Anno LXI - N. 12 DICEMBRE 1937 - XVI
SOMMARIO: Il buon ingegno della carità. - Sotto la cupola dell'Ausiliatrice. - In famiglia: Italia, Francia. - Lettera di D. Giulivo. - Dalle nostre Missioni: Mato Grosso, Cina, Assam. - Grazie. - Necrologio. - Indice dell'annata 1937.
IL SAC. PIETRO RICALDONE quarto successore di San Giovanni Bosco,
I SALESIANI, LE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICE E LA GIOVENTÙ TUTTA ALLE LORO CURE AFFIDATA PRESENTANO Al BENEMERITI COOPERATORI E ALLE BENEMERITE COOPERATRICI I PIÙ FERVIDI AUGURI DI BUON NATALE E DI BUON ANNO INVOCANDO SU TUTTI LE PIÙ ELETTE BENEDIZIONI
Così S. E. Mons. Costantini ha intitolato il messaggio trasmesso a tutto il mondo cattolico per la « Giornata missionaria» dello scorso ottobre. E il titolo, mutuato da S. Paolo, sviluppato nel testo con pratiche e commoventi indicazioni, valse a richiamare le anime ad innumerevoli industrie a vantaggio dell'apostolato missionario, rivelando ancora una volta le preziose risorse della carità quando è servita da un buon ingegno. Si può dire infatti che l'ingegno si aguzza spontaneamente e generosamente a servizio della carità, quando esso stesso non si ribella all'influsso naturale della bontà. Mentre gli uomini non rendono generalmente tutto quello che potrebbero, nel campo sociale soprattutto, quando, soffocando gli istinti naturali della bontà, non impegnano sufficientemente il loro ingegno allo sviluppo della carità nell'amore del prossimo. Il che viene dal fatto che, per lo. più, non si valutano adeguatamente gli infiniti tesori di bontà che Dio ha profuso anche nel cuore apparentemente più gretto di questo mondo.
L'uomo - scrive il P. Faber nelle sue «Conferenze spirituali » - ha soprattutto un potere al quale non si bada abbastanza: il potere di diffondere del bene, o almeno di diminuire notevolmente il cumulo di dolori, tanto da rendere il mondo affatto diverso da quello che è: e questo potere è la bontà. Come la nostra condotta reciproca è la sorgente più feconda delle nostre pene più amare, così dobbiam dire che, se noi avessimo per regola di condotta la bontà, il mondo presente sarebbe quasi interamente sconvolto. Noi siamo, per lo più, disgraziati, perchè il mondo è senza cuore e senza pietà; ma il mondo è quello che è, unicamente perchè difetta la bontà nelle unità che lo compongono, cioè in ciascuno di noi ».
Molto pratica è la definizione ch'egli dà della bontà, in due tempi.
«La bontà consiste - egli dice anzitutto - nel versare noi stessi negli altri, nel mettere gli altri al nostro posto e nel trattarli come vorremmo essere trattati noi stessi ». E cita, a proposito, l'esempio divino della creazione: «La creazione fu una bontà divina. Di là deriva, come da una sorgente, ogni bontà creata, con le sue influenze, con le sue dolcezze, con tutti i suoi sviluppi reali o possibili. Ecco una genealogia assai onorevole... ».
«Inoltre - egli soggiunge - la bontà è la virtù che ci fa accorrere al soccorso dei nostri simili che si trovano nel bisogno, secondo le nostre forze». Altro esempio divino: la Provvidenza, ch'egli chiama l'opera degli attributi divini verso le creature.. «L'onnipotenza - son sue parole -- attende continuamente a riparare le nostre debolezze; la giustizia, a correggere i nostri errori; la misericordia, a consolare i cuori che noi abbiamo spezzato; la verità ripara continuamente le conseguenze della nostra falsità, e la scienza infinita trae partito dalla nostra ignoranza come da un profondo calcolo. In una parola, si potrebbe definire la Provvidenza: l'aiuto costante che le perfezioni divine portano alle nostre imperfezioni; e la bontà è la nostra maniera di imitare questa azione divina».
L'illustre autore dedica delle bellissime pagine ad illustrare l'armonia che corre fra la bontà e la Grazia e le meraviglie che ne sgorgano. Analizza poi il tema, trattando della bontà nei pensieri, della bontà nelle parole e della bontà nelle azioni, e finisce con una appassionata esortazione alla maggior valutazione ed educazione di questo prezioso tesoro che deve servire nobilmente alla vita.
Noi ci limitiamo ad indicarne gli effetti principali ch'egli commenta in tanti capitoletti: « La bontà addolcisce la vita, ristabilisce l'equilibrio tra il bene ed il male, compie un'opera redentrice, migliora il carattere, distrugge il peccato, incoraggia al bene, contrasta l'egoismo, sviluppa l'umiltà, porta ad un sano e giusto ottimismo nelle cose e conduce alla santità appena venga soprannaturalizzata ». Egli insiste giustamente sulla sovrannaturalizzazione della bontà, perchè, quando essa rimane allo stato di natura, s'isterilisce inevitabilmente: « Dove essa è naturale bisogna quindi soprannaturalizzarla;... dove non c'è neppure allo stato naturale bisogna infonderla soprannaturalmente ». È quello che si trascura abitualmente di fare.
«La bontà, come grazia - deplora lo stesso autore - non è certamente abbastanza coltivata, mentre invece si coltivano troppo esclusivamente le parti della vita spirituale che ci piegano su di noi stessi per raccoglierci, per studiare il nostro interiore e per custodirlo. Se nella divozione vi è una specie di egoismo spirituale più deplorevole che condannabile, io non vorrei pensare - egli dice - che sia un male senza rimedio; e certamente si potrà riuscire ad ottenere che la cura di se stesso non noccia punto ad una bontà squisita: non si richiede che un po' di sforzo e di vigilanza ».
In realtà, quando ci proviamo ad esercitare la bontà, noi la troviamo più facile di quanto prevedevamo. E ne proviamo una dolcezza di soddisfazione che ci compensa largamente del piccolo sforza con cui la paghiamo. Noi sentiamo tutta la verità del paragone con cui il P. Faber chiude la sua conferenza: «L'erba dei campi vale più dei cedri del Libano; nutrisce di più, e l'occhio riposa di più sul tappeto smaltato di margheritine e profumato di timo, il quale fa la terra dolce, bella ed accogliente come un nido. La bontà è il prato del mondo spirituale dove le pecorelle di Gesù Cristo pascolano tranquillamente sotto lo sguardo del buon Pastore» (1). Così egli richiama la nostra vita alla sua più alta missione che è quella: «di andare dovunque essa può arrivare, per riconquistare alla beatitudine divina il dominio di questo mondo disgraziato. Essa dev'essere un sacrifizio di noi medesimi alla felicità della vita divina, per mezzo del meraviglioso apostolato della bontà».
Alla vigilia delle feste natalizie, che fanno tanto sentire il bisogno e la gioia della bontà; in anni tanto tristi di egoismi e di individualismi che agghiacciano i cuori, quando non travolgono paesi e nazioni in vortici di odio e di sangue, mettiamo tutta la nostra bontà nell'ingegno a servizio della carità e procuriamoci l'ineffabile conforto di far del bene.
« Occasioni non ne mancano - diceva S. Giovanni Bosco ai Cooperatori di Borgo San Martino, il 1° luglio 188o. - Si può dare un buon consiglio ad un fanciullo o ad una ragazza per indirizzarli alla virtù e allontanarli dal vizio; si può suggerire qualche buon mezzo ai genitori, perchè allevino cristianamente i loro figliuoli, li mandino alla chiesa o, dovendoli collocare allo studio o al lavoro, scelgano buoni collegi, maestri virtuosi, onesti padroni; si può prestare aiuto nel fare il catechismo in parrocchia; si può regalare, imprestare, diffondere un buon libro, un foglio cattolico o levarne di mezzo uno cattivo; si può concorrere ad eseguire un lavoro, provvedere un abito, cercare un posto, pagare la pensione per far ritirare un giovinetto od una fanciulla povera od abbandonata; si può risparmiare una spesa, mettere in serbo una moneta per dare una limosina, promuovere un'opera che sia per tornare di gloria a Dio, di onore alla Chiesa, di vantaggio alle anime; si può per lo meno esortare altri a farla.
» Occasioni di fare del bene e di impedire.del male non ne mancano mai. Non ci manchi il buon volere, non ci manchi il coraggio, non ci manchi l'amor di Dio e del prossimo; e noi senza quasi accorgerci, da padri e da madri, da maestri e da maestre, da sacerdoti e da laici, da ricchi e da poveri, saremo veramente Cooperatori e Cooperatrici, impediremo del gran male, faremo del gran bene ».
(1) Vedi: P. FABER, Conferenze spirituali. Versione del Salesiano Sac. G. Albera - S. E. I., L. 6.
Ricordiamo anche le altre opere del P. Faber in vendita presso la Società Editrice Internazionale e cioè: Il Creatore e la creatura. Traduzione di D. G. Favini, L. 6. Il progresso dell'anima nella vita spirituale. Traduzione di D. G. Albera,. L. 6. - Conferenze spirituali Traduzione di D. G. Albera, L. 6. - Tutto per Gesù. Traduzione di D. G. Albera, L. 6.
IN CORSO DI STAMPA:
Il piede della Croce. Traduzione di D. E. Pilla, L. 10. Il Prezioso sangue. Traduzione di D. E. Pilla, L. 10.
Il mese del Rosario s'è iniziato con particolare fervore, rispondendo alle esortazioni dell'Enciclica del Santo Padre.
Già abbiam detto della funzione di addio ai missionari che si svolse il giorno 3. Ma non abbiamo accennato alla visita di un pellegrino di eccezione:
Il Vicario Apostolico dell'Alaska.
Il Vescovo di quella zona polare artica, S. E. Mons. Giuseppe Crimont, della Compagnia di Gesù, giunse quella stessa mattina al Santuario per celebrare la santa Messa all'altare di S. Giovanni Bosco. Fu accolto dal Rettor Maggiore e, dopo la celebrazione del santo Sacrificio, passò con lui a visitare tutto l'Oratorio. Firmando l'albo dei visitatori, indicò la ragione della sua visita con queste parole: « Pour dire merci a St-Jean Bosco, et lui rappeler notre entrevue à Lille, France, et le prier de donner la santé au St-Pére et à deux autres: per ringraziare S. Giovanni Bosco e ricordargli il collcquio avuto con lui a Lilla, Francia; e pregarlo a donare la salute al Santo Padre e ad altri due ».
Infatti egli ebbe la fortuna di incontrare Don Bosco a Lilla, mentre questi tornava dal trionfo di Parigi, nel 1883. Sua Eccellenza era allora semplice suddiacono, nella Compagnia di Gesù. Assistette il Santo all'altare due volte, il 6 maggio nella cappella delle Dame della Retraite, dinanzi ad un pubblico così numeroso che per andare dalla sacrestia all'altare ci volle un buon quarto d'ora. « Che Messa! - ricordava ancora. - Era la Messa di un santo: la sua faccia risplendeva di luce soprannaturale». Un'altra volta lo assistette nella chiesa dell'Adorazione, ove si adora continuamente esposto il SS. Sacramento. Folla altrettanto numerosa, devozione ed entusiasmo indescrivibili. Tenendo dietro al Santo, dopo la Messa, il giovane suddiacono ebbe finalmente agio di parlargli in sacrestia. Aveva da chiedergli un consiglio di capitale importanza: «Ho poca salute - disse - e vorrei avere tanta forza che mi bastasse per poter essere mandato alle Missioni. La mia aspirazione è di diventar missionario».
«Figlio mio - gli rispose amorevolmente Don Bosco - questa grazia la riceverete. Ogni giorno, nel ringraziamento dopo la Messa, io pregherò per questo scopo».
Cosa mirabile! Il figlio di Sant'Ignazio, che da tempo andava inutilmente in cerca di salute, ricuperò così presto e così bene le sue forze, che-di lì a poco fu inviato come insegnante nel collegio di Saint Sarvais a Liegi, e l'anno appresso passò a Saint Hélier, il grande scolasticato francese della Compagnia, per proseguire gli studi e prepararsi al sacerdozio. Si parlava molto in quegli anni delle Missioni gesuitiche alle Montagne Rocciose, e al futuro levita sembrava di sentire internamente una voce che gli indicasse là, sotto il freddo polo, il campo del suo apostolato.
Divenuto sacerdote, ricevette l'obbedienza per le Missioni dell'India; ma nel 1894 i Superiori lo trasferirono nell'Alaska, dove nel 1916 fu nominato Vicario Apostolico (1).
Funzioni e pellegrinaggi.
Nel pomeriggio dello stesso giorno 3 ottobre, ci fece una rapida visita il Vescovo di Cajazzo, S. E. Mons. Nicola Di Girolamo.
Tra il 6 sera e il 13, due tridui tradizionali disposero religiosamente artigiani e studenti al nuovo anno scolastico-professionale, rallegrato quasi ogni domenica da un programma di rappresentazioni offerte da diverse filodrammatiche con ottime interpretazioni.
Il giorno 12, arrivò un bel gruppo di pellegrini da S. Benedetto Po, col loro Arciprete, che celebrò, l'indomani, all'altare di Don Bosco. Il giorno 14, il sig. Don Ziggiotti, nella cappelletta delle camere di Don Boxo, impose la talare ad alcuni chierici ed il Crocifisso ad un gruppo di altri missionari che partirono subito. Nel pomeriggio, visita dei Seminaristi di Fossano e di una cinquantina di pellegrini Inglesi. Il giorno 16, la Scuola Elementare Edmondo De Amicis condusse in basilica tutti gli alunni per consacrare l'inizio dell'anno scolastico con una funzione religiosa. Il 17, cominciarono le Sacre Quarantore predicate con tanta unzione ed efficacia dal can. comm. Vittorio Arisio, nostro carissimo ex-allievo. Lo stesso giorno i Poligrafici torinesi convennero nella cappella Pinardi per iniziare santamente la loro festa sociale. Verso le 11, arrivarono da Bandito i novizi del venerando Don Orione, che passarono poi all'Istituto Rebaudengo. Nel pomeriggio, visita di S. E. Mons. O' Sevrins, vescovo di Ronchi (Indie Inglesi). Il 21, celebrò all'altare dell'Ausiliatrice S. E. Mons. Melanson, arcivescovo di Moncton (Canadà). Gran fervore alla «Giornata missionaria» ed alla festa di Cristo Re.
(1) Memorie Biografiche. Vol. XVI, pag. 272.
12.000 lire caduna.
La sottoscrizione delle colonne e delle lesene maggiori del Santuario ha già raggiunto una cifra consolante: 19 su 34.
Con munifici benefattori vi figurano allievi ex-allievi e Cooperatori salesiani di ogni parte del mondo che si sono associati in nobile gara per mettere insieme la somma richiesta e perpetuare nel santuario di Maria Ausiliatrice il nome dell'Istituto loro caro.
Mentre ne diamo l'elenco, ringraziamo tutti e singoli dal più profondo del cuore assicurando perenne fervoroso ricordo all'altare della Madonna e di S. Giovanni Bosco. Intanto ricordiamo che ne restano ancora 15 da sottoscrivere e ci raccomandiamo caldamente alla generosità dei nostri Cooperatori per coprire la spesa anche delle rimanenti.
1. Bogotà - Colombia. - Allievi e Cooperatori Salesiani.
2. Oakland - California. - Parrocchia San Giuseppe.
3. Palermo. - Gli allievi di Sampolo.
4.. Rio de Janeiro. - Missione del Rio Negro. 5. Londra - Battersea. - L'Opera salesiana.
6. Lima - Perù. - Allievi e Cooperatori Salesiani.
7. Torino. - N. N.
8. Roma. - Ing. G. Guerra Baldelli. 9. In memoria di Giacomo Bosso.
10. Root - Svizzera. - Anna Schläpfer.
11. Betlemme. - Cooperatori e Cooperatrici dell'Ispettoria orientale.
12. Betlemme. - Allievi ed ex-allievi dell'Ispettoria orientale.
13- Córdoba - Argentina. - L'Opera salesiana. 14- Cuorgnè. - Allievi, ex-allievi, Cooperatori. 15. Torino. - Paolo e Marianna--Dovo.
16. Montevideo - Uruguay. - Gli ex-allievi di Don Bosco Santo.
17- Vigevano. - Famiglia Mainardi. 18. Vigevano. - Famiglia Mainardi.
19. Rio Gallegos - Argentina S. Cruz. - Colegio N. S. de Lujàn.
ITALIA - Lombriasco. - Il Principe di Piemonte alla Scuola Agraria Salesiana.
Il 18 ottobre u. s. S. A. R. Umberto di Savoia Principe di Piemonte onorava la nostra Scuola Agraria di Lombriasco d'una ambita visita che si protrasse per quasi tre quarti d'ora in un'atmosfera di affettuosa devozione e di fervido entusiasmo. Erano ad attendere Sua Altezza il Segretario del Capitolo Superiore sig. Don Puddu, l'Ispettore dott. Don Roberto Fanara, il Direttore dell'Istituto Don Pellegrino, il Podestà, il Parroco, il Segretario Politico, autorità scolastiche e rappresentanze delle associazioni, scuole elementari ed asilo locali, ed una folla di popolo che, atteso il Principe all'ingresso, si riversò poscia nel cortile centrale. Gli alunni schierati coi loro professori lo salutarono con vibranti acclamazioni, mentre la banda dell'Istituto Agrario Salesiano di Cumiana suonava la Marcia Reale e Giovinezza. Dall'alto della gradinata dello storico castello, Sua Altezza ascoltò quindi il canto di «Aquile di Roma » del Blanc, una calda improvvisazione del sig. Don Puddu che gli presentò l'omaggio del Rettor Maggiore e dei Superiori, ed il nobile indirizzo di un alunno che espresse tutta la gratitudine e la devozione dei compagni, giustamente fieri di inaugurare il nuovo anno scolastico sotto sì augusti auspici. Un altro alunno offerse a Sua Altezza un bel mazzo di fiori. Poichè i giovani ebbero cantato « Piemonte caro » di Vitale, Umberto di Savoia cominciò la visita alla Scuola, indugiandosi dapprima colle rappresentanze delle scuole elementari e dell'asilo del paese. Dalle aule a pianterreno, S. A. R. passò ai pollai ed alle conigliere « tipo » che la Scuola ha fatto sorgere nel periodo sanzionistico allo scopo di offrire al mercato polli e conigli scelti ed abbondanti, e per insegnare praticamente agli allievi e alle massaie rurali delle provincie di Cuneo e di Torino, che corsero numerose a visitarli, le grandi risorse economiche di allevamenti fatti con criteri pratici e razionali.
Successivamente, l'Augusto Principe volle soffermarsi ad osservare le varie opere di Bonifica Integrale attuate dalla Scuola Salesiana e riferentisi alla Bonifica Agraria idraulica dei terreni e quella dei fabbricati rurali.
Visitò in fine gli spaziosi edifici destinati alle altre aule scolastiche, i gabinetti scientifici, dormitori e refettori, nonchè le sale del vetusto castello, sostando brevemente in preghiera nella cappella adattata nell'antica sala d'armi. Espresse ripetutamente il Suo alto compiacimento, specie per l'indirizzo teorico-pratico dato all'insegnamento delle discipline agrarie, dimostrandosi particolarmente sensibile all'opera alacre e non sempre facile che i figli di Don Bosco svolgono nel campo dell'agricoltura, fonte e base di ogni sana autarchia, ed elogiando largamente il sistema educativo salesiano.
Prima di accomiatarsi, S. A. R. si degnò di gradire due tortorelle che ricordavano ancora la canonizzazione di Don Bosco, e due pappagalli di Australia, omaggio della Scuola agli Augusti Principini Maria Pia e Vittorio Emanuele.
Congedandosi, rinnovò ai superiori l'espressione del Suo augusto affetto per la famiglia salesiana beneaugurando alla formazione dei 150 giovani che frequentano i corsi di Avviamento Professionale e della scuola Tecnica Agraria, nonchè dell'Istituto Tecnico Agrario, iniziato quest'anno.
La Scuola Agraria Salesiana, riconosciuta dall'On. Ministero dell'Educazione Nazionale e i cui esami, sostenuti alla presenza di una R. Commissione hanno valore legale, comprende infatti il seguente ordinamento di studi:
5a Elementare (Corso Preparatorio);
Avviamento Professionale Agrario (Corso triennale); Scuola Tecnica Agraria (Corso biennale); 1° Corso Istituto Tecnico Agrario.
- Mirabello Monferrato. - Don Bosco ritorna.
L'inno storico della beatificazione ha cantato la più dolce e concreta realizzazione di un lungo sogno, la domenica 19 settembre u. s., a Mirabello Monferrato. Perchè il Santo Don Bosco è tornato davvero, dopo 67 anni, nella persona del suo IV Successore, il sig. Don Ricaldone - mirabellese - a riprendere possesso del primo Istituto da lui aperto fuori Torino, nel 1863. L'affetto del Podestà e la generosità dell'ing. comm. Provera allietarono il paese di tanta soddisfazione. Ed il Prevosto ha reso anche più caro l'omaggio preparando la popolazione con apposito triduo ad una vera festa con comunione generale e solenni funzioni. Il ricevimento del Rettor Maggiore si svolse nel pomeriggio, cordiale e solenne. Autorità e popolo lo accolsero sul piazzale della chiesa e ve lo accompagnarono per ricevere anzitutto da lui la benedizione eucaristica. Da Casale era intervenuto anche il Vicario generale Mons. Oddone. Dopo la funzione, sulla stessa piazza, letteralmente gremita, seguì l'attesa cerimonia cui vollero partecipare S. E. il Prefetto della Provincia di Alessandria, il Federale, il Comandante del Corpo d'Armata, autorità provinciali e personalità.
Con vibrante eloquenza il Podestà Ten. Col. Mario Massobrio celebrò la grandezza dell'ora che il popolo mirabellese viveva in comunione di affetti e di giusto orgoglio, esortandolo a volgere sempre pensiero ed opera alla maggiore grandezza dell'Italia imperiale. Esaltò commosso il felice ritorno dei Salesiani nella casa che vide e conobbe la prodigiosa attività del Santo della gioventù e consegnò al Successore una simbolica chiave, prezioso ed artistico lavoro di oreficeria. Il sig. Don Ricaldone ringraziò commosso pel dono geniale che non era solamente simbolo, ma pegno e caparra del lavoro che i Salesiani avrebbero ripreso a fare pel bene del paese, della Patria e della Chiesa, perchè - egli disse - dalla risorta casa salesiana partiranno gli operai della mistica vigna, gli evangelizzatori che dovranno portare lontano, con la luce del Vangelo, l'amore a questa diletta Italia.
Comunicò quindi al Podestà l'augusto compiacimento del Santo Padre che, per le sue benemerenze, lo creava Commendatore dell'Ordine di S. Silvestro, e consegnò a S. E. il Prefetto le insegne dell'alta onorificenza perchè si compiacesse di imporle al neo-Commendatore. La folla proruppe in un applauso scrosciante.
Reso omaggio al monumento ai Caduti, autorità e popolo passarono alla inaugurazione del magnifico locale delle Scuole Comunali che venne benedetto dal Rettor Maggiore. Chiuse la cerimonia S. E. il Prefetto con parole di alto compiacimento, esaltando l'opera e la figura di Don Bosco Santo. La giornata, così ricca di emozioni, venne coronata da un grandioso concerto dato dalla giovane banda degli Avanguardisti della città di Casale, sotto la direzione del m° Carosso, e culminò con un grandioso spettacolo pirotecnico.
- Roma. - Tre Em.mi Principi di Santa Chiesa alla consacrazione episcopale del primo Parroco di Maria Ausiliatrice.
La consacrazione, episcopale di S. E. Mons. Rotolo, il 31 ottobre u. s., nel tempio di Maria Ausiliatrice, ha suscitato un vero plebiscito di entusiastiche manifestazioni d'affetto al novello Vescovo Salesiano, il quale volle anticipata la festa dei poveri, con generose elargizioni di pacchi di viveri alle famiglie bisognose della parrocchia.
Nella suggestiva solennità del rito si, sentiva la commossa esultanza dei confratelli, giovani, parrocchiani, amici ed ammiratori del nuovo Presule, che negli anni del suo ministero sacerdotale ha saputo cattivarsi il cuore di tutti. Compì la funzione l'Em.mo signor Cardinale Enrico Gasparri, Vescovo dl Velletri. Conconsacranti, le LL. EE. R.me l'Arcivescovo salesiano Mons. Guerra e il Segretario del Vicariato Mons. Pascucci. Da appositi coretti assistevano anche gli Em.mi Signori Cardinali Francesco Marchetti Selvaggiani, Vicario di Sua Santità, e Camillo Caccia Dominioni. Col nostro Rettor Maggiore sig. Don Ricaldone, erano vari Ispettori ed il Direttore de'l'Oratorio di Torino, prelati e personalità del clero e del laicato, ed una folla di fedeli che gremiva la chiesa. Festeggiatissimo, tutto il giorno, all'Istituto Pio XI, Sua Eccellenza tenne il primo pontificale, l'indomani, giorno dei Santi, nella Basilica del Sacro Cuore. A metà novembre si congedò quindi dalla sua parrocchia per raggiungere la diocesi di Velletri, ove la sua nomina a vescovo ausiliare ha incontrato i più cordiali consensi.
FRANCIA - Parigi. - Inaugurazione di un tempio monumentale a San Giovanni Bosco.
Nel sobborgo popolare di Charonne, che conta 75.000 anime, non tutte battezzate, a due passi dalla Bastiglia, la domenica 1o ottobre, Parigi ha inaugurato una chiesa monumentale ad onore di San Giovanni Bosco. È sorta in cinque anni, in stile originale, linee modernissime, su criteri pratici, piena di luce, d'aria, di colori, ricca di marmi, di mosaici, di splendide vetrate istoriate. L'altar maggiore, in onice monolitico, sostiene un crocifisso monumentale in un mosaico d'oro alto sette metri. Mosaici ed affreschi decorano le pareti lungo le quali si allineano altri otto altari in marmi lilà, giallo di Siena, bigio, dedicati rispettivamente al Sacro Cuore, a Maria Ausiliatrice, S. Giuseppe, S. Giovanni Bosco, S. Francesco di Sales, S. Dionigi, ,Santa Genoveffa, S. Vincenzo de' Paoli, le cui gesta sono celebrate da artistiche vetrate sormontanti gli altari.
Alla vetrata centrale del coro, ov'è ritratta la gloria di Don Bosco, fanno corona sette affreschi: due laterali rappresentanti le due divozioni predilette dal Santo alla SS. Eucaristia ed alla Madonna, colle scene evangeliche dell'Istituzione del SS. Sacramento e delle Nozze di Cana; e cinque in alto coi misteri gloriosi del Rosario. I misteri gaudiosi e dolorosi son ritratti in altrettanti affreschi lungo le pareti laterali. Richiamano particolare attenzione due tele rappresentanti la Madonna alla scuola di Sant'Anna e S. Giovanni Bosco alla scuola di sua madre.
Il campanile ha ventotto campane, di cui le principali furono battezzate col nome di Santa Maria, ad onore di Maria Ausiliatrice; Sant'Anna, per ricordare che il santuario è sorto sul terreno dell'Oratorio intitolato a Sant'Anna ; Sant'Enrico, per ricordare il fondatore dell'Oratorio, l'abate Planchat, martirizzato dai comunardi; San Francesco d'Assisi, pel desiderio di due donatori.
Misura m. 44,80 di lunghezza per 22,60 di larghezza e 24, 35 di altezza: tutta in cemento armato.
La costruzione comprende, oltre al santuario propriamente detto, dedicato a San Giovanni Bosco, una vasta chiesa sottostante dedicata a Sant'Anna, patrona dell'Oratorio. In essa si conserva ancora il confessionale in cui fu arrestato l'abate Planchat, fondatore dell'opera più tardi assunta e sviluppata dai Salesiani. Il pio sacerdote, apostolo del quartiere, pur essendo prevenuto che i comunardi lo avrebbero arrestato, non volle rinunziare al suo ministero, e fu preso mentre confessava, trascinato fra insulti e percosse alla Prefettura, quindi fucilato con altri sacerdoti ostaggi il 26 maggio 1871.
Quattro vetrate istoriate riproducono l'abate in atto di far la carità a un povero, attorniato da un gruppo di fanciulli, arrestato al confessionale, fucilato dai comunardi. Sei altre vetrate sono invece dedicate ad alcuni episodi della vita del ven. Domenico Savio: la sua estasi eucaristica nel coro della cappella di San Francesco di Sales in Torino; il suo apostolato per la distruzione dei libri cattivi; il suo affidamento a Don Bosco colle storiche parole: «Voglio farmi santo»; la predizione della conversione dell'Inghilterra; un colloquio con Don Bosco che gli addita Maria Ausiliatrice ; la sua apparizione al Santo dopo la morte, in una visione di gloria celeste. Sarà la chiesa dei giovani oratoriani, mentre il santuario servirà più particolarmente ai devoti ed ai parrocchiani.
Architetto, M. Rotter. Il concorso dei piccoli e dei grandi, le offerte del popolo mendicate dal nostro D. Simeoni hanno permesso di condurre innanzi i lavori e dànno speranza di saldare i debiti rimasti.
La benedizione rituale fu impartita dallo stesso Em.no Cardinal Arcivescovo di Parigi Giovanni Verdier, alla presenza di autorità e personalità distinte e di una gran folla di popolo e di giovani. Rappresentava il Rettor Maggiore il sig. Don Seriè del Capitolo Superiore. Compiuto il sacro rito, Sua Eminenza ascoltò dal trono l'allocuzione del nostro Don Simeoni che, con commosse parole, ringraziò l'Arcivescovo, il rappresentante del Rettor Maggiore e quanti avevano cooperato all'erezione del tempio. In seguito il sig. Don Serié lesse un messaggio del sig. Don Ricaldone ; e infine prese la parola lo stesso Em.no Cardinal Verdier, il quale, compiaciutosi per la magnificenza della chiesa, disse: Questo santuario diverrà ben presto un centro di pellegrinaggi pel popolo parigino e per la Francia intera. Ringraziato a sua volta Don Simeoni dello zelo esplicato nella fervida vigilia, consegnò il tempio ai fedeli della parrocchia dicendo: Omai, questa chiesa è vostra. Voi l'amerete e ne andrete fieri. Possa sempre gremirsi come oggi di fedeli devoti, possa esser per tutti l'asilo della felicità e della pace! Tosto D. Simeoni salì l'altare per la celebrazione della prima Messa ed i piccoli cantori della Croix de Bois eseguirono egregiamente brani scelti di Palestrina, Moissenet, Indy, Vittoria, Maudui.
Nel pomeriggio, la chiesa si gremì di nuovo per la funzione di ringraziamento. Il Nunzio Apostolico S. E. Mons. Valeri pontificò i Vespri ed impartì la benedizione eucaristica. Il nostro Don Auffray cantò dal pergamo la grandezza e la gloria di S. Giovanni Bosco « amico degli operai ».
Così, nel gran quartiere operaio di Charonne, Don Bosco, il vero, il santo amico della classe operaia, è ritornato nella gloria di un nuovo, trionfo che fece ricordare lo storico trionfo del 1883, quando Parigi fu bouleversée dal fascino dell'umile prete piemontese. È ritornato per non partirsi più e perpetuare nella capitale, che fu tanto generosa con lui e colle opere sue, la sua missione di pace, di amore, di elevazione degli umili, di santificazione di tutti.
Carissimi, permettetemi che anche quest'anno, nel mese di dicembre, io batta la gran cassa per invitarvi tutti ad abbonarvi alle Letture Cattoliche. So benissimo che voi siete già abbonati a tante belle riviste illustrate (1); ma qui si tratta di libri, non di riviste. Graziosi volumetti compilati da valenti scrittori su temi vari, del massimo interesse, in una lingua pura e smagliante che basterebbe da sola a farvi prendere dieci di componimento. Ogni volumetto è un piccolo gioiello, denso di istruzione, e tutto edificazione. Che dire poi degli ameni racconti che si alternano ai volumetti di cultura, sollevando lo spirito a quote deliziose? A fin d'anno eccovi inoltre tutto giocondo il Galantuomo: un almanacco che non ha l'uguale per giovialità e per utilità. Pensate infine che si tratta della pubblicazione prediletta fondata da S. Giovanni Bosco nel 1853, che continua da ottantaquattro anni.
È difficile dire tutto il bene che ha fatto in questo tempo. Un Vescovo missionario, S. E. Mons. Calza, delle Missioni Estere di Parma, Vicario apostolico di Chengchow (Cina) mi diceva qualche anno fa che egli doveva la sua vocazione sacerdotale e missionaria alle « Letture Cattoliche ». Ed un emigrato italiano residente a Nuova York -rinnovava l'anno scorso il suo abbonamento dichiarando che le « Letture Cattoliche » lo avevano salvato nientemeno che dall'eresia. Dunque le Letture Cattoliche continuano ancora la missione affidata dal Santo Don Bosco: orientano alla vita e salvano dai traviamenti.
Sua Eminenza il Card. Salotti nel discorso tenuto agli ex-allievi salesiani all'Esposizione Internazionale della Stampa Cattolica il 21 febbraio u. s. ha detto testualmente: Le « Letture Cattoliche » attese con tanta impazienza dal pubblico, per la varietà della materia, per la sodezza e facilità degli argomenti, per la spigliatezza della forma, rimangono come il tipo della letteratura educativa popolare ».
Che cosa volete di più per dar loro la preferenza? La S. E. I. le offre quest'anno in una nuova elegante edizione, di più ampio formato, copertina a colori, senza aumentarne il prezzo neppure d'un centesimo: proprio solo per amore a Don Bosco. Abbonatevi adunque in massa e fate contento il Galantuomo che è poi, in fondo, il vostro sempre aff.mo
DON GIULIVO.
(1) Non dimenticate GIOVENTU' MISSIONARIA che costa appena L. 6,2o all'anno.
MATO GROSSO (Brasile).
Ven.mo Padre,
Abbiamo felicemente conchiuso una visita alle colonie dei Bororos e pensiamo di farle piacere dandogliene qualche notizia.
Partimmo il 18 giugno u. s. su di un autocarro carico di sale, accomodandoci alla meglio e continuando a correre, sotto un cielo di fuoco, fino a Sangradouro. La prima notte la passammo nella sacrestia della vecchia chiesa di Chapada, un paesello quasi abbandonato ; la seconda a ciel sereno, sulle reti appese tra due autocarri. Dopo un giorno di riposo a Sangradouro, continuammo il viaggio, giungendo con un'altra giornata di corsa a Merure, e, dopo una nuova breve sosta, a Barreiro, dove invece bisognò attendere per tre giorni, in una casuccia disabitata, la barca che ci avrebbe condotte ad Araguayana.
Giunta finalmente la barchetta, incominciammo la discesa del Gargas prima e del Araguaya poi. Si trascorse il giorno, sempre battute in pieno dal sole cocentissimo, tra la lettura, il canto e la preghiera; con una breve fermata a mezzogiorno, per far cuocere il riso e i fagioli, razionati con molta economia, perchè l'imprevista sosta dei tre giorni a Barreiro ci aveva diminuito le provviste. Verso le sei del pomeriggio, si scese a riva con le membra indolenzite dalla prolungata e incomoda posizione, e, preparata un po' di cena, recitammo le preghiere, sotto le fronde degli alberi, al chiaro d'una magnifica luna piena, che ci risparmiò le poche candele rimasteci. Fino a mezzanotte si dormì discretamente, ma poi il freddolino umido, penetrando nella rete, ci tenne deste fino all'alba, quando già bisognava alzarci per preparare l'altarino portatile e ravvivare il fuoco. Ascoltata la santa Messa, fatta la santa Comunione, e preso un po' di caffè, si riordinarono le poche cose, riprendendo di bel nuovo la navigazione.
Così per quattro giorni di discesa nell'andata, e poi per sette di salita nel ritorno. In più luoghi, dove la corrente delle acque è molto rapida, si dovette discendere e arrampicarci per le rive fino a oltrepassare il punto pericoloso, mentre i poveri barcaiuoli scesi nel fiume, talora con l'acqua fino al collo, spingevano o tiravano in salvo con delle corde la piccola barchetta, continuando poi a remare faticosamente tutti inzuppati e gocciolanti.
Corsa la voce, non si sa come, che passavano il sacerdote e le suore, cominciò un sali scendi di barchettine, portanti malati e bimbi da battezzare. Le poche medicine della nostra valigetta andarono a ruba, e in cambio ci vennero offerte uova fresche e banane. Dal sacerdote fu anche benedetto il matrimonio di una neretta sedicenne, semplice e buona, ma così poco istruita che ci volle assai per farle comprendere, almeno un pochino, che doveva ricevere un sacramento. Sono così abbandonate quelle povere anime, eppure conservano, grazie a Dio, una fede semplice e viva!
Ad Araguayana ci confortò il bel numero di alunne delle scuole, il fiorente Oratorio festivo e la vera e sentita pietà delle fanciulle. La nostra casa, in parte restaurata, ma sempre assai modesta e povera, ebbe, non molto dopo, l'onore di ospitare per alcuni giorni la giovane nipote dell'ex-Imperatrice del Brasile -Donna Isabel - in visita a quelle regioni con il padre - principe D. Pietro - e il fratello; gli illustri ospiti lasciarono al popolo edificanti esempi di bontà e di fede cristiana.
Giunte di nuovo a Barreiro ci attendeva, per proseguire il viaggio di ritorno, un carro ad alte ruote, trainato da dieci coppie di buoi, una specie di carro romano dell'èra precristiana, sul quale, fra nuvole di polvere, percorremmo parecchie leghe fino a raggiungere nuovamente il nostro camion.
A Merure la nuova Direttrice, medico-chirurgo della zona, fu ricevuta in trionfo dai bororos, certi che la sua arte non li lascerà morire.
Il diuturno ed eroico lavoro delle suore, alcune delle quali contano già quarant'anni di missione, è coronato da frutti confortanti di vita cristiana. Alla domenica, infatti, potemmo vedere con gioia intere famiglie bororo accostarsi alla santa Comunione.
La colonia di Sangradouro, vicina alla strada carrozzabile, risente del contatto dei passeggeri - quasi tutti « garimpeiros » o cercatori di diamanti - ciò che influisce assai sull'eccessivo esodo dei bororos. Nella nostra casa trovammo un discreto gruppetto di bororine civilizzate e un altro maggiore a Lageado: tutte mantenute dalla Provvidenza. In fiore anche qui l'Oratorio festivo; e, dovunque, lavoro sempre intenso e povertà e sacrificio che lo rendono fecondo.
Tutta la immensa zona, bagnata dal Garças e dall'Araguaya e intersecata dai numerosissimi loro affluenti, è abitata dalla popolazione nomade dei « garimpeiros ». Vivono, con le numerose famiglie, in capanne di foglie, costruite sulle sponde dei vari fiumi e torrenti, e stanno quasi sempre immersi nell'acqua, da cui estraggono la sabbia diamantifera, che lavano poi in una baccinella di legno, ansiosi di trovarvi depositata l'ambita pietra preziosa. Quasi tutti sono poveri e coperti di miseri stracci, perchè non è cosa tanto facile trovare diamanti di valore e far fortuna.
Per poter prendersi cura di essi, e specialmente dei numerosi figli, sarebbe necessario poterli seguire nelle loro continue peregrinazioni attraverso l'immenso Mato, che ben a ragione si chiama Grosso.
Nel nostro rapido passaggio non potemmo far altro che distribuire alcune medaglie di Maria Ausiliatrice, pregando la nostra Celeste Madre a benedire ed aiutare quella povera gente, che, tutta presa dal sogno di irraggiungibili ricchezze terrene, non pensa forse agli eterni tesori del Cielo!
Suor CAROLINA MIOLETTI. F. M. A.
CINA Il tifone.
Amatissimo Padre,
I rev.mi Visitatori, che ci hanno fatto sentire la sua presenza in mezzo a noi, in questi giorni indimenticabili, non arriveranno tanto presto a Torino, ed io non posso lasciare di scriverle due righe sugli avvenimenti dei giorni passati.
I giornali hanno parlato del terribile tifone scatenatosi su Hong-Kong nella notte dal'1 al 2 settembre, che fu il più disastroso dopo quello del 1905.
Tifone è una volgare parola cinese TaiFung (grande vento) di cui però nessuno sa farsene un'idea se non ci si è trovato in mezzo.
Noi qui siamo quasi abituati; giacchè ogni anno, da giugno a settembre, almeno una decina si susseguono e passano fortunatamente senza lasciare grandi tracce; portano anzi un po' di fresco e pioggia, in generale. Ma, di tanto in tanto, come appunto quest'anno, seminano strage e morte.
Stavamo per raccoglierci a recitare le orazioni della sera il 1° settembre, allorché mi si presentò il papà di nostri alunni esterni coi suoi tre figli e mi disse: - Padre, mi permetteresti di rifugiarmi qui in collegio questa notte, caso mai venisse il tifone ?
-- Cosa mi dici mai? - gli risposi - è impossibile che venga il tifone, questa notte; non ci pensare neppure.. Abbiamo già il colera da un mese in città, e la guerra in Cina, non è tempo di tifoni!
- Tu sai che hanno già dato il segnale al semaforo? Anch'io mi auguro che non venga. Se venisse però, starei molto male, giacchè la mia casa è malsicura e potremmo venir tutti seppelliti; per questo mi son permesso di venirti a chiedere rifugio, caso mai...
- Ma certamente! In caso di pericolo, la casa è aperta a tutti. Spero tuttavia che non ci sarà bisogno.
Se ne andò contento, mentre io raccomandavo ai servi di chiudere bene porte e finestre, come si usa sempre fare in simili frangenti; senza però dare molto peso alla notizia, essendo passati già altri quattro tifoni in due mesi. Le segnalazioni non avevano del resto indicato alcuna speciale gravità. Senonchè la depressione atmosferica non lasciava dormire.
A mezzanotte, ecco i primi soffi di un vento straordinario che fan fremere e sbattere le finestre mal fissate e segnano l'inizio della bufera. Salto giù dal letto e faccio un giro per tutta la casa, incontrandomi con Bonini che mi aveva preceduto nell'ispezione.
Si aggancia e spranga saldamente ciò che è più vulnerabile; faccio un giro nel camerone, ove i giovani dormono saporitamente e rientro in stanza, senza più riuscire a prender sonno. Pian pianino le parole del buon vecchietto presero un senso di realtà spaventosa e mi misi a pregare. Gradatamente, ma rapidamente, il vento infuria, il rombo cupo delle onde sbattute sul molo si ripercuote minacciante: il tifone avanza sempre più pauroso: bisogna pensare al salvataggio. In pochi secondi tutta la casa è in piedi: tutti impegnati ad assicurare finestre, a sprangare porte, a puntellare tramezze. Qualche vetro cede; e, col vento impetuoso, penetra anche l'acqua.
Al portone, una folla grida terrorizzata, e si accorre ad aprire, mettendo la tipografia a disposizione dei poveri vicini, scappati subito dalle case pericolanti.
Volan tegole, si schiantano alberi, cedono pilastri, tettoie intiere vengono asportate in un turbinio infernale, che agghiaccia anche i più coraggiosi. Fortunatamente noi nella casa nuova eravamo al sicuro ; ma il fremere delle porte e le scosse del fabbricato, che sembrava sorpreso da un terremoto, ci fecero comprendere quanto avveniva al di fuori.
Un finestrone della camerata cedette e ci volle la manovra di un'ora per chiudere con assi; mentre gli alunni s'eran trasportati in una sala presso la sacristia ove continuarono il loro sonno a spizzico, sopra grandi tappeti.
Dalle tre alle quattro, parca il finimondo.
A poca distanza da noi scoppiò il fuoco in un deposito di benzina e le fiamme, ad intervalli, si alzavano altissime, mentre i tizzoni eran lanciati in ogni direzione. I vicini cercavano scampo, ma la strada era invasa dalle onde furenti, e più di 5o furono trasportati al mare dalla corrente.
La tipografia si gremì di rifugiati: chi piangeva, chi sospirava, chi pregava. Tutti si stringevano vicini; le mamme erano avvinghiate dai figliolini terrorizzati.
Dopo le quattro, la furia diminuì, il vento cominciò a calmarsi; e si scatenò invece un diluvio di pioggia che, trovando canali e condotti ingombri od ostruiti dalle foglie e dai detriti del tifone, prese ad inondare ogni ambiente, traboccando dappertutto. Non riuscimmo a salvare neppure la chiesa, al primo piano, ove superò i 10 cm.
Celebrammo alla meglio la S. Messa e, verso le sette, cominciammo a renderci conto dei danni.
Delle piante, rimanevano solo i tronchi, e non poche erano addirittura sradicate; due degli antichi fabbricati furono scoperchiati. Non poche finestre infrante, porte sfondate, una tramezza del refettorio abbattuta; camini volati chissà dove; due armadii con stoviglie completamente in frantumi; aule e muri esterni, di fresco imbiancati per l'apertura delle scuole che doveva avvenire precisamente quella mattina, orrendamente imbrattati.
Le persone, però, tutte sane e salve.
In città, si può dire, che non una casa rimase illesa, neppur le più solide, le nuovissime.
Ma il terrore fu sul mare. Una diecina di battelli affondati; una ventina, avariati, gettati sulla costa o sugli scogli. Anche il Conte Verde del Llyod Triestino fu investito da un altro vapore che gli ruppe l'ancora, fu buttato sugli scogli, presso Shao Ki Wan e ce ne volle a disincagliarlo. Passeggieri ed equipaggio eran già pronti per lanciarsi in mare, credendosi perduti; ma furono salvi. Quaranta imbarcazioni da pesca sono scomparse; piccoli villaggi interamente distrutti. L'ultima statistica segna 10.000 morti in città e dintorni e sul mare!
Si dovette tramandare l'apertura delle scuole e non siamo ancora riusciti a rimettere la casa in ordine. Poveri noi, se non avessimo avuto la nuova casa!
Pochi giorni dopo tornarono dal Giappone il sig. D. Berruti e il sig. D. Candela, che poterono ancora constatare i disastri del tifone.
La città fu presto zeppa di rifugiati, orfani e danneggiati che bussano continuamente alla porta; e dovremmo disporre di una Banca per soccorrere almeno i più bisognosi.
Amato Padre, ci raccomandi alla carità degli amici e Cooperatori e ci mandi la sua benedizione.
Aff.mo figlio in C. J..
Sac. GIOVANNI GUARONA.
ASSAM (India).
Relazione annuale dell'attività missionaria. Amatissimo Padre,
Ecco in cifre il bene compiuto dai suoi figli in Assam, dal luglio 1936 al luglio 1937:
Battesimi di adulti . . . . 3.705
» di infanti di infedeli . 1.518
» di infanti di cristiani 1.238
» in articulo mortis . 6o2
Totale 7.063
Numero cattolici 53.890 Numero catecumeni . . . . 4.257
Comunioni 299.935
Confessioni 135.130
Matrimonii 71.5
Estreme Unzioni 210
Catechisti 454
Il numero consolante degli adulti fa sì che l'Assam sia annoverata fra le prime quattro missioni dell'India, considerate come centri principali di conversioni.
Il ringraziamento e la lode siano solo a nostro Signore Gesù Cristo che ha benedetto le fatiche dei Sacerdoti, Coadiutori e Suore.
L'Assam è un campo nuovo di conquista per il Regno di Gesù Cristo. Non è la cristianità già organizzata come nelle diocesi d'Europa: l'avanzata dell'esercito pacifico di G. C. che procede sempre più rapida lascia dietro a sè un terreno dove tutto è da creare. Quelle migliaia di convertiti che ogni anno entrano nel vero gregge, significano nuovo lavoro per i Missionari già così pochi e stremati di forze, e nuove spese.
Nuovo lavoro: perchè i cristiani novelli sono come i figliuolini della famiglia che hanno bisogno di cure speciali per non ricadere nell'apostasia.
Nuove spese: per costruire cappelle, residenze, scuole, dispensari.
Ora è un fatto che il numero dei Missionari non aumenta ogni anno in proporzione alle necessità della nuova espansione; il cespite poi delle entrate rimane stazionario, se non diminuisce per l'acuirsi della crisi. La prudenza umana suggerisce di fermare il lavoro di espansione; ma la parola di Gesù è: «andate»; e non possiamo chiudere la porta a migliaia di anime che vengono spontaneamente.
Quei popoli aborigeni che popolano le colline dell'Assam e la vallata del Bramaputra, non hanno casta, sono animisti, gente semplice e pacifica. I tempi mutano: l'Assam si sveglia ad una nuova vita! O essi sono rigenerati a Cristo, o sono assorbiti dall'Induismo o dal Maomettismo.
Se è vero che, nell'Assam, l'Induismo si gloria di aver assimilato 100.000 aborigeni nel corso di pochi anni, quale responsabilità per noi
Con una campagna a fondo e uno sforzo energico in pochi anni si potrebbe nell'Assam rinnovare i miracoli del Chota Nagpur e dell'Uganda con decine di migliaia di conversioni.
Noi diciamo queste cose perchè l'Assam abbisogna di una crociata intensa di soccorsi e di preci: i missionari lottano con eroismo e con mezzi al tutto sproporzionati alla santa impresa, ma di sicura riuscita.
Non lasciamoli soli, diamo l'obolo, l'offerta della preghiera e dell'aiuto finanziario e cooperiamo a trasformare l'Assam in un giardino di Gesù Cristo.
Il lavoro dell'anno passato mirò soprattutto a consolidare nella fede i cari neofiti. I mezzi adoprati furono:
a) Formazione dei Catechisti.
b) Stampa di libri di preghiere e catechismi.
c) Sviluppo dell'Azione Cattolica.
d) Opere sociali.
Dato l'esiguo numero degli operai evangelici, la necessità dei catechisti è una questione vitale. In ogni distretto i catechisti, preferibilmente reclutati fra elementi usciti dalle nostre scuole, partecipano a corsi mensili d'istruzione ed esercizi spirituali.
Il numero dei catechisti raggiunge la bella cifra di 454. Per il loro mantenimento si cerca sempre più d'inculcare nei cristiani il sentimento ed il dovere di sovvenire alle necessità della chiesa contribuendo secondo le forze. Nei villaggi ove il denaro è scarso, la buona massaia che va al mucchio di riso per prendere la quantità giornaliera, ne mette da parte un pugno per la chiesa; altri dànno frutta, uova e l'obolo della vedova. È ancora troppo poco quello che si raccoglie e siamo ben lungi dall'avere raggiunto il risultato dei protestanti economicamente più forti; ma se si vuoi progredire e fondare nuove comunità è necessario continuare nell'organizzazione del contributo dei cristiani verso la loro chiesa.
Si potrebbero ricordare episodi di generosità, atti di sacrificio che dimostrano come il sentimento cristiano ha gettato profonde radici in molti cuori.
Perchè una comunità viva, deve avere i libri di preghiere, catechismi, ecc. Vi è una grande richiesta del libro delle preghiere. Quelli che sanno a stento leggere si fanno maestri agli altri; col libro s'imparano i canti, le preghiere; il libro diventa il vademecum del cristiano a casa ed in chiesa.
Quest'anno pubblicammo o ristampammo libri in Khasi, Hindù, Garo, Boro e Assamese. La caratteristica dell'Assam di avere tante lingue, è la nostra Pentecoste nel lodare e invocare il buon Dio; ma la pubblicazione di nuovi libri domanda altri sacrifici finanziari, dovendosi escludere ogni idea di guadagno. Il libro delle preghiere Khasi, per esempio, consta di 500 pagine e fu stampato in 5.000 esemplari.
L'Azione Cattolica che chiama a raccolta, sotto la bandiera del Papa, i più volonterosi, forma l'esercito ausiliare del Missionario affine di preservare lo spirito cristiano in mezzo ad un mondo ancora pagano, sradicare disordini, dare il buon esempio. Una delle piaghe più dannose fra i lavoratori dei giardini di thé è l'ubriacatura: i membri dell'Azione Cattolica si astengono completamente da bevande alcooliche.
L'opera sociale che mira al benessere materiale e sociale del cristiano deve andare di pari passo con quella spirituale.
I poveri sono evangelizzati, gli ultimi sono i primi, ma la religione di Cristo cerca di sollevarli anche materialmente.
«Curate gl'infermi», disse Gesù. L'Assam è una zona malarica e lo sappiamo ben noi che quasi tutti abbiamo preso il germe malefico non ostante le misure profilattiche. Che dire di tanta povera gente che ha il sangue saturo di germi, che si nutre male, vive in povere capanne?... Nelle città e centri più importanti vi. sono ospedali, dispensari; anche la missione cattolica dà il contributo per alleviare tante miserie! Lo dicono le nostre suore che nei villaggi sono aspettate come l'Angelo della piscina di Gerusalemme; parlano i dispensari di Jowai, di Raliang, assediati continuamente da gente che domanda medicine e chinino. Le suore lavorano negli ospedali di Dibrugarh, e Gauhati; quando potremo avere almeno un ospedale moderno cattolico?
Altre opere sociali sono le Banche del Riso, Società cooperative.
Quando il raccolto va male per troppa pioggia, o siccità, i poveri cristiani per vivere non hanno altro che gettarsi nella rete degli usurai che imprestano denaro a interessi esorbitanti.
Quante famiglie sono rovinate e disperse perchè hanno questa catena ai piedi! Abbiamo incominciato la Banca del Riso per aiutare i cristiani durante il tempo della semina, a comperare il bestiame; anche qui siamo all'inizio, ma i vantaggi sono già notevoli.
Opera sociale sono pure le scuole per l'educazione primaria, le due bene attrezzate scuole di Shillong e di Gauhati, la scuola agricola di Raliang, le varie scuole di tessitura e cucito delle suore...
L'istruzione superiore ha ricevuto novello impulso con l'aggiungere il ramo delle Scienze alla scuola di St. Anthony in Shillong, dotandola di un gabinetto di fisica e di chimica. Con l'apertura d'una scuola superiore per ragazze, pure a Shillong, in un nuovo e bel fabbricato per opera delle Suore di Nôtre Dame des Missions.
Altre opere importanti dell'anno passato sono:
1) Il compimento della chiesa e residenza missionaria in Tura, fra le tribù Garo.
2) L'acquisto di una casa per le Figlie di Maria Ausiliatrice in Tezpur (Catecumenato femminile e santa infanzia).
3) La compera di. un nuovo terreno e Casa in Dibrugarh.
Tutte queste opere furono imposte dall'espansione del lavoro missionario.
I lavori per la ricostruzione della cattedrale distrutta continuano lentamente: si spera di benedire la cripta nel mese di novembre. Ancora il Vescovo è senza casa ed abita due stanzette provvisorie. È risorta invece la bella casa di formazione salesiana in Shillong.
Quel che a noi preme di più è l'opera di propaganda missionaria, per non arrivare in ritardo in terreni molto promettenti, come accennavo in principio di questa lettera. Le suore missionarie sono desiderate come la manna dal Cielo in tre importanti centri, per l'educazione delle ragazze: abbiamo già trovato il personale ma ci mancano i mezzi per costruire la casa.
A Barpeta, nella Vallata del Bramaputra, la residenza missionaria costruita in legno fu spazzata via da un ciclone e i nostri missionari, senza casa, alloggiano in Gauhati, fuori del loro distretto...
In quest'anno e specialmente nell'anno 1938 così caro e solenne per la Famiglia Salesiana, intensificheremo tra i cristiani la pietà Eucaristica e la devozione a Maria Ausiliatrice; e confidiamo che si opereranno quei miracoli che San Giovanni Bosco, prometteva a chi propagava queste due divozioni.
Opere necessarie e in programma per il 1938:
1) Ricostruzione della stazione di Barpeta distrutta dall'incendio, ove i missionari attendono a 6.ooo cattolici.
a) Seconda parrocchia in Shillong accanto alla chiesa del Sacro Cuore. Shillong, la capitale dell'Assam, comincia a subire gli effetti dell'urbanesimo. Urge provvedere meglio ai cristiani, se no nell'emigrazione di gente d'ogni paese vengono assorbiti, dispersi o distrutti. Le Figlie di M. Ausiliatrice vi apriranno una casa.
3) La casa di Johrat per dividere Dibrugarh che ha 18.000 cattolici. È il centro della vallata, quartiere generale dei Battisti, posto avanzato per il lavoro fra i Nagas, splendida tribù da guadagnare a Gesù.
4) Le suore sono richieste a Tara (Garo) ove quella tribù manca di suore che educhino le ragazze.
Maria Ausiliatrice ci aiuti! Lei ci benedica tutti, amato Padre, e mi creda il suo
obbl.mo figlio in G. C.
STEFANO FERRANDO
Vescovo di Shillong.
attribuite all'intercessione di MARIA SANTISSIMA AUSILIATRICE di San Giovanni Bosco e di altri Servi di Dio.
Raccomandiamo vivamente ai graziati, nei casi di guarigione, di specificare sempre bene la malattia e le circostanze più importanti, e di segnare chiaramente la propria firma.
Non si pubblicano integralmente le relazioni di grazie anonime o firmate colle semplici iniziali.
Benedice un'operazione. - Io sottoscritto sono venuto oggi appositamente da Verona al Santuario di Maria Ausiliatrice, per ringraziare Don Bosco e Maria Ausiliatrice che ebbi ambedue ad invocare la vigilia di una gravissima operazione chirurgica, la cui riuscita era messa in dubbio dallo stesso chirurgo operante.
L'esito fu tanto felice che guarii rapidamente e perfettamente. Ed io l'attribuisco alla prodigiosa intercessione di S. Giovanni Bosco e di Maria Ausiliatrice. Con profonda riconoscenza
Torino, 24 agosto 1937.
Ing. dott. MARIO MARCOLLI.
Salvo per miracolo. - La sera del 9 novembre 1936 verso le ore 21, in luogo molto illuminato e frequentato, ma in quel momento deserto, fui assalito violentemente da due sconosciuti i quali, senza far parola, si misero a picchiarmi scaricandomi sul capo botte da orbo.
Ogni colpo produceva una larga ferita con grave perdita di sangue, perchè gli assalitori tenevano in mano un ordigno che io non so descrivere.
Per difendermi alzai le mani, ma un colpo audace mi ruppe una falange del dito mignolo destro.
Sconvolto e turbato mi misi a gridare aiuto e non cessai fino a quando gli aggressori, sorpresi dalla mia resistenza fisica, si dileguarono fra le tenebre.
Non sopraggiunse alcun soccorso, e dovetti recarmi da solo alla più vicina ambulanza, dove ricevetti le prime cure d'urgenza; poi venni trasportato all'ospedale e mi fermai più giorni per curare le varie ferite prodottemi nel cuoio capelluto.
Dopo molti mesi dal fatto successo, ora mi trovo perfettamente guarito e godo ottima salute. Ma riconosco d'aver scampato la morte per la protezione di San Giovanni Bosco, di cui tengo sempre una preziosa reliquia con me. Il medico curante mi disse più che fortunato, perchè, secondo la sua dichiarazione, un solo colpo del genere sarebbe bastato per uccidere una persona.
Sia dunque ringraziato il buon Dio e San Giovanni Bosco.
San Francisco Calif. (Stati Uniti), 22-7-937.
VITO PERNINCIOLA.
Era già spacciata. - Nel mese di aprile una persona a me cara, d'anni 19, fu colpita da reumatismo articolare acuto complicato con endocardite; e la notte del 13 dello stesso mese fu dal dottore che la curava e da un professore primario dell'ospedale di S. Giovanni giudicata in fin di vita. L'ammalata aveva già ricevuto il Santo Viatico e l'Estrema Unzione e presentava tutti i sintomi di una prossima fine. Straziati dal dolore i suoi cari ed io recitammo le preghiere degli agonizzanti in attesa del trapasso. Avendo però tanto fede in Dio, io le posi sotto il guanciale un'immagine di Maria Ausiliatrice ed una reliquia di S. Giovanni Bosco. Ebbene, per tutta una novena l'ammalata lottò tra la morte e la vita, infine superò Ja fase pericolosa ed il male si risolse nel modo più favorevole. Ora è ristabilita ed ha ripreso il suo lavoro. Ringrazio Maria Ausiliatrice e S. Giovanni e riconoscentissima adempio la promessa fatta di pubblicare la grazia.
Chieri, 29 agosto 1937. FASANO TERESA.
Senza un rimedio. - Un nostro ex-alunno di nome Antonio Murgia (Sardo) avendo acquistato un terreno nei pressi di Poxoreo aveva ai suoi servigi da vari anni un giovanotto di nome Odorico, il quale fu sopreso da una malattia sconosciuta.
Date le difficoltà di comunicazione non fu possibile avere rimedi ; perciò il suddetto Antonio Murgia ricorse con fede al nostro S. Giovanni Bosco, facendo insieme all'ammalato una novena per ottenere la grazia, promettendone pubblicazione ed un'offerta per le Missioni. La grazia non tardò a venire: il giovane guarì perfettamente. Ora per mezzo mio, compiono la promessa fatta.
Poxoreo (Mato Grosso-Brasile), 15 luglio 1937.
Sac. GIOVANNI B. CREMA
Missionario Salesiano
Un sogno strano. Consultati i Superiori mi decido a far memoria di quanto segue. A fine di febbraio c. a., appena arrivato alla nuova destinazione, a Chos-Malal - Neuquen - in seguito a un lavoro di fatica e ad una abbondante e prolungata traspirazione, in luogo umido, mi sentii uno strano malessere generale che mi obbligò al letto. La seconda notte mi svegliai di soprassalto colla sensazione di soffocare. Mi assalì tosto il pensiero di una polmonite in piena regola. La respirazione mi si faceva anche più difficile per un dolore non mai provato a sinistra del ventre. Levai la mente al Cielo, invocando Suor M. Mazzarello a custodia del polmone destro, e Pier Giorgio Frassati a custodia del sinistro... In quanto al dolore acuto che sentivo alla sinistra del ventre, lo affidai a Don Bosco. Compiuto quest'atto d1 fede e di speranza mi addormentai.
La mattina seguente rimasi lietamente sorpreso di sentir la gola ed il petto completamente liberi dall'oppressione; e in verità non soffrii nessuna conseguenza o molestia ulteriore. Invece quel dolore al ventre si faceva ancora sentire. Dovetti chiamare un medico che forse faceva il suo noviziato e questi, senza individuare la causa del dolore, mi diede vari rimedi che furono tutti inutili. Frattanto feci un sogno strano.
Mi pareva di trovarmi disteso per terra pensando al mio male. D'improvviso mi appare D. Bosco
quasi sorridendo e, senza parlare, mi guarda e passa al mio fianco sinistro, mentre, sotto il suo sguardo, si andavano tracciando, sulla stessa parte del mio corpo, quattro linee nere. verticali unite da quattro oblique. Poi D. Bosco, sempre in silenzio, mi passa alla destra e, accostando il piede destro quasi a toccarmi il fianco con la punta, lo muove varie volte, avanti e indietro orizzontalmente, finchè scomparve. Non so come e perchè; ma subito io interpretai segni e gesti di D. Bosco nel senso che per guarire del mio male fosse necessaria una operazione chirurgica proprio al fianco destro. Alle quattro linee nere non seppi che interpretazione dare per allora.
Ricoverato in un sanatorio di Bahía Bianca fui curato di « colocistite », che momentaneamente mi fece cessare il dolore al lato sinistro ; quand'ecco cominciai a sentirne un altro nel fianco destro. I medici non ci fecero caso. Io m'azzardai a dire che per guarire avrei dovuto essere operato; ma fui invece consigliato a uscire dal sanatorio, essendo i medici persuasi che non fosse necessaria l'opera loro.
Non persuaso, pregai i Superiori che mi facessero accogliere nell'ospedale italiano di Buenos Aires. Entrai febbricitante ed i medici dichiararono il mio caso di non tanto facile soluzione. Il fegato era dilatato, e non si trovava una spiegazione della febbre. Il dolore al fianco si faceva sentire sempre più acuto. I medici, dopo tante analisi, restavano dubbiosi, ed il mio fisico deperiva spaventosamente. Allora, io ripetei ai medici che bisognava operare ; e, rimproverato per la mia insistenza, narrai loro il sogno fatto. Essi ci risero di gusto. Però, non sapendo che fare, pochi giorni dopo mi annunciarono che avrebbero praticato un taglio sul ventre per esplorare il fegato; ne approfittai per ripeter loro che il male maggiore lo sentivo al fianco destro. Il chirurgo, abilissimo, praticò il taglio sul ventre e cominciò ad esplorare finchè trovò il male: un ascesso amebiano all'ala destra del fegato. Dovette praticare un secondo taglio, proprio al posto indicatomi nel sogno e, dopo una vera lotta fra la vita e la morte, vinse per me la divina Provvidenza per intercessione di Maria Ausiliatrice e di D. Bosco. Dopo quattro mesi, indicati dalle quattro linee nere sul fianco sinistro, il nostro Santo dimostrò ancora una volta la sua paterna protezione ed assistenza verso questo povero suo figlio, che anche nel Bollettino Salesiano desidera testimoniare la sua gratitudine.
Buenos Aires, 1 luglio 1937.
Sac. MARCELLO P. GARDIN, Salesiano.
Salvato da letale incidente. - Mio fratello Don Giuseppe, parroco di Palo, il giorno 14 luglio c. a., stava leggendo tenendosi vicino al binario di corsa della linea Roma-Pisa. Il rapido passaggio del Direttissimo ed il conseguente improvviso spostamento d'aria lo sbatterono violentemente a terra. Ne riportava, così, lo scorticamento del cuoio capelluto e la frattura del cranio con pericolosissima commozione cerebrale. Trasportato d'urgenza all'ospedale di Cerveteri, ivi rimase degente per circa venti giorni. A giudizio del medico curante dott. Giuseppe Piana e della Superiora delle Suore di detto ospedale, il caso era disperato: tanto più che il paziente trascorse non pochi giorni in continuo delirio. Si temeva che diventasse pazzo. Solo la mia fede non rimase scossa, la mia grande fede nella potenza d'intercessione del nostro D. Bosco Santo. Pregai fervorosamente ed in breve il mio caro fratello si è completamente ristabilito. Mentre invoco un'altra segnalata grazia dal nuovo Taumaturgo, ringrazio cordialmente e invio per le Opere salesiane l'offerta promessa. In fede, la sorella
Ladispoli, 10 settembre 1937-XV.
CASETTA VERONICA.
Parecchie grazie. - A cinque mesi la mia sesta bambina era colpita da una specie di laringite, con tosse abbaiante. Il dottore le praticò tre iniezioni antidifteriche ; ma a nulla valsero poichè non erano dirette alla vera malattia. Per un mese la tosse aumentò e il respiro si fece così affannoso, che la bimba minacciava di soffocare da un momento all'altro: in certi momenti diventava addirittura cianotica. La visitò un laringoiatra, ma non riscontrò nulla ; la radiografia rivelò un ingrossamento del timo: infatti un pediatra la giudicò affetta da mors tymica, cioè in pericolo continuo di morte istantanea.
Fiducioso mi rivolsi a M. SS. Ausiliatrice, a Don Bosco e a Don Rua ; portai la bambina davanti all'altare del Santo, e, dietro mia preghiera, mi fu gentilmente concesso di farle toccare l'urna. Dopo ripetute novene, prodigandole le cure ordinate dal medico di famiglia, in quindici giorni il pericolo era quasi scomparso e la bimba si poteva considerare in via di guarigione. Contemporaneamente mia moglie si ammalava di bronchite e - sia per la debolezza, sia per il continuo pensiero della bambina malata - non riusciva a riprendersi. Anch'ella però mi guarì in breve e potè finalmente riprendere le faccende di casa.
All'intercessione di D. Bosco debbo altre guarigioni importanti: quella di mio babbo da grave pleuro-polmonite, quella di una bambina da polmonite e della stessa bambina e di un'altra pure da polmonite, l'anno seguente.
Riconoscente sento il dovere di rendere pubbliche le grazie ricevute.
Rivarolo Canavese, 3o-VIII-1937.
GIUSEPPE NARETTO.
Benedice un'operazione. - Il 30 giugno p. p., l'unica nostra figlia Itala ricoverata d'urgenza all'ospedale maggiore della città, veniva operata, nonostante i 39 gradi di febbre che la bruciava, per appendicite acuta e peritonite perforata cancrenosa.
L'inferma non cessava di gridare tutta la sua fiducia in D. Bosco santo e - strano! - anche sotto l'azione del cloroformio urlava: « D. Bosco salvami, guariscimi » con palese irritazione del chirurgo.
Due giorni dopo l'operazione, il perito che passò a visitarla fu talmente colpito di vederla in via di rapida guarigione, che esclamò: « Ma qui c'è proprio un miracolo! ». Rimase ben 35 giorni in clinica ed ora felice e contenta si unisce a noi per dire commossa tutto il suo grazie a D. Bosco Santo.
Milano, 9-IX-37.
Coniugi BROGLIA SOAVE e SILVIO.
Guarito da congestione cerebrale. - Il 17 luglio 1936, mio padre era stato colpito improvvisamente da gravissima congestione cerebrale e se ne aspettava entro poche ore la morte. Ebbi l'ispirazione di mettergli sotto il capo una reliquia di S. Giovanni Bosco e di raccomandarlo al grande Santo con viva fede, promettendo lire cento in segno di riconoscenza se gli avesse ottenuto la guarigione. Si notò subito un miglioramento che continuò, fino a rapida completa guarigione. Compio verso il grande Santo il mio dovere e prego a gloria sua di pubblicare la grazia.
Brenta dell'Abbà (Padova), 9-VIII-5937. Don UMBERTO ZAVATTARO, Parroco.
Don Bosco mi salva il fratello in un incidente d'auto. - Il 14 giugno di quest'anno, mio fratello Benedetto, residente in New Bedford (Stati Uniti), conduceva la sua automobile a bordo della quale aveva preso posto anche un suo amico.
Mentre correva ad una discreta velocità, improvvisamente la macchina, essendo la strada bagnata per recente pioggia, slittava e sbandava spaventosamente, andando a cozzare contro un albero laterale.
Mio fratello però aveva con sè una reliquia e l'immagine di S. Giovanni Bosco, che, invocato nel frangente, lo salvò insieme al compagno.
La macchina, nell'urto, fu tutta un rottame, tanto che bisognò lasciarla sul posto, perchè impossibile ogni riparazione. Mio fratello ed il compagno ne uscirono miracolosamente salvi, con leggere scalfiture.
Roma, 15-IX-37.
ADALBERTO CESOLINI, Salesiano.
Guarigione da grave pleurite con complicazione. - Mi sono ammalato il 24 giugno 1937, con forti febbri. Il Dottore mi riscontrò una pleurite e probabili indizi di tubercolosi. Passai una visita ai raggi e l'esame rivelò anch'esso i segni sospetti della tubercolosi. Mi venne consigliato il ricovero in un convalescenziario montano, almeno per qualche mese. Io invece mi rivolsi con fede a Maria Ausiliatrice e a Don Bosco, iniziando la novena, accostandomi alla S. Comunione e promettendo una modesta offerta per le Opere salesiane, a guarigione ottenuta. Cominciai subito a migliorare. Altre quattro radioscopie diedero sempre esito negativo.
Così, senza dovermi assentare da casa, dopo soli 32 giorni di cure, ho potuto riprendere il mio lavoro in fabbrica e tuttora mi sento bene.
Adempio con riconoscenza la mia promessa e prego Maria Ausiliatrice e Don Bosco Santo ad ottenermi una seconda grazia, la guarigione e il felice ritorno di mia moglie che trovasi da mesi malata in un sanatorio di Torino. In fede.
Foglizzo, 11-X-37. CORSO ANGELO.
Grazie alla Madonna, a Don Bosco e alla Ven. Madre Mazzarello. - Dopo molti anni di sofferenze ricorsi a Maria SS. Ausiliatrice e, per intercessione anche di D. Bosco e di Maria Mazzarello, ottenni dal Signore un prodigioso miglioramento.
Riconoscente chiedo altre preghiere.
Fontanini-Gaione (Parma), 2o-IX-1937.
ELEONORA RAVANETTI.
Da morte a vita. - Nel gennaio di quest'ann o appena gustate le gioie della maternità, fui dovuta operare per quattro dolorosi ascessi. Sembrava tutto finito quando mi si riprodussero i dolori e i medici vedendo che la febbre si accentuava, decisero di riaprirmi le ferite precedentemente chiuse e mi estrassero un altro grosso ascesso. Nè la seconda operazione valse a mettermi in via di guarigione. La febbre ed i dolori persistettero. Un consulto medico decise di operarmi per la terza volta. Fu un'operazione profondissima che portò all'estrazione di altri due enormi ascessi. Per quanto ben riuscita, io mi aggravai seriamente e si temette della mia vita. Pareva inevitabile la cancrena. Si raddoppiarono le cure, ma inutilmente. Allora le Suore mi mandarono il mio confessore salesiano, il quale, dopo avermi confessata e benedetta, mi diede una reliquia di S. Giov. Bosco, raccomandando a me ed a mio marito di fare una novena di S. Comunioni invocando il gran Santo e Maria Ausiliatrice. L'iniziammo subito, accompagnati nelle preghiere dalle Suore e dalle poche persone che ci conoscevano perchè eravamo in Equatore da pochi mesi.
Nel pomeriggio stesso, il dottore notò con grande meraviglia la scomparsa spontanea di ogni pericolo di cancrena. Le preghiere continuarono con maggior fede ed il miglioramento si andò gradatamente accentuando finchè dopo alcun tempo potei uscire di clinica completamente guarita.. Con profonda riconoscenza.
Quito (Ecuador), 55-8-1937.
ROSA MORO DI BOESI.
Per intercessione del Ven. Domenico Savio:
Evita il Sanatorio. - Ai primi di marzo sentendomi senza forze, con poco appetito e con qualche linea di febbre, sebben da mesi fossi già in cura per la mia indebolita salute, mi recai dal medico curante per una visita straordinaria.
Senz'altro fui sottoposto ai raggi e, con mia sorpresa, mi sentii dire che la radiografia rivelava fatti di infiltrazione polmonare destra al lobo superiore.
In base a questo esame, il dottore m'invitò a sottopormi ad una cura sanatoriale, disponendosi intanto per una ventina di giorni a farmi delle iniezioni endovenose. Abbattuto e scoraggito, corsi al Santuario di Maria Ausiliatrice e, consigliato di riporre completa fiducia nel Venerabile Savio Domenico, mi gettai col cuore angosciato presso la sua tomba.
Subito nel mio cuore sottentrò alla sfiducia il coraggio, all'abbattimento la fede viva nella potenza della sua intercessione. Il giorno stesso, iniziai una novena in suo onore con comunione quotidiana e la continuai con fede, offrendo a lui tutte le mie pene morali e fisiche, le iniezioni dolorose, la nausea del cibo e la febbre persistente. Al termine della novena, la febbre era quasi scomparsa, l'appetito in parte ritornato.
Continuai a pregare. E quando, 25 giorni dopo circa, passai un'altra visita ai raggi, il radiologo confrontando la radiografia precedente, esclamò: « Magnifico, più nulla! ».
I fatti di infiltrazione polmonare erano completamente scomparsi, e con mia grande gioia era pure scongiurata la necessità del mio ricovero in un Sanatorio per sottopormi a cure dolorose e lunghe, quanto mai penose e problematiche per un giovane diciottenne.
Al Ven. Savio Domenico la mia immensa gratitudine.
Torino, 14-V-1937. GIUSEPPE BOANO.
Ringraziano ancora della loro intercessione Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco:
Martinelli Don Giovanni, salesiano (Este) per l'ottenuta quasi improvvisa guarigione della gamba sinistra.
Badiali Maddalena per la guarigione del fratello salesiano Don Filippo da gravissima malattia. Fa anche una generosa offerta.
Dulcamara Pasqualina, per la sistemazione del figlio. Offre lo stipendio del primo mese.
Famiglia di Ronco Pasquale (Torino) pel felice rimpatrio del nipote dall'A. O. I.
Cutrufello Melina (Alì Marina) per l'ottenuta guarigione da febbri maligne.
Maiora Giuseppe e Carmen, coniugi (Gattinara) per la guarigione della piccola Piera colpita da bronco-polmonite doppia.
Gallotti Elvira (Pavia) per la riconquistata salute. B. F. (Santiago del Cile-America) per aver potuto ritrovare roba che credeva perduta per sempre. N. N. per l'aiuto in un caso disperato, invocando protezione sui fratelli.
Ghidoli Gigetta (Milano) perchè, colpita, a 6 anni, da fulminea peritonite complicata con altri malanni, riebbe salute e vigore.
Raimondi Maria (Torresina) per l'ottenuto miglioramento in salute, invocando completa guarigione.
Bianco Maria (Barbaresco d'Alba) per la miracolosa guarigione del nipotino Vincenzo di 5 anni che, colpito da febbre, delirii, polmonite e infezione intestinale, guarì al contatto di una reliquia del nostro Santo.
P. E. (Torino) per felice esito di esami del figlio. G. M. (Torino) per ritorno della pace in famiglia. Pizzorno Camilla (Capriata d'Orba) per grazia ricevuta. Fa un'offerta e promette di rinnovarla tutti gli anni.
T. M. C. (Torino) per l'assistenza e l'aiuto ricevuto in momenti di sconforto supremo.
Callegaris Gina (Mede) per aver avuta salva la vita in incidente stradale.
Folcia Bardone Lucia (Ponte Nizza) per l'ottenuta guarigione da nefrite e per essere mamma felice di una bella bambina.
S. V. (Saluggia) per le grazie di cui fu ricolmata una persona carissima. Fa un'offerta perchè si imponga il nome di Maria Ausiliatrice a un'indietta.
Nave Ida (Bassano del Grappa) pel felice esito di un atto operatorio seguito da guarigione perfetta.
Cavagliato Bersano Maria (Ternavasso) per la guarigione della figlia Teresa che, operata alle anche, guarì perfettamente.
Peviani Adele (Caravaggio) per l'assistenza ricevuta, invocando continua protezione.
Bidone Teresa (Granozzo). per felice ritorno del nipote Mario già combattente nell'A. O. I. Fa un'offerta per nuovo altare di S. Giovanni Bosco.
Levorato Rina (Perosa Argentina) per guarigione da asma bronchiale.
R. T. (Saluggia) per evitata operazione e riconquistata salute.
Barbieri Umberto, ex-allievo (S. Prospero di Modena) per felice esito operatorio di empiema metapneumonico del figlio Cesare completamente ristabilito.
G. M. perchè, in momenti di gravi sofferenze ebbe assistenza e conforto ; attende la sospirata guarigione.
Martinacei Ten. Col.llo Amedeo per la nascita del nono figlio.
Gridonia Palamidese (Malavicina di Roverbella) per vari favori ottenuti. Fa offerta per le Missioni di Don Bosco e invoca fiduciosa perfetta guarigione.
Coniugi Pagano (Vobbia) per la guarigione di una. cara bambina.
Astegiano Teresa (Alba) per una segnalatissima grazia ricevuta. Offre un braccialetto d'oro, invocando ancora una grazia speciale.
Ch. Vincenzo Guazzo (Portici) per l'immediato miglioramento del babbo, colpito ad un occhio dall'unghia di un ragazzo e in pericolo di un'infezione che avrebbe obbligato all'estrazione dell'occhio stesso.
Bertolino Domenico, autista del 31o Autoreparto (Asmara) per l'assistenza ricevuta durante tutta la campagna d'Etiopia. Invia anche una generosa offerta.
Motto Agatina ved. Caminiti per la grazia ricevuta in favore di un nipote studente.
N. N. (Roma) per felice esito degli esami di abilitazione magistrale, sostenuti dal fratello.
A. A. M. (Torino) ringrazia Maria SS.ma Ausiliatrice e San Giovanni Bosco per la singolare assistenza prestatagli in modo insperato in occasione della vendita di uno stabile che per la sua speciale struttura presentava gravi difficoltà di adattamento alle esigenze moderne.
Ch. Guglielmo Buisman, salesiano, studente di Teologia (Cordova) per la felice riuscita di una difficilissima operazione di peritonite e di un'altra di appendicite, complicate da alta febbre (40°) e da enorme diffusione di pus.
Brasca Ermenegilda (Busto Arsizio) per la protezione del fidanzato durante la campagna di A. O. in cui combattè più volte in prima linea, sfiorato da tante palle nemiche.
Ada Giuseppina Lupi per la guarigione della sua bambina.
Bellezza Margherita (Torino) per guarigione da lacerazione muscolare e spostamento di cinque nervi, in seguito a caduta.
Ringraziano ancora: il Ven. Domenico Savio:
Guzzo Antonia, Columby (Ohio) pel ritorno della pace in famiglia, compromessa da maligne insinuazioni.
Dott. Sotta Maria, Imer di Primiero (Trento), per la ricomposizione di un'ernia strozzata.
Antoniazzo Crescenzio (Bari) - Castellucci Assunta (Macerata) - Di Miglio Luigi (Napoli) - Lanzoni Ivo (Ronzano) - Micheli Giuseppe (Quinzano) - Polini Ermanno (Firenzuola) - Quai Matteo (Novara) - Serio Giorgio (Taranto) - Ubaldelli Franco (Cagli) - Zonta Lelio (S. Zenone degli Ezzelini) -- Vacca Francesco (Sorso) - Procaccini Maria (Sansevero) - Schininà Raffaele, (Ragusa) - Suor Maddalena Villa (Alessandria) - Capra Maria (Lu Monf.) - D. B. e famiglia (Milano) - Mar1v Morales (Habana) - Lucia Garrafa (Rossano Calabro).
Don Rua:
Lisa Maria (Poirino) - Rolla Giuseppina (Genova) - Pinto Giuseppina (Salerno).
Don Beltrami:
Barbera Annunziata (Paternò) - Suor Rachele Azzari (Roma).
Donna Dorotea Chopitea:
Spadon Adalgisa ved. Fietta (Venezia).
Salesiani defunti:
GIOFFREDO DON SPIRITO, sac. da Monterosso Grana (Cuneo) † a Cuneo il 1-X-1937 a 78 anni.
Attratto dalla fama di Don Bosco, nel 188o lo pregò di accettarlo tra i suoi chierici e, avuta risposta favorevole, l'anno seguente lasciò il seminario di Cuneo per la nostra Casa di San Benigno. Maestro elementare dapprima, poi sacerdote nel 1888, partì due anni dopo per le missioni della Patagonia ove consacrò tutta la sua vita, fino alla vecchiaia facendo un gran bene.
MOLLOY D. GIOVANNI, sac. da HuddersfieldYorkshire (Inghilterra), † a Battersea-Londra (Inghilterra) il 13-VII-1937 a 73 anni di età.
CRESSEY D. GIOVANNI, sac. da Londra (Inghilterra), † a Farnborough (Inghilterra) il 25-VII-1937 a 6o anni di età.
MARTINEZ H. D. GIUSEPPE, sac. da Concepción (Cile), † a Talca (Cile) il 15-VIII-1937 a 58 anni di età.
LUCHINO D. GIACINTO, sac. da Peveragno (Cuneo), † a S. Gregorio di Catania il 1-X-1937 a 51 anni di età.
ZECCA CAMILLO, ch. da Albareto (Parma), † a Piossasco (Torino) il 7-VIII-1937 a 24 anni di età.
FILIPPA CLAUDIO, ch. da S. Stefano Belbo (Cuneo), † a Numazu (Tokio-Giappone) il 15-VIII-1937 a 24 anni di età.
Cooperatori defunti:
Prof. GIOVANNI CATTANEO † a Lugano (Svizzera), il 15 settembre p. p. a 86 anni, dopo una vita tutta dedita alle opere di bene e agli esercizi di cristiana pietà.
Nel 1877 fu dal Governo del Canton Ticino incaricato delle trattative con Don Bosco per il passaggio del Convitto Cantonale di Mendrisio ai Salesiani. Conobbe in tal modo di persona il nostro Santo e conobbe e praticò il Servo di Dio D. Michele Rua. Per ambedue ebbe, fino all'ultimo istante di sua vita, particolare e sentitissima devozione. Gioì infinitamente quando vide, nel 1889, coronate le sue speranze con la venuta dei Salesiani nella sua patria. Fu pure apprezzato e amato insegnante nell'Istituto Landriani di Lugano, quando già era diventato l'Istituto Elvetico Salesiano. Uomo di solida tempra antica, fu assiduo alla Messa e alla Comunione quotidiana fin quando le forze glielo permisero. Nel gennaio scorso aveva ancor celebrato con i Salesiani di Lugano la festa di S. Giov. Bosco.
ZORZI ROSINA † il 13 febbraio 1937 a Ziano a 56 anni di età.
Ammiratrice fervida e devota di D. Bosco e attiva Cooperatrice Salesiana fu felice solo quando potè, per lo zelo del marito, Podestà, vedere sistemate in paese le Figlie di M. Ausiliatrice.
MARCO GERVASONI † a Bergamo il 17-X-1937 a 69 anni. Cristiano tutto d'un pezzo, nell'onesto commercio trovò le risorse per l'esercizio della beneficenza e della carità. Sempre primo in ogni opera di bene, tanto nelle pubbliche amministrazioni, come nell'Azione Cattolica, era apprezzatissimo per la sua rettitudine e per la sua dedizione. Aveva un affetto speciale per le missioni e le favoriva largamente.
Altri Cooperatori defunti:
Airoldi C.ssa Maria, Palermo - Alberti Cav. Salvatore, Mazzarino (Caltanissetta) - Arca Can. Vincenzo, Niscemi (Caltanissetta) - Bertoni Annunziata, S. Severino Marche (Macerata) - Bianciotto Corinna, Torino - Boggio Margherita, S. Giusto Can. (Aosta) - Boffelli Giuseppe, Camerata Cornelio (Bergamo) - Bona Ginevra, Palermo - Borra Carlo, Gaverina (Bergamo) - Brescia Raffaella, Novoli (Lecce) - Caddeo Giuseppina, Terralba (Cagliari) - Capone Pantalea, Novoli (Lecce) - Carlino Raffaella, Novoli (Lecce) - Cartocci Dina, Udine - Clauser Tomaso, Romallo (Trento) - Comerio Agostino, Busto Arsizio (Varese) - Cosma Rina, Novoli (Lecce) - Curto Antonio, Novoli (Lecce) - Deflorian Maddalena, Ziano (Trento) - Devecchi Rag. Achille, Torino - Di Stefano Giuseppina, Trapani - Giacomuzzi Gabriele, Ziano (Trento) - Giordano Antonio, Monteforte Cilento (Salerno) - Girardino Massimilla, Vicenza - Greco Antonio, Novoli (Lecce) - Guadagno Giuseppe, Novoli (Lecce) - Invidia Angiolina, Novoli (Lecce) - Landi Paolo, Livorno - Luciano Marianna, Palizzi Marina (Reggio Calabria) - Maccarato Donato, Novoli (Lecce) - Mancino Rosina, Novoli (Lecce) - Martinetto Paolo, Vigliano d'Asti (Asti) - Meda Paolina Ved. Caviglia, Penango (Asti) - Meneghello Meazza Teresa, Malo (Vicenza) - Midali Giacomo, Bronzi (Bergamo) - Milano Cav. Giuseppe, Camagna (Aless.) - Moro Caterina, Germagnano (Torino) - Negri Ettore, Verona - Nobilio Immacolata, Pescara - Pagliara Rosina, Novoli (Lecce) - Partel Antonio, Ziano (Trento) - Pellangeli Foresio Giacinta, Novoli (Lecce) - Pedronti Emilia, Fiesco (Cremona) - Pezzèli Giuseppe fu Alessio, Leffe (Bergamo) - Petrarchi Luigi, Novoli (Lecce) - Piccinno Livia, Novoli (Lecce) - Piccinno Carmela, Novoli (Lecce) - Piacenti Can. Rosario, Niscemi (Caltanissetta) - Prato Giuseppa, Novoli (Lecce) - Rembado Argentina, Ranzi Pietra (Savona) - Ruggio Pietro, Novoli (Lecce) - Salomone Francesco, Benevagienna (Cuneo) - Sampò Paolo, Benevagienna (Cuneo) - Sassi Anna, Torino - Scardino Cosimo, Novoli (Lecce) - Serratrice Ines, Torino - Smeriglio Rosa, Torino - Sola Francesco, Carmagnola (Torino) - Tomasini Teresina, Torino -Toscano Giuseppe, Novoli (Lecce) - Trenti Giov. Battista, Riva (Trento) - Tucci Giov. Battista, Torino - Ughetti Malvina, Gattinara (Vercelli) - Valente Annetta, Bessica (Treviso) - Vergnano Luigi, .Moncalieri (Torino) - Vota Caterina, Bosconero (Torino) - Zorzi Catterina, Ziano (Trento) - Zunino Don Paolo, S. Lazzaro Reale (Imperia).
NOTIFICAZIONI E DOCUMENTI
PAG.
Per la beatificazione del Servo di Dio Don M. Rua. 6 Il Padre e i figli 49
Vivere in grazia di Dio .. . 73
Una divozione di attualità 97 Alla scuola di San Giovanni Bosco . . . 169 Le nostre Cause di Beatificazione e di Canonizzazione . . 193
Don Bosco. L'uomo - Lo spirito - L'opera 217
Ricorriamo a Maria 244
Il buon ingegno della carità 265
COOPERAZIONE SALESIANA
Per la Conferenza salesiana . 3 Convegni di Decurioni Sal., 103, 124, 146, 152, 179, 183, 222, 246 Conferenze salesiane 104, 185, 222
PER L'AMPLIAMENTO DEI. SANTUARIO DI MARIA SS. AUSILIATRICE E PER L'ALTARE A S. G. BOSCO
Dalla lettera del Rev.mo Sig. Don Pietro Ricaldone ai Cooperatori salesiani 5
Chi dal tetto scende 25 Una nuova gara di pietà figliale . 6o Notizie riguardanti i lavori di ampliamento, 3, 6o, 6,, 73, 77, 122, 123, 147, 174, 219, 241.
Progetto del nuovo altare di Maria Ausiliatrice, ,o8, 109, 123 Sottoscrizione per le colonne e le lesene maggiori. . 171, 269 L'offerta dei figli dei lebbrosi 213
SOTTO LA CUPOLA DELL'AUSILIATRICE 6, 26, 51, 76, 100, 122, 149, 173, 194, 221, 242 e 268. IN FAMIGLIA
Il Rev.mo Sig. Don Pietro Ricaldone ai Cooper. Sal.. . . 3 Cinquantenario della fondazione della casa di Foglizzo . 8 Il Giubileo d'oro dell'Istituto di San Paolo (Brasile) . . . 9 La scuola « Giovanni Cagliero » in Roma . 22 Le « Scuole Professionali salesiane » alla Mostra nazionale dell'Istruzione Tecnica 27, 36 Nobile gesto di amor fraterno .
Congresso di ex-allievi salesiani all'Esposizione mondiale della Stampa Cattolica . 78 Il nuovo Direttore generale degli studi e il nuovo Segretario Generale . . 100 Il Centenario della nascita del Servo di Dio D. M. Rua 121, 145 Il decennio dell'Opera Salesiana in Cecoslovacchia . . . 125 Il Giubileo d'oro della Basilica del S. Cuore a Roma . . 152 La festa onomastica del Rev.mo Sig. Don Pietro Ricaldone 174 Inaugurazione delle nuove scuole professionali « Don Bosco » a Genova-Sampierdarena 176
I Salesiani alla Tipografia Vaticana 196 Verso la realtà di un sogno . . . . 212 Giubileo d'argento delle missioni del Congo Belga . . . 230 II Parroco di M. Ausil. in Roma elevato all'Episcopato . 243 Benedizione di una nuova chiesa a Guatemala . . . . 251
DALLE NOSTRE CASE
Alessandria d'Egitto, 224 - Baurú, 17 - Belem Parà, 31 - Buenos Aires (S. Carlo), 224 - Cairo, 224 - Casale Monferrato, 53 - Colle Salvetti, 7 - Firenze, 197 - Frascati, 29 - Granada, 250 - Lisbona, 128 - Moóca, 10 - Natal, 224 - Puno, 250 - Ronda, 247 - S. Paolo, 9 e 198 - Trapani, 222 - Varese, 82 - Vienna, 8, 197 - Lombriasco, 269 - Mirabello Monferrato, 272 - Roma, 272 - Parigi, 273.
NEGLI ISTITUTI DELLE FIGLIE di 1\1. AUSILIATRICE
Nozze d'oro. Nozze di dolore e di sangue . 57 Il Centenario della nascita della Ven. Madre M. Mazzarello 101 Le Figlie di M. Ausiliatrice in Giappone . 114 Commemorazione della Ven. Madre Maria Mazzarello in Nizza Monferrato .
MISSIONI
I seminaristi di Lugano per la missione di Shillong . . . 53 Il Giubileo d'oro delle Missioni Salesiane nelle terre magellaniche 200
Partenza di missionari 221,243
Assam: Notizie varie della missione, 13, 83, 105, 130, 163, 203, 209, 232 - Barpeta, 14 - Cherrapoonjee, 1,5 e 83 - DibruYar, 15 - Gauhati, 14 - Jowai, 15 - Krishnagar, 163 - Raliang, 17 - Shillong, 15, 83, 203, 209 - Tezpur, 14 - Tura, 17, 233 - Relazione annuale dell'attività missionaria, 279.
Brasile: Matto Grosso - Sulle tracce delle nostre vittime..., 33, 59 - Un altro delitto dei Chavantes, 231 - Sangrodouro, 19, 186 - Rio Negro - Resoconto di Mons. P. Massa, 252, 275. Cina: Relazione del Vicario Apostolico S. E. Mons. Canazei, 85 - Hong Kong, 200 - Macao, 30 - Shanghai, 127 - Il tifone, 273. Congo Belga: 228, 229, 230.
Equatore: Tra i Kivari, 87 - Relazione del Vicario Apostolico S. E. Mons. Comin, 110.
Giappone: Relazioni del Vicario Apostolico S. E. Mons. Cimatti, 64, 134, ,86, 255 - Beppu, 135, 258 - Miyakonojo, 135, 256 - Miyazacki, 64, 135 - Oita, 136, 257 - Tokio, 135 e 255.
Paraguay: Chaco, 39.
Siam: Relazione del Prefetto Apostolico Mons. Pasotti, 226 - Bang Nok Khuek, 113 - Hua Hin, 188 - Rajaburi, 43. Venezuela: Alto Orinoco, 67.
OMAGGI A MARIA SS. AUSILIATRICE
Amelia, 197 - Curicara, 67 - Mussolinia di Sardegna, ,82 - Roma (Pio XI), 159 - Siam, 97 - Torino-Valdocco, ,o8. 123, 195 - Santa Tecla, 250 - Selaclacà (A. O. I.), 7.
OMAGGI A DON BOSCO SANTO
Alessandria d'Egitto, 161 - Bagnolo Piemonte, 104 - Belforte sul Chienti, 28 - Bellinzona, 8z - Bologna, 198 - Bordighera,
237 - Bosco di Nanto, 248 - Brescia, 248 - Brindisi, 8o - Casalborgone, 28 - Este, 81 - Firenze, 28 - Frascati, 29 - Giaveno, 182 - Haiti, 82 - Isernia, 197 - Livorno T., 29 - Macerata, 1 78 - Milano, 198 - Mondragone, 81 - Móoca, 77 - Pieve di Revigozzo, 248 Pinerolo, 8, - Ronda, 250 - Settefrati, 248 - Sicilia, 29 - Sokolov Podlaski, 11 - Termini Imerese, 8, - Tunisi, 82 - Venezia-Lido, 183 - Venosa, 82 - Verona, 183 Vienna, 52.
Echi della festa a San Giovanni Bosco 77
PER INTERCESSIONE DI MARIA SS. AUSILIATRICE E DI SAN GIOVANNI BOSCO 20, 45, 69, 93, 117, 140, 165, 190, 214, 237, 260, 283.
PER INTERCESSIONE DEL SERVO DI DIO DON MICHELE RUA 23, 46, 119.
PER INTERCESSIONE DEL VEN.. DOMENICO SAVIO 70, 119, 258.
FIGURE DEGNE DI MEMORIA
Don Bartolomeo Fascie 55
Padre Gio. Batt. Ribero 68
Don Enrico Pirali 90
Guglielmo Marconi 235
LETTERE DI DON GIULIVO AI GIOVANI 24, 32, 58, 92, 104, 129, 167, 191, 216, 240, 251, 274. CROCIATA MISSIONARIA
Borse missionarie: pagina 2a della copertina di tutti i numeri. Cassetta altare portatile: pagina 2a del numero di novembre.
TESORO SPIRITUALE
In copertina.
SALESIANI DEFUNTI
24. 47, 72, 95, 143, 167, 191, 216, 240, 264, 287.
COOPERATORI DEFUNTI 24,48,72,95,1220,143,167,192,216,240,264,287.
IN FIDUCIOSA ATTESA DI GRAZIE In 3a pagina della copertina di tutti i numeri.
BIBLIOGRAFIA
In 4a pagina della copertina di tutti i numeri.