BOLLETTINO SALESIANO

Anno LXV - N. 2 - 1° FEBBRAIO 1941 - XIX

SOMMARIO: Direzione spirituale. - In famiglia: Città del Vaticano, Italia, Argentina, Brasile, Haiti, Isole Canarie, Patagonia, Terre Magellaniche. - Lettera di Don Giulivo ai giovani. - Dalle nostre Missioni: Dal Chaco Paraguayo - Giappone.. - Crociata missionaria. - Tesoro spirituale. - Necrologio.

Direzione spirituale

Poche ore, come quella in cui viviamo così ben definita dal Santo Padre Pio XII l'ora dei cimenti delle anime - han fatto sentire nella storia il bisogno di Gesù: di Gesù Via, Verità e Vita; di Gesù Signore e Maestro; di Gesù Salvatore. Il senso cristiano, che affiora anche nelle menti più umili, avverte che, mentre il sangue dei prodi rivendica le legittime aspirazioni dei popoli, solo lo spirito di Cristo può creare il clima d'una pace giusta e duratura in questo mondo saturo di odio, di empietà e di corruzione. Ma, per l'evitare le masse, lo spirito di Cristo dev'essere prima fedelmente assimilato dalle anime cha hanno avuto da Dio la grazia della rigenerazione alla vita cristiana, e tanto più da quelle che sentono la vocazione all'apostolato. E nell'orientamento spirituale è di somma importanza una saggia e sicura direzione.

La Chiesa Cattolica vanta, secolo per secolo, una serie di maestri di spirito che formano la più veneranda scuola di perfezione. Tra essi noi preferiamo, con Don Bosco, il nostro dolcissimo San Francesco di Sales. Ne abbiamo celebrato di questi giorni la festa; ed, attraverso la parola dei predicatori, abbiamo riudito l'eco della sua dottrina tutta fragrante di puro Vangelo. La S. E. I. ha ristampato nell'autunno u. s. in una elegante edizione tascabile la traduzione fatta dal nostro D. Cena di una delle più popolari opere ascetiche del Santo, che dovrebbe andare per le mani di tutti coloro che vogliono essere e vivere da buoni cristiani: La Filotea (1).

È un prezioso e grazioso volumetto che non dovrebbe mancare in nessuna famiglia dei nostri Cooperatori. La maggior parte forse già lo possiede e ne fa oggetto di attenta lettura e di meditazione per uniformare la propria condotta a quelle amabili e sapienti direttive. A quanti non lo conoscessero ancora, o non ne avessero adeguata cognizione, basterà qualche pagina del traduttore nell'introduzione e del santo Autore nella prefazione per farlo debitamente apprezzare.

(1) S. FRANCESCO DI SALES, La Filotea, ossia: Introduzione alla vita divota. Trad. di D. E. Ceria, Salesiano - S. E. I. - L. 10.

Uno dei libri più diffusi.

«La Filotea di san Francesco di Sales - scrive D. Cena nell'Introduzione - è uno dei libri che ebbero più rapida diffusione, più larga popolarità e vita più durevole. Infatti le edizioni francesi curate dal santo Autore raggiunsero in pochi anni il numero di cinque, alcune delle quali con molte ristampe, mentre senza numero furono quelle che videro la luce a insaputa. dì lui in diverse parti della Francia. Fuori della Francia poi, oltrechè in latino, la Filotea, prima ancora che morisse il Santo, era già tradotta in italiano, spagnolo, inglese e tedesco; dopo la sua morte, verso la metà del secolo XVII, la si leggeva stampata in ben 17 lingue e al giorno d'oggi, non solo ogni idioma orientale ne vanta qualche traduzione di pregio, ma perfino varii dialetti europei hanno la loro. Sembra quasi che la Chiesa Romana, dovunque stende il benefico e materno, suo influsso, ami porgere ai fedeli questo libro, come uno de' più bei manuali della dottrina evangelica.

» Ma anche senza ciò, bisogna convenire che il Santo abbia trovato nel suo libro il segreto di far vibrare le corde più delicate del cuore umano e di soddisfarne le più nobili aspirazioni, tant'è il favore universale e perpetuo che la Filotea incontrò presso ogni qualità di persone. Il Sommo Pontefice Alessandro VII, che non se ne staccò mai per lo spazio di quarant'anni, leggendola dì e notte e ruminandola a suo bell'agio a fine di convertirsela, com'ei diceva, in succo e sangue, raccomandava calorosamente a suo nipote di farne attenta, assidua, amorosa lettura. Enrico IV di Francia, che aveva pregato già il Santo di voler comporre qualche cosa di simile, appena ebbe lette le prime pagine, esclamò che il Vescovo di Ginevra aveva sorpassato di gran lunga la sua aspettazione. In Inghilterra, il re Giacomo I, sebbene poco favorevole ai Cattolici, teneva presso di sè una copia della Filotea, legata in diamanti e pietre preziose, e gustava in quella lettura ineffabili godimenti spirituali; Giacomo II volle che se ne facesse un'edizione di lusso per la fa-. miglia e la cappella reale; Giacomo III vi attingeva celesti conforti in mezzo alle calamitose vicende della sua vita. Nei processi di beatificazione del servo di Dio, il marchese di Lullin, ambasciatore straordinario del duca di Savoia a Vienna nel 1651, attesta che a quella corte imperiale tutti i principi, i signori e le dame avevano di continuo tra le mani la Filotea. In ogni parte d'Europa, professori di Università e uomini di governo, letterati di grido e filosofi, Cattolici e Protestanti ne dicevano magnifiche lodi, mentre presso i librai il volume andava a ruba, talmente che in vent'anni la sola Francia ne smaltì ben quaranta edizioni: cosa favolosa per quei tempi, nei quali, tra l'altro, coloro che sapessero leggere non erano certo il maggior numero. Non fa quindi meraviglia il sentire da san Vincenzo de' Paoli, che, dovunque il nostro Santo andasse, la gente lo segnava a dito, esclamando: --Ecco il grande Francesco di Ginevra, l'autore dell'Introduzione alla vita divota. - Sì belle e sì unanimi testimonianze del passato il Pontefice Pio IX sancì ed eternò nei secoli, quando, nell'atto di proclamare san Francesco di Sales Dottore della Chiesa, autorevolmente dichiarava che, nella Filotea, il Vescovo di Ginevra ha spianato così bene a tutti i Cristiani il cammino della virtù, che al comparire di quel libro la vera pietà irradiò dappertutto la sua luce, penetrando fino al trono dei re, sotto la tenda dei guerrieri, nelle aule giudiziarie, sul banco degli uomini d'affari, entro le botteghe degli operai, e sin nelle capanne dei pastori ».

Natura e scopo dell'Opera.

Il Santo autore, nella Prefazione, così specifica la natura e lo scopo dell'opera:

« La fioraia Glicera sapeva con sì bell'arte variare la disposizione e la mescolanza de' suoi fiori, che con i fiori medesimi formava dei mazzi diversissimi; a segno che il pittore Pausia, volendo gareggiare con lei a riprodurre su la tela tanta diversità di lavoro, non la durò guari, perchè non fu capace di variar i suoi dipinti come Glicera variava i suoi mazzi (PLIN., Hist. nat., XXI, 2, 3.). Nella stessa guisa lo Spirito Santo dispone e ordina con sì grande varietà le istruzioni, date da lui intorno alla vita divota per mezzo delle lingue e delle penne de' suoi servi, che, pur rimanendo sempre identica la dottrina, le maniere tuttavia di esporla pigliano mille forme svariatissime, secondo la diversità dei metodi. In questa Introduzione io, certo, non posso, non voglio e non debbo scrivere se non cose già pubblicate prima di noi intorno al medesimo argomento; sicchè gli stessi fiori io ti presento, o Lettore, ma il mazzo fatto da me sarà differente da quelli degli altri, e ciò per l'arte diversa, con la quale io l'ho composto.

A chi è destinata?

Gli autori che trattarono di vita divota, ebbero quasi tutti in mira d'istruire persone segregate dal mondo, o per lo meno insegnarono una divozione che conduce a questo completo isolamento; io invece ho in animo d'istruire coloro che vivono nelle città, tra le faccende domestiche, nei pubblici impieghi, e che dalla propria condizione sono obbligati a fare, quanto all'esterno, la vita che tutti fanno. Costoro, d'ordinario, sotto pretesto di un'immaginaria impossibilità, non vogliono nemmeno pensare a intraprendere la vita divota, dandosi a credere che nessuno debba aspirare alla palma della pietà cristiana fin tanto che vive nella ressa degli affari temporali. Ebbene, io mostrerò a questi tali che può un anima energica e costante vivere nel mondo senza imbeversi di umori mondani, può trovare sorgenti di dolce pietà nelle onde amare del secolo, può volare tra le fiamme delle concupiscenze terrene senza lasciarvi le ali dei santi desideri della vita divota. L'impresa è ardua al certo, e per questo appunto mi piacerebbe che molti vi dedicassero il pensiero con più ardore che non siasi fatto fin qui: io intanto nella mia pochezza mi studierò di portare con questo scritto un qualche aiuto a chi di buona voglia si accingerà in seguito a un'opera sì degna.

Il titolo e il contenuto.

» Io rivolgo la parola a Filotea, perchè, intendendo ridurre a utilità comune di molte anime quanto avevo scritto prima a vantaggio di una sola; ci voleva un nome generico, il quale si convenisse a tutte quelle che bramavano darsi alla vita divota: e Filotea significa per l'appunto amante o innamorata di Dio.

» Con il pensiero dunque sempre rivolto a un'anima che, accesa del desiderio della vita divota, aspiri all'amor di Dio, ho divisa questa Introduzione in cinque parti. Nella prima, per via d'esortazioni e di pie pratiche, mi studio di convertire il semplice desiderio di Filotea in una risoluzione formale, ch'essa prende su l'ultimo dopo la confessione generale, mediante una seria protesta, seguita dalla santissima Comunione, in cui, dandosi al suo Salvatore e ricevendolo in se stessa, entra felicemente nel suo santo amore. Fatto ciò, a fine di condurla più innanzi, le indico due grandi mezzi per unirsi sempre meglio alla Maestà divina, cioè l'uso dei Sacramenti, nei quali il buon Dio viene a noi, e la santa orazione, in cui egli ci tira a sè; e questa è la seconda parte. Nella terza le mostro come debba esercitarsi in parecchie virtù, che sono le più atte a farla progredire, limitandomi però a suggerirle certe norme particolari, che non potrebbe agevolmente rinvenire altrove o da sè sola. Nella quarta le scopro alcuni agguati de' suoi nemici, e le insegno la maniera di trarsene fuori e passar oltre. Finalmente nella quinta parte la faccio rientrare un po' in sè medesima, a fine di ristorarsi, pigliar fiato, risarcire le forze, e così potere poi più felicemente guadagnar terreno e avanzarsi nella vita divota ».

In che consista la vera divozione.

Nel primo capitolo il Santo autore dà subito un'idea precisa della divozione.

«Tu, o carissima Filotea - scrive - aspiri alla divozione, perchè sei cristiana e sai che questa è una virtù sommamente gradita a nostro Signore: ma per evitare quei piccoli sbagli che sono facili a commettersi sul principio di un affare e ingrossano poi a mano a mano che si va avanti, sinchè alla fine diventano quasi irreparabili, è necessario prima di tutto che tu conosca bene che cosa sia la virtù della devozione; poichè una sola essendo la vera e trovandosene un gran numero di false e vane, se non hai subito un'idea precisa della vera divozione, potresti cader in errore e perderti dietro a qualche pratica futile e superstiziosa.

» Aurelio in tutte le figure che dipingeva, dava. alle facce la fisonomia delle persone da lui amate (PLIN., Hist. nat., xxxv. 10 (37)); così ognuno si rappresenta la divozione conforme alle sue tendenze e alle sue fantasie. Chi è dedito al digiuno, si crederà, digiunando, di essere un gran divoto, quand'anche abbia il cuore pieno di risentimento; sicchè, mentre per sobrietà non osa bagnar la lingua nel vino e fin nell'acqua, non ha poi scrupolo d'immergerla nel sangue del prossimo con la maldicenza e la calunnia. Un altro s'immaginerà di essere divoto, perchè recita ogni giorno una filza di preghiere, sebbene poi la sua lingua si lasci andare a parole dure, arroganti e ingiuriose con quei di casa e con i vicini.. Quell'altro tira fuori volentieri dal borsellino la limosina da dare ai poveri, ma non è buono a cavar dal cuore un tantino di dolcezza con cui perdonare a' suoi nemici; altri invece perdonerà ai nemici, ma perchè soddisfaccia a' suoi creditori ci vorrà tutta la forza della giustizia. Questi tali passano comunemente per divoti; ma non sono divoti niente affatto. I soldati di Saulle cercavano Davide in casa sua; Micol, presa una statua, le mise addosso gli abiti di Davide, e, adagiatala sul letto, fece credere che quello fosse Davide ammalato che dormisse (I Reg., XIX, 11-16.). Allo stesso modo tanti e tanti si ammantano di certe esteriorità che sogliono accompagnare la santa divozione, e subito il mondo li piglia per gente divota e spirituale, mentre in realtà non sono altro che simulacri e fantasmi di divozione.

» La vera e viva devozione, o Filotea, vuole prima di tutto l'amor di Dio, anzi non è altro che vero amor di Dio; ma non è però un amore mediocre. Devi sapere che l'amor divino, in quanto abbellisce le anime nostre, si chiama grazia, perchè ci rende graditi alla divina Maestà; in quanto ci comunica la forza di operare il bene, dicesi carità; ma quando è arrivato a tal grado di perfezione, che, oltre a farci fare il bene, ce lo fa fare con diligenza, assiduità e prontezza, allora piglia il nome di divozione. Gli struzzi non volano mai; le galline volano, ma a stento, basso basso e di rado ; invece le aquile, le colombe e le rondini volano sovente, spedite e alto. Così i peccatori non s'innalzano mai a Dio, ma vanno sempre terra terra; i buoni, che non sono giunti ancora alla divozione, si sollevano a Dio con le loro buone opere, ma raramente, con lentezza e sforzo; le persone divote volano a Dio con frequenza e agilità e volano molto alto. A dirla in breve, la divozione è un'agilità è vivacità spirituale, con cui la carità opera in noi e noi operiamo nella carità prontamente e con trasporto, cosicchè, mentre è ufficio della carità farci osservare i comandamenti di Dio, è poi ufficio della divozione farceli osservare con prontezza e diligenza. Dunque chi non osserva tutti i comandamenti di Dio, non può esser giudicato nè buono nè divoto: non buono, perchè a esser buono si richiede la carità; non divoto, perchè a esser divoto, oltre la carità, ci vuole anche ardore e speditezza a fare le azioni proprie della carità.

» Ma vi è ancora di più. Quando la divozione va unita ad una carità eminente, allora non solo ci rende pronti, agili ed esatti nell'osservanza di tutti i precetti divini, ma inoltre ci stimola a fare tosto e di cuore il maggior numero possibile di opere buone, ancorchè non siano comandate, ma di semplice consiglio o ispirazione. Infatti, come chi si è alzato di fresco da una malattia, cammina quel tanto che gli fa bisogno, ma adagio e con isforzo, così il peccatore, guarito appena della sua iniquità, va solamente sin dove Dio gli comanda, a stento però e a rilento prima che non sia arrivato alla divozione; ed arrivatovi, non solo cammina, ma, a guisa di persona interamente sana, corre e spicca salti nella strada dei divini comandamenti (Ps. CXVIII, 32.), anzi valica di corsa i sentieri dei consigli e delle ispirazioni celesti. Insomma, la carità e la divozione differiscono fra loro soltanto come il fuoco e la fiamma, perchè la carità, che è fuoco spirituale, quando diviene molto infiammata, si chiama divozione; sicchè la divozione non aggiunge al fuoco della carità altro che la fiamma, la quale rende la carità pronta, operosa e diligente non solo nell'osservanza dei comandamenti divini, ma eziandio nella pratica dei consigli e delle ispirazioni celesti ».

La divozione è fatta per tutti gli stati e professioni.

« Dio nella creazione comandò alle piante di produrre i loro frutti ognuna secondo la propria specie (Gen., I, 11.) ; così - prosegue il Santo nel capo III -- egli vuole che i Cristiani, piante vive della sua Chiesa, producano frutti di divozione, ciascuno secondo la qualità evocazione sua. La divozione deve essere praticata diversamente da un gentiluomo, da un operaio, da un servitore, da un principe, dalla vedova, dalla zitella, dalla maritata; e non solo questo, ma bisogna ancora che la pratica della divozione si adatti alle forze, alle occupazioni e ai doveri di ogni individuo. Dimmi, Filotea, andrebbe bene che il Vescovo volesse far il solitario come i Certosini ? E se le persone coniugate non volessero mettere da parte nulla come i Cappuccini, se l'operaio se ne stesse tutto il giorno in chiesa come i religiosi, e i religiosi s'esponessero di continuo a incontri d'ogni sorta per il servizio del prossimo come fa il Vescovo, non sarebbe tal divozione ridicola, sregolata e intollerabile ? Eppure in quest'errore si cade spesso, e il mondo, che non sa o non vuol distinguere fra divozione e indiscrezione di supposti divoti, mormora e biasima la divozione, che in cotali disordini non c'entra proprio nulla.

» No. Filotea, la divozione, quand'è vera, non guasta cosa alcuna, ma le perfeziona tutte, e se talvolta non si concilia con la legittima vocazione di qualche persona, allora senza dubbio è divozione falsa. " L'ape, dice Aristotele (De hist. anim., V, 22.), trae il miele dai fiori senza guastarli ", ma lasciandoli integri e freschi come li ha trovati; e la vera divozione fa ancora di meglio, poichè non solo non pregiudica punto vocazioni od occupazioni, ma all'opposto vi aggiunge bellezza e pregio. Le pietre preziose, di qualunque specie siano, gettate nel miele diventano più risplendenti, ciascuna nel suo colore speciale; così ognuno si fa più accetto nel proprio stato, unendovi la divozione: allora infatti si governa con maggior pace la famiglia, allora l'amore tra marito e moglie diviene più sincero e la soggezione al principe più fedele, allora tutte quante le faccende si disbrigano in modo più soave e più amabile.

» È un errore, anzi un'eresia il voler bandire la vita divota dal quartiere dei soldati, dalla bottega degli operai, dalla corte dei principi, dalla casa dei coniugati. Sì, è vero, Filotea, la divozione puramente contemplativa, quella monastica e religiosa non si possono esercitare in cotesti impieghi; ma è vero eziandio che oltre a quelle tre forme di divozione ve ne sono molte altre ancora, atte a perfezionar i secolari nei differenti loro stati di vita. Ne fanno fede, per l'Antico Testamento, Abramo,

Isacco, e Giacobbe, Davide, Giob, Tobia, Sara, Rebecca, e Giuditta; quanto al Nuovo, san Giuseppe, Lidia e san Crispino furono perfettamente divoti nell'esercizio della loro arte ; sant'Anna, santa Marta, santa Monica, Aquila, Priscilla nel governo della casa; Cornelio, san Sebastiano, san Maurizio nel mestiere delle armi; Costantino, Elena, san Luigi, il beato Amedeo, sant'Edoardo sul trono. Anzi vi furono di quelli che perdettero la perfezione stando nella solitudine, pur tanto desiderabile a chi voglia far vita perfetta, e la conservarono vivendo in mezzo alla gente, cosa che sembra sì poco favorevole al conseguimento della perfezione: Lot, dice san Gregorio (Homm in Ezech., 1, IX, 22.), sì casto in città, si macchiò nella solitudine. Dovunque ci troviamo, si può e si deve aspirare alla vita perfetta ».

Le chiacchiere dei mondani.

Importante è la parte IV in cui S. Francesco di Sales affronta le tentazioni più ordinarie che cercano di distogliere le persone serie dalla vita divota.

« Appena i mondani - egli scrive - s'accorgeranno che hai intenzione di abbracciare la vita divota, ti scoccheran contro le frecce delle loro lusinghe e maldicenze. I più maligni accuseranno d'ipocrisia, bacchettoneria e artifizio il tuo novello tenor di vita; andran blaterando che il mondo t'ha fatto mala cera, e che rifiutata da lui ricorri a Dio. I tuoi amici si daranno attorno a farti un mondo di rimostranze, inspirate, secondo loro, a prudenza e carità. Cadrai nella malinconia, diranno; perderai il credito in faccia alla gente, ti renderai odiosa, invecchierai prima del tempo, n'andran di mezzo i tuoi interessi domestici; al mondo bisogna vivere come si vive al mondo, si può salvarsi benissimo senza tante cabale - e cent'altre corbellerie.

» Son tutte chiacchiere insulse e inconcludenti, o mia Filotea; questi tali non si dànno il menomo pensiero nè della tua sanità, nè dei tuoi interessi. Se. voi foste cosa del mondo, dice il Salvatore (IOAN.. XV, 19), il mondo amerebbe una cosa sua; ma perché non siete del mondo, ecco che il mondo vi odia. Abbiam veduto signori e signore passar la notte intiera, anzi parecchie notti di seguito a giocare agli scacchi e alle carte. C'è occupazione più gravosa, più monotona, più opprimente di quella ? Eppure i mondani non dicevan verbo, nè gli amici se ne preoccupavano punto; e poi per un'ora di meditazione o perchè ci leviamo un po' prima del solito per apparecchiarci alla Comunione, eccoli tutti a farla da medici e volerci guarire dall'ipocondria e dall'itterizia. Si starà magari trenta notti a danzare, e nessuno si duole; ma solo per la veglia della notte di Natale tutti, il giorno dopo, han la tosse e il mal di petto. Chi non vede che il mondo è un giudice ingiusto, partigiano e largo con i figli suoi, ma duro e rigido con i figli di Dio?.

» Non c'è altro mezzo di farsela col mondo, che andare con lui alla perdizione. Contentarlo noi non potremo giammai, tanto è bizzarro. È venuto Giovanni che non mangiava ne beveva, osservò già il Salvatore (MATTH., XI, 18-19.), e dicono: È un indemoniato. È venuto il Figliuol dell'uomo, che mangia e beve, e dicono: È un Samaritano. È proprio vero, Filotea: se per condiscendenza noi ci lasciamo andar a ridere, a giocare, a danzare col mondo, il mondo se ne scandalizza, e se non facciamo così, ci chiama ipocriti o misantropi; se vestiamo bene, sospetta che ci covi sotto qualche cosa, e se andiamo alla buona, dice che è grettezza d'animo; le nostre allegrie sono dissolutezze per lui, e le nostre mortificazioni malinconie: sicchè, guardandoci sempre esso così di mal occhio, non ci è possibile trovar il verso di piacergli. Esagera poi le nostre imperfezioni, spacciandole per peccati; i nostri peccati veniali ce li fa mortali; e i peccati di fragilità ce li converte in peccati di malizia.

» La carità è benigna, dice san Paolo (I Cor., XIII, 4-5), ma il mondo è maligno (IOAN., V, 19); la carità non sa pensar male, invece il mondo pensa sempre male, e quando non può accusare le nostre azioni, accusa le intenzioni. Abbiano i montoni o non abbiano le corna, siano bianchi o neri, il lupo non lascerà mai di dilaniarli, potendo. Comunque si operi, il mondo ci farà sempre guerra: se si sta molto ai piedi del confessore, si meraviglierà che abbiamo tanto da dire; e se si sta poco, dirà che non diciam tutto. Spierà ogni nostro movimento, e per una paroletta di collera protesterà che siamo insopportabili; la cura dei nostri interessi gli parrà avarizia, e la nostra dolcezza melensaggine; ma nei figli del mondo le sfuriate sono bravure, le avarizie risparmi, le pericolose familiarità relazioni oneste: i ragni guastano sempre il lavoro delle api.

» Lasciamo questo cieco, Filotea: strilli pure, come un civettone, per distornare gli uccelli diurni, noi stiam saldi nelle nostre intenzioni, irremovibili nei nostri propositi; la perseveranza mostrerà, se davvero e di buona voglia ci siamo consacrati a Dio e dati alla vita divota. Le comete e i pianeti sembrano in apparenza luminosi quasi allo stesso modo: ma le comete spariscono in breve, non essendo altro che fuochi passeggieri, mentre i pianeti hanno una luce perenne. Così l'ipocrisia e la vera virtù han molta somiglianza nell'esteriore, ma facilmente si distingue l'una dall'altra: perchè l'ipocrisia non dura a lungo, e si dilegua come il fumo nell'innalzarsi, mentre la virtù vera è sempre ferma e costante. A ben assicurare il principio della nostra divozione è per noi vantaggio non piccolo il riceverne obbrobri e calunnie: perciocchè si schiva con questo mezzo il pericolo della vanità e della superbia, che sono come le levatrici d'Egitto (Exod., I, 15-16), alle quali il Faraone infernale ordinò di uccidere i figliuoli maschi d'Israele nel giorno stesso della loro nascita. Noi siamo crocifissi al mondo. e il mondo dev'essere crocifisso per noi (Galat., VI, 14): se esso ci tiene per pazzi, noi teniamolo per insensato ».

Necessità di farsi coraggio.

Chiudiamo questi saggi col capo II della parte IV sulla necessità di farsi coraggio.

« La luce, quantunque bella e gradita agli occhi, pure li abbarbaglia dopo che sono stati lungamente all'oscuro; e prima di pigliare dimestichezza con gli abitanti d'un paese, per cortesi che siano e gentili, vi si sta un po' di tempo disorientati. Potrà darsi, o mia cara Filotea, che per cotesto cambiamento di vita, succedano delle rivolte nel tuo interno, e che il tuo solenne e generale addio alle follie e frivolezze mondane ti produca qualche senso di tristezza e di sgomento, Avvenendo ciò, ti prego d'aver un po' di pazienza, chè non sarà nulla; si tratta solo d'un piccolo sconcerto causato dalla novità, ma dopo riceverai infinite consolazioni. Ti rincrescerà forse sul principio dover lasciare la gloria che stolti e finti adulatori ti davano nelle tue vanità; ma vorresti perdere la gloria eterna, che veramente ti sarà data da Dio ? I vani divertimenti e passatempi, nei quali hai spesi i tuoi anni, ti torneran forse intorno al cuore per adescarlo e tirarlo ancora dalla loro; ma avresti il coraggio di-rinunziare all'eternità beata per leggerezze sì fallaci? Perseverando, non tarderai, credimi, a ricevere dolcezze intime così deliziose e care, da essere obbligata a confessare che in confronto di quel miele il mondo non fu che fiele, e che un giorno di vita divota val più che mille anni di vita mondana.

» Se non che, vedendo quanto sia alto il monte della perfezione cristiana, tu esclamerai: Ohimè! come fare a salirlo' Coraggio, Filotea, le piccole api, quando cominciano a pigliar corpo e si chiaman ninfe, non sarebbero ancor buone a volare di fiore in fiore, nè su per i monti e i colli vicini in cerca di miele; ma a poco a poco, nutrendosi di miele preparato dalle loro madri, quelle ninfe mettono ali e pigliano vigore, sicchè poi volano a cercare per tutti i dintorni. Così noi, è ben vero che siamo ancora tenere ninfe nella divozione, incapaci di levarci in alto quanto vorremmo, cioè fino a toccare la cima della perfezione cristiana; ma se verremo formando desideri e propositi santi, spunteranno tosto le ali; onde speriamo di essere anche noi un giorno api spirituali e di poter pigliare il volo. Frattanto però viviamo del miele di tanti insegnamenti lasciatici dagli antichi divoti, e preghiamo il Signore che ci dia ali come di colomba, per poter non solo volare nel tempo della vita presente, ma anche riposarci nell'eternità della vita futura (Ps., LIV, 7) ».

Valgano questi cenni e questi saggi ad invogliare molte anime alla pratica della vera divozione, mettendosi alla scuola del postro dolcissimo Santo Patrono.

IN FAMIGLIA

Due nuovi Vescovi Salesiani.

Il 18-dicembre u. s. L'Osservatore Romano ha dato notizia della provvista di cinque chiese Cattedrali nella Repubblica del Perù. Due dei nuovi Vescovi furono scelti dal Santo Padre tra i figli di S. Giovanni Bosco: S. E. Mons. Vittorio Alvarez per la Cattedrale di Ayacucho e S. E. Mons. Fortunato Chirichigno per la Cattedrale di Piura.

S. E. Mons. Vittorio Alvarez nacque a Lima il 22 settembre 1887. Cominciò. gli studi ecclesiastici nel nostro collegio di Callao e ricevette la talare dalle mani di Mons. Costamagna; in Lima, nel 19o2. Raggiunto il Sacerdozio nel 1914, attese all'insegnamento ed al sacro ministero in varie nostre Case fino al 1931 quando fu assunto alla direzione del Collegio di Callao che, tolto un biennio, tenne fino alla sua elevazione all'Episcopato.

S. E. Mons. Fortunato Chirichigno nacque anch'egli in Lima il 2o marzo 1878. Fece i suoi studi nel nostro collegio di Santiago e vi ricevette la talare dalle mani di Mons. Costamagna nel 1899. Ordinato Sacerdote nel 1910, fu assunto nel 1923 alla direzione del nostro collegio di Magdalena del Mar, poi di quelli di Piura e di Cuzco. Nominato nel 1939 Amministratore Apostolico della Diocesi di Piura ne sale ora la Cattedra rivestito della dignità episcopale.

Ambedue godono larga stima nella loro Patria, ed affettuosa venerazione nei nostri Istituti per la loro pietà, la loro prudenza, il loro zelo sacerdotale e spirito salesiano. La loro nomina alle rispettive Cattedrali è stata accolta con grande esultanza dal clero, dalle autorità e dai fedeli. Noi, dividendo la stessa gioia, li accompagniamo alle loro Diocesi colle nostre preghiere e coi più fervidi voti di lungo e fecondo ministero pastorale.

CITTCITTÀ DEL VATICANO - L'udienza del Santo Padre ai Salesiani addetti alla Tipografia Poliglotta Vaticana.

Il 14 dicembre u. s. il Santo Padre si è benignamente degnato di ricevere in udienza i confratelli della nostra Casa S. Francesco di Sales nella Città del Vaticano, ai quali è affidata la direzione della Tipografia Poliglotta Vaticana. Il Direttore Don Giuseppe Fedel, oltre a presentare devotissimi voti di omaggio al Sommo Pontefice, Gli umiliò pure una speciale edizione del Motu Proprio « Norunt profecto » del 27 ottobre u. s., col quale Sua Santità indiceva la grande giornata eucaristica e di penitenza per il 24 novembre.

Al Motu proprio -- racchiuso in elegante e artistica cartella - era premessa la venerata effigie di Sua Santità.

Il Santo Padre gradì amabilmente il filiale presente; lodò la nitidissima stampa a mano con l'iniziale in miniatura eseguita da uno dei Confratelli, e, ringraziando paternamente, impartì a tutti la Benedizione Apostolica.

ITALIA - Torino - L'Em.mo Cardinale Arcivescovo alla Scuola " Maria Ausiliatrice ".

La Scuola « Maria Ausiliatrice », all'alba del Centenario della Fondazione dell'Opera Salesiana, ebbe l'ambito onore della visita di S. Em. Rev.ma il Card. Arcivescovo Maurilio Fossati, il quale celebrò la Messa e distribuì la santa Comunione alle 700 alunne, esprimendo la gioia dì poter donare di sua mano a tante giovinezze Gesù Eucaristico.

Al termine dalla funzione passò nell'attigua Casa Generalizia, intrattenendosi brevemente con la Madre Generale e con le altre Superiore, per discendere quindi nel salone-teatro, dove nel frattempo le alunne, dalle piccine della Scuola materna alle giovanette dell'Istituto Magistrale, s'erano raccolte e lo attendevano ansiose di esprimergli la loro gioia e la loro gratitudine.

Fu uFu un omaggio breve, ma fervido e sentito; apertosi con l'entusiastico coro delle acclamazioni, cantate a voce spiegata dalla massa giovanile, e concluso con le suggestive note della preghiera e dell'inno augurale, quale sintesi armoniosa dei sentimenti di devozione, di gratitudine e d'ardore d'apostolato, espressi nelle parole dell'indirizzo.

S. Eminenza rispose con accento e voce che ne rivelavano tutta l'intima consolazione del cuore. Si disse grato per lo spettacolo di pietà eucaristica presentato in Cappella; per l'offerta spirituale e materiale con cui avevano accompagnato i loro omaggi; per i propositi di purezza e di apostolato, manifestati dall'atteggiamento stesso della loro presenza. Le esortò a perseverare nella preghiera per la Chiesa e per la Patria; e, riportandosi al pensiero del giorno - festa di S. Andrea Apostolo e inizio della novena di Maria SS. Immacolata - lasciò loro il ricordo di accogliere la chiamata . di Gesù per divenire anch'esse, nella loro futura missione educativa, pescatrici di anime; preparandovisi con purezza di vita e piena corrispondenza agli insegnamenti di verità ricevuti nella scuola.

Impartita quindi la pastorale benedizione, si allontanò fra nuove dimostrazioni di fervido omaggio.

Asti - L'alba del Centenario Salesiano.

Asti, patria di Bartolomeo Garelli, ha salutato con particolare solennità l'alba del Centenario dell'Opera Salesiana. Oratoriani e studenti del Convitto Don Bosco, stretti attorno all'Ispettore Don Maniero, santificarono con fervore fin dalle prime ore la festa dell'Immacolata accostandosi alla sacra Mensa. Dallo stesso Superiore gli iscritti alle associazioni di Azione Cattolica ricevettero quindi le loro pagelle. Alla Messa cantata intervennero anche le Dame Patronesse. Nel pomeriggio, al suono della banda, che diede un ottimo concerto, si svolse la cerimonia della inaugurazione di una lapide-ricordo dei benefattori insigni dell'ampliamento dell'Oratorio che formerà l'omaggio più concreto della cittadinanza al Santo Fondatore.

CapoCapolista fu salutato da calorosi applausi il nome di S. E. Mons. Vescovo Umberto Rossi.

Dopo la benedizione Eucaristica, la Filodrammatica dell'Oratorio si affermò ancora una volta con l'emozionante dramma, « Costruire» che chiuse la cara giornata. A corona di tanta festa giunse da Roma la benedizione del Santo Padre Pio XII col seguente telegramma: « Augusto Pontefice particolarmente lieto frutti vita cristiana mietuti da centenaria attività Oratori :festivi invia di cuore Apostolica Benedizione propiziatrice nuove abbondanti Grazie Divine per sempre più felici incrementi. Card. MAGLIONE ».

Milano - La Crociata Catechistica.

La domenica 10 dicembre u. s. la nostra Prepositurale di Sant'Agostino si è trasformata in palestra catechistica. Alla presenza di numerosi parrocchiani, una quarantina di Uomini di Azione Cattolica sostennerò una pubblica disputa sul programma di Religione, davanti ad una commissione di cinque sacerdoti, presieduta dal Prevosto Don Lajolo. L'ottima preparazione, la tenacità delle convinzioni e la prontezza delle risposte destarono vivissimo interesse ed entusiastica ammirazione per i candidati che, appartenendo a tutte le classi sociali, diedero una prova eloquente dell'efficacia della Crociata Catechistica indetta dal nostro Rettor Maggiore.

ARGENTINA - Unione Madri delle alunne.

Una nuova opera si è andata organizzando, in questi ultimi mesi, nelle Case delle Figlie di Maria Ausiliatrice dell'Ispettoria Argentina « S. Francesco di Sales »: l'Unione Madri delle alunne. Già da qualche tempo si erano promosse qua e là adunanze e conferenze speciali per le mamme, allo scopo di stabilire un'intesa d'indirizzo nell'opera educativa della scuola e del collegio; ma questo contatto, se pur non senza frutto, riusciva troppo scarso e insufficiente. A renderlo più continuo, e quindi più proficuo, si pensò di formare una vera Associazione, parallela a quella dei Padri di famiglia, fiorente con tanti ottimi risultati, nei collegi salesiani.

Una Una particolare spinta ad effettuare l'iniziativa si ebbe dal sorgere di analoghe unioni in altri campi e con altri principi, nonchè da quanto si trattò in un Congresso di professori, tenutosi nel maggio u. s. in Buenos Aires, nel quale venne caldeggiata l'idea di promuovere una più attiva collaborazione delle famiglie all'opera della scuola con apposite unioni di Padri e di Madri degli alunni, riconoscendo in queste una forza viva e possente, finora forse troppo trascurata.

Così in tutte le Case dell'Ispettoria, meno in due sole, nelle quali però andranno sorgendo tra breve, si sono stabilite ufficialmente le varie Unioni, con apposito statuto e con la nomina di un consiglio direttivo locale; legate tra loro da un'unica Federazione, diretta da un consiglio centrale di presidenza.

L'inaugurazione dei diversi centri ha dato luogo alla così detta « festa della Madre », celebrata con speciali funzioni religiose e con appropriate adunanze e accademie tenute dalle alunne, scegliendo di preferenza la solennità dell'Assunta o qualche altra festa di Maria SS., per unire il pensiero della madre terrena a quello della Madre Celeste.

Dovunque l'iniziativa ha incontrato la migliore accoglienza, con un numero consolantissimo di partecipanti, impegnate a ricristianizzare la famiglia, tutelandone i sacri diritti morali, e educando nel santo timor di Dio i figliuoli. Si prefissero altresì, specialmente in quest'anno centenario dell'Opera di S. Giovanni Bosco, di favorire in tutti i modi la Crociata Catechistica, prendendo come monito e programma le stesse parole del Santo: « Se volete salvare la società, insegnate il catechismo ai fanciulli ».

È facile immaginare il bene che tali Unioni, opportunamente coltivate, dovranno portare: sia a complemento dell'opera delle Suore nell'educazione delle figliuole, purtroppo non di rado compromessa da una non concorde azione dell'ambiente familiare; sia a indirizzo e richiamo di vita cristiana nell'intimità della casa e nelle relazioni sociali, venendo in tal modo ad attuarsi il pensiero informativo del nostro Santo Fondatore, che si proponeva di giungere agli adulti, volgendo le proprie cure all'educazione dei fanciulli.

BRASILE - Matogrosso - Cuiabà - Inaugurazione del Collegio "S. Gonçalo ", ampliato e rimodernizzato.

Il 5 dicembre u. s. segnò per l'Opera Salesiana di Cuyabà una data memoranda: la solenne inaugurazione dei nuovi locali nell'ampliato e rimodernizzato Collegio Salesiano.

Costruito circa trent'anni fa dall'allora Ispettore Don Malan, restò incompleto fino ad oggi. Ciò nonostante, ebbe anni radiosi durante il pareggiamento del suo Ginnasio; ma, sorto quello statale, decadde fino a morire. Si spense pure l'annesso corso elementare, restando vive le sole scuole professionali. Nel 1936, per volere di autorità e di popolo, ricominciò il Ginnasio pareggiato, funzionando la prima Ginnasiale, poi la seconda, la terza, la quarta, e quest'anno la quinta. Il Ginnasio così completo arrivò ad oltre 400 alunni, divisi in quindici sezioni. Per poter contenere tanti giovani, fu necessario aumentare almeno di un piano lo stabile. E lo si fece in meno di un anno. Ora il Collegio S. Gonçalo figura tra le migliori costruzioni della città.

All'inaugurazione, che segnò anche la chiusura dell'anno scolastico 1940, intervennero tutte le Autorità, cominciando dal Presidente dello Stato, ex-alunno del Collegio stesso, il Dott. Giulio Muller, che nel discorso ufficiale si vantò di appartenere alla grande famiglia salesiana, e di essere stato scolaro di alcuni tra i più venerandi Professori presenti. I promossi della quinta classe furono 34 su 38. Tre di essi indossarono nello stesso giorno la veste chiericale per incominciare il loro noviziato salesiano.

HAITI - Port-Au-Prince.

Anche a Port-Au-Prince l'opera delle Figlie di Maria Ausiliatrice ha registrato notevoli progressi fra le negrette, che nel maggio dello scorso anno, all'esposizione di lavori in pit (filo vegetale del paese) riportarono uno-dei primi premi: il che contribuì a valorizzare l'insegnamento professionale della Casa ed a ricavarne un aiuto materiale per le spese dell'opera.

Ma il conforto più gradito fu quello del primo gruppo di neo-comunicandi, raccolti tra i poveri fanciulli di « La Saline ». Per poter comprendere la gioia di questa prima conquista bisognerebbe conoscere che cosa sia il misero sobborgo, dove le Missionarie hanno iniziato da alcuni anni l'opera dei catechismi, cercando di aprire, attraverso ai piccoli, la via all'azione del sacerdote, preclusa da pregiudizi, difficoltà e superstizioni d'ogni genere. Sulla riva bassa e paludosa del mare, dove convergono un po' i detriti della capitle, le capanne misere e luride dei poveri abitanti farebbero pensare a rifiuti dell'umanità, se sotto quell'abbandono, congiunto spesso all'abbrutimento morale, non si vedesse la dignità di anime create e redente per immortali destini.

Quante volte le Suore, nelle loro visite consuete, furono spettatrici di veri drammi della miseria, assistendo creature morenti d'inedia.

E quanto spesso, pure, dalle labbra dei fanciulli e giovanetti, esortati ad astenersi da carni immolate nei superstiziosi sacrifici al demonio, per poter essere ammessi al Banchetto Eucaristico, raccolsero la nota e triste risposta: «Non possiamo, i nostri genitori ci batterebbero a sangue!... ».

Questi primi 51 comunicandi, quindi, furono il frutto di un lavoro lungo, perseverante e individuale, per convincere i fanciulli, certo più facili da portare al bene, ma, cresciuti in un ambiente di superstiziosa ignoranza, restii e timorosi nel lasciare i proibiti usi idolatrici; e per vincere soprattutto i contrasti e le difficoltà assai più gravi dei parenti.

L'Ecc.mo Arcivescovo ed il Parroco dissero di veder realizzato un vero miracolo, e vollero spontaneamente sopperire alle spese per provvedere le vesti necessarie, da sostituire in quel giorno ai miseri cenci abituali. Semplice, ma devoto e fervido lo svolgersi della cerimonia, che commosse non poco lo stesso celebrante al momento di dare Gesù a quella piccola cerchia della tanto desiderata, sebbene ancor lontana, porzione del suo gregge.

Primizie eucaristiche che fanno pensare a un lievito di vita soprannaturale, da cui tutta la massa deve essere lentamente compenetrata e pervasa.

ISOLE CANARIE - Las Palmas.

Pochi mesi sono bastati alla nuova Casa delle Figlie di Maria Ausiliatrice per avvertire il bisogno di più ampi locali: felice conseguenza del rapido e rigoglioso fiorire delle sue Opere. Aperta per le giovanette del popolo, ne ha visto, fin dagli inizi, affluire in buon numero, via via crescente, alle scuole diurne e serali di taglio, cucito, economia domestica e ricami e merletti a macchina, secondo la caratteristica industria locale, nonchè all'Oratorio festivo, che va esercitando una cara attrattiva per le fanciulle del rione.

Fortunatamente il clima, che non conosce inverno, permette d'adibire a laboratorio anche il porticato, in attesa che vengano costruiti altri locali, per dare all'Opera tutto lo sviluppo che richiede.

L'affluenza giovanile lascia già intravvedere il bene che vi si compie; ma più chiaramente lo dice il significativo ricordo di due feste, che segnarono due tappe nel cammino della fondazione. Il giorno dell'Immacolata del 1939, appena un mese dallo sbarco delle Missionarie nell'Isola, siccome quasi tutte le giovinette dopo la Prima Comunione non s'erano più accostate ai santi Sacramenti, le Suore, con sforzo e assidua preparazione catechistica, riuscirono a prepararne appena una trentina alla sacra Mensa. Ma, alcuni mesi dopo, per la festa della Beata M. Mazzarello, S. E. Rev.ma Mons. Vescovo, proffertosi ad amministrare il Battesimo a una bambina di otto anni e la prima Comunione a un gruppo di altre piccole compagne, ebbe il conforto di vedere la Cappella e le sue adiacenze stipate di gioventù; e di constatare l'affluenza ai santi Sacramenti delle duecento alunne della scuola le quali, preparate poco prima da un Corso di Esercizi Spirituali, avevano distinto il mese di maggio con la frequenza quotidiana alla santa Messa, e molte altresì alla Comunione. Anche le trecento Oratoriane diedero prova del loro fervore, che si potrebbe dire di neofite, perchè la maggior parte si vanno iniziando ora alla vita cristiana.

Sua Eccellenza se ne mostrò soddisfattissimo; e; interpretando pure il vivo compiacimento della benemerita signora Fondatrice dell'Opera; volle dire la sua paterna parola di conforto e di plauso.

PATAGONIA - Conesa - Suore-muratori.

A Conesa, piccolo e sperduto paese della Patagonia meridionale, nel Territorio del Rio Negro, la Casa delle Figlie di Maria Ausiliatrice, sempre modesta nelle sue proporzioni materiali, e anche nelle stesse possibilità di lavoro, consentite dalla scarsa e disseminata popolazione, ha veduto quest'anno, 50° di sua fondazione, salire a cento il numero delle alunne. Anche le poche interne sono aumentate; e poichè non v'era locale sufficiente per accoglierle, nè mezzi per affrontare le spese d'indispensabili ampliamenti, le Suore hanno consacrato le loro vacanze scolastiche alla fabbrica di un padiglione che servisse di dormitorio. Con l'aiuto di un solo muratore, rivivendo le antiche scene di Mornese, in tre o quattro sono riuscite a completare la costruzione, fra le cui mura le povere fanciulle beneficate godono ora il calore di una carità veramente sollecita e industriosa nelle sue risorse.

TERRE MAGELLANICHE - Punta Arenas - Fervore di pietà e di opere.

A PuA Punta Arenas, nella bella città che è andata sorgendo sullo stretto di Magellano, l'erezione a Santuario della chiesa salesiana di Maria Ausiliatrice, l'ha resa ora mèta di molti pellegrinaggi mariani. Ne aprirono la serie, con una devotissima e imponente manifestazione di fede e di pietà, le numerose allieve ed ex-allieve delle Case delle Figlie di Maria Ausiliatrice, liete di portare alla SS. Vergine, nel suo santuario più australe del mondo, l'omaggio del fervente amore che a loro venne trasmesso come eredità spirituale dalle prime Missionarie, non di rado testimoni di soprannaturali e sensibili predilezioni di Maria Ausiliatrice verso quella terra.

Nella stessa città l'« Asilo Sacra Famiglia » per le Orfane ha festeggiato, qualche tempo dopo, la posa della prima pietra della nuova Cappella, che verrà fatta costruire dalla munifica Signora Maria Menéndez, in memoria dei suoi due figliuoli defunti. La cerimonia, presenziata dall'Amministratore Apostolico e Ispettore Salesiano Mons. P. Giacomini, riuscì anche più solenne di quanto si sarebbe immaginato, per la partecipazione di molte distinte e benemerite famiglie del luogo, le quali mostrarono particolare interesse per l'opera della Casa, promettendo il loro aiuto per i nuovi fabbricati; che dovranno sostituire a poco a poco gli antichi padiglioni di legno, ormai troppo ristretti e inadatti alle esigenze dei tempi.

LETTERA DI DON GIULIVO Al GIOVANI

Carissimi,

mentre i nostri cari soldati si sacrificano sui diversi fronti con tanto eroismo, io credo che voi pure siate tutti impegnati nel compimento del vostro dovere, nelle scuole, nei campi o nelle officine. Ma, poichè oggi la vita ha tante difficoltà e tante esigenze, vi ricorderò un esempio che vi potrà consigliare ad utilizzare anche meglio tutto il vostro tempo.

Un filosofo antico, Chilone, diceva che tre sono le cose più difficili nella vita: 1 ) mantenere un segreto; 2) perdonare un'ingiuria; 3) far buon uso delle ore libere.

Ebbene, 89 anni fa, un sacerdote nordamericano, il P. Duffo, recandosi a far visita ad un suo amico, grosso commerciante, sorprese un garzone tutto intento a contrassegnare dei sacchi di grano. Colpito dall'impegno con cui lavorava, dai suoi occhi intelligenti e dal suo tratto dolce ed affabile, gli domandò: « Quanti anni hai, giovanotto, ,e che cosa fai ? »

« Ho diciott'anni, Padre; - rispose - e cerco di guadagnarmi un pezzo di Pane contrassegnando tutto questo grano ».

« Fai bene, figliolo; però potresti studiare anche un pochino... no ? »

« E il tempo ? » obbiettò il giovane.

« Come impieghi le tue serate? »

Questa domanda fu provvidenziale! Il giovane garzone non aveva mai pensato a utilizzare quelle ore che tanti purtroppo sciupano nel gioco e nei vizi, e tanti altri, oggi, grazie alle scuole serali, impiegano saggiamente per la vita. Allora, le scuole serali erano privilegio di pochissime città. P. Duffo gli si profferse a dargli lezioni. Il giovinetto accettò con entusiasmo ed il Signore lo premiò colla vocazione sacerdotale. Divenne infatti sacerdote, vescovo e cardinale, e morì ottantasettenne nel 1921 arcivescovo di Baltimora: il celebre Cardinal Gibbons.

Miei cari: fate tesoro della vostra età, del vostro tempo e delle doti di mente e di cuore di cui vi ha arricchito il Signore. Vi renderete così sempre più abili alla vita e vi potrete meritare anche grazie straordinarie, qual è quella che portò cent'anni fa al sacerdozio dall'umiltà dei campi anche il grande apostolo della gioventù San Giovanni Bosco.

Vostro aff mo DON GIULIVO.

Dalle nostre Missioni

DAL CHACO PARAGUAYO

Sulla breccia.

Rev.mo Padre, di ritorno dalla vista ispettoriale alle nostre Case del Paraguay, dove l'avevo lasciato pieno del suo abituale entusiasmo, di un rinnovato fervore attinto ai Santi Spirituali Esercizi, e anche di apparente sanità, ecco che mi giunge improvviso l'annunzio della morte del nostro missionario DON Livio FARINA, d'anni 58, avvenuta all'alba del martedì 30 luglio u. s. a Puerto Sastre (Chaco Paraguayo).

Fu un religioso d'una attività straordinaria. Lasciò vasta orma della sua operosità genuinamente salesiana, come maestro, a Cuorgnè, ad Este, a Catania, a Messina, l'anno del terremoto, a Parma, ad Aosta. Dal 1926 al 1940 il campo del suo indefesso apostolato fu sempre il Chaco Paraguayo.

È veramente mirabile l'opera compiutavi, in quattordici anni di eroico sacrifizio: alla popolazione civile ed ai poveri figli della foresta si diede senza ritegno. Chi verrà dopo di lui non si affaccerà, in tutta quella sterminata plaga, ad una sola casa, ad una sola capanna d'Indii, nelle quali non sorridano le care immagini di Maria Ausiliatrice e del nostro santo Padre Don Bosco, che stanno i staranno a testimoniare la pietà, la salesianità, lo zelo, il lavoro immane del nostro missionario.

PietPietre miliari delle sue apostoliche spedizioni sorgono le belle chiese di Puerto Casado, di Puerto Sastre, di Bahia Negra, di Puerto Pinasco, di Guaraní, e, in costruzione, quella di Fuerte Olimpo, dedicata a Maria Ausiliatrice e riconosciuta Santuario Votivo Nazionale dal Governo di quella Repubblica.

Egli aveva da Dio, insieme a la simpatica semplicità della colomba, la prudenza e l'avvedutezza per le sante imprese, e con queste due virtù otteneva larga protezione per le sue opere. Il Governo gli aveva concesso posta e telegrafo ufficiali ed altri privilegi e materiale da costruzione; aveva anche acquistato da lui cinquecentomila quaderni adorni di due fogli illustrati, uno relativo all'Opera salesiana e l'altro al Paraguay.

Don Farina era il servo buono e fedele già maturo pel cielo. E il Signore si degnò di prepararlo prossimamente a mezzo dei Santi Spirituali Esercizi di quest'anno, che egli affermava essere stati i più belli della sua vita. Fu designato a cantarvi il funerale pei Salesiani defunti. Nel deporre i sacri paramenti, disse:

Oggi l'abbiamo cantato pei nostri Confratelli, chi sa se molto presto non lo canteranno per noi ? ». Gli toccò anche di recitare il « Pater Ave e Gloria per quello che sarà il primo a morire ».

Tornato, pieno di slancio e di nuovi progetti, alla sua missione, ebbe subito a partire alla volta di Puerto Guaraní per assistere un'inferma. Ma, giunto a casa, era anch'egli ammalato, e non gli fu più possibile celebrare: una paralisi intestinale, causata senza dubbio da una tifoidea trascurata, lo condusse in dieci giorni alla tomba.

Egli fu il primo ad accorgersi della gravità del suo stato, e chiedeva istantemente al Signore due anni ancor di vita per terminare il Santuario di Fuerte Olimpo. L'accompagnava soltanto il fido confratello coadiutore Nicola Donno. Ma, appena sparsasi l'infausta novella, corse al suo capezzale uno dei nostri sacerdoti, che viaggiava per il Nord, e gli amministrò i santi Sacramenti.

Conservò piena conoscenza fino a dieci minuti prima della morte e spirò baciando il santo crocefisso.

Si dispose che la salma fosse trasportata ad Asunción « per ricevere l'omaggio della fratellanza salesiana, alla quale gli dava particolar diritto la solitudine in cui per lunghi anni era vissuto ».

Lo Stabilimento di Puerto Sastre sospese il lavoro acciocchè tutti gli operai potessero assistere alla messa e all'imbarco dei resti mortali sulla lancia « Santa Maria ». V'intervenne ancora la scuola e la banda di musica.

A Puerto Pinasco l'attendeva il nostro Don Domenico Queirolo, che il dì seguente celebrava sul bastimento.

Finalmente il 10 agosto fu ufficiato un solenne funerale nella nostra parrocchia di Asunción, gremita di popolo. S. E. l'Arcivescovo Mons. Giovanni Sinforiano Bogarín e S. E. Mons. Mena diedero l'assoluzione alla salma. Portata questa al cimitero della Recoleta fra un numeroso corteo, in cui spiccavano il piccolo clero, i nostri allievi e le Figlie di Maria Ausiliatrice con le loro alunne, ricevette sepoltura nella tomba familiare di un nostro affezionato Cooperatore. Prima di deporla in pace, parlò il Direttore del nostro Collegio Mons. Lasagna, a nome dei Superiori e dei Confratelli.

Le dica per tutti il nostro dolore la lettera che le manda il buon confratello Nicola.

Preghi il Signore a mandarci altri valorosi e zelanti missionari della tempra del nostro D. Livio e ci benedica.

Suo Suo aff.mo in G. C.

Sac. LUIGI VAULA Ispettore.

Montevideo, 18-VIII-1940.

Reverendissimo Padre,

dopo lo schianto per la morte dell'amatissimo Don Livio Farina posso finalmente raccogliermi per darle qualche particolare.

Non vorrei rinnovarle il profondo dolore, che le ha già causato la triste notizia; ma nessuno può informarla meglio del sottoscritto, che fu per nove anni compagno inseparabile dell'intrepido missionario in tutto e per tutto. Solo io ho potuto assisterlo nei suoi ultimi momenti.

Caro Padre, se dovessi dirle quello che Don Farina era nel Chaco in tutti i campi, dovrei riempire molte pagine e riuscirei a darle appena un'idea approssimativa.

È morto come un santo! La gente non fa che domandare la sua fotografia come ricordo. Tutti dicono: «Per quanto si voglia non è possibile trovare un altro come Don Farina ».

Sempre pronto, a qualunque ora, per compiere il bene, aveva per motto: « Sempre avanti, avanti ».

Il giorno della sua morte tutti piangevano come bambini, autorità, popolo, indi, civilizzati, tutti.

Ma, eccole schematicamente, la cronaca dei suoi ultimi giorni. II 23 giugno avevamo ricevuto la visita del signor Ispettore in Puerto Sastre; il 24 ci eravamo recati per brevi momenti ai piedi del futuro Santuario di Olimpo. Il 25 ritornammo rapidamente a Pinasco; il 26 si cominciò il triduo di S. Pietro; ed il primo luglio, alle quattro del mattino, raggiungemmo in fretta Asunción, per fare i santi Spirituali esercizi. La lancia volava. Durante gli Esercizi il sig. Ispettore disse più volte che mai aveva visto una muta così fervorosa. In refettorio Don Farina era l'uomo dell'allegria; tutti godevano nel sentirlo leggere il decimo volume della vita di Don Bosco. Colla medesima santa allegria facemmo il viaggio di ritorno, in compagnia di altri dieci confratelli di altre case.

Arrivati a Sastre, io mi fermai ed egli proseguì, sempre con la lancia S. Maria, verso il porto di Guarany; passò quindi ad Olimpo e, ritornato nuovamente a Guarany, mi chiamò per una proiezione cinematografica, fissata al giorno venti, giorno in cui cominciò a sentirsi male.

La domenica seguente venne con me di nuovo ad Olimpo, accompagnando in passeggiata sportiva molti giovani. Fu la sua ultima visita al Santuario di Maria Ausiliatrice. Lunedì ritornammo a Porto Sastre, dove si mise a letto per non alzarsi più. Pareva cosa da poco, però in otto giorni fu ridotto agli estremi.

Gastro-enterite, tifo e paralisi intestinale ebbero presto ragione delle sue ultime forze.

E morto fra le mie braccia, quasi fulmineamente. In otto giorni passò dall'immenso lavoro all'eterno riposo. Per tre giorni tenne sempre in mano la reliquia ex carne del nostro santo Fondatore, ed era in continua conversazione con Don Bosco e Maria Santissima Ausiliatrice.

Ripeteva continuamente la giaculatoria « Gesù, Giuseppe, Maria spiri in pace con voi l'anima mia ». E quante promesse faceva!

Il suo programma era: « Costruire una chiesa per ciascun porto con a capo il Santuario di Fuerte Olimpo ». Mi diceva sovente: «Caro fratello, per l'anno 1942 dovranno essere finite tutte le chiese dell'Alto Paraguay ed allora faremo un po' di vacanza: domanderemo un viaggio in Italia ». Il Signore ha voluto diversamente. Sia fatta la sua volontà!

NeglNegli ultimi istanti mi, disse: « Se è possibile, voglio che il mio corpo riposi nel Santuario di Maria Ausiliatrice di Olimpo ».

Diceva morendo: « Don Bosco, è proprio vero che in fin di vita si raccoglie il frutto delle buone opere! È vero che fui alle volte un po' trascurato, però ho procurato di lavorare sempre con spirito missionario, industriandomi sotto qualunque forma per fare del bene, lavorando come un umile tuo figlio, e credo che il Signore mi riceverà come un operaio Evangelico ».

All'inizio della Confessione, io mi appartavo; ma egli mi chiamò e mi disse: « Siediti anche tu vicino a me, caro Nicola »; poi, rivoltò al confessore: « Sappia che Don Farina muore e muore pel lavoro compiuto... Se mi fossi risparmiato, non morrei adesso... Sia fatta la volontà del Signore! Sono contento di morire, perchè ho sempre lavorato.

» Tutto quello che con la volontà del Sìgnore ho potuto ottenere rimarrà alla Madre Congregazione Salesiana, della quale sono umile figlio.

» La lancia S. Maria rimanga possibilmente sempre a disposizione dei missionari per compiere il bene... ». Quindi si dispose a confessarsi, dicendomi:

«Adesso, caro Nicola, ritirati, perchè voglio aggiustare i miei conti col Padre». E cominciò la sua ultima confessione.

Ricevette tutti i conforti religiosi, eccetto la S. Comunione, perchè non si conservava il SS. Sacramento.

Io non lo lasciai più un istante. Fino alle due e trenta del mattino del giorno 30 luglio continuò a darmi consigli e incoraggiamenti, necessari per il buon andamento dell'oratorio e degli operai, lasciandomi come ricordo: «Lavoro, preghiera e castità ». Alle due e quarantacinque la sua bella anima volava al cielo. Trasportai la salma ad Asunción colla S. Maria, dove l'attendeva una grande moltitudine di persone pei solenni funerali.

Adesso, caro Padre, sono solo come missionario nel Chaco; e quanti giorni passo senza vedere nessuno! Però il Signore è grande!

Caro Padre, sono le undici e quarantacinque; non vedo più pel sonno.

Con fiducia nel buon Dio, spero che lei quanto prima manderà qualcuno a supplirlo, perchè la necessità è immensa.

Sono più che sicuro che lei mi terrà presente al Signore e, pur lontano, vorrà benedire questo suo aff.mo figlio in G. C.

DONNO NICOLA Coadiutore Salesiano. Puerto Sastre, 28-VIII-1940.

GIAPPONE

EchiEchi catechistici - La prima festa della Dottrina Cristiana.

Rev.mo e amat.mo sig. D. Ricaldone, si sarà certo consolato il suo cuore leggendo nella relazione precedente quanto hanno tentato di fare in quest'anno i suoi lontani figli del Giappone in favore della Crociata catechistica da lei bandita. Dopo il Congresso catechistico di Tokyo, abbiamo pur voluto tentare nel centro della missione, a Miyazaki, la Festa della Dottrina Cristiana, e bisogna dire che, grazie a Dio e alla buona volontà di quei cari confratelli, riuscì imponente, interessantissima, assai fruttuosa e di piena soddisfazione per tutti i cristiani. Sono sicuro di farle piacere, e di far piacere anche ai Cooperatori, accennando specialmente a quanto v'ebbe di caratteristico, starei per dire, di colorito locale, e che giovò specialmente a quanti parteciparono alla festa.

Premetto che a Miyazaki, dato il numero dei cristiani, sotto la direzione del nostro D. Liviabella, l'insegnamento catechistico si è organizzato benino; e, se avessimo locali e ottimo materiale, potremmo anche noi parlare di vera scuola di Catechismo coi criteri moderni voluti dalla Chiesa e così ben presentati a tutta la famiglia salesiana nella sua magistrale circolate. Ma si fa tela col filo che si ha; si tenta di avvicinarsi alla perfezione, non desistendo dal lavoro, nonostante le difficoltà sempre crescenti. Per questo lavoro e per l'Oratorio coadiuva validamente tutto il personale della casa, e, per l'elemento femminile, il personale delle Suore indigene della Carità.

Con vero zelo ogni domenica tutti sono al loro posto di lavoro, anche se i gruppi di studiosi sono esigui di numero, anche se i locali di studio non sono davvero ideali. Si fa insomma come si può, cercando di far del bene.

SCOPO DELLA FESTA -- Far capire al popolo cristiano e non cristiano l'importanza e la bellezza dell'istruzione religiosa, la sua possibilità e facilità, le varie modalità di studio; farla apprezzare ed amare sempre più, sfatando, specie per i non cristiani, le viete scuse che tentano di nascondere la propria ignoranza o la poca voglia o la persuasione di saperne già anche troppo o di voler restare in quel quietismo, che uccide la vita cristiana. Sono i lati caratteristici questi che si riscontrano anche nel mondo giapponese cristiano e non cristiano.

Ma trattandosi di doveri e responsabilità, bisogna batter sodo e chiaro: gli effetti che ne derivano ai figli, alle famiglie e alla società sino evidenti.

PROGRAMMA - Funzioni solenni in chiesa, discorso intonato all'occasione, ed una magnifica tornata accademico-catechistica. La Schola femminile, che si era prodotta egregiamente colla Messa cantata in chiesa, condecorò assai bene l'accademia. Dialoghi vivi e spigliati tra fanciulli cristiani e non cristiani, mettevano in luce chiarissima gli scopi sopraenumerati; i discorsi diretti ai babbi e alle mamme ambientavano chiaramente l'animo dei genitori ai loro doveri; ma soprattutto riuscirono interessantissime le scenette di sapore tutto giapponese, che venivano alternandosi sul palco scenico, ove a brani del S. Vangelo, letto dal catechista o declamato ritmicamente dal coro, rispondevano le graziose danze coreografiche giapponesi, sempre intonate con decoro perfetto al significato delle parole. Efficacissime tra le altre il Pater e l'Ave, musicate per la circostanza dal nostro D. Antolin, di vero mirabile effetto d'assieme, e la indovinatissima rappresentazione musico-coreografica del « Segno della Croce ». Lode incondizionata a tutti; anzi per venire in aiuto anche alle altre missioni ho fatto dare alle stampe il fascicolo contenente questo ed altro materiale accademico, che entrerà a far parte della Collana Drammatica D. Bosco.

BeneBenedica il Signore anche questi tentativi: sono primizie del genere, che, saggiate dapprima nel nostro piccolo, concorreranno al patrimonio missionario a vantaggio di tanta gioventù, che speriamo comincerà anche con questi mezzi a conoscere il Signore o a rafforzarsi sempre più nella fede e formare sempre più saldamente la Chiesa cattolica in questo grande Impero.

ALTRE INIZIATIVE - In altre forme e in modo più modesto, dove c'è elemento sufficiente, si tennero feste analoghe a Tano, Nakatsu, Mikawajima e in Seminario. Faremo meglio in seguito, specialmente se lei trovasse qualche anima buona che ci venisse in aiuto per provvederci quanto è per noi al momento soltanto un sogno o un desiderio. Al nostro Oratorio di Mikawajima a Tokyo è già un fatto compiuto la Sala del Catechismo, che decorata a dovere mette in bella mostra quanto i bravi confratelli hanno saputo raccogliere e che può servire all'insegnamento e anche di istradamento a tale studio pei visitatori. Ma, quanto manca ancora!... Come norma, per lei e per i desiderosi di venirci in aiuto, a noi tutto serve, perchè abbiam proprio poco o nulla.

Benchè non entri nell'argomento, mi sento in dovere di ringraziare pubblicamente il Professor Genocchi, dell'orchestra internazionale di Shanghai, nostro connazionale, che in occasione del suo riposo a Beppu, con senso di squisita bontà, volle portare il suo generoso contributo di valente suonatore di violino all'inaugurazione della nuova casa della missione e aprire così la serie delle audizioni mensili musicali, che si sogliono tenere alla missione a scopo di propaganda cattolica e di cultura.

Come sa, coll'aiuto dei benefattori e dei Superiori, si è potuto costruire una modesta abitazione « La Casa del Missionario », che, mentre preserva quei nostri confratelli dal non far più la morte del topo nella cadente catapecchia di prima, darà pure a missionari e confratelli la comodità di trovare un conveniente alloggio in caso di malattie o di cure nella città famosa in tutto l'Oriente per le sue acque termali, sabbie e fanghi caldi. Il nostro benefattore, dimenticando il legittimo riposo che era venuto a prendersi, diede un concerto di musica classica italiana (sec. XVI-XVII) che avvinse il numeroso e scelto uditorio in una forte unione spirituale indimenticabile. Le spiegazioni fatte dal nostro D. Arri diedero ancor maggior valore alla magnifica audizione, che il giorno dopo fu ripetuta alla scuola normale alla presenza di numerosi allievi e di tutti i direttori delle scuole elementari della provincia, che si erano radunati proprio per trattare anche dell'incremento da darsi alla musica nelle scuole secondo le nuove direttive del Governo. Si festeggiò così pure la data memorabile dell'anno bimillenario della fondazione dell'Impero coll'audizione della suonata d'occasione, di cui già scrissi e che ormai ha fatto e fa il giro un po' dappertutto. E Deo gratias! di queste possibilità di propaganda che fanno del bene in tutti i sensi e a tutti.

Accetti dunque, buon Padre, la volontà di voler agire nella propagazione della, fede nel senso tracciato ed attuato da D. Bosco col suo metodo; ci venga in aiuto col consiglio e coi mezzi, e specialmente preghi e faccia pregare assai assai per noi. Suo aff.mo in G. C.

Mons. VINCENZO CINMATTI

PrefPrefetto Ap. di Miyazaki. Miyazaki, 30 settembre 1940.

Crociata missionaria

Borse complete.

Borsa EUCARISTICA PICCOLO SERAFINO GUSTAVO M. BRUNI a cura di Anna Valle, per grazie ricevute, in memoria e suffragio dei genitori Giovanni e Teresa De Marie. - Somma prec.: 19.829,50 - Offerte varie 470,50 - Tot. L. 20.300.

Borse da completare.

Borsa BEATA MARIA MAZZARELLO - Somma prec.: 8891 - N. N. 1000 - Rota Elena 30 - C. B. 6o -- Graglia Maria, 10 - Prof. Dott. C. Scotta 20 - Tot. 10.011.

Borsa DIVINA PROVVIDENZA (3a) - Somma prec.: 10.283,50 -- Cucchi Maria 10 - Boglione Francesco 20 - Tot. 10.313,50.

Borsa DOGLIANI CAV. GIUSEPPE a cura di Pozzi Francesco - Somma prec.: 7225_50 - Pozzi Francesco 100- - Remondini 100 - Tot. 7425,50.

Borsa MAMMA MARGHERITA (3a) - Somma prec.: 1965,75 -,De Gasperis Maria 100 - Tot. 2065,75.

Borsa MARIA AUSILIATRICE E S. GIOVANNI BOSCO (9a) - Somma prec.: 3301,30 - Inquilini Casette Fiat, ringraziando la Vergine Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco pei benefici finora ricevuti e invocando la loro protezione anche per l'avvenire 100 - Tot. 4 01,30.

Borsa PICCOLI AMICI DI D. BOSCO - Somma prec.: 3216 - Fabbri Arcangela 100   Tot. 3316.

BorsBorsa PEDUSSIA D. LUIGI - Somma prec.: 6471,90 - N. N. in suffragio di Bruno Bruni 50 - I suoi genitori 40 -- Tot. 6561,90.

Borsa PLAZZOTTA ANTONINO - Somma prec.: 6054 - Interessi 1938-39-40, 560,50 - Famiglia Plazzotta 50 - Tot. 6664,50.

Borsa RUA DON MICHELE (4a) - Somma prec.: 3443 - Vigani Giuseppe 25 - Binello Franco Grazietta So - Tot. 3518.

Borsa ROUBY D. ANGELO - Somma prec.: Zoo - Gianelli Angelo So - Tot. 250.

Borsa REGINA DI MONDOVÌ (2a) - Somma prec.: 4560,70 --- A. M. S. 50 - Tot. 4610,70. Borsa RINALDI DON FILIPPO (7a) - Pennazio Sr. Rita L. 50.

Borsa S. RITA DA CASCIA - Somma prec.: 3251 - Balgera G. 20 - Brustia Riccardo 20 - Tot. 3291.

Borsa SAVIO DOMENICO (4a) - Somma prec.: 12.470 - Rufhno Giuseppina 10 - Paruta Giulio 5 - Tot. 12.485.

BorsBorsa S. CARLO PER LA PACE - Somma prec.: 2255 -- Coniugi Gianola 25 - Tot. 2280.

Borsa S. GIOVANNI BOSCO (5a) - Somma prec.: 3063,50 - Isoardi D. Giovanni 5 - Bigo Paolina 100 - Casaleggi Giovanni 60 - Morci Angela S - Zanotto Clara 20 - Piovano Domenica 1000 Tot. 4253,50.

Borsa S. GIUSEPPE in suffragio di Lucia Garlatti - Somma prec.: 12.700 - Garlatti Santini 0 - Tot. 12.7.50.

Borsa S. ANTONIO DA PADOVA - Somma prec.: 4540 - Merlino Vittorino 5 - Tot. 4545.

Borsa S. GIUSEPPE (3a) - Somma prec.: 18.357 - N. N. 726 - Tot. 19.083.

Borsa S. GIOV. BOSCO, B. MAZZARELLO, S. TERESA DEL B. GESÙ a cura di Mazzolotti Garlanda - Somma prec.: 5000 - Mazzolotti G. 500- Squazzoni Margherita 1o-- Tot. 5510.

Borsa S. CUORE, M. AUSILIATRICE, DON BOSCO - Somma prec.: 456 - Demartini Teresa, 5 - Baratteri Antonio 20 - Tot. 481.

Borsa S. CUORE DI GESÙ CONFIDO IN VOI (3a) - Somma pregi.: 11.519 - Allegrini Viana 10 - Castelli R., 70   Tot. 11.599.

Borsa S. MARGHERITA DA CORTONA -. Somma prec.: 7500,30 - Valeri Angelo So - Tot. 7550,30.

Borsa S. TERESA DEI, BAMBINO GESÙ 0x3) - Somma prec.: 10.o6o,6o - Cherubini Sante Zoo -- Tot. 10.16o,6o.

Borsa TRIONE DON STEFANO - Somma prec.: 3883;5o - N. N. 100 - N. N. 2 - N. N. 6 - N. N. 5o - N. N. 3 - Zelateci Salesiane di Cuorgnè 200 - Famiglia Galletto 25 - N. N. 8 - N. N. So - Avv. Algostino Bernardo 20 - N. N. i i - Corno Vittorio 30 - N. N. 7 -- Tot. 4395,50.

BorsBorsa VOSTI D. SAMUELE - Somma prec.: 3453 - Di Pastena Pianazza Luisa, 20 - Pozzi Francesco 100 - Tot. 3573.   (Segue):

TESORO SPIRITUALE

I Cooperatori che, confessati e comunicati, visitano una chiesa o pubblica cappella (i Religiosi e le Religiose, la loro cappella privata) e quivi pregano secondo l'intenzione del Sommo Pontefice, possono acquistare:

L'INDULGENZA PLENARIA

1) Nel giorno in cui dànno il nome alla Pia Unione dei Cooperatori.

2) Nel giorno in cui per la prima volta si consacrano al Sacro Cuore di Gesù.

3) Tutte le volte che per otto giorni continui attendono agli Esercizi spirituali.

1) In punto di morte se, confessati e comunicati, o almeno contriti, invocheranno divotamente il Santissimo None di Gesù, colla bocca, se potranno,. od almeno col cuore.

OGNI MESE:

1) In un giorno del mese a loro scelta.

2) Il giorno in cui fanno l'Esercizio della Buona Morte. 3) Il giorno in cui partecipano alla Conferenza mensile salesiana.

NEL MESE DI FEBBRAIO ANCHE:

1) Il giorno 2: Purificazione di Maria SS.

2) I2) Il giorno 22: Cattedra di S. Pietro in Antiochia.

NECROLOGIO

Salesiani defunti:

BRON D. GIUSEPPE, sac. da Bourg du Peage (Francia), † a Lione (Francia) il 13-VI-1940 a 67 anni.

La fama di Don Bosco vivente gli suscitò nel cuore la vocazione salesiana. Formatosi allo spirito del Santo, esplicò un prezioso apostolato soprattutto nella direzione dei Collegi di Romans e di Nizza Marittima. Da due anni era Ispettore delle Case salesiane del sud della Francia.

MAROCCO DOTT. DON MELCHIORRE, sac. da Poirino (Torino), † a Torino (Valsalice) il 18-XII- u. s. a 67 anni.

Entrato all'Oratorio quando viveva ancora Don Bosco, si legò per sempre al Santo ascrivendosi alla Società Salesiana. Fu particolarmente caro al Servo di Dio Don Michele Rua che lo volle per qualche anno nella sua segreteria. Poi passò quasi tutta la sua vita sacerdotale, tolto un triennio di direzione nel Convitto di Fossano, al nostro Liceo di Valsalice, prima come Ordinario di Letteratura italiana, in fine come confessore. Sacerdote ed insegnante, ispirò sempre il suo apostolato ai grandi esempi di Don Bosco e di Don Rua, che venerava con intenso affetto, mentre prestava le sue cure con intelletto d'amore all'artistica sistemazione delle loro venerate tombe.

BONICATTI D. GIOVANNI, sac. da Sanfront (Cuneo), † a Cuenca-Equatore il 28-VI-194o a 68 anni.

È spirato assistito dal Nunzio Apostolico e da due Vescovi che, insieme ai Salesiani, ammiravano in lui il sacerdote secondo il cuore di Dio, il perfetto salesiano. Era cresciuto alla scuola di D. Boero quando ancora viveva il Santo e ne aveva assimilato lo spirito con un grande anelito di santificazione. Fatto sacerdote nel 1896, fu per tre lustri in varie case d'Italia; poi nel 1912 partì per l'America e due anni dopo fu condotto da Mons. Costamagna nell'Equatore. Incaricato prima della formazione dei giovani novizi, passò in seguito alle vere missioni, donde fu sottratto solo cinque anni or sono perchè spendesse le ultime energie nella direzione spirituale dei Salesiani, delle Figlie di Maria Ausiliatrice, dei giovani e del popolo in Cuenca. Apprezzatissimo nel sacro ministero, brillava per la sua pietà, povertà, fedeltà alla regola e zelo apostolico veramente eroico. La sua morte fu pianta come quella di un santo.

MUZÀS D. STANISLAO, sac. da Playa de Ponce (Puerto Rico), † a Huesca (Spagna) il 24-X-1940 a 43 anni.

Dal 1934 era direttore della casa di Huesca e, rimase al suo posto tenendo aperto il Collegio anche nei 21 mesi del terribile assedio dei rivoluzionari, cattivandosi la stima e la gratitudine di tutta la popolazione pel suo zelo ammirabile e la grande carità del suo cuore.

GUASGUASCHIVO GIOVANNI, coad. da Occimiano (Alessandria), † a Pinerolo il 16-XI u. s. ad 83 anni.

Coadiutore di vero stampo salesiano, fu accolto da Don Rua all'Oratorio nel 1893 insieme all'unico suo figlio, e, sei anni dopo, dallo stesso Servo di Dio ammesso nella Società Salesiana. Pietà e lavoro, spirito di povertà, di obbedienza e di sacrificio animarono tutta la sua vita consacrata al Signore nei più umili lavori di casa e di campagna, santificati dalla continua elevazione della mente a Dio.

SARCHIELLI LUIGI, coad. da Faenza (Ravenna), † a Santiago-Cist. (Cile) il 16-VIII-194o a 73 anni.

Coadiutore esemplare, andò in America a 40 anni e prestò fino all'ultimo con edificante spirito religioso la sua abilità di maestro di banda, di legatoria e di disegno nelle nostre scuole professionali.

HENNART D. PAOLO, sac. da Stenerk (Francia), † a Pressin (Francia) il 25-X-194o a 66 anni.

DE LORIOL PAOLO, coad. da Parigi (Francia), † Vienne (Francia) il 23-VI-1940 a 35 anni.

BACINSKI LADISLAO, ch. tr. da Belgrado (Jugoslavia), † a Murska Sobota (Jugoslavia) il 28-X-194o a 18 anni.

LORENZONI RODOLFO, ch. da Tricesimo. (Udine), † a-Sondrio il 19-V-1940 a 27 anni.

OTTONE ALDO, coad. da Torino, † a Mirabello Monf. (Alessandria) il 27-VIII-1940 a 27 anni.

HIRSCH ADOLFO, coad. da Amberg (Germania), † in guerra l'11-VI-1940 a 26 anni.

FELDAMAIER RICCARDO, coad. da Postmunter (Germania), † in guerra a 24 anni.

VARGVARGA LUIGI, ch. t. da Nagygenes (Ungheria), † a Esztergomtàbor (Ungheria) il 26-VI-1940 a 18 anni.

Cooperatori defunti:

MONS. GIOVANNI MUSSA, † a Caselle Torinese il 22-XII u. s. a 77 anni.

Alunno di S. Giov. Bosco all'Oratorio, ebbe la fortuna di confessarsi abitualmente da lui e, al termine del ginnasio, avendo a lui chiesto consiglio sulla sua vocazione, si sentì rispondere: « Vai pure in Diocesi, dove potrai fare del gran bene ».

Realmente Mons. Mussa seppe fare del gran bene, specialmente a Caselle, ove fu Arciprete di S. Giovanni per 45 anni. Attuando gl'insegnamenti di S. Giovanni Bosco, sviluppò intensamente la vita spirituale nella parrocchia, promovendo la frequenza ai Sacramenti, moltiplicando le opere di assistenza morale e sociale. Con coraggio salesiano edificò per la Borgata del Massano una bella chiesa; costruì una nuova casa parrocchiale, decorò la chiesa di S. Giovanni, ne arricchì di marmi il presbitero, ne rinnovò l'organo, e al suo santo Maestro, D. Bosco, subito dopo la beatificazione, eresse uno dei primi altari, con un quadro del pittore Nicola, che meritò d'esser riprodotto nelle immagini che recano la novena e la reliquia del Santo. D. Bosco e M. Ausiliatrice furono il suo conforto nella lunga e dolorosa agonia, consolata anche dalla presenza dei suoi due nipoti D. Felice e D. Giacomo, direttori dei nostri Istituti di Chieri e di Monte Oliveto.

CAPRA DON EUGENIO, † a Frassineto Po il 24-VIII u. s. a 67 anni.

Prevosto, Vicario Foraneo e Decurione dei Cooperatori. Allievo del nostro Collegio di Borgo S. Martino, aveva avuto da D. Bosco la predizione della vocazione ecclesiastica. Divenne infatti sacerdote e fu zelantissimo pastore di anime, cui prodigò il sacro ministero con fede viva, pietà esemplare, carità evangelica. Cordiale con tutti, generoso coi poveri, beneficò largamente in vita e in morte le Opere salesiane, specialmente quelle di Borgo San Martino e di Casale Monferrato e fondò anche una borsa missionaria. Sacerdote e vittima, seguì il Maestro sull'altare e sul calvario con ammirabile abnegazione e cristiana rassegnazione.

BARONE AUGUSTO VON SCHORLEMERLIESER, † a Berlino il 31-VIII-194o a 56 anni.

Anima profondamente cristiana, padre di nove figli, fervente Cooperatore Salesiano, specialmente della Casa di Helenenberg, fondata dalla sua nobile famiglia, sebbene sovraccarico dai doveri di amministrazione e nonostante la distanza di cinquanta chilometri, non mancava mai alle nostre celebrazioni. Interessava per l'Opera di Don Bosco parenti, amici, persone influenti; prestava aiuto nelle difficoltà e la sosteneva con tutti i mezzi.

Conscio della gravità del suo male, chiese egli stesso gli ultimi Sacramenti e si raccolse per prepararsi al grandi passo. Da buon figlio della Chiesa, l'anima sua apparve singolarmente forte anche nel sacrificio supremo al cospetto della sua famiglia numerosa, splendido esempio di eroica virtù. Si può dire che la sua morte edificante fu proprio l'eco della sua vita cristiana.

COLANZI DON GIUSEPPE, † a Casoli (Chieti) il 24-XI u. s. a 7o anni.

Arciprete Vicario Foraneo, nell'esercizio del sacro ministero predilesse la divozione a Maria Ausiliatrice, cui dedicò anche una devota cappella sulla nuova linea ferroviaria Adriatico - Appennina. Curava con zelo speciale le vocazioni sacerdotali e religiose, lieto di offrire al Signore sempre nuovi apostoli.

VIGNA COMM. NICOLA, † a Coassolo (Torino) il 29-XI u. s.

Cittadino esemplare, segretario stimatissimo per molti anni del R. Politecnico di Torino, era fervente Cooperatore. Nutriva vivissima divozione a S. Giov. Bosco e ne sosteneva le Opere con generose elargizioni.

TONARI CHUJI FRANCESCO SAVERIO, † a Miyazaki (Giappone) il 31-X u. s. a 61 anno.

Cattolico fervente, educò la sua numerosa famiglia ai più nobili sensi della vita cristiana e fu uno dei più validi Cooperatori dei missionari salesiani in Giappone. Zelantissimo della propagazione della Fede, esercitò un vero apostolato nell'Azione Cattolica.

BONVICINO PIETRO, † a Penango Monferrato il 10-XII u. s. ad 86 anni.

Tempra adamantina, trascorse nella pietà e nel lavoro la sua lunga operosa giornata, sostenendo con cristiana fortezza le prove e le difficoltà della vita. La vigilia della sua morte, al figlio Don Ignazio, salesiano, che l'assisteva: « Vai pure a letto - disse - le mie orazioni le ho già dette. E poi... che vuoi farci ? Chi nasce, muore. Questa è la mia ora, l'attendo serenamente ».

SARTORI IGNAZIO, † a Breganze il 6-XII u. s. a 67 anni.

Cristiano esemplare, divotissimo di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco, seppe dare un'ottima educazione ai suoi otto figli, e fu benedetto da Dio colla vocazione di D. Ottorino alla Società Salesiana.

PEIRETTI MARIA ved. MAGLIANO, † a Carignano il 12-XII u. s. a 68 anni.

Donna piissima, madre esemplare, nutrì di fede la sua vita di lavoro, confortandosi con una tenera divozione a Maria Ausiliatrice ed a S. Giovanni Bosco. Il Signore la benedisse colla vocazione di un figlio Coadiutore alla Società Salesiana.

CATALDI avv. FRANCESCO, † a Roma il 20-IX u. s. a 48 anni.

Educato nei nostri Collegi, conservò per S. Giovanni Bosco tenera divozione e fu fervente Cooperatore delle Opere Salesiane.

Altri Cooperatori defunti:

Agnese Raffaellina, Chiusavecchia (Imperia) - Antonello Armando, Padova - Bellotti Maria, Tortona (Alessandria) - Beltrami Luigia, Chiesa (Sondrio) - Bergui Margherita, Tortona (Alessandria) - Bianchi Teresa, Bellagio (Como) - Biggi Giobatta, Fontanigorda (Genova) - Boara Giuseppe, Pandino (Cremona) - Bocchino Gian Domenico, Altavilla Monf. (Alessandria) - Borghero Cesira, Novi Ligure (Alessandria) - Bragastini Prof. Lodovico, Monza (Milano) - Buglioni Vittorio, Pallerone (Apuania) - Canta Giuseppe, Torino - Casoletti Ferdinanda, Torino - Cassinera Giuseppe, Voghera (Pavia) - Cavagnaro Stefano, Lorsica (Genova) - Cavalieri Salvatore, Capranica (Viterbo) - Cavezzano Giuseppina, Torino - Colombo D. Bartolomeo, Cocquio (Varese) - Conzatti Erminio, Arco (Trento) - Coppo D. Bernardo, Langosco (Pavia) - Corbellini D. Evaristo, S. Croce (Parma) - Crocicchia D. Vincenzo, Capranica (Viterbo) - Crova Margherita, Frassineto Po (Alessandria) - De-Ambrosys Luisa, Genova - Eula Vincenzo, S. Fiora (Grosseto) - Ferrari Clorinda, Scandiano (Reggio Em.) - Ferrari Domenico, Palanzano (Parma) - Filippini Laura, Alfianello (Brescia) - Fiorio Margherita ved. Chiara, Torino - Firpo Teresa, Tortona (Alessandria) - Franci Giuditta, Siena - Gualein Giuseppe, Castro (Bergamo) - Guarino avv. Edoardo, Tortoreto (Teramo) - Leva cav. Santo, Langosco (Pavia) - Lunani Paolo Antonio, Gubbio (Perugia) - Mambretti Alessandro, Delebio (Sondrio) - Martinet Pietro, Porta Littoria (Aosta) - Masella Girolamo, Piedimonte d'Alife (Benevento) - Molfino Carolina, Tortona (Alessandria) - Mucci Giacomo, Capranica (Viterbo) - Papera Raffaele, Lucca - Perinelli Federico, S. Michele Extra (Verona) - Pernigo Giuseppe, Marzano (Verona) - Rizzo Pasquale, Orsara Bormida (Aless.) - Rolle Teol. Andrea, Givoletto (Torino) - Saettone Margherita, Savona - Salvati Angelina, S. Severino Rota (Salerno) - Scalenghe Anna, Santena (Torino) - Schebech Giuseppina, Chioggia (Venezia) - Schiavon D. Antonio, Albignasego (Padova) - Serena Giorgio, Salassa (Aosta) - Stratta Teresa, Bollengo (Aosta) - Tremolada Carlotta, Arcore (Milano) - Trezzi Giuditta, Crema (Cremona) - Zambelli Elvira, Langosco Lom. (Pavia) - Ziraldo Anna, Villalta (Udine).