Anno LXI - N. 10 OTTOBRE 1937 - XVI
SOMMARIO: Don Bosco: l'uomo, lo spirito, l'opera. - Sotto la cupola dell'Ausiliatrice. - In famiglia: Italia, Argentina, Brasile, Egitto. - Dalle nostre Missioni: Siam, Congo Belga, Mato Grosso, Assam. - Guglielmo Marconi. - Grazie attribuite all'intercessione di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco. - Lettera di D. Giulivo. - Necrologio.
L'uomo Don Bosco, nella composta unità delle sue linee grandiose costituzionali, nella versatilità del temperamento può essere paragonato a quegli strumenti delicatissimi che vibrano, senz'essere sfiorati, a tutti i fremiti di onde sonore che si sprigionano da altri strumenti. Il paragone è del card. Newman a proposito di S. Paolo; ma si adatta senza sforzo a Don Bosco. Non ci fu aspirazione del tempo suo che non trovasse rispondenze nel suo spirito attento e vigile. La vita di lui a tutti gli svolti si descrive su qualche sogno. Nella quiete notturna Dio gli parla, come parlava ai patriarchi destinati ad essere gli anelli e le vertebre della storia religiosa del mondo. Eppure non ci fu sognatore tanto realista come Don Bosco. Vide e creò la realtà veduta. Fanciullo, sotto il tranquillo orizzonte dei colli astigiani, festonati di vitigni, nel mite solitario splendore della campagna buona, nella visione georgica della natura temprò la congenita vanità dell'animo ottimista, a cui l'ingegno sveglio potenziò il cuore dell'apostolo: il triplice aspetto del suo spirito squisitamente unitario. Dalle labbra materne colà apprese il senso di Dio, il senso della vita e il senso della morte. Sto per dire che lo sfondo idillico non mancò mai alla sua natura: anche pigiato tra la folla dei frugoli irrequieti alla periferia di Torino, finchè potè, mantenne una striscia di coltivo, un'aiuola di orto e la madre. Cresciuto durante una rivoluzione delle coscienze, di cui i rivolgimenti politici erano appena le increspature superficiali, quando le luci parevano spegnersi in alto e gli ideali sciogliersi come bolle di sapone per lasciar il posto alla materia, proclamata signora e maestra, là a Torino - divenuto il crocivio d'Italia nella faticata vigilia dell'indipendenza - Don Bosco fa rifolgorare nel visibile reticolato delle sue iniziative l'invisibile realtà del regno di Cristo. Senza programmi politici, infonde al lievitare del Risorgimento i fermenti preparatorii della riconciliazione dell'Italia con Dio destinata a compiersi nel concordato lateranense. Al centro delle iniziative vi è un'idea-madre che è un'idea forza per un progressivo sviluppo radiale. Predisporre l'artigianato e la piccola borghesia in un primo momento come l'humus per le future coltivazioni: integrare col lavoro la scuola e colla scuola il lavoro: far della stampa e dell'arte le due potenti leve dello spirito, due reofori dell'apostolato. Saldatosi in Italia, balzare in un secondo momento alla conquista spirituale di continenti su cui il Vangelo è sconosciuto affatto o conosciuto appena per fugaci bagliori. Svolgere tutto questo programma su sviluppi sempre nuovi ma su una linea costante. E così egli diventa il polo, magnetico di un movimento che tende al mondo. Quale imperialismo può paragonarsi coll'imperialismo di Don Bosco?
Per questa universalità di missione, che è la cifra della sua personalità inconfondibile, egli guida, come l'astro principe di una costellazione, lo stuolo dei santi moderni. Le vocazioni divine nei secoli sono ricche di varietà. Dio, l'Eterno Poeta, non si ripete e crea e moltiplica tipi sempre nuovi di santità, in cui le mutue affinità e le mutue divergenze accostano e staccano i diversi profili. Ma ogni età ha la sua figura-sintesi che la caratterizza. Sotto la luce delle proporzioni gigantesche della sua opera Don Bosco è la sintesi della santità contemporanea. Tanto più che dalla creazione salesiana bisogna necessariamente scartare ogni impulso di ordine umano e bisogna ridurre al grado di fattori accessorii le risorse terrene che possono averne agevolato il compimento. Le leggi e le formule dell'operare umano non saprebbero spiegarci nè l'uomo nè l'opera. Quando nel 1929, in una magnifica giornata primaverile, un corteo, che rigava come un nastro palpitante lo scacchiere delle vie di Torino regale, accompagnava la salma del trionfatore reduce a Maria Ausiliatrice, un coro cristallino di decine di migliaia di petti caldi e casti alzò questo ritornello:
Don Bosco ritorna Tra i giovani ancor.
Chi assistè alla memoranda scena, potè comprendere, nella suprema cattolicità Ai quell'ora, che solo i santi ritornano. Gli splendori umani tramontano come fiamme di cimiteri. La gloria dei santi non ha crepuscoli: la loro morte è affermazione di vita.
Che se noi ci avviciniamo a scrutare, come attraverso ad una lente, gli elementi in cui si risolve la figura di Don Bosco, ci si offre l'ovvia suddivisione dei fattori naturali e dei fattori sovrannaturali della sua grandezza: doni di natura e doni di grazia. Divisione, ma non antitesi, perchè la grazia, secondo la dottrina di S. Tommaso, non cancella, non sopprime la natura: la potenzia, la forbisce, la integra, la perfeziona. La natura viene anch'essa da Dio; quindi non è uno zero, e tanto meno un dato negativo da eliminare: anzi è un dato positivo che nella indefinita sfrangiatura dei singoli elementi psicologici offre lo sfondo ed i vivagni su cui la grazia intesse il suo ricamo. Un vecchio paragone viene in acconcio: la corrente elettrica convogliata anche in un frammento di carbone ne fa una sorgente di luce: così è la grazia nel rapporto colla natura. Ebbene, Don Bosco conferì anzitutto alla grazia l'apporto di un sereno temperamento ottimista che si direbbe impastato coi colori della tavolozza manzoniana. Neppure il pennello chiaroveggente del Rollini è riuscito a fissare sulla tela la trasparenza interiore del sorriso di Don Bosco. Quel sorriso potè avere delle velature nelle ore tristi della vita, ma non si è spento mai. Ed era, notiamola, la dolcezza della forza, perchè, a scanso d'equivoci, il metallo di cui era plasmato Don Bosco fu acciaio resistente di prima qualità. Fu sua la più luminosa e la più fiduciosa delle intuizioni della pedagogia moderna: il metodo preventivo: la libertà educata al posto della libertà incatenata. Idealista era egli; ma sorretto da un attuoso positivismo: tanto da riuscire un giorno a convincere la Direzione generale delle case di pena a lasciar uscire con lui a passeggio i corrigendi, ossia i rottami di tutte le demolizioni sociali, convogliati, ammucchiati alla rinfusa nelle tetre mura di un riformatorio.
L'episodio si perde quasi nelle grandi linee della vita del santo; eppure ha il suo alto valore di simbolo per la felice vittoria sulla onesta, ma gretta e pedante burocrazia piemontese. Un altro elemento principe dello spirito di Don Bosco fu l'equilibrio tanto stabile da non permettergli mai il menomo strappo alla santità dei suoi principi in un'età di forti scosse, di lotte che non erano sempre faziose perchè talvolta esprimevano rispettabili crisi di pensiero e di orientamenti. Nei molti contatti avuti con porpore e con corone, con statisti e cogli uomini più rappresentativi del suo secolo, fece a tutti amabile la verità intrepida della sua parola e la santità fascinatrice del suo contegno. Una terza caratteristica spiccata del santo fu quella sua condotta unilineare che fendeva le spire della ostilità tortuosa da cui era insidiato. Vissuto in un'epoca in cui le offese settarie esigevano misure cautelatrici di difesa, egli non si armò di corazze, ma scese come Davide coll'umile provvista delle sue risorse. Un proverbio inglese dice: Tien gli occhi rivolti al sole e le ombre ti saranno dietro le spalle. Colla schiettezza serena della sua indole dissipò ogni intrigo. Il fascino di simpatia gli conquistò milioni di cuori. Fu l'uomo più amato del suo tempo. La limpidezza di vedute e di metodi spiega la polarizzazione delle coscienze attorno a lui.
Ora che abbiamo veduta la materia prima, ci è facile incolonnare l'altra partita, il cui primo capitolo gravita attorno alla fede che fu la sola sua ispiratrice, la sola sua forza, il suo supremo obbiettivo. Si proclamava che fosse morta la fede e i vespilloni si avanzavano a farne il funerale di prima classe. La migliore delle apologie fu intessuta da Don Bosco dimostrando che da un pensiero che si pretendeva ridotto al lumicino non avrebbe potuto sfavillare tanta vita. Quando si poneva la prima pietra della Basilica destinata ad essere il suo mausoleo, Don Bosco aveva per fondo disponibile di cassa quaranta centesimi: col farne il primo acconto all'impresario collaudò la sua fede. La quale doveva essere ben sicura, se egli all'indomani delle leggi eversive delle famiglie religiose, si slancia a crearne una nuova, più agile ancora e più audace di quelle che si volevano spente. E quando le navi solcano l'Atlantico cogli emigranti in cerca di lavoro, la fede gli fa dare il « via » ad una nuova corrente migratoria per nuove conquiste spirituali. Nelle grandi città tentacolari dell'America del Sud egli issa la croce accanto al tricolore a richiamo delle folle amorfe ed anonime, perchè serbino fede all'una e all'altro: i primi segretariati di assistenza sorsero per la genialità dei Salesiani. Gli esploratori doppiano lo stretto di Magellano e là egli accorre a traverso i suoi figli a creare nel grigiore delle Pampas un nuovo popolo cristiano coi relitti dispersi delle schiatte indigene per farlo assidere al banchetto della vita civile. Dove altri fiuta filoni di metalli, o cerca foreste da sfruttare, egli fa incetta di anime. Non imposta bilanci colla tecnica del capitalismo, ma sa di essere al coperto da ogni bancarotta. Don Bosco fu la traduzione vivente di quello squarcio del sermone del monte dove Cristo addita il Padre che veste i gigli del campo e provvede il becchime agli uccelli dell'aria. Da questa sorgiva di fede è sgorgata la sua santità nella triplice espressione della preghiera, dell'obbedienza, dell'immolazione. Sottolineo la santità della immolazione, perchè non gli è mancata la tempera autentica della santità: cioè l'incomprensione da parte di coloro che pure erano con lui nelle supreme direttive del suo apostolato. Queste sono le ore dei santi. Don Bosco seppe piegare a tutte le esigenze della rinuncia; perciò vinse gli ostacoli. Così la vittoria finale sugli uragani è riportata soltanto dalle piante vigorose che nella flessibilità dei rami afforzano l'elasticità della resistenza.
L'uomo spiega l'opera salesiana da lui creata e a cui nessuna gloria è ignota. Non la gloria della santità, perchè dall'aiuola di Don Bosco spira l'olezzo di un Domenico Savio, di un Andrea Beltrami, di un Michele Rua, di Suor Maria Mazzarello. Non la gloria della scienza, perchè i salesiani mietono opimi raccolti su ogni campo dello scibile. Non la gloria purpurea del martirio, perchè è tuttora fresca la palma corrusca del sangue di Mons. Versiglia.
Ma passiamo in rassegna, se pur ci riesce, le singole facce del poliedro salesiano. Una particolarità caratteristica della famiglia di Don Bosco è che ogni casa riproduce in miniatura l'Opera intera salesiana. Il santo con uno di quei tratti che sarebbe una smorzatura il definire soltanto geniali, perchè riflettono la luce centrale, solare del genio, ha disposto attorno ad ogni casa un reticolato di cooperatori. I quali contribuiscono, è vero, ma sempre su minor raggio di quanto ricevono, dato che l'essere cooperatori impone il programma integrale di realizzazione del regno di Cristo, e perciò garantisce un flusso proporzionato di ausilii divini. Il cooperatore cosciente sa di essere sul rettifilo della santità: sa di dover purificarsi, elevarsi, santificarsi, per purificare, elevare, santificare l'ambiente. Si determina quindi una cotale circolazione e trasformazione di valori per cui l'apporto materiale del cooperatore ritorna a lui spiritualizzato. Tendiamo ora l'orecchio a tutta la sinfonia delle opere salesiane: educative, culturali, professionali, assistenziali, editoriali, missionarie: sei corde di un'arpa. Niuna deve trovarsi al di là dell'angolo visuale del cooperatore. Non vi è infatti zona di bene in cui non vi sia un salesiano: dai lebbrosari di Agua de Dios, dove Don Unia si spegne lentamente in una lancinante agonia di amore, alle cattedre universitarie dove troverete un salesiano intento a cesellare capolavori di alta critica. I salesiani non chiedono nulla: cetera tolle; ma le anime sì. Il salesiano di ogni combustibile fa un rogo: prevede, prepara, attrezza in funzione di apostolato; non ha preferenze: non per le grandi città piuttosto che pei piccoli centri: tanto sulle vie congestionate per chiamare a raccolta i perduti e gli sbandati, quanto nel soleggiato angolo quieto di una colonia agricola: nel vortice giocondo di un cortile di collegio, e nei silenzi di una missione sperduta tra l'intercolunnio di una foresta vergine: pronto a tracciare strade fra le liane e ad alzar gioielli di architettura: a inquadrare, ad arginare la straripante ragazzaglia dei suburbii e a selezionare le tempre chiamate alle responsabilità di governo. È un apostolato senza sordine e senza riserve: da cui deriva quella cifra di versatilità propria dei salesiani, non mai irrigiditi nè ingessati nelle pastoie e negli stampi di uno schema.
Ma vi è una quota di opere salesiane che merita la più intensa attenzione da parte dei cooperatori. L'oggetto principe, che oggi è all'ordine del giorno, sono le missioni.
Udite.
Dal primo drappello partito nel 1875 per l'America del Sud, guidato dal futuro Cardinal Cagliero, sono passati 62 anni. L'avanzata compiuta in dodici lustri appena fa sì che la conquista spirituale dei salesiani sia in un certo senso più vasta dell'impero coloniale britannico. Dove li trovate voi ? In tutti i centri delle due Americhe: dalla Terra del Fuoco ai formicai umani di New York, dal Rio della Plata ai laghi settentrionali. Nelle regioni d'Africa dove i cartografi scrivevano: Hic sunt leones: qui stanno di casa i leoni, oggi sono segnate le stazioni di Maria Ausiliatrice. Nell'Asia, da Smirne a Betlemme, se volete discendere all'India, fate prima una sosta in Egitto: passate poi all'Indocina, per risalire, attraverso lo stretto di Malacca, in direzione di Shangai e di qui a ritroso delle grandi arterie fluviali. Alle due sponde del mare cinese suona la campana di Don Bosco, perchè al Giappone i salesiani sono ormai da dieci anni e vi hanno già reclutate vocazioni. Voltate all'Oceano disseminato di isole; ritroverete in Australia i salesiani nei centri civili e negli spazi immensi dove si appiattano gli ultimi aborigeni.
Dappertutto i salesiani portano il loro metodo: croce ed aratro, croce e casa, croce e famiglia, croce e civiltà. Il Cardinale Cagliero ha civilizzato i patagoni; e Mons. Malan i bororos. Io chiedo quali esploratori, quali colonialisti abbiano saputo in così breve tempo permeare della cultura cristiana un popolo barbaro, mutarlo nel breve giro di una generazione. Io fui testimone nel 1898 di un piccolo episodio avvenuto alla sezione delle Missioni dell'esposizione nazionale di Torino. Allo stand dei salesiani erano due alti giovinottoni bororos, squadrati, dall'occhio mobile, vestiti all'europea. Ho poi saputo che da qualche mese appena erano stati rastrellati dalla carità dei salesiani e condotti in Europa. Fumavano sigarette e non parevano interessarsi delle domande che loro rivolgeva una visitatrice curiosa dall'aspetto di una sperduta provinciale. Mi rivolgo io a lei e le dico: « È inutile che li interroghi: sono ancora un po' selvaggi ». La buona donna inarcò le ciglia e coll'accento più ingenuo del mondo domandò ai due: « Siete selvaggi? ». A trentanove anni di distanza le risponderebbero: « Siamo cristiani: abbiamo perfino le raffinatezze della vostra millenaria arte: la musica ».
Don Bosco, tra parentesi, ha amato la musica: perchè la musica è un'alta parola superiore: una inarticolata affermazione dello spirito.
Signori, siamo in un grande svolto storico. L'ora dell'avanzata frontale per la evangelizzazione del mondo è suonata in tutti i lidi: Usque ad extremum terrae è l'ultima parola del messaggio di Cristo-. « Vecchi mondi religiosi si sfasciano: saranno del primo occupante » (Semeria). Il rimescolio delle razze, durante la guerra, ha accelerato il processo diffusivo della civiltà europea. Oggi corrono strade asfaltate, linee di navigazione, aviolinee in tutti i punti del globo. Guai a noi se il patrimonio tecnico della nostra civiltà arrivasse senza l'anima cristiana! I popoli non assimilerebbero un principio di vita. Sarebbe l'inoculazione della morte. Il progresso senza Cristo sarebbe il bolscevismo, ossia un consolidamento del paganesimo. Tocca a noi viventi attorno al centro propulsore della cattolicità l'imbeverci di un'anima missionaria, fiancheggiare, aiutare colla preghiera e coll'opera i missionari di Cristo. La guerra si vince quando la retrovia aiuta la trincea. Noi siamo alle retrovie: ma anche a noi Cristo ha insegnato l'adveniat regnum tuum, invocazione che diventa una ipocrisia in bocca di chi non sente il dovere missionario. La mistica nave di Cristo si protende colle vele gonfie: corriamo a tagliare gli ormeggi. Oggi l'Opera salesiana vi presenta questo settore ampio come il mondo: dovunque il missionario sente lo stillicidio del suo sacrificio serrando al petto l'immagine di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco...
Mons. GIOVANNI CAVIGIOLI.
(1) Dalla conferenza salesiana tenuta da Mons. Giovanni Cavigioli nella nostra chiesa di Sant'Agostino in Milano il 21 aprile u. s.
Continuo afflusso di pellegrini tutto il mese di agosto e gran fervore nei lavori per l'ampliamento della basilica di Maria Ausiliatrice.
Il 1° agosto, visita di S. E. Mons. Vescovo di Urgel (Spagna) e degli alunni delle classi ginnasiali superiori della Pia Società S. Paolo di Alba. Il 3, un gruppo di bambine da Cossombrato (Asti). Il 7, i Seminaristi Cecoslovacchi del Collegio Nepomuceno di Roma accompagnati dal Direttore Mons. Ferdinando Roveda. Si trattennero due giorni a Torino, nostri graditi ospiti. I sacerdoti si susseguíron9 all'altare del nostro Santo e dell'Ausiliatrice per la celebrazione della S. Messa; gli alunni ebbero la messa di comunità un giorno in basilica e, l'altro, nelle camerette di Don Bosco.
Il 9, arrivo di S. E. Mons. Dallal, arcivescovo dei Siri cattolici di Mossul, il quale celebrò l'indomani in basilica in rito siro. Il 10, un centinaio di pellegrini da Pontelambro (Como) col loro parroco, ed un gruppetto di pellegrini austriaci. L' 11, pellegrini da Busto Arsizio e dal Belgio. Nei giorni seguenti, pellegrini dalla Borgogna (Francia), da Civello (Como), da Scannabue (Crema), da Biella, ecc.,
Il 22, visita di S. E. l'Ambasciatore d'Italia a Berlino B. Attolico. Il 28, visita del Vescovo di Andria S. E. Mons. Rostagno.
Spedizioni missionarie.
Dovendo anticipare la loro partenza, due gruppi della spedizione missionaria di quest'anno ricevettero il Crocifisso in due funzioni distinte: il 17, quelli destinati all'Equatore e alla Colombia, dalle mani del sig. Don Serié; il 21, quelli destinati agli Stati Uniti, dallo stesso Rettor Maggiore.
La prima domenica di ottobre: funzione ufficiale per la gran massa dei missionari nella basilica di Maria Ausiliatrice alle ore 16,30.
ITALIA - Roma. - Convegni di Decurioni salesiani nell'Ispettoria Romana.
I convegni svoltisi lo scorso maggio nell'Ispettoria Romana ebbero carattere regionale. Il primo, per la Sardegna, si tenne nell'Istituto Salesiano di Cagliari, il 4 maggio; il secondo, il 13, nell'Istituto S. Cuore di Roma per il Lazio; il terzo nel Convitto Comunale Umberto I di Terni, il 18 maggio, per l'Umbria; e il quarto, il 20 maggio, nell'Istituto Salesiano di Macerata, per le Marche.
Vi partecipò, in rappresentanza del Rettor Maggiore, l'Ispettore don Evaristo Marcoaldi.
Li, diresse il nostro impareggiabile don Fasulo.
Ai convegni di Roma e di Macerata abbiamo già accennato nel dare il resoconto delle feste cinquantenarie della basilica del S. Cuore di Gesù e dell'inaugurazione della chiesa di S. Giovanni Bosco.
A Cagliari il convegno aperse i festeggiamenti indetti per ricordare il primo venticinquennio dell'Istituto salesiano. Fu presieduto dall'Ecc.mo Arcivescovo, Mons. Ernesto Piovella. Vi intervennero una cinquantina di decurioni. Numerose le adesioni fra cui rileviamo quelle dei Vescovi di Sardegna: gli Ecc.mi Monsignori Mazzotti, Del Rio, Emmanuelli, D'Errico, Morera, Cogoni, Frazioli, Pirastru, Serci e Basoli.
Si rese interprete della riconoscenza salesiana verso l'episcopato e il clero di Sardegna il direttore dell'Istituto, don Arturo Caria. Primo relatore fu il benemerito direttore diocesano, Mons. Mario Piu, il quale, illustrò i primi 25 anni di vita dell'Istituto salesiano di Cagliari: ricordò le umili origini, la prima offerta di L. 5 per un metro quadrato del terreno da acquistare, la scelta del terreno fatta da Mons. Giovanni Cagliero, la prima pietra posta dal Card. Maffi, lo sviluppo e le benemerenze del l'opera. Ebbe parole di calda riconoscenza per i salesiani che vi consacrarono le loro energie e per i generosi benefattori che la sostennero moralmente e materialmente.
Unanime il voto dei presenti per l'ampliamento dei locali richiesto dall'attuale espansione dell'opera.
Secondo relatore fu Don Fasulo che. illustrò gli scopi e i caratteri della cooperazione salesiana.
Il parroco e decurione salesiano di Nuraminis, dott. don Attilio Spiga, riferendo sul terzo tema dell'O. d. g. « Cinquantenario della morte di S. Giovanni Bosco », raccomandò efficacemente il culto del Santo e la partecipazione alle feste che si svolgeranno l'anno venturo a Torino.
Tutti approvarono la proposta di promuovere un pellegrinaggio sardo a Valdocco nel 1938.
Chiuse S. E. Mons. Piovella incoraggiando, benedicendo i propositi fatti e formulando fervidi voti per la loro attuazione. « Il Signore - disse l'Ecc.mo Arcivescovo - per intercessione di Maria Ausiliatrice e di S. G. Bosco, mi conceda la grazia di poter vedere, prima di morire, realizzati i progetti delineatisi per lo sviluppo dell'Opera salesiana in Cagliari e in Sardegna r>.
Il convegno di Terni fu promosso e incoraggiato dall'Ecc.mo Vescovo Mons. Cesare Boccoleri, il quale aveva accettato di esserne anche relatore. Impedito a parteciparvi da una indisposizione, fu sostituito dal Vescovo di Todi, S. E. Mons. Alfonso M. De Sanctis. Inviarono cordiali adesioni gli Ecc.mi Arcivescovi di Perugia, di Spoleto e di Chieti ; gli Ecc.mi Vescovi di Amelia, di Assisi, di Città della Pieve, di Città di Castello, di Gualdo e Nocera Umbra, di Gubbio, di Norcia.
Il direttore del Convitto, prof. don Enrico Pinci rivolse il saluto e il ringraziamento salesiano ai convenuti e agli aderenti.
Dell'organizzazione e dell'azione dei cooperatori salesiani parlò con calore e praticità il direttore diocesano di Terni, dott. don Ivo Benedetti.
Il rev.mo Mons. Angelo Di Tommaso, priore di Amelia, lesse una dotta relazione sul culto di S. G. Bosco.
La partecipazione alle feste per il cinquantenario della morte di S. G. Bosco fu oggetto di discussione coronata dal voto unanime di promuovere un pellegrinaggio umbro a Valdocco nell'anno prossimo.
Il convegno fu anche indetto per commemorare il primo decennale dell'Opera salesiana in Terni. Ne rievocò i primordi il prof. don Giovanni Simonetti il quale ricordò particolarmente la preziosa azione spiegata da due benemeriti: il Vescovo Mons. Boccoleri e l'on. Conte Elia Rossi Passavanti.
Conferenze salesiane.
Attendendo, lo scorso maggio, ai convegni dei decurioni salesiani nell'Ispettoria Romana, don Fasulo tenne conferenze con proiezioni luminose su la figura, le opere, la gloria di S. G. Bosco: a Guspini, in Sardegna, il giorno 6, nel cinematografo ; il 7 a Cagliari nel teatro del Dopolavoro Manifattura Tabacchi; l'8, a Mussolinia nel teatro del Dopolavoro; il 9 a Sanluri nel salone dell'Asilo; il 12 a Roma nell'Istituto Magistrale delle Figlie di Maria Ausiliatrice in Via Dalmazia, il 18 a Terni nel Teatro Verdi; il 20 a Gualdo Tadino, nel teatro dell'Oratorio salesiano; il 21 maggio nel nuovo ampio teatro dell'Istituto Salesiano
Trapani. - Omaggio di gratitudine.
Il 12 luglio u. s., alla presenza degli alunni e di una folla di ex-allievi e cooperatori, l'Istituto salesiano di Trapani inaugurò una lapide ad onore del Senatore Giuseppe d'Ali'. Presiedette la cerimonia S. E. l'Arcivescovo Mons. Ricca, e S. E. Mons. Cognata, salesiano, vescovo di Bova, tenne il discorso ufficiale, rievocando la' storia dell'Opera salesiana e la generosità dei suoi munifici benefattori, la Principessa Sofia di Resuttana che, animata dalla sua buona sorella Marchesa Antonietta Platamone, cedette lo stabilimento ereditato dal padre Senatore Giuseppe d'Ali', su cui sorgono l'attuale istituto S. Giovanni Bosco e l'annessa chiesa parrocchiale di Maria Ausiliatrice. Scoperta la lapide, S. E. Mons. Arcivescovo si compiacque coi Salesiani pei nobili sensi di gratitudine manifestati, facendo voti per la prosperità e l'incremento dell'opera.
ARGENTINA - Buenos Aires. - S. E. Federzoni al Collegio Salesiano S. Carlo.
L'11 luglio u. s. S. E. Luigi Federzoni, che nel suo viaggio nell'America Latina, aveva già raccolto l'omaggio di altri istituti salesiani, fece visita ufficiale al nostro collegio « San Carlo » ed all'annessa chiesa monumentale. Pur mantenendo la caratteristica della cordiale familiarità salesiana, l'accoglienza fu improntata ad imponente solennità.
Nella simpatica divisa di Esploratori « Don Bosco » un migliaio dei nostri alunni, allo sventolìo di bandiere argentine ed italiane, inquadrati nelle rispettive compagnie, con dieci fanfare, attendevano il Presidente del Senato italiano in via Vittoria, facendo cordone alla folla degli ex-allievi e dei cooperatori. All'arrivo di S. E. la banda del collegio attaccò la Marcia Reale ed uno scroscio di applausi disse tutto l'entusiasmo del pubblico.
S. E. colla Signora, Donna Gina Federzoni, era accompagnato dall'Ambasciatore d'Italia, dall'Aiutante militare argentino, da Donna Paz Guariglia, dal Consigliere d'Ambasciata barone Ottavio Serena di Lapigio e Signora, da altri funzionari dell'ambasciata e dal Segretario di zona. All'ingresso del Tempio, l'Ispettore salesiano Don Rayneri diede il benvenuto alle LL. EE. e le introdusse nella magnifica chiesa per l'assistenza alla santa Messa, celebrata dal parroco D. Farinati. La « scuola salesiana » del nostro istituto di Bernal commentò il divino Sacrificio con ottime esecuzioni.
Terminata la funzione, superiori, giovani e pubblico si raccolsero nel gran cortile dell'istituto e, dopo il suono dell'Inno Nazionale Argentino e della Marcia Reale, il salesiano D. Antonio Zitta pronunciò un elevato discorso di omaggio esaltando in una rapida sintesi l'opera dei primi salesiani mandati da Don Bosco in Argentina e la potenza dell'Altissimo che si è voluta manifestare Per mezzo della rigogliosa vitalità italiana dei suoi apostoli, che ne informò i metodi e fu loro di validissimo sostegno Per trionfare degli inevitabili contrasti. « Italiana vitalità - disse l'oratore - nell'insegnamento della scienza e del lavoro; italiana vitalità nell'assistenza agli emigrati ed ai loro figli; italiana vitalità nella diffusione della lingua d'Italia che si insegna in tutti i nostri collegi; italiana vitalità nel rispetto e nell'ammirazione a Sua Maestà il Re Imperatore ed al suo Duce glorioso; italiana vitalità, infine, per diffondere ovunque tutte le vere grandezze d'Italia, madre inesauribile e feconda di civiltà eterna... ». Al discorso applauditissimo, seguì il saluto di un alunno, quindi S. E. Federzoni ringraziò dell'accoglienza, tributando a sua volta il più fervido omaggio all'Opera di Don Bosco, che tanto conosceva e tanto ammirava, lieto che la visita al Collegio San Carlo avesse pienamente confermato l'antica stima e venerazione ch'egli nutre pel nostro santo Fondatore, « mirabile esempio di virtù cristiane e patriottiche ». Entusiastici applausi coronarono le parole del Presidente del Senato d'Italia che, passati in rivista gli Esploratori « Don Bosco », si congedò dal collegio fra le più fervide acclamazioni.
BRASILE - Natal. - Sviluppo dell'Opera salesiana.
Grazie alla beneficenza di Donna Ines Barreto, la città di Natal, capitale dello Stato di Rio Grande del Nord, ha omai un fiorente Oratorio salesiano che accoglie centinaia di giovani, tutti i giorni festivi. L'Oratorio si è già arricchito di aule moderne per le scuole serali, e l'Opera salesiana sta per sistemarsi completamente colle scuole professionali a vantaggio soprattutto della gioventù delle classi medie.
EGITTO. - Autorità italiane ed egiziane ai nostri istituti.
La chiusura dell'anno scolastico professionale 1936-37 ha dato occasione a solenni cerimonie in tutti i nostri istituti di Egitto e Palestina. La premiazione degli alunni fu onorata dalla presenza dei Consoli e di altre personalità italiane ed egiziane.
Ad Alessandria d'Egitto intervennero, con S. E. il Ministro d'Italia Pellegrino Ghigi, ed il Console Generale comm. Silvio Camerani, il Maestro del cerimoniale del Palazzo Reale, S. E. Yeghen Bey, e il secondo Ciambellano, S. E. Ismail Teymur Bey. Agli illustri personaggi fecero corona il comm. dott. Rufini, Segretario di zona dei Fasci, il cav. Angelo Perugia e il dott. Dolci, per il Direttorio del Fascio, il Barone Falqui-Cao, il comm. Pomi, il comm. Dassetto, il comm. dott. Latis Bey e altri notabili e amici dell'Opera salesiana.
Al Cairo. Presiedette personalmente S. E. Aly Zaki el Orabi pascià, Ministro dell'Istruzione Pubblica, accompagnato dal controllore dell'insegnamento industriale Mahmud Ibrahim el Nurussi bey. Col Ministro erano inoltre S. E. Rev.ma Monsignor Giulio Girard, Vicario Apostolico del Delta del Nilo, il R. Console d'Italia cav. uff. dott. Loffredo Morganti, il Segretario del Fascio cav. Tozzi Condivi, i Direttori delle Scuole Industriali Egiziane, numerose personalità del clero e del laicato.
Il Direttore, don Odello, nel discorso ufficiale mise in rilievo soprattutto l'efficienza della Scuola di meccanica. Iniziata con 19 alunni, nel 1931, ha raggiunto nell'anno decorso il numero di 12o. Nove alunni hanno terminato il corso completo teorico-pratico, conseguendo il diploma di compiuto tirocinio con esito lusinghiero. Altri hanno già ottenuto il certificato di abilitazione in meccanica puramente pratica.
Data la media dei promossi, tanto della scuola di meccanica, come delle Scuole elementari, 67%, il Direttore ha esposto anche il programma di beneficenza svolto.
L'istituto non ha patrimonio, nè redditi di sorta. Nessun ente si obbliga a quote determinate, ed essendo i suoi principali mezzi di sussistenza le pensioni degli allievi, non può largheggiare in beneficenza in quella misura che forma l'ideale dei Salesiani e che corrisponde anche alle tristi condizioni dei tempi.
Tuttavia è riuscito a prodigarvi oltre 490 lire egiziane - vale a dire un 49.000 lire italiane - rappresentanti il massimo sforzo consentito alle possibilità dell'Opera salesiana del Cairo senza mancare nè alla fiducia nella Provvidenza di Dio, nè ai dettami di una sana prudenza.
Compiuta la premiazione, mentre la banda delle O.G.I.E. intratteneva il pubblico con un interessante concerto, le Autorità procedettero alla inaugurazione della Mostra professionale di meccanica. S. E. il Ministro, tagliato il simbolico nastro dai colori egiziani ed italiani, entrò per primo nel salone del teatro completamente trasformato per la circostanza.
Bandiere italiane ed egiziane leggiadramente disposte davano un gaio aspetto alla sala. Grandi fotografie riproducenti alcuni caratteristici aspetti delle Scuole professionali salesiane d'Italia ornavano le pareti, ed una serie di quadri con delle opportune iscrizioni ricordavano la marcia ascendente della Scuola di meccanica dal 1931 al 1937.
Completavano il reparto della documentazione i programmi particolareggiati di tutte le materie d'insegnamento e i libri di testo adottati nella Scuola.
Con fine senso artistico, sui vari tavoli erano disposti i lavori degli allievi. Prima i compiti scolastici: saggi mensili, disegni, quaderni delle esercitazioni scritte per le varie materie: matematica, algebra, trigonometria, fisica e chimica industriale, meccanica, elettrotecnica, saldatura autogena, resistenza materiali, tecnologia, ecc. ; poi i lavori d'officina: tutto disposto gradualmente per dare ai visitatori l'idea del metodo in uso nella scuola.
Per più di mezz'ora le Autorità si trattennero nella Mostra soffermandosi con schietta ammirazione dinanzi ai lavori esposti: esercizi progressivi di limatura, serie svariate di incastri, applicazioni pratiche di utensili per officina e di pezzi di macchine, piccole macchine costruite per conto di Ditte della città, campioni di mobili moderni in tubo d'acciaio cromato, saggi di saldatura autogena, di bollitura e di forgiatura, oggetti artistici e ninnoli, esercitazioni pratiche di elettrotecnica, ecc. In modo particolare attirarono l'attenzione delle Autorità egiziane diversi lavori in ferro battuto di ottima esecuzione e una piccola macchina a vapore azionante una piallatrice, lavoro di un alunno del corso di perfezionamento.
S. E. il Ministro si congedò con frasi di entusiastico compiacimento per i risultati pratici ottenuti dalla scuola e per la bontà del metodo, augurando ulteriori sviluppi dell'attività culturale della Scuola che non si limita all'insegnamento pratico, ma saggiamente vi abbina in notevole misura quello teorico per dare ai futuri artieri una formazione tecnica soda e completa.
Dopo la partenza delle Autorità la sala della Mostra è rimasta aperta al pubblico che vi accorse numeroso ammirando e plaudendo.
SIAM Buone notizie. Amatissimo Padre,
ESCURSIONE APOSTOLICA. - Ho qui gli appunti della cronaca e mi affretto a darle alcune notizie degli avvenimenti più importanti di questi ultimi mesi.
Vorrei descriverle dettagliatamente il lungo viaggio fatto agli estremi confini del sud del Siam, alla graziosa cittadina di Bepong, ove i cristiani mi offersero la cara sorpresa di una bella cappella e di una modesta casetta, sorte come per incanto in pochi mesi per ospitare il Signore ed il missionario. Fu un miracolo di fede e di amore compiuto dai 25o fedeli che vi hanno concorso con ammirabile gara. La benedissi e la dedicai a San Pietro, proprio il giorno in cui il Santo Padre compiva il suo ottantesimo anno. Speriamo di poter presto aggiungervi l'Oratorio e le scuole. Nel ritorno sostai a Haadyai e a Thung Lung, celebrando la santa Messa ed amministrando i Sacramenti ai cari fedeli che mi fecero un mondo di feste. Son quasi tutti oriundi Cinesi e mantengono il fervore della fede con slancio esemplare.
PRIMI FRUTTI. - Ma permetta che mi rifaccia ad una data storica per la nostra missione e che le dia una delle più care notizie. Il 19 marzo u. s a Bang Nok Khuek abbiamo offerto al Signore i primi frutti delle nostre migliori fatiche: 14. Ascritti - sette chierici e due coadiutori siamesi; gli altri, alunni dei nostri Istituti missionari d'Europa - hanno emesso i santi voti, con una cerimonia che ha riempito d'emozione tutti gli astanti e pervaso di santo orgoglio le famiglie fortunate di questa terra che hanno permesso ai loro figli di seguire la divina vocazione. Per la prima volta sotto questo cielo è risuonata la formula dei nostri voti nella lingua nazionale, suscitando le più sante impressioni. Fuori di chiesa, battimani ed evviva, ed abbracci fraterni. Il Signore moltiplichi il piccolo gregge, tanto generoso!
PREMIAZIONE ALL'ORATORIO. Un'altra bella festa fu quella della premiazione dei nostri giovani oratoriani di Rajaburi. V'intervenne il Governatore, il Comandante militare della piazza, l'Ispettore scolastico. Il nostro Don Kimthai spiegò ai presenti lo scopo degli Oratori salesiani, poi un alunno lesse un devoto indirizzo di omaggio offrendo un mazzo di fiori al Governatore. E questi rispose con cordiali espressioni di ammirazione e di plauso, dicendo fra l'altro: « Ho capito oggi perchè i Salesiani amino vivere coi giovani e giocare con essi nel campo vicino a casa mia, incuranti della fatica e dei disagi, sacrificandosi nelle scuole serali... Essi compiono un'eccellente opera di educazione ed io son lieto di esprimere la mia più ampia soddisfazione e sincera gratitudine ».
La cerimonia terminò al canto dell'inno nazionale, mentre i più assidui godevano dei premi ricevuti e la folla plaudiva ai premiati. Peccato che non abbiamo ancora un cortile e una casetta nostra, che ci consenta di svolgere tutto il nostro programma!
ESERCIZI SPIRITUALI. - Ne abbiamo tenuti due corsi: uno a Ban Pong per maestri e giovani di Azione Cattolica dal 25 al 29 aprile: 46 presenti; l'altro contemporaneamente a Bang Nok Khuek, per maestre e giovanette. Furono un successo. Al termine dei corsi inviarono al Santo Padre un'affettuosa lettera che diceva fra l'altro:
« Noi maestri e giovani di A. C. della missione di Rajaburi, riuniti a Bang Pong per gli esercizi spirituali, prostrati davanti alla Santità Vostra, Capo della Chiesa, domandiamo di esprimervi i nostri sentimenti di figli verso il Padre amato. Domani, 28, tutti faremo la santa comunione secondo le vostre intenzioni, seguendo l'esempio dei giovani cattolici che sono più vicini alla Santità Vostra. Noi tutti,
poi, inginocchiati davanti a Voi, imploriamo la santa benedizione, affinchè gli spirituali esercizi producano quella pienezza di frutti nella nostra vita che ci permetta di corrispondere alle cure dei nostri missionari, aiutandoli a propagare la nostra santa religione con tutta la nostra capacità, secondo gli insegnamenti di S. Giovanni Bosco che noi amiamo tanto. Le saremmo tanto riconoscenti, se volesse leggere i nostri nomi, qui sotto firmati, che è come leggere i nostri cuori... ».
Il Papa delle Missioni fece rispondere per mezzo di S. E. il Card. Pacelli, che: « I sentimenti nobili e pii espressi nel riverente messaggio erano stati al Santo Padre evidente prova dell'ardore che anima codesta diletta gioventù nel praticare e diffondere gli ideali del Vangelo ».
Pei maestri si tenne pure una seduta pedagogica trattando dei fini della scuola e del sistema preventivo, secondo lo spirito di Don Bosco.
L'attenzione con cui seguirono le conferenze, era il segno migliore del grande interesse che destano questi argomenti, la cui attuazione è vitale, in questo momento in cui il Siam sta provvedendo ai giovani con affetto di predilezione, ed ammira le nostre scuole ed addita a modello il nostro umile lavoro, tra una popolazione scolastica che supera i duemila allievi.
VISITA STRAORDINARIA. - Le ho già scritto dell'immenso conforto che abbiamo provato nell'avere in mezzo a noi il signor Don Candela, nostro Visitatore straordinario, ed il signor Don Berruti, arrivato alla fine della visita per dettarci gli Esercizi spirituali e presiedere col Visitatore le nostre adunanze. Ora rinnovo a lei ed a loro il nostro grazie filiale, per il gran bene che ci hanno fatto, per i suggerimenti dati, per le mete additateci, per il paterno interesse di noi e delle cose nostre. Abbiamo vissuto giornate memorande, in cui il pensiero ed il cuore, erano a Torino, alla Casa Madre.
Ci benedica, amato Padre, perché possiamo sempre più degnamente corrispondere a tante grazie. Per tutti
suo aff.mo
Mons. GAETANO PASOTTI,
Prefetto Apostolico. CONGO BELGA. Giubileo d'argento delle nostre Missioni.
Le nostre missioni del Congo Belga celebrano quest'anno il loro giubileo d'argento: venticinque anni di fecondo lavoro e di ottimi risultati. E con un primato forse assoluto: i primi sei Salesiani partiti nel novembre 1911, tutti vegeti sul campo, collo stesso spirito e la stessa ardente passione missionaria. Bisogna sentirli narrare le vicende della missione! Arrivarono al Katanga senza neppur sapere con precisione quale sarebbe stata la loro destinazione. Si era loro parlato vagamente di Bunkeya come probabile centro di missione, e tutta la roba era stata indirizzata a Bunkeya. Ma, giunti ad Elisabethville, ecco una lettera da Bruxelles che li destinava all'insegnamento in due scuole nella stessa città: una scuola elementare e media pei bianchi ed una scuola professionale per gli indigeni. Cercarono la casa e la scuola; ma erano ancor da fare. Allora i sei confratelli coll'attuale Prefetto Apostolico Mons. Sak, adattandosi alla meglio, si misero alacremente al lavoro: le scuole furono presto un fatto compiuto.
Ma essi sognavano le missioni: e nel 1914 furono ben lieti di poter inaugurare quella di Kiniama, cui tenne dietro, nel 1921, quella di La Kafubu, finché nel 1925 la Santa Sede affidò loro il territorio del sud del Katanga erigendolo in prefettura apostolica. Poterono allora slanciarsi con tutto l'ardore all'attività missionaria ed aprire nuovi centri: a Sakania, nello stesso anno, 1925; a Kakyelo e Tshinsenda, nel 1927; a Kipushya nel 1928; aggiungendo il lebbrosario di Ngaye nel 1930 e la residenza di Musoshi nel 1936. E fu dovunque una decisa sistemazione, che in breve fece scomparire le miserabili capanne di terra e di paglia, sostituendo, attorno a graziose chiesette, scuole e abitazioni moderne che imprimono alla vita il ritmo della civiltà cristiana. La statistica ufficiale pubblicata nel gennaio di quest'anno dà i seguenti risultati: al giugno 1936, la Prefettura Apostolica contava 7.235 cristiani, 16.111 catecumeni; i missionari visitavano 351 villaggi, con 77 scuole e 3.211 alunni. Distribuite, nei vari centri, nel corso dell'anno, 179.757 comunioni. Otto dispensari, di cui quattro retti da infermieri diplomati, hanno curato nell'anno 1935-36 ben 53.165 malati d'ogni genere.
Accanto ai Salesiani lavorano le Figlie di Maria Ausiliatrice a Sakania, a La Kafubu e a Musoshi Saint-Amand, con scuole per fanciulle indigene, catechesi ed opere varie. A Kakyelo sono le Suore della Carità di Gand che hanno pure la cura del lebbrosario di Ngaye e stanno costruendo un ospedale per accogliere i malati sparsi nei villaggi, mentre si finisce la residenza di Kipushya che attende anch'essa la loro valida cooperazione. Il giubileo d'argento apre quindi il cuore alle migliori speranze.
MATO GROSSO (Brasile).
Un altro delitto dei Chavantes.
Amatissimo Padre, Il 29 giugno p. p. speravamo di passarlo allegro nella commemorazione del Papa e dell'onomastico di lei, amato Padre; invece una triste notizia venne a porci in allarme. Stava preparandomi per la celebrazione della messa solenne, quando mi si presentarono due uomini dicendomi:
- Padre, sa quello che hanno fatto i Chavantes ?
- No, che cosa è accaduto ?
Ieri mattino assalirono e incendiarono la « fazenda » del nostro vicino. Siamo andati a vedere; crediamo vi siano vittime perchè i due impiegati che custodivano la casa in assenza del padrone con la famiglia sono scomparsi. Essendo noi due soli, non ci arrischiammo in ricerche. Ritornammo alle nostre case, e ci disponemmo per ritirarci con le nostre famiglie. Abbiamo viaggiato tutta la notte, e siamo arrivati or ora per chiedere un rifugio e compagni per una visita alla « fazenda » assaltata dai terribili selvaggi.
Pensai un momento, poi risposi: « Rifugio per le famiglie è presto trovato; per una visita al luogo del disastro, son pronto. Essendo giorno di festa, vengano a Messa, poi partiremo subito ».
Senza destare allarmi, diedi gli ordini in proposito, finché venne l'ora della santa Messa durante la quale raccomandai tanto al Signore il buon esito della spedizione. Verso le nove e mezzo, la comitiva era in marcia. Col sottoscritto v'era un Bororo e tre civilizzati che, nell'ansia di giungere presto sul luogo, non risparmiavano lo sprone ai cavalli che si affaticavano nel terreno fortemente sabbioso ricoperto della spessa vegetazione propria della savana. Finalmente si aprì avanti ai nostri occhi una vasta prateria e, là nel fondo della valle, all'incontro di due ruscelletti, apparvero gli steccati; un velo di fumo si stendeva a poca altezza dal suolo. Eravamo in vista del luogo del disastro: in fila indiana, procedemmo guardinghi senza parlare ed, appena raggiunto il posto, senza scendere da cavallo, facemmo una visita generale osservando bene le capanne che non erano state incendiate ed i vari scompartimenti dei grandi steccati. Tutto era silenzio e tristezza; nel mezzo fumavano i resti della casa del padrone. Scendemmo da cavallo e cominciammo una visita minuziosa. Subito trovammo alcuni dei nodosi bastoni che questi indi usano lasciare sul posto dell'assalto: poi trovammo parecchie frecce, delle quali una ben insanguinata. Dalla loro direzione si capì che avevano circondato tutta la parte dello steccato che racchiudeva un orto e la casa del padrone dalla quale tentarono invano di fuggire i due poveri impiegati, che si trovarono invece in mezzo ai feroci selvaggi. Proseguendo nelle ricerche, notammo sullo steccato grandi tracce di sangue e in terra, due altre frecce insanguinate, ma spezzate. La vittima non doveva essere distante e, difatti, la si trovò non molto lungi, in mezzo al bosco. Completamente spoglia e sconciamente mutilata, giaceva supina in parte nelle acque del ruscello con la testa orribilmente spaccata da un colpo di bastone che raccogliemmo lì presso.
Una freccia gli trapassava la gola; aveva due ferite nel braccio ed una nel polpaccio; in questa, come nella gola, vi erano ancora infisse le punte delle frecce che il poverino aveva spezzato nella fuga. Era un giovanotto sui 18 anni. Scavammo subito con pali appuntiti una fossa e vi componemmo la vittima. Recitammo una breve orazione, il De profundis, e tristi ci avviammo alle nostre cavalcature.
Il sole stava calando ed era prudenza allontanarci. Ma tutti i nostri sensi stavano sempre tesi per raccogliere ogni indizio, e fu così che nel ritornare alle nostre cavalcature, notai alcun che di particolare in un cespuglio non molto lontano. Avvisai i compagni che, per l'ora tarda, non giudicarono prudente indugiarsi più oltre. Urgeva rinviare all'indomani la ricerca dell'altra vittima, che fu trovata giorni appresso.
Sull'imbrunire eravamo alle capanne delle famiglie che si erano rifugiate a Sangradouro. Dopo breve respiro, si mangiò qualche cosa che avevamo portato con noi; si recitò il Rosario e poi, seduti su alcuni tronchi, a fuochi spenti, prendemmo a commentare i casi della giornata. Era convinzione di tutti che i Chavantes non dovevano essere lontani e forse non ci avevano assaliti pensando che avremmo passato la notte nelle capanne appositamente risparmiate per tendere insidie. Ma, non ci avrebbero inseguito ? Grida selvagge elevatesi proprio in direzione della « fazenda » distrutta, ci tolsero ogni dubbio. Il sonno e la stanchezza disparvero ed ognuno si pose sull'attenti.
Successe invece un profondo silenzio che durò tutta la notte rotto solo dal grido di qualche animale o dal canto di qualche uccello. Però, cosa strana, a quell'ora cantavano anche uccelli che non erano notturni. Solo in cinque, gli animali stanchi e noi più ancora, si abbandonò l'idea di ritornare alla «fazenda » e si prese il cammino di casa ove si arrivò, ansiosamente attesi, verso sera.
Il giorno seguente, primo di luglio, partì un'altra spedizione più numerosa. Tutto andò assai bene e ritornarono magnificando la speciale protezione del Signore su coloro che li avevano preceduti. Avevano visto i nascondigli dei Chavantes ed uno, proprio nel cespuglio da me notato; verificarono le insidie tese. Nella notte erano arrivati a poca distanza da noi... I Bororos erano impressionatissimi e mi dicevano: « Boe rugaddu Deus pagui migera getture acabo » ossia: «Davvero che Dio Nostro Signore stava con te ».
Era il primo venerdì del mese e la funzione serale fu di speciale ringraziamento al S. Cuore e di propiziazione pei poveri Chavantes, che continuano a spargere terrore e sangue in questa zona promettente, che solo ora comincia a popolarsi. Per causa di questi feroci razziatori, varie famiglie si ritirarono temporaneamente qui alla Missione; altri « fazendeiros » vissero in grande allarme. Ma noi confidiamo nell'aiuto del Signore.
Anche i Bororos, dopo un primo momento di timore, si tranquillizzarono e la vita riprese il suo ritmo regolare.
Amato Padre, la sua paterna benedizione ci sia caparra di quella di Don Bosco Santo.
Sangradouro, 18 luglio 1937.
Sempre dev.mo in C. J.
Sac. ALBISETTI CESARE
Missionario Salesiano.
ASSAM (India). La missione tra i " Garo ".
Amatissimo Padre,
La vallata del Bramaputra in Assam è chiusa al nord dai contrafforti dell'Himalaia e, al sud, da una catena di montagne abitate dai Nagas, Mikur, Khassi e Garo.
La Missione cattolica si è sviluppata molto al centro fra i Khassi, perchè furono i primi a godere dei vantaggi della civiltà moderna.
Ad ovest delle colline Khassi s'innalzano le Garo hills, lo sperone più occidentale di tutta la catena degradante verso il piano del Bengala dove il Bramaputra si volge bruscamente al sud per confondere le sue acque con quelle del Gange.
I Garo sono separati dai Khassi da foreste quasi impenetrabili; parlano una lingua completamente differente e la loro popolazione si fa ascendere a 220.000 abitanti, di cui 25.000 sono cristiani.
Dal nostro arrivo in Assam nel 1922, i Garo attrassero l'attenzione dei Missionari perchè costituiscono un popolo buono e semplice, bisognoso di aiuto spirituale e materiale. Ma solo nel luglio 1933 si potè affittare una casetta in Tura, capoluogo del Distretto e fissarvi la residenza. Nell'ottobre di quell'anno Mons. Mathias scriveva: «Ho avuto la consolazione di vedere le cose bene avviate e l'avvenire ripieno di grandi speranze. L'avere assistito a 18 battesimi e tra i battezzati aver veduto persone che hanno influenza in Tura, mi ha riempito il cuore di consolazione. Gesù vuole il suo trionfo anche fra questi buoni popoli ».
Si acquistarono in seguito due colline che dominano il pittoresco villaggio di Tura e nel febbraio 1936 s'iniziarono i lavori per costruire la casa dei Missionari e la Cappella. L' 11 aprile u. s. ebbi la consolazione di benedirle.
Un Ufficiale governativo mi diceva: « I Garo hanno manifesta simpatia per voi, ma, diffidenti per natura, volevano vedere qualche cosa di concreto. Ora che la chiesa è sorta su, bella, verranno numerosi a voi. Sappiatene approfittare».
Abbiamo messo questa Missione sotto la protezione di Maria Ausiliatrice. La nuova missione è molto difficile per la scarsezza delle comunicazioni. Tura dista dal centro della Diocesi 200 chilometri in linea d'aria; e nella stagione delle piogge quattro o cinque giorni non sono sufficienti a colmare tale distanza. Nella stagione asciutta vi sono piste su cui si può avventurare l'automobile.
Io percorsi circa 8oo Km. per visitare alcune cristianità. Passo sotto silenzio le avventure poco piacevoli, gli incidenti pericolosi, specie nell'attraversare i malfermi ponti di bambù! Povero automobile e poveri noi! Il missionario che mi accompagnava sorridendo osservava: « Noi dobbiamo percorrere queste strade a piedi o in bicicletta; sono lunghi ed estenuanti giorni di marce continue per visitare le comunità sparse su di un'area sconfinata ». La regione è coperta da immense foreste, la fauna è molto ricca ed i primi assaggi di esplorazione del sottosuolo hanno rilevato l'esistenza di ricche miniere di carbone, di petrolio ed altri minerali.
Il prodotto principale è il cotone, coltivato senza metodo razionale.
La popolazione, specie nell'interno, è ancora poco civilizzata: i vestiti sono ridotti ai minimi termini. Non siamo più in India, ma in un mondo completamente diverso. La lingua è interessante per un glottologo. Il nostro caro Don Pianazzi con amoroso studio l'ha imparata molto bene. Abbiamo già pubblicato il Catechismo, il libro delle preghiere e dei canti, e si stampa un giornaletto bimensile.
Non ostante tutte le difficoltà e il lavoro di pionieri, i nostri Missionari si trovano bene fra i Garo perchè sono un popolo espansivo, allegro e generoso.
In una delle mie visite mi ero spinto nell'interno verso un piccolo villaggio seguendo le tortuosità di un fiumicello. Più di venti volte mi trasportarono a spalla da sponda a sponda; ammirai il fervore di quella piccola comunità e domandai al Capo che cosa desiderassero come regalo dal Vescovo. La risposta fu commovente: «Niente: ci aiuti solo a salvare l'anima nostra».
Tura, amato Padre, non è una Residenza: è una Missione a sè, che domanda una completa organizzazione missionaria per 220.000 anime che hanno una vita sociale propria. È fra questi popoli che si formeranno nuclei cristiani forti dove la nostra religione potrà trionfare e stabilire il regno di Gesù.
L'opera più urgente è quella delle Suore con dispensario, cura dei lebbrosi e una scuola per ragazze. Ancora nell'ultimo mio viaggio, alcuni lebbrosi sfigurati dal male vennero da me e mi dissero: « Da tanto tempo ci avete promesso le Suore e ancora non sono arrivate. Abbiate pietà di noi».
Noi ci raccomandiamo alla carità dei Cooperatori affinché ci aiutino a costruire il lebbrosario. Dopo l'incendio di Shillong tutte le nostre risorse sono esaurite. Non vi è opera certamente più bella che formare un'oasi completamente cristiana fra questi indiani.
Ci mandi, amato Padre, quanti più sacerdoti potrà; la messe è abbondante, ma il personale ed i mezzi sono scarsi assai.
26 aprile 1937.
STEFANO FERRANDO Vescovo di Shillong.
24 ottobre: Giornata missionaria.
Tutto il mondo infedele attende il nostro concorso. - Rispondiamo generosamente all'appello di "Propaganda Fide".
Con rapido volo, il « Mago dello spazio, il dominatore dell'étere », superati gli spazi, squarciato l'étere, ha lasciato la terra ed è tornato a Dio.
Calmo, cosciente, sereno anche di fronte all'impotenza della scienza, che non riusciva a contrastare l'improvviso malore, perchè, signore della scienza, non idolatra, ne comprendeva i limiti e, rispettando i segreti di Dio, adorava la Provvidenza dell'Altissimo che tutto dispone nel creato con « ordine, misura e peso » (Sap. XI, 21). Sereno anche di fronte alla prospettiva del giudizio divino, perchè genio e vita, e tutte le risorse della sua vita preziosa - inestimabili doni di Dio - aveva con rettitudine costante, con umiltà di spirito e generosità di cuore, messo a disposizione della civiltà cristiana pel trionfo dell'amore di Cristo nella mutua comprensione degli uomini e dei popoli, per la pace e prosperità universale.
Questa fu infatti la suprema aspirazione del suo cuore, raccolta dal Papa e trasmessa al mondo all'inaugurazione del nuovo servizio radio a microonde tra la Città del Vaticano e Castel Gandolfo, quando il Grande modestamente chiuse l'indirizzo di omaggio al Vicario di Cristo con l'ardente augurio: « Possa anche la mia piccola opera, tutta data a facilitare le comunicazioni fra le genti, contribuire al raggiungimento della vera pace cristiana fra tutti i popoli ». Era l'Anno Santo, XIX Centenario della Redenzione.
Poteva quindi guardare serenamente, oltre i veli del tempo, lo spettro della morte, e, chiudendo gli occhi alla luce del mondo, fissare il genio in Dio, colla certezza d'incontrare il Padre. Morì così difatti, confortato dai santi Sacramenti, recitando il Pater.
Il Pater! l'ultima sua voce, estremo palpito del suo gran cuore! Nel lutto della scienza e della civiltà mondiale vibra per l'étere, eredità di fede ai secoli futuri!...
E noi lo raccogliamo con venerazione, mentre la scienza continua l'ascesa, colle conquiste di Marconi, portando i geni a Dio. Perchè nello sfolgorio del suo genio, il raggio più bello fu indubbiamente il raggio della fede del più grande scienziato del mondo. Una fede sincera, ragionevole, profondamente cattolica, cordiale. Basta ricordarne-le più recenti manifestazioni. Il 12 febbraio 1930, quando il Santo Padre stava per inaugurare col suo paterno messaggio rivolto « a tutte le genti e ad ogni creatura » la Stazione Radio Vaticana, Marconi ne dette l'annunzio chiudendo con queste parole: « Con l'aiuto di Dio che tante misteriose forze della natura mette a disposizione dell'umanità, ho potuto preparare questo strumento che procurerà ai fedeli di tutto il mondo la consolazione di udire la voce del Santo Padre ». E lo stesso giorno offriva a L'Illustrazione Vaticana in un messaggio autografo un documento anche più ampio della cattolicità della sua fede: « La Stazione Radio - scrisse - della Città del Vaticano, voluta da S. S. Pio XI, fa sentire oggi, per la prima volta, la sua voce nei mistesiosi regni degli spazi. Il Cattolicesimo che prima della Radio, ha superato le dure barriere delle distanze, instaurando l'universale Società degli uomini nella verità del Vangelo, trova oggi, in questo materiale strumento, un nuovo provvidenziale mezzo per il quale l'Augusto Capo della Chiesa di Roma fa sentire la Sua voce di Pastore a tutti i fedeli di tutte le terre. Veloce e sottile come il pensiero, l'onda della parola incalza l'onda dello spirito che si dilata con la forza ed il calore della verità. Il piccolo Stato territoriale del Pontefice di Roma oggi comunica direttamente sia con i grandi centri della nostra industre e tormentata civiltà, come con le più lontane ed umili province del Cristianesimo, dove i legionari della verità evangelica combattono le quotidiane e dure lotte della fede. La voce della Radio che al naufrago serve per invocare soccorso, e che agli uomini dei sociali commerci accelera il ritmo delle industri opere, è oggi utilizzata dal Navigatore che ha superato le burrasche della storia, che porta i soccorsi della verità e che cura gli interessi di tutti i cittadini dello spirito. La romanità della Chiesa, che è cattolicità evangelica, si riafferma una nuova volta nella trasmissione della parola del Papa che della Verità Divina è il Maestro e che dell'universale mondo dello spirito è il Sovrano. La Radio, che, tra le conquiste della scienza, sembra toccare più da vicino i regni dell'immaterialità, è oggi esaltata da questo servizio che rende agli interessi più puri e più universali della spiritualità del Cattolicesimo ».
Di questo e degli altri preziosi servigi il Papa seppe grato a Marconi con un affetto ineffabile. Glielo dimostrò col conferirgli altissime onorificenze e col nominarlo Vice Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze; glielo dimostrò nelle frequenti udienze e soprattutto nell'ultima, concessagli due giorni prima che morisse; glielo dimostrò, con un gesto squisito, telefonando personalmente da Castelgandolfo, alla mezzanotte del 19 luglio, tre ore prima che spirasse, per avere sue notizie dai sanitari che l'assistevano e per fargli giungere direttamente la più affettuosa delle benedizioni papali...
In un'altra grand'ora della nostra storia, Marconi fece un'indimenticabile professione di fede, quando scrisse: « Nell'indagine delle forze misteriose che ci avvolgono, la Provvidenza divina ci assiste, quella stessa Provvidenza che ha fatto dell'Italia la culla di ogni arte e di ogni scienza, quella stessa Provvidenza che oggi assiste l'Italia, il suo Re, il suo Governo, guidando il nostro Paese verso i suoi maggiori e più alti destini ».
Ma noi, figli di Don Bosco, ricordiamo ancora la sua fede in atto, quando assistette alla lunga funzione della canonizzazione del nostro Fondatore e Padre, nella Basilica di San Pietro, ed alla sua esaltazione in Campidoglio. Quando, passando, nel suo viaggio attraverso il mondo, pei nostri Istituti di America e per le nostre Missioni del Giappone e della Cina, ci commosse col palpito della sua pietà cristiana. Quando a San Francisco di California, la festa dei Santi del 1933, s'accostò ai Sacramenti, colla sua Signora, nella nostra chiesa parrocchiale di San Pietro e Paolo. Mentre ci vibrano ancora al cuore le nobili parole pronunciate in occasione del suo 6o° compleanno, il 25 aprile 1934, quando il nostro Ispettore di California, il compianto cav. don Oreste Trinchieri, ebbe l'onore di presentargli in un'artistica pergamena, a nome del Sindaco di San Francisco, on. Angelo J. Rossi, il diploma che gli conferiva la cittadinanza onoraria di San Francisco, decretatagli dal Consiglio Comunale nell'ottobre dell'anno precedente in occasione della sua visita. La cerimonia, cordialissima nell'intimità, si svolse nella sede della Reale Accademia d'Italia di cui Marconi era Presidente. Vi intervennero colla Signora marchesa Cristina Maria Bezzi-Scali e i familiari, il cugino Don Urbano dei Principi Barberini, l'Ambasciatore degli Stati Uniti Mrs. Long, la Principessa Orsenigo, gli Accademici d'Italia Formichi Pirandello, Paribeni, Bazzani, Benini, Patetta, Pettazoni, Riccoboni, Morino, ed altri; il prof. Marpicati, Vicesegretario del P. N. F. e Cancelliere dell'Accademia, il Segretario particolare di S. E., giornalisti italiani ed americani ecc..
Rispondendo all'indirizzo di omaggio di D. Trinchieri, S. E. disse fra l'altro: « ... Ricorderò sempre la nostra visita al Collegio salesiano di San Francisco di California, e quanto hanno fatto e stanno facendo i Salesiani per la Religione, la coltura e l'italianità dei giovani.
» Per l'italianità, voglio dire, anche non solo l'italianità storica, ma l'italianità di oggi, l'italianità di Mussolini, l'italianità del Concordato.
» A San Francisco, ho persino sentito suonare « Giovinezza » dalle campane della loro chiesa.
» E quest'opera di insegnamento e di amore per i giovani, non è limitata per quanto riguarda i Salesiani, a San Francisco, o alla California, perchè l'abbiamo veduta ovunque nel nostro viaggio attraverso il mondo, in altre parti dell'America, nel Giappone, nella Cina, ed è perciò che mi è sommamente grato, a pochi giorni dalle feste per la santificazione di Don Bosco, di esprimere la mia incondizionata ammirazione e tutto il mio plauso per l'opera altamente religiosa, sociale e patriottica, svolta ovunque dai Salesiani, e che sarà certamente coronata da sempre più lusinghieri successi per la fede e per la civiltà ».
Si racconta che, in un giorno ornai lontano, Guglielmo Marconi, guardando dall'alto della montagna di Oropa la regione biellese, abbia pensato alla possibilità di « trovare nello spazio nuove risorse e nuovi mezzi di comunicazione », partecipando poi al poeta Deabate, suo compagno di escursione, che « una portentosa idea gli aveva attraversato la mente ». (Il Biellese - Luglio-Agosto 1937).
Ancora una volta la Vergine avrebbe adunque ispirato il genio che s'eternò più tardi mormorando il Pater.
E conforta la nostra speranza nella bontà di Dio che, come volle nel genio di Marconi « del creator suo spirto, più vasta orma stampar », così sarà più largo all'anima sua di quella beatifica visione che è l'anelito supremo di tutti i figli di Dio.
attribuite all'intercessione di MARIA SANTISSIMA AUSILIATRICE e di San Giovanni Bosco.
Raccomandiamo vivamente ai graziati, nei casi di guarigione, di specificare sempre bene la malattia e le circostanze più importanti, e di. segnare chiaramente la propria firma.
Non si pubblicano integralmente le relazioni di grazie anonime o firmate colle semplici iniziali.
Scongiura un'operazione. - In seguito a complicazioni morbose, il nostro piccolo Alberto doveva essere sottoposto d'urgenza ad un atto operatorio. La parola dei sanitari ci riempi l'animo di sgomento. Fu allora che ricorremmo con la più viva fiducia al nostro Santo Don Bosco, affinchè fosse scongiurato il pericolo. Fummo esauditi. Pieni di riconoscenza adempiamo la promessa fatta.
Firenze, 6-VII-1937-XV.
Coniugi GENTILI.
Guarita da asma cronica. - Ero grave, molto grave: asma cronica con altre complicazioni. Da due settimane poi avevo tali dolori allo stomaco che non potevo più nutrirmi. Il dottore curante non dava alcuna speranza; fuorchè tentando un'operazione. Così dissero anche i dottori che tennero consulto. Ma con che risultato ? Nessuno osava pronunciarsi. Il caso era disperato, ed io soffrivo tanto !
Allora con fede viva s'incominciò una novena a S. Gio. Bosco. Oh, prodigio! I dolori scomparvero come per incanto: non più operazione, venne l'appetito, ed, a consolazione della mia amata famiglia, non senza meraviglia dei dottori, migliorai anche di tutti gli altri disturbi. Con profonda riconoscenza.
Florida (Stati Uniti), 10-VI-1937.
ROSALIA SCHIRO.
Una grazia segnalatissima. - II 18 marzo 1936 dovetti subire un'operazione difficilissima: l'asportazione del rene destro. Dopo 22 giorni di degenza alla clinica, ritornai in famiglia, con la speranza che la ferita si rimarginasse presto. Invece dopo 8 mesi di sofferenze per le continue medicazioni, fui trasportata nuovamente d'urgenza alla clinica, perchè dalla ferita usciva il cibo trasformato in chimo. Si era aperta una ferita al duodeno... Sopportare un'altra operazione era impossibile, e in quello stato non potevo più vivere... Io continuavo a raccomandarmi al mio Santo Protettore, S. G. Bosco, perchè mi ottenesse da Dio la guarigione o la rassegnazione a morire. Un mattino, al 2° giorno della novena all'Immacolata, mi svegliai con un vivo desiderio di bere l'acqua miracolosa di Lourdes. E così feci per tutta la novena, chiedendo a S. G. Bosco la sua potente intercessione presso la Bianca Vergine de' Pirenei affinchè mi ottenesse da Dio un segnale di miglioramento proprio il giorno della sua festa. Ed Ella nella sua infinita bontà esaudì la mia preghiera. Durante la notte della vigilia la secrezione incominciò a diminuire repentinamente, tanto è vero che durante la medicazione il professore curante disse: « Noi facciamo, ma ad un certo punto interviene la Divina Provvidenza ». E il miglioramento continuò fino a tanto che la ferita al duodeno si chiuse e poi in breve tempo si rimarginò anche la ferita dell'operazione. Il 3 maggio del corrente anno feci ritorno tra i miei scolarini che tanto avevano pregato S. Gio. Bosco per me. Ed ora ringrazio S. G. Bosco e la nostra Madre Celeste, e adempio al mio voto pregando di pubblicare la grazia segnalatissima, mentre invio la mia umile offerta per le Opere salesiane con animo profondamente grato.
Volpedo, 9-VII-1937.
MASCHI ROVERANO CELESTE, ex-allieva di Nizza Monf.to.
Sensibile intervento. - Da tanti anni esperimento la immensa bontà di S. Giovanni Bosco, che si degnò di accondiscendere alle mie preghiere di mamma ottenendomi dal Signore parecchie grazie!
Ora sento il bisogno e il dovere di farne nota, perchè sia pubblicata, una segnalatissima ricevuta da mio figlio chirurgo pochi giorni fa.
In seguito ad una piccolissima ferita a un dito riportata in un'operazione, gli si sviluppò una minacciosissima infezione con febbre, che in poche ore s'impadronì di lui. Gli si fecero le iniezioni del caso ; ma, lungi dal seguirne gli effetti desiderati, con indicibile angoscia gli vedevo crescere la febbre e il male. Piena di fiducia nel nostro gran Santo, io allora gli posi sul braccio un'imagine di D. Bosco con reliquia, invocando il suo aiuto... Ebbene, dopo 2 ore la febbre e i dolori cedevano: la notte era sfebbrato e completamente guarito
La difficoltà della guarigione e la sua rapidità dimostrano l'intervento soprannaturale di Colui che, come in vita, così ancor oggi continua a distribuire grazie e benedizioni a chi lo invoca !
Lieta di poter segnalare questa grande grazia rinnovo l'espressione della mia più sentita gratitudine.
Padova, 9-VII-1937.
MARIA CANTELE GRADENIGO.
Un vero prodigio. - La mattina del 7 dicembre 1936 mi accingevo a recarmi al lavoro alla Fiat quando fui sorpreso da acuti dolori al ventre. Preoccupato del lavoro, raggiunsi ugualmente il mio posto, ma poco dopo i dolori si fecero così violenti che fui dovuto accompagnare a casa. Chiamato il dott. Gazzani, mi diede qualche rimedio e l'indomani tornò col prof. Antonioli per un consulto. Mi riscontrarono un cumulo di mali: appendicite, calcoli renali, ulcera duodenale e peritonite con segni evidenti d'iniziata setticemia. Fui trasportato d'urgenza in una clinica per tentare un'operazione; ma non fu possibile. Il male precipitava, straziandomi con vomiti spaventosi. Io capii d'essere alla fine e, mentre le suore telefonavano ai miei parenti, confidavo a mio genero le mie -ultime volontà. Coi parenti venne a vedermi anche una pia signora, la quale, sentendo che non c'era più niente da fare e che si affrettava il mio trasporto in famiglia perchè potessi morire in casa, mi consigliò di raccomandarmi a S. Giovanni Bosco e fece pregare con me tutti gli astanti. L'indomani mattina, il cappellano mi amministrò i santi Sacramenti e, mentre si finivano i preparativi per trasportarmi a casa, tornò la signora con una reliquia del Santo. La diede a baciare a tutti, anche al dottore, poi me la fece passare su tutte le parti doloranti, insistendo perchè tutti pregassimo e confidassimo. La Croce Verde mi trasportò quindi a casa. Appena giunto, la signora mi fece applicare ai reni e al ventre un impiastro di seme di lino caldissimo, poi andò a casa sua per attendere alla sua famiglia. In giornata tornò e mi trovò più sollevato. Mi fece coraggio ed insistette coi presenti perchè tutti pregassero e promettessero di far poi tutti la comunione in ringraziamento al santuario di Maria Ausiliatrice. C'erano nella camera vari amici che da 20, 25 anni non si accostavano più ai Sacramenti ed erano accorsi al mio letto persuasi di vedermi morire. In serata mi visitarono ancora il dottore ed il professore, ma nessuna speranza umana traspariva sul loro volto. Io invece sentivo quasi la certezza della guarigione. Verso mezzanotte infatti ebbi il beneficio che tutte le altre. cure non erano riuscite a darmi, e il mattino seguente, mi avviavo alla guarigione con grande stupore dei medici, dei parenti e degli amici. La guarigione seguì rapida e decisiva. Appena mi potei alzare, andai subito a ringraziare Don Bosco ed a fare la santa Comunione nel santuario di Maria Ausiliatrice. Ero tanto debole che temevo di non riuscire a tornare a casa. Ma le forze mi rivennero tutte, ed oggi è passato un mese da che ho ripreso il mio lavoro alla Fiat. I compagni mi chiamano il morto risuscitato e tutti mi chiedono reliquie di Don Bosco, desiderosi di mettersi sotto la sua protezione. Io le distribuisco man mano che la pia signora me le porta. Gli amici che avevano promesso la santa Comunione hanno mantenuto la parola; e così invece di una grazia sola, furono parecchie.
Non finirò mai di ringraziare il Signore ed il mio caro patrono S. Giovanni Bosco. In fede
Torino, 12 maggio 1937
BIANCO SECONDO.
Guarita da risipola. - Mi faccio un dovere di segnalare, sia pure con un po' di ritardo, una grande grazia ottenuta per intercessione di S. Gio. Bosco.
Il 23 marzo 1936, in seguito ad infezione streptococcica, contrassi una risipola nella schiena, con temperatura oltre i 40 gradi e pericolo imminente di vita. Tutto tentarono i sanitari locali; ma senza alcun giovamento. La domenica delle Palme, il mio caso apparve ai dottori disperato. Compresa la gravità della situazione, mi feci dare una reliquia di S. Giovanni Bosco, che ebbi a Giaveno, mia patria, quando vi frequentavo le scuole delle Figlie di Maria Ausiliatrice. La reliquia è autenticata dalla firma autografa di Don Michele Rua. La feci appoggiare sulla parte malata e con viva fede dissi: « O S. Giovanni Bosco, ottenetemi la grazia di guarire; e voi D. Rua, che mi avete benedetta da ragazza, aggiungete la vostra intercessione e fate che per Pasqua io sia fuori di pericolo ».
Nel pomeriggio dello stesso giorno, un consulto di dottori constatò con stupore un miglioramento inesplicabile. Due giorni dopo, ero senza febbre, e, la vigilia di Pasqua, potei lasciare per un'ora il letto. Guarii e non ricaddi più. Con gratitudine filiale.
Hussein Dei, 1-7-1937.
MARGHERITA ROCCA.
Si fa un po' sospirare, ma la grazia viene. - Mia moglie, appena divenuta mamma per l'ottava volta, fu sorpresa da una violenta emorragia che minacciava di farla morire.
Invocato l'aiuto di Maria Ausiliatrice e di San Giovanni Bosco, l'inferma improvvisamente si riebbe ; ma, sei mesi dopo, le si riscontrò un tumore al ventre. Ricoverata all'ospedale di Bassano del Grappa, fu sottoposta, dal prof. Velo, all'operazione chirurgica che durò ben tre ore, senza aprirci alcuna speranza di salvezza.
Ricorremmo allora all'intercessione di Don Bosco Santo e iniziammo una novena. Venti giorni dopo l'operazione, la radioscopia rivelò che il male s'era sviluppato in modo impressionante. I medici non le davano più di due mesi di vita. Anzichè smarrirci, aumentammo la nostra fede e le nostre preghiere all'Aiuto dei Cristiani e a Don Bosco Santo, perchè avessero pietà degli otto figli che sarebbero rimasti senza madre! Applicammo all'inferma le imagini di Maria Ausiliatrice e di Don Bosco: si promise di pubblicare la grazia e di fare un'offerta per le missioni salesiane. Oh bontà infinita dei nostri Intercessori ! Dopo sole 24 ore, mia moglie si sentì completamente libera da ogni malanno ed ora dopo due anni, sta bene, lavora, si nutre e può attendere alle sue mansioni di casa.
Casoni di Mussolente, 22-V-1937.
SARETTA PIETRO.
Guarita da bronchite. - Mi ero appena rimessa da una grave bronchite complicata da debolezza cardiaca che mi aveva colpito lo scorso autunno, quando feci una ricaduta, e le mie condizioni divennero così gravi che il medico dava poche speranze ai familiari.
Feci una novena a S. Giovanni Bosco, ed al termine di essa cominciai a sentire un miglioramento seguito presto da completa guarigione.
Torre Pellice, 3o Luglio 1937.
VITTORIA MONDON.
Ringraziano ancora della loro intercessione Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco:
Gandolfi Mellerio Elena (Iselle) perchè il marito potè essere preservato da gravi conseguenze in un investimento automobilistico.
C. E. P. (Tirano) per la protezione accordata al figlio Giuseppe nell'occasione di un disastro edilizio e pel felice esito di una pericolosa operazione chirurgica.
Esposito Antonio (Magdalena del Mar) per favori spirituali e temporali concessi alla famiglia.
Toti Tecla (Cardoso di Stazzema) per la prodigiosa guarigione del nipote Giorgio che in seguito a grave caduta dalla bicicletta era stato dichiarato in fin di vita.
Paglianti Angelina (Barbariga di Vigonza) perchè, affetta da calcoli renali, potè guarire senza sottoporsi ad operazione e alcuni giorni prima di essere mamma per la seconda volta.
Prestia Salvatore di Stefano (Siracusa) perchè, colpito da sinovite al ginocchio sinistro, ottenne completa guarigione e potè abbreviare di un anno il corso degli studi.
Una devota di Don Bosco Santo (Campobasso) perchè durante una grave lite familiare ottenne pronta e paterna assistenza e il ritorno della pace.
Famiglia Righini (Tomba di Meretto) pel completo ristabilimento in salute del capo di casa.
Mattiolo Brenzan Maria (Villa d'Adige) per l'ottenuta guarigione da -un grave malanno, evitando anche una pericolosa operazione chirurgica.
Moretti Giulia (Pavone del Mella) per la guarigione di un bimbo che cominciò a migliorare il terzo giorno di una fervorosa novena.
Orengo Maria (Pigna) per varie e segnalatissime grazie ricevute.
Poggio Maddalena ved. Boccalatte (Lu Monf.) per la guarigione della figlia Giuseppina colpita da paralisi.
Maggio Ottavio (Torino) per essere stato liberato da grave infermità.
Gioda Alemanno Maria (Isolabella) per una segnalatissima grazia temporale ricevuta in modo del tutto inaspettato.
Clamer Palma (Magras) per l'ottenuta guarigione della sorella Suor Maria Agosina che, colpita da una grave malattia polmonare, rimase a letto immobile con febbre e sudore continuo per ben 5 mesi nel 1931 e si riebbe esattamente il dì 24 maggio restando fuor di letto alcune ore e ricuperando rapidamente perfetta salute.
Scaccianoce Venerina (Acireale) pel ristabilimento in salute del padre colpito da una fiera bronco-polmonite.
Lobera Giovanni e Giuseppina (Mondovì Piazza) per la segnalatissima grazia ricevuta.
Morelli Teresa (Torino) perchè il fratello fu assunto al lavoro al termine di una fiduciosa novena.
Famiglia Germano (Serralunga d'Alba) per l'ottenuta guarigione della mamma.
Manzini Emma (Genova) per il ristabilimento in salute di una bambina colpita da convulsioni.
Giovanetto Luisa (Verrès) per l'ottenuta guarigione del marito.
Famiglia Fiorito (Genola) per la segnalatissima grazia e assistenza ricevuta.
Crespi T. per le insigni grazie ricevute.
Abbd Maresa (Pralormo) pel felice esito di gravissima operazione chirurgica.
Azaro Alice (Bargone Ligure) per la guarigione della mamma.
Ricci Maria (Montione di Arezzo) pel miglioramento in salute del figlio Luigi, colpito da tifo.
Massucco Mario (Cuneo) per il felicissimo esito degli esami.
Goitre Giuseppina per grazia ricevuta.
Giordano C. (Torino) pel buon esito di esami di concorso.
Vogliotti M. (Verolengo) per l'ottenuta guarigione.
Mattacchini Natalina (Mezzomerico) ringrazia il Servo di Dio D. Michele Rua alla cui intercessione attribuisce il suo ristabilimento in salute dopo un anno di sofferenze.
L. S. (Soglio d'Asti) per guarigione da tich nervoso.
M. V. (Verolengo) per l'ottenuta guarigione di una persona cara.
Berso Emilia (Roma) pei conforti ricevuti e per l'ottenuta sistemazione del proprio stato.
Valpreda Franco (Torino) per la riconquistata salute.
Cescon Vivan Ida (Campomolino di Gaiarine) per la guarigione della piccola Anna Maria.
Abba Rina (Pezzolo Valle Uzzone) pel miglioramento in salute di un bimbo colpito da broncopolmonite doppia.
Corti Lidia (Tresivio) per l'ottenuto miglioramento in salute della mamma.
Randone Caterina ved. Molinari (Garessio) perchè persona cara, caduta da un salto di 10 metri in un torrente, ebbe salva la vita.
Cavaglià Margherita (Testona) pel felice ritorno dall'A. O. I., del giovane Bertolino Carlo.
Doroux Giuseppe (Moutier) perchè, colpito alla testa da un mattone caduto dall'alto, non ne risentì conseguenza alcuna.
Perrone Giuseppina (Torino) per la validissima assistenza avuta in un grave infortunio che avrebbe potuto essere mortale.
Ferrari Franchina (Roma) per la guarigione di una bambina colpita da enterocolite acuta.
Riva Amalia perchè il marito potè ritornare dall'A. O. I. sano e salvo dopo 21 mesi di lavoro e di fatiche.
Berra Rita per la straordinaria guarigione del figlio Ceserino.
Rossi Giacomo (Genova) per la guarigione di un nipote colpito da una fiera polmonite complicata con altri malanni.
Beroldo Emma (Crocefieschi) per il ristabilimento in salute del marito colpito da gravissimo malore.
Dall'Ava Maria (Codognè) pel felice esito di esame di concorso magistrale.
Gaggero Giuseppe e Angela (Genova-Bolzaneto) per la guarigione del figlio Pier Stefano che, colpito da appendicite, evitò un intervento chirurgico.
Gobbi Sofia per la particolare assistenza e pei dolci conforti ricevuti in una penosa situazione.
Enrietti Maria (Bosconero) perchè ebbe salva la vita in un incidente automobilistico e per l'ottenuta guarigione da grave infiammazione di fegato.
Sella Assunta (Monte di Malo) pel felice esito di operazione di calcoli biliari e appendicite.
Piovano Annetta (Madonna della Scala) per l'ottenuto ristabilimento in salute.
N. N. pel felicissimo esito di un'operazione chirurgica.
N. N. (Conegliano Veneto) pel conseguito impiego.
A. T. (Vinchio d'Asti) per una segnalatissima grazia ricevuta.
Vana Biagio ch. (Foglizzo) per l'ottenuta guarigione da grave malore.
Carissimi,
ho letto, tempo addietro, in « Primato Educativo », una descrizione dettagliata della Scuola Elementare «M. Bianchi» di Roma, che accoglie una massa di tremila alunni ogni anno in aule modernissime e luminose. E mi sono indugiato con piacere sul criterio tenuto nella decorazione delle varie aule. Ispirata a nobilissimi temi, questa ambienta, per così dire, ogni aula ad uno spirito particolare che armonizza mirabilmente nell'opera complessa della educazione giovanile. Una delle aule è dedicata a S. Giovanni Bosco. Vi invito a visitarla: la decorazione è dominata da una grande riproduzione artistica del Santo, ed è sviluppata da quadri della sua serena fanciullezza, della beatificazione e della canonizzazione, di Maria Ausiliatrice. Per motto ha queste belle parole del Santo, che fanno per gli alunni e per gli insegnanti: Il Paradiso non è fatto pei poltroni - Nessuna educazione senza affezione - Nessuna affezione senza confidenza. Io non so se nelle aule delle scuole che voi frequentate si segua già lo stesso criterio di decorazione a scopo didattico. Mi pare però che voi vi potreste ambientare spiritualmente in qualunque aula, come se foste nell'aula « Don Bosco » della « M. Bianchi ». Basta che la figura del vostro grande Amico e celeste Patrono domini la vostra mente col suo fascino educativo, col ricordo degli esempi della sua fanciullezza e della sua divozione alla Madonna. Al vostro orecchio giungerebbe spontaneamente il suono della sua voce col motto soprascritto, invitandovi ad occupare scrupolosamente il tempo pel bene dell'anima vostra, e ad aver confidenza coi vostri maestri e professori per lasciarvi educare come si deve. Provatevi un poco fin dall'inizio di questo nuovo anno scolastico. Sarete tutti i primi della classe, e... primi anche nella vita, quali vi desidera il vostro aff.mo
Don GIULIVO.
Salesiani defunti:
ANTONIOL Dott. GIOVANNI BATTISTA, sac. Ispettore delle Case salesiane della Liguria e Toscana, † a Passo del Bocco (Genova) il 28 agosto u. s. a 61 anno di età.
Ordinato sacerdote nel 1900, e trascorsi alcuni anni come insegnante al Liceo di Valsalice, fu Direttore del nostro Istituto di Sant'Ambrogio in Milano, quindi Ispettore delle Case della Lombardia e dell'Emilia, e, successivamente, di quelle della Liguria e Toscana.
Ingegno eletto, pietà sentita, tatto squisito gli cattivarono ovunque la fiducia dei Confratelli e la stima dei Cooperatori, negli alti uffici che assunse con vero spirito salesiano prodigandovi i suoi bei doni di mente e di cuore.
Un'emorragia cerebrale stroncò in pochi giorni la sua preziosa esistenza.
PEUGNET EDOARDO, coad. da New York (S.U.A.), † a Watsonville (California) il 17-IV-1937 a 65 anni di età.
NOJE R. D. LUIGI, sac. da Horstel (Germania), † a Sucre (Bolivia) il 17-V-1937 a 41 anni di età.
PIETA SIMONE, coad. da Bratucice (Polonia), † a Cracovia (Polonia) il 12-VI-1937 a 63 anni di età.
Cooperatori defunti:
S. E. Rev.ma Mons. BRUNO OCCHIUTO Vescovo di Cassano Ionio † il 28 giugno u. s. a 53 anni di età.
Elevato all'episcopato il 2 luglio 1921, profuse nella diocesi tesori di bontà e di zelo pastorale, edificando clero e popolo colla sua pietà eucaristica e colla sua inesauribile carità. Cooperatore salesiano, ebbe per le nostre opere tutte le sollecitudini ed una grande venerazione per S. Giovanni Bosco.
LUIGIA BUONAURO ved. DEL FORNO † a Mondragone il 30 luglio u. s. ad 81 anno di età.
Donna di alti e profondi sentimenti cristiani, caritatevole coi poveri, generosa col prossimo e tenerissima coi figli, visse amata e stimata da tutti per l'inesauribile bontà dell'animo, la maturità del consiglio e la finezza dei modi. Cooperatrice salesiana, nutriva una fervida divozione a Maria SS. Ausiliatrice ed a S. Giovanni Bosco, zelandone il culto e sostenendone le opere con offerte e preghiere.
CELINA ROBUFFO VIGNOLO, † a Nizza Monferrato il 19 luglio u. s. a 71 anni di età.
Figlia di un gentiluomo italiano e di una nobildonna argentina, nacque in S. Antonio de Areco (Argentina) e, perduta la madre in tenerissima età, cresciuta fra le amorose cure di una zia materna, venne a vent'anni in Italia ed andò sposa all'Avv. Dott. Clemente Robuffo, portando anche un prezioso corredo di virtù religiose e domestiche.
Semplice fra le ricchezze, casalinga fra gli allettamenti della brillante società, amava il silenzio evangelico attorno al bene che sparse con generosa profusione e con grande umiltà e modestia. A tutti coloro che a lei ricorrevano dava largamente, con l'austero senso di responsabilità del ricco che si sente depositario delle divine provvidenze, e collo spirito di S. Francesco di Sales il quale esortava a « fare il bene con grande umiltà,,.
Fu insigne benefattrice delle Figlie di M. A.
DEFILIPPI PIETRO † a Barone Canavese il 23 agosto u. S. a 73 anni di età. Di animo mite e buono, illuminato da una fede viva, consacrò tutta la sua esistenza al lavoro, alla preghiera e alla cristiana educazione della numerosa sua famiglia, godendo di poter vedere due dei suoi figli elevati al sacerdozio nella Società Salesiana.
IDA FER Ved. CORDIE' † a Torino il 15 agosto 1937. Madre esemplare, educatrice modello, generosa nel bene, era eroica nel compimento del dovere secondo lo spirito salesiano. Donò la primogenita all'Istituto di Maria Ausiliatrice, e la seconda alla Congregazione di San Vincenzo.
Da anni fervente cooperatrice, nutriva la più tenera divozione a S. Giovanni Bosco.
Altri Cooperatori defunti:
Aldrovandi Manfredo, Villa Fontana (Bologna) - Altieri Antonia, Ronciglione (Viterbo) - Amione Luigi, Vische (Aosta) - Bacca Maria, Voghera (Pavia) - Bacchilega, Lugo (Ravenna) - Basurto Giuseppe, Lecce - Broll Giuseppe, Povo (Trento) - Bugnano Mons. Francesco, Villafranca (Asti) - Canhone Pedro, S. José do Picú (Brasile) - Capello Margherita, Canelli (Asti) - Cavallero Maria, Vesime (Alessandria) - Cavallini Elisa, Lugo (Ravenna) - Chiarletti D. Stefano, Mongrando (Vercelli) - Chiarparini Maria, Codroipo (Udine) - Cremona Domenica, Tornaco (Novara) - Cremonini Clotilde, Imola (Bologna) - De Angelis Maria, Napoli - Del Bondio Teresa, Torino - Facchi Pietro, Crema (Cremona) - Febbraro Carolina, Castelnuovo Don Bosco (Asti) - Ferro Crescentino, Torino - Fracchia Margherita, Asti - Lancini Barbara, Adro (Brescia) - Lega Cav. Michele, Leyni (Torino) - Longhin Angela, Valmareno (Treviso) - Magri Cav. Don Pietro, Oropa (Vercelli) - Mancini Anna, Genzano (Roma) - Marcon Giacomo, Rosà (Vicenza) - Moltení Laura, Sirone (Como) - Pedrotti Luigi, Cavedine (Trento). Perlo Bernardo, Carmagnola (Torino) - Rosti Alessandro, Monza (Milano) - Saracco Achille, Canelli (Asti) - Sogari Dott. Luigi, Sesta Gòdano (La Spezia) - Terni Francesco, Monticello (Grosseto) - Zeliotto Guido, Venezia - Zunino Sac. Paolo, S. Lazzaro Reale (Imperia).