Anno LXII - Numero 4 1° APRILE 1938-XVI
SOMMARIO: Programma generale delle Sacre Funzioni per l'inaugurazione dell'ampliamento della Basilica di Maria Ausiliatrice e dell'altare di S. Giovanni Bosco. - Sotto la cupola dell'Ausiliatrice. - In famiglia: Echi delle commemorazioni del 50° anniversario della morte di S. Giovanni Bosco. - Lettera di Don Giulivo ai giovani. - Dalle nostre Missioni: Nove mesi in Estremo Oriente - Equatore. - Grazie. - Necrologio.
MESE MARIANO. - Dal 23 aprile al 24 maggio. Ore 6: Messa per la sezione Artigiani - Fervorino detto dal Sac. dott. Gerolamo Luzi, salesiano. Benedizione eucaristica. - Ore 17: Canto del Magnificat - Discorso del Sac. dott. Eusebio Vismara, salesiano - Benedizione Eucaristica. - Ore 2o: Rosario - Discorso del Sac. dott. Lorenzo Gaggino, salesiano - Benedizione eucaristica.
NB. - Nei giorni festivi, la funzione del mattino è ridotta alla sola Messa, alle ore 6,30. - Ore 9,30: Messa cantata. Le funzioni del pomeriggio si anticipano rispettivamente alle ore 15 ed alle ore 16,30.
Novena e festa di Maria Ausiliatrice secondo l'orario tradizionale con intervento di Ecc.mi Vescovi, sacra Veglia e solenni Pontificali.
Triduo solenne 9-12 giugno.
GIOVEDÌ 9 giugno. - LXX anniversario della dedicazione della Basilica di Maria Ausiliatrice e IX della traslazione della Salma di S. Giovanni Bosco:
Ore 6: Consacrazione dei 9 nuovi altari. Messe lette a tutti gli altari.
Ore 9,30: Messa solenne pontificale con breve Omelia.
Ore 17: Discorso di un Ecc.mo Vescovo. - Benedizione eucaristica pontificale.
Ore 2o: Discorso di un Ecc.mo Vescovo. - Benedizione eucaristica pontificale.
VENERDÌ 10 giugno. - Ore 6,30: Messa. - Discorso di un Ecc.mo Vescovo. - Benedizione eucaristica pontificale.
Ore 9,30: Solenne pontificale.
Ore 17: Discorso di un Ecc.mo Vescovo.
Benedizione eucaristica pontificale.
Ore 2o: Discorso di un Ecc.mo Vescovo. -
Benedizione eucaristica pontificale.
SABATO 11 giugno. - Ore 6,30: Messa. - Discorso di un Ecc.mo Vescovo. - Benedizione eucaristica pontificale.
Ore 9,30: Solenne Pontificale.
Ore 17: Vespri pontificali. - Discorso di un Ecc.mo Vescovo,. - Benedizione eucaristica pontificale.
DOMENICA 12 giugno. - Messe lette dalle 4,30 alle 11,30. - Ore 6,30 e 7,30: Messe della Comunione generale per le sezioni Artigiani e Studenti.
Ore 9,30: Solenne Pontificale con Omelia.
Ore 15: Discorso - Benedizione eucaristica pontificale.
Ore 16: Discorso. - Benedizione eucaristica pontificale.
Ore 17: Vespri pontificali. - Processione colla statua di Maria SS. Ausiliatrice. - Benedizione eucaristica pontificale.
Illuminazione e concerto. Scelto programma musicale a tutte le sacre funzioni.
PEI PELLEGRINAGGI. - Ricordiamo a tutti gli organizzatori di rivolgersi esclusivamente all'Ufficio Pellegrinaggi Salesiani, Via Cottolengo 32, Torino 109.
La parte ampliata della Basilica non sarà a disposizione dei fedeli prima del 9 giugno.
Le vetrate della cupola minore e delle cappelle laterali all'altare di Maria Ausiliatrice
Siamo lieti di annunziare che le vetrate delle sedici finestre della cupola minore della Basilica di Maria Ausiliatrice sono già tutte sottoscritte. E sono pure sottoscritte cinque delle grandi vetrate delle finestre delle cappelle laterali all'altare della Madonna. Rinnoviamo anche dal Bollettino le più fervide grazie a tutti i generosi oblatori; e, mentre ne segnaliamo i nomi alla gratitudine dei nostri Cooperatori e delle nostre Cooperatrici, ricordiamo che rimangono a sottoscrivere altre 3 vetrate da L. 5000 caduna e nove delle colonne e lesene maggiori da L. 12.000 caduna.
SOTTOSCRITTORI DELLE SEDICI VETRATE DELLA CUPOLA MINORE:
1. Ave Maris Stella: Ispettoria Salesiana Napoletana.
2. Dei Mater Alma: Chiadò - Torino.
3. Atque semper virgo: Angiolina Bruno - Torino.
4. Felix coeli porta: Angela Mangola ved. Berruto - Borgosesia.
5. Ave gratia plena: Dott. Pier Luigi Peynetti - Torino.
6. Benedicta tu in mulieribus: Caterina Pagani Pedrazzini - Torre (Canton Ticino).
7. Ave Regina Coelorum: Giovale Alessio.
8. Ave Domina Angelorum: Dott. prof. Carlo Zappelli - Foligno.
9. Gloriosa Regina mundi: Rossi Luisa ed Ermete - Reggio Emilia.
10. Virgo singularis inter omnes mitis: Un'insegnante - Mortara.
11. Rosa Mystica: N. N. - Torino.
12. Auxilium Christianorum: N. N. - Torino.
13. Causa nostrae laetitiae: Fabris Don Giovanni - Padova.
14. S. Maria ora pro nobis: Maria Maddalena Bisol - Pordenone.
15. Tu nos ab hoste protege: Doriguzzi Bozzo Luigi - Danta (Belluno).
16. Et mortis hora suscipe: Luigi e Antonietta Santon - Codiverno (Padova).
SOTTOSCRITTORI DELLE GRANDI VETRATE DELLE CAPPELLE LATERALI ALL'ALTARE DELL'AUSILIATRICE:
1. Ven. Domenico Savio: Un Italiano scampato alla barbarie del comunismo spagnuolo.
2. Principe D. Augusto Czartoryski: Gli Istituti Salesiani della Polonia.
3. Mons. Versiglia: Collegio Manfredini - Este. 4. Don Callisto Caravario: P. R. M. F. - Torino. 5. Don Andrea Beltrami: S. E. il Gr. Uff. Generale Giulio Beltrami e Sig. Giovanni Beltrami fu Antonio, fratelli del Servo di Dio. - Omegna.
Le vetrate della cappella di San Giovanni Bosco
Riproduciamo nella pagina seguente le fotografie dei cartoni disegnati dal prof. Crida di Torino, che verranno riprodotti dalla ditta Pizzoli sulle vetrate della cappella di San Giovanni Bosco.
Esse illustreranno il sogno dell'Apostolo della gioventù, l'approvazione della Società Salesiana e la Canonizzazione del Santo. Nella lunetta sovrastante l'altare, Don Bosco apparirà fanciullo all'età di 9 anni tra nostro Signore Gesù Cristo e Maria Ausiliatrice al momento in cui un cenno della Vergine trasforma i lupi e le altre bestie feroci in mansueti agnelli, simboleggiando così la trasformazione ch'egli avrebbe operato di tanti poveri fanciulli traviati in onorati cittadini e ferventi cristiani. La vetrata a destra dell'altare rappresenterà il Santo ai piedi del Santo Padre Pio IX in atto di ricevere dal Sommo Pontefice il decreto di approvazione della Società Salesiana. L'altra perpetuerà pei secoli la solenne Canonizzazione, ritraendo, in basso, il Santo Padre Pio XI nell'atto di leggere la storica Omelia che fu il primo e più autorevole panegirico del Santo; in alto, l'allegoria della glorificazione, disegnata sul grande stendardo che pendeva dal centro della Loggia delle Benedizioni sulla facciata della Basilica Vaticana nella Pasqua del 1934. La vetrata della lunetta misurerà: 2,15 x 4,3o le altre due: 1,6o x 3,60 ciascuna.
Si offrono in sottoscrizione al prezzo di L. 5ooo caduna.
Anche febbraio, con tepide giornate, ha permesso una discreta affluenza di pellegrini e di visitatori al santuario dell'Ausiliatrice ed all'Oratorio, soprattutto nei giorni di festa. Gli uni e gli altri dovettero però accontentarsi di ammirare l'esterno della parte ampliata, perchè l'intensificazione e la finezza dei lavori attorno all'altare di S. Giovanni Bosco ed a quello della Madonna hanno omai imposto il massimo riguardo nell'interno. Il giorno 9, come è stato rilevato nel Bollettino dello scorso mese, giunsero alla basilica le spoglie mortali della venerabile Madre Maria Mazzarello che furono collocate nel loculo preparato nella cappella delle Reliquie. Il giorno 10, visita di S. E. Mons. Raffaele Delle Nocche, vescovo di Tricarico. A sera, prima visione del film « I martiri Giapponesi » nell'edizione curata dal nostro Ufficio Films, su musica del salesiano D. De Bonis. Il giorno 14, sostò brevemente all'Oratorio S. E. Mons. Stoppani; e il giorno 16, S. E. Mons. Mc. Faddan, ausiliare di Cleveland (Stati Uniti) che celebrò all'altare del Santo.
L'arrivo del Vescovo di Pamplona.
Gli ultimi giorni del mese furono allietati da due visite illustri. La prima, in ordine di tempo, è quella di S. E. Mons. Marcellino Olaechea, Vescovo di Pamplona, in Ispagna. Il piissimo figlio di Don Bosco era ansiosamente atteso alla Casa-Madre, perchè dalla sua consacrazione episcopale non aveva ancor potuto lasciare la Spagna, travolta nella guerra sanguinosa. I suoi diocesani, i fedelissimi Navarrini, cattolici fino all'eroismo, vere tempre di martiri, sono tuttora impegnati nella difesa della religione e della civiltà nazionale, cui hanno dato il contributo di oltre sessantamila volontari. Ed il buon Pastore, tutto intento a prodigare conforto e soccorsi alle vittime del bolscevismo, ha stentato a trovare qualche giorno per tornare in Italia. Giunse fra noi, la sera del 25, accolto solennemente, al suono della banda, dagli applausi scroscianti dei giovani. Scambiato il saluto col Rettor Maggiore e coi Superiori, uno degli alunni rivolse a Sua Eccellenza un devoto indirizzo di omaggio esaltando nella sua persona tutti gli eroi della Spagna cattolica. Il Vescovo, commosso, rispose brevi parole di ringraziamento, a nome dei confratelli, dei martiri, dei caduti spagnuoli ed italiani affratellati nelle epiche gesta che ridaranno alla Spagna la sua secolare grandezza, il suo antico splendore.
Sua Eccellenza si trattenne alcuni giorni, celebrando all'altare dell'Ausiliatrice e del Santo Fondatore; poi partì per Roma, per la visita al Santo Padre.
L'Ammiraglio Yamamoto.
Il 27, fu la volta di S. E. l'Ammiraglio Yamamoto, lustro e gloria del Giappone e della Chiesa cattolica. Convertito alla nostra fede, a 14 anni, nel 1893, S. E. fu istruttore dell'attuale Imperatore, e, dopo aver percorso una rapida brillante carriera, è oggi il Presidente generale dell'Azione Cattolica in Giappone. Diretto a Parigi da Roma, ci regalò l'ambita visita verso sera, dopo una sosta a Moncalieri al R. Collegio Carlo Alberto ove tenne un'interessante conferenza sullo sviluppo del Cattolicismo in Giappone. Atteso alla porta della basilica dal Rettor Maggiore, da S. E. Mons. Olaechea e da tutti i Superiori, entrò subito in chiesa ad adorare Gesù Sacramentato, a venerare Maria Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco. Lo accompagnava il P. Ceroni dei Barnabiti. Dalla basilica il sig. Don Ricaldone lo accompagnò nella cappella delle Reliquie, poi alle camerette di Don Bosco.
Sua Eccellenza si trattenne alla modesta nostra mensa e poi si degnò di passare in teatro, ove, prima che gli alunni dell'Oratorio festivo cominciassero la rappresentazione in programma, i nostri giovani ed il foltissimo pubblico gli tributarono un fervido omaggio, acclamandolo col triplice evviva giapponese banzai! banzai! banzai! Un nostro chierico, reduce dal Giappone, gli rivolse quindi un saluto in giapponese a nome dei Salesiani, ed uno studente, quello dei giovani in italiano. Il Rettor Maggiore gli fece infine omaggio di una reliquia, della biografia e di una medaglia del nostro Santo.
Sua Eccellenza si congedò con parole di cordiale ammirazione rinnovando le attestazioni di benevolenza espresse 10 anni or sono al nostro Rettor Maggiore a Tokio e di cui godono continue prove i nostri missionari in quella grande Nazione.
IN FAMIGLIA
Echi delle commemorazioni del 50° anniversario della morte di S. Giovanni Bosco.
Giornali quotidiani e periodici di tutte le nazioni hanno dato ampie cronache delle celebrazioni tenute negli Istituti salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice e nei vari centri di cooperazione salesiana per commemorare il 5o° anniversario della morte del nostro Santo Don Bosco. Dovremmo pubblicare un volume per dare anche solo qualche cenno di tutte. D'altra parte il Bollettino Salesiano non ha precisamente lo scopo di far la relazione delle feste di ciascuna Casa e di ciascun centro. Si limita abitualmente alla cronaca della Casa-madre ed alla segnalazione di tutti quegli avvenimenti che indicano incremento o progresso delle Opere nostre nelle varie parti del mondo. Per questa circostanza tuttavia approfitteremo dello spazio, tuttora ridotto, per tramandare qualche eco delle celebrazioni di cui ci fu mandata particolare relazione.
A Roma, nella Basilica del Sacro Cuore, si dedicarono i tre giorni 29-31 gennaio. Il 29, dopo la Messa di S. E. Mons. Pascucci, celebrò S. E. Mons.
Rotolo pei giornalisti e tenne pontificale S. E. Mons. Capettini. Nel pomeriggio, panegirico di S. Francesco di Sales detto da Mons. Rotolo e benedizione impartita dall'Em.mo sig. Cardinale Enrico Gasparri, Vescovo di Velletri. Il 30, l'Ispettore Don Marcoaldi celebrò per gli ex-allievi ; S. E. Mons. Olivares tenne la conferenza salesiana, e S. E. Mons. Santini impartì la benedizione. Il 31, Messa della Comunione generale celebrata da S. Em. il sig. Cardinale Camillo Caccia Dominioni e pontificale di S. E. Mons. Olivares. Nel pomeriggio, l'Em.mo sig. Cardinal Carlo Salotti colla sua smagliante eloquenza esaltò il genio cristiano nella santità di Don Bosco, e S. Em. il sig. Cardinale Pietro Boetto chiuse le feste colla benedizione eucaristica.
Per la circostanza l'Ispettore inviò a tutti i Cooperatori una circolare con una statistica dello sviluppo dell'Opera salesiana nel Lazio, molto interessante.
Alla morte del nostro Fondatore esisteva una sola Casa in Roma.
Ora le Case salesiane della Ispettòria Romana sono 32. Tra queste, 11 hanno anche Parrocchia, 5 hanno chiese che funzionano per il pubblico.
Le anime affidate ai Salesiani, tenendo conto delle sole Parrocchie, superano la cifra di 100.000.
Negli Oratori festivi sono circa 10.000 i giovanetti che, dopo l'istruzione religiosa, hanno comodità di passare in onesti divertimenti le ore libere della giornata, segnatamente nei dì di festa; di essi 1391, fra i più poveri, vi trovano pure assistenza per il vestito e la refezione.
Nei Collegi dell'Ispettoria, di fronte a 1516 alunni interni che pagano completa la modesta retta, 414 godono retta di favore, 284 sono a carico completo della beneficenza salesiana.
Tra i semiconvittori, 262 hanno scuola o vitto gratis, mentre altri 763 versano appena un minimo contributo per le spese del vitto.
Non tenendo conto delle Opere parrocchiali di ordinaria assistenza, le famiglie sussidiate direttamente dai Parroci salesiani sono 1405.
A queste cifre va aggiunta la beneficenza che si pratica nelle 35 Case delle Figlie di Maria Ausiliatrice con Oratori festivi, Asili, Laboratori, Convitti per operaie.
Solo in Roma le Case delle Figlie e dei Figli di Don Bosco sono 16! Una vera benedizione.
A Lugo di Romagna. Dopo un devoto triduo nell'insigne Collegiata, predicato dal direttore dell'Istituto salesiano D. Bazzichi, tenne la commemorazione civile del Santo, al Politeama Venturini, alla presenza delle Autorità e di numerosissimo uditorio, il Direttore del nostro Collegio di Ferrara D. Stile. Venne quindi proiettato il film sonoro-parlato « Conquistatori d'anime ».
Il 30 gennaio, celebrò la Messa della Comunione generale S. E. Mons. Paolino Tribbioli, Vescovo d'Imola che assistette pure pontificalmente alla Messa cantata da Mons. Prevosto. Grandiosa l'esecuzione della Missa Iubilaris del Vittadini. Nel pomeriggio, dopo festose esecuzioni del concerto bandistico dei Salesiani di Ravenna, sul piazzale della Chiesa, discorso di S. E. Mons. Vescovo ed eucaristica benedizione. A sera, gli ex-allievi commemorarono P. Reginaldo Giuliani; e l'indomani D. Augusto Busacchi, Can. Lateranense, disse il panegirico del Santo con mirabile eloquenza.
A Taormina. Taormina, col 50° del glorioso transito di S. Giovanni Bosco, celebrò anche il 25° dell'Opera salesiana locale. Alla benedizione di un nuovo altare marmoreo, offerto dai fedeli in onore del Santo, seguì un triduo di predicazione che richiamò nella nostra chiesa di S. Giuseppe gran folla di giovani e di popolo.
La Messa della Comunione generale, in cui moltissimi si accostarono alla Sacra Mensa, la Messa solenne in musica alla quale intervennero le Autorità locali, e la imponente Processione colla reliquia e la statua del Santo furono un vero trionfo di pietà. Disse il panegirico il predicatore del triduo, Don Di Francesco, salesiano.
La celebrazione ebbe degna corona con la solenne Benedizione eucaristica impartita, al termine della processione, dinanzi alla chiesa di S. Giuseppe, alla folla che si accalcava nella piazza, mentre il prospetto del tempio e il suo campanile irradiavano una vera festa di luce.
Poggio Imperiale (Foggia). Per iniziativa del corpo insegnante della graziosa cittadina, il 26 febbraio u. s., D. Bosco Santo fu proclamato Patrono delle Scuole primarie. Presiedette la cerimonia S. E. il Vescovo Mons. Oronzo Durante, accolto, fra lungo scampanio festante, alla porta della chiesa, dal Parroco, dalle Autorità locali, insegnanti e scolaresche. Nella vasta chiesa centinaia di fanciulli e fanciulle elevarono dapprima festosi inni al Santo della giovinezza. Poi il R. Direttore Didattico prof. Nicola Pitta fece la proclamazione del Santo a Patrono delle scuole e D. Stanco e Mons. Canelli, Direttore diocesano dei Cooperatori, ne illustrarono la grande figura.
« Il Sogno di Don Bosco » recitato con spigliatezza da un gruppo di fanciulle, il ringraziamento di un'alunna e la benedizione di S. E. Mons. Vescovo chiusero la cara cerimonia.
A San Severo (Foggia). Con speciale solennità si svolsero i festeggiamenti in onore di D. Bosco, a cui partecipò S. E. il Vescovo Mons. Oronzo Durante e una gran folla di fedeli. Il triduo fu predicato dal nostro D. Giuseppe Villani. Il giorno 30 gennaio, alla messa delle 8,30, assistettero le Figlie di Maria Ausiliatrice, che dirigono un fiorente Asilo infantile, con centinaia di giovanette e rappresentanze delle scuole femminili della città. La messa delle 9,30 fu celebrata da Mons. Vescovo e vi parteciparono circa ottocento giovanetti e rappresentanze delle scuole maschili. Numerosissime furono le sante Comunioni. La messa cantata, il panegirico, la benedizione eucaristica e il bacio della reliquia del Santo completarono le feste religiose. A sera, nell'Asilo « M. Trotta » affollatissimo, tenne una brillante conferenza l'avv. cav. Alessandro Gatta, Giudice onorario di Napoli, presenti S. E. Mons. Vescovo, il Dott. Savino, membro del direttorio federale, il Podestà Cav. Di Lembo, le altre autorità ecclesiastiche, civili, politiche, militari e scolastiche, Cooperatori e Cooperatrici. Mandò fervida adesione S. E. il Prefetto di Foggia.
Il 31, giorno anniversario del suo glorioso transito, Don Bosco venne proclamato Patrono delle Scuole primarie di Sansevero con una suggestiva cerimonia nello stesso salone dell'asilo « Matteo Trotta », alla presenza di tutti gli insegnanti della città e di cinquecento tra alunni ed alunne delle sole classi di quinta elementare, che, nell'attesa, inneggiarono fervidamente al Santo.
Il R. Direttore Didattico disse elevate parole d'introduzione, esaltando il grande educatore dei giovani e, dopo aver proclamato S. Giovanni Bosco patrono delle scuole di Sansevero, presentò all'uditorio il Direttore dei Salesiani Don Francesco Stanco, che tenne il discorso d'occasione.
S. E. Mons. Vescovo suggellò il nobile gesto colla sua benedizione.
A Roccapalumba. Preparata da un triduo solenne, predicato dall'Arciprete, D. Salvatore Catalano, la festa attrasse molta folla a tutte le funzioni.
Ogni giorno, prima della Messa ad onore del Santo, la schola cantorum, seguita alternativamente dal popolo, cantava il Rosario del Santo, produzione musicale del Sac. Salvatore Faso da Caccamo, e dopo la Consacrazione le Litanie pure del Santo.
Ad Ascona Aveto, diocesi di Bobbio, il parroco D. Cella ha invitato a commemorare il 50° del transito di Don Bosco il nostro venerando Don Gresino che visse tanti anni col Santo. E fu un fervore in tutta la popolazione.
Gli Uomini di Azione Cattolica si proposero di celebrare sempre la festa liturgica colla massima solennità anche in avvenire.
A Lecce. Nella chiesa di S. Antonio, retta dal Direttore Diocesano dei Cooperatori, Mons. Oronzo Bello, a cura della Confraternita di S. Giuseppe, dal 24 al 31 gennaio predicò un'intera novena il Dott. D. Giuseppe Jaccarino, da Sorrento. Chiuse la festa il panegirico e la Benedizione eucaristica pontificale. Nella chiesa di S. Teresa, retta da Mons. Antonio Agrimi, predicò il triduo il Salesiano D. Musto; e S. E. Mons. Vescovo presiedette la funzione di chiusura impartendo la Benedizione eucaristica.
Solennissime funzioni anche nella Cattedrale e nelle parrocchie di S. Lazzaro e di S. Giovanni Battista, nella Cappella del Seminario Diocesano presenti i giovani di Azione Cattolica e i Seminaristi, e in vari paesi della Diocesi, specialmente a Novoli e a Monteroni di Lecce.
A Firenze. La domenica 30 gennaio nella parrocchia di S. Jacopino Mons. Santoni fece celebrare particolari funzioni in onore del Santo e, alle 10, nella sala parrocchiale fece proiettare il film « Don Bosco » al quale assistettero oltre 2000 persone, mentre egli con brevi parole commentava la grande figura del Santo.
Nella parrocchia salesiana della S. Famiglia e nel nostro collegio, fondato dallo stesso San Giovanni Bosco, la festa si celebrò il 31 gennaio, dopo un solenne triduo predicato da Mons. Giorgi e da Mons. Pagnini, al quale hanno partecipato fedeli d'ogni parte della città.
S. E. Mons. Giovacchino Bonardi Vescovo Ausiliare celebrò la messa della Comunione generale e Mons. Santoni la Messa cantata. Alla funzione del pomeriggio intervenne Sua Eminenza il Cardinale Arcivescovo Elia Dalla Costa che, dopo aver assistito al Vespro, rivolse ai fedeli che gremivano il sacro Tempio, la sua buona parola, presentando don Bosco come « grande amatore delle anime ».
A Venezia. Dopo un triduo di predicazione, di SS. Messe e Comunioni generati nelle chiese dei vari Istituti salesiani e degli Oratori di Castello e Cannareggio, con funzioni serali per operai ed impiegati, si celebrò la festa solenne nel grandioso ed artistico tempio del SS. Salvatore.
Celebrò la Messa della Comunione generale S. E. Mons. Giovanni Jeremich, Vescovo Ausiliare, che tenne anche un breve, nobile fervorino. Cantò la Messa solenne Mons. Cottin, Arciprete di Castello. Nel pomeriggio, solenne processione seguita dalla benedizione eucaristica.
Alle 18, conferenza salesiana tenuta dal prof. D. Secondo Rastello, direttore del nostro Istituto di Mogliano Veneto.
A sera, nella sala del Patronato Salesiano di Castello « Leone XIII », una riuscita accademia.
A Perugia. Perugia, affezionatissima a D. Bosco, celebrò il il 50° della morte del Santo con solenni funzioni religiose e imponenti commemorazioni civili, cui partecipò tutta la cittadinanza con schietta devozione e fervido entusiasmo.
Precedette l'adunanza plenaria dei Cooperatori e delle Cooperatrici, il 5 febbraio, nella sala « S. Francesco» sotto la presidenza di S. E. Mons. Arcivescovo. Fra le altre deliberazioni fu deciso un pellegrinaggio perugino o, possibilmente, umbro, a Torino per il prossimo giugno. S. E. Mons. Rosa ricordò commosso il suo incontro con D. Bosco in Roma nel 1887 durante i festeggiamenti per la consacrazione della Basilica del S. Cuore.
Degne di nota speciale le due celebrazioni civili (6-11 febbr.) tenute nella storica sala dei Notari, gremita fino all'impossibile, e alla presenza di tutte le autorità cittadine. L'avv. Comm. Camillo Corsanego parlò sul tema: « D. Bosco ed il Risorgimento Italiano » ed il Comm. Dott. Gaetano Gasperoni, R. Provveditore agli studi di Perugia, su: « D. Bosco il Santo, Educatore del popolo e della gioventù ». I due oratori, con parola calda, profondo studio e geniali intuizioni, strapparono calorosi applausi, presentando magistralmente D. Bosco sotto i due aspetti tanto interessanti.
Il Clero dell'Archidiocesi volle raccogliersi, numeroso, il 10 febbraio, ad una intera giornata di ritiro e, sotto la guida di S. E. Mons. De Sanctis, Vescovo di Todi, predicatore delle due conferenze, e di S. Ecc. Mons. Arcivescovo, presente tutti i giorni e a tutte le manifestazioni salesiane, dedicare le meditazioni a D. Bosco, modello del sacerdote, per trarne efficaci ispirazioni all'apostolato.
Il 10 febbraio si iniziò il triduo, predicato da S. E. Mons. De Sanctis, nella Metropolitana di S. Lorenzo fastosamente addobbata. L'oratore presentò al numerosissimo uditorio Don Bosco sotto il triplice aspetto dell'uomo di fede, del devoto della Madonna e del figlio affezionato del Papa e della Chiesa, collegando con opportuni episodi e spunti felicissimi, la gloria del Santo con le date anniversarie più significative in quei giorni, quali l'apparizione della Madonna a Lourdes, la Conciliazione e l'incoronazione di Pio XI.
Per quest'ultima ricorrenza, il 12 febbraio in Cattedrale si celebrò una Messa solenne con assistenza pontificale alla presenza delle Autorità e del popolo.
Preparata con tanta fede ed entusiasmo, la festa fu una nuova apoteosi. Il buon popolo perugino fin dalle prime ore riempì le ampie navate del Duomo. Alla Messa della Comunione, celebrata da Mons. De Sanctis, che infra Missam rivolse inspirate parole ai presenti, parteciparono l'Azione Cattolica e tutti gli Istituti della città. Al Pontificale la folla fu così numerosa che il massimo tempio perugino era incapace a contenerla. Lo stesso Arcivescovo non potè astenersi dal compiacersene con il suo popolo.
A sera, presente un'imponentissima massa di fedeli, Mons. De Sanctis tenne il panegirico del Santo.
Le feste si chiusero con una solenne Messa da requiem (il giorno 14 febbraio), celebrata nel Duomo dal Can.co Dario Giulivi, Direttore Diocesano dei Cooperatori, in suffragio dei Cooperatori, Dame Patronesse ed ex-allievi defunti.
In EGITTO - Ad Alessandria, una folla cosmopolita intervenne alla novena ed al triduo predicati dal nostro D. Ubezzi.
Il giorno della festa, celebrarono il parroco di Santa Caterina P. Cecconi ed il provicario P. Tirone, in assenza di S. E. Mons. Vicario Apostolico. Assistette ufficialmente il R. Console Generale comm. Camerani con tutte le autorità. Tenne il panegirico il direttore della nostra Scuola Italiana di Ismailia, D. Trancassini. La giornata si chiuse colla Benedizione eucaristica, bacio della reliquia ed un scelto trattenimento cui parteciparono ancora autorità e personalità.
Al Cairo ha cantato la Messa Mons. Carlo Perico, segretario di S. E. il Delegato Apostolico e disse il panegirico il Superiore locale dei PP. dell Missioni di Verona, P. Ribero. Assistette il R. Viceconsole con altre autorità italiane. La festa ebbe il suo epilogo con una rappresentazione drammatica e saggio sportivo.
Nell'imminenza della data cinquantenaria il Ministro d'Italia S. E. il Conte Mazzolini regalò un'affettuosa visita all'Istituto salesiano ed a quelli delle Figlie di Maria Ausiliatrice, accompagnato dal R. Console ed acclamato col più fervido entusiasmo.
In TERRA SANTA - Anche in tutte le nostre Case di Terra Santa, la data cinquantenaria fu celebrata colla massima solennità e decorata dall'intervento di autorità, notabili e personalità. A Gerusalemme, la chiesa dell'Ospedale Italiano raccolse, oltre agli alunni della nostra Scuola e di quella delle Figlie di Maria Ausiliatrice, numerosi devoti e Cooperatori. Celebrò la Messa della Comunione generale S. E. Mons. Fellinger e cantò quella solenne Don Talvacchia del Capitolo del Santo Sepolcro.
Nel pomeriggio, sotto la presidenza del R. Console Generale, gr. uff. conte Quinto Mazzolini, e con largo intervento di autorità, di religiosi, di exallievi e di simpatizzanti, si svolse nel Salone della nostra Scuola Italiana maschile, una riuscitissima accademia. La figura del Santo è stata rievocata dal nostro D. Pivano.
La Banda dell'Orfanotrofio cattolico di Betlemme rallegrò l'inizio e gli intervalli del trattenimento cogli inni nazionali e salesiani.
CUBA - Avana. La divozione a Don Bosco Santo, ed il suo progresso nella « perla delle Antille », ha veramente dello straordinario. L'irradia la chiesa di Maria Ausiliatrice, ove i devoti del Santo hanno innalzato in suo onore un grazioso altare marmoreo. Centinaia di persone vi sfilano giornalmente per dar sfogo alla loro pietà ed invocare la protezione di S. Giovanni Bosco. Alla celebrazione cinquantenaria si dedicarono nove martedì consecutivi anteriori alla data, con speciali preghiere per i devoti sparsi in tutta l'Isola, distribuiti in gruppi di città e paesi ove essi risiedono. L'iniziativa fece accorrere anche da lungi i devoti del Santo. Alle nove, messa cantata; ogni sera, prima della benedizione, discorso tenuto successivamente da un gesuita, un carmelitano, un passionista, un claretiano, un francescano, un domenicano e tre sacerdoti del clero secolare.
Il giorno 30, dopo i primi vespri solenni cantati dai nostri aspiranti e chierici di Guanabacoa, un'imponente processione colle due statue di S. Giovanni Bosco e di Maria Ausiliatrice collocate su due automobili. Il 31, doveva celebrare la messa della Comunione generale l'Ecc.mo Nunzio Apostolico Mons. Giorgio Caruana; ma fu sorpreso da un súbito malessere. Celebrò l'Ispettore. Alle 9,30 Messa cantata da Mons. Arteaga, Vicario Gen. e zelante Direttore Diocesano dei Cooperatori con assistenza di S. E. Rev.ma Mons. Enrico Ruiz y Rodriguez, Arcivescovo dell'Avana. Pronunciò il panegirico il parroco della Cattedrale di Cienfuegos Don Carmelo Jiménez. - A sera, Mons. Arteaga, tenne la conferenza annuale ai Cooperatori ed impartì la benedizione.
Funzioni speciali si tennero pure in ogni casa salesiana a Camaguey, a Guines, a Guanabacoa, a Santiago di Cuba ed in altre cittadine ove, sebbene non vi sia una casa salesiana, pure i devoti le seppero organizzare sotto la benevola ed entusiasta direzione dei loro parroci. Nelle città di loro residenza, presiedettero le feste gli Ecc.mi Arcivescovi e Vescovi. La stampa, specie quella di maggior rilievo, si occupò vastamente del nostro Santo Fondatore e delle feste.
Concorso S. Giovanni Bosco.
Carissimi,
Vi presento una fotografia dei disegni fatti dal pittore Dalle Ceste di Torino per un concorso a figurine sulla vita di Don Bosco, curato da Vignati Menotti sotto gli auspici della Parrocchia di S. Giovanni in Laterano di Milano. Don Rufillo Uguccioni, che tutti conoscete, ha composto il testo relativo (svolto poi in un bel volume illustrato dal titolo I cento episodi della vita di S. Giovanni Bosco, prezzo L. 12).
Se volete partecipare, non avete che a frequentare gli Oratori e le Associazioni parrocchiali. Parroci ed assistenti ecclesiastici comprano le figurine a L. 98 al mille, e le regalano ai più assidui insieme agli albums. Man mano che si completa una serie, si manda album e serie di figurine alla Direzione Concorso S. Giovanni Bosco Viale Romagna 51, oppure Via Pinturicchio 35, MILANO e si indica il premio che si desidera scegliendo nel ricchissimo assortimento segnato in fondo all'album, ove figurano biciclette, fucili, penne stilografiche, compassi, libri, dolci, pacchi assortiti, giocattoli, ecc. Una cuccagna! L'album viene restituito col premio di volta in volta. Io vi auguro la miglior fortuna, e godo pensando che avrete anche agio di conoscere sempre meglio la vita di S. Giovanni Bosco così genialmente esposta. State allegri Vostro aff.mo
Don GIULIVO.
Nove mesi in Estremo Oriente.
Come abbiamo promesso, diamo un ampio riassunto della Conferenza salesiana tenuta dal Prefetto Generale D. Berruti nella Chiesa di S. Giovanni Evangelista in Torino il 2 febbraio u. s.
Sono trascorsi 5o anni dalla morte di S. Giovanni Bosco, si sono celebrate e continuano a celebrarsi feste liturgiche e commemorazioni con tanta solennità e concorso di popolo da riflettere su di lui una gloria non comune anche nella sfera dei Santi; ma l'aureola più fulgida che circonda la figura di D. Bosco in quest'anno cinquantenario è formata indubbiamente dalle sue Opere, che hanno raggiunto proporzioni incredibili. Questo è forse il miracolo più grande ch'egli abbia fatto sinora, in vita e dopo morte.
Nel 1932 il nuovo Rettor Maggiore della Società Salesiana rev.mo sig. Don Ricaldone indisse la visita a tutte le Opere di D. Bosco e ne incaricò gli stessi membri del Capitolo Superiore, che vi impiegarono sei lunghi anni. Possiamo dire di avere percorso tutta la terra, superando enormi distanze, penetrando in tutte le Nazioni, nelle più grandi città e nei più remoti villaggi per avvicinare Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice spintisi fino agli estremi confini per educare la gioventù e per predicare il Vangelo.
Chi parla non ne visitò che una parte; ma le distanze percorse nel 1936 in America e nel 1937 nell'Oriente equivalgono a 3 volte il giro del mondo. Questo potrebbe già dare un'idea della vastità della espansione.
Reduce da pochi giorni dall'Estremo Oriente, ove trascorsi nove mesi, avrei tante cose da dire; mi limiterò tuttavia a qualche notizia delle nostre Missioni. Ometterò quanto può avere carattere storico, scientifico, o politico; nè parlerò delle fiorenti Missioni dei PP. Domenicani, Francescani, Gesuiti, Lazzaristi e degli ammirevoli pionieri della religione nell'Estremo Oriente, i PP. delle Missioni Estere di Parigi, che dotarono quelle regioni di magnifiche chiese degne di figurare accanto alle nostre cattedrali, ed edificarono cristiani e pagani con l'eroismo della loro vita, tutta abnegazione, fondando cristianità che sono fra le più fiorenti ed esemplari. Parlerò solo di cose di famiglia, di ciò che interessa in modo particolare i Cooperatori di D. Bosco: le Opere dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice nell'Oriente.
Daremo un rapido sguardo all'ambiente delle Missioni, al lavoro missionario, ai risultati ottenuti.
L'ambiente.
L'ambiente che abbiamo visitato in questi nove mesi è costituito dall'India, dal Siam, dalla Cina, dal Giappone che contano complessivamente una popolazione di circa un miliardo di abitanti. Di essi appena 6.870.000 sono cattolici. La statistica è poco lusinghiera. Perchè così pochi cattolici dopo quattro secoli di sforzi, di eroismi e di martiri?
La spiegazione è nelle straordinarie difficoltà di vario ordine che si debbono incontrare, prima fra tutte quella religiosa.
La religione pagana è profondamente radicata nell'animo degli Orientali: i migliori edifici dell'India sono le moschee e i templi Indù. Dei 380 milioni di Indiani più di 70 milioni non hanno assicurato il vitto quotidiano, benchè ridotto a un piatto di riso; ma le vacche sacre che circolano liberamente per le vie di Calcutta e di tutte le città dell'India sono ben pasciute dalla superstizione del popolo e formano uno stridente contrasto con la magrezza degli innumerevoli paria, spesso affamati.
Nel Siam abbiamo percorso 2o Km. in battello sul fiume Meklong da Rajaburi a Bank Nok Kuek. In quel breve tratto abbiamo visto 200 pagode dai tetti dorati, dalle snelle ed eleganti linee architettoniche. Il popolo vive sobriamente, dirò meglio, poveramente; ma non manca di dare il suo contributo per la costruzione e la manutenzione di templi pagani, e dona con generosità il riso ai bonzi che, avvolti nei loro mantelli gialli, ogni mattina passano di casa in casa a domandare il vitto per la giornata. La pagoda reale di BankKok è forse il tempio più sontuoso che io abbia visto finora: è un complesso di tre grandi edifici ricoperti letteralmente di mosaici d'oro. Uno di essi, un elegante cono dalle linee sinuose alto 30 m., è tutto dorato dalla base al vertice. Le porte sono di ebano e madreperla a fiorami leggiadri, e d'oro massiccio sono i grandi e splendidi candelabri, le lampade votive e tutti gli oggetti di culto che circondano la statua di Budda in ismeraldo. Il popolo frattanto vive in capanne, in casupole di legno o su barcacce! Ma è contento di donare a Budda ciò che sottrae a una vita più agiata.
Il paganesimo non rende tuttavia fanatici quei popoli; ma indifferenti dinanzi a ciò che il Missionario promette. Indiani e Siamesi sono stoicamente rassegnati al dolore e alla miseria, soddisfatti del poco o nulla che posseggono, senza ambizioni, senza desideri di avere quello che non hanno, e si mantengono tali anche dinanzi alle ricchezze e alla gioia del Paradiso che il Missionario assicura loro in cambio dei sacrifici richiesti dalla vita cristiana.
I Cinesi, compitissimi e cortesi, ma gelosi delle loro tradizioni, hanno poi leggi familiari che rendono i figli dipendenti nel corpo e nell'anima, nella vita civile e religiosa, dai genitori, e questi dal consiglio di famiglia, il quale è quasi sempre inesorabile verso chi abbandona la religione degli avi: gli dà l'ostracismo e lo getta sul lastrico.
Il Giappone infine è una grande nazione organizzata e intellettuale. Dicono i Giapponesi che la loro stampa sia la più sviluppata e perfetta del mondo. Non so sino a qual punto sia vero; ma mi furono dati i nomi di sette giornali giapponesi, ciascuno dei quali lancia quotidianamente oltre un milione di copie; anzi due di essi un milione e mezzo. Le fabbriche coprono letteralmente il suolo del Giappone e invadono con i loro prodotti l'Oriente, l'America, l'Europa. La sola città di Osaka, di 4 milioni di abitanti, è una selva di ciminiere che si estende a vista d'occhio a destra e a sinistra della ferrovia: non ho mai visto tante fabbriche in Europa, nè in America. Le comunicazioni ferroviarie segnano l'apice della precisione, dell'eleganza e della comodità. Tutte le industrie europee e americane trovano in Giappone l'equivalente o l'uguale. In Giappone non si importano che materie prime: tutto ciò che si trova sul mercato europeo vi è anche là, ma fabbricato là. Le scuole sono organizzate con una perfezione non comune. Kiuskiù è la Beozia del Giappone; Myazaki è una delle tante cittadine del Kiuskiù ed ha appena 70.000 abitanti. Ebbene, oltre ai numerosi asili ed alle molte scuole elementari, ha ben dieci scuole secondarie e superiori.
Il Vescovo di Osaka desiderava i Salesiani nella sua Diocesi. Si parlava del genere di attività che si sarebbe potuto svolgere e il Superiore accennò ad una scuola professionale. «Oh! si, si - disse il buon Vescovo - fate pure; ad Osaka vi sono 300 scuole professionali; una più una meno... ».
Il Giappone è conscio dei suoi valori; sa di non essere secondo a nessuno. È facile quindi immaginare quali sentimenti possa nutrire verso una religione, come la cristiana, che non è giapponese, ma importata da popoli cui egli si sente superiore.
Accanto a queste difficoltà di ordine religioso e psicologico i Missionari ne trovano altre, forse non tanto ardue da sormontare, ma per essi anche più dure e pesanti.
La prima è quella delle lingue. Alle naturali, spesso invincibili difficoltà della fonetica, ricca di suoni a noi sconosciuti, nonchè della sintassi complessa, che addirittura capovolge il nostro modo di dire, si aggiunge la moltiplicazione delle lingue nella stessa nazione. In Cina vi sono cinque lingue principali, suddivise in numerosi dialetti così diversi che riescono reciprocamente inintelligibili. Nell'India le lingue si moltiplicano con le nazioni che la formano e sono più numerose di quelle dell'Europa. Nel solo Assam poi, si parlano cento e trenta lingue diverse.
Nella Cina, nel Siam, nella parte montagnosa dell'Assam le strade scarseggiano o addirittura non ci sono. La maggior parte delle escursioni missionarie si debbono fare a piedi per sentieruoli, tra le risaie, sotto i raggi cocenti del sole e al riflesso delle acque stagnanti, che alla stanchezza aggiungono lo stordimento e il dolor di capo. Altrove il Missionario sale e scende per colline o montagne, camminando tutto il giorno sotto la sferza del sole, per raggiungere una lontana residenza. Nel Krisnhagar e in altri paesi durante la stagione delle pioggie il Missionario va per strade in cui sprofonda nel fango sino al ginocchio, e impiega uno o due giorni per fare un tratto che nella buona stagione si fa in poche ore.
Viaggiavo sul Bramaputra, fiume sacro del Nord dell'India: a destra e a sinistra vedeva steppe sconfinate, che si protendono per 10, 50, 80 km., folte d'un'erba che cresce alta come l'uomo, dura, legnosa, tagliente. I missionari le attraversano a piedi, vesti succinte, perchè altrimenti non potrebbero camminare. Potete immaginare in che stato arrivano alla residenza: tagli e graffi nelle gambe e nelle mani. Suggerii a chi mi accompagnava l'uso di stivaloni di cuoio o di gomma; ma mi rispose: « E chi potrebbe tollerare gli stivali col caldo che fa?». Aggiunse che quell'erba è ricettacolo di sanguisughe. Quando passa il Missionario si attaccano ai vestiti e cautamente penetrano sino alla pelle. Il Missionario affaticato e sudato non se ne accorge se non quando vede sulla bianca veste macchie di sangue. « E allora che fate?» domandai. « Le strappiamo». «Ma perchè non usate del sale?».
«Oh, come si fa a pensare anche al sale quando si esce di casa? E poi i portatori spesso sono distanti e non ci ritroviamo che al luogo di destinazione n.
Il caldo è un altro tormento: il termometro raggiunge i 46°, 48° e talvolta persino i 50° all'ombra. In una missione, d'estate, il calore è così opprimente che non lascia dormire. Allora si cerca un po' di sollievo passando la notte parte a letto, parte sulla sedia a sdraio, alternativamente. Se qualche volta si riesce a dormire quattro o cinque ore, si ha la sensazione di sollievo che proviamo quando cessa un mal di denti o un forte mal di capo. Con questo caldo i missionari non hanno generalmente il conforto, non dico di un poco di ghiaccio, ma neppure di un sorso d'acqua che sia fresca. Nelle loro escursioni debbono accontentarsi dell'acqua tiepida dei fiumi, e, non di rado, di quella degli stagni o delle pozzanghere.
L'Estremo Oriente è tutto un'immensa risaia. Vi sono poi delle zone estesissime inondate periodicamente dai grandi fiumi che le attraversano. Con quel caldo e con tutta quell'acqua si generano dei veri eserciti di zanzare e di moscerini: sono nuvole di insetti che tormentano, punzecchiano, fanno sanguinare e rendono nervosi uomini e animali.
Naturalmente la malaria è la malattia endemica ed i missionari non ne vanno esenti. In generale i nostri confratelli godono buona salute; ma non posso nascondere la pena che provai nel vederne qualcuno pallido, smunto, sfinito: porta nel sangue il nemico implacabile che mina il suo organismo e lo rende prono alle malattie tropicali.
Fulgori di eroismo.
Dentro a questa cornice di color tetro ci sarebbe da aspettarsi un quadro desolante: i missionari scoraggiati, inerti, forzati ad aspettare che cessi quel calore insopportabile, che le condizioni di vita diventino più umane e che le popolazioni siano meglio disposte ad udire il Vangelo. Tutt'altro!
Ecco l'orario domenicale dei missionari che mi tracciò un Ispettore. S'alzano alle 4, confessano generalmente varie centinaia di fedeli, amministrano il battesimo, alle volte sino a trenta tra bambini e adulti, celebrano la S. Messa, amministrano la Cresima, dànno udienza ai fedeli e risolvono i casi che loro presentano, perchè il missionario è anche giudice per i cristiani. Hanno un po' di libertà verso l'una, le due pomeridiane, od anche più tardi; e solo allora possono prendere il primo boccone.
Lo scorso Natale in una delle residenze di Krisknagar un missionario, febbricitante, confessò dalle 16 sino alla mezzanotte, quindi celebrò la prima Messa e partì subito a piedi per un altro villaggio, ove confessò sino alle 9,30 e celebrò la seconda Messa. Ripartì poscia per un terzo villaggio, sempre a piedi, confessò molti fedeli, e alle 14,30 celebrò la terza Messa. Alle 16 potè finalmente prendere un po' di the.
L'eroismo nell'apostolato è all'ordine del giorno. Ecco quanto mi ha riferito un teste oculare, degno di fede, direttore di uno di quei nostri collegi. Un missionario doveva prendere l'autocorriera per giungere, il sabato sera, alla sua residenza. Perdette la corsa e si trovò a 52 km. di distanza senza mezzi di locomozione. Non si smarrì: si mise in cammino e, tra il pomeriggio e la notte, fece a piedi i 52 km. Giunto di buon mattino, trovò che i fedeli facevano già ressa attorno al confessionale: senza prendere un momento di riposo, vi si chiuse, li confessò tutti, celebrò, fece una lunga predica e, dopo Messa, diede udienza a una fila interminabile di cristiani. Quindi partì, questa volta in automobile, per un villaggio distante tredici km.; confessò e cominciò alle 12,30 la seconda Messa binata, dopo la quale diede le solite udienze. Preso un boccone ritornò alla prima residenza, fece la spiegazione del catechismo, diede la benedizione e finalmente potè fare un po' di pranzo. Ma erano ormai le sedici. Uscì nuovamente di casa, andò a presiedere una riunione di cristiani e tornò alle 23: prese qualche cosa di freddo, che fu tutta la sua cena, e andò a riposare.
È un fatto, scelto tra mille, che documenta il lavoro opprimente di quei nostri cari confratelli veramente instancabili. Sono pochi: i cristiani sono fervorosi e ogni volta che ascoltano la Messa fanno la Comunione, il che esige ore estenuanti di confessionale. Vi sono dei missionari che debbono visitare, periodicamente, 60, 80, 90 e fino a 110 cristianità disperse in località distanti fra loro per strade impervie, con viaggi faticosissimi. Vi è l'approccio dei pagani, la loro preparazione al battesimo, e le infinite assidue cure per mantenerli poi sul buon cammino; la formazione complessa dei catechisti, la corrispondenza coi benefattori, la propaganda per ottenere i mezzi necessari alla vita ed allo sviluppo delle opere.
Donde un dispendio continuo di energie. Nè quando il corpo è sfinito il missionario si dà per vinto, ma fa appello al suo eroico spirito di abnegazione. Egli vive di sacrificio: l'ultima persona a cui pensa è la propria. «Tutto quello che hanno lo donano! - lamentava con me un nostro Ec.mo Vescovo. - Una volta diedi 6o scatole di chinino ad un missionario, malato di malaria; dopo 15 giorni non ne aveva più una: le aveva donate tutte! Gli tornò la febbre e non potè curarsi».
La salute si direbbe esclusa dall'elenco delle loro preoccupazioni. Non pensano al vitto. Nelle escursioni missionarie mangiano quello che trovano: spesso del riso cotto in una canna di bambù, senza sale, senza condimento. Se viene loro offerto del denaro per comprarsi una cavalcatura o una bicicletta, continuano a viaggiare a piedi, e usano il denaro per accrescere il numero dei catechisti e dei maestri.
Nell'Oriente abbiamo visto delle grandi miserie spirituali, ma abbiamo pur trovato delle grandi ricchezze spirituali; i nostri missionari hanno raggiunto un grado eminente di spirito di sacrificio, sono dei veri eroi.
L'eroismo culminò nel martirio di Mons. Luigi Versiglia e di D. Caravario, trucidati dai pirati bolscevichi sulle sponde del Kuangshui. Ma è il pane quotidiano della vita di missione in cui ogni missionario immola tutto se stesso in un sacrificio perenne e dona agli altri quello che ha, riservando per sè solamente i disagi e le privazioni.
I risultati.
Quali i risultati di tanto lavoro?
Nel 1922 non avevamo nell'Estremo Oriente che un incipiente Vicariato Apostolico, 5 case e qualche residenza, con 30 Salesiani. Dio li ha benedetti e moltiplicati prodigiosamente: in questi ultimi 15 anni, ecco in Oriente un'Archidiocesi, due Diocesi, un Vicariato Apostolico e due Prefetture Apostoliche. Le case dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice sono già 96 e i Missionari hanno raggiunto la cifra complessiva di 670. Non meno consolanti sono le statistiche dei cristiani: ne citerò solo una, quella della Diocesi di Shillong. Quando ci fu affidata quella Missione, non vi erano che 5.000 cristiani; oggi sono già 54.000 e il ritmo del movimento di conversione segna un crescendo meraviglioso.
Le statistiche però celano il meglio: il ferfore non comune di quelle cristianità. La loro vita religiosa è pervasa da una viva fede, che potenzia uno slancio e un trasporto ammirabile; ha tutta la tempra robusta del più fervido spirito cristiano e spira il profumo e l'aurea semplicità dei primi tempi della Chiesa. Non saprei meglio immaginare i cristiani dei primi secoli, i loro martiri, le loro vergini, che paragonandoli a quelli delle missioni che ho visitato. Hanno la docilità dei fanciulli, come vuole il Vangelo, e un affetto filiale per il missionario.
Le comunità cristiane sono delle grandi famiglie nelle quali il sacerdote è veramente padre. Un semplice fatto, ancor scelto fra mille. In un villaggio dell'India un missionario celebrava la S. Messa; erano le otto del mattino. Giunto alla consacrazione, fu assalito da una febbre gagliarda. Alla comunione non potè consumare, si sentì venir meno, dovette sospendere la Messa e fu portato a letto. Privo dei sensi, rimase in quello stato fino alle 12; poi la febbre cominciò a diminuire. S'alzò e tornò in cappella per terminare il S. Sacrificio. Erano omai le 13,3o. Ebbene, qual non fu la sua sorpresa nel trovare ancora tutti i cristiani ad attendere pazientemente da oltre 5 ore, per poter fare la Comunione! Si comunicarono, poi continuarono a pregar lungamente, in un fervoroso ringraziamento.
In un'altra missione si era preparato l'annuale Congressino Eucaristico. Piovve dirotto, tutti i tre giorni. La seconda notte, dal venerdì al sabato, si scatenò un temporale violento: si ruppero i fili della luce elettrica, la pioggia riempì un gran tendone che riparava oltre 2000 cristiani, e lo appesantì tanto da far schiantare i bambù che lo sostenevano, sicchè i cristiani furono sorpresi da un rovescio colossale mentre l'oscurità complicava l'imbarazzo di quel tendone piombato sulla testa: parve per qualche ora il finimondo. Ma non tutto finì con quella avventura. Le due notti seguenti dovettero dormire nel fango e nell'acqua. Per due giorni non poterono mangiare che un po' di riso crudo perchè la pioggia non permetteva di accendere il fuoco. Il Direttore si ammalò di malaria e dovette mettersi a letto, il sabato. Vi erano due altri sacerdoti, che confessarono dalla mattina alla sera, nell'unica stanza disponibile in cui egli giaceva a letto; di fuori, i cristiani, cresciuti fino a 3.000, sdraiati nel fango, non ne potevano più. Doveva giungere per l'ultimo giorno il Vescovo, ma il temporale aggiunse peripezie a peripezie, e non potè arrivare che alle 11 e mezzo del mattino della domenica. Benedisse 16 matrimoni e, alle 12 e mezza, cominciò il pontificale che terminò alle due pomeridiane. Tutti i cristiani attesero e vi assistettero: non ne mancava uno. Alle 17 si iniziò la processione, ma ricominciò la pioggia e tutti ritornarono sotto il tendone che nel frattempo era stato rialzato. Si fecero tre quarti d'ora di adorazione là sotto: il popolo inginocchiato nel fango, e sull'altare due catini ricevevano l'acqua che cadeva e gocciolava anche sull'ostensorio. Il povero Direttore volle fare l'esposizione del SS., ma svenne all'altare...
Nel campo educativo i risultati ottenuti dai Salesiani e dalle Figlie di Maria Ausiliatrice sono anche più ammirevoli, nonostante alcune difficoltà di ordine psicologico, umanamente insormontabili. I popoli Orientali hanno civiltà millenarie e sentono nel sangue tutta la grandezza dei secoli passati. Se in qualche nazione queste grandezze sono tramontate, brillano però sempre all'orizzonte con fascino di nostalgia. Il missionario non è dei loro: è uno straniero; il suo linguaggio poi riesce molte volte strano ai nativi; e questo lo priva del mezzo più potente per influire sui ragazzi: il pieno possesso della parola per esprimere idee e sentimenti.
C'è di più: la mentalità orientale è diversa dall'occidentale. Noi abbiamo delle idee, dei principi e dei sistemi che loro sembrano inammissibili, anzi addirittura inconcepibili. Di fronte all'Orientale l'educatore occidentale è quindi spesso impotente, sempre insufficente.
In condizioni sì sfavorevoli che cosa siamo riusciti ad ottenere?
Tre anni fa, i nostri giunsero a Junnanfu capitale del Junnan, nel sud della Cina. Appena arrivati, si sentirono dire da alcuni missionari anziani di quel Vicariato che avevano preceduto i figli di D. Bosco: « Non farete nulla con la vostra scuola; morirete di anemia. In città vi sono appena 300 cristiani: dove andrete a prendere gli allievi ? ». Nonostante questa doccia fredda, si misero al lavoro con entusiasmo. Pel I° semestre non ebbero che 16 alunni; nel 2° erano già 4o; nel 3° crebbero e nel 2° anno erano 286! Quei buoni missionari non credevano ai loro occhi. La città guarda con simpatia straordinaria la nostra scuola; le autorità ne vanno orgogliose; tutti godono a sentire la banda di otto strumenti suonata da ragazzetti che prima scorrazzavano indisciplinati per le vie della città. Vi fioriscono l'ordine, la moralità e la pietà. È la scuola più disciplinata e simpatica di tutta la città, che pure ne ha una cinquantina. Eppure la quasi totalità di quei ragazzi è ancora pagana.
A Hong-Kong abbiamo tre Istituti. Uno di essi, l'Industrial School di Aberdeen, sorto da 3 anni, è l'idolo della città. Le autorità lo hanno in sì alta considerazione, che ogni volta che giunge a Hong-Kong qualche personaggio, e persino quando entra in carica un nuovo Governatore, uno dei numeri obbligati è la visita alle nostre Scuole Professionali. I saggi ginnastici eseguiti con rara precisione, la banda, i canti, e soprattutto l'allegra e ingenua espansione che è la caratteristica dei nostri istituti formano l'incanto dei visitatori. S. E. De Stefani, Accademico d'Italia, quando era Consigliere amministrativo del Capo del Governo della Cina, ebbe un ricevimento ad Aberdeen. Ne fu così commosso che, uscendo, sentì il bisogno di manifestare tutta la soddisfazione provata al vedere quei giovani, la loro disciplina, l'espansività, la serenità e la giovialità dei loro volti aperti e schietti; e aggiunse che non si sarebbe mai aspettato di vedere uno spettacolo simile in quelle regioni. Ma ben più edificante è la pietà che regna tra i giovani di quei nostri Collegi. Il giorno di S. Pietro ebbi la consolazione di amministrare in un Istituto 24 battesimi: non ho mai visto dei ragazzi così devoti e compresi del grande atto che stavano compiendo.
Ho ancora dinanzi agli occhi lo spettacolo dei nostri giovani di Macao: sono quasi tutti pagani, e tutti senza eccezione vanno spontaneamente in chiesa (come d'altronde fanno negli altri nostri collegi); pregano a voce alta, distinta, perfettamente unisona; cantano lodi e messe corali, in latino, bene intonati: nel loro coro potente vibra qualche cosa di indefinibile, ma nettamente sensibile: il fervore, lo slancio di quelle anime verso Dio.
Quei giovani sentono parlare di confessione e vedono i loro compagni cristiani che si confessano e tornano al loro posto contenti e sollevati; ed eccoli andare anch'essi, i giovani pagani, a parlare al confessore; dicono quanto loro aggrada; il confessore dà loro qualche consiglio e poi li invita a domandare perdono a Dio e a dire qualche Ave alla Madonna perchè li aiuti a non commettere più mancanze; li benedice e li rimanda contenti al loro posto.
Il giovedì santo ultimo scorso, alle 11 di notte, si dovettero addirittura strappare i giovani dalla cappella, per mandarli a dormire, e lasciare continuare l'adorazione dai Salesiani e dagli ex-allievi. Ma i ragazzi se ne accorsero, e che fecero? Prima 2, poi 5, poi 10, 20 e più uscirono alla chetichella dal dormitorio e tornarono in chiesa a continuare l'adorazione.
Nessun giovane può sottrarsi all'influsso di un ambiente così profondamente cristiano. Tutti i ragazzi che fecero il corso completo di studi o di artigianato in quei collegi si sono fatti battezzare, meno due fratelli che non ottennero il permesso dai parenti. Non consta, finora, che vi sia stata una sola apostasia.
Necessità di aiuti.
Ho terminato la rassegna di qualche cosa di ciò che ho visto nell'Estremo Oriente. Ma qui debbo confessare che la gioia provata al vedere lo spirito missionario di quei nostri Confratelli e i risultati ottenuti non riuscì a temperare l'amarezza profonda e la pena indicibile causata dalla vista della massa di pagani nei quali i nostri ragazzi e i cristiani si perdono come gocce nell'Oceano.
Quasi i tre quarti dell'umanità non conosce ancora il vero Dio ed è sulla strada dell'errore e della perdizione! Circa 1.500 milioni di corpi, capolavori dell'onnipotenza divina si incamminano fatalmente verso il rogo; e altrettanti milioni di anime, create ad immagine e somiglianza di Dio, sfuggono ai benefici della Redenzione.
Urge preparare altri Missionari, bisogna duplicarne il numero; vorremmo decuplicarlo. Ma i mezzi? Le Missioni abbisognano di chiese, di scuole, di collegi: è necessario edificare, è necessario attrezzare; ma i mezzi?
Benemeriti Cooperatori, le vostre preghiere, i vostri sacrifici, l'obolo generoso della vostra carità faranno il miracolo. D. Bosco vi colmerà di benedizioni e vi continuerà la preziosa assistenza paterna promessa da lui stesso in forma solenne nella lettera-testamento ai Cooperatori con queste precise parole: «Se dopo la mia morte, la Divina misericordia, per i meriti di Gesù Cristo, e per la protezione di Maria Ausiliatrice, mi troverà degno di essere ricevuto in Paradiso, io pregherò sempre per voi, pregherò per le vostre famiglie, pregherò per i vostri cari, affinché un giorno vengano tutti a lodare in eterno la Maestà del Creatore, ad inebriarsi delle sue divine delizie, a cantare le sue infinite misericordie ».
EQUATORE
La fiorente Missione di Macas distrutta da un incendio.
Veneratissimo Sig. D. Ricaldone,
Proprio ieri, domenica 16 gennaio, verso le due e mezzo di notte un incendio vorace ha ridotto la nostra bella Missione di Macas a a un mucchio di cenere.
In meno di due ore, distrutti i frutti dei sudori di 14 anni, svanite le nostre aspirazioni, sfumate un 300.000 lire! Confratelli ed alunni Kivari interni, Suore e Kivarette, tutti senza tetto ! Se anime caritatevoli non ci avessero offerto un po' di cibo e se la carità, che a tutto arriva, non avesse continuato a soccorrerci, non avremmo avuto neppure di che sfamarci dopo l'improba fatica sostenuta per tentare di salvare qualche cosa. Il Signore volle che alla sventura presenziasse lo stesso Ecc.mo. Vicario Apostolico Mons. Comin. Che schianto, che desolazione, amato Padre! Sviluppatosi l'incendio in una parte estrema del fabbricato, che qui è tutto di legno con tetto di zinco o paglia, a mala pena abbiamo potuto mettere al sicuro solo il santissimo Sacramento e poche cose, alla rinfusa. In un baleno, i vari corpi di fabbrica divennero un solo braciere! Iddio non permise che ci fossero disgrazie personali, ma ha permesso che la sua casa, la nostra bella chiesa, di cui ci vantavamo come d'una delle migliori delle Missioni orientali Equatoriane, scomparisse per prima, non lasciando di sè neppur la minima traccia! Le nostre case, i dormitori, le scuole, i refettori e la cucina... tutto oggi è un ricordo spaventoso! Biancheria, oggetti e materiale scolastico, vettovaglie e stoviglie, i preziosi strumenti di banda musicale, macchine da cucire, stoffe, un intero dispensario medico reputato il migliore di tutto l'Oriente Equatoriano, arredi di chiesa, ecc.: tutto consumato dalle fiamme!
Oggi, sul luogo del disastro non s'ergono che due pali che reggono una campanella rotta pei segnali di raduno della buona popolazione che s'è prodigata con vero eroismo per salvare la chiesa e che attende nel pianto l'ora della ricostruzione.
I giovani del Circolo Don Bosco, visto l'incendio in chiesa, corsero a togliere dall'altare la statua del Santo e la portarono in salvo. Si preparavano alla gran festa del 31 gennaio. Colla loro bella banda volevano innondare tutti d'allegria nel dì della festa. Ma dovettero rassegnarsi a perdere tutti i loro strumenti.
Siamo adunque da capo! Ma con lo svantaggio che il ricordo della catastrofe paralizza anche le nostre povere forze. Amato Padre, lei lo sa: siamo 9 Salesiani, 7 Figlie di Maria Ausiliatrice, 4o Kivaretti interni, 5o Kivarette interne, senza contare il personale ausiliario, privi quasi di tutto! Sappiamo le sue preoccupazioni, ma in questa circostanza osiamo ancora chiederle aiuto. Noi le promettiamo di rimanere sulla breccia finchè le forze ce lo permetteranno, anche se ora i sacrifici e le privazioni dovranno moltiplicarsi. Dica ai nostri cari Cooperatori che non verremo meno alla nostra missione e che la carità che ci faranno, specialmente ora in cui manchiamo di tutto, troverà i nostri cuori disposti ad imperitura gratitudine e le nostre labbra, le labbra dei nostri Kivaretti che hanno ancora gli occhi inebetiti dallo spavento sofferto e che dovranno con noi dividere le conseguenze della disgrazia, non cesseranno di pregare per loro. Domani l'Ecc.mo Mons. Vicario Apostolico si metterà in viaggio per chiedere soccorsi, per mandarci aiuti. Povero Monsignore! Dopo aver tanto sofferto, riprenderà a mendicare!
Amato Padre, ci benedica e preghi per noi.
Aff.mo in G. C.
Sac. GIOVANNI VIGNA, Direttore.
Macas, 17 gennaio 1938.
attribuite all'intercessione di MARIA SANTISSIMA AUSILIATRICE e di SAN GIOVANNI Bosco
Raccomandiamo vivamente ai graziati, nei casi di guarigione, di specificare sempre bene la malattia e le circostanze più importanti, e di segnare chiaramente la propria firma.
Non si pubblicano integralmente le relazioni di grazie anonime o firmate colle semplici iniziali.
Quando tutto sembrava disperato. - Anita Carpitelli nei Sussi, di anni 32, residente in Castelfiorentino (Firenze), subì una operazione interna il giorno 1 ottobre 1937. Poi sembrava che tutto procedesse bene, quando improvvisamente, l'u dello stesso mese, le sopravvenne una trombosi che provocò un'emorragia intestinale che fece temere seriamente di perderla. Gli stessi medici non avevano alcuna speranza di salvarla. Si ricorse con fiducia al Signore, pregandolo per intercessione di S. Giovanni Bosco e di Maria Ausiliatrice. Si mise addosso alla malata una reliquia del Santo, ed essa, appena le fu possibile, la inghiottì. Ebbene, con gran meraviglia e stupore dei medici, prese a migliorare e in pochi giorni potè essere dichiarata fuori di pericolo
Oggi essa è in casa sua e sta bene assai.
Piena di riconoscenza per il beneficio ottenuto, rende pubbliche grazie al glorioso Santo ed a Maria SS. Ausiliatrice.
Castelfiorentino (Firenze), 6-1-38.
Suor FELICE FASOLATO delle Suore di S. Giuseppe dell'Apparizione.
Da morte a vita. - Da venti giorni il mio bambino Piero era ammalato di bronchite complicata da forte infiammazione intestinale che s'aggravò talmente da non permettergli più di ritenere alcun cibo o bevanda. Domenica 19 dicembre, fu in pericolo di vita. Al colmo dell'angoscia, io corsi all'Oratorio « Rebaudengo » invocai ardentemente Maria Ausiliatrice, e feci accendere una candela promettendo di far celebrare una Messa di ringraziamento appena il malato avesse migliorato. All'Oratorio mi diedero una medaglietta dell'Ausiliatrice che con fede appuntai sul petto dell'infermo. La stessa notte, verso le quattro, ecco il mio Piero alzarsi in piedi sul letto e dirmi: « Mamma, sono guarito ! sono guarito ! ».
Il medico, venuto poche ore dopo per condurlo all'ospedale e tentar l'operazione, lo trovò completamente ristabilito.
In fede, con immensa gratitudine.
Torino, 21-12-1937. ORIGLIA MARIA.
A ottant'anni. - Sento il dovere di ringraziare S. Giovanni Bosco per speciali grazie, evidentemente ottenute dalla sua intercessione.
Da più di venti giorni ero a letto con febbre alta e continua, che faceva temere il tifo. Chiesto un primo consulto, mi fu trovato, oltre alla forma intestinale, anche un processo polmonare assai prossimo alla polmonite. La mia situazione fu giudicata grave in sè, e aggravata dai miei ottant'anni di età.
Dopo cinque giorni, notando peggioramenti in ogni senso, la famiglia chiese un secondo consulto. La situazione fu giudicata così grave da non lasciare speranza. Si giudicò anche iniziata una infezione strepto-coccica del sangue, che si riteneva impossibile fronteggiare. Nè si riteneva il caso di tentare le ipodermoclisi.
Ma quel giorno stesso, dopo che le risorse terrene ebbero negato anche la speranza, mi fu portata in camera dal sacerdote che mi assisteva una reliquia ex-carne di San Giovanni Bosco. Tutta la famiglia incominciò una novena al Santo, mentre furono immediatamente tentate tutte le cure del caso, comprese le ipodermoclisi. Si delineò subito un miglioramento sorprendente, che meravigliò gli stessi medici e che andò crescendo nei giorni successivi. Alla fine della novena ero completamente sfebbrato e già in grado di alzarmi, per qualche ora al giorno, dal letto. Ora mi posso dire completamente guarito.
Contemporaneamente mia moglie era malata di nefrite e di una tosse spasmodica che non le dava tregua nè giorno, nè notte. Ogni calmante riusciva vano. Dal giorno in cui giunse in casa nostra la venerata reliquia del Santo, la tosse incominciò a diminuire, con un decrescendo rapidissimo, fino a sparire, in pochi giorni, completamente, insieme con la nefrite.
Pertanto dichiaro, con tutta la mia famiglia, la più profonda imperitura riconoscenza a S. Giovanni Bosco.
10-12-1937. BIGGIOGERO BIAGIO.
Completamente guarita. - Un esame radiografico della colonna dorsale all'unica mia figlia Rita, ci aveva rilevato una lieve scoliosi a grande raggio della colonna lombare e, in corrispondenza dello spazio fra la 3a e 4a vertebra dorsale, una maggior ristrettezza del disco al lato sinistro ove si inizia la cavità della scoliosi.
Bisognava sottoporre la fanciulla ad una serie di penose cure. Io spaventata mi rivolsi invece con viva fede a S. Giovanni Bosco invocando la sua intercessione, e, dopo 7 mesi di ansia, con somma gioia mi vidi la figlia completamente guarita.
Con infinita riconoscenza mando l'offerta promessa, sperando nella continua assistenza del Santo.
Trino,. 18-12-1937. OSENGA GIUSEPPINA.
Grazia segnalata. - Il 28 luglio u. s. mio fratello, transitando in motocicletta da Borgomanero, veniva investito in pieno da un camion.
Trasportato d'urgenza all'ospedale più vicino, gli fu riscontrata la rottura di entrambe le braccia, una frattura al rene destro, ferite multiple alle gambe e alla testa e la minaccia della peritonite causata dal trauma all'addome.
Alcuni giorni dopo si sviluppò anche il versamento pleurico dalla parte destra sempre a causa del trauma che gli provocò anche l'abbassamento costeo.
Avvisati d'urgenza dalla Direzione dell'Ospedale, mia mamma, un altro fratello ed io ci precipitammo accanto al ferito, ed il medico che gli aveva prestato le prime cure, alla nostra ansiosa domanda rispose che era morente e ci proibì di trasportarlo per tema che ci mancasse per via. Fu un colpo terribile! Angosciata e quasi fuori di me, mentre la mamma stava accanto al letto come la statua del dolore e dello smarrimento, mi appartai in un corridoio e mi gettai ginocchioni gemendo e supplicando Don Bosco ad intercedere presso il Signore.
Mi sentii subito più calma e presi in disparte mia mamma per dirle: «Se D. Bosco vuole, può salvarlo. Al di sopra del giudizio di tutti i medici c'è sempre quello di Dio: affidiamoci a Lui ». Andammo nella chiesetta a pregare, indi assistemmo alla somministrazione del S. Viatico poichè, data l'urgenza del caso, mio fratello era stato già confessato in camera di medicazione ed ivi aveva pure già ricevuto l'Estrema Unzione; rispondendo noi per lui alle preghiere del sacerdote.
Passammo la notte pregando e dolorando in angosciose alternative, perchè il ferito non cessava un attimo di gemere e di agitarsi nel sentirsi sfuggire la vita. Verso l'alba però parve calmarsi alquanto. Al mattino, ritornato il medico, rimase perplesso. Ad un altro fratello che gli chiedeva notizie del ferito rispose che era meravigliato di trovarlo vivo, perchè temeva gli fosse morto sul tavolaccio.
Nel pomeriggio ci fu un consulto. Lo stato del ferito si manteneva gravissimo, ma il cuore si ripigliava alquanto. Questo stato durò per alcuni giorni finchè cominciò a migliorare rapidamente e, dopo 38 giorni di letto, potemmo trasportare in famiglia il nostro ammalato. Ora sta bene, con grande meraviglia di tutti. Tutti i medici che erano passati in ospedale, fra i quali anche il capitano medico del 4° Bersaglieri di Torino, e che l'avevano visitato dichiararono che la guarigione di mio fratello è un fatto prodigioso. Infinitamente grati a D. Bosco per la grazia ricevuta, adempio alla mia promessa di far pubblicare la grazia e d'inviare una modesta offerta. Attendiamo dal caro Santo la grazia di una maggiore divozione e confidiamo anche di arrivare ad una giusta definizione della causa sorta in conseguenza dell'incidente.
Riconoscentissima ex-allieva
Vespolate, 25-12-37. ANNA SAINO.
Quando sembrava perduta ogni speranza. - Il 1° maggio u. sc. il tredicenne Camillo Petavino, usciva dalla chiesa, e nell'attraversare la strada fu investito da un'auto che lo trascinò per circa una trentina di metri. Estratto finalmente di sotto alla macchina e condotto d'urgenza all'ospedale fu giudicato in istato gravissimo: pericolose ferite alla testa, una gamba fratturata, il corpo tutto contuso. I dottori, le suore assistenti, gli infermieri, dopo le prime cure, dichiararono che la scienza, in quel tristissimo caso, nulla poteva. Non si sentiva quasi più il polso. Il cappellano gli amministrò l'Estrema Unzione. Ma il padre, che lo assisteva in quelle ore di angoscia, ebbe uno slancio di fede ed invocò con fervore l'aiuto della Vergine Santa. La Madonna accolse la pietosa supplica ed il fanciullo diede un primo segno di vita. Passarono tre giorni sempre in continuo pericolo ; poi sopraggiunse una crisi che sembrava la fine. I sanitari ripeterono la dolorosa sentenza che non c'era più nulla da fare. Io ebbi allora l'ispirazione d'inviare al malato un'immagine della Vergine Ausiliatrice ed una di S. Giovanni Bosco con reliquia. L'infermo la vide, riconobbe il Santo e ne baciò la sacra effige. Cominciò subito a migliorare. Ora il fanciullo è ritornato in famiglia in condizioni soddisfacenti, aspetto florido, senza alcuna traccia dell'incidente.
Il padre, riconoscente, m'incarica d'inviare una modesta offerta.
Sanremo, 30-12-37. NILLA CALVI.
Per intercessione del Servo di Dio Don Michele Rua.
Ottimo esito in difficili esami. - Trovandosi mio figlio in difficilissime circostanze per Esame di Stato affrontato dopo corsi accelerati, in condizioni di salute scossa dalla dura fatica, lo raccomandammo con tutto il fervore all'intercessione del Servo di Dio Don Michele Rua, amico della nostra famiglia; e non soltanto ottenemmo l'esito sospirato, ma con votazione veramente lusinghiera, tanto che egli, nell'anno stesso, volle tentare un arduo Concorso riuscendovi in buona graduatoria!
Tanta grazia attribuimmo al Buon Dio per intercessione del caro Don Rua !
Segnalando questi grandi favori a quanti giovani si possono trovare in simili angustie, rinnovo pubblicamente le più vive grazie al caro Don Rua, raccomandandogli caldamente altre grazie che ci stanno a cuore.
Colla più profonda riconoscenza.
Venezia, 18 gennaio 1938.
Pio BALBO DI VINADIO.
Ringraziano ancora della loro intercessione:
Maria SS. Ausiliatrice e S. Giov. Bosco:
Molteni Maria (Gallarate) per l'ottenuta guarigione del figlio.
Alteri Caterina (Settimo Torinese) perchè, colpita da grave male di gola, ricuperò perfetta salute.
Caspani Diletta (Lurago d'Erba) perchè, colpita, di notte, da grave malore, si riebbe improvvisamente invocando il nostro Santo.
N. N. (Bassano del Grappa) per la ricuperata salute di un suo bimbo di 9 mesi che, causa l'imprudenza di un fratellino, aveva riportate scottature di 1° e 2° grado!
Musso Antonino (Ravanusa) per l'ottenuta ammissione al seminario diocesano.
Coniugi M. F. L. (Trento) per l'ottenuta sistemazione del figlio.
Barbero Onorina (Gordonvale North Queensland - Australia) per due segnalatissime grazie ricevute.
Coniugi Rossi Luigi e Angela (Crova Vercellese) pel felice esito di un'operazione subita dal figlio Mario.
Gianoli Giovanna (Paullo Milanese) perchè il padre potè scampare da certa morte.
Franco Sr. Lucia, F. di M. A. (Asti) pel felice esito di una difficile operazione chirurgica subita dal cognato e per la guarigione della sorella colpita da penoso malore.
Alborghetti Salvi Adele (Caprino Bergamasco) per la nascita di un terzo bimbo al quale fu imposto il nome di Giovanni.
Manissero Anna Maria (Torino) pel miglioramento in salute di persona cara, affetta da calcoli biliari.
Vittiello Rosina (Fossano) pel felice esito di una pericolosa operazione.
Coniugi Crosetto (Gassino) per l'ottenuto miglioramento in salute.
Marolo Francesco, Serg. Maggiore (S. Giacomo d'Entraque) per l'assistenza e conforti ricevuti in penose circostanze della vita.
Bardin Bianca Maria (Tezze di Piave) per tutti i favori spirituali e temporali ottenuti in questi ultimi anni.
Calvi Gemma pel felicissimo esito di una operazione chirurgica.
Fessia Teresina (Monticello d'Alba) per una segnalatissima grazia ricevuta.
M. E. (Torino) per l'ottenuta guarigione di eczema al viso.
Greco Francesco (Cefalù) per una grazia concessa a persona cara.
Vaschette Pierina (Torino) per due segnalatissime grazie ricevute.
Ardizzone Giuseppina (Pieve del Cairo) perchè, colpita da malore ad un braccio, ne guarì in breve tempo applicando alla parte malata una reliquia del nostro Santo.
Locatelli Dott. Ing. Giuseppe (Bergamo) per l'ottenuta guarigione della nipote Silvana che, colpita da una fiera bronco-polmonite complicata da deficienza cardiaca, era stata ridotta in fin di vita e spedita dai dottori curanti.
Manfredini Gemma (Maranello di Modena) perchè, sofferente da tre anni di endomiocardite e ridotta ad inabilità assoluta, guarì al contatto di una reliquia del nostro Santo.
Nitti ch. Antonio, salesiano (Lanuvio) per l'ottenuta guarigione del fratello Giovanni felicemente operato di ernia strozzata.
Cartasso Luigi (Crocefieschi) per la miracolosa guarigione del piccolo franco che, colpito da gravi malori, cominciò a migliorare solo quando fu posta sul suo guanciale una reliquia di San Giovanni Bosco ; e per altre segnalatissime grazie concesse ai suoi fratelli.
Ivaldi Maria Modesta (Torino) per grazie e favori ricevuti.
Macco Baldi Lucia (Albano Vercellese) per la guarigione della signora Macco Manzone Giovanna da sei anni inferma.
Buffagni Edgardo (Magreta) per la guarigione del figlioletto colpito da una violenta polmonite.
D. Fausto Curto salesiano (Messina) per la protezione ottenuta dal Santo in varie prove di esami sostenuti da lui, da sua sorella e da due suoi fratelli e per aver scongiurato alla mamma un'operazione agli occhi.
Francesco Maria Traversi (Roma) per essere scampato da ogni conseguenza in una pericolosa caduta dalla scala al buio, in età di 82 anni.
Gina Brugna Forti (Romagnano di Trento) per aver potuto evitare un'operazione ed aver avuto tampo a far battezzare una bambina che volò subito al cielo.
Giuseppina R. (Torino) per la guarigione d'un noioso eczema alle mani, ribelle a tutte le cure mediche.
Una Patronessa del Comitato Centrale (Torino) per aver potuto sistemare in modo inatteso e molto superiore ad ogni umana speranza una intricata situazione familiare dolorosissima. Don Bosco, appena invocato, appianò ogni difficoltà e chiari ogni cosa.
O. Morella (Valchiusa) per aver potuto superare nel corso di quattro novene fatte a Maria Ausiliatrice e a S. Giovanni Bosco, un violento attacco di pleurite secca e bronchite capillare, senza intervento diretto del medico.
la Ven. Madre Mazzarello:
Coniugi Vincenzo ed Eva Cavanna (Mornese) per l'assistenza ottenuta in una difficile operazione cui fu sottoposta la loro figliola Maria Teresa, affetta da ostiomielite alla gamba destra.
il Ven. Domenico Savio:
N. N. (Savona) per la guarigione della moglie.
Sac. Giacomo Medica (Gaeta) per l'esito felice d'una operazione al naso.
Pession Paolina (Chatillon) per l'ottenuta liberazione da una tosse persistente.
Capitanio Eugenio (Treviglio) per la quasi scomparsa di un grave indebolimento di vista duratogli 23 anni.
N. N. (Aramengo) per una segnalatissima grazia ricevuta, implorando continua protezione.
il Servo di Dio Don Michele Rua:
N. N. (Fratta Polesine) per aver ottenuto gli aiuti necessari alla sistemazione di affari di famiglia.
Pasquali Colombo Maria (Verona) per l'ottenuta guarigione da un terribile mal di gola.
Giorgi Giovanni (Oggero) per la ricuperata salute; invia un'offerta invocando protezione sulla famiglia.
Donna Dorotea Chopitea:
Adalgisa Spadon ved. Fietta (Venezia) per esserle stati risparmiati dalla campagna in A. O. I. quattro figlioli tutti militari.
Madre EULALIA BOSCO, Consigliera Generalizia dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, Pronipote di S. Giovanni Bosco. Nacque ai Becchi, presso la casetta del Santo, il 23 luglio 1866, figlia d'uno dei figli del fratello di lui, Giuseppe.
Ricevette la prima educazione nella famiglia, ricca di pietà e di fede, e, in seguito, nei collegi delle Figlie di Maria Ausiliatrice di Mornese e di Chieri, dove godette delle cure assidue della Prima Superiora Generale, la Ven. Madre Mazzarello, e delle prime sue figlie. A soli diciassette anni, vestì l'abito religioso in Nizza Monferrato, e nel 1884 vi fece la Professione religiosa, confortata da un prezioso autografo del Santo, che in quell'occasione le scrisse nobili e affettuose espressioni di rallegramento e d'augurio.
Per le sue doti di mente e di cuore, giovanissima ancora, fu nominata Direttrice della Casa di Moncrivello e poi di quelle di Chieri, di Nizza Monferrato e di Bordighera.
Nel 1901 fu chiamata a reggere l'Ispettoria Romana per un sessennio ; quindi passò al governo dell'Ispettoria Piemontese, e, in seguito, nuovamente a Roma, fino al 1917, quando fu nominata Economa Generale. Due anni dopo, fu eletta Consigliera Generalizia e questa carica le venne ripetutamente confermata in tutte le elezioni dei successivi Capitoli Generali.
Appreso lo spirito salesiano alle sue sorgenti, cooperò efficacemente a conservarlo e a diffonderlo nelle Case e nelle Ispettorie da lei rette, con illuminata saggezza, fervido zelo e squisita dolcezza materna.
Quale Visitatrice straordinaria, viaggiò molto in Europa e fuori. Nel 1925-26 visitò le Case degli Stati Uniti e del Messico, dove giunse tra l'infuriare della persecuzione, e si trattenne parecchi mesi a confortare le sorelle perseguitate, condividendone le penose angustie e lasciando esempi mirabili di serena fortezza, di oculata prudenza e di larga generosità.
Nel 1931 visitò le case dell'Egitto e della Palestina.
Come Consigliera Generalizia rivolse le sue particolari cure all'opera degli Oratori festivi e alle ex-allieve, alle quali prodigò le sue migliori energie di pensiero e di animo, con interesse continuo e solerte, sia per il bene collettivo dell'Associazione, come per quello individuale di quante ricorrevano a lei per consiglio ed aiuto.
Dal Santo Don Bosco ritrasse, in modo particolare, una soavissima bontà di parole e di tratto, che le cattivò la confidenza non solo delle suore, ma delle alunne, oratoriane, ed ex-allieve, fra le quali il solo suo nome suscitava slanci di fervido entusiasmo.
Il Signore le riserbò ineffabili gioie nelle grandi celebrazioni del Santo Prozio ; e altre si sperava le fossero riservate per l'attesa non lontana glorificazione della Ven. M. Mazzarello, di cui conservava particolare affettuoso ricordo. Ma ormai l'aspettavano le imperiture gioie del premio eterno!...
Ammalatasi di bronco-polmonite poco dopo le feste di Natale, superò le prime fasi della malattia ; ma, in seguito, sopraggiunte varie complicazioni, tra alternative di brevi miglioramenti e di nuove e più gravi riprese del male, andò via via peggiorando.
La mattina del giorno 18 febbraio chiese e ricevette con edificante devozione l'Estrema Unzione, e da allora continuò, spegnendosi a poco a poco, sempre serena, in ininterrotta preghiera. Il 22, ormai gravissima, si confortò per il felice esito della Congregazione Preparatoria sui miracoli della Ven. M. Mazzarello, e parve sciogliere il suo nunc dimittis. Nutriva una segreta speranza di morire il giorno 24 sacro alla commemorazione mensile di M. Ausiliatrice di cui era devotissima. Raggiunse invece l'alba del sabato 26, e spirò al suono dell'Angelus, verso le ore 5.
Il Santo Don Bosco nel 1884 le aveva scritto: « Maria sia la tua guida fino al Cielo ! ». Il sereno, invidiabile transito, presso la cupola dell'Ausiliatrice, in un giorno a lei sacro, fu l'avveramento di quel lontano e santo augurio
DOTT. DON SISTO COLOMBO
A distanza di tre sole settimane dalla morte di Don Tonelli, vera tempra di scienziato, il nostro Istituto di Valsalice fu colpito da nuovo gravissimo lutto colla morte di Don Sisto Colombo, dottore in Lettere, Filosofia e Teologia, Libero Docente alla R. Università di Torino e Incaricato di Letteratura Cristiana Antica all'Università Cattolica del Sacro Cuore in Milano. Una violenta polmonite ha stroncato la sua preziosa esistenza in una settimana Spirò a mezzogiorno del 24 febbraio u. s. - giorno sacro alla commemorazione mensile di Maria Ausiliatrice - a quasi 6o anni di età.
Nato a Milano il 21 dicembre 1878, fece gli studi ginnasiali nel Collegio Salesiano di Treviglio ed entrò subito, giovinetto, nella famiglia Salesiana, impersonandone le qualità tipiche: genialità nel campo dell'arte, specie musicale, versatilità nell'apprendimento delle lingue classiche e moderne, semplicità nel tratto, disposizione al lavoro, somma dedizione alle opere di bene e, specialissima, una carità eroica di consiglio e di aiuto per tutti, in tutto e sempre. Doti eccezionali lo resero enciclopedico.
Dopo i brillanti studi all'Università di Torino passò vari anni nell'umile opera d'insegnamento di materie letterarie nei nostro Ginnasio pareggiato « San Giovanni Evangelista ».
Quando il compianto Don Paolo Ubaldi fu nominato docente di letteratura cristiana all'Università Cattolica di Milano, Don Sisto fu chiamato a prenderne il posto nel Liceo di Valsalice dove numerosissimi allievi poterono godere ed apprezzare la sua vasta enciclopedica cultura prodigata con tanta semplicità ed affabilità. A Don Ubaldi successe poi anche nell'Università Cattolica. Sicchè nei due ultimi anni passava tre giorni a Milano, occupato a illustrare la letteratura latina cristiana e tre giorni a Torino nell'insegnare composizione latina ai laureati che si preparavano ai concorsi. E come se ciò non bastasse, dava settimanali lezioni di greco ai nostri chierici dell'Istituto Missionario « Rebaudengo ».
Non conobbe mai vacanze. Il periodo delle vacanze estive era il più fecondo per le sue pubblicazioni. Epperò, la sua vita, cos piena di nobile lavoro, passava quasi ignorata anche ai suoi intimi nell'accurata assistenza che prestava a quanti ricorrevano a lui per direttive di studio, per consultazione, per l'assegnazione di tesi di laurea. Sosteneva e guidava nel compilarle e le apprezzava con votazioni sempre lusinghiere nelle pubbliche discussioni.
Quanti sono in Italia coloro che debbono a lui una posizione onorata e brillante nel campo della scuola? Difficile fare cifre; ma certamente centinaia e centinaia.
A vederlo taciturno e schivo di onori e di clamori, lo si sarebbe detto misantropo: era invece il buon cuore generoso fatto persona operante.
Collaboratore apprezzatissimo in pubblicazioni d'alti studi ed in riviste specializzate, diresse per molti anni il Didascaleion e più recentemente il Convivium. L'ultima opera cui pose mano con ardore giovanile fu la Corona Patrum Salesiana che, voluta dal nostro Rettor Maggiore, la Soc. Ed. Internazionale iniziò un anno fa con quattro eleganti e dotti volumi. Si tratta d'un'opera gigantesca, perchè mira a dare dei Padri latini e greci edizioni accuratissime con testi originali e versione italiana. Una decina d'altri volumi è sotto stampa, mentre altri manoscritti erano accumulati sul povero suo tavolo di lavoro, nell'umile stanzetta, donde volò al Cielo.
L'uomo di Lettere era sacerdote d'una pietà singolare. Aveva una fede che si potrebbe dir « primitiva », mirabile in quell'intelligenza di primissimo ordine. Colpito dalla polmonite, avvertì che la fine s'avvicinava. Volle il Santo Viatico ed il « Sacramento degli infermi » e ne seguì l'amministrazione con divozione infantile. « Sia fatta la volontà di Dio ! » andava ripetendo a chi gli faceva coraggio e prometteva preghiere. Al terminare delle preci dei moribondi, luminose e sapienti, egli pure, baciato il Crocifisso che teneva tra le mani, terminò la sua giornata terrena.
Ora con Don Ubaldi, suo maestro, vede in luce meridiana quelle verità di fede a cui aveva orientato tutta la sua vita di Sacerdote e di studioso. Della sua attività rimangono, vero monumento, numerose pubblicazioni e studi, di cui ricordiamo le principali in copertina.
FERRARI D. LUIGI Sac. da Venezia † a Torino (Oratorio) l'8 marzo u. s. ad 82 anni di età.
Segretario comunale a Santa Lucia di Piave, dopo aver dato alla famiglia le sue più tenere cure ed alla Chiesa la più fervida azione cattolica collaborando con Don Giuseppe Sarto, nella redazione del Berico, a 44 anni maturò la vocazione religiosa che lo portò' alla Società Salesiana. E vi si trovò tanto bene che, quando il Card. Sarto divenuto Pio X, coll'affettuosa antica amicizia gli offerse un ufficio a Roma, per averlo vicino, egli pregò il Santo Padre a lasciarlo con noi. Il Papa gli affrettò allora gli Ordini sacri; sicchè nel dicembre del 1904 potè raggiungere il sacerdozio. Fu quindi chiamato dal sig. Don Rinaldi alla segreteria del Prefetto Generale ove rimase fino ad alcun anni or sono, quando passò al nostro Ufficio Stampa, come revisore delle Letture Cattoliche.
AVALLE D. GIACOMO, sac. da Villanova (Cuneo), † a Concepcion (Cile) il 5-XII-1937 a 81 anno di età. Accolto come Figlio di Maria da San Giovanni Bosco, si consacrò totalmente al Signore, l'anno della morte del Santo, e divenne uno zelante missionario salesiano.
LOFTI D. GIOVANNI, sac. da Damasco (Siria), † a Nazareth (Palestina) il 21-XII-1937 a 73 anni di età. Inviato giovinetto dal Vescovo di Damasco (Siria) a Don Bosco, fu dal Santo affidato alla nostra casa di Nizza Mare con altri suoi compagni pel corso degli studi. Al termine, i compagni tornarono in diocesi, ma egli chiese ed ottenne di farsi salesiano e spese quindi tutta la sua vita nei nostri Istituti di Francia e di Oriente.
PACH D. GIUSEPPE, sac. da Siemanowice (Polonia), †. a Stryj (Polonia) I'11-XII-1937 a 65 anni di età. Lavorando nelle miniere di carbone fece qualche risparmio e venne con altri giovani polacchi a Torino nel 1905 per essere tutto di Don Bosco. Passò alcuni anni in Brasile, poi tornò nella madrepatria a prodigare il suo zelo sacerdotale con vero spirito salesiano.
RUSSO D. ANTONIO, sac. da Castellammare di Stabia (Napoli), † a Torre Annunziata (Napoli) il 17-1-1938 a 57 anni di età. Trascorse la sua giovinezza sacerdotale nelle nostre Case dell'America Centrale e chiuse i suoi giorni nell'Ispettoria napoletana, dopo 25 anni di direzione di vari Istituti.
BAILLY D. MAURIZIO, sac. da Saint-Malo (Francia), † a Rennes (Francia) il 31-XII-1937 a 38 anni di età.
OROZOCO D. VITT. EMMANUELE, sac. da Bogotà (Colombia), † a Contratación (Colombia) il 25-XI-1937 a 34 anni di età.
S. E. Rev.ma il Sig. Cardinale LUIGI CAPOTOSTI Datario di S. Santità † a Roma il 17 febbraio u. S. a 75 anni di età.
Dal Seminario di Fermo uscì sacerdote con un corredo di pietà e di dottrina che gli cattivarono la stima dell'Arcivescovo Card. Malagola, il quale lo prescelse a segretario particolare. Il successore gli confermò la stessa fiducia affidandogli anche delicati uffici in Curia e l'insegnamento in Seminario finchè nel 1908 fu eletto vescovo di Modigliana. Nel 1914, venne chiamato a Roma dal Santo Padre Pio X e fatto Segretario della Sacra Congregazione dei Sacramenti. Pio XI lo elevò alla sacra Porpora col titolo di San Pietro in Vincoli nel 1926 e lo chiamò a far parte delle Congregazioni: Concistoriale, per la Chiesa Orientale, della Disciplina dei Sacramenti, del Concilio, dei Religiosi, di Propaganda Fide, degli Affari Ecclesiastici Straordinari e del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica. Fatto pro-Datario nel 1931, successe poi al Cardinale Scapinelli di Leguigno nell'ufficio di Datario di Sua Santità.
Virtù preclare rifulsero nella sua vita tutta spesa per la gloria di Dio e il bene della Chiesa e brillarono d'una luce eroica in occasione della dolorosa prova recatagli da una malattia piena di sofferenze, che egli sostenne con ammirevole fortezza e serenità.
Noi ricordiamo anche con profonda gratitudine la particolare benevolenza prodigata alle Opere salesiane.
S. E. Mons. PASQUALE DELL'ISOLA, Vescovo di Cava e Sarno † il 12 gennaio u. s. a 70 anni di età dopo una meravigliosa vita di attività, preparato al riposo eterno da lunghe sofferenze che impreziosirono la sua cara esistenza negli ultimi anni.
Si gloriava di essere uno dei nostri più antichi Cooperatori. Già Segretario di Mons. Zezza a Pozzuoli, lo seguì a Napoli e fu l'angelo consolatore e il figlio tenerissimo accanto al venerando Pastore, quando questi, colpito da grave malore proprio il giorno del suo ingresso nell'Archidiocesi, dovette ritirarsi e chiudere santamente la sua vita fra inenarrabili dolori.
Eletto nel 1928 Vescovo di Cava e Sarno rivelò i rari tesori della sua mente e del suo cuore. Tra i primi suoi desideri fu quello di avere i Figli di D. Bosco nelle due Diocesi e fu lieto di annunciare ai fedeli della Diocesi di Cava che nell'autunno del 1936 i Salesiani avrebbero preso possesso della Parrocchia di S. Pietro.
MONS. MICHELE VEROLI † a Faenza, il 12 gennaio u. s. a 71 anno di età. Direttore Diocesano dei Cooperatori.
Formato dall'indimenticabile Mons. Taroni secondo il cuore di Dio, Mons. Veroli apprese dal maestro collo spirito sacerdotale e lo zelo apostolico per la salvezza delle anime, la venerazione per Don Bosco e l'affetto per l'Opera sua. Ritrasse anzi sì bene lo stampo del Servo di Dio, che, quando nel 1902 fu chiamato a succedergli nella direzione spirituale del Seminario, incontrò subito il plauso e la fiducia unanime del clero Faentino. Mons. Taroni ve l'aveva designato due anni prima, a Roma, durante il Giubileo con queste presaghe parole: Come Don Bosco ha lasciato per suo successore Don Michele Rua, così io lascio Don Michele Veroli. Infatti come Don Rua non fece che continuare l'opera di S. Giovanni Bosco interpretandone genuinamente lo spirito e trasmettendone fedelmente le tradizioni, così Mons. Veroli non fece che continuare la scuola del maestro prodigandosi nella formazione del giovane clero e nella direzione dei Cooperatori salesiani. Predilesse anch'egli le Letture Cattoliche, e ne diffondeva mensilmente centinaia di copie, distribuendole personalmente ai suoi seminaristi e sostenendone la propaganda con ammirabile fervore. La sua figura vive quindi in benedizione circonfusa di un alone di venerazione che il tempo certo non potrà cancellare.
ANGELA GROPPI MAGA † a Montù Beccaria (Pavia) il 22 gennaio u. s. a 73 anni di età. Tutta la sua vita consacrò alla gloria di Dio, all'educazione cristiana della famiglia, al bene del prossimo, gelosa di mantenere la grazia del Signore fra i suoi cari anche a costo dei più gravi sacrifizi. Alla figlia, suora di Maria Ausiliatrice, poteva dire con grande conforto di avere sempre fatto di tutto per evitare e far evitare il peccato.
BENEDETTO FELICITA ved. COASSOLO † a Cantalupa (Torino) il 17 gennaio u. s. a 81 anno di età. Quindici anni di paralisi, sopportata con cristiana rassegnazione accrebbero i meriti della sua vita tutta spesa nell'amor di Dio e della sua famiglia cui prodigò le più sollecite cure ed una buona educazione, coronata dalla vocazione di un figlio alla Società salesiana.
Ing. Cav. SEVERINO CAPUCCI † a Lugo I'11 gennaio u. s. a 7o anni di età. Affezionatissimo ex-allievo, illustrò la sua vita colle virtù apprese alla scuola di S. Giovanni Bosco, cui professava la più tenera devozione.
BRESCIANI GIOVANNI † ad Alpe S. Antonio (Lucca) il 5 febbraio u. S. a 75 anni di età. Fervente cooperatore, divotissimo di S. Giovanni Bosco.
MANENTE ERMENEGILDA CAVASIN † il 27 gennaio u. s. a 67 anni di età.
Donna di profondi sentimenti religiosi, dalla ininterrotta preghiera e dalla quotidiana Comunione trasse la forza per superare gravi difficoltà e sopportare innumerevoli dolori.
Dei dodici figli cui diede una santa educazione, due ne sacrificò alla Patria nella grande guerra, e quattro ne consacrò al Signore nella famiglia di D. Bosco: tre figliuole tra le Figlie di Maria Ausiliatrice e un figlio tra i Salesiani.
FIORI ELENA Ved. VENDRAME † a S. Martino di Colle Umberto (Treviso) nel gennaio u. s.
Madre del nostro parroco di Shillong (Assam) visse nella preghiera e nel lavoro, educando cristianamente la sua famiglia, felice di avere un figlio missionario.
FOGLIETTI Sac. Dott. Don FILIBERTO † a Torino il 30-XII- 1937 ad 87 anni di età. Decurione dei Cooperatori.
Fece il ginnasio nel seminario di Susa e vestì l'abito sacerdotale il 15 ottobre 1867. Rimasto quindi orfano, fu affidato a Don Bosco che gli fu padre e maestro per otto anni guidandolo dalla filosofia alla teologia fino alla laurea in Lettere e all'ordinazione sacerdotale. Per consiglio del Santo si consacrò all'insegnamento, avviando molti giovani al ministero ecclesiastico e alla carriera militare. Fondò e diresse per molti anni l'Istituto Silvio Pellico di Torino con lusinghieri successi. Esercitò anche con zelo il sacro ministero con grande frutto delle anime. Grato sempre a Don Bosco pel bene ricevuto, fu generoso cooperatore delle sue opere fino alla morte.
Altri Cooperatori defunti:
Abbate Anna, Salemi (Trapani) - Agagliate Giovanna, Capriglio (Asti) - Alloni Contardo, Brani (Pavia) - Amodio Concetta, Cerreto Sannita (Benevento) - Anelli Luigi, Lodi (Milano) - Annibali Adele, Roma - Baldini Angela, Cordovado (Udine) - Barbessi Maria, Mazzurega (Verona) - Barisonzo Alfonsa, Alessandria - Bartoli Maria, Locca (Trento) - Battist Giuseppe, Caramagna Piem. (Cuneo) - Bertone Giuseppe, Torino - Bertoni Teresa, Veruno (Novara) - Bevilacqua Giuseppina, Venezia - Biancheri Eugenia, Vemimiglia (Imperia) - Bigliocca Margherita, Gattinara (Vercelli) - Bima Giovanni, Cavour (Torino) - Biondo Antonio, Postioma (Treviso) - Bo Candido, Revigliasco (Asti) - Bocchiardo Metilde, S. Pietro Val Lemina (Torino) - Bolla Libera di Giacomo, S. Martino di Stella (Savona) - Bonavia Giacomo, Dolcedo (Imperia) - Bondioni Maria, Niardo (Brescia) - Brollo Francesco, Tolmezzo (Udine) - Brunetti Elena, Tolmezzo (Udine) - Buriani Clorinda, Pesaro - Brusetto Giovanna, Pellestrina (Venezia) - Calandri Caterina, Centallo (Cuneo) - Capuana Lauretta, Mineo (Catania) - Capucci Ing. Severino, Lugo (Ravenna) - Carnazza Can. Salvatore, Messina - Cartotti Vincenza, Valle Mosso Inf. (Vercelli) - Castellani D. Giuseppe, Genova (Imperia) - Cattaneo Adorno marchese Luigi, Genova - Chies Matteo, Cordignano (Treviso) - Colocci D. Olderico, Troviggiano (Macerata) - Colombatti Metilde, Moncalieri (Torino) - Colombero Umberto, Verzuolo (Cuneo) - Conti Mons. Luigi, Imola (Bologna) - Corbellari Valentino, Selva di Progno (Verona) - Crosta Filomena, Pianello del Lario (Como) Dal Castagnè Maria, Trento - Dal Fratello Cortese Felicita, Caltrano (Vicenza - Dalla Vestra Vittoria, Torino - Damiani Angela, Fiume - De Laurentiis Ermelinda, Atripalda (Avellino) - Dunn Mary, Corona, L. I. N. Y (Stati Uniti) - Esposito Alessandro, Terno d'Isola (Bergamo) - Falzetti Giuseppe, Casalvolone (Novara) - Fidanza Angelita, Comerio (Varese) - Frisina Giuseppina, S. Cipirello (Palermo) - Fusero Agnese, Foglizzo (Torino) - Fusero Antonia, Caramagna Piem. (Cuneo) - Gagliardi Anna, Brooklyn N. Y. (Stati Uniti) - Gallaverna Teol. D. Valentino, Lomello (Pavia) - Gallisai Violante, Nuoro - Giambruno Giuseppe, S. Salvatore Monf. (Aless.) - Giordano Clara, Cossano Belbo (Cuneo) - Giudici Giovanni, Lumezzane Pieve (Brescia) - Giudici D. Michele, Pianello Del Lario (Como) - Giuffrida D. Giovanni, Catania - Gnemmi Virginia, Veruno (Novara) - Guidoni Cav. Paolo, Massa - Lanzetti Margherita, Ceresole D'Alba (Cuneo) - Lanzetti Maurizio, Torino) - Lardone Domenico, Virle Piem. (Torino) - Lazzarini Amadio, Sesto Cremonese (Cremona) - Lettoli Eugenio, Verucchio (Forlì) - Lunardi D. Antonio, Carrara S. Giorgio (Padova) - Mangiola Antonietta, Reggio Calabria - Manni Ermenegilda, Milano - Manzetti Tilde, Torino - Martinetti Clara, Castell'Alfero (Asti) - Massa D. Bruno, Galatina (Lecce) - Mastai Giuseppe, Chiavenna (Sondrio) - Molinari Giovanni, Caneso (Parma) - Molle Consolata, Loano (Savona) - Moretti Leonilda, Arcellasco (Como) - Motta Pietro, Groppello d'Adda (Milano) - Naretto Giuseppe Torino - Novaro Giuseppina, Diano Marina (Imperia) - Ohert Comm. Avv. Ettore, Torino - Orlandini Adele, Massa - Orta Andrea, Torino - Pagliero Michele, Richmond Cal. (Stati Uniti) - Palatini Augusta, Vittorio Veneto (Treviso) - Pedrini Giovanna in Consonni, Terno D'Isola (Bergamo) - Pegorari Gaspare, Caspoggio (Sondrio) - Perez Antonietta, Avola (Siracusa) - Pinaglia Eugenia, Vanzone (Novara) - Pozzi Margherita, Trovo (Pavia) - Protti Carolina, Casalvolone (Novara) - Ratti Angela, Borgolavezzaro (Novara) - Rigamonti Giulia, Monza (Milano) - Rinaldi Pietro, Lu Monf. (Aless.) - Rossi Antonio, Bellaria (Fora) - Rosso Stefano, Sommariva Perno (Cuneo) - Sabidussi Maria ved. Brollo, Piovega (Udine) - Santi Maria, Rapallo (Genova) - Sarto Sante, Piove di Sacco (Padova) - Segnini Beatrice, Gazzaniga (Bergamo) - Serafini Maria, Pelugo (Trento) - Spagnoli Domenica, Darfo (Brescia) - Trabbia Aniba, Cisano sul Neva (Savona) - Tricerri Angela, Torino - Troise Anna, Brooklyn, N. Y. (Stati Uniti) - Trucco Gen. Alfredo, La Spezia - Urban Marcella, Beano (Udine) - Vagni Corrado, Perugia - Vanoli Naina, Valsecca (Bergamo) - Vendrame Luigi, S. Martino di Colle Umberto (Treviso) - Vercelli Giuseppina, Borgosesia (Vercelli) - Vitale Margherita, Bozzole (Aless.) - Zazzi Rufina, Mariano (Parma).
I Cooperatori che, Confessati e comunicati, visiteranno una chiesa o pubblica cappella (i Religiosi e le Religiose, la loro cappella privata) e quivi pregheranno secondo l'intenzione del Sommo Pontefice possono acquistare:
L'INDULGENZA PLENARIA
OGNI MESE:
1) In un giorno del mese a loro scelta.
2) II giorno in cui fanno l'Esercizio di Buona Morte. 3) Il giorno in cui partecipano alla Conferenza mensile salesiana.
NEL MESE DI APRILE ANCHE:
1) Il giorno 8: Sette Dolori di Maria SS. 2) Il giorno 10: Domenica delle Palme. 3) Il giorno 17: Pasqua di Risurrezione.