Anno LXIII - Numero 3 1° MARZO 1939-XVII
SOMMARIO: Il Rev.mo Sig. Don Ricaldone ai Cooperatori ed alle Cooperatrici Salesiane. - In memoriam. - In famiglia. - Dalle nostre Missioni: Cina - India-Vellore - Dalle Amazzoni - Matto Grosso - Da un lebbrosario: Carità che s'impone. - Tesoro spirituale. - Crociata missionaria. - Lettera di D. Giulivo ai giovani - Necrologio.
Iddio ha chiamato al premio eterno l'anima eletta del grande Pontefice Pio XI.
Il Papa della Conciliazione, delle Missioni, dell'Azione Cattolica, e di innumeri iniziative di zelo a propagazione della fede e presidio e grandezza della Chiesa ha compiuto trionfalmente l'operosa sua giornata, cadendo apostolicamente sulla breccia.
La Famiglia Salesiana non potrà dimenticare mai la paterna e affatto speciale benevolenza del grande Pontefice.
Nel 1929 Egli innalzava agli onori degli Altari il nostro Fondatore e Padre dichiarandolo Beato, e nella Pasqua radiosa del 1934, in un tripudio di gioia e d'imponente glorificazione, lo proclamava Santo.
Lo scorso novembre, né l'età avanzata, nè la salute cagionevole valsero a distorlo dal discendere in S. Pietro per venerare la Madre Maria Domenica Mazzarello, che Egli stesso aveva dichiarata Beata.
Fu ancora il grande Pio XI che, approvando l'eroicità delle virtù del discepolo prediletto di Don Bosco, Savio Domenico, lo decorava del titolo di Venerabile.
Impossibile poi ricordare anche sommariamente le innumerevoli manifestazioni della sua mai interrotta benevolenza verso gli umili figli di S. Giovanni Bosco.
Giunga pertanto all'anima sua bella il tributo della profonda nostra riconoscenze, attraverso i copiosi suffragi che in tutte le nostre Case verranno fatti dai Salesiani, Allievi, Ex-allievi, Cooperatori e Cooperatrici.
Dal Cielo, ove certamente già gode il premio del suo fecondo apostolato, Egli ci continuerà la sua paterna protezione.
Esortandovi dunque alla più generosa offerta di suffragi pel grande Papa che ci fu augusto e costante benefattore, mi professo vostro aff.mo
In C. J. Sacerdote PIETRO RICALDONE.
Dinanzi alla salma del grande Pontefice Pio XI s'inchina riverente il mondo intero, perché la sua luminosa figura ha irradiata nelle più remote terre, come sui figli più prossimi, sì vasta epopea di bontà, di sapienza, di Fede, che, ben si può asserire, rare volte Iddio «del creator Suo spirito - sì vasta orma stampò ».
E la Famiglia Salesiana, riunita in ispirito attorno al Padre defunto, sente tutta l'amarezza dell'ora e non può contenere il suo cordoglio profondo, nel ricordare soprattutto la benevolenza squisita di cui fu onorata nelle glorificazioni di S. Giovanni Bosco, della Beata Maria Domenica Mazzarello e del Venerabile Domenico Savio.
Ai nostri carissimi Cooperatori e Cooperatrici sarà quindi caro rileggere un breve cenno della mirabile via per la quale la Divina Provvidenza condusse quest'Uomo predestinato, sicut gigas ad currendam viam. Come gigante, sospinto da una forza interiore sovrumana, nello studio e nell'apparentemente ristretta attività d'un apostolato silenzioso, maturò energie e raccolse tesori che dovevano meravigliare il mondo. Ardito scalatore di montagne, chiamato sulla più alta vetta, che pare il primo gradino del Cielo, posò sereno lo sguardo sul mondo agitato, quasi ripetendo il gesto di Gesù pacificatore dei flutti e invitando tutti alla pace fraterna: Pax Christi in Regno Christi.
Questo il suo motto programma nella perenne battaglia della Chiesa di Dio contro il potere delle tenebre; e pure quando la sua voce fu soffocata talora dal fragore delle forze avverse, Egli non cessò di levare alto il suo faro a scampo dei naufraghi figli, non cessò di aprire le braccia inermi e paterne, come già il Divino Maestro, fino all'ultimo suo respiro, che esalò bisbigliando le parole sintesi della sua vita di Sacerdote secondo il cuore di Dio: « Pace... Italia... Gesù ».
Nozze di diamante sacerdotali.
Era iniziato dal Natale del 1938 l'anno sessantesimo del suo sacerdozio. Il 21 dicembre 1879, nella chiesa di S. Carlo al Corso in Roma, ove si venera la preziosa reliquia del cuore di S. Carlo Borromeo, il neo sacerdote Achille Ratti celebrava la sua prima Messa. Era giunto a Roma, diacono da pochi mesi, ospite presso il Collegio Lombardo, per completare i suoi studi teologici nelle Università Pontificie, giacchè l'acuto ingegno e la precoce assennatezza - il Card. Arcivescovo di Milano Mons. Di Calabiana lo chiamava in tono bonario il suo « giovane vecchio» - l'avevano già segnalato tra i compagni e agli occhi dei Superiori.
E corrispose e sorpassò le aspettative. Alla fine del terzo anno romano otteneva successivamente ben tre lauree: il 9 giugno in Diritto Canonico, il 23 giugno in Filosofia all'Accademia di S. Tommaso e il 23 ottobre in Teologia all'Università Gregoriana.
Tornò a Milano per insegnare Teologia Dogmatica e Sacra Eloquenza nel Seminario Maggiore. Ma la passione per gli studi severi e per la scuola non lo distolse dal dedicare quegli anni al vero lavoro sacerdotale, pur non essendo legato ad una parrocchia. In una metropoli come Milano non mancano le occasioni di raggiungere qualche gruppo o categoria di anime, cui nessuno pensa, o che hanno bisogno di specialissime cure; i cuori veramente sacerdotali ne sentono l'appello e dedicano ad esse le ore più belle e più riposanti, con infinita gioia dello spirito. Il professor D. Achille Ratti, col suo sguardo scrutatore, ne scoprì parecchie di queste anime e, nei 29 anni di sua permanenza a Milano dilatò per esse il suo cuore generoso, facendosi fanciullo coi fanciulli, maestro coi maestri, religioso fervente con le anime a Dio consacrate.
Prefetto dell'Ambrosiana e amico degli spazzacamini.
Dal 1888 al 1907 - 19 anni - fu Dottore del Collegio della Biblioteca Ambrosiana; alla morte di Mons. Ceriani, dal 1907 al 1914, toccò a Lui la carica di Prefetto di quella Biblioteca, che ripete le sue origini dal Santo Cardinale Borromeo e che aveva veduto alla Direzione uomini come Ludovico Muratori e Angelo Mai, intenti a illustrarne e moltiplicarne le ricchezze inestimabili.
E mentre nelle lunghe ore d'ufficio lo storico appassionato e paziente dava mano a ben 13o pubblicazioni, frutto di lunghe e coscienziose ricerche, dense di pensiero, quasi tutte illustrative della Chiesa Ambrosiana e della Storia Milanese, come campo della sua carità sacerdotale ebbe, appena giunto a Milano, la Cappellania delle Suore del Cenacolo. Presso le quali diede inizio subito nel gennaio del 1882 - l'anno dell'incontro con S. Giovanni Bosco - a un corso catechistico in preparazione alla prima Comunione dei giovanetti e delle giovanette: provvida e santa iniziativa che diede ottimi frutti e che D. Achille rinnovò ogni anno.
L'anno stesso nel febbraio, sempre in correlazione con la sua Cappellania, dava vita ad un'altra iniziativa: il catechismo di perseveranza, corso di religione per signorine. Le lezioni avevan luogo tutti i giovedì dell'anno scolastico e vi affluirono numerose specialmente le giovani studentesse per ben 15 anni.
Ancora quell'anno il 4 novembre fondava l'Associazione delle Maestre Cattoliche, che Egli riuniva al Cenacolo una volta al mese, per confortare nella fede quelle anime buone, in mezzo al dilagare del materialismo e dell'indifferenza religiosa. E vi si mantenne tanto costante che, anche trasportatosi poi a Roma alla Biblioteca Vaticana, fu sempre presente ogni mese ai convegni, senza badare ai disagi del viaggio.
E alle predicazioni dei Mesi Mariani, dei Mesi del S. Cuore e dei Ritiri Pasquali, che l'occupavano nella bella stagione, sapeva pure far precedere durante l'inverno la cura paziente e amorosa dei suoi spazzacamini, che al cader delle foglie piovevano come rondini spaurite nella rumorosa metropoli ed erano ben lieti di trovare un viso amico sorridente e delle buone Suore che se ne prendevano cura. Pensate quale scena deliziosa dovette essere vedere il severo Bibliotecario dell'Ambrosiana tra quei visetti fuligginosi; l'amatore della montagna tra i figli dei montanari, che scendevano quasi a ricambiargli la visita, dai monti che non davano loro pane sufficiente.
E ancora un'opera feconda di bene, a cui dedicò il suo spirito organizzatore, fu dal 1895 l'insegnamento religioso nelle Scuole elementari del Comune di Milano. Sostenuto da S. Em. il Card. Ferrari, d'accordo con le Autorità Comunali, ebbe la gioia di riuscire a introdurre in tali scuole oltre un centinaio di sacerdoti, offertisi spontaneamente e gratuitamente alla santa impresa. Eravamo alle porte del triste '98!
"Fides intrepida".
Dalla Biblioteca Vaticana a cui fu chiamato come Prefetto nel 1914 da S. S. Pio X, assistè, come da un osservatorio meteorologico che registra tutte le più minute variazioni atmosferiche, all'immane conflitto che travolse l'Europa per ben cinque anni. Gli uomini di alto pensiero chiudono sovente, sotto l'apparente austerità, anime sensibilissime; ma l'effetto dei loro pensieri e sentimenti talora va ricercato ben lungi nel corso della vita, in manifestazioni tardive forse, inaspettate, e rivelatrici d'un lungo e profondo meditare.
Questo ci spiega l'improvviso balzo di Monsignor Achille Ratti dal silenzio delle Biblioteche durato ben 35 anni, e dal ristretto apostolato catechistico, alla ribalta d'una Nunziatura difficilissima come quella della Polonia nel 1918, e poi d'un'Archidiocesi come la milanese, ove dimostrò una preparazione e un'attrezzatura vorrei dire miracolose.
A 61 anni vi è chi si adagia, stanco del lavoro compiuto, e attende una pensione meritata, quasi per sgranare le ultime avemarie del rosario della propria vita. Egli invece incomincia una nuova vita d'altissime responsabilità, e si trova tosto come in casa propria tra le sottigliezze della diplomazia, tra i clamori delle rivoluzioni sociali, in lotta con le cattive volontà degli uomini dell'altra sponda.
Son altri 20 anni densi di storia, che i giornali di questi giorni ci hanno richiamati in iscorcio o in riassunto, ma che è doveroso per noi conoscere minutamente, attraverso la esposizione larga e sicura d'una biografia, come quelle che ci diedero il Novelli, il Lazzarini, il Veneziani, o di altre che tra breve certamente saranno preparate dagli studiosi, complete ed edificanti.
Nel 1918 la Polonia risorgeva come per miracolo dalla secolare spartizione, che ne aveva mutilate tragicamente le membra quasi in una inverosimile perenne condanna alla morte. Spettacolo desolante d'un campo di battaglia, fumante di rovine e di minacciose vendette! È un popolo che vuol rivivere, perchè ne ha un sacro diritto; e s'afferra violentemente a tutte le speranze d'aiuto, per liberarsi dall'angoscia di una schiavitù che lo minaccia nuovamente nel pericolo bolscevico.
Mons. Achille Ratti giunge tra i Polacchi, cattolici puro sangue, Nunzio di pace e di fede, conciliatore di interessi supremi, vindice di rivendicazioni sante. Aveva esitato davanti all'offerta inattesa del grande Pontefice Benedetto XV; ma sollecitato da Lui con la domanda: « Ebbene, dunque, quando partite? », aveva soggiunto la grande parola di fede apostolica: In verbo tuo laxabo rete. Grande parola e grande fede che ci diedero il Papa della Fides intrepida. Non aveva vissuto la grande guerra che dall'osservatorio del Vaticano; ma nei due anni di Polonia dovette assistere alla tragica ritirata dei polacchi, inseguiti dai bolscevichi fin sotto le mura della capitale. Mons. Ratti, mentre i rappresentanti delle Potenze pensavano ad allontanarsi: « Io rimarrò, disse, anche se i bolscevichi dovessero abbruciare la città: il popolo ha oggi più che mai bisogno della presenza del rappresentante del Papa».
Il 14 agosto il Corpo Diplomatico partiva da Varsavia, mentre il Nunzio restava a pregare e confortare i suoi figli nel pericolo. Il 15 agosto, festa dell'Assunta, Maria SS. ancora una volta liberava la Polonia dall'invasione delle orde di Trotzski, e la vittoria venne insperata, decisiva. Era il primo fiasco del bolscevismo invadente. Toccò al Nunzio la ventura di intonare il Te Deum della liberazione e di ricevere le solenni attestazioni della comune riconoscenza.
Da Varsavia a Roma e da Roma a Milano, Arcivescovo e Cardinale, il 13 giugno dell'anno seguente 1921. Raptim transit: è il motto che caratterizza la rapidità di queste due successive soste: la Nunziatura di Polonia e l'Arcivescovado di Milano; ma lungo e severo era stato il primo periodo di Bibliotecario, come non comune a molti Pontefici la reggenza delle Somme Chiavi per ben 17 anni.
Il Pontefice della conciliazione.
Come è salutare allo spirito dei credenti riconoscere le vie della Provvidenza nella vita e nel destino degli uomini, quando sulla soglia dell'eternità si può guardare indietro a rimirare il cammino percorso! Solo la Divina Sapienza sa e può intrecciare gl'inquieti voleri e i capricci degli uomini al disegno eterno della Sua Volontà, per trarne le armoniche linee d'un continuo progresso umano verso mete misteriose, santamente perseguite.
La rapidissima preparazione diplomatica di S. S. Pio XI, la vita di raccolto studio dei Codici e della Storia antica, il limitatissimo campo d'apostolato concesso all'austero Prefetto dell'Ambrosiana e della Vaticana Biblioteca, come poteva darci l'evento desideratissimo d'un Concordato tra la S. Sede e lo Stato Italiano, se Iddio non l'avesse voluto e preparato con l'improvviso accostamento di due Uomini, ambedue alieni dai raggiri della diplomazia, ma animati dall'unico intento di dare all'Italia una forma di vita e un palpito nuovissimo ?
Furono necessari, è vero, anni di lavoro segreto e febbrile, per toccare il momento commovente dell'apertura di una nuova breccia di Porta Pia, che ridesse al Papa la sua libertà sovrana e all'Italia il respiro libero di una coscienza nazionale pacificata. Ben altre mura più massicce e più trincerate s'erano rizzate a difesa dell'unità nazionale massoneggiante, per impedire il ritorno del Papa tra i suoi figli come Principe dal soave triregno! Ma quando un'ora di Dio sta per suonare, è Lui che dispone gli eventi e supera le barriere delle umane schermaglie: il fatto compiuto rivelò l'anima cattolica italiana, che unanime esplose in un grido di gioia incontenibile!
E a distanza di 10 anni, esattamente alla vigilia delle Feste solennemente concordate per commemorare la data faustissima, Iddio accettava il sacrificio del grande Pontefice premiandone la fede, mentre il Gran Consiglio Fascista riunito per trattare i vitali consueti problemi, in segno di lutto nazionale, si aggiornava dopo aver votato un ordine del giorno, che pare un fiero saluto romano alla grande Figura dello scomparso e un plauso al Conciliatore.
Nel tempo stesso S. A. R. il Principe Ereditario, che si accingeva a rappresentare l'Augusta Maestà del Re nella Basilica Vaticana presenziando alla Cerimonia Commemorativa della Conciliazione, doveva invece prendere le gramaglie e salire in Vaticano a venerare la Salma del defunto grande Pontefice.
Il Papa di Don Bosco.
Anche nel brevissimo incontro del giovane sacerdote D. Achille Ratti con Don Bosco nel lontano 1883 si rivela la profondità delle impressioni, che un avvenimento in sè molto ordinario aveva lasciato nel suo spirito. E la tenacia dell'affetto devoto allora germogliato, di quali frutti fu capace, di quanta tenerezza!
I figli di S. Giovanni Bosco avranno la gioia di eternare nella loro storia il nome di S. S. Pio IX come confondatore della Società Salesiana e quello di Sua Santità Pio XI come glorificatore delle nostre primizie di santità: Don Bosco, Madre Mazzarello, Domenico Savio.
«Il Papa di Don Bosco », così si compiacque Egli stesso di chiamarsi con paterna, delicata condiscendenza, non lasciava passare occasione per nominarlo, proporlo a modello, compiacersi d'averlo conosciuto, riferirne le impressioni e le parole, distribuirne a tutti l'immagine o la medaglia o un ricordo.
Ma quante volte il suo pensiero sia corso ai Salesiani per affidare loro incarichi onorevoli o delicati, lo dimostra da solo il numero delle Missioni che dal 1922 vennero ad aumentare, anzi a triplicare, il nostro campo di lavoro.
Nel 1922 è la Prelatura Apostolica dell'Assam (India);
nel 1923 è la Missione del Gran Chaco Paraguayo;
nel 1925 sono la Prefettura Apostolica dell'Alto Luapula nel Congo Belga e la Prelatura Apostolica di Porto Velho nel Brasile;
nel 1928 contemporaneamente l'Archidiocesi di Madras e la Diocesi di Krishnagar, ambedue nell'India, nonchè la Missione indipendente di Miyazaki nel Giappone;
nel 1930 la Prefettura Apostolica di Rajaburi nel Siam;
nel 1933 la Prefettura Apostolica dell'Alto Orenoco nel Venezuela.
Metà delle nostre Missioni propriamente dette ci vennero adunque affidate sotto il Pontificato di Pio XI nel breve giro di soli 10 anni, con un complessivo di oltre 200.000 cattolici sparsi tra ventidue milioni di pagani, su una superfice di 1 milione e 200 mila Kmq. di superfice (tre volte l'Italia).
Inoltre, a testimoniare la sua stima e benevolenza, quasi ogni anno del suo Pontificato segna a lettere d'oro qualche nome di sacerdote salesiano elevato alla dignità episcopale. Non sarà fuori di luogo elencare i nostri Vescovi in onorevole schiera, a comune edificazione e ricordo riconoscente.
Primizia eletta S. Em. il Card. Augusto Hlond eletto il 7-11-1922 Amministratore Apostolico della Silesia; il 3-1-1926 consacrato Vescovo di Katovice e tosto il 24-6-1926 promosso Arcivescovo di Gniezno e Poznan e il 20-6-1927 eletto Cardinale Primate di Polonia.
Mons. Emanuele Gomez de Oliveira eletto nel 27-10-'22 Arcivescovo di Goyas (Brasile);
Mons. Ernesto Coppo (1-12-'22) Vescovo Titolare di Paleopoli ;
Mons. Dante Munerati (2o-12-'23) Vescovo di Volterra;
Mons. Antonio Lustosa (4-7-'24) Arcivescovo di Belem do Parà (Brasile);
Mons. Enrico Mourao (I-5-'25) Vescovo di Cafelandia (Brasile);
Mons. Arturo Jara (29-1-'26) Vicario Ap. di Magellano (Cile);
Mons. Federico Emanuel (18-4-'29) Vescovo di Castellammare (Napoli);
Mons. Ignazio Canazei (23-7-'3o) Vicario Ap. di Shiu-Chow (Cina);
Mons. Emilio Sosa (3o-4-'31) Vescovo di Conceptión (Paraguay);
Mons. Giuseppe Cognata (16-3-'33) Vescovo di Bova (Reggio Cal.);
Mons. Vincenzo Priante (13-5-'33) Vescovo di Corumbà (Brasile);
Mons. Luigi Mathias (9-7-'34) Arcivescovo di Madras (India);
Mons. Stefano Ferrando (9-7-'34) Vescovo di Shillong (India);
Mons. Roberto Tavella (13-9-'34) Arciv. di Salta (Argentina).
Mons. Nicola Esandi (13-9-'34) Vescovo di Viedma (Argentina);
Mons. Marcellino Olaechea (25-8-'35) Vescovo di Pamplona (Spagna);
Mons. Riccardo Pittini (10-10-'35) Arciv. di Santo Domingo (Antille);
Mons. Salvatore Rotolo (1937) Vescovo di Velletri;
Mons. Giuseppe Selva (31-12-'37) Prelato di Registro di Araguaya (Brasile).
Ancora: nel 1926 il Sacro Palazzo di Castel Gandolfo con l'annessa Parrocchia, per degnazione papale, veniva affidato in custodia ai Salesiani; e Sua Santità, dopo la cessione, mestamente diceva al sig. D. Rinaldi e ai Superiori del Capitolo convenuti a Roma per i funerali di S. Em. il Card. Cagliero: « È la villeggiatura del Papa, ma Noi non la vedremo certamente ». Invece le pratiche della Conciliazione riuscirono ed Egli ne potè fare sua lunga dimora, a ristoro del periodo estivo.
A Roma permise che dedicassimo al suo nome l'Istituto Professionale Pio XI e tutti sanno quanto generosamente abbia contribuito per la costruzione di quello ch'Egli si compiaceva chiamare «il suo Istituto» e dell'annesso tempio di Maria SS. Ausiliatrice. Ogni anno poi, gli allievi del Pio XI erano ammessi ad una visita collettiva, in occasione della festa del Papa, e S. Santità accettava l'omaggio - cosa insolita in Vaticano - d'una Accademia musico-letteraria, riservando alla fine uno di quei suoi discorsi così paterni, scherzosi, familiari che lasciavano nell'animo di tutti una gioia indimenticabile.
Anche le Catacombe di S. Callisto sono un attestato della sua bontà; e quando sorse la nuova Parrocchia di Littoria sappiamo da certa fonte che Egli s'interessò direttamente perchè fosse a noi affidata.
Ultimo invito a collaborare proprio sotto i suoi occhi, nel ramo tipografico che più l'aveva impressionato nel 1883 visitando la Tipografia di S. Giov. Bosco all'Oratorio di Valdocco, è stato quando nel 1437 volle affidare alle nostre cure la Tipografia Poliglotta Vaticana, mirabile officina che ha l'onore di diffondere in tutto il mondo cattolico la parola e gli scritti del Papa e delle Sacre Congregazioni Romane.
Il glorificatore dei Santi.
Delle tante gemme che rifulgono sulla tiara di Pio XI questa è la più preziosa: nella lunga serie dei Papi li ha superati tutti di gran lunga pel numero delle cerimonie di canonizzazione. Sono 33 i Santi da Lui canonizzati in 16 grandi cerimonie, sono 463 i Beati da Lui dichiarati in ben 40 feste distinte. Tale numero, dice S. Em. il Card. Camillo Laurenti, Prefetto della S. C. dei Riti, supera quanto hanno fatto i Papi degli ultimi 17 secoli.
Basti ricordare che, da quando il Papa Sisto V (1585-1590) creò la S. C. dei Riti, fino a tutto il Pontificato di Benedetto XV, cioè, in più di tre secoli, sono state compiute dai Papi non più di 31 cerimonie di canonizzazione per 142 Santi.
È certo che basterebbe fissare l'attenzione sugli eroi glorificati da Pio XI per dare al mondo la prova della indefettibile vitalità della Chiesa Cattolica e farne splendere l'origine divina su tutte le povere sètte che l'hanno abbandonata e su tutti i sistemi laici che l'hanno disconosciuta. Immenso quindi è il valore apologetico delle glorificazioni, compiute dal defunto Pontefice, di Beati e di Santi che rappresentano tutte le categorie di persone, illustrano tutte le nazioni cattoliche, ricordano epoche gloriosissime di Storia della Chiesa, dimostrano possibile e mirabile la santità nel laicato, come tra i religiosi e nelle somme gerarchie ecclesiastiche.
Ma per i Salesiani, che ebbero l'ambita sorte di vedere glorificati da questo Pontefice il Fondatore, la Confondatrice e il primo fiore dell'educazione salesiana, durerà eterna la riconoscenza e sarà sempre giocondo ricordare i tratti squisiti di bontà paterna e le parole da Lui pronunziate in cento discorsi, parole che, raccolte e custodite e meditate saranno la più dolce vivente eredità del Padre.
"Urbi et orbi".
Dire dell'universale attività svolta da S. S. Pio XI non è compito nostro: è il Papa delle Missioni, che ha moltiplicato il fervore missionario nel mondo intero, dilatando in centinaia di nuove Diocesi, Vicariati e Prefetture il regno di Gesù Cristo.
È il Papa dell'Azione Cattolica che vide il bisogno di missionari nel cuore della società moderna più progredita e ammalata di indifferenza religiosa; che, memore del suo apostolato catechistico nel Cenacolo milanese, avrebbe voluto infondere nell'animo di tutti i sacerdoti e dei laici la convinzione che urge insegnare il Catechismo, istruire, istruire i giovani specialmente nelle scuole e negli Oratori e nelle famiglie, per prevenire la dissoluzione dell'incredulità.
È il Papa degli alti studi, aderente a tutte le correnti scientifiche e che tutto vorrebbe illuminare alla luce della Fede, dalla Pontificia Accademia delle Scienze, alle Università d'ogni specie e d'ogni nazione, cui fu Mecenate e guida sicura.
È il Papa delle Convenzioni, dei Concordati con 26 Potenze, che poteva senza enfasi retorica indirizzare le sue benedizioni e i suoi messaggi radiofonici da Roma all'orbe intiero, certo d'avere milioni e milioni d'orecchi attenti alla sua parola e di cuori commossi al suo affetto paterno. Chi non ricorda il poema sublime del messaggio del 12 febbraio 1931, per l'inaugurazione della Radio Vaticana, presente il defunto Guglielmo Marconi?
« Udite, o cieli, quello che sto per dirvi, ascolti la terra le parole della mia bocca. Udite o genti tutte, tendete l'orecchio, o voi tutti che abitate il globo, uniti in un medesimo intento il ricco e il povero. Udite, o isole e ascoltate o popoli lontani. E sia la nostra prima parola: Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà».
" La pace di Cristo nel regno di Cristo ".
L'Osservatore Romano dell'11 febbraio c. a., annunciando il sereno trapasso del Pontefice, ebbe parole di alto cordoglio e accenti dì solenne commozione che ci sembrano la miglior conclusione del nostro filiale omaggio.
«Aveva offerta a Dio la sua vita per la pace fra gli uomini... La pace! Il palpito della pace; l'appello e il monito; il disegno e l'opera. La fede e la fiducia della pace: scopo, proposito, direttiva, strategia; l'oriente della pontificale giornata; il nord della rotta della mistica barca; l'oasi del terreno pellegrinaggio; la conquista della santa battaglia, la ragione della vita, il premio della fatica, la posta dell'ardimento. Tutto. La pace! Egli viene sulla loggia esterna di S. Pietro. Mira, per la prima volta di là l'Orbe e l'Urbe, che guardano a Lui. Quella Sua benedizione appare come la divina Croce Legatizia che precede il pacifico Re. L'ispirato augurio finale dell'Ubi Arcano Dei, risuona come l'annunzio dell'Araldo che non tace, non cade mai più; si ripete irrefrenato, irresistibile, echeggia fra gli uomini, nelle coscienze, in seno alle famiglie penetrando le basi del Regno di Cristo cui è custode, è legge, è civiltà, la pace.
» La Lettera per la educazione cristiana della gioventù non è soltanto l'inizio ab imis dell'edificio, non soltanto l'invito a creare ai preziosi germogli di vita, tra le tempeste della miscredenza che assidera e avvilisce, la serra salutare, ma una giusta divisione di lavoro, di ausilio, di responsabilità tra la Chiesa, la casa, lo Stato. Il casto connubio, che ristorando nella santità del Sacramento la società primigenia, la riscatta dall'avvilimento cui la ridusse il materialismo laicizzatore e la riconduce alla legge di Dio che ricorda ai genitori ch'essi debbono rispondere di due vite nei figli, quella del sangue e quella dell'anima; altro non è che un nuovo documento di pace: " Rassodata nel vincolo di carità la società domestica, vi fiorirà necessariamente quello che è chiamato da S. Agostino ordine dell'amore ".
ยป Dal focolare dei padri, alla equa convivenza delle classi. La commemorazione del quarantennio della Carta Leoniana è il trattato della cristiana pace sociale. Non solo essa rievoca la Rerum Novarum che negò al socialismo la necessità di una lotta sistematica come unico mezzo alle rivendicazioni del proletariato, ma rivelò che in quarant'anni del procelloso cammino collettivo, la pagina vergata dal Papa degli operai non era passata agli archivi. La Chiesa non l'aveva mutata, perchè scolpita nella verità, ma l'aveva postillata quotidianamente fino a ripetere ad un'altra vigilia natalizia: " Carità, carità è il più grande bisogno dell'ora presente ".
» E su per l'ascesa ancora: alla convivenza di popoli. Genova, Losanna, Lima, i Concordati. Il Papa che dilata i confini politici, non cessa di raccomandare quel che essi racchiudono di tesori e di doveri morali; il Papa che stende oltre di essi la mano, perchè quei tesori s'accrescano, quei doveri più facilmente si compiano, non parla, non scrive, non insegna soltanto. Dà l'esempio: un esempio che culmina nella Conciliazione.
» La Conciliazione è impresa, che chi vi scorse soltanto la risoluzione di un conflitto tra la S. Sede e l'Italia, non ne vide che l'immediato motivo storico. La pace del Laterano ridiede non soltanto l'unità spirituale ad una nobilissima nazione, ma simbolo supremo, una volta ancora, di un beneficio universale, indicò al mondo il ritorno di Dio tra i popoli e dei popoli a Dio, ovunque gli uomini di buona volontà fossero pronti a dar gloria a Lui nei Cieli e pace in terra alle genti.
» Da questo equilibrio riconquistato nella vita, il candido volo verso la pace del pensiero: là ove Scienza e Fede erano di fronte. Quella contro questa armata di tutti i pregiudizi e i sospetti che erano patrimonio della ignoranza, eppur orgogliosamente convinta che il vero scientifico avrebbe dispersa la superstizione, come fuga le tenebre sin dall'alba e sale incontrastato verso il meriggio, il giorno, senza tragedie in cielo.
» Pio XI fissò con lo sguardo dell'aquila che non batte palpebra al sole, tutto quel fulgore. La pupilla della fede temprata al raggio di Dio, non ne teme; ne riconosce e ne ama i riflessi benefici. L'innata predilezione del sapere, un raro dono di erudizione, una sovrana potenza di compendiose visioni, designava in Lui, una volta ancora, il mediatore inarrivabile. L'Accademia delle Scienze non è un'Accademia. È insieme il campo sperimentale e l'arco di trionfo di quest'altra pace sovrana.
» Il terzo Cavaliere dell'Apocalisse, ovunque galoppasse, aveva adunque ostacolate le vie. Ma non indietreggiò; balzò sugli ostacoli; irruppe nel campo; minacciò sempre; come minaccia ancora. Ma la voce, troppo spesso la sola voce del Cavaliere della Pace, gli intimò d'arrestarsi; la Croce s'incrociò con la falce fatale; alla sfida di morte rispose la sfida della vita in Cristo, nel Suo messaggio, nelle Sue promesse ». (T. nell'Osservatore Romano dell'11-2-'39).
Viva il Papa !
Mentre attorno al Feretro glorioso c'inchiniamo a recitare la prece del suffragio, abbiamo l'intima certezza che il Vicario di Cristo sia subito salito coll'anima sua nella perenne luce di Dio, ove l'avranno accolto riconoscenti le schiere dei Beati e dei Santi da Lui incoronati d'aureola e posti sugli Altari.
Ma sempre i figli di S. Giovanni Bosco, con tutta l'altra immensa Famiglia, continueranno le loro preghiere per il Papa, vivo anche in morte, perenne nella immortale perennità di Colui che è il Capo, l'Anima, la Vita della Chiesa: l'adorabile Cristo Gesù.
È stato questo il testamento del Padre: Per il Papa e col Papa, sempre e dovunque.
La Causa di beatificazione del Servo di Dio Don Andrea Beltrami.
Il 31 gennaio u. s. - festa di S. Giovanni Bosco - la Sacra Congregazione dei Riti, raccolta nel Palazzo Apostolico Vaticano, in adunanza ordinaria particolare, ha discusso la validità dei processi di vari Servi di Dio.
Tra gli altri, gli Em.mi signori Cardinali ed i Rev.mi Prelati Officiali hanno esaminato anche quello del nostro Don Andrea Beltrami dando il loro voto. La Causa di beatificazione volge quindi allo stadio dell'eroicità delle virtù praticate dal Servo di Dio, che si conchiuderà, speriamo, colla proclamazione ufficiale e la decorazione del titolo di Venerabile. Preghiamo il Signore perchè affretti questo giorno, ed intanto facciamo sempre meglio conoscere la serafica vita di Don Andrea Beltrami, apostolo della sofferenza, e provochiamo la sanzione divina sulla sua fama di santità interponendo la sua intercessione nel domandare a Dio grazie e favori.
Chi ne ottenesse per intercessione del Servo di Dio, s'affretti a darne relazione precisa al Rettor Maggiore dei Salesiani. - Via Cottolengo 32 - Torino 109.
Plauso e benedizione del Santo Padre alla RIVISTA DEI GIOVANI.
La Rivista dei giovani (1) sorta nel maggio 1920, come espressione di un movimento di rinascita spirituale dopo la guerra mondiale, per la cultura e la vita cristiana della nostra gioventù, è entrata felicemente nel suo ventesimo anno. Ed è giunta agli abbonati, già col numero di gennaio, in un'edizione più ricca ed attraente, animata dai propositi di un ancor più fervido apostolato, confortata da una speciale benedizione del santo Padre Pio XI che è plauso incondizionato al glorioso passato e l'auspicio più ambito per l'avvenire:
SEGRETERIA DI STATO DI SUA SANTITÀ Telegramma 4 gennaio 1939. A Don Cojazzi - Torino
Alla cara Rivista dei giovani che per la più eletta parte del gregge di Cristo con alta coscienza dell'ora ed esatta percezione dei bisogni combatte per la coltura e la vita cristiana le sue belle battaglie seminando il buon seme e raccogliendo frutti preziosi di elevazione spirituale, Sua Santità invia di cuore all'inizio del 20° anno di pubblicazione l'implorata Benedizione Apostolica e l'augurio dei più felici incrementi.
Cardinale PACELLI.
Salutiamo con gioia l'aurora di questa seconda giovinezza della cara Rivista diretta con tanta genialità ed intelletto d'amore dal nostro sempre giovane Don Cojazzi, e le auguriamo di gran cuore la più ampia diffusione, perchè la cultura ch'essa prodiga ai giovani risponde fedelmente al programma di educazione e di elevazione al sereno spirito cristiano che zampilla dal Vangelo.
I nostri Cooperatori la procurino per tempo ai loro figlioli perchè alle soglie della giovinezza si formino al senso cristiano della vita che condisce ogni umana cultura, perché vera sapienza.
(1) La Rivista dei giovani esce il 15 d'ogni mese in fascicoli di 64 pagine. Prezzo d'abbonamento per il 1939: Abbonamento annuo: Italia e Colonie, L. 12,50 - Estero L. 15,50 - Abbonamento semestrale: Italia e Colonie L. 6,50 - Estero L. 8 - Un fascicolo separato: L. 1,5o - L'abbonamento può cominciare da qualunque mese. - Direzione: Liceo Valsalice - Torino (119) - Amininistrazione: Corso Regina Margherita, 176 - Torino (109).
Saggi gratis a semplice richesta.
ITALIA - Torino-Oratorio. - L'annuale convegno dell'Unione Insegnanti «Don Bosco ».
L'Unione Insegnanti «Don Bosco» che trae ogni anno ispirazione all'apostolato dell'educazione dal grande Educatore, tenne il suo convegno tradizionale nella Casa-madre la domenica 22 gennaio u. s. in preparazione alla festa del suo Patrono.
Celebrò la Messa, nella devota cappella annessa alle camerette del Santo, il Direttore generale delle Scuole Salesiane Dott. D. Renato Ziggiotti, il quale commentò efficacemente il Vangelo del giorno e tenne, in seguito, nella sala delle adunanze, un'interessante conferenza sulla valutazione spirituale dell'allegria e della ricreazione nella educazione della gioventù secondo lo spirito e gli esempi di S. Giovanni Bosco.
L'oratore, presentato dal Presidente dell'Unione, Ing. Aristide Bianchi, sviluppò così praticamente la «strenna» data dal Rettor Maggiore per quest'anno 1939, come parola d'ordine, a tutti i figli di Don Bosco ed alla falange degli alunni degli Istituti ed Oratori Salesiani, e riscosse dall'assemblea cordiali consensi e calorosi applausi. Terminata la conferenza, il Presidente si rese interprete dei sentimenti comuni nel ringraziare il sig. Don Ziggiotti e nel concretare i fervidi propositi degli educatori e delle educatrici che compiono la sublime missione collo spirito di S. Gio. Bosco.
Savona. - Inaugurazione del nuovo salone-teatro.
La festa di Cristo Re, il nostro fiorente Oratorio di Savona ha inaugurato solennemente il nuovo salone-teatro colla benedizione di S. E. Mons. Righetti, vescovo diocesano, il quale compì il sacro rito e presiedette tutta la cerimonia. Facevano corona a Mons. Vescovo S. E. il Prefetto, il Segretario Federale, il rappresentante del Podestà e numerose altre autorità religiose, civili, militari e scolastiche, coll'Ispettore Salesiano Don Garbarino. Il salone era gremito di pubblico che fu largo di applausi ai piccoli oratoriani, all'orchestrina dei nostri ex-allievi di Genova- Sampierdarena ed agli attori che interpretarono il dramma Il Ponte dei sospiri. Tenne il discorso ufficiale il prof. Don Sinistrero del nostro Liceo di Alassio svolgendo brillantemente il tema: « Il teatro come mezzo educativo secondo il sistema di Don Bosco ».
SIRIA - Damasco. -- Festeggiamenti in onore della Beata Maria Mazzarello.
Damasco ebbe la gioia di festeggiare con grande entusiasmo, e con la maggior solennità possibile in un paese di Missione, la Beatificazione di Madre Maria Domenica Mazzarello.
Le Figlie di Maria Ausiliatrice, che da molti anni lavorano in città con due opere fiorentissime - la Scuola Italiana dell'Associazione Missionaria e l'Ospedale Italiano - organizzarono un triduo dal 1 al 3 dicembre, con discorsi in lingua italiana, francese, araba, e benedizione eucaristica, nella chiesa dei RR. PP. Conventuali, che nulla tralasciarono perchè le feste riuscissero veramente bene.
L'immagine della novella Beata campeggiava in un bellissimo quadro, opera del Rev. Fra L. Biasotti, tra una festa di luci e di fiori, circondata da angeli, in atto di salire alla gloria dei Cieli.
I festeggiamenti culminarono la Domenica 4 dicembre con solenni funzioni presiedute da S. E. Rev.ma Mons. Leprétre, Delegato Apostolico per la Siria ed onorate dalla presenza del R. Console d'Italia, N. H. Vittorio Castellani.
S. E. il Delegato Apostolico celebrò la santa Messa della comunione generale rivolgendo al folto pubblico la sua paterna parola, vibrante di pietà e di ammirazione per le virtù e per le opere dell'umile, grande Beata.
Alle ore 10 la devota chiesa si affollò nuovamente per la Messa solenne, cantata dalla scuola ed assistita da S. E. Rev.ma Mons. Leprétre, dall'Ecc.mo Vescovo Siro, Mons. Giorgio Stete, dall'Ecc.mo Vescovo Greco, Mons. Farrage, dai Vicari Arcivescovili maronita, caldeo ed armeno, dal R° Console Italiano con la gentile Consorte, dal Cav. Uff. Ercole Serra, Direttore dell'Ospedale Italiano, dal Reggente del Fascio locale, prof. G. Rolle, dal Direttore del Banco di Roma e da una larga rappresentanza dei locali Istituti religiosi maschili e femminili. Il Rev. Padre Capponi, Superiore dei Conventuali, con la sua scultoria eloquenza, tessè il panegirico della Beata, esaltandone la squisita maternità spirituale e la sua mirabile arte di governo. Dopo il solenne Te Deum e la benedizione eucaristica, al canto di un devoto inno alla Beata, i fedeli sfilarono al bacio della reliquia e ricevettero tutti un'immagine-ricordo.
Al pomeriggio le alunne della scuola dedicarono alla Beata una riuscita accademia musico-letteraria, culminata in una magnifica visione e chiusa con la premiazione scolastica. Anche l'accademia fu onorata dalla presenza dell'Ecc.mo Delegato Apostolico, del R° Console d'Italia e Consorte e di tutte le Autorità civili e religiose.
CINA
Il Vicariato Apostolico nella tormenta della guerra.
Nella seconda quindicina di gennaio è giunta finalmente una lettera di S. E. il Vicario Apostolico di Shiu Chow con la notizia delle condizioni delle nostre missioni fino al Natale u. s. In attesa di altre informazioni, la comunichiamo ai nostri Cooperatori.
Rev.mo signor Don Ricaldone,
non so se questa mia riuscirà a giungere a destinazione. Siamo in piena zona di guerra. Ormai tutte le città del nostro Vicariato sono state bombardate, parecchie incendiate e distrutte. Perfino Yan Fa ha avuto la sua parte. I danni sono incalcolabili. L'odio contro il nemico si fa sempre più intenso; lo spirito di resistenza è ancora molto forte. Di pace nemmeno un barlume. Le sofferenze e le miserie crescono a dismisura; e dappertutto si registra una grande mortalità perché mancano le medicine e l'avversario non ne permette la spedizione. Ogni giorno, ed alle volte anche di notte, allarmi di pericolo per le incursioni degli aeroplani. Le scuole sono tutte chiuse perchè nè maestri, nè allievi osano esporsi ai bombardamenti aerei. È una vera grazia di Dio che il nostro Seminario minore di Ho-Sai abbia potuto continuare finora regolarmente. Le Figlie di Maria Ausiliatrice soffrono naturalmente più di noi per lo spavento delle incursioni aeree e pei pericoli delle bombe che scoppiano molte volte accanto alle nostre case. Non parliamo del rincaro dei viveri e dei generi più indispensabili alla vita, che aumenta di giorno in giorno. Ciononostante i nostri missionari non si perdono di coraggio: lavorano, soccorrono, aiutano dove possono, per quanto i maligni si sforzino di persuadere il popolo che essi, e particolarmente gli Italiani, siano spie e traditori.
Il Vescovado da un anno in qua è diventato il rifugio della povera gente, la quale confida di trovare la salvezza presso di noi. Finora, grazie a Dio, nessuno ha perso la vita qui in casa. E Dio volesse che colla salvezza del corpo incontrassero anche quella dell'anima. Da Hong Kong, da Macao, da Shanghai non sappiamo nulla, perchè da quasi due mesi non arriva più posta dal di fuori. Confidiamo nell'aiuto del Signore che finora ci ha visibilmente protetti. Nessuna delle nostre residenze, infatti, andò ancor distrutta, sebbene varie siano state danneggiate; e nessuno di noi ha ancor perduto la vita, sebbene la morte abbia fatto più volte strage non lontano da noi. Lei, preghi per noi, rev.mo signor Don Ricaldone, e ci raccomandi tutti alle orazioni dei Confratelli e dei Cooperatori.
Si avvicina il secondo Natale di guerra, che per noi purtroppo è Natale di angoscia e di dolore. Il Signore ridoni presto la pace alla nostra cara Cina e colla pace una maggior possibilità di dilatare il regno di Nostro Signore Gesù Cristo.
Coi migliori auguri per un nuovo anno felice e benedetto da Dio
Shiu-Chow, 9-XII-1938.
suo dev.mo in G. C.
+ IGNAZIO CANAZEI, Vicario Apostolico di Shiu Chow.
Contemporaneamente è pervenuta una cartolina dal nostro missionario di Lok Chong, Don Garbero il quale laconicamente dice: Di salute ottimamente. Non so se e quando le giungerà la presente. Io dall'estero sono omai due mesi e più che non ricevo notizia. Il pericolo è grave. Dio però ci protegge. Tutti i Confratelli bene. Preghino molto per noi.
Lok Chong, 7-XII-1938.
Aff.mo in G. C.
Sac. PIETRO GARBERO, Miss. Salesiano.
Raccomandiamo caldamente missionari, fedeli e popolazioni delle zone di guerra, alle preghiere dei Cooperatori.
CINA Commemorazione del Cinquantenario della morte di San Giovanni Bosco a Hong Kong.
Amatissimo Padre,
si attendeva un giorno tranquillo che permettesse la partecipazione dei Confratelli del Vicariato per la commemorazione del 50° anniversario della morte di D. Bosco; invece le cose andarono sempre peggiorando, e dopo la caduta di Canton, non ebbimo più comunicazioni coi nostri missionari. Decidemmo allora di tenere la commemorazione il 9 dicembre.
Non avendo al nostro Istituto S. Luigi un salone - deficienza enorme per una scuola di 600 alunni - si ricorse agli amici Portoghesi, che gentilmente ci offersero lo splendido salone del loro Club Lusitano, nel centro della città. La ristrettezza del locale non permise una larga partecipazione; ma si poterono degnamente accogliere scelte personalità e rappresentanze di tutte le istituzioni cittadine.
Presiedette S. E. il Governatore della Colonia, Sir Geoffrey Stafford Northcote colla nobile sua Signora e figlia, attorniati dalle LL. EE. i Vescovi di Hong Kong e di Macao: Mons. Enrico Valtorta e D. José da Costa Nuñes.
Con l'ill.mo sig. Marchese G. Pagano di Melito e la signora Marchesa sua consorte intervennero pure i Consoli di Germania, Francia, Portogallo e Bolivia.
Tra le personalità notammo: il primo Magistrato Dr. Q. A. A. Macfadyen; il Prof. G. P. de Martin e Prof. J. Whyatt dell'Università; J. Ralston, Ispettore delle Scuole; sig. G. B. Scarpa, Agente del Triestino; sig. M. Pirenne, Direttore della Banca Belga; i Superiori dei Gesuiti, dei Domenicani, dei Fratelli delle Scuole Cristiane; il Cav. J. Alves, il Dr. Souza e un bel numero di Cooperatori ed amici.
Tenne la Commemorazione il Rev.mo P. G. Byrne S. J. interessando il scelto pubblico con una brillante conferenza in cui presentò D. Bosco amico del popolo, educatore, santo.
I nostri studenti di filosofia di Shao Ki Wan rivelarono in Hong Kong una nuova Schola Cantorum con l'esecuzione applauditissima de «la Carità» e «la Speranza» del Rossini ; mentre i piccoli musici del S. Luigi rallegrarono tutti con la banda musicale.
Il nome del conferenziere ed il pubblico accorso fanno sperare in una maggior conoscenza di D. Bosco e delle sue opere; e guadagneranno nuovi amici e maggiori aiuti ai poveri Salesiani.
Mentre il nostro pensiero è sempre ai missionari dell'interno ove tutto è minacciato e sospeso, noi continuiamo il nostro lavoro, che il Signore benedice largamente.
I nostri alunni aumentarono ancora d'un centinaio e raggiungono ora la cifra di 640. Eravamo decisi a non ammetterne di più, ma fu impossibile resistere alle pressioni dei genitori; sicchè si dovette accrescere il numero in tutte le classi. Nella prima elementare son più di 8o in un'aula sola, per mancanza di locale.
Con tutto ciò abbiam dovuto respingere più di 200 domande. Dato il numero straordinario di rifugiati nella Colonia, anche le scuole pubbliche fanno come possono.
Il consolante aumento degli alunni ci mise nella necessità di far un po' di spazio almeno coll'adattamento dei vecchi locali. Impossibilitati a nuove costruzioni, si ampliò una casetta del cortile interno: così abbiamo ottenuto quattro nuove aule per la Scuola Media. Era una desolazione durante i tempi piovosi non aver un buco per le ricreazioni, che si dovevano fare in classe con grande disagio e poco profitto. Allora abbiamo affrontato il problema costruendo un bel porticato, che non lo ha risolto completamente, ma ci permette un po' di respiro.
L'opera più urgente sarebbe un locale per l'internato. Il nostro Istituto è un agglomerato di casette, che offrono aule per classi, ma non cameroni per studio e dormitori. Non possiamo quindi aumentare il numero dei nostri 8o interni. Ma questo limita enormemente il nostro lavoro educativo e rende assai difficili le conversioni.
In tutti i nostri collegi si è notato che la maggior parte dei pagani, il 9o per cento, si fanno cristiani, al massimo, dopo tre anni di vita collegiale; cosa che non si dà per gli esterni. E dire che le domande per interni sovrabbondano, specie per la Scuola Media! Ma la mancanza di locale adatto non ci permette di accoglierli.
Sanguina il cuore vedere masse di giovani che accorrono a noi, e fanno ressa per entrare, e non si possono accogliere...
Con un po' di locale potremmo avere un 300 interni, e gli esterni potrebbero superare il migliaio. Quanta gioventù, che ama D. Bosco, studia la religione e vuole vivere sempre più a contatto con noi, verrebbe convertita!
Amato Padre, metta questa nostra supplica sull'altare di S. Giovanni Bosco nella rinnovata Basilica e non mancherà qualche anima generosa che voglia cooperare ad una chiesa vivente di centinaia di conversioni.
Ci benedica tutti e mi creda sempre
Hon Kong, 6 gennaio 1939
suo aff.mo figlio in G. C.
Sac. GIOVANNI GUARONA.
CINA Aggredito dai banditi. Amatissimo Padre,
abbiamo una dolorosa notizia da darle. Il nostro caro Don Kerec, direttore dell'Istituto «Don Bosco » di Yunnanfu è caduto nelle mani d'una squadra di banditi, ed è un miracolo che sia riuscito a salvare la vita.
Era stato richiesto per una missione speciale dal Delegato Apostolico S. E. Mons. Zanin e, sacrificando gli impegni della direzione dell'Istituto, aveva affrontato il lungo e disagevole viaggio che, in una zona come quella priva di mezzi moderni di locomozione, doveva durare una quindicina di giorni. La mèta era la Prefettura Apostolica di Chao-Tung.
Partì da Yunnanfu il 15 novembre con un tempaccio piovigginoso, portando con sè il denaro necessario e caricandosi anche di roba ed offerte destinate ai missionari sparsi nel cammino e lontani dai centri commerciali nonchè di 4000 dollari inviati da Propaganda Fide per la Missione di Chao-Tung. In tutto un valore di circa 15 mila lire italiane. Il viaggio procedette per due giorni senza incidenti. Il giorno 17, verso le 10,30, mentre transitava per le alture di Kongshan, ecco sbucare una pattuglia di briganti, che in un attimo gli furono addosso, lo caricarono di percosse coi calci dei fucili, gli fracassarono varie costole ed ossa, e lo ferirono gravemente al ventre. Malmenarono pure i due catecumeni che viaggiavano con lui ed uno dei portatori. Lo spogliarono di quanto aveva indosso, e si appropriarono di tutto il carico dei portatori. Gli tolsero persino la crocetta da missionario, regalatagli da Sua Santità Benedetto XV, la corona del rosario benedetta da Pio XI, lasciandolo mezzo morto e completamente nudo, dolorante nella strada, sulla neve.
Solo a notte inoltrata i portatori riuscirono a trasportarlo a Laotopo e a presentarlo al Mandarino. Di là ci scrisse le prima notizie. Fatta la relazione dell'assalto subito, pregò il Mandarino ad imprestargli alcuni dollari per provvedersi di cibo e vestito, promettendogli che avrebbe restituito tutto cogli interessi; ma il funzionario non gli diede nulla, dicendosi sprovvisto di denaro. Egli allora si fece trasportare presso una buona famiglia cinese ove, accorso il sacerdote cinese P. Cheng, provvidenzialmente di passaggio a Laotopo, gli lavò le ferite con acquavite e gli praticò i massaggi necessari.
Lo stesso P. Cheng, il mattino seguente, curò il suo trasporto a Chechi e a TungChwan, ove lo accolse piú che fraternamente il sacerdote D. Marco Mei. Da Tung-Chwan D. Kerec potè telegrafare al Vescovo Mons. Cheng a Chao-Tung che gli rispose subito in latino: « Pater Kerec, cura vulnera, confice vestes, exspecta; veniunt duae moniales: Padre Kerec, curati le ferite, provvediti i vestiti ed aspetta: vengono due suore». Giunte le due religiose con bende e medicamenti, e messo in grado di proseguire il viaggio in portantina, D. Kerec arrivò a Chao-Tung il 27 seguente. Il Vescovo gli fece apprestare tutte le cure, sicchè egli potè cominciare da letto la missione affidatagli da Mons. Delegato e conferire col vescovo e col clero. Noi speriamo di vederlo presto tornare completamente guarito. Intanto ringraziamo il Signore che abbia potuto salvar la vita.
I banditi lo avrebbero certamente ammazzato, se non avessero trovato buona preda. Uno di essi gli disse chiaramente: « Se non avessi avuta tutta questa roba, ti avrei senz'altro finito con la baionetta». Gli rubarono anche la macchina da scrivere, i documenti che portava e persino il passaporto. Salvò solo una reliquia di S. Giovanni Bosco che portava al collo.
La regione di Yunnanfu è preda ora del banditismo alimentato specialmente dai soldati disertori. Incursioni aeree giapponesi distrussero la scuola magistrale, l'università e l'aerodromo, uccisero e ferirono molti abitanti. Noi missionari continuiamo il nostro lavoro fidenti in Dio.
Ma abbiamo bisogno di grandi aiuti. L'opera di Yunnanfú ha appena tre anni di vita e manca ancora dei mezzi essenziali per svolgersi. La necessità ci costrinse a dar mano ad una nuova costruzione. Ci limitammo ad un'ala sola per le scuole e pei laboratori più indispensabili, gravandoci tuttavia di enormi debiti. Ora dovremmo fornire i laboratori del macchinario occorrente. Vogliamo sperare che i nostri cari Cooperatori e le nostre buone Cooperatrici non ci verranno meno.
Lei ci benedica, amato Padre, e ci raccomandi in modo particolare alla loro carità.
Yunnanfu, 20 dicembre 1938.
Suo aff.mo in G. C.
Sac. GIUSEPPE AVALLE, Missionario Salesiano.
INDIA-Vellore. Fervore di opere.
Amatissimo Padre,
son lieto di poterle dare qualche notizia del lavoro compiuto nel 1938 in questa nostra Casa di Vellore. Il Signore ci è stato largo di benedizioni, ed abbiamo potuto fare realmente qualche cosa per la sua maggior gloria e per la salute delle anime affidate alle nostre cure.
Di questi stessi giorni abbiamo inaugurato la nuova falegnameria. Per più di otto anni i nostri falegnami lavoravano in una povera tettoia coperta di paglia, e si sentiva il bisogno sempre più impellente di avere una falegnameria un po' a modo. Ma dove trovare i denari per la costruzione e l'arredamento ? Tutti d'accordo cominciammo ad imporci una serie di sacrifici che, colla carità dei buoni, ci hanno messo in grado di realizzare il nostro sogno sobbarcandoci ad una spesa di 130.000 lire. Il nuovo laboratorio ora si presta meglio al lavoro e richiama l'attenzione e la simpatia degli abitanti verso la nostra Società e la religione cattolica. Quando avevamo la vecchia falegnameria veniva poca gente a darci commissioni. Ora invece ne abbiamo molte ed anche da pezzi grossi. E se vedesse, amato Padre, con che gusto ed entusiasmo lavorano i nostri orfanelli! Vanno orgogliosi della nuova falegnameria e mettono tutto l'impegno per ricompensare i superiori dei sacrifici sostenuti per la costruzione.
L'inaugurazione del nuovo fabbricato fu un vero trionfo di Don Bosco e del suo sistema.
Vi parteciparono due Ministri ed il nostro amato Arcivescovo S. E. Mons. Mathias. Facevano corona ai due Ministri ed all'Arcivescovo tutte le autorità della città. S. E. Mons. Mathias prese dapprima la parola per ringraziare autorità e benefattori a nome della Famiglia salesiana; poi invitò l'on. Girì, Ministro dell'Industria, ad aprire la nuova scuola industriale. Il Ministro accondiscese volentieri e pronunziò un fervido discorso esaltando la figura di Don Bosco e dicendosi felice d'essere stato invitato ad inaugurare una Scuola Industriale Cattolica, perchè egli si ripromette molto dal cattolicismo per il bene della povera gioventù del paese. Conchiuse facendo voti per la moltiplicazione di simili scuole nell'India.
La cerimonia venne innestata in una festa religiosa che volle essere l'espressione della nostra più viva gratitudine al Signore.
Devotissime funzioni prepararono la solenne processione che fu un vero trionfo di Gesù Eucaristico, benchè la pioggia non ci lasciasse un momento in pace. Vi parteciparono circa 9.000 persone, venute da paesi vicini ed anche un po' lontani. I pagani restarono meravigliati del contegno dei nostri cari cristiani. Abbiamo distribuito 200 prime Comunioni. Mons. Arcivescovo amministrò anche alcuni Battesimi di adulti e conferì la santa Cresima ad alcune centinaia di cristiani.
Anche le altre scuole hanno fatto qualche progresso. Fino all'anno scorso non avevano che le scuole elementari. Quest'anno vi abbiamo potuto aggiungere le « Middle School », che corrisponderebbero alle nostre scuole ginnasiali. È stato subito un successo. Ce le siamo viste affollare di circa 15o alunni e ne avremmo potuto accettare molti di più se avessimo potuto disporre di locali un po' più spaziosi. Speriamo di iniziare altre costruzioni al più presto, con l'aiuto dei nostri Cooperatori, e così aumentare la comodità ai ragazzi pagani di frequentare le scuole cattoliche. Il cuore sanguina al vedere scuole protestanti e pagane ricche di mezzi, frequentate da migliaia di ragazzi...
Nell'Orfanotrofio si sono fondate 4 Compagnie religiose: 3 per gli studenti e una per i falegnami. I giovani poi dell'Azione Cattolica hanno organizzato e fatto fiorire 4 Oratori nei villaggi vicini frequentati da Indù e Cattolici.
Come vede, amato Padre, c'è da ringraziare il Signore e la Madonna. Don Bosco ci ottenga le grazie necessarie a mantenere ed a sviluppare le opere intrapprese.
Lei ci benedica e mi creda, per tutti
Vellore, 19 dicembre 1938.
aff.mo in G. C.
Sac. GIUSEPPE LANDANAM Missionario Salesiano.
DALLE AMAZZONI Un bel volo.
Veneratissimo signor D. Ricaldone,
i nostri cari Cooperatori, che seguono con tanto interesse i lunghi viaggi dei missionari attraverso le selve, o lungo i fiumi dalle cascate scroscianti, avranno certamente gusto a leggere anche qualche notizia sui viaggi aerei, ai quali, di quando in quando, il missionario si affida, specialmente dove le enormi distanze consigliano e quasi impongono il rischio della via aerea.
Sono sensazioni affatto nuove, di timore prima, poi, dopo pochi minuti di volo, di un senso di tranquillità e di sicurezza, di cui forse non possono capacitarsi quelli che non hanno mai viaggiato per aria.
Dovevo partire per le Amazzoni con grande urgenza, ed il Governo era stato largo di una generosa concessione.
Celebrata la santa Messa alle tre del mattino, alle 5,30 partii su d'uno dei grandi idroplani Clipper, a 4 motori, che alle 9 di quella stessa notte sarebbe arrivato a Belém del Parà. Furono oltre 15 ore di volo, interrotto appena da rapidi intervalli, ora viaggiando sulle nubi a due e tremila metri, ora abbassandoci fino ai cento ed anche meno, sfiorando quasi l'oceano, i fiumi, grandi e piccole città e villaggi sul litorale e nell'interno, nel faticante percorso di oltre 4000 chilometri, attraverso quattordici stati del Brasile.
Per via d'acqua avrei dovuto impiegare dai 12 ai 14 giorni di navigazione. Così invece quella stessa sera poteva, grazie a Dio, trovarmi tra i cari confratelli di Belém ed ammirare l'opera, che svolgono con tanto zelo in quel collegio in cui nel 1787 i benemeriti Padri Carmelitani avevano stabilita la sede delle antiche missioni delle Amazzoni, in seguito abbandonate.
Il collegio passa ora per una grande e radicale riforma. Rimodernate le antiche sale e i vasti dormitori, si è abbellita la grande chiesa, un vero gioiello d'arte antica, forse una delle più belle chiese del Brasile, dipinta e decorata con gusto dal nostro D. Cerri.
Il mattino seguente ci attendeva all'aeroporto il piccolo idroplano a due motori, solito a trasportare pochi passeggeri a Manàos, in otto ore di viaggio, sorvolando nel percorso la maestosa pianura amazzonica, per cui scende dall'Orenoco all'Atlantico la più gran massa fluviale del mondo giustamente chiamata Rio-Mar.
Viste dall'alto le Amazzoni danno la sensazione di un mondo antidiluviano, che sconvolge le idee, in quella visione sterminata, fatta di grandezze mai viste. Ma un senso di tristezza pervade l'anima di fronte a quel càos disordinato.
È uno spettacolo solenne, imponente che si offre allo sguardo affascinato da quel gigantesco labirinto liquido! Sono cento e cento braccia, che si ramificano in cento direzioni diverse nella selva, qua e là coronata di palme, descrivendo curve e meandri capricciosi, che si perdono all'orizzonte...
Mentre si vola a bassa quota, passano i famosi paranà-mirins di Breves, dove i piroscafi e le gaiolas, per evitarne la corrente impetuosa, radono quasi l'orlo della foresta, e le povere capanne palafittiche che si nascondono come impaurite ai margini solitari.
Ci alzammo a 2000 metri, sorvolando le nubi, che non c'impedivano però di scorgere, tra gli strappi squarciati dal vento, un'immensa distesa verde, densa e compatta, tagliata in tutti i sensi dalle sinuosità dei cento corsi d'acqua. Ad un certo punto del viaggio, scorgemmo centinaia di grossi alberi divelti e riuniti assieme dalla violenza delle acque. Da quell'altezza sembravano sottili rami. Il pilota allora ci passò un biglietto: «là in basso almeno non ci mancheranno stuzzicadenti per il pranzo ».
Passato il denso mare di nubi, incontrammo un azzurro splendente di sole. L'idroplano cominciò a scendere e la prospettiva si modificò d'incanto.
La foresta, che dall'alto ci appariva come una sconfinata pianura d'erbe falciate, giganteggiava nella sua selvatichezza primitiva e, assieme alle sue acque tranquille come specchio d'acciaio, ci offriva un altro spettacolo di bellezza impressionante ancora per la stessa nota di diffusa tristezza, che saliva dal suo misterioso silenzio. Volammo per una mezz'ora terra a terra, lasciandoci dietro, alla velocità oraria di circa 150 miglia, i poveri abitanti delle capanne primitive, che correvano a vederci passare, e le piroghe snelle, che tagliavano le grandi acque serene, dove l'ombra dell'aeroplano si disegnava come una farfalla volante.
Due culture, due epoche umane: in basso l'età delle grandi acque, anteriore forse all'età della pietra; là in cima, l'età del duralluminio, del motore e della radio.
Questa regione è certamente una delle più selvagge del grande Rio-mar, perchè tutto è instabile e provvisorio, a cominciare dal letto del fiume per finire all'uomo, che vive, o meglio muore nel più squallido abbandono materiale e spirituale. Veramente se c'è un «inferno verde nelle Amazzoni» - come qui si ripete - questa, per cui passavamo volando, era una bolgia, che potrebbe ispirare il genio di Dante e il pennello del Dorè.
Ma, felicemente, il panorama migliorò: notammo qua e là tracce di civiltà; le terre apparvero più alte e più secche; cominciammo a scorgere i primi monti, che rompevano la triste monotonia della pianura sconsolata. Sorvolammo piccole cittadine, alcune moderne, altre antichissime, villaggi pieni di poesia, mentre l'anima si rinfrancava. Per farcela meglio osservare il pilota sfiorò quasi gli alberi più alti - le gingatesche sapucaias (Bertoletia) di 70 e più metri, dalle saporite mandorle, che i macacos ed i saguis sbucciano con tanta grazia - sorprendemmo così i coccodrilli sonnolenti stesi al sole nelle bianche arene deserte; qua e là qualche mandra di bestiame magro, e poi, sorpresi del nostro passaggio, stormi di uccelli, di garsas, di araras, di pappagalli, che tingevano di giallo, di rosso e di cenere l'immenso tappeto verde.
Presto però con rapida mossa ci alzò ad una quota altissima: un'aria fredda e rarefatta ci mozzava quasi il respiro. Erano nuove foreste immense che si sorvolavano, tagliandole in linea retta per accorciare il cammino, perchè quanto più alti, tanto più sicuri. Allontanandosi dal fiume, il pilota doveva guadagnare in altezza quanto bastasse nel caso di una panne dei motori, per fare un volo plané fino alle acque piú vicine, dove poter scendere, perchè la durata della forza d'inerzia del motore corrisponde al tempo di un volo di discesa uguale ad otto volte l'altezza raggiunta. Così, volando a 3000 metri, avremmo avuti, in caso di un difetto dei motori, 24 chilometri di volo assicurato, sufficienti per raggiungere il corso del fiume, da cui il pilota non si allontana mai oltre questa misura, coll'aiuto degli strumenti di precisione, da cui dipende la vita. Meglio però non farne la prova.
Questo pensiero ci rassicurava, mentre si navigava ancora sullo sconfinato mare silvestre, dove si succedevano e s'incalzavano i più svariati toni del verde, interrotto dal giallo e violetta di qualche grande albero, in fiore: niente però che denunziasse la vita sotto quell'immenso baldacchino, che copriva il mistero della selva vergine.
Sorvolate le città di Santarém, Obidos e Parintins, scendemmo finalmente a Manàos, capitale delle Amazzoni, ridente di giardini, di case, di sole.
Anche qui, saluti cordiali di confratelli ed amici ed una breve visita ai nostri tre grandi collegi, in fretta, in fretta, perchè quasi subito s'iniziava l'ultima tappa del nostro viaggio sul Rio Madeira fino a Porto Velho. Il lungo itinerario fluviale di sette giorni nella stagione delle grandi acque si ridusse in volo ad una passeggiata di circa quattro ore.
Il cuore si stringeva un poco al vedere un unico motore al piccolo idroplano che ci doveva trasportare in questo tratto. E, se si fosse guastato ? Gli indiani, che ne videro uno così piccolo nel Rio Negro, lo chiamarono per ischerzo « una barchetta colle ali ». E pareva proprio così.
Per grazia di Dio, tutto andò bene, non ostante una violenta burrasca che ci sorprese all'ultima ora, lanciandoci in una altalena che faceva tenere il fiato anche ai più valorosi.
Giungemmo a Porto Velho sotto una pioggia dirotta, e scorgemmo tuttavia dall'alto la nostra bella chiesa, l'ospedale della Prelatura e i due collegi della missione, che, appena scesi, ci accolsero a festa.
Il popolo ci accompagnò alla chiesa, dove rendemmo grazie al Signore, che tiene nelle sue mani, come dice il Profeta, i venti e le tempeste.
Tre giorni prima eravamo ancora a Rio de Janeiro. Avevamo percorso in trenta ore di viaggio effettivo più di 4300 miglia tra le nubi.
Sia benedetto il Signore, che si degna di mettere anche a disposizione del missionario i progressi della scienza, permettendogli così di aumentare le sue attività a benefizio delle anime.
Ad altra volta, le notizie delle missioni. Intanto, ci benedica, signor Don Ricaldone, e gradisca il devoto ossequio del suo
Manàos, 15 novembre 1938.
aff.mo in C. J.
Mons. PIETRO MASSA, Amm. Ap.
MATTO GROSSO (Brasile).
La conversione di un'intera famiglia giapponese.
Rev.mo Sig. Don Ricaldone,
credo di farle cosa gradita mettendola a parte della gioia da noi provata nella conversione di una intera famiglia giapponese, avvenuta, mesi or sono, nell'Ospedale di Campo Grande, in modo veramente singolare. Una giapponese, madre di otto figliuoli, era stata ricoverata d'urgenza per essere sottoposta a una non facile operazione. L'ammalata, già grave, peggiorò ben presto per varie complicazioni sopraggiunte, tanto che, nel volgere di poche ore, i medici dichiararono non esservi più alcuna speranza. Infatti la febbre altissima, la generale intossicazione del sangue ed altri sintomi non dubbi preludevano a una fine imminente.
Come riuscire in quello stato a disporre la poveretta al battesimo, ignara com'era di ogni principio religioso e con poca conoscenza della lingua portoghese?... Confidando nel Signore, le mostrammo il Crocifisso, sussurrandole alcune parole sulle più essenziali verità della fede e sul battesimo che dischiude la felicità del Cielo... La povera donna, che si dibatteva fra gli spasimi, avendo inteso d'un luogo dove non avrebbe più sofferto, parve rianimarsi e chiedere col gesto, se non con la parola, quando le avrebbe assicurato quella felicità. Il marito invece, tutto immerso nel suo dolore, si limitava soltanto a dire: « Poi, più tardi; quando starà meglio... ». «No; bisogna battezzarla adesso, altrimenti non guarisce » insistemmo noi. « Il battesimo la farà guarire ?... - concluse - ebbene, allora battezzatela subito ! ».
Senza por tempo in mezzo, il sacerdote accorse ad amministrare il battesimo alla povera madre, ormai quasi agonizzante. Ed ecco, appena ricevuta l'acqua lustrale, la morente, prima sconvolta da sussulti spasmodici, divenire calma e addormentarsi placidamente. Passò così tutta la notte. All'indomani, i medici, con grande meraviglia, la trovarono prodigiosamente fuori di pericolo. Il marito intanto era scomparso, nè si sapeva dove fosse andato... Ma più tardi, preceduto da un insolito calpestìo di zoccoli nel corridoio, comparve con la vivace corona dei suoi otto figliuoli che s'era affrettato ad andare a prendere a casa, appena potè scorgere il subitaneo miglioramento della moglie. « Eccoli - disse presentandoli alla Direttrice - battezzateli tutti!... ».
Premessa la necessaria istruzione catechistica per il babbo e i figli più grandicelli, la funzione del battesimo si tenne qualche tempo dopo nella Cappella stessa dell'Ospedale, presenti i medici, che con le loro signore si prestarono lietamente a far da padrini alla cara famiglia giapponese.
La mamma, del tutto ristabilita, raggiunse presto la propria casa, dove ora va compiendo i suoi nuovi doveri, sollecita nel mandare i figliuoli alle scuole cattoliche, affinché possano crescere buoni cristiani.
Preghi, veneratissimo Padre, perchè queste grazie si moltiplichino a confortare il nostro apostolato, e ci benedica.
Campo Grande, 15 novembre 1938.
Una Figlia di Maria Ausiliatrice. DA UN LEBBROSARIO Carità che s'impone.
Riportiamo dal Notiziario delle Figlie di Maria Ausiliatrice:
Una lunga sequela di privazioni, di sacrifici e di difficoltà d'ogni genere, hanno incontrato, e van tuttora incontrando, alcune generose, e ben possiamo dire eroiche, nostre Suore di un Lazzaretto, il quale si trova, per circostanze particolari, in condizioni quanto mai penose. Da tempo in procinto d'esser trasferito altrove, è rimasto a poco a poco, per la speciale situazione politica del Paese, privo d'ogni sussidio, in un abbandono sempre più doloroso... (Tacciamo il nome del paese per un riguardo facilmente comprensibile.)
Nessuna riparazione, per quanto necessaria, è stata fatta al locale, divenuto perciò in tanti modi disagevole... Sono cessate via via le somministrazioni di combustibile, di sapone, di disinfettante e di materiale di medicazione... Dal lato morale poi, generali difficoltà e opposizioni; tanto che gli stessi infermi, sobillati da voci calunniose, hanno risposto alla caritatevole assistenza delle Suore, prima con fredda indifferenza, poi con mal celata ostilità, giunta fino ad atti di minaccia e di aperta rivolta...
Ripetutamente, nel corso di questi anni, la situazione parve divenuta, e non a caso, insostenibile; e più d'una volta le Suore si trovarono quasi forzate a ritirarsi... Eppure no: con un gesto di carità, che solo l'amore di Cristo può ispirare, non vollero partire, per non abbandonare i poveri lebbrosi, i quali nella loro ingratitudine mostravano d'essere più miseri forse nell'anima che nel corpo... E restarono. Chi può contare le rinunzie, le umiliazioni, i sacrifici d'ogni genere, ed anche i pericoli incontrati, quando parve minacciata perfino la loro stessa sicurezza personale ?... Senza lasciarsi abbattere dalla stanchezza o dallo scoraggiamento, opposero a tutto una generosità sempre più grande... Non contente di dividere con gl'infermi le privazioni portate dalle strettezze in cui si trovavano, non esitarono a stendere per loro anche la mano, chiedendo da ogni parte offerte, per poter provvedere direttamente il necessario alla medicazione e quanto poteva essere più indispensabile a lenire le sofferenze dei malati... Ancora una volta la carità doveva imporsi; e s'impose. Infatti, se non mancarono e non mancano, purtroppo, cuori induriti dal male, incapaci di comprenderla, se ne ebbero molti condotti a insperate conversioni; e si notò un risveglio di vita cristiana e di pietà, che, soprattutto nei mesi di maggio e di giugno u. s., portò nel povero Lebbrosario un'onda di vero fervore. Si celebrarono con tutta la possibile solennità le feste di Maria Ausiliatrice, del S. Cuore di Gesù e quella del Papa, distinta non soltanto con devote funzioni religiose, ma anche con una bella accademia, preparata dagli stessi lebbrosi.
Un carattere poi particolare rivestì la festa onomastica della Direttrice, prossima al compimento del suo governo in quella Casa. Il discorso che nell'occasione uno degli infermi, interpretando i suoi compagni di sventura, lesse, non senza lacrime, è la più bella testimonianza del mutamento operato dall'eroica carità delle nostre Suore. Non potendolo riportare tutto, ne stralciamo le parti più significative:
« ...Siamo stretti intorno alla vostra persona come un fascio di spine, simbolo di ciò che avete raccolto nel coltivare con tanta bontà e sacrificio i nostri cuori... Avete passato anni non brevi in questo Lazzaretto, percorrendo una continua Via crucis e assaporando gli acerbi frutti di pregiudizi, di calunnie e d'ingratitudini, con cui vi ha ripagato questa povera terra... Eppure, chi lo crederebbe ?... Il mondo deve convincersi che la virtù lascia, dovunque passa, una fulgida luce, la quale dissipa le ombre che avrebbero voluto offuscarla... Non vi stupiscano le mie parole: esse portano il sigillo della verità... Nelle tristi vicende passate e presenti, voi avete innalzato fra le rovine morali dell'edificio umano la svelta piramide dell'altruismo. Con l'affabile sorriso, appreso da Don Bosco e da M. Mazzarello avete allontanato il cupo spirito di tristezza che teneva molti nell'abisso dell'indifferenza per il bene; e avete rialzato quelli che giacevano caduti nel mare procelloso della vita, per mancanza di consiglio e di guida...
» Sono tuttora freschi nella nostra memoria gli atti di coraggio virile, con cui, nei giorni della prova, avete saputo difendere la causa di questo Lazzaretto e degli infelici infermi perseguitati dalla miseria che, se non li abbatté quanto avrebbe dovuto, fu perchè voi, qual madre solerte, avete procurato, malgrado le strettezze, di sollevare le necessità di ciascuno, a costo di sacrifici e di umiliazioni... Ciò il mondo lo ignora, perchè voi avete per programma di fare il bene in silenzio...
» Simile all'ape che sale la collina, passa i monti, scende alla pianura per raccogliere dal calice dei fiori il nettare purissimo, voi pure dai fiori delle virtù siete andata formando il miele per l'amara vita di coloro i quali, strappati dal loro focolare, sono confinati, forse per sempre, in questo carcere. Qui, dove più che altrove è necessaria la bianca mano della vergine: la sola capace di giungere al cuore del più perverso e di mutarlo in angelo di Dio...
» Tanto voi, come pure le vostre degnissime compagne, siete veramente eroiche; perchè soltanto la più generosa abnegazione vi ha condotte qui... Senza il vostro aiuto, in una situazione così sfavorevole, quale la presente, che sarebbe di noi in questo deserto?... In potere di persone spesso volgari, saremmo caduti forse nella disperazione o nella follia...
» Perfino le mura di questa casa sanno la grandezza e la generosità della vostra anima, perchè sono testimoni del vostro benefico, silenzioso lavoro...
» Ricevete quindi l'umile omaggio dei vostri beneficati, che chiedono per voi alla Provvidenza la forza per sostenere il peso della loro molestia e la corona che deve premiare un giorno nel Cielo tanti sacrifici incontrati sulla terra!...
I Cooperatori che, confessati e comunicati, visitano una chiesa o pubblica cappella (i Religiosi e le Religiose, la loro cappella privata) e quivi pregano secondo l'intenzione del Sommo Pontefice possono acquistare:
L'INDULGENZA PLENARIA
OGNI MESE:
1) In un giorno del mese a loro scelta.
2) Il giorno in cui fanno l'Esercizio di Buona Morte. 3) Il giorno in cui partecipano alla Conferenza mensile salesiana.
NEL MESE DI MARZO ANCHE:
1) Il giorno 25: Annunciazione di Maria SS.
CONCORSO SEMPRE APERTO per le Missioni Salesiane.
CASSETTA CAPPELLA
alla quale si apporrà in una targa il nome della persona offerente.
Cassetta in legno con tabernacolo . . . L. 300 Piviale e velo omerale » 150 5 pianete di colori liturgici . . > 200
Camice, cingolo, rocchetto » 6o Tovaglie lino e piccola biancheria per la
Santa Messa » 6o
Pietra Sacra 15
Calice coppa d'argento 85 Teca per il SS. Sacramento . . . - > 15
Raggio per la Benedizione » 85 Turibolo e navicella . . . . 6o
Vasetto per Olio Santo 25 Crocefisso, candelieri, ampolline, patena 40 Asperge, cartegloria, scatola ostie 25 Messalino, porta Messale, Rituale . . 85
Campanello, lampadina, pisside 95
Totale L. 1300 SACCO ALTARE PORTABILE
al quale si apporrà in una targa il nome della persona offerente.
Sacco impermeabile L. 75 4 pianete leggere a colori liturgici . > 150
Camice, cingolo > 55 Tovaglie e biancheria piccola per la Santa
Messa » 50 Pietra Sacra
Calice coppa d'argento 85
Teca per il SS. Sacramento » 15
Vasetto per Olio Santo » 25
Crocefisso, candeliere, ampolline . . . » 25
Asperge, carte gloria, scatola ostie . . . » 25
Rituale » 25
Messalino e porta pietra sacra . > 8o
Totale L. 625
Borsa per i SS. Sacramenti L. 125
Cassetta farmaceutica » 250
Borsetta pronto soccorso » 100 Arredi per Ambulatorio Missionario . . » 1000
Sarebbe desiderio vivissimo che ogni dono figurasse all'Esposizione del prossimo giugno; perciò si prega d'inviare con sollecitudine le offerte che si designano agli oggetti sopra elencati, affinchè si abbia tempo a farli eseguire.
Per le offerte e per schiarimenti rivolgersi alla Presidente: Marchesa Carmen Compans di Brichanteau (Via Magenta 29 - Torino).
Borse complete.
Borsa CANDIDA FASCHINI, a cura della Parrocchia salesiana di S. Agostino in Milano - Somma prec.: 12.000 - A compimento 8000 - Totale L. 20.000.
Borsa S. TERESA DI GESÙ (3a) - Somma prec.: 10.030 - Anna Maria Antonini, in memoria e suffragio dei suoi cari defunti, 1o.ooo - Totale L. 20.030.
Borse da completare.
Borsa ANIME DEL PURGATORIO, a cura di N. N. Torino - Somma prec.: 6000 - Nuovo versamento, 2000 - Tot. L. 8000.
Borsa ANIME DEL PURGATORIO (3a) -Somma prec. 19500,60 - Sassi Pio, 15 - Teresa Prato, 55 - Vittoria Bargagli, 14 - Mario D'Aniello, 10 - Pich Delfina, 5 - Gaia Eleonora, io - Tot. L. 19609,60.
Borsa ALBERT TEOL. FEDERICO, Vicario di Lanzo Torinese (2a) - N. N. 100.
Borsa BALDI DON LUIGI, a cura della sorella e della nipote - Somma prec.: 188o - A. Grignolo, 100 - Tot. L. 198o.
Borsa BEL TRAMI DON ANDREA (4a) - Somma prec.: 3240 - Orlandi Benedetto, 5o - Tot. L. 3290.
Borsa BEL TRAMI DON ANDREA a cura della casa di Borgomanero - Somma prec.: 12661,50 - Offerte varie, 50 - Tot. L. 12711, 50
Borsa BERRUTI DON PIETRO - Somma prec.6373,85 - M. T. 100 - Stefano di Palma, 1o -Donizelli Petronilla, 1o-Dott. Giros Giuseppe 35 - Tot. L. 6528,85.
Borsa BIANCHI SALVATORE - Giuditta CasaIone, 500.
Borsa CELINA AMEGLIO, a cura del Comm. Luigi Ameglio - Somma prec.: 10010 - Nuovo versamento, 1000 - Tot. L. 11010.
Borsa COPPO MONS. ERNESTO - Somma prec.: 9564 - Bocca Maria, 100 - Tot. L. 9664.
Borsa DAL NEGRO MONS. GIOVANNI, a cura della Pia unione per l'adorazione del SS. Sacramento nella chiesa di S. Spirito in Udine - Somma prec.: 3282,50 - Giordani Sabina, 15o - Socie S. Spirito, 100 - Giuseppe Dal Negro, io - Stroili Santa, 50 - Tot. L. 3592,50.
Borsa DOGLIANI CAV. GIUSEPPE - Somma prec.: 4846,50 - Cresto Pietro, 20 - Pozzi Francesco, 100 - Remondini Pietro, 100 - Tot.. L. 5066,50.
Borsa DIVINA PROVVIDENZA - Somma prec.: 9143,50 - Prof. Nicola Stolfi, 10 - C. Maria, 15 - Boglione Francesco, 8o - Tot. L. 9248,50.
Borsa DON BOSCO EDUCATORE (4a) - Somma prec.: 3901,50 - Ester D'Agostino Minervini, io - Montemaggi Raffaele e famiglia, 5 - Roella Agnese, 15 - Tot. L. 3931,50.
Borsa DON BOSCO PROTETTORE DEI GIOVANI - Somma prec.: 5674- Carlo e Giuseppe Benvenuti, 25 - Tot. L. 5699.
Borsa DON BOSCO SALVATE I NOSTRI FIGLI. (2a) - Somma prec.: 5688,50 - N. N. Schio, 400 - Maria Minatelli, 20 - Tot. L. 6108,5o.
Borsa ETERNO PADRE - Somma prec.: 3640 - Ghirardi Anna, 30 - Tot. L. 3670.
Borsa EUCARISTICA DEL PICCOLO SERAFINO GUSTAVO BRUNI, a cura di N. N. e in memoria di Giovanni e Teresa De Marie (8a) - Somma prec.: 17430 - Giovanna Valle Robasco, 25 - Angelo e Annetta Marolla, 50 - V. A., 175 - Tot. L. 17680.
Borsa EUCARISTICA DEL PICCOLO SERAFINO GUSTAVO BRUNI, a cura del Sac. Anzini Abbondio (1oa) - Somma prec.: 750 - Maria Tanzi, 50 - Carlo e Ida, 200 - Don Giuseppe Matta, 6o - Bonetti Fanny, 50 - Z. L. B. P., i So - Zavattaro Borio, 50 - Maria Cibrario, 25 - Elda Polo, 50 - Luisita Rossi, 100 - Mons. Giuseppe Scoeber, 18 - Donati M., 100 - V. N. 90 - A. L. A., 90 - Tot. L. 1783.
Borsa EUCARISTICA MAMMA DEL PICCOLO SERAFINO GUSTAVO BRUNI, a cura del Sac. Anzini Abbondio - Somma prec.: 16465,25 - Rina Robiolo, 20 -- Franzoni Silvia, 10 - Lorenzo Pedemonte, io -- Emma Pellas Prato, 30 - Luigia Cristofanini, 20 - L. V. 90 - O. R. R 300 - Tot. L. 16945,25.
Borsa GESÙ, MARIA AUSILIATRICE, DON BOSCO (3a) - Somma prec.: 6948 - Antonia Guzzo, Columbus, 192 - Cristina Gorlier, 20 - Prette Anna, 18 - Strazzeri Marcella, 20 - Guillaume Massimino, 10 - Tot. L. 7208.
Borsa GIRAUDI DON FEDELE (2a) - Somma prec.: 19364,25 - Napoli Giovanni, 30 - Paolo Assi, 200 - Ing. Paolo Angella, Ivo - Tot. L. 19694,25.
Borsa GIUBILEO E RICONCILIAZIONE - Somma prec.: 4030 - Dott. Francesco Casalbore, 50 - Tot. L. 4030.
Borsa GLI EDUCATORI AL LORO SANTO - Somma prec.: 5904,35 - Zitta Angela, 20 - Tot. L. 5924,35.
Borsa S. RITA DA CASCIA - Somma prec.: 3121 - Dina Bini, 5 - Protti Giuseppina, io - Tot. L. 3136.
Borsa SOLARO DON GAETANO, a cura di alcuni parrocchiani di Airuno - Somma prec.: 1830 - Sac. Emilio Trabattoni, 200 - Suor Maria Valtorta, 100 - Valtorta Angela, io - Carla Panzeri Roveda, 50 - Borsi Anna, 250 - Tot. L. 2440.
Borsa S. TERESA DEL BAMBINO GESÙ (11a)
- Somma prec.: 7495,60 - Cherta Teresa, lo
- Gandolfo Caterina, Vittoria, Giuseppe, 25 - Bignotti Giacomo, 10 - Ferdinanda Colonna, 20 - Tot. L. 7560,60.
Borsa TRIONE DON STEFANO - Somma prec.: 2077,80 - N. N., 20 - N. N., 25 - N. N., 25 - Zelatrici di Cuorgnè, 25 - Tot. L. 2172,80.
Borsa UBALDI DON PAOLO - Somma prec.: 17247,80 - Ines Nicolosi, 50 - Pozzi Francesco, 200 - E. E., 200 - Tot. L. 17697,80.
(Segue).
La suprema lezione di un grande Papa.
Carissimi, vi era forse appena giunta l'ultima mia lettera e voi vi disponevate a fare il migliore omaggio al Santo Padre Pio XI in occasione dell'anniversario della sua incoronazione e del decennio della Conciliazione, quando l'augusto Vegliardo rispondeva alla chiamata di Dio e volava la cielo. Quale perdita per la Chiesa! che lutto pel mondo!
Noi non finiremo di ringraziare la Provvidenza divina che, in tempi tanto perfidi e tanto procellosi, ci abbia dato un Papa di quella tempra, di quella fede, di quella pietà, di quel valore, di quella magnanimità di cuore che ha commosso il mondo intero coll'olocausto della sua preziosa esistenza per la pace dei popoli nel momento più tragico della storia d'Europa.
Ora, adorando i disegni di Dio, che, di questi stessi giorni, esalta alla Cattedra di Pietro il degno Successore, ricordiamo l'esempio fulgido dell'intrepido difensore della Fede, dell'infaticabile apostolo, dell'augusto martire che, più che ottantenne, fra gli spasimi delle sofferenze, ci ha dato la più grande lezione di fedeltà al dovere con quella sua eroica disposizione al dolore ed al lavoro: « Non recuso dolorem, peto laborem: non mi sottraggo al dolore; domando solo di poter lavorare anche soffrendo ».
« Sono pronto a presentarmi al sommo giudizio; - disse ancora al Cardinal Primate d'Ungheria nell'ultima sua visita - ma prego Dio di volermi concedere la grazia di conchiudere la mia vita senza una lunga malattia e al mio tavolo di lavoro ». Il Signore l'ha esaudito: l'ha colto sulla breccia. Il Pontefice gigante, dalla volontà sempre conforme alla volontà di Dio, sentì l'ora sua da ,forte, senza sgomento; e, mentre chi l'assisteva esitava a conchiudere la giaculatoria: Gesù, Giuseppe, e Maria, rispose con voce distinta e serena: spiri in pace, sì, spiri in pace con voi l'anima mia!...
Miei cari: così muoiono i grandi, così muoiono i santi: coloro che hanno la coscienza sicura di aver consacrato la vita al proprio dovere nella fedeltà a Dio pel bene del prossimo.
Doni anche a noi il Signore, a suo tempo, questa grande grazia. E voi cercate di meritarvela fin d'ora coll'abituarvi a far la volontà di Dio e a crescere secondo la sua santa legge. Vostro aff.mo
DON GIULIVO.
DEL TURCO D. VINCENZO, sac. da Sequals (Udine), † a Frascati (Roma) il 14-XII-1938 a 83 anni di età.
Ricevette l'abito talare dal santo Don Bosco e accanto al Padre si preparò al sacerdozio nell'Oratorio di Torino. Spese quindi i suoi anni migliori nel ministero parrocchiale, santificando il suo ministero con lunghe sofferenze che la sua virtù e la sua amabile giovialità sapevano nascondere agli uomini per offrirle tutte al Signore.
COSSON D. EMILIO, sac. da Ploubalay (Còtes du Nord), † a Port-à-Binson (Francia) il 28-x-1938 a 72 anni di età.
Venne da noi già sacerdote, pieno di zelo e di fervore e seppe informarsi così bene allo spirito di San Giovanni Bosco che fu presto destinato alla direzione degli aspiranti alla Società Salesiana. Svolse quindi un prezioso apostolato nell'Azione Cattolica fra gli operai di Verviers (Belgio) per 11 anni, ed infine diresse ancora in Francia il nostro aspirandato a Guernesey e l'Oratorio S. Anna di Parigi.
MURRA ALESSIO, coad. da Caselle (Torino), † a Torino-Oratorio il 10-1-1939 a 83 anni di età.
Un veterano della Casa-madre, accolto da S. Giovanni Bosco, e cresciuto, nel suo spirito, ad una pietà singolare. Campo prediletto del suo apostolato, l'Oratorio festivo, la cura della chiesa di S. Francesco di Sales e delle Compagnie del Piccolo Clero. I suoi beniamini erano i bimbi più poveri dell'Oratorio e gli alunni artigiani della Compagnia del Piccolo Clero su cui esercitava un'ascendente meraviglioso.
CREMA D. GIUSEPPE, sac. da Montagnana (Padova), † a Rio Grande (R. Argentina) il 31-X-1938 a 73 anni di età. Anima apostolica, partì ancor chierico con Mons. Fagnano per le Terre Megellaniche e trascorse 45 anni di vita missionaria nella Patagonia meridionale e nella Terra del Fuoco, cattivandosi la stima e l'affetto di tutti pel suo zelo instancabile e la sua bontà patriarcale.
SARRAGONI DANTE, ch. da Selvapiana (Forlì), † a Piossasco (Torino) il 18-XI-1938 a 2o anni di età.
BISTAGNINO D. GIOVANNI, sac. da Castelletto Molina (Asti), † a La Spezia il 3-1-1939 a 64 anni di età. Una violenta polmonite stroncò la vita di questo zelante salesiano che dava tutta la sua anima ai giovani negli Oratori festivi, campo prediletto del suo fecondo apostolato. Ne raccolse larga messe di bene ed un plebiscito di affettuoso compianto.
PAGLIARI D. GIOV. BATT., sac. da La Spezia, † ivi il 14-XII-1938 a 71 anni di età. Passò la maggior parte della sua vita nella città natia, prodigando le sue cure spirituali soprattutto ai parrocchiani di N. S. della Neve, venerato per la sua pietà e pel suo zelo e l'esemplare spirito sacerdotale.
DURONI D. SALVATORE, sac. da San Giorgio (Piacenza), † a Guayaquil (Equatore) il 16-x-1938 a 64 anni di età.
Partito, giovane sacerdote, per le missioni dell'Equatore, diresse dapprima il nostro Collegio di Guayaquil, poi inaugurò la missione di Macas cattivandosi la confidenza e l'affetto dei Kivari e facendo tanto bene. Chiuse i suoi giorni nella Casa di Cuenca prodigando le sue cure alla formazione dei nostri missionari coadiutori.
ALESSI BATÙ D. LUIGI, sac. da Mazzarino (Caltanissetta), † a Palermo il 3-XII-1938 a 64 anni di età. Scampato per miracolo al terremoto di Messina nel 19o8, prodigò il suo ministero sacerdotale con ammirabile zelo e carità salesiana in varie case della Sicilia, edificando tutti col fervore della sua pietà.
PISANO D. RAFFAELE, sac. da Samatzai (Cagliari), † a Cagliari il 22-XII-1938 a 49 anni di età. La scuola fu il campo ordinario del suo apostolato che seppe compiere con vero spirito di educatore salesiano.
CARNOVALI D. FRANCESCO, sac. da Legnano, † a Novara il 13-XII-1938 a 64 anni di età. Fattosi salesiano in età già avanzata, raggiunse il sacerdozio e fu apprezzato insegnante e amministratore in vari collegi, finchè chiuse i suoi giorni come direttore spirituale nel nostro Istituto di Novara.
GARCIA SEVILLANO D. LUIGI MATTEO, sac. da Vitigudino (Salamanca), † a Siviglia (Spagna) il 7-XI-1938 a 42 anni di età. I brevi anni del suo sacerdozio santificò coi dolori di un male inesorabile che seppe sopportare con ammirabile rassegnazione.
SIGNORINI D. MARIO, sac. da Vercelli, † a Borgomanero il 5-1-1939 a 49 anni di età. Un male inesorabile stroncò anzi tempo la vita di questo esemplare salesiano che, fatto giovanissimo direttore del Patronato Leone XIII a Venezia, fondò poi l'Istituto di Belluno e sviluppò quello di Pordenone, imprimendo ovunque colla sua anima ardente e generosa un fervore ammirabile di apostolato. Cappellano degli Alpini nella grande guerra, compì eroismi di valore che gli valsero i più alti riconoscimenti. Degno figlio di D. Bosco, seppe educare nello spirito del Santo falangi di giovani e prodigare il suo ministero alle anime fino all'ultimo respiro.
GIULIANELLI SERAFINO, coad. da Rimini (Forlì) † a Roma, il 2-II-1939 a 72 anni di vita.
Accolto giovinetto all'oratorio di Torino dallo stesso Don Bosco, godette le predilezioni del Santo che, ammessolo alla vita salesiana, lo mandò a Roma nel 1887, appena inaugurata la basilica del Sacro Cuore, ad ordinare l'esposizione dei lavori eseguiti dagli alunni artigiani in omaggio al Papa pel giubileo sacerdotale di Leone XIII.
E a Roma rimase tutta la sua vita, dedicandosi all'educazione dei giovinetti dell'Ospizio Sacro Cuore ed aprendo la Libreria Salesiana Editrice che diresse tanto bene per più di cinquant'anni fino all'ora della morte.
La sua abilità, la sua laboriosità, la sua cordialità ed il suo ottimo spirito religioso lo resero caro a tutti e gli meritarono la stima di eminenti personalità della Chiesa e del laicato.
Errata corrige. Nel Bollettino dello scorso mese fu stampato per isbaglio nel necrologio: Conti D. Lorenzo invece di Prandi D. Lorenzo.
S. E. Rev.ma Mons. MATTEO FILIPPELLO Vescovo di Ivrea.
Rese la sua santa anima a Dio il 26 gennaio u. s. nella veneranda età di quasi 8o anni.
Aveva celebrato da alcuni mesi il suo quarantennio di episcopato, essendo succeduto a Mons. Richelmy sulla cattedra di Ivrea nel 1898. Spirito retto, tempra robusta, zelantissimo della gloria di Dio e del bene delle anime, aveva portato la diocesi ad un fervore di pietà e di attività religiosa che germogliarono tante opere di apostolato ed associazioni di Azione Cattolica.
Fondatore dell'Alleanza Sacerdotale degli Amici del Sacro Cuore, prodigò le più sollecite cure alla formazione e santificazione del clero cui offriva quotidianamente l'esempio del suo instancabile zelo pastorale.
Concittadino di San Giovanni Bosco, ch'ebbe la fortuna di conoscere negli anni della sua giovinezza sacerdotale, serbò sempre per l'Opera Salesiana la più affettuosa benevolenza, con speciale predilezione pei nostri studenti di teologia cui conferiva gli Ordini sacri e pei nostri aspiranti missionari. Fondò e promosse Oratori festivi per l'educazione cristiana della gioventù e beneficò largamente le nostre istituzioni, seguendo la caritatevole tradizione della sua famiglia. Lo raccomandiamo caldamente ai suffragi dei nostri Cooperatori.
LUIGI DEL MORO † a Pisa il 2o-1-1939 a 86 anni di età. Cattolico esemplare e munifico benefattore di ogni opera pia, fu decorato dal Santo Padre della Croce Pro Ecclesia et Pontifice. Fervente Cooperatore, predilesse le opere e specialmente le missioni salesiane cui prodigò generosamente la sua carità.
SAC. CARMELO BARTOLOTTA † a Taormina il 12-1-1939 a 6o anni di età.
Arciprete e direttore dei nostri Cooperatori, si prodigava collo spirito di Don Bosco nella cura delle anime e sosteneva le Opere salesiane con zelo affettuoso, essendo stato educato, fanciullo, nel nostro Oratorio di Catania. Le sue virtù sacerdotali e la bontà del suo cuore gli avevano cattivata la stima di tutta la cittadinanza.
COLOMBO EMILIA IN ALZATI † a Garbagna Novarese il 22-XII-1938 a 51 anni di età.
Donna di profondi sentimenti cristiani offerse le sue lunghe sofferenze per le opere e missioni salesiane, lieta di veder accolto un suo figliuolo nella nostra Società.
SAC. GIUSEPPE MARTA † a Torrazza il 5-XII-1938.
Conobbe da giovane S. Giovanni Bosco ed in lui si modellò per addivenire sacerdote e pastore pio, retto, evangelicamente povero, ma ricco di generosa bontà. Per 35 anni zelante Parroco di Torrazza Piemonte, diffuse con ardore il Bollettino Salesiano tra i suoi parrocchiani, molti dei quali sono nostri Cooperatori.
Altri Cooperatori defunti:
Alessio Cav. Marcello, Torino - Allorto Caterina, Cossato (Vercelli) - Antonioli Elisabetta, Pieve di Primiero (Trento) - Arnaud Giuseppina, Caraglio (Cuneo) - Arri Secondo, Sessant D'Asti (Asti) - Arrigoni Orlandi Giobanni, Olginate (Como) - Bacciarini Celeste, Riazzino (Svizzera) - Badò Luigia, Oleggio (Novara) - Barbè Agostino, Gravellona Lomell. (Pavia) - Barberis Anna, Torino - Bellone Assunta, Vignole Borbera (Aless.) - Bellotti Giuseppe, Borgosesia (Vercelli) - Bianchi Giuseppe, Samprugnano (Grosseto) - Bianco Gillio Giuseppina, Ivrea (Aosta) - Bianconi Bice, Sannazzaro dei Burgondi (Pavia) - Bolla Giacomo, S. Martino Stella (Savona)- Botto Carlo, Terzo (Aless.) - Bozzini Biraghi Maria, Lodi (Milano) - Bricola Giuseppe, Borgio (Savona) - Bucciardi Umberto, S. Cassiano (Reggio E.) - Cadorna Cont. Maria, Pallanza (Novara) - Calvi Elisa, Milano - Canonico Luisa, Cava dei Tirreni (Salerno) - Castano Angelina, Romentino (Novara) - Cazzola Luigi, Schio (Vicenza) - Ceresa Sardi Lucia, Merello (Cuneo) - Cena Marta, Castelrosso (Torino) - Chicco Giselda, Genova - Collino D. Mario, Villafranca Sabauda (Torino) - Console Gennaro, Putignano (Bari) - Cosma Annina, Novoli (Lecce) - Cucciola Anna, Boccioleto (Vercelli) - Davier Vincenza, Perosa Argentina (Torino)- De Bortoli Maria, Monteortone (Padova) - Decime Lorenzo, Perosa Argentina (Torino) - Del Guerra Luisa, S. Maria a Monte (Pisa) - Ferrari Laura, Ludiano (Svizzera) - Forzani Alfonsa, Borgomanero (Novara) - Francalanci Giovanni, Castel Del Bosco (Pisa) - Franco Luigi, Cantavenna (Aless. ) Freghetti Laura, (Alassio Savona) - Gallamini Vittoria, Ravenna - Galliano Genoveffa, Perosa Argentina (Torino) - Galvan Sovilla Maria, Vicenza - Gardanno Giovanna, Torino - Garelli Anfossi Lina, Milano - Garibotto Bartolomeo, Sestri Levante (Genova) - Giardina Can. D. Salvatore Lercara Friddi (Palermo) - Gobbetti Mons. Cav. Angelo, Caravaggio (Bergamo) - Goddio Luigia, Torino - Guerrieri Antonio, Novoli (Lecce) - Jafusco Emanuela, Alife (Benevento) - Imperiali Giuseppe, Borgoforte (Mantova) - Leydi Silvestro, Ivrea (Aosta) - Lisa Luigi, Santena (Torino) - Logo Giovanni, S. Martino Lupari (Padova) - Lovati Teresa, Arcore (Milano) - Lovera Stefano, S. Rocca Castagnaretta (Cuneo) - Lupotto Luigia, Santena (Torino) - Macciò Salvatore, Sampierdarena (Genova) - Maggio Vincenzo, Cammarata (Agrigento) - Mangeli Oronzo, Novoli (Lecce) - Manni Adele, Rivoschio (Forlì) - Massolini Giulia, S. Vigilio V. T. (Brescia) - Massolini D. Pietro, S. Vigilio V. T. (Brescia) - Mazzetti Giov. Battista, Rivoli (Torino) - Melilli Giacinta, Poggio Moiano (Rieti) - Merello Vincenzo, Genova-Sestri - Merletti Roasenda Vittoria, Torino - Molineri Cesare, S. Antonino di Susa (Torino) Morino Rosa, Pessinetto (Torino) - Musso Vincenzo, Sestri Levante (Genova) Nobili Barracano Adele, Reggio Emilia - Oliana Benvenuta, Roncone (Trento) - Ormezzano Carolina, Mosso S. Maria (Vercelli) Petroncelli Elvira, Novoli (Lecce) - Piaggio Amalia, Barbania (Torino) - Piazza Ernesta, Gropello Cairoli (Pavia) - Picchiorri Cav. Giuseppe, Sutri (Viterbo) - Pittalunga Pia, Bolzaneto (Genova) - Rana Casalini Emma, Faenza (Ravenna) - Raschi Irene, Ronago (Como) - Raso Giacomo, Moneglia (Genova) - Re Pietro, Premolo (Bergamo) - Revial Redegonda, Perosa Argentina (Torino) Sabotich Cav. Alfonso, Perosa Argentina (Torino) - Santambrogio D. Emilio, Angera (Varese) - Sbarra Lidia, Legnano (Milano) - Seghezzi Venturina, Premolo (Bergamo) - Sieff Enrico, Panchià (Trento) - Silvagni Giov. Batta, Asiago (Vicenza) - Simon Giacomo, S. Vito al Tagliamento (Udine) - Tani Felicita, S. Leo (Pesaro) - Tomachelli Depaoli Emilia, Cervesina (Pavia)- Tornielli Can. Abele, Lodi (Milano) - Vetrugno Cosimo, Novoli (Lecce) - Vetrugno Fiorentina, Novoli (Lecce) - Vietto Felicita, Bernezzo (Cuneo) - Zandonai Maria, Pederzano (Trento) - Zecchini Teresa, Milano - Zoani Arrigo, Roma.