Anno LXII - Numero 6   1° GIUGNO 1938-XVI

BOLLETTINO SALESIANO

SOMMARIO: Settant'anni... - Sotto la cupola dell'Ausiliatrice. - In famiglia: Italia, Argentina, Brasile, Francia, Haiti, Habana, Messico, Perù. - Roma centro di vita missionaria nell'America Latina. - Dalle nostre Missioni: Rio Negro, Cina, Giappone, Assam. - Grazie attribuite all'intercessione di Maria Ausil. e di S. Giov. Bosco. - Necrologio.

Settant'anni...

Settant'anni precisi son passati dal 9 giugno 1868, quando Don Bosco, lanciata al cielo la cupola dell'Ausiliatrice, aperse i battenti del sacro tempio, fragrante del crisma della consacrazione, alla folla dei fedeli, convenuta anche da paesi lontani ad iniziare quella tradizione di fervore mariano che, in poco più di mezzo secolo, rese necessario l'attuale ampliamento. A rileggere la cronaca di quel giorno e del solenne ottavario che seguì alla festa della dedicazione, il cuore prova ancora le più dolci emozioni. I solenni pontificali dell'Arcivescovo di Torino, dei Vescovi di Casale Monferrato, di Saluzzo, di Alba, di Mondovì, di Mons. Balma, vescovo tit. di Tolemaide, che si alternarono anche nella predicazione: la musica di De Vecchi e di Don Cagliero che trasportava in paradiso coi tre cori di 150 tenori e bassi all'altare di S. Giuseppe, a rappresentare la Chiesa militante, di 200 soprani e contralti sulla cupola a figurare la Chiesa trionfante, e di altri 100 tenori e bassi sull'orchestra a simboleggiare la Chiesa purgante: l'entusiasmo dei giovani dell'Oratorio accresciuto da quelli dei Collegi di Mirabello e di Lanzo le luminarie, i concerti ed i graziosi trattenimenti offerti al pubblico dopo la sacre funzioni: e, più che tutto, i prodigi di conversioni, di grazie e di benedizioni che si moltiplicarono di giorno in giorno, ebbero eco in tutte le parti del mondo e portarono la divozione alla Vergine Ausiliatrice ad un trionfo mondiale. Oggi, il santo Don Bosco salendo, colla sua salma beata, non più l'altare della Madonna a celebrarvi la santa Messa, ma il suo altare, per la gloria dei secoli, a raccogliere i palpiti d'una divozione universale, rivive dal Cielo indubbiamente non solo la gioia di quei giorni che coronarono quattro anni di ardimenti, di umiliazioni e di sacrifici, ma anche quella di tutto lo sviluppo del culto dell'Ausiliatrice di cui egli fu l'apostolo più ardente. E noi, assistendo alle feste che inaugurano l'ampliamento, proviamo, fra tante, la più profonda delle emozioni del Santo che, testimone dei miracoli compiuti dalla Vergine Ausiliatrice, ai complimenti rivoltigli dai Vescovi e dagli illustri invitati in quella storica occasione, rispose, pieno di confusione: « Io non sono l'autore di queste cose che voi dite. E il Signore, è Maria SS. che si degnarono di servirsi di un povero prete per compiere tali opere. Di mio non ci ho messo nulla. Aedificavit sibi domum Maria. Ogni pietra, ogni ornamento segnala una sua grazia».

Anche i figli di Don Bosco possono ripetere la stessa scusa: «Di nostro non ci abbiam messo nulla, all'infuori della fede in Dio e della confidenza nella carità dei nostri Cooperatori». Questi sono che han fatto tutto! Corrispondendo alle ispirazioni della Madonna e di San Giovanni Bosco, hanno messo nelle nostre mani i mezzi materiali indispensabili pel compimento dell'opera cotanto auspicata.

Il Bollettino ha pubblicato negli scorsi mesi i nomi degli offerenti che hanno aderito alle diverse sottoscrizioni e continuerà a farlo anche in avvenire. Ma quante pagine dovrebbe consacrare all'elenco dei nomi di tutti i nostri Cooperatori e di tutte le nostre Cooperatrici che da ogni parte del mondo hanno contribuito, secondo le loro forze, alle spese generali e all'erezione dell'altare di Maria SS. Ausiliatrice e di quello di S. Giovanni Bosco!... Si tratta di migliaia e di migliaia di anime generose, d'ogni età, d'ogni paese e condizione sociale, che, compiendo spesso dei gravi sacrifizi, sobbarcandosi a vere privazioni, hanno concorso a questo monumento di fede e di pietà filiale. Anche se non incisi nei marmi, i loro nomi saranno legati alla mole del sacro edificio ed allo splendore dell'altar maggiore e dell'altare del Santo. Il Rettor Maggiore intanto, il IV Successore di S. Giovanni Bosco, vincola in perpetuo la riconoscenza di tutta la famiglia salesiana, disponendo quotidiane preghiere nella basilica secondo le loro intenzioni, per implorare da Dio, ad intercessione di Maria SS. Ausiliatrice e di Don Bosco, tutte le grazie che loro stanno a cuore. Altre volte noi abbiamo ringraziato pubblicamente gli oblatori che hanno partecipato alle sottoscrizioni ufficiali; oggi ringraziamo in particolare la falange degli umili Cooperatori e delle pie Cooperatrici che hanno diviso modestamente il contributo delle spese generali.

Sottoscrizioni

Abbiamo chiuso, il mese scorso, le sottoscrizioni per le vetrate. Ora chiudiamo quella dei lampadari minori da L. 500 caduno, rinnovando a tutti le più vive grazie:

8. Petra Carminati Scapardini. 9. Petra Carminati Scapardini. 10. N. N. - Mondovì.

11. Don Cristoforo Sala - Casale Monf. 12. Q. M. - Torino.

Apriamo quindi altre due sottoscrizioni: una pei grandi lampadari di bronzo dorato che distribuiranno l'illuminazione nel presbiterio e nella navata; l'altra per gli altorilievi in marmo bianco che, riproducendo dodici putti cantori, orneranno i pilastri delle grandi gallerie presso il quadro di Maria Ausiliatrice.

Sottoscrizione pei io grandi lampadari:

4 con 17 globi luminosi: L. 2300 caduno.

6 con 13 globi luminosi: L. 2000 caduno. 12 Altorilievi in marmo bianco con putti

cantori - L. 2000 caduno:

1. Cooperatori e Cooperatrici delle Isole Antille. Colonne e lesene maggiori - L. 12000 cad.

30. Il Matto Grosso a Maria Ausiliatrice.

NB. Rimangono a sottoscrivere ancora 4.

Preveniamo tutti i sottoscrittori che, venendo alle feste della inaugurazione, non troveranno incisi i loro nomi sulle colonne e sulle lesene sottoscritte perchè non s'è avuto ancor tempo; ma l'impegno sarà mantenuto e quanto prima attuato.

Rettifica. - Lo scorso mese pubblicando il nome del sottoscrittore della vetrata Don Michele Rua s'è stampato per errore: Cav. Evasio Rivolta invece di Cav. Evasio Rivalta.

PELLEGRINAGGI

Fra le riduzioni ferroviarie che verranno comunicate dai giornali ricordiamo che dal 28 maggio al 15 luglio le Ferrovie dello Stato rilasceranno da tutte le stazioni del Regno biglietti di andata e ritorno con riduzione del 50% individuale per Torino.

SOTTO LA CUPOLA DELL' AUSILIATRICE

Le solenni funzioni della Settimana santa, ed il ciclo pasquale attrassero alla basilica di Maria Ausiliatrice folle di fedeli, di associazioni e scolaresche anche per l'adempimento del precetto. Il 10, pellegrinaggio della Gioventù di Azione Cattolica del nostro Oratorio Sant'Agostino (Martinetto) e dell'Associazione « Besucco Francesco » del nostro Convitto di Cuneo. L'11, un imponente pellegrinaggio Cecoslovacco. Accolti al suono delle campane, i pellegrini assistettero alla santa Messa celebrata all'altare della Madonna dal loro direttore e fecero la santa Comunione, alternando alle preghiere devoti canti religiosi nella loro lingua. Poi sfilarono all'urna di S. Giovanni Bosco, visitarono la Casa-madre e, nel pomeriggio, anche la casetta natia del Santo ai Becchi di Castelnuovo. A sera, breve visita di un pellegrinaggio Irlandese delle « Irich Girl Guides » dirette a Roma. Il 12, Comunione pasquale di 300 alunni del R. Istituto Industriale di Torino. Il 13, la stessa funzione per altri 300 loro compagni. Pellegrinaggio francese composto di studenti dei Licei di Poitiers e di Angouléme. Il giovedì santo, Messa cantata dal Rettor Maggiore e Comunione generale dei sacerdoti. A sera, oltre l'Ufficio delle Tenebre, funzione della « lavanda dei piedi » compita dallo stesso Rettor Maggiore, e adorazione, all'altare della riposizione, tutta la notte. Il venerdì santo, Messa dei presantificati celebrata dal Rettor Maggiore, Via Crucis solenne e predica della Passione. Il sabato santo, celebrò il Curato di Maria Ausiliatrice. Rettor Maggiore e Superiori si succedettero per le varie funzioni del giorno di Pasqua.

Il 18, pellegrinaggio di Uomini di Azione Cattolica di Borgolavezzaro (Novara) e di Giovani di Azione Cattolica da Losanna (Svizzera).

Il 21, giovanette dell'Oratorio delle Figlie di Maria Ausiliatrice di Cesano Maderno ed un altro pellegrinaggio da Senago.

Il 22, pellegrini da Pessano (Milano). Il 23, inizio del mese di Maria Ausiliatrice con crescente concorso alle tre funzioni quotidiane. Il 24, convegno degli ex-allievi della Casa-madre. Messa, in basilica, celebrata dal Prefetto generale. Indi, adunanza nel salone teatro presieduta dallo stesso Superiore, commemorazione del compianto Presidente Internazionale avv. comm. Felice Masera, fatta dall'avv. Perlo, e del centenario della nascita del Card. Cagliero, fatta dal comm. Alpino.

Nel corso dell'adunanza gli ex-allievi offersero al Rettor Maggiore una terza borsa missionaria. Contemporaneamente alle funzioni in basilica, un centinaio di pellegrini francesi ascoltarono la santa Messa nella cappella Pinardi ed un gruppo di lavoratrici di Fossano nelle camerette di Don Bosco. Il 25, arrivo di S. E. Mons. Kubina, vescovo di Czestochowa (Polonia) che celebrò all'altare del Santo; pellegrini da Monforte d'Alba, da Busto Arsizio e da Cellarengo d'Asti. Il 26 e 27, Pasqua per gli alunni del R. Istituto Tecnico « Sommeiller »; pellegrini da Macello di Pinerolo e da Sant'Angelo Lodigiano.

La visita di S. E. il Prefetto di Torino.

Il 10 maggio, nel pomeriggio, l'Oratorio fu onorato dalla visita di S. E. il Prefetto di Torino Cav. di Gr. Croce Dott. Pietro Baratono.

Accompagnato dal suo Capo gabinetto dottor Prosperi, S. E. venne accolto dal Rettor Maggiore, dai Superiori del Capitolo e dal Direttore della Casa madre, coi quali entrò subito nel salone-teatro ov'erano adunati i 70o alunni artigiani e studenti. Al suo apparire i giovani proruppero in calorosi applausi; quindi, irrigiditi al saluto, intonarono gli inni nazionali che proseguirono con fervido entusiasmo.

Uno studente si rese interprete dei compagni nel benvenuto ufficiale, elevando nobili pensieri di omaggio alla Maestà del Re Imperatore ed al Capo del Governo. Quindi il Prefetto, guidato sempre dal sig. D. Ricaldone e dai Superiori, intraprese la visita delle camerette di Don Bosco e dei laboratori ove gli artigiani erano accorsi al lavoro, e s'indugiò ad ammirare i lavori di ampliamento della basilica di Maria Ausiliatrice.

All'uscita, i giovani l'attorniarono con tutta confidenza, rinnovandogli l'espressione della loro gioia e del loro entusiasmo. Ossequiato dal Rettor Maggiore e dai Superiori, S. E. si congedò colle più grate impressioni.

La Congregazione Generale per la Causa di Madre Mazzarello.

Lo stesso giorno, 10 maggio, a sera, ci giunse la notizia che il Santo Padre Pio XI aveva presieduto, in mattinata, nel Palazzo Apostolico di Castelgandolfo, la Congregazione Generale della Sacra Congregazione dei Riti nella quale gli Em.mi signori Cardinali, i Rev.mi Prelati Ufficiali e Consultori Teologi diedero il voto definitivo sui miracoli proposti per la beatificazione di Madre Maria Mazzarello, Confondatrice e prima Superiora Generale dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Ancora un voto, il voto detto de tuto per la procedura della Causa e poi la Beatificazione, che auspichiamo colle più fervide preghiere.

IN FAMIGLIA

ITALIA - Este. - Un busto a San Giovanni Bosco.

Anche le Figlie di Maria Ausiliatrice vollero ricordare il 5o° della morte di Don Bosco ed il suo passaggio ad Este inaugurando il 3 aprile u. s., nel cortile dell'Asilo Infantile, annesso al Collegio Manfredini, un bel busto del Santo

Funzioni religiose, Comunione generale delle operaie delle perle, delle giovinette dell'Oratorio Festivo e delle loro mamme, ed un trattenimento musico-letterario lasciarono in tutti il senso più vivo della protezione del Santo sui bambini e sulle loro famiglie.

ARGENTINA - San Isidro. - Gli ex-allievi regalano Crocifissi alle Scuole. - Il Giuramento alla bandiera. - Concerto di campane.

Gli ex-allievi salesiani del Collegio di San Isidro, ebbero l'ambito onore di soddisfare una recente disposizione governativa provvedendo il Crocifisso a tutte le Scuole pubbliche che ancora non lo avevano.

Il simpatico gesto fu incorniciato in una solenne cerimonia religiosa e patriottica con scelto programma di discorsi e canti, nel collegio delle Figlie di Maria Ausiliatrice, dove convennero cogli insegnanti le autorità municipali e scolastiche, cooperatori ed ex-allievi, e un eletto pubblico. Impartì la benedizione di rito il Vicario Generale dell'Esercito Argentino, Mons. Calcagno. E fu preludio ad un'altra non meno simpatica manifestazione religiosa e patriottica: la benedizione di un concerto di campane. e il giuramento degli Aspiranti Esploratori Don Bosco alla bandiera nazionale. Benedisse le campane S. E. Mons. Roberto Tavella, Arcivescovo di Salta, salesiano. Ricevette il giuramento delle nuove reclute l'ex-allievo salesiano Antonio Parodi, Colonnello dell'Esercito Argentino, il quale tenne pure un nobilissimo discorso. Tutta la città fece quindi ala alla sfilata delle balde schiere e fu larga di applausi e di auguri.

BRASILE - Villa Ipojuca (San Paolo). - Apertura dell'Oratorio di "S. Francesco di Sales".

In uno dei rioni operai della metropoli di San Paolo, sotto gli auspici del nostro Santo, s'è iniziato un nuovo Oratorio che ha tutte le caratteristiche dei primitivi oratori « ambulanti » di Don Bosco: nessun limite determinato di terreno, ed un futuro che solo Iddio conosce. Comunque, ogni domenica, i buoni popolani del rione assistono con ammirazione ed edificazione ai miracoli della simpatica opera di Don Bosco a favore dei fanciulli poveri.

Più di 300 frugoli, di ogni colore e condizione, si radunano in una cappella votiva, che, essendo troppo piccola, a mala pena li contiene tutti. Quivi trovano quel che più stava a cuore a D. Bosco: la comodità di adempiere ai doveri del buon cristiano cui vengono opportunamente esortati nei sermoncini e catechismi domenicali che li preparano a ricevere degnamente Gesù Eucaristico. Già funzionano regolarmente il Piccolo Clero e la Compagnia di S. Luigi. Dal 18 aprile, data storica della fondazione, è palese la mano della Divina Provvidenza. È scomparsa infatti ogni ombra di diffidenza; e sui volti, abbronzati dal sole, dei cari giovanetti brilla il più schietto sorriso e la piú sincera benevolenza verso i nostri Confratelli che si prodigano con ammirabile abnegazione.

S. Francesco di Sales e Don Bosco santo fissino presto le mobili tende assicurando all'opera gli edifici e le risorse materiali di cui abbisogna.

San Paolo. - Fervore di Azione Cattolica.

I nostri studenti di teologia dell'Istituto teologico salesiano Pio XI di San Paolo, hanno promosso un grandioso e riuscitissimo Congresso di Azione Cattolica, coll'adesione di tutte le Case salesiane del Brasile, e di quelle di formazione di tutto il mondo, di tutti i Seminarii del Brasile, di molti Sacerdoti ed amici dell'Opera nostra. I temi principali furono i seguenti:

1. Fondamenti remoti e prossimi dell'Azione Cattolica.

2. Evoluzione storica dell'attuale concetto dell'Azione Cattolica.

3. Funzionamento dell'Azione Cattolica e sue relazioni con la gerarchia ecclesiastica e con le altre Associazioni religiose.

4. L'Azione Cattolica tra i Religiosi, ed in modo speciale nei Collegi salesiani. Funzionamento delle Compagnie religiose dei nostri Collegi.

Animate discussioni, e numerose, praticissime deliberazioni hanno tracciato pratiche direttive, dando un nuovo e vigoroso incremento alla già fiorente Azione Cattolica Brasiliana.

Campinas. - Visita illustre.

Il 17 settembre u. s. il Collegio salesiano di Campinas fu visitato dall'Ecc.mo Vice-Presidente della Repubblica Argentina, Dott. Giulio Roca. La viva simpatia che egli nutre per la Società Salesiana, trovò affettuosa corrispondenza nell'entusiastico ricevimento che gli tributarono superiori ed alunni. La banda eseguì impeccabilmente gli inni nazionali delle due Repubbliche sorelle. Interrotto da fragorosi applausi, un alunno lesse un vibrante discorso, ricordando specialmente lo sviluppo straordinario dell'Opera e delle Missioni salesiane in Argentina ove proprio il generale Giulio Roca, padre dell'illustre ospite, guidò la spedizione militare che penetrò con i primi missionari salesiani tra i selvaggi della Pampa e della Patagonia. L'Ecc.mo VicePresidente, vivamente commosso, rispose con cordiali parole di ringraziamento e di augurio, professando la più alta ammirazione per l'opera provvidenziale di S. Giovanni Bosco.

Osasco (S. Paolo).

La famiglia Beltramo ha offerto alla chiesa parrocchiale un'artistica cappella dedicata a S. Giovanni Bosco e dominata da una graziosa statua del Santo. L'inaugurazione ha richiamato folle di fedeli, destando nuovo fervore in tutti i parrocchiani.

FRANCIA - Saint-Dizier.

Il Collegio dell'Immacolata Concezione di SaintDizier ebbe una bella occasione per celebrare con particolare solennità la festa di San Giovanni Bosco: l'inaugurazione di una artistica statua del Santo che sostituì finalmente il modesto quadro contribuendo all'armonica decorazione dell'antico Collegio rinnovellato.

I festeggiamenti si iniziarono il 30 gennaio con la Messa cantata, panegirico di San Francesco di Sales, solenne adunata degli Esploratori cattolici, presenziata da illustri personalità militari, primi vespri di San Giovanni Bosco, e «Buona notte» data dallo stesso Ecc.mo Vescovo Mons. Choquet, il quale, il giorno seguente, tenne il solenne pontificale. La statua benedetta ebbe un vero trionfo alla processione. La giornata si chiuse con la benedizione anche di un gruppo in pietra rappresentante San Giovanni Bosco tra due fanciulli, destinato ad una nicchia del nuovo edificio che domina il cortile. Era ben giusto, che Don Bosco sorridesse ai suoi giovani non solo nella cappella, ma anche nel cortile di ricreazione. Mons. Choquet rivolse ancora ai giovani un paterno discorso descrivendo il suo recente viaggio in Italia e la sua visita all'Oratorio di Torino.

HAITI - Catechismo sulla via...

Caratteristico il catechismo settimanale che le Figlie di Maria Ausiliatrice tengono regolarmente a La Saline, l'infimo borgo di Port-au-Prince. Ogni sabato pomeriggio le Suore annunciano il loro arrivo col suono di un campanello, che esse stesse agitano in lontananza, per dar tempo ai preparativi necessari... che ordinariamente si riducono alla sola preoccupazione del vestito, assai sommario, ma indispensabile per poter assistere alle lezioni. Sicchè, al primo segnale di richiamo è un fuggi fuggi di figurine nere, che ricompaiono poco dopo di corsa, con l'unico e succinto indumento o, in mancanza d'altro, col più misero cencio che possa servire a ricoprirsi alla meglio. Poi si raggruppano, i fanciulli da una parte e le fanciulle dall'altra; la Suora si siede su di una latta vuota di petrolio o su qualsiasi rottame, e il piccolo mondo si dispone all'intorno. Segue la lezione, viva ed animata, un po' in francese, un po' in lingua creola, interrotta spesso da domande geniali e da esclamazioni larghe e spontanee, che dimostrano tutta la confidenza dell'uditorio. Non manca mai il fatterello, atteso come un premio, e, di quando in quando, la distribuzione di medagliette e di immagini, che provocano sempre una gioia tumultuosa e un assalto di mani protese, non di soli piccoli, da costituire un serio imbarazzo. Infine, la preghierina di chiusa, qualche raccomandazione per l'indomani, e le Suore riprendono la via del ritorno, seguite dal corteo degli amici più fidi, i quali, dopo l'ultimo saluto, s'affrettano anch'essi, come gli altri, a ritirare il misero vestito, spesso già a brandelli, per... non sciuparlo.

Alla domenica mattina, le Suore ritornano per accompagnare alla Messa parrocchiale i loro catechizzati, che hanno ormai imparato a sfilare in bell'ordine, ma che, nei consueti poveri cenci, presentano uno spettacolo commovente. Stringe davvero l'animo il doverli condurre in tale stato nella casa del Signore, e si pensa al modo di poterli ricoprire un po' meglio; intanto, però, essi formano sempre il più caro conforto delle missionarie, che vedono nell'estrema loro miseria le ragioni d'una particolare predilezione divina!

LA HABANA - Cuba. - S. E. il Ministro d'Italia al nostro Collegio.

Le nostre Scuole professionali conosciute sotto il nome dei generosi fondatori fratelli Inclan, il 16 marzo scorso, ebbero l'onore di una visita di S. E. il Ministro d'Italia, Comm. Giovanni Persico.

Ricevuto dall'Ispettore e dagli insegnanti, fu accompagnato nell'ampio cortile ove erano schierati i 150 giovani artigiani, i quali lo accolsero con fervidi applausi, al suono della banda. S. E. ascoltò l'entusiasta esecuzione di « Giovinezza » e rispose al saluto del Direttore e di un alunno, interprete dei sentimenti dei compagni, tessendo con vibranti parole l'elogio dell'Opera salesiana da lui ben conosciuta. Ne esaltò le benemerenze sociali ed incoraggiò gli allievi a forgiare il loro carattere sullo stampo di Don Bosco che, essendo sacerdote, si fece anche operaio tra i suoi piccoli artigiani.

Mentre la banda alternava marce italiche e cubane, S. Eccellenza passò negli spaziosi laboratorii, ammirandone l'efficienza ed il perfetto funzionamento. Dopo un'ora e mezzo lasciò il collegio, esprimendo la più alta soddisfazione.

MESSICO - Capitale. - Risurrezione dell'Oratorio festivo salesiano.

Nel lontano Messico, che geme ancora sotto l'oppressione del bolscevismo, è risorta come per incanto una delle più simpatiche Opere salesiane, l'Oratorio festivo! Più di trecento fanciulli sono tornati al caro nido, dopo i furori della bufera. Un numeroso gruppo di operai ha ricostituito il « Circolo Don Bosco » iniziando regolari conferenze settimanali di apologetica, e la Comunione generale ogni mese; si sono formati di nuovo i gruppi per lo studio del Catechismo, la scuola di canto, la scuola di banda. Perfino la Compagnia filodrammatica ha trovato valorosi artisti.

Un Comitato di Dame e Cooperatori sostiene tutta questa risorgente attività, aiutando i Salesiani con una dedizione ammirabile. È una risurrezione consolantissima, che fa sperare un più glorioso trionfo di Don Bosco e di Maria Ausiliatrice.

Morelia. -- Benedizione dello stendardo dell'Associazione San Giovanni Bosco.

A Morelia, nel Messico, i trecento soci del Circolo Don Bosco, hanno solennizzato, in modo altamente edificante, la benedizione del loro stendardo con

Santa Messa, Comunione generale e Ora di adorazione, offrendo lo spettacolo commovente di ciò che fa la carità cristiana profondamente sentita: trecento uomini dei più diversi stati sociali, uniti in un cuor solo, in un'anima sola, piena di amore per Gesù. Alla loro funzione non mancarono gli amici del Circolo ed intervenne lo stesso Ecc.mo Arcivescovo, Mons. Altamirano y Bulnes, che benedisse lo stendardo, presiedette la processione e coronò la funzione colla Benedizione eucaristica.

Colima. - Un'altra risurrezione.

Colima, nel Messico, per una grazia dell'Ausiliatrice, ha potuto tornare a rivivere pubblicamente la vita cattolica. La rinascita fu solennizzata, per opera delle Figlie di Maria Ausiliatrice, con una novena di Messe, coronata da una Messa solenne. L'entusiasmo e le preghiere, la riconoscenza e la speranza fusero in uno solo centinaia di cuori in festa, che, celebrando gli albori della risurrezione, auspicavano dal Signore e dall'Ausiliatrice un pronto e più vasto trionfo. Devoti, cooperatori, ex-allievi ed amici gareggiarono per celebrare il fausto avvenimento.

PERU' - Callao. - Benedizione della prima pietra del nuovo Collegio "D. Bosco".

A Callao, porto principale del Perù, la Società Salesiana ha ricevuto un nuovo omaggio di simpatia e benevolenza, alla benedizione della prima pietra del nuovo collegio Don Bosco. Volle essere padrino lo stesso Presidente della Repubblica, Generale Oscar R. Benavides, e Madrina la distinta Signora Consuelo Perez de Arenas y Loayza.

La cerimonia si svolse in un'atmosfera di vibrante entusiasmo e di eccezionale solennità, presenti molti giovani ed illustri personalità, Cooperatori ed amici dell'Opera nostra, d'ogni classe sociale.

Gli altoparlanti permisero alla massa imponente di seguire l'esaltazione dell'Opera salesiana, fatta da S. E. Mons. Solaro Muente, Vescovo di Ayacucho, e la gratitudine dei Salesiani verso i loro benefattori, espressa dal nostro Don Alvarez.

In quest'occasione molti che erano semplici simpatizzanti dell'Opera di Don Bosco, chiesero di essere ascritti alla Pia Unione dei Cooperatori e partecipare così più efficacemente al bene ed alle benemerenze dell'attività salesiana.

Roma centro di vita missionaria nell'America Latina.

Il 10 marzo u. s. il salesiano dott. don Alberto Caviglia, della R. Deputazione di Storia Patria, ha tenuto all'Istituto di Studi Romani, sala Borromini, in Roma, alla presenza del nostro Rettor Maggiore e di un scelto pubblico, una dotta conferenza su « Roma centro di vita missionaria nell'America Latina ». Siamo lieti di offrirne un ampio sunto ai nostri Cooperatori.

NEL CLIMA Di ROMA. - Al compito di far convergere la luce di Roma sulla vita missionaria del SudAmerica potrebbe rispondere il discorso che il 20 ottobre 1934, a Rio Janeiro, rivolse il Presidente Lins a S. Em. il Card. Eugenio Pacelli, reduce dallo storico Congresso Eucaristico di Buenos Ayres. Quel discorso riassumeva e sublimava tutta la storia del Brasile; ma poteva comprendere tutti i paesi dell'America Latina, « all'origine dei quali campeggia la Croce »... «La loro civiltà cammina sulle orme dei Missionari». Qui «il clima della Fede e della Chiesa crea il clima dei paesi e dei popoli... L'America sotto la Croce del Sud vive, per le missioni, il clima di Roma ». In questa magnifica visione s'illumina della luce di Cristo la storia delle nazioni latine. Ne vi è altra terra al mondo, dopo l'Europa Medioevica, dove la Romanità della fede abbia maggior diritto a dirsi madre dei popoli e fattrice di civiltà, e rimanga tuttora madre vivente.

Così vuole intendersi il grandioso tema proposto, che dovrebbe comprendere un quadro della storia missionaria del Sud-America e una missionografia del presente, in cui domina sulle altre la figura di Don Bosco.

IL BINOMIO STORICO. - L'America latina ha di fronte alla Chiesa una propria individualità, che le deriva dalla sua storia, formata dal fatto della Colonizzazione ispano-portoghese, e dal cammino parallelo, e spesso precursore, dell'evangelizzazione; la quale, in tre secoli, ne ha fatto una terra quasi totalmente cattolica. La storia di questa America, anzi la stessa composizione etnica delle nazioni presenti, è inscindibilmente legata alla vita dell'evangelizzazione. È un binomio storico da cui lo studioso non può uscire.

I tra secoli della creazione cristiana si distinguono dall'età presente. Come la storia civile separa le due epoche: quella del Regime coloniale iniziatosi colle scoperte e conquiste ispano-portoghesi, e quella dei Regimi nazionali, creati nel secolo scorso: così anche nella storia missionaria il periodo coloniale è distinto da quello recente, e n'è separato da un doloroso intervallo di quasi un secolo di stasi e d'inazione: dopo di che la vita missionaria presente si trova in condizioni talmente diverse dalle precedenti, che non vi è alcuna ragione di continuità tra l'età storica e la recente.

DUE STORIE E DUE LETTERATURE. - Così si hanno due storie: l'una, del grandioso e trionfale cammino dell'apostolato, come d'una guerra strategica che stende la conquista e l'impero di Cristo sul Continente: l'altra, quella della missionarietà attuale, senza unità apparente, senza abbaglianti splendori, che potrebbe assomigliarsi ad una guerriglia o campagna di rastrellamento, ricca di eroismi umili ed ignorati, e materiata di piccole vittorie e lente penetrazioni.

Alle due storie corrispondono due letterature: l'una, ricchissima di materia, da allettare lo studioso: l'altra lacunosa e saltuaria, e perfino un po' trascurata nell'universa produzione missionologica.

LA CENTRALITÀ DI ROMA. - Ma la visione dell'apostolato vuole mirar più in alto: alla storia e all'epopea che si snoda nei secoli e sulla distesa delle terre, dove si aderge sovrana la figura di Roma, centro della fede e generatrice di civiltà. Alla centralità dominatrice di Roma si deve tener rivolto lo sguardo, così come lo tenne nella sua perenne concezione Don Bosco, che vide la vita della Chiesa, del Cristianesimo, come irradiante dalla centralità del Papato Romano, e cioè, come Romanità universale dell'espansione cristiana nel mondo.

Tanto più nella storia dell'America cristiana. Al fatto geografico e politico della scoperta e conquista del Nuovo Mondo presiede, per volontà di Roma, un pensiero di conquista d'anime, che lo dovrebbe trasformare in fatto religioso. Lo dicono le celebri bolle di Alessandro VI, e lo proclamò Cristoforo Colombo agl'Indiani attoniti attorno al primo altare su cui si celebrò la Messa, nell'Epifania del 1494. Da allora s'iniziò il lavoro incommensurabile dell'evangelizzazione, affidata tutta agli Ordini Religiosi, e riuscita a trionfale successo.

LA DIFESA E L'ELEVAZIONE. - Purtroppo l'angustia del tempo non permette di neppur sfiorare i momenti di codesta meravigliosa vicenda. Due ordini di fatti tuttavia non si può omettere di ricordare; senza dei quali non si spiega nè l'indole dell'apostolato nè l'evoluzione storica del tutto particolare ai popoli americani.

L'uno è il più grande fatto della storia missionaria cattolica, e il dramma dominante dell'apostolato americano. Ed è la crociata di fratellanza umana e cristiana sostenuta dai Missionari, capo e principe il Las Casas, per la libertà e la difesa umanitaria e sociale degl'indigeni, contro la schiavitù e il conculcamento della dignità umana.

L'altro è l'opera di educazione ed incivilimento dei nuovi convertiti: opera esclusiva della Chiesa, giacchè per gl'indigeni il Clero missionario fu tutto. E qui rientra l'opera delle Missiones o Riduzioni disciplinatrici del lavoro, che furono al tempo loro una vera necessità della conquista spirituale.

L'una e l'altra impresa hanno insegnato al mondo moderno missionario e coloniale il mezzo più efficace per elevare i popoli minorenni « ad un progresso che moralizzando spiritualizza, e spiritualizzando eleva l'uomo a più alti ideali». Parole del Card. Dolci a Tripoli italiana.

IL TRIONFO DELL'APOSTOLATO. - Lo spirito della Chiesa fu in America educatore, moralizzatore, fattore d'incivilimento. E trionfò. A mezzo secolo dalla scoperta il Nuovo Mondo era circondato, come in un anello strategico, dall'evangelizzazione e aveva una Gerarchia Ecclesiastica.

Il grandioso conato missionario diede, un secolo dopo, 14 milioni di neofiti, la Chiesa costituita, e fioriture di santità.

A mezzo il secolo XVIII i milioni d'indigeni formano già le nuove genti che si apprestano a divenir nazione.

Il quadro delle cristianità americane è disegnato dalla Laudatio, pronunziata dal Vescovo Mons. Montes de Oca al Congresso Americano-Latino di Roma, nel 1899. Son tre secoli di conquista irradiata da Roma e che a Roma ritorna.

LA MISSIONARIETÀ PRESENTE. - L'ampiezza di queste linee non deve far comparire come da meno la vicenda missionaria recente, che s'inizia nel tardo secolo XIX, e si svolge più vasta sotto gli ultimi Ponticati. La fisionomia della missionarietà presente, ricca pure di valori intrinseci, non presenta le brillanti appariscenze che fanno così interessanti le missioni, p. es., dell'Asia. Esse non sono la continuazione o la rinascita delle missioni storiche, e sono di data così recente, che le più arretrate non vanno oltre il 1870.

Si è dovuto rifarsi daccapo: in nuove e diversissime condizioni politiche, e tra popoli ridotti in uno stato di decadenza umana, dispersi in piccoli nuclei dissociati e disseminati a distanze enormi e difficili, pel continente inarticolato: due milioni forse d'indigeni fuggiaschi o ribelli alla civiltà che, maltrattandoli, li aveva respinti all'interno e poi perseguitati.

Il loro stato selvaggio non può neppur dirsi primitivo, ed è piuttosto lo stato della degenerazione e della limitazione psichica: non formano un popolo, non si conoscono e non s'intendono nel parlare: non idea religiosa, ma la bruta superstizione degli spiriti cogli stregoni. A loro non può applicarsi nulla di quel che si dice delle missioni tra infedeli che hanno una coscienza etnica e una civiltà. Per farne dei cristiani bisogna anzitutto levarli dallo stato selvaggio, e l'opera del missionario è, il più delle volte, anzitutto un'opera umanitaria. La conquista qui si fa non per grandi masse, ma lentamente, coll'un per uno: è guerriglia, non strategia.

IL LAVORO. - Il lavoro ne riesce infatti dissociato e non possibile a coordinarsi, se non nello spirito d'apostolato o per il centro d'irradiazione. La politica missionaria della Chiesa, è, diceva il Brunetière, la politica della libertà. Le statistiche, poi, disparate e lacunose, non danno l'idea del lavoro che costa quel poco che registrano. E insomma qui non fa prova tanto l'eroismo epico del guerriero, quanto l'eroismo oscuro ed ignorato di chi lotta contro tutto ciò che deprime e che consuma.

Bisognerebbe aver tempo per illustrare nei particolari questa vicenda molteplice, che, appunto per la dissociazione congenita dei fatti, non può ridursi in sintesi. Bisogna contentarsi d'una trasvolata da trimotore italiano per anche solo ricordare nomi e luoghi di popoli e di apostoli e dare un'idea del lavoro che si compie. E infine si assomma questa visione in poche cifre: sono 47 titoli di missione, divisi tra 22 Congregazioni di 8 nazionalità originarie, tutte europee, e sparsi in 14 divisioni politiche. Nei particolari la somma dovrebbe accrescersi dei nomi di centri d'educazione indigena e di preparazione missionaria. E sul tutto aggiungersi il lavoro delle 15 Congregazioni di Suore di varia origine, operose ed eroiche nell'opera d'apostolato, d'assistenza caritativa, nel lavoro di trasformazione sociale della donna indigena.

DON BOSCO MISSIONARIO. - Ed ecco adergersi sovrana la figura del Grande che, solo tra tutti, ha concepito la battaglia strategica e vi ha lanciato le sue milizie. È Don Bosco! il più grande, il più efficace e completo missionario moderno dell'America: egli che non vi fu mai, e l'ha percorsa ed esplorata tutta nella sintesi figurativa delle sue visioni e delle sue vedute.

In un Sogno del 29 agosto 1883 gli parve di percorrere e attraversare da Cartagena a Magellano tutto il Continente, mirando a destra e a sinistra il campo di lavoro destinato all'opera sua. In realtà una linea che da Ushuaja salga per l'Argentina, il Paraguay, l'interno del Brasile e il Rio delle Amazzoni e il Rio Negro fino all'Equatore e alla Colombia, disegna l'asse delle regioni dove si svolge il conato salesiano: l'asse missionario, che è per l'America il merito storico di Don Bosco (1).

IL COMPLESSO SALESIANO. - Per estensione e intensità, come per la continuità organica di tempo e di spazio, il complesso missionario salesiano forma una entità individua, la maggiore di quante lavorano nel continente. Di 224 centri salesiani del Sud-America, più della metà sono dedicati all'opera missionaria. Il coordinamento è dato dalla disciplina del regime comune che, seguendo l'asse missionario, ne attua il programma, e dalla unità di sistema, che si ispira alla concezione, pedagogica dell'apostolato missionario, quale fu pensata dal Santo educatore, e fu spiegata dall'oratore in altra sede con apposita trattazione.

Il concetto consiste nel « penetrare tra gl'infedeli per mezzo della cura ed educazione della gioventù, mettendo le schiere dei giovinetti avanti ai predicatori del Vangelo m Così vide nei suoi sogni precorritori: « che dietro ai figli venivano i padri ». E del resto il sistema pedagogico dell'educare col lavoro e colla bontà è quello che contrassegna l'azione del sacerdote e del prezioso coadiutore laico salesiano, e da cui S. S. Pio XI raccomandava di non scostarsi.

Concetti succosamente spiegati, che qui basta accennare, e che concludono con mostrare in Don Bosco la reviviscenza della romanità benedettina.

SEGUENDO L'ASSE MISSIONARIO. - Passano quindi in rassegna le singole imprese dell'azione salesiana illustrate con opportune proiezioni. Passano le figure del Cagliero, del Fagnano, del Lasagna, del Malan, del Balzola, dell'Unia: le terre remote esplorate dal De Agostini salesiano: le genti nel loro stato nativo e nella loro adolescenza civile: le costruzioni e le industrie e il lavoro agricolo: le scuole, le palestre, le musiche, tra i neofiti e tra i lebbrosi.

E il pensiero corre allo stato primigenio della Patagonia e della Fueghia sconosciuta, divenute, pel miracolo salesiano, in trent'anni terre floridamente cristiane e civili: il dono di Don Bosco alla Chiesa e all'America civile.

Una seconda Patagonia poteva dirsi il centro brasiliano del Matto Grosso, coi feroci Bororos; e i Salesiani e Don Balzola ne fecero in trent'anni di lavoro una terra di cittadini cattolici del Brasile. Rimangono accanto a loro i Chavantes ribelli e sanguinarii, tra i quali si avanza sanguinando l'intrepidezza degli Apostoli.

Le missioni brasiliane hanno rimontato sopra Manaos il Rio Negro a 4000 Km. dalla foce dell'Amazzoni; e i risultati sono lusinghieri come sull'Alto Madeira a Porto Velho. Viene, proseguendo la linea dell'Asse, la più aspra delle missioni: quella dell'Equatore, tra i Jivaros cacciatori di teste, dove il Salesiano ha costrutto anche le strade e i ponti.

E si giunge in Colombia, tra i lebbrosi, dove coll'eroismo della dedizione e dell'immolazione di Sacerdoti e di Suore, si attua in pieno il programma del sistema salesiano.

S. PAOLO E L'IMPERO DI CRISTO. - Quel ch'è detto dei Figli di Don Bosco è un esempio dell'universa missionarietà cattolica nel Sud-America.

Lo spirito di codesta molteplice epopea sta nelle parole dell'Apostolo delle genti (Eph., IV, 13): « unire tutti nell'unità della fede in Cristo, elevando le stirpi umane alla completa maturità e alla statura di Cristo ».

L'apostolato di quest'ultima ora porterà tra non molto, forse tra una generazione o poco più, il suo frutto, inserendo, come nei secoli trascorsi, i popoli minorenni nel popolo delle nazioni civili e cattoliche.

E la Croce del Sud illuminerà la conquista compiuta non con « l'aquile dell'oro » di Traiano, ma col Labaro di Costantino, che impersona ed incentra nella cattolicità imperiale di Roma, l'impero di Cristo

(1) D. Caviglia ha tracciato sulla carta del Continente quest'«Asse» (vedi illustrazione a pag. 120) e n'è venuta una figura interessantissima ed eloquente.

DALLE NOSTRE MISSIONI

RIO NEGRO (Brasile).

Dopo una furiosa tempesta. Rev.mo signor Don Ricaldone,

Questa volta le scrivo non per darle notizie della Missione, ma per invitarla a ringraziare con noi il Signore, che per intercessione della Vergine Ausiliatrice -ha scampato me e vari confratelli da una tremenda tempesta. Era la notte dal 3o al 31 ottobre ultimo scorso. Con due battelli carichi di merci e di viveri per le nostre missioni navigavo con un equipaggio di sette uomini nella pericolosissima baia di Boiassù, per iniziare la mia visita alle missioni nel Rio Negro, quando fummo improvvisamente sorpresi, verso la mezzanotte, da una terribile tempesta, accompagnata da fortissimo uragano; uno dei tanti, che si scatenano all'improvviso in quella baia, larga più di 16 chilometri e tristemente famosa pei suoi tradimenti e per le sue tempeste.

Dopo circa un'ora di inutili sforzi, dovemmo abbandonare uno dei battelli, che andò ad infrangersi contro le roccie vicine, colla perdita e la rovina quasi totale di tutto il suo carico. Ma, imperversando la tempesta, in un crescendo spaventoso, che durò quasi due ore, il nostro pilota perdette ogni speranza anche pel battello superstite, in cui, dopo grandi sforzi ci eravamo raccolti. In balia dei gorghi neri delle acque scroscianti, tra le più fitte tenebre, supplicai ripetutamente con viva fede Maria Ausiliatrice che volesse ottenerci dal Signore la salvezza, promettendo di pubblicarne la grazia e di offrirle in tutte le nostre missioni solenni funzioni di ringraziamento. La Madonna ci esaudì.

Stremati di forze, riuscimmo infatti col batello superstite, quantunque fortemente avariato, a riprendere il cammino di Manàos, dove arrivammo alle sei del mattino. Avendo perduto quasi tutto, entrai anch'io scalzo e malconcio nel nostro collegio, dove, soccorso e vestito dai nostri confratelli, potei celebrare la Santa Messa della solennità di Cristo Re.

I danni sofferti ammontano a circa 30.000 lire. Ma ringraziamo di tutto cuore il Signore d'averci salvata la vita, assieme ai sette uomini del nostro equipaggio, mentre in quella stessa notte si ebbero a lamentare varie altre vittime, scomparse nelle acque tenebrose.

Umiliando alla Vergine Ausiliatrice tutta la nostra riconoscenza, anche a nome dei miei compagni di viaggio, compio la nostra promessa con rinnovato spirito di fiducia filiale e chiedo la sua benedizione.

Manàos, 3o novembre 1937.

aff.mo in G. C. Mons. PIETRO MASSA, Amm. Ap.

CINA

Una festa di S. Giovanni Bosco. Amatissimo Padre,

Anche a Kamkong la festa del nostro santo fondatore Don Bosco è riuscita in tutto il suo programma, nonostante il continuo rimbombo degli aeroplani nemici sul nostro capo. Le dolorose sensazioni dei rumori e degli effetti della guerra non ci hanno privato di questa consolazione. Maria SS. Ausiliatrice, Don Bosco, e Madre Mazzarello ci hanno sempre protetto e, finora, non abbiamo a lamentare nessuna disgrazia personale. La festa fu rallegrata dalla visita pastorale di S. E. Mons. Canazei, da nuovi Battesimi, nuove prime Comunioni, nuove Cresime, e da molte altre fervorose manifestazioni di vita cristiana.

S. E. fu ricevuto da un Comitato d'onore composto dai capi della cristianità di Kamkong (Namyung); dal corpo insegnante delle scuole, dai presidenti e dalle presidenti dell'Azione Cattolica. Ginnasti pagani precedevano il corteo che gli mosse incontro; centinaia di bambini sventolavano bandierine variopinte con iscrizioni inneggianti alla Chiesa Cattolica, a Don Bosco, e al suo rappresentante. Seguivano i musici - alla cinese! - con pifferi, tamburi, piatti, e col famoso «tong tong», strumento rumorosissimo che rimbomba da parere il finimondo. Ultimi del corteo erano cristiani e pagani affratellati dalla comune simpatia verso il Vescovo. Davanti alla residenza attendeva il piccolo clero, soci dell'Azione Cattolica, col missionario salesiano. Tutto si svolse secondo i « monita nanchinesi » e secondo gli usi della Cina. La gioventù maschile e femminile cantò in latino l'Ecce Sacerdos magnus! composto per l'occasione dal nostro Janssen. Terminata la parte religiosa del ricevimento, S. E. salì sulla tribuna, preparata in cortile, per l'accademia in onore di Don Bosco. Le pubbliche accademie sono un gran mezzo di propaganda cattolica anche in Cina: mentre adunano i cristiani per infervorarli a un più intenso lavoro individuale e sociale, dànno occasione di additare ai molti pagani l' Unum neccessarium! La massa cantò l'inno di Don Bosco e un missionario salesiano tracciò brevemente la storia della cristianità di Kamkong; seguirono quindi poesie in lingua classica, discorsi d'occasione e canti sacri. Anche i pagani presentarono il loro tributo di gratitudine per le opere del missionario: la scuola, il dispensario, l'assistenza del missionario e del personale catechistico, che usa loro tanta carità. S. E. Mons. Canazèi nella conclusione si rivolse anche ai pagani: « ...Avete visto - disse - che nel Vicariato di Nam-Shiu-Lin quasi tutti i missionari protestanti hanno abbandonato il loro posto, a causa della guerra; solo noi, i rappresentanti della vera Chiesa, i missionari cattolici, siamo rimasti con voi, e non vi abbandoneremo. Se c'è da godere, godremo con voi! se c'è da soffrire, soffriremo con voi! perchè abbiamo solo un desiderio, il desiderio di Don Bosco: Da mihi animas! con il comando di Cristo: Euntes docete omnes gentes!... Aiutateci a salvare le anime vostre! Non sono i discorsi, i festeggiamenti, che ci consolano; ma il vostro battesimo! ».

L'accademia si chiuse con l'inno al Papa, su melodia cinese. A sera, rappresentazione teatrale sulla bellezza e valore della virtù angelica, e la necessità di essere pronti, per conservarla, a sacrificare anche la vita; poi un bozzetto sul vero amor di patria.

Il giorno dopo S. E. Mons. Canazei celebrò la S. Messa e distribuì numerose Comunioni. Poi impartì la santa Cresima. Nel pomeriggio, dopo la Benedizione col Santissimo, una speciale benedizione ai bambini. Tutte le madri presentarono i loro piccoli al Vescovo. Sembrava la scena evangelica: « Gesù tra i pargoli ». Sorrisi di gioia, commenti di compiacenza:

Come vuol bene ai nostri bambini!» dicevano le mamme, tutte gongolanti. A sera, di nuovo teatro; attori gli allievi del corso catechistico e i soci della Gioventù Cattolica kamkongese. Soggetto, di propaganda cattolica: un maestro di scuola convertito al cristianesimo da un suo allievo. Fu inculcato il segno della croce come mezzo di protezione contro gli spiriti maligni, dei quali i pagani hanno tanta paura, e contro i quali fanno cerimonie superstiziose nella speranza di esserne liberati. Amatissimo padre, dalla mia povera relazione potrà farsi un'idea della festa, e persuadersi che il Signore è con noi. Lo ringrazi anche lei e lo preghi a farci continuare sempre sulle orme di Don Bosco.

Suo aff.mo in C. J.

Kamkong, 18-II-1938.

Sac. CARLO ANTONIO KIRZCHNER Missionario Salesiano.

GIAPPONE Nel programma di Don Bosco.

Rev.mo signor D. Ricaldone,

Il programma di carità che ci siamo proposti di svolgere salesianamente, si attua in varie forme, sempre sulla base del ricordo di Don Bosco ai suoi missionari: «Prendete cura speciale degli ammalati, dei fanciulli, dei vecchi e dei poveri, e guadagnerete le benedizioni di Dio e la benevolenza degli uomini ». I nostri Cooperatori e le nostre Cooperatrici, conoscono già le nostre opere principali: l'Ospizio di Miyazaki, l'Istituto di Nakatsu, gli Oratori quotidiani e festivi, sorti ovunque si manifesta un'attività salesiana, gli Asili d'infanzia, le Conferenze di San Vincenzo, le benefiche opere delle Figlie di Maria Ausiliatrice. A Tokyo le opere sociali sorte nel nostro Oratorio di Mikawajima, specialmente l'Asilo, il Dispensario D. Piacenza e la Scuola Professionale Don Bosco, sono campi fecondi di carità, destinati ad una copiosa messe di bene. Penso che le farà piacere aver notizie dello sviluppo che nuove forme di opere di carità vengono prendendo in favore specialmente degli ammalati. Le visite a domicilio, compiute dai soci delle Conferenze di San Vincenzo si sviluppano meravigliosamente. Oltre quelle di Miyazaki e di Miyaconojo funziona ora anche quella di Beppu, composta anche di Catecumeni., che trovano in queste visite uno dei più forti stimoli nel gran San Martino, che ancor catecumeno donò metà del suo manto a Gesù! Come narrare gli esempi di vero eroismo, noti a Dio e ai pochi attori, che si moltiplicano in povere catapecchie, in camerette prive di tutto, o anche sotto la volta del cielo?! L'anima giapponese, inclinata com'è naturalmente alla gentilezza, riesce a forme quanto mai simpatiche. Oh, fosse lecito all'obiettivo fotografico fissare tutte le scene di squisita carità dei soci delle Conferenze!... Ma no...! È meglio che l'uomo serva Gesù nella persona dei suoi poveri, nel silenzio, nel nascondimento...

L'Opera della buona stampa, specialmente se improntata alla carità, è un altro mezzo efficacissimo di propaganda. N'è prova il successo del mensile: Vivere nella carità, edito dall'Ospizio di Miyazaki, che va a ruba tra i pagani. A Beppu i nostri hanno iniziato una società di studio dei libri cristiani, coll'intento di diffondere, specie fra i protestanti e pagani, lo spirito di carità cristiana. È già uscito il primo volumetto, che presenta tradotta la « Didacké »; sono in preparazione altri volumetti: Atti dei Martiri; Unità cristiana, ecc., che, se dobbiamo giudicare dall'esito del primo, sono destinati a fare un gran bene. Per l'ammalato specialmente il libro è un compagno fedele nelle ore di inevitabile noia... Se la buona parola fa presa in quel momento di solitudine, si può dire che è un'anima che si salva. Quanti esempi potremmo citare! Urge, urge stampa buona, attraente, persuasiva per queste care anime, già così provate dai loro dolori. E i mezzi ? Al momento tiriamo avanti con fede. La vendita, a prezzo di fallimento, e qualche offerta formano il piccolo capitale che servirà alla pubblicazione di un altro volumetto... Così l'esito è assicurato... edizioni esauritissime... Ma quello che più mi stava a cuore di comunicarle è che si è stabilito a Beppu il Segretariato dell'Apostolato degli infermi, il primo dell'Opera internazionale in terra di missione. Per ora funziona per tutto il Kyùshù, col desiderio che presto si estenda a tutto il resto del Giappone. Ne godiamo tutti, e penso che ne godrà anche Lei, amato Padre, e quanti amano Gesù nei poveri fratelli infermi. Se si può comprendere in ogni punto del globo la psicologia del malato che prega e sa pregare, direi la si gusta al sommo a Beppu. I nostri confratelli e le anime buone che ne condividono l'apostolato, lo esperimentano quotidianamente. Poveri esseri, la cui vita è così spezzata, che sembrano votati ad una esistenza inutile, il più delle volte senza speranza di guarigione, possono essere guidati a divenire apostoli coraggiosi, coscienti dei loro dolori. Ogni giorno, abbracciando con Gesù la loro croce, le loro sofferenze, molto meglio di noi dicono: «Eccomi, Signore, voglio fare la vostra volontà! » È la missione di apostolato fissata loro da Dio: « Guadagnare le anime per mezzo della Croce ». Ho provato questa condizione tempo fa, quando mi recavo ad amministrare la Santa Cresima tra i poveri tubercolosi del Sanatorio cattolico e in varie famiglie di ammalati a Beppu. I nostri cari ammalati si affrettano a dare il nome all'Associazione che dà loro questo mezzo di salute per sè e per gli altri. Ricevono per posta la lettera mensile, semplice e cordiale, che li avvince in un cuor solo con Gesù sofferente. Sanno che il Papa conta molto sulle preghiere degli ammalati, e che con riconoscenza dona la sua paterna benedizione a quest'opera, che si può ben chiamare « Passione cattolica » e che, sotto l'impulso profondo e invincibile delle sue preghiere e dei suoi sacrifici, si affianca così potentemente a quanti lavorano per la salvezza delle anime...

Ma, dal regno della sofferenza, passiamo a quello della gioia: ai nostri Oratori. Grazie a Dio fioriscono tutti in benedizione.

Lei conosce il sistema che noi seguiamo: porta aperta a tutti. Da principio si pensa solo a giocare coi ragazzi, prodigando loro la massima benevolenza. I ragazzi giapponesi giocano assai volentieri. Hanno un repertorio di miriadi di giochi, secondo le stagioni. Assecondarli, vigilando amorevolmente perchè tutto proceda in perfetta allegria, vuol dir farseli amici. Al termine della ricreazione si radunano a sentire un discorsetto divertente a contenuto morale, chiuso, all'occasione, da opportuni avvisi, che contribuiscono al buon andamento dell'Oratorio. Conosciuti i ragazzi e le loro necessità, si avviano le opere proprie dell'Oratorio: dopo scuola, teatro, biblioteca, musica ecc., e, con la dovuta prudenza, anche l'insegnamento religioso. Ogni Oratorio ha poi mezzi speciali, reclamati dall'ambiente e dal suo carattere di quotidiano o festivo, per tener conto delle presenze, che dànno diritto a periodiche premiazioni. La sera del sabato o della domenica, ad ora conveniente, grande adunata di tutti gli oratoriani, parenti ed amici compresi, per assistere a divertimenti di famiglia: teatro, canti, declamazioni, proiezioni luminose e cinema; durante i quali, in tutte le forme possibili, si tenta di inculcare, con la proiezione, col discorso, colla rappresentazione teatrale, la buona massima, il buon consiglio che lentamente guidano i volenterosi ad amare l'Oratorio, le persone, le idee inculcate, corrispondendo così agli impulsi della grazia di Dio, finchè l'anima si lascia avvincere dalle amorevoli insistenze di Gesù.

Gesù si serve spesso direttamente dei fanciulli per compiere l'opera di redenzione; li trasforma, anche pagani, in piccoli campioni di Azione Cattolica; oppure li fa partecipi, in punto di morte, dei benefici della fede. Ricordo che a Nakatsu, fra i più fedeli oratoriani, fatto segno all'affetto e alle cure speciali del compianto D. Piacenza, vi era anche un povero gobbetto che non poteva partecipare ai comuni divertimenti. Cadde ammalato, e, visitato dal missionario, ricevette il battesimo e spiccò il volo al Cielo, in compagnia di Savio Domenico di cui aveva preso il nome. Un'anima salvata. Il contatto del sacerdote con la famiglia e con quelle del vicinato è già un gran passo per avvicinare le anime al Signore. Più recente è questo fatto: un fanciullo di 10 anni, tal Shibata Hideo, ogni giorno, dopo scuola, veniva a giuocare all'Oratorio di Beppu, ed assisteva regolarmente ai discorsetti ricreativo-morali. Aveva imparato le nozioni principali del Catechismo su Dio, Gesù Cristo, la Madonna, sicchè a casa, prima di mangiare faceva sempre il suo bel segno di Croce, e pregava Maria Santissima. Nella notte di Natale partecipò ancora fino alle due alla solenne funzione; poi cadde malato, ed il suo più grande dispiacere era di non poter andare alla Missione. S'aggravò rapidamente, ed il nostro D. Arri andò ripetutamente a visitarlo. Perduta la speranza di guarire, il fanciullo pregò il babbo di chiedere alla Missione una medaglia della Vergine. Avutala, non faceva che stringerla fra le mani e pregare. Agli estremi fu battezzato col nome di Luigi, e da quell'istante, mentre prima non voleva sentir parlare di morte, si tranquillizzò, dicendo che presto sarebbe andato in Paradiso. I parenti pagani chiamarono per gli scongiuri un yamabushi, che con i suoi superstiziosi sortilegi non riuscì a nulla. Il ragazzo peggiorò e pochi minuti prima di morire manifestò al babbo il desiderio di avere il funerale cattolico. Gli si fece il funerale con la massima solennità; vi partecipò la famiglia, i compagni di scuola, ed anche il... bonzo! Un'altra anima salvata, una relazione più stretta con la famiglia dell'angioletto, una buona propaganda; ma il primo richiamo: l'Oratorio.

Commoventi ed eleganti le vie del Signore nel chiamare a sè le anime. Non pochi ragazzi oratoriani, anche dopo aver interrotto per varii motivi la frequenza, richiesero in punto di morte il battesimo. Non strappa l'ammirazione un nostro paganetto oratoriano, che, avendo il fratello maggiore ammalato, e non permettendo i genitori la visita del missionario in casa, si fece insegnare ben bene dal sacerdote il modo di amministrare il battesimo, e, corso a casa, lo amministrò egli stesso al fratello, che, raggiante di gioia, pochi istanti dopo, volava al Paradiso? Omai non son più rari i casi di giovanotti, i quali dopo aver frequentato da ragazzi l'Oratorio, arrivano a comprendere meglio le cose e, liberi finalmente di sè, si presentano alla Missione, e chiedono il Battesimo. L'Oratorio ha già dato anche e continua a dare e dà i suoi frutti di vocazioni indigene, tanto per la Chiesa, quanto per la Società.

A Tokyo ho avuto la fortuna di assistere alla solenne funzione della Consacrazione episcopale del nuovo Arcivescovo Mons. Doi. In terra di Missione la elevazione di un indigeno a tale dignità, è un fatto di primo ordine. E, bene rilevò il Delegato Apostolico, Mons. Marella, che quella consacrazione veniva a coronare un secolo di eroismo missionario.

Anche i suoi figli, seguendo le direttive di D. Bosco, cooperano, modestamente, ma volonterosamente, al contributo delle vocazioni indigene. E la prima cellula è l'Oratorio.

Eccole in cifra i frutti di 11 anni di lavoro:

Aspiranti al Seminario 20; piccolo Seminario 42; gran Seminario di Filosofia 8; gran Seminario di Teologia 2; confratelli salesiani chierici 3 ; coadiutori 3 ; Oratori festivi 10, con un complessivo di 3000 allievi.

La sua benedizione faccia germogliare il seme a frutti centuplicati.

Con tutto l'affetto

suo in G. C.

Mons. V. CIMATTI, Pref. Ap. di Miyazaki.

ASSAM Fervore d'opere e movimento di conversioni nella Missione Salesiana.

Amatissimo Padre,

L'Assam è una delle regioni dell'India che offre le migliori speranze di nuove strepitose conquiste pel santo Vangelo. La grande varietà dei popoli e delle tribù che vi hanno dimora, se presenta delle serie difficoltà al missionario per lo studio delle varie lingue e dei costumi locali, offre allo stesso tempo maggiore possibilità di penetrazione e di risultati. Gran parte delle tribù aborigene delle colline e montagne assamesi sono « animiste» di religione e, pertanto, di più facile approccio; qui, nella vallata del Bramaputra, i cosidetti « intoccabili » o «fuori casta» superano il milione, e fra di essi noi contiamo il maggior numero di conversioni. Dato il personale e i mezzi sufficienti, l'Assam diverrebbe nel corso di pochi anni una regione prevalentemente cattolica e determinerebbe altresì la conversione dei paesi limitrofi sinora refrattari al Vangelo!

Le varie sette protestanti, che nei tempi andati avevano ottenuto successi tanto lusinghieri, ora sono dappertutto in decadenza e battono in ritirata. La Chiesa Cattolica è l'unica oggi che dia segni di vita ed abbia un consolante movimento di espansione. Sembra proprio il momento più favorevole per una più vasta opera di penetrazione. Manca però il personale sufficiente. Quando si pensi che presentemente si hanno soltanto sette stazioni missionarie per la cura di circa 60000 cattolici e varie migliaia di catecumeni e che ogni Missionario ha in media 3000 neofiti da accudire, oltre le varie opere missionarie, si comprenderanno i sacrifici immensi che si devono compiere per tenere il fronte. Ciò non ostante l'avanzata continua: ogni anno sono circa 4000 adulti e 3000 bambini che vengono ad ingrossare le nostre file.

La « prova del fuoco! » (Venerdì Santo 1936), nonchè arrestare il movimento di espansione sembra aver dato nuova vita ed infuso in tutti nuovo. ardore apostolico. Proprio in questo tempo sono sorte le grandi Scuole Superiori di Sant'Antonio e di Santa Maria in, Shillong, ambedue affiliate all'Università di Calcutta. Assai numerosi gli Hindù di alta casta che le frequentano e che fanno sperare in una più rapida diffusione dell'idea cristiana tra le classi dirigenti.

Nel frattempo è sorta anche la bella cripta della nuova cattedrale sul modello della grotta di Lourdes che col magnifico Calvario che le sta di fronte è diventata un vero centro di attrazione per tutti.

Ora fervono i lavori per la costruzione del nuovo Grande Seminario e Studentato Teologico che sorgerà in un'incantevole posizione a Mawlai, la seconda parrocchia di Shillong, all'ombra del Santuario Nazionale del Sacro Cuore di Gesù.

Così l'avvenire della Missione dell'Assam, tanto duramente e ripetutamente provata, si può dire assicurato e noi possiamo guardare con fiducia in faccia all'avvenire persuasi che non mancheranno gli operai evangelici a raccogliere la messe ubertosa che biondeggia nei campi.

S. E. Mons. Ferrando, fedele al suo bel motto Apostolus Christi si è fatto vero pellegrino apostolico. Privo di episcopio e di sede fissa egli è continuamente in giro per la vasta diocesi che dal Bengala si estende sino alle porte della Cina e del Tibet. È suo desiderio di studiare i vari e complicati problemi delle singole missioni sul posto stesso accanto ai suoi missionari. Durante i mesi di gennaio e febbraio egli visitò le stazioni missionarie delle colline Khasi ove benedisse pure alcune cappelle erette in vari villaggi di fresco convertiti.

Scese quindi nella vallata del Bramaputra ed il 27 febbraio raggiunse la nostra missione di Tezpur per la chiusura del Congresso di Azione Cattolica, e suggellò un bel Ciclo Eucaristico, che abbiamo voluto organizzare per dar maggior comodità quest'anno ai nostri 15000 neofiti e catecumeni di accostarsi ai SS. Sacramenti e di partecipare a qualche solenne manifestazione religiosa. Il ciclo venne costituito da una serie di Congressini Eucaristici tenuti nei centri più importanti della missione.

A DHANMARA. - Ebbe inizio il 13 febbraio in Dhanmara per i villaggi situati fra il fiume Gabru ed il Dhansiri. In questa zona noi contiamo più di 4000 cattolici appartenenti in prevalenza alle tribù Mundari, Kharia ed Oraon: gente semplice e buona che s'accontenta di poco e sente assai la religione. Fu qui che in questi ultimi anni abbiamo avuto il maggior numero di conversioni. Sono oggi una ventina di villaggi che hanno abbracciata la fede cattolica. Il loro esempio esercita una santa influenza e fa sì che parecchi villaggi pagani ora chiedano il catechista e maestro cattolico. Il villaggio di Nagapattar tempo fa aveva mandato una deputazione al missionario che si trovava nei dintorni sollecitandolo a recarsi a pregare nella cappella ch'essi, ancor pagani, avevano costruita sul modello di quella che avevano visto nel villaggio cattolico vicino...

Oggi Nagapattar è interamente cattolico!

Circa un migliaio di persone intervennero al Congressino ch'ebbe una splendida riuscita e che avrà certamente una larga eco in tutta la regione. Portarono valido contributo anche Don Alessi da Gauhati, Don Devalle da Barpeta e due delle nostre zelanti Figlie di Maria Ausiliatrice. La domenica fu una vera « Giornata Eucaristica». Tutti si alternarono ai piedi dell'altare per un'ora di adorazione e di preghiera. La sera, solenne processione con le caratteristiche torce, rinnovazione dei voti battesimali e giuramento di fedeltà. Fu per noi motivo di viva soddisfazione e di grande conforto il mirare neofiti così provetti ormai nella vita cattolica e così fedeli ai nostri insegnamenti. In questi Congressini abbiamo lasciato loro ogni iniziativa ed i nostri bravi Catechisti ed i membri delle Associazioni di Azione Cattolica corrisposero pienamente alle nostre aspettative.

Frutti spirituali: 4o battesimi di adulti e varie centinaia di sante Comunioni.

A BAGHMARI. - La domenica seguente ci portammo in un'altra località distante dalla prima più di 100 km. È una zona di piantagioni di thè che dalle sponde del fiume si stende sino alla frontiera del nord. Il thè è infatti l'industria principale dell'Assam e la sua maggior ricchezza. Sono più di mille piantagioni che danno lavoro a 980.000 persone e un introito di circa 300 milioni di lire sterline! Il thè ha trasformato l'Assam: molte delle sue foreste vergini sono -ora scomparse per dar luogo a queste piantagioni - tea-gardens - giardini di thè. Ed in realtà sembrano dei veri giardini questi campi così ben coltivati con le vie lunghe e diritte, vie che spiccano bianche tra il verde vivo delle piante simmetricamente allineate e inquadrate. È un immenso tappeto verde che si stende a perdita d'occhio - rotto soltanto dalle raccoglitrici che passano svelte di pianta in pianta a raccogliere i teneri germogli. Linda e gentile si erge nel centro la villetta del direttore (manager) che ci viene incontro offrendoci una tazza di buon thè e l'ospitalità per la notte. Qua e là sono sparse le capanne dei lavoratori. Una discreta azienda ha in media un migliaio di persone addette alla coltivazione e lavorazione del thè. Numerosi sono i cristiani, venuti specialmente dal Chota Nagpur. La loro storia è spesso assai dolorosa; pure sono felici d'aver trovato in Assam il lavoro che permetterà loro di raggranellare un po' di denaro e poscia far ritorno in patria. Altri si stabiliranno in seguito nella foresta e daranno principio ad un nuovo villaggio...

Anche il Congressino di Baghmari riuscì assai bene. Numerosi, gli intervenuti: un folto gruppo era venuto dal Behali orientale facendo a piedi più di 3o km. Quanta fede in questi cristiani di ieri che non badano a sacrifici e privazioni pur di attestare il loro attaccamento ed il loro amore alla Chiesa e di accostarsi ai Sacramenti !

A TEZPUR. - Il 25 febbraio finalmente fu la volta di Tezpur. Qui, il Congresso Eucaristico ebbe quest'anno la caratteristica prevalente di convegno dei membri di Azione Cattolica. Sono essi gli Avanguardisti della Missione in cui riposano le nostre migliori speranze. Se la nostra Missione di Tezpur vide in soli cinque anni crescere il piccolo manipolo di 2000 cristiani sino a raggiungere la consolante cifra di 15000 lo si deve in gran parte all'opera svolta dai membri delle Associazioni di Azione Cattolica. Anche il loro numero è cresciuto in proporzione col meraviglioso incremento di cristiani: da un centinaio ch'erano tre anni fa, oggi essi sono quasi 2000. Sono questi umili, ignorati apostoli che con la loro parola, più ancora col loro esempio convincono e trascinano i loro fratelli pagani alla nostra santa religione!

Era la prima volta che si faceva un Congresso esclusivamente per essi ed essi ne furono santamente orgogliosi e vi vollero partecipare senza badare a distanza e a sacrifici. La sera del 25, la collina della missione venne presa d'assalto: i bravi soci di Azione Cattolica sbucavano da ogni parte coi loro grossi tamburi e le loro sgargianti bandiere. Yesu ki barai! (Sia lodato Gesù) Khrist Raja ki jay! (Viva Cristo Re) erano i saluti che correvano sulle labbra di tutti!

I pagani si arrestavano meravigliati e chiedevano informazioni. Ma non c'era bisogno di lunghe spiegazioni: sul cancello d'entrata, in alto, spiccava una grande croce e sotto una leggenda formata da lampadine multicolori: Hhristor Rajyo - Il Regno di Cristo. !

Per tre giorni fu un succedersi di sacre funzioni, di discorsi, di canti e preghiere. Tutti erano desiderosi di portare il loro contributo di lavoro e di esperienza; su tutte le labbra c'era un sorriso e tutti i cuori battevano all'unisono per un solo grande ideale! «Preghiera - Azione - Sacrificio» fu il tema principale trattato dai vari oratori con ardore e convinzione...

Così giunse l'alba della domenica quando tutti ci riversammo al « ghat » (scalo) di Tezpur per dare il benvenuto al nostro amatissimo Pastore che, risalendo il corso del fiume, dopo una giornata ed una notte di battello giunse tra noi accolto con indescrivibile entusiasmo dalla massa dei fedeli e dei ragazzi che riempivano l'aria di prolungati «jay »...

Prima della Messa Pontificale si fece l'ascrizione dei nuovi membri di Azione Cattolica. Erano 16o inginocchiati dinanzi l'altare impazienti di pronunciare il loro giuramento e di ricevere la bella medaglia e la sciarpa biancogialla che d'ora innanzi sarà la loro divisa. Ben cinque sacerdoti coadiuvarono il Vescovo a distribuire la santa Comunione: tanta era la folla che si assiepava attorno l'altare per ricevere il Pane dei forti! Nel frattempo un folto gruppo di Catecumeni chinavano la fronte sotto l'acqua salutare del santo Battesimo. Nel pomeriggio 5oo neofiti ricevettero la Confermazione.

Verso il tramonto Gesù Eucaristico venne portato in trionfo atraverso le vie della città, attorno ai laghetti e lungo il fiume Bramaputra, in un tripudio osannante, in un palpito solo di fede e di amore. Quando scesero le tenebre, i nostri cristiani accesero le loro torcie. Lumen Christi! Sì essi erano veramente la luce di Gesù: cristiani ferventi ed esemplari che con la loro vita rendevano testimonianza al Maestro che venne ad illuminare le tenebre... Il riflesso di oltre 2000 fiaccole nelle acque del fiume aveva un effetto incantevole. Ma noi pensavamo al riflesso della pietà di quelle anime eucaristiche nel mondo pagano e sospiravamo il trionfo della luce di Cristo in tutta quest'immensa regione.

L'affretti Lei, Padre, colla sua benedizione.

Suo aff.mo in G. C.

Tezpur 5-III-1938.

Sac. LUIGI RAVALICO Missionario Salesiano.

GRAZIE

attribuite all'intercessione di MARIA SANTISSIMA AUSILIATRICE e di SAN GIOVANNI Bosco

Raccomandiamo vivamente ai graziati, nei casi di guarigione, di specificare sempre bene la malattia e le circostanze più importanti, e di segnare chiaramente la propria firma.

Non si pubblicano integralmente le relazioni di grazie anonime o firmate colle semplici iniziali.

« ...Non prender più medicine ». Rendo pubbliche grazie a San Giovanni Bosco per aver salvato mia figlia Rosemma in diverse circostanze.

Colpita da morbillo e da gastroenterite, andava di giorno in giorno peggiorando, tanto che il medico curante non ci dava più speranza di salvarla. Ma, una notte, la piccola si svegliò esclamando con un fil di voce: « Don Bosco mi ha detto di non prendere più medicine, chè guarirò lo stesso! ». Noi pensammo al delirio. Però ci procurammo subito un'immagine di San Giovanni Bosco, dalla piccola ripetutamente richiesta, e cominciammo a pregare con fervore. Verso il mattino, con grande meraviglia del medico e mia, constatammo che la bimba non aveva più febbre, ed era in via di guarigione.

Un anno dopo, mentre giocava, cadde dal fienile nel portico sottostante, squarciandosi gravemente il ventre su un attrezzo agricolo. San Giovanni Bosco la protesse anche questa volta, facendola guarire in breve e perfettamente.

Una forte difterite le aveva lasciata la gola infiammata, dolori all'udito e gonfiore alle tonsille. Si dovette ricorrere ad un atto operatorio. Tutto riuscì felicemente; ed ora la bimba gode ottima salute.

In segno di riconoscenza ho regalato alla nostra chiesa un bel quadro di San Giovanni Bosco, da tutti onorato ed invocato.

Isola d'Asti, 9 marzo 1938.

ZUCCARO RITA Risso.

Diverse grazie. - Nei mesi di giugno, luglio 1937 s'ammalarono gravemente due miei figliuoli: Nicolò, di anni 14, di febbre tifoidea; Maria Anna, di anni 8, di una forma assai più violenta di scarlattina. Quest'ultima stette per tre giorni in imminente pericolo di vita. Io disperavo omai della guarigione. Mi rivolsi quindi a Maria SS. Ausiliatrice ed a Don Bosco ed ebbi la gioia di vederla entrare inaspettatamente in convalescenza. La sorella maggiore le aveva legata al polso una reliquia di Don Bosco.

Anche recentemente ebbi un'altra prova dell'assistenza divina. La mia signora, dopo giorni di serie trepidazioni, fu consolata dal sorriso d'una nuova creatura con un processo rapido e felice contro ogni mia previsione. Ma poi insorse una gravissima infezione settico-piernica caratterizzata da febbre elevatissima, preceduta da brivido di freddo intenso e prolungato, che spaventava ed abbatteva, per l'intensità e la durata, l'ammalata. Il caso era gravissimo e la prognosi completamente infausta. E quasi ciò non bastasse, in seguito a - ]'uso di siero, ecco uno choc anofilottico e la minaccia di sincope. Io e la mia figliuola Anna (l'altra figliuola più grande si trovava al Collegio di Alì, ed il figlio a Cibali, ignari di quanto accadeva in casa) ci rivolgemmo a Maria SS. Ausiliatrice e a Don Bosco, e le nostre preghiere furono esaudite. In dieci giorni vedemmo risorgere la cara inferma, le cui pulsazioni da 48 al minuto, lentamente cominciarono a salire ad 8o e la temperatura da 35.9, dopo 10 giorni era 37, e solo per poche ore della giornata. Affermo ancora una volta da medico e da credente, ripetendo ciò che ho scritto e detto a colleghi, venuti per consulti ed agli amici, che solo per l'ausilio divino e l'intercessione di Maria SS. e di Don Bosco io ebbi salva la mia signora, la quale oggi, pur presentando dei reliquati della grave affezione sofferta, comincia ad attendere al governo della casa. Con profonda gratitudine

Capizzi (Messina). Dott. NIGOLÒ MINGARI.

Evita un'operazione. - Alla mia piccola Liana, qualche giorno dopo la nascita, s'era gonfiato un occhio in modo che il medico chiamato a visitarla, giudicò inevitabile una operazione. In famiglia eravamo tutti costernati. Ma, alla vigilia dell'operazione, ci rivolgemmo con grande fiducia a San Giovanni Bosco, il quale ci aveva già ottenuto tante altre grazie e lo pregammo ad esaudirci anche in questo caso tanto penoso.

La mattina seguente quale non fu il nostro stupore e la nostra gioia nel constatare che l'ammalata era completamente risanata. La stessa infermiera stentava a credere ai propri occhi, vedendo la piccola completamente guarita. Dopo undici mesi continua benissimo.

Ringrazio pubblicamente il Santo Don Bosco, e lo prego a voler vegliare sempre su di noi.

Volterra, 28-2-38.   JOLANDA BIBBIANI.

Tormentoso dolore ad una gamba. - Da 14 anni soffrivo dolori continui e così forti ad una gamba da non poter più uscire di casa, soprattutto negli ultimi 6 anni; anzi da dovervi rimanere quasi immobilizzata. Medici e cure non avevano potuto guarirmi, nè portarmi sollievo. Avvilita e stanca avevo perduto ogni fiducia nei medici e nelle medicine, e stavo per perdere anche ogni voglia di pregare. Circostanze insperate mi fecero conoscere la vita di Don Bosco, dalla quale fui così rincuorata a sperare che, con grande fiducia, tornai a pregare. Pregai Don Bosco, e Don Bosco mi ottenne la grazia.

La guarigione fu lenta, ma sicura. Ora, con meraviglia di tutti i familiari, cammino come se mai fossi stata ammalata.

Piena di riconoscenza invio l'offerta promessa, e prego pubblicare la grazia.

New York, 5 marzo 1938.

GINA SIGISMONDI.

Solo un miracolo la poteva salvare. - Il 3 febbraio u. s., mia sorella Amalia fu colta da forti febbri causate da intossicazione intestinale. Il male si aggravò rapidamente, per sopraggiunta nefrite, e per estensione dell'intossicazione al cuore. Per tre giorni e tre notti, fu una continua minaccia di collasso. Più volte il pericolo di morte sembrava in atto: non più polso, pallore e rigidità di morte, cecità assoluta, con tutti i sintomi di una morte imminente; lo stesso medico dichiarò che solo un miracolo la poteva salvare. Allora noi accrescemmo la nostra fiducia nell'intercessione di S. Giovanni Bosco e proprio quando ogni speranza umana era svanita, confortata col SS. Viatico, le facemmo deglutire, in un cucchiaio di caffè, un pezzetto di reliquia di S. Giovanni Bosco, al quale tutti, essa compresa, recitammo, con viva fede, una fervida preghiera. Subito essa sentì come un interno sconvolgimento di tutto l'organismo, si assopì ed ebbe l'impressione che S. Giovanni Bosco, quale appare nel quadro permanentemente esposto all'altare maggiore nella nostra chiesa parrocchiale, portato in trionfo da angeli e fanciulli biancovestiti, la guardasse sorridendole con espressione di gioia e d'incoraggiamento.

Aperti gli occhi cominciò deciso il miglioramento che la portò alla completa guarigione.

Ora sta bene e vuole pubblicamente esternata la sua riconoscenza a S. Giovanni Bosco; manda un'offerta per le Opere salesiane, chiedendo contemporaneamente vive preghiere per un'altra grazia importante, mentre ha stabilito, per il lunedì di Pasqua 18 aprile, una festa solenne di ringraziamento, con discorso in onore del santo nella messa cantata e discorso sulle opere e missioni salesiane dopo il solenne Te Deum di ringraziamento.

Mesola (Ferrara), 25-III-1938.

Canonico Don GIUSEPPE dottor ZARATTINI, Arciprete- Vicario Foraneo.

Don Bosco protegge una famiglia di ex-allievi. - Con animo commosso rendo pubblica una vera corona di grazie ottenute dall'intercessione di Don Bosco.

Un anno fa, dovevo sottostare ad un esame che per me presentava parecchie difficoltà. Prima di presentarmi alla commissione esaminatrice mi raccomandai caldamente alla protezione del Santo, e subito mi sentii più tranquilla. L'esame ebbe un esito superiore ad ogni mia aspettativa ed a quella delle mie professoresse.

Poco tempo dopo, incoraggiata dalla prima grazia ricevuta, nuovamente mi raccomandai alla protezione di Don Bosco per una delicata situazione familiare. Quando ogni speranza pareva dovesse essere delusa, la mano del mio protettore venne a portare pace e tranquillità in famiglia.

Nel mese di settembre u. s., mio padre, ex-allievo salesiano, cadde gravemente ammalato. Profondamente angosciata mi rivolsi al Santo dei giovani ed alla Vergine Ausiliatrice, promettendo, se venissi esaudita, di pubblicare la grazia sul Bollettino Salesiano e di fare un'offerta per le Missioni. Il Padre buono venne ancora una volta in mio aiuto, serbando al mio affetto il genitore che temevo di perdere. Ora mio padre sta bene e non risente per nulla del male avuto.

Rendendo pubbliche queste grazie, invio l'offerta per il battesimo di due bimbi infedeli a cui desidero venga imposto il nome di Pier Giorgio e Maria Ausilia.

Pianezza (Torino) 1° aprile 1938.

ASSUNTA SIMONI.

Quando ogni speranza era perduta. - Il 4 febbraio u. s. mia madre, sorpresa fulmineamente da atroci dolori intestinali, fu ricoverata di urgenza in una clinica della città. Il professore, constatata la gravità del male (ernia strozzata e peritonite) ritenne opportuno procedere immediatamente all'operazione, senza nascondermi le sue apprensioni circa il risultato finale, per il grave stato di intossicazione in cui si trovava l'intestino. Il giorno 5, lo stato dell'ammalata si aggravò in modo tale che il professore, perduta ogni speranza, mi disse che avrei potuto riportarla a casa nella stessa giornata, perchè ormai non c'era più niente da fare. Con grande fervore invocai il beato Salvatore da Horta e San Giovanni Bosco, per il quale, come ex-allievo, ho nutrito sempre una grande devozione. Sentivo che la grazia non mi sarebbe stata negata. Infatti nella stessa serata del giorno 5 si notò il miracoloso miglioramento e, dopo tre giorni, l'ammalata fu dichiarata fuori pericolo. Riconoscente, anche a nome di mia madre, adempio la promessa fatta.

Monserrato, 22-III-1938.

CABRAS CESARE fu AURELIO.

Dopo la festa di Don Bosco. - Credo opportuno ricordare che nei giorni 27-28 e 29 del p. p. gennaio, a Sopramonte (Trentino) si tenne un triduo in preparazione alla festa di S. Giovanni Bosco, sul tema « Forti e Puri» alla presenza di tutta la gioventù maschile. La domenica 30 si coronò con una Comunione generale. Nel pomeriggio fu benedetta la graziosa cappella del nuovo Oratorio Parrocchiale dedicata a S. Giovanni Bosco, uffìciando il Decano Arciprete di Calavino D. Antonio Pellegrini, Decurione dei Cooperatori Salesiani.

A sera, il sottoscritto nell'ampio teatrino dello stesso Oratorio di D. Bosco, gremito di pubblico, tenne una conferenza sulla vita e glorificazione del Santo con proiezioni.

Il 31 gennaio festa e cinquantesimo anniversario della morte di S. Giovanni Bosco il parroco di Sopramonte D. Luigi Pedrolli, ideatore e realizzatore della grandiosa costruzione dell'Oratorio, celebrò nella nuova cappella la prima S. Messa con Comunione generale.

Il 27 febbraio venne da me la signora Assunta Agostini di Sopramonte ed alla presenza di varie persone, mi disse:

« Mio nipote Menestrina Arturo di 24 anni di età, il primo di febbraio, si sentì male; ma fu ereduta cosa passeggera. Il 6 dello stesso mese, fu assalito da una forte bronco-polmonite. Chiamato d'urgenza il medico lo dichiarò gravissimo; sicchè, la stessa sera, fu confessato e viaticato.

» Il giorno 7, essendosi aggravato, gli fu amministrata l'Estrema Unzione e impartita la Benedizione Papale. Il Dottore disse che non avrebbe potuto avere più di due o tre ore di vita.

» Allora, mi ricordai che aveva una immagine di S. Giovanni Bosco; corsi a prenderla e con viva fede la posi sotto il guanciale del morente,

» Il giorno 8 incominciò a migliorare e, dopo soli sei giorni, si alzò da letto. Da qualche giorno ha già ripreso il suo lavoro e gode ottima salute ».

Fin qui la zia, la quale coi parenti e testimoni della grazia pregano sia pubblicata sul Bollettino Salesiano. In fede.

Trento, 1 marzo 1938.

Sac. ALESSANDRO STEFENELLI, Salesiano.

Guarita da grave malattia. -- Il 22 dicembre scorso la nostra: piccola Margherita si ammalò gravemente. Un primo consulto medico dichiarò il caso allarmante: appendicite complicata da bronchite. Pregammo fervorosamente S. Giovanni Bosco. L'appendicite si risolse; ma lo stato della bambina si mantenne grave. Sopravvenne anzi ematuria e pleurite e si sviluppò una bronco-polmonite acuta con ascesso polmonare. La scienza medica si dichiarò impotente. Allora noi aumentammo la nostra fiducia nella intercessione del Santo. La piccola inferma tenuta in vita con iniezioni e ossigeno, ricevette la prima Comunione. Il 31 gennaio, era agli estremi... Ma Don Bosco vegliava. Alle 14 si riprese lentamente ed iniziò il miglioramento che la condusse a completa guarigione.

Il 27 marzo, Sabato Santo, potemmo portare la bambina guarita a deporre all'urna di S. Giovanni Bosco i nostri omaggi di riconoscenza.

Torino, 1° aprile 1938.

GINA e CARLO TORCHIO.

Guarita da difterite. - Il 13 gennaio u. s. mi ammalai di difterite. Il medico curante usò subito tutte le precauzioni suggerite dall'arte, perchè il male non si aggravasse. Al mio capezzale si trovavano le Figlie di Maria Ausiliatrice, le quali mi suggerirono di incominciare subito una novena a S. Giovanni Bosco, per ottenere una rapida guarigione. Ma questa non era ancora giunta al termine che un nuovo attacco di mal di gola, minacciò una ricaduta. Il medico chiese un consulto e tutti dichiararono che se non fosse intervenuto un aiuto dall'alto non c'era più alcuna speranza. Iniziammo allora una seconda novena ancor più fervorosa a S. Giovanni Bosco con promessa di far pubblicare la grazia. Alle nostre preghiere s'unirono anche i bimbi della Colonia. Il Signore ci esaudì. Prima che questa finisse, il male incominciò a diminuire e in breve fui dichiarata fuori pericolo.

Ne sia ringraziato il Signore e S. Giovanni Bosco.

Preventorio Infantile della Croce Rossa Italiana.

Limone Piemonte (Cuneo), 9 marzo 1938.

AMELOTTI NATALINA.

A Peagnola (Padova). Un sacello dedicato all'Ausiliatrice e a S. Gio. Bosco ricorda parecchie grazie segnalate ottenute dalla pietà della popolazione e dei fedeli dei paesi vicini; e la nuova campana intitolata a Don Bosco, la salvezza completa della famiglia Moscheri che nell'urto dell'auto contro i pali del telegrafo avrebbe dovuto perire sfracellata.

Per intercessione del Venerabile Domenico Savio.

Guarita da risipola e da flebite suppurata. - La mia domestica Del Todesco Regina, d'anni 67, veniva colta, il 31 luglio 1937, da violenta febbre. II medico che la visitò constatò trattarsi di risipola. In brevissimo tempo l'infezione assunse forme allarmanti, tanto che fui consigliato d'avvisarne i suoi parenti. Vedendo poi la gravità del caso e l'inutilità dei mezzi umani, io ricorsi all'intercessione di Domenico Savio, pregandolo ad ottenerle dal Signore la desiderata guarigione. Nello stesso tempo, segretamente, nascosi una reliquia del venerabile giovinetto tra i guanciali dell'ammalata. Il male si mutò in una flebite suppurata. L'inferma venne sottoposta a dolorose operazioni, che l'indebolirono tanto da far temere che non si potesse più risanare. Domenico Savio però non ci negò la grazia; la ritardò soltanto: infatti in poco tempo le ferite cessarono di suppurare, e si rimarginarono. Ora l'inferma sta bene, ed io, grato a Domenico Savio della grazia ottenuta, ne invio commosso la relazione.

Torre di Pordenone, 21-1-1938

GIUSEPPE DI RAGOGNA.

Ringraziano ancora della loro intercessione Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco:

Mottura Giuseppe (Cardè) per tutti i favori e le grazie ricevute implorando continua protezione. A. G. (Milano) per l'evitata rovina economica. Bottalo Maria del fu Domenico (Torino) per le molte e segnalatissime grazie ricevute.

Gallino Mariarosa (Occhieppo Inferiore) pel felice esito di una difficile operazione di peritonite. A. B. (Ticino) per la guarigione del figlio.

Milone Giuseppina (Biancavilla) perchè il marito operato di appendicite e peritonite acuta e perforata riacquistò in breve tempo salute perfetta.

Lucrezia Saetta Castellana (Canicatti) per una grazia segnalata.

Vettor Fancello Pia (San Giovanni di Casarsa) per un'evitata polmonite e per una sollecita e insperata guarigione.

Cabras Natalia (Irgoli di Galtelli) per una segnalatissima grazia ricevuta.

De Benedetti Pinuccia ex-allieva (Locana Canavese) per essere stata assistita e confortata da Don Bosco Santo in un periodo difficile e doloroso della vita, manda offerta per le Opere salesiane.

Blardoni Volpone Tosetti Angelina (Piedimulera) riconoscente a San Giovanni Bosco manda cospicua offerta per le Missioni salesiane.

Grassone Maria Lina (Torino) per l'ottenuta guarigione da febbri tifoidi e per la felice esportazione del rene destro.

Libera Ferraris (Torino) per la guarigione di un ascesso che la faceva soffrire da 4 anni minacciando l'urgenza d'un intervento chirurgico.

Arduino Pietro e Margherita (Frossasco) perchè colpita, unitamente al fratello, da una fiera broncopolmonite riacquistarono perfetta salute.

Ch. Antonio Barbacci salesiano (Monte Ortone) pel felice esito di una difficilissima operazione per grave lipoma prostatico subita dallo zio Augusto Nosadini, settantacinquenne; e di un'altra delicata operazione agli occhi subita dal babbo.

Fontana Rosa (Novara) per una grazia segnalata.

Favaro Maria (Mendoza - Argentina) per guarigione da sinovite che minacciava di lasciarle conseguenze per tutta la vita.

Leocadia Cardoso Leal (Rio de Janeiro) pel completo ris†abilimento in salute, dopo una gravissima malattia, durante la quale invocò con tutta fede la Madonna di Don Bosco.

Avelli Elisa ved. De Paoli (Sola) per la guarigione del figlio Attilio ammalatosi di tifo e spedito dai dottori.

B. F. (Piossasco) per una segnalatissima grazia ricevuta, in attesa di altra.

Gotta Adelaide (Torino) per la guarigione del bambino.

Famiglia Mercalli (Nibbiola) pel felice ritorno del fratello che rimpatriò sano e salvo dopo 23 mesi di permanenza in A. O. I.: invoca continua protezione e altre grazie.

Scribante J. (Oakland - S. U. Am.) perchè dopo fervorose novene ottenne il sospirato impiego.

Gasperoni Luigi (Faetano) perchè la figlia Dina curata a tempo evitò di perdere la vista.

Marchi Selene in Massimiliano Mazzali (San Possidonio) per aver avuto i propri poderi esenti da grandinate.

Beltrami Rossi Maria (Milano) perchè la figlia che si era prodotta una frattura all'anca potè, sia pure dopo molte cure e sofferenze, riacquistare la primiera salute.

Porta Lucia (Conzano Monf.) per la protezione accordata al fratello Cesare, salesiano, in America. Invia un'offerta pel nuovo altare di Maria Aus.

Bovio Antonio e famiglia (Bricherasio) pel felice esito di una operazione chirurgica.

Farelli Carolina (S. Giorgio Canavese) per l'ottenuta guarigione.

Giovannone Fascino Teresa (Castagnole Lanze) per la guarigione della figlia senza la temuta operazione.

Coutandin Alessandrina (Perosa Argentina) per una segnalatissima grazia ricevuta.

Mosca Caterina (Santa Croce) per la guarigione della mamma colpita, ad 84 anni, da bronco-polmonite e ridotta in fin di vita.

Bruni Carla (Acqui) per la guarigione senza operazione di una persona di famiglia colpita da ascesso alla gola.

Pescolonna Giuseppina (Torino) pel felice esito di una grave operazione chirurgica.

Gambino Emilia Immacolata (Torino) per la scomparsa di un grave esaurimento nervoso durato parecchi mesi.

Bertolino Sebastiano (Pinerolo) per varie grazie e favori ricevuti.

N. N. (Gassino) per la miracolosa guarigione del padre.

Armosino Amasio Emma (Tigliole d'Asti) per l'assistenza e conforti ricevuti.

Manfredi Cavenago Nina (Montemartino) per aver trovati i mezzi necessari a fronteggiare una spesa imprevista.

Cortese Luigina (Castagnole Lanze) perchè la figlia potè riconquistare la salute evitando una grave operazione chirurgica.

C. D. C. (Torino) per la guarigione di due figli colpiti da ascessi maligni alla gola e all'occhio. Mariscotti Pietro per, aver evitato una catastrofe e per un'altra grazia ricevuta.

Fanfani ch. Florindo (Foglizzo) per la guarigione della mamma.

Fasciolo Renato (Torino) per una segnalatissima grazia ricevuta.

Fedrizi Colleoni Maria per la guarigione del marito.

Sesia Maria (Tigliole d'Asti) pel buon raccolto dei bozzoli effettuato nel 1937.

Lo Monaco Giov. Batt. (Carini) per la guarigione della piccola Maria colpita da peritonite.

Grassis Angela in Pretti (Ivrea) per la ricuperata salute di suo marito.

Fruscione Rita (Salerno) per aver ritrovata la perduta pace del cuore.

Debrio Carmina (Alghero) perchè, colpita da una grave forma di nefrite, guarì per intercessione del nostro Santo.

Cavagnet Carrabotta Emilia (Clairton Penna) perchè un nipotino di 23 mesi, colpito da fiera bronchite, cominciò a migliorare al contatto di una reliquia di Don Bosco e in seguito guarì perfettamente.

A. B. C. (Racconigi) per evitata operazione d'un attacco di appendicite e per la guarigione del figlio da un male alla schiena.

N. N. (Galliate) per la guarigione della figlia da una terribile infezione che rendeva il caso disperato.

Ch. Adolfo Dalmasso, salesiano (Benevagienna) per aver felicemente sostenuto un'operazione di appendicite.

Tamagni Melania in Mazzocchi (Rivolta d'Adda -Cremona) per la guarigione del figlio che, per l'esplosione d'un fucile, aveva dovuto subire l'amputazione della mano, senza che bastasse ad arrestare la setticemia. L'arresto, avvenuto inaspettatamente più tardi, fu dal medico stesso attribuito alla grazia invocata con fede dall'intercessione di Don Bosco.

Eleonora G. Iudice (São Sebastião-Brasile) per la guarigione di tutta la famiglia da febbri maligne e per altre grazie ricevute.

Burzio Maddalena (Riva di Chieri) perchè potè avere la gioia di una cara bambina, senza subire l'operazione ritenuta dal medico necessaria.

La mamma Elena Candela e la zia Maria Rosaria Candela (Milano) per la guarigione del rispettivo figlio e nipote Giulio da otite acuta purulenta e da mastoidite.

Bondio Santina (Adro-Brescia) per la guarigione del nipote Porta Giuseppe da gastro-enterite e da tre ricadute di broncopolmonite.

Cainelli Maria (Sopramonte) per felice esito di operazione di ernia strozzata e per altre grazie.

Maria Pennato Groppo per l'aiuto ottenuto in critiche situazioni.

Teresa Cerruti (Torino) pel felice esito di una operazione.

M. A. Bolla (Torino) per la guarigione della sorella da bronchite influenzale e pel miglioramento della sua salute.

Sonzogno Giuseppina De Giorgi (Vigevano) pel felice esito d'una delicata operazione al rene destro.

Luisa Garino per la guarigione del figlio da dolorosissima otite, per l'assistenza prodigatagli durante gli esami, e per la benedizione ottenuta sulla campagna.

Giovanni Romero (Catania) per la guarigione della sua signora da anemia perniciosa.

Fanfani Severina (Palazzo del Pero-Arezzo) per la guarigione da bronchite acuta influenzale con minaccia di tisi, ottenuta al termine di una novena a S. Gio. Bosco.

Ch. Armando Piras, salesiano (Bandel-Bengala) per la miracolosa assistenza ottenuta in difficilissime operazioni complicate da violenti emorragie.

Boggio Maurizio (Pinerolo) per l'incolumità del figlio tenente di Complemento Boggio Rag. Coll. Giovanni, volontario in A. O. I. dal luglio 1935, decorato con tre croci di guerra, di cui due sul campo, in tutto il corso della campagna etiopica e specialmente nel combattimento di Gianagobo e in una pericolosa caduta, mentre manovrava di notte al buio in Tripolitania.

Lettera di Don Giulivo ai giovani.

Carissimi,

Settant'anni fa, proprio il 9 giugno 1868, l'Arcivescovo di Torino Mons. Alessandro Riccardi, con tutta la pompa del sacro rito, consacrava solennemente la basilica di Maria Ausiliatrice, e Don Bosco saliva, dopo di lui, l'altare della Madonna per celebrarvi la santa Messa. Vi lascio immaginare tutta la sua gioia, le sue emozioni! Ritornato in sagrestia, si raccolse a lungo in ringraziamento, poi si trattenne a parlare colla mamma di un sacerdote salesiano venuta a Torino per la festa. Confortatala della sua benedizione, disse al sacerdote: « Tu non sarai il solo salesiano della tua famiglia! » Cosa singolare! In famiglia egli aveva quattro fratelli propensi a tutt'altro che a farsi religiosi, ed una sorella ancor piccina. Ebbene: 14 anni dopo, la sorella entrava nell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice; e, nel 1893, uno dei fratelli si faceva anch'esso salesiano. Le due vocazioni si svilupparono in modo assolutamente impensato.

Cari amici: a settant'anni di distanza, la basilica di Maria Ausiliatrice ha dilatato lo spazio, abbellendosi di marmi e di luci; la Madonna brilla dal suo nuovo altare e la salma di Don Bosco par che riposi nella gloria. Ma il Santo non riposa. Continua invece il suo apostolato. E par che, additando il quadro dell'Ausiliatrice circondata dagli Apostoli, inviti altre anime generose a consacrarsi a Dio. Chissà che la sua voce non giunga anche a qualcuno di voi, che, leggendo il Bollettino Salesiano, sentite ogni mese l'appello accorato di tanti missionari insufficienti di fronte ai milioni d'infedeli che attendono la luce del Vangelo! Oh, se il Signore vi chiama, non fate i sordi. Rispondete con tutto lo slancio del vostro cuore. La vostra vita non potrebbe trovare più sublime missione, non potrebbe essere più preziosa. Diventar sacerdote, diventar missionario: vi può mai essere più alto ideale ? Non vi spaventino i sacrifici. L'amor di Dio fa tutto, la sua santa grazia trionfa di tutto. Io ve l'auguro con tutto il cuore. Vostro aff.mo

Don GIULIVO.

NECROLOGIO

Salesiani defunti:

FLORIO D. CARLO, sac. da Biella (Vercelli), † a Castelnuovo D. Bosco (Asti) il 12-II-1938 a 55 anni di età.

TABONE VITTORIO, coad. da Chiusa S. Michele (Torino), † a Cuiabà (Brasile-Matto Grosso) il 23-1-1938 a 67 anni di età.

SCHWARTZ GIOVANNI, coad. da Obersachsen (Svizzera), † a Jagdberg (Austria) il 15-II-1938 a 65 anni di età.

SRDELIC FRANCESCO, coad. da Spalato (Jugoslavia), † a Rio Negro (Brasile) il 17-XI-1937 a 30 anni di età.

GALLO DONATO, coad. da Monteforte del Cilento (Salerno), † a Portici (Napoli) il 19-II-1938 a 62 anni di età.

Cooperatori defunti:

MONS. FRANCESCO DEI CONTI SERENELLI † a Verona il 4 aprile u. s. a 94 anni di età.

Primo Direttore Diocesano dei. Cooperatori salesiani di Verona, aveva attinto al cuore stesso di Don Bosco i palpiti più generosi dello zelo sacerdotale. La fama dell'uomo di Dio l'aveva infatti tratto a Valdocco fin dal 1878, quando Don Bosco era nel pieno fervore della sua attività, per studiarne l'opera e lo spirito. N'ebbe l'impressione di un santo. «Per quanto mi sforzi di cercar l'uomo - scrisse - non trovo che il santo «. Ritornato a Verona, ove allora copriva anche l'ufficio di vice-rettore del Seminario, promosse, coll'Em.mo Cardinal Luigi di Canossa, la fondazione dell'Opera salesiana in città e fu il sostegno e il conforto dei nostri confratelli, che seguì paternamente nello sviluppo dell'Istituto locale, largo sempre di consigli e di aiuto. Don Bosco ed i suoi successori lo vollero più volte a Torino per ricambiargli i segni della più affettuosa riconoscenza. Ed egli accorreva felice di ritemprare il suo spirito a quella scuola di santità che fece di lui un altro « uomo di Dio ». Il sacro ministero, la cura delle anime, il sollievo dei poveri e dei sofferenti, il sostegno d'ogni opera buona moltiplicarono i meriti della sua santa vita, aureolata dall'eroismo della rassegnazione nella decennale malattia che l'afflisse. Col sorriso di Don Bosco nel cuore spiccò il volo dalla terra al Cielo.

CLELIA BORGHI ved. CARLETTI † a Bologna il 21 aprile u. s.

Mamma del nostro Don Ernesto, Ispettore delle Missioni salesiane del Matto Grosso (Brasile), giunse in età veneranda attraverso ad una vita di pietà e di lavoro, tutta consacrata al bene della famiglia, all'esercizio della carità, all'edificazione del prossimo.

Mons. GIUSEPPE BOLZONI † a Fidenza il 1° aprile u. s. a 76 anni di età.

Per 47 anni parroco della Cattedrale, era anche Direttore Diocesano dei Cooperatori e prodigava all'Opera nostra, ch'egli volle in Fidenza e sostenne con tutte le sue forze, le più affettuose cure, la più larga beneficenza. Pietà profonda, amabile dolcezza, carità inesauribile e generosa rassegnazione nella penosa malattia che lo trasse alla tomba, sublimarono la sua anima nell'amor di Dio e del prossimo, riverberando nel suo ministero lo splendore di santo zelo.

OGGERO MARGHERITA ved. BARALE † a Peveragno (Cuneo) il 24 marzo u. s. ad 84 anni.

Madre del nostro Don Paolo Barale, era zelante Cooperatrice delle Opere salesiane, divotissima di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco. Trascorse la vita nella pietà e nel lavoro e spirò, come desiderava, in un giorno sacro a Maria SS.

DE COL ANDREA † a Casarsa (Udine) il 31 gennaio u. s. a 62 anni di età.

Fervente Cooperatore, padre esemplare, seppe cristianamente educare ben tredici figli, di cui due sono già missionari salesiani in Oriente, uno è aspi rante, ed una figliola professa fra le suore missionarie della Nigrizia (Verona). Frutto della pietà eucaristica e dello spirito di carità che, infiammando la sua vita, si trasfondeva nella famiglia. Aveva chiesto a Don Bosco di ottenergli dal Signore nel giorno della sua festa o la guarigione da una lunga malattia. ch'egli sopportava con edificante rassegnazione, o la grazia di andare in Paradiso. E spirò dolcemente proprio il 31 gennaio, al termine del santo Rosario, recitato colla moglie e coi figli.

Altri Cooperatori defunti:

Andreis Giuseppina, Torino - Baronchelli Giovanni, Quinzano d'Oglio (Brescia) - Bello D. Oronzo, Lecce - Berlusconi Carlotta, Lurago Marinone (Como) - Bertero Lucia, Vinovo (Torino) - Bertolino Domenico, Foglizzo (Torino) - Bertolotti Michele, Lanzo (Torino) - Bettoni Giacomo Azzone (Bergamo) - Bevilacqua Dott. Giuseppe, Albanova (Napoli) - Bosdari Conte Raimondo Ancona - Carosio Francesca Ved. Gandini, Castelferro (Aless.) - Caviglioli Natale, Greve (Firenze) - Cerruti Luigi Montemagno (Asti) - Colussi D. Amadio, Fanna (Udine) - Corbetta Giuseppe, Torino - Corradi Giuseppe, Roveri (Verona) - Crayon Luigina, Savona - Damanna Margherita, Bari - D'Ancicco Giovanni, Casola di Caserta (Napoli) - De Filippis D. Luigi, Pieve Vergonte (Novara) - Del Mestre Giuliano, Bologna - Delsignore Marco, Molinello (Massa) - Diliberti Rosario, Palermo - Faita Giovannina, Pralboino (Brescia) - Fietta Teresa, Casoni di Mussolente (Vicenza) - Frascoia Giovanna, Maggiate Sup. (Novara) - Garozzo Giovanni, Milo (Catania) - Grieco D. Rosario, Vietri (Potenza) - Invernizzi D. Calimero, Arsago (Varese) - Leone Antonietta, Torino - Lombardi Giuseppe, Frugarolo (Aless.) - Marchettini Adele, Firenze - Mela Giov. Battista, Conio (Imperia) - Mocellin Francesco, Campese (Vicenza) - Mognoni Paolo, Fenegrò (Como) - Montanari Melandri Rosina, Fusignano (Ravenna) - Novelli Maria, Londra (Inghilterra) Novelli Stefano, Azzone (Bergamo) - Passerini Filomena, Rivera (Svizzera) - Perez Laura Antonietta, Avola (Siracusa) - Pesaresi Angela, Corpolò (Forlì) - Petracco Fancello Secondiana, S. Vito al Tagliamento (Udine) - Pipione Giuseppina, Castell'Alfero (Asti) - Previtali Alessandro, Palazzago (Bergamo) - Santi Bertinei Caterina, Azzone (Bergamo) - Santi Fiorina, Azzone (Bergamo) - Santi Maria, Azzone (Bergamo) - Serenelli Mons. Francesco, Verona - Silvestri Angela, Rivoltella (Brescia) - Sulli Suor Giuseppina, Prizzi (Palermo) - Tigliole Annita, Torino - Tonelli Gabriele, Coccaglio (Brescia) - Tremea Candido, Villa di Villa (Belluno) - Trinchieri Cav. Carlo, Torino - Truzzi Luigi, Desenzano del Garda (Brescia) - Venturini Rosa, Este (Padova) - Viale Felicina ved. Amalberti, San Remo (Imperia) - Villata Giacinto, Torino - Zanadrea Giovanni, Friola di Pozzoleone (Vicenza) - Zarri Francesco, Quargnento (Aless.) - Zini Emiliano, Massafra (Taranto) - Zortea Felice, Canal S. Bovo (Trento).