Anno LXV - N. 9 - 1° SETTEMBRE 1941 - XIX
SOMMARIO: San Giovanni Bosco ministro del perdono. - In famiglia. - Dalle nostre Missioni: Bombay, Assam, Giappone. - Lettera di Don Giulivo ai giovani. - Necrologio. - Crociata missionaria. - Tesoro spirituale.
Quasi esaurita la prima, (1) è già in corso di stampa la seconda edizione del magnifico volane di Don Ceria: San Giovanni Bosco nella vita e nelle opere, riccamente illustrato dal Galizzi di Bergamo.
La rapidità dello smercio è l'indice più eloquente del successo della stimata pubblicazione in cui genio e storia, tecnica ed arte hanno gareggiato per far degno omaggio alla memoria di colui che, cent'anni or sono, gettava le basi di un'istituzione mondiale con una semplice lezione di Catechismo ad un povero orfanello.
E noi cogliamo l'occasione per riportarne alcune pagine interessanti sull'apostolato di Don Bosco nell'esercizio del sacro ministero delle Confessioni.
Nella Chiesa vi sono martiri che confessano Dio davanti agli uomini, e martiri che confessano gli uomini davanti a Dio. È questa una geniale piacevolezza di San Francesco di Sales che, applicata nella seconda parte a Don Bosco, significa quanto egli si sia sacrificato nell'amministrare il sacramento della penitenza. Per lunghi anni vi attese non lesinando tempo nè fatica.
Nei processi vi ha chi lo chiama apostolo della confessione. Con approssimazione evangelica diciamo apostoli coloro che si adoperano a diffondere una dottrina o un'istituzione; apostolo della confessione meriti di essere salutato Don Bosco, perchè con la parola e con l'opera si dedicò per più di nove lustri a promuoverne la buona pratica e la frequenza. Tanto zelo gli veniva da impulso di coscienza sacerdotale, che gli dettava essere compito precipuo del ministro di Dio condurre le anime alla salvezza e quindi al sacramento del perdono.
Confessioni estemporanee.
Ci colpisce di primo acchito l'osservare in che circostanze inverosimili egli sapesse disporre certe persone al pentimento e all'accusa delle loro colpe. Avvicinato ostilmente un giorno in fondo a una foresta presso i Becchi e di notte in una piazza solitaria di Torino, penetra così addentro con la sua parola nell'anima degli aggressori, che si confessano nel luogo medesimo dell'attentato, inginocchiandosi uno sul margine di un fosso e l'altro presso il muricciolo che cingeva un lato del Palazzo Madama. Viaggiando spesso in carrozze a cavalli, amava sedere a cassetta accanto al conduttore e di là di discorso in discorso conduceva il suo uomo all'argomento della Pasqua o a riflettere sulla brutta abitudine della bestemmia, finchè quegli, se era isolato o solo, cedeva a lui le briglie o diversamente in una fermata si appartava dovunque si fosse, e si confessava; non potendo fare così, i vetturini promettevano di andarsi a confessare nell'Oratorio e mantenevano la parola. Un mattino, tornando dalla parrocchia della Crocetta, s'imbattè in quattro giovinastri che, fingendo di volerlo arbitro in un loro litigio, si-apprestavano a dargli briga con inaudita libertà di linguaggio e di tratto. Di rado s'incontrava allora anima viva in quei paraggi. Che fare ? Li invitò ad accompagnarlo entro la città, dove, prendendo insieme una tazza di caffè, si sarebbe risolta comodamente la questione. Ivi tra un sorso e l'altro intavolò una conversazione assai piacevole. Tenendoli così a bada, se li guadagnò talmente, che gli fecero compagnia fino a Valdocco, dove tre di essi prima di lasciarlo vollero confessarsi. Viaggiando in treno da Torino a Montemagno, si mise a ragionare con un negoziante, il quale si sentì così preso di benevolenza verso il prete sconosciuto, che lì per lì gli manifestò il desiderio di confessarsi e si confessò difatti nell'albergo della stazione di Asti. Ma, essendo la confessione durata alquanto, Don Bosco perdette la corsa. Alcuni giovanotti, accortesi del contrattempo, lo compassionavano, lungi mille miglia dal pensare che cosa stesse per accadere. Come se cercasse di ammazzare il tempo, prese a raccontare storielle; poi, fattiseli amici, li interessò con discorsi religiosi e li conquise a segno, che, pregato da essi, li introdusse in una vicina locanda, dove, dispostili convenientemente, ne ascoltò le confessioni come se si fosse in chiesa.
Di confessioni così estemporanee egli ne ricevette molte, specialmente ne' suoi viaggi. Sono fatti che insieme con una gran fede nella virtù soprannaturale del sacramento rivelano in lui una sete insaziabile di riportare anime a Dio.
Carità industriosa.
Il sapersi poi quanto la sua carità fosse industriosa nel trovare le vie dei cuori, faceva sì che in casi di moribondi mal disposti si ricorresse a lui per ottenerne il ravvedimento finale. Chiamato, accorreva a qualunque ora e in qualunque luogo, senza timore di sorta. Le conversioni in extremis furono molte e talora straordinarie. Vecchi settari, che ne ammettevano la visita amichevole, finivano confessandosi ; altri che pur vicini a morire detestavano il prete, se si riusciva a introdurre Don Bosco, a poco a poco cambiavano sentimento, riaprendo l'anima alla fede e facendo ammenda del loro passato.
Teatro abituale del suo zelo di confessore furono i luoghi di pena. Per una ventina d'anni ne frequentò tre: le prigioni dette del Senato, la casa dei corrigendi detta la Generala e le carceri nazionali. Vi si recava per lo più nei giovedì, promettendo di tornare nel sabato successivo per confessare chi ne avesse volontà. A questo disponeva i reclusi con ingegnose trovate, studiandosi di cattivarsene la benevolenza con regali di loro gusto. I testi ricordano nei processi che tanti di questi disgraziati, ricuperata la libertà, o tosto o tardi gli si facevano nuovamente vedere per aggiustare la coscienza.
Dimoravano a Torino cattolici di lingua tedesca; ne capitavano pure negli ospedali della città. Nessun prete era allora in grado di confessare queste persone. Nel 1855 Don Bosco, fattesi dare da un professore sedici lezioni di tedesco, che retribuì, si compilò un prontuario di vocaboli e di frasi che gli servissero per interrogare, rispondere, ammonire, eccitare al dolore; così potè prestare largamente in seguito a quegli stranieri l'opera sua nel tribunale della penitenza.
Finchè ne ebbe la possibilità, accorreva a confessare nelle Scuole Cristiane dei Fratelli, in ritiri di fanciulle, in monasteri, in case di beneficenza, in ospedali. Dalle infermerie del Cottolengo non si allontanò fino al 1874; eppure di là verso il 1845 aveva riportato un'infezione petecchiale con effetti dolorosi, che lo tormentarono per tutto il resto della, sua vita, come depose Don Rua che seppe la cosa da lui, e come l'economo salesiano Don Sala riscontrò sul suo corpo dopo la morte.
Dal 1844 al 1805 nelle innumerevoli prediche e predicazioni a Torino e fuori sembrava che predicando non si prefiggesse altro scopo che di poter tirare gli uditori a confessarsi. Le moltitudini, vinte dalla sua evangelica bontà, ne assediavano il confessionale, dove egli sedeva dalle prime ore del mattino e poi fino a notte inoltrata. In questo modo la sua fama di confessore diffondendosi sempre più conduceva all'Oratorio uomini d'ogni classe sociale, bisognosi di ritrovare a' suoi piedi la pace dell'anima.
Per i suoi giovani.
Se tanto faceva occasionalmente per i fedeli non affidati alle sue cure, si comprende che doveva fare assai più per i giovani che da lui dipendevano. Il suo pensiero fondamentale al riguardo lo espresse nel Giovane Provveduto scrivendo: « Cari figliuoli, se voi non imparate da giovani a confessarvi bene, correte pericolo di non apprenderlo in vita vostra e per conseguenza di non confessarvi mai a dovere in vostro danno e a rischio della vostra eterna salvezza ». Ma la confessione doveva, secondo lui, essere come integrata dalla comunione. Onde nella Vita di Francesco Besucco scrive: « Dicasi pure quanto si vuole intorno ai vari sistemi di educazione, ma io non trovo alcuna base sicura, se non nella frequenza della confessione e comunione; e credo di non dir troppo asserendo che, omessi questi due elementi, la moralità resta bandita ». Tutto compreso di questa estrema necessità, fece della confessione e comunione frequente una consuetudine, per dir così, connaturata con la vita dell'Oratorio esterno e interno.
Parlando in pubblico, aveva mille modi di scuotere chi si trovasse in disgrazia di Dio e d'insinuargli il desiderio dei Sacramenti. Durante il corso della settimana richiamava i più alla pratica della confessione e comunione almeno domenicale ; per le feste maggiori eccitava i meno propensi; per il mensile Esercizio della buona morte dava una scossa generale alle coscienze. Ma chi non conobbe quanta fosse la delicatezza di Don Bosco, non immagina con che naturale e spontanea libertà i giovani ne secondassero gli inviti. È quello del resto ché si può tuttora osservare dovunque regni davvero lo spirito del santo fondatore.
Confessore impareggiabile.
Oltre a tutto ciò Don Bosco offriva in se stesso a' suoi giovani un confessore instancabile e impareggiabile.
Certo il solo vederlo ogni giorno e per non breve tempo fermo e tranquillo ad ascoltare i suoi piccoli penitenti, come se al mondo non avesse altro da fare, era già di per sè un tacito incitamento a confessarsi. Questo ministero quotidiano assumeva proporzioni favolose in occasione di solennità e di esercizi spirituali; allora egli v'impiegava fino a dodici o quattordici ore al giorno, come testifica Don Rua, nonostante il gran freddo o il gran caldo, secondo la stagione. Nè in quelle ore vi poteva essere cosa di tale importanza, che ai suoi occhi la vincesse su quello che stava facendo. Sotto questo aspetto è ben significativo il caso del marchese Patrizi. Il nobile signore, col quale egli aveva stretto relazione ne' suoi viaggi a Roma, arrivò una domenica all'Oratorio per visitare il santo sacerdote. Don Bosco allora confessava gli esterni. Al visitatore fece per primo gli onori di casa Don Cagliero, che rese subito avvisato Don Bosco della sua presenza. - Bene, bene! rispose egli con calma. Gli si dica che io sono contento della sua venuta e che aspetti un momento. -- Altro che un momento ! Era passata un'ora e mezzo quando uscì. Allora tutto lieto e sorridente mosse incontro al Marchese, colmandolo di gentilezze e dicendo semplicemente di non aver potuto sbrigare prima quei poverini, che dovevano fare la santa comunione. L'ospite, uomo di antica fede e capace di comprendere, non che formalizzarsi per questo, ne trasse nuovo argomento per esaltare la santità di Don Bosco.
Durante l'ultimo decennio della sua vita, benchè sopraffatto da occupazioni e preoccupazioni, non abbandonò il confessionale, ma continuò a confessare solo i giovani e il personale dell'Oratorio interno; quando poi nell'ultimo biennio i gravi incomodi fisici lo costrinsero a nuove limitazioni, confessava presso la sua cameretta chiunque giornalmente si presentasse e ogni sabato sera ascoltava gli studenti della classe superiore. L'ultimo sabato che compiè tale ufficio fu il 17 dicembre 1887. Verso le diciotto una trentina di giovani salirono secondo il solito e aspettavano fuori dell'uscio l'avviso del segretario. Don Bosco stava molto male ,quella sera; aveva la febbre e stentava a respirare. Era cominciato il progressivo abbandono totale delle forze. A tutta prima disse che non si sentiva di sostenere quella fatica ; ma poi dopo un istante di silenzio ripigliò: -- Eppure è l'ultima volta che potrò confessarli. - E diede ordine che fossero introdotti. Entrarono essi in punta di piedi, s'inginocchiarono intorno a lui sul pavimento e si confessarono. Due giorni dopo Don Bosco si poneva in letto per non più rialzarsi.
Doni soprannaturali.
Oltre allo zelo infaticabile e alla bontà inesauribile, un terzo elemento conferiva forza di attrazione verso Don Bosco nella direzione delle anime. La Chiesa non restò mai priva dei doni carismatici profusi già dallo Spirito Santo nelle Cristianità primitive. San Paolo chiamò carismi certi doni gratuiti, straordinari e passeggeri, conferiti direttamente a vantaggio altrui. Egri ne enumera nove; settimo, il discernimento degli spiriti o dono di leggere nel segreto dei cuori. Una cronaca dell'Oratorio sotto il 13 aprile 1864 registra queste parole di Don Bosco ai giovani dopo gli esercizi spirituali: « Io in questi giorni passati vedeva chiaramente i peccati di ciascuno di voi, come se li avessi avuti tutti lì scritti davanti agli occhi, di modo che alcuni, i quali, facendo la confessione generale, volevano dire essi stessi i peccati, non badando alle mie interrogazioni, m'imbrogliavano le cose. È una grazia singolare che il Signore mi ha fatto in questi giorni per il vostro bene. Adesso alcuni renitenti al mio consiglio mi domanderanno, se non vedo più come prima il loro interno. Eh no ! debbo loro rispondere: non sono venuti allora, e adesso non sono più a tempo per godere di questo beneficio ».
Vivono tuttora alcuni di quelli che si sentirono sciorinare da Don Bosco nella confessione tutte le loro marachelle di un passato anche remoto. Vi fu un tempo, in cui certi giovani, volendo fare la confessione generale o avendo la coscienza imbrogliata, o non avendo avuto tempo di prepararsi bene, s'inginocchiavano dicendogli: Dica lei. E Don Bosco diceva. Ma a questo modo non la poteva durare. Una sera nel sermoncino dopo le preghiere parlò così: « Finora confessandovi voi mi dicevate: Dica lei, e io dicevo. Ma in buona sostanza tocca al penitente e non al confessore. Io non reggo più a parlare per ore e ore; ne soffre il mio povero stomaco. Da qui innanzi dite voi e se sarete imbrogliati, allora vi aiuterò». Queste parole vennero udite allora, scritte subito e poi lette nei processi dal salesiano Don Lemoyne.
Nessuno nell'Oratorio pose mai in dubbio questo dono di Don Bosco, poichè a centinaia si contarono quei che ne fecero l'esperienza. Dinanzi ai giudici ecclesiastici vari testi deposero con giuramento su fatti da essi medesimi accertati. Di tali fatti ve n'è uno meglio documentato, avendolo esposto per lettera a Don Rua il 5 aprile 1909 colui che n'era parte interessata, Monsignor Angelo Cattaneo, Vicario Apostolico nell'Honan meridionale e residente a Nau-Jang-Fou. Nel 1861 era chierico nel seminario di Bergamo, quando Don Bosco vi andò a predicare gli esercizi. Presentatosi a lui per fargli la sua confessione, tirò fuori uno scartafaccio, nel quale aveva scritto i suoi peccati, e cominciò a leggere. Ma Don Bosco glielo tolse di mano, lo gettò sul fuoco nella stufa e gli disse: -Te li conterò io i tuoi peccati. - Infatti glieli sfilò uno dopo l'altro, proprio come stavano scritti. « Si può immaginare, scrive Monsignore, quale fu la mia sorpresa e commozione. Scoppiai in pianto di vero dolore e consolazione ».
Questo dono serviva a Don Bosco per richiamare alla memoria dei giovani colpe dimenticate o volontariamente taciute. « Sono cose, depone Don Rua, che avvenivano con tanta frequenza, che mi riesce difficile a ricordare i nomi di tali giovani ». Ne menziona solo due con tutte le particolarità.
Ma Don Bosco non faceva così soltanto coi giovani. Nel 1882 a Nizza Mare un signore cinquantenne uscì trasognato dalla camera di lui, nè seppe trattenersi dal narrare al Direttore Don Ronchail il caso occorsogli. Confessandosi dal Santo, si credeva di aver detto tutto ; ma quegli al termine dell'accusa gli disse: - Scusi, signore. Di quel peccato commesso a diciotto anni nelle tali e tali circostanze, si è forse dimenticato. - Il peccato era stato realmente commesso e non mai confessato.
Da Confessore a penitente.
Il grande confessore in un dato giorno della settimana si faceva alla sua volta umile penitente. Finchè visse Don Cafasso, tutti potevano vederlo prostrarsi al suo confessionale nella chiesa di S. Francesco d'Assisi. Morto Don Cafasso, ogni martedì mattino, dove Don Bosco confessava, compariva Don Giacomelli, già suo compagno di seminario e, aspettato che terminasse, ne prendeva il posto e alla presenza di alunni e superiori ne ascoltava la confessione. Fuori dell'Oratorio, venuto il suo giorno, si confessava, potendo, da qualche salesiano oppure da altro sacerdote. Ed era puntualissimo. Nel marzo del 1886 a Nizza Marittima la Regina del Wurtemberg, desiderosa di vederlo, ottenne la promessa di una sua visita, della quale gli fissò l'ora. Don Bosco, sbrigatosi dalle udienze, benchè già in ritardo, avendo nell'uscire dalla sua stanza scorto Don Cerutti, membro del Consiglio superiore salesiano, lo chiamò dentro e, sapendo che avrebbe voluto confessarsi, gli disse: - Oh, la Regina del Wurtemberg può ancora aspettare un poco e intanto noi possiamo terminare le cose nostre. - Uditane quindi là confessione, lo pregò di ricevere la propria.
Dunque anche la forza dell'esempio contribuiva a tener vivo, fra quanti lo circondavano, l'amore al sacramento della penitenza e infondeva maggior confidenza verso il confessore che si confessava così sotto i loro occhi.
Fondata che fu la Società Salesiana, il fondatore le assegnò, secondo il costume, lo stemma e un motto. Il motto dice: Da mihi animas cetera tolte. Queste parole vogliono significare che per guadagnare anime a Dio i soci debbono essere sempre disposti a sacrificare ogni altro interesse. Di ciò tutta la sua vita fu mirabile esempio. Ben poteva egli appropriarsi la dichiarazione di S. Paolo che, scrivendo ai Cristiani di Corinto, protestava di sentirsi pronto a dare per le anime non solo quanto aveva, ma anche tutto se stesso: impendam et superimpendar.
(1) Ne rimangono appena poche copie. Ogni copia, L. 120, pagabili a rate. Per ordinazioni rivolgersi alla S. E. I. Corso Regina Margherita, 76 - Torino 109
Sacre Ordinazioni.
Un radiotelegramma di S. E. Mons. Pasotti al Rettor Maggiore ci ha annunziato che egli ha potuto ricevere la consacrazione episcopale nella cattedrale di Bangkok, il 24 giugno u. s. Non conosciamo i particolari sullo svolgimento della solenne cerimonia; ma confidiamo che essa abbia recato molto conforto ed incoraggiamento ai fedeli e soprattutto ai giovani seminaristi che si preparano al sacerdozio nella nostra casa di Bang Nok Khuek. Rinnoviamo intanto a Monsignore le nostre più vive felicitazioni e cordiali auguri.
La prima domenica di luglio, nella Basilica di Maria Ausiliatrice, l'Em.mo Card. Arcivescovo di Torino Maurilio Fossati ha tenuto, come gli anni scorsi, le sacre Ordinazioni dei nostri studenti di teologia. Gli ammessi al Sacerdozio erano soltanto tre, perchè lo stato di guerra ed il bisogno di cappellani avevano già fatto anticipare di un anno l'ordinazione dei candidati. Ne ammise però un bel numero agli Ordini minori ed una cinquantina al Suddiaconato.
Anche gli altri nostri studentati Teologici hanno chiuso l'anno con un consolante numero di promossi ai vari Ordini sacri.
Attività catechistica.
Sull'esempio di Asti, anche la Diocesi di Ivrea e quella di Pinerolo organizzarono un riuscitissimo Congresso Catechistico Diocesano che gli Ecc.mi Ordinari affidarono per lo svolgimento al nostro Ufficio Catechistico Centrale. Daremo nel prossimo mese relazione di quello di Pinerolo.
Ad Ivrea si tenne nei primi giorni di luglio nell'Istituto Card. Cagliero. Lo presiedette lo stesso Ecc.mo Vescovo Mons. Paolo Rostagno. Rappresentò il nostro Rettor Maggiore, improvvisamente impedito, il Prefetto Generale sig. Don Berruti. Una giornata venne dedicata al Clero, l'altra alle Suore, Maestre e Catechiste.
Nella prima relazione, D. Bottini, dell'Ufficio Catechistico Centrale Salesiano, illustrò l'Organizzazione di un Centro Catechistico con ampia documentazione a disegni e fotografie, indugiandosi sulla Congregazione della Dottrina Cristiana, gli ambienti della scuola, il censimento catechistico, l'organizzazione delle varie classi, la formazione del gruppo parrocchiale dei catechisti, i sussidi didattici, i lavori della segreteria, i libri di testo, i mezzi di emulazione, la festa della dottrina cristiana.
Don Murari, del nostro Oratorio festivo di Saluzzo, svolse il tema: Il Catechismo nelle Parrocchie con Oratorio e senza Oratorio, insistendo specialmente sul dovere di aggiornare le scuole di catechismo per renderle sempre più rispondenti allo scopo.
Sul modo di fare il Catechismo agli adulti » parlò con molta competenza il prof. Don Valentino Panzarasa, del nostro Ateneo Pontificio prospettando: i modi migliori per attrarre gli adulti alle istruzioni parrocchiali; alcuni punti strategici da conquistare e scogli da evitare; i requisiti necessari e il metodo particolare; infine, il modo di sfruttare gli interessi dominanti ogni categoria di adulti.
Nel pomeriggio, Don Giovanni Capirone, Arciprete di Rivarolo e vice Direttore della Commissione Catechistica Diocesana, diede un'aggiornata relazione del movimento catechistico della Diocesi.
Chiuse la giornata una brillante lezione pratica tenuta dal nostro Don Vincenzo Colombara, direttore dell'Istituto «Conti Rebaudengo » di Torino. Dopo di che S. E. Mons. Vescovo disse la sua soddisfazione per le ottime trattazioni e, ripromettendosi abbondanti frutti, impartì a tutti la pastorale benedizione.
Anche la prima parte della giornata delle Suore, Maestre e Catechiste fu presieduta da S. E. Mons. Vescovo ed ebbe pieno successo.
Dopo la proiezione della filmina esplicativa sull'Organizzazione di un Centro Catechistico,
Suor Innocente Borzini, delle Figlie di Maria
SS.ma Ausiliatrice, affrontò il tema sulla Missione delle Catechiste svolgendo magistralmente questi due punti: dignità e attitudini della catechista; necessità di una profonda e organica preparazione; come trovare praticamente buone catechiste nelle parrocchie; come formarle didatticamente; efficacia della preparazione interiore delle catechiste nello svolgimento del loro apostolato.
Suor Emma Acchiappati, pure Figlia di M. Ausiliatrice, trattò in seguito dei « Principali sussidi didattici per l'insegnamento Catechistico nell'Oratorio e nelle Parrocchie ». La relatrice dimostrò che anche dove regna la povertà e non esistono sussidi didattici adeguati, questi si possono costruire con un po' di buona volontà servendosi delle cose più usuali.
Una vivace discussione pratica sottolineò la relazione e ne mise in luce i punti più importanti.
Nel pomeriggio, Don Giovanni Capirone rilesse la sua relazione sul Movimento Catechistico Diocesano; quindi Suor Lina Gamba, delle Figlie di Maria Ausiliatrice, svolse l'ultimo tema: Il Catechismo delle adulte, toccando brevemente: il fine da raggiungere; il metodo particolare; la materia da insegnare. Fece rilevare con alcuni esempi pratici quanto sia grande l'ignoranza religiosa nelle adulte anche praticanti, e spiegò come si debba far loro il Catechismo.
Chiuse Don Capirone, ringraziando i Salesiani e specialmente il Rettor Maggiore, Don Pietro Ricaldone, per aver cooperato così efficacemente alla buona riuscita del Congresso Diocesano, ed invitando tutti i presenti a portare nelle singole parrocchie sempre più ardente la fiamma dell'apostolato catechistico.
A commento pratico, nel salone-teatro dell'Istituto Salesiano venne allestita per la circostanza una bella mostra catechistica, che illustrava con documenti e sussidi: la Congregazione della Dottrina Cristiana, l'occorrente per la formazione dei catechisti, per l'allestimento delle scuole e delle singole classi di Catechismo, il libro di testo, i vari sussidi didattici, le macchine da proiezione delle migliori case produttrici italiane, ecc. Un piccolo banco di vendita diede agio di procurarsi libri, registri, sussidi di ogni genere.
Nel centenario dell'Ordinazione Sacerdotale di San Giov. Bosco.
Iniziative particolari.
Rileviamo la cronaca di qualche altra commemorazione del centenario dell'Ordinazione sacerdotale di Don Bosco, ricordando che la celebrazione ufficiale verrà fissata a suo tempo dal Rettor Maggiore.
Firenze - Promossa dagli ex-allievi, sotto la presidenza del prof. Carmelo Meli, la commemorazione del centenario dell'Ordinazione sacerdotale di Don Bosco, nella magnifica Basilica di S. Croce, il 29 giugno u. s., è assurta ad una vera glorificazione cittadina. Vi accorse una folla imponente di Cooperatori e di exallievi, ed un'eletta rappresentanza del Clero e del Patriziato fiorentino, degli Ordini e delle Congregazioni religiose, degli Istituti di educazione e delle Associazioni cattoliche. La presiedette l'Em.mo Card. Arcivescovo Elia Dalla Costa, circondato dal Prefetto Ecc. Marchese Palmeri di Villalba e Signora, e dai rappresentanti delle altre massime autorità civili, politiche, militari e scolastiche. Il quadro del Santo campeggiava sull'altar maggiore in un trionfo di luci e sembrava che Don Bosco si compiacesse di quel nuovo incontro col popolo di Firenze che egli amò di speciale predilezione.
La « Schola cantorum » della Basilica della SS. Annunziata accolse l'ingresso dell'Em.mo Cardinale Arcivescovo con le note trionfali dell'Ecce Sacerdos magnus del Perosi. Quindi I'Ecc.mo Vescovo di Livorno, Mons. Giovanni Piccioni, pronunciò una mirabile orazione commemorativa ricordando la geniale multiforme attività dell'apostolato di Don Bosco e illustrando particolarmente la sua figura di educatore originale, sapiente, simpatico. Egli volle infatti che la volontà dei giovani fosse educata senza costrizioni, con la luce della riflessione, con la bontà delle convinzioni, con l'efficacia della carità, con l'accoglienza del sorriso: il tutto permeato e potenziato dalla Grazia di Dio che stimola all'ardimento e spinge all'eroismo di ogni giorno.
Terminato il discorso di Mons. Piccioni, accolto da unanimità di consensi, fu data lettura di un telegramma inviato dal nostro Rettor Maggiore.
La cerimonia ebbe termine con il canto del Te Deum e con la benedizione Eucaristica-impartita dall'Em.mo Cardinale Arcivescovo, seguita dall'acclamazione trionfale Tu es Petrus del M. Haller.
Telegrammi di devoto filiale omaggio vennero inviati dagli ex-allievi fiorentini al Santo Padre e al Sig. Don Ricaldone.
Chieri - Una folla di Cooperatori e di ex-allievi, coi giovani dell'Oratorio S. Luigi e le alunne dell'Oratorio S. Teresa, Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice ed una cospicua rappresentanza del Clero, degli Ordini e delle Congregazioni religiose cittadine accorse, la domenica 8 giugno, alla storica chiesa di San Domenico, ove Don Bosco celebrò, cent'anni or sono, una delle prime sue Messe, per commemorare la cara data con una solenne funzione.
Salì lo stesso altare del Rosario il sig. Don Tirone, Direttore Spirituale Generale della Società Salesiana, ed i chierici del nostro studentato teologico subalpino eseguirono scelta musica liturgica. I RR. Padri Domenicani si prodigarono con ogni cortesia pel culto divino, per le Confessioni e per le Comunioni.
Foglizzo Canavese, che ebbe l'onore di accogliere a festa Don Bosco vivente non volle lasciar passare inosservata la data centenaria. Tutto il paese accorse al triduo predicato, nella chiesa parrocchiale, da D. Mario Giro di Ferrara, ed il giorno della festa, 27 aprile, fece, come suole da qualche anno, la sua Pasqua.
Dopo le varie Messe per la Comunione generale degli uomini, gioventù dell'Oratorio maschile e dell'Oratorio femminile, e delle mamme, tenne pontificale il Vescovo Diocesano S. E. Mons. Rostagno, il quale, nel pomeriggio, dopo i vespri solenni, presiedette la processione eucaristica recando il SS. Sacramento per le vie del paese, e chiuse la festa colla sua fervida parola e colla trina Benedizione. Per la circostanza gli ex-allievi tennero il loro convegno annuale e per tre sere venne proiettato nel cinema locale il film « Don Bosco e le sue Opere ».
San Severo - Don Bosco nelle carceri.
Il 18 maggio u. s., in occasione del precetto Pasquale ai detenuti delle carceri giudiziarie della città, venne loro offerto un bel quadro di San Giovanni Bosco, che collocarono trionfalmente nel centro della cappella, durante la sacra funzione a cui parteciparono tutte le autorità cittadine e numeroso pubblico. Celebrò la Santa Messa e distribuì la Comunione il Direttore dell'Istituto Salesiano D. Stanco, che parlò del Santo quale apostolo dei detenuti, suscitando nell'uditorio profonda commozione.
Pomigliano D'Arco - Conferenze salesiane.
Per invito del Direttore Generale Gr. Uff. Ugo Gobbato, il nostro Don Fasulo nei giorni 6, 7 e 8 giugno tenne nella grandiosa sala del Dopolavoro aziendale Alfa Romeo dello stabilimento aeronautico S. Martino in Pomigliano d'Arco un ciclo di conferenze con proiezioni e film su S. Giovanni Bosco e le sue Opere, mettendo in particolare risalto le benemerenze del Santo nel campo del lavoro e le istituzioni salesiane a vantaggio dei figli del popolo lavoratore. Dirigenti e maestranze le seguirono con deferente, vivo interesse, coronandole con calorosi applausi. A nome di tutti, il Direttore del Dopolavoro, Ing. Mario Avena, espresse sentimenti di plauso e di riconoscenza all'Oratore, di simpatia e di ammirazione a S. Giovanni Bosco, grande figura di lavoratore, grande apostolo ed amico degli operai.
Le riunioni furono rallegrate dalla banda musicale del Dopolavoro.
BOMBAY
Amatissimo Padre,
avrete ricevuto la notizia della morte del caro confratello ch. Tomaso O'Shea, avvenuta l'8 maggio u. s. in seguito a setticemia. Abbiamo fatto del nostro meglio per salvarlo; ma il Signore ci ha chiesto questo sacrificio. Era il più giovane ed apparentemente anche il più forte della nostra casa. Speriamo che egli goda ora in Cielo il premio delle sue virtù e patrocinii presso Dio quest'opera che gli stava tanto a cuore.
Il mese di maggio, tempo di vacanza, parte dei confratelli lo passò in una stazione climatica, in un fabbricato gentilmente messo a nostra disposizione dal Governo. Torneranno fra due giorni e ci prepareremo pel nuovo trimestre che si inizia il 5 giugno.
Abbiamo avuto molte domande di ragazzi, ma non le abbiamo potuto accettare perchè i posti sono limitati. Speriamo di poterlo fare quanto prima.
Vi informai a suo tempo dell'inizio del nuovo fabbricato. Ora posso darvi notizia dei rapidi progressi. S. E. l'Arcivescovo di Bombay benedisse la prima pietra il giorno della festa di S. Giuseppe, 19 marzo u. s., per ottenere la protezione del Santo sulla costruzione.
Attendemmo ancora una quindicina di giorni per intraprendere i lavori, perchè i piani non erano pronti; ma subito dopo Pasqua si cominciò lo sterro, ed i giovani, prima di partire per le vacanze, ebbero la gioia di vedere già le fondamenta emergere dal suolo. L'impresario continuò con lena; sicchè si è fatto tanto progresso che si spera di veder completata ogni cosa a suo tempo.
Accludo il progetto del nuovo fabbricato, perchè possiate vedere quanto è in programma. La nostra povertà non ha consentito di affrontare subito tutta la costruzione: ci siamo limitati alla prima ala colla parte centrale, che sarà pronta pel 15 ottobre p. v. Così potremo lasciare la casa che attualmente affittiamo e sentirci in casa nostra. Siccome la disponibilità dei posti sarà troppo inferiore alle richieste, intendiamo di innalzare subito anche il pian terreno del resto del fabbricato, che ci permetterà di soddisfare per qualche anno alle più urgenti esigenze. Se i tempi fossero un po' più propizi avremmo senz'altro potuto attuare tutto il progetto, perchè il pubblico è ben disposto e ci aiuta con offerte. Ma cominciamo ad accontentarci. Il lavoro più lungo fu per le fondamenta. Ora il pianterreno della prima ala è già quasi pronto e tutto procede bene. Ne ringraziamo il Signore e ci affrettiamo a darvi questa notizia che farà piacere anche ai nostri Cooperatori. Ci raccomandiamo alle vostre preghiere presso l'altare di Maria Ausiliatrice e del nostro Padre S. Giovanni Bosco e vi assicuriamo sempre il nostro più fervido ricordo.
Aff.mo in G. C.
Sac. AURELIO MASCHIO Direttore.
Bombay, 30-VI-1941
ASSAM .
Amatissimo sig. Rettor Maggiore,
priva di tutto vi ringrazio di gran cuore dei paterni messaggi che ricevemmo sempre con intensa gioia. Grazie a Dio, noi continuiamo a lavorare, fra deferenti riguardi che ci permettono di svolgere gran parte del nostro apostolato. Anche il Governatore mi ha dichiarato, per Natale, la sua soddisfazione sul buon andamento della Missione.
Torno ora da un duplice viaggio nella valle del Bramaputra e sulle colline Garo, dove potei amministrare 120 battesimi, 600 cresime e benedire 15 matrimoni. Il percorso delle colline Garo fu lungo e faticoso: ho fatto colla mia macchina più di 1200 kilometri. Troppo sovente la strada era in pessimo stato tra la bella foresta dell'Assam. Non ci mancarono avventure; ma, grazie a Dio, ogni cosa andò bene. Per la prima volta abbiamo potuto organizzare due grandi Convegni tra i Garo. È consolante vedere come questa tribù, che un'ottantina di anni fa era temuta come composta di cacciatori di teste, ora accolga con docilità il santo Vangelo! I due convegni durarono quattro giorni. Ampie tettoie coperte di paglia ospitarono i cristiani che giunsero anche da molto lontano. Abbiamo trattato i più vitali problemi religiosi con grande praticità e frutto spirituale. Ambedue si chiusero colla processione eucaristica che riuscì assai bene, quantunque fosse un'impresa incolonnare donne e fanciulli che non avevano un'idea del nostro ordine processionale. In mancanza di bande istrumentali, supplirono i tamburi locali. In uno dei convegni abbiam tenuto anche la gara di Catechismo, con candidati di diversi villaggi, che contavano dai 10 ai 40 anni. Nelle notti precedenti, mentre gli altri cantavano e saltavano fino a mezzanotte, questi studiavano di gran lena per imparar bene a memoria le risposte. Il tentativo è riuscito oltre ogni nostra aspettativa. In Tura, che è la base della Missione, c'è anche, come voi sapete, una colonia di lebbrosi che viene visitata regolarmente dal nostro Don Costa. Ebbene, abbiamo potuto rallegrare i poveri malati con l'albero di Natale carico di premi e di regali specialmente in vestiti. Essi vollero dimostrarci il loro gradimento con un'accademia; ma come stringevano il cuore anche i loro canti di gioia in quel regno del dolore !
Conferii la Cresima a 30 lebbrosi: molti di essi mancavano già delle dita e portavano visibili altri terribili segni del male. Non si può fare a meno di piangere e di ammirare lo spirito di sacrificio del missionario, l'amico dei lebbrosi... La cosa più urgente per ora a Tura sarebbe l'apertura di una scuola-orfanotrofio per le ragazze, diretta dalle Suore. Tra i Garo è ancora in vigore il matriarcato, e se noi non curiamo l'educazione delle fanciulle, dovremo rinunziare alla speranza di conquistarli al Signore.
Sto per iniziare un altro viaggio sulle colline Khasi per confortare ed incoraggiare altri missionari i quali lavorano molto nonostante le presenti difficili circostanze. Stiamo tutti bene. A Dio piacendo, il 5 giugno celebreremo il centenario dell'Ordinazione sacerdotale del nostro caro Padre San Giovanni Bosco, coll'Ordinazione di 14 novelli sacerdoti a Shillong. È una grande consolazione. L'Ispettore è sempre in viaggio anche lui.
Raccomandateci alle preghiere dei nostri cari Cooperatori e benediteci tutti. Noi ricambieremo con altrettante fervorose preghiere.
Aff.mo in G. C.
+ STEFANO FERRANDO
Vescovo di Shillong. Shillong, 24-1-1941.
GIAPPONE
Torniamo all'antico... in veste moderna. Rev.mo ed amat.mo Sig. D. Ricaldone, dalle mie precedenti relazioni può essere che molti dei nostri cari lettori del Bollettino abbiano pensato: «Ma che cosa avviene in Giappone? Quali piani di riforma si stanno attuando ? Quale ne è il movente ? ». Rispondo subito: come ho accennato altre volte, si tratta del rinnovamento della vita della nazione giapponese; si tratta di riunire come un solo uomo cento milioni di sudditi e di creare il fondamento per un'éra di comune prosperità nell'Asia orientale. I modi proposti sono svariatissimi, ma tutti cooperano a questo scopo. Penso sia utile riferirne, affinchè tutti i nostri fratelli, amici e benefattori si rendano conto della nostra situazione, e ci vengano in aiuto, specie con ardenti preghiere.
Questo rinnovamento è in gran parte fondato su un ritorno più sentito, più pratico, più efficace, a direttive, principi, tradizioni e costumanze antiche, naturalmente coi riattamenti moderni, che ne assicurino l'efficienza in ogni campo, morale e civile, letterario e scientifico, amministrativo ed economico, per far fronte alla situazione del momento, e per raggiungere lo scopo indicato. Non mi è certo possibile in un breve articolo di cronaca, parlare di tutto; d'altra parte è chiaro che dubbi e discussioni sulla nuova struttura si possono pensare: si è in un campo sperimentale, e la pratica dirà tante cose. Accennerò ad alcuni, che mi sembrano fra i punti più salienti. Il richiamo cioè più forte al problema delle manifestazioni religioso-tradizionali, e ad alcune istituzioni o associazioni che toccano più direttamente la vita domestica quotidiana. Sono notizie certo nuove per la maggior parte dei lettori e serviranno a far conoscere meglio questo gran paese anche nelle sue relazioni culturali con noi, e a far comprendere meglio l'apostolato missionario per queste anime.
Fra le associazioni di base della nuova struttura è caratteristica quella detta Associazione dei vicini di casa (tonarigumi) la cui idea ha accompagnato la storia giapponese fin dai suoi primordi (pur non essendo di origine giapponese, ma cinese) con successivi cambiamenti nei secoli, con lo scopo della mutua sicurezza e della responsabilità collettiva per la condotta morale e politica dei suoi membri. Uno dei più importanti cómpiti dell'antica associazione era di evitare incendi, ladronecci; di essere responsabili dell'esattezza nella denuncia e nel pagamento delle tasse ecc. ; ora sarà di promuovere la cooperazione per le opere di difesa sociale in caso di pericolo o calamità pubbliche, per la provvista di rifornimenti e il controllo dell'equa distribuzione di generi sottoposti a tesseramento; l'aiuto nel lavoro dei campi a quelle famiglie i cui membri sono stati richiamati al servizio militare; a sacrificare parti fisse delle entrate a favore di prestiti per la difesa nazionale ecc. L'associazione antica era formata di cinque capi famiglia (colle rispettive famiglie e servi); l'attuale, è di dieci, che vengono formando come un elemento intermedio fra l'associazione privata e l'organo statale: questo funziona per mezzo delle leggi e dei regolamenti; « l'associazione dei vicini » con suggerimenti, desideri e reclami alle autorità. Non è da meravigliarsi di queste reviviscenze dell'antico, date le attuali circostanze e necessità: come in antico, si riproducono ora disposizioni circa il mangiare il riso o il prezzo dei menù; circa le limitazioni delle spese nei funerali e matrimoni; circa le proibizioni dei vestiti di lusso, l'abuso dei gioielli, capelli e capigliature vistose...
Quanto alle manifestazioni religioso-tradizionali anche per il fatto della nuova legge sulle religioni emanata in Giappone (non ancora applicata su tutta la linea per le religioni che hanno domandato il riconoscimento ufficiale) si è notato da qualche tempo a questa parte un accrescimento e rinnovamento non solo di edifici, monumenti o altri segni, rimessi a nuovo o costruiti ex novo, ma di tutta l'attività di cui sono rappresentazione: pubblicazioni a stampa, discorsi, pellegrinaggi, feste e cerimonie, propaganda all'interno e all'estero, ecc. Per dire di alcune che cadono in aprile ad es., bisogna vedere lo splendore con cui si è celebrato alla capitale la festa dei fiori per commemorare l'anniversario della nascita di Budda. Hanno partecipato al solenne classico corteo numerosissimo popolo e gli elementi ufficiali di tutte le feste buddiste riunite e dei bonzi e studenti delle scuole e università buddiste. Sessanta bonzi, rivestiti di ampi e sgargianti paludamenti in rappresentanza di tutte le sette buddistiche del Giappone; 30-40 fanciulli e fanciulle scelti fra le famiglie di elevata condizione, vestiti di ricchissimi costumi antichi condecoravano il corteo, che si snodò per le vie principali della capitale fino al grande stadio Hibiya, ove si tenne la commemorazione. I bonzi attorniavano un fiorito palanchino, che portava la statua di Budda bambino, intonando le antiche « sutre » ritmate su caratteristiche elevazioni di voci, seguite da profondi mormorii, seminando nel frattempo in ogni direzione ritagli di carta colorata, simulanti i petali di fior di loto. Si susseguirono coreografie e canti speciali d'occasione, e la funzione finale. Si preparò per la circostanza un tè dolce speciale, che venne distribuito ai fedeli, i quali se lo portarono a casa, dopo averne versato un po' sulla testa di Budda. Chi può numerare le persone adunate per la funzione di Tokyo ? E così in ogni parte del Giappone. Quando si pensa ai milioni di anime legate a questa credenza, e al men che esiguo numero, in proporzione, dei seguaci di Gesù, qual senso di stringimento al cuore! E da quali propositi tutte le anime buone non debbono essere eccitate per l'apostolato!
Altra festa caratteristica e cara al cuore dei giapponesi (ed è ottimo lo scopo che si propone) è la festa dell'equinozio di primavera, destinata a richiamare il ricordo degli antenati e di riconoscerne i benefici: nella riconoscenza dei benefici si manifesta lo spirito del buddismo.; nella venerazione dei trapassati lo spirito del shintoismo. All'occasione si fanno dolci di riso che sono messi davanti all'altare domestico e si scambiano doni fra parenti e vicini; si fanno visite ai monumenti nazionali e ai cimiteri.. La Famiglia imperiale ne dà l'esempio con solenni funzioni a palazzo. Leggo su un giornale per la circostanza: « In questo giorno dobbiamo rendere omaggio e agli antenati della Famiglia imperiale e a quelli delle nostre famiglie. In questo momento in cui la nazione giapponese ha per compito d'instaurare un nuovo ordine di cose in Asia, è nostro dovere rendere i nostri omaggi anche agli spiriti dei soldati che si sono sacrificati per questo scopo. A questo spirito di sacrificio dobbiamo noi pure assoggettarci nella nostra vita quotidiana. Oggi è l'equinozio - è il giorno della semina - la semente d'eternità » . Entrino, i lettori in questo spirito - relativamente familiare ai Giapponesi - pensino al numero, ai mezzi disponibili, al fatto di queste manifestazioni secolari, che oggi più che mai si ribadiscono, e preghino per queste anime.
Un'altra grande manifestazione avvenne dal 23 al 28 aprile al massimo monumento nazionale a Tokyo, e fu presieduta dalla stessa Maestà dell'Imperatore: la glorificazione degli spiriti di 14.976 soldati e marinai, che hanno sacrificato la vita per la patria. Si pensi pure a milioni d'intervenuti: non si esagera.
Dunque, da un lato masse più che imponenti che assistono, sotto l'impulso dell'amore alla famiglia, alla patria, alle tradizioni nazionali non disformi in gran parte dalla legge naturale, con manifestazioni circondate di splendore, di fasto, di attrazione, toccanti il, sentimento (molla di scatto dell'agire giapponese) e il netto indirizzo delle autorità al rassodamento e alla reviviscenza di tutto questo stato di cose; dall'altro lato, un complesso di princìpi, che vogliono santificare, vivificare, dare il fondamento razionale e reale a queste manifestazioni di vita religioso-tradizionale, rappresentato dai discendenti dei dodici pescatori di Galilea e dagli insegnamenti di Gesù « via, verità e vita » verso i quali si manifestano posizioni diversissime di spirito e di realtà di vita. Alcuni (pochissimi paragonati al numero degli abitanti) acconsentono e dicono il generoso: « Sequar te quocumque ieris ». Altri, di fronte al Dio ignoto, o dicono come il buon milanese dell'anneddoto: « ghe l'em anche nu », e non ne sentono il bisogno; o dicono come quelli dell'Areopago a S. Paolo: « ti sentiremo un'altra volta ». Altri non se ne curano, hanno ben altre faccende cui attendere. Altri ignorano. Altri osteggiano per principio. Buoni amici, mettetevi nella realtà di questa condizione di fatto, in questa terra classica di esperienza dell'apostolato moderno, e concludete di aiutare il povero scrivente, che vi ha sempre domandato preghiere, preghiere, preghiere per la prosperità spirituale di questo gran popolo. Oh buon Padre, all'inizio del bel mese di Maria, accettate i nostri omaggi e l'assicurazione che i vostri figli in Giappone vogliono sempre lavorare, come D. Bosco, guidati e sorretti dalla loro Ausiliatrice; ma non cessate di pregare e far pregare per noi e per tutte le anime a noi affidate.
Aff.mo Mons. VINCENZO CIMATTI. Miyazaki, 30 aprile 1941.
Carissimi,
mentre state per concludere le vostre vacanze, io vi propongo un dialogo da meditare che vi invoglierà a riprendere con lena lo studio ed il lavoro. È un dialogo che si è svolto cinque secoli avanti Cristo, tra uno dei più celebri filosofi ed astronomi dell'antichità, Talete, ed un suo discepolo. Questi, un giorno domandò al maestro:
- Qual è l'essere più antico?
- Iddio - rispose Talete - perchè non cominciò mai ad esistere.
Difatti voi sapete dal Catechismo che Dio è eterno. Talete lo intuì col semplice genio umano.
- Qual è la cosa più bella ? - continuò a domandare il discepolo.
- Il mondo - rispose il maestro. - E la cosa più grande?
- Lo spazio.
- E la migliore?
- La virtù.
- E la più comoda?
- La speranza.
- E la più veloce ?
- Il pensiero dell'uomo.
- E la cosa più forte?
- La necessità, perchè essa supera ogni ostacolo.
- Qual è la più facile?
- Il dar consiglio agli altri. - La più difficile? - Conoscere se stesso. - La più utile? - Il tempo.
Miei cari: voi del tempo ne avete ancora a vostra disposizione. Siete nella primavera della vita. Fatene tesoro. Riflettendo alle risposte di Talete che rivelano la sapienza di uno dei sette Savi della Grecia, prendete le vostre risoluzioni pel nuovo anno scolastico-professionale. E imparate a conoscere e ad apprezzare voi stessi. Il celebre filosofo soleva ringraziare ogni giorno Iddio di averlo fatto nascere uomo e non bestia. Voi, a maggior ragione, sentirete il bisogno di ringraziare il Signore di avervi creati uomini e fatti cristiani; e farete di tutto per non diventar bestie, fuggendo l'ozio che è il padre dei vizi. Col Catechismo alla mano, coltiverete la cosa migliore, che è la virtù, e diventerete più saggi dei sette Savi della Grecia, perchè un buon cristiano val più di tutti i savi di questo mondo che non hanno la vera Fede. Ve lo augura di gran cuore il
vostro aff mo DON GIULIVO.
Sac. ASTORI D. MARIO, da Lu Monferrato (Alessandria), † a Torino il 13-VII-1941 a 37 anni. Professore nel nostro Liceo di Valsalice, si prodigava nell'insegnamento, come nell'esercizio del sacro ministero, con vero spirito salesiano di apostolato.
Sac. COSTANTINO SANDR[, da Trezzo Tinella (Cuneo), † ad Antei S. Andrea (Aosta) ,il 19-VII u. s. a 28 anni.
Ch. DENTE ANDREA, da Murazzano (Cuneo), † in famiglia il 1-VI-1941 a 23 anni.
Ch. GONCALVES DOS REIS ANTONIO, da Montelo (Portogallo), † a Lisbona (Portogallo) il 28-V-1941 a 26 anni.
MONS. GIULIO BASTAI, † a Modena il 26-VI u. s. a 65 anni.
Era una delle figure più eminenti del Clero Modenese per santità e dottrina e la sua scomparsa ha suscitato in tutti il più profondo rimpianto.
Grande amico dell'Opera Salesiana, cui diede sempre il suo generoso appoggio morale e materiale, da vari anni ricopriva con zelo la carica di Direttore diocesano dei Cooperatori.
Fino-all'ultimo momento, nonostante le sue molteplici occupazioni, partecipò attivamente a tutte le manifestazioni dell'Opera nostra in Modena.
Sac. Don GIOVANNI GIUDICI, † a Bergoro Olona il 17-V u. s. a 67 anni.
Ex-allievo dell'Oratorio di Torino, serbò per Don Bosco la più viva venerazione, per l'Opera sua il più cordiale affetto. Parroco per 32 anni a Bergoro, ispirò il suo zelo agli esempi ed allo spirito del Santo al quale dedicò l'Oratorio maschile. Restaurò la chiesa parrocchiale, caldeggiò la fondazione dell'Asilo e completò il suo programma di apostolato coll'Oratorio femminile. Alla popolazione diede tutto se stesso nell'esercizio del sacro ministero, con edificante pietà e spirito di sacrificio. Tra le nostre Opere prediligeva le Missioni i cui sviluppi seguiva con affettuoso interesse.
Sac. Don GIUSEPPE SALLEN, † a Perrero (Torino) il 29-VI u. s. a 73 anni.
Inviato da Don Bosco per gli studi secondari al nostro Istituto di Nizza Mare, serbò sempre pel Santo la più sentita gratitudine e grande venerazione. Ordinato sacerdote, esercitò il sacro ministero in varie parrocchie della diocesi di Pinerolo, finchè nel 1924 passò alla parrocchia vicaria di Perrero, ove spese tutto il resto della sua vita alla cura della popolazione di cui era veramente padre e pastore. Povero di mezzi, era ricco di risorse e di zelo per far del bene agli altri. L'unica sua stanza, che serviva da camera, da studio, da sala da pranzo e di ricevimento, pareva l'ufficio di un segretariato del popolo tante erano le pratiche a cui si sobbarcava per gli interessi spirituali e materiali dei suoi parrocchiani. Scrittore geniale e polemista di vaglia, esercitò anche l'apostolato della penna con frutto delle anime. Volle le Figlie di Maria Ausiliatrice a dirigere l'Asilo « Principessa Giovanna » e ne ampliò i locali che arredò di moderni sussidi didattici.
Sac. D. GIOVANNI BATTISTA GATTIGLIO, † a Milleaure di Bardonecchia il 31-VI u. s.
Sacerdote umile e pio, ammiratore dell'Opera salesiana, diffuse il Bollettino Salesiano e la Pia Unione dei Cooperatori fin nelle ultime grangie dell'alpestre paesello.
Cav. GIULIO CENTEMERO, † a Monza il 25-VI u. s.
Direttore e procuratore della Soc. An. Giuseppe Cambiaghi e di altre imprese industriali, rifulse per rettitudine di spirito cristiano e fedeltà integerrima. Anima dell'Azione Cattolica, dedicò all'apostolato attivo oltre cinquant'anni, esempio agli uomini ed ai giovani di grande amore alla Chiesa e di vero zelo per la gloria di Dio e per il bene delle anime. Divotissimo di S. Giovanni Bosco ed ammiratore delle Opere salesiane, le sostenne sempre con generosa larghezza.
CAMARDA ADDOLORATA ved. PUNZI, † a Cisternino il 24-VI u. s. a 100 anni. -
Veneranda centenaria, madre del Sac. Prof. Quirino Punzi, insigne benefattore del nostro Istituto di Cisternino, amava essere chiamata « la mamma dei Salesiani ». E lo era realmente per l'affetto cle portava all'Opera nostra e per le cure e le sollecitudini che aveva per tutti. Visse i suoi cent'anni nella pietà e nell'esercizio della carità cristiana, animata da una fede patriarcale e da una illimitata generosità di cuore.
Altri Cooperatori:
Agosto Luigi, Passons (Udine) - Aima Scorzino Remigia, Trino (Vercelli) - Barbero Carolina, Torino - Barli D. Pietro, Castagneto (Firenze) - Betteloni Giuseppe, Prun (Verona) - Bortolotto Silvia Sartori, Malo (Vicenza) - Bursi Lina, Formigine (Modena) - Casazza Caterina, Casanova di Rovegno (Genova) - Castoldi Luigia, Monza (Milano) - Cavallini M.sa Egle Ved. Volterrani, Peccioli (Pisa) - Chicco Alfredo, Torino - De Muro Marietta, Cagliari - Grandi Bonvicini Edvige, Brescia - Maver Francesco, Calolziocorte (Bergamo) - Motta Caminiti Agatina, Roccalumera (Messina) - Pavesi Don Luigi, Cascine Calderari (Pavia) - Piscinetti Gennaro, Napoli - Regis Maria, Torino-Tre Tetti - Sarra Graziella, Musellaro (Pescara) - Sergio Guagliuni Jole, Torino-Tre Tetti - Steiner Miolati Carla, Rosea - Tarasconi Elvira, Calestano (Parma) - Vanoli Alessandro, Villadosia (Varese) - Zavattaro Letizia, Torino-Tre Tetti.
Borse complete.
Borsa CHARITAS CHRISTI URGET NOS, a cura di N. N.
Borsa ANIME DEL PURGATORIO (5a) - Somma prec.: 19.955,90 - Ivone Leonardo, 50 - Tot. 20.005,90.
Borsa BUCCI DOTT. GIUSEPPE, Ferrara, come da disposizione testamentaria « perchè col dividendo annuo venga istituita una perenne Borsa di Studio da conferire ad un allievo salesiano che abbia la vocazione e l'intelletto manifestamente adatti per diventare un efficace Missionario ».
Borse da completare.
Borsa ANIME DEL PURGATORIO (9a) - Maria Luisa dei Conti di Benevello, 10 - Sonetti Caterina, 10 - Manselli Carolina, 200 - Bargagli Vittoria, 12 - Tot. 232.
Borsa AMIGHETTI GIUSEPPE -- Somma prec.: 2100 - Don Bertolucci, 400 - Tot. 25co.
Borsa ANZINI DON ABBONDIO - Somma prec.: 220 - Pozzi Iseo, 100 - Zavattaro Magda, 100 - Tot. 420.
Borsa BEATA MARIA MAZZARELLO, a cura del Dott. Sac. G. B. Calvi - Somma prec.: 15.802 - Galeani Carmelina, 50 - Coniugi Granoia, 30 - Dott. Ing. Benè Gola e fratello doti. Emilio, 500 - Cantamessa M. Luisa, 6oo - Propagandiste Miss. Oratorio Femm. Maria Ausiliatrice, 100 - Nino Avv. Albertoni, 20 - Calcagno Giuseppina, 5 - Sorelle Bernero, 25 - Carla, Maria Teresa, Renzo, Anna Maria Picco, 500 - E. Zerbi, loo - T. Gay, 15 - A. Bettio, 5o - Pilutti, 70 - F. Trabucco, 20 - N. Massardo, 50 - G. Rovero (p. g. r.), 5o - Tot. 17.987.
Borsa BALDI DON LUIGI - Somma prec.: 3435 - Grignolo Angela 100 Tot. 3535.
Borsa BEL TRAMI DON ANDREA (4a) - Somma prec.: 4005.30 - Orlandi Benedetto, 5o -'Tot. 4055.30
Borsa BETTINI DON ATTILIO, a cura di Angiola Poli Marchese - Somma prec.: 850 - Nuovo versamento, 100 - Tot. 950.
Borsa COLOMBO DON SISTO - Somma prec.: 1285 - N. N., 20 - Tot. 1305.
Borsa DAL NEGRO MONS. GIOVANNI, a cura della Pia Unione dell'Adorazione del SS. Sacramento, chiesa di S. Spirito (Udine) -- Somma prec.: 5311 - Dal Negro Giuseppe, 10 - Offerte cassetta, 28 - Maria Peratoner, 10 - Socie e signore S. Spirito, 75 - Minisini Maria, 7 - Tot. 5441.
Borsa DOGLIANI CAV. GIUSEPPE, a cura di Pozzi Francesco - Somma prec.: 7825,50 - Don Antonio Maiocchi, 25 - Moretta Ettore, 5o - Remondini ed ex-allievi, 15 - Vallino Carlo, lo - Pozzi, 100 - C. S., 100 - Diversi, 200 - Tot. 8325,50.
Borsa DON BOSCO EDUCATORE (4a) - Somma prec.: 4864.70 - Sciaretta Eva, io - Tot. 4874,70.
Borsa DURANDO DON CELESTINO, a cura di un sacerdote torinese suo ex-allievo - Somma prec.: 1330 - C. S., 100 - Tot. 1430.
Borsa DON BOSCO SALVATE I NOSTRI FIGLI (2a) - Somma prec.: 8844,50 - Pernigotti Matilde, 10 - Tot. 8854,50.
Borsa EUCARISTICA DEL PICCOLO SERAFINO G. M. BRUNI, a cura del Sac. Antonio Bruni (ioa) - Somma prec.: 12.619,55 - Barbadoro Alzira, 10 - Brandolini R., 6o - Luigina Robba, 100 - Tot. 12.789,55.
Borsa EUCARISTICA DEL VANGELO UNIFICATO, a cura del Sac. Antonio M. Bruni - Somma prec.: 3370 - Offerte varie, zo - Tot. 3390
Borsa EUCARISTICA DEL PICCOLO SERAFINO G. M. BRUNI, in memoria e suffragio di Carlo Ghiglione, a cura del Sac. Antonio Bruni - Somma prec.: 5200 - Ardizzone, loc - Vogliano Vittoria, io - Mirogli Clementina, 8o - N. N., 20 - Ghiglione Ida, 300 - Tot. 5710.
Borsa FRANCHINI DON GIOVANNI - Somma prec.: 430- Gorini Vittoria, 5e -- Tot. 480.
Borsa GESÙ MARIA AUSILIATRICE DON BOSCO (3a) - Somma prec.: 12.800,60 - Maria Flick Gallo, 50 - Gollifredi Marta, io - Tot. 12.860,60.
Borsa GLI EDUCATORI AL LORO SANTO, a cura dell'Ing. Comm. Bianchi, Presidente Unione Don Bosco fra Insegnanti - Somma prec.: 8509,55 - Don Biagio Tamavore, 100 - Tot. 86c9, 5 5.
Borsa GEDDA SUOR TERESA - Somma prec.125 - N. N.. 20 - Tot. 145.
Borsa LAYOLO DON AGOSTINO - Somma prec.: 5735 - Pattarino Maria, lo: - Famiglie Bordone-Bosco, 25 - Tot. 586c.
Borsa MARIA RIFUGIO DEI PECCATORI, a cura di N. N. - Vercelli - Somma prec.: 8ooo - Nuovo versamento, 4000 - Tot 12.000.
(Segue).
I Cooperatori che, confessati e comunicati. visitano una chiesa o pubblica cappella (i Religiosi e le Religiose, la loro cappella privata) e quivi pregano secondo l'intenzione del Sommo Pontefice possono acquistare:
L'INDULGENZA PLENARIA
OGNI MESE:
1) In un giorno del mese a loro scelta.
2) Il giorno in cui fanno l'Esercizio della Buona morte.
3) Il giorno in cui partecipano alla Conferenza mensile salesiana.
NEL MESE DI SETTEMBRE ANCHE:
1) Il giorno 8 - Natività di Maria SS.
2) Il giorno 12 - SS. Nome di Maria.
3) Il giorno 14 - Esaltazione della S. Croce. 4) Il giorno 15 - I Sette Dolori di Maria SS
5) Il giorno 29 - Dedicazione di S. Michele Arcang.