BOLLETTINO SALESIANO

Anno LXVI - N. 1 - 1° GENNAIO 1942 - XX

SOMMARIO: Il IV Successore di S. Giovanni Bosco ai Cooperatori e alle Cooperatrici Salesiane. - In famiglia. - Lettera di D. Giulivo ai giovani - Dalle nostre Missioni. - Crociata missionaria. - Necrologio. - Tesoro spirituale.

Il IV Successore di San Giovanni Bosco ai Cooperatori e alle Cooperatrici Salesiane

Benemeriti Cooperatori e Benemerite Cooperatrici,

San Giovanni Bosco volle che i suoi Figli, considerassero l'8 Dicembre 1841 come il giorno memorando in cui ebbe inizio la Società Salesiana. In quel giorno infatti egli diede principio all'Opera degli Oratori Festivi, a Torino, nella chiesa di San Francesco d'Assisi, insegnando le verità più elementari della Dottrina Cristiana al giovanetto Bartolomeo Garelli.

Da allora sono trascorsi cent'anni! La data centenaria era da tempo oggetto dei nostri pensieri: si guardava ad essa con santo entusiasmo, si andavano accarezzando progetti e iniziative, e si era in procinto di stendere e fissare vasti programmi di opere da compiersi e di festeggiamenti e solennità da svolgere in tutte le Case e Missioni Salesiane.

Ma purtroppo, a misura che la data faustissima si avvicinava, dense nubi foriere di tempesta si addensavano sull'orizzonte, e proprio quando avremmo dovuto rivolgere ai Cooperatori e alle Cooperatrici l'invito di associarsi alle Feste giubilari, scoppiò il tremendo conflitto.

Le circostanze non solo sconsigliavano manifestazioni di giubilo e tripudio di festeggiamenti, ma invitavano tutti al raccoglimento, alla preghiera, alla generosità nelle inevitabili e comuni sofferenze.

Per questo ci parve prudente rimandare a tempi migliori le nostre celebrazioni, le iniziative, i progetti.

Infatti la festa dell'Immacolata dell'otto dicembre testè trascorso, preceduta da una novena di preghiere, ebbe, nelle nostre Case, carattere eminentemente espiatorio e impetratorio.

Anzi, io vorrei che, anche nel corso del nuovo anno 1942, in tutti i nostri Istituti si moltiplicassero le preghiere, le opere buone, i sacrifizi, allo scopo suindicato; e che a questa crociata di espiazione e di suppliche ardenti si associassero i nostri benemeriti Cooperatori e le benemerite Cooperatrici.

L'umanità intera potrebbe oggi ripetere con ragione le parole di Daniele: « Tutto ciò che ci hai fatto, o Signore, con vera giustizia l'hai fatto, perchè abbiamo peccato contro di te, e non abbiamo ubbidito a' tuoi comandamenti».

E chi di noi non ricorda con trepidazione e orrore le lotte e gli assalti satanici dei senza-Dio per travolgere intiere nazioni nelle loro malvagità, aizzandole a ribellioni insensate per inabissarle nel baratro della incredulità e nel fango delle più basse laidezze morali?

Basterebbero tali funeste aberrazioni per farci capire quanto sia necessaria da parte di tutti i buoni l'espiazione e la penitenza.

Permettete pertanto ch'io v'inviti a moltiplicare le vostre preghiere e le vostre suppliche, ad accettare con rassegnazione le crescenti privazioni, ad affrontare con generosità i sacrifizi.

Solo così potremo noi pure con rinata fiducia in cuore rivolgere a Dio la preghiera del già citato Profeta: « O Signore, dà gloria al tuo Nome, e trattaci secondo la grandezza della tua misericordia ».

A vostro conforto però sono lieto di potervi dire che, malgrado la tristezza dei tempi, Iddio misericordioso ha voluto procurarci non poche consolazioni.

Prima fra tutte il crescente sviluppo della Crociata Catechistica, iniziata appunto a commemorare il primo Catechismo, con cui Don Bosco diede principio all'Opera sua.

Non soltanto nelle Case Salesiane e delle Figlie di Maria Ausiliatrice ebbero luogo gare, mostre e Congressini Catechistici con esito consolante; ma i poveri figli di San Giovanni Bosco e le Figlie di Maria Ausiliatrice vennero invitati da zelantissimi Vescovi a prestare l'umile loro concorso in importanti Congressi Catechistici Diocesani, ricchi di pratici risultati.

Sempre a commemorare la prima lezione di Catechismo impartita da Don Bosco al giovanetto Bartolomeo Garelli, ci eravamo proposto di pubblicare una edizione speciale del Catechismo di Pio X, che riuscisse facile e attraente e con veste tipografica il più possibile rispondente alla bellezza e sublimità delle alte verità della nostra Santa Religione.

Ispirandoci a una profonda e opportunissima definizione di S. S. Pio XI di santa memoria, il nostro lavoro fu intitolato Il Re dei libri. L'artistica edizione che ne fece la S. E. I. ebbe il più lusinghiero successo. La prima numerosa edizione dei tre primi volumi andò a ruba; ora si lavora febbrilmente alla preparazione della seconda.

E qui mi pare opportuno aggiungere che i cinque artistici e graziosi volumetti possono essere utili non solo ai giovani, ma anche alle persone adulte. Chi poi abbia l'obbligo di occuparsi di persone dipendenti, farà ad esse un utilissimo regalo, mettendo nelle loro mani Il Re dei libri, che deve allietare tutte le famiglie, e specialmente quelle dei Cooperatori Salesiani. Solo con una soda istruzione e formazione catechistica si riuscirà a risanare la più grave piaga che affligge la povera umanità, l'ignoranza religiosa.

Altro motivo di consolazione fu per tutti il vedere ormai pressochè ultimati i lavori dell'interno della Basilica di Maria Ausiliatrice. Il collaudo del nuovo grandioso organo risultò particolarmente solenne, decorato dalla Porpora degli Em.mi Cardinali Maurilio Fossati, nostro Arcivescovo, e Vincenzo La Puma, nostro Protettore.

Ciò che più conforta si è che la Madonna con le sue grazie e i suoi favori ha pensato ad abbellire la sua Casa, e che, a misura che si va arricchendo la Basilica, si nota un accrescimento consolantissimo di pietà e di devozione.

Un terzo motivo di letizia. fu l'aver potuto iniziare un Istituto Superiore di Pedagogia, destinato alla formazione di educatori ben attrezzati alla loro alta missione.

Grande letizia procurò pure a tutta la Famiglia Salesiana il Decreto del 16 Luglio con cui il Santo Padre Pio XII autorizzava la riassunzione della Causa della Beata Maria Domenica Mazzarello, Confondatrice e Prima Superiora dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Non ultimo argomento di gioia fu l'aver constatato che, malgrado le difficili condizioni presenti, il numero delle vocazioni non è diminuito: e confidiamo che, come in passato, la Divina Provvidenza, per mezzo vostro, ci aiuterà a sostenerle.

Infine, Iddio misericordioso volle consolarci della perdita di non poche nostre Case, travolte dalla bufera, concedendoci, non solo di sviluppare notevolmente molte di quelle già aperte, ma di fondarne altre. Eccovene l'elenco:

Nuove fondazioni.

Salesiani:

In ITALIA: a Pavone Mella (Brescia) fu aperto un Oratorio festivo; a Umbertide (Perugia), una parrocchia con annesso Oratorio festivo e Scuole artigiane.

In BOEMIA: a Orechow, una casa di Noviziato.

In CROAZIA: a Marijndvor (Darovar), uno Studentato filosofico e un Noviziato; a Podsused, una Parrocchia con Oratorio festivo.

In FRANCIA: a Villemur, Scuole popolari e collegio.

In IRLANDA: a Ballinakil, un Noviziato.

In provincia di LUBIANA, a Skerljevo, un Noviziato; a Lanišče, uno Studentato filosofico.

In POLONIA: a Częstochowa, una Parrocchia.

In PORTOGALLO: a Evora, una Scuola professionale. Nell'isola di Timor, una Missione.

In SLOVACCHIA: a Topolcani, una Casa filiale per la gioventù povera; a Trnawa Topanka, un Oratorio festivo.

In ARGENTINA: a Corrientes, un dopo-scuola; a Resistencia, un Oratorio festivo.

Nella BOLIVIA: a Chulumani, una Scuola agricola.

Nel BRASILE: a Poxoreo, una Parrocchia con Oratorio festivo; a Goiania, un Collegio con Parrocchia e Oratorio festivo.

In CENTRO AMERICA: a Costarica, un Aspirantato.

Nell'EQUATORE: a Loja, un Oratorio festivo.

Nel GUATEMALA: a Quezaltenango, Parrocchia, Scuole, Oratorio festivo.

In MESSICO: a Guadalajara, si è riaperto un Oratorio festivo.

In THAILANDIA: a Had Fai, una Scuola. Figlie di Maria Ausiliatrice:

In ITALIA: a Padova, Riviera S. Benedetto, la nuova Sede Ispettoriale, con Pensionato per Studenti di Scuole Medie e Universitarie e per Postulanti; a Canove di Roana (Asiago), a Collegno (Torino), ad Alba-Gallo (Cuneo), a Brienza (Potenza) e a Sava (Taranto), Scuole Materne e di lavoro, Oratorio festivo, Catechismi e Opere parrocchiali; in Valle di Cadore, le stesse opere e in più una Colonia estiva pro alunne dell'Istituto nel Veneto; a Monforte d'Alba (Cuneo), un Orfanotrofio, Scuola Materna e Corso Elementare interno, Laboratorio e Oratorio festivo; a Lendinara (Rovigo), una Scuola Materna, Scuole elementari e Professionali, Oratorio Festivo, Catechismi e Opere parrocchiali. A Torino assunsero la direzione della Scuola Materna annessa agli Stabilimenti della Snia Viscosa alla Barriera di Milano; a Cusano (Milano) la direzione di un Convitto di Operaie; a Colle S. Giovanni Bosco (Asti) e a La Spezia s'incaricarono della cucina e guardaroba dei locali Istituti Salesiani; assunsero poi la direzione e l'assistenza di tre Ospedali Militari in Baveno (Novara), in Torino Martinetto ed in Acerra (Napoli).

Nell'ARGENTINA: a Lujan de Cuyo (Mendoza), una Scuola Professionale, Oratorio festivo e Catechismi parrocchiali.

Nel BRASILE: a Humaità (Amazonas-Rio Madeira), una Casa Missione con Scuole elementari e di lavoro, Oratorio festivo, Catechismi e assistenza per l'annesso Ospedaletto.

Nell'URUGUAY: a Montevideo, il Collegio Nostra Signora di Lujan e a Camino Mendoza (Montevideo) il Collegio Nostra Signora Addolorata con Scuole elementari e di lavoro, Oratorio festivo; a Porto Sauce (Montevideo), una Scuola di lavoro, Oratorio festivo, Catechismi e opere parrocchiali.

Nel VENEZUELA: a Caracas, la nuova Sede Ispettoriale con Pensionato per signorine studenti di Scuole Medie e Universitarie e impiegate, Oratorio festivo e opere popolari.

Negli STATI UNITI: a Rymondville (Texas), hanno inaugurato un Corso d'istruzione infantile, Oratorio festivo e Catechismi parrocchiali.

Proposte per l'anno 1942.

Vi confesso che nell'accingermi a trattare questo punto mi trema la mano e quasi non oso proseguire.

Io so infatti che il disagio è generale, che le difficoltà crescono di ora in ora, ché problemi gravissimi riguardanti i più vitali interessi delle nazioni incombono e premono su tutto e su tutti.

Ma io so pure, e con non minore certezza, che, precisamente nelle ore di maggiori prove, ebbero origine e sviluppo meravigliose opere di pietà religiosa e di be-

neficenza. Perchè, sotto il peso del dolore e della sciagura, si fa sentire più forte in tutti i cuori il bisogno di avvicinarsi a Dio per placarne la giusta ira con preghiere e penitenze e propiziarne la misericordia con elemosine e con la pratica della cristiana carità.

Per questo vi invito con accresciuta fiducia a cooperare alle seguenti iniziative:

1) Trovandosi le nostre Missioni in condizioni quanto mai penose, accorrete tutti in nostro aiuto, affine di procurarci le vocazioni ed i mezzi per sostenerle.

2) Essendosi moltiplicati gli orfani e i bisognosi, aiutateci ad accoglierne ed educarne il maggior numero possibile nei nostri Istituti.

E qui permettetemi che vi apra il cuore con piena fiducia.

Avvicinandosi le feste Centenarie e pensando al modo più proficuo di celebrarle, accarezzai più volte, con gioia ineffabile, l'idea di poter aprire, in quella circostanza, un nuovo orfanotrofio in tutte le Ispettorie della nostra Congregazione.

Siami concesso pertanto di rivolgere a coloro che avessero ricevuto da Dio ricchezze e mezzi opportuni l'invito di pensare ai bimbi orfani e derelitti.

Può darsi che taluni possano da soli fondare una Casa da intitolarsi alla memoria di persone care. Ciascuno poi concorra in quella misura che gli verrà concesso. Su tutti scenderanno copiose le benedizioni celesti.

3) Il 2 aprile 1942 dovremmo celebrare il centenario della nascita dell'angelico giovane, il Ven. Domenico Savio. Ma poichè non saranno possibili i festeggiamenti progettati, v'invito a moltiplicare le preghiere per affrettare la glorificazione di questo virtuoso alunno di Don Bosco.

La Chiesa ha già dichiarato eroiche le virtù del santo giovanetto, ed ora si è in trepida attesa dei miracoli necessari al proseguimento della Causa.

Ricorrete ed invitate altri a ricorrere alla protezione del Venerabile, e al tempo stesso preghiamo tutti perchè albeggi presto il giorno tanto sospirato.

Prima di finire, sento forte il bisogno di ringraziarvi tutti e ciascuno in particolare per averci aiutati con crescente carità in quest'ora tanto grave. Siatene certi: all'accresciuta vostra carità corrisponderanno le nostre accresciute preghiere e rinnovate attività per moltiplicare le opere buone.

Il Signore benedica voi, le vostre famiglie, i vostri interessi, e conceda a tutti un anno ricco di meriti, di consolazioni e di pace.

La carità di Nostro Signor Gesù Cristo si acccenda sempre più ardente nei nostri cuori, caparra e premio dell'amore eterno, che ci renderà felici pér sempre in Paradiso.

In nome dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice mi professo, con profonda gratitudine

vostro obbl.mo servo in G. C.

SAC. PIETRO RICALDONE Rettor Maggiore.

Torino, 24 dicembre 1941.

PER I LAVORI DELLA BASILICA.

Abbiamo pubblicato nel Bollettino di dicembre l'ultimo elenco della sottoscrizione pel pavimento. Ringraziamo ora di gran cuore, anche da queste colonne, i generosi oblatori che ci hanno permesso di sostenerne la relativa spesa. I lavori però non sono finiti. Per la festa dell'Immacolata è stata inaugurata la decorazione delle cappelle laterali all'altar maggiore e si è iniziata quella della galleria, la quale procede lentamente per le condizioni eccezionali in cui viviamo, ma ininterrottamente. Contiamo pertanto ancora sulla carità dei nostri cari Cooperatori e delle nostre benemerite Cooperatrici. Nel prossimo numero cominceremo a pubblicare i nomi di coloro che desiderano concorrere anche a quest'opera. Il Signore, per intercessione di Maria SS.ma Ausiliatrice e di San Giovanni Bosco, li benedica e li ricompensi largamente.

IN FAMIGLIA

Il Centenario dell'Opera di S. Giovanni Bosco.

Costretto dalle circostanze attuali a rinviare ogni celebrazione ufficiale a tempi migliori, il Rettor Maggiore si limitò ad invitare, per l'8 dicembre, Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice, insieme ai Cooperatori allievi ed ex-allievi, a devote funzioni di ringraziamento e di propiziazione nella Basilica di Maria Ausiliatrice in Torino ed in tutte le altre nostre chiese del mondo.

La festa dell'Immacolata fu quindi ovunque un fervore di pietà eucaristica e di divozione alla Vergine Santa. Nell'ampliato tempio di Valdocco, giovani e fedeli vennero preparati alla storica ricorrenza con duplice corso di predicazione tenuto da Don Furlanetto e da Don Luigi Ricaldone. Alla vigilia della festa pontificò i primi Vespri S. E. Mons. Gionalj. Poi tutta la Casa-madre si raccolse nel saloneteatro, attorno al IV Successore di Don Bosco, a S. E. Mons. Coppo ed ai Superiori del Capitolo, per una intima rievocazione della vita e delle opere del santo Fondatore, illustrata con interessanti diapositive a colori da Don Favini. Negli intervalli, i cantori del primo Oratorio festivo eseguirono un canto dei tempi di Don Bosco.

L'8 dicembre, il Rettor Maggiore celebrò la Messa della Comunione generale per gli alunni interni artigiani e studenti. S. E. Monsignor Coppo, pei giovani del primo Oratorio festivo e per le rappresentanze degli altri Oratori cittadini ai quali rivolse opportune parole il sig. Don Serié. Alle 10, con tutta la maestà del sacro rito, tenne il solenne Pontificale S. Em. Rev.ma il Card. Arcivescovo Maurilio Fossati, il quale chiuse pure le funzioni pomeridiane colla Benedizione Eucaristica impartita dopo il canto dei Vespri pontificati da S. E. Mons. Coppo ed il discorso detto da Don Luigi Ricaldone. Sua Eminenza era assistito, al Pontificale, dai rev.mi Canonici Mons. Benna, Baravalle e Passera.

La scuola di canto eseguì l'Ecce Sacerdos del Ferrari, la Missa saecularis ed il Quae est ista del M° Don Pagella, l'Ave maris stella ed il Tota pulchra di anonimo, Tantum ergo del Galla e del Cagliero, il Te Deum del Piglia ed il Salve Mater puerorum del Pagella.

La Basilica fu affollatissima, tutta la giornata. Innumerevoli Comunioni testimoniarono il fervore della pietà dei giovani e dei fedeli. A sera, Superiori ed alunni della Casa-madre si raccolsero nuovamente in teatro col Rettor Maggiore, S. E. Mons. Coppo, il Sen. Conte Eugenio Rebaudengo e i Superiori del Capitolo per una graziosa accademia alla Vergine Immacolata. L'avv. Perlo recò l'adesione degli ex-allievi con un nobilissimo telegramma del Presidente Internazionale Comm. Arturo Poesio, e lesse l'elenco delle Associazioni dei nostri Oratori premiate alle gare di Religione nazionale, regionali, diocesane ed ispettoriali d'Italia. Fra i canti, furono applauditi quelli dei tempi di Don Bosco, accompagnati dalla banda diretta dal M° Scarzanella, e l'Ave Maria del nuovo M° della corale della Basilica, Don Lasagna. Gustatissimo il bozzetto del nostro D. Rufillo Uguccioni sullo storico episodio centenario del primo Catechismo fatto da D. Bosco al giovinetto Bartolomeo Garelli.

Il Rettor Maggiore chiuse il trattenimento con visibile soddisfazione, ringraziando la Provvidenza Divina ed i suoi validi Cooperatori, così ben rappresentati dal Presidente Internazionale Conte Sen. Eugenio Rebaudengo, dell'aiuto offerto a Don Bosco pel compimento della sua missione. Si rallegrò coi giovani artigiani e studenti pei canti e le declamazioni, ma soprattutto per la loro cordiale adesione all'opera educatrice che i Superiori loro impartono in nome di Don Bosco, e per l'entusiastica corrispondenza alla « Crociata catechistica ». Rilevò con grande compiacenza come proprio nel centenario dalla prima lezione di Catechismo tenuta da Don Bosco, l'Opera Salesiana potesse vantare « Imperatore della Dottrina Cristiana » dell'alma città di Roma un giovane del nostro Oratorio « Sacro Cuore ». Esortandoli a continuare nello studio della Religione con sempre più intensa applicazione, confidò loro le due opere ch'egli intese destinare alla più pratica commemorazione della storica data: l'inaugurazione dell'Editrice Catechistica Salesiana nell'Istituto « Bernardi-Semeria » eretto accanto alla casetta natia di Don Bosco a Morialdo di Castelnuovo Don Bosco; e l'ordine di aprire in ogni Ispettoria Salesiana un nuovo Orfanotrofio per accogliere ed educare coll'amore dello spirito di San Giovanni Bosco tanti nuovi orfani che va facendo la sventura e soprattutto l'immane flagello della guerra in tante nazioni.

Ma la cerimonia più suggestiva si compì proprio nel pomeriggio dello stesso giorno nella chiesa di S. Francesco d'Assisi, ove cent'anni or sono Don Bosco catechizzò il suo primo allievo Bartolomeo Garelli. Lo zelante Rettore Can. Prof. Cesario Borla l'aveva fatta addobbare ed illuminare come per le massime solennità, e verso le ore 15 cominciò ad accogliere i giovani e i padri di famiglia dei nostri Oratori cittadini di « Valdocco », « S. Luigi », « Card. Richelmy », « Valsalice », « San Paolo », « Monterosa », « Rebaudengo », « Crocetta », « Edoardo Agnelli » che la gremirono tutta. Giunto il Rettore Maggiore, accompagnato dai Superiori del Capitolo e dal Conte Sen. Rebaudengo, il Can. Borla, in Cappa magna, gli diede il benvenuto alla porta della chiesa ricordando la grandezza ed il mirabile sviluppo dell'Opera colà iniziata per arcano disegno della Provvidenza Divina, ed invitando il signor Don Ricaldone a riprendere, in nome del Santo, nella stessa chiesa, « il cenno divino pel nuovo cammino ». Fra il canto dei giovani, il Rettor Maggiore raggiunse l'altare e, fatta l'adorazione al SS. Sacramento, salì sul pulpito per rivolgere a tutti la sua parola. Magnifico spettacolo! A distanza di un secolo, al posto del povero Bartolomeo Garelli, oltre tremila altri giovani rappresentavano milioni di allievi degli Oratori salesiani sparsi pel mondo.

Il Rettor Maggiore, rievocato rapidamente l'episodio centenario si estasiò nella visione del trionfo di tanta grazia di Dio, ed, esortando i giovani ad esserne sempre degni, commentò loro brevemente i paterni ricordi che trasse dalla Vergine Immacolata, da S. Giovanni Bosco e da Bartolomeo Garelli: «In questo giorno memorando - egli disse - l'Immacolata, ci raccomanda la purezza nei pensieri, nelle parole e nelle azioni. - S. Giovanni Bosco ci esorta a procurarci una soda istruzione e formazione religiosa. - Il giovanetto Bartolomeo Garelli ci ricorda di fare devotamente e spesso il Segno di Croce, soprattutto al mattino ed alla sera, prima e dopo di prendere cibo ».

Quindi la corale del nostro Oratorio di Borgo S. Paolo intonò il Te Deum ed il sig. Don Ricaldone, assistito da salesiani missionari, impartì la Benedizione Eucaristica. Terminata la funzione, giovani e padri di famiglia sfilarono nella antica sagrestia ove, il Rettor Maggiore inaugurò una lapide colla scritta:

IN QUESTA SAGRESTIA IL GIORNO 8 DICEMBRE 1841 S. GIOVANNI BOSCO INCONTRÒ L'ORFANO BARTOLOMEO GARELLI PRIMO D'INNUMEREVOLI GIOVANI A CUI NEGLI ORATORI FESTIVI EGLI INSEGNÒ LA STRADA DEL CIELO

Dalla sagrestia passarono nel cortiletto ove lo stesso Successore di Don Bosco inaugurò un geniale bassorilievo rappresentante un'aquila nell'atto di spiccare il volo, interpretato dalla seguente scritta: « Da questo breve spazio, già parte del convento di San Francesco d'Assisi, spiccò il volo d'aquila per lanciarsi nei cieli di Dio, il genio immortale di Don Bosco, seco traendo, auspice il beato Cafasso, l'anima dei giovanetti oratoriani ».

Lettera di Don Giulivo ai giovani.

Carissimi,

un giorno si presentò ad Alessandro Manzoni un giovane chiedendogli un libro che gli fosse di guida alla mente e al cuore, non tanto per l'arte quanto per la vita. L'illustre scrittore gli porse un catechismo dicendogli: « Ecco il miglior libro che ti posso donare perchè tu impari a vivere bene ».

Miei cari: quel piccolo libro l'avete anche voi. Sappiatelo apprezzare e valervene per la vostra vita. È l'unico testo per la scuola della vita: testo insostituibile ed insurrogabile. Ricordatevelo bene. In quelle poche pagine è il sunto della Sapienza divina che insegna a vivere ed anche a morire per i più nobili ideali. Eccovi due documenti che tolgo dal diario di un cappellano militare sul fronte russo pubblicato da L'Avvenire di Roma:

«Ero stato, una quindicina di giorni fa, tra i miei soldati ricoverati in un ospedale. Tanti di essi erano feriti. Parlai loro dicendo di offrire al Signore le loro sofferenze tanto preziose, facendosi così collaboratori e compartecipi della Passione redentrice di lui.

» Tornato, il mattino dopo, per dire la Santa Messa, ai piedi della Croce dell'altarino trovai una semplice carta scritta in rosso. Guardai: era sangue!... il sangue dei soldati d'Italia spremuto dopo una dolorosissima medicazione; e diceva così: " Diamo volentieri, o Signore, il nostro sangue, perchè la Russia ritorni a Te. O Signore, coloro che Tu ami sono ammalati, ma una sola Tua parola li può guarire ". Non dissi nulla, e celebrai il S. Sacrificio con quella scritta innanzi agli occhi. Chi aveva suggerito loro questo gesto sublime? Lo seppi dopo: era stato il cap. magg. Grigoletti dell'Ass. di S. Giorgio di Verona, che due giorni dopo spirò da santo, proprio fra le mie braccia. Mi disse: " Il Signore ha accolto la mia offerta! Dica a mamma che non pianga! ". I compagni gli fecero una bella tomba coperta di fiori vivi, e anche i civili del luogo andarono a portargli fiori...

» La sera, prima di coricarci, ci raduniamo attorno alla mia tenda e recitiamo il Santo Rosario. Vengono anche i popolani, e ci guardano. Che pensano ? Leggiamo nei loro volti tanta tristezza! Perchè loro non li hanno lasciati pregare? Perchè a loro portarono via Cristo? È così bella la vita col conforto della fede, vicino al Signore.'

» In un bellissimo centro trovammo la chiesa cambiata in teatro. Entrammo, e io celebrai il S. Sacrificio. Quanta gente accorse! Li vidi prostrati con la fronte a terra, e tanti piangevano. Allora uscirono dai nascondigli le magnifiche Icone, e da quel giorno, in quel luogo ritornato ancora santo, il popolo va ad offrire alla Vergine SS. il peso di tanto tempo di iniquità. Certamente la Madonna benedetta, che in ogni tempo ha alleviato le pene dei popoli tribolati, anche a questo popolo, troppo disgraziato, saprà donare quella pace nella quale prospera e si ingigantisce la fede.

» Quando riceverai questa mia, la battaglia del Dnieper sarà passata nella collezione delle innumerevoli vittorie. Noi saremo andati oltre. Dietro di noi abbiamo lasciato dei fratelli, i quali sono caduti combattendo senza odio, come i Martiri Cristiani affinché il loro sangue sia seme di civiltà e di fede novella ».

Miei cari: all'inizio del nuovo anno valgano questi esempi dei nostri fratelli migliori non solo a farvi amare ed a farvi studiare, ma a farvi vivere il vostro piccolo Catechismo.

Vostro aff.mo DON GIULIVO.

DALLE NOSTRE MISSIONI

Rev.mo signor D. Ricaldone,

col volgere del tempo le più remote valli preandine della Patagonia, fino a pochi anni or sono affatto deserte, si vanno rapidamente popolando di coloni che trovano mezzi sufficienti di sussistenza nell'allevamento degli ovini e dei bovini.

Lo potei constatare nei viaggi che ho compiuto in queste due ultime estati 1940-1941, percorrendo la regione montuosa cordiglierana prossima al massiccio del San Lorenzo e la grande depressione idrografica del Rio Baker. Allo studio della regione unii come al solito anche l'esercizio del sacro ministero.

Dal porto di San Julian, paesello sulla costa dell'Atlantico, in due giorni raggiunsi i laghi Posadas e Pueyrredon, distanti oltre seicento chilometri, al margine della Cordigliera. È un viaggio che si effettua comodamente in automobile nella regione pianeggiante, ma con difficoltà quando si giunge nella vicinanza dei monti, dove le strade sono quasi impraticabili e per di più si devono attraversare a guado fiumi impetuosi e pantanosi.

Allorchè giunsi sulle sponde del lago Pueyrredon eravamo nella metà di gennaio ossia al principio dell'estate australe, epoca migliore per internarsi nella regione andina. Mio principale scopo era l'esplorazione del versante settentrionale del San Lorenzo, il monte più elevato della Cordigliera patagonica meridionale (m. 3660), che già avevo conosciuto da vicino nell'estate del 1937 risalendo la valle del Rio Lacteo, intagliata nel lato orientale. Ostacoli imprevisti, cagionati dal ritardo di parte del mio equipaggiamento che avevo depositato in un alberghetto prima di entrare nella zona preandina, mi obbligarono a rimanere una quindicina di giorni sulla costa del lago Pueyrredon, ed io impiegai il tempo nell'amministrare battesimi fra quelle popolazioni.

Facilitò il mio compito una buona signora italiana di Valperga Canavese, che da una ventina d'anni si è qui stabilita con la sua famiglia e possiede una piccola fattoria con parecchie migliaia di pecore. Nella sua casa potei celebrare ogni giorno la santa Messa ed amministrare i Sacramenti.

L'opera del missionario fra queste famiglie di coloni, in gran parte cileni, immigrati dalle lontane province di Chiloè e di Llanquihue non è così facile da svolgere come potrebbe credersi, poichè la vita solitaria e semiselvaggia che conducono da anni, dedita unicamente all'allevamento del gregge, ha spento in essi quei pochi sentimenti di fede e di spiritualità che li distingueva nel luogo d'origine, rendendoli apatici, se non del tutto avversi all'adempimento dei doveri religiosi.

Ne dovette fare dolorosa prova, pochi anni fa, il nostro Don Francesco Bàttig, l'unico missionario salesiano che si sia avventurato in queste remote valli andine. Dopo aver attraversato a cavallo, da solo, la valle del Rio Oro ed il pericoloso fiume omonimo, sorpreso da un forte temporale, giunse, sotto la sferza gelata del vento e tutto inzuppato d'acqua, ad una capanna d'un pastore denominato Muñoz, avverso ai preti, il quale gli negò l'ospitalità. Se non si pescò alcun malanno lo dovette alla sua robusta fibra di montanaro svizzero che gli permise di continuare il viaggio in quel misero stato fino a trovare soccorso e ristoro in un'altra abitazione di un colono più misericordioso.

La Provvidenza dispose ch'io proprio in quei giorni dovessi battezzare uno dei figli del suddetto Muñoz, già grandicello, il quale lavorava nella fattoria della signora Miglio. Forse le preghiere d'una pia vecchietta che gli faceva da madre, essendo il padre rimasto vedovo quando i figli erano ancora in tenera età, e da cui aveva appreso i principali rudimenti di nostra santa Religione, avranno influito presso Dio per vincere la ritrosia del padre e permettere che uno dei suoi ragazzi prediletti venisse rigenerato nelle acque battesimali.

Il giorno seguente al battesimo, giunse la notizia che la buona vecchietta, già alquanto indisposta, era spirata poche ore dopo che il giovane Muñoz era stato fatto cristiano; i suoi pii desideri erano appena stati esauditi.

ALLA VOLTA DEL " S. LORENZO " -

Con l'arrivo degli equipaggiamenti potei finalmente intraprendere il viaggio alla volta del San Lorenzo, seguendo la valle del Rio Oro che per quaranta chilometri si interna fra elevate montagne, terminando ai piedi dei ghiacciai che scendono da quell'imponente massiccio. Tutti i miei equipaggiamenti, consistenti in tende, attrezzi, materiale fotografico e viveri, vennero trasportati a dorso di mulo lungo i sentieri delle valle, ostacolati dai guadi frequenti del Rio Oro, in quei giorni ingrossato notevolmente per lo scioglimento delle nevi.

Un robusto giovanotto, pratico dei luoghi, mi coadiuvò in quel trasporto accompagnandomi per tutto il periodo che rimasi nella valle. Lungo il cammino incontrammo le casupole dei coloni dedicati all'allevamento delle pecore da cui ricavano, con la vendita della lana, appena il necessario per coprire i bisogni della vita.

Al termine della valle apparve in tutta la sua imponenza il monte San Lorenzo la cui candida vetta di gelo sovrasta verticalissime pereti di roccia rivestite in parte da uno strato di neve e di ghiaccio.

Stabilimmo il nostro accampamento-base sulle sponde del Rio Oro, fra verdeggianti macchie di faggi da cui ci poteva esser facile raggiungere le basi del San Lorenzo e compiere alcune ascensioni sui monti vicini. A pochi chilometri da noi trovavasi l'abitazione del colono Muñoz che, dopo il battesimo del figliuolo, mutato di sentimenti, si era fatto molto cortese. Egli si prodigò gentilmente nel trasporto dei nostri bagagli, e la sua cortesia giunse ad inviarci ogni giorno, per mezzo d'un figlio, il latte fresco delle sue mucche.

Era ancor vivo il dolore nei familiari per la morte della pia vecchietta. Appena giunto, io assecondai il loro desiderio e mi recai nel Cimitero dove riposano i resti di alcuni parenti, su di un poggio solitario battuto dai venti, a benedire il tumulo ancor fresco pregando per il riposo eterno dell'anima sua. Ma i funesti preconcetti del Muñoz non erano del tutto scomparsi. Non mi riuscì quindi di ottenere il consenso di amministrare il Battesimo ad altri tre suoi figli ancor privi di questo sacramento.

Quindici giorni rimanemmo nella valle compiendo proficue ascensioni presso le falde del San Lorenzo, che mi permisero di eseguire una ricognizione esatta della sua struttura e ritrarne ottime fotografie.

Compiuto il programma di escursioni, scesi nella valle fermandomi ancora alcuni giorni per amministrare altri battesimi fra quelle famiglie di coloni.

Nell'estate seguente (febbraio 1941) ritornai al Lago Pueyrredon per riprendere il mio studio sul versante NW del San Lorenzo, ancora sconosciuto, e sulle catene di montagne tuttora inesplorate che si estendono ad occidente della valle del Rio Baker e del Lago Buenos Aires. Mi accompagnavano il veneto Amadeo Zampieri e Alfredo Lopez, un giovane artigiano argentino del nostro collegio « Pio IX » di Buenos Aires.

Nel lago Pueyrredon e nella valle del Rio Oro mi fermai alcuni giorni per l'esercizio del sacro ministero; e tra i figli dei coloni battezzati ebbi la consolazione di annoverare quelli di Muñoz, che finalmente annuì di buon grado alla mia domanda.

DAL RIO ORO AL RIO TRANQUILO-Dalla valle del Rio Oro passai a quella del Rio Tranquilo, intagliata nei contrafforti settentrionali del massiccio San Lorenzo, già in territorio cileno. Per lunghe ore camminammo con i nostri cavalli carichi attraverso cordoni morenici rivestiti di fitte foreste di faggi, di quando in quando arrestati da torrenti torbidi ed impetuosi che bisognò attraversare a guado con ogni precauzione per non perdere cavalli ed equipaggiamenti. Verso occidente, monti elevati e scoscesi, ricoperti in gran parte di ghiacciai, offrivano quadri superbi e selvaggi, che l'occhio non si saziava di contemplare.

Pochi coloni vivono in queste solitarie valli andine lontanissime dai centri di popolazione. L'asprezza dei sentieri, aperti rudimentalmente entro le foreste e sui fianchi dirupati delle montagne, rende difficile l'approvvigionamento e l'esportazione dei prodotti di lana per cui i guadagni sono scarsi e la vita dura e piena di privazioni. All'infuori della carne che è abbondante, tutti gli altri viveri scarseggiano, sicchè viaggiando in queste regioni, è necessario portare con sè tutto quanto occorre per l'alimentazione. Percorsi una trentina di chilometri, raggiungemmo la casa del colono Giovanni Olariaga, nostro ex-allievo, che s'innalza al margine d'una vasta e fertile valle dove il Rio Tranquilo svolge il suo corso in ampie spirali. È l'abitazione più avanzata di questa zona andina, prossima al San Lorenzo; più innanzi si prolunga verso il Sud la gran valle del Rio del Salto, affatto disabitata, dove noi eravamo incamminati.

Dopo due giorni riprendemmo il viaggio internandoci nella valle del Rio del Salto che penetra per una quarantina di chilometri fra monti severi coperti di nevi e di foreste vergini, terminando alle basi occidentali del massiccio San Lorenzo. Olariaga, conoscendo le difficoltà che avrebbe incontrato la nostra piccola carovana nel percorrere la valle deserta e piena di ostacoli, ci diede per guida un giovanotto della sua fattoria pratico dei luoghi, il cui aiuto ci fu tanto prezioso, per non dire indispensabile. Non vi erano sentieri e dovemmo avanzare faticosamente aprendoci il cammino tra fitte foreste di faggi e di arbusti, alle volte perplessi di fronte a pantani traditori o al corso del fiume gonfio di acque ed impetuoso, che minacciava di travolgere i nostri cavalli carichi degli equipaggiamenti e dei viveri. Alfine, superate non poche difficoltà, raggiungemmo la confluenza di due torrenti, quasi al termine della valle e piantammo le nostre tende nella foresta al margine d'un ghiacciaio che scendeva dal San Lorenzo. Attorno a noi, panorami di impensata grandiosità e bellezza, sul massiccio San Lorenzo e su altre catene di monti biancheggianti di nevi, le quali formano un singolare contrasto con il manto verdeggiante della foresta che ricopre fittamente le falde dei monti e la valle. Un tempo eccezionalmente sereno favorì le nostre ascensioni, sicchè, dopo una settimana, ritornammo da Olariaga con una copiosa messe di lavoro e di fotografie.

Eravamo però ormai ai primi di marzo, quando cominciano a cadere le prime nevi sui monti, e, per questo, ci affrettammo a proseguire il viaggio fino ad una località denominata Cochrane, dove il Governo Cileno edificò una scuola-collegio per i figli dei coloni sparsi nelle vicinanze. Il sentiero si svolgeva per una trentina di chilometri lungo le scoscese rive del Rio del Salto ingrossato dall'unione con il Rio Tranquilo, fra un continuo saliscendi cagionato da una quasi ininterrotta successione di avvallamenti morenici e di roccie montonate formate dagli antichi ghiacciai che scendevano dal San Lorenzo. Una folta ed esuberante vegetazione arborea, specialmente di faggi, già in parte divorata dagli incendi, ricopriva il fondo valle ed i pendii dei monti. Il cammino era assai aspro per i nostri cinque cavalli che dovevano superare con il loro pesante carico scoscendimenti rocciosi tagliati a picco sul fiume, con il pericolo di scivolare e precipitarvi, come appuntò avvenne, pochi giorni prima, ad un passeggero che perse, con il cavallo, tutti i suoi equipaggiamenti.

A Cochrane ci fermammo cinque giorni per dar comodità ai coloni di venire fin là per far battezzare i loro figli, essendo la prima volta che un missionario penetrava in quelle vallate molto appartate.

NELLA VALLE DEL RIO BAKER - Da Cochrane scendemmo nella valle del Rio Baker seguendo il corso del Rio Cochrane, emissario del lago Cochrane-Pueyrredon, il quale, poco prima di sfociare nel Rio Baker, forma una bellissima ed imponente cascata.

La valle percorsa dal Rio Baker, per il clima benigno e per i terreni fertili ed atti alla coltivazione ed all'allevamento del bestiame, venne rapidamente popolandosi di coloni cileni qui immigrati dal Nord. Questa regione appartiene alla provincia di Ausen ed è attualmente sotto la cura spirituale dei Servi di Maria che risiedono in Porto Aysen.

Il Rio Baker ha le sue origini dal lago Buenos Aires e, dopo un percorso di quasi cento chilometri, sbocca nell'estuario Calen, già nei canali patagonici in contatto con le acque del Pacifico. Ad occidente di questa grande depressione idrografica si innalzano elevatissime complesse catene di montagne ricoperte da vasti ghiacciai, ancora inesplorate nel loro interno, le quali formeranno la meta del mio studio nelle prossima estate.

Rizzammo le nostre tende sulle rive del Rio Baker presso l'abitazione d'una buona famiglia cilena di nome Cruces e quivi rimanemmo per altri cinque giorni in attesa delle famiglie dei coloni, da noi fatte preavvisare ed invitate a far battezzare i loro figli e sistemare religiosamente i matrimoni. Ma le mie speranze rimasero in parte deluse, poichè parecchie famiglie, che erano vicine, non corrisposero al mio invito, mentre invece giunsero altre più lontane, a circa trenta chilometri di distanza.

Compiuta questa missione, proseguimmo a cavallo verso il lago Buenos Aires costeggiando le sponde del Baker, le cui acque d'un bel verde-smeraldo serpeggiano come un nastro immenso nella valle profonda, e dopo due giorni giungemmo sulle rive del lago Bertrand, prolungamento ed estremo SW del lago Buenos Aires. Terminammo qui il nostro faticoso viaggio a cavallo che si svolse per una estensione di 240 chilometri fra monti e valli ripieni di solitudine e di mistero, dove da pochi anni giunse il primo soffio di vita umana.

Il 14 marzo ci imbarcammo sul vaporetto Los Andes ed in una giornata e mezza attraversammo tutto il lago Buenos Aires la cui superficie misura 1900 kmq, ossia cinque volte e mezzo quella del lago di Garda. Questo lago, nella parte occidentale, è molto pittoresco perchè è circondato da catene elevate di monti, rivestite da ghiacciai e da foreste.

Sbarcammo a Chile Chico, che ha una incipiente popolazione di poco più di mille abitanti, la quale, perchè unita alla rete stradale della regione pianeggiante della steppa, viene visitata periodicamente dai missionari salesiani. Poche settimane prima, ci dissero, erano qui giunti in auto una cinquantina di giovani Esploratori di Don Bosco del nostro collegio di Deseado nella escursione che sogliono effettuare ogni anno in distinte parti di questo immenso territorio.

Dopo due giorni di attesa, ci si offrì l'opportunità di proseguire in auto fino a Las Heras, importante centro di popolazione della Patagonia Argentina nel territorio di Santa Cruz, dove termina la ferrovia che viene da porto Deseado. Ancora una giornata di viaggio in treno e giungemmo a Porto Deseado dove terminammo felicemente la nostra escursione alle Ande. Bilancio spirituale: trentotto battesimi e quattro matrimoni.

Beneditemi, amatissimo Padre, e credetemi sempre   aff.mo in C. J.

Sac. ALBERTO M. DE AGOSTINI.

Crociata missionaria

Borse complete.

Borsa EUCARISTICA MISSIONARIA DEL PICCOLO SERAFINO GUSTAVO M. BRUNI. Dono delle mistiche nozze di M. G. Savodi.

Borsa LODONE FRANCESCO, in suffragio. A cura di M. E. T. - Somma prec.: 10.000 - Nuovo versamento 10.000 - Tot.: 20.000.

Borsa MARIA AUSILIATRICE E S. GIOVANNI BOSCO (13a), a cura di M. C., Torino.

Borsa MARIA AUSILIATRICE E S. GIOVANNI BOSCO (14a), a cura di Maria Cauvin in suffragio di Pasquale e Francesca Cauvin nata Rella.

Borsa MARIA AUSILIATRICE E S. GIOVANNI BOSCO (15a), a cura di S. C. R. S. - Somma prec.: 17.500 - Ultimo versamento 2500 - Tot.: 20.000

Borse da completare.

Borsa AMIGHETTI GIUSEPPE, a cura della famiglia - Somma prec.: 2500 - Giacomo Amighetti 300 - Tot.: 28oo.

Borsa ANIME DEL PURGATORIO (9a) - Somma prec.: 782 - Direttrice F. M. A., Moncrivello 10 - Magno Alice 25 - Schira Marchesa Sai-

bante 25 - Bargagli Vittoria 110 -Prato Teresa 100 - Dogliotti Vincenzina 10 - N. N. 2000 - D. P. 5 - Bice Caretta Bertola 5 - N. N. 500 - Capellino Teresa 30 - Grassi Paolo 30 - Tot.: 3632.

Borsa ANIME DEL PURGATORIO, a cura di una pia persona (11a) - Primo versamento 1o.000.

Borsa A. E. - PONTECURONE, a cura di N. N. - Somma prec.: 10.000 - Nuovo versamento 2500 - Tot.: 12.500.

Borsa ASTORI SAC. PROF. MARIO - Somma prec.: 2368,30 - Famiglia di D. Astori 2000 - Regis Sereno Domenico 100 - Bellardo Renato 5o - Algostino Avv. Pier Francesco 100 - Rosso Luisa 30 - Castoldi Carlo 500 - N. N. 40 - Baldi Cesarino 30 - Mons. Trisoglio Domenico 20 - Meda Maria in Astori 5 - Morano Delfina 10 - Trisoglio Adolfo 15 - Poli Marchese A. Maria 100 - Dott. Andrea Bertocchi 1000 - Tot.: 6368,30.

Borsa BIANCHI SALVATORE - Somma prec.: 4300 - Marisa Giuliani e Gabriela Salvadeo 6o - Pierina Gilardini 100 - Giuseppina Salvadeo 25 - Tot.: 4485.

Borsa BUON PASTORE (2a) - Somma prec.: 600 - Attilio Tell 50 - Tot.: 65o.

Borsa BALDI DON LUIGI - Somma prec.: 3635 - N. N. 70 - N. N. 30 - Tot.: 3735.

Borsa BETTINI DON ATTILIO, a cura di Angela Poli Marchese - Somma prec.: 960 - C. R. 200 - N. N. 1 - Ferrero Filippo 6 - Cirincione Cesira io - Giordano Maria 5 - Castoldi Giuseppe 3o - N. N. 8 - Tot.: 1220.

Borsa CARAVARIO DON CALLISTO - Somma prec.: 1619 - Don Ghione G., 10 - Tot.: 1629.

Borsa CRISTO RE (3a) - Somma prec.: 1 165 - Oldani ved. Alovatti 50 - Tot.: 1215.

Borsa COLOMBO DON SISTO - Somma prec.: 1405 Maria Morgante 10 - Pozzi Francesco e amici 100 - Tot.: 1515.

Borsa COLOMBO LEO, iniziata da S. E. Mons. Ernesto Coppo, in occasione della inaugurazione in Rivoli dell'Ass. di A. C. «Leo Colombo » - Somma prec.: 12.725 - Offerte varie a mezzo Mons. Coppo 2355 - Sac. Prof. Barone 100 Mons. Pastè 30 - Mons. Piletta 20 - Vari 100 Teol. Elena 100 - N. N. 7,50 - Raccolte nel teatrino del Carmine a Torino 96,5o - Offerte varie a mezzo Mons. Pastè (Vercelli) 856-Tot.: 16.390.

Borsa DON BOSCO FANCIULLO - Somma prec.: 970 - Bagnati Giuseppe 100 - Tot.: 1070.

Borsa DOGLIANI CAV. GIUSEPPE, a cura di Pozzi Francesco - Somma prec.: 8325,50 - Nuovo versamento 200 - Tot.: 8525,50.

Borsa DIVINA PROVVIDENZA (3a) - Somma prec.: 10.673,50 - Boine Fiorenza 30 - Boglione Francesco 45 - Cuichi Maria 30 - Tot.: 10.778,50.

Borsa DAL NEGRO MONS. GIOVANNI, a cura della Pia Unione per l'Adorazione del SS. Sacramento nella Chiesa del S. Spirito (Udine) - Soma prec.: 5463 - N. N. 15 - Angelina Minisini 5 - Offerte varie 30 - Tot.: 5513.

Borsa DON BOSCO PROTETTORE DEI GIOVANI - Somma prec.: 7674 - Fam. Chiodini 35 - Locatelli Giuseppe 8,75 - Tot.: 7717,75.

Borsa DON BOSCO EDUCATORE (4a) - Somma prec.: 4919,70 - Panizza Giuseppe 100 - Roella Agnese 30 - Tot.: 5049,70.

Borsa DON BOSCO SALVATE I NOSTRI FIGLI (2a) - Somma prec.: 8939.50 - Dentis ved. Bonaudo 1000 - Pernigotti Matilde 20 - Tot.: 9959,50.

Borsa EUCARISTICA DEL PICCOLO SERAFINO GUSTAVO M. BRUNI, in memoria e suffragio di Carlo Ghiglione, a cura del Sac. Antonio Bruni - Somma prec.: 5710 - La figlia Ida 500 - Sorelle Robioglio 12 - Tot.: 6222.

Borsa EUCARISTICA DEL VANGELO UNIFICATO iniziata da un gruppo di insegnanti a perenne ricordo del giubileo sacerdotale del Fondatore delle Borse Eucaristiche Missionarie Salesiane, Don Abbondio Maria Anzini - Somma prec.: 4135 - Negronida Maria 50 - Viola Lucia 10 - N. N. 400 - N. N. 500 - Sorelle Robioglio 30 - Chierico C. C. 20 - Insegnante Goria P. io - Gariglio Pasqualina 5 - Maria Teresa e Ada Francesio 100 - Dott. G. Anzini 1000 - Anime ticinesi riconoscenti 2350 - N. N. 50 - Tot.: 866o.

Borsa EUCARISTICA DEL PICCOLO SERAFINO GUSTAVO M. BRUNI (10a), a cura del Sac. Antonio Bruni - Somma prec.: 12.839,55 - Franca Pirrone 10 - Bonifacio Adelina 30 - Tot.: 12.879,55

Borsa FERRANDO G. B., a cura degli ex-allievi e Cooperatori salesiani di Novara - Somma prec.: 14.390 - Prof. Giuseppe Botti 5o - Ex-allievi di Novara 315 - Tot.: 14.755.

Borsa FARINA DON LIVIO, missionario nel Chaco Paraguayo, a cura di Teresa Musso - Somma prec.: 220 - Don Eugenio Petitti 5o - Musso Teresa 5o - Farello Maria 10 - N. N. 20 - Alcune persone di Castelnuovo nei Monti 122 - Tot.: 472.

Borsa GEDDA SUOR TERESA - Somma prec.: 145 - Morgante Maria 10 - Tot.: 155.

Borsa GESÙ, MARIA AUSILIATRICE, DON BOSCO (9a) - Somma prec.: 335 - Manselli Carolina 100 - Cav. Zanchelli Salvatore 10 - Bucci Anita 100 - Pisano Giuseppina 8o - Tot.: 625.

Borsa GARNERO CESARE - Somma prec.: 3995 - N. N. 500 - Tot. 4495.

Borsa IMMACOLATA (3a) - Somma prec.: 6834Pardo Prof. Michele 100 - Tot.: 6934.

Borsa LOMBARDI DOTT. COMITE FRANCESCO, a cura di Assuntina Naccari ved. Lombardi - Somma prec.: 10.000 - Nuovo versamento 5000 - Tot.: 15.000.

Borsa MARIA AUSILIATRICE E S. GIOVANNI BOSCO (11a), a cura di N. N., Udine - Somma prec.: 6000 - Nuovo versamento 2000 - Tot.: 8000.

Borsa MADONNA DELLE GRAZIE (Pinerolo), a cura della Casa salesiana - Somma prec.: 7558,85 - Un sacerdote 8000 - Tot.: 15.558,85

Borsa POLLA DON EZIO, a cura della mamma Irma Masino ved. Polla - Somma prec.: 300 - Ettore Masino 100 - Dott. Giuseppe Coppola 40 - Bice Polla e nipoti 30 - N. N. 25 - Irma Masino 5o - Tot.: 545.   (Segue).

NECROLOGIO

Salesiani defunti:

Sac. BELLINGERI GIULIO, da Sant'Agata Fossili (Tortona), † a Buenos Aires (Repubblica Argentina) il 1°-IX-194o a 87 anni.

Don Bosco gli aveva letto in fronte, in uno dei suoi ultimi « sogni », la parola « fedeltà ». E questa fu davvero la caratteristica di tutta la sua vita salesiana, in cui il candore di una semplicità evangelica ed il fervore di un'anima tutta di Dio esercitavano il fascino più potente sul suo apostolato. Passò 46 anni nel nostro collegio di Buenos Aires-Almagro prodigandosi nel sacro ministero della cura delle anime con vero spirito pastorale. E lo stesso Em.mo Arcivescovo Card. Copello gli volle attestare la gratitudine dell'Archidiocesi recandosi personalmente a visitare la salma.

Sac. DELEVE GIULIO, da Ancona, † a Nizza Monferrato, il 7-XII-1941 a 78 anni.

Ricevette l'abito ecclesiastico dalle mani di Don Bosco nel 1882 e raggiunse il sacerdozio, l'anno della morte del Santo. Animo mite, coscienza delicata, cuore generoso, seppe prodigarsi con vero spirito salesiano nella cura della gioventù specialmente durante il quinquennio di direzione dell'Opera nostra a Busto Arsizio e nell'amministrazione dell'Istituto Richelmy in Torino. Spiegò quindi il suo zelo sacerdotale nell'abbadia di Ulzio, e tutta la sua carità ed abnegazione nella direzione della casa dei nostri cari ammalati a Piossasco. Travagliato da un cancro insidioso, coronò la sua vita coll'apostolato della sofferenza che avvalorò la sua direzione spirituale a tante anime.

Sac. FRIGO ADEODATO, da Canove d'Asiago (Vicenza), † a Chiari (Brescia) il 15-X-1941 a 69 anni.

Fu accolto all'Oratorio di Torino, l'ultimo anno della vita di Don Bosco, e si formò allo spirito veramente salesiano mettendo la sua larga e soda cultura a servizio dei numerosi allievi cui fu « maestro e padre » secondo il sistema educativo del Santo. Diresse i Collegi di Ferrara e di Chiari « Rota », e chiuse la vita, tutta spesa nell'insegnamento e nell'educazione della gioventù, passando placidamente dal sonno all'eternità.

Sac, GIUBERGIA DOMENICO, da Toulun (Var-Francia), † a Bologna il 19-X-1941 a 66 anni.

Entrò nel nostro « Patronage Saint Pierre » di Nizza Mare, appena morto Don Bosco; ed il fascino del Santo l'attirò alla vita salesiana che trascorse dapprima a Tunisi, poi a Firenze ed a Bologna ove rimase 30 anni. Svolse il suo apostolato soprattutto nel sacro ministero e nella diffusione della buona stampa.

Cooperatori defunti:

S. E. Mons. MARIO STURZO, Vescovo di Piazza Armerina, † il 12-XI u. s. ad 80 anni.

Resse la diocesi per 38 anni con zelo illuminato e fervore di intensa pietà, mettendo a servizio delle anime la sua vasta erudizione e soda dottrina colla preoccupazione di elevarle dalla comune mediocrità agli slanci generosi dell'ascetica cristiana. Nutriva una grande venerazione per Don Bosco e ritenne come una delle più sospirate consolazioni la fondazione dell'Opera salesiana a Riesi.

Mons. GIUSEPPE BORIS, † a Torino il 17-X u. s. a 53 anni.

Ex-allievo del nostro Collegio di Lanzo, aveva assimilato lo spirito di Don Bosco con un culto pei Santo fatto di affettuosa venerazione e di altissima stima. Questa tempra salesiana gli valse nel ministero sacerdotale, e soprattutto nell'apostolato fra i militari cui si era dedicato con fervido entusiasmo, quell'efficacia che guadagnava tante anime a Dio, le infervorava nel compimento del dovere, le sosteneva nelle prove, le confortava nei dolori. Cappellano Capo dell'Ospedale Militare della Chiappella in Genova, prodigava il suo zelo con ammirabile abnegazione, diffondendo con predilezione la divozione a Gesù Sacramentato, a Maria Ausiliatrice ed a S. Giovanni Bosco.

Can. EDOARDO FERRERO, † a Torino il 16-X u. s. a 55 anni.

Animo nobile e retto, ingegno eletto e versatile dotto in ogni ramo delle scienze sacre e profane, prodigò nell'insegnamento, con dedizione completa e finissimo senso del dovere religioso e civile, le sue preziose doti di mente e di cuore, esempio luminoso alle scolaresche ed agli insegnanti. Sacerdote pio e zelante, predilesse nel sacro ministero i poveri e i piccoli, mentre dirigeva spiritualmente con ammirabile saggezza tante anime chiamate alla perfezione in Istituti religiosi. Aveva per S. Giovanni Bosco una grande venerazione. Cooperatore affezionato, sosteneva le Opere salesiane ed informava allo spirito del Santo il suo instancabile apostolato

Can. Don STEFANO PORRO, † ad Andria il 18-X u. s. a 65 anni.

Amò il decoro della Casa di Dio inalzando, per desiderio del compianto suo zio Vescovo, l'artistico tempio dell'Immacolata, dove per più anni profuse la carità del suo zelo come Rettore, lieto di vederlo poi affidare, eretto in parrocchia, ai Figli di Don Bosco.

Ten. Gen. REYNAUD Grand'Uff. CAMILLO, † a Garzigliana il 25-VIII-1941 ad 81 anno.

Tempra adamantina di cattolico cosciente e fervente, rifulse nella brillante carriera militare delle più preziose doti di mente e di cuore, esempio di grandezza d'animo, di fedeltà al dovere, di integerrima condotta. Visse la fede nella pratica sincera, aperta, costante, fino alla preghiera quotidiana nella pubblica chiesa ed alla Comunione frequente. Affezionato Cooperatore, nutriva una tenera divozione per Maria Ausiliatrice e San Giovanni Bosco prediligendo le Opere salesiane, nella sua carità sempre larga coi poveri e colle pie istituzioni.

N. D. RADICE FOSSATI MARIETTI, † a Milano il 6-X u. s. quasi nonagenaria.

Donna di alto sentire e di attività instancabile in ogni opera di bene, fu insigne benefattrice e spesso anche madre affettuosa del nostro Istituto di Milano. D. Bosco aveva forse intravisto il suo santo zelo quando assicurò la madre di lei che la figlia, allora appena tredicenne, si sarebbe certamente assicurato il paradiso con tante e tante opere di beneficenza. Le parole del Santo furono accolte allora come un gradito augurio. Oggi la vita di questa illustre Dama, spesa tutta nel far del bene, ci fa pensare che le parole del Santo si possono ritenere come una vera e propria profezia confermata dalla più eloquente realtà.

DE SANCTIS MARIA Ved. MUNZI, † a Solomeo (Perugia) il 24-X u. s.

Nel lavoro e nel sacrificio trascorse la sua vita illuminata dalla fede, infervorata dalla carità e benedetta da Dio colla vocazione di un figlio alla Società Salesiana.

SALANITRI VINCENZO, † a Randazzo (Catania) il 29-IX u. s. a 76 anni.

Tempra di cattolico esemplare, seppe educare al fervore della vita cristiana i dieci suoi figli di cui tre si sacrificarono per la Patria e Don Francesco seguì la vocazione di Dio alla Società salesiana.

Altri Cooperatori defunti:

Attuoni Mons. Ercole, Fermo (Ascoli Piceno) - Baiano Alinda, Vignale Monf. (Aless.) - Balestra Cesare, Valloria (Imperia) - Barabino Maria, Sestri Pon. (Genova) - Barbanera Antonio, Farnese (Viterbo) - Baroli Ines, Suno (Novara) - Biasi Emilio, Sfruz (Trento) - Bombardini Emilia, Marradi (Firenze) - Bressan Antonio, Orune (Nuoro) - Bruschi Tranquillo, Mezzanino Po (Pavia) - Butto Adele, Borgomanero (Novara) - Calvi Tornielli C.sa Teresa, Torino - Campara Croce Lucia, Velo Veron. (Verona) - Comin Luigia ved. Lombardi, Verraves (Aosta) - Cortesi Martino, Torino - Curti Giacomina, Cusino (Como) - Daffara Fiorenzo, Majano (Udine) - Della Bella D. Osvaldo, Chiavenna (Sondrio) - Dionisio Butti Adele, Romagnano Sesia (Novara) - Drago D. Benvenuto, S. Salvatore nmonf. (Aless.) - Ferrarà Giuseppe, Robbio Lomellina (Pavia) - Ferrari Emma, Mandello Lario (Como) - Ferrario Isaia, Novara - Ferraris Michele, Alessandria - Fori Pertellini Regina, S. Giov. Lupatoto (Verona) - Fournier Rosalia, Champoluc (Aosta) - Fusarini Felicita, Cornuda (Treviso) - Gambaro Adelaide, Mirabello monf. (Aless.) - Ghevio Maria, Milano - Giacopuzzi Domenico, Breonio (Verona) - Grossoni Federico, Somma Lombardo (Varese) - Guido D. Giovanni, Casanova Lerrone (Savona) - Lo Chirco Francesca, Cinisi (Palermo) - Lodiana Luisa, Massafra (Taranto) - Mandino Stefanina, Chieri (Torino) - Marcozzi Mons. Giuseppe, Calvi (Napoli) - Mariani Serafina, Torre dei Busi (Bergamo) - Melli Maria, Crennaago Como) - Milano Can. Carlo, Torino - Nanni Avv. Giuseppe, Caramanico (Pescara) - Di Nonno Maria Antonietta, Ciriè (Torino) - Novelli Caterina, Azzone (Bergamo) - Orelli Carlo, Villa Bedretto (Svizzera-Ticino) - Pallone Josephine, Modane (Francia) - Panozzo Sebastiano, Montorio Ver. (Verona) - Pateri Margherita, Torino-Cavoretto - Perino Fiorenza, Torino - Rabagliati Clementina, Occimniano (Aless.) - Rinaldi Nigressano Cleofe, Neviano degli Arduini (Parma) - Rinaldi Mons. Massimo, Rieti - Rotondo Mons. Elia, Castellammare di Stabia (Napoli) - Ruschena Carlo, Vignale monf. (Aless.) - Sarti Rosa, Sestino (Arezzo) - Sarzano Giuseppe, Casale monf. (Aless.) - Serra Firmina, Fossano (Cuneo) - Sillani Clara, Mandello Nov. (Novara) - Smargiassi Giacinto, Accumoli (Rieti) - Varone D. Gaetano, Lettere (Napoli) - Venturi Agostino, Villa Cappella (Mantova) - Versino Civalleri Anna, Verzuolo (Cuneo) - Zanzoaro Marianna, Cordovado (Udine).

TESORO SPIRITUALE

I Cooperatori che, confessati e comunicati visitano una chiesa o pubblica cappella (i Religiosi e le Religiose, la loro cappella privata) e quivi pregano secondo l'intenzione del Sommo Pontefice possono, acquistare:

L'INDULGENZA PLENARIA

1) Nel giorno in cui dànno il nome alla Pia Unione dei Cooperatori.

2) Nel giorno in cui per la prima volta si consacrano al Sacro Cuore di Gesù.

3) Tutte le volte che per otto giorni continui attendono agli Esercizi spirituali.

4) In punto di morte se, confessati e comunicati, o almeno contriti, invocheranno divotamente il Santissimo Nome Oi Gesù, colla bocca, se potranno, od almeno col cuore.

OGNI MESE:

1) In un giorno del mese a loro scelta.

2) Il giorno in cui fanno l'Esercizio della Buona

morte.

3) Il giorno in cui partecipano alla Conferenza mensile salesiana.

NEL MESE Di GENNAIO ANCHE:

1) Il giorno 1 - Circoncisione di N. S. G. C. z) II giorno 2 - SS. Nome di Gesù. 3) Il giorno 6 - Epifania. 4) Il giorno 18 - Cattedra di S. Pietro in Roma. 5) Il giorno 23 - Sposalizio della B. Vergine. 6) Il giorno 25 - Conversione di S. Paolo. 7) Il giorno 29 - S. Francesco di Sales.