Anno LXIII - Numero 5 1° MAGGIO 1939-XVII
SOMMARIO: 14 maggio: "Dies natalis" della Beata Maria Mazzarello. - I lavori di restauro e la sottoscrizione alle opere di decorazione del Santuario dell'Ausiliatrice. - La prima Omelia del Santo Padre al solenne Pontificale di Pasqua. - In famiglia: Dalla Spagna liberata - Il disastroso terremoto del Cile - Italia - Belgio - Smirne - Tunisi - Ad onore della Beata Mazzarello. - Dalle nostre Missioni: Assam - Siam. - Crociata Missionaria. - Lettera di Don Giulivo ai giovani. - Necrologio.
Quando s'incominciò a parlare d'introdurre la causa di beatificazione della Mazzarello, una veneranda Suora che le era stata a fianco fino dai primordi, quasi si allarmò, perchè temette che questo non dovesse piacere alla Madre, avendo essa amato e cercato sempre di stare nascosta. Mirabile semplicità, e insieme preziosa testimonianza! Ma se tanto amore al nascondimento, unito alla umiltà della famiglia, all'oscurità del luogo nativo e alla impossibilità di sviluppare con lo studio i naturali talenti, non era valso in vita a tenerla sotto il moggio, tanto meno avrebbe avuto per effetto di sottrarla all'ammirazione e alla venerazione dei posteri.
Ricorrendo in questo mese di maggio il suo dies natalis, come la Chiesa suole chiamare il giorno della nascita dei Santi alla vita del Cielo, ci sembra opportuno ravvivare nel presente numero del Bollettino il ricordo di lei e della sua recente glorificazione.
Tre cose principalmente sono piú atte a fermare l'attenzione di chi legge la Vita di questa Serva di Dio: l'età prima, un incontro, la missione.
Il buon dì si conosce al mattino. Fanciulla e zitella, Maria Domenica s'imponeva spontaneamente alle coetanee che avessero qualche relazione con lei. Nessuna infatti la eguagliava in compostezza di modi, amabilità di linguaggio e fervore di pietà cristiana. Imparò presto a santificare con la preghiera il lavoro e si strinse con le migliori del paese, suscitando fra esse una gara di avanzarsi nella pratica della virtù. Le mamme generalmente la segnavano a dito, quando predicavano alle loro figliole l'obbedienza, la modestia e l'operosità.
Che Dio non l'avesse fatta nascere da semplici agricoltori, in un remotissimo angolo del Monferrato, per farne una contadina di Mornese, si poteva già indovinare al suo entrare nell'adolescenza. Le simpatie, di cui si vedeva circondata, anziché lusingarne la vanità, la invogliarono a servirsene per iscopo di bene ossia come mezzo di apostolato locale. Non esisteva ancora quella che noi oggi chiamiamo azione cattolica; ma la Mazzarello prese a spiegare in quel senso un'attività senza esempio. Diciamo senza esempio precedente, che gliene fornisse l'ispirazione e le offrisse norma d'indirizzo; perchè qui, in questa specie di anticipazione, sta l'originalità de' suoi esordi. D'accordo col parroco e chiedendo consiglio al proprio direttore spirituale, si lanciò in mezzo alla gioventù femminile del luogo con uno zelo di bene che la divorava. Radunare le giovinette, istruirle nelle verità della fede e insegnar loro a fuggire il peccato divenne il suo sogno, la sua occupazione prediletta, quasi la sua preoccupazione, per quanto glielo permettevano i doveri di casa e i lavori campestri.
Una provvidenziale malattia, scemandone le forze, la strappò alle fatiche dei campi. Allora, imparato a fare la sarta, aperse un laboratorio, dove, insegnando a cucire, attirava le ragazze, le accudiva da mane a sera, le preparava ai sacramenti e per il loro tramite agiva salutarmente sulle famiglie. Associatesi alcune compagne, allargò la sua sfera di azione, creando, e anche qui senza esempio, un vero oratorio festivo, con allettamenti ai catechismi e alle pratiche divote.
Siccome poi da cosa nasce cosa, la fervente apostola, tocca dall'abbandono in cui vedeva languire alcune povere bambine, che non avevano chi direttamente si occupasse di loro, attrezzò addirittura un minuscolo ospizio. I limitati guadagni del mestiere le somministravano l'indispensabile per sostenere le sue opere. In queste ella aveva messo tutto il suo cuore, nè le cadeva in mente di potere giammai comecchessia varcare i recinti del proprio paesello.
Mentre Maria Domenica viveva così quasi assorbita nel suo piccolo mondo, ecco che Mornese fu teatro di un avvenimento: una visita di S. Giovanni Bosco.
Il sacerdote Pestarino, confessore della Maria e delle sue compagne, ne aveva parlato loro più volte come di un Santo; ardevano perciò tutte dal desiderio di vederlo, Maria più delle altre. La notizia dunque della sua venuta mise sossopra la popolazione, che gli fece un'accoglienza trionfale. Maria e il gruppo delle sue amiche ebbero da lui un'udienza e una benedizione a parte. Egli notò le buone disposizioni di quelle figliole, e intuì l'eminente virtù di colei che si teneva nell'ultimo posto. Il Santo partì da Mornese con un disegno ben definito nell'intimo del cuore.
Don Bosco si era fino allora dedicato esclusivamente alla gioventù maschile; ma da più parti gli giungevano sollecitazioni, perchè anche alla gioventù femminile volesse estendere le sue cure. Lo stesso Pio IX, se non gliene fece un comando, ve lo esortò con calore. Ogni desiderio del Papa fu sempre legge per il Santo. Ruminava appunto fra sè in qual maniera accingersi alla nuova impresa, quando gli parve d'incontrare nell'umile stuolo delle giovani mornesine quello che andava cercando. Aveva in animo di fondare una Congregazione di Suore sullo stampo della Società dei Salesiani e divisò di prendere là le pietre fondamentali dell'ideato edificio. Preparato adagio adagio il terreno, ne gettò le basi. Di mano in mano che l'opera si allontanava dagli inizi, sempre più le prime elette si rivelavano rispondenti al fine vagheggiato; la Mazzarello poi appariva nata fatta per divenire la chiave di volta. Godeva su tutte un indiscusso ascendente morale. Non aveva studiato: sapeva appena leggere; ma D. Bosco non aveva bisogno di una intellettuale. Gli occorreva invece un'anima docile e virtuosa, che, lasciandosi guidare, governasse le sorelle secondando le vedute di lui, non i dettami del proprio cervello. Umile e malleabile, strumento nelle mani del Fondatore, la Mazzarello spiegò, secondo la frase del Papa Pio XI, un «talento di governo», che soltanto un occhio sagace come quello di D. Bosco aveva saputo divinare.
Era ben grandiosa la missione, a cui veniva assunta la modestissima collaboratrice. Lo sguardo di Don Bosco abbracciava il mondo intero e come egli attendeva a organizzare un esercito di educatori e di missionari da spingere fino agli ultimi confini della terra, così intendeva dar vita a una istituzione di religiose, che senza limiti di frontiere gli somministrasse menti e cuori femminili pronti a sacrificarsi in molteplici iniziative di educazione, di carità e di apostolato a pro dell'altro sesso. L'evento rispose all'aspettazione. Oggi l'istituzione esiste e vigoreggia ed è universalmente nota, nè si potrebbe immaginare, se la storia non lo dicesse, da quale nucleo prese incremento un'opera di sì gigantesche propoizioni. Poichè le prime Figlie di Maria Ausiliatrice furono quindici Suore provenienti quasi tutte dalla campagna. Una sola, venuta da Torino, aveva un po' d'istruzione, che mise a profitto delle consorelle, compresa la Madre Superiora. La Madre però era una santa.
La santità della Mazzarello, temprata fin dai teneri anni di abnegazione, di zelo e di preghiera, si mostrava allora, nel governo della famiglia soffusa di una maternità, che della madre aveva tutti i tesori senza le possibili debolezze. Alle professe della prima ora si aggiunsero via via nella medesima casa le novizie, le postulanti, le educande; poi cominciò lo sciamare per l'Italia e per la Francia e succedettero pur anche i voli oltre l'Oceano. La necessità di una sede più adeguata alle crescenti esigenze impose l'abbandono totale del primitivo alveare; sorse così la Casa Madre di Nizza Monferrato. Con l'evolversi della comunità centrale, con il moltiplicarsi delle fondazioni, con l'elevarsi del livello culturale aumentavano pure le difficoltà del governo; ma tutto continuava a procedere nella forma più tranquilla che si potesse desiderare. Tant'è vero che, nonostante le sue riluttanze, avvalorate da vive suppliche, di scegliere un'altra Superiora che fosse, direbbe taluno, all'altezza dei tempi, Maria Mazzarello fu rieletta nel Secondo Capitolo Generale a unanimità di suffragi. S. Giovanni Bosco plaudì alla rielezione e la notizia riempì di gioia tutte le Figlie di Maria Ausiliatrice.
Questa rielezione purtroppo precedette di poco la morte della Serva di Dio, partita per l'eternità il 14 maggio 1881; ma il buon lievito da lei immesso non cessò mai più di esercitare la sua azione. Le Suore, da trecento che erano allora, si sono oggi moltiplicate per trenta, sparse in tutte le nazioni civili e lanciate in terre di missione.
Orbene uno è pur sempre fra esse l'ideale: far rivivere in ogni dove lo spirito di Mornese. Mutando i nomi delle persone e sostituendo ufficio a ufficio, si possono applicare alla prima Madre dell'Istituto le parole proferite da Don Bosco per il suo primo successore. Se Dio gli avesse detto: - Scegli una persona di tua fiducia e chiedi per lei quante grazie, virtù e carismi le credi necessari per essere tuo braccio destro presso le Figlie di Maria Ausiliatrice, chè io glieli darò - il Santo non avrebbe saputo quale scelta e quale domanda fare, vedendo già tutto nella Madre Mazzarello.
Le feste solenni celebrate nel giugno dell'anno scorso per l'inaugurazione dell'ampliamento del Santuario dell'Ausiliatrice, furono degnamente coronate nel dicembre da quelle svoltesi per la Beatificazione di Maria Domenica Mazzarello, prima Superiora generale e Confondatrice delle Figlie di Maria Ausiliatrice.
I pellegrini, accorsi numerosi da ogni parte, poterono ammirare l'armonica grandiosità dell'ampliamento, lo splendore dei marmi nei nuovi e monumentali altari, nelle agili colonne che girano intorno all'ampio presbiterio, nel rivestimento di una parte delle grandi pareti del tempio. Tutti spontaneamente e concordemente espressero e compendiarono la loro alta meraviglia e la loro piena soddisfazione con le parole stesse che Don Bosco ripeteva quando venne nella deliberazione di innalzare questa chiesa alla sua cara Madonna: Noi fabbricheremo, egli diceva, una chiesa che sia bella, grande, magnifica! Mille e mille voci commosse, oranti e plaudenti, durante i recenti festeggiamenti ripetevano in coro: bella, grande, magnifica!
Quanto finora si fece lo dobbiamo certamente al materno intervento dell'Ausiliatrice e alla provvidenziale assistenza di Don Bosco che ci procurarono le offerte di tanti generosi Benefattori, che noi ricordiamo ogni giorno nelle nostre preghiere, perchè il Signore conceda loro, anche in terra, il centuplo della loro carità.
Ma l'opera iniziata non è ancora compiuta; molto ancora rimane da fare. I lavori, sospesi al principio di giugno, furono ripresi nel dicembre, subito dopo la celebrazione delle feste sopra ricordate, e da più di quattro mesi la navata principale, dalla porta centrale alla cupola maggiore, è diventata un grande e sonante cantiere.
Le opere principali che sono in corso di esecuzione comprendono:
1) Il rivestimento marmoreo delle grandi colonne e lesene nella navata principale e nel transetto dell'altare di San Giuseppe.
2) La decorazione della volta a cassettoni con rosoni di rilievo, e il restauro del grande affresco del Rollini raffigurante la gloria di San Francesco di Sales.
3) La preparazione della Cappella e dell'altare dedicato alla Beata M. Mazzarello. Ne faranno parte rari e preziosi marmi e pitture che illustreranno episodi della vita della Beata.
4) Il restauro e il completamento marmoreo decorativo della Cappella di San Francesco di Sales, che accoglierà anche le sacre spoglie dell'angelico giovinetto allievo di Don Bosco, il Venerabile Domenico Savio.
5) Il nuovo altare con trittico e la decorazione della Cappelletta del Sacro Cuore.
6) La rimozione della vasta tribuna dell'organo e della cantoria, che era all'ingresso del tempio e che ha trovato miglior posto in una delle grandi tribune a fianco dell'altar maggiore.
7) La sistemazione delle pareti di fondo della navata principale, liberate dall'organo e dalla tribuna e rese tutte visibili, con l'apertura di due nuove ampie finestre.
8) La preparazione, a sinistra della facciata, della seconda galleria d'ingresso al Santuario.
9) La costruzione, presso la cripta contenente le Reliquie dei Santi, d'una nuova Cappella detta dell'Apparizione, che ricorderà come la Vergine apparve in sogno a Don Bosco e gli indicò il luogo dove i gloriosi martiri di Torino, Solutore, Avventore ed Ottavio, soffrirono il martirio.
10) Completamento dell'altare di San Giovanni Bosco con la collocazione di due grandi statue (m. 2,2o d'altezza) rappresentanti la Fede e la Carità.
I nostri Benefattori non ci abbandoneranno certamente in questa ripresa di lavori destinati a completare e a coronare l'omaggio filiale che la Famiglia salesiana vuole rendere alla Vergine Ausiliatrice e al Fondatore e Padre nella prossima ricorrenza del primo centenario dell'inizio delle Opere di Don Bosco, che sarà celebrato nel 1941.
Invochiamo adunque ancora una volta la carità di tutti, ed elenchiamo qui appresso alcuni dei lavori in corso che possono essere sottoscritti, come già in passato, con speciali intenzioni di omaggio alla celeste Ausiliatrice per ottenere grazie e benedizioni, o per onorare la memoria di qualche caro defunto.
Elenco delle sottoscrizioni offerte ai nostri Cooperatori e Benefattori, ai devoti dell'Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco per alcune parti dei lavori in corso nel Santuario.
30 grandi colonne e lesene marmoree. Caduna L. 12.000
2 colonne di marmo, nel presbiterio, al lati dell'altar maggiore, portanti un'artistica lampada in bronzo per il SS. Sacramento.
Caduna » 4.000
2 grandi statue in marmo (alt. m. 2,20) ai lati dell'altare di S. Giovanni Bosco, rappresentanti la Fede e la Carità. Cad. » 15.000
2 artistiche pile marmoree per l'acqua santa all'ingresso della Basilica. Caduna » 3.000
14 stazioni della Via Crucis, in bronzo. Caduna » 2.ooo
Quadro della cappella del Sacro Cuore (il S. Cuore con Angeli adoranti) » 6.ooo
Decorazione della Cappella del Sacro Cuore » 5.ooo
Decorazione della volta della Cappella della Beata Mazzarello » 5.000
Decorazione musiva dell'arco sopra il quadro » 7.000
4 preziose colonne di verde Issoire sull'altare della Beata. Cad. » 4.000
La balaustrata della Cappella . . » 10.000
Pavimento della Cappella mq. 20.
Quota di sottoscr. per ogni mq. » 200
2 grandi vetrate a colori nella navata principale, coi simboli dell'Eucaristia, l'altra di Maria Immacolata. Caduna . . . . » 5.000
Statuetta dell'Ausiliatrice in marmo con decorazioni in oro per la cappella dell'Apparizione . . » 3.000
Quadro dell'Apparizione della Vergine a Don Bosco . . . . » 5.000
Quadro del martirio dei Santi Solutore, Avventore e Ottavio nella Cappella dell'Apparizione L. 5.000
Ricca decorazione musiva della parte frontale della nicchia della Madonna nella cappella dell'Apparizione » 7.000
6 grandi lampadari in l bronzo con 13 globi luminosi nella navata maggiore. Caduno . » 2.000
16 lampade votive distribuite nelle diverse cappelle sopra accennate.
Caduna » 500
4 ricche lampade votive ai lati dell'altare di S. G. Bosco. Caduna » 1.500
Ai generosi Benefattori che certamente gareggeranno nell'affrettarsi a sottoscrivere qualcuna delle opere elencate, comunichiamo che il versamento dell'offerta corrispondente alla sottoscrizione potrà anche essere fatto a rate entro gli anni 1939 e 1940.
In questi giorni ci sono giunte le seguenti:
NUOVE SOTTOSCRIZIONI
3o Grandi colonne e lesene da L. 12.000 caduna:
1. Cooperatori e Cooperatrici della Lituania. 2. Prelazia di Araguaya (Matto Grosso-Brasile). 3. Ispett. Salesiana del Matto Grosso-Brasile. NB. Ne restano a sottoscrivere 27.
Due colonne di marmo con ricca lampada di bronzo pel SS. Sacramento (L. 8ooo) ed il quadro della Cappella del S. Cuore - Trittico del S. Cuore con Angeli adoranti (L. 6ooo): Sorelle Masera (Torino) in memoria dei loro cari defunti.
16 lampade votive da L. 500 caduna:
Ottavia Marchisio Scagliotti (Torino): due lampade.
- Racca Ester (Locarno): una lampada. - Bice Bossi (Milano): una lampada.
- G. S. in memoria dei loro pii genitori: una lampada.
- Carmelina Lizzio in Santonveito (Catania): una lampada.
- Castagnaro dott. Mario e Sorelle (Padova): una lampada.
NB. Ne restano a sottoscrivere 10.
4 lampade votive da L. 1500 caduna: - N. N. (Torino): tutte e quattro.
La pace sia con voi! - Poichè l'odierna solennità pasquale Ci riserva anche la gioia di rivolgere il Nostro paterno saluto a voi, degnissimo Senato della Chiesa, a voi, insigni rappresentanti dell'episcopato, della romana prelatura, del clero romano e degli Ordini religiosi, a voi tutti, figli dilettissimi - per contenere la cui pia devozione questo immenso tempio è ormai divenuto angusto nn crediamo poter meglio iniziare il Nostro dire che ripetendo la sublime parola che il Divino Maestro, uscito glorioso dalla tomba, rivolgeva oggi stesso agli Apostoli suoi: «Pax vobis! » (Giov., XX, 19).
È il saluto e l'augurio della pace! Preannunziato, nei secoli dell'attesa, come il Principe della Pace (Is., IX, 6: Princeps pacis); accompagnato, al suo nascere, dalle note angeliche inneggianti «gloria nel cielo a Dio» e «pace in terra agli uomini di buona volontà» (Luc., II, 14), il Divin Redentore fu, secondo la bella immagine dell'apostolo Paolo, il banditore e il portatore della pace: Evangelizavit pacem (Ef, II, 17). Non una pace senza contrasti o senza battaglie; ma pace conquistata attraverso una lotta mirabile tra la vita e la morte mors et vita duello conflixere mirando (Dalla sequenza di Pasqua): pace frutto di vittoria guadagnata a prezzo di sangue poichè Egli «pacificò il cielo e la terra col sangue della sua croce» (Coloss., I, 20).
Ben dunque a ragione San Paolo, non solo così spesso ripete la consolante invocazione: « Dio della pace, Signore della pace » (Rom., XV, 33 e altrove) ma, facendosi ancora una volta eco della voce dei profeti (Michea, V, 5: Et erit iste pax), addita Gesù come la nostra stessa pace: Ipse est pax nostra (Ef , II, 14).
Queste considerazioni Ci sembrano particolarmente utili a rallegrare e a rianimare gli spiriti, mentre tanto è da tutti proclamata, desiderata, invocata la pace: la pace è, infatti, - diremo con S. Agostino - un bene così grande che nulla suol essere più gradito all'orecchio, nulla di più degno puó desiderarsi, niente di meglio puó infine ottenersi (De Civitate Dei, XIX, 11).
Ma purtroppo a nessun tempo, forse, come ai giorni che trascorriamo, possono applicarsi le parole del profeta: « Gridavano pace, pace; e non vi era pace!» (Dicentes: pax, pax: et non erat pax. Gerem., VI, 14; VIII, 11 ; Ezech., XIII, 10). Se, infatti, volgiamo intorno lo sguardo, quale triste spettacolo Ci si presenta! E diffuso nel mondo un senso di agitazione e di scontento: sembra regnare in molte regioni un pauroso squilibrio foriero di mali più gravi: gli animi son presi da ansia e sgomento quasi si fosse alla vigilia di giorni peggiori.
Il mondo senza pace. - Tutto ciò è ben lontano da quella serena e sicura « tranquillità nell'ordine » (S. AGOST, De Civitate Dei, XIX, 13) che costituisce la vera pace. E come puó aversi la piena e vera pace, mentre anche figli di una stessa terra, dimentichi spesso della comune origine e della comune patria, son così profondamente divisi da ardenti e implacabili lotte di partiti e di interessi? Come può aversi la pace mentre a tante migliaia di uomini manca il lavoro - quell'onesto lavoro che non solo mantiene la vita agli individui e alle loro famiglie, ma che rappresenta altresì l'esplicazione necessaria e decorosa delle moltiformi energie, di cui natura, esercizio, studio hanno dotato e onorato la dignità della persona umana? Chi non vede che in tal modo si vadano formando enormi masse cui l'avvilimento e la miseria - tanto più esasperanti perchè in stridente contrasto col lusso e la soverchia agiatezza di quei privilegiati che non sentono il dovere di aiutare chi soffre - rendono facile preda degli illusori miraggi, insidiosamente proposti dagli astuti propalatori di teorie dissolvitrici? Come può aversi la pace se purtroppo anche tra le Nazioni manca spesso quella mutua comprensione che sola può incoraggiare e spingere i popoli nelle vie luminose del civile progresso, mentre i patti solennemente sanciti e la parola data hanno perduto quella sicurezza e quel valore, che sono base indispensabile della reciproca fiducia, senza la quale il tanto desiderato disarmo materiale e morale riesce di giorno in giorno meno attuabile ?
Di fronte a così pericolosa tempesta esortiamo vivamente tutti a tornare al Re pacifico, al Risorto, dal Cui labbro abbiam raccolto le consolanti parole: Pax vobis. Egli ci darà - come ha promesso-la pace: la pace sua, quella che il mondo non può dare, quella che sola calmerà ogni turbamento, dissiperà ogni timore (Giov., XIV, 27).
Il fondamento della pace. - Ma poichè la pace esteriore non può essere che il riflesso della pace interna, occorre innanzi tutto pensare alla pace della coscienza: procurarla, se non la si ha: custodirla e coltivarla, se già la si possiede. Non fu infatti senza una profonda ragione che N. S. Gesù Cristo proprio oggi, nella Sua prima apparizione agli Apostoli, volle aggiungere al saluto della pace un inestimabile dono di pace, il sacramento della Confessione, affinchè nel giorno stesso della Sua Risurrezione gloriosa nascesse quella salutare istituzione che ridona alle anime la grazia, trionfo della vita sulla colpa, che è la morte. A questa sorgente inesauribile di perdono e di pace la Chiesa, nei santi giorni pasquali, chiama con paterna insistenza i suoi figli. Se tutti accogliessero l'amoroso invito si avrebbe così un larghissimo e rigoglioso fiorire di una nuova vita in Cristo, col godimento ineffabile di quella pace dolcissima che dà all'anima il dominio delle passioni nell'amorosa e perfetta obbedienza al Signore. « Vuole l'anima tua » domanda Sant'Agostino « vincere le tue passioni ? Sia sottomessa a Chi è in alto e vincerà ciò che è in basso. E sarà in te la pace: vera, sicura, ordinatissima. Quale è l'ordine di questa pace ? Dio comanda all'anima: l'anima al corpo. Niente di più ordinato ». (Miscellanea Agostiniana. Vol. I. S. Augustini sermones post Maurinos reperti, pag. 633, 15-18).
Pace e giustizia. - Ecco dunque, Venerabili Fratelli e diletti figli, la base, unica e incrollabile, su cui riposa la vera pace: Dio; Dio conosciuto, rispettato, obbedito. Diminuire o distrugggere questa obbedienza al Divino Creatore è lo stesso che turbare o completamente distruggere la pace negli individui come nelle famiglie; nelle singole nazioni come nel mondo intero. Solo Dio, infatti, «parla di pace per il suo popolo, per i suoi fedeli e per chi torna di cuore a Lui» (Salmo 84). Solo sotto lo sguardo dell'Onnipotente - supremo tutore della giustizia e s-spremo elargitore della pace - «giustizia e pace si abbracciano insieme » (Salmo 84) perchè, come canta il profeta Isaia: «Opera della giustizia sarà la pace ed effetto della giustizia sarà la quiete e la sicurezza in sempiterno» (Isaia, XXXII, 17).
Come, infatti, non può darsi pace senza ordine, così non può aversi ordine senza giustizia. La giustizia esige che l'autorità legittimamente costituita sia dai sudditi rispettata e obbedita: che le leggi siano sapientemente ordinate al bene comune e da tutti coscienziosamente osservate. La giustizia impone che siano riconosciuti e tutelati i sacrosanti diritti della umana libertà e dignità; che siano convenientemente distribuiti quei beni e quelle ricchezze che Iddio ha profuso nel mondo per il vantaggio dei suoi figli. Giustizia vuole che non venga contrastata e osteggiata l'azione salutare della Chiesa di Cristo, Maestra infallibile di verità, sorgente inesauribile di vita per le anime, insigne benefattrice del civile consorzio. Ove invece al nobile scettro della giustizia si sostituisca l'arma della violenza, nessuna potrebbe meravigliarsi di veder apparire sull'orizzonte, invece dell'attesa alba di pace, foschi bagliori di guerra.
Ma se è còmpito della giustizia stabilire e conservare le norme di quell'ordine che è base insostituibile della vera pace, non è però, da sola, bastante a superare i reali ostacoli che si oppongono bene spesso alla sua applicazione. Se alla stretta e fredda giustizia non si unisce in fraterna armonia la carità, troppo facilmente l'occhio diviene cieco per vedere i diritti altrui. L'orecchio diviene sordo alla voce di quella equità, dalla cui saggia e volonterosa applicazione possono sorgere anche nelle più ardue controversie ragionevoli e vitali soluzioni.
Pace e carità. - E quando diciamo carità, intendiamo la generosa e feconda carità di Cristo. Quella carità che trasse lui a morire per ciascuno di noi: Dilexit me et tradidit semetipsum pro me (Galat., II, 20): quella carità che urget nos (II Cor., V, 14); e fa sì che « quelli che vivono, non più a se stessi vivano, ma a Chi per loro morì e risuscitò» (II Cor., V, 15): quella carità che lo spinse a prendere le sembianze di servo (Filipp., II, 7) affinchè divenissimo tutti fratelli in Lui, il Primogenito (Rom., IX, 29), figli tutti dello stesso Dio, eredi dello stesso regno, chiamati ai gaudi della stessa vita sempiterna.
Se gli uomini torneranno a provare le dolcezze di questo amore, e si riposeranno in esso, sorgerà finalmente nel mondo il sole radioso della pace. Alle ire eccitatrici subentrerà la calma ragionatrice: alla disordinata concorrenza la collaborazione cordiale: all'avversione la comprensione reciproca: alla pericolosa eccitazione degli animi la fiduciosa serenità degli spiriti. Si tornerà sulla via delle mutue amichevoli intese, dove i giusti interessi di tutti siano valutati con equo e benevolo apprezzamento, dove non si rifugga da sacrifici per il bene superiore dell'umana famiglia, dove regnino sovrane la buona volontà e la fedeltà esemplare alla parola data.
Perchè sia così, perchè questi Nostri ardentissimi voti si compiano, Noi non possiamo che rinnovare agli individui, ai popoli, ai governanti quel fervido appello alla pace - pace nella giustizia e nella carità - che volemmo a tutti giungesse non appena fummo assunti al Supremo Pontificato. Ma più che altro Noi leviamo le braccia e lo sguardo al cielo - al Re dei Re e Signore dei Dominatori (I Timot., VI, 15) - innalzando supplichevole la Nostra preghiera al Signore, come ce la pone sulle labbra la odierna liturgia della Messa. O Signore, Tu in questi giorni inviti - con la voce della Tua Chiesa - tutti i figli Tuoi ad accostarsi ai santi Misteri, a nutrirsi della Tua Carne e a dissetarsi nel Tuo Sangue. Tu li vuoi tutti raccolti intorno al sacramento Tuo, dono inestimabile dell'amore Tuo per noi, segno e vincolo dell'amore che a Te ci unisce e che tra noi ci affratella. Ebbene, o Signore, largisci ed infondi ai Tuoi figli lo spirito del Tuo amore e con la Tua bontà unisci nella concordia coloro che Tu hai saziati con il sacramento pasquale.
Dalla Spagna liberata.
Cominciano a giungerci notizie dalla Spagna liberata dall'eroismo dei suoi figli migliori e dei nostri valorosi volontari. Le comunicheremo man mano ai nostri Cooperatori cui raccomandiamo caldamente confratelli ed opere.
Ecco la prima da Barcellona:
Amatissimo Padre,
Deo gratias! Finalmente siamo liberi! liberi, amatissimo Padre!
Liberi dai marxisti che, per lo spazio di due anni e mezzo, ci hanno perseguitato con umiliazioni e motteggi, con carceri e tormenti e con la minaccia continua di morte. Quanto buono è stato Iddio con noi che non fummo degni di seguire il calvario fino alla vetta come altri nostri confratelli, gloria della nostra Congregazione e della nostra Patria! Ora il cuore si apre alla speranza. Il seme che con tanti sacrifici hanno generosamente gettato tutti i buoni Salesiani, irrorato dal sangue dei nostri eroici confratelli che hanno saputo morire per Cristo, non tarderà a dare i suoi frutti. Abbiam quasi finito di sbarazzarci da tutta la lordura che hanno lasciato i rossi in questa nostra casa di Sarrià, insieme alle rovine dalle quali non ci potremo rimettere tanto presto.
Ella non può immaginarsi come ho trovato questa cara casa, quando ne presi possesso, un'ora appena dopochè parte dei nostri laboratori erano stati fatti saltare, mentre entravano le truppe liberatrici. Dal 26 febbraio fino ad oggi non abbiam fatto che pulire. Oggi finalmente respiriamo. E ci sentiamo in casa nostra, dopo avere peregrinato in varie case private di cui la carità ci ha aperto, con grave rischio, le porte, negli anni di inferno.
Io non le so dire quel che ho provato nel rimetter piede in questa casa ove ero entrato all'età di 11 anni e n'ero uscito a 57, dopo più di 4o anni di continuo lavoro tra figli di operai, scacciato colle pistole puntate alla gola, perquisito e minacciato di morte, se non fossi scomparso all'istante.
Cacciato di casa, come gli altri confratelli, randagio per le strade, ho trovato anch'io nella fede e nello spirito salesiano la forza di sopportare gli innumerevoli maltrattamenti di chi ci perseguitava come fannulloni, come arnesi inutili, come nemici della cultura e della classe operaia!
Lei può quindi comprendere la gioia provata nel poter ritornare e prendere nuovamente possesso di questa casa, abitata, durante la dominazione dei rossi, da nemici nostri implacabili! Ma la consolazione più grande fu quella di poter rintracciare e radunare tutti gli altri confratelli dispersi in questa città e dintorni, ognuno con la sua terribile storia di sofferenze inaudite. Man mano che ne compariva uno, era una emozione indescrivibile. Eravamo circa una dozzina e stavamo raccolti in conferenza spirituale nella Cappella di Don Bosco, quando comparve il Sig. Ispettore don Massana a farci la prima visita ed a portarci la sua benedizione. Ora il numero dei ritrovati è salito a 25. Si fa vita regolare e di lavoro. Si cerca di ricuperare ciò che fu rapito al collegio. Abbiamo già ricuperato tutto il materiale della tipografia, che ha ripreso subito a lavorare. Il laboratorio dei falegnami, tutto in rovina, l'abbiamo provvisoriamente montato in un altro locale per far porte e finestre, e le riparazioni indispensabili alla casa cha deve ospitare nuovamente i giovani. Abbiamo già scoperto le macchine della falegnameria che furono asportate qua e là e speriamo di riaverle tutte quanto prima. Così pure il materiale della sartoria. Per quelle di meccanica ci vorrà un po' di tempo; ma ne abbiamo già ricuperato una buona parte. Lavoriamo tutti con grande entusiasmo.
Ieri 9 marzo abbiamo inaugurato ufficialmente la nostra nuova Comunità. Abbiamo invitato i Cooperatori, gli ex-allievi e gli Amici dell'Opera e la chiesa si riempì completamente. La cerimonia riuscì molto commovente. Ora, siamo ai suoi ordini, disposti a tutto; ma soprattutto ad essere sempre buoni Salesiani.
Eccole in particolare come abbiam trovato le cose.
Tutta la Casa di Don Bosco (l'antica prima residenza che ospitò il Santo nel 1886) orrendamente sudicia e deteriorata, è intatta e l'abbiamo subito abitata. Ora la stiamo disinfettando ed imbiancando.
Il teatro ha perduto solo il palcoscenico.
La parte antica della casa, intatta, con cortili, portici, scuole e dormitori: si sta ripulendo e disinfettando. Intatti anche il parlatorio, la portineria e la tipografia.
La chiesa: l'edificio è intatto; ma altari, pulpiti, confessionali, Via Crucis e banchi, tutti bruciati nel cortile. L'abbiamo ripresa a funzionare alla meglio fin dal giorno seguente al nostro ritorno.
Incominciammo con l'atto della riconciliazione secondo il rituale. La chiesa era gremita di gente, e continua ad affollarsi a tutte le funzioni che celebriamo. Così abbiamo festeggiato S. Francesco di Sales e il nostro Santo Padre Don Bosco con un concorso straordinario. Stiamo ricuperando alcuni paramenti sacri, trafugati qua e là.
L'edificio delle scuole è pur esso intatto. Il pianterreno coi portici era stato convertito in fabbrica di materiali da guerra.
I refettori e la cucina, tanto dei giovani come dei confratelli, intatti. Così pure l'infermeria. Sono invece stati distrutti: i laboratori dei falegnami, dei sarti, degli scultori e indoratori, la scuola di disegno, ecc.: tutto fatto saltare. Durante il terrorismo, i rossi avevano adibito l'edificio, con enormi padiglioni costruiti da loro nell'orto, a fabbrica di guerra, in particolare per fucili Mauser e munizioni da cannone. Non è rimasto che un mucchio di macerie! Naturalmente, di tutto il deposito dei lavori di stampa, di libreria, ecc. non rimane più nulla. Tutto asportato o distrutto. Bisogna ricominciare da capo. La stessa sorte è toccata al reparto di arte sacra: sculture, immagini, stampe; tutto frantumato o bruciato. L'organo della chiesa, harmoniums, pianoforti, tutti rovinati. Un vandalismo!
Non si possono ancora calcolare i danni.
Amatissimo Padre, ci son rimasti però intatti più di tutto la volontà e lo spirito salesiano; e in nome di Dio faremo tutto quello che umanamente è possibile per riattivare la vita ordinaria delle scuole. Ci sono ancora delle gravissime difficoltà, non essendo ancora terminata la guerra. Tra le altre, la difficoltà di approvvigionamento. Ce ne vuole a mettere insieme il vitto pei 25 che siamo in casa: ma ci facciamo coraggio e speriamo di risolvere presto anche questo problema. Mi preme poter raccogliere quanto prima una cinquantina di orfani di guerra; siamo già in trattative. Piovono domande di accettazioni da tutte le parti. Qualcuno speriamo di poterlo accettare in aprile. I confratelli sono in pieno fervore.
Tutti la salutano e salutano con lei tutti i Superiori del Capitolo. La terrò al corrente di quanto facciamo ed abbiamo in mente di fare. Grazie di tutto. Per tutti
Suo aff.mo in C. J. Barcellona, 10 marzo 1939.
Sac. GUGLIELMO VIÑAS.
Il disastroso terremoto del Cile.
(Lettera dell'Ispettore al Rettor Maggiore). Rev.mo sig. D. Ricaldone,
solo oggi, a due mesi di distanza dal terribile terremoto, il più spaventoso che la storia del Chile ricordi, che in un minuto e mezzo distrusse città e villaggi ripieni di vita e di attività, posso scriverle alcuni particolari dei danni da noi sofferti.
In realtà, subito dopo il terremoto, il 25 gennaio, alle prime notizie della spaventosa catastrofe, volli partire per il Sud del Chile, ma non potei ottenere il permesso desiderato dalle autorità competenti, sicchè per tre giorni, con pena ed angoscia indicibile, fummo del tutto privi di notizie sulla sorte dei confratelli e giovani di Talca, Linares e Concepción.
Al quarto giorno i Direttori di Talca e Linares poterono comunicarmi che non s'avevano a, lamentare disgrazie personali, e alla sera, mentre i confratelli recitavano le orazioni, ricevetti una lettera per posta aerea (tal Direttore di Concepción, in cui mi assicurava che anche i confratelli di quella Casa erano tutti salvi, sebbene con gravissimi danni materiali.
Ne ringraziammo subito il Signore colla recita del Te Deum.
Finalmente, ottenuto il « Libero-condotto» dal Governo, in compagnia di D. Kinast, potei partire per la zona desolata, premunito con vaccinazione contro la tifoidea e il vaiuolo.
Impossibile descrivere ciò che i miei occhi videro e le impressioni provate. La città di Chillàn, perla del Nuble, ormai non è altro che un cumulo di rovine. I suoi 55.ooo abitanti furono sepolti in gran parte nelle proprie case, convertitesi in tombe.
Da Chillàn fino a Concepción, desolazione e morte. Alle undici di sera, dopo 14 ore di viaggio in treno, giungemmo alla mèta.
La bella ed elegante città, che avevo ammirato qualche settimana prima, non si riconosceva. Le sue vie, senza luce e ripiene di macerie, erano del tutto deserte: riempivano l'anima di tristezza.
Nel collegio potei abbracciare, non so dirle con quanto affetto, i nostri cari confratelli ed udire dalle loro labbra i prodigi che Maria Ausiliatrice e San Giovanni Bosco ottennero da Dio in loro favore.
In collegio si trovavano circa trenta confratelli e nessuno rimase ferito, nemmeno leggermente.
Tutto l'edificio fu smosso violentemente; quà e là il tetto cedette e per grandi aperture lasciò vedere le stelle che brillavano in cielo; caddero più pareti delle varie camere, ma sempre dal lato opposto a quello in cui dormiva qualche confratello.
Alcuni confratelli rimasero ermeticamente chiusi in camera, senza poter fuggire in alcun modo ed in ciò trovarono la loro salvezza.
Un nostro sacerdote anziano, riposava tranquillamente nella sua camera a pian terreno, ed il movimento sismico lo trasportò in mezzo della camera nello stesso letto.
Nei quattro angoli della camera caddero numerose rovine, ma il tetto del centro resistette e protesse il confratello.
Un altro confratello si senti togliere dal letto da una forza misteriosa che non sa spiegare, ed, appena fuori dal letto, vide cadere su di questo quintali di pietre e mattoni che l'avrebbero senza dubbio schiacciato.
Con facilità potrei narrare altri episodi di questo genere che cantano la bontà di Maria e la protezione di Don Bosco.
I danni materiali sono però molto ingenti, assai piú gravi di ciò che a prima vista poteva sembrare.
Tutto il secondo piano della facciata, di circa 120 m., si deve riedificare o gettare al suolo; cosí l'edificio che separa il cortile degli studenti da quello degli oratoriani, destinato a scuola; il grande salone-teatro, al secondo piano, deve sparire; il coro della chiesa fu del tutto distrutto. Tutto il collegio ha bisogno di essere rafforzato con colonne e cordoni di cemento armato.
Anche nei due collegi di Talca e di Linares ed in Valparaiso abbiamo avuto danni notevoli, sebbene non tanto gravi come in Concepción.
Non ci vorrà meno di un milione di lire, per le riparazioni indispensabili ai vari collegi e per rimettere in efficienza quello di Concepción.
Ma la divina Provvidenza non ci lascerà mancare il soccorso dei nostri Cooperatori. Con questa fiducia, subito dopo il terremoto, e cioè il 26 gennaio u. s., ricordando gli esempi datici da Don Bosco e dai suoi degnissimi successori, diressi all'Eccmo. sig. Presidente della Repubblica, Dott. Pietro Aguirre Cerda, una lettera in cui gli dicevo:
» Sebbene non conosca ancora la gravità dei danni sofferti nei nostri Collegi del Sud, particolarmente in quello di Concepción, credo compiere un dovere patriottico mettendo subito a disposizione del Supremo Governo 20 posti del tutto gratuiti per accogliere nei Collegi Salesiani altrettanti ragazzi rimasti orfani di padre o di madre, dai dieci ai quattordici anni ».
Visto poi l'immenso disastro, assai superiore a ciò che si era creduto, il 26 gennaio, in altra nota, inviata pure al sig. Presidente della Nazione, misi a sua disposizione i nostri Collegi per ricevere quanti ragazzi abbandonati il Governo avesse creduto bene inviarci dalla zona del terremoto.
Attualmente nei soli Collegi della « Gratitud Nacional » e del « Patrocinio» sono più di cinquanta i ragazzi ospitati che godono del beneficio dell'educazione salesiana: gli uni del tutto gratuitamente; altri a pensione ridotta o come esterni. Lei sa pure, amatissimo Padre, che in Santiago, nell'Oratorio Don Bosco, abbiamo un Collegio gratuito frequentato attualmente da 350 alunni, ed in Talca ve n'è un secondo di circa 5oo alunni diretto da D. Buj.
Questi, sebbene il suo collegio sia stato danneggiato gravemente, continua la sua opera di carità e di sacrificio.
Così D. Gavirati, direttore di Linares, ha riaperto il collegio parrocchiale, interamente gratuito, e già frequentato da 15o alunni.
Potevamo noi, in circostanze così dolorose, agire diversamente ?
Il sig. Presidente della Nazione ebbe la cortesia di rispondere alla mia prima nota per mezzo del Direttore-capo, segretario della Presidenza, sig. Umberto Aguirre.
Alla seconda nota rispose lo stesso Ministro degli Interni, sig. Dott. Pietro Enrico Alfonso B., ringraziando cordialmente a nome del Governo.
Amato Padre, oggi più che mai ci accompagni colle sue preghiere e col suo consiglio e si raccomandi alla carità dei nostri cari Cooperatori e delle nostre buone Cooperatrici.
Santiago, 30 marzo 1939.
Aff.mo in G. C.
D. GAUDENZIO MANACHINO, Ispettore.
ITALIA - Corleone. - Una bella iniziativa per onorare S. Giovanni Bosco: la carità ai poveri.
Nell'archidiocesi di Monreale, Corleone è all'avanguardia nella divozione a S. Giovanni Bosco. Centro è la chiesa dell'Addolorata in cui per opera del Rettore D. Salvatore Tortorici, si celebra ogni anno con crescente solennità la festa liturgica.
Un apposito comitato di signore ne cura la preparazione con grande fervore. Quest'anno la celebrazione non si è limitata alle solite funzioni di chiesa - Comunione generale, Messa cantata con panegirico detto da D. Simone Vitale e funzione serotina di chiusura - ma si è voluto rendere un atto di speciale omaggio al Santo, organizzando delle opere di carità cristiana. Il suddetto Comitato infatti, a sue spese, la vigilia della festa offerse un pranzo ai poveri del Ricovero del SS.mo Salvatore, e, il 31 gennaio, distribuì agli altri poveri del quartiere ben cinquanta chilogrammi di pane.
Segnaliamo volentieri la caritatevole iniziativa che ha integrato così provvidamente il programma religioso della festa rispondendo in pieno allo spirito del Santo che fu ben definito « un gigante della carità ».
Potenza. - Un altare a San Giovanni Bosco nella Chiesa Cattedrale.
Il venerando Vescovo diocesano S. E. Mons. Augusto Bertazzoni ha avuto la gioia di soddisfare un suo ardente voto dedicando a San Giovanni Bosco un magnifico altare nella Chiesa Cattedrale. Ne diede egli stesso l'annunzio sul « Bollettino diocesano» con queste parole:
«Ne' primi giorni del prossimo febbraio, verrà dedicato un altare della nostra Cattedrale di Potenza a S. Giovanni Bosco. Da tempo sentivo il bisogno, con un segno tangibile, di dire a Lui, al gran Santo della mia giovinezza, tutta la mia gratitudine, e, nello stesso tempo, porre sotto la sua potente protezione, tutta la gioventù nostra, che è la pupilla degli occhi del Vescovo. Per diverse circostanze s'è fatta attendere la preparazione della Pala dell'altare, innanzi alla quale verranno le madri ad offrire i loro figli, ad innalzare preghiere, a versare lagrime per quelli che sono spiritualmente e moralmente lontani; ma verrà pure la nostra gioventù a domandare lume e forza per le lotte della vita ».
Ed il giorno 25 gennaio su' muri della città fu affisso un manifesto che conteneva un caloroso appello del Venerato Pastore a' suoi cari Potentini: «Vi invito ad unirvi a me nell'assolvere un grande debito di riconoscenza che devo al padre della mia giovinezza S. Giovanni Bosco. Ho voluto che - nella nostra Cattedrale - gli venisse dedicato un altare, perchè l'omaggio della nostra venerazione attiri sulla cara gioventù lo sguardo paterno del Santo, la sproni col suo esempio alla virtù, la sostenga con la sua intercessione nel cammino burrascoso della vita.
» Ho inteso pure di richiamare a' piedi del grande Educatore quanti si dedicano alla formazione intellettuale, morale e spirituale de' nostri giovani, per apprendere alla sua scuola la grandezza e sublimità della loro missione, ed il metodo solamente efficace della vera educazione: ed anche perché - nelle loro gravi preoccupazioni - trovino nel cuore di Don Bosco Santo un potente intercessore oltre che una guida ed un maestro impareggiabile. La vostra unanime partecipazione alle nostre celebrazioni dica al gran Santo la venerazione, l'amore, la riconoscenza di tutta Potenza cattolica».
All'appello così comprensivo, tenne dietro il programma delle feste che s'iniziarono il 2 febbraio. Il triduo venne predicato da S. Eccellenza Mons. Pietro Tesauri, Vescovo di Isernia e Venafro. La Cattedrale - ogni sera - fu gremita fino all'inverosimile. La bellissima imagine di D. Bosco, opera del Prof. Prayer Mario di Bari, troneggiava sull'altare maggiore circonfusa di luce e circondata di fiori bianchi. La parola semplice e convincente dell'oratore estasiò tutti, perchè, come in una visione smagliante, fece passare tutta la vita del gran Santo che-animato da fede viva-trionfò in mezzo alle lotte ed alle contraddizioni di ogni genere.
Le feste culminarono il giorno 5 febbraio. Alle 8 celebrò Messa prelatizia Mons. Tesauri, che distribuì la comunione a centinaia e centinaia di giovani e uomini. Dopo la Messa, solenne distribuzione delle tessere agli Uomini di A. C. dell'Associazione «D. Bosco». Alle ore 10,30 Mons. Vescovo diocesano tenne solenne pontificale. E la Cattedrale si rivelò insufficiente per contenere il popolo devoto. Dopo il Vangelo il venerando Pastore salì il pergamo, e parlò con cuore entusiasta e commosso. Mons. Bertazzoni ama chiamarsi figlio di D. Bosco. Ed a ragione.
Alunno dell'Oratorio Salesiano di Torino, il 15 agosto 1886 si accostava alla Prima Comunione nella Chiesa di Maria Ausiliatrice ed alla sera riceveva da D. Bosco stesso nella sua cameretta i ricordi del più bel giorno di sua vita. L'affetto che lo strinse al Santo fu così vivo che, durante l'ultima malattia di D. Bosco, egli con altri cinque compagni offrì la sua giovane vita perchè fosse conservata la vita del padre dei giovani.
Elevato all'Episcopato e raggiunta la sua Diocesi, pose la sua opera pastorale sotto la protezione del Santo.
Compì l'idea di restaurare la Cattedrale che era ridotta in condizioni deplorevoli. Impresa pazzesca - dissero taluni - ci vuole mezzo milione, e come farà questo sognatore a trovare tanta somma, in mezzo a gente povera ?
Ma Mons. Bertozzoni, uomo di fede, affidò a Dio ed al Santo D. Bosco l'impresa. E la speranza non fu delusa: oggi la Cattedrale è una vera opera d'arte.
Alle 18,30, dopo i Vespri Pontificali, Mons. Tesauri disse il panegirico del Santo presentando D. Bosco come un Santo moderno, papale, italiano. La massa di popolo che pendeva dal suo labbro, fu pervasa dal più sincero entusiasmo, ed avrebbe certamente fatto sentire calorosi applausi, se avesse dimenticato la riverenza che si deve al luogo santo. Dopo il solenne Te Deum e la Trina Benedizione, Mons. Bertazzoni disse a' cari Potentini la sua parola commossa di ringraziamento. A tutte le funzioni fu largamente distribuita una imagine di S. Gio. Bosco che - a tergo - portava stampate le seguenti parole: « Le solenni celebrazioni in onore di S. Giovanni Bosco fecondate dall'apostolica parola di S. E. Mons. Pietro Tesauri, Vescovo d'Isernia e Venafro ci ricordano: 1) il più ardente desiderio del Santo: la salvezza delle anime; 2) il suo sublime ideale: l'educazione cristiana della gioventù; 3) i suoi mezzi preferiti: i SS.mi sacramenti, la divozione alla Madonna, l'Apostolato.
La soave imagine di S. Giovanni Bosco ora spicca nel suo altare, che si trova nel cappellone del SS.mo Sacramento, a destra di chi entra.
BELGIO - Grand-Bigard. - Oasi spirituale.
Il 24 maggio dello scorso anno, festa di Maria Ausiliatrice, nel nostro Istituto di GrandBigard, il Vicario generale dell'Archidiocesi Mons. Tessens, Delegato dal Card. Van Roey, ha benedetto solennemente la prima pietra della Casa per gli Esercizi Spirituali, resa ornai necessaria dall'affluenza della Gioventù di Azione Cattolica, di dirigenti di Oratorii e di opere sociali, nonchè dai nostri ex-allievi ai corsi di Esercizi che i Salesiani offrono da tre anni a tante anime anelanti alla perfezione cristiana. Una generosa benefattrice ha permesso ai Figli di Don Bosco questa sistemazione che col fiorente Oratorio ed il Noviziato salesiano porta il progetto dell'opera nostra ad un bel progresso. Chissà che presto non si possa ancora affiancare una buona Casa di formazione dei nostri Coadiutori!
L'Oratorio gode le simpatie di tutta la cittadinanza che nelle scorse vacanze fu attratta da una mostra singolare egregiamente organizzata. Una mostra molto interessante destinata a far conoscere tutte le risorse dell'Oratorio di Don Bosco per rallegrare, educare e formare cristianamente la gioventù. Dai giochi di sala e di cortile, alle scuole di religione, alle Compagnie ed alle pratiche religiose, si aveva un quadro completo di tutta la potenza educatrice di quella che è l'Opera prediletta del Santo dei giovani. L'iniziativa merita larga imitazione.
SMIRNE. - Ad onore di San Giovanni Bosco.
Smirne cattolica, che conta, fra le diverse comunità religiose, anche una fiorente casa salesiana, ha celebrato con particolare solennità, il 5 febbraio u. s., la festa di San Giovanni Bosco.
Preparata da un triduo di predicazione, la popolazione vi partecipò con fervore.
Assai prima delle 10,30 la chiesa dei PP. Domenicani era gremita di fedeli accorsi anche dai paesi vicini per assistere alla Messa pontificale di S. E. Mons. Giuseppe Descuffi, Arcivescovo di Smirne.
Assistettero ufficialmente il R. Console Generale d'Italia, Comm. P. A. Rossi, il Direttorio del Fascio, i Direttori delle Istituzioni italiane, i superiori di tutte le Comunità religiose e le nostre scolaresche.
Sua Eccellenza tenne al Vangelo l'omelia tratteggiando eloquentemente la figura morale del Santo e la sua attività nel campo sociale educativo.
La parte corale fu disimpegnata, come d'ordinario, dalla Schola Cantorum parrocchiale, composta in maggioranza da ex-allievi salesiani. A tutti i presenti venne regalata un'immaginetta del Santo.
TUNISI - S. Giovanni Bosco celebrato alla radio.
I giovani del nostro Oratorio « Sacro Cuore » di Tunisi, hanno commemorato quest'anno San Giovanni Bosco in modo eccezionale, attraverso le onde della Radio-Tunisi.
La sera del 5 febbraio, la «Filodrammatica Don Bosco» dell'Oratorio, promotrice della radiodiffusione, dopo il discorso commemorativo letto da un antico allievo, interpretò egregiamente alcune scene dell'operetta allegorica di Don Cimatti «Alba Fiorita», su adattamento radiofonico curato dall'antico allievo Giovanni Silvestro in collaborazione col M° Antonio Rigo organista della Cattedrale di Tunisi.
Annunziata dalla stampa. locale italiana e francese, nonchè dalla stazione trasmittente stessa, la commemorazione venne ascoltata con vivo compiacimento dai cattolici tunisini e in modo particolare dai nostri connazionali che nutrono tanta divozione a S. Giovanni Bosco e tanta simpatia per l'opera salesiana. Il Quotidiano italiano «L'Unione» ne diede un lusinghiero resoconto e numerosi Cooperatori ed ammiratori espressero la loro soddisfazione al Direttore ed ai suoi collaboratori.
Ad onore della Beata Mazzarello.
ITALIA - Lugo.
Dopo un triduo solenne predicato nell'insigne Collegiata dal nostro Don Stile, il Grand'Uff. Avv. Giuseppe Cavazzana di Milano ha tenuto la commemorazione civile della Beata nel salone del Politeama Venturini alla presenza di tutte le autorità civili, politiche e religiose e di immensa folla. Il giorno della festa, 29 gennaio, celebrò la Messa della Comunione generale S. E. Mons. Tribbioli, Vescovo di Imola e pontificò la Messa solenne S. E. Mons. Guizzardi, Ausiliare dell'Em.mo
Card. Arcivescovo di Bologna. Lo stesso Mons. Guizzardi tenne poi nel pomeriggio il panegirico della Beata Confondatrice dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.
ARGENTINA
Preparata con fervido zelo dalle ex-allieve delle Figlie di Maria Ausiliatrice per mezzo della stampa, della radio e di migliaia di foglietti volanti lanciati dagli aeroplani, la giornata della Beatificazione ebbe grandi manifestazioni in molte città della Repubblica.
Importante soprattutto quella della capitale federale Buenos Aires, dove si degnarono di dare la loro adesione al Comitato per i festeggiamenti, il Presidente ed il Vice-Presidente della Repubblica, Ministri, Senatori e membri del Corpo Diplomatico, nonchè molte altre illustri personalità.
La solennissima cerimonia si svolse nella cattedrale, parata coi suoi migliori addobbi, alla presenza di S. Em. Rev.ma il Card. Copello, Arcivescovo di Buenos Aires; di S. E. Rev.ma Mons. Fietta, Nunzio Apostolico; delle L.L. E.E. R.R.me Mons. Devoto e Mons. Rocca, Vescovi Ausiliari; di S. E. il Ministro della Marina, Viceammiraglio Scasso; dell'Ill.mo Regio Incaricato d'Affari d'Italia, Barone Serena di Lapigio; dell'on. Senatore nazionale Santamarina; dell'Ill.mo Presidente del C. N. di Educazione, sig. Ledesma; di numerose altre autorità nazionali e cittadine, d'una larga rappresentanza di Istituti e Congregazioni religiose e di immenso pubblico, che già molto prima dell'ora fissata gremiva il vasto tempio.
In posto distinto vi assisteva anche un nipote della Beata, il signor Luigi Mazzarello colà residente; l'Ispettore Salesiano con tutti i Direttori delle Case vicine e altri numerosi sacerdoti. Gran parte delle navate laterali erano occupate dalle educande ed allieve degli Istituti delle Figlie di Maria Ausiliatrice e dagli alunni dei nostri collegi.
Alle 10,30 ebbe luogo il canto del Te Deum, dopo il quale Mons. Borgatti, Vicario Generale di Viedma, tenne il panegirico della nuova Beata, lumeggiandone, con vibrante parola, le mirabili virtù, e soffermandosi particolarmente ad illustrare le opere dell'Istituto che si onora d'averla per sua Confondatrice e Madre.
La benedizione eucaristica impartita dall'Em.mo Cardinalee chiuse la sacra funzione, a cui donarono lustro e decoro gli studenti in filosofia dell'Istituto Salesiano di Bernal, con riuscitissime esecuzioni musicali, e cento giovanetti del piccolo clero del nostro Collegio «Pio IX », i quali prestarono servizio all'altare.
Poco dopo, da un balcone del vicino palazzo arcivescovile, S. Em. Rev.ma il Card. Copello, insieme a Mons. Borgatti, a S. E. il Ministro della Marina, all'Ispettore Salesiano e ad altre personalità, si degnava di assistere alla bella sfilata di cinque battaglioni dei nostri Esploratori e del lungo corteo delle allieve delle Figlie di Maria Ausiliatrice, compiacendosi paternamente delle entusiastiche acclamazioni di tanta serena e fervida giovinezza educata nelle Case di Don Bosco.
Anche Bahia Bianca offrì un largo omaggio di venerazione alla Beata M. Mazzarello. La sua Immagine, dalla grande tela dipinta dal pittore Monacelli, campeggiava fra un ricco trofeo di fiori e addobbi, sull'altare maggiore della cattedrale, affollata di gente, accorsa alle ore 10 per la solenne cerimonia.
Avrebbe dovuto presenziarla lo stesso Ecc.mo Vescovo Mons. Leandro B. Astelara, il quale con paterna bontà aveva riserbato a sè l'onore di tessere il primo panegirico della novella Beata; ma, suo malgrado, per motivi di salute, non potè poi farlo personalmente.
La Schola Cantorum della nostra Casa di Fortin Mercedes eseguì un scelto programma musicale con vari cori a quattro voci, di splendido effetto.
CILE
Anche nel Cale la grande ora della Beatificazione di M. Mazzarello fu celebrata con particolare solennità. Ricordiamo soprattutto l'imponente Te Deum cantato nella cattedrale di Santiago che attrasse una vera folla di personalità, di rappresentanze, di gioventù e di fedeli d'ogni ceto, uniti nel tributo di riverente omaggio alla novella Beata.
Vi presenziò S. E. Rev.ma l'Arcivescovo Mons. Campillo, a cui fecero degna corona S. E. Mons. Lombardi, Incaricato di Affari della Santa Sede, gli Ecc.mi Vescovi Mons. Del Canto, titolare di Adraso e Mons. Jara Salesiano - ora purtroppo già strappato dalla morte al suo diletto Vicariato Apostolico di Magellano - i Canonici del Capitolo Metropolitano e numerosi membri del clero secolare e regolare.
Disse il panegirico l'eloquente Can. Carvajal, il quale concluse il suo discorso congratulandosi con l'intera Famiglia Salesiana per la gloria della nuova Beatificazione, ed esprimendo il più fervido voto di veder presto la fronte della B. M. Mazzarello circonfusa dell'aureola dei Santi.
Le numerose schiere delle alunne degli Istituti delle Figlie di Maria Ausiliatrice che avevano già salutato l'arrivo dell'Arcivescovo con le note del Sacerdos et Pontifex, cantarono in massa corale, dopo la Benedizione, l'inno della Beata, mentre il Tantum ergo e scelti mottetti a quattro voci vennero eseguiti dal poderoso coro dell'Istituto Teologico Salesiano.
MAGELLANO
Non meno solenne riuscì la giornata della Beatificazione a Magellano, nell'estremo lembo cileno delle terre australi, dove non è ancor spenta l'eco delle grandi Feste per il cinquantenario di fondazione delle Case Salesiane e delle Figlie di Maria Ausiliatrice.
La cerimonia, presenziata dal Pro Vicario della Diocesi, si svolse nella cattedrale, alla presenza delle Autorità civili, dell'On. Corpo Consolare, di Religiosi e di fedeli in gran numero.
L'Ispettore Salesiano Don Aliberti tessè l'elogio della Beata, illustrandone le mirabili virtù e preparando gli animi a sciogliere con fervida voce l'inno del commosso ringraziamento a Dio.
Al termine della funzione, l'Ecc.mo Intendente della Provincia, insieme alle Autorità locali, si compiacque di assistere alla sfilata degli Esploratori di Don Bosco, i quali, in omaggio alla B. M. Mazzarello, avevano prestato servizio d'onore nell'interno del tempio.
MESSICO
Di particolarissima importanza sono le brevi note venute anche dal provato Messico, le quali ci dicono che pur là si ebbero belle, e possiamo dire veramente preziose celebrazioni della nuova Beata.
Grazie allo spontaneo interessamento delle ex-allieve delle Figlie di Maria Ausiliatrice e dei nostri Cooperatori la festa riuscì di generale soddisfazione, sotto la presidenza dell'Ecc.mo Arcivescovo, con notevole affluenza di persone, e del tutto indisturbata, malgrado le persistenti locali difficoltà.
PARAGUAY
Preceduta da un triduo di preparazione in cui, più volte al giorno, furono trasmessi per radio discorsi e notizie sulla Beata, la festa del 2o novembre si celebrò solennemente nella cattedrale di Asunción. V'intervenne lo stesso Presidente della Repubblica, vari membri del potere esecutivo, il R. Ministro d'Italia con larga rappresentanza della colonia italiana, autorità cittadine, istituti, associazioni religiose, ecc. Il quadro della Beata risaltava tra la bandiera nazionale e italiana, in una candida cornice di freschi gigli.
S. E. Rev.ma Mons. Mena Porta celebrò la santa Messa, infervorata da sacri mottetti, eseguiti dagli alunni del Collegio « S. José»; e il nostro D. Contegrande tenne il panegirico.
Il sacro rito, che s'era iniziato con le festose note del Magnificat, si chiuse col canto del Te Deum e la solenne benedizione eucaristica.
PERÙ
A Lima intervenne l'Ecc.mo Nunzio Apostolico Mons. Cento, il quale nella cappella della Casa Ispettoriale delle Figlie di Maria Ausiliatrice tutta bianca nel candore di vesti e di veli delle centinaia e centinaia di giovani convenute dai vicini collegi, intonò l'inno del ringraziamento e diede la benedizione eucaristica.
S. E. si compiacque di presiedere anche uni breve accademia, tenuta subito dopo all'aperto, aggiungendovi la sua parola vibrante sempre d'affetto verso la Famiglia Salesiana e in quell'ora particolarmente fervida di congratulazione e d'incoraggiamento per la luce di gloria irradiata dalla Madre sulle sue Figlie. Prima di lasciare la Casa, acclamato quale rappresentante del Papa di Don Bosco, chiuse la significativa cerimonia, impartendo a tutti la benedizione apostolica.
URUGUAY
A Montevideo fu splendida cornice all'esaltazione della Beata la grande chiesa metropolitana, che apparve, come per le più grandi solennità, gremita fin nelle tribune, con larga rappresentanza di personalità religiose e civili, e di istituti.
Dopo il canto del Te Deum, l'Ecc.mo Arcivescovo di Montevideo, Mons. G. Francesco Aragone, con calda ed entusiasta parola, esaltò le virtù della Beata, dinanzi alla sua immagine che spiccava trionfalmente sull'altar maggiore.
Ottime le esecuzioni musicali della Polifonica « Don Bosco ».
Impartita la trina benedizione eucaristica, il sacro tempio risuonò delle lodi alla novella Beata, cantate a coro dalle alunne delle Figlie di Maria Ausiliatrice e seguite giocondamente dal popolo festante.
ASSAM La suora salesiana in missione. Rev.mo signor Don Ricaldone,
LA CASA DI TEZPUR. - Da tre anni abbiamo aperto una casa per le Figlie di Maria Ausiliatrice a Tezpur e ci sentiamo profondamente grati al Signore e alle zelanti Suore pel bene immenso che compiono con l'opera loro. È una casa prettamente missionaria, attrezzata per le esigenze d'un distretto eminentemente missionario. Oltre alla continua visita «ad Paganos » nei villaggi cristiani ed in quelli pagani, le Figlie di Maria Ausiliatrice hanno organizzato in Tezpur l'Opera della Santa Infanzia, il Catecumenato femminile e ad una scuola speciale di educazione femminile per preparare degne madri alla società.
IN MISSIONE. - Emule del sacerdote missionario anche le Suore lasciano periodicamente la pace della loro residenza per seguire il missionario nei viaggi di missione e completarne l'opera di evangelizzazione. Col cuore sempre ardente di zelo e col sorriso sulle labbra affrontano volentieri i disagi che i viaggi missionari importano inevitabilmente riguardo al vitto, all'alloggio e specialmente ai mezzi di trasporto, che il più delle volte si riducono al semplice «cavallo di San Francesco ».
Il sole cocente dell'India non risparmia; la sete tormenta implacabilmente, e innumerevoli zanzare tentano di inoculare germi di malaria, quando l'acqua delle paludi e i miasmi dei pantani non procurano di peggio. Ma le umili eroine affrontano tutto colla coscienza del dovere e colla gioia di poter soffrire col Signore per la salvezza delle anime. E fanno miracoli! Nei poveri villaggi, nelle misere capanne ove si soffre, si langue e si muore, la loro parola calda di affetto fraterno consola e istruisce, solleva e sublima, mentre la loro mano paziente allevia i dolori fisici, recando sanità e gioia. Per questo il loro arrivo a un villaggio è festa per tutti. Ragazze e donne vanno a gara per condurle in casa, nelle loro misere capanne di fango e paglia, ove soffrono malati, o attendono catecumene, anelanti al Battesimo.
Ho potuto avere una statistica dell'attività svolta in sei mesi: villaggi visitati 41; istruzioni catechistiche 224; medicine distribuite 3540 famiglie visitate 202.
Ma come tradurre in cifre il bene spirituale ?
Chi conosce la situazione della donna in India può comprendere il valore di questo apostolato delle Suore. La suora missionaria è la vergine cattolica che, imitando l'esempio della Madonna, attraversa pianure arse e montagne scabrose per compiere opere di carità e di santificazione. Ho chiesto a qualcuna le impressioni del primo viaggio Mi sentii rispondere con semplicità: « La prima notte del mio primo viaggio missionario, la passai in una misera capanna di un più misero villaggio nella vera jungla. La novità della cosa, il tavolato che ci serviva per letto e specialmente il ronzio delle zanzare, mi tenne sveglia. L'ululo degli sciacalli a breve distanza mi impressionava tanto più che al loro urlo faceva eco quello di molti altri animali che non sapevo ancora identificare. Ma l'impressione s'accrebbe quando sentii un ripetuto fruscio nelle vicinanze, come se una mano robusta strappasse parte delle pareti della nostra povera abitazione. Non volli svegliare la mia compagna e le ragazze che ci avevano accompagnato; ma quel rumore continuo, interrotto solo da brevissime pause, non mi permise di chiudere occhio tutta la notte: solo al mattino mi potei spiegare la causa di quel rumore. I cristiani, saputo della nostra visita al villaggio avevano costruito una capanna nuova, tutta per noi; e la paglia fresca aveva attirato alcune magre vaccherelle affamate che ne avevano fatto una scorpacciata ».
Il loro lavoro si ripete ugualmente in tutti i villaggi: raccolgono i piccoli e le donne di ogni età per insegnare loro le preghiere, i canti, per prepararli alla confessione e alla comunione del giorno seguente; poi fanno visita alle case per istruire nella religione e prestare cure e medicare secondo il bisogno, ecc. Col loro aiuto il Sacerdote, in poco tempo, riesce ad accudire tutto il suo gregge spirituale.
NEL CATECUMENATO E NELL'OPERA DELLA SANTA INFANZIA. - Quando ritornano alla residenza di Tezpur aiutano le consorelle rimaste soprattutto nell'opera del catecumenato femminile che, frequentato tutto l'anno, è poi frequentatissimo in quaresima. È uno spettacolo vedere una sessantina di ragazze che lasciano il villaggio, portandosi seco il riso sufficiente, e passano quei santi giorni in casa delle Suore che le preparano con pazienza al santo Battesimo ! Il loro letto è una semplice stuoia, come al villaggio; ma esse non cercano comodità: pensano solo ad istruirsi il meglio che possono nella religione. Lungo il giorno, dopo la santa Messa, sparse pel giardino ripetono in canto le preghiere; assistono alle prediche ed alle istruzioni ed hanno pure una lezione giornaliera d'igiene della persona, del vestito e della casa. Così imparano a lavare, cucinare e cucire. Quando tornano al villaggio rigenerate al Signore col santo Battesimo, portano con sè i germi della civiltà.
Trenta pargoletti allietano per ora la casa e l'Opera della Santa Infanzia che è una vera benedizione pel distretto. Quante misere creaturine vengono raccolte, battezzate e allevate in questa casa benedetta! Nate al dolore e all'abbandono, trovano nelle Suore tante buone mamme che, oltre al loro bene spirituale, ne curano l'istruzione e l'educazione e ne fanno tante brave ragazze che saranno un giorno il nucleo di buone famiglie cristiane.
Se si domandasse la storia alle bambine, qualcuna potrebbe dire:
«Non ricordo di aver avuto nè padre, nè madre, nè casa, nè paese. Ricordo solo di essere stata per tanto tempo in casa di persone cattive, cattive... Poco riso, molte busse. Un giorno, in cui forse avevo fatto qualche scappattella, me ne diedero tante che ancora conservo le cicatrici sulla testa, ed un dito della mia mano ha perduto una falangetta... Il buon Dio che veglia sugli orfani e sui derelitti parlò al cuore di un buon uomo che, sebbene ancor pagano, mi portò alla Missione, dove trovai cure ed affetto. Ben presto il Battesimo mi fece figlia di Dio».
PER LA VITA. - A compimento delle opere suaccennate le Suore tengono in Tezpur anche un corso speciale di un mese per le ragazze che stanno per unirsi in matrimonio. A questo corso si deve la formazione di tante buone famiglie. Già più di un centinaio son passate a prepararsi al passo più importante della loro vita. E con grande interesse! Perchè la scuola è tutta ad indirizzo pratico. Annessa all'Opera della santa Infanzia offre un ottimo campo per addestrarle all'igiene ed alla pulizia dei bambini. Fu una grande consolazione pel mio cuore di Pastore quando ultimamente potei unire in matrimonio venti coppie in un giorno solo!
Maria Ausiliatrice ci ottenga gli aiuti necessari, attraverso alla carità dei nostri Cooperatori, per dare il massimo incremento a questo prezioso apostolato delle Suore ed assicurare così famiglie veramente cristiane alla società del domani. Lei ci raccomandi e preghi per noi.
Suo aff.mo in C. J.
STEFANO FERRANDO
Vescovo di Shillong.
SIAM Un viaggio attraverso il Siam meridionale.
Rev.mo signor Don Ricaldone,
ho condotto a termine un lungo viaggio attraverso il Siam meridionale e m'affretto a mandargliene una dettagliata relazione. La prima tappa in programma fu la città di HuaHin, ove un manipolo di ferventi cristiani m'accolse con feste e saluti, e m'accompagnò alla casetta del missionario.
Passai la notte tranquilla ed all'alba celebrai la Messa all'aperto di fronte al mare, al canto largo e solenne delle onde che lambivano il lido. I fedeli assistettero devotamente ed ascoltarono con attenzione la parola di Dio.
Nel pomeriggio raggiunsi Xum Phon, e sostai a visitare e benedire le case dei nostri cristiani sparse nella piccola città. Tornando alla casa che mi ospitava, lungo un sentiero, tra i campi, mi si fece incontro un uomo abbronzato dal sole e madido di sudore. Mi si gettò ai piedi, baciò e ribaciò la mia veste balbettando parole di gioia: era un buon cristiano tutto felice d'incontrare finalmente un sacerdote.
Il mattino seguente, celebrai in una casa cristiana trasformata in cappella. Non avevo davanti agli occhi lo splendido panorama del giorno precedente; ma ero circondato da anime di fede profonda. Rivolsi a tutti un sermoncino in lingua cinese, e mentre parlavo, notai che il maestro della piccola scuola locale dava di gomito ai vicini, con espressioni di entusiastico consenso.
Giunta l'ora del distacco, tutti quei cari fedeli si prostrarono per ricevere la benedizione, con una pietà che mi commosse profondamente.
Parecchi cristiani m'accompagnarono alla stazione, mentre facce camuse di bimbi dagli occhi d'onice s'affacciavano timide agli usci di casa e berciavano: « Straniero, straniero! ». Abbozzavo sorrisi, agitavo la mano in segno di richiamo, dicendo: « Venite piccini, lo straniero vi vuol bene ». Ma essi, sorridendo, correvano ad abbracciar le loro mamme.
Nei pressi della stazione, mi s'accostò una vecchietta e, gettandomi in faccia due limpidi occhi, mormorò alcune parole di saluto; poi mi lasciò cadere nelle mani un piccolo involto coi risparmi di un'intera annata... Il Signore la ricompensi della sua carità.
Il treno mi trasportò in una zona afosa che mi fece sudare ininterrottamente. Paesaggio brullo, arso dal solleone; campagna sabbiosa, chiazzata di cespugli rinsecchiti.
All'una del pomeriggio arrivai alla solitaria stazioncina di Surat. D'intorno verzicava qualche prateria coi ciglioni aduggiati da cocchi e da tamarindi. Davanti s'ergeva un colle ammantato dal verde fogliame d'una densa boscaglia, con le falde lambite dall'acqua frettolosa del fiume.
Raggiunto l'imbarcatoio, presi posto su d'un battello a vapore, e intavolai conversazione coi passeggeri più vicini. Un bimbetto, vinta la ritrosia dei primi istanti, mi salutò e mi gridò gongolante: «Tu sei straniero, vero? Ebbene, papà presto mi manderà, se sarò buono, ad istruirmi all'estero».
«Dove, piccino mio ? ».
« A Bang Hok! ».
Caro fanciullo: la Capitale della sua patria era già all'estero per lui!...
Le sponde del fiume eran disseminate di fittissime palme. Qua e là qualche ingiallita abitazione lacustre rompeva la monotonia di quell'interminabile doppio colonnato. Trovai la città di Bandon in festa. L'approdo palpitava d'innumerevoli bandiere garrenti e di palloncini dai mille colori; le vie brulicavano di gente gaia e rumorosa; le case sfoggiavano al sole rossi festoni di carta pennellata di cubitali ghirigori cinesi; da più parti il crepitìo delle immancabili castagnole e le disperate note d'una musica aritmica risonavan pel cielo mentre imbruniva.
Alloggiai in una modestissima casa. Il viaggio m'aveva stancato e, scese le prime ombre, già pregustavo il riposo che il sonno m'avrebbe apportato. Ma, ohimè! la notte non fu che l'eco dei brusii, dei cicalecci e dei rumori di tutta la gente del vicinato.
L'indomani celebrai con particolare fervore, pensando che Dio, per la prima volta, scendeva a benedir quelle plaghe. Feci visita al Governatore della città il quale m'accolse cordialmente professandosi amico dei missionari, e mi disse che un suo figliolo, ora laureando in medicina all'Università di Manila, anni addietro aveva studiato in una scuola cattolica della capitale.
Percorrendo le vie cittadine, vidi ragazzi dappertutto. «Forse - pensai - il Signore, un giorno, ci chiamerà qui... ». E, sognando ad occhi aperti collegi e giovani, presi la strada verso la scuola governativa.
Trovai il cortile brulicante di alunni: circa un migliaio.
Un ometto sorridente, che poi conobbi essere il Direttore della scuola, mi si fece incontro, mi salutò affabilmente e mi presentò ai maestri, dando ampie informazioni dei preti cattolici di Bang Nok Khuek. Come mai ci conosceva? « Il vostro nome - mi disse - già riempie tutta la città. Conosciamo i successi delle vostre scuole; inoltre parecchi dei nostri giovani ricevono la vostra dilettevole rivista Jaovasan (Giovinezza»).
Può immaginare, amato Padre, la mia gioia! Visitai i locali scolastici; poi, ossequiato dagli alunni, mi recai ad ossequiare l'Ispettore didattico. Questo bravo signore si disse felice ed onorato d'ospitarmi anche per brevissima ora. « Voi cattolici - esclamò - date un'educazione seria ai nostri giovani. Presto, vedi, manderò una mia figlia a studiare presso le Suore».
Riservai il pomeriggio alla ricerca di eventuali cristiani. Fu sull'imbrunire che trovai, alle porte occidentali della città, due giovani sposi, uniti in matrimonio civile da qualche mese. Con immensa loro gioia ne santificai l'unione, e li lasciai, invitandoli alla Messa il giorno dopo.
A sera, durante la cena, mi si presentarono un uomo ed una donna di giovanissima età. Si dissero forestieri, da poco stabiliti in città. Il giovane ancor pagano narrò come i suoi parenti lo molestassero spietatamente, non volendo ch'egli si convertisse e sposasse una cattolica. Stanco delle ripetute vessazioni, aveva abbandonato il borgo natìo, e saputo del mio arrivo, era venuto a chiedermi il battesimo per potersi sposare cristianamente. Cominciai ad interrogarli ambedue sul Catechismo e, trovatili sufficientemente istruiti, li feci preparare per l'indomani.
All'alba del nuovo giorno i quattro sposi m'aspettavano alla porta dell'albergo. Confessai i cristiani, battezzai il catecumeno, poi celebrai la santa Messa e benedissi il suo matrimonio. Rivolte a tutti alcune esortazioni, li lasciai con l'animo commosso d'aver gettato in quella città forse le basi di una futura cristianità.
Risalii il fiume fino a Surat e, verso mezzogiorno, montai in treno, diretto alla città di Nakhonsithammarat. Il paesaggio che mi si parò dinnanzi è forse il più bello e suggestivo di tutto il Siam meridionale.
Lasciata la stazione, il treno si lanciò in una estesissima prateria coperta di verde e dolcemente acclive, alla cui estremità s'adergeva un'ampia cerchia di colli verdeggianti. Raggiunti i primi contrafforti, la vaporiera rallentò la corsa, ma rafforzò i suoi rabbuffi, impegnandosi in una lotta faticosa e lunga su per l'erta. Lottava, ma la sua corsa, torno torno ai colli, la portava lentamente verso la sommità. Quando, ripiegando subitamente a destra, si buttò all'assalto d'una piccola montagna, potei rendermi conto del terreno guadagnato e rimirare la bellezza delle colline digradanti intorno e delle valli ammantate di erbe e bagnate dal lucido corso del fiume.
Superata la corona alpestre, il treno scese rapido e verso le due del pomeriggio entrò nella stazione di Nakhonsithammarat. La città, animata, presentava il caratteristico aspetto delle cittadine di provincia: strade e straducole mezzo asfaltate, con case basse in muratura, variamente colorate. Ogni casa era una bottega, un negozio. Passai l'intero pomeriggio all'albergo. A sera mi si presentò un giovanotto dal volto sereno, dai capelli lunghi, nerissimi. Era un cattolico. M'accorsi che la mia presenza lo riempiva di gioia, ed ebbi subito la netta impressione di trovarmi davanti ad un'anima buona.
« Domani, Padre - furono le sue ultime parole - sarò a tua disposizione. Verrò a prenderti colla mia automobile e ti condurrò ove tu vorrai. Buona notte! ».
Il giorno dopo, alle 10 del mattino, il giovane era all'albergo.
Fatta visita al Governatore della città, e ottenuto da lui il permesso di vistare i posti più notevoli, filammo alla pagoda « Phra That » (la Grande Reliquia), immenso cumulo di caseggiati e di torri recinti da un muro sbiancato, a quadrangolo, che correva tra giganteschi alberi sfrondati e palme alte e diritte. Distrattamente ci dirigemmo verso la guglia centrale, scortecciata, macchiata di erbe e di afronitro, che si dice racchiuda un osso di Budda. Domandai ad un uomo che mi stava vicino: « Potrei vedere questa vostra insigne reliquia? » «Impossibile! - rispose. - Essa è sepolta sotto questa montagna di mattoni, in fondo... molto in fondo... ».
Prendemmo allora la via del Museo e della Biblioteca modestamente forniti di statuette di Budda in oro, pianticelle d'argento, vecchie monete siamesi e inglesi, qualche decina di libri recenti, trascrizioni siamesi dei libri sacri « Traipidok » (le tre corbe).
Nel pomeriggio uscimmo di città e ci dirigemmo verso il villaggio di Rong Phibun. Tanto per non lasciarmi infastidire dal rombo del motore e dal canterellare della pioggia che cadeva a fitti goccioloni, intavolai discorso col giovane. Suo padre, mi disse, era morto da un mese, lasciando due figliuoli eredi di un ricco patrimonio: grandi magazzeni di riso, un assortito bazar in città, terreni in mano di fittavoli a Rong Phibun. Mi confidò pure che egli e suo fratello pensavano d'erigere una scuola in memoria del padre. Prendendo la palla al balzo: «Perché non pensate - suggerii - a una fondazione cattolica ? ». « Già! - rispose - ne parlerò con mio fratello e studieremo la proposta insieme ».
All'imbocco del paesetto il giovane si fermò e mi fece far la conoscenza del brigadiere dei carabinieri e d'un giovane commerciante, entrambi ex-allievi dei Fratelli di San Gabriele, ma ancora pagani.
Veduti i terreni, corremmo alla non molto lontana miniera di stagno, una delle più grandi di tutto il Siam.
L'indomani, un dottore americano venne ad invitarmi ad una visita al lebbrosario della città. Mi fece salir sulla sua automobile, dimostrandosi molto affabile e mi portò al lazzaretto. Attraversato un prato erboso, giunsi al gruppo di caseggiati: sei belle ville di legno, ai lati d'un piccolo viale; in fondo, la chiesetta pulita, ma troppo arida per le sue nude pareti.
Quasi ogni stanza aveva un quadro di Gesù Crocifisso, dipinto dagli stessi lebbrosi. Ma la cura spirituale era in mano di un pastore protestante...
Ritornato all'albergo, preparai i bagagli e m'avviai alla stazione accompagnato dai due fratelli orfani, i quali, giunti al treno, mi baciarono ripetutamente la mano, promettendo nello stesso tempo d'adoprarsi per erigere in città un collegio cattolico.
Alla stanzioncina di Khuen Nien salirono nel mio scompartimento il sig. Thuan, Direttore, e un Professore della Scuola Agricola di Haad-Jai: cattolico l'uno, e neofito l'altro. Incominciammo una cordialissima conversazione e giungemmo alla Scuola Agricola che già annottava. Il Direttore mi presentò la sua sposa la quale, preparando la cena, non finiva di rivolgermi domande sulla santa religione e sui nostri paesi. Dopo cena, conversammo ancora un poco; poi mi accompagnarono a riposare in una casetta tranquilla, nel grande silenzio dei campi.
L'indomani celebrai nella villetta ed i tre assistettero con grande fervore accostandosi ai santi Sacramenti con commovente divozione. Dopo Messa, battezzai il figlioletto dei due sposi, primo della loro felice unione. Vollero consacrarlo a Maria Ausiliatrice e dargli il nome del Sommo Pontefice Pio XI.
Verso le dieci e mezzo il Direttore mi condusse a visitare la Scuola Agricola. È una stazione sperimentale eretta dal governo, il quale dimostra di comprendere bene come l'avvenire del popolo siamese stia soprattutto nello sviluppo dell'agricoltura. Gran consolazione per me il vedere affidata questa prima Scuola Agricola governativa ad un direttore cattolico!
A sera egli mi fece omaggio d'un curiosissimo fiore indigeno, il « Dok kadaknga », ancor tutto incartocciato nei verdi sepali: s'apre una volta sola e solo di notte; dato il suo saluto alle tenebre, si racchiude in se stesso, avvizzisce e muore.
Il dì seguente, il direttore colla sua sposa ed il professore si riaccostarono ai santi Sacramenti con vivo fervore. E il piccolo Pio, contrariamente al suo solito, non strillò affatto. Fuori la pioggia scrosciava squassata dal vento. Mi trattenni ancora tutto il giorno con loro. L'indomani verso le nove il sig. Thuan mi portò alla graziosa cittadina marittima di Singora. Si dice che l'abbiano fondata alcuni naviganti portoghesi o spagnoli approdati circa 350 anni fa. Colpiti dalla meravigliosa bellezza della località, essi l'avrebbero denominata Señora, donde l'odierno nome di Singora o Songkhla.
In città fui colmato di cortesie da parte delle autorità e di alcuni lettori del nostro Jaovasan. Visitai la scuola normale maschile e femminile, frequentatissime e dotate d'una graziosa sala di lettura. Ebbi poi l'impressione che i maestri fossero persone serie e molto atte all'educazione. Il Direttore didattico mi riferì con compiacenza come il Principe Daninivat gli avesse parlato entusiasticamente della nostra scuola di Bang Nok Khuek; e si disse desideroso di mettersi in relazione coi nostri maestri.
Al palazzo del governatorato mi imbattei in un vecchio capitano danese, il sig. Wosbein, il quale, fattomi salire sulla sua automobile, mi condusse alla sua villetta. Mi circondò di mille cordialità e mi narrò le avventure marinaresche passate. Abbandonata la patria e percorsi i mari come mozzo, egli era giunto alfine a diventare capitano di una nave mercantile siamese. Terminò la narrazione con un inno alla sua vecchia pipa, compagna impareggiabile di tutta la sua carriera. Al momento di congedarmi, entrò nel salotto un figlio del capitano. Mi salutò garbatamente e si disse exallievo dei Fratelli di San Gabriele. « Sei cattolico ? » gli domandai. Il giovane con tutta semplicità rispose: «Dovevo essere battezzato in collegio, ma... (e qui buttò sul padre un'espressiva occhiata) il desiderato e chiesto consenso di papà non venne». - Il capitano, confuso e rosso in volto, balbettò: « Ma ... se io t'avevo già dato oralmente il permesso...» Continuai la conversazione col giovane, e constatai che egli ricordava ancora il Catechismo e ne credeva fermamente tutte le verità. Quando seppe che io sarei partito nel pomeriggio, s'accasciò. Entrata in quel mentre la madre, cattolica, anch'essa non sapeva darsi pace d'una visita così rapida che non permetteva di soddisfare i loro santi desideri, e solo si calmarono quando li rassicurai che sarei ritornato il sabato seguente.
Mi recai quindi da una distinta famiglia la cui figliola, ex-allieva delle Suore di Penang, desiderava da tempo il battesimo; ma capii che il padre non voleva e rimisi la grazia all'ora assegnata dalla Provvidenza.
Il capitano mi fece visitar la città e mi portò anche sulla cima del colle che domina il mare. Uno spettacolo magnifico! Sotto il mio sguardo, l'immensa distesa dell'acqua e due verdeggianti isolotti, dalla forma caratteristica che ha fatto loro dare il nome di «topolino e micio ».
A sera feci ritorno ad Haad-Jai. Prima del riposo si parlò delle persecuzioni che affliggono un po' dovunque la Chiesa Cattolica. « E perchè mai? » si domandava il sig. Thuan. Sua sorella, ancor pagana: « Semplice che sei! - l'interruppe. - Perchè ? Perchè essa sola è la vera Chiesa di Dio ».
L'indomani, prima che io prendessi la via della stazione, il Direttore radunò i suoi sessanta alunni che mi batterono calorosamente le mani. Rivolsi loro qualche buona parola esortandoli ad arricchirsi l'animo non soltanto di cognizioni ma anche di virtù e regalai loro un bel pallone.
Da Haad-Jai proseguii per la cittadina di Pattani bagnata dal fiume omonimo. Un giovane cattolico benestante m'offerse la propria automobile per la visita alla città. Attraversai velocemente il quartiere malese che trovai miserabile. Bello invece il panorama che offrivano il mare ed il porto animati da mille imbarcazioni. A sera, tornai stanco all'albergo cinese. Ma non potei chiudere occhio. In una stanza contigua alla mia avevano preso alloggio un indovino e un ipnotizzatore assediati di clienti.... Bisognò rassegnarsi a sorbirsi le loro curiose conversazioni. Un povero cantonese, sentito che gli sarebbero morte nell'annata la moglie e la figliola, diede in tali spasimi da far pietà. Quanto male fanno questi imbroglioni!...
L'indomani, il giovane cattolico venne ad ascoltare la santa Messa, poi mi condusse a visitare alcuni ex-allievi dei collegi cattolici di Penang. Nel pomeriggio ritornai ad HaadJai in compagnia di alcuni bonzi. Il loro superiore intavolò conversazione con me e non rifiniva dal lodare i missionari, desideroso di vederli stabiliti a Pattani per diffondere l'istruzione. Mi disse poi d'avere due fratellini che stavano compiendo i loro studi nell'« Assumption College» di Bangkok. Mi lasciarono ad una stazione intermedia, invitandomi ad alloggiare, in un'altra mia escursione, nella loro pagoda.
Il giorno dopo, per tempo, ripresi la via di Singora. Grandi cose mi attendevano colà. Tra la commozione dei parenti e degli amici, amministrai il battesimo al figliolo del capitano Wosbein e ne benedissi l'unione matrimoniale con una giovane cattolica. Il vecchio lupo di mare, a funzione finita, mi buttò le braccia al collo e pianse a lungo. A sera lasciai la ridente cittadina marinara col cuore ricolmo di santa letizia.
Viaggiai in auto fino a Betong, attraversando estesissime coltivazioni di caucciù e di cocco, ed arrampicandomi su graziose collinette ridenti di verde.
Betong è posto di frontiera. Sicchè, appena giunto alle porte della città, mi vidi incontro un ufficiale della Guardia Confinaria. Mi attendevo chissà quale ispezione; invece quel bravo signore, baciatami la mano, esclamò: « Son tre settimane che vi attendiamo! ». Era un fervente cattolico. Feci subito un giro per la piccola città, ricevendo saluti e feste da non pochi cattolici accortisi del mio passaggio.
Mi fermai due giorni. Potei confessare e comunicare un bel numero di cristiani e rivolgere loro parole di consiglio e di conforto. Potei pure parlare coi principali commercianti cattolici del posto. Tutti mi supplicarono a piantare le tende assicurandomi del loro efficace aiuto. Se Dio vorrà, li accontenteremo.
L'indomani, festa di Tutti i Santi, vidi la chiesetta gremita di fedeli, e rivolsi loro affettuose parole di circostanza.
Il 2 novembre, dopo la santa Messa, mi recai coi cristiani al piccolo cimitero. Diressi la recita del santo Rosario, poi benedissi le tombe disposte a semicerchio sul dossale di una verde collina. Tornando alle loro case, i cristiani si manifestavano a vicenda la loro consolazione.
Amatissimo signor Don Ricaldone: eccomi ora di nuovo fra i cari confratelli coll'animo pieno di emozioni e di dolci speranze. Da questi rapidi appunti lei può rilevare quanto sia favorevole il terreno al buon seme di Cristo. Ci benedica perchè lo possiamo spargere a piene mani.
Suo aff.mo in G. C.
Bang-Nok-Khuek, 10-XII-1938 Mons. PASOTTI
Prefetto Apostolico di Rajaburi.
I Cooperatori che, confessati e comunicati, visitano una chiesa o pubblica cappella (i Religiosi e le Religiose, la loro cappella privata) e quivi pregano secondo l'intenzione del Sommo Pontefice possono acquistare:
L'INDULGENZA PLENARIA
1) Nel giorno in cui dànno il nome all'Unione dei Cooperatori.
2) Nel giorno in cui per la prima volta si consacrano al Sacro Cuore di Gesù.
3) Tutte le volte che per otto giorni continui attendono agli Esercizi spirituali.
4) In punto di morte, se, confessati e comunicati, o almeno contriti, invocheranno divotamente il Santissimo nome di Gesù, colla bocca, se potranno, od almeno col cuore.
OGNI MESE:
1) In un giorno del mese a loro scelta.
2) Il giorno in cui fanno l'Esercizio di Buona Morte. 3) Il giorno in cui partecipano alla Conferenza mensile salesiana.
NEL MESE DI MAGGIO ANCHE:
1) Il giorno 3: Invenzione della Santa Croce.
2) Il giorno 8: Apparizione di S. Michele Arcangelo.
3) Il giorno 18: Ascensione di N. S. G. C. al Cielo.
4) Il giorno 24: Festa di Maria SS. Ausiliatrice. 5) Il giorno 28: Pentecoste.
Borse complete.
Borsa S. LINO, omaggio della Diocesi di Volterra a S. E. Mons. Dante Munerati - Somma prec.: 114341,35 - Landi Giuseppina, 20 - Raccolte dal comitato fra i cooperatori e le cooperatrici di Volterra in occasione del XV anniversario della consacrazione episcopale di S. E., 5800 - Tot. L. 20161,35.
Borsa ANIME DEL PURGATORIO (3a) -Somma prec.: 19609,60 - Vittoria Bargagli, 10 - Canepa Maria ved. Tavella, 50 - Maria Armellin, 25 - N. N. a compimento, 305,40 - Tot. L. 20.000.
Borsa RUA DON MICHELE (3a) - Somma prec.: 18095 - N. N. 100 - In memoria dell'Avv. Scala Stefano, 100 - Pro scuola cristiana, 130 - In onore del S. Cuore di Maria, 125 - N. N. 1000 - Tuscano Carmelo, 20 - In onore di S. Espedito, 200 - N. N. 100 - S. E. 150 - Tot. L. 20020.
Borsa UBALDI DON PAOLO, a cura delle exallieve della R. Università di Torino - Somma prec.: 19122,50 - A compimento 877,50 - Tot. L 20.000.
Borse da completare.
Borsa ANIME DEL PURGATORIO (5a) N. N. 2694,60.
Borsa BALDI DON LUIGI - Somma prec.: 198o - Ferruccio Foresi, 10 - A. Grignolo, 50 - N. N., 50 - Tot. L. 2090.
Borsa BELTRAMI DON ANDREA (4a) - Somma prec.: 3290 - Sac. Crocefisso Zanella, soo Tot. L. 3390.
Borsa BIANCHI SALVATORE - Somma prec.: 500 - 20 versamento, 500 - Tot. L. 1000.
Borsa BEATA MARIA MAZZARELLO - Somma prec.: 2802 - Moroni Colomba, 5 - Tot. L. 2807.
Borsa BLANDINO GIOVANNI - Somma prec.: 2560 - Riella Mario, 40 - Chianale Bernardo, so - Anna Picco ved. Blandino, 100 - Tot. L. 2710.
Borsa COSTAMAGNA MONS. GIACOMO (2a) - Somma prec.: 611 - Sorasio Agnese, 10 - Tot. L. 621.
Borsa DAL NEGRO MONS. GIOVANNI, a cura della pia unione per l'adorazione del SS. Sacramento nella chiesa di S. Spirito in Udine - Somma prec.: 3592,50 - N. N. 100 - Tot. L. 3692,50.
Borsa DIVINA PROVVIDENZA CONFIDO IN VOI, a cura dei coniugi Camilla e Lodovico Peani - Somma prec.: 2000 - Nuovo versamento, 1000 - Tot. L. 3000.
Borsa DIVINA PROVVIDENZA - Somma prec.: 9248,50 - Boine Fiorenza, 5 - Boglione Francesco, 20 - C. E., 10 - Tot. L. 9283,50.
Borsa DOGLIANI CAV. GIUSEPPE, a cura di Pozzi Francesco - Somma prec.: 5056,50 - Remondini Pietro, 100 - P. F. 100 - Tot. L. 5266,50.
Borsa DON BOSCO EDUCATORE (4a) - Somma prec.: 3931,50 - Rag. Guido Betta, 10 - Beatrice Castelli, 100 - Tot. L. 4041,50.
Borsa DON BOSCO PROTETTORE DEI GIOVANI - Somma prec.: 5699 - Fratelli Nascimbene, 30 - De Conti Elvira, 50 - Coniugi Gianola, 30 - Tot. L. 5809.
Borsa DON BOSCO SALVATE I NOSTRI FIGLI (2a) Somma prec.: 6108,5o - S. Z. Bolzano, 50 - Tot. L. 6158,50.
Borsa FERRANDO G. B., a cura degli ex-allievi e cooperatori salesiani di Novara - Somma prec.: 12785 - Prof. Giuseppe Butti, 365 - F. A. Novara, 100 - Tot. L. 13250.
Borsa GESU', MARIA AUSILIATRICE, DON BOSCO (3a) - Somma prec.: 7204 - Antonia Guzzo, Columbus, 209 - Fiorasi Maria, so - Tartaglino Ercole, 100 - Tot. L. 7527.
Borsa GIRA UDI DON FEDELE (2a) -- Somma prec.: 19694,25 - Bosso Rosina, 20 - Pardo Prof. Michele, 100 - Maria Luisa di Benevello, 5 - Tot. L. 19819,25.
Borsa INFANZIA ABBANDONATA - Somma prec.: 5122 - Merlo Luigi, 1100 - Tot. L. 5222.
Borsa LAIOLO DON AGOSTINO - Somma prec.: 2135 - Coniugi Amerio, 5 - Laiolo Ernesto, 50 - Tot. L. 2190.
Borsa MADONNA DELLE GRAZIE DI CASTELMONTE, a cura degli ex-allievi salesiani di Udine - Somma prec.: 6418 - Giordani Sabina, 25 - Ottavio Battaglia, 5 - Unione ex-allievi, io - Loria Maria, 20 - Rina Collo, 10 - Diversi cooperatori, 5o - Offerte varie, 6o - Tot. L. 6598.
Borsa MADONNA DELLA CIVITA, a cura della casa salesiana di Gaeta - Somma prec.: 4652 - Giovanna De Simoni, 1593 - Giacomo Franco, 5o - Offerte varie, 688,50 - Tot. L. 6983,50.
Borsa MAMMA MARGHERITA (3a) - Somma prec.: 1800,75 - Mattirolo Giuseppina, 10 - Pentenero Maria, 5 - Tot. L. 181575.
Borsa MADONNA DI LOURDES - Somma prec.: 1416,55 - Antonio Fedele, 5 - Can. Raffaele Abbatangelo, 50 - Tot. L. 1471,55.
Borsa MARIA AUSILIATRICE, a cura del Cav. Sebastiano D'Urso - Somma prec.: 416o - Libreria Donato, 10 - N. N., 10 - Tina D'Urso, 10 - Tot. L. 4190.
Borsa MARIA AUSILIATRICE, a cura di E. P. - Somma prec.: 5500 - Nuovo versamento: 500 - Tot. L. 6ooo.
Borsa MARIA AUSILIATRICE (26a) - Somma prec.: 18663,30 - Suor Raffaella Bottinelli, 116o - M. I. M., 30 - Maria Petroni, 6 - Sac. Crocefisso Zanella, 100 - Maria Casella, 25 - Tot. L. 18984,30.
(Segue).
Carissimi,
L'Osservatore Romano, l'autorevole giornale quotidiano cattolico che si stampa nella Città del Vaticano, ha segnalato recentemente un nuovo volume di Antonio Monti «La giovinezza di Vittorio Emanuele II», ed ha riprodotto l'autografo di una pagina di Carlo Alberto in cui l'ultimo Re di Sardegna e primo Re d'Italia dava agli augusti figli un'istruzione pratica per ben prepararsi alla Confessione. Ve la trascrivo alla lettera perchè vi offre materia per un ottimo esame di coscienza e vi rivela come il gran Re sapeva educare cristianamente i Principi reali.
« Sono io stato distratto nelle mie preghiere, specialmente nel tempo della Santa Messa?
Son io stato obediente, docile, rispettoso, mansueto e paziente ?
Non ho io parlato male del mio prossimo? Non ho io rilevato i suoi difetti, specialmente quelli di mio fratello? Non ho io litigato con lui? Non gli ho io cagionato del dispiacere? Non mi son io rallegrato di ciò che gli faceva dispiacere, o afflitto di ciò che gli faceva piacere? Non gli ho io dato cattivi esempi, l'ho io indotto a disobedire ?
Non ho io fatto dei giudizi temerari sul mio prossimo, in pensieri o in parole ?
Non ho io detto delle bugie?
Non son io stato vano ed orgoglioso? Non son io stato distratto, pigro, inapplicato alle mie lezioni?
Non son io stato goloso? Non son io stato curioso? Son io stato modesto?
Non ho io fatto di nascosto ciò che non dovevo fare?
Finalmente mi son io corretto di qualche difetto ?
PREGHIERA
Oh Signore, perdonatemi i falli che ho commessi oggi e datemi, vi prego, forza e grazia per correggermene perchè io possa amarvi, mio Dio, ogni giorno di più. Così sia.
Voi non siete figli di Re; ma siete figli di Dio e dovete educarvi a questa delicatezza di coscienza se volete riuscire a correggervi dei vostri difetti e formarvi cristianamente alla vita. Fate adunque a quando a quando questo bell'esame di coscienza e prendete efficaci risoluzioni. Vi assista la Vergine Santa Ausiliatrice, cui consacriamo questo bel mese di maggio, e vi faccia sempre più docili alla Grazia di Dio.
Vostro aff.mo
DON GIULIVO.
S. E. Rev.ma Mons. ARTURO JARA MARQUEZ Vescovo titolare di Archelaide, Vicario Apostolico di Magellano e delle isole Malvine, † a Santiago del Cile, il 10-II-u. s. a 59 anni di età.
Orfano di padre all'età di otto anni, venne religiosamente educato dalla madre che fu l'unica sua maestra, finchè Mons. Fagnano non l'accolse per gli studi ginnasiali nel nostro Collegio «Patrocinio di San Giuseppe « della capitale, ove sentì sorgere in cuore la vocazione salesiana. Vestito l'abito talare nella nostra casa «S. Luigi » di Macul si plasmò presto allo spirito di abnegazione e di sacrificio che esige la missione dell'educatore, sicchè fu tra i primissimi giovali cileni che, sulle orme di Don Camillo Ortuzar, applicarono con particolare fervore il sistema educativo di Don Bosco fin dagli anni di tirocinio pratico iniziato nelle scuole dello stesso collegio nel 1897.
Inviato nella nostra casa di Sucre (Bolivia) per corroborare la sua salute, terminò il corso di teologia e raggiunse il sacerdozio nel 1908. Il suo profondo spirito religioso e la maturità di senno lo designarono quasi subito alla direzione del nostro Istituto Commerciale di Iquique che tenne per più di dodici anni accreditando all'Opera salesiana rinomanza e prestigio.
Colle preclare doti di insegnante rifulsero in lui il talento del governo e la pietà sacerdotale. Nessuno quindi stupì quando nel 1926, dopo un anno di riposo trascorso in viaggi all'estero per arricchire il suo patrimonio pedagogico, fu nominato Vicario Apostolico di Magellano e delle Isole Malvine, come successore del primo Vescovo Cileno di quella regione, Mons. Abramo Aguilera pure salesiano.
Preso possesso del Vicariato, prodigò tutto il suo zelo all'incremento della vita religiosa: costruì chiese e cappelle nelle zone più remote; si prese a cuore l'organizzazione dell'istruzione pubblica e lo sviluppo dei collegi cattolici; visitò più volte il suo esteso territorio sopportando eroicamente i rigori del, clima. A Punta Arenas, a Natales, a Porvenir diede vigoroso impulso alle istituzioni di carattere religioso, patriottico e culturale, all'Azione Cattolica e alle opere di carità e di beneficenza. Autorità politiche e civili l'ebbero collaboratore instancabile e saggio consigliere in tutte le attività sociali a vantaggio del popolo e specialmente delle classi più bisognose.
Da buon salesiano, curò con particolare diligenza la buona stampa: diede vita a Magellano alla libreria editrice cattolica; fondò fogli e periodici e fu uno dei più ardenti sostenitori del giornale «La Union » per cui spese tutto il suo patrimonio familiare. Nei suoi ultimi anni si preoccupò particolarmente della condizione dei poveri Indi Alacalufes e, precedendo nel nobile còmpito le stesse autorità, s'adoprò quanto gli fu possibile a migliorarne la situazione economica e sociale, come ne fece pubblicamente fede il generale Javier Palacios Hurtado, Governatore della regione, che in un'informazione ufficiale al suo Governo si diceva: «continuamente tempestato di domande da parte del Vescovo Jara Marquez, auspicanti appoggio al suo programma sociale ».
All'inizio del 1938, Mons. Jara contrasse in Punta Arenas una bronco-polmonite che mise a repentaglio la sua vita. Riuscì a reagire ; ma la sua salute fu così indebolita che la S. Sede lo sollevò dalle fatiche della reggenza del Vicariato nominandolo Amministratore Apostolico.
Aggravatosi improvvisamente alcuni mesi or sono, rese la sua bell'anima a Dio in Santiago il 10 febbraio u. s. Il profondo rimpianto suscitato in tutti gli ambienti è confortato dal ricordo e dagli esempi della sua santa vita e della sua preziosa attività apostolica.
PONTEPRINO LUIGI, coad. da Monesiglio (Cuneo), † a Sangradouro (Brasile), il 13-1-1939 a 77 anni di età. Passò tutta la sua vita religiosa nelle nostre Missioni del Matto Grosso edificando col suo spirito di sacrifizio, e colla sua pietà e laboriosità esemplare.
AMERIO D. CARLO, sac. da San Marzano Oliveto (Alessandria), † a La Serena (Cile) il 5-I-1939 a 76 anni di età. Accolto nell'Oratorio di Torino da Don Bosco stesso, partì ancor chierico per le Missioni di America e, divenuto sacerdote, spiegò il suo zelo infaticabile ed il suo spirito salesiano nella fondazione e nella direzione di vari nostri istituti, imprimendo ovunque un mirabile fervore di opere che ne perpetuano il ricordo ed il rimpianto.
AUDISIO GIUSEPPE, coad. da Moncalieri (Torino), † a Faenza (Ravenna) il 18-II-1939 a 69 anni di età. Fu accolto da D. Bosco all'Oratorio di Torino e prestò con fervore la sua attività nelle nostre scuole professionali e negli oratori festivi.
BERTOLOTTI GIOVANNI, coad. da Legnano (Spezia), † La Paz (Bolivia) il 26-XII-1938 a 68 anni di età. Un altro buon coadiutore, formato ai tempi di Don Bosco nella Casa di Sampierdarena, che esercitò l'arte sua con spirito religioso in Italia ed in Bolivia nelle nostre scuole professionali.
SAVIO AGOSTINO GIOVANNI, coad. da Castelnuovo D. Bosco (Asti), † a Perosa Argentina (Torino) il 30-1-1939 a 67 anni di età. Trascorse quasi cinque lustri nelle Missioni della Patagonia e chiuse i suoi giorni in Italia santificandoli colla sofferenza e colla preghiera.
BRODA D. PIETRO, sac. da Chozow (Polonia), † a Batwieté (Brasile) il 5-XI-1938 a 66 anni di età. Anima semplice e cuore sempre aperto alla carità prodigò il suo apostolato nelle nostre Case del Nord del Brasile con zelo instancabile ed ammirabile spirito di umiltà.
MORANO GIUSEPPE, coad. da Buttigliera d'Asti (Asti), † a Frascati (Roma) il 20-II-1939 a 62 anni di età. Entrò undicenne nell'Oratorio di Torino, l'anno della morte di Don Bosco, e trascorse poi la sua vita nella Società Salesiana dedicandosi tutto all'insegnamento.
CUCCO LUIGI, coad. da Verolengo (Torino), † a Canelli (Asti) il 18-II-1939 a 23 anni di età.
S. Em. R.ma il sig. Cardinale DONATO SBARRETTI
Vescovo Suburbicario di Sabina e Poggio Mirteto Segretario della Suprema Sacra Congregazione del Sant'Uffizio, † a Roma il 1-IV u. s. a 83 anni di età.
Compiuti gli studi nel Seminario di Spoleto esplicò il suo zelo sacerdotale nella cura delle anime finchè fu chiamato come Minutante nella Sacra Congregazione de Propaganda Fide, donde nel 1892 passò a Washington come Uditore della Delegazione Apostolica. Fatto Vescovo dell'Avana nel 1900, fu promosso nel 1901 alla Sede Arcivescovile titolare di Gortina, tramutata poi in quella di Efeso, e nominato Delegato Apostolico nel Canadà. Nel 1910 tornò a Roma, come Segretario della S. Congregazione dei Religiosi, dalla quale passò quattro anni dopo come Assessore alla Suprema S. Congregazione del Santo Offizio.
Nel Concistoro del 4 dicembre 1916 Benedetto XV lo elevò alla Sacra Porpora e nel 1919 lo nominò Prefetto della S. Congregazione del Concilio.
Nel 1928, optò per la Sede suburbicaria di Sabina, e nel 1930 Pio XI lo nominò Segretario della Suprema Sacra Congregazione del S. Offizio.
Nei delicati altissimi uffici rifulse per profonda pietà e zelo instancabile suscitando attorno alla sua persona sentita ammirazione e profonda venerazione. Ebbe cara la Società Salesiana e favorì ovunque le Opere di S. Giovanni Bosco.
S. E. Rev.ma Mons. FILIPPO M. MANTINI Vescovo di Cagli e Pergola, † il 13-III-1939 a 58 anni di età.
Un improvviso malore ha sorpreso lo zelante Pastore alla funzione di ringraziamento per la elezione del nuovo Papa ed in pochi giorni l'ha rapito alla Diocesi cui prodigava da sette anni il sacro ministero con tanto fervore. Sollecito del bene delle anime, dirigendo e sostenendo le varie forme di apostolato, favoriva cordialmente l'Opera Salesiana e nutriva una grande divozione al nostro santo fondatore Don Bosco.
CAN. ANDREA SIBILLA, † ad Alassio il 17-III-1938 a 72 anni di età.
Grato sempre al nostro Collegio di Alassio cui si professava debitore del compimento dei suoi studi, nutrì un affetto speciale per l'Opera di S. Giovanni Bosco, cui prodigò il suo zelo pieno di fervore come sacerdote, Parroco di Roccabruna, e poi Rettore della chiesa di S. Anna in Alassio. Non passava giorno senza che al mattino non si prestasse per le confessioni dei nostri allievi e nel pomeriggio non ritornasse a fare la visita a Gesù in Sacramento nella chiesa del Collegio. Gli allievi perdettero in lui un padre pio, retto e affettuoso ; i Salesiani un grande amico ed un generoso benefattore.
DON PIETRO MUSSANO, † a Palazzo Canavese il 22-XII-1938 a 75 anni di età. Allievo di Don Bosco, serbò al Santo la più tenera divozione. Decurione dei cooperatori s'adoprò con zelo a diffonderne lo spirito nel sacro ministero e specialmente nell'educazione della gioventù cui dedicò come maestro le più sollecite cure.
MONS. GIACOMO PREVE, † ad Alassio il 21-VIII-1938 a 74 anni di età. Si compiaceva di affermare che egli rappresentava tutta la storia del collegio di Alassio, perchè aveva iniziato in esso gli studi nell'anno stesso in cui San Giovanni Bosco aveva aperto il collegio, e in esso aveva compiute tutte le scuole medie, compreso il liceo. Passato nel seminario di Albenga, diventò sacerdote e fu successivamente insegnante di diritto, canonico della cattedrale, e per molti anni zelante Vicario generale della Diocesi. Fu sempre amico affezionato e fervente cooperatore dell'Opera Salesiana.
GIUSTO CLOTILDE, † a Varazze il 3-III-1939.
Anima semplice e profondamente cristiana, fervente Cooperatrice, dedicò, per molti anni, tutto il tempo libero dalle sue occupazioni nell'aiutare le Figlie di Maria Ausiliatrice nella cura della lingeria del collegio. Si gloriava di aver parlato a Don Bosco e di averne avuto preziosi consigli. Conscia della gravità del suo male, chiese ella stessa gli ultimi Sacramenti e si raccolse per prepararsi al grande passo invocando Maria Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco. Le sue poche sostanze le lasciò tutte in beneficenza.
RAMPONE ENRICHETTA, † a San Aurelio di Gabiano il 3-III-1939 a 92 anni di età.
In un suo lontano incontro, che non dimenticò mai, con S. Giovanni Bosco, nel Collegio di Borgo S. Martino, si sentì pronosticare il suo avvenire:
«Lei non si farà suora, ma sarà maestra nella scuola in casa e fuor di casa ».
E fu proprio così. La buona Maestra assunse l'insegnamento come una missione nella borgata di Mincengo e lo tenne per 45 anni edificando tutti col suo spirito cristiano e col fervore della sua bontà.
GALLIA CARLO CAMILLO, † a Torino il 26-II- u. s. ad 86 anni di età.
Padre esemplare nella lunga vedovanza, ottimo cittadino e fedele cristiano, ebbe la consolazione di dare un suo figliolo alla Società Salesiana, attualmente direttore a Pisa.
AVV. FRANCESCO VAGLIASINDI, † a Randazzo il 3-1-u- s.
Degno figlio del compianto Cav. Giuseppe Vagliasindi che nel 1879 chiamò pel primo i Salesiani in Sicilia, a Randazzo, fu educato nel nostro Collegio S. Basilio. Cittadino esemplare, rifulse di cristiana rettitudine, di provvida carità pei bisognosi e di particolare e sincera amicizia per la Famiglia Salesiana. Affezionatissimo cooperatore, visse co' suoi lo spirito di S. Giovanni Bosco.
MONTECCHIO GIUSEPPE, † a Pernumia (Padova) l'11-III u. s. ad 84 anni di età.
La pratica della vita cristiana e la cura della numerosa famiglia furono gli ideali cui tese con tutto il suo fervore, sempre piamente conformandosi ai voleri divini, con filiale abbandono e fiducia in Dio, animato da grande spirito di sacrificio e di intensa pietà. Ripeteva sempre che il suo più grande conforto era quello di aver dato due figli alla Società Salesiana.
CAROLINA FIORETTI,† a Milano il 25-X-1938.
Con la compianta sua mamma fu tra le prime cooperatrici del Comitato Salesiano Milanese per le opere di S. Giovanni Bosco, e fino all'ultimo ne zelò indefessamente la diffusione.
Fulgido esempio di cristiane virtù domestiche e di pietà profonda, volle anche in morte generosamente ricordare i continui bisogni delle opere nostre.
ANTONIETTA ALBERTARIO, † a Milano il 20-X-1938.
Madre cristiana esemplare visse unicamente per Dio e per la famiglia, alla quale profuse i tesori del suo nobile cuore.
Pia, caritatevole verso gli Istituti di beneficenza, ebbe sempre particolare affetto pel nostro Istituto di Milano che beneficò generosamente anche in punto di morte.
GAETANO GERLI, † a Milano il 26-X-1938. Primo di otto fratelli, orfano di padre a soli 17 anni, fu il conforto della vedova madre, modello e guida ai fratelli, tenero sposo e padre affettuosissimo. Benefico nel nascondimento, seppe trasfondere nei numerosi figli la sua fede profonda e le sue predilezioni per l'Opera salesiana.
AVV. COMM. GIUSEPPE CIOIA, † a Milano il 7-XII-1938.
Probo, retto, abilissimo professionista, era ricercato quale prezioso ed intemerato amministratore da enti pubblici e privati, perchè ovunque portava la tempra di una adamantina fede in Dio. Con l'ottima sua consorte, aiutò fin dai suoi inizii l'Opera salesiana in Milano e ne seguì con commozione il crescente sviluppo.
CONTESSA FANNY DAL VERME Ved. PARRAVICINI, † a Milano il 6-XII-1938.
Fervente cooperatrice salesiana fin dalla fondazione del nostro Istituto di Milano, s'adoprò sempre col suo compianto consorte a propagare gli alti ideali di Don Bosco a favore della gioventù povera ed abbandonata.
Discendente da una delle più antiche famiglie patrizie milanesi, si valeva del titolo per fare quanto più poteva per le istituzioni di beneficenza con particolare predilezione per l'Opera nostra.
Altri Cooperatori defunti:
Allanfranchini Luigia, ved. Borra, Novara - Andreis Caterina, Brescia - Azzolini Rosa ved. Girardi, Verona - Baccalini Battaglia Isabella, Monticelli Pavese (Pavia) - Barbero Angela, Valenza (Alessandria) - Bellazzi Maria, Novara - Biasin Lina, Arzignano (Vicenza) - Boffano Angiolina Gobbi, Reggio Emilia - Bonomi Esterina, Barzesto (Bergamo) - Bortolotti Pompeo, Trento Regina Boscolo Bossa, Chioggia (Venezia) - Boseglav Maria, Trieste - Calcagni Rachele, Roma - Campioli C.ssa Anna, Modena - Caslini Elisabetta, Dervico (Como) - Cendali Mons. Lorenzo, Fiesole (Firenze) - Colombara Giuseppe, Morbello (Alessandria) - Colombo sorelle, Lurago d'Erba (Como) - Conti Can. Teol. Giuseppe, Piazza Armerina (Enna) - Cresta Luigia, Casella (Genova) - Damiani Angelo, Lodrino (Brescia) - De Caro ved. Isabella, Triggiano (Bari) - Demartini Can. Giacomo, Genova - De Polo Angela, Tarzo (Treviso) - Dessiomone Varvello Angela, Grana Monf. (Asti) - Dezzani Ernesto, Oakland, Cal. (U.S.A) - Di Criscio Isolina, Roma - Di Luca Virginia, Roma - Dotti Carlo, Passirano (Brescia) - Dotti Eugenio, Passirano (Brescia) - Elia Matteo, Torino - Fa' Giuseppe, Vignale Monf. (Alessandria) - Fabaro Maria, Poirino (Torino) - Fanetti Rita, Castegnato (Brescia) - Ferrari Matilde, Isorella (Brescia) - Figoli Ferruccio, Roma - Franchini Carolina ved. Melchiorri, Varallo Pombia (Novara) - Frere Emma, Roma - Furlanetto Giuseppina, Adria (Rovigo) - Galati Prof. Pietro, Alcamo (Trapani) - Galeoni Ernesta, Roma - Gallia Carlo, Torino - Garibaldi Edvige, S. Stefano al Mare (Imperia) - Gatti Locatelli Eufrosina, Terno d'Isola (Bergamo) - Gay Michele, S. Damiano d'Asti (Asti) - Gerli Callori C.ssa Giulia, . Piscina (Torino) - Guardabassi Clelia, Perugia - Guido Giuseppe, Pontedecimo (Genova) - Guzzetti Carlo, Cislago (Varese) - Lacché Enrico, Livorno - La Duca Calogero, Valledolmo (Palermo) - Lardone Agnese, Torino - Locatelli Villa Ester, Terno d'Isola (Bergamo) - Lodi Amalia ved. De Arcangelis, Monte Celio (Roma) - Lombardini Paolina, Busto Arsizio (Varese) - Maggioni Amalia, Osnago (Como) - Marcone Catterina, Vinzaglio (Novara) - Mattachini Zecconi Maria, Mezzomerico (Novara - Mattioli Elisa, Roma - Merlo Maddalena, Saluzzo (Cuneo) - Molteni Riccardo, Lurago d'Erba (Como) - Moriconi Elvezia, Sutri (Viterbo) - Moro Carolina, Castelveccana (Varese) - Mosca Lorenzo, Livorno Ferraris (Vercelli) - Mulassano Caterina, Bra (Cuneo) - Musetti Carmela, Roma - Napoleoni Adele ved. Annibali, Roma - Negri Giuseppina, Torino - Negrotto Cambiaso Francesca, Genova - Niccoli Anna Maria, Roma - Nova Ernesta, Lesmo (Milano) - Palandri Domenico, Pisa - Palmerini Giacinta, Roma - Palmieri Costanza, Roma - Penatti Rosina, ved., Brembate Sopra (Bergamo) - Poggi Elena, Varzi (Pavia) - Poggio Maddalena ved. Boccalatte, Lu Monf. (Alessandria) - Polanga D. Luigi, S. Eraclio (Perugia) - Porzio Giuseppina, Romentino (Novara) - Provenzi Caterina, Fornovo di S. Giovanni (Bergamo) - Reali D. Ercole, Roma - Rinaldi Giovanna, Trinità (Cuneo) - Boncarolo Pietro, Pezzana (Vercelli) - Ruggeri Anna, Roma - Sannazzaro-Merlo Leonilda, Nizza Monf. (Asti) - Santarini Pia, Tizzana (Pistoia) - Savio Rosa, Torino - Scricciolo Giacomo, Città della Pieve (Perugia) - Serragli Avv. Pier Francesco, Firenze - Sforzini Roberto, Cuneo - Stegagno Nordera Luigia, Vicenza - Toffanello Pietro, Jolanda di Tezze (Vicenza) - Tomiello Maria, Piovene (Vicenza) - Verardi Pietro, S. Pietro in Casale (Bologna) - Vercelli D. Secondo, Torrazza Piem. (Torino) - Vitale Lucia, S. Pietro a Patierno (Napoli) - Zappa Alfonso, Alassio (Savona).