Anno LXVI - N. 2 - 1° FEBBRAIO 1942 - XX
SOMMARIO: Il Trattato dell'Amor di Dio. - Alla memoria di un grande Educatore. - Tesoro spirituale. - In famiglia. - Dal Notiziario delle Figlie di M. A. - Lettera di D. Giulivo. - Dalle nostre Missioni. - Necrologio. Crociata missionaria.
Dopo la traduzione della Filotea, Don Ceria ha condotto a termine anche quella del Teotimo o « Trattato dell'Amor di Dio » di San Francesco di Sales. La S. E. I. ne ha fatto un'edizione comoda ed elegante (1).
E non poteva giungere più a tempo, mentre il flagello della guerra, con tanta ossessione di spiriti, tenta di soffocare non solo l'amor del prossimo, ma anche l'amor di Dio. Il grande maestro di spirito educa, col prezioso volume, le anime alla perfezione dell'amor di Dio, unica vera sorgente di ogni altro amore, e le eleva alla santità. Lo segnaliamo quindi volentieri ai nostri Cooperatori, perchè ne traggano il vantaggio spirituale che si è proposto il piissimo Autore. Nella scala della perfezione cristiana tutti possono trovare il loro posto, purchè lo vogliano. S. Francesco di Sales ve li guida con quella dottrina, quell'abilità e quel fervore che l'han fatte degno di essere proclamato Dottore di Santa Chiesa.
Alcuni tratti della stessa introduzione di Don Cena basteranno per chiarirne ai lettori, che ancora non conoscessero l'opera, la natura e lo scopo.
« L'Epistola della Messa di S. Francesco di Sales - scrive il traduttore - è un eloquente passo di S. Paolo, dove l'Apostolo esalta la grazia conferitagli di annunciare le imperscrutabili dovizie di Cristo, facendone conoscere la carità che trascende ogni intendere, sicchè i cuori siano ripieni di tutta la pienezza di Dio. È il dono conferito al Salesio dallo Spirito Santo, allorchè egli scriveva il Trattato dell'Amor di Dio, nella quale opera narrò, per così dire, la storia della carità, esponendo in lungo e in largo come la carità nasca, cresca e raggiunga l'apice della perfezione nell'unione dell'anima con Dio, quaggiù mediante l'orazione, e in Cielo con la visione beatifica. Questo lavoro costituì il maggior titolo a farlo dichiarare da Pio IX Dottore della Chiesa; infatti nel Decreto si mettono in spiccato rilievo la dottrina, l'acume e la chiarezza, con cui egli nel suo Trattato sviscerò i più ardui problemi toccanti la teologia mistica, sì da non essere possibile percorrerlo senza sentirsi rapiti dal fascino che ne deriva.
» Sopra l'origine e l'elaborazione del Trattato il santo autore stesso ci fornisce notizie particolareggiate e interessanti. Così sappiamo da lui che ne aveva concepito l'idea molto tempo prima che si risolvesse a mettervi mano; ma che a determinarvelo erano state le religiose della Visitazione e in modo speciale la Madre Chantal, loro Superiora. Gli straordinari favori divini che in esse scorgeva manifesti, lo facevano persuaso della necessità di un'opera, che fosse adatta alla loro condizione e direzione spirituale, fra libri consimili già esistenti non trovandosene alcuno accessibile alle medie intelligenze. Trapelato il suo disegno, tanto le Visitandine che la loro santa Madre, avvezze ad ascoltare dalle sue labbra esortazioni sull'amor di Dio e ansiose di avere da lui sull'argomento anche uno scritto che rimanesse, non cessavano d'insistere perchè vi si accingesse ; come poi ebbe principiato, non gli davano più tregua con le loro pressioni, perchè affrettasse il lavoro.
» ... La prima edizione porta la data del 31 luglio 1616.
» ... L'autore medesimo ci ha abbozzato nella prefazione il disegno della sua opera, scrivendo: " Ho avuto in animo di esporre la storia del come nasca, cresca e decada l'amor divino, e poi le sue operazioni e prerogative, i suoi vantaggi e pregi ". In queste poche parole è indicato quale sia il contenuto essenziale dell'opera.
» Il Trattato comprende dodici libri. Si può dividere in tre parti: storia, pratica e comandamento dell'amor divino. Queste tre parti si svolgono nei dieci libri centrali, tolti cioè il primo e l'ultimo, l'uno dei quali fa da preambolo e l'altro da chiusa.
» PREAMBOLO (1. I). Tre nozioni preliminari: 1° La volontà governa tutte le potenze e passioni dell'uomo, anche l'amore; ma l'amore giunge a prendere su di lei il sopravvento. - 2° Di tutti gli amori, l'amor divino dev'essere il dominatore: esso è o re o niente: non può vivere senza regnare, ne regna senza essere sovrano. - 3° Essendo Dio bontà infinita, il cuore umano si sente per naturale inclinazione portato ad amarlo, il che però non gli è possibile fare senza l'aiuto soprannaturale della grazia.
» Parte prima: STORIA DELL'AMOR DIVINO.
- I. Come nasce (1. II). Generano l'amore divino: I° Le perfezioni infinite di Dio, considerate in se stesse; 2° i benefici divini, fra cui primeggiano la creazione, la conservazione e la redenzione; 3° gl'impulsi della grazia, che, pur lasciandoci liberi di secondarli o no, ci stimolano all'amore; 4° la fede, la speranza, il doloroso ricordo delle nostre colpe e le attrattive del Redentore.
II. Come cresce (1. III). L'amore, nato che sia, può andar crescendo fino al nostro ultimo respiro, mediante: 1° Le opere buone ; 2° l'azione di Dio, ognor presente nell'anima che ama. Si ottiene per tal modo il dono della perseveranza finale, ossia la grazia di morire nella divina carità, arrivando al Cielo, dove si compie l'unione perfetta dell'anima con Dio. - III. Come decade (I. IV). Ma quaggiù purtroppo non sempre l'amore continua a progredire. A volte l'uomo lascia il suo Dio per correre dietro alle creature, sedotto e attratto da oggetti sensibili, che invece di portarlo, come dovrebbero, a Dio, lo allontanano da Lui. Questo avviene: 1° per incostanza della volontà; 2° per umana debolezza di fronte alle tentazioni; 3° per la nostra miseria, essendo noi incapaci di amare, se Dio non ci aiuta.
» Parte seconda: PRATICA DELL'AMOR DIVINO (1. V-IX). Il santo amore si pratica mediante quattro esercizi. 1° Esercizio di compiacenza e di condoglienza (1. V, 1-5). Compiacenza, con cui l'anima gioisce al vedere quanto Dio, da lei amato, sia bello, perfetto, amabile; condoglienza, con cui l'anima compassiona i patimenti sofferti da Gesù e si affligge delle offese fatte a Dio. 2° Esercizio di benevolenza (1. V, 6-12). L'anima a) desidera che Dio sia conosciuto, amato e servito da tutte le creature; b) sospira il Cielo per amarlo senza interruzione e vederlo amato da tutti ; c) si unisce con entusiasmo alle lodi date da Dio a se stesso. 3° Esercizio dell'orazione (1. VIVII). Ne' suoi diversi gradi: meditazione, contemplazione, quiete, estasi, fino alla liquefazione dell'anima, alla ferita d'amore, al languore amoroso, alla morte d'amore. 4° Esercizio di unione (1. VIII-IX). Unione della nostra volontà con quella di Dio mediante: a) l'obbedienza a' suoi precetti, consigli, ispirazioni; b) l'abbandono al beneplacito divino; c) l'indifferenza.
» Parte terza: COMANDAMENTO DELL'AMOR DI DIO (1. X-XI). Sue proprietà, vantaggi e pregi. Il " caro comandamento " vuole che l'amor divino: 1° regni nel nostro cuore e ne regoli gli affetti per le creature, per noi, per il prossimo; 2° abbia il predominio sopra le virtù, le azioni e le perfezioni dell'anima.
» CHIUSA (1. XII). Alcuni avvertimenti per il progresso nel santo amore, riguardanti soprattutto la retta intenzione, l'offerta delle azioni e le pie aspirazioni.
» ... Uscita la Filotea, il Generale dei Certosini aveva consigliato all'autore di deporre la penna, perchè non avrebbe potuto mai più produrre nulla che le stesse al paragone; ma poi, letto il Teotimo, cambiò parere e gli raccomandò di non cessare mai più dallo scrivere. La prima opera è un manuale impareggiabile di direzione spirituale per le anime che aspirano alla vita divota; in quest'altra invece il Santo si rivolge alle anime che sono già ben avanti nella divozione, facendo pure una parte notevole alla mistica. Con l'elevarsi dell'argomento vi s'innalza pure l'intonazione generale e lo stile.
» L'originalità del Trattato sta anzitutto nel punto di partenza, nella maniera cioè di concepire l'argomento, e nel modo di condurre lo svolgimento.
» Quanto alla concezione del tema, egli non considera, come facevano ordinariamente gli altri, la pratica delle virtù quale via per arrivare all'amore divino, alla divina carità; ma vuole che dall'amore celeste si vada alla perfezione delle virtù. Questa è l'idea centrale del Trattato. Un tale processo culmina nella " santissima indifferenza ", l'effetto, per dir così, più tangibile dell'amore, consistente nella rinuncia assoluta della propria volontà per sottometterla in tutto e per tutto al volere e al beneplacito divino. In tale stato l'anima, nulla scorgendo di veramente amabile fuori del suo Dio, valuta il pregio di ogni cosa dall'aiuto che gliene viene all'amore, alla glorificazione, al godimento di Dio. Che luminosa descrizione fa egli della carità " La carità, dice fra l'altro, è un sole che abbella de' suoi raggi tutta l'anima, perfezionandone tutte le facoltà spirituali, governandone tutte le potenze, ma risedendo, come in proprio trono, nella volontà, alla quale fa teneramente amare il suo Dio sopra tutte le cose ". Essa è che, " quale regina di tutte le virtù, di tutti i comandamenti, di tutti i consigli, di tutte insomma le leggi e le azioni cristiane, ha il cómpito di assegnare a tutti e a tutte posto, ordine, tempo e valore ". Il Santo giunge a dire che " l'amore è il compendio di tutta la teologia ". Si comprende bene come da questa reductio ad unum guadagni assai l'unità della trattazione.
» Riguardo allo svolgimento, noterò solo tre qualità: la sicurezza, la semplicità e l'unzione.
» Nel campo dottrinale il Salesio si muove franco e risoluto, come chi tiene in suo dominio la scienza sacra. Anche nei problemi" più scabrosi della teologia, quali la grazia efficace, la vocazione alla fede, la predestinazione, procede così esatto e preciso da non dar luogo a titubanze, sicchè il lettore ne rimane illuminato e con l'animo tranquillo.
» Chiunque poi conosca i gusti letterari del tempo anche negli scrittori di cose spirituali, non può non ammirare la maniera con cui d'ordinario si esprime il Santo: maniera fatta di sì limpida, schietta e trasparente semplicità, che, senza punto detrarre alla dignità del nobilissimo argomento, egli riesce a far comprendere certe operazioni spirituali anche ai tanti che altrimenti, o non avendole sperimentate o non avendole studiate a fondo, stenterebbero a formarsene una giusta idea. Conferisce a questa semplicità l'aver egli messo in pratica due consigli dati da lui stesso a un monaco, occupato nello scrivere di teologia. Il primo era di bandire toutes les paroles méthodiques, ossia tutte le forme scolastiche, buone a usarsi nell'insegnare, ma ingombranti nello scrivere per il pubblico; e il secondo, di eliminare tutte le questioni non strettamente connesse con l'argomento. Torna inoltre di non poco vantaggio alla semplicità salesiana quel simpatico rivolgere il discorso al lettore, quasi stando con lui in familiare conversazione.
» Altra principale caratteristica è l'unzione. Nella lettera citata or ora il Santo vorrebbe che il dogma cattolico fosse esposto " in stile affettivo ", parlando cioè non solo all'intelletto, ma anche al cuore, sì da fare dello studio una vera orazione. Orbene, emana da queste pagine un profumo di Paradiso, che a volte inebria financo l'autore, facendogli sospendere il ragionare per prorompere in preghiera. A tale unzione, in un tempo pieno di controversie teologiche, sarebbe stato di gran nocumento il seguire l'andazzo, mettendosi a polemizzare con avversari; ma il Santo si guarda bene dal sollevare discussioni. Fa al nostro proposito un documento riprodotto in appendice dall'editore di Annecy. È una nota apposta dal Santo in margine a un capo del libro decimo dopo la prima stesura. Diceva: " Questo capo va molto addolcito, affnchè gli eretici leggendolo veggano chiara la dottrina cristiana e bevano impercettibilmente quest'acqua zuccherata. Bisogna dunque rifarlo con parole affettive e di contemplazione ".
» Dal fin qui detto si vede che non abbiamo da fare con un'esposizione didattica o scolastica, come sembrerebbe indicare il titolo di Trattato; no, nessun procedimento compassato, ma elasticità, calore e facondia.
» ... Il testo per la traduzione non poteva essere se non quello fissato con tanta competenza dagli editori di Annecy nel IV e V volume delle OEuvres de Saint François de Sales. Di questa magistrale edizione, giunta al XXVI e ultimo volume, il Papa Pio XI da buon intenditore disse che è una delle più belle e meglio riuscite edizioni del nostro tempo. È davvero monumentum aere perennius alla gloria dell'ammirabile e amabile Dottore della Chiesa ».
CONFERENZA SALESIANA - Gli Oratori che terranno la Conferenza Salesiana, in questo mese od in seguito, ricordino ai Cooperatori che la celebrazione del Centenario dell'Opera Salesiana è rinviata a tempo da determinarsi dal Rettor Maggiore. Invitino quindi al raccoglimento ed alla preghiera per propiziare la misericordia di Dio, in attesa di poter dare la desiderata solennità esteriore.
(1) S. FRANCESCO DI SALES, Il Teotimo o Trattato dell'amor di Dio. Traduzione di E. Ceria.
Due volumi della collana « I compagni di vita » S. E. I. - Torino.
Con questo titolo, in occasione del centenario dell'Ordinazione sacerdotale di S. Giovanni Bosco, S. E. Giuseppe Sivàk, Ministro della Cultura Nazionale e dell'Istruzione Pubblica della Nazione slovacca ha scritto pel Bollettino Salesiano slovacco, questa pagina che traduciamo con piacere.
Gli uomini rimangono stupiti davanti alle opere d'arte, di scultura, di musica, ecc.; ne fanno elogi, le esaltano e se ne ricordano per secoli. Ma per l'arte suprema e più importante, l'arte dell'educazione, hanno una comprensione troppo insufficiente. Epperò se le nazioni hanno mai mancato alla propria gioventù - tanto nella famiglia come nella scuola - questo avvenne proprio per la trascuratezza della sua educazione. Credevano d'aver fatto il loro dovere dando alla gioventù l'occasione d'acquistare le più copiose cognizioni possibili. Fu uno sbaglio enorme che si prese una vendetta crudele.
Solo chi ebbe un'intima relazione colla gioventù, chi visse con essa e lavorò per essa, chi si sobbarcò alla missione di farle da guida, saprà valutare adeguatamente il difficile, ma nello stesso tempo bello e benefico lavoro dell'educazione.
Noi Slovacchi irrigidivano nel vedere coi nostri occhi copie la nostra gioventù andava corrompendosi e depravandosi. Ci faceva pena non poterla aiutare in modo opportuno. La gioventù slovacca doveva esser educata moralmente, cristianamente, secondo l'indole slovacca, e come lo esige il nostro carattere nazionale.
Gli Slovacchi furono sempre un popolo di costumi intemerati; e così volevano crescere anche la loro gioventù. Perciò, appena diventati arbitri della propria sorte, posero tra le prime e più premurose cure quella della rieducazione della gioventù. E si è già fatto molto a questo riguardo; ma non tutto. Non fu mai possibile far tutto. Si tratta di un lavoro che richiede parecchi anni: bisogna rimuovere la mota dei decenni, correggere i difetti, raddrizzare i caratteri, riconquistare le anime avvilite e corrotte. Noi però non perdiamo la fiducia di riuscire: noi speriamo di poter educare quella generazione nuova di giovani di cui il popolo slovacco sente il bisogno. Il Presidente della nostra Repubblica uscì una volta in questa espressione: « Lo Stato slovacco diventerà un giorno una potenza spirituale ». Ma per diventarlo veramente è necessario che i valori spirituali del popolo siano elevati al sommo della perfezione e della nobiltà. Ed a ciò non si riesce che con una buona educazione.
Noi siamo consci della opportunità di una buona educazione e dell'immensa urgenza di buoni educatori. È per questo che oggi ricordiamo il grande educatore Don Bosco. L'opera che ha creato questo valentissimo educatore e singolare amico della gioventù ci serve di modello, perchè anche noi vogliamo creare. Gl'istituti salesiani, monumenti di operosità salesiana, sono anche da noi dei centri di educazione. E sono insurrogabili, poichè si prendono cura specialmente di quelli di cui ci si dimentica.
Al popolo slovacco rende i massimi servizi chi lo aiuta nell'educare la sua gioventù. Benchè piccolo, esiguo, ma moralmente sano, bene educato e ben istruito, un popolo può essere strumento di grandi opere, può essere più utile di quelli che dominano il mondo.
Il fascino del lavoro salesiano è prodigioso. Lo si ammette da tutti. Ma non si deve dimenticare che fu Don Bosco il primo ad esercitare questo fascino di grande educatore. Per questa ragione noi ricordiamo con gratitudine la sua spiccata personalità.
Io ho aderito ben volentieri al desiderio del redattore, il quale m'ha pregato di scrivere queste parole. La fausta ricorrenza del giubileo sacerdotale di Don Bosco è motivo dei festeggiamenti; ma per noi è l'occasione di manifestare i nostri sentimenti di gratitudine per quel lavoro, che ci è stato tramandato come preziosa eredità.
I Cooperatori che, confessati e comunicati, visitano una chiesa o pubblica cappella (i Religiosi e le Religiose, la loro cappella privata) e quivi pregano secondo l'intenzione del Sommo Pontefice, possono acquistare:
L'INDULGENZA PLENARIA
OGNI MESE:
1) In un giorno del mese a loro scelta.
2) il giorno in cui fanno l'Esercizio della Buona Morte 3) Il giorno in cui partecipano alla Conferenza mensile salesiana.
NEL MESE DI FEBBRAIO ANCHE:
1) Il giorno 2 - Purificazione di Maria SS.
2) 11 giorno 22 - Cattedra di S. Pietro in Antiochia
La data centenaria.
Secondo le direttive del Rettor Maggiore; anche gli altri nostri Oratori ed Istituti hanno ricordato la data centenaria dell'inizio dell'Opera Salesiana con intime, devote funzioni di ringraziamento e di propiziazione.
A Firenze, la chiesa della S. Famiglia vide accorrere numerosi Cooperatori, insieme ai parrocchiani al triduo predicato con tanta unzione da S. E. Rev.ma Mons. Giorgis Giovanni Vescovo di Fiesole, il quale fece una sintesi felicissima dell'apostolato di Don Bosco.
L'8 dicembre, celebrò la Messa della Comunione generale S. Ecc. Rev.ma Mons. Gio. Batt. Tirinnanzi, Vescovo di Gaza e Vicario Apostolico di Arabia.
S. E. Mons. Giorgis chiuse le funzioni col panegirico e la Benedizione Eucaristica.
Negli ultimi due giorni le Sante Comunioni passarono le duemila.
In quest'anno l'Opera Salesiana Fiorentina segna il suo sessantesimo di vita. L'Istituto, la Parrocchia e l'Oratorio continuano a compiere un gran bene tra i giovani ed i fedeli.
In sostituzione di Mons. Magri, defunto nel mese di novembre, è stato nominato Direttore Diocesano dei Cooperatori il Rev.mo Mons. Dr. Tirapani Giovanni, Vicario Generale della Diocesi il quale, nonostante le tante sue occupazioni, ha accettato di gran cuore.
A Trento, S. A. Rev.ma il nuovo Arcivescovo Principe Mons. Carlo de Ferrari ha voluto far coincidere la sua prima visita al nostro Istituto per le Vocazioni con la data centenaria dell'Opera salesiana. Accolto solennemente la sera del 7 dicembre nell'annesso Santuario di Maria Ausiliatrice, inondato di luce e stipato di Cooperatori ed amici, dopo il canto dell'Ave Maria, rivolse ai giovani ed al pubblico un paterno discorso, rilevando con compiacenza come la caratteristica dei Cooperatori Salesiani sia quella di non essere soltanto, come presso altri religiosi, un terzo ordine, ma di formare coi figli di S. Giovanni Bosco un'unica grande famiglia.
Impartì quindi la trina Benedizione eucaristica, e si degnò di presiedere, nel salone Don Bosco, una breve accademia commemorativa.
L'indomani mattina, il Direttore diocesano dell'Opera per le vocazioni ecclesiastiche delle Missioni, Mons. Dompieri, celebrò la Messa della comunità rivolgendo ai giovani un caldo ed affettuoso invito a seguire la voce di Gesù che li chiama all'apostolato sotto la materna protezione dell'Ausiliatrice Immacolata. Alla Messa solenne assistette pontificalmente S. E. Mons. Rauzi, Vescovo Ausiliare, il quale pure si degnò di rivolgere la sua parola ai giovani e fedeli che gremivano la chiesa, inneggiando alla grandezza di Don Bosco che con la sua pietà fatta di serena purezza e di fede eucaristica seppe conservare fedeli alla Chiesa intere generazioni di giovani.
Derna - Alta onorificenza al Vicario Apostolico ed a vari Salesiani.
La Maestà del Re Imperatore, di motu proprio con decreto del 27 ottobre u. s. ha conferito la Commenda dell'Ordine coloniale della Stella d'Italia a S. E. Rev.ma Mons. Giovanni Lucato, Vicario Apostolico di Derna e l'onorificenza di Cavaliere a vari Salesiani.
Nel diffonderne la notizia i giornali hanno messo in rilievo lo stato di servizio e le personali benemerenze del Vescovo e dei suoi collaboratori con espressioni di fervida ammirazione e di sincera gratitudine, facendo un po' di storia del Vicariato. Come i nostri Cooperatori ricorderanno, la Sacra Congregazione di Propaganda Fide in data 22 giugno 1939 sistemava la Circoscrizione ecclesiastica Libica in tre Vicariati ed una Prefettura:
a) Vicariato Apostolico di Tripoli affidato a S. E. Mons. Vittorino Facchinetti, O. F. M.
b) Vicariato Apostolico di Bengasi affidato a S. E. Mons. Candido Moro, O. F. M.
c) Prefettura Apostolica di Misurata, delegandone l'amministrazione al Vicario Apostolico di Tripoli.
d) Vicariato Apostolico di Derna affidato a S. E. Mons. Giovanni Lucato, Salesiano.
Mons. Lucato ricevette l'annuncio della nomina il 15 settembre 1939, mentre era prevosto della parrocchia-santuario di N. S. della Neve a La Spezia. Consacrato il 5 novembre seguente, il Vicario Apostolico di Derna, sull'esempio dei benemeriti Figli di S. Francesco che l'avevano preceduto, orientava subito la sua attività verso il suo nuovo campo di lavoro. Allestita in un mese la spedizione missionaria e preceduto dai suoi collaboratori, 11 sacerdoti e 6 coadiutori laici, festosamente accolto da tutte le autorità civili, politiche, militari, dai fedeli e dalle notabilità arabe di Derna, il 30 dicembre 1939 prese possesso della Sede Vicariale.
Resosi ragione dell'ambiente, e coordinata l'opera dei singoli Missionari salesiani in una unica direttiva, per costituire la base del successivo sviluppo dell'apostolato, egli non perdette mai il continuo contatto con loro, tenendo conferenza ai Parroci ogni 20 martedì del mese, in Beda Littoria, anche durante l'occupazione britannica, e preoccupandosi di conoscere e sovvenire alle necessità spirituali dei nazionali ed in specie dei coloni disseminati sul Gebel Cirenaico. Dopo due anni di lavoro, la Cronaca Vicariale documenta che non solo egli ha visitato più volte ogni residenza missionaria, ma anche quasi tutte le singole famiglie coloniche del Gebel dernino. Per ognuna di queste, specie. nel periodo della occupazione britannica, ebbe parole di conforto, di incoraggiamento a perseverare nel sostenere i disagi che la colonizzazione e la guerra impongono a tutti, e nella pratica dei loro doveri religiosi, civili, patriottici e sociali. Nazionali ed Arabi non si rivolsero mai invano al Vicario Apostolico.
Uno dei disagi più sentiti delle popolazioni coloniche, si sa, è quello delle grandi distanze dai centri ed in particolare dalla chiesa. Monsignor Vescovo, non potendo, per il momento, diversamente provvedere, incaricò tutti i missionari, secondo le loro possibilità, di portarsi a celebrare la S. Messa nei raggruppamenti agricoli più distanti dalla chiesa, e ne diede egli stesso l'esempio recandosi più volte da Derna a Mameli, quando non v'era ancora il Parroco, per la Messa festiva; poscia, nelle case coloniche dei diversi raggruppamenti di Lamluda e Fonte Amara (Berta), Castelvecchio (Razza) ed in altre località, a celebrare almeno una volta alla settimana quando non poteva nei giorni festivi.
Oggetto di particolari cure pastorali furono, specialmente nel periodo bellico, gli ammalati, i feriti degenti nei vari ospedali militari di Derna sia nazionali che mussulmani e britannici. Settimanalmente egli sostava presso il loro capezzale, e tutti gli erano gratissimi delle delicate attenzioni.
Da vero figlio di D. Bosco, intimamente compreso della necessità di una soda formazione cristiana della gioventù, diede vita in Derna ai due oratori, maschile e femminile. In quest'ultimo da lui personalmente diretto, si recava ogni domenica a fare il Catechismo alle bambine. Fin dal maggio 1940 riuscì ad organizzare un'assortita premiazione catechistica per cui ebbe la valida collaborazione delle Dame Patronesse salesiane, che gli consentì di distribuire nel Teatro Littoriale di Derna, il giorno 22, generi di vestiario a più di 200 tra bimbi e bimbe.
Le parrocchie del Gebel, nonostante le difficoltà della guerra, furono sempre rigogliose di vita cristiana. L'ambiente coloniale, specie nei suoi inizi, è irto di difficoltà per le nuove necessità che si impongono ai coloni, per il sacrificio che esige la vita, per la differenza culturale e religiosa degli indigeni. Mons. Vescovo cercò di superarle e di farle superare ai suoi collaboratori. Con la parola, sia in privato che in pubblico, ottenne che anche i nuovi coloni le superassero e vivessero nella miglior armonia con tutti gli indigeni. Fatte pochissime eccezioni, il collaudo di questo spirito di collaborazione tra nazionali ed indigeni lo si ebbe durante il periodo della occupazione britannica. Per cui, alla riconquista della Cirenaica, Monsignore ed i Missionari furono oggetto di calorose dimostrazioni di simpatia e di stima anche da parte degli Arabi, che spesse volte erano ricorsi alla loro protezione.
Compreso della responsabilità e delle fatiche che gravano, specialmente nell'ambiente coloniale, sulle autorità locali, egli prestò sempre la più generosa ed efficace cooperazione, tenendosi in frequente e stretto contatto sia con quelle civili come con quelle politiche e militari. Nonostante le esigenze del suo ministero cercò di essere sempre presente a tutte le manifestazioni da loro indette, portando sempre ed ovunque la sua paterna parola ed il suo zelo pastorale. Questa vasta attività apostolica e patriottica, svolta in così breve tempo dalla sua nomina a Vicario Apostolico di Derna ed in momenti tanto difficili, segnalata dall'Eccellenza il Regio Prefetto di Derna alle Superiori Autorità del Ministero dell'Africa Italiana, indusse la Maestà del Re Imperatore a conferirgli l'alta onorificenza.
L'opera del Vescovo fu efficacemente fiancheggiata dai Missionari salesiani, che riscossero pure ampli elogi dai Governatori Generali della Libia. Vennero inoltre insigniti dell'onorificenza di Cavaliere nell'Ordine coloniale della stella d'Italia: Don Esilarato Atzori, Provicario e Parroco di Derna; Don Lorenzo Gaggino, Parroco di Tobruch, e Don Luigi Sois, Parroco di Luigi Razza.
Non meno generose furono le Suore della Sacra Famiglia di Spoleto presso i nostri soldati feriti ed ammalati, cui prodigarono in mezzo a tanti pericoli, la loro preziosa assistenza. Otto di esse rimasero sul posto anche durante l'occupazione britannica, e quasi tutte furono decorate della medaglia di bronzo al valor militare.
Preghiamo il Signore perchè Vescovo, Missionari e Suore possano sempre corrispondere alla loro vocazione.
FRANCIA - Qualche notizia dalle nostre Case.
Nel mese di giugno dello scorso anno ha ripreso le pubblicazioni il Bollettino Salesiano in lingua francese, che si stampa a Romans (Drome) ed esce, per ora, una volta ogni due mesi. Dai numeri che ci son giunti togliamo qualche notizia sommaria sulle condizioni e l'attività delle nostre Case. L'Ispettoria del Nord fu la più esposta alle operazioni di guerra. Varie Case vennero requisite pei soldati; ma non han sofferto danni rilevanti. A Parigi continuano il loro apostolato tanto la parrocchia di S. Giovanni Bosco a Charonne, come l'Oratorio S. Pietro a Ménilmontant. L'Ispettore, dopo un soggiorno a Lione, è ritornato alla sua sede rianimando anche l'Opera degli «Amici dei fanciulli » a Rue Crillon. Della Casa di Melles nessuna notizia. Quella di Binson, ridotta ad ospedale durante la guerra, ospitò per qualche tempo le truppe di occupazione; ma, appena lasciata libera, ha riaperto le sue porte agli alunni delle scuole elementari e spera di poter presto estendere l'opera sua anche agli altri. La Casa di Maretz, per le vocazioni tardive, occupata per alcuni mesi dalle truppe vincitrici, ha potuto riprendere il suo scopo nel mese di ottobre con una trentina di aspiranti al sacerdozio. Le Case di Giel e di Coat-an-Doc'h non hanno subìto interruzioni; anzi la prima ha ospitato anche un nucleo di studenti di filosofia e la seconda altrettanti studenti di teologia, impossibilitati a frequentare il nostro studentato di Lione. La Casa di La Guerche ha accolto anche i novizi profughi dal Belgio e dall'Olanda nel mese di maggio 1940 e prospera coll'aggiunta delle classi ginnasiali preparatorie al noviziato. L'Oratorio di Rennes, risparmiato, grazie a Dio, dai bombardamenti, continua a fiorire di ottimi giovani. La Scuola professionale di Caen ha incominciato a far posto ad una cinquantina di artigiani, in attesa di aver liberi tutti i locali. L'Istituto di Pouillé pare che abbia anche potuto riospitare i giovani, dopo il periodo di occupazione, per le scuole elementari, ginnasiali ed agricole.
Un'opera nuova si è potuta iniziare a Meudon, alle porte di Parigi: un orfanotrofio quanto mai provvidenziale.
Delle Case del Sud, evacuate quasi tutte all'inizio delle ostilità, nessuna ha sofferto nè pel passaggio delle truppe, nè per l'occupazione. Quella di Nizza Mare, oltre alle fiorentissime scuole professionali, ha aggiunto una classe alla sezione studenti. A Grasse, il nostro Istituto Fénelon sta per aggiungere alle scuole elementari e secondarie un corso tecnico, sotto il patronato della municipalità e del sindacato dei profumieri. A La Navarre, novizi ed aspiranti hanno ripreso con fervore la loro preparazione alla vita salesiana. A Tolone, artigiani e studenti attendono solo i nuovi locali per potersi moltiplicare. La Casa di Marsiglia continua in pieno, rigurgitante di giovani artigiani, studenti ed oratoriani. Quella di Montpellier ospitò profughi dalle altre Case di Francia, Belgio ed Olanda, ed ora ha sistemato anche l'ampio cortile per la folla dei giovani oratoriani. L'orfanotrofio di Gradignan, che ospitò i nostri studenti di teologia del Belgio e dell'Olanda all'inizio delle operazioni, conta ora più di cento giovinetti che seguono specialmente il corso di agraria. A Villemur, presso Tolone, si iniziò la costruzione di un'opera nuova di cui daremo notizia appena si inauguri. A Roanne, la vita ha ripreso subito, appena liberato l'edificio. A Chàteau d'Aix, Casa di formazione, gran fervore e belle speranze per l'avvenire. Le due scuole agricole di Pressin e di Ressins hanno acquistato prestigio dall'impulso che il Maresciallo Pétain ha dato all'agricoltura. L'Istituto di Caluire ha aumentato il numero degli alunni. L'Oratorio di Romans, divenuto centro parrocchiale, estende il raggio della sua influenza. Così pure l'Oratorio di Tonone. Lo studentato filosofico e teologico di Fontanière (Lione) si è ripopolato di una cinquantina di confratelli. Nel Cantone francese della Svizzera l'Istituto di Morges ha inaugurato una filiale a Sion capitale del Vallese: un orfanotrofio che Mons. Bieas ha affidato ai Salesiani, e che nelle scorse vacanze ha potuto per la prima volta godere di una ridente villeggiatura a Vernamiège (1400 metri).
L'Istituto di Landser (Alsazia) è tuttora occupato; ma la parrocchia continua a funzionare col parroco salesiano.
Dei 250 Salesiani chiamati alle armi, parecchi sono ancor prigionieri; di 9 si ha notizia che son morti in guerra.
Le Figlie di Maria Ausiliatrice, passate le ore di trepidazione, hanno pur ripreso ed intensificato il loro apostolato. A Lilla-Sud, il bombardamento del 28 maggio 1940, durante il quale le suore si erano rifugiate nel sotterraneo attorno alla Superiora che aveva tolto con sè il SS. Sacramento dalla cappella, ha lasciato intatta la Casa, sicchè poterono subito riaprire l'Oratorio ed allestirvi anche una refezione quotidiana per un centinaio di bambine, mentre curano la scuola parrocchiale che conta 250 alunne. La loro Casa-famiglia di Rue d'Autin, dopo l'esodo del maggio 1940, rigurgita di giovinette e signorine tanto pel pensionato, quanto pel laboratorio e l'oratorio. Hanno accolto anche le orfanelle dell'Orfanotrofio di Guines. L'educandato e l'esternato della Casa sorella, nella stessa città, funziona per ora nei sotterranei, in attesa della liberazione dei locali. A Parigi-Charonne, pur fra tante privazioni, le suore hanno mantenuto l'opera della Protezione della Giovane, allestendovi anche una cucina popolare, per fronteggiare le esigenze della situazione. Continuano pure e tenere l'Oratorio ed a prestarsi pei Catechismi nella parrocchia di N. Signora della Speranza ed in quella di S. Giovanni Bosco. A Lione, le loro Scuola di Economia domestica è frequentatissima. Quattro Suore hanno riportato il diploma di insegnamento in «Scienze familiari e di Economia domestica » ai Corsi superiori dello Stato, aggiungendo prestigio al già apprezzatissimo Istituto. Ogni domenica poi si spargono a dirigere gli Oratori festivi nelle parrocchie dell'Immacolata Concezione e di Pierre-Bénite. Anche la Scuola di Economia domestica di Grenoble ha chiuso l'anno con un brillante successo. A Tonone hanno 25o alunne tutte savoiarde, dall'asilo alle scuole superiori, una scuola di Economia domestica ed un fiorente Oratorio.
Le 5 Case di Marsiglia, pensionati, educandato e noviziato, scuole parrocchiali, ed Oratorio festivo, sono in piena attività. Anche a Nizza si mantengono in fiore tanto l'Oratorio S. Pietro, quanto i due Orfanotrofi: « Nazareth » e quello pei bimbi di « Villa des Pins ». A Wittenheim, attendono nella preghiera l'ora di poter riaprire il pensionato e l'esternato per i Corsi di Economia domestica, iniziati nel 1938.
A Pasqua, all'Istituto di Economia domestica di Lione convennero una sessatina di suore delegate dei principali Ordini missionari francesi per un congresso, anzi una settimana di studi salesiani, seguita da tre giorni di Azione Cattolica tenuti dalle dirigenti nazionali dei movimenti Coeur vaillants e Ames Vaillantes, che accrebbero il numero delle Congressiste con religiose di altri Ordini.
L'Africa francese celebra quest'anno il cinquantenario dell'inizio dell'Opera salesiana inaugurata ad Orano il 24 agosto 1891. Dei primi sette salesiani sopravvive Don Beissière. Orano ha un fiorente Oratorio salesiano nel sobborgo di Eckmuhl, con una scuola di canto che fa servizio ordinario anche alla Cattedrale. L'Oratorio della nostra parrocchia di Casablanca ha dato quest'anno belle vocazioni sacerdotali.
Dal Belgio sappiamo che le vocazioni si mantengono in fiore: 62 studenti di teologia conta la Casa di Vieux-Héverlé; 27 studenti di filosofia quella di Farnières; altri 14 frequentano l'Università di Lovanio.
A Lione il Card. Arcivescovo Em.mo Gerlier, il 29 giugno u. s. ha promosso ai vari Ordini sacri una cinquantina di Salesiani.
Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice hanno organizzato, durante le vacanze, parecchi turni di villeggiatura di cui hanno goduto 750 ragazzi e 400 giovinette. La Casa delle Figlie di Maria Ausiliatrice di Saint-Cyr-sur-Mer ha ospitato una sessantina di giovinette ed una dozzina di suore per un corso di due mesi di e formazione sociale domestica ed agricola organizzato sotto il patronato governativo. Hanno pure aperto dei corsi annuali dello stesso genere a Saint-Cyr stesso ed a Savigny.
PERÙ -- Lima - Il Presidente della Repubblica alle feste giubilari.
La Repubblica Peruviana ha celebrato, col centenario dell'inizio dell'Opera di S. Giovanni Bosco, anche il cinquantenario dell'arrivo dei Salesiani che, in numero di tre sacerdoti, sbarcarono al porto del Callao nel 1891 per estendere il provvido apostolato nella terra di Santa Rosa da Lima. I dieci collegi salesiani e le tredici Case delle Figlie di Maria Ausiliatrice, fiorenti di vita e gremiti di alunni, andarono a gara nel festeggiare la duplice ricorrenza, assecondati dall'adesione entusiasta non solo dei Cooperatori ed ex-allievi, ma delle autorità religiose e civili e della massa del popolo. Chiuse le celebrazioni locali, fu la volta della Capitale con un'attestazione di amore a Don Bosco ed all'Opera sua, che più solenne non si sarebbe potuta desiderare. Il Rettor Maggiore inviò quale suo rappresentante l'Ispettore di Buenos Aires, Don Giuseppe Reyneri. Il nostro Don Sallaberry, notissimo predicatore, preparò la cittadinanza con un corso di Esercizi spirituali alla radio, diffuso in tutte le famiglie. I festeggiamenti si iniziarono il 21 settembre colla benedizione della cappella dell'Oratorio festivo, compiuta da S. E. Mons. Fortunato Chirichigno, salesiano, vescovo di Piura, il quale, durante la S. Messa, distribuì la Comunione alla folla degli Oratoriani, alle Dame-Patronesse ed ai numerosi ex-allievi, un gruppo dei quali cominciarono, nello stesso giorno, a prestarsi come catechisti ai piccoli.
Il 24 dello stesso mese, mentre nella cripta si celebrava la festa della Madonna della Mercede e la ricorrenza mensile della commemorazione di Maria Ausiliatrice, un altro vescovo salesiano S. E. Mons. Ottavio Ortiz Arrieta, di Chachapoyas, procedeva alla solenne consacrazione del Santuario di Maria Ausiliatrice, iniziato nel 1915 ed aperto al pubblico nel 1922. Terminata la funzione, una folla di fedeli si riversò nel sacro tempio e lo gremì letteralmente per assistere alla Messa celebrata dallo stesso Ecc.mo Vescovo il quale ricordò in quel giorno anche la sua consacrazione episcopale ricevuta sotto le volte della stessa chiesa, poco dopo la inaugurazione. Nel sepolcreto dell'altar maggiore vennero deposte reliquie dei santi Solutore, Avventore ed Ottavio, avute gentilmente da Roma, per l'interessamento di un ex-allievo Religioso agostiniano. I tre giorni seguenti furono impegnati nelle gare catechistiche ispettoriali tra i giovani dei vari collegi, giunti alcuni da distanza superiore ai mille chilometri. Coronò le gare un riuscitissimo Congressino catechistico. Nell'anniversario dell'ingresso del primo salesiano nel Perù, Don Antonio Riccardi, il 27 settembre si tenne il convegno dei Cooperatori e delle Cooperatrici. L'invito fatto dal Comitato di Onore, presieduto dalla signora Enrichetta Garland de Prado, consorte del Presidente della Repubblica, fece accorrere nell'ampio teatro del nostro collegio il fior fiore della città.
Colla signora del Presidente erano l'ex-Presidente della Corte di Cassazione Dr. Manuel B. Valdivia, il Procuratore della Repubblica Dr. Filippo Portocarrero, il Ministro d'Italia Ecc. Italo Capanni, il Presidente della Corte d'Appello Dr. Giuseppe Prisancho, il Presidente dell'Accademia Peruviana Dr. Giuseppe de La Riva Aguero, il vice Presidente del Senato Dr. Ottavio Alva, vari Senatori e Deputati e tutta l'aristocrazia. Presiedette la riunione il Nunzio Apostolico S. E. Mons. Fernando Cento, cui facevano corona le LL. EE. i Vescovi salesiani Mons. Ortiz Arrieta, Mons. Chirichigno, Mons. Alvarez, Mons. Getulio Vargas, il, rappresentante dell'Arcivescovo ammalato, il Decano del Capitolo metropolitano.
Dopo il saluto porto dall'Ispettore Don Coggiola, prese la parola lo stesso Nunzio Pontificio che fece la commemorazione ufficiale del Santo, esaltando la sua devozione alla Santa Sede ed invitando Salesiani e Cooperatori a tener fede al suo programma colla parola d'ordine di Pio XI: « Sempre più e sempre meglio ». Ringraziò il Nunzio Apostolico il nostro D. Sallaberry il quale comunicò all'assemblea il cablogramma giunto da Roma colla benedizione del Santo Padre.
Il 28 settembre, anniversario dell'ingresso delle Figlie di Maria Ausiliatrice in Lima per iniziare l'opera loro a fianco dei Salesiani, funzioni e commemorazioni si svolsero nel Collegio Leonardo Pflucker, che sorge nella borgata Rimac accanto alla primitiva sede dell'Opera salesiana, tornata a noi nel 1937, ed ha una scuola serale frequentata da 250 alunni ed un Oratorio fiorente di 500 giovani. Celebrò la Messa della Comunione generale S. E. Mons. Alvarez, vescovo di Ayacucho. Quella in canto, il rappresentante del Rettor Maggiore Don Reyneri, attorniato da 24 ex-allievi dell'anno di fondazione, tra cui gli altri due Vescovi salesiani Mons. Ortiz e Mons. Chirichigno. Tenne il discorso ufficiale il Dr. Vittorio Andrea Belaunde dell'Università Cattolica di Lima. A sera, nella Casa ispettoriale, con grande affluenza di autorità e di popolo, S. E. Mons. Francesco Muente commemorò colui che Lima chiamava il Don Bosco della città, il salesiano D. Carlo Pane, l'organizzatore dell'opera salesiana e promotore dell'erezione del tempio di Maria Ausiliatrice. La commemorazione si chiuse con l'inaugurazione sulla facciata della chiesa di una lapide-ricordo e di un busto del venerando figlio di Don Bosco la cui salma, due giorni dopo, esumata dal cimitero col consenso delle autorità ecclesiastiche e civili, venne trasportata in lungo corteo di macchine, come in trionfo, alla cripta del santuario. Cantò la Messa di Requiem Don Reyneri, ed impartì l'assoluzione S. E. Mons. Ortiz. La tumulazione fu dovuta ritardare per permettere al popolo di sfilare dinanzi alla bara a testimoniare l'affetto che serba per lo zelante sacerdote che impersonò e diffuse nella Repubblica lo spirito del santo Fondatore.
Il 1° ottobre, giornata catechistica ed eucaristica per gli alunni dei nostri collegi della capitale e dei paesi vicini. Il santuario di Maria Ausiliatrice si affollò di oltre 1500 giovani che ascoltarono la Messa e ricevettero la Comunione dalle mani di S. E. Mons. Chirichigno, poi si riversarono nel cortile, trasformato in sede del congresso. Gli aspiranti svolsero il tema: « Don Bosco apostolo del Catechismo »; gli studenti di filosofia: « Importanza del Catechismo nella vita»; gli studenti delle Scuole Medie di Lima: «Viviamo il nostro Catechismo »; gli artigiani delle Scuole Professionali della Casa ispettoriale, nel cinquantesimo anniversario della Rerum Novarum: « Il Catechismo nella questione operaia ». Coi tre Vescovi salesiani presiedette il Congresso l'Eccelentissimo Nunzio Apostolico, che lo concluse con paterne parole. Gli intervalli vennero rallegrati dalla banda e dalla scuola di canto.
I festeggiamenti si chiusero il 5 ottobre col Convegno degli ex-allievi e solenne funzione di ringraziamento. Dopo la Messa celebrata dall'Ispettore Don Coggiola, e la colazione, l'assemblea generale rese omaggio ai soci fondatori. Alle 11, poi, tutti si raccolsero alla porta del tempio pel ricevimento del Presidente della Repubblica, che si degnò di assistere personalmente alla cerimonia conclusiva. Accompagnato dalla gentile sua Signora, dal Capo della Casa militare, Gen. Ferdinando Melgar e dal Decano di servizio, Comandante Pietro Mazure, S. E. il Dr. Prado venne accolto dal rappresentante del Rettor Maggiore, dall'Ispettore e dai Direttori delle Case salesiane del Perù, al suono della Marcha de Banderas e fra gli evviva e gli applausi dei convenuti.
Il Capo dello Stato entrò subito nel sacro tempio, gremito di folla, ove fu circondato dal Ministro dell'Educazione pubblica, Dr. Pietro M. Oliveira, dal primo Vice presidente del Senato, Dr. Ottavio Alba, dal Presidente della Corte superiore Dr. Giuseppe Frisando, da vari Senatori e Deputati, dal Presidente nazionale degli Ex-allievi e dai rappresentanti della famiglia del primo benefattore e fondatore dell'Opera salesiana nel Perù.
In presbiterio, attorno al Nunzio Apostolico, erano S. E. Mons. Ortiz Arrieta,.S. E. Mons. Ferdinando Ortega Centeno, rappresentante l'Arcivescovo, Mons. Vitaliano Berroa, superiori e rappresentanti delle comunità religiose della capitale. Un posto distinto avevano le rappresentanze delle Figlie di Maria Ausiliatrice e degli ex-allievi venuti espressamente da Arequipa. Durante la Messa celebrata da S. E. Mons. Chirichigno, salì il pulpito S. E. Mons. Alvarez che, reso omaggio al Capo dello Stato ed al Rappresentante della Santa Sede, con nobilissimo discorso rievocò la grande figura del Santo Don Bosco, esaltandone l'Opera e lo spirito. Terminato il discorso, l'Ecc.mo Nunzio Apostolico intonò il Te Deum, e, dopo la Benedizione eucaristica, impartì anche la Benedizione Apostolica a nome di Sua Santità. Usciti dal tempio, il Presidente e le autorità salirono la tribuna appositamente preparata per assistere alla sfilata degli alunni dei Collegi salesiani, delle alunne di quelli delle Figlie di Maria Ausiliatrice, degli ex-allievi: in tutto, 11.000 persone. Infine, il Capo dello Stato visitò il Collegio Santa Rosa, le scuole ed i laboratori, ammirando l'attrezzatura didattica e tecnica, la disciplina ed il progresso degli allievi che gli resero omaggio col più fervido entusiasmo. In tipografia gli venne presentata una monografia sulla Opere salesiane nel Perù, preparata per l'occasione, e due allieve delle Figlie di Maria Ausiliatrice, nipotine del grande colonnello Bolognesi, offersero un mazzo di fiori alla sua gentile Signora. Dopo il canto dell'inno nazionale, eseguito dalla massa degli allievi, il Presidente lasciò l'Istituto, tra rinnovate calorose manifestazioni. Le cerimonie furono coronate, poco dopo il mezzogiorno, coll'inaugurazione della Casa «dell'ex-allievo» nell'Avenida Brasil, benedetta dallo stesso Ecc.mo Nunzio Apostolico, assistito dai Vescovi salesiani e dalle autorità e personalità convenute.
Il Presidente della Repubblica volle dare un attestato di particolare affetto invitando a banchetto nel suo palazzo, col Ministro della Educazione Nazionale, il Nunzio Apostolico, i nostri tre Vescovi Peruviani, il rappresentante del Rettor Maggiore, l'Ispettore ed i Direttori salesiani presenti alle feste.
A consolidare il frutto delle celebrazioni, Don Sallaberry chiuse le feste con un altro corso di Esercizi spirituali alla radio, ascoltatissimo ed apprezzatissimo. Così il programma si mantenne fedele alla più alta aspirazione dei Santo: Da mihi animas coetera tolle.
E la benedizione di Dio continuerà a fecondare il provvido apostolato. Il Collegio di Santa Rosa, in Lima, conta attualmente 1020 allievi distribuiti nelle scuole primarie, medie e professionali; 600 giovani frequentano l'Oratorio annesso. Nella città del Callao, il collegio, fondato nel 1897, ha 450 alunni e 200 oratoriani. Il collegio di Arequipa, fondato nel 1896, ha una media di 200 alunni nelle scuole primarie ed altrettanti in quelle professionali-agricole; non meno ne conta l'Oratorio festivo. Il collegio di Piura, fondato nel 19o6, ha più di 600 alunni. Quello di Cuzco, la capitale incaica, fondato nello stesso anno, conta pur circa 600 alunni distribuiti nelle scuole primarie, medie e professionali, e 400 oratoriani. Il collegio di Huancayo, iniziato nel 1923 e trasferito in locale proprio nel 1934, ha 400 alunni e 150 oratoriani. Oltre all primo internato indigeno di Vucay, fiorisce oggi rigoglioso quello di Puno. Per tacere degli altri, la Casa di formazione di Magdalena del Mar ha una quarantina di aspiranti, ed un numero consolante di novizi e di studenti di filosofia.
La "Crociata Catechistica ".
Proprio nel mese centenario dell'Ordinazione Sacerdotale di S. Giovanni Bosco, il 29 giugno u. s., venne aperta ,con singolare solennità una bella Mostra Catechistica, nel Collegio « Immacolata » di Conegliano Veneto diretto dalle Figlie di Maria Ausiliatrice. Si degnò inaugurarla lo stesso Ecc.mo Vescovo diocesano, alla presenza del Rettore del Seminario di Vittorio, di quasi tutti i Sacerdoti di Conegliano, delle rappresentanze degli Istituti Religiosi e Associazioni di A. C. cittadine e di un buon numero di invitati.
Dopo il saluto, rivoltogli da un'alunna del Collegio, l'Ecc.mo Presule passò a visitare le singole sezioni della Mostra, soffermandosi particolarmente a quella teorico-pratica del « Credo » e della «S. Messa »; e, osservando con vivo interesse l'ampia raccolta di quaderni, cómpiti, illustrazioni, ecc., che formano la più espressiva documentazione dello studio catechistico, iniziato nell'Asilo Infantile e seguito con progressivo sviluppo in tutti gli altri rami della Scuola, come pure nelle varie altre opere annesse.
Assai soddisfatto per quanto aveva veduto, l'Ecc.mo Vescovo, dopo aver espresso più volte la sua benevola approvazione nel passare dall'uno all'altro reparto della Mostra, la ripetè ancora parlando agli intervenuti nella Cappella del Collegio. Egli si compiacque di notare che l'interessante rassegna gli tornava graditissima anche perché era la prima sorta nella sua diocesi; e perciò, encomiando l'opera di chi l'aveva voluta e organizzata, formulava i più fervidi voti che servisse d'esempio ad altre consimili, per divulgare maggiormente l'importanza dell'istruzione religiosa.
A queste note d'attività catechistica ne aggiungiamo altre brevi, ma espressive, giunte ultimamente per aereo dal Centro America. Esse ci dicono che la ricorrenza centenaria della missione sacerdotale di S. Giovanni Bosco portò nel Collegio « Maria Ausiliatrice » di S. José di Costa Rica un vero fervore per l'insegnamento religioso. Si fece catechismo un po' dovunque: nella scuola, nell'oratorio, nella portineria, nell'annessa chiesa di S. Francesco e perfino nella prospicente piazzetta; facendo risuonare, si può dire, da mane a sera tutta la Casa delle semplici e sublimi verità cristiane, quasi come un incessante inno di fede: una laus perennis in forme e note diverse. Se ne ottenne un mirabile risveglio di pietà che permise di stabilire nel mese di maggio la così detta «lega della Grazia», per la frequenza ai Santi Sacramenti e la perseveranza nel bene. La chiesa, non certo piccola, divenne in breve ristretta a contenere tutte le volonterose, mettendo nella felice necessità di far celebrare due sante Messe ogni giorno, con un numero consolantissimo di sante Comunioni quotidiane.
Vennero così preparate con particolare devozione le feste della Beata Madre Mazzarello e di Maria Ausiliatrice. La prima fu preceduta da un triduo predicato rispettivamente dai Superiori dei Cappuccini, dei Redentoristi e dei Gesuiti; quest'ultimo in special modo grato alla Beata per avergli ottenuto, proprio in quei giorni, di ricuperare la vista, già assai indebolita e compromessa.
La festa di Maria Ausiliatrice riuscì ancor più solenne per l'intervento dell'Ecc.mo Arcivescovo, il quale celebrò la santa Messa e amministrò la Cresima a centonove alunne, per la massima parte neo-comunicande di quella stessa mattina. Benché in giorno feriale, l'affluenza dei fedeli alle sacre funzioni e la loro partecipazione ai Santi Sacramenti fu numerosissima; tale da dare all'Ecc.mo Pastore la più gradita ed eloquente prova di quanto andava operando la fervida campagna catechistica in quella distaccata plaga della capitale.
CILE - Santiago.
L'inaugurazione della Cappella del Noviziato di Santiago-Cisterna e del nuovo locale dell'annessa Scuola gratuita delle Figlie di Maria Ausiliatrice, diede occasione il 16 agosto u. s. ad una bella festicciuola, resa solenne per l'intervento delle autorità ecclesiastiche e civili. Lo stesso Arcivescovo di Santiago S. E. Rev.ma Mons. Giuseppe Maria Caro si degnò d'impartire la rituale benedizione alla Cappella, circondato dall'Ispettore Don Gaudenzio Manachino, dai Direttori Salesiani dell'Istituto Teologico e dell'Oratorio « Don Bosco » e dal Parroco di Cisterna.
Nel gruppo degli invitati presenziava alla devota cerimonia il Podestà della capitale, in mezzo a uno stuolo di distinte persone e alle numerose schiere delle allieve e ex-allieve dei Collegi di Santiago. Portarono lustro e decoro al sacro rito gli Studenti dell'Istituto Teologico Salesiano, con le loro artistiche esecuzioni musicali, e il Piccolo Clero dell'Oratorio «Don Bosco » col devoto e inappuntabile servizio all'altare.
Il giorno seguente, la celebrazione della prima santa Messa donò alla Cappella, benedetta ma ancora vuota, l'ineffabile presenza dell'Ospite divino, e accese la tremula e simbolica lampada a indicarne la soave e misteriosa dimora. Più tardi, alle 9,30, venne celebrata la Messa solenne dall'Ispettore Salesiano, il quale al Vangelo tenne un bellissimo discorso di circostanza commentando le parole del sacro testo: La mia Casa è Casa di orazione. La renderanno tale la fervida pietà delle Novizie, per le quali più particolarmente è stato eretto il nuovo Tabernacolo, nonchè l'argentina voce delle povere bimbe della Scuola gratuita, umili ospiti di predilezione nella Casa del Signore.
COLOMBIA - S. Rosa de Osos.
La Casa della Figlie di Maria Ausiliatrice in S. Rosa de Osos ha ricordato il suo venticinquesimo di fondazione, compiuto nel mese di agosto 1940, ma celebrato nei giorni 25, 26 e 27 aprile u. s. con solenni festeggiamenti, promossi dalle affezionate ex-allieve, ai quali prese parte l'intera cittadinanza.
L'on. Consiglio Municipale fissò parte del suo preventivo per concorrere alle spese dei restauri fatti in tale occasione nel Collegio; il venerando Capitolo della Cattedrale provvide coi fondi del proprio erario ai solidi ed eleganti muri di cinta, e la cassa delle ex-allieve contribuì efficacemente all'interna imbiancatura dell'edificio.
I tre giorni di festa, dedicati il primo alle alunne e ai loro parenti, il secondo agli exallievi e il terzo alle ex-allieve, vennero distinti da solenni funzioni religiose celebrate nella Cattedrale, con la completa partecipazione degli istituti cittadini e dei vari centri di A. C.; da discorsi commemorativi, tenuti da illustri personalità ecclesiastiche e civili, e da accademie e trattenimenti vari svoltisi nel Collegio.
Lo stesso Ecc.mo Vescovo celebrò la santa Messa nel giorno solenne della chiusura, in cui si ebbe, fra l'altro, anche un imponente corteo con figurazioni allegoriche, grandioso Te Deum, concerto della Banda locale, artistica illuminazione del Collegio: espressioni tutte di gioia, colle quali la cittadinanza volle mostrare il suo gradimento e la sua riconoscenza verso l'opera nostra.
Carissimi,
nel Galantuomo di quest'anno - l'interessantissima « strenna » per gli associati alle Letture Cattoliche di Don Bosco - ho letto un brano della lettera-testamento del Maresciallo Cadorna pel proprio figliuolo, che vorrei imprimere bene nella vostra mente e nel vostro cuore: « Si ricordi soprattutto mio figlio che se Dio ha voluto fargli la grazia di tante belle doti, non è punto merito suo; ma sarà merito suo - e grande - se, a forza di lavoro, di costanza, di abnegazione, di carattere, senza insuperbirsi della buona fortuna e senza avvilirsi nella cattiva, saprà indirizzare tali sue facoltà al raggiungimento del fine ultimo dell'uomo che è Dio; il qual fine non si ottiene se, nel passaggio attraverso questo mondo, non si ha per norma continua di tutti i giorni e di tutte le ore ciò che con una sola parola si chiama il dovere ».
Il Maresciallo ne ha fatto il commento colla condotta di tutta la sua vita. Io ve lo faccio con tre periodi del Cipani, il saggio pedagogista tanto benemerito dell'educazione popolare, nato novant'anni or sono a Fasano del Garda. In uno di quei libri che non dovrebbero mai sparire dalla circolazione, perchè capaci «di rifar la gente », Vita vera, egli scrisse tra l'altro:
La nostra giovinezza dovrebb' essere tutta spesa a formare in noi il carattere; la nostra virilità a corroborarlo di opere generose; il resto della vita a conservarlo immutabile e forte; fino a che sulla pietra del nostro sepolcro si possa scolpire con verità: egli era uomo di carattere.
Diciamolo altamente: non vi ha virtù vera, non vi ha carattere, perchè da molti si va rinnegando l'ideale perfetto della vita morale, Gesù Cristo: la sapienza della sua vita, la morale del suo Vangelo.
Miei cari: mentre i nostri soldati saldano la loro fede col sangue sui vari fronti e nello spirito cristiano trovano la forza di tanti sacrifici, voi tempratevi la coscienza ed il carattere nella vera religione che è quella di N. S. Gesù Cristo, e siatele sempre fedeli, ricordando ancora questo grave monito del Cipani:
Non vi ha delitto maggiore quanto il disconoscere la propria dignità col vergognarsi di Dio, col rinnegare la fede « che tanto ci subblima ».- È uno schiaffo dato a Colui - nostro Signor Gesù Cristo - che ci ha fatti sì grandi, sollevandoci su tutte le opere della creazione, chiamandoci a partecipare alla stessa sua gloria.
Vostro aff.mo DON GIULIVO.
Apostolato fra i lebbrosi.
In uno dei lebbrosari d'America, affidato alle Figlie di Maria Ausiliatrice, e passato in questi ultimi anni per dure prove, si ebbero, pochi mesi or sono dei veri miracoli di misericordia divina, dischiusi a conforto di quelle eroiche missionarie che rimasero al loro posto in difficili e quasi insostenibili situazioni. Ne riportiamo brevemente qualcuno.
Il primo riguarda proprio uno dei maggiori esponenti dei disordini interni: un infermo che per il suo spirito sovversivo, non vinto dalla carità, anzi sempre più accanito nella propaganda irreligiosa e rivoluzionaria, alla fine del 1940 con grande pena era stato allontanato dall'Ospedale. Si continuava tuttavia a seguirlo con la preghiera, ostinandosi a sperarne il ravvedimento... Ed eccolo, poco tempo dopo, ripresentarsi pregando e supplicando, perfino in ginocchio, d'esser ripreso all'Ospedale, perchè fuori non poteva più vivere. Fu accolto, e non si rese indegno del generoso perdono, mostrandosi subito completamente mutato. Non più una parola di bestemmia o di rivolta, e neppure di lamento: grato di tutto, diceva di voler soffrire ogni cosa in espiazione della sua triste vita. Ricevette più volte i santi Sacramenti, e, dopo aver chiesto ancora ripetutamente perdono, spirò in pace.
Un altro lebbroso, esasperato dalla sofferenza, aveva tentato di affrettarsi la morte con una forte dose di narcotico, e giaceva in una specie di letargo, dal quale i medici non riuscivano a destarlo. Il suo stato era gravissimo: sarebbe certamente morto presto senza potersi più risvegliare dal sonno micidiale. Possibile che Maria Ausiliatrice lo lasciasse morire così?... Si pregò con vivissima fede, e non invano: contro ogni previsione il disgraziato, dopo un giorno e mezzo, si destò, pentito, e chiedendo con premura il sacerdote. Ebbe tempo di confessarsi, di ricevere la santa Comunione; all'indomani festa di S. Giuseppe, patrono dell'Ospedale, s'addormentò nel sonno d'una placida morte.
Il terzo, un giovane di ventotto anni, si presentò al Lazzaretto dicendo che voleva provare se là potesse stare un po' meglio, perchè soffriva molto. Era però ormai al termine della vita; il suo aspetto non lasciava alcun dubbio; quindi, dopo avergli prestate le più sollecite cure, gli si consigliò di ricevere i Sacramenti. Ma egli non ne volle sapere; disse che era venuto all'Ospedale per guarire, e che non gli si parlasse mai nè di sacerdote nè di religione... Dunque, non rimaneva che pregare e sperare, tentando magari di aprirsi la via con una medaglia di Maria Ausiliatrice: l'avrebbe respinta?... No: la baciò, anzi, mormorando un « aiutami » che schiuse l'animo alla speranza. Ma cercato di toccare ancora il punto dei Sacramenti, si ostinò nel rifiuto.
Più tardi il sacerdote tentò di avvicinarlo, di dirgli qualche parola: inutilmente; respinto, dovette allontanarsi, lasciandolo quasi alle soglie dell'eternità. La Suora infermiera, intanto continuava ad assisterlo, pregando e spiando ansiosa il rivelarsi d'uno degli ultimi assalti della misericordia divina, mentre il tempo, ormai così breve, scorreva rapidamente. Ma a un tratto il giovane si riscosse, e rivolto alla Suora, le disse che gli rincresceva d'aver mandato via tanto male il sacerdote... Un attimo di luce accolto e secondato; poi la grazia della confessione, della prima ed ultima Comunione, e la morte cristiana, confortata dalle speranze immortali.
Molte simili conversioni straordinarie si potrebbero aggiungere ancora; senza contare gli altri miracoli che la grazia divina va operando nel Lazzaretto in non poche anime, assurte a traverso il dolore a cime ben alte d'immolazione e di santità: sono i fiori più belli germinati dall'apostolato missionario fra i lebbrosi.
Sac. COSTAMAGNA LUIGI, da Caramagna (Cuneo), † a Santiago (Cile) il 12-VIII-1941 a 75 anni.
Nipote di Mons. Giacomo Costamagna, entrò giovinetto all'Oratorio di Torino quando viveva Don Bosco e, fatta nella mani del Santo la sua totale consacrazione a Dio, partì ancor chierico per l'Argentina, iniziando nell'Oratorio di Almagro quell'apostolato che mise in rilievo le sue preziose abilità, il suo fervido zelo ed il suo spirito salesiano. Nel 1896 fondò il collegio di La Paz (Bolivia), poi passò a dirigere il Collegio « Patrocinio di S. Giuseppe » in Santiago di Cile, finchè nel 1904 fu fatto Ispettore. In tre anni fondò il Collegio di Valdivia, la Scuola agricola di Linares e l'Oratorio festivo nella Capitale. Nel 1909 mandato in Ispagna a dirigere il collegio di Sarrià-Barcellona, salvò l'opera dalla furia incendiaria dei teppisti che avevano organizzato la «settimana nera ». Nel 1910 fu inviato a fondare il primo Collegio salesiano nelle Filippine; poi tornò in Argentina a dirigere il collegio di Viedma, donde passò a Bahia Bianca ed a Punta Arenas. Stremato di forze, chiuse la sua laboriosa esistenza in Santiago, edificando tutti colla sua pietà ed il suo fervore.
Sac. COLLOGROSSO CALOGERO, da Piazza Armerina (Enna), † a Randazzo (Catania) il 26-X-1941 a 66 anni.
Rinunziando ad una comoda carriera nel secolo, volle essere figlio di Don Bosco; e collo spirito del Santo compì un vero apostolato nella scuola, nell'Oratorio e nel sacro ministero.
Sac. AJARDI ANGELO, da Tromello (Pavia), † a Cuneo il 19-X-1941 a 28 anni.
Coad. MAINARDI ALESSANDRO, da Casalbuttano (Cremona), † a Buenos Aires (Repubblica Argentina) il 6-III-1941 e 74 anni.
Coadiutore pio e laborioso, esercitò un'esemplare edificazione nel compimento dei suoi doveri nelle Case dell'Argentina ove passò i suoi 43 anni di vita religiosa.
Coad. SANSALVADORE GIACINTO, da Torino, † a Torino il 26-X-1941 a 66 anni.
Passò la sua vita religiosa in varie Case d'Italia ed in quella di Alessandria d'Egitto, sempre diligente, pio, laborioso nel compimento dei vari uffici affidatigli.
Ch. BURES GIUSEPPE, da Buenos Aires (Repubblica Argentina), † a Piossasco (Torino) il 31-VIII-1941 a 24 anni.
Ch. ascritto BOERO GIOACHINO, da Giaveno (Torino), † a Castelnuovo D. Bosco (Asti) il 30-X-1941 a 17 anni.
Sac. HENNAERT PAOLO, da Stem Uert (Cambrai), † a Pressin il 25-X-194o a 66 anni.
Sac. HEUDE PIETRO, da Bals Bougemant, † in guerra il 14-VI-194o a 33 anni.
Sac. VINCENT GIUSEPPE, da Orari, † in guerra nel 1940 a 35 anni.
Ch. BASTARD PIETRO, da Plougasmon, † in guerra nel giugno 194o a 26 anni.
Ch. CUEFF ALBERTO, da Plonyan, † in guerra il 23-VI-1940 a 27 anni.
Ch. PLUNJAN GIOVANNI, da Grand Champ, † in guerra il 24-V-1940 a 26 anni.
Ch. CUZIN ANTELMO, † in guerra nel 1940. Ch. DURAND LUIGI, † in guerra nel 194o, a 28 anni.
Ch. LOUVETON RENATO, da Vierzon Villages, † in guerra nel 1940 a 28 anni.
Coad. BEAUVERGER PAOLO, da Pleumeur Gaulier, † in guerra il 21-VI-194o a 25 anni.
Can. Mons. Dr. EMANUELE MAGRI, † a Firenze il 29-XI-1941.
Direttore Diocesano dei Cooperatori, amò l'Opera Salesiana di un amore fattivo impegnando la sua alta e faconda parola a farne conoscere lo spirito e le benemerenze ed a suscitare valida cooperazione. Prese sempre viva parte ai convegni e portò ogni volta il contributo della sua esperienza. Il suo zelo sacerdotale si prodigava specialmente nel dispensare la parola di Dio e nella direzione delle anime, coll'efficacia della sua eloquenza e della sua pietà.
Mons. PIETRO SINELLI, Prep. Parroco-Vicario Foraneo di Soresina (Cremona), Prelato Domestico di S. S., Can. On. della Cattedrale di Cremona, † il 5-XII-1941.
Padre e maestro ai suoi parrocchiani, esercitò un prezioso apostolato con la parola, la stampa e la carità beneficando largamente quanti l'avvicinarono. Ammiratore e cooperatore delle Opere salesiane, con l'Oratorio Festivo e con la diffusione della divozione a S. Giovanni Bosco promosse la santità dei costumi e le vocazioni ecclesiastiche e religiose, e curò con gran zelo l'incremento ed il fervore della Pia Unione.
Cav. GIUSEPPE MASOLINI, † a Faenza il 13-XI u. s. ad 81 anno. Insigne cooperatore e benefattore dell'Opera salesiana fin dai primi tempi, le conservò sempre il suo affetto ed il suo appoggio, anche in epoche criticissime, quando la diffidenza e la freddezza tentavano di sconcertare gli amici più fedeli. Egli, lungi dal scemar la sua stima, ne salvò persino la situazione finanziaria colla sua generosità. Anche l'organo della chiesa ricorda la sua munificenza e, nello stesso tempo, il fervore della pietà cristiana che animava tutta la sua vita di cattolico convinto ed esemplare.
LAUZZANA PIETRO, † il 30-X-u. s. a 63 anni. Esemplare padre di famiglia, fervente, laborioso, divotissimo di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco, fu benedetto dal Signore colla vocazione del primogenito alla Società Salesiana.
Altri Cooperatori defunti:
Amata M. di Sales, Perugia - Berola D. Michele, Bollengo (Aosta) - Branzanti Alfredo, Savarna (Ravenna) - Bront D. Luigi, Vergnacco (Udine) - Calcagno Agnese, Montemagno (Asti) - Canavero Clotilde, Canale (Cuneo) - Cerrato Francesco, Revignano (Asti) - Chiappa Giuseppe, Trino Vercellese (Vercelli) - Chiaroli Cellino, Riola (Bologna) - Citterio Giovanni, Triuggio (Milano) - D'Amato Giovannina, S. Cipriano Pic. (Salerno) - De Agostini Giovanni, Milano - Del Grosso Angiolina, S. Massimo (Campobasso) - De Mercanti Emma, Cremona - De Santis Maria ved. Munzi, Solomeo (Perugia) - Faldella Elisabetta, Torino-Sassi - Farneti Mario, Grecchia (Bologna) - Ferrazzi Ferruccio, Arona (Novara) - Formilli Attilio, Firenze. - Fragetti Modesto, Postiglione (Salerno) - Gasparoli D. Mario, Carnisio (Varese) - Giaccone Petronilla, Vignale Monf. (Alessandria). - Gramoni Rosalia, Momo (Novara) - Lanza Dott. Fortunato, Torino - Malaspina March. Angiolina, Villafranca (Apuania) - Maretto Domenica Ved. Valazza, Torino - Martinelli Angelica, Illusi (Verona) - Martinelli Giacomo, Avigliano (Potenza) - Mina Giovanni, Sommariva Bosco (Cuneo) - Molino Roberto, Torino - Pacati Can. Pietro, Bergamo - Perazzo Mons. Giuseppe, Vercelli - Raimondo Lorenzo, Roddi (Cuneo) - Re Regina, Rosignano Monf. (Alessandria) - Relandini Giulio, Castelvetro (Modena) - Sabbatini Lodovica, Ostra (Ancona) - Salvini Giorgio, Sabbio Chiese (Brescia) - Santambrogio Mario, Angera (Varese) - Scati Grimaldi March. Stanislao, Torino - Sturzo Mons. Allario, Piazza Armerina (Enna) - Tassini Francesca, Pergine Valdarno (Arezzo) - Tombini Emilio, Nese (Bergamo) - Tornato Rosa, Torino - Trani Elisa, Pirano (Pola) - Zolla Marina, Vigevano (Pavia).