Anno LXII - Numero 7 1° LUGLIO 1938-XVI
SOMMARIO: Haec domus mea: inde gloria mea. - Sotto la cupola dell'Ausiliatrice. - In famiglia. - Nel 50° della morte di S. G. Bosco. - Dalle nostre Missioni: Equatore, Assam, Siam. - Lettera di D. Giulivo. - Grazie. - Necrologio.
«Haec est domus mea; inde exibit gloria mea: questa è la mia casa; di qui si diffonderà la mia gloria». Così disse la Vergine al santo Don Bosco quando nella tenuità di un sogno - uno dei tanti sogni che gli illustrarono le tappe del cammino della vita - gli additò il terreno su cui avrebbe dovuto innalzare il Tempio di Maria Ausiliatrice. Fatidiche parole, confermate da innumeri prodigi, da fasti memorandi! Consacrata il 9 giugno 1868, settant'anni or sono, la divinata chiesa divenne subito la casa di Maria. Generazioni di giovani, di fedeli, di devoti v'accorsero in trasporto di amor filiale e trovarono, fra le sacre mura, le tenere accoglienze dell'amor materno. Quante volte lanciarono con fede il grido « monstra te esse matrem - sumat per te praeces - qui pro nobis natus - tulit esse tuus (1): altrettante volte si sentirono ricolmi di benedizioni. Sette lustri bastarono per indurre la Santa Sede a decretare l'incoronazione all'immagine taumaturga. Tante furono le prove che l'Ausiliatrice del popolo cristiano diede, nel suo nuovo santuario, d'esser Madre di Dio e Madre nostra, prodigando grazie spirituali e temporali, esercitando sul cuore del suo Divin Figliuolo quella potenza d'intercessione che fu ben definita omnipotentia supplex (2) e che il Lorenzon interpretò dipingendo Maria col Bambino in braccio e con lo scettro in mano.
Ma, dalla sua casa partì anche la sua gloria. La gloria del suo culto che, affidato dal Santo fondatore alla Società Salesiana ed all'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, come l'eredità più preziosa, si propagò rapidamente in tutto quanto il mondo suscitando la più ardente speranza di veder presto estesa la festa liturgica dell'Ausiliatrice alla Chiesa universale. E la gloria del trionfo delle Opere e Missioni di S. Giovanni Bosco, che sono tutte opera della Madonna. Basterebbe ricordare le annuali spedizioni di missionari, che si ripetono dal 1875 e che raggiungono omai tutte le parti del mondo, per misurare il raggio di questa immensa gloria che parte dal tempio dell'Ausiliatrice.
Coll'ampliamento attuato, la sua casa è diventata più bella, più ampia e maestosa. E noi pensiamo che anche la sua gloria ne guadagnerà incremento e fervore. Soprattutto la sua gloria di Ausiliatrice del popolo cristiano. Viviamo in tempi procellosi. L'ateismo da una parte e il neopaganesimo dall'altra straziano la Chiesa colle più scaltre e violente persecuzioni, e, violando i diritti del vero Dio, conculcano anche i più sacri diritti della coscienza e della vita umana, minacciando la catastrofe della civiltà con una nuova ira di barbarie e di superstizioni. Il Santo Padre l'ha rilevato ancora con profondo accoramento proprio il giorno dell'Ausiliatrice, il 24 maggio u. s., affidando al XXXIV Congresso Eucaristico Internazionale di Budapest la grande missione di espiare per i responsabili questi immani delitti internazionali e di placarne il Signore. Dopo essersi rallegrato della magnifica preparazione dell'eroica Nazione Ungherese « Ci è piaciuto assai - soggiunse nel breve di nomina del Card. Pacelli a Legato Pontificio - che siano stati invitati, con i fedeli dell'amatissima Ungheria, tutti coloro che nel mondo si gloriano del nome di cattolico; associati così nell'intenzione e nelle preghiere, essi potranno espiare, con una manifesta partecipazione ai sacri riti e con una pubblica professione di fede cristiana, le bestemmie e i delitti di chi con impudenza nega la maestà di Dio o la combatte apertamente o con scaltrissima ipocrisia. In siffatto sconvolgimento di diritti umani e divini e mutamento di accordi e di patti pubblici, nulla riteniamo più adatto e salutevole che richiamare lo sguardo stravolto degli uomini e le loro menti deviate ai principii eterni e immutabili della, verità; confortata la debolezza dell'animo col Pane celeste, essi potranno indirizzare e moderare tutti i propositi e le iniziative giusta il dettame delle leggi eterne, e gettare basi solidissime di giustizia e di pace) ».
Di fatto, il Congresso eucaristico di Budapest distese un'iride di pace e di fraterna letizia sull'Europa traviata, col fervore della pietà e colla trattazione di argomenti eucaristici che - come s'attendeva il Vicario di Cristo - furono «quanto mai opportuni per riconciliare gli animi divisi attraverso il vincolo d'amore offerto dall'Augusto Sacramento, ed anche per pacificare le stesse nazioni che, riguardandosi l'un l'altra con occhi diffidenti non desistono o minacciano sempre più apertamente di recare enormi disastri al genere umano con la ferocia e la barbarie delle armi ».
A questo programma di espiazione e di propiziazione ha voluto ispirarsi anche il IV Successore di S. Giovanni Bosco nell'ordinare le nostre solenni celebrazioni. Poichè, come Don Bosco vide in superne illustrazioni e non si stancò di ripetere ai giovani ed ai fedeli, la missione specifica dell'Ausiliatrice è proprio la pacificazione dei popoli nell'amore di Cristo e la salvezza della Chiesa e della civiltà cristiana, con tutti i suoi inestimabili tesori.
E noi abbiamo sentito con commozione profonda risuonare ancora una volta sotto ambo le cupole la preghiera composta dal nostro Santo nel 1885 ed inviata all'allora Monsignor Cagliero, con questo scritto: «Parole da porsi in musica da Mons. Cagliero, quando sarà sulle sponde del Rio Negro nella Patagonia, e che a Dio piacendo noi canteremo a suo tempo nella chiesa di Maria Ausiliatrice in Torino ». Mons. Cagliero non le potè musicare; ma ne affidò il còmpito al nostro valoroso Mo Don Pagella pel cinquantenario della consacrazione della basilica di Maria Ausiliatrice, nel 1918. E Don Pagella l'accompagnò all'organo di Maria Ausiliatrice anche il 12 giugno u. s.:
« O Maria, Virgo potens, tu magnum et praeclarum in Ecclesia praesidium: tu singulare Auxilium Christianorum: tu terribilis ut castrorum acies ordinata: tu cunctas haereses sola interemisti in universo mundo: tu in angustiis, tu in bello, tu in necessitatibus nos ab hoste protege, atque in aeterna gaudia in mortis hora suscipe: O Maria, vergine potente, tu grande e glorioso presidio della Chiesa: tu straordinario aiuto dei Cristiani: tu terribile come esercito schierato in campo: tu da sola hai annientato tutte le eresie in ogni parte del mondo: tu nelle angustie, tu nelle lotte, tu nelle necessità difendici dal nemico, e nell'ora della morte accoglici nei gaudi eterni
V'aggiunga la sua intercessione lo stesso santo Don Bosco e brillerà presto, duratura, nuova gloria dell'Ausiliatrice, la pace religiosa, civile e sociale a questo povero mondo sconvolto e smarrito.
A cronaca delle feste e ad illustrazione dei lavori compiuti sarà dedicato tutto il prossimo Bollettino di agosto.
Iniziato con fervore, il mese di maggio proseguì tra la febbre dei lavori di ultimazione della parte ampliata che impegnarono intensamente squadre di operai anche dopo il tramonto del sole. Edificante il concorso dei devoti, nonostante il disagio dell'ambiente, alla triplice predicazione quotidiana. Incorniciato il quadro taumaturgo dell'Ausiliatrice fra i marmi policromi del nuovo monumentale altar maggiore, su quello provvisorio venne collocata la statua solita a portarsi in processione. Pellegrini, alla spicciolata, quasi tutti i giorni; pellegrinaggi considerevoli, nei giorni festivi. Ricordiamo quelli da Varese, da Monteu Roero, da Mondovì, da Sergnano (Crema), da Treviso, da Pavia, da Brebbia (Varese), da Oriano Ticino, da Senago (Milano) da Bergamo, da Lecco, da Parello (Milano), da Asti, da Riva di Chieri, da Canale, da Pratoreggio, da Malnate, da Gallarate, da Grondate, da Besozzo, da Casale, da Carmagnola, da Cameri, da Mosezzo... ; molte massaie rurali delle provincie di Torino e di Aosta, 18o alunne dell'Istituto Magistrale della «Provvidenza».
Ogni domenica, funzioni solenni. Alla Messa cantata si succedettero le nostre scuole di canto dell'Oratorio, dell'Istituto Teologico Internazionale « Don Bosco», dell'Istituto « San Giovanni Evangelista », dell'Istituto « Sacro Cuore » La Moglia-Chieri, con ottimi programmi ed accurate esecuzioni.
Ai primi del mese, cominciarono ad arrivare i nostri Ispettori coi loro Delegati pel Capitolo generale. Tra i visitatori più illustri notiamo: S. E. Mons. Giorgio de Jonghe d'Ardoye, delle Missioni Estere di Parigi, Vicario Ap. di Yunnanfu (Cina), e S. E. Mons. Amigo, vescovo di Soutwarth (Inghilterra).
Imponenti: il pellegrinaggio di 165 Servantes Françaises, giunto dalla Francia il giorno 6; il pellegrinaggio Alsaziano: 543 pellegrini di Strasburgo, guidati dal Vicario generale Mons. Kretz, il giorno 1o; il pellegrinaggio Lorenese: 666 pellegrini guidati dal can. Moy, il giorno 11, e diretti, come gli Alsaziani, a Lourdes.
Il giorno 9, solenne funerale di trigesima in suffragio del compianto Presidente Internazionale degli ex-allievi, avv. comm. Felice Masera. Cantò Messa il sig. Don Seriè. Assistette S. E. Mons. Coppo, il Rettor Maggiore col Capitolo Superiore, personalità e rappresentanze delle nostre Case vicine e degli exallievi e delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Il 9, nella cappella di S. Francesco di Sales, amministrazione della S. Cresima ai fanciulli della Parrocchia di Maria Ausiliatrice compita da S. E. Mons. Coppo. Il 15, nel grande teatro, adunata dei fanciulli cattolici dell'archidiocesi per l'annuale premiazione.
Abbiamo già accennato, nel numero precedente, alla visita di S. E. il Prefetto di Torino.
La novena fu distinta da maggior solennità nelle funzioni e da ottime polifonie.
Il 17 maggio, XXXV° anniversario della incoronazione dell'Immagine di Maria Ausiliatrice, e VI° della elezione del sig. Don Ricaldone a Rettor Maggiore della Società Salesiana, il IV Successore di S. Giovanni Bosco celebrò in basilica la Messa della Comunione generale. Cantò quella solenne l'Ispettore delle Case salesiane d'Argentina, Don Reyneri. Il 19, partenza del nostro Rettor Maggiore per Roma. Accompagnato dal sig. D. Candela, il sig. Don Ricaldone si recò a Castelgandolfo per assistere alla discussione delle tesi di laurea in Sacra Scrittura che il nostro Don Castellino sostenne, l'indomani, all'augusta presenza del Santo Padre. Da Roma proseguì poi per Budapest per partecipare al Congresso Eucaristico Internazionale.
La domenica 22, devoti e pellegrini affollarono ripetutamente la basilica. Nel pomeriggio, funzione speciale pei parrocchiani di Maria Ausiliatrice, che, secondo l'uso di questi ultimi anni, distribuiti nelle diverse associazioni, sfilarono in pellegrinaggio dall'Oratorio festivo al santuario ove-assistettero alla predica di Don Vismara e ricevettero l'eucaristica benedizione.
La festa di Maria Ausiliatrice.
Si rinnovò lo spettacolo degli altri anni. Quantunque fosse annunciato che la solennità esteriore si sarebbe rimandata al triduo di giugno, Torinesi e pellegrini si riversarono alla basilica fin dalle prime ore del pomeriggio della vigilia, sicchè quando S. E. Monsignor Pinardi, vescovo titolare di Eudossiade, cominciò i primi vespri pontificali, il sacro tempio era già gremito, ed un'altra folla di devoti si disseminava pei cortili, nella cappella di S. Francesco, nelle camerette di Don Bosco e nell'ampio salone ov'erano stati apprestati una dozzina di confessionali. La nostra scuola di canto, diretta dal M° Scarzanella, eseguì i Salmi in falsobordone, il Sacerdos et Pontifex, il Saepe dum Christi ed il Magnificat del Carisio, l'Exultate Deo del Pagella e il Tantum ergo del Cagliero. Tenne il discorso Don Vismara. A sera, la solita funzione popolare. Chiesa zeppa; la piazza, una testa sola. Si era escluso dal programma l'illuminazione ed il concerto per riservarli alle feste giubilari; ma, allo spettacolo di tanta folla, fu decisa l'accensione delle lampade già preparate al centro della facciata. Il santuario rimase aperto per la « veglia santa ». Ora di adorazione predicata da D. Calvi. Alle 0,30 cominciò la prima Messa e fu un susseguirsi ininterrotto di Comunioni fino a mezzogiorno del 24. Il sole, spuntato proprio la mattina del 23, dopo parecchi giorni di benefica pioggia, indorò tutto il 24. Alle 6,30 celebrò per la sezione artigiani il Prefetto generale Don Berruti. Alle 7,30, per la sezione studenti, S. E. Mons. Perrachon, delle Missioni della Consolata. Ma i giovani dovettero restringersi in pochi banchi, perché i fedeli gremivano ogni angolo. Alle 10, solenne Pontificale di S. E. Mons. Pinardi, accolto dall'Ecce Sacerdos del Carisio. I cantori eseguirono la Missa XIX in honorem S. Ioannis del nostro D. Pagella ed il Benedicta es del nostro D. De Bonis. Sedeva all'organo il M° Don Pagella. La provvida distribuzione di Messe nelle altre cappelle e all'altare improvvisato in cortile diede agio a tutti i pellegrini di soddisfare la loro pietà e devozione. Appositi altoparlanti trasmisero le varie funzioni. Nel pomeriggio, una prima funzione, alle ore 15, con discorso di D. Luzi. Poi, Vespri pontificati da S. E. Monsignor Pinardi e panegirico detto da D. Vismara, che chiuse con una fervida invocazione alla Vergine Ausiliatrice. A notte, discorso di D. Gaggino e benedizione solenne impartita dal sig. Don Berruti dall'altare e sulla porta della basilica. Parziale illuminazione della facciata, come il giorno innanzi.
Il 25, la basilica fu quasi sempre affollata di divoti. Tra i pellegrinaggi ricordiamo quello del nostro Collegio San Carlo di Borgo San Martino al completo.
Il 26, festa dell'Ascensione, funzioni solenni e chiusura della predicazione mariana. Dopo il canto del Te Deum, artigiani e studenti si affrettarono nell'ampio cortile per l'annuale saggio ginnastico.
Il 27, scomparve dalla basilica l'altare maggiore provvisorio, e, trasportato il Santissimo all'altare di S. Giuseppe, cominciò la demolizione degli steccati che, con graduali elevazioni, acuí l'attesa dell'inaugurazione del maestoso ampliamento. I giovani passarono per le pratiche di pietà giornaliere nella chiesetta di San Francesco di Sales.
Il 31, giunse dall'Assam S. E. Mons. Ferrando, vescovo di Shillong, cogli Ispettori e delegati dell'India.
Il 1° giugno, festose accoglienze al Rettor Maggiore, reduce dal Congresso Eucaristico Internazionale di Budapest, ove nell'assemblea internazionale del Clero svolse, in lingua italiana, applauditissimo, il tema: «L'Eucaristia fonte di vocazioni e di zelo missionario ».
Il 3 giugno, vari gruppi di pellegrini francesi reduci da Budapest. Tra il clero notammo S. E. Mons. Durieux, vescovo di Chambery, coi Vicari generali di Grenoble e Orléans.
Arrivo di S. E. Mons. Dueñas, vescovo di S. Miguel (San Salvador).
La domenica di Pentecoste, si cantò la Messa nell'ampio cortile centrale, per permettere ai pellegrini di usufruire dello scarso spazio libero in basilica. Tra i pellegrinaggi degli ultimi di maggio e dei primi di giugno, rileviamo quelli: dell'Oratorio festivo Don Bosco da Cuneo, da Cadrezzate (Varese), da Verzuolo Piemonte, da Barlassina, da Saluzzo, da Ovada, da Ceriano Laghetto, da Traverselle, da Saronno, da Castellanza, dell'Istituto Divina Provvidenza da Vercelli, da Como, da Borgo Littorio (Lodi), da S. Maurizio Canavese, da S. Rocco al Porto (Piacenza), da Rivoli, da Lugàno, da Mendrisio, ed un bel numero di missionari dell'Istituto Missioni Estere di Milano con S. E. Mons. Brioschi.
La visita di S. E. il Ministro Rossoni.
Il 4 giugno, l'Oratorio visse un'ora di intima gioia e di fervido entusiasmo. S. E. il Ministro dell'Agricoltura e delle Foreste, Edmondo Rossoni, ex-allievo di Don Bosco, accogliendo l'invito del Rettor Maggiore, appagava il vivissimo desiderio dei superiori e degli alunni, ed iniziava nella Casa-madre una memoranda giornata salesiana che dall'Istituto Missionario Conti Rebaudengo, al suo antico Collegio Cardinal Richelmy al Martinetto, alla Scuola Agraria di Cumiana ed a quella di Lombriasco, gli rinnovò le più care emozioni dei giorni radiosi della sua prima giovinezza. Ossequiato, al suo arrivo a Torino, dal nostro Prefetto Generale Don Berruti, da S., E. Mons. Ferrando, vescovo di Shillong e da una rappresentanza dei nostri Ispettori dei due mondi, Sua Eccellenza giunse all'Oratorio verso le 10. Nell'ampio cortile centrale pavesato di bandiere tricolori, ai 70o alunni interni artigiani e studenti s'erano aggiunti i 18o alunni del nostro Ginnasio parificato di S. Giovanni Evangelista ed i 200 nostri Liceisti di Valsalice. Delle autorità convennero il Federale, gr. uff. Piero Gazzotti; il Preside della Provincia gr. uff. avv. Quaglia; il comm. Marongiu in rappresen tanza del Prefetto; il vice-Podestà conte Gloria; il gen. Farinetti pel comandante del Corpo d'Armata; il comm. Labbro pel Questore; il vice-Provveditore agli studi; il Presidente dell'Unione provinciale agricoltori barone d'Emarese; il Presidente internazionale dei Cooperatori salesiani conte sen. Eugenio Rebaudengo. Con S. E. erano il gen. Corelli, il comm. Chieffa suo segretario ed il capo Ispettore comm. Passerini. Il nostro Rettor Maggiore ricevette affettuosamente il Ministro all'ingresso della Casa-madre e lo accompagnò, fra le acclamazioni dei giovani ed il suono della banda, al monumento di Don Bosco.
Fatto il saluto romano, lo guidò senz'altro in visita delle camerette del Santo, ove l'Economo generale Don Giraudi rievocò rapidamente la vita di santità e di lavoro trascorsavi dal Fondatore, mentre i giovani si raccoglievano nel salone-teatro, superbamente addobbato. Dalle camerette di Don Bosco, Sua Eccellenza scese ad ammirare l'ampliamento della basilica di Maria Ausiliatrice ed i nuovi altari. Quando apparve nel salone-teatro, fu uno scroscio di applausi. Salutato il Federale, che doveva trovarsi ad un'altra cerimonia, il Ministro, col Rettor Maggiore e colle autorità sali sul palco plaudendo al cantico di « Giovinezza» che sgorgava trionfante da quei mille petti. Altri canti patriottici s'alternarono al benvenuto ufficiale dato da un alunno studente ed al discorso del sig. Don Ricaldone che ringraziò il Ministro, e, per lui, il Duce e la Maestà del Re Imperatore, dell'onorificenza conferita, nelle persona del Rettor Maggiore, alla Società Salesiana per le benemerenze acquisite nel campo dell'agricoltura. Con brio giovanile, rifacendosi a Dante, che chiude tutte le tre cantiche della sua Divina Commedia colle «stelle », il IV Successore di S. Giovanni Bosco trasse nobili elevazioni dalla « Stella d'Oro al merito rurale» e fece omaggio a Sua Eccellenza di una copia finemente rilegata della vita di Don Bosco e di una preziosa Reliquia del Santo. Il Ministro si alzò commosso a ringraziare a sua volta e ad esprimere la gioia che gli procurava quella visita, ricordando l'educazione ricevuta nel collegio salesiano e riaffermando la volontà decisa di continuare a corrispondervi per portare, nell'alta missione della sua carica, il massimo contributo a quell'opera di ricostruzione e di ristorazione dei valori economici, morali e spirituali, che il Duce persegue con tanta tenacia e con tanto successo.
Dall'Oratorio, Sua Eccellenza, sempre accompagnato dal sig. Don Ricaldone e dai Superiori, si portò all'Istituto Missionario Conti Rebaudengo ove col Direttore, insegnanti e confratelli era ad attenderlo S. E. Mons. Coppo, vescovo salesiano. Anche i nostri trecento aspiranti missionari gli improvvisarono una festosa accoglienza, col canto degli inni della patria, accompagnati magistralmente dalla banda musicale, ed il vibrante indirizzo d'un alunno. Poi, tutti gli artigiani volarono al loro banco di lavoro, offrendo al Ministro lo spettacolo meraviglioso della modernissima attrezzatura e funzionamento delle nostre Scuole professionali. Dall'Istituto Rebaudengo, il corteo di macchine portò il Ministro al suo antico Collegio, intitolato al Cardinal Richelmy, al Martinetto. Quivi coi superiori ed alunni era il suo antico direttore Don Dones, accorso appositamente da Conegliano Veneto, il dottore cav. Pier Luigi Peynetti, che da un quarantennio presta la sua opera all'Istituto, l'Ispettore delle nostre case del Piemonte Don Fanara, ed un suo compagno di scuola, il nostro Don Gallo. L'incontro fu quanto mai commovente. Gli alunni, tutti in divisa di Balilla, lo salutarono sotto l'ampio porticato cogli inni patriottici ed uno di essi gli disse l'orgoglio di quei duecento frugoli che si sentivano in più intimi rapporti col Ministro exallievo. Sua Eccellenza visibilmente commosso, baciò paternamente il piccolo, ed abbracciò il suo antico Direttore. Fatta una rapida visita alle nuove aule scolastiche, s'indugiò familiarmente a conversare, rievocando i begli anni trascorsi; poi, rimontato in macchina, coi superiori e col seguito, raggiunse la nostra Scuola Agraria di Cumiana, ove direttore, professori ed alunni aspiranti missionari lo attendevano con particolare trasporto, fieri di offrirgli un saggio della loro preparazione tecnica e lo spettacolo meraviglioso di una bonifica di terreni, di una razionalità di metodo e di mezzi e di una efficienza di produzione che forma davvero la sorpresa dei competenti. Dopo l'omaggio ufficiale, cui il Ministro rispose con lusinghiere espressioni, la confidenza e familiarità salesiana prese il sopravvento e sviluppò in pieno un'atmosfera di cordialità che allietò la colazione ed invitò il Ministro a godersi ancora un'ora delle nostre gaie ricreazioni, impegnando coi giovani una animata partita al tamburello. Il Rettor Maggiore lo guidò nella visita della scuola che è un trionfo dei suo genio e della sua passione per l'agricoltura; poi lo accompagnò a Lombriasco, ove superiori ed alunni di quella nostra antica Scuola Agraria, insieme alle autorità locali, chiusero la giornata salesiana del Ministro con altre vibranti manifestazioni. Sua Eccellenza n'uscì ammirato. La sua particolare competenza gli permise di godere le più vive soddisfazioni nel constatare personalmente quel progresso ch'egli aveva fatto premiare colla proposta della «Stella d'Oro » al sig. Don Ricaldone. Lo disse ripetutamente al Rettor Maggiore ed agli alunni i quali si sentirono così incoraggiati a continuare la loro cultura ed il loro addestramento coi migliori propositi per assicurare alla Patria il prestigio di nuove generazioni degne della gloria imperiale.
L'approvazione dei miracoli proposti per la beatificazione della Ven. Madre Maria Domenica Mazzarello, Confondatrice delle Figlie di Maria Ausiliatrice.
Giovedì, 26 maggio, festività dell'Ascensione, nel Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo, la SANTITÀ DI NOSTRO SIGNORE PIO PAPA XI ha ordinato la lettura del Decreto del Tuto per la solenne Beatificazione della Ven. Serva di Dio Maria Giuseppa Rossello, Terziaria Francescana e Fondatrice dell'Istituto delle Figlie di Nostra Signora della Misericordia, e del Decreto che approva due miracoli operati da Dio per l'intercessione della Ven. Maria Domenica Mazzarello, Confondatrice dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, proposti per la Beatificazione della Serva di Dio.
Alla solenne cerimonia, che si è svolta nello studio privato di Sua Santità, sono intervenuti: le Loro Eminenze Reverendissime i Signori Cardinali: Raffaello Carlo Rossi, Ponente della Causa della Ven. Maria Giuseppa Rossello, ed Alessandro Verde, Ponente della Causa della Ven. Maria Domenica Mazzarello; Sua Eccellenza Rev.ma Monsignor Alfonso Carinci, Segretario della Sacra Congregazione dei Riti; e l'Ill.mo e Rev.mo Mons. Salvatore Natucci, Promotore Generale della Fede.
Ecco la versione italiana del testo del DECRETO PER L'APPROVAZIONE DI DUE MIRACOLI PROPOSTI PER LA BEATIFICAZIONE DELLA VEN. MARIA DOMENICA MAZZARELLO.
Pòniti sempre a basso, e sarai esaltato ((Imit. di Cristo, Lib. Il; X, 16)). La venerabile Maria Domenica Mazzarello, nata nel 1837 in Mornese, piccolo paese della Diocesi di Acqui, fece tanto mirabili progressi nella via della perfezione, sotto la guida sapiente di San Giovanni Bosco che aveva intravedute le preziose doti dell'anima della giovinetta, quanto in seguito chiaramente mostrò la santità da essa raggiunta. E poichè tutto il fondamento della santità consiste nell'umile estimazione di se stesso, la nostra Venerabile sempre si poneva in basso, nè accettò di reggere, come Superiora, la nuova famiglia delle Figlie di Maria Ausiliatrice se non costretta, in virtù di santa obbedienza, dal suo santo maestro; e con tanta prudenza governò l'Istituto, che meritamente da questa Sacra Congregazione fu decorata del titolo di Confondatrice. Così essa fu esaltata anche dagli uomini. Ma Iddio stesso, dopo la sua morte, avvenuta il 14 maggio 1881, volle magnificare la santità dell'umilissima vergine, concedendo per sua intercessione moltissime grazie, tra cui non poche sono da considerarsi come veri miracoli, due dei quali furono scelti e proposti a questa Sacra Congregazione per preparare la via alla solenne Beatificazione.
La bambina Ercolina Mazzarello, nata nel luglio del 1912, a tre mesi dalla nascita fu colpita da totale paralisi delle gambe. Sia i medici curanti, sia gli altri incaricati da questa Sacra Congregazione, convennero nell'affermare trattarsi di paralisi infantile, e, considerata l'atrofia delle gambe e le anomalie concomitanti, unanimemente asserirono essere certi che la bambina sarebbe stata priva della facoltà di camminare per tutta la vita.
Riuscendo vani gli umani rimedii, fu fervidamente invocata con una novena di preghiere la venerabile Maria Domenica. L'ultimo giorno della novena, che fu il 2o agosto 1916, mentre la bambina seduta in terra si divertiva con un'altra giovinetta, all'improvviso, si alza, si regge sulle gambe, cammina: di più, corre incontro alla mamma che tornava dalla campagna.
È chiaro che in questa guarigione sono da ammirare due fatti distinti. Primo: l'istantaneo risanamento dei muscoli, dei nervi e delle ossa delle gambe atrofizzate; secondo: il riacquisto immediato della facoltà di camminare e perfino di correre, facoltà che naturalmente non si ricupera che poco a poco, dopo molti sforzi e lungo tempo. La guarita continua a godere della perfetta salute ricuperata.
Tale guarigione attribuiscono a vero miracolo sia i tre medici curanti, sia i tre periti incaricati dell'esame.
Una peritonite tubercolare con ascite cronica, che aveva da molto tempo colpito la giovinetta dodicenne Rosa Bellavita, si manifestò più grave nel novembre del 1925: verso la metà del marzo dell'anno seguente la condusse quasi agli estremi. Perduta ogni speranza di guarigione, il 19 dello stesso mese si cominciò una novena per ottenere dal Signore la grazia di un ritorno in buona salute per i meriti della Venerabile Maria Domenica. Nella stessa notte, la giovinetta è presa da placido sonno, al mattino si alza dal letto, va a piedi sino alla chiesa, si accosta ai SS.mi Sacramenti, prolunga le orazioni di ringraziamento, ritorna a casa, mangia, e d'allora sino al presente, non ebbe mai alcuna conseguenza della malattia sofferta.
Sopra il primo miracolo fu svolto il processo nella Curia di Genova; sopra il secondo in quella di Milano. La revisione giuridica dei due processi fu compiuta da questa Sacra Congregazione il 26 gennaio 1937: e la sentenza data fu confermata da Sua Santità il 3 febbraio.
Ambedue i miracoli furono discussi prima nella Congregazione antipreparatoria tenuta alla presenza del Rev.mo Cardinale Alessandro Verde, Ponente, ossia Relatore della Causa, il 20 luglio dello scorso anno, e poi anche nella Congregazione Preparatoria tenuta alla presenza dei Cardinali il 22 febbraio del corrente anno. Finalmente, il 10 del corrente mese, nella Congregazione Generale tenuta davanti al Santissimo Signore nostro Pio Papa XI, il Rev.mo Cardinale Ponente, ossia Relatore, mise in discussione il seguente Dubbio: « Se e di quali miracoli consti nel caso e per l'effetto di cui si tratta i. Tutti i convenuti, RR.mi Cardinali, Ufficiali, Prelati e Consultori, esposero il loro parere, dopo di che il Santo Padre li esortò a raddoppiare le loro preghiere perchè da una maggiore copia di luce venisse la sua mente rischiarata. Stabilì poi di manifestare il suo pensiero in questo giorno solenne della Ascensione del Signore. Per la qual cosa chiamati a sè gli Em.mi e Rev.mi Cardinali Camillo Laurenti, Prefetto della Sacra Congregazione dei Riti e Alessandro Verde, Ponente, ossia Relatore della Causa, nonchè il Rev.mo Padre Salvatore Natucci, Promotore Generale della Fede e me infrascritto Segretario, dopo aver offerto il Sacrificio Eucaristico, solennemente dichiarò Constare della instantanea e perfetta guarigione sia di Ercolina Mazzarello da insanabile paralisi infantile spinale acuta degli arti inferiori, sia di Rosa Bellavita da gravissima peritonite tubercolare ascitica
Ordinò poi di promulgare questo decreto e di inserirlo negli Atti, della S. Congregazione dei Riti.
Da Castel Gandolfo 26 maggio 1938.
CAMILLO Card. LAURENTI ALFONSO CARINCI Prefetto S. C. R. Segretario.
Terminata la lettura, il nostro Rettor Maggiore fece pervenire a nome del Pio Istituto delle Figlie di Nostra Signora della Misericordia, fondato dalla ven. Rossello, e a nome delle Figlie di Maria Ausiliatrice e della Pia Società Salesiana un indirizzo di ringraziamento e di devozione filiale. Quindi il Santo
Padre rivolse brevi parole agli intervenuti per rilevare l'importanza dei solenni atti compiuti manifestando la Sua compiacenza ed esprimendo la più viva gratitudine all'Onnipotente che gli concesse di poter proporre all'esempio e all'edificazione dei fedeli, in tempi tanto difficili, le virtù fulgide e la vita cristiana di figure così gloriose.
Infine l'Augusto Pontefice ne ordinò la promulgazione e pubblicazione nelle forme consuete ed impartì agli Eminentissimi e all'eletta Rappresentanza della Sacra Congregazione dei Riti la Benedizione Apostolica.
Il Santo Padre presiede la discussione di una tesi in Sacra Scrittura sostenuta da un Salesiano e ne corona la laurea con paterne parole.
Il Santo Padre si è compiaciuto di presiedere a Castelgandolfo, nel Salone degli Svizzeri, la solenne tornata accademica durante la quale il nostro confratello dott. don Giorgio Castellino difese la sua tesi di laurea in Sacra Scrittura: «Le lamentazioni individuali e gli inni in Babilonia e in Israele raffrontati quanto alla forma e al contenuto ».
Con questo atto, il Sommo Pontefice Pio XI, tanto sollecito degli alti studi ecclesiastici, come Prefetto della Sacra Congregazione dei Seminari e delle Università degli Studi, intese anche inaugurare il suo ufficio di Gran Cancelliere dell'Istituto Biblico.
L'augusta presenza del Vicario di Cristo chiamò a Castelgandolfo un'eletta di personalità e di studiosi: S. E. Rev.ma Monsignor Ernesto Ruffini, Segretario della Sacra Congregazione dei Seminari e delle Università degli Studi; i Rev.mi Padri Abati Vannucci di San Paolo e Salmon di San Girolamo in Urbe; il Rev.mo Padre Ledochowski Preposito Generale della Compagnia di Gesù col Vicario Generale Padre Schurmans; S. E. il Marchese Serafini, Governatore dello Stato della Città del Vaticano; Monsignor Hertzog; Monsignor Magjerec; il Rev.mo Padre Frey, della Congregazione dello Spirito Santo, Segretario della Pontificia Commissione Biblica; il Rev.mo Padre McCormick S. J., Rettore della Pontificia Università Gregoriana; un rappresentante di Monsignor Kirsch, presidente del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana; una folta rappresentanza di alunni della Pontificia Università Gregoriana, dell'Istituto Biblico, del Collegio Internazionale di Sant'Anselmo e di altri Istituti Ecclesiastici di Roma Il nostro Rettor Maggiore, giunto espressamente da Torino, era accompagnato dal Procuratore Generale don Tomasetti.
Applausi vivissimi salutarono l'ingresso del Santo Padre cui il Rettore del Pontificio Istituto Biblico P. Bea S.J. umiliò un devoto indirizzo di omaggio a nome anche della Famiglia Salesiana. Quindi il candidato lesse la sua dissertazione e rispose alle obbiezioni mossegli dal Padre Vaccari su l'economia generale della tesi e la trattazione letteraria e storica dei salmi ebraici; dal Padre Pohl stilla trattazione dei carmi babilonensi; dal Padre Dyson sul contenuto ideale dei salmi; dal Padre Bea sulle relazioni culturali tra Babilonia e Israele; dall'Ecc.mo Monsignor Ruffini circa le notizie letterarie e l'età dei carmi babilonesi.
Proceduto alla votazione, la Commissione esaminatrice gli conferì l'approvazione con lode. Ed il Santo Padre la confermò e coronò con la Sua preziosa parola ringraziando anzitutto l'Istituto Biblico della « grande e squisita gioia spirituale che i figli Gli avevano procurato convocando il Padre alla discussione di quella tesi, mettendoLo a parte dei lavori tanto utili, specialmente per Lui, nella Chiesa Santa di Dio portatrice di verità. fondamentali anche per la scienza » e cogliendo l'occasione per « esprimere ancora tutta la Sua simpatia e stima, il Suo apprezzamento per un centro di studi così preziosi
L'ISTITUTO BIBLICO.
« Dire il Biblico - osservò Sua Santità - è dire tutto, trattandosi del Libro santo che porta e conserva la parola di Dio, di quel Verbum che ha voluto mostrare, in tanti modi, con tutte le meraviglie del Creato, le quali vanno dalle molecole fino alle stelle, la sua potenza infinita ed ha voluto farci non solo intendere ma anche leggere; cosa magnifica, magnifica degnazione divina! È un prezioso istituto il Biblico; esso si propone lo studio più profondo possibile del libro di questo Verbo che attraversa i secoli; ma con la stessa sua denominazione di Biblicum esso significa anche quella schiera eletta e così particolarmente qualificata di figlioli carissimi che a sì nobile compito dedicano tutte le energie, prendendole ovunque la grande Compagnia di Gesù ne offra la possibilità, pur di rispondere al paterno e pontificio pensiero ».
IL CANDIDATO.
« In quella circostanza, candidato alla laurea in Sacra Scrittura era un figlio di S. Giovanni Bosco col quale l'Augusto Pontefice ebbe pure così particolari e personali rapporti; ad essi non poteva pensare senza speciale commozione tanto li considera tra i doni e le grazie seminate da Dio sul lungo cammino della Sua vita.
« Ed era lieto l'Augusto Pontefice dì quella occasione per presiedere, come Prefetto della Congregazione dei Seminari e delle Università degli Studi, il conferimento di una laurea e inaugurare così il Suo Gran Cancellierato con un figlio di S. Giovanni Bosco e manifestare da quali sentimenti erano accompagnate le paterne felicitazioni a chi non soltanto aveva conseguito una Laurea, ma aveva riportato unanime vota di lode, e da tali parti, da tali altezze di scienza che rendono la lode preziosa, poichè esce da bocche che molto sanno. Poteva quindi il giovane laureato essere soddisfatto di avere avuto unanimi lodatori di tale natura»
LA FAMIGLIA DI SAN GIOVANNI Bosco
Il Santo Padre godeva d' avere «l'occasione di rievocare memorie così gradite e belle e sempre benefiche di S Giovanni Bosco e altresì di dimostrare una volta ancora quanto Egli stimi, apprezzi ed ammiri la grande Famiglia del Santo, quei cari suoi figlioli Salesiani e di dire a loro ed a tutti come il Papa sia lieto di compiere con uno dei loro un gesto coronatore di meriti e di meriti alti come sono quelli della scienza sacra
Questi sentimenti - prosegui benevolmente - esigono un'espressione ancor più completa allorchè il Papa pensa ai propositi generosi con i quali essi intendono rispondere alla larghezza di vocazione che la Provvidenza Divina usa loro. Il neo laureato infatti non sarà una stella errante, ma il principio di una grande schiera di grandi stelle, di ottime speranze che si dedicheranno ai buoni ed alti studi sacri per essere strumenti di quell'apostolato al quale la Divina Provvidenza li chiama »
LE MISSIONI.
Augurando « che lo zelo e l'ardore per i sacri alti studi teologici e biblici, perfetti quanto è possibile, diventi sempre più ardente e produca più larghi frutti di benedizione » l'Augusto Pontefice non volle « dimenticare l'apostolato di parola, di azione, di fatica, di patimenti di cui le Missioni, specie oggi, dànno spettacolo tanto bello e consolante, in mezzo a tante tristezze, a tante offese di Dio e a tanti mali delle anime ». « Le Missioni e i buoni Missionari - Egli disse - dànno al cuore paterno consolazioni preziose, che non possono mai essere dimenticate anche quando il Papa esalta, esalta tanto - e lo deve - questo culmine, questa sommità di apostolato costituita dall'apostolato della scienza, perchè è inestimabile il bene, l'onore e il vantaggio che da essa viene alla Santa Chiesa ». Il Santo Padre colse pertanto « l'occasione per ringraziare il Signore di questo ardore scientifico del quale aveva una rappresentanza così eloquente nei diletti figli della Compagnia di Gesù e della Pia Società Salesiana i quali partecipavano a quella adunanza, tanto più che Egli pensava, con indicibile gaudio, che questo ardore è sorto e si accende e divampa in tante famiglie religiose, specialmente nelle grandi le quali conoscono già il cammino dei secoli ed hanno dato e vogliono dare nuove prove, e sempre più preziose, del loro valore scientifico».
Il Santo Padre rilevò infine il conforto particolare che ne aveva in quell'ora in cui aveva dovuto vedere « da vicino e da lontano tante cose tristi » e, protestando la sua fiducia in Dio, passò ad intrattenere i dilettissimi figli sull'importanza degli studi biblici e delle indagini riguardanti il Sacro Testo. Chiuse il paterno discorso coll'Apostolica benedizione.
Nel cinquantenario della morte di S. Giovanni Bosco.
Andria, devotissima di San Giovanni Bosco, ha celebrato con slancio di fede il 50° della sua morte. Per tre sere i salesiani Don Panciatichi e Don Villani parlarono del nostro Santo nella chiesa dell'Immacolata, sempre affollata di popolo, ed a centinaia di giovani nell'Oratorio. Il 24 aprile, l'altare del Santo, nel nostro tempio, fu meta di continui pellegrinaggi. La chiesa si gremì di giovani, alla Messa della comunione generale e di folla di devoti al solenne pontificale di S. E. Mons. Emanuel, salesiano, Vescovo di Castellammare di Stabia. I cantori del Duomo eseguirono scelta musica del M° Perosi.
Nel pomeriggio, processione colla reliquia e la statua del Santo per le vie principali della città, sotto una continua pioggia di fiori. Vi parteciparono le Dame Patronesse dell'Oratorio, che, con alcuni zelanti Cooperatori, avevano organizzato la riuscitissima manifestazione, le Confraternite, il Clero, gli Ecc.mi Vescovi Mons. Rostagno e Mons. Emanuel, oltre duecento giovani cantori dell'Oratorio salesiano, che, accompagnati dal corpo musicale cittadino, eseguivano gl'inni del Santo e le Associazioni di A. C. Coronò la bella giornata la benedizione Eucaristica, impartita da S. Ecc. Rev.ma Mons. Paolo Rostagno, Vescovo Diocesano.
Caltagirone. - Le onoranze che ha voluto tributare a S. Giovanni Bosco, nel 50° anniversario della sua gloriosa morte, hanno assunto la massima solennità. Gran concorso di folla alle prediche del Triduo tenute dal nostro Don Di Francesco, e migliaia di Comunioni. Istituti maschili e femminili, fanciulli delle scuole elementari, studenti e professori delle scuole medie, associazioni maschili e femminili di Azione Cattolica, ex-allievi salesiani e fedeli devoti andarono a gara per dare a Don Bosco questo omaggio di pietà eucaristica a lui tanto cara.
Nel pomeriggio del giorno 7, discorso dell'exallievo dott. Magri, alla presenza delle autorità politiche e civili, e di numerosi invitati.
La festa fu un vero trionfo. Tutte le autorità intervennero, con lo storico corteo municipale, al solenne pontificale tenuto in Cattedrale da S. E. Mons. Pietro Capizzi, e nel pomeriggio alla imponente processione, alla quale hanno partecipato l'Istituto Salesiano con la nuova fanfara, schiere di fanciulli, organizzati dalla G.I.L., Istituti associazioni maschili e femminili di azione cattolica coi rispettivi labari e bandiere, lunghe teorie di confraternite, i chierici del Seminario, i Capitoli della Collegiata di S. Giacomo e della Cattedrale con S. E. Mons. Vescovo.
Comacchio, che ospita da 4o anni i Salesiani, ha voluto tributare solenni festeggiamenti alla commemorazione del 50° della morte di S. Giovanni Bosco.
Vi parteciparono tutte le autorità con a capo l'Ecc.mo Vescovo diocesano Mons. Gherardo Menegazzi. La cittadinanza preparata da un bel triduo e da due conferenze tenute dai salesiani D. Bandiera e D. Stile corrispose con fervido entusiasmo.
Celebrò la Messa della Comunione generale nella maestosa cattedrale Mons. Rubino. S. E. il Vescovo diocesano tenne quindi pontificale e, la sera, presiedette la procesione che percorse le principali vie della città e terminò nel cortile dell'Oratorio per l'inaugurazione di un grazioso monumento a D. Bosco. Mons. Vescovo, prima d'impartire la trina benedizione col SS. Sacramento, non seppe trattenere la sua commozione e si compiacque col clero, coi Salesiani e col popolo pel magnifico spettacolo di fede e di devozione.
Foglizzo Canavese. - La Casa di Foglizzo, una delle ultime fondazioni di Don Bosco vivente, resta negli annali della Società Salesiana quale una preziosa reliquia che il Santo legò alle sollecite cure del suo primo successore, Don Michele Rua. Casa di formazione religiosa pei nostri chierici, essa è anche, come la intese il Fondatore, centro di azione cattolica per la popolazione del paese. La celebrazione del 50° anniversario della morte di S. Giovanni Bosco fu quindi una festa per tutto il paese, fiero di avere il quarto Successore del Santo ad inaugurare e benedire i nuovi magnifici locali che, mentre rendono più bella e grandiosa la Casa, soddisfano al numero crescente dei chierici del nostro Studentato filosofico e alla rigogliosa fioritura del locale Oratorio festivo. I promotori vollero far rivivere col 25 aprile u. s. la giornata del 20 ottobre 1886, quando, 52 anni fa, Don Bosco si portò per la prima volta a Foglizzo per dare inizio all'Opera salesiana. Sul medesimo piazzale, pressochè alla medesima ora, dove e quando venne accolto il Santo, fu ricevuto il suo quarto successore Don Pietro Ricaldone. Nella entusiastica accoglienza che egli ebbe vibrava l'eco dell'accoglienza che la popolazione di Foglizzo aveva fatto al Santo ; non pochi dei presenti, allora giovanetti, potevano ricordare e quindi testimoniare che l'idea salesiana, allora in germe, ora fiorentissima, ebbe sempre nel cuore dei Foglizzesi un culto ed un amore fatto di slancio e di entusiasmo.
Salutato dal suono delle campane, il nostro Rettor Maggiore si trovò di fronte autorità, scolaresche, associazioni e tutta la massa del popolo che gli si strinse attorno, come un giorno fece con Don Bosco Santo. Il Dottor Andreotti, segretario comunale, gli diede il benvenuto come rappresentante del Municipio, e con l'affetto dell'ex-allievo. Quindi s'avanzò, splendida nella fiammante divisa, la nuova banda strumentale formata dagli allievi dell'Oratorio festivo, che, ricevuta la sua benedizione, si pose in testa del corteo e lo guidò per la via principale all'Istituto salesiano. Don Ricaldone tagliò i nastri simbolici, ed, entrato nei nuovi locali dell'Oratorio festivo, li benedisse solennemente. Poi sedette nel vasto cortile, sotto l'ombra degli ippocastagni, dove, in una breve accademia, ricevette l'omaggio dei bambini, dei giovani dell'Azione Cattolica, degli ex-allievi, dei chierici studenti. Applauditissimo il raffronto che il direttore dell'Istituto fece tra l'indimenticabile giornata e quella di 52 anni prima. Il Rettor Maggiore rispose con un paterno discorso ringraziando il paese dell'affetto inalterabile con cui circonda l'Opera salesiana e rievocando le glorie dell'Istituto che ha già dato alla Chiesa ed alla Società Salesiana Cardinali, Vescovi, missionari e martiri. Al termine del discorso il buon Padre alzò la destra e tutta la massa del popolo si inginocchiò a ricevere da lui, pegno di favori celesti, la benedizione di Maria Ausiliatrice.
Il canto del Te Deum e la Benedizione Eucaristica chiusero la solenne commemorazione
Pordenone. - Il 1° maggio u.s. la città ha celebrato il cinquantenario della morte di S. Giovanni Bosco con sacre funzioni e solenne commemorazione nell'Istituto Salesiano. Il Centro Aeronautico di Roveredo in Piano ne ha approfittato per la benedizione ed inaugurazione di una graziosa cappella dedicata al Santo, costrutta, per diretto interessamento del compianto Comandante, magg. cav. Lopergolo, col concorso delle famiglie degli Avieri caduti in guerra. Intervenne da Roma S. E. Mons. Angelo Bartolomasi, arcivescovo castrense, il quale celebrò la Messa della Comunione Generale, tenne il panegirico del Santo alla Messa cantata e conferì la santa Cresima ad un bel numero di militari e di avieri, fungendo da padrini ufficiali e sottufficiali. Nel vasto cortile convertito in chiesa, tra la folla che s'assiepava attorno agli alunni dell'istituto colle Dame-patronesse, Cooperatori ed ex-allievi spiccavano le autorità cittadine, ufficiali dell'Esercito e dell'Aeronautica. Terminate le funzioni, Sua Eccellenza si portò subito al Centro Aeronautico di Roveredo in Piano, e, accompagnato dal Colonello cav. Fedeli e dal direttore del nostro Istituto Don Carpenè, passò in rivista la Compagnia d'onore, impartì la benedizione rituale alla cappella S. Giovanni Bosco e, mentre il nostro D. Pasa celebrava la santa Messa, rivolse agli « azzurri » la sua paterna parola encomiando altamente l'opera di pietà e di fede compiuta. Nel pomeriggio, l'infaticabile Arcivescovo Castrense presiedette coll'Ecc.mo Vescovo diocesano Mons: Paulini, autorità religiose, civili, politiche e militari, la solenne accademia in onore del Santo che si svolse ancora nel cortile del nostro Istituto alla presenza di immenso elettissimo pubblico. Un giovane studente porse il saluto alle autorità convenute e il direttore del nostro Collegio di Mogliano Veneto Don Secondo Rastello tenne la commemorazione ufficiale..
EQUATORE Visita apostolica. Amatissimo Padre,
Eccole una breve relazione dell'escursione intrapresa dal nostro Vicario Apostolico Monsignor Comin, attraverso le foreste equatoriane, per portare il conforto della visita apostolica alle Missioni di Limòn e di Indanza. Con Don Avila, venuto espressamente dalla Missione di Limòn, ebbi il piacere di accompagnarlo anch'io.
Partimmo all'alba del 17 marzo da Gualaceo.
ATTRAVERSO LE FORESTE. - Il cielo, fino allora triste e piovoso, si rischiarò. Ci mettemmo sotto la protezione di Maria Ausiliatrice e del nostro Angelo custode, e via al galoppo, su per la Cordigliera, fin sopra i 3500 m. Passammo il cosiddetto « Paramo » senza sentire il bisogno - cosa assai rara davvero - di indossare i nostri «poncho » impermeabili; ma seguiti da un temporale con lampi e tuoni, che pareva ci volesse raggiungere. Dopo 5 ore di corsa, fummo in vista del versante opposto. Scendemmo la china e proseguimmo per un interminabile saliscendi di montagne e colline, con nomi uno più curioso dell'altro, che indicano le caratteristiche dei luoghi e le difficoltà del cammino.
Al tramonto raggiungemmo la capanna di Zapati. È il primo rifugio che si incontra per via. Un caro amico ci attendeva, e ci offerse una modesta cena. Monsignore, nonostante la sua indisposizione di stomaco, che lo tormenta da parecchi mesi, si sforzò di prendere un po' di alimento. La notte inoltrata ed oscurissima ci fece temere di dover far passare il breve riposo anche al nostro povero Vescovo sul duro ed umido suolo, poichè sembrava fallire la speranza che giungessero le bestie, con le provvigioni. E stavamo disponendo sul suolo una semplice tela cerata, che formava tutta la nostra ricchezza, quando invece giunsero i cavalli col carico, e potemmo preparargli un giaciglio migliore. Il giorno seguente, per tempo, di nuovo in viaggio.
FESTOSE ACCOGLIENZE. - All'una del pomeriggio toccammo il « piano del miracolo» così chiamato perchè è l'unico piano in quel succedersi di montagne, colline e valli. Ivi ci attendevano una trentina di coloni, venuti dalla Missione di Limòn, capitanati dal superiore Don Haro, e dalle autorità civili e militari, che offersero a Monsignore e a tutta la comitiva qualche rinfresco. Proseguimmo il viaggio con loro per tre buone ore, sempre in discesa. Lo spettacolo di quell'interminabile scorta d'onore, in fila indiana, che serpeggiava attraverso le dense foreste, presentava una scena fantastica, solenne e commovente, che ci faceva dimenticare la stanchezza e il disagio del viaggio. E quanto affetto e venerazione pel Vescovo! Man mano che ci avvicinavamo alla Missione, crescevano le manifestazioni. A qualche chilometro cominciammo ad incontrare archi di trionfo sormontati dal tricolore nazionale. Nella via principale dell'incipiente paesello le casette eran tutte pavesate a festa! Su i tetti di paglia e dalle finestre, sventolavano bandiere e bandierine di carta! Uno degli archi attrasse in modo particolare la nostra attenzione. L'avevano fatto i militari: era il più grande, il più sfarzoso, sormontato da una bandiera molto ampia, intessuto di foglie di palma, e fatto con tanta cura che rivelava l'intenso amore che nutrono i soldati per il loro Vescovo missionario. Sulla facciata della Missione, oltre la bandiera nazionale, appariva quella pontificia e quella italiana. Le piccole campane suonavano a festa. Il Vescovo fece un ingresso veramente trionfale. Nella piazza ove l'attendeva una gran parte della popolazione di Limòn, centinaia di cuori lanciarono il grido entusiasta: «Viva Monsignore! Viva i Missionarii Salesiani! ». Ben presto cominciò a piovere: ma ciò non impedì che scendessero abbondanti le benedizioni divine, attirate dalla presenza di Monsignore. Ed oggi, 15 giorni dopo quella visita, posso assicurare che la pioggia di benedizioni ha prodotto frutti veramente abbondanti.
LA FESTA DI SAN GIUSEPPE. - Il sabato, festa di San Giuseppe, tutti i falegnami della Missione, uniti tra loro da un unico nobile desiderio, dall'amore al loro Patrono, vollero riservarsi l'onore delle spese per un più solenne servizio all'altare. Alla Messa del Vescovo la Comunione fu quasi generale; consolantissimo il concorso dei fedeli anche alla Messa delle 10. La chiesetta, stipatissima, era insufficiente. Ce ne vorrebbe una assai più ampia. E basterebbero tremila lire per l'ampliamento. Ma dopo la distruzione della Missione di Macas, con tante necessità urgentissime, Monsignore non può certo arrivare a questo. Alle due del pomeriggio, accademia musico-letteraria, in onore del Vescovo. Il programma fu diviso tra i giovanetti e le fanciulle della scuola e comprese l'inaugurazione dell'orchestrina. Le autorità locali ebbero parole piene di apprezzamento e di affetto per Monsignore e per i figli di San Giovanni Bosco. Monsignore, dopo un cordiale ringraziamento, evocò la storia della missione di Limòn. Vent'anni fa, egli passava la prima volta, sperduto, per questi luoghi, senza incontrare una casa, una guida. Quante cose si erano fatte da allora! Animò tutti a cooperare col missionario al benessere morale e materiale di quella sempre crescente popolazione. Dopo l'accademia Monsignore distribuì a tutti un po' di caramelle. Nello stesso giorno amministrò 74 Cresime. Domenica, 20 marzo, i giovani del Circolo San Giovanni Bosco vollero onorare Monsignore con una partita a « Volibol ». E Monsignore premiò vincitori e vinti! Ma questi restituirono il premio come obolo per la ricostruzione della Missione di Macas. L'atto gentile commosse tutti. Anche i cercatori d'oro affluirono alla Missione, a chiedere medicine, rosari, medaglie di Maria Ausiliatrice e di Don Bosco. Monsignore li consigliò a raccomandarsi alla Madonna, a pregare mattina e sera, e a diportarsi, da buoni cristiani. Promisero, ricevettero la benedizione e si rimisero in viaggio per la mèta della fortuna, che per non pochi è la mèta della rovina; perchè troppo frequenti sono i casi in cui vengono travolti dalle acque, o cadono vittime di improvvise malattie.
I KIVARI. - Molti Kivaros vennero di lontano alla Missione, per salutare il Padre Capitàn, o Padre grande, come essi chiamano il Vescovo. Gli presentarono i loro doni, frutta, galline, uova, pesci, selvaggina. Monsignore, a sua volta, li colmò di doni, ad essi molto cari. I Kivaros stanno aspettando che anche in questa Missione si apra per loro un internato. Ma la messe è molta, e gli operai sono pochi! Per mancanza di personale Monsignore non può aderire al loro desiderio. Confidiamo: la Missione di Limòn è di un grande avvenire. La gente converge sempre là, dov'è il Missionario. Limòn conta già una cristianità di 3000 anime, e si presume che il piccolo villaggio di oggi si trasformerà in una cittadina con l'ampliamento della cappella, e con una casa per le Suore, desideratissime, destinate a fare un gran bene tra la gioventù femminile.
DA LIMÒN A INDANZA. - Il giorno 24, commemorazione di Maria Ausiliatrice, colla consolazione di un concorso numerosissimo di fedeli alla chiesa ed ai SS. Sacramenti della Confessione e della Comunione, ci incamminammo verso la Missione di Indanza. La pioggia dirotta ci accompagnò tutto il giorno. I buoni coloni della Missione, preavvisati della visita di Monsignore, vollero rendergli omaggio aprendogli un nuovo sentiero per rendergli meno penoso il lungo viaggio. Vennero ad incontrare Monsignore gran parte degli uomini, mentre centinaia di persone, in maggioranza fanciulli e fanciulle, l'attendevano alla Missione, dove arrivammo verso sera. Quasi tutti i volti erano pallidi e magri, infetti di paludismo. La Missione di Indanza consta di 700 anime circa, ed è in via di progresso. Di rado godono il beneficio della presenza di un missionario, e della sua opera. Colle lagrime agli occhi ne chiesero a Monsignore uno stabile ed egli lo promise con la speranza che gli giunga presto da Torino. Tutta la Missione godette della presenza e della parola di Monsignore, ma per poche ore. La notte passò in un baleno. Al mattino seguente, per tempo, la cappella era piena di divoti: 45 prime sante Comunioni, 14 Cresime, in gran parte di adulti. Monsignore dopo la Messa, dolente di non potersi fermare di più, diede l'addio a quel caro gregge che gli si assiepava d'intorno, quasi per obbligarlo a fermarsi ancora. Noi pure, sotto un mesto sorriso, nascondemmo la pena di dover abbandonare così presto tanti nostri fratelli che ci amano e ci desiderano. Ci facemmo violenza e partimmo. Le pecorelle piangevano per la partenza del loro Pastore, ed il Pastore soffriva a sua volta di dover lasciare quel gregge senza il conforto di un ministro del Signore. Seguiti dallo sguardo melanconico della cristianità ci allontanammo e ci addentrammo nella densa foresta. La stessa campana della Missione, che all'arrivo ci aveva espresso tutta la gioia del popolo, ne manifestava allora la pena. Anche i due ultimi giorni di viaggio li passammo sotto una continua pioggia. A metà cammino, incontrammo una squadriglia di uomini venuti espressamente da Gualaceo. Stavano abbattendo alberi per la ricostruzione di due ponti caduti. Facemmo la traversata di « Paramo » avvolti dalla tormenta e dal vento che con violenza ci sbatteva in faccia i 'ponchos' ; ma, dopo un'ora di traversata, le nubi si dissiparono, ed il sole con i suoi raggi cocenti ci asciugò rapidamente.
Amatissimo Padre, conchiudo questa mia qui a Chunchi, dove con Monsignore faccio una breve sosta presso le nostre Suore. Domani continueremo per Guayaquil.
Don Bosco che, dal letto della sua agonia, mandava una sua speciale benedizione a questa Missione ed a noi nella persona dei primi missionari salesiani che ne prendevano possesso, ci continui dal Cielo la sua protezione.
Suo devotissimo ed umile figlio
Chunchi, 4-IV-1938
ISIDORO M. FORMAGGIO Missionario Salesiano.
ASSAM
Il Distretto di Dibrugarh. Amatissimo Padre,
Il Distretto di Dibrugarh è situato nell'estremo lembo Nord-Est dell'India Britannica. I monti che delimitano i suoi confini lo separano dalla Cina, dal Tibet e dalla Birmania e formano una barriera ancora chiusa alla civiltà. Guarnigioni di soldati occupano i punti strategici della frontiera e tengono a bada le tribù selvagge delle montagne. La pianura ove il Bramaputra sbocca dopo il lungo e misterioso corso attraverso le più alte vette del mondo è il centro più importante della coltivazione del tè in Assam. Quella che cento anni fa era una jungla aspra e selvaggia ora è un'unica distesa di giardini di tè coltivati razionalmente con fattorie moderne per l'essicazione e fermentazione delle tenere foglioline. Per compiere tale gigantesco lavoro si sono reclutati dalle altre parti dell'India migliaia e migliaia di lavoratori che ora costituiscono il terzo nucleo etnografico più importante dell'Assam. Dopo gli Assamesi e i Maomettani sono per la maggior parte costituiti dalle tribù Duraon e Munda provenienti dal Chota Nagpur (India Centrale) ove i Gesuiti hanno una fiorentissima Missione: Il flusso di immigrazione continua. Ogni giardino forma un'unità a sè con i suoi lavoratori, cui fornisce casa e terreno e aiuta con provvidenze sociali. Sono 18.000 i cattolici sparsi in 15o giardini e visitati periodicamente dai 44 sacerdoti che risiedono nella città di Dibrugarh.
Dedicai il mese di marzo alla visita di questo distretto. La gentilezza e l'ospitalità signorile dei direttori inglesi dei giardini facilitarono molto il mio còmpito. L'opera del missionario cattolico è molto apprezzata. Tutti riconoscono l'influenza che il ministro di Dio ha sopra i -Suoi fedeli. Il lavoro missionario si presenta qui con aspetti nuovi e necessità speciali. Con quale entusiasmo è accolto il missionario! I bimbi e le donne sventolano bandierine, gli uomini portano alti bambù con pennoni multicolori, i tamburi rullano furiosamente. Fatta la lavanda delle mani, il missionario viene inghirlandato e si organizza il corteo con canti ed evviva fino alla cappella. Nel piazzale si svolgono le danze caratteristiche e tradizionali. Gli uomini segnano il ritmo con tamburi e le donne danzano cantando soggetti religiosi. Dopo gli indirizzi di omaggio seguono le confessioni. Il mattino seguente il missionario alle sei si trova già al suo posto. Le cifre scritte nel mio taccuino segnano ogni giorno centinaia di confessioni, battesimi, matrimoni, cresime. Tale lavoro ci tiene occupati ininterrottamente per cinque o sei ore! Io li vedo, quei cari cristiani, riempire la cappella senza mai dare segni di stanchezza: sono donne quasi tutte con il bimbo lattante che non lasciano mai, sono uomini assuefatti al duro lavoro quotidiano che bevono avidamente la parola di Dio; ragazzini assiepati attorno all'altare che sgranano i loro occhioni. Mi pare di sentirli ancora pregare, una preghiera che è sempre cantata in una nenia melanconica... Poche volte possono avere la visita del missionario; e come sono felici quando possono accostarsi ai Sacramenti! Un catechista, in un indirizzo di omaggio, mi diceva: « Monsignore apra una nuova stazione missionaria. I missionari sono pochi, e vivono distanti. Troppi cristiani muoiono senza la benedizione e i conforti della Chiesa! Noi vogliamo il sacerdote almeno in quel momento». Ebbi una, stretta al cuore e ricordai quanto mi diceva un altro catechista sui monti Khassi: « Ci mandi un missionario che abbia le gambe buone affinchè possa venire presto quando è chiamato per un ammalato grave! ». Il Distretto di Dibrugarh deve essere certamente diviso. Quest'anno costruiamo già una residenza missionaria a Barpeta; chissà che un altro anno la Provvidenza ci mandi i mezzi per soddisfare il desiderio di questi buoni cristiani. I giardini sono visitati in media quattro o cinque volte all'anno e le comunità sono dirette dal catechista che fa scuola, predica, visita gli ammalati, prepara i catecumeni. È aiutato dai membri dell'Azione Cattolica che danno un valido contributo.
Oh! se potessimo mettere ovunque buoni catechisti; quanto bene si potrebbe fare, quante migliaia di anime entrerebbero nella vera Chiesa!
Ma, un catechista che compia esclusivamente il lavoro evangelico deve essere adeguatamente retribuito. Il povero Vescovo ai missionari che incessantemente lo supplicano per aiuto deve rispondere negativamente e chiudere così l'ingresso a tante anime che sono già sulla porta della salute.
Un catechista deve essere istruito, addestrato per un lavoro che richiede tatto, zelo, sacrificio; quindi la necessità di scuole per catechisti.
Il progresso missionario in un terreno fertile come quello dell'Assam dipende essenzialmente dal lavoro dei catechisti. Molti cooperatori mantengono un catechista in un villaggio e questo aiuto ha permesso il grande sviluppo per es. del Distretto di Tezpur. Anche a Dibrugarh i battesimi annuali sorpassano i 2000 e potrebbero facilmente essere raddoppiati. Queste nuove anime che entrano nell'ovile di Cristo, consolano il cuore del missionario, ma è una nuova responsabilità pel suo cuore d'apostolo. Farsi cristiano non significa solo ricevere l'acqua battesimale: il cristianesimo è una rigenerazione, una trasformazione, e la religione di Cristo abbraccia l'uomo intiero: il corpo e l'anima. Ecco che il buon seme è caduto in un villaggio di gente che la superbia umana trascura e chiama « gli intoccabili ». Sono ignoranti, mal nutriti, vivono in miseri tuguri; gli uomini hanno il vizio di ubbriacarsi. Ebbene con la salvezza dell'anima si porta anche quella del corpo; anzi, mediante l'opera caritatevole ispirata agli ideali del Vangelo, la parola di Dio viene accolta con gioia e conservata. Quindi il lavoro missionario non si limita ad annunziare la buona novella, ma deve aprire scuole, dispensari, ecc...
Tutto questo lavoro mira ad arrivare più facilmente all'anima per creare l'uomo nuovo e stabilire il regno di Cristo nella famiglia e nella società. Come la deficienza di mezzi e di personale per tale còmpito, così arduo e sublime, affligge il cuore del missionario!
Ci consola il pensiero che il regno di Dio è come quel lievito nascosto in una misura di farina, che poco a poco fa fermentare tutta la massa!
Ma intanto in questo lavoro di pionieri noi dobbiamo fare appello alla carità dei buoni... Tra questi lavoratori di tè cominciano già a infiltrarsi elementi estranei che cercano di sfruttarli per fini politici inalberando la bandiera di rivendicazioni sociali! Noi dobbiamo incanalarli e dirigerli verso Gesù, la Via, la Vita; dobbiamo insegnare loro quella fede che sola ci sublima!...
Intanto, come auspicio di quel bel giorno che vedrà il trionfo di Cristo, un altro avvenimento consola il cuore dei bravi missionari di questo Distretto e specie del bravo D. Piacechi. Nel mese di marzo si benedì la prima pietra di una chiesa del Sacro Cuore in Dibrugarh. Questa chiesa è costruita colle offerte dei lavoratori di tè, col frutto dei loro piccoli risparmi e sacrifici. Sono poveri, ma vogliono la chiesa perchè Gesù abbia una degna dimora e perchè accanto alla chiesa sorga poi la scuola per i loro figli! Che il Cuore di Gesù affretti il compimento del suo tempio.
Ci benedica tutti, amato Padre, e specie il suo dev.mo in Gesù Cristo.
+ STEFANO FERRANDO Vescovo di Shillong.
SIAM Nel ricordo di Don Bosco.
Amatissimo Padre,
La data cinquantenaria del beato transito del nostro Santo Fondatore è stata commemorata anche nel Siam con una affettuosa celebrazione, al palpito nostalgico di incancellabili ricordi. Nello Studentato i nostri allievi missionari hanno riprodotto in tre trasparenti la parte centrale dell'Oratorio, con le camerette di Don Bosco, la casetta dei Becchi, e il Santuario dell'Ausiliatrice. La nostra Rivista Jaovasàn (Giovinezza), il giornale cattolico della Missione, e gli stessi giornali di Bangkok hanno parlato del «Padre dei giovani » e delle sue Opere. Un nostro missionario di ritorno da un lungo viaggio apostolico, durato più di un mese, ci ha raccontato come verso i confini meridionali del Siam Don Bosco sia conosciuto ed amato, grazie all'opera di una esemplare famiglia cattolica, che si preoccupa di far circolare la biografia del Santo, richiedendo ai lettori un riassunto di quanto leggono. Questo apostolato produce un gran bene, ed apre la strada a noi che desideriamo tanto di fissare una residenza in quella località. La biografia di Don Bosco venne diffusa in una edizione Siamese di 2000 esemplari. È prossima la pubblicazione di un'altra edizione in lingua annamita.
L'INTERVENTO DEL DELEGATO APOSTOLICO. - La celebrazione ufficiale assurse a vera solennità per l'intervento di S. E. Mons. Antonino Drapier, dei Predicatori, Delegato Apostolico, il quale rimase tra noi dal 12 al 18 febbraio. Lungo il viaggio S. E. ricevette gli omaggi dei giovani delle nostre scuole di Bang-Tan e di Bang-Pong. A BankNok-Khuek gli andarono incontro i nostri marinaretti su una barca sormontata dalla bandiera pontificia, per fargli scorta d'onore. Centinaia di giovani gli fecero festa dalle rive del fiume, agitando bandierine dai colori papali e siamesi, mentre la banda suonava l'inno pontificio. Preludio di un omaggio ancor più commovente che gli umiliarono più tardi presentandogli i fioretti spirituali che ciascuno aveva fatto per il Papa! Alla sera, una suggestiva processione con palloncini. S. E. presiedette anzitutto la celebrazione dell'anniversario dell'incoronazione di S. S. Pio XI, ai piedi di un gigantesco quadro, rappresentante il Papa benedicente. Si commentò l'Enciclica sul santo Rosario. Tutto un popolo si unì in preghiera nella recita della Corona che colle altre pratiche di pietà venne offerta secondo le intenzioni del Santo Padre.
CONGRESSO DI AZIONE CATTOLICA. - La commemorazione del cinquantenario del transito di Don Bosco fu preceduta da un Congresso di Azione Cattolica, preparato e svolto dai Soci della Compagnia del Santissimo Sacramento del nostro Studentato.
Sul tema generale: a La Missione Salesiana del Siam e l'Azione Cattolica» si svilupparono i temi seguenti: 1° il nostro Superiore e l'Azione Cattolica; 2° il nostro Studentato e l'Azione Cattolica; 3° le nostre Compagnie Religiose e l'Azione Cattolica; 4° le nostre Parrocchie e l'Azione Cattolica; 5° i nostri Oratori festivi e l'Azione Cattolica. Il frutto più concreto fu l'istituzione di un corso di Azione Cattolica nello Studentato.
AZIONE CATTOLICA IN BANG- NOKKHUEK. - Ai nostri studenti si aggiunsero anche i cristiani di Band Nok Khuek nella giornata dedicata all'Azione Cattolica. Vi parteciparono Aspiranti e Effettivi d'ogni età. S. E. il Delegato Apostolico ne fu assai contento, e benedisse con solenne cerimonia soci e sezioni, coi gagliardetti di San Francesco Saverio e di Santa Teresa del Bambino Gesù. L'Azione Cattolica femminile colse l'occasione per commemorare anche Paolina Jaricot in una fervente adunata presso le nostre Suore. Vi parteciparono rappresentanze di altre residenze.
S. E. MONS. DELEGATO A BANGPONG. - Dopo la festa, il Delegato Apostolico visitò anche Bang Pong, festeggiatissimo dai giovani e dal popolo. Benedisse la prima pietra del nuovo Collegio delle Figlie di Maria Ausiliatrice con tanto maggior affetto quanto maggiore sapeva essere la nostra povertà nell'iniziarlo. Visitò poi le altre residenze, riportandone ovunque gradite impressioni. Presiedette infine il convegno dei Missionari della zona cui lasciò sagge direttive e spirituale conforto di benedizione. Il commiato fu quanto mai cordiale e commovente.
Così, amato Padre, abbiamo ricordato Don Bosco ed il suo beato transito. Ora riprendiamo il nostro lavoro con maggior lena, confidando nella sua protezione e nella benedizione del suo IV Successore.
Aff.mo in C. J.
Mons. GAETANO PASOTTI Prefetto Apostolico.
Carissimi,
Ecco finalmente ampliato il bel tempio di Maria Ausiliatrice, che, fra tre anni sfoggerà anche la completa restaurazione e la magnifica decorazione progettata
Fedeli e devoti della « Madonna di Don Bosco », che affluiscono da ogni parte del mondo, hanno ormai tutto l'agio di soddisfarvi la loro pietà ed il loro fervore. Ma, senza far torto a nessuno, voi siete sempre i prediletti. Perchè la Vergine Ausiliatrice, se è la patrona di tutto il popolo cristiano, è soprattutto patrona della gioventù cattolica, e in modo singolarissimo della gioventù di Azione Cattolica. Non per nulla Don Bosco la fece dipingere dal Lorenzoni nel quadro taumaturgo in mezzo agli Apostoli: per ricordare a tutti, ma specialmente ai giovani, il dovere dell'apostolato.
E non a caso la Provvidenza dispose che il santuario dell'Ausiliatrice in Torino sorgesse contemporaneamente alla Società della Gioventù Cattolica Italiana, settant'anni or sono. Proprio quando Don Bosco preparava l'inaugurazione del tempio in Torino, la nostra balda gioventù Cattolica, animata da Mario Fani e da Giovanni Acquaderni, si costituiva in società, ed approvata dal Santo Padre Pio IX, con Breve del 2 maggio 1868 « inalberando la bandiera della religione, affrontava l'irruente empietà e ne raffrenava l'impeto ». Lo stesso immortale Pontefice benedisse il santuario dell'Ausiliatrice e « la nascente Società di giovani timorati la quale si proponeva di strenuamente combattere per la causa della Chiesa e per la salvezza delle anime » inculcando ai soci « di precedere gli altri nella libera e franca pratica della religione, negli uffici tutti della cristiana carità, nello studio di promuovere qualunque cosa possa giovare a lustro e decoro del pubblico culto sacro, alla educazione morale del popolo, alla diffusione del cattolico insegnamento, all'ossequio verso la Santa Sede ». In sostanza, il gran programma ispirato a Don Bosco dalla Vergine Ausiliatrice e da lui proposto, fin dall'inizio dell'opera sua, a quanti gli si strinsero attorno per collaborare alla salvezza della società. Ebbene: come nella lettera del mese scorso io vi invitai a segare, se la sentite, la vocazione sacerdotale e missionaria, così era vi invito tutti, perchè tutti lo potete, a mettervi a fianco dell'Ausiliatrice almeno come fervidi collaboratori dei vostri Vescovi e Parroci nelle file dell'Azione Cattolica.
Coraggio! Sia questo il frutto più bello delle nostre teste : un nuovo, più fervido palpito di apostolato, di azione cattolica.
Vostro aff.mo
DON GIULIVO.
attribuite all'intercessione di MARIA SANTISSIMA AUSILIATRICE e di SAN GIOVANNI Bosco
Raccomandiamo vivamente ai graziati, nei casi di guarigione, di specificare sempre bene la malattia e le circostanze più importanti, e di segnare chiaramente la propria firma.
Non si pubblicano integralmente le relazioni di grazie anonime o firmate colle semplici iniziali.
Salvo per miracolo. - Nel pomeriggio del 1° febbraio u. s. mio fratello di 9 anni tornando dalla scuola del paese (Albignasego) con altri compagni spensierati si appese ad un carro di fieno del peso di 17 quintali, che passava per la strada. Stuzzicato dai condiscepoli, si nascose sotto il fondo del carro, pensando di uscire dal piccolo spazio che intercorre tra la ruota anteriore e la posteriore. Ma inciampò e cadde al suolo. La ruota posteriore gli passò sul ventre lasciandolo privo di sensi. Soccorso alla meglio e adagiato in un'automobile, fu condotto senz'altro in un ospedale di Padova dove i medici constatarono la gravità del caso e diedero poche speranze. Chiamato improvvisamente, accorsi anch'io al suo capezzale e lo raccomandai vivamente a D. Bosco, del quale tutta la famiglia è devota. Deposi quindi sotto la sua testa una reliquia del Santo. Anche i miei compagni e i chierici di questo studentato si unirono con me nella preghiera. Dopo un accurato esame, il medico curante dichiarò il fratello fuori pericolo e disse doversi attribuire la grazia ad un intervento superiore.
Con profonda riconoscenza a Dio ed al santo Intercessore
Monteortone, 13 marzo 1938.
SILVIO SIMONATO, Aspirante salesiano.
Quando si ha fede. - Mamma di 7 figli, di cui soltanto quattro sopravvissuti, attendevo la grazia dell'ottavo, quando i medici mi riscontrarono delle gravi circostanze che mettevano in serio pericolo ogni mia speranza. Ricorsi allora con fiducia a San Giovanni Bosco e mandai a Torino alcuni indumenti da far benedire e posare sull'urna del Santo. Appena li riebbi, li indossai e mi misi al collo anche una medaglia benedetta. Due giorni dopo, mi ripresentai al medico e questi, con immensa sorpresa, constatò la scomparsa d'ogni pericolo. Tutto infatti procedette normalmente ed anche il bambino prospera con me in ottima salute.
Piena di riconoscenza.
Novara, 15 marzo 1938. MERLO LUIGIA.
Una caduta che poteva essere fatale. - Il 28 agosto 1937 un mio figlio partiva da casa con un pesante carro carico di roba tirato da mucche, su cui aveva adagiato nel miglior modo il suo bimbo Giuseppe di quattro anni. Seguiva il carro, a pochi passi di distanza, la madre del bimbo che, ad un certo punto, non vedendolo più al suo posto, mandò un grido disperato. A quel grido le mucche ch'erano state aggiogate per la prima volta avrebbero dovuto spaventarsi: invece si fermarono di botto e restarono ferme come fossero inchiodate al suolo. Il padre e la madre corsero subito in cerca del bimbo. Lo trovarono fra le due ruote di sinistra del carro; la ruota posteriore gli -premeva già il fianco. Sarebbe bastato un giro per schiacciare il tenero corpicino. Raccolto e portato a letto, il bimbo non parlava e manifestava una grande difficoltà di respiro. Il medico temeva qualche rottura interna. Ma, appena successa la disgrazia due suore dell'Asilo, Figlie di Maria Ausiliatrice, passate in casa per una commissione, suggerirono di raccomandare all'intercessione di Don Bosco la guarigione del piccolo e gli misero al collo una reliquia del Santo. Trepidammo per vari giorni senza poter capire ove fosse localizzato il male. Al quarto giorno, il nostro angioletto si trovò completamente guarito e vispo come prima. Con imperitura riconoscenza.
Orio Canavese, 5 febbraio 1938. -
BELLA ANNA.
Da morte a vita. - Colpita da gravissima malattia, la signora Bendotti Maria Lazzaroni era giunta a tale estremo che il padre aveva già preso le disposizioni pel funerale. Ma una pia persona le offerse un'immaginetta con la reliquia di Don Bosco invitando tutti a fare una novena che si cominciò subito. Fu la salvezza. Migliorò immediatamente ed in breve guarì del tutto. Piena di riconoscenza, invia un'offerta. In fede
Colere (Brescia), 19 aprile 1938.
Sac. LUIGI PIANTONI, Parroco.
Benedice un'operazione. - Dovevo subire l'operazione di prostaticomia di secondo tempo, e data la mia tarda età e debolezza fisica, anche i dottori che mi curavano erano titubanti sul risultato. Nella dolorosa circostanza mi raccomandai a Maria Ausiliatrice e a D. Bosco con promessa di un'offerta se avessi ottenuta la grazia. Fui esaudito con meraviglia anche del compianto prof. Rinaldi di Novara che mi ha operato, il quale confessava che senza l'aiuto di Dio non sarebbe stato possibile ottenere un esito così felice. Riconoscente, adempio la mia promessa, sperando che Maria SS. e Don Bosco continueranno a proteggermi ancora in questi pochi giorni di vita che mi rimangono, affinchè mi sia dato di andarli poi a ringraziare in Paradiso.
Palestro, maggio 1938.
FRANCESCO CALVI.
Due polmoniti. - Nel luglio scorso, mia cognata Angelica si ammalò gravemente di polmonite che prese quasi subito forme allarmanti. La cara inferma volle ricevere i Santi Sacramenti, e fu bene inspirata perchè poi sopravvenne il delirio. I medici cominciarono a perdere ogni speranza. Ma noi, con fiducia nella bontà del Sacro Cuore e nella potente intercessione di Maria Ausiliatrice e di Don Bosco, invitammo a pregare anche i figlioletti dell'ammalata chiedendo la guarigione della mamma. Passarono lunghe ore di terribile ansia. Finalmente il
Signore esaudì le nostre preghiere, donandoci la gioia di vederla avviarsi alla guarigione. Senonchè quasi contemporaneamente, dopo averle prodigate le più amorevoli cure, cadeva colpita della stessa malattia una sua cugina, sorella di una Figlia di Maria Ausiliatrice. Ricorremmo ancora alla preghiera, ed anch'essa, dopo gravi sofferenze, potè ricuperare la salute. In adempimento della promessa fatta -ringrazio pubblicamente ed unisco una modesta offerta per le Opere salesiane.
Hône, 3-V-1938. VIRGINIA PRIOD.
Pronta guarigione. - Dopo appena otto giorni di esistenza, la mia nipotina, per una improvvisa indisposizione, venne dai medici dichiarata in pericolo di vita. Invocai con fede l'aiuto di S. Giovanni Bosco scongiurandolo ad impetrarci da Dio la grazia di conservare al nostro affetto la piccina e fui prontamente esaudita. In brevissimo tempo scomparve il pericolo ed ogni causa di trepidazione. Con infinita riconoscenza.
Ivrea, 5-V-1938.
CATERINA TORBA CRIDA.
Grazie D. Bosco! - Da parecchio tempo ero sotto il peso di una grave preoccupazione. Mio fratello era colpito da una calunnia che minacciava di rovinarlo nell'onore e nelle sostanze. Mi rivolsi con tutta fiducia all'intercessione di D. Bosco perchè allontanasse tanta sventura, e la sua innocenza fu pubblicamente riconosciuta. Riconoscentissima, invio una modesta offerta per le Opere salesiane.
Roccaverano, 6-IV-1938.
NOVELLI MARIA in FORNARO.
Diverse grazie. - Quest'inverno fui presa da gravi attacchi di nevrosi cardiaca che fecero temere della mia vita. Mi raccomandai a Don Bosco perchè mi ottenesse dal Signore la grazia di poter vivere ed allevare le mie bimbe in tenera età. Dal momento che iniziai la novena e promisi un'offerta annuale per le Missioni, sentii un grande miglioramento. Ora ho ripreso il servizio da un mese e sto bene.
La mia bimba Rosita, a 10 mesi, fu colpita da enterite acuta, e si aggravò tanto da temere prossima la fine. La raccomandai a Don Bosco ed anch'essa guarì perfettamente.
L'altra mia figliuola Anna Maria soffriva spesso di tonsillite. Urgeva l'operazione; ma io ne provavo spavento. La raccomandai a Don Bosco, ed è un anno che non ne soffre più.
Una signora mia amica mise sua figlia studentessa sotto la protezione di Don Bosco, e da quel giorno i suoi studi andarono bene. Tutte le graziate si uniscono a me a testimoniare pubblica riconoscenza a Dio ed al Santo Don Bosco.
Caraglio (Cuneo), 16-IV-1938,
ENRICA ARMANDO-OLIVERO, Insegnante.
Tosse ribelle. - La ragazza Maria Ruffo, al servizio della nostra famiglia, venne, nello scorso inverno, colpita da forte raffreddore a forma influenzale che le lasciò una noiosissima tosse ribelle ad ogni cura. N'era tormentata specialmente di notte, perdendo quasi completamente la possibilità di riposare. Visto inutile l'effetto dei calmanti, che poco o nulla giovarono, pensai di ricorrere a Maria Ausiliatrice e al caro Santo Giovanni Bosco, e posi una sua reliquia sul petto della paziente. L'effetto fu immediato: la tosse si calmò come per incanto e la ragazza potè in seguito riposare tranquillamente ed in breve essere completamente liberata.
Torino, maggio 1938.
FRANCESCA GIACHINO-AMISTÀ.
FINCO D. DOMENICO, sac. da Gallio (Vicenza), † a Faenza (Ravenna) il 19-IV- 1938 a 72 anni di età.
Carattere forte, mente gagliarda, cuore generoso, si temprò allo spirito salesiano calla scuola diretta del Santo Don Bosco, che l'accolse giovinetto all'Oratorio di Torino, lo confermò nella sua vocazione e lo seguì paternamente fino al sacerdozio ch'egli raggiunse nel 1885. L'abilitazione magistrale, le lauree in lettere e filosofia, il fine tatto pedagogico lo designarono alla direzione dei nostri Istituti di Fossano, Faenza, Varazze, Palermo, Catania, Macerata e Modena ove per 38 anni prodigò i suoi preziosi talenti ed il suo santo, sempre fervido zelo.
SCAMUZZI D. GIOVANNI, sac. da Camagna (Alessandria), † a Guayaquil (Equatore) il 6-II-1938 a 64 anni di età.
Entrò all'Oratorio di Torino l'ultimo anno della vita di S. Giovanni Bosco ed il suo, cuore s'aperse alla vocazione missionaria. Inviato al Messico, dilesse le nostre case di Puebla e di Morelia, fra tormente di rivoluzione che misero anche in pericolo la sua vita. Nel 1922 passò all'Equatore, a dirigere la casa. di Quito e quella di Guayaquil ove consumò serenamente le ultime sue forze !
INIGO D. FABIANO, sac. da Burgos (Spagna) † a Pamplona (Spagna) il 2-III-1938 a 76 anni di età.
Laureato in Diritto civile e canonico, abbracciò la vita salesiana con edificante fervore e la trascorse nella casa di Sarrià-Barcellona, finchè la rivoluzione non lo cacciò ramingo con gli altri confratelli sfuggiti alla morte.- Le sofferenze e i disagi fiaccarono la sua robusta fibra.
DI GAETANO D. GASPARE, sac. da Alcamo (Trapani), † a Palermo il 4-IV-1938 a 65 anni di età.
KILKENNY D. GIOVANNI, sac., da Claremorris (Irlanda), † a Londra Battersea l'8-III-1938 a 64 anni di età.
MURGIA ERNESTO, ch. da Samatzai (Cagliari), † ivi il 4-II-1938 a 25 anni di, età.
BURI GIOVANNI ADOLFO,. ch. da Carrilobo (R. Argentina), † a Alta Gracia (R. Argentina) il 26-III-1938 a 2o anni di età...
TAMBURINI LUIGI coad. da Vergiano (Rimini), † a San Benigno Canavese il 26-IV-1938 a 6o anni di età.
Nobildonna MARIA MARCHIONNESCHI ved. GIORGI † a Pisa il 9 maggio u. s. a 79 anni di età.
Fervente Cooperatrice, era da vent'anni anche zelatrice delle nostre Missioni e vi prodigava preghiere, aiuti e propaganda con affettuoso zelo di apostolato
FRANCESCO ALFARANO † a Napoli il 21 marzo u. s. a 74 anni di età. Divotissimo di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco, prediligeva l'Opera salesiana e la soccorreva generosamente. Notissimo industriale, era da tutti apprezzato per la sua rettitudine, per la sua attività e per la sua carità.
ESTER BERTINOTTI † a Varallo Pombia (Novara) il 18 maggio u. s. a 4o anni di età.
Anima eletta, s'era tutta consacrata a Dio per l'apostolato dell'Azione Cattolica, edificando la diocesi colla sua calda parola, il suo zelo ardente, il suo cuore generoso. Nutriva una speciale devozione a S. Giovanni Bosco e cooperava alle Opere salesiane con affettuosa carità.
Sac. ONGARO GIUSEPPE † a Fonteno il 36-IV-1938 a 49 anni di età.
Robusta fibra di vecchio ufficiale della grande guerra, anche fra le dure e ripetute prove della malattia che lo condusse alla tomba, si prodigò con ammirabile zelo e carità apostolica nella cura dei suoi parrocchiani, nei 19 anni che resse la parrocchia di Fonteno. Fervido Cooperatore, curava con particolare affetto le vocazioni sacerdotali e religiose, lieto di avviarne anche alla Società Salesiana.
Accoroni D. Giovanni, Appignano (Macerata) - Andreani Giulia, Fanano di Gradara (Pesaro) - Arnaldi C.ssa Laura, Torino - Baronchelli Giovanni, Quinzano D'Oglio (Brescia) - Bava Caterina, Castelnuovo D. Bosco (Asti) - Beleffi Angela, Montebello (Forlì) - Bellomo Angelo, Ortona a Mare (Chieti) - Berta Margherita, Coassolo Tor. (Torino) - Bottero Gian Domenico, Costamagna (Cuneo) - Caselli Giuseppe, Gombola (Modena) - Cilotti Tommasa Ved. Gentili, Peccioli (Pisa) - Cocuzza Salvatore, Mistretta (Messina) - Colautti D. Angelo, Udine - Contarin Valentino, Bessica (Treviso) - De Caro Cav: Angelo, Gela (Caltanissetta) - De Ferrari Ottilia, Denno (Trento) - Dellasette Giuseppe, Bagnolo (Cuneo) - Dolcini Mazzotti Dorina, Mercato Saraceno (Forlì) - Ercolani Giuseppe fu Luigi, S. Agata Feltria (Pesaro) - Franzo Francesco, Palestro (Pavia) - Gelli Giuseppina, Cascina (Pisa) - Ghilardi Santina, Sorisole (Bergamo) - Grabbi Efisio, Rinco (Asti) - Gorno Marietta, Manerbio (Brescia) - Listello Teresa, Torino - Maestroni Domenico, Rocca del Colle (Bergamo) - Merello Vincenzo, Genova-Sestri - Montanari Helandri Rosina, Fusignano (Ravenna) - Mussio Luigia, Orcenigo Sup. (Udine) - Peirone Maria, Torino - Plevani Giovanni, S. Giovanni Bianco (Bergamo) - Sala Maria, Palazzolo (Vercelli) - Spartà Marietta, S. Domenica Vittoria (Messina) - Tissone Maria Ved. Cheti, Spigno (Aless.) - Turis Angelina, Roburent (Cuneo) - Turrizelli Pietro, Torino - Varvello Secondo, Grana (Aless.) - Zecchini Mons. Luigi, Malo (Vicenza).