BOLLETTINO SALESIANO

Anno LXI -N. 9 SETTEMBRE 1937 - XV

SOMMARIO: Le nostre cause di beatificazione e di canonizzazione. - Sotto la Cupola dell'Ausiliatrice. - In famiglia: Italia, Austria, Brasile. - Dalle nostre Missioni: Giubileo d'oro delle Missioni Salesiane nelle Terre Magellaniche, Cina, Assam. - Verso la realtà di un sogno. - Per l'ampliamento della Basilica di Maria Ausiliatrice. - Grazie attribuite all'intercessione di Maria Ausiliatrice e di San Giovanni Bosco. - Lettera di Don Giulivo ai giovani. - Necrologio.

Le nostre cause di beafificazione e di canonizzazione.

Mentre il culto di S. Giovanni Bosco si afferma e si sviluppa fervorosamente in tutta la Chiesa, procedono pure altre undici cause di beatificazione e canonizzazione da noi promosse, che vogliamo raccomandare con particolare insistenza alle preghiere dei nostri Cooperatori e delle nostre Cooperatrici.

La più inoltrata è quella della venerabile Madre Maria Mazzarello. Il 20 luglio u. s. si è tenuta la Congregazione antipreparatoria per la discussione dei due miracoli proposti per la sua beatificazione. Grazie a Dio, è ben riuscita e c'è tutto a sperare per la prossima Congregazione preparatoria alla quale seguirà la generale alla presenza del Santo Padre, segnando l'ultimo passo verso la beatificazione.

Subito dopo viene quella del venerabile Domenico Savio. Si dispone già di un miracolo per la beatificazione. Ma ne occorre un altro perchè la causa possa procedere. E questo secondo miracolo lo dovrebbero sollecitare soprattutto i giovani, con fervide preghiere, nei casi disperati dalla scienza, che possono servire a provare l'intervento di Dio per intercessione del venerabile.

La terza, in ordine di procedura, è quella del servo di Dio Don Andrea Beltrami, di cui si è già chiuso il processo apostolico per l'eroicità delle virtù. Dopo quella di Don Beltrami, quella del servo di Dio Don Michele Rua, di cui è in corso il processo apostolico sopra l'eroicità delle virtù. Dopo quella di Don Rua, la più inoltrata è quella del servo di Dio Principe Don Augusto Czartoryski. Se n'è già chiuso il processo informativo dell'Ordinario e se ne sono già inviati gli atti a Roma insieme cogli scritti.

È pur chiuso, e già inviato alla S. Congregazione dei Riti il processo informativo dell'Ordinario sul martirio dei Servi di Dio S. E. Mons. Luigi Versiglia, vicario apostolico di Shiu Chow (Cina) e Don Callisto Caravario, trucidati entrambi dai bolscevichi cinesi il 25 febbraio 1930; nonchè quello dell'insigne Cooperatrice di Barcellona Doña Dorotea Chopitea ved. Serra, e quello di Suor Teresa Valsè Pantellini delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

A buon punto è il processo informativo dell'Ordinario del sacerdote Don Luigi Mertens, zelantissimo parroco della nostra parrocchia di Liegi, morto nel 1920.

Il 12 luglio del 1935, venne infine iniziato il processo informativo dell'Ordinario per la serva di Dio Suor Maddalena Morano, Ispettrice delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Una bella fioritura adunque di anime generose, che attendono la suprema glorificazione dalla santa Chiesa.

Nulla si trascura per documentare l'esercizio delle virtù che si deve provare in grado eroico per interessare la Sacra Congregazione dei Riti. Ma il riconoscimento dell'eroicità delle virtù non è che il primo passo a cui si addiviene dopo due minuziosi processi: il processo cosiddetto informativo dell'Ordinario, curato dai Vescovi nelle diocesi competenti; ed il processo Apostolico, che si compie per mandato della Santa Sede e si conchiude colla designazione del titolo di venerabile. Per procedere oltre, occorrono i miracoli, veri miracoli in tutto il senso più rigido e scientifico della parola. E questi li dobbiamo provocare noi colle nostre preghiere. Sarà quindi bene che s'intensifichi il ricorso all'intercessione dei vari Servi di Dio e che si promuovano tra i nostri cooperatori e le nostre cooperatrici, i nostri allievi ed ex-allievi, fra le alunne ed ex-alunne delle Figlie di Maria Ausiliatrice, speciali preghiere, secondo le circostanze e necessità della vita, preoccupandosi di invocare sempre un solo intercessore per volta, per poter poi agevolmente identificare, in caso di esaudimento, a quale dei Servi o delle Serve di Dio si debba attribuire l'intercessione della grazia ricevuta nei singoli casi. Raccomandiamo poi caldamente a tutti di spedire relazione dettagliata delle grazie che ricevono, firmata, e possibilmente convalidata, nei casi più strepitosi, dalla firma del parroco o del medico o di ambedue, al Rettor Maggiore della Società Salesiana, via Cottolengo 32, Torino 109.

SOTTO LA CUPOLA DELL'AUSILIATRICE

Sacre Ordinazioni.

Anche quest'anno, la prima domenica di luglio ha richiamato alla basilica di Maria Ausiliatrice una folla di parenti e di devoti per la solenne funzione delle sacre Ordinazioni. La tenne l'Arcivescovo salesiano S. E. Mons. Felice Guerra che ebbe la consolazione di ordinare 5i sacerdoti, un diacono ed una quarantina di suddiaconi. L'Em.mo Cardinale Arcivescovo di Torino, impegnato alla cerimonia della inaugurazione del monumento al Duca d'Aosta, aveva conferito gli altri ordini, il giovedì precedente, nella cappella del nostro Istituto Teologico Internazionale. Festeggiatissimi i novelli sacerdoti che, nel corso della settimana, passarono a celebrare all'altare della Madonna e di S. Giovanni Bosco le loro prime Messe. Lo stesso giorno, 4 luglio, si chiuse l'anno scolastico professionale pei nostri alunni artigiani e studenti. Nel pomeriggio, dopo il canto del Te Deum, proclamazione dei promossi e distribuzione dei premi nel salone-teatro. Quindi, partenza per le vacanze.

Visita del Ministro della Lituania.

L' 11 luglio la Casa-madre fu onorata dalla visita del Ministro della Lituania presso il Quirinale. S. E. Valdemaras Carneckis giunse in macchina da Roma colla Signora e tre figli, diretto in Patria, e sostò un'oretta all'Oratorio visitando tutta la casa e pregando divotamente nella basilica, all'altare della Madonna e del nostro Santo. Lo accompagnarono nella visita i nostri confratelli Lituani dando all'illustre visitatore tutte le informazioni dell'Opera nostra. S. E. si congedò molto soddisfatto e partì per la Francia, per visitare l'Esposizione di Parigi.

Pellegrinaggi.

Tra i numerosi pellegrini, notevole il concorso degli ex-Combattenti della Terza Armata che, venuti a Torino per l'inaugurazione del monumento all'Augusto Condottiero, passarono in gran parte all'Oratorio a visitare le camerette di Don Bosco, ammirando il progresso dei lavori della basilica.

Anche le 6.ooo maestre, adunate a Torino pei corsi dell'O. N. B. affluirono un po' per giorno alla Casa del Santo Educatore. Ben organizzati, due pellegrinaggi da Busto Arsizio, due da Como, altri da Saronno, da Narni, da Genova, da Pavia e da diversi paesi del Piemonte. Da Roma, parecchi neo-sacerdoti degli Istituti Pontifici, europei, americani, cinesi, giapponesi, siamesi, indiani, sono passati a celebrare all'altare di Maria Ausiliatrice e del nostro Santo. Coi sacerdoti, numerosi seminaristi, specialmente dalla Francia, e due Ecc.mi Vescovi: Mons. Dionigi Leonida Varukas, Ordinario dei Greci-cattolici della Turchia, e Mons. Ruch, Vescovo di Strasburgo.

L'11 luglio, un imponente pellegrinaggio dalla Cecoslovacchia, organizzato dallo stesso Ecc.mo Arcivescovo di Olomouc, Mons. Pre ckan: 217 Maestri Cattolici, con 25 sacerdoti, guidati dal rev. prof. D. Chylek, ascoltarono la Messa all'altare del Santo, accompagnandola con canti devoti e si accostarono ai santi Sacramenti con ammirabile divozione. Il celebrante tenne anche un bel discorso proponendo gli esempi del loro patrono S. Giovanni Bosco, come modello degli educatori. Lo stesso giorno, un pellegrinaggio di « Amici di Don Bosco » della Francia dell'Ovest. Il 24, un gruppo di Esploratori Cattolici da St. Jean de Nevilly (Parigi). Il 25, un gruppo di « Jocistes » da Losanna (Svizzera) ed un gruppo di Esploratori Cattolici di Londra. Il 27, un altro pellegrinaggio di Maestri Cattolici Cecoslovacchi. Il 28, un numeroso pellegrinaggio dall'Inghilterra. Il 29, un gruppo di « Jécistes » da Tolone, condotti dal Presidente dell'Azione Cattolica del Var, e due gruppi di Esploratori Cattolici pure da Tolone, condotti dal Superiore del Collegio Marista. Il 30, altri Esploratori Cattolici da Albi; e il 31, un bel gruppo di « Cadets » condotti dal P. Doncoeur S. J.

IN FAMIGLIA

ITALIA - Roma. - I Salesiani alla Tipografia Vaticana.

Come hanno annunziato i giornali, il Santo Padre ha affidato alla Società Salesiana la direzione tecnica ed amministrativa della Tipografia Vaticana e l'amministrazione del giornale L'Osservatore Romano. Il nostro Rettor Maggiore vi ha preposto il Direttore Sac. Giuseppe Fedel con sette Confratelli, costituendo così una comunità regolare coi titolo di « Casa Salesiana San Francesco di Sales ». Prima di assumere il loro ufficio e di prendere stanza nella Citta del Vaticano, Direttore e Confratelli salirono a Castelgandolfo, la domenica 1° agosto, per ricevere :a benedizione del Vicario di Cristo.

Accompagnati dal Rev.mo Don Francesco Tomasetti, Procuratore Generale della Società Salesiana, vennero introdotti da S. E. Mons. Maestro di Camera e presentati dall'Eminentissimo signor Cardinale Domenico Mariani, Preposto all'Amministrazione dei Beni della Santa Sede. Assisteva all'udienza anche il Conte Giuseppe Dalla Torre, Direttore de L'Osservatore Romano

Sua Santità, scrisse «L 'Osservatore Romano », ammise tutti al bacio della mano, chiedendo paternamente notizia di ciascuno e rivolgendo a tutti augurali parole di fiducia e di incoraggiamento. Disse come l'idea di chiamare alla direzione della Tipografia Poliglotta Vaticana i Salesiani fosse proprio tutta Sua, e gli arridesse da tempo, avendo sempre seguito e ammirato il vasto ed esemplare lavoro della Società Salesiana anche in questo campo, additatole dal Santo Fondatore, che con l'intuito del veggente scorse e sentì di quale decisivo ausilio fosse l'arte tipografica ed editoriale, ai nostri giorni, per l'apostolato e l'educazione cristiana. La Tipografia della Santa Sede, per le sue tradizioni, per le opere cui dà mano, guarda, dal più alto vertice delle attività della stampa cattolica, a questi ideali che guidarono e confortarono i figli di Don Bosco in una ascesa degna di simile mèta. Quivi, come già all'Oratorio, la stampa si svolge in tutte le sue espressioni sino a culminare nel giornale. E questo Sua Santità raccomandava specialmente alle cure della nuova Direzione essendo ben noto a tutti quant'Egli lo ami e lo voglia ognor più rispondente alla sua nobile missione

Prima di impartire una Sua particolarissima benedizione il Santo Padre, aveva un programma, una speciale « parola d'ordine » da dare a quelli che si compiacque definire Suoi nuovi cooperatori. Un programma, una parola a loro particolarmente cari: giacchè Egli amava ripeterli direttamente da san Giovanni Bosco. La prima volta che il Papa conobbe il Santo e le sue opere, ammirò le fiorenti promesse della Tipografia dell'Oratorio. Fu allora che il Santo gli disse di essere e voler restare all'avanguardia del progresso. Questo proposito del Fondatore, così splendidamente attuato in tutte le tipografie ed editorie salesiane, doveva essere, d'ora in poi, tutto proprio dei Salesiani per la Tipografia Poliglotta Vaticana.

A implorare l'aiuto di Dio per la felice attuazione di tale voto e mandato, Sua Santità impartiva con tutto il cuore agli astanti l'Apostolica Benedizione.

Il giorno seguente il Direttore Don Fedel e i confratelli furono ricevuti dall'Eminentissimo Cardinale Pacelli, Segretario di Stato, e quindi presentati a S. E. il Governatore e a tutti i dirigenti dei vari Dicasteri.

La nuova Direzione assunse in giornata il proprio ufficio e l'amministrazione anche dell'Osservatore Romano. li 3 agosto poi, prestò il giuramento canonico nelle mani del Segretario della Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari e in quelle dell'Assessore del Santo Ufficio.

Firenze. - Una. bella iniziativa.

Gli ex-allievi del nostro Istituto di Firenze ebbero quest'anno la bellissima idea di invitare al convegno annuale anche gli ex-allievi degli altri Collegi Salesiani, ospiti della capitale toscana pel corso di « volontariato » tra Allievi Ufficiali Medici e Farmacisti della Scuola di Sanità al Belvedere. Fu una gran festa. Su 8oo neolaureati in Medicina e Farmaceutica che frequentano quest'anno il corso di Medicina militare, v'erano più di cento nostri ex-allievi. E risposero in massa, accorrendo oltre un'ottantina all'Istituto a rivivere una delle giornate più dolci e più gaie della vita salesiana. Gli altri, impediti rigorosamente da impegni inderogabili, mandarono affettuose adesioni.

Amelia. - Prima festa di Maria Ausiliatrice.

Quest'anno l'Opera salesiana di Amelia ha celebrato per la prima volta la festa di Maria Ausiliatrice col concorso di tutta la città che ha tenuto a dimostrare così solennemente la grande simpatia di cui circonda i figli di Don Bosco. Preparò il popolo alla festa l'Ispettore Don Marcoaldi e tenne pontificale lo stesso, Ecc.mo Vescovo diocesano. Magnifica la processione che, nel pomeriggio, portò in trionfo la statua della Vergine su un artistico tappeto di fiori per le vie cittadine e si chiuse colla benedizione eucaristica impartita sull'ampio piazzale del Collegio Boccarini.

Isernia. - Il sistema educativo di Don Bosco esaltato da un Ex-allievo.

Gli ex-allievi del nostro collegio di Macerata coi Cooperatori di Isernia hanno promosso nella graziosa cittadina che non ha alcun istituto salesiano una degna commemorazione di Don Bosco educatore. Al mattino l'Ispettore delle Case salesiane del Mezzogiorno celebrò la Messa nella chiesa di San Francesco, e nel pomeriggio, presentato dallo stesso Ecc.mo Vescovo Mons. Tesauri, il rag. Gaetano Fantetti tenne l'annunciata conferenza sul « Sistema educativo di S. Giovanni Bosco » riscotendo vivissimi applausi.

AUSTRIA - Vienna. - La visita del Nunzio Apostolico.

Il 6 giugno u. s. il Salesianum di Vienna III era tutto in festa per la visita di S. E. il Nunzio Apostolico Mons. Gaetano Cicognani, che si degnava di amministrare personalmente la santa Cresima ad un bel gruppo dei nostri giovani. S. E. giunse alla Hagenmüllergasse alle 8 precise, acclamato dagli Esploratori, dai soci della Congregazione Mariana, degli Oratoriani, dagli studenti interni e dalla gioventù federale, che si stringeva affettuosamente attorno al Rappresentante del Vicario di Cristo. L'ispettore Don Giorgio Wagner gli diede il benvenuto a nome dei Salesiani e dei giovani; quindi uno dei cresimandi pronunciò un bel discorso di omaggio in latino, salutando nell'Ecc.mo Nunzio il successore degli Apostoli, apportatore delle grazie dello spirito Santo, ed il Rappresentante del Sommo Pontefice, per cui battono tutti i cuori cattolici in un palpito immenso di amor filiale. S. E., gradito l'omaggio, fece l'ingresso nella cappella omai troppo piccola e cominciò la messa pontificale, impartendo quindi al trono la S. Cresima ai singoli candidati.

Finita la funzione, salesiani e giovani lo vollero ancor festeggiare nell'ampio cortile dell'istituto con una graziosa accademia, che S. E. chiuse con paterne parole e la pastorale benedizione.

BRASILE - San Paolo. - Il Ministro Romanelli al Liceo " Sacro Cuore ".

Il 2 giugno u. s. il nostro Istituto « Sacro Cuore » offriva a S. E. il Ministro d'Italia Conte Guido Romanelli un grazioso omaggio con un bel programma musico-letterario nel salone teatro. Accompagnavano il Ministro la sua gentile signora Contessa Bianca Romanelli, il Console Generale M. O. comm. Castruccio, autorità e personalità del Consolato e della Colonia Italiana. All'ora fissata il teatro era gremito di rappresentanze e di connazionali. L'arrivo del Ministro fu salutato dagli entusiastici applausi dei professori, degli alunni e della folla, dagli inni brasiliano ed italiano eseguiti dagli ex-allievi. Un giovane alunno diede dapprima il benvenuto a nome dei compagni; quindi il prof. Venturi, direttore dell'Istituto Medio « Dante Alighieri », tenne un'applaudita conferenza su « Don Bosco, il Santo dei tempi moderni». Il programma si chiuse con un bozzetto e patetiche canzoni patriottiche che toccarono tutte le corde dell'amor di Patria. All'atto del congedo, il Ministro ebbe parole di alta lode e di cordiale simpatia per l'Opera salesiana e si compiacque col Direttore delle ottime esecuzioni.

Il culto di San Giovanni Bosco.

Milano. La parrocchia del Laterano che sorge nella cosiddetta « città degli studi » ha dedicato al Santo un magnifico altare di marmo, con quadro pregevole d'un distinto pittore milanese. Lo inaugurò il prevosto D. Giuseppe Mazzucchelli, tessendo il panegirico del Santo, il 31 gennaio u. s. dopo un triduo di predicazione frequentatissimo.

La popolazione giubilante corrisponde con una fervida divozione, dimostrata anche da numerosi exvoti d'argento che arricchiscono di giorno in giorno la cappella.

Bologna. - La nostra parrocchia del Sacro Cuore coronò l'altare di Don Bosco con un artistico quadro del Santo durante le feste pel 20 decennale parrocchiale. È uso delle parrocchie cittadine di celebrare ogni dieci anni una solenne festa Eucaristica detta la festa degli addobbi. Gesù Eucaristia viene solennemente portato in processione per tutte le vie della parrocchia. Per questo debbono essere sistemate tutte le strade, ripulite tutte le case, addobbate tutte le finestre. Festa popolarissima, favorita anche dalle autorità cittadine che intervengono per quello che riguarda la sistemazione delle strade e la ripulitura delle case.

Nella parrocchia del S. Cuore, parrocchia nuova, retta ora dai Salesiani, si fece la prima decennale l'anno 1927 e si rinnovò quest'anno in giugno con particolare entusiasmo anche perchè gli ultimi dieci anni passati furono anni veramente storici per la parrocchia, anni di prove e di vittorie, di amarezze e di trionfi. Ricchi doni i parrocchiani e i devoti offersero al S. Cuore per il decoro delle funzioni religiose; ma dono superiore ad ogni altro resta sempre il maestoso tempio solidamente ricostruito che richiama ormai i fedeli da ogni parte d'Italia e anche dall'estero.

Le feste incominciarono il 16 maggio con la funzione commovente della prima Comunione di ben 250 bimbi, continuarono con le feste di Maria Ausiliatrice e del S. Cuore con le Missioni predicate da Monsignor Enrico Grassi di Parma e da S. E. Monsignor Oddo Bernacchia, vescovo di Larino e Termoli, e culminarono, domenica 13 giugno, con la solenne processione eucaristica che percorse tutte le vie della parrocchia. Ottima occasione per la benedizione del quadro di S. Giovanni Bosco, opera del Maiani, già direttore della R. Accademia di Belle Arti, che completa molto bene l'altare del Collamarini. L'11 giugno infine si tenne una solenne commemorazione di D. Michele Rua. Oratore fu l'on. Mario Cingolani, venuto espressamente da Roma. Erano presenti più di 1500 persone e presiedette Sua Eminenza il Sig. Cardinale Nasalli-Rocca di Corneliano, circondato da S. E. Mons. Bernacchia, da Mons. Pedrelli, Mons. Grassi e da altre autorevoli personalità.

DALLE NOSTRE MISSIONI

Giubileo d'oro delle Missioni Salesiane nelle Terre Magellaniche.

Con solennità, domenica, 11 aprile u. sc., si iniziarono le feste cinquantenarie dell'Opera di Don Bosco nelle Terre Magellaniche, colla benedizione di una Croce monumentale e coll'inaugurazione di una lapide commemorativa in Barranco Amarillo a 8 km. della città di Magellano.

Aderendo all'invito dell'Ispettore Don Aliberti, le autorità civili, militari, marittime e dell'aviazione, colle persone più distinte della città, le istituzioni religiose, educative, culturali ed una enorme folla, convennero, all'ora fissata, attorno alla Croce monumentale cui l'Ecc.mo Mons. Arturo Jara, Vicario Apostolico, impartì la benedizione rituale. Scoprì la lapide l'Intendente della Provincia, Generale Renà Ponce del Canto. Funsero da padrini distinti signori e dame della città. L'Ispettore salesiano e il sig. Antonio Ljubetic, avvocato del Tribunale del Lavoro rievocarono con delicati accenti la gigantesca figura missionaria di Monsignor Fagnano. Fecero scorta d'onore gli Esploratori di Don Bosco e la banda militare eseguì un scelto programma musicale e accompagnò l'inno nazionale cantato dagli alunni e dalle alunne dei Collegi salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Alla fine si distribuirono circa cinque mila immagini-ricordo. Un aeroplano del Club aereo della località accompagnò la cerimonia con agili volteggi.

La Croce, compreso il piedestallo, è alta 11 metri (v. sopra). La targa apposta al piedestallo porta la seguente leggenda:

«CROCE REDENTRICE, i Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice nel cinquantenario (18871937) dell'Opera di S. Giovanni Bosco - iniziata e sviluppata nelle Terre Magellaniche, Patagonia e Isole Malvine, dall'inclito Mons. Giuseppe Fagnano - ti innalzano lungo lo stretto come segno di benedizione, ricordo di quell'apostolo, monumento agli eroici missionari salesiani, come simbolo del loro Vangelo, emblema dell'altare su cui si immolarono, fiore dei loro sudori, delle loro lacrime e del loro sangue, decorazione al loro infaticabile lavoro.

PER Dio PER LA PATRIA PER L'UMANITÀ ».

CINA

La messe biondeggia; ma i locali non bastano...

Amatissimo Padre,

Lasciata la graziosa e tranquilla città di Macao, fui inviato ad Hong Kong, grande e prospera colonia, uno dei primi porti del mondo, città cosmopolita, che attira sempre più i cinesi amanti di pace, di affari e di studio.

Non par vero che un porto di mare sia un grande centro di studi. Eppure io credo che in città sian più le scuole che le case di commercio. Si può dire non c'è un gruppo di case in cui non vi sia almeno una scuola. È naturale che le scuole pubbliche, i collegi, specie se diretti da Europei, siano assai più frequentati e ricercati. Tutte le grandi Istituzioni, La Salle, Gesuiti, Canossiane, hanno filiali nei diversi quartieri; ed appena si apre un nuovo ramo - Branch -- è subito riempito.

Fu la grande sorpresa e dolce consolazione che mi attendeva nel prendere possesso di Hong Kong. Lei, amato Padre, ricorda benissimo cosa era il nostro S. Luigi. Una catapecchia, un aggregato di case malandate e sconnesse, che a mala pena potevano albergare un 100 alunni, in condizioni disagiatissime, e con mille precauzioni e timori di pericoli e disgrazie, minacciate dalle pessime condizioni dei locali, che potevano rovinare sotto la furia dei tifoni devastatori. La casa di Aberdeen venne in tempo a porre al sicuro confratelli e giovani ed offrire ad Hong Kong una Scuola professionale modello.

Le povere casupole del S. Luigi non furono però lasciate vuote. Marmocchi delle scuole private, assai numerosi nei dintorni, visti partire artigianelli e laboratori per Aberdeen, fuori di città, cominciarono ad affluire più numerosi alla scuola pubblica, che andò guadagnando sempre maggior stima, specie dopo l'apertura della Scuola Media; sicchè quest'anno si ebbe una vera invasione di più di 50o esterni. Possibile? Al San Luigi ? Realtà storica! anzi più di 100 si dovettero respingere per mancanza assoluta di locali. È vero, siamo in flagrante trasgressione delle leggi scolastiche; e, se ci capitasse una ispezione improvvisa, ci obbligherebbero a ridurre di metà gli allievi, giacchè ogni classe supera i 5o, in aule che non hanno la cubatura per 20 alunni. Ecco il nostro grande assillo e trepidante timore. Bisognerebbe far sorger di botto nuovi locali adatti; ma in questi tempi umanamente parlando è assolutamente impossibile.

Tre anni fa il tifone, buttò giù l'ala settentrionale dell'antica casa, e si fu costretti a ricostruire, in circostanze gravissime. I nostri confratelli fecero miracoli. Sorse un lato del moderno fabbricato; ma il mio predecessore D. Wieczorek, dovette subito imbarcarsi - via Europa - e tornare in Polonia, ove si trova tuttora, in cerca di aiuti per pagare i debiti.

Fu una vera fortuna per me; fu un bel passo; ma oggi le condizioni sono peggiorate. Il Governo ci proibisce assolutamente di abitare il restante dell'antico fabbricato, che minaccia rovina e richiede d'urgenza armature di sostegno. I debiti contratti per la nuova costruzione e la grave crisi finanziaria locale, che ridusse enormemente la beneficenza, ci mettono nell'impossibilità di pensare a nuove costruzioni non solo, ma neppure ad abbattere il locale pericolante.

Questo però può determinare la rovina di tante opere. Scuola elementare, Scuola media, tipografia, oratorio festivo: tutto sarebbe rovinato, mentre biondeggia la messe e l'orizzonte si allarga.

La nostra Scuola media soprattutto, la più bella affermazione in Hong Kong, l'unica Scuola media cattolica a programma cinese per interni ed esterni, dovrebbe dunque morire? E l'evangelizzazione quanto non perderebbe? Qui ci troviamo in condizioni eccellenti, affatto sconosciute in Cina. La religione è materia obbligatoria del programma; e noi vi consacriamo due ore per settimana. Gli alunni, benchè in maggioranza pagani, studiano il catechismo come i cristiani; e, nella Scuola media, Vangelo ed apologetica, sono seguiti con interesse. Non solo bambini, ma anche adulti delle classi superiori cercano avidamente medaglie ed imagini, distribuite sempre con grande parsimonia ed a chi se le merita per condotta ed applicazione.

Molte famiglie vedono con simpatia e stimano la missione; e, l'aver scelto la nostra scuola pei loro figli, in un quartiere pagano e prettamente cinese, e già un grande indizio di mentalità cambiata, che può portare a prossime numerose conversioni. Non mancano i freddi e i contrari; ma ad alunni di scuole medie, si può concedere il battesimo, anche indipendentemente dai genitori e parenti.

Solo però un nuovo locale, subito, di urgenza, salverebbe tutto e realizzerebbe ciò che si delinea tanto chiaramente. Ma un grave cruccio ancora ci martoria e ci umilia assai.

Più di 6oo cristiani son senza chiesa e si servono della nostra angusta cappella come di chiesa parrochiale. Da tre anni si è iniziata con entusiasmo, la costruzione della chiesa parrocchia, dedicata a S. Antonio, su un poggio meraviglioso prospiciente il mare, vicino alla Università, in un quartiere, che conta una decina di chiese protestanti.

Gli scavi e le fondamenta consumarono somme rilevanti e tutto si dovette sospendere, quando i grandi pilastri cominciavano ad emergere dal suolo. La crisi spaventò tutti; le porte si chiusero, le borse si asciugarono e fu giocoforza sostare.

Son due anni, e tutto è fermo. Inverno e gelo di costruzioni, fra una primavera di anime e di opere meravigliose.

Ecco, amato Padre, la nostra situazione: grande consolazione per questo mondo giovanile che ci circonda e ci preme; insistenza per allargare ed aumentare, e nello stesso tempo impossibilità di muoversi e soddisfare. Quante anime buone e generose potrebbero risolvere il nostro problema. Lei, amato Padre, ponga il nostro appello sull'altare del nostro Santo Don Bosco ed io confido di annunziarle presto i risultati...

Mi benedica con tutti i confratelli e giovani che le baciano la mano e fanno mille auguri

aff.mo in C. J. Sac. GIOVANNI GUARONA.

ASSAM - Diocesi di Shillong.

Movimento di conversioni. Amatissimo Padre,

Di ritorno da un altro lungo viaggio apostolico nella nostra vasta Missione di Assam, dopo aver battezzato centinaia di catecumeni, amministrate più di duemila cresime, presenziato a imponenti adunanze di fedeli e di pagani simpatizzanti, che mi richiamavano sempre più alla mente le scene del Vangelo, sento il bisogno di sciogliere un inno di ringraziamento a Dio, che ci favorisce con mèsse così abbondante, e anche di esprimere la mia ammirazione ai miei cari e infaticabili missionari che con tanto zelo si prodigano in questo fiorente campo di lavoro apostolico.

Quante belle visioni mi ripassano ora davanti alla mente!

Ancora viva è in me la commozione provata a Tezpur nel battezzare ben 120 catecumeni; risuona ancora alle mie orecchie la loro professione di fede, pronunciata con voce ferma e sicura, e la loro rinuncia a Satana e alle sue pompe. E dopo la solenne funzione, ecco presentarsi tutti al loro Vescovo e Pastore per ringraziarlo di averli fatti figli della luce. Povere mamme con i loro bimbi al seno; vecchi cadenti e affaticati; pargoli vispi e innocenti; giovani robusti ancor nel fiore della loro età, ma tutti con segni visibili di patite sofferenze e di miserie... Appartengono tutti ai «senza casta », agli «intoccabili», che però ora son diventati gli eletti del Signore. Con quale semplicità e con quanta gratitudine ricevono il modesto ricordino che il Vescovo loro presenta! Non sanno esprimere con parole la loro gioia, ma ben la si può intuire dai loro occhi e dall'espressione di tutto il loro essere. Ora sono cattolici, membri di una... casta assai più elevata che non quella dei loro più nobili connazionali indù; sanno come e chi debbono pregare; e specialmente nelle malattie, ci sarà chi li aiuterà con i conforti di nostra santa religione; ma non mancherà neppure chi li assisterà diuturnamente in tutti i loro bisogni spirituali e, spesso, anche materiali. Il Battesimo è, per loro, veramente inizio di una nuova vita.

Come avvengono queste conversioni?

Benchè non manchino quelle isolate, specie tra i membri delle alte caste indù, non sono però nè facili nè abbondanti; perchè l'induismo, con le sue tradizioni millenarie e fornito di quel sistema morale-filosofico che tanto conviene a colui che appartiene all'alta società indiana pagana, si presenta come barriera pressochè insormontabile al cristianesimo.

Fra la popolazione dei « senza casta », invece, e fra quelle aborigene, che vivono ancora sulle zone montagnose, non solo il cristianesimo ha libero accesso, ma la conversione di tali popoli avviene addirittura in massa. Essi han compreso che la religione, la quale tende a legarli al loro stato di inferiorità per tutte le generazioni, non può essere la vera; quindi cercano, studiano e abbracciano il cristianesimo. Beati loro, se la luce del Vangelo è portata dal missionario cattolico!

In Assam, nel 1921, i cristiani erano 132.506; nel 1931 salirono a 249.246, con un aumento dell'88%. I cattolici, da 4.500 aumentarono fino a raggiungere la bella cifra di 56.000.

In altre parti dell'India, questo movimento è anche più accentuato; e, mentre in alcuni luoghi può paragonarsi al corso di un ruscelletto, in altri piglia l'aspetto del corso maestoso e perenne di un largo fiume impetuoso. Gli stessi indù, comprendendo che un movimento così importante porterebbe, col tempo, allo sfacelo della loro male unita conglomerazione religiosa, cercano di correre ai ripari avvicinandosi a quelle masse che fino a ieri han disprezzato e ritenute indegne di ogni loro considerazione. Hanno aperto missioni speciali e, con l'aiuto di scuole e di dispensari farmaceutici, non solo procuran di convincere questa gente a rimaner fedele alle avite tradizioni, ma fanno addirittura opera di proselitismo fra le popolazioni aborigene. Dai loro censimenti risulta che, nel solo 1928, si ebbero 6o.ooo conversioni in Assam, di cui un gran numero assorbite dalle tribù animiste.

I protestanti poi hanno studiato a fondo questo problema delle conversioni in massa, e hanno imitato gli splendidi esempi dei Gesuiti nel Chota-Nagpur (India Centrale). Ove prima non contavano neppure un cristiano, ora ne enumerano fino a 200.000, e tutti venuti dalla Depressed Castes (« Intoccabili »).

Vengono a Gesù Cristo, come le turbe affamate che seguivano il Divin Maestro nel deserto; e cercano il pane materiale e spirituale...

L'Assam è appunto una zona dell'India, ove si ha questo movimento di conversione in massa; parte tra i « senza casta» delle pianure, e parte tra gli aborigeni animisti delle colline.

Amato padre, ella può comprendere quanto sia la nostra responsabilità; dobbiamo assecondare e incanalare tutto questo movimento verso il cattolicesimo senza fermarne la spontaneità; ma poi dovremo anche mantenere le posizioni conquistate, con continua assistenza e con soda formazione delle nostre comunità.

Più sopra ho detto che la conversione a Cristo è una rigenerazione che trasforma questa gente. Eccole un esempio. Nel febbraio ultimo scorso mi trovavo sui primi contrafforti dell'Imalaya, vicino al tratto di frontiera che separa l'India dal Thibet, in visita a un nuovo villaggio cattolico di circa 30o anime. Il missionario mi diceva: « Due anni fa tutti questi poveretti erano ancora pagani. Gli uomini erano dediti all'ubbriachezza, i bambini sporchi e selvaggi e le donne in uno stato miserando. Da quando hanno abbracciato la fede di Cristo e hanno ricevuto il Battesimo, si è avuta una trasformazione radicale in loro; gli uomini non bevono più eccessivamente, i fanciulli bramano istruirsi e vanno a scuola, le donne vestono con decenza, e le loro capanne, benchè sempre povere, ora sono almeno pulite. Le famiglie si vanno orientando sul modello di quella di Nazaret, e ovunque si incontra pace e serenità ».

Il R. Console Generale d'Italia a Calcutta, comm. C. Giuriati, visitando ultimamente i centri distrettuali della nostra Missione dell'Assam, fu udito esclamare: « C'è, nel viso dei vostri cristiani, qualche cosa di speciale, di bello, che li distingue da tutti gli altri nativi ». Sì, c'è la divinizzazione, la trasformazione in Cristo; c'è la pace del cuore.

Mentre il missionario mi dava questi ragguagli, ecco che si avvicina, per l'unico sentiero che attraversa il villaggio, un nativo della tribù dei Daflas, tribù che vive sul limite estremo dell'Assam verso il Tibet. Di statura piuttosto bassa, con capelli lunghi e annodati in una grossa ciocca sulla sommità del capo, ha i fianchi avvolti in una rozza pelle di capra e tiene in mano una larga lama per la eventuale difesa personale. Un fanciulletto lo accompagna e gli porta il modesto fardello...

- È suo figlio?

Alla domanda del Padre, l'indigeno risponde che è soltanto il suo schiavo, comprato a un mercato. Quale strazio per la nostra anima! E il mio sguardo si posa sulla catena dell'Imalaya vicina, e penso a tanti altri poveri ragazzi che subiranno la stessa sorte tra le popolazioni delle vallate, che quella catena rinserra, e dove ancor non è giunta la civiltà europea. Va, fanciullo, va; e che Gesù faccia venir presto anche per te il giorno della redenzione!...

Ma come sorse questa nuova comunità?

Proprio come tante altre. Gli abitanti del luogo avevano disboscato una certa estensione di selve per procurarsi più terreno da coltivare, quando si offrì a far parte del loro villaggio uno che era già convertito alla religione. Lo accettarono; e quegli, volendo farli partecipi del grande tesoro che custodiva in cuore, cominciò col parlar loro di religione in generale prima, e poi di quella cattolica in particolare. Il seme della sua parola cadde in ottimo terreno. Lo ascoltarono; si adunarono i capi; lo invitarono di nuovo a parlare; si fecero istruire e mandarono per il Padre. Questi li catechizzò maggiormente; e, vedendo la loro buona volontà, li accettò catecumeni, e, dopo un anno, li ricevette in seno alla Madre Chiesa dando loro il Battesimo. Ora formano una fervente comunità, con chiesetta e scuola.

Le conversioni in massa hanno molti vantaggi sulle conversioni isolate. Infatti, passando al cattolicesimo un villaggio intero o gran parte di esso, viene a formarsi una comunità forte e compatta che, non solo non potrà essere più soggetta allo scherno e magari all'ostracismo di chi è ancora pagano, ma, come faro, irradierà pure luce e calore tutt'intorno, e - potente calamita - attirerà ulteriori conversioni. Inoltre, si pensa anche di dar subito alla nuova comunità un catechista, ed un maestro per far sorgere una scuola nel villaggio. Il convertito isolato invece, per mantenersi forte, deve aggregarsi ad altre comunità. La massa convertita, poi, è sufficiente a se stessa, e sarà anche in condizione di poter mantenere i suoi usi e costumi. Giacchè il cattolicesimo, in questi abitanti, toglie solo gli abusi, migliorando, per contro, le loro usanze centenarie.

A Cherrapoonjee, in occasione delle feste in onore di San Giovanni Bosco, si rinnovarono le danze nazionali Khasi; e così gli ornamenti e le armi, che avevano servito agli antenati per le loro processioni e riti funebri pagani, ritornano annualmente a brillare al sole nella magnifica danza coreografica di questa buona tribù. Ciò riuscì pure, come già negli anni passati, ad attirare un maggior numero di persone, cattoliche e non cattoliche; e molti vecchi pagani hanno applaudito alla nostra religione, che sa permettere e mantenere usi i quali difficilmente sarebbero stati abbandonati, ma furono invece volentieri modificati.

E che dire poi del fervore di certe comunità disperse nella giungla e tra i monti di questa catena assamese ? Fu faticoso e anche non privo di pericoli il raggiungere certi villaggi, ma le manifestazioni di fede di quei cari cristiani mi facevan dimenticare tutto, e fatica e stenti. Quale gioia, per quei poveretti, avere in mezzo a loro il Vescovo della Diocesi, averlo nei loro villaggi e vederlo riposare in una delle loro capanne! Non era possibile mandarli a dormire la notte. Dopo la riunione della sera, si fermavano a cantare e a pregare fino al sorgere del sole. Di giorno poi, seguivano le lunghe e devote funzioni di chiesa, e tributavano grandi manifestazioni di affetto al Vescovo e ai missionari con discorsi, con canti, con saggi ginnici di fanciulli e fanciulle. Bisognava aver pazienza e lasciarli fare... Il missionario può visitarli così di rado!

Un'altra caratteristica di questi neo-convertiti è il loro attaccamento e amor sincero al missionario, che li battezza, li visita, li sposa e dà loro comodità di ricevere Gesù nei loro cuori di quando in quando. Il missionario, per loro, è tutto: consigliere, guida, medico e, a volte, anche avvocato presso le corti.

Un pastore protestante un giorno confidò al nostro caro don Vendrame: « Io, quando la sentivo chiamare Padre, provavo una certa ribellione in me; ma, da quando ebbi occasione di vederla circondata da tanti fanciulli e da tanto popolo, compresi il profondo significato di quell'appellativo... ».

- Da quanto tempo, Padre, lei si trova in India ? - chiedeva un ufficiale governativo inglese a uno dei nostri.

- Da dieci anni.

- E senza mai andar a rivedere la patria ?

- Mai!

Quell'ufficiale non voleva nè poteva credere. Certo, la lontananza dalla famiglia e dalla Patria è indubbiamente un sacrificio non lieve, ma il missionario trova una ricompensa nella gratitudine e nell'affetto dei fedeli da lui rigenerati a Gesù Cristo. Infatti, l'arrivo del missionario in una comunità è sempre giorno di festa. I bimbi e le bambine specialmente, vestite degli abiti migliori, gli vanno incontro lontano, e lo accompagnano giubilanti al villaggio, offrendogli fiori e frutti; le mamme gli mostrano i pargoletti, che egli ha battezzato o dovrà battezzare, e tutto il popolo lo riceve con canti di circostanza e spesso con spari di mortaretti. Son tutti povera gente; eppure tutti voglion fare la loro offerta, e chi porta un ovo, chi arance oppure banane, chi riso cotto; regalìe che, dalle mani del missionario, passan poi in quelle dei più bisognosi.

Avendo dovuto togliere da un distretto, per inviarlo in un altro, uno dei nostri missionari, fui commosso alla scena di un intero popolo che piangeva perchè non sapeva rassegnarsi a perderlo.

Il nostro amatissimo Visitatore, don Antonio Candela, ha potuto constatare de visu la vita cristiana di queste tribù convertite, e sentire, dalle loro labbra, il ringraziamento affettuoso per aver mandato loro i bravi salesiani, che fanno tanto bene e che li amano come veri figli.

Questo fervore, questa unione e carità, sono altri coefficienti che concorrono a promovere le conversioni in massa. Ma, come mantenersi all'altezza di tale movimento? Come consolidare i frutti di tali conversioni perchè non siano soltanto un fuoco fatuo ? Come impedire che l'apostasìa venga ad infiltrarsi tra queste comunità?

Anzitutto, con la preghiera.

Sì, amato Padre; noi domandiamo una crociata speciale di preghiere per l'Assam, affinchè tutte queste nostre tribù animiste trovino la via della vera religione. Più si va avanti nel lavoro missionario, e meglio si comprende che, specialmente dalla preghiera, ci può venire l'aiuto del buon Dio, e che ben poco valgono tutti i nostri sforzi senza la grazia del Signore, che attira i cuori e li conserva nella fede.

Un secondo potente mezzo è quello di aiutarci a mantenere i Catechisti che già abbiamo e ad aumentarne possibilmente il numero. Essi infatti sono la lunga mano e il portavoce del missionario. Quante volte mi sento ripetere la stessa cosa, e da diversi missionari: « Monsignore, ci sarebbero due, tre villaggi nuovi che vorrebbero farsi cattolici, ma mi mancano i mezzi per poter mandar loro un catechista che li istruisca e li avvii alla vita cristiana e che li mantenga poi nella fede! ». E un altro missionario mi scrive: « Sobbarcandomi a gravi sacrifici, ho potuto mettere un nuovo catechista in un villaggio, e ora sono 300 catecumeni che si stanno preparando. Speriamo che, entro l'anno, ella stessa possa rigenerarli col santo battesimo ». Oh, se qualche benefico cooperatore avesse la buona ispirazione di adottare uno o più catechisti per la missione dell'Assam, quanto maggior bene si potrebbe fare! Basterebbero settanta lire mensili per ogni catechista...

Ma, il bisogno più impellente, che si fa sentire di giorno in giorno, è quello di avere un maggior numero di sacerdoti. Sì, amato Padre, siamo pochi, troppo pochi per far fronte a tutto questo movimento: noi non dobbiamo perdere queste migliaia e migliaia di cattolici, per mancanza di «operai»...

Avrei molte altre cose da dirle, ma non voglio più abusare della sua bontà, e mi limiterò per ora a queste due notizie consolantissime. La prima: nelle ultime elezioni legislative siamo riusciti a mandare due deputati cattolici al Parlamento; la seconda: la nostra scuola di S. Antonio continua nella sua ascesa: quest'anno, arricchita di un laboratorio di chimica e di fisica per i rami scientifici, conta la bella cifra di 450 studenti.

Ci benedica tutti, specie il suo dev.mo figlio in C. J.

Shillong, 22 marzo 1937.

STEFANO FERRANDO

Vescovo di Shillong (Assam-India).

INDIA Il primo sacerdote assamese.

Amatissimo Padre, risuonano ancora al mio orecchio gli ultimi canti di gioia e di entusiasmo senza fine che tutto un popolo, oramai decisamente incamminato sulle orme di Cristo benedetto, ha voluto tributare a colui che, primo fra le tribù Khasi, ha offerto il Divino Sacrificio a Dio Onnipotente: il nostro caro confratello D. Francesco Diengdoh, che lei vide in queste terre dieci anni or sono, quando egli era all'inizio della sua vita cristiana e salesiana, e che tutto il mondo salesiano, intervenuto alle feste della Canonizzazione del nostro Fondatore, vide in Roma assieme a quattro indiani far corona di gloria attorno a Colui che tanti popoli e nazioni chiamano Padre.

Il 5 giugno 1937 resterà incancellabile negli annali della nostra Missione come una data assai cara e consolante, la quale, mentre da una parte segna un cammino ascendente del Regno di Cristo sulla terra, dall'altra rallegra la nostra amata Congregazione che gioisce nell'accompagnare all'altare di Dio il primo prete Khasi salesiano.

Ebbe la gioia di compiere la solenne funzione S. E. Mons. Mathias primo Vescovo di Shillong, attuale Arcivescovo di Madras, che undici anni fa, battezzò, cresimò, ricevette nella Congregazione Salesiana e guidò nei primi passi della vita religiosa il neo-sacerdote. La storia della conversione del nostro confratello Don Francesco Diengdoh è quanto mai interessante e commovente, giacchè mostra le cure squisite della Divina Provvidenza verso i suoi ministri nella difficile via della evangelizzazione. Undici anni or sono, e cioè nel 1926, uno zelante missionario dalla lunga barba, vecchio di aspetto, inesperto delle lingue del Paese, debole di salute ma forte nei suoi ideali di fede e di sacrificio, Don Domenico Farina, partiva da Shillong e si inoltrava nelle foreste del Synteng per aprire una nuova stazione missionaria a Jowai. Ivi, nell'unica cittadina di tutta la contrada avevano da lungo tempo posto indisturbata dimora numerose sètte protestanti, che accolsero con sorriso beffardo quel vecchio calvo che, privo di mezzi e di... lingua, si accingeva ad erigere un altare e ad aprire un tabernacolo in quella capitale del paganesimo, divenuta pure la roccaforte del più fanatico protestantesimo.

Innumerevoli furono le umiliazioni a cui fu sottoposto il nuovo missionario: erano i protestanti che volevano ad ogni costo soffocare qualsiasi tentativo di una dimora fissa del prete cattolico. Fra tante insidie e fra i numerosi schernitori del paese, della babilonia protestante, uno solo non partecipava, e questi era il nostro novello sacerdote. Da un po' di tempo nella sua mente riflessiva si era affacciato un dubbio: ha il protestantesimo veramente il mandato divino di predicare, ha in sè la verità ? Tormentato da questi dubbi, superando generosamente ogni umano rispetto, si presentò al missionario che, benchè non lo avesse mai avvicinato, tuttavia sentiva di amare e venerare per la sua invitta pazienza, per il suo spirito di sacrificio e per la pietà fervente.

Che serate faticose furono quelle, in cui il giovane, oramai catecumeno, veniva a chiedere spiegazione a chi non poteva parlare perchè non sapeva la lingua. Con l'aiuto di qualche parola inglese pronunciata assai male, ma specialmente con i gesti, con gli occhi, il buon Don Farina si fece sempre capire, e non tardò a spuntare il giorno in cui il giovane aiutante farmacista venne battezzato col nome di « Francis » e ricevuto nella Chiesa cattolica dall'allora Prefetto Apostolico Mons. Mathias. Fu quello un giorno di vera consolazione per il povero Don Farina, che continuò a predicare col suo esempio anziché con la parola. Il giovane Francesco, con la fede vera, trovò pure la sua vita tracciata secondo il piano voluto da Dio. Lo spirito del nuovo missionario lo incantava e, benchè alcuno mai gli avesse parlato di vocazione, la sentì ben presto assai forte nel suo cuore. La sentì e la seguì subito con generosità, sebbene il padre e la famiglia tuttora protestante vi si opponesse a tutti i costi. Andò a Shillong, ove compì tutti i suoi studi regolarmente; ed ora... eccolo Sacerdote di Dio.

Con quanta gioia avremmo voluto vedere al suo fianco ieri il venerando Don Farina! Ma il Signore ha disposto diversamente. Il vecchio missionario, dopo lungo soffrire a beneficio di tante anime, rese la sua bell'anima a Dio, proprio come il Pastore dà la vita per le sue pecorelle, sul posto avanzato di Raliang. Il suo spirito tuttavia aleggia sul nuovo sacerdote che se lo propone come modello di bontà e di zelo apostolico. In questa unica occasione tutti i missionari delle varie residenze, vicine e lontane, vennero a imporre le mani sul nuovo ordinando. Commovente quel momento dell'ordinazione, in cui non solo Mons. Mathias Vescovo ordinante, ma anche il suo degno successore nella Diocesi di Shillong, Mons. Ferrando, e trentacinque sacerdoti imposero le mani su colui che, venendo dal popolo, lavorerà per questo popolo e renderà più ferme le fondamenta della Chiesa di Dio in questo territorio. Di una giornata come questa, Shillong ne aveva veramente bisogno, per far dimenticare l'incubo di dolore e di sgomento in cui ancora si trovava dopo un anno dall'immane incendio che distrusse la Chiesa e la nostra Casa di formazione.

Appena il neo-sacerdote uscì dalla chiesa, insignito del carattere sacerdotale, una folla immensa di Khasi si addensò attorno a lui per chiedere la benedizione, per baciarne la mano con riverenza, per contemplarlo e applaudirlo senza fine. Ma il momento che intenerì veramente tutti fino alle lagrime fu quando si avvicinarono al nuovo sacerdote, la nonna, la sorella e il fratello, i quali, benchè ancora protestanti, si inginocchiarono per ricevere la prima benedizione del Ministro di Dio... Essi la chiedevano anche per colui che quel giorno avrebbe dovuto egli pure essere presente: per il padre, che invece se ne stava lontano non tanto per la distanza della sua dimora, quanto per la fede e per l'ideale.

La domenica sera, una gaia folla di cattolici, di protestanti e di pagani, europei e indiani di tutte le razze, si riversarono nel cortile, dove si svolse un riuscitissimo trattenimento in onore del primo prete Khasi. Canti gioiosi, indirizzi vibranti di affetto, ginnastica, musica, fiori, danze caratteristiche, numerosi doni di ogni specie: tutto per onorare il nuovo ministro di Dio.

Quando tutti ebbero dato sfogo alla loro gioia, in un silenzio religioso, prese la parola Don Francesco: «Fratelli miei, - egli disse - io non posso che esternare e ripetere il mio grazie: a tutti. Vi faccio una promessa: lavorerò per voi, mi sacrificherò per voi sino alla fine della mia vita. Voi aiutatemi con le vostre preghiere a salvarmi l'anima». Un mormorio di preghiera e un fremito di commozione passò per la folla genuflessa mentre la mano del nuovo levita si alzava benedicente sopra tutti. Un applauso irrefrenabile, che voleva dire tutta la gioia ch'erompeva dal cuore di ciascuno, chiuse quella memoranda giornata. Fattasi sera e ritiratosi il popolo, nell'intimità della famiglia salesiana, fu spontaneo il pensiero di tutti i confratelli missionari nell'elevare a Don Bosco un inno di gioia e di ringraziamento.

Un altro fatto assai consolante mi è caro portare a sua conoscenza: la inaugurazione del nuovo fabbricato del Collegio di « S. Antonio » di Shillong che, secondo i programmi italiani, corrisponde al nostro Liceo. Questo Istituto, iniziatosi come semplice Scuola elementare nel 1911 dai benemeriti e indimenticabili Padri Salvatoriani, in pochi anni divenne Scuola media e nel 1931 fu innalzato al grado di Scuola Superiore. Nel 1935 venne riconosciuto come Liceo e affiliato all'Università di Calcutta. Mancava però di locali, e oggi, dopo gli sforzi generosi di S. E. Mons. Ferrando e dell'attuale Direttore Don Igino Ricaldone, l'ampliamento è un fatto compiuto. Giovani Khasi, Bengalesi e Assamesi vi affluiscono in gran numero, poichè è ormai nota la serietà degli studi e dei costumi di questa nostra Scuola.

Il nuovo Governatore inglese, Sir Robert Reid, e la sua nobile consorte ben volentieri acconsentirono a presiederne l'inaugurazione. Il 10 giugno, circondato da un pubblico scelto, fra cui quasi tutti i Ministri della Provincia Assamese, in mezzo a canti e suoni, il Governatore dichiarò aperti i nuovi locali.

All'indirizzo presentatogli da Mons. Ferrando, Sir Robert Reid rispose con cordiali parole di apprezzamento che mi piace riferire testualmente, tanto più che i giornali locali seppero dare al fatto e alle parole un giusto risalto: « È da 15 anni che questa istituzione si trova nelle mani della Congregazione Salesiana, che ha per Capo il famoso Don Bosco, ed è chiaro che i figli di Don Bosco hanno posto ogni cura di seguire con successo il grande esempio del loro Capo. È veramente sorgente di grande gioia per i Padri salesiani il guardare ai quindici anni di serio lavoro e di continua espansione e progresso compiutisi in tale periodo ».

Come vede, amato Padre, ancora una volta i metodi e gli insegnamenti del nostro santo Fondatore servono a dar gloria a Dio in tutte le contrade e per tutti i popoli. Voglia benedire paternamente questi suoi figli che, mentre passano ore di gioia come queste or ora menzionate, nel medesimo tempo provano ansie e difficoltà di ogni genere.

Shillong, 7 giugno 1937. Dev.mo

Mons. VINCENZO SCUDERI

Ispettore salesiano nel Nord-India. Amm. Ap. di Krisnagar.

VERSO LA REALTÀ DI UN SOGNO

Impressioni di viaggio dell'Arcivescovo di Santo Domingo.

Da una lettera inviata da S. E. Mons. Pittini al Rettor Maggiore cogliamo le consolanti impressioni provate dall'Arcivescovo in una lunga trasvolata

« Ciò che è un progetto oggi sarà un giorno realtà», disse Luigi Colle a Don Bosco in quel celebre sogno del 1883, dopo avergli mostrato in un viaggio fantastico attraverso l'America del Sud le future meraviglie della civiltà e dell'Opera salesiana.

L'eco di quelle parole mi accompagnò sempre lungo il viaggio non meno fantastico fatto da me, negli scorsi mesi di marzo ed aprile, attraverso il Brasile, Paraguay, Uruguay, Argentina, Chilì, Perù e Panamà.

Sulle ali velocissime della Panamerican Airways fu possibile sorvolare quasi venti cinque mila chilometri in sì breve tempo.

Aveva l'incarico di patrocinare presso i governi di quei paesi, a nome del popolo di Santo Domingo, la prossima erezione del monumento panamericano a Cristoforo Colombo, che sorgerà in questa città «cuna d'America» in forma di croce giacente, degno omaggio a quel Grande, e segno divino di fratellanza tra i popoli del Nuovo Mondo.

Ma una ragione più intima mi stimolava: il desiderio vivissimo di rivedere, sia pure di volo, l'Opera nostra che mi assorbì in quei posti trentacinque anni di vita che vorrei rivivere mille volte.

Dal momento in cui, dopo due giorni di volo oltre le piccole Antille, le tre Guiane e la bocca delle Amazzoni, scesi in Belen (Para-Brasile) tra le braccia del nostro Mons. Lustoza, potei visitare di passaggio 66 Case Salesiane e delle Figlie di Maria Ausiliatrice lungo tutto il percorso, col cuore gonfio di gratitudine per tanti segni di fratellanza prodigatimi e la mente piena di ammirazione allo spettacolo di tanto fervore di vita e di tanto sviluppo nei dieci anni di mia assenza da quei paesi.

Il sogno di Don Bosco si affacciava più vivido alla mente lungo il volo da San Paolo (Brasile) a Corumbà (Matto Grosso) in cui, dopo aver ammirato l'agricoltura meravigliosa, in gran parte italiana, dello Stato « paolista », l'occhio si perde nell'ampiezza delle foreste vergini che dal Matto Grosso si stendono all'infinito nel cuore dell'America del Sud verso le Ande ad Occidente, al Nord verso le Amazzoni.

Non si capisce a prima vista come questo regno stupendo della natura selvaggia possa essere stato conquistato dalla civiltà e, specificamente, dai figli di Don Bosco prima della metà del prossimo secolo, che coinciderebbe col termine della seconda generazione sessantenne salesiana, a cui Luigi Colle allude nel sogno del Fondatore.

Ma questa utopia apparente lascia d'esserlo di fronte all'incredibile svolgimento attuale dell'Opera che io stesso vidi in germe nella mia adolescenza salesiana.

Noi udivamo allora con entusiasmo, ma con un po' di scetticismo, dalle labbra di Mons. Lasagna i suoi immensi progetti riguardo all'avvenire salesiano nell'Uruguay, nel Paraguay e nel Brasile. Eppure la realtà odierna, allora appena neonata, sorpassa di molto le visioni di quell'apostolo ardente.

Che dire poi dell'esuberanza dell'Opera nostra in Argentina, in cui pare che l'anima dei fondatori, Mons. Cagliero, Mons. Costamagna, Don Vespignani ecc. abbia infuso un impulso di vita miracolosa?

Il fiotto di questa vita palpita soprattutto e dovunque nelle Case di formazione, con generazioni nuove non solo sufficienti a riparare le perdite, ma capaci di nuovi ed imprevisti sviluppi.

Sono centinaia e centinaia di aspiranti e di giovani confratelli Salesiani, alla cui vista non solo si ridestano le memorie gioiose della nostra giovinezza salesiana, ma si afferma la convinzione che sono essi i predestinati a spingere le nostre frontiere verso i limiti segnati dal sogno profetico paterno.

Anche nel versante del Pacifico, in cui la vita della natura per mancanza d'acqua è quasi rachitica, in forte contrasto colla rigogliosa esuberanza del versante atlantico, tale contrasto non si verifica nella vita salesiana.

Con quanta gioia vidi nel Chilì, nel Perù, in Panamà ed un po' anche nell'Equatore ed in Colombia, moltiplicarsi le attività dei nostri Confratelli e delle Suore in un campo di azione che si stende ognora più, oltre i limiti delle loro stesse forze!

Ed anche là le vocazioni germogliano, se non così esuberanti come all'Est delle Ande, sufficienti tuttavia per annunziare e promettere nuove espansioni dell'Opera nostra.

Ed è un fatto provvidenziale. Di fronte all'apostolato ateo-comunista che in ogni parte avanza minaccioso tra il popolo, sotto forme insidiose popolari, purtroppo favorite dalle ineguaglianze sociali tanto condannate dai Papi recenti, l'apostolato salesiano apparisce a tutti e dovunque come un antidoto di salvezza.

Era per me un motivo di gioia e di orgoglio legittimo udir in ogni parte dalle labbra dei Capi di Stato e di altre persone eminenti l'elogio di Don Bosco e dei suoi figli ed il vedere i nostri antichi allievi all'avanguardia dell'azione e delle opere cattoliche.

Fra gli altri ricordo l'affermazione del Vescovo di Rosario di Santa Fè, Mons. Caggiano, Capo dell'Azione Cattolica Argentina: «Veda - egli mi diceva - ogni volta che devo chiamare a raccolta gli uomini di qualche parrocchia, i primi a presentarsi ed i meglio disposti all'azione sono gli antichi allievi salesiani ».

Nessuno ci usurperà questo posto d'onore finchè ci atterremo strettamente allo spirito, ai metodi ed al programma di Don Bosco, l'uomo provvidenziale dei tempi moderni.

Punto centrico del programma sia sempre l'Oratorio Festivo. Una Casa salesiana senza di esso è una Casa incompleta in istato di vedovanza; come sarebbe una Casa relativamente sterile quella che trascurasse gli antichi allievi.

Grazie a Dio ho ammirato lungo tutto il mio viaggio una fioritura d'Oratori festivi e di Associazioni di antichi allievi, che rivela la presenza di Don Bosco tra noi.

Anzi il buon Dio mi riservava al termine del mio viaggio la gioia indicibile di veder centinaia di giovinetti affollarsi ai dì festivi alle tre recenti fondazioni nostre in quest'isola, due nella Capitale di Haiti (Porto Principe) e la terza in questa capitale. Una quarta poi per le nostre Suore sarà inaugurata qui il prossimo Settembre.

E come suggello a tutto ciò, cominceremo il i5 del venturo agosto un artistico tempio a Don Bosco, il primo dedicato nelle Antille al nostro Santo Fondatore.

24 Maggio 1937.

RICCARDO PITTINI, salesiano.

Arcivescovo di Santo Domingo Primate delle Indie.

Per l'ampliamento della Basilica di Maria Ausiliatrice.

I figli dei lebbrosi.

Dall'« Asilo San Bernardo» di San Juan del Guacamayo-Contratación Santander del Sur, il nostro Rettor Maggiore ha ricevuto un'offerta per l'ampliamento del santuario di Maria Ausiliatrice, accompagnata dalla seguente letterina:

Amatissimo Padre,

bimbi sani, figli di genitori lebbrosi del Lazzaretto di Contratación, che oggi abbiamo la fortuna di abitare un nuovo bel locale innalzato dalla carità dei Salesiani, desideriamo darle, o degnissimo Successore di Don Bosco, un modesto attestato della nostra gratitudine. Nella nostra sventura, noi abbiamo trovato in questo caro luogo le più dolci cure di Maria Ausiliatrice e di Don Bosco; e, mentre sentiamo il desiderio di amarli intensamente, vogliamo pure, nella nostra povertà, ricambiare un poco i loro benefici. Abbiamo pensato di unirci al concorso universale di offerte che il mondo oggi depone davanti all'altare della nostra Mamma Ausiliatrice.

Siamo certi che lei non disdegnerà la nostra offerta per quanto sia forse la più povera di tutte; e questo ci incoraggia a mandarle il nostro piccolo obolo per la costruzione dell'ampliamento del suo meraviglioso tempio di Torino.

L'accolga amatissimo Padre e accolga con esso anche l'affetto dei nostri cuori. Suoi umili figli i bimbi sani dell'« Asilo san Bernardo ».

Il gesto non ha bisogno di commenti. Pensiamo ai sacrifici che han fatto i cari bambini e, mentre plaudiamo alla generosità del loro cuore, imploriamo le più elette benedizioni su di loro e sui loro cari colpiti dalla malattia. La carità dei nostri cooperatori ha permesso di poterli raccogliere ed educare in un'ampia e moderna scuola agricola che li prepara convenientemente alla vita. Essi hanno il conforto di sapere i loro cari assistiti dalle più moderne previdenze del Governo e dalle cure affettuose dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice. La loro offerta, mentre è un inno di ringraziamento a Dio, alla Vergine e a Don Bosco, è anche la prova della nobiltà dei sentimenti che si sviluppano nei loro teneri cuori.

GRAZIE

attribuite all'intercessione di MARIA SANTISSIMA AUSILIATRICE di San Giovanni Bosco.

Raccomandiamo vivamente ai graziati, nei casi di guarigione, di specificare sempre bene la malattia e le circostanze più importanti, e di segnare chiaramente la propria firma. Non si pubblicano integralmente le relazioni di grazie anonime, o firmate colle semplici iniziali.

Aiuta i nostri Missionari. - La nostra Ausiliatrice con visibile protezione è venuta in aiuto alle impellenti necessità materiali e spirituali della Prefettura Apostolica e delle Opere Salesiane in Giappone. Da promessa fatta, oltre l'invio del nostro modesto contributo per Santuario, sciolgo pubblico ringraziamento alla buona Mamma nostra.

Miyazaki, 15-6-37.

Mons. VINCENZO CIMATTI, Pref. Ap.

Prodigiosa guarigione. - La nostra bambina Maria Fiorenza di anni tre, il 13 luglio 1934, si ammalava di polmonite. Fu presto in punto di morte e si dovette ricorrere alla somministrazione di ossigeno. Ben tre volte, in pochi giorni, per averla creduta già morta si chiuse la nostra bottega per lutto, e. invece si riprese sempre. Il 21 dello stesso mese, fu operata per pleurite purulenta, ma finita appena l'operazione si previde di nuovo la morte imminente. Passò 20 giorni di agonia. Noi allora con fede ci raccomandammo a Don Bosco e a Maria Ausiliatrice con promessa di un'offerta all'Opera Salesiana se si otteneva la grazia. Il decorso della malattia durò 29 mesi con continue medicazioni al piccolo corpicino pallido e disfatto.

Ma la Madonna e Don Bosco avevano ascoltato la nostra preghiera fiduciosa e la grazia venne. Lentamente la cara inferma si riprese, mangiò, crebbe, divenne allegra ed al presente ancora, cioè da ormai un anno, sta perfettamente bene.

Ringraziamo pertanto e inviamo l'offerta promessa, sicuri che la Vergine Ausiliatrice e Don Bosco Santo continueranno a proteggere la piccola Maria e a vegliare pure su tutta la nostra famiglia.

Foglizzo, 24 Giugno 1937-XV.

Coniugi BARBERO PIETRO e GALLENGA CESARINA.

Guarita da difterite. - La mia bambina di 13 anni fu colpita, ai primi di maggio, da difterite acuta. A giudizio del medico, il caso era grave perchè la malattia era già troppo inoltrata. Angosciata mi rivolsi con fiducia a S. Giovanni Bosco perchè volesse ottenermi coll'intercessione della potente Ausiliatrice la guarigione della mia cara figliuola. Feci subito iniziare una novena nel Santuario di Torino ed io stessa la cominciai con grande fervore, promettendone a grazia ottenuta la pubblicazione e l'offerta per un battesimo a nome Maria Cecilia.

La malattia ebbe un decorso lungo e violento, ma proprio il giorno della festa di Maria Ausiliatrice, l'inferma cominciò a migliorare ed il giorno seguente, la febbre, che si era sempre mantenuta altissima, scomparve del tutto.

Ora la mia Maria Cecilia si può dire ristabilita ed io con grande riconoscenza adempio la promessa.

Cuneo, 3-6-1937.   ANGIOLA CONTI.

Dalla sera alla mattina. - Il giorno 5 dello scorso maggio mio figlio Piero, di 10 mesi, cadde malamente e riportò una grave lesione, che il medico dichiarò guaribile con una seria cura. Io mi rivolsi con fiducia a S. Giovanni Bosco, e, quella stessa sera, applicai all'infermo una reliquia del Santo. La mattina seguente, il medico lo trovò completamente sano e giudicò perfino inutile la radiografia.

Borgomanero, 6-6-1937. FERRARIS LUIGINA.

Guarita da broncopolmonite complicata. - La nostra bimba Anna Maria, affetta da bronco-polmonite con versamento pleurico, dal marzo u. sc. ebbe alternative di febbre altissima, tanto che passammo momenti di estrema apprensione con timore di perderla.

Dopo tre mesi è completamente guarita, per intercessione dell'Ausiliatrice e di D. Bosco santo a cui l'abbiamo fervidamente raccomandata. Con gratitudine.

Cuneo, 10-6-1937.

Coniugi PALMIRA e GENERALE MESSINA.

Una bella grazia di D. Bosco. - Proprio il giorno dopo il S. Natale, l'ingegnere Renato Mesirca, Vice Podestà e Segretario Politico del Fascio di Mussolinia, si ammalò gravemente di bronco-polmonite.

Diagnosi e consulto dei medici, riservati.

La signora allora, piena di fiducia, si rivolse a D. Bosco, facendo celebrare subito una santa Messa ed applicando al caro infermo la reliquia del Santo.

Tutti i giorni poi s'accostava alla S. Comunione con grande confidenza ed edificante pietà.

La grazia non si fece aspettare. Dopo appena un giorno di gravità, incominciò subito il miglioramento, tanto che al settimo giorno il malato era fuori di pericolo, e incominciava subito una franca convalescenza. La famiglia gratissima ha provveduto a sue spese un'artistica statua di S. Giovanni Bosco per la nostra parrocchia.

Mussolinia di Sardegna, 24-5-37.

D. GASBARRI, salesiano. - Parroco.

Guarita da bronco-polmonite. - La nostra bambina di tre mesi in gennaio si ammalò di bronco-polmonite che subito s'aggravò. Già temevasi una catastrofe, in considerazione anche della età della creaturina e il giudizio sempre più riservato del medico. In tale angoscia ricorremmo con ferma fiducia a S. Giovanni Bosco applicando anche una reliquia del Santo all'ammalata che soffriva tanto. Scomparve tosto ogni pericolo e in pochi giorni la piccina era completamente guarita. Con profonda riconoscenza.

Mussolinia di Sardegna, 24-5-37.

Famiglia di ANGELO MAGNANO.

Guarita da ipertosse e bronco-polmonite. - Nel mese di marzo la nostra Mirella si ammalò di ipertosse e bronco-polmonite. Era un vero strazio.

Una buona vicina ci consigliò di ricorrere a San Giovanni Bosco applicando alla bambina una reliquia e facendo celebrare la S. Messa in onore del Santo. Il miglioramento fu immediato. La gravità del male che aveva fatto trepidare per la cara esistenza, scemò subito e in pochi giorni la bimba si ristabilì completamente. Ancora ricordiamo la notte della terribile crisi che doveva decidere della vita della nostra figliuola e non cessiamo di ringraziare D. Bosco della valida intercessione.

Mussolinia di Sardegna, 24-5-1937.

Famiglia TURON.

Una miracolosa guarigione. - Verso la metà di dicembre 1936 dovemmo chiamare in tutta fretta il Parroco per amministrare il Battesimo alla nostra bambina di pochi giorni ammalata di bronco-polmonite e in fin di vita. La bambina pareva un cadaverino. Appena amministrato il santo Battesimo, si pregò con fervore e confidenza D. Bosco perchè ci ottenesse la salvezza e ci consolasse. D. Bosco anche questa volta intervenne efficacemente. La bambina si riebbe quasi subito e in pochi giorni fu guarita. Ora sta benissimo e cresce sana e robusta, che è un piacere. Con immensa gratitudine.

Mussolinia di Sardegna, 24-5-1937

GIOVANNI CAPPELLINI.

Un buon impiego. - Da due anni cercavo invano un impiego e cominciavo ormai a perdere la speranza di sistemare il mio avvenire. Implorai l'intercessione di Maria Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco con numerose novene, e finalmente il Signore mi fece trovare un primo impiego che mi aperse la mente e mi sveltì in molti lavori già da tempo sospesi.

Ringraziando i miei celesti patroni di questa grazia, mi infervorai a chiedere qualcosa di più sicuro. Ed ecco, a distanza di alcuni mesi, una distinta persona a me sconosciuta chiedere mie notizie a un familiare, e, sentendo che non ero ancora ben sistemata, favorirmi di una sua raccomandazione che mi ottenne quanto desideravo

Riconoscente oltremodo a Maria Ausiliatrice e a S. Giovanni Bosco, adempio al voto fatto, inviando l'offerta del primo stipendio mensile

Torino, 10-6-1937   ORSOLINA BOVIO.

Guarito da grippe. - Il nostro bimbo di diciassette mesi fu colpito da una violenta grippe che lo trasse in fin di vita. I valenti dottori che lo visitarono dichiararono che era questione di poche ore. In tanto strazio ci rivolgemmo a Dio interponendo l'intercessione di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco e cominciammo una fervorosa novena. Fummo esauditi in modo miracoloso e protestiamo pubblicamente la nostra più viva riconoscenza.

Savigliano, 6-5-1937.   GIUSEPPE BRERO.

Contro il parere dei medici. - Affetta da quasi due anni da ostinata afonia ribelle ad ogni cura, non mi vi sapevo rassegnare. Un giorno conobbi due signorine catanesi che mi offersero a leggere il Bollettino Salesiano colle relazioni di tante grazie ottenute da san Giovanni Bosco. Le stesse signorine mi diedero anche un'immagine del Santo, ed io l'applicai alla parte malata, cominciando a raccomandarmi con fervore, con una novena. Fu la mia salvezza. Al secondo giorno cominciavo a dir qualche parola; al terzo, al quarto, meglio. Finita la novena io parlavo parfettamente come prima.

Con profonda riconoscenza.

Noto, 14-5-1937   LINA Di GIOVANNI.

Operazione ben riuscita. - Sentiamo il bisogno di attestare la più viva riconoscenza alla Vergine Ausiliatrice e al Santo Don Bosco per una grande grazia.

La nostra cara mamma di anni 71 dovette subire nello scorso maggio l'operazione della cataratta, secondo l'avviso del professore curante già troppo avanzata. Di più l'ammalata era affetta di forte diabete che rendeva l'operazione pericolosa.

Dietro consiglio delle suore salesiane di Murello affidammo l'esito a Maria Ausiliatrice e al Santo don Bosco

Siamo state completamente esaudite. L'operazione riuscì al di là delle nostre speranze e oggi, riconoscentissime compiamo la promessa fatta.

Morello, 12-6-1937   Sorelle TABERNA.

Una bella grazia. - Verso la metà dello scorso febbraio, mia figlia Antonina, di appena due anni, fu colpita da una grave forma di difterite.

Chiamato il dottore Amore di Monreale, disse che il caso era grave e voleva che ad ogni costo si portasse la bambina all'ospedale di Palermo per l'operazione. Mio marito era partito per l'Africa Orientale pochi giorni prima.

Io, pazza dal dolore, non volli saperne di ospedale e preferii recarmi con la bambina a Monreale in casa di alcuni parenti per essere più vicina al dottore curante, il quale continuava ad insistere di portarla all'ospedale.

Si temeva la catastrofe da un momento all'altro. Annientata dallo strazio, ma nel tempo stesso animata da grandissima fede, io mi rivolsi invece alla SS. Vergine e a S. Giovanni Bosco chiedendo la grazia.

Ma una sera verso le ore 11, venne un istante terribile: pareva la fine. Invece era l'ora del prodigio La bambina teneva sempre sul guanciale l'immaginetta con la reliquia di S. Giovanni Bosco, ed io pregava ardentemente il Santo a volermela salvare.

Ad un tratto, la bambina, come destandosi dall'assopimento, mi domandò: « Dov'è S. Giovanni Bosco? ». Io le misi allora nelle mani la cara immaginetta, ed essa, baciandola con insistenza, incominciò a rimettere tutto il suo male. Da quel momento migliorò sempre con grande meraviglia di tutti. In pochi giorni di convalescenza riacquistò la sua salute ed ora è più vispa di prima

S. Martino di Monreale, 6-3-1937.

PROVVIDENZA PELLERITO.

Lettera di don Giulivo ai giovani.

Le doti di un buon amico.

Carissimi,

ho letto nel bel periodico delle Congregazioni Mariane dei PP. Gesuiti « Stella Matutina » dei saggi consigli sull'amicizia. L'autore risponde a questa domanda: È meglio per un giovane avere un amico o no ? E risponde affermativamente, basandosi sul detto dello Spirito Santo: Chi ha trovato un amico ha trovato un tesoro; sull'esempio di N. S. Gesù Cristo e dei Santi e degli uomini migliori. Ma subito propone un'altra domanda: Qual è l'amico degno d'essere chiamato un tesoro ? E risponde:

È il giovane che possiede: 1) idee limpide e sicure in fatto di Fede e di Morale;

2) condotta illibata nei discorsi, nel contegno ed in tutte le sue azioni;

3) carattere francamente cristiano sempre e dovunque;

4) spirito leale, generoso e forte.

Ora, io vorrei domandare a ciascuno di voi: Avete degli amici? Valgono proprio un tesoro? Passateli in rivista, guardateli bene in faccia; e se non valgono un tesoro, con quelle belle doti di cui sopra, ricordatevi il monito della sapienza antica: « meglio perderli che trovarli ». Un monogramma francese del 6oo dice:

Les amis de l'heure présente ont le nature! du melon: il faut en essayer cinquante avant qu'en rencontrer un bon.

In italiano: Oggi gli amici son come i poponi: bisogna assaggiarne cinquanta per trovarne uno buono.

Attenti adunque nella scelta, e puri sempre negli affetti. L'amicizia più sicura è quella che non turba mai il sereno dell'anima.

vostro aff.mo DON GIULIVO.

NECROLOGIO

Salesiani defunti:

VENERONI D. ANGELO, sac. da Scaldasole (Pavia) † a Viedma (Argentina) il 18-II-1937 a 73 anni di età.

Ricevette l'abito dallo stesso fondatore S. Giovanni Bosco e svolse un fecondo apostolato in Patagonia, prima a fianco di Mons. Cagliero, poi alla direzione di varie opere nostre.

SAMBERNARDO SERAFINO, coad. da Genova, † a Viedma (Argentina) il 28-III-1937 a 71 anni di età.

Un altro veterano delle missioni della Patagonia, accolto personalmente da Don Bosco e cresciuto al vero spirito salesiano che gli permise di fare un gran bene in qualità di coadiutore.

SESSA CARLO, coad. da Daverio (Como)† a Viedma, (Argentina) il 18-VII-1936 a 69 anni di età.

Conobbe i Salesiani in Argentina e, fatto religioso, fu un apostolo dell'Azione Cattolica fra i giovani operai.

MORET GALO, sac. -da S. Miguel de Pera (Spagna) † a Buenos Aires (Argentina) il 7-IV-1937 a 67 anni di età

Nel sacro ministero, colla parola e colla stampa fu un apostolo zelantissimo della gloria di Dio e della salvezza delle anime.

OJANGUREN RAFFAELE, sac. da Bilbao (Spagna), † a Navas del Marquès (Spagna) il 23-V-1937 a 41 anno di età.

MROZEK ADALBERTO, ch. da Drzewca (Polonia), † a Lima (Perù) l'11-IV-1937 a 29 anni di età.

DOLANDO TERESIO, ch. da Torino, † a Piossasco (Torino) il 15-VI-1937 a 22 anni di età.

Cooperatori defunti:

Can. Don GIULIO ARGNANI † a Faenza il 2 maggio u. s. a 6o anni di età. Fratello di S. E. Mons. Vescovo di Macerata, fu per 16 anni parroco di S. Abramo in San Domenico di Faenza, dopo aver dispiegato il santo ministero in altre importanti mansioni. Zelantissimo nella cura delle anime era tutto cuore pei poveri, pei fanciulli e pei sofferenti, ed amava l'Opera salesiana con particolare affetto.

LAZZARA ANTONINO fu Francesco † a Vicari (Palermo) il 29 maggio u. s. a 86 anni di età. Propagò la divozione a Maria Ausiliatrice e cooperò con una cospicua somma alla formazione di una delle borse intitolate alla « Madonna di Don Bosco ». Anima retta, cuore generoso era stimato e ricercato per consiglio e conforto da quanti lo conoscevano.

RICCARDI LUIGI fu Francesco † a Villa Marone di S. Damiano al Colle (Pavia) il 27 febbraio u. s. a 74 anni di età. Exallievo di Don Bosco crebbe la famiglia secondo lo spirito del Santo ed aiutò quanto poteva le Opere salesiane.

PASI MICHELE † a Borgo Durbecco il 5 luglio u. s. ad 8o anni di età.

Generoso cooperatore, dopo una vita esemplare tutta spesa in opere di bene, volava al Cielo confortato dalla benedizione del Santo Padre.

Dottor GIUSEPPE BELMONTE, chimico farmacista † a Genola il 19 aprile u. s. a 83 anni di età. Attaccatissimo alla Religione ed affezionatissimo alle Opere di D. Bosco, fu nostro insigne benefattore aiutando specialmente le Missioni con generose offerte di medicinali. Era fratello di D. Domenico Belmonte, Prefetto Generale della Società Salesiana ai tempi di D. Bosco e di D. Rua.

Lo raccomandiamo vivamente ai suffragi di tutti i Cooperatori.

Altri Cooperatori defunti:

Affini Carolina, Castelboglione (Alessandria) - Amerio Ghione Flaminia, Canelli (Asti) - Assolo Enrichetta ved. Regis, Castagneto Po (Torino) - Balassi Cesarina, Dissimo (Novara) - Bensa Elisa, Torino - Bertin Agnes , Conselve (Padova) - Bogino Silvia ved. Calvetti, Torino - Bombardieri Giovanni Pietro, Madonna di Tirano (Sondrio) - Calciati Maria, Torino - Camisani Calzolai Ferdinando, Roccaprebalza (Parma) - Cannas Battistina, Terralba (Cagliari) - Capurro Giuseppe, Novi Ligure (Alessandria) - Caruso Can. Vincenzo, Noto (Siracusa) - Casale de Bustis y Figoroa Conte Marcello, Tenente S. P. E. VI Battaglione Eritreo, Medaglia d'oro, Addis Abeba - Cavallini Antonio, Casalserugo (Padova) - Cicoto Giuseppe, Fossalta di Portogruaro (Venezia) - Congiu Maria ved. Belfiori, Cagliari - De Martin G. Battisti, Padola (Belluno) - Dorato Fausto, Torino - Dovizzi Marina, Campocologno (Svizz. Grigioni) - Pera Antonio fu Arcangelo, Cellara (Cosenza) - Gandelli Teresa in Orsini, Boario di Gromo (Bergamo) - Gardino Anna, Torino - Giberti Luigia, Costigliole (Asti) - Giubbilei Anna ved. Lenzi, Bari - Labò Borralo, Pandino (Cremona) - Lambertini Vittorio, Palidano (Mantova) - Minardi Ernesto, Vigevano (Pavia) - Maj Paolina, Travagliato (Brescia) - Marelli D. Antonio (Sacconago) (Varese) - Masiero Lorenza, Casalserugo (Padova) - Mazzarelli Teresa, Bagnasco (Cuneo) - Miglioranza Cappelletto Eugenia, Casalserugo (Padova) - Negro Giuseppe, Degna (Savona) - Obertone Giovanni, Oddalengo Grande (Alessandria) - Olivieri Beppino di Pina Regina, Campoligure (Genova) - Rigato Giuditta, Casalserugo (Padova) - Rovere D. Celestino, Gavenola (Imperia) - Scotti Caminati Maria, Podenzano (Piacenza) - Sorelli Elisabetta ved. Caggioli, Mura (Brescia) - Tabbò Vincenzo, Degna (Savona) - Talice Francesca, Castelboglione (Alessandria) - Tartaglia Mons. Paolo, Sortino (Siracusa) - Tuberga Giuseppe, S. Gillio (Torino) - Vai Giuseppe, Pavia) - Veggi Maria, Castelboglione (Alessandria) - Zanelli Maria, Castelboglione (Alessandria).