BOLLETTINO SALESIANO

Anno LXV - N. 10 - 1° OTTOBRE 1941 - XIX

SOMMARIO: La Passiflora Salesiana. - In famiglia. - Dalle nostre Missioni: Amazzoni-Rio Negro, Mattogrosso, Calcutta, Assam, Bombay - Lettera di Don Giulivo.. - Necrologio. - Crociata missionaria. - Tesoro spirituale.

La Passiflora Salesiana

L'attività caratteristica dell'Opera di Don Bosco fa pensare ai Salesiani come a truppe di linea, tutte impegnate nella tattica di un'azione complessa che va dalle cure della gioventù più povera ed abbandonata, agli oratori, agli istituti per giovani studenti, alle scuole professionali ed agricole, alle varie forme di ministero e di apostolato della carità, dell'educazione, della buona stampa, delle missioni tra gli infedeli, ecc. Par di vederli tutti al lavoro, pieni di salute e di energia, in alacrità perenne fino alla morte.

In realtà Don Bosco ha concepito la Società Salesiana come una società di religiosi eminentemente lavoratori ed ha impresso alla sua Congregazione tal febbre di lavoro che Pio XI potè autorevolmente affermare, senza tema di smentita, che « Salesiano è sinonimo di lavoratore ». Nulla affligge tanto un vero figlio di Don Bosco quanto il vedersi limitare il campo e la possibilità di lavorare. Non lo sconcertano inclemenze di clima, difficoltà di ambiente, scarsità di mezzi, di vitto, di vestiti, di locali, privazioni e sacrifizi: quando possa lavorare, sopporta facilmente tutto, e se la cava anche con poco. Ciò che forma la più gran penitenza per un Salesiano è il non poter lavorare. Don Bosco stesso nella sua vita tanto travagliata e tanto sofferente se si lamentò mai di qualche cosa, fu proprio solo di non poter lavorare, quando le forze gli vennero meno o quando i contrasti gli impedivano di fare il bene che si sentiva chiamato a fare. Nessuna meraviglia pertanto che le Case salesiane in efficienza diano abitualmente l'impressione della gioia del lavoro.

Ma chi le frequenta con qualche familiarità non tarda a scorgere qua e là, tra tanti lavoratori sgobboni, delle vittime che consumano nel silenzio la mortificazione di non poter lavorare: mortificazione tanto più grande, quanto più è sentita l'attività dei fratelli. I nostri più intimi Cooperatori conoscono anche le Case salesiane del dolore, dove s'immolano, lontano dai giovani e dai fratelli in azione, tanti cari figli di Don Bosco minati da una varietà di mali che vanno dall'esaurimento alle forme più insidiose e più spasmodiche, convertendo i loro sogni di attività e di lavoro nella realtà del più sublime apostolato della redenzione, l'apostolato della sofferenza. Son giovani nel fior degli anni sorpresi nello slancio delle prime prove, son tempre robuste fiaccate dall'eccesso di lavoro quando più prezioso era il loro rendimento, son zelanti missionari consunti in un baleno dalle febbri e dagli stenti...

Precocemente invalidi, trascorrono le loro giornate santificando colle sofferenze il lavoro dei fratelli sani sulla breccia.

A confortare questi apostoli del dolore e ad ammaestrarli al valore della sofferenza nell'apostolato della Redenzione, la Divina Provvidenza ha suscitato nella Società Salesiana un modello di vittima preziosa nel SERVO DI DIO DON ANDREA BELTRAMI, che il compianto prof. Don Sisto Colombo, nella biografia popolare, scritta alcuni anni or sono, ha qualificato « la passiflora salesiana « (1).

Vero fior di passione, infatti, Don Andrea Beltrami visse appena 27 anni esaurendo negli ultimi quattro tutte le promesse e le risorse della sua radiosa giovinezza aggredita dalla tubercolosi.

(1) D. SISTO COLOMBO, La Passiflora Salesiana. S. E. I. Torino - L. 5,25

Giovinezza radiosa.

Era nato ad Omegna (Novara) sul lago d'Orta, il 24 giugno 1870, da Antonio e Caterina Beltrami. Trascorse l'infanzia é la fanciullezza al paese natìo, frequentando l'asilo e la scuola comunale fino alla seconda elementare ; quindi il locale collegio Zamoia per la terza, e l'Istituto Conti per la quarta e la prima commerciale come semiconvittore. Fu una grande grazia di Dio se potè conservar la purezza in ambienti dove i pericoli pei convittori eran purtroppo tutt'altro che rari. Lo sostenne una pietà soda e fervorosa, fortificata dalla Cresima, a 9 anni, ed alimentata dalla Comunione mensile che dal giorno della sua prima Comunione - Pasqua 188o -praticò fedelmente fino al suo ingresso nel Collegio salesiano di Lanzo Torinese.

Tempra volitiva, carattere pronto e vivace, spirito indipendente, ma cuore generoso, se era facile ai puntigli, agli alterchi ed ai bisticci fanciulleschi, non era meno sensibile al rimorso ed alla brama di vincere i difetti del temperamento e dell'età. Gli giovò molto la disciplina spirituale del Prevosto che, a differenza degli altri fanciulli, egli preferì sempre per la direzione dell'anima sua fin dalla prima confessione. Ogni volta che si accostava a questo Sacramento, ne usciva profondamente mutato, e teneva le briglie per parecchi giorni. Segno che si accostava colle dovute disposizioni e faceva fermi proponimenti.

La vocazione al sacerdozio si manifestò presto coll'amore alle sacre funzioni e coll'istinto a farsi altarini, ad imitare le cerimonie liturgiche della Messa, acconciandosi ingenuamente puerili fogge di paramenti.

Sbocciò decisamente nei tre anni che trascorse nel Collegio salesiano di Lanzo Torinese pel corso ginnasiale. Ve lo accompagnò la mamma il 24 ottobre del 1883. Come al paese, l'ingegno lo distinse subito e lo tenne sempre al primo posto, permettendogli di fare in tre anni tutto il ginnasio, saltando la seconda e la quarta. « L'avarizia è un vizio ributtante, ma diventa virtù se si applica al tempo », scrisse più tardi, fatto sacerdote; ne comprese però il segreto fin da giovinetto e, facendo tesoro del tempo, seppe arricchire l'ingegno di una dote di cultura più che ordinaria.

Nel mese di giugno ebbe la gioia di conoscere Don Bosco. Andò a Torino, il 24 giugno a rappresentare la prima ginnasiale alla festa onomastica del Santo e gli lesse un grazioso componimentino. Due giorni dopo, Don Bosco salì a Lanzo con Don Cagliero, eletto in quei giorni vescovo e vicario apostolico della Patagonia. Il collegio fece una gran festa. Don Cagliero accese nei giovani una fiamma di ardore missionario. Andrea tornò al paese per le vacanze, che pareva un uomo maturo. Alle ragazzate, preferì le amene escursioni in montagna e le regate sul lago, che contribuirono ad irrobustirlo fisicamente ed a preservarlo moralmente dai pericoli di quel periodo che Don Bosco chiamava giustamente « la vendemmia del diavolo ». Non frequentava più compagni dissipati e si accostava quasi quotidianamente alla santa Comunione.

In terza ginnasiale il suo ascendente sui compagni di collegio si accentuò notevolmente orientandosi all'apostolato.

Avendo vivissimo il senso del dovere, edificava colla sua condotta esemplare. I suoi successi negli studi gli davano un prestigio di cui sapeva valersi a salvare la disciplina quand'era compromessa dall'irrequietezza dei compagni o dalla debolezza di qualche professore. Ma dove più si notava il suo fervore era nelle pratiche di pietà, nella cura dei discoli ai quali offriva tante volte anche la sua merenda per farli più buoni, nell'invogliare i compagni al compimento dei propri doveri, alla visita a Gesù Sacramentato, alla divozione alla Madonna, alla frequenza delle Compagnie religiose, che sono vere palestre di virtù nel sistema educativo salesiano.

Al termine dell'anno scolastico si unì ai compagni migliori di quinta per fare un corso di Esercizi spirituali a San Benigno Canavese sotto la guida di Don Bosco, onde pensare più seriamente al suo avvenire. Li ripetè, con intenzione decisiva, l'anno seguente, dopo aver conseguito la licenza ginnasiale al R. LiceoGinnasio Gioberti di Torino con tale superiorità sugli altri candidati, che uno dei professori fece di tutto per averlo poi allievo in Liceo. Quando partì da Lanzo fu una voce sola: «Parte il miglior giovane del Collegio ».

Giunse a San Benigno Canavese coll'unica preoccupazione della sua vocazione, che inclinava ormai sensibilmente alla vita salesiana. Un giorno degli ultimi mesi dell'anno scolastico aveva chiesto al Direttore del Collegio di Lanzo dove avrebbe potuto far maggior bene. E D. Guidazio, spalancandogli la finestra della direzione sul cortile ove i suoi compagni si trastullavano, gli aveva detto paternamente: «Vedi? Tanti di questi ragazzi prima di venire qui erano la disperazione dei genitori; adesso invece, con la pace nel cuore, si abbandonano allegri e buoni ad uno spensierato divertirsi. Se tu un giorno ti trovassi in mezzo a loro quale maestro od assistente, vigilando su di essi, indirizzandoli, consigliandoli, e passassi in questo esercizio gli anni più belli, ma anche più pericolosi della tua vita, quanto bene faresti già da chierico e più ancora da prete ! ».

Questa semplice osservazione l'aveva confermato nella sua aspirazione e disposto a sostenere le difficoltà della famiglia. « Alla fine dei conti - si era detto - io devo pensare a salvarmi l'anima. Ho tante cattive inclinazioni: bisogna che mi metta al sicuro ». La Grazia accelerò il suo corso durante gli Esercizi spirituali. « Il Signore mi aveva messo in cuore -- dichiarò assai più tardi, quand'era già sacerdote - una ferma persuasione, un intimo convincimento che la sola via a me conveniente era il farmi salesiano. Era una voce di comando che non ammetteva replica, che toglieva ogni ostacolo, a cui non avrei potuto resistere anche se avessi voluto. La grazia della vocazione fu per me una grazia affatto singolare, invincibile, irresistibile, efficace» (1).

Chiesto consiglio a Don Bosco durante il sacro ritiro, il Santo lo guardò, penetrò la sua coscienza, vi lesse fino in fondo e gli disse che si facesse pure Salesiano. Sicuro pertanto della volontà di Dio, non esitò a chiedere ai suoi cari il grande sacrificio. Si trattava del primogenito, amato in famiglia quanto altri mai ; tuttavia lo spirito cristiano trionfò dell'affetto naturale, e la mamma, accompagnandolo in autunno al noviziato, disse al superiore, Don Barberis: « Giacchè è Iddio che lo vuole, non è più mio. Io lo consegno nelle sue mani. Lei ne faccia un santo».

Con Don Bosco.

Un colloquio di mezz'ora con Don Bosco fece sentire ancor più alla madre e al figlio l'eccellenza della vocazione religiosa. Il Santo conchiuse l'udienza dicendo che avrebbe pregato il Signore a rapirle anche il figlio Giuseppe che era con loro : ma avendo la madre osservato che ne aveva bisogno per la famiglia: « Pregherò il Signore - disse -- che lo conservi sano alla famiglia ». E la congedò coi figli, dandole una manata di medaglie ed una copia della biografia di Mamma Margherita pubblicata allora da Don Lemoyne.

Andrea raggiunse, la sera stessa, la casa di noviziato a Foglizzo Canavese, e fin dai pimi giorni apparve fra tutti come il migliore dei novizi.. Il 4 novembre, ricevette l'abito ecclesiastico dalle mani di Don Bosco ed al direttore generale dei novizi, Don Barberis, disse: « Io le prometto da questo istante di raddoppiare l'impegno per farmi santo». Si propose quindi la massima che seguì fedelmente: « Niente e non mai quel che piace a me; tutto e sempre quel che piace a Dio». L'amor di Dio purificò la natura e la sublimò fino all'eroismo. « L'indole sua - attestò il maestro Don Bianchi - era ardentissima; la natura e le cose umane lo attraevano immensamente, i principi di vanagloria gli erano come connaturali, non avendo mai avuti rimproveri nè dai compagni ne dai superiori ed essendo sempre stato senza contrasto il primo in ogni classe. Ma fin dai primi giorni del noviziato dimostrò che la sua fortezza d'animo era maggiore dell'inclinazione: voleva vincersi ad ogni costo, e si vinse ». Si impegnò soprattutto arditamente nella pratica dell'umiltà e della mortificazione. « Io sono un ferro torto che ha bisogno di essere raddrizzato col fuoco dell'amor di Dio - soleva dire - ma ci vuole il martello della mortificazione ».

Il suo progresso fu tanto notevole che il suo maestro potè testimoniare: « Mi pare che sia il primo fra tutti per virtù e sapere.

Di salute abbastanza buona e di grande attitudine, si applica con impegno a tutte le materie di studio, cercando tuttavia di rattemprare l'ardore onde è portato verso di esso, affinchè la pietà non ne abbia a soffrire. Ciononostante è riuscito sempre il primo negli esami e quasi a pieni voti. Dal principio dell'anno fin qui ha fatto un progresso tale nella virtù, da mostrare chiaramente da una parte la grazia grande con la quale Iddio lo assiste e dall'altra la corrispondenza fedele alle sante ispirazioni».

Con una condotta così fervorosa non fa stupire che durante la scossa di terremoto del 1887, mentre tutti fuggivano all'aperto, egli sia rimasto tranquillo in chiesa a servire la Messa a Don Barberis che imperturbato continuò il divino Sacrifizio.

Però lo sforzo ascetico costò non poco alla sua salute fisica; sicchè il direttore del Collegio di Lanzo, che al termine dell'anno scolastico lo invitò alla festa della premiazione, sentì il bisogno di trattenerlo per un po' di riposo e ricorse a Don Bosco il quale si trovava là per ordine dei medici a trascorrere i mesi più caldi. Il Santo accondiscese ben volentieri ed il chierico Beltrami ebbe così la gioia di tenere anche un po' di compagnia al buon Padre, quando la sera, sopra una seggiola a ruote lo si sospingeva a respirare un po' d'aria buona nel prato erboso che fa punta sulla Stura.

(Continua).

(1) Sac. EUGENIO CERIA, Il Servo di Dio Don Andrea Beltrami, pag. 51-52 - S. E. I., Corso Regina Margherita, 176 - Torino 109. - L. 12.

IL CALENDARIO SALESIANO

Preveniamo i nostri Cooperatori che quest'anno non potremo inviare a tutti il Calendario Salesiano. Per economia di carta, il Ministero della Cultura Popolare ne ha sospeso la pubblicazione, consentendoci, in via assolutamente eccezionale, di poter diffondere solo le copie che avevamo già in istampa nello scorso mese di luglio, le quali non bastano neppure per metà dei Cooperatori.

Chi pertanto non se lo vedrà arrivare col prossimo Bollettino faccia volentieri il piccolo sacrificio e ci risparmi richieste e spese postali.

IN FAMIGLIA

Torino - Il Card. Arcivescovo al Ritrovo Militare " S. Giovanni Bosco ".

II Ritrovo Militare « S. Giovanni Bosco.», aperto nell'Oratorio annesso al nostro Ateneo Pontificio e frequentato specialmente dai nostri ex-allievi, ebbe l'onore della visita dell'Em.mo Card. Arcivescovo Maurilio Fossati, il 3 giugno u. s.

Accolto festosamente dai Superiori e dai 110 militari presenti, S. Eminenza visitò i locali loro destinati, esprimendo la sua soddisfazione per la comodità che godono di attendere alle pratiche di pietà ed all'istruzione religiosa, insieme all'onesto svago. Rivolse quindi a tutti la sua paterna parola, ringraziandoli in particolare per l'obolo offertogli a pro' del Seminario archidiocesano, ed, implorata l'assistenza di S. Giovanni Bosco sulle loro giovani vite, impartì di cuore la pastorale benedizione.

Trento - Consacrazione dell'altare a S. Giovanni Bosco.

Cooperatori e Cooperatrici di Trento hanno voluto perpetuare la data centenaria dell'Ordinazione sacerdotale di Don Bosco, erigendo al Santo un artistico altare nel nostro Santuario di Maria Ausiliatrice. Conchiusa la festa della Madonna con la parola e la benedizione di S. E. Mons. Rauzi, iniziarono senz'altro una novena per celebrare la storica data e prepararsi fervorosamente alla consacrazione e dedicazione dell'altare. Iniziò la predicazione Don Alberto Montecchio, Direttore della nostra Casa di Bolzano, ed ogni giorno fu un succedersi di pellegrinaggi da parte dei vari Istituti maschili e femminili della città: l'Istituto Artigianelli col P. Rettore, l'Istituto Figli' del S. Cuore col P. Rettore, i RR. PP. Francescani col P. Superiore, i Figli del Cuore Sacerdotale di Gesù col Superiore Generale, il Princ. Seminario Maggiore col Padre Spirituale, i Missionari del Sacro Cuore col Superiore, l'Oratorio di S. Maria Maggiore con Mons. Arciprete, l'Oratorio di S. Pietro con Mons. Arciprete, l'Oratorio del Duomo con Mons. Bresciani, il Princ. Seminario Minore con Mons. Rettore.

Pel triduo giunse da Velletri S. E. Mons. Salvatore Rotolo, Vescovo Ausiliare, accolto a festa dai giovani dell'Istituto, aspiranti alla Società Salesiana. Il 5 giugno, S. E. Mons. Rauzi consacrò solennemente l'altare e benedisse la pala dipinta dal Mattielli, lasciando la consolazione di celebrarvi la prima Messa al nostro Don Stefenelli, veterano delle Missioni, inviato in Patagonia con Mons. Cagliero dallo stesso santo Don Bosco. Subito dopo, celebrò S. E. Mons. Rotolo, iniziando la Messa settimanale pei nostri soldati e per la vittoria, che un comitato cittadino promosse e fissò nel Santuario di Maria Ausiliatrice ogni giovedì alla stessa ora, fino all'avvento della giusta pace.

Colle Dame-Patronesse e le Cooperatrici intervennero le più cospicue personalità, alle quali i giovani dell'Istituto improvvisarono una calorosa dimostrazione di omaggio. L'indomani, centenario della prima Messa del Santo, S. E. Mons. Rotolo celebrò per i Cooperatori, le Cooperatrici ed i benefattori dell'Opera salesiana; il giorno seguente, per le Dame-Patronesse. Nel pomeriggio presiedette la distribuzione dei premi, felicitandosi cogli alunni che per la seconda volta avevano riportato il io premio e il gagliardetto regionale nella gara catechistica ispettoriale salesiana. La festa s'iniziò con numerose Comunioni. S. E. Mons. Rotolo celebrò per gli ex allievi, compì la cerimonia della consacrazione dei bimbi a San Giovanni Bosco, e, tessuto il panegirico del Santo, chiuse il ciclo celebrativo colla trina Eucaristica Benedizione.

Cirenaica - Mameli.

In data 1° giugno u. s. il parroco Don Dalmaso ha inviato al Rettor Maggiore le seguenti notizie:

«La bufera non ci ha indeboliti, nè scoraggiati. Sull'esempio del nostro santo Fondatore abbiamo imparato ad apprezzare le prove alla luce della Provvidenza divina e quindi a trarne stimolo di apostolato. L'ultima parrocchia sorta sul Gebel Cirenaico è quella di Mameli, che venne dedicata a S. Giovanni Bosco. Due giorni prima della ritirata, il 31 gennaio, avevamo celebrato la festa del Titolare colla solennità consentita dal momento, ed il celeste Patrono fece subito sentire la sua particolare protezione. Mentre gli altri villaggi ebbero tanto a soffrire, il villaggio di Mameli fu il più preservato e non si ebbero a lamentare gravi inconvenienti. Si potè poi dare maggior solennità alla festa di Maria Ausiliatrice cui si diede anche il carattere di "giornata per le vocazioni". Venne preparata da un triduo predicato da Don Defendi, che si portò pure nelle località più discoste, Slonta e Scianden, dove si sono costituite le Stazioni missionarie per la celebrazione della Messa settimanale ed il Catechismo. Il 25 maggio, fin dalle prime ore, il villaggio presentava un'insolita animazione. I coloni affluivano con tutti i mezzi di trasporto, e non pochi a piedi, fin dai più lontani casolari, per accostarsi ai SS. Sacramenti. Numerose le Comunioni alla Messa delle 6,30 ed a quella delle 8 celebrata da S. E. Mons. Lucato. Dopo la seconda Messa, il Vicario Apostolico presiedette la prima assemblea dei "Padri di Famiglia" incoraggiandoli a conservare e ad accrescere quella vita di fede che fu già il vanto delle prime cristianità che popolarono questa terra. Alla Messa solenne intervennero l'Ecc. il Prefetto di Derna, comm. Renato Blundo, accompagnato dal Commissario di Apollonia, dott. Velani. Si cantò la Messa corale dell'Oltrasi; Mons. Vescovo tenne l'omelia. Nel pomeriggio, per la prima volta il simulacro della Vergine Santa venne portato in processione attraverso le vie del villaggio con molta divozione. Il Vescovo parlò ancora ai fedeli sviluppando il tema "La messe è molta, ma gli operai sono pochi" ed invitando tutti a sostenere l'Opera per le Vocazioni onde assicurare alle future generazioni il sacro ministero, i tesori della fede e della vita cristiana. La festa si chiuse colla lotteria "Pro Seminario" cui diedero notevole interesse i doni delle autorità intervenute. Nonostante che il villaggio sia nuovo e che la chiesa non sia ancora finita ed i coloni siano gli ultimi arrivati, la popolazione presenta una compattezza consolante e corrisponde a tutte le iniziative di bene, sicchè fa molto sperare per una sempre più intensa vita cristiana basata sull'istruzione religiosa e sulle divozioni inculcate da Don Bosco, a Gesù Sacramentato ed a Maria Ausiliatrice. Si stanno pure gettando le basi delle associazioni parrocchiali che saranno un valido aiuto alla missione del parroco ».

Attività catechistica.

Il Congresso Catechistico Diocesano di Pinerolo.

In ossequio al desiderio dell'Ecc.mo Vescovo Mons. Gaudenzio Binaschi, l'Ufficio Catechistico Diocesano fissò il Congresso al 17 e 18 luglio u. s. e la Festa della Dottrina Cristiana, alla domenica seguente.

Il nostro venerato Rettor Maggiore mise a disposizione l'Ufficio Catechistico Centrale Salesiano e lo zelantissimo Pastore lanciò l'invito al venerando Clero, alle Suore, alle Maestre e Catechiste, nella Rivista Diocesana soggiungendo:

« Già per il settembre 1939 erano state preparate delle giornate catechistiche, ma purtroppo il rabbuiarsi improvviso dell'orizzonte ci ha consigliato di rimandarle; ora le riprendiamo molto volentieri, completate da una pratica e ricca esposizione catechistica.

» Come sapete, per volere ed impulso del Rettor Maggiore, i Salesiani, in quest'anno 1941, in cui ricorre il I Centenario degli Oratori festivi, si sono applicati, con soda preparazione scientifica e con mirabile vigore, all'Opera del Catechismo, volendo in tal modo onorare il Santo loro Fondatore, S. Giovanni Bosco, che fu un incomparabile educatore. A questo scopo stanno curando un elegante e completo testo di Catechismo, Il Re dei libri, pubblicano una rivista mensile, Catechesi, come aiuto prezioso ai maestri di Catechismo ai piccoli, ed hanno raccolto un ricco materiale didattico che va aumentando.

Ed essi verranno a svolgere questo loro apostolato anche a Pinerolo, come hanno già fatto e continueranno a fare in altre Diocesi, e porteranno il frutto dei loro studi e della loro esperienza ai Sacerdoti, alle Suore e alle Catechiste. La " Mostra Catechistica " che essi stessi allestiranno nei locali di via del Pino, servirà a rendere più pratica e convincente la loro parola ».

L'adesione della Diocesi non poteva essere più consolante. Con non lieve sacrifizío, Parroci, Viceparroci, Insegnanti di Religione, accorsero numerosi fin dalle più impervie parrocchie nelle calde ore del pomeriggio nel salone-teatro di Via del Pino, insieme ai chierici del Seminario ed ai nostri Novizi di Monteoliveto.

Presiedette le adunanze lo stesso Ecc.mo Mons. Vescovo, cui facevano corona il sig. Don Serié, del Capitolo Superiore, in rappresentanza del nostro Rettor Maggiore, il Vicario Generale Mons. Bolla, l'Ispettore salesiano Dott. Don Roberto Fanara, il Rettore del Seminario Can. Bonatto ed il Direttore del nostro noviziato di Monteoliveto Don G. Mussa. Nel primo pomeriggio i relatori salesiani Don Bottini, Dott. Don Gerolamo Luzi, e Don Setti svolsero i temi: L'organizzazione di un Centro Catechistico - I Catechismi di perseveranza - Sussidi didattici. Nel secondo pomeriggio, il dott. Don Carlo Leoncio, del nostro Ateneo Pontificio, trattò dell'Organizzazione e vita dei Catechismi parrocchiali, indugiandosi, colla sua nota competenza. sulla didattica speciale e sul metodo induttivo; Don Francesco Vitale, Parroco della nostra parrocchia di » Gesù Adolescente » in Torino, parlò del Catechismo agli adulti denunciando le cause dell'indifferenza religiosa - liberalismo, forma pagana del vivere moderno e frenesia dei divertimenti - e prospettando i mezzi più pratici per attrarre anche giovanotti ed adulti alle lezioni di Religione. Uno dei Parroci della Diocesi propose il voto unanime pel testo unico di Catechismo, e Mons. Vescovo dichiarò che, per intanto, il testo ufficiale resta quello di Pio X. Il Can. Bonatto, Direttore dell'Ufficio Catechistico Diocesano, illustrò il programma di aggiornamento in corso per la Diocesi; quindi l'Ispettore salesiano Don Fanara espresse la sua ammirazione per lo zelo e lo spirito di abnegazione del venerando Clero, ringraziandolo del benevolo interessamento dimostrato alle iniziative dei Figli di S. Giovanni Bosco ed augurando loro la miglior corrispondenza anche in questo importantissimo campo del sacro Ministero. Chiuse le adunanze S. E. Mons. Vescovo, ringraziando a sua volta, anche con un telegramma di omaggio, il Rettor Maggiore ed i Salesiani del contributo apportato al Congresso; e, ripromettendosi un valido incremento nell'insegnamento del Catechismo in tutta la Diocesi, impartì ai presenti la pastorale benedizione in auspicio di- sempre più ampi, celesti favori. Le Suore, Maestre e Catechiste tennero le loro adunanze nel saloneteatro delle rev.de Protette di S. Giuseppe, sotto la presidenza di Mons. Vicario Generale. Relatrici furono le Figlie di Maria Ausiliatrice, Suor Borzini e la supplente di Suor Emma Acchiappati che svolsero i temi: Reclutamento e formazione delle Catechiste - Sussidi didattici e pedagogici. Il nostro Don Boem illustrò l'organizzazione di un Centro Catechistico, e Mons. Bolla conchiuse con pratiche esortazioni, riallacciandosi ai pensieri espressi da Mons. Vescovo, il quale fece una capatina all'inizio dell'adunanza per portare la sua benedizione e la sua parola di plauso e di incoraggiamento. Il Congresso ebbe degna corona. colla Festa della Dottrina Cristiana, celebrata in Cattedrale, la domenica 20. Parlarono ai fedeli: alla Messa delle 8, il dott. Don Eusebio Vismara, del nostro Ateneo Pontificio; alla Messa solenne ed ai Vespri, Don Favini; ed all'ultima Messa lo stesso Ecc.mo Mons. Vescovo, che chiuse poi la funzione pomeridiana colla Benedizione Eucaristica Pontificale. Nel pomeriggio, le Suore, Maestre e Catechiste si raccolsero ancora nell'Istituto delle Protette di S. Giuseppe, sotto la presidenza di Mons. Vescovo per udire la parola di Don Vismara sulla missione dell'insegnante di Catechismo e sui mezzi più acconci per assicurare alle lezioni la massima efficacia di tradurre la dottrina in vita vissuta.

Apprezzatissima illustrazione dei temi trattati fu la Mostra Catechistica che rimase aperta fino a sera ed attrasse numerosissimi visitatori dalla città e dalle parrocchie viciniori.

CONDIZIONI per essere iscritti alla Pia Unione dei Cooperatori e delle Cooperatrici Salesiane e par ricevere il " Bollettino Salesiano ".

Ricordiamo che per essere Cooperatori Salesiani non basta beneficare in qualunque modo le Opere o le Missioni Salesiane; ma occorre essere ufficialmente iscritti alla Pia Unione dei Cooperatori. Solo così si possono godere i favori spirituali concessi dalla' Chiesa alla Famiglia Salesiana.

LE CONDIZIONI SONO:

1. Età non minore di 16 anni.

2. Godere buona riputazione religiosa e civile.

3. Essere in grado di promuovere, o per sè o per mezzo di altri, con preghiere, offerte o lavori, le Opere o le Missioni della Società Salesiana.

L'Unione non lega alcuno in coscienza, e non impone nessuna quota d'iscrizzione, nè contributi periodici; perciò vi possono partecipare le famiglie secolari e le comunità religiose, istituti ed associazioni, per mezzo dei rispettivi genitori o superiori.

All'atto dell'iscrizione, la Società Salesiana invia il Diploma regolamento.

Chi pertanto desidera iscriversi tra i Cooperatori Salesiani - ricevere il Bollettino Salesiano - avere chiarimenti circa le Opere di Don Bosco - inviare offerte in loro favore - si rivolga al

RETTOR MAGGIORE DELLA SOCIETÀ SALESIANA VIA COTTOLENGO, N. 32 TORINO (109), specificando bene nome e indirizzo.

DALLE NOSTRE MISSIONI

AMAZZONI - RIO NEGRO Consacrazione di Mons. Massa. Incremento delle Missioni.

Dalla corrispondenza aerea dei mesi di maggio e giugno al nostro Rettor Maggiore abbiamo appreso che S. E. Mons. Pietro Massa, eletto Vescovo titolare di Ebron e Prelato nullius del Rio Negro (Brasile), ha ricevuto la. consacrazione episcopale nel nostro Santuario di Niteroi, il 1° maggio u. s. dall'Ecc.mo Nunzio Apostolico Mons. Benedetto AloisiMasella, essendo conconsacranti gli Ecc.mi Mons. Elvezio Gomez de Oliveira, Arcivescovo di Marianna, e Mons. Enrico Mourao, Vescovo di Cafelandia, salesiani. Alla funzione, svoltasi in tutta la pompa liturgica, partecipò ufficialmente il Governo Federale rappresentato da vari Ministri. Fra i dieci padrini era lo stesso Federale delle Amazzoni, il quale aveva in precedenza dato disposizioni personali perchè nella Capitale Amazzonica si facessero in quel giorno speciali preghiere pel Consacrando. Il Presidente della Repubblica e l'Em.mo Card. Leme, Arcivescovo di Rio Janeiro, inviarono affettuosi telegrammi. Intervennero al sacro rito quasi tutti i Direttori delle Case salesiane del Sud del Brasile, coll'Ispettore D. Carletti. Rappresentati, gli altri due Ispettori Don Chaves e Don Borra, troppo lontani per arrivare a tempo. Un migliaio di telegrammi e innumerevoli adesioni degli Ecc.mi Arcivescovi e Vescovi, di autorità e personalità del clero e del laicato, e l'omaggio cordiale di tutta la stampa della Capitale e dei vari Stati dissero al nuovo Vescovo Salesiano l'esultanza di tutta la Repubblica.

Dopo la consacrazione S. E. fece visita alle Case salesiane di S. Paolo pet le feste commemorative del centenario dell'Ordinazione sacerdotale di Don Bosco, riportando le migliori impressioni del fervore di pietà e di attività dei vari collegi e specialmente del nostro Studentato Teologico Pio XI. Grande consolazione ebbe pure dal Congresso di 500 chierichetti delle varie Case, promosso dall'Ispettore Don Chaves il quale sta organizzando una vera crociata a favore delle vocazioni.

Alla fine di luglio, con aereo messo a sua disposizione dal Governo, raggiunse la Prelatura ove lo attendevano i missionari che continuano eroicamente il loro apostolato, tra le difficoltà dell'ora e del clima, supplendo con generosi sacrifizi alla scarsezza di personale aggravata dalla mancata spedizione missionaria dello scorso anno. A Taracuà, oltre la vita regolare dei due collegi, si tenne quest'anno un convegno di antichi allievi veramente consolante. Numerosissimi parteciparono agli Esercizi spirituali e centinaia di indigeni intervennero alle feste commemorative del cetenario della prima Messa di San Giovanni Bosco, inaugurate dalla Comunione di oltre 400 indigeni.

A Taracuà ed a Barcellos si inizieranno presto i lavori di prosciugamento e di bonifica decisi dal Governo, che salveranno missionari e indigeni dalla strage delle febbri.

Nell'udienza concessagli prima del suo ritorno alla Prelatura, il Presidente della Repubblica rinnovò a Mons. Massa la sua ammirazione ed il suo plauso per l'incremento delle Missioni che egli aveva visitato in parte nello scorso anno, ripetendogli quanto aveva detto ai missionari:

« L'Opera salesiana non è appena notevole, ma veramente grandiosa; e merita tutto l'appoggio dello Stato, perchè constatai una volta di più che i Salesiani sono veramente pionieri di civiltà ».

MATTOGROSSO

Rev.mo ed amat.mo Padre,

approfitto della posta aerea per darvi alcune notizie della nostra Missione, che porteranno un po' di conforto al vostro cuore e faranno piacere anche ai nostri Cooperatori. Grazie a Dio, l'opera nostra e quella delle Figlie di Maria Ausiliatrice qui in Sangradouro si svolge e fiorisce proprio con soddisfazione, tanto nei due collegi con scuole pubbliche elementari, quanto nei laboratori di falegnameria e segheria, nonchè nell'incipiente scuola agricola. Ne benediciamo il Signore! S. E. Mons. Selva dà impulso a tutto. Ma una delle opere che meglio dimostrano il suo coraggio fu l'autorizzazione alla costruzione di un capace canale che porta alla Colonia acque limpide ed abbondanti. L'impresa era ideata e desiderata da anni, ma per questi posti sembrava temeraria; e poi, dove prendere i quattrini ? Monsignore non si sgomentò, e verso la fine del 1939 diede il «via ». Ora è un fatto compiuto. Il canale ha 7800 m. di lunghezza; quasi metà del percorso è tagliato nel pendio scosceso di una catena di colline che accompagna il torrente dal quale deriva. Dense foreste ricoprono queste alture, e nel fondo delle frequenti vallette corrono impetuosi ruscelli che nel tempo delle piogge diventano anche pericolosi. La larghezza del canale è di m. 1,5o; la profondità varia, ma è sempre capace di un gran volume di acqua che scende con regolare pendenza in modo da impedire depositi di foglie o di altre sostanze che imputridendo nuocerebbero alla purezza dell'acqua. La natura del terreno non sempre ci fu amica; anzi ci diede talora serie preoccupazioni e guai tutt'altro che indifferenti. A lavori quasi compiuti, un tratto di terreno sabbioso franò inutilizzando ben 105 m. del canale, mentre vasti banchi di argilla pura, nel tempo delle grandi piogge, iniziarono un lento cammino a valle, e, sotterrando i ripari fatti, ne otturarono lunghi tratti. Meno lavoro ci diedero le parti rocciose frantumate colla dinamite. Con l'aiuto del Signore, si superarono queste ed altre difficoltà, e l'altro ieri 18 giugno, S. E. Mons. Selva benedisse l'opera compiuta, all'imboccatura del canale, nella profonda valle dalla quale si elevano tronchi secolari che sostengono imponenti cupole di verde trapunte di fiori, le quali, viste dall'alto delle colline, fanno un magnifico effetto. Sulla sponda rocciosa del torrente, tutta in festa pel lieto garrire di bandiere e bandierine, si era radunata la Colonia S. Giuseppe e molti amici che salutarono con lieti avviva l'arrivo del Vescovo e delle altre autorità. Alla benedizione rituale seguì un modesto spuntino. Simpatico numero della festa fu l'accademia in onore di S. E. Mons. Selva, che si svolse in un salone da poco ultimato. Facevano corona a S. E. l'Ispettore e l'Ispettrice delle Figlie di Maria Ausiliatrice, ed una rappresentanza delle autorità federali e statali. Rallegrò il trattenimento la nuova orchestrina Bororo. Con brillanti dialoghi, alunni ed alunne, figli di civilizzati e di Bororo, misero in evidenza l'importanza dell'opera inaugurata. Confrontando l'attuale abbondanza di acqua con la scarsità di prima, ne provarono la necessità; coll'enumerazione delle macchine che vengono azionate, fra cui la grande sega verticale, ne dimostrarono l'utilità. Non dimenticarono la prospettiva del progresso agricolo che verrà dal poter dare all'agricoltura un indirizzo razionale e dimostrativo specialmente nella irrigazione dei campi di frumento la cui coltivazione destò anche l'interesse del Governo statale e dello stesso Governo centrale di Rio Janeiro, il quale con un telegramma dell'Ispettore federale di Agricoltura espresse il suo plauso per l'apertura del canale agricoloindustriale. Alla fine del trattenimento, Monsignore si congratulò con Sangradouro pel progresso fatto, auspicando più prospero avvenire. « Questo canale - disse - viene dalla " Mortandade " (nome del torrente, che significa eccidio); ma invece di morte, vi porterà vita e progresso ». Si rallegrò poi cogli alunni e le alunne per l'amore che portano allo studio del Catechismo e li animò a perseverare nel lavoro e nella pratica della Religione che li renderanno buoni ed utili cittadini. Dopo la festa, il Vescovo continuò il suo viaggio missionario lasciandoci la sua benedizione. Anche l'Ispettore e l'Ispettrice proseguirono per l'Araguaia.

Amato Padre, benediteci anche voi ed aiutateci colle vostre preghiere ad intensificare il nostro apostolato in mezzo a queste care anime.

Aff.mo in G. C.

Sac. CESARE ALBISETTI Missionario salesiano.

Sangradouro, 20-VI-1941.

PS. - Alla lettera di Don Albisetti erano unite alcune righe di Don Blandino, da Cujabà, che dava notizie della buona salute e del fervore dei Salesiani e degli alunni della casa di formazione, nonchè della corrispondenza delle popolazioni, eloquentemente documentata con l'aumento delle Comunioni pasquali fra gente che da anni non si accostava più ai SS. Sacramenti. I chierici studenti di filosofia, ogni festa, si spargono nei cinque centri catechistici e raccolgono abbondanti frutti spirituali.

CALCUTTA

Rev.mo ed amat.mo sig. Don Ricaldone,

ho appena terminata la visita a tutte le case dell'Ispettoria, eccettuata solo Mandalay, dove non potei andare. Godo di potervi assicurare che ovunque regna un ottimo spirito, e tutti fanno del loro meglio per sostenere e sviluppare le opere intraprese, in attesa di tempi migliori. La vita si svolge normalmente nelle nostre scuole e nelle nostre missioni; solo Bandel, Lillooah e Calcutta soffersero per la riduzione del personale. A Mawlay e a Sonada i chierici continuano i loro studi con impegno e buona volontà. In generale godono pure tutti buona salute: sono un po' ammalati Don Sanchez e Don Scuderi che si raccomandano anche alle vostre preghiere. La situazione finanziaria è critica; tuttavia confidiamo nella Provvidenza. Celebreremo il centenario dell'Ordinazione sacerdotale del nostro caro Padre San Giovanni Bosco coll'ordinazione di 14 nuovi sacerdoti che terrà Mons. Ferrando a Shillong, il 5 giugno. Gli ordinandi sono: Antonio, Howell, Kerketta, Doro, Palotti, Rivolta, Guarneri, Ferretti, Badalotti, Kallmeier, Giacomello, Decaroli, Colzani, Berti. In tutte le nostre case terremo pure la settimana del sacerdozio ed un congressino. Facciamo tutto quello che possiamo per mettere in pratica la vostra strenna. Ho ricevuto a tempo il vostro messaggio e gli auguri pasquali e li ho subito comunicati a tutti i Salesiani ed alle Figlie di Maria Ausiliatrice. Non vi so dire la nostra gioia e la nostra riconoscenza! Mons. Ferrando e Mons. Morrow stanno bene. Io giro sempre ed accorro dove c'è bisogno, man mano che le circostanze lo richiedono. Tutti preghiamo in modo speciale per voi e per le vostre intenzioni. Gradite i più affettuosi ossequi e credetemi, per tutti,

Aff.mo in G. C.

Sac. MARIANO UGGET Ispettore. Calcutta, 14-IV-1941.

ASSAM

Rev.mo sig. Rettor Maggiore,

abbiamo ricevuto con grande gioia il vostro messaggio pasquale e vi ringraziamo di gran cuore della vostra benedizione e delle preziose esortazioni di cui facciamo tesoro. Noi godiamo tutti buona selute e continuiamo il nostro lavoro, favoriti con deferenza dalle autorità. Il 15 marzo, ho avuto la consolazione di promuovere al Diaconato 14 Suddiaconi. Abbiamo avuto una bella Pasqua: in Shillong, molte Comunioni e molti Battesimi. I chierici di Mawlai aggiunsero splendore alle nostre funzioni in cattedrale col loro canto. A proposito, godo di potervi dire che la generosità di Mons. Morrow ha permesso di innalzare il secondo piano della loro casa, e si trovano quindi a miglior agio. Alle scuole industriali «Don Bosco » i laboratori funzionano in pieno. A Tezpur, il giovedì santo, si incominciò ad ufficiare permanentemente la magnifica chiesa di S. Giovanni Bosco. Non è ancor finita, ma può essere già officiata come chiesa. Il Santo. ottiene molte grazie ai suoi divoti e questi dimostrano la loro gratitudine colle offerte che ci permettono di ultimare i lavori. Nei miei viaggi apostolici ho potuto benedire due nuove cappelle ed una piccola chiesa. Il lunedì di Pasqua, Don Dal Broi ebbe la consolazione di benedire 40 matrimoni. Fu un grande evento. Durante la Quaresima i futuri sposi furono ospitati dai missionari, e le future spose dalle Suore, per un corso di 40 giorni di adeguata preparazione. Le spose, oltre all'istruzione religiosa, ebbero anche lezioni speciali di economia domestica, di cucito ecc.

Le offerte son calate del 70%. Tuttavia noi andiamo avanti confidando in Dio, e preghiamo molto per voi e per tutti i nostri Cooperatori. Voi continuate ad aiutarci colle vostre preghiere e colle vostre buone parole.

Aff.mo in G. C.

+ STEFANO FERRANDO Vescovo di Shillong.

Shillong, 16-IV-1941.

BOMBAY

Rev.mo ed amat.mo sig. Don Ricaldone,

sono lieto di potervi confermare che la costruzione del nostro nuovo Istituto procede senza sosta. Il primo piano sarà pronto in agosto e noi l'occuperemo al principio di ottobre quando scade il contratto di affitto del vecchio locale che attualmente abitiamo. I giovani però entreranno solo in novembre, perchè ottobre è ancor mese di vacanza. Il Signore ci ha aiutato finanziariamente finora con offerte caritatevoli e speriamo che continui ad aiutarci anche in avvenire. Di salute stiamo bene. Siamo in cinque sacerdoti (D. Dehlert, D. Boira, D. Mariotta, D. Tuena ed il sottoscritto); sette chierici e due coadiutori: tutti pieni di buona volontà e di desiderio di corrispondere sempre meglio alla nostra vocazione. Il nostro piccolo periodico La Madonna di Don Bosco continua a diffondere la divozione a Maria Ausiliatrice ed a S. Giovanni Bosco. Fra breve avremo un'ampia vita di Don Bosco pronta per le stampe. Sarà un nostro piccolo omaggio al santo Fondatore nel glorioso centenario.

Tutti preghiamo per voi ogni giorno nella santa Messa e nelle orazioni in comune ed in privato, implorandovi dal Signore le grazie più elette. Voi continuate a ricordarci all'altare di Maria Ausiliatrice e del nostro santo Padre Don Bosco e benediteci.

Aff.mo in G. C. Sac. AURELIO MASCHIO Direttore.

Bombay, 24-IV-1941.

Lettera di Don Giulivo ai giovani.

Carissimi,

all'inizio del nuovo anno scolastico-professionale, tolgo per voi dai ricordi della sua maestra, Giuseppina Bianchi, alcuni episodi della giovinezza di Bruno Mussolini.

«Appena conobbi Bruno - scrisse ne L'Italia del 18 agosto u. s. - compresi d'avere a fare con un fanciullo... diverso dagli altri. Intelligenza vasta, pronta, superiore... Memoria ferrea, carattere autoritario, deciso, ma leale. Cuore generoso, altruista... ».

E ricordò un caldo meriggio di giugno. Un film storico invitava al cinema. Bruno non si divertiva se le rappresentazioni erano frivole. La mamma gli aveva donato cinque lire pel gelato. Appena fuori di casa, un piccolo che accompagnava un suonatore ambulante si avvicinò porgendo lo sciupato berretto.

Bruno di slancio:

Signorina, dia le mie cinque lire.

- Darò una parte, Bruno, la rimanenza pel gelato.

- No, no. Dia tutto. Farò senza gelato.

La maestra porse al generoso benefattore la moneta perchè la consegnasse egli stesso al piccino; ma Bruno:

No, no, la dia lei.

Quanta finezza di carità!

Bruno fu sempre così! Fare e dare, senza attendere, anzi schivando ringraziamenti, approvazioni, lodi, onori.

Al cinema afoso la maestra offerse ella il gelato, ma Bruno: - No, no. Ho detto che avrei rinunciato e rinuncio!

Un giorno, a Carpena, arrivò alla maestra una lettera.

- Chi le scrive ? - domandò Bruno. E si appoggiò al suo braccio per leggere. Terminata la lettura:

- Signorina, mi dia un foglio da lettera. Scrisse e poi le porse il foglio - Prenda. -

La maestra lesse « Caro... ho letto la lettera che hai mandato alla mia maestra. Ti mando cinquanta lire. Va anche tu a Torino con i tuoi compagni e prega Don Bosco che mi faccia venire un po' di buona volontà per studiare. Saluti. Bruno ».

Miei cari: chiedete anche voi a Don Bosco la buona volontà di studiare; ma, nello stesso tempo, chiedetegli pure quella nobiltà di cuore che sa dirigere la scienza al bene del prossimo e vi temprerete così anche voi ai più alti ideali della vita.

Vostro aff.mo DON GIULIVO.

NECROLOGIO

Salesiani defunti:

Sac. TONIN D. EMILIO, da S. Vito d'Arsiè (Belluno), † a Trento il 31-VII-1941 a 63 anni.

Nell'assistenza, nell'insegnamento e nella direzione spirituale trascorse umilmente tutta la sua vita in Italia ed in Brasile edificando col suo spirito di pietà e colla generosità del suo zelo.

Sac. TAMBURINO D. ANTONIO, da Mineo (Catania), † a Taranto il 22-VII-1941 a 6o anni.

Tempra volitiva, prontezza di ingegno, nobiltà di cuore e genuino spirito salesiano resero particolarmente preziosa la sua attività nell'insegnamento e nella direzione dei nostri collegi di Malta, Bova Marina, Caserta, Lanzo Torinese, Cairo e Venosa. Ma anche più prezioso fu il sacro ministero che svolse colla predicazione e colle confessioni, e l'opera prestata nella glande guerra come cappellano militare.

Coad. MOREIRA GIUSEPPE, da Santa Maria Sobrado do Paiva (Portogallo), † a Lorena (Brasile) l'11-XII-1940 a 90 anni.

Visse la sua lunga giornata nella fedeltà allo spirito salesiano che animò tutta la sua attività religiosa, raggiungendo l'eroismo della carità nella cura dei colerosi del 1918.

Ch. ascr. COPPA EZIO, da Dergano (Milano), † a Borgomanero (Novara) il 18-VII-1941 a 19 anni.

Cooperatori defunti:

N. D. CONCETTA DEI BARONI COMI, † a Corigliano d'Otranto il 1° luglio u. s. a 68 anni.

Donna forte e pia, passò la sua esistenza nella pietà, nel ritiro e nell'esercizio della carità benefica.

Nipote e figlia dei Baroni Nicola e Mario Comi, fondatori e grandi benefattori della nostra Scuola Agricola per orfani di Corigliano d'Otranto e dell'Asilo delle Figlie di Maria Ausiliatrice, ne continuò la beneficenza, particolarmente verso l'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice che era oggetto delle sue predilezioni e materne cure.

Il Signore l'avrà già premiata della sua bontà generosa. Noi, con vivo senso di gratitudine, la raccomandiamo ai cristiani suffragi di tutti i Cooperatori.

CONTI CAROLINA in RAVASI, † a Varese il 2-VIII u. s. a 69 anni.

Donna di fede e di profondi sentimenti cristiani, fu benedetta dal Signore colla vocazione di due figli sacerdoti alla Società Salesiana e di una figlia all'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

SOLARI EUGENIA fu STANISLAO, † a Parma il 2-VIII u. S.

Donna di alto cristiano sentire, attinse al suo nobile cuore le risorse più generose per soccorrere gli infelici. Figlia del celebre Stanislao, affezionato nostro Cooperatore, appartenne al Comitato delle Dame Patronesse degli Oratori Salesiani di Parma e per ben 20 anni ne fu Presidente amata, solerte e fattiva. La sua vita fu sempre illuminata dalla Fede che alimentò colla tenera devozione a Gesù Sacramentato, all'Ausiliatrice e a S. Giov. Bosco. Beneficò largamente in vita le Missioni Salesiane. Si spense serenamente nella dolce certezza del premio.

DEL GIUDICE EMMA, † a Pavia il 10-VII u. s.

Consorte al compianto Sen. Prof. Pasquale Del Giudice, Ordinario di Storia del Diritto nella R. Università, animò del più profondo spirito cristiano tutta la sua vita, illuminata costantemente dalla Fede raggiante di carità generosa. Fervente Cooperatrice, beneficò largamente le Opere salesiane e nutrì nel suo cuore la più tenera divozione a Maria Ausiliatrice ed a S. Giovanni Bosco.

BREVINI ILDEBRANDO, † a Milano il 1-IV u. s. a 57 anni.

Fervente cristiano, fu benedetto da Dio colla vocazione di un figlio sacerdote alla Società Salesiana.

Altri Cooperatori:

Arnaudo Luigia, Roccaverano (Asti) - Bellasio Ettore, Candia Lomellina (Pavia) - Biella D. Carso, Domo (Milano) - Bogliolo Silvina, Roccaverano (Asti) - Breda Nino, Mantova - Canavese Luigi, Garessio (Cuneo) - Cantore Costanza, Chiusa S. Michele (Torino) - Coglitore Rigano Conce ti, S. Teresa Riva (Messina) - Compiani Pietro, Cremona - Cuomo Maria, Napoli - Dattrino Mario, Costanzana (Vercelli) - Desirello Adele, Nave (Brescia) - Faravelli Maria, S. Maria della Versa (Pavia) - Ferrari Vittorio, Desana Brianza (Milano) - Fiorentini Giuseppe, Modena - Ganora Antonietta, Alessandria - Gerussi Edoardo, Treppo Grande (Udine) - Interdonato Pasquale, Messina -. Martinotti Francesco, Rosignano Monferrato (Alessandria) - Maver Francesco, Calolziocorte (Bergamo) - Mercuri Vincenzo, Subiaco (Roma) - Messina Salvatore, Mineo (Catania) - Nai Ambrogio, Vigevano (Pavia) - Nova Ida, Lesmo (Milano), - Oppi D. Pietro, Filattiera (Apuania) - Paracchini Francesco, Bcrgomanero (Novara) - Personè Bianchi Francesca, Nardò (Lecce) - Pessiva Margherita, Torino - Pizzo Amalia, Padova - Porati Maria, Sacconago (Varese) - Raccuglia Antonietta, Misilmeri (Palermo) - Romano Concetta, Maglie (Lecce) - Ronda Caterina, Schio (Vicenza) - Sandrin Pietro, S. Stino di Livenza (Venezia) - Saro Angelo, Ciconicco (Udine) - Sella Antonino, Lozzolo (Vercelli) - Servetti Clara ved. Mina, Cappellazzo (Cuneo) - Severgnini ch. Giulio, Cremona - Tissoni Martinengo Luigia, Savona - Valsecchi Battista, Barzio (Como) - Veraldi Rosina, Borgia (Catanzaro) - Viganò Fermo, Calò (Milano) - Visentin D. Dionisio, Conscio (Treviso) - Zaghet Matteo, Caneva (Udine) - Zambelli Liduina, Volano (Trento) - Zaninetti D. Giuseppe, Paranà (Argentina) Zanotti Ines, Milano - Zonghi Mons. Giovanni, Roma.