Anno LXVI - N. 3 - 1° MARZO 1942 - XX
SOMMARIO: Il Giubileo Episcopale del Santo Padre Pio XII. - In famiglia. - Dal "Notiziario" delle Figlie di Maria Ausiliatrice. - Lettera di Don Giulivo ai giovani. - Dalle nostre Missioni: Magellano, Matto Grosso. - Necrologio. - Tesoro spirituale. - Crociata missionaria.
La prossima ricorrenza - 13 maggio - del XXV anniversario della Consacrazione Episcopale del Santo Padre Pio XII va accendendo nel cuore dei Cattolici di tutto il mondo un nuovo crescente fervore di filiale devozione, che in quel giorno si esprimerà in ardenti preghiere, in offerta di Sante Messe e di Sante Comunioni e col concorso consentito dalle ristrettezze dei tempi all'erezione del tempio in onore del suo Patrono Sant'Eugenio nell'alma città di Roma.
I Cooperatori e le Cooperatrici non vorranno essere secondi a nessuno in questa universale dimostrazione. Rispondendo all'appello degli Ecc.mi Vescovi delle loro Diocesi, essi si profferiranno premurosamente ai Parroci anche per prestare tutto il loro zelo alla buona riuscita.
Il nostro Rettor Maggiore nell'udienza avuta il 13 gennaio u. s. anticipò l'omaggio, umiliando al Santo Padre, colle felicitazioni e gli auguri dei Salesiani, delle Figlie di Maria Ausiliatrice, della gioventù alle loro cure affidate, degli Ex-allievi e delle Ex-allieve, anche quelli dei Cooperatori e delle Cooperatrici, implorando su tutti una speciale benedizione.
Sua Santità manifestò benevolmente il paterno gradimento ed, impartendo di gran cuore la desiderata benedizione, rispose:
Le manifestazioni di giubilo non si addicono alla tristezza dei tempi in cui viviamo; ma, mentre Noi apprezziamo e gradiamo assai i vostri omaggi, vorremmo esortare la Famiglia Salesiana a moltiplicare le preghiere per impetrare alla povera umanità, così duramente provata e sconvolta, le benedizioni del perdono e della pace.
Il cuore del Santo Padre è proprio tutto proteso alle angustie ed ai dolori dei Figli. Il sig. D. Ricaldone ha pertanto disposto che in tutte le nostre Case si ricordi sovente il desiderio del Vicario di Cristo e si intensifichino le preghiere secondo le sue auguste intenzioni.
Il 13 maggio poi lo si passerà in adorazione al SS. Sacramento solennemente esposto, offrendo Messe, preghiere e Comunioni per il Santo Padre. Anche i nostri giovinetti potranno concorrere nella misura del possibile all'obolo che verrà devoluto per l'erigenda chiesa di Sant'Eugenio, e la giornata si chiuderà con un'appropriata accademia che, rispondendo al programma educativo di D. Bosco, permetta ai grandi ed ai piccoli di manifestare il loro affetto al Vicario di Cristo.
Per prepararci col maggior fervore, ricordiamo gli esempi e gli insegnamenti del Santo nostro Fondatore.
Alla luce della Fede, Don Bosco vide sempre nel Papa il Vicario di Gesù Cristo, il Maestro infallibile, il Successore di San Pietro, la Pietra fondamentale, il Capo, il Reggitore supremo, «nel quale - come dice il Concilio Vaticano - risiede la forza e la solidità di tutta la Chiesa ».
Il nostro Padre approfittava di tutte le occasioni per far risaltare le divine prerogative del Papa, considerandolo come lo stesso Gesù Cristo che si perpetua nella sua Chiesa, fonte, faro, custode infallibile di quelle verità che fanno oneste le famiglie, grandi le nazioni, sante le anime.
Egli avrebbe voluto che la figura del Papa risplendesse di tutta la sua luce innanzi al mondo, argomento inconcusso di soave speranza, contro di cui le forze dell'inferno non prevarranno, perchè nella persona del Papa Cristo vince, Cristo regna, Cristo impera fino alla consumazione dei secoli.
Per questo egli era certo che il Papa, come in passato, così anche in avvenire, avrebbe salvato la povera umanità da tutte le ambizioni, da tutti gli attacchi, da tutte le persecuzioni, da tutte le barbarie.
Don Bosco non tacque mai quando si trattava di difendere l'onore e i diritti del Papa: era questo il suo tema preferito come scrittore, e avrebbe voluto che la supremazia e la gloria del Vicario di Gesù Cristo stesse in cima ai pensieri di ogni cristiano.
Il Papa era per lui il personaggio più grande, più degno di profondo rispetto e venerazione sulla terra. Si entusiasmava quando ne parlava ai suoi giovanetti. « Amiamoli, diceva, i Romani Pontefici e non facciamo distinzione del tempo e del luogo in cui parlano: quando ci dànno un consiglio e più ancora quando manifestano un desiderio, questo sia per noi un comando ».
Voleva fossero considerati come nemici della Chiesa coloro che, con le parole e con gli scritti, offendono l'autorità del Papa e cercano di scemare l'ubbidienza e il rispetto dovuto ai suoi insegnamenti e comandi.
Anche affranto dai disagi e dagli anni,
Egli tutto si rianimava e accendeva quando si trattava del Pontefice Romano.
Voleva che la parola del Papa fosse la nostra regola in tutto e per tutto.
Nel 1876, in Roma, parlando del Santo Padre Pio IX, sempre di venerata memoria per la Famiglia Salesiana, sintetizzava tutti i suoi sentimenti in questa calorosa perorazione:
«In ogni dubbio, in ogni pericolo, ricorriamo a Lui come ad àncora di salvezza, come ad oracolo infallibile. Nè mai alcuno dimentichi che in questo portentoso Pontefice sta il fondamento, il centro d'ogni verità, la salvezza del mondo. Chiunque raccoglie con Lui, edifica fino al Cielo; chi non edifica con Lui, disperde e distrugge fino all'abisso. Qui mecum non colligit, dispergit. Se mai in questo momento la mia voce potesse giungere fino a quell'Angelo consolatore: Beatissimo Padre, vorrei dire, ascoltate e gradite la parola di un figlio povero, ma a Voi affezionatissimo. Noi vogliamo assicurarci la via che ci conduca al possedimento della vera felicità; perciò tutti ci raccogliamo intorno a Voi, come a Padre Amoroso e Maestro Infallibile. Le Vostre parole saranno guida ai nostri passi, norma alle nostre azioni. I Vostri pensieri, I Vostri scritti saranno raccolti con la massima venerazione, e con viva sollecitudine diffusi nelle nostre famiglie, fra i nostri parenti, e, se fia possibile, per tutto il mondo. Le Vostre gioie saranno pur quelle dei Vostri figli, e le Vostre pene e le Vostre spine saranno parimenti da noi divise. E come torna a gloria del soldato, che in campo di battaglia muore per il suo Sovrano, così sarà il più bel giorno di nostra vita quando per Voi, o Beatissimo Padre, potessimo dare sostanza e vita, perchè, morendo per Voi, abbiamo sicura caparra di morire per quel Dio, che corona i momentanei patimenti della terra con gli eterni godimenti del Cielo ».
Facciamo nostri i sentimenti del Santo Fondatore e rivolgiamoli all'attuale Sommo Pontefice Pio XII, coi più fervidi, filiali auguri.
La Causa della Serva di Dio Madre Maddalena Morano.
Abbiamo appreso con piacere che, il 20 gennaio, nell'Archidiocesi di Catania si è ultimato il Processo Canonico Informativo detto « dell'Ordinario », sulla fama di santità, sulle virtù e sui miracoli in genere della Serva di Dio Suor Maddalena Caterina Morano, dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice e prima Ispettrice dell'Ispettoria Sicula, nata a Chieri (Torino) il 15 novembre 1847 e morta in Catania il 26 marzo 19o8.
La Curia ha trasmesso gli Atti del processo alla Sacra Congregazione dei Riti per il relativo esame e l'autorizzazione all'inizio del Processo Apostolico.
La Serva di Dio iniziò la sua vita religiosa sotto la guida della Beata Maria Domenica Mazzarello, Confondatrice e prima Superiora Generale dell'Istituto, dalla quale apprese tre caratteristiche virtù: umiltà, semplicità, sacrifizio; e usufruì delle direttive e delle esortazioni del Fondatore San Giovanni Bosco per cui consiglio, quando era Maestra elementare nel comune di Montalto Torinese, era entrata nell'incipiente Istituto.
Superiora, seppe unire « prudenza e semplicità, fortezza e discrezione, autorità e tenerezza», come giustamente dettò l'Arcivescovo Mons. Giovanni Marenco per la lapide cemeteriale.
Dotata di grande attività e di iniziativa, aprì case, promosse vocazioni, formò a virtù religiose tante anime e fondò la fiorentissima Ispettoria Sicula cui impresse orme indelebili di autentico spirito salesiano.
Preghiamo il Signore perchè la Causa possa seguire rapidamente il suo corso ed elevare anche quest'astro luminoso nel Cielo della Chiesa colla gloria della Beatificazione e Canonizzazione.
Notizie rassicuranti dei nostri missionari.
Il Governo Giapponese ha assicurato il Ministro degli Esteri d'Italia che tutti i Missionari residenti in Hong-Kong sono salvi ed in ottime condizioni. Ringraziamo il Signore ! Abbiamo in quella città l'Aspirandato, il Noviziato e lo Studentato Teologico con 120 Salesiani, nonchè la fiorentissima scuola elementare e professionale di Aberdeen.
Egitto e Palestina. - L'Ecc.mo Delegato Ap. Mons. Gustavo Testa, che, con affetto di ex-allievo, continua ad interessarsi dei Salesiani e delle Figlie di M. A., mentre prodiga le paterne sue sollecitudini a nome del Santo Padre ad internati e prigionieri, ha inviato una cordialissima lettera al Rettor Maggiore dandogli buone notizie di tutti e singoli Salesiani e Suore, residenti nella sua Delegazione. Li ha trovati al loro posto, o nelle Case appositamente destinate a raccoglierli in comunità, come a Betlemme, in ottime condizioni di salute e trattati coi riguardi convenienti al loro stato religioso. Alla lettera S. E. ha allegato anche brevi comunicazioni scritte dai singoli missionari per le loro famiglie; ed il Rettor Maggiore si è affrettato a trasmetterle ai parenti. Per maggior sicurezza di recapito e nella speranza di poter allacciare altre corrispondenze coi Delegati Apostolici di altre regioni cogliamo l'occasione per pregare tutti i parenti dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice in terre di missione a precisare esattamente il loro attuale indirizzo al Rettor Maggiore, tenendolo al corrente di eventuali modificazioni.
Le ultime corrispondenze che abbiamo avuto da altre parti (Giappone, ottobre 1941; America Nord, novembre 1941; India, fine novembre 1941; Thailandia, metà dicembre 1941; Argentina e Cile, 8 gennaio 1942; Brasile, 13 gennaio 1942) ci hanno pure recato notizie tranquillanti tanto dei Salesiani quanto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.
Torino - La festa di San Giovanni Bosco e di San Francesco di Sales.
L'invito del Rettor Maggiore ad intensificare preghiere e suppliche al Signore per impetrare la misericordia e la bontà divina nell'ora che volge, ha riscosso particolare corrispondenza da tutti i nostri Cooperatori durante la celebrazione della festa del nostro Santo Fondatore e del nostro Santo Patrono. Ovunque, le funzioni vennero improntate a questo spirito ed infervorate da questa intenzione. All'Oratorio, il primo omaggio lo diedero gli Insegnanti dell'Unione « Don Bosco » convocati dal Presidente Comm. Ing. Bianchi, il 25 gennaio, alla Messa celebrata, nelle camerette del Santo, dal Direttore Generale degli Studi Dott. D. Renato Ziggiotti, il quale trasse dagli insegnamenti del Santo preziose esortazioni all'apostolato dell'educazione. Seguì la conferenza tenuta da D. Favini sul « Lievito santo nell'educazione ». La novena, predicata da S. E. Mons. Olivares, Vescovo di Nepi e Sutri, Salesiano, attrasse fin dalla prima sera, nonostante il freddo, numerosi fedeli e divoti di S. Giovanni Bosco. Anche alle funzioni del mattino non mancò un acconcio fervorino del nostro Don Cocco.
La vigilia della festa, convennero a Maria Ausiliatrice le Dame-Patronesse del Comitato Centrale presieduto dalla Marchesa Carmen Compans di Brichanteau, le quali assistettero alla Santa Messa, poi si raccolsero nel salone delle esposizioni attorno al Rettor Maggiore. La Segretaria, Contessa Maria Teresa Camerana, con nobili espressioni, assicurò il Successore di Don Bosco della cordiale adesione del Comitato alla sua crociata di preghiere ed all'offerta di generosi sacrifici per ottenere la benedizione del Signore sulla Chiesa, sulla Patria e su tutta la Famiglia Salesiana, specialmente sui missionari ai quali non possibile per ora far giungere altro soccorso della carità. Il sig. Don Ricaldone rispose esprimendo la sua viva gratitudine e comunicando le notizie più recenti avute dalle Missioni. Accennò alla cinquantina di Salesiani già caduti in guerra sui diversi fronti, alle vittime dell'esilio, della fame e delle persecuzioni, ai danni materiali incalcolabili subiti da tante nostre Case devastate, danneggiate o confiscate. Animando, infine, tutte alla più viva confidenza in Dio, le confortò colla benedizione del Santo Padre, che egli ebbe la gioia di portare da Roma dopo l'udienza Pontificia avuta alcuni giorni prima, e le invitò ad aumentare le loro preghiere secondo le intenzioni del Vicario di Cristo.
Per la cronaca più particolareggiata delle feste rimandiamo all'annesso periodico Maria Ausiliatrice.
Rileviamo che il concorso dei fedeli è stato veramente edificante. Subito dopo pranzo, la Basilica fu gremita dalle alunne della Scuola Magistrale delle Figlie di Maria Ausiliatrice, che vollero offrire al Santo le primizie della loro pietà filiale.
Pontificò i primi Vespri S. E. Mons. Perrachon, delle Missioni della Consolata.
Vivissimo interesse e particolare divozione suscitò la Messa in rito bizantino-slavo celebrata all'altare del Santo da S. E. Mons. Bucko Vescovo Ausiliare di Leopoli (Ucraina), e quella applicata subito dopo per i nostri cari soldati, specialmente pei combattenti.
S. E. Mons. Luigi Maria Olivares celebrò in quel giorno anche il suo Giubileo d'Argento Episcopale, essendo stato consacrato Vescovo di Nepi e Sutri il 29 ottobre 1916 dall'Em.mo Card. Cagliero. Tutti ci stringemmo attorno al venerato Figlio di Don Bosco durante il Pontificale per implorargli dal Signore larga copia di grazie e di benedizioni. In presbiterio assisteva S. E. Mons. Bucko Vescovo Ausiliare di Leopoli, con un sacerdote ed un diacono ucraino nei loro caratteristici abiti di rito. Un omaggio commovente fu quello offerto dalle Associazioni di Azione Cattolica della Parrocchia del Sacro Cuore di Maria, in Torino. In numero di oltre duecento, tra gioventù maschile e femminile, essendo impegnati nel lavoro e negli uffici fino al pomeriggio, raggiunsero la Basilica verso le ore 14, ascoltarono devotamente la Messa celebrata pel Santo Padre Pio XII all'altare del Santo dall'Assistente Ecclesiastico Teol. Peyron, e parecchi si accostarono anche alla santa Comunione.
Riuscitissima la Benedizione dei bambini che affollarono la Basilica e, prima di sfilare accanto all'urna del Santo, ascoltarono apposite parole dette da D. Zerbino e ricevettero la Benedizione Eucaristica impartita dal Rettor Maggiore. Pontificò ai secondi Vespri S. E. Mons. Gionalj. La festa di San Francesco di Sales, venne onorata dalla presenza del Vescovo di Tortona S. E. Mons. Egisto Melchiori, che tenne Pontificale e disse il panegirico del Santo.
La conferenza del Rettor Maggiore ai Cooperatori ed alle Cooperatrici Salesiane.
La conferenza ai Cooperatori, prescritta dal Regolamento della Pia Unione, venne ritardata all'8 febbraio e la tenne lo stesso Rettor Maggiore, dopo il canto dei Vespri, nella Basilica di Maria Ausiliatrice. Il IV Successore di S. Giovanni Bosco, all'alba del secondo secolo di vita dell'Opera Salesiana sentiva il bisogno di rivolgere personalmente la sua parola ai Cooperatori ed alle Cooperatrici, convenute nel sacro tempio a rappresentare tutta la Pia Unione sparsa nel mondo, per invitarli anzitutto ad innalzare con lui l'inno di ringraziamento a Dio per le benedizioni elargite alla Società Salesiana nel secolo trascorso.
Delineato l'ambiente sociale di miscredenza e di ribellione a Dio in cui sorse, ed individuati i germi pestiferi di depravazione morale, egli si indugiò ad illustrare la provvida attività del Santo nella fondazione degli Oratori festivi, delle Scuole Professionali ed Agricole, nell'applicazione del Sistema Preventivo, nell'apostolato catechistico ed in quello della buona stampa, nelle Missioni e nell'organizzazione dell'Unione dei Cooperatori per tutte quelle opere di bene che contempla il loro programma, infervorando tutti i cuori alla più viva riconoscenza a Dio ed alla Vergine Ausiliatrice. Passò quindi a ringraziare gli stessi Cooperatori e le Cooperatrici, strumenti attivi della Provvidenza Divina colla generosa carità con cui forniscono ai Salesiani ed alle Figlie di Maria Ausiliatrice i mezzi necessari per mantenere e sviluppare l'Opera di Don Bosco.
Con particolare emozione, il sig. Don Ricaldone rilevò il numero di nuove fondazioni che il concorso di tante anime buone ha permesso di realizzare anche fra il turbine della guerra, quasi a compenso ed a conforto delle incancolabili perdite subite nelle varie zone di operazioni. Invitò infine tutti a continuare e ad adeguare la loro cooperazione alle esigenze dei tempi, raccomandando in particolare l'iniziativa assunta di far sorgere in ogni Ispettoria un nuovo Orfanotrofio onde provvedere alla gioventù più bisognosa quell'assistenza e quella educazione cristiana di cui Don Bosco ha il segreto. Questo è l'omaggio più urgente e più caro che la Società Salesiana intende offrire al « Padre degli Orfani » nel centenario dell'inizio dell'Opera sua, mentre di orfani la guerra va popolando il mondo. Chiuse elevando i cuori alla più fervida confidenza in Dio, esortando alla preghiera ed al sacrificio con spirito cristiano, ed invocando su tutti le più elette benedizioni.
Roma - All'Oratorio " Borromini " l'Em.mo Card. Carlo Salotti esalta lo spirito conquistatore di San Giovanni Bosco.
Il Giornale Parlato, diretto dalla Contessa Maria Luisa Fiumi, ha dedicato la sua ora del 24 gennaio u. s. alla commemorazione di S. Giovanni Bosco, invitando S. Em. Rev.ma il Signor Cardinale Carlo Salotti, Prefetto della Sacra Congregazione dei Riti, a cantare le glorie del nostro Santo Fondatore. Portarono lo splendore della Sacra Porpora alla solenne celebrazione anche gli Em.mi Signori Cardinali: Fumasoni-Biondi, Prefetto della Sacra Congregazione di Propaganda Fide; Tedeschini, Datario di S. S.; La Puma, Prefetto della Sacra Congregazione dei Religiosi e nostro Protettore; e Caccia Dominioni. Vi assistettero inoltre le LL. EE. Rev.me Mons. Borgoncini-Duca, Nunzio Apostolico in Italia; Mons. Gelso Costantini, Segretario della S. C. di Propaganda Fide; Mons. Bartolomasi, Arcivescovo Castrense; Mons. Ruffini, Segretario della S. C. delle Università e degli Studi; Mons. Smit; ed un'eletta di Prelati e di personalità del clero e del laicato, tra cui l'Ambasciatore del Giappone coll'Ambasciatrice. La sala era gremita di un pubblico quanto mai numeroso. Il nostro Rettor Maggiore era accompagnato dall'Economo Generale D. Giraudi e dal Procuratore Don Tomasetti. La Contessa Fiumi nel presentare e ringraziare Sua Eminenza ebbe nobilissime espressioni di affettuosa divozione pel « Santo dei giorni nostri» pel «Santo dei lavoratori» pel «fratello maggiore cui si può parlare pianamente senza sforzo, senza nemmeno chiamarlo santo, ma semplicemente Don Bosco, come il popolo continua a fare segretamente nel suo cuore». Accostandolo a San Francesco di Assisi, elevò lo sguardo degli astanti a « quel grande arco di luce che si delinea tra Valdocco ed Assisi » foriero di letizia e di fraterno amore.
L'Em.mo Oratore, colla sua briosa eloquenza, fiorita di episodi, di ricordi e di rilievi, iniziò la Conferenza col delineare la gigantesca figura di Don Bosco, esaltandone soprattutto l'ingegno forte ed acuto ed il gran cuore infiammato d'amor di Dio e delle anime. Passò quindi in rassegna le sue conquiste nel campo dell'apostolato giovanile di cui rimane sempre Capolavoro l'Oratorio, nel campo sociale e specialmente in quello operaio, nel campo della pubblica opinione e della politica, nel fedele servizio di santa Madre Chiesa, nell'apostolato della buona Stampa e delle Missioni. Illustrò i suoi rapporti cogli uomini più grandi del suo tempo, coi Pontefici e coi Sovrani, con Casa Savoia e coi Ministri, la sua attività conciliatrice tra lo Stato e la Chiesa, la sua amicizia col futuro Papa Pio XI. Rifacendosi infine al segreto delle sue conquiste, lo indicò nella santità: « Santità documentata e controllata non solo da discepoli ed amici, ma anche emergente da varie ed ineccepibili fonti che offrono tutte le garanzie della veracità. Santità caratteristica, fatta di confidenza, di affetto, di semplicità; santità, quasi si direbbe, umanizzata, imitabile sotto tutti i punti di vista; santità che sapeva comprendere, compatire, perdonare; santità che sollevava gli spiriti, infondeva coraggio e attirava le simpatie di ogni genere di persone. Ma santità anche sagace ed accorta, che non si lasciò mai sorprendere dalle insidie ed astuzie altrui, e che riuscì sempre vittoriosa nelle contingenze più difficili di un lungo e laborioso apostolato ». « Indubbiamente - concluse S. Eminenza - Don Bosco fu e rimane il santo più popolare e più amabile dei tempi moderni ».
L'alata rievocazione, sottolineata da frequenti applausi, fu coronata da una calorosa ovazione.
Il coro, diretto dal Maestro P. Illuminato Picuti O. F. M., eseguì in seguito con grande maestria un concerto così composto: Palestrina: Super flumina Babylonis, Exultate Deo; Mondo: L'Angelus del Mezzogiorno; Thermignon: Roma (cantata a quattro voci).
COLOMBIA - Bogotà - Il Presidente della Repubblica alla celebrazione dell'Opera Salesiana.
Da una lettera dell'Ispettore Don Bertola, datata dall'8 novembre u. s., al Rettor Maggiore, abbiamo avuto notizia della splendida riuscita delle feste commemorative del Centenario dell'inizio dell'Opera Salesiana e del Cinquantenario dell'apostolato dei Figli di Don Bosco in quella Repubblica.
I festeggiamenti culminarono, nella capitale, tra il 24 ed il 26 ottobre con un Triduo Eucaristico: esposizione del SS. Sacramento e funzioni pontificali di ringraziamento a Dio pei favori largiti negli anni trascorsi. Coll'Ecc.mo Arcivescovo di Bogotà e con vari Vescovi Colombiani vi parteciparono anche due Vescovi Salesiani: S. E. Mons. Comin, dall'Equatore, e S. E. Mons. Iturriza, dal Venezuela. Concorso di fedeli, straordinario. Ogni sera, si succedevano sul pergamo sacerdoti ex-allievi, che parlavano con grande affetto di San Giovanni Bosco e dell'Opera Salesiana.
Magnifica, la « serata di gala » tenuta, il 25 a sera, nel principale teatro della capitale, in cui palarono i migliori oratori della città: l'Accademico Dott. Daniele Samper Ortega ed il Rev. Dott. Don Alvaro Sanchez. Vi assistette l'Ecc.mo Presidente della Repubblica, il Nunzio Apostolico, l'Arcivescovo e i Vescovi convenuti per le feste, autorità e personalità dei Clero e del laicato, ed il fior fiore di Bogotà. Negli intermezzi si eseguì per la prima volta un « oratorio » di stile perosiano: Il cieco nato, composto dal salesiano Don Andrea Rosa.
Siccome presso le autorità scolastiche il nostro Collegio Leone XIII gode giusta fama di essere il migliore della Repubblica per l'educazione fisica, uno dei numeri più interessanti delle celebrazioni fu un grandioso saggio ginnastico svolto nello stadio della Città Universitaria. Lo presiedette lo stesso Ecc.mo Presidente della Repubblica con Mons. Arcivescovo e le altre personalità. Vi assistettero oltre trentamila persone. Il successo fu tanto che il Senato della Repubblica chiese ufficialmente il bis per dare un esempio alla gioventù delle pubbliche scuole.
Il 26 fu riservato in particolare agli ex allievi, che accorsero numerosi da ogni parte della Repubblica. Dopo la Messa della Comunione generale, assistettero ancora a quella cantata con assistenza pontificale; poi tennero convegno inaugurando una lapide commemorativa del Cinquantenario dell'Opera Salesiana in Colombia. Fervidi omaggi indirizzarono al Rettor Maggiore ed ai loro Superiori, lieti di rivedere, fra gli antichi, Don Briata, dal Perù, e Don Garcia dal Venezuela. La sera, rappresentarono egregiamente un bel dramma che attrasse enorme folla nel teatro municipale.
Delle altre manifestazioni, ricordiamo l'inaugurazione di un artistico ritratto di Leone XIII nel Collegio omonimo e la benedizione e posa della prima pietra dello Studentato Teologico Salesiano che sorgerà nel borgo « XX luglio » dove intanto fiorisce un ben avviato Oratorio.
Unanime e cordialissima l'adesione del Paese. Tutti i giornali e le riviste dello Stato dedicarono colonne calde di simpatia all'Opera nostra. Il quotidiano cattolico della capitale El Siglo dedicò addirittura tutto il suo numero del 25 ottobre e varie pagine nei giorni seguenti. Le stazioni radio diedero la più entusiastica pubblicità. Il Senato della Repubblica, oltre alle espressioni ufficiali di congratulazione e di adesione, votò una legge per l'erezione di un busto alla memoria dell'indimenticabile apostolo Don Evasio Rabagliati, e la legge fu approvata subito all'unanimità in ambo le Camere. Il Presidente della Repubblica si degnò anche di partecipare al banchetto d'onore nella Casa Salesiana, ed ai brindisi rispose con parole di altissima stima e di profonda gratitudine. Infine conferì all'Ispettore la più alta onorificenza dello Stato, puntandogli personalmente sul petto la «Croce di Boyaca».
A corona dei festeggiamenti, il 15 novembre, si inaugurò una grandiosa Esposizione delle Scuole Professionali ed Agricole Salesiane della Colombia, documento eloquente del successo del metodo di S. Giovanni Bosco.
Ci duole di non aver ricevuto anche le fotografie che avrebbero illustrato adeguatamente la rapida cronaca.
Dal NOTIZIARIO delle Figlie di Maria Ausiliatrice.
Commemorazione centenaria.
Anche le Figlie di Maria Ausiliatrice hanno commemorato la data secolare, secondo le direttive del Rettor Maggiore, con fervide intime funzioni in tutte le loro chiese e cappelle, che si affollarono di giovinette.
Più numerose, le bianche schiere di nuove Figlie di Maria entrate ad ingrossare le file delle Associazioni giovanili; e maggiore del solito la partecipazione alle accademie di omaggio, svoltesi in una cornice particolarmente candida e luminosa, giacchè la Provvidenza volle unire alla ricorrenza centenaria l'inizio della grande « Crociata per la Purezza ».
Riuscitissimo, a Torino, il pellegrinaggio degli Oratori femminili alla chiesa di S. Francesco d'Assisi organizzato la vigilia della Festa per lasciar libera la chiesa agli Oratori maschili, l'8 dicembre.
In gran numero, fanciulle e giovanette risposero all'appello e gremirono tutta la chiesa, salutate dalla parola fervida e accogliente del rev.mo Rettore Can. Cesario Borla, e allietate dalla presenza delle Superiore.
Impartita la benedizione eucaristica, lo stesso Rettore, dopo aver additato alle giovani l'altare dell'Angelo Custode, scelto da S. Giovanni Bosco per la celebrazione della sua prima Messa, e il confessionale dove il Santo s'inginocchiava ai piedi del B. Cafasso, le condusse a visitare la sacrestia, l'attigua cappellina di S. Bonaventura, e il cortiletto che servì alle prime riunioni dell'incipiente Oratorio.
In tal modo le giovanette oratoriane della Casa « Maria Ausiliatrice » si trovarono meglio preparate a celebrare all'indomani la ricorrenza straordinaria, ricordata anche con un ben riuscito convegno.
In questo, rievocate le benemerenze e le attività dell'Oratorio festivo in genere, e in particolare la benefica opera che va svolgendo quello più antico di Torino, presentarono e discussero proposte e iniziative per renderlo sempre più fervente di vitalità e di bene.
Lo chiuse il sig. Don Seriè, che, insieme alle Superiore, l'aveva presieduta seguendone lo svolgimento con vivo interesse.
Ricordo centenario del "Padre degli orfani ".
Altra celebrazione, quanto mai significativa, della ricorrenza secolare fu quella di Montebelluna (Treviso) che si concretò con l'inaugurazione dell'Orfanotrofio « Maria Ausiliatrice » promosso dai fervidi voti dell'indimenticabile compianto Prevosto Mons. Giuseppe Furlan, ed eretto, non senza gravi sacrifici, dall'Ispettoria Veneta, proprio quale ricordo del 1° Centenario dell'Opera Salesiana.
Il pensiero, che risponde perfettamente al desiderio espresso dal ven.mo Rettor Maggiore di commemorare la data centenaria con l'apertura di nuovi Istituti a vantaggio degli orfani, fu fatto risaltare in tutta la sua luce nella cerimonia d'inaugurazione, fissata per l'8 dicembre u. s.
L'Ecc.mo Vescovo, impedito d'intervenirvi, si fece rappresentare dal rev.mo Prevosto Mons. Daniele Bortoletto, il quale, presenti tutte le autorità civili e politiche della cittadina, celebrò la santa Messa Prelatizia, benedisse i nuovi locali e tenne il discorso di circostanza. In questo, con vibrante parola di fervido ammiratore, egli illustrò le origini e lo sviluppo dell'Opera di S. Giov. Bosco; e, facendo notare come il primo giovanetto incontrato dal Santo, per dar principio alla sua missione, fosse stato un povero orfano, mostrò quale alto valore significativo avesse il ricordo, consacrato all'erezione del provvido Orfanotrofio. Lo disse una vera gemma di carità, di cui Montebelluna doveva serbare profonda e fattiva riconoscenza alle Figlie di Maria Ausiliatrice, aiutando e sostenendo generosamente la benefica istituzione.
Prima di por termine alla cerimonia, le Orfanelle, già accolte nella nuova casa, dissero pure la loro parola di saluto e di gratitudine alle autorità e ai benefattori, in un breve omaggio, semplice e spontaneo, e vivamente gradito dai molti intervenuti.
Una nuova Mostra didattico-religiosa.
Nella serie delle Esposizioni Catechistiche di quest'anno centenario, va ricordata quella organizzata dalle Figlie di Maria Ausiliatrice a Montevideo.
Preparata col concorso di tutte le loro Case dell'Uruguay e del Paraguay, riuscì grandiosa e completa, nel suo particolare carattere di didattico-religiosa. Perciò, quantunque non priva del contributo delle alunne, quale documentazione della loro varia attività catechistica, la parte maggiore venne dedicata allo studio e alla raccolta di un ricco materiale sussidiario per l'insegnamento religioso.
Così, fin dalla prima sala, in ordine a tale pensiero, vi si trovava una collezione completa di quadri plastici o piccoli diorami, rappresentanti le varie scene della vita privata e pubblica di Gesù, in modo da attrarre vivamente l'attenzione dei piccoli. Rispondevano pure allo stesso criterio i molti e geniali grafici sul Credo suddiviso nelle seguenti parti: Dio Creatore, Salvatore e Santificatore; come altresì gli svariatissimi disegni e cartelloni illustrativi sulla Legge, sulla Grazia e sulla Liturgia; le carte geografiche della Palestina, con itinerari segnati dall'accensione di minuscole lampadine elettriche, un ricco assortimento di oggetti liturgici in piccole proporzioni, giuochi catechistici, tabelle riassuntive per simboli, ecc. Inoltre, come complemento, due reparti degni di nota, dedicati alle Missioni e all'Arte Sacra, e tondi con chiare raffigurazioni dei principali sogni di S. Giov. Bosco e di aspetti della vita della Beata Mazzarello.
Visitata da un gran numero di persone, la Mostra ha destato vivissimo interesse, riscotendo, anche dalla stampa locale, molti e meritati elogi. Ma l'encomio più bello e più gradito lo raccolse l'Ecc.mo Arcivescovo, il quale, dopo aver espresso durante la visita tutta la sua compiacenza, volle affermarla ancora in un prezioso e non breve scritto indirizzato all'Ispettrice. Ricordata la sua grande preoccupazione per il problema dell'insegnamento catechistico, soprattutto riguardo alla preparazione del relativo materiale didattico, manifestò il proprio pensiero sulla Mostra con queste parole:
« ...Quale non fu la mia consolazione spirituale nel trovarvi la realtà che non aspettavo: una serie completa di materiale didattico catechistico! Malgrado la brevità della visita mi sono dato conto della bellezza del lavoro: i temi sono ben studiati, la rappresentazione grafica è magnificamente disposta, la concezione didattica è di grande originalità, presentata in modo chiaro e dilettevole; e tutto è studiato ed eseguito con vera competenza e molto amore. Nè poteva essere diversamente, trattandosi di Figlie di Don Bosco e della Beata Madre Mazzarello, le quali hanno fatto dell'insegnamento del Catechismo la pietra angolare del loro Istituto.
» Rinnovo quindi le mie più sincere felicitazioni, facendo voti che vengano riprodotti i lavori esposti, affinchè possano servire ad altri centri d'insegnamento; e benedico di cuore tutte le Religiose che tanto bene hanno saputo interpretare i disegni del Santo Padre e di Don Bosco ».
+ ANTONIO MARIA BARBIERI
Arcivescovo di Montevideo.
Carissimi,
una delle virtù che la Chiesa vi inculca con maggior fervore è la virtù della purezza.
Voi ne comprendete facilmente la sublimità e l'importanza: si tratta della gemma più preziosa della vostra giovinezza. Nè potreste oggi trovare più valido incoraggiamento a sostenere la lotta necessaria per difendere e conservare «questo candido giglio - come la chiama Don Bosco - questa rosa preziosa, questa perla inestimabile », che pensando all'eroismo con cui i nostri cari soldati si immolano per la tutela e l'incremento della vita della Patria. Anche perchè, colla custodia della purezza, salvando le energie più potenti del vostro organismo nella grazia del Signore, voi concorrete ad assicurare alla Patria quel migliore avvenire per cui essi combattono. Che le servirebbe infatti ingrandire il suo territorio, se domani una gioventù corrotta e viziata ne squalificasse la popolazione ? L'Impero Romano, voi ben sapete, non è caduto per l'irruenza dei barbari che l'hanno travolto; ma per l'infrollimento del popolo che aveva sciupato le forze migliori nei vizi. Coraggio adunque: per amore dell'anima vostra, ed anche per amore della vostra famiglia e della Patria, fate di tutto per conservarvi puri. Conservandovi puri, voi diventerete forti. Perchè solo la purezza crea i forti e tempra gli eroi. La corruzione, il vizio potran fare dei violenti perchè fan dei bruti; non mai dei forti. E la fortezza è la virtù decisiva della potenza e della grandezza degli individui e delle nazioni.
Raccomandatevi all'angelico giovinetto vostro modello, il venerabile Domenico Savio, di cui ricordiamo, il 9 di questo mese, l'anniversario della morte, ed, il 2 del mese venturo, il centenario della nascita. Egli si era proposto di non tollerare neppure il più piccolo pensiero contrario alla modestia. Onde rifulge e rifulgerà pei secoli nello splendore di un giglio immacolato.
Il Signore benedica i vostri sforzi generosi e la Vergine Ausiliatrice Immacolata vegli sulla vostra giovinezza. S. Giovanni Bosco la preservi dal contagio della malizia del mondo.
Vostro aff.mo DON GIULIVO.
Magellano.
Il nostro Don Torre, col coadiutore Ernesto Radatto, ha passato tutto l'inverno dello scorso anno tra gli indigeni Alacalufes che vivono dispersi nei canali dello stretto di Magellano nutrendosi di molluschi e vestiti in costume primordiale. Percorrendo i canali su fragili canoe, ne ha potuto radunare e battezzare 71. Proseguì quindi le sue ricerche per avvicinarne un'altra cinquantina sparsi in quel dedalo.
Viaggio antidiluviano! Da Punta Arenas raggiunse Puerto Montt per trovare un bastimento che lo lasciasse scendere all'ingresso del Golfo de Penas dove vi erano una trentina di Alacalufes. Là dovette attendere un altro bastimento che lo sbarcasse a Puerto Eden, in mezzo al Canale Messier, in vista di un terzo bastimento che l'avrebbe potuto portare alla penisola Munos Gamero, donde un quarto lo riportò infine a Punta Arenas nel mese di novembre. In dicembre riprese la visita nei territori di Santa Cruz e Chubut dove nell'ultima visita, cinque anni or sono, aveva portato i Battesimi a seimila, di cui 1200 Indi Tehuelches. Egli riterrebbe opportuno fissare due residenze stabili in luogo adatto per poter curare spiritualmente nei centri rispettivi gli Alacalufes ed i Tehuelches. Attendiamo altre notizie.
MATTO GROSSO Amatissimo Padre,
S. E. Mons. Selva, sollecito della cura delle anime sparse nella vasta zona della Prelazia, mi ha incaricato di fare una visita parrocchiale a diversi centri abitati. La iniziai il 1° marzo dello scorso anno e la terminai alla fine di luglio.
Predicai una Missione in Diamantino e Queixada. Celebrai le funzioni della Settimana Santa in Balisa e nello stesso giorno di Pasqua cominciai un settenario in preparazione alla festa di S. Giovanni Bosco, che trasferimmo alla Domenica in Albis e riuscì fruttuosa, con affluenza di fedeli e buon ordine.
Visitai quindi i seguenti nuclei e garimpos. Cassununga, Manchao Dourado, Manchào da Matta, Fara, Tezouro, Queixada, Biongo, Diamantino, Ponso Alto, Balisa, Praia Rica, Barra do Diamantino, Agua Bonita, Barra S. Antonio, Morro de Meza, Mosquito, Bandeira, Barra do Caldeirao, Alcantilado, Corrego d'Anta, Divisa e Canna-braba. Sostai nelle fattorie di: Tatú, S. José, Barreiro, Boa Vista, Limeira,
Corrego do Retiro, Onça, Corrego d'Anta, Retiro do Jonas Lopes, Taboca, Bandeira e Mosquito, celebrando la S. Messa, predicando e amministrando i SS. Sacramenti.
In Balisa, Diamantino e vicinanze tenni anche una serie di conferenze sui maggiori mali locali ed attuali: spiritismo e moda.
Ovunque richiamai l'attenzione sui doveri dei genitori verso i propri figli, e dei padrini e padroni verso figliocci e subalterni. Ho potuto regolarizzare 19 matrimoni.
In occasione della festa Patronale di Balisa potei completare la seconda sacristia, con porta esterna e collocare una porta di entrata all'altare.
In Diamantino, proprietà già misurata, ma non ancora legalizzata del Sig. Salomin, il padrone non volle permettere la costruzione di una modesta cappella, anche solo di paglia, e non tollerò neppure che gli abitanti trasformassero in luogo di preghiera per i garimpeiros (cercatori di diamanti) una camera e costruissero una casa per il Missionario. Finii pertanto per comprare una casa per residenza del Missionario e in essa collocai l'altare e predicai la prima Missione. Potè, così, trovare ospitalità anche S. E. Mons. Selva in occasione della visita pastorale che fece poco più tardi. Le maggiori ostilità le incontrai in Tezouro donde mi allontanai il primo giorno della novena dello Spirito Santo.
In Queixada, garimpo di proprietà del sig. Epifanio Duarte, il 6 agosto, incominciammo la costruzione di una cappella dedicata al Senhor Bom Jesus de Queixada.
Altri proprietari dei Garimpos del Garças, vogliono costruire cappelle particolari nella Barra do Caldeirao, Biongo e Canna-braba,
Vi prospetto i frutti consolanti raccolti durante la mia visita:
Bambini Bambine Adulti Adulte Totale Battesimi 93 97 1 3 194 Cresime 35 42 8 12 97 Comunioni 299 Prime Comunioni 12
di Celibi 7
Matrimoni . . . i di Vedovi 5 31
Legittimati 19
Mitte, Domine, bonos operarios in messem tuam. È la nostra preghiera quotidiana. Pregate, amato Padre, perchè sia esaudita al più presto dal Signore. Aff.mo in J. C.
Sac. AMATO DECLEENE Missionario Salesiano.
Registro di Araguaya, 13-IX-1941.
Sac. BERTOLUCCI AMILCARE, da Modena, † a Brescia il 5-1 u. s. a 73 anni.
Aveva ricevuto l'abito ecclesiastico dalle mani di Don Bosco ed alla scuola del Santo aveva sopra tutto appreso l'amor del lavoro e lo zelo per la salute delle anime. Carattere forte, natura esuberante, fin dagli anni del suo chiericato, mentre seguiva brillantemente gli studi coronati dalla laurea in Scienze, si era lanciato ad un'attività dinamica nell'apostolato dell'insegnamento e degli Oratori festivi, cattivandosi gli animi dei giovani colle sue doti singolari e specialmente colla totale, generosa e sempre alacre dedizione alla sua missione. Vedeva quindi con pena il Servo di Dio Don Andrea Beltrami costretto dal male alla mortificazione di tante sue preziose energie e cercava di consolarlo, negli anni trascorsi con lui a Valsalice. Ma, un giorno, dalle labbra del Servo di Dio caddero delle parole che dovevano dargli la chiave di quel mistero di dolore che lo sorprese, 14 anni or sono, nel pieno vigore delle forze e lo sublimò ad un lento martirio: «Alla Congregazione Salesiana sono necessari non molti che lavorino, ma molti che soffrano e... sappiano soffrire ». Ne comprese il segreto quando, nel 1929, fallite le cure che lasciavano qualche speranza, si vide rapidamente immobilizzare dall'artrite deformante, dal letto al seggiolone, nella progressiva impotenza di ogni movimento.
Sull'esempio del Servo di Dio, egli seppe allora soffrire con spirito veramente sacerdotale, immolandosi, giorno per giorno, a Dio per la salvezza delle anime. Ed il Signore convertì l'altare del suo sacrificio in una cattedra sublime d1 apostolato.
Difficilmente lo si sarebbe trovato solo. Erano sacerdoti, suore, signore della nobiltà, donne del popolo, professori, professionisti, non di rado alti ecclesiastici e funzionari che a lui ricorrevano attratti dal fascino della sua sofferenza e delle sue virtù. Egli tutti accoglieva, confessava, consigliava, confortava, illuminava tutti colla sua bella intelligenza, rimasta limpida fino all'ultimo istante, col suo nobile cuore sacerdotale, purificato dalla lunga sofferenza e reso capace della più perfetta e delicata corrispondenza all'altrui dolore.
Capitava anche - scrisse L'Osservatore Ronfano - di trovarlo intento a correggere versioni di latino, composizioni di italiano, a dilucidare qualche problema a scolari che erano riusciti, chissà come, a trovare la strada della sua cameretta.
S'interessava di tutto e di tutti, sempre affabile, sorridente, di buon umore, sempre con tante cose da dire, belle ed interessanti anche per quella felice espositiva che fu una delle sue doti esterne più spiccate.
Era persino riuscito ad organizzare piccoli comitati per venire in aiuto a famiglie povere e bisognose. Così, mentre santificava se stesso colla sofferenza, elevandosi alle più sublimi vette dell'abnegazione e della rinuncia, valorizzava fino all'ultimo le forze che gli sfuggivano, da vero figlio di Don Bosco, fino all'eroismo.
Sac. BARBERIS ALESSIO, da Torino, † ivi il 25-1-1942 a 67 anni.
Anima nobilissima, sentì il fascino di Don Bosco fin da quando frequentava il nostro Collegio di Borgo S. Martino; e, rinunziando alle brillanti prospettive dell'avvenire che le preziose doti di mente, e di cuore gli avrebbero certo guadagnato nel mondo, seguì la vocazione alla vita salesiana con quella generosità ed alacrità di spirito che conservò fino all'ultima ora. Compì gli studi di Filosofia e di Teologia all'Università Gregoriana coronandoli colla duplice laurea tra il 1895 ed il 1897. Estese quindi la sua cultura al greco biblico ed all'ebraico che gli avrebbero poi giovato nell'insegnamento della Sacra Scrittura e della Teologia orientale. Ordinato sacerdote nel 1898, tenne dapprima la cattedra di filosofia nel nostro studentato di Ivrea; ma dal 1904 si dedicò tutto all'insegnamento delle scienze teologiche con quell'acutezza di ingegno, quella sicurezza di dottrina, quella prontezza di intuizione, quella discrezione di erudizione e quella soavità di metodo che davano alla sua scuola un ascendente singolare. Quando il Servo di Dio Don Michele Rua fondò l'Istituto Teologico Salesiano Internazionale trovò in lui la pietra angolare, il Direttore ideale, il quale impresse agli studi l'ordinamento, la disciplina ed il fervore che lo fecero degno dell'attuale elevazione ad Ateneo Pontificio, nulla sacrificando dello spirito di famiglia caratteristico delle Case di Don Bosco. Per 9 anni, dal 1913 al 1922, Don Alessio diresse anche il nostro Istituto « S. Giovanni Evangelista» in Torino, cattivandogli col suo tatto squisito una stima ed una fama che durano tuttora. Ma non sospese neppure in quel tempo l'insegnamento prediletto della Sacra Teologia.
Nel 1925, dopo uno splendido esame ed una dotta dissertazione sulle Epistole dogmatiche di S. Leone Magno, venne aggregato alla Pontificia Facoltà Teologica di Torino come Dottore Collegiato e preposto alla Cattedra di Teologia Orientale nel Seminario Metropolitano. Lustro e decoro dell'Ateneo Pontificio Salesiano, Consigliere della Facoltà Teologica e del Consiglio Accademico, dopo aver successivamente insegnato Lingua ebraica, Sacra Scrittura, Teologia Dogmatica, chiuse la sua radiosa carriera coll'insegnamento della Sacra Eloquenza e di Teologia Orientale. Un violento attacco di angina pectoris ebbe troppo presto ragione della sua delicata costituzione, suscitando larghissimo rimpianto. Ma la sua memoria vivrà in benedizione. E la sua figura, aureolata di quella perenne serenità di spirito, di quell'amabile soavità di sguardo, di quella grazia di tratto, di quella ineffabile umiltà, mitezza e bontà di cuore che furono caratteristiche della sua spiritualità salesiana, continuerà a risplendere nella luce di un maestro e di un modello.
Sac. ALBERTI ANGELO, da Cislago (Varese), † a San Paolo (Brasile) il 1° aprile 1941 a 72 anni.
Aspirante nell'ultimo anno della vita di D. Bosco, spese ben 50 anni nel Brasile fondando il collegio di Lavrinhas e dirigendo per due volte anche quello di S. Rosa in Niteroi. Ma l'apostolato più prezioso lo svolse a favore delle vocazioni nello stato di Santa Caterina, formando alla vita salesiana un bel numero di novizi infervorati dall'esempio più che dalla scuola del loro Maestro che impersonava la regola e lo spirito di Don Bosco.
Sac. COSCI ATTILIO, da Livorno (Toscana), † a San Paolo (Brasile) il 19-XIII-1941 a 73 anni.
Anima veramente apostolica, si era formato a Torino negli -ultimi tre anni della vita di Don Bosco. Compiuto il servizio militare partecipando alla campagna di Eritrea, volò all'Oratorio per seguire la sua vocazione e partì nel 1891 pel Brasile ove prodigò la sua attività in varie case e dirigendo diversi collegi. Nominato nel 1924 rettore del Santuario del Sacro Cuore in Araras passò gli ultimi 17 anni nel sacro ministero lavorando senza tregua per la salvezza delle anime e curando in modo speciale le vocazioni. Prediletti della sua carità erano i poveri, i malati, i bisognosi. Fuggì perfino dall'Ospedale a metà d'una cura per non privare i fedeli del suo ministero. La sua piissima morte, confortata dalla visita e dalla benedizione dell'Arcivescovo di S. Paolo, suscitò immenso cordoglio. Autorità e popolo, cominciando dal Capo dello Stato, suo ex allievo, gli diedero l'attestazione di un plebiscito di venerazione.
Sac. OTTAVIANO GIOVANNI, da Ragusa, † ivi il 10-XI-1941 a 68 anni.
Partì, chierico, pel Cile e là raggiunse il sacerdozio attendendo con zelo alla cura dei giovani specialmente più poveri che predilesse poi sempre anche nelle varie mansioni affidategli al suo ritorno in patria.
Sac. BANKEMPER GIUSEPPE, da Dorup (Germania), † a Santiago (Cile) il 16-XI-1941 a 63 anni.
Coad. PRANO CESARE, da Voghera (Pavia), † a Firenze il 3-1-1942 a 72 anni.
Salesiano pio, laborioso, esemplare, proprio dell'antico stampo, prestò l'opera sua come capo-stampatore nelle nostre scuole professionali di Nizza Mare e di Bogotà, e, dopo qualche tempo trascorso nella Casa-madre, chiuse la sua vita curando col vero spirito di Don Bosco l'apostolato della buona stampa nelle nostre librerie di Pisa e di Firenze.
Coad. PORRINI GEROLAMO, da Casorate Sempione (Varese), † a Novara il 24-XII-1941 a 69 anni.
Alunno dell'Oratorio nell'ultimo anno della vita di Don Bosco, si affezionò talmente al Santo che diede il nome alla Società Salesiana e compì un prezioso apostolato nelle nostre scuole professionali non solo colla valentia dell'arte sua, ma specialmente colla sua pietà e divozione alla Madonna.
Coad. BORGHESIO GIACOMO, da Rivarossa (Torino) † ad Alessandria d'Egitto il 9-XI-1941 a 59 anni.
Pietà esemplare, fedeltà al dovere, amore al lavoro e vero spirito salesiano fecero di questo caro confratello il coadiutore esemplare di responsabilità, di fiducia e di edificazione, secondo l'ideale di Don Bosco.
Coad. STEFANETTI ANGELO MARIO, da Macherio (Milano), † a Villa Cortese di Busto Garollo (Varese), il 2o-XII-1941, a 51 anni.
Coad. KLEIMMANNS ENRICO, da Issum (Germania), † a Lauradorp (Olanda) il 9-XII-1941 a 67 anni.
Coad. CASTILLO GIACOMO, da Aróstegui (Spagna), † a Matarò (Spagna) il 31-x-1941 a 58 anni.
Coad. NEYENS GIACOMO, da Neeroeteren (Belgio), † nel Congo Belga il 14-III-1941 a 29 anni.
C. CANDOTTI TARCISIO, da Trento, † a Betlemme (Palestina) il 23-X-1941 a 21 anni.
GIUDICI FRANCESCO, † a Treviglio a 74 anni.
Cristiano fervente, fu benedetto dal Signore colla vocazione di un figlio alla Società Salesiana e di due figlie all'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.
Sac. Don SACCO GIUSEPPE, † a Cherasco il 22-XII-1941
Piissimo e zelante sacerdote, nutriva una sentita divozione a Maria Ausiliatrice ed a S. Giovanni Bosco e nella sua beneficenza ebbe sempre cuore per l'Opera Salesiana.
ZERBINO CRISTOFORO, † a Casalcermelli (Alessandria) l'8-I u. s. a 86 anni.
Nel 1872, giovane sedicenne, ricevette in dono dalle mani di S. Giovanni Bosco una copia del Giovane Provveduto, che tenne preziosa attingendoci quella intensità di fede, di attività parrocchiale e di frequenza ai Sacramenti che lo distinsero per tutta la vita. Grande ammiratore del Santo, volle che tutti i suoi figli fossero educati all'Oratorio di Valdocco ed ebbe la gioia di vederne uno sacerdote salesiano.
APOLLONI ANGELA ved. DAL SANTO, † a Camposampiero il 22-V-1941 a 74 anni.
Donna forte, madre esemplare, scelse per modello Mamma Margherita, e riuscì così ad educare cristianamente la sua famiglia, benedetta da Dio colla vocazione di due figli allo stato sacerdotale, uno in Diocesi, l'altro nella Società Salesiana.
DEL DUCA DOMENICO, † a Terelle (Frosinone) il 20-X-1941 a 7o anni.
Cristiano fervente e laborioso, fu benedetto dal Signore colla vocazione di un figlio al sacerdozio nella Società Salesiana.
Sac. NAZARIO CALCAGNO, Arciprete di S. Maurizio di Roncaglia (Alessandria), † il 29-XI-1941 a 78 anni.
Fu uno dei primi allievi del Collegio di Borgo S. Martino ed ebbe la fortuna di parlare a D. Bosco ritraendone quella venerazione che conservò sempre vivissima e manifestò col suo zelo di affezionato Cooperatore promuovendo il culto di Maria Ausiliatrice e dei Santo in parrocchia e fuori. Dedicò al Santo un altare nella chiesa parrocchiale e morì invocando Maria Ausiliatrice.
Altri Cooperatori defunti.
Amato Can. Salvatore, Chiaravalle Centrale (Catanzaro) - Antoniazzi Giuseppe, Musile (Venezia) - Archi Mons. Alfonso, Cesena (Forlì) - Azzariti Saverio, Napoli - Baiano Olinda, Vignale Monf. (Alessandria) - Baldisseri Francesco, Sandrigo (Vicenza) - Belgeri Prof. Eugenio, Vicenza - Bergamo Vito, Pinerolo (Torino) - Bernardini Guglielmo, Crodo (Novara) - Berrone Ermenegildo, Rosignano Monf. (Alessandria) - Bertagnini Giuseppe, Ponzanello (Apuania) - Biganzoli D. Enrico, Saronno (Varese) - Bisatti Lucia, Boves (Cuneo) - Bongiorno Germana, Noto (Siracusa) - Borgogno Luigia, Torino - Boselli Luisa, Cumiana (Torino) - Brugnoli Giuseppe, Perugia - Brusa Petronilla, Cuneo - Camurati D. Giuseppe, Serralunga di Crea (Alessandria) - Canciani Pietro, Risano (Udine) - Cappellari Luigi, S. Pietro di Legnago (Verona) - Carena Giacinta, Vesime (Asti) - Castiglia Benedetto, Biestro (Genova) - Cavallo Anna, Saluzzo (Cuneo) - Checchi Enrica, Monterotondo (Roma) - Chiadò Margherita, Rocca Canavese (Torino) - Chistè Costanza, Pressano (Trento) - Cicchella Giuseppina, Torre del Greco (Napoli) - Ciottoli Ceroni Anna, Marradi (Firenze) - Cordero Antonio, Foglizzo (Torino) - Costanzo Maria, Villanova Monf. (Alessandria) - Destefani Ignazio, Legnago (Verona) - Ferraris Giuseppe, Pomaro (Alessandria) - Ferretti Oreste, Longastrino (Ferrara) - Ferron Dott. Ferdinando, Lonigo (Vicenza) - Fezzi Romedio, Isola della Scala (Verona) - Gastaldi Emanuele, Pontedecinio (Genova) - Ghezzi Giuseppina, Bollate (Milano) - Giaj Luigi, Airasca (Torino) - Gianasso Giovanna, Mombello Torinese (Torino) - Grandi Cesare, Bologna - Guggi Lucia, Ferrara - Iellici Candido, Tesero (Trento) - Luciani Dioclezia, Ascoli Piceno - Manera Arturo, Domodossola (Novara) - Manganaro Cav. Giuseppe, Manfredonia (Foggia) - Mangiarotti Teresa, Sannazzaro de' Burgondi (Pavia) Marinacci D. Giuseppe, Morrovalle (Macerata) Marrana avv. Prof. Alessandro, Collarmele (Aquila) - Masolini Cav. Giuseppe, Faenza (Ravenna) - Masseo Saveria, Seminara (Reggio C.) Matri Maria, Rancio Valcuvia (Varese) - Mazzoni Carlo, Bergamo - Merlo Giovanni Nichelino (Torino) - Mezzana Prof. Cav. Nicola, Savona - Motta Maddalena, Torino - Nanni Avv. Nicola, Pescara - Nicoli Rafaele, Castelli Caleppio (Bergamo) - Noussan Letizia, Aosta - Odorizzi Lucia, Perarolo (Belluno) - Paluselli Lucia, Ziano, (Trento) - Panozzo Comm. Giacomo, Lido-Venezia - Parnisari Domenico, Monvalle (Varese) - Pasquini Matilde, Schio (Vicenza) Pegoretti Adele, Trento - Peirone Giuseppe, Peveragno (Cuneo) - Perotti Maddalena, Brusnengo (Vercelli) - Perrot D. Enrico, Fenestrelle (Torino) - Pessina Angelo, Monza (Milano) - Piras D. Domenico, Oristano (Cagliari) - Pisanello Maria, Venezia - Portalupi Giuseppe, Frascarolo (Pavia) - Quaranta Celeste, Le vni (Torino) - Rangone Gerolamo, Frascaro (Alessandria) - Raselli Pietro, Villanova Monf. (Alessandria) - Righi Riva Giuseppina, Modena Romani Zeppa Emilia, Mondaino (Forlì) - Ruschena Carlo, Vignale Monf. (Alessandria) - Sartorio Giuseppina, Arsago (Varese) - Schiona Giuseppe, Zimella (Verona) - Sestu Assunta, Muravera (Cagliari) - Tiozzo Giovanna, Chioggia (Venezia) - Togni Pia, Cavergno (Svizzera) - Tommasin Francesco, Tarzo (Treviso) - Tortarolo Luigia, Finalborgo (Savona) - Trani Elisa, Pirano (Pola) - Tronca Giovanni, Roma - Ubertino Michele, Brosso (Aosta) - Vanni Giuseppe, Morano Po (Alessandria) - Varesco Giuliana, Ziano (Trento) - Verzasconi Virgilio, Gudo (Svizzera Tic.) - Vietta Teol. Giov. Battista, Torino - Volpe Giovanni, S. Damiano (Asti).
Zanon Alessio, Ziano (Trento) - Zorzi Caterina, Ziano (Trento).
I Cooperatori che, confessati e comunicati visitano una chiesa o pubblica cappella (i Religiosi e le Religiose, la loro cappella privata) e quivi pregano secondo l'intenzione del Sommo Pontefice possono, acquistare:
L'INDULGENZA PLENARIA
1) Nel giorno in cui dànno il nome alla Pia Unione dei Cooperatori.
2) Nel giorno in cui per la prima volta si consacrano al Sacro Cuore di Gesù.
3) Tutte le volte che per otto giorni continui attendono agli Esercizi spirituali.
4) In punto di morte se, confessati e comunicati, o ' almeno contriti, invocheranno divotamente il Santissimo Nome di Gesù, colla bocca, se potranno, od almeno col cuore.
OGNI MESE:
1) In un giorno del mese a loro scelta.
2) Il giorno in cui fanno l'Esercizio della Buona morte.
3) II giorno in cui partecipano alla Conferenza mensile salesiana.
NEL MESE DI MARZO ANCHE:
1) Il giorno 25 - Annunciazione di M. V.
2) Il giorno 27 - I Sette Dolori di Maria SS. 3) Il giorno 29 - Domenica delle Palme.
Per le nostre biblioteche
I nostri studenti delle Case di Formazione saran molto grati a tutti coloro che vorranno arricchire di libri utili le loro biblioteche ed assicurano le più fervide preghiere secondo l'intenzione degli offerenti.
Li riceve ben volentieri lo stesso RETTOR MAGGIORE, via Cottolengo 32, Torino (109) - che ne curerà la distribuzione.