BOLLETTINO SALESIANO

Anno LXI -N. 8 AGOSTO 1937 - XV

SOMMARIO: La pietà eucaristica. - Sotto la cupola dell'Ausiliatrice. - In famiglia: Italia. - Dalle nostre Missioni: Mato Grosso (Brasile), Giappone, Siam. - Grazie attribuite all'intercessione di Maria Ausiliatrice e di San Giovanni Bosco. - Lettera di Don Giulivo ai giovani. - Necrologio.

Alla scuola di San Giovanni Bosco.

LA PIETÀ EUCARISTICA

Nel mese che ci ricorda la nascita di Don Bosco - 16 agosto 1815 - il pensiero corre spontaneamente al nostro Santo Fondatore e Padre che, quest'anno, ci fu proposto dal suo IV Successore come maestro di pietà eucaristica.

Abbiamo sott'occhio un cumulo di relazioni delle feste celebrate in suo onore dalla Chiesa universale e tutte ci parlano di un fervore di pietà eucaristica che le distingue e le caratterizza. Ovunque, confessioni e comunioni generali; ovunque, un bisogno di accostarsi ai santi Sacramenti per onorare degnamente Colui che spese tutta la sua vita per ricondurre le anime alla Confessione ed alla Comunione frequente.

La divozione al nostro Santo ha preso proprio la giusta via continuando quella missione che, pur essendo comune a tutti i santi, ha in Don Bosco una efficacia particolare, evidentemente provvidenziale.

Apostolo dell'educazione cristiana, grande apostolo della Redenzione (1), Don Bosco fu infatti essenzialmente l'apostolo della vita della Grazia coll'educazione e formazione delle anime alla pietà eucaristica. Precursore del «Papa dell'Eucaristia», il Santo Padre Pio X, egli diede il colpo mortale allo spirito giansenistico che da due secoli minava la vitalità soprannaturale della Chiesa. Appena iniziato il ministero sacerdotale, saggiamente guidato dal Beato Cafasso, egli andò contro la corrente dei tempi, educando le anime dei suoi «birichini » alla frequenza dei Sacramenti, alla pietà eucaristica. E lo fece con semplicità e naturalezza di forma, ma con organicità di metodo e totalitarietà di programma, orientando, da perfetto educatore, tutte le anime verso l'Eucaristia come centro e fonte della vita cristiana. Si rileggono sempre con indicibile emozione le Memorie Biografiche che ricostruiscono l'avviamento del suo Oratorio nella randagia peregrinazione dal Convitto Ecclesiastico alla tettoia « Pinardi »; ma nulla più commuove dello spettacolo di quella turba di monelli, confessati magari in un prato, e diretti, ogni domenica mattina, all'una o all'altra chiesa di Torino per assistere alla santa Messa ed accostarsi alla santa Comunione. Mentre la pietà eucaristica del Santo sgorga in un impeto di entusiasmo, quando ottiene di poter conservare il SS. Sacramento nella povera tettoia trasformata in cappella. Perchè egli sente di poterla finalmente coltivare anche nel cuore dei suoi « birichini » in tutto il suo fervore.

Non basta certamente il poco spazio di cui disponiamo per dare un'idea sufficiente dell'apostolato eucaristico del nostro Santo. Ma chi legge i diciotto volumi delle Memorie Biografiche, che stanno per essere coronati dal volume della Glorificazione, nota subito un procedimento sistematico che, ben lungi dall'accontentarsi di suscitare qualche slancio di affetto e di giovanile entusiasmo verso il SS. Sacramento, come possono credere gli spiriti superficiali, tende a formare una vera coscienza eucaristica nelle anime, coll'istruzione religiosa proporzionata e tre pratiche essenziali: l'assistenza quotidiana alla santa Messa, la Comunione frequente e la visita quotidiana al SS. Sacramento. Don Bosco era uomo eminentemente organizzatore - era un educatore nato - ed anche quando procedeva colla massima semplicità, non faceva mai nulla di saltuario e d'incompleto: tutto studiava ed ordinava, su criteri di fede, ad efficacia costruttiva e costitutiva.

(1) Discorso di S. S. Pio XI, 19 novembre 1933.

L'assistenza alla Santa Messa.

Don Bosco l'inculcava quotidiana. Su questa pia pratica, e sulla comunione frequente fondò anzi il suo sistema educativo. La frequente Confessione, la frequente Comunione e la Messa quotidiana sono le colonne che devono reggere un edificio educativo, soleva dire. E su questo principio impostò la disciplina religiosa dei suoi istituti. Nei Collegi impose l'assistenza quotidiana alla santa Messa, con una seconda Messa letta o cantata, per divozione, nei giorni festivi; ai giovani degli Oratori la raccomanda, disponendo che i direttori ne offrano la massima comodità anche nei giorni feriali. Ancor oggi le chiese e le cappelle dei nostri Oratori si aprono ogni giorno agli Oratoriani; e nulla più edifica quanto il concorso dei giovani migliori, operai e studenti, che si fanno una gioia di assistere alla santa Messa anche nei giorni feriali, prima di recarsi all'officina o alla scuola, tante volte digiuni per poter fare la santa Comunione. Egli, che nella quotidiana celebrazione della santa Messa trovava il maggior conforto alle sue fatiche, alle sue lotte e alle sue pene (1), che celebrava come un serafino e voleva che tutti i suoi sacerdoti si distinguessero all'altare per la massima divozione, non aveva « fioretto » più comune in occasione di tridui e di novene pei suoi giovinetti, che quello di sentire e servire la Messa con speciale divozione. L'anno 1861 la raccomandò anzi come « strenna»: Fatevi un grande impegno per ascoltar bene la santa Messa e ciascuno per parte sua si adoperi nel promuoverne la divota assistenza. Aveva ragioni particolari per questa insistenza e le accennò ai giovani con queste parole: Quest'anno ho molto bisogno che voi facciate ciò che vi raccomando e mi sta molto a cuore l'ottenerlo. Noi siamo minacciati da grandi disastri. La santa Messa è il gran mezzo per placare l'ira di Dio e tenere da noi lontani i castighi. Ma queste ragioni, che possono apparir secondarie, valevano a far capire ai giovani che noi non abbiamo risorsa più potente, nelle contingenze della vita, per la nostra salvezza, che il santo Sacrificio dell'altare. Ciò che abitualmente soleva inculcare colle parole di sant'Agostino, il quale assicurava i fedeli che non sarebbe perito di mala morte chi ascolta divotamente e con assiduità la santa Messa.

(1) Mem. biogr., vol. III, pag. 354

La Comunione frequente.

Nella stessa « strenna » del 1861 Don Bosco ripetè l'altra raccomandazione che aveva sulle labbra ogni momento: «Si metta pure in pratica quel bel consiglio del Concilio di Trento: Ogni volta che assistiamo alla santa Messa, procuriamo di tenerci in tale stato da poter fare la nostra santa Comunione e così maggiormente partecipare a quest'augusto sacrificio. I nostri Cooperatori non hanno bisogno di molte citazioni per persuadersi dell'apostolato del Santo per la frequenza della santa Comunione. Son troppo note le sue industrie e le sue esortazioni. Quello che invece forse è poco noto è la genesi storica della Comunione quasi generale quotidiana che commuove profondamente in tutti i suoi Istituti. Un profano che assista nei giorni feriali alle Messe di comunità nei collegi salesiani o delle Figlie di Maria Ausiliatrice, vedendo giovani e fanciulle accostarsi quasi ovunque in massa alla balaustra, potrebbe credere a qualche disposizione regolamentare. Nulla di più falso. Don Bosco, che aveva un vero terrore dei sacrilegi, non ha nulla di tassativo al riguardo nei suoi regolamenti: nè pei giorni feriali, nè pei giorni festivi; non fissa neppur un giorno dell'anno per Comunioni di divozione. Il suo principio è questo: la massima libertà e la massima comodità.

Massima libertà tanto pel tempo quanto pel modo d'accostarsi alla Comunione. Egli preferì anche il disordine apparente della libera uscita dai banchi, all'ordine vigente in altri istituti ove si fanno uscire i comunicandi banco per banco, per evitare ogni idea di controllo con danno della spontaneità e della sincerità.

Ma, colla massima libertà, la massima comodità: sempre confessori a disposizione dei giovani che hanno bisogno di riconciliarsi, ferventi esortazioni, soda istruzione religiosa, istituzione di Compagnie religiose con programma essenzialmente eucaristico. E, più che tutto, l'esempio. L'origine di queste, che ben possiamo chiamare comunioni generali quasi quotidiane, è frutto spontaneo di un movimento giovanile di corrispondenza alla sua pietà eucaristica. Basta leggere le Memorie biografiche, vol. V, pag. 478:

« Dopo la Conferenza di S. Vincenzo, nell'Oratorio di S. Francesco di Sales si organizzava nel 1856 una nuova Compagnia. Da qualche tempo in alcuni allievi erasi raffreddata alquanto, colla pietà, la diligenza negli studi; e pareva che la Casa non procedesse con quella regolarità di prima, stante il numero cresciuto dei giovani di varie indoli, educazione e province.

Un mattino, di giorno feriale, cosa insolita, nessuno erasi presentato alla balaustra a fare la santa Comunione: e Don Bosco, che celebrava la santa Messa, scoperta la pisside, aveva dovuto senza più ricoprirla e riporla nel tabernacolo. Il giovane Celestino Durando, ch'era entrato nell'Oratorio l'ultimo giorno di aprile, e, studente di umanità, frequentava in quest'anno il ginnasio del Collegio Nazionale al Carmine, accompagnatosi con Bongiovanni Giuseppe, che avviavasi alle scuole private, gli disse, giunto al Rondò: - Hai visto stamane? Don Bosco ne avrà provato gran dispiacere! - E ritornati ambidue a casa, stabilirono coi compagni Bonetti, Marcellino Rocchietti, Vaschetti e Rua di formare fra di loro un'unione i cui membri scegliessero un giorno feriale della settimana per accostarsi alla sacra mensa, in modo che tutte le mattine vi fossero alcuni comunicandi. E così venne fatto con grande consolazione di D. Bosco. Va però notato che alla domenica la comunione poteasi dir sempre generale. Savio Domenico aveva aderito con slancio a questa pia unione, e pensò, consigliato da D. Bosco, a renderla durevole. Guidato egli adunque dalla solita industriosa sua carità, scelse alcuni dei suoi fidi compagni e li invitò ad unirsi insieme con lui per formare una Compagnia detta dell'Immacolata Concezione. Lo scopo era di assicurarsi la protezione della gran Madre di Dio in vita e specialmente in punto di morte. Due mezzi proponeva il Savio a questo fine: esercitare e promuovere pratiche di pietà in onore di Maria Immacolata, e la frequente Comunione ».

L'iniziativa dei buoni ebbe un successo trionfale. L'esempio dei pochi guadagnò la massa, e la cappella di S. Francesco di Sales prima, poi la basilica di Maria Ausiliatrice videro sempre affollarsi la balaustra nei giorni festivi e nei giorni feriali. Il magnifico spettacolo continua tutt'oggi. Divino collaudo della discrezione e del fervore del Santo che, senza fissar date, senza imposizioni, trasse le folle affamate al « Pane della vita » dirigendo tutto il suo apostolato a coltivare nei giovani l'amore a Gesù Sacramentato. Non parliamo della Compagnia del SS. Sacramento, nè di quella del Piccolo Clero, fondate espressamente per favorire la pietà ed il culto verso la SS. Eucaristia. La stessa divozione alla Madonna, da lui tanto promossa e diffusa, come appare anche da quanto abbiamo riferito sulla fondazione della Compagnia dell'Immacolata, ha uno scopo sostanzialmente eucaristico: portare le anime fra le braccia di Maria al Cuore Sacratissimo di Gesù, palpitante di amore nella santissima Eucaristia. Nella prodigiosa novena a Maria Ausiliatrice, da lui consigliata, la prima pratica è la recita di tre Pater, Ave, Gloria al SS. Sacramento colla giaculatoria « Sia lodato e ringraziato ogni momento il Santissimo e divinissimo Sacramento»; e la seconda è quella di accostarsi ai SS. Sacramenti; mentre la raccomandazione finale è di «aver molta fede in Gesù Sacramentato ed in Maria Ausiliatrice ».

Veramente ammirabile la sua delicatezza in tanto zelo ed evidente il suo criterio pedagogico nella soda formazione delle anime alla pietà eucaristica. Tutto egli faceva convergere a questo scopo. Educatore cristiano, sapeva bene che noi abbiamo un solo Maestro: Cristo; e che il Divino Pedagogo senza del quale non possiamo far nulla (1) ha la sua cattedra nel tabernacolo più che sul pulpito.

(1) Sine me nihil potestis facere (Gio., XV, 5).

La visita al SS.mo Sacramento.

Per questo inculcava anche la visita al SS. Sacramento che raccomandava quotidiana ed anche più volte al giorno, soprattutto nelle ore di lotta spirituale o di particolari bisogni. Una visita breve, di pochi minuti, ma affettuosa, sì da affiatare l'anima con Dio nella confidenza filiale che l'Eucaristia, non solo permette, ma domanda. Riportiamo le sue espressioni più abituali: Volete che il Signore vi faccia molte grazie ? visitatelo sovente; volete che ve ne faccia poche ? visitatelo di rado. Volete che il demonio vi assalti? visitate di rado Gesù in Sacramento; volete che fugga da voi? visitate sovente Gesù. Volete vincere il demonio ? rifugiatevi sovente ai piedi di Gesù; volete esser vinti? lasciate di visitare Gesù. Miei cari, la visita al Sacramento è un mezzo troppo necessario per vincere il demonio. Andate dunque sovente a visitare Gesù, ed il demonio non la vincerà contro di voi (LEMOYNE, Vita di S. Giov. Bosco; vol. II, pag. 241)

A questa scuola s'è formata la tradizione della visita quotidiana a Gesù Sacramentato in tutti i suoi Collegi ed Oratori: i giovani vi accorrono spontaneamente nelle ore di ricreazione, e basta quel contatto col « Dio che rallegra la nostra giovinezza» (2) per rendere più gaia ogni ricreazione.

Il « dono della parola » in lui caratteristico, quando parlava dell'Eucaristia assumeva un'efficacia decisiva. Era il santo, era il padre, era l'amico delle anime che lasciava traboccare dal suo cuore tutti i palpiti eucaristici, conchiudendo i suoi discorsi con questa appassionata esortazione: Cari giovani, vogliamo essere allegri e contenti? Amiamo con tutto il cuore Gesù in Sacramento (Mem. Biogr., vol. IV, pag. 457).

Ebbene, la scuola del Santo si estende ora al mondo intero. L'eloquenza del suo fervore eucaristico ispiri ed informi la pietà cristiana di tutti i Cooperatori.

(2) Ad Deum qui laetificat iuventutem meam (Salmo, XLII, 4).

SOTTO LA CUPOLA DELL'AUSILIATRICE

La visita del M° Mascagni.

Il mese di giugno fu inaugurato da una visita illustre; una cara improvvisata.

Verso le 18,30 giunse in portineria S. E. il M° Pietro Mascagni, Accademico d'Italia, accompagnato dalla consorte Donna Lina, per visitare le camerette di Don Bosco e l'Oratorio. Appena riconosciuto, accorse l'Economo generale Don Giraudi e fece da guida all'illustre visitatore, mentre il Rettor Maggiore ordinava l'adunata dei giovani artigiani e studenti nell'ampio cortile e si affrettava a raggiungerlo nelle camerette del Santo. Quando il Maestro scese, si trovò schierati su due ali i 700 giovani acclamanti, al suono della banda. Il sig. Don Ricaldone pregò il Maestro a gradire l'omaggio: non aveva voluto privare i giovani dell'onore e della gioia di conoscere personalmente tanta gloria d'Italia e dell'arte musicale. S. E. ringraziò commosso e rivolse ai giovani nobili parole: « Lascio a voi - disse - il mio saluto ed il mio augurio. Voi siete fortunati di crescere all'ombra di quel grande, glorioso uomo, affatto superiore, che è Don Bosco; di camminare sulla strada maestra, formati da questi suoi allievi e degni successori che vi faranno grandi e buoni, grandi nel bene, nella religione e nell'amore di patria. Poiché l'opera di Don Bosco è opera di vera civiltà. Questo deve darvi tale entusiasmo da farvi pensare a cose veramente grandi, da farvi aspirare e desiderare di raggiungere i più sublimi ideali, a gloria della religione anzitutto e della patria. A voi quindi il mio saluto e l'augurio del cuore ».

I giovani risposero con uno scroscio di applausi, mentre la banda attaccava una marcia briosa ed il Rettor Maggiore accompagnava S. E. alla cappella delle Reliquie, dove, prima del commiato, gli fece omaggio di una preziosa reliquia di S. Giovanni Bosco.

Pellegrinaggi.

Il registro segna numerosi pellegrinaggi organizzati nel mese di giugno. Rileviamo: un bel gruppo di alunni del collegio di Roveredo (Canton Ticino) tenuto dai Guanelliani; altri alunni delle scuole elementari di Genola (Cuneo); l'associazione Poligrafici . Torinesi con Messa e benedizione del gagliardetto impartita dal direttore della Casa Capitolare D. Mussa nella cappella delle Reliquie; associazioni e devoti da Casorate Sempione, da Venegono Inferiore, da Cernusco sul Naviglio, dalla parrocchia di S. Eustorgio in Milano. Il giorno 7, passò a Valdocco tutto il Seminario vescovile di Casale Monferrato: ascoltarono la Messa celebrata dal loro Rettore nella cappella delle Reliquie ed ossequiarono il Rettor Maggiore; poi proseguirono per Susa.

Il giorno 8, un pellegrinaggio da S. Paolo del Brasile. A sera, arrivo di S. Eminenza il Cardinal Salotti per la commemorazione di Don Rua (v. Bollettino precedente). Il-giorno 11, arrivo di S. E. Mons. Gjura, vescovo di Durazzo (Albania). Il giorno 12, gli alunni artigiani e studenti fecero la loro passeggiata annuale alla Sagra di S. Michele scendendo pel pranzo al nostro istituto di Avigliana. La domenica, 13, pellegrini da Castellanza, da Rho, da Locate Varesino... Il 14, visita di S., E. Mons. Facchinetti, Vicario Ap. della Tripolitania, che celebrò all'altare di Maria Ausiliatrice e rivolse affettuose esortazioni ai giovani. Nei giorni seguenti, altri pellegrinaggi da Grana Monferrato, da Magliano d'Alba, da Cernobbio. Numerosi pellegrini, il giorno 20, per la festa della Consolata.

Il 23, visita del dott. Hynek di Praga, venuto a Torino per una dotta conferenza sulla S. Sindone al Teatro Carignano. Pellegrinaggi da Imperia e da Cavenago d'Adda.

Nelle domeniche si sono distribuite le feste esterne del SS. Sacramento, colla processione eucaristica per le vie della parrocchia, del Sacro Cuore di Gesù e di S. Luigi, patrono degli studenti e dell'Oratorio festivo. Funzioni solenni, comunioni generali, illuminazione e spettacolo pirotecnico.

La festa del Rettor Maggiore.

Il 29, festa onomastica del Rettor Maggiore. Secondo il programma tradizionale, fu preceduta, la vigilia, dall'inaugurazione dell'esposizione di arredi sacri preparati dal Comitato Centrale delle Dame-Patronesse e dalla solenne accademia serale.

La cerimonia di inaugurazione fu presieduta dal Rettor Maggiore, il quale, udita la relazione annuale della Segretaria e l'omaggio del missionario D. Ruffini alle benemerite Dame-Patronesse, colse l'occasione per consegnare solennemente alla Marchesa Carmen Compans di Brichanteau Challant ed alla Contessa Maria Teresa Camerana la Croce pro Ecclesia et Pontifice conferita dal Santo Padre Pio XI all'illustre Presidente ed alla infaticabile Segretaria. L'eletta assemblea salutò colle più vive acclamazioni l'alta onorificenza pontificia che decora ad un tempo tutto il Comitato. Il sig. Don Ricaldone ringraziò quindi le Dame-Patronesse della generosità crescente nel loro sublime programma di apostolato e di carità missionaria ed, accennando ai futuri festeggiamenti per l'inaugurazione dell'ampliamento della Basilica di Maria Ausiliatrice, invitò il Comitato a collaborare con tutto lo slancio. La seduta si sciolse con un inno di devozione al Vicario di Cristo, che il Rettor Maggiore promise di interpretare nella prima udienza del Santo Padre Pio XI.

L'inclemenza del tempo non permise l'accademia nell'ampio cortile centrale. La folla, delle rappresentanze degli Istituti salesiani, delle Figlie di Maria Ausiliatrice, dei Cooperatori e degli ex-allievi si raccolse quindi nel salone-teatro gremendolo tutto. La banda salutò l'ingresso del Rettor Maggiore che, fra le acclamazioni dei giovani e del pubblico prese posto sul- palco con S. E. Mons. Felice Guerra, arcivescovo salesiano, il Teol. Barale, rappresentante S. Eminenza il Cardinale Arcivescovo, il Conte Olivieri di Vernier, il Presidente degli ex-allievi comm. Masera, i Superiori del Capitolo, vari Ispettori e Direttori salesiani ed altre distinte personalità del clero e del laicato. Dopo l'inno ufficiale e la presentazione dei doni, il Teol. Angrisani, Parroco della chiesa di N. S. delle Grazie, aprì la serie degli omaggi, a nome dei Cooperatori ed Exallievi, protestando l'adesione cordiale allo spirito del Santo ed alle direttive del Rettor Maggiore. Seguirono gli alunni interni ed esterni dell'Oratorio, un diacono dello studentato teologico internazionale ed i rappresentanti delle Case missionarie, alternandosi colla schola cantorum e colla banda che allietarono il programma con apprezzatissime esecuzioni. Numero fuori programma, un'alata poesia di D. Rastello, direttore del nostro collegio di Ferrara. A tutti rispose il sig. D. Ricaldone, ringraziando degli omaggi e degli auguri, ma soprattutto della generosa corrispondenza all'appello lanciato per l'ampliamento della basilica di Maria Ausiliatrice. Citò in particolare l'esempio delle Figlie di Maria Ausiliatrice, rappresentate dal Consiglio Generalizio e da varie Ispettrici e Direttrici, che impegnarono non solo tutte le case, ma tutte le loro organizzazioni a concorrere alla realizzazione dei grandiosi progetti. Esortò giovani, ex-allievi e Cooperatori a prepararsi per le grandi celebrazioni dell'anno venturo ed invocò su tutti la benedizione di Maria Ausiliatrice.

Il giorno di S. Pietro, il Rettor Maggiore celebrò la Messa ai giovani studenti, il Catechista generale sig. D. Pietro Tirone agli artigiani ed il sig. D. Ziggiotti cantò la messa solenne. A sera, dopo i vespri ed il panegirico del Santo, il Rettor Maggiore impartì la benedizione eucaristica. Chiuse la festa l'Oratorio festivo con un riuscito spettacolo pirotecnico.

IN FAMIGLIA

ITALIA - Genova Sampierdarena. - Solenne inaugurazione delle nuove Scuole Professionali "Don Bosco".

Nel luglio 1927 una grave disgrazia s'abbatteva sul nostro Istituto di Sampierdarena. Un incendio distruggeva completamente il laboratorio-scuola dei falegnami, che dovettero adattarsi alla meglio per dieci anni nel teatrino. Ma la Divina Provvidenza fece sorgere da quelle fiamme, come una luce, l'idea della costruzione di nuovi laboratori-scuole, nell'ampia area di proprietà dell'Istituto, che potessero degnamente sostituire i vecchi laboratori in parte rovinati, quasi tutti inadatti alle esigenze moderne. L'idea, vivamente caldeggiata dai vari direttori e nelle riunioni degli ex-allievi, prese consistenza all'afflusso delle continue pressanti domande, che si dovevano respingere a causa della ristrettezza dei locali. Nel settembre del 1935 se ne iniziava la realizzazione e in meno di due anni l'opera era compiuta.

Imponente di mole ed elegante di linea, la nuova costruzione risponde alle ultime esigenze tecniche ed igieniche e sorge su un'area di 2300 mq., con una lunghezza perimetrale di m. 170 ed un'altezza di 15. Sul fronte, che guarda la via Mazzucco, al pianterreno trovasi la Scuola Tipografi, Compositori ed Impressori e quella dei Legatori. All'angolo tra via Mazzucco e via S. Giovanni Bosco un ampio salone, destinato alla Scuola Elettro-Meccanici. Al primo piano, ampi locali per le Scuole dei Sarti e dei Calzolai, due grandi aule ed un salone per la Scuola di Disegno. Al secondo piano un vastissimo dormitorio (m. 45 per 13,5o) e due sale da studio. Dal fronte su via S. Giovanni Bosco al pianterreno la Scuola di Meccanica (m. 46 per io); al primo piano la Scuola Falegnami-Ebanisti della stessa ampiezza, con annessi locali macchine e magazzeno. Al secondo piano sette aule scolastiche con ampio corridoio. Alla grandiosità della nuova costruzione contribuiscono non poco i vasti porticati e terrazzi interni, che scorrono lungo i vari piani (m. 109 per 4), utilissimi per la ricreazione nei giorni di pioggia.

Le migliori ditte hanno profuso le loro cure per abbellire e dotare di tutte le comodità moderne i nuovi locali. I disegni dell'Architetto salesiano Giulio Valotti vennero attuati con rara perizia dall'impresa costruttrice Cav. Giuseppe Stura e Figli ; la ditta G. Sartorio ha curato gli impianti igienici e di riscaldamento; la ditta G. Fracassi gli impianti elettrici; gli allievi Fabbri-Meccanici e Falegnami hanno concorso col loro lavoro alla provvista delle cancellate, porte, finestre,. banchi, ecc.

LA CERIMONIA INAUGURALE. - Tanta opera meritava davvero di essere consacrata con una cerimonia solenne, che in certo modo compensasse umanamente i sacrifici, le fatiche ed i disagi sopportati per la realizzazione della grandiosa costruzione dai Salesiani, dai Cooperatori e dagli ex-allievi.

E venne fissata la data del 31 maggio, 81° genetliaco di S. S. il Papa di Don Bosco

Alla data fissata, grazie al lavoro febbrile accelerato negli ultimi giorni, il grande fabbricato guardava lindo sui vasti cortili interni, divisi da una indovinatissima terrazza costrutta e finita all'ultimo momento, pronto per l'inaugurazione.

Inaugurazione solenne per l'intervento delle massime Autorità e personalità cittadine; e nello stesso tempo familiare per l'intervento di ex-Direttori dell'Istituto, ex-allievi e Cooperatori.

Alle 11,30 superiori ed alunni accolsero con indescrivibile entusiasmo il Rettor Maggiore il quale giunse accompagnato dall'Economo Generale. Il nuovo edificio era tutto un trionfo di tricolori, di gonfaloni pontifici e del comune di Genova intorno ad un grande quadro rappresentante Don Bosco Santo. All'indirizzo di omaggio di un giovane alunno, il sig. don Ricaldone rispose con un paterno affettuoso saluto, augurando che i nuovi locali conservino per sempre il profumo della laboriosità e delle virtù dei primi giovani che li hanno occupati, come i calici conservano il profumo del primo liquore.

Alle 15 cominciò l'afflusso degli invitati, in attesa dell'arrivo delle Autorità. Alle 16 giunse sua Eminenza il cardinale Minoretti, Arcivescovo di Genova, ossequiato dal Rettor Maggiore , dall'Ispettore Don Antoniol e dal direttore Don Garbarino, e salutato dalle acclamazioni del pubblico e dei giovani. Sua Eminenza prese posto con S. E. il Prefetto Albini ed il sig. Don Ricaldone nell'apposita tribuna. Facevano corona agli illustri ospiti il Comm. Rossi in rappresentanza del Podestà, l'On. Senatore Broccardi, il Comm. Brichetto in rappresentanza del Segretario Federale, il prof. Cav. Monaco per l'On. Provveditore agli Studi, il Comm. Chiarella, Presidente onorario dell'O. N. B., il Cav. Sparviero per il Fiduciario del P. N. F. per Sampierdarena, il Cav. Balbi per il gruppo A. Mussolini, il Tenente Colonnello Bertoni per il Comandante del Porto, il Commissario cav. Lucchesi per il Questore, l'Avvocato Generale Comm. Voena per il Procuratore Generale del Re, il Cav. G. B. Buzzo Commissario Podestarile di Sampierdarena, e tutto un seguito di personalità, tra cui il Cav. Stura e Figli, il Gr. Uff. Avv. Mangini Presidente dell'Unione ex-allievi, il Gr. Uff. Avv. Viale, l'On. Avv. Boggiano Pico, il Dott. Danovaro, il Sig. Sartoris, il Cav. Casagrande per l'Unione ex-allievi di Novi, il sig. Nino Werle per l'Unione di Savona, il Comm. Ing. Dufour, ed altri numerosissimi ex-allievi ed amici dell'Opera Don Bosco.

Dopo il suono della Marcia Reale e di Giovinezza un giovane artigiano diede il benvenuto all'Em.mo Cardinale ed alle Autorità, quindi l'On. Avv. Emilio Parodi lesse il discorso ufficiale. Riassumerlo sarebbe impossibile, tanto fu denso di pensiero e di rievocazioni storiche: fu un'esaltezione dell'opera benefica e di tutta l'azione dei figli di Don Bosco ma specialmente delle Scuole Professionali, confortata dal valor delle cifre documentanti l'opera che i Figli di Don Bosco svolgono in tutto il mondo per l'educazione cristiana e patriottica della gioventù più bisognosa.

Cantato l'inno a Don Bosco del M° don Pagella, prese la parola S. Em. il Cardinale Minoretti, che paternamente esortò i giovani a compiere con spirito di cristiani e di italiani il loro modesto lavoro di artigiani, pensando che non è il posto che innalza gli uomini davanti a Dio, ma il modo con cui quel posto, alto o modesto, si occupa.

Quindi l'Em.mo impartì la benedizione di rito, fra il religioso raccoglimento degli intervenuti, i quali seguirono subito le autorità nella visita dei nuovi locali, ammirando i giovani artigiani che nel frattempo avevano già ripreso il loro posto di lavoro.

Numerosissimo pubblico continuò poi le visite ai nuovi locali ed all'esposizione dei lavori nei giorni successivi.

Macerata. - Inaugurazione del tempio a S. Giovanni Bosco.

L'Istituto di Macerata nelle sue fiorenti organizzazioni di Cooperatori, Dame patronesse, ex-allievi ed alunni, sostenuto e incoraggiato da una falange di amici, è riuscito in due anni a costruire un bel tempio dedicato a S. Giovanni Bosco, progettato e curato dall'Arch. Prof. Giuseppe Felici.

Affiancato all'Istituto, con la facciata prospiciente sul Viale Umberto I, nella semplicità delle linee, è un edificio imponente, pieno di luce e di gaiezza. La grande navata centrale, larga quasi dieci metri, è coperta a volta a tutto sesto, e divisa in tre grandi campate più una in fondo che ha servito a ricavare la cantoria. La lunghezza della navata dalla parete interna del prospetto alla balaustra del presbitero è di m. 25,50; e l'altezza, al culmine della volta, è di m. 12,40. In corrispondenza delle tre campate si aprono lateralmente tre arcate formanti come sei cappelle messe in comunicazione tra di loro da una serie di archi costituenti due altre piccole navate laterali. Di fronte alla navata centrale è l'abside, larga m. 7,50, profonda m. 9, a calotta sferica, illuminata da due finestroni laterali. Complessivamente quindi la chiesa risulta lunga m. 34,50 e larga m. 15. Davanti al prospetto del tempio sorge un portico o nartèce, che si armonizza con la facciata e che costituisce l'accesso degli esterni al teatro e alla chiesa.

Le feste di inaugurazione si sono svolte con un vasto programma diretto sopra tutto a raccogliere attorno a Don Bosco la grande famiglia Salesiana delle Marche

LA BENEDIZIONE DEL TEMPIO. - Giovedì 20 maggio S. E. Rev.ma Mons. Domenico Argnani, vescovo di Macerata, ha benedetto solennemente il tempio che subito dopo si è riempito di giovani, di ex-allievi e di Cooperatori, al canto degli inni a Don Bosco e alla Vergine Ausiliatrice. Si iniziò quindi il triduo predicato da S. E. Rev.ma Mons. Felice Guerra, che impartì pure la Benedizione Eucaristica.

Seguì il convegno dei Direttori diocesani e Decurioni che fu onorato della presenza delle LL. EE. Mons. Argnani, Vescovo di Macerata, Mons. Guerra, Mons. Giordani e Mons. Longinotti. L'aperse Don Fasulo che porse il saluto del Rettor Maggiore e propose i temi affidati ai rev.mi relatori: mons. Bagnini, mons. Giustozzi e can. Mariani. In fine l'Ispettore don Evaristo Marcoaldi ringraziò le Loro Eccellenze della personale adesione al convegno e si compiacque con i numerosi intervenuti della cooperazione efficace che prestano alle Opere Salesiane. Chiuse S. E. Mons. Argnani con paterne parole di benedizione.

Il 21, D. Fasulo tenne pubblica conferenza sulle Opere Salesiane illustrandola con proiezioni luminose

LA GIORNATA SOLENNE. - La domenica 23 maggio, il tempio rigurgitava di giovani, di ex-allievi e di amici. La Messa della Comunione generale, celebrata da S. E. Mons. Guerra, fu un vero trionfo eucaristico. Grande solennità assunse poi la Messa cantata con assistenza pontificale di S. E. Mons. Argnani. Fu eseguita la Messa del M° Antolisei In honorem S. Ioannis Bosco, con accompagnamento di archi.

Gli ex-allievi, che avevano provveduto con offerte personali l'altar maggiore, colsero l'occasione per tenere il loro annuale convegno e procedere all'elezione del nuovo consiglio.

La presenza dell'antico direttore D. Giovanni Simonetti, dell'Ispettore D. Marcoaldi e del comm. Poesio rese più cara l'adunata che si chiuse colla accettazione degli alunni di 5a ginnasiale nella fiorente Unione, presieduta dall'avv. Ciaffi. .

Nel pomeriggio si inaugurò l'ampio teatro ricavato nel piano sottostante alla chiesa, colle medesime proporzioni, ben arieggiato ed illuminato. La platea contiene comodamente 5oo sedie e 300 la galleria.

Il programma inaugurale comprese pure il saggio ginnastico degli alunni che si svolse alla presenza di S. E. Mons. Guerra, di S. E. il Prefetto della Provincia, del Federale, del Podestà, del Presidente dell'O. N. B. e di molte altre Autorità.

Il ciclo si chiuse colla solennità di Maria Ausiliatrice, che, celebrata con tanta devozione, preluse al fervore della vita spirituale che il nuovo tempio va ormai alimentando secondo le care tradizioni di S Giovanni Bosco

Nizza Monferrato. - Commemorazione della Venerabile Serva di Dio Madre Maria Mazzarello.

Il 9 maggio l'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice ha celebrato nella Casa Madre di Nizza Monferrato il giorno centenario della nascita della sua Confondatrice, la Venerabile Maria Domenica Mazzarello.

Hanno onorato di loro presenza le cerimonie della giornata S. Eccellenza Rev.ma Mons. Evasio Colli, Vescovo di Parma, il nostro Rettor Maggiore coll'Economo Generale, le Superiore del Consiglio Generalizio, il Clero e le Autorità di Nizza, e gaie schiere di ex-allieve accorse a centinaia con le loro Direttrici e Suore dai vari centri del Piemonte, della Liguria e della Lombardia.

Fin dall'alba i fedeli hanno affollato il Santuario di N. S. delle Grazie assistendo alle sante Messe che si sono susseguite nella mattinata.

Alle ore 7 ha celebrato il sig. Don Ricaldone, il quale, additando l'esempio della semplice e pura vita della Venerabile, ha pronunziato commoventi parole, esortando i fedeli ad un rinnovamento pratico degli ideali cristiani, che il mondo tenta di soffocare, distruggendo con ciò la stessa sorgente dell'umano benessere

La mattinata è trascorsa tra le festose accoglienze delle personalità ed ex alunne, tra la devota sfilata alla tomba della Venerabile e la visita alle opere da lei fondate e affidate all'apostolato delle sue Figlie: l'educandato con gli ampi cortili e luminosi locali che accolgono oltre duecento fanciulle, le scuole magistrali dove le giovinette iniziano e portano a compimento la loro preparazione di allieve-maestre, i laboratori di cucito e di ricamo, le sale di musica, di pittura e la palestra ginnastica.

Alle 16 si iniziò l'accademia commemorativa. Dopo gli inni e le acclamazioni artisticamente eseguite dalla scuola di canto, S. E. Mons. Colli, con l'ornata sua parola, tenne il discorso ufficiale esaltando nella Venerabile « semplice, forte e saggia » la « donna forte » del Vangelo.

Germogliata da una famiglia essenzialmente cristiana, si elevò sullo stelo della sua giovinezza « fiore d'oro di santità ». Già creatura di S. Giovanni Bosco per l'eletta disposizione dell'indole sua, quando la Provvidenza I'avvicinò al Santo, Ella lo riconobbe e gli fu figlia fedelissima, assimilandone la parola con forza tale da trasmetterla alle migliaia delle sue figlie senza menomarla. Meritò l'elogio biblico e n'ebbe anche il premio: « col frutto delle sue mani piantò una vigna »

Ecco infatti tutte le genti del mondo già conoscono il nome, le case, le opere, le sue Religiose.

L'oratore concluse con la rievocazione di un episodio particolare: nel 1928 al tempo dell'eruzione dell'Etna, a Nunziata nei pressi di Catania, l'immagine di Don Bosco esposta sull'alto di una casa da una Figlia di Maria Ausiliatrice, tratteneva a 7 metri dal paese l'irrompente lava di fuoco che lo andava stringendo con cinque orrendi tentacoli. « Così - aggiunse l'oratore - le Figlie della Venerabile fanno con la loro larga e sorridente bontà affettuoso argine intorno alle fanciulle contro il male che le insidia e le preme »

All'elevata parola di Sua Eccellenza rispose commosso il sig. Don Pietro Ricaldone, ringraziando Mons. Colli dei « momenti felici » fatti trascorrere al pubblico nel delineare l'attraente figura della Venerabile. Come « minatore » S. E. aveva saputo scavare nella ricca spiritualità della Venerabile Madre, traendo dalla profondità dell'umilissima sua vita le preziose perle delle virtù caratteristiche. Il Rettor Maggiore poteva confermare che davvero la Venerabile ebbe il frutto biblico promesso, perchè da un'estremità all'altra del mondo fioriscono, in ricca fecondità, le opere delle sue figlie, le Figlie di Maria Ausiliatrice.

La vasta accolta sciolse quindi un evviva di omaggio alla Venerabile, bene augurando per la sua ulteriore esaltazione; e il coro delle educande proruppe maestoso in trionfali note di gloria.

La celebrazione centenaria si chiuse nel Santuario con la benedizione eucaristica.

Nelle altre case. - Come Nizza Monferrato, che custodisce le spoglie mortali della Venerabile, tutti gli Istituti delle Figlie di Maria Ausiliatrice hanno celebrato il centenario della nascita con riuscitissime commemorazioni. Ma le scarse pagine del Bollettino non bastano neppure a brevissimi cenni.

Ci accontentiamo di ricordare che nella casa che porta il suo nome, a Torino, borgo S. Paolo, tenne il discorso commemorativo S. E. Mons. Umberto Rossi, vescovo di Asti, e nella Casa generalizia di Torino l'Ispettore salesiano dott. D. Roberto Fanara.

Mussolinia di Sardegna. - La prima festa di Maria Ausiliatrice.

Da circa un anno, i Salesiani lavorano nella Parrocchia di Mussolinia, e insieme con la divozione a S. Giovanni Bosco vi hanno portato anche quella della « sua Madonna ».

L'Arciconfraternita di Maria Ausiliatrice conta già fra uomini e donne circa 500 inscritti. Particolare solennità ha assunto la prima festa celebrata in suo onore al termine del mese di maggio tutto predicato. Il 24, fu dedicato alla Patria e santificato colla comunione generale della gioventù. Commovente, la sera della festa del Corpus Domini, la benedizione dei bambini e l'offerta dei fiori alla Madonna.

Il 3o maggio, numerosissime le S. Comunioni a tutte le Messe. Il coro dei buoni giovani mezzadri cantò con maestria la Messa di Haller, e disse le glorie di Maria il P. Emiliano, Cappuccino. Quindi la bella Statua della Madonna passò per le strade di Mussolinia benedicendo tutti. Alla porta del tempio tutto il popolo riunito attorno alle autorità, sentì ancora una volta la parola ispirata del predicatore e accolse devotamente la benedizione di Gesù Sacramentato.

La bella giornata si chiuse col Te Deum di ringraziamento al Signore pel Principino di Napoli che il giorno dopo veniva battezzato a Roma.

Il culto di S. Giovanni Bosco.

Fiorisce omai non solo in tutte le case salesiane e negli istituti delle Figlie di Maria Ausiliatrice, ma, possiam ben dire, in tutta la Chiesa. Non c'è quasi centro di Cooperatori o di ex-allievi in cui la sua festa non assurga a solennità. È poi una gara per dotare chiese e scuole di quadri o di statue del Santo. Non tutte raggiungono l'ideale dell'arte; ma tutte documentano l'incremento della divozione. Segnaliamo le iniziative man mano che ci giungono.

GIAVENO ha colto il mese di maggio per inaugurare due gruppi di statue: uno della Madonna, l'altro di S. Giovanni Bosco. Le benedisse S. E. Mons. Perrachon, dopo una pittoresca fiaccolata. Esposte alla venerazione nella Collegiata parrocchiale di S. Lorenzo nel corso del triduo, vennero poi portate in processione, il giorno della festa, dai Reduci dalla campagna in Africa Orientale, tra l'entusiasmo di una folla immensa di cittadini e di forestieri. Gli ex-allievi si fecero veramente onore.

VERONA ha inaugurato un bel gruppo statuario rappresentante Don Bosco fra i giovani, con un triduo solennissimo predicato dal Vicario generale Mons. Manzini nella monumentale chiesa di Santa Eufemia e coll'assistenza pontificale di S. E. Mons. Vescovo diocesano Gerolamo Cardinale. Il gruppo statuario rimane in venerazione nella cappella dell'Istituto salesiano in attesa della progettata chiesa pubblica che si spera di iniziare quanto prima.

VENEZIA-LIDO. Gli ex-allievi han concorso coi Salesiani a donare un artistico quadro di Don Bosco alla Scuola Elementare che porta il nome del Santo, alle Quattro Fontane. Le autorità scolastiche, con a capo l'Ispettore prof. Dusso, l'accolsero a festa, ed il Direttore prof. Lazzarotto ringraziò gli offerenti con nobili parole nel corso di una graziosa accademia in cui insegnanti ed alunni cantarono le glorie del Santo educatore col più fervido entusiasmo.

Convegni di Decurioni salesiani nell'Ispettoria Lombardo-Emiliana.

Questo terzo ciclo di convegni si iniziò felicemente nel collegio S. Benedetto di Parma, l'8 aprile. Vi parteciparono decurioni e sacerdoti delle diocesi di Parma, Fidenza, Piacenza e Reggio Emilia; un nucleo distinto di Cooperatori e Cooperatrici della città ; e l'onorarono del loro intervento gli Ecc.mi Vescovi di Parma e di Fidenza: Mons. Colli e Mons. Vianello I Vescovi di Piacenza e di Reggio Emilia, impediti di trovarsi personalmente, inviarono affettuose adesioni.

Don Fasulo fissò gli scopi e i caratteri del convegno; il direttore del collegio Don Francesco Rastello, diè il benvenuto ai graditi ospiti; quindi, dopo la lettura del convegno precedente fatta dal segretario mons. Grassi, si passò allo svolgimento dell'ordine del giorno, unico per tutti i convegni: 1) organizzazione e azione; 2) culto di S. Giovanni Bosco; 3) cinquantenario della morte del Santo

Ne furono brillanti, applauditi relatori i rev. Don Aldo Musini, prevosto di S. Giuseppe in Parma; Mons. marchese Emilio Pallavicino, direttore diocesano di Parma; e il rev. Don Giuseppe Romani, parroco di Basilicagoiano.

Alle relazioni seguirono animate, pratiche, discussioni cui parteciparono molti dei presenti. Per le Cooperatrici parlò la sig.na Adriana Arrighi, segretaria del Comitato Dame Patronesse, di cui ricordò le benefiche attività. - Fatto segno a particolari manifestazioni di simpatia, portò il saluto, l'adesione del Vescovo e della diocesi di Reggio Emilia, il Vicario Generale, novello direttore diocesano, Mons. prof. Leone Tondelli.

Dopo l'espressione della riconoscenza salesiana rinnovata dall'Ispettore Don Colombo, a nome del Rettor Maggiore, chiusero il riuscitissimo convegno la parola e la benedizione degli Ecc. mi Vescovi Mons Colli e Mons. Vianello

Il secondo convegno, tenuto nel collegio salesiano di Treviglio, il 15 aprile, fu onorato dalla presenza delle LL. EE. Mons. Franco e Mons. Bernareggi, Vescovi di Crema e di Bergamo, e dall'adesione di S. E. Mons. Cazzani, Vescovo di Cremona. Sua Eminenza il Card. Schuster aveva mandato la sua benedizione.

Porse il saluto salesiano ai convenuti il direttore del collegio, Don De Agostini ; fu chiamato a fare da segretario e lesse la relazione del convegno precedente il comm. Ramelli, presidente degli ex-allievi, i quali erano anche rappresentati dal neo-cavaliere sott. Vincenzo Stella. Fra gli applausi dell'assemblea fu consegnato il diploma di condirettore diocesano al rev. Don Genesio Ferrari di Cremona.

L'ordine del giorno fu trattato e illustrato esaurientemente in una calda, spigliata discussione cui parteciparono i direttori diocesani Mons. Bossi di Crema e Don Giuseppe Vavassori di Bergamo, reverendi decurioni, e gli stessi Ecc.mi Vescovi che infine confortarono voti e deliberazioni colla pastorale benedizione.

Fra l'altro fu stabilito che il convegno dei decurioni sia tenuto periodicamente ogni anno alternando le sedi: Bergamo, Crema e Cremona e di indire pellegrinaggi di ciascuna diocesi a Torino, per le feste del 1938.

Al convegno, tenuto il 20 aprile nell'Istituto salesiano S. Giuseppe di Modena, intervennero decurioni delle diocesi di Modena e Nonantola, di Carpi e di Guastalla, con a capo l'Ecc.mo Arcivescovo Mons. Bussolari e gli Ecc.mi Vescovi Mons. De Ferrari e Mons. Zaffrani.

Furono particolarmente festeggiati i novelli direttori diocesani: rev. Don Bruno Menotti di Carpi e l'arc. Don Francesco Bassoli di Guastalla. Le brevi relazioni, fatte dal direttore dell'Istituto, prof. Don Domenico Dall'Osso, e dai neo-direttori diocesani, furono intercalate da nutrite e varie discussioni che approdarono a pratiche conclusioni ; fra le altre, quella di promuovere un pellegrinaggio interdiocesano a Torino per il 1938.

Espressero sentimenti di riconoscenza salesiana l'Ispettore Don Colombo e il sig. Don Seriè; sentimenti di soddisfazione e di pieno incoraggiamento S. E. l'Arcivescovo Mons. Bussolari e gli Ecc.mi Vescovi di Carpi e di Guastalla che impartirono con effusione la pastorale benedizione.

Il convegno tenuto due giorni dopo, 22 aprile, nell'Istituto salesiano di Faenza ebbe carattere regionale. II salone-teatro alle ore 10 era affollato di decurioni e sacerdoti venuti da tutte le diocesi di Romagna e di larghe rappresentanze del clero, del seminario, di Cooperatori e Cooperatrici della città.

Nel palco della presidenza a S. E. Mons. Antonio Scarante, Vescovo diocesano, facevano corona il Vicario generale; il sig. Don Seriè; Mons. Mauri, direttore diocesano di Rimini; Mons. Veroli, direttore diocesano di Faenza; Don Bruneri, direttore diocesano di Imola. Don Fasulo, dopo avere comunicato numerose e autorevoli adesioni, fra le quali quelle di tutti i Vescovi della regione, diede la parola al direttore dell'Istituto, Don Umberto Caramaschi, che porse il grato saluto agli ospiti, e al segretario, Don Alfredo Bandiera, che lesse il resoconto del convegno precedente. Fecero rilievi su l'ordine del giorno, avviando la discussione, il rev. dott. Don Michele Gregorio, il rev. prof. Don Michele Benedetti e il can. Don Vincenzo Liverani. Ad opportuno commento del primo tema: a organizzazione e azione lessero applaudite relazioni sulle attività delle Dame Patronesse faentine la segretaria, sig.ra Anna Placci Soleri, e sulle attività dell'Unione ex-allievi il segretario, sig. Secondo Guadagnini.

A nome del Rettor Maggiore, Don Seriè ringraziò commosso per lo spettacolo di viva adesione ed affezione offerto dalla Romagna all'Opera Salesiana. Chiuse Mons. Scarante invitando i sacerdoti ad attuare nel loro ministero sacerdotale e parrocchiale gl'insegnamenti, i metodi e l'apostolato di S. G. Bosco

Il convegno, tenuto il 28 aprile nel collegio S. Ambrogio di Milano a cui parteciparono decurioni delle diocesi di Milano, Lodi e Pavia e una larga schiera di Cooperatori e di Cooperatrici della città, fu aperto dall'Em.mo Card. Schuster. Rilevando in S. G. Bosco lo spirito di preghiera, pur nell'intensità incessante e incalzante delle attività esteriori, e la profonda umiltà, pur nella ricchezza privilegiata di doni naturali e sovrannaturali, l'Em.mo Presule esortò tutti ad una pietà fervente ed assidua, segreto del successo nelle opere di apostolato e di bene.

II reseconto del convegno, tenuto nel 34 in occasione delle feste della canonizzazione di S. G. Bosco, fu letto dal segretario, Mons. Mario Barbareschi, rettore di S. Raffaele.

Relatore del primo tema fu Mons. Ireneo Bassi, direttore diocesano di Pavia. II mancato intervento, per indisposizione, del relatore del secondo tema « culto di S. G. Bosco » moltiplicò gli oratori giacchè, invitati dal regolatore, presero la parola numerosi decurioni delle tre diocesi a testimoniare il crescente allargarsi, in estensione e in fervore, della divozione verso S. G. Bosco in Lombardia.

Terzo relatore fu il prevosto di Busto Arsizio, Mons. Norberto Perini, il quale, pur comunicando l'esperienza di più consolanti frutti spirituali ottenuti da pellegrinaggi a gruppi particolari, caldeggiò la proposta, fervidamente accolta dall'assemblea, di un grandioso pellegrinaggio lombardo, l'anno prossimo, al santuario ampliato di Valdocco.

Nel convegno, tenuto il giorno dopo, 29 aprile, a Sondrio per la Valtellina, i relatori segnalarono la ricorrenza del 40° anniversario di fondazione dell'Istituto S. Rocco.

Il direttore, Don Lorenzo Saluzzo, dopo avere comunicato le cordiali adesioni del Vescovo di Como, S. E. Mons. Macchi, e del novello direttore diocesano, rev. Don Bentivoglio Moschini, dolenti di non potere partecipare personalmente al convegno, ricordò il compianto direttore diocesano, Can. Antonio Casarico, e i benemeriti amici di Sondrio e della Valtellina che promossero la fondazione e lo sviluppo dell'Istituto S. Rocco.

L'Arciprete di Sondrio, Mons. Giovanni Tirinzoni, ricordò i Salesiani che profusero le loro energie nel collegio S. Rocco per l'educazione cristiana della gioventù valtellinese.

Coi relatori, interloquirono parecchi dei convenuti. Il direttore didattico, sig. Carlo Alberto Lucini, rilevò la particolare divozione del corpo insegnante e delle scolaresche di Sondrio verso l'Apostolo della gioventù, la cui immagine è stata collocata in tutte le aule scolastiche.

Il cav. rag. Eugenio Tirinzoni portò il saluto degli ex-allievi.

Chiuse il sig. Don Serié rappresentante del Rettor Maggiore con sentite parole di plauso e di ringraziamento.

Telegrammi inviati, come in tutti gli altri convegni, al Santo Padre Pio XI e al rev.mo sig. Don Ricaldone, espressero l'omaggio filiale dei convenuti al Pontefice glorificatore di Don Bosco e i propositi di fervida cooperazione salesiana e di viva partecipazione alle celebrazioni di Torino per il 50° della morte del nostro Santo.

Conferenze salesiane.

Don Fasulo, pur attendendo alla preparazione e allo svolgimento dei numerosi e importanti convegni dei quali abbiamo dato relazione, ha tenuto una serie di conferenze su San G. Bosco e le sue Opere: il 25 febbraio, nel teatro dell'Istituto salesiano di Caserta; il 26, a Napoli nel salone del Convitto Duchessa Elena d'Aosta e nel teatro dell'Istituto Sacro Cuore del Vomero; il 28, nell'Oratorio di Terzigno; il 2 marzo, a S. Severo nel teatro dell'Asilo; il 4, nel salone dell'edificio scolastico Thaon di Revel presenti l'Arcivescovo di Taranto e il Vescovo di Castellanéta; il 5, ad Acquaviva delle Fonti nel salone del Municipio; il 6 e il 7 a Cisternino nel cinema del Dopolavoro; l'8, a Lecce nella sala della Società Operaia di Mutuo Soccorso; il 9, nel teatro della scuola agraria Nicolò Corni; il 12, a Castellaneta nel salone del Seminario, presente il Vescovo; il 13 e il 14 a Trepuzzi nel teatro dell'Oratorio; l'8 aprile, a Parma, nel salone dell'Episcopio, presente S. E. mons. Colli; il 15 a Treviglio, il 2o a Modena, il 22 a Faenza, nei teatri degli Istituti salesiani ; il 27, a Milano, nella Sala del Consiglio del Castello Sforzesco, g. c. dal Podestà; il 29 a Sondrio, nel teatro delle Associazioni di A. C.

I nostri Missionari implorano aiuti. Non li abbandonate. Sosteneteli colla vostra carità.

DALLE NOSTRE MISSIONI

MATO GROSSO (Brasile).

Agricoltura missionaria. Amatissimo Padre,

È bello immaginare il missionario con la croce in mano in atto di predicare la divina parola... Eppure quante volte egli deve almeno alternare la croce con la zappa, col badile, con la scure, col martello, con la cazzuola! Allora è chiamato «pioniere di civiltà», ma sempre missionario che lavora; e non per guadagnare, ma per ammaestrare e per avere il cibo per se e per i suoi neofiti e cristiani.

Così avviene in questa Missione che dalle vaste piantagioni di riso, di canna da zucchero, di granturco, di mandioca, trae quel necessario che non potrebbe avere per altre vie. E il lavoro è benedetto dal Signore.

Oltre alle suaccennate coltivazioni che si direbbero «base », il missionario si sforza di introdurre e di acclimatare anche svariate qualità di ortaggi, di uva e di frutta, fra cui il pesco dei quale già gustammo il frutto saporoso.

Anni or sono, il Bollettino (maggio 1932) si occupò- anche di un tentativo di coltivazione di frumento; e ora la fotografia documenta l'ottimo risultato della... campagna. Il mazzolino di cinque anni fa ci ha dato dei bei covoni. Così ci facciamo le ostie per la santa messa col frumento qui prodotto, e credo si possa dare per definitiva e costante tale coltivazione adatta in qualunque giorno dell'anno.

Però la piantagione che produce la spiga nel tempo delle piogge è incerta, perchè il grano, invece di maturare, facilmente imputridisce o germina nella medesima spiga. Più sicura e di miglior risultato è la piantagione fatta in principio di marzo, la quale produce la spiga al principio del tempo della «secca».

Per completare e facilitare il lavoro agricolo, abbiamo un insieme di macchine azionate da una ruota idraulica. Quella ancora del tempo dell'indimenticabile don Balzola essendo oramai in condizioni deplorevoli, si arrischiò, quantunque senza maestro-falegname, la costruzione di un'altra con l'opera esclusiva di due giovani bororos. Essi, sotto la semplice direzione del missionario, riuscirono a costruire una ruota idraulica in legno con quattro metri di diametro, la quale desta l'ammirazione di quanti la vedono. Questa ruota magnifica aziona, oltre alle macchine per la lavorazione della canna, della mandioca, e per la brillatura del riso, anche una sega circolare e una a nastro, una buona piallatrice, due torni, di cui uno meccanico, un mulino, una perforatrice, formando una bella officina che è in muratura coperta di ottime tegole pure di nostra produzione.

Non è poi da dimenticare la dinamo che illumina ottimamente tutta la residenza nostra e delle Suore, e ci diverte tanto quando si applica al cinematografo.

In tutto questo non vi è un vasto campo di attività per il missionario catechista? Sicuro che vi è... E il Signore ne mandi molti di buono spirito.

Scusi, amato Padre, se l'ho intrattenuto in cose che potrebbero apparire di poca importanza nella vita di un missionario; ma esse formano come una cornice, che inquadra il lavoro spirituale di questi suoi figli in Don Bosco Santo.

Sangradouro, 19 marzo 1937.

Aff.mo in C. J.

Sac. CESARE ALBISETT[

Missionario Salesiano.

GIAPPONE

Fervore di opere di carità. Amatissimo Signor Don Ricaldone,

Lo spunto per la mia povera abituale relazione mensile mi è dato da alcuni pensieri, desunti da un quotidiano buddista in un articolo dal titolo: « Il cattolicismo in Giappone comincia a svilupparsi come cattolicismo giapponese ».

Scrive dunque il giornalista: « ...I missionari stranieri non sono che seminatori, che lasciano le terre che hanno evangelizzate quando hanno compiuto il loro ufficio di seminatori... Le Diocesi di Nagasaki e di Tokio (e poteva anche aggiungere la Prefettura Apostolica di Kagoshima) se sono state affidate a Vescovi giapponesi, non dipende tanto dal fatto che da qualche tempo il Giappone sente sempre più coscienza della sua razza, quanto piuttosto dallo svolgimento naturale della Chiesa cattolica... Questo nuovo fervore di giovani preti giapponesi, che sono disposti ad abbracciare l'apostolato della cura delle anime è senza dubbio un segno del tempo, il risultato dello spirito di oggi...». Prosegue poi, parlando del gran Seminario regionale di Tokio, come casa di educazione formativa dei preti cattolici, e conclude: « ...noi pensiamo che l'avvenire promette grandi speranze se questi giovani preti giungeranno a compenetrarsi del fondamento di questa religione cattolica e del fervore di sentimento dei giapponesi in quanto tali... ».

Non è il caso di polemizzare con l'articolista, di cui ho riprodotto solo i punti che fanno al caso mio; e neppure le voglio parlare degli ideali giapponesi e del fervore specifico di sentimento di questo popolo, dell'identità istintiva e universale di reazioni spirituali in loro, che forma la manifestazione più splendida dell'unità del Giappone e la sua miglior caratteristica: sentimento, che è presente ovunque e dirige tutta la loro vita. Sarebbe argomento interessantissimo e che spiega la massima parte dell'agire di questo gran popolo; ma rifletto a quanto la Chiesa vuole da noi come missionari, a quanto Don Bosco, si può dire con vera passione, ha lasciato ai suoi figli missionari come massimo insegnamento: « ... per le Missioni studiare e coltivare le vocazioni indigene ».

È bello vedere che anche i pagani cominciano a capire l'importanza e l'ufficio di tali istituti educativi; ma è più bello ancora vedere il fervore dei nuovi apostoli giapponesi, come pure il fervore d'azione di tutti i missionari nello studiare e nel coltivare le vocazioni indigene. Quest'anno il Gran Seminario di Tokio (filosofia e teologia) conta 101 allievi, che, sotto la direzione degli zelanti Padri delle Missioni Estere di Parigi, si addestrano ai futuri lavori dell'apostolato in patria loro. Di questi, anche la nostra piccola Missione annovera già 2 teologi e 9 filosofi, mentre la nostra Pia Società conta in Noviziato 2 chierici e 1 coadiutore e, già confratelli, 2 chierici filosofi e 2 coadiutori. L'aspirandato di Nakatsu, con i nuovi elementi di quest'anno, si allieta di 21 reclute, e il piccolo Seminario di Miyazaki di 5o allievi. Sono dunque 89 giovani promettenti vocazioni che, sotto la vigile e materna protezione di Maria Ausiliatrice e di Don Bosco, si vengono educando al futuro apostolato cui si sentiranno chiamare dalla Provvidenza. Siamo persuasi di seminare e vogliamo seminare a piene mani... Non tutti i semi giungeranno a maturazione, ma è nostro dovere, e della più pura tradizione nostra, lavorare in questo campo: quindi, non c'è da tergiversare. Domando a lei, buon padre, e ai fratelli, agli allievi e ai Cooperatori tutti, grandi preghiere per questo scopo.

Anche le Figlie di Maria Ausiliatrice, tutte comprese della importanza e necessità di questo vitale problema, hanno lavorato e lavorano con assiduità indefessa, e già contano 3 consorelle, 5 novizie e un buon numerò di aspiranti, tanto a Beppu che a Miyazaki. Identicamente le Sorelle della Carità, nell'Ospizio di Miyazaki, già contano una quindicina di aspiranti all'opera loro benefica.

Fonti attive di tali vocazioni sono i nostri Oratorietti e le opere di carità che si tenta di sviluppare sempre più fortemente in Missione. Per ciò che riguarda le opere di carità, la chiamata di queste care anime alla fede, è il principio direttivo di tali opere. In occasione del centenario della nascita della Venerabile Madre Maria Mazzarello, le Figlie di Maria Ausiliatrice a Beppu inaugureranno il nuovo padiglione «Giardino di piccoli gigli» per i loro cari bambini, oramai divenuto mèta, come l'Ospizio di Miyazaki, di visite numerose e benefiche.

La città di Beppu, con le sue fonti termali e fanghi (le più celebri del Giappone), è continua mèta non solo di giapponesi, ma anche di numerosi stranieri, che vi sostano, data pure la bellezza pel paesaggio (la Napoli del Giappone) con la caratteristica delle fonti, dei laghetti, delle sorgenti continue e intermittenti, durante i loro viaggi di piacere o di istruzione. I cattolici vengono volentieri alla Missione, dando così buon esempio alla cittadinanza, e visitano le opere cattoliche della città. Merita particolare rilievo la recente visita, precisamente a Beppu, dell'incrociatore francese « Lamotte Piquet ». S. E. l'Ammiraglio venne all'Orfanotrofio delle Figlie di Maria Ausiliatrice e al nuovo ospedale cattolico, e permise al concerto musicale di dare una riuscitissima esecuzione nel cortile della Missione, il quale fu letteralmente invaso dalla cittadinanza, ammirata non solo dalla finissima esecuzione, ma anche dal contegno impeccabile di tutto il personale superiore e subalterno. Anche questa è ottima propaganda di fede e di apostolato.

Mentre si cerca di dar più largo impulso alle Conferenze -di San Vincenzo, la Provvidenza invia nella nostra Missione una nuova fonte di carità e di ottima propaganda di bene in un ospedale-tubercolosario (Giardino di luce), fondato recentemente a Beppu da alcune volonterose signore cattoliche. A un altro tempo la storia interessantissima di questa istituzione, adattissima in una città come Beppu, mèta di migliaia e migliaia di persone in cerca di salute. Gesù ci viene consolando con queste manifestazioni di carità, richiamo potente di anime a lui. Oh sia, questa nuova istituzione, vero giardino di luce per tante e tante anime che non lo conoscono ancora!

Preghi per noi, amato Padre, e ci benedica.

Miyazaki, 31 marzo 1937.

Mons. VINCENZO CIMATTI

Prefetto Apostolico.

SIAM Visita del Ministro degli Esteri.

Amatissimo Padre,

I giornali della capitale hanno parlato in questi giorni, con larghezza di particolari, della visita di S. E. il Ministro degli Esteri, Luang Pradit Manutham, ai Salesiani del Siam.

Accompagnato dalla gentile consorte, dai due figlioletti e da S. E. Phra Riem, già Ministro plenipotenziario presso il Governo Italiano, giunse tra noi alle 9 del mattino del 19 aprile. Venne ricevuto all'entrata dell'umile residenza di Hua Hin, dove si trovavano i confratelli per un breve periodo di necessario riposo. La nostra piccola banda intonò l'inno nazionale, mentre le bandiere palpitavano alla brezza marina. Stretta la mano al nostro Visitatore straordinario, signor Don Candela, che felicemente si trovava in mezzo a noi, ossequiato dal Superiore della Missione e dagli altri salesiani, fu invitato a passare nel refettorio, adattato per la circostanza a salone di ricevimento: modestissimo salone, i cui arredi, se si eccettua una modesta poltrona, si riducevano a rozze panche e a pochi scanni... Ma c'era, in compenso, tanta vita, tanta luce, tanta gaiezza, che supplivano a tutto il resto.

Tra canti e suoni, brevi indirizzi. Il nostro chierico Andrea Sanit fece rilevare, in modo speciale, il motivo che aveva spinto lui e i suoi undici compagni siamesi a dare il proprio nome alla Società Salesiana: il pensiero, cioè, di essere così interamente, esclusivamente consacrati al bene della gioventù siamese. Parlò pure, brevemente, il chierico Ulliana. Ringraziò, a nome di tutti, l'ospite illustre per l'ambita visita con espressioni di alta ammirazione e di stima; lo informò delle varie attività proprie della nostra Società, specialmente delle Scuole di Arti e Mestieri ed Agricole; e infine auspicò di veder presto realizzato il desiderio di aprire una scuola professionale anche a Bangkok.

S. E. il Ministro rispose manifestando tutta la sua gioia e ringraziando dell'accoglienza avuta. Rivoltosi quindi ai confratelli siamesi: «Mi congratulo poi con voi - disse - che avete dato il nome a questa benemerita Congregazione, che tende a far del bene ai figli del nostro Paese, a istruirli, a educarli, a renderli ossequienti alle leggi della nostra amata Patria... ed è una Congregazione completamente estranea ad ogni politica...

» La Costituzione, che da quattro anni regge le sorti del nostro Paese, assicura alla religione, sia cristiana che buddista, libertà e protezione. Noi siamo tutti fratelli, e dobbiamo solo avere di mira la prosperità della nostra terra aiutandoci l'un l'altro. A nome di questa nostra patria, porgo a monsignor Pasotti e a tutti voi i più vivi ringraziamenti per l'educazione che da anni impartite ai giovani affinchè crescano buoni cittadini. Nel farvi i miei più fervidi auguri perchè possiate sempre più allargare la vostra cerchia di azione e di lavoro, mi metto con vera gioia a vostra disposizione per tutto ciò che vi possa abbisognare nell'ambito delle mie attribuzioni».

Pensi, amato Padre, alla nostra contentezza nel ricevere così alta approvazione del nostro umile lavoro, e come di cuore ne ringraziammo Iddio!

Cantato l'inno nazionale a quattro voci, S. E. si degnò pure di visitare il nostra povero dormitorio, il cui arredamento è composto soltanto da umili stuoie disseminate sul pavimento di legno... E sorrise quando gli raccontammo che il venerdì precedente, per circa due ore della notte, quel dormitorio, ancora senza pareti, era stato bersagliato da un impetuoso vento di burrasca con un'acquazzone torrenziale, e gli inquilini - una cinquantina, compreso il signor Don Candela - con una coperta sulle spalle, avevano cercato invano un angolo che li risparmiasse.

Infine, il Ministro tra fragorosi «evviva » lasciava il nostro nido, esprimendo ancora una volta la sua viva soddisfazione, specialmente avendo saputo che 20 chierici salesiani avevan dato con molto onore l'esame di magistero nelle Scuole del Governo, e che alcuni di essi presto avrebbero frequentato l'Università di Bangkok.

Amatissimo Padre, voglia benedire i suoi figli del Siam, perchè siano sempre più degni del loro compito in questo amato Paese, ispirati sempre alle tradizioni e allo spirito di Don Bosco Santo.

Hua Hin, 26 aprile 1937.

Suo aff.mo in C. J. Mons. GAETANO PASOTTI Prefetto Apostolico di Rajaburi (Siam).

GRAZIE

attribuite all'intercessione di MARIA SANTISSIMA AUSILIATRICE e di San Giovanni Bosco.

Raccomandiamo vivamente ai graziati, nei casi di guarigione, di specificare sempre bene la malattia e le circostanze più importanti, e di segnare chiaramente la propria firma. Non si pubblicano integralmente le relazioni di grazie anonime, o firmate colle semplici iniziali.

Una grazia temporale ed una spirituale. - Il 25 dicembre 1936 fummo chiamate telefonicamente da Roma per recarci dalla nostra mamma che versava in gravissime condizioni

Essa soffriva da parecchio tempo di una miocardite cronica, contratta nella spagnola del 1918. Ora in seguito ad un forte raffreddore le sopravvenne una grave bronchite diffusa che nello spazio di pochi giorni la ridusse in fin di vita.

Il medico curante non si pronunziava, essendo la prognosi molto incerta per le allarmanti condizioni del cuore che, non avendo risorse, funzionava mediante continui medicamenti. Chiamato in consulto uno dei primi cardiologi di Roma, confermò la diagnosi del medico curante e ci disse che il pericolo poteva anche essere imminente.

Con questa prospettiva, non ci rimaneva che affidarci completamente alla bontà e intercessione del nostro amato Padre Don Bosco, del quale avevamo già tante volte sperimentato la potenza. Applicammo all'inferma la reliquia del Santo e poi cominciammo a pregare con tutta la fiducia possibile. Con noi pregavano le nostre buone consorelle e le orfanelle delle case di nostra residenza, per ottenere la desiderata grazia. I giorni passavano, ma le condizioni della nostra cara mamma andavano sempre peggiorando... Il primo dell'anno credevamo proprio che fosse l'ultimo della sua vita; ricevette i Santi Sacramenti ; il sacerdote che l'assisteva vedendo che era agli estremi recitò le preghiere degli agonizzanti; noi eravamo tutti intorno al suo letto, affranti dal dolore aspettando l'ultimo respiro... quando nostro papà avvicinandosi alla mamma e prendendo tra le sue mani la reliquia di Don Bosco che era appesa al petto dell'inferma, tra i singhiozzi, gli promise che se la mamma fosse guarita, avrebbe fatto la S. Comunione in ringraziamento.

Noi due figlie suore, che eravamo più vicino, nel sentire simile promessa ravvivammo la nostra fiducia nel nostro amato Fondatore e lo scongiurammo di concederci la doppia grazia. Nostro papà dal giorno dei suo matrimonio, circa 4o anni, non si era più accostato ai Santi Sacramenti. Il Signore aspettava questa triste occasione per toccargli il cuore!

Vi fu ancora qualche giorno di ansia indicibile, ma sempre piene di fiducia aspettavamo la grazia... quando a poco a poco, la mamma migliorò e il pericolo scomparve, tra la meraviglia di tutti.

Ora, grazie a Dio e al nostro caro Santo, dopo quasi tre mesi ha potuto per la prima volta uscire ed accompagnare il babbo alla basilica del S. Cuore per soddisfare la sua promessa.

Roma, 24 aprile 1937.

Due Figlie di M. Ausiliatrice.

Grazie a Maria Ausiliatrice, a S. Giovanni Bosco e a D. Rua. - È con animo pienamente grato che elevo i miei ringraziamenti a Maria SS. Ausiliatrice, a S. Gio. Bosco e a Don Rua. Mi trovavo in una dolorosa situazione e non potevo sperare più nessun intervento umano per risolverla. Il vuoto attorno a me era completo e ogni soluzione prospettata era completamente fallita. Ancora pochi giorni e poi non avrei potuto più avere la forza di lottare. Avevo da tanto tempo pregato Maria Ausiliatrice e Don Bosco ed, al colmo di ogni umana resistenza, ho ancora pregato ed invocato fervidamente il loro aiuto. Mi venne tempestivamente, quando tutto sembrava congiurare contro di me. Di tanti altri favori avuti nel passato debbo ancora ringraziare Don Bosco! Quante volte in circostanze dolorose ho invocato il suo aiuto e fui sollevato! Quante situazioni penose risolte all'improvviso senza che nessun indizio umano potesse in alcun modo dar adito a speranze ! Ma voglio ancora ringraziare Don Michele Rua che, invocato per ottenere una grazia con la condizione che fosse repentina e subitanea, mi soddisfece completamente: la mia volontà si fece forte, il mio carattere cambiò totalmente ed a tutt'oggi non ebbi più nessuna deviazione.

Che Maria SS. Ausiliatrice, San Giovanni Bosco e Don Rua continuino a mantenermi la loro protezione sino al giorno che li raggiunga in cielo.

Savona, 21-IV-37.

CARLO NICOLÒ SGUERSO

Ex allievo.

Salvato da certa morte! - Ero in bicicletta e avevo appena iniziata la discesa su di una strada ripida selciata a ciottoli quando i freni improvvisamente cessarono di funzionare ed io feci una volata di 150 metri prima di poter sterzare verso una casa. Mi fermai, trattenuto da una mano misteriosa, senza aver riportato la minima ferita e senza aver procurato danno alcuno ai viandanti che in quell'ora facevano la mia stessa strada. Tutti quelli che assistettero al mio volo dissero che solo un miracolo m'aveva potuto salvare illeso!

Avevo con me un'immagine del S. Cuore: di Gesù che mi ottenne, per intercessione di Maria Aus. e di S. Gio. Bosco, la salvezza.

Castellarano, 10-IX-1936.

BERTOLANI ALFONSO.

Don Bosco mi salva in un pauroso incidente automobilistico. - La domenica delle Palme avevo fatto una gita sulla nostra montagna, a Porretta, con alcuni amici, due tenenti, un medico e due studenti. Avevamo passato la giornata in sana allegria. Dopo aver percorso felicemente strade da far venire il capogiro, eravamo ornai sulla via del ritorno, a circa io chilometri da Pistoia, a Cireglio. Discesa ripidissima, burroni e scoscendimenti. Forse per il terreno bagnato, la macchina (una Fiat 1500) slittò sulla strada. Un miracolo soltanto poteva salvarci, tutti e sei, da una morte omai certa. Ad uno svolto, l'auto urtò violentemente contro il parapetto, un grosso muro, che fu asportato completamente per oltre cinque metri sopra un ripido scoscendimento che scendeva per più di un chilometro... L'automobile fu respinta dall'urto, girò su se stessa facendo un netto dietro-front, sbattè sul ciglione dall'altro lato della strada e, nuovamente respinta, perchè il tenente che la conduceva aveva ornai perduto il controllo di sè e della macchina, urtò nuovamente sul resto del parapetto di cui asportò nettamente una parte assai maggiore della prima.

Io che sedevo sul sedile posteriore, quasi non m'accorsi del primo urto; non feci a tempo ad avere paura: ebbi soltanto la sensazione della sospensione dell'automobile sul vuoto, al secondo urto

Restai calmo: in questi casi non c'è tempo di aver paura. Ebbi la sensazione della morte vicina, inevitabile, e portai il mio pensiero a Dio ed alla mia famiglia. Nell'urto, gli altri mi vennero addosso e restai qualche attimo col respiro impedito. Guardai il dottore che sedeva vicino a me, o meglio ci guardammo. E mentre aspettavo la fine, mi trovai invece dall'altra parte della strada. L'automobile fracassata; soltanto uno di noi riportò una graffiatura. La controspinta del muro che era robusto? Certo, la mano di Dio

Un particolare: un tenente aveva legato al volante la corona del Rosario; ma senza dare troppo peso alla cosa, aveva detto: «Me la mise in tasca la mamma prima delle manovre... ». Io avevo con me la reliquia di Don Bosco, che non lascio mai. Su mille probabilità ne avevamo soltanto una di sopravvivere. Bisognerebbe vedere il luogo, il muro asportato, l'automobile... Anche questa non riportò tutti i danni che poteva riportare! Ringraziamo insieme il Signore. In fede.

Pistoia, 27-3-1937-XV

Dott. VINCENZO NARDI Ex allievo salesiano.

Avete bisogno di grazie speciali?

Ricordatevi che San Giovanni Bosco ha formato altre anime alla santità e che per raggiungere la beatificazione e canonizzazione non basta che la Chiesa documenti l'eroicità delle virtù da loro praticate: occorre anche il sigillo di Dio, il corredo dei miracoli. Quando pertanto avete bisogno di qualche grazia ricorrete fervorosamente anche agli altri servi di Dio di cui abbiamo in corso le cause: al venerabile Domenico Savio, alla venerabile Madre Maria Mazzarello, a Don Michele Rua, a Don Andrea Beltrami, ecc. e mandateci accurata relazione della grazie che ricevete. Così, mentre esperimenterete la bontà di Dio, contribuirete pure alla loro glorificazione documentando la loro intercessione.

Lettera di Don Giulivo ai giovani.

Iniziative.

Carissimi, siamo nel mese della nascita di S. Giovanni Bosco, 16 agosto 1815, e, vedendo nella basilica di Maria Ausiliatrice ornai inoltrati i lavori per la costruzione del suo altare, mi par di potervi raccomandare un po' di propaganda per concorrere alle grandi spese. Voi vi godete le vostre vacanze in famiglia, avete comodità di avvicinare tante buone persone: ebbene, invitatele a far qualche offerta per l'ampliamento della basilica di Maria Ausiliatrice e per la costruzione dell'altare a Don Bosco. Il vostro cuore è generoso, sapete fare tanto bene: industriatevi anche per questa santa impresa! Gino Bartali, appena vinto il II giro d'Italia, fece visita al Cardinale Arcivescovo di Milano e gli offerse una parte della somma guadagnata per la costruzione delle chiese nella periferia dalla città.

I soci della Compagnia S. Luigi della R. Scuola Maschile Italiana « Duca degli Abruzzi » di Suez, approfittando del passaggio del nostro Catechista Generale, in visita alle case d'Oriente, fecero fra loro una colletta, all'insaputa dei Superiori, e consegnarono al sig. Don Tirone due lire (attenti bene!) egiziane che valgono duecento lire italiane, proprio per l'ampliamento della basilica di Maria Ausiliatrice e per la costruzione dell'altare a Don Bosco Santo...

Belle iniziative! di cui siete capaci anche voi... e come!...

Coraggio adunque... e fatemi sapere i vostri successi.

Dio vi benedica e vi conservi sempre allegri e sempre buoni.

Vostro aff.mo

Don GIULIVO.

NECROLOGIO

Salesiani defunti:

SCHICRLE D. EUGENIO, sac. da Gailingen (Baden) † a Valdivia (Chili) il 24-VIII-1936 a 65 anni di età.

NICOLETTI D. GIOVANNI, sac. da Sant'Arcangelo (Forlì), † a Belem, Parà (Brasile) il 28-1-1937 a 53 anni di età.

Fu un vero apostolo per la nostra missione di Porto Velho (Rio Negro) ove si prodigò senza risparmio, suscitando la più viva ammirazione e facendo un gran bene nel campo civile e religioso.

TEMLIN D. STEFANO, sac. da Beltinci (Jugoslavia), † a Ljubljana (Jugoslavia) il 26-II-1837 a 35 anni di età.

DIAMOND D. PATRIZIO, sac. da Kibrea (Irlanda), † a San Francisco (California) il 26-III-1937 a 74 anni di età. Fu uno dei primi Irlandesi accolti da Don Bosco all'Oratorio di Torino. Seguì, ancor chierico, Mons. Cagliero nella Patagonia e, dopo parecchi anni di fecondo lavoro, terminò i suoi giorni come parroco nella nostra chiesa del Corpus Christi in S. Francisco California.

BARA D. GIUSEPPE, sac. da Brzeinka (Polonia), a Ostrzesów (Polonia) il 4-IV-1937 a 56 anni di età.

POVSÈ D. FRANCESCO, sac. da Mokronog (Jugoslavia), † a Murska Sobota (Jugoslavia) il 6-IV-1937 a 59 anni di età.

MOLINARI D. EUGENIO sac. da Soldano (Imperia), † a Soverato (Reggio Calabria) il 18-IV-1937 a 81 anni di età. Direttore di parecchie nostre Case, seppe cattivarsi ovunque affetto e venerazione pel suo zelo apostolico, pel suo spirito di preghiera e per la sua attività silenziosa e costante.

PEREGO MAURO, coad. da Muggiò (Milano), † a Parma il 14-V-1937 a 74 anni di età.

BARBERIS PAOLO coad. da Torino, † a Piossasco (Torino) il 25-V-37 a 68 anni di età.

A 52 anni, dopo aver coperto ottimi uffici, nella sua qualità di geometra, si ascrisse alla Società Salesiana e vi prodigò la sua abilità tecnica finchè il male che non perdona gli prostrò le forze sublimandolo nella virtù e nell'amore di Dio con edificante progresso spirituale.

MENGHINI ENRICO coad. da Pomponesco (Mantova, † a Roma (Pio XI) il 3-VI-1937 a 61 anni di età.

Ottimo intagliatore, fu prezioso maestro d'arte nelle nostre case di Milano, Verona, Roma « Pio XI », ed un modello di religioso pel suo spirito salesiano di preghiera e di sacrificio.

Cooperatori defunti:

Cav. Dott. ERNESTO PETRUNTI † in Bahia Bianca (Argentina) il 4 aprile p. p. in età di 8o anni.

Nato il 29 giugno 1857 in Carpinone (Napoli) da pia e nobile famiglia e cresciuto nella pietà e nello studio, coronava i suoi brillanti studi universitari nel 1885 in Napoli colla laurea in medicina. Giunto alla mèta, non pensò che ad essere fedele imitatore di quel grande martire della carità cristiana che fu il dottore Giuseppe Moscati.

Spinto dal vivo desiderio di aiutare e sollevare nelle loro necessità tanti figli d'Italia che nelle vergini terre americane danno tanti esempi di sobrietà e di lavoro, lasciò il bel golfo partenopeo e la sua amata Patria per recarsi nella Repubblica Argentina. Quivi convalidato il suo titolo a Còrdoba si stabilì in San Andrès de Giles, vicino a Buenos Aires, dov'era un buon nucleo d'italiani.

Ben presto s'attirò le simpatie di tutti: medico apprezzatissimo, era consultato da molti altri medici in casi di gravità; ricchi e poveri amavano in lui il loro padre e benefattore; cristiano fervente voleva che dove entrasse egli a sanare i corpi, entrasse pure il sacerdote a curarne le anime.

Fu delegato consolare per parecchi anni e in premio delle sue benemerenze S. M. il Re d'Italia l'insigniva della croce di cavaliere della Corona d'Italia.

Conosciuta l'opera di Don Bosco, l'amò e ne volle essere zelante cooperatore. Anzi, nel 1932 domandò ed ottenne di trascorrere gli ultimi anni di sua vita nella casa salesiana di Fortin Mercedes, oasi sperduta nelle immense pampas patagoniche, che col Santuario dell'Ausiliatrice e la Casa di formazione salesiana canta le munificenze di Maria, di Don Bosco Santo, dei suoi missionari e benefattori.

Quivi risplendette il cumulo delle virtù del venerato dottore. Non ostante la sua avanzata età volle conformarsi in tutto alla vita di comunità, nel vitto e vestito povero ed ordinario, e nelle pratiche di pietà, che adempiva con visibile raccoglimento e fervore.

In Fortin Mercedes profuse tutti i tesori della sua scienza, della sua carità e la sua stessa vita. E se oggi quella Casa di formazione vede erigersi maestosi nuovi edifizi rigurgitanti di balda gioventù sana ed allegra che si prepara all'apostolato, lo deve in gran parte a questo angelo di carità che fu il compianto dott. Ernesto Petrunti.

BOGGERO CARLO † a Carpeneto d'Acqui il 31 dicembre 1935 a 87 anni di età.

Ex-allievo di Don Bosco dal 1863 al 1865, crebbe alla scuola del Santo ottimo educatore, consacrandosi per oltre 4o anni all'insegnamento, lieto di offrire una figliola all'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Don AMBROGIO BERNINI † il 20 settembre u. sc. Allievo di Don Bosco, che gli impose l'abito talare, fu per 42 anni parroco di Robecco Pavese, ispirando al Santo il suo zelo apostolico per la cura delle anime.

LEONARDI LUIGI † a Spezzano (Modena) il 13 aprile u. s., ad 85 anni di età. Cooperatore fin dal tempo di D. Bosco, e iscritto da Lui stesso, zelò sempre la diffusione dell'Opera salesiana, soccorrendola secondo le sue possibilità e divulgando la conoscenza della figura e della santità del Fondatore colla diffusione delle sue biografie e del Bollettino Salesiano.

Sen. Prof. LUIGI DEVOTO † a Milano il 2o-VII-1936 a 72 anni di età. Nella scuola e nelle cliniche, con spirito cristiano, compì una grande missione educando i discepoli all'amore del popolo e degli operai. Ammiratore di Don Bosco e fervido cooperatore predilesse e sostenne le Opere salesiane con cordiale affetto.

Sac. Cav. Don MATTEO MOSSO † a Carmagnola il 2-II-937 a 66 anni di età. Allievo di S. Giovanni Bosco profuse energie, denari e soprattutto la carità del suo cuore nella cura dei giovani che imparò ad amare dal Santo Fondatore nel suo primo Oratorio. Zelatore dei Cooperatori, era felice quando poteva iscriverne dei nuovi e soccorrere in qualche modo l'Opera salesiana.

Don SERAFINO ZANONE † a Biella il 15-III-u- s. a 75 anni di età. Per 36 anni Parroco di Colla di Netro, si prodigò per le anime con zelo pastorale e santa abnegazione, consacrando ogni risparmio alla beneficenza ed alla carità. Amico dell'Opera salesiana, la favoriva in tutti i modi.

P. EMILIO ZUMAGLINI dei Filippini † a Biella a 78 anni di età. Entrato nella Congregazione di S. Filippo nel 1892, dal 1916 fu superiore della Casa di Biella. Uomo di Dio, aveva il dono del consiglio ed era ricercatissimo per la direzione spirituale delle anime. Per Don Bosco e pei Salesiani, carissimo amico e zelante cooperatore.

Altri Cooperatori defunti:

Bagnati Giov. Batt. fu Giac. Bellinzago (Novara) - Bassino Nino, Casalcermelli (Alessandria) - Bava Annetta, Pino (Torino) - Beggiato Antonietta, Padova - Bettega Caterina, Imer (Trento) - Boccalatte Luigia, Conzano (Aless.) - Boggio Federico, Torino - Broll Giuseppe, S. Orsola (Trento) - Capato Giacomo, Fratta Polesine (Rovigo) - Catena Lo Giudice Alia, Randazzo (Catania) - Cazzaniga Suor Saveria, Torino - Cesiano sorelle, Forno Canavese (Torino) - Chiosso Maddalena, Pralormo (Torino) - Contessa Orazio, Agira (Enna) - Costa Angelo, Torriglia (Genova) - Cozzani Danè Luigia, Spezia - Dapelo Salvatore, Genova-S. Pierdarena - Del Pero Francesco fu Gius., Cisterna (Asti) - Diana Flaminia, Roma - Francone Giuseppina, Montanaro (Torino) - Gnesotto Margherita, Bassano (Vicenza) - Grassi Colomba, Settime (Asti) - Guiglia Carlo, Bellinzago (Novara) - Lioy Vincenzo fu Felice, Venosa (Potenza) - Molinatti Margherita, Ivrea (Aosta) - Mongino Orsola, Torino - Monticone Angela, Savigliano (Cuneo) - Mossetti Rosa, Marcorengo (Torino) - Muzzani Valleggiani Giuseppa, S. Giorgio Lom. (Pavia) - Oliveri Maddalena fu Angelo, Campo Ligure (Genova) - Ossola Enrichetta Ved. Regis, Castagneto Po (Torino) - Pasteris Cav. Umberto, Torino - Pavoni Teresa, Gazzaniga (Bergamo) - Pedroli Suor Vittoria, Avigliana (Torino) - Pressi D. Silvio, Campolongo (Treviso) - Quaranta Pietro, Torino - Rabaini Annunziata, Borgomanero (Novara) - Rao Antonio, Canicatti (Agrigento) - Roatta Francesca Ved. Pantassi, Saluzzo (Cuneo) - Ruggeri Eugenia, Pirri (Cagliari) - Sailer Giacomo, Padova - Salerno Antonia, Tunisi (Tunisia) - Sterni Suor Maria Antonietta, Milano -Storato Filomena, Montebello (Vicenza).