1° APRILE 1939-XVII Anno LXIII Numero 4

BOLLETTINO SALESIANO

SOMMARIO: Il nuovo Papa: Pio XII. - In famiglia: Italia. - Pedagogia di Don Bosco in azione. - Dalle nostre Missioni: India, Giappone. - Tesoro spirituale. - Lebbrosa pei lebbrosi. - Lettera di Don Giulivo ai giovani. - Crociata missionaria. - Necrologio.

IL NUOVO PAPA: PIO XII

A venti giorni dal sereno tramonto di S. S. Pio XI, il Papa dell'intrepida fede, infaticabile scalatore di vette d'ogni specie, che in 17 anni di Pontificato nulla lasciò intentato di ciò che poteva elevare il prestigio e dilatare la penetrazione della Chiesa Cattolica nel mondo, ecco che la Divina Provvidenza ha già saldato un altro anello all'ininterrotta catena dei Pontefici, posando le sue preferenze sul Cardinale Eugenio Pacelli, il Segretario di Stato, la longa manus di S. S. Pio XI.

L'abbiamo ancor presente alla memoria, in atteggiamento raccolto e veramente ieratico, là nella Basilica Vaticana, di cui era l'insigne Arciprete, il 20 di Novembre, nel giorno della beatificazione della Madre Maria Domenica Mazzarello. Gli sguardi di tutti s'appuntavano su di Lui, alto e nobile nel suo contegno, circondato dall'aureola del grado eminentissimo, della santità, dottrina, abilità nel maneggio di tanti e sì ardui compiti, e pure sì dolce e sì pio, condiscendente cogli uomini e assorto al cospetto del Signore.

E quando la sera di quel giorno vedemmo scendere dalla sedia gestatoria e prostrarsi in ginocchio lo stanco Pontefice Pio XI, per venerare l'ultima sua Beata, ultima dell'imponente schiera dei 33 Santi e 463 Beati da Lui glorificati, pensando che forse assai breve sarebbe stata ancora la sua sosta qui in terra, dopo l'offerta generosa fatta a Dio per la pace del mondo, chi di noi, girando lo sguardo sulla larga rappresentanza del Sacro Collegio, non ebbe un palpito commosso e un sentimento di venerazione per Colui che doveva diventare l'attuale nuovo Pontefice ?

L'ora solenne.

Momento di attesa e d'esultanza unico al mondo quello dell'esaltazione del Sommo Pontefice! La Piazza di S. Pietro al segnale di una bianca fumata come per incanto vide sbucare da tutte le cento vie che la circondano fiumane di popolo, del popolo romano che nel Sommo Pontefice vede pur sempre la sua più invidiata gloria e venera il suo Vescovo, che è pure il Vescovo della Chiesa Universale. Tutti guardavano a quelle note finestre partecipando all'emozione tremenda di quei primi istanti, in cui un Uomo si sentiva improvvisamente investito d'un potere così sovrano, così sovrumano, anzi divino! E attendevano l'annunzio del nome, il nome e la presenza trasumanata del novello Vicario di Cristo, simbolo parlante della perenne vitalità della Chiesa Cattolica, testimonio infallibile della Via, della Verità, della Vita di Dio in terra.

La sera del 2 marzo u. s., per la prima volta nella storia, dovunque un apparecchio radio ha potuto captare le onde misteriose di Piazza S. Pietro, in tutti i paesi del mondo contemporaneamente, i credenti colle lacrime agli occhi e gli altri stupefatti e riverenti hanno sentito da vicino il brulicante mareggiare della folla, e, d'improvviso, lo squillo d'una voce alta e potente che si elevò su tutte le altre chiara a proclamare: Annuntio vobis gaudium magnum: habemus Papam!!! Eminentissimum ac Reverendissimum Dominum Cardinalem Eugenium Pacelli qui sibi nomen imposuit Pium XII.

Te Deum laudamus! cantarono sulla immensa piazza i cori unisoni di mille e mille voci insieme con tutti gli innumeri ascoltatori della radio-trasmissione.

La prima benedizione a Roma e al mondo intero.

E la folla immensa protese gli sguardi per cogliere la bianca figura al primo apparire. Terminato il canto del Te Deum, uno squillo di tromba diede il segnale d'attenti alle truppe schierate. Pochi minuti: e il Papa, distinto tra tutti nella cornice del portale gigantesco, s'affacciò solennemente a ricevere gli scroscianti evviva dei suoi figli, che gli dissero la piena adesione della mente e del cuore di tutta la Cristianità alla felice e rapida scelta del Collegio Cardinalizio. Sua Santità con voce vibrante e gesto largo impartì la prima benedizione propiziatrice sulla Città omai doppiamente sua e sul mondo tutto, auspicio e pegno di pace.

Poichè di pace fu il primo voto che sgorgò dal palpito di paternità che Dio accese nel cuore del nuovo Vicario di Cristo, che nel nome suo di famiglia, nello stemma gentilizio e nel motto compendia i più bei simboli di pace: Pacelli, la colomba col ramoscello d'ulivo e il detto di Isaia opus iustitiae pax.

Nel pensiero della pace il santo Predecessore aveva chiuso la sua mirabil vita e col medesimo ardente desiderio il nuovo Pio riprese la rotta al cenno divino per novo cammino.

Il primo messaggio di S. S. Pio XII.

Lo dichiarò ufficialmente nel primo augusto messaggio che Sua Santità Pio XII pronunciò solennemente, il mattino seguente all'elezione, 3 marzo, nella maestà della Cappella Sistina, dopo aver ricevuto il terzo omaggio di tutti gli Em.mi Cardinali che Egli ricambiò con l'abbraccio rituale. La radio lo trasmise al mondo intero, che l'accolse come l'àncora della suprema speranza fra tante tempeste e minacce di guerra. Ne riportiamo la traduzione italiana:

Mentre la più profonda commozione ci invade l'animo, e ci sentiamo come sgomenti dinanzi alla tremenda responsabilità cui la Divina Provvidenza, nei suoi imperscrutabili disegni, volle chiamarci, sentiamo il bisogno di far giungere subito a tutti come il nostro pensiero così la nostra paterna parola.

Anzitutto, con particolare affetto, porgiamo il nostro paterno amplesso ai dilettissimi signori Cardinali del Sacro Collegio, dei quali, per lunga consuetudine, conosciamo la pietà, la virtù e le eminenti doti di animo; poi salutiamo con speciale benevolenza i Venerabili Nostri Fratelli nell'Episcopato; nello stesso tempo benediciamo i Sacerdoti, i Religiosi e le Religiose, coloro che nelle Missioni lavorano per la diffusione del Regno di Cristo, o che nelle file dell'Azione Cattolica, sotto la guida dei Vescovi, collaborano al loro apostolato gerarchico; infine tutti i nostri figli sparsi ovunque nel mondo, e specialmente coloro che soffrono nella povertà e nel dolore. Su tutti quanti e su ciascuno scendano copiose e benefiche le più elette grazie del Cielo.

Ma in questo solenne momento, il nostro pensiero corre anche a tutti quelli che sono fuori della Chiesa, ai quali farà piacere il sapere che il Papa innalza per essi a Dio Ottimo Massimo preghiere e voti di ogni bene.

A questo nostro paterno messaggio, vogliamo aggiungere un augurio ed un invito di pace. Di quella pace, vogliamo dire, che il nostro Predecessore di pia memoria, con tanta insistenza consigliava agli uomini, con sì ardenti preghiere invocava, e per la quale fece a Dio spontanea offerta della vita. Di quella pace, dono sublime del Cielo, che è desiderio di tutte le anime ben fatte, e frutto della carità e della giustizia. Invitiamo tutti alla pace delle coscienze tranquille, nella amicizia di Dio; alla pace delle famiglie, unite e armonizzate dal santo amore di Cristo; alla pace infine fra le Nazioni, attraverso il fraterno aiuto scambievole, l'amichevole collaborazione e le cordiali intese, per i superiori interessi della grande famiglia umana, sotto lo sguardo e la protezione della Divina Provvidenza.

E in queste ore trepide e difficili, mentre tante difficoltà sembrano opporsi al raggiungimento di quella pace che è l'aspirazione più profonda dei cuori, noi leviamo al Signore una speciale preghiera per tutti coloro cui incombe l'altissimo onore e il peso gravissimo di guidare i popoli nelle vie della prosperità e del progresso.

Ecco, o dilettissimi Signori Cardinali, ecco Venerabili Fratelli, ecco amati figli, il primo voto che sgorga dal palpito di paternità che Dio ci ha acceso nel cuore. E davanti a noi la visione dei mali immensi che travagliano il mondo e al cui soccorso Dio benedetto manda Noi, inermi ma fidenti. Con San Paolo ripetiamo: Capite nos!

Voi fratelli non vorrete certamente rendere vano, ne abbiamo piena fiducia, questo nostro voto. Dopo la Grazia di Dio, è sulla vostra buona volontà che il nostro animo grandemente confida.

Voglia Cristo Signore, dalla Cui pienezza noi tutti abbiamo ricevuto, fecondare questo Nostro voto e stenderlo, messaggero di sante consolazioni, su tutta la terra; e dia ad esso virtù la Benedizione che, in Nome Suo, di tutto cuore impartiamo.

L'incoronazione.

Al paterno messaggio di pace rispose la gratitudine del mondo intero col trionfo incomparabile della incoronazione. La domenica 12 marzo, la Basilica e la Piazza S. Pietro non bastarono a contenere le centinaia di migliaia di rappresentanti dei quattrocento milioni di Cattolici e dei milioni e milioni di non cattolici intenti alla radio in tutti i paesi per seguire la solennissima cerimonia. Anche la via della Conciliazione fu gremita fino a Castel Sant'Angelo. Cardinali e Vescovi, Sovrani e Principi, Capi di Stato e Diplomatici, Missioni speciali di oltre quaranta Nazioni, convenute col fior fiore delle rappresentanze, diedero al fasto della Corte papale quell'imponenza unica al mondo che spontaneamente richiama solo il fascino del Vicario di Cristo. L'Italia era ufficialmente rappresentata dalle LL. AA. RR. i Principi di Piemonte e dal Ministro degli Esteri Conte Galeazzo Ciano. Nella tribuna dei Principi erano anche le LL. AA. RR. il Conte di Torino, i Duchi di Bergamo e di Spoleto e la Principessa Maria col Consorte Principe Luigi Borbone Parma.

La Messa papale terminò verso le 12,30

E l'immensa folla, infittita fino all'indescrivibile, attese oltre le 13 la cerimonia dell'incoronazione. Quando il Papa apparve alla Loggia delle Benedizioni, fu una acclamazione mondiale; poi, un silenzio di chiesa. Il Cardinale Primo Diacono, Em.mo Caccia Dominioni, s'appressò al Santo Padre e, recitando la formola di rito: «Ricevi la Tiara, ornata delle tre corone, e sappi che tu sei Padre dei principi e dei re, sovrano del mondo in terra, Vicario del Salvator Nostro Gesù Cristo cui è gloria ed onore nei secoli dei secoli. Così sia», gli impose il Triregno. Momento sublime! In tutto lo splendore della suprema maestà pontificale, Pio XII, Vicario di Cristo, Principe della pace, levò la mano a benedire... Un segno di croce; poi, da centinaia di migliaia di cuori, fusi in un palpito solo, l'omaggio più universale e più sincero della venerazione e dell'amore! Il Sommo Pontefice aperse le braccia in ampio gesto paterno e la Basilica sembrava protenderle all'infinito coi bracci massicci del colonnato del Bernini, all'amplesso del mondo: del mondo intero.

L'Eletto.

L'Uomo che per arcano intervento della Divina Sapienza, è asceso al Supremo Pontificato, ha già dato molteplici prove di illuminato e fervido zelo apostolico nell'attività svolta a servizio della Sede Apostolica a Roma prima, nelle missioni all'estero poi, e sopra tutto nell'altissimo ufficio di Segretario di Stato retto con profonda competenza ed altissima comprensione della sua missione, sì da rendersi, durante nove anni, il fedele, instancabile, apprezzato collaboratore di Pio XI di venerata memoria, in tante imprese gloriose che si sono succedute per l'affermazione e la diffusione del Regno di Dio in terra.

Eugenio Pacelli è nato in Roma dal comm Filippo, Decano degli Avvocati Concistoriali, e dalla N. D. Virginia Graziosi, il 2 marzo 1876, e non è senza significato nelle provvidenziali disposizioni la coincidenza della sua nascita con quella della sua elevazione al Supremo Soglio di Pietro, avvenuta, dopo 63 anni esatti di una vita tutta dedicata al servizio di Dio e della sua Chiesa.

Frequentate privatamente le scuole elementari, il giovane Eugenio Pacelli passò poi al ginnasio-liceo «Ennio Quirino Visconti » dove conseguì con sommo onore la licenza liceale, entrando quindi, nel 1894, nell'Almo Collegio Capranica per iniziarvi gli studi ecclesiastici e coltivarvi quella vocazione sacerdotale sboccata in lui negli anni della sua giovinezza e seguita con piena e generosa dedizione ai voleri di Dio. Più tardi egli proseguiva gli studi presso il Pontificio Seminario dell'Apollinare potendo così coronare, nel 1899, l'ardente desiderio del suo animo col divenire in quell'anno Sacerdote di Cristo.

Studioso e diplomatico.

Nonostante la sua ripetuta aspirazione di dedicarsi al ministero sacerdotale per effondere nel contatto diretto con le anime i tesori della sua, la volontà dei superiori lo avviava alla vita diplomatica chiamandolo nel febbraio 1901 alla Sacra Congregazione degli Affari

Ecclesiastici Straordinari che da quel momento non abbandonò più, fino alla sua partenza da Roma.

Anzi, allorchè l'esemplare Sacerdote, che già aveva conseguito le lauree in Teologia e in utroque iure, fu nominato professore di Istituzioni di Diritto Canonico allo stesso Seminario romano, Mons. Pietro Gasparri (futuro Segretario di Stato e allora Segretario alla S. Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari), insisté molto perché egli rinunziasse alla cattedra, onde dedicarsi tutto al suo ufficio. Così ne fu dapprima Minutante, poi Sottosegretario e infine Pro-Segretario, alla partenza di Mons. Scapinelli nominato Nunzio a Vienna.

Fu inoltre professore di Diplomazia ecclesiastica alla Pontificia Accademia dei Nobili Ecclesiastici. Nel giugno del 1911, fece parte col titolo di Consigliere della Missione, che il Sommo Pontefice Pio X inviò a Londra, per l'incoronazione del Re Giorgio V e che era presieduta da Monsignor Granito Pignatelli di Belmonte, attuale Decano del Sacro Collegio.

Poco dopo, il medesimo Pontefice Pio X di santa memoria lo nominava Segretario della S. Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari, e tale ufficio Monsignor Pacelli continuava ad esercitare sotto il Pontificato di Benedetto XV, che aveva avuto modo di apprezzare le elette doti del giovane prelato, allorché egli stesso era alla Segreteria di Stato come Sostituto. Negli anni così gravi e difficili della guerra mondiale, Mons. Pacelli ebbe modo, così, di manifestare ancor più la elevatezza della sua mente eletta, pronta sempre a cogliere le necessità del momento ed a realizzare con prudenza e sagacia le sapienti direttive del Santo Padre e del Segretario di Stato, senza per questo trascurare nè i preferiti studi nè la collaborazione ad altre attività particolarmente importanti per la vita della Chiesa. Ed infatti, contemporaneamente a questi delicatissimi uffici, Mons. Pacelli, spiegava, a fianco del Cardinale Pietro Gasparri, preziosa e competentissima collaborazione nella monumentale opera della codificazione del Diritto Canonico, coronata dalla promulgazione del Codice avvenuta appunto nel 1917.

Nunzio Apostolico in Baviera e nel Reich.

In piena guerra mondiale e quando la Santa Sede non aveva ancora una Rappresentanza a Berlino, il 21 aprile 1917 il Sommo Pontefice Benedetto XV nominava Monsignor Pacelli Nunzio Apostolico di Monaco di Baviera. Tale nomina fu accolta in ogni ambiente con vivo plauso ed entusiasmo: lo stesso Sommo Pontefice volle consacrare il neo Arcivescovo di Sardi nella Cappella Sistina. Il sacro rito si svolse il 13 maggio dello stesso anno, e sette giorni dopo il Nunzio lasciava Roma per raggiungere la sua destinazione, vero posto avanzato della Chiesa nell'Impero germanico, ove un lavoro di ben vasta portata e di non meno notevole difficoltà attendeva il nuovo Nunzio non tanto per la situazione interna della cattolica Baviera, quanto per gli avvenimenti di portata europea e mondiale che si svolgevano in quegli anni.

Le ore così gravi e le situazioni tanto delicate attraverso le quali Mons. Pacelli ebbe a svolgere la sua attività di Rappresentante del Papa - presso la dinastia cattolica dei Wittelsbach prima, presso la repubblica poi - non fecero che riconfermargli nella estimazione generale quel prestigio e quella autorità emananti oltre che dalla sua missione anche dalla sua stessa persona e dalle preclare virtù che ne formano mirabile ornamento, e che hanno avuto pieno riconoscimento durante tutto lo svolgersi dei negoziati per la conclusione di un Concordato fra la Santa Sede e la Baviera, il primo del dopoguerra, felicemente condotto a termine il 29 marzo 1924 ed approvato con forte maggioranza dalla Dieta bavarese il 15 gennaio 1925.

Essendosi, nel 1920, stabilite regolari relazioni fra la Santa Sede e il Governo del Reich, Mons. Pacelli fu designato, con comune soddisfazione, ad occupare il posto di primo Nunzio a Berlino, accreditato, in tale qualifica, per tutto il territorio della Germania, eccettuata la Baviera, la quale conservò una speciale Nunziatura, che Mons. Pacelli continuò anche a reggere fino all'agosto 1925.

Nel nuovo posto di responsabilità e di lavoro, Mons. Pacelli seppe ben presto suscitare le simpatie generali per la sua molteplice attività, tra cui memorandi atti di ministero pastorale, che gli facilitarono l'opera sua più importante, quella di aver condotto a termine un Concordato anche con la Prussia, firmato il 14 giugno del 1929 e ratificato il 13 agosto dello stesso anno dopo uno scambio di lettere tra il Nunzio e il Presidente Braun relativo alla questione scolastica.

Cardinale di S. Romana Chiesa e Segretario di Stato.

Il Sommo Pontefice Pio XI, in riconoscimento di tanti meriti, elevava Monsignor Pacelli alla dignità cardinalizia nel Concistoro del 16 novembre 1929, assegnandogli il titolo Presbiterale dei Santi Giovanni e Paolo. Egli così, necessariamente, lasciava la Germania dove era rimasto 12 anni e tornava a Roma ove pochi mesi dopo, vale a dire nel febbraio 1930, avendo il Cardinale Pietro Gasparri rinunciato all'ufficio di Segretario di Stato, il Sommo Pontefice Pio XI vi chiamava il Cardinale Pacelli, il quale divenne così anche Prefetto della Sacra Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari e Presidente della Commissione Cardinalizia amministratrice dei Beni della Santa Sede. Nel mese seguente veniva anche nominato Arciprete della Patriarcale Basilica Vaticana, succedendo al Cardinale Merry del Val da poco defunto.

Dal 10 febbraio del 193o al 10 febbraio del 1939 corrono i nove anni esatti della sua alta, preziosa, illuminata collaborazione col Pontefice Pio XI di v. m. in tutte le grandi opere del suo storico Pontificato, svolta con un lavoro incessante, assiduo, protratto senza soste e senza riposi, che ne mise ancor più in risalto l'altissima preparazione spirituale, culturale e diplomatica manifestata in una quantità di atti, documenti, scritti e discorsi e della quale è prova manifesta la conclusione dei Concordati con il Baden, l'Austria, il Reich Germanico, la Jugoslavia e l'accordo con la Romania.

Sono inoltre da ricordare le importanti Legazioni in Paesi lontani e vicini, nell'adempiere le quali Egli seppe far convergere verso la figura e l'opera del Vicario di Cristo le menti e i cuori di folle immense, cui, insieme con la Benedizione del Papa, il Cardinale Pacelli sapeva portare il dono della sua parola e l'esempio della sua pietà.

Così nell'ottobre 1934 al Congresso Eucaristico Internazionale di Buenos Aires, e nella visita ufficiale che, di ritorno, compiva alla capitale brasiliana, dopo una breve sosta a Montevideo; così nell'aprile 1935 a Lourdes ove con atti solennissimi presiedette al Triduo di preghiere con le quali si volle chiudere l'Anno Santo della Redenzione; e poi, nell'ottobre 1936, il viaggio privato compiuto attraverso gli Stati Uniti d'America durante il quale ebbe modo di incontrarsi col Presidente Roosevelt. Ed ancora, nel luglio 1937, il viaggio a Lisieux e a Parigi per l'inaugurazione della Basilica di S. Teresa del Bambino Gesù ed infine quello dello scorso maggio, a Budapest, per il XXXIV Congresso Eucaristico Internazionale il cui ricordo è ancora profondamente vivo non solo nella capitale magiara ma anche in quanti ebbero la gioia di poter seguire le giornate trionfali di quel memorando Convegno.

(Dall'Oss. Rom., 4 marzo 1939).

La benedizione alla Famiglia Salesiana.

Ai piedi di Lui già Cardinale Protettore della Famiglia Salesiana, insieme ci prostrammo riverenti nella persona di S. Em. il Card. Augusto Hlond che tutti ci rappresentava e che nel primo suo colloquio ha chiesto per noi le primizie delle benedizioni del nuovo Pontefice.

Ecco il testo del telegramma inviato la sera stessa dal nostro Rev.mo Rettor Maggiore:

S. S. PIO XII - Città del Vaticano.

Famiglia Salesiana S. Giovanni Bosco esultante Vostra esaltazione Cattedra S. Pietro protesta filiale ubbidienza costante piena devozione Vicario Gesù Cristo offre fervorose preghiere implora paterna benedizione.

Sacerdote PIETRO RICALDONE

Rettor Maggiore dei Salesiani.

Sua Santità si degnava rispondere col seguente telegramma:

Rev.mo PIETRO RICALDONE

Rettore Maggiore dei Salesiani

SUA SANTITÀ GRADITO FILIALE OMAGGIO FERVOROSE PREGHIERE CODESTA FAMIGLIA RELIGIOSA E PROMESSA OBBEDIENZA COSTANTE PIENA ADESIONE VICARIO GESÚ CRISTO INVIA AUSPICIO

CELESTI GRAZIE SUA PRIMA BENEDIZIONE.

MONTINI, Sostituto.

Una raccomandazione di San Giovanni Bosco.

Alla promessa del nostro Rettor Maggiore ciascuno dei Salesiani, delle Figlie di Maria Ausiliatrice, allievi ed ex-allievi, Cooperatori e Cooperatrici corrisponderà certamente con zelo e devozione, considerando il Sommo Pontefice come il Padre universale, guida sicura e faro di verità infallibile.

S. Giovanni Bosco nel 1878, dopo aver assistito in Roma alla elezione di Papa Leone XIII chiudeva uno dei volumetti delle sue Letture Cattoliche, ove aveva raccontato brevemente la vita di quel grande Pontefice, con queste parole che facciamo nostre a distanza di sessant'anni.

«Questi atti ci fanno con ragione riguardare Leone XIII come una bella aurora foriera di uno splendido trionfo per la Chiesa Cattolica. Tocca a noi il facilitarlo. E come ? Con la preghiera, con la docilità alla voce dei nostri Pastori, e con una condotta veramente cristiana. Mettiamoci all'opera, e ciascuno nella propria sfera promuova o riconduca nelle famiglie il buon costume e le pratiche religiose; ciascuno allontani il peccato da sè e dai suoi, ed il giorno del Signore non tarderà a spuntare ».

Questo adunque per S. Giovanni Bosco è il vero modo di amare il Papa: vivere da buoni cristiani!

IN FAMIGLIA

ITALIA - Torino. - In suffragio dell'anima del compianto Sommo Pontefice Pio XI.

Fin dalla sera del mesto giorno in cui l'anima grande dell'immortale Pontefice aveva risposto alla chiamata divina lasciando nel lutto tutto il mondo cattolico, il nostro Rettor Maggiore aveva raccolto tutta la famiglia della Casa Madre, Salesiani ed alunni, nella Basilica di Maria Ausiliatrice per iniziare quel tributo di commossi suffragi che le Case salesiane e gli Istituti delle Figlie di Maria Ausiliatrice s'affrettarono ad offrire in una gara di pietà filiale da un estremo all'altro del globo.

Pel solenne funerale fu fissato il sabato 18 febbraio.

Gremita la Basica di Maria Ausiliatrice dai Salesiani e dagli alunni della Casa Madre, dalle rappresentanze di tutti gli Istituti cittadini nostri e delle Figlie di Maria Ausiliatrice, dei Cooperatori e degli ex-allievi, cantò la Messa di Requiem il Rettor Maggiore e disse l'elogio funebre il biografo di Don Bosco, Don Ceria. Più che l'esaltazione del gigantesco Pontefice che in 17 anni di governo della Chiesa Cattolica ha rinnovato gli splendori e le glorie dei più grandi pontificati, fu la rievocazione del «Papa di Don Bosco» nei suoi tanto cari rapporti col Santo e nella paterna benevolenza prodigata all'Opera salesiana.

La sacra funzione si chiuse colle cinque assoluzioni impartite dal Prefetto Generale Don Berruti, dal Direttore degli studi Don Ziggiotti, dal Direttore Generale delle Scuole Professionali Don Candela, dal Consigliere del Capitolo Don Serié e dal Rettor Maggiore.

La scuola di canto dell'Oratorio si fuse con quella dei nostri studenti dell'Istituto Teologico Internazionale per l'esecuzione della Messa del Magri e di mottetti funebri di vari autori.

Torino. - Il solenne "Te Deum" per l'elezione del nuovo Papa Pio XII.

Il lutto per la scomparsa del Santo Padre Pio XI ci fu dalla Divina Provvidenza abbreviato e confortato colla rapida plebiscitaria esaltazione dell'Em.mo Cardinale Segretario di Stato, e nostro Protettore, Eugenio Pacelli, alla Cattedra di S. Pietro. La radio ci trasmise in un baleno la fausta novella inondando i nostri cuori di gioia ineffabile. Gioia per la perenne assistenza dello Spirito Santo alla Chiesa Cattolica, così sensibile ed evidente; gioia per la scelta del più degno Successore di Pio XI; gioia per la sopravvivenza del defunto Pontefice nel cuore di Pio XII che ne raccolse con tanta fedeltà ed affetto l'eredità spirituale. Il Rettor Maggiore fece disporre subito la Basilica di Maria Ausiliatrice pel solenne TeDeum e, convocati Salesiani ed alunni, assistito da Don Berruti e da D. Serié, del Capitolo Superiore, due ore dopo l'elezione del nuovo Papa, procedette all'altare per la funzione di ringraziamento. Esposto il SS. Sacramento, intonò il Te Deum e, cantato il Tantum Ergo, impartì la benedizione eucaristica. Fatto il segno di croce, la folla fuse la sua voce con quella dei cantori in un coro potente: Oremus pro Pontifice nostro Pio... Terminato l'Oremus e il « Dio sia benedetto» il signor Don Ricaldone, con vibrante commossa parola, illustrò la figura del nuovo Papa, rilevando i tratti di speciale benevolenza dati alla Famiglia salesiana specialmente nel periodo di successione al compianto Card. Pietro Gasparri come nostro Protettore, ed invitò fedeli, Salesiani ed alunni a ringraziare il Signore della sua elezione ed a pregargli copia di grazie per l'alta difficile missione affidatagli confortandolo con una illimitata devozione nello spirito e sugli esempi del nostro Santo fondatore Don Bosco.

Milano: - Fervore catechistico nell'Istituto Maria Ausiliatrice.

Particolare fervore ha suscitato l'annuncio ciel Congresso Catechistico Salesiano, fissato dal nostro Rettor Maggiore pel 1941, nell'Istituto Maria Ausiliatrice che abilita ogni anno numerose alunne all'insegnamento catechistico, e che cura l'istruzione religiosa nelle scuole e nell'oratorio con metodi e criteri molto pratici ed efficaci. Son circa cinquecento infatti le oratoriane minori che ricevono l'istruzione catechistica domenicale, ripartite per classe, in apposite aule, mentre oltre trecento maggiori seguono regolarmente in Parrocchia le lezioni di Dottrina cristiana. Tutte chiudono l'anno di Oratorio con una gara catechistica alla presenza del Prevosto.

L'opera dell'Istruzione catechistica delle Suore si estende poi a circa trecento bambini dai sei ai dodici anni, dell'Oratorio maschile della Parrocchia, seguiti anche per la preparazione ai Santi Sacramenti, per la partecipazione alle processioni, novene e feste solenni. In quest'opera le Suore sono coadiuvate da una ventina di Signorine, della sezione di Azione Cattolica, le quali ogni venerdì sera ricevono all'Istituto, dalla Suora Assistente tecnica, istruzioni pratiche per la loro preparazione catechistica.

Le socie effettive e aspiranti di A. C. della sezione, un'ottantina circa, oltre all'istruzione catechistica domenicale fatta dalla Suora, partecipano ad un Corso di Religione, tenuto dal Prevosto all'Istituto stesso, ogni giovedì sera e fanno ogni anno la gara catechistica. In quello testé decorso hanno conquistato il Gagliardetto Diocesano.

Nella Scuola Magistrale ha la massima importanza lo studio della Religione. Le alunne del Corso Superiore e della Scuola di Metodo, oltre alle ore settimanali prescritte dal programmi, partecipano, (quest'anno in numero di quattrocentoquarantotto) al Corso di Magistero Catechistico, tenuto dal Rev.mo Mons. Giovanni Pecora, nella Scuola stessa. Il Corso si chiude con la presentazione di una tesi scritta, con esami orali, e con lezione pratica, indispensabili per conseguire il diploma di abilitazione all'insegnamento religioso nelle Scuole elementari e medie inferiori. Fiorente, la « Sottosezione studenti » costituita dalle migliori alunne appartenenti alla Parrocchia (una settantina di piccole e una cinquantina di alte) che si propongono un piano di apostolato tra le compagne, specialmente con lo studio più diligente della Religione, che ogni anno vien coronato da una gara catechistica sul programma di classe.

Alla solenne premiazione presiede ordinariamente lo stesso Eminentissimo Cardinale Arcivescovo, Ildefonso Schuster.

Quest'anno si volle far coincidere colla festa di S. Giovanni Bosco.

Alle 15 S. Eminenza apparve nel saloneteatro, fra le acclamazioni delle alunne della Scuola, presenti al completo, e prese posto sul palco circondato da sacerdoti e da distinte personalità. Dopo il canto dell'Ecce Sacerdos e l'indirizzo di un'alunna, ascoltò il discorso di Mons. Giovanni Pecora sul funzionamento ed il successo della scuola di Magistero Catechistico, poi procedette alla distribuzione dei diplomi a ciascuna delle novantatre abilitate: settantanove della Scuola dell'Istituto Maria Ausiliatrice e quattordici della Scuola Arcivescovile. Il diploma autorizza all'insegnamento della Religione nelle Scuole elementari e medie inferiori. Finita la distribuzione le Suore eseguirono l'Oremus pro Pontifice ed il ven.mo Pastore rivolse a tutte la sua dotta e paterna parola di plauso e di incoraggiamento. Cessati gli applausi, un'alunna abilitata ringraziò Sua Eminenza anche a nome delle fortunate compagne; quindi tutte passarono in cappella a ricevere la benedizione eucaristica impartita dalo stesso Cardinale.

Roma. - Consacrazione dell'altare dedicato a San Giovanni Bosco nella Basilica del Sacro Cuore.

Il 28 gennaio u. s., vigilia della festa di San Francesco di Sales, S. E. Mons. Pascucci, vescovo titolare di Sion, Segretario del Vicariato, ha consacrato solennemente l'artistico altare che i Salesiani e i Cooperatori di Roma hanno voluto dedicare a San Giovanni Bosco in quella Basilica che è il monumento più eloquente della sua devozione al Sacro Cuore di N. S. Gesù Cristo ed al suo Vicario in terra, il Romano Pontefice.

La suggestiva funzione inaugurò così il ciclo salesiano della festa del Santo Patrono e della festa del Santo Fondatore.

Pontificò ai primi Vespri S. E. Mons. Rotolo, salesiano, ausiliare di Velletri, che impartì pure l'eucaristica benedizione. Per la festa di S. Francesco di Sales celebrò la Messa della Comunione generale S. Em. il sig. Card. Angelo Maria Dolci, vescovo di Palestrina. Dopo la Messa pei giornalisti celebrata dal P. Rinaldi S. J. direttore della Civiltà Cattolica, pontificò S. E. Mons. Budelacci, ausiliare di Frascati, che nel pomeriggio fece il panegirico di S. Francesco di Sales.

Chiuse la giornata la benedizione eucaristica impartita da S. Em. Rev.ma il sig. Card. Sibilia. Il 30 gennaio, Conferenza salesiana tenuta dal Direttore dell'Istituto Sacro Cuore Don Colombo.

La festa di San Giovanni Bosco, celebrò la Messa della Comunione generale S. Em. Rev.ma il sig. Card. Enrico Gasparri, Vescovo di Velletri e Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica. Pontificò la Messa solenne S. E. Mons. Filippo Perlo, e la sera, dopo il panegirico detto da S. E. Mons. Giordani, impartì la benedizione eucaristica l'Em.mo sig. Card. Carlo Salotti Prefetto della Sacra Congregazione dei Riti.

L'altare del Santo, dominato dalla pala del Crida raffigurante Don Bosco ed il ven. Domenico Savio, incontra l'unanime ammirazione. È il secondo della navata di destra a scendere dall'altare maggiore. L'architetto Guerra-Baldelli lo ha ideato classicamente di forme e di decoro. Infatti l'opera d'arte è una pregevole composizione di marmi policromi armoniosamente e riccamente congiunti fra loro dalla ditta Arrighini di Pietrasanta.

L'opera è d'ordine composito, non privo di una magnificenza cinquecentesca. L'incorniciatura sulla parete di fondo è ottenuta con marmi giallo e verde di Siena, che fanno spiccare i chiari marmi bianchi e grigi che compongono le parti principali: la mensa, le colonne ed il timpano. Le colonne di marmo greco sono dono di una famiglia patrizia di Roma.

La cornice interna, che inquadra la pala dipinta, è di marmo bianco ed ha forma di festoni con intercalati medaglioni di marmo rosso fiorito. La mensa è pure riccamente composta di marmi policromi, che compongono così un magnifico paliotto.

L'interesse è particolarmente richiamato dai bassorilievi, in marmo di Candoglia, disegnati dal professore Crida di Torino, che vestono la fronte della mensa e i fianchi e le ali di essa. Sulla fronte del dado è rappresentato il Santo accompagnato da don Michele Rua, nell'atto di offrire a Sua Santità Leone XIII il modello della Basilica da lui eretta: un quadro plastico dove il numero delle figure nulla toglie all'unità. Due graziosi angioletti con rose e gigli inquadrano questa scena. Sulle spalle dell'altare altri due rilievi presentano, l'uno don Bosco tra i fanciulli, l'altro don Bosco e gli Indii della Patagonia chiamati alla fede. Nei due , fianchi del dado sono gli stemmi di Leone XIII e di Pio XI.

Ricchissimo è il ciborio, vero gioiello di pietre dure, d'onice, di lapislazzoli e di malachite.

Velletri. - Il culto di S. Giovanni Bosco in Cattedrale.

La pietà del venerando Capitolo ha dato alla festa di San Giovanni Bosco, celebrata con grande fervore nella Basilica-Cattedrale, il carattere d'inaugurazione di un culto speciale al nostro Fondatore, collocando in pubblica venerazione un devoto quadro del Santo e decidendo di solennizzarla ogni anno nella domenica più vicina alla data liturgica. Tenne il triduo e celebrò la Messa della Comunione generale S. E. Mons. Salvatore Rotolo, salesiano, Ausiliare dell'Em.mo Card. Enrico Gasparri per la diocesi di Velletri. Validamente coadiuvato dal Direttore diocesano dei Cooperatori il Rev.mo Mons. Onnelli, S. E. ha avuto la gioia di veder aumentare il numero dei Cooperatori e delle Cooperatrici Salesiane, mentre un bel gruppo di pie signore ha fissato il 24 d'ogni mese per la giornata del ritiro mensile sotto gli auspici della Vergine Ausiliatrice.

NB. - Direttori, Decurioni, Cooperatori e Cooperatrici ci hanno inviato numerose relazioni della festa annuale di San Giovanni Bosco. Ma non abbiamo spazio per ospitarle. Riserviamo quindi la cronaca solo a quelle che rivestono carattere eccezionale per inaugurazione di opere o di pratiche di culto speciale o per circostanze affatto particolari.

Pedagogia di Don Bosco in azione

Abbiamo già segnalato ai nostri Cooperatori ed alle nostre Cooperatrici l'opera monumentale pubblicata a celebrare il cinquantenario del transito di S. Giovanni Bosco (1). Don Ceria, il biografo del Santo, dopo aver condotto a termine i venti volumi delle Memorie Biografiche, s'è valso di tanto tesoro per far rivivere la complessa figura di Don Bosco nelle caratteristiche della sua personalità di sacerdote, di educatore, di cittadino, di apostolo e di uomo di Dio: sì da darcene, più che il ritratto fedele e completo, la visione vivente ed attiva nella molteplicità prodigiosa del suo apostolato. E un lavoro di sintesi geniale e discreta che corona brillantemente tutti gli studi e le biografie del Santo e tramanda Don Bosco ai posteri nella sua vera luce naturale e soprannaturale col palpito vivo del suo gran cuore d'apostolo. « Ogni capo è invero - come dice la Premessa - un panorama a sè. La successione dei panorami sviluppa una visione d'insieme, continua e progressiva, in cui si muove la figura centrale, presentandosi e ripresentandosi nella cangiante varietà dei suoi atteggiamenti. E tutti gli atteggiamenti non sono che i riflessi di un'unica luce, di quella fides quae per caritatem operatur » (Gal.,VI, 10).

L'edizione è degna del testo. Capolavoro tipografico della S. E. I. è illustrata dal Galizzi di Bergamo - l'insuperato illustratore del Manzoni - con 30 tavole a colori, fuori testo.

Un gioiello d'arte!

Ne offriamo ai Cooperatori alcune pagine che valgono più di ogni elogio a fare apprezzare il magnifico volume ed invogliano ad acquistarlo.

E scegliamo il capitolo pedagogico in cui Don Ceria ci presenta tre frutti squisiti del sistema educativo del Santo: il venerabile Domenico Savio, Besucco Francesco e Magone Michele. E un trittico meraviglioso!

Par di vederli maturare al cielo i tre giovanetti fra le cure spirituali del Santo, che, in rapide battute, consigliando e dirigendone il fervore, -dispiega con semplicità patriarcale e tatto d'apostolo la sua ascetica.

Don Ceria intitola il capitolo, che è il XXI:

(1) Sac. EUGENIO CERIA: SAN GIOVANNI BOSCO NELLA VITA E NELLE OPERE. Edizione di gran lusso, con illustrazioni del pittore Galizzi di Bergamo. S. E. I., L. 120.

Tre biografie, tre documenti.

Con tre biografie di suoi giovani allievi, Savio, Magone e Besucco, pubblicate successivamente nel 1859, '62 e '64, Don Bosco compose un trittico di gran pregio, in cui le tre figure giovanili dell'Oratorio non c'interessano solo per se stesse, ma anche per quello che rivelano dell'autore. Uno, che raggiunse l'apice della santità, trovò in Don Bosco l'illuminato direttore di spirito, atto a guidarlo nelle sue più alte ascensioni; l'altro, venuto a lui con precedenti opposti, fu dalla sua potenza educativa trasformato in modello di virtù; il terzo, già molto avanti nella via del bene, completò sotto la sua direzione il proprio perfezionamento morale. Si noti però che con tre soggetti così differenti egli non adoperò tre differenti metodi, ma applicò ad ognuno di essi, secondo la loro condizione, i principi che furono i cardini della sua ascetica. Un'ascetica semplice, senza nulla di nuovo che si stacchi dalla pratica ordinaria della vita cristiana ; un'ascetica che, se mai, si distingue in questo, che dei mezzi offerti dalla Chiesa alla comune dei fedeli, abitua a fare un uso cosciente e costante, traendone pienezza di effetti salutari.

Qui potrebbe nascere in taluno il dubbio che Don Bosco abbia idealizzato i suoi tre alunni per farne dei tipi. A tale sospetto stanno di contro le sue esplicite dichiarazioni sulla verità delle cose narrate; ora alla parola di un galantuomo, massime poi se è un santo, non si suole negar fede. Inoltre quegli scritti dovevano andare per le mani di molti, che avrebbero potuto facilmente scoprirvi il falso, il che imponeva all'autore somma cautela per non incorrere in errori. Del Savio, parlandone a' suoi giovani nella prefazione, Don Bosco afferma che il « suo tenor di vita fu notoriamente meraviglioso». Della biografia di Magone dice che egli ha raccolto quello che « è avvenuto sotto gli occhi di una moltitudine di viventi, che ad ogni momento possono essere interrogati su quanto viene ivi esposto ». Riguardo al Besucco rende conto delle fonti anteriori, che erano relazioni di autorevoli persone allora in vita, e per il tempo da lui passato nell'Oratorio nota che si tratta di « cose avvenute in presenza di mille testimoni oculari». Che poi Don Bosco mirasse con tali pubblicazioni a fare del bene fra la gioventù, questo entrava nel suo programma generale di apostolato, cosa non punto incompatibile con la veracità storica.

Il Ven. Domenico Savio.

Dicono che la prima impressione soglia essere la vera. Sarà o non sarà sempre così: così fu certamente nel già narrato primo incontro di Don Bosco con Domenico Savio. Parve subito al sagace osservatore di scorgere nel giovanetto dodicenne un'anima tutta secondo lo spirito del Signore e che la grazia avesse operato in sì tenera età cose straordinarie; nè egli s'ingannò, come ben tosto i fatti dimostrarono.

Nei primi giorni dopo il suo ingresso nell'Oratorio il fanciullo udì da Don Bosco in una predica le tre norme che ci ripeteva a' suoi giovani, se volevano crescere virtuosi, vivere contenti e salvarsi; cioè confessarsi spesso, frequentare la comunione e scegliersi un confessore stabile.

Domenico prese tutta per sè la triplice raccomandazione.

Si scelse per confessore Don Bosco, che non lasciò più durante il tempo della sua dimora nell'Oratorio, dall'autunno del 1854 alla primavera del 1857. Da prima si confessava ogni quindici giorni, poi ogni otto, comunicandosi con la medesima frequenza. Don Bosco, vedendone il gran profitto spirituale, gli consigliò di comunicarsi tre volte per settimana; ma al termine del 1854 gli permise la comunione quotidiana.

Le anime ferventi sperimentano da principio desideri così accessi di purificazione interiore, che vorrebbero confessarsi tutti i giorni, correndo pericolo di dare negli scrupoli. Don Bosco arrestò in tempo Domenico su questa china, tenendolo all'obbedienza della confessione settimanale.

Un impulso prepotente spingeva il giovane verso le vette della santità; ma egli ne aveva il concetto come di un'altezza, alla quale fosse per lui presunzione aspirare. Una domenica pertanto Don Bosco predicando mostrò essere volontà di Dio che tutti ci facciamo santi, tornar facile il riuscirvi e star preparato nel cielo un gran premio per chi si fa santo. Il Savio bevette avidamente quelle parole, rimanendone da ultimo quasi estasiato. Uscì di chiesa che non sembrava più lui. Non più gaio come prima fra i compagni, ma concentrato e taciturno, faceva temere che soffrisse di un qualche malessere fisico o di un patema morale. Don Bosco se n'accorse e, chiamatolo a sè, gli domandò se patisse qualche male.

- Anzi, rispose, patisco qualche bene. - Inconscio linguaggio mistico, che esprimeva l'interno travaglio di uno spirito già affinato nell'amore di Dio e anelante a un grado più alto di unione con l'oggetto del suo amore. Poi si spiegò continuando: - Sento un desiderio e un bisogno di farmi santo. Mi dica dunque in che modo debbo cominciare.

Don Bosco ne lodò il proposito, ma lo esortò a non inquietarsi, perchè nelle commozioni dell'animo non si conosce la volontà del Signore. Indi gl'impartì una prima lezione di santità: mantenere una costante e moderata allegria, perseverare nell'adempimento dei propri doveri di pietà e di studio e partecipare sempre alla ricreazione con i suoi compagni.

In seguito ebbe necessità di porgergli una seconda lezione. Avvedutosi che alla gran voglia di farsi santo si univa nel Savio la persuasione di non potervi riuscire senza rigide penitenze e lunghe ore di preghiera, pratiche non conciliabili con la sua condizione, gl'insegnò a studiarsi invece di guadagnare a Dio i suoi compagni. Da quel punto un tal pensiero seguì il giovanetto dovunque si trovasse, sicchè nell'ospizio e nell'oratorio festivo divenne un piccolo apostolo. Ricordando più tardi il suo zelo di apostolato, Don Bosco disse che Domenico gli tirava più pesci nella rete con i suoi trastulli che non i predicatori con le loro prediche.

Tuttavia il caro giovane non sapeva rinunciare a penitenze afflittive del corpo, che per altro Don Bosco d'ordinario gli vietava, finchè gl'ingiunse di non più intraprenderne alcuna senza sua espressa licenza. Ed ecco una terza lezione. - La penitenza che il Signore vuole da te, gli disse, è l'ubbidienza. Ubbidisci, e a te basta. Le altre penitenze che ti permetto sono: sopportare pazientemente le ingiurie; tollerare con rassegnazione il caldo, il freddo, il vento, la pioggia, la stanchezza e tutti gl'incomodi di salute che a Dio piacerà di mandarti. Ciò che dovresti soffrire per necessità, offrilo a Dio, e diventa virtù e merito. - A questi consigli Domenico si piegò docile e tranquillo.

Don Bosco instillava nelle anime giovanili una divozione filiale verso la Madre di Dio. Nella prima novena dell'Immacolata, che il Savio fece nell'Oratorio, ogni sera, la parola paterna del Direttore infervorava tutti a onorare la Santa Vergine. Erano i giorni in cui a Roma si preparava la dogmatica definizione di Maria concepita senza peccato. Domenico, pieno di entusiasmo, premise alla grande solennità una confessione generale; ma poi nel dì della festa ruminava l'idea di compiere qualche atto speciale in onore della sua celeste Madre. Don Bosco, secondando la sua pietà, gliene insegnò il modo: Savio, conforme al suo suggerimento, la sera del giorno memorando entrò tutto solo nella chiesa di S. Francesco, si portò dinanzi all'altare della Vergine e là nella penombra silenziosa dell'ora, proferì più volte, dice Don Bosco, queste precise parole: «Maria, vi dono il mio cuore; fate che sia sempre vostro. Gesù e Maria, siate voi sempre i miei amici; ma per pietà fatemi morire piuttosto che m'accada la disgrazia di commettere un sol peccato». Già nella sua prima comunione aveva scritto fra i suoi proponimenti l'energico motto: La morte, ma non peccati. Dopo quell'8 dicembre la sua condotta morale apparve così edificante e congiunta a tali atti di virtù, che Don Bosco incominciò a prenderne nota per non dimenticare nulla.

Il suo cuore tuttavia non era ancora pago: egli vagheggiava un omaggio alla Madonna, che fosse permanente e fecondo di bene. Sorse così in lui e maturò il proposito d'istituire fra i compagni quella benefica Compagnia dell'Immacolata Concezione, di cui egli fu l'angelo tutelare.

Avvicinandosi il maggio del 1857, che fu l'ultimo della sua vita, tutto infiammato di pietà, pregò Don Bosco di dirgli come avrebbe potuto meglio del solito santificare il mese mariano. Don Bosco, sempre eguale a se stesso, gli rispose che lo santificasse adempiendo con esattezza i suoi doveri, raccontando ogni giorno ai compagni un esempio di Maria e regolandosi in guisa da poter fare quotidianamente la comunione. Gli raccomandò inoltre di pregare la Madonna, che gli ottenesse da Dio la sanità e la grazia di farsi santo.

La raccomandazione di chiedere la sanità era quanto mai opportuna. - A questa perla di giovanetto, disse allora il medico, tre lime sorde rodono insensibilmente le forze vitali: la gracilità della complessione, la precocità dell'intelligenza e la continua tensione di spirito.

La tensione di spirito gli veniva dall'intensa applicazione allo studio (frequentava già la quarta ginnasiale), dalla sollecitudine assidua in escogitare mezzi per fare del bene ai compagni e dal fervore della preghiera. « Il suo spirito, scrive Don Bosco, era così abituato a conversare con Dio, che in qualsiasi luogo, anche in mezzo ai più clamorosi trambusti, raccoglieva i suoi pensieri e con pii affetti sollevava il cuore a Dio». Con tutto ciò egli appariva sempre ilare. Dice infatti il suo santo biografo: « Il Savio godeva di se medesimo e traeva i suoi giorni veramente felici ». Così perseverò fino all'ultimo respiro.

Sorrisi di cielo allietarono l'animo dell'angelico giovane con rivelazioni ed estasi, che Don Bosco descrive e che testimoni degni di fede confermano. Il medesimo Don Bosco in un sogno del 1876, smagliante di bellezze spirituali e contenente ben quattro vaticini avverati, vide il suo discepolo nei fulgori della gloria celeste. A una vita così breve, eppure così santa, la Chiesa ha rivolto già la sua attenzione, preparando all'alunno dell'Oratorio anche l'aureola della gloria terrena. Il Papa Pio XI, emanando il decreto sull'eroicità delle sue virtù, ne esaltò particolarmente tre: la liliale purezza, la profonda pietà e lo spirito di apostolato.

Per ogni dove l'affascinante biografia di Domenico Savio riscalda le anime, commovendole ed elevandole. I suoi resti mortali riposano nella Basilica di Maria Ausiliatrice non lungi dall'urna del Santo. Se Dio lo vorrà, come tutto fa sperare, la glorificazione del figlio verrà fra non molto ad accrescere la gloria del Padre.

Michele Magone.

Nell'autunno dell'anno stesso, in cui il Savio era morto, venne all'Oratorio Michele Magone, il secondo dei giovani che meritarono di passare ai posteri per la penna di Don Bosco. Il Santo l'aveva colto casualmente presso la stazione di Carmagnola, durante una fermata del treno che lo riconduceva a Torino. Ragazzo tredicenne, capitanava una turba di coetanei, che là attorno levavano alti schiamazzi. Don Bosco lo adocchiò in mezzo a quei folletti, lo avvicinò, gli parlò, ne moderò il fare petulante. In un rapido dialogo si formò di lui un'idea completa. Suo padre era morto, sua madre stava a servizio ed egli menava una vita da monello. Dalla franchezza però delle sue espressioni e dall'indole sua intraprendente D. Bosco intuì il pericolo del lasciarlo così nell'abbandono e concepì la speranza che, ben diretto, avrebbe fatto buona riuscita. In breve fu concertato di ritirarlo nell'Oratorio, perchè fosse applicato agli studi.

Si trovava qui da pochi giorni, quando a un'interrogazione di Don Bosco sopra le sue intenzioni rispose disinvolto: - Se un birbante potesse diventare abbastanza buono da potersi fare prete, io mi farei volentieri prete. - E Don Bosco: - Vedremo che cosa saprà fare un birbante. Quanto poi al farti prete od altro, è cosa che dipenderà dal tuo progresso nello studio, dalla tua condotta morale, e dai segni che darai di essere chiamato allo stato ecclesiastico.

Secondochè si costumava coi nuovi arrivati, gli era stato posto a fianco, senza ch'ei se n'accorgesse, un compagno sicuro che gli facesse da angelo custode e non lo perdesse mai di vista. Ce ne volle della pazienza per isvezzarlo da certi discorsi, da certe parolacce, dall'attaccar brighe con tutti ! Nelle ricreazioni sembrava il re del cortile. Il Direttore lo lasciava fare. La andò così per un mese o poco più. Quindi a un tratto mutò registro. Non giocava più; talora si rincattucciava con aria triste e piangeva. L'ambiente l'aveva soggiogato. Don Bosco, che ne seguiva gli atteggiamenti, lo chiamò e: - Come! gli disse. Tu sei quel generale Magone Michele, capo di tutta la banda di Carmagnola? Che generale tu sei! Non sei più capace di esprimere con parole quello che ti duole nell'animo! - Dopo un breve scambio di domande e risposte: - Insomma, conchiuse risolutamente Michele, ho la coscienza imbrogliata.

Tanto bastò: Don Bosco aveva capito tutto. Gl'insegnò senz'altro a prepararsi per una buona confessione. Il giovane incoraggiato si confessò la sera stessa da lui. Da quel punto la grazia, mercè la frequenza dei Sacramenti, ne venne trasformando la natura. Gli costava frenare l'indole, che per nulla pigliava fuoco; ma riuscì a dominare talmente se stesso da diventare pacificatore dei compagni. Di mano in mano che comprendeva la carità fattagli da Don Bosco, si sentiva traboccare dal cuore la riconoscenza verso l'insigne benefattore. Messa tutta l'anima nelle mani di lui, s'infervorava ogni giorno più nella divozione a Maria, nella frequenza dei Sacramenti, nello zelo di rendere ad altri il bene che da altri aveva ricevuto. Tutto questo, scrive Don Bosco, « praticava con allegria, con disinvoltura e senza scrupoli, di modo che era amato e venerato da tutti; mentre per vivacità e belle maniere era l'idolo della ricreazione».

Data la sua condotta anteriore, lo assalivano ricordi e impressioni del passato, che, eccitandone la vivace fantasia, cimentavano il suo buon volere. Ma la confidenza in Don Bosco era nell'Oratorio l'ancora di salvezza. - Leggi e pratica - diss'egli un giorno a Michele, porgendogli un bigliettino, in cui aveva scritto: « Cinque ricordi che S. Filippo Neri dava ai giovani per conservare la virtù della purità: Fuga delle cattive compagnie; non nutrire delicatamente il corpo; fuga dell'ozio; frequente orazione; frequenza dei Sacramenti, specialmente della confessione». Era un piccolo promemoria d'insegnamenti, che Don Bosco gli veniva diffusamente esponendo secondo il bisogno e che Michele nel suo linguaggio chiamava i carabinieri della purità.

Quanto a nutrire delicatamente il corpo, il giovanetto ne rifuggiva a tal punto, che avrebbe voluto fare continue penitenze. Così, per esempio, nel 1858 durante la novena dell'Immacolata avrebbe voluto privarsi ogni mattina della colazione; ma Don Bosco per riguardo alla sua salute gli assegnò invece una breve preghiera da recitare tutti i giorni.

La salute di Michele veramente sembrava buona; non era tuttavia prudenza permettergli quella sottrazione di alimenti, tanto più che attendeva con ardore allo studio. Fece in un anno la prima e la seconda ginnasiale.

Stette dunque bene fino al 19 gennaio 1859, quando un improvviso e violento malore in due giorni lo abbattè.

Assistito da Don Bosco, si spense nella piena consapevolezza del suo stato e con una serenità di spirito più che umana. I compagni lo piansero amaramente, dicendosi l'uno all'altro: - Magone è già con Savio in paradiso. - Don Bosco scrive: « Io non saprei qual nome dare alla morte di Magone se non dicendola un sonno di gioia che porta l'anima dalle pene della vita alla beata eternità». Dalle pagine di tutta la biografia spira una soave semplicità, che incanta i giovani lettori, animandoli all'imitazione.

Francesco Besucco.

Francesco Besucco, il terzo fortunato che ebbe Don Bosco banditore delle sue virtù, possedeva minor ingegno dei due precedenti, ma eguale amore allo studio e pari aspirazione al sacerdozio. La lettura delle loro biografie, procuratagli dall'arciprete di Argentera, suo paesello nativo a ridosso delle Alpi Marittime, lo invogliò a venire nel luogo, dov'essi avevano lasciato tanti e sì luminosi esempi. Cadendo in qualche difetto, si condannava financo a dure penitenze, per non demeritare la grazia di essere accolto nell'Oratorio. Entrò nel sospirato asilo il 2 agosto 1863.

Era fuori di sè dalla consolazione. Contava tredici anni e cinque mesi. Portava seco un meschino correduccio di abiti e biancheria, essendo povero povero; ma racchiudeva in sè tesori di bontà e d'innocenza, acquistati e conservati mercè le cure solerti del suo ottimo parroco.

Nella narrazione che abbraccia questa prima parte della vita di Francesco, i particolari messi da Don Bosco in rilievo documentano quali fossero sempre le sue idee maestre in ordine a una completa formazione cristiana dei giovani: pietà e purezza, Sacramenti e divozione a Maria, adempimento dei propri doveri e avviamento all'apostolato. Nel complesso però si vede mancare fin qui quell'alone di gaia serenità che piaceva soprammodo al santo educatore. L'Oratorio supplì poi al difetto; anzi, D. Bosco stesso nel secondo colloquio con lui, prospettandogli in tre parole il nuovo programma di vita, gli raccomandò allegria, studio e pietà.

Francesco intese le tre parole alla lettera. Si abbandonò tosto all'onda di allegria, da cui vedeva trasportati i suoi compagni. Nello studio a forza di applicazione progredì talmente che alla riapertura delle scuole potè essere classificato nella seconda ginnasiale. Quanto alla pietà, non aveva gran che da aggiungere; solo modificò le sue abitudini per conformarsi agli usi dell'Oratorio. Tuttavia il suo fervore appariva quello di un'anima privilegiata. Don Bosco dopo aver scritto che « è una gran ventura per chi da giovinetto è ammaestrato nella preghiera e ci prende gusto», dice di lui che il suo spirito di preghiera giungeva a tal segno da farlo esclamare che avrebbe desiderato poter separare l'anima dal corpo per meglio gustare che cosa volesse dire amar Dio.

In una cosa sola aveva bisogno di freno, nell'ardente desiderio di penitenze corporali. Vi era già abituato; ma nell'Oratorio quella brama gli crebbe a dismisura. «Quando l'amor di Dio, osserva il biografo, prende possesso di un cuore, niuna cosa del mondo, nessun patimento lo affligge, anzi ogni pena della vita gli riesce di consolazione». Don Bosco però credette di dovernelo moderare, insegnando anche a lui la maniera di far diventare penitenza ciò che si soffre per necessità e consigliandogli di mortificarsi con l'eseguire umili lavori nella casa e col render servigi ai compagni.

Nonostante la sua docilità, Francesco si lagnava qualche volta che non gli si permettesse di digiunare nè di procurarsi altre sofferenze; ma Don Bosco gli andava ripetendo: - La vera penitenza non consiste nel fare quello che piace a noi, ma nel fare quello che piace al Signore e che serve a promuovere la sua gloria. Sii ubbidiente e diligente ne' tuoi doveri, usa molta bontà e carità verso i tuoi compagni, sopporta i loro difetti, da' loro buoni avvisi e consigli, e farai cosa che al Signore piacerà più d'ogni altro sacrificio. - È evidente che il provvido educatore mirava a ottenere che i suoi educandi fossero informati ad abati morali siffatti da potersi conservare poi nel corso della vita.

Tutto andava a gonfie vele; ma ecco che nel cuore dell'inverno un freddo notturno causatogli da una sua imprudenza, gli fu fatale. Otto giorni di malattia spezzarono quella forte fibra di alpigiano, troncando bruscamente un'esistenza così ricca di belle promesse. Francesco spirò fra le braccia di Don Bosco, rammaricandosi di una cosa sola, di non aver amato Dio come si meritava. E chi mai su questa terra può amare Dio come si merita ?

Fu un'apparizione la sua nell'Oratorio, essendovi egli vissuto appena sei mesi; ma lasciò dietro di sè una lunga scia luminosa, che Don Bosco fissò come in una pellicola vivente nella terza delle sue biografie giovanili.

Fra i circa settecento giovani dell'Oratorio questi tre, e non questi soli, erano il fior fiore. I sogni però e le parlate di Don Bosco ci svelano la presenza anche di altri assai dissomiglianti. Ora il mirabile sta qui, che la maggioranza dei buoni si trascinava dietro i pusillanimi, gl'incauti e i trasandati, riducendo all'isolamento i refrattari, i quali così venivano scoperti, messi nell'impossibilità di nuocere e richiamati ad meliorem frugem o allontanati. La padronanza che Don Bosco aveva dei cuori comunicava alla sua parola un'efficacia tale sull'ambiente, che l'equilibrio non vi veniva mai scosso nè fortemente nè a lungo. (Pagg. 179-186).

DALLE NOSTRE MISSIONI

INDIA L'Ispettoria salesiana "S. G. Bosco" nell'India settentrionale.

Amatissimo Padre,

al chiudersi dell'anno cinquantesimo dal glorioso transito del nostro santo Fondatore, ricorre più che mai alla nostra mente la profetica visione che egli ebbe sul tramonto della sua vita nella città di Barcellona. La stessa misteriosa Signora apparsagli nel primo sogno gli riapparve la notte dal 9 al 10 aprile del 1886, alla testa di un immenso gregge additandogli nuove terre e nuovi cieli. Don Bosco vide montagne, mari, colline, città; vide un gran numero di fanciulli che gli correvano incontro gridando: - Ti abbiamo aspettato tanto... ora non ci sfuggirai più! - Si sentì quindi invitato a guardare da un'altra parte, mentre la Pastorella diceva ai fanciulli: « Voi, giovani, leggete quel che vi vedete scritto» e i giovani: - Io leggo Valparaiso... io leggo Santiago... Centro dell'Africa... Pechino... Hongkong... Calcutta... -

D. Bosco non potè vedere il compimento di questo « sogno ». Ma oggi noi siamo testimoni della mirabile visione che sotto i nostri stessi occhi si va trasformando in consolante realtà: Missioni e Case Salesiane ornai scaglionate lungo tutto il percorso visto dal Santo formano come una scia luminosa che fascia il mondo intero.

CALCUTTA. - «Là Calcutta... » aveva gridato un fanciullo nella visione. Ed oggi Calcutta è diventata il centro dell'Ispettoria Salesiana dell'India Settentrionale che dalle porte di Delhi si stende sino nel cuore della Birmania: l'Ispettoria «San Giovanni Bosco ». Conta circa 200 Salesiani che in 18 Stazioni Missionarie ed in 10 Istituti svolgono la loro attività e fanno un bene immenso alla gioventù povera ed abbandonata colla rendenzione d'innumerevoli anime. Il grido del Padre Da mihi animas coetera tolle! è stato accolto con trasporto dai figli i quali, superando ostacoli e difficoltà di ogni genere, si prodigano ovunque c'è un'anima da salvare.

Soro appena 17 anni che i Salesiani hanno messo piede in questa lontana missione dell'Assam. Ma dall'Epifania del 1922 ad oggi quanto cammino si è fatto! Il piccolo granello di senapa è diventato un albero gigante i cui rami dalle colline Khasi dell'Assam si stendono per tutto l'Impero Indiano in una popolazione di circa cento mila Cattolici e 15 milioni d'infedeli. E, grazie a Dio, continuiamo ad avanzare.

Mentre scrivo, il primo manipolo di Salesiani, capitanato da Don Alessi, salpa da Calcutta per spingersi sino a Mandalay, nel cuore della Birmania per assumere la direzione di un grande Orfanotrofio con annessa Parrocchia e Scuole Industriali. Sarà un altro punto di partenza e il principio dell'Opera Salesiana in Birmania.

Gli Oratori Festivi nell'Assam furono e sono ancor oggi una delle principali fonti di conversioni e di simpatia da parte dei pagani. Persino i protestanti, ch'erano in principio così ostili al Cattolicesimo e così pronti a lunghe ed inutili discussioni, si dovettero arrendere dinanzi ai nostri giovani missionari che invece di discutere si mettono a giocare coi loro figli, e raccontano loro tante belle cose e suscitano tante salutari impressioni. Oggi è una fitta rete di scuole superiori ed inferiori, di oratori festivi, di istituti agricoli ed industriali che collega fra loro le varie stazioni missionarie e forma il vanto e la gloria della nostra Ispettoria. Le nuove generazioni crescono così in un'atmosfera di bontà e di pietà che farà fiorire domani la vita cristiana in tutta la sua purezza ed integrità.

VOCAZIONI. - Un altro motivo di conforto e di grande speranza è il crescere delle vocazioni indigene. Il primo sacerdote khasi è già sul campo del lavoro e sarà presto seguito da altri numerosi di diverse nazioni che presentemente compiono i loro studi nel Seminario Maggiore di Shillong e nei piccoli Seminari e Studentati di Sonada, Gauhati, Krishnagar... In questi Studentati Salesiani è bello vedere come lo spirito di Don Bosco tutti affratella in Cristo! Accanto ai chierici di ben sei nazioni europee, ci sono i Bengalesi, gli Assamesi, i Munda, gli Oraon i Khasi, i Tamil, i Lepcha, fusi in un cuor solo per la gloria di Dio ed il bene delle anime.

Il successo è tanto più notevole se si pensa alle gravi prove che la nostra Ispettoria ha dovuto superare nella sua marcia di espansione e di conquista.

La più grave e disastrosa fu certamente la «prova del fuoco» del Venerdì Santo 1936 quando l'incendio ridusse ad un mucchio di rovine la Cattedrale, l'Episcopio e gli Studentati Filosofico e Teologico di Shillong. Ebbene, passata la bufera devastatrice, l'albero s'è rialzato più forte e più diritto di prima. Un nuovo Studentato Teologico sta sorgendo maestoso all'ombra del Santuario del Sacro Cuore a Mawlai, mentre il Noviziato e lo Studentato Filosofico vennero trasferiti sulle colline salubri e ridenti di Sonada ai piedi dell'Imalaya. Il giorno dell'Immacolata, 12 novizi emisero i loro voti religiosi e altri 12 incominciarono i! loro Noviziato. Così nuovi anelli si aggiungono alla mistica catena che assicura l'avvenire delle Missioni Salesiane in India. Ogni anno una nuova ondata di ossigeno salesiano rinfresca e rinnova le nostre file e ci rallegra con lo spettacolo di queste balde schiere di giovinezza, piene di santo entusiasmo e di apostolico ardore.

NOVELLI LEVITI. - Mentre a Sonada 12 novizi emettevano la loro professione religiosa, a Shillong si tenevano le Ordinazioni Sacerdotali coronate dalla Processione Eucaristica che quest'anno riuscì ancor più solenne - e maestosa. Compì le sacre funzioni S. E. Rev.ma Mons. Perier, arcivescovo di Calcutta, giunto la vigilia, fra le feste del popolo osannante. Egli conferì la sacra Tonsura a 17 candidati, gli Ordini Minori ad altrettanti chierici, il Suddiaconato a 10 minoristi ed il Presbiterato ad 8 diaconi. Nei due giorni delle Sacre Ordinazioni il Santuario del Sacro Cuore fu sempre gremito di fedeli che mostravano in tutti i modi la loro gioia di riavere i chierici in mezzo a loro. L'ultimo giorno volle intervenire anche il Re del piccolo stato Khasi di Mylliem con tutto il suo seguito di ministri e seguì la lunga cerimonia con vivo interesse...

Dopo l'Ordinazione il popolo khasi festeggiò i novelli sacerdoti nel grande piazzale prospiciente il Santuario. Tutti passarono a baciare le mani consacrate ed a ricevere la loro prima benedizione mentre le note musicali e i fragorosi petardi riempivano l'aria di straordinaria festività. Molte mamme avevano gli occhi pieni di lacrime mentre si chinavano a baciare la mano dei giovani sacerdoti...

La Processione Eucaristica a chiusura dell'annuale Congresso cattolico khasi riuscì una vera apoteosi e fu un grande trionfo per la nostra santa Religione. Da tutti i villaggi vicini e lontani i fedeli si riversarono nella simpatica cittadina che forma come il centro di un superbo e grandioso anfiteatro di colline e montagne. Fra il garrire d'innumerevoli bandiere, il profumo degli incensi e di un'infinità di fiori, il canto degli inni religiosi, Gesù Eucaristico passò benedicente e trionfante. Al ritorno, l'immensa folla si schierò ai piedi del monumentale Calvario e della Cripta della erigenda Cattedrale. Scese la notte ed una vera fantasmagoria di luci trasformò il vasto piazzale in un salone incantato. Era una festa per gli occhi, meglio una festa per il cuore! Ad uno squillo di tromba tutti s'inginocchiarono e Gesù benedisse ancora una volta il suo popolo fedele...

FERVORE DI OPERE. - Anche nel resto dell'Ispettoria c'è tutto un fervore di opere e un grande entusiasmo. Sono ritornati da Torino e Roma S. E. Mons. Ferrando, vescovo dell'Assam, e Mons. Vincenzo Scuderi, Amministratore Apostolico del Krishnagar e nostro Ispettore. Grazie al loro zelo il nuovo anno segnerà certamente dei grandi passi innanzi e vedrà il compimento di molte sante imprese. Nella sola missione dell'Assam, oltre la Cattedrale di Shillong, sono in costruzione tre belle chiese a Dibrugarh, Cherrapunji, Tezpur... È pronta altresì la residenza missionaria di Barpetta che faciliterà di molto la conversione delle tribù Boro. Nel Krishnagar, sempre tanto tormentato dalle inondazioni, sono in via di compimento la Missione di Khulna, la Scuola dell'Immacolata, la Casa centrale delle Suore indigene. A Calcutta la grande Scuola Industriale «D. Bosco! » è appena incominciata. A Mandalay i primi Salesiani inaugurarono l'opera il 31 gennaio, festa di S. Giovanni Bosco. Don Bosco è con noi! Egli ci assiste dal Cielo e ci sprona alla conquista delle anime, alla salvezza d'un maggior numero di giovani poveri ed abbandonati.

Ci benedica, amato Padre, perchè la dolce armonia arrivi a tutte le anime e le guadagni al Signore.

Tezpur (Assam), gennaio 1939.

Suo aff.mo figlio in C. C.

Sac. LUIGI RAVALICO

Missionario Salesiano.

GIAPPONE Care notizie.

Amatissimo e rev.mo sig. Don Ricaldone,

anzitutto una buona notizia che rallegrerà lei, i Salesiani e tutti i nostri Cooperatori.

DON BOSCO IN COREA. - Altra volta le avevo scritto del nostro primo passaggio in Corea, in occasione dei concerti musicali di propaganda. Fin d'allora avevamo potuto constatare che il nome e la devozione a San Giovanni Bosco si estendevano meravigliosamente. Sul Bollettino diocesano, a puntate, usciva già la biografia del Santo e vari buoni coreani facevano domanda di venire a provare la nostra vita. Ora, mentre ottimi aspiranti si stanno preparando nel nostro seminario di Miyazaki, riceviamo l'annunzio che un bravo parroco coreano, M. R. D. Lye, ha dedicato una bella chiesa a S. Giovanni Bosco, nel villaggio di Eitoho, pochi anni fa ancora distanziato dalla capitale Seoul, oggi invece incorporato come sobborgo della medesima. Aveva iniziato il suo ministero con una primitiva cristianità di circa 300 fedeli. Il suo zelo ha portato il piccolo nucleo operaio a 1790. Nella necessità di ampliare la piccola chiesa, costruita nel dicembre del 1936, la dedicò a Don Bosco «il celebre Santo apostolo moderno» come egli lo chiama.

Caratteristiche sono le ragioni per cui il parroco e i suoi cari cristiani vollero loro patrono speciale Don Bosco. Primo, perchè i cristiani sono poveri e Don Bosco, che fu campione di povertà, li potrà proteggere con maggior cognizione di causa. Secondo, perchè in questa cristianità fioriscono le associazioni giovanili. D. Bosco, così amante della gioventù non potrà non accogliere con gioia il patronato di anime tanto a lui care. Le associazioni giovanili per fanciulli e fanciulle contano 100 iscritti; quelli per giovanotti e ragazze 93: un bel nucleo che viene addestrandosi alle più belle manifestazioni di azione cattolica nello spirito di D. Bosco secondo le direttive del Papa.

Questi bravi Coreani hanno letto bene nello spirito di D. Bosco, tutto amore alla povertà ed alla gioventù. E si infervorano mirabilmente ai piedi della sua statua benedetta il 9 giugno 1938, proprio in occasione delle nostre feste cinquantenarie da S. E. Mons. Larribeau delle Missioni estere di Parigi, Vescovo di Seoul e grande amico dei Salesiani.

Il Signore benedica lo zelante parroco ed i suoi coadiutori, che animati da vero spirito salesiano nell'organizzazione dell'Oratorio, dei Circoli giovanili e nell'insegnamento catechistico, gettano le basi di quella vita che formerà dei veri cristiani che faranno onore alla Chiesa ed alla Patria.

«Ma quando si stabiliranno i Salesiani in Corea? » lei mi domanderà. Vi siamo molto attesi; ad un suo cenno vi andremo volentieri, sicuri che D. Bosco, il quale sta aprendoci la strada, aiuterà a fare per la gioventù dei buoni Coreani quanto facciamo in altre parti del mondo.

FRUTTI DI CARITÀ. - Ora, notizie di casa.

Il giorno della festa del nostro Santo Padre Don Bosco abbiamo festeggiato la preannunciata professione delle prime novizie della nuova Congregazione indigena femminile delle

Suore giapponesi della carità». Abbiamo scelto quel giorno per evidenti ragioni: Salesiano l'ideatore e formatore Don Cavoli; affidato ai Salesiani il luogo d'origine della nuova Congregazione e salesiano lo spirito informatore del lavoro di apostolato posto a base della medesima. La solenne funzione, presenziata dai Missionari della Prefettura Apostolica, dai ricoverati della casa, da rappresentanze delle Figlie di Maria Ausiliatrice, del Seminario, dei cristiani e delle autorità civili locali, si svolse fra la commozione generale e si concluse con la benedizione impartita dal nostro D. Cecchetti ad una magnifica statua del S. Cuore di Gesù, che dall'alto della facciata allarga in atto maestoso le braccia invitando le anime a sè. Gesù benedica la nuova Congregazione per un intenso apostolato! Lei sa come è nata.

Nel 1929 si era iniziata a Miyazaki una discreta attività in seno al Circolo femminile delle Figlie di Maria per mezzo di visite ai poveri. Presto il lavoro si consolidò sotto forma di Conferenza di S. Vincenzo, che poi regolarmente aggregata al centro delle Conferenze femminili in Bologna (1932) ebbe modo di affermarsi e di ampliare la sua benefica influenza.

Nel 1933, inaugurato l'Ospizio di Miyazaki, varie di queste consorelle fecero domanda di offrirsi al servizio di Dio, dedicandosi a quest'opera, conducendo vita comune e continuando le visite a domicilio ai poveri. Era naturale che associassero a questo ideale quello dello stato religioso. La constatazione dell'incomparabile valore apologetico e propagandistico che hanno le opere di carità in missione, e la presenza di un numero discreto di anime desiderose di consacrarsi a Dio e di propagare la fede mediante le opere della carità (scopo speciale della Congregazione) spinse a domandare alla santa Congregazione di Propaganda Fide il permesso per la fondazione. Ottenutolo nel giugno 1937, ed espletato quanto è di dovere per la formazione delle religiose, vennero coronati gli sforzi di quanti avevano lavorato per giungere al risultato che riempie il cuore di tutti di immensa gioia e di grandi speranze per l'avvenire. Lo stesso S. Padre Pio XI in varie circostanze e nel Congresso delle Conferenze tenuto in Roma nell'aprile del 1938 e nell'udienza accordata al sottoscritto nell'agosto dello stesso anno si era dimostrato assai soddisfatto e consolato di questo avvenimento, che fa prevedere l'utilità che renderà alla Chiesa lo sviluppo di questo speciale apostolato sorto dalle Conferenze di S. Vincenzo. Io domando preghiere, preghiere, preghiere, per questa nascente Istituzione.

SCUOLA DI PERFEZIONAMENTO. - Il Signore continua a consolarci in altre manifestazioni di carità. A Beppu l'istituzione delle giovani, che già si prodigano con vero spirito di carità sacrificata nel tubercolosario cattolico, oltre ad un più nutrito lavoro di propaganda per la buona stampa, ha iniziato a favore dell'educazione femminile una nuova attività, che produrrà certo fra l'elemento pagano ottimi frutti. Si tratta di una specie di scuola di perfezionamento, allo scopo di formare alle fanciulle sempre più perfetto lo spirito giapponese della vita di famiglia e di società perchè sappiano vivere la vita come individuo, come membro della famiglia e della società nello spirito cristiano. L'insegnamento delle materie proprie della vita di famiglia giapponese (cucina giapponese ed europea, cucito, ricamo, declamazione, scrittura, pittura, tintoria ecc.) si prestano assai allo scopo. La piena ed incondizionata adesione data dalle autorità civili e scolastiche, il consenso delle famiglie, la prestazione gratuita degli insegnanti dànno a sperare che anche questa iniziativa, sorta proprio in questi momenti in cui il Giappone chiama a raccolta tutte le forze spirituali dei cittadini, perchè non venga menomato dal male il suo spirito di amor di patria, darà ottimi risultati di bene.

Le feste dei nostri Ss. Patroni, celebrati ovunque fra noi con spirito di carità, ci ottengano di vivere davvero in carità di pensiero, parole ed opere con tutte queste anime giapponesi. Oh, che la mobilitazione spirituale, che essi invocano da tutti gli elementi dell'Impero, sfoci finalmente nel vero suo centro: Gesù.

Ci benedica tutti e preghi e faccia pregare per noi.

Miyazaki, 3 febbraio 1939.

Suo aff.mo in J. C.

Mons. VINCENZO CIMATTI

Prefetto Apostolico.

TESORO SPIRITUALE

I Cooperatori che, confessati e comunicati, visitano una chiesa o pubblica cappella (i Religiosi e le Religiose, la loro cappella privata) e quivi pregano secondo l'intenzione del Sommo Pontefice possono acquistare:

L'INDULGENZA PLENARIA

1) Nel giorno in cui dànno il nome all'Unione dei Cooperatori.

2) Nel giorno in cui per la prima volta si consacrano al Sacro Cuore di Gesù.

3) Tutte le volte che per otto giorni continui attendono agli Esercizi spirituali.

4) In punto di morte se, confessati e comunicati, o almeno contriti, invocheranno divotamente il Santissimo Nome di Gesù, colla bocca, se potranno, od almeno col cuore.

OGNI MESE:

1) In un giorno del mese a loro scelta.

2) Il giorno in cui fanno l'Esercizio di Buona Morte. 3) Il giorno in cui partecipano alla Conferenza

mensile salesiana.

NEL MESE DI APRILE ANCHE:

1) Il giorno 2: Domenica delle Palme. 2) Il giorno 9: Pasqua di Risurrezione.

LEBBROSA PEI LEBBROSI

L'8 aprile ricorre il primo anniversario della morte edificante di Suor Modesta Ravasso, Figlia di Maria Ausiliatrice, spirata appunto un anno fa in Colombia nel giorno sacro ai dolori di Maria SS. dopo aver vissuto quarant'anni fra il dolore e nel dolore, con un eroismo di carità da toccare il sublime.

Ventunenne appena era partita dall'Italia con la prima spedizione di Figlie di Maria Ausiliatrice per la Colombia, guidata dal grande apostolo dei lebbrosi il sac. salesiano Don Evasio Rabagliati; e, dopo un lungo e difficoltoso viaggio, il 7 febbraio 1898 era giunta con le compagne al Lazzaretto di Contratación, che fu per quarant'anni consecutivi, il campo del suo fecondissimo apostolato, l'altare della sua continua immolazione

Prodigandosi tutta pei poveri lebbrosi, ne divise un giorno gli stessi dolori.

Bisogna ricordare a che cosa si riducesse quarant'anni fa quel Lebbrosario, formato di povere capanne dal tetto di paglia, privo di tutto e riboccante di miserie d'ogni genere, per valutare l'eroismo delle prime Figlie di Maria Ausiliatrice, che si accinsero a quella missione di carità. E non dimenticare che, quasi subito, dal '99 al 1903, fu sorpreso da quattro lunghi anni di guerra civile, durante i quali il Lazzaretto si trovò tagliato fuori da Bogotà, e perciò senza alcun soccorso, in uno stato di abbandono e di miseria veramente tragico. Non si possono leggere senza lagrime le cronache di quel doloroso periodo: per due anni e mezzo non si vide pane; carne, ben di rado; legumi e verdura in misura limitatissima; e talora si giunse a non aver proprio nulla in casa. La fiducia nella Provvidenza delle povere Suore, angosciate più per gli stenti dei miseri infermi che per le loro stesse prolungate sofferenze, fu messa a ben dura prova.

Nel piccolo drappello di generose che si spogliarono di tutto per giungere ancora nell'estrema povertà a sottrarre qualche vittima alla fame, era Suor Modesta, sempre pronta a sostenere, a incoraggiare, a ricorrere a tutte le industrie e a tutte le fatiche possibili per trovare nuovi espedienti... La si vedeva, alla testa delle fanciulle lebbrose, correre, quasi in amena passeggiata, su per i fianchi delle circostanti montagne in cerca di frutti selvatici, di erbe, di qualsiasi pianta che potesse offrire un po' di alimento, o cacciare le «fare », specie di grossi topi, che nella carestia erano una risorsa non disprezzabile...

Sempre, come le Sorelle, serena e sorridente, sollecita di tener allegre le povere inferme, perchè sentissero meno l'asprezza di tante privazioni, e di più il conforto della fiamma vivificatrice dell'amore!...

Passati quegli anni terribili, alcune delle Suore dovettero essere cambiate, e più tardi, per turno, lo sarebbero state anche le altre, ché tutte eran ridotte in condizioni pietose. Ma allora, ecco sgorgare dall'animo di Sr. Modesta una preghiera, quale soltanto una non comune ispirazione divina poteva suggerire: « Oh! poter divenire essa pure lebbrosa per rimanere per sempre tra quei cari infermi; ma conservare salvi i piedi per reggersi, e intatte le mani per continuare ancora nel lavoro e sano il viso per non destare ribrezzo ai suoi assistiti   

Il Signore gradì la sublime offerta: nell'ottobre del 19o6 Sr. Modesta fu dichiarata lebbrosa. Benchè chiesto con spontanea generosità, l'olocausto non fu meno sensibile al cuore dell'eroica suora, la quale, alla dichiarazione della terribile malattia, cadde svenuta dal dolore. Non rimpianse però la sua offerta, anzi la rinnovò ogni giorno, e la ripetè con più fervido slancio d'immolazione nei momenti in cui più fortemente l'assaliva la nostalgia della patria lontana, dei suoi cari, delle Superiore amatissime e delle stesse Sorelle della Colombia, da cui il morbo la separava per sempre. Nel prolungato martirio le fu consentito, come aveva desiderato, di continuare egualmente nel lavoro, perchè Dio compì appieno il suo voto, e il viso e le mani non portarono traccia alcuna del male, che le andava martoriando il resto del corpo.

Se l'isolamento dalla tanto cara comunità le fu penosissimo, le fu altresì consolante il dividere giorno e notte la sua vita di dolore tra le affezionatissime lebbrosine, con una dedizione d'amore e di lavoro senza misura. Solo il Signore può conoscere tutto il bene compiuto in tanti anni di fatiche e di sofferenza; ma pur dice qualche cosa l'eletta fioritura d'anime angeliche, da lei coltivate fra le povere fanciulle lebbrose, condotte, talune, a cime ben alte d'ancore e di virtù.

Nel suo nascondimento la raggiunse nel 1930 una onorificenza del Governo Italiano: la medaglia d'argento dei benemeriti della salute pubblica, consegnatale dallo stesso rappresentante di S. M. il Re d'Italia, e ricevuta da Sr. Modesta con espressioni di vera e profonda umiltà.

Ma il premio più grande le venne dalla Provvidenza divina.

Pochi anni or sono, caso certo assai raro, se non vi si vuol vedere uno speciale intervento divino, guarì dal suo male, e dopo attenti esami, i medici del Lazzaretto la dichiararono sana. Avrebbe potuto lasciare quel luogo di sofferenza e godersi gli ultimi anni in ambiente migliore; invece l'eroica suora rimase al suo posto, e continuò infaticabile a prodigarsi in mezzo ai poveri lebbrosi, tra i quali le sarebbe stato tanto caro poter chiudere la sua vita. Il Signore, però, gliene chiese il sacrificio!

Costretta a sottoporsi ad un'operazione chirurgica, fu condotta a Bogotà, e in seguito nella Casa di Cura delle Figlie di Maria Ausiliatrice della vicina Usaquén, dove due mesi dopo, confortata dai santi sacramenti e fino all'ultimo dall'assistenza del sacerdote, si spense con invidiabile pace.

La notizia della sua estrema dipartita fu subito comunicata per radio; ed i giornali di Bogotà ne parlarono diffusamente. Il Dipartimento Nazionale d'Igiene, esprimendo il suo cordoglio, disse doversi considerare la scomparsa di Sr. Modesta come una perdita nazionale, e con disposizione del 9 aprile 1938 stabilì che nel Lazzaretto di Contratación se ne collocasse un ritratto, a perpetuarne il ricordo.

Ma più, forse, che nell'effigie, la memoria di lei vive imperitura nel cuore degli infelici lebbrosi, che inconsolabili la piangono conce una madre e la invocano come loro celeste protettrice!

LIBRI PER LE NOSTRE BIBLIOTECHE

Le biblioteche dei nostri Studentati filosofici e teologici, dei nostri Istituti scientifici, delle nostre Scuole classiche, professionali ed agrarie cercano libri di cultura. Chi ne potesse regalare abbia la bontà d'inviarli al

Rettor Maggiore della Società Salesiana Via Cottolengo, 32 - Torino 109

Lettera di D. Giulivo ai giovani.

PIO XII

CarissimCarissimi, abbiamo vissuto una delle ore più belle della storia. La Divina Provvidenza, che ha chiamato al premio l'immortale Sommo Pontefice Pio XI, ha abbreviato i giorni di lutto della Chiesa cattolica e, dopo un brevissimo Conclave, ci ha dato, col voto concorde degli Eminentissimi Cardinali, il nuovo Papa Pio XII nella persona dell'Eminentissimo Cardinale Segretario di Stato Eugenio Pacelli.

Non so quanti di voi si siano trovati in Piazza S. Pietro al momento dell'annuncio! quanti abbiano potuto godere della prima apparizione del nuovo Vicario di Cristo benedicente!... Io l'ho appreso dalla radio. Ma ho potuto vedere la gioia dei giovani dell'Oratorio; e penso che voi tutti abbiate sentito corrervi al cuore un'onda di entusiasmo che è poi scoppiata dalle labbra in salve di evviva al nuovo Papa. Bravi! Avete seguito l'impulso naturale delle vostre anime cristiane. A quest'ora avrete fatto molto di più: avrete pregato pel nuovo Papa, gli avrete promesso tutta la vostra filiale indefettibile devozione. Il Signore vi benedica e vi mantenga in questo santo proposito. E il miglior modo di onorare il Papa. Ma non dimenticate questa grande ora della storia che avete vissuto. Non c'è avvenimento umano che possa superare la grandezza dell'ora in cui nostro Signor Gesù Cristo mantiene la sua promessa e dona alla terra i suoi Vicari. Non c'è dignità umana che possa uguagliarsi alla dignità del Papa. Non c'è potenza al mondo più benefica di quella del Papa! Per questo tutto il mondo ha esultato: il mondo dei credenti ed anche il mondo dei non credenti, che ha sentito sgorgare dal cuore del nuovo Papa gli stessi palpiti d'amore e di pace dell'altro Papa, di tutti i Papi, di Nostro Signor Gesù Cristo. E, fra tante minacce di guerre, di orrori e di stragi, ha compreso ancora una volta che solo da lui, dalla sua Cattedra, dalla sua missione può aspettarsi la felicità e la pace. Perchè solo seguendo la sua dottrina, che è la dottrina di N. Signor Gesù Cristo, gli uomini possono comprendersi, aiutarsi ed amarsi scambievolmente e vivere in pace secondo giustizia.

Che fortuna è pertanto la nostra di essere figli della santa Chiesa e di avere qui in terra un così degno rappresentante di Colui che è la via, la verità e la vita: Nostro Signor Gesù Cisto. Apprezzatela fin d'ora come si conviene, confermandovi nel proposito di voler vivere sempre, come figli devoti, sotto la bandiera del Papa. Ricordate il famoso brindisi di Don Bosco, il quale, dopo aver ascoltato dalle labbra di diversi patrioti parecchi evviva agli uomini politici del Risorgimento, esclamò: « Viva Garibaldi, viva Cavour, viva Vittorio Emanuele, viva tutti sotto la bandiera del Papa perchè si salvino l'anima». Sì, sempre sotto la bandiera del Papa per salvarci l'anima e far del bene al prossimo. Fin dalla giovinezza. Seguendo l'esempio di Pio XII che - come lo potete ammirare nella fotografia che vi presento - fin da giovanetto si diede all'apostolato nel circolo giovanile della « Chiesa Nuova ».

Vostro aff.mo Don GIULIVO.

Crociata missionaria

Borse complete.

Borsa NICASTRO GIAMBATTISTA LA ROSA, a cura di N. N. >Borsa ANIME DEL PURGATORIO (5a), a cura di N. N. Torino e in suffragio dei suoi defunti.

Borse da completare.

Borsa LAIOLO DON AGOSTINO - Somma prec.: 2125 - N. N. 10 - Tot. L. 2135.

Borsa LOMBARDI DOTT. COMITE FRANCESCO, a cura di Assuntina Naccari ved. Lombardi - Somma prec.: 5000 - Nuovo versamento, 2000 - Tot. L. 7000.

Borsa MADONNA DI LOURDES - Somma prec.: 1411,55 - Fedele Cav. Antonio, 5 - Tot. L. 1416.55.

Borsa MADONNA DELLE GRAZIE DI CASTELMONTE, a cura degli ex allievi salesiani di Udine - Somma prec.: 6084 - Polga G. B., 4 - Barraccetti Mario, 1o-Rizzi Antonietta, ioN. N. 1o - Ottavio Battaglia, 20 - Roberto Zoratto, io - Giordani Sabina, 150 - Delle Case Luigi, 5 - Di Gaspero Dott. Francesco, io - Anargnolo Ferruccio, 20 - Coria Maria, 20 - N. N. 20 - N. N. 10 - N. N. 1o - Zannini Antonio, 5 - N. N. 5 - N. N. 10 - Marcigotto Carlotta, 5 - Tot. L. 6418.

Borsa MADONNA DEL CARMINE - Somma prec.: 117,50 - Sac. Dott. Giovanni Dadone, io - Tot. L. 127,50.

Borsa MARIA AUSILIATRICE (26a) - Somma prec.: 18573,30 - Benvenuti Carlo e Giuseppe, 25 - Soavilde Simone Pozzo, 50 - M. I. M., 15 - Tot. L. 18663,30.

Borsa MARIA AUSILIATRICE, a cura del Cavalier D'Urso Sebastiano - Somma prec.: 4105 -

Sebastiano D'Urso, 25 - Cataldo Ribotta, 20 - Prof. Giuseppe Li Pera, 10 - Tot. L. 416o.

Borsa MARIA AUSILIATRICE, a cura di E. P. - Somma prec.: 4500 - Nuovi versamenti, 1000 - Tot. L. 5500.

Borsa MARIA AUSILIATRICE, a cura del Sacerdote Ghione Francesco - Somma prec.: 2200 - Nuovo versamento, 800 - Tot. L. 3000.

Borsa BEATA MARIA MAZZARELLO - Somma prec.: 2687 - Famiglia Pogliani, 6o - Clotilde Guglielmini, 40 - Avanza Ernesto, io - Martinotti Candida, 5 - Tot. L. 2802.

Borsa MARIA AUSILIATRICE E SAN GIOVANNI BOSCO (6a) - Somma prec.: 14143 - Torri Stella, 100 - Cerato Elena, 1o - Sac. Giuseppe Schillaci, 500 - Luigi Casali, 25 - Chiaratto Erminia, 10 - Tot. L. 14788.

Borsa MEMI VIAN, a cura della Parrocchia salesiana di S. Ago ,tino in Milano - Somma prec.: 5050 - L. F. S., 2250 - Tot. L. 7300.

Borsa MOSCATI DOTT. GIUSEPPE - Somma prec.: 950 - N. N. S. Agnello di Sorrento, 5o - Tot. L. 1000.

Borsa PACCINI TOMASO, a cura di Gandolfi Elena ved. Paccini - Somma prec.: 12000 - Nuovo versamento, 2000 - Tot. L. 14000.

Borsa PERARDI CAV. LUIGI, CAPITANO DEGLI ALPINI - Somma prec.: 2580 - Emma De Giovanni, 5o - Alfonso Picco, 5o - Perardi Maria, 20 - Tot. L. 2700.

Borsa PICCOLI AMICI DI DON BOSCO - Somma prec.: 3036 - Seneghini Damaso, 1o - Tot. L. 3046.

Borsa PIO X (2a) - Somma prec.: 1462 - Lazzaro Ferruccio, 5o - Giulio Buffa, 25 - Totale L. 1537.

Borsa PISCETTA DON LUIGI (2a), a cura del Sac. Dott. G. B. Calvi - Somma prec.: 12027,10 - N. N., 200 - A. Agnes, 5o - Quarra Modesta,

500 - Margherita Rasetti, 400 - N. N. 200 - Pina Tirassa, 20 - Edvige Maccari, 10 - Rita Penna, 7 - Anna Crespi, 100 - Tot. L. 13514,10.

Borsa REGINA DI MONDOVÌ (2a) - Somma prec.: 4175,70 - D. C. G., 100 - A. M. S., 5o - Tot. L. 4325,70.

Borsa REGINA DEL SOGNO - Somma precedente: 6300 -- Antonio Vella, 340 - Totale L. 6640.

Borsa ROSINA TURCO SAVODI DI CASTELNUOVO DON BOSCO, a cura del Sac. Anzini Abbondio - Somma prec.: 8145 - Contessa Felicita Schiari, 200 - Ida Ghiglione, 20 - Peisino, 10 - I. Canepa, 10 - L. Caratti, io - Z. Vittoria, 20 - Tot. L. 8415.

Borsa RUA DON MICHELE (3a) - Somma precedente.: 17925 - Gondolo Annetta, 20 - Antonietta Maiolo, 100 - Italo Capitani, 5o - Tot. L. 18095.

Borsa SACRA FAMIGLIA - Somma precedente: 7649 - Gilardi G. B. 100 - Tot. L. 7749.

Borsa S. CUORE DI GESÙ CONFIDO IN VOI (3a) - Somma prec.: 8326-E. C., 20-Bianca Scanzi Bertoluzzi, 20 - Trezzo Ing. Franco, 20 - Vittoria Nicoli, 18 - Busetto Alfredo, 5 - Morone Violetta, 20 - Irene Montabone, 100 - Geom. Mario Pasquini, 50 - Ferdinanda Colonna, 20 - Tot. L. 8599.

Borsa S. CUORE DI GESÙ E DON BOSCO - Somma prec.: 1035 - Cresto Giuseppe e Maria, 15 - Tot. L. 1050.

Borsa S. ANTONIO - Somma prec.: 4435 - Sumani Giuseppe, 20 - Mario Gavazzeni, 5 - Tot. L. 4460.

Borsa S. GIOVANNI BOSCO (3a) - Somma prec.: 470 - Dott. Mario Bianchi, 15 - Casaleggi Giovanni, 10 - Circolo missionario, Città della Pieve, 50 - Marta Unia, 55 - Caudano Maria, 100 - Coniugi Bozzone, 10 - Totale L. 710.

Borsa S. GIOVANNI BOSCO, BEATA MARIA MAZZARELLO E S. TERESA DEL BAMBINO GESÙ, a cura di Mazzolotti Garlanda - Primo versamento L. 2000.

Borsa S. FRANCESCO DI SALES (2a) - Somma prec.: 9744 - Anita Lami, 16o - Tot. L. 9904.

Borsa SAVIO DOMENICO (4a) - Somma precedente.: 11422,30 - Calcagno Giuseppina, 5 - C. N., 15 - Bona Valerio, 100 - Gav Giacomo, io - Tot. L. 11552,30.

Borsa S. GIUSEPPE (3a) - Somma prec.: 17132 - Carenini Giuseppe, 250 - G. B. D. Acqui, 10o - Tot. L. 17482.

Borsa S. LINO -- Somma prec.: 14291,35 - Maria Ceniti, 5o --- Tot. L. 14341,35.

Borsa UBALDI DON PAOLO - Somma prec.: 17697,80 - In memoria di Maria Soleri, 100 - E. E., 150 - Ex Allieve R. Univessità di Torino, 1075 - Pozzi Francesco, 100 - Totale L. 19122,50.

Borsa VEBorsa VERSIGLIA E CARAVARIO - Somma prec.: 11538,50 - Giuseppina Bogatti, 5o - Totale L. 11588,50.   (Segue).

NECROLOGIO

Salesiani defunti:

MORENO D. GIUSEPPE CRISOSTOMO, sac. da Siachoque (Colombia), † Barranquilla (Colombia) il 15-IX-1938 a 82 anni di età.

Già sacerdote entrò nella Società Salesiana e trascorse il resto della sua vita esercitando il sacro ministero nelle nostre Case con grande vantaggio delle anime. >PAGANI D. GIOVANNI, sac. da Milano, † a Napoli-Vomero il 23-XII-1938 a 69 anni di età. Accolto da Don Bosco nella Società Salesiana, temprò il suo carattere sull'esempio del santo, formando il suo nobile cuore a quella generosità che rese prezioso il suo apostolato nei vari nostri Istituti in cui fu insegnante ed amministratore e soprattutto nella direzione del Collegio del Vomero e nella cura della Parrocchia cui consacrò gli ultimi quattordici anni della sua esistenza.

CASTELLI D. CLODOVEO, sac. da Caramagna (Alessandria), † a Camaguey (Cuba) il 15-XII-1938 a 69 anni di età.

Ricevette l'abito religioso dal santo fondatore Don Bosco e, seguendo la vocazione missionaria, svolse la maggior parte del suo zelo nelle nostre Case del Messico che fondò, diresse e sviluppò mirabilmente finchè la rivoluzione non l'obbligò ad emigrare dopo le angustie d'una prigionia che ne fiaccò la fibra robusta. Fatta un po' di tregua alla religione, ritornò a lavorare nel suo campo prediletto finchè la nuova rivoluzione non l'espulse un'altra volta. Chiuse i suoi giorni nella repubblica di Cuba.

LANGER D. FRANCESCO, sac. da Miechowice (Polonia), † a Kielce (Polonia) il 14-IX-1938 a 6o anni di età.

Zelantissimo sacerdote di spirito veramente salesiano dedicava le sue piú sollecite cure all'istruzione religiosa della gioventù povera ed abbandonata.

RAMIREZ BALDASSARE, coad. da Catacaos (Perù), † a Lima (Perù) il 3-XII-1938 a 43 anni di età.

GUIDI AURELIO, coad. da Corianino (Rep. di San Marino), † e Trelew (Rep. Argentina) il 6-11939 a 35 anni di età.

POZDECH POZDECH D. AGOSTINO, sac. da Hrnčiarovce (Slovacchia), † a Trnava (Slovacchia) il 16-X-1938 a 29 anni di età.

Cooperatori defunti:

GR. UFF. FRANCESCO FOLONARI, † a Brescia il 26-1-1939 ad 81 anno di età.

Si può ben chiamare il Padre dell'Opera Salesiana di Brescia cui prodigò non solo l'aiuto materiale generosissimo, ma anche il lume della sua esperta intelligenza, la bontà del suo cuore paterno e la spiritualità del suo animo profondamente cristiano.

Se infatti tutto il Rione di oltre Stazione, che ora s'intitola « Quartiere Don Bosco » e specialmente la gioventù, per la quale egli fu sempre provvido padre, gli deve tanta riconoscenza per l'affettuosa assistenza di cui venne da lui favorito, dove s'incentrò e si manifestò più ampiamente lo zelo di bene animatore della sua lunga vita, fu la fondazione dell'Opera salesiana, che egli volle ed ottenne su terreno da lui donato, dal Rettor Maggiore di allora Don Filippo Rinaldi, e la costruzione dell'Oratorio e del Santuario che sostenne con generose offerte. Lavoratore instancabile anche nella sua tarda età di 81 anni, anzi fino all'ultimo, personalmente a capo della sua grandiosa azienda, vero operaio di Dio, santificò il lavoro con la pietà cristiana sentitissima, che lo portava alla S. Messa ed alla Comunione quotidiana.

Entrando in Paradiso noi pensiamo gli si sia fatto incontro Don Bosco, il Santo del lavoro e della preghiera, il Santo della beneficenza, riconoscente e lieto di presentare al Padre di tutti i buoni colui che tanto buono era stato con la Società Salesiana. >CALVI GUGLIELMINA N. FALETTI, † a

Mathi Torinese il 23-II u. s. ad 82 anni di età.

La pratiLa pratica della vita cristiana e la cura della numerosa famiglia furono gli unici ideali cui tese con tutto il suo fervore, sempre piamente conformandosi ai voleri divini, con filiale abbandono e fiducia in Dio, animata da grande spirito di sacrificio e di intensa pietà. Nell'unione con Dio santificò la sua preziosa esistenza confortata dalla vocazione salesiana del figlio Dott. Don Giovanni Battista e del nipote Dott. Don Antonio alla Società Salesiena.

GIUSEPPINA CASORATI GORDANI, † a Soresina il 21-II u. s.

Offerse per undici anni le sue lunghe sofferenze, in piena rassegnazione ai voleri di Dio, per le nostre missioni, lieta di veder coronato il suo sacrificio colla vocazione sacerdotale salesiana di un suo figliolo.

ANTONIETTA GRECO, † a Cisternino (Brindisi) il 9-II u. s. >Diffuse, coll'esempio di una fervente vita cristiana, anche quello di una generosa carità beneficando largamente il locale Istituto salesiano.

MAINOTTA PORTIGLIATTI-GARDA, † ad

Avigliana il 29-1 u. s. a 73 anni di età.

FerventeFervente Cooperatrice salesiana e benemerita benefattrice del locale istituto per le vocazioni religiose.

CAN. DON PAOLO FABANI † a Morbegno il 18-V-1938 a 55 anni di età.

Educato nei nostri collegi s'infervorò di zelo missionario ed esplicò il suo apostolato specialmente fra gli emigrati nell'opera di Mons. Bonomelli. Chiuse i suoi giorni nel paese natio largo di carità alle pie istituzioni e di cura spirituale a tutte le anime.

CAV. GRAMAGLIA CARLO † a Buttigliera d'Asti il 18-III-1938 ad 8o anni di età. >Passò tutta la sua vita nel paese natio, beneficando sempre, da zelante cooperatore, l'Opera salesiana.

CERVELLIERI ANNA, † a Rimini il 18-II u. s.

Ebbe la Ebbe la fortuna di conoscere personalmente Don Bosco quando il Santo passò a Rimini nel 1882 e, fattasi Cooperatrice salesiana, s'informò al suo spirito nella direzione del locale Asilo « Baldini » che diresse per 46 anni.

PROF. DOTT. PIETRO BIFFIS, † a Treviso il 29-1 u. s. a 74 anni di età.

Docente di matematica in vari istituti scolastici ed autore di ben 7 opere di matematica note in tutta Italia, portò sulla cattedra colla scienza l'esempio fulgido d'una vita profondamente cristiana. Modello di padre e di educatore fu degno presidente del Consiglio degli « Uomini di Azione Cattolica ». Affezionatissimo Cooperatore, volle tutti i suoi figli educati nei nostri istituti e fu ben lieto di offrirne uno alla Società Salesiana.

FRANCO LUIGI, † a Cantavenna (Alessandria) il 26-XII u. s. >Ottimo Cooperatore, fu benedetto dal Signore colla vocazione del primogenito alla Società Salesiana.

ANNA MACCOLINI, † a Rimini il 15-1 u. s. a 73 anni di età.

GraziataGraziata da Don Bosco, con uno dei miracoli che furono approvati per la canonizzazione, visse di pietà e di carità, prodigandosi col fratello sacerdote in opere di bene, con speciale predilezione pei poveri e per le nostre missioni.

GASBARRI FRANCESCO, † a Roma il 28-1 u. s. a 7o anni di età. Uomo di fede e di sincera profonda pietà cristiana, fu sposo e padre esemplare. Fervente Cooperatore fu ben lieto di offrire il primogenito Don Giovanni Battista alla Società Salesiana e di vederlo partire per le nostre missioni.

PROF.sa LORENZA GIUDICI, † a Viggiù (Varese) il 16-1 u. s. a 37 anni di età.

Anima eletta, splendido ingegno e nobilissimo cuore, rinunziò alla cattedra cui le davano diritto i suoi titoli di studio per dedicarsi unicamente ai piccoli nelle classi elementari con purissimo spirito evangelico secondo il sistema di San Giovanni Bosco che venerava con tutto il fervore di una zelante Cooperetrice.

LANZA VALLE QUINTINA, † a Lessona il 27-1 u. s. a 79 anni di età.

Donna di fede, generosa in ogni opera buona, beneficò largamente le Opere salesiane e specialmente le nostre missioni.

FILOMENA DOBROWOLNY, † a Roma nel dicembre u. s.

Anima eroicamente apostolica, viveva per le missioni cui devolveva ogni risparmio, sobbarcandosi a sacrifici e privazioni straordinarie, mentre si prodigava nell'insegnamento e nelle cura delle giovinette degli Oratori femminili delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Togliendosi il pane di bocca completò anche una borsa missionaria intitolata a santa Filomena. Donna di fede e di pietà profonda, sopportò cristianamente dolori ed ingiustizie che travagliarono la sua esistenza, felice di potersi immolare per la redenzione delle anime.

GIULIA LAGORIO IN ZORZOLI, † a Vercelli il 14-1 u. s.

Benemerita Cooperatrice salesiana, spese tutta la sua vita nella pietà e nell'esercizio della carità cristiana prodigandosi per le Opere di San Giovanni Bosco e per l'Azione Cattolica, esempio fulgido di apostolato nella sua parrocchia. >FORALOSSFORALOSSO SECONDO, † a Cervarese S. Croce il 18-1 u. s. a 79 anni di età.

Tutta la sua vita fu esempio di lavoro indefesso, di fede viva e di pietà sentita nella pratica costante dei doveri religiosi. Il Signore lo benedì chiamando alla Società Salesiana uno dei suoi figliuoli.

CAN. CHIARAMELLO TEOL. GIUSEPPE, † a Fossano il 17-II u. s. a 74 anni di età.

Animatore e benefattore dell'Opera Salesiana dimostrò sempre particolare stima e affetto pei Salesiani del Convitto Civico, che trovarono in lui in ogni circostanza l'amico e il padre buono. >RUA MARIA ANNA VED. DE LAUSO, † a Torino il 25-II u. S.

Nipote del Servo di Dio Don Rua, fu madre esemplare, educatrice apprezzata nelle pubbliche scuole e fervente Cooperatrice Salesiana.

CAN. D. ALFREDO AMA DEI † a ChiaravalleMarche il 28-II-1939 a 69 anni d'età.

Allievo e professore nel Seminario di Senigallia, arciprete per 25 anni della Collegiata di Mondolfo, quindi rettore di due cappellanie sopra Monsanvito, ebbe sempre una venerazione particolare per il Sommo Pontefice Pio IX di s. m. e per Don Bosco; e nel sacro ministero, che esercitò sino agli ultimi giorni, inculcò continuamente a putti la più tenera divozione a Gesù Sacramentato ed a Maria SS. Ausiliatrice.

Altri CoAltri Cooperatori defunti:

Accomasso Cesare, Cap. d'Ail (Francia) - Acerboni Caterina, S. Giuseppe di Treviso (Treviso) - Bartesagli Carolina ved. Bartesagli, Cremona - Bassi Irene, Bologna - Battocchio Domenica, Mussolente (Vicenza) - Beltrami Luigia Ved. Pieron, Imola (Bologna) - Beltramo Cristina, Cocconato (Asti) - Berrone D. Francesco, Castelletto Merli (Aless.) - Bertonasco Stefano, Cessole (Aless.) - Bistolfi Casati Elena, Alessandria - Bo Severino, Costigliole d'Asti (Asti) - Bonetti Annunziata, Cuorgnè (Aosta) - Braidi Erminia, Modena - Branchi Pietro, Teglio (Sondrio) - Branchini D. Giuseppe, Castel d'Argile (Bologna) - Brusadin Lidia, Pordenone (Udine) - Bulzacchi Anna, Bagnacavallo (Ravenna) - Cama Marianna, Salice Calabro (Reggio Cal.) - Carmagnola Teol. Giovanni, Torino - Casiere Rosa, Andria (Bari) - Cavaletto Vittoria, Salassa (Aosta) - Cavallo Teresa, Torino - Caviglia Andrea, Penango (Asti) - Celotti Domenico, S. Vendemiano (Treviso) - Chiocchetti Ved. Maria, Trento - Cipriani Canonico Dott. Gabriele, Avezzano (Aquila) - Conterno D. Augusto, Pressana (Verona) - Contero Tomaso, Cumiana (Torino) - Conti Maddalena, Margarita (Cuneo) - Corradini Maria Peroni, Novara - Cresti Savino, Siena - Cristina Carolina, Maggiate Sup. (Novara) - Del Frate Domizio, Colorno (Parma) - Demilano Isabetta, Alessandria - Dobrowolny Filomena, Siracusa - Emanuel Delfina, Zoalengo (Alessandria) - Fagiuoli Ducati Carolina, Verona - Falcone Giulia, Borgomanero (Novara) - Farrugia Mons. Pietro, Valletta (Malta) - Ferro Giovanni, Roata Lerda (Cuneo), Fiorillo D. Luigi, Cava dei Tirreni (Salerno) - Flor Maria, Cloz (Trento) - Formento Giovanni, Ormea (Cuneo) - Francia Marianna, Garlasco (Pavia) - Galleano Andrea, Caramagna Pieni. (Cuneo) - Gauna Emma, Vische (Aosta) - Gazzanica Maria, S. Giuletta (Pavia) - Giaccardi Andrea, Rivalta (Cuneo) - Giallanella Gisella, Trento - Girino Arcangela, Frassineto Po (Aless.) - Griffa Ginseppe, Vinovo (Torino) - La Sala Antonietta, S. Marco in Lamis (Foggia) - Levi Angelo, Chiavenna (Sondrio) - Longo Caterina, Castellana (Bari) - Lovati Valvassori Rosa, Milano - Marioni Andrea, Grondola (Apuania) - Martano Amedeo, Chieri (Torino) - Martelli-Grazioli Ida, Commessaggio (Mantova) - Mauro D. Angelo, Montegnacco (Udine) - Menzio Giovanni, Pino (Torino) - Moltrasio Martina, Rovellasca (Como) - Musso Lucia Ved. Gaiati, Cerreto d'Asti (Asti) - Nicola Giuseppina, Aramengo (Asti) - Nigra Clotilde Ved. Savoia, Frugarolo (Aless.) - Nova Diomira, S. Agata di Puglia (Foggia) - Oldani Teresa, Magenta (Milano) - Palazzo Carlo, Tonco Monf. (Asti) - PaIella D. Giuseppe, Triggiano (Bari) - Pesce Paolina Rossi, Sestri Ponente (Genova) - Piagnerelli Saverio, Gavignano (Rieti) - Porcellana Francesco, Asti - Pulina Salvatore Busellu, Ploaghe (Sassari) - Reggio Francesco, Strevi (Aless.) - Risso Maria, Torino - Rolandi Giovanna, S. Giorgio Lomell. (Pavia) - Santoro D. Antonio, Molinara (Benevento) - Severi Ing. Cav. Severo, Cadiroggio (Reggio Em.) - Sironi Angelina, Triuggio (Milano) - Stefanino Maria, Moncalvo (Asti) - Stroppa Ernesto, Pandino (Cremona) - Suor Pierpaola, Torino - Taramelli Maria, Bergamo - Testore Orsola, Villareggia (Aosta) - Tornasi Maria, Trento - Velsangiacomo Antonia, Balerna (Svizzera) - Valsecchi Giuseppe, Magenta (Milano) - Venturini Luigi, Palmanova (Udine) - Prof. Vescovi Erminia, Torino - Villante Can Vincenzo, Lanciano (Chieti) - Zanin Angela Ved. Liccini, Orsago (Treviso).