ANNO LXII - NUMERO 8 - AGOSTO 1938-XVI
Benemeriti Cooperatori e benemerite Cooperatrici,
nell'inviarvi quest'edizione straordinaria del Bollettino Salesiano dedicata alla descrizione del lavoro compiuto per l'ampliamento e l'abbellimento della basilica di Maria Ausiliatrice e per l'erezione dell'altare di San Giovanni Bosco, con la cronaca dei grandiosi festeggiamenti celebrati per l'inaugurazione, io sento il bisogno di dirvi da queste stesse pagine la commossa parola della mia gratitudine e di quella di tutta la Famiglia Salesiana. La magnificenza delle nuove costruzioni, lo splendore dei marmi, la ricchezza delle decorazioni finora ultimate, dicono tutta la vostra devozione a Don Bosco ed alla « sua Madonna », documentano pei secoli la generosa corrispondenza della vostra carità. Altari e quadri, colonne e lesene, vetrate e lampadari, particolari di maggior rilievo tramanderanno ai posteri i nomi dei singoli sottoscrittori; ma nel mio cuore son tutti i vostri nomi, o benemeriti Cooperatori e benemerite Cooperatrici, che in qualunque modo o misura avete concorso a questo monumento di gloria. Ed a tutti io lego la riconoscenza mia e della Famiglia Salesiana, come già fece S. Giovanni Bosco quando fu consacrata la chiesa, impegnando Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice, colla gioventù alle nostre cure affidata, ad innalzare quotidiane preghiere per ottenervi dal Signore le grazie più copiose, le più elette benedizioni. Voi continuate a sostenerci colla vostra carità. Il lavoro compiuto non è che una parte di quello che abbiamo in progetto per dare alla basilica quella comodità e quel decoro che esige la pietà della crescente moltitudine dei devoti. Desidereremmo finire pel 1941, centenario dell'ordinazione sacerdotale di S. Giovanni Bosco e dell'inizio dell'Opera salesiana col primo catechismo a Bartolomeo Garelli. Contiamo sull'aiuto di Dio e sulla vostra cooperazione. Maria SS. Ausiliatrice non si lascerà vincere in generosità. E S. Giovanni Bosco, così sensibile alla beneficenza, saprà attestarvi la sua gratitudine per un'opera che tende alla maggior gloria di Dio ed al bene delle anime, alla cristiana educazione della gioventù.
Rinnovandovi pertanto l'espressione della più viva riconoscenza per quanto avete fatto finora, io vi anticipo i più sentiti ringraziamenti anche pel concorso che ci continuerete a prestare e, benedicendovi di gran cuore, vi prego credermi
obbl.mo servitore in G. C. Sac. PIETRO RICALDONE, Rettor Maggiore.
Così apparve al genio degli artisti, al gusto delle folle, all'occhio dei fanciulli, alla pietà del popolo la romana magnificenza dell'ampliamento della basilica di Maria Ausiliatrice col nuovo altare della Vergine e l'altare del Santo, alla solenne inaugurazione. Era una gioia, una soddisfazione in tutti, un senso d'ineffabile contento che si traduceva nelle più alte espressioni dei competenti, nelle più ingenue esclamazioni della massa, attonita allo splendor dei marmi, all'armonia mirabile delle costruzioni. « Son proprio contenta! - diceva, in piemontese, una modesta Cooperatrice - i miei soldi li hanno spesi bene! ». « Che meraviglia! - soggiungeva un'altra - ma se la merita quel povero Don Bosco!... ». « È un Paradiso! » esclamavano molti. « Roba degna di Roma!» chi se n'intendeva...
Quanti avevano le lagrime agli occhi ! Quanti sfogavano liberamente la loro emozione! Quanti correvano a versare la loro elemosina coll'ansia di poterne godere con qualche diritto, come di cosa loro. Scene graziose! « Non so cosa farei per questa bella chiesa - disse un giovanotto, cogli occhi gonfi, vuotando il suo povero borsellino - ma non ho che questo! ». I grandi benefattori che avevano concorso alle sottoscrizioni indicavano lesene, colonne, vetrate, altari, lampadari colla più viva compiacenza. Rare volte forse una costruzione raccolse subito così unanimi consensi. La fede ha veramente ispirato l'arte nell'ampliamento di un tempio che è un miracolo della Provvidenza. Don Bosco l'aveva eretto come monumento di divozione e di riconoscenza alla Vergine Ausiliatrice; ed i suoi figli, i suoi Cooperatori, allievi ed ex-allievi, l'hanno elevato a monumento di gloria a lui e alla sua Madonna.
Accingendoci a stenderne la descrizione, nella cronaca delle grandi feste, la nostra mente ricorre ai grandiosi disegni del Santo, che difficoltà ed incomprensioni non gli consentirono di attuare nelle proporzioni sognate; e ci pare che il progetto attuato cominci finalmente a realizzare i suoi sogni lontani.
Dai sogni alla realtà.
Poichè Don Bosco lo sognò il suo tempio, ampio e magnifico, quando ancora egli non era padrone, in Torino, di un palmo di terra.
Due sogni successivi, uno del 1844, l'altro del 1845 (1), gliene prospettarono lo splendore e la mole segnandogli tre tappe chiaramente distinte: 1) dall'inaugurazione della prima cappella nella tettoia Pinardi (1846); 2) dall'erezione della chiesetta di S. Francesco di Sales (1852); 3) dalla consacrazione del Santuario di Maria Ausiliatrice (1868).
A quest'ultimo il Santo aveva cominciato a pensare verso il 186o. Nel 1862 ne parlò esplicitamente ai suoi più intimi; e nel 1863, riuscito ad acquistare il terreno necessario, ne varò il progetto col gratuito affettuoso concorso dell'ingegnere Antonio Spezia. Fatti subito gli scavi, sul finir dell'aprile 1864, il Santo scese a gettarvi la prima pietra e, terminata la funzione, diede un acconto al capomastro Buzzetti, rovesciandogli in mano tutto il suo borsellino: 40 centesimi! La solenne cerimonia della posa della pietra angolare fu ritardata all'aprile dell'anno seguente, 1865, e compiuta dal vescovo di Susa Mons. Odone alla presenza di S. A. R. il Principe Amedeo, Duca d'Aosta. Tre anni ancora e la chiesa, coronata della cupola, venne consacrata ed aperta al pubblico con feste indimenticabili, il 9 giugno 1868. Copriva un'area di 1200 mq. con una lunghezza di 48 m. Un miracolo per quei tempi e pel povero Don Bosco! Miracolo evidente, come rilevò il Teol. Margotti conchiudendo un suo brindisi con queste parole: «Dicono che Don Bosco fa dei miracoli, ed io non discuto. Ma c'è un miracolo che io sfido chiunque a negare; ed è questa chiesa di Maria Ausiliatrice, venuta su in tre anni e senza mezzi ! »
Eppure non era quella ch'egli aveva visto nel sogno! Strettezze finanziarie e prudenza dei confratelli avevano finito per ridurre il suo progetto a proporzioni assai più modeste di quelle ch'egli aveva sognato.
La Provvidenza legò ai suoi successori il contributo necessario alla decorazione ed all'ampliamento. Cominciò il Servo di Dio Don Michele Rua nel 189o a provvedere alla decorazione, che trionfò nella meravigliosa composizione pittorica della cupola eseguita dal Rollini ad encausto. L'abbellimento attuato favorì la divozione e il culto dell'Ausiliatrice, che nel 1903 ottenne dalla Santa Sede il più solenne apprezzamento col decreto di incoronazione dell'immagine taumaturga, e, tre anni dopo, coll'elevazione del Santuario alla dignità di Basilica minore. Don Albera, all'alba del suo rettorato, la vide erigere in parrocchia. Nel 1918 poi ebbe la gioia di celebrare il duplice Giubileo d'Oro della consacrazione della basilica e della sua ordinazione sacerdotale, essendo stato elevato al sacerdozio proprio nel 1868.
In quel 9 giugno 1918, prima della sua Messa d'Oro, il Card. Cagliero, per mandato di Benedetto XV, appose all'Immagine di Maria un aureo scettro donato dalla Principessa Isabella y Camposagrado Czartoriski. Il culto della Vergine Ausiliatrice assurse a proporzioni mondiali. Ed il tempio divenne insufficiente a soddisfare la pietà dei fedeli e dei nostri giovani. Don Rinaldi, ancora Prefetto generale, prese quindi a vagheggiare un progetto di ampliamento; ed, appena eletto Rettor Maggiore, ne affidò lo studio all'architetto prof. Mario Ceradini, Presidente della R. Accademia di Belle Arti in Torino. Il problema - nota Don Giraudi nel suo volume L'Oratorio di Don Bosco - era grave e delicato. Non si trattava solo di vedere quale fosse l'ingrandimento consentito dal poco terreno ancora disponibile e dagli edifizi circostanti, ma soprattutto di studiare quale forma esso dovesse e potesse assumere per armonizzare artisticamente con la chiesa esistente. La quale doveva rimanere, particolarmente in tutta la grande crociera interna, così come Don Bosco l'accettò dall'architetto Spezia, ed assorbire il progettato ampliamento come parte organica ed integrante del Santuario. Il professor comm. Ceradini lo risolse da pari suo, raggiungendo il massimo dello sviluppo possibile. Ma strettezze finanziarie e difficoltà di vario genere consigliarono proporzioni più modeste. Onde l'attuale Rettor Maggiore Don Ricaldone pregò l'Economo Generale Don Giraudi a compiere col nostro architetto comm. Giulio Valotti un nuovo studio. Bisognava (1) limitare l'ampliamento alle parti allora laterali al presbiterio ed al coro, seguendo questi criteri:
1) conservare, nella misura del possibile, la chiesa esistente così come Don Bosco la fece;
2) ottenere che l'ampliamento fosse parte organica ed integrante del Santuario;
3) rispettare tutte le costruzioni adiacenti alla chiesa stessa;
4) mantenere l'ingresso attuale e l'asse della via carraia che allora attraversava quasi in linea retta tutto il vasto Istituto.
Con questi criteri fu condotto il nuovo studio nell'anno della Canonizzazione di Don Bosco ed ottenne l'approvazione. Il Rettor Maggiore ne informò i Cooperatori implorando il concorso di tutti all'ingente spesa. E trovò pronta, generosa risposta al suo appello. Sicchè, nel 1935, potè ordinare la demolizione del coro e delle piccole sagrestie che permisero la costruzione delle due ampie sontuose cappelle ai lati del nuovo maestoso presbiterio, ed una artistica galleria di disimpegno e di passaggio alla nuova sagrestia ed ai sei altari costruiti dietro l'altar maggiore, collegata da due ampli corridoi perimetrali alle due nuove entrate della facciata.
Sulle due cappelle si poterono ricavare anche due ampie tribune capaci di un cinquecento persone ciascuna.
Lasciamo la penna al nostro Don Caviglia che ne ha tracciato una descrizione magistrale.
(1) LEMOYNE. - Vita di S. G. Bosco. Nuova edizione a cura di D. A. Amadei. Vol. I, pag. 257-258 e segg.
(1) V. Sac. Dott. FEDELE GIRAUDI. - L'Oratorio di Don Bosco. S. E. I. Pag. 208 e segg.
IL PERCHÈ DI DON BOSCO. - « Prova certamente » un cattolico grande consolazione quando gli oc» corre di vedere gran numero di fedeli radunati » nella Casa di Dio ; ma è poi cagione di sensibile » rincrescimento, qualora i fedeli, accorrendo alle » sacre funzioni, dovessero esserne esclusi per man» canza di posto. Questo è appunto quello di cui debbo io stesso essere dolente spettatore ». Così scriveva Don Bosco nella prima circolare inviata per tutta Italia nel 1864, quando si accingeva a costruire il Santuario di Maria Ausiliatrice. Ed Egli, che fin dal '44, nelle ore più penose dei suoi esordi, aveva veduto sul Campo dei Sogni la sua Donna Celeste suscitargli dinnanzi un tempio grandioso dalla cupola torreggiante, mentre echeggiavano le fatidiche parole: Hic domus mea, inde gloria mea, aveva atteso vent'anni, e poi incominciato l'edificio, e il 9 giugno 1868 lo vedeva consacrato alla gloria di Maria Ausiliatrice. Era parsa allora, e fu davvero, una temerità consentita solo ai Santi, e fu quel giorno una grande consolazione per Lui. La Madonna di Don Bosco irradiò dal suo Santuario la sua gloria, e questa, insieme col nome di Don Bosco, si è ormai estesa nel mondo.
(1) La materia qui trattata comparve già in due articoli dei nn. 128 e 131, de L'Osservatore Romano, anno LXXVIII 1938. Qui ritorna con notevoli ritocchi dell'autore don Alberto Caviglia, salesiano, già docente di Architettura Religiosa nella R. Scuola Sup. di Architettura di Torino.
CONCETTO E DIFFICOLTÀ. - Ma in questi ultimi decenni, e dopo l'esaltazione di Lui alla gloria degli altari, le sue parole avrebbero dovuto ripetersi, ed Egli ancora una volta, e in grado oh quanto maggiore! sarebbe stato « dolente spettatore » del fatto onde s'era indotto a costruire la sua chiesa.
La Congregazione Salesiana, già durante il regime del compianto Don Filippo Rinaldi, venne maturando il proposito e lo studio di un ampliamento che, senza alterare la fisionomia della «Casa di Maria » veduta nel sogno, rispondesse alle nuove necessità nate dal moltiplicato affluire dei devoti e dei pellegrini per la duplice divozione che ora vi si concentra: quella di Maria Ausiliatrice e quella di S. Giovanni Bosco, che ivi riposa all'altare a Lui dedicato. Toccava alla pietà e all'ardimento di Don Pietro Ricaldone l'onore di compiere la grande impresa.
Arduo problema, reso più difficile dalla volontà di non escludere la presenza dei settecento giovani ricoverati nel circostante Oratorio, Casa Madre dell'Opera di Don Bosco, il quale sognò la chiesa e la volle sempre vibrante delle preghiere e dei canti dei giovanetti suoi.
L'ARTE. - Tutto questo, ed altro ancora, interessava gli ingegneri. Per esempio, la stessa consistenza strutturale della prima poderosa massa, composta di materiale risparmiativo e fondata su d'un terreno rivelatosi fallace e malsicuro al bisogno. Ma interessava anche l'arte. Un Santuario di celebrità mondiale non può restare nella veste disadorna dei suoi primi tempi, e ognuno sa di quali magnificenze si siano vestiti nei secoli i centri della pietà cristiana. Pensiamo a Loreto storica, e a Pompei moderna. Don Bosco, al tempo suo, aveva fatto anche troppo a tirar su la chiesa, e solo tre anni dopo la sua morte le si diede una decorazione, e il Rollini dipinse la cupola. Questa rimarrà, perchè è arte buona; il resto, per la sua limitata mediocrità, non risponde più al desiderio del popolo che vuole la sua Madonna regalmente paratam sicut sponsam ornatam viro suo. Perchè il popolo (dico di grandi e di piccoli) vuole così le sue Madonne: e se l'arte non ci pensa o non ci arriva, pensa esso a coprirle d'ori e di gemme, a contornarle di ornamenti e di fregi, che, arte o non arte, facciano comparire la sua divozione. E quando l'arte lo soccorre, allora è contento.
L'ATTUAZIONE. - Il lavoro è al presente compiuto nelle sue parti essenziali; e la Basilica può incominciare la sua vita nuova. Vi si è conservata nell'aspetto e nella forma la Chiesa come Don Bosco l'aveva costrutta; e gli ampliamenti non sono superfetazioni forzate, ma parte organica e integrante del Santuario stesso: tanto che, e non era davvero cosa piana, si son rispettate tutte le costruzioni adiacenti alla chiesa stessa e l'asse medesimo delle comunicazioni: la presentazione frontale è sempre quella degli ultimi anni di Don Bosco, e sarà anzi ricondotta, migliorandone i materiali, alla sua genuinità palladiana.
Demolite le sagrestie e il coro, cresciuti, nel 1869-70, sullo schema primitivo, e aperta l'abside, si sono costruite due vaste cappelle di 21o mq. che si affacciano con ampli colonnati sui fianchi del nuovo presbiterio, innoltrato di un intercolunnio ed ampliato in un quadrato di circa 16 metri: le due cappelle sono separate per mezzo di colonne binate di verde d'Issoire dalla galleria di disimpegno, nuovamente costrutta, che si inizia da lato della facciata, e, correndo tutto il fianco della Basilica, porta alla nuova sagrestia e agli uffici, e voltando dietro l'altare maggiore, dà luogo ad una comoda serie di piccoli altari. Le due grandi cappelle sono illuminate dall'esterno per mezzo di otto ampie vetrate dipinte, sui cartoni di Mario Barberis, con unico disegno e recanti ciascuna la figura intera d'un campione della vita Salesiana: don Rua, la Mazzarello, mons. Versiglia, il Czartorisky, il Cagliero, il Beltrami, il Savio, il Caravario. La grande sagrestia è arredata artisticamente e comodamente a nuovo, e decorata dal Crida con episodi della vita di Don Bosco. Sopra le due nuove cappelle destinate ad accogliere rispettivamente gli artigiani e gli studenti della Casa, due vaste tribune, prospettanti sul presbiterio, sono disposte per accrescere il numero dei fedeli presenti alle funzioni nelle maggiori solennità.
Sul presbiterio, luminoso, e arioso, perchè si sfoga dai lati per gli agili colonnati ad architrave e per le tribune, si innalza una seconda cupola, decorata all'interno con stucchi a fondo d'oro, e traforata da sedici occhi a vetrate dipinte con figure d'angeli dal prof. Mario Barberis; al centro risplendono le parole di Maria nella Visione di Don Bosco.
GENIALITÀ E DECORO. -- Chi osserva la pianta e i disegni della Basilica così condotta a compimento, vi riconosce la genialità delle soluzioni pratiche, e può arguire senza più che essa deve aver dato ogni più bella occasione ai partiti architettonici e artistici. Ed è veramente così.
L'anima, che dirò monumentale, di Don Fedele Giraudi, Economo Generale della Congregazione Salesiana, ha trovato nella perizia e nell'arte dell'arch. comm. Giulio Valotti, salesiano, l'interprete unanime e suggestivo: e dall'ispirazione di entrambi si è prodotto un monumento nuovo, che risponde ai più intimi desideri del Santo Fondatore, e pel quale non s'è voluto porre limiti alla fiducia, tutta di Don Bosco, nella Provvidenza.
Perchè le masse costruttive (e ce n'è di nuove quanto ne resta delle antiche) non compaiono se non vestite della più nobile materia. Al di fuori è il travertino: all'interno è la ricchezza dei marmi più fini e più svariati. Diciannove qualità ne ricorrono nel solo apparato dell'altare maggiore e dell'icona. Le gallerie, le porte, le cappelle, dal pavimento alle cornici, sono vestite di una ricca e temperata policromia lapidea, dove entra, secondo il caso, il lavoro di commesso o la sagomatura classica, e non rimane alcuna superficie oziosa. Quarantotto colonne di verde d'Issoire colle trabeazioni in giallo rosa del Garda e i capitelli di Botticino, sostengono le cappelle e le gallerie, e le balaustre dorate delle logge sono franmezzate dai pilastrini delle tre arcate, illeggiadriti dai putti robbieschi del bravo prof. Nori di Torino: gli altari sono altrettanti studi di arte marmoraria. Il pavimento del presbiterio è un vero arazzo marmoreo, con lo stemma salesiano al centro; l'architrave dei due colonnati è un intarsio di marmi fini alternati con 16 medaglioni a teste di Santi in bronzo.
PROVVIDENZA. - E il popolo, bisogna vederlo, si aggira ammirato pei comodi spazi, e misura i passi sui marmi, e tocca le pareti e le colonne e, dove può, tutto, quasi per assicurarsi che non c'è finte. No: non ce n'è: la Madonna e Don Bosco, o tutt'e due, han mandato tutto quel che occorreva perchè tutto fosse degno della Casa di Maria.
E manderanno ancora. Tra non molto, subito! sarà ripreso il rivestimento in marmi fini del rimanente interno della Basilica: i pilastri piani a commesso policromo, le colonne in marmo di Siena scanalate e rudentate in diaspro; i capitelli passeranno dal composito al corinzio; le campate delle volte a rosoni; le trabeazioni rilevate sobriamente con tocchi d'oro buono; le parti piane a specchi e mezze rientranze centinate. E sarà rifatto il pavimento. Ciò che ora si è limitato alla testa della crociera e alla Cappella del transetto, dov'è l'altare di don Bosco, sarà esteso a tutta la nave, con un'effetto di decoro solenne e signorile.
PER L'ICONA. -- Ma il Santuario, com'è ovvio, esiste per la divozione a Maria Ausiliatrice, e cioè per l'altare dov'è l'icona,-che qui è l'altare maggiore. Qui converge lo sguardo dei devoti, e qui doveva essere concentrato massimamente lo studio di un artista, per circondare l'immagine venerata di un apparato decorativo che adempia alla solennità e alla divozione. Qui l'architetto Valotti ha ragionato con cuore di figlio devoto e con mente di studioso.
L'architetto poteva obbedire alla naturale tentazione di darci, con lo spazio a sua disposizione, un complesso monumentale, in cui l'icona sarebbe stata accolta come buon complemento: altri avrebbe sacrificato l'altare e il resto allo spicco scenografico dell'icona. Il Valotti ha saputo e voluto distinguere.
L'ALTARE. - Intanto l'altare è staccato dalla parete di fondo, e sta da sè: è un altare da grande chiesa e da grandi funzioni. Su cinque gradini di verde d'Issoire, la mensa, col paliotto ornato dal bassorilievo in bronzo della Coena Domini, offre un partito di specchi d'alabastro orientale con verde antico: il dossale a due gradini è formato da una fascia di riquadri con quattordici tondi a teste d'angeli in botticino, e sporge lateralmente in due mensole sorrette da colonne abbinate a balaustro. Domina il diaspro di Garessio. Il Ciborio, di semplici linee con timpano fastigiato con lesenine in pietre dure, a steli bianchi su lapislazzuli, si inserisce in una sopraelevazione alta due volte il dossale, sulla cui fronte anteriore un altorilievo in bronzo dorato presenta il Crocifisso tra cervi simbolici ed emblemi eucaristici, inquadrato in una cornice d'intarsi floreali a pietre dure su fondo bianco con medaglioncini di bronzo dorato, di splendido effetto. Sopra codesto blocco centrale, sostenuti da mensole laterali del medesimo diaspro del sopradossale, due angeli in marmo bianco, alquanto arretrati, sostengono una corona regale, formando il trono del Santissimo.
L'APPARATO ICONICO. - Per individuare l'icona, ch'è centro del Santuario, senza slegarla dal complesso circostante, il Valotti ha immaginato, piuttostochè un'architettura lineare, una decorazione architettonica ispirata a temi del rinascimento, consoni al carattere del nuovo presbiterio: tanto più che, non essendo questo absidato, ma a fondo piano, l'opera doveva aderire alla superficie.
L'impressione del prospetto è principalmente quella del colore, che si direbbe esuberante, se non fosse voluto per ragioni decorative. Da uno zoccolo piano in bruno di S. Benedetto, quasi nascosto dal dossale dell'altare, salgono ai due lati dell'icona due lesene di nove metri d'altezza, che sorreggono una trabeazione con timpano. L'icona vi sta inclusa in un riquadro centinato che sovrasta a tutto il prospetto dell'altare ed ha al disotto una loggetta cieca a intarsi di marmi diversi. Diciamo subito: l'icona, com'è ora inquadrata, vien fuori, e solo adesso, nella sua principalità. Essa è che domina tutto.
La ricchezza è nelle lesene, dove tre nicchie per parte, ad arco ribassato e conchiglia terminale, presentano un fondo di verde damascato (lo si crederebbe un cortinaggio) contornato da marmo di Garessio con la conchiglia in giallo Siena, e ognuna è destinata cd accogliere un angelo volto al centro e recante una face simbolica: le mensole rispettive hanno vario disegno, e la più bassa sovrasta ad un pannello con stemma e nastri a svolazzo. Una specie di capitello piano fogliato, in marmo di Siena, divide la seconda dalla terza nicchia, la quale mette capo ad una leggera trabeazione su cui poggia l'architrave. Il medesimo ordine di nicchie e statue si ripete sui fianchi delle due lesene, avendo tutta la costruzione un aggetto eguale alla larghezza di queste. Nel triangolo del timpano è stato ricollocato l'antico mosaico del Reffo raffigurante l'Eterno Padre, e così nei triangoli dell'arco iconico due puttini a mosaico.
Il timpano, in marmo di Garessio, reca superiormente una decorazione di fregi di rosa del Garda che finiscono al centro in una grande raggera di bronzo col monogramma Mariano.
Il fondo della parete circostante ha un proprio disegno molto sobrio con aggetti leggeri: due tratti di cornice riprendono la modanatura del cornicione ricorrente: sotto si disegnano due arcature con lunette a bassorilievo, e un fondo trattato a transenna con riquadri di commesso in onice di Dronero, e tutto scende al tratto di balaustra cieca continuante le balaustrate delle logge.
IL POPOLO É CONTENTO. - La linea architettonica del contorno iconico è, adunque, molto semplice, e se a prima vista dà quasi l'effetto del lavoro da orafo scultore (come furono del resto molte opere del quattrocento), ciò deriva per una parte dalla ricca policromia dei marmi che vi sfoggiano una preziosità da veste regale (e il Salmo 44 dice: Astitit regina in vestitu deaurato, circumdata varietate): per altra parte dall'espresso proposito dell'artista, che qui ha voluto, come s'è detto, staccarsi dal comune concetto dell'architettura unitaria di un altare iconico, che poi la devozione dei popoli avrebbe, non senza disordine, coperto di chissà quali ornamenti, com'è avvenuto sempre nei Santuari.
All'occhio dei devoti il presbiterio nuovo, visto dalla crociera della Basilica, appare veramente, quale dev'essere il Santuario nel Santuario, e il pensiero si raccoglie tutto nella venerazione della Regina, in cui è riposto l'Aiuto dei Cristiani. E il popolo, che vede la sua Madonna ornata, come una Regina, di una gemmea ricchezza adunata a decoro, il popolo adesso dice: Così va bene! Ed è contento.
DON BOSCO, ESULTA. - E ne sarà contento Don Bosco. Che questo potesse essere il suo sogno (quando sogno voglia anche dire desiderio ardente ed assiduo) lo sentiamo ora tutti, e lo ha compreso il suo successore, don Pietro Ricaldone, ed hanno cercato di effettuarlo i suoi collaboratori, Don Bosco vi trova finalmente avverata la parola di Maria: Hic gloria mea: qui è la mia gloria. E dal prossimo altare, dov'Egli riposa, ne esultano le sue Reliquie.
L'altare di San Giovanni Bosco.
L'ISPIRAZIONE. - Perchè tra le sante nuove imprese compiute, c'è pure l'Altare di Don Bosco. Due compiti, due doveri, l'un dall'altro indivisi e inscindibili, come i nomi di Maria Ausiliatrice e di Don Bosco, si presentavano, uniti in un solo concetto, alla pietà filiale e alla coscienza storica del mondo salesiano: celebrare il Cinquantenario del Transito del Santo appagando il suo Sogno di devozione a Maria ed erigendo a Lui un monumento, che fosse degno della sua grandezza e segno alla divozione che si ha nel mondo per Lui. E il monumento è sorto sul luogo stesso dove la Madonna gli aveva mostrato il Tempio suo, e donde con quella di Maria si è irradiata la gloria di Don Bosco. Nella chiesa sua.
Monumento a D. Bosco e segno alla divozione verso il Santo s'è voluto che fosse l'Altare, e il duplice intento è stato soccorso da una duplice ispirazione. Non si può dire altrimenti, quando si parla di coloro che hanno avuto parte nella concezione ideale e nella interpretazione artistica. Don Fedele Giraudi, con alto senso di grandezza, con pietà profonda di Figlio, con sapiente comprensione dell'anima popolare, definì subito la concezione del monumento grandioso e pio.
L'ARTE. - L'artista architetto, comm. Mario Ceradini, già Presidente della R. Accademia Albertina e della R. Scuola di Architettura di Torino, ha saputo rivivere un'ora di quei tempi in cui la parola dell'arte sacra era: Vox Domini in magnificentia. Senza scostarsi dal carattere stilistico del tempio, egli ha creato un esemplare artistico che per unità di concetto, eleganza di linee, equilibrio di masse, sapienza di partiti, richiama le tradizioni più nobili del maturo rinascimento; mentre la grandiosità imponente che non ingombra, ma s'inquadra nello spazio del grande transetto, e lo squisito senso cromatico nella distribuzione della ricca materia, induce in chi contempla quel senso di riverenza e di serenità che si prova davanti all'arte degna di Dio. Opus vere Romanum bisogna dirlo, e chi è avvezzo ad avvicinare in Roma quelle sontuose composizioni di marmi e bronzi e pietre preziose e intarsi e mosaici, quali furono create per la munificenza papale (pensiamo alla Cappella Borghese in S. Maria Maggiore), vede qui rivivere la Romanità glorificatrice della Chiesa e dei Santi.
LA CONCEZIONE. - L'altare di Don Bosco, come sarà chiamato, ha, secondo si è detto, una duplice destinazione: quella propria di ogni altare iconico dove si celebra la gloria del Santo, e quella di esporre alla venerazione dei fedeli l'Urna contenente le Reliquie di Esso. E fu perciò architettato in modo da inquadrare nella parte superiore la pala del Santo in gloria, e, sotto l'icona, e prospetticamente poco sopra l'altare e le sue proprie membrature, un ampio loculo aperto, nel quale è collocata l'Urna di cristallo, visibile anche a distanza. Ma tutto il corpo dell'altare con la sopraelevazione del postergale, è separato dalla parete della Cappella mediante uno scurolo a doppia cupola, l'una, aperta in alto, in marmi preziosi e bronzi, l'altra, sovrastante, in mosaico di cobalto a stelle e fiamme d'oro.
I PARTICOLARI. - Poche linee, o le consuete illustrazioni a stampa, non bastano a dar l'idea dei ricchi particolari studiati con anima d'artista e curati con amorosa diligenza dalle maestranze.
Il basamento è dato da una zoccolatura che, staccandosi con sobrie sagome da una fascia di verde d'Issoire, si accentua in specchi alterni di rosso di Numidia e onice antico, listati di nero, incorniciati di bronzo e alternanti le sigle di Don Bosco (J. S. B.) in medaglioni radiati. All'altezza di questo basamento rispondono insieme la gradinata dell'altare in giallo di Siena ad intarsi di nero, e il corpo dell'altare stesso, col dado a mensole verticali intarsiate di marmi fini, e pannelli in onice rosa con riporti e membrature di bronzo dorato.
Sopra la zoccolatura poggiano i piedestalli delle colonne e lesene: il giallo di Siena inquadra specchi di onice finissima con cornici a rientranze di bronzo sagomate. Un fascio d'alloro in bronzo forma pure il toro della modanatura di base. E coi piedestalli si perviene al margine superiore del loculo. Quattro colonne corinzie in diaspro rosso di Garessio, due in fronte e due laterali, con rispettive lesene, sorgono su plinti di verde inquadrato di bronzo e con basi a foglie di lauro e capitelli di bronzo. Su di esse poggia la trabeazione in giallo di Siena a specchi d'onice sui piani, con timpano centrale ed ali sulle colonne laterali: nel fregio di mezzo, a cartella, sta scritto in caratteri romani di bronzo dorato: Sancto Johanni Bosco dicatum, e il timpano spezzato porta tra due angioli il grande clipeo a cartocci e festoni con lo stemma salesiano. L'altezza dell'insieme uguaglia il cornicione della Basilica.
Il partito architettonico inchiude tra lesene digradanti dalle colonne anteriori l'arco poggiante su piedritti trabeati di marmo verde, onde si forma il campo per l'ampia icona del Crida, che domina tutta la fronte, e rappresenta il Santo in gloria genuflesso sulle nubi sostenute da pochi angioletti.
Dalla mensa dell'Altare si eleva un alto gradino, la cui fronte è tutta una preziosità di piccole lesene e riquadri d'onici e malachiti legate in bronzo, alternanti con nicchiette di pietre orientali contenenti le statuette finemente cesellate delle quattro Virtù: spicca nel mezzo, con ricchezza di lapislazzuli e pietre dure, il Tabernacolo centrale colla cimasa e la porticina in massa d'argento cesellato.
L'URNA DELLE RELIQUIE. - Il loculo, che si apre superiormente a filo della fronte iconica, è il vero tesoro sacro di questo altare. Il partito costruttivo a mensole piatte e riquadro ricorrente di bronzo, racchiude una cavità terminata ai due capi in nicchiette finemente lavorate nell'alabastro e voltina di cristallo superiormente illuminata. Le due fronti sono chiuse da robusti cristalli ornati d'una ricca frangia di bronzo dorato.
L'Urna, disegnata squisitamente dal prof. Giulio Casanova della R. Accademia Albertina di Torino, ed eseguita dai Fratelli Chiampo, pure di Torino, è d'una sapiente e nuova ideazione, per la quale, senz'alcun interrompimento, la salma del Santo, vestita dei suoi paramenti, è visibile da ogni parte. Due pareti di cristallo d'un sol pezzo, a pianta elissoidale leggermente saliente sul mezzo, sono tenute insieme ai vertici da un'opera in argento, dalla quale partono superiormente le ghiere che sopportano il coperchio pure in cristallo d'un sol pezzo a volta allungata, decorato sulla faccia interna d'una colomba raggiante tra stelle e cherubini; il tutto lavorato in argento, come la ghiera e i puttini che ornano le basi e incoronano il mezzo delle due fronti. La base a larghe sagome dell'Urna è in metallo cesellato e fortemente argentato.
Lo SCUROLO. - Lo scurolo, disposto tra il postergale dell'altare e la parete della Cappella, è sormontato da una cupoletta ellittica a specchi d'onice antico, aperta superiormente, sopra la quale s'incurva altra cupoletta a mosaico, con bellissimo effetto di spazialità. Qui tutto cospira a dare un senso di raccolta concentrazione per la preghiera più intima e confidente, come se si parli a tu per tu col Santo che si ha dinnanzi e prossimo alla vista. Si entra per due porte marmoree a doppia inquadratura e ricchi cancelli di bronzo, aperte tra le spalle dell'Altare e la parete, e rispondenti agli accessi del grande corridoio esterno così da permettere ai divoti di circolare per lo scurolo senza incontrarsi coi fedeli che assistono alle funzioni. L'architrave delle due inquadrature esterne è sormontato da sopracimase che portano, in ricche cornici a pietra fine e collana di bronzo dorato, i medaglioni coi ritratti di Pio IX e Pio XI, rispettivamente fastigiati dagli stemmi dei due Pontefici operati in pietre dure di Firenze, e coronati dalla tiara colle simboliche chiavi.
LA CAPPELLA. - Il presbiterio destinato all'altare è pavimentato a marmi policromi di sobrio disegno, e chiuso da una balaustrata a pianta mistilinea, con stipiti e balaustrini in marmi intarsiati con riporti in bronzo di stile ricco e cancelli di bronzo dei fratelli Lomazzi di Milano.
Tutto codesto monumento trova sua degna sede tra lo splendore dei marmi e della decorazione dell'ampia maestosa cappella che forma il braccio destro del transetto: dove le vetrate condotte sui cartoni del Crida, eseguite dal Pizzoli di Torino, ritessono la storia e la gloria di Don Bosco nei tre momenti capitali della rivelazione, della consacrazione dell'Opera, della glorificazione. In alto, nella lunetta, è il primo sogno dei nove anni, in cui Gli è segnata la sua missione di Apostolo della gioventù: nel finestrone di sinistra, rimpetto al ritratto e stemma di Pio IX, è figurato questo Pontefice in atto di sancire, consegnandogliele, le Regole della sua Congregazione: a destra, in presenza del ritratto e stemma suo, è Pio XI, il Papa di Don Bosco, che nella Basilica Vaticana ne proclama la Canonizzazione.
Vi è nella storia di ogni grande Istituzione della Chiesa un giorno in cui si è voluto consacrare alle spoglie del Santo che ne fu l'Autore un monumento che ne dicesse la grandezza e vi concentrasse la divozione del mondo. Pensiamo a S. Francesco, a S. Domenico, a S. Ignazio, a San Paolo della Croce. Per Don Bosco, che rimane pur sempre nell'anima popolare col suo semplice nome, il giorno della gloria monumentale è venuto al compiersi del primo cinquantennio del suo passaggio alla gloria del Cielo. E grazie all'arte italiana e alla divozione dei figli di Don Bosco, il monumento sacro, ch'è un altare, è riuscito tale da poter dire la parola che passa nei secoli.
ALBERTO CAVIGLIA.
Era fissata pel 9 giugno, settantesimo anniversario della consecrazione della chiesa, e nono della traslazione della salma gloriosa di San Giovanni Bosco. Il Bollettino l'aveva annunziato per tempo, ed i giornali italiani ed esteri l'avevano ripetuto a più riprese. Tuttavia non mancarono fedeli e pellegrini che s'illusero di poter vedere i lavori qualche giorno prima e che affluirono alla basilica, nella settimana precedente, sperando di forzare le consegne. Ma, dovettero accontentarsi di spiare dagli steccati, donde si intravedevano parzialmente le colonne e le lesene maggiori, mentre il nuovo altare di Maria Ausiliatrice e l'altare monumentale del Santo eran celati da ampi velari, che consentivano appena qualche parziale visione laterale.
La traslazione della salma del Santo dall'antica alla nuova urna.
Il 7, mattino, si chiuse il tempio alle ore 9. Un cartello apposto alle porte d'ingresso avvertiva che non si sarebbe riaperto che l'indomani alle 4,30. Si doveva provvedere alla traslazione della salma del Santo dall'antica alla nuova urna. I lavori di apprestamento impegnarono la ditta Chiampo ed operai specializzati, sotto la direzione dell'Economo Generale, tutto il giorno. Alle 18, giunse l'Em.mo Cardinale Arcivescovo Maurilio Fossati col Cancelliere Can. Battist ed il segretario Teol. Barale. Nella basilica l'attendevano: il Rettor Maggiore col suo Capitolo; gli Ecc.mi Mons. Dueñas, vescovo di S. Miguel (San Salvador) e Mons. Ferrando, vescovo salesiano di Shillong (Assam), cui si aggiunse più tardi l'arcivescovo salesiano Mons. Guerra; il Consiglio generalizio delle Figlie di Maria Ausiliatrice; Ispettori e delegati al Capitolo generale; Don Elia Baldassarre, il dott. cav. Pier Luigi Peynetti e il cav. Boggio; pochi altri confratelli ed il personale tecnico indispensabile.
Verificati i sigilli dell'antica urna, Sua Eminenza ne autorizzò la rottura e l'apertura dei cristalli, e, tolto in mano il teschio del Santo - che, staccato dal busto, era stato riposto delicatamente fra i cuscini, sotto la maschera del volto - si degnò di farne la ricognizione. Rotti i sigilli, sciolti i nastri e le pezzuole che l'avvolgevano, il teschio apparve in perfetto stato di mummificazione, molto ben conservato. Il Cardinale si inginocchiò e recitò cogli astanti tre Pater, Ave Gloria; poi tutti sfilarono a venerarlo. Sua Eminenza lo avvolse quindi in nuove pezzuole di seta, ed, apposto ai nastri il suo sigillo, lo collocò nell'apertura praticata fra i cuscini del nuovo lettuccio rivestito di raso bianco con ricami in oro. Presiedette infine al trasporto sul nuovo lettuccio di velluto-seta antico, artisticamente ricamato in oro e argento, ed al collocamento nella nuova urna che chiuse e sigillò personalmente.
L'arrivo del Cardinal Hlond.
Mentre in basilica si compiva la traslazione della salma del Santo, arrivò all'Oratorio ii nostro Cardinale, Primate di Polonia, Em.mo Augusto Hlond. Il Rettor Maggiore uscì ad incontrarlo nel cortile centrale ov'erano già schierati i giovani studenti ed artigiani coi superiori, pel ricevimento. Salutato da una marcia trionfale della banda e da vivissimi applausi, Sua Eminenza sostò brevemente innanzi al monumento di Don Bosco ad ascoltare l'indirizzo di un alunno cui rispose colla sua benedizione; poi salì col Rettor Maggiore al suo appartamento. Prima che si chiudesse la nuova urna, era in basilica ad adorare il SS. Sacramento, a far omaggio a Maria Ausiliatrice ed a venerare da vicino la salma del Santo. A tarda sera arrivò anche S. E. Mons. Emanuel, Vescovo di Castellammare di Stabia.
L'ostensione delle Reliquie.
L'indomani, la basilica venne puntualmente aperta alle 4,30; ma richiusa alle 9, per permettere agli operai di ultimare i lavori, di abbattere ponti e steccati, di sgombrarla dei materiali da costruzione e di ripulirla completamente. Muratori e carpentieri insieme ai nostri fabbri elettromeccanici e falegnami dell'Oratorio e dell'Istituto Rebaudendo n'ebbero fino a tarda notte. Il collocamento della nuova urna, che pesa circa cinque quintali, sull'altare, richiese parecchie ore.
In mattinata giunse un altro dei vescovi salesiani consecranti, S. E. Mons. Olivares, di Nepi e Sutri. L'ausiliare di Velletri, S. E. Mons. Rotolo giunse invece nel tardo pomeriggio, mentre il Cardinale Arcivescovo di Torino stava esponendo sull'altar maggiore della chiesetta di San Francesco di Sales le
Reliquie che si sarebbero dovute collocare l'indomani nei diversi altari, e precisamente: le Reliquie dei Santi Maurizio e Secondo, martiri, destinate all'altare di Maria Ausiliatrice (1); quelle di S. Giovanni Battista (2) e di Santa Vittoria per l'altare di S. Giovanni Bosco; quelle di S. Fedele da Sigmaringa e di Santa Giulia per l'altare di S. Pio V; quelle di S. Solutore e di Santa Urbana per l'altare di S. Pietro; quelle di S. Avventore e Santa Colomba per l'altare dei Santi Martiri; quelle di S. Desiderio e di Santa Emerenziana per l'altare dell'Angelo Custode; quelle di S. Felice e di Santa Giustina per l'altare di S. Giuseppe Benedetto Cottolengo; quelle di S. Longino e di Santa Reparata per l'altare del Crocifisso. Assistito dalle LL. EE. Mons. Guerra, Mons. Olivares, Mons. Coppo, Mons. Ferrando e Mons. Rotolo, Sua Eminenza ilCardinal Fossati verificò tutte le teche e vi appose il suo sigillo. I Vescovi consacranti firmarono quindi le pergamene destinate ai rispettivi altari ed il Cardinale fece la solenne ostensione collocando le Reliquie, in artistici reliquari, sull'altar maggiore tutto addobbato in rosso per la circostanza. Vescovi e sacerdoti cominciarono subito l'ufficiatura prescritta dal rituale.
(1) Le stesse Reliquie deposte nel primitivo altare della Madonna il g giugno 1868 dall'Arcivescovo Mons. Riccardi di Netro.
(2) Donata al Santo Don Bosco nel suo giorno onomastico dal Card. Alimonda quando questi divenne Arcivescovo di Torino.
La prima visione.
Privilegiati alla prima visione dell'ampliamento furono i Salesiani e gli alunni della Casa-madre i quali convennero in basilica coi giovani dell'Oratorio festivo per le orazioni della sera. Uno spettacolo incantevole ! La chiesa era tutto uno sfavillìo di luci. I nuovi lampadari illuminavano navate, altari e gallerie, e i marmi brillavano nella loro policromia con effetti suggestivi. Le cupole sembravano inondate di raggi di sole, alla luce diffusa da lampade nascoste. Il Rettor Maggiore prese posto in presbiterio, circondato dai Vescovi, dai Superiori e dagli Ispettori. Recitate le orazioni, prese la parola e, rifacendo la storia dell'Opera salesiana, rievocò le grazie largite da Dio per intercessione della Vergine Ausiliatrice al santo Don Bosco ed alle sue istituzioni; invitò salesiani e giovani a promettere generosa corrispondenza alla bontà del Signore ed indefettibile fedeltà allo spirito del Fondatore; li impegnò a pregare pei Cooperatori e benefattori che hanno permesso tanta magnificenza, ed impartì a tutti la benedizione di Maria Ausiliatrice. Salesiani e giovani sfilarono quindi all'altare del Santo, a venerare la salma da vicino, indugiandosi nel superbo scurolo che è un trionfo d'arte e che costituisce con tutto l'altare il capolavoro del prof. comm. Mario Ceradini. Sfollata la chiesa, cerimonieri e sagrestani terminarono i preparativi per la solenne consacrazione dei nuovi altari e pel pontificale dell'indomani.
Consacrazione dei nuovi altari e triduo solenne.
L'alba del giorno 9 vide una folla di fedeli riversarsi nel tempio, appena aperte le porte. Distribuiti gli alunni studenti ed artigiani nelle nuove cappelle laterali, alle 6 precise fecero ingresso l'Em.mo Cardinale e i Vescovi salesiani che presero posto ciascuno al proprio altare da consacrare: Sua Eminenza il Cardinale Hlond, Primate di Polonia, in trono, all'altare di S. Giovanni Bosco; S. E. l'Arcivescovo Mons. Guerra nella cripta di S. Pietro; S. E. Mons. Ferrando all'altare del Crocefisso; S. E. Mons. Emanuel all'altare di S. Giuseppe Benedetto Cottolengo; S. E. Mons. Rotolo all'altare dei Santi Martiri; S. E. Mons. Coppo all'altare di S. Pio V; S. E. Mons. Olivares all'altare dell'Angelo Custode. L'altare del Beato Cafasso verrà consecrato alla sua canonizzazione. Gli altari si presentavano completamente finiti: il Crocifisso dominava da uno sfondo di mosaico d'oro; le pale del Cottolengo e del Cafasso, dipinte dal pittore Dalle Ceste; quella dell'Angelo Custode, dal professore Galizzi; quella di San Pio V, dal professore Mario Barberis; quella dei Santi Martiri, ancora qual era al suo antico altare. Clero e cantori formati dai nostri studenti di teologia dello Studentato Internazionale « Don Bosco » guidati da Don Vismara e da Don Schlàpfer accolsero alla porta centrale l'Arcivescovo di Torino, Em.mo Fossati, il quale raggiunse processionalmente l'altar maggiore e, salito al trono, cominciò coll'Em.mo Hlond e cogli altri Vescovi il sacro rito. La funzione si svolse sincronicamente colla massima pompa liturgica, in canto gregoriano, diretta da Don Grosso. Tutti gli altari vennero consacrati in forma fissa. Suggestivo il trasporto processionale delle Reliquie dalla chiesetta di San Francesco di Sales alla basilica, passando pel cortile centrale e la porta maggiore. Cardinali e Vescovi incedevano in piviale e mitra reggendo ciascuno in ricco reliquiario le reliquie destinate al rispettivo altare.
Terminata la consecrazione, Cardinali e Vescovi celebrarono agli stessi altari il primo santo Sacrificio. Solo Mons. Guerra attese fino alle 10 per cantare la Messa solenne pontificale all'altare dell'Ausiliatrice. In vece sua all'altare di S. Pietro celebrò un sacerdote salesiano. Dopo l'Em.mo Cardinal Hlond, all'altare di D. Bosco celebrò il Rettor Maggiore. Al solenne pontificale, oltre i Vescovi salesiani, assistettero anche l'Ecc.mo Arcivescovo Mons. Federico Lunardi, Nunzio Apostolico in Bolivia, e S. E. Mons. Dueñas. La scuola di canto dell'Oratorio eseguì la Messa XIX in onore di S. Giovanni Bosco, l'Ecce Sacerdos e l'Inclinavit Salomon genua del M° Don Pagella. Alla folla che gremì il santuario durante le sacre funzioni seguì un pellegrinaggio ininterrotto di torinesi e di forestieri, che si protrasse fino a notte, riversando in basilica masse di fedeli e di devoti, schiere di giovinezze frementi di entusiasmo e di ammirazione. Notammo: l'Istituto Missionario Salesiano «Mons. Versiglia e D. Caravario » di Bagnolo Piemonte ; l'Istituto salesiano di Casale Monferrato; un bel gruppo di Cooperatori Belgi condotti dal nostro Ispettore D. Moermans. Il programma del triduo si svolse fra un crescendo di fervore ed imponenti manifestazioni di fede. Nel pomeriggio, discorso di S. E. Mons. Rotolo e benedizione eucaristica impartita pontificalmente da S. E. Mons. Guerra. Assistettero le LL. EE. Mons. Coppo, Mons. Ferrando, Mons. Dueñas.
A sera, discorso di S. E. Mons. Emanuel e benedizione eucaristica impartita pontificalmente da S. E. Mons. Rotolo. Tempio e piazza gremiti fino a tarda notte. La sfarzosa illuminazione della facciata, delle cupole e dei campanili attrasse una marea di gente al santuario, mentre la banda dell'Oratorio, teneva concerto sul piazzale.
La giornata di omaggio delle Figlie di Maria Ausiliatrice, delle loro allieve ed ex-allieve.
Il giorno 10, alle 4,3o numerosi fedeli già attendevano l'apertura della chiesa. A tutti gli altari cominciarono subito le sante Messe che, all'altar maggiore ed a quello del Santo, si protrassero fino a mezzogiorno. Artigiani e studenti parteciparono alla funzione delle 6, ascoltando la Messa di S. E. Mons. Emanuel ed un appropriato discorso di S. E. Mons. Coppo. Lo stesso Mons. Emanuel impartì la benedizione eucaristica. La giornata era particolarmente destinata all'omaggio delle Figlie di Maria Ausiliatrice, delle loro allieve ed ex-allieve. Quindi, alle 7,30, le cappelle laterali all'altar maggiore, le tribune e parte della navata furono a loro disposizione. Celebrò la Messa della Comunione generale S. E. Mons. Rotolo. Alle 10 tenne solenne pontificale S. E. Mons. Olivares, con assistenza delle LL. EE. Mons. Rotolo e Mons. Sosa. Il vescovo pontificante venne salutato dal Sacerdos et Pontifex del Concina a 3 voci. Seguì la Missa Papae Martelli del Palestrina, ridotta a 4 voci pari dal M.o Pagella, colle parti variabili in gregoriano.
Il coro di 200 voci, preparato da Don Grosso, era formato: dalla Scuola Ceciliana dell'Oratorio Maria Ausiliatrice; da Suore della Casa «Maria Ausiliatrice » e di quella « M. Mazzarello » di Borgo S. Paolo; da Novizie di Casanova, Pessione e Nizza Monferrato; e da un gruppo di educande di Nizza Monferrato.
Ben affiatate anche le risposte in gregoriano, eseguite da un altro coro, formato dalle alunne della Scuola « M. Ausiliatrice» e dell'Istituto Barolo.
Alla Messa assistettero la Madre Generale e tutto il Consiglio Generalizio; le Suore delle diverse Case di Torino con le loro allieve in divisa (Istituto Magistrale « M. Ausiliatrice » Scuola Magistrale. Scuola Artigiana e Scuola di Magistero Professionale della donna « M. Mazzarello », ecc.); varie rappresentanze di ex-allieve; Suore e Novizie di Casanova e di Pessione; Suore e Aspiranti Missionarie di Arignano; Suore e Postulanti di Chieri; Suore ed Educande di Nizza Monferrato, ecc.; rappresentanze di Istituti religiosi femminili della città: Suore Giuseppine e loro allieve; Suore di Sant'Anna ed educande; Suore del Cottolengo; Figlie della Carità di S. Vincenzo; Suore della Carità (bigie); Missionarie della Consolata; Suore Minime del Suffragio; Suore Orsoline; Suore della Sacra Famiglia; Suore di Carità di S. Maria; Figlie della Carità di Montanaro; Suore del Santo Natale; Suore Filippine (Spagnuole); Istituto delle Rosine, ecc.
Alla funzione del pomeriggio, lo stesso coro di 200 voci eseguì il Magnificat in falsobordone Tono VIII, l'Exultate Deo e il Tantum ergo del Pagella.
Alle 17 tenne il discorso S. E. Mons. Ferrando ed impartì la benedizione S. E. Mons. Sosa, vescovo di Cumanà (Venezuela). A sera, discorso di S. E. Mons. Rotolo e benedizione eucaristica impartita pontificalmente da S. E. Mons. Ferrando. Illuminazione della basilica, come la sera precedente, e concerto della banda del nostro Oratorio « Michele Rua » Torino-Monterosa. Il santuario rimase aperto fino alle 24,30, sempre affollato di fedeli che, fatta la visita al SS. Sacramento, venerata la Madonna e S. Giovanni Bosco, s'indugiavano ammirati a contemplare i lavori compiuti.
La vigilia.
Il giorno 11, l'afflusso dei pellegrini crebbe a dismisura. Dalle 4,30, sante Messe fino a mezzogiorno. Comunioni, quasi ininterrottamente, all'altar maggiore ed all'altare di S. Giuseppe. Alle 6, celebrò per la sezione artigiani S. E. Mons. Coppo che, dopo un toccante fervorino di S. E. Mons. Ferrando, impartì la trina eucaristica benedizione. Per la sezione studenti celebrò S. E. Mons. Ferrando. Alle 8.3o salì l'altare di S. Giovanni Bosco il Rettor Maggiore, il quale celebrò per le Dame Patronesse del Comitato Centrale. Colla Presidente, marchesa Carmen Compans di Brichanteau, erano quasi tutte le Dame che concorsero pel prezioso tabernacolo in onice, adorno di lapislazzoli e malachiti antiche; s'accostarono alla santa Comunione e, dopo un affettuoso fervorino dello stesso signor Don Ricaldone, ricevettero dal IV successore di S. Giovanni Bosco anche la benedizione di Maria Ausiliatrice.
Alle 10, solennissimo Pontificale di Sua Eminenza il nostro Cardinale Augusto Hlond, Primate di Polonia. Preceduto dalle LL. EE. Mons. Guerra, Mons. Coppo, e Mons. Rotolo, tra due fitte ale di clero, Sua Eminenza fece l'ingresso in porpora, assistito dai canonici Morino, Garneri e Casalis.
Salutato dall'Ecce Sacerdos di D. Antolisei, Sua Eminenza salì in trono ed, assunti i sacri paramenti, durante il canto di « Terza », iniziò la celebrazione della Messa votiva solenne di Maria Ausiliatrice in ringraziamento dei benefici ottenuti dal Signore nei 70 anni dalla consecrazione del sacro tempio. Tra gli Istituti partecipò al completo il nostro Istituto Missionario « Conti Rebaudengo » coi chierici studenti di filosofia che prestarono il servizio all'altare, e la massa dei cantori che, diretti dall'autore, eseguirono la Messa per la canonizzazione di Don Bosco ed il Tota Pulchra del nostro Don Antolisei, coronando la funzione coll'Exultate Deo del Viadana. Il pomeriggio annunciò subito l'afflusso di imponenti folle di pellegrini, contrastato per un paio d'ore da l'infuriare di un improvviso violento ciclone che rovesciò un diluvio d'acqua e bombe di grandine. Alle 17, il clero accompagnò all'altare S. E. Mons. Rotolo pei primi Vespri pontificali e la benedizione eucaristica. Tenne il pergamo S. E. Mons. Olivares intrattenendo i fedeli sul dovere e sui caratteri della nostra divozione all'Ausiliatrice.
La scuola di canto dell'Oratorio, fusa con quella dell'Istituto Teologico Internazionale «Don Bosco », eseguì le antifone in gregoriano, i salmi in falsobordone, l'Ecce Sacerdos, il Jam sol recedit igneus e l'O Maria virgo potens musicati dal nostro D. Pagella, il Magnificat del nostro D. De Bonis, ed il Tantum ergo del Card. Cagliero. La piissima preghiera O Maria, virgo potens composta dal santo Don Bosco nel 1885 ed affidata a musicare all'allora Mons. Cagliero, che la rimise a Don Pagella nel 1918 per le feste cinquantenarie della basilica, suscitò un'onda di emozioni che si rinnovò vivissima anche l'indomani, ad ogni esecuzione.
La veglia santa.
All'ultima funzione serale tenne il discorso S. E. l'Arcivescovo salesiano Mons. Guerra che divise col Card. Cagliero parecchi anni di ministero pastorale. Parlò dell'educazione della gioventù secondo il sistema di Don Bosco coll'aiuto della divozione a Maria Ausiliatrice. Impartì la benedizione eucaristica il Vescovo di Volterra, S. E. Mons. Munerati, salesiano, giunto poche ore prima dalla sua diocesi. La funzione inaugurò la veglia santa che si protrasse tutta la notte. Cessato in piazza il concerto della banda dell'Oratorio, nel mare di luce proiettato dall'illuminazione della facciata, delle due cupole e dei campanili, in basilica cominciò l'Ora di adorazione predicata da Don Calvi. Seguì quindi la benedizione eucaristica, e canti e preghiere fino alle 0,30, ora della prima Messa. In breve quasi tutti gli altari furono occupati da sacerdoti ansiosi di celebrare, e le balaustre si affollarono di comunicandi che nella chiesetta di San Francesco di Sales avevano trovato copia di confessori e santificavano così coll'atto più augusto la grande giornata. Alle 4,30, Messa cantata. Alle 6,30 salì l'altar maggiore il sig. Don Ricaldone a celebrare la Messa della Comunione generale per la sezione artigiani. Alle 7,30, Sua Eminenza il Cardinale Augusto Hiond, per la sezione studenti. Alle 8,30, S. E. Mons. Lunardi per gli Ex-allievi che, convenuti a centinaia da un capo all'altro d'Italia, entrarono in basilica processionalmente, guidati dal nuovo Presidente Internazionale Gr. Uff. Arturo Poesio. Aiutò a comunicarli S. E. Mons. Rotolo. Gli altri Arcivescovi e Vescovi si distribuirono all'altare del Santo, alla cappella di S. Francesco di Sales per l'Oratorio festivo, alle camerette di Don Bosco. Alle 9, il signor Don Giraudi organizzò la sfilata del pubblico allo scurolo dell'altare del Santo per venerarne da vicino la salma gloriosa. La sfilata durò fino all'ora del pontificale e venne ripresa dopo mezzogiorno. I fortunati che poterono passare a sfiorare colla mano o con oggetti religiosi la sacra urna, contemplandone faccia a faccia la preziosa Reliquia, uscivano raggianti di gioia ed attoniti di meraviglia, propagando la loro ammirazione all'immensa folla che gremiva chiesa e piazza, e brulicava per tutti i cortili dell'Oratorio. Il tempo, con sferzate d'acqua ad intervalli, parve più volte compromettere il successo della festa; ma, grazie a Dio, il programma potè svolgersi in tutti i suoi particolari. Mezz'ora prima del gran pontificale arrivarono dalle loro sedi gli Ecc.mi Vescovi di Acqui, Alba, Aosta, Cuneo, Fossano e Susa, i quali si unirono ai Vescovi salesiani, agli Ecc.mi Mons. Lunardi e Mons. Sosa ed, in piviale bianco e mitra, si schierarono sotto la pensilina dal lato del cortile centrale. Li raggiunse, in porpora, l'Em.mo Cardinal Hlond scortato dalla sua corte, e quasi subito, l'Em.mo Cardinale Arcivescovo di Torino Maurilio Fossati che nel frattempo aveva assunto i sacri paramenti nella sagrestia. Ordinato, il magnifico corteo sfilò alla basilica, fra due ali di popolo festante, ed entrò nel tempio gremitissimo, salutato dall'Ecce Sacerdos del Pagella lanciato in mirabile armonia dalle nostre scuole di canto dell'Oratorio e dell'Istituto Teologico Internazionale. Raggiunto il presbiterio, i due Arcivescovi ed i tredici Vescovi si disposero in apposite bancate coperte di damasco; l'Em.mo Cardinal Hlond, assistito da due parroci salesiani, Don Gallenca di Maria Ausiliatrice e D. Gregorio di San Benedetto in Ferrara, salì al trono preparato dal lato dell'Epistola di fronte a quello dell'Arcivescovo di Torino. L'Em.mo Cardinal Fossati, assistito da Mons. Busca, da Mons. Benna e dal Can. Bues, si portò invece subito ai piedi dell'altare per dar principio alla santa Messa. Lo stesso M.o Don Pagella accompagnò all'organo la sua Messa XIX in onore di S. Giovanni Bosco. Esecuzione impeccabile. I nostri altoparlanti la diffusero in piazza e nei cortili, ove ad un altare improvvisato si celebravano Messe lette per comodità dei fedeli che non potevano entrare nel tempio; l'E. I. A. R., con nobilissimo gesto, la trasmise a tutte le stazioni.
Al Vangelo, l'Em.mo Celebrante tenne dal trono l'Omelia, perfettamente riflessa al microfono e radiodiffusa. Rifacendosi al sacro testo del giorno, festa della SS. Trinità, ed alla missione degli Apostoli, il Cardinal Fossati esaltò la missione mondiale di S. Giovanni Bosco e dei suoi Istituti, celebrando, coll'eloquenza dei successi, il trionfo dello spirito e dell'impulso del Santo nei cinquant'anni trascorsi dalla sua morte, e le glorie dell'Ausiliatrice nel settantennio dalla consecrazione del suo tempio. Chiuse la splendida Omelia colla benedizione apostolica e la largizione di duecento giorni di indulgenza a tutti i presenti. Le scuole di canto, dirette dal M.0 Scarzanella, ripeterono anche l'Inclinavit Salomon genua. Il sacro rito procedette in tutta la magnificenza liturgica, come una funzione di Paradiso, e terminò verso mezzogiorno.
Calorose ovazioni salutarono Cardinali, Arcivescovi e Vescovi all'uscita dalla basilica.
L'improvvisata del Ministro Thaon Di Revel.
Era appena incominciato un po' di sfollamento del tempio, che entrò S. E. il Ministro delle Finanze Conte Paolo Thaon di Revel accompagnato dalla Contessa sua Signora. Ascoltarono la santa Messa all'altare di Don Bosco; poi, guidati dall'Economo generale Don Giraudi, compirono la visita all'urna ed all'ampliamento, con visibile soddisfazione. Dalla basilica Sua Eccellenza passò al salone ove il nostro Rettor Maggiore si intratteneva coi Cardinali, Vescovi, Superiori ed Ispettori. Uno scroscio di applausi gli disse tutta la gioia e la gratitudine dell'assemblea per la cara sorpresa. Il sig. Don Ricaldone lo ringraziò pubblicamente e promise a Sua Eccellenza un affettuoso ricordo per la sua famiglia e pel suo altissimo ministero, all'altare della Vergine e di S. Giovanni Bosco.
L'apoteosi mariana.
Dopo mezzogiorno, nonostante rovesci di pioggia, associazioni, istituti e pellegrini che desideravano partecipare alla processione riempirono i cortili, mentre un crescendo di folla di spettatori si pigiava nella piazza, nelle vie laterali e perfino nell'ampio Corso Regina Margherita. La basilica, manco a dirlo, sempre zeppa di fedeli, che, in attesa delle funzioni, pregavano e cantavano, mentre altri sfilavano all'urna del Santo a deporre un bacio, una preghiera, e vari sacerdoti si succedevano sul pulpito a rivolgere qualche buona parola e ad impartire la benedizione di Maria Ausiliatrice. Alle 15, si svolse una prima funzione pei pellegrini che dovevano ripartire, con discorso di S. E. Mons. Ferrando e benedizione eucaristica impartita da S. E. Mons. Coppo.
Alle 16, una seconda funzione con discorso di S. E. Mons. Olivares e benedizione eucaristica impartita da S. E. Mons. Rotolo.
Alle 17, cominciarono i Vespri solenni pontificati da S. E. Mons. Guerra. Ci si stava già quasi rassegnando a rinunziare alla processione, quando all'improvviso cessò la pioggia ed il vento spazzò la nuvolaglia diffondendo uno squarcio di sereno che sembrava davvero un sorriso di cielo al trionfo di Maria. Carabinieri, militi e guardie di servizio sulla piazza s'affrettarono ad arginare la folla ai lati della via Cottolengo; ed i gruppi ordinati nel cortile s'incolonnarono rapidamente. Scortata dalle Guardie municipali, la processione venne aperta dalle Figlie di Maria Ausiliatrice con una graziosa squadriglia di paggi in costume e rappresentanze di tutte le associazioni ed istituzioni fiorenti all'ombra della loro Casamadre. Seguivano: l'Oratorio della Casa «Maria Mazzarello » di Borgo S. Paolo; i collegi e convitti femminili della città e dei dintorni, le compagnie religiose femminili cittadine; l'Istituto « Savio Domenico» di Sassi; la pittoresca teoria degli otto Oratori maschili salesiani di Torino; i nostri Istituti di Benevagienna, di Ivrea, di Cumiana e di San Benigno Canavese; una balda rappresentanza dei nostri Liceisti di Alassio e gli alunni dei nostri Collegi « Card. Richelmy », «S. Giovanni Evangelista», «Conti Rebaudengo » di Torino. La Giunta Diocesana col suo labaro guidava le rappresentanze delle associazioni di Azione Cattolica colle rispettive Presidenze ed Assistenti Ecclesiastici: la Gioventù Femminile con 24 bandiere, le Donne cattoliche con 20, la Gioventù maschile con 22, gli Uomini cattolici con 25. Seguiva la Casa-madre di Torino coi suoi 700 allievi tra artigiani e studenti e la folta rappresentanza delle federazioni degli ex-allievi col Presidente Internazionale Gr. uff. Arturo Poesio. Quindi, il gruppo delle Madri Cristiane, delle Dame di Maria Ausiliatrice, del Comitato Centrale Dame-Patronesse, delle Figlie di Maria, delle rappresentanze delle Comunità religiose femminili e delle Figlie di Maria Ausiliatrice colle Madri del Consiglio Generalizio. Scaglionate tra i vari gruppi, ben dodici bande musicali accompagnavano gli inni cantati dalla massa: la banda del nostro Oratorio di Perosa Argentina; la fanfara del nostro Oratorio di Monterosa; la banda del nostro Oratorio di Chieri; la fanfara del primo Oratorio festivo di Valdocco; la banda della parrocchia degli Angeli Custodi; le bande dei nostri Istituti: « Conti Rebaudendo », Cumiana, S. Benigno Canavese; dei nostri Oratori di Torino-Monterosa, Torino-Borgo S. Paolo, Foglizzo Canavese; la banda della Casa-Madre. Fiamme, stendardi e vessilli in numero straordinario. Le insegne basilicali, il tintinnabolo e l'ombrellone, segnalavano la imponente teoria del clero, aperta dal « Piccolo clero » degli alunni interni dell'Oratorio e formata: dai nostri chierici novizi di Monteoliveto (Pinerolo) e di Villa Moglia (Chieri); dei nostri studenti di Filosofia di Foglizzo e di Torino « Rebaudengo »; dai nostri studenti di Teologia di Chieri e di Torino-Crocetta. Tra le file dei chierici avanzavano gli stendardi di oltre 30 Nazioni in cui si spande l'Opera salesiana. Ispettori e delegati al Capitolo generale con uno stuolo di sacerdoti salesiani, di rappresentanze del Clero secolare, di Ordini e Congregazioni religiose, precedevano il Rettor Maggiore coi Superiori del Capitolo. Incedevano quindi in mitra e piviale tredici Ecc.mi Vescovi e due Arcivescovi: Mons. Rotolo, titolare di Nazianzo e Ausiliare di Velletri; Mons. Ferrando di Shillong (Assam); Mores. Soracco, di Fossano; Mons. Rosso, di Cuneo; Mons. Imberti, di Aosta; Mons. Grassi, di Alba; Mons. Ugliengo, di Susa; Mons. Delponte, di Acqui; Mons. Sosa, di S. Miguel (Venezuela); Mons. Emanuel, di Castellammare di Stabia; Mons. Munerati, di Volterra; Mons. Coppo, titolare di Paleopoli; Mons. Olivares di Nepi e Sutri; l'Arcivescovo Mons. Guerra, titolare di Verissa; il Nunzio Apostolico in Bolivia Mons. Lunardi.
La croce astile indicava il corteo cardinalizio. L'Em.mo Cardinale Arcivescovo di Torino, Maurilio Fossati, procedeva in porpora, benedicendo, assistito da Mons. Busca, da Mons. Benna, dal Can. Bues ed accompagnato dal Gentiluomo N. U. Avv. Amedeo Peyron e dal segretario Teol. Barale. Il Cardinale Hlond aveva dovuto partire per Roma. Dopo il Cardinale Arcivescovo veniva il carro trionfale colla statua della Vergine Ausiliatrice, in un profluvio di fiori, raggiante di luce, scortata dai nostri Liceisti di Valsalice e dagli Universitari di Azione Cattolica, guidati da Don Cojazzi. Chiudeva una gran folla di pellegrini e di fedeli.
All'apparire della statua eran scrosci di applausi, eran grida di evviva, ed una pioggia di fiori. Lentamente, poiché le Guardie municipali stentavano ad aprire il varco anche in Corso Regina Margherita, la processione percorse la via Cottolengo, via Masserano, il Corso Regina Margherita fino a Piazza Emanuele Filiberto, e, passando davanti alla « Piccola Casa della Divina Provvidenza » ed alle Opere della marchesa Barolo, per la via Cottolengo, rientrò in Piazza Maria Ausiliatrice accolta da un'immensa ovazione di migliaia e migliaia di cuori.
La magnifica apoteosi fu coronata dalla benedizione eucaristica impartita, dall'altar maggiore e dalla porta centrale del tempio, da Sua Eminenza il Cardinale Arcivescovo di Torino. Spettacolo indescrivibile! La basilica illuminata diffondeva la sua luce a colori fino all'estremo della città. Sulla vasta piazza, nei cortili e per le vie adiacenti, l'immensa folla, dopo aver cantato ad un sol coro il Tantum ergo, armonizzata dagli altoparlanti, si raccolse in profondo silenzio a ricevere la benedizione di Gesù Sacramentato. Ripetè quindi ad una voce il « Dio sia benedetto ». e chiuse le pie invocazioni lanciando altissimo al cielo un'ultimo grido di « Viva Maria ». I pellegrini giunti coi treni popolari od obbligati a ripartire in serata s'affrettarono allora a raggiungere le stazioni; ma altra folla accorsa d'ogni parte si sospingeva in basilica a prenderne il posto, o sostava in piazza a godersi l'illuminazione ed il concerto della banda del nostro Oratorio di Borgo San Paolo. Alle 21,30, fu necessario improvvisare un'ultima funzione con predica e benedizione.
Quando si riuscì a sfollare la chiesa, era prossima la mezzanotte.
I giornali diedero cifre approssimative: dodicimila persone in processione; più di duecentomila spettatori. L'Italia scrisse trecentomila. Il bilancio spirituale della basilica nel mese di giugno raggiunse quote consolanti: Messe celebrate: 28oo. Comunioni: 54.000.
Il ciclo dei festeggiamenti non si chiuse coll'apoteosi mariana del 12, a sera; ma comprese altre manifestazioni di cui crediamo opportuno far subito cenno. L'indomani parve ancor giorno di festa. Folle di pellegrini e di fedeli si succedettero in basilica dal mattino alla sera. Devotissime le funzioni speciali pei pellegrinaggi più numerosi.
Convegno generale dei Direttori diocesani e Decurioni dei Cooperatori salesiani.
Il giorno 14 era fissato pel Convegno generale dei Direttori Diocesani e Decurioni dei Cooperatori salesiani che ebbe splendido successo. Un cinquecento sacerdoti, accorsi da ogni parte d'Italia, ascoltarono la santa Messa celebrata all'altare del Santo da Sua Eccellenza Monsignor Ferrando, poi gremirono il teatro dell'Oratorio festivo per l'adunanza indetta a celebrare il cinquantesimo dei transito di S. Giovanni Bosco e l'ampliamento della basilica di Maria Ausiliatrice. Presiedette il convegno Sua Eminenza Rev.ma il Cardinale Arcivescovo Maurilio Fossati, circondato dal Rettor Maggiore, dagli Ecc.mi Mons. Coppo, Mons. Ferrando e Mons. Rotolo, dai Superiori del Capitolo, dal Presidente generale dei Cooperatori Conte Sen. Eugenio Rebaudengo e dal nuovo Presidente Internazionale degli ex-allievi Gr. Uff. Arturo Poesio. In tribuna erano le Madri del Consiglio Generalizio delle Figlie di Maria Ausiliatrice con una eletta rappresentanza di Cooperatori e Cooperatrici. Assistevano anche gli Ispettori e delegati al Capitolo Generale. Data lettura del verbale dell'adunanza dello scorso anno dal nostro D. Felice Cane, il regolatore Don Fasulo rivolse il benvenuto al Cardinale, ai Vescovi, Superiori, Direttori e Decurioni presenti, precisando lo scopo del convegno generale preparato da oltre 5o convegni regionali. Prese quindi la parola il Rettor Maggiore per dire il suo ringraziamento e quello di tutta la Famiglia salesiana a Sua Eminenza, ed ai singoli Direttori e Decurioni. Compiacendosi del bene compiuto nei 5o anni dalla morte del Santo, prospettò subito le prossime mete per la celebrazione del centenario dell'opera di Don Bosco: il completamento dei rerestauri e della decorazione della basilica; l'erezione, ai Becchi, presso la casetta natia di Don Bosco, di un gran tempio e di un orfanotrofio capace di centinaia di orfani; l'incremento e l'organizzazione razionale dell'insegnamento catechistico in tutti gli Oratori festivi secondo il modello già in via di attuazione all'Oratorio di Valdocco. Il clero salutò con entusiasmo il magnifico programma; poi si raccolse ad ascoltare il primo relatore, Mons. Manzini, Vicario generale della diocesi di Verona, il quale, con ineffabile fascino di eloquenza, trattò del soprannaturale nella vita e nelle opere di S. Giovanni Bosco, rilevando magistralmente le caratteristiche della sua santità ed il segreto della fecondità del suo apostolato.
Coronata l'orazione con calorosi applausi, s'iniziò la discussione e ne vennero ottime proposte. Don Moglia, parroco di Sparone, fece voti perchè la festa del Santo assurga a vera solennità in tutte le parrocchie infervorando la divozione a Don Bosco come patrono della gioventù e modello del clero. Il prof. Don Bianco di Asti propose l'organizzazione di pellegrinaggi diocesani annuali alla basilica di Maria Ausiliatrice, specialmete dalle diocesi del Piemonte. Mons. Buscaglia, rettore del Santuario di Oropa, colse l'occasione per raccomandare la cura del ricevimento dei pellegrini, come si suol fare ad Oropa: ingresso processionale, canto dell'Inno proprio, funzione speciale. Il Rettor Maggiore espresse la sua gratitudine per le belle proposte e pei buoni consigli, annunziando che il Capitolo Superiore stava già studiandone l'attuazione.
Mons. Davide Sanguineti di Genova, relatore del secondo tema, tratteggiò a grandi linee, con calda ammirazione, l'ampiezza e i caratteri dell'apostolato di Don Bosco, traendone pratici insegnamenti pel ministero pastorale. Aperse la discussione Mons. Sassi di Alessandria auspicando soprattutto l'incremento degli Oratori e pregando il Rettor Maggiore a far redigere qualche volumetto che serva di pratico indirizzo anche ai parroci e viceparroci, ed a disporre non solo che sorga accanto ad ogni Istituto salesiano l'Oratorio festivo, come voleva Don Bosco, ma che si organizzi in modo da servire come di scuola di applicazione pratica pel clero in cura d'anime. Il sig. Don Ricaldone, lietissimo, annunciò la fresca pubblicazione di un volume del nostro D. Uguccioni, in cui sotto lo pseudonimo di Neruccini egli descrive abilmente il funzionamento di un Oratorio salesiano (1). Il volume prelude ad una serie che sarà pronta pel 1941.
Don Beltrami di Novara promosse un plauso ai Missionari salesiani, e tutta l'assemblea si associò cordialmente.
Terzo relatore fu Padre Balduzzi, della Direzione dell'Ufficio Centrale dell'Azione Cattolica. Egli celebrò con trasporto il cinquantenario del testamento di Don Bosco ai Cooperatori, ringraziando i Salesiani pel contributo che portano alla soluzione dei gravi problemi religioso-sociali del nostro secolo e promettendo l'indefettibile assistenza della falange dei Cooperatori. Alla discussione, Don Cattaneo, prevosto di Castelletto Ticino, propose una ancor più ampia diffusione di immagini del santo Don Bosco tra i fanciulli; Don Angrisani, parroco di Nostra Signora delle Grazie in Torino, domandò conto a D. Fasulo di quanto si fosse fatto per attuare i voti dell'ultimo convegno, d'invitare cioè tutti i Parroci ad assumere l'ufficio di Decurioni nelle rispettive parrocchie e di aumentare il numero dei Cooperatori. Il Can. Bessone, parroco della Cattedrale di Cuneo, fece voti per la beatificazione della ven. Madre Mazzarello. Don Cantone di Mede insistette sull'aumento dei Cooperatori e essendo ornai venuto - egli disse - il tempo vaticinato in cui il titolo di Cooperatore salesiano è sinonimo di buon cristiano ». Mons. Canale di San Severo augurò una maggior frequenza nelle adunanze dei Cooperatori. Il Rettor Maggiore ringraziò specialmente Don Angrisani per aver richiamato tutti ad un buon esame di coscienza; annunciò un notevole aumento di Cooperatori, che in Italia passano omai i duecentomila, e l'organizzazione dell'ufficio centrale dal quale partirà l'invito ai parroci per assumere la direzione delle decurie nei singoli paesi.
Il regolatore Don Fasulo riassunse le proposte in un ordine del giorno che l'assemblea acclamò all'unanimità e mandò un plauso ai superstiti che conobbero S. Giovanni Bosco e che, ad un suo invito, si levarono in piedi. L'Em.mo Cardinale Arcivescovo chiuse allora l'adunanza compiacendosi delle relazioni e delle proposte ed invitando i sacerdoti a passare ancora una volta con grande spirito di fede all'urna di S. Giovanni Bosco per trarne ispirazioni e propositi di pratica e generosa imitazione. Colla pastorale benedizione il convegno si sciolse.
All'agape fraterna, Don Fasulo propose un devoto telegramma di omaggio al Santo Padre ed il nuovo Presidente Internazionale degli ex-allievi Gr. Uff. Arturo Poesio portò il saluto e l'adesione di tutti gli ex-allievi, assicurando il Rettor Maggiore della più ardente e fervorosa cooperazione.
(1) GUELFO NERUCCINI. - L'Oratorio di Don Bosco. - S. E. I. - L. 8.
L'omaggio delle Dame Patronesse.
Il 15 giugno, nel pomeriggio, convennero all'Oratorio le Dame Patronesse delle Opere e Missioni Salesiane del Comitato Centrale per offrire al Rettor Maggiore l'annuale omaggio di arredi e paramenti sacri per le nostre Missioni. Omaggio assai più ricco ed abbondante di quello degli scorsi anni che coronava il dono del preziosissimo tabernacolo dell'altare di S. Giovanni Bosco, in onice, malachiti e lapislazzuli antichi, offerto dallo stesso Comitato Centrale. Il Rettor Maggiore le accolse in una sala attigua a quella delle esposizioni, circondato da S. E. Mons. Ferrando, dal Prefetto Generale D. Berruti e da una eletta rappresentanza di Ispettori e delegati del Capitolo generale, con Mons. Cimatti,
Prefetto Apostolico di Miyazaki (Giappone). Accanto alla Presidente effettiva, Marchesa Carmen Compans di Brichanteau, prese posto la Signora di S. E. il Prefetto di Torino Donna Ines Baratono. Detta la preghiera, la segretaria Contessa Maria Teresa Camerana si rese interprete dei sentimenti comuni con un devoto indirizzo rievocando le date gloriose dei fasti salesiani, e presentò al Rettor Maggiore i doni del Comitato, riassumendone le attività dei mesi, decorsi, specificando le particolari benemerenze ed assicurando i più generosi propositi di fervida continuazione.
Il sig. Don Ricaldone lasciò la prima parola di ringraziamento a S. E. Mons. Ferrando perchè le Dame Patronesse sentissero dalle labbra di un vescovo missionario l'espressione più viva della gratitudine di tutti i missionari e dei cristiani delle lontane missioni. Mons. Ferrando parlò col cuore accennando agli innumerevoli bisogni delle Missioni e compiacendosi pel buon gusto della carità delle Dame che non mandano roba qualsiasi, tante volte deteriorata, ma roba nuova, bella e ben confezionata, la quale contribuisce efficacemente al decoro del culto del Signore. Al grazie del Vescovo il Rettor Maggiore aggiunse quindi il suo, particolarmente sentito. Commosso dal contributo straordinario offerto in quest'anno per la celebrazione del 50° della morte di Don Bosco, egli ripetè il conforto che provano i salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice nel sentirsi sostenuti da tanta affettuosa carità. Prospettò il programma di azione pel 1941 ed invitò le Dame a passare nella sala delle esposizioni a contemplare il frutto dalle loro offerte e del loro lavoro. Tutto era stato ben disposto in precedenza. Su ampi tavoli ed alle pareti facevano magnifica mostra: 106 pianete, 12 altari portatili, 3 altari cappella, 6 borse per l'amministrazione dei Sacramenti, 8 cassette di pronto socorso, 4 armadietti farmaceutici, 2 paramentali bianchi completi, i violaceo, i verde, 2 piviali, 4 pissidi, 2 calici, tovaglie, amitti, camici, purificatoi ed altra biancheria da altare.
Il XV Capitolo Generale.
Il 15 giugno, i Superiori lasciarono la Casa-madre e, cogli Ispettori e Delegati delle 48 Ispettorie Salesiane costituite nei tre Continenti, si raccolsero nell'Istituto Missionario «Conti Rebaudengo » per i santi spirituali Esercizi in preparazione al XV Capitolo Generale, che s'aperse la sera del 23 seg. Primo atto dell'assemblea fu la elezione dei membri del Capitolo Superiore che assistono il Rettor Maggiore nel governo della Società. La sera del 24, venivano rieletti: Don Pietro Berruti a Prefetto generale; Don Pietro Tirone a Direttore Spirituale generale; Don Fedele Giraudi ad Economo generale; Don Renato Ziggiotti a Direttore generale degli studi; Don Antonio Candela a Direttore generale delle Scuole Professionali ed Agricole ; Don Giorgio Serié a Consigliere generale incaricato degli Oratori festivi e degli ex-allievi. Segretario generale il Rettor Maggiore riconfermò Don Puddu Salvatore.
Dopo le elezioni, i membri del Capitolo Generale proseguirono le adunanze fino al 7 luglio trattando della formazione del personale, del funzionamento e dell'attività dei nostri Istituti secondo lo spirito del santo Fondatore. Riservarono però tre giorni alle ultime grandiose manifestazioni assegnate dal programma dei festeggiamenti.
Commemorazione del Card. Cagliero. - Posa della prima pietra dell'Orfanotrofio " Bernardi-Semeria ".
La mattina del 26 giugno, il Rettor Maggiore coi Superiori del Capitolo, Ispettori e Delegati al Capitolo Generale, raggiunse Castelnuovo Don Bosco, per la commemorazione del centenario della nascita del Card. Cagliero e la posa della prima pietra del grandioso orfanotrofio che la munificenza dell'Avv. Bernardi permetterà di innalzare ai Becchi presso la casetta natia del Santo, pel 1941, centenario dell'ordinazione sacerdotale e dell'inizio dell'opera di D. Bosco. La comitiva sostò dapprima in paese, nella Piazza Don Bosco, gremita di Castelnovesi e di abitanti dei paesi vicini.
Ossequiato l'Em.mo Cardinale Arcivescovo di Torino, che aveva celebrato nella chiesa parrocchiale, il Rettor Maggiore, fra gli applausi entusiastici della folla, lo accompagnò al palco d'onore, ove lo circondarono le autorità della Provincia e del Paese, il Parroco, le rappresentanze del Clero dell'Archidiocesi ed i parenti del Cardinal Cagliero col nipote Giovanni. La banda del nostro Istituto di Cumiana prestò il servizio d'onore suonando gli inni della Patria e quello di Don Bosco. Quindi il Podestà di Castelnuovo, Geom. Alessandro Barbero, porse il saluto all'Em.mo Arcivescovo, al Rettor Maggiore, ed alle Autorità convenute, presentando, anche come ex-allievo, il Presidente Internazionale degli ex-allievi Gr. Uff. Arturo Poesio che tenne la commemorazione ufficiale dell'intrepido missionario, del primo Vescovo e Cardinale salesiano.
La calda smagliante parola del Presidente fu coronata dal Rettor Maggiore che ringraziò l'Arcivescovo e le Autorità, e, come cittadino onorario di Castelnuovo, augurò alla popolazione la gloria di molti altri figli degni di S. Gio. Bosco, del Beato Cafasso, del Card. Cagliero e di tanti altri grandi cui il Paese va giustamente fiero d'aver dato i natali.
Terminata così la commemorazione del Cardinale, tutti mossero alla frazione Murialdo e salirono alla casetta natia del Santo.
La collina dei Becchi s'era affollata di gente fin dal primo mattino e brulicava tutta, sotto i raggi del sole, quando apparvero l'Eminentissimo Cardinale Arcivescovo, il Rettor Maggiore, Superiori ed Autorità sul palco eretto presso il piazzale di sterro. La banda di Cumiana fuse gli applausi in una marcia briosa, e gli alunni del nostro Istituto Missionario locale cantarono l'inno a Don Bosco. Quindi prese la parola il Presidente Internazionale dei Cooperatori, Presidente anche dell'Istituto Salesiano per le Missioni, Conte Sen. Eugenio Rebaudengo. Il progetto monumentale del grandioso Istituto - che associando al nome del munifico benefattore, l'avv. Bernardi, quello del suo illustre nipote P. Semeria, accoglierà non meno di duecento orfani attorno all'erigendo tempio di S. Giovanni Bosco, a cantare le glorie del « Padre degli Orfani » nell'alba d'una vita che la carità cristiana permetterà loro di condurre a pieno meriggio - non poteva avere più degna presentazione.
Al discorso del Sen. Rebaudengo seguì la lettura della pergamena che, firmata dal Cardinale, dal Rettor Maggiore, dalle autorità e personalità presenti, fu poi deposta, in un astuccio metallico, nel cavo della pietra angolare:
IN NOMINE CHRISTI - AMEN
Nel giorno 26 del mese di giugno, dell'anno del Signore 1938 - XVI dell'Era Fascista - II dell'Impero - essendo Pontefice di Santa Romana Chiesa Sua Santità Pio XI; Sovrano d'Italia Sua Maestà Vittorio Emanuele III - Re ed Imperatore; Capo del Governo e Duce del Fascismo S. E. il Cav. Benito Mussolini; Arcivescovo di Torino Sua Eminenza il Cardinale Maurilio Fossati dal Titolo di San Marcello; Prefetto per la Provincia di Asti il Grande Ufficiale Nobile Dottor Giorgio Boltraffio; Podestà del Comune di Castelnuovo Don Bosco il signor Geometra Alessandro Barbero; Rettor Maggiore della Pia Società Salesiana il Rev.mo Don Pietro Ricaldone, presenti con le autorità civili della Provincia ed Ecclesiastiche della Archidiocesi e con i membri del Consiglio Generalizio Salesiano, tutti i membri componenti il XV Capitolo Generale Salesiano, in Castelnuovo Don Bosco, nella Frazione Murialdo, presso l'umile casetta dove nel 1815 nasceva San Giovanni Bosco, il Cardinale Maurilio Fossati, con solenne pompa liturgica, poneva la pietra fondamentale di questo grandioso Istituto destinato specialmente agli orfanelli ed eretto al titolo ed alla memoria dell'Avv. Pietro Bernardi. Diceva il discorso di occasione il Senatore Conte Eugenio Rebaudengo, Presidente Generale dei Cooperatori Salesiani e dell'Istituto Salesiano per le Missioni al quale la generosità dell'avv. Pietro Bernardi legava, morendo, i mezzi per l'erigendo Orfanotrofio. L'Istituto Salesiano per le Missioni, adempiendo la volontà dell'insigne Benefattore dell'Opera Salesiana, deliberava la fondazione dell'Istituto Bernardi-Semeria su questo colle, presso l'umile casa natia di Colui che, orfano di padre in tenerissima età, e ramingo, da giovanetto, di casolare in casolare in cerca di lavoro e di pane, formava alla scuola del dolore, della povertà, della sofferenza, quel Suo Gran Cuore che dava alla Chiesa, alla Patria, alla Società, il Padre degli Orfani, San Giovanni Bosco.
Impartita la benedizione di rito, il Cardinal Fossati gettò sulla pietra la prima calce e poi, rivolto alla folla, conchiuse la cerimonia con paterne parole traendo dall'umile blocco i migliori auspici del futuro, sorriso da tanta beneficenza e dalla sicura assistenza del Santo.
Dopo colazione, i Superiori pellegrinarono a Mondonio alla casetta ove morì il venerabile Domenico Savio, e, sostando per via ai collegi sparsi a Castelnuovo, ad Arignano ed a Chieri, ritornarono a Torino a riprendere i lavori del Capitolo Generale.
La festa del Rettor Maggiore.
La tradizionale manifestazione di omaggio al Successore di Don Bosco nel suo giorno onomastico assunse quest'anno lustro speciale per la presenza degli Ispettori e delegati al XV Capitolo generale che rappresentavano davvero tutto il mondo salesiano. L'accademia della vigilia, 28 giugno, si svolse nell'ampio cortile centrale, di fronte all'edificio che conserva le storiche camerette del Santo, graziosamente illuminato, a fianco della basilica di Maria Ausiliatrice. Attorniavano il Rettor Maggiore sul palco d'onore S. E. Mons. Coppo, il Presidente Internazionale dei Cooperatori Conte Sen. Eugenio Rebaudengo, il Presidente Internazionale degli ex-allievi Gr. Uff. Arturo Poesio, i Superiori del Capitolo col Procuratore Generale Don Tomasetti, tutti i 48 Ispettori. Nella platea costituita dal cortile, il Consiglio Generalizio delle Figlie di Maria Ausiliatrice, personalità del clero e del laicato, Cooperatori e Cooperatrici, colla massa dei nostri giovani, artigiani e studenti, alunni dell'Istituto Rebaudengo, superiori e rappresentanze degli altri nostri Istituti ed Oratori cittadini. Il programma fu aperto dalla banda dell'Oratorio diretta dal M.o Scarzanella, cui seguì subito l'Inno a Don Bosco del nostro D. Pagella.
Un rapido cenno alle innumerevoli adesioni, preluse alla presentazione dei doni.
Vivissimi applausi salutarono il nuovo volume di D. Ceria: S. Giovanni Bosco nella vita e nelle opere, genialissima sintesi della vita, dello spirito e dell'apostolato del Santo. Edizione di gran lusso, capolavoro della S. E. I., con illustrazioni fuori testo, in tricromie e quadricromie, del pittore Galizzi di Bergamo (1). Gran gioia per i missionari, la ricca mostra di arredi e paramenti sacri offerta dal Comitato centrale delle Dame-Patronesse, cui i soci delle Compagnie religiose del nostro Istituto di Verona aggiunsero un prezioso calice. Da un lato del palco pendevano tre tappeti in pura lana lavorata dagli alunni del nostro Istituto professionale-agricolo di Puno (Perù). Ma il dono dei doni campeggiava colla sua mole imponente dal lato occidentale del cortile: l'ampliato tempio di Maria Ausiliatrice, cui concorsero generosamente Cooperatori e Cooperatrici, Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice, coi rispettivi alunni ed ex-alunni. Nel presentarlo, Don Favini ricordò non solo i più insigni oblatori che parteciparono alle sottoscrizioni, già segnalate dal Bollettino, ma anche la folla dei più modesti benefattori. Il registro del nostro D. Spriano segnava quel giorno oltre quarantamila mattoni ed altri tredicimila quello della sagrestia, per tacere di tutte le offerte anonime e spicciole inviate in diversa misura ed in diversa forma alla Direzione generale delle Opere di Don Bosco. Terminata la presentazione dei doni, s'avanzarono i rappresentanti degli alunni della Casa-madre che, in un brioso dialogo, evocarono gli angioli delle principali zone di lavoro dei Figli di Don Bosco a dir l'Ave Maria nelle varie lingue. Seguì il canto dell'inno musicato dal compianto M.o Dogliani su parole di D. Lemoyne, nel 1889, per la prima festa onomastica dell'immediato successore di Don Bosco il Servo di Dio D. Michele Rua. Poi parlò un diacono dell'Istituto Teologico Internazionale Don Bosco a nome di tutti i compagni studenti di teologia e specialmente dei prossimi ordinandi sacerdoti. L'Ispettore di Buenos Ayres D. Reyneri si rese interprete dei sentimenti dei membri del Capitolo Generale. La sinfonia di Verdi nell'opera Oberto aprì la via a un musico di eccezione: a Mons. Vincenzo Cimatti, Prefetto Apostolico di Miyazaki (Giappone) che rappresentò tutti i missionari salesiani, e, traendo ispirazione dall'interpretazione giapponese del cognome del sig. Don Ricaldone, protestò l'unanime proposito di seguire sempre fedelmente le direttive del Rettor Maggiore che, come rappresentante (Ri) di Don Bosco, è guida (cal) sicura nella via (do) fondamentale (ne) dell'apostolato salesiano.
A Mons. Cimatti seguirono gli Aspiranti missionari di Cumiana e dell'Istituto Rebaudengo. Dopo il brano dell'Oratorio La Creazione di Haydn, riprese brillantemente l'omaggio oratorio il Presidente Internazionale degli ex-allievi Gr. Uff. Arturo Poesio che disse l'affettuoso attaccamento degli ex-allievi e dei Cooperatori e presentò al sig. D. Ricaldone, dono speciale degli ex-allievi, la Stella d'Oro al merito rurale. Profonda emozione l'ultima voce: la vox de la España Salesiana portata dal successore del compianto Don Calasanz per la provincia di Barcellona, D. Massana. Era la voce degli 8o morti massacrati dai comunisti; la voce delle centinaia di prigionieri, di torturati ancora viventi nella zona infernale; la voce dei Confratelli, Figlie di Maria Ausiliatrice e giovani in pieno fervore nella Spagna liberata. Due cori ancora ; poi si levò a ringraziare il Rettor Maggiore, il quale, rallegrandosi della ripresa tradizione dei tempi di Don Bosco, quando se ne celebrava l'accademia onomastica nello stesso cortile, raccolse i voti e gli affetti di tutti e li trasferì dalla sua persona a quella del Vicario di Cristo, invitando tutti ad un solenne omaggio di preghiere e di comunioni pel Santo Padre Pio XI.
L'indomani, il Rettor Maggiore celebrò la Messa della Comunione generale in basilica, presenti studenti ed artigiani. Cantò quella solenne il Prefetto generale D. Pietro Berruti; i Vespri, il Direttore spirituale generale D. Pietro Tirone. Dopo il panegirico di S. Pietro detto dall'Ispettore del MatoGrosso D. Carletti, il sig. Don Ricaldone impartì la benedizione eucaristica. Terminate le funzioni, gli alunni della Casa-madre offersero ancora al Rettor Maggiore un riuscitissimo saggio ginnastico e gli alunni dell'Oratorio festivo un trattenimento nel salone-teatro colla recita di due bozzetti del nostro D. Uguccioni ed il canto de L'Orfanello del Cagliero per ricordare il centenario della nascita dell'intrepido missionario, del primo Vescovo e Cardinale salesiano.
(1) Sac. EUGENIO CERIA. San Giovanni Bosco nella vita e nelle opere. Edizione di gran lusso. - Illustrazioni dei pittore Galizzi di Bergamo. - S. E. I. - L. 120.
La corona dei festeggiamenti.
I festeggiamenti ebbero degna corona, la domenica 3 luglio, colla funzione delle sacre Ordinazioni, nell'ampliata basilica di Maria Ausiliatrice, e la posa della prima pietra di un nuovo grandioso Oratorio ed Istituto salesiano, all'estremo opposto della città di Torino, quasi di fronte alla storica « Generala » ove il santo Don Bosco diede il primo saggio del suo prestigio di educatore cristiano tra i giovani corrigendi, col fervoroso triduo di predicazione e la famosa passeggiata. Compì l'uno e l'altro rito l'Em.mo Cardinal Arcivescovo Maurilio Fossati.
Le Sacre Ordinazioni.
Alle 6 del mattino, la basilica di Maria Ausiliatrice offriva uno spettacolo dei più suggestivi. Cinquantasette diaconi, schierati in presbiterio, attendevano l'ordinazione sacerdotale; sessantatrè chierici, il suddiaconato. Tutti salesiani, appartenenti a 11 nazioni diverse, studenti dei nostri Istituti Teologici di Torino e di Chieri. Attorno agli Ordinandi si pigiavano parenti ed amici ed una folla di divoti e di pellegrini, che, alle 9,30, gremì letteralmente il tempio coll'arrivo di milleduecento pellegrini da Borgomanero (Novara), guidati dal direttore dell'Istituto salesiano D. Alessandra. Prima della Messa questi ebbero la gioia di ricevere il benvenuto e la benedizione del Rettor Maggiore a cui rimisero le offerte raccolte durante il viaggio pei lavori della basilica. La funzione delle Ordinazioni durò fino alle 10,20. All'imposizione delle mani parteciparono i Superiori maggiori e tutti gli Ispettori. All'uscita dal tempio, i novelli sacerdoti furono oggetto di affettuose dimostrazioni da parte dei fedeli e degli alunni.
La posa della prima pietra dell'Istituto "Edoardo Agnelli".
Verso le 17, appositi servizi tramviari ed automobilistici trasportarono al Corso Stupinigi, non lungi dalle gigantesche costruzioni della nuova Fiat, i nostri 700 alunni artigiani e studenti della Casa-madre ed i nostri aspiranti missionari dell'Istituto « Conti Rebaudengo » con tutti gli Ispettori e delegati al Capitolo Generale. I giovani entrarono nell'ampio spiazzo di terreno destinato alle costruzioni, al suono delle loro bande, che attirarono gli abitanti delle case più vicine ed una frotta di fanciulli dalle case popolari confinanti. All'ora fissata, convennero le autorità: il dott. Marconcini per S. E. il Prefetto; l'ing. Fanci pel Federale; il Podestà gr. uff. dott. Giovara; S. E. Ricci, primo Consigliere di Corte d'Appello; il col. Obici pel Comandante del Corpo d'Armata; il comm. Dompé per la Magistratura; il viceProvveditore agli studi prof. Rocca; il ten. col. Bonfiglio pel Comando Carabinieri; l'ing. Bonicelli per la Provincia; il comm. Patti pel Questore; l'ing. Bertolone direttore della Fiat Villar-Perosa. Col Rettor Maggiore eran tutti i Superiori del Capitolo e S. E. l'Arcivescovo di Cuyabà (Mato-Grosso Brasile) Mons. Francesco de Aquino Correa, salesiano. L'arrivo dell'Em.mo Cardinale Arcivescovo fu salutato dalle bande e da calorosi applausi. Dopo il canto di Giovinezza si levò subito il signor Don Ricaldone, il quale illustrò, in un elevato discorso, l'alto scopo della duplice istituzione offerta dal creatore della Fiat l'on. sen. Giovanni Agnelli in memoria del figlio avv. Edoardo: un ampio Oratorio con pubblica chiesa per la cristiana educazione dei figli delle maestranze della Fiat, ed un modernissimo Istituto Internazionale di Elettromeccanica per la formazione dei tecnici salesiani di tutte le parti del mondo. Frequentemente interrotto da applausi, il Rettor Maggiore rievocò la cara figura del compianto avvocato ed esaltò l'illuminata e generosa beneficenza del Senatore, traendo dalla benedizione di Dio i migliori auspici pel successo dell'Opera. L'inno di Don Bosco preluse al sacro rito. L'Economo generale dott. don Fedele Giraudi diede lettura della pergamena, che tutte le autorità passarono a firmare:
IN NOMINE CHRISTI - AMEN
Nel giorno 3 del mese di Luglio, dell'anno del Signore 1938-XVI dell'Era Fascista - Il dell'Impero - essendo Pontefice della Santa Romana Chiesa Sua Santità Pio XI; Sovrano d'Italia Sua Maestà Vittorio Emanuele III di Savoia - Re ed Imperatore; Capo del Governo e Duce del Fascismo Sua Eccellenza il Cav. Benito Mussolini; Arcivescovo di Torino Sua Eminenza il Cardinale Maurilio Fossati dal titolo di San Marcello; Prefetto per la Provincia di Torino Sua Eccellenza il Cav. di Gran Croce Dottor Pietro Baratono; Podestà per la città di Torino il Dottor Cesare Giovara; Rettor Maggiore della Pia Società Salesiani il Rev.mo Signor Don Pietro Ricaldone; presenti, con le Autorità civili della Provincia ed Ecclesiastiche dell'Archidiocesi e con i membri del Consiglio Generalizio Salesiano, tutti gli Ispettori e Delegati componenti il XV Capitolo Generale Salesiano, in Torino, sul Corso Stupinigi, presso le nuove e grandiose Officine F.I.A.T., il Cardinale Maurilio Fossati, con solenne pompa liturgica, poneva la pietra fondamentale dell'Istituto Internazionale Edoardo Agnelli per le scuole professionali di elettromeccanica. Diceva il discorso di occasione il Rettor Maggiore della Società Salesiana illustrando l'alto significato della ceremonia, la munificenza e la nobile paterna pietà dell'On. Senatore Giovanni Agnelli che il nuovo Istituto volle eretto alla memoria del figlio Avv. Edoardo.
Deposta la pergamena in un astuccio metallico, il Cardinale Arcivescovo benedisse il blocco di granito che scese lentamente nelle fondamenta. La cerimonia si concluse al canto degli inni patriottici, lasciando nel cuore di tutti le più care speranze per l'avvenire di quella zona cittadina che si può ben chiamare la « città del lavoro ».
Pellegrinaggi.
E noi chiudiamo queste pagine di cronaca con un rapido cenno dei principali pellegrinaggi organizzati nel ciclo dei festeggiamenti.
Cenno tutt'altro che completo, perchè, specialmente il giorno 12, non ci fu affatto possibile renderci conto di tutti gli intervenuti. In quel mare di gente che affollò chiesa, cortili e piazza dalla mattina alla sera, pochi capi di pellegrinaggio hanno pensato o trovato modo di segnalare il proprio gruppo al salesiano incaricato; e noi ci dobbiamo limitare alle indicazioni avute.
Apriamo l'elenco col pellegrinaggio indiano: una eletta rappresentanza dei cattolici di Bombay guidati dal P. Letellier S. J. al Congresso Eucaristico di Budapest, poi al tempio di Maria Ausiliatrice. Li ricevette, la sera del 6 giugno, S. E. Mons. Ferrando col nostro Ispettore di Madras D. Cinato e vari confratelli missionari reduci da quelle missioni. L'indomani ascoltarono la Messa all'altare del Santo e si trattennero anche per la consecrazione degli altari.
Il giorno 9, giunse il pellegrinaggio dei nostri Cooperatori del Belgio guidato dall'Ispettore D. Moermans. A sera, S. E. Mons. Edwards, vescovo castrense della Rep. del Cile. Il 10, Oratoriane e Figlie di Maria Aus. di Fontanile; l'11, un pellegrinaggio dall'Alta Savoia, guidato dal nostro D. Cartier, direttore dell'Oratorio di Thonon; un altro da Marsiglia ed uno da Nizza Marittima col direttore della Casa salesiana D. Simeoni ed i Presidenti degli exallievi; uno da Lione coll'Ispettore D. Bron; ed uno da Romans (Francia). Educande e Figlie di Maria Ausiliatrice da Mathi, da Casale Monferrato, da Bordighera...
Il giorno della festa, le Ferrovie dello Stato allestirono ben 11 treni popolari che riversarono a Torino alcune migliaia di pellegrini da: Ivrea, Varallo Sesia, Novara, Vigevano, Chieri, Acqui, Cuneo, Milano, Varese, Genova, Borgotaro.
Treni ordinari portarono altre folle di pellegrini, - i più guidati dai nostri Direttori e Parroci - da Acqui (Alessandria), Ancona, Benevagienna (Cuneo), Boancina Lecco (Como), Carpaneto Piac. (Piacenza), Catania, La Spezia, Roma, Livorno, Lumezzane S. Sebastiano (Brescia), Trento, Trieste, Vertova (Bergamo), Castel Boglione (Asti), Ravenna, Alessandria, Busto Arsizio, Piacenza, Alassio (Savona), S. Mario (Vercelli), Genova Sampierdarena, Napoli-Vomero, Robecchetto (Milano). Dall'estero: Francia: da Parigi, da Lione, da Tolosa, da Tolone, da Marsiglia, da Nizza Mare, da Thonon; Inghilterra: da Londra; Jugoslavia: da Lubiana; Svizzera: da Lugano, tutto il nostro Istituto Elvetico al completo.
Le sole Figlie di Maria Ausiliatrice ospitarono oltre 1300 tra giovinette, cooperatrici e suore da Alba città, Alba Moretta, Agliano, Arignano, Alessandria, Acqui, Bellano, Berceto, Bernate, Borghetto, Caresana, Castano, Castelnovetto, Chiari, Castagnole, Caramagna, Caronno, Costanzana, Falicetto, Giaveno, Garessio, Diano d'Alba, Chieri, Foglizzo, Intra, Isola d'Asti, Grinzane, Lu Monferrato, Mathi, Milano, Mirabello, Moncrivello, Novara, Novello, Nizza, Occimiano, Orio, Pontestura, Pessione, Rosignano,. S. Marzano, S. Ambrogio, S. Salvatore, Serralunga, Tigliole, Tortona, Trino Vercellese, Ulzio, Varallo Sesia, Varazze, Villanova.
Altre migliaia ne condussero automobili ed autobus. Da Roma col nostro Ispettore D. Marcoaldi, un'eletta rappresentanza di ex-allievi guidati dal Presidente Internazionale. Il 14, tutto il nostro Istituto di Chiari-San Bernardino. Il giorno 16, un pellegrinaggio da Legnano diretto dalle Figlie di Maria Ausiliatrice, e gli alunni del nostro Istituto di Castelnuovo Don Bosco. Il 17, l'Istituto salesiano di Maroggia (Svizzera) ed altri pellegrini da vari paesi del Canton Ticino, da Vinchio d'Asti e da Carignano. Le Patronesse dell'Oratorio di Torino, Borgo San Paolo inaugurarono la serie degli omaggi delle Patronesse di tutti gli altri Oratori festivi della città che si succedettero nei giorni seguenti. La domenica 19, un concorso straordinario. Alle 8, duemila giovani dei nostri Oratori di Valdocco, San Luigi, Valsalice, Monterosa, Martinetto, Crocetta e Rebaudengo; alle 9, milleduecento pellegrini da Milano: tutti gli alunni del nostro Istituto S. Agostino col Direttore D. Rivolta, parrocchiani e giovani dell'Oratorio festivo col Prevosto D. Lajolo, il quale, alle 9,30, cantò Messa solenne in ambrosiano all'altare della Madonna. La scuola di canto dell'Istituto diretta dal M.o Musso eseguì la Messa del Donnini col Credo del De Bonis; la banda tenne concerto in cortile. Coi milanesi, seicento pellegrini da Novara guidati dal nostro cav. D. Biagio Antoniazzi ed un duecento da Varese. A tutti diede il benvenuto lo stesso Rettor Maggiore, sig. D. Ricaldone, il quale impartì anche dal pulpito la benedizione della Madonna. Pellegrinaggi minori: da Gallarate, da Legnano, da Nizza Monf., da Buscate, da Bibbiano (Reggio Emilia), da Paullo, da Como; 45 Dopolavoristi dell'Alfa Romeo da Milano; da Trino Vercellese; da Perosa Argentina; da Senago; da Pomaro Monf.; da Balerna (Svizzera); ed i nostri Novizi di Montodine. Il 20, pellegrini da Montafia ; Dame Patronesse da Cuneo col direttore D. Cucchi; pellegrini da Buriasco, da Leynì, da Paderno, dall'Istituto Magnificat di S. Mauro, dalla Brianza, ecc.
Il 22, giunse l'Arcivescovo di Dacca (Bengala) S. E. Mons. F. Crowley; pellegrini da Cressa, da Ornago, da Sassuolo, da Montaldo (Cuneo), da Scarnafigi, da Someo (Canton Ticino), da Vallemaggia. Il 24,
Pellegrinaggi minori da Pianezza, da Cassano
Magnago, da Gurone, da Bodio, da Cozzago Brabbia, da Melzo, da Genola, da Prato, da Bergamo, ecc.
Il 28, l'Orfanotrofio di Saluzzo
Il 29, 200 pellegrini di Varese col Direttore del nostro Istituto D. Oliva; 127 da Gallarate; 140 convittrici dal Convitto Operaie di Legnano, diretto dalle Figlie di Maria Ausiliatrice. Altri gruppi da Bergamo, Genova, Senago, Cinidate (Bergamo), Pella (Novara).
Il 30, un bel gruppo di Oratoriani e Dame Patronesse del nostro Oratorio di Saluzzo, col Direttore dei Cooperatori Can. Marino; giovani dell'Oratorio festivo di Alba; fedeli da diverse parti.
altri pellegrini da Busto Arsizio; il 25, da Gordola (Canton Ticino). Il 26, giornata piena. Alle 8, l'Oratorio di S. Paolo con 1200 tra giovani e padri di famiglia con banda e clero, a vessilli spiegati. Celebrò il Direttore parroco D. Vitale. Alle 9,30, seicento biellesi della nostra parrocchia di S. Cassiano col parroco. Alle 10,15, imponentissimo, il pellegrinaggio di Vigevano: 1500 pellegrini, con banda, guidati dal clero, e capitanati dallo stesso Ecc.mo Vescovo Diocesano Mons. Bargiggia, il quale assistette alla Messa celebrata dal Vicario generale, tenne l'Omelia e benedisse il nuovo gagliardetto dell'Oratorio femminile dell'Immacolata, primigenio degli Oratori femminili della diocesi.
A tutti i pellegrini rivolse una parola di saluto ed impartì la benedizione della Madonna un sacerdote salesiano.
Abbiamo limitato la descrizione delle feste alla sobrietà dei semplici dati di cronaca. Ma le numerose fotografie integrano la storia dando ai lettori un'idea più adeguata della grandiosità cui assursero e del fervore di cui palpitarono. Concludiamo con un solenne ringraziamento a Dio che ci ha colmato di benedizioni. Ed estendiamo il nostro pubblico grazie agli Em.mi Signori Cardinali, agli Ecc.mi Vescovi, alle Autorità ecclesiastiche, civili, politiche e militari che le hanno decorate con la loro partecipazione; a quanti concorsero colla loro pietà e divozione alla splendida riuscita.
Di questa edizione straordinaria abbiamo tirato alcune migliaia di copie in più, che si possono acquistare al prezzo di L. 1 la copia.
Chi ne desiderasse non ha che da scrivere alla Direzione Generale Opere Don Bosco, Via Cottolengo, N. 32 - Torino, 109, anticipando l'importo colle spese postali.
Col prossimo numero di settembre riprenderemo le solite rubriche tenendo conto anche della corrispondenza precedente.
Rinnoviamo ai nostri Cooperatori la preghiera di far larga propaganda fra amici e conoscenti per la prosecuzione dei lavori del Santuario ed il sostegno delle Opere e Missioni Salesiane.