BOLLETTINO SALESIANO

Anno LXV - N. 3 - 1° MARZO 1941 - XIX

SOMMARIO: La pala dell'altare di S. Giovanni Bosco nella Basilica di Maria Ausiliatrice. - Don Bosco educatore. - In famiglia: Italia, Portogallo. - Per la Crociata Catechistica. - Dalle nostre Missioni: Porto Velho, Giappone. - Per le Missioni Salesiane. - Crociata Missionaria. - Tesoro spirituale. - Lettera di D. Giulivo. - Necrologio.

La pala dell'altare di San Giovanni Bosco nella Basilica di Maria Ausiliatrice.

La Chiesa nella liturgia della Messa in onore di San Giovanni Bosco celebra il Santo soprattutto come « Maestro e Padre dei giovani ». Così lo qualifica esplicitamente nell'Oremus in cui pone sulle labbra del celebrante questa divotissima preghiera: O Dio che hai suscitato San Giovanni, tuo Confessore, come padre e maestro dei giovani, e, per mezzo suo, ausiliatrice la Vergine Maria, hai voluto far fiorire nella tua Chiesa nuove famiglie religiose, concedici, te ne preghiamo, di riuscire, ardendo lo stesso fuoco di carità, a cercare le anime ed a servire a te solo.

E come Maestro e Padre ce lo presenta nell'Epistola dove mutua da S. Paolo (Filip., IV, 4-9) gli insegnamenti più consoni al suo spirito ed al suo sitema educativo; nel Vangelo (MATT., XVIII, 1-5) in cui ci dà la misura della sua tenerezza paterna nel farsi piccolo come i fanciulli e nell'accogliere i fanciulli come Gesù stesso; nell'Offertorio in cui gli mette sulle labbra con parole scritturali il sugo di tutta la sua scuola: Venite, figlioli, ed ascoltatemi: vi insegnerò il timor di Dio; nel Communio in cui afferma l'eroismo della sua fede in quella paternità spirituale cui si era sentito chiamato da Dio e per cui aveva avuto i doni sovrani della sapienza, della prudenza, della larghezza di cuore simile all'arena che si stende lungo il lido del mare cantati dall'Introito: Egli ha creduto, sperando contro ogni umana speranza, che sarebbe diventato padre di molte genti come gli era stato predetto.

Al concetto di questo magistero e di questa paternità spirituale dei giovani, dominante nella liturgia, si volle ispirare il pittore pel quadro, che, nella Basilica di Maria Ausiliatrice, doveva completare il suo altare.

Superfluo sarebbe stato, nè possibile nel breve spazio disponibile, il proposito di esaltare col Santo anche le sue Opere e le sue Missioni, già così genialmente illustrate e documentate dal Rollini nella magnifica panoramica composizione dell'affresco della grande cupola, dipinta nel 1891 quando ricorreva il primo cinquantenario dell'Opera Salesiana.

Intonatissimo invece, all'altare in cui egli sopravvive colla sua salma gloriosa, rivestita dei paramenti liturgici sacerdotali, l'atteggiamento suo abituale di apostolo della gioventù: il titolo più popolare, che tutto il mondo gli riconosce e che compendia la sua gloria più fulgida; il titolo che più gli compete nel santuario in cui ogni giorno si alternano schiere di giovani. insieme ai Salesiani ed alle Figlie di Maria Ausiliatrice, nella preghiera e negli esercizi di una confidente e soda pietà che tante anime ha preparato ad una vita sinceramente e fortemente cristiana; nell'Oratorio dove da quasi cent'anni, nel fervore dello studio e del lavoro, nella letizia delle ricreazioni, nel ricordo e nell'amore di Don Bosco, i giovani vivono e cantano l'inno della loro serena e promettente primavera. Il pittore prof. Paolo Crida ha seguito fedelmente l'ispirazione. Su uno sfondo che respira tutto l'azzurro del cielo, tutta l'aria e la luce che sono l'atmosfera del sistema educativo del Santo, Don Bosco appare in piedi, col suo abito ordinario, nella pienezza delle sue energie, in nobile posa di Maestro, tendendo ai giovani quel suo amplesso paterno, che li trasse e li trae ogni giorno a migliaia ai piedi dell'Ausiliatrice per ricevere da Lei la grazia del Redentore divino: del celeste Bambino che, per questo, nel quadro, le balza ritto sul grembo e si protende verso i giovani nell'immenso palpito evangelico del Sinite parvulos venire ad me: lasciate che i fanciulli vengano a me!

Tutti sanno infatti che l'apostolato educativo di Don Bosco poggia spiritualmente sopra le due grandi divozioni a Gesù Sacramentato ed a Maria SS.ma.

La composizione, in un'armonia di tinte che la tecnica dell'artista ha saputo rendere con mirabile effetto, completa egregiamente l'architettura dell'altare monumentale, opera del compianto architetto Mario Ceradini. Ed il popolo vi legge come in un libro stampato.

DON BOSCO EDUCATORE

Il Centenario della Ordinazione Sacerdotale e dell'inizio dell'Opera di D. Bosco ha suggerito vari richiami al suo apostolato ed al suo sistema educativo in solenni pubbliche adunanze.

A ROMA, per tacere di altre, la « Settimana Pedagogica » organizzata dallo « Studium Christi» all'Istituto Orientale, ha riservato il 3 gennaio al nostro Santo Fondatore affidando la trattazione del tema « l'Educazione cristiana nell'Opera di S. Giovanni Bosco » al nostro dott. D. Carlos Leoncio della Facoltà di. Filosofia del P. Ateneo Salesiano. Il colto e numeroso uditorio, onorato anche dalla presenza di S. E. l'Ambasciatore del Brasile presso la S. Sede, seguì l'oratore con molta attenzione, sottolineando con calorosi applausi le documentate affermazioni del contributo pedagogico portato da Don Bosco, coll'opera sua personale e colle sue istituzioni, alla grande missione della cristiana educazione della gioventù.

A TORINO, il 26 gennaio, parlò familiarmente agli Insegnanti dell'Unione Don Bosco, convenuti, come al solito degli altri anni, alla Casa madre per la Santa Messa e la conferenza pedagogica, il Direttore Generale delle Scuole Salesiane dott. Don Renato Ziggiotti prendendo , per tema: « La pedagogia sacerdotale di Don Bosco

In forma di cordiale conversazione egli ha tenuto a precisare il carattere prett-mente evangelico e fedelmente tradizionale nella Chiesa Cattolica della pedagogia di Don Bosco.

« Il metodo pedagogico di D. Bosco - disse - non pretende di portare novità, ma di rinnovare e di adattare ai tempi moderni la pedagogia perennis della Chiesa, del divino Maestro.

» La Chiesa si arroga un primato incontestabile: di essere stata sempre educatrice e di esserlo per mandato divino: euntes docete.

La Chiesa vanta l'educazione di tutte le gesti, omnes gentes, tra le quali potè diffondersi: educazione impartita sempre catechizzando fanciulli ed adulti, inculcando le semplici norme e gli esempi di Gesù per poi elevare la cultura, gli studi, le ricerche, per conservare i tesori antichi e sopravalutarli nello spirito di Cristo allo scopo di migliorare le condizioni dei popoli.

» Questa giustizia va resa alla Chiesa.

»Non è scuola altissima quella che ogni giorno il Papa va facendo dalla sua Cattedra infallibile: quella che i Vescovi e i Sacerdoti fanno nelle Cattedrali e nelle più umili cappelle, ammaestrando piccoli e grandi, ricordando i doveri essenziali della vita, penetrando nel cuore delle famiglie, santificando l'amore, benedicendo i focolari domestici, portando Gesù per le vie e nelle case?

» Don Bosco ebbe questa sola santa ambizione: di essere Sacerdote per educare nei giovani e crescere in essi la vita della grazia, fondamento sicuro di tutta l'istruzione ed educazione.

» Prima del Sacerdozio il suo apostolato educativo fu cristiano, d'azione cattolica si direbbe oggi.

» Diventato sacerdote, l'opera sua è tutta sacerdotale e nel fine e nei mezzi: porta a Dio, mira alle anime, attraverso ai più svariati e sapienti mezzi che le occasioni gli porgevano e la sua inesauribile attività sapeva escogitare.

A ragione perciò nella sua modestia e sapienza poteva rispondere di non avere un metodo suo, perchè egli non pensò che ad applicare con tutte le sue forze il motto di S. Agostino: Ama et fac quod vis.

» Ama Dio, Gesù Cristo, la Chiesa, il regno di Dio, gli uomini, i peccatori, i fanciulli - amali santamente    e poi, dimentico di te, fa ciò che Dio t'ispira con le norme della prudenza, giustizia, temperanza e fortezza cristiana. Fede, speranza, carità - virtù teologali e cardinali - sono i fari che guidano il cristiano come il sacerdote cattolico, D. Bosco come tutti i suoi figli ed ammiratori.

» Non sentite il suo motto ? Da mihi animas, caetera tolle è un grido che si ripercuote nei secoli e che può essere di tutti i Santi, è l'anelito della Chiesa cattolica,. madre dei Santi.

» A che scopo dunque perdere il tempo in considerazioni e speculazioni pedagogiche? Tempus est agendi. Le norme generali sono antiche quanto il Vangelo, quanto la Chiesa; le -ragioni del lavoro sono le solite:

» l'uomo è un essere decaduto per colpa del peccato, è propenso al male, ma può essere sollevato e nobilitato dalla Grazia; fargli conoscere le verità che riguardano Dio, Gesù Cristo, la Redenzione; fargli praticare i Comandamenti, sostenendolo coi mezzi soprannaturali dei Sacramenti e della preghiera: ecco il fondamento stabile e perenne dell'educazione cristiana! Si tratti di orfani sperduti nei mondo, come di ragazzi che crescono nella loro famiglia, di lavoratori o di studenti, di piccoli o di grandi, il Sacerdote cattolico mira a coltivare nell'uomo ciò che è eterno in lui, pur non dimenticando che vive in terra e Veste panni.

» D. Bosco seguì questa direttiva di marcia cominciando dal nulla e crescendo dapprima faticosamente per le diverse tappe del suo Oratorio ambulante, di poi affermandosi, con un prodigio di vitalità attorno alla cappella Pinardi, nella regione Valdocco, per sciamare presto nei tre Oratori di S. Francesco di. Sales, di S. Luigi, dell'Angelo Custode... e poi avanti senza posa, con la sete del conquistatore, con la strategia di un generale d'esercito, con l'abilità del commerciante, per strappare anime a satana e darle a Dio, per elevare gli uomini dal vizio alla virtù, per cristianizzare tutto: il giuoco, lo studio, il lavoro manuale; per dimostrare che la vita della grazia è la più serena; per ricordare a tutti che la vita presente è breve, che si muore dai Re, dai commendatori, dai generali e dai ministri come dal più vegeto e sano fanciullo, dal fiore di un giorno e dalla quercia più robusta, nel pieno vigore degli anni.

» Ecco tutto D. Bosco nella sua " linea retta brevissima " dei 73 anni che Dio gli concesse. Ecco il segreto inconfondibile della sua pedagogia, la molla potente che lo tenne in continuo moto, vorremmo dire uniformemente accelerato, dal 1841 al 1888.

» Questa facile constatazione apparve immediatamente allo sguardo acuto del filosofo e Accademico Francesco Orestano che nel suo discorso sul Santo dichiarò: - Don Bosco volle essere un perfetto cristiano e un perfetto sacerdote, null'altro e nulla più. Per tutta la vita visse in lui una coscienza acuta di vera indefettibile responsabilità sacerdotale.

» È una sentenza che sintetizza mirabilmente l'opera e la vita del Santo e può avere a conferma qualsiasi degli innumerevoli episodi di cui s'infiorano le sue Memorie biografiche - 19 volumi - 15.910 pagine ».

Rinunziamo a seguire la documentazione: episodi noti alla massa dei nostri Cooperatori. Le precisazioni fatte valgano ad affermare una volta di più il carattere sacerdotale, eminentemente evangelico e tradizionale nella sostanza, nuovo nella forma, adeguata ai tempi, dell'apostolato educativo del nostro Santo Fondatore.

IN FAMIGLIA

ITALIA - Torino - Le nostre feste.

Un'apposita circolare del nostro venerato Rettor Maggiore, cui fecero larga eco i giornali cittadini e parecchi quotidiani di altre regioni, annunciò per tempo ai Cooperatori il programma delle celebrazioni che, nonostante lo stato di guerra e l'inclemenza della stagione, riuscirono una fervida manifestazione di pietà e di divozione.

La festa di S. Giovanni Bosco.

Spostata la solennità esterna della festa di S. Francesco di Sales dal 29 gennaio alla prima domenica di febbraio, si poté finalmente degnamente preparare la festa del nostro Santo Fondatore con una novena, predicata al mattino dal nostro D. Rufillo Uguccioni, e, la sera, dal nostro Don Cojazzi. Ad impartire la benedizione si succedettero: il Superiore dei Rosminiani P. Biagioni, P. Sandrone delle Missioni della Consolata, il rappresentante del Provinciale dei Giuseppini, il Provinciale dei Barnabiti P. Mellica, il rappresentante del Provinciale dei Cappuccini, il Provinciale dei PP. Minori P. Muriaudo, il rappresentante del Provinciale dei Domenicani ed il Provinciale dei Gesuiti P. Menocchio. Parrocchiani e cittadini affluirono in bel numero fin dal primo giorno, e s'affollarono soprattutto dai primi Vespri del 30 gennaio, pontificati da S. E. Mons. Coppo, in sostituzione di S. E. Mons. Gionalj, indisposto. Dalla vigilia del triduo, splendeva sull'altare del Santo il nuovo quadro dipinto dal prof. Paolo Crida.

La festa assunse, come al solito, carattere eminentemente eucaristico: numerosissime le Comunioni, e Messe fino a mezzogiorno. Tenne Pontificale S. E. Mons. Bargiggia, vescovo di Vigevano. La scuola di canto dell'Oratorio, fusa con quella dell'Ateneo Salesiano, ci fece godere la primizia della « Missa saecularis » genialmente composta dal nostro M° Don Pagella proprio per celebrare la data centenaria dell'Opera salesiana.

La benedizione ai bambini.

Purtroppo la persistenza della neve impedì a molte mamme di portare i loro piccoli all'altare del Santo per questa funzione tanto desiderata. Ma le Figlie di Maria Ausiliatrice fecero presto a gremire il resto della basilica collo stuolo dei fanciulli e delle fanciulle dei loro Istituti più vicini. Nelle cappelle trovarono posto le alunne del loro Istituto Magistrale.

Dopo il canto di una lode, salì il pulpito il nostro Don Carnevale che infervorò piccoli e grandi con un toccante discorsino; invitò tutti a recitare il Pater e l'Ave e la preghiera di divozione all'Apostolo della gioventù; quindi impartì ai presenti ed agli assenti la benedizione rituale di Maria Ausiliatrice. Coronò la funzione, all'altare maggiore, la Benedizione Eucaristica. Nell'uscire, mamme e bambini, insegnanti ed alunne sfilarono all'urna dei Santo a rinnovare le loro preghiere ed a ricevere un pio ricordo.

Alle 17, dopo i Vespri pontificali ed il panegirico detto da Don Cojazzi, S. E. Mons. Coppo chiuse la festa colla trina Benedizione Eucaristica. A sera, i giovani artigiani rallegrarono i compagni colla nota operetta « Il Conte di Spazzavento ».

La solennità di S. Francesco di Sales.

La solennità esterna della festa di San Francesco di Sales non ne perdette col rinvio alla domenica 2 febbraio; ne guadagnò anzi per concorso di popolo e per lo splendore delle sacre funzioni. Dopo la Messa parrocchiale della Purificazione, preceduta dalla benedizione delle Candele, tenne Pontificale S. E. Mons. Giuseppe Angrisani, vescovo di Casal Monferrato, ex-allievo dell'Oratorio, al quale anche gli Ex-allievi, convenuti alla Casa-Madre, diedero una fervida manifestazione d'omaggio.

Nel pomeriggio, portò la sua benedizione all'Oratorio Festivo, e, dopo il panegirico del Santo Patrono, tenuto da Don E. Fogliasso, del nostro Ateneo Pontificio, coronò la festa colla consacrazione al Sacro Cuore pei nostri cari soldati e colla trina Eucaristica Benedizione. A, sera, S. E. si degnò dì assistere alla rappresentazione preparata dai giovani studenti, i quali, insieme ai superiori ed agli artigiani, gli rinnovarono calorose dimostrazioni di affettuosa riconoscenza.

La Conferenza salesiana.

Un'altra novità apportata quest'anno al programma consueto delle nostre feste fu il trasferimento della Conferenza ufficiale, che si soleva tenere nella nostra chiesa di S. Giovanni Evangelista, alla Basilica di Maria Ausiliatrice. Compiuto l'ampliamento ed i restauri, accolta la salma gloriosa di S. Giovanni Bosco ed i resti mortali della Beata Mazzarello, la Basilica di Maria Ausiliatrice è ormai la sede più ambita soprattutto per le manifestazioni salesiane. Vi convenne infatti un bel numero di Cooperatori e di Cooperatrici che insieme coi giovani e coi fedeli della Parrocchia la gremirono completamente.

Il conferenziere, dottor Don Vismara, Decano della Facoltà Teologica nel nostro Ateneo Pontificio, parlò dell'Opera di Don Bosco e dello spirito della Pia Unione dei Cooperatori nella luce del Centenario esortando a continuare il caritatevole soccorso alle varie iniziative ed a trarne quei vantaggi spirituali che sono la più preziosa eredità del santo Fondatore.

Anche nelle altre nostre Case la conferenza si è svolta con successo, nonostante le difficoltà dello stato di guerra, ed ha suscitato nuovo fervore nei Cooperatori soprattutto coi pratici riflessi ispirati dal centenario dell'ordinazione sacerdotale di S. Gio. Bosco e dell'inizio dell'Opera sua.

A Roma, nella nostra Basilica del Sacro Cuore al Castro Pretorio, il 29 gennaio, per la festa di S. Francesco di Sales pontificò S. E. Mons. Lojali, Vescovo di Amelia.

Celebrò pei giornalisti cattolici il rev.mo P. Martegani S. J. Direttore della «Civiltà Cattolica ». Fece il panegirico del Santo S. E. Mons. De Sanctis, Vescovo di Todi; cd impartì la Benedizione Eucaristica S. Em. Rev.ma il Sig. Card. Nicola Canali.

La Conferenza salesiana, il giorno 30, la tenne il Direttore dell'Istituto Salesiano Don Luigi Colombo.

Per la festa di S. Giovanni Bosco, celebrò la Messa della Comunione Generale S. Em. Rev.ma il Sig. Card. Ermenegildo Pellegrinetti e pontificò S. E. Mons. De Sanctis il quale fece pure il panegirico del Santo.

Chiuse la festa colla Benedizione Eucaristica S. Em. Rev.ma il Sig. Card. Vincenzo La Puma, nostro Protettore.

A Napoli - Vomero il centenario di San Giovanni Bosco e la festa di S. Francesco di Sales riscossero tutta l'esultanza dei fedeli della Parrocchia del S. Cuore di Gesù e dei giovani dell'Istituto Salesiano. Le funzioni più solenni furono celebrate da S. E. Mons. Alfonso Ferrandina, Ausiliare dell'Em.mo Card. Arcivescovo di Napoli, da S. E. Mons. Gaetano Di Cicco, Vescovo di Sessa Aurunca, da S. E. Mons. Emilio. Cecco, dei PP. Giuseppini del Murialdo, da Mons. Giovanni Buonomo e dai PP. Francescani e Minori Conventuali. Numerosi e molto apprezzati i pellegrinaggi del R° Liceo-Ginnasio « Sannazaro », della Scuola Elementare « L. Vanvitelli » e dell'Istituto Parificato delle Figlie di M. Ausiliatrice del Vomero.

Nelle diverse funzioni fu eseguita musica liturgica del nostro M° D. Alessandro De Bonis, del Conservatorio di S. Pietro a Majella.

A Velletri S. E. Mons. Salvatore Rotolo, Ausiliare di S. Em. Rev.ma il Card. Enrico Gasparri, invitò i cittadini in cattedrale con apposita circolare, e predicò personalmente il triduo ed il panegirico, parlando col suo gran cuore di degno figlio di Don Bosco.

Ebbe così la gioia di una fervorosa Comunione generale e della cordiale partecipazione alle solenni funzioni dì tutto il venerando Clero e della massa dei fedeli.

Brindisi - Assistenza religiosa ai militari,

Lo straordinario movimento di truppe ha offerto ai Salesiani dell'Istituto S. Giovanni Bosco un altro carissimo apostolato, quello dell'assistenza religiosa ai militari di passaggio.

Favoriti e coadiuvati cordialmente dai Comandanti e dagli Ufficiali, tutte le domeniche e feste presero a recarsi nei vari settori di dislocamento per, la celebrazione della santa Messa, tenendosi poi sempre a disposizione, nelle ore libere dall'insegnamento, per tutti gli altri conforti del sacro ministero. Particolarmente gradita riuscì l'opera loro ai numerosi ex-allievi che colla loro fede e colla caratteristica confidenza verso i figli di Don Bosco erano anche di esempio ai compagni.

PORTOGALLO - Lisbona - L'Ambasciatrice del Brasile al Collegio Salesiano.

Il 21 dicembre u. s. l'Istituto Salesiano di Lisbona ha avuto la visita graditissima dell'Ambasciatrice del Brasile signora De Araujo Jorge. Accolta dall'Ispettore D. Carrà, dai Superiori e dagli alunni, al canto dell'Inno Nazionale e Brasiliano, egregiamente accompagnati dalla banda, l'Ecc.ma Signora, col seguito della Vice Consolessa del Brasile, delle Dame-Patronesse e di insigni Cooperatrici, convenute a farle onore, percorse le scuole ed i laboratori, interessandosi vivamente dell'applicazione e dei progressi dei giovani; poi passò nel salone-teatro ove si svolse una brillante accademia di omaggio. Nella serie dei canti e delle declamazioni, furono calorosamente applaudite le poesie del poeta Guedes de Campos, della sua Signora e di Donna Madalena de Martel Patricio.

Chiuse l'accademia con elevate parole di gratitudine l'Ispettore D. Carrà, il quale, poi, nella cappella, impartì la benedizione eucaristica. L'Ambasciatrice lasciò l'Istituto colle più care impressioni.

La Pia Opera del Sacro Cuore per i nostri Combattenti.

A conforto delle Famiglie e a protezione dei Soldati eroicamente combattenti, la Pia Opera del Sacro Cuore offre l'iscrizione gratuita di tutti i nostri militari alle sei Messe quotidiane perpetue che si celebrano nella nostra Basilica del Sacro Cuore al Castro Pretorio in Roma. Quanti sanno apprezzare il valore immenso di questo tesoro, spirituale non hanno che ad inviare sollecitamente i nomi dei soldati che desiderano iscritti, senza bisogno di aggiungere la solita offerta di una lira alla Direzione della Pia Opera del Sacro Cuore Via Marsala, 42 - Roma (121)

PER LA CROCIATA CATECHISTICA

(Dalla circolare del Rettor Maggiore).

Come formare i Catechisti.

Non è mio intento di certo tracciare un trattatello, sia pur breve, circa il modo di preparare i catechisti. Su questo argomento si è scritto molto e bene, ed è facile procurarsi presso ogni Nazione libri e relative istruzioni.

Nemmeno intendo dare norme per la formazione del catechista salesiano; abbiamo a questo fine programmi speciali da svolgersi durante il nostro periodo formativo. Così pure non rni propongo di parlare dei catechisti per adulti o corsi superiori: per queste scuole e categorie di persone ci vuole generalmente un sacerdote, e ben attrezzato.

Il mio compito pertanto vuole restringersi . a dire qualcosa, e brevemente, circa il modo di formare catechisti atti a impartire l'istruzione religiosa ai giovani degli Oratori festivi e delle scuole parrocchiali.

Tra i soggetti reclutati ve ne possono essere di quelli che, per la loro riconosciuta istruzione religiosa ed esperienza didattica, siano in grado di poter iniziare senz'altro il loro apostolato tra i giovani. In questo caso il Direttore dell'Oratorio o il Parroco possono limitarsi a dare ai sullodati catechisti norme speciali per ambientarli, e istruzioni particolari circa le categorie e l'indole dei giovani e i programmi da svolgere, tenendosi poi in costante contatto coi medesimi, perché abbiano a sentirsi appoggiati ed eventualmente aiutati in qualsiasi circostanza.

Quando invece si tratti di giovani, volonterosi bensì, ma ancora inesperti, allora la loro formazione deve compiersi in una scuola speciale e durante un periodo di tempo da determinarsi.

Furtunatamente, in conformità del già citato decreto Provido sane consilio, sorsero pressochè in tutte le Diocesi scuole per la preparazione di maestri di dottrina o catechisti. Sezioni di dette scuole vanno pure sorgendo presso le singole parrocchie e presso i Centri diocesani di Azione Cattolica. Ora è dover nostro fare in modo ch'esse sorgano, non solo in tutte le parrocchie salesiane, ma, previa intesa con l' Ufcio Catechistico Diocesano, possibilmente in ogni nostro Oratorio Festivo, ed eventualmente presso altri nostri istituti.

A seconda del grado iniziale di istruzione religiosa degli aspiranti a catechisti, il corso sarà più o meno lungo. In generale, specialmente se si tratta di elementi piuttosto giovani, il corso dura da due a tre anni. L'esperienza dimostra che siffatti elementi cresciuti d'ordinario nel seno degli Oratori Festivi, e perciò pratici conoscitori dell'andamento, dei bisogni, delle particolari condizioni dell'Oratorio stesso, divengono man mano i migliori e più fedeli catechisti. È vero, se ne lasceranno molti lungo il cammino, e, dei molti inscritti, pochi forse giungeranno alla mèta. Anche Don Bosco ebbe i suoi insuccessi e gravi. Nelle Memorie Biografiche è detto che durante gli anni 1848 e 1849 egli si trovò nella dura necessità di licenziare quei catechisti che, invece di spiegare il Catechismo, esponevano le loro idee politiche. Più tardi, nel 1851, si vide obbligato a dire ad alcuni: « Io non sono contento di voi. Io mi formerò nuovi catechisti. Ho cominciato da capo altre volte, e son pronto a ritornare da capo anche oggi».

Non sgomentiamoci pertanto se anche a noi toccheranno degli insuccessi: il Signore benedirà i nostri sforzi, cosicchè i nuovi catechisti, anche sé pochi ma ben formati, compenseranno ad usura le fatiche, i disinganni e i sacrifici.

Qui però è bene premettere che, per la buona riuscita dei corsi, è assolutamente necessario avere maestri ben preparati, disporre dei libri e sussidi didattici almeno più importanti, e soprattutto far sì che la scuola si faccia con serietà e regolarità. Non poche volte certi corsi si seccarono in fiore o per la mancata preparazione dei maestri, o perchè questi non seppero rendere interessante e attraente l'insegnamento, o anche e forse semplicemente perchè non vi fu serietà di orario, e la scuola si fece a sbalzi, interrottamente e senza entusiasmo.

Meglio assai non iniziare il corso, anzichè compromettere forse anche l'avvenire con una organizzazione deficiente e stracca. Trattandosi di una missione abbracciata con piena libertà e fatta solo per un sentimento generoso di amore al prossimo, dev'esserci da parte del Parroco o del Direttore dell'Oratorio Festivo tutto l'impegno per renderla gradita, simpatica, accogliente, mediante una ben studiata organizzazione e la -preparazione di un. ambiente tutto pervaso di soavissima carità.

Rimandando pertanto ai documenti messi in appendice per tutto ciò che riguarda le modalità e il programma della scuola, ci soffermeremo piuttosto a indicare quali siano le principali doti del catechista, poichè in tal modo avremo accennato indirettamente su quali punti convenga indugiarsi e insistere durante la sua formazione. Il campo è vasto assai e a noi non è dato che sfiorarlo, seguendo anche in ciò la traccia segnata da San Giovanni Bosco nel Regolamento primitivo.

Le doti del Catechista.

Volendo anzitutto il nostro Padre rialzare la dignità del catechista, dice chiaramente che « i catechisti devono essere considerati come altrettanti Superiori ». La trascuratezza di questa sapiente norma ha reso talvolta quasi nullo il lavoro di certi catechisti, che si scoraggiarono davanti al poco o nessun conto in cui erano tenuti, e a volte finirono purtroppo per abbandonare l'apostolato intrapreso e l'Oratorio stesso.

Se i catechisti si sentiranno moralmente valorizzati, si compenetreranno più facilmente della loro grande responsabilità sforzandosi di corrispondervi. Bisognerà naturalmente far loro capire che non basta essere tenuti e considerati come Superiori, ma che effettivamente del Superiore essi, per quanto è possibile, devono procurare di avere le doti e le virtù. -

Ora, nel sistema di Don Bosco, la prima dote del Superiore è la carità. Il catechista perciò, secondo Don Bosco, non solo deve procurare di avere i sentimenti di chi è pastore e padre, ma dovrà soprattutto ricordare che condizione indispensabile di ogni paternità è l'amore che si immola, la carità che sa compiere anche i più grandi sacrifizi.

Per questo appunto egli scrisse: « Le cariche di quest'Oratorio sonno tutte esercitate a titolo di carità e deve ciascuno adempierle con zelo„ corre omaggio che presta alla divina Maestà ».

L'amore però, sia che lo rivolgiamo a Dio o che lo indirizziamo al prossimo, per essere fecondo di benedizioni e ricco di meriti, dev'essere pervaso sempre di purezza. Per questo, chiamandoci all'apostolato tra i giovani Don Bosco c'inculca con insistenza la pratica della virtù angelica, e vuole ad ogni costo che la purezza della vita sia il nostro distintivo. Gioverà pertanto dare prudentemente ai futuri catechisti le norme insegnateci dal nostro Padre circa il anodo di trattare i giovani nella scuola, nella ricreazione e in ogni altro luogo; mettendoli in guardia contro il pericolo di affezioni disordinate, preferenze, simpatie, carezze, leziosaggini o altro che non sia in armonia con quella delicatezza di maniere che deve salvaguardare il candore angelico di ogni nostro pensiero, affetto o azione. Questo punto sia oggetto di costante e grande attenzione: qualora poi si vedessero in qualche candidato tendenze o maniere meno rassicuranti, lo si indirizzi, prudentemente ad altra mansione che non sia quella di trattare coi giovani.

E qui si avverta che la carità e la purezza devono apparire all'esterno come irradiazione di buon esempio. Fu ripetuto spesso che, nell'opera educatrice, l'esempio è tutto o quasi tutto. Il contrasto tra la vita e la parola di chi insegna toglie purtroppo alla dottrina insegnata gran parte, della sua efficacia. Se i giovani venissero a conoscenza di qualche manchevolezza del loro catechista, specialmente sui punti più delicati della vita cristiana, ne scapiterebbe assai il suo apostolato. Non basta pertanto che noi effettivamente amiamo i giovani, ma è necessario che il nostro amore sia sempre e giunga a loro irradiato di purezza. Anche i pagani insegnavano che non basta a chi è in alto avere un cuore puro, ma che il candore della sua vita deve apparire e diffondersi anche all'esterno.

Il buon esempio deve poi risplendere in snodo del tutto particolare nella pietà. La forza dell'educazione salesiana trae la sua origine specialmente dalla pietà eucaristica; con essa vuole Don Bosco, e ce ne diede esempi luminosi, che noi svolgiamo l'opera nostra educatrice. Si dovrà insistere pertanto presso i futuri catechisti perchè vadano arricchendo sempre più le loro anime dei carismi della pietà con la preghiera, con l'accostarsi frequentemente ai santi Sacramenti, con le visite al SS. Sacramento, con una profonda e pratica devozione a Maria Ausiliatrice e a San Giovanni Bosco. Il loro spirito di pietà inoltre deve riflettersi all'esterno specialmente nel contegno devoto in chiesa e durante le sacre funzioni.

A questo proposito si legge nelle Memorie Biografiche che Don Bosco « raccomandava ai .catechisti di essere sempre i più esemplari e zelanti nelle pratiche di pietà, e che quando volessero confessarsi o comunicarsi procurassero di farlo all'Oratorio, perchè questo contribuirà molto al buon esempio e ad animare gli altri alla frequenza dei Sacramenti ».

Ma la carità, quando effettivamente arde in un cuore, tende ad effondersi procurando la gloria di Dio e il bene delle anime in molteplici effusioni di zelo, senza sgomentarsi dinanzi ai maggiori sacrifizi. È questa appunto la caratteristica del bene: così fece Gesù con la totale immolazione di se stesso all'Eterno Padre. Chi voglia pertanto cooperare con Gesù Cristo all'opera della Redenzione deve seguirne gli esempi, soprattutto nei sacrifizi.

D'altronde è giusto che chi si consacra a insegnare il Catechismo viva praticamente la dottrina e la morale che ne costituiscono il celeste tesoro; che chi voglia formare altri alla vita dello spirito, di questa vita sia esempio luminoso; e che colui il quale anela a condurre le anime a Dio, si sforzi effettivamente di apparire degno di Dio con una condotta esemplare.

Finalità pratiche.

Don Bosco indicava ai suoi catechisti, come finalità da raggiungere mediante il loro apostolato, la fuga del peccato, la pratica della virtù e la frequenza ai Sacramenti. Egli non vuole che l'opera del catechista si limiti all'istruzione, nta che tenda soprattutto alla formazione religiosa. « I vizi che si devono spesso ribattere, egli scrive, sono la bestemmia, la profanazione. dei giorni festivi, la disonestà, il furto, la mancanza di dolore, di proponimento e di sincerità nella confessione ». « Le virtù da menzionarsi sono: carità con i compagni, ubbidienza ai Superiori, autore al lavoro, fuga dell'ozio e delle cattive compagnie, frequenza della confessione e della santa Comunione ».

Per lo stesso motivo egli vuole che tutti cooperino col Direttore dell'Oratorio e si adoprino in ogni maniera possibile « per insinuare nei giovani cuori l'amor di Dio, il rispetto alle cose sacre, la frequenza ai Sacramenti, filiale devozione a Maria Santissima e tutto ciò che costituisce la vera pietà».

Con queste enumerazioni il nostro Padre traccia il programma di formazione morale da compiersi dal catechista, indicandogli schematicamente la parte negativa da evitare e quella positiva da praticare. Su questi punti pertanto sarà bene ritornare con frequenza durante il periodo della formazione catechistica.

Ma, oltre alle doti morali, grande importanza deve pure darsi a quelle intellettuali e didattiche.

« È una grande ventura, scrive Don Bosco, l'insegnare qualche verità ad un ignorante e l'impedire anche un solo peccato ». Ma « niuno, egli continua, si metta a spiegare prima d'aver imparato la materia di cui deve trattare ». È la raccomandazione che sant'Agostino faceva, fin dai suoi tempi, al catechista: « Discat omnia quae docenda sunt: impari bene le cose che dovrà insegnare ».

Non insistiamo oltre su questo punto, perchè vi si provvederà convenientemente sia collo svolgimento del programma durante il periodo di formazione, sia coll'esame pubblico che i catechisti dovranno dare davanti ad apposita Commissione.

Piuttosto viene qui in acconcio di raccomandare ancora e con maggior insistenza che, presso ogni scuola destinata alla formazione dei catechisti, vi sia una ben fornita biblioteca di opere catechistiche e al tempo stesso di conveniente corredo di sussidi didattici, giusta le indicazioni che daremo in seguito. S'insista inoltre perchè i futuri catechisti si abituino, mediante speciali esercitazioni orali e scritte, al linguaggio chiaro, semplice, attraente, accomodato all'uditorio.

La chiarezza esige anzitutto il pieno possesso dell'argomento che si deve spiegare. È necessario pertanto che i catechisti approfondiscano i singoli punti del programma e si persuadano che anche dopo ciò sarà indispensabile, prima di ogni lezione, un serio lavoro di preparazione e meditazione. Tutti sanno quanto sia difficile rendere accessibili e quasi sensibili le idee astratte. Sant'Agostino e altri insigni oratori e scrittori confessarono apertamente ch'era sempre costato loro non lieve fatica la ricerca e la conveniente disposizione delle cose pensate e trovate per adattarle agli uditori. Eccellenti catechisti impiegavano un tempo notevole per preparare la loro lezione di Catechismo proporzionata alla capacità dei bambini: il Dupanloup durante dieci anni scrisse tutto: istruzioni, interrogazioni, esempi, racconti. Nessuno poi si lusinghi di poter riuscire, perchè forse abbia avuto da natura una certa facilità di conferire e di parlare: ove manchi la seria riflessione si, corre pericolo di snaturare le verità o di presentarle in rrtodo da poter essere fraintese. Appunto perchè i giovani sono piccoli, talvolta ignoranti e rozzi, cresce l'obbligo di studiare e di usare diligenza maggiore per mettere alla portata delle deboli loro intelligenze verità tanto sublimi, le quali pure fa d'uopo che tutti, non meno i dotti che gli ignoranti, conoscano per conseguire l'eterna salute. Don Bosco per facilitare la chiarezza raccomandava che le singole « spiegazioni fossero brevi e di poche parole s.

Ma, oltre che chiaro, il linguaggio del catechista dev'essere semplice. La semplicità esclude l'affettazione e ricercatezza delle parole e la complessità e profondità dei concetti. Tutti sanno quali sforzi abbia fatto Don Bosco per conseguire la semplicità dell'espressione, eliminando senz'altro tutto ciò che la sua mamma e il portinaio del Convitto, amendue illetterati, non riuscissero facilmente a capire. Riguardo poi all'esposizione delle verità e dei concetti, non si dimentichi che l'infanzia non è fatta per ragionamenti.

A questo proposito Don Bosco nel suo Regolamento raccomanda « che non si entri in materia difficile, nè si mettano in campo questioni che non si sappiano risolvere chiaramente e con popolarità ».

Saggi moniti di S. Agostino.

Sant'Agostino dice argutamente nel suo trattato catechistico: Qui docet, vitabit omnia verba quae non docent: chi ha la missione di insegnare, eviti di dire quelle parole o quei pensieri che non insegnano, appunto perchè o non sono intesi dagli allievi o possono turbare le loro intelligenze.

Nè si abbia timore di non apparire dotti o di fare comecchessia poco buona figura. È lo stesso Santo a dirci: Dum omnes instruantur, grammatici ne timeantur: purché si ottenga lo scopo di rendere accessibili le verità alle intelligenze giovani o rozze, non si abbia paura di dispiacere ai grammatici o letterati schizzinosi. Nell'insegnare il Catechismo agli ignoranti, aggiunge il Santo, via tritissima tenenda est, deve seguirsi la via più battuta, quella cioè che risponda possibilmente alla capacità di tutti.

È qui lo stesso Dottore premunisce il catechista contro un difetto in cui si può di leggeri incorrere. È facile infatti che il catechista senta come tedio e persino ripugnanza a ripetere ai catechizzandi sempre le stesse e notissime cose. « Ricordati, dice il Santo, che Gesù Cristo non solo si fece pargolo in prezzo a noi, ma seppe compiere la missione della nutrice che alimenta i suoi figli. Ecchè, si stanca forse la madre o lo nutrice di biascicar parole sformate o tronche al suo bambino? Che anzi i genitori amano appunto di avere bambini coi quali comportarsi in tal modo; e la madre trova maggior godimento nell'offrire al figlioletto pezzettini masticati, che nell'assidersi a un lauto banchetto; non dimentichi il catechista che Gesù amò paragonarsi alla gallina che copre e riscalda i pulcini sotto le ali. Che se, insiste ancora il Santo, ci costasse liberarci dal fastidio di quella ripetizione, sforziamoci di affezionarci ai catechizzandi con amore fraterno, paterno e materno, e così, stretti ai giovani da tale ardente carità, anche le cose trite l'autore ce le farà parere perennemente nuove ».

Nè ancora pago di ciò, lo zelante Dottore vuole che si esortino i giovanetti a dirci se hanno capito e a chiedere ulteriori spiegazioni: le quali il catechista si sforzerà di dare planius et enodatius, ancora più alla mano e chiaramente. Insomma, conchiude il Santo Dottore, se noi sapremo richiamarci agli esempi del Divin Salvatore, la carità tanto più si accenderà in noi quanto più si andrà esercitando cogli umili, charitas, quanto efficacius descenderit in infima, tanto robustius recurrit in intima.

Per questo appunto i pedagogisti, a una voce, presentano copie modello dei catechisti Gesù benedetto che, parlando alle turbe, usava un linguaggio chiaro e semplice, rendendolo attraente coll'uso di parabole; anzi dice espressamente il Vangelo che sine parabola non loquebatur eis.

Il già citato Sant'Agostino voleva ancora che l'insegnamento catechistico fosse impartito sine taedio, senza causar noia, anzi cum hilaritate, che cioè lo si rendesse attraente con sana e santa letizia. Quando, egli dice, il catechista si avvede che l'alunno oscitans labia diducat, apre le labbra allo sbadiglio, et se abire velle etiam invitus ostendat e si dimena sia pure involontariamente come se volesse andarsene, allora il buon catechista deve saper ricrearne l'animo dicendo, a proposito della materia che si tratta, qualcosa che serva a suscitare onesta ilarità, oppure narrando qualche fatto attraente e stupendo che ecciti al dolore e anche al pianto.

Voi sappiamo quanto perfettamente possedesse questa dote il nostro Santo Fondatore. Egli aveva il dono di rendere interessante e attraente anche la materia più astrusa, servendosi di un linguaggio chiaro e semplice, ricco sempre di paragoni, parabole, esempi e opportunamente anche di oneste lepidezze.

Altra importante dote del catechista e di grande efficacia pratica è quella di sapersi adattare all'indole e alla capacità degli allievi. Durante il periodo formativo egli riceverà speciali lezioni di psicologia, le quali serviranno certamente a rendergli più facile l'adattarsi all'ambiente scolastico e ai caratteri diversi e anche più difficili dei giovani.

È questo uno dei punti ai quali il catechista dovrà prestare anche in seguito grande attenzione, leggendo a tal fine libri o trattatelli chiedendo consiglio a educatori esperti, facendo tesoro della propria esperienza.

Sant'Agostino affermava di se stesso: Aliter atque aliter me moveri cum ante catechizandum video: quando mi presentano un alunno da catechizzare io mi sento mosso ad agire ora in un modo ed ora in un altro, a seconda di chi mi sta innanzi. È vero, aggiunge il Santo, che a tutti mi lega la stessa carità, ma cum eadem omnibus debeatur charitas, non eadem est omnihus adhibenda medicina: non a tutti però io devo propinare la stessa medicina, bensì dosarla a seconda della gravità della loro infermità, cioè della loro ignoranza religiosa. E allora, prosegue il Santo, in armonia coi sentimenti dell'animo mio, ac pro diversitate motus mei ipse et proceditur et progreditur et finitur, il mio discorso si andrà svolgendo, e procederà innanzi e giungerà alla conclusione, senza però allontanare mai l'occhio dall'alunno per rendermi conto se egli riesce a seguirmi, adattandomi così costantemente alla sua capacità e alla sua indole fino al termine della lezione.

In queste sapienti espressioni del sommo Dottore della Chiesa mentre vibra tutto l'ardore della sua grande carità, noi troviamo pure una chiarissima manifestazione di profonda psicologia e didattica cattolica. Il catechista dev'essere effettivamente omnibus omnia factus: deve dare tutto se stesso a ciascuno, senza trascurare nessuno: anzi le sue preferenze devono essere per i più rozzi e ignoranti. Don Bosco avendo appunto sperimentato che talvolta vengono all'Oratorio taluni già avanti negli anni ma completamente ignoranti, stabilì nel Regolamento che il sacerdote che coadiuva il Direttore conce catechista si « dia la massima sollecitudine di fissare ad essi il tempo e il luogo più adatto per fare egli stesso, o disporre che da altri sia fatto il dovuto Catechismo ».

Il segreto del successo.

Il senso di adattabilità di cui parla Sant'Agostino potrà esigere talvolta sacrifizi non comuni: perchè adattarsi significa non solo contrariare noi stessi, ma dare man mano, a seconda e nel modo che ci verrà richiesto, tutto noi stessi. Per questo non ci stancheremo di ripetere che il segreto dell'arte pedagogica e la chiave del successo nell'opera d'istruzione e formazione religiosa è e sarà sempre quel fraterno, paterno e materno amore tanto inculcato da Sant'Agostino. Fu questa pure la più insistente raccomandazione di Don Bosco: Cerca di farti amare. Diceva fin da quei primi anni: «È cosa assai importante ed utile per la gioventù di fare in modo che mai un fanciullo parta malcontento da noi ». Parlando poi ai catechisti dopo aver raccomandato « di dimostrare sempre un volto ilare e di far vedere come difatti lo è, di quanta importanza sia quello che insegna», soggiunge: « Nel correggere ed avvisare usi sempre parole che incoraggino, ma non mai avviliscano; lodi chi lo merita, sia tardo a biasimare ». E più innanzi: « Carità, pazienza vicendevole nel sopportare i difetti altrui ». In questi brevi concetti è già tutta l'anima del suo sistema preventivo, sempre pervaso di carità e di amore, da lui lasciato come norma pedagogica ai suoi figli.

Per questo motivo, nella prefazione del Regolamento, ove fissa lo scopo dell'Oratorio, ricorda a tutti che « questo Oratorio è posto sotto la protezione di San Francesco di Sales, perché coloro che intendono dedicarsi a questo genere di occupazione devono proporsi questo Santo per modello nella carità, nelle buone maniere, che sono le fonti da cui derivano i frutti che si sperano dall'Opera degli Oratori ».

I catechisti, compiuto il periodo della loro formazione, verranno presentati ad apposita Commissione per subire gli esami. A seconda del programma che avranno svolto, superata felicemente la prova, verranno dichiarati idonei, mediante speciale attestato o diploma, all'insegnamento catechistico.

L'esperienza però ha dimostrato che, anche dopo essere stati dichiarati idonei all'insegnamento, i catechisti non devono essere abbandonati a se stessi. La loro formazione vuol essere continuata e aggiornata con conferenze, riunioni, corsi speciali durante l'anno. E poichè d'ordinario vi è un gruppo di catechisti in ogni parrocchia o in ogni Oratorio, toccherà al Parroco o al Direttore dell'Oratorio prendersene cura speciale.

Don Bosco nel Regolamento stabilisce appunto che il Direttore raduni il personale dell'Oratorio « per ascoltare e proporre quanto ciascuno giudichi vantaggioso per gli allievi ». L'articolo 396 dei Regolamenti riproduce il pensiero del nostro Santo Fondatore con queste parole: il Direttore dell'Oratorio « tenga conferenze al suo personale almeno ogni 15 giorni per gli opportuni avvisi ed esortazioni, e per risolvere le difficoltà che s'incontrassero nella pratica ». In pratica si è visto che, per la maggior parte degli Oratori, specialmente se numerosi, non bastano le riunioni quindicinali, ma esse devono essere settimanali.

Tali riunioni si fanno o il venerdì o il sabato, e allora è facile dare le norme e gli avvisi pel buon andamento e della disciplina e dell'insegnamento catechistico della prossima domenica. Alcuni direttori dànno alle volte uno speciale indirizzo al loro gruppo catechistico, indicando in speciali riunioni il tema orale o scritto, il modo di svolgerlo, i sussidi da usarsi, e tutto ciò che possa rendere più agevole e al tempo stesso più proficuo il lavoro e dei catechisti e degli alunni.

E ciò non e una novità. Già nei secoli passati furono stabilite, per ordine dei Sommi Pontefici, speciali riunioni per addestrare i chierici e i maestri all'insegnamento pratico del Catechismo; talvolta poi furono anche comminate gravi pene contro coloro che non intervenissero, come può vedersi negli Editti dei Papi Clemente XI, Clemente XII, e Benedetto XIV.

Anche Don Bosco aveva grandemente a cuore la formazione de' suoi catechisti. Ci dice Don Lemoyne ch'egli « per lo spazio di almeno venti anni, dal 1846 al 1866, soleva radunare i suoi chierici e giovani più adulti e più buoni per insegnare loro il modo di fare con profitto il Catechismo ai loro compagni esterni ed anche interni ». Don Savio Angelo e Villa Giovanni narrarono allo stesso Don Lemoyne che quelle adunanze facevano del gran bene. Altrove è detto che Don Bosco teneva simili adunanze al giovedì. È da lamentare che, solo in parte, ci siano pervenute le istruzioni e norme impartite da Don Bosco in quelle riunioni. Don Ceria ha riunito al termine del XIV volume delle Memorie Biografiche un vero tesoro di direttive pedagogiche e didattiche, anche riguardanti l'insegnamento catechistico, dalle quali apparisce sempre più chiaramente quali doti eminenti di pratico ed efficace educatore possedesse il nostro santo Fondatore.

L'essenziale si è che i catechisti non vengano abbandonati a se stessi. Né si dimentichi che anche i catechisti hanno bisogno di tanto in tanto d'incoraggiamenti e di qualche segno tangibile di riconoscenza, come ad esempio la passeggiata annuale od altro.

Don Lemoyne ci dice che Don Bosco per ricompensare in qualche modo i catechisti studenti «faceva loro un po' di ripetizione delle cose udite in iscuola, spiegando i tratti più difficili degli autori italiani e latini, e correggendo i loro compiti in modo che approfittassero delle correzioni».

La carità dei Direttori saprà escogitare mille forme per manifestare la riconoscenza ai bravi catechisti.

Ma ciò che potrà contribuire più efficacemente a sostenerli nel loro apostolato sarà l'illuminarne e accrescerne lo spirito di fede, attraverso una vita di pietà intensamente vissuta e il ricordo dell'alta e meritoria loro missione.

Nelle regole della Confraternita degli Operai della Dottrina cristiana, approvate da Paolo IV e confermate da Innocenzo XI, è detto che «l'ufficio dei catechisti è angelico, dovendosi impiegare in insegnare agli ignoranti la strada del Paradiso ». Perciò, aggiunge il documento al capo 26, « essendo .opera tanto grande, si guardino di non lasciarsi vincere dalla negligenza, ma con ardore s'affatichino, acciò tanto più facilmente si ottenga il desiderato e santo fine ».

Il tesoro delle indulgenze.

Ma, oltre la bellezza e grandezza della loro missione, è doveroso ricordare ai catechisti le benedizioni con cui Iddio ricompenserà il loro lavoro. Caparra e primizia di coteste benedizioni sono le particolari indulgenze, colle quali la Chiesa premia le loro fatiche e sacrifici.

Il Sommo Pontefice Pio XI, con Lettera Apostolica, in data 12 marzo 1930, per promuovere sempre meglio l'istruzione religiosa specialmente dei fanciulli, abrogate tutte le Indulgenze concesse per lo innanzi dai Sommi Pontefici suoi predecessori, concesse: a tutti i fedeli, che, per circa mezz'ora o per non meno di 20 minuti, insegnano o imparano, almeno due volte al mese la Dottrina Cristiana, l'indulgenza plenaria da lucrarsi in due giorni qualsiasi dello stesso mese, purchè confessati e comunicati visitino qualche chiesa o pubblico oratorio ed ivi preghino secondo l'intenzione del Romano Pontefice.

Inoltre a tutti i fedeli l'indulgenza di 100 giorni ogni volta che insegnano o imparano, per lo spazio di tempo sopraddetto, la Dottrina Cristiana.

DALLE NOSTRE MISSIONI

PORTO VELHO

La visita del Presidente della Repubblica.

Rev.mo Signor Don Ricaldone,

lavoriamo qui, nel centro, nel cuore dell'America del Sud, lontano da tutti i grandi centri di civilizzazione, ancorchè ad essi legati dai più moderni mezzi di comunicazione.

Da Manaos e da Belem ci giungono infatti mensilmente due navi e alcuni vaporetti; una linea aerea ci collega con gli stessi centri e con tutto il litorale del Brasile fino a Rio de Janeiro; e si è pure in attesa del collegamento della « Condor» in provenienza da S. Paulo, Corumbà, Cuiabà, ecc.

Porto Velho è capolinea della ferrovia per Guajarà Mirim e Bolivia.

Amatissimo Padre, ho il piacere di comunicarle che questo appartato lembo di frontiera brasiliana l'undici ottobre u. s. ebbe inaspettatamente l'alto onore di una visita dell'Ecc.mo Sig. Presidente della Repubblica, Dr. Getulio Vargas. Egli, decollando su velivolo speciale da Rio de Janeiro, dopo due giorni di soggiorno a Belem e altri due a Manaos, atterrava infine, in un pomeriggio, al nostro aeroporto, tra il delirante entusiasmo di tutto il popolo.

Era la prima volta che un Presidente della Repubblica giungeva a questi nostri confini e che l'Opera nostra riceveva una visita dallo stesso alto Magistrato, da cui le proviene la sovvenzione dalla Capitale.

Quale rappresentante di Mons. Massa, ebbi io l'opportunità di ossequiarlo, accompagnarlo nei suoi atti ufficiali e nelle visite che si degnò di fare, con tutta la comitiva, al Collegio Don Bosco, alla Scuola Normale delle Figlie di Maria Ausiliatrice e all'Ospedale di S. Giuseppe, ove ricevette pubbliche manifestazioni d'affetto e di fervido patriottismo.

Il giorno 15, domenica, alle 7,3o del mattino, prima che si rimettesse a bordo del suo apparecchio, tornai ad ossequiarlo, presentandogli i nostri voti per il buon proseguimento del suo viaggio. Egli rispose incaricandomi di scrivere a Mons. Massa e d'informarlo della visita avvenuta alla sua Opera, delle sue intenzioni di accrescere la sovvenzione statale al fine di un maggior incremento dell'insegnamento professionale nelle nostre Scuole, come avviene nei due nostri grandi Collegi di Niteroy e di S. Paolo, nonchè dell'insegnamento domestico tra le alunne del Collegio « Maria Ausiliatrice ».

In una udienza speciale che Egli mi concesse la sera precedente, avevo già avuto il piacere di notare come conoscesse bene l'Opera dei Salesiani in Brasile, e quanta fosse la sua simpatia per l'insegnamento professionale, che noi impartiamo in vari luoghi.

Purtroppo qui, amatissimo Padre, essendo ora limitati a soli dieci salesiani, di cui tre dislocati a Humaytà - e nove Figlie di Maria Ausiliatrice -- delle quali tre adibite alla cura dell'Ospedale « San Giuseppe » e sei alla Scuola Normale - non ci è possibile pensare a gareggiare in questo campo.

Le noto di passaggio che, nel prossimo dicembre, da questa Scuola uscirà il primo gruppo di nuove insegnanti. Presiederà il conferimento dei diplomi l'Ecc.mo Interventore di Manaos, Alvaro Maia.

Pensi, amatissimo Padre, quanto bisogno abbiamo di personale, soprattutto di sacerdoti che si dedichino alle Missioni in queste immense distese, alternate da colture dell'albero della gomma e solcate da grossi fiumi, le quali da anni sono al tutto prive della visita del Missionario.

Si ricorderà tuttora dell'ampia relazione da me inviatale quando, nel 1936, in una temeraria escursione di sei mesi, mi lanciai in queste vaste regioni, percorrendo il « Rio Machado » fino alle sue sorgenti, continuando poi lungo la linea telegrafica fino a Velhena e al confine della Prelatura, visitando nel ritorno altre zone di quel coltivo nell'interno della foresta. In molti luoghi la mia era la prima visita di un Missionario, visita che da allora non fu più possibile ripetere, sia per difetto di personale come per l'accumulo di impegni nella sede della Prelatura.

Che le dirò ora dell'elemento indigeno, così numeroso e tanto bisognevole di catechesi

Mio Dio! Ci si spezza il cuore al pensare che in parecchie zone si ripetono ancora improvvise aggressioni di indi, senza aver modo di cattivarceli e di iniziare tra loro un'opportuna Missione!

Ultimamente due di essi vennero tradotti all'ospedale di Porto Velho da militari che li avevano raggiunti nelle loro « maloche ».

Si cercò di circondarli di cure e di delicatezze: disraziatamente ambedue rimasero feriti in un incidente automobilistico.

Ricoverati allora nell'Ospedale, le Suore li trattarono maternamente, come avevano già fatto, mesi prima, con l'indio Josè, ferito in uno scontro coi lavoratori della linea ferroviaria Madeira-Mamorè. Ma, con tutto ciò, una notte fuggirono dall'ospedale e nessuno più li vide. Corse voce che fosse stato visto il cadavere di uno di essi al Km. 25° della linea, divorato da una specie di grossi avvoltoi, detti urubus.

È da tempo che si vuole iniziare la Missione degli Indi Parintinins, nella regione « Tres Casas », e sembra ormai deciso che essa avrà principio l'anno prossimo.

Si effettuerà? Dio lo voglia! Tuttavia vedo la cosa ancora molto dubbia, stante il molto lavoro e la scarsità di operai già riferita. Uno di questi, l'instancabile e zelante D. Francesco Pucci, che si trovava alla foce del Janary a terminare il tetto dell'artistica chiesa in costruzione, venne ora condotto sfinito a questo ospedale dal nostro caro benefattore sig. Gaetano, in quella stessa imbarcazione nella quale io aveva viaggiato nel Rio Machado.

Si trattava di una seria complicazione di varie infermità, a causa delle quali, per disposizione del medico, dovette imbarcarsi verso Manaos alla volta di Belem e del Sud. Sapemmo poi che egli, avendo avuto qualche miglioramento nel viaggio, rimase ad Humaytà, non reggendogli l'animo d'abbandonare un campo di lavoro tanto bisognoso.

Che fare ? Quanti centri domandano la visita del Missionario, mentre noi non abbiamo la possibilità di compierla! Da poco la Prelatura eresse diverse scuole rurali e stà costruendo varie Cappelle col concorso del popolo. Dall'Interventore di Manaos si ottenne la nomina ufficiale di Ispettore Scolastico pel Missionario itinerante; ma pressanti ragioni hanno costretto a differire il viaggio per venir in aiuto alla critica situazione del nostro Collegio. Ci pervengono ora altre domande da diversi luoghi, che, volendo celebrare le loro solennità religiose, insistono per la visita del Missionario.

Grazie a Dio, quest'anno riuscimmo a percorrere gli accampamenti dei lavoratori della linea ferroviaria, favoriti dal biglietto gratuito concessoci dalla rispettiva Direzione. Si fecero escursioni con buone soste su vari punti d'ambo i margini del « Rio Madeira ». D. Adriano Tourinho visitò anche il « Rio Abunà », raggiungendo, con la dovuta autorizzazione del Vescovo locale, alcuni coltivi di gomma brasiliani situati in territorio boliviano.

Ora, durante le vacanze scolastiche, cercheremo di soddisfare qualche richiesta, ripartendo tra i quattro nostri sacerdoti le zone da percorrere. Esse sono:

Cachoeira Samuel, a 55 km. da Porto Velho, sul margine del Rio Iamary e legata a noi da una rotabile: da sei anni non ha più avuto un solo sacerdote.

Presidente Marques, al 220° Km. della linea ferroviaria, indicata quale futura Parrocchia e residenza del sacerdote. Fu sempre la più favorita perchè aveva già un buon movimento religioso. La sua popolazione si accinge ad erigere una nuova cappella a Maria Ausiliatrice, e bisogna vedere come torme di giovani e di donne, e persino di commercianti, gareggiano nel trasporto dei materiali da costruzione!

L'identico spettacolo si ebbe a S. Carlos, sulla foce del Jamarv, ove, stimolati dal coraggio e dallo zelo di D. Pucci, tutti, ordinati in lunghe file o individualmente, recavano pietre, arena, acqua, mattoni, ecc.

All'alto del Rio Jamary, accompagnando l'Ecc.mo Colonnello Jaoquim Cerareo, Delegato Speciale del Nord del Mattogrosso, ebbi l'opportunità di benedire la pietra fondamentale della cappella dedicata a S. Teresa del Bambino Gesù. Si organizzò subito la lista per le offerte da raccogliere.

Esistono nell'interno della regione altre dieci o dodici capellette, ove gli abitanti, pur senza la presenza del sacerdote, celebrano le loro feste.

Quando verrà il giorno in cui, aumentando il nostro personale, potremo vedere la nostra Prelatura visitata per intiero almeno una volta l'anno, come è nei desideri della Chiesa, e attendere agli assillanti bisogni di quella cittadina, che in questi due ultimi anni prese forte impulso commerciale ed edilizio, superiore infelicemente al suo movimento spirituale

Non neghiamo che anche colà vi sia un buono spirito religioso nell'elemento cattolico e che sia sempre maggiore la partecipazione ai santi Sacramenti; tuttavia duole dover dire che anche lo spiritismo, il protestantesimo, la massoneria e la superstizione si trovano profondamente radicati, sia ivi come nell'interno del territorio, e che poco o nulla si potè finora ottenere tra i loro adepti.

M'accorgo di essermi dilungato oltre la convenienza; nondimeno, chiedendole venia, oso ancora pregarla di voler far pubblico il nostro appello per avere Missionari, e Missionari decisi al sacrificio.

Veglia, amatissimo Padre, benedirci, raccomandarci a Maria Ausiliatrice e a S. Giovanni Bosco, facendo pieno assegnamento sulle nostre preghiere.

Aff.mo. in C. J.

D. ANGELO CERRI

Missionario Salesiano

GIAPPONE Un Cinquantenario!

Rev.mo e amat.mo sig. Don Ricaldone,

non si meravigli se il pensiero e la riflessione mensile corrono questa volta a una data storica assai degna di ricordo per il Giappone: il cinquantenario cioè del rescritto imperiale. sull'educazione, emanato proprio 50 anni fa, (31 ottobre 1890) dal grande Imperatore Meiji. Fu il decreto, si può dire, fondamentale per la nazione nel periodo della sua restaurazione; è il decreto basilare dello spirito giapponese attuale, che vien letto nelle principali funzioni civili e scolastiche e nelle feste nazionali, ascoltato dai presenti coi segni della massima deferenza e rispetto, in assoluto silenzio, di fronte all'effigie dell'attuale sovrano, esposta con speciale funzione; è il decreto direttivo dello spirito nazionale giapponese, che viene attraverso quelle norme a inquadrarsi sempre più nell'unità di mente e di cuore indispensabile al buon andamento e al progresso delta nazione.

Penso che solo in Giappone, così frequentemente, la volontà del sovrano, venga fatta sertire agli allievi, agli insegnanti, ai responsabili delle pubbliche aziende o associazioni; penso che solo in Giappone la legge, che promulga i principi educativi formativi della nazione, sia fin dalle classi elementari spiegata e fatta studiare a memoria, sicchè la ripetizione solenne in occasione delle feste fatta anche dagli adulti, non può non risuonare che come eco dolcissima nel cuore di tutti, e richiamare tutti all'osservanza esatta di questi principi che, trasmessi di generazione in generazione, danno al cittadino giapponese la sagoma caratteristica secondo lo spirito del suo paese.

Giustissima dunque la commemorazione di questa data, che si fece colla lettura solenne del decreto nelle pubbliche adunanze, discorsi d'occasione, e inaugurazione di opere sociali o di beneficenza o anche di semplici ricordi della data nelle famiglie, nelle scuole, nelle aziende, ecc.

Anche noi l'abbiamo voluto ricordare. All'entrata del nostro seminario piantammo due begli esemplari di tasso ed ai piedi di ognuno collocammo una colonna-base con la data commemorativa; così il nostro bel seminario ha un'entrata più decorosa, che richiama a noi tutti e ai visitatori le direttive educative giapponesi.

Non le sarà discaro conoscere nelle linee generali l'importante decreto imperiale; è buona materia di riflessione. L'essenza gloriosa dei carattere fondamentale è l'unione indefettibile dei sudditi nella fedeltà al sovrano e nella pietà filiale, donde emana la sorgente dell'educazione fondata quindi: sull'amore familiare; su una vita morigerata e laboriosa, in cui abbia parte lo sviluppo perfetto intellettuale e morale, il pubblico bene; sul rispetto alla Costituzione e l'osservanza delle leggi; e sul sacrificio di tutti per la prosperità della nazione e per la conservazione del genuino spirito giapponese, trasmesso dagli avi, che deve durare eternamente.

A comprendere la portata del rescritto imperiale bisognerebbe a questo punto fare un largo riassunto di storia giapponese che descrivesse la condizione della società giapponese prima dell'era di Meiji. Ma non è mio compito, e d'altra parte qualsiasi buon testo di storia può chiarire meglio delle mie povere parole.

Quando il Giappone ricominciò (un 8o anni fa) a mettersi in contatto cogli stranieri, come naturale, si svilupparono due forti tendenze: una ligia tenacemente alle tradizioni del paese ed aliena dalle relazioni coll'estero, e l'altra all'opposto adoratrice all'eccesso della civiltà straniera. Il grande Imperatore con felice intuito e con larghezza di vedute seppe conciliare le due tendenze, e col rescritto, tutto improntato ad intenso affetto di padre verso i suoi figli, di cui amava la felicità completa, tracciò al popolo con mano sicura la via da seguire.

Gli effetti ottenuti sono evidenti: basta pensare per un momento alla posizione del Giappone d'oggi nel mondo; basta considerare lo sviluppo della sua vita, della sua cultura e e del suo spirito. E quel che più importa è capire che il Giappone non intende chiudersi a quanto gli sembra progresso; ma polarizza sempre più in alto le sue aspirazioni nazionali. Le sue forti tradizioni, che vengono mirabilmente adattandosi alle esigenze del momento, pur rimanendo nella loro sostanza intangibili; le forme di esteriorizzazione e del pensiero e delle opere e delle cerimonie civili e religiose create dalla sua storia e dalla sua civiltà; l'ideale animatore della famiglia; le leggi della vita sociale; il gusto della verità, della giustizia, dell'onore; le virtù comunitarie che fanno reagire lo spirito giapponese contro l'individualismo e contro la sociologia materialistica ed atea; l'ardente e profondo patriottismo; un gusto per la natura delicato, intelligente e profondo nella sua semplicità posto a base della sua letteratura ed arte; la diffusione dell'istruzione in ogni ramo dello scibile e per qualsiasi condizione di persone sono, mi pare, le principali caratteristiche del popolo giapponese, vedute nella luce degli effetti pratici del rescritto imperiale, di cui si commemora il cinquantenario.

In quest'anno in cui il Giappone commemora pure il 2600 della sua fondazione, la coincidenza della data cinquantenaria si presta anche ad utili riflessioni e propositi. Ogni manifestazione di queste date è pervasa da uno spirito di ritorno agli antichi principi, coordinati in un'organizzazione pratica adattata ai tempi moderni. Nella nostra Miyazaki, che si pensa terra di origine del 1° Imperatore, si succedono intanto le manifestazioni commemorative della data bimillenaria condecorate dall'intervento di principi e dignitari e numerosi pellegrinaggi, da una riuscita esposizione storica antica e moderna, che mettono in bella luce il cammino progressivo della nazione giapponese in sè e nei suoi rapporti col mondo. Al Signore il benedire e far fruttificare per il bene e per la sua gloria anche gli sforzi di questo popolo per compiere la sua missione nel mondo.   Suo aff.mo in G. C. Mons. VINCENZO CIMATTI Miyazaki, novembre 194o.

PER LE MISSIONI SALESIANE

CASSETTA CAPPELLA alla quale si apporrà in una targa il nome della persona offerente.   LIRE

Cassetta in legno con tabernacolo . 300 Piviale e velo omerale . . . . 150 5 pianete dai colori liturgici . . 215 Camice, cingolo    6o Tovaglie di lino e piccola biancheria per la Santa Messa    60

Pietra sacra    15

Calice con coppa d'argento    90

Teca per il SS. Sacramento   15

Raggio per la benedizione    go

Turibolo e navicella    8o

Vasetto per Olio Santo    30 Crocefisso, candelieri, ampolline, patena . 40 Asperge, carte gloria, scatola ostie . . . 25 Messalino, porta Messale, Rituale . . . go

Campanello, pisside    70

Totale: L. 1330

ALTARE PORTATILE al quale si apporrà in una targa il nome della persona offerente. LIRE Cassetta in legno    100

4 pianete leggere a colori liturgici    16o

Camice, cingolo    60 Tovaglie e biancheria piccola per la Santa Messa . . . 5o Pietra sacra    15

Calice con coppa d'argento    go

Teca per il SS. Sacramento    15 Vasetto per Olio Santo . . 3o Crocefisso, candelieri, ampolline 25 Asperge, carte gloria, scatola ostie . . 25

Rituale    20

Messalino e porta pietra sacra    75

Totale: L. 665

BORSA PER I SS. SACRAMENTI: L. 150. BORSETTA DI PRONTO SOCCORSO: L. 100

Crociata missionaria

Borse complete.

Borsa GHEMI AVVOCATO VITTORIO.

BorsBorsa GESU, GIUSEPPE, MARIA a cura della

N. D. Luisa Zenoni Petrucci in suffragio dei suoi poveri morti.

Borse da completare.

Borsa AMIGHETTI GIUSEPPE - Somma prec.:

1400 -- D. A. Bertolucci 100   Tot. 1500. Borsa ANIME DEL PURGATORIO, a cura di N. N. Torino - Somma prec.: 10.000 - Nuovo versamento 2000 - Tot. 12.000.

Borsa ANIME DEL PURGATORIO (5a) - Somma prec.: 13.556,90 - Gerlino 5 - Ghignone, 1o - Scotto Stefano 50 - Zaimbotti Mario 5o - Capellino Teresa 50 - Legrenzio Libera 2 - Bargegli Vittoria 27 - Maccario A. 5 - Signorelli Gina 5 - N.N. 10-Dogliotti Vincenzino 10-Tot. 13.780,90.

Borsa BALDI D. LUIGI - Somma prec.: 3055 --- N. N. 50 - N. N. 30 - N. N. 20 - N. N. 50 - Grignolo A. 50 - Tot. 3255.

Borsa BEATA M. MAZZARELLO a cura dei Sac. Dott. G. B. Calvi - Somma prec.: 10.011 - Croci Eleonora 100 - N. N. 50 - Rosso Tina 10 - Sereno Anna 10 - Forno Maria 10 - Saroldi Afia 5 - Migliavacca Matilde 10 - Capello Maria 55 - Squadra « D. Bosco » dell'Oratorio M. Ausiliatrice 100 - Dovara -5 - Monasterolo 25 - Robiolio Pietro So - Prof. Pardo Michele 100 - Pergolesi Ferruccio 5oo - Goggi Angela 25 - N. N. 5 -- Tot- 11.071.

Borsa BLANDINO GIOVANNI - Somma prec.: 4120 - N. N. 50 - Anna Picco Blandino 5o - Maria e Giovannino Blandino 25 -- Tot. 4245.

Borsa BIANCHI SALVATORE - Somma prec.: 3300 - N. N. 500 - Tot. 3800.

Borsa BELTRAMI D. ANDREA (4a) - Somma prec.: 3910,20 .- A. D. C. L., 45 - Orlandi Benedetto 5o - Tot. 4.005,30.

Borsa CELINA AMEGLIO a cura del Comm. Luigi Ameglio - Somma prec.: 14.010 - Pardo Michele 100 - Tot. 14.1 10.

BorsBorsa COLOMBO D. SISTO - Somma prec.: 960 - Pozzi Francesco 100 - Bonicelli Maria 25 - Tot. 1085.

Borsa D. BOSCO PROTETTORE DEI GIOVANI - Somma prec.: 7454 - _Montanaro Luigi 25 - N. N. 10 - Meliconi Amos 1oo - Tot. 7589. Borsa D. BOSCO EDUCATORE (4") -- Somma prec.: 4724, 70 - Betta rag. Guido 45 - Tot. 4769,70.

Borsa D. BOSCO SALVATE I NOSTRI FIGLI (2") - Somma prec.: 8284, 50 - Ronca Maria io - Sacchi Albina 10 - Vallauri Angela 50.- Capotichieto Francesca 25 - Tot. 8379, 50.

Borsa DIVINA PROVVIDENZA (3") - Somma prec.: 10.313,50 - Boglione Francesco 30 - Tot. 10.343.50.

Borsa DAL NEGRO MONS. GIOVANNI, a cura della Pia Unione per l'adorazione del SS. Sacramento in S. Spirito - Udine - Somma prec.: 488o - Dal Negro Giuseppe 5 - Peratoner Maria 40 - Tot. 492 5.

Borsa DIVINA PROVVIDENZA CONFIDO IN VOI a cura dei coniugi Camilla e Ludovico Peani - Somma prec.: 4000 Nuovo versamento 1000 Tot. 5000.

Borsa EUCARISTICA DEL PICCOLO SERAFINO GUSTAVO M. BRUNI (10a) a cura del Sac. Anzini Abbondio Somma prec.: 9880,50 - N. N. 10   Tot. 9890,50.

Borsa FERRANDO G. BATTISTA a cura degli ex-allievi e Cooperatori di Novara Somma prec.: 13.670 - Quilico D. Sebastiano 20- Tot. 13.690.

Borsa FRASSATI PIER GIORGIO (2a) - Somma prec.: 5092 - Borini 30 - Tot. 5122.

Borsa GESÙ, MARIA AUSILIATRICE, DON BOSCO (3") - Somma prec.: 12.5oo,6o - Gariboldi 10 Baldizzone 50 - Fiorasi Maria 10 - Tot. 12.570,60.

Porsa GLI EDUCATORI AI, LORO SANTO a cura dell'Ing. Comm. A. Bianchi, Presidente Unione D, Bosco fra insegnanti --- Somma prec.: 7889,55 - Del Favero 10 - Boggia Giuseppina, 100 - N. N. 50 - N. N. 100 - G. attarola Angela, 25 - Franchi Innocenza, 5 - Aragno Prof. Lucia, 10 - I. M. G. 210 -- Tot. 8399,55.

Borsa LASAGNA MONS. LUIGI - Somma prec.: 8554,20 -- Albera Luigi 50 - Tot. 8.604,20.

BorsBorsa LAJOLO D. AGOSTINO - Somma prec. - 3725 - N. N. 2000 - Tot. 5725.   (Segue).

TESORO SPIRITUALE

I Cooperatori che, confessati e comunicati, visitano una chiesa o pubblica cappella (i Religiosi e le Religiose, la loro cappella privata) e quivi pregano secondo l'intenzione del Sommo Pontefice, possono acquistare:

L'INDULGENZA PLENARIA

I) Nel giorno in cui dànno il nome alla Pia Unione dei Cooperatori.

2) Nel giorno in cui per la prima volta si consacrano al Sacro Cuore di Gesù.

3) Tutte le volte che per otto giorni continui attendono agli Esercizi spirituali.

4) In punto di morte se, confessati e comunicati, o almeno contriti, invocheranno divotamente il Santissimo Nome di Gesù, colla bocca, se potranno, od almeno col cuore.

OGNI MESE:

1) In un giorno del mese a loro scelta.

2) Il giorno in cui fanno l'Esercizio della Buona Morte. . 3) Il giorno in cui partecipano alla Conferenza mensile salesiana.

NEL NEL MESE DI MARZO ANCHE: I) Il giorno 25: Annunciazione di Maria Vergine.

Lettera di D. Giulivo ai giovani.

Carissimi,

nell'anniversario della morte del venerabile Domenico Savio, mi piace rievocarvi un dialogo riportato per esteso da S. Giovanni Bosco nella biografia dell'angelico giovinetto. Risale all'autunno del 1855. Interlocutori, due ragazzi sulla quindicina: Domenico Savio, che voi ben conoscete, e Gavio Camillo, di Tortona, venuto all'Oratorio proprio nell'ottobre di quell'anno, ancor convalescente da una grave malattia il cui strascico lo portò alla tomba due mesi dopo, il 20 dicembre.

Domenico Savio l'aveva sorpreso in un angolo del cortile, tutto solo, a guardare, con aria triste e scorata, i compagni che si divertivano in allegra ricreazione. E, desiderando sollevarlo e confortarlo, gli si era amabilmente avvicinato, rivolgendogli queste parole

Ebbene, mio caro - non conosci ancora alcuno, non è vero

- È vero - rispose Gavio - ma mi ricreo rimirando gli altri a trastullarsi. Come ti chiami

Gavio Camillo di Tortona. Quanti anni hai?

Ne ho quindici compiuti.

Da che deriva quella malinconia che ti trasparisce in volto ? sei forse stato ammalato ?

- Sì, sono stato veramente ammalato; ho sofferto una malattia di palpitazione, che mi portò sull'orlo della tomba, ed ora non ne sono ancora ben guarito.

Desideri di guarire, non è vero?

Non tanto, desidero di far la volontà di Dio.

Queste ultime parole fecero conoscere il Gavio per un giovane di non ordinaria pietà, e cagionarono nel cuore di Savio una vera consolazione: sicchè con tutta confidenza continuò:

- Chi desidera di fare la volontà di Dio, desidera santificare se stesso; hai dunque volontà di farti santo?

Questa volontà in me è grande.

Bene, accresceremo il numero dei nostri amici; tu sarai uno di quelli che prenderanno parte a quanto facciamo noi per farci santi ?

-- E-- E bello quanto mi dici: ma io non so che cosa debba fare!

- Te lo dirò io in poche parole: sappi che noi qui facciamo consistere la santità nello star molto allegri. Noi procureremo soltanto di evitar il peccato, come un gran nemico che ci ruba la grazia di Dio e la pace del cuore, procureremo di adempiere esattamente i nostri doveri, e frequentare le cose di pietà. Comincia fin d'oggi •a scriverti per ricordo: Servite Domino in laetitia, serviamo il Signore in santa allegria.

« Queste brevi parole - commenta l'Em.mo Card. Salotti nell'aurea sua biografia di Domenico Savio - conquistarono il giovinetto di Tortona, che nella nuova amicizia trovò alimento di virtù e di serenità spirituale. Da quel giorno si confidarono liberamente i segreti e le aspirazioni dell'anima, si eccitarono a vicenda nell'adempimento scrupoloso del proprio dovere, e librandosi sulle ali di quella carità, che entrambi sentivano forte verso Dio, cercarono di staccarsi vieppiù dalla terra, purificando lo spirito in una santa elevazione, che era il più sublime rinnegamento di sè stessi. In questa tensione spiccata al cielo, lasciarono dietro di sè un profumo di carità, di dolcezza e di mansuetudine verso i compagni, i quali s'intesero attratti dalla forza di quell'apostolato, che parlava direttamente al cuore, facendovi pulsare una nota di mistiche dolcezze. Camillo e Domenico intuirono senza dubbio il loro precoce tramonto; e, senza sconfortarsi della mancanza di quel luminoso meriggio, che la gioventù a quindici anni sogna avidamente, rimasero sereni, diffondendo attorno a sè i profumi e i palpiti di quella gaiezza, che rendeva così bella e suggestiva la santità professata e insegnata da Don Bosco ».

Gavio precedette Savio di un anno e mezzo al Paradiso, lasciando tutti e due fra i compagni il rimpianto che lasciano i santi.

Miei cari: se il dialogo non ci fosse stato trasmesso da Don Bosco stenteremmo a crederlo. Sentir due giovinetti, a quindici anni, parlare di santità con tanta sapienza e con tanto fervore, non è cosa di tutti giorni. Ma cogliere dalle loro labbra una definizione così bella: ,noi facciamo consistere la santità nello star molto allegri e sentirsi da loro prospettare un progranrnia così semplice e così perfetto: e procureremo soltanto di evitare il peccato come un gran nemico che ci ruba la grazia di Dio e la pace del cuore, di adempiere esattamente i nostri doveri e frequentare le pratiche di pietà » è cosa che rivela una elevazione spirituale veramente straordinaria.

Volete godere anche voi della sana allegria che fa i santi? Seguite lo stesso programma. Ma non volate troppo presto in Paradiso, perchè questo povero mondo ha troppo bisogno di giovani buoni. Il ven. Domenico Savio vi ottenga dal Signore le grazie necessarie.

VostVostro aff.mo DON GIULIVO.

NECROLOGIO

Salesiani defunti:

BEYER D. FELICE, sac. da Sucre (Bolivia), † a La Paz (Bolivia) il 15-x-1940 a 51 anni.

Di spirito di pietà sentita e profonda seppe animare la sua instancabile attività salesiana che prodigava con particolare affetto nell'Oratorio festivo.

MASCHERONI FRANCESCO coad. da Mariano Comense (Como), † a Castel Gandolfo (Roma) il 7-XII-1940 a 84 anni.

Accolto dal Santo Fondatore nella Società Salesiana, divenne uno di quei preziosi coadiutori la cui vita, dall'umiltà del lavoro domestico, irradiava luce di fede e di bontà squisita nella fedeltà inalterabile all'osservanza della regola, allo spirito di pietà.

RAGAZZONI GIOVANNI, coad. da Mirandola (Modena), † a Torino (Ospedale Cottolengo) il 13-XI-1940 a 75 anni.

CORNAGLIA GIOVANNI, coad. da Alba (Cuneo), † a Taranto il 17-XI-1910 a 70 anni.

MASPOLI AGOSTINO, coad. da Tremona (Svizzera), † a Uribellarrea (Repubblica Argentina) l'8-IX-1940 a 69 anni.

ORSINI GINO, ch. da Castel di Tora (Rieti), † a Piossasco (Torino) il 22-XII-1940 a 23 anni di età.

LANDLANDO GUGLIELMO, ch. da S. Michele Prazzo (Cuneo), † a Piossasco (Torino), il 6-XII-1940 a 18 anni.

Cooperatori defunti

PROF. COMM. RODOLFO BETTAZZI, † a Torino il 26-1 u. s. a 79 anni.

Raggiava il Vangelo: tanto lo viveva! La soda formazione spirituale n'aveva fatto una delle più espressive figure del cattolicismo contemporaneo: modello di padre, di maestro, di apostolo dell'Azione Cattolica. Professore di matematica all'Accademia ed al R. Liceo Cavour di Torino, al prestigio scientifico univa la fama dell'imparzialità, della giustizia, dell'armonia di tutta la sua condotti a quel criterio di precisione che dal campo delle scienze esatte egli seguiva in ogni altro campo, soprattutto in quello della sua condotta civile, professionale, religiosa, morale. L'occhio sereno, sfavillante di fede, rifletteva la rettitudine della coscienza, la purezza dell'anima, l' intima costante comunicazione con Dio. Egli viveva infatti una vita interiore delle più intense; e la sua passione di apostolato era il rigurgito spontaneo di un cuore tutto pervaso dall'amore di Cristo. La sua azione fu particolarmente feconda nel raggio della carità sociale fra gli umili, fra i poveri delle Conferenze di S. Vincenzo, fra gli operai; nell'apostolato della buona stampa; nella campagna per la moralità. Ma non ci fu iniziativa di bene che lo lasciasse indifferente. Soprattutto fu un padre pei giovani, che illuminò, guidò e sorresse con saggezza e tatto inimitabili, nell'età critica, preparandoli cristianamente alle sublimi responsabilità della vita. Anche minato dal male, che lo immobilizzò al suo tavolo di lavoro, brillò qual faro di luce sicura tutte le anime cui egli prodigava la sua caratteristica missione di paternità spirituale cui mancava soltanto il crisma del Sacerdozio:

Noi, più che Cooperatore, l'avevamo amico: collaboratore cordiale in ogni campo dell'azione salesiana, nella collana delle Letture Cattolicke.

Ora lo speriamo con Don Bosco, coi grandi apostoli del suo tempo, Ozanam, Contardo Ferrini, Toniolo ecc. a bearsi nella luce di Dio che fu davvero il sole di tutta la sua vita.

CONTCONTE, FRANCESCO NASALLI-ROCCA DI CORNELTANO, † a Piacenza il 15-XII u. s.

Fratello dell'Em.mo Card. Arcivescovo di Bologna, consacrò tutta la sua vita alla cristiana educazione della famiglia secondo le tradizioni della sua nobile Casa, ed all'esercizio della carità profusa in tante opere buone. Eucaristicamente pio, trasse dalla Comunione quotidiana crescente impulso di fervore e di zelo per l'apostolato dell'Azione Cattolica, e magnanima fortezza per le prove della vita. Affezionato Cooperatore, aveva per le Opere salesiane una grande predilezione, per S. Giovanni Bosco particolare divozione.

Associandoci al lutto della Famiglia ed in modo speciale di S. Eminenza Reverendissima, siamo larghi dei nostri suffragi all'anima eletta.

EMILIA ROSSO CAPUZZO, † a San Luca di Tribano (Padova) il 5-XII u. s.

Donna di fede e di pietà profonda. ebbe la gioia della vocazione sacerdotale del figlio D. Giovanni nella Società Salesiana.

FERRFERRANDO GIUSEPPINA, † a Rossiglione (Genova) il 10-XII u. s.

Mamma di S. E. Mons. Stefano Ferrando, vescovo di Shillong, trascorse tutta la sua vita nella pietà e nel lavoro, fulgido esempio di cristiana bontà e di fede operosa.

FIORIO LINA ved. VIGNA, † a Coassolo il 25-XII u. s.

Fervente cooperatrice, oltre alle generose elemosine, offerse anche per le nostre Missioni le dolorose sofferenze chela martoriarono incessantemente per oltre vent'anni, immobilizzandola quasi completamente.

GHIGGHIGLIONE CARLO, † ad Ivrea il 1°-1- u. s. ad 85 anni.

Cittadino e padre esemplare, affezionato Cooperatore, seppe educare cristianamente la sua famiglia e far larga beneficenza, pel tramite della figlia maestra, specialmente alle nostre Missioni ed all'Opera a Betania del Sacro Cuore stabilita nel suo paese natio Vische Canavese.

GHIGLIENO PETRONILLA ved. AUTINO, † a Saluzzo il 22-IX u. s.

Anima eletta, dedicò tutta la vita ad opere di apostolato. Zelante Cooperatrice, beneficò in particolare l'Oratorio salesiano locale e le nostre Missioni che volle ricordare anche nelle sue disposizioni testamentarie fondando una « Borsa missionaria ».

GARABELLO Maestra CAROLINA, † a Saluzzo il 1-IX u. S.

Nell'insegnamento profuse, per tanti anni, le sue belle doti di mente e di cuore con amore di predilezione pei piccoli secondo lo spirito di S. Giovanni Bosco, meritandosi la medaglia d'oro. Fervente Cooperatrice, prodigò la sua carità ed il suo apostolato a favore delle Opere salesiane.

CLIVIO GIOVANNI, † a Busto Ars. il 20-XII u. S.

Affezionato ex-allievo, crebbe fedele all'educazione ricevuta, ottimo cittadino, ;padre esemplare, lavoratore instancabile. Sempre pronto a far del bene, predilesse le Opere salesiane.

AltrAltri Cooperatori defunti:

Avanzini Domenico, Brignano Corone (Alessandria) - Avetta Rosetta, Cossano Canavese (Aosta) - Aviazzi Rina Moccagatta, Castellazzo Bormida (Alessandria) - Ballini Isabella, Capriolo (Brescia) - Ballistreri Gaetano, Sampierdarena (Genova) - Barbero Maria, Torino - Barbieri D. Salvatore, Cefalù (Palermo) - Biancardi Maria, Cossombrato (Asti) - Bianchini Mons. Giacomo, Vittorio Veneto (Treviso) - Bianco Crescentino, Ronsecco (Vercelli) - Bianconi Lucia; Falmenta (Novara) - Bocca Giuseppina, Asti - Boldrini Raffaele, Nuragus (Nuoro) - Boretto Anna, Vinovo (Torino) - Bracchetti D. Carlo, Rovereto (Trento) - Bracchetti D. Pompeo, Lizzanella (Trento) - Braghini Colomba, Sovere (Bergamo) - Branchi Paolo, Sonico (Brescia) - Brunazzo Eugenia, Pontelongo (Padova) - Buratti Giovanna, Monza (Milano) - Cadamuro Costantino, Cimadolmo (Treviso) - Carbonari Giovanni, Roma - Carperoglio Lucia, Asti - Clemente Anna, Quaranti (Asti) - Conconi Annetta, Ronago (Como) - Confienza Geom. Giovanni, Villanova Monf. (Alessandria) - Coragliotti Giuseppe, S. Benigno Canavese (Torino) - Curzel Angela, Caldonazzo (Trento) - Dama Giuseppina, Roma - Daniele Lucia, Settimo Tor. (Torino) - D'Anzeo Giuseppe, S. Severo (Foggia) - Daviero Vincenza, Perosa Argentina (Torino) - Del Castillo Caterina, Valledolmo (Palermo) - Della Muzia Alessandro, Brusaporto (Bergamo) - Di Leone Giuseppina, S. Lorenzello (Benevento) - Dona' Giovanna, Campese (Vicenza) - Falcone Luigi, Macchia Valfortore (Campobasso) - Fumarola Avv. Ettore, Martina Franca (Taranto) - Fruttero Battista, Pessinetto (Torino) Gambardella Teresa, Torre del Greco (Napoli) - Gabiani Cav. Nicola, Asti - Galliano Luigia Carretto, Mombarcaro (Cuneo) - Ganova Giuseppe, S. Germano Monf. (Alessandria) - Gaudetti Daniele, Alzano Maggiore (Bergamo) - Gay Carlo, Passerano (Asti) - Gerardina Alfonsina, Atripalda (Avellino) - Ghiglione Cesare, Roascio (Cuneo) - Giacchino Filomena, Montiglio (Asti) - Giacobini Ernesta, Torino - Ghio Giuseppe, Cartignano (Cuneo) - Gleeson Mary, Torino - Grandi Beatrice, S. Andrea Pelago (Modena) - Guzzardella Giuseppina, Butera (Caltanissetta) - Ingrassia D. Gaspare, Palermo - Landi Raffaele, Vietri sul Mare (Salerno) - Lazzarini Maria, Mesenzana (Varese) - Lecca Rosina, Lanusei (Nuoro) - Liotti Can. D. Basilio, Chiari (Brescia) - Manacorda Carmela, Sanico (Alessandria) - Manara Dott. Giuseppe, Cremona - Mantillero Tommaso, S. Albano Stura (Cuneo) - Marcuccini Maria, Balze (Forlì) - Maronato Anna, Vicenza - Masella Ettore, Colleferro (Roma) - Mastroni Giampietro, Oliena (Nuoro) - Meloni Vincenzína, Cagliari - Migliorero Antonio, Viù (Torino) - Moia D. Epifanio, Monticelli Oglio (Brescia) - Morbioli Linda, S. Giovanni Lupatoto (Verona) - Moruzzi Maria, Farfanoro (Parma) - Nebbia Prof. D. Carlo, Asti - Osenga Carlo, Trino (Vercelli) - Parolini, Maria, Lanzada (Sondrio) - Pasetti Egidia Gariglio, Asti - Pasetto Amalia, Ormelle (Treviso) - Pasini Teresa, S. -Dona' di Piave (Venezia) - Pavesi Giulia Ruga, Milano - Pescarmona D. Saverio, Asti - Picco Giovanni, Pratiglione (Aosta) - Quagliotti Candida, Castel Verres (Aosta) - Rocca Cav. Giovanni, Asti - Roccatagliata Ernesta ved. Fea, Cuneo - Romano Anna, Misilmeri (Palermo) - Rosso Elvira, S. Mauro T. (Torino) - Rota Elisa, Bergamo - Roux Maria, Mongiove (Aosta) - Sacco Not. Alessandro, Frugarolo (Alessandria) - Sala Rosa, Magenta (Milano) - Salomone D. Sabato, S. Michele Serino (Avellino) - Sarti Alessandro, Bologna - Scalenghe Francesco, Torino - Sabaini Angela, Ferrera Erbognone (Pavia) - Sessa Cleofe, Milano - Spoto Salvatore, Calatafimi (Trapanì~ - Taldo Giuditta, Altissimo (Vicenza) - Teti Annina, Torricella Peligna (Chieti) - Thellung Laura, Genova - Toso D. Vincenzo, Asti - Triulzi Enrico, Legnano (Milano) - Turco Lucia, Talmassons (Udine) -. Vergagno Michele, Moncalieri (Torino) - Zoia Adriana, Lutrano (Treviso).