprattutto nel campo dell'educazione giovanile e nella tutela della moralità della stampa, del cinema e della radio.

La relazione del secondo tema: Giubileo d'oro della Basilica del Sacro Cuore, fu tenuta da Sua Ecc. Mons. Emmanuel, Vescovo di Castellammare di Stabia, il quale, alunno nel 1887 dell'Oratorio salesiano di Valdocco, ebbe la ventura di assistere alle feste della consacrazione della chiesa, intervenendo con tutti i cantori per lo svolgimento del programma musicale sotto la direzione del compianto maestro cav. Dogliani. Sua Ecc., dopo una rapida descrizione delle fasi storiche della costruzione del tempio, commosse fino alle lacrime col racconto dei sacrifici incontrati da Don Bosco per aderire al desiderio del Santo Padre e rendere al Sacro Cuore questo solenne omaggio della sua devozione. Ricordò la celebrazione del Santo all'altare di Maria Ausiliatrice nella basilica appena consacrata, le sue frequenti interruzioni di pianto alla visione del primo sogno e della sua mirabile attuazione secondo i disegni della Provvidenza. Conchiuse formulando il voto che la chiesa e l'ospizio annesso possano continuare la mirabile missione di bene iniziata dal Santo Don Bosco.

UN PELLEGRINAGGIO A TORINO. - La preparazione al cinquantenario della morte di Don Bosco e alle solenni celebrazioni del 1938 per l'inaugurazione dell'ampliamento della basilica di Maria Ausiliatrice in Torino fu affidata all'eloquenza di Sua Ecc. Mons. Budelacci, Ausiliare di Frascati, il quale in una vibrante relazione, ricordando lo scopo dell'Opera salesiana ed il trionfo raggiunto negli anni trascorsi dalla morte del Santo Fondatore, invitò i convenuti: 1) a fissare bene la figura luminosa di Don Bosco per apprenderne e viverne lo spirito; 2) a concorrere alle spese per l'ampliamento di quel tempio che fu il sogno più caro del Santo e il monumento della sua devozione alla Vergine Ausiliatrice. Al contributo finanziario che raccomandò allo zelo dei singoli Decurioni e Cooperatori aggiunse pure l'invito per l'organizzazione di pellegrinaggi a Torino in occasione delle feste.

L'assemblea accolse all'unanimità le proposte plaudendo all'iniziativa di un pellegrinaggio laziale. Chiusa la discussione dei diversi temi, Don Fasulo pregò l'Em.mo Card.. Hlond ad impartire ai presenti la sua benedizione.

DON BOSCO E IL PRINCIPE CZARTORISKY. - Sua Eminenza ricordò allora un'altra data particolarmente cara al suo cuore: l'accoglienza del giovane principe polacco Augusto Czartorisky nella famiglia salesiana. Il principe aveva incontrato Don Bosco a Parigi proprio nel 1883, quando il Santo si era re-

cato a questuare per la erezione della basilica del Sacro Cuore in Roma, gli aveva servito la Messa e più tardi gli aveva manifestato la sua vocazione. Dopo quattro anni di prova, a Roma, Don Bosco gli diede la risposta favorevole, sollecitata dallo stesso Leone XIII, accogliendolo affabilmente dopo la celebrazione della messa nella basilica del Sacro Cuore, con queste parole che erano una risposta ad un segreto smarrimento del principe: « Don Bosco è vecchio, non è più buono a nulla; ma, con la grazia di Dio, potrà ancora portare a salvezza l'anima del principe Augusto Czartorisky ». In realtà il principe, mentre Don Bosco celebrava con tanto stento, aveva pensato fra sè: e Don Bosco non mi dà una risposta decisiva perchè omai è troppo vecchio e

non riesce a comprendere la mia vocazione». Il Santo aveva intuito il pensiero, gli aveva letto nel cuore. Sua Eminenza rilevando il successo del Santo in questa sua missione di condurre le anime a Dio, confortò la fiducia di tutti nell'assistenza e protezione del Santo, ed impartì di cuore la sua benedizione.

Al convegno seguì l'agape fraterna in cui parlarono Don Fasulo, Mons. Onnelli, l'on. Cingolani e l'Ispettore Salesiano del Lazio, dott. Don Evaristo Marcoaldi, il quale, rivolgendo il suo ringraziamento a nome di tutti i Salesiani ai convenuti, raccomandò in modo particolare lo zelo per le vocazioni ecclesiastiche mettendo le case di formazione a disposizione dei giovani più poveri. Gli alunni salesiani studenti alla Pontificia Università Gregoriana e i giovani dell'Istituto, che già avevano allietato il Convegno con ottime esecuzioni, rallegrarono ancora i commensali con brindisi graziosi.

IL TRIDUO E LE FESTE. - Il triduo si svolse dal 14 al 16 maggio col concorso di una folla strabocchevole e la massima solennità.

Il 14 maggio, anniversario della consacrazione, fu dedicato al Santo Padre; e tutte le preghiere vennero offerte secondo l'intenzione del Sommo Pontefice. Celebrò la Messa della Comunione generale S. Em. il Card. Pietro Boetto con l'intervento di numerose rappresentanze degli istituti salesiani di Roma.

Alle 10,30 tenne solenne pontificale S. E. Mons. Federico Emanuel, salesiano, Vescovo di Castellammare di Stabia.

Alle 18,30, dopo il rosario e il canto delle litanie, S. Em. il Card. Carlo Salotti pronunciò il primo discorso del triduo, svolgendo con impareggiabile maestria il tema: L'amore di S. Giovanni Bosco al Papa. Dopo il canto dell'inno della dedicazione musicato dal maestro Refice, impartì la trina benedizione eucaristica S. Em. il nostro Cardinale Augusto Hlond Primate di Polonia.

Sabato 15 maggio, - giornata della Patria - tutte le preghiere vennero offerte per la prosperità della patria. Oltre ad un sempre crescente numero di fedeli, la basilica accolse le rappresentanze degli Istituti delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Celebrò la S. Messa della Comunione generale S. E. Mons. Francesco Pascucci, Vescovo titolare di Sion, Segretario del Vicariato.

Alle 16,30 giunse dalla parrocchia di Maria Ausiliatrice un devoto pellegrinaggio guidato dal parroco Don Rotolo. Dopo la recita del rosario e il canto di lodi sacre, diede il benvenuto spiegando lo storico significato di quel pellegrinaggio il salesiano Don Emilio Fogliasso. Ricevuta la benedizione eucaristica, i pellegrini passarono a visitare la cameretta abitata da S. Giovanni Bosco durante il suo ultimo soggiorno a Roma.

A sera, S. Em. il Cardinale Salotti illustrò il secondo tema del suo triduo: Il sogno dell'apostolato. Impartì la benedizione S. Em. il Card. Lorenzo Lauri, Penitenziere maggiore.

ALESSANDRIA D'EGITTO

Inaugurazione della chiesa dedicata a S. Giovanni Bosco e delle nuove scuole professionali.

Domenica 16 maggio fu la gran festa, destinata a commemorare in modo speciale la S. Messa celebrata da S. Giovanni Bosco all'altare di Maria Ausiliatrice il 16 maggio 1887 Celebrò allo stesso altare il sig. Don Ricaldone, quarto successore di Don Bosco. Era la giornata delle vocazioni: tutte le preghiere vennero quindi indirizzate ad ottenere dal Signore numerose e sante vocazioni; ed il Rettor Maggiore, celebrando il giubileo d'oro della messa di quel grande apostolo delle vocazioni sacerdotali che fu S. Giovanni Bosco, ebbe la consolazione di vedersi attorno all'altare un bel numero di preziose speranze: 13o studenti dell'Istituto Internazionale di via Marsala, 9o dell'Istituto Teologico di S. Callisto, 85 dell'Istituto Filosofico di Lanuvio e 40 novizi salesiani di Amelia.

Alle 10,30, con tutto il fasto della liturgia tenne il solenne pontificale S. E. Mons. Felice Guerra, salesiano, Arcivescovo tit. di Verissa. La schola cantorum dell'Istituto Internazionale di via Marsala eseguì la Messa eucaristica del M.o Perosi. Intanto nella cappella interna si raccoglievano i giovani dell'Oratorio festivo e delle Associazioni maschili di A. C. per la messa della comunione generale celebrata dal Console Generale Grand'Uff. Don Michelangelo Rubino, che al Vangelo, commemorando le feste della consacrazione della basilica del Sacro Cuore, ricordò commosso di essere stato anch'egli prescelto tra i giovani cantori, per prendere parte a quelle celebrazioni. Alla sera, preceduta dalla consueta funzione per l'Oratorio festivo, si svolse la cerimonia di chiusura. Uno spettacolo imponente. Quando S. Em. il Card. Salotti salì il pergamo pel terzo discorso non c'era più spazio nel vasto tempio.

L'Em.mo Oratore, abbandonandosi alla sua fascinante eloquenza, dopo aver delineato a tratti suggestivi quello che è la Casa di Dio, cioè la chiesa, o dove vi è un altare, una croce, un tabernacolo nel quale si asconde l'Agnello Divino, e una lampada che arde giorno e notte; e dove ricchi e poveri, sofferenti e diseredati vanno a chiedere con la preghiera l'aiuto e il conforto che il mondo non sa dare, cantò l'epopea della basilica del Sacro Cuore che ha tante attrattive in Roma, perchè è la chiesa di Don Bosco, da lui donata a Roma, consacrata dalla sua presenza, bagnata dalle sue lacrime e suggellata dal suo sacrificio. Essa, dopo cinquant'anni, canta l'epopea del bene che i figli del Santo vi hanno operato.

« In questo centro di azione - ha detto l'Em.mo Principe - si è svolta l'attività dei Salesiani. Uomini di lavoro che non si sono risparmiati nella dura quotidiana fatica; uomini di zelo ardente che si sono consumati nello zelare la gloria di Dio; uomini di virtù adamantina che hanno rispecchiato gli esempi del loro fondatore e perciò si sono guadagnati la universale simpatia dei fedeli. Il loro lavoro è stato tutto consacrato alle Opere salesiane, rivolte principalmente a formare una gioventù cristianamente operosa che onorasse la Chiesa e la Patria. Attorno poi a questo tempio è una fioritura meravigliosa di azione cattolica maschile e femminile che coadiuva il parroco nelle opere del suo ministero e gli permette di estendere la sua attività benefica a tutti gli angoli della parrocchia. Attività provvidenziale che sostenuta dalle Conferenze di S. Vincenzo de Paoli, dall'Apostolato della preghiera e dall'Unione ex-allievi di Don Bosco, ha fatto di questa parrocchia dell'Esquilino una delle più fiorenti di Roma ».

L'Oratore è passato quindi a magnificare i solenni spettacoli di fede che la basilica ha offerto in un cinquantennio di vita: la consacrazione dell'America latina al Sacro Cuore fatta nel 1899 alla presenza di 53 vescovi americani; i pellegrinaggi degli anni giubilari del 1900 e del 1925 lì convenuti; le feste annuali in onore del Sacro Cuore e di Maria Ausiliatrice celebrate con tanto entusiasmo di popolo ; i tridui solenni per le beatificazioni o canonizzazioni di Maria Alacoque, del Cottolengo, del Cafasso e principalmente del venerato Don Bosco, che richiamarono folle immense di popolo esultante; le consacrazioni di Ecc.mi Arcivescovi e Vescovi e la stessa consacrazione episcopale e giubileo sacerdotale di Sua Eminenza.

« Ecco i fasti della cara basilica - disse il Cardinale. - Qui si perpetua lo spirito di Don Bosco: spirito di fede operosa e di amore fiducioso nella Provvidenza, dalla quale il Santo attinse energie e risorse per produrre tutto quel bene che oggi ammiriamo. Qui rifulge e si concretizza giorno per giorno l'ideale dell'apostolo, scritto nella sua bandiera: Da mihi animas, coetera tolle. Poichè il suo programma non fu la politica umana o l'interesse terreno, sibbene la santificazione delle anime. Chi può contare le anime che ha santificato in vita, le legioni di convertiti che ha restituito a Dio, le legioni di laici divenuti apostoli della verità e. le schiere innumeri di sacerdoti che ha donato alla Chiesa e all'Apostolato ? I figli del Santo, qui, tra gli archi e le colonne del tempio, hanno conservato vivo e fiammante l'ideale del Padre, per procurare a Dio messe abbondante di anime ». L'Eminentissimo chiuse il corso triduano dicendo a Don Bosco:

« O Santo, i nostri padri ti salutarono qui cinquanta anni or sono, e tu li benedicesti nel pianto. Oggi, dopo mezzo secolo, noi veniamo a salutarti domandando la tua benedizione e tu ce la doni, non nel pianto, ma nel gaudio. Ciascuno dei presenti ha qualche cosa da dirti, perchè tutti qui in questa chiesa, in una circostanza o nell'altra abbiamo avuto rapporti con te; qui tante volte abbiamo pianto, pregato, supplicato. Sfogliando le pagine della nostra vita, ne troviamo qualcuna in cui vi è la dolce eco dei tuoi ricordi. La tua benedizione ci rinfranchi lo spirito; faccia di ognuno di noi un apostolo del bene; carezzi tutte le culle; discenda sulle tombe dei nostri morti e sia lo squillo della vita e della risurrezione; porti la pace e la gioia in ogni focolare. Oh, discenda generosa sulla Patria nostra perchè non conosca mai le ignominie di quei paesi dove il nome di Dio è ripudiato, il Cristo fucilato, le chiese saccheggiate, i sacerdoti massacrati; ma dalle sue tradizioni tragga novelle energie per continuare la sua missione storica di pace e di lavoro, di fede e di civiltà ».

Terminato il fervido discorso, S. Em. il Card. Hlond intonò il Te Deum e impartì la benedizione eucaristica. A corona e suggello delle feste giunse la benedizione del Santo Padre con telegramma indirizzato al Direttore dei Cooperatori, S. E. Mons. Pascucci:

Città del Vaticano

Sua Santità ringrazia filiale omaggio Convegno Decurioni Salesiani felicemente associato Giubileo basilica Sacro Cuore e augurando da doppia celebrazione nuovo fervore molteplici opere testimonianti grandezza apostolato San Giovanni Bosco invia di cuore singoli intervenuti paterna benedizione.   Card. PACELLI.

Roma. - Il primo anniversario della consacrazione della Chiesa di Maria Ausiliatrice.

Particolare solennità ha assunto quest'anno il primo anniversario della consacrazione del tempio di Maria Ausiliatrice in via Tusculana, anche per la presenza del nostro Rettor Maggiore in Roma il quale vi ha celebrato la messa della comunione generale. Tenne la predicazione D. Gaggino e fino al 24 maggio si successero in funzioni e pontificali le LL. EE. Rev.me i Monsignori Arcivescovi e Vescovi: Capettini, Lisson, Grassi, Traglia, Guerra, Migliorelli, Giordani, Perlo Filippo e Perlo Gabriele. Celebrò la messa della comunione generale, il giorno della festa, S. Em. Rev.ma il Sig. Card. La Puma, e chiusero le giornate del triduo colla benedizione eucaristica le Loro Eminenze Rev.me i signori Cardinali Enrico Gasparri, Luigi Maglione, Camillo Caccia Dominioni.

Ben sette parrocchie di Roma organizzarono devoti pellegrinaggi parrocchiali nel ciclo delle feste, ed, il 25, il Consiglio Diocesano guidò al tempio oltre 2000 Donne dei Gruppi di Azione Cattolica, le quali fecero all'Ausiliatrice l'offerta dei ceri e ricevettero la benedizione dall'Em.mo sig. Card. Giulio Serafini.

EGITTO - Alessandria. - La prima chiesa salesiana dedicata a S. Giovanni Bosco.

Alessandria d'Egitto ha il vanto di aver innalzato la prima chiesa pubblica salesiana dedicata a San Giovanni Bosco. La munificenza di due illustri benefattrici, la signora Fanny Lamanna e la contessa Carola De Tomich ha concesso ai Salesiani questa ambita consolazione di offrire al Padre, in tre anni dalla sua canonizzazione, un bel tempio di stile prevalentemente romanico modernizzato ad unica navata di 850 mq. di superficie e 21 m. di altezza, fiancheggiato, alla facciata, da due campanili di 38 m, di altezza ciascuno, pavimentato in marmo di Carrara con inquadrature in « verde » delle Alpi, illuminato da graziose trifore a vetri colorati in dolci tinte con un altar maggiore che è un vero tripudio di candore. Vi domina il marmo bianco che trionfa nel palliotto raffigurante la Cena di Leonardo da Vinci e nei due angoli che, agli estremi, reggono fiaccole di luce artificiale. Di grande effetto il gradino in pannelli di alabastro che riflettono, alla luce, magici colori. Un ricco quadro del Crida, presenta il Santo sorridente dall'alto tra i giovani in una cornice di angioli. Arredato di tutto punto, il sacro edificio fu subito dotato di un organo modernissimo di 3.000 canne della Ditta Balbiani-Vegezzi Bossi di Milano e da un concerto di campane di Bassano del Grappa da far invidia alle chiese migliori.

Devotissimo, un gran Crocifisso in proporzioni naturali benedetto personalmente dal S. Padre Pio XI in Roma ed arricchito di preziose indulgenze.

Colla chiesa, l'Istituto Salesiano, fiorente di oltre trecento giovani distribuiti nelle scuole elementari, ginnasiali, professionali e tecniche, ha pure inaugurato nuovi laboratori di meccanica, e falegnameria, sartoria, calzoleria, tipografia, legatoria, attrezzati secondo le esigenze moderne, ampi refettori per superiori ed alunni ed un modernissimo salone-teatro capace di mille cinquecento persone. La cerimonia inaugurale fu incastonata in un ciclo di festeggiamenti che non potevano riuscire più grandiosi e solenni. Intervennero le autorità religiose, consolari e scolastiche, con a capo il Delegato Apostolico dell'Egitto, il Vicario Apostolico Mons. Nuti e l'Arcivescovo siro-cattolico, vicario patriarcale del Delta del Nilo, numerose e distinte personalità, ed una folla di ex-allievi, Cooperatori ed amici ammirati ed orgogliosi della geniale sistemazione dell'Opera salesiana

MAGNIFICO INCREMENTO. - Cogli edifici inaugurati e coll'ala dell'Oratorio festivo, ultimata in questi mesi, la provvida istituzione ha completato infatti il suo piano regolatore offrendo, nell'armonica disposizione, l'imponente spettacolo della piena efficienza dell'attività salesiana. Un prodigio, se si pensa alla umiltà delle origini, alle deficienze dei mezzi, alle diffidenze, avversità e contrasti che contesero all'opera cotanto sviluppo. Fin dal 1886 Don Bosco era stato invitato dal Ministro degli Esteri d'Italia, conte di Robilant, a fondare un Istituto in Egitto ed il Santo, preoccupato soprattutto della cura degli emigrati, avrebbe voluto aderire immediatamente all'invito; ma la caduta del Ministro, la scarsezza di personale e difficoltà di carattere transitorio non gli permisero di realizzare le sue nobili apostoliche aspirazioni. Fu il suo Successore. il Servo di Dio Don Michele Rua, a raccogliere anche il pio paterno disegno e a concretare l'Opera salesiana in Egitto coll'invio dei primi Salesiani dalla casa di Betlemme, sullo scorcio del 1896. Epici inizi d'un glorioso avvenire! Allogati in una vecchia prigione-fortezza ceduta a buon prezzo dal Governo egiziano, i figli di Don Bosco si trovarono fra muri spessi fino a sei metri, finestre strette difese da doppie robuste inferriate, porte delle celle spesse otto centimetri, foderate di lamiera e tempestate di grossi chiodi, scale senza ringhiera, pavimenti in rovina, rifugio d'insetti, di topi e di serpenti, senza un cortile, nell'ambiente più contrastante collo spirito salesiano. Ma la carità fece il prodigio. Ripuliti i locali ed ordinate le aule, cominciarono ad accogliere i giovani che, vinte le prime ripugnanze della costruzione, trovarono nella cordialità salesiana le migliori risorse per la loro educazione morale e civile, nella abilità e nell'abnegazione dei figli di Don Bosco i più validi sussidi alla loro istruzione elementare, tecnica e professionale. In breve v'affluirono anche i figli di ottime famiglie che assicurarono all'opera la fiducia, il credito, la simpatia generale. E venne la provvidenza. E colla provvidenza scomparve la vecchia fortezza smantellata e rasa al suolo, e sorsero al suo posto due corpi di eleganti edifici con aule spaziose ed aerate, laboratori ampi ed attrezzati, mentre gli orti vicini si convertivano in allegri cortili ad accrescere la gioia di tanta balda giovinezza. Le benedizioni di Dio, l'aiuto del Governo italiano, il concorso di anime generose segnarono le tappe del progressivo sviluppo che doveva essere coronato, per la canonizzazione di Don Bosco, dalla munificenza delle insigni benefattrici, signora Fanny Lamanna e contessa Carola De Tomich, dalla cooperazione degli ex-allievi ed ammiratori dell'opera colla splendida chiesa dedicata al Santo, coi nuovi laboratori e refettori, col salone-teatro

LE SOLENNI CERIMONIE INAUGURALI. -- Le feste si iniziarono il 29 aprile colla benedizione della chiesa e la consacrazione dell'altar maggiore dedicato al Santo, compiuta da S. E. Rev.ma Monsignor Igino Nuti, Vicario Apostolico per l'Egitto, alla presenza delle benefattrici e dei superiori delle comunità cattoliche latina, greca, maronita e copta. Celebrò la prima Messa il direttore dell'Istituto prof D. Libero Biondi, distribuendo la S. Comunione alla folla dei giovani e dei fedeli che gremiva letteralmente il tempio. Cogli allievi dell'Istituto e le alunne delle Figlie di Maria Ausiliatrice erano ben rappresentate le R. Scuole Italiane con alunni e professori. Nel pomeriggio si iniziò il triduo predicato da Don Guido Favini. L'affluenza dei fedeli fu tanta che la vasta chiesa parve subito troppo angusta. Impartì la benedizione lo stesso Ecc.mo Vicario Apostolico.

L'indomani celebrò il parroco di Santa Caterina P. Mansueto Cecconi O. F. M. sotto la cui giurisdizione sorge la nuova chiesa.

Il 1° maggio fu dedicato alla inaugurazione ufficiale dei nuovi locali. Al mattino celebrò l'Arcivescovo siro-cattolico S. E. Mons. Bakhache, Vicario Patriarcale, nel suggestivo rito orientale. Nel pomeriggio, salutato dagli inni nazionali, il Console Generale d'Italia comm. Camerani, alla presenza di S. E. Rev.ma Mons. Gustavo Testa, Delegato Apostolico, di S. E. Monsignor Bakhache, delle autorità religiose, civili, politiche e scolastiche e di una eletta schiera di personalità, tagliò il nastro tricolore aprendo la visita inaugurale ai superbi laboratori. S. E. Mons. Gustavo Testa presiedette quindi colle autorità e colla folla delle personalità la commemorazione civile del Santo, tenuta con gagliarda eloquenza e con profondo sentimento cristiano, nel magnifico saloneteatro dal comm. avv. Roberto Rossetti di Cairo, ex consigliere reale. La banda dell'Istituto ed il coro dei giovani incorniciarono di gioconda allegria l'alata orazione. La giornata si chiuse coll'inaugurazione di una graziosa kermesse che si protrasse l'indomani.

Le funzioni della festa s'iniziarono colla liturgia siro-cattolica di S. E. Mons. Bakhache e colla Messa della Comunione generale celebrata dal sig. Don Tirone, rappresentante il Rettore Maggiore.

Alle 9,30, presenti il Console Generale comm. Camerani, coi vice-consoli conte Oscar de Minerbi e dott. Gentile, tutti in alta uniforme, il Segretario di zona comm. dott. Cignolini, il Preside delle Scuole Littorie dott. Arangio Ruiz col Capogruppo delle O.G.I.E. colonnello Chanoux e le altre autorità consolari, politiche e scolastiche, rappresentanze degli ordini e congregazioni religiose maschili e femminili, il progettista ing. dott. Loris Pagano, e il costruttore cav. del lavoro Ernesto De Farro, S. E. Mons. Delegato Apostolico Gustavo Testa fece il solenne ingresso nel tempio pel pontificale, assistito da Mons. Carlo Perico e scortato dal comm. Dassetto, direttore generale della Fiat-Oriente, cavaliere dell'Ordine di S. Gregorio Magno.

In presbitero assisteva S. E. Mons. Bakhache. La schola cantorum dell'Istituto, preparata e diretta dal M° G. Accad, eseguì magistralmente la Messa a quattro voci dispari Cum iubilo composta per la circostanza dal maestro cav. uff. Ettore Cordone.

Dopo il panegirico, S. E. Mons. Delegato Apostolico impartì la benedizione papale.

A sera il canto del Te Deum e la benedizione impartita dal sig. Don Tirone suggellarono il ciclo dei grandiosi festeggiamenti.

Così la giornata di domenica, - ha scritto il Giornale d'Oriente - sintesi di gioia e di raccoglimento, ha coronato il triduo che lascerà nel cuore di tutti coloro che l'hanno seguito, un ricordo imperituro poichè in esso è stata degnamente esaltata la figura di un grande Sacerdote, di un grande Maestro di virtù, di un grande Santo.

Il giorno 12 seguente, onomastico del Santo Padre, l'Ispettore delle Case salesiane d'Oriente, dott. Don Giovanni Battista Canale, benedisse anche il nuovo organo che ebbe solenne collaudo con un magnifico programma. Nell'autunno si inaugureranno i nuovi locali per l'Oratorio festivo e l'Opera salesiana potrà allora offrire l'efficienza di tutto il suo provvido apostolato riproducendo anche in Alessandria d'Egitto la Casa-Madre di Torino.

DALLE NOSTRE MISSIONI

KRISHNAGAR (India).

Frutti- consolanti.

Amatissimo Padre,

Al chiudersi delle solennità pasquali, con l'animo pieno di dolci consolazioni apostoliche raccolte in questo periodo di grazia, mi è caro darle notizie della Diocesi di Krishnagar.

Lei conosce benissimo quante e quanto gravi difficoltà incontriamo in questo campo di lavoro: clima nocivo, povertà senza pari aggravata dalle disastrose inondazioni dell'agosto scorso, fanatismo mussulmano che da parecchi anni a questa parte non solo è passivo e refrattario all'opera di evangelizzazione, ma addirittura invadente e, in alcuni casi, perseguitante... Tuttavia, anche in condizioni tanto difficili, con la grazia di Dio i suoi figli di questa Diocesi hanno potuto compiere consolanti progressi nell'anno testè decorso.

CURA DEL CENTRO. - Fu nostra intenzione, quest'anno, di sistemare definitivamente le varie opere educative del centro della Diocesi. Grazie al buon Dio e all'opera veramente eroica delle buone Suore della Carità della Beata Capitanio, l'educazione delle ragazze e delle donne bengalesi è assai ben sistemata e dà frutti consolanti. Spesse volte si deve all'opera, all'esempio e alla fortezza delle ragazze, educate in qualcuno dei varii istituti, se in molte famiglie la fede si conserva ancora. Vi furono delle giovani le quali, piuttosto che tradire la propria fede, soffersero e continuano a soffrire qualsiasi vessazione, compresa la privazione del cibo, le percosse e anche l'isolamento totale.

La stessa opera di educazione e di bene abbiamo cercato e cerchiamo di fare col nostro sistema salesiano per i giovani. La scuola, iniziata con umilissimi mezzi anni or sono, aveva preso tale sviluppo da richiedere urgentemente un'amplificazione adeguata di locali. La Divina Provvidenza ci venne in aiuto, e potemmo comperare un vasto terreno con fabbricato capace di alloggiare i 170 giovani interni ed esterni, che ne frequentano la Scuola superiore. Da questa istituzione speriamo di prendere l'elemento necessario per formare i catechisti e, a Dio piacendo, anche i futuri apostoli di questo popolo così tenacemente attaccato alle proprie tradizioni nazionali.

Ma come in altre parti dell'India, così nella nostra Diocesi di Krishnagar, non è col moltiplicare le Scuole superiori che si provvede ai bisogni del tempo. e del popolo indiano: un numero esagerato di tali scuole crea solo degli spostati, incapaci di trovare impiego che dia loro modo di guadagnarsi da vivere. Urge invece avere delle Scuole professionali, dove, assieme alla coscienza cristiana, si formi abile la mano dell'operaio il quale, uscito da queste istituzioni, migliori immediatamente la propria condizione sociale e concorra a perfezionare anche quella del suo Paese.

Ci mettemmo dunque all'opera e, con l'aiuto di due nostri bravi confratelli coadiutori, che dodici anni prima avevan già dato prova della loro abilità a Shillong, si potè impiantare la Scuola Industriale Don Bosco. A un anno da quella data, la bell'opera è in pieno sviluppo. E quando, nel gennaio scorso, il signor don Candela visitò questa nostra Scuola, rimase sorpreso nel constatarne il rapido progresso e l'interesse e l'amore che questi giovani bengalesi, per natura così irrequieti, han saputo dedicare al loro lavoro.

Non solo i nostri cristiani, ma anche i pagani e le autorità tutte vengono con piacere a visitare e a osservare il... miracolo operato dal sistema di Don Bosco.

Sempre poi con l'intento di salvare la gioventù pagana e cristiana, quest'anno siamo riusciti a fare, con regolarità e successo, l'Oratorio quotidiano e il catechismo quaresimale. Questo trionfo di gioventù allegra, piena di vita, è la nota caratteristica del nostro centro di Krishnagar, che ci ha servito assai bene per rinnovare lo spirito cristiano in mezzo alla nostra gente. Si constata infatti con piacere come, fra i mille cattolici che risiedono attorno alla cattedrale, lo spirito di pietà e il senso cristiano si facciano più intensi. L'imponente processione eucaristica, tenutasi con tanto sfarzo e solennità nel gennaio scorso, e quella commoventissima svoltasi nella notte del Venerdì Santo attraverso la città pagana di Krishnagar, hanno dato ai nostri cattolici un senso di fortezza e di coraggio nell'esplicare la loro fede, suscitando nei pagani un sentimento di devoto rispetto e di ammirazione profonda per la nostra santa religione.

Com'era bello vedere i pagani piegare la fronte sulle palme giunte in segno di rispetto e forse di amore verso Gesù che, maestoso e benedicente, passava portato in trionfo dai suoi fedeli! In mezzo a tanta solennità, avvolta in una luce sfolgorante fra canti e suoni echeggianti armoniosamente da un capo all'altro della strada, furono udite queste parole sfuggite di bocca a gente protestante: «Qui sì che c'è veramente devozione e fede! Questa è proprio la religione di Cristo!... ».

UNA VECCHIA STAZIONE MISSIONARIA CHE RISORGE! - In terra di missione, uno dei problemi più importanti da risolvere è stato sempre quello della formazione dei catechisti. Senza catechista, il povero missionario, anche affaticandosi eroicamente, potrà raccogliere ben pochi frutti. Proficue e benedette senza dubbio son sempre le visite che il missionario fa spesso alle sue comunità sparse un po' ovunque; ma, se dopo la sua visita non rimane nel villaggio chi possa seguire le sue direttive, nè i cristiani progrediscono nè i pagani si convertono. Dove c'è un buon catechista, dal cuore apostolico e bene istruito nella fede, tutto prospera invece e la chiesetta del villaggio, anche se priva del tabernacolo, diviene centro di attrazione.

Non c'era quindi da perdere più tempo per cominciare un'opera atta a fornire, almeno alcuni di questi indispensabili collaboratori del missionario. Radunare giovani dai 15 ai 20 anni, ben disposti, forniti di una certa, almeno mediocre, istruzione culturale, tenerli costantemente uniti sotto la guida di un missionario, in un'atmosfera di pietà, ai piedi di Gesù Sacramentato: ecco quanto urgeva di fare! E con la grazia di Dio ci riuscimmo.

Cercavamo un posto per alloggiarli, e non trovammo di meglio che riaprire l'antica abbandonata dimora del primo Prefetto Apostolico del Bengala centrale a Jessore.

In questa graziosa cittadina, che vide nel 1855 venire il primo missionario il quale vi lavorò, sofferse e diede la propria vita per il trionfo di Cristo, i primi aspiranti catechisti si stabilirono il 31 gennaio u. s. Alternando lo studio con la preghiera e col lavoro manuale, il piccolo gruppo si prepara alla grande opera.

Le difficoltà, specialmente economiche, anche in questo campo non difettano; ma siamo decisi a qualunque sacrificio, pur di sostenere e di alimentare questa fiamma, che dovrà aiutarci mirabilmente a vincere tutti gli ostacoli per l'avvento del regno di Cristo in queste terre ricche di tradizioni superstiziose e di pagane credenze. Fra quattro anni contiamo di poter raccogliere i primi frutti.

KHULNA, ALLE FOCI DEL GANGE. - Intanto un movimento di conversioni si va accentuando lungo le rive e alle foci del Gange, il grande fiume sacro. Il dovere ci spinge a provvedere sollecitamente ai bisogni di queste anime assetate di Dio e tormentate continuamente da tante sétte. Se finora fu possibile assisterle dalla stazione missionaria di Jessore, era oramai tempo che anche questa promettente regione avesse il suo missionario fisso e residente. Col ritorno di Don Righetto dal suo giro in Italia, ci fu possibile soddisfare questo tanto sospirato desiderio. Non in terreno nostro, non in una casa nostra; ma in una piccola dimora presa in affitto, ci recammo il 21 febbraio u. s., per aprire questo nuovo centro.

La piccolissima stanza, riservata per Gesù, non conteneva neppure il numero esiguo dei fedeli intervenuti... Quando potrà avere il Signore una dimora meno indegna in questa industre e frequentata cittadina bengalese ? Non sappiamo. Ma intanto, di qui, i due missionari, costeggiando le rive nord e sud del grande fiume, potranno stendere le loro reti e, a Dio piacendo, ritirarle piene di pesca abbondante.

AVVENIRE PROMETTENTE. - E che ci sia veramente la benedizione di Dio lo constatiamo dappertutto. Nell'antico distretto missionario di Bhoborpara si tenne l'anno scorso l'annuale processione del Corpus Domini, che fu un avvenimento davvero consolante. Numerosi i cattolici intervenuti, numerose le comunioni,. edificante la pietà e il contegno di tutti, compresi i pagani, i mussulmani e i protestanti, che ammiravano silenziosi e riverenti il suggestivo passaggio di Gesù...

Dove si nota pure un movimento accentuato di conversioni è nel Distretto di Shimulia, fra i cosiddetti «fuori-casta».

«Diversi paesi - mi scrive il missionario Don Lazzaro - chiedono di farsi cristiani: urge mettere dei catechisti ambulanti; e saranno dei nostri! ».

Amato Padre, gioisca con noi e ci sostenga con la sua paterna benedizione, mentre tutti noi suoi figli, insieme con tutti i nostri cristiani, pregheremo per lei e per tutti i benefattori, affinché ci rendano possibile ciò che senza della loro carità non potremmo mai condurre a compimento.

Krishnagar, 28 marzo 1937.

MONS. VINCENZO SCUDERI, Amm. Ap.

Trovateci nuovi Cooperatori e mandateci l'indirizzo preciso.

GRAZIE

attribuite all'intercessione di MARIA SANTISSIMA AUSILIATRICE e di San Giovanni Bosco.

Raccomandiamo vivamente ai graziati, nei casi di guarigione, di specificare sempre bene la malattia e le circostanze più importanti, e di segnare chiaramente la propria firma. Non si pubblicano integralmente le relazioni di grazie anonime, o firmate colle semplici iniziali.

Grazia segnalata. - Il 24 settembre 1935 un lieto evento rallegrava la nostra famigliola; ma la notte del 26 ottobre io mi aggravai talmente da far accorrere il medico dott. Riva che, vedendomi in gravissime condizioni, giudicò necessaria la trasfusione del sangue e, mancando la persona adatta, vi supplì con un'ipodermoclisi. La mattina seguente fu chiamato d'urgenza il prof. Lampugnani ed egli pure mi giudicò in imminente pericolo di vita. L'indomani venne d'urgenza anche il prof. Agnoletto di Milano e mi riscontrò diverse malattie tutte in forma assai grave. A questo verdetto, il marito sconfortato e sfiduciato dei rimedi umani, mi si avvicinò e mi disse: « Raccomandati a S. Giov. Bosco e prometti di andare a Torino e di fare un'offerta per le Opere sue se ci ottiene la grazia. Tu non affaticarti a pregare, ma con la mente segui le preghiere che recito io qui vicino a te ». Erano le preghiere della novena a San Gio. Bosco. Seguii il suo consiglio e nei lunghi mesi di sofferenza continuai ad invocare fervidamente il Santo finchè non fui completamente guarita. Ora sciolgo la mia preghiera di ringraziamento e la promessa fattagli di un'offerta per le Opere salesiane, tanto più che, essendo ancora a lui ricorsa in vari bisogni di famiglia, constatai sempre la sua potente e valida protezione. Con riconoscenza

Castano I, 25-V-1937

MARIA LEVA COLLI.

Visibile intervento. - Nel mese di febbraio u. sc. un mio fratello fu improvvisamente sorpreso da peritonite e lo si dovette operare d'urgenza, con quella incertezza di successo che presentano simili casi disperati. In tanta angoscia, coi confratelli, parenti ed amici, ricorsi fiducioso all'aiuto di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco. Tutto riuscì felicemente. La benedizione di Dio e l'intercessione di Maria SS. e di D. Bosco fu sensibile non solo nell'esito dell'operazione, ma anche nelle varie esigenze della cura. Con profonda riconoscenza.

Torino, 24-V-37.   Sac. LUIGI BECCUTI Salesiano.

La Madonna ci ha salvato il figlio. - Il nostro Vincenzo nel mese di gennaio u. sc. veniva colpito repentinamente da grave bronco-polmonite a cui si aggiungeva in seguito la paralisi della laringe. Umanamente parlando non vi era più speranza. Ma non venne mai meno la nostra fiducia in Maria Ausiliatrice. Questa fede ebbe il suo trionfo. Nell'aprile il nostro caro figlio - restituito in piena salute - ricominciava a frequentare regolarmente la scuola. Uniamo una piccola offerta in ringraziamento.

Tonengo Canavese, 28-V-37.

Coniugi FRASSATO.

Un vero prodigio. - Il 26 gennaio u. s. nostro figlio Pietro, diciassettenne, reduce dalla scuola nella vicina Bassano del Grappa, dopo aver mangiato uscì a giocare con altri compagni, a palle di neve. Dopo un'ora circa, rientrò in casa, accusando un forte dolore di testa.

Chiamato d'urgenza il medico locale gli riscontrò un edema polmonare e sintomi indubbi di meningite emorragica. Gli fece subito potenti iniezioni e poi, visto il caso gravissimo, fece chiamare anche il direttore dell'ospedale di Bassano. Gli praticarono profonde incisioni alle braccia per procurargli la fuoruscita del sangue, ma non giovarono a nulla. Era tutto ghiaccio. Il professore allora si volse al Cappellano, già accorso al capezzale, per dirgli che ormai non c'era più nulla a fare: pensasse quindi ai santi sacramenti. Intanto sostennero l'infermo con altre iniezioni. Noi allora, uniti al Cappellano, lo votammo al gran Santo Giovanni Bosco, protettore della gioventù. Alle ventitrè circa, trovammo nostro figlio tutto lordo di sangue: la circolazione aveva improvvisamente ripreso il suo corso. Il cuore si aperse alla speranza. Senonchè, il 3o dello stesso mese, sabato, verso le 18, si sviluppò in pieno la meningite emorragica. Ebbe altri collassi che ci fecero temere di perderlo; ma il Santo vegliava. I medici gli fecero a tempo una prima puntura lombare: il liquido sieroso era quasi nero per il sangue diffuso. Trasportato all'ospedale fu potuto curare e ne uscì guarito completamente, se si eccettua un po' di strabismo all'occhio destro. Noi speriamo di ottenere la guarigione anche da questo difetto ed attribuiamo la grazia all'intercessione di S. Giovanni Bosco, di cui serbammo sempre reliquia ed immagini sotto il suo guanciale.

A parte, a mezzo vaglia, inviamo la nostra offerta per assolvere al voto fatto.

Mussolente, 29-IV-1937.

LUIGI e ALBINA MISTÈ.

P. S. - Faccio fede al caso straordinario successo e alla grazia attribuita a S. Giovanni Bosco. Fui testimone di ogni cosa e coi suddetti genitori feci il voto: la guarigione è avvenuta ed ha prodotto nei medici e in tutta la popolazione grande ammirazione. Si prega di pubblicare quanto prima nel Bollettino Salesiano che sempre leggiamo con tanto piacere.

Mussolente, 3-V-37-XV.

Il Cappellano di Mussolente

Don ANTONIO SARTORETTO.

Benedice una difficile operazione. - Dovendo subire una seconda operazione allo stomaco per astenosi pilorica, mi rivolsi con fiducia al Signore interponendo l'intercessione di San Giovanni Bosco, che ebbi la fortuna di conoscere come alunno del primo suo Oratorio festivo. La notte precedente l'operazione, mi parve di vedere il Santo in sogno che calmava i miei timori e mi infondeva fiducia. Difatti, il mattino seguente, l'operazione riuscì così bene, che oggi, dopo un anno, non ho ancor risentito il più piccolo disturbo. Con riconoscenza.

Torino, 15-V-1937.   LUIGI TASCHERO.

Guarito da angiocolite epatica. - Mio marito fu sorpreso da angiocolite epatica e ridotto in condizioni disperate. Tutti i professori curanti finirono per dirci che solo un miracolo lo poteva salvare. Invocammo allora l'intercessione di S. Giovanni Bosco con tanto ardore che ottenemmo la grazia desiderata. Il fegato cominciò a migliorare e i professori stessi ne constatarono il carattere prodigioso.

Ora, grazie a Dio, si è ristabilito completamente.

Con profonda riconoscenza invio una piccola offerta.

Firenze, 19-III-1937.   ADELE BARANTINI.

Evita l'amputazione. - Ero affetto da ostiomielite acuta all'avambraccio sinistro. Dopo circa sei mesi di cura, il medico curante tenne consulto con un professore di Milano e decise l'amputazione, a scanso di pericoli maggiori. Ma la mancanza di tempo da parte del chirurgo impose il ritardo di alcuni giorni. Fu provvidenziale. Nel frattempo feci più fervorose preghiere a S. Giovanni Bosco al quale sempre mi ero raccomandato e promisi anche un'offerta alle Opere Salesiane Tre giorni dopo, i dolori erano quasi completamente scomparsi e il pus che prima usciva dalle fistole in gran copia eia quasi cessato. Pensai di farmi visitare da un altro chirurgo il quale mi consigliò di ricusare l'amputazione perchè non era necessaria. Mi limitai quindi ad una lunga cura, ed oggi il braccio, che allora era completamente inerte alle dita, al polso e al gomito, io lo posso muovere e adoperare liberamente, tranne che al polso, se non proprio con la forza di prima, tanto da poter riprendere il mio consueto lavoro.

Ringrazio pertanto S. Giovanni Bosco della sua intercessione, e compio la mia promessa.

Pratogiano Chiavenna (Sondrio), 16-III-1937. MASTAI GIUSEPPE.

Maria Ausiliatrice ci ha esauditi. - Da parecchio tempo il nostro piccolo Mario, di anni 4, soffriva di un fortissimo dolore alla parte destra della schiena ove si manifestava anche un gonfiore che aumentava di giorno in giorno. Lo portammo ad una visita all'ospedale Maria Vittoria ed i medici dissero che si trattava soltanto di una forte nevralgia. Ma il bambino deperiva a vista d'occhio mentre il male faceva progressi fino a farci passare terribili momenti. Lo riportammo alla visita di altri dottori e questi ci dissero apertamente che si trattava di una pleurite ed occorreva un'operazione che lasciava però tutta l'incertezza della riuscita. Immaginarsi il nostro sgomento! Il bimbo fu trattenuto all'ospedale, e noi, ritornati a casa, ci inginocchiammo piangendo ai piedi di un'immagine della Vergine Ausiliatrice implorando disperatamente la salvezza e promettendo un'offerta per l'ampliamento della basilica. Passò una settimana in osservazioni, studi e discussioni. Infine i medici convennero sulla diagnosi di un grave ascesso, ed il piccolo fu operato. L'esito, buono momentaneamente, apparve presto compromesso: ogni giorno gli si doveva togliere dalla schiena una gran quantità di pus, con conseguenza di alte febbri e di continue preoccupazioni. Invocammo allora ancor più fervorosamente la grazia di Dio per intercessione di Maria Ausiliatrice e San Giovanni Bosco e mettemmo una reliquia del Santo sotto il guanciale del piccino. Quando, la domenica lo andammo a trovare, tutto era ben risolto.

Con imperitura riconoscenza.

Torino, 2-V-I937   Famiglia GIUFFRIDA,

Continua protezione. - Ora che superando. tutti gli esami ho finalmente coronato i lunghi anni di studio, con animo grato sento profondo il desiderio di manifestare pubblicamente la mia riconoscenza a Maria SS. Ausiliatrice ed a S. Giovanni Bosco, per quanto ottenni, sempre mediante la loro protezione ed intercessione, sia come allievo dei collegi salesiani per i i anni, sia in seguito come ex-allievo.

Caresana (Vercelli), 15-V-1937.

Dott. BELTARO BASILIO Medico Chirurgo.

Ritrova la motocicletta. - Il sig. Aldo Vandini, economo dell'O.M.I. di Roma manda un'offerta e rende pubblici ringraziamenti a S. Giovanni Bosco per una grazia ricevuta.

Da 15 giorni aveva comprata una bella moto, marca « Guzzi ». Il mercoledì 21 aprile, essa scomparve dal cortile interno della casa in Via Palestro, ove fino allora era stata custodita. Accortosene il proprietario, avvisò alle 9 la Questura ed in pari tempo la Direzione di quest'Ospizio, perchè si pregasse S. Giovanni Bosco pel felice esito delle ricerche. Ebbene: la Questura non s'era ancor mossa, quando alla sera si presenta al detto signore un giovane completamente ignaro della denuncia fatta a quella e l'avverte che la sua moto trovavasi al sicuro in una casa di Monte Mario. Ambedue vi si recarono ed alle 22,30 la tenevano già nelle loro mani.

Roma, 26-IV-1937.

Don ANNIBALE BORTOLUZZI.

Due belle grazie. - Con animo profondamente grato invio un'offerta per le Opere di Don Bosco come segno di imperitura riconoscenza per diverse grazie concesse dal buon Dio alla mia famiglia ad intercessione di Maria SS. Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco. Ne segnalo appena due.

Due anni or sono mio marito fu sorpreso da una infezione gravissima facciale, estesa all'apparato lacrimale. Occorreva un'urgente e difficile operazione chirurgica. Con la mia famiglia mi raccomandai all'intercessione di S. Giovanni Bosco. Il giorno stesso in cui si doveva procedere all'atto chirurgico, l'infezione scomparve quasi improvvisamente e seguì in pochissimi giorni la guarigione completa.

L'anno scorso mio figlio è stato operato al piede sinistro inutilizzato da paralisi infantile e la Madonna benedisse l'operazione con ottimo successo.

In fede.   Celle Ligure (Savona), 3o-IV-37. DAMONTE BATTISTINA.

Lettera di Don Giulivo ai giovani.

L'apostolato dello sport.

Carissimi,

non credo che vi sorprenda il titolo di questa letterina. Voi siete tutti intelligenti e capite benissimo che anche lo sport può essere elevato a funzione di apostolato. Un buon cattolico anzi non dovrebbe mai concepire lo sport come puro e semplice diporto e neppure come professione della giovinezza. Lo deve invece riguardare come mezzo efficace di sviluppo e di potenziamento di quel corpo che è tempio dell'anima, e che, quanto più robusto e valido, tanto più prezioso riesce all'anima stessa per compiere ogni missione di bene nel mondo. Per questo Don Bosco gli ha fatto tanto posto nel programma dei suoi oratori ed istituti. Inteso pertanto e valorizzato con spirito cristiano, lo sport, mentre favorisce, col rigoglio delle forze naturali, i maggiori trionfi della grazia e le eroiche ascese nella virtù, assurge anche ad una vera e propria missione apologetica di apostolato, liquidando i vieti berteggiamenti anticlericali che calunniavano la chiesa di atrofizzare l'educazione fisica dei giovani e di allevare generazioni di bigotti muffiti. Anche se non si vuol ricordare la storia antica, resta dimostrato al giorno d'oggi che si può essere cattolici e si può esser Bartali nello stesso tempo. Non è vero? Gino Bartali è giustamente una gloria cattolica oltrechè italiana, che dimostra coi fatti come l'educazione della Chiesa sa non solo rispettare, ma organicamente curare la piena efficienza di tutto l'organismo umano, tanto spirituale, quanto materiale. L'importante è corrispondere alla sua opera educatrice. Alla vigilia della tappa di Gardone, Gino è stato invervistato da Scandone, inviato de la Gazzetta del Popolo. In condizioni di eccezionale freschezza, gli fece sorridendo il conto di quanto aveva guadagnato: 1500 lire per la tappa; altrettante come premio al merito; 2000 dell' « Eiar »,un premio speciale della « Saffa »; due premi della Montagna e quasi tutti i traguardi a premio dal Passo di Rolle all'arrivo. In più, egli aveva ornai raggiunto Mollo nella classifica generale del Gran Premio della Montagna e si trattava, in caso di vittoria finale, di un altro premio, di ben dieci biglietti da mille.

- Ma dividerò coi compagni - disse subito Gino guardandolo coi suoi occhi buoni.

E poi soggiunse:

- Ora sono contento e ne rendo grazie al Signore. Lo dica agli altri: ecco cosa si guadagna a fare vita buona e a osservare la legge morale.

Si guadagna anche il secondo giro d'Italia, come l'ha guadagnato lui. Ma si guadagna soprattutto il giro della vita, salvandosi per sempre nel giro della morte. Intervistato dopo la vittoria finale da L'Italia, Gino ha chiuso le sue dichiarazioni con questa solenne affermazione: « So che alcuni vedono in me un «fenomeno» sportivo e... spirituale. Sono semplicemente un'atleta che non rinunzia alle proprie convinzioni e trae anzi da esse la forza di lottare e di vincere ».

Pigliate esempio, miei cari, anche da questo vostro compagno. E, mentre nel corso delle vacanze ritemprerete le vostre forze fisiche, ricordatevi che lo sport può essere e dev'essere anche palestra delle più nobili virtù religiose, civili e patriottiche. Così crescerete forti e puri come vi desidera il Santo Padre, il quale ancora nell'ultima udienza concessa ai dirigenti e presidenti dell'Azione Cattolica, il 29 maggio u. sc., si rallegrava dei propositi che essi avevano fatto per crescere forti e puri. «Forti e puri - soggiungeva - forti nella purezza, puri per essere forti, la forza per la purezza e la purezza per la forza. Purezza e forza perché l'una dà la forza all'altra: quale magnifica sublimità!».

Ricordate la strenna del Rettor Maggiore? S. G. Bosco vi aiuti ad essere fedeli al sublime programma. vostro aff.mo Don Giulivo.

NECROLOGIO

Salesiani defunti:

BOVIO D. FRANCESCO, sac. da Bellinzago (Novara), † a Torino Oratorio l'8 giugno u.s. a 61 anno di età.

Ordinato sacerdote nel 1900 e laureato quattro anni dopo in Sacra Teologia ebbe per qualche tempo l'ufficio di maestro dei novizi, quindi fu preposto all'ufficio editoriale salesiano.

L'ingegno eletto ed il fervore del suo spirito religioso gli aveva cattivato tanta fiducia dal successore immediato di S. Giovanni Bosco, il Servo di Dio Don Michele Rua. Ma, quando il suo lavoro fioriva nelle migliori promesse, una paralisi progressiva lo relegava in una cella dell'infermeria dove per 27 anni s'immolò lentamente, tra indicibili sofferenze, sopportate con eroica rassegnazione, offrendo tutte le sue pene per la salvezza delle anime. Dio solo sa quello che egli ha sofferto nel suo lungo martirio! Poichè egli celava a tutti i suoi dolori, confortandosi coll'invocazione dei nomi di Gesù, di Maria e di Giuseppe, che costituivano la sua giaculatoria prediletta, e sublimandosi di giorno in giorno nella virtù e nella perfezione.

RINETTI D. GIUSEPPE, sac. da Montemagno (Alessandria), † a Como il 3-IV-1937 a 83 anni di età.

Ricevette l'abito religioso da D. Bosco nel 1870 ed incoraggiato dal Santo raggiunse il sacerdozio nel 1877. D'ingegno e di buon cuore, ma soprattutto animato da vero spirito salesiano, svolse un prezioso apostolato nelle varie case cui fu assegnato dall'obbedienza. Ma l'ufficio che gli fu più caro fu quello di segretario del Servo di Dio Don Michele Rua che gli permise per alcuni anni di ammirare le virtù singolari del primo Successore di D. Bosco. Aveva una cura particolare dei Cooperatori ed era assai apprezzato pel sacro ministero.

DAVILA EVANGELISTA, coad. da Chiscas (Colombia), † a Cali (Colombia) il 3-1-1937 a 54 anni di età.

TAMBURLINI DINO, coad. da Amaro (Udine), † a Bernal (Argentina) il 10-II-1937 a 32 anni di età.

BRUGNOLI D. PIETRO, sac. da S. Ilario d'Enza (Reggio Emilia), † a Macerata il 12-IV-1937 a 62 anni di età.

SILVA TOMMASO, ch. da Arequipa (Perù), † a Torino (Crocetta) il 4-IV-1937 a 24 anni di età.

DEFILIPPI GIOVANNI, coad. da Verolengo (Torino), † ivi il 14-III-1937 a 18 anni di età.

Cooperatori defunti

S: E. Rev.ma Mons. ANGELO GIACINTO SCAPARDINI Arcivescovo, Vescovo di Vigevano, † il 18 maggio u. sc. a 76 anni di età.

Ordinato sacerdote nel 1884, occupò uffici di governo nei Seminari della diocesi di-Novara, insegnandovi Storia ecclesiastica, Sacra Scrittura e Teologia morale.

Nel 1899, già canonico della cattedrale, diede addio al mondo entrando nell'Ordine Domenicano.

Nell'aprile 1909 fu eletto da Pio X Vescovo di Nusco; ma vi stette meno di un anno perchè chiamato all'ufficio di Delegato Apostolico del Perù e della Bolivia. Nel 1916 Benedetto XV lo promoveva da Internunzio del Perù, Bolivia, Equatore a Nunzio del Brasile.

Durante gli anni della Nunziatura Monsignor Scapardini ebbe a cuore la formazione del clero. Nell'azione diplomatica seppe mantenere ottimi rapporti coi Governi; e come Nunzio del Brasile fu il principale fattore di quella cordialità di relazioni che culminò con la visita del Presidente del Brasile Epitacio Pesoa al Sommo Pontefice (2o maggio 1913). A questa attività congiunse quella pastorale sostenendo per il bene spirituale di quei popoli viaggi lunghissimi e pericolosi. I suoi meriti ebbero riconoscimento dalla Santa Sede che elevò la Nunziatura del Brasile a primo grado, mentre fino allora era di secondo grado.

Ma tanta operosità rese le sue condizioni di salute assai penose, onde per consiglio dei medici nel 1920 rinunciò alla sua missione e tornò in patria.

Il 27 agosto 1921 fu nominato Vescovo di Vigevano con designazione personale di Arcivescovo. Qui profuse per 16 anni ancora i suoi rari talenti di governo ed il suo zelo pastorale. Cooperatore salesiano, legato d'affetto e di venerazione a Don Bosco, ebbe sempre cara l'Opera nostra in Italia ed all'Estero.

S. E. Rev.ma Mons. EMILIO BONGIORNI, Vescovo titolare di Sasima, Ausiliare della diocesi di Brescia, † il 18 maggio u. sc. a 73 anni di età.

Eletto alla sede titolare di Sasima il 31 gennaio 1916, fu degnissimo cooperatore del compianto Mons. Gaggia, e continuò a prestare la sua opera preziosa a S. E. Mons. Tredici. Animo mite, pastore zelantissimo, tutto di Dio, ebbe una grande predilezione per l'Opera salesiana e per l'Oratorio locale.

Comm. Dott. COSTANZO RINAUDO, † a Torino l'8 maggio u. sc. a 90 anni di età con tutti i conforti di nostra santa religione.

Nato a Busca (Cuneo) nel 1847, conseguiva nel 1867 nella Regia Università di Torino la laurea in Lettere a pieni voti assoluti e con pari esito conseguiva nel 1868 la laurea in Filosofia e nel 1869 nella stessa Università la laurea in Teologia. Nel 1876 vinse il concorso per l'aggregazione alla Facoltà di Lettere e filosofia. Nel 188o fu nominato titolare alla Scuola di Guerra, dapprima per le Lettere italiane, poi per le Scienze e per la Storia generale; insegnamento che conservò fino al 1920, quando venne collocato a riposo per limiti di età. In questo insegnamento, specie della Storia patria, rifulsero le sue impareggiabili doti di mente e di cuore, che valsero a formare al vero amor di patria centinaia e centinaia di valorosi ufficiali dell'esercito. Per incarico del Ministero della Pubblica Istruzione tenne pure nel 189o conferenze sul Risorgimento italiano ai maestri della provincia di Torino. Occupò numerosissime cariche nelle amministrazioni civili della sua città natale e di Torino. Di quest'ultima fu consigliere apprezzatissimo dal 1889 ininterrottamente fino al 1920; nel qual periodo fu anche per 12 anni assessore per le elezioni, per l'istruzione pubblica e per le finanze.

Scrittore elegante e profondo, pubblicò pregevolissimi lavori, specie nel campo storico e apprezzatissimi testi di Storia patria per le classi elementari, complementari, ginnasiali, normali, liceali e di Istituto tecnico. A parecchie riviste diede il suo valido contributo come fondatore o come ricercatissimo collaboratore.

Ma soprattutto a noi care, le relazioni di cordialissima amicizia del defunto con S. Giovanni Bosco e con l'Opera Salesiana. Fu allievo del Santo nei primordi dell'opera sua, e compagno di scuola del secondo successore di Don Bosco, D. Paolo Albera, di f. m. E del Santo della gioventù conservò sempre così filiale ed affettuoso ricordo, che negli ultimi suoi anni di vita bastava nominargli Don Bosco, perchè egli, si intenerisse fino alle lagrime. Negli anni della sua vita pubblica non mancò di esaltare Don Bosco e l'Opera sua ogni qual volta gli si presentava l'occasione. E per non dire delle annuali adunanze degli antichi allievi, nelle quali frequentemente faceva udire la sua commossa riconoscenza, ricordiamo i suoi discorsi tenuti nelle sedute municipali di Torino nel 1910 in morte di D. Rua, nel 1914 per l'erezione di un monumento a D. Bosco, nel 1916 per il Card. Cagliero, nel 1818 per la Messa d'oro di D. Albera. Ricordiamo pure alcuni suoi articoli in Rassegna mensile municipale di Torino, specie sugli Istituti Salesiani scritti nel 1929 e in morte di D. Giovanni Francesia nel 1930.

Per questo e per altre sue benemerenze, i Salesiani di D. Bosco conserveranno sempre per l'estinto il più caro ricordo.

DOMENICA BARBAGALLO † a Pedara (Catania) il 5 aprile u. sc. in età di 85 anni. Con lei si è reciso l'ultimo filo d'oro, che legava all'ottima e pia sua famiglia, il locale Istituto Salesiano, che in gran parte deve ad essa la sua esistenza e il consolante suo sviluppo.

Fu un'anima veramente eletta che in una lunga vita di umili rinunzie e di laboriosa attività conobbe soltanto la nobile soddisfazìone di fare del bene a tutti. Devotissima di S. Giovanni Bosco pel quale ancora vivo nutrì la più sentita ammirazione, si reputò ben fortunata di spiegare per quarant'anni verso i figli di lui chiamati a lavorare nella sua natia Pedara, tale cordiale e materno interesse da riprodurre al vivo la soave figura di mamma Margherita.

Ebbe l'alto, invidiabile conforto di vedere l'opera sua largamente benedetta dal Signore, nelle innumerevoli vocazioni, che procurarono alla Chiesa e specialmente alla Società Salesiana tanti sacerdoti e tanti zelanti missionari.

Il suo nome unitamente a quello del venerato fratello sac. Alfio e della sorella Concettina, che la precedettero nel sepolcro, sarà sempre in benedizione presso i Salesiani di Sicilia.

Dott. Cav. GIOVANNI GIROS. Uomo colto e intelligente, amò la giustizia e la rettitudine reggendo più volte le sorti del suo paese come Sindaco. Trovò nella pratica della religione la calma nelle pene della vita, e nella preghiera la rassegnazione cristiana, l'ascesa dello spirito in Dio e l'amore alla SS. Vergine. Cooperatore entusiasta beneficò largamente le Opere salesiane.

DOROTEA VARALDA Ved. BERGAMASCHI † a Vercelli il 16 aprile 1937. Donna di grande pietà e carità non dimenticò, nelle sue beneficenze, le Missioni Salesiane istituendo una Borsa missionaria in memoria del figlio defunto.

GUGLIELMETTO MARIA, modello di madre per l'educazione cristiana impartita ai figli, per la fede indomita nella Divina Provvidenza, per l'opera di apostolato svolta prima nelle Confraternite e poi nell'A. C., per gli aiuti continui dati alle Opere Salesiane, alla quale fu lieta di donare un figlio.

COLOMBARA GIUSEPPE † in Morbello di Acqui il 27 aprile a 67 anni di età, dopo un anno di sofferenze sopportate con una fede e una pazienza edificanti.

La religione, la patria, le opere dell'azione cattolica, la cura dei poveri, dei pellegrini, dei fanciulli abbandonati formarono il programma della sua attività generosa. Alla famiglia salesiana fu felice di dare due sacerdoti e nutrì una particolare devozione a Maria Ausiliatrice, a S. Giovanni Bosco e al servo di Dio Don Michele Rua.

FRANCESCO PADERI † a Sanluri (Cagliari) il 18-IV-u. sc. Cooperatore fervente e padre esemplare, sostenne specialmente le opere locali delle Figlie di M. Ausiliatrice, zelando con affettuosa sollecitudine la devozione alla Madonna e a S. Giov. Bosco.

Altri Cooperatori defunti:

Allevi cav. Ernesto, Treviglio (Bergamo) - Arietti Secondina, Montanaro (Torino) - Avalle Domenica, Chatillon (Aosta) - Bartoccini Maria, Umbertide (Perugia) - Bedini Vincenza, Roma - Bellora Giovanni, Torino - Benedetti Vincenzo, Frascati (Roma) - Boldi Giuseppe, Pozzaglio (Cremona) - Bonini Fannv, Fosciandora (Lucca) - Borgogno Pietro, Benevagienna (Cuneo) - Cartocci Giuseppina, Ronza - Casalegno Giuseppa, Verolengo (Torino) - Corongiu Elio, Mandas (Cagliari) - Corte Fortunato, Auronzo (Belluno) - Crovato Giulio, Brescia - Cugusi Costanza, Roma - Dal Toso Giuseppina, Montegalda (Vicenza) - Doneda D. Ignazio, S. Giov. Boschi (Bergamo) - Facchini Maria ved. Borino, Mathi Torinese - Facchino Angela, Montaldeo (Aless.) - Ferrara Giardina Rosina, Lercara - Ferrari Margherita, Campo Ligure (Genova) - Festa Mariano, Desenzano al Serio (Bergamo) - Gandelli Angelo, Boario (Bergamo) - Giacomuzzi Gabriele, Ziano (Trento) - Guglielmetto Maria, Brozolo (Torino) - Guglieri Paolo, Borgomaro (Imperia) - Leone Clara Bonaglia, Pianezza (Torino) - Losano Maria, Pinerolo (Torino) - Loss Maria, Imer (Trento) - Lotti Amerigo, Fornaci di Barga (Lucca) - Manzoni Prof. M., Benevagienna (Cuneo) - Mellarè Giovanna, Godega S. Urbano (Treviso) - Merli Ercole, Luino (Varese) - Michel Erminia, Torino - Mirone Vincenzo, Sondalo (Sondrio) - Molinari Melania, Torino - Motta Maria, Basilea (Svizzera) - Panin Angelo, Gorgo (Udine) - Partel Antonio, Ziano (Trento) - Pozzi Gustavo, Rimini (Forlì) - Richiero Luigia, Bruzolo (Torino) - Rua Giovanna, Casteldelfino (Cuneo) - Torta Orsola ved. Maritano, Buttigliera d'Asti - Varalda Dorotea, Vercelli- Demichelis Sr. Ifigenia, Nizza Monferrato (Asti).