Anno LXII - Numero 9   1° SETTEMBRE 1938-XVI

BOLLETTINO SALESIANO

SOMMARIO: La Beatificazione di Madre Mazzarello al 20 novembre. - All'ombra del Santuario di Maria Ausiliatrice. - In famiglia: L'Arcivescovo salesiano Mons. Francesco D'Aquino Corréa al Congresso Internazionale dell'Istruzione Pubblica - Italia, Perù, Venezuela - Omaggi a S. Giovanni Bosco - Convegni di Decurioni Salesiani. - Lettera di Don Giulivo ai giovani. - Dalle nostre Missioni: Matto Grosso, Giappone. - Grazie. - Necrologio.

La Beatificazione di Madre Mazzarello al 20 novembre.

Il 19 luglio u. s. nel Palazzo Apostolico di Castelgandolfo, il Santo Padre Pio XI ha presenziato la Congregazione della Sacra Congregazione dei Riti nella quale gli Em.mi e Rev.mi Signori Cardinali, i Rev.mi Prelati Officiali e Consultori teologi hanno dato il loro voto sul Tuto per la solenne Beatificazione della Venerabile Serva di Dio Maria Domenica Mazzarello, Confondatrice e prima Superiora dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Dodici giorni dopo, il 31 luglio, nello stesso Palazzo Apostolico di Castelgandolfo, il Vicario di Cristo ha ordinato la solenne lettura del relativo Decreto di cui daremo la traduzione nel prossimo numero.

La cerimonia si è svolta nello studio privato del Santo Padre, alla presenza degli Em.mi Signori Cardinali Camillo Laurenti, Prefetto della Sacra Congregazione dei Riti, e Alessandro Verde, Ponente della Causa; di S. E. Mons. Carinci, Segretario della stessa Sacra Congregazione e Mons. Natucci, Promotore generale della Fede. Al termine della lettura Sua Santità ha confermato la data del 20 prossimo novembre per la solenne beatificazione.

In attesa del gran giorno, la tomba della Venerabile nella cripta del Santuario di Maria Ausiliatrice (v. fotografia a lato) è meta di pii pellegrinaggi di molte anime riconoscenti per grazie già ricevute e di altre in attesa di celesti favori. Quanto prima si farà la canonica ricognizione dei resti mortali e già si pensa all'altare da erigere nella Basilica. Ne informeremo a suo tempo i nostri Cooperatori.

Nel prossimo numero daremo l'elenco dei sottoscrittori che hanno aderito a qualcuna delle sottoscrizioni aperte nei mesi decorsi, e indicheremo altre iniziative.

Si stanno ormai riprendendo i lavori pel compimento del progetto generale di restauro e di abbellimento della basilica. Ci raccomandiamo quindi alla generosa carità dei Cooperatori e delle Cooperatrici e di tutti i nostri Benefattori.

All'ombra del Santuario di Maria Ausiliatrice.

Ora che l'ampliamento sfoggia anch'esso la sua cupola, e quindi la basilica di Maria Ausiliatrice viene ad averne due, cambiamo il titolo della rubrica della cronaca della Casamadre; ma le conserviamo la sua nota caratteristica che la rende tanto cara ai Cooperatori. Il santo Don Bosco voleva - e lo disse esplicitamente in una seduta capitolare del 17 settembre 1885 ai suoi Consiglieri - che il Bollettino Salesiano si formasse soprattutto colla storia dell'Oratorio e colla corrispondenza dei missionari. Delle notizie delle altre Case e dei vari centri di cooperazione, qualche rapido cenno quando ci sia qualcosa di straordinario da segnalare a tutto il mondo salesiano (V. Memorie Biografiche,

VoI. XVII, pag. 669). A questo criterio ci sforziamo di attenerci, abbondando ogni volta che lo spazio ce lo consenta.

Inutile ripetere che l'ampliamento della basilica esercita un fascino straordinario. Ogni giorno, da mattina a sera, è un affluire di fedeli e di pellegrini che non si saziano di ammirare il lavoro compiuto e che pregano con tanta devozione davanti all'altare della Madonna ove si conserva sempre il Santissimo Sacramento, ed all'altare di S. Giovanni Bosco. L'Ufficio Pellegrinaggi registra solo quelli di cui viene informato. E, tuttavia, è uno spettacolo imponente. Nel mese di luglio rileviamo: il giorno 2, un pellegrinaggio della Congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore da Savona ed uno da Alassio. La domenica 3, mentre in basilica si tenevano le sacre Ordinazioni, giunse un gran pellegrinaggio, oltre un migliaio, da Borgomanero (Novara), guidati dal direttore del locale Istituto salesiano. Ricevettero la benedizione del Rettor Maggiore nel cortile « Don Bosco » e poi ascoltarono la santa Messa all'altare del Santo. Tra i gruppi minori notammo: 18o pellegrini da Bergamo; 100 da Saronno; 14o alunne del Convitto Operaie di Legnano; 45 da Varedo; 45 da Fino Mornasco; 4o da Pinerolo; 35 da Intra, ecc. Il 4 luglio, pellegrini da Mendrisio e da Menzonio (Svizzera-Canton Ticino). Nel pomeriggio, il pellegrinaggio diocesano di Ventimiglia con S. E. Mons. Vescovo Agostino Rousset, canonici, parroci, professori di Seminario. Si trattennero fino all'indomani, ascoltando la Messa di Mons. Vescovo all'altare della Madonna. Il 5, pellegrini da Livorno, da Piacenza, ed una ventina dalla Francia. Il 6, S. E. Mons. D'Aquino, salesiano, arcivescovo di Cuyabà (Brasile) giunto alla fine di giugno, partì per la Svizzera per partecipare al Congresso di Istruzione Pubblica, indetto a Ginevra, come delegato ufficiale del Governo Brasiliano. Un bel gruppo di pellegrini da Viola (Mondovì).

Il 9, pellegrini da Malgesso (Varese) e da St-Etienne (Francia). Il 10, oltre un centinaio di giovani di Azione Cattolica da Ponte San Pietro (Bergamo), i quali ebbero la loro Messa all'altare del Santo. Alle 7,30, con ordine meraviglioso e pietà edificante, settecento pellegrini da Arenzano (Genova), guidati dal loro parroco che celebrò all'altare della Madonna: Comunione generale, e canti squisiti. Un'ora dopo: trecento giovanette della nostra parrocchia di Borgo S. Paolo-Torino. Alle 10, il pellegrinaggio più numeroso: oltre un migliaio, da Pavia, col parroco della Cattedrale Mons. Bassi, clero diocesano e salesiani. Anch'essi ebbero la Messa all'altar maggiore. Gruppi minori da Bologna, da Brescia, ecc. A tutti diede la benedizione di Maria Ausiliatrice un sacerdote salesiano. L'11, 34 pellegrini da Musocco (Milano); il 12, un centinaio da Castellanza (Varese); il 14, 50 Fratelli Maristi da San Mauro Torinese e 40 giovinette del Cottolengo di Pinerolo. Il 17, festa esterna del Sacro Cuore con funzioni solenni per i nostri alunni.

Devotissimo il pellegrinaggio di un'ottantina tra maestri e professori dell'Unione «Don Bosco » di Glasgow ed Edimburgo (Scozia) presieduto da S. E. l'Arcivescovo Primate Mons. Giuseppe Mac Donald e diretto dal can. Taylor, che celebrò la Messa della Comunione generale all'altare della Madonna. Alle 11, rientrarono in basilica per ascoltare una seconda Messa celebrata dall'Arcivescovo di Edimburgo all'altare del Santo; cantarono il Gloria in perfetto latino e mottetti in inglese con mirabile affiatamento. Si trattennero a Torino tre giorni, visitarono anche la casetta natia di S. Giovanni Bosco a Castelnuovo, poi partirono per Roma.

Altri pellegrini da Taggia, ed una sessantina di Oratoriane delle Figlie di Maria Ausiliatrice da Legnano. Il 18, oltre un centinaio di giovani da S. Colombano al Lambro, che ascoltarono la Messa all'altare del Santo, Il 19, un distinto pellegrinaggio dalla Cecoslovacchia: 150 persone con 15 sacerdoti, guidati dal Rettore del Seminario di Praga, Mons. Striz, il quale celebrò per tutti la Messa all'altare del Santo. Altri pellegrini da Casalcermelli e da Garbagnate. Una rapida visita di S. E. Mons. Angelo Jelmini, vescovo di Lugano (Canton Ticino). Il 20, un pellegrinaggio da Ferrara: 150 persone con una diecina di sacerdoti, tra cui il direttore dell'Istituto salesiano ed il parroco della nostra parrocchia di S. Benedetto. Ascoltarono la Messa all'altare del Santo. Altri pellegrini da Vailate, da Casalmaggiore, da Ceresole, da Vanzaghello. All'altar maggiore, Messa della comunità per gli alunni del nostro Istituto « Conti Rebaudengo ». Il 21, una settantina di ragazzi da Postino (Lodi). Il 22, visita di S. E. Mons. Angelo Bartolomasi, Arcivescovo Castrense. Sessanta pellegrini da Alba. Il 23, pellegrini da Cedrate di Gallarete e da Bosio (Genova). Il 24, chiusura dell'anno scolastico-professionale per gli alunni della Casa-madre: Te Deum in basilica e solenne premiazione in teatro presieduta dai Superiori maggiori. Pellegrini: 15o da Rescaldina; 6o da Mede (Oratorio femminile); 5o Uomini di Azione Cattolica da Busto Arsizio; 44 da S. Martino di Strada (Lodi); 35 da Varese; 25 da Bagnolo Piemonte, ecc.

Il 25: 70 pellegrini da Asti, Oratoriani dei Salesiani e Oratoriane delle Figlie di Maria Ausiliatrice; 5o da Mongardino.

Ritorno di S. E. Mons. D'Aquino dal Congresso Internazionale dell'Istruzione Pubblica di Ginevra.

Il 26, una trentina di pellegrini da Briançon (Francia).

Il 27, un devotissimo pellegrinaggio da S. Pietro Mosezzo (Novara) col parroco Don Silvio Beltrami che celebrò all'altare del Santo.

Il 28, 74 pellegrini da Pagno col parroco Don Chialvo che celebrò all'altare del Santo.

Il 30, un pellegrinaggio di giovani della parrocchia di Chaux de Fonds (Svizzera).

Il 31: 106 pellegrini da Vertemate (Como); 35 da Intra; 50 da Gaudino; 3o da Gorlago (Bergamo).

IN FAMIGLIA

L'Arcivescovo salesiano Monsignor Francesco D'Aquino Correa al Congresso Internazionale dell'Istruzione Pubblica.

Il 18 luglio u. s. s'è inaugurato a Ginevra il VII Congresso Internazionale dell'Istruzione Pubblica, al quale hanno partecipato i rappresentanti di 42 stati: Afganistan, Albania, Argentina, Australia, Belgio, Brasile, Bulgaria, Cecoslovacchia, Cile, Cina, Colombia, Cuba, Danimarca, Egitto, Equatore, Estonia, Francia, Germania, Giappone, Grecia, Guatemala, Haiti, Inghilterra, Iran, Irlanda, Italia, Jugoslavia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Messico, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Romenia, Santo Domingo, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Svizzera, Turchia, Ungheria. L'Italia era rappresentata da S. E. il Sen. Balbino Giuliano, già Ministro dell'Educazione Nazionale, il quale tenne una dotta interessante relazione sull'importanza dell'insegnamento delle lingue classiche. Il Brasile ha mandato come delegato ufficiale del Governo il nostro Arcivescovo di Cuyabà, S. E. Mons. Francesco D'Aquino Correa, il quale - come i nostri Cooperatori ricorderanno - tenne anche, quando era ancor vescovo ausiliare, la presidenza dello Stato di Matto-Grosso in quella vasta Repubblica. La presenza dell'illustre Arcivescovo, che fa parte dell'Accademia degli Immortali del Brasile, fu tanto gradita che venne eletto a primo vicepresidente e presiedette due volte le adunanze generali.

Nella prima adunanza ringraziando l'assemblea dell'onore fatto al Brasile con la sua elezione a primo vicepresidente, Sua Eccellenza invocò la bene dizione di Dio sui lavori del Congresso facendo voti per uno slancio nuovo dell'umanità verso l'ideale dell'educazione che fu anche la grande missione della vita di S. Giovanni Bosco, sulla base del programma dell'Ufficio Internazionale dell'Istruzione Pubblica: Ut per juvenes ascendat mundus: affinchè la gioventù possa assicurare il vero progresso del mondo.

Nella seduta di chiusura poi, egli espresse la sua soddisfazione pel successo del Congresso, felicitandosi col Presidente e coi singoli Delegati, dicendosi particolarmente lieto che colla presenza di un arcivescovo salesiano la Chiesa avesse potuto collaborare ad un'opera cosí bella, rinnovando l'antica formula: Haec Ecclesia, schola et Respublica. Chiudendo il suo dire, annunziò ch'egli avrebbe celebrato, la domenica seguente, una Messa di ringraziamento nella chiesa di Nostra Signora di Ginevra, pregando Dio per intercessione della santissima Vergine a far fruttificare i preziosi voti del Congresso. Alla Messa assistettero vari Congressisti cattolici, i Ministri del Brasile a Berna e a Ginevra, tutto il Corpo Consolare e la numerosa Colonia brasiliana.

ITALIA - Roma. - Omaggio all'ex-Presidente della Rep. Argentina: S. E. il Generale Agostino P. Justo.

La domenica 5 giugno u. s. il nostro Istituto salesiano « Sacro Cuore » ha tributato un familiare omaggio a S. E. il Gen. Agostino P. Justo, ex-Presidente della Rep. Argentina e alla sua gentilissima Signora Donna Anna Bernal de Justo.

Gli illustri opsiti, vennero accolti alla porta della nostra basilica parrocchiale dall'Ispettore delle case salesiane dell'Argentina centrale D. Reyneri e da D. Adolfo Tornquist. Salutati dall'inno nazionale argentino, entrarono in chiesa ove ascoltarono la santa Messa celebrata da Don Guglielmo Cabrini, Ispettore delle case salesiane dell'Argentina del Nord. Infra missam i nostri studenti di Teologia eseguirono, tra i vari mottetti, anche l'inno ufficiale del congresso eucaristico di Buenos Aires.

Oltre ai superiori argentini già menzionati, facevano corona alle LL. EE.: D. Evaristo Marcoaldi, Ispettore delle case salesiane del Lazio e della Sardegna; la Contessa Dolores Cobo de Macchi di Cellere; il Dott. Carlo Miguens, Incaricato d'affari della Rep. Argentina presso il Quirinale, con la sua Signora; il Dott. Tito Foppa, addetto all'Ambasciata Argentina, con la Signora; il Dott. Edoardo Vivot, consigliere presso l'Ambasciata Argentina, e Signora. Ascoltata la Santa Messa, le LL. EE. passarono nel cortile dell'istituto, ove erano raccolti gli alunni interni ed i nostri chierici studenti all'Università Gregoriana, disposti in bell'ordine intorno al monumento di D. Bosco, alla cui destra campeggiava la bandiera argentina.

Eseguito con maestria l'inno nazionale da un gruppo di studenti salesiani argentini ed ispanoamericani, un giovane, a nome dei compagni di collegio, diresse un cordiale ed affettuoso benvenuto al Generale ed offerse un mazzo di fiori alla sua Signora.

Prese quindi la parola a nome delle istituzioni salesiane d'Italia, D. Luigi Colombo, direttore dell'Istituto, illustrando ai giovani l'eletta figura dell'illustre Generale e ricordando, tra i fasti gloriosi della sua presidenza, l'aiuto prestato sempre a tutte le Opere salesiane, in modo particolarissimo durante i festeggiamenti celebrati a Buenos Aires per la commemorazione del giubileo di diamante delle Opere salesiane in Argentina, onorati della sua stessa presenza. Ringraziò pure l'illustrissima sua Signora per le tante attestazioni di bontà e di benevolenza di cui le vanno debitori i Salesiani argentini, orgogliosi di averla presidente onoraria di tutte le Cooperatrici salesiane della Rep. Argentina. Le LL. EE. s'intrattennero affabilmente con gli studenti argentini, e poi partirono con l'animo pieno di ammirazione, tra nutriti applausi, lasciando le più care impressioni.

Taormina. - Feste giubilari.

La festa di Maria Ausiliatrice quest'anno coincise in Taormina con due ricorrenze giubilari celebrate con vivo entusiasmo: il 25° dell'Oratorio Salesiano e il 50° di sacerdozio del suo direttore D. Salvatore Camuto, primo Siciliano entrato nella Società Salesiana, ricevendo l'abito talare dal santo fondatore Don Bosco.

Le solenni celebrazioni culminarono nel riuscitissimo Convegno degli ex-allievi (al quale pure intervennero rappresentanze di Messina e di Catania) e nel vario e geniale trattenimento tenuto all'aperto per commemorare le due date. Parlarono applauditi il Cav. Giovanni Licari, Presidente del Comitato dei festeggiamenti, che rievocò in felice sintesi le ragioni, la necessità e i benefici frutti dell'Oratorio nei suoi cinque lustri di provvida attività; e il Sac. dott. A. Orto, Direttore salesiano, che attraverso cari ricordi personali tratteggiò le virtù e le benemerenze di D. Camuto.

Durante il trattenimento, che fu allietato da canti con orchestra, da versi e dialoghi, fu inaugurata la lapide-ricordo del 25° dell'Oratorio e benedetta la bandiera degli ex-allievi di D. Bosco. Indi fra la gioia di tutti furono letti il telegramma del Papa, benedicente l'Oratorio e il festeggiato, cui un Rescritto Pontificio concedeva la facoltà di impartire la Benedizione Apostolica dopo la Messa d'Oro. Seguirono messaggi augurali del Rettor Maggiore dell'Arcivescovo di Messina, del suo Ausiliare e di altre personalità.

Era presente alla festa Miss Mabel Hill, che può considerarsi la fondatrice dell'Oratorio Salesiano di Taormina. Essa, che da molti anni vi soggiorna periodicamente, preoccupata del bene morale e religioso della gioventù, pur non professando la Religione Cattolica, riuscì ad ottenere la fondazione della provvida Opera salesiana rivolgendosi a Pio X di s. m. da cui si recò in persona. Durante queste celebrazioni Miss Hill, festeggiata da tutti, esprimeva la sua gran gioia per il bene procurato dall'Oratorio in mezzo alla gioventù. Dopo il trattenimento si svolse una devota processione eucaristica per le vie della città vagamente pavesate e illuminate, cui seguì il canto del Te Deum e la benedizione.

Nel giorno seguente si celebrò la festa di Maria Ausiliatrice con la Messa d'Oro del direttore il quale, circondato da parenti, autorità cittadine, benefattori, amici e giovani, dopo avere amministrato la SS. Eucaristia ad un grandissimo numero, impartì l'Apostolica Benedizione, conforme al Rescritto Pontificio.

Seguì la Messa solenne in musica con orchestra, celebrata da Mons. Carciotto, Vicario Generale di Catania. Disse il panegirico Don Di Francesco.

Nel pomeriggio per le vie della città, in un vero trionfo di fede, di canti, e di fiori, processione colla statua di M. Ausiliatrice, chiusa dalla solenne benedizione eucaristica impartita all'aperto alla fitta folla assiepata nella piazza IX Aprile.

La indimenticabile giornata ebbe termine con un applaudito concerto musicale e con fuochi artificiali, che resero animatissima la piazza, inondata di luce dal prospetto e dal campanile della chiesa.

PERU' - Lima. - Il Presidente della Repubblica inaugura le Scuole Professionali Salesiane.

Il 31 maggio u. s. la capitale del Perù commemorò degnamente il cinquantesimo anniversario della morte di San Giovanni Bosco coll'inaugurazione del superbo edifizio sorto su disegno dell'ingegnere salesiano Don Fiorenzo Martinez per ospitare i nuovi laboratori di falegnameria e meccanica, coi rispettivi dormitori destinati agli alunni artigiani. Presiedette la cerimonia, fungendo anche da padrino, lo stesso Presidente della Repubblica Generale Benavides, e fece da madrina la nobilissima sua signora Francesca Benavides di Benavides, accolti a festa dall'Ispettore, , dal direttore, dai professori e dai mille giovani alunni al suono della banda fra scroscianti applausi. Fecero corona al Presidente il Nunzio Apostolico S. E. Mons. Cento; l'arcivescovo di Lima, S. E. Mons. Farfàn ; il Presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro dell'Educazione Pubblica, Gen. Montagne ; i Ministri: di Giustizia e Culto Dott. Arias Schreiber ; del Lavoro e Previsione Sociale, Dott. Almenara; del Progresso, ing. Boza; del Governo, Gen. Rodriguez; della Guerra, gen. Hursado ; della Marina e dell'Aviazione, comandante Saldios. Assistevano inoltre il Ministro d'Italia, Grand'Uff. Iginio Ugo Faralli, colla gentile sua Signora e membri delle « Missioni italiane » di polizia e aviazione; il Sindaco della città di Lima, di Magdalena del Mar e di Callao; S. E. Mons. Hermosa, vescovo diocesano del Cuzco; S. E. Mons. Vargas; S. E. il Presidente della Corte Superiore di Giustizia, alti funzionari pubblici, civili e militari; rappresentatati del clero secolare e religioso e molti nostri insigni Cooperatori.

Cantato l'inno alla bandiera, prese la parola l'Ispettore salesiano che fece una rapida sintesi dell'opera di Don Bosco nel Perù, ringraziando a nome della Famiglia salesiana l'Ecc.mo Presidente e Signora, e tutte le autorità convenute a dare ancora una volta prova di simpatia e di affetto all'opera di S. Giovanni Bosco.

Al discorso dell'Ispettore rispose il Presidente della Repubblica, dicendosi lieto di potere inaugurare personalmente i nuovi laboratori destinati ad educare ed istruire i giovani operai della sua patria.

« L'Opera salesiana nel Perù, aggiunse, è senza dubbio una delle più benefiche e salutari in favore del paese: col lavoro e lo spirito di sacrificio degli insigni educatori salesiani da quasi cinquant'anni si formano negli istituti di Don Bosco coscienze utili alla nazione, poichè i Salesiani pensano solo a formare giovani credenti in Dio e amanti della patria, basi essenziali per la grandezza delle nazioni ».

Fece quindi i migliori voti per l'estensione dell'Opera di Don Bosco nel Paese, assicurando che non sarebbe mancato l'appoggio del suo Governo.

Cantato l'inno nazionale, S. E. Mons. Pietro Pasquale Farfàn, arcivescovo di Lima, benedisse i nuovi locali che tutti i presenti passarono con evidente compiacenza a visitare.

L'Eccellentissimo Presidente si fermò in Collegio quasi due ore e la solenne cerimonia fu trasmessa per radio a tutta la Repubblica.

VENEZUELA - Caracas. - Una bella iniziativa.

Una bella iniziativa che è ormai tradizionale è quella della celebrazione della Pasqua degli Italiani nel nostro Santuario di Maria Ausiliatrice in Caracas.

Quest'anno fu scelto il giorno stesso della festa della Madonna, 24 maggio, e celebrò il Nunzio Apostolico S. E. Monsignor Luigi Centoz il quale distribuì la Comunione pasquale alla gran massa degli Italiani residenti nella capitale.

In posto riservato, primo fra tutti si trovava S. E. il R°. Ministro d'Italia Duca Filippo Caffarelli che tanto s'interessò per l'ottimo risultato di questa provvida iniziativa, gloria ed onore della nostra Colonia. La Comunione fu preparata da un triduo predicato dall'Auditore della Nunziatura Mons. Giacomo Morelli e dal nostro D. Casazza.

Omaggi a S. Giovanni Bosco. .

Brindisi. - Le feste per il cinquantenario della morte di S. Gio. Bosco sono riuscite solennissime,

Predicò il triduo il Direttore dell'Istituto Don Musto.

Grandioso il pellegrinaggio di 2ooo ragazzi delle scuole elementari maschili e quello delle bambine della città: 18oo.

Al mattino della festa, 3o bambini ricevettero la prima Comunione durante la Messa solenne.

Nel pomeriggio, pellegrinaggio ininterrotto di popolo fino a tarda sera, alle funzioni di chiusura.

Rese più solenne la festa S. Ecc. Mons. Ferrando, Vescovo di Shillong, con due Ispettori Salesiani ed altri Missionari, diretti a Torino per i festeggiamenti del Santo.

Cisternino. - Il 29 maggio, dopo un novenario in onore di Maria Ausiliatrice, nella chiesa Matrice, un solenne triduo predicato dal direttore D. Di Silvestro preparò la popolazione alla celebrazione del cinquantenario del glorioso transito del nostro santo Fondatore. Il mattino della festa, alla Messa solenne tenne il panegirico il Vescovo diocesano S. E. Mons. Melomo mettendo in rilievo l'altissima spiritualità di D. Bosco.

Nel pomeriggio, devota, solenne processione colla statua del Santo accompagnata da una folla sterminata con tutte le autorità ecclesiastiche, civili e politiche, dalla chiesa all'Istituto. Benedizione eucaristica nell'ampio cortile rigurgitante di folla.

Milano ha voluto dedicare un'intera settimana ai festeggiamenti per il 50° anniversario della morte di S. G. Bosco.

Il ciclo fu aperto, la domenica 24 aprile, da un'imponente adunata di ex-allievi, che, dinanzi al nuovo altare del grande Padre Don Bosco rinnovarono propositi di bontà.

Il giorno seguente nel salone dell'Istituto dinanzi alle autorità e ad un scelto pubblico, l'illustre Senatore S. E. Stefano Cavazzoni in magnifica sintesi fece rivivere la poliedrica figura del grande Educatore e l'opera sgorgata dal suo cuore di apostolo.

Riuscitissimo l'omaggio dei Sacerdoti milanesi adunati per l'annuale convegno sotto la presidenza del Rev.mo signor Don Seriè del Capitolo Superiore, rappresentante il Rettor Maggiore, coll'intervento di S. Em. il Cardinale Arcivescovo, mercoledì 27.

La discussione principale converse su questo punto di grande interesse pei devoti del Santo: come effettuare il desiderio dell'Eminentissimo Card. Arcivescovo che il soggiorno di Don Bosco a Milano sia ricordato ai posteri da una lapide da collocarsi in Arcivescovado.

L'indomani s'iniziò il triduo solenne in S. Agostino, con larghissima partecipazione di popolo. Predicò Don Vincenzo Chinellato. Venerdì, alle 17,30, un numeroso corteo di automobili colle personalità più cospicue della Parrocchia ed amici dell'Opera salesiana raggiunse l'Arcivescovado per accompagnare Sua Eminenza che recava le Reliquie destinate al nuovo altare alla Prepositurale.

Una folla immensa assiepava il vasto tempio e le adiacenze.

Accolto dagli evviva e dal suono della banda, il Card. Schuster depose le Ss. Reliquie e diede senz'altro principio al rito preparatorio della consacrazione, che si doveva compiere il mattino seguente; quindi salì sul pergamo e tenne un magnifico discorso sul Santo.

A cerimonia finita venne distribuita a tutti i partecipanti al corteo automobilistico una targhetta di S. G. Bosco.

Alle 5 del sabato, seguito col più vivo interesse dalla folla imponente che si era fatto un dovere d'intervenire nonostante l'ora mattutina, Sua Eminenza consacrò il nuovo altare ed al Vangelo tenne l'Omelia.

Una Comunione generale coronò la commovente cerimonia.

Alla festa intervenne il Prefetto Generale Don Berruti, in rappresentanza del Rettor Maggiore. Celebrò la Messa della Comunione generale. Tutto il giorno fu un affluire di devoti da ogni parte della città.

Alle 10,30 tenne solenne Pontificale Mons. M. Cavezzali, Pro-Vicario della Diocesi di Milano.

Nel pomeriggio, dopo i vespri e il panegirico, processione colla Reliquia e statua del Santo per le vie della Parrocchia ornate a festa.

Impartita da Mons. Cavezzali la trina benedizione eucaristica nell'interno e all'esterno della chiesa, la cerimonia religiosa si chiuse col bacio della Reliquia.

Quargnento. - Il 17 luglio u. s. Quargnento (Alessandria) ha dedicato a S. Giovanni Bosco una delle vie principali del paese inaugurando anche un'artistica lapide per ricordare - diceva il manifesto largamente diffuso - attraverso a tutti i tempi la fortuna avuta nell'anno 1878 della visita del Santo Don Bosco, colà recatosi per trattare della fondazione dell'Asilo Infantile, affidato poi nel 1879 alle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Tutta la popolazione del paese e delle cascine anche più lontane, con a capo le autorità religiose, civili e politiche con bandiere e gagliardetti, accorse alla solenne cerimonia dimostrando quanto fervano ancora l'amore e la devozione verso il nostro Santo.

Parlarono con vibrante entusiasmo gli ex-allievi Can. Giuseppe Poggio, arciprete, il dottor Giovanni Capra, medico condotto, il Podestà Giuseppe DeVito, il Commissario del Fascio, Avv. Capella, D. Carlo Braga, Ispettore Salesiano in Cina, e Don Ermenegildo Carrà, Ispettore salesiano in Portogallo, ideatore del devoto omaggio.

Torre Annunziata. - Torre Annunziata ha celebrato il 50° della morte di S. Gio. Bosco inaugurando nel cortile dell'Istituto salesiano un artistico monumento al Santo, opera dello scultore prof. Arrighini, eretto col contributo dei torresi residenti in città o sparsi nelle lontane contrade di America, degli Italiani residenti in A. O., Enti, Associazioni e privati di tutta Italia e dell'estero. Un vero plebiscito di devozione al gran Santo italiano.

La giornata memoranda raccolse nell'istituto tutta la massa del popolo, con autorità e gerarchie. Alla Messa bassa pontificale celebrata da S. E. Mons. Celli nella cappella interna, seguì la Messa solenne con panegirico del nostro D. Ruggero Pilla.

La cerimonia inaugurale fu presieduta dallo stesso Em.mo Cardinale Arcivescovo di Napoli Alessio Ascalesi, presenti gli Eccellentissimi Mons. Anastasio Rossi, Patriarca di Costantinopoli, Prelato di Pompei, Mons. Pasquale Ragosta, Mons. De Angelis Vescovo di Nocera dei Pagani, Mons. Emanuel di Castellamare di Stabia, e Mons. Camerlengo di Nola, tutte le autorità, gerarchie, organizzazioni di A. C. ed una folla di popolo.

S. Em. il Cardinale Ascalesi è stato accolto al suono dell'Inno Pontificio e della Marcia Reale; poi la « schola contorum » intonò un bel canto trionfale.

Scoperto il bellissimo monumento, tra applausi vivissimi e un interminabile grido di viva D. Bosco, l'Eminentissimo impartì la benedizione alla statua ed il Segretario politico pronunziò un elevato discorso.

Ripetuto l'inno a Don Bosco, il Cardinale lasciò l'Istituto accompagnato dagli Ecc.mi Vescovi fino alla piazza dove il popolo improvvisò all'Em.mo Porporato e agli illustri Presuli una grandiosa dimostrazione. Sua Eminenza ringraziò colla sua benedizione, mentre squillavano le campane e s'accendevano fuochi di gioia.

Velletri. - Nella bella parrocchia di San Martino la solenne commemorazione del 5o° anniversario della morte di S. G. Bosco promossa dal parroco P. Italo Laracca, C. R. S., si svolse il 10 luglio u. s. nella sala parrocchiale « S. Girolamo Emiliani », costruita appena un anno fa, e fu presieduta da S. E. Mons. Salvatore Rotolo, vescovo Ausiliare della Diocesi. Tenne il discorso ufficiale il cav. Giovanni Passamonti illustrando la brillante conferenza con bellissime proiezioni, e ricordando il passaggio del Santo a Velletri nel 1881 quando celebrò la Messa nell'Istituto delle Maestre Pie Venerini.

Chiuse S. E. Mons. Rotolo, ringraziando il Parroco e l'Oratore ed esortando gli intervenuti a coltivare con fervore la divozione al Santo.

Convegni di Decurioni Salesiani.

Altri riusciti convegni di Decurioni Salesiani si sono tenuti il 27 aprile, a Milano, nell'Istituto S. Ambrogio; il 29 aprile, a Bologna, nell'Istituto Madonna di S. Luca; il 5 maggio, a Livorno, nell'Istituto Salesiano di Porta Colline; il 5 luglio a Cuneo; il 6 luglio ad Asti. Diamo un rapido cenno.

Il convegno di Milano, onorato dall'intervento dell'Em.mo Cardinale Arcivescovo Schuster, portò la partecipazione del Clero alle solenni feste milanesi in onore di S. G. Bosco.

Al mattino ebbe luogo, in un salone dell'Istituto S. Ambrogio, un'adunanza di carattere pratico e familiare. Fu presieduta dal rev.mo don Giorgio Seriè, in rappresentanza del Rettor Maggiore, e regolata da don Fasulo. Dopo un cordiale saluto rivolto agli ospiti dal direttore salesiano, don Pasquale Rivolta, Mons. Galimberti parlò di don Bosco presentandolo come grande conquistatore di anime, santo universale, modello di ogni sacerdote.

Accolto dalla banda musicale e dagli applausi dei convenuti e dei collegiali, alle ore 14, giunse all'Istituto l'Em.mo Cardinale Arcivescovo il quale, recatosi nella chiesa di S. Agostino, dalla nuova cappella di S. G. Bosco, rivolse al Clero ispirate parole di lode al Santo provvidenziale e di esortazione ad imitarlo nelle virtù, particolarmente nell'attaccamento alla Chiesa e nello zelo per la salvezza delle anime.

Anche il Convegno di Bologna fu onorato ed incoraggiato dalla presenza e dalla partecipazione più viva dall'Em.mo Cardinale Arcivescovo Nasalli Rocca. Rivolsero parole di omaggio e di ringraziamento all'Em.mo Porporato e ai rev.di Decurioni il direttore dell'Istituto, don Giulio Parazzini, e don Fasulo a nome del Rettor Maggiore.

Furono efficaci ed applauditi relatori mons. dott. Emilio Faggioli che caldeggiò il culto di S. Giovanni Bosco, particolarmente in rapporto alla formazione spirituale della gioventù, e S. E. Mons. Guizzardi, Vescovo Ausiliare, il quale presentò don Bosco modello dei sacerdoti nell'amore agli umili, alla verità e alla Chiesa.

Seguì un'animata discussione cui parteciparono, con opportune proposte e calde raccomandazioni, il venerando Direttore Diocesano dei Cooperatori, mons. Luigi Pedrelli e S. Em. il Card. Nasalli Rocca.

Al Convegno di Livorno intervennero decurioni della Toscana Occidentale. S. E. Mons. Piccioni era rappresentato dal Vicario Generale mons. Mario Marcucci, Direttore Diocesano dei Cooperatori.

Inviarono cordiali adesioni l'Arcivescovo di Pisa ed i Vescovi di Grosseto, di Massa Marittima e di Volterra.

A nome della casa diede il benvenuto agli ospiti il direttore, don Domenico Ferraris. Don Fasulo presentando il novello Ispettore don Angelo Garbarino, rievocò la cara figura del compianto Ispettore don Giovanni Battista Antoniol.

Illustrarono i temi dell'ordine del giorno: Mons. Adolfo Braccini di Pisa, il prof. don Luigi Brancalanci di Livorno e il parroco di Sasso Pisano, don Luigi Paoli.

Chiusero il riuscito convegno l'Ispettore Salesiano e Mons. Marcucci che portò la benedizione di S. E. il Vescovo di Livorno.

Al convegno di Cuneo, onorato dalla presenza del Vescovo, S. E. Mons. Giacomo Rosso, intervennero un centinaio di sacerdoti delle due diocesi di Cuneo e di Fossano.

Al Direttore del Convitto, prof. don Donato Cucchi che diede il benvenuto agli ospiti segui don Fasulo che aperse e guidò la discussione. Relatori: don Francesco Renaudo, priore di Gaiola, can. Mario Bessone, priore della Cattedrale di Cuneo, can. Antonio Lamberti Direttore Diocesano dei Cooperatori di Fossano.

Espressero sentimenti di soddisfazione e di riconoscenza l'Ispettore Salesiano, prof. don Roberto Fanara, e S. E. Mons. Rosso il quale rilevò il bene che i figli di Don Bosco vanno compiendo ed estendendo nella sua diocesi.

Numeroso, fervido e pratico riuscì anche il convegno di Asti, cui parteciparono un'ottantina di sacerdoti con a capo il Vescovo, S. E. Mons. Umberto Rossi.

Don Fasulo, regolatore del convegno, ricordò i particolari vincoli di simpatia che legano alla famiglia salesiana l'Astigiano, terra di Don Bosco, di Mamma Margherita, del Card. Cagliero, di Mons. Fagnano, del Ven. Domenico Savio, di Bartolomeo Garelli, e ne trasse auspici di riuscita.

Seguirono entusiastiche, applaudite relazioni del direttore diocesano, can. Felice Bianco, del can. Gabriele Gamba e del can. Mario Scarabello.

Mons. Vescovo, raccogliendo in bel mazzo pensieri, suggerimenti, propositi, li confortò colla sua calda approvazione e paterna benedizione.

Nei convegni fu accolta con unanime entusiasmo la proposta di indire grandi pellegrinaggi diocesani all'ampliata Basilica di Maria Ausiliatrice.

Degna di rilievo la deliberazione presa ad Asti di far servire il Convegno dei Decurioni, da tenersi ogni anno, in luglio, come ritiro spirituale per il Clero.

A nome dei convenuti furono inviati telegrammi di affettuoso omaggio al Santo Padre e al Sig. Don Ricaldone.

TESORO SPIRITUALE

I Cooperatori che, confessati e comunicati, visitino una chiesa o pubblica cappella (i Religiosi e le Religiose, la loro cappella privata) e quivi preghino secondo l'intenzione del Sommo Pontefice, possono acquistare:

L'INDULGENZA PLENARIA NEL MESE DI SETTEMBRE:

1) Il giorno 8: Natività di Maria SS.

2) Il giorno 12: SS. Nome di Maria.

3) Il giorno 14: Esaltazione della Santa Croce. 4) Il. giorno 15: I sette dolori di Maria SS.

5) Il giorno 29: Dedicazione di S. Michele Arcangelo.

Lettera di D. Giulivo ai giovani.

Carissimi,

Bartali ha vinto anche il giro di Francia! Ho seguito con voi, con crescente entusiasmo, le trionfali affermazioni del «dominatore del giro » , battendo le mani ai suoi ardimenti ed alle sue vittorie. Soprattutto ammirando lo spirito che lo ha costantemente animato. Uno spirito di serenità, di calma, di padronanza assoluta di sè, di cameratismo senz'ombra di egoismo. Sulla Digne-Briançon egli si è rivelato veramente « signore » più che campione della montagna.

« Chi potrebbe dubitare - ha scritto Henri Desgrange il padre del Tour - dopo la tappa vinta da Gino - che gli sportivi italiani hanno in lui molto probabilmente il più grande corridore ciclista che sia mai esistito ?... Per tutta la mia vita, io avrò negli occhi lo spettacolo di questo grande campione che, appena a metà del colle dell'Izoard, con più di dieci chilometri di una salita spaventosa, non dà segni di noia, si diverte a guardare dietro di sè, quantunque sappia che nessuno lo minaccia più; e, tutto ad un tratto, pianta un Vicini, che non è il primo venuto, soprattutto in salita, e fila verso la vittoria che gli sorride in alto a 2280 metri di altezza. A una svolta egli scorge il fondo della valle che ha percorso e laggiù, proprio in fondo, scorge come due piccole formiche che avanzano sulla strada. Egli non si inganna, e a questi due compagni che non possono vederlo invia lo stesso, col suo braccio teso, un amichevole buon giorno ».

Il Duce gli ha assegnato la medaglia d'argento al Valore atletico. Il Cardinale Arcivescovo di Torino gli ha dato una bella reliquia di S. Giovanni Bosco dicendogli: « Le do questa reliquia, perchè se Don Bosco fosse qui sarebbe contento ».

Ne ho goduto per lo sport nazionale e per l'Azione Cattolica. Sicuro: anche per l'Azione Cattolica cui Bartali appartiene e cui fa onore. Poichè la sua vittoria giunse proprio a tempo a dimostrare che lo spirito dell'Azione Cattolica non è spirito da frignoni e da piagnoni; ma spirito eminentemente atletico che, lungi dall'atrofizzare le energie umane, le potenzia tutte alla massima valorizzazione, formando i grandi, i patrioti, gli eroi, i santi!

Oh, ringraziamo il Signore che ha provvisto a tutto nella santa Chiesa. Non occorre davvero rinnegar nulla della religione cattolica - come si pretendeva in tempi omai lontani che voi, fortunati, non avete vissuto, dalla teppa degli anticlericali - non occorre rinnegare nulla della religione per essere all'altezza dei tempi, in tutti i campi, anche nello sport. La fede non infiacchisce i muscoli; tempra anzi il cuore alle più ardue conquiste, alle più gloriose vittorie. Confortatevi anche a questo esempio e continuate a crescere pii, puri, forti e robusti, all'avanguardia della giovinezza nel leale e generoso servizio della Patria e della Chiesa. E siate sempre tutti campioni... non senza valore.

Vostro aff.mo

Don GIULIVO.

DALLE NOSTRE MISSIONI

MATTO GROSSO (Brasile). Un'altra bella pagina di apostolato.

Amatissimo Padre,

Mi vedo costretto a ripeterle la relazione dell'ultima spedizione tra gli Indi Chavantes, essendo andata smarrita la prima. Ma sarò breve.

I nostri, in numero di dieci, partirono da Araguayana il 13 luglio con due barche a motore fuori bordo e viveri per quattro mesi. Discesero l'Araguaya, entrarono nel Rio das Mortes, e lo rimontarono, fermandosi alla cascata « das Cruzes » il 26 settembre, dopo aver percorso 140 leghe (Km. 640). Nel tragitto si fermarono tre giorni al « barranco dei Martiri » dove caddero il 1° di novembre 1934 Don Sacilotti e Don Fuchs. La grande croce che aveva piantata sul luogo Don Colbacchini era a terra. Non la rialzarono e deposero accanto diversi oggettucci, molto ambiti dagli Indi. Circa 27 leghe prima di giungere a S. Teresina, costrussero un «rancho» e piantarono attorno mandioca e banane.

S'incamminarono per il ritorno il 12 ottobre.

Giunti al «rancho» suddetto, trovarono un biglietto del capo di una spedizione scientifica, che li avvisava del loro passaggio, e del loro accampamento a poche leghe di distanza.

Il nostro D. Chovelon mandò là con una canoa il confratello D. Nunes che ritornò il giorno dopo con il capo Prof. Hermano Ribeiro Da Silva.

Questi disse che con altri 29 animosi formavano la così detta « Bandeira Anhanguerra » composta in massima parte di esploratori, ingegneri, scienziati, scrittori, cinematografisti, ecc. Si erano proposto di penetrare nella ancora sconosciuta « Serra Roncador » coperta di foreste vergini, residenza originaria degli Indi Chavantes. Chiedeva che i Salesiani si unissero a loro. Ma i nostri avevano già il loro piano, e solo consentirono che li accompagnasse un sacerdote, D. Nunes, per l'assistenza religiosa.

Dirò più sotto le peripezie della « Bandeira Anhanguerra » che, munita di radio trasmittente e ricevente, tenne in apprensione la città di S. Paolo, donde proveniva, anzi il Brasile intero coi suoi radiodrammatici messaggi. Si sacrificò per tutti il capo: l'eroico Hermano Ribeiro da Silva, un veterano del « sertão », scrittore forbitissimo, tempra adamantina di brasiliano paolista.

I nostri ripresero la loro navigazione, discendendo il Rio das Mortes. Giunti al « barranco dei Martiri » ebbero una prima sorpresa: i doni che avevano lasciato presso la croce abbattuta, non c'erano più, e al loro posto ne trovarono altri di indiscutibile fattura indiana. Scambio di doni; segno di pace, dunque, non di guerra. I nostri sbarcarono e si accamparono sulla riva. Ed ecco sbucare ed apparire gridando ed agitando gli archi - ma lontani un 200 metri - un gruppo di Indi: forse gli stessi dell'anno scorso. Nè essi, nè noi osammo avvicinarci. A cento metri due dei nostri collocarono dei doni e si ritirarono facendo cenno agli Indi che erano per loro. Allora due si staccarono dai compagni e li ritirarono. D. Chovelon conosceva qualche parola della lingua della tribù dei « Charentes » che si fusero coi Chavantes. Chiese in cambio il dono di qualche freccia. Compresero e le portarono, depositandole nello stesso punto. Altre frecce giunsero il mattino dopo; ma queste non richieste. Era un gruppo sopraggiunto, che vedendo quegli stranieri accampati e ignorando chi fossero, prima che i compagni avessero il tempo di intervenire, li salutarono con un nugolo di frecce. Una colpì all'avambraccio D. Chovelon, trapassandoglielo. Per fortuna non era avvelenata. Guarì in 15 giorni.

I viveri erano al termine e urgeva ritornare, ad Araguaya, base di partenza, anche perchè erano incominciate le piogge. Inoltre era prossimo il giorno in cui dovevano incontrarsi colla « Bandeira Anhanguerra » a Cocalinho, sulla riva sinistra dell'Araguaya. Con grandi gesti di commiato e grida di arrivederci un altr'anno (si dovevano interpretare così!) ripresero la marcia di ritorno.

Riassumo le peripezie della spedizione «Anhanguerra », riportando alla lettera i principali radiomessaggi:

19 ottobre: Provammo tutti grande piacere per esserci incontrati coi Padri Salesiani, che ci portano il conforto della religione cattolica, tanto necessaria per chi viaggia per questi posti desolati. La prima messa fu celebrata da P. Nunes, autentico brasiliano, su di un altare improvvisato da rozze casse accatastate e ricoperte dei colori della nostra bandiera, regalata dai bambini delle scuole di S. Paolo...

Sì, siamo soddisfatti e orgogliosi di accompagnarci ai valorosi Missionari di D. Bosco: è per noi la più autorevole conferma della bontà della causa, per cui, come loro, esponiamo la vita (firmato HERMANO RIBEIRO DA SILVA).

26 ottobre, ore 22 e 7 minuti. Alto della « Serra » divisoria. Radio bandeirante. Urgente.

Il gruppo dell'avanguardia localizzò stamane un « aldeia » di Chavantes dal fumo che si vedeva lontano. Avanzammo alle ore 16 con 2o uomini, più P. Nunes. Giungemmo a 500 metri dall'« aldeia » e rimanemmo nascosti nell'erba alta. Imbruniva. Decidemmo di avanzare all'alba... Dunque se la Provvidenza ci assiste avremo tra breve svelato il mistero che copre tuttora l'ultima sopravvivenza dei primitivi abitanti del Brasile (firmato: HERMANO RIBEIRO DA SILVA).

27 ottobre: All'alba avanzammo. Fummo visti. Grida e fuga di donne e bambini. Ma gli uomini non fuggirono. Cominciarono a frecciarci. Accovacciati, nascosti dall'alto provvidenziale « capim » (erba) sentivamo le frecce passare sopra di noi. Invece gli Indi combattevano in piedi, completamente scoperti, nudi, alcuni rossi di « urucun ». Tentammo ripetutamente di fare loro comprendere con segni e mostrando doni, che avevamo intenzioni pacifiche. Sembrò che uno (forse il capo?) accennasse a entrare in accordi e diminuirono le frecce. Ci fece cenno di avvicinarci; ma noi memori della sorte toccata ai due missionari salesiani Sacilotti e Fuchs, i primi veri martiri di questa omai annosa impresa di civiltà cristiana, accennammo che si avvicinasse lui. La risposta fu un infierire di frecce, che piovevano ora anche dai lati. Comprendemmo che volevano aggirarci e diedi ordine che si sparassero alcune bombe di fuoco... d'artifizio. L'effetto fu immediato. Le enormi, per quanto innocue detonazioni, misero in fuga tutti, e restammo così padroni del campo. Erano 19 enormi « ranchos » alti alcuni fino a 10 metri. Li visitammo, filmando tutto. Asportammo diversi oggetti, lasciandone altri in cambio. Avremmo potuto ottenere con facilità maggiori informazioni sopra la loro lingua, usi e costumi: bastava fare uso delle armi e ferire alcuni di loro, portandoli poi con noi; ma abbiamo preferito non pregiudicare con atti violenti l'incontro coi buoni Missionari, che non può essere lontano... (firmato: HERMANO RIBEIRO DA SILVA).

(Senza data): Cominciano le piogge, che fanno fuggire uomini e animali. Distiamo 10 leghe dalla riva sinistra del Rio das Mortes.

Scarseggiano i viveri. Non è più possibile la caccia. Bisogna giungere in fretta al fiume per pescare. Il terreno è tutto acquitrinoso. Non si può ritornare. Pensiamo allora di procedere, affrontando la Serra « Roncador » che segna il displuvio delle acque del Coluene con quelle del Rio das Mortes. Incontreremo prima gli Indi Bavairìs, già semi civilizzati. Ci riforniranno. Mandata una pattuglia in avanscoperta, è ritornata dicendo essere impossibile aprirsi un varco... (firmato: HERMANO RIBEIRO DA SILVA).

Amato Padre, riassumo.

In procinto di morire di fame, chiesero colla radio alle autorità di S. Paolo di essere riforniti mediante aeroplani. Fu contrattato un potente apparecchio della « V. A. S. P. » di lunga autonomia di volo; ma proprio in quei giorni la radio della spedizione si incantò e non fu più possibile comunicare per 15 giorni. Con inauditi stenti gli animosi raggiunsero il Rio das Mortes. Ma avevano ancora da affrontare 19 leghe a piedi, per giungere a Cocalinho sull'Araguaya, punto d'incontro coi nostri. Vi giunsero in condizioni pietosissime! Hermano, il capo, con dissenteria e 40 di febbre. Gli ultimi tre giorni si erano nutriti di sola erba.

D. Chovelon mise a loro disposizione le ultime scatolette di carne in conserva, e diede riso e fagioli. Poi si separarono. La « Anhanguerra » volle continuare fino a Leopoldina, per raggiungere di là la nuova capitale del Goyas, e in treno portarsi a S. Paolo; i nostri proseguirono per acqua fino ad Araguayana, non senza aver insistito, ma invano, di prendere con sè il buon Hermano Ribeiro. L'eroico capo non volle separarsi dai suoi uomini, e così morì in mezzo a loro, appena giunto a Leopoldina. Il nostro D. Nunes, ridotto a uno scheletro e pieno di piaghe (le stesse che avevano causato la morte al compianto confratello Pellegrino che fu compagno di Don Sacilotti e Don Fuchs) fu salvato a tempo, ricoverandolo in una clinica di Rio de Janeiro.

Amato Padre, finisco, senza una parola di commento. Dalla pur succinta relazione fatta, appare evidente quanto sia aspra la lotta qui ingaggiata contro lo spirito del male, che è il nemico delle anime. Si va adagio, e con scarsi risultati. Ma non ci scoraggiamo. Fin che l'ubbidienza ci lascia qui, staremo fermi al nostro posto di combattimento. Le battaglie per il bene non si vincono in un giorno e nemmeno in un anno: dipendono dal Signore che ha a disposizione l'eternità. Ma noi continueremo a fare il nostro dovere fino all'ultimo per Iddio, per D. Bosco, per la civiltà!

Ci benedica, preghi e faccia pregare per noi tutti: ma specialmente per questo suo aff.mo

Cuyabà, 1° marzo 1938.

Sac. ERNESTO CARLETTI, Ispettore.

La "Croce del Sud" a D. Colbacchini.

Mentre va in macchina il Bollettino apprendiamo che il Governo Brasiliano ha confortato i nostri confratelli con un atto del più alto riconoscimento ed apprezzamento del loro apostolato. Il Presidente della Repubblica ha infatti conferito in questi giorni il titolo di Ufficiale dell'Ordine Nazionale della Croce del Sud al nostro Don Colbacchini, premiando in modo particolare lo studio da lui pubblicato sulla lingua e i costumi dei « Bororo Orientali ». L'onorificenza, che è tra le più alte della Repubblica, raccolse il plauso di tutti, ed i giornali se ne fecero eco con larghi elogi all'opera personale di D. Colbacchini ed a quella di tutti gli altri Salesiani, pionieri di civiltà cristiana nel Matto Grosso, con parole di cordiali felicitazioni al nostro venerato Rettor Maggiore sig. Don Ricaldone che ne guida gli ardimenti nel nome e collo spirito di S. Giovanni Bosco.

GIAPPONE

Echi della visita della Missione Italiana.

Amatissimo sig. Don Ricaldone, eccole delle notizie che riempiono di gioia e che fanno sperare per le ripercussioni avute ora e che possono avere in seguito nei disegni della Provvidenza.

Sullo scorcio del sec. XVI partiva dal Giappone un'ambasciata che aveva il compito di presentare al Santo Padre l'omaggio di sudditanza e di fede cattolica e di domandare Missionarii per l'evangelizzazione dei loro paesi. Era composta di principi cristiani giapponesi, dei giovani rampolli di queste nobili famiglie, ed aveva a capo il nipote di quel Otomo Sorin che provò a Oita le primizie dell'ardore apostolico del Saverio. L'Italia è ancora piena di ricordi del passaggio trionfale di questa ambasciata, che culminò in Roma, e che ebbe per effetto la santificazione di quei giovani e un nuovo impulso alle Missioni Cattoliche in Giappone. Nel XVI anno dell'era fascista, da Chi regge le sorti d'Italia fu voluta un'altra ambasciata, formata da uomini eminenti rappresentanti lo Stato corporativo italiano, guidati dal Marchese Paolucci de Calboli, uomo in cui vibra all'unisono forte amor di patria e di fede cattolica. Diretta al Governo Giapponese con fini diversi dalla precedente, intese soprattutto cementare più fortemente quell'alleanza che si propone il nobile scopo della pace universale, coll'abbattimento dei principi sovversivi dell'ordine familiare, sociale e religioso. Le grandiose manifestazioni che si fecero in ogni parte d'Italia in onore dell'ambasciata giapponese sono accuratamente registrate nelle cronache dell'epoca. Noi abbiamo assistito a parte di quelle che governo e popolo giapponese hanno colla loro proverbiale gentilezza e cordialità preparato alla Missione d'amicizia italiana: i giornali, le riviste, le film fotografiche e cinematografiche non hanno lavorato mai tanto come in questi giorni; ma è difficile registrare in fuggevoli appunti quanto abbiamo veduto e quanto abbiamo potuto sentire per diretta partecipazione. Non fu solo la manifestazione ordinata dalle autorità (e il disciplinato popolo giapponese vi si presta compatto); ma, al di sopra e al di fuori del convenzionalismo ufficiale, fu il cuore popolare a vibrare in forma nuova, con espansione insolita all'estrinsecazione sentimentale giapponese: pareva che uno spirito nuovo pervadesse tutti i cuori, fusi in manifestazioni che ebbero del fantastico, del meraviglioso, non tanto pel numero degli intervenuti (come fare a contarli?), ma per il movente, spontanea manifestazione di simpatia, di amore verso l'Italia. Anche pensandoci sù, è difficile trovare le ragioni di questo fatto. Sì, conta assai per formare la risposta il carattere giapponese, la sua gentilezza e profonda cordialità, l'avere l'Italia tante relazioni di somiglianza col Giappone, desunte dalla sua geografia, dalla sua storia (si potrebbe scrivere un bel volume sulle benemerenze degli Italiani che hanno da tempi antichi lavorato in Giappone, ed alcuni nomi di Italiani anche ora sono fatti segno allo studio ed alla ammirazione dei giapponesi) somiglianza di fenomeni naturali (terremoti, vulcani...) di alimentazione, somiglianza anche per certi lati del carattere nostro con il loro (giovialità, forte sentimento, spirito di operosità in ciò che interessa) ma tutto questo non può spiegare la portata delle modalità dell'avvenimento. Dunque? Il fascino dell'Italia, originato dalla sua storia, incentrata in Roma. E, con Roma, la cattolicità! E, con Roma, la lotta contro i principi sovversivi distruttori della civiltà mondiale. Vi ha cooperato un fatto nuovo che l'Ambasciata non venne per un fine particolare utilitario (come sarebbe una Commissione scientifica o commerciale), ma per affermazione di principii che non interessano solo le nazioni alleate, sibbene tutto il mondo. Il buon popolo giapponese lo capì e si mosse con un cuor solo intorno ai rappresentanti d'Italia.

Piccoli spunti di cronaca che si riferiscono a noi:

A Tokyo. Non poteva la Commissione non visitare le nostre Opere a Tokyo, ed era uno dei punti del programma elaborato dal governo imperiale, la visita alle opere cattoliche italiane di Tokyo. Non furono dimenticati i buoni Padri Paolini di Alba, ed in modo speciale la nostra scuola professionale di Don Bosco, il Noviziato e Studentato filosofico e teologico, e l'Oratorio e la Opere sociali di Mikawajima. Apoteosi vibrante di amore a Don Bosco, così bene interpretato dalle parole di S. E. l'Ambasciatore Paolucci.

In Missione. Il programma ufficiale contemplava una visita ufficiale alla parte nord del Kyushu, ed era naturale che da noi si insistesse per la visita alle nostre residenze missionarie. In una giornata di relativo riposo, il Capo della Commissione S. E. Paolucci, con vero sacrificio, volle dare alla Missione cattolica ed alle opere dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice questo attestato di stima, e la Commissione vi corrispose con vera tempra di attività fascista, pur stanchissimi dai lunghi viaggi e ricevimenti. Inaugurarono così, la sera del 20 aprile, il ricostrutto ospedale dei tubercolosi a Beppu, ed il mattino seguente visitarono la nostra chiesa di Beppu, l'aspirandato, il noviziato, e l'opera della Santa Infanzia delle Figlie di Maria Ausiliatrice a Beppu; la chiesa di San Francesco Saverio e l'Asilo « Stella Mattutina» ad Oita, e, nel pomeriggio, la chiesa di San Giovanni Bosco ed il colleggetto di Nakatsu, fatti segno ovunque alle acclamazioni delle folle e delle autorità nelle singole città e al passaggio in ogni stazione, con applausi e canti, e offerte di fiori. Non è esagerato dire che non vi fu cittadino di Beppu, Oita e Nakatsu che non abbia avuto l'occasione d'informarsi della Missione cattolica - località, lavoro - costituendo così una provvidenziale propaganda che non ha avuto certo riscontri in dodici anni di lavoro. Nella nostra povertà si è cercato di far del nostro meglio per accogliere gli ospiti illustri; ma ci vennero incontro le autorità, le scuole. Del resto, più che l'apparato esterno, era il cuore entusiasta, riscaldato dai canti, dagli evviva, dalla spontanea estrinsecazione di quanto tutti sentivano. Seguita con attenzione dai pagani la visita alla chiesa, la preghiera degli Italiani, i varii discorsi giapponesi e italiani, le traduzioni che se ne facevano, i saggi di canti e danze. I nostri visitatori sostarono con cuore commosso davanti agli innocenti angioletti di Beppu, molti dei quali vagivano nelle candide culle, assistiti dalle Figlie di Maria Ausiliatrice, trasformate in pazienti e sacrificate mamme. E specialmente ammirarono le magnifiche collezioni antiche, interessanti il Cattolicismo della città di Oita risalenti all'epoca del Saverio, che il nostro Don Marega, per le grandi aderenze che ha, aveva potuto riunire nella sala dell'asilo, col concorso delle autorità, delle bonzerie e di privati. Come a Nakatsu, visitarono la nuova chiesa dedicata a Don Bosco e i nostri giovani aspiranti, restando tutti ammirati e pienamente soddisfatti. Fu una giornata piena di sante emozioni che speriamo fruttuose. Peccato che la Commissione non abbia potuto spingersi sino alle residenze del sud, specie a Miyazaki, ove avrebbe potuto rendersi conto dei massimi lavori della Prefettura e dove erano attesissimi da autorità e popolo. In questi momenti di traballamento mondiale, una visita simile in «missione di amicizia» riveste per tutti un alto significato morale e sociale. Oh, ascoltassero tutti la voce di pace! Preghi per noi, amato Padre, e ci benedica affinchè sappiamo corrispondere ai disegni della Provvidenza. Aff.mo in G. C.

Miyazaki, 31 maggio 1938.

Mons. V. CIMATTI Prefetto Apostolico.

GRAZIE

attribuite all'intercessione di MARIA SANTISSIMA AUSILIATRICE e di SAN GIOVANNI BOSCO

Raccomandiamo vivamente ai graziati, nei casi di guarigione, di specificare sempre bene la malattia e le circostanze più importanti, e di segnare chiaramente la propria firma.

Non si pubblicano integralmente le relazioni di grazie anonime o firmate colle semplici iniziali.

Una corona di grazie. - Con la più viva gioia, in occasione del 40° anno di matrimonio, vogliamo rendere pubbliche grazie ai due celesti protettori della nostra famiglia, a Maria Ausiliatrice e a Don Bosco, per le innumeri grazie che ci concessero. Sono grazie di ordine spirituale, come la chiamata alla vita religiosa salesiana di quattro nostri figli che ora lavorano con entusiasmo in Congregazione; la pratica della vita cristiana in famiglia ; il santo timor di Dio che abbiamo potuto instillare in tutti i nostri figli.

Sono grazie di ordine materiale, come la buona salute dei tredici nostri figli, gli aiuti continui per mantenere una sì numerosa famiglia, specie in tempi difficili come durante la guerra mondiale; la protezione continua dai pericoli, la collocazione di tutti i figli, ed il felice ritorno dalla Libia di un nostro figlio che vi si trovava in servizio militare. Con la più viva riconoscenza

Roma, 1° maggio 1938.

obbl.mi coniugi

SQUIZZATO PRIMO e PIERETTO DORALICE.

Scampa da una operazione. - Il 25 aprile 1937, fui avvisata telegraficamente che mia figlia di 27 anni, dimorante in Pistoia, era stata colpita da un improvviso malore che esigeva un urgente intervento chirurgico. Accorsi al suo capezzale in dolorosissima ansia, pregando, tutto il viaggio, S. Giovanni Bosco ad ottenerci la grazia della salvezza. Giunsi e trovai la mia povera figlia in condizioni veramente tristi. Il medico insisteva sulla necessità ed urgenza di un'operazione alla quale l'inferma ricusava assolutamente di sottoporsi, nonostante le preghiere di suo marito e di quanti le desideravano la guarigione e la vita. Pieni di compassione per i quattro figliuoletti che sarebbero rimasti orfani, e per l'infelice, chiedemmo il consiglio del Dott. Vannucci dell'ospedale di Pistoia. Questi confermò la gravità del male ed ordinò una cura. Ma il male crebbe minaccioso. Contrariati e spaventati, ricorremmo ad un terzo medico, il prof. Ferrone di Firenze. Nell'attesa che giungesse a Pistoia, io mi rivolsi a S. Giovanni Bosco, dicendo: « Siete voi che dovete venire a guarire mia figlia, senza bisogno di nessuna operazione! Abbiate compassione dei suoi quattro figliuoli!... ». Il prof. Ferrone non potè venire, ma inviò il suo operatore, il quale sconsigliò pel momento l'operazione, ma non nascose la gravità del caso, la possibilità della peritonite, e conseguentemente la catastrofe inevitabile. Nell'angoscia ricorsi di nuovo a Don Bosco, cominciando con i due nipotini più grandi e l'ammalata una novena, e promettendo un'offerta e la pubblicazione della grazia. A tentare la nostra fiducia sopraggiunse una crisi che tolse anche i sensi alla povera inferma. Ma Don Bosco stava per esaudirci. Riavutasi, potè riposare tranquillamente. Al mattino, spontaneamente, si liberò di molto pus, che scemò il gonfiore persistente e la febbre scomparve. In pochi giorni potè lasciare l'ospedale. Essendole però rimasto un residuo che poteva dar di nuovo principio al male, fu consigliata a farsi operare. Ma anche da questa operazione volle liberarla Don Bosco. Infatti, pieni di fiducia di ottenere la grazia completa, insistemmo con una novena, e proprio oggi, ho ricevuto la notizia della perfetta guarigione. Mando quindi l'offerta promessa e prego pubblicare la grazia.

Mazzarino, 2-III-1938.

LUCIA LUPO SCARITO.

Bronco polmonite doppia. - Colpita da bronco polmonite doppia, fui trasportata all'ospedale di Brescia per essere curata. A togliere ogni speranza per la mia salute, sopravvenne un'emorragia intestinale. Ossigeno ed iniezioni mi tennero in vita per un filo mentre tutti i medici dichiaravano che non v'era più scampo. Ma un altro medico, nelle cui mani mi ero messa fin dal primo momento della mia malattia, mi doveva guarire: Don Bosco! In casa, tutti lo pregavano di affrettare il suo intervento, ed io ne portavo al collo una reliquia. Egli mi ottenne la grazia! Piena di riconoscenza faccio un'offerta per le Opere salesiane.

Lumezzane S. Sebastiano, 30-IV-1938.

BONOMI LUIGIA.

La salvezza. - Macchinista navale, mi trovavo, proprio nel mese di Maria SS., imbarcato sul piroscafo Tavo del dipartimento marittimo di Trieste, in navigazione nei mari dell'Artico e precisamente in vicinanza dell'isola Orsi e dello Spitzemberg, quando ci sorprese un violento uragano accompagnato da tempesta di vento e di neve, che mise in serio pericolo la nostra nave e la nostra vita, con un'invasione d'acqua inarrestabile. In tanto frangente, io rivolsi il mio pensiero al Signore interponendo l'intercessione di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco per ottenere la grazia di uno scampo. E la grazia venne provvidenziale. Dopo disperati tentativi, si riuscì infatti ad incrociare segnalazioni con un altro piroscafo della stessa Compagnia ancorato in una rada dell'isola, e, seguendo le sue indicazioni, raggiungere lo stesso rifugio appena in tempo per salvarci. Con infinita riconoscenza rendo pubblica la grazia e, da antico cooperatore, mando la mia periodica offerta.

Fiumicello, 14-V-1938.   D. PLEVRICH.

Ringraziano ancora della loro intercessione Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco:

De Britto Broca (Guaratinguetà) per l'avvenuta sistemazione di un negozio.

Aguiar Figueiredo Elizarda (Bello Orizonte) per la scomparsa di un malanno che la tormentava da ben 1o anni.

Souza Climaco D. Anna (Ponte Nova) per aver potuto riacquistare la vista. Invia l'offerta promessa.

Don Luigi, Giuseppe e Decimo Brumer, per la guarigione della mamma, che, sorpresa a 93 anni da bronchite e da gastroenterite, era spedita dai medici e già si preparava al gran passo. Il semplice contatto con una reliquia di S. Giovanni Bosco l'avviò ad una rapida e completa guarigione che, data l'età, fu proprio un miracolo.

Camusso Dott. Cav. A. (Torino) per grazia ricevuta.

Bertelli Miriam (Verona) per l'ottimo esito degli esami del figlio.

Delponte Elisa (Cavergno) per grazia concessa a persona cara.

Radice G. (Torino) perchè riconosciuto innocente ed assolto.

Ferrari Ester (Bignasco) per grazia segnalata.

Giorgis Anna (Peveragno) per l'ottima riuscita di una difficile operazione chirurgica.

E. F. (Trento) per l'ottenuta promozione.

Cereda Pietro (Cernusco) per evitata morte in un contatto elettrico ad alta tensione.

N. N., (Rovato) per la ricuperata salute.

Bettolacci Carla (Chiavari) per una segnalatissima grazia ricevuta.

Maria Caruselli (Canicattì) perchè, colpita di fortissima nevrastenia che aveva richiesto due volte il ritiro al manicomio, ne guarì finalmente dopo fervorose novene a S. Giovanni Bosco.

Famiglia Gallea (Torino) per grazie e speciale assistenza ricevuta.

Due persone per grazia ricevuta.

A. B. (Torino) per la promozione della figlia.

Poletti Rosa (Borgomanero) perchè, colpita da flebite, guarì perfettamente.

Garibaldi Ida (Genova) perchè il figlio trovò lavoro. Vian Prospera (Castellamonte) per la ricuperata salute del marito.

Ciulla Quattrone Rina (Ravenna) perchè un suo bimbo, di 9 mesi, colpito da convulsioni, guarì al contatto di un'immagine di S. Giovanni Bosco.

Galetto Giovanni (Pinerolo) per la guarigione del cognato Michele che era stato ridotto in fin di vita da un'ulcera gastrica.

Tommasi Anna (Vergemoli) per una segnalatissima grazia ricevuta.

E. D. (S. Didero) per due grazie ottenute.

M. B. (Trino) per la ricuperata salute.

Franco Greppi Antonia (Borgovercelli) per l'ottenuta assistenza e pei conforti ricevuti in penose circostanze della vita.

Quaglia Colomba (Genova-Cornigliano) per grazia ricevuta: invoca continua protezione.

Amato Salvatore (Torino) per la guarigione del figlio Umberto che, ridotto in fin di vita da una bronco-polmonite doppia, riacquistò la primiera sanità.

Tintucci Prof.ssa Adele (Troia) perchè, colpita da bronchite influenzate con minaccia di polmonite, ne uscì perfettamente guarita.

Da Col Romana (Perarolo) per una segnalatissima grazia ottenuta al nipote.

M. M. (Tronzano V.) pel felicissimo esito di un esame. Mauri Ida (Varedo) per grazia ricevuta, in attesa di altra.

Penassi Candida (Cavour) per molte grazie ricevute e specialmente per la riconquistata pace del cuore.

Barachetti Milesi Lucia (Villa d'Adda) per la ricuperata salute invocando continua assistenza.

Barbuzzi Antonio (Udine) perchè la figlia Gina, colpita da ipertosse, riacquistò perfetta salute.

Genduso Giuseppe ch. salesiano (Pedara) per essere stato liberato da prolungati e forti dolori all'addome.

Coniugi G. M. per grazia ricevuta.

Saviotti Giuseppina (Torino) per due segnalatissime grazie ricevute.

Bonino Massimo (Vezza d'Alba) perchè la piccola Silvia, colpita da morbillo complicato con altri malanni, riacquistò miracolosamente la primiera salute.

Bertoletti Giacomo di Francesco (Fonteno) perchè dopo aver dato al Cielo un angioletto, di 4 anni, potè, dopo mesi di ansie e di affanni salvare da certa morte il caro Franceschino di 5 anni, che, colpito da polmonite e in seguito da febbri infettive, passati 12 giorni in istato agonico, potè rimettersi in salute e cominciare a conoscere ed amare S. Gio. Bosco.

Rungaldier Elisa per ricuperata salute.

Benassi Corvi Anna (Roma) perchè il figlio, che sembrava colpito da malattia contagiosa, si riebbe in breve dalla sua indisposizione.

Belotti Attilio (Calcinate) perchè, un anno fa, le sue bambine riacquistarono perfetta salute, e pochi mesi or sono, caduta inferma la sua consorte in breve tempo riacquistò la sanità primiera.

Borgata Guerrino ch. Salesiano (Colle Salvetti) perchè la sua mamma potè, dopo lunghe e penose sofferenze fisiche e morali, riacquistare la pace del cuore e la salute fisica, con immenso conforto di tutta la famiglia.

Brignone R. (Finalmarina) perchè un suo bimbo, colpito da focolai di polmonite con complicazione di meningite e spedito dai dottori curanti, potè risorgere a nuova vita godendo ora salute perfetta.

Seppi Trepin Giuseppina (Cles) per l'ottenuto miglioramento in salute di persona cara cui invoca completa guarigione.

Corradi Giovanelli Luisa (Lerici) perchè la figlia Piera, colpita da grave malore alla gamba sinistra, potè ottenere la guarigione applicando alla parte malata una reliquia di Don Bosco e facendo una fervorosa novena.

Famiglia Rosà (Vicenza) per l'ottenuta guarigione del nipote Antonio, della nipotina Ersilde, di 2 anni, e di altra nipote che, ridotti in fin di vita da una grave forma di tifo, furono conservati all'affetto della famiglia.

Arabia Eufemia (Alessandria d'Egitto) perchè il figlio Adolfo trovò lavoro.

Gambetti Giuseppina (Lugo) perchè, colpita da broncopolmonite, ne risenti sollievo applicando la reliquia del nostro Santo sul petto ed, accrescendo la sua fiducia nell'intercessione del Santo, in sette giorni si sentì sfebbrata e riacquistò rapidamente perfetta salute. Manda l'offerta promessa e invoca continua assistenza.

Girardi Antonio e Codogni Caterina (Limone) perché il loro Valentino, che un incidente motociclistico aveva ridotto in fin di vita, potè dopo 1o giorni riaversi dal letargo, riprendere le sue facoltà mentali e iniziare la convalescenza.

Colomba Tecla (Torino) per aver avuto la gioia di vedere risorgere a vita novella un nipotino di 4 anni che, colpito da polmonite, si disperava di salvarlo: il graziato va dicendo a tutti: « S. Gio. Bosco mi ha guarito ». La sorella Marta, pure colpita da una fiera polmonite, alla fine di una fervorosa novena fu dichiarata fuori pericolo.

Bottero Maria (Torino) per l'ottenuta guarigione di un nipote.

Perazzo Travasino Pasqualina (Castelnuovo Calcea) per l'ottenuta guarigione del nipote Franco che, colpito da varie malattie, era stato spedito dai dottori curanti.

Monasterolo Comba Teresa (Torino) perchè la figlia colpita da appendicite guarì senza intervento chirurgico.

Thermignon Costantino Maria (Torino) per la santa morte del babbo chiamato al premio eterno proprio il 31 gennaio 1938.

A. M. B. (Torino) per evitata doppia operazione che avrebbe dovuto subire persona cara della quale attende completa guarigione. Chiede per sè la grazia d'essere liberata da un grave incubo.

Ricagno Troya Rosaria (Torino) per una segnalatissima grazia spirituale e per altre ottenute in occasione della morte di persona cara.

Madala Vittoria (Villar S. Costanzo) per l'ottenuto miglioramento in salute dopo aver sofferto per due anni crisi terribili causate da bronchite asmatica.

NECROLOGIO

Salesiani defunti:

ROSIN D. MARIO, sac. da Trieste † a Betgemal (Palestina) il 23-VI-1938 a 63 anni di età.

Anche il nostro Orfanotrofio agricolo di Betgemal, Palestina, ha dato la sua vittima agli sconvolgimenti che funestano la patria di Gesù. Quella casa, isolata nei primi contrafforti dei monti della Giudea era stata più volte visitata da qualcuno dei tanti che battono ora la campagna. Il 17 giugno u. sc. cinque banditi, nelle prime ore della notte, irruppero a mano armata nella scuola, s'impadronirono del direttore, il povero Don Rosin, e lo maltrattarono per estorcergli cento sterline che egli non possedeva. « Quella volta, scrisse, m'ero raccomandato l'anima a Dio ». E tutto questo sotto gli occhi degli alunni terrorizzati. Otto giorni dopo, cadeva vittima di una quindicina di quei briganti, i quali lo assalirono per via mentre ritornava dall'esercizio del ministero religioso da un convento del patriarcato latino distante un'oretta dalla scuola di Betgemal. I briganti lo gettarono a terra e lo massacrarono. Il povero confratello fu trovato l'indomani, 24 giugno, in luogo appartato dalla strada con le braccia incrociate sul petto e la corona stretta nel pugno, tanto stretta che i grani s'erano infossati nelle carni. Cadde vittima del dovere. A chi gli aveva consigliato di abbandonar la casa dopo la visita dei briganti aveva risposto che il pastore non deve fuggire nel tempo del pericolo e che in questi tempi e in quei luoghi la casa non poteva rimanere senza direttore. Recandosi a confessare intuiva certo il pericolo, ma si era anche detto che il sacerdote non deve privare le anime dei sacramenti per risparmiare se stesso.

Il giornale arabo « Palestina » nel dar l'annunzio del misfatto terminava con queste frasi: « Quel sacerdote era noto per il suo spirito molteplice di beneficenza, per le sue splendide virtù e la vastità dell'istruzione. Quanto alla riprovazione di questo orrendo delitto e al cordoglio per la perdita dell'estinto non se ne dirà mai abbastanza, tanto sono vivi e sentiti in tutte le regioni della Palestina ». Alla sua volta il giornale israelita di Gerusalemme scrisse: « Egli era uomo cortese e paterno che non aveva nemici e aveva consacrato se stesso interamente all'educazione cattolica del suo piccolo gregge ».

D. Mario Rosin era in Palestina da circa 47 anni. Era partito da Torino sedicenne nel dicembre 1891. Passò gran parte degli anni in Betlemme e Betgemal come direttore. Nel 1918 preso in aperta campagna, dai soldati turchi, mentre era in viaggio, partito da Betlemme per cercar grano per i suoi orfani, fu internato a Konio e vi rimase un anno fra molti stenti e pericoli. Era religioso esemplare, austero per se e benigno per gli altri; uomo di grande pietà e fede. Fu la fede che lo sostenne nelle opere di carità. A Betlemme anzichè diminuire aumentò il numero degli orfani durante le strettezze della grande guerra. E le strettezze non gl'impedirono di tener aperto a Betgemal il dispensario quotidiano gratuito per i malati della regione e di riedificare ivi l'antico martirio costruito sulla tomba del protomartire Santo Stefano. Fu ucciso nella vigilia della festa di S. Giovanni di cui emulava il carattere retto, sincero, zelante della gloria di Dio. Il suo povero corpo pesto e sfigurato fu seppellito nella cripta del santuario; e questo lo custodisce in attesa del giorno in cui splenda per sempre la luce e la giustizia di Cristo.

Possa il sacrifizio di quel santo implorar pace per quella travagliata terra di Gesù per la quale consumò la vita.

STARACE D. RAFFAELE, sac. da Castellammare mare di Stabia (Napoli), † ivi il 23-XII-1937 a 82 anni di età.

Canonico della Cattedrale si portò a Torino per conoscere S. Giovanni Bosco. Ne tornò infervorato e fondò un Orfanotrofio che nel 1894 cedette ai Salesiani facendosi salesiano egli stesso. Direttore e parroco della nostra Casa di Gioia de' Marsi, vide la sua chiesa e la città ridotta a un cumulo di macerie dal terremoto del 1915 che lo sorprese mentre celebrava. N'uscì malconcio, ma vivo. Vendette tutti i beni ereditati dalla mamma per ricostruire la Chiesa, l'Asilo e l'Oratorio femminile. Chiuse i suoi giorni nella natia Castellammare rimpianto e benedetto da tutti, lasciando luminosi esempi di virtù religiose, di fervore e di zelo straordinario.

BAJOCCHI D. EMILIO, sac. da Ceresolo di Coriano (Forlì), † ad Intra (Novara) il 21-VI-1938 a 73 anni di età.

Di distinta famiglia romagnola, fu accolto da Don Bosco nella Società Salesiana e crebbe ad uno spirito di fedeltà, di povertà, di laboriosità e di carità affettuosa che ne fecero una delle figure più care e più luminose. Accettò con fede l'apostolato del dolore nella lunga malattia che l'obbligò all'inazione, dopo aver esaurito le sue forze nel lavoro, offrendosi sovente al Signore per ottener sollievo ai confratelli ed ai fedeli dei paesi perseguitati. Saggio direttore di anime godeva larga stima del clero e confidenza da tutti.

ROSSINI D. ANTONIO, sac. da S. Pellegrinetto (Lucca), † a Lugano (Svizzera) il 6-VI-1938 a 64 anni di età.

Eletto ingegno e cuore generoso, svolse un fecondo apostolato in vari nostri Istituti ; ma soprattutto nella cura delle anime della parrocchia di Maroggia (Svizzera), dando alla buona stampa prezioso contributo di ottime pubblicazioni.

LAZZARI D. ANNIBALE, sac. da Pieve Delmona (Cremona), † a Lavrinhas (Brasile) il 7-II-1938 a 63 anni di età.

Partì ancor chierico pel nord del Brasile, prodigandosi nei nostri Istituti che diresse per un decennio, con speciale predilezione per gli Oratori festivi e lasciando preziosi esempi di virtù relisiose.

MONTOYA ACILINO, coad. da Medellin (Colombia), † a Ibague (Colombia) il 23-III-1938 a 63 anni di età.

CERRINA D. ANTONIO, sac. da Fubine (Alessandria), † a Valparaiso (Cile) il 3-V-1938 a 57 anni di età.

BIDALON D. GIOVANNI, sac. da Dolores (R. Argentina), † a Tucumàn (R. Argentina) il 15-IV-1938 a 52 anni di età.

TRONCZYK GIUSEPPE, coad. da Siemanowice (Polonia), † Skawa (Polonia) il 7-V-1938 a 61 anni di età.

POSADAS GIUSEPPE, coad. da Tejares (Spagna), † a San José del Valle (Spagna) il 10-V-1938 a 25 anni di età.

ROKEBRAND ADRIANO, ch. da Blaricum (Olanda), † a Kortrijk (Belgio) il 5-III-1938 a 23 anni di età.

Cooperatori defunti:

Mons. Can. ORONZO BELLO † a Lecce il 12 marzo u. s. a 53 anni di età. Direttore diocesano dei Cooperatori.

Perla del Clero per dottrina, virtù e zelo, si distinse nella direzione delle anime e nell'apostolato multiforme del sacro ministero prodigandosi nelle varie mansioni coperte in Curia, nel Seminario Vescovile, nelle Confraternite, nelle Comunità religiose, tra i Sacerdoti adoratori e nella Federazione del Clero, nell'Unione Missionaria e nel Capitolo Cattedrale.

La pietà e l'umiltà, la prudenza e la dolcezza, la carità e l'attività s'armonizzavano nella sua missione di fede, di sacrificio e di completa dedizione di sè per il bene di tutti. Zelò il culto di S. Gio. Bosco e le Opere salesiane con affettuosa sollecitudine.

Mons. ZECCHIN Can. LUIGI, Arciprete Vicario foraneo † a Malo il 2o aprile u. s. a 65 anni di età.

Cuore grande di padre sensibile, caritatevole, generosissimo, fecondità inesausta di iniziative benefiche ne fecero per XXV anni il pastore buono, vigile, infaticato, appassionato, della sua parrocchia. Fervente Cooperatore zelò il culto di Don Bosco e le Opere salesiane.

Mons. Proj. Cav. Uff. LORENZO CENDALI, Preposto della Cattedrale di Fiesole, il 3 maggio u. s. a 58 anni di età

Radiosa figura della diocesi fiesolana, nella multiforme sfera della sua attività pastorale, educativa, informativa, portò sempre rettitudine d'animo, disinteresse e serenità di spirito, in un costante palpito di giovanile entusiasmo. Cooperatore affezionato, diffuse largamente la divozione a S. Giovanni Bosco.

Dott. BIAGIO GIUFFRA † a S. Stefano d'Aveto il 24 aprile u, s.

Ex-allievo del nostro Collegio di Alassio, raggiunse la professione di chimico-farmacista e, dopo una vita intessuta di dovere, di lavoro, di amor filiale, di beneficenza, sempre animato da alti sentimenti religiosi, civili e patriottici, chiuse la sua giornata terrena sopportando con virile forza d'animo e con cristiana serenità di spirito la dolorosa infermità che lo trasse alla tomba.

LUIGI CRISCUOLI † a Paola il 18 febbraio 1938 a 67 anni di età.

Padre di nove figli, tutti li educò alla scuola del santo timore di Dio. Devotissimo della Madonna, lo era anche tanto di S. Giovanni Bosco. In punto di morte, tenendo in mano una immaginetta del Santo, la baciava e ribaciava dicendo: S. Giovanni Bosco, portami in Paradiso...

VENERA FOTI † ad Arcireale (Catania) il 14 luglio u. s.

Mamma del nostro D. Salvatore, raggiunse gli 83 anni con una vita edificante di pietà e di lavoro, allietata da una tenera divozione a Maria Ausiliatrice ed a S. Giovanni Bosco

Altri Cooperatori defunti:

Abrate Anna, Carmagnola (Torino) - Actis Grande Giuseppe, Rodallo (Aosta) - Allara Maria, Torino - Arlunno Teresa, Ghemme (Novara) - Bandini Ch. Vito, Volterra (Pisa) - Bassignana D. Luigi, S. Salvatore Monf. (Aless.) - Beisser Paolina, Angera (Varese) - Beltrami Amelia, Mediglia (Svizzera-Ticino) - Bertagna Bartolomeo, Retignano (Lucca) - Bianchi Pietro, S. Daniele Del Friuli (Udine) - Bich Carolina, Châtillon (Aosta) - Bisol Maria, Pordenone (Udine) - Boano Giacomo, Govone (Cuneo) - Boasso Francesco, Carmagnola (Torino) - Bonvicini Teresa, Marone (Brescia) - Brunello Anfonio, Pesaro - Cagnoni Margherita, Lodi (Milano) - Capra Antonietta, Luino (Varese) - Carrega Assunta, Novi Ligure (Aless.) - Casaro Cristoforo, Palestre (Pavia) - Castello Luigia, Torino - Ceschi Angelo, Stallavena (Verona) - Chiappino Margherita, Casalborgone (Torino) - Cignitti Mons. Nazzareno, Subiaco (Roma) - Criscuoli Luigi, Paola (Cosenza) - Cunsolinio Luigi, Torri del Benaco (Verona) - De Mattia Maria Maddalena, Pordenone (Udine) - Di Naro Gaetano fu Domenico, Canicatti (Agrigento) - Dovera Edoardo, Milano - Favretto Luigi, S. Ambrogio (Torino) - Franco Domenica, Agneto (Aless.) - Galli Oreste, Borgovercelli (Vercelli) - Giromini Giuseppina Fornara, Vergano (Novara) - Lanzani Faccende Carla, Milano - La Rosa Gaetana, Brooklyn N. Y. (U.S.A.) - Leva Cav. Santo, Langosco (Pavia) - Lipani Marco, Canicatti (Agrigento) - Manfrini Augusta, Cordenons (Udine) - Marcellino Marianna, Villastellone (Torino) - Marzoli Primo, Adro (Brescia) - Mauceri Maria, Giarratana (Ragusa) - Medri Giulio, Durazzano (Ravenna) - Messori De Volo Cont.ssa Marina, Modena - Mondino Caterina, Torino - Moretti Agostino, Padova - Mulassano Caterina, Torino - Pagliotti Clara, Rivarolo Can. (Torino) - Panigati Pietro, Trecate (Novara) - Pansini Maddalena, Molfetta (Bari) - Paoli Maria, Mezzolombardo (Trento) - Pastorelli Filippo, Casorate Sempione (Varese) - Pavan Sante, Postioma (Treviso) - Perrino Mons. Ferdinando, S. Marzano Sul Sarno (Salerno) - Piccione Eleonora, Sezzadio (Aless.) - Pisano Adolfo, Campo Ligure (Genova) - Poglio Luigi, Castelnuovo Calcea (Asti) - Polimenti Matteo, Contesse (Messina) - Raviola Luigia Casale, Torino - Ricaldone Pietro, Mirabello Monf. (Aless.) - Rinaldi Maddalena, Cherasco (Cuneo) - Rizzi Pietro, Colloredo di Prato (Udine) - Romano, D. Aniello, Carona di Ascea (Salerno) - Rota Maria, Roncola (Bergamo) - Salvetti Pietro, Buggerru (Cagliari) - Scandurra Orazio, Aci S. Lucia (Catania) - Schiavo Gianni, Novi Ligure (Aless.) - Stellino D. Pietro, Alcamo (Trapani) - Tachini Emma, Monte (Aless.) - Tanzi Aronne, Saronno (Varese) - Taormina Antonia Bo:ogna, Partanna (Trapani) - Taormina Ni netta, Castelvetrano (Trapani) - Tesio Margherita, Racconigi (Cuneo) - Toppi Pietro, Asnago (Como) - Tornaghi Rosa, Nonza (Milano) - Tornotti Clara, Cameri (Novara) - Travasino Francesco, Castelnuovo Calcea (Asti) - Valinotti Domenica, Carmagnola (Torino) - Varaldo Angelo, Canelli (Asti) - Verona Pasquale, Retignano (Lucca) - Zanelli Oriele, .Veppo (Spezia) - Zanetti Concettina, Trento - Zavanone D. Pietro, Mirabello Monf. (Aless.) - Zurru Cav. Antonio, Sanluri (Cagliari) - Castegnaro Emilia, Padova.