Anno LXV - N. 8 - 1° AGOSTO 1941 - XIX
SOMMARIO: Due grandi anime: San Giovanni Bosco e il Card. Alimonda. -Tesoro spirituale. -In famiglia: Italia, Spagna. - Dalle nostre Missioni: Giappone, Haiti, Alto Orinoco. - Una preghiera dei Santo Padre Pio XII per le vocazioni sacerdotali. - Crociata missionaria. - Un medico apostolo. - Lettera di D. Giulivo. - Necrologio.
Si compiono ormai cinquant'anni dacchè saliva all'eterno premio, lo spirito eletto del Cardinale Gaetano Alimonda, dopo aver chiuso la sua carriera mortale reggendo l'Archidiocesi torinese. Morì nella sua Liguria, dov'erasi recato in cerca di salute. A chi scrive queste righe, sembra ancora di vedere il feretro cardinalizio uscire dalla stazione di Torino, portato devotamente in ispalla fino al carro funebre da studenti universitari, preceduto dal Conte di Viancino, presidente delle nostre Associazioni giovanili, fiancheggiato da ragguardevoli personaggi e seguito da un'onda di popolo. I cittadini lungo il percorso da Porta Nuova alla Cattedrale si scoprivano riverenti, mandando un estremo saluto alla bara del buon Pastore.
Di tre anni l'aveva preceduto alla patria beata l'angelo torinese della carità Don Giovanni Bosco.
Furono queste indubbiamente due grandi anime, nate fatte per intendersi e per amarsi, ed oh! come s'intesero e quanto si amarono ! È bello per noi riandare qui nel Bollettino sì intime e care memorie.
L'Alimonda e Don Bosco si videro la prima volta nell'ottobre del 1864 sulla strada che da Serravalle Scrivia conduce alla cittadina di Gavi. Don Bosco marciava alla testa di una schiera de' suoi giovani nell'ultima delle gite autunnali da lui personalmente guidate. A mezza via gli si fece innanzi un Canonico genovese, che villeggiava da quelle parti, e che voleva essergli presentato da Don Pestarino, suo conoscente, venuto da Mornese incontro all'allegra comitiva. Era il canonico Alimonda. Entrambi si conoscevano per fama. In quel tempo l'Alimonda faceva parlare di sé con le sue dotte conferenze nella Cattedrale di Genova. Vedersi e concepire l'uno per l'altro vivissima affezione fu davvero un punto solo. Si avviarono a Gavi, conversando familiarmente insieme, come due vecchi amici. Là giunti il Canonico, udito che i gitanti avrebbero potuto rifocillarsi solo a Mornese ancora abbastanza lontano, provvide tosto ad allestire loro una buona refezione. La schiera riprese la marcia sul declinare del giorno. Il munifico Canonico, sebbene avesse già preso commiato da Don Bosco, pure nell'ora della partenza bramava rivederlo, accompagnarlo un tratto e così godere ancora della sua amabile conversazione. Si mise dunque in cammino per raggiungerlo; raggiunse invece soltanto Don Cagliero, che andava con la retroguardia. Don Bosco era già molto avanti. Tornandosene indietro, disse: - Oh, lo vedrò ancora quell'uomo provvidenziale! Solo le montagne in questo mondo non s'incontrano !
Ed ebbe pienamente ragione. Il primo passo per incontrarsi fu quando nel 1877, fatto Vescovo di Albenga, si trovò nella diocesi il collegio di Alassio. Gli pareva di sentire ivi la vicinanza di Don Bosco e gioiva di recarsi sovente in mezzo a que' suoi figli. Ogni occasione era buona per visitarli e trattenersi in lunghi colloqui con il loro Direttore Don Cerruti. Quando poi sentiva che Don Bosco in persona doveva passare di là, sempre che lo potesse, vi accorreva a salutarlo.
È di quel tempo un'eloquente manifestazione de' suoi sentimenti verso il nostro amato Padre. La leggiamo nel panegirico da lui tenuto dinanzi ai Chierici del suo seminario, quando Pio IX insignì il Salesio del titolo di Dottore. A un certo punto l'oratore prorompe in queste espressioni (1): « E dove ti lascio, o mio caro amico, venerando padre del clero, Giovanni Bosco! A te giovanetto il Sales si rivelò; e da lui prendesti il sapere amabile, la santità carezzevole, tutto il corredo delle dolci virtù cristiane, che tanto onore ti fanno. Prendesti da lui il concetto e lo spirito della tua benemerita Congregazione dei Salesiani. Io la vidi nascere e dilatarsi, la nuova Congregazione, come una pianta di paradiso trasferita in terra; simile in tutto al crescere e al dilatarsi dei bei monasteri della Visitazione. San Francesco di Sales rivive e moltiplica in te, e per te vive e moltiplica nella comunanza civile. Questo tributo di lode io ti debbo per isfogo di gratitudine; imperocchè dell'opera solerte de' tuoi figli si giova e si allieta la mia dilettissima diocesi: ma più preziosi encomii e ringraziamenti più degni a te vengono dalla Chiesa Cattolica, a cui nell'Europa e nell'America per l'Apostolato dei Salesiani si feconda il grembo d'innumerabili fanciulli educati alla virtù, di barbari convertiti e di cristiani santificati ».
In un secondo tempo corsero fra loro intime relazioni personali, ricche di benefici risultati. Parlo degli anni in cui il Vescovo di Albenga, creato Cardinale, pose la sua dimora in Roma. Ogni volta che Don Bosco si recava alla Città eterna, Sua Eminenza non si contentava di colmarlo delle sue gentilezze, ma si prendeva vivamente a cuore gl'interessi che avevano condotto colà il nostro Santo. Tre cose principalmente egli ebbe allora da trattare a Roma: la concessione dei privilegi che si solevano accordare alle famiglie religiose, pratica lunga e ardua; la sistemazione definitiva delle Missioni Salesiane in Patagonia, mediante l'istituzione di un Vicariato e di una Prefettura apostolica; l'eliminazione di gravi ostacoli sollevatigli contro da alte personalità. In tutto questo il Cardinale gli fu largo di mediazione, di consiglio e all'uopo anche di conforto. E con che cuore lo faceva ! « Già dissi a voce, gli scriveva il 7 ottobre 1879, e ripeto per iscritto che, dove io possa e sempre che io valga, la Congregazione Salesiana, diletta figliuola dello Spirito di Vostra Signoria M. Rev., può a sicurtà giovarsi di me. Mio dolcissimo Don Giovanni, Dio sa quanto Le voglio bene e quanto La stimi; è per me un onore, una consolazione il potermi annoverare fra i suoi servi ».
La sua stima per Don Bosco spiccò allora in una particolare circostanza. Il Papa Leone XIII era molto angustiato per non trovar modo di portare innanzi l'erezione di una chiesa al Sacro Cuore di Gesù in Roma, voluta già dal suo predecessore, ma da quel santo Pontefice lasciata appena agli inizi. Il Cardinale, sebbene sapesse in quante e quali opere fosse occupato il Servo di Dio, pure ne aveva sì alto concetto, che non esitò a suggerire al Papa che venisse affidata a lui l'onerosa impresa. Fu un raggio di luce, quasi un'ispirazione del Cielo. Il Papa accolse il suggerimento e Don Bosco fece la splendida chiesa, e per di più vi costruì accanto un grandioso ospizio.
Ma la Provvidenza dispose che in un terzo tempo le relazioni fra le due grandi anime divenissero ancor più strette. Nel 1883 l'Alimonda fu mandato a Torino Arcivescovo. Rispondendo al Santo che erasi affrettato a rendergli omaggio ed a manifestargli tutto il suo giubilo, gli scriveva il 5 agosto da Castellammare di Stabia: «Vengo a Torino colla fiducia di essere aiutato da Dio per le preghiere delle anime buone! Poichè non ho inteso che di fare la divina volontà manifestatami dal Santo Padre. Mi sono pure di conforto tante belle Istituzioni, fra le quali codesta sua Congregazione colle molteplici sue Opere di carità. Preghi Ella e faccia pregare per me la Vergine Ausiliatrice, che di grazie e prodigi con Lei non è mai avara. La riverisco, La abbraccio con paterno affetto e benedico a Lei, a' suoi Reverendi Confratelli, alla grande sua famiglia ».
Ricordare ora tutti i tratti di bontà usati da lui col suo Don Giovanni, com'egli amava chiamarlo, e tutte le attestazioni di devota e cordiale sudditanza resegli dal Santo, sarebbe cosa da riempire tutto questo numero del Bollettino. Non solo per inviti a funzioni religiose ed a familiari trattenimenti, ma di sua spontanea volontà il buon Cardinale veniva all'Oratorio, prolungandovi oltremodo con lui le sue conversazioni; sembrava che non sapesse staccarsi dalla sua persona. Non parlo poi d'interventi efficaci ogni volta che il bisogno lo richiedesse: non è esagerazione il dire che faceva propri gl'interessi di Don Bosco, di qualunque natura fossero.
È per noi una delizia rileggere oggi le lettere, con cui ricambiava auguri del Santo. Ivi nessuna formalità, ma cordialità molta. Nel 1884 don Bosco gli aveva scritto da Pinerolo per il suo onomastico, che cadeva al 5 agosto. Pronto il Cardinale gli rispose, dicendogli fra l'altro: « Tengo molto ad essere aiutato dalle sue fervide orazioni e conservarmi la sua benevolenza e la sua amicizia». Nell'agosto dell'anno appresso Don Bosco di ritorno dalla Francia, giunto ad Alassio, gli scrisse rievocando gli anni del suo Episcopato. N'ebbe tosto in risposta: « Quanto mi torna gradita una lettera tutta di suo carattere, dopo il faticoso viaggio sostenuto per il bene della Congregazione ! Come non ho tralasciato di pregare che Vostra Paternità Reverendissima e Carissima sostenesse senza pregiudizio della salute queste fatiche, così mi rallegro e ringrazio il Signore che l'abbia ricondotta ormai a noi vicina, incolume e, voglio sperare, anche in migliore stato. Noi ci vedremo, ci abbracceremo presto da fratelli». Anche nel 1886 per la stessa ricorrenza: « Per Lei, venerando Don Bosco, io prego tutti i giorni. Che i giorni suoi preziosissimi siano conservati a lungo. Che la Congregazione Salesiana porga sentire per molto tempo ancora quell'influsso di carità e di operosità, di sacrifizio che tanto scalda il cuore di Lei, fondatore benemerito e provvidenziale ». Il 30 novembre del medesimo anno scriveva a Mons. Cagliero nella Patagonia: « Oggi ho passato quasi tutta la giornata al Collegio di Valsalice: era la distribuzione dei premi, e riuscì bella, interessante come tutte le feste salesiane. Ma nulla ci interessa quanto il carissimo Don Bosco il quale era con noi, sempre gioviale, sempre sereno e contento, non peggiorato di salute, benché soggetto ai soliti incomodi. Il Signore vorrà riservarlo a molte belle imprese ancora, fra cui non è a trascurare la partenza di un bel drappello di missionari stabilita per posdomani. Non voglio privarmi della consolazione di assistervi e di pregare sull'eletta schiera tutte le benedizioni del Cielo». Ben a ragione nell'ottobre antecedente Don Cerruti aveva scritto allo stesso Mons. Cagliero: « Il Cardinale Alimonda è sempre il nostro affettuosissimo protettore e certo uno dei più grandi conforti e sostegni dell'amatissimo Don Bosco».
Che dal suo nuovo Arcivescovo Don Bosco ricevesse tanta consolazione, tornò di gradimento anche al Papa, che in un'occasione non si trattenne dal lasciare chiaramente intendere che non ultimo dei motivi, i quali l'avevano determinato alla scelta di lui per la sede di Torino, era stato quello di procurare a Don Bosco vecchio, stanco e infermo giorni di tranquillità e di pace.
Del suo affetto per Don Bosco, oltre alla corrispondenza epistolare conservata nei nostri archivi, rimane un prezioso documento nell'elogio funebre letto da lui alle esequie di trigesima nella chiesa di Maria Ausiliatrice e dato alle stampe. Mostra ivi in Don Bosco il divinizzatore del suo secolo, di cui elevò a Dio le tendenze, i bisogni, le imprese. Ma nell'esordio specialmente versò la piena del cuore ancora addolorato. Già all'annuncio della morte aveva scritto da Genova a Don Rua: «Il venerato e caro mio Don Giovanni non ha voluto aspettarmi, perché una volta ancora baciassi la sacra sua mano e mi raccomandassi alla sua intercessione appresso Dio! » Qui poi dà libero sfogo alla sua tenerezza con termini che non si possono leggere senza esclamare: Ecce quomodo amabat eum!
Il Cardinale Alimonda resse l'Archidiocesi per poco più di sette anni appena ; ma il suo ricordo vive tuttora nelle anime ben nate. Egli riportò a Torino il fulgore della Romana Porpora, che da oltre un secolo non aveva più onorato questa gloriosa sede. Uomo di mente e di cuore, illustrò inoltre la cattedra di S. Massimo con lo splendore della dottrina e della virtù. Di certe sue pubblicazioni non scrisse Cesare Cantú che erano « un prodigio di scienza e di erudizione » ? Ma soprattutto edificò clero e popolo con una bontà fatta di pietà, di mitezza e di prudenza. Non era possibile avvicinarlo senza sentire il fascino del suo sorriso, senza subire l'incanto di quel tratti paterno, con cui incoraggiava, compativa, consigliava. Piaceva poi sommamente in lui quel candore dell'animo, che a volte ammiriamo unito all'elevatezza dell'ingegno e del sapere in uomini inconsci, quasi direi, della loro superiorità intellettuale e che per l'Alimonda era così felicemente espresso nel motto dello stemma: Ales munda. Candido come colomba.
Con sì belle doti, se la tristezza dei tempi e le incomprensioni di certuni non gli lasciarono mancare qualche avversario, non arrivarono però mai al punto da procurargli alcun nemico. Lo dovettero ammettere e confessare in occasione della sua morte perfino organi di partiti, che non nutrivano davvero simpatie per uomini di Chiesa, tanto egli aveva saputo ritrarre in sè la figura del Pastor bonus, modellata sopra gli esempi e gl'insegnamenti del Pastore dei Pastori, Gesù Cristo Signor Nostro.
(1) Card. G. ALIMONDA, Il mio Episcopato. Volume II, pag. 444 - Torino, 1886.
I Cooperatori che, confessati e comunicati, visitano una chiesa o pubblica cappella (i Religiosi e le Religiose, la loro cappella privata) e quivi pregano secondo l'intenzione del Sommo Pontefice possono acquistare:
L'INDULGENZA PLENARIA
OGNI MESE:
1) In un giorno del mese a loro scelta.
2) Il giorno in cui fanno l'Esercizio della Buona morte. 3) Il giorno in cui partecipano alla Conferenza mensile salesiana.
NEL MESE DI AGOSTO ANCHE:
1) Il giorno 6 - Trasfigurazione di N. S. G. C. 2) Il giorno 15 - Assunzione della B. Verg. Maria. 3) Il giorno 16 - S. Rocco.
La festa del Padre - L'omaggio delle Dame-Patronesse.
Anche quest'anno abbiamo dovuto sacrificare la tradizionale manifestazione di omaggio al Successore di Don Bosco in occasione del suo onomastico e, rinunziando all'accademia, limitarci a più fervide preghiere nella Basilica di Maria Ausiliatrice. Le Dame-Patronesse del Comitato Centrale, presieduto dalla Marchesa Carmen Compans di Brichanteau, convennero però ugualmente a Valdocco, la vigilia della festa di S. Pietro per offrire al sig. Don Ricaldone un ricco assortimento di paramenti e arredi sacri per le Missioni.
Ascoltata la Messa all'altare di S. Giovanni Bosco, passarono nella sala delle esposizioni ove facevano bella mostra i sacri arredi, e, pel tramite della Segretaria Contessa Maria Teresa Camerana, che fece relazione particolareggiata del lavoro compiuto nel Laboratorio missionario e della collaborazione personale delle singole. benefattrici, li presentarono al Rettor Maggiore insieme ai più fervidi auguri. Il confratello Equatoriano, che fu per vari anni missionario in India, Don Peñafiel, nell'esprimere alle Dame la riconoscenza dei missionari descrisse le feste e la venerazione con cui gli indigeni accolgono nelle loro povere cappelle i sacri doni necessari al culto divino. Quindi il sig. Don Ricaldone, ringraziando a sua volta del prodigio di carità compiuto in questi tempi così difficili, intrattenne le zelanti Patronesse sulle condizioni delle varie nostre missioni. Le confortò delle notizie dolorose con altre consolanti, accennando in particolare alla commovente ripresa religiosa della Spagna; le invitò a continuare ed intensificare le loro preghiere pel bene della Chiesa e della Patria, per la pacificazione del mondo e per la prosperità dell'apostolato missionario, e chiuse impartendo a tutte la benedizione di Maria Ausiliatrice.
Abbiam contato: 116 pianete; 3 paramentali completi, 9 piviali, 8 veli omerali, 6 cassettecappelle, 11 altarini portatili, 3 servizi completi per altare (candellieri grandi e piccoli, cartegloria, crocifisso, messale e porta messale); 2 ostensori, 4 turiboli e navicelle, 5 pissidi, 2 lumiere a braccia per altare, 4 cartelle per la benedizione, 2 campanelli a grande suoneria, 5 cassette di pronto soccorso, una cassa di chinino dello Stato, i borsa per i SS. Sacramenti.
Milano - La Mostra Catechistica dell'Ispettoria Lombarda delle Figlie di Maria Ausiliatrice.
In omaggio alla strenna del Rettor Maggiore, sul Sacerdozio Cattolico, e per commemorare il 1° Centenario dell'ordinazione sacerdotale di San Giovanni Bosco, le Figlie di Maria Ausiliatrice dell'Ispettoria Lombarda hanno coordinato i vari argomenti della mostra - inaugurata dal Prefetto Generale sig. D. Berruti l'11 maggio u. s. nell'Istituto Magistrale di Via Bonvesin a Milano - intorno ad un pensiero centrale: l'opera del Sacerdote, che illumina - guida - santifica.
I lavori esposti occupavano dodici reparti distinti, sormontati da grandi quadri simbolici a carboncino e da scritte murali, che davano l'intonazione ad ogni singolo reparto. Il tutto in un solo grande salone, nel quale dominava, vasto quasi quanto una parete, il dipinto rappresentante la « Coena Domini »: la prima S. Messa celebrata da Gesù Cristo, l'« Eterno Sacerdote ».
Ne diamo una descrizione particolareggiata perchè può suggerire ispirazioni e servir di modello anche altrove.
Il primo reparto presentava le verità fondamentali della nostra santa Religione e particolarmente: Dio - la Creazione - le fonti della Rivelazione - la fondazione, l'organizzazione e l'espansione della Chiesa.
Sotto il titolo: « SACERDOS ALTER CHRISTUS - NOS VERITATEM DOCET: il Sacerdote, come un altro Cristo, ci insegna la verità », prospettava la missione dottrinale del Sacerdote che insegna alle anime la verità della loro origine e del loro fine - che apre le menti ad intendere le sante Scritture - che soprattutto indirizza i fedeli alla divina, indefettibile Maestra: la Chiesa.
Disegni, albi, compiti, eseguiti tanto dai bimbi dell'Asilo e delle Classi elementari, come dalle alunne dei Corsi magistrali e degli Oratori e Convitti delle varie Case dell'Ispettoria, illustravano gli articoli del Credo.
Quadri intuitivi presentavano la Chiesa come: albero carico di frutti -- arca di salute - regina e sposa di Cristo -- nave ricca dei tesori della Comunione dei santi - casa fondata su roccia incrollabile.
Interessante, la raccolta di lezioni didattiche svolte dalle alunne della Scuola magistrale per bambini d'Asilo e delle Classi elementari. La Sacra Scrittura - Antico Testamento - era finemente illustrata con simboli e figure, in un album eseguito in collaborazione dalle alunne dell'Istituto magistrale superiore, e in un grande quadro riassuntivo delle varie epoche: - dalla Creazione alla pienezza dei tempi - lavoro delle Novizie di Bosto (Varese).
Le ex allieve avevano cooperato con studi particolarmente profondi e gusto artistico più accentuato.
Nel secondo reparto dominava la figura di Gesù Cristo, che il Sacerdote, dispensatore della parola di Dio, illustra, attraverso la predicazione e la spiegazione del santo Vangelo, presentandola nella sua luce di Redentore e di Mediatore.
Titolo: « SACERDOS ALTER CHRISTUS MENTES NOSTRAS IN DIVINAE LUCIS CLARITATE ILLUMINAT: il Sacerdote, come un altro Cristo, illumina la nostra mente collo splendore della luce divina ».
Un altro grande quadro riassuntivo figurato, lavoro delle Novizie, abbracciava tutto il Vangelo), dall'Annunciazione di Maria SS.ma all'Ascensione di Gesù. Lo completava una figurazione intuitiva dell'albero genealogico di Cesù Cristo.
Le ex allieve, in collaborazione, avevano composto un album nel quale avevano illustrato, mediante simboli, tutti i Vangeli domenicali dell'anno.
In questo reparto abbondavano le esercitazioni individuali: - un grande crocifisso in pirografia - quadretti in sughero -- disegni di piccole mani incerte e di altre più perfezionate - compiti - quadernetti - tutti illustranti episodi della vita e della predicazione del Salvatore - soprattutto però imperniati sul pensiero di Gesù «unico Mediatore ». -Attraverso figure intuitive, accurato lavoro di Convitti e Oratori delle varie Case, erano in piena luce: le conseguenze del peccato originale - i frutti della Redenzione -- la soddisfazione data da Gesù per mezzo delle sue sofferenze.
Gli albi dei bimbi dell'Asilo: «Preghiere spontanee », « Parabole evangeliche », « Il Rosario illustrato », se facevano sorridere per lo sforzo ... artistico delle figure, commuovevano per fa rivelazione dei sentimenti squisitamente religiosi dei piccoli.
Passando al terzo e quarto reparto, due grandi quadri presentavano: l'uno, nello sfondo di una via luminosa, l'anima che si dirige sicura verso la salvezza, dov'è Gesù che l'attende; l'altro una navicella sulle onde di un mare buio e tempestoso, la quale naviga spedita al raggio di un faro splendente, in cui brillano le parole: lex Domini, la legge del Signore.
Guida alle anime viatrici è sempre il Sacerdote, che le indirizza sulla traccia della divina legge alla meta sicura del Cielo; quindi il titolo: « SACERDOS ALTER CHRISTUS IN VIAM SALUTIS AETERNAE NOS DIRIGIT - NOS DOCET QUAM SUAVIS SIT DOMINI LEX: il Sacerdote, come un altro Cristo, ci dirige nella via della salvezza e ci insegna quanto sia soave la legge del Signore ».
Campeggiavano quadri intuitivi, lavoro di convittrici e oratoriane di varie Case, sui Comandamenti in particolare - sulle leggi ecclesiastiche e civili - sui combattimenti dell'anima.
Particolarmente degni di nota, gli albi delle alunne di III Magistrale superiore, le quali, in attuazione pratica di quanto avevano imparato nelle spiegazioni, avevano procurato di tradurre i vari argomenti in facili compitini, assegnati di volta in volta a bimbi delle classi elementari. Tali compiti, svolti dai piccoli e corredati da rudimentali disegni illustrativi, erano postillati da osservazioni e commenti delle alunne (già in funzione di maestre), le quali li avevano raccolti in albi ad anno terminato. Interessanti esperimenti di pedagogia catechistica, che avevano suscitato vero entusiasmo nelle alunne, procurando loro maggior comprensione dei doveri religiosi-morali.
Le alunne e le ex allieve, con pensiero geniale, vollero dimostrare come si possa tradurre l'insegnamento di verità religiose in elementi decorativi di oggetti ad uso domestico, confezionando paralumi in cefalon coi simboli dei Sacramenti - borse da lavoro - astucci - grembiulini - bavagliolini -- colletti - nettapenne - porta-spazzole e attaccapanni, con richiami alla presenza di Dio, alla sua bontà, alla sua provvidenza, ecc.
Vivo interesse destava anche l'album « Frammenti di vita » nel quale erano raccolti bozzetti, scenette, schizzi, similitudini sull'osservanza dei Comandamenti; lavoro eseguito in collaborazione da tutte le alunne della Scuola magistrale. Alle illustrazioni ben indovinate, si alternavano fini osservazioni.
Al quinto reparto, nel quadro raffigurante due cervi anelanti all'acqua viva, che sgorgava dal fianco dell'Agnello ferito, erano simboleggiate le anime sitibonde dell'onda divina della
Grazia, che ha in sè il potere di sanare, fortificare, ristorare, nel faticoso cammino della virtù.
Il Sacerdote vi era rappresentato come il dispensatore della divina Grazia, sotto il titolo: « SACERDOS ALTER CHRISTUS GRATIAM DONAT UT HOMINUM VITA LAETIFICETUR: il Sacerdote, come un altro Cristo, dispensa la Grazia per allietare la vita degli uomini».
Numerose, varie e geniali le illustrazioni, in quadri e lunghe fascie a disegni, sulla Grazia. In risalto, le parabole del « perdono ». I Sacramenti erano rappresentati con simboli ben riusciti. Anche in questo reparto destava interesse la raccolta di lezioncine pratiche, svolte dalle alunne della Scuola magistrale, per bambini d'Asilo e delle prime classi elementari.
Originale, l'album eseguito dalle Aspiranti di Sant'Ambrogio Olona - riproduzione dei simboli dei Sacramenti in ricamo a punto ombra su fogli di leggerissima tela, alternati a pagine in cartoncino per la parte descrittiva.
Geniale pure il gioco di composizione con cubetti, sul genere di quello così detto « della pazienza», riproducente figure simboliche dei Sacramenti.
I lavori illustranti la S. Messa occupavano il sesto e settimo reparto e vari vani ai lati e al centro del salone, ove, particolarmente, il Sacerdote appariva « ALTER CHRISTUS - VICTIMA CUM VICTIMA: un altro Cristo, vittima colla Vittima Divina » e ministro di Cristo che: « offre Cristo al Padre per noi: CHRISTUM PRO NOBIS OFFERT ».
Nei due reparti il Sacerdote era presentato nell'atto più augusto del suo sublime ministero, quello cioè della celebrazione del divino Sacrificio.
Soprattutto con disegni intuitivi e in numerosi quadri erano illustrati i fini della Santa Messa e la partecipazione attiva dei fedeli al santo Sacrificio. - Uno dei modi più eccellenti di partecipare « vivamente » alla S. Messa era presentato con eloquenti pagine nell'album: « Il valore della sofferenza », in cui con disegni e profonde osservazioni le Suore ammalate della Casa di Sant'Ambrogio Olona vollero dire la loro comunione di sacrificio con la Vittima dell'Altare.
Qua e là risaltavano quadri illustrativi con applicazioni pratiche, lavori giunti dalle varie Case dell'Ispettoria: analogie tra il Sacrificio della Croce e quello dell'Altare - la S. Messa nella mia vita - il modo migliore di partecipare ai frutti del santo Sacrificio - la S. Messa centro del culto cattolico e della vita del cristiano.
Una piccola, paziente costruzione riproduceva l'altare dell'antico e del nuovo Testamento. - In miniatura erano riprodotti alcuni altari in legno e parecchi esemplari di vasi e indumenti sacri.
L'apostolato per la S. Messa era documentato in modo semplice, ma con un profumo di tanta spontaneità, da un incensiere ricolmo di piccoli fogli nei quali erano segnati i fioretti fatti dalle bambine per condurre anime all'assistenza della S. Messa, specialmente nei giorni festivi.
Quattro quadri intuitivi a sfondo bianco, con figurine nere ritagliate, rappresentavano con efficacia e bel risalto la pratica partecipazione del bambino ai quattro momenti principali del santo Sacrificio: all'Introito - all'Offertorio - alla Consacrazione -- alla Comunione.
L'ottavo reparto prospettava il Sacerdote, che, asceso all'altare a immedesimarsi con Cristo, si fa coscienza che la sua Ordinazione lo rende compartecipe dell'immolazione di Lui.
Titolo: « SACERDOS ALTER CHRISTUS QUONIAM UT CHRISTUS SE IMMOLAT: il Sacerdote è un altro Cristo perchè si immola come Cristo».
Commento: « Ricordati che incominciare a dir Messa vuol dire incominciare a patire», le profonde parole di Mamma Margherita al suo Don Giovanni, il giorno in cui celebrò la prima Messa al paese nativo.
Vari quadri rappresentavano alcuni momenti della cerimonia delle sacre Ordinazioni, con l'illustrazione del loro altissimo significato liturgico. - I gradi degli Ordini minori e maggiori erano intuitivamente e genialmente figurati in una scala, recante ad ogni gradino i simbolici oggetti sacri dell'imposizione: paziente lavoro di costruzione delle alunne della Scuola magistrale.
Ben condotto, uno studio sul Sacerdozio ebraico, preparazione al Sacerdozio cattolico - confronto presentato con illustrazioni.
Compiti vari delle alunne sui temi: L'azione sociale del Sacerdote - Il Sacerdote padre, maestro e medico delle anime - Doveri dei fedeli verso il Sacerdote - completavano il reparto. Un carattere di novità avevano i vari quadretti delicati, rappresentanti, sotto figura di un angelo nei diversi atteggiamenti di protezione, di cura, ecc. per uno stormo di uccelletti, l'azione sacerdotale nella vita dell'uomo, dalla nascita alla morte.
Il nono reparto aveva per titolo: « SACERDOS ALTER CHRISTUS DEI GRATIAM IN ANIMIS NOSTRIS INFUNDIT: il Sacerdote, come un altro Cristo, infonde la Grazia nelle anime nostre ».
La fusione di vita che il Sacerdote ha con Cristo, lo rende partecipe della sua santità, per cui il Sacerdote, nella Chiesa, diventa fiamma di carità inestinguibile, posta sul monte santo di Dio, a riscaldare il mondo. Concetto molto bene illustrato da lavori scritti - frutto di uno studio approfondito fatto dalle alunne dei Corsi superiori e della Scuola magistrale intorno alle figure più note di Sacerdoti santi. - Al centro i Servi di Dio cresciuti alla scuola di S. G. Bosco e in bella corona parecchie eminenti figure di Sacerdoti educatori ed apostoli della carità.
Il decimo reparto metteva in rilievo l'azione sacerdotale nella gerarchia di giurisdizione.
Titolo: « SACERDOS ALTER CHRISTUS ILLE A DOMINO OMNEM POTESTATEM ACCEPIT: il Sacerdote, altro Cristo, ha dal Signore ogni potere ».
Tre angioli veglianti sul mondo, sulla diocesi, sulla parrocchia, simboleggiavano la Chiesa docente, guida e madre delle anime. Risaltava al centro un lavoro paziente, eseguito da tre alunne del Corso magistrale superiore, riproducente in medaglioni, intorno alla figura del Pontefice eterno, quelle dei suoi Vicari. -- Albi e compiti illustravano l'opera del Vescovo nella diocesi e del Parroco nella parrocchia, ponendo in luce le figure dei grandi Pastori ambrosiani e del Vescovo di Ginevra -- S. Francesco di Sales - patrono della Società Salesiana. - Notevoli, accurati studi pratici delle alunne dei Corsi superiori su alcuni grandi Papi.
L'undicesimo reparto era destinato alla missione « parasacerdotale » della Vergine SS., densa di insegnamenti pratici pel ceto femminile. Perchè, se la donna non ha il potere di consacrare e di assolvere, ha però una certa partecipazione all'opera del Sacerdote, per il bene delle anime. - Prima fra tutte le donne godette e gode di questa partecipazione sacerdotale la SS.ma Vergine.
Titolo: « VIRGO SACERDOS - CUM FILIO SE OFFEREBAT: la Vergine sacerdotalmente si offriva a Dio col Figlio in sacrificio ».
Quadri illustrativi rappresentavano la Madonna, Madre dell'Eterno Sacerdote, nella sua luce di Corredentrice e di Mediatrice.
L'attività dei piccoli, delle bambine delle prime classi e dei vari Oratori dell'Ispettoria, vi sfoggiava con graziosi lavori sulla vita della Madonna -- sull'Ave Maria.
Di particolare, interesse, lo studio di « Maria SS.ma nell'arte » eseguito da un'ex-allieva.
L'adesione alla crociata del Rosario, indetta da S. Em. il Cardinale Arcivescovo di Milano Ildefonso Schuster, era ampiamente documentata da molti lavori delle alunne di ogni classe e scuola sul santo Rosario, con disegni e meditazioni scritte sui vari misteri.
In particolare rilievo, le figure della Beata Maria Mazzarello e di Mamma Margherita, studiate nei vari episodi della loro vita, specialmente in rapporto all'azione di apostolato.
Alcuni compiti illustravano la donna come ausiliare del Sacerdote, specialmente nella sua missione di istruzione religiosa dei piccoli, di conforto agli infermi, di preghiera e di nascosta abnegazione.
Vari lavori trattavano della madre cristiana, come cultrice di vocazioni sacerdotali - della Religiosa, come cooperatrice del Sacerdote nell'immolarsi al bene del prossimo - delle giovanette di Azione Cattolica, nelle varie forme di apostolato cristiano consentite alle loro condizioni.
L'ultimo reparto era riservato a S. Giov. Bosco, al quale, in commemorazione della sua prima Messa, faceva omaggio la genialissima Mostra.
Albi, quadri, illustrazioni presentavano Don Bosco nella sua vita, nei suoi misteriosi sogni, nelle sue industrie per la salvezza delle anime.
Una giostra mobile - paziente lavoro in cartoncino delle alunne della Scuola magistrale --- raccoglieva episodi significativi dell'apostolato del Santo. - In un gioco sul modello di « il giro del mondo » era illustrata tutta la sua vita. - Una scaletta originale, in legno lucido, presentava, con scenette a figure ritagliate su ogni gradino, Don Bosco nella sua ascesa dall'apostolato giovanile dei Becchi alla pienezza della sua missione sacerdotale.
Singolare la cura e la pazienza con cui le alunne illustrarono in un album il « Sistema preventivo » di Don Bosco in ogni suo articolo.
Il centro del salone era occupato da grandi cartelloni riproducenti i vari atteggiamenti del celebrante nella S. Messa, con le relative figurazioni simboliche del loro significato.
Facevano corona ai quadri geniali lavori in plastica: piccoli altari, rilievi di immagini sacre, simboli liturgici, ecc.
Completavano la mostra quattro grandi quadri statistici dell'insegnamento catechistico nella Scuola e nell'Oratorio dell'Istituto Maria Ausiliatrice, dalla fondazione della Casa al 1941, e dell'opera dei Catechismi Parrocchiali nelle varie Case dell'Ispettoria Lombarda.
In ampio locale attiguo al salone erano esposti quadri illustranti l'opera del Sacerdote nelle missioni tra gli infedeli, e qua e là tavolini artisticamente preparati mostravano la collaborazione alla causa missionaria delle buone Signore ex allieve, documentata da pianete, piviali, camici, biancheria da altare, ecc. - fini lavori confezionati nelle ore che esse dedicano settimanalmente al laboratorio missionario. La loro generosità era documentata anche da donazioni di vasi sacri, bellamente esposti.
Insomma: una mostra geniale, organica, completa. Ce ne rallegriamo vivamente e l'additiamo volentieri all'imitazione,
Torino - Il ventennio di fondazione dell'Oratorio "Michele Rua ".
L'Oratorio salesiano « Michele Rua » in borgata Monte Rosa, ha celebrato colla festa di Maria Ausiliatrice il suo primo ventennio di vita, trascorso in modeste condizioni economiche, ma con tale fervore di cooperazione da parte del popolarissimo rione, da poter segnare al suo attivo un prezioso apostolato che legittima le migliori speranze per l'avvenire.
Fondato dal compianto Don Rinaldi, all'inizio del suo rettorato, per l'assistenza spirituale di quella regione allora troppo lontana dai centri parrocchiali, venne destinato a perpetuare la memoria del primo successore di S. Giovanni Bosco, il Servo di Dio Don Michele Rua, nella sua città natale. Al nome di Don Rua si intitolarono pertanto anche le principali sezioni create pel coordinamento delle attività educatrici e ricreative, che hanno preso subito un consolante sviluppo. Tra gli alunni delle varie classi di catechismo, gli aspiranti e gli effettivi delle associazioni di Azione Cattolica raccoglie abitualmente più di cinquecento giovani, ai quali fanno degna corona 250 tra i più assidui Padri di famiglia.
Fiorenti sono le Compagnie religiose che curano più direttamente la formazione spirituale dei giovani.
Carissima al pubblico la Fanfarina « Michele Magone » che con tanto entusiasmo fu salutata da tutta Torino nell'indimenticabile giornata della traslazione della Salma di Don Bosco da Valsalice a Valdocco e che da allora porta una nota di gaiezza in tutte le manifestazioni salesiane cittadine. La Banda « Michele Rua » e la Filodrammatica concorrono efficacemente all'entusiasmo della vita oratoriana. La scuola di canto e il « piccolo Clero » rendono più solenni le feste religiose alle quali prende sempre viva parte la popolazione.
Per le varie opere di apostolato i Salesiani trovano un valido aiuto nel Comitato « Patronesse » che in numero di 350 dedicano il loro lavoro e la loro cooperazione all'incremento delle Sezioni.
Centro della vita spirituale è la frequentatissima chiesa pubblica in cui è eretta, coll'Associazione dei divoti di Maria Ausiliatrice, anche quella dell'Apostolato della Preghiera.
A commemorare il ventennio di fondazione Oratoriani, Cooperatori, Padri di famiglia e Patronesse hanno voluto concorrere alla decorazione della devota cappella promossa dal Prof. Don Giacomo Angeleri, Direttore dell'Istituto Italiano di Apicultura moderna, il quale, riconoscente a Don Bosco per una grande grazia ricevuta, ha sostenuto gran parte della spesa condivisa con particolare generosità dalle sorelle Rossi.
L'artistica decorazione, opera pregiatissima del Prof. G. Maio, fu inaugurata per la festa di Maria Ausiliatrice, coronata da una solenne processione che partì dal nostro Istituto « Conti Rebaudengo » in fraterna unione con le Parrocchie di San Gaetano, della Pace e della Speranza, e, percorse le vie principali della barriera, tra fitte ali di pubblico, portò oltre seimila persone all'Oratorio. Il vescovo salesiano S. E. Mons. Coppo, assistito dai tre Parroci, precedeva la statua della Madonna trasportata su un carro trionfale in un giardino di fiori, e, raggiunto il vasto cortile trasformato in chiesa, chiuse la devota funzione colla Benedizione Eucaristica, dopo una fervida allocuzione del Parroco di N. S. della Speranza.
Il Centenario dell'Ordinazione Sacerdotale di S. Giov. Bosco.
Pur avendo rinviato la celebrazione ufficiale a tempo propizio, il Rettor Maggiore ha voluto ricordare il Centenario della Ordinazione Sacerdotale e della prima Messa di Don Bosco con devote funzioni nella Basilica di Maria Ausiliatrice, il 6 giugno u. s., e con un fervido discorso commemorativo tenuto dal nostro Don Vismara, la domenica seguente, dopo il canto dei Vespri. Egli stesso poi ne parlò ai Salesiani, nell'intimità della famiglia, in occasione dell'Esercizio di buona morte.
Altrove, iniziative particolari hanno dedicato solenni manifestazioni.
La più cara fu indubbiamente quella promossa nella stessa chiesa di S. Francesco d'Assisi, in Torino, dal rettore Can. Dott. Cesario Borla.
L'antichissima chiesa ha visto raccogliersi sotto le sue navate anzitutto gli ex-allievi della Casa-madre, la domenica precedente, ad ascoltare la Messa celebrata dal Direttore D. Toigo all'altare a cui aveva celebrato Don Bosco, e le fervide parole rivolte, al Vangelo, dall'Ispettore Dott. D. Fanara. Una vera folla di devoti torinesi e rappresentanze della Famiglia Salesiana accorse poi al triduo predicato dal nostro Don Zerbino ed alle funzioni principali.
La sera del 5 giugno impartì la benedizione eucaristica pontificale S. E. Mons. Ernesto Coppo, il quale celebrò l'indomani all'altare dell'Angelo Custode, distribuì la Comunione generale, ed assistette alla Messa solenne, cantata dal direttore generale delle Scuole salesiane Dott. D. Renato Ziggiotti.
La cantoria di San Francesco di Assisi e le Figlie di Maria Ausiliatrice, sotto la direzione del teol. Gaydo, presidente della sezione torinese dell'Associazione Santa Cecilia, eseguirono con bell'affiatamento la Messa in gregoriano. Seguirono nel pomeriggio i Vespri solenni, con assistenza dello stesso Ecc.mo Mons. Coppo, e col servizio degli allievi del Pontificio Ateneo Salesiano. Rappresentava il Rettor Maggiore il Prefetto generale, sig. Don Berruti. Impartì la Benedizione Eucaristica l'Eminentissimo Card. Arcivescovo Maurilio Fossati il quale poi, nella storica sacrestia ove Don Bosco l'8 dicembre 1841 si incontrava con il giovane Bartolomeo Garelli e ne faceva il primo alunno dei suoi Oratori, ricevette l'omaggio dei Superiori e delle personalità intervenute. La folla sostò fino a notte nel tempio in fervida preghiera al Santo dei giovani.
Gaeta - Il 26 aprile u. s. il maestoso tempio di S. Francesco annesso al nostro Istituto missionario fu insufficiente alla folla di giovani, di popolo e di soldati accorsi a rendere un solenne tributo di divozione a S. Giovanni Bosco nel Centenario dell'Opera salesiana.
Preparò i militari con appropriate allocuzioni Mons. Battisti.
Il Vescovo di Cajazzo, S. E. Mons. Di Girolamo celebrò la Messa della Comunione generale pei giovani aspiranti missionari, oratoriani, membri delle associazioni di A. C. e pei soldati. L'Ecc.mo Arcivescovo di Gaeta, Mons. Dionigi Casaroli tenne pontificale, coll'assistenza del Capitolo della Cattedrale, presenti tutte le autorità civili, politiche e militari. Mons. Vescovo di Cajazzo fece il panegirico del Santo, la cui statua, nel pomeriggio, venne portata in processione trionfale per le vie della città sotto una pioggia quasi ininterrotta di petali di fiori. Coronò la festa la Benedizione Eucaristica impartita dall'Ecc.mo Arcivescovo.
Milano - In attesa delle celebrazioni ufficiali la sezione ex-allievi di Milano ha organizzato una commemorazione, nella grande sala del Regio Conservatorio, inquadrandola in un scelto programma di musica strumentale e vocale.
Parlò di Don Bosco il Senatore Avvocato Innocenzo Cappa che con una geniale sintesi presentò ad Autorità, Cooperatori, ex-allievi ed amici convenuti la paterna, benefica e provvidenziale figura di Don Bosco, indugiandosi specialmente sulla tenacia con cui egli attese alla sua formazione e all'inizio di quell'opera che con geniale organizzazione diffuse poi pel mondo intero.
Pordenone - Con solennità eccezionale il nostro Liceo-Ginnasio ha reso omaggio quest'anno a S. Giovanni Bosco. I Salesiani, che prodigano le loro cure alle truppe del Presidio, han visto fin dalle prime ore dei mattino dell' 11 maggio u. s. affluire nell'ampio cortile trasformato in chiesa campale ufficiali e soldati che fecero magnifica cornice ai giovani studenti ed oratoriani, ai Cooperatori ed alle Patronesse, durante la Messa della Comunione generale celebrata dall'Ecc.mo Arcivescovo Castrense Mons. Bartolomasi.
Le truppe ricevettero il « Pane degli Angeli » in soddisfazione del precetto pasquale, al quale erano state debitamente preparate nei giorni precedenti. L'Ecc.mo Arcivescovo assistette poi pontificalmente alla Messa cantata, commemorando in un elevato discorso il centenario dell'Ordinazione sacerdotale di Don Bosco. Nel pomeriggio, lo stesso infaticabile Mons. Bartolomasi, che, tra una funzione e l'altra, aveva portato la sua fervida parola agli avieri degli aeroporti vicini ed il suo paterno conforto ai degenti nell'Ospedale militare, tenne pure la commemorazione del centenario dell'inizio dell'Opera salesiana, alla presenza delle autorità civili, politiche, militari e scolastiche, e di una folla di Cooperatori e Cooperatrici. La bella giornata si chiuse colla distribuzione dei premi agli alunni del Liceo-Ginnasio.
A Savona pure gli ex-allievi organizzarono una devota funzione con Comunione generale nella nostra chiesa di Maria Ausiliatrice, il 6 giugno, ed una commemorazione in teatro tenuta dal Direttore. Intervennero anche distinte personalità del Clero e del laicato e le famiglie degli Oratoriani.
SPAGNA - Fervida ripresa.
Consolantissime sono le notizie che ci giungono dalle nostre Case di Spagna, che, dopo la terribile bufera anarchico-comunista, con l'aiuto dei buoni e con l'appoggio entusiasta delle autorità del governo del glorioso Caudillo Generalissimo Franco, riprendono dappertutto nuova vita e si dedicano con rinnovato ardore t all'educazione cristiana dei figli del popolo.
La Casa di Barcellona-Sarrià, che ben può chiamarsi la Casa-Madre delle Opere Salesiane in Ispagna, vide tutte le sue opere di bene distrutte dal prolungato dominio anarchicocomunista. Il governo rosso aveva convertito parte dei fiorentissimi laboratori delle sue Scuole Professionali in una gran fabbrica di armi e munizioni, aggiungendovi nuovi grandiosi padiglioni e distruggendo il fertilissimo orto. All'ultimo momento, quando già le vittoriose truppe di Franco, fraternamente unite alle truppe italiane, stavano entrando per diversi punti nella capitale della Catalogna, tre o quattro enormi esplosioni, predisposte dai rossi in fuga, fecero saltare tutto quel complesso di edifizi riducendoli ad un mucchio di rovine.
Con pazienza e tenacia i Salesiani superstiti si misero all'opera di sgombero e pulizia e nell'anno scolastico 1939-40, improvvisando locali, macchine, e mobilio, riuscirono a riaprire l'Ospizio e le Scuole per 250 allievi interni, che nel 1940-41 salirono a 360.
Le Scuole Professionali Salesiane attirano in modo speciale l'attenzione delle autorità falangiste che aspirano soprattutto alla formazione cristiana delle nuove generazioni operaie. Il 15 del passato giugno si radunarono nelle nostre Scuole di Sarrià tutte le Autorità cittadine, con a capo il Vescovo ed il Governatore della città, per la collocazione della prima pietra di un nuovo splendido padiglione il quale sostituirà con vantaggio gli antichi locali distrutti e potrà dare secondo tutte le esigenze della tecnica moderna, una perfetta formazione professionale ad oltre 500 allievi delle sole arti del legno e del ferro. Il progetto di una sola pianta, in forma di padiglioni a Sheds, occupa una estensione di tremila mq. e forma un corpo a sè completamente separato del complesso degli altri già grandiosi edilizi.
I lavori procedono con grande alacrità, perchè la simpatica opera ha suscitato in modo straordinario la carità dei Cooperatori Salesiani e di tutte le anime buone che si preoccupano dell'avvenire della classe operaia. Si spera quindi di poter inaugurare la nuova costruzione proprio l'8 dicembre prossimo per celebrare degnamente il primo Centenario dell'Opera Salesiana.
Anche nella vicina cittadina di Badalona, che ha una popolazione quasi esclusivamente composta di operai dell'industria, le autorità locali, apprezzando il lavoro che da parecchi anni veniva svolgendo un fiorente Oratorio Festivo, hanno offerto terreno abbondante per la costruzione di scuole gratuite per 500 allievi.
Nella stessa città di Barcellona, rione di Horta, sono state inaugurate altre ScuoleConvitto per studenti delle classi elementari e commerciali, capaci di oltre 300 interni.
Un altro fatto consolantissimo è stata l'Ordinazione sacerdotale di ben 14 nuovi sacerdoti salesiani, compiuta, nel nostro Studentato Teologico, presso Madrid, dal Vescovo della Capitale proprio nell'anniversario dell'Ordinazione Sacerdotale di San Giovanni Bosco.
GIAPPONE Vocazioni.
Rev.mo Signor Don Ricaldone, in quest'anno centenario dell'Ordinazione Sacerdotale del nostro caro Padre S. Giovanni Bosco, è interessante rilevare come trionfi la grazia di Dio nell'Opera delle vocazioni, anche in questo grande impero. Ricordiamo l'episodio evangelico: - Vieni, seguimi - disse Gesù a un giovane, che gli aveva manifestato una segreta aspirazione a vita più perfetta. Ma avendogli posto come condizione di vendere i suoi molti possedimenti e di distribuirne il ricavato ai poveri, quel giovane abbassò la testa e tornò a casa sua.
Egli non seguì Gesù; ma l'invito del Maestro è stato lanciato e risuonerà continuamente nei cuori generosi, che ai beni di questo mondo preferiscono la sua croce per salvare il mondo e con Lui regnare.
In terra di missione in che modo e in qual numero la grazia divina suscita queste anime generose ? Sembra che nei paesi dove la fede guadagna terreno lentamente e più lentamente ancora e con maggior fatica approfondisce le sue radici negli animi e nelle istituzioni, le vocazioni a vita sacerdotale o religiosa debbono essere scarse. Invece, almeno in Giappone, è il contrario. Conosco vari paesetti di poche migliaia di cristiani, che han dato alla Chiesa centinaia di vocazioni. Ciò dipenderà dalle condizioni di vita spirituale sinceramente e semplicemente vissuta dai cristiani ? Oppure entrerà nei disegni della divina Provvidenza che queste anime elette siano il sale della terra e la luce nelle tenebre per affrettare l'avvento del suo regno d'amore ? Per non pretendere di scrutare le vie dei Signore, riferisco alcuni dati di fatto che sotto qualche aspetto desteranno stupore, sotto qualche altro possono servire di monito o di stimolo a seguirne l'esempio.
Il maggior contingente di vocazioni lo dà la diocesi di Nagazaki, la terra dei martiri e dei discendenti di quegli antichi cristiani, che sotto l'infuriare di una tre volte secolare persecuzione, si sono rifugiati in luoghi solitari e, raggruppati in comunità, han conservata la loro fede. Essi vivono tuttora una vita particolarmente semplice, e la fede è per loro il più caro tesoro; ottimi sono i loro costumi. In seno a queste famiglie le vocazioni trovano l'ambiente propizio.
A proposito di ambiente familiare sto per toccare un tasto poco comprensibile alla mentalità europea, gelosa della libertà dell'individuo fino a permettere ai figli di fare come meglio loro aggrada anche in fatto di fede o di costumi, nella scelta di una professione e simili.
In Giappone l'autorità del padre ha ancora un'influenza decisiva sull'avvenire dei figli, quantunque non sia dispotica, ma fondata generalmente sull'esperienza e sullo studio amorevolmente paterno delle inclinazioni e capacità dei figli. In fatto di vocazione, sono quasi sempre i figli che manifestano ai genitori e domandano rispettosamente il loro assenso di poterla seguire; ma è tutt'altro che raro il caso di sentire il babbo a dire: questo figlio lo offro al Signore e lo metto in Seminario, oppure lo faccio Salesiano, o lo metto in qualche altra Congregazione religiosa. L'esperienza assicura che queste sono le vocazioni che fanno miglior riuscita. L proprio vero: la famiglia che si mantiene all'altezza della sua divina istituzione è un santuario in cui Dio parla per bocca di chi ne è il capo.
Aggiungo un altro dato di fatto che forse farà spalancare gli occhi a più di uno. Sono reltivamente pochi quei giovanetti e quelle giovanette, o, per loro, i rispettivi genitori che si brigano di prendere la penna in mano per stendere la domanda di essere ammessi in Seminario o in Congregazione. Qua le vocazioni si vanno a cercare, e più ne ha chi più ne cerca. Ecco un esempio pratico: la Direttrice delle Suore di Carità giapponesi varie volte all'anno prende il treno e va a cercarne in diocesi di Nagazaki, in questa o in quella parrocchia. Il parroco, durante la Messa, dà l'avviso della sua venuta; all'uscita di chiesa, i genitori e le figlie si radunano in qualche salone. Il parroco dice ancora brevi parole, la suora anche; e, seduta stante, qualcuna alza la mano (è la domanda di aggregazione ...) e nel giro di un paio di giorni tutto. è combinato. Non si parla di dote o di corredo: arrotolato e legato il materasso, i preparativi sono pressochè ultimati. Altrettanto fa in qualche altra parrocchia. Dopo un paio di settimane arriva un telegramma generalmente così concepito: col tal treno arriviamo in otto; solo il numero cambia ogni volta e indica che la pesca fu più o meno abbondante. Così facendo, la nuova Congregazione, che ha solo due anni di vita, ha visto salire a un centinaio il numero complessivo delle Suore e Aspiranti.
Naturalmente, come nella pesca, levate le reti e fatta la cernita, c'è qualche pesce da ributtare in acqua; ma la maggior parte di queste anime a cui il Signore volge il suo invito, sia pure nelle forme descritte, essendo ben salde nella fede, di costumi semplici e illibati, sono ben disposte alle rinunzie, sempre e per tutti necessarie, per seguire il buon Maestro, e fanno ottima riuscita.
Amato Padre, preghi e faccia pregare perchè si moltiplichino sempre più e perseverino costanti fino alla fine.
Suo aff.mo in G. C.
D. LEONE LIVIABELLA Missionario Salesiano.
HAITI (Porto-au-Prince)
Progressi consolanti della Fondazione "Vincent ".
Suor Rina Barabino con lettera del 15 gennaio u. s. ha dato consolanti notizie sullo sviluppo dell'Opera salesiana a Port-au-Prince, ove le Figlie di Maria Ausiliatrice hanno un educandato ed un esternato di beneficenza, Oratorio festivo e Catechesi alla regione della Saline. Stralciamo quanto può interessare i nostri Cooperatori.
... Da tre mesi la nostra vita è cambiata: adesso si lavora, si vive, ci si sente veramente missionarie. Ne ringraziamo il Signore! Abbiamo potuto aprire la scuola serale proprio quando non osavamo quasi più sperare e ci eravamo rassegnate ad un'attività tanto ridotta da sentirne la monotonia. La scuola serale è una vera provvidenza per queste povere ragazze! Finora ne abbiamo solo una cinquantina; ma tutte le sere il numero aumenta e non tarderemo a raddoppiarlo. Diamo lezioni quattro volte per settimana: due di cucito, due di lettura e scrittura; l'ultima mezz'ora la dedichiamo sempre all'insegnamento del Catechismo. Le alunne sono così contente che noi ci occupiamo di loro, che le aiutiamo un poco a sollevarsi dalla loro modesta condizione, che ce ne esprimono perfin cogli occhi la riconoscenza. Tempo fa, venne a farci visita l'Ecc.mo Nunzio Apostolico e, quando seppe dalla Direttrice che avevamo inaugurato quest'opera, ci espresse tutta la sua gioia: « Il Signore benedirà questa casa! - disse. - Le vostre allieve arriveranno presto a 100... E l'unica che si occupa dei poveri ed attirerà le benedizioni del Signore sull'intera provincia. Mi rincresce un po' per voi che siete sacrificate... ». Io risposi: « Oh, Eccellenza, noi siam contente di poter lavorare: siamo qui per questo, e l'abbiam tanto desiderato!... ». Tornò a trovarci poco dopo e ci portò una bella offerta in dollari. Mons. Nunzio è un vero padre pei Salesiani e per noi. A proposito dei Salesiani, anch'essi ora si occupano con gran zelo della missione della Saline, e questo favorisce l'incremento del nostro apostolato. Essi han preso i ragazzi; e così noi possiamo dedicare le nostre cure alle ragazze il cui numero è talmente aumentato che due suore erano appena sufficienti; le altre son già troppo occupate colle interne. Ciò che ci fa più piacere è che possiamo avere una Messa tutte le domeniche solo pei bambini della Saline nella loro cappella, con commento e sermoncino proprio adattato alla loro età e condizione. Il Parroco ha concesso al Missionario piena facoltà per l'ammissione alla prima Comunione e questo ci dispensa dal condurli in parrocchia alla Messa cantata che, col Vangelo per gli adulti, dura circa un'ora e mezzo. È così bello vedere la cappella (un'officina di meccanica adattata al bisogno) gremita di 450 faccette nere, sentire queste care creature pregare con fervore, vederle accostarsi ai Santi Sacramenti con tanta devozione, mentre poc'anzi erano affatto digiune di religione ed offrivano sacrifici al demonio!... Per Natale, fra ragazzi e ragazze preparammo un piccolo gruppo di prime Comunioni; per Pasqua speriamo di raggiungere il centinaio. Anche i parenti cominciano ad interessarsi ed a far capolino. Stiamo regolarizzando tre matrimoni. È cosa tanto difficile: bisogna cominciare dai primi elementi di Catechismo; e poi c'è la piaga della poligamia da vincere...
AL PALAZZO PRESIDENZIALE. - Quest'anno, per le strenne di Natale, il Presidente della Repubblica volle che conducessimo a Palazzo colle nostre alunne interne anche i bambini della Saline. Dovendo però limitare il numero, il Missionario scelse cinquanta bambini e noi un centinaio di bambine.
Impossibile descrivere la loro felicità! Le dovemmo condurre così com'erano, anche un po' lacere e scalze, perchè non ci fu nè tempo nè modo di provvedere ad un abbigliamento migliore di quello che avevano. Ma questo non tolse nulla alla loro gioia. Quando si videro nei magnifici giardini del Palazzo presidenziale credettero di sognare, poverine, avvezze alle loro misere capanne! Il Presidente ne fu commosso e donò a ciascuna una busta di denaro e abbondanza di dolci. Quando videro tanta roba, noi non riuscimmo più a tenerle. Al suono della banda militare, cominciarono a saltare e a danzare alla loro maniera grottesca, davanti al Presidente ed alle autorità, facendo mille feste. Al ritorno, il passaggio per la capitale non fu meno rumoroso: tutti accorrevano a vederci. Ma bambini e bambine non si confondevano: stringendo nelle mani i loro tesori, cantavano a squarciagola inneggiando al Presidente ed alle Suore, e gridando ad alta voce i nostri nomi. Ormai tutti ci conoscono, e quando usciamo, ci sentiamo chiamare da ogni parte.
Questa sorpresa a Palazzo elettrizzò tutta la Saline e snidò i bambini che vengono spontaneamente alle catechesì, senza bisogno di supplicarne i parenti, come dovevamo fare una volta.
Anche il nostro apostolato ne ha guadagnato. Il Salesiano Olandese che attende ai bambini ha messo tutto in movimento, e la signora Direttrice asseconda. Abbiamo potuto cominciare la catechési anche in un'altra parte del quartiere e ne raccogliamo già i frutti. L'Oratorio poi è rifiorito come d'incanto: lo si è organizzato e le bambine vengono numerose. Speriamo di aver presto le altalene e qualche altro mezzo di attrattiva. Naturalmente ci vuol pazienza e non scoraggiarsi. Un bel miglioramento si è notato pure fra le interne: sono assai più buone e docili al sistema preventivo che noi cerchiamo di applicare scrupolosamente. Nelle più alte si nota una vera formazione cristiana, una moralità più elevata ed una pietà più soda e fervorosa che le porta spontaneamente alla frequenza dei Sacramenti, alla preghiera, e suscita anche il desiderio di far del bene ai loro parenti. Speriamo che si mantengano così anche fuori del collegio. Abbiamo incominciato a collocarne alcune presso buone famiglie e si fanno onore. Intanto ci prepariamo a partecipare ad un'altra esposizione che avrà luogo fra qualche mese, nella speranza di riportare qualche premio. La signorina Vincent è contenta e ci aiuta molto cordialmente.
In comunità c'è allegria, pace e buona volontà e si gode lo spirito di famiglia mentre si cerca di edificarci a vicenda coll'osservanza e collo zelo. Abbiam solo pena per gli avvenimenti che affiggono l'Europa ed offriamo preghiere e sacrifici al Signore perchè affretti l'ora della pace. Il Signore ci benedica e ci conceda di poter sempre corrispondere alla sua santa grazia...
ALTO ORINOCO I primi frutti della Missione.
Il primo Natale trascorso in Atures fu bello e confortante per le Suore e quanto mai felice per le indiette interne. Alla vigilia offersero i loro omaggi a Gesù Bambino con una accademia interpretata con particolare senso di primitiva ingenuità, alla presenza del Prefetto Apostolico Mons. De Ferrari e delle alunne esterne, accompagnate dalle rispettive famiglie. A mezzanotte parteciparono al pontificale. Tornate a casa, ebbero la gioia di trovare il piccolo dono di Gesù Bambino, e, l'indomani, la sorpresa di ricevere i graziosi giocattoli, inviati dal Governatore.
Si erano preparate al Natale con una bella festa dell'Immacolata, impreziosita da nove prime Comunioni e Cresime e dalla prima accettazione di « Angioletti », e coronata, nel pomeriggio, da una devota processione col candido simulacro della Purissima.
Le interne finora sono soltanto sedici. Il locale, in attesa che sia ultimata la nuova costruzione, non ne ammetterebbe di più, e del resto non è facile che gli indi lascino i loro figliuoli alla Missione, perchè hanno ancora molta diffidenza verso i Missionari. Due sole sono vere indie «guahivas »; le altre, però, eccettuate pochissime, sono tutte discendenti da famiglie indie, e lo rivelano assai bene nel carattere. « Son bravas », come dicono loro: ossia facili alla fierezza ed al puntiglio; ma hanno anche del buono: non sono indifferenti a quanto ricevono e si aprono con candida espansione al sentimento religioso.
Fra la quarantina di alunne della Scuola Governativa, l'opera di formazione, specie con quelle di maggiore età, è più difficile; perchè, purtroppo, si risentono i tristi effetti dell'abbandono religioso, in cui il popolo è vissuto prima dell'arrivo dei Missionari Salesiani, e anche i danni importati dalla stessa civilizzazione, non basata su principi cattolici.
Di quando in quando di lontano fanno visita alle Suore alcune Indie « Piaroa », dando segni di stima. Ma questo primo contatto è solo una bella speranza, per ora infruttuoso, giacchè le Suore non riescono ancora a farsi capire, nè a intendere una sola parola della loro difficile lingua, pronunciata a denti stretti e in modo inafferrabile. Si accontentano quindi di aprirsi la via alla confidenza con qualche piccolo dono, aspettando, anche per questo, che tempo, preghiera e sacrifici dischiudano l'ora di grazia preparata dalla Provvidenza.
UNA PREGHIERA DEL SANTO PADRE PIO XII PER LE VOCAZIONI SACERDOTALI
La Sacra Congregazione dei Seminari e delle Università degli Studi, per aderire al desiderio espresso da molte parti, ha curato la ristampa, in elegante pagella, della mirabile preghiera per le vocazioni sacerdotali con la quale il Sommo Pontefice Pio XII chiuse il memorando Discorso da Lui tenuto il 31 gennaio 1932 - allorchè era Cardinale Segretario di Stato - alla chiesa della Trinità dei Monti in Roma.
La conoscenza della piissima ed elevata supplicazione è quanto mai opportuna, oggi, mentre sempre più viva si fa sentire la necessità di ogni provvida iniziativa per favorire l'Opera delle vocazioni ecclesiastiche, e quando in tutto il mondo cattolico si moltiplica lo zelo di anime generose verso questa attività così sublime, benedetta da Dio.
Noi la riportiamo integralmente perchè i Cooperatori possano valersene nel domandare a Dio buone vocazioni in questo centenario della Ordinazione sacerdotale e Prima Messa di S. Giovanni Bosco:
O Gesù, che nella tenerezza del tuo Cuore divino lanciasti il primo grido di compassione per la povera umanità anelante a chi la guidi, per gli aspri sentieri del mondo, verso la luce e la vita; o Signore, che fai i tuoi angeli spiriti e i tuoi ministri come fuoco fiammante; invia numerosi a questo popolo, che è tuo e tuo vuol essere, i sacerdoti, e vestili di giustizia, affinchè i tuoi santi esultino. Tu, che conosci i cuori di tutti, mostra quali sono gli eletti, cui tu vuoi affidare un così sublime ministero di verità e di amore. Rischiara la loro mente, affinchè conoscano l'inestimabile grazia della tua divina vocazione; fortifica la loro volontà, affinchè non si lascino vincere dalla rilassatezza e dai piaceri, non si adagino nel torpore di vani godimenti, non si rinchiudano nelle basse pianure velate dalle nebbie delle umane cupidigie, non tremino dinanzi al sacrificio, ma spieghino le loro ali e volino come aquile reali verso le serene e sfolgoranti altezze del tuo eterno sacerdozio. Rivela ai loro genitori quanto grande ed incomparabilmente bello sia il donare a Te i propri figli, e concedi loro la forza di vincere i contrastanti interessi ed affetti. Ispira alle anime generose la brama efficace di soccorrere con mano benefica i tuoi eletti, cui la povertà è di ostacolo a seguire la tua voce; dà ai loro educatori i lumi necessari per coltivare nei loro cuori giovanili la delicata pianta della tua vocazione, sino al giorno in cui possano salire ardenti e puri al tuo santo altare.
E allora deh! siano essi, o Gesù, veri angeli per il tuo popolo. Angeli di purezza, che al divino amor tuo pospongano ogni altro, sia pur tenero e santo, amore umano; angeli di carità, che alle dolcezze della famiglia terrena rinunzino per crearsene un'altra più grande, di cui saranno i padri e i pastori, e nella quale i piccoli, gli infelici, gli affaticati, i derelitti, diverranno oggetto della loro predilezione; angeli di luce, che la Fede in Te facciano risplendere come stella mattutina nelle intelligenze degli uomini; angeli di sacrificio, che come fiamme di olocausto si consumino per il bene dei loro fratelli; angeli di consiglio e di conforto, che li consolino nel dolore, li sostengano nelle lotte e additino loro nelle ore angosciose del dubbio la via luminosa della virtù e del dovere; angeli di grazia, che purifichino e sollevino le anime e a Te le uniscano, distribuendo loro il pane di vita; angeli di pace, che, al momento dell'estremo anelito, in esse versino la soavità inesprimibile del desiderio e dell'amore di Te, e aprano loro, rapite nell'estasi del tuo bacio divino, le porte del cielo, ove Tu sei luce e gioia infinita dei cuori per tutti i secoli dei secoli. Amen!
1. Indulgenza di sette anni e sette quarantene ogni volta.
2. Indulgenza plenaria, alle solite condizioni, una volta al mese, se tale preghiera si recita ogni giorno.
3. Dette Indulgenze sono applicabili alle anime del Purgatorio, a norma del canone 930 del Codice di Diritto Canonico.
Borse complete.
Borsa SACRO CUORE (12a), a cura di N. N. Torino.
Borsa S. PIO V (2a), a cura di una pia persona.
Borsa EUCARISTICA MISSIONARIA SAC. ABBONDIO MARIA ANZINI PERCHÈ SIA CONTINUATO IL SUO PREZIOSISSIMO APOSTOLATO DELLO STUDIO DEL S. VANGELO UNIFICATO NELLE SCUOLE E NELLE FAMIGLIE, a cura di N. N. (Torino).
Borsa TOMMASO PACCINI, a cura di Gandolfo Elena Ved. Pacini - Somma prec.: 18.5o0 - A compimento 1.500 - Tot. 20.000
Borse da completare.
Borsa COLOMBO LEO, iniziata da S. E. Mons. Ernesto Coppo in occasione della inaugurazione in Rivoli dell'Ass. di A. C. « Leo Colombo » - Somma prec.: 6.500 - Marchese Borsarelli di Montiglio, 100 - Francesca Francone, 25 - E. Ottino, 100 - D. Eucherio Gianetto, 100 - Collettato nelle chiese di S. Agostino e del Carmine in Torino, 250 - Offerte varie, 150 - Tot. 7.225.
Borsa FARINA DON LIVIO, missionario al Chaco Paraguay o, a cura di Musso Teresa - Musso Teresa, 200 - Farello Maria, 10 - Cappa Dorotea, 1o - Tot. 220.
Borsa MADONNA DI POMPEI - Somma prec.: 330 - Ferraris Ines, 20 - N. N., 10 -- Tot. 360.
Borsa MADONNA DELLE GRAZIE DI CASTELMONTE (Udine), a cura degli ex-allievi salesiani - Somma prec.: 8.680 - Castonetto Mario, 44,60 - G. Centa, 10 - Unione ex-allievi, 10 - Serra, 2 - Rosso L., 2 - Tot. 8.748,60.
Borsa MEMI VIAN, a cura della Parrocchia di S. Agostino in Milano - Somma prec.: 11.o5o - Lina Ferrario Scalfi, 500 - Tot. 11.550.
Borsa MARIA AUSILIATRICE E S. GIOVANNI BOSCO, a cura di N. N. (Udine) - Somma prec.: 4.000 - Nuovo versamento, 1000 - Tot. 5.000.
Borsa MARIA AUSILIATRICE E S. GIOVANNI BOSCO, a cura di S. C. R. S. - Somma prec.: 5.000 - Nuovo versamento, 5.000 - Tot. 10.000.
Borsa MARIA AUSILIATRICE E S. GIOVANNI BOSCO (9a) - Somma prec.: 3.888 - Dott. Diomede Daina, 5.000 - Botta Luigia, 10 - Offerte dalla Sacrestia, ,ooo - Tot. 9,898.
Borsa MOSCATI DOTT. GIUSEPPE - Somma prec.: 1.100-- Lignorolo Simone, 100 - Tot. 1.200.
Borsa MARIA AUSILIATRICE (29a) - Somma prec.: 4.994,50 - Tangorra Eugenia, 5o - Sucarrelli E., 5 - Tartaglia Dott. Emma, io - Morej Angela, 10 - N. N., 25 - Colomba De Cara, 50 - Varese G., 10 - Tot. 5.154.50.
Borsa MARIA AUSILIATRICE, a cura del Cav. D'Urso Sebastiano - Somma prec.: 4.615 - Tieri Teresa, 10 - Donato Liberia, 10 - M. Mairano, 20 - Donato Gaetano, 10 - Barreca Anna, 25 - Sebastiano D'Urso, 5o - Tot. 4.740.
Borsa MADONNA DI LOURDES - Somma prec.: 1.736,55 - Abbattangelo R., 10 - Tot. 1.146,55.
Borsa MARIA AUSILIATRICE IN S. DONA' DI PIAVE, a cura di Mons. Saretta Luigi - Somma prec.: 16.371 - Nuovo versamento, 2.000 - Tot. 18.371.
Borsa N. S. DEL BOSCHETTO E S. CECILIA - Somma prec.: 6.370 - Schiaffino, 6o - Tot. 6.430.
Borsa PERARDI LUIGI, CAPITANO DEGLI ALPINI - Somma prec.: 3.975 - C. G., 250 - Emilio Perardi nel 6° anniversario, 5oo - Tot. 4.725.
Borsa PIO X (2a) - Somma prec.: 1.747 - Stella Bentivoglio, 100 - Tot. 1.847.
Borsa POLLA DON EZIO, a cura della mamma Irma Masino ved. Polla - Somma prec.: 270 - R. A., 20 - Tot. 290.
Borsa RINALDI D. FILIPPO (7a) - Somma prec.: 6o - N. N., io - Tot. 70.
Borsa RUA D. MICHELE (4a) - Somma prec.: 5.r93 - Famiglia Giacometto, 100 - N. N., 1o - Tot. 5.303.
Borsa REGINA DI MONDOVI' (2°) - Somma prec.: 4.845,70 - Beccaria Giovanni, 10 - Meriano Angela, 10 - Famiglia Danni, 10 - Tot. 4.875,70.
Borsa ROUBY DON ANGELO - Somma prec.: 250 - Sorelle A. M. Rouby, 110 - Campori A. Gianelli, 5o - Tot. 410.
Borsa S. GIUDA TADDEO -- Somma prec.: 8.718 - Lucio Oppino, 10 - Tot. 8.728.
Borsa S. ANTONIO DA PADOVA - Somma prec.: 4.545 - Pardo Prof. Michele, 100 - L. Vignoli, 5 - Tot. 4.650.
Borsa S. CUORE DI GESÙ E D. BOSCO - Somma prec.: 1.170 - Magone Margherita, 20 - Rosina Forni, 5 - Tot. 5.195.
Borsa S. GIOVANNI BOSCO EDUCATORE DELLA GIOVENTÙ CALABRESE - Somma prec.: 75 - Batta Giovanni, 5 - Tot. 8o.
Borsa S. CUORE DI GESÙ CONFIDO IN VOI (3°) - Somma prec.: 15.2,4,60 - Casiss Elisa, 50 - Ceccarelli N., 10 - Varese G., 10 - E. March., 20 - Fiorasi Maria, 10 - Giusti B., 5 - Foresto Giuseppina, 5 - Tot. 15.324,60.
Borsa S. GIOVANNI BOSCO PER LA FORMAZIONE DI UN SACERDOTE INDIGENO, a cura del Sac. Gatti Stefano - Somma prec.: 3.090 - Nuoto versamento, 8oo - Tot. 3.890.
Borsa S. GIUSEPPE (11a) - Fogolla Giorgio, ioo.
Borsa S. GIUSEPPE, in suffragio di Lucia Garlatti Fogolin - Somma prec.: 13.795 - Fam. Fausto Boem, 5o - Tot. 13.845.
Borsa S. GIOVANNI BOSCO (5 a) - Somma prec.: 4.813,50 - Varese G., 10 - Di Miglio L., 10 - Egilda Paviato, 20 - Ottani R., 100 - Fussari E., io - Tot. 4.963,50.
Borsa S. CUORE, MARIA AUSILIATRICE E D. BOSCO - Somma prec.: 491 - Devoto Luisa, 105 - Rossi Luigi, 500 - G. Maria, io - Tot. 706.
Borsa S. TERESA DEL BAMBIN GESÙ (11°) - Somma prec.: 1o.16o,6o - Pisljar Maria, 25 - Argentieri, 5 - Tot. 10.190,60.
Borsa SAVIO DOMENICO (4°) - Somma prec.: 12.500 - Casiello M., 55 - Gai Giacomo, 20 -Tot. 12.575.
Borsa S. MARGHERITA DA CORTONA - Somma prec.: 7.760,30 - A. Valeri, 6o - D. Riva Elia, 450 - Tot. 8.270,30.
Borsa TRIONE D. STEFANO - Somma prec.: 5.495 - N. N., 16,4o - N. N., Cuorgnè, 500 - Ex-allievi, 92,50 - Narciso A., 10 - Zelatrici Cuor-gnè, 50 - N. N., Cuorgnè, 5o - Bianchetta Teresa B. I., 10 - C. G., 250 - Vassallo Maria, 10 - Coha Margherita, 10 - Alunni 5a ginnasiale Cuorgnè, 165 - Tot. 6.258,90.
Borsa ULLA SILVIO - Somma prec.: 200 - Ulla Luciano (p. g. r.), 50 - Tot. 250.
Borsa VERSIGLIA MONS. LUIGI E CARAVARIO D. CALLISTO - Somma prec.: 11.828,50 - Chiotasso P., 5 - Tot. 11.833,50.
Borsa VOSTI D. SAMUELE -- Somma prec.: 5.208 - Pozzi Francesco, 100 - Bottini Paolo, 100 - Tot. 5.408. (Segue).
Il 21 giugno u. s. festa di S. Luigi, suo speciale Patrono, è spirato santamente in Torino, dopo brevissima malattia, uro dei nostri più cari ed esemplari Cooperatori: il Dott. Cav. Pier Luigi Peynetti. Stava per compiere i 78 anni, essendo nato in Ciriè (Torino) il 27 luglio 1863. Orfano di padre in giovanissima età, aveva potuto raggiungere la laurea in medicina e chirurgia grazie alle cune dello zio Teol. Pietro Peynetti, Canonico Prevosto della Cattedrale di Susa, che lo formo anche alla vita cristiana con quella delicatezza di coscienza, rettitudine di spirito e generosità di cuore che trasparvero poi sempre nella lunga attività professionale, in cui esercitò un mirabile apostolato. Prodigando le cure della scienza, era il primo a suggerire ai malati i conforti della Fede. I poveri e i piccoli erano la sua predilezione: non solo si prestava gratuitamente, pur dovendo vivere del suo lavoro, ara li soccorreva ancora di medicine e di denaro. Da oltre quarant'anni, più che medico, era un vero padre per gli alunni del nostro Istituto « Agostino Richelmi », ed estendeva la sua carità ai Salesiani e ai giovani della Casa-madre e di altri nostri Collegi ogniqualvolta fosse stato richiesto. Conobbe Don Bosco e gli servì più volte la Santa Messa. Ascritto alla Pia Unione dei Cooperatori, amò la Società Salesiana conte una seconda famiglia, carissimo a Don Rua, a Don Albera, a Don Rinaldi, all'attuale Rettor Maggiore ed a tutti i Superiori. Presidente dal 1894 al 19o4 dell'Unione Uomini Cattolici della Parrocchia di San Donato - ove fondò la sezione Aspiranti e curò l'opera dei catechismi serali agli operai durante la quaresima, tenendo anche corsi speciali di preparazione cristiana alla vita sociale all'imperversare del socialismo - era pur sempre a disposizione del santuario di Maria Ausiliatrice per ogni manifestazione religiosa. Con uri gruppo di altri ferventi Cooperatori, promosse quarant'anni fa l'inizio della processione di Maria Ausiliatrice, ottenendo oltre duemila firme per la richiesta del permesso alle autorità. Medico perito nel processo di Beatificazione e Canonizzazione del nostro Fondatore, curò con affetto di figlio la esumazione e ricomposizione della salma del Santo ed assistette anche alla ricognizione di quella dei Servo di Dio Don Rua e della Beata Mazzarello.
Umile, modesto, coltivò, conce Terziario, la povertà francescana per aver margine alla beneficenza, e conce Cooperatore salesiano, lo spirito di apostolato per cui non badava a disagi e sacrifici quando c'era da fare qualche opera buona. Attaccatissimo alla Santa Sede, fu uno dei più fedeli nelle pubbliche e private attestazioni di illimitata devozione al Papa e nell'offerta dell'Obolo di S. Pietro. Il Card. Richelmy, Arcivescovo di Torino, l'ebbe per oltre 25 anni medico di fiducia e lo volle seco anche al concluse donde uscì Papa Benedetto XV, il quale nel 1919 insignì il dott. Permetti della Croce dell'Ordine di S. Gregorio Magno. Alla scuola di Don Bosco apprese quell'abituale serenità ed alacrità di spirito che lo tennero fino all'ultima ora stella breccia, trascurando se stesso per curare gli altri. Ma tutta l'attività sua era animata da un fervore di pietà semplice e schietta, alimentata dalla Comunione quasi quotidiana e da una grande divozione alla Madonna sotto i titoli prediletti di Ausiliatrice e di Consolata. Anche il 24 maggio u. s. passò lunghe ore nella nostra basilica a pregare, e quando si mise a letto, le ultime ventiquattro ore, tornava dalla festa della Consolata.
Noi, invocando copiosi suffragi, ne conserviamo la memoria in benedizione, ad esempio ed edificazione.
Carissimi,
" Catechési ", la nostra rivista catechistica, ha pubblicato nel mese di giugno u. s. questo commovente episodio:
« Presso la stazione ferroviaria di una cittadina delle retrovie, 150 feriti giacevano distesi sulla paglia. Otto di essi, i più gravi, agonizzavano in un angolo, emettendo gravi e soffocati lamenti.
» - Soffrite molto ? - chiese ad uno di essi una infermiera, chinandosi su di lui e guardandolo con una certa ansia.
» - Assai, assai! - E il petto fasciato ansimava nel rantolo dell'agonia...
» - Il buon Dio!... - proruppe il moribondo.
» La voce era fievole come un sospiro. L'occhio vagava incerto nel vuoto. Mentre l'infermiera lo medicava seguitò a parlare a voce bassa come se avesse una confidenza da farle.
» - Oggi - mormorò in fiate con accento greve - come vorrei potermi confessare! -
» V'era tanta ansia in quell'esclamazione, tanto de iderio di purificare l'anima sua prima della m rte vicina, che l'infermiera si alzò di botto e chi, se a voce alta:
- V'è qualche sacerdote qui?
» Nessuno rispose; il Cappellano doveva venire più tardi. E intanto il povero giovane moriva.
L'infermiera si allontanò dal moribondo e tentò di applicarsi alla cura degli altri feriti. Ma quell'immagine le restava fissa nella niente come un rimorso. Ad un tratto si sentì tirare per una manica... Vide accanto uno dei morenti, che tra gli spasimi più atroci si era sollevato dal suo giaciglio. Si avvicinò premurosa e già la mano correva alle fasciature credendo che desiderasse qualche aiuto. L'ammalato la guardò. Sul volto sfigurato dal lungo soffrire era un sorriso di gioia, una certa aspettazione ansiosa, che dava agli occhi uno scintillio singolare.
- Signora, - egli disse - io sono Sacerdote, posso assolvere. Conducetemi da quell'uomo. - E in così dire le additò, sollevando il mantello con la mano tremante, la rossa croce che gli splendeva sul petto: era un Cappellano militare.
L'infermiera esitava. Il poveretto aveva le reni fracassate da un scheggia di obice. Il più lieve movimento, oltre a procurargli atroci torture, gli poteva essere fatale. Confusa, ammirata a tanto eroismo, stava per dir di no, perchè era impossibile, perchè sarebbe stato un ammazzar lui...
» Ma allora quella voce così debole e supplichevole si fece imperiosa e severa. Fu come un grido di santa indignazione che venne fuori da quel corpo distrutto e la conquistò.
» - Voi che credete - esclamò - non conoscete dunque il prezzo di un'anima ?... Cos'è un quarto d'ora di vita in confronto di un'anima da salvare
» E si sollevava, tentando un supremo sforzo, per andar da solo presso colui che voleva salvare. L'infermiera non poteva più esitare. Chiamò altri infermieri e fece ciò che egli voleva.
» Fu cosa tremenda sollevare quell'eroe per deporlo sulla barella: per lo spasimo il sudore gli scendeva a grandi gocce per tutto il viso pallidissimo, mentre i denti si stringevano spasmodicamente... Ma non un lamento uscì dal petto generoso. Quando lo posarono a lato dell'altro moribondo, essi si guardarono con un sorriso. Nell'uno vi era la gioia di potersi riconciliare con Dio, nell'altro la felicità del padre che veniva a salvare un suo figlio perduto.
» Li lasciarono soli per breve tempo...
L'infermiera fu richiamata poco dopo e accorse, seguita da altri infermieri testimoni di quella scena commovente.
» - Aiutatemi a tracciare il segno del perdono - le disse con uno sforzo il Sacerdote morente - non lo posso far più.
» Con la mano tremante essa alzò allora quel braccio per dare l'ultima assoluzione...
» Quello sforzo esaurì l'eroico Cappellano.
» Aprì gli occhi e mormorò dolcemente:
» - Pregate per me... Io muoio contento. -
» E lo sguardo era così sereno, nonostante gli spasimi del dolore, da sembrare quasi che quell'anima fosse già 'al cospetto del suo Dio. Più volte ripetè:
» - Il cielo... il cielo...
» E con la mano morente accarezzava l'altro ferito suo penitente. Poi un fremito passò per
tutto il suo corpo. Drizzò l'ultimo sguardo al
cielo e si irrigidì nella pace della morte ».
Miei cari: imparate anche dall'eroismo di questo caro Cappellano ad apprezzare l'anima vostra e a far tesoro del sacramento della Penitenza, finchè ne avete tempo e modo.
Avvezzatevi da giovani a confessarvi bene e frequentemente e pregate il Signore a concedervi questo salutare conforto anche al termine della vita.
Vostro aff.mo DON GIULIVO.
Sac. MAZZA D. GIULIO, da Abbiategrasso (Milano), † a Treviglio (Bergamo), il 30-V-1941 a 67 anni.
Giovinetto seguì la vocazione alla vita salesiana e perseverò fedelmente anche dopo la campagna d'Africa del 1894-96 che lo congedò ferito ed ammalato. Predilesse i piccoli delle scuole elementari e degli Oratori cui prodigò le sue più sollecite cure.
Sac. NARDELLA D. GIUSEPPE, da S. Marco in Lamis (Foggia), † a Caserta (Napoli) il 26-III1941 a 65 anni.
Nel lavoro umile, indefesso trascorse tutta la sua vita salesiana con spirito di serena letizia, educando generazioni di giovani come voleva Don Bosco.
Sac. GAROGLIO D. LUIGI, da Scandeluzza (Asti), † a Mogliano Veneto (Treviso) il 7-V-1941 a 66 anni.
Cresciuto al vero spirito di Don Bosco, fu modello di pietà e di attività salesiana come insegnante, amministratore e direttore nelle varie case ove svolse il suo prezioso, esemplare apostolato, tutto dedito al bene dei giovani e dei Confratelli.
Ch. SATLER SILVINO, da Rio Serro (Brasile), † a S. Paolo - Istit. Pio XI (Brasile) il 14-III-1941 a 29 anni.
Mons. Can. Dott. RANIERI DEL PINO, † a Pisa il 25-III-u. s. a 76 anni.
Sacerdote secondo il cuore di Dio, coprì uffici delicati nella Curia Arcivescovile e la dignità di Canonico Teologo nella Primaziale. Apprezzatissimo per la direzione spirituale, tenne con zelo la cura delle anime fino al termine della vita. Decurione dei Cooperatori, si prodigò per l'incremento della Pia Unione e per il bene della Casa Salesiana di Pisa con quell'affetto per le Opere di D. Bosco che sentì fervido in cuore fin dall'incontro col Santo Fondatore, di cui conservò sempre vivissimo ricordo.
Can. Dott. Don DOMENICO FERRONI, † a Codigoro il 16-III-u. s. a 69 anni.
Arciprete Vicario Foraneo, consacrò per 38 anni le sue belle doti di mente e di cuore alla cura spirituale e materiale della popolazione, con predilezione pei poveri e per gli umili, e cordiale affetto per le Opere salesiane.
VINCENZA MARSENGO BASTIA BELTRAMINI-MORELLI, † il 23-1-u. s. ad 8o anni. Fervente Cooperatrice, visse di fede e di pietà profonda, con cristiana fortezza d'animo, prodigandosi generosamente nella cura della famiglia e nelle opere di bene.
BROIANIGO DOMENICA, † a S. Pietro di Poiana Maggiore il 22-v-u. s. a 64 anni.
Donna di profondo spirito cristiano, divotissima di Maria Ausiliatrice e di S. G. Bosco, dopo aver dato un figlio alla Società Salesiana, offerse anche tutti i dolori dell'ultima malattia e la vita stessa per le vocazioni salesiane.
Altri Cooperatori:
Agazzini Gaudenzio, Veruno (Novara) - Aquadro Amalia, Prolungo (Vercelli) - Balduzzi Antonio, Clusone (Bergamo) - Balzarini Agostina, Villadosia (Varese) - Bartocci Rossi Maria, Assisi (Perugia) - Beghini Daria, Cremona - Bertonelli Luisa, Rocchetta Di Vara (Spezia) - Branchi Giacomo, Sonico (Brescia) - Bricalli Giuseppe, Caspoggio (Sondrio) - Calì Prof. Gaetano, Caltanissetta - Canova Bartolomeo, Prolungo (Vercelli) - Cendali Mons. Prof. Lorem o, Fiesole (Firenze) - Chuc Pietro, Charvensod (Aosta) - Comino Giuseppe S. Anna Avagnina (Cuneo) - Deferrari Virginia ved. Trabucco, Asti - De Matteis D. Giuseppe, Cellio (Vercelli) - Demichelis Carolina, Crescentino (Vercelli) - Ferrari Agiani Ippolita, Conio - Franguelli Maria, Orzinuovi (Brescia) - Fumari Antonio, S. Domenica Vittoria (Messina) - Galniotti Settimia, S. Enea (Perugia) - Gallo Giovanni, Roc chetta Palafea (Asti) - Giovine D. Andrea, Pontone (Alessandria) - Gorlani Adelaide, Passirano (Brescia) - Lambert Teresa, Charvensod (Aosta) - Lamberti Caterina, Cherasco (Cuneo) - Lo Sardo Consiglio Lucia, Cammarata (Agrigento) - Manconi D. Raimondo, Bitti (Nuoro) - Manzoni Carlo, Bologna - Mariolu Angelo, Fonni (Nuoro) - Maucieri Sante, Bonefro (Campobasso) Mininni Carmela, Paolo Del Colle (Bari) - Miorandi Teodora, Castello; o (Trento) - Mura Cav. Raffaele, Muravera (Cagliari) - Paniga Natale, Campovico (Sondrio) - Peretti Susanna, S. Romano (Lucca) - Perlo Bernardo, Carmagnola (Torino) - Peverini D. Luigi, Ospedaletto (Udine) - Piccioni Domenico, Castelplanio (Ancona) - Piccoli Marcellino, Erbezzo (Verona) - Polimeri Francesco, Bagnara Calabra (Reggio Cal.) - Pozzoli Giuseppe, Vignale Monf. (Asti) - Pregrasso Giuseppe, Maglio di Sopra (Vicenza) - Ravaglioli Carolina, Palermo - Ricco Virgilio, Canzo (Como) - Roncari Rosa, Brebbia (Varese) - Rossetti Andrea, Busto Arsizio (Varese) - Salabè Serpi Anna, Roma - Speri Erminia, Negrar (Verona) - Veggi Giuseppina, Fresonara (Aless.) - Zantelli Maria, Sillano (Lucca).